Logo di Astronautica US

Notiziario 2014 - novembre

linea gialla

In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di novembre 2014. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di ottobre 2014.
Vai in fondo alla pagina

linea gialla

30/11/2014 - Hayabusa2: Ancora un rinvio per il maltempo -

Il brutto tempo al Centro Spaziale Tanegashima, in Giappone, ha costretto, almeno fino a mercoledì, il rinvio del lancio della missione robotica da 300 milioni di dollari diretta ad un'asteroide con la successiva raccolta di campioni e ritorno sulla Terra.
Il lancio avrebbe dovuto avvenire domenica ma la JAXA (l'Agenzia Aerospaziale Esplorativa del Giappone) aveva annunciato due rinvii dopo che il meteo aveva previsto nubi che avrebbero potuto generare fulmini e vento forte sull'isola di Tanegashima, nel Sud-Ovest del Giappone.
La sonda Hayabusa2 è installata sulla sommità del razzo H-2A all'interno dell'edificio di assemblaggio lanciatori presso Tanegashima. Il suo trasferimento alla rampa di lancio potrà avvenire solo quando le condizioni meteorologiche miglioreranno.
La JAXA ha dichiarato in un documento domenica che il decollo era stato fissato per non prima di mercoledì alle 04:22:04 GMT (le 5:22:04 ora italiana).
La missione Hayabusa2 è in attesa del lancio per un viaggio di sei anni verso un asteroide. A bordo della sonda si trovano una serie di strumenti scientifici e attrezzature per raccogliere le rocce dell'asteroide, che gli scienziati credono essere ricche di carbonio e potrebbero ospitare i blocchi costituenti la vita.
La destinazione della sonda è l'asteroide 1993 JU3, un oggetto grande come alcuni isolati e che non è ancora stato esplorato da nessun veicolo spaziale.
Hayabusa2 raggiungerà l'oggetto nel giugno del 2018, osserverà l'asteroide, lascerà scendere lander robotici e raccoglierà campioni per un anno e mezzo, poi tornerà verso la Terra e li paracaduterà nel deserto australiano nel dicembre del 2020.
La missione ricalca la precedente Hyabusa 1, che completò il suo viaggio ad un asteroide e ritornò nel 2010. Ma Hayabusa 1 incontrò diversi problemi, compresa una fuga di propellente e il guasto del suo sistema di raccolta campioni che le permise di riportare solo una frazione del materiale previsto.
Ma Hayabusa 1 raggiunse comunque diversi obiettivi per la prima volta. I microscopici campioni che il veicolo recuperò erano i primi frammenti di un asteroide mai riportati prima sulla Terra.
Hitoshi Kuninaka, project manager di Hayabusa2 della JAXA, ha detto che la missione ha fino al 9 dicembre per essere lanciata e raggiungere il suo obiettivo prefissato. La prossima finestra di lancio per Hayabusa2 è nel giugno 2015.
Nella foto (Credit: JAXA) i tecnici giapponesi mentre agganciano la sonda Hayabusa2 al suo lanciatore H-2A.

Fonte: Spaceflight Now

30/11/2014 - La Russia piazza il secondo satellite GLONASS-K in orbita -

Un portavoce del Ministero della Difesa della Russia ha confermato lunedì che è stato immesso regolarmente in orbita il secondo satellite di nuova generazione, GLONASS-K per la navigazione.
"Il razzo vettore Soyuz-2.1b/Fregat ha immesso con successo il satellite di nuova generazione per la navigazione 'GLONASS-K' in orbita," ha detto il Colonnello Alexei Zolotukhin, portavoce delle Forze di Difesa Aerospaziali della Russia.
Il satellite è stato lanciato dalla rampa 43/4 del Cosmodromo di Plesetsk alle 00:52 ora di Mosca del 1° dicembre (le 22:52 ora italiana del 30 novembre). Dopo che il razzo Soyuz ha immesso lo stadio superiore Fregat e il suo carico utile in orbita bassa terrestre. A questo punto il Fregat ha eseguito tre accensioni del suo motore per portare l'orbita dei 935 kg del satellite a 19.310x19.150 km di quota con inclinazione 64,8°. La separazione del satellite dallo stadio superiore è avvenuta dopo 2,5 ore dal lancio.
Plesetsk è stato il sito di lancio anche del primo satellite della nuova serie GLONASS-K il 26 febbraio 2011, e anche quella volta, fu un razzo medio Soyuz-2.1 a portarlo nello spazio. Il programma GLONASS (Global Navigation Satellite System) è stato avviato nel 1993 e viene considerato la risposta della Russia al sistema americano di posizionamento satellitare GPS. Con l'invio in orbita, nel 2011, del 24esimo satellite, la costellazione è diventata pienamente operativa ed è l'unica, assieme al GPS americano, a coprire tutto il globo. Anche l'Europa, con il proprio sistema Galileo, e la Cina con il BeiDou, stanno disponendo altri sistemi globali di navigazione satellitare.
Al momento vi sono operativi 24 satelliti GLONASS. La rete fornisce la posizione e la velocità in tempo reale a veicoli di superficie, in mare e in volo attorno al mondo.
Quello di oggi è stato il 77esimo lancio orbitale del 2014, il 73esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Sputnik. Mikhail Voskresensky) il decollo del razzo vettore Soyuz-2.1b/Fregat con il satellite GLONASS-K.

Fonti: Nasaspaceflight - Space Launch Report - Sputnik.com

28/11/2014 - Presentato il logo della missione ESA 'Principia' di Tim Peake -

Dopo un estenuante processo di eliminazione, è stato scelto il logo della missione 'Principia' dell'astronauta di ESA Tim Peake diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2015.
Il programma per ragazzi Blue Peter della BBC aveva chiesto agli scolari di disegnare il simbolo della missione per Tim ed ha ricevuto oltre 3.000 elaborati.
Il vincitore è Troy, un ragazzino di 13 anni, che spiega: "Principia si riferisce alla legge della gravità e del moto di Isaac Newton così ho disegnato una mela che è il motivo per cui venne scoperta la gravità.". "Inoltre Tim Peake sta promuovendo l'alimentazione naturale come parte della missione e le mele sono naturali." Opportunamente, sulla mela vi è un riflesso stilizzato della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il razzo Soyuz che porterà Tim nello spazio vola sopra i colori della bandiera dell'Unione del Regno Unito che corrono lungo il bordo.
Ogni astronauta dell'ESA ha un nome della missione e un logo, spesso scelto in competizione nel Paese di origine dell'astronauta stesso. Nel caso di Tim, le candidature sono state ridotte a 33 candidati per la presentazione ad una giuria di esperti.
I giudici di ESA, Blue Peter e dell'Agenzia Spaziale del Regno Unito hanno scelto assieme i loro due favoriti in ognuno dei tre gruppi di età: 6-8, 9-11 e 12-15 anni per garantire una buona possibilità a tutti i partecipanti.
Alberi, mele, navi spaziali e l'UK sono elementi comuni ma il designer grafico dell'ESA, Karen Oldenburg è rimasta impressionata dalla sua varietà :"Gli elaborati inviati sono stati incredibilmente diversi. Era ovvio che ogni bambino ha impiegato un sacco di individualità e inventiva in ogni disegno.
Le considerazioni decisive per gli ultimi sei finalisti sono stati come appariva il disegno come logo, i colori utilizzati e se i bambini li avevano disegnati da soli.
La scelta definitiva l'ha fatta Tim stesso. Egli ha dovuto fare un difficile scelta. "Sono stato molto impressionato dallo standard così alto e dal numero di lavori presentati. Meraviglioso!"
"La mia scelta finale non è stata facile, ma ho scelto il disegno di Troy perché il suo logo era semplice ma comprendeva molti riferimenti alla missione."
Troy vedrà il suo logo Principia volare nello spazio e sarà invitato negli studi televisivi di Blue Peter per la presentazione.
Ewan Vinnicombe, Editore di Blue Peter ha detto, "E' stato fantastico vedere tutte le migliaia di disegni colorati che abbiamo ricevuto per la gara Blue Peter.
"E' stato impressionante che tutti i disegni, oltre a quello del vincitore, siano stati affascinanti. Non vedo l'ora di vederlo nello spazio."
I cinque finalisti riceveranno i loro lavori incorniciati e con la foto autografo di Tim.
Nella foto (Credit: ESA-M. Alexander), da sinistra, la presentatrice della BBC Lindsay Russel, il disegnatore Troy e l'astronauta ESA Tim Peake con il logo della missione Principia.

Fonte: ESA

28/11/2014 - Rinviato di almeno 24 per il meteo il lancio di Hayabusa2 -

Il lancio del razzo vettore H-IIA n.26 (H-IIA F26) con la sonda Asteroid Explorer 'Hayabusa2' a bordo è stato rinviato a causa di nubi comprendenti uno strato ghiacciato che supera le restrizioni meteo che erano previste per il momento del lancio fissato domenica 30 novembre 2014 (ora del Giappone) dal Centro spaziale di Tanegashima.
Il nuovo giorno di lancio non sarà prima del 1° dicembre 2014 (ora del Giappone). Il nuovo giorno di lancio e l'ora fissata saranno annunciati quanto prima appena verranno esaminate con cura le condizioni meteorologiche.
Nell'illustrazione artistica (Credit: JAXA) la sonda Hayabusa2 destinata a raccogliere campioni da un asteroide e riportarli sulla Terra.

Fonte: JAXA

Nella foto (Credit: Airbus Defence and Space SAS 2014) il satellite Eutelsat-9B con l'apparecchiatura EDRS durante un test nella camera anecoica dell'Airbus Defence and Space di Tolosa.

28/11/2014 - Sentinel-1A e Alphasat collegati con un raggio laser -

Una prima nello spazio quando i veicoli spaziali Sentinel-1A e Alphasat si sono collegati per mezzo di un raggio laser a quasi 36.000 km di distanza per inviare immagini della Terra pochi momenti dopo essere state scattate.
Questo passo importante dimostra il potenziale della nuova 'autostrada dei dati' dell'Europa per inviare grossi volumi di informazioni delle missioni di osservazione terrestre molto rapidamente in modo che possano essere utilizzate prima possibile.
Avere un tempo di accesso ridotto per le immagini della missione Sentinel-1, ad esempio, è essenziale per le numerose applicazioni come la sicurezza marittima e l'aiuto nelle risposte ai disastri naturali.
Orbitando da polo a polo a circa 700 km di quota, Sentinel-1A trasmette a Terra i dati giornalmente, ma solo quando sorvola le stazioni riceventi in Europa. Invece i satelliti geostazionari, che si trovano a 36.000 km sopra la Terra, hanno le loro stazioni di ricezione costantemente in vista in modo da poter trasmettere i dati sulla Terra in ogni momento.
Questo richiede una grande coordinazione fra le differenti squadre e un lavoro intensivo. In seguito, durante le operazioni di routine, questo diventerà completamente automatico.
Creare un collegamento fra due tipi di satelliti significa che molte informazioni devono essere trasmesse sulla Terra, e quasi continuativamente. Gli ingegneri hanno acceso un laser per compiere quest'operazione.
Fondata dall'ESA e dal Centro Aerospaziale di Germania (DLR), Tesat ha sviluppato un terminale di comunicazione laser e sistemi di invio che sono montati sul più grande satellite per telecomunicazioni europeo, Alphasat. Una controparte di questa nuova unità vola anche a bordo di Sentinel-1A.
Nelle passate settimane i team operativi di Sentinel-1A presso l'ESOC (European Space Operations Centre) di Darmstadt, in Germania, l'ESRIN (Earth Observation Centre) di Frascati, in Italia e il Centro Operazioni Spaziali della Germania (GSOC) di Oberpfaffenhofen, in Germania, hanno lavorato duramente per preparare questo primo test di collegamento laser.
Questa immagine (Credit: Copernicus data/ESA (2014) che mostra Berlino dallo spazio, è una delle prime inviate utilizzando questa tecnologia avanzatissima.
"Dimostrare un collegamento dati laser nello spazio ha coinvolto gli eccellenti team di ESA, Inmarst, Tesat e DLR," ha detto il Capo Missioni Operative, Paolo Ferri.
"Sono particolarmente orgoglioso che il maggior contributo ai team operativi di ESOC e ESRIN ha fornito il successo di quest'attività, che migliora significativamente la disponibilità dei dati delle missioni osservative terrestri e allarga i benefici per il futuro di tutti i cittadini."
I capi delle varie agenzie si sono ritrovati oggi all'ESOC per seguire gli operatori mentre effettuavano il collegamento via laser dei due satelliti. I dati radar sopra l'Asia sono stati acquisiti e inviati a Terra quasi in tempo reale.
Magali Vaissiere, direttore delle Telecommunications and Integrated Applications di ESA, ha detto, "Oggi i sistemi spaziali sono diventati parte della sfida Big Data."
"Ora possiamo immaginare il collegamento di oggi come una fibra ottica nel cielo che connette i Sentinel con l'Europa, da ogni punto della sua orbita attorno alla Terra."
"Il collegamento opera a 1,8 Gbit/s, ma è progettato per arrivare in futuro a 7,2 Gbit/s. Mai così tanti dati hanno viaggiato nello spazio."
Dopo essere state elaborate dal Copernicus Ground Segment dell'ESA, le immagini saranno disponibili online al pubblico attraverso il sito web dei dati di Sentinel.
L'evento di oggi è un precursore del futuro sistema European Data Relay System (EDRS) che permetterà un approccio tutto nuovo nell'invio dei dati. Il primo elemento EDRS sarà imbarcato sul satellite Eutelsat-9B il cui lancio è previsto per il prossimo anno. Intanto Sentinel-1A sarà in grado di connettersi con un terminale precursore che si trova a bordo di Alphasat. Sentinel-2A, il cui lancio è previsto per il prossimo anno imbarcherà anch'esso la stessa apparecchiatura.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: Airbus Defence and Space SAS 2014) il satellite Eutelsat-9B con l'apparecchiatura EDRS durante un test nella camera anecoica dell'Airbus Defence and Space di Tolosa.

Fonti: Spaceref - ESA

27/11/2014 - L'ESRIN festeggia con il ministro i 50 anni di ESA -

Il centro ESA di Osservazione della Terra ha dato il benvenuto ad alti rappresentanti del Governo italiano, delle Istituzioni europee e dell'Industria il 26 novembre, nel corso di un evento per ricordare il cinquantesimo anniversario della cooperazione europea nello spazio. Tra gli ospiti, il Ministro italiano dell'Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini, ed il Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Roberto Battiston.
Gli ospiti sono stati ricevuti dal Direttore Generale dell'ESA, Jean-Jacques Dordain. Luca Parmitano, astronauta ESA ed Ambasciatore del Semestre di Presidenza Italiana dell'Unione Europea, ha preso parte alle celebrazioni. Anche l'astronauta ESA attualmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, Samantha Cristoforetti, ha inviato un messaggio di sostegno.
Nel suo discorso di apertura, con le parole "Non ci sarebbe ESA senza l'Italia," Dordain ha evidenziato l'importanza del ruolo che l'Italia ha svolto e continua a svolgere nel successo dell'ESA. Ha inoltre aggiunto che, oltre ad essere uno dei tre maggiori contribuenti ESA in termini economici, l'Italia è una fonte vitale di competenze. Ha elogiato la comunità scientifica, molto attiva del Paese, ed il molto competitivo e decisamente affidabile settore industriale.
Il Ministro Giannini ha colto l'opportunità per ribadire il forte impegno italiano nella ricerca e nelle attività spaziali, dicendo che il Paese sosterrà "la visione a lungo termine che lo spazio richiede."
Nel suo discorso, il Prof. Battiston ha riflettuto su quanti progressi siano stati fatti, negli ultimi 50 anni, nell'esplorazione e nelle scienze spaziali. Ha fatto notare come la collaborazione scientifica internazionale possa superare le differenze politiche, osservando che "la scienza tiene insieme l'umanità."
Per celebrare questo anniversario, il Ministro Giannini, il Prof. Battiston ed il Direttore Generale Dordain hanno firmato un certificato commemorativo prima di fare un giro del sito. Hanno visitato la Sala Controllo per gli Strumenti di Osservazione della Terra, dove vengono generate le pianificazioni per i dati di acquisizione per le missioni ESA Swarm, Cryosat e Sentinel.
L'Italia è stata uno dei pionieri della cooperazione dell'Europa nello spazio. Il Paese era tra i membri fondatori sia dell'ELDO (European Launcher Development Organization, Organizzazione per lo sviluppo di un lanciatore europeo) che dell'ESRO (European Space Research Organization, Organizzazione europea per la ricerca spaziale), le due organizzazioni che successivamente si fusero per formare l'ESA, nel 1975.
L'ESRIN è il centro dell'ESA per l'Osservazione della Terra. Situato a Frascati, appena 20km da Roma, il centro fu fondato nel 1966. L'ESRIN ha stretti legami con l'Industria europea, con l'Unione Europea e con le Protezioni Civili ed i ministeri dell'Agricoltura e dell'Ambiente dei Paesi Membri dell'ESA.
L'ESRIN coopera inoltre con organizzazioni internazionali che includono le agenzie delle Nazioni Unite e la Commissione Europea, e svolge un importante ruolo in molti progetti internazionali. Questi includono il "Geosphere/Biosphere Programme", il Comitato per i Sistemi di Osservazione della Terra e la Carta Internazionale sullo Spazio ed i Grandi Disastri.
Nella foto (Credit: ESA - L. Della Valle) da sinistra: l'astronauta ESA Luca Parmitano, Roberto Battiston a capo dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il Ministro Giannini e il Direttore Generale dell'ESA, Jean-Jaques Dordain, ospiti dell'evento ESRIN.

Fonte: ESA Italia

In questa gif animata (Credit: NASA/Goddard/Scientific Visualization Studio) mostra come le particelle si muovono attraverso le fasce di radiazioni della Terra.

