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Qui potrete trovare tutte le notizie e le informazioni riguardanti la tragedia avvenuta il 1° febbraio 2003 alla navetta spaziale della NASA Columbia OV-102 durante il suo rientro sulla Terra al termine della missione STS-107.


Alle 8.00 a.m. CST (le 15.00 ora italiana) del 1° febbraio 2003 il Centro Controllo Missione della NASA ad Houston, Texas (nella foto a destra), ha improvvisamente perso il collegamento radio e telemetrico con la navetta spaziale Columbia OV-102 mentre si trovava sulla rotta del rientro a circa 60 chilometri di quota ed a una velocità di 19.000 chilometri l'ora. All'incirca allo stesso momento molti testimoni in Texas hanno ascoltato un boato e visto una scia nel cielo che si frammentava in una miriade di detriti .sts107_falling debris2.jpg (4654 byte) Diverse anche le riprese amatoriali (come quella qui accanto) e le foto del disastroso evento. sts107_controlmission.jpg (18982 byte)
Fino al momento della perdita del segnale dal Columbia non era stato riportato nessun problema. Purtroppo la NASA confermava, alcune ore dopo, che la navetta si era disintegrata ed i sette astronauti a bordo erano deceduti. Si tratta del più grave disastro sts107_disaster_tile.jpg (9691 byte)dopo quello del Challenger avvenuto 17 anni fa. Detriti della navetta (nella foto una piastrella dello scafo) sono caduti su una vasta area del Texas e della Luisiana. La NASA ha raccomandato di non avvicinarsi e di non raccogliere questi detriti perché potrebbero essere tossici e perché saranno utili per stabilire la cause del disastro. La località dove sono stati avvistati e fotografati i primi detriti   è la cittadina di  Nacogdoches, Texas. Il Presidente George W. Bush ha fatto un breve discorso alla nazione dove ha confermato la luttuosa notizia. A bordo della navetta si trovavano il Comandante Rick D. Husband, il pilota William C. McCool, gli specialisti di missione David M. Brown, Laurel B. Clarkand, Kalpana Chawla, Michael P. Anderson e Ilan Ramon  ( specialista del carico utile dell'Agenzia Spaziale Israeliana).

 Ulteriori informazioni verranno pubblicate appena saranno disponibili.

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Nella foto a sinistra l'amministratore della NASA, Sean O'Keefe, in un momento di sconforto durante la conferenza stampa  effettuata alle 21.00 ora italiana del 1° febbraio 2003.

Nella foto a destra il patch della missione appartenente ad una delle tute spaziali degli astronauti della navetta Columbia ritrovato in un campo nel Texas.

 

sts107_patch_debris.jpg (12198 byte)

 

sts107_disaster_flowers.jpg (27556 byte)02/02/2003 - Continuano le operazioni di recupero dei detriti della navetta spaziale Columbia (nella foto).

Oggi purtroppo sono stati trovati anche i primi resti umani dell'equipaggio. Durante la conferenza stampa tenuta ieri sera al Centro Spaziale Kennedy i responsabili della NASA hanno confermato che, alcuni minuti prima della perdita dei segnali dalla navetta, avevano avuto delle letture non regolari dagli strumenti dell'ala sinistra del Columbia. L'ultima comunicazione fra il Centro Controllo Missione e il comandante Husband è stata la seguente: "Columbia, qui Houston. Vediamo il vostro messaggio sulla pressione delle gomme ma non abbiamo capito l'ultima lettura." La risposta del comandante Husband è stata: "Roger, uh..". A questo sono seguite una serie di scariche elettrostatiche ed il collegamento non è stato più ripristinato.

 

sts107_scia_di _detriti.jpg (19129 byte)Quella che potete osservare qui accanto è la cartina sulla quale si vede la scia dei detriti e la vasta zona sulla quale sono ricaduti. Pezzi quindi sono stati  e saranno ritrovati anche in altri Stati USA, oltre al Texas, come la Louisiana ma anche dal Messico giungono notizie di segnalazioni.

L'amministratore della NASA ha reso noto oggi la composizione della Commissione d'inchiesta Governativa che dovrà stabilire la causa del disastro. A capo di questa commissione c'è l'Ammiraglio in pensione della Marina degli Stati Uniti , Harold W. Gehman, Jr. La commissione, composta da alti gradi militari e da tecnici della NASA e delle agenzie governative del trasporto aereo, inizierà lunedì i lavori. Al momento le ipotesi più probabili sembrano due: un danno subito dalle piastrelle termiche dell'ala sinistra al momento del lancio, oppure un errore di inclinazione nell'entrata dell'atmosfera terrestre. Ci sono riprese che mostrano chiaramente che, dopo pochi minuti dal lancio, qualcosa ha colpito l'ala sinistra dell'orbiter. Probabilmente si è trattato di un pezzo di materiale isolante staccatosi dal serbatoio esterno che ha colpito la navetta. Ron Dittemore, responsabile del programma Shuttle, ha ammesso che avevano osservato il fenomeno ma che avevano concluso che non avrebbe messo a rischio la missione.

