

Qui potrete trovare tutte le notizie e le informazioni riguardanti la tragedia avvenuta il 1° febbraio 2003 alla navetta spaziale della NASA Columbia OV-102 durante il suo rientro sulla Terra al termine della missione STS-107.
Alle 8.00 a.m. CST (le 15.00 ora
italiana) del 1° febbraio 2003 il Centro Controllo Missione della NASA ad Houston, Texas
(nella foto a destra), ha improvvisamente perso il collegamento radio e telemetrico con la
navetta spaziale Columbia OV-102 mentre si trovava sulla rotta del rientro a circa 60
chilometri di quota ed a una velocità di 19.000 chilometri l'ora.
All'incirca allo stesso momento molti testimoni in Texas hanno ascoltato
un boato e visto una scia nel cielo che si frammentava in una miriade di
detriti . Diverse anche le riprese
amatoriali (come quella qui accanto) e le foto del disastroso evento. |
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Fino al momento della perdita del
segnale dal Columbia non era stato riportato nessun problema. Purtroppo la NASA
confermava, alcune ore dopo, che la navetta si era disintegrata ed i sette astronauti a
bordo erano deceduti. Si tratta del più grave disastro dopo
quello del Challenger avvenuto 17 anni fa. Detriti della navetta (nella foto una
piastrella dello scafo) sono caduti su una vasta area del Texas e della Luisiana. La NASA
ha raccomandato di non avvicinarsi e di non raccogliere questi detriti perché potrebbero
essere tossici e perché saranno utili per stabilire la cause del disastro. La località
dove sono stati avvistati e fotografati i primi detriti è la cittadina di
Nacogdoches, Texas. Il Presidente George W. Bush ha fatto un breve discorso alla nazione
dove ha confermato la luttuosa notizia. A bordo della navetta si trovavano il Comandante Rick D. Husband, il pilota William C. McCool, gli
specialisti di missione David M. Brown, Laurel B. Clarkand, Kalpana Chawla, Michael P.
Anderson e Ilan Ramon ( specialista del carico utile dell'Agenzia Spaziale
Israeliana). |
Ulteriori informazioni verranno pubblicate appena saranno disponibili.
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Nella foto a sinistra l'amministratore della NASA, Sean O'Keefe, in un momento di sconforto durante la conferenza stampa effettuata alle 21.00 ora italiana del 1° febbraio 2003. Nella foto a destra il patch della missione appartenente ad una delle tute spaziali degli astronauti della navetta Columbia ritrovato in un campo nel Texas.
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Quella che potete osservare
qui accanto è la cartina sulla quale si vede la scia dei detriti e la
vasta zona sulla quale sono ricaduti. Pezzi quindi sono stati e
saranno ritrovati anche in altri Stati USA, oltre al Texas, come la
Louisiana ma anche dal Messico giungono notizie di segnalazioni.
L'amministratore della NASA ha reso noto oggi la composizione della Commissione d'inchiesta Governativa che dovrà stabilire la causa del disastro. A capo di questa commissione c'è l'Ammiraglio in pensione della Marina degli Stati Uniti , Harold W. Gehman, Jr. La commissione, composta da alti gradi militari e da tecnici della NASA e delle agenzie governative del trasporto aereo, inizierà lunedì i lavori. Al momento le ipotesi più probabili sembrano due: un danno subito dalle piastrelle termiche dell'ala sinistra al momento del lancio, oppure un errore di inclinazione nell'entrata dell'atmosfera terrestre. Ci sono riprese che mostrano chiaramente che, dopo pochi minuti dal lancio, qualcosa ha colpito l'ala sinistra dell'orbiter. Probabilmente si è trattato di un pezzo di materiale isolante staccatosi dal serbatoio esterno che ha colpito la navetta. Ron Dittemore, responsabile del programma Shuttle, ha ammesso che avevano osservato il fenomeno ma che avevano concluso che non avrebbe messo a rischio la missione. |
Qui potete vedere le prime pagine di alcuni quotidiani italiani del 2 febbraio 2003 e del risalto che hanno dato alla tragedia:
Il Corriere della Sera La Stampa La Nazione Il Tirreno
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| 03/02/2003 - Continuano le operazioni di recupero dei detriti della navetta spaziale Columbia ormai giunti oltre il migliaio di pezzi. E' stato intanto prescelto un sito in cui i detriti verranno momentaneamente stoccati, si tratta della Base Aerea di Barksdale, in Louisiana. |
Alle 23.30 ora italiana si è svolta al Johnson Space Center di Houston, nel
Texas, la conferenza stampa odierna nella quale Ron Dittemore (nella foto), Direttore del
Programma Shuttle della NASA, ha aggiornato sui progressi fatti nel comprendere
quello che è successo sabato nel cielo degli USA. Dittemore ha confermato più volte che
il distacco del pezzo di isolante dal serbatoio esterno, avvenuto dopo 80 secondi dal
lancio, ha si colpito l'ala sinistra dell'orbiter (vedi nelle due foto in sequenza) ma,