27/11/2014 - La Terra possiede uno scudo deflettore come in Star Trek -

Si è scoperto che le due ciambelle di radiazioni ribollenti che circondano la Terra, chiamate fasce di Van Allen, contengono una barriera quasi impenetrabile che impedisce agli elettroni veloci, quelli più energetici, di raggiungere la Terra.
Le fasce di Van Allen sono un serbatoio di particelle cariche elettricamente, tenute al loro posto dal campo magnetico della Terra. Esse possono aumentare o diminuire in risposta all'energia in arrivo dal Sole, a volte gonfiandosi sufficientemente per esporre al danneggiamento da radiazioni i satelliti in orbita bassa terrestre. La scoperta del collettore che agisce come una barriera all'interno delle fasce è stata realizzata utilizzando le sonde Van Allen della NASA, lanciate nel mese di agosto 2012 per studiare la regione.
"Questa barriera per gli elettroni ultra-veloci è una caratteristica notevole delle fasce," ha detto Dan Baker, direttore dello CU-Boulder’s Laboratory for Atmospheric and Space Physics (LASP) e primo autore di uno studio pubblicato il 27 novembre sulla rivista scientifica Nature. "Siamo in grado di studiarle per la prima volta, perché non abbiamo mai avuto misurazioni così accurate di questi elettroni ad alta energia prima di adesso."
Capire ciò che dà alle fasce di radiazione la loro forma e ciò che può influenzare il modo in cui si gonfiano o si restringono aiuterà gli scienziati a prevedere l'insorgenza di tali modifiche. Tali previsioni possono aiutare gli scienziati a proteggere i satelliti, nella zona, dalle radiazioni.
Le fasce di Van Allen vennero scoperte all'inizio dell'era spaziale, misurate con il lancio del primo satellite degli Stati Uniti, l'Explorer 1, nel 1958. Nei decenni seguenti, gli scienziati hanno imparato che le dimensioni delle due fasce possono cambiare - o fondersi, o anche separarsi, occasionalmente, in tre fasce distinte. Ma generalmente la fascia interna si estende dai 640 ai 9.650 km sopra la superficie terrestre e quella esterna da 13.500 a 57.950 km.
Una fessura di spazio abbastanza vuoto separa tipicamente le fasce. Ma, cosa le tiene separate? Perché c'è una regione tra le fasce senza elettroni?
Ecco come si inserisce in questo quadro la barriera appena scoperta. I dati delle sonde Van Allen mostrano che il bordo interno della fascia esterna è, infatti, molto pronunciato. Per i più veloci elettroni ad altissima energia, questo bordo è un confine netto che, in circostanze normali, gli elettroni semplicemente non possono penetrare.
"Quando si guarda agli elettroni molto energetici, questi possono provenire solo entro una certa distanza dalla Terra," ha detto Shri Kanekal, lo scienziato deputato alla missione delle sonde di Van Allen presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland e un co-autore dell'articolo su Nature. "Questo è completamente nuovo. Certamente non ce lo aspettavamo."
Il team ha esaminato le possibili cause. Hanno determinato che le trasmissioni generate dall'uomo non sono state la causa della barriera. Essi hanno osservato anche cause fisiche. Può la stessa forma del campo magnetico che circonda la Terra causare il confine? Gli scienziati hanno studiato ma eliminato anche questa possibilità. E la presenza di altre particelle spaziali? Questo sembra essere una causa più probabile.
Un altro scenario possibile è che sia la plasmasfera – ovvero la parte di magnetosfera più interna, una gigantesca nube di gas freddo e carico elettricamente che inizia a un migliaio di chilometri sopra la Terra e prosegue per migliaia di chilometri nella fascia esterna di Van Allen – ad essere responsabile di un sibilo a bassa frequenza capace di arginare gli elettroni. Un rumore bianco contro i pericoli dello spazio profondo.
"È come se gli elettroni finissero per infrangersi contro una parete di vetro, nel bel mezzo dello spazio," commenta Baker, "Un po’ come succede con gli scudi deflettori che vediamo in azione in Star Trek, stiamo assistendo al curioso fenomeno di uno scudo invisibile capace di bloccare il transito agli elettroni ultrarelativistici che si muovono a velocità elevatissima nello strato superiore dell’atmosfera."
"La dispersione dovuta al plasmasfera è abbastanza forte da creare un muro al bordo interno della fascia esterna Van Allen," detto Baker. "Ma un forte evento di vento solare può provocare al confine della plasmasfera di spostarsi verso l'interno."
Un massiccio afflusso di materia dal Sole può erodere la plasmasfera esterna, spostando i suoi confini verso l'interno e consentendo agli elettroni dalle fasce di radiazione della spazio di muoversi ulteriormente anche verso l'interno.
Nell'illustrazione (Credit: NASA/Goddard) una nube di gas freddo attorno alla Terra, chiamata plasmasfera e qui vista in color porpora, interagisce con le particelle delle fasce radioattive della Terra - mostrate in grigio - creando un'impenetrabile barriera che blocca gli elettroni più veloci che si muovono in vicinanza del nostro pianeta. A questo indirizzo una spiegazione dettagliata della gif animata in alto a sinistra che mostra come le particelle si muovono attraverso le fasce di radiazioni della Terra.

Fonti: NASA - INAF News

26/11/2014 - Del DNA sopravvive al rientro nell'atmosfera terrestre -

Applicato con delle piccolo pipette allo scafo esterno della sezione payload di un razzo, delle piccole molecole di DNA a doppia elica hanno volato nello spazio dalla Terra e viceversa. Dopo il lancio, il volo spaziale, il rientro nell'atmosfera e l'atterraggio sulla Terra, le molecole plasmidi di DNA sono state trovate ancora su tutti i punti di applicazione sul razzo dalla missione TEXUS-49. E questo non è stata l'unica sorpresa: Per la maggior parte, il DNA recuperato era ancora ancora in grado di trasferire le informazioni genetiche di cellule del tessuto connettivo e batteriche. "Questo studio fornisce la prova sperimentale che le informazioni genetiche del DNA sono essenzialmente in grado di sopravvivere alle condizioni estreme dello spazio e del rientro nella densa atmosfera terrestre," dice il professor Oliver Ullrich, presso l'Università di Istituto di Anatomia di Zurigo, a capo dello studio.
L'esperimento chiamato DARE (esperimento di rientro atmosferico del DNA) è il risultato di un'idea spontanea: gli scienziati della UZH, il Dr. Cora Thiel e il professor Ullrich stavano conducendo esperimenti sulla missione TexUS-49 per lo studio del ruolo della gravità nella regolazione dell'espressione genica delle cellule umane utilizzando hardware telecomandato all'interno del carico utile del razzo. Durante i preparativi della missione, hanno cominciato a chiedersi se la struttura esterna del razzo potesse anche essere adatta per prove di stabilità sulle cosiddette biosignatures. "Le biosignatures sono molecole che possono dimostrare l'esistenza passata o presente di vita extraterrestre," spiega il Dr. Thiel. E così i due ricercatori della UZH hanno lanciato una piccola seconda missione dalla stazione razzi europea Esrange di Kiruna, a nord del Circolo Polare Artico.
Il Dr. Thiel non si aspettava i risultati: "Siamo rimasti completamente sorpresi di trovare così tanto DNA intatto e funzionalmente attiva." Lo studio rivela che le informazioni genetiche dal DNA possono essenzialmente resistere alle condizioni più estreme.
Diversi scienziati ritengono che il DNA potrebbe certamente raggiungerci dallo spazio e che la Terra non è isolata: il materiale extraterrestre fatto di polvere e meteoriti, per esempio, circa 100 tonnellate colpiscono il nostro pianeta ogni giorno.
Questa straordinaria stabilità del DNA nelle condizioni dello spazio devono anche essere prese in considerazione nell'interpretazione dei risultati nella ricerca di vita extraterrestre: "I risultati dimostrano che non è affatto improbabile che, nonostante tutte le precauzioni di sicurezza, le navi spaziali potrebbero anche portare DNA terrestre sul loro sito di atterraggio. Dobbiamo avere la situazione sotto controllo per la ricerca di vita extraterrestre," sottolinea Ullrich.
Nella foto (Credit: DLR) il decollo del razzo suborbitale TEXUS-49 dalla base Esrange.

Fonte: Spaceref

26/11/2014 - Un problema tecnico fa rinviare il lancio del Proton-M -

Un portavoce dell'Agenzia Spaziale Russa (Roscosmos) ha detto mercoledì alla RIA Novosti che il lancio del razzo vettore russo Proton-M, con a bordo il satellite europeo Astra 2G, è stato rinviato per problemi tecnici.
"Al momento di controllare lo stadio di inserzione superiore (Briz-M), è stato rilevato un guasto in una delle apparecchiature di comando e, a causa di questo, si è reso necessario rimuovere il razzo dalla rampa di lancio," ha detto il portavoce.
"Una nuova data di lancio verrà annunciata in seguito," ha aggiunto il rappresentante della Roscosmos.
Il Proton-M, costruito dalla Khrunichev State Research and Production Space Center è il più grande razzo della flotta spaziale di veicoli russi. Fin dal suo primo lancio nel 2001, il razzo ha immesso dozzine di satelliti russi e stranieri in orbita.
L'Astra 2G è un satellite per telecomunicazioni che servirà per facilitare le trasmissioni fra l'Africa e l'Europa connettendole per mezzo della larga banda.
Nella foto d'archivio (Credit: Sputnik/Oleg Urusov) un vettore Proton-M mentre viene issato sulla rampa di lancio.

Fonte: Sputniknews.com

Nella foto (Credit: NASA TV) Wilmore e Virts durante un'intervista con i giornalisti di Nashville e Baltimora.

26/11/2014 - Fare scienza in orbita prima di festeggiare il Giorno del Ringraziamento -

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sta operando a piena capacità grazie ai sei membri dell'equipaggio di Spedizione 42 che si occupano di nuovi esperimenti scientifici e preparano gli strumenti per la ricerca.
Il Comandante Barry Wilmore, assieme al nuovo Ingegnere di Volo Terry Virts, hanno lavorato nel modulo laboratorio giapponese Kibo alla preparazione di uno strumento per il rilascio dei nano-satelliti chiamato Cyclops. Wilmore si è poi spostato a fare della manutenzione al frigorifero scientifico mentre Virts ha lavorato allo studio botanico Aniso Tubule ed ha misurato la velocità dell'aria in Kibo.
Per maggiori informazioni sul lanciatore di nano-satelliti Cyclops
Per maggiori informazioni su Aniso Tubule
L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, alla sua prima missione nello spazio, ha allestito l'esperimento Blind and Imagined che osserva i cambiamenti visuali e sensoriali dei membri dell'equipaggio nelle missioni di lunga durata. I tre cosmonauti hanno invece lavorato ad una serie di esperimenti scientifici russi comprendenti uno studio del sistema cardiovascolare, l'esposizione alle radiazioni all'interno della stazione e una ricerca sul plasma.
Per maggiori informazioni su Blind and Imagined
Gli astronauti NASA del complesso orbitale avranno un giorno libero giovedì per festeggiare il Giorno del Ringraziamento e condivideranno un pranzo apposito con il resto dei loro compagni di equipaggio.
Nella foto (Credit: NASA/TV) la piattaforma esterna del modulo laboratorio giapponese Kibo, dove è situato l'apparecchiatura di rilascio dei nano-satelliti Cyclops. Nella foto a sinistra (Credit: NASA TV) Wilmore e Virts durante un'intervista con i giornalisti di Nashville e Baltimora avvenuta lo scorso 25 novembre.

Fonte: NASA

26/11/2014 - Una missione privata ai poli lunari -

Una compagnia privata britannica, la Lunar Mission One (LMO), ha avviato una raccolta fondi su Kickstarter per avviare il suo progetto di far scendere un lander ai poli lunari entro i prossimi dieci anni.
Sul loro sito si legge che:
"Lunar Mission One darà un contributo unico alla conoscenza e alla comprensione della Luna e della Terra. L'innovativa tecnologia di perforazione che verrà sviluppata permetterà di fare anche un grande balzo per sistemi più sicuri ed efficienti di trivellazione remota sulla Terra.
La piattaforma del veicolo spaziale sarà in grado di eseguire perforazioni della superficie lunare almeno di 20 metri, dieci volte maggiori di quanto fatto finora, e potenzialmente fino a 100 metri. Questo ci permetterà di accedere ed analizzare le rocce lunari vecchie di 4,5 miliardi di anni. Studiare queste antiche rocce lunari speriamo possa illuminare alcuni fatti come: Qual'è l'origine della Luna? Come i primi bombardamenti del Sistema Solare interno hanno plasmato la storia del nostro pianeta? Potrebbe la Luna essere in grado di sostenere una base abitata permanentemente per l'esplorazione spaziale?
Sebbene il nostro veicolo spaziale debba ancora essere progettato sappiamo bene di cosa dovrà essere dotato e come dovrà operare. Il lander della Lunar Mission One verrà portato nello spazio da un razzo vettore medio, come potrebbe essere il Falcon 9 della SpaceX. Sarà dotato di un sistema di atterraggio morbido di precisione con un motore principale e diversi piccoli motori di manovra. Il lander disporrà di avanzate tecnologie di navigazione che gli permetteranno di atterrare in zone non più grandi di uno stadio di calcio.
Una volta sulla superficie vi saranno a disposizione diversi strumenti per eseguire gli obiettivi della missione. Assieme al sistema di perforazione vi sarà un braccio robotico ed altre apparecchiature per eseguire analisi scientifiche. L'energia al lander verrà fornita da pannelli solari molto avanzati piazzati sulla superficie esterna del lander e, poiché la zona di atterraggio sarà sul bordo del cratere Shackleton, al polo, la piattaforma sarà costantemente illuminata dalla luce del Sole.
A bordo del lander troverà posto anche una specie di capsula del tempo, contenente l'archivio pubblico e milioni di memorie digitali individuali.
La prima fase del progetto prevede la raccolta di almeno 600.000 Sterline (circa 900.000 Euro) per l'avvio del programma. I soldi raccolti, a seconda della donazione, danno diritto a diversi bonus che vanno dal semplice ringraziamento fino a poter assistere all'atterraggio dalla sala di controllo. Da 60 Sterline in su si potrà inviare i nostri ricordi digitali a bordo del lander dove rimarranno per l'eternità. Quando mancano venti giorni alla scadenza sono già state raccolte oltre 363.000 sterline
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lunar Mission One) il lander di LMO mentre scende verso la superficie lunare.

Fonte: Lunar Mission One

26/11/2014 - La stampante 3D ha realizzato il primo oggetto nello spazio -

La stampante 3D che si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha realizzato il suo primo oggetto nello spazio, aprendo la strada per le spedizioni spaziali future a lungo termine.
"Questa prima stampa è solo un passo iniziale verso il raggiungimento della capacità di realizzare oggetti su richiesta lontani dalla Terra," ha detto Niki Werkheiser, project manager per la Stampa 3D a bordo della ISS presso il Marshall Space Flight Center della NASA a Hunstville, in Alabama. "Le stazioni spaziali sono l'unico laboratorio dove possiamo testare questa tecnologia nello spazio."
L'astronauta Barry 'Butch' Wilmore della NASA, Comandante di Spedizione 42 a bordo della ISS, aveva installato la stampante il 17 novembre scorso ed eseguito delle prime stampe di calibrazione. Basandosi sui risultati di questi primi test, il team di controllo sulla Terra ha inviato i comandi per riallineare la stampante ed eseguire un secondo test di calibrazione il 20 novembre.
Queste prove hanno confermato che la stampante era pronta per eseguire operazioni di produzione. Il 24 novembre, i controllori al suolo hanno inviato alla stampante i comandi per realizzare la prima parte stampata: una mascherina per l'involucro dell'estrusore. Questo dimostrava che la stampante poteva realizzare parti sostitutive di se stessa. Il processo di stampa 3D utilizza quello che viene chiamato formalmente produzione additiva, riscaldando a relativamente bassa temperatura un filamento di plastica e aggiungendolo strato dopo strato in modo da costruire il pezzo predefinito nel file inviato alla macchina.
La mattina del 25 novembre, Wilmore ha rimosso la parte frontale della stampante e l'ha ispezionata. L'aderenza del pezzo sul vassoio era più forte del previsto, il che potrebbe significare che lo strato adesivo sia diverso in microgravità, una domanda alla quale la squadra indagherà su come le parti in futuro verranno stampate. Wilmore ha installato un nuovo vassoio di stampa, e il team di terra ha inviato un comando per perfezionare l'allineamento della stampante e stampare un terzo buono calibrazione. Quando Wilmore ha rimosso il coupon di calibrazione, la squadra a terra ha potuto comandare alla stampante di realizzare un secondo oggetto. Il team di terra esegue regolazioni precise prima di ogni stampa, ed i risultati di questa prima stampa contribuiscono a una migliore comprensione circa i parametri da utilizzare per la stampa 3-D sulla stazione spaziale.
"Questa è la prima volta che utilizziamo una stampante 3D nello spazio, e stiamo imparando, anche con queste operazioni iniziali," ha detto Werkheiser. "Come risultato della stampa di più parti saremo in grado di sapere se alcuni degli effetti che stiamo vedendo sono causati dalla microgravità o solo una parte del normale processo di messa a punto per la stampa. Quando riporteremo i pezzi sulla Terra, saremo in grado di fare un'analisi più dettagliata per scoprire come si confronta con le parti stampate sulla Terra."
La 3-D Printing in Zero-G Technology Demonstration sulla stazione spaziale ha lo scopo di mostrare come la produzione additiva possa realizzare una gran varietà di parti in 3D e strumenti nello spazio. Il primo oggetto stampato in 3D nello spazio, la mascherina dell'involucro dell'estrusore, ha il nome delle organizzazioni che collaborano a questa dimostrazione tecnologica a bordo della ISS: la NASA e la Made In Space Inc., la compagnia che ha lavorato con l'agenzia spaziale USA per la progettazione, realizzazione e test della stampante 3D. Made In Space si trova presso il campus dell'Ames Research Center della NASA a Moffett Field, in California.
"Abbiamo scelto di stampare questo pezzo per primo perché, dopo tutto, se vogliamo avere una stampante 3D per realizzare parti di ricambio e sostitutive per strumenti cruciali nello spazio, dobbiamo essere in grado, per prima cosa, di poter realizzare parti di ricambio della stampante stessa," ha detto Werkheiser. "Se una stampante sarà cruciale per gli esploratori, dovrà essere in grado di replicare le sue stesse parti, in modo che possa lavorare a lungo nello spazio in posti come Marte e gli asteroidi. Infine, un giorno, una stampante dovrebbe essere in grado di stampare un'altra stampante."
Gli ingegneri di Made In Space hanno comandato alla stampante di realizzare il primo oggetto mentre lavoravano assieme ai controllori del Payload Operations Integration Center della NASA a Huntsville. Mentre il primo oggetto veniva stampato, gli ingegneri della NASA e della Made In Space monitoravano la realizzazione attraverso le immagini e il video trasmesso dalla ISS. La maggior parte del processo di stampa viene controllato da Terra per limitare il tempo operativo richiesto all'equipaggio della ISS.
"Le operazioni della stampante 3D sono un momento di svolta nello sviluppo dello spazio," ha detto Aaron Kemmer, funzionario capo esecutivo della Made In Space. "Abbiamo costruito una macchina che fornirà i dati necessari alla ricerca per lo sviluppo delle future stampanti 3D per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ed oltre, rivoluzionando la produzione nello spazio. Questo potrebbe cambiare il nostro approccio per la sostituzione di attrezzi e parti per l'equipaggio della stazione spaziale, permettendogli di essere meno dipendenti dalle missioni di rifornimento dalla Terra."
I primi oggetti realizzati nello spazio ritorneranno sulla Terra nel 2015 per analisi dettagliate e confronto con un identico gruppo di campioni di controllo realizzati con la stessa stampante dopo gli ultimi test pre-volo, compiuti all'inizio dell'anno, presso il Marshall Space Flight Center della NASA. L'obiettivo di queste analisi è quello di verificare che il processo di stampa 3D funzioni nello stesso modo in micro-gravità che sulla Terra.
Nella foto (Credit: NASA) il Comandante Wilmore della ISS, mostra il primo oggetto costruito nello spazio con il processo 3D.

Fonte: NASA

26/11/2014 - Il razzo Delta IV Heavy pronto per la missione con Orion -

Al Complesso di Lancio 37 di Cape Canaveral il razzo Delta IV Heavy della United Launch Alliance (ULA) è pronto per supportare il volo inaugurale di Orion, la nuova capsula della NASA destinata a portare gli astronauti oltre l'orbita terrestre fino agli asteroidi e Marte.
Il lancio di EFT-1 (Exploration Flight Test-1) è fissato per le ore 7:05 a.m. EST (le 13:05 ora italiana) del 4 dicembre 2014.
Questa prima missione prevede un volo senza equipaggio in orbita terrestre. Durante le quattro ore di volo, pari a due orbite, la capsula arriverà ad una distanza dalla Terra mai raggiunta prima, negli ultimi 42 anni, da parte di un veicolo adatto al trasporto di esseri umani. La missione servirà per testare tutti i sistemi cruciali della capsula in vista dei primi voli con equipaggio previsti non prima del 2021.
Nella foto (Credit: ULA) il possente vettore Delta IV Heavy sulla rampa di lancio 37, ancora al riparo della torre di servizio che verrà rimossa poche ore prima del lancio.