Qui potete vedere le prime pagine di alcuni quotidiani italiani del 2 febbraio 2003 e del risalto che hanno dato alla tragedia:

Il Corriere della Sera             La Stampa             La Nazione             Il Tirreno

03/02/2003 - Continuano le operazioni di recupero dei detriti della navetta spaziale Columbia ormai giunti oltre il migliaio di pezzi. E' stato intanto prescelto un sito in cui i detriti verranno momentaneamente stoccati, si tratta della Base Aerea di Barksdale, in Louisiana.
Alle 23.30 ora italiana si è svolta al Johnson Space Center di Houston, nel Texas, la conferenza stampa odierna nella quale Ron Dittemore (nella foto), Direttore del Programma Shuttle della NASA, ha  aggiornato sui progressi fatti nel comprendere quello che è successo sabato nel cielo degli USA. Dittemore ha confermato più volte che il distacco del pezzo di isolante dal serbatoio esterno, avvenuto dopo 80 secondi dal lancio, ha si colpito l'ala sinistra dell'orbiter (vedi nelle due foto in sequenza) ma, anche nella peggiore delle ipotesi fatte in seguito i danni che potrebbe aver causato non avrebbero avuto gravità tale da portare alla perdita della navetta. Dittemore ha spiegato che al momento non si capisce il nesso fra l'aumento della temperatura di circa 20/30 gradi, registrato dai sensori posti all'interno del vano carrello pochi minuti prima del disastro, e la perdita della navetta. Dittemore ha spiegato che se ci fosse stato uno squarcio nel portello che copre il vano del carrello il plasma ionizzato a 2000° che si trovava tutto intorno alla navetta sarebbe entrato facendo alzare la temperatura molto più in alto di quanto non registrato. Anche altri sensori del lato sinistro della navetta mostrano in quei brevi minuti prima del disastro un aumento anomalo della temperatura anche se soltanto di poche decine di gradi.

Dittemore ha inoltre ricostruito nuovamente gli ultimi minuti del Columbia partendo dalle 7.52 a.m. (le 14.52 ora italiana) quando si sono avuti i primi segnali anomali dai sensori della temperatura. E' stato anche confermato che durante l'ultimo minuto prima di perdere il segnale i jet destri della navetta sono stati accesi per un secondo e mezzo dal computer per compensare l'aumento di resistenza dell'ala sinistra. Dittemore ha affermato che la NASA è molto interessata ai detriti che potrebbero essere ritrovati più ad ovest del punto di caduta perché potrebbero contenere la chiave del rebus. A conferma di questo un osservatore dell'Arizona ha ripreso la scia della navetta mentre un piccolo detrito si staccava da essa. Ovviamente tutte  queste informazioni sono al vaglio della NASA.

Intanto un giornale Israeliano ha pubblicato una  foto estratta dal video eseguito durante la missione del Columbia e che mostrerebbe l'ala della navetta con crepe che l'attraversano. Dal nostro modesto punto di vista abbiamo dato un'occhiata alla foto in questione (qui a sinistra) e pensiamo che l'oggetto ripreso non possa essere l'ala della navetta ma molto più semplicemente il rivestimento termico del modulo laboratorio SPACEHAB che si trovava nel vano di carico dello shuttle. Ovviamente tutte queste "voci" che stanno venendo fuori ora non fanno certo bene alla ricerca delle vere cause che hanno portato al disastro del Columbia.

  

04/02/2003 - Oggi giornata di breve pausa alla NASA con la cerimonia in ricordo dei sette astronauti del Columbia periti tragicamente sabato scorso. La cerimonia si è svolta nel giardino del Johnson Space Center alla presenza di centinaia di impiegati della NASA e delle massime autorità dell'Agenzia, dall'amministratore Sean O'Keefe, ai familiari degli astronauti deceduti fino al Presidente degli USA George W. Bush e consorte. Nella commemorazione sono stati anche cantati diversi inni da parte del coro della Marina ed al termine fatta rintoccare per sette volte la campana di una nave (nella foto) mentre nel cielo sopra Houston passavano quattro aerei della NASA pilotati da astronauti nella formazione chiamata "dell'uomo disperso". Presenti alla cerimonia anche gli ex-astronauti John Glenn e Neil Armstrong. Bush ha avuto parole di conforto per i familiari presenti ed ha confermato che l'esplorazione spaziale andrà avanti anche per il loro sacrificio. Intanto nella conferenza stampa di ieri Ron Dittemore, il direttore del programma shuttle, ha stilato una sequenza di eventi ben precisi che emergono dai dati in possesso della NASA e che si riferiscono agli ultimi minuti del Columbia (tutti i tempi sono in CST - aggiungere 7 ore per ottenere l'orario italiano):

·   7.52 a.m. - tre sensori della temperatura posti nel freno del carrello del vano posto nell'ala sinistra mostrano un insolito aumento della temperatura.

·   7.53 a.m.  - Un quarto sensore posto nel condotto del freno del carrello mostra un aumento di 30-40 gradi in un periodo di cinque minuti, leggermente più elevato di quanto riportato ieri.

·   7.55 a.m.   - Un quinto sensore del carrello sinistro mostra un innalzamento rapido della temperatura.

·   7.57 a.m.   - Un sensore della temperatura posto nell'ala sinistra segna un fuori scala verso il basso e nessun altro dato è stato ricevuto a Terra.

·  7.59 a.m.   - Appena prima dell'interruzione delle comunicazioni con il Columbia si è avuto un evidente attrito delle superfici dell'ala sinistra che hanno causato un'accensione dei motori di assetto di circa 1.5 secondi da parte dei computer di bordo per tentare di compensare. 