anche nella peggiore delle ipotesi fatte in seguito i danni che potrebbe aver causato non
avrebbero avuto gravità tale da portare alla perdita della navetta. Dittemore ha spiegato
che al momento non si capisce il nesso fra l'aumento della temperatura di circa 20/30
gradi, registrato dai sensori posti all'interno del vano carrello pochi minuti prima del
disastro, e la perdita della navetta. Dittemore ha spiegato che se ci fosse stato uno
squarcio nel portello che copre il vano del carrello il plasma ionizzato a 2000° che si
trovava tutto intorno alla navetta sarebbe entrato facendo alzare la temperatura molto
più in alto di quanto non registrato. Anche altri sensori del lato sinistro della navetta
mostrano in quei brevi minuti prima del disastro un aumento anomalo della temperatura
anche se soltanto di poche decine di gradi. |
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Intanto un giornale Israeliano ha pubblicato una foto estratta dal video eseguito durante la missione del Columbia e che
mostrerebbe l'ala della navetta con crepe che l'attraversano. Dal nostro modesto punto di
vista abbiamo dato un'occhiata alla foto in questione (qui a sinistra) e pensiamo che
l'oggetto ripreso non possa essere l'ala della navetta ma molto più semplicemente il
rivestimento termico del modulo laboratorio SPACEHAB che si trovava nel vano di carico
dello shuttle. Ovviamente tutte queste "voci" che stanno venendo fuori ora
non fanno certo bene alla ricerca delle vere cause che hanno portato al disastro del
Columbia. |
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04/02/2003 - Oggi giornata di
breve pausa alla NASA con la cerimonia in ricordo dei sette astronauti del Columbia periti
tragicamente sabato scorso. La cerimonia si è svolta nel giardino del Johnson Space
Center alla presenza di centinaia di impiegati della NASA e delle massime autorità
dell'Agenzia, dall'amministratore Sean O'Keefe, ai familiari degli astronauti deceduti
fino al Presidente degli USA George W. Bush e consorte. Nella commemorazione sono stati anche cantati diversi inni da parte del coro della
Marina ed al termine fatta rintoccare per sette volte la campana di una nave (nella foto)
mentre nel cielo sopra Houston passavano quattro aerei della NASA pilotati da astronauti
nella formazione chiamata "dell'uomo disperso". Presenti alla cerimonia anche
gli ex-astronauti John Glenn e Neil Armstrong. Bush ha avuto parole di conforto per i
familiari presenti ed ha confermato che l'esplorazione spaziale andrà avanti anche per il
loro sacrificio. Intanto nella conferenza stampa di ieri Ron Dittemore, il direttore del
programma shuttle, ha stilato una sequenza di eventi ben precisi che emergono dai dati in
possesso della NASA e che si riferiscono agli ultimi minuti del Columbia (tutti
i tempi sono in CST - aggiungere 7 ore per ottenere l'orario italiano): |
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· 7.52 a.m. - tre sensori della temperatura posti nel freno
del carrello del vano posto nell'ala sinistra mostrano un insolito aumento della
temperatura. · 7.53 a.m. - Un
quarto sensore posto nel condotto del freno del carrello mostra un aumento di 30-40 gradi
in un periodo di cinque minuti, leggermente più elevato di quanto riportato ieri. · 7.55 a.m. -
Un quinto sensore del carrello sinistro mostra un innalzamento rapido della temperatura. · 7.57 a.m. -
Un sensore della temperatura posto nell'ala sinistra segna un fuori scala verso il basso e
nessun altro dato è stato ricevuto a Terra. · 7.59 a.m. - Appena prima dell'interruzione delle comunicazioni con il Columbia si è avuto un evidente attrito delle superfici dell'ala sinistra che hanno causato un'accensione dei motori di assetto di circa 1.5 secondi da parte dei computer di bordo per tentare di compensare.Dittemore
ha affermato che ci vorrà altro tempo per recuperare gli ulteriori 32
secondi di data acquisiti dai computer di Terra dopo che le comunicazioni
con il Columbia si sono interrotte per vedere se possono essere utili |
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05/02/2003 - Si allargano le ricerche della NASA per i detriti del Columbia. Squadre di ricerca sono state inviate in Arizona e California dove alcuni testimoni hanno visto e ripreso su nastro la scia della navetta con i primi pezzi che si staccavano. Questi primi detriti sono molto importanti per stabilire le cause del disastro. Intanto i resti dei sette astronauti sono stati trasportati con un C-141 dell'USAF alla base militare di Dover Air Force Base National Mortuary nel Delaware. Sono state scaricate sette bare, sei coperte dalla bandiera degli Stati Uniti ed una con quella di Israele. Manca ancora l'identificazione dei resti che verrà compiuta con l'esame del DNA nella Base di Dover. La prossima settimana le spoglie dell'astronauta Ilan Ramon verranno riportate in patria per il funerale.
