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Notiziario 2014 - gennaio

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di gennaio 2014. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna su tutto il sito. I risultati ottenuti vengono visualizzati su una pagina esterna del sito AtomZ.


Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del periodo che va da novembre a dicembre 2013.
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31/01/2014 - Fotografata la cometa che quest'anno sfiorerà Marte -

La NASA sta cominciando a tenere d'occhio la cometa che avrà un incontro ravvicinato con Marte il prossimo ottobre.
La C/2013 A1 Siding Spring, transiterà infatti a soli 138.000 km dal Pianeta Rosso il 19 ottobre e la NASA spera di poter osservare un bello spettacolo grazie alle sue sonde e rover che si trovano su Marte. Ma la polvere della cometa, mentre questa viaggia verso il Sole, potrebbe mettere in pericolo gli orbiter della NASA e quindi l'Agenzia sta pensando a come premunirsi dal rischio.
"I nostri piani di utilizzare le sonde spaziali per osservare la cometa Siding Spring saranno coordinati con i piani per proteggere il più possibile i veicoli, se c'è ne sarà bisogno," ha detto Rich Zurek, capo scienziato del Mars Exploration Program del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California.
La cometa venne scoperta nel gennaio dello scorso anno e si trova al suo primo viaggio verso l'interno del Sistema Solare proveniente dalla nube di Oort, un gelido deposito di comete ai confini estremi del Sistema Solare. Una volta passata non tornerà da queste parti per un milione di anni o giù di lì.
Al momento la cometa si trova a circa 3/4 della distanza di Giove dal Sole. Una recente osservazione del telescopio spaziale NEOWISE ha mostrato che il nucleo della cometa sta iniziando ad espellere un gran numero di particelle di polvere.
Se da un lato gli scienziati della NASA sono emozionati di poter vedere la cometa al momento del passaggio ravvicinato, grazie alle fotocamere a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) e di Mars Odyssey, cresce anche la preoccupazione sul pericolo a cui vanno incontro.
Infatti la velocità relativa fra la cometa e Marte è di circa 203.000 km/h e le particelle di polvere provenienti dalla Siding Spring potrebbero rappresentare un vero pericolo per le sonde in orbita. Per i rover in superficie, Opportunity e Curiosity, potrebbe essere invece una buona occasione di osservare la caduta nell'atmosfera di meteore formate dalla polvere della cometa, anche se il picco dovrebbe coincidere con il giorno.
Ma quanto sarà attiva la cometa? Per saperlo gli scienziati attenderanno aprile o maggio e in quel momento potrebbe suonare il campanello di allarme. Iniziare a pianificare in quel momento potrebbe essere tardi ed ecco quindi che i responsabili delle missioni stanno iniziando adesso.
Se il rischio dovesse rivelarsi alto gli orbiter potrebbero essere sposati dietro Marte nel momento di massimo picco oppure orientati in modo da proteggere le parti più delicate della sonda.
Gli ingegneri non sono preoccupati per i rover. Anche se l'atmosfera di Marte è soltanto un centesimo dello spessore di quella terrestre è sempre abbastanza spessa per impedire alle particelle della polvere cometaria di raggiungere la superficie del pianeta.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/JPL-Caltech) la cometa C/2013 A1 Siding Spring fotografata dal telescopio spaziale NEOWISE della NASA il 16 gennaio 2014 mentre il corpo celeste si trovava a circa 571 milioni di km dal Sole.

Fonte: Space.com

31/01/2014 - Oggi la NASA commemora i caduti dell'esplorazione spaziale -

La NASA ha scelto oggi, 31 gennaio, come il giorno dedicato alla commemorazione dei propri caduti nel corso dell'esplorazione spaziale.
Sono previste diverse cerimonie presso i vari centri NASA e l'Amministratore Charles Bolden renderà omaggio ai caduti tumulati presso il cimitero nazionale di Arlington, a Washington.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls) l'Amministratore della NASA, Charles Bolden. L'amministratore della NASA Charles Bolden (a sinistra nella foto, Credit: NASA/Bill Ingalls), ex-astronauta di Space Shuttle, ha rilasciato alcune parole su questa giornata:

"Oggi ci fermiamo nella nostra normale routine a riflettere sui contributi di coloro che hanno perso la vita cercando di portare la nostra nazione più lontano nello spazio. Nella nostra annuale Giornata della Memoria, unitevi a me nel rendere grazie per l'eredità dell'equipaggio STS-107 Columbia, l' equipaggio della missione STS-51L Challenger e l'equipaggio dell'Apollo 1, e Mike Adams, la prima vittima in volo del programma spaziale come ha pilotato l'X- 15, No. 3 in un volo di ricerca.
Questi uomini e queste donne erano nostri amici, familiari e colleghi, e noi non dimenticheremo mai la loro vita e la passione a spingerci più lontano e ottenere di più. Hanno il nostro amore eterno, rispetto e gratitudine. Oggi, la loro eredità vive nella Stazione Spaziale Internazionale che compie la sua promessa di aiutarci a imparare a vivere e lavorare nello spazio e ci spostiamo sempre più lontano nel Sistema Solare. Vediamo i nostri amici persi nelle aspirazioni di tante missioni di portare l'uomo a nuove destinazioni e sbloccare i segreti del nostro Universo. E noi li onoriamo di fare, dei nostri sogni di un domani migliore, realtà e agendo per migliorare la vita di tutta l'umanità.
Uniamoci assieme come una grande Famiglia NASA, insieme con il mondo intero, a dare il nostro rispetto, e onorare la memoria dei nostri cari amici. Essi sono ancora con noi in questo grande viaggio.


La NASA ha inoltre prodotto un sito web dedicato al 'Giorno della Memoria' che onora gli equipaggi di Apollo 1, del Challenger e del Columbia. Vi sono video, foto e notizie degli equipaggi e delle tragedie che li accomunano. Nella foto (Credit: Pete Souza) il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Anche il Presidente Barack Obama (foto a sinistra - Credit: Pete Souza) ha rilasciato un comunicato in occasione della giornata:

"In questa Giornata della Memoria, ci uniamo al popolo americano per onorare gli uomini e le donne della NASA che hanno dato la loro vita nel programma spaziale della nostra nazione. La nostra esplorazione dello spazio ha ampliato la nostra conoscenza dell'universo, migliorato la nostra vita qui sulla Terra ed è stato una fonte di ispirazione e di orgoglio per generazioni di americani. Oggi, ricordiamo tutti coloro che hanno reso l'estremo sacrificio in questi sforzi.
Ci auguriamo che le famiglie, gli amici e colleghi di coloro che abbiamo perso potranno trovare qualche conforto nel sapere che i loro cari saranno sempre eroi di una nazione grata - che la loro passione e coraggio continuano ad ispirarci a spingere i confini della nostra immaginazione e incontrare grandi sfide di gioia, qui sulla Terra e tra i cieli. Guidati dal loro esempio coraggioso, gli Stati Uniti rimarranno una nazione di esploratori, ora e per sempre.


In copertina (Credit: NASA) gli stemmi delle tre sfortunate missioni spaziali.

Fonti: NASA - Dichiarazione Obama - NASA - Dichiarazione Bolden

Nella foto (Credit: NASA/JPL-CALTECH) alcune delle ruote di Curiosity con i segni dei danni.

30/01/2014 - Curiosity alla ricerca di una strada più facile -

Il team di scienziati e tecnici che operano con il rover Curiosity della NASA stanno considerando un percorso attraverso una piccola duna di sabbia per raggiungere una rotta più favorevole verso la sua destinazione scientifica.
Un percorso più favorevole potrebbe evitare alcune rocce aguzze più propense a fare buchi nelle ruote in alluminio del rover.
Mentre la squadra sta valutando vari metodi per ridurre l'usura delle ruote, Curiosity ha fatto progressi verso il sito successivo dove trivellerà un campione di roccia e anche verso la sua destinazione a lungo termine: gli strati geologici esposti sui pendii del monte Sharp. Il rover ha guidato in un quadrante di mappatura che include un sito candidato alla perforazione. Nel frattempo, i test sulla Terra hanno convalidato la funzionalità della trapanazione di rocce sui pendii che il rover probabilmente incontrerà sul monte Sharp.
Curiosity ha guidato per 264,7 metri dal 1° gennaio, per un totale di 4,89 km fin dall'atterraggio nell'agosto del 2012.
L'accumulo di forature e strappi nelle ruote si è accelerato nel quarto trimestre del 2013. Tra le risposte date dagli addetti allo sviluppo, la squadra ora guida il rover con ulteriori precauzioni, controlla accuratamente lo stato delle ruote di Curiosity più frequentemente, e sta valutando percorsi e metodi che potrebbero evitare alcuni danni alle ruote.
Una duna di circa 1 metro di altezza attraversa il divario tra le due scarpate che potrebbero essere un passaggio per un percorso verso sud-ovest su un terreno relativamente liscio. Curiosity si sta avvicinando al sito, 'Dingo Gap', da sud-est. Il gruppo di ingegneri sta utilizzando le immagini del rover per valutare se attraversare o meno la duna.
"La decisione non è ancora stata fatta, ma è prudente andare a controllare," ha detto Jim Erickson del Jet Propulsion Laboratory della NASA, di Pasadena, in California, responsabile di progetto per Curiosity. "Daremo una sbirciatina sopra la duna nella valle immediatamente ad ovest per vedere se il terreno sembra buono come mostra l'analisi delle immagini orbitali." Le immagini orbitali provengono dalla fotocamera Experiment High Resolution Imaging Science (HiRISE) del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA.
Altre rotte sono state anche valutate per portare Curiosity dalla posizione corrente del rover a un sito di perforazione candidato chiamato 'KMS-9'. Questo sito si trova a circa 800 metri di distanza dalla linea retta, ma molto più lontano da una qualsiasi delle rotte valutate. Le caratteristiche viste nelle immagini orbitali del sito accendono la curiosità del team scientifico di Curiosity. "A KMS-9, notiamo tre tipi di terreno a vista e una superficie relativamente priva di polvere," ha detto Katie Pila, collaboratore scientifico del team presso il California Institute of Technology, di Pasadena.
Prima dell'atterraggio di Curiosity all'interno del cratere Gale, il team scientifico della missione ha utilizzato le immagini dall'orbita per mappare i tipi di terreno in una griglia di 140 quadranti quadrati, ciascuno di circa 1,5 km di larghezza. Curiosity è atterrato nel quadrante 'Yellowknife', e successivamente ha incrociato i quadranti chiamati 'Mawson' e 'Coeymans. Questo mese il rover è entrato nel quadrante 'Kimberley', dove si trova KMS-9.
Stack ha detto, "Questa zona è interessante perché possiamo vedere parti di terreno diverse da tutte quelle che Curiosity ha visitato finora. Una parte ha striature tutte orientate in una direzione simile. L'altra è liscia, senza striature. Non sappiamo ancora che cosa sono . La grande attrazione è l'esplorazione e vedere cose nuove."
Le indagini scientifiche sono proseguite assieme alle guide più recenti. Una roccia esaminata il 15 gennaio, 'Harrison', ha rivelato cristalli lineari con composizione ricca di feldspato.
In preparazione per le destinazioni future, gli ingegneri stanno usando un rover di prova al JPL per verificare la capacità di Curiosity di tollerare un lieve slittamento sui pendii, mentre usa il suo trapano. Con la punta del trapano in una roccia, è stato simulato uno scivolamento fino a cinque centimetri e non sono stati causati danni.
"Questi test stanno dandoci fiducia per le operazioni che siamo propensi a utilizzare quando Curiosity sarà alle pendici del monte Sharp," ha detto Daniel Limonadi, capo ingegnere dei sistemi per il campionamento superficiale con il braccio del rover al JPL.
Altri test al JPL stanno valutando le possibili tecniche di guida che potrebbero contribuire a ridurre il tasso di forature delle ruote, come guidare all'indietro o con quattro ruote motrici, anziché con l'intera unità a sei ruote. Alcuni dei danni alle ruote possono derivare dalla forza delle ruote posteriori che spingono le ruote anteriori centrali o contro le rocce taglienti, piuttosto che semplicemente il peso del rover che si muove sopra le rocce.
"Un'analogia è quando si sta trascinando il vostro trolley su un cordolo, si può sentire la differenza tra il tentativo di spingerlo oltre il cordolo o tirarlo sopra il marciapiede," ha detto Richard Rainen, capo ingegnere meccanico di Curiosity.
Pur continuando a valutare i percorsi e le tecniche di guida, il team di Curiosity aggiungerà qualche turno nel week-end e la sera nel mese di febbraio per consentire la pianificazione di più guide di quanto sarebbe altrimenti possibile.
Il Mars Science Laboratory Project della NASA sta usando Curiosity per valutare gli antichi ambienti abitabili e gli importanti cambiamenti delle condizioni ambientali marziane. Il JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, ha costruito il rover e gestisce il progetto per il Science Mission Directorate della NASA a Washington. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visitate: http://www.nasa.gov/msl e http://mars.jpl.nasa.gov/msl/. È possibile seguire la missione su Facebook a http://www.facebook.com/marscuriosity e su Twitter all'indirizzo: http://www.twitter.com/marscuriosity.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) un dettaglio della duna di sabbia che i 'piloti' di Curiosity stanno valutando di attraversare. La foto è del Sol 526 (26 gennaio 2014). Nella foto a sinistra (Credit: NASA/JPL-CALTECH) alcune delle ruote di Curiosity con i segni dei danni.

Fonte: NASA/JPL

30/01/2014 - Dall'Università di Pisa allo spazio -

Un gruppo di studenti e docenti di Ingegneria Aerospaziale dell'Università di Pisa sono stati prescelti da ESA per inviare il loro esperimento PHOS (Pulsating Heat Pipe Only for Space) a bordo di un razzo sonda che decollerà da Kiruna, in Svezia, nel marzo 2015.
Il team, in collaborazione anche con l'Università di Bergamo parteciperanno quindi alla campagna di lanci di razzi sonda Rexus17/18 del marzo 2015. Questo programma permette agli studenti europei di testare i loro esperimenti fino a quote spaziali (100 km) per pochi minuti di assenza di gravità o su palloni sonda (programma Bexus).
Il sito di lancio è l’Esrange Space Center (SSC), centro di ricerca spaziale fuori Kiruna, la città più settentrionale della Svezia. Kiruna, sorge a nord del circolo polare artico.
Il team PHOS è composto dal project manager Gian Marco Guidi (classe '87) che, assieme agli altri componenti della squadra, si è recato a dicembre 2013 presso la sede ESA/ESTEC di Noordwijk, in Olanda, dove hanno presentato l'idea e sono stati l'unico team italiano prescelto.
Lo scopo del programma Resurs/Bexus (Rocket and Balloon Experiments for University Students) è quello di insegnare agli studenti d'ingegneria interessati al settore spaziale, come organizzare e portare a termine un progetto rispettando standard e scadenze ufficiali. Inoltre permette di montare un esperimento ideato dagli studenti, in collaborazione con i professori, a bordo di un razzo sonda o di un pallone aerostatico.
Il PHOS è un'innovativo sistema di 'heat pipe', un tubo di calore in grado di funzionare solo a gravità ridotta.
Nella foto di copertina (Credit: phosproject.com) il team PHOS al completo di fronte all'ingresso dell'Università di Pisa.

Fonti: PHOS Project - CCT-Seecity

30/01/2014 - I carichi utili della prossima missione Ariane 5 installati sul vettore -

Il lanciatore pesante Ariane 5, destinato il 6 febbraio prossimo a decollare dalla Guyana Francese ed aprire così l'annata di Arianespace, è ora stato completato con l'integrazione del suo carico utile, consistente nei satelliti avanzati ABS-2 e Athena-Fidus.
Incapsulati nell'ogiva protettiva, l'ABS-2 è stato piazzato ieri sopra l'Athena-Fidus che, a sua volta, era stato fissato allo stadio principale criogenico di Ariane 5 all'inizio della settimana.
Questi passi nell'integrazione di Ariane 5 (AV-217) sono stati eseguiti all'interno dell'Edificio di Assemblaggio Finale dello Spazioporto, e permettono l'inizio di una nuova serie di preparativi che seguiranno. Questi comprendono la riunione LRR (Launch Readiness Review) fissata per il 4 febbraio e che dovrà dare l'ok per il lancio, seguito dal rollout di Ariane 5 fino alla zona di lancio ELA-3 il giorno successivo.
Il decollo è previsto durante una finestra di lancio di 2 ore e 5 minuti che si apre alle 5:30 p.m. locali del 6 febbraio (le 13:30 ora italiana), con il rilascio dei due veicoli spaziali in un volo della durata approssimativa di 32 minuti.
Ariane 5 eseguirà una prestazione di carico di oltre 10.200 kg. durante la missione, che comprende un peso totale di 9.400 kg. per ABS-2 e Athena-Fidus assieme, più il sistema di rilascio duale e l'hardware di integrazione dei satelliti.
L'ABS-2 eseguirà la sua missione come passeggero superiore, e verrà rilasciato per primo nella sequenza. Prodotto dalla Space System/Loral (SSL) per l'operatore globale ABS, è stato progettato per fornire servizi multipli che includono trasmissione diretta televisiva alle abitazioni, distribuzione di televisione via cavo, VSAT, reti di dati e telecomunicazioni, così come altre nuove capacità per la posizione principale dell'operatore posta a 75° Est.
Athena-Fidus verrà rilasciato per secondo dalla posizione più bassa di Ariane 5. Il satellite è stato costruito da Thales Alenia Space come primo appaltatore del programma e verrà gestito dall'agenzia francese CNES e dall'italiana ASI, così come dalla francese DGA e dall'organizzazione del Ministero della Difesa Italiano. Dopo il rilascio da Ariane 5, fornirà servizi di trasmissione dati per i ministeri italiani e francesi della difesa, così come per le organizzazioni di sicurezza dei due Paesi.
Nella foto in copertina (Credit: Arianespace) da sinistra, ABS-2 e Athena-Fidus istallati sulla sommità del vettore di lancio.

Fonte: Arianespace

Nella foto (Credit: NASA) Ilan Ramon saluta prima di imbarcarsi sulla navetta Columbia.

30/01/2014 - A Tel Aviv si è tenuto il nono meeting dedicato alla memoria di Ilan Ramon -

Si sono sono conclusi a Herzlia, nei pressi di Tel Aviv, i lavori della Ilan Ramon International Space Conference, intitolata al colonnello Ilan Ramon - il primo astronauta israeliano, che perse la vita nel disastro dello Shuttle Columbia del febbraio 2003 con l'intero equipaggio della missione STS-107.
Giunto alla sua nona edizione, l’evento, che è stato aperto da un saluto del Presidente israeliano Shimon Peres, è organizzato dal Ministero della Scienza e della Tecnologia di Israele, dal Fisher Istitute for Air and Space Strategic Studies e dalla Israeli Space Agency (ISA).
Tra i grandi temi sul tavolo della due giorni apertasi il 29 gennaio, notevole spicco hanno avuto la cooperazione internazionale, l’esplorazione e tutte le complesse problematiche legate alla sicurezza. Ma si è trattato anche di strategie e politiche spaziali e, con grande attenzione, del coinvolgimento dell’industria e degli aspetti economici delle attività spaziali.
"I lavori della conferenza - ha commentato Gabriella Arrigo, responsabile delle relazioni internazionali di ASI - hanno messo in ulteriore risalto la necessità di una maggiore cultura della cooperazione, soprattutto in un momento in cui le risorse finanziarie si riducono globalmente e in cui i paesi in via di sviluppo vogliono sempre più accedere allo spazio."
Proprio a questo proposito, in molti - tra i primi proprio il presidente Peres - hanno sottolineato l'opportunità di investire nella realizzazione di mini e nano satelliti sempre più specializzati e sempre più performanti.
"Aggiungo - riferisce ancora la Arrigo - che grande attenzione è stata dedicata al modello 'duale', alla collaborazione tra uso militare e civile: un campo in cui l'Italia, con il progetto COSMO-SkyMed, ha sicuramente un ruolo di leadership a livello internazionale."
Alla due giorni di Herzlia ha preso parte una platea internazionale estremamente ricca, con personalità di eccellenza del settore e rappresentanti delle principali agenzie spaziali. E anche astronauti. Tra questi, Paolo Nespoli che ha tenuto un intervento dal titolo 'Life on board the International Space Station'.
Partecipando alla manifestazione, l’Agenzia Spaziale Italiana ha ulteriormente confermato lo strettissimo rapporto di collaborazione con l’ISA.
Il settore spaziale tornerà infatti a brevissimo nell'agenda diplomatica dei due paesi: il prossimo 9 febbraio, quando in occasione della sua visita in Israele, il Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza incontrerà il suo omologo israeliano Yaakov Peri.
In copertina (Credit: ) la locandina della Ilan Ramon International Space Conference 2014. Nella foto a sinistra (Credit: NASA) Ilan Ramon saluta prima di imbarcarsi sulla navetta Columbia.

Fonte: ASI

29/01/2014 - Viste per la prima volta le nubi di una nana bruna -

Gli scienziati hanno realizzato, per la prima volta, una mappa meteorologica di una nana bruna, un corpo celeste che, per poco non è diventato una stella.
La mappa mostra il tempo meteorologico sulla superficie di WISE J104915.57-531906.1B (chiamata Luhman 16B per brevità), la più vicina nana bruna alla Terra, solo 6,5 anni luce di distanza.
Gli scienziati hanno mappato le strutture chiare e scure sulla superficie della stella mancata, utilizzando le riprese dell'European Southern Observatory del Very Large Telescope in Cile.
Le nane brune sono definite 'stelle mancate' perché sono più grandi dei pianeti gassosi come Giove ma ancora troppo piccole per produrre le reazioni nucleari di fusione come una vera stella. Gli scienziati hanno scoperto finora solo alcune centinaia di questi curiosi oggetti con il primo confermato 20 anni fa.
"Dalle precedenti osservazioni avevamo dedotto che le nane brune avevano delle chiazze superficiali, ma ora possiamo cominciare a mapparle direttamente," ha detto l'autore principale del nuovo studio, Ian Crossfield del Max Planck Institute for Astronomy, in una dichiarazione. "Quello che vediamo è la copertura nuvolosa presumibilmente irregolare, un po' come si vede su Giove."
Crossfield e il suo team hanno scoperto che Luhman 16B probabilmente nasconde nubi gassose in ferro e altri minerali in un ambiente prevalentemente di idrogeno. La nana bruna ruota integralmente ogni quattro ore. Tuttavia, il meteo su nana bruna non sarebbe favorevole per gli esseri umani. Infatti, secondo gli scienziati del Max Planck le temperature salgono a circa 1.100 gradi Celsius.
Luhman 16B fa parte di una coppia di nane brune nella costellazione meridionale della Vela. La sua controparte più brillante è conosciuto come Luhman 16A. In un altro studio, gli scienziati sono stati in grado di analizzare ciò che sta accadendo in diversi strati atmosferici sia su Luhman 16B che su 16A.
Le due nane brune sono state scoperte nel 2013 utilizzando i dati del telescopio spaziale WISE della NASA, che mappa il cielo in luce infrarossa.
In futuro gli scienziati sperano di poter seguire le trasformazioni delle strutture nuvolose.
I risultati della mappatura della superficie della nana bruna sono apparsi sulla rivista Nature mentre i risultati degli strati atmosferici su Astrophysical Journal Letters.
Nell'illustrazione di copertina (Credit: ESO/I. Crossfield) l'oggetto Luhman 16B ripreso dal VLT dell'ESO in sei momenti di tempo ugualmente suddivisi mentre ruota una volta sul suo asse.

Fonte: Space.com

Nell'llustrazione (Credit: NASA/GSFC/Ames/Arizona State University) LADEE ripresa con lo strumento LROC e comparata con una grafica simulata.

29/01/2014 - La sonda LRO della NASA fotografa la 'cugina' LADEE in orbita lunare -

Fotografare la sonda LADEE (Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer) della NASA con lo strumento LROC (Lunar Reconnaissance Orbiter Camera) richiede un'estrema precisione nei tempi, questo è quello che hanno fatto assieme i team di tecnici e ingegneri che si occupano di LADEE, LROC e LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter).
LADEE si trova infatti su un'orbita equatoriale (da est a ovest) mentre LRO su una polare (da sud a nord).
Per casualità i due veicoli spaziali passano, a volte, molto vicino, come accaduto il 15 gennaio scorso quando si sono trovati a soli 9 km uno dall'altro. Dato che lo strumento di ripresa fotografica LROC è costituito da una barra di sensori, l'immagine viene costruita una linea alla volta, ecco che catturare un obiettivo così piccolo e rapido come LADEE è difficile!
Entrambe le sonde orbitano attorno alla Luna ad una velocità di quasi 1.600 metri al secondo ecco che il momento e il puntamento di LRO deve essere quasi perfetto per riprendere LADEE in un'immagine di LROC.
LADEE è passata direttamente sotto il piano orbitale di LRO alcuni secondi prima che LRO attraversasse il piano orbitale di LADEE, e questo significa che se LROC avesse fotografato direttamente sotto di se avrebbe mancato LADEE. Per ovviare al problema i team che si occupano delle due sonde hanno lavorato assieme e la soluzione è stata quella di ruotare di 34° verso ovest LRO in modo che i sensori ottici di LROC guardassero nel punto giusto al momento del passaggio di LADEE.
Come previsto alle 8:10:51,693 p.m. EST del 14 dicembre (le 2:10 ora italiana del 15 dicembre) LADEE è entrata nel campo visivo della fotocamera per 1,35 millisecondi e sono riusciti a scattare la foto. LADEE appare in quattro linee di LROC ed è distorta destra/sinistra. Dopo aver corretto l'immagine il risultato è quello dell'immagine di copertina (Credit: NASA/GSFC/Arizona State University) che però, ovviamente distorce la superficie lunare sotto la sonda.
La scala (dimensione) dei pixel registrati di LADEE è di 9 cm, tuttavia, poiché entrambi i veicoli spaziali erano in movimento a circa 1.600 metri al secondo l'immagine è sfocata in entrambe le direzioni di circa 50 centimetri. Così la scala reale del pixel si trova da qualche parte tra i 9 e 50 cm, quindi anche con la correzione geometrica LADEE è un pò sfocata.
Nonostante la sfocatura è possibile trovare i dettagli della navicella, che è circa 1 metro di larghezza per 2 di lunghezza. Potete vedere l'ugello del motore, il luminoso pannello solare, e forse un sensore stellare (soprattutto se avete uno schema orientato correttamente di LADEE per il confronto).
Qui in alto un'animazione gif (Credit: NASA/GSFC/Ames/Arizona State University) dell'immagine di LADEE ottenuta da LROC in dissolvenza con una grafica computerizzata della sonda che mostra l'esatta posizione ed illuminazione al momento dello scatto e nella quale sono annotati i vari dettagli del veicolo spaziale.
LADEE si trova ancora nei primi momenti di missione. Uno dei momenti più emozionanti fino ad ora è stato osservare la modifica dell'esosfera lunare durante l'atterraggio del lander cinese Chang'e-3 il 14 dicembre 2013. C'è stata preoccupazione che i getti dei razzi di atterraggio potessero mischiarsi con le molecole native causando una contaminazione per le misurazioni di LADEE, ma finora non si sono riscontrati problemi.

Fonti: Spaceref - LROC page

29/01/2014 - La NASA costretta a comprare altri sei sedili Soyuz dai russi -

La NASA ha annunciato questa settimana la sua intenzione di acquistare altri sei posti sulle Soyuz russe per i propri astronauti destinati a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La nota rilasciata lunedì dall'agenzia spaziale americana indica che utilizzerà i lanci con i veicoli russi fino alla fine del 2017 con i ritorni sulla Terra riservati fino all'inizio del 2018.
Di solito la NASA e i suoi partner internazionali inviano equipaggi per periodi di sei mesi sulla stazione spaziale, lanciati e rientrati con le capsule Soyuz fornite dalla Roscosmos, l'agenzia federale spaziale russa.
La proposta include anche i servizi di recupero e addestramento forniti da Roscosmos. La NASA aveva già siglato un accordo di 424 milioni di dollari con la Russia nell'aprile del 2013 che coprivano posti per sei astronauti con il lancio nel 2016 e i servizi di rientro fino al giugno 2017. L'accordo prevedeva il costo di 70,7 milioni di dollari a sedile.
A causare questo ulteriore acquisto di sedili russi da parte NASA è dovuto al fatto che l'agenzia non si attende di veder partire il primo volo commerciale con equipaggio verso la ISS prima dell'autunno del 2017. Naturalmente la rotazione degli equipaggi con i veicoli commerciali potrà iniziare solo dopo il successo di un volo dimostrativo.
Al momento la NASA sta lavorando con la Boeing Co., la SpaceX e la Sierra Nevada Corp. per lo sviluppo di veicoli commerciali per il trasporto degli astronauti verso la stazione spaziale e terminare la dipendenza dal sistema di trasporto russo Soyuz. Purtroppo, con i finanziamenti destinati a questo programma sempre inferiori alle cifre necessarie, l'inizio dei voli continua a slittare sempre più lontano.
Un portavoce della NASA, Trent Perotto, ha detto che l'agenzia spaziale non ha ancora richiesto o ricevuto un listino prezzi dalla Roscosmos per l'estensione del servizio di trasporto astronauti fino alla primavera del 2018.
Nella foto di copertina (Credit: Roscosmos) il lancio di una Soyuz con equipaggio dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.

Fonte: SpaceflightNow

29/01/2014 - Anche due italiani fra i vincitori del concorso video che ha aiutato a svegliare Rosetta -

L'ESA aveva indetto un divertente concorso video per aiutare a svegliare Rosetta dopo 31 mesi di ibernazione profonda nello spazio, e, con oltre 200 video e 75.000 voti, ha avuto un grande successo!
Le regole erano semplici: tirare fuori il proprio telefonino e registrarsi al grido di "Svegliati, Rosetta!". Ma i concorrenti sono stati molto più creativi di così….
E' veramente impressionante l'impegno che tutti i partecipanti hanno messo nei loro video, dal coinvolgere i loro animali di casa, gli amici ed i familiari al costruire fantastici modelli della sonda Rosetta, alla realizzazione di una sensazionale animazione con il Lego, allo scrivere un'intera canzone e coreografare una danza per dozzine o addirittura centinaia di appassionati fan di Rosetta.
I video ricevuti sono provenienti non solo da tutta Europa, ma dal mondo intero, comprese Colombia, Canada, Africa ed Hong Kong.
In totale, sono state ricevute 218 proposte, comprese alcune da amici di ESA – Chris Hadfiel, Bill Nye, ai partner DLR e CNES, il direttore generale e perfino gli astronauti, con molti degli Istituti coinvolti nella missione Rosetta a sostenere la campagna. Sono arrivati persino messaggi video dalla cantante Tasmin Archer – nota per la sua canzone 'Sleeping Satellite' (satellite addormentato) – e da un gruppo musicale che si chiama "Rosetta".
Gli utenti che visitavano la pagina con i video potevano votare il loro preferito, determinando i primi dieci vincitori. Ecco la classifica:

1. Scuola elementare Ellinogermaniki, Grecia (10508 voti)
2. Józef Dobrowolski, Polonia (9092 voti)
3. Scuole primarie 26ima e 29ima dell'Acharnes Olympic Village, Grecia (5791 voti)
4. Scuola Pubblica Peñaluenga, Spagna (2925 voti)
5. Alessio Chiama, Italia (2760 voti)
6. Kristof Verniers, Belgio (2690 voti)
7. Bruno Correia Da Costa, Portogallo (2654 voti)
8. Michela Ponzio, Italia (2538 voti)
9. Scuola superiore Veno Pilon, Slovenia (2463 voti)
10. Gerald Darroles, Canada (2355 voti)

Qui sotto una compilation dei vari video pervenuti:

Ciascuno dei video tra i primi dieci classificati sarà trasmesso nell'universo attraverso una delle antenne ESA da 35m di ricezione segnali dallo spazio profondo. Ciò avverrà tra poche settimane. Ogni persona o squadra che ha inviato uno dei video primi dieci classificati riceverà inoltre una borsa omaggio contenente una selezione di souvenir targati ESA.
Inoltre, i due video che hanno ottenuto il maggior numero di voti hanno avuto una tale impressione sui giudici ESA che sono stati invitati un insegnante ed uno studente della scuola elementare Ellinogermaniki in Grecia, la cui scuola è stata la prima classificata, ed il secondo classificato, il polacco Józef Dobrowolski, al centro di controllo ESA a Darmstadt, Germania, per l’evento VIP che celebrerà il primo atterraggio in assoluto su una cometa, a novembre. I due video sono visibili in questa pagina.
Adesso che la sonda Rosetta è sveglia, continua il suo viaggio verso la cometa 67P/ Churyumov-Gerasimenko, dove diventerà la prima sonda ad orbitare intorno al nucleo di una cometa. A novembre, Rosetta rilascerà il lander Philae sulla superficie della cometa – il primo atterraggio su una cometa mai tentato prima. Rosetta sarà inoltre la prima sonda a scortare una cometa mentre orbita intorno al sole, nel 2015.
Le comete sono capsule del tempo che contengono materiali primitivi lasciati da epoche in cui il Sole ed i pianeti si formavano. Studiando il gas, la polvere, la struttura del nucleo ed i materiali organici associati alla cometa, sia tramite osservazioni remote che sul posto, la missione Rosetta dovrebbe diventare la chiave per sbloccare la storia e l'evoluzione del nostro Sistema Solare, così come dare risposte alle domande che riguardano l'origine dell'acqua sulla Terra e forse addirittura anche l'origine della vita.
Siamo contenti di poter condividere con voi il prossimo passo di questa avventura. Per aggiornamenti regolari sullo stato della missione, seguite il blog di Rosetta. Potete inoltre collegarvi con la missione Rosetta dell'ESA sulla pagina Facebook Rosetta Mission e tramite l'account twitter @ESA_Rosetta.
Rosetta è una missione ESA con contributi dai propri Stati Membri e dalla NASA. Il lander di Rosetta, Philae, è stato fornito da un consorzio capitanato da DLR, MPS, CNES ed ASI.

Fonte: ESA Italia

29/01/2014 - L'X-37B è nello spazio da oltre 400 giorni -

Lo spazio-plano senza equipaggio X-37B dell'U.S. Air Force è in orbita attorno alla Terra da oltre 400 giorni per una missione segreta che lo sta portando vicino al record orbitale di longevità.
Il veicolo spaziale X-37B venne lanciato l'11 dicembre 2012 e questo significa che ad oggi, 29 gennaio 2014, si trova nello spazio da 414 giorni per la sua terza misione del programma, conosciuta come OTV-3 (Orbital Test Vehicle-3). Il record di permanenza in orbita è di 469 giorni ed è stato conseguito da OTV-2 decollato nel 2011.
OTV-2 e OTV-3 utilizzano differenti veicoli X-37B (l'Air Force al momento dispone di due veicoli). Lo spazio-plano attualmente in orbita ha già volato nella missione inaugurale OTV-1 che rimase nello spazio per 225 giorni dopo il lancio nel 2010.
Sia OTV-1 che OTV-2 atterrarono entrambi presso la Base Aerea di Vandenberg, in California, ma l'Air Force e la Boeing, che costruisce l'X-37B, ha adocchiato il Kennedy Space Center, in Florida, come luogo di atterraggio per le missioni future.
La Boeing ha annunciato questo mese che espanderà la sua presenza in Florida utilizzando la struttura OPF-1 (Orbiter Processing Facility-1) dove venivano sistemati e preparati al volo gli orbiter della NASA, come base per gli X-37B. La conversione della struttura dovrebbe essere completata entro il secondo quarto del 2015.
Il trasferimento al KSC permetterebbe un netto risparmio nei costi di gestione del veicolo essendo così vicino dal luogo di atterraggio e di lancio. Addirittura alcune fonti hanno riferito che già la conclusione della missione attuale, OTV-3, potrebbe avvenire al KSC.
Anche se non si conosce nulla degli scopi del veicolo in orbita alcuni hanno visto delle similitudini con il progetto X-20 Dyna-Soar degli anni '60. Quel veicolo alato venne progettato dall'Air Force per portare un pilota in orbita bassa terrestre ad eseguire operazioni militari. Il veicolo X-20 era riutilizzabile e grazie alle ali avrebbe avuto grandi possibilità di rientro ed atterraggio in quasi tutti gli Stati Uniti.
Quando il primo prototipo del veicolo era pronto al 50%, altri nove in varie fasi di costruzione e gli astronauti militari in addestramento, il progetto venne cancellato nel dicembre 1963 dal Segretario della Difesa Robert McNamara.
Oggi alcune delle qualità dell'X-20 potrebbero essere utilizzate e, grazie all'avanzamento robotico, gestite senza pilota, oltre a permettere una permanenza nello spazio quasi illimitata.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: NASA/MSFC) lo spazio-plano X-37B rappresentato in orbita quando era ancora un progetto del Marshall Space Flight Center della NASA e prima di essere acquisito dall'U.S Air Force.

Fonte: Space.com

29/01/2014 - USA e Russia uniscono le forze contro le minacce spaziali -

La Russia e gli Stati Uniti d'America uniranno gli sforzi nella creazione di tecniche per deviare gli asteroidi. Il Ministro russo per le Situazioni di Emergenza, Vladimir Puchkov lo ha detto durante un collegamento in video con l'amministratore della FEMA (Federal Emergency Management Agency) degli USA sottolineando che è il momento di lavorare assieme per proteggere la Terra da asteroidi e meteoriti.
"L'implementazione dei nostri accordi ci permetteranno di poter progettare un efficace meccanismo di protezione dalla minaccia degli asteroidi. Il Ministero delle Situazioni di Emergenza Russo sta per fare passi concreti in questo campo. Abbiamo in programma di elaborare un concetto, che riunirà gli sforzi per la prossima generazione di nuovi approcci per il monitoraggio delle minacce dello spazio, l'informazione della popolazione civile e la minimizzazione del danno." ha detto il ministro.
Le tecnologie attuali non sono in grado di deviare un asteroide o meteorite che puntino sulla Terra ma la Russia ha avviato un programma di ricerca in questo campo, ha detto Puchkov.
La sua controparte USA, l'amministratore della FEMA, William Craig Fugate, ha confermato la necessità di unire il lavoro sul problema degli asteroidi.
A suo parere, gli sforzi congiunti offrono l'opportunità per affrontare tali minacce in quanto questa non è una missione che entrambe le parti possono affrontare da soli. Fugate ha aggiunto che il collegamento in video è stato un passo importante verso lo scambio di informazioni e lo scambio di opinioni sulle tecniche di protezione dagli asteroidi.
Fugate ha affermato che la lezione che la Russia ha imparato dall'evento del meteorite di Chelyabinsk ha avuto un'importante valore anche per gli Stati Uniti.
Puchkov ha poi invitato il suo omologo Fugate a visitare la Russia.
"Invito lei e i suoi colleghi a venire in Russia. Vogliamo mostrarvi i nostri prodotti della Ricerca e Sviluppo e i siti che devono essere preservati per le generazioni future: pinacoteche, musei ed altri luoghi socialmente significativi," ha concludo Puchkov.
Nella foto di copertina (Credit: Universe Today) la meteora di Chelyabinsk ripresa dalla telecamera di bordo di un'autovettura.

Fonte: Voice of Russia

28/01/2014 - Caratteristiche geologiche della regione esplorata da Chang'e-3 -

Un articolo intitolato 'Caratteristiche geologiche della regione esplorata da Chang'e-3' è stato pubblicato on-line sulla rivista SCIENCE CHINA Fisica, Meccanica e Astronomia del 21 gennaio 2014.
Esso rappresenta alcuni nuovi risultati delle caratteristiche geologiche della regione lunare esplorata dalla missione cinese robotica Chang'e-3.
La missione Chang'e-3 è il secondo passo nel programma di esplorazione lunare della Cina. La missione ha raggiunto gli obiettivi tecnologici con il successo dell'atterraggio morbido sulla superficie lunare. Ora il popolo si aspetta che il lander e il rover inviino altri e migliori dati scientifici che si spera possano aiutare gli sforzi nella comprensione della Luna.
Chang'e-3 è atterrata con successo nella parte nord del Mare Imbrium che non era mai stata visitata da nessun altro lander e rover prima. Gli scienziati planetari cinesi stanno ora lavorando sulla dettagliata interpretazione geologica dell'area esplorata utilizzando una sorgente multipla di dati. Con l'analisi morfologica e geologica, sperano di rispondere ai principali problemi scientifici dell'area di destinazione e le scoperte che potrebbero essere fatte, gettando così le basi scientifiche per la pianificazione dell'esplorazione lunare.
Sotto la guida del Professor Long Xiao, della Università di Geoscienze della Cina (Wuhan), un team di giovani scienziati planetari, compreso Jiannan Zhao, Jun Huang ed altri, hanno mappato l'aerea esplorata e acquisito un gran numero di informazioni sulla topografia, geomorfologia, struttura geologica e composizione del sito di atterraggio e della sua regione adiacente. Questi risultati verranno pubblicate sul Volume 54, numero 3 di SCIENCE CHINA Physics, Mechanics & Astronomy (569 pagine).
In questo lavoro, gli autori studiano le caratteristiche della regione esplorata da Chang'e-3 e prodotto una mappa geologica della regione centrata vicino al sito di atterraggio. Inoltre hanno analizzato la topografia e le pendenze utilizzando il Digital Terrain Model generato utilizzando le immagini dello strumento TC (Terrain Camera).
La regione esplorata è quasi tutta relativamente piatta e l'altezza del sito di atterraggio è di circa 2.610 metri. La morfologia e la classificazione dei crateri da impatto e delle creste delle rughe nella zona sono stati studiati, e questi devono avere meccanismi di formazione diversi.
Dopo aver calcolato le abbondanze di ossido ferroso e Biossido di Titanio utilizzando i dati del Multiband Imager (MI), sono state confermate due unità basaltiche: la parte settentrionale appartiene agli Imbriani con mari di basalto con poco o molto poco Titanio, e la metà per parte meridionale è Eratostheniana con mari di basalto con basso o alto Titanio. Inoltre è stato stimato lo spessore delle unità basaltiche Eratostheniane, e sono state proposte due traversate per il rover Yutu, basate su base scientifica per la pianificazione dell'esplorazione lunare.
In questo momento, Chang'e-3 sta conducendo il suo secondo e terzo giorno lunare di esplorazione come previsto, e tutti i carichi utili scientifici sono in buone condizioni. Speriamo che la squadra di scienziati principali che segue la missione scientifica di Chang'e-3 possa fare un miglior uso dei dati di nuova acquisizione e studiare a fondo la zona di atterraggio, ottenendo così più scoperte nella morfologia, nella struttura geologica, nella composizione materiale e nella struttura del sottosuolo.
A questo indirizzo si può vedere l'articolo: http://phys.scichina.com:8083/sciGe/fileup/PDF/11433_OF_13_5399.pdf.
La Science China Press Co., Ltd. (SCP) è una casa editrice scientifica della Accademia Cinese delle Scienze (CAS). Da 60 anni, la sua missione di presentare al mondo le migliori realizzazioni degli scienziati cinesi nei vari settori di ricerca e delle scienze naturali.
Nel grafico di copertina (Credit: CNSA/SCIENCE CHINA PRESS) la mappa geologica dei dintorni del sito di atterraggio della sonda cinese Chang'e-3.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: NASA/MSFC/David Olive) Michale Martin, lavora su uno dei motori del modello.

28/01/2014 - Messo alla prova in scala il sistema di soppressione sonora di SLS -

Sono in corso la prima serie di test acustici su un modello in scala dello Space Launch System (SLS) della NASA. Le prove a cui verrà sottoposto il modello permetteranno agli ingegneri di verificare il progetto del sistema di soppressione delle onde sonore che viene sviluppato per il nuovo razzo per lo spazio profondo dell'Agenzia.
I test, che sono iniziati il 16 gennaio presso il Marshall Space Flight Center della NASA a Hunstsville, Alabama, si concentreranno su come le onde sonore a bassa e alta frequenza possono avere effetti sul razzo o sulla rampa di lancio. Queste prove forniranno i dati cruciali su come il potente rumore generato dai motori e dai booster potrebbe avere effetti sul razzo e l'equipaggio, specialmente al momento del decollo.
"Possiamo verificare l'ambiente di lancio del veicolo SLS così com'è progettato e determinare l'effetto del sistema di soppressione acustico," ha detto Doug Counter, capo tecnico per i test acustici. "Il modello in scala dello Space Shuttle aveva fornito dei dati comparabili con quello che poi succedeva veramente al veicolo al decollo. Ecco il motivo per il quale eseguiamo i test in scala."
Durante i test, un modello in scala 1/20 di SLS viene acceso per cinque secondi alla volta mentre i microfoni, situati sul veicolo e sulla torre mobile, anch'essa in scala, e sul condotto di scarico, raccolgono i dati acustici. Una piattaforma, dei montanti laterali e dei cavi tengono il modello assicurato al suolo.
Gli ingegneri stanno provando diversi modi di valutazione con un sistema conosciuto come 'rainbirds', grossi ugelli che sparano l'acqua dalla torre mobile di lancio presso il Kennedy Space Center, in Florida. Durante il lancio, un milione e settecento mila litri d'acqua verranno rilasciati da cinque rainbirds pochi secondi prima dell'accensione dei booster. L'acqua è il componente principale del sistema di soppressione del rumore perché aiuta a proteggere il veicolo di lancio ed il suo carico dai danni causati dall'energia acustica. L'SLS, assieme al nuovo veicolo spaziale Orion della NASA posto sulla sua sommità, verranno lanciati dal Kennedy per missioni verso lo spazio profondo con destinazioni come un asteroide o Marte.
Una serie di test acustici sono in corso anche presso l'Università del Texas, ad Austin. Gli ingegneri stanno valutando le forti onde sonore e vibrazioni che avvengono durante il processo di accensione dei motori RS-25 che spingono SLS.
Il primo ad essere messo alla prova è lo stadio principale ('core stage') del razzo, che ospita la maggior parte delle parti cruciali del veicolo compreso il computer di volo e l'avionica. Un test di un veicolo completo, e che quindi comprenderà anche i due motori a propellente solido, verrà condotto entro l'anno.
Il modello del core stage di SLS dispone di quattro propulsori a ossigeno e idrogeno liquido che simulano i quattro motori RS-25 costruiti dalla Aerojet Rocketdyne di Canoga Park, in California. Due motori RATO (Rocket Assisted Take-Off) della Alliant Techsystems Inc. (ATK) rappresentano i motori a propellente solido a cinque elementi. La ATK, con sede a Promontory, Utah, è la ditta che costruirà i booster. I motori bruciano in modo simile a quelli a solido nelle configurazione iniziale del veicolo.
Il primo volo di prova di SLS nel 2017 sarà configurato per una capacità di carico utile di 70 tonnellate e trasporterà un veicolo spaziale Orion senza equipaggio oltre l'orbita bassa terrestre per testare le prestazioni dell'intero veicolo. Quando SLS si evolverà, si potrà arrivare al più potente razzo mai costruito con una capacità di carico, senza precedenti, di 130 tonnellate che permetterà le missioni più lontane nel Sistema Solare.
Per ulteriori informazioni su SLS e il video dei test visita: http://www.nasa.gov/sls.
Nella foto di copertina (Credit:NASA/MSFC/David Olive) il modello di SLS in scala 1/20 durante una delle accensioni di prova per misurare gli effetti acustici del rumore e la pressione del veicolo al decollo. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/MSFC/David Olive) Michale Martin, lavora su uno dei motori del modello di SLS.