Fonte: Spaceflight Now

25/11/2014 - La NASA ristruttura il ghiaccio di Europa -

Questa è una delle immagini (Credit: NASA/JPL-Caltech/SETI Institute) più celebri di Europa, ovviamente non il nostro continente bensì la quarta luna del pianeta Giove. Si tratta di un’immagine scattata dalla sonda Galileo alla fine degli anni Novanta che è stata restaurata di recente usando le più moderne tecniche. In questa foto si vede alla massima risoluzione la maggior parte della superficie ghiacciata del satellite naturale di Giove, gigante gassoso che ne ha ben 67 che gli orbitano attorno.
Già nel 2001 i ricercatori avevano rielaborato la stessa immagine, accentuandone molto i colori. Questa nuova foto, invece, riporta dei colori molto più vicini a quelli che vedrebbe un essere umano a occhio nudo. L’immagine presenta una grande quantità di linee rossastre curve e lunghe che rappresentano fratture nel guscio di ghiaccio. Da tempo gli scienziati cercano di capire se queste fratture nascondono indizi sulla storia geologica di Europa e sulla composizione chimica dell’oceano che si pensa esista sotto la fredda superficie ghiacciata.
Quello che vedete non è il frutto di un solo scatto, ma si tratta del collage di alcune immagini scattate con filtri nel vicino infrarosso, nel verde e nel viola. I colori sono stati ottenuti grazie all’esperimento Galileo Solid-State Imaging (SSI) tra il 1995 e il 1998 e la scala dell’immagine è 1,6 chilometri per pixel. Le variazioni di colore su tutta la superficie sono associate alle diverse caratteristiche geologiche: ad esempio, le aree che appaiono bianco/blu contengono ghiaccio relativamente puro, mentre le zone più rossastre includono componenti diversi (non acqua ghiacciata) in concentrazioni più elevate. I due poli si trovano a destra e a sinistra e come vedete presentano più zone blu rispetto alle aree equatoriali.
Con le future missioni, come la sonda JUICE (JUpiter ICy moons Explorer) delle ESA – che verrà lanciata probabilmente nel 2022, i ricercatori sperano di avere la conferma alle loro ipotesi: la luna ghiacciata (la temperatura superficiale è -150°C) o meglio l’oceano sottostante potrebbe essere il luogo più promettente nel nostro Sistema Solare, oltre alla Terra ovviamente, dove trovare tracce di vita microbiotica. La missione Galileo (arrivata sull’orbita gioviana nel 1995 dopo un viaggio durato 6 anni) aveva già trovato le prove dell’esistenza di questo immenso bacino d’acqua salata in contatto con un fondale marino roccioso. Proprio la dinamica dei fluidi e il passaggio del materiale dalla crosta di ghiaccio al manto roccioso potrebbe potenzialmente fornire l’energia chimica in grado di sostenere forme di vita semplici.
Per ora sono tutte ipotesi e speranze dei ricercatori. Chissà se in futuro verranno confermate?

Fonte: INAF News

25/11/2014 - La Russia prepara un accordo con l'Europa per l'esplorazione congiunta della Luna -

Lev Zelyony, capo dell'Istituto di Ricerca Spaziale dell'Accademia delle Scienze della Russia ha detto che gli scienziati di Russia e Comunità Europea stanno preparando un accordo per l'esplorazione congiunta della Luna.
"C'è già un accordo governativo per il programma ExoMars e ora ne stiamo preparando u altro per la partecipazione dell'Agenzia Spaziale Europea all'esplorazione della Luna," ha detto Zelyony al centro stampa dell'agenzia di notizie Rossiya Segodnya.
Secondo lo scienziato, i capi dell'ESA e dell'agenzia spaziale russa Roscosmos hanno affermato che sono pronti per confermare gli accordi esistenti e di segnarne di nuovi.
"Una grande, enorme mole di contratti con gli europei sono stati siglati nel corso degli anni, fin dai tempi dell'era sovietica, e non si sono mai fermati. Le generazioni passano ma l'amicizia rimane. Molti scienziati russi conducono esperimenti su apparecchiature occidentali, e tutto questo grazie agli accordi," ha aggiunto Zelyony.
L'esplorazione della Luna e di Marte sono le priorità del programma spaziale della Russia. Un atterraggio sulla Luna è previsto per il 2030 con il successivo dispiegamento di un base lunare abitata, dove potrà essere testato l'accumulo e il trasferimento di energia su lunghe distanze e nuovi motori potranno essere gradualmente sviluppati. Un altro veicolo pesante di lancio fino a 80 tonnellate di carico verrà sviluppato per essere inserito nei piani di volo verso la Luna.
Nella primavera del 2012, l'Agenzia Spaziale Europea e la Roscosmos si sono accordate per lo sviluppo del programma chiamato ExoMars.
Il programma di ricerca prevede il lancio del Trace Gas Orbiter (TGO) nel 2016, con l'obiettivo della raccolta di dati sui gas atmosferici presenti in basse concentrazioni. Il progetto coinvolge anche l'esplorazione del ghiaccio scoperto nel terreno di Marte così come l'atterraggio di ExoMars Entry, Descent and Landing Demonstrator Module (EDM).
Il rover marziano dovrebbe invece atterrare nel 2018 ed eseguire analisi geologiche del suolo del pianeta e la ricerca di tracce di vita.
Ad agosto Daniil Rodionov, uno scienziato russo supervisore del progetto, ha detto che la Russia costruirà una serie di strumenti scientifici da installare a bordo della missione Russo/Europea su Marte.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) una base lunare robotica che la Russia prevede di costruire negli anni '30.

Fonti: Space Daily - Sputnik.com

Nell'immagine (Credit: NASA) l'ogiva protettiva che racchiude la capsula Orion è stata installata sul razzo.

24/11/2014 - Fervono a Cape Canaveral i preparativi per EFT-1 -

A Cape Canaveral, in Florida, fervono i preparativi per il lancio, previsto per il 4 dicembre alle ore 7:05 a.m. EST (le 13:05 ora italiana), della prima capsula Orion per la missione di prova Exploration Flight Test-1 (EFT-1).
La finestra di lancio sarà di due ore e 39 minuti.
Oggi, presso il Complesso di Lancio 37, tutto il personale non essenziale è stato allontanato dalla rampa in modo da poter verificare i sistemi di batterie che dovranno attivare gli elementi pirotecnici di Orion. I sistemi di lancio utilizzano speciali bulloni che collegano gli stadi e l'ogiva protettiva assieme come un unico veicolo di lancio.
Una volta in volo, molti di questi elementi si devono separare in momenti differenti della missione e quindi una carica elettrica viene utilizzata per far saltare il bullone in due parti. Questo permette, ad esempio, di fare in modo che gli stadi ormai vuoti possano cadere dal razzo mentre quelli ancora pieni prendono il loro posto. Nel caso di Orion, i connettori dell'ogiva protettiva che si trova sopra il veicolo spaziale e le sue connessioni al secondo stadio sono dotati di questi bulloni speciali.
Il 20 novembre la NASA e la Lockheed Martin hanno completato la Flight Readiness Review (FRR) per l'imminente volo di prova di Orion permettendo, di fatto, di procedere con il lancio previsto per il 4 dicembre. L'FRR è un rigoroso controllo della situazione del veicolo spaziale, dei sistemi, delle operazioni di missioni e delle funzioni di supporto necessarie a far si che il primo volo di Orion nello spazio sia un completo successo.
Intanto nel lontano occidente, le squadre della NASA, dell'U.S. Navy e della Lockheed Martin che si occuperanno del recupero della capsula Orion dopo il suo ammaraggio nell'Oceano Pacifico a circa 1.000 km a Sud-Ovest di San Diego continuano i preparativi e le attrezzature necessarie. Presso la base navale di San Diego, due navi della marina militare USA, la USS Anchorage e la USNS Salvor, sono state fornite delle attrezzature ed equipaggiamenti necessari per il ritorno di Orion sulla Terra dopo il volo di prova.
La NASA ha inoltre postato un press kit con molti dettagli su Orion, sul volo di prova, sulle operazioni di recupero e sul personale coinvolto nel test qui: http://1.usa.gov/11KfbD0.
Il commento del lancio da parte di NASA TV inizierà alle 4:30 a.m. EST (le 10:30 ora italiana) e proseguirà fino all'ammaraggio nell'Oceano Pacifico. Una conferenza stampa post-volo verrà trasmessa da NASA TV circa due ore dopo l'ammaraggio.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la capsula Orion in orbita ancora agganciata al secondo stadio del razzo vettore Delta IV Heavy. Nell'immagine a sinistra (Credit: NASA) l'ogiva protettiva che racchiude la capsula Orion è stata installata sul razzo.

Fonte: NASA ORION Blog

24/11/2014 - L'SDO della NASA vede un transito della Luna sul Sole -

Il 22 novembre 2014, dalle 5:29 alle 6:04 a.m. EST (dalle 11:29 alle 12:04 ora italiana), la Luna ha parzialmente oscurato la vista del Sole al Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA. Questo fenomeno, chiamato transito lunare, poteva solo essere osservato dal punto di vista del satellite.
Nel 2014, SDO ha catturato quattro di questi transiti - compreso quello più lungo mai avvenuto il 30 gennaio che durò ben due ore e mezza.
Le immagini di SDO durante un transito lunare mostrano sempre un orizzonte della Luna molto nitido - una conseguenza del fatto che la Luna non ha atmosfera attorno che possa distorcere la luce proveniente dal Sole. L'orizzonte è così netto che in queste immagini possono essere scorti i rilievi lunari delle montagne e delle valli.
Gli altri tre transiti lunari osservati da SDO nel corso del 2014 sono avvenuti il:
> 30 gennaio: http://www.nasa.gov/content/goddard/nasas-sdo-sees-lunar-transit/
> 28 luglio: http://www.nasa.gov/content/goddard/sdo-observes-a-lunar-transit/
> 25 settembre: http://www.nasa.gov/content/goddard/sdo-sees-an-autumnal-lunar-transit/

Nella foto (Credit: NASA/SDO) la Luna oscura parzialmente il Sole dal punto di vista del satellite SDO della NASA.

Fonte: NASA

24/11/2014 - Il lancio di IXV rinviato all'11 febbraio 2015 -

Basandosi sul lavoro congiunto di ESA e CNES (l'agenzia spaziale francese), la data della missione del veicolo di prova IXV che verrà lanciato dal razzo Vega (VV04) è stata fissata per l'11 febbraio 2015.
Arianespace riprenderà i preparativi per il lancio ai primi del 2015.
Il lancio, fissato originariamente per il 18 novembre 2014, era stato rinviato dopo che erano emersi dei problemi con l'analisi della traiettoria del volo e delle zone di caduta degli stadi esauriti.
Nell'illustrazione (Credit: ESA) le varie fasi della missione Vega VV04 con il veicolo suborbitale di prova IXV.

Fonte: Arianespace

24/11/2014 - Elon Musk svela la nave 'drone' e le 'Ali-X' di SpaceX -

Sabato, Elon Musk ha annunciato via Twitter che la sua compagnia SpaceX sta testando una nave 'drone' e delle nuove alette per il proprio razzo definite 'configurazione ala-X'.
Secondo TechCrunch, la nave drone è un vascello autonomo dotato di una grande piattaforma che permetterà l'atterraggio sicuro dei razzi lontano da aree popolate una volta rientrati dallo spazio.
Musk dice che la nave può mantenere la posizione fissata entro 3 metri anche durante una tempesta e che la piattaforma di atterraggio misura 30x90 metri.
Le alette ipersoniche che verranno testate per il suo razza Falcon 9 aiuteranno a controllare il vettore durante la discesa dallo spazio, e ognuna è in grado di muoversi individualmente. Le alette sono ripiegate al lancio per evitare di creare resistenza aerodinamica. Sono state chiamate 'configurazione ala-X' (chiaro omaggio alla serie cinematografica 'Star Wars' nel quale erano il nome dei caccia dei ribelli. ndr) per la forma che gli permette di essere orientate in direzioni diverse.
Nella foto (Credit: Elon Musk) le 'ali-X' del razzo Falcon 9 e la nave 'drone' ormeggiata in porto in attesa di essere inviata sul luogo del rientro del primo stadio del vettore della SpaceX durante la prossima missione, prevista per il 16 dicembre con un veicolo cargo Dragon diretto alla ISS.

Fonti: Spacedaily - @elonmusk

Nell'immagine (Credit: NASA/TV) la Soyuz TMA-15M ormai a pochi metri dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

24/11/2014 - L'astronauta ESA, Samantha Cristoforetti, arriva sulla Stazione Spaziale -

La navetta Soyuz partita la scorsa notte dal cosmodromo di Baikonour, in Kazakistan, si è ancorata con successo alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) questa mattina, portando l'astronauta ESA Samantha Cristoforetti ed i suoi compagni di viaggio nel centro di ricerca in assenza di peso dove vivranno e lavoreranno per oltre cinque mesi.
Per questa missione, Samantha vola come astronauta ESA per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana ASI in base ad un accordo speciale tra l'ASI e la NASA.
Con Samantha ci sono il Comandante russo della Soyuz Anton Shkaplerov e l'astronauta NASA Terry Virts. Tutti e tre fanno parte dell'equipaggio della Spedizione 42/43.
La missione di Samantha è denominata 'Futura' per evidenziare la ricerca scientifica e tecnologica che porterà avanti in condizioni di assenza di peso per contribuire a plasmare il nostro futuro.
La navicella Soyuz TMA-15M si è alzata alle 22:01 del 23 novembre (21:01 GMT, 03:01 ora locale di Baikonour del 24 novembre) e dopo nove minuti è arrivata in orbita.
Gli astronauti hanno raggiunto la loro destinazione finale in meno di 5 ore e 48 minuti dopo il lancio, e dopo quattro orbite intorno al nostro pianeta, come è adesso prassi della Soyuz. La navicella ha attraccato come previsto alle 03:49 (02:49 GMT), mentre il complesso orbitale sorvolava le coste del Sud America.
"Ci congratuliamo con tutti voi," ha comunicato via radio un controllore di volo russo poco dopo l'attracco. "Buona fortuna e tutto il meglio per voi."
"Grazie," ha replicato Shkaplerov.
Il portello verso la loro nuova casa nello spazio è stato aperto alle 06:00 (05:00 GMT) ed è stata proprio Samantha il primo membro dell'equipaggio ad entrare nella ISS, salutando con un grande sorriso il coronamento di un sogno.
Samantha ed i suoi compagni di viaggio sono stati accolti a bordo dal Comandante NASA della Stazione Barry Wilmore e dai cosmonauti Yelena Serova ed Alexander Samokutyaev della Roscosmos. Appena due settimane fa, i tre residenti avevano salutato i membri della Spedizione 40/41 di cui faceva parte l'astronauta ESA Alexander Gerst.
Poco dopo l'ingresso nella stazione del nuovo equipaggio si è tenuto un collegamento video con Star City durante il quale i nuovi residenti hanno potuto salutare i loro parenti ed amici che si trovavano nel centro di controllo di Mosca.
Con l'arrivo dell'equipaggio della TMA-15M, le operazioni a bordo della stazione torneranno a concentrarsi sulla ricerca scientifica e sui preparativi ad una serie di passeggiate spaziali (EVA - Attività Extra-Veicolari) previste per il prossimo anno. Queste serviranno a preparare per il laboratorio orbitante all'attracco di nuovi veicoli equipaggi che sono ora in fase di allestimento negli Stati Uniti.
"La missione che ci accingiamo a fare sulla stazione spaziale sarà molto fitta di impegni," aveva detto Virts prima del lancio. "Ci occuperemo principalmente di mantenere sicura la stazione e di lasciarla meglio di quando siamo arrivata. Ma, ovviamente la missione alla stazione spaziale è scienza ed abbiamo un programma molto fitto con quasi 170 esperimenti degli USA fra NASA, compagnie americane e istituzioni private educative, ed oltre 70 esperimenti internazionali. Così ci sarà veramente tanta scienza da compiere."
Inoltre, Virts e Wilmore hanno in previsione di eseguire tre EVA fra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio in supporto ai preparativi per l'installazione, prevista nel corso dell'anno, di attrezzature di comunicazione necessarie per l'avvicinamento delle navi equipaggio e per la manutenzione del braccio robotico della stazione.
Ma assieme ai preparativi delle passeggiate spaziale e all'attività scientifica, Virts dice che spera di poter trascorrere più tempo possibile nel compartimento Cupola che il suo Shuttle, nel 2010, aiutò ad installare sulla ISS.
Come pilota veterano di caccia e Capitano dell'Aeronautica Militare Italiana, Cristoforetti possiede una laurea in ingegneria meccanica, è esperta in tecnologie di propulsione aerospaziale e detiene più di 500 ore di volo su vari aerei militari. Ma andare nello spazio è "L'avverarsi di un sogno che aveva fin da quando ero bambina," ha detto.
"Penso che la cosa più affascinante sia l'esperienza nel suo complesso," ha detto. "Tutta questa esperienza, in pochi anni, mi ha trasformato da qualcuna che era molto appassionata di spazio e cercava di leggere tutto quello che riguardava lo spazio e ne aveva un sacco di conoscenza come appassionato, in una persona che in realtà è pronta a volare nello spazio, vivere e lavorare nello spazio... spero di essere in grado di farlo."
Alla domanda sul significato di essere la prima donna italiana a volare nello spazio, Cristoforetti ha detto che è stata solo la fortuna del sorteggio, e che lei non ha attribuito alcun significato speciale alla sua selezione.
"Non ho fatto nulla di speciale per essere la prima donna italiana a volare nello spazio, volevo solo volare nello spazio e mi è capitato di essere la prima," ha detto. "Se avessi fatto tutto lo stesso, se avessi lavorato duro, e se avessi avuto la possibilità di diventare un'astronauta, e se fossi stata la seconda, per me sarebbe stato lo stesso."
"Ma capisco bene il significato che le altre persone danno a questo fatto e io che possa essere di ispirazione per le donne in Italia e in Europa. E, ovviamente, sono molto felice di questo."
Per maggiori informazioni sulla missione Futura di Samantha, consultate il sito www.esa.int/Futura.
Seguite la missione Futura con aggiornamenti in diretta da Samantha e dai direttori di missione nel blog di missione 'Avamposto42' via http://avamposto42.esa.int/.
Infine potete anche seguire Samantha su Twitter: @astro_samantha.
Nell'immagine (Credit: NASA/TV) l'equipaggio al completo di Spedizione 42 durante il primo collegamento con la Terra dopo l'arrivo della Soyuz TMA-15M. Da sinistra nella fila in alto: Serova, Wilmore e Samokutyaev. Nella fila in basso, sempre da sinistra, Shkaplerov, Cristoforetti e Virts. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA/TV) la Soyuz TMA-15M ormai a pochi metri dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

VIDEO DELL'ATTRACCO DELLA SOYUZ TMA-15M ALLA ISS - 24/11/2014 - (Credit: NASA/TV) - dur.min. 10:31 - LINGUA INGLESE

VIDEO INGRESSO EQUIPAGGIO E COLLOQUIO CON I FAMILIARI - 24/11/2014 - (Credit: NASA/TV) - dur.min. 11:38 - LINGUA INGLESE/RUSSO/ITALIANO

Fonti: ESA Italia - Spaceflight Now

23/11/2014 - La Soyuz TMA-15M è in orbita -

La Soyuz TMA-15M è stata lanciata dalla rampa 6 del sito 31 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 3:01 a.m. locali (le 22:01 italiane). Terry Virts della NASA, Anton Shkaplerov dell'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) e Samantha Cristoforetti astronauta italiana dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) si trovano ora felicemente in orbita.
Virts, Shkaplerov e Cristoforetti attraccheranno con il modulo Rassvet della stazione alle 3:53 ora italiana. Gli verrà dato il benvenuto a bordo dagli attuali residenti della stazione, il Comandante di Spedizione 42 Barry 'Butch' Wilmore della NASA e Alexander Samoukutyaev e Elena Serova della Roscosmos. Wilmore Samoukutyaev e Serova erano arrivati alla stazione spaziale a settembre a bordo del loro veicolo spaziale Soyuz TMA-14M e rimarranno a bordo fino a marzo 2015.
Samantha Cristoforetti è la prima italiana a volare nello spazio, la 59esima donna a farlo fin dall'inizio dell'era spaziale.
Quello di oggi è stato il 76esimo lancio orbitale del 2014, il 71esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il momento del decollo del vettore Soyuz con l'equipaggio di Spedizione 42/43.

