SSETI: studenti "spaziali"

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 Siamo venuti a conoscenza di un interessantissimo progetto spaziale europeo che coinvolge gli studenti delle Università. Abbiamo così contattato il responsabile del sito web, Francesco La Regina, ed egli ci ha gentilmente concesso questa intervista.

Ciao Francesco, prima di tutto puoi spiegarci cos’è SSETI e da chi è stata organizzata?

SSETI è una sigla e sta per Student Space Exploration & Technology Initiative, ma detto così rimane un qualcosa di misterioso.

Semplicemente è un’iniziativa che ha come obiettivo principale la creazione di una rete di studenti, Università e Politecnici nonché una struttura organizzativa basata su Internet, per permettere la progettazione distribuita, la costruzione ed il lancio di microsatelliti e altre navette spaziali, come ad esempio un moon-lander.

Alcune grandi università hanno la possibilità di realizzare autonomamente e completamente un loro satellite, altre possono solo in parte. SSETI ambisce a combinare tutte queste conoscenze accademiche per realizzare una missione studentesca paneuropea.

SSETI è stata organizzata dall’Ufficio Outreach dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che è nato per motivare il maggior numero possibile di giovani studenti europei nell’impegnarsi di più nei campi delle scienze e delle tecnologie in generale e dello spazio in particolare, così da creare una forza lavoro ricca di talenti "spaziali" per il 21° secolo.

Vi assicuro che il fascino di essere coinvolti in una vera missione spaziale è sicuramente di sprone per tutti gli studenti coinvolti e ci porta a studiare con più passione. Magari non tutti lavoreremo nelle missioni spaziali una volta finiti gli studi, ma sicuramente questa iniziativa aiuta a raggiungere gli scopi che l’Outreach si pone.

È la prima volta che gli studenti sono coinvolti in una missione spaziale?

Assolutamente no. Tutte le agenzie spaziali coinvolgono gli studenti nei loro progetti più semplici e spesso accade anche come "provino" per quelli che saranno i futuri scienziati e tecnici dello spazio. Questa però è la prima volta in assoluto che un satellite viene progettato e costruito in maniera distribuita da un numero così vasto di partecipanti che utilizzano per comunicare solo gli strumenti offerti da Internet come e-mail o chat. Naturalmente ciò rende necessaria l’ideazione di nuovi approcci alla progettazione e di nuovi strumenti di comunicazione che in futuro permetteranno di realizzare progetti molto più estesi e costosi.

Visto che SSETI utilizza come strumento base Internet puoi darci l’indirizzo di qualche sito?

Certamente, prima di tutto quello dell’Agenzia Spaziale Europea (www.esa.int) e quello dell’Ufficio Outreach.

Per chi mastica bene l’inglese ci sono il sito divulgativo del SSETI che è stato creato dai membri dell’Outreach e quello tecnico che utilizziamo quotidianamente per lo scambio di dati e di informazioni (www.sseti.net).

C’è anche il sito ufficiale per l’Italia (http://www.elylr.it/sseti/) che è "la vetrina" dei gruppi italiani, essendo puramente divulgativo e quasi completamente in italiano.

Hai detto prima che i partecipanti sono numerosi, quanti sono? e quali Università sono coinvolte in SSETI?

Il numero esatto di studenti coinvolti non lo so dire, dal numero dei gruppi di lavoro che esistono, posso stimare che siano più di 200.

Ci sono anche studenti che hanno deciso di non partecipare attivamente, ma che vogliono essere sempre informati sul SSETI. Questi ultimi sono attualmente più di 3000.

Le Università coinvolte invece le conosco bene, infatti collaboro già da molto tempo con i gruppi che stanno presso: Università di Stoccarda, Istituto Tecnico Superiore di Lisbona, TU di Vienna, Istituto Federale Svizzero di Tecnologia (EPFL), Università di Leicester, Università di Manchester, Università di Newcastle, Università di Girona, Università di Saragozza, Università dei Paesi Baschi a Bilbao, Università di Pisa, Università "Federico II" di Napoli, Università di Firenze, Università di Lulea e Università della Tecnologia di Varsavia.

Si può notare che ci sono Università coinvolte in quasi tutti i Paesi europei e, se si tiene conto del fatto che l’Ufficio Outreach ha sede presso la base ESTEC dell’ESA, che si trova in Olanda, si può capire la natura internazionale e la vastità dell’iniziativa.

Naturalmente, con il mio gruppo, è coinvolta anche l’Università della Calabria a Cosenza.

Adesso siamo curiosi, cosa fate esattamente e come siete organizzati nel gruppo di Cosenza?

Ogni gruppo progetta e realizza un sottosistema del satellite, ad esempio, a Napoli si occupano dei pannelli solari e delle batterie, a Firenze degli strumenti di bordo come le telecamere, a Pisa dell’analisi dei rischi di progetto e missione, mentre a Cosenza lavoriamo alle antenne di bordo.

Il gruppo di Cosenza è stato creato nel Gennaio 2000 da Francesco Fragale ed è coordinato da lui. L’inizio ufficiale del progetto è il 5 Marzo, ma naturalmente i gruppi sono stati formati prima da studenti come Francesco che avevano deciso di aderire all’iniziativa avendola "scovata" sul sito dell’Outreach.