Dittemore ha affermato che ci vorrà altro tempo per recuperare gli ulteriori 32 secondi di data acquisiti dai computer di Terra dopo che le comunicazioni con il Columbia si sono interrotte per vedere se possono essere utili all'inchiesta. Gli ingegneri della NASA si recheranno direttamente alle stazioni di terra del TDRSS (Tracking and Data Relay Satellite System) poste a White Sands, nel New Messico per raccogliere ed analizzare questi dati in forma grezza. Sebbene le squadre degli investigatori abbiano un "alto interesse" nella zona del vano carrello sinistro del Columbia, Dittemore ha cautamente detto che l'aumento della temperatura non indica che un problema strutturale sia uno dei fattori della distruzione del veicolo. Anche l'incidente al lancio verrà riesaminato attentamente per vagliare che non sia stato sottovalutato. Intanto continua nel Texas e nella Luisiana la raccolta dei detriti (nella foto) della navetta: oggi è stato ritrovato il muso del Columbia conficcato nel terreno e quasi intatto. Intanto è stato smentito da tutti gli esperti interpellati che la foto mostrata ieri dal giornale israeliano appartenesse all'ala della navetta spaziale. Dispiace che anche famosi giornalisti italiani siano caduti in questa evidente mistificazione a causa della loro incompetenza in materia.

05/02/2003 - Si allargano le ricerche della NASA per i detriti del Columbia. Squadre di ricerca sono state inviate in Arizona e California dove alcuni testimoni hanno visto e ripreso su nastro la scia della navetta con i primi pezzi che si staccavano. Questi primi detriti sono molto importanti per stabilire le cause del disastro. Intanto i resti dei sette astronauti sono stati trasportati con un C-141 dell'USAF alla base militare di Dover Air Force Base National Mortuary nel Delaware. Sono state scaricate sette bare, sei coperte dalla bandiera degli Stati Uniti ed una con quella di Israele. Manca ancora l'identificazione dei resti che verrà compiuta con l'esame del DNA nella Base di Dover. La prossima settimana le spoglie dell'astronauta Ilan Ramon verranno riportate in patria per il funerale. 

Intanto continua la raccolta dei detriti in Texas e Luisiana e partono i primi arresti con l'accusa di furto di materiale di proprietà degli USA. Si tratta di Merrie Hipp, 43 anni, e Bradley Justin Gaudet di 23 che avevano prelevato resti della navetta ed avevano tentato di venderli attraverso internet sul sito di E-Bay. Altre persone sono al momento investigate per lo stesso reato federale che potrebbe portare ad una condanna fino a 10 anni di prigione.

Uno degli alti ufficiali della NASA, Mike Kostelnik, ha sostenuto oggi durante una delle due conferenze stampa, che vi sarebbero delle riprese video effettuate da un elicottero militare della caduta del Columbia in Texas. Recuperato intanto anche il cono di prua della navetta quasi intatto e alcune apparecchiature elettroniche. I tecnici della NASA stanno attentamente controllando i fatidici 32 secondi finali di dati che sarebbero stati registrati dalle apparecchiature a Terra. Il lavoro continua ma i dati fino a questo momento sembrano troppo danneggiati per poter essere utili alle indagini. Al momento l'ipotesi dell'l'incidente al lancio, con il distacco del pezzo di materiale isolante del serbatoio esterno che colpì la navetta, non sembra avere, nei tecnici NASA, molto seguito.

07/02/2003 - Iniziamo questo aggiornamento con un mio particolare commento che mi permetto di esprimere. Questa sera su RAITRE è andato in onda il programma Enigma dedicato alla "storia segreta" dell'astronautica. Il programma è stato molto interessante e condotto in modo professionale e con servizi sufficientemente approfonditi e che mostravano una certa ricerca ed accuratezza. Purtroppo, proprio alla fine, il giornalista Corrado Augias ha voluto parlare del disastro del Columbia ed ecco che nuovamente è stata mostrata la foto diffusa dal giornale israeliano Maariv, alcuni giorni fa, che mostrerebbe le crepe sull'ala della navetta durante un collegamento avvenuto nel 5° giorno di missione fra il Primo Ministro Israeliano Ariel Sharon e l'astronauta Ilan Ramon. Avevo già espresso l'impressione che non potesse trattarsi dell'ala della navetta e proprio ieri sera, navigando sul sito NASA della missione ho trovato una foto, scattata il 22 gennaio, dall'equipaggio del Columbia, che mostra il vano di carico dello shuttle. Scaricando la foto con il formato di dimensioni maggiori (900 K) ho potuto finalmente capire che cosa era quello spacciato per "ala con crepe" dal giornale Israeliano e ripreso persino dal Corriere della Sera e da alcuni servizi televisivi nostrani.

Qui potete vedere a sinistra, nella foto 1, l'immagine spacciata per "ala con crepe". Nella foto 2, presa dal sito NASA, il vano di carico del Columbia. Nella foto 3 un ingrandimento della zona interessata ed infine nella foto 4 ecco che finalmente potete vedere quello che la telecamera ha realmente ripreso: si tratta della zona terminale del vano di carico, con la copertura termica, e quegli oggetti a forma di tubo nero, che si vedevano nella foto israeliana, non sono altro che i punti di ancoraggio dei portelloni della navetta, quando il vano di carico è chiuso. Nella foto 4 si vede bene anche la telecamera  (al centro) che potrebbe aver ripreso l'immagine pubblicata dal Maariv. Ovviamente potrei anche sbagliarmi ma anche esperti del settore hanno espresso pareri simili quando sono stati interpellati (l'astronauta italiano Maurizio Cheli ad esempio).