Fonte: NASA

28/01/2014 - Installate con successo le telecamere UrtheCast sulla ISS -

La UrtheCast ha il piacere di annunciare che le due telecamere per la ripresa della Terra sono state installate con successo sul segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Contrariamente a quanto emerso durante la trasmissione, la telemetria è stata ricevuta con successo presso il Centro Controllo Missione vicino Mosca. Durante l'installazione i tecnici della UrtheCast sono stati in grado di completare tutti i test previsti durante la passeggiata spaziale. Questa volta tutta la telemetria ricevuta ed analizzata è dentro i parametri previsti.
I cosmonauti Oleg Kotov e Sergey Ryazanskiy hanno eseguito il 27 gennaio una passeggiata spaziale (EVA-37a) per reinstallare le due telecamere UrtheCast che erano state provvisoriamente installate e poi rimosse durante la precedente attività extraveicolare del 27 dicembre 2013 (EVA-37).
"Siamo estremamente grati a Energia e Roscosmos per aver fornito così rapidamente e con efficienza il supporto tecnico durante il processo di installazione delle telecamere," ha spiegato il capo esecutivo della UrtheCast, Scott Larson. "Con le telecamere installate con successo e che comunicano con il controllo missione, la UrtheCast ora si concentrerà nella fase di routine di commissionamento in preparazione di svelare il video a colori in Ultra HD della Terra."
La UrtheCast Corp, è una compagnia tecnologica di Vancouver, in Canada, che ha sviluppato la prima trasmissione video in Ultra HD della superficie della Terra, inviata dallo spazio a colori. Le immagini riprese dalle due telecamere verranno trasmesse alle stazioni di terra sparse nel pianeta e mostrate sulla piattaforma web della UrtheCast, o distributite in esclusiva ai clienti. Le immagini riprese dalle telecamere della UrtheCast permetteranno il monitoraggio ambientale, i soccorsi umanitari, gli eventi sociali, lo sviluppo dell'agricoltura, ecc. ecc.
Nella foto di copertina (Credit: STFC) la telecamera ad alta risoluzione HRC, presso la struttura della RAL Space Imaging System appena prima dell'invio a Mosca per essere integrata con l'interfaccia della ISS. La RAL (Rutherford Appleton Laboratory), è uno dei massimi laboratori nazionali britannici, ed ha progettato, costruito e testato le due telecamere, una ad alta e l'altra a media risoluzione per la UrtheCast.

Fonti: Spaceref - STFC RAL

28/01/2014 - 28 anni fa... Challenger STS-51L -

Oggi ricorre il 28esimo anniversario del disastro della navetta spaziale Challenger, distrutta ad appena 73 secondi dal lancio dall'esplosione del serbatoio esterno di propellente.
La missione STS-51L decollò nella fredda mattina del 28 gennaio 1986 dalla rampa 39B del Kennedy Space Center in Florida per un volo che prevedeva l'immissione in orbita di un satellite per comunicazioni NASA TDRS e di un veicolo SPARTAN per l'osservazione della cometa di Halley. In quella missione si trovava a bordo, per la prima volta, un civile, la maestra Christa McAuliffe che avrebbe dovuto tenere delle lezioni dall'orbita per gli alunni delle scuole sparse per gli USA.
La navetta spaziale decollò per quell'ultimo volo con un grave problema sottovalutato ai booster a propellente solido. Infatti le temperature insolitamente sotto lo zero della notte precedente il lancio avevano causato la modifica nelle caratteristiche di resistenza e tenuta degli anelli di guarnizione che tenevano sigillati i vari segmenti dei booster. Al momento del lancio la combustione interna del propellente solido trovò una sottile via di fuga fra due segmenti non perfettamente sigillati del booster destro. La fiamma fuoriuscita dal booster intaccò la struttura che teneva fissato il booster al serbatoio esterno. Dopo 72 secondi dal decollo il booster perse l'aggancio e ruotò verso il serbatoio di idrogeno sfondandolo. L'esplosione che ne seguì fu spaventosa e dalla palla di fuoco risultante emersero i due booster ormai fuori controllo mentre i resti del Challenger, spezzato in centinaia di pezzi, cadevano verso l'Oceano Atlantico.
L'incidente causò l'interruzione dei voli dello Space Shuttle per due anni e mezzo durante i quali vennero modificati i booster in modo da impedire che potesse succedere nuovamente un problema di quel tipo. Le navette che volarono in seguito furono più sicure anche se poi, purtroppo, arrivò il 1° febbraio 2003... ma questa è una storia di cui parleremo fra alcuni giorni.
In questa nostra pagina troverete un ricordo di tutti gli astronauti e cosmonauti periti finora nella conquista dello spazio. In copertina (Credit: NASA) un ricordo di quel terribile volo e l'equipaggio dei sette valorosi astronauti periti nell'incidente. Da sinistra in piedi Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis, Judith Resnik. Seduti di fronte: Michael J. Smith, Francis "Dick" Scobee, Ronald McNair.

Fonte: NASA

27/01/2014 - La ULA firma un grosso contratto con il Pentagono -

Un contratto miliardario è stato firmato dalla United Launch Alliance con l'U.S. Air Force per la fornitura di 36 stadi principali dei vettori Atlas 5 e Delta 4 da utilizzare per gli scopi del Pentagono fino al 2017.
Si tratta di uno dei contratti più alti di sempre in questo settore, che però permetterà un risparmio di 4,4 miliardi di dollari sulle precedenti stime del budget 2012 del Presidente Obama.
I primi sette stadi principali verranno utilizzati per quattro missioni dell'U.S. Air Force - Atlas 5-501, Atlas 5-511, Delta 4 Medium+ 4,2 e 5,4 - oltre a un Delta 4 Heavy per il National Reconnaissance Office. L'obiettivo è quello di stabilizzare la produzione e dare al governo il vantaggio di acquistare in serie abbassando i costi per la messa in orbita dei propri satelliti.
Creata negli anni '90, la nuova generazione di razzi vettori EELV si occupa della messa in orbita di tutti i veicoli spaziali dedicati alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, dai piccoli satelliti meteorologici ai più grandi satelliti per sorveglianza o telecomunicazioni. Sia l'Atlas 5 che il Delta 4 sono stati progettati in modo modulare con differenti ogive e la possibilità di aggiungere un vario numero di booster di aiuto al lancio, due tipi di stadi superiori fino al più potente vettore esistente, il Delta 4 Heavy.
Gli EELV (Evolved Expendable Launch Vehicle - Veicolo di lancio evoluto a perdere) furono sviluppati dalle compagnie Lockheed Martin e Boeing, ora confluite, per i vettori di lancio, nella United Launch Alliance. In questo modo al posto di quattro diversi tipi di razzi vettori utilizzati fino ad allora dal Pentagono (Delta 2, Titan 2, Atlas 2 e Titan 4) ne poterono utilizzare solo due per tutte le richieste abbassando così i costi delle infrastrutture.
Il primo lancio di un EELV avvenne il 21 agosto 2002, quando un Atlas 5 trasportò in orbita un satellite per telecomunicazioni europeo per l'Intelsat mentre a novembre dello stesso anno il primo Delta 4 portò nello spazio un altro veicolo commerciale dello stesso operatore. Il primo volo per l'U.S. Air Force avvenne con la terza missione nel marzo 2003.
Il più potente vettore delle due famiglie, il Delta 4 Heavy, debuttò nel dicembre 2004, con un volo di prova senza carico utile a bordo. Un fenomeno chiamato cavitazione causò delle bolle nel serbatoio dell'ossigeno liquido che ingannarono la strumentazione di bordo facendole credere che il serbatoio fosse quasi vuoto, spegnendo i motori principali prematuramente. Il problema venne analizzato e corretto, e da allora, il Delta-4 Heavy ha lanciato i carichi utili più pesanti sostituendo egregiamente il vecchio Titan 4.
Nella foto di copertina (Credit: ULA) un razzo vettore Delta-4 Heavy mentre viene assemblato in verticale.

Fonte: SpaceflightNow

Nella foto (Credit: NASA/TV) Kotov al lavoro all'esterno di Zvezda.

27/01/2014 - Completata la quarta EVA di Spedizione 38 sulla ISS -

Il Comandante di Spedizione 38 Oleg Kotov e l'Ingegnere di Volo Sergey Ryazanskiy hanno eseguito la quarta passeggiata spaziale della Spedizione 37 (EVA Russa 37a) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
L'inizio dell'attività extra-veicolare era avvenuto alle 9 a.m. EST (le 15 ora italiana) con l'apertura del portello del modulo di decompressione Pirs. Per identificazione il Comandante Kotov era EV-1 e la telecamera NASA sull'elmetto n.18 mentre Ryazanskiy, EV-2, utilizzava la telecamera da elmetto n.20. Entrambi indossavano le tute spaziali russe Orlan bianche con strisce blu.
I due cosmonauti dovevano completare il lavoro lasciato incompiuto durante l'EVA del 27 dicembre scorso. Appena usciti da Pirs i due si portavano sul modulo di servizio Zvezda e installavano nuovamente la telecamera ad alta risoluzione e quella a media risoluzione che verranno utilizzate per ricevere immagini della Terra.
Però, mentre la telecamera ad alta risoluzione questa volta forniva subito dati telemetrici operativi quella a media risoluzione no. Il lavoro di installazione fa parte di un accordo commerciale fra la compagnia canadese UrtheCast e l'agenzia spaziale federale russa Roscosmos in modo da fornire immagini della Terra a clienti internet iscritti.
Oltre a questa operazione, che ha richiesto gran parte del tempo della passeggiata spaziale, i due cosmonauti hanno recuperato un contenitore (SKK2-SO) agganciato a Pirs che fa parte di un esperimento di esposizione di materiali. Poi i due hanno rimosso un adattatore interfaccia che si trovava su un punto di aggancio portatile sul modulo cargo Zarya. Il lavoro di rimozione dell'adattatore assicurerà che le future operazioni con il braccio robotico Canadarm2 non siano impedite.
I due cosmonauti hanno terminato la passeggiata spaziale chiudendo dietro di se il portello del boccaporto del modulo di decompressione Pirs alle 3:08 p.m. EST (le 21:08 ora italiana) completando sei ore e otto minuti di attività extra-veicolare.
Questa è stata la quarta attività extra-veicolare condotta durante la Spedizione 38 e la 178esima in supporto all'assemblaggio e manutenzione della stazione spaziale. Si è trattata della sesta EVA per Kotov e della terza per Ryazanskiy.
Il resto dell'equipaggio di Spedizione 38 è rimasto all'interno della ISS per tutta la durata dell'EVA, ma in sezioni separate. Mike Hopkins, arrivato sulla ISS a bordo della Soyuz 36 assieme a Kotov e Ryazanskiy era isolato all'interno della propria capsula. Il resto dell'equipaggio, composto da Rick Mastracchio, Koichi Wakata e Mikhail Tyurin era invece libero di muoversi in tutto il segmento USA e nei moduli Zarya e Rassvet della stazione spaziale. In questo modo i passaggi fra Zvezda e Zarya erano sigillati nell'evenienza di problemi con il modulo Pirs durante la passeggiata spaziale che avrebbe permesso ai due cosmonauti a rientrare nel boccaporto del modulo di decompressione ausiliario Poisk.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/TV) Kotov e Ryazanskiy pronti a rientrare nel modulo di decompressione Pirs. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/TV) Kotov al lavoro all'esterno di Zvezda.

Fonti: NASA - SpaceflightNow

27/01/2014 - Testata l'apertura del radar di Sentinel-1A -

E' stato messo alla prova il sistema di apertura dell'antenna radar del satellite Sentinel-1A presso la sala pulita della Thales Alenia Space di Cannes, in Francia. Dato che il satellite è progettato per operare in orbita, l'antenna viene tenuta sollevata da una speciale struttura che simula l'assenza di peso.
Il Radar ad Apertura Sintetica, o SAR, fornirà immagini in ogni condizione di tempo per servizi come il monitoraggio dell'estensione del ghiaccio Artico, la mappatura di routine del mare, sorveglianza dell'ambiente marino, monitoraggio delle terre emerse per situazioni di rischio e mappatura dei supporti umanitari e aiuto nelle situazioni di crisi.
Sentinel-1A, il primo satellite costruito per il programma di monitoraggio ambientale Copernicus, vedrà il suo lancio questa primavera presso lo Spazioporto Europeo di Kourou, nella Guyana Francese.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: ESA/ATG Medialab) il satellite Sentinel-1A in orbita. In argento l'antenna radar il cui test di apertura è stato eseguito dalla Thales Alenia Space.

VIDEO IN TIME-LAPS DEL TEST DI APERTURA DEL RADAR DI SENTINEL-1A - 27/01/2014 - (Credit: ESA) - dur.min. 0:39 - NO AUDIO

Fonte: ESA

27/01/2014 - Oggi inizia la settimana più triste per la NASA -

Con oggi inizia la settimana più triste della NASA con ben tre anniversari dei disastri spaziali che hanno colpito l'agenzia. Oggi infatti, 27 gennaio, ricorre il 47esimo anniversario della tragedia dell'equipaggio di Apollo 1.
I tre astronauti Virgil 'Gus' Grissom, Edward White e Roger Chaffee perirono in un incendio scatenatosi a bordo della capsula Apollo durante un test sulla rampa di lancio in preparazione del primo volo abitato del programma lunare.
Purtroppo la sorte fece si che, diciannove anni dopo, il 28 gennaio 1986, avvenisse il primo disastro di una navetta spaziale quando il Challenger, con a bordo l'equipaggio composto dal Comandante Francis R. Scobee, il Pilota Michael J. Smith, gli Specialisti di Missione Judith A. Resnik, Ellison S. Onizuka, Ronald E. McNair e gli Specialisti del Carico Utile Gregory B. Jarvis e Sharon Christa McAuliffe, esplose a 73 secondi dal decollo.
Infine il 1° febbraio verrà ricordato l'undicesimo anniversario del disastro della navetta Columbia, disintegrata al rientro sulla Terra dopo una missione di 16 giorni. A bordo l'equipaggio formato dal Comandante Rick Husband, il Pilota Willie McCool, il Comandante del Carico Michael Anderson, gli Specialisti di Missione Kalpana Chawla, David Brown, Laurel Clark e lo Specialista del Carico, l'Israeliano Ilan Ramon.
Come si vede quindi in un periodo di pochissimi giorni fra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio la NASA commemora i suoi tre disastri spaziali. Ci uniamo al ricordo di questi coraggiosi uomini e donne che hanno sfidato l'ignoto, e sono periti nel farlo, per il bene futuro dell'umanità.
Qui troverete una pagina dedicata a tutti coloro che hanno perso la vita in missioni spaziali, compresi quindi i quattro cosmonauti russi.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) Chaffee, White e Grissom all'interno del simulatore della capsula Apollo durante le fasi di addestramento.

Fonte: NASA

26/01/2014 - Fra alcuni anni un astronauta Israeliano sulla Stazione Spaziale Internazionale -

Secondo fonti all'interno dell'industria spaziale russa sarebbero in corso i negoziati fra la NASA e la Roscosmos per l'invio di un astronauta di Israele sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Al momento l'unico veicolo di trasporto abitato capace di raggiungere la ISS è la Soyuz russa e il futuro astronauta Israeliano dovrebbe far parte della quota spettante alla NASA oppure ai Paesi esteri. Secondo l'interlocutore della Roscosmos la Russia non potrebbe inviare l'israeliano come parte della propria quota di cosmonauti perché già una turista britannica, la cantante Sarah Brightman ha acquistato un volo alla ISS ed è in attesa del lancio ed un ex-cosmonauta Kazako ha appena richiesto la cittadinanza russa nella speranza di poter volare nello spazio. Inoltre la Roscosmos prevede di inviare sulla ISS più giovani russi.
Questo volo potrebbe avvenire non prima del 2017 e si tratterebbe del secondo cittadino di Israele a volare nello spazio dopo Ilan Ramon che, nel 2003, perì al rientro della navetta spaziale Columbia assieme a tutto l'equipaggio.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) la ISS fotografata il 30 maggio 2011 dall'equipaggio di STS-134 a bordo della navetta Endeavour poco dopo la separazione dei due veicoli spaziali.

Fonte: Voice of Russia

25/01/2014 - Il rover lunare cinese Yutu ha avuto un'anomalia -

Il rover lunare cinese Yutu (Coniglio di Giada) ha avuto un'anomalia di controllo meccanico e gli scienziati si stanno organizzando per ripararlo.
L'anomalia è occorsa a causa del "complicato ambiente della superficie lunare", ha dichiarato l'Amministrazione Statale della Scienza, Tecnologia, Industria e Difesa Nazionale (SASTIND) sabato, senza fornire ulteriori dettagli.
Sempre secondo SASTIND l'anomalia sarebbe emersa prima che il rover entrasse nella sua seconda fase di 'sonno' al tramonto di sabato quando è iniziata a scendere la notte.
Il lander, l'altra parte della sonda Chang'e-3 è andata in modalità 'sonno' nelle prime ore di venerdì.
Secondo fonti non confermate sembra che il problema abbia impedito una regolare operazione di preparazione alla notte e questo potrebbe mettere a rischio il superamento dei 14 giorni di sonno.
I due veicoli avevano già dormito per circa due settimane il mese scorso quando è giunta la prima notte lunare della missione.
Una notte sulla Luna dura circa 14 giorni terrestri, durante la quale la temperatura scende a 180 gradi sotto zero e non vi è luce solare a fornire energia ai pannelli di Yutu.
Dopo la prima fase di sonno, il telescopio ottico basato sul lander ha eseguito osservazioni del cielo, mentre la fotocamera sensibile all'ultravioletto estremo ha visto la plasmasfera sopra la Terra.
E' stata inoltre condotta una prova di comunicazione a Ultra Alta Frequenza fra il lander e il suo rover.
Il rover ha ottenuto dati scientifici attraverso il suo radar, la sua fotocamera panoramica, un contatore di particelle raggi X e un'attrezzatura all'infrarosso.
"Gli esseri umani hanno condotto un totale di 130 attività di sonde lunari con una percentuale di successo di solo il 51%. aveva dichiarato Wu Wiren, capo progettista del programma lunare automatico cinese in una precedente intervista.
Secondo Wu infatti tutte le missioni del programma lunare cinese: Chang'e-1, 2 e 3 sono state un successo.
Il fallimento delle missioni di sonde lunari non è raro. Nell'aprile del 1962, la sonda americana Ranger 4 si schiantò sul lato oscuro della Luna dopo che un guasto alle attrezzature aveva impedito l'invio di immagini e dati scientifici.
Il Giappone lanciò una sonda lunare nel 1990, che però finì ben presto fuori rotta. Non riuscì a trasmettere nessun dato e si schiantò sulla superficie lunare nel 1993. L'India ha inviato una sonda lunare nello spazio nel 2008, ma l'equipaggiamento del veicolo principale subì un malfunzionamento alcuni mesi dopo e questo portò alla perdita di contatto con il veicolo spaziale senza equipaggio.
Nell'illustrazione di copertina (Credit: CNSA/BACC) il percorso compiuto da Yutu dal 14 al 21 dicembre e i punti nei quali il lander ha fotografato il rover.

Fonti: Xinhua - Emily Lakdawalla Blog

25/01/2014 - Trent'anni del centro ASI di Matera -

Il Centro di Geodesia Spaziale (CGS) 'Giuseppe Colombo' di Matera ospiterà l’evento celebrativo del suo trentesimo compleanno. Realizzato grazie ad una collaborazione tra Piano Spaziale Nazionale del CNR, Regione Basilicata e NASA, il Centro è stato inaugurato nel 1983 ed è stato intitolato all’insigne matematico Giuseppe 'Bepi' Colombo.
Dedicato soprattutto alla geodesia spaziale e al telerilevamento, è una delle principali strutture di ricerca e trasferimento tecnologico nel Mezzogiorno.
La celebrazione del trentennale si terrà presso il Centro il 31 gennaio 2014 e vedrà la partecipazione dei vertici dell’ASI e di Telespazio (che cura le gestione operativa del CGS) e delle autorità locali.
Con l’occasione verrà posta una targa per ricordare Rocco Petrone, l’ingegnere di origini lucane che fu Direttore del Programma 'Apollo' nel 1969 ed ebbe quindi un ruolo chiave nello storico sbarco sulla Luna.
Nella foto di copertina (Credit: ASI/Telespazio) una delle antenne del Centro di Geodesia Spaziale di Matera.

Fonte: ASI

Nell'illustrazione (Credit: NASA) gli strumenti principali di Swift.

25/01/2014 - Anche gli occhi dei veicoli spaziali NASA puntati sulla supernova in M82 -

Un'eccezionale esplosione stellare vicina è stata scoperta il 21 gennaio ed è ben presto diventata uno degli obiettivi principali degli osservatori attorno al globo, compresi diversi veicoli spaziali della NASA.
L'esplosione, designata SN2014J, è avvenuta nella galassia M82 che si trova a circa 12 milioni di anni luce lontano. Questo però la rende la più vicina supernova ottica degli ultimi due decenni e potenzialmente quella più vicina che potrà essere osservata durante la vita operativa delle attuali missioni spaziali.
Per riprendere gran parte dell'evento, gli astronomi hanno pianificato le osservazioni con le missioni Telescopio Spaziale Hubble di NASA/ESA, con l'Osservatorio per raggi X Chandra, il NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array), il Telescopio Spaziale raggi gamma Fermi e Swift.
Come si addice il suo nomigonolo, Swift (veloce-rapido) è stato il primo a dare un'occhiata. Il 22 gennaio, appena un giorno dopo la scoperta dell'esplosione, Ultraviolet / Optical Telescope di Swift (UVOT) ha catturato la supernova e la sua galassia ospite.
Sorprendentemente, la SN 2014J poteva essere vista su immagini scattate fino ad una settimana prima che qualcuno notasse la sua presenza. Fu solo quando Steve Fossey e i suoi studenti presso l'Osservatorio dell'Università di Londra ripresero la galassia nel corso di un breve seminario che la supernova è venuta alla luce.
"Trovare e pubblicizzare le nuove scoperte di supernove è spesso l'anello debole nell'ottenere osservazioni rapide, ma una volta che lo abbiamo appreso, Swift può osservare frequentemente un nuovo oggetto entro poche ore," ha detto Neil Gehrels, ricercatore principale della missione presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Md.
Sebbene l'esplosione sia avvenuta insolitamente vicino, la luce della supernova è attenuata dalle spesse nubi di polvere della sua galassia, che potrebbero leggermente ridurre il suo picco di luminosità.
"La polvere interstellare sparge preferenzialmente luce blu, che è il motivo per cui UVOT di Swift vede SN 2014J brillare più in luce visibile e nel vicino ultravioletto ma appena anche a lunghezze d'onda di metà ultravioletto," ha detto Peter Brown, un astrofisico presso la Texas A & M University, che guida il team che ha utilizzato Swift per ottenere le osservazioni ultraviolette della supernova.
Tuttavia, questa supernova molto vicina fornisce agli astronomi un'occasione importante per studiare come la polvere interstellare disturba la sua luce. Come classe, supernovae di tipo Ia esplodono con luminosità intrinseca molto simile, una proprietà che le rende utili "candele standard" - alcuni dicono "bombe standard" - per esplorare l'universo lontano.
Brown osserva che i raggi X non sono mai stati definitivamente osservati da una supernova, quindi un rilevamento da parte del Telescopio raggi-X Swift, Chandra o NUSTAR sarebbero significative, come fare un rilevamento con Fermi dei raggi gamma di alta energia.
Una supernova rappresenta la totale distruzione di una stella nana bianca da uno dei due possibili scenari. In uno, la nana bianca orbita attorno a una stella normale, tira un flusso di materia da essa, e guadagna la massa fino a raggiungere una soglia critica ed esplode. Nell'altro, l'esplosione si verifica quando due nane bianche in un sistema binario alla fine spirale verso l'interno e si scontrano.
In entrambi i casi, l'esplosione produce un guscio surriscaldato di plasma che si espande verso l'esterno nello spazio a decine di milioni di chilometri all'ora. Elementi radioattivi di breve durata che si formano durante l'esplosione mantengono il guscio caldo mentre si espande. L'interazione tra le dimensioni del guscio, la trasparenza e il riscaldamento radioattivi determinano quando la supernova raggiunge il picco di luminosità. Gli astronomi si aspettano che SN 2014J possa continuare ad aumentare la sua luminosità fino alla prima settimana di febbraio, al termine della quale potrebbe diventar visibile con un binocolo.
M82, conosciuta anche come Galassia Sigaro, si trova nella costellazione dell'Orsa Maggiore ed è un'obiettivo popolare per i piccoli telescopi. M82 sta subendo un forte episodio di formazione stellare che la rende molte volte più luminosa della nostra galassia Via Lattea e rappresenta interesse per il suo aspetto insolito e fotogenico.
Testi e immagini: http://www.nasa.gov/content/goddard/nasa-spacecraft-take-aim-at-nearby-supernova/.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/Swift/P. Brown, TAMU) la galassia M82 con la supernova, indicata dalla freccia, fotografata da Swift. Nell'illustrazione a sinistra (Credit: NASA) gli strumenti principali di Swift.
Maggiori informazioni su Swift in italiano alla pagina ASI dedicata: http://www.asi.it/it/attivita/astrofisica/swift.

Fonte: Spaceref

24/01/2014 - Porte aperte all'ESRIN il 18-21 marzo per gli studenti delle scuole elementari e medie -

Come ogni primavera, l'ESA-ESRIN di Frascati (ROMA) apre le porte agli studenti delle scuole elementari (dalla classe terza in poi) e medie, di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, offrendo una varietà di argomenti per imparare divertendosi. Questa occasione rappresenta per noi un'opportunità per ispirare i giovani visitatori ed i loro insegnanti ad interessarsi ai progetti europei di ricerca spaziale, grazie ad una serie di attività interattive.
L'evento, che si svolge ormai da 15 anni, ha visto la partecipazione, nell'edizione 2013, di ben 1500 studenti. Quest'anno, esploreremo il pianeta in maniera nuova, con le animazioni 3D, i cibi spaziali e le prove di degustazione, la costruzione e le dimostrazioni di lancio di un razzo, guardando le stelle in un planetario digitale e scoprendo di più sui passaggi degli asteroidi vicino alla Terra.
La visita si svolge durante tutta la mattinata e si propone di sollecitare il ragionamento scientifico ed il lavoro di gruppo. Dopo una breve introduzione sull'ESA e una presentazione dei partner scientifici, ciascuna classe sarà invitata a partecipare in una serie di moduli a tema che coinvolgerà tutti gli studenti. Le giornate del 18 e 19 marzo sono dedicate alle scuole elementari, mentre il 20 e 21 marzo alle scuole medie. Alcune attività varieranno in funzione della fascia di età, elementare o media.
Le presentazioni e tutte le altre attività saranno in lingua italiana. Ogni presentazione o attività avrà una durata che può variare dai 30 ai 60 minuti, per un totale di quattro ore nell'arco della mattinata. Gli insegnanti dovranno tenere in considerazione di aggiungere ulteriori 30 minuti al percorso di visita per l'eventuale foto di gruppo e per far consumare ai piccoli scolari la merenda che si saranno portati da casa. Non sono disponibili strutture per la ricreazione.
I pullmann dovranno arrivare al cancello dell'ESA-ESRIN per le 08:00-08:30 e ritornare per le 13:00-13:15, orario di chiusura del programma di visita.
Norme di partecipazione e registrazione, approfondimenti e note per gli insegnanti sono disponibili nel menù di destra della pagina della fonte originaria.
Conformemente agli articoli 96 e 97 della legge sul diritto d'autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633), relativi alla riproduzione, esposizione o messa in commercio di immagini personali, l'evento Open Days ad ESRIN del 18, 19, 20 e 21 marzo 2014 è un evento svolto in pubblico a fini scientifici, didattici e culturali.
Nella foto di copertina (Credit: ESA) la struttura ESRIN di Frascati.

Fonte: ESA Italia

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS/NMMNHS) il percorso fatto da Opportunity fin suo arrivo su Marte.

24/01/2014 - Opportunity: 10 anni su Marte, nuove scoperte da un vecchio rover -

Le nuove scoperte dai campioni di roccia raccolti ed esaminati dal Mars Exploration Rover Opportunity della NASA, hanno confermato un'ambiente antico umido che era più mite e più vecchio delle condizioni acide e ossidanti raccontate dalle rocce che il rover ha esaminato in precedenza.
Nell'edizione del 24 gennaio della rivista Science, Ray Arvidson, vice-capo degli scienziati che seguono Opportunity, professore presso la Washington University di St. Louis, scrive in dettaglio le scoperte eseguite dal rover e come queste abbiano modificato la nostra conoscenza del pianeta. Secondo Arvidson e altri del suo team, le ultime prove di Opportunity sono un punto di riferimento.
"Queste rocce sono più vecchie di quelle esaminate all'inizio della missione, e ci rivelano condizioni più favorevoli per la vita microbiotica di ogni prova precedentemente esaminata con Opportunity," dice Arvidson.
Mentre la squadra di Opportunity celebra il 10mo anniversario del rover su Marte, loro guardano anche avanti a quello che le scoperte li attendono per una migliore comprensione di Marte che aiuterà i piani avanzati per le missioni umane sul pianeta negli anni 2030.
La missione originale di Opportunity era prevista durare solo tre mesi. Nel giorno del decimo anniversario sul Pianeta Rosso, Opportunity sta esaminando il bordo del cratere Endeavour. Egli ha percorso 38,7 km da quando è atterrato il 24 gennaio 2004 (25 gennaio UT). Il sito si trova a mezzo pianeta di distanza da dove si trova l'ultimo rover della NASA, Curiosity.
Per trovare le rocce da esaminare, il team del rover presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California, ha guidato il rover in un cerchio, scrutando il terreno alla ricerca di rocce promettenti in un'area del bordo di Endeavour chiamata 'Matijevic Hill'. La ricerca è stata guidata da una mappa minerale eseguita con uno strumento che si trova a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA, che è arrivato su Marte nel 2006, molto tempo dopo che la missione di Opportunity avrebbe dovuto essere conclusa.
A cominciare dal 2010, lo strumento di mappatura, chiamato Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars, ha scoperto le prove su Matijevic Hill di un minerale argilloso noto come smectite ricca di ferro. La squadra di Opportunity ha fissato l'obiettivo di esaminare questo minerale nel suo contesto naturale - dove si trova, come si trova rispetto ad altri minerali e strati geologici della zona - un metodo prezioso per la raccolta di ulteriori informazioni su questo ambiente antico. I ricercatori ritengono che le condizioni umide che hanno prodotto la smectite ricca di ferro hanno preceduto la formazione del cratere Endeavour circa 4 miliardi di anni fa.
"Più esploriamo Marte e più interessante esso diventa. Queste ultime scoperte rappresentano un'altra specie di regalo che coincide con il 10mo Anniversario di Opportunity su Marte," dice Michael Meyer, capo scienziato del Mars Exploration Program della NASA. ""Stiamo trovando più posti dove Marte si rivela un pianeta più caldo e umido nel corso della sua storia. Questo ci dà maggiore incentivo a continuare a cercare le prove di vita passata su Marte."
Opportunity non ha subito grandi cambiamenti nelle sue condizioni nell'anno passato, e il veicolo rimane un capace partner di ricerca per il team di scienziati e di ingegneri che programmano ogni giorno di attività da eseguire su Marte.
"Stiamo guardando questa settimana l'eredità del primo decennio di Opportunity, ma di fronte a noi ci sono ancora cose buone," ha detto Steve Squyres della Cornell University, Ithaca, NY, ricercatore principale della missione. "Stiamo esaminando una roccia proprio di fronte al rover che è diversa da qualsiasi cosa abbiamo visto prima. Mars continua a sorprenderci, proprio come nella prima settimana della missione."
Il JPL gestisce il progetto Mars Exploration Rover per Direzione Missioni Scientifiche della NASA a Washington. Spirit, il gemello di Opportunity, che ha lavorato per sei anni, e il loro successore, Curiosity, hanno contribuito alle preziose informazioni sui diversi ambienti acquosi dell'antica Marte, dalle sorgenti di acqua calda ai corsi d'acqua. Anche le sonde orbitali Mars Odyssey e MRO della NASA studiando l'intero pianeta hanno aiutato i rover.
"Negli ultimi dieci anni, i rover su Marte hanno fatto del Pianeta Rosso nostro posto di lavoro, il nostro quartiere vicino," ha dichiarato John Callas, responsabile del progetto Mars Exploration Rover della NASA, che ha costruito e gestisce Opportunity. "La longevità e le distanze guidati sono notevoli. Ma ancora più importanti sono le scoperte che vengono fatte e la generazione che sono state ispirate da queste missioni."
Prodotti speciali per il 10mo anniversario degli sbarchi dei rover gemelli, tra cui una galleria di immagini selezionate, sono disponibili online all'indirizzo: http://mars.nasa.gov/mer10/.
Per ulteriori informazioni su Spirit e Opportunity, visitate il sito: http://www.nasa.gov/rovers.
Potete inoltre seguire il progetto su Twitter o su Facebook a: http://twitter.com/MarsRovers e http://www.facebook.com/mars.rovers.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell Univ./Arizona State Univ.) il rover Opportunity si è fatto un'autoscatto circa tre settimane prima di aver completato i suoi primi dieci anni su Marte. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS/NMMNHS) il percorso fatto da Opportunity fin suo arrivo su Marte nel gennaio 2004.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: Virgin Galactic) il rilascio di LauncherOne dall'aereo madre.

24/01/2014 - Successo della Virgin Galactic nei test di un nuovo motore a razzo -

La Virgin Galactic, la prima compagnia spaziale di linea al mondo, ha annunciato ieri di aver raggiunto una significativa pietra miliare nel test di una nuova famiglia di motori a razzo a propellente liquido per LauncherOne, il piccolo lanciatore di satelliti che la compagnia sta sviluppando.
Come parte del programma di sviluppo rapido, la Virgin Galactic ha fatto funzionare in un test a terra i motori 'NewtonOne' e NewtonTwo' rispettivamente di 1,5 e 21 tonnellate di spinta. Inoltre il motore NewtonOne ha completato con successo un ciclo completo di simulazione di missione presso il banco di prova, funzionando per i cinque minuti previsti di accensione dello stadio superiore di un tipico volo verso l'orbita.
Questi test sono stati condotti nei due nuovi banchi di prova che il team ha progettato, assemblato e installato internamente.
"Siamo orgogliosi di questi grandi progressi che la nostra squadra ha compiuto raggiungendo questo punto," ha detto l'Amministratore Delegato della Virgin Galactic, George Whitesides. "Assieme ai progressi paralleli eseguiti dalla compagnia nei serbatoi avanzati e nella tecnologia avionica, siamo ora ben sulla strada di fornire ai nostri clienti opportunità di basso costo ai costruttori di piccoli satelliti ed ai loro operatori per un volo dedicato verso lo spazio."
I nuovi motori a razzo sono stati progettati e assemblati dagli ingegneri e tecnici della Virgin Galactic, ed è la prima volta che dei motori sviluppati e costruiti dalla compagnia privata Virgin Group, fondata da Sir Richard Branson, e di cui è proprietario anche il Fondo di Investimenti Aabar di Abu Dhabi, sono stati fatti funzionare.
Come parte del programma test, il motore NewtonOne è già stato acceso dozzine di volte, raggiungendo l'obiettivo di un funzionamento completo di prova. Il team di prova ha poi completato sei distinte accensioni in un solo giorno, a dimostrazione delle cruciali capacità di test rapido del programma del motore a propellenti liquidi.
Il più potente NewtonTwo è stato anch'esso acceso diverse volte in test di breve durata mentre un test più prolungato è previsto nei prossimi mesi. Inoltre gli ingegneri e tecnici della Virgin Galactic hanno completato con successo un test dove hanno cambiato un motore ed acceso entro 12 ore, un'importante prova della rapidità di LauncherOne, sia della versatilità dei motori che dei banchi di prova.
"L'ambiente unico di Mojave ha permesso al team di progettare, costruire, assemblare e testare i motori tutti nello stesso posto, e questo ci ha permesso i progressi così rapidi," ha detto Whitesides.
Entrambi i motori sono stati progettati appositamente dalla Virgin Galactic per essere utilizzati come sistema propulsivo del veicolo di lancio di satelliti chiamato LauncherOne, che utilizza un solo motore NewtonOne per lo stadio superiore e un solo motore NewtonTwo per lo stadio principale. Entrambi i motori sono semplici sistemi a ossigeno liquido e kerosene RP-1 alimentati a pressione costruiti con un design a basso impatto.
Il motore NewtonTwo è una versione ingrandita del NewtonOne, aggiustato per fungere da motore del primo stadio del LauncherOne, con un ugello ottimizzato per le prestazioni in atmosfera. Spinto da questi due motori, LauncherOne sarà in grado di portare piccoli satelliti in orbita bassa terrestre in modo affidabile e con rapidità, permettendo così una nuova generazione di missioni private e governative.
Per chi fosse interessato ad entrare nella Virgin Galactic, sono infatti aperte le candidature per posti di lavoro nella squadra che si occupa della propulsione e in tutte le altre aree della compagnia, può visitare qui: http://www.virgingalactic.com/careers/.
Nella foto di copertina (Credit: Virgin Galactic) uno dei motori a razzo al banco di prova. Nell'illustrazione artistica a sinistra (Credit: Virgin Galactic) il rilascio di LauncherOne dall'aereo madre.

Fonte: Virgin Galactic

24/01/2014 - La Golden Spike recluta la Draper per la scelta dei siti lunari di atterraggio -

La compagnia privata Golden Spike sta proseguendo i suoi sforzi verso l'ambizioso piano di riprendere le missioni abitate verso la superficie della Luna
Nell'ottica di quest'obiettivo la compagnia ha annunciato una collaborazione con i Draper Laboratory che si occuperanno di valutare pontenziali siti lunari di atterraggio.
Fondata nel 2010, la Golden Spike, è guidata da Gerry Griffin - un ex direttore del Johnson Space Center della NASA e Direttore di Volo delle missioni Apollo - e dal Presidente e Amministratore Delegato Alan Stern, uno scienziato planetario molto famoso, ed ex capo di tutte le missioni scientifiche della NASA.
Fin dall'annuncio iniziale la compagnia ha raccolto un numero di partner di spessore del mondo astronautico e si prefigge di fornire opzioni commerciali per individui, compagnie e Paesi che vogliono mettere piede sulla Luna.
Al momento la Golden Spike è nelle prime fasi del progetto, relative alla scelta dell'hardware e dell'architettura di missione, ma stanno per annunciare i contratti con le aziende di questo che sarà un progetto multi-miliardario letteralmente 'fuori dal mondo'. L'obiettivo della Golden Spike è quello di iniziare i voli di prova nel 2017 prima di avviare i voli commerciali lunari nel 2020.
L'accordo firmato con i Draper Laboratory va in questa direzione e la compagnia è una firma conosciuta e molto rispettata nell'ambiente astronautico, non ultimo per la forte associazione con la flotta delle navette spaziali e la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Nei circoli della ISS è famosa per aver inventato un nuovo metodo per sfruttare i giroscopi CMG (Control Moment Gyroscope) della stazione e permettere di ruotarla senza utilizzare il prezioso propellente. Inoltre la compagnia lavora con la Sierra Nevada Corp. per il suo veicolo Dream Chaser. "La Draper ha fornito il sistema di guida, navigazione e controllo (GN&C) e i computer di volo per tutte le missioni di atterraggio lunare con equipaggio e siamo emozionati di portare la nostra esperienza per assistere la Golden Spike nei suoi ambiziosi obiettivi di aprire la frontiera lunare," ha commentato John West, capo degli studi alla Draper.
Il processo durerà sei mesi e permetterà di controllare la compatibilità delle idee del lander della Golden Spike con le necessità di sicurezza all'atterraggio, illuminazione, terreno, orbita, capacità di delta-V con i possibili siti di allunaggio sul lato illuminato della Luna.
Il lavoro inoltre valuterà i possibili miglioramenti di lander della Golden Spike per incrementare le aree potenziali per l'atterraggio.
La Golden Spike spera di poter venire incontro ad un mercato fra i 15 e i 20 clienti per missioni lunari di superficie fra il 2020 e il 2030.
Questo annuncio segue quello di ottobre 2013 con la creazione, nei prossimi mesi, di un Lunar Science Advisory Board, o LSAB, formato da illustri scienziati planetari e lunari provenienti da tutto il mondo. Il LSAB dovrà fornire alla Golden Spike l'esperienza scientifica e raccomandazioni per le strategie di esplorazione, raccolta campioni e requisiti per il ritorno e per gli esperimenti necessari sulla superficie.
Inoltre la Golden Spike aveva anche annunciato la partnership con la Honeybee Robotics - un leader nel campo dei sistemi robotici spaziali - per la progettazione di rover senza equipaggio capace di migliorare le prossime missioni umane sulla Luna.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Golden Spike) un possibile lander abitato lunare privato.

Fonte: Nasaspaceflight

24/01/2014 - Il primo Dream Chaser decollerà da Cape Canaveral nel novembre 2016 -

La Sierra Nevada Corp. (SNC) ha annunciato ieri che conferma il primo volo orbitale del Dream Chaser Space System per il 1° novembre 2016. Il Dream Chaser verrà portato in orbita da un razzo vettore Atlas 5 della United Launch Alliance che sarà lanciato da Cape Canaveral, in Florida.
La missione orbitale sarà senza equipaggio e dovrebbe durare alcune orbite per poi concludersi sulla pista del Dryden Flight Research Center in California.
Durante un evento presso il KSC (Kennedy Space Center), Mark Sirangelo, vice presidente e capo della Sierra Nevada Space Systems ha inoltre svelato il piano che le operazioni di volo e la preparazione del veicolo avverranno in Florida. La SNC utilizzerà infatti la struttura O&C (Operations and Checkout) della NASA presso il KSC per preparare il veicolo spaziale riutilizzabile Dream Chaser ai suoi voli e per i test post-missione per i voli successivi. L'O&C è un edificio storico per il programma spaziale Americano e venne costruito originariamente per preparare le Gemini e le Apollo. Dopo notevoli ammodernamenti al momento viene utilizzato dalla Lockheed Martin Space System per sviluppare, costruire e testare la capsula Orion. La struttura verrà quindi utilizzata in condivisione massimizzando l'efficienza di entrambi i sistemi che li si prepareranno.
Oltre a questo la SNC ha rivelato anche che utilizzerà la pista aeroportuale SLF (Shuttle Landing Facility) del KSC che veniva utilizzata per il ritorno degli Space Shuttle dalle loro missioni orbitali.
In chiusura della presentazione Steve Lindsey, direttore anziano della SNC e program manager del Dream Chaser, ha aggiunto un pensiero finale, "Ho avuto il privilegio di pilotare e comandare cinque missioni Space Shuttle come astronauta NASA. Fra questi anche l'ultimo volo del Discovery che venne lanciato il 9 marzo 2011 e che eseguì il suo ultimo atterraggio alla SLF dopo 39 missioni e dopo 238 milioni di km nello spazio. Mark, l'intero team del Dream Chaser, ed io guardiamo avanti per vedere il Dream Chaser proseguire questa eredità del Discovery quando volerà nel 2016."
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: SNC) il Dream Chaser sulla sommità del razzo Atlas 5 sulla rampa 41C di Cape Canaveral.

Fonte: Sierra Nevada Corp.

Nella foto con le etichette (Credit: X-ray: NASA/CXC/Stanford/J.Hlavacek-Larrondo et al, Optical: NASA/ESA/STScI/M.Postman & CLASH team) le due cavità nei gas caldi dell'ammasso RX J1532.

24/01/2014 - Scoperto uno dei buchi neri più potenti dell'Universo -

Gli astronomi, utilizzando l'osservatorio spaziale per raggi X, Chandra, della NASA e una serie di telescopi hanno rivelato uno dei più potenti buchi neri conosciuti. Il buco nero ha formato gigantesche strutture di gas caldo che lo circondano e che impedisce la formazione di triliardi di stelle.
Il buco nero si trova nell'ammasso di galassie conosciuto come RX J1532.9+3021 (o RX J1532 per brevità), che si trova a circa 3,9 miliardi di anni luce dalla Terra. L'immagine di copertina (Credit: X-ray: NASA/CXC/Stanford/J.Hlavacek-Larrondo et al, Optical: NASA/ESA/STScI/M.Postman & CLASH team) è una composizione di dati a raggi X di Chandra che hanno rivelato il gas caldo nell'ammasso, quello in porpora, e le immagini ottiche ottenute dal Telescopio Spaziale Hubble che mostrano le galassie in giallo.
L'ammasso molto luminoso ai raggi X implica che sia estremamente massiccio, con una massa di circa un quadrilione - mille trilioni - di volte il Sole. Al centro dell'ammasso vi è una larga galassia ellittica che contiene il buco nero super-massiccio.
La grande quantità di gas caldo vicino al centro dell'ammasso rappresenta un enigma. Il gas caldo che brilla ai raggi X dovrebbe essere freddo, e questo denso gas al centro dell'ammasso dovrebbe raffreddare ancora più velocemente. La pressione centrale del gas freddo dovrebbe quindi scendere, causando al gas più lontano di affondare verso la galassia, formando migliaia di miliardi di stelle lungo il percorso. Tuttavia, gli astronomi non hanno trovato traccia di questa grande formazione di stelle al centro dell'ammasso.
Questo problema era già stato riscontrato in molti ammassi di galassie ma quello di RX J1532 è un caso estremo. L'ammasso Phoenix è uno dei più estremi ma, diversamente da questo, lì vi è stata osservata una grande formazione stellare.
Cosa impedisce il formarsi di un grande numero di stelle in RX J1532? Le immagini di Chandra e del Very Large Array (VLA) hanno fornito la risposta alla domanda.
L'immagine ai raggi X mostra due grandi cavità (vedi immagine a sinistra) nel gas caldo una per lato della galassia centrale e queste sono allineate con le emissioni viste nelle immagini radio del VLA. La localizzazione del buco nero super-massiccio fra le due cavità è un forte indizio che i getti supersonici generati dal buco nero hanno perforato il gas caldo e lo hanno spinto via, formando le cavità.
I fronti d'urto - identici a quelli dei bang sonici - causati dalle cavità espansione e il rilascio di energia da onde sonore riverberanti attraverso il gas caldo forniscono una fonte di calore che impedisce alla maggior parte del gas di raffreddarsi e di formare nuove stelle.
Le cavità misurano ognuna circa 100.000 anni luce, quasi quanto le dimensioni della nostra Via Lattea. L'energia necessaria per generare questo è la più grande mai misurata negli ammassi di galassie. Per confronto, la potenza è quasi 10 volte maggiore a quella richiesta per creare le ben note cavità in Perseus.
Sebbene l'energia che alimenta i getti debba essere stata generata dalla materia che cade verso il buco nero, nessuna emissione di raggi X è stata misurata dal materiale in caduta. Questo risultato può essere spiegato dal fatto che il buco nero è 'ultra-massiccio' invece che 'super-massiccio' con una massa che supera di 10 miliardi quella del Sole. Un buco nero di questo tipo dovrebbe essere in grado di produrre getti potenti senza consumare molta massa, emettendo quindi poca radiazione dal materiale che vi cade dentro.
Un'altra possibile spiegazione è che il buco nero abbia una massa di solo un miliardo di volte il Sole ma ruoti con estrema rapidità. Un buco nero di questo tipo produce getti molto potenti di uno che ruota lentamente mentre consuma lo stesso quantitativo di materia. In entrambe le spiegazioni il buco nero è estremamente massiccio.
Una cavità più distante è visibile anche con un angolo diverso rispetto ai getti, lungo una direzione nord-sud. Questa cavità è probabile che sia stato prodotta da un getto generato da un'emissione dal buco nero molto più antica. Ciò solleva la questione del perché questa cavità non è più allineata con i getti. Ci sono due possibili spiegazioni. O su larga scala il moto del gas nell'ammasso ha spinto verso di lato o il buco nero è in precessione, cioè, oscilla come una trottola.
Un articolo che descrive questo lavoro è stato pubblicato nel numero del 10 novembre 2013 della rivista The Astrophysical Journal ed è disponibile on-line. Il primo autore è Julie Hlavacek-Larrondo della Stanford University. I dati di Hubble utilizzati in quest'analisi provengono dall'osservazione Cluster Lensing and Supernova, guidata da Marc Postman per lo Space Telescope Science Institute.
Il Marshall Space Flight Center della NASA di Hunstville, Alabama, gestisce il programma Chandra per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA di Washington. Lo Smithsonian Astrophysical Observatory di Cambridge, Mass., controlla Chandra e gestisce le operazioni di volo e scientifiche.