VIDEO DEL LANCIO DELLA SOYUZ TMA-15M MISSIONE FUTURA - 23/11/2014 - (Credit: NASA/TV) - dur.min. 02:51 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA - Wikipedia

Nella foto (Credit: Roscosmos) l'equipaggio della Soyuz TMA-15M durante la conferenza stampa tenutasi il 22 novembre.

23/11/2014 - Samantha Cristoforetti: ci siamo ! -

Fino a ieri soffiava un vento gelido a Baikonur, l’enclave russa in Kazakistan dove sono state scritte pagine indimenticabili della storia dell’esplorazione umana dello Spazio.
Questa mattina invece al cosmodromo fa meno freddo - solo cinque gradi sotto lo zero - ed è tutto pronto per cominciare a scrivere un nuovo capitolo del libro: alle 22:01:13” (ora italiana) la Soyuz TMA-M15 con a bordo il comandante russo Anton Shkaplerov e gli ingegneri di volo Terry Virts e Samantha Cristoforetti (@astrosamantha, come si firma sui social network) si staccherà dalla rampa di lancio numero 31, puntando verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Da qui, il 12 aprile 1961, partì Yuri Gagarin e, il 19 giugno del ‘63, Valentina Tereskova: rispettivamente il primo uomo e la prima donna a volare nello spazio. E da qui, oltre mezzo secolo dopo, parte la prima astronauta italiana, impegnata per sei mesi in una missione di lunga durata targata ASI: Futura.
"Tutta Italia guarda al volo di @astroSamantha con felicità e trepidazione. Orgogliosi della prima italiana nello spazio!" ha twittato ieri, con l’hashtag #Futura42, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che segue da mesi con partecipazione la missione.
Per seguire in diretta le fasi finali del pre-launch e il lift-off della missione, l'Agenzia Spaziale Italiana ha organizzato un grande evento nella sua sede di Roma, in collegamento video diretto con Baikonur, disponibile in streaming su AsiTv.
Alla serata prenderanno parte il presidente dell'ASI, Roberto Battiston e gli astronauti Roberto Vittori, Paolo Nespoli e Luca Parmitano. E’ prevista anche la presenza del ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Stefania Giannini, del direttore ESA dei Voli Spaziali Abitati Thomas Reiter e del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Pasquale Preziosa.
La RAI seguirà il lancio con una diretta sul RAINews24 collegati con la sede ASI di Roma. Il conto alla rovescia e il lancio sarà in diretta anche su NASA/TV.
Ma ormai siamo a poche ore dal decollo e queste saranno le fasi a partire dall'imbarco sulla Soyuz, già avvenuto al momento in cui scrivo: l’equipaggio prenderà posto sui seggiolini della piccola e spartana navicella russa – recentemente modificata per arrivare sulla ISS in sole sei ore - trenta minuti prima del lancio. Per distrarsi potrà ascoltare la playlist di cinque brani scelti appositamente dalla Cristoforetti.
Fanno parte della #Launchpadsongs scelta dalla nostra @astrosamantha: "December, (Oh, What a Night)", di Frankie Valli and The Four Seasons; "We are ready", dei Boston; "Salirò" di Daniele Silvestri; "Don’t Stop me Now", dei Queen; e, infine, "Get the Party Started", di Pink.
La separazione del primo stadio avverrà dopo un minuto e 58 secondi dal lancio, a 42 chilometri di quota. Il secondo si staccherà tre minuti più tardi, a 176 chilometri di altezza. Meno di nove minuti dopo la partenza, a 208 chilometri dalla Terra, avverrà la separazione del terzo stadio e l’inserimento in orbita: la navicella a quel punto viaggerà a 25mila chilometri all’ora.
Subito dopo inizierà la rincorsa alla Stazione Spaziale Internazionale, che si trova a un’altezza di circa 400 chilometri e viaggia a 28mila chilometri l’ora. Dopo aver girato per quattro volte intorno alla Terra, in circa sei ore, la Soyuz arriverà alla ISS quando in Italia saranno più o meno le quattro del mattino. A quel punto, dopo l’aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale, i tre astronauti equilibreranno la pressione nella navicella con quella della ISS, si toglieranno le tute spaziali e faranno il loro ingresso in quella che per i prossimi sei mesi sarà la loro casa.
Nell'immagine (Credit: NASA) il momento degli ultimi saluti da parte dell'equipaggio prima di salire a bordo del razzo. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Roscosmos) l'equipaggio della Soyuz TMA-15M durante la conferenza stampa tenutasi il 22 novembre.

VIDEO CONFERENZA STAMPA EQUIPAGGIO SOYUZ TMA-15M - 22/11/2014 - (Credit: ROSCOSMOS/NASA/ESA) - dur.min. 32:35 - LINGUA INGLESE/RUSSO/ITALIANO

Fonti: ASI - @ISS_Updates - Il Disinformatico

Nella foto (Credit: ESA) il ministro tedesco dello spazio Brigitte Zypries.

21/11/2014 - Ariane 6 la spunta su Ariane 5 ME -

Non è ancora ufficiale ma il governo della Germania avrebbe deciso di abbandonare la richiesta di realizzare una versione aggiornata del vettore Ariane 5 e di procedere invece per una nuova generazione chiamata Ariane 6 che però utilizzerebbe pesantemente la tecnologia del suo predecessore.
La decisione pone fine all'impasse che ha visto l'Agenzia Spaziale Europea per quasi due anni e prepara la conferenza dei governi che fanno parte dell'ESA, che si svolgerà il prossimo 2 dicembre.
L'accordo raggiunto sarebbe un punto di intesa fra le due parti maggiormente in contrasto: la Germania, che premeva per la versione migliorata del vecchio vettore, chiamata Ariane 5 ME (Mid-Evolution) e la Francia che invece spingeva per un vettore completamente nuovo, l'Ariane 6. "Gli elementi importanti sono le intenzioni comuni di sviluppare un nuovo lanciatore come parte di un concetto basato principalmente sulla tecnologia di Ariane 5 ME e Vega, e una nuova supervisione del vettore." ha dichiarato Brigitte Zypries, Ministro per lo Spazio tedesco.
Sul tavolo dei ministri alla conferenze che si aprirà in Lussemburgo ai primi di dicembre vi sono le questioni sull'aggiornamento di Vega, l'Ariane 6, la partecipazione europea alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e il progetto di esplorazione di Marte.
L'Ariane 6 era stato inizialmente presentato come un razzo vettore tutto a propellente solido ma questa scelta, francese, aveva trovato poco supporto da parte dell'industria e degli operatori delle flotte di satelliti commerciali, i principali clienti odierni di Ariane 5. Così il progetto si è spostato su un vettore a propellenti liquidi, come l'Ariane 5 ma con possibilità o meno di aggiungere più booster a propellente solido derivati da Vega. Ariane 6 avrebbe due versioni: l'Ariane 62 utilizzato per la gran parte per missioni governative in orbita terrestre medio-bassa e un più pesante Ariane 64 con 4 booster a propellente solido che utilizzerebbero tecnologie condivise dal razzo Vega migliorato.
Il primo volo inaugurale di Ariane 6 potrebbe avvenire nel 2020. La Francia si sarebbe detta disposta a finanziare il 50% di Ariane 6, un altro 20% toccherebbe alla Germania con Italia e qualche altro Paese facente parte di ESA a pagare il resto. Ma il passo più difficile, a parte quello tecnico, sarebbe la capacità di Ariane 6 di essere competitivo sul mercato internazionale mettendo fine così alla fase di aiuti finanziari ESA (circa 100 milioni di Euro l'anno) che vanno alla compagnia Arianespace per coprire le spese dei vettori europei.
Nella ministeriale verrà anche discusso il mantenimento delle spese della ISS fino al 2020, benché la NASA abbia chiesto l'estensione fino al 2024. Nel 2012 la Germania aveva aumentato il suo contributo al totale dei fondi europei per le stazione dopo il collasso del contributo dell'Italia in seguito alla sua crisi finanziaria. Anche la Francia aveva esitato a supportare la ISS e funzionari della Germania avevano detto che il loro Paese non avrebbe più coperto i finanziamenti spettanti ad altre nazioni.
Anche il progetto ExoMars, guidato dall'Italia, con due missioni previste, rispettivamente, nel 2016 e 2018 hanno segnalato una mancanza di circa 200 milioni di Euro e la Germania potrebbe, in questo caso, intervenire per proporre un qualche tipo di contributo.
Nell'illustrazione (Credit: Le Figaro) le due possibili soluzioni per Ariane 6 a confronto. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) il ministro tedesco dello spazio Brigitte Zypries.

Fonte: Space News

21/11/2014 - Philae: la ricerca continua -

Oltre alle ricerche visive in corso grazie alle immagini che vengono raccolte raccolte dagli strumenti OSIRIS e NAVCAM, a bordo della sonda Rosetta, c’è una risorsa in più grazie alla quale gli scienziati stanno cercando di individuare con precisione il luogo dell’atterraggio finale di Philae: l’esperimento CONSERT.
CONSERT, acronimo di Comet Nucleus Sounding by Radio wave Transmission, è un esperimento in atto che ‘lavora’ tra Rosetta e Philae, attraverso la trasmissione di segnali radio tra lander e modulo orbitante. Quando l’angolazione è corretta il segnale passa attraverso il nucleo della cometa, permettendo in tal modo di analizzarne l’interno.
I segnali vengono ricevuti sul lander, dove vengono estratti alcuni dati, e poi un nuovo segnale viene immediatamente ritrasmesso a Rosetta, dove si concentra la raccolta di dati sperimentali.
Poiché le onde radio passano attraverso diverse parti del nucleo cometario, si verificano variazioni nel tempo di propagazione e nell’ampiezza delle stesse, variazioni che possono essere utilizzate per determinare le varie proprietà del materiale interno e realizzare una sorta di ‘tomografia’ della cometa.
Ma CONSERT sta tornando utile anche per identificare quale sia la posizione finale nella quale si è posizionato il lander, in sinergia con il lavoro svolto da ESOC Flight Dynamics, il team che ‘sta dietro’ il lander Philae, l’ESA Rosetta Science Ground Segment, e il team che analizza le immagini raccolte dalla fotocamera OSIRIS.
Grazie a misurazioni della distanza tra Rosetta e Philae che vengono effettuate durante i periodi di visibilità diretta tra orbiter e lander, e grazie a quelle effettuate dall’analisi dei dati dell’esperimento CONSERT attraverso il nucleo, gli scienziati sono stati in grado di restringere il campo di ricerca a quello indicato nell’immagine qui mostrata (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CONSERT).
OSIRIS e la sua fotocamera ad alta definizione concentreranno la raccolta di immagini in alta risoluzione nella zona indicate dai dati raccolti attraverso CONCERT.
Scoprire con precisione il luogo in cui si trova Philae è di primaria importanza anche per una corretta, e soprattutto completa, lettura dei dati raccolti da CONCERT stesso.

Fonte: INAF News

21/11/2014 - Hubble vede una spirale nella Fornace -

Questa immagine (credit: NASA/ESA) del Telescopio Spaziale Hubble mostra NGC 986, una galassia barrata a spirale scoperta nel 1828 da James Dunlop. Questa vista ravvicinata della galassia è stata catturata dallo strumento Wide Field and Planetary Camera 2 (WFPC2) di Hubble.
NGC 986 si trova nella costellazione Fornax (Fornace), situata nell'emisfero sud ed è una galassia di 11esima magnitudine situata a circa 56 milioni di anni luce dalla Terra, ed ha un centro dorato e braccia barrate che sono chiaramente visibili in quest'immagine.
Le galassie a spirale barrata sono dotate di una struttura centrale a forma di barra composta di stelle. NGC 986 ha la caratteristica struttura ad 'S' di questo tipo di morfologia di galassie. Le giovani stelle possono essere scorte nei bracci della galassia e anche il suo nucleo brilla di astri in formazione.
La parte in alto a destra dell'immagine appare un pò sfocata. Questo è perché un buco nei dati di Hubble è stato colmato con quello dei telescopi a Terra. Sebbene quello che possiamo vedere nella 'toppa' sia accurato, la risoluzione delle stelle non è paragonabile alla chiara distinzione della galassia a spirale data da Hubble.

Fonte: NASA

21/11/2014 - Il razzo Pegasus prescelto per lanciare il satellite ICON -

Giovedì la NASA ha annunciato di aver selezionato il razzo avio-lanciato Pegasus XL, della Orbital Sciences Corp., per piazzare un piccolo satellite di ricerca in orbita nel 2017 e destinato allo studio dell'interazione fra la meteorologia della Terra e quella dello spazio.
La missione Ionospheric Connection Explorer, o ICON, orbiterà a 580 km sopra la Terra per investigare la regione di confine fra lo spazio e l'atmosfera, una regione soggetta a variabilità nelle particelle cariche che possono disturbare le trasmissioni radio e i segnali di navigazione GPS.
Il razzo Pegasus XL verrà rilasciato dalla pancia di un aereo madre L-1011 per lanciare il veicolo spaziale ICON nel 2017. L'aereo decollerà dal Reagan Test Site dell'U.S. Army nell'atollo Kwajalein, alle isole Marshall, e volerà fino a raggiungere una determinata posizione sopra l'Oceano Pacifico per rilasciare il razzo a tre stadi Pegasus.
La NASA ha raggiunto un accordo per i servizi di lancio alla cifra di 56,3 milioni di dollari. L'accordo prevede la preparazione del veicolo spaziale, l'integrazione del carico utile, il tracciamento, i dati, la telemetria e ogni altro requisito per il supporto al lancio.
Il vettore alato Pegasus della Orbital ha volato 42 volte dal 1990, compresa una fila di 28 successi consecutivi. L'ultimo volo di questo razzo è stato nel giugno 2013, e con la scelta di ICON, sono due i lanci nella lista di Pegasus, l'altro è nel 2016.
Il satellite, delle dimensioni di un frigorifero, peserà quasi 270 kg al lancio. La Orbital Sciences ha anche costruito il satellite basandosi sul proprio modello LEOStar 2.
La missione ha un limite di costo di 200 milioni di dollari, esclusi quelli per il lancio.
Il satellite ospiterà quattro strumenti scientifici per misurare i movimenti e le temperature delle particelle neutre, lo spessore della ionosfera, la composizione dell'atmosfera e i campi elettrici attorno al veicolo spaziale.
"Per anni la gente pensava che l'energia che arriva da sopra, attraverso il vento solare o la radiazione ultravioletta solare, fosse stata l'unica causa dei cambiamenti nell'atmosfera superiore," ha detto Doug Rowland, scienziato della missione per ICON presso il Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, Md. "Ma ora si rendono conto che i movimenti atmosferici in basso, più vicino alla Terra, in realtà hanno un forte effetto su ciò che accade al di sopra."
Variazioni diurne e stagionali nella forza della ionosfera indicano un legame con ciò che sta accadendo nella bassa atmosfera. I dati raccolti nei due anni di missione ICON potrebbero aiutare i meteorologi a prevedere meglio le condizioni meteo spaziali in futuro.
"Dal 2000, abbiamo visto una molto chiara evidenza che le nostre precedenti teorie su una ionosfera guidata dal Sole non corrisponde alla realtà," ha detto Immel. "Invece, la struttura della ionosfera cambia con il tempo e con le stagioni. Ci deve essere un altro fattore di questi disturbi, oltre il Sole, e qualunque cosa sia, è di grandi dimensioni e vi ha un forte controllo."
Nella foto (Credit: NASA/Randy Beaudoin, VAFB) una foto di archivio del razzo Pegasus XL della Orbital agganciato sotto la pancia del suo aereo madre.

Fonte: Spaceflight Now

21/11/2014 - La Russia studia la costruzione della propria stazione orbitale -

Il vice capo della Roscomos, Denis Lyskov, ha detto lunedì scorso che l'agenzia spaziale federale russa starebbe studiando diverse opzioni per creare una propria stazione spaziale, che andrebbe a sostituire la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
"Stiamo valutando diverse opzioni e costruire una stazione orbitale come sostituta della ISS è una di quelle," ha detto Lyskov senza aggiungere ulteriori dettagli.
All'inizio della giornata, sul quotidiano di affari e finanza Kommersant di Mosca, era apparso un articolo il quale indicava che la Russia avrebbe progettato una stazione orbitale multi-funzione utilizzando parte dei moduli costruiti per la ISS.
Secondo il Kommersant, la stazione verrebbe piazzata su un'orbita quasi polare che potrebbe servire sia come base di transito per il programma lunare russo che per il monitoraggio di quasi il 90% del territorio della Russia, molto di più di quanto si può osservare dalla ISS.
Comunque, secondo Interfax che ha riportato una fonte anonima in Roscosmos, vi sarebbe una mancanza di supporto finanziario per la costruzione della stazione orbitale della Russia.
"La notizia riportate dai media secondo i quali la Russia prevede di costruire e mettere in orbita una nuova stazione spaziale nel 2017-2019 sono false," ha detto la fonte anonima, aggiungendo che i nuovi moduli orbitali attualmente in costruzione saranno agganciati alla ISS dal 2017 e non sono previsti nella stazione orbitale propria della Russia.
Sempre secondo la fonte, la Russia prevede di rimanere nel programa ISS fino al 2020.
A maggio la Roscosmos aveva detto che la Russia stava sviluppando un programma umano di esplorazione spaziale che sostituirà il programma ISS dopo il 2020.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Wikipedia/Roscosmos) il progetto della stazione orbitale tutta russa OPSEK, presentato nel 2011.