 

Ma veniamo alle ultime notizie sull'inchiesta per scoprire le cause del disastro. L'USAF ha fornito un'immagine del Columbia (nella foto qui sotto) ripresa 60 secondi prima della perdita del collegamento con il Centro Controllo Missione. Si nota bene che l'ala sinistra sembra mostrare un danno molto evidente. Sembra mancare la porzione di ala che si connette alla fusoliera. La foto è stata ottenuta con lo speciale osservatorio spaziale Starfire sito alla Kirtland Air Force Base in New Mexico e che dispone di telescopi da 1,5 e 3,5 metri di diametro. La NASA intanto avrebbe ritrovato un grosso pezzo di ala vicino a Fort Worth, Texas, anche se non è ancora chiaro se si tratti di quella destra o di quella sinistra. La ricerca dei detriti del Columbia coinvolge circa 1200 persone. La NASA ha divulgato anche una nuova immagine del lancio del Columbia ripreso da una nuova angolazione (foto a lato) e che mostra che il detrito dell'isolante del serbatoio esterno non avrebbe procurato danni visibili all'ala. La foto a sinistra è stata ripresa prima dell'impatto e quella di destra dopo. Purtroppo la qualità della ripresa non è perfetta e questo lascia comunque aperti dei dubbi.

09/02/2003 - La NASA sta studiando una traccia radar militare che mostrerebbe un piccolo oggetto che si distacca dalla navetta spaziale Columbia durante il suo primo giorno in orbita, il 17 gennaio. L'oggetto si allontana dalla navetta alla velocità di circa 5 metri al secondo. Potrebbe trattarsi di un meteorite che ha colpito l'orbiter ma la NASA non esclude che questo evento possa essere non collegato all'incidente occorso al rientro. Comunque gli ingegneri dell'ente spaziale americano stanno studiando anche questa nuova evidenza. Intanto la commissione ufficiale "Gehman", che studia l'incidente del Columbia, ha avuto un primo incontro con l'Amministratore della NASA Sean O'Keefe al Johnson Space Center a Houston nel Texas. Intanto continuano le ricerche dei detriti della navetta disintegrata nel cielo il primo febbraio scorso. Ieri sono stati trovati, nelle vicinanze di Fort Worth altri resti di ali ma al momento non è chiaro se si tratti della destra o della sinistra. Purtroppo arrivano notizie del ritrovamento anche di altri resti umani. La zona delle ricerche è ancora quella attorno alla cittadina di Nacogdoches, nel Texas, anche se ormai le squadre incaricate si stanno allargando nelle contee limitrofe. Una amnistia, per chi avesse riconsegnato pezzi della navetta sottratti illegalmente,  della durata di tre giorni, è terminata venerdì  con il recupero di ben 176 parti del Columbia. Intanto alla NASA Ron Dittemore, direttore del programma Shuttle, commentando l'immagine fornita dall'USAF e scattata 60 secondi prima della distruzione del Columbia, ha espresso dubbi che possa portare a qualche aiuto nelle cause del disastro. L'immagine infatti è troppo "granulosa" e la mancanza di grosse parti dell'ala sinistra potrebbero essere soltanto dati dalla angolazione con cui è stata presa l'immagine. 

12/02/2003 - Il recupero dei resti della navetta Columbia continua al confine fra il Texas e la Luisiana. A questo punto oltre 1600 detriti sono stati recuperati e si trovano alla Base dell'Aeronautica di Barksdale a Shreveport in Luisiana da dove poi verranno inviati al Centro Spaziale Kennedy dove il veicolo verrà ricostruito per cercare di accertare le cause del disastro (nella foto l'hangar prescelto). Inoltre altri 300 frammenti si trovano al momento nei luoghi di raccolta di Lufkin, Palestine e San Augustine, nel Texas ed attendono di essere inviati a Barksdale. Un piccolo numero di sts107_hangar_debris.jpg (31283 byte)altri pezzi raccolti si trova alla Naval Air Station di Carswell a Fort Worth, Texas. I primi due camion di reperti sono arrivati al KSC oggi provenienti da Barksdale. Tutti i frammenti catalogati verranno sistemati in un enorme hangar apposito (nella foto). Al momento non si hanno notizie di frammenti recuperati ad ovest di Fort Worth. Comunque continuano le indagini sugli avvistamenti di detriti visti cadere in California, Arizona e New Mexico. E' stato identificato un sistema di comunicazione in banda Ku che ieri era stato erroneamente scambiato per uno dei cinque computer di bordo del Columbia. Ieri è giunta in Israele la salma dell'astronauta Ilan Ramon al quale sono stati fatti gli onori militari prima della sepoltura. Sempre ieri l'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale ha parlato con i giornalisti durante una conferenza stampa della sua reazione alla tragica notizia della perdita dei colleghi del Columbia. I tre hanno affermato che, se la NASA lo chiederà, sono pronti a rimanere sulla ISS anche per più di un anno. Intanto la commissione d'inchiesta indipendente Gehman sul disastro del Columbia  ha effettuato la sua prima conferenza stampa ieri all'auditorium del Johnson Space Center ad Houston e domani si recherà al Centro Spaziale Kennedy. L'ammiraglio Harold W. Gehman Jr. che la presiede ha introdotto i membri del CAIB (Columbia Accident Investigation Board) ed ha affermato che non si segue una pista unica e che l'indipendenza della Commissione è fuori discussione anche se vi sono al suo interno membri della NASA. 