Un grazie a Roberto Beltramini per aver segnalato l'interessante notizia.

Fonte: Smithsonian Astrophysical Observatory

24/01/2014 - Atlas 5 mette in orbita satellite per telecomunicazioni della NASA -

Un razzo vettore Atlas 5 della United Launch Alliance ha spedito nello spazio un satellite di comunicazione della NASA illuminando la costa della Florida con uno spettacolare decollo notturno.
Il decollo del razzo è avvenuto in perfetto orario alle 9:33 p.m. EST del 23 gennaio (le 3:33 ora italiana del 24 gennaio) dal Complesso di Lancio 41 (SLC-41) di Cape Canaveral. Il vettore, pesante 338 tonnellate e alto 13 metri più della Statua della Libertà, ha compiuto il decimo lancio di fila, per un Atlas 5, al primo tentativo.
Il decollo segna anche il 625esimo lancio di un razzo che porta il nome Atlas e il 43esimo della famiglia Atlas 5 eseguito con successo e che lo porta, per la prima volta, a superare l'Ariane 5 nella lista di affidabilità di Space Launch Report.
Il primo stadio dell'Atlas 5, versione 401, alimentato da un motore RD-180 ha funzionato per 4 minuti e due secondi. A questo è seguita una prima accensione dello stadio superiore Centaur della durata di 13 minuti e 55 secondi che ha portato il veicolo su un'orbita preliminare di 185x24.919 km a 26,5° sull'equatore. Dopo un'ora, 21 minuti e 55 secondi di deriva, il Centaur è stato riacceso per 63 secondi in modo da accelerare il veicolo verso l'orbita finale. Circa due ore dopo il decollo, lo stadio superiore Centaur ha rilasciato il satellite TDRS-L (Tracking and Data Relay Satellite L) sull'orbita di trasferimento geosincrono prevista di 4.839x35.788 km con inclinazione di 25,5°.
"Questo veicolo spaziale fa parte della vasta iniziativa NASA per ammodernare la costellazione spaziale che si trova in orbita fin dai primi anni '80," ha detto Paul Buchanan, uno dei responsabili del progetto TDRS.
Il satellite, pesante circa 3,4 tonnellate al lancio, una volta in orbita dispiegherà i suoi due lunghi pannelli solari di oltre 20 metri e le due grandi antenne paraboliche in grafite di 4 metri e cinquanta di diametro. A bordo si trovano tre sistemi di comunicazione, in banda Ku, Ka e S, che permettono di ri-trasmettere a Terra i segnali provenienti dalla Stazione Spaziale Internazionale, dal Telescopio Spaziale Hubble e dalla miriade di satelliti NASA che monitorano la Terra. La vita operativa di TDRS-L è di 10 anni anche se i suoi predecessori hanno tutti superato lungamente questi tempi previsti.
Questo satellite andrà a posizionarsi a 150 ° Ovest per il periodo di test delle apparecchiature e poi si sposterà a 49° Ovest per la zona operativa.
Quello di oggi è stato il quarto lancio orbitale del 2014, tutti eseguiti con successo.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) il momento del decollo del razzo Atlas 5 con il satellite TDRS-L.

VIDEO DECOLLO RAZZO ATLAS AV-043 CON IL SATELLITE TDRS-L - 24/01/2014 - (Credit: YOUTUBE/NASAKennedy) - dur.min. 2:18 - LINGUA INGLESE

Fonti: SpaceflightNow - Space Launch Report

22/01/2014 - Completato il modulo di servizio per il primo volo di Orion -

Il secondo delle tre parti principali del veicolo spaziale che verrà lanciato in orbita con la prima missione Orion prevista quest'autunno, è stato completato.
Il lavoro sta procedendo progressivamente su tutte e tre le parti principali di Orion - il modulo di servizio, il modulo equipaggio e il sistema di aborto al lancio - e questo mese sia il modulo di servizio che il sistema di aborto stanno per attraversare la linea del traguardo.
Il modulo di servizio di Orion si trova al di sotto del modulo equipaggio e sopra il razzo che lancerà Orion nella spazio. Il modulo di servizio recentemente completato, che volerà durante il primo volo di prova di Orion, è una rappresentazione strutturale e non possiede gran parte delle capacità del modulo di servizio finale. I moduli di servizio dei voli successivi forniranno l'energia, la dissipazione del calore, la propulsione spaziale per i trasferimenti orbitali, i controlli di assetto e il controllo durante le fasi di aborto a grandi altezze. Inoltre conterranno l'acqua, l'ossigeno e l'azoto necessari per il viaggio.
Ma dato che questa prima missione di Orion sarà solo un viaggio di prova di quattro ore, senza equipaggio, molti di questi sistemi non sono assolutamente necessari. Invece la responsabilità principale di questo primo modulo di servizio sarà il supporto strutturale che dovrà sopportare il peso del modulo equipaggio e del sistema di aborto al lancio mentre saranno lanciati verso lo spazio.
Visto che il modulo equipaggio e il sistema di aborto al lancio pesano assieme oltre 16 tonnellate, il compito non sarà facile. Il modulo equipaggio sarà sostenuto da tre massicci pannelli chiamati 'fairings', che racchiudono il modulo di servizio e lo protegge dal calore, dal vento e dalle onde acustiche. Questi pannelli sorreggono metà del peso del modulo equipaggio e del sistema di aborto al lancio durante il lancio e l'ascesa, prima che siano espulsi ad oltre 160 km di altezza. Dopo quello i carichi di Orion sono molto più bassi e possono essere sopportati bene anche dal modulo di servizio da solo.
Per assicurarsi che il modulo di servizio e i suoi fairings sopportino la sfida trascorreranno due settimane a febbraio di intensi test. Gli ingegneri applicheranno piccoli carichi di stress sulla struttura per mettere alla prova la sua robustezza e verificare se reagisce come previsto. Se lo farà alzeranno la posta e li sottoporranno a spinte e torsioni da più direzioni.
Se sarà in grado di sopportare lo sforzo, gli ingegneri sapranno che è pronto per il volo.
Il sistema di aborto al lancio è stato completato a dicembre, e il modulo equipaggio lo seguirà fra poco. Gli ingegneri al Kennedy Space Center hanno recentemente completato le complesse saldature richieste per essere sicuri che i sistemi di propulsione e i fluidi di supporto vitale siano a prova di tenuta.
Per minimizzare il numero di giunti meccanici, che sono degli inviti per le perdite, i sistemi dei fluidi sono saldati insieme come un pezzo unico in una ciotola di spaghetti virtuale che circonda lo scafo a pressione di Orion. Il processo richiede più di 260 saldature individuali in geometrie complesse, ognuna delle quali è stata poi passata ai raggi X per assicurarsi che fosse riuscita bene.
Nei prossimi tre mesi, verrà installato il sistema di protezione termico di Orion - le mattonelle sulla parte superiore del modulo equipaggio e il più grande scudo termico di questo tipo mai costruito prima. Con queste parti al loro posto, il modulo equipaggio, il modulo di servizio e il sistema di aborto al lancio saranno pronti per essere accoppiati questa primavera.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) gli ingegneri stanno installando le coperture del modulo di servizio.

Fonte: NASA

Nel diagramma (Credit: Adapted from Küppers et al.) il cambiamento del segnale di assorbimento dell'acqua su Cerere.

22/01/2014 - Il telescopio spaziale Herschel scopre l'acqua su Cerere -

Gli scienziati, utilizzando l'osservatorio spaziale Herschel, hanno fatto la scoperta della presenza di vapore d'acqua sull'oggetto più grande e sferico che si trova nella fascia degli asteroidi, Cerere.
Pennacchi di vapore d'acqua vengono espulsi periodicamente da Cerere quando parti della sua superficie ghiacciata si riscaldano leggermente. Cerere, classificato ora come pianetino (come anche Plutone), è il corpo asteroidale più grande ma è più piccolo di un pianeta.
Herschel è una missione dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) con un contributo importante di NASA.
"Questa è la prima volta che il vapore d'acqua è stato inequivocabilmente rilevato su Cerere o su ogni altro oggetto che si trovi nella fascia degli asteroidi e fornisce la prova che Cerere ha una superficie ghiacciata e un'atmosfera," ha detto Michael Kueppers, dell'ESA in Spagna, autore dell'articolo apparso sulla rivista Nature.
I risultati arrivano appena in tempo per la missione Dawn della NASA, che è sulla rotta per raggiungere Cerere dopo aver trascorso oltre un anno in orbita al grande asteroide Vesta. Dawn dovrebbe raggiungere Cerere nella primavera del 2015, e darà l'occhiata ravvicinata mai data prima alla sua superficie.
"Abbiamo una sonda diretta a Cerere, e così non dovremo attendere a lungo per avere un contesto di questi interessanti dati, li avremo di prima mano," ha detto Carol Raymond, il delegato ricercatore principale per Dawn presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California. "Dawn eseguirà una mappatura della geologia e della chimica della superficie in alta risoluzione, svelando i processi che guidano quest'attività di emissione di gas."
Per tutto il secolo scorso, Cerere era conosciuto come il più grande asteroide del Sistema Solare. Ma nel 2006, l'Unione Astronomica Internazionale (IAU), l'organizzazione responsabile per i nomi da assegnare agli oggetti planetari, ri-classificò Cerere come pianetino a causa delle sue dimensioni (quasi 950 km di diametro). Quando venne scoperto per la prima volta nel 1801, gli astronomi pensavano si trattasse di un pianeta orbitante fra Marte e Giove. In seguito, altri corpi celesti con orbite simili vennero scoperti, segnando così la scoperta della fascia principale di asteroidi del nostro Sistema Solare.
Gli scienziati pensano che Cerere sia composto di roccia al suo interno con uno spesso mantello di ghiaccio che, se fuso, potrebbe fornire più acqua dolce di tutta quella presente sulla Terra. I materiali costituenti Cerere provengono probabilmente dai primi milioni di anni di esistenza del nostro Sistema Solare e si sono accumulati prima che i pianeti si formassero.
Fino a ora, il ghiaccio era stato ipotizzato su Cerere ma non era mai stato rilevato in modo sicuro. E' stata la visione infrarossa di Herschel a poterlo finalmente scoprire, una chiara traccia spettrale di vapore d'acqua. Ma Herschel non ha visto il vapore ogni volta che lo ha ripreso. Mentre il telescopio ha segnalato la presenza di vapor d'acqua in quattro differenti occasioni, in una non ve ne era traccia.
Questo è quello che pensano possa accadere: quando Cerere arriva alla parte dell'orbita più vicina al Sole, una parte della sua superficie ghiacciata comincia a scaldarsi abbastanza da formare vapore d'acqua che sfugge in pennacchi al ritmo di 6 kg al secondo. Quando Cerere si trova nella parte più fredda della sua orbita, nessun vapore viene emesso.
La forza del segnale inoltre varia lungo le ore, le settimane e i mesi, perché i pennacchi di vapore d'acqua ruotano dentro e fuori la vista di Herschel mentre l'oggetto ondeggia sul suo asse. Questo permette agli scienziati di localizzare la sorgente dell'acqua in due zone scure sulla superficie di Cerere, precedentemente viste dal Telescopio Spaziale Hubble e da telescopi al suolo. Le zone scure potrebbero emettere gas più facilmente perché il materiale scuro si riscalda prima di quello chiaro. Quando Dawn arriverà a Cerere potrà studiare queste strutture.
"La linea di demarcazione fra le comete e gli asteroidi diventa sempre più sfumata," dice Seungwon Lee del JPL, che ha aiutato con i modelli di vapore d'acqua assieme a Paul von Allmen, sempre del JPL. "Sapevamo prima che la fascia principale degli asteroidi mostra delle attività simili a quelle delle comete, ma questa è la prima volta che viene scoperto il vapore d'acqua in un oggetto simile a un'asteroide."
La ricerca è parte del programma MACH 11 (Measurements of 11 Asteroids and Comets Using Herschel), che utilizza Herschel per osservare i piccoli corpi che sono stati o lo saranno visitati da sonde spaziali, compresi gli obiettivi della precedente missione Deep Impact della NASA o la prossima OSIRIS-Rex (Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer). Laurence O'Rourke, dell'ESA, è a capo del programma MACH-11.
Herschel è una missione dell'ESA, con strumenti scientifici forniti da un consorzio di istituti europei e con la portante partecipazione della NASA. Mentre l'osservatorio ha interrotto le osservazioni scientifiche nell'aprile 2013, dopo aver finito il liquido refrigerante come previsto, gli scienziati continuano ad analizzare i dati raccolti. L'Herschel Project Office della NASA al JPL ha contribuito con la tecnologia per due dei tre strumenti scientifici a bordo dell'osservatorio spaziale. L'Herschel Science Center della NASA, che fa parte dell'Infrared Processing and Analysis Center del California Institute of Technology di Pasadena, supporta la comunità astronomica USA.
La missione Dawn è gestita dal JPL per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA di Washington. Dawn è un progetto del Programma Discovery, gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Hunstville, Alabama. UCLA è responsabile della parte scientifica della missione Dawn. La Orbital Sciences Corp. di Dulles, Virginia, ha progettato e costruito il veicolo spaziale. Il Centro Tedesco Aerospaziale, il Max Planck Institute for Solar System Research, l'Agenzia Spaziale Italiana e l'Istituto Nazionale di Astro-Fisica sono i partner internazionali della squadra della missione. Il Caltech gestisce il JPL per la NASA.
Ulteriori informazioni su Herschel on-line presso:http://www.esa.int/SPECIALS/herschel. Ulteriori informazioni sul ruolo della NASA in Herschel sono disponibili qui: http://www.nasa.gov/herschel. Per ulteriori informazioni sulla missione Dawn della NASA visita: http://www.nasa.gov/dawn.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: ESA) Cerere e la prova della presenza di vapore d'acqua. Nel diagramma (Credit: Adapted from Küppers et al.) il cambiamento del segnale di assorbimento dell'acqua su Cerere osservato dall'Osservatorio Spaziale Herschel il 6 marzo 2013. Le emissioni più intense corrispondono a due zone più scure della superficie conosciute come Piazzi e Regione A, identificate grazie alle immagini ottenute dall'osservatorio Keck II. I due punti si trovano a 110° di longitudine di distanza e sono intervallati da 9 ore, l'esatto periodo di rotazione del pianetino. Questo dimostra che la variabilità nell'emissione di vapore d'acqua è possibile anche nel breve periodo.

Fonti: Spaceref - ESA

22/01/2014 - Pronto al lancio il più moderno TDRS della NASA -

Il più moderno satellite di comunicazione della NASA, il TDRS-L (Tracking and Data Relay Satellite-L) si trova sulla sommità del razzo vettore Atlas 5 variante AV-401 sulla rampa di lancio SLC-41 di Cape Canaveral in Florida, in attesa del lancio previsto per questa sera alle 9:05 p.m. EST (le 3:05 ora italiana del 24 gennaio).
Il programma TDRS è iniziato negli anni '80 per mantenere i collegamenti costanti con le navette spaziali della NASA. Grazie ad una rete di questi satelliti le comunicazioni dati, vido e voce dall'orbita bassa terrestre potevano essere mantenute quasi ininterrottamente incrementando così la sicurezza dei voli e lo sfruttamento del tempo orbitale.
Fin dall'inizio del programma sono stati lanciati 11 satelliti TDRS, otto sono ancora in servizio, due sono stati messi in pensione e uno rimase distrutto assieme alla navetta Challenger nel disastro del 1986. Ora i TDRS assicurano le comunicazioni con la Stazione Spaziale Internazionale, con il Telescopio Spaziale Hubble e con tutta la serie di satelliti per il monitoraggio della Terra.
Il veicolo di lancio della United Launch Alliance, missione AV-043, è stato portato ieri sulla rampa di lancio dopo che la riunione finale dei tecnici aveva dato parere positivo per le operazioni di decollo. La finestra di lancio di oggi si estende per 40 minuti e le condizioni meteo previste sono all'80% favorevoli al decollo.
Il TDRS-L è il secondo satellite NASA della nuova serie e raggiungerà un identico veicolo lanciato nel gennaio 2013 e già in servizio. Questo TDRS-L, che verrà rinominato TDRS-12 una volta entrato in servizio, sarà inizialmente messo in riserva nell'attesa che un satellite più vecchio venga ritirato. La NASA ha ancora un ultimo TDRS in costruzione e il suo lancio è previsto solo in caso di necessità.
Nella foto di copertina (Credit: Ben Cooper / United Launch Alliance) il razzo vettore Atlas 5 mentre viene portato alla rampa di lancio.

Fonte: SpaceflightNow

Nell'immagine (Credit: Chinese Academy of Sciences / Don Davis) la panoramica completa del sito di atterraggio di Chang'e-3.

22/01/2014 - Pubblicato il primo panorama a 360° del sito di atterraggio di Chang'e-3 -

Sul sito Chinanews sono apparse una nuova serie di immagini ad alta risoluzione scattate dal lander cinese Chang'e-3 lo scorso 20 dicembre.
Don Davis, della Planetary Society, le ha montate assieme realizzando il primo panorama a 360° della superficie lunare attorno al sito di atterraggio di Chang'e-3. Qui potete vedere la versione originale a grande risoluzione.
Nella foto di copertina (Credit: Chinese Academy of Sciences) un dettaglio del rover Yutu che fa parte di questa spettacolare panoramica. Nell'immagine a sinistra (Credit: Chinese Academy of Sciences / Don Davis) la panoramica completa del sito di atterraggio di Chang'e-3.

Fonti: Il Disinformatico - Chinanews - Planetary Org

Nell'immagine (Credit: ASI/TV) il logo della missione Futura di Samantha Cristoforetti.

22/01/2014 - Presentato il logo della missione 'Futura' di Samantha Cristoforetti -

Si è tenuta oggi alle 16, presso Palazzo Chigi, la presentazione ufficiale del logo della missione spaziale dell'astronauta italiana dell'ESA Samantha Cristoforetti.
'Futura', questo il nome della missione che prevede sei mesi di permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale da parte della prima donna astronauta italiana, ha ora anche il suo logo scelto con un concorso al quale potevano partecipare tutti. La missione 'Futura' (ISS 42/43) di cui sarà protagonista il capitano pilota dell’Aeronautica Militare Samantha Cristoforetti - in assoluto il settimo astronauta italiano e, al momento, anche l’unica donna del corpo astronauti dell’ESA - è stata ufficialmente presentata questo pomeriggio nel corso di una affollata conferenza stampa. Il disegno scelto è stato realizzato da Valerio Papeti, 31 anni di Torino laureato in Belle Arti all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. È appassionato di astronomia, scienza, arte e combina tutti questi elementi nel suo lavoro, anche se si considera migliore come artista che come scienziato.
Il logo è stato scelto tra le proposte inviate a seguito di un concorso nel quale veniva richiesto che il disegno contenesse gli elementi della sua missione: ricerca, scoperta, scienza, tecnologia, esplorazione, meraviglia, avventura, viaggi, eccellenza, lavoro di squadra, umanità, entusiasmo, sogni e nutrizione.
Il logo mostra un'orbita stilizzata della Stazione Spaziale Internazionale intorno alla Terra – a simboleggiare la connessione tra il nostro pianeta e l'avamposto orbitante. Valerio ha aggiunto il sorgere del sole in quanto è questa la più bella immagine che egli ha visto tra quelle dallo spazio. Il sorgere del sole è inoltre simbolo del futuro delle nuove scoperte e di nuovi orizzonti, per l'Italia e l'umanità tutta.
Alla conferenza stampa di presentazione erano presenti, oltre a Crisoforetti, il Presidente ASI Enrico Saggese, il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega per le Pari Opportunità Maria Cecilia Guerra e il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, il Generale Pasquale Preziosa. A rappresentare l'Agenzia Spaziale Europea era presente in sala il Direttore dei programmi ESA di Osservazione della Terra e Capo dell'ESA-ESRIN Volker Liebig.
"Mi piace ripetere che se ci fosse un G8 dello Spazio - ha detto Saggese durante il suo discorso di apertura, in cui ha più volte sottolineato le grandi opportunità aperte con i prolungamento al 2024 della vita operativa della ISS - l'Italia ne farebbe sicuramente parte, grazie alla sua determinazione e alla continuità del suo impegno lungo 50 anni. Il successo di oggi - ha sottolineato il presidente ASI - lo dobbiamo anche a chi ha lavorato nel passato e lo ha reso possibile."
Nella foto (Credit: NASA/ESA) Samantha Cristoforetti durante l'addestramento all'attività extraveicolare. Parole cui hanno immediatamente fatto eco quelle del Generale Preziosa che, nel sottolineare il valore della formazione nell'esaltare i talenti e le competenze degli ultimi due astronauti italiani, Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano, da lui definiti 'due stelle' ha commentato come "attraverso questa ulteriore missione si prosegue nel solco di una grande tradizione e nel ricordo di Broglio, perché è 'volando' che si 'vince' il futuro."
"Sono molto contenta di essere qui oggi a rappresentare il governo ed il paese - ha quindi dichiarato il Viceministro Guerra, intervendo subito dopo Preziosa - e voglio ringraziare il Capitano Cristoforetti non solo per la sua importante missione, ma anche perché è una donna e mostra a tutti noi dove è possibile arrivare. Considero questo – ha aggiunto - un successo per l'Italia e per tutte le donne."
Subito dopo il Viceministro, ha finalmente preso la parola il capitano Cristoforetti: "E' per me una grande gioia essere qui oggi - ha detto subito dopo aver ringraziato chi l'ha preceduta - e sarà un grande onore far parte di questa missione sulla ISS." A chi le chiedeva lumi sulle emozioni e la tensione di questo momento unico, ha risposto con garbo: "Mi sento molto serena, nel mio quotidiano vivo la preparazione con impegno ma anche con gioia, consapevole di avere il privilegio di essere parte di un gruppo straordinario che ha opportunità straordinarie."
Sono stati illustrati gli scopi della missione e Samantha ha citato alcuni degli interessanti esperimenti di cui sarà responsabile durante la sua permanenza sulla ISS. Ha inoltre dichiarato di essere ormai pronta perché comunque a giugno farà parte dell'equipaggio di riserva della missione che precede la sua, che invece parte a novembre. Non si è data ancora per vinta dal fatto di non aver una passeggiata spaziale programmata, dicendo che non si può mai sapere!
Samantha Cristoforetti era stata selezionata nella nuova classe di astronauti europei del 2009 assieme al collega Luca Parmitano. Grazie a un accordo bilaterale che lega l’Agenzia Spaziale Italiana e la NASA, Samantha volerà a fine novembre (in questo momento la partenza è prevista per il 24 novembre 2014) per la Stazione Spaziale Internazionale, dove resterà per circa sei mesi quale membro effettivo dell’equipaggio.
L'ASI, unica agenzia spaziale nazionale in Europa ad aver accesso diretto alle risorse di utilizzazione della ISS, ha selezionato e sta sviluppando per la missione di FUTURA otto progetti di ricerca scientifica e dimostrazione tecnologica italiani, che verranno svolti dalla nostra astronauta nei suoi sei mesi di permanenza a bordo della ISS: cinque progetti saranno dedicati allo studio di vari aspetti della fisiologia umana in condizioni di assenza di peso, due effettueranno analisi biologiche su campioni cellulari portati in microgravità; verrà infine portato e sperimentato a bordo della ISS un dimostratore per un processo di produzione automatizzato per la realizzazione di oggetti 3D in assenza di gravità (stampa 3D). I progetti sono stati ideati da Università, centri di ricerca, aziende e PMI italiane, e selezionati dall'ASI con i Bandi nazionali di Volo Umano per la utilizzazione della ISS.
Sempre durante le domande fatte dai giornalisti è emerso che Cristoforetti, che parla correntemente l'inglese, il tedesco e il russo, sta studiando anche il cinese e questo potrebbe essere interessante se riferito a quanto detto da Saggese "L'Italia è interessata a partecipare a tutte le stazioni spaziali, anche quelle future, quindi anche la cinese, prevista nel 2020 e la privata di Bigelow"
Nella foto di copertina (Credit: ASI/TV) il momento della scoperta del logo con Samantha Cristoforetti e il Presidente ASI, Enrico Saggese. Nell'immagine in alto (Credit: ASI/TV) il logo della missione Futura di Samantha Cristoforetti. Nella foto a destra (Credit: NASA/ESA) Samantha Cristoforetti durante l'addestramento all'attività extraveicolare a Houston, in Texas.

Fonti: ASI TV - ASI - ESA Italia

22/01/2014 - La NASA sommersa dalle idee per gli strumenti scientifici del Mars Rover 2020 -

La NASA ha ricevuto ben 58 proposte per strumenti scientifici da imbarcare sul prossimo rover dell'Agenzia diretto verso Marte, la cui partenza è prevista per il 2020.
Si tratta del doppio delle proposte che di solito vengono inviate in questa fase. La NASA sceglierà le attrezzature scientifiche da imbarcare nel Mars Rover 2020 durante i prossimi cinque mesi.
Il Mars Rover 2020 sarà basato quasi interamente sul Mars Rover Curiosity, che è atterrato sul Pianeta Rosso nell'agosto del 2012 per determinare se Marte potesse aver mai avuto le condizioni necessarie a supportare la vita. Il team di Curiosity ha già risposto a questa domanda in modo affermativo trovando una zona, chiamata Yellowknife Bay che era abitabile miliardi di anni fa.
Il nuovo rover però farà un passo ulteriore cercando le prove di forme di vita nel passato di Marte. Inoltre il robot raccoglierà campioni di suolo e roccia per un possibile ritorno sulla Terra, il modo migliore con il quale gli scienziati vogliono cercare, se vi sono, gli organismi marziani.
Ma il rover dovrà anche aiutare la NASA nel suo obiettivo a lungo termine di far atterrare gli esseri umani sul Pianeta Rosso. Il robot a sei ruote cercherà quindi potenziali risorse naturali per il sostentamento di una missione umana.
La missione di Curiosity, ancora in corso, è costata circa 2,5 miliardi di dollari e, dato che il nuovo rover si baserà in gran parte su quella tecnologia già testata il suo costo dovrebbe essere di almeno un miliardo di dollari inferiore.
La NASA, che aveva aperto la competizione per le proposte degli strumenti del rover a settembre l'ha chiusa il 15 gennaio. Oltre alle proposte provenienti da vari istituzioni e centri di ricerca USA, 17 proposte sono arrivate da partner internazionali.
Nel disegno di copertina (Credit: NASA) uno schizzo del Mars Rover 2020 e le particolarità della sua missione.

Fonte: Space.com

21/01/2014 - Il lander Morpheus della NASA completa un altro volo libero -

Il 21 gennaio 2014 è stato condotto un nuovo volo di prova libero del lander prototipo Morpheus presso la Shuttle Landing Facility del Kennedy Space Center della NASA, in Florida.
Il test, della durata di 64 secondi, è iniziato alle 1:15 p.m. EST (le 19:15 ora italiana) con il Morpheus che è decollato da sopra una trincea devia-fiamma ed è salito fino a circa 92 metri di altezza, aumentando significativamente la velocità di ascesa nei confronti del test precedente. Morpheus ha poi volato in avanti coprendo circa 109 metri in 25 secondi prima di scendere e atterrare sulla rampa dedicata che si trova all'interno del campo predisposto per i test del sistema automatico di atterraggio con tecnologia per evitare gli ostacoli (ALHAT). Morpheus è atterrato entro 38 centimetri dall'obiettivo.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) un momento del volo di prova di oggi.

VIDEO DEL TEST DI VOLO LIBERO DI MORPHEUS AL KSC - 21/01/2014 - (Credit: YOUTUBE/NASAKennedy) - dur.min. 1:19 - LINGUA INGLESE

Fonte: NASA

21/01/2014 - La NASA conferma che il 2013 mantiene il trend del riscaldamento globale -

Gli scienziati della NASA hanno confermato che il 2013, assieme al 2009 e il 2006, sono stati fra i sette anni più caldi fin dal 1880, proseguendo l'andamento a lungo termine nel rialzamento delle temperature globali.
Con l'eccezione del 1998, i 10 anni più caldi fra i 134 finora registrati, sono avvenuti fin dal 2000, con il 2005 e il 2010 come i più caldi in assoluto.
Il Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA di New York, che analizza le temperature superficiali globali su base regolare, ha rilasciato martedì un rapporto sulle temperature attorno al globo nel 2013. Il confronto mostra come la Terra continua a sperimentare un aumento delle temperature rispetto ad alcuni decenni fa.
La temperatura media nel 2013 è stata di 14,6° Celsius, che è 0,6° C più calda della media del 20esimo secolo. Secondo le ultime analisi la temperatura globale media è salita di 0,8° C fin dal 1880. Le posizioni esatte di ogni anno sono sensibili ai dati immessi ed ai metodi di analisi.
"L'andamento sul lungo periodo delle temperature di superficie sono inusuali e il 2013 aggiunge altre prove ai cambiamenti climatici," dice Gavin Schmidt, climatologo del GISS. "Mentre un anno o una stagione possono essere vittime di effetti meteo casuali, quest'analisi mostra la necessità di proseguire il monitoraggio su lungo periodo."
Gli scienziati enfatizzano che la struttura del clima causa sempre fluttuazioni nelle temperature medie di anno in anno, ma il continuo incremento dei gas serra nell'atmosfera terrestre stanno portando ad un innalzamento delle temperature globali. Ogni anno successivo non è necessariamente più caldo del precedente, ma con l'attuale livello di emissioni di gas serra, gli scienziati si aspettano che ogni decade successiva sarà più calda della precedente.
L'anidride carbonica è il gas serra che intrappola il calore e gioca il ruolo principale nel controllo dei cambiamenti climatici terrestri. Questo avviene naturalmente ma anche con l'emissione di combustibili fossili bruciati per ottenere energia. Guidato dall'incremento delle emissioni causate dall'uomo, i livelli di anidride carbonica nell'atmosfera della Terra rappresentano i valori più alti degli ultimi 800.000 anni.
Il livello dell'anidride carbonica nell'atmosfera era di circa 285 parti per milione nel 1880, il primo anno nel quale sono state registrate le temperature da GISS. Nel 1960 le concentrazioni atmosferiche dell'anidride carbonica, misurate dall'osservatorio Mauna Loa della Hawaii per la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) erano di circa 315 parti per milione. Quelle compiute lo scorso anno erano a 400 parti per milione.
Mentre il mondo ha subito temperature relativamente calde nel 2013, gli Stati Uniti continentali hanno sperimentato il 42esimo anno più caldo nella graduatoria, secondo le analisi del GISS. Per altri Paesi, come l'Australia, il 2013 è stato l'anno più caldo in assoluto.
Le analisi delle temperature prodotte dal GISS sono compilate con i dati meteo provenienti da oltre 1.000 stazioni meteorologiche sparse nel mondo, da osservazioni satellitari delle temperature superficiali marine, dalle misurazioni compiute nelle stazioni di ricerca Antartiche, tengono conto dello storico delle stazioni e degli effetti di isole di calore. I programmi al computer utilizzati per calcolare le differenze fra le temperature di superficie in un dato mese e le medie delle temperature nello stesso luogo dal 1951 al 1980. Questo periodo di tre decadi funziona come base per le analisi. Sono trascorsi 38 anni fin da quando è stato misurato un anno più freddo delle temperature medie.
La lista delle temperature GISS è solo una delle diverse analisi delle temperature globali, assieme a quella prodotta del Met Office Hadley Centre nel Regno Unito e dal National Climatic Data Center del NOAA a Asheville, N.C.. Queste tre principali liste utilizzano metodi di calcolo leggermente differenti, ma in tutte, l'andamento mostrato è molto simile.
Schmidt e Tom Karl, direttore del Climatic Data Center della NOAA, Asheville, N.C., discuteranno delle temperature globali 2013 durante una teleconferenza che si terrà giovedì alle 1:30 p.m. EST (le 19:30 ora italiana). Data la chiusura degli uffici governativi federali di Washington, questo evento non verrà diffuso.
Per le immagini relative ai dati visita: http://go.nasa.gov/1ekwJaf.
Per ulteriori informazioni sulla scienza della Terra alla NASA visita: http://www.nasa.gov/earth.

ANDAMENTO DELLE TEMPERATURE GLOBALI DAL 1950 AL 2013 - 21/01/2014 - (Credit: YOUTUBE/NASA GODDARD) - dur.min. 0:15 - NO AUDIO

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: ESA) il direttore generale ESA, Dordain, al centro.

21/01/2014 - Il capo ESA assicura che il modulo di servizio di Orion sarà pronto per il 2017 -

Il direttore generale dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), Jean-Jacques Dordain, ha dichiarato ai giornalisti venerdì scorso, che il modulo di servizio per la prima missione del veicolo da esplorazione abitato Orion della NASA oltre l'orbita terrestre sarà pronto in tempo nel 2017.
Infatti alcuni settimane fa erano emersi dei problemi con il peso che avevano costretto l'ESA a rinviare la cruciale revisione preliminare del progetto da novembre 2013 fino alla prossima primavera e questo aveva fatto temere un ritardo nella consegna alla NASA con relativo slittamento del lancio fissato alla fine del 2017.
"Il ritardo è legato ad un numero di problemi tecnici, compresi quelli in relazione alla massa del veicolo," ha detto Dordain che però ha assicurato la NASA che questo ritardo di sei mesi non avrà ripercussioni sul previsto invio del modulo di servizio negli USA.
"Ho spiegato alla NASA che il ritardo nel PDR (preliminary design review - una tappa cruciale nello sviluppo di un veicolo nel quale gli ingegneri accertano la maturità del progetto del veicolo spaziale) non avrà nessuna conseguenza sull'invio del modulo di servizio."
Il modulo di servizio fornisce alla capsula abitata Orion la propulsione e l'energia e si basa sull'Automated Transfer Vehicle (ATV) dell'ESA, un veicolo robotico utilizzato per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale.
I tecnici assembleranno il modulo di servizio presso la struttura dell'Airbus Defence and Space di Brema, in Germania, il sito dove viene integrato anche ATV. L'Airbus poi invierà il modulo di servizio al Kennedy Space Center in Florida dove verrà agganciato al veicolo equipaggio Orion costruito dalla Lockheed Martin Corp.
La sezione propulsiva costruita dall'Europa ha un'altezza e un diametro di circa quattro metri.
Le previsioni sono per l'arrivo del modulo di servizio in Florida per il primo quadrimestre del 2017, ma Dordain e Thomas Reiter, capo della divisione volo spaziale umano dell'ESA, hanno detto che il piano dettagliato verrà definito meglio a giugno, dopo il completamento del PDR.
Dopo il PDR l'Airbus dovrebbe affrontare la prossima fase del contratto, chiamata C/D e questo slittamento accorcerà i tempi di questo nuovo passo cruciale nello sviluppo del modulo di servizio. "Il taglio dei tempi che avremo con il contratto C/D con l'industria renderà tutto più difficile, ma è fattibile," ha commentato Reiter.
Il volo previsto per la fine del 2017 sarà la prima missione completa per il veicolo multifunzione abitato Orion, ma non trasporterà astronauti. Il veicolo decollerà con il nuovo vettore pesante Space Lauch System della NASA, un mega-razzo in fase di sviluppo che utilizza tecnologie riciclate e ri-progettate del Programma Space Shuttle.
Il volo del 2017, conosciuto come Exploration Mission 1 (EM-1), condurrà un sorvolo della Luna ed entrerà in un'orbita chiamata 'retrograda distante' a circa 70.000 km dal nostro satellite naturale. Il primo volo con equipaggio è previsto per il 2021 e gli astronauti potrebbero far visita ad un'asteroide.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) il modulo di servizio, fornito da ESA, del veicolo spaziale Orion. Nella foto a sinistra (Credit: ESA) il direttore generale ESA, Dordain, al centro, durante la conferenza stampa di venerdì scorso.

Fonte: SpaceflightNow

21/01/2014 - La ATK testa un pannello solare ad alta potenza in MegaFlex(TM) -

La ATK ha dimostrato il pieno funzionamento di un grande pannello solare MegaFlex (TM) sotto un contratto stilato con la NASA per lo sviluppo di un futuro sistema di alta potenza che potrebbe essere utilizzato in missioni esplorative robotiche o con equipaggio.
Il pannello solare Solar Electric Propulsion (SEP) MegaFlex da 9,6 metri di diametro è stato progettato per generare approssimativamente 40kW di energia con due ali completamente ricoperte di celle solari, ed è stato considerato per una missione a breve termine come la Asteroid Redirect Mission della NASA.
Il completo dispiegamento dimostrativo del MegaFlex è avvenuto con successo presso la struttura della ATK di Goleta, California, il 9 dicembre scorso. Il sistema ha completato i test di validazione a dicembre prima di essere inviato presso il Glenn Research Center Plum Brook Station della NASA per i test termici e nel vuoto previsti per questo mese.
""L'obiettivo onnicomprensivo della NASA è quello di favorire lo sviluppo di pannelli solari di poca massa che possano essere riposti in modo molto compatto per sistemi di SEP ad alta potenza da utilizzare per le future missioni di esplorazione robotica e con equipaggio," ha detto David Shanahan, vice presidente e direttore generale di settore Spazio Componenti di ATK Aerospace Group. "Costruiti sulla nostra famiglia di pannelli solari, il nostro team è stato in grado di sviluppare questa innovazione a prezzi accessibili e in modo rapido per sostenere i lungimiranti sforzi di pianificazione della NASA."
L'ATK ha ricevuto un contratto del valore di 6,4 milioni di dollari per lo sviluppo del MegaFlex nell'ottobre del 2012. La fase 1 del programma di sviluppo tecnico del pannello solare MegaFlex SEP ha l'obiettivo di arrivare alla maturità di una struttura di pannello solare estensibile (superiore a 250 kW) attraverso lo sviluppo della progettazione e dei test di validità, che si concluderà con una revisione tecnica di livello 5 in preparazione di una non-specificata Missione Tecnologica Dimostrativa.
I pannelli solari MegaFlex della ATK si basano sulla famiglia ben testata degli UltraFlex(TM) che hanno alimentato la sonda Mars Phoenix Lander della NASA nel 2008. Inoltre questo tipo di pannello viene prodotto in serie di 10 per il veicolo commerciale della Orbital Sciences Corp. e sulla prossima missione Insight della NASA diretta a Marte. Le eccezionali prestazioni dei piccoli pannelli solari (1,8 metri di diametro) utilizzati su Phoenix hanno contribuito all'estensione della missione per ben tre volte.
La loro architettura circolare unica dei sistemi UltraFlex e MegaFlex permette di stivare una massa bassa in un piccolo volume per missioni multiple di esplorazione spaziale. Una seconda fase di Sviluppo Tecnologico porterà ad una versione quasi pronta al volo di un MegaFlex che potrebbe supportare un volo spaziale dimostrativo futuro che finalizzerebbe un sistema operativo.
La ATK è una compagnia che opera nei campi aerospaziale, difesa e prodotti commerciali con sedi in 22 stati, Puerto Rico e internazionalmente. Notizie e informazioni possono essere raccolte su Internet a www.atk.com, su Facebook a www.facebook.com/atk o su Twitter @ATK.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: ATK) un vascello spaziale alimentato con i grandi pannelli MegaFlex.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: ESA) il team C.O.F.F.E.E. festeggia la vittoria.

21/01/2014 - Anche una squadra italiana vincitrice nel torneo Zero Robotics -

Droidi dello spazio combattono per salvare la Terra dalla cometa.
Una cometa si dirige verso la Terra e mette a rischio l'esistenza dell'umanità. Era questo lo scenario virtuale di quest'anno del torneo Zero Robotics. Studenti della scuola secondaria, provenienti da tutta Europa, hanno controllato dei satelliti in miniatura che erano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale in una sfida per salvare il nostro pianeta. Tra loro, anche una squadra italiana che si è classificata per la finale.
La Stazione Spaziale si è trasformata in un campo da gioco per le finali. Per l'ultima sfida, il gioco dei robot ha sollecitato i giovani a scrivere degli algoritmi che controllassero le Sfere (Spheres – Synchronised Position Hold, Engage, Reorient, Experimental Satellites).
Le Sfere sono dei piccoli satelliti delle dimensioni di un pallone da pallavolo che si librano all'interno della Stazione utilizzando 12 jet azionati da gas compresso. Questi robot autonomi hanno una loro propria alimentazione, propulsione e navigazione.
Lo scorso venerdì, è stata la quarta volta in cui i contendenti europei avevano il comando nello spazio, e la gara cresce ogni anno. Oltre 140 studenti europei, tra cui alcuni italiani, si sono uniti ai partecipanti dagli Stati Uniti, scrivendo i codici per ridirezionare una cometa in arrivo, tenendo in considerazione l'arrivo di detriti spaziali e limitate risorse laser.
I finalisti europei si sono incontrati al Centro dell'ESA ESTEC in Olanda per seguire la trasmissione dallo spazio. I concorrenti americani erano in collegamento dal MIT (Massachussetts Institute of Technology).
A bordo della Stazione, l'astronauta della NASA Rick Mastracchio ed il cosmonauta Oleg Kotov controllavano la battaglia dei robot.
Ogni finalista si componeva di un'alleanza di tre squadre provenienti da diversi Paesi europei. Le 18 squadre provenivano da Italia, Germania, Francia, Spagna, Romania, Belgio e Paesi Bassi.
Con una cometa virtuale in avvicinamento verso la Terra, i satelliti dovevano usare l'attrazione gravitazionale, la repulsione laser o una combinazione di questi metodi per sviare il percorso di distruzione planetaria.
"La nostra strategia è stata quella di navigare verso la fonte laser, evitando i detriti spaziali, sfruttarla e sparare alla cometa," ha spiegato con orgoglio Tommaso Chemello, della squadra vincitrice.
Il primo premio è andato all'alleanza C.O.F.F.E.E. – Company of Fantastic Fighters and Extravagant Experimenters , compagnia di fantastici combattenti e di stravaganti sperimentatori – che comprendeva le squadre Sunday Programmers da Padova, Nemesis da Pozuelo de Alarcón, Spagna, e Hello World da Parigi.
"Abbiamo imparato che c'è una grande differenza tra la fase della simulazione e la gara vera e propria sulla Stazione. Le cose non sempre vanno come pianificato," ha detto Tommaso.
I contendenti europei hanno trascorso l'intera giornata del torneo presso il Centro Tecnico dell'ESA, ESTEC, svolgendo attività 'hands-on'. Oltre ad incontrare nuove persone, hanno lavorato come una vera squadra e sviluppato competenze ingegneristiche critiche.
"La motivazione ottenuta da questa gara è senza prezzo. Gli studenti delle precedenti edizioni stanno ora perseguendo la carriera ingegneristica," ha sottolineato il coordinatore dell’Università italiana Enrico Lorenzini.
Nella foto di copertina (Credit: ESA) il trofeo per il primo premio nella Zero Robotic Challenge del 2013. Nella foto a sinistra (Credit: ESA) il team C.O.F.F.E.E. festeggia la vittoria.

Fonte: ESA Italia

21/01/2014 - La NASA ha ospitato lo Zero Robotics Live nello spazio -

Il 17 gennaio scorso le squadre provenienti da tutti gli Stati Uniti si sono ritrovate presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge, Mass. e hanno partecipato virtualmente alla quinta edizione dello Zero Robotics SPHERES Challenge annuale.
Zero Robotics è una sfida robotica dove gli studenti hanno l'opportunità di utilizzare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) come un laboratorio per mettere alla prova i loro codici di programmazione utilizzando SPHERES (Synchronized, Position, Hold, Engage, Reorient Experimental Satellites). Il programma, guidato dal MIT, si propone di spronare gli studenti nell'innovazione, nell'importanza delle opportunità così come far aumentare il loro interesse nelle scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM).
La NASA, assieme alla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), il Massachusetts Institute of Technology (MIT), l'Agenzia Spaziale Europea, il Center for the Advancement of Science in Space e la compagnia di consulenza di tecnologia informatica Appirio, hanno ospitato la competizione di microgravità in diretta.
Quest'anno, la gara ha visto partecipare 27 scuole superiori degli Stati Uniti, che sono arrivate in finale delle 108 partite. Poi vi erano 18 scuole europee che sono state selezionate su 57. I partecipanti hanno trascorso gran parte dell'estate imparando come scrivere i programmi del computer e formulare le strategie per la loro SPHERES in previsione della partecipazione alla finale.
"Questa non è una cosa minore che si fa alle superiori. Questa è una cosa importante. Quello che dovete fare per avere successo è di codificare le SPHERES a bordo della stazione, e questa è una sfida," ha detto l'Amministratore Associato per le Scienze della NASA, John Grunsfeld, mentre spiegava ad un gruppo di studenti. "Questa è la parte divertente, provare ogni cosa difficile."
Oltre al loro utilizzo nella competizione i satelliti SPHERES sono utilizzati nella stazione spaziale per condurre manovre di volo in formazione per testare i veicoli spaziali nella navigazione, guida, controllo e aggancio. I tre satelliti SPHERES sono in grado di volare in formazione all'interno della cabina della stazione spaziale. I satelliti forniscono l'opportunità di mettere alla prova una grande varietà di hardware e software.
Per la competizione la NASA ha scaricato il software sviluppato dagli studenti delle scuole superiori nei satelliti a forma di sfera sospese liberamente SPHERES. Durante le missioni simulate, le squadre competono in una speciale sfida chiamata CosmoSPHERES, una gara nella quale gli studenti devono programmare i loro satelliti per alterare l'orbita di una cometa fittizia che dirige verso la Terra.
Il Comandante di Spedizione 38, Oleg Kotov, e l'Ingegnere di Volo Richard Mastracchio hanno dato i comandi ai satelliti da bordo della ISS al fine di eseguire il programma di volo delle squadre e hanno fornito i commenti in tempo reale sul concorso tramite una trasmissione in diretta.
Durante l'evento sono intervenuti come ospiti speciali gli ex-astronauti Gregory Chamitoff e Barbara Morgan.
Il Centro Ricerche Ames della NASA a Moffett Field, in California, opera e mantiene le SPHERES a bordo della National Laboratory Facility sulla ISS.
Per ulteriori informazioni su SPHERES visita: http://www.nasa.gov/spheres.
Per ulteriori informazioni su Zero Robotic Program, visita: http://www.zerorobotics.org/.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) uno degli astronauti a bordo della ISS mentre osserva una SPHERES in azione.