Fonti: Spacedaily - Sputnik.com

21/11/2014 - La Cina mette in orbita Kuaizhou-2, il secondo satellite in 24 ore -

La Cina ha lanciato la sua seconda missione spaziale nelle ultime 24 ore, spedendo in orbita il satellite per il monitoraggio dei disastri naturali Kuaizhou-2. Il lancio è avvenuto alle 6:37 UTC (le 7:37 ora italiana), utilizzando il secondo razzo tutto a propellente solido KZ Kuaizhou, partito dal Centro Lancio Satelliti di Jiuquan.
A differenza della gran parte dei lanci spaziali cinesi, che utilizzano quasi sempre i razzi della famiglia Lunga Marcia (Chang-Zheng), questo secondo volo di Kuaizhou era atteso da alcuni mesi ed era stato annunciato con diverso anticipo.
Si tratta del secondo lancio spaziale cinese delle ultime 24 ore, dopo il lancio del Lunga Marcia-2D con il satellite Yaogan-24, il quale arrivava a soli sei giorni dopo che la Cina aveva messo in orbita il satellite Yaogan-23.
Il razzo Kuaizhou è stato progettato dalla Cina per i lanci di rapida risposta. Sviluppato dal CASIS con la collaborazione dell'Instituto di Tecnologia di Harbin, è basato sul missile militare DF-21 IRBM, e la designazione di questo lanciatore è 'Kuaizhou' che tradotto in italiano significa 'Vascello rapido'.
Lo sviluppo era partito nel 2009 come facente parte del Programma 863 che prevedeva programmi di alto profilo compreso il volo spaziale umano, le armi anti-satellite (ASAT) e la difesa missilistica.
Il KZ fornisce un sistema integrato di veicolo di lancio con l'abilità di essere rapido per rimpiazzare i satelliti cinesi che potrebbero essere danneggiati o distrutti in atti di aggressione orbitale.
Il veicolo utilizza una piattaforma mobile di lancio e viene gestito dalla 2a Artiglieria Cinese che si occupa dei missili basati al suolo, compresi quelli con testate nucleari.
Il missile può così essere lanciato da varie parti del Paese non necessitando di strutture fisse di lancio. Kuaizhou è un missile a tre stadi a combustibile solido con uno stadio superiore a propellente liquido agganciato al carico. Il veicolo di lancio è lungo circa 18 metri e largo 1,7 di diametro. La massa al lancio varia fra le 30 e le 32 tonnellate con una capacità di carico attorno ai 430 kg a 500 km di altezza.
Una versione commerciale di questo lanciatore, chiamata FT-1 Feitan-1, è stata recentemente presentata presso lo Zhuai 2014 Airshow, con il CASIC che promuoveva anche satellite da osservazione terrestre con lanci rapidi.
Lo sviluppo del Kuaizhou e del Feitan-1 non hanno niente a che vedere con la realizzazione del vettore Lunga Marcia 11 (CZ-11), anch'esso tutto a propellenti solidi, che dovrebbe debuttare nel 2015.
Quello di oggi è stato il 12esimo lancio orbitale cinese, il 75esimo globale e il 71esimo a raggiungere regolarmente l'orbita.
Nell'illustrazione (Credit: CASIC) il decollo del razzo Kuaizhou in un'immagine di archivio manipolata.

Fonti: Nasaspaceflight - Xinhua

Nella foto (Credit: GCTC) i tre astronauti della Soyuz TMA-15M con, alle spalle la loro Soyuz TMA-15M.

20/11/2014 - La Soyuz si prepara al rollout mentre sulla ISS si fa scienza -

Un trio di nuovi membri dell'equipaggio di Spedizione 42 è alle prese con gli ultimi preparativi prima del lancio, previsto per domenica, per un viaggio di sei ore a bordo del veicolo spaziale Soyuz TMA-15M diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il razzo con la capsula Soyuz già agganciata è stato trasferito sulla rampa di lancio (rollout) del Cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, venerdì mattina.
I tre astronauti che partiranno domenica, il Comandante della Soyuz, il cosmonauta Anton Shkaplerov della Roscosmos russa e gli Ingegneri di Volo Samantha Cristoforetti dell'ESA e Terry Virtis della NASA stanno completando le ultime fasi di preparazione al lancio.
Per la nostra astronauta, sarà il primo viaggio alla volta della Stazione Spaziale Internazionale. Qui, in forza di un accordo bilaterale tra ASI e NASA che garantisce al nostro Paese l'utilizzo scientifico della ISS e alcune opportunità di volo supplementari in seguito alla fornitura di tre moduli di rifornimento logistico (di cui uno divenuto spazio abitativo fisso sull’avamposto orbitante), resterà per circa sei mesi come membro effettivo dell’equipaggio della missione ISS 42/43, contribuendo allo svolgimento di tutti i compiti di ricerca, sperimentazione e manutenzione operativa del laboratorio spaziale.
Per seguire il lancio della missione potrete collegarvi via internet con il sito ESA a partire dalle 20 ora italiana, con il lancio fissato un'ora dopo fino all'aggancio alla ISS previsto sei ore dopo.
La missione Futura è la seconda di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana e, per celebrare l’avvenimento, ASI ed ESA organizzano un evento dedicato al lancio di Samantha alla sede dell'ASI di Roma a partire dalle 20.30. Vi prenderanno parte, tra gli altri, il presidente dell’ASI Roberto Battiston e gli astronauti Roberto Vittori, Paolo Nespoli e Luca Parmitano che commenteranno il lancio.
All'evento ASI è prevista anche la presenza del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Stefania Giannini, del Direttore ESA dei Voli Spaziali Abitati e delle Operazioni Thomas Reiter e del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Pasquale Preziosa. L'evento sarà trasmesso in diretta streaming su AsiTV, a partire dalle 20.30.
Intanto a bordo del laboratorio orbitale, l'attuale equipaggio, formato dal Comandante Barry Wilmore della NASA e dagli Ingegneri di Volo Alexander Samokutyaev e Elena Serova, stanno lavorando agli esperimenti scientifici in programma e alla manutenzione dell'avamposto.
Wilmore ha aperto il Fluids Integrated Rack per configurare un microscopio per l'esperimento ACE-M-3. Questo studio avanzato sui fluidi osserva le piccole particelle sospese in un liquido e che vanno a formare strutture in 3D. Durante il pomeriggio il Comandante ha lavorato con l'incubatrice europea Kibuk che supporta gli esperimenti di biologia con semi, cellule e piccoli animali.
I due cosmonauti orbitanti sono tornati assieme a lavorare giovedì sull'esperimento didattico di chimica per i bambini scolari della Russia. Il duo si è inoltre occupato del segmento russo della stazione controllando i cavi, ispezionando i pannelli e conducendo attività di manutenzione preventiva del sistema di ventilazione e del generatore di ossigeno.
Nella foto (Credit: NASA) il vettore Soyuz sulla rampa di lancio a Baikonur in preparazione al decollo previsto per domenica 23 novembre alle 21:59 ora italiana. Nella foto (Credit: GCTC) i tre astronauti della Soyuz TMA-15M con, alle spalle la loro Soyuz TMA-15M.
Nei video di seguito le ultime fasi di preparazione per il lancio dell'equipaggio della Soyuz TMA-15M raccontate dall'astronauta ESA Andreas Mogensen.

VIDEO FUTURA MISSION: LAUNCH PREPARATION 1 - 16/11/2014 - (Credit: ESA) - dur.min. 03:32 - LINGUA INGLESE

VIDEO FUTURA MISSION: LAUNCH PREPARATION 2 - 18/11/2014 - (Credit: ESA) - dur.min. 03:32 - LINGUA INGLESE

VIDEO FUTURA MISSION: LAUNCH PREPARATION 3 - 21/11/2014 - (Credit: ESA) - dur.min. 03:46 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA - ESA Futura/Avamposto 42 - ASI

20/11/2014 - La Cina piazza in orbita un altro satellite di sorveglianza terrestre -

A meno di una settimana dal lancio precedente, la Cina ha piazzato in orbita un altro satellite della famiglia Yaogan, il n.24.
Il lancio è avvenuto alle 3:12 p.m. ora di Pechino (le 8:12 ora italiana) per mezzo di un razzo vettore Lunga Marcia-2D (CZ-2D) decollato dal centro di lancio satelliti di Jiuquan, nella provincia cinese nord-orientale di Gansu.
Secondo le fonti cinesi, che hanno rilasciato poche informazioni come di consuetudine, il satellite Yaogan-24 è un veicolo spaziale dedicato principalmente per gli esperimenti scientifici, la sorveglianza e il controllo delle risorse naturali, la stima della crescita delle colture e come aiuto in caso di disastri.
Secondo esperti occidentali Yaogan-24 potrebbe imbarcare delle fotocamere ottiche ad alta risoluzione utilizzate dalle autorità militari cinesi per la ricognizione globale.
Il razzo CZ-2D utilizzato era alla 199esima missione della famiglia Lunga Marcia (Chang-Zheng) mentre il primo satellite della serie Yaogan venne lanciato nel 2006. Si è trattato dell'undicesimo lancio di un vettore CZ del 2014.
Il razzo ha inserito il satellite, il cui peso si dovrebbe aggirare sulla tonnellata, su un'orbita polare sincrona di 630x653 km con inclinazione di 97,91° sull'equatore. Questo di oggi è stato il 74esimo lancio orbitale del 2014, il 70esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua) il momento del decollo del razzo CZ-2D con il satellite Yaogan-24 a bordo.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report - Xinhua

20/11/2014 - Il Progress M-24M rientra sulla Terra -

Una manovra di frenata del veicolo cargo Russo Progress M-24M è iniziata alle 2 ora di Mosca (le 5 italiane).
Il motore è stato acceso per 186 secondi riducendo la velocità del veicolo spaziale di 106,88 metri al secondo. Secondo quanto confermato dal controllo missione i detriti del vascello sono ricaduti in mare su una zona a 42,7° di Latitudine Sud e 141,4° di longitudine Ovest alle 02:46:04 ora di Mosca (le 5:46 italiane).
Il veicolo cargo automatico Progress M-24M (56P) era stato lanciato lo scorso 24 luglio dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, per portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
L'attracco con il compartimento di aggancio Pirs del complesso orbitale era avvenuto regolarmente poco meno di sei ore dopo. Una volta esaurito il suo compito, e carico di rifiuti o materiali non più necessari a bordo della ISS, il Progress M-24M aveva lasciato la stazione spaziale il 27 ottobre 2014 per iniziare una fase di test dell'esperimento 'Reflection'.
Nella foto (Credit: NASA) il Progress M-24 attraccato alla ISS in questa spettacolare vista notturna.

Fonte: Russia Space Web

19/11/2014 - Le immagini da satellite mostrano l'aria artica sopra gli USA -

Una nuova foto da satellite mostra la costa orientale degli Stati Uniti stretta nella morsa di un freddo fronte ghiacciato.
La regione appare nell'immagine ricoperta da una coltre bianco-grigia, ed è stata ripresa nella luce infrarossa la mattina di martedì 18 novembre dal satellite GOES-Est della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
I ricercatori spiegano che, mentre gran parte dei due terzi dell'est del Paese è ricoperto dalla neve, la 'coltre' rappresenta le nubi. Altre strutture si notano bene nell'immagine.
"Dozzine di laghi dietro le dighe nel Sud-Est degli USA appaiono come macchie scure in un paesaggio grigio," ha detto Dennis Chesters, del progetto GOES di NASA/NOAA presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland, in un comunicato.
"Questo è dovuto al fatto che abbiamo invertito la visualizzazione delle emissioni infrarosse per rendere la sommità fredda delle nubi bianca, le terre ghiacciate grigie e le acque calde scure."
Questa nuova immagine è una composizione. I ricercatori del progetto GOES hanno sovrapposto i dati infrarossi del satellite GOES-Est su una visione a colori reali del terreno creata utilizzando i dati acquisiti dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS), uno strumento che si trova a bordo dei satelliti da osservazione Aqua e Terra della NASA.
I funzionari della NASA hanno detto che il freddo ha le sue radici in un sistema di bassa pressione, che ha portato aria polare gelida fino alla parte orientale degli Stati Uniti e del Canada. Temperature in gran parte della regione sono di 11° Celsius più fredde del solito per questo periodo dell'anno.
Le condizioni di gelo sono proseguite per tutto mercoledì 20 novembre e dovrebbero ricominciare a salire di nuovo da giovedì 20 novembre.
Nell'immagine (Credit: NASA/NOAA GOES Project, Dennis Chesters), la costa Est degli Stati Uniti ripresa il 18 novembre 2014.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) la zona di Parhump Hills guardando verso Nord-Est.

18/11/2014 - Curiosity osserva gli affioramenti alla base del Monte Sharp -

Il rover marziano Curiosity della NASA ha completato una 'passeggiata' di ricognizione al primo affioramento che si trova alla base della montagna, destinazione finale della missione, ed ha iniziato un secondo passaggio esaminando le rocce selezionate nell'affioramento con maggior attenzione.
Strati esposti della porzione più bassa del Monte Sharp dovrebbero evidenziare i cambiamenti drammatici nell'evoluzione climatica di Marte. Questa è la ragione principale per la quale la NASA ha scelto questa zona di Marte per la missione. Il più basso di questi strati di tempo che salgono verso la montagna comprende uno sperone pallido chiamato 'Pahrump Hills'. Vi si trovano strati di struttura diversa che la missione sta studiando fin da quando ha acquisito un campione dalla perforazione eseguita nell'affioramento nel mese di settembre.
Nel suo primo passaggio a questo affioramento, Curiosity aveva guidato per 110 metri e superato siti che variano fino a 9 metri di elevazione. Il rover ha valutato i potenziali obiettivi di studio dalla distanza permessa dalle fotocamere montate sull'asta e dagli spari dello spettrometro laser.
"Abbiamo visto una diversità di strutture in questo affioramento - alcune parti stratificate molto finemente ed altre con blocchi resistenti all'erosione," ha detto Ashwin Vasavada, Vice Scienziato del Progetto Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, California. "Sovrapposta a quella struttura vi sono variazioni compositive. Alcune di queste variazioni sono state rilevate con il nostro spettrometro. Altre mostrano stesse differenze apparenti di cementazione o le vene di minerali. C'è molto da studiare qui."
Durante un secondo passaggio sullo strato di questo affioramento, la missione ha utilizzato una fotocamera per il primo piano e uno spettrometro sul braccio del rover per esaminare il bersaglio con maggior dettagli. I risultati del secondo passaggio saranno integrati nelle decisioni di forare alcune rocce di destinazione durante un terzo passaggio, per raccogliere materiale campione per le analisi di laboratorio a bordo.
"Le variazioni che abbiamo visto fino ad ora ci dicono che l'ambiente stava cambiando nel corso del tempo, sia per come i sedimenti sono stati inglobati e anche dopo essere induriti nella roccia," ha detto Vasavada. "Abbiamo selezionato gli obiettivi che pensiamo ci daranno le migliori possibilità di rispondere alle domande su come sono stati depositati i sedimenti. Come scorreva l'acqua ? Come il vento soffia la sabbia e sulla composizione durante la deposizione e nelle successive modifiche."
Il primo obiettivo del secondo passaggio, chiamato Pelona, è una roccia esposta con grana molto fine e che si trova vicino al punto di trapanazione di settembre alla base dell'affioramento chiamato Pahrump Hills. La seconda è una regione più resistente all'erosione e chiamata 'Pink Cliffs?.
Ma prima di esaminare Pelona, i ricercatori hanno utilizzato le ruote di Curiosity come strumento per esporre una sezione trasversale vicina ondulata dal vento di polvere e sabbia. Un motivo di questo esperimento è stato quello di conoscere il motivo per cui alcune increspature che Curiosity ha visto in quest'anno sono stati più difficili da attraversare di quanto anticipato.
Durante l'utilizzo del rover per indagare gli obiettivi di Pahrump Hills, il team del rover ha iniziato a sviluppare una soluzione temporanea per la possibile perdita di un dispositivo utilizzato per mettere a fuoco il telescopio dello strumento Chemistry and Camera (ChemCam) di Curiosity, lo spettrometro spara laser.
I dati di diagnostica da ChemCam suggeriscono l'indebolimento del laser più piccolo dello strumento. Questo è un laser ad onda continua utilizzato per focalizzare il telescopio prima che il laser più potente venga generato. Il laser principale induce una scintilla quando colpisce il bersaglio; la luce della scintilla viene ricevuta dal telescopio e analizzata con lo spettrometro per identificare gli elementi chimici nel target. Se il laser più piccolo è diventato troppo debole per continuare ad essere utilizzato, il team di ChemCam ha in programma di testare un metodo alternativo: sparare alcuni colpi dal laser principale, mentre il telescopio esegue la messa a fuoco, prima di eseguire l'analisi. Questo potrebbe fornire oltre 2.000 nuove sequenze della ChemCam, fornendo punti di calibrazione per la nuova procedura.
Curiosity è atterrata su Marte nell'agosto del 2012, ma prima di iniziare il suo viaggio verso Monte Sharp, il rover ha trascorso gran parte del primo anno di missione studiando un'area molto vicina al luogo di atterraggio, ma nella direzione opposta. Curiosity ha conseguito gli obiettivi della missione nella zona Yellowknife Bay. Le analisi delle rocce trapanate hanno svelato che l'antico ambiente, oltre tre miliardi di anni fa, era il fondo di un lago, che offriva ingredienti e l'energia chimica favorevole per i microbi, se mai fossero vissuti li.
Curiosity ha trascorso il secondo anno percorrendo oltre 8 km da Yellowknife Bay fino alla base del Monte Sharp, con pause scientifiche in alcuni punti di interesse.
Il progetto Mars Science Laboratory della NASA sta usando Curiosity per valutare antichi ambienti abitabili e importanti cambiamenti delle condizioni ambientali marziane. Il JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, ha costruito il rover e gestisce il progetto per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington.
Per ulteriori informazioni su Curiosity, visita: http://www.nasa.gov/msl, oppure http://mars.jpl.nasa.gov/msl/.
Puoi inoltre seguire la missione su Facebook e su Twitter.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) la piccola cresta, lunga circa un metro, che appare aver resistito all'erosione più delle placche attorno. L'immagine è stata ripresa dalla Mastcam di Curiosity il 7 ottobre 2014. Nella foto in alto a sinistra(Credit: NASA/JPL-Caltech) la zona di Parhump Hills guardando verso Nord-Est.

Fonte: NASA

18/11/2014 - ExoMars, completati integrazione e test dello strumento DREAMS -

DREAMS (Dust characterization, Risk assessment and Environment Analyser on the Martian Surface) è uno strumento multisensore la cui realizzazione è coordinata dall’Agenzia Spaziale Italiana. Lo strumento integra una suite di sensori per la misura dei parametri meteorologici (pressione, temperatura, umidità, velocità e direzione del vento, radiazione solare) e del campo elettrico atmosferico in prossimità della superficie di Marte.
Esso avrà la possibilità di studiare le condizioni ambientali sul pianeta nel periodo in cui si prevede una forte presenza di polveri nell'atmosfera. DREAMS avrà inoltre la possibilità unica di verificare se, in tali condizioni, si generi su Marte, come sulla Terra, un intenso campo elettrico.
Il team di istituzioni coinvolte in DREAMS annovera il Centro Interdipartimentale di Studi e Attività Spaziali (CISAS) 'G. Colombo' di Padova (Responsabilità di Progetto), l’INAF-Osservatorio di Capodimonte (Responsabilità Scientifica) e l’INAF-Osservatorio di Arcetri. Sono coinvolti anche partner internazionali quali Latmos/Centre National de la Recherche Scientifique (Francia), il centro ESTEC dell’ESA, INTA (Spagna), FMI (Finlandia) e l’Università di Oxford.
Lo strumento è stato selezionato da ESA per essere integrato nell’EDM (Entry descent landing Demonstrator Module) della missione ExoMars, il cui avvio è previsto nel 2016.
"DREAMS - afferma Raffaele Mugnuolo, Responsabile del Programma per l’ASI - è l’unico elemento scientifico che svolgerà misure sulla superficie marziana nell’ambito della missione ExoMars del 2016 e consolida il ruolo primario dell’Italia nel programma ExoMars."
"L’obiettivo scientifico dell’esperimento è quello di caratterizzare l’ambiente marziano nel sito di atterraggio dell’EDM, durante la stagione contrassegnata dalle tempeste di polvere - prosegue Mugnuolo - DREAMS avrà l'opportunità di verificare per la prima volta se un tale ambiente possa generare campi elettrici atmosferici sul pianeta che possano costituire un pericolo per la strumentazione e/o per una futura missione umana."
Lo scorso 7 novembre si è conclusa con successo l’integrazione e test del modello RM di DREAMS con il modello di volo di 'Schiaparelli', il modulo 'Entry Descent & Landing' sviluppato da Thales Alenia Space di Torino che si poserà sulla superficie marziana ad ottobre 2016.
La missione ExoMars è stata ideata con l’obiettivo principale di acquisire e dimostrare la capacità autonoma europea di eseguire un atterraggio controllato sulla superficie marziana, operare sul suolo marziano in mobilità di superficie, accedere al sottosuolo per prelevarne campioni e analizzarli in situ.
Nel disegno tecnico (Credit: TAS-I, DREAMS team, ESA - P. Reizi) l'EDM con la posizione degli strumenti che fanno parte di DREAMS.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: NASA) la stampante 3-D in funzione.

