Questo è il testo di una lettera scritta dal Comandante di Spedizione Tre, Frank L. Culberston (ex-capitano della Marina USA), il quale esprime le sue riflessioni sui tragici eventi dell’11 settembre.

12 settembre, 2001, ore 19,34

Durante il mio mese di permanenza quassù non ho scritto molto sui dettagli di questa missione, soprattutto per due motivi: il primo è che c’è stato davvero poco tempo per ogni attività di scrittura, e secondo perché non so quanto io riesca a condividere con il resto del mondo I pensieri che condivido con la mia famiglia e I miei amici.

È ovvio che oggi il mondo è cambiato. Ciò che dirò o farò è insignificante rispetto all’importanza di ciò che è avvenuto nel nostro paese oggi, quando abbiamo subito l’attacco di… di chi? Terroristi, è tutto ciò che ci è dato di sapere, credo. È difficile capire a chi dovremo indirizzare la nostra rabbia e le nostre paure…

Questa mattina avevo appena finito di portare a termine alcuni compiti che hanno occupato molto tempo, in quanto si trattava degli esami fisici di tutti I membri dell’equipaggio. In una conversazione privata a seguito di queste operazioni, il chirurgo di volo mi ha detto che aveva avuto davvero una brutta giornata a terra. Non avevo idea…

Mi ha descritto la situazione nel miglior modo possibile alle 09.00 CDT (le 16.00 ora italiana). All’inizio sono rimasto sbalordito, poi profondamente turbato. Il mio primo pensiero è stato che non si trattasse di una conversazione reale, che stavo ancora ascoltando una delle mie cassette di Tom Clancy. Non mi sembrava possibile che fosse successa una cosa del genere nel nostro paese. Non riuscivo nemmeno ad immaginare I particolari, nemmeno prima che cominciassero ad arrivarci notizie di ulteriore distruzione.

Vladimir mi ha raggiunto molto rapidamente, percependo che stavamo parlando d qualcosa di molto importante. Ho invitato anche Michael a raggiungerci nel modulo. Anche loro erano sbalorditi e scioccati. Dopo aver chiuso il collegamento, ho cercato di spiegare loro nel miglior modo possibile le possibili conseguenze di questo atto terroristico nel centro di Manhattan e al Pentagono. Ovviamente hanno compreso e si sono mostrati molto solidali.

Ho dato un’occhiata alla cartina del mondo sul computer per vedere sopra a quale parte del mondo ci stavamo trovando, e ho visto che stavamo arrivando da sud ovest dal Canada e dopo pochi minuti ci saremmo trovati sopra il New England. Ho vagato per la stazione fino a che non ho trovato un oblò che mi avrebbe consentito di vedere NY e ho afferrato la videocamera più vicina a me, e ho cominciato a guardare a sud dall’oblò della cabina di Michael.

La cortina di fumo si stava allargando a fungo dalla base della colonna fumosa che si alzava a sud della città. Dopo aver letto una delle notizie che avevamo appena ricevuto, ho capito che stavamo osservando NY nel momento in cui stava crollando la seconda torre, o un attimo dopo. Terribile…

Con la videocamera ho fatto una panoramica lungo la costa est verso sud per riuscire a vedere anche il fumo intorno a Washington, o da qualche altra parte, ma non sono riuscito a vedere niente.

Era piuttosto difficile rimettersi al lavoro dopo quello che avevo appena visto, anche se avevamo diverse cose da fare, ma all’orbita successiva abbiamo attraversato gli Stati Uniti ancora più a sud. Tutti e tre ci siamo messi al lavoro su una o due videocamere per cercare di riprendere NY o Washington. Sopra quest’ultima c’era della nebbia, ma non siamo riusciti ad osservare un punto preciso. Tutto sembrava inverosimile da due o trecento miglia di altitudine. Non riesco a immaginare le tragiche scene che si saranno verificate a terra.

Oltre all’impatto emozionale di aver saputo che il nostro paese è stato attaccato e che migliaia dei miei concittadini e forse anche qualche amico sono rimasti uccisi, da quassù il sentimento più forte è quello di completo isolamento.