Fonte: NASA

21/01/2014 - La sonda Chang'e-3 inizia una nuova fase della missione -

Una fonte del Centro Controllo Aerospaziale di Pechino ha dichiarato martedì che la sonda Chang'e-3 ha iniziato una nuova fase a lungo termine della missione scientifica sulla superficie lunare.
Il centro ha trasferito le operazioni della sonda a un team più piccolo giovedì notte, ha detto Cui Yan, che guida il team del centro.
"Abbiamo fatto in modo che tutto l'hardware e il software per i compiti a lungo termine potessero essere gestiti con un nuovo metodo," dice Cui, affermando che la Cina non è la prima volta che gestisce una sonda lunare per un periodo lungo un anno.
Liu Junqi, uno dei capi ingegneri del team di Cui, ha detto che durante la missione annuale il team si coordinerà con le stazioni di controllo dello spazio profondo sparse per la Nazione per controllare attentamente il lander Chang'e-3 e il rover Yutu, e per gestire le missioni scientifiche sulla superficie lunare.
Una delle responsabilità maggiori per il team è quella di mettere il rover e il lander nella modalità sonno quando scende la notte e di 'risvegliare entrambi' una volta terminata.
Una notte lunare dura circa 14 giorni terrestri, durante la quale le temperature scendono fino a 180° sotto lo zero e non vi è illuminazione solare che possa fornire alimentazione agli strumenti dei pannelli solari.
"Il trasferimento del controllo segna il successo nel completamento del primo stadio dell'esplorazione e della missione scientifica," ha detto un incaricato del Centro Controllo Aerospaziale di Pechino che ha rifiutato di dichiarare il suo nome.
Egli ha aggiunto che nella gestione del programma a lungo termine, il lander e il rover non hanno bisogno di tante persone che si prendano cura di loro, ecco perché il team di Cui, che è composto da meno di 20 persone, può prendere il controllo della missione invece dell'attuale gruppo più affollato.
"Prossimamente il team prenderà il controllo della sonda per eseguire operazioni scientifiche che dureranno diversi mesi. Gli ingegneri testeranno che sia il rover che il lander possano funzionare ben oltre il periodo operativo previsto," ha aggiunto il funzionario. "Durante il periodo di un anno, i controllori dei team e gli ingegneri lavoreranno per 15 turni notturni consecutivi ogni mese, è un lavoro veramente duro."
Il lunar rover Yutu è progettato per una vita operativa pari a tre mesi mentre il lander dovrebbe lavorare per un anno.
Il Centro di Pechino ha detto che, dopo essersi svegliato dopo quasi due settimane di sonno, Yutu ha completato il suo primo campionamento di suolo lunare utilizzando il suo braccio meccanico martedì.
"Il controllo preciso del braccio meccanico da una distanza di 380.000 km è stato realizzato dalla sonda, segnando per la Cina un grande risultato nel controllo meccanico di un braccio con grande precisione sulla superficie lunare," ha detto Wu Fenglei del Centro.
Yutu proseguirà a osservare le strutture geologiche lunari e le sostanze sotto la superficie alla ricerca di risorse naturali mentre il lander esplorerà il sito di atterraggio fino al termine della sua vita operativa.
Purtroppo sembra che la principale fotocamera a colori del lander non sia sopravvissuta alla prima notte lunare anche perché non era stata progettata con le protezioni necessarie. Invece le altre fotocamere del lander e quelle del rover sono in perfetto stato.
Nella foto di copertina (Credit: Xinhua) il rover Yutu fotografato dal lander prima della notte lunare.

Fonti: Space Daily - Emily Lakdawalla Blog

20/01/2014 - La costruzione della rampa per Angara a Plesetsk quasi completata -

All'inizio del 2014, test autonomi su vari componenti della struttura di lancio del nuovo razzo vettore russo Angara a Plesetsk sono stati previsti per febbraio di quest'anno, seguiti da un test integrato di tutti i componenti assieme a marzo e aprile 2014. Il successo nel completamento del test potrà spianare la strada al primo lancio di un razzo vettore Angara. La notizie è stata riportata dall'agenzia di notizie Interfax. Nella foto di copertina (Credit: Spetsstroy/Russia Space WEb) la rampa di lancio di Angara a Plesetsk, nel 2013.

Fonte: Russia Space Web

20/01/2014 - Alla sede ASI il punto su SPARC -

La cronaca anche più recente porta sempre più spesso al centro dell’attenzione la questione dello Space Debris, espressione che convenzionalmente indica l’affollamento nello spazio di detriti artificiali prodotti dall’uomo e meteoriti naturali che passano nelle vicinanze del nostro pianeta.
Sono oltre 12.000 gli oggetti attualmente in orbita attorno alla Terra, materiali a rischio collisione che rappresentano solo una delle minacce che incombono sulle nostre attività quotidiane e sulle infrastrutture terrestri e spaziali. Non meno pericolose sono infatti le conseguenze delle tempeste solari e dei cosiddetti NEO (Near Earth Objects).
L'analisi degli effetti di eventuali impatti di meteoriti, detriti spaziali e fenomeni solari sugli asset spaziali (satelliti artificiali e servizi da essi derivati) e le conseguenti ricadute sulle attività terrestri, è stata al centro del workshop 'Space Threats and Critical Infrastructures: Risks and Countermeasures', incontro conclusivo del progetto europeo SPARC (SPace AwaReness for Critical infrastructures).
L’evento, tenutosi lo scorso 17 gennaio 2014 presso la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana di Roma, ha visto il coinvolgimento di numerosi rappresentanti della comunità scientifica specializzata, tecnici ASI, ingegneri Telespazio - azienda che coordina il progetto - esperti della società Space DyS e ricercatori dell’Università di Tor Vergata.
"Si tratta di un importante contributo italiano alla salvaguardia del territorio nazionale dalle minacce che lo spazio rappresenta," ha commentato a margine dell’incontro Claudio Portelli, esperto ASI di Space Debris. "Le probabilità che si verifichino collisioni tra la Terra e i rifiuti spaziali - ha continuato Portelli - sono certamente basse, ma le conseguenze in tal caso sarebbero ben gravi, per cui vale la pena coordinare ogni sforzo al fine di prevenire il rischio di impatti. Tali contributi analitici, frutto di progetti come SPARC devono essere messi all’attenzione dei governi, affinché questi recepiscano la serietà della problematica e mettano a disposizione sia i necessari fondi che le infrastrutture civili e militari."
Nel corso dell’incontro è emerso come molto sia stato fatto sul piano dell’analisi e dell’osservazione dei fenomeni legati allo space weather, tuttavia molto ancora resta da fare sul piano delle misure di mitigazione e riduzione dei rischi al fine di attuare le necessarie contromisure. Molte le discipline coinvolte per l’identificazione e il tracciamento di detriti, l’analisi delle dinamiche di volo e l’attivazione di azioni per evitare collisioni, la comprensione fisica di fenomeni, la predizione di possibili traiettorie di impatto di comete e asteroidi.
"L’aspetto organizzativo e il necessario 'networking' sono essenziali – ha detto ancora Portelli -. A tal fine è richiesto uno sforzo collettivo se si vuole veicolare a tutte le infrastrutture critiche (siano esse terrestri o spaziali) in tempo quasi reale informazioni di pre-allerta ottenute da telescopi o radar di terra e di volo, poche ore prima che l’evento disastroso accada. Senza un'adeguata organizzazione di più centri di competenza l’effetto domino potrebbe provocare danni irreparabili."

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: ESA/J. Mai) il team di controllo di Rosetta, guidato da Andrea Accomazzo, festeggia dopo aver ricevuto il primo segnale dalla sonda.

20/01/2014 - La 'Bella Addormentata' dell'ESA si sveglia dall'ibernazione nello spazio profondo -

E' stato come la conclusione a lieto fine delle favole ma con un capitolo di tensione, al termine della prima parte della storia della missione spaziale di Rosetta, quando questa sera l'ESA ha sentito di nuovo la sua più lontana sonda per la prima volta in 31 mesi.
Rosetta sta andando incontro alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, e diventerà la prima missione ad eseguire un rendezvous con una cometa e la prima a tentare un atterraggio sulla sua superficie e la prima a seguirla nel suo giro attorno al Sole.
Fin dal suo lancio, nel 2004, Rosetta ha eseguito tre sorvoli della Terra e uno di Marte per aiutarla nella traiettoria per il rendezvous con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, e lungo la strada, con gli asteroidi Steins e Lutetia.
Funzionando con soltanto l'energia solare, Rosetta è stata posta in un sonno nello spazio profondo nel giugno del 2011 mentre viaggiava fino a una distanza di 800 milioni di km dal tepore del Sole, oltre l'orbita di Giove.
Ora, mentre l'orbita di Rosetta è tornata a 'soli' 673 milioni di km dal Sole, c'è abbastanza energia solare per alimentare completamente il veicolo spaziale.
Fino ad oggi, mentre si trova a ancora a circa 9 milioni di km dalla cometa, l'orologio interno pre-programmato di Rosetta ha svegliato la sonda. Dopo aver scaldato gli strumenti di navigazione chiave, cominciato a stabilire la rotazione ed aver puntato la sua antenna principale verso la Terra, Rosetta ha inviato il segnale per dire agli operatori che era sopravvissuta alla parte più distante del suo viaggio.
Il segnale è stato ricevuto da entrambe le stazioni di terra della NASA, a Goldstone e Camberra alle 18:18 GMT (le 19:18 ora italiana), durante la prima finestra di opportunità che la sonda aveva di comunicare con la Terra. E' stato subito confermato dal centro operazioni spaziali dell'ESA di Darmstadt e il successo della sveglia è stato annunciato via sull'account Twitter @ESA_Rosetta con un 'Hello World!"
""Abbiamo il nostro cacciatore di comete di nuovo in azione," dice Alvaro Giménez, direttore ESA di Scienza ed Esplorazione Robotica. "Con Rosetta, porteremo l'esplorazione delle comete ad un nuovo livello. Questa incredibile missione prosegue la nostra storia di 'primati' con le comete, sulla base dei risultati tecnologici e scientifici della nostra prima missione nello spazio profondo Giotto, che ha restituito le prime immagini ravvicinate del nucleo della cometa mentre volava verso la Halley nel 1986."
"Questa è stata una bella sveglia, e dopo una giornata tesa siamo assolutamente felici di avere la nostra nave spaziale sveglia e di nuovo online," aggiunge Fred Jansen, responsabile della missione Rosetta dell'ESA.
Le comete sono considerate i blocchi fondativi primitivi del Sistema Solare e probabilmente sono responsabili di aver 'seminato' l'acqua sulla Terra, forse anche con gli ingredienti della vita. Ma molte questioni fondamentali su questi enigmatici soggetti rimangono, e attraverso questo studio completo, in situ della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, Rosetta potrà svelare i segreti contenuti al suo interno.
"Tutte le altre missioni verso le comete sono state flyby, catturare momenti fugaci della vita di questi scrigni di ghiaccio," dice Matt Taylor, scienziato del progetto Rosetta dell'ESA. "Con Rosetta, seguiremo l'evoluzione di una cometa su base giornaliera e per oltre un anno, avendo una visione unica del comportamento di una cometa e, infine, ci aiuterà a decifrare il loro ruolo nella formazione del Sistema Solare."
Ma prima, è essenziale che sia completato il controllo della salute della nave spaziale. Poi gli undici strumenti dell'orbiter e i dieci del lander verranno accesi e preparati per lo studio della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
"Dovremo affrontare alcuni mesi molto intensi preparando il veicolo spaziale e la sua strumentazione per le sfide operative che richiedono un lungo, studio ravvicinato di una cometa di cui, fino ad ora, sappiamo molto poco," dice Andrea Accomazzo, operations manager di Rosetta dell'ESA.
Nella foto (Credit: NASA) l'antenna del Deep Space Network di Camberra. La prima immagine della 67P/Churyumov-Gerasimenko da parte di Rosetta è prevista per maggio, quando la sonda si troverà ancora a 2 milioni di km dal suo obiettivo. Verso la fine di maggio, il veicolo spaziale eseguirà una manovra principale per allinearsi al critico rendezvous con la cometa, previsto ad agosto.
Dopo il rendezvous, Rosetta inizierà due mesi di completa mappatura della superficie della cometa, ed eseguirà anche importanti misurazioni della gravità, della massa e della forma e valuterà la sua atmosfera polverosa gassosa, o coma. L'orbiter dovrà anche sondare l'ambiente di plasma e analizzare come interagisce con l'atmosfera esterna del Sole, il vento solare.
Utilizzando questi dati, gli scienziati sceglieranno il sito di atterraggio per la missione del lander da 100 kg. Philae. L'atterraggio è attualmente fissato per l'11 novembre e sarà la prima volta che verrà tentata la discesa su una cometa.
Infatti, data la quasi insignificante gravità del nucleo di 4 km della cometa, Philae dovrà utilizzare ramponi da ghiaccio per fermarsi e non rimbalzare nello spazio dopo aver toccato la superficie.
Tra la sua vasta gamma di misurazioni scientifiche, Philae invierà un panorama dei suoi dintorni, così come le immagini ad altissima risoluzione della superficie. Sarà inoltre eseguita un'analisi sul posto della composizione dei ghiacci e del materiale organico, compresa la perforazione fino a 23 cm sotto la superficie e l'alimentazione dei campioni al laboratorio che si trova a bordo di Philae per le analisi.
L'attenzione della missione si sposterà poi sulla fase di 'scorta', durante la quale Rosetta rimarrà assieme alla cometa mentre si avvicinerà al Sole, monitorando ogni cambiamento nelle condizioni della superficie mentre la cometa si scalderà e i ghiacci sublimeranno.
La cometa raggiungerà la minore distanza dal Sole il 13 agosto 2015 a circa 185 milioni di km, ben all'interno delle orbite della Terra e Marte. Rosetta seguirà la cometa per tutto il resto del 2015, mentre si allontanerà dal Sole e la sua attività comincerà a placarsi.
"Dovremo affrontare tante sfide quest'anno ed esploreremo il territorio sconosciuto della cometa 67P/Churyumov-Gersimenko e sono sicuro che sarà pieno di sorprese, ma oggi sono estremamente felice di poter tornare a parlare con il nostro veicolo spaziale," aggiunge Matt Taylor.
Nella foto di copertina (Credit: ESA) gli schermi del centro di controllo ESOC del'ESA a Darmstadt, in Germania, nel momento dell'arrivo del segnale tanto atteso dalla sonda Rosetta. Nella foto a sinistra (Credit: ESA/J. Mai) il team di controllo di Rosetta, guidato da Andrea Accomazzo, festeggia dopo aver ricevuto il primo segnale dalla sonda presso l'European Space Operation Centre (ESOC) di Darmstadt, in Germania. Nella foto a destra (Credit: NASA) l'antenna del Deep Space Network di Camberra, in Australia, che ha ricevuto il segnale di Rosetta assieme a quella di Goldstone, in California.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: S. CANTALUPO, UCSC) la nebulosa osservata grazie all'illuminazione del quasar UM287 al centro dell'immagine.

20/01/2014 - Gli scienziati osservano i primi filamenti della ragnatela cosmica -

Gli astronomi hanno scoperto un quasar lontano che illumina una vasta nebulosa di gas diffusi, rivelando per la prima volta parte di una rete di filamenti che collegano galassie come in una ragnatela cosmica.
I ricercatori dell'Università della California, Santa Cruz, hanno guidato lo studio, pubblicato il 19 gennaio sulla rivista Nature.
Utilizzando il telescopio Keck I di 10 metri di apertura, che si trova presso il W.M. Keck Observatory della Hawaii, i ricercatori hanno rivelato una grande nebulosa di gas che si estende per circa 2 milioni di anni luce nello spazio intergalattico.
"Questo è un oggetto veramente eccezionale: è gigantesco, almeno due volte le dimensioni di ogni nebulosa vista prima, e si estende ben oltre l'ambiente galattico del quasar," ha detto Sebastiano Cantalupo, principale autore dell'articolo e borsista post-dottorato presso la UC Santa Cruz.
Il modello cosmologico standard della formazione della struttura dell'Universo prevede che le galassie siano immerse in una ragnatela cosmica di materia, la maggior parte (circa l'84%) è materia oscura invisibile. Questa ragnatela è stata vista nei risultati delle simulazioni al computer sull'evoluzione della struttura dell'Universo, e mostra la distribuzione della materia oscura su grande scala, compresi gli aloni di materia oscura nei quali le galassie si formano e la ragnatela cosmica di filamenti che li connettono.
La gravità causa alla materia ordinaria di seguire la distribuzione della materia oscura, e così i filamenti di diffusi gas ionizzati seguono una trama simile a quella che si vede nelle simulazioni della materia oscura.
Fino a ora questi filamenti non erano mai stati osservati. Il gas intergalattico è stato rilevato dal suo assorbimento della luce provenienti da sorgenti luminose sullo sfondo, ma questi risultati non rivelano come sia distribuito il gas. In questo studio, i ricercatori hanno osservato il bagliore fluorescente del gas idrogeno dovuto all'illuminazione proveniente dall'intensa radiazione di un quasar.
"Questo quasar illumina il gas diffuso su scale che vanno ben oltre quello visto finora, e ci danno la prima immagine dell'estensione del gas fra le galassie," dice J. Xavier Prochaska, co-autore e Professore di astronomia e astrofisica presso la UC Santa Cruz. "Questo ci fornisce una visione terrificante dell'intera struttura del nostro Universo."
Il gas idrogeno illuminato dal quasar emette luce ultravioletta conosciuta come radiazione Lyman Alpha. La distanza del quasar è così grande (circa 10 miliardi di anni luce) che l'emissione della luce è allungata dall'espansione dell'Universo da un'ultravioletto invisibile fino a una tonalità di viola nel momento in cui raggiunge il telescopio Keck e lo spettrometro LRIS utilizzato per questa scoperta. Conoscendo la distanza dal quasar, i ricercatori hanno calcolato la lunghezza d'onda della radiazione Lyman alpha da quella distanza e hanno costruito un filtro speciale per LRIS che fosse in grado di ottenere un'immagine a quella lunghezza d'onda.
"Abbiamo studiato altri quasar in questo modo senza rilevare gas di tale estensione," ha detto Cantalupo. "La luce del quasar è come una torcia luminosa, e in questo caso siamo stati fortunati che il fascio sia rivolto verso la nebulosa e fa illuminare il gas. Pensiamo che questo sia parte di un filamento che può essere ancora più esteso di questo, ma vediamo solo la parte del filamento che viene illuminato dal fascio di emissione del quasar."
Un quasar è un tipo di nucleo galattico attivo che emette radiazioni intense alimentato da un buco nero supermassiccio al centro della galassia. In una precedente indagine di quasar lontani con la stessa tecnica per cercare gas incandescente, Cantalupo e altri rilevarono le cosiddette 'galassie oscure', i nodi più densi di gas nel web cosmica. Queste galassie oscure si pensa che siano troppo piccole o troppo giovani per avere già stelle formate.
"Le galassie oscure sono le parti molto più dense e più piccole della ragnatela cosmica. In questa nuova immagine, vediamo anche le galassie oscure, oltre alla nebulosa molto più diffuse ed estesa," ha detto Cantalupo. "Parte di questo gas cadrà sulle galassie, ma la quantità maggiore resterà diffusa e non formerà mai le stelle."
I ricercatori hanno stimato che la quantità di gas nella nebulosa deve essere almeno dieci volte più di quanto previsto dai risultati delle simulazioni al computer. "Pensiamo che ci possa essere più gas contenuto in piccoli ciuffi densi all'interno della rete cosmica di quanto abbiamo visto nei nostri modelli. Queste osservazioni stanno sfidando la nostra comprensione del gas intergalattico e ci forniscono un nuovo laboratorio per testare e perfezionare i nostri modelli," ha detto Cantalupo.
Nell'illustrazione di copertina (Credit: S. CANTALUPO (UCSC); JOEL PRIMACK (UCSC); ANATOLY KLYPIN (NMSU)) la simulazione di come dovrebbe apparire la ragnatela cosmica di filamenti di gas che collega le galassie dell'Universo. Nella foto a sinistra (Credit: S. CANTALUPO, UCSC) la nebulosa osservata grazie all'illuminazione del quasar UM287 al centro dell'immagine.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: ESA/Venus Express/VMC/A. Piccialli et al., 2014) le zone dove sono stati osservati i treni di onde.

18/01/2014 - Le montagne di Venere formano treni di onde -

Il pianeta Venere è ricoperto di nuvole ad alta quota
Alle lunghezze d'onda visibili, le strutture individuali delle nubi sono difficili da vedere, ma le osservazioni eseguite con gli strumenti a bordo dell'orbiter Venus Express dell'ESA hanno rivelato molti treni di onde su piccola scala. Le analisi mostrano che le ondate sono, per la maggior parte, alle alte latitudini nord, particolarmente sopra Ishtar Terra, una regione delle dimensioni di un continente che ospita le montagne più alte del pianeta.
Venere è un mondo di contrasti. Sulla superficie la temperatura raggiunge i 450° Celsius, abbastanza da fondere il piombo, mentre i venti nella densa atmosfera spirano a soli a 3/4 km/h. Alla sommità delle nubi le temperature sono invece a meno 70° Celsius ma i venti soffiano a velocità di 300-400 km/h, veloci come un uragano sulla Terra.
Ci si potrebbe aspettare, dunque, che vi sia poca relazione tra l'atmosfera che cuoce in prossimità del suolo e nell'atmosfera superiore, sopra i 60-70 km. Tuttavia, i veicoli spaziali che l'hanno osservata da parecchi decenni indicano che il rapporto assomiglia più a una bassa atmosfera 'simil-ocenao', sormontato da uno strato di nubi opaco che agisce come la superficie del mare. Increspature e correnti d'aria visibili sulle cime delle nubi forniscono gli indizi sui processi e le influenze molto al di sotto.
I primi indizi che le onde atmosferiche erano generate dall'aria che soffiava sopra le principali strutture topografiche arrivò nel 1985, quando due sonde Sovietiche Vega appese a palloni volarono all'altezza di circa 54 km seguendo un percorso accidentato sopra le alture meridionali del Aphrodite Terra.
Quasi tre decenni dopo, le osservazioni eseguite dagli strumenti a bordo di Venus Express hanno trovato nuove prove che confermano la propagazione verso l'alto delle onde atmosferiche dalla superficie fino al principale strato di nubi ed oltre.
Questo tipo di onde può esistere solo in un'atmosfera stabilmente stratificata. Esse potrebbero essere attivate, per esempio, per convezione (l'aumento di illuminazione, aria più calda) dal basso o dal flusso orizzontale nel superamento di un ostacolo, come una montagna. Questo è lo stesso processo che crea le increspature sulla superficie di un fiume quando scorre su un masso sommerso.
Le 'onde gravitazionali', come vengono anche chiamate, sono molto importanti perché trasportano l'energia e l'impulso propagandosi sia verticalmente che orizzontalmente nell'atmosfera. Questo tipo di strutture sono comuni nell'alta atmosfera dei pianeti terrestri. Sulla Terra, le onde gravitazionali rivelano frequentemente la loro presenza attraverso la formazione di nubi, come nel caso delle onde sul lato sottovento delle montagne. Spesso assumono la forma di treni d'onda - una serie di onde che viaggiano nella stessa direzione e distanziate a intervalli regolari.
Le prime prove del processo di formazione di queste onde nell'atmosfera di Venere sono state segnalate per la prima volta nel novembre 2012, quando un team internazionale, guidato da Silvia Tellmann del Rheinisches Institut fuer Umweltforschung, dell'Università di Colonia, in Germania, ha utilizzato l'esperimento Venus Express Radio Science Experiment (VeRa) per ottenere i profili atmosferici sopra il limbo del pianeta all'altezza di 40/90 km.
Questi dati sono stati confermati da analisi separate ottenute vedendo le onde sulla sommità delle nubi di Venere nelle immagini riprese con la Visible Monitoring Camera (VMC) di Venus Express. Il nuovo studio, pubblicato nel numero di Gennaio 2014 di Icarus, è stato portato avanti da un team internazionale guidato da Arianna Piccialli, una ricercatrice post-dottorato presso i Laboratoire Atmospheres, Milieux, Observations Spatiales (LATMOS-UVSQ), di Guyancourt, Francia. La Piccialli era presso la sede ESTEC dell'ESA in Olanda quando ha tenuto la ricerca.
Le immagini ad alta risoluzione dell'emisfero nord di Venere ottenute con la VMC durante oltre 1500 orbite hanno reso possibile per la prima volta di condurre un'analisi dettagliata sulle strutture a piccola scala sulla sommità delle nuvole, 62/70 km sopra la superficie. Una ricerca sistematica visuale è stata intrapresa nelle immagini prese in considerazione, e le strutture delle onde sono state osservate in oltre 300 immagini.
Sono state suddivise in quattro tipi di onde - lunghe, medie, corte e irregolari - sulle immagini di VMC, basandosi sulle loro dimensioni e forma. Le onde lunghe appaiono come strutture lunghe che si estendono oltre alcuni centinaia di chilometri e con la lunghezza d'onda (la separazione fra una cresta e l'altra) fra i 7 e i 17 km. Le onde medie hanno mostrato fronti d'onda irregolari che si estendevano fino a 100 km con lunghezza d'onda fra gli 8 e i 21 km. Le onde corte era larghe diverse decine di km e si estendevano per alcuni centinaia di chilometri con lunghezza d'onda fra i 3 e i 16 km. Le onde irregolari apparivano di essere il risultato di interferenze fra varie onde.
"L'orbita ellittica di Venus Express, con il pericentro (punto più vicino al pianeta) sopra le latitudini nord, ci permette di ottenere immagini con una risoluzione spaziale di alcune centinaia di metri per pixel della regione," dice Arianna Piccialli.
"Sfortunatamente questo ci permette di ottenere solo piccoli scatti delle strutture nuvolose. Oltretutto l'alta velocità del veicolo spaziale (9 km/s) vicino al pericentro non ci permette di misurare la velocità delle onde, a causa del breve intervallo fra un paio di immagini.
Questi motivi non ci permettono di stabilire con certezza la natura di queste onde anche se, confrontando la morfologia e le proprietà delle strutture delle onde osservate nelle immagini di VMC con precedenti osservazioni - come i dati VeRa - è ragionevole supporre che le onde studiate sono le onde gravitazionali associare con l'aria che scorre sopra i rilievi di Ishtar Terra."

"Questi risultati confermano la versatilità di Venus Express, che ha reso possibile lo studio dello stesso fenomeno utilizzando due tecniche differenti e indipendenti - immagini e occultazione radio. Questo conferma, ancora una volta, che i satelliti ESA forniscono dati di importanza cruciale per la comprensione dei nostri vicini planetari." Ha affermato Håkan Svedhem, scienziato del progetto Venus Express dell'ESA.
La Venus Express, prima missione dell'ESA diretta allo studio di Venere, venne lanciata dal Cosmodromo di Baikonur il 9 novembre 2005 con un lanciatore Soyuz-Fregat e venne inserita nell'orbita del pianeta l'11 aprile 2006. La Venus Express si trova su un'orbita polare con periodo di 24 ore e fra i suoi strumenti si trovano spettrometri, spettro-imager, e fotocamere che coprono la gamma delle lunghezze d'onda che va dall'ultravioletto all'infrarosso termico, analizzatore di plasma e magnetometro.
Nella foto di copertina (Credit: ESA/Venus Express/VMC/A. Piccialli et al., 2014.) i vari tipi di treni di onde sulla sommità delle nubi di Venere fotografati da Venus Express. Nella foto a sinistra (Credit: ESA/Venus Express/VMC/A. Piccialli et al., 2014) le zone dove sono stati osservati i treni di onde.

Fonte: Spaceref

18/01/2014 - Tutto pronto per il risveglio di Rosetta -

Il 20 gennaio 2014, la sonda dell'ESA Rosetta, che segue una cometa, verrà risvegliata dopo 957 giorni di ibernazione nello spazio profondo. I membri della stampa sono invitati a partecipare all'evento presso il Centro Europeo Operazioni Spaziali (ESOC - European Space Operations Centre) dell'ESA a Darmstadt, Germania, per ricordare questa occasione unica.
Dal suo lancio, avvenuto il 2 marzo 2004 dallo spazio porto europeo di Kourou, Rosetta ha viaggiato ad una distanza di quasi 800 milioni di km dal sole e vicino all'orbita di Giove, passando tre volte vicino alla Terra ed un volta vicino a Marte, e volando vicino a due asteroidi. Si avvicina ora alla sua destinazione finale, la cometa 67P/ Churyumov–Gerasimenko, mentre si sposta sempre più verso l'interno del Sistema Solare.
Per la parte più distante del viaggio, la sonda è stata messa in ibernazione nello spazio profondo, ma adesso si avvicina rapidamente per Rosetta il momento di svegliarsi e prepararsi all'avventura scientifica dell'incontro con la cometa 67P/ Churyumov–Gerasimenko. La sveglia interna alla sonda è sistemata sulle ore 11:00 (10:00 GMT) del 20 gennaio, ed il primo segnale dalla navicella è atteso non prima delle 18:30 (17:30 GMT).
I componenti della stampa sono invitati ad unirsi ad esperti e partner scientifici e di controllo della missione dell'ESA lunedì 20 gennaio, dalle 10:00, al Centro Europeo Operazioni Spaziali (ESOC - European Space Operations Centre) dell'ESA a Darmstadt, Germania, per un'intera giornata di evento.
La conferenza stampa sarà trasmessa in diretta web sui canali: http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Rosetta e www.livestream.com/eurospaceagency.
Anche il pubblico è invitato ad unirsi agli eventi del giorno gridando virtualmente "svegliati Rosetta" (#WakeUpRosetta) dall'account Twitter @ESA_Rosetta. Una volta che i controllori di missione hanno stabilito il contatto con Rosetta, anche il canale Twitter @ESA_Rosetta si sveglierà, diventando così la migliore risorsa per la conferma che la sonda è sveglia e pronta per l'ultima tratta del suo epico viaggio.
Il blog Rosetta seguirà regolarmente i vari momenti del risveglio e fornirà informazioni per la stampa, e per tutti coloro che sono interessati, sui momenti cruciali della missione.
I video per il concorso Wake Up Rosetta saranno accettati fino alle 18:30 (17:30 GMT) del 20 gennaio. I partecipanti avranno l'occasione di vincere un viaggio VIP al Centro ESA ESOC di Darmstadt per il primo evento di atterraggio su una cometa, a novembre 2014, ed il loro messaggio video sarà inviato nello spazio verso Rosetta.
Per maggiori informazioni contattare: ESA Media Relations Office - Email: media@esa.int -Tel: +33 1 53 69 72 99
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: ESA–C. Carreau/ATG medialab) la sonda Rosetta, il lander Philae e la cometa.

Fonte: ESA

17/01/2014 - La SpaceX ha svolto un test di paracadute per la capsula abitata Dragon -

La NASA ha confermato venerdì che la SpaceX ha condotto con successo, nel dicembre scorso, un test paracadute del proprio Programma Commerciale Equipaggi - che fa parte del contratto CCiCAP (Commercial Crew Integrated Capability) con la NASA. Il test ha valutato come il sistema di paracadute di Dragon avrebbe funzionato nell'eventualità di un'emergenza sulla rampa di lancio o durante l'ascesa.
Al momento la SpaceX sta preparando la propria quarta missione cargo della capsula Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ma è anche in gara per aggiudicarsi il contratto per far volare gli astronauti NASA verso l'avamposto orbitale. La SpaceX è in competizione con il veicolo spaziale Dream Chaser della Sierra Nevada Corp. e il CST-100 della Boeing.
Questa ultima tappa della SpaceX, condotta a dicembre ma svelata ai media solo venerdì, porta la compagnia sempre più vicino al completamento di tutti e 15 gli obiettivi fissati per la propria parte di CCiCAP nel 2014.
Sebbene il Dragon cargo abbia già utilizzato il sistema di paracadute ogni volta che è rientrato sulla Terra, per la versione abitata della capsula occorre una più stringente sicurezza per l'equipaggio, anche prima che il Falcon decolli dalla rampa.
Il test di dicembre si è svolto a Morro Bay, in California, dimostrando come il sistema di paracadute possa funzionare anche nel caso di un'emergenza sulla rampa di lancio o durante la fase di decollo. La capsula è stata portata appesa sotto a un elicottero Erickson Sky Crane fino a circa 2.500 metri di altezza e da qui rilasciata. Pochi secondi dopo si sono aperti i paracadute di frenata che hanno stabilizzato la capsula seguiti dai tre paracadute principali. Il veicolo ha eseguito l'ammaraggio e poi è stato recuperato sempre dall'elicottero e riportato al molo.
Di solito un razzo con equipaggio è fornito di una torre di fuga posta sopra la capsula che, in caso di problemi con il razzo, si attiva ed accendendo i suoi razzi a propellente solido strappa letteralmente il veicolo spaziale dal lanciatore allontanandolo quanto più possibile. Per fare un esempio anche la nuova capsula Orion disporrà di questo sistema di aborto al lancio.
Ma alla SpaceX hanno pensato diversamente e, invece della solita torre posta sopra la capsula, hanno inserito dei razzi a propellente liquido completamente integrati nelle pareti del veicolo spaziale. In questo modo il veicolo abitato può sfruttare il sistema di separazione anche in eventi che non sono correlati ad un aborto al lancio. SuperDraco, questo il nome dei motori di cui è fornita la Dragon abitata, sono in grado di produrre fino a 54 tonnellate di spinta in appena un decimo di secondo. Il vantaggio di essere a propulsione liquida invece che a solido è nella possibilità di essere riutilizzabili, accesi più volte e nel poter dosare la spinta.
I SuperDraco inoltre fanno parte della visione della SpaceX di realizzare un veicolo di lancio completamente riutilizzabile. Grazie a questi razzi a bordo della capsula essa potrà essere in grado di atterrare dolcemente su una piazzola al termine della missione invece che di ammarare nell'oceano.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/Kim Shiflett) i paracadute principali controllano la discesa del veicolo test Dragon dopo il rilascio sopra l'Oceano Pacifico, a largo delle costa di Morro Bay, in California.

Fonti: Nasaspaceflight - NASA

17/01/2014 - Misteriosa roccia appare di fronte al rover Opportunity -

Dopo una decade di esplorazione della superficie di Marte, gli scienziati che seguono il veterano rover Opportunity pensavano di aver visto ormai di tutto. Questo fino a quando, alcuni giorni fa, una misteriosa roccia è 'apparsa' a pochi centimetri di fronte al rover a sei ruote.
La notizia della roccia errante è stata annunciata dal capo scienziato del Mars Exploration Rover della NASA, Steve Squyres della Cornell University durante uno speciale evento tenutosi presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena per festeggiare i "10 anni di rover su Marte", giovedì sera.
Mentre Squyres faceva la cronologia delle scoperte fatte da entrambi i rover nel corso degli anni e che avevano dimostrato un passato umido e con un ambiente a pH neutro favorevole alla vita, è stata mostrata un serie di immagini scattate dal rover a distanza di pochi giorni.
Nella prima foto, ripresa con la fotocamera panoramica Pancam durante il Sol 3528 di missione, si vede solo un fondo di rocce, ma nella foto del Sol 3540, un sasso delle dimensioni di un pugno è apparso di fronte al rover ed è stato subito ribattezzato dagli scienziati che seguono la missione, 'Pinnacle Island'.
"E' stata una totale sopresa," ha detto Squyres a Discovery News. "Ma aspetta un secondo, abbiamo detto, non c'era prima, non può essere vero. Oh Mio Dio! Non c'era prima! Siamo rimasti assolutamente sorpresi."
Ma il rover non si è mosso intorno a quella zona fra le due date e quindi il Pinnacle Island da dove proviene?
Solo due opzioni rimangono: o il rover ha spostato l'oggetto mentre si muoveva oppure è atterrato lì davanti dopo l'impatto di un meteorite lì vicino. Ovviamente delle due ipotesi la prima è quella più probabile.
"Quindi la mia ipotesi migliore per questa roccia ... è che è una cosa che era nelle vicinanze," ha detto Squyres. "Devo sottolineare che sto tirando a indovinare adesso, ma penso che sia successo quando il rover ha ruotato su se stesso di un metro o due da dove questa roccia si trova ora."
Per Squyres l'attuatore della ruota anteriore destra, che si è guastato tempo fa, potrebbe essere la chiave per risolvere il mistero.
Ogni ruota del rover ha il suo attuatore e quando l'attuatore ha problemi o si guasta del tutto, la mobilità del rover ne soffre. Nel caso di questa particolare ruota, non è più in grado di sterzare a destra o sinistra. Quindi per svoltare è necessario ruotare sul posto e, per Squyres, mentre lo faceva potrebbe aver smosso il sasso e lanciato ad alcune decine di centimetri di distanza dal rover.
Sebbene questa sia la teoria principale dietro il caso del sasso errante, Squyres puntalizza che lo studio è ancora in corso e che occorreranno ancora alcuni giorni al suo team per dire definitivamente da dove arriva Pinnacle Island.
Ora gli scienziati di Opportunity, che non perdono mai un'occasione scientifica, sperano di studiare la brillante roccia che, rovesciandosi, ha mostrato il lato che non vedeva l'atmosfera marziana da miliardi di anni. "Ora è lì per essere studiata, è veramente un colpo di fortuna." Conclude Squyres.
Nella foto di copertina (Credit: ) le due immagini del rover a confronto e la roccia 'apparsa' al centro in quella di destra.

Fonte: Space.com

17/01/2014 - Il Presidente Obama firma il budget 2014 della NASA -

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato il budget NASA per l'anno in corso, con 17,6 miliardi di dollari, dando pieno finanziamento allo Space Launch System (SLS) e alla capsula esplorativa Orion ma tagliando le richieste dell'agenzia sul servizio commerciale taxi.
Il finanziamento della NASA fa parte dell'intero budget federale pari a 1,1 trilioni di dollari e fa parte del compromesso raggiunto a dicembre fra i leader della Camera dei Rappresentanti e del Senato.
Per i programmi di esplorazione umana dello spazio profondo sono stati stanziati 1,2 miliardi di dollari per Orion e 1,6 miliardi di dollari per l'SLS, 200 milioni in più di quanto la NASA aveva richiesto per rimanere in corsa per il primo lancio senza equipaggio dell'intero sistema entro il 2017.
Al momento la legge di finanziamento, proposta dal Congresso e firmata oggi dal Presidente, non prevede un budget per la proposta missione NASA all'asteroide, e i firmatari hanno giustificato questo con il fatto di attendere stime più dettagliate dei costi dell'operazione prima di approvarla.
Invece il Programma Commerciale Equipaggi per il quale la NASA aveva chiesto per il 2014 la cifra di 821 milioni di dollari, è stato tagliato a 696 milioni di dollari, anche se sempre sopra i 525 dello scorso anno. Il progetto di volo spaziale umano commerciale della NASA è un programma simile a quello che ha già avuto successo con i voli cargo privati alla stazione spaziale, ora forniti da SpaceX e Orbital.
Fin dall'inizio, nel 2010, il programma commerciale equipaggi, ha ricevuto sempre meno finanziamenti di quanto richiesto allontanando sempre di più la data di entrata in servizio del sistema, ora stimata a fine 2017. Quest'estate la NASA prevede di selezionare uno o più compagnie fra quelle in corsa (SpaceX, Boeing e SNC) per completare lo sviluppo del loro veicolo spaziale e far volare una missione dimostrativa in orbita terrestre prima che la nave possa essere certificata per gli astronauti NASA.
Il resto dei finanziamenti ha ricevuto più o meno le somme richieste, eccetto la direzione tecnologie spaziali che si è vista affidare 167 milioni meno di quanto voluto. Le Operazioni Spaziali, che comprendono la Stazione Spaziale Internazionale, riceveranno 3,78 miliardi di dollari mentre i programmi scientifici 5,15 miliardi di dollari. Entrambi molto vicino alle richieste avanzate dalla NASA.
Nell'illustrazione di copertina (Credit: NASA) una rappresentazione artistica del lancio di SLS con Orion.

Fonte: SpaceflightNow

17/01/2014 - Viaggi in treno più sicuri con la tecnologia spaziale -

Buoni freni sui treni sono decisivi per un sicuro viaggio ferroviario. In Germania, ora sono controllati tutti i giorni utilizzando la tecnologia avanzata che aiuta i veicoli spaziali a tornare in sicurezza sulla Terra.
Il personale ferroviario della Deutsche Bundesbanh collega semplicemente il nuovo tester automatico al circuito idraulico dei freni e seleziona il tipo di treno. Il computer fa il resto grazie ad uno speciale sensore - che è stato sviluppato per le ricerche sui rientri dei veicoli spaziali - e verifica velocemente se i freni sono a posto o se stanno perdendo aria.
Il dispositivo si basa sulla tecnica sviluppata per determinare la migliore traiettoria di rientro nell'atmosfera terrestre per un veicolo spaziale. Il risultato è un test più affidabile che alla fine garantisce viaggi in treno più sicuri.
Tutto è iniziato oltre venti anni fa quando in Germania la compagnia Hyperschall Technologie Göttingen (HTG), specialista in aerodinamica, voleva far 'volare' un modello di capsula di rientro all'interno del loro tunnel del vento ipersonico.
"Noi possiamo simulare l'aerodinamica fino a nove volte la velocità del suono di una capsula che rientra nell'atmosfera," dice il Professor Georg Koppenwallner della HTG.
"L'aumento massimo della temperatura per effetto del flusso d'aria può essere determinata misurando il volume del flusso."
Per l'ESA e l'agenzia spaziale tedesca DLR, l'HTG ha testato i veicoli di rientro Express e Mirka.
Attraverso un'attenta progettazione, l'azienda ha sviluppato misuratori di portata, per questi test, che hanno fornito misurazioni molto precise.
"Per i passati due decenni, l'HTG è stata il più competente partner dell'ESA nell'aerotermodinamica, Il suo fondatore Prof. Koppenwallner, è riconosciuto universalmente per la sua esperienza," dice Jan Thoemel, scienziato del Progetto Expert dell'ESA.
"Per la missione Expert dell'ESA, l'HTG ha sviluppato sensori in grado di mettere alla prova le equazioni aerodinamiche teoriche che prevedono il comportamento di un veicolo al rientro."
Dopo il successo con i misuratori del flusso dell'aria personalizzati, un'azienda vicina, in difficoltà con i dispositivi standard commerciali, si rivolse a HTG.
"Grazie alla nostra esperienza spaziale, abbiamo progettato un misuratore di flusso che mostra eccellenti prestazioni," ha ricordato il Professor Koppenwallner.
L'azienda ha visto il potenziale delle imprese nel trasferimento della sua tecnologia spaziale e ha contattato la MST Aerospace, il mediatore della tecnologia tedesca per la il Programma Transfer Programme Office dell'ESA.
"Abbiamo deciso di sviluppare una serie di misuratori di flusso che coprissero una vasta gamma di capacità e poi abbiamo utilizzato la MST come piattaforma di vendita."
Alla ricerca di soluzione tecniche per un nuovo misuratore dei freni dei treni, la FEW Blankenburg GmbH, una compagnia tedesca che si occupa della manutenzione del materiale ferroviario, contattò la MST.
"Abbiamo visto che ciò che la FEW stava cercando era quello che il Prof. Koppenwallner e la sua squadra avevano già sviluppato per lo spazio. La tecnologia di base era lì, pronta per l'uso," ha detto il dottor Werner Dupont della MST.
"Alla FEW pensarono che i nostri misuratori di portata potessero soddisfare le loro esigenze di precisione, affidabilità e ripetibilità, e che potessero essere integrati nel loro sistema di prova per i freni dei treni," ha spiegato il prof Koppenwallner.
Gli stessi misuratori possono essere utilizzati per offrire grande precisione nel test alla ricerca di perdite dei sistemi pneumatici utilizzati in gran parte degli aerei e delle navi cargo.
Nel 2009 l'HTG e il Professor Koppenwallner hanno ricevuto l'Award Space Sin-off dell'ESA per le prestazioni eccezionali nel trasferimento di tecnologia spaziale per scopi terrestri.
Il Professor Koppenwallner è scomparso nell'ottobre del 2012.
Nella foto di copertina (Credit: Deutsche Bahn AG/U. Miethe) un treno delle ferrovie tedesche.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: NASA) il modello di prova di Orion appeso ai due paracadute di frenata prima del dispiegamento dei tre principali.