Il gruppo di Cosenza è formato da dieci studenti di ingegneria informatica, supportati dai prof. Giuseppe Di Massa, prof. Giuseppe Cocorullo e dal dott. Luigi Boccia tutti dell’Università della Calabria. Nel nostro sottosistema (comunicazioni) è coinvolto anche un altro gruppo, quello dell’Univesità di Varsavia, in Polonia, che progetta e realizza ricevitore e trasmettitore del satellite.

Molti si domanderanno come si fa a lavorare in maniera distribuita? Davvero mantenete i contatti solo tramite Internet?

In effetti è piuttosto strano lavorare con chi non si è mai visto, anche se oltre alle e-mail ed alle chat organizziamo delle teleconferenze. In pratica si tratta di lunghe telefonate fra decine di persone, una per ogni gruppo, che possono così parlare tutti come se si trattasse di una tavola rotonda e tutti i gruppi possono intervenire negli sviluppi del lavoro degli altri. Il che è necessario per far sì che i diversi sottosistemi funzionino davvero una volta messi insieme.

Faccio un semplice esempio. A Lisbona (sottosistema stazione di terra) hanno deciso la frequenza da usare per comunicare con il satellite, a Cosenza il tipo di antenne da montare sul satellite. Gli esperimenti fatti sul satellite e decisi a Leicester (sottosistema payload) producono dati, così come lo sono le foto fatte con le telecamere di Firenze (sottosistema strumenti di bordo). Questi dati devono essere trasmessi a terra nel tempo in cui il satellite è visibile, calcolato dai ragazzi di Saragozza (sottosistema analisi di missione). Qui interviene il gruppo di Varsavia che calcola quanta energia è necessaria al trasmettitore per trasmettere questi dati nel tempo disponibile. Se questa energia può essere assicurata dal sottosistema power, e ciò lo possono dire i ragazzi di Napoli, allora si va avanti. Sempre che non si ecceda il peso limite del satellite, altrimenti dal gruppo di Bilbao (sottosistema struttura) si leveranno urla di protesta.

Si nota facilmente che coordinarsi non è proprio un lavoro semplicissimo, ma abbiamo creato allo scopo strumenti utilissimi come un foglio elettronico distribuito che chiamiamo SDM e che aggiorniamo costantemente. Ogni dato cambiato da un gruppo va a variare i dati correlati che interessano gli altri gruppi.

Su di una cosa però devo essere sincero. La maggior parte del lavoro l’abbiamo fatto senza vederci mai, ma poi l’ESA ci ha dato un’opportunità unica…

E cioè? racconta..!

Dall’1 al 4 Maggio 2001, 54 di noi sono stati invitati a partecipare al secondo workshop SSETI che si è tenuto presso la base ESTEC dell’ESA, a Noordwijk in Olanda.

Il primo workshop era stato tenuto in teleconferenza ed era servito ai coordinatori per decidere come organizzare il lavoro dei gruppi. Ma visto l’entusiasmo con cui il progetto procedeva da ormai più di un anno, i responsabili dell’Outreach hanno deciso di "premiarci" dandoci questa opportunità unica. Io ero lì fra i rappresentanti del gruppo di Cosenza e credo che non scorderò mai questa esperienza.

Il workshop è stato un pieno successo! Oltre a conoscerci fra di noi e a lavorare a contatto diretto, abbiamo avuto modo di interagire con gli esperti dell’ESA che hanno verificato e valutato il nostro lavoro. Il lavoro tecnico di revisione del progetto è stato organizzato nel CDF (Concurrent Design Facility), un laboratorio modernissimo attrezzato per la progettazione distribuita che è stato per la prima volta messo a disposizione di persone diverse dagli scienziati dell’ESA. Solo per noi..!

Naturalmente la gioia di incontrarci direttamente ci ha portato a dimenticare la stanchezza e, dopo una giornata intera di lavoro, riuscivamo ad andare a cena e poi in discoteca tutti insieme. Dopo quattro giorni siamo tornati a casa distrutti, ma tutti avremmo continuato per altri quattro giorni e rifaremmo tutto immediatamente senza pensarci un attimo.

In effetti, all’Outreach possono essere più che soddisfatti. Il loro obiettivo di coinvolgere e motivare gli studenti europei lo hanno raggiunto benissimo!!!

Si vede... Chi erano gli altri studenti con cui hai partecipato a questo Workshop?

Ti lascio la foto ufficiale dei rappresentanti del nostro gruppo (da sinistra a destra: Francesco La Regina, Francesco Fragale e Gabriele Talarico, ndr.) scattata da Hellen del gruppo di Stoccarda che si occupa delle pubbliche relazioni e la traduzione del nostro commento ufficiale al workshop che trovi anche sul sito.

"Il secondo Workshop SSETI è stata un’esperienza veramente eccitante. Ricorderemo questo incontro come uno dei momenti formativi più importanti della nostra vita da studenti. La possibilità di avere un intenso scambio di informazioni con gli altri gruppi è stata veramente apprezzabile e il contatto diretto con gli esperti del gruppo di revisione ci ha dato il necessario impulso per verificare e migliorare la qualità del nostro lavoro. Certamente, abbiamo apprezzato anche molto il tempo passato insieme agli altri ragazzi e speriamo di avere la possibilità di rincontrare tutti loro al più presto."

 

Un grazie di cuore a Francesco che ci ha promesso di tenerci informati sui progressi del progetto SSETI.

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Aggiornato al 11/1/2002

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