sts107_caib_tiles.jpg (21031 byte)15/02/2003 - La Commissione che investiga sull'incidente del Columbia (CAIB)  ha rivelato che, dalle analisi preliminari della NASA, risulta che le anomale temperature riscontrate nel vano carrello dell'ala sinistra, durante la fase di rientro, richiedono la presenza di plasma. Il plasma è un gas ad altissime temperature che si forma nella fase di rientro attorno all'orbiter. Il CAIB afferma che questo calore non può esseri formato soltanto per la mancanza di una mattonella del rivestimento termico ma sembrerebbe richiedere un vero e proprio squarcio nello scafo della navetta che abbia permesso al plasma di entrare all'interno dell'ala. Alcune indicazioni di sensori che indicavano la precoce apertura del vano carrello sono risultate essere soltanto errate. La ricerca dei detriti del Columbia continua e la FEMA (Federal Emergency Management Agency) ha riportato che il 74% dei siti del Texas sono stati controllati e ben l'89% di quelli della Luisiana. L'EPA ha 42 squadre di ricerca nel Texas e, sebbene la ricerca sia concentrata sui detriti di grosse dimensioni ben presto le aree verranno estese anche dove la NASA crede possano trovarsi altri pezzi più piccoli. La Marina degli USA ha invece preso il controllo delle ricerche nei laghi dove potrebbero essere caduti grossi detriti della navetta come nel Toledo Bend Reservoir. L'US Navy impiegherà squadre di sommozzatori per le ricerche nei laghi e prevede che ci vorranno almeno 45 giorni. Complessivamente il numero del personale incaricato delle ricerche si avvicina a circa 2.000. Il CAIB ha visitato il Centro Spaziale Kennedy per due giorni, poi si è recato venerdì al Centro di Volo Spaziale Marshall ad Huntsville, Alabama, e sabato sera è rientrato ad Houston. Questi sopralluoghi della Commissione servono per prendere confidenza con le procedure e le operazioni che stanno dietro ad ogni lancio di una navetta spaziale. Intanto una clamorosa rivelazione: la famosa foto (che potete vedere in alto alle notizie del 7 febbraio)  in cui si vede la navetta al momento del rientro con quello che sembra un grave danno all'ala sinistra e che l'USAF disse di provenire dallo speciale osservatorio spaziale Starfire sito alla Kirtland Air Force Base in New Mexico è in realtà stata fatta da tre ricercatori di quella base ma nel tempo libero e con un telescopio da dilettanti di 9 cm. di diametro ed un vecchio computer Macintosh! Questo spiega finalmente la scarsa qualità della foto che, secondo la NASA, non dimostra in realtà nulla. Nella foto alcuni membri della Commissione d'inchiesta del disastro del Columbia (CAIB) mentre osservano attentamente il rivestimento termico della navetta Atlantis al Centro Spaziale Kennedy.

22/02/2003 - Continuano le ricerche dei detriti della navetta spaziale Columbia. Squadre di investigatori sono stati inviate al confine fra il Nevada e lo Utah, in un luogo chiamato Caliente dove, secondo la traccia radar del controllo del traffico aereo, sarebbe caduto un grosso pezzo del Columbia. A questo punto circa l'11% dell'orbiter è stato recuperato e circa 5.600 detriti si trovano nell'hangar apposito del Kennedy Space Center. Altre migliaia di pezzi sono sempre in alcune basi militari fra il Texas e la Luisiana in attesa di essere catalogate per essere sts107_boeing_termal_debris.jpg (58459 byte) poi inviate in Florida. Le squadre di ricerca sono composte ormai da oltre 2.100 persone anche se il brutto tempo sta rendendo difficili le operazioni di recupero. Intanto i finali 32 secondi di telemetria giunti dalla navetta prima della sua distruzione sono stati estratti. Da questi dati risulta che per almeno altri 30 secondi dopo l'ultima comunicazione del comandante Husband l'orbiter era integro. Durante questo tempo il computer di bordo ha effettuato altre due accensioni dei razzi di manovra per mantenere la navetta orientata. Purtroppo l'equipaggio potrebbe avere avuto il tempo di rendersi conto di quello che stava succedendo. Per quanto riguarda le cause della tragedia continuano ad emergere "controverse" e-mail di ingegneri della Boeing che, alcuni giorni prima del rientro della navetta, esprimevano preoccupazioni sui possibili danni avuti al portello del carrello sinistro della navetta al lancio. Nella foto a sinistra, tratta da documenti Boeing/NASA, è mostrata l'ala sinistra e l'aerea prevista di impatto dei pezzi di isolante staccatosi dal serbatoio esterno 81 secondi dopo il lancio. Fra i possibili punti dove una mattonella potrebbe essersi staccata vi sono il vano carrello, il bordo d'attacco dell'ala e un punto imprecisato dell'ala. Con questi dati la conclusione della NASA fu che la mancanza di una mattonella in queste aree non avrebbe compromesso il rientro. Rimane comunque il fatto innegabile che è stato uno squarcio nell'ala sinistra che ha permesso l'ingresso al suo interno del plasma a temperature di circa 2.000 gradi centigradi. L'amministratore della NASA O'Keefe ha confermato che le rimanenti navette rimarranno a Terra fino a che la commissione d'inchiesta non avrà scoperto le cause del disastro e non verrà compiuto tutto il necessario per evitare il ripetersi del problema. 