17/01/2014 - La NASA testa il sistema di paracadute di Orion sopra l'Arizona -

Gli ingegneri hanno testato il 16 gennaio il sistema di paracadute della nave spaziale Orion della NASA, aggiungendo nella prova la complessità della struttura progettata per riparare la parte superiore della capsula durante il volo.
Il test è il primo di questo tipo che ha dato agli ingegneri i dati in volo delle prestazioni del sistema che espelle la copertura superiore di Orion. Questa copertura è un guscio che ricopre la parte superiore del modulo equipaggio di Orion per proteggere il veicolo spaziale durante il lancio, il volo orbitale e il rientro nell'atmosfera terrestre. Quando Orion ritorna dallo spazio, la copertura deve essere espulsa per far si che i paracadute del veicolo spaziale si possano aprire. Il rilascio deve avvenire molto in alto per far si che i paracadute abbiano il tempo di dispiegarsi.
""Questo è stato un test difficile," ha dichiarato Mark Geyer, responsabile del programma Orion. "Avevamo fatto il nostro dovere, naturalmente, ma c'erano elementi qui che potrebbero essere testati solo in aria, con l'intero sistema che lavorava assieme. E' uno dei test più complicati che abbiamo fatto, quindi eravamo tutti emozionati a vederlo lavorare così come era stato concepito."
I precedenti test dei paracadute svoltisi presso il poligono Yuma Proving Ground dell'esercito USA, in Arizona, avevano messo alla prova le prestazioni dei paracadute nelle varie condizioni ma senza la copertura superiore. Aggiungendo la copertura e la sua espulsione, così come il dispiegamento dei tre paracadute aggiuntivi che servono per portare via la copertura lontana dal modulo equipaggio e farla scendere al suolo, ha aggiunto un livello di complessità a tutto il test.
"Il dispiegamento dei paracadute e l'espulsione della copertura superiore sono due delle cose più difficili da simulare con modelli al computer," ha detto Chris Johnson, project manager per i paracadute. "Ecco perché lo testiamo così a fondo. Questi sistemi devono funzionare con Orion e portarlo al sicuro al suolo, e ogni bit di dati che possiamo ottenere da test come questi ci aiutano a migliorare i nostri modelli e guadagnare confidenza con quelli che facciamo nella realtà, e che possiamo contarci."
La copertura superiore viene espulsa utilizzando un sistema di separazione a spinta costruito dalla Systima Technologies Inc. di Bothell, Wash. La Lockheed Martin, primo appaltatore per Orion, ha testato il sistema al suolo, per la prima volta, a dicembre. Due altri test al suolo simuleranno differenti tipi di stress sulla copertura, come un potenziale guasto al paracadute o carichi sulla nave spaziale. La NASA prevede anche un secondo test in volo con la copertura superiore per valutare le prestazione con un paracadute guasto.
Orion verrà testato nello spazio durante la sua prima missione. Exploration Flight Test-1 (EFT-1), a settembre. EFT-1 vedrà un Orion senza equipaggio lanciato in orbita fino a 5.800 km sopra la Terra, ben oltre la distanza alla quale hanno viaggiato gli esseri umani negli ultimi 40 anni. Dopo aver orbitato due volte attorno alla Terra, Orion rientrerà nell'atmosfera alla velocità di circa 32.000 km orari prima che il sistema di paracadute lo rallenti per un ammaraggio nell'Oceano Pacifico.
Per informazioni su Orion e EFT-1 visita: http://www.nasa.gov/orion.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) il momento del contatto con il suolo del veicolo Orion di prova utilizzato per il test dei paracadute il 16 gennaio 2014. Nella foto a sinistra (Credit: NASA) il modello di prova di Orion appeso ai due paracadute di frenata prima del dispiegamento dei tre principali.

Fonte: NASA

16/01/2014 - Cygnus 'secondo' al lavoro -

Dopo un lancio impeccabile, il 9 gennaio scorso dalla base di Wallops Island, in Virginia, il cargo commerciale di rifornimento Cygnus ha concluso con successo la prima parte della sua missione.
Secondogenita della famiglia dei 'Cigni spaziali', composta da nove moduli pressurizzati (PCM) sviluppati dalla Thales Alenia Space di Torino - in partnership con la società privata statunitense Orbital Science Corporation - la capsula è stata catturata dal braccio robotico e agganciata correttamente alla Stazione Spaziale Internazionale attraverso la porta Nadir del Nodo 2 il 12 gennaio, portando sull’avamposto orbitante 1500 kg di materiali destinati all’approvvigionamento della ISS.
Il 'primo' Cygnus era stato lanciato dalla stessa base di Wallops Islands lo scorso 18 settembre, portando a termine con pieno successo la sua missione dopo trenta giorni passati 'attaccato' alla ISS. Si tratta della stessa storica base di lancio da cui quasi 50 anni fa partì il primo satellite italiano, il "San Marco 1".
Ribattezzato "Charles G. Fullerton" in onore dell’astronauta americano morto la scorsa estate, Cygnus resterà ormeggiato al modulo Harmony per 37 giorni, tempo necessario alle operazioni di scarico a bordo delle merci. Ad esse nella pancia del Cigno si sostituiranno poco meno di 1300 kg di rifiuti.
Dopodiché il cargo si sgancerà dalla Stazione Internazionale per un rientro distruttivo sopra l’Oceano Pacifico. Cygnus avrebbe dovuto effettuare la consegna dei materiali nel mese di dicembre - il lancio è stato rimandato a causa di un guasto al sistema di raffreddamento della ISS - e ha dunque recapitato con ritardo i 'doni di Natale' agli astronauti: attrezzature scientifiche, accessori per computer, cibo e vestiti, strumenti per lavorare nello spazio e 33 piccoli satelliti che verranno messi in funzione sulla ISS.
Il modulo ha inoltre portato sulla Stazione una tuta spaziale nuova di zecca che andrà a sostituire quella indossata da Luca Parmitano nel corso della sua seconda passeggiata nel cosmo, riportata a Terra dopo il guasto al circuito di raffreddamento che aveva interrotto l’uscita del nostro connazionale il 16 luglio scorso e una serie di esperimenti scientifici finanziati dalla NASA.
Tra questi Ants in Space, un esperimento scientifico che coinvolge una colonia di formiche, volate anch’esse sull’avamposto orbitante, utile a determinarne il comportamento in condizioni di microgravità. Un altro esperimento riguarderà l'efficacia degli antibiotici nello spazio, aspetto che potrebbe contribuire a curare i futuri astronauti, oltre a fornire dati riguardo la resistenza agli antibiotici sulla Terra.
Cygnus è gestito dalla società privata Orbital Sciences di Dulles, in Virginia. Lo scorso settembre, Orbital è diventata la seconda azienda privata ad inviare razzi in grado di agganciarsi alla ISS, mentre il suo rivale, SpaceX, sta già conducendo regolari lanci di rifornimento della stazione orbitante e ha schedulato di poter inviare la propria navicella Dragon alla volta della ISS a metà febbraio.
La NASA è ora in grado di scegliere tra due società per l'invio di cargo diretti verso la stazione orbitante, anche in considerazione dell’estensione dei finanziamenti alla ISS fino al 2024 recentemente annunciato dalla Casa Bianca.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) il cargo Cygnus Orb-1 catturato dal braccio robotico della ISS.

Fonte: ASI

16/01/2014 - In arrivo la rete per riciclare la spazzatura spaziale -

È ora di fare un po’ di pulizia nello spazio. In orbita attorno alla Terra ci sono migliaia di relitti spaziali, satelliti ormai non più in uso che da anni si cerca di riciclare o eliminare. Con oltre 20mila oggetti, di cui appena un migliaio di satelliti ancora integri, meno della metà funzionanti, la spazzatura spaziale sta diventando un problema sempre più serio, anche perché si trova in una fascia tra gli 800 e i 1.400 chilometri dalla superficie del pianeta e ogni detrito ruota a velocità terrificante. Alcuni dei frammenti misurano più di 12 centimetri, mentre quelli più piccoli sono ben oltre 350 mila.
Una delle tante possibili soluzioni arriva dal Giappone, dove un gruppo di ricercatori dell’Agenzia spaziale giapponese (JAXA) sperimenteranno nel febbraio prossimo un nuovo metodo per catturare la spazzatura in orbita attirandola nella nostra atmosfera dove successivamente si disintegrerebbe. Gli scienziati hanno sviluppato una particolare rete magnetica formata da una serie di cavi sottili di alluminio e acciaio inossidabile. L’estremità di uno dei cavi, una volta agganciato a un detrito in orbita, genererebbe una corrente elettrica – indotta dal campo magnetico terrestre – sufficiente per rallentarlo e trasferirlo verso orbite sempre più basse fino al rientro nell’atmosfera, dove le alte temperature lo distruggerebbero.
"L’esperimento è espressamente stato pensato per contribuire alla pulizia dello spazio," ha detto Masahiro Nohmi, dell’Università di Kagawa. Il progetto verrà lanciato il prossimo 28 febbraio: si tratta di un satellite con a bordo questa rete. "Due sono i nostri obiettivi nella prova del prossimo mese: estendere la rete fino a 300 metri e controllare il trasferimento di elettricità," ha detto. Per l’aggancio vero e proprio occorrerà attendere le missioni successive, forse nel 2015.
La presenza dei rifiuti spaziali provoca problemi per gli scienziati che devono cercare di impedire la loro collisione con nuove missioni a causa dei danni enormi che potrebbero provocare. I detriti erano appena 5 mila fino agli anni Sessanta, poi sono cresciuti esponenzialmente. Nonostante i grandi rischi che si corrono, le collisioni sono tuttavia rare: l’ultima risale al febbraio del 2009 e ha coinvolto un satellite Iridium-33 ancora in attività e un satellite militare russo ormai non operativo, moltiplicando, ovviamente, il numero dei frammenti in orbita.
L’ESA e le altre agenzie spaziali stanno pensando anche a nuovi metodi per riciclare i materiali e le strumentazioni già in orbita. Sul tavolo anche nuove idee per materiali da usare in missioni future. L’Agenzia Spaziale Europea sta pensando di riutilizzare il carburante dei missili; le leghe metalliche potrebbero essere macinate per essere poi riutilizzate nella stampa 3-D; i sistemi di supporto vitale potrebbero usare materiali biodegradabili.
di Eleonora Ferroni
Nell'illustrazione di copertina (Credit: INAF) la rappresentazione degli oggetti in orbita attorno alla Terra alle varie quote.

Fonte: INAF news

16/01/2014 - Morpheus compie il suo terzo volo libero al KSC -

Il terzo volo libero del prototipo lander Morpheus è stato condotto il 16 gennaio 2014 al termine nord della Shuttle Landing Facility presso il Kennedy Space Center della NASA in Florida.
Il test, della durata complessiva di 57 secondi, è iniziato alle 1:15 p.m. EST (le 19:15 ora italiana) quando il lander Morpheus è decollato dal terreno sopra una trincea per deviare la fiamma del suo motore a razzo, è salito fino a circa 57 metri. Il lander si è poi mosso in avanti, coprendo circa 47 metri in 20 secondi prima di scendere ed atterrare su una piazzola predisposta all'interno del campo irto di ostacoli utilizzando la tecnologia autonoma ALHAT (autonomous landing and hazard avoidance technology).
Morpheus è atterrato a soli 27 centimetri dall'obiettivo previsto. Il progetto Morpheus della NASA mette alla prova la tecnologia autonoma per evitare gli ostacoli e dispone di un motore che funziona a ossigeno liquido e metano, o propellente 'verde'.
Queste nuove capacità potrebbero essere utilizzate negli sforzi futuri per l'invio di carichi sulle superfici planetarie.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/KSC) il lander Morpheus durante il volo di oggi.

VIDEO TERZO VOLO LIBERO DEL LANDER MORPHEUS AL KENNEDY SPACE CENTER - 16/01/2014 - (Credit: YOUTUBE/NASAKennedy) - dur.min. 1:22 - LINGUA INGLESE

Fonte: Spaceref

16/01/2014 - Il Dream Chaser raggiunge un altro importante obiettivo CCiCAP -

La Sierra Nevada Corp. (SNC) ha completato con successo questa settimana un altro obiettivo chiave del loro contratto CCiCAP (Commercial Crew Integrated Capability) con la NASA.
Conosciuto come il punto 7, il Certification Plan Review dell'intero Sistema Spaziale Dream Chaser (DCSS) riguardava la certificazione completa e definiva come la SNC gestirà i primi voli con equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale. Con questo obiettivo raggiunto la SNC è al 70% di completamento del suo contratto CCiCAP.
Dopo che la scorsa settimana la SNC aveva annunciato la collaborazione con ESA e la DLR per futuri utilizzi del Dream Chaser, il veicolo ETA (Engineering Test Article) è tornato nella sede del Colorado, dopo il suo primo volo libero senza pilota eseguito in California. Nonostante l'atterraggio conclusosi con il ribaltamento del veicolo il test era stato considerato un successo completo. Ora il veicolo ETA trascorrerà un periodo dove verrà sistemato ed aggiornato prima di eseguire almeno uno o due voli - definiti ALT-1 e ALT-2 - nei primi mesi di quest'anno. Anche questa volta i test di volo si terranno presso il Dryden Flight Research Center in California.
L'ETA non verrà mai inviato nello spazio, seguendo così la sorte della navetta Enterprise, uno Space Shuttle utilizzato solo per testare la parte finale della missione con l'atterraggio. Il Dream Chaser che verrà lanciato in orbita si chiamerà Orbital Test Vehicle (OTV) e si trova al momento in costruzione presso il Michoud Assembly Facility (MAF) di New Orleans.
Il primo volo nello spazio di OTV, l'Orbital Test Flight-1 (OFT-1) è previsto per la fine del 2016, sarà senza pilota e servirà a testare l'intero sistema Dream Chaser, prima del volo con equipaggio (OFT-2) previsto all'inizio del 2017.
Al momento il Dream Chaser è in competizione con il Dragon della SpaceX e il CST-100 della Boeing, per aggiudicarsi il contratto con la NASA per portare gli astronauti verso la ISS e riguadagnare così l'accesso indipendente all'orbita bassa terminato con la fine dei voli dello Space Shuttle nel 2011. Al momento la prima missione abitata NASA del Programma Commerciale Equipaggi (CCP) è prevista con il lancio il 30 novembre 2017, seguita dall'attracco alla ISS il 2 dicembre 2017. Da quel momento terminerà la dipendenza della NASA dalle capsule russe Soyuz per l'invio dei propri astronauti all'avamposto orbitale.
Al momento non si sa se la selezione finale taglierà il numero delle compagnie in gara da tre a due o una sola, ma anzi emergerebbe una terza possibilità, ovvero che una possa ricevere finanziamenti completi mentre una seconda solo la metà. In questo caso voci di corridoio vedrebbero avvantaggiate la SpaceX e la SNC sulla Boeing.
Nella foto di copertina (Credit: Aviation Week/Guy Norris) l'ETA del Dream Chaser nell'hangar.

Fonte: Nasaspaceflight

16/01/2014 - La NASA lancia una proposta per un programma commerciale di lander robotico lunare -

Dati i successi delle collaborazioni fra la NASA e le industrie commerciali USA nello sviluppo di nuovi veicoli spaziali e razzi capaci di inviare carichi, e presto, astronauti in orbita bassa terrestre, l'Agenzia guarda ora alla possibilità di sfruttare le capacità di trasporto commerciale cargo verso la superficie della Luna.
La NASA ha fatto l'annuncio della ricerca di proposte di collaborazione nello sviluppo di affidabili e poco costosi lander robotici lunari commerciali che permetterebbero l'invio di carichi utili sulla superficie lunare. Alcune capacità potrebbero sostenere attività commerciali lunari mentre permetterebbero nuove missioni ed esplorazioni scientifiche di interesse di NASA e di una grande fetta della comunità accademica e scientifica.
L'iniziativa Lunar CATALYST (Cargo Transportation and Landing by Soft Touchdown) della NASA, chiede che le industrie private degli Stati Uniti facciano proposte che possano portare ad uno o più Space Act Agreement (SAA) senza finanziamenti diretti. Il contributo della NASA alla collaborazione sarà di fornire l'esperienza tecnica dello staff dell'Agenzia, l'accesso alle strutture di prova della NASA, all'affitto delle attrezzature o del software per lo sviluppo di un lander e dei suoi test.
"Mentre la NASA persegue il suo ambizioso piano di permettere agli esseri umani di esplorare gli asteroidi e Marte, l'industria degli Stati Uniti creerà le opportunità per lo sviluppo di nuove tecnologie avanzate per la Luna," ha detto Greg Williams, vice amministratore associato NASA per l'Esplorazione Umana e la Direzione Missioni e Operazioni. "I nostri strategici investimenti nell'innovazione nei nostri partner commerciali hanno portato al successo nel rifornimento commerciale della Stazione Spaziale Internazionale, seguito, nei prossimi anni, dagli equipaggi commerciali. Lunar CATALYST ci aiuterà a raggiungere il nostro obiettivo di raggiungere destinazioni sempre più lontane."
La Luna ha un valore scientifico e un potenziale per lo sfruttamento delle sue risorse, come l'acqua e l'ossigeno, in un luogo relativamente vicino alla Terra per sostenere un'esplorazione dello spazio profondo. Le capacità di trasporto commerciale lunare potrebbero sostenere obiettivi scientifici e di esplorazione, come il ritorno dei campioni, il dispiegamento di una rete geofisica, prospezioni geologiche e dimostratori tecnologici. Questi servizi richiederebbero la possibilità di far atterrare carichi piccoli (dai 30 ai 100 kg) e medi (da 250 a 500 kg) in varie zone della Luna.
"Negli scorsi anni, le missioni orbitali lunari, come il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA, hanno rivelato la prova della presenza di acqua e di altri elementi volatili, ma per comprendere la loro estensione e l'accessibilità a queste risorse, è necessario raggiungere la superficie ed esplorare da vicino," dice Jason Crusan, direttore del Sistema di Esplorazione Avanzato presso la sede NASA di Washington. "Le capacità di atterraggio commerciale lunare potrebbero aiutare a trovare e utilizzare queste risorse."
Lunar CATALYST permetterà lo scambio internazionale degli obiettivi del Global Exploration Roadmap (GER) che la NASA e altre 11 agenzie spaziali di tutto il mondo hanno reso pubblico ad agosto. Il GER riconosce il valore della collaborazione pubblico-privato e dei servizi commerciali permettendo un'affidabile esplorazione degli asteroidi, della Luna e di Marte.
I sistemi commerciali di trasporto lunare cargo che verranno sviluppati tramite il Lunar CATALYST si baseranno sulle lezioni imparate attraverso 50 anni di volo spaziale della NASA. Tecnologie di nuova propulsione e di atterraggio autonomo sono tuttora testate attraverso i programmi Morpheus e Mighty Eagle della NASA.
La NASA terrà una riunione in teleconferenza sulla proposta lunedì 27 gennaio, durante la quale gli interessati a partecipare avranno l'occasione di chiedere dettagli sull'iniziativa. Le proposte per le industrie potranno essere presentate fino al 17 marzo. L'annuncio della selezione è previsto per aprile con gli SAA a maggio.
La Divisione Sistemi Esplorazione Avanzata della NASA per la Direzione Esplorazione Umana e Operazioni Missioni gestisce il Lunar CATALYST. I Sistemi di Esplorazione Avanzata sono pionieri nel rapido sviluppo di prototipi, dimostrazioni di capacità chiave e validazione di concetti operativi per le future missioni degli esseri umani oltre l'orbita terrestre.
La NASA lavora con le industrie USA per lo sviluppo dei servizi di volo spaziale di prossima generazione, l'agenzia sta sviluppando il veicolo spaziale Orion e lo Space Launch System (SLS), una capsula equipaggio ed un razzo pesante per fornire una nuova serie di possibilità per l'esplorazione umana. Progettato per essere flessibile e poter lanciare sia navi spaziali con equipaggio che missioni cargo, SLS e Orion espanderanno la presenza umana oltre l'orbita terrestre e permetteranno nuove missioni di esplorazione attraverso il Sistema Solare, compresi gli asteroidi vicini alla Terra e Marte.
Per ulteriori informazioni sull'annuncio e la teleconferenza visitate: http://www.nasa.gov/lunarcatalyst.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/JPL) il lander dimostrativo Mighty Eagle durante uno dei voli di prova.

Fonte: NASA

16/01/2014 - Il film 'Gravity' in corsa per dieci Oscar del cinema -

Di solito non ci occupiamo di cinema ma la notizia di oggi non poteva essere ignorata data la pertinenza del genere: il film 'Gravity' è in corsa per ben dieci Oscar.
'Gravity', per la regia di Alfonso Cuarón, narra le vicissitudini di un'astronauta odierna, interpretata dall'attrice Sandra Bullock, che si ritrova unica sopravvissuta dopo una disastrosa pioggia di meteoriti che l'ha colta mentre svolgeva una missione della navetta spaziale.
Il film ha avuto ottime recensioni della critica e del botteghino e ora sono arrivate le dieci nomination alla famosa statuetta, a pari merito con 'American Hustle'. Le dieci nomination sono nelle seguenti categorie: Miglior film, Migliore attrice protagonista (Bullock), Migliore regia (Alfonso Cuarón), Migliore scenografia, Migliore fotografia, Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro, Migliore colonna sonora, Miglior effetti speciali, Miglior montaggio.
La 86esima edizione degli Academy Awards, cioè i premi Oscar, saranno assegnati a Los Angeles il 2 marzo 2014.
Nella illustrazione di copertina (Credit: Warner Bros.) il poster del film 'Gravity'.

Fonte: Space.com - Il Post

Nella foto (Credit: ESA) Thomas Reiter durante un recente evento ESA.

15/01/2014 - Il Modulo di Servizio di Orion, fornito da ESA, è in ritardo nello sviluppo -

Doccia fredda sulle speranze di poter vedere lanciato nel 2017 il primo veicolo Orion della NASA con il modulo di servizio fornito da ESA.
Uno dei passi principali per la realizzazione del modulo di servizio di Orion da parte di ESA, la Preliminary Design Review (PDR) per gli elementi critici Orion come il motore e gli elementi energetici, è in ritardo di sei mesi e ora è prevista per maggio 2014.
Lo ha dichiarato Thomas Reiter, direttore del Volo Spaziale Umano e Programmi Operativi dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). "Abbiamo bisogno di risolvere i problemi di peso, una cosa normale durante uno sviluppo," ha detto Reiter in una intervista venerdì scorso. "Abbiamo bisogno di vedere meglio alcuni aspetti del sistema di propulsione e della struttura secondaria. Queste sono le aree principali dove è necessario ottenere delle assicurazioni."
"Penso che sia troppo presto speculare sulla data di lancio," ha detto Reiter. "Ma io e Bill (Gerstenmaier, capo della direzione Volo Spaziale Umano della NASA) ci siamo trovati d'accordo di attendere prima di vedere il PDR e poi decidere una previsione di lancio. Non posso dire adesso se sarà differente dalla fine del 2017 perché è troppo prematuro."
Secondo Reiter, un'astronauta veterano ESA con alle spalle missioni sulla stazione spaziale russa MIR e sulla ISS, era l'unica decisione da prendere per non rischiare il fallimento del PDR e questo avrebbe causato un ritardo anche maggiore. Reiter ha confermato di aver potuto vedere dei grossi progressi nella documentazione e che il PDR è saldamente in linea per maggio.
Il primo volo della capsula Orion completa del modulo di servizio è ancora ufficialmente prevista per la fine del 2017 e la missione verrà lanciata con il debuttante razzo vettore pesante Space Launch System (SLS). Questa missione, conosciuta come Exploration Mission 1, dovrebbe eseguire un sorvolo lunare ed entrare nella cosiddetta 'orbita distante retrograda' a circa 70.000 km dalla Luna.
Il volo di prova del 2017, che dovrebbe durare tre settimane, sarà il precursore della missione di deviazione asteroide della NASA. Questa seconda missione di SLS/Orion, stavolta con l'equipaggio, dovrebbe essere lanciata non prima del 2021 e raggiungere un piccolo asteroide catturato da una sonda robotica ed immesso in orbita stabile vicino alla Luna in modo da permettere agli astronauti di visitarlo.
Un modulo equipaggio Orion parzialmente funzionante verrà lanciato per un volo di prova senza equipaggio questo settembre per mezzo di un razzo Delta 4 Heavy della United Launch Alliance ma questa missione non prevede il modulo di servizio europeo.
Con un altezza e diametro di circa quattro metri, il modulo di servizio di Orion, sarà basato sul Veicolo di Trasferimento Automatico (ATV) dell'ESA, che ha già volato con successo quattro volte verso la ISS portando rifornimenti. Il quinto ed ultimo volo di ATV è previsto a giugno. L'industria europea sta progettando e costruendo la struttura primaria del modulo di servizio, i pannelli solari per generare l'energia necessaria e le attrezzature per il sistema di propulsione principale del veicolo. La NASA fornirà il sistema di motori per le manovre orbitali derivati dal programma Space Shuttle.
Grazie all'accordo stilato da NASA e ESA nel dicembre 2012, e che prevede la fornitura del modulo di servizio per il volo di prova del 2017 e significativi componenti per quello del volo abitato del 2021, l'Europa pagherà il suo utilizzo della ISS fino al 2020. Ora che il governo USA ha deciso di estendere la vita operativa della Stazione Spaziale Internazionale fino al 2024, l'ESA potrebbe allargare l'accordo per i moduli di servizio o modificarlo.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: ESA) come apparirà Orion con il modulo di servizio costruito da ESA. Nella foto a sinistra in alto (Credit: ESA) Thomas Reiter durante un recente evento ESA.

Fonte: SpaceflightNow

15/01/2014 - La NASA studia una missione verso un'asteroide ferroso -

Uno degli oggetti più strani del Sistema Solare potrebbe diventare l'obiettivo di una prossima missione robotica.
Un team di scienziati ha proposto infatti di andare ad osservare un grosso asteroide che si trova in orbita fra Marte e Giove e che ha nella sua peculiarità la composizione in gran parte di metallo. Psyche, questo il nome dell'asteroide grande circa 250 km, potrebbe essere il nucleo ferroso di un protopianeta che sia stato spogliato degli strati sovrastanti di roccia a causa di una massiccia collisione avvenuta molto tempo fa.
Psyche inoltre potrebbe offrire l'opportunità quasi unica di imparare sulla composizione interna dei pianeti e delle grandi lune, il cui nucleo è nascosto sotto centinaia di km di roccia.
Una missione robotica potrebbe aiutare gli astronomi a prendere le misure ai mondi di metallo, un tipo di oggetto del Sistema Solare del quale gli scienziati conoscono molto poco. Il progetto potrebbe fornire le prime immagini e dati mai avuti da corpi di questo tipo.
"Sappiamo abbastanza dei corpi rocciosi e ghiacciati, ma di quelli di metallo?" ha detto Lindy Elkins-Tanton, direttore del Dipartimento di Magnetismo Terrestre della Carnegie Institution, durante la riunione annuale dell'American Geophysical Union tenutasi a San Francisco il mese scorso. "Come apparirà la sua superficie di metallo?
La sonda, che i ricercatori vorrebbero inviare verso Psyche, dovrebbe orbitare attorno al grande asteroide per almeno sei mesi, studiando la topografia dell'oggetto, le caratteristiche della superficie, il campo magnetico e gravitazionale comprese le altre particolarità.
Il team ha lavorato all'idea per circa un anno e mezzo e prevede di sottoporla alla prossima richiesta di missioni di classe Discovery che la NASA ha in programma per il 2015 e che prevedono missioni a basso costo, non superiori a 425 milioni di dollari del 2010, escluse le spese di lancio. Se venisse scelta la missione Psyche potrebbe essere pronta in breve tempo perché non avrebbe bisogno dello sviluppo di nuove tecnologie ma potrebbe essere basata in gran parte sulla sonda Dawn della NASA, che si trova attualmente in rotta verso il pianeta nano Cerere dopo aver studiato per 14 mesi un altro gigantesco corpo nella fascia degli asteroidi, Vesta.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: JPL/Corby Waste) la sonda che studierebbe Psyche, lo strano asteroide di metallo.

Fonte: Space.com

Nell'illustrazione artistica (Credit: XCOR) il veicolo spaziale Lynx Mark I.

15/01/2014 - Presto il primo astronauta privato cinese -

Se tutto andrà come previsto, il primo astronauta privato della Cina potrebbe volare nello spazio prima della fine dell'anno. La compagnia olandese che si occupa di turismo spaziale, la Space Expedition Corporation, o SXC, ha firmato un accordo con la Dexo Travel, un'agenzia di viaggi cinese, per portare un ricco cinese nello spazio.
Zhang Yong, capo esecutivo della Dexo Travel, ha detto al China Daily che oltre 100 persone hanno espresso la loro intenzione di prenotare viaggi nello spazio, fin da quando è stata aperta la sottoscrizione dei biglietti in Cina, il 27 dicembre scorso.
Le prenotazioni sono per il veicolo spaziale Lynx Mark I, che dovrebbe iniziare a volare entro la fine del 2014, e per il Lynx Mark II che invece dovrebbe essere lanciato nel 2015.
Zhang ha rivelato che due facoltosi uomini di affari hanno gà prenotato i biglietti per il 2015. "Per i ricchi i soldi non sono un problema," ha detto Zhang. Alex Tang, capo esecutivo della SXC Asia ha detto: "Abbiamo grande fiducia nel mercato asiatico perché in Cina vi è molto entusiasmo per lo spazio."
Egli ha detto che le grandi conquiste spaziali cinesi di questi ultimi anni hanno fatto lievitare l'interesse, nel Paese, per lo spazio esterno. Zhang prosegue: "Andare nello spazio ora non è più solo per miliardari."
Delle oltre 500 persone che sono andate nello spazio fino ad ora solo alcuni sono stati astronauti privati. Secondo la compagnia un turista pagherà un minimo di 95.000 dollari (circa 70.000 Euro odierni) per salire a bordo del veicolo spaziale Lynx Mark I, prodotto dalla compagnia aerospaziale privata degli Stati Uniti, XCOR Aerospace. Il veicolo spaziale può trasportare solo un astronauta ed un turista, che siede nel sedile del co-pilota. I turisti raggiungeranno lo spazio esterno in circa cinque minuti dal decollo. Il veicolo spaziale rimarrà nello spazio dai cinque ai sei minuti mentre il turista potrà ammirare la vista dello spazio e di un terzo della Terra.
"L'intero viaggio richiede circa un'ora e per sei minuti il turista potrà sperimentare le condizioni di assenza di peso," ha detto Zhang. Il veicolo spaziale Lynx Mark I, progettato per portare i partecipanti a circa 60 km di quota, dovrebbe iniziare i voli entro la fine dell'annno. Il Lynx Mark II dovrebbe iniziare i voli nel 2015 e portare i partecipanti nello spazio ad un'altezza di 103 km.
Guo Hui, capo della Chengdu Universal International Travel Service, è uno dei partner nel marketing del progetto. Egli dice che cinque imprenditori di Chenngdu, nella provincia del Sichuan, hanno già prenotato il viaggio. Anche se pare che il loro interesse di andare nello spazio non sia solo una passione. "Hanno deciso di andare nello spazio per l'onore delle loro società, dice Guo. "Vi sono molti modi per aumentare la reputazione di una compagnia, ma vi è solo una possibilità in Cina di essere la prima compagnia a viaggiare nello spazio."
Secondo Tang, la SXC permetterà agli astronauti di indossare il marchio della loro società sulla tuta spaziale. Sebbene almeno uno degli appassionati di spazio dica che il viaggio non lo interessa a causa della brevità. "Se io voglio andare nello spazio vorrei rimanerci almeno un giorno, sperimentare come mangiare, dormire e andare in bagno in condizioni di assenza di peso," dice Yun Yi, 30 anni, ingegnere di informatica che ha un grande interesse per la vita extra-terrestre e la fantascienza.
"Per i veri appassionati di spazio come me, vogliamo lo spazio profondo piuttosto che un assaggio di esso. Un'altezza di 103 km non è abbastanza per provare il vero spazio." Dopo questi commenti, Tang ha detto che la compagnia può anche fornire esperienze nello spazio esterno a prezzi accessibili. "I cinque o sei minuti di esperienza spaziale rendono lo spazio più facilmente accessibile al pubblico e con molti meno rischi, problemi psichici e di addestramento." ha detto Tang.
Un turista che volesse volare ad oltre 200 km dovrebbe pagare almeno da 20 a 50 volte il prezzo attuale. E questo, oltre ai requisiti stringenti potrebbe eliminare dall'80 al 90 percento dei potenziali clienti, dice Zhang.
Nell'illustrazione artistica a sinistra (Credit: XCOR) il veicolo spaziale Lynx Mark I. Nell'immagine di copertina (Credit: XCOR) quello che potrà vedere un turista dal suo sedile a bordo del Lynx Mark II una volta raggiunti i 100 km di altezza.

Fonte: Space Daily

14/01/2014 - Una forte Emissione di Massa Coronale vista da SOHO -

Una gigantesca nube di materiale solare chiamata 'Emissione di Massa Coronale', o CME, è stata rilasciata dal Sole il 14 gennaio 2014 ed è stata immortalata dal Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) di ESA e NASA. Gli scienziati utilizzano questo tipo di immagini, mediante un coronografo, nel quale il Sole è oscurato, per comprendere meglio l'atmosfera solare, la cosiddetta 'corona'. Nella foto di copertina (Credit: ESA/NASA/SOHO) la ripresa del satellite per lo studio del Sole, SOHO.

Fonte: NASA

14/01/2014 - Fissate le date per le prime missioni Arianespace del 2014 -

Arianespace ha annunciato le date per le sue prime tre missioni dell'anno - due con l'Ariane 5 ed una con il Soyuz - che daranno l'avvio all'affollata lista di lanci per il 2014.
Portando cinque carichi utili in totale, le tre missioni daranno un avvio particolarmente accelerato allo Spazioporto, con 12 missioni nel 2014 previste da Arianespace dalla Guyana Francese a seconda della disponibilità dei carichi, che supererebbe l'anno già record, con 10 lanci, del 2012.
Designato Volo VA217 nel sistema di numerazione della compagnia, la missione dell'Ariane 5 con il satellite Franco-Italiano Athena-Fidus ed il veicolo spaziale ABS-2 dell'operatore globale ABS, inizierà le attività di lancio di quest'anno, con il decollo ora previsto per il 6 febbraio alle 5:30 p.m. locali della Guyana Francese (le 21:30 ora italiana).
Il razzo vettore pesante Ariane 5 inoltre eseguirà anche la seconda missione di Arianespace di quest'anno - prevista per il 7 marzo - che porterà in orbita il satellite Astra 5B della SES e l'Amazonas 4A della HISPASAT con il Volo VA216.
Il settimo razzo vettore medio Soyuz partirà dallo Spazioporto - designato con il Volo VS07 - completando le prime tre missioni di Arianespace per il 2014. Egli è previsto per il 28 marzo e porterà nello spazio il satellite Sentinel 1 dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Tutta la famiglia al completo dei lanciatori Arianespace sarà attiva allo Spazioporto nel 2014, con sei decolli di Ariane 5, quattro voli Soyuz e due lanci del leggero Vega che portano al totale delle 12 missioni previste come obiettivo di Arianespace per il 2014.
Nella foto di copertina (Credit: Arianespace) il satellite Athena-Fidus durante le fasi di controllo pre-lancio a Kourou.

Fonte: Arianespace

14/01/2014 - La Reaction Engines Ltd collabora con l'US Air Force -

La Reaction Engines Ltd (REL) ha il piacere di annunciare che è stato siglato un accordo CRADA (Cooperative Research and Development Agreement - Accordo Cooperativo di Ricerca e Sviluppo) con il Laboratorio di Ricerca dell'U.S. Air Force per la Direzione Sistemi Aerospaziali (AFRL/RQ).
Il CRADA fornirà un quadro di riferimento per valutare le prestazioni, le applicazioni e i percorsi di sviluppo per il motore a razzo SABRE della REL, una nuova classe di motori aerospaziali progettati per il basso costo, l'accesso diretto allo spazio e il volo atmosferico ad alta velocità. Questo CRADA è il primo rapporto formale con il governo degli Stati Uniti per la Reaction Engines Ltd e verrà utilizzato per informare le parti interessate del governo degli Stati Uniti sul potenziale del motore SABRE per le applicazioni su veicoli ipersonici.
Alan Bond, direttore della gestione della REL, ha commentato: "La firma di questo accordo con AFRL trova spazio in un periodo straordinario per la Reaction Engines Ltd, che ha visto la dimostrazione riuscita della tecnologia dello scambiatore di calore ad alte prestazioni ultra-leggero di SABRE e l'impegno del governo britannico con 60 milioni di sterline (circa 100 milioni di dollari) per la prossima fase di sviluppo del motore SABRE."
Barry Hellman, project manager di AFRL/RQ ha dichiarato: "Questo CRADA apre le porte per uno sviluppo congiunto e per i test che aiuteranno la AFRL a capire i dettagli del motore SABRE, e se questo potrà offrire le prestazioni uniche e i vantaggi nell'integrazione comparati con i concetti tradizionali di veicoli ipersonici. Guardiamo avanti per esplorare il motore ed il suo scambiatore di calore ultra-leggero che ha il potenziale di permettere la propulsione a razzo utilizzando l'aria atmosferica."
La REL ha sviluppato una tecnologia per uno scambiatore di calore ultra-leggero che permette di trasferire lo stesso ammontare di calore generato da una stazione elettrica da 450 Mw utilizzando un'apparecchiatura che pesa meno di un'auto media (meno di 1,5 tonnellate) e che può raffreddare l'aria da 1.000° a meno 150° Celsius in 1/100 di secondo prevenendo la formazione di ghiaccio alle temperature sotto lo zero.
Combinato con un ciclo termodinamico, lo scambiatore di calore della REL permette ad un nuovo tipo di motore aerospaziale, chiamato SABRE, di volare a Mach 5,5 nell'atmosfera (il doppio di un motore a jet) e poi di eseguire una transizione nella modalità razzo per operare nel volo spaziale a velocità orbitali, o Mach 25 (circa 7,5 km al secondo). La fattibilità del motore SABRE è stata convalidata indipendentemente dall'Agenzia Spaziale Europea e visionata su richiesta del governo del Regno Unito.
Nell'illustrazione di copertina (Credit: Reaction Engines Ltd) lo spaccato di un motore SABRE con evidenziato, in azzurro, lo scambiatore di calore ultra-leggero.

Fonti: Reaction Engines Ltd - Spacedaily

13/01/2014 - Satellite di telecomunicazioni NASA montato sul razzo per il lancio -

Lunedì il satellite per telecomunicazioni della NASA di ultima generazione è stato installato sulla sommità del razzo Atlas 5 (AV-043), segnando così gli ultimi giorni di preparazione prima dell'invio del veicolo spaziale in orbita.
Il Tracking and Data Relay Satellite L, o TDRS L, è previsto per il lancio dalla rampa 41 di Cape Canaveral il prossimo giovedì, 23 gennaio alle 9:05 p.m. EST (le 3:05 ora italiana del 24 gennaio). La finestra di lancio disponibile si estenderà per 40 minuti.
Questo veicolo spaziale proseguirà la terza era della rete del sistema di comunicazione della NASA per i collegamenti con la Stazione Spaziale Internazionale, la trasmissione dei dati scientifici dai satelliti in orbita e il tracciamento dei razzi vettori al lancio.
Il sistema TDRS ha iniziato a prendere forma nel 1983 sostituendo la serie di stazioni al suolo sparse attorno al mondo che fornivano contatti periodici con i veicoli spaziali orbitanti. Nei tre decenni trascorsi il TDRS ha creato una costellazione di satelliti geosincroni in orbita terrestre a 36.000 km sopra la Terra per mantenere un collegamento costante.
Da quel punto di vantaggio, i satelliti TDRS controllano l'intero globo, ricevendo le trasmissioni da oggetti che si muovono velocemente solo ad alcune centinaia di km di altezza e le ri-trasmettono ai terminali dedicati disseminati nei controlli missione.
Per mantenere l'infrastruttura in ottimo stato, la NASA si prepara a lanciare il TDRS L, che raggiungerà il suo gemello TDRS K inviato nello spazio un anno fa e il TDRS M che lo sarà nel 2015. Assieme, questi tre satelliti assicureranno la disponibilità della costellazione ben oltre il prossimo decennio.
Dopo aver utilizzato lo Space Shuttle per deporre la prima generazione di questi satelliti in orbita fino al 1995, una seconda serie ha volato sui razzi Atlas 2A fra il 2000 e il 2002. Ora la NASA ha acquistato questo ultimo terzetto utilizzando gran parte delle specifiche degli ultimi modelli, a parte qualche componente aggiornato.
Il TDRS L venne spedito a Cape dal complesso industriale della Boeing il 6 dicembre scorso. Una volta al sito di lancio sono stati compiuti gli ultimi controlli elettrici, il carico del propellente per i motori di manovra e la sua chiusura all'interno dell'ogiva di alluminio di 4,2 metri di diametro del razzo.
Nelle prime ore di lunedì mattina, il veicolo spaziale è partito dalla vicina Titusville, dove è stato sottoposto ai preparativi pre-volo, nella struttura dell'Astrotech ed inviato allo spazioporto.
Viaggiando lungo la strada 405 con un convoglio a marcia lenta, il carico ha svoltato a nord passando attraverso il Kennedy Space Center, di fronte al Vehicle Assembly Building e la vecchia rampa di lancio delle navette prima di scendere lungo la spiaggia fino all'edificio Vertical Integration Facility di Atlas, arrivando alle 5:19 a.m. EST (le 11:19 ora italiana).
Dopo aver attraversato le porte della struttura VIF, alta come un palazzo di trenta piani, dove il razzo Atlas, in versione AV-401, è stato assemblato e testato, i tecnici hanno agganciato il pesante carico ad una gru ed alzato fino alla sommità dello stadio superiore Centaur del razzo. Le fasi iniziali di aggancio sono state completate attorno ale 9:55 a.m. EST (le 15:55 ora italiana).
Quest'operazione è stata eseguita 21 anni dopo, nel giorno successivo al lancio del satellite TDRS F a bordo della navetta Endeavour.
Nei prossimi giorni verranno effettuati dei test combinati del TDRS L e del razzo Atlas per verificare che il carico e il vettore stiano comunicando l'uno con l'altro in modo appropriato, seguiti dalla chiusura finale del veicolo per il volo.
I responsabili della missione terranno, il prossimo martedì una riunione Launch Readiness Review per verificare i progressi del lavoro e di ogni problema si sia presentato prima di dare il via al rollout verso la rampa di lancio, prevista per mercoledì.
Il razzo a due stadi, costruito dalla United Launch Alliance, è stato montato sulla piattaforma di lancio mobile che trasporterà su ruote il veicolo completamente assemblato fino alla rampa di lancio lontana circa 500 metri.
Il sistema per Atlas 5 a Cape dispone al Complex 41 di quello che viene chiamato 'clean pad', ovvero una rampa di lancio senza la torre. Il conto alla rovescia inizierà attorno alle 2 p.m. di giovedì (le 20 ora italiana) mentre le operazioni di rifornimento del propellente nel razzo partiranno alle 7 p.m. (le 1 ora italiana).
Nella foto di copertina (Credit: NASA/KSC) il satellite TDRS L mentre sta per essere racchiuso nell'ogiva protettiva del razzo Atlas.

Fonte: SpaceflightNow

Nella foto (Credit: ESA-J. Harrod) il modello in scala reale del veicolo spaziale ATV.

13/01/2014 - Giunge al termine la scuola per l'addestramento all'ATV -

Quest'anno vedrà il quinto ed ultimo degli Automated Transfer Vehicles (ATV) dell'ESA partire per la Stazione Spaziale Internazionale. L'ATV Georges Lemaître verrà lanciato quest'estate dallo Spazioporto dell'Europa di Kourou, carico di rifornimenti, propellente ed ossigeno per gli astronauti dell'avamposto orbitale dell'umanità.
L'astronauta dell'ESA, Alexander Gerst, che partirà per la Stazione Spaziale a maggio, darà il benvenuto all'astronave di rifornimento più grande che raggiunge la Stazione. Alexander ha completato l'addestramento all'ATV il mese scorso assieme al cosmonauta Alexander ‘Sasha’ Skvortsov, diventando gli ultimi diplomati del programma di addestramento in oltre otto anni di insegnamento presso l'European Astronaut Centre di Colonia, in Germania.
"Alesxander e Sasha sono passati a pieni voti e per gli addestratori è stato un momento di emozioni contrastanti, la sensazione di un lavoro ben fatto in questo momento storico, combinato con tristezza che la formazione di ATV è giunta alla fine," dice Lionel Ferra, istruttore ATV.
Oltre 83 astronauti sono stati addestrati per le procedure di rendezvous e attracco, eseguendo simulazioni dopo simulazioni per testare la loro reazione ai tanti possibili scenari in un modello in scala reale per aggiungere realismo.
Oltre alle procedure, agli astronauti viene spiegato come eseguire gli ultimi collegamenti del veicolo spaziale con la parte russa della Stazione Spaziale, l'entrata nel veicolo e il controllo dell'atmosfera così come il trasferimento del carico, il carico della spazzatura ed infine vengono addestrati per le procedure di sgancio. Oltre 1.000 oggetti diversi fanno parte tipicamente dello scarico, della catalogazione e dell'immagazzinamento dalla lista di carico di ATV. Dopo lo scarico, i rifiuti della Stazione devono essere saldamente fissati prima della partenza di ATV.
"Quando il primo ATV, Jules Verne, venne lanciato nel 2008, gli istruttori del Centro Europeo Astronauti dovettero sviluppare un intero programma di addestramento partendo da zero," dice Hans Bolender, capo dell'Astronaut Training Division dell'ESA.
"L'Europa non aveva mai lanciato un'astronave per il volo spaziale umano ma ha lavorato fianco a fianco con i progettisti del veicolo spaziale, le industrie e i partner in Russia, il team ha sviluppato un programma di addestramento completo adattato ai bisogni di astronauti impegnati a condurre in sicurezza queste complesse missioni."
Gli astronauti di tutte le agenzie partner nella Stazione Spaziale Internazionale - Giappone, Russia, USA, Canada e Europa - si sono allenati sui sistemi di fornitura e supporto del traghetto. Il team di formazione ATV ha avuto un flusso costante di astronauti che sono passati per le loro aule a Colonia.
"Per caso, quando Alexander e Sasha hanno completato il loro addestramento all'aggancio, un altro astronauta ESA, Samantha Cristoforetti ha completato il suo addestramento allo sgancio assieme ad un altro Alexander: il cosmonauta Alexander Samokutyaev," ricorda Rüdiger Seine, responsabile per l'addestramento alle missioni degli astronauti. "Loro saranno sulla Stazione Spaziale quando ATV-5 la lascerà alla fine di quest'anno."
"Abbiamo visto molti astronauti eccezionali passare nella nostra classe ed è sempre gratificante vedere uno studente svolgere bene i suoi compiti nella vita reale,"
dice l'istruttore ATV Michael Markus. "Naturalmente saremo a guardare gli Alexander, Sasha e Samantha dalla Terra anche per le ultime operazioni con ATV."
Gli astronauti avranno corsi di aggiornamento sulla Stazione Spaziale Internazionale per rivedere le procedure. Alcuni di questi corsi sono stati resi pubblici per provarli con il proprio browser web o tablet, e vedere se hai la stoffa per attraccare ATV!
Nella foto di copertina (Credit: ESA–J. Harrod) l'astronauta Alexander Gerst durante una simulazione di attracco di ATV. Nella foto a sinistra (Credit: ESA-J. Harrod) il modello in scala reale del veicolo spaziale ATV che si trova presso il Centro Addestramento Astronauti dell'ESA a Colonia.