Il giorno successivo…

Credo che la stanchezza e la tensione abbiano avuto la meglio su di me. Non sono riuscito a stare a sveglio per continuare a scrivere. Anche oggi è sempre difficile, ma abbiamo iniziato a ricevere maggiori informazioni, ed abbiamo anche avuto l’onore di parlare direttamente con il Direttore del Centro, Roy Estess, che ci ha assicurato che le squadre a terra stanno continuando a lavorare garantendo la più assoluta sicurezza per noi e per il funzionamento della Stazione. Abbiamo anche parlato con il nostro amministratore, Goldin, che ha aggiunto che I partner del programma sono tutti impegnati a garantire il loro supporto e le operazioni in completa sicurezza. Non ne ho mai dubitato. Conosco tutti loro! Le squadre a terra ci sono state sempre molto vicine, molto comprensive nei confronti dell’impatto che queste notizie hanno avuto su di noi e stanno cercando di esserci di massimo aiuto. Sono dei veri professionisti, molto concentrati sul proprio lavoro, e penso che nemmeno questo tipo di notizie possa distrarli, come non penso che I palazzi governativi siano a rischio. Non hanno mai perso un colpo, nemmeno quando hanno rilocalizzato I centri di controllo, e un gruppo composto da personale specializzato ed alcuni amici ci hanno fatto un resoconto piuttosto preciso di ciò che si sapeva e di ciò che stavano facendo il governo e la NASA martedì pomeriggio, il che è stato molto utile e gentile da parte loro, considerato il momento ovviamente difficile. Anche la Squadra di Supporto russo è stato molto solidale e d’aiuto, cercando di inviarci le notizie quando le nostre attività non erano operative.

Anche I miei compagni di equipaggio sono grandi. Sanno che è un giorno difficile per me e per tutti quelli che sono a terra, e mi stanno molto vicini. Michael addirittura ha preparato la mia zuppa preferita Borscht per cena. E quando ne ho avuto bisogno, mi hanno lasciato tutto lo spazio possibile per riflettere. Sono tutti molto solidali e ovviamente molto furiosi nei confronti degli artefici di un tale disastro, chiunque essi siano.

Conosco moltissime persone a Washington, moltissime delle quali viaggiano da DC a NY, molti di loro sono piloti e quindi ero quasi sicuro che nei giorni successivi avrei ricevuto notizie spiacevoli a tale riguardo. E la prima mi è giunta oggi, quando ho saputo che il capitano del jet dell’American Airlines che si è schiantato contro il Pentagono era Chic Burlingame, un mio compagno di corso. Conobbi Chic durante l’estate del primo corso dell’Accademia Militare, quando eravamo assieme nel D&B, e abbiamo frequentato molti corsi assieme. Non riesco a immaginare quali terribili momenti abbia attraversato, e adesso so che è salito molto più in alto di tutti noi cercando di evitare di scontrarsi con la Casa Bianca. Che grave perdita, ma sono certo che Chic ha combattuto con coraggio fino alla fine. Le lacrime non scorrono allo stesso modo nello spazio…

È difficile descrivere come ci si sente ad essere l’americano in assoluto più lontano dal pianeta in un tale momento. Sono ossessionato dall’idea che dovrei essere a terra con tutti voi, cercando di essere d’aiuto in qualche modo. So che siamo sull’orlo (oppure l’abbiamo già oltrepassato) di un cambiamento terribile nella storia del mondo. Molte cose non saranno più le stesse dopo I fatti dell’11 settembre, non solo per le migliaia e migliaia di persone direttamente colpite da questi orribili atti di terrorismo, ma probabilmente per tutti noi. I nostri sentimento cambieranno nei confronti di moltissime cose, compresa, forse, l’esplorazione spaziale.

È terribile vedere il fumo fuoriuscire dalle ferite inflitte al nostro paese da un punto di osservazione così privilegiato. La dicotomia di trovarsi su un veicolo spaziale in cui si cerca di migliorare la vita sulla Terra, e osservare al tempo stesso la vita che viene distrutta da atti così terribili e volontari scuote la psiche, indipendentemente da chi sei. E sapere che tutto sarà diverso quando atterreremo, rispetto a quando siamo partiti, è piuttosto sconcertante. Ho fiducia nel mio paese e nella nostra leadership, sono certo che I bravi operatori della NASA faranno di tutto per far continuare la nostra missione nel modo più sicuro possibile e ci faranno rientrare in altrettanta sicurezza e al momento giusto. Mi mancate tutti moltissimo. Non posso essere con voi di persona, ma il mio cuore è certamente con voi, e tutti voi siete nelle mie preghiere.

Con umiltà,

Frank

14 settembre 2001, ore 22,49

Un aggiornamento all’ultima lettera… fortunatamente qui è stata una settimana impegnativa, e a dimostrazione di ciò, stiamo continuando a seguire il nostro programma come sempre (per quanto possibile). Stanotte l’ultimo modulo da aggiungere alla stazione, il Compartimento di Attracco russo, sarà lanciato da Baikonur, nel Kazakistan. Sabato notte (fuso orario americano), attraccherà alla nostra stazione, ad un portellone mai usato prima sul lato nadir del modulo di servizio. Questo nuovo modulo ci offrirà un altro punto di attracco per un veicolo Progress o una Soyuz e fornirà un’ampia camera d’equilibrio con due portelloni utilizzabili per condurre EVA con le tute russe Orlan.