03/03/2003 - Il 28 febbraio la NASA ha rilasciato un video della durata di 13 minuti ripreso a bordo della sts107_onboard.jpg (10089 byte)navetta Columbia mentre l'equipaggio si trovava nella fase di rientro (nella foto a lato un fotogramma del filmato). La registrazione si interrompe pochi minuti prima dell'inizio dei problemi con i sensori di temperatura e quindi non mostra quello che è successo in seguito. Il nastro è stato recuperato fra i rottami della navetta lo scorso 6 febbraio vicino a Palestine, Texas. Da quanto emerge dal filmato fino a quel momento, in accordo con i collegamenti con il Centro Controllo e con la telemetria, tutto andava regolarmente e l'equipaggio non aveva il minimo sentore di quello che sarebbe accaduto di lì a pochi minuti. Nella conversazione fra il comandante Husband e il pilota McCool si accenna al plasma che si è formato fuori della navetta   per l'attrito con l'atmosfera (e che si vede anche nel filmato ripreso dalla telecamera posta nella cabina di pilotaggio) ma la situazione sembra comunque tranquilla. Intanto il 28 sts107_columbia_onorbit_amos.jpg (11374 byte)febbraio l'U.S. Air Force ha rilasciato una serie di immagini della navetta spaziale Columbia ripresa mentre transitava sora il sito osservativo delle Hawaii, il Maui Optical and Supercomputing Site (AMOS), due giorni prima del fatale rientro (nella foto). Purtroppo le immagini, benchè di alta qualità mostrano soltanto la parte dorsale della navetta con il vano di carico aperto e quindi non danno nessuna indicazione sulla situazione delle piastrelle termiche ventrali e quindi di eventuali danni da esse subite al lancio. Intanto la Commissione CAIB continua le sue indagini anche se non è ancora una ipotesi sicura da seguire. Durante una conferenza stampa tenuta dal CAIB il 25 febbraio sono state mostrate delle foto di mattonelle del rivestimento bruciate in modo "inusuale" e con delle tracce sulla loro superficie di materiale arancione che non è stato ancora identificato (vedi foto a destra). Cosa significano? Potrebbe la navetta aver urtato qualcosa nella fasests107_debris_tile_orange.jpg (4652 byte) delicate del rientro? La Commissione sta studiando anche un oggetto che si sarebbe staccato dalla navetta mentre era in orbita il 17 gennaio e che poi è rientrato nell'atmosfera tre giorni dopo. Le sue dimensioni erano di circa 30x30 centrimetri. Potrebbe anche non aver niente a che fare con l'incidente. Intanto gli uomini impegnati nelle ricerche dei frammenti della navetta sono arrivati alla cifra di circa 4.000. Da segnalare che ad un mese dal disastro le sue cause non sono ancora state individuate mentre nel 1986 per la tragedia del Challenger a questo punto la Commissione Roger aveva già individuato nei booster la causa del problema. Intanto la NASA ha deciso, assieme ai suoi partner nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, che da aprile/maggio l'equipaggio verrà calato a 2 soli astronauti per tutto il tempo che le navette rimaranno ferme a Terra. Pertanto l'equipaggio di Spedizione Sei rientrerà con la vecchia Soyuz adesso attraccata alla stazione dopo che sarà giunto un equipaggio minimo a bordo di una nuova Soyuz.

09/03/2003 - Le indagini, per scoprire la causa della distruzione dello space shuttle Columbia il 1° febbraio scorso, sono giunte ad identificare alcuni punti fermi. Sembra che, dai dati telemetrici di temperatura e dai resti recuperati, il plasma incandescente è entrato   dal bordo di attacco dell'ala sinistra ed è poi uscito dal vano del carrello (vedi spaccato a sinistra). Questo scenario del disastro sembrerebbe rafforzare l'ipotesi del distacco, per cause ancora non chiarite, di una o più mattonelle che si trovano sul bordo di attacco dell'ala vicino alla fusoliera. Queste speciali mattonelle di colore grigio a forma di U sono costruite in Reinforced Carbon Carbon  (RCC - fibra di carbonio impregnata di altro carbonio ed infine rivestita di carburo di silicio) e sono quelle che devono resistere al calore maggiore di tutto lo scafo della navetta (circa 1530 gradi centigradi). Il distacco di una di queste mattonelle potrebbe essere anche stato causato dall'impatto del detrito di isolante, staccatosi dal serbatoio esterno, e che ha colpito l'ala sinistra ad 81 secondi dal lancio. Comunque sia la NASA che la Commissione CAIB non hanno per il momento escluso anche altre ipotesi come quella di un impatto in orbita con un micrometeorite od un detrito spaziale. Intanto a questa data 22.563 pezzi di detriti della navetta spaziale Columbia sono stati recuperati e di questi 16.063 sono stati identificati. Il peso dei detriti ha raggiunto circa le 13 tonnellate, il 13.7% del peso originale della navetta. L'hangar al Centrosts107_debris_right_door.jpg (9350 byte) Spaziale Kennedy si sta riempiendo dei pezzi della navetta ed in questa foto si può vedere il portello del vano carrello dell'ala destra. La caccia ai detriti continua in Texas e circa 1.000 pezzi sono stati trovati dalle squadre di ricerca ed attendono di essere confermati come provenienti dal Columbia. Ci sono anche squadre di volontari che stanno effettuando ricerche in California in una striscia di territorio 30 chilometri a sud e a nord della zona di rientro del Columbia. Le avverse condizioni meteo invece continuano a rinviare le ricerche dei frammenti in Nevada e New Mexico. Intanto la NASA ha reso noto che ipoteticamente la ripresa dei voli del resto della flotta di navette spaziali è previsto per non prima dell'estate 2004. Il dettaglio dello spaccato che abbiamo mostrato in alto fa parte di una illustrazione che si trova nel nostro sito, dove viene mostrata tutta una navetta spaziale ed il suo interno.