Fonte: ESA

13/01/2014 - Il rover e il lander lunari cinesi si svegliano dopo la prima notte lunare -

Il rover lunare cinese 'Yutu' (Coniglio di Giada) e il lander Chang'e-3 si sono appena 'risvegliati' dopo un periodo dormiente che è durato due settimane, o una notte lunare, in una mossa ideata per sopportare le avverse condizioni climatiche.
Yutu si è risvegliato autonomamente alle 5:09 a.m. ora di Pechino di sabato (le 23:09 ora italiana di venerdì) e ha completato le necessarie procedure di avvio ed è entrato nella modalità normale operativa seguendo gli ordini provenienti dal BACC (Centro Controllo Aerospaziale di Pechino).
Il rover ha iniziato a muoversi sulla superficie lunare per la missione scientifica.
Anche il lander Chang'e-3 si è svegliato autonomamente alle 8:21 a.m. di domenica (le 1:21 ora italiana) e si trova attualmente nelle normali condizioni operative.
Una notte sulla Luna dura circa 14 giorni terrestri, durante i quali la temperatura scende sotto i meno 180° Celsius e non vi è luce solare sui pannelli per alimentare gli strumenti di bordo.
"Durante la notte lunare, il lander e il rover erano in una condizione di assenza di energia e le comunicazioni con la Terra non erano possibili," ha detto Zhou Jianliang, capo ingegnere al BACC. "Quando la notte è terminata, i due veicoli si sono riavviati con l'energia che ha cominciato a essere prodotta dalla luce solare e hanno ripreso le operazioni e le comunicazioni secondo un programma prestabilito," ha detto Zhou.
Il risveglio del rover e del lander segnano il successo della tecnologia cinese nella sopravvivenza alla notte lunare e il centro invierà le istruzioni ai due strumenti su come proseguire la missione esplorativa.
Il Chang'e-3 ha eseguito un allunaggio morbido sul Sinus Iridium della Luna, o Baia degli Arcobaleni, il 14 dicembre dello scorso anno, e poi Yutu si è separato dal lander. Il rover si è addormentato il 26 dicembre quando è arrivata la prima notte lunare della missione.
Nella foto di copertina (Credit: Chinese Academy of Sciences) il lander Chang'e-3 poggiato sulla superficie lunare e ripreso dal rover Yutu che si trova a qualche metro di distanza. Nel riquadro in alto a sinistra la Terra fotografata dalla sonda il giorno di Natale.

Fonte: Xinhua

13/01/2014 - Conferenza 'Il futuro dell'Esplorazione Spaziale e il ruolo dell'Italia' -

Si terrà a Roma, il prossimo 21 gennaio 2014 alle ore 16, presso il Salone delle Conferenze della SIOI in Piazza San Marco 51, Roma, l'evento 'Il Futuro dell'Esplorazione Spaziale e il ruolo dell'Italia'.
L'indirizzo di saluto sarà tenuto da Franco Frattini, Presidente del SIOI, ed interverranno Enrico Saggese, Presidente dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana), l'astronauta Maurizio Cheli e il Direttore dell'ISGI-CNR Giuseppe Palmisano.
Per poter assistere è necessario registrarsi contattando la seguente mail: relazioniesterne@sioi.org.

Fonte: SIOI org

12/01/2014 - Chiusa la 'due giorni' dello Spazio a Washington -

E' calato il sipario su uno degli appuntamenti del settore più attesi ed importanti degli ultimi anni, a Washington, dove le delegazioni ministeriali e le agenzie spaziali di 35 diversi paesi sono state protagoniste di una densissima ‘due giorni’ dedicata all’Esplorazione Spaziale.
L’evento era articolato in due giornate: la prima, il 9 gennaio, il Forum Interministeriale; la seconda, il 10, il Summit dell’IAA (International Academy of Austronaitics) delle Agenzie Spaziali.
Il Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza e il Presidente dell'ASI Enrico Saggese hanno guidato la delegazione italiana, di cui facevano parte, tra gli altri: il Consigliere diplomatico Gianluigi Benedetti e, per ASI, l’ing. Augusto Cramarossa (Responsabile Unità Rapporti Nazionali e Internazionali), il professor Enrico Flamini (Coordinatore Scientifico) e la dott.ssa Gabriella Arrigo (Responsabile per le Relazioni Internazionali Extra-europee).
"C’è stato un importante passo in avanti rispetto al Summit di Lucca, di cui Washington ha oggi raccolto il prezioso testimone – spiega a caldo Saggese – rappresentato dal forte spirito collaborativo di tutti i paesi partecipanti sia per quanto riguarda l’esplorazione robotica che quella umana, su un piano di pari dignità. Importante – ha poi sottolineato il presidente dell’ASI – la presenza della Cina, che pone la cooperazione e la collaborazione come valore centrale nel futuro delle attività spaziali."
I lavori della Conferenza si sono aperti con l'intervento del sottosegretario di Stato USA William J. Burns e, soprattutto, con l’ufficializzazione della notizia che già circolava da tempo nell’ambiente: la decisione dell’Amministrazione Obama - sottolineata dal numero uno della NASA Charles Bolden e dal consigliere scientifico del Presidente John P. Holdren - di prolungare la vita operativa della Stazione Spaziale Internazionale almeno fino al 2024.
"Un tempo di dieci anni a partire da oggi – ha commentato Saggese – consente di programmare senza pressioni una vasta attività sia scientifica che industriale (come ad esempio con Cygnus, ndr). Ci tengo a dire che l’Italia – ha precisato il presidente dell’ASI – è l’unico paese che sta cogliendo questa opportunità sul piano anche commerciale."
Tra i principali protagonisti della due giorni, oltre alla Cina - balzata agli onori delle cronache sulla stampa generalista dopo il recente ‘sbarco’ di Pechino sulla Luna - ha avuto una posizione di primissimo piano un’altra 'potenza spaziale emergente': l’ India. Ma i riflettori sono rimasti a lungo puntati, naturalmente, soprattutto sugli Stati Uniti e sulla NASA che, dopo l’abbandono del programma ‘Constellation’, cercano una nuova posizione di leadership. Non solo con il prolungamento della vita della ISS, ma anche con i progetti sull'esplorazione degli asteroidi.
E protagonisti restano, ovviamente, la Russia, il Giappone, il Canada e tutta l’Europa: in riferimento, tra le altre cose, soprattutto al futuro impiego della ISS – e alla già citata posticipazione del suo pensionamento – oltre che, ad esempio, al programma ExoMars, che partirà nel 2016.
Nella foto di copertina (Credit: ASI) uno dei momenti del Summit della IAA.

Fonte: ASI

12/01/2014 - Indossare la Skinsuit -

L'Ufficio di Medicina Spaziale del Centro Astronauti Europeo dell'ESA sta gestendo un progetto che potrebbe aiutare gli astronauti a superare i problemi che incontrano nello spazio, semplicemente indossando un'aderente 'dermotuta' altamente tecnologica.
Galleggiando nello spazio, i corpi degli astronauti si adattano all'assenza di peso in modi che non sono sempre voluti. Ossa e muscoli perdono consistenza avendo meno lavoro senza la gravità.
Si conoscono degli astronauti che sono cresciuti di circa 7 centimetri in assenza di peso per l'allungamento della spina dorsale. A causa di questo, molti astronauti soffrono quindi di mal di schiena durante le loro missioni. Una volta tornati sulla Terra è necessario prendersi cura di loro con esercizi che riportino i loro corpi in forma , perché dopo le missioni gli astronauti hanno quattro volte più probabilità di soffrire di spostamento dei dischi rispetto al solito.
La Skinsuit (Dermotuta) è fatta su misura con un tessuto bidirezionale appositamente progettato per contrastare la mancanza di gravità comprimendo il corpo dalle spalle ai piedi con una forza simile a quella sentita sulla Terra. I prototipi attuali sono in spandex anche se sono stati esaminati nuovi materiali.
""Ottenere una tuta che si adattasse correttamente è stato impegnativo," spiega Simon Evetts, a capo del team Unità Progetti Medici e Tecnologici team presso il Centro Astronautico Europeo. "Abbiamo bisogno di creare un abito che sia aderente ma comodo da indossare, e che crei la giusta quantità di forza nei posti giusti."
L'Ufficio di Medicina Spaziale dell'ESA sta lavorando con l'Università del King College di Londra, Inghilterra e con il Massachusetts Institute of Technology, USA, per mettere alla prova i prototipi. L'astronauta ESA Andreas Mogesen sarà il primo ad indossare la speciale Skinsuit nello spazio durante la sua missione del 2015, durante la quale egli la valuterà dall'aspetto funzionale.
La Skinsuit ha il potenziale di poter essere utilizzata sia sulla Terra come dagli astronauti. "Se la tecnologia funziona nello spazio, potrebbe aiutare gli anziani e le tante persone che hanno problemi di schiena sulla Terra," dice Simon.
"Inoltre la tecnologia Skinsuit potrebbe migliorare le vesti di sostegno attualmente utilizzate per condizioni come la paralisi cerebrale."
Nella foto di copertina (Credit: NASA–Waldie) la Skinsuit testata su un aereo in volo parabolico per simulare l'assenza di peso.

Fonte: ESA

12/01/2014 - L'astronauta Leland Melvin lascia la NASA -

Prosegue la 'fuga' degli astronauti dalla NASA: questa è stata la volta di Leland Melvin a lasciare l'agenzia spaziale.
In un comunicato dell'11 gennaio, l'Amministratore della NASA, Charlie Bolden, ha annunciato che, dopo 24 anni di onorato servizio, Melvin lascerà l'agenzia.
Questo astronauta era entrato alla NASA nel 1989 presso il Centro di Ricerche di Langley come ricercatore scienziato nel campo delle fibre ottiche. Durante la sua lunga carriera nell'agenzia era diventato astronauta nel 1998 e aveva volato due volte nello spazio come Specialista di Missione: nel 2008 con lo Space Shuttle STS-122 e l'anno successivo con la STS-129.
Melvin aveva conseguito una laurea in chimica dall'Università di Richmond e poi si era distinto come giocatore di Football Americano nella squadra degli Spiders ed era entrato nella National League per la squadra dei Detroit Lions nel 1986 e poi era stato anche con i Dallas Cowboys e con i Toronto Argonauts. Dopo i postumi di un incidente, che misero fine alla sua carriera nel Football, tornò all'Accademia dove conseguì un Master in ingegneria scienza dei materiali dall'Università della Virginia. Dopo le due missioni nello spazio Melvin ricoprì l'incarico di Associate Administrator for Education utilizzando le missioni NASA per favorire l'insegnamento delle materie scientifiche STEM (science, technology, engineering and mathematics) fra le nuove generazioni di studenti.
"La sua innata abilità di mettere assieme le persone ha aiutato a forgiare collaborazioni sia fra organizzazioni tradizionali che non tradizionali. Ha costruito una rete che condivide ampiamente e sfrutta i punti di forza e le capacità per fornire dei contenuti educativi più forti nelle STEM ed eliminare la duplicazione degli sforzi è stato determinante in questa epoca di sfide fiscali. ha detto Bolden.
"Voglio ringraziare Leland per la sua amicizia, la sua dedizione e il suo eccezionale stato di servizio in questa agenzia e per la nazione. Vi prego di unirvi a me nell'augurargli tutto il meglio per l'inizio di questo nuovo capitolo di una vita incredibile." Ha concluso Bolden.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/Sean Smith) Leland Melvin mentre spiega i componenti della Stazione Spaziale Internazionale agli studenti del Museo della Scienza della Virginia.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: NASA/Koichi Wakata) il Cygnus appena catturato dal braccio robotico della ISS.

12/01/2014 - Il cargo Cygnus arrivato alla Stazione Spaziale Internazionale per la missione Orb-1 -

Il cargo commerciale Cygnus della Orbital Sciences è arrivato alla Stazione Spaziale Internazionale per la sua prima missione di rifornimento. L'astronauta Mike Hopkins della NASA era ai controlli del Canadarm2 all'interno della Cupola quando ha catturato il Cygnus alle 6:08 a.m. EST (le 12:08 ora italiana) di domenica.
L'astronauta giapponese Koichi Wakata ha poi controllato il braccio robotico della stazione per guidare il Cygnus verso il boccaporto che guarda la Terra del modulo nodo Harmony e lo ha ormeggiato alle 8:05 a.m. (le 14:05 ora italiana). L'Ingegnere di Volo di Spedizione 38, Rick Mastracchio ha poi operato la chiusura del meccanismo di aggancio comune.
Dopo che il nuovo cargo è stato agganciato ad Harmony, Wakata ha iniziato i controlli di tenuta nel vestibolo, ovvero l'area fra il veicolo attraccato e la stazione spaziale. Lavorando in anticipo sul previsto, Hopkins e Mastracchio hanno aperto il portello del cargo Cygnus alle 12:17 p.m. (le 18:17 ora italiana) iniziando così cinque settimane di attività di trasferimento del carico.
Tutti e tre gli astronauti hanno monitorato l'avvicinamento e il rendezvous di Cygnus dall'interno della Cupola. Il terzetto era alla postazione di controllo robotico posta nella Cupola dotata di sette finestre, osservando i monitor e controllando i dati in tempo reale.
Il razzo Antares ha lanciato il veicolo di rifornimento Cygnus giovedì alle 1:07 p.m. (le 19:07 ora italiana) dalla Wallops Flight Facility in Virginia ed ha raggiunto l'orbita dieci minuti dopo. Cygnus è arrivato in tempo alla stazione nonostante l'attività del flusso solare che ha rinviato il lancio di un giorno. L'incremento delle radiazioni dal flusso solare poteva potenzialmente avere effetti sull'avionica del veicolo spaziale. I controllori di volo hanno riferito ai sei residenti della stazione che erano al sicuro durante l'evento solare avvenuto martedì.
I controllori della missione della Orbital Sciences hanno guidato il Cygnus verso la stazione durante il suo viaggio di tre giorni. Una volta che Cygnus è arrivato nei pressi della stazione i controllori di Houston e del Giappone hanno iniziato le operazioni congiunti con la Orbital Sciences. La NASA ha tracciato il veicolo durante il suo avvicinamento finale. La Japan Aerospace Exploration Agency ha collaborato al rendezvous finale di Cygnus con la stazione utilizzando le apparecchiature del laboratorio Kibo.
Il veicolo cargo Cygnus consiste di due moduli. Il modulo di servizio fornisce il controllo d'assetto, la propulsione, la navigazione, l'energia elettrica e contiene i pannelli solari. Il cargo modulo pressurizzato, che comprende la maggior parte del veicolo, fornisce lo spazio per il cargo e la logistica. Sebbene non vi sia la possibilità di recuperare il carico in quanto il veicolo è destinato al rientro distruttivo sopra l'Oceano Pacifico il 19 febbraio. Il veicolo sarà disancorato e rilasciato dalla stazione il 18 febbraio.
La Orbital Sciences aveva condotto una missione dimostrativa a settembre con il suo primo veicolo di rifornimento commerciale Cygnus arrivato alla stazione il 29 settembre. Il Cygnus consegnò circa 590 kg di attrezzature non vitali, e venne ricaricato con spazzatura e lasciò la stazione il 22 ottobre per una fiammeggiante distruzione sopra l'Oceano Pacifico.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/TV) il veicolo cargo Cygnus 'Gordon C. Fullerton' dopo essere stato catturato dal braccio robotico della ISS mentre sta per essere ormeggiato al boccaporto del nodo Harmony. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/Koichi Wakata) il Cygnus appena catturato dal Canadarm2.

Fonte: NASA

11/01/2014 - Il cargo Cygnus a poche ore dalla Stazione Spaziale Internazionale -

Tutti i sistemi a bordo del veicolo spaziale cargo Cygnus 'Gordon C. Fullertown' della Orbital Sciences funzionano come previsto e non vi sono problemi di sorta.
Il veicolo spaziale della missione ORB-1 ha condotto cinque manovre di innalzamento dell'orbita ed ora è in rotta per il rendezvous con la Stazione Spaziale Internazionale previsto per domani mattina, con un orario di cattura da parte del braccio robotico della ISS a partire dalle 6:02 a.m. EST (le 12:02 ora italiana). La NASA/TV inizierà la diretta della manovra dalle ore 5:00 a.m. EST (le 11 ora italiana).

Fonte: Orbital Sciences Corp.

11/01/2014 - La SpaceX si aggiudica il contratto per il lancio di un altro satellite -

Sugli allori delle due prime missioni in Orbita di Trasferimento Geostazionario (GTO), la SpaceX si è aggiudicata il contratto per il lancio del satellite per telecomunicazioni JCSAT-14. Il contratto della SKY Perfect JSAT Corporation del Giappone prevede il volo a bordo di un razzo vettore Falcon 9 v1.1 nella seconda metà del 2015.
Le ultime due missioni della SpaceX hanno visto il successo nell'invio nello spazio dei satelliti per telecomunicazioni in orbita geostazionaria SES-8, lo scorso dicembre, e del Thaicom-6 il 6 gennaio scorso.
Al momento la compagnia è nella fase di preparazione del prossimo lancio, la missione SpX-3/CRS-3, prevista per il 22 febbraio prossimo, e che vedrà un nuovo veicolo spaziale Dragon portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il JCSAT-14, costruito dalla Space System/Loral (SSL), è destinato a sostituire il JCSAT-2A, fornendo copertura all'Asia, Russia, Oceania e isole del Pacifico. E' da notare che il precedente satellite per telecomunicazioni della JCSAT, il JCSAT-13, era stato portato nello spazio per mezzo di un razzo Ariane 5 Europeo nel maggio del 2012. Anche altri precedenti lanci come il JCSAT-10 e JCSAT-12 avevano volato con Arianespace mentre il JCSAT-11 venne perso durante un lancio fallito di un Proton-M gestito dalla International Launch Services (ILS).
Al momento la SKY Perfect JCSAT Corporation del Giappone ha nello spazio una flotta di otto satelliti.
Nella foto di copertina (Credit: SpaceX) la sede della SpaceX a Hawthorne, California.

Fonte: Nasaspaceflight

11/01/2014 - Un centro NASA prende il nome Neil A. Armstrong -

Il Senato degli Stati Uniti ha votato mercoledì 8 gennaio una legge che stabilisce che il Dryden Flight Research Center della NASA nel sud della California venga ribattezzato 'NASA Neil A. Armstrong Flight Research Center'.
I legislatori non hanno voluto dimenticare di onorare il vecchio nome ed hanno ribattezzato l'area circostante 'Hugh L. Dryden Aeronautical Test Range'.
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti aveva già introdotto e votato una risoluzione simile nel febbraio 2013. Questa è la terza volta fin dal 2007 che il Congresso vuole dare il nome di Armstrong a un centro di ricerca.
Martedì la legge verrà presentata al Presidente per la firma e la trasformazione in legge.
Nel luglio 1969 Neil Armstrong ed il suo collega dell'Apollo 11, Buzz Aldrin, atterrarono sulla Luna dove Armstrong divenne il primo essere umano nella storia a mettere piede sulla superficie lunare. Armstrong, 82 anni, morì il 25 agosto 2012 dopo le complicazioni conseguenti a problemi cardiovascolari.
Prima di diventare astronauta Armstrong era stato pilota collaudatore ed aveva volato, proprio nel centro che ora avrà il suo nome, a bordo dell'aereo razzo X-15. Inoltre Armstrong collaborò allo sviluppo del Lunar Landing Research Vehicle dal quale venne poi sviluppato il lander che portò gli astronauti sulla Luna.
Il centro di volo, che si trova presso la Base Edwards dell'Air Force, era conosciuto come Muroc Flight Test Unit ai tempi della NACA (il predecessore aeronautico della NASA) e dal 26 marzo 1976 era stato intitolato a Hugh L. Dryden, uno dei principali ingegneri aeronautici del Paese, che era stato direttore della NACA ed il primo Amministratore NASA fino alla sua morte.
"Dryden raccomandò al Presidente John F. Kennedy che l'obiettivo di inviare un uomo sulla Luna entro dieci anni era raggiungibile e che il popolo Americano lo avrebbe seguito," disse il deputato Lamar Smith (R-Texas), che svolse il ruolo di presidente della Commissione del Senato per la Scienza, Spazio e Tecnologia, in una dichiarazione del febbraio 2013. "Dryden non poté vedere il suo sogno perché ci lasciò nel 1965."
"Neil Armstrong è stato fra coloro che hanno volato sui veicoli spaziali che Dryden aveva immaginato,"
concludeva Smith.
Nell'illustrazione di copertina (Credit: NASA) Neil Armstrong dipinto dall'artista Robert McCall mostra che l'astronauta NASA è stato all'inizio della carriera un pilota collaudatore proprio presso il centro di volo che ora prenderà il suo nome.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: Boeing) i tecnici della Boeing collegano l'hardware dell'avionica di SLS.

10/01/2014 - L'avionica di SLS vede la sua (prima) luce -

Il moderno sistema avionico (l'elettronica di bordo del veicolo spaziale) che guiderà il più potente razzo mai costruito ha visto la luce - la sua 'prima luce'.
L'hardware, il software e i sistemi operativi per lo Space Launch System (SLS) della NASA sono stati recentemente integrati ed accesi per un primo funzionamento inaugurale - chiamato 'prima luce'.
Una volta completato l'SLS sarà in grado di spingere gli esseri umani e potenziali carichi scientifici nello spazio profondo. E' la grande capacità di ogni sistema di lancio mai costruito che permette di minimizzare i costi e i rischi dei viaggi nello spazio profondo.
"Spesso noi paragoniamo i sistemi avionici con il sistema nervoso centrale del corpo umano - noi non possiamo funzionare senza di lui, e nemmeno SLS può," dice Lisa Blue, manager dei sistemi avionici degli stadi per l'Ufficio del Programma SLS presso il Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, in Alabama. "L'avionica dice al razzo dove deve andare e quando fermarsi, e come deve dirigere i suoi motori per mantenere la giusta traiettoria."
"Ora abbiamo tutti i sistemi critici assieme, ed ogni unità è stata accesa con successo,"
aggiunge la Blue. Questo è un grande risultato che ci permette di essere pronti verso il primo volo di SLS.
Il team che si occupa dell'Integrated Avionics Test Facilities, fornisce e installa la struttura che simula i modelli di ambiente che il veicolo incontrerà durante il lancio. Con le unità hardware dell'avionica sistemati in configurazione di volo sulla struttura e con il software di volo, l'impianto replica che cosa accadrà al razzo in volo."Stiamo utilizzando la tecnologia più avanzata ed il più potente processore per computer mai usato in un sistema di volo." dice la Blue.
Gli ingegneri della NASA e della Boeing testeranno tutto il sistema ai primi di gennaio presso il Systems Integration and Test Facility del Marshall. Essi eseguiranno una simulazione di volo per vedere come SLS si comporta durante il lancio.
"Aver completato il passo cruciale della 'prima luce' ci conferma le prestazioni dell'avionica e del software integrato e le prove permetteranno di correggere ogni problema del sistema, ed essere così sicuri che queste unità comunicano fra di loro come sono state progettate di fare," dice Don Mitchell, capo ingegnere della Integrated Avionics and Software di SLS presso il Marshall Center.
L'avionica e il computer di volo verranno ospitati nello stadio centrale di SLS. Una volta completato, lo stadio principale sarà lungo oltre 60 metri e imbarcherà ossigeno e idrogeno liquidi criogenici che alimenteranno i motori RS-25 del veicolo. La Boeing Company è il primo appaltatore per lo stadio principale di SLS, compresa l'avionica.
Entro gennaio il team comincerà a lavorare sull'intero sistema avionico per farlo funzionare come un'unità unica. Nel 2015, l'avionica verrà inviata presso la Michoud Assembly Facility della NASA a New Orleans, dove viene costruito lo stadio principale e verrà integrato nel razzo.
Il primo volo di prova di SLS - che vedrà volare la configurazione da 70 tonnellate di capacità di carico e che porterà un veicolo spaziale Orion senza equipaggio oltre l'orbita terrestre per mettere alla prova il sistema integrato e le sue prestazioni - è previsto per il 2017. Quando l'SLS evolverà potrà raggiungere una capacità senza precedenti di 130 tonnellate di carico che permetterà missioni in luoghi distanti del Sistema Solare come Marte.
Per ulteriori informazioni su SLS visita: http://www.nasa.gov/exploration/systems/sls/.
Nella foto di copertina (Credit: Boeing) l'ingegnere James Peckham fa girare la simulazione dell'avionica per vedere come SLS si comporta durante il lancio. Nella foto a sinistra (Credit: Boeing) i tecnici preparano l'hardware dell'avionica di SLS in configurazione di volo.

Fonte: NASA

10/01/2014 - Nuovo volo supersonico di SpaceShipTwo -

Lo spazioplano riutilizzabile privato della Virgin Galactic ha raggiunto nuove altezze oggi (10 gennaio) segnando il record di altitudine nel suo terzo volo di prova supersonico.
Il veicolo commerciale a razzo, conosciuto come SpaceShipTwo, ha raggiunto l'altezza massima di 21.641 metri e la velocità di Mach 1,4 (1.224 km/h) nei cieli sopra il Mojave Air and Space Port della California.
Secondo la compagnia il successo del volo odierno mantiene la Virgin Galactic in corsa per l'inizio del servizio commerciale passeggeri previsto entro l'anno. "Non potrei essere più felice di aver iniziato il Nuovo Anno con tutti i pezzi al loro posto per l'avvio in pieno dei voli spaziali," ha detto Sir Richard Branson, fondatore della Virgin Galactic in una dichiarazione. "Il 2014 sarà l'anno che finalmente porteremo la nostra bellissima astronave nel suo ambiente naturale dello spazio."
La SpaceShipTwo ha decollato questa mattina alle 7:22 a.m. locali (le 16:22 ora italiana) appesa sotto la fusoliera del gigantesco aereo madre WhiteKnightTwo. Una volta raggiunta l'altezza di 14.021 metri il WhiteKnightTwo ha rilasciato lo spazioplano, ed il suo motore a razzo si è acceso per 20 secondi, spedendo la SpaceShipTwo più in alto di quanto non fosse mai giunta prima.
Il volo di oggi segna anche la prima volta che in un test propulso ai comandi si trovava il capo pilota Dave MacKay. MacKay ed il co-pilota Mark Stucky hanno testato, durante il volo, l'abilità nelle manovre della SS2 ed il sistema di rientro 'a piuma d'uccello'. "Il volo di oggi è stato un altro grande successo," ha dichiarato George Whitesides, Amministratore delegato della Virgin Galactic. "Ci siamo concentrati nella raccolta di un maggior numero di dati a velocità transoniche e supersoniche, ed il nostro capo piloti, Dave, ha guidato il veicolo perfettamente. Con ogni volo di prova ci stiamo avvicinando progressivamente all'obiettivo di iniziare il servizio commerciale nel 2014."
I precedenti due voli propulsi della SpaceShipTwo avevano avuto luogo in aprile e settembre dello scorso anno. La Virgin Galactic ha inoltre eseguito con il veicolo più di due dozzine di voli senza motore.
La SS2 è stata progettata per trasportare due piloti e sei passeggeri in voli suborbitali. I passeggeri non completeranno un'intera orbita attorno alla Terra, ma potranno sperimentare alcuni minuti in assenza di peso e vedere la Terra sullo sfondo del cielo nero dello spazio.
I biglietti per un volo sulla nave spaziale costano 250.000 dollari ognuno ed al momento oltre 600 persone hanno versato i loro anticipi per prenotare un posto.
La SS2 è stata progettata e costruita dalla Scaled Composite, che aveva già costruito il suo predecessore, la SpaceShipOne con la quale vinse i 10 milioni di dollari dell'Ansari X Prize nel 2004 per essere stato il primo veicolo a portare persone nello spazio e tornare due volte nel corso di una settimana.
Nella foto di copertina (Credit: MarsScientific.com/Clay Center Observatory) lo spazioplano suborbitale SpaceShipTwo durante il volo supersonico del 10 gennaio 2014.

VIDEO TERZO VOLO PROPULSO DELLA SPACESHIPTWO - 10/01/2014 - (Credit: YOUTUBE/thedavidnir) - dur.min. 4:47 - LINGUA INGLESE

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: ASI) da sinistra, Charles Bolden, Enrico Saggese ed Roberto Vittori.

10/01/2014 - A Washington la Space Exploration Conference -

L’ESA e il nostro Paese passano idealmente il testimone agli Stati Uniti: dopo la Conferenza di Lucca sull’Esplorazione Spaziale nel 2011, è infatti Washington ad ospitare la nuova edizione della Space Exploration Conference.
I lavori della Conferenza si sono aperti la mattina del 9 gennaio, alla presenza dei ministri e delle delegazioni dei 43 paesi invitati dal Dipartimento di Stato USA, con l'intervento del sottosegretario di Stato USA William J. Burns. Oggi, a chiusura della due giorni, si terrà il 'Summit'.
Il programma è ricchissimo e l’attenzione dei media adeguata all’evento. Sui tavoli dei diversi committee verranno trattate tematiche fondamentali per il futuro dell’esplorazione spaziale, umana e robotica, nonché per l’uso pacifico delle tecnologie spaziali e dello Spazio tout court.
Il Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza e il Presidente dell'ASI Enrico Saggese guidano la delegazione italiana, che comprende il Consigliere diplomatico Gianluigi Benedetti e per ASI Augusto Cramarossa (Responsabile Unità Rapporti Nazionali e Internazionali), Enrico Flamini (Coordinatore Scientifico) e Gabriella Arrigo (Responsabile per le Relazioni Internazionali Extra-europee).
Tra i principali protagonisti della due giorni, avranno sicuramente una posizione di primissimo piano le cosiddette 'potenze spaziali emergenti' Cina e India, balzate agli onori delle cronache sulla stampa generalista dopo il recente 'sbarco' di Pechino sulla Luna.
Ma i riflettori sono puntati naturalmente anche sugli Stati Uniti e sulla NASA che, dopo l’abbandono del programma 'Constellation', cerca una nuova posizione di leadership e puntano molto – ad esempio – sull'esplorazione degli asteroidi.
L'Amministrazione Obama, peraltro, come hanno sottolineato il numero uno della NASA Charles Bolden (nella foto a sinistra con il Colonnello Vittori e il Presidente Saggese) e il consigliere scientifico del Presidente John P. Holdren, ha appena approvato il prolungamento della vita operativa della ISS fino al 2024.
E protagonisti restano, ovviamente, la Russia, il Giappone, il Canada e tutta l’Europa: in riferimento, tra le altre cose, soprattutto al futuro impiego della ISS – e alla già citata possibile posticipazione del suo pensionamento – oltre che, ad esempio, al programma ExoMars, che partirà nel 2016.

Fonte: ASI

10/01/2014 - La prima preda di NEOWISE -

Sono passati solo quattro mesi da quando è stato riacceso e il telescopio spaziale NEOWISE (Near-Earth Object Wide-field Infrared Survey Explorer) è tornato già a pieno regime con un importante avvistamento. Si tratta di 2013 YP139, un asteroide a 43 milioni di chilometri dalla Terra (vicino ma non troppo!) osservato per la prima volta dal telescopio della NASA il 29 dicembre 2013. Sulla base delle luce infrarossa riflessa, gli esperti hanno stimato che la roccia spaziale ha un diametro di circa 650 metri ed è opaco e scuro, come un pezzo di carbone.
Una nuova minaccia per la Terra? Non dovrebbe essere così. È possibile che la sua orbita ellittica attorno al Sole lo porti più vicino a noi, a circa 500mila chilometri, poco più in là della Luna, ma comunque non prima del prossimo secolo.
Lanciato nel 2009 nell’ambito del Programma Explorer, WISE era stato messo a riposo nel 2011 dopo aver esaurito il liquido refrigerante e dopo aver completato la sua missione primaria: aveva 'catturato' oltre 2,7 milioni di immagini a più lunghezze d’onda infrarosse e catalogato più di 560 milioni di oggetti. Nel settembre del 2013 è stato rimesso in funzione per altri tre anni: darà la caccia ai NEO (near-Earth objects) più pericolosi per la nostra incolumità. Nei progetti degli scienziati c’è anche quello di scovare un asteroide da esplorare in futuro.
Intanto NEOWISE porta a casa la prima vittoria. Il sofisticato strumento della NASA ha scovato l’oggetto distinguendone il movimento rispetto allo sfondo. I ricercatori Università dell’Arizona hanno poi utilizzato il telescopio Spacewatch al Kitt Peak National Observatory di Tucson per confermare la scoperta.
di Eleonora Ferroni.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/JPL-CALTECH) un'immagine composita dell'asteroide 2013 YP139 visto da NEOWISE. In alto un ingrandimento.

Fonte: INAF

10/01/2014 - In Guyana arrivano i componenti per i razzi dei prossimi voli -

La 'catena di approvvigionamento' di Arianespace sta lavorando alacremente per la grande attività di lancio prevista nel 2014, con gli elementi di diversi lanciatori che sono giunti questa settimana in Guyana per il terzo volo del razzo leggero Vega e per un'altra missione del vettore pesante Ariane 5.
Questi componenti sono stati consegnati dalla motonave MN Toucan - uno dei due vascelli che collegano a rotazione l'Europa ed il Sud America, trasportando regolarmente gli stadi ed altro hardware per i veicoli di lancio Ariane 5, Vega e Soyuz, che compongono la famiglia di lanciatori Arianespace.
All'interno della stiva di carico della MN Toucan si trovava uno stadio criogenico di un Ariane 5 che verrà lanciato in primavera per la missione designata Volo VA218, assieme con il suo stadio superiore criogenico e le altre attrezzature.
Sempre nella stiva, come anche sul ponte superiore vi erano i componenti del secondo stadio Zefiro 23 e terzo stadio Zefiro 9 che verranno utilizzati nella prossima missione di Vega di Arianespace - designato Volo VV03 nel sistema di numerazione della compagnia. Questo terzo volo del veicolo leggero, avrà come carico utile il satellite da osservazione ad alta risoluzione DZZ-HR costruito dalla Airbus Defence & Space per la Repubblica del Kazakhstan.
Questo materiale è stato scaricato dalla motonave MN Toucan dopo che ha attraccato al Porto Pariacabo della città di Kourou, permettendo poi il suo trasferimento via strada al vicino Spazioporto.
Per il 2014, Arianespace ha una lista di carichi utili per 14 opportunità di lancio, con l'obiettivo della compagnia di eseguire 12 missioni durante l'anno - a seconda della disponibilità dei satelliti. Basandosi sul programma attuale quest'attività sarà composta da sei lanci di Ariane 5, quattro di Soyuz e due di Vega.
Il primo lancio dell'anno da Kourou dovrebbe essere un Ariane 5 missione VA217 che metterà in orbita due satelliti: Athena-Fidus dei ministeri della Difesa Francese ed Italiano, così come delle loro organizzazioni di sicurezza, e l'ABS-2 per le telecomunicazioni con copertura su quattro continenti, raggiungendo così il 60% della popolazione mondiale. Tre giorni fa Arianespace ha deciso di rinviare AV217 - originariamente previsto per il 23 gennaio - di alcuni giorni per un cambio previsto nell'attrezzatura del razzo vettore. Una nuova data di lancio verrà annunciata quanto prima.
Nella foto di copertina (Credit: Arianespace) il primo stadio del razzo vettore Ariane 5, destinato alla missione AV218, mentre viene estratto dalla stiva della motonave cargo MN Toucan.

Fonte: Arianespace

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona) le tracce delle ruote di Curiosity.

10/01/2014 - Il Mars Orbiter riprende Curiosity e le sue impronte nel cratere Gale -

Il rover Curiosity della NASA e le sue impronte più recenti mentre si muoveva nel cratere Gale sono apparse nell'immagine scattata dalla fotocamera High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) che si trova imbarcata sulla sonda Mars Reconnaissance Orbiter della NASA lo scorso 11 dicembre.
Dettagli delle immagini più grandi delle osservazioni di HiRISE si possono trovare:
http://www.nasa.gov/jpl/mro/curiosity-tracks-pia17755, che mostrano il rover e
http://www.nasa.gov/jpl/mro/curiosity-tracks-pia17754, che mostrano le tracce lasciate nel paesaggio con colori enfatizzati.
Le tracce mostrano dove il rover ha zigzagato attorno agli ostacoli durante la sua rotta verso i primi contrafforti del Monte Sharp, la sua principale prossima destinazione.
HiRISE aveva ripreso per la prima volta la sonda Mars Science Laboratory mentre stava scendendo appesa al paracadute per lasciare Curiosity su Marte 17 mesi fa. Fin da allora ha fornito aggiornamenti, dall'orbita, della posizione del rover mentre questo si muoveva.
HiRISE è controllato dalla University of Arizona, Tucson. Lo strumento è stato costruito dalla Ball Aerospace & Technologies Corp., di Boulder, Colo. I progetti Mars Reconnaissance Orbiter e Mars Science Laboratory sono gestiti dalla Science Mission Directorate della NASA di Washington, per mezzo del Jet Propulsion Laboratory della NASA, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, California.
Per ulteriori informazioni su HiRISE, vedi: http://hirise.lpl.arizona.edu/. Per maggiori informazioni sul Mars Reconnaissance Orbiter visita: http://www.nasa.gov/mro. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visita: http://mars.jpl.nasa.gov/msl/.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona) il rover Curiosity (in basso a sinistra) e le sue tracce lasciate dalle ruote. Per avere un'idea della scala, le due linee parallele lasciate dalle tracce delle ruote sono distanti fra loro circa 3 metri. Al momento in cui è stata scattata la foto il rover aveva percorso un totale di 4,61 km fin dal suo atterraggio nel cratere Gale nell'agosto 2012. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona) le tracce delle ruote di Curiosity in un'immagine con colori enfatizzati.

Fonte: NASA

10/01/2014 - Formarsi alla SIOI per lavorare nello spazio -

Riceviamo dall'Ufficio Relazioni Esterne della SIOI e segnaliamo volentieri:

La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, ha il piacere di informarVi che sono aperte le iscrizioni alla VI Edizione del Master in Istituzioni e Politiche Spaziali (Roma, 10 febbraio – 8 luglio 2014), organizzato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISGI-CNR) ), con il patrocinio della Commissione Europea, di Finmeccanica, dell’ECSL (European Centre for Space Law), dell’ESPI (European Space Policy Institute), dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e dello Stato Maggiore della Difesa.
L'esplorazione spaziale è un settore in espansione che coinvolge molteplici settori della vita quotidiana e produttiva, dalle telecomunicazioni, alla finanza, dal monitoraggio del clima, alla sicurezza. Le figure professionali legate al mondo dello spazio sono numerose e le prospettive di lavoro che si aprono non sono appannaggio esclusivo di tecnici e ingegneri, ma anche di giuristi, esperti di economia e di relazioni internazionali.
Il Master in Istituzioni e Politiche Spaziali è rivolto alla formazione di specialisti nelle Politiche Spaziali con competenze giuridico-istituzionali, tecnico-scientifiche e socio-economiche che possano operare, con funzioni di responsabilità, in Organizzazioni ed Istituzioni internazionali, Agenzie nazionali ed internazionali, Imprese ed Istituti di ricerca.
La peculiarità del Master si riflette nell’interdisciplinarietà dei temi affrontati, con lezioni suddivise nelle sezioni: giuridico – istituzionale; politica e relazioni internazionali; socio – economica; industriale; tecnico – scientifica.
Il Master si svolgerà a Roma da Febbraio a luglio 2014, presso la sede della SIOI, Piazza San Marco 51, il lunedì e il martedì dalle ore 14.00 alle ore 18.00.
A completamento del percorso formativo, per i giovani laureati, è previsto un periodo di tirocinio curriculare della durata di tre mesi presso Organizzazioni o Istituzioni internazionali, Amministrazioni ed Enti pubblici, Associazioni private ed Imprese.
L’ASI conferisce ad un partecipante del Master che abbia ottenuto il titolo finale, una borsa di studio di Euro 24.000,00 per lo svolgimento di una ricerca presso l’ESPI, con sede a Vienna, della durata di 12 mesi.
Il bando dell’iniziativa è disponibile alla pagina: http://www.sioi.org/pages/it/scuola-di-alta-formazione-internazionale/formazione/master-in-istituzioni-e-politiche-spaziali.php
Per ulteriori informazioni sul Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e sugli altri percorsi formativi della SIOI:
Ufficio della Formazione - Tel. 06 69207851/38; Fax. 06 6789102; E-mail: formint@sioi.org

Fonte: SIOI org

09/01/2014 - La scuola ricomincia dallo spazio: ripresi i collegamenti radio con la ISS -

Terminate le vacanze di Natale, l'AMSAT Italia, che coordina, per l'Italia, le attività radioamatoriali a carattere educativo dell'ARISS, ha organizzato per il rientro a scuola degli studenti dell'Istituto Tecnico Industriale "Galileo Ferraris" di San Giovanni Valdarno un nuovo collegamento con uno degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Mercoledì 8 gennaio gli studenti toscani hanno avuto infatti la possibilità di parlare con Koichi Wakata, l'astronauta della JAXA (l'Agenzia Spaziale Giapponese) che è a bordo della ISS dal 7 novembre 2013 come membro della Spedizione 38.
Poter scoprire insieme a loro come si diventa astronauti, quali esperimenti sono in corso attualmente sulla ISS e quali i loro benefici per la vita sulla Terra; e ancora, l'importanza di investire nella ricerca spaziale, e passando ad argomenti più tecnici, quali sistemi si usano sulla ISS e come ci si tiene in contatto con la Terra e con il Centro di Controllo. Queste ed altre curiosità nel collegamento, che si è tenuto, in lingua inglese, mercoledì 8 gennaio alle ore 13:21.
Queste iniziative sono organizzate nell'ambito del programma educativo internazionale ARISS (Amateur Radio on International Space Station), e coordinate, in Italia, dall'AMSAT Italia. La pagina italiana dell'ESA vi terrà aggiornati su questo programma educativo annunciando i collegamenti radioamatoriali che di volta in volta verranno organizzati.
A questo indirizzo la pagina AMSAT Italia.
Nella foto di copertina (Credit: ESA/NASA) una delle 'ali' di pannelli solari della Stazione Spaziale Internazionale che catturano i raggi solari e li convertono in energia elettrica utilizzata a bordo dell'avamposto orbitale. La foto è stata scattata dall'astronauta ESA, André Kuiper durante la sua permanenza di sei mesi a bordo della ISS per la missione ProISSe nel 2012.

Fonte: ESA Italia

09/01/2014 - Il Cygnus è in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale -

La compagnia Orbital Sciences Corp. ha lanciato oggi, 9 gennaio, il razzo Antares con a bordo il veicolo spaziale automatico Cygnus, dalla costa occidentale della Virginia alle 1:07 p.m. EST (le 19:07 ora italiana) dopo una serie di rinvii, compreso l'ultimo di 24 ore causato da un potente brillamento solare avvenuto martedì.
Il veicolo spaziale Cygnus 'Gordon C. Fullerton' per la missione Orb-1 imbarca circa 1.260 kg di carico composto da cibo fresco, abbigliamento, attrezzature scientifiche ed altre apparecchiature per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il decollo del razzo Antares, sempre della Orbital, è avvenuto all'inizio della breve finestra di lancio dopo un conto alla rovescia assolutamente liscio. La missione Orb-1 è la prima di almeno otto missioni cargo che la Orbital farà volare per conto della NASA sotto un contratto del valore di 1,9 miliardi di dollari. Il Cygnus arriverà alla stazione spaziale nelle prime ore di domenica, e qui verrà catturato dagli astronauti, utilizzando il braccio robotico, ed agganciato a un boccaporto della stazione.
A T-0 i due motori AJ26 del primo stadio del razzo Antares si sono accesi spingendo il vettore nel cielo limpido della Virginia. A T+3 minuti e 54 secondi il primo stadio, di costruzione Ucraina, ha completato perfettamente il suo compito (soli 10 metri al secondo di errore nella velocità prevista), si è spento e sganciato dal secondo stadio, ricadendo verso l'Oceano Atlantico.
A quel punto la quota del razzo era oltre i 64 km ed il volo è entrato in una fase di deriva della durata di circa 103 secondi durante la quale la quota è salita a 179 km. Dopo aver volato nell'atmosfera più densa non era più necessaria la protezione dell'ogiva che è stata separata lasciando il veicolo spaziale Cygnus per la prima volta a contatto con l'ambiente spaziale.
Dopo che anche l'interstadio, che collegava il primo al secondo stadio, è stato sganciato è stato acceso il secondo stadio a propellente solido Castor 30B della ATK. L'accensione è avvenuta a T+5 minuti e 46 secondi con una spinta di quasi 40 tonnellate per la durata di 128 secondi. A T+7 minuti e 54 secondi anche il secondo stadio ha completato il suo compito e si è spento quando il razzo aveva raggiunto un'orbita preliminare di 209x297 km con inclinazione di 51,64°.
A T+9 minuti e 54 secondi il secondo stadio ha rilasciato il veicolo spaziale Cygnus che, dopo pochi minuti, ha esteso i suoi due pannelli solari iniziando i due giorni di inseguimento alla ISS. Il veicolo spaziale 'Gordon C. Fullerton' utilizzerà i suoi propulsori per alzare ulteriormente l'orbita per eseguire il rendezvous con la stazione spaziale previsto per domenica mattina alle 6:02 a.m. EST (le 12:02 ora italiana).
Quello di oggi è stato il terzo lancio del vettore Antares, il secondo con un veicolo spaziale Cygnus a bordo. Per le statistiche globali quello di Antares è stato il terzo lancio orbitale del 2014, il secondo dagli Stati Uniti dopo il Falcon 9 di lunedì.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/Bill Ingalls) il decollo del razzo Antares con a bordo il veicolo spaziale Cygnus per la missione Orb-1 destinata alla ISS.

VIDEO DEL LANCIO DEL RAZZO ANTARES MISSIONE ORB-1 CON IL VEICOLO SPAZIALE CYGNUS - (Credit: NASA) - dur.min. 4:43 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - SpaceflightNow - Orbital Sciences Corp.

09/01/2014 - In corso il conto alla rovescia per Cygnus Orb-1 -

E' in corso il conto alla rovescia per il lancio della missione Orb-1 della Orbital Sciences con l'invio del veicolo spaziale cargo Cygnus, per mezzo di un razzo Antares, diretto alla Stazione Spaziale Internazionale. Il decollo di oggi è previsto per le ore 11:37 a.m. EST (le 19:07 ora italiana) dalla rampa di lancio 0A della Wallops Flight Facility della NASA a Wallops, in Virginia.
Al momento in cui scriviamo la rampa di lancio è già stata evacuata dal personale e fra poco più di un'ora inizierà il rifornimento del propellente a bordo del razzo. Non vengono segnalati problemi particolari e le condizioni meteo sulla zona prevedono l'85 percento di probabilità favorevoli al lancio. La temperatura dovrebbe essere sui 5° Celsius con venti leggeri da Est-Sudovest e cielo sgombro di nubi.
Dopo il rinvio del tentativo di ieri, causato dal timore che il livello delle radiazioni provenienti dal forte brillamento solare potesse danneggiare l'avionica del razzo vettore, la Orbital Sciences e la NASA hanno valutato con attenzione le condizioni ed hanno dato l'assenso per il tentativo di lancio odierno.
Nella foto di copertina (Credit: UStream/SpaceflightNow) il razzo Antares sulla rampa a poche ore dal lancio. Per vedere il lancio in stream visita il seguente link: NASA/TV a partire dalle 18:15 ora italiana.

