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Eroi Dell'astronautica

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Astronauti che hanno perso la vita in missioni spaziali.

Nell'immagine (Credit: NASA) i tre sfortunati astronauti di Apollo 1 con le tute di lancio.

27 gennaio 1967 -

Gli astronauti americani: Gus Grissom, Edward H. White e Roger B. Chaffee (nella foto a sinistra), muoiono in un incendio scoppiato all’interno del modulo di comando della capsula Apollo 1 che si trova sulla rampa di lancio al Kennedy Space Center sulla cima di un vettore Saturno 1B, durante una simulazione di volo.
L'Apollo AS-204 doveva essere il primo volo di prova dotato di equipaggio con un Modulo di Comando e di Servizio (CSM) in orbita attorno alla Terra lanciato da un razzo Saturn 1B. Grissom era un veterano del programma spaziale, uno dei sette primi astronauti NASA ed aveva volato su Mercury 4 e Gemini 3. White aveva volato con Gemini 4 mentre Chaffee era un novellino e questo avrebbe dovuto essere il suo primo volo.
Le cause dell’incendio vennero scoperte dalla speciale commissione che venne istituita subito dopo. Un fascio di cavi non sufficientemente protetti si era logorato tanto che una scintilla aveva poi appiccato l’incendio alimentato dall’atmosfera satura di ossigeno puro. Dopo questo incidente venne modificata l’atmosfera utilizzata a bordo delle capsule spaziali NASA e l’ossigeno puro (infiammabile) venne sostituito con una miscela composta da azoto e ossigeno.
Anche se questo incidente è avvenuto durante un test a terra viene comunque annoverato come il primo nella storia astronautica che abbia causato vittime fra gli astronauti.

Fonti: NASA / Wikipedia

Nella foto (Credit: Roscosmos) il cosmonauta Vladimir Komarov.

24 aprile 1967 -

Il cosmonauta sovietico Vladimir Komarov, 40 anni, rimane ucciso a bordo della Soyuz 1 che si distrugge nell’impatto con il suolo al rientro dalla missione.
Causa dell’incidente l’errata apertura del paracadute di frenata che impedisce l'apertura del paracadute principale e, a causa delle le funi attorcigliate anche di quello di riserva. L'impatto violento col suolo della capsula di rientro, stimato in oltre 200 km/h la distrugge causando anche l'esplosione dei retrorazzi. Per Komarov non c'è scampo.
La missione della prima capsula Soyuz era decollata il 23 aprile 1967 ma, subito dopo l'inserimento regolare in orbita erano iniziati i problemi. Uno dei due pannelli solari non si era dispiegato regolarmente coprendo anche i sensori di navigazione. Komarov aveva dovuto combattere per mantenere l'assetto, aiutato dai controllori di volo. Ma la situazione era destinata a peggiorare. Vennero tentate due manovre di rientro anticipato che furono abortite. Finalmente, alla terza, la capsula uscì dall'orbita e, regolarmente, si sganciarono il modulo propulsivo ed orbitale. Purtroppo il guasto al paracadute di frenata fece finire il volo in tragedia. Komarov fu il primo astronauta a perdere la vita in missione spaziale.
La Soyuz-2, che si trovava già pronta sulla rampa di lancio di Baikonur e che avrebbe visto il lancio di tre cosmonauti la cui missione prevedeva il rendezvous in orbita con Komarov, venne fermata, probabilmente salvando tre vite.
Komarov aveva già effettuato un precedente volo spaziale con la capsula sovietica a tre posti Voshokod il 12 ottobre 1964. Questo primo tragico volo della nuova capsula sovietica Soyuz imporrà ai tecnici russi una revisione del progetto ed ulteriore lavoro per impedire il ripetersi di tragici incidenti di questo tipo nella delicata fase di rientro.