Intanto continua la raccolta dei detriti in Texas e Luisiana e
partono i primi arresti con l'accusa di furto di materiale di proprietà degli USA. Si
tratta di Merrie Hipp, 43 anni, e Bradley Justin Gaudet di 23 che avevano prelevato resti
della navetta ed avevano tentato di venderli attraverso internet sul sito di E-Bay. Altre
persone sono al momento investigate per lo stesso reato federale che potrebbe portare ad
una condanna fino a 10 anni di prigione.
Uno degli alti ufficiali della NASA, Mike Kostelnik, ha sostenuto oggi durante una delle due conferenze stampa, che vi sarebbero delle riprese video effettuate da un elicottero militare della caduta del Columbia in Texas. Recuperato intanto anche il cono di prua della navetta quasi intatto e alcune apparecchiature elettroniche. I tecnici della NASA stanno attentamente controllando i fatidici 32 secondi finali di dati che sarebbero stati registrati dalle apparecchiature a Terra. Il lavoro continua ma i dati fino a questo momento sembrano troppo danneggiati per poter essere utili alle indagini. Al momento l'ipotesi dell'l'incidente al lancio, con il distacco del pezzo di materiale isolante del serbatoio esterno che colpì la navetta, non sembra avere, nei tecnici NASA, molto seguito. |
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07/02/2003 - Iniziamo questo aggiornamento con un mio particolare commento che mi permetto di esprimere. Questa sera su RAITRE è andato in onda il programma Enigma dedicato alla "storia segreta" dell'astronautica. Il programma è stato molto interessante e condotto in modo professionale e con servizi sufficientemente approfonditi e che mostravano una certa ricerca ed accuratezza. Purtroppo, proprio alla fine, il giornalista Corrado Augias ha voluto parlare del disastro del Columbia ed ecco che nuovamente è stata mostrata la foto diffusa dal giornale israeliano Maariv, alcuni giorni fa, che mostrerebbe le crepe sull'ala della navetta durante un collegamento avvenuto nel 5° giorno di missione fra il Primo Ministro Israeliano Ariel Sharon e l'astronauta Ilan Ramon. Avevo già espresso l'impressione che non potesse trattarsi dell'ala della navetta e proprio ieri sera, navigando sul sito NASA della missione ho trovato una foto, scattata il 22 gennaio, dall'equipaggio del Columbia, che mostra il vano di carico dello shuttle. Scaricando la foto con il formato di dimensioni maggiori (900 K) ho potuto finalmente capire che cosa era quello spacciato per "ala con crepe" dal giornale Israeliano e ripreso persino dal Corriere della Sera e da alcuni servizi televisivi nostrani.
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Qui potete vedere
a sinistra, nella foto 1, l'immagine spacciata per "ala con crepe". Nella foto
2, presa dal sito NASA, il vano di carico del Columbia. Nella foto 3 un ingrandimento
della zona interessata ed infine nella foto 4 ecco che finalmente potete vedere quello che
la telecamera ha realmente ripreso: si tratta della zona terminale del vano di carico, con
la copertura termica, e quegli oggetti a forma di tubo nero, che si vedevano nella foto
israeliana, non sono altro che i punti di ancoraggio dei portelloni della navetta, quando
il vano di carico è chiuso. Nella foto 4 si vede bene anche la telecamera (al
centro) che potrebbe aver ripreso l'immagine pubblicata dal Maariv. Ovviamente potrei
anche sbagliarmi ma anche esperti del settore hanno espresso pareri simili quando sono
stati interpellati (l'astronauta italiano Maurizio Cheli ad esempio).