Fonte: Spaceflightnow

08/01/2014 - I cosmonauti Russi tenteranno nuovamente l'installazione delle telecamere ad alta risoluzione -

I cosmonauti russi della Stazione Spaziale Internazionale Oleg Kotov e Sergey Ryasanskiy si stanno preparando per eseguire un'ulteriore passeggiata spaziale entro gennaio per tentare nuovamente l'installazione delle due telecamere della UrtheCast all'esterno della ISS.
Il compito era stato già tentato durante la EVA-37 a dicembre ma non era riuscito perché le due telecamere avevano avuto problemi nella connessione e non erano state in grado di inviare la telemetria e i dati sulla Terra attraverso il sistema della stazione. L'attività extra-veicolare russa EVA-37b verrà eseguita il prossimo 27 gennaio.
Durante la passeggiata spaziale del 27 dicembre Kotov e Ryazanskiy avevano installato regolarmente le due telecamere sulla speciale piattaforma all'esterno del modulo Zvezda ma mentre si apprestavano a collegare i vari cavi che avrebbero fornito l'alimentazione e trasferito i dati alle due apparecchiature i due cosmonauti si resero conto di trovarsi di fronte a connettori che non si trovavano dove avrebbero dovuto ed uno, che avrebbe dovuto essere libero, era connesso al cavo che portava all'altro sistema.
I controllori di missione di Mosca e i due cosmonauti tentarono di ricollegare i cavi nel modo indicato ma a Terra la telemetria non giungeva comunque dalle telecamere. Senza la sicurezza che l'energia arrivava alle telecamere e che quindi sarebbero state riscaldate per resistere all'ambiente estremo dello spazio, i controllori di missione chiedevano ai due cosmonauti di smontarle nuovamente dalle staffe e riportarle all'interno della stazione per un controllo successivo.
Dopo l'EVA gli specialisti russi controllarono tutte le foto scattate alle due telecamere e ai vari connettori dai due cosmonauti durante l'EVA non riscontrando nessun problema nelle connessioni. Il problema venne scoperto in uno dei cavi interni alla ISS e questo venne riparato. Dopo di che tutti i test eseguiti mostrarono il perfetto funzionamento del sistema e delle due telecamere. E' stato quindi deciso di procedere nuovamente alla loro installazione all'esterno della stazione spaziale.
Le due telecamere sono arrivate sulla ISS con il cargo Progres M21-M a novembre e consistono in una High Resolution Camera (HRC) ed una Medium Resolution Camera (MRC). La HRC verrà installata su una montatura capace di puntare verso la Terra e di catturare immagini con risoluzione di un metro e di inviare circa 150 video lunghi dai 90 ai 60 secondi in Ultra HD al giorno. Mentre la MRC riprenderà video a 5 fotogrammi al secondo creando un volume di dati di 2,5 Terabit al giorno ma non avrà capacità di puntamento e la sua risoluzione sarà di 'soli' 5 metri per una striscia di 40 km di larghezza.
Oltre all'installazione delle due telecamere della UrtheCast, i due cosmonauti russi eseguiranno gli altri compiti lasciati in sospeso nell'EVA di dicembre. Si tratta della sostituzione di una speciale struttura che può ospitare carichi esterni e la rimozione dell'esperimento CKK-2. Quest'ultimo contiene una serie di campioni di materiali esposti allo spazio esterno per lunghi periodi e serve a verificare come questi si comportano nell'ambiente estremo.
Nell'illustrazione di copertina (Credit: NASA) le due telecamere una volta fissate all'esterno del modulo Zveda della ISS.

Fonte: Spaceflight 101

Nella foto (Credit: NASA) la Stazione Spaziale Internazionale.

08/01/2014 - La Casa Bianca approva l'estensione della ISS fino al 2024 -

L'Amministrazione Obama ha dato alla NASA il via libera per operare con la Stazione Spaziale Internazionale almeno fino al 2024, lo ha annunciato l'agenzia mercoledì, permettendo così al governo e ai ricercatori del settore privato di poter contare almeno per un altro decennio di operatività.
Bill Gerstenmaier, capo delle operazioni spaziali alla sede centrale della NASA, ha detto che l'allungamento della vita operativa incoraggerà l'utilizzo commerciale del complesso di laboratori, rafforzerà il mercato dei lanci commerciali e fornirà sviluppi vitali nello tecnologia e nella medicina necessari per eventuali voli spaziali verso obiettivi nello spazio profondo come Marte.
"Questo è un importante annuncio per noi che stiamo nel mondo della stazione spaziale e veramente per tutto il volo spaziale umano e per i partner internazionali a bordo della ISS," ha detto ai giornalisti. "Ci permette di programmare un orizzonte lungo 10 anni, che si estende dal 2014 di oggi almeno fino al 2024. Questo cambia veramente il modo di vedere gli investimenti, soprattutto dal lato commerciale."
Nel 2004 l'Amministrazione Bush ordinò alla NASA di completare la stazione spaziale e di ritirare lo Space Shuttle attorno al 2010, lasciandola così libera per un nuovo programma che mirava a stabilire una base di ricerca sulla Luna.
L'Amministrazione Obama cancellava il programma lunare Constellation e ordinava un drammatico cambiamento di rotta. Alla NASA venne chiesto di sviluppare dei veicoli spaziali abitati commerciali per traghettare gli equipaggi da e per la stazione e di costruire un nuovo razzo pesante per portare la capsula Orion, unico resto del vecchio programma Constellation, verso missioni nello spazio profondo come gli asteroidi e, eventualmente, Marte.
Quasi allo stesso tempo l'Amministrazione annunciò il piano di estendere la vita della Stazione Spaziale Internazionale di almeno cinque anni, dal 2015 al 2020.
Lo scorso anno, la NASA, il suo primo appaltatore Boeing ed i partner internazionali completarono un'analisi ingegneristica dettagliata la quale mostrava che il complesso orbitale avrebbe potuto operare in sicurezza oltre il 2020 e, con un poco di fortuna e finanziamenti adeguati, fino al 2028, il 30esimo anniversario dell'inizio della costruzione della stazione.
Mentre ora l'Amministrazione ha raggiunto l'accordo per supportare la stazione spaziale fino al 2024, Gerstenmaier dice che una ulteriore estensione potrebbe essere possibile lungo la strada ma dipende dagli interessi commerciali e dal supporto politico.
"Se noi come specie vogliamo vivere oltre la Terra... e vogliamo spingerci oltre l'orbita terrestre dobbiamo utilizzare questo piccolo appiglio chiamato Stazione Spaziale Internazionale per farlo," dice Gersteinmaier. "Questa è la nostra sola opportunità per andare veramente avanti."
Ma la NASA si troverà nei prossimi anni ad affrontare delle grosse sfide di finanziamento con il progetto di costruire il razzo pesante Space Lauch System necessario per l'esplorazione dello spazio profondo, lo sviluppo della capsula Orion e quello dei veicoli abitati commerciali per traghettare gli astronauti da e per la stazione spaziale.
La NASA al momento spende circa 3 miliardi di dollari annui per le operazioni sulla stazione spaziale, compresi i costi dei veicoli cargo senza equipaggio e il trasporto di astronauti a bordo dei veicoli spaziali russi Soyouz. Gerstenmaier dice che i veicoli spaziali commerciali abitati gestiti da una o più compagnie potrebbero essere pronti al volo nel periodo 2017, assumendo un afflusso regolare di finanziamenti.
Egli aggiunge che l'estensione delle operazioni fino al 2024 potrebbero non richiedere ulteriori finanziamenti significativi, con i componenti di ricambio già pronti o finanziati per sviluppi futuri. Inoltre i finanziamenti già accantonati per la dismissione dell'avamposto orbitale al termine della sua vita operativa potrebbero essere utilizzati per proseguirne le operazioni.
Ma non è ancora chiaro se l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l'Agenzia Aerospaziale di Esplorazione Giapponese (JAXA) si diranno d'accordo per l'estensione delle operazioni o se la NASA e la Roscosmos (l'Agenzia Federale Spaziale Russa) potranno coprire completamenti i costi delle operazioni della ISS oltre il 2020.
Stiamo parlando con i partner di questo," dice Gerstenmaier. "Questo è un grosso problema per loro dire di essere in grado di continuare con la stazione o meno. Faranno delle valutazioni nei prossimi anni e penso che, in generale, vedono questo come un passo positivo. Vedono il beneficio a breve termine nella stazione."
Ma se uno o più partner alla fine usciranno dal progetto la NASA proseguirà per proprio conto.
"Siamo preparati a fare quello che sarà necessario se uno o più partner sceglieranno una via diversa," dice. "Io intendo far comprendere pienamente ai nostri partner il vantaggio, ed essi saranno lì con noi in futuro. Ma siamo preparati, se dobbiamo, a fare questo anche solo con la Russia."
Gerstenmaier dice che l'estensione delle operazioni della stazione per un decennio pagherà su molti fronti.
Nella foto (Credit: Matt Stroshane/Getty Images News) Bill Gerstenmaier.. "Per preparare un esperimento per la stazione spaziale ci vogliono tipicamente da tre a quattro anni," dice. ""Se la vita prevista della stazione spaziale fosse solo solo fino al 2020, come potrebbe un ricercatore realizzare il suo hardware pronto ad andare alla stazione e poi magari seguirne per solo un anno il suo funzionamento? Questa estensione verso il 2024 apre una grande strada per la ricerca a bordo della stazione spaziale."
Assieme all'aumento delle possibilità di ricerca, l'estensione della vita operativa migliorerà le opportunità e i vantaggi delle compagnie che dovranno fornire servizi di trasporto cargo ed equipaggi su basi commerciali.
La Orbital Sciences Corp. e la SpaceX detengono al momento contratti per un valore di 3,5 miliardi di dollari per consegnare oltre 36 tonnellate di attrezzature e rifornimenti per l'avamposto. Inoltre la SpaceX, la Boeing e la Sierra Nevada Corp. sono in gara per aggiudicarsi i contratti di fornitura di veicoli spaziali commerciali.
"Ora queste compagnie possono vedere il mercato che si estende almeno fino al 2024," dice Gerstenmaier. Vedono una possibilità maggiore di affari, un mercato più grande da condividere permette di andare avanti ed ammortizzare meglio i costi ingegneristici non-ricorrenti su un periodo più lungo avendo a disposizione potenzialmente più voli. Questo cambia veramente le loro prospettive per andare avanti."
Gerstenmaier dice che la stazione spaziale è un componente integrato nei piani a lungo termine di esplorazione della NASA, fornendo un luogo dove testare le tecnologie necessarie per gli eventuali voli nello spazio profondo.
Oltre alla raccolta di dati medici sugli effetti a lungo termine dell'assenza di peso, "Vi sono un sacco di sistemi nello spazio di cui abbiamo necessità di mettere alla prova sulla Stazione Spaziale Internazionale.
I sistemi di supporto vitale che abbiamo sulla ISS sono accettabili in orbita bassa terrestre dove abbiamo una facile catena di rifornimenti,"
dice Gerstenmaier. "Ma quando di troveremo a distanze maggiori, come Marte, è meglio che quel sistema sia conosciuto veramente, è meglio sapere che cosa ci vuole per mantenerla efficiente. Non abbiamo la possibilità di improvvisare."
Nella foto di copertina (Credit: Koichi Wakata) per alcuni giorni il Sole non tramonta mai sulla ISS mentre viaggia parallela al terminatore. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) la Stazione Spaziale Internazionale. Nella foto a destra (Credit: Matt Stroshane/Getty Images News) Bill Gerstenmaier.

Fonte: SpaceflightNow

08/01/2014 - Il Sistema Spaziale Dream Chaser diventa internazionale -

Durante un conferenza stampa tenutasi oggi la Sierra Nevada Corp. (SNC) ha annunciato l'espansione globale del Sistema Spaziale Dream Chaser (SSDC) attraverso la collaborazione recentemente finalizzata con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed il Centro Aerospaziale Tedesco (DLR).
La SNC lavorerà con ogni agenzia sulle potenziali applicazioni delle tecnologie europee sia nel corrente progetto Dream Chaser che nelle derivate versioni avanzate del veicolo. Questa collaborazione internazionale aiuterà a definire le missioni al di fuori di quella principale per il Dream Chaser, il trasporto di astronauti USA e delle nazioni partner verso l'orbita bassa terrestre, in modo da aiutare a mantenere la collaborazione globale stabilita fra queste agenzie spaziali ed il programma spaziale degli Stati Uniti.
Attraverso questi accordi, l'ESA e la DLR si uniranno ed espanderanno il team SNC ed aggiungeranno l'esperienza europea per far avanzare ulteriormente lo sviluppo dell'SSDC. Allo stesso tempo avere accesso ai voli del Dream Chaser permetterà ai Paesi Europei di migliorare le loro tecnologie spaziali, le opportunità di volo e l'interesse nell'orbita bassa terrestre.
"Oggi è un giorno speciale per la SNC," ha dichiarato Mark Sirangelo, vice presidente della compagnia e capo dei Sistemi Spaziali di SNC. "Con l'avvio di queste nuove relazioni con ESA e DLR saremo in grado di proseguire l'espansione globale del Sistema Spaziale Dream Chaser. Gli sforzi combinati delle agenzie spaziali partner, delle compagnie industriali e delle istituzioni educative miglioreranno significativamente l'istruzione spaziale, l'esplorazione e, per le diverse missioni come la scienza in microgravità, la manutenzione ai veicoli spaziali, la rimozione dei detriti e la produzione di materiali, forniranno benefici economici a tutti i partner e rafforzeranno i legami internazionali degli Stati Uniti.
Il Sistema Spaziale Dream Chaser è all'avanguardia nell'industria commerciale del volo spaziale umano offrendo un mezzo di trasporto sicuro, affidabile ed a basso costo per equipaggi e trasporti cruciali di merci per l'orbita bassa terrestre. Si tratta del solo veicolo spaziale a corpo portante, con basso numero di g al rientro e la capacità di atterrare su piste aeroportuali, in tutto il mondo. Il Dream Chaser è un veicolo unico capace di adattarsi ad una varietà di requisiti di missione, rendendo il solo veicoli multi-missione disponibile al mondo.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: SNC/Maxwell) un veicolo Dream Chaser attraccato alla Stazione Spaziale Internazionale.

Fonte: Sierra Nevada Corp.

08/01/2014 - A causa dell'attività solare annullato il lancio di Cygnus -

Nelle prime ore di questa mattina la Orbital Sciences Corp. ha deciso di annullare il tentativo di lancio di oggi del razzo Antares con il veicolo cargo Cygnus nella prima missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a causa di un insolito livello di radiazioni spaziali che supera i limiti imposti ad Antares.
L'attività del flusso solare che è iniziata nel pomeriggio di ieri ha creato un aumento dei livelli di radiazioni ben oltre quello che gli ingegneri del team Orbital avevano monitorato all'inizio della giornata.
Nel corso della notte gli ingegneri della Orbital hanno condotto un'analisi dei livelli di radiazioni, ma il team di Antares ha deciso di rinviare il lancio per poter esaminare meglio i potenziali effetti delle radiazioni spaziali sull'avionica del razzo. Il veicolo spaziale Cygnus non sarebbe stato interessato dall'evento solare.
Oggi, dopo una consultazione con i responsabili della NASA, la Orbital Sciences ha proseguito il monitoraggio dei livelli di radiazioni con l'obiettivo di stilare una nuova data di lancio prima possibile. Se il lancio venisse programmato per giovedì, l'orario sarebbero le 1:10 p.m. EST (le 19:10 ora italiana) con l'arrivo di Cygnus alla ISS nella mattina di domenica 12 gennaio per una cattura prevista alle 6:02 a.m. EST (le 12:02 ora italiana). In questo caso la NASA/TV inizierebbe la diretta dell'evento alle 12:45 p.m. EST.
Al Controllo Missione di Houston, il team di controllo volo segnala che l'equipaggio della ISS non sarà colpito da questo evento solare e non sarà richiesta nessuna speciale misura precauzionale.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/Bill Ingalls) il razzo vettore Antares sulla rampa di lancio 0A in attesa dell'avvio della missione Orb-1 destinata a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale.

Fonte: NASA

08/01/2014 - Il Sole emette il brillamento più potente del 2014 -

Un potente brillamento è eruttato dal Sole martedì 7 gennaio da uno dei gruppi di macchie solari più grandi visti sulla superficie solare negli ultimi dieci anni.
Il Solar Dynamics Observatory della NASA ha catturato il video del gigantesco brillamento solare mentre si svolgeva, mostrando l'intenso flusso di radiazioni dalla colossale regione di macchie conosciuta come AR1944. Il gruppo di macchie solari - al momento al centro del disco solare visto dalla Terra - è uno dei "più grandi gruppi di macchie solari visti negli ultimi dieci anni," ha dichiarato la NASA in un comunicato. Le sue dimensioni sono sette volte la Terra.
Il grande brillamento di martedì è un evento solare classificato di scala X1.2 ed è avvenuto alle 1:32 p.m. EST (le 19:32 ora italiana) e segue di poche ore un brillamento classificato M7.2. I brillamenti di classe 'X' sono i più potenti emessi dal Sole. Quelli di classe media vengono classificati come 'M' mentre i più deboli di classe C.
Con questo brillamento è associato quello che gli astronomi chiamano CME (Coronal Mass Ejection - Emissione di Massa Coronale), un flusso di particelle super-calde che raggiungerà la Terra nei prossimi giorni.
"Questo è il primo brillamento significativo del 2014 e segue una serie di brillamenti di classe media dei giorni scorsi," ha dichiarato Karen Fox, portavoce della NASA per il Goddard Space Flight Center di Greenbelt, Md, in un comunicato. "Ogni brillamento era centrato su aree differenti del grande gruppo di macchie che si trova attualmente al centro del Sole, a circa metà strada nel loro viaggio di 14 giorni durante la rotazione della nostra stella."
Quando direttamente puntati verso la Terra, i grossi brillamenti di classe 'X' possono mettere a rischio gli astronauti in orbita ed interrompere le comunicazioni e la navigazione dei satelliti. Nella foto di copertina (Credit: NASA/SDO) il brillamento ripreso dall'osservatorio spaziale SDO della NASA.

VIDEO REALIZZATO DA SDO DEL BRILLAMENTO CLASSE X DEL 7 GENNAIO 2014 (4 VOLTE LOOP) - (Credit: NASA) - dur.min. 0:15 - NO AUDIO

Fonte: Space.com

08/01/2014 - GAIA ha raggiunto l'orbita operativa in L2 -

Gaia, lo scrutatore di un miliardo di stelle dell'ESA, si trova ora nell'orbita operativa attorno al punto virtualmente stabile nello spazio chiamato 'L2', che si trova a 1,5 milioni di km dalla Terra.
Gaia ha viaggiato verso L2 fin dallo scorso 19 dicembre, quando, appena prima dell'alba locale è stato lanciata in modo spettacolare dallo Spazioporto dell'ESA di Kourou, nella Guyana Francese.
Il giorno seguente, Gaia ha eseguito un'importante manovra di accensione dei propulsori per raggiungere la sua destinazione. La scorsa notte, una manovra cruciale ha spinto Gaia su un'orbita di 263.000x707.000x370.000 km, lunga 180 giorni attorno ad L2. Una piccola manovra correttiva verrà eseguita la prossima settimana per completare l'operazione.
"L'immissione in orbita attorno a L2 è un impegno piuttosto complesso, ottenuto dall'accensione dei propulsori di Gaia in modo tale da spingere la navicella nella direzione desiderata mantenendo però il Sole lontano dai delicati strumenti scientifici," spiega David Milligan, manager delle operazioni spaziali di Gaia.
"Dopo un bel lancio da Kourou il mese scorso, siamo molto felici di aver ora raggiunto la nostra destinazione, e non vediamo l'ora, di iniziare le nostre attività scientifiche nei prossimi mesi," dice Giuseppe Sarri, Gaia project manager dell'ESA.
Una volta che gli strumenti saranno testati e calibrati - un'attività già iniziata durante il viaggio verso L2 e che proseguirà per altri quattro mesi - Gaia sarà pronta per iniziare la sua fase operativa quinquennale.
Gaia osserverà con molta precisione un miliardo di stelle, registrando attentamente la loro posizione e movimento, così come le temperature, la luminosità e la composizione. Questo enorme censimento fornirà la più accurata mappa tridimensionale della Via Lattea e permetterà agli astronomi di determinare l'origine e l'evoluzione della nostra galassia.
Per raggiungere questo scopo, Gaia ruota lentamente, spazzando con i suoi due telescopi tutto il cielo e mettendo a fuoco la loro luce simultaneamente su una sola fotocamera digitale - la più grande che abbia mai volato nello spazio e contenente quasi un miliardo di pixel.
Gaia osserverà, in media, ogni stella per 70 volte durante i cinque anni di missione previsti, dopo di che i dati supereranno il milione di Gb, l'equivalente di circa 200.000 DVD pieni di dati.
Lo scopo di processare ed analizzare questo colossale tesoro di dati ricadrà sul Gaia Data Processing and Analysis Consortium, che comprende oltre 400 istituti scientifici in tutta Europa.
"Gaia, la nostra macchina di scoperta ci terrà occupati per tutta la missione, con i risultati finali che arriveranno solo dopo cinque anni che i dati saranno stati analizzati. Ma alla fine sarà valsa la pena aspettare. Questo ci darà una nuova visione del nostro vicinato cosmico e della sua storia," dice Timo Prusti, scienziato del progetto Gaia dell'ESA.
Nella foto di copertina (Credit: ESA) un diagramma che mostra dove si trovi il punto L2 dove è giunta Gaia.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: Photo Courtesy Gemini Observatory/Chris Carter) l'osservatorio Gemini South al tramonto.

07/01/2014 - Il più potente cacciatore di pianeti volge il suo sguardo al cielo -

Dopo quasi un decennio di sviluppo, costruzione e prove, il più avanzato strumento al mondo per la ripresa diretta di immagini e per l'analisi dei pianeti attorno ad altre stelle ha puntato il cielo e raccolto la luce dei mondi lontani.
Lo strumento, chiamato Gemini Planet Imager (GPI), è stato progettato, costruito ed ottimizzato per riprendere le immagini dei pianeti giganti delle stelle vicine, inoltre può studiare i dischi di polvere attorno a stelle giovani. E' il più avanzato strumento di questo tipo ad essere installato su uno dei telescopi più grandi al mondo, il Gemini South telescope di 8 metri di diametro, in Cile.
Fotografare un pianeta vicino ad una stella è un compito arduo. Il pianeta è infatti molto più debole della sua stella ed inoltre appare molto vicino. Queste sfide rendono molto difficile il compito di separare la luce del pianeta dal bagliore della stella. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, ha contribuito al compito di progettare e costruire il sensore ultra-preciso all'infrarosso che permette di misurare le piccole distorsioni nella luce delle stelle che potrebbero mascherare il pianeta.
"Il nostro compito è duplice," dice Kent Wallace, capo dei sottosistemi tecnici del progetto al JPL. "Per prima cosa centriamo la stella nello strumento in modo che il suo bagliore venga bloccato il più possibile. Poi ci assicuriamo che lo strumento sia stabile per tutta la durata della lunga esposizione necessaria per acquisire il debole compagno."
Il GPI cattura l'infrarosso, o il calore, irradiato dai pianeti simili a dei giovani Giove in larghe orbite attorno alle stelle. Queste sono equivalenti ai pianeti giganti del nostro Sistema Solare poco dopo la loro formazione. Ogni pianeta che GPI vede può essere studiato in dettaglio, rivelando i composti della sua atmosfera.
Sebbene GPI sia stato progettato per i pianeti lontani, può anche osservare oggetti nel nostro Sistema Solare. Le immagini di prova su Europa, una delle lune di Giove, ad esempio, hanno permesso agli studiosi di mappare i cambiamenti nella composizione della sua superficie. Le immagini sono state rese pubbliche oggi a Washington durante il 223esimo meeting della American Astronomical Society.
Per leggere la notizia completa del Gemini Observatory visita: http://www.gemini.edu/node/12113.
Nella foto di copertina (Credit: Gemini/Christian Marois, NRC Canada) un pianeta (il puntino bianco a destra vicino al centro) orbitante attorno alla stella Beta Pictoris, distante 63,4 anni luce dalla Terra. L'immagine è stata ottenuta con il GPI e le informazioni spettrali da ogni pixel dell'immagine permettono agli scienziati di studiare il pianeta molto dettagliatamente.
Nella foto a sinistra (Credit: Photo Courtesy Gemini Observatory/Chris Carter) l'osservatorio Gemini South al tramonto.

Fonte: NASA

07/01/2014 - La NASA e la Orbital Sciences hanno dato l'ok per il lancio di Orb-1 -

Il decollo del razzo vettore Antares con il veicolo spaziale Cygnus 'Gordon Fullerton' per la missione Orb-1 è previsto per l'8 gennaio alle ore 1:32 p.m. EST (le 19:32 ora italiana).
La decisione di procedere con il lancio è stata presa dopo la riunione LRR (Launch Readiness Review) congiunta fra i responsabili della Orbital Sciences e la NASA avvenuta questa mattina presso il Wallops Flight Facility.
Il razzo Antares era stato fatto uscire il 5 gennaio dalla Horizontal Integration facility, l'hangar che si trova nei pressi della rampa di lancio pad 0A di Wallops, ed era stato eretto in verticale alla rampa alle 10:40 p.m. EST (le 4:40 ora italiana del 6 gennaio). Durante la giornata di lunedì il team della Orbital Sciences aveva eseguito tutte le connessioni ed eseguito una serie di controlli e test sui sistemi.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/Bill Ingalls) il razzo vettore Antares sulla rampa di lancio 0A pronto all'avvio della missione Orb-1 destinata a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale.

Fonte: Orbital Sciences Corp.

07/01/2014 - Chris Hadfield chiede di far entrare la Cina nella collaborazione spaziale internazionale -

L'ex-astronauta canadese Chris Hadfield, recentemente intervistato dalla Canadian Press, ha chiesto alla comunità internazionale di far entrare la Cina nello sforzo globale del ritorno alla Luna.
"Penso che ora un sacco di gente vedrà come una pazzia collaborare con i cinesi, ma io penso che si tratti del prossimo passo logico," ha detto Hadfield. La Cina ha inviato il suo primo astronauta nello spazio nel 2003 e Hadfield ha detto che l'ambizioso programma spaziale cinese potrebbe portare un loro astronauta sulla Luna. Egli ha citato il fatto che la Cina ha lanciato nel 2011 una stazione spaziale sperimentale che verrà sostituita da una permanente completata nel 2020.
Ma alla Cina non è permesso partecipare all'attuale Stazione Spaziale Internazionale, soprattutto a causa dell'opposizione degli Stati Uniti per le loro differenze politiche. Ma per Hadfield le missioni internazionali oltre l'orbita terrestre necessitano di raccogliere il maggior numero di Paesi possibili, compresa la Cina e l'India e tutti quelli che hanno capacità di lancio e che fanno del progresso il loro punto di forza. "Il prossimo passo naturale nello spazio è la Luna" ha detto Hadfield.
Hadfield è diventato astronauta canadese nel 1992 ed ha visitato la stazione spaziale russa MIR nel novembre 1995 a bordo dello Space Shuttle Atlantis, diventando l'unico canadese ad aver mai soggiornato sulla stazione russa.
"Se avessi previsto nel 1989 che avrei volato su una navetta americana per raggiungere un'astronave russa, la gente mi avrebbe preso per pazzo," ha puntualizzato Hadfield, che lo scorso marzo è diventato il primo Comandante canadese della ISS.
Anche Iain Christie, vice-presidente esecutivo dell'Associazione delle Industrie Aerospaziali Canadesi ha detto che la presenza della Cina nello spazio non può essere ignorata. "Nei prossimi anni dovremo decidere come vogliamo porci con la Cina nello spazio - se dobbiamo essere più collaborativi o più competitivi," ha concluso Christie.
Nella foto di copertina (Credit: CCTV) la prima passeggiata spaziale cinese avvenuta durante la missione Shenzhou-7 nel settembre 2008.

Fonte: Xinhau

07/01/2014 - Cinque nuovi pianeti rocciosi per Kepler -

Trova pianeti simili alla Terra negli angoli sperduti della nostra galassia ed ha all’attivo 208 pianeti scoperti (almeno questo è il numero di quelli confermati) e più di 3500 candidati. La missione spaziale della NASA Kepler fa il bilancio dopo quattro anni di attività e di scoperte. Più dei tre quarti dei pianeti candidati scoperti dalla sonda hanno dimensioni che variano da quelle simili alla Terra alle dimensioni di Nettuno (quattro volte più grande del nostro pianeta).
La sfida degli astronomi è determinare se si tratti di pianeti rocciosi (come la Terra), gassosi o fatti di acqua e se la gran parte dei pianeti delle dimensioni della Terra siano rocciosi come il nostro. Di recente Kepler ha scoperto 5 nuovi pianeti rocciosi dal 10 all’80% più grandi della Terra. Due di questi, già ribattezzati Kepler-99b e Kepler-406b, hanno dimensioni maggiori rispetto al 40% del nostro pianeta e una densità simile al piombo. I pianeti, inoltre, concludono un’orbita completa attorno alla loro stella madre rispettivamente in meno di cinque e tre giorni e ciò li rende altamente inospitali per la vita perché estremamente caldi.
Una fase importante delle ultime osservazioni sono state, poi, le misurazioni Doppler delle stelle che ospitano i pianeti candidati. Il team di ricercatori ha misurato l’oscillazione del riflesso delle stelle causata dalla forza gravitazionale del pianeta orbitante. In questo modo è stato possibile misurare la massa del pianeta: maggiore è la forza gravitazionale sulla stella, maggiore è la sua massa e quindi maggiore è l’oscillazione.
I ricercatori hanno, inoltre, utilizzato i telescopi terrestri al W. M. Keck Observatory alle Hawaii per confermare 41 degli esopianeti scoperti da Kepler e calcolare la massa di altri 16. Con una serie di dati in mano, tra cui massa e diametro, gli scienziati possono immediatamente determinare la densità del pianeta e specificare se si tratti di corpi rocciosi, gassosi o anche un misto di entrambi, come è già accaduto in passato. Le misurazioni hanno confermato che i mini-Nettuno hanno un nucleo roccioso, ma le proporzioni di idrogeno, elio e altre molecole ricche di idrogeno cambiano velocemente negli strati più superficiali. Altri, invece, non hanno neanche strati protettivi attorno al nucleo.
Una tecnica complementare utilizzata per determinare la massa e la densità di un pianeta è quella delle variazioni temporanee di transito (TTV). Con una forza gravitazionale simile a quella di un pianeta con la sua stella, i pianeti limitrofi possono attrarre altri corpi provocandone l’accelerazione e la decelerazione lungo la loro orbita.
Ji-Wei Xie dell’Università di Toronto ha usato proprio questo metodo per confermare l’esistenza di 15 coppie di pianeti. La ricercatrice ha misurato la massa di 30 pianeti dalle dimensioni tra quelle della Terra e di Nettuno. I risultati degli studi con il metodo Doppler e con il metodo TTV confermerebbero che gran parte dei pianeti più piccoli di 1,5 volte il raggio della Terra potrebbero contenere silicati, ferro, nickel e magnesio, elementi alla base dei pianeti rocciosi nel Sistema Solare.
Con queste informazioni gli scienziati potranno calcolare e individuare il numero di stelle che possono ospitare questo tipo di pianeti.
di Eleonora Ferroni
Nell'illustrazione di copertina (Credit: NASA/INAF) l'osservatorio spaziale Kepler della NASA.

Fonte: INAF

Nella foto (Credit: ESA/NASA) la Luna fotografata dall'astronauta Luca Parmitano che ha soggiornato quasi sei mesi sulla ISS.

06/01/2014 - Il 'ritmo' degli astronauti -

Ognuno di noi che abbia volato per lunghe distanze ha familiarità con il 'jetlag' che sopraggiunge quando si superano i fusi orari. Il nostro orologio fisiologico ha bisogno di tempo per sincronizzarsi con i differenti momenti di luce, come chi vola spesso e per lunghe distanze sa molto bene. Ma cosa dire degli astronauti, i viaggiatori più in alto di tutti? Loro soffrono del 'rocket-lag'?
Gli astronauti possono soffrire, nello spazio, di problemi del sonno proprio come sulla Terra. Lo stress, i carichi di lavoro pesanti, l'ansia, il rumore di fondo, le luci e la qualità dell'aria sono tutti aspetti che possono disturbare i loro orologi interni. Mantenere al minimo i disturbi del sonno per gli astronauti è solo uno degli obiettivi principali del team medico del Centro Europeo Astronauti.
"Come sulla Terra, vi sono tre sistemi base per aiutare a regolarizzare lo schema del sonno," nota Volker Damann, capo dell'ufficio medicina spaziale.
Gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale hanno una giornata molto strutturata, lavorano dieci ore al massimo seguite da otto ore di sonno. La colazione, il pranzo e la cena, sono predisposti in momenti stabiliti così come i periodi di riposo, di riunione, il momento di comunicare con le famiglie e gli amici, i momenti privati e quelli per le attività sportive.
Gli orari sono sincronizzati con il giorno terrestre di 24 ore di Greenwich. Sebbene gli astronauti sperimentino 16 albe e tramonti ogni 24 ore, la loro settimana non è dissimile da una vita lavorativa comune sulla Terra.
Dopo una settimana lavorativa lunedì/venerdì, il sabato viene trascorso con altro lavoro, manutenzione, pulizia e tempo personale, mentre la domenica non vi è lavoro programmato, sebbene molti astronauti approfittino per eseguire volontariamente esperimenti scientifici e manutenzione.
La programmazione è pianificata, controllata e coordinata ma qualche volta viene scombussolata dalle richieste della missione, da eventi imprevisti, riparazioni, manutenzione ed ulteriori esperimenti. L'arrivo dei veicoli spaziali spesso richiede dei cambiamenti nella programmazione ed all'equipaggio può essere richiesto di andare a letto prima per svegliarsi freschi per un attracco a tarda ora.
"A causa della routine così strutturata di solito non è necessario l'ausilio di aiuti chimici per dormire," dice Volker. "Se risentono del jetlag possiamo raccomandare agli astronauti della melatonina." La melatonina viene prodotta dal nostro corpo per regolare i bioritmi. Questa aiuta a sincronizzare il nostro orologio interno per una modifica nella sveglia o nel tempo di sonno che occorre durante i voli transcontinentali o in orbita.
La comunità medica spaziale sta anche sperimentando con luci di colori differenti. Nel primo mattino e pomeriggio la luce solare sulla Terra è in gran parte composta di rosso, mentre durante il giorno ha lunghezze d'onda più sul blu, tenendo il nostro corpo più pronto.
L'illuminazione blu della Stazione Spaziale potrebbe influenzare il corpo umano rendendolo più vigile, mentre l'illuminazione rossa potrebbe indurre il sonno. Le opzioni mediche sono l'opzione se tutto questo non funziona, ma gli effetti collaterali includono sonnolenza e difficoltà nel risveglio. I postumi di una sbornia e persino le allucinazioni sono tutt'altro che ideali quando si opera con apparecchiature scientifiche nello spazio.
Il Centro Astronauti testa le medicine per gli effetti collaterali perché possono essere differenti fra gli astronauti. Le tipiche cure per il sonno lo inducono ma queste sono rapidamente filtrate dal corpo. "Non vogliamo che un astronauta dorma durante un allarme incendio perché ha preso troppa medicina," dice Volker.
La farmacologia spaziale è ancora nella sua infanzia. Nessuno sa davvero come i farmaci funzionano in assenza di peso e se una dose tipica sulla Terra sarà troppo o troppo poco nello spazio. I ricercatori europei stanno studiando quest'area in modo che gli astronauti possano dormire sonni tranquilli sapendo che le persone sulla Terra studiano per loro.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) l'astronauta Paolo Nespoli mentre dorme all'interno del Nodo-2/Harmony durante la missione STS-120/Esperia nel 2007. Nella foto a sinistra (Credit: ESA/NASA) la Luna fotografata dall'astronauta Luca Parmitano che ha soggiornato quasi sei mesi sulla ISS.

Fonte: ESA

06/01/2014 - Vortice polare entra sul nord degli Stati Uniti -

Da tre giorni parte del Canada e degli Stati Uniti nord-orientali sono interessati da una perturbazione che ha portato un grande freddo, con temperature che in alcune zone hanno superato -53 °C.
Un vortice polare è una grande zona in rotazione con bassa pressione, che si riscontra tipicamente sui poli Nord e Sud. Il vortice polare nord si è spinto verso sud lunedì 6 gennaio raggiungendo il Wisconsin e il Minnesota occidentale, portando temperature gelide su metà del continente degli Stati Uniti. Ora ci si attende che si sposti di nuovo verso nord, sul Canada, verso la fine della settimana.
A New York nelle prossime ore sono previste temperature molto basse, con minime che potrebbero raggiungere i -26 °C. Il governatore Andrew Cuomo ha annunciato che diverse autostrade intorno alla città resteranno chiuse, in vista delle probabili gelate. Le persone sono state invitate a restare in casa e a muoversi solo in caso di particolari emergenze, sostando il meno possibile all’aperto.
Questa immagine di copertina (Credit: NOAA/NASA GOES Project) è stata scattata dal satellite GOES-Est della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) il 6 gennaio alle 11:01 a.m. EST (le 17:01 ora italiana). Un sistema frontale che ha portato pioggia sulla costa si estende da nord a sud lungo la costa occidentale degli Stati Uniti. Dietro questo fronte si vedono cieli sereni con aria fredda associata al vortice polare.
L'immagine di GOES rivela inoltre la neve al suolo in Minnesota, Wisconsin, Illinois, Indiana, Ohio, Michigan, Iowa e Missouri, estendendosi sulle grandi pianure. Le nuvole sopra il Texas sono associate al sistema di bassa pressione centrato sopra l'Oklahoma occidentale che è parte del fronte freddo connesso al movimento del vortice polare. L'immagine del GOES è stata realizzata dal GOES Project della NASA che ha sede presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Md.
Sia i vortici polari Sud che quelli Nord sono localizzati nella metà e nella troposfera superiore (i livelli più bassi dell'atmosfera) e la stratosfera (il livello successivo dell'atmosfera). Il vortice polare è un fenomeno invernale che si sviluppa e si rafforza nei rispettivi emisferi quando il Sole scende sotto le regioni polari e le temperature scendono. Questo fenomeno si indebolisce in estate. Nell'emisfero nord la circolazione di questo vortice è antioraria così il vortice si è posato sul Wisconsin occidentale e sta diffondendo aria fredda artica intorno ad esso.
Il picco del vortice polare Artico invernale nell'emisfero nord si è già spostato diverse volte verso Sud in passato. In alcune occasioni il vortice polare ha raggiunto anche l'Europa. Il 21 gennaio 1985, la mappa giornaliera meteo della NOAA mostrava un forte vortice polare centrato sopra il Maine.
Inoltre il vortice polare colpisce anche l'ozono. Per ulteriori informazioni sul vortice polare e quali sono i suoi effetti sull'ozono, visita il sito NASA Ozone Watch.

Fonti: NASA - Il Post

06/01/2014 - Nuovo successo della SpaceX con il suo vettore Falcon 9 v1.1 -

Alle 5:06 p.m. EST (le 23:06 ora italiana) i 9 motori Merlin 1D si sono accesi ed il razzo Falcon 9 v1.1 della SpaceX è decollato all'apertura della finestra di lancio, dalla rampa SLC-40 di Cape Canaveral, in Florida.
A bordo del razzo si trovava il satellite per telecomunicazioni Thaicom-6 della compagnia Thaicom, della Tailandia. Il volo del razzo è stato perfetto ed il primo stadio si è spento ed è stato sganciato a T+3 minuti, seguito dall'accensione del secondo stadio, alimentato da un solo motore Merlin 1D, e dal distacco dell'ogiva protettiva del carico utile.
Il motore del secondo stadio, appositamente modificato per funzionare perfettamente nel vuoto, ha eseguito la sua prima accensione per una durata di circa 5 minuti e 30 secondi. A questo punto il razzo era entrato su un'orbita preliminare di 497x173 km, con inclinazione di 27.7 gradi, molto vicina ai parametri stabiliti in anticipo dalla SpaceX. Alle 5:33 p.m. EST (le 23:33 ora italiana) il motore del secondo stadio è stato acceso per la seconda volta per immettere il carico utile sull'orbita supersincrona di trasferimento. Questa seconda accensione, cruciale per la missione di oggi, è durata circa un minuto. Al termine di quest'operazione lo stadio è stato riorientato ed è avvenuta la separazione fra il secondo stadio ed il satellite Thaicom-6. Il satellite raggiungerà l'orbita supersincrona con apogeo a circa 90.000 km e perigeo a 295 km dalla Terra.
La SpaceX ha lasciato per alcuni minuti con il fiato sospeso perché ha atteso fino alle 22:53 ora italiana prima di dare conferma del successo del lancio. La Orbital Sciences, costruttrice del satellite, ha confermato circa mezz'ora dopo, di aver acquisito i segnali dal satellite e che le sue condizioni sono ottime e che si è comportato molto bene in questo inizio di missione.
Quello di oggi è stato, per la SpaceX il suo ottavo lancio di un vettore Falcon 9, il terzo della versione aggiornata v1.1. Si tratta anche del decimo lancio consecutivo di successo per la compagnia (i primi due erano del Falcon 1) e di quello con il minor tempo trascorso dal precedente, circa un mese. Quello di oggi è stato il secondo lancio orbitale del 2014, il primo degli Stati Uniti.
Nella foto di copertina (Credit: SpaceX) il momento del decollo del razzo vettore Falcon 9 v1.1 per la missione con il satellite per telecomunicazioni Thaicom-6.

VIDEO DEL LANCIO DEL RAZZO FALCON 9 V1.1 CON IL SATELLITE THAICOM-6 - (Credit: SPACEVIDS/SPACEX) - dur.min. 9:32 - LINGUA INGLESE



Fonti: SpaceflightNow - Nasaspaceflight

06/01/2014 - La Boeing utilizzerà uno degli hangar degli Shuttle per il suo spazioplano segreto -

Un hangar, utilizzato in passato dagli Space Shuttle, verrà utilizzato come nuova sede e struttura di servizio e rifornimento della flotta degli spazioplani segreti dell'U.S. Air Force.
La Boeing Company ha annunciato venerdì 3 gennaio, che inizierà la conversione della Orbiter Processing Facility-1 (OPF-1) che si trova al Kennedy Space Center in Florida, in supporto del Veicolo Test Orbitale (OTV) X-37B della U.S. Air Force. Costruito dalla sezione 'Phantom Works' della Boeing, lo spazioplano X-37B ricorda, in piccolo, uno Space Shuttle, ma con solo un'apertura alare di 4,5 metri.
L'utilizzo di OPF-1 permetterà all'U.S. Air Force una migliore gestione dell'atterraggio, del recupero, rifornimento e ri-lancio del veicolo spaziale riutilizzabile senza equipaggio, lungo 8,8 metri. Nessun altro dettaglio è stato rilasciato dalla Boeing.
OPF-3, uno degli altri tre hangar simili, che in precedenza ospitavano gli orbiter della NASA, era stato ceduto dall'agenzia nell'ottobre del 2011, sempre alla Boeing, per essere utilizzato in supporto del veicolo spaziale CST-100, una capsula con equipaggio in fase di sviluppo e che, potenzialmente, potrebbe portare gli astronauti NASA verso la Stazione Spaziale Internazionale. La struttura, ora ribattezzata Commercial Crew and Cargo Processing Facility, o C3PF, è quasi al termine della sua riconversione per ospitare la costruzione ed i test della capsula spaziale a cinque posti.
Il Rapid Capabilities Office della U.S. Air Force ha già lanciato tre missioni X-37B per scopi segreti fin dall'aprile del 2010. Il terzo volo, che segna anche il primo riutilizzo di uno dei due veicoli facenti parte della flotta, è ancora in orbita terrestre dopo oltre un anno trascorso dal lancio avvenuto per mezzo di un razzo Atlas V dalla Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
Le missioni degli X-37B sono segrete. Le precedenti due missioni OTV sono atterrate e sono state preparate al volo presso la Air Force Base di Vandenberg, in California. Ma la U.S. Air Force ha fatto capire che OTV-3 potrebbe atterrare in Florida, forse proprio sulla pista Shuttle Landing Facility del Kennedy Space Center. Al momento vi sono negoziati in corso fra la Space Florida e la NASA per l'utilizzo di questa pista della lunghezza di 4,8 km.
Sebbene al momento dedicato alle missioni segrete militari, l'X-37B potrebbe essere sviluppato in un veicolo capace di portare rifornimenti, e persino astronauti alla stazione spaziale. La Boeing ha proposto nel 2011, l'X-37C, una versione ingrandita dell'X-37B, che ha un vano di carico grande quanto un bagagliaio di un pickup.
Il programma OTV dell'U.S. Air Force è basato sul lavoro iniziato dalla NASA e, successivamente, dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency). Il veicolo spaziale X-37B avrebbe originariamente dovuto essere rilasciato dalla stiva della navetta spaziale, ma dopo la tragica perdita dell'orbiter Columbia, nel 2003, venne deciso di lanciarlo con i razzi Delta e poi Atlas.
Nella foto di copertina (Credit: collectSPACE.com/Robert Z. Pearlman) la OPF-1 quando veniva utilizzata per le navette spaziali NASA.

Fonte: Space.com

05/01/2014 - Lancio perfetto per il razzo GSLV-D5 dell'India-

Con un decollo avvenuto alle 10:48 GMT (le 11:48 ora italiana) dal Centro di Lancio Satish Dhawan di Sriharikota, il razzo vettore GSLV-D5 ha portato regolarmente in orbita il satellite per telecomunicazioni GSAT-14.
Dopo il perfetto decollo il razzo ha volato verso est nel cielo terso sopra l'Oceano Indiano. A T+2 minuti e 40 secondi il motore del primo stadio ed i quattro booster si sono spenti, come previsto, e sono stati sganciati dal razzo. Si è acceso così il secondo stadio che ha funzionato per altri 2 minuti e 9 secondi. A T+3 minuti e 50 secondi l'ogiva protettiva del satellite è stata rilasciata esponendo il carico utile all'ambiente spaziale per la prima volta. A T+5 minuti dal decollo, dopo il rilascio anche del secondo stadio ormai esaurito, è avvenuto il momento cruciale di tutta la missione: l'accensione del terzo stadio a motore criogenico alimentato a idrogeno ed ossigeno liquidi.
Il terzo stadio si è acceso regolarmente ed ha funzionato per i 12 minuti previsti. A T+17 minuti è avvenuto lo spegnimento del terzo stadio e, pochi secondi dopo il satellite GSAT-14 è stato rilasciato dal razzo. Fonti ufficiali affermano che il satellite è stato inserito su un'orbita geosincrona di trasferimento molto precisa.
Il direttore di mission, K. Sivan, ha dichiarato: "Il lancio è stato così preciso che il satellite è stato inserito a soli 40 metri dal perigeo previsto di 179 km e solo 50 km dall'apogeo previsto di 36.000 km."
Con il lancio del GLSV-D5, l'India entra nel ristretto gruppo di Paesi come gli Stati Uniti, la Russia, il Giappone, L'Europa e la Cina, che hanno sviluppato con successo il loro motori criogenici. Quello di oggi è stato il 1° lancio orbitale del 2014, l'ottavo della serie GSLV. Nella foto di copertina (Credit: ISRO) il momento del decollo del razzo vettore GLSV-D5 da Sriharikota.

