Breve Storia dell'Astronautica

di Patrizio Claudio Casiraghi

Parte 5. Routine spaziale?


“Non vado nello spazio per i soldi o per il successo”. Frase attribuita a Sally Ride, prima astronauta americana.

12 aprile 1981, lo space shuttle Columbia inaugura i voli Il primo lancio della rivoluzionaria navetta spaziale avvenne casualmente il 12 aprile 1981, vent’anni dopo il volo di Gagarin. La riutilizzabilità della navetta la faceva apparire come un veicolo che con il tempo avrebbe abbassato i costi dei voli spaziali. Esperti ed appassionati speravano che avrebbe spalancato le porte dello spazio portando l’umanità nell’era spaziale. Non aveva ancora volato e già fiorivano progetti ambiziosi di laboratori spaziali e poco dopo i suoi primi voli anche i progetti delle navette del futuro. Ma il programma Shuttle non era tecnicamente così avanzato come appariva agli occhi di tutti. Se gli astronauti potevano volare come su un aereo, invece che inscatolati in una capsula, poche erano le tecnologie veramente innovative. Molte delle tecnologie erano elaborazioni di quelle del programma Apollo, giudicate sicure ed affidabili quindi anche poco costose. Sebbene nella stiva della navetta si effettuarono esperimenti d’ogni sorta, furono messi in orbita sonde, satelliti e fu portato nello spazio il laboratorio spaziale europeo Spacelab, i costi di gestione iniziarono subito ad aumentare mentre i soldi a disposizione della NASA diminuivano di anno in anno. Questo non permise che pochi miglioramenti al veicolo. Per gestire meglio le attività spaziali, il governo americano decise che la navetta avrebbe messo in orbita qualsiasi satellite commerciale o sonda statunitense, chiudendo le catene di montaggio dei razzi a perdere usati fino a quel momento.
Anche sulla navetta si stabilirono dei record. Teoricamente a bordo potevano trovare ospitalità 10 persone, ma non si andò mai oltre le 7 ed i primi voli con più di tre persone rimasero record per pochissimo tempo. A bordo della navetta volò la prima astronauta occidentale, Sally Ride, nel 1983 e sempre in quello stesso anno il primo satellite umano, l’astronauta BruceLa prima astronauta americana, Sally Ride McCandless che si librò in orbita collaudando il primo zaino a razzo senza cordoni di sicurezza. Ancora il volo di un turista o infiltrato, un senatore che pretese di compiere un volo in orbita prima di dare la sua approvazione a programmi spaziali.
Per l’opinione pubblica i voli delle navette finirono presto per non fare più notizia, semplice routine. Sembrava che veramente andare nello spazio fosse diventata una passeggiata, ma il 28 gennaio 1986, pochi minuti dopo il lancio, il serbatoio principale della navetta Challenger esplodeva, provocando la morte dei sette astronauti a bordo: Francis Scobee, Mike Smith, Gregory Jarvis, Ronald McNair, Ellison Onizuka, Judith Resnik e Christa McAuliffe. Per 2 anni voli delle navette furono sospesi per permettere alcune modifiche ad elementi che si erano dimostrati pericolosi. In quei 2 anni di fermo gli Stati Uniti persero il loro primato spaziale a tutto vantaggio dell’ESA che con il suo Ariane era l’unico ente occidentale dotato di missili capaci di portare satelliti di grosse dimensioni in orbita. L’incidente del Challenger fu la fine dei sogni e delle illusioni. Volare nello spazio continuava ad essere un grosso rischio. Mentre la stella statunitense era in ombra, ecco tornare a risplendere quella sovietica. Nel febbraio del 1986 viene messo in orbita il primo modulo del laboratorio spaziale modulare MIR, dal russo (Luogo di Pace) (1986-2000). Era stato progettato per restare solo 5 anni nello spazio ed essere raggiunto da altri 5 moduli. Il lancio della navetta Buran con il suo vettore Energia Ancora nel 1989 è l’Unione Sovietica a stupire il mondo lanciando la navetta spaziale Buran (Tempesta di neve) sul dorso del super razzo Energia. Sarà questo l’unico volo della navetta russa, un volo totalmente automatico. Alla fine degli anni ’80 però il Mir è ancora incompleto.
Nella prima metà degli anni ’80 invece il presidente Reagan aveva imitato Kennedy dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero puntato allo sbarco umano su Marte. Gli esperti della NASA si misero subito al lavoro ed arrivarono alla conclusione che su Marte ci si doveva arrivare a tappe. Prima tappa la costruzione di una stazione spaziale orbitante, poi di una colonia lunare. Terza tappa estrarre e lavorare i minerali lunari per realizzare i pezzi dell’astronave marziana. Quarta tappa invio dei materiali verso la stazione spaziale. Quinta tappa, assemblaggio dei pezzi in orbita terrestre. Sesta, partenza per un volo triennale di andata e ritorno da Marte. La priorità fu subito data alla stazione spaziale, ma con gli anni il progetto iniziò a perdere Marte, poi la colonia lunare e rimase solo la stazione spaziale. Battezzata Freedom, Libertà, era un colosso spaziale. Troppo grosso e costoso, fu offerta la partecipazione al programma all’ESA, al Giappone ed al Canada, che accettarono, ma sin da subito fu chiaro che le forze armate statunitensi che partecipavano al programma esigevano troppi spazi a bordo di Freedom. Alla fine le forze armate statunitensi si ritirarono dal programma. Il vuoto creato era troppo grande e le dimensioni della stazione furono dimezzate per contenere i costi. Il progetto Freedom si chiudeva e nasceva Alpha, un progetto da miliardi di dollari diluiti in quasi un decennio. Alla fine degli anni ’80 era già stato stilato il calendario dei lanci per l’assemblaggio.

 

Il modulo pressurizzato Spacelab all'interno del vano di carico dello shuttle Columbia STS-50

La stazione spaziale MIR

Uno dei primi concetti della stazione spaziale Freedom nel 1984

Vai al capitolo successivo

Torna al sommario


Ultimo aggiornamento 23/03/2017

Torna alla Home page

Sito curato da Massimo Martini