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Ma veniamo alle ultime notizie
sull'inchiesta per scoprire le cause del disastro. L'USAF ha fornito un'immagine del
Columbia (nella foto qui sotto) ripresa 60 secondi prima della perdita del collegamento
con il Centro Controllo Missione. Si nota bene che l'ala sinistra sembra mostrare un
danno molto evidente. Sembra mancare la porzione di ala che si connette alla fusoliera. La
foto è stata ottenuta con lo speciale osservatorio spaziale Starfire sito alla Kirtland
Air Force Base in New Mexico e che dispone di telescopi da 1,5 e 3,5 metri di diametro. La
NASA intanto avrebbe ritrovato un grosso pezzo di ala vicino a Fort Worth, Texas, anche se
non è ancora chiaro se si tratti di quella destra o di quella sinistra. La ricerca dei detriti del Columbia coinvolge circa 1200 persone. La NASA ha
divulgato anche una nuova immagine del lancio del Columbia ripreso da una nuova
angolazione (foto a lato) e che mostra che il detrito dell'isolante del serbatoio esterno
non avrebbe procurato danni visibili all'ala. La foto a sinistra è stata ripresa prima
dell'impatto e quella di destra dopo. Purtroppo la qualità della ripresa non è perfetta
e questo lascia comunque aperti dei dubbi. |
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09/02/2003 - La NASA sta studiando una traccia radar militare che mostrerebbe un piccolo oggetto che si distacca dalla navetta spaziale Columbia durante il suo primo giorno in orbita, il 17 gennaio. L'oggetto si allontana dalla navetta alla velocità di circa 5 metri al secondo. Potrebbe trattarsi di un meteorite che ha colpito l'orbiter ma la NASA non esclude che questo evento possa essere non collegato all'incidente occorso al rientro. Comunque gli ingegneri dell'ente spaziale americano stanno studiando anche questa nuova evidenza. Intanto la commissione ufficiale "Gehman", che studia l'incidente del Columbia, ha avuto un primo incontro con l'Amministratore della NASA Sean O'Keefe al Johnson Space Center a Houston nel Texas. Intanto continuano le ricerche dei detriti della navetta disintegrata nel cielo il primo febbraio scorso. Ieri sono stati trovati, nelle vicinanze di Fort Worth altri resti di ali ma al momento non è chiaro se si tratti della destra o della sinistra. Purtroppo arrivano notizie del ritrovamento anche di altri resti umani. La zona delle ricerche è ancora quella attorno alla cittadina di Nacogdoches, nel Texas, anche se ormai le squadre incaricate si stanno allargando nelle contee limitrofe. Una amnistia, per chi avesse riconsegnato pezzi della navetta sottratti illegalmente, della durata di tre giorni, è terminata venerdì con il recupero di ben 176 parti del Columbia. Intanto alla NASA Ron Dittemore, direttore del programma Shuttle, commentando l'immagine fornita dall'USAF e scattata 60 secondi prima della distruzione del Columbia, ha espresso dubbi che possa portare a qualche aiuto nelle cause del disastro. L'immagine infatti è troppo "granulosa" e la mancanza di grosse parti dell'ala sinistra potrebbero essere soltanto dati dalla angolazione con cui è stata presa l'immagine.
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12/02/2003 - Il recupero dei resti della navetta Columbia continua al confine fra il Texas e
la Luisiana. A questo punto oltre 1600 detriti sono stati recuperati e si trovano alla
Base dell'Aeronautica di Barksdale a Shreveport in Luisiana da dove poi verranno inviati
al Centro Spaziale Kennedy dove il veicolo verrà ricostruito per cercare di accertare le
cause del disastro (nella foto l'hangar prescelto). Inoltre altri 300 frammenti si trovano
al momento nei luoghi di raccolta di Lufkin, Palestine e San Augustine, nel Texas ed
attendono di essere inviati a Barksdale. Un piccolo numero di
altri
pezzi raccolti si trova alla Naval Air Station di Carswell a Fort Worth, Texas. I primi
due camion di reperti sono arrivati al KSC oggi provenienti da Barksdale. Tutti i
frammenti catalogati verranno sistemati in un enorme hangar apposito (nella foto). Al
momento non si hanno notizie di frammenti recuperati ad ovest di Fort Worth. Comunque
continuano le indagini sugli avvistamenti di detriti visti cadere in California, Arizona e
New Mexico. E' stato identificato un sistema di comunicazione in banda Ku che ieri era
stato erroneamente scambiato per uno dei cinque computer di bordo del Columbia. Ieri è
giunta in Israele la salma dell'astronauta Ilan Ramon al quale sono stati fatti gli onori
militari prima della sepoltura. Sempre ieri l'equipaggio della Stazione Spaziale
Internazionale ha parlato con i giornalisti durante una conferenza stampa della sua
reazione alla tragica notizia della perdita dei colleghi del Columbia. I tre hanno
affermato che, se la NASA lo chiederà, sono pronti a rimanere sulla ISS anche per più di
un anno. Intanto la commissione d'inchiesta indipendente Gehman sul disastro del
Columbia ha effettuato la sua prima conferenza stampa ieri all'auditorium del
Johnson Space Center ad Houston e domani si recherà al Centro Spaziale Kennedy.
L'ammiraglio Harold W. Gehman Jr. che la presiede ha introdotto i membri del CAIB
(Columbia Accident Investigation Board) ed ha affermato che non si segue una pista unica e
che l'indipendenza della Commissione è fuori discussione anche se vi sono al suo interno
membri della NASA.
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15/02/2003 - La Commissione che investiga
sull'incidente del Columbia (CAIB) ha rivelato che, dalle analisi preliminari della
NASA, risulta che le anomale temperature riscontrate nel vano carrello dell'ala sinistra,
durante la fase di rientro, richiedono la presenza di plasma. Il plasma è un gas ad
altissime temperature che si forma nella fase di rientro attorno all'orbiter. Il CAIB
afferma che questo calore non può esseri formato soltanto per la mancanza di una
mattonella del rivestimento termico ma sembrerebbe richiedere un vero e proprio squarcio
nello scafo della navetta che abbia permesso al plasma di entrare all'interno dell'ala.
