Breve Storia dell'Astronautica

di Patrizio Claudio Casiraghi

Parte 11. Fratelli d’Italia nello spazio.



Il razzo americano Scout con a bordo il primo satellite italiano San Marco 1E’ opinione comune degli italiani che tutto ciò che si faccia in Italia sia più una barzelletta che una cosa seria. Eppure spesso italiani e società italiane sono riusciti a farsi strada nel mondo, contando solo sulle loro forze. Così anche l’Italia spaziale si è fatta un nome, un buon nome, a differenza di quanto dicono i soliti luoghi comuni. Ovviamente gli sforzi italiani nascono dall’azione di pochi in un paese sornione e scansafatiche come il nostro. Convinti i politici di turno della possibilità di tornaconti dalle attività spaziali, anche l’Italia inizia a muoversi. Viste le scarse risorse devolute alla ricerca scientifica, l’astronautica italiana si muove lenta ma si muove. Inizia a collaborare prima con gli Stati Uniti, poi con l’Europa, riuscendo infine a realizzare i suoi satelliti ed un poligono di lancio, il San Marco, al largo delle coste del Kenya. Con la creazione dell’ESA, l’Italia si tuffa nelle tecnologie astronautiche ed oggi primeggia insieme a Germania e Francia nelle attività dell’ente europeo. Partecipa attivamente al programma Ariane ed in ambito ESA ha realizzato la struttura del modulo europeo Spacelab che ha volato diverse volte nella stiva della navetta spaziale. Questo ha portato l’Italia ad un grado di conoscenze in termini di strutture spaziali secondo solo alla Russia, tale che in Italia è stato realizzato il modulo Spacehab voluto dagli statunitensi per ampliare la volumetria abitabile a bordo delle navette spaziali. E per concludere sempre in Italia è stato realizzato il modulo Columbus europeo, attualmente agganciato alla ISS 1 dove quasi la metà dei moduli statunitensi sono Made in Italy, merito anche dell’ASI, Agenzia Spaziale Italiana, nata solo nel 1988.
Non solo manufatti, ma anche astronauti italiani hanno volato e voleranno nello spazio, sia sotto la bandiera dell’ESA che dell’ASI. Il primo fu Franco Malerba a bordo della missione della navetta STS 46 nel luglio 1992, Maurizio Cheli e Umberto Guidoni nella missione della navetta STS 75 del febbraio 1996, Roberto Vittori volò sulla ISS 1 a bordo della Soyuz TM 34 nell’aprile 2002 e con Soyuz TMA 6 nell’aprile 2005 ed infine Paolo Nespoli, anche lui sulla ISS 1 con la missione della navetta STS 120 nell’ottobre del 2007. Altri due voli per altrettanti astronauti italiani sono previsti sulla ISS 1 e probabilmente voli di lunga durata.
Nel campo della missilistica dovrebbe essere ormai quasi pronto il primo missile interamente italiano, destinato al lancio di piccoli satelliti, un mercato che soffre per la mancanza di missili adatti.
Importante il ruolo dell’Italia anche nella nuova serie di satelliti per la navigazione Galileo.
Infine la società Le Generali fu una delle prime assicurazioni ad aprire un ramo spaziale.
L’Italia, vista la sua modica spesa pubblica per lo spazio, ha comunque conseguito risultati brillanti che in alcuni settori la pongono in posti di primo piano. Certo potrebbe fare di più ed è altrettanto certo che lo spazio assorbe un notevole flusso di fondi pubblici, ma non bisogna dimenticare che alle attività spaziali sono legati anche migliaia di posti di lavoro, che le università ed i privati che investono nella ricerca spaziale sono ad alti livelli e che lo spazio, che piaccia o meno, è una fonte di ricchezza, materiale e di conoscenze, senza la quale, nel moderno scenario politico, economico ed industriale mondiale, non si è nessuno.


 

Un satellite della costellazione Galileo

L'interno del modulo Columbus in costruzione a Torino

L'astronauta italiano Paolo Nespoli

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Ultimo aggiornamento 23/03/2017

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