Shuttle Come Funziona?
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Nella foto il prototipo M2-F1 mentre esegue uno dei tanti voli di prova nel 1966.
Nel 1969 la NASA assegna un contratto di studio per realizzare un velivolo spaziale riutilizzabile a quattro grandi società spaziali americane. Alla fine dei sei mesi del contratto la General Dynamics, la Lockheed, la McDonnell Douglas e la Rockwell International presentano un progetto di una navetta composta da due moduli completamente riutilizzabili. Ma fra i piani del Governo americano vi era anche la costruzione di una stazione spaziale in orbita terrestre e, peggio ancora, linteresse per lo spazio, dopo leuforia dello sbarco sulla Luna, stava scemando. I bilanci della NASA cominciano ad essere ridimensionati e venne scelto di abbandonare, per ora, la stazione spaziale per concentrarsi sulla navetta. Ma i costi influiscono sulle decisioni e viene scelto un sistema con un solo veicolo aiutato al lancio da due razzi convenzionali recuperabili e che poi possa rientrare come un aereo convenzionale. Nel 1972 il Presidente Nixon approva il piano della costruzione che viene affidato alla Rockwell. Per la base di lancio verranno utilizzate le infrastrutture del Kennedy Space Center in Florida e le stesse rampe di lancio, adattate ed aggiornate, delle missioni Apollo per la Luna.
Nella foto la navetta OV-101 Enterprise mentre si stacca dal Jumbo 747 che l'ha portata a circa 12.000 metri di quota. Questi test sono stati effettuati nel 1977.
Il secondo orbiter OV-102 Columbia esce di fabbrica nel marzo del 1979 e compirà il suo primo volo nello spazio il 12 aprile 1981. Intanto una struttura shuttle, realizzata soltanto per delle prove, viene recuperata e completata diventando il terzo veicolo costruito ed il secondo pronto per il volo. Chiamato Challenger (OV-099) compirà il suo debutto orbitale il 4 aprile del 1983. A questi seguiranno lOV-103 Discovery , lOV-104 Atlantis e, a sostituire il Challenger distrutto nel 1986, lOV-105 Endeavour.
I Booster - I razzi recuperabili sono sistemati ai lati del grande serbatoio sotto la pancia della navetta. Chiamati dai tecnici SRB (solid rocket booster), costruiti dalla Thiokol ed alti circa 45 metri essi sono i più grandi razzi a propellente solido che abbiano mai volato. Vengono accesi al momento 0 del conto alla rovescia (T-0) e bruciano per 123 secondi, dopo di che si spengono a circa 50 chilometri di quota e vengono sganciati dal serbatoio principale. Lapertura di paracadute ne frena limpatto con lOceano e qui vengono recuperati per poter essere riutilizzati fino anche a 20 volte. Il serbatoio esterno - I tre motori principali della navetta hanno bisogno per funzionare di uningente quantità di idrogeno ed ossigeno liquidi entrambi stivati nel grande serbatoio attaccato alla navetta stessa e chiamato ET (External Tank, serbatoio esterno). Costruito dalla Martin Marietta è alto 48 metri ed è in lega di alluminio. Purtroppo questo è lunico elemento del sistema di trasporto spaziale che va perduto ad ogni missione. Infatti consumate le 704 tonnellate di propellenti che contiene, a 103 chilometri di altezza viene sganciato dalla navetta e precipita con una traiettoria stabilita sullOceano Indiano dove brucia allattrito con latmosfera. LOrbiter - Ma la vera meraviglia dello shuttle sono i tre motori principali dellorbiter chiamati SSME (Shuttle Spacecraft Main Engine, motori principali astronave), infatti oltre ad essere fra i più potenti motori ad idrogeno ed ossigeno liquidi mai costruiti hanno la capacità di poter essere riutilizzati circa 50 volte. Unaltra capacità è quella di poter essere orientati e la loro potenza regolata dal 50 al 109 per cento. Quando, dopo 8 minuti dal lancio, i tre grandi motori SSME vengono spenti la navetta non è ancora collocata definitivamente nella sua orbita. Lultimo lavoro di inserzione orbitale viene compiuto da altri motori sistemati in coda allorbiter di fianco a quelli principali. Questi sono gli OMS (Orbital Maneuvering Subsystem, sottosistema di manovra orbitale) e sono costruiti dalla McDonnell Douglas. Il loro ruolo nella missione è rilevante perché oltre allinserimento orbitale permettono di rendere circolare lorbita , consentono dei trasferimenti su orbite diverse e il randez-vous con altri mezzi spaziali e per ultimo rendono possibile luscita dallorbita ed il rientro a Terra. Anche gli OMS sono progettati per poter compiere circa 100 missioni. Per ultimi troviamo i piccoli motori di manovra chiamati RCS (Reaction Control System, sistema di controllo a reazione) , sono una quarantina e sono posti nel muso e nella coda dellorbiter e servono per tutte le manovre più precise e delicate compresi i randez-vous. La struttura