Alcune indicazioni di sensori che indicavano la precoce apertura del vano carrello sono
risultate essere soltanto errate. La ricerca dei detriti del Columbia continua e la FEMA
(Federal Emergency Management Agency) ha riportato che il 74% dei siti del Texas sono
stati controllati e ben l'89% di quelli della Luisiana. L'EPA ha 42 squadre di ricerca nel
Texas e, sebbene la ricerca sia concentrata sui detriti di grosse dimensioni ben presto le
aree verranno estese anche dove la NASA crede possano trovarsi altri pezzi più piccoli.
La Marina degli USA ha invece preso il controllo delle ricerche nei laghi dove potrebbero
essere caduti grossi detriti della navetta come nel Toledo Bend Reservoir. L'US Navy
impiegherà squadre di sommozzatori per le ricerche nei laghi e prevede che ci vorranno
almeno 45 giorni. Complessivamente il numero del personale incaricato delle ricerche si
avvicina a circa 2.000. Il CAIB ha visitato il Centro Spaziale Kennedy per due giorni, poi
si è recato venerdì al Centro di Volo Spaziale Marshall ad Huntsville, Alabama, e sabato
sera è rientrato ad Houston. Questi sopralluoghi della Commissione servono per prendere
confidenza con le procedure e le operazioni che stanno dietro ad ogni lancio di una
navetta spaziale. Intanto una clamorosa rivelazione: la famosa foto (che potete vedere in
alto alle notizie del 7 febbraio) in cui si vede la navetta al momento del rientro
con quello che sembra un grave danno all'ala sinistra e che l'USAF disse di provenire
dallo speciale osservatorio spaziale
Starfire sito alla Kirtland Air Force Base in New Mexico è in realtà stata fatta da tre
ricercatori di quella base ma nel tempo libero e con un telescopio da dilettanti di 9 cm.
di diametro ed un vecchio computer Macintosh! Questo spiega finalmente la scarsa qualità
della foto che, secondo la NASA, non dimostra in realtà nulla. Nella foto alcuni membri
della Commissione d'inchiesta del disastro del Columbia (CAIB) mentre osservano
attentamente il rivestimento termico della navetta Atlantis al Centro Spaziale Kennedy.
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22/02/2003 -
Continuano le ricerche dei detriti della navetta spaziale Columbia. Squadre di
investigatori sono stati inviate al confine fra il Nevada e lo Utah, in un luogo chiamato
Caliente dove, secondo la traccia radar del controllo del traffico aereo, sarebbe caduto
un grosso pezzo del Columbia. A questo punto circa l'11% dell'orbiter è stato recuperato
e circa 5.600 detriti si trovano nell'hangar apposito del Kennedy Space Center. Altre
migliaia di pezzi sono sempre in alcune basi militari fra il Texas e la Luisiana in attesa
di essere catalogate per essere
poi inviate in Florida. Le squadre di ricerca sono
composte ormai da oltre 2.100 persone anche se il brutto tempo sta rendendo difficili le
operazioni di recupero. Intanto i finali 32 secondi di telemetria giunti dalla navetta
prima della sua distruzione sono stati estratti. Da questi dati risulta che per almeno
altri 30 secondi dopo l'ultima comunicazione del comandante Husband l'orbiter era integro.
Durante questo tempo il computer di bordo ha effettuato altre due accensioni dei razzi di
manovra per mantenere la navetta orientata. Purtroppo l'equipaggio potrebbe avere avuto il
tempo di rendersi conto di quello che stava succedendo.
Per quanto riguarda le cause della tragedia continuano ad emergere "controverse"
e-mail di ingegneri della Boeing che, alcuni giorni prima del rientro della navetta,
esprimevano preoccupazioni sui possibili danni avuti al portello del carrello sinistro
della navetta al lancio. Nella foto a sinistra, tratta da documenti Boeing/NASA, è
mostrata l'ala sinistra e l'aerea prevista di impatto dei pezzi di isolante staccatosi dal
serbatoio esterno 81 secondi dopo il lancio. Fra i possibili punti dove una mattonella
potrebbe essersi staccata vi sono il vano carrello, il bordo d'attacco dell'ala e un punto
imprecisato dell'ala. Con questi dati la conclusione della NASA fu che la mancanza di una
mattonella in queste aree non avrebbe compromesso il rientro. Rimane comunque il fatto
innegabile che è stato uno squarcio nell'ala sinistra che ha permesso l'ingresso al suo
interno del plasma a temperature di circa 2.000 gradi centigradi. L'amministratore della
NASA O'Keefe ha confermato che le rimanenti navette rimarranno a Terra fino a che la
commissione d'inchiesta non avrà scoperto le cause del disastro e non verrà compiuto
tutto il necessario per evitare il ripetersi del problema.