18/11/2014 - Installata la prima stampante 3-D sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) -

All'inizio di questa settimana la NASA ha fatto un grande passo verso il modo di pianificare i viaggi spaziali di lunga durata quando l'astronauta Barry 'Butch' Wilmore ha installato e preparato con successo la prima stampante 3-D per le prossime realizzazioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
"Questa stampante è un passo decisivo per la produzione nello spazio," ha detto Jason Crusan, direttore della Divisione Sistemi di Esplorazione Avanzati della NASA a Washington. "La produzione additiva con le stampanti 3-D permetterà agli equipaggi nello spazio di essere meno dipendenti dalle missioni di rifornimento dalla Terra e porterà verso le missioni auto-sostenibili quando i rifornimenti saranno difficili e costosi. La stazione spaziale fornisce il luogo ideale per perfezionare questa tecnologia in ambiente di micro-gravità."
Wilmore ha installato la stampante all'interno del Microgravity Science Glovebox ed ha avviato la stampa, la quale, per mezzo dell'estrusione di plastica ha realizzato una prima serie di pezzi di calibrazione, piccoli campioni di plastica delle dimensioni di un francobollo postale. Dopo che la calibrazione della stampante sarà completata e verificata, essa realizzerà il primo oggetto progettato in 3D dalla NASA nello spazio.
L'obiettivo della 3-D Printing in Zero-G Technology Demonstration sulla stazione spaziale è quello di dimostrare che la produzione additiva può realizzare una varietà di parti nello spazio. La stampante 3-D scalda, a relativamente bassa temperatura, un filamento di plastica per costruire parti progettate al computer strato dopo strato e aggiunte sulla parte superiore dell'apparecchiatura.
Prima che la stampante lasciasse la Terra nel settembre 2014 a bordo della quarta missione di rifornimento commerciale della SpaceX, gli ingegneri avevano caricato i primi file da dover essere stampati. Queste parti iniziali - soprattutto parti di prova - torneranno sulla Terra per un'analisi dettagliata e confrontati con un gruppo identico di controllo realizzati quest'anno prima del lancio con la stessa stampante mentre si trovava al Marshall Space Flight Center della NASA a Hunstville, in Alabama.
"L'obiettivo della prima fase di stampa è quello di verificare che il processo di stampa 3-D funzioni allo stesso modo in microgravità di quanto non abbia fatto al suolo," Dice Niki Werkheiser, project manager della stampante 3-D presso il Marshall. "Una volta confermata che il processo funziona, si potrà passare alla seconda fase della stampa concentrandosi di più sulla progettazione e utilizzazione delle parti stampate, con l'obiettivo finale di portare a stabilire un negozio di parti di ricambio a richiesta nello spazio."
La NASA aveva affidato un contratto alla Made In Space Inc., presso l'Ames Research Center della NASA di Moffett Field, California, per progettare e realizzare la stampante. Guardando avanti, gli ingegneri della Made in Space utilizzeranno un software fornito dalla NASA e lavoreranno assieme ai controllori del Payload Operations Integration Center (POIC) di Huntsville per inviare comandi direttamente dal suolo alla stampante. Una volta stampati i primi oggetti, gli ingegneri della NASA e della Made In Space controlleranno la stampa attraverso un collegamento immagini e video. La maggior parte del processo di stampa verrà controllato al suolo per limitare il tempo che l'equipaggio della ISS dovrà gestire le operazioni.
"Ci stiamo avvicinando ai momenti più emozionanti di questo esperimento dopo anni di duro lavoro, che risale ai primi test eseguiti in micro-gravità dalla Made In Space attraverso il Flight Opportunities Program della NASA del 2011," ha detto Aaron Kemmer, Amministratore Delegato di Made In Space Inc. "Il nostro team è in attesa di inviare i comandi per la stampa del primo oggetto nello spazio. Stiamo prendendo tutto quello che avviene sulla stazione spaziale come un insegnamento per progettare anche stampanti 3-D molto più elaborate, che potranno essere disponibili a tutti per essere utilizzate."
Questa stampante è previsto che possa essere lanciata verso la stazione il prossimo anno e sarà disponibile per incontrare i bisogni di realizzazione di oggetti sia per NASA che per gli utenti commerciali.
La NASA invita gli studenti a proporre quello che vorrebbero fosse stampato nello spazio come parte della competizione Future Engineers. Gli studenti potranno creare ed inviare modelli digitali 3-D di attrezzi per i bisogni degli astronauti nello spazio. Gli studenti vincitori del concorso potranno osservare il POIC attraverso il team di controllo per le operazioni mentre il loro progetto verrà stampato nello spazio. La chiusura del concorso è il 15 dicembre.
Per saperne di più sulla produzione additiva vai al sito web della NASA per la stampa 3-D o segui gli aggiornamenti su Twitter a @NASA3DPrinter.
Nella foto (Credit: NASA/TV) l'astronauta Barry Wilmore mentre installa la stampante 3-D all'interno del MGS a bordo della ISS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) la stampante 3-D in funzione.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione (Credit: ESA/ATG medialab) dove è localizzato MUPUS su Philae.

18/11/2014 - Divulgati i primi risultati degli esperimenti di Philae sulla cometa 67P/C-G -

Dei cinque e più sensi di cui dispone Philae, quello che sta rivelando in questa primissima fase più informazioni è il tatto. Ovvero, lo strumento MUPUS (Multi-Purpose Sensors for Surface and Subsurface Science), che con i suoi sensori ha il compito di misurare la densità e le proprietà termiche e meccaniche del suolo della cometa 67P. E quella che le sue dita elettroniche hanno toccato è una superficie inattesa. Molto più dura di quanto previsto dagli scienziati.
Quanto più dura? Sentite com’è andata. Il martello che avrebbe dovuto saggiarne la consistenza era programmato per tre livelli d’intensità crescente: il modo 1, il modo 2 e il modo 3. Fallita la prima serie di martellate, fallita la seconda e fallita pure la terza, è però saltato fuori che in realtà il team aveva pronto anche un “piano B”, un livello di potenza segreto al quale il libretto d’istruzioni non faceva cenno: il misteriosissimo modo 4, conosciuto dagli addetti ai lavori con il nome in codice di desperate mode.
Ora, non c’è bisogno di sapere l’inglese per intuire che del desperate mode è meglio non abusare. E infatti il progettista del martello, Jerzy Grygorczuk, aveva avvisato il resto della squadra: lasciate perdere, del modo 4 io non vi ho detto nulla, fate finta che non ci sia. Ma le batterie si stavano esaurendo, loro disperati lo erano davvero… così l’hanno attivato. E sono stati puniti: nel giro di sette minuti il martello s’è rotto.
Questa la storia trapelata nei giorni scorsi via Twitter (come già avevamo avuto modo d’apprezzare sabato, MUPUS è lo strumento più chiacchierino dei dieci). Ora iniziano a venire divulgati anche un po’ di dati scientifici. Anzitutto la temperatura del suolo, che s’aggira attorno ai 170 gradi sotto zero. Dalle variazioni dell’inerzia termica all’aumentare della profondità, rilevata con sensori a infrarossi, il team di MUPUS deduce poi che la porzione di cometa nella quale alloggia il lander potrebbe essere costituita da un nucleo di ghiaccio durissimo ricoperto da 10-20 cm di polvere parecchio compatta. Insomma, un risultato niente male, per uno strumento che ha potuto funzionare solo a metà – oltre alla rottura del martello, MUPUS ha dovuto fare a meno dei sensori termici e degli accelerometri presenti sugli arpioni, la cui attivazione è andata a vuoto – e solo per il breve tempo concessogli dalla batteria primaria, quella caricata per l’ultima volta sulla Terra oltre 10 anni fa, all’epoca del lancio di Rosetta.
L’udito del lander, affidato principalmente all’orecchio di SESAME (Surface Electrical, Seismic and Acoustic Monitoring Experiment), conferma sostanzialmente quanto rilevato da MUPUS. "La resistenza del ghiaccio presente al di sotto dello strato di polvere che ricopriva il primo punto di contatto è sorprendentemente elevata," osserva Klaus Seidensticker, del DLR, riferendosi al luogo in cui Philae è rimbalzato, aggiungendo che non pare esserci molta attività cometaria nella zona del touchdown, e che sotto al lander è presente acqua ghiacciata in grande quantità.
Dai due nasi di Philae, COSAC e Ptolemy, gli organi decisamente più interessanti ai fini della ricerca d’eventuali mattoncini della vita, non è ancora emersa alcuna novità rispetto al poco che già avevamo anticipato sabato scorso. Ovvero: è certo che SD2, il trapano che doveva fornire ai due laboratori chimici il campione di cometa da annusare, è stato attivato. Ed è confermato che sono stati compiuti tutti i passaggi previsti per il trasporto del campione all’interno del forno d’analisi. Ma ancora non è stato detto se il campione era davvero presente. E tanto meno si hanno risultati dalla cromatografia.
Questo a piano terra, al livello del suolo. Qualche notizia in più, invece, dalle analisi sulla rarefatta atmosfera: COSAC è stato in grado d’annusarla e d’individuarvi le prime molecole organiche. Non è però stato specificato quali, e lo studio degli spettri è ancora in corso.
Ottima la performance dell’imager di bordo, la camera ROLIS (ROsetta Lander Imaging System), della quale già abbiamo avuto modo di vedere, la settimana scorsa, le fotografie del suolo a distanza ravvicinata. Ottima al punto che il suo responsabile, l’italiano Stefano Mottola, viene esplicitamente definito, nel comunicato stampa di DLR, uno dei "big winners" dell’atterraggio di Philae.
Risultati scientifici a parte, l’altra grossa novità ha invece a che fare con lo stesso Philae. Potrebbe tornare in vita ad agosto, aveva pronosticato Stephan Ulamec, il lander manager di DLR, sabato scorso. Ora è più ottimista. La rotazione di 35 gradi impressa la notte fra venerdì e sabato pare essere andata a buon fine, nel senso che il pannello solare più grande si trova ora allineato verso il Sole.
Ulamec ritiene dunque probabile che già dalla primavera del 2015 Philae tornerà a farsi vivo. E, con l’estate, la temperatura su 67P potrebbe consentire alle batterie di ricaricarsi. Certo è che Rosetta non ha alcuna intenzione di sospendere le ricerche: continuerà a orbitare là attorno alla cometa in attesa d’un segnale dal suo eroico compagno d’avventura.
Nell'immagine artistica (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 / OSIRIS/MPS/UPD/LAM/IAA/SSO - Processing: 2di7 & titanio44, CC BY-SA IGO 3.0) un montaggio delle foto della cometa e di Philae che scende verso di essa. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: ESA/ATG medialab) dove è localizzato lo strumento MUPUS su Philae.

Fonti: Inaf News - Alive Universe Images - ESA Rosetta Blog

Nell'illustrazione (Credit: ESA) il Modulo di Servizio di Orion.

18/11/2014 - L'ESA commissiona ad Airbus il Modulo di Servizio di Orion -

L'Airbus Defence and Space, la seconda compagnia al mondo nel settore spaziale, ha siglato un contratto con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) per lo sviluppo e la costruzione del modulo di servizio di Orion, la futura capsula spaziale abitata della NASA.
Il contratto si aggira sui 390 milioni di Euro. Il Modulo di Servizio fornirà la propulsione, l'energia, il controllo termico e gli elementi centrali del sistema di supporto vitale della capsula americana.
Il contratto è stato firmato a Berlino, in Germania, alla presenza di Brigitte Zypries, Segretaria di Stato del Parlamento presso il Ministero Federale per gli Affari Economici ed Energetici e della Coordinazione Governativa Federale della Politica Spaziale Tedesca.
E' la prima volta che l'Europa viene coinvolta nella fornitura di elementi per sistemi cruciali di un progetto spaziale americano. Nel dicembre 2012, la NASA e l'ESA si erano accordate per certificare il nuovo veicolo spaziale Orion degli USA in collaborazione con il Modulo di Servizio europeo.
Questo modulo è basato sul progetto e sull'esperienza guadagnata con lo sviluppo dell'Automated Transfer Vehicle (ATV) e costruito dall'Airbus Defence and Space sotto l'egida dell'ESA come veicolo di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
"Questo contratto di seguito segna una fiducia nella nostra esperienza così come nella nostra abilità di consegnare sistemi spaziali avanzati nei tempi e nel budget. Grazie a questo programma ed ai continui investimenti che abbiamo fatto, siamo stati in grado di mantenere la nostra guida tecnologica," ha detto Francois Auque, Capo dei Sistemi Spaziali.
"Dopo aver compiuto cinque spettacolari missioni per la ISS, questo programma è un altro esempio dell'importante ruolo globale ricoperto dall'Europa nel campo del volo spaziale umano."
Una volta che i progetti dei sistemi per il Modulo di Servizio sono stati approvati da ESA a maggio 2014, è iniziata la fase di definizione dettagliata, parallela alla costruzione del primo hardware. Questa fase sarà completata nel novembre 2015, quando l'ESA approverà il piano dettagliato. Le fasi di qualificazione e produzione inizieranno dopo di questa.
L'intenzione è quella di utilizzare la capsula spaziale Orion per le missioni umane sulla Luna, sugli asteroidi e nelle profondità dello spazio. La Lockheed Martin Space System sta sviluppando e costruendo la capsula spaziale per quattro astronauti sotto l'egida della NASA.
Prevista per il 2017/2018, la prima missione Orion nella quale sarà coinvolta l'Europa, 'Exploration Mission 1' (EM-1), consisterà in un volo senza equipaggio verso i punti Lagrangiani della Luna e ritorno verso la Terra.
Lo scopo di questa missione non è solo dimostrare le prestazioni del veicolo spaziale prima di farvi salire degli esseri umani, ma anche di ottenere la qualifica per il nuovo razzo Space Launch System (SLS) della NASA. Come parte di 'Exploration Mission 2' (EM-2), Orion verrà lanciato nello spazio, con astronauti a bordo, non prima del 2020.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) l'astronave Orion con il Modulo di Servizio realizzato dall'Europa. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ESA) uno sguardo più ravvicinato al modulo di servizio di Orion, fornito da Airbus per conto di ESA.

Fonte: Spacedaily

17/11/2014 - Satellite militare cinese in orbita con un razzo Lunga Marcia -

La Cina ha lanciato la scorsa settimana un razzo Lunga Marcia con il quale è stato immesso in orbita un satellite militare che analisti occidentali credono possa condurre sorveglianza globale radar ogni-tempo per il militari cinesi.
Il razzo Lunga Marcia 2C (CZ-2C) è decollato alle 2:53 a.m. ora di Pechino di sabato 15 novembre (le 19:53 ora italiana di venerdì 14 novembre) dalla rampa LC 9 della base di lancio Taiyuan nella provincia Shanxi, nel nord della Cina.
Il veicolo spaziale Yaogan 23 trasportato sulla sommità del razzo a due stadi Lunga Marcia 2C è stato inserito su un'orbita polare a circa 470 x 497 km con inclinazione di 97,14° gradi sull'equatore, secondo i dati di tracciamento acquisiti dallo Spacer Surveillance Network dell'U.S. Air Force.
La Cina non ha annunciato il lancio in anticipo, mantenendo la solita politica del Paese asiatico di non anticipare le date di lancio dei satelliti militari.
L'agenzia di notizie statali Xinhua ha riportato che il satellite Yaogan 23 "verrà utilizzato principalmente per esperimenti scientifici, controllo delle risorse naturali, stima di crescita delle colture e osservazione disastri."
Le circostanze del lancio di Yaogan 23 - compreso il lanciatore, il sito di lancio e l'orbita - corrispondono ai satelliti già messi in orbita nell'aprile del 2009, nel novembre del 2011 e nell'ottobre del 2013.
Osservatori indipendenti del programma spaziale cinese credono che Yaogan 23 sia il più nuovo membro di una serie di satelliti che forniscono immagini di sorveglianza all'esercito della Cina. Il satellite potrebbe ospitare un radar ad apertura sintetica che permette di vedere gli oggetti al suolo attraverso le nuvole e nelle tenebre.
Il lancio di venerdì segna la 73esima missione spaziale orbitale del 2014, la 69esima a concludersi con il completo successo. Si è trattato anche del decimo lancio di un vettore Lunga Marcia dell'anno.
Nella foto (Credit: Xinhua/Yan Yan) il momento del decollo del razzo CZ-2C con il satellite Yaogan 23.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report - Xinhua

17/11/2014 - Il nuovo Mars Lander prende forma -

Il prossimo lander per Marte - una piattaforma che trapanerà sotto la superficie del Pianeta Rosso - ha iniziato la sua fase di assemblaggio in preparazione al lancio previsto per il marzo 2016.
"Raggiungere questo stadio che noi chiamiamo ATLO è un passo decisivo," ha detto Tom Hoffman, Project Manager di InSight presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California.
"Questo è un punto molto soddisfacente della missione mentre diversi team iniziano a lavorare sui loro elementi individuali che devono essere integrati in un solo sistema funzionante. I sottosistemi stanno cominciando ad arrivare da ogni parte del globo, e il team ATLO lavora per integrarli nel veicolo di volo. Poi, una volta che il veicolo spaziale sarà assemblato, ci porteremo rapidamente allo svolgimento dei rigorosi test e poi ai preparativi per il lancio."
La missione InSight, o Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport verrà costruita utilizzando attrezzature simili al lander Mars Phoenix che ebbe così tanto successo.
Il lander, la sua copertura aerodinamica e lo stadio di crociera, sono assemblati presso la Lockheed Martin Space System di Denver.
"La missione InSight è un mix di cose ben provate e nuove ed eccitanti. Il veicolo spaziale ha un sacco di un'eredità da Phoenix ma anche dai Viking, ma anche da scienza che non è mai stata fatta prima su Marte," ha detto Stu Spath, InSight program manager della Lockheed Martin Space Systems. "Fisicamente, InSight assomiglia molto il lander Phoenix che abbiamo costruito, ma la maggior parte dei componenti elettronici sono simili a ciò che è attualmente in volo sulla navicella MAVEN."
Durante i prossimi sei mesi, i tecnici della Lockheed Martin aggiungeranno all'astronave i sottosistemi come l'avionica, l'impianto elettrico, le telecomunicazioni, i meccanismi, il sistema termico e di navigazione. Il sistema di propulsione era stato installato all'inizio dell'anno sulla struttura principale del lander.
Come missione di classe Discovery della NASA, InSight è un esploratore dei pianeti terrestri che dovrà rispondere ad una delle più fondamentali domande scientifiche sui pianeti del Sistema Solare: comprendere i processi che hanno modellato i pianeti rocciosi del Sistema Solare, compresa la Terra, più di quattro miliardi di anni fa.
Il veicolo verrà lanciato con un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance dalla Base dell'Air Force di Vandenberg, in California.
Nella foto (Credit: Lockheed Martin) i tecnici al lavoro sulla struttura del lander marziano InSight.