 

05/05/2003 - Si concludono ufficialmente le ricerche dei detriti della navetta Columbia. E' stato recuperato il 40% della navetta durante una ricerca durata tre mesi e che ha coinvolto oltre 30.000 persone provenienti da tutti i tipi di agenzie federali e statali. Adesso non resta che attendere le conclusioni del CAIB (la Commissione Presidenziale sull'incidente del Columbia) che sono previste per agosto. 

CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE PRESIDENZIALE  SULL'INCIDENTE DEL COLUMBIA STS-107

26/08/2003 - Le indagini, per scoprire la causa della distruzione dello space shuttle Columbia il 1° febbraio scorso, sono state completate oggi da parte dalla Commissione Presidenziale (CAIB) presieduta dall'Ammiraglio Hal Gehman. Il risultato è un atto di accusa senza riserve sulla gestione delle missioni shuttle da parte della NASA. Al lancio del Columbia un grosso pezzo di rivestimento isolante del serbatoio esterno si è staccato ed ha colpito l'ala sinistra della navetta forando una speciale mattonella di fibra di carbonio posta sul bordo d'attacco. Una volta al momento del rientro il calore sviluppatosi al rientro è penetrato all'interno dell'ala portando alla disintegrazione della navetta ed all'uccisione di tutti e sette gli astronauti. La Commissione ha puntato il dito sul fatto che il distacco di grossi pezzi di isolante che colpivano a volte le navette era stato sempre sottovalutato dalla NASA durante tutti questi anni e non aveva  mai approfondito il problema ritenendolo non pericoloso. Soltanto con il test svoltosi il 7 luglio 2003 e nel quale un identico (per peso e dimensioni) pezzo di isolante è stato sparato con un apposito cannone ad aria compressa alla stessa velocità ed angolo contro un pezzo di ala di una navetta ha mostrato il pericolo in tutta la sua terribile gravità (nella foto a lato). Anche il fatto che non sia stato tentato in nessun modo di controllare se l'orbiter una volta in orbita avesse avuto dei danni dall'impatto del detrito non fa che confermare le accuse sulla gestione poco riguardosa della sicurezza da parte dei responsabili della NASA. La Commissione non ha ritenuto responsabile nessuna persona in particolare ma ha tenuto a precisare che si è trattato proprio della filosofia dell'Ente ad essere sbagliata. La Commissione ha pubblicato un voluminoso rapporto nel quale, oltre a spiegare in dettaglio come si è arrivato alla tragedia del primo febbraio, sono state diramata 15 raccomandazioni che la NASA dovrebbe seguire prima di riprendere i voli delle navette. Fra questi punti troviamo elencati i seguenti: eliminare tutti i possibili detriti che al lancio possano colpire la navetta, possibilità di eseguire riparazione delle mattonelle di rivestimento della navetta danneggiate una volta in orbita, migliorare il sistema di ripresa di immagini della navetta al lancio per poter vedere più chiaramente qualsiasi problema potesse nascere in quei fatidici minuti, eseguire riprese da Terra della navetta in orbita con sistemi ottici in grado di poter evidenziare qualsiasi tipo di danno, creare una speciale Autorità indipendente che possa valutare tutti i problemi legati alla sicurezza del volo delle navette spaziali. Dopo questi risultati della Commissione la NASA ha ripreso con forza la via per riprendere i volo degli shuttle entro i primi mesi del 2005. A questo scopo sono iniziate le modifiche inserite nelle raccomandazioni del CAIB. Si conclude così il nostro speciale reportage su uno dei momenti più neri della storia dell'astronautica.