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03/03/2003 - Il 28
febbraio la NASA ha rilasciato un video della durata di 13 minuti ripreso a bordo della
navetta Columbia mentre l'equipaggio si trovava
nella fase di rientro (nella foto a lato un fotogramma del filmato). La registrazione si
interrompe pochi minuti prima dell'inizio dei problemi con i sensori di temperatura e
quindi non mostra quello che è successo in seguito. Il nastro è stato recuperato fra i
rottami della navetta lo scorso 6 febbraio vicino a Palestine, Texas. Da quanto emerge dal
filmato fino a quel momento, in accordo con i collegamenti con il Centro Controllo e con
la telemetria, tutto andava regolarmente e l'equipaggio non aveva il minimo sentore di
quello che sarebbe accaduto di lì a pochi minuti. Nella conversazione fra il comandante
Husband e il pilota McCool si accenna al plasma che si è formato fuori della navetta
per l'attrito con l'atmosfera (e che si vede anche nel filmato ripreso dalla
telecamera posta nella cabina di pilotaggio) ma la situazione sembra comunque tranquilla.
Intanto il 28
febbraio
l'U.S. Air Force ha rilasciato una serie di immagini della navetta spaziale Columbia
ripresa mentre transitava sora il sito osservativo delle Hawaii, il Maui Optical and
Supercomputing Site (AMOS), due giorni prima del fatale rientro (nella foto). Purtroppo le
immagini, benchè di alta qualità mostrano soltanto la parte dorsale della navetta con il
vano di carico aperto e quindi non danno nessuna indicazione sulla situazione delle
piastrelle termiche ventrali e quindi di eventuali danni da esse subite al lancio. Intanto
la Commissione CAIB continua le sue indagini anche se non è ancora una ipotesi sicura da
seguire. Durante una conferenza stampa tenuta dal CAIB il 25 febbraio sono state mostrate
delle foto di mattonelle del rivestimento bruciate in modo "inusuale" e con
delle tracce sulla loro superficie di materiale arancione che non è stato ancora
identificato (vedi foto a destra). Cosa significano? Potrebbe la navetta aver urtato
qualcosa nella fase
delicate del rientro? La Commissione sta studiando anche un oggetto che si sarebbe
staccato dalla navetta mentre era in orbita il 17 gennaio e che poi è rientrato
nell'atmosfera tre giorni dopo. Le sue dimensioni erano di circa 30x30 centrimetri.
Potrebbe anche non aver niente a che fare con l'incidente. Intanto gli uomini impegnati
nelle ricerche dei frammenti della navetta sono arrivati alla cifra di circa 4.000. Da
segnalare che ad un mese dal disastro le sue cause non sono ancora state individuate
mentre nel 1986 per la tragedia del Challenger a questo punto la Commissione Roger aveva
già individuato nei booster la causa del problema. Intanto la NASA ha deciso, assieme ai
suoi partner nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, che da
aprile/maggio l'equipaggio verrà calato a 2 soli astronauti per tutto il tempo che le
navette rimaranno ferme a Terra. Pertanto l'equipaggio di Spedizione Sei rientrerà con la
vecchia Soyuz adesso attraccata alla stazione dopo che sarà giunto un equipaggio minimo a
bordo di una nuova Soyuz.
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09/03/2003 - Le
indagini, per scoprire la causa della distruzione dello space shuttle Columbia il 1°
febbraio scorso, sono giunte ad identificare alcuni punti fermi. Sembra che, dai dati
telemetrici di temperatura e dai resti recuperati, il plasma incandescente
è entrato
dal bordo di
attacco dell'ala sinistra ed è poi uscito dal vano del carrello (vedi
spaccato a sinistra). Questo scenario del disastro sembrerebbe rafforzare l'ipotesi del
distacco, per cause ancora non chiarite, di una o più mattonelle che si trovano sul bordo
di attacco dell'ala vicino alla fusoliera. Queste speciali mattonelle di colore grigio a
forma di U sono costruite in Reinforced Carbon Carbon (RCC - fibra di carbonio
impregnata di altro carbonio ed infine rivestita di carburo di silicio) e sono quelle che
devono resistere al calore maggiore di tutto lo scafo della navetta (circa 1530 gradi
centigradi). Il distacco di una di queste mattonelle potrebbe essere anche stato causato
dall'impatto del detrito di isolante, staccatosi dal serbatoio esterno, e che ha colpito
l'ala sinistra ad 81 secondi dal lancio. Comunque sia la NASA che la Commissione CAIB non
hanno per il momento escluso anche altre ipotesi come quella di un impatto in orbita con
un micrometeorite od un detrito spaziale. Intanto a questa data 22.563 pezzi di detriti
della navetta spaziale Columbia sono stati recuperati e di questi 16.063 sono stati
identificati. Il peso dei detriti ha raggiunto circa le 13 tonnellate, il 13.7% del peso
originale della navetta. L'hangar al Centro
Spaziale Kennedy si sta riempiendo dei pezzi
della navetta ed in questa foto si può vedere il portello del vano carrello dell'ala
destra. La
caccia ai detriti continua in Texas e circa 1.000 pezzi sono stati trovati dalle squadre
di ricerca ed attendono di essere confermati come provenienti dal Columbia. Ci sono anche
squadre di volontari che stanno effettuando ricerche in California in una striscia di
territorio 30 chilometri a sud e a nord della zona di rientro del Columbia. Le avverse
condizioni meteo invece continuano a rinviare le ricerche dei frammenti in Nevada e New
Mexico. Intanto la NASA ha reso noto che ipoteticamente la ripresa dei voli del resto
della flotta di navette spaziali è previsto per non prima dell'estate 2004. Il dettaglio
dello spaccato che abbiamo mostrato in alto fa parte di una illustrazione che si trova nel
nostro sito, dove viene
mostrata tutta una navetta spaziale ed il suo interno.