della navetta è divisa in cinque sezioni principali: una è la parte anteriore che ospita la zona abitata dagli astronauti, poi cè la parte intermedia costituita dallenorme stiva di carico coperta da due portelloni apribili e nella zona posteriore i cinque motori (3 SSME e 2 OMS). A questo va poi aggiunto il timone verticale e le due tozze ali a delta. Clicca sul disegno se vuoi vedere uno spaccato dettagliato dell'Orbiter grande 488 KLa navetta non potrebbe resistere al calore sviluppato al momento del rientro con lattrito dellatmosfera e quindi tutto il suo scafo è rivestito da migliaia di mattonelle in materiale siliceo. Solo con questo modo si è riusciti a far si che lorbiter riesca a sopravvivere ai circa 1500° centigradi che raggiungono alcuni suoi punti dello scafo al rientro. A bordo lenergia necessaria per manovrare le valvole dei motori, far uscire i carrelli, muovere le superfici aerodinamiche viene fornita da tre unità che usano lidrazina e sono chiamate APU mentre i computer, il braccio robotizzato e tutta lenergia elettrica di cui cè bisogno a bordo viene fornita da tre celle a combustibile che funzionano grazie ad una reazione chimica e danno come sottoprodotto acqua che può essere bevuta dagli astronauti. Sono ben cinque i computer di bordo che permettono di poter controllare questa straordinaria macchina ed anche con uno solo funzionante il rientro a Terra è possibile. Le comunicazioni radio con la navetta vengono tenute, oltre che dalla rete fissa a Terra di antenne, anche grazie ai satelliti TDRS posti in orbita geostazionaria a 36.000 chilometri dal pianeta e permettono di poter essere in contatto costantemente.
Il vano di carico dello shuttle è lungo 18 metri e largo 5 e può trasportare un carico fino a 30 tonnellate di peso. La permanenza in orbita può prolungarsi fino a 20 giorni, se necessario, anche se una missione media dura di solito sui 7/9 giorni . Una volta terminata la missione il vano di carico viene richiuso e la navetta viene orientata con la coda verso il senso di marcia e per poco più di due minuti vengono azionati i due motori OMS. In tal modo, generando una reazione contraria alla normale direzione di volo, lo shuttle rallenta la sua corsa di circa trecento chilometri orari. Prevalendo la forza di gravità il veicolo si abbassa, esce dallorbita ed inizia il tragitto verso la base di atterraggio. Ritornato nella posizione normale con la prua in avanti e leggermente sollevata così mantenuta dai piccoli motori dassetto RCS sino ad una quota di 120 chilometri. Qui inizia la seconda fase del rientro, la più difficile per certi aspetti, perché è a tale altezza che inizia "ufficialmente" latmosfera. La navetta volando alla velocità di 28 mila chilometri orari possiede una grande energia. Incontrando quindi gli strati atmosferici a tale velocità, la resistenza aerodinamica che si sviluppa è altissima e si trasforma in calore, che può raggiungere la temperatura di 1540° centigradi in alcuni punti dello scafo. La ionizzazione dellaria crea uno scudo intorno alla navetta che impedisce il collegamento radio per circa 12 minuti. Quando esce dal silenzio radio lo shuttle è a circa 12 minuti dallatterraggio (touchdown) e ad unaltezza di 55 chilometri, a 885 dalla pista e vola alla velocità di 13 mila chilometri orari. Una serie di ampie virate ad otto riescono a ridurre la velocità però lo shuttle scende ancora a circa 3000 metri al minuto e con uninclinazione del muso verso lalto di circa 20°. Quattordici secondi prima di toccare la pista scendono i carrelli e finalmente lo shuttle atterra ad una velocità di circa 350 chilometri orari e dopo pochi secondi si apre un paracadute che lo frena ulteriormente. Dopo circa 3000 metri di pista la navetta è ferma, il volo spaziale terminato.
Nella foto lo shuttle Columbia si appresta ad atterrare sulla pista di White Sands (New Mexico) al rientro dal suo primo storico volo. E' il 14 aprile 1981.
Immediatamente dopo larresto la navetta è circondata dagli automezzi specializzati nella pulizia dei motori dai quali vengono rimossi eventuali residui di propellente che potrebbero causare incidenti. Dopo circa 20 minuti lequipaggio può scendere dallo shuttle con una scaletta come fosse un normale aereo di linea. A questo punto se latterraggio è avvenuto al Kennedy Space Center lorbiter viene riportato direttamente nell OPF ma se la missione si è conclusa ad Edwards (California) o White Sands (Nuovo Messico) la navetta dovrà sobbarcarsi un costoso viaggio di rientro aggrappata ad uno speciale Jumbo 747 adattato allo scopo. Questo è uno dei motivi per cui la pista preferita di rientro si trova nello stesso luogo da dove lo shuttle decolla.
Ultima modifica 27/07/2007 Sito curato da Massimo Martini |