Fonti: Il Disinformatico - Paolo Attivissimo / Wikipedia

Nella foto (cortesia http://www.sandcastlevi.com/space/spa-hero.htm) da sinistra Dobrovolsky, Patsayev e Volkov.

29 giugno 1971 -

I tre cosmonauti sovietici Georgy Dobrovolsky, Vladislav Volkov e Viktor Patsayev muoiono durante il rientro della capsula Soyuz 11.
La commissione d’inchiesta stabilì che 30 minuti prima del rientro una valvola difettosa causò la decompressione del veicolo uccidendo i tre uomini a bordo. Dopo l'atterraggio automatico furono vani i tentativi di rianimazione delle squadre di soccorso.
La missione della Soyuz 11 era stata lanciata il 6 giugno 1971 ed attraccò alla prima stazione spaziale della storia dell'astronautica, la Salyut 1, il giorno seguente. I tre cosmonauti abitarono la prima stazione spaziale orbitale terrestre e l'equipaggio rimase a bordo per tre settimane con l'incarico di collaudare tutti i sistemi della Saljut 1 nonché di eseguire alcuni esperimenti di carattere scientifico. I tre cosmonauti ncontrarono diverse difficoltà durante questa missione, in particolare si sviluppò un incendio che danneggiò un telescopio - uno degli strumenti più importanti per l'esecuzione dei citati esperimenti scientifici - in una maniera tale da renderlo inutilizzabile. Per questo motivo venne deciso di anticipare il rientro dell'equipaggio di un'intera settimana.
A causa dell'incidente l'Unione Sovietica riprogettò quasi completamente la capsula Soyuz ma questo comportò una diminuzione dello spazio a bordo per l'adozione di tute pressurizzate di rientro. L'equipaggio sarebbe quindi sceso da tre a due cosmonauti.

Fonti: Wikipedia / Il Post

Nella foto (cortesia NASA) l'equipaggio del Challenger: da sinistra in piedi Onizuka, McAuliffe, Jarvis, Resnik e seduti Smith, Scoobe e McNair.

28 gennaio 1986 -

La navetta spaziale Challenger STS-51L esplode 73 secondi dopo il lancio dal Kennedy Space Center, uccidendo tutti e sette gli astronauti a bordo compresa Christa McAuliffe, che avrebbe dovuto essere la prima maestra nello spazio.
Assieme a lei perdono la vita anche Francis Dick Scobee, Michael J. Smith, Ellison S. Onizuka, Judith A. Resnik, Ronald E. McNair e Gregory B. Jarvis. Le cause della tragedia furono le condizioni eccezionali di freddo, per la Florida, nella notte precedente al lancio che portarono al mancanza di tenuta nelle guarnizioni di gomma dei booster ausiliari a propellente solido. Al momento del lancio si creò una fessurazione ed una fiamma uscì da uno dei razzi laterali andando ad intaccare il serbatoio esterno facendolo esplodere.
I pezzi del razzo caddero in mare di fronte alle coste della Florida da un'altezza di circa 14 km ed impiegarono circa due minuti e mezzo prima di impattare l'acqua sottoponendo la cabina dell'equipaggio, staccata quasi intera dal resto della navetta, ad una decelerazione di circa 200 g al momento dell'impatto avvenuto a circa 333 km/h. Se alcuni membri dell'equipaggio fossero sopravvissuti alla disintegrazione dello Shuttle, come sembra comprovare il fatto che tre delle riserve di ossigeno di emergenza dei caschi furono attivate, la morte sarebbe arrivata istantanea al momento dell'impatto con l'acqua.
Dopo questo incidente le missioni shuttle rimasero ferme per due anni e mezzo durante i quali furono modificati i giunti dei booster per evitare il ripetersi del problema. Inoltre vennero ristabilite le procedure di indossare tute spaziali pressurizzate al momento del lancio e rientro, così come venne aggiunto un sistema di fuga con paracadute che però poteva essere attivato soltanto in particolari condizioni, e comunque non sarebbe stato utile nel caso del Challenger.