05/05/2003 - Si concludono ufficialmente le ricerche dei detriti della navetta Columbia. E' stato recuperato il 40% della navetta durante una ricerca durata tre mesi e che ha coinvolto oltre 30.000 persone provenienti da tutti i tipi di agenzie federali e statali. Adesso non resta che attendere le conclusioni del CAIB (la Commissione Presidenziale sull'incidente del Columbia) che sono previste per agosto.
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CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE PRESIDENZIALE SULL'INCIDENTE DEL COLUMBIA STS-107
26/08/2003 - Le
indagini, per scoprire la causa della distruzione dello space shuttle Columbia il 1°
febbraio scorso, sono state completate oggi da parte dalla Commissione
Presidenziale (CAIB) presieduta dall'Ammiraglio Hal Gehman. Il risultato è un
atto di accusa senza riserve sulla gestione delle missioni shuttle da parte
della NASA. Al lancio del Columbia un grosso pezzo di rivestimento isolante del
serbatoio esterno si è staccato ed ha colpito l'ala sinistra della navetta
forando una speciale mattonella di fibra di carbonio posta sul bordo d'attacco.
Una volta al momento
del
rientro il calore sviluppatosi al rientro è penetrato all'interno dell'ala
portando alla disintegrazione della navetta ed all'uccisione di tutti e sette
gli astronauti. La Commissione ha puntato il dito sul fatto che il distacco di
grossi pezzi di isolante che colpivano a volte le navette era stato sempre
sottovalutato dalla NASA durante tutti questi anni e non aveva mai
approfondito il problema ritenendolo non pericoloso. Soltanto con il test
svoltosi il 7 luglio 2003 e nel quale un identico (per peso e dimensioni) pezzo
di isolante è stato sparato con un apposito cannone ad aria compressa alla
stessa velocità ed angolo contro un pezzo di ala di una navetta ha mostrato il
pericolo in tutta la sua terribile gravità (nella foto a lato). Anche il fatto
che non sia stato tentato in nessun modo di controllare se l'orbiter una volta
in orbita avesse avuto dei danni dall'impatto del detrito non fa che
confermare
le accuse sulla gestione poco riguardosa della sicurezza da
parte dei responsabili della NASA. La Commissione non ha ritenuto responsabile
nessuna persona in particolare ma ha tenuto a precisare che si è trattato
proprio della filosofia dell'Ente ad essere sbagliata. La Commissione ha
pubblicato un voluminoso rapporto nel quale, oltre a spiegare in dettaglio come
si è arrivato alla tragedia del primo febbraio, sono state diramata 15
raccomandazioni che la NASA dovrebbe seguire prima di riprendere i voli delle
navette. Fra questi punti troviamo elencati i seguenti: eliminare tutti i
possibili detriti che al lancio possano colpire la navetta, possibilità di
eseguire riparazione delle mattonelle di rivestimento della navetta danneggiate
una volta in orbita, migliorare il sistema di ripresa di immagini della navetta
al lancio per poter vedere più chiaramente qualsiasi problema potesse nascere
in quei fatidici minuti, eseguire riprese da Terra della navetta in orbita con
sistemi ottici in grado di poter evidenziare qualsiasi tipo di danno, creare una
speciale Autorità indipendente che possa valutare tutti i problemi legati alla
sicurezza del volo delle navette spaziali. Dopo questi risultati della
Commissione la NASA ha ripreso con forza la via per riprendere i volo degli
shuttle entro i primi mesi del 2005. A questo scopo sono iniziate le modifiche
inserite nelle raccomandazioni del CAIB. Si conclude così il nostro speciale
reportage su uno dei momenti più neri della storia dell'astronautica.