All’inizio il problema era determinato dal fatto che ricevevamo troppe poche notizie, adesso ne riceviamo anche troppe. Quando abbiamo risolto I problemi con l’e-mail, sono arrivate tutte insieme, ma mi fa piacere riceverle, e apprezzo moltissimo le bellissime lettere di supporto e di amicizia che sto ricevendo.

A bordo le cose stanno andando bene, eseguiamo I nostri compiti e parliamo di varie cose. Ieri sera a cena abbiamo fatto una lunga chiacchierata sull’importanza di questi eventi, sulle possibili azioni che ne conseguiranno e quali provvedimenti dovrebbero essere presi. Dopo cena, Michael ha sottolineato che in ogni e-mail che stava ricevendo dai suoi amici, questi dicevano espressamente di farmi sapere quanto erano dispiaciuti per ciò che era accaduto, dicevano di farmi le condoglianze e chiedevano come mi sentissi. Vladimir mi ha insegnato a dire in russo la parola "condoglianze" dopo aver parlato con il comandante precedente, Yuri Usachev, al telefono a Star City (sia la parola inglese che quella russa sono troppo lunghe per essere pronunciate facilmente). Davvero delle persone squisite.

In questi ultimi due giorni, il Centro Controllo Missione russo è stato abbastanza buono da trasmettere dal vivo notizie radio sulla catastrofe e tutte le notizie collaterali, per accertarsi che venissi bene informato. Ogni specialista che era venuto in linea a discutere una procedura o un problema, ad un certo punto mi ha salutato con parole molto gentili. Questa notte il capcom russo ci ha detto che, a causa del giorno speciale di commemorazione negli Stati Uniti, per tutto il giorno la gente non aveva fatto altro che portare fiori e ad affollarsi lungo I cancelli dell’ambasciata americana a Mosca e questa sera stavano accendendo candele nelle strade che fiancheggiano l’ambasciata. Com’è cambiato il mondo.

La gente di tutto il mondo sembra capire molto bene l’insensatezza e l’orrore di questo attacco, e le numerosissime perdite a ciò dovute. Negli scorsi anni Mosca si era trovata a dover gestire simili problemi, a causa dei bombardamenti in zone civili e di ritrovo, come la metropolitana, e quindi sono ansiosi di liberarsi di queste minacce almeno quanto lo siamo noi. Ma la cosa principale è che in tutto il mondo c’è tanta brava gente che vuole vivere in pace. Ho letto che un bambino ha chiesto: "L’America è così buona con gli altri paesi, aiutiamo sempre tutti, com’è possibile che ci odino così tanto?"

Mi auguro che l’esempio di collaborazione e di fiducia dimostrati da questo veicolo spaziale e da tutte le persone coinvolte in questo progetto ispirino prima o poi il resto del mondo a lavorare allo stesso modo. Dev’essere così.

Sfortunatamente, non voleremo sopra gli Stati Uniti nel momento in cui la gente accenderà le candele e comunque non sono certo che avremmo potuto vederli. Tuttavia, pochi minuti fa abbiamo assistito ad una visione molto insolita e meravigliosa allo stesso tempo: il lancio del nostro Compartimento di Attracco su un razzo Soyuz. Lo stavamo oltrepassando ed è entrato nel nostro campo visivo circa 3 minuti dopo essere stato lanciato da Baikonur nel momento in cui il sole ha colpito la nostra stazione, e quindi era ancora nel buio. Sembrava una grande cometa con una coda dritta e ampia stagliata contro lo scuro pianeta che aveva per sfondo. Nonostante alcuni minuti di luce inadatta, poiché il sole colpiva il nostro oblò ad un’angolatura bassa, sono riuscito a filmare qualcosa appena abbiamo passato il razzo la prima volta e poi lo abbiamo visto iniziare a prendere quota e velocità. Ho filmato fino allo spegnimento del motore e al distacco del vettore, mentre andavamo incontro all’alba sull’Himalaya. Una visione indimenticabile in una settimana indimenticabile.

La vita continua, anche nello spazio. E noi siamo qui per restarci…

Frank

 

Ringraziamo per la traduzione Manuela Martini, del Babilonia Studio

 

Ultimo aggiornamento 19/10/2001