Fonti: Wikipedia / NASA / Space Safety Magazines

Nella foto (cortesia NASA) l'equipaggio del Columbia: da sinistra Brown, Husband, Clark, Chawla, Anderson, McCool e Ramon.

1° febbraio 2003 -

La navetta spaziale Columbia STS-107 si disintegra in fiamme a 60 chilometri di quota mentre sta sorvolando il Texas ad appena 16 minuti dal previsto atterraggio in Florida al Kennedy Space Center.
Tutti e sette gli astronauti a bordo rimasero uccisi: Rick Husband, William McCool, Michael Anderson, Kalpana Chawla, David Brown, Laurel Clark e Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano. I sette avevano compiuto una missione di 15 missioni in orbita compiendo centinaia di esperimenti scientifici e niente faceva presagire il tragico finale. La causa del disastro fu il distacco, al momento del lancio, di un grosso frammento di schiuma isolante dal serbatoio esterno che colpì l'ala sinistra della navetta causando un foro dal quale, al momento del rientro nell'atmosfera, penetrò il plasma incandescente che distrusse il Columbia.
Anche in questo caso, probabilmente, l'equipaggio ebbe alcuni secondi per rendersi conto che qualcosa non andava ma, purtroppo, non c'era niente che potessero fare. I resti dell'orbiter Columbia, il primo che aveva volato nello spazio nel 1981, furono sparsi su quattro stati USA. Le ricerche dei frammenti durarono mesi e furono recuperati circa il 40% dei pezzi della navetta.
La Commissione d'inchiesta subito istituita studiò tutti i dati a disposizione ed emerse quasi subito il problema al lancio. Questo distacco di schiuma isolante era stato però sottovalutato durante la missione, dato che in decine e decine di lanci non aveva mai causato danni gravi e dalle immagini video disponibili non si vedeva mai il punto colpito. Purtroppo in questo caso il distacco avvenne in un momento del lancio particolare e colpì una delle parti più fragili della navetta, il bordo di attacco alare, realizzato in carbonio rinforzato che è molto resistente al calore ma non altrettanto agli impatti.
A causa di questo incidente lo shuttle è rimasto fermo a terra per oltre due anni e mezzo durante i quali è stato cercato un rimedio al distacco di isolante. La ripresa dei voli è avvenuta nel luglio 2005 con la missione STS-114 ma anche questa volta pezzi di isolante si distaccarono, ancora dal serbatoio esterno, fortunatamente senza causare danni alla navetta. La NASA fu costretta a bloccare i voli per un altro anno. Nei voli successivi il problema venne fortunatamente mitigato.
Comunque, nel gennaio 2004, il Presidente USA George W. Bush lanciava l'iniziativa per il Ritorno sulla Luna, Marte ed oltre proponendo il pensionamento della flotta shuttle nel 2010, dopo il completamento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e l'entrata in servizio di un nuovo veicolo chiamato CEV (Crew Exploration Vehicle) che avrebbe ricordato una moderna versione delle gloriose capsule Apollo che hanno portato l'uomo sulla Luna. Il nuovo Programma spaziale americano si sarebbe chiamato Constellation. Nel 2010 anche quel progetto venne abbandonato dalla nuova amministrazione Obama.
Lo Space Shuttle, dopo 30 anni di servizio, venne pensionato nel luglio 2011, quando l'orbiter Atlantis, dei tre rimasti, concluse la missione STS-135.

Fonti: Wikipedia / Risultati Commissione Inchiesta / Space Safety Magazines

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Al momento quindi, ufficialmente, sono 21 gli astronauti di USA (16), Unione Sovietica (4) e Israele (1) deceduti durante missioni spaziali nel periodo 1961-2009.
Di questi 17 uomini e 4 donne.

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Ultimo aggiornamento il 26 aprile 2017 - ore 15:52

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a cura di

Massimo Martini

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