AGGIORNAMENTO 18/08/2005 - Il 17 agosto 2005 il canale televisivo via satellite Discovery Science Channel ha trasmesso un interessante documentario intitolato "Megalightning" di David Monaghan Productions/HTV West. In questo documentario scientifico del 2004 si parlava dei cosiddetti Megafulmini, ovvero tutta una serie di fenomeni elettrici che si svolgono nell'alta atmosfera che soltanto da poco più di una decina di anni gli scienziati sono venuti a conoscenza. Ebbene durante il documentario è stata posta in evidenza una drammatica ipotesi alternativa per la perdita della navetta spaziale Columbia il 1° febbraio 2003! Infatti un astrofilo di San Francisco avrebbe fotografato la scia di rientro della navetta Columbia quella mattina ed in una delle immagini apparirebbe qualcosa di incredibile! Uno strano serpeggiare che ricorda proprio un fulmine e che, quando interseca la scia dello shuttle, quest'ultima aumenta di luminosità! Ma c'è di più, durante il documentario si afferma anche che una serie di sensori acustici che venivano utilizzati per captare il "rumore" delle esplosioni nucleari sovietiche durante la guerra fredda avrebbe captato, esattamente all'ora della perdita del segnale da parte della NASA, un cupo brontolio. La NASA avrebbe inizialmente vietato al San Francisco Crhonicle di pubblicare la foto e poi avrebbe requisiti quest'ultima e la macchina fotografica digitale dando poi la spiegazione che si tratterebbe di un difetto della macchina... Non vogliamo certo qui dare importanza a tutte le voci di complotto che sono uscite dopo l'incidente del Columbia ma vogliamo soltanto riportare quella che ci sembrerebbe una teoria non del tutto da tralasciare anche perché se dopo due anni e mezzo di lavoro il serbatoio esterno dello shuttle continua a perdere pezzi la NASA ha ancora parecchio lavoro da fare. Se l'ipotesi del Megafulmine dovesse rivelarsi realistica il pericolo per tutte le missioni future dello shuttle sarebbe altissimo e soprattutto non riconosciuto come tale. Purtroppo la foto abbiamo dovuto toglierla dal sito su richiesta del Sig.X (se volete sapere il suo nome cliccate su Rense.com) che altrimenti ci minacciava di farci causa. Nella foto si vedeva la scia del Columbia che viaggia da sinistra a destra, in quel momento a circa 70 chilometri di altezza, intersecata dal quello che sembra proprio un "megafulmine"
Fonte: Rense.com - Holoscience.com - Carabineri.gov.it
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30/12/2008 - La NASA rilascia documento finale sul disastro del Columbia - La NASA ha pubblicato uno studio dettagliato sulla sicurezza e le procedure adottate durante il disastro della navetta Columbia con raccomandazioni per aumentare la sicurezza di ogni futuro volo spaziale. La presentazione del rapporto è avvenuta durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Wayne Hale, Amministratore Associato della NASA per le collaborazioni strategiche; l'astronauta Pam Melroy, responsabile della squadra investigativa (The Spacecraft Crew Survival Integrated Investigation Team); Nigel Packham, manager della squadra investigativa e Jeff Hanley, Responsabile del Programma Constellation. Il voluminoso rapporto di 400 pagine dal nome Columbia Crew Survival Investigation Report è disponibile per lo scarico a questo indirizzo in formato pdf (circa 16 Mb). Il rapporto svela cruciali dettagli sugli eventi che hanno portato alla disintegrazione del Columbia ed hanno portato alla morte dell'equipaggio. "La depressurizzazione del Columbia è avvenuta così rapidamente che l'equipaggio ha perso conoscenza in pochi secondi prima di poter configurare la tuta spaziale per avere la massima protezione dalla perdita della pressione in cabina. Sebbene il sistema circolatorio abbia funzionato per un breve tempo, gli effetti della depressurizzazione sono stati così gravi che l'equipaggio non avrebbe potuto comunque riprendere conoscenza. Questo è stato l'evento letale per l'intero equipaggio." L'equipaggio si è reso conto che qualcosa non andava nella fase di rientro forse per un minuto, al massimo, per avere il tempo di reagire. Secondo il rapporto conclusivo e le raccomandazioni, "Dopo la perdita di controllo della navetta, avvenuta alle 13:59:37 GMT, e prima dello spezzarsi dell'orbiter, avvenuto alle 14:00:18 GMT, la pressione della cabina del Columbia era normale e l'equipaggio era capace di azioni coscienti. La depressurizzazione è avvenuta a causa di una piccola falla creatasi di sotto e di fronte al pavimento del ponte mediano e non è stato il risultato della perdita di integrità strutturale totale della cabina. L'equipaggio non è stato esposto a fiamme o ferite termiche prima della depressurizzazione, cessazione del respiro e perdita di conoscenza. La depressurizzazione è stata così rapida che non ha permesso all'equipaggio nemmeno di abbassare il visore dell'elmetto." E' inevitabile, dopo un incidente come quello del Columbia, attribuibile sia ad errori umani che meccanici, cercare di capire esattamente che cosa sia accaduto e trovare i mezzi e le procedure più idonee affinché questi non si ripetano. Fonte: NASA
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Una lista delle tragedie avvenute durante la conquista dello spazio la trovi a questa pagina.
La composizione della Columbia Accident Investigation Board e le sue conclusioni le trovi all'indirizzo: CAIB Web site
La pagina dedicata al Ritorno al Volo (RTF) la trovi al seguente indirizzo: NASA's Return To Flight Web Site
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A cura di Massimo Martini - Ultimo aggiornamento 31/12/2008 - Fonti: NASA - SpaceflightNow - Space.com - CNN - CBS News