Breve Storia dell'Astronautica

di Patrizio Claudio Casiraghi

 

Tecnica Astronautica - Parte 8. L'esplorazione umana.

Fin dai primordi i pionieri dell'astronautica speravano un giorno di poter mandare uomini nello spazio. La fantascienza lo aveva già fatto molto tempo prima che fosse possibile concretamente ed in qualche caso suggerì soluzioni per problemi tecnici spaziali. I primi veicoli spaziali erano grezzi ed oggi non passerebbero i controlli di sicurezza, tuttavia si dimostrarono idonei allo scopo. All'inizio esistevano due filosofie: una semplice, la russa ed una complessa, quella americana. La filosofia russa puntava a realizzare un veicolo semplicissimo che avesse a bordo il minor numero di dispositivi e che richiedeva un intervento umano minimo. Nasceva la capsula Vostok. [Nell'immagine a sinistra (Credits: Wikipedia) un modulo di rientro Vostok che si trova esposto presso il LBJ Library and Museum, di Austin in Texas.] Gli americani puntarono su un veicolo che già si prestava ad una certa complessità perchè progettato per essere manovrato. Era la capsula Mercury. Entrambi i veicoli seguivano Nell'immagine (Credits: Wikipedia) un modulo di rientro Vostok che si trova esposto presso il LBJ Library and Museum, di Austin in Texas. la filosofia del tornare a terra con il minor peso possibile. Per questo motivo anche i sistemi di sopravvivenza per gli equipaggi non si trovavano nelle capsule, se non in minima parte, ma alloggiavano in un modulo agganciato alla capsula stessa che però non era destinato a sopravvivere al rientro in atmosfera. La capsula russa era una semplice sfera in cui lo spessore dietro al pilota era aumentato per fare in modo che la capsula, all'impatto con l'atmosfera durante il rientro, si orientasse naturalmente con lo scudo termico più spesso in direzione del moto, lasciando il pilota con le mani in mano. La capsula americana, essendo conica, prevedeva un rientro manovrato con opportuni razzi di manovra. entrambi i veicoli si rivelarono un successo. Ligi alla filosofia del minimo sforzo, i russi fecero delle modifiche alla capsula Vostok trasformandola nella Voskhod, capace di portare tre astronauti nello spazio senza tuta spaziale o due con tuta. La Voskhod non effettuò che due voli abitati, poi continuerà ad essere adibita ancora oggi a voli scientifici e militari il cui carico é destinato a tornare sulla Terra. Gli americani invece produssero una nuova capsula sull'esperienza della Mercury: la Gemini. Sebbene esternamente si assomigliassero, la Gemini poteva trasportare comodamente un equipaggio di due persone, consentiva d'effettuare agevolmente all'equipaggio di uscire dalla capsula ed operare all'esterno, attività nota come EVA, Extra Veicular Activity. Con queste capsule gli americani effettuarono anche i primi esperimenti di rendez-vouz, l'avvicinamento di due veicoli spaziali, e di docking, l'aggancio. Due capsule Gemini effettuarono un volo congiunto ed una delle due "girò" attorno all'altra, altre si agganciarono con funi ad un razzo persaglio (soft docking) ed altre si agganciarono fisicamente al bersaglio (hard docking). L'esperienza accumulata permise d'essere sfruttata al meglio con le capsule di nuova generazione, progettate per il volo lunare: la Soyuz e l'Apollo. Sebbene la Nell'immagine (Credits: NASA) le prime tre capsule di rientro americane a confronto fantascienza avesse abituato il pubblico ad astronavi di grandi dimensioni, la Soyuz e l'Apollo erano di dimensioni molto contenute ed a stento un equipaggio di tre persone poteva avere un minimo di spazio libero. [Nell'immagine a destra (Credits: NASA) le prime tre capsule di rientro americane a confronto.] Nonostante gli spazi angusti, gli equipaggi sono riusciti a compiere missioni della durata di una settimana. Si trattava spesso di equipaggi militari, abituati ad operare in mezzi pensati più per le esigenze belliche che a quelle umane. Entrambi i veicoli prevedevano che i servizi fossero dislocati in un modulo separato e spendibile, come per tutte le capsule precedenti, mentre la Soyuz era dotata anteriormente di un modulo aggiuntivo, a perdere, che però doveva servire come luogo di permanenza dell'equipaggio mentre l'Apollo non lo aveva fidando comunque nella più ampia volumetria interna. Per il volo lunare però le due capsule non erano complete, infatti non era previsto che sbarcassero sulla Luna, Questo era affidato ad un veicolo progettato appositamente per questo: il modulo lunare o LM (Lunar Module, inizialmente chiamato anche LEM: Lunar Excursion Module). Russi ed americani pensarono ad un veicolo molto simile diviso in due parti: il modulo d'atterraggio ed il modulo di rientro. Il modulo d'atterraggio trasportava il razzo ed il propellente necessario all'atterraggio, oltre alle attrezzature necessarie all'esplorazione lunare. Il modulo di rientro ospitava l'equipaggio in una cabina pressurizzata che durante il volo d'andata era disponibile come volumetria abitabile supplementare, il razzo per il decollo dalla Luna, i razzi di manovra ed alloggiamenti per stivare campioni di roccia lunare da riportare sulla Terra. Una volta che l'equipaggio aveva trasbordato sulla capsula a fine missione, il modulo di rientro veniva sganciato e si schiantava sulla Luna. Proveniendo dalla Luna le due capsule dovevano avere uno scudo termico rinforzato perchè la velocità era troppo elevata per poter effettuare frenate utili con i razzi. Solo l'Apollo però riuscì a trasportare equipaggi verso la Luna, la Soyuz ci arrivò con voli automatici. L'Apollo però fu abbandonata in quanto i suoi costi di realizzazione erano troppo elevati rispetto alle nuove necessità della NASA, mentre la Soyuz subì una modifica allo scudo termico, reso più leggero, per renderla adatta al volo orbitale e da allora con le dovute modifiche, continua ad essere il cavallo da battaglia della cosmonautica russa.

Nella foto (Credit: NASA) due astronauti si addestrano all'interno del simulatore del LEM

Nella foto (Credit: NASA) il veicolo spaziale Soyuz-19 che prese parte alla missione congiunta ASTP assieme all'Apollo

Nella foto (Credit: NASA/TV) Due cosmonauti dell'equipaggio di Spedizione 29 in posizione di lancio

Nella foto due astronauti si addestrano all'interno del simulatore del LEM (Credit: NASA).

Nella foto il veicolo spaziale Soyuz-19 che prese parte alla missione congiunta ASTP assieme all'Apollo (Credit: NASA)

Nella foto due cosmonauti dell'equipaggio di Spedizione 29 in posizione di lancio (Credit: NASA/TV)

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Ultimo aggiornamento 23/03/2017

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