VIDEO DEL LANCIO DEL RAZZO INDIANO GSLV-D5 - (Credit: SPACEVIDS/ISRO) - dur.min. 6:31 - LINGUA INGLESE E INDIANA



Fonti: SpaceflightNow - Times of India

04/01/2014 - Iniziato in India il conto alla rovescia per GSLV-D5 -

Il conto alla rovescia per il cruciale razzo GSLV-D5 dell'India, propulso da uno stadio superiore criogenico, è iniziato presso il Centro Spaziale Satish Dhawan a Sriharikota, alle 11:18 a.m. IST di sabato (le 6:18 ora italiana).
Il razzo, alto 49,13 metri e con una massa al lancio di 414,75 tonnellate, trasporterà nello spazio il satellite per telecomunicazioni GSAT-14, del peso di 1.982 kg, che fornirà applicazioni di tele-educazione e tele-medicina. Il decollo del razzo è previsto per le 4:18 p.m. IST di domenica (le 11:18 ora italiana).
Dopo due fallimenti ed un tentativo 'abortito' del razzo pesante negli scorsi tre anni, gli scienziati dell'ISRO (Organizzazione Ricerca Spaziale Indiana) affermano, questa volta, di essere sicuri del successo. "Abbiamo fatto 45 test differenti e compiuto diverse modifiche ad alcuni componenti dopo aver rivisto i precedenti voli del GSL," ha dichiarato K. Radhakrishnan, a capo dell'ISRO, a Times Of India, alcuni minuti dopo l'avvio del conto alla rovescia di 29 ore iniziato sabato. "Siamo fiduciosi." ha ribadito.
Mentre l'India prosegue con successo il lancio dei razzi PSLV, che hanno raggiunto i 25 successi consecutivi, il GSLV, che trasporta carichi più pesanti nello spazio, compresi gli esseri umani, è rimasto una sfida. Nell'aprile del 2010, l'ISRO ha testato per la prima volta il suo motore criogenico ma il fallimento è arrivato pochi secondi dopo l'accensione dello stadio. Il nuovo GSLV-D5 stava per essere lanciato nell'agosto 2013 ma una perdita di propellente dal serbatoio costrinse i responsabili della missione ad abortirla a due ore dal decollo.
"Abbiamo studiato approfonditamente le passate esperienze e fatto modifiche. Siamo tutti ansiosi," ha detto Radhakrishnan mentre sabato era in viaggio dalla sede principale della ISRO a Bangalore verso Sriharikota. La rampa di lancio di Sriharikota è diventata attiva dopo che, il 28 dicembre, un team ha dato parere favorevole per il lancio. Poco dopo il veicolo è stato spostato dall'edificio di assemblaggio verso la torre di lancio.
L'India aveva acquistato sette motori criogenici dalla Russia e la ISRO ha utilizzato sei di questi. Senza aver più possibilità di utilizzare motori esteri l'India ha avuto la necessità di svilupparne uno criogenico da sola, utilizzando idrogeno liquido come propellente ed ossigeno liquido come ossidante. La criogenica, la scienza delle temperature estremamente fredde, ha posto delle sfide agli scienziati dei razzi in tutto il mondo.
Gli ambiziosi programmi spaziali futuri dell'India, compresa l'esplorazione interplanetaria e le missioni abitate, restano sulle spalle del GSLV. Un successo del volo di GLSV-D5 di domenica potrebbe essere una bella spinta al morale della ISRO e la miglior promessa per avventure spaziali più grandi.
Nella foto di copertina (Credit: ISRO) il razzo GSLV-D5 mentre viene spostato sulla rampa di lancio.

Fonte: The Times of India

03/01/2014 - Per la Garver la NASA dovrebbe cancellare SLS e Mars Rover 2020 -

L'ex vice-amministratore della NASA, Lori Garver, è intervenuta il 2 gennaio nel programma radiofonico 'The Diane Rehm Show' trasmesso dalla National Public Radio degli Stati Uniti ed ha criticato aspramente due dei principali programmi della NASA: lo Space Launch System ed il Mars Rover 2020.
Si tratta dell'intervento più critico della Garver nei confronti dell'agenzia dalla quale ha dato le dimissioni a partire dallo scorso settembre, per passare al settore privato.
All'inizio del programma Rehn ha chiesto se il problema principale della NASA fosse che i finanziamenti non sono sufficienti. A questo però la Garver ha risposto che la NASA non è in grado di spendere al meglio il suo budget. "Sono sicura che i 17 miliardi di dollari di cui la NASA dispone per quest'anno le possono permettere un emozionante ed importante programma. Certo, potremmo fare ancora di più con i nostri 17 miliardi dollari, e penso che se lo facessimo potremmo generare il sostegno da parte del pubblico e della loro leadership eletta." ha risposto la Garver.
Nel corso del programma Rehn ha chiesto alla Garver quali programmi NASA, secondo lei, andrebbero eliminati e l'ex vice-amministratore dell'agenzia ha così risposto: "Per me particolari programmi che sono basati su tecnologie precedenti. Proprio ora stiamo costruendo un razzo chiamato Space Launch System, SLS. E' qualcosa che il Congresso ha imposto alla NASA, assieme al veicolo spaziale Orion. E' un residuato del programma Costellation, che l'Amministrazione Obama ha cercato di cancellare e si tratta di 3 miliardi l'anno su un budget NASA di 17 miliardi. E' così che vogliamo investire nel programma spaziale? Dove vogliamo andare? Volerà mai?.
In trasmissione era presente Scott Pace, dello Space Policy Institute della George Washington University, che ha difeso l'SLS. Se vogliamo mandare una missione con equipaggio su Marte abbiamo bisogno di un veicolo di lancio pesante." Ma la Garver non era convinta ed ha insistito, "Questo razzo è costruito con la tecnologia degli anni '70. Vogliamo davvero andare su Marte con una tecnologia vecchia di 50 anni? Non è questo il tipo di innovazione che il nostro programma spaziale dovrebbe perseguire."
Ma la Garver non si è fermata qui ed ha anche affermato che la NASA dovrebbe fermare il progetto del Mars Rover 2020 che è una copia di Curiosity e spingersi invece ad investire in una missione diretta verso Europa, una delle lune di Giove. Ma la decisione della NASA di finanziare un nuovo rover marziano per il 2020 è stata fatta proprio per accontentare la comunità scientifica planetaria nell'approfondimento dello studio di Marte. Inoltre il Mars Rover 2020 potrebbe essere capace di raccogliere campioni del suolo marziano pronti per essere inviati verso la Terra in una missione successiva ancora tutta da decidere.
Nella foto di copertina (Credit: Space Foundation) Lori Garver, ex-vice Amministratore NASA.

Fonte: Spacenews

Nell'immagine, tratta da una animazione (Credit: NASA/JPL-Caltech) il rimbalzo sugli airbag all'arrivo su Marte di un rover.

03/01/2014 - Dieci anni dall'arrivo di Spirit e Opportunity su Marte -

Bekah Sosland aveva solo 14 anni e non esistevano ancora Facebook e Twitter quando nel gennaio 2004 scoprì, durante una lezione in classe, che un rover della NASA stava atterrando su Marte rimbalzando su airbag gonfiati.
"In quel momento non ero particolarmente interessata allo spazio," ricorda la Sosland che ora lavora nella struttura delle operazioni per i veicoli spaziali presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. "Mi ricordo che stavo parlando con degli amici, e con la coda dell'occhio vidi che qualcosa stava rimbalzando e rotolando su un terreno rosso. Allora ho osservato con attenzione e l'oggetto si è fermato, si è aperto e dentro c'era il rover."
Questa animazione della NASA mostrava l'atterraggio dei rover Spirit, e tre settimane dopo, di Opportunity su Marte, utilizzando gli airbag ed i cuscini per l'impatto e l'inizio della missione, prevista in circa tre mesi. Spirit raggiunse Marte il 4 gennaio 2004 (Tempo Universale) ed ha funzionato per sei anni. Opportunity è atterrato il 25 gennaio e sta ancora esplorando, con Sosland ora nel team che pianifica cosa deve fare ogni giorno.
"Vidi quella notizia e dissi, 'Questo è affascinante: un rover su un altro pianeta!' e così cominciò a frullare nella mia testa che avrei potuto seguire ingegneria e lo spazio - pensando alla carriera. Si è trattato di un momento cruciale della mia vita e qualcosa che ricorderò per sempre."
Spinta dal suo professore delle superiori, Sosland completò la laurea in ingegneria nel 2013 nell'Università del Texas ad Austin. Ma nessuno nel 2004 avrebbe potuto prevedere che Spirit o Opportunity stessero ancora muovendosi su Marte nell'estate del 2013, quando Sosland entrò nel JPL.
"Non avrei mai pensato di avere l'occasione di lavorare con Opportunity," dice. "La sola causa possibile era che la missione durasse incredibilmente a lungo. La ragione per la quale Opportunity ha funzionato così a lungo è grazie alle persone che l'hanno costruito e gestito. Adoro oggi fare parte di questa squadra."
Gran parte degli ingegneri che hanno lavorato con Spirit ed Opportunity durante la missione primaria di tre mesi nel 2004, sono passati ad altri progetti, compresi gli ultimi veicoli spaziali per Marte. Sosland è fra i pochi nel team di Opportunuty di oggi che frequentavano la scuola un decennio fa.
A differenza di Bekah, Mike Seibert, alla fine del 2003 stava attendendo con emozione l'atterraggio dei rover mentre era al corso di ingegneria all'Università del Colorado. Egli aveva addirittura ordinato gli occhialini colorati in cartoncino per poter ammirare le immagini 3D delle fotocamere stereo di Spirit e Opportunity.
"Quel gennaio vivevo nella casa della mia confraternita a Boulder. Le persone pensavano fossi strano, indossavo quegli occhialini 3D ed osservavo le immagini di Marte," dice Seibert.
Meno di due anni dopo, lavorava al team rover del JPL. E fino da allora ha svolto il compito di mission manager ed altri ruoli sia per Spirit che per Opportunity e partecipato in diversi momenti chiave delle missioni estese.
Il drammatico atterraggio e le lunghe spedizioni di Spirit ed Opportunity hanno ispirato un gran numero di studenti che non hanno avuto la possibilità di lavorare con il team del rover ma che hanno partecipato all'avventura online esplorando le immagini dei rover o altre attività. Che avventura è stata! Sebbene Spirit e Opportunity siano stati costruiti come due gemelli, quasi identici, ed entrambi siano riusciti nell'obiettivo principale di trovare le prove degli antichi ambienti acquosi su Marte, le loro storie hanno ben presto preso strade diverse.
Spirit è stato inviato in un cratere dove la forma della struttura e l'apparenza di canali visti dall'orbita indicavano che forse lì, un tempo, era esistito un lago. La zona di atterraggio di Opportunity, a circa metà pianeta di distanza, era stata scelta principalmente sulla base dei minerali che indicavano, dall'orbita, la presenza di acqua, piuttosto che dalle forme della superficie. All'inizio la destinazione di Spirit non sembrava essere stata giusta. Il cratere avrebbe potuto essere stato un lago ma se vi erano sedimenti sul fondo questi erano stati ricoperti da depositi vulcanici successivi. Opportunity, il gemello fortunato, atterrato a due passi da una esposizione di roccia stratificata, che in poche settimane ha dato prove della composizione e della struttura di un antico ambiente ricco di acqua.
Nell'ambito delle missioni iniziali di tre mesi e senza aspettative di sopravvivere un anno intero, ogni rover venne inviato verso altre destinazioni: le colline all'orizzonte per Spirit e gli strati più profondi dei crateri per Opportunity. Spirit ha guidato per un totale di 7,7 km, alcuni di questi con una delle sue sei ruote che non girava. La perdita dell'uso di una seconda ruota mentre il rover era in una trappola di sabbia ha contribuito alla fine della missione nel 2010. Opportunity ha guidato per 38,7 km ed è ancora in forma.
Nelle foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) da sinistra, Bekah Sosland e John Callas. Una delle chiavi del funzionamento di Spirit ed Opportunity per anni, invece che per mesi, è stato grazie al vento che, occasionalmente ha rimosso la polvere accumulata sui pannelli solari che generano l'elettricità per il rover. Inoltre l'equipaggio sulla Terra è diventato più ingegnoso nel gestire ogni consumo del rover e nell'avvantaggiarsi dei pendii con inclinazione favorevole verso il Sole nell'inverno marziano.
"In definitiva, non è solo quanto tempo i rover funzionano o quanto lontano si guida che è più importante, ma quanto l'esplorazione e la scoperta scientifica di queste missioni hanno compiuto," ha detto John Callas, project manager al JPL per il progetto Mars Exploration Rover della NASA, che ha lavorato sulle missioni Spirit e Opportunity per più di 13 anni.
Guidando per chilometri fra gli affioramenti dai loro siti di atterraggio, entrambi i rover hanno ottenuto la prova di alcuni episodi della storia marziana, "viaggiando attraverso il tempo e attraverso il terreno marziano," ha detto. Opportunity sta attualmente esplorando degli affioramenti sul bordo del cratere Endeavour, che misura 22 km di diametro.
"Opportunity è in forma eccellente per un veicolo della sua età," dice Callas. "Dopo 10 anni di esplorazione, ulteriori scoperte scientifiche potrebbero essere ancora di fronte a noi.
I traguardi raggiunti hanno già fornito ulteriore comprensione di Marte. Lo scienziato a capo dei rover, Steve Squyres della Cornell University di Ithaca, N.Y., ha descritto alcune delle scoperte principali, iniziando da quello che Spirit ha trovato dopo aver guidato dal fondo del cratere dove è atterrato fino alle colline ad est:
Alle colline Columbia, abbiamo scoperto le prove che Marte nel suo passato remoto era caldo, umido, un posto violento, con esplosioni vulcaniche, attività termale, forti venti - niente del Marte che vediamo oggi. Nel sito di atterraggio di Opportunity abbiamo trovato le prove che il Marte primordiale aveva acque acide nel suolo che qualche volta raggiungevano la superficie ed evaporavano, lasciandosi il sale dietro di se. E' stato un ambiente con acqua liquida, ma molto differente dall'ambiente che ci ha raccontato Spirit.
Quando Opportunity è arrivato al bordo del cratere Endeavour, abbiamo iniziato una missione del tutto nuova. Abbiamo trovato le vene di gesso e una ricca concentrazione di minerali argillosi. I minerali argillosi ci raccontano che la chimica dell'acqua era neutra, invece che acida - Più favorevole per la vita microbica, se questa è mai iniziata su Marte. Grazie alla longevità dei rover abbiamo potuto osservare quattro differenti siti al prezzo di due."

Però, le prove scovate dai rover fra le rocce in questi siti non possono essere l'unico grande vantaggio di queste avventure. Bekah Sosland e Mike Seibert possono essere esempi di qualcosa di ancora più grande.
Dice Squyres, "Sono incredibilmente orgoglioso dei risultati scientifici che abbiamo ottenuto in questa missione, ma alla fine, forse la nostra eredità più importante si rivelerà essere i giovani che hanno visto quello che abbiamo fatto e ha fatto scelte di carriera sulla base di questo. Se l'esito della nostra missione è di aiutare ad ispirare una nuova generazione di esploratori a fare ancora meglio di quanto abbiamo fatto, questa sarà la cosa più grande che avremmo potuto compiere."
Il progetto Mars Exploration Rover è un forte elemento nel robusto programma NASA in preparazione delle future missioni con equipaggi negli anni 2030.
Le missioni Mars Odyssey e Mars Reconnaissance Orbiter hanno studiato il Pianeta Rosso fin da quando sono arrivate lì, rispettivamente, nel 2001 e nel 2006. Il rover di prossima generazione della NASA, Curiosity, sta esaminando una zona le cui condizioni, potevano una volta essere, favorevoli per la vita microbica. La NASA ha lanciato la sonda Mars Atmospheric and Volatile Evolution, o MAVEN, due mesi fa, ed entrerà in orbita nel settembre 2014. L'agenzia prevede di lanciare una missione su Marte nel 2016 chiamata Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, o InSight, per conoscere l'interno profondo di Marte. Un rover sul tipo di Curiosity è previsto per il lancio nel 2020, avrà il compito di verificare la prova di vita passata su Marte.
Dei prodotti speciali per il 10mo anniversario dell'atterraggio dei rover gemelli, compresa una serie di immagini selezionate, è disponibile qui: http://mars.nasa.gov/mer10/.
Il JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, gestisce il progetto Mars Exploration Rover per lo Science Mission Directorate della NASA, di Washington. Per ulteriori informazioni sui progetti dei rover gemelli, Spirit and Opportunity, visita: http://www.nasa.gov/rovers e http://marsrovers.jpl.nasa.gov.
Puoi inoltre seguire i progetti su Twitter e su Facebook presso: http://twitter.com/MarsRovers e http://www.facebook.com/mars.rovers.
Nell'immagine in alto a sinistra, tratta da una animazione (Credit: NASA/JPL-Caltech), il rimbalzo sugli airbag all'arrivo su Marte di un rover. Nelle foto a destra (Credit: NASA/JPL-Caltech) da sinistra, Bekah Sosland e John Callas del JPL. Nell'immagine di copertina (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell Univ./Arizona State Univ.) gli affioramenti di del sito 'Murray Ridge' sul bordo del cratere Endeavour, dove Opportunity festeggerà i suoi 10 anni dallo sbarco.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione (Credit: Collectspace/Orbital) il patch della missione Orb-1.

03/01/2014 - La Orbital Sciences costretta dal maltempo al rinvio del lancio di Cygnus -

La Orbital Sciences è stata costretta a spostare, nella prossima settimana, il lancio della missione di rifornimento destinata alla Stazione Spaziale Internazionale almeno fino a mercoledì prossimo a causa delle temperature gelide previste per le coste della Virginia.
Il decollo del razzo privato Antares era previsto per martedì, dopo un rinvio di tre settimane da metà dicembre per lasciare il tempo agli astronauti della ISS di riparare un problematico guasto del sistema di raffreddamento esterno all'ammoniaca, ma le previsioni a lungo termine per gli inizi della settimana prevedono temperature polari.
"La nuova data deve fare i conti con le temperature estremamente fredde che sono previste per l'inizio della settimana, in aggiunta a precipitazioni previste per domenica notte, lunedì mattina," ha dichiarato la Orbital Sciences in un comunicato.
La compagnia si è riservata una opzione di lancio per mercoledì 8 gennaio ma è più facile che il lancio avvenga giovedì 9 gennaio dato che le previsioni meteo prevedono un miglioramento più esteso nel corso della settimana. Il Servizio Meteo Nazionale prevede per il Wallops Flight Facility della NASA di Wallops, il sito di lancio di Antares, cieli parzialmente soleggiati per giovedì con temperatura massima di circa 8° Celsius.
Secondo Barry Baneski, un portavoce della Orbital, le temperature devono essere sopra i -6° Celsius per lanciare il razzo Antares. La temperatura massima prevista per il martedì è fra i -6° ed i -1° Celsius.
Secondo la Orbital Sciences, la finestra di lancio di mercoledì inizierà alle 1:32:33 p.m. EST (le 19:32 ora italiana) e si estenderà per cinque minuti. La finestra di lancio del giorno seguente si apre alle 1:10 p.m. EST (le 19:10 ora italiana).
Il rollout del razzo Antares è previsto attorno alle 8:30 p.m. EST di sabato (le 2:30 ora italiana di domenica). Il razzo eseguirà il suo viaggio di circa 1.600 metri dalla struttura di integrazione orizzontale fino alla rampa di lancio 0A viaggiando sopra uno speciale veicolo motorizzato di trasporto. Una volta al pad di lancio, il razzo Antares alto come un palazzo di tredici piani, verrà sollevato in verticale sulla rampa da pistoni idraulici ed inizieranno alcuni giorni di lavori per le connessioni ombelicali, la chiusura del veicolo e la preparazione dei sistemi di accensione.
Antares era già pronto sulla rampa a metà dicembre in attesa del lancio. I tecnici riportarono il lanciatore nell'hangar il 18 dicembre e rimossero l'ogiva protettiva di lancio, di 3,9 metri di diametro, per avere accesso agli esperimenti ed al carico del Cygnus per le ultime aggiunte.
Una riunione LRR (Launch Readiness Review) è prevista per lunedì per dare ai manager responsabili l'opportunità di discutere qualsiasi problema non ancora risolto prima di procedere ai preparativi finali di lancio ed avviare il conto alla rovescia.
Il razzo Antares spedirà il veicolo cargo Cygnus della Orbital in rotta verso la stazione spaziale. Se il lancio avvenisse l'8 gennaio, il veicolo di rifornimento senza equipaggio arriverebbe al complesso orbitale il 12 gennaio dopo un rendezvous automatico guidato con l'ausilio di GPS e laser.
Una volta che il veicolo spaziale si troverà in un punto ben determinato a circa 10 metri sotto la ISS, gli astronauti estenderanno il braccio robotico del laboratorio, lungo 17 metri, per catturare il Cygnus e muoverlo fino al boccaporto di attracco del nodo di connessione Harmony dove rimarrà per alcune settimane per il trasferimento del carico.
La missione ORB-1 è la prima delle otto operative per i voli di rifornimento Cygnus alla stazione spaziale che fanno parte del contratto da 1,9 miliardi di dollari firmato dalla Orbital Sciences e la NASA nel dicembre 2008. La NASA e la Orbital hanno finanziato congiuntamente lo sviluppo dei veicoli Antares e Cygnus. L'agenzia spaziale ha pagato alla Orbital 288 milioni di dollari con un accordo pubblico/privato di collaborazione che si è concluso lo scorso autunno con il volo dimostrativo di successo di Antares e Cygnus verso la stazione spaziale.
Nella foto di copertina (Credit: NASA/Bill Ingalls) il primo rollout di Antares per Orb-1 lo scorso dicembre. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: Collectspace/Orbital) il patch della missione Orb-1.

Fonte: SpaceflightNow

03/01/2014 - La Russia vuole atterrare su Ganimede -

Negli ultimi del 2013 il governo russo ha allocato 50 milioni di Rubli (circa 2 milioni di Euro) per lo sviluppo di una proposta tecnica per far atterrare una sonda sulla superficie della luna di Giove, Ganimede.
Secondo il bando annunciato il 27 dicembre 2013, gli sviluppatori dovranno inviare le loro proposte per il progetto entro la fine di gennaio e l'agenzia spaziale russa, Roscosmos, sceglierà a chi affidare il contratto il 6 febbraio 2014. Le proposte tecniche per la missione conosciuta come Laplas-P dovranno essere pronte entro il 25 novembre 2015.
Una missione doppia prevederebbe un orbiter ed un lander lanciati per mezzo di due diversi razzi vettori in direzione di Giove. Una volta raggiunte le vicinanze del pianeta gigante, una sonda entrerebbe in orbita attorno a Ganimede mentre l'altra compirebbe il primo atterraggio mai tentato sulla sua superficie.
La missione Laplas nasce da un'idea dell'ESA per studiare, in collaborazione con la NASA Europa e Ganimede, due delle lune di Giove. Nello stesso anno l'Accademia delle scienze russa espresse l'intenzione di contribuire al progetto con un lander che sarebbe atterrato sulla più interessante luna Europa. Ai primi del 2008 ESA e NASA formarono un team congiunto per definire la missione. L'ESA avrebbe sviluppato, lanciato con un razzo Ariane 5 e gestito la sonda Jupiter Ganimede Orbiter, JGO, alimentata con pannelli solari mentre la NASA avrebbe sviluppato, lanciato con un razzo Atlas-551 e gestito la sonda Jupiter Europa Orbiter, JEO, alimentata con un generatore nucleare. Prima di entrare in orbita attorno alle rispettive lune nel 2026, i due veicoli spaziali avrebbero eseguito traiettorie simili nel sistema di Giove conducendo studi delle quattro lune principali.
Intanto in Russia veniva considerato un progetto parallelo chiamato Sokol-Laplas-P dove la 'P' stava per "posadka", ovvero atterraggio. Durante gli studi preliminari fra il 2008 ed il 2009, i russi inserirono anche un orbiter alla missione. Questo avrebbe reso più facili le comunicazioni fra il lander ed il centro controllo, indipendentemente dalle capacità del veicolo europeo. A causa di problemi finanziari la NASA si ritirò dal progetto EJSM-Laplace nel 2012 e l'ESA trasformò il suo nel programma JUICE (Jupiter Icy Moon Explorer) il cui decollo è previsto nel 2022. La missione di JUICE prevede due sorvoli di Europa ed uno di Callisto prima di entrare in orbita attorno a Ganimede.
Intanto in Russia, a causa di problemi sulle condizioni dell'ambiente radioattivo nei pressi di Europa, si decise che il lander sarebbe stato inviato su Ganimede anziché su Europa, che si trova più lontano dal potente campo radioattivo di Giove.
Nel 2012 la Russia decise di fornire i propri razzi vettori Proton per lanciare le missioni ESA, ExoMars-2016, ExoMars-2018 e JUICE. Questa mossa permetterà agli scienziati russi di poter vedere i loro strumenti raggiungere Marte nel 2016 e 2018 e, nel decennio successivo, volare oltre fino alle lune di Giove.
La missione Laplas-P dovrebbe prendere il via nel 2022 e i due veicoli spaziali, Laplas-P1, l'orbiter e Laplas-P2, il lander raggiungerebbero il sistema di Giove nel 2029. Prima di arrivare a Giove le due sonde eseguiranno un flyby di Venere e due della Terra per acquisire la velocità necessaria per arrivare al pianeta gigante. Dopo circa un anno e mezzo i due veicoli spaziali si immetteranno in orbita attorno a Ganimede.
Ogni sonda disporrà di circa 50 kg di strumenti scientifici ed il lander sarà fornito di un generatore nucleare per poter operare fino ad un anno sulla superficie ghiacciata della luna. Per poter rispettare questa tempistica l'inizio della costruzione dei primi prototipi dovrà iniziare entro il 2017.
Nella foto di copertina (Credit: NASA) la luna Ganimede fotografata dalla sonda Galileo.

Fonte: Russia Space Web

02/01/2014 - Scoperto il primo asteroide del 2014 -

L'asteroide 2014 AA è stato scoperto dalla Catalina Sky Survey sponsorizzata dalla NASA il 1° gennaio 2014.
Nelle prime ore del mattino del 1° gennaio 2014, mentre i festeggiamenti per il Nuovo Anno erano ancora in corso negli Stati Uniti, l'osservatorio del Catalina Sky Survey, vicino a Tucson, in Arizona, ha ripreso una singola traccia di un possibile nuovo asteroide molto piccolo (da 3 a 5 metri di diametro) con probabilità di impatto con la Terra.
Designato 2014 AA, che lo rende il primo asteroide scoperto nel 2014, ha un'orbita incerta da calcolare dato che è stata eseguita una sola osservazione. Comunque questo piccolo asteroide si trovava sulla traiettoria per colpire la Terra e dovrebbe essere rientrato nell'atmosfera fra le 2 p.m. EST (le 20 ora italiana) di mercoledì e le 9 a.m. EST (le 15 ora italiana) di giovedì.
Utilizzando la sola osservazione disponibile, tre indipendenti previsioni della possibile orbita eseguiti dagli analisti Bill Gray, del Minor Planet Center di Cambridge, Mass., e Steve Chesley, del Near-Earth Object Program Office della NASA presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, Calif., si trovavano in accordo che 2014 AA avrebbe colpito l'atmosfera terrestre. Secondo Chelsey, il possibile luogo di impatto era largamente distribuito a causa dell'incertezza dell'orbita con un arco che si estendeva dall'America Centrale all'Africa dell'Est. Il punto più probabile di impatto dell'oggetto si trovava appena al largo della costa dell'Africa occidentale alle 9 p.m. EST del 1° gennaio (le 3 ora italiana del 2 gennaio).
E' difficile che l'asteroide 2014 AA sia sopravvissuto intatto all'entrata nell'atmosfera, dato che aveva misure comparabili con l'asteroide 2008 TC3, che aveva dimensioni dai 2 ai 3 metri. 2008 TC3 si spezzo completamente sopra il Sudan settentrionale nell'ottobre del 2008 ed è il solo altro esempio di asteroide scoperto appena prima di colpire la Terra. Al momento vi sono stati solo alcuni deboli segnali raccolti dalle stazioni infrasuono in quella regione del mondo che potrebbero essere analizzati per scoprire se sono correlati al rientro atmosferico di 2014 AA.
Il Near-Earth Object Program della NASA della sede principale di Washington, gestisce e finanzia la ricerca, lo studio ed il monitoraggio degli asteroidi e delle comete le quali orbite periodicamente si avvicinano alla Terra. Il JPL gestisce il Near-Earth Object Program Office per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington. Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena.
Per ulteriori informazioni sugli asteroidi e gli oggetti vicini alla Terra visita: http://neo.jpl.nasa.gov/, oppure http://www.jpl.nasa.gov/asteroidwatch.
Oppure seguire via Twitter: http://www.twitter.com/asteroidwatch.
Nella foto di copertina (Credit: CSS/LPL/UA) l'asteroide 2014 AA nel circoletto viola a sinistra, ripreso dall'osservatorio di Catalina.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: NASA/SDO) il primo brillamento solare del 2014 ripreso da SDO della NASA.

02/01/2014 - Due brillamenti solari salutano il 2013 e danno il benvenuto al 2014 -

Il Sole ha salutato il 2013 e dato il benvenuto al 2014 con due brillamenti di livello medio il 31 dicembre 2013 ed il 1° gennaio 2014.
I brillamenti solari sono potenti rilasci di radiazioni. Le mortali radiazioni dei brillamenti non possono tuttavia superare l'atmosfera terrestre e fare danni agli esseri umani sulla superficie, sebbene - se sono forti abbastanza - possono disturbare lo strato atmosferico dove i segnali GPS e di comunicazione viaggiano. Questo disturba i segnali radio tanto a lungo quanto il brillamento perdura, in ogni luogo da minuti ad ore.
Per vedere come questi eventi possono impattare nella Terra, potete andare a dare un'occhiata allo Space Weather Prediction Center della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Agency) al seguente indirizzo: http://www.spaceweather.gov/, la fonte ufficiale del Governo USA per le previsioni meteo spaziali, le allerte, gli allarmi e le osservazioni.
Il primo brillamento (nella foto di copertina, Credit: NASA/SDO) è stato catalogato come un M6.4 ed il suo massimo è stato registrato alle 4:58 p.m. ESt del 31 dicembre (le 22:58 ora italiana). L'immagine è stata scattata alle 4:59 p.m. EST nella lunghezza d'onda dei 304 Angstrom, tipicamente colorata di rosso. Il secondo è stato misurato come M9.9 ed il suo picco è stato registrato alle 1:52 p.m. EST del 1° gennaio (le 19:52 ora italiana). Questo secondo brillamento (nella foto qui a sinistra, Credit :NASA/SDO) è stato catturato sempre da SDO in diverse lunghezze d'onda ed ognuna rappresenta materiale a diverse temperature, e questo aiuta gli scienziati a comprendere come esso si muove e si riscalda durante l'evento. Entrambi i brillamenti sono emersi dalla stessa regione attiva del Sole, conosciuta come AR1936.
Le immagini dei brillamenti sono state riprese con il satellite Solar Dynamics Observatory della NASA, che vigila costantemente il Sole, registrando nuovi dati ogni 12 secondi.
Aggiornamenti verranno forniti se necessario.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione (Credit: SpaceX) il patch della missione del Falcon 9/Thaicom-6.

02/01/2014 - Rinvio di tre giorni per il lancio del Falcon 9 -

Dopo il successo nel completamento del Test Statico di accensione del loro Falcon 9 v1.1 a Cape Canaveral, avvenuto lo scorso sabato, la SpaceX si stava preparando per il lancio del 3 gennaio del satellite Thaicom-6.
Però, a causa di un non meglio specificato problema all'ogiva del razzo, il lancio è stato leggermente rinviato a non prima di lunedì 6 gennaio 2014. Nonostante questo rinvio è probabile che la SpaceX esegua la prima missione orbitale del 2014. La decisione del rinvio è stata presa durante la riunione LRR (Launch Readiness Review) avvenuta giovedì e per la quale la SpaceX non ha fornito ulteriori dettagli sulla causa del problema.
Ma la data di lancio finale dipende anche da un accordo per l'utilizzo della stazione di telemetria delle Bermuda, che dovrebbe essere anche utilizzata dal lancio Antares della Orbital, previsto per il 7 gennaio. Questa missione di Antares sarà la ORB-1 (CRS-1), la prima operativa per la capsula Cygnus della Orbital destinata a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale sotto l'accordo CRS con la NASA. Inizialmente prevista per dicembre, ORB-1 era stata rinviata a causa del problema con il sistema di raffreddamento della ISS che aveva richiesto due passeggiate spaziali urgenti per sostituire un modulo pompa guasto.
Il lancio della SpaceX sarà il terzo volo del modello aggiornato e potenziato del Falcon 9 ed il secondo dal complesso di lancio 40 (SLC-40) di Cape Canaveral, dopo il successo del lancio del veicolo spaziale SES-8.
Nell'illustrazione (Credit: SpaceX) il patch della missione del Falcon 9/Thaicom-6.

Fonte: Nasaspaceflight

02/01/2014 - Meteo buono per il lancio del Falcon 9 -

Le previsioni meteo per domani a Cape Canaveral sono buone per la SpaceX che ha previsto venerdì il decollo di un proprio razzo Falcon 9 v1.1 con a bordo il satellite per telecomunicazioni Thiacom-6.
Secondo il 45esimo Air Force Space Wing vi sono il 90 percento di condizioni meteo favorevoli durante la finestra di lancio che si aprirà domani alle 5:05 p.m. EST (le 23:05 ora italiana) e si estenderà fino alle 7:17 p.m. (le 1:17 ora italiana). Vi è una sola preoccupazione: forti venti che potrebbero toccare i 50 km/h.
Il lancio sarebbe il secondo in un mese da Cape Canaveral, per la SpaceX, con l'invio di un satellite commerciale per telecomunicazioni, dopo il successo dell'invio in orbita del SES-8, lo scorso 3 dicembre. Questa volta il cliente è la compagnia tailandese Thaicom, che spera di lanciare il suo terzo satellite in orbita geostazionaria e fornire così servizi di trasmissione su parte del Sud-Est Asiatico ed Africa.
Sempre a Cape Canaveral è in programma un secondo lancio a gennaio; si tratta del satellite TDRS-L della NASA, previsto con un razzo Atlas V della United Launch Alliance per il 23 di questo mese.
Nella foto di copertina (Credit: SpaceX) la rampa di lancio LC-40 di Cape Canaveral da dove decollano i razzi vettori Falcon 9 della SpaceX.

Fonte: Florida Today

02/01/2014 - Chang’e studia la regolite lunare -

Lo strumento Active Particle-induced X-ray Spectrometer (APXS) montato sul rover cinese Chang’e-3 ha portato a casa i primi risultati sullo studio ai raggi X della regolite lunare, iniziati il 25 dicembre scorso attorno al sito di allunaggio.
Le prime analisi indicano che otto dei principali elementi che formano le rocce sulla luna (magnesio, alluminio, silicio, potassio, calcio, titanio, cromo e ferro) e almeno tre elementi minori (stronzio, ittrio e zirconio) possono essere identificati nello spettro.
APXS è stato acceso per la prima volta il 23 dicembre, e subito ha eseguito una calibrazione “di bordo” con un campione standard di roccia basaltica montata sul rover, completata in cinque minuti. Operazione che ha dimostrato la stabilità delle prestazioni dello spettrometro anche sulla Luna. Due giorni dopo, proprio a Natale, APXS è stato posizionato a due-tre centimetri sopra la regolite lunare dal braccio robotico di Yutu.
L’Active Particle-induced X-ray Spectrometer non è solo uno spettrografo a raggi X, ma è anche un sensore di distanza. Lo strumento è stato sviluppato e costruito dall’Institute of High Energy Physics (IHEP) in collaborazione con il Purple Mountain Observatory (PMO).
A cura di Eleonora Ferroni (INAF - Istituto Nazionale Astro Fisica).
Nella foto di copertina (Credit: CNSA) le varie parti che compongono lo strumento APSX sul rover cinese Yutu.

Fonte: INAF

02/01/2014 - Euronews: seguire una scia per svelare i segreti delle comete -

Da secoli gli astronomi studiano le comete per avere informazioni sulle origini del sistema solare. "Ci chiediamo se abbiano avuto un ruolo del portare la vita sulla Terra," sottolinea Gerhard Schwehm, dell'ESA. Le osservazioni da terra forniscono spesso molte informazioni, ma il più grande passo avanti nello studio delle comete è arrivato con le missioni spaziali.
Una delle prime pietre miliari è stata posta nel 1986 quando la missione Giotto dell'ESA ha inviato sulla Terra immagini, prese da vicino, della cometa di Halley. Poi nel 2006 la missione Stardust della NASA è passata in mezzo alla coda della cometa e ha riportato sulla Terra un campione di polveri.
Dentro quel campione gli scienziati hanno trovato qualcosa di curioso.
"Sono stati scoperti minerali interessanti," ricorda Hermann Böhnhardt, ricercatore del Max Planck Institute for Solar System Research, "ma la cosa più interessante che hanno trovato è la glicina.
Un aminoacido che fa parte del DNA della vita sulla Terra, uno degli aminoacidi che costituiscono le basi del nostro DNA."
La scoperta ha sollevato nuove domande.
"La vita sulla Terra - continua Böhnhardt - utilizza un tipo specifico di aminoacidi, i cosiddetti aminoacidi sinistrorsi. La chimica può produrre quelli destrorsi e quelli sinistrorsi, ma la vita usa solo i sinistrorsi e non sappiamo perché. Se nelle comete troviamo solo questi ultimi, sarà un indizio del fatto che forse la vita o gli ingredienti della vita siano stati portati sulla Terra dallo spazio."
A Jena, in Germania, gli scienziati hanno osservato gli ultimi momenti della cometa Ison, che si sarebbe disintegrata a fine novembre, avvicinandosi al Sole. In Svizzera, all'Università di Berna, i ricercatori hanno fatto qualcosa di davvero insolito: hanno fabbricato una cometa in laboratorio e gli esperimenti che si possono condurre con essa servono a interpretare meglio i dati che arrivano dallo spazio.
I test sono collegati alla missione Rosetta, gestita dal Centro europeo per le operazioni spaziali a Darmstadt. Nel 2014 una navicella dell'ESA incontrerà una cometa, le volerà accanto e ci manderà sopra una sonda. Rosetta potrebbe aiutarci a rispondere a molti interrogativi sulle origini della vita e anche a dirci se l'acqua sia stata portata sulla Terra dalle comete.
"È una grande rivoluzione - afferma Roger-Maurice Bonnet, dell'International Space Science Institute - e se tutto andrà bene, sarà uno spettacolo meraviglioso che durerà diversi mesi e che rivelerà com'è da vicino una cometa."
Nell'illustrazione artistica in copertina (Credit: ESA) la sonda Rosetta ed il lander Philae nella coda della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Al seguente indirizzo il video relativo alla notizia: Video ESA/Euronews

Fonte: ESA

Nell'illustrazione (Credit: NASA, ESA, and A. Feild and G. Bacon (STScI)) i pianeti studiati a confronto con la Terra e Nettuno.

01/01/2014 - Hubble della NASA vede super-mondi ricoperti di nubi -

Gli scienziati, utilizzando il Telescopio Spaziale Hubble, hanno osservato le atmosfere di due dei più comuni tipi di pianeti nella galassia Via Lattea e scoperto che entrambi potrebbero essere ricoperti di nubi.
I pianeti sono GJ 436b, che si trova nella costellazione del Leone a 36 anni luce dalla Terra, e GJ 1214b nella costellazione di Ofiuco a circa 40 anni luce di distanza. Nonostante i numerosi sforzi, la natura delle atmosfere che circondano questi pianeti avevano eluso ogni osservazione, fino ad ora. I ricercatori hanno descritto i loro lavori come importanti passi avanti sulla strada dello studio di potenziali mondi simili alla Terra e potenzialmente abitabili oltre il Sistema Solare. Le loro scoperte appariranno in due articoli diversi sulla rivista Nature del 2 gennaio.
I due pianeti ricadono nella media come massa, fra i piccoli rocciosi come la Terra ed i grandi giganti gassosi come Giove. GJ 436b viene catalogato come 'Nettuno caldo' a causa della sua breve distanza dalla sua stella rispetto al gelido Nettuno ed il nostro Sole. GJ 1214b invece è conosciuto come una 'super-Terra' a causa delle sue dimensioni. Sia GJ 436b che GJ 1214b possono essere osservati transitare, o passare di fronte, alla loro stella. Questo fornisce l'opportunità di studiare tali pianeti in maggior dettaglio quando la luce delle stelle filtra attraverso le loro atmosfere.
Uno degli articoli presenta lo studio dell'atmosfera di GJ 436b basato sui transiti osservati con Hubble, e guidati da Heather Knutson del California Institute of Technology di Pasadena, California. Gli spettri ottenuti da Hubble erano informi e non hanno rivelato nessuna sorta delle classiche impronte chimiche di un'atmosfera in GJ 436b.
"O questo pianeta ha un livello elevato di nuvole che oscurano la vista, o ha un'atmosfera priva di nubi ma carente in idrogeno, il che lo renderebbe molto diverso da Nettuno," ha detto Knutson. "Invece di idrogeno, potrebbe avere una rilevante quantità di molecole più pesanti come il vapore acqueo, il monossido di carbonio e il biossido di carbonio, che comprime l'atmosfera e rendono difficile per noi rilevare eventuali firme chimiche."
Osservazioni simili a queste ottenute per GJ 436b erano state ottenute precedentemente per GJ 1214b. I primi spettri di questo pianeta erano anch'essi informi, ma indicavano che l'atmosfera di GJ 1214b era dominata da vapor d'acqua o idrogeno con nuvole a grandi altezze.
Utilizzando Hubble, gli astronomi guidati da Laura Kreidberg e Jacob Bean dell'Università di Chicago hanno dato un'occhiata più vicina a GJ 1214b. I due hanno scoperto quella che considerano la prova definitiva che nuvole alte ricoprono il pianeta e ci nascondono le informazioni sulla composizione e sulle caratteristiche della bassa atmosfera e della sua superficie. I nuovi spettri di Hubble inoltre rivelano nessuna firma chimica nell'atmosfera di GJ 1214b, ma i dati erano così precisi che potrebbero escludere, per la prima volta, composizioni senza nubi di vapore acqueo, metano, azoto, monossido di carbonio o biossido di carbonio per la prima volta.
"Entrambi i pianeti ci stanno dicendo qualcosa sulla diversità di questo tipo di corpi celesti che si trovano all'esterno del Sistema Solare; in questo caso stiamo scoprendo che potremmo non conoscerli così bene come pensavamo," dice Knutson. ""Ci piacerebbe davvero determinare la dimensione in cui questi pianeti passano da sembrare mini-giganti gassosi a qualcosa di più simile a un mondo d'acqua o roccioso, versione ingrandita della Terra. Entrambe queste osservazioni cercano fondamentalmente di rispondere a questa domanda."

Per immagini ed ulteriori informazioni sull'esopianeta GJ 1214b, visita: http://hubblesite.org/news/2014/06.
Per ulteriori informazioni sul Telescopio Spaziale Hubble, visita: http://www.nasa.gov/hubble.

Nell'illustrazione a sinistra (Credit: NASA, ESA, and A. Feild and G. Bacon (STScI)) i pianeti studiati a confronto con la Terra e Nettuno. Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: Courtesy Space Telescope Science Instutute) come potrebbe apparire il pianeta GJ436b.

Fonte: NASA

01/01/2014 - Rimasti in circa 1.000 i volontari per Marte -

Lunedì 30 dicembre la Mars One ha annunciato che gli aspiranti astronauti per il volo su Marte sono rimasti 1.058 e che questi potranno accedere alla prossima fase del progetto che prevede l'invio dei primi umani che vivranno e moriranno sul Pianeta Rosso.
La compagnia no-profit olandese vuole lanciare i primi quattro volontari su Marte nel 2023 per creare la prima colonia permanente su Marte. Oltre 200.000 persone di tutto il mondo hanno fatto richiesta a Mars One per essere nella lista dei futuri coloni e il termine dell'iscrizione scadeva lo scorso 31 agosto. La sola limitazione era di aver compiuto 18 anni. Quelli che sarebbero stati ammessi alla prossima, e più rigorosa fase di selezione, avrebbero avuto una notifica via e-mail.
Bas Lansdorp, uno dei co-fondatori del gruppo, ha dichiarato nel comunicato che: "la sfida iniziale era quella di separare chi era fisicamente e mentalmente preparato per diventare l'ambasciatore degli umani su Marte da quelli che avevano preso la missione molto meno seriamente," aggiungendo che alcuni erano persino apparsi nudi nei video inviati per l'iscrizione.
Di questa prima selezione, 297 provengono dagli Stati Uniti, 75 dal Canada seguiti da 62 dell'India e 52 dalla Russia. In totale i primi selezionati provengono da 107 differenti Paesi. Di questi 1.058, quasi il 77 percento lavorano mentre il 15 percento frequenta ancora lo studio. Circa il 55 percento sono maschi e per lo più giovani: 357 sono sotto i 25 anni, 415 sotto i 35 mentre solo 26 sono sopra i 56. La persona più anziana che passerà al prossimo round ha 81 anni.
"Le prossime fasi di selezione avverranno nel 2014 e nel 2015 e comprenderanno simulazioni, principalmente nella preparazione della squadra, concentrandosi sui test fisici ed emotivi dei candidati rimasti," ha detto Norbert Kraft, capo responsabile medico della Mars One, nel comunicato.
La Mars One ha dichiarato in passato che prevedono di mettere in onda tv un reality che mostri la selezione degli astronauti ed il loro processo di addestramento (e con la vendita dei diritti di questo raccogliere i fondi per le missioni). Lansdorp ha detto lunedì che il gruppo sta ancora negoziando con varie compagnie di media per i diritti televisivi delle attività di Mars One.
Agli inizi di dicembre la Mars One aveva svelato il progetto della prima missione privata senza equipaggio su Marte. Con gli esperti della Lockheed Martin Space System e quelli della Surrey Satellite Technology Ltd, la Mars One spera di inviare un lander robotico ed un satellite sul Pianeta Rosso nel 2018 come precursore delle loro missioni abitate.
Per promuovere la missione la Mars One ha lanciato una campagna di raccolta fondi attraverso il sito Indiegogo.
Nell'illustrazione artistica di copertina (Credit: Mars One) una possibile configurazione della prima colonia marziana.

Fonte: Space.com

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