Eroi dell'Astronautica

Astronauti che hanno perso la vita in missioni spaziali.

 

27 gennaio 1967 – Gli astronauti americani: Gus Grissom, Edward H. White e Roger B. Chaffee (nella foto a sinistra), muoiono in un incendio scoppiato all’interno del modulo di comando della capsula Apollo 1 che si trova sulla rampa di lancio al Kennedy Space Center sulla cima di un vettore Saturno 1B, durante una simulazione di volo. Le cause dell’incendio vennero scoperte dalla speciale commissione che venne istituita subito dopo. Un fascio di cavi non sufficientemente protetti si era logorato tanto che una scintilla aveva poi appiccato l’incendio alimentato dall’atmosfera satura di ossigeno puro. Dopo questo incidente venne modificata l’atmosfera utilizzata a bordo delle capsule spaziali NASA e l’ossigeno puro (infiammabile) venne sostituito con una miscela composta da azoto e ossigeno. Anche se questo incidente è avvenuto durante un test a terra viene comunque annoverato come il primo nella storia astronautica che abbia causato vittime fra gli astronauti.

 Foto cortesia http://www.adlerplanetarium.org/learn/moon/apollo/apollo01.ssi i tre astronauti con la tuta di lancio.

 

24 aprile 1967 – Il cosmonauta sovietico Vladimir Komarov, 40 anni,  rimane ucciso a bordo della Soyuz 1 che si distrugge nell’impatto con il suolo al rientro dalla missione. Causa dell’incidente l’errata apertura del paracadute di frenata che fa attorcigliare le funi e provoca l'impatto violento col suolo. La missione della prima capsula Soyuz decolla il 23 aprile 1967 e si inserisce regolarmente in orbita. Komarov aveva già effettuato un precedente volo spaziale con la capsula sovietica a tre posti Voshokod il 12 ottobre 1964. Questo primo tragico volo della nuova capsula sovietica Soyuz imporrà ai tecnici russi un ulteriore lavoro per impedire il ripetersi di tragici incidenti di questo tipo nella delicata fase di rientro.

 Nella foto (cortesia http://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Komarov) il cosmonauta Komarov.

 

29 giugno 1971 – I tre cosmonauti sovietici Georgy Dobrovolsky, Vladislav Volkov e Viktor Patsayev muoiono durante il rientro della capsula Soyuz 11. La commissione d’inchiesta stabilì che 30 minuti prima del rientro una valvola difettosa causò la decompressione del veicolo uccidendo i tre uomini a bordo. La missione della Soyuz 11 venne lanciata il 6 giugno 1971 ed attraccò alla prima stazione spaziale la Salyut 1 il giorno seguente. I tre cosmonauti abitarono la prima stazione spaziale orbitale terrestre per tre settimane ma vari problemi con le apparecchiature scientifiche fecero decidere un rientro anticipato rispetto al previsto. A causa dell'incidente l'Unione Sovietica riprogettò quasi completamente la capsula Soyuz ma questo comportò una diminuzione dello spazio e l'adozione di tute pressurizzate di rientro. L'equipaggio sarebbe inoltre sceso da tre a due cosmonauti.

 Nella foto (cortesia http://www.sandcastlevi.com/space/spa-hero.htm ) da sinistra Dobrovolsky, Patsayev e Volkov. 

28 gennaio 1986 – La navetta spaziale Challenger STS-51L esplode 73 secondi dopo il lancio dal Kennedy Space Center, uccidendo tutti e sette gli astronauti a bordo compresa Christa McAuliffe, che avrebbe dovuto essere la prima maestra nello spazio. Assieme a lei perdono la vita anche Francis "Dick" Scobee, Michael J. Smith, Ellison S. Onizuka, Judith A. Resnik, Ronald E. McNair e Gregory B. Jarvis. La causa della tragedia furono le condizioni eccezionali di freddo, per la Florida,  nella notte precedente al lancio che portarono al mancanza di tenuta dei giunti dei booster ausiliari. Al momento del lancio si creò una fessurazione ed una fiamma uscì da uno dei booster andando ad intaccare il serbatoio esterno facendolo esplodere. Dopo questo incidente le missioni shuttle rimasero ferme per due anni e mezzo durante i quali furono modificati i giunti dei booster per evitare il ripetersi del problema.

 Nella foto (cortesia NASA http://grin.hq.nasa.gov/IMAGES/SMALL/GPN-2000-001173.jpg ) l'equipaggio del Challenger: da sinistra in piedi Onizuka, McAuliffe, Jarvis, Resnik e seduti Smith, Scoobe e McNair.

 

1° febbraio 2003 – La navetta spaziale Columbia STS-107 si disintegra in fiamme a 60 chilometri di quota mentre sta sorvolando il Texas ad appena 16 minuti dal previsto atterraggio in Florida al Kennedy Space Center. Tutti e sette gli astronauti a bordo rimangono uccisi: William McCool, Rick Husband, Michael Anderson, Kalpana Chawla, David Brown, Laurel Clark e Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano. La causa del disastro il distacco, durante il lancio, di un frammento di isolante dal serbatoio esterno che ha colpito l'ala sinistra della navetta causando un foro dal quale, al momento del rientro nell'atmosfera, è penetrato il plasma incandescente che ha incendiato il Columbia. A causa di questo incidente lo shuttle è rimasto fermo a terra per oltre due anni e mezzo durante i quali è stato cercato un rimedio al distacco di isolante. La ripresa dei voli è avvenuta nel luglio 2005 con la missione STS-114 ma anche questa volta pezzi di isolante si distaccarono, ancora dal serbatoio esterno, fortunatamente senza causare danni alla navetta. Nei voli successivi il problema è stato fortunatamente mitigato. Però, nel gennaio 2004, il Presidente George W. Bush lanciava l'iniziativa per il "Ritorno sulla Luna, Marte ed oltre" proponendo il pensionamento della flotta shuttle nel 2010 e l'entrata in servizio di un nuovo veicolo chiamato CEV (Crew Exploration Vehicle) che ricorda una moderna versione delle gloriose capsule Apollo che hanno portato l'uomo sulla Luna. Il nuovo Programma spaziale americano si chiama Constellation

 Foto (cortesia NASA http://grin.hq.nasa.gov/IMAGES/SMALL/GPN-2003-00070.jpg ) dell'equipaggio del Columbia STS-107, da sinistra Brown, Husband, Clark, Chawla, Anderson, McCool e Ramon.

 

 Al momento quindi ufficialmente sono 21 gli astronauti di USA (16), Unione Sovietica (4) e Israele (1) deceduti durante missioni spaziali nel periodo 1961-2009. Di questi 17 uomini e 4 donne. 


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 Sito curato da Massimo Martini - aggiornato al 27/01/2010