Fonte: Spaceflight Now

17/11/2014 - Rosetta ha ripreso Philae che sorvola la cometa -

Queste incredibili immagini (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) mostrano il viaggio mozzafiato del lander Philae mentre si avvicinava e rimbalzava dal suo primo luogo di atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, il 12 novembre 2014.
Il mosaico comprende una serie di immagini catturate dalla fotocamera OSIRIS di Rosetta nel periodo di 30 minuti attorno al primo atterraggio. Il momento di ogni immagine è segnato nel corrispondente inserto ed è in GMT. Viene inoltre fornito un confronto della zona di atterraggio appena prima e dopo il primo contatto con la superficie.
Le immagini sono state scattate dalla fotocamera a campo stretto OSIRIS di Rosetta quando il veicolo spaziale si trovava a 17,5 km dal centro della cometa, circa 15,5 km dalla superficie. Queste immagini hanno una risoluzione di 28 cm/pixel e gli inserti sono di 17x17 metri.
Da sinistra a destra, le immagini mostrano Philae discendere verso la cometa ed attraversala prima del contatto iniziale. L'immagine presa dopo il contatto, alle 15:43 GMT (le 16:43 ora italiana), conferma che il lander si stava spostando verso Est, come suggerito in un primo momento dai dati inviati dall'esperimento CONSERT, ed a una velocità di 0,5 m/sec.
L'ultima posizione di Philae non è ancora conosciuta, ma dopo il primo e secondo rimbalzo, avvenuto alle 17:25 GMT, l'ha raggiunto alle 17:32 GMT. Il team che si occupa delle immagini è fiducioso che combinando i dati di CONSERT con le immagini di OSIRIS e NAVCAM dall'orbiter e le immagini da vicino delle superficie ottenute dalle fotocamere ROLIS e CIVA di Philae verrà presto scoperto dove si trova il lander.
Gli inserti sono forniti separatamente attraverso il blog: OSIRIS spots Philae drifting across the comet.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: POLARBEAR collaboration) il telescopio Huan Tran nel deserto di Acatama, nel Cile.

17/11/2014 - L'eco del Big Bang potrebbe rivelare lo scheletro dell'Universo -

Gli scienziati potrebbero presto dare uno sguardo allo scheletro dell'Universo osservando da vicino la luce lasciata dal Big Bang, e che può essere utilizzata per rivelare la presenza di materia come le stelle, le galassie, i buchi neri e anche strutture più grandi in un universo altrimenti vuoto. Vi sono anche un sacco di raggi-X, come fossero le ossa di un corpo, ma su scala cosmica.
Le macchine a raggi-X funzionano scintillando luce sull'intera area da controllare e rilevando come i differenti materiali reagiscono. La luce passa attraverso i tessuti, ma viene fermata dalle ossa.
In modo simile, gli scienziati con la collaborazione internazionale POLARBEAR vogliono utilizzare una luce diffusa che permea ogni angolo del cosmo per indicare dove vi sia materia e dove non vi sia. POLARBEAR studia il fondo cosmico a microonde (cosmic microwave background - CMB), ovvero il residuo della luce dell'Universo neonato che viene visto normalmente come un'immagine bambina del cosmo. Gli scienziati stimano che l'Universo abbia circa 13,8 miliardi di anni.
"Stiamo utilizzando la luce che di solito usiamo per misurare i semi della struttura dell'universo, per misurare l'intero albero," dice Adrian Lee, un professore di fisica presso l'Università di California Berkeley, e capo scienziato con POLARBEAR. "Ma il meccanismo che noi utilizziamo è un poco differente. Invece di guardare all'immagine bambina guardiamo alla sua distorsione."
Proprio come le ossa nello scheletro umano non sono sparpagliate a caso nel corpo umano, la massa dell'Universo non è sparpagliata a caso attraverso lo spazio. Forze come la gravità guidano l'organizzazione della materia, in modo che le stelle siano raggruppate in galassie, le galassie in branchi che formano gli ammassi di galassie e anche su più vasta scala, gli scienziati pensano che la materia dell'Universo sia sistemata in strutture che ricordano una ragnatela, con vaste regioni di vuoto fra le stringhe di gruppi di galassie.
La gravità degli oggetti massicci può curvare la luce. La luce si muove attorno agli oggetti come l'acqua aggira un sasso in un torrente. Questa curvatura causa un cambiamento nel CBM, e gli scienziati dal POLARBEAR dicono che ora hanno rivelato quel cambiamento.
La curvatura della luce attorno ad un oggetto massiccio è chiamata lente gravitazionale, e questa cambia la proprietà della luce chiamata polarizzazione. Quando la luce del Sole viene riflessa dalla superficie dell'acqua, spesso diventa polarizzata. Gli occhiali da Sole polarizzati possono bloccare questa luce polarizzata, ma non possono bloccare la luce proveniente da sopra, l'ideale per gli appassionati di sport acquatici.
La luce CBM che non è stata deviata gravitazionalmente - e che non ha mai rimbalzato su nessun tipo di materia - viene chiamata polarizzazione E-mode. I nuovi risultati della collaborazione mostrano che i ricercatori possono captare qualcosa chiamato polarizzazione B-mode, che significa che la CBM ha incontrato un oggetto massimo durante il suo tragitto verso la Terra.
POLARBEAR non solo ha dimostrato che è in grado di captare questa polarizzazione ma, eventualmente, può creare un disegno dello scheletro a larga scala del corpo dell'Universo.
Vedere lo scheletro dell'Universo - la localizzazione e la struttura di tutta la materia che lo compone - potrebbe dire agli scienziati se quella che hanno è un'idea valida di come la materia nell'Universo è posizionata e se vi sono ancora forze sconosciute che agiscono in modi peculiari.
Vi sono alcune possibilità che la struttura non appaia come la prevedono i teorici," dice Lee. "POLARBEAR potrebbe confermare che l'Universo agisce nel modo che pensiamo; che non vi sono 'draghi esotici' che possano cambiare il segnale."
La forza più dominante nell'Universo è l'energia oscura, ma gli scienziati conoscono molto poco di essa, solo che è lei a causare all'Universo di espandersi come un palloncino. Gli scienziati non sanno quando l'energia oscura ha iniziato quest'espansione, ma Lee dice che dovrebbe aver avuto un effetto su come le strutture si sono formate.
"La gravità vuole tenere le strutture assieme mentre l'energia oscura tende ad allontanarle," dice Lee. "Se l'energia oscura ha agito molto più potentemente sul giovane Universo questo avrebbe soppresso la formazione delle strutture, perché l'energia oscura avrebbe strappato le masse le une dalle altre." Lee aggiunge che i futuri dati di POLARBEAR potrebbero aiutare ad identificare quando l'energia oscura ha iniziato a spingere via i pezzi dell'Universo.
All'inizio di quest'anno, i membri della collaborazione BICEP2 hanno annunciato di aver rilevato la polarizzazione B-mode nel CBM. Ma il segnale della polarizzaione proveniva da una fonte differente rispetto a quello rilevato da POLARBEAR. La polarizzazione di BICEP2 potrebbe provenire dalle lenti gravitazionali o increspature nello spazio tempo, del giovane Universo.
La rilevazione di questo tipo di polarizzazione B-mode potrebbe dimostrare indirettamente l'esistenza delle onde gravitazionali, e la loro presenza presto nell'Universo. Ma dopo l'annuncio di BICEP2, le osservazioni del satellite Planck hanno sollevato domande se questi risultati non siano stati contaminati dalla polvere spaziale.
E' possibile, dice Lee, che POLARBEAR possa eventualmente misurare la polarizzazione creata dalle onde gravitazionali dell'Universo in espansione. Queste strutture di polarizzazione sono in numero maggiore nel cielo che la polarizzazione delle lenti che POLARBEAR ha misurato, ma come BICEP2 ha mostrato, esse sono in qualche modo più difficili da osservare.
Le osservazioni di POLARBEAR possono da sole fornire solo una mappa bidimensionale della materia dell'Universo. Ma con l'aiuto di altri telescopi, Lee dice che sarebbe possibile creare una mappa tridimensionale, e anche di determinare quando la struttura è apparsa nell'Universo.
"Se utilizziamo altri dati e possiamo incrociarli correlandoli, potremmo dare un'occhiata alla struttura della materia lungo tutto il percorso della storia dell'Universo," dice Lee. Questa è la forza di poter unire assieme tutti i dati raccolti."
Nell'illustrazione generata al computer (Credit: The Virgo Consortium) lo 'scheletro' dell'Universo: l'organizzazione della materia su larghissima scala (l'immagine mostra una distanza di 300 milioni di anni luce per lato). Nella foto in alto a sinistra (Credit: POLARBEAR collaboration) il telescopio Huan Tran nel deserto di Acatama, nel Cile.

Fonte: Space.com

15/11/2014 - La Roscosmos rinvia Angara e il nuovo veicolo spaziale da Vostochny -

L'agenzia spaziale russa, Roscosmos, ha ufficialmente rinviato il primo lancio del razzo Angara dal nuovo sito di lancio della nazione a Vostochny dal 2018 al 2021. Come precedentemente segnalato in rapporti non ufficiali, la data di lancio del 2021 ora appare nel formale assegnamento tecnico alle industrie per lo sviluppo delle strutture di lancio Angara a Vostochny.
Questo ritardo significa anche che l'astronave pilotata russa di nuova generazione non raggiungerà la rampa di lancio almeno fino al 2021 per la sua prima missione di prova senza equipaggio.
Il 13 novembre 2014 la Roscosmos ha emesso una nuova gara d'appalto per lo sviluppo del complesso Amur (aka 371KK64), che comprende il razzo a tre stadi Angara-A5 adatto per le missioni da Vostochny e le sue strutture di lancio presso il sito nell'estremo Oriente della Russia. Il contratto definitivo ha un valore di 12,6 miliardi di rubli (circa 267 milioni di dollari) che copriranno i lavori di sviluppo fino al novembre 2023.
Secondo l'assegnazione tecnica alla gara, l'Angara-A5 sarebbe in grado di portare 24,5 tonnellate a bassa orbita terrestre, quando lanciato da Vostochny. Il documento dice che le assegnazioni tecniche saranno emesse per adattare il razzo a carichi diversi, tra cui la versione senza equipaggio della nuova navicella spaziale abitata di nuova generazione che i satelliti militari.
Inoltre per il vettore Angara per Vostochny, la Roscosmos prevede di adattare l'attuale stadio superiore DM del Proton trasformandola in una alimentata a kerosene per l'Angara-5. Inoltre il progetto Dvina-KVTK svilupperà un motore per lo stadio superiore alimentato a idrogeno liquido per una versione ancora più potente dello stesso razzo.
Le missioni Angara originate da Vostochny potranno entrare in orbite fra i 51,7° e i 64,8° sull'equatore. Quando verranno utilizzate le orbite inclinate di 51,6°, il secondo stadio del razzo ricadrà nel Mar di Okhotsk, a circa 1.350 km dalla rampa di lancio.
Secondo la tabella di marcia del progetto OKR Amur, i razzi Angara-5 per una serie di voli di prova verranno forniti durante un periodo dal 2021 al 2025, anche se il numero esatto di voli di prova verrà determinato dal programma di sviluppo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Roscosmos/RussianSpaceWeb.com) il decollo di un Angara-5 da Vostochny.

Fonte: Russian Space Web

Nell'immagine animata (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0) il punto del primo atterraggio di Philae.

15/11/2014 - La pioniera Philae completa la sua missione principale prima dell'ibernazione -

Il lander di Rosetta ha completato la sua missione scientifica principale dopo quasi 57 ore sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko.
Dopo essere stata fuori comunicazioni con il lander sin dalle 09:58 GMT (le 10:58 ora italiana) di venerdì, Rosetta aveva ripreso i contatti con Philae alle 22:19 GMT (le 23:19 ora italiana) della scorsa notte. Il segnale era stato inizialmente intermittente ma presto si era stabilizzato e rimasto molto buono fino alle 00:36 GMT (le 1:36 ora italiana) di questa mattina.
In quel momento il lander aveva inviato tutti i dati della sua situazione così come tutti i dati scientifici dagli strumenti, compresi ROLIS, COSAC, Ptolemy, SD2 e CONSERT. Questo completava le misurazioni previste per l'ultimo blocco di esperimenti sulla superficie.
Inoltre il corpo del lander era stato alzato di circa 4 cm e ruotato di 35° allo scopo di tentare di fargli arrivare maggiore energia solare. Ma mentre gli ultimi dati scientifici venivano inviati a Terra, l'energia di Philae si stava rapidamente consumando.
"E' stato un grande successo, l'intero team è deliziato," ha detto Stephan Ulamec, lander manager per l'Agenzia Aerospaziale Tedesca (DLR), che ha monitorato, questa settimana, i progressi dal Centro Operazioni Spaziali dell'ESA a Darmstadt, in Germania.
"Nonostante una serie non prevista di tre atterraggi, tutti i nostri strumenti sono stati operativi e ora è il momento di vedere che cosa hanno raccolto."
Contro tutte le probabilità - senza i propulsori di controspinta e con il sistema automatico di arpioni che non hanno funzionato - Philae ha rimbalzato due volte dopo il suo primo atterraggio sulla cometa, andando a finire all'ombra di uno sperone, mercoledì 12 novembre alle 17:32 GMT (tempo della cometa dato che ci vogliono 28 minuti al segnale per raggiungere la Terra, passando da Rosetta).
La ricerca del sito finale di atterraggio di Philae prosegue, con le immagini ad alta risoluzione provenienti dall'orbiter che vengono attentamene esaminate. Intanto il lander ha inviato immagini senza precedenti dei suoi dintorni.
Mentre le immagini della discesa mostravano che la superficie della cometa era ricoperta di polvere e detriti che variavano dal millimetro al mezzo metro, le immagini panoramiche mostravano pareti stratificate di materiale che sembrerebbe molto duro. I team scientifici stanno studiando i loro dati per vedere se alcuni campioni di questo materiale sono stati raccolti con il trapano di Philae.
"Noi speriamo che vi sia una fase successiva di questa missione, forse quando saremo più vicini al Sole, e potremmo avere abbastanza illuminazione solare per svegliare il lander e ristabilire le comunicazioni," ha aggiunto Stephan.
Da ora, nessun contatto sarà più possibile fino a che la luce del Sole che colpisce i pannelli solari non sarà abbastanza per svegliarla. La possibilità che questo accada in seguito è stata aumentata quando i controllori di missione hanno inviato il comando di ruotare il corpo principale del lander che possiede pannelli solari fissi. Questo dovrebbe aver esposto un'area maggiore dei pannelli alla luce solare.
La prossima possibilità di comunicare è iniziata il 15 novembre ale 10:00 GMT (le 11:00 ora italiana). L'orbiter è stato in ascolto dei segnali ma non ha captato niente dalla superficie. Rosetta continuerò a farlo ogni volta che sorvolerà la zona di atterraggio di Philae. Comunque, dato il basso valore di ricarica dei pannelli solari di Philae in questo momento è difficile che il contatto con il lander possa essere ristabilito nel prossimo futuro.
Intanto l'orbiter Rosetta è stato portato su un'orbita attorno ai 30 km di quota dalla cometa.
Il 6 dicembre la sonda tornerà su un'orbita di 20 km e proseguirà la sua missione di studio del corpo celeste in grande dettaglio mentre la cometa diventa più attiva, in rotta verso il suo incontro ravvicinato con il Sole previsto per il 13 agosto del prossimo anno.
Nei prossimi mesi Rosetta inizierà a volare su orbite più distanti eseguendo però dei sorvoli radenti della cometa, alcuni a solo 8 km dal suo centro.
I dati raccolti dall'orbiter permetteranno agli scienziati di osservare i cambiamenti a breve e lungo termine che avverranno sulla cometa, aiutando a rispondere ad alcune delle più grandi e importanti domande riguardanti la storia del Sistema Solare. Come questo si è evoluto? Come funzionano le comete? Qual'è il ruolo hanno giocato nell'evoluzione dei pianeti, dell'acqua sulla Terra e forse anche della vita nel nostro mondo.
"I dati raccolti da Philae e Rosetta renderanno questa missione un pilastro nelle conoscenze della scienza cometaria," ha detto Matt Taylor, scienziato del progetto Rosetta.
Fred Jansen, mission manager di Rosetta ha detto, "Al termine di quest'affascinante settimana di montagne russe, possiamo guardarci indietro e vedere il primo atterraggio morbido mai eseguito prima su una cometa. Questo è un momento veramente storico per ESA e i suoi partner. Ora guardiamo con fiducia ai molti mesi di emozionante scienza di Rosetta e alla possibilità del ritorno, in un futuro, di Philae dall'ibernazione."
Rosetta è una missione ESA con il contributo dei suoi Stati Membri e della NASA. Il lander Philae della missione Rosetta è stato fornito da un consorzio guidato da DLR, MPS, CNES e ASI.
Nell'immagine animata in alto (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0) la prova del primo atterraggio di Philae a soli 10 metri dal punto previsto. Le immagini sono state scattate dallo strumento NAVCAM di Rosetta fra le 15:30:32 GMT e le 15:35:32 GMT. Il momento dell'atterraggio è stato alle 15:34:06 GMT, proprio fra le due immagini. La prima delle due immagini è 3 minuti e 34 secondi prima dell'atterraggio e in quel momento Philae si trovava a circa 250 metri sopra la superficie. La seconda immagine è 1 minuto e 26 secondi dopo il primo contatto con la cometa. Il punto di atterraggio si nota dalla macchia scura che viene considerata la prova più solida che il lander ha toccato in quel punto (possibilmente sollevando polvere nell'impatto).
Le immagini sono state scattate da una distanza di circa 15 km dalla superficie, con una scala approssimativa di 1,3 metri per pixel.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) la zona dove Rosetta ha toccato la superficie di 67P/C-G la prima volta e poi è rimbalzata.

Fonte: ESA

15/11/2014 - Serata speciale RAI3 dedicata all'astronauta italiana Samantha Cristoforetti -

A poco meno di 24 ore dal lancio nello spazio per la Missione Futura, che partirà il 23 novembre alle 22:01:13 ora italiana dal cosmodromo di Baikonur (Kazakistan) e durerà circa 6 mesi, RaiTre dedica la serata di sabato 22 novembre al Capitano Samantha Cristoforetti, Astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea - ESA e pilota dell’Aeronautica Militare, protagonista della seconda missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana - ASI.
RaiTre trasmetterà, in anteprima assoluta, un documentario dedicato a Samantha Cristoforetti dal titolo 'La Donna delle stelle – Missione Futura', in onda alle 22:00 e realizzato da Gianluca Cerasola, regista e capoprogetto, una produzione Endemol Italia, in collaborazione con Agenzia Spaziale Europea ESA- Agenzia Spaziale Italiana ASI, Aeronautica Militare Italiana e Morol.
Per la prima volta un’astronauta è stata seguita da una troupe durante tutto il periodo che precede il lancio: dagli addestramenti nei simulatori, a quelli di sopravvivenza, fino a tutte le fasi della preparazione necessaria per rendere Samantha Cristoforetti un’astronauta completa. Ad introdurlo, Fabio Fazio con un breve speciale dal titolo Che Fuori Tempo Che Fa presenta ‘FUTURA’, in onda alle 21:35 ovvero al termine della puntata di Che fuori tempo che fa.
Ospiti in studio di questo speciale - un programma di Fabio Fazio, Claudia Carusi, Arnaldo Greco e Veronica Oliva con la regia di Duccio Forzano - saranno gli astronauti italiani che hanno viaggiato nello spazio prima dell’astronauta Samantha Cristoforetti: Luca Parmitano, Paolo Nespoli, Roberto Vittori, Umberto Guidoni, Maurizio Cheli e Franco Malerba. Inoltre ci sarà un collegamento dal Centro Altec di Torino con il Professor Roberto Battiston, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
Samantha Cristoforetti, prima donna italiana ad andare nello spazio e quinta italiana ad abitare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), si imbarcherà sulla navicella russa Soyuz TMA-15M insieme al comandante russo Anton Shkaplerov (Roscosmos) e all’ingegnere di volo statunitense Terry Virts (NASA).
Un nuovo impegno del servizio pubblico RAI dopo la telecronaca diretta su Rai Scuola dell'atterraggio di Philae sulla cometa 67P/C-G.
Nella foto (Credit: @AstroSamantha) Samantha Cristoforetti durante la prima prova a bordo della Soyuz TMA-15M, con indosso la tuta spaziale che utilizzerà al lancio e al rientro dallo spazio.