AGGIORNAMENTO 18/08/2005 - Il 17 agosto 2005 il canale televisivo via satellite Discovery Science Channel ha trasmesso un interessante documentario intitolato "Megalightning" di David Monaghan Productions/HTV West. In questo documentario scientifico del 2004 si parlava dei cosiddetti Megafulmini, ovvero tutta una serie di fenomeni elettrici che si svolgono nell'alta atmosfera che soltanto da poco più di una decina di anni gli scienziati sono venuti a conoscenza. Ebbene durante il documentario è stata posta in evidenza una drammatica ipotesi alternativa per la perdita della navetta spaziale Columbia il 1° febbraio 2003! Infatti un astrofilo di San Francisco avrebbe fotografato la scia di rientro della navetta Columbia quella mattina ed in una delle immagini apparirebbe qualcosa di incredibile! Uno strano serpeggiare che ricorda proprio un fulmine e che, quando interseca la scia dello shuttle, quest'ultima aumenta di luminosità! Ma c'è di più, durante il documentario si afferma anche che una serie di sensori acustici che venivano utilizzati per captare il "rumore" delle esplosioni nucleari sovietiche durante la guerra fredda avrebbe captato, esattamente all'ora della perdita del segnale da parte della NASA, un cupo brontolio. La NASA avrebbe inizialmente vietato al San Francisco Crhonicle di pubblicare la foto e poi avrebbe requisiti quest'ultima e la macchina fotografica digitale dando poi la spiegazione che si tratterebbe di un difetto della macchina... Non vogliamo certo qui dare importanza a tutte le voci di complotto che sono uscite dopo l'incidente del Columbia ma vogliamo soltanto riportare quella che ci sembrerebbe una teoria non del tutto da tralasciare anche perché se dopo due anni e mezzo di lavoro il serbatoio esterno dello shuttle continua a perdere pezzi la NASA ha ancora parecchio lavoro da fare. Se l'ipotesi del Megafulmine dovesse rivelarsi realistica il pericolo per tutte le missioni future dello shuttle sarebbe altissimo e soprattutto non riconosciuto come tale. Purtroppo la foto abbiamo dovuto toglierla dal sito su richiesta del Sig.X (se volete sapere il suo  nome cliccate su Rense.com) che altrimenti ci minacciava di farci causa. Nella foto si vedeva la scia del Columbia che viaggia da sinistra a destra, in quel momento a circa 70 chilometri di altezza, intersecata dal quello che sembra proprio un "megafulmine" 

Fonti: - Columbiadisaster.info/ (interessantissima disanima del disastro e delle indagini ed inoltre vi potete trovare ancora la foto del megafulmine di cui sopra). - Rense.com - Holoscience.com - Carabineri.gov.it (avevano postato un articolo a riguardo ma poi è stato eliminato)


30/12/2008 - La NASA rilascia documento finale sul disastro del Columbia - La NASA ha pubblicato uno studio dettagliato sulla sicurezza e le procedure adottate durante il disastro della navetta Columbia con raccomandazioni per aumentare la sicurezza di ogni futuro volo spaziale. La presentazione del rapporto è avvenuta durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Wayne Hale, Amministratore Associato della NASA per le collaborazioni strategiche; l'astronauta Pam Melroy, responsabile della squadra investigativa (The Spacecraft Crew Survival Integrated Investigation Team); Nigel Packham, manager della squadra investigativa e Jeff Hanley, Responsabile del Programma Constellation. Il voluminoso rapporto di 400 pagine dal nome Columbia Crew Survival Investigation Report è disponibile per lo scarico a questo indirizzo in formato pdf (circa 16 Mb). Il rapporto svela cruciali dettagli sugli eventi che hanno portato alla disintegrazione del Columbia ed hanno portato alla morte dell'equipaggio. "La depressurizzazione del Columbia è avvenuta così rapidamente che l'equipaggio ha perso conoscenza in pochi secondi prima di poter configurare la tuta spaziale per avere la massima protezione dalla perdita della pressione in cabina. Sebbene il sistema circolatorio abbia funzionato per un breve tempo, gli effetti della depressurizzazione sono stati così gravi che l'equipaggio non avrebbe potuto comunque riprendere conoscenza. Questo è stato l'evento letale per l'intero equipaggio." L'equipaggio si è reso conto che qualcosa non andava nella fase di rientro forse per un minuto, al massimo, per avere il tempo di reagire. Secondo il rapporto conclusivo e le raccomandazioni, "Dopo la perdita di controllo della navetta, avvenuta alle 13:59:37 GMT, e prima dello spezzarsi dell'orbiter, avvenuto alle 14:00:18 GMT, la pressione della cabina del Columbia era normale e l'equipaggio era capace di azioni coscienti. La depressurizzazione  è avvenuta a causa di una piccola falla creatasi di sotto e di fronte al pavimento del ponte mediano e non è stato il risultato della perdita di integrità strutturale totale della cabina. L'equipaggio non è stato esposto a fiamme o ferite termiche prima della depressurizzazione, cessazione del respiro e perdita di conoscenza. La depressurizzazione è stata così rapida che non ha permesso all'equipaggio nemmeno di abbassare il visore dell'elmetto." E' inevitabile, dopo un incidente come quello del Columbia, attribuibile sia ad errori umani che meccanici,  cercare di capire esattamente che cosa sia accaduto e trovare i mezzi e le procedure più idonee affinché questi non si ripetano. 

Fonte: NASA

 


Una lista delle tragedie avvenute durante la conquista dello spazio la trovi a questa pagina.

La composizione della Columbia Accident Investigation Board e le sue conclusioni le trovi all'indirizzo: CAIB Web site

Immagini delle ricerche dei detriti e dell'inchiesta: NASA Gallery

La pagina dedicata al Ritorno al Volo (RTF) la trovi al seguente indirizzo: NASA's Return To Flight Web Site

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A cura di Massimo Martini - Ultimo aggiornamento 06/11/2011 - Fonti: NASA - SpaceflightNow - Space.com - CNN - CBS News