Breve Storia dell'Astronautica

di Patrizio Claudio Casiraghi

Parte 4. La scienza nello spazio



I primi satelliti avevano il compito di studiare lo spazio. Sin da subito furono inviati verso la Luna per preparare il volo umano, ma appena l’uomo iniziò a volare in orbita tutto l’interesse per i voli spaziali si concentrò intorno alle attività umane. La scienza rimase un contorno, qualcosa per impegnare il tempo degli astronauti. I primi satelliti scientifici erano veicoli tecnologicamente grezzi dai quali non ci si poteva aspettare troppo, per questo il mondo scientifico era favorevole alla realizzazione di stazioni spaziali orbitanti, ma a causa della Luna politica la scienza dovette accontentasi dei ritagli. Raggiunta la Luna, i programmi spaziali cambiarono destinazione perché l’obiettivo politico era stato colto ed ora il mondo si aspettava ritorni concreti.
La Salyut 21 con attraccata la Soyuz 10 Con il Salijut 1 l’Unione Sovietica dimostrò che la scienza nello spazio valeva bene il rischio. Abbandonato il Salijut 1, troppo pericoloso, iniziò l’era dei laboratori Salijut (1971-1982) civili e degli Almaz (1973-1976) militari. A bordo di questi laboratori i cosmonauti cominciano ad accumulare esperienza e conoscenze. Si stabiliscono nuovi record di permanenza nello spazio e così aumentano le conoscenze sulle reazioni del fisico umano a lunghe esposizioni in regime di microgravità. A partire dal 1978 volano nello spazio anche cosmonauti di nazioni alleate con l’Unione Sovietica ed un nuovo tipo di capsula, il cargo Progress, che da allora ad oggi continua a portare ai laboratori spaziali quanto occorre agli occupanti per le loro attività. Una volta terminato il loro uso, queste capsule sono riempite con gli scarti di laboratori e mandate a disintegrarsi nell’impatto con l’atmosfera terrestre, non essendo dotate di scudi termici. Dopo anni, nel 1979 inizia a volare la nuova versione della capsula Soyuz, la Soyuz T (1979-1986). Nel 1982 invece ecco il ritorno delle donne nello spazio. Svetlana Savitskaja è la seconda donna cosmonauta la prima a tornare 2 volte nello spazio e compiere una EVA. Verso la fine del programma Saljiut l’Unione Sovietica effettua degli esperimenti volti ad ingrandire la volumetria dei laboratori con l’aggiunta di nuovi moduli lanciati in un secondo tempo. Erano le prove per un progetto più ambizioso del Saljiut: la realizzazione del primo laboratorio spaziale modulare. Terminato il programma Apollo, la NASA tornò ad ascoltare la voce degli scienziati occidentali che chiedevano una stazione spaziale ma ancora una volta si diede retta a visioni più utilitaristiche. Lo spazio doveva rendere di più, ma con i mezzi allora disponibili ciò non era possibile, occorreva ridurre drasticamente i costi, specialmente per i lanci di veicoli. Viste le richieste la NASA avviò il progetto Space Shuttle. Questo veicolo doveva essere riutilizzabile, versatile ed avrebbe dovuto rendere possibili decine di voli annui. Però, per non essere da meno dei sovietici, gli Stati Uniti decisero di mettere in orbita un loro laboratorio spaziale. Modificando in fretta e furia il terzo stadio di uno dei Saturn V che giacevano nei magazzini, la NASA realizzò lo Skylab (1973-1979). Molto più grandeLa stazione spaziale della NASA, Skylab, in orbita terrestre dei Saljiut, lo Skylab ebbe un avvio sfortunato. Furono solo 3 gli equipaggi che sempre nel 1973 lo visitarono a bordo di altrettante capsule Apollo. Poi fu abbandonato, nonostante gli esperimenti scientifici compiuti a bordo si fossero dimostrati estremamente interessanti. Non c’erano soldi per nuove missioni e quando nel 1979, per cause naturali, iniziò a scadere d’orbita, roventi polemiche divamparono negli Stati Uniti tra chi voleva salvarlo per dare alla navetta spaziale un obiettivo da raggiungere e chi invece sosteneva che grazie alla navetta si sarebbero potuti realizzare quanti laboratori spaziali si voleva. Nel 1979 lo Skylab si disintegrò nell’atmosfera terrestre. Nel 1975, nel quadro di accordi spaziali e non tra Unione Sovietica e Stati Uniti, fu effettuata la prima missione congiunta che vide una capsula Apollo agganciarsi in orbita con una capsula Soyuz. Grande pubblicità fu data all’evento che portò ad una stretta di mano nello spazio ed allo svolgimento di qualche esperimento scientifico. E questo fu l’ultimo volo di una capsula Apollo. Nel 1979, dopo la fine ingloriosa dello Skylab, l’Europa si affacciava nel mondo spaziale lanciando il suo primo razzo vettore: l’Ariane. Nessuno s’immaginava che di lì a pochi anni l’ESA, European Space Agency, con questo razzo, sarebbe diventata l’unico ente occidentale capace di portare satelliti nello spazio e che oggi continua ad essere uno degli enti più importanti nel lancio di satelliti con la società Arianespace, creata appositamente.
Lo spazio ora unisce business, scienza e tecnologie militari in intreccio i cui confini si fanno sempre più sfumati. Ogni nazione comincia a cercare una sua fetta di spazio perché è da lì che passano le tecnologie più avanzate e pregiate.

 

La cosmonauta sovietica Svetlana Savitskaya

La Soyuz modello T

1979, il primo lancio di un vettore europeo Ariane 1

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Ultimo aggiornamento 23/03/2017

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