Breve Storia dell'Astronautica

di Patrizio Claudio Casiraghi

Parte 8. L’esplorazione del Sistema Solare.


Si calcola che le due missioni Voyager statunitensi siano costate al singolo contribuente statunitense soltanto un cent.

Fino alla Parte 7 di questa storia, si sono narrate le vicende dell’esplorazione umana dello spazio, ma quella effettuata dalle sonde automatiche non è da meno. Ci hanno fornito dati, immagini, risolto quesiti e ne creati di nuovi. Il loro apporto nella conoscenza del nostro Sistema solare è stato determinante ed insostituibile. Ovviamente, data la vastità dello spazio, hanno potuto esplorare solo i corpi del nostro Sistema Solare, le altre stelle sono ancora molto al di fuori della nostra portata tecnologica, per non parlare poi delle altre galassie. Il Sistema solare è composto da pianeti e pianeti nani con i loro satelliti, asteroidi, comete e naturalmente una stella: il Sole.
La prima sonda sovietica verso la Luna L’umanità vive sulla Terra che ha un satellite: la Luna. Ovviamente la Luna non poteva che essere il primo corpo celeste da esplorare, visto che l’umanità ha sempre desiderato possederlo. Ebbene, ancora non si erano affinate le tecnologie astronautiche che già l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti lanciavano le prime sonde verso la Luna. Le prime sonde partono proprio nel 1958, sono le sovietiche Luna (1958-1976) e le statunitensi Pioneer (1958-1960), Ranger (1961-1965), Surveyor (1966-1968), Lunar Orbiter (1966-1967) in preparazione degli sbarchi umani. Le sovietiche Zond (1965-1970) erano invece spesso delle capsule Soyuz, lanciate verso la Luna simulando missioni umane (spesso avevano a bordo manichini di cosmonauti e finte registrazioni di dati biomedici umani). Le ultime due missioni sovietiche sbarcarono i due robot semoventi Lunokhod, che prelevarono campioni di rocce lunari e li spedirono sulla Terra. Finite le missioni umane lunari la Luna perse d’interesse, tornando in auge solo dagli anni ’90, quando la possibilità di una colonia umana sembrava non essere remota e c’erano nuovi dispositivi da spedire verso la Luna per analizzarla più approfonditamente. La prima sonda a tornare verso la Luna fu la giapponese Hiten (1990), le Clementine (1994-1996), Lunar Prospector (1998), Smart 1 (2003), Kaguya o Selene (2007), la cinese Chag’e 1 (2008) e l’indiana Chandraayan (2008). Altre sonde s’apprestano ad approfondire la nostra conoscenza della Luna, ovviamente tutte con il dichiarato intento di favorire la futura permanenza dell’uomo.
Sin da subito, non ci fu solo la Luna a calamitare l’attenzione dell’uomo. Vicino alla Terra ci sono due pianeti interessanti come Venere, il più vicino, e Marte, il più intrigante. Partiamo da Venere con la lunga serie delle sovietiche Venera (1961-1983), di cui alcune sono riuscite a sbarcare sulla superficie, sopravvivendo solo per poche decine di minuti. Gli Stati Uniti con alcune della serie Mariner (anni ’60) di cui una fu la prima ad esplorare Mercurio, quindi le Pioneer nel 1978, ancora le sovietiche Vega (1984-1985), la statunitense Magellano (1990), che con i suoi radar sensibilissimi ha mappato quasi tutta la superficie del pianeta scoprendone il suo vero aspetto. Ultima l’europea Venus Express (2005).
Il panorama marziano ripreso da una delle sonde Viking negli anni '70 Anche Marte è stato esplorato a fondo. D’altra parte è considerato il pianeta degli alieni quasi per partito preso e chiaramente attira l’attenzione dell’opinione pubblica, ma anche l’attenzione degli scienziati per porre fine alla domanda se vi sia o meno la vita. Infine Marte è certamente il pianeta più vicino che potrebbe essere esplorato e colonizzato. I primi tentativi sono ancora sovietici con i Marsnik-Mars (1960-1973), gli statunitensi con le Mariner (1964-1971) e le due Viking (1975-1980). Ancora i sovietici con le due sfortunate Phobos (1988), perdute per imperizia. Di tutte le sonde lanciate dagli anni ’90 in poi, la statunitense Mars Global Survayor è quella che ha mandato indietro le immagini più spettacolari del pianeta, ma anche i robottini Sojourner(ormai spento), Opportunity e Spirit che lentamente continuano a vagare tra le sabbie del pianeta spedendo a terra dati e cartoline superbe.
Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, dopo la fugace visita di una Mariner, è ora sotto stretta sorveglianza da parte della sonda Messenger che ne stà svelando i segreti. Anche il Sole è stato ed è ancora sotto osservazione da parte di diverse sonde, tra le quali alcune sono la Helios, la HCMM, la Soho e la Ulysses.
Ancora più lontano ci sono i pianeti giganti, appannaggio delle sonde statunitensi. La Pioneer 10 nel 1972 raggiunge Giove, poi raggiunto dalla Pioneer 11 nel 1973 che prosegue verso Saturno raggiungendolo nel 1979. Ancora Giove nel 1977 è raggiunto dalla Voyager 2 e dalla 1. Entrambe le sonde raggiungono poi Saturno, la 1 nel 1980, la 2 invece nel 1981 e poi prosegue alla volta di Urano nel 1986 e Nettuno nel 1989. Queste 4 sonde, ormai ai confini del Sistema Solare, continuano a fornire dati ed informazioni scientifiche preziosissime. Ormai sono i manufatti umani che sono arrivati più lontano. Giove torna sotto i riflettori quando vieneIl nucleo della cometa Halley ripreso dalla sonda europea Giotto raggiunto ed esplorato minuziosamente dalla sonda Galileo nel 1995. Nel 1998 la Cassini gli passa accanto per terminare il suo volo tra le lune di Saturno nel 2000, dove sgancerà la sonda Huyghens nella allora misteriosa atmosfera del satellite Titano.
Fino al 2006 l’unico astro inesplorato era il lontanissimo pianeta nano Plutone, ma quell’anno partiva la sonda New Horizons che lo deve raggiunge nel luglio del 2015. Nel frattempo ha già oltrepassato Giove (2007).
Il 1986 era l’anno del ritorno della cometa periodica Halley. Diverse sonde furono lanciate per esplorarla da vicino, ma solo la europea Giotto riuscì ad avvicinarsi sino a poche decine di chilometri inviando sulla Terra dati ed immagini eccezionali del cuore della cometa.
Altre sonde hanno esplorato anche altre comete egli asteroidi, per cui, ad esclusione di Plutone, non c’è astro che non sia stato esplorato. Ma i robot spaziali sono riusciti ad esplorare anche gli astri dell’universo fuori dai confini del Sistema Solare. Si tratta di satelliti dotati di telescopi che nello spazio possono lavorare al meglio. Tra questi ci fu Hipparcos, che nonostante non fosse stato immesso nell’orbita corretta, riuscì a misurare con precisione la distanza di molte stelle. Altri hanno osservato lo spazio nelle frequenze degli infrarossi, degli ultravioletti, dei raggi X e Gamma. Fra tutti comunque domina il Telescopio Spaziale Hubble (HST), che rimanda sulla Terra immagini fantastiche di ogni corpo celeste. 


 

Saturno ed i suoi anelli ripresi dalla sonda NASA Cassini.

La superfice di Titano ripresa per la prima volta dalla sonda europea Huygens

La nebulosa di Orione ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble

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Ultimo aggiornamento 19/04/2009

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