Fonte: RAITRE

Nella foto (Credit: Northrop Grumman Corporation) una stella artificiale utilizzata per i test notturni di starshade.

15/11/2014 - Starshade: una tecnica innovativa per scoprire i pianeti extra-solari -

La tecnologia 'Starshade', messa alla prova quest'anno nel deserto del Nevada, potrebbe un giorno aiutare gli astronomi a scoprire e studiare i pianeti rocciosi, mondi alieni simili alla Terra.
Uno starshade, chiamato anche occultatore esterno, è uno schermo con una forma precisa che vola lontano ma assieme ad un telescopio spaziale. La struttura blocca la luce della stella interessata e crea una zona di alto contrasto, in modo che solo la luce di un esopianeta orbitante entri nel telescopio per uno studio dettagliato.
Sebbene uno starshade per dare la caccia ai pianeti alieni non abbia ancora volato finora, i ricercatori stanno studiando le tecniche e tracciando una serie di successi nel dispiegamento di grandi antenne nello spazio. Alcuni progetti prevedono uno starshade della misura di 34 metri di diametro, con un disco centrale di 20 metri e 28 petali esterni di oltre 7 metri di lunghezza.
Ora l'idea è passata oltre il tavolo da disegno.
Alcune versioni in scala dello starshade sono state testate recentemente di notte nel lago asciutto di Smith Creek, in Nevada. Precedentemente una serie di prove erano state tenute in California.
Le valutazioni dello strumento nel deserto si sono concentrate sulla previsione dei calcoli numerici in confronto con le prestazioni sul campo con due differenti forme dello starshade, ha detto Steve Warwick, program manager per i test sul campo dello starshade per la Northrop Grumman Aerospace Systems. Il recente test in Nevada si è avvantaggiato dell'aria più rarefatta e dei cieli molto scuri alle altezze di Smith Creek, ha detto Warwick. Una squadra di sei persone ha utilizzato un telescopio modificato Celestron e LED ultraluminosi posti a circa 1,6 km di distanza. I LED sono stati allineati in modo esatto con una struttura automatizzata che ospitava un modello di starshade piazzato al centro del poligono di prova.
I dati e le immagini sono stati acquisiti dal telescopio.
"Come potete immaginare abbiamo raccolto un sacco di dati mentre ce ne stavamo seduti là fuori per decine di notti," ha detto Warwick a Space.com. "Vi sono un sacco di elaborazioni da eseguire e questo è ciò che facciamo al momento."
"E' come se cercassimo di osservare un faro da un miglio di distanza e provare a vedere una lucciola che si trova ad appena un centimetro dal faro stesso," dice Warwick. "Stiamo provando a schermare la luce proveniente del faro."
Secondo la Grumman la tecnologia starshade potrebbe essere utilizzata, ad esempio, con il James Webb Space Telescope (JWST), che la NASA spera di lanciare nello spazio nel 2018, oppure anche con altri telescopi spaziali.
Starshade aiuta il telescopio a ricevere la luce dei pianeti e permetterebbe di fare osservazioni delle loro atmosfere.
Ulteriori test di starshade nel deserto sono previste per il prossimo anno e con tutto questo lavoro, aggiunge Warwick, sono fiduciosi di poter poi passare allo sviluppo di una missione spaziale.
Nella foto (Credit: Northrop Grumman Corporation) una delle diciannove versioni diverse di starshade in scala 1/100 testate nel deserto del Nevada. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Northrop Grumman Corporation) una stella artificiale utilizzata per i test notturni di starshade.

Fonte: Space.com

15/11/2014 - Philae si è addormentata ma la missione è un vero successo -

Alle 00:36 GMT (le 1:36 ora italiana) sono cessate le comunicazioni da Philae che è entrata in ibernazione a causa dell'esaurimento della batteria principale.
Ma in quest'ultimo collegamento sono anche stati scaricati verso Rosetta tutti i dati scientifici acquisiti dagli strumenti del lander.
Fra le ultime operazioni eseguite da Philae vi è stata la rotazione del corpo della sonda in modo da mettere in posizione migliore i pannelli solari più grandi, nella speranza di poter ricaricare le batterie e, forse, ripristinare il collegamento fra qualche tempo.
Ma anche se così non fosse Philae ha compiuto un'impresa storica e ora non resta che aspettare l'analisi delle misurazioni eseguite dai suoi 10 strumenti di bordo.
Nell'illustrazione (Credit: @mars_stu) un simpatico saluto finale a Philae.

Fonti: ESA Blog Rosetta - @Philae2014

14/11/2014 - Philae stà ancora parlando! -

AGGIORNAMENTO ORE 23:50 - Rosetta ha acquisito nuovamente il contatto con Philae che si trova sulla superficie di una cometa (lontana 511 milioni di km!) durante il passaggio notturno di comunicazione, confermando che il lander ha ancora energia sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Il passaggio è iniziato alle 22:29 GMT (le 23:29 ora italiana), all'interno della finestra prevista. Contro tutte le possibilità - con nessun propulsore di spinta verso il basso e senza che il sistema automatico di arpioni abbia funzionato - l'intrepido lander Philae ha toccato mercoledì il suolo della cometa per un totale di tre volte prima di trovare il suo ultimo luogo di riposo.
Mentre la ricerca dell'ultimo sito di atterraggio è ancora in corso, il lander corre contro il tempo per eseguire tutti gli obiettivi scientifici possibili prima che la sua batteria principale sia esaurita. A causa delle condizioni di poca illuminazione del sito dove si trova Philae, è difficile che le batterie secondarie possano ricaricarsi abbastanza da permettere delle ulteriori operazioni di superficie.
Tutti gli strumenti scientifici sono stati attivati, compresi quelli che richiedevano dei movimenti meccanici, come APXS, MUPUS e la trivella, SD2, che è progettata per il prelievo di campioni e la consegna agli strumenti PTOLEMY e COSAS, all'interno del lander.
Il team del lander esaminerà ora i dati per confermare che tutti gli esperimenti siano stati completati.
La prevista missione di Philae si concluderà quando le batterie si esauriranno entro sabato: ulteriori contatti saranno possibili se le condizioni d'illuminazione cambieranno quando la cometa si avvicinerà al Sole, permettendo all'energia solare di fluire ancora.
Al momento sono trascorse circa 56 ore da quando Philae ha toccato per la prima volta la superficie della cometa. La sua batteria principale ha un'autonomia di circa 65 ore.
La missione dell'orbiter Rosetta prosegue come previsto con un'immensa quantità di osservazioni scientifiche ancora da eseguire.
Nella foto (Credit: ESA) la sala di controllo dell'ESOC di Darmstadt dove viene gestita la missione Rosetta.

Fonti: ESA Blog Rosetta -

14/11/2014 - Philae: oggi si tenta con il trapano italiano -

In un’atmosfera tesa, sospesa tra lo sconforto e la speranza, durante il media briefing del pomeriggio l’ESA ha annunciato di aver dato il via al tentativo di trivellazione di 67P. Se le batterie reggono, sapremo com’è andata attorno a mezzanotte.
Infine hanno deciso di rischiare. La biopsia impossibile, quell’affondo nella 'cresta iliaca' della cometa che solo ieri sembrava si potesse a malapena sognare, ha avuto inizio già questa mattina. La sequenza d’avvio è stata inviata a Rosetta, e da questa inoltrata a Philae, il lander europeo che sta tenendo in apprensione il pianeta. Philae ha ricevuto i comandi, e con quelle poche gocce d’energia che ancora gli rimangono s’è messo all’opera. Gli ultimi dati stavano mostrando la punta del trapano già fuoriuscita di oltre venti centimetri, quando Rosetta è scesa oltre l’orizzonte, perdendo il contatto radio con lo scatolotto più emozionante di sempre. Contatto che, se tutto va per il meglio, si ristabilirà solo attorno a mezzanotte.
Questa la notizia più rilevante fra le molte emerse durante la conferenza stampa di quest’oggi, eccezionalmente tenuta via Google Hangout – forse per contraccambiare il doodle di ieri l’altro, chissà.
Insomma, una follia. Il lander non è ancorato, i pannelli solari continuano a rimanere poco illuminati, la batteria è agli sgoccioli… eppure s’è deciso di osare. Ma a ben pensarci, c’è del metodo, in questa follia. A dettarla è proprio l’incombere del buio energetico. Ora o mai più, si devono essere detti i responsabili della missione. D’altronde, mettiamoci nei panni degli scienziati. È vero che ogni secondo in più trascorso con il nostro amato R2-D2 non ha prezzo. Ma non ha prezzo nemmeno una 'carota' di cometa, anzi. Se fossimo fortunati, potrebbe darci la conferma che si annida proprio lì, in quel 'midollo' mai sondato prima, il segreto dell’origine della vita nel Sistema Solare.
L’incertezza regna sovrana, e nessuno è in grado di assicurare che quello di stamane non sia stato l’ultimo scambio con Philae. A vincere, però, è ancora la tenacia. Su questo Stephan Ulamec, il lander manager di DLR, è stato chiaro: faremo l’impossibile, e i tentativi di riorientare Philae in modo che almeno uno dei pannelli solari possa funzionare non si fermano. La voglia di farcela è tale che addirittura non si esclude la possibilità, disperata, che sia proprio l’attivazione dello stesso drill – non un trapano qualunque, ma un trapano italiano – a far uscire miracolosamente il lander dall’angolo. Tutto entro mezzanotte.
Nella foto (Credit: ESA) la disposizione dello strumento SD2, il trapano di Philae, su un modello del lander. L'esperimento SD2 viene guidato dalla Professoressa Amalia Ercoli-Finzi, del Politecnico di Milano, Milano, Italia.

Fonte: INAF News

13/11/2014 - La Cina prepara un rover per Marte -

Dopo aver piazzato con successo il rover 'Coniglio di Giada' sulla Luna, gli esperti cinesi dicono che il loro Paese sta prevedendo un veicolo per Marte più grande, robusto e miglior scalatore.
Martedì un modello in scala reale del Mars rover è stato esposto all'Airshow China 2014 a Zhunhai City, nel sud della Cina, offrendo una rara opportunità di poter vedere il veicolo spaziale progettato.
"Il nostro attuale concept è che avrà sei ruote, come Yutu (Coniglio di Giada), ma avrà dimensioni maggiori e capacità migliore di superare gli ostacoli," ha detto Jia Yang, che ha guidato il team che ha sviluppato Yutu.
"Yutu poteva superare ostacoli non più alti di 20 centimetri, ma anche aggirare rocce più grandi. Questo non funziona su Marte, dove i luoghi sono pieni di grandi massi come nel deserto del Gobi. Quindi dobbiamo migliorare la sua adattabilità alla complessità del territorio," ha detto.
Il modello, lungo due metri, esposto è un prototipo. Il suo aspetto finale e le funzioni devono ancora essere decisi.
La Cina non ha ancora annunciato un piano ufficiale per la sonda su Marte, ma Ouyang Ziyuan, un capo scienziato della missione della sonda lunare cinese, ha detto che la Cina prevede di inviare un rover su Marte verso il 2020, raccogliere campioni e poi riportarli indietro attorno al 2030.
Jia immagina che il rover di Marte sia alimentato dal Sole, e che il suo peso sia vicino ai rover Spirit e Opportunity della NASA, circa 180 kg. L'ultimo rover della NASA, Curiosity, pesa invece 900 kg ed è alimentato da una batteria nucleare, ma Jin dice che la capacità dei razzi vettori della Cina sono limitati alle dimensioni del suo rover marziano.
Yutu ha riportato un guasto meccanico durante il suo secondo giorno lunare dopo aver compiuto un atterraggio di successo nel dicembre dello scorso anno, costringendo gli esperti cinesi a trovare una risposta a questo tipo di problema per il rover marziano.
"L'ambiente marziano è più complesso e ostile di quello della Luna. Stiamo lavorando allo scenario peggiore - tempeste di polvere che possano abbassare drasticamente la produzione di energia dei pannelli solari," dice Jia.
Assieme al rover è stato esposto un modello della capsula progettata per trasportare il veicolo nell'atmosfera del pianeta. Jia dice che stanno ancora lavorando sui paracadute della capsula e sulla struttura resistente al calore che possa permettere di atterrare con l'aria estremamente rarefatta, una delle parti più difficili della missione su Marte.
Delle 43 sonde inviate verso Marte fin dagli anni '60, solo 19 hanno avuto successo.
Nella foto (Credit: China View) il rover marziano cinese presentato dalla giornalista Lai Yuchen di China Wiev all'Airshow 2014 di Shangai, in Cina.

Fonti: Spacedaily - Universe Today

Nella foto (Credit: ESA TV) i partecipanti alla conferenza stampa post-landing.

13/11/2014 - Primo panorama dalla cometa 67P/C-G e status di Philae -

Alle 14:00 ora italiana si è tenuta la tanto attesa conferenza stampa dell'ESA dalla sede del controllo missione di Rosetta, a Darmstadt, in Germania. Sono intervenuti tutti i responsabili delle varie aree, dal lander all'orbiter passando per gli strumenti principali. Ognuno ha spiegato la situazione che lo riguarda e poi ha risposto alle domande dei giornalisti presenti in sala e nella sede di Colonia.
Andrea Accomazzo, direttore di volo di Rosetta, ha fatto un commosso ringraziamento dei responsabili del Flight Dinamics Team che ha avuto la responsabilità di calcolare come far arrivare Philae sulla cometa.
E' stato mostrato innanzitutto il primo panorama a 360°, scattato dallo strumento CIVA-P a bordo di Philae, del sito di atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. L'immagine non ancora elaborata (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA) mostra tutte e tre le zampe del lander in alcuni dei fotogrammi.
E' stata realizzata anche una versione dello stesso panorama sovrapponendovi un disegno di Philae nella configurazione che il team del lander crede sia quella attuale, si noti l'immagine in alto a destra che ritrae solo il cielo con i riflessi del sole
Nella conferenza stampa è stato inoltre confermato che Philae è rimbalzata ben due volte dopo il primo touch-down: il primo rimbalzo è avvenuto a 38 cm/s ed è durato quasi 2 ore mentre il secondo "rimbalzino" era a soli 3 cm/s.
Per effetto del primo rimbalzo, Philae si è allontanata sensibilmente dal punto previsto di atterraggio (Agilkia), finendo a circa 1 km da esso (localizzazione basata per ora sul segnale radio e non sulla identificazione ottica). E' stata mostrata un'immagine della posizione del primo atterraggio (rossa) e la zona presumibile del secondo e terzo (in blu).
Dalle immagini trasmesse da CIVA, il lander non è in posizione orizzontale ma è decisamente inclinato, con un piede sospeso nel vuoto.
Anche se la topografia circostante non è ancora del tutto chiara, il luogo in cui si trova Philae è decisamente 'riparato' poichè si vede una terrazza di roccia anche sopra la sua testa; questo fa sì che l'irraggiamento solare sia molto limitato (solo 1.5 ore di luce consecutiva anzichè le 6-7 ore previste).
Le comunicazioni radio sono tutto sommato buone, considerando la collocazione della sonda. Ieri le trasmissioni si sono interrotte solo mezz'ora dopo il touch-down finale ma è normale dato che, vista da Philae, Rosetta a quel punto è 'tramontata' dietro l'orizzonte. Stamane il contatto con Rosetta è stato riattivato e la stessa cosa succederà questo pomeriggio.
Gli strumenti sembrano in buono stato e, in particolare, CONSERT e ROLIS hanno continuato a lavorare e trasmettere preziose informazioni; sulla base di questi dati si potrà già realizzare una prima tomografia dell'interno del nucleo cometario.
Naturalmente, si sta ancora lavorando alacremente per capire meglio la situazione. Due delle tre zampe del rover sembrano infilate dentro un crepaccio, di cui vediamo appunto le cavità In ogni caso, il fatto che i pannelli solari di Philae ricevano poca energia non è certamente una situazione favorevole e potrebbe compromettere la missione se si rivelasse insufficiente a caricare le batterie. Inoltre, ogni piccolo movimento potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione! Per quanto rischioso, una soluzione potrebbe essere quella di tentare di raddrizzarsi sparando gli arpioni nel suolo e ritraendoli con il cavo, ma è molto azzardato! Sempre ammesso che funzionino, dato che non si sono affatto attivati al touch-down, come invece avrebbero dovuto fare Forse è più prudente ridurre al minimo le attività per ora (uno strumento alla volta, come con Voyager) e sperare che, con l'avvicinarsi al Sole e con il cambiamento di stagione sulla cometa, l'irraggiamento solare aumenti e si riesca a lovorare meglio.
La durata delle batterie principali è di 60 ore, dal momento del rilascio da Rosetta, e quindi restano circa 48 ore per cercare delle soluzioni. Una volta terminata la carica il lander potrebbe entrare in ibernazione fino a quando le batterie ricaricabili non saranno di nuovo pronte. In fondo Philae è stato programmato per 'addormentarsi' quando non ha abbastanza energia e 'risvegliarsi' quando le batterie sono di nuovo cariche.
Nella foto in alto (Credit: ESA TV) alcuni dei partecipanti alla conferenza stampa post-landing del 13 novembre 2014: da sinistra Jean-Pierre Bibring dell'Institut d'Astrophysique Spatiale, Université Paris Sud, Orsay, Francia, Fred Jansen mission manager di Rosetta, Holger Sierks, del Max-Planck-Institut für Sonnensystemforschung, Katlenburg-Lindau, Germania, Stephan Ulamec, mission manager e Andrea Accomazzo, direttore di volo di Rosetta.

Fonti: ESA Blog Rosetta - Alive Universe Images

13/11/2014 - Aggiornamento sulle indagini della NTSB sullo schianto della SpaceShipTwo -

Il National Transportation Safety Board, l'ente federale USA che si occupa della sicurezza dei mezzi di trasporto, ha rilasciato un aggiornamento sulle indagini relative all'incidente che ha visto coinvolto il veicolo suborbitale SpaceShipTwo della Virgin Galactic, lo scorso 31 ottobre presso Mojave, in California.
La parte delle indagini sulla scena dell'incidente della SpaceShipTwo di Virgin Galactic, durante un volo di prova condotto dalla Scaled Composites, si sono concluse e tutti gli inquirenti della NTSB sono rientrati a Washington D.C..
I resti della SpaceShipTwo sono stati rimossi e si trovano ora immagazzinati in una località sicura dove potranno essere sottoposti ad ulteriori esami.
La NTSB ha interrogato venerdì il pilota sopravvissuto. Secondo il pilota (Peter Siebold, ndr) egli non era in grado di vedere se il sistema 'feather' di movimento della superficie di coda fosse stato sbloccato anticipatamente dal co-pilota. La sua descrizione del movimento del veicolo è stata simile a quella ottenuta con gli altri dati dell'indagine. Egli ha affermato di essere stato espulso dal veicolo come risultato del cedimento strutturale e che si è liberato dal suo seggiolino appena prima che il suo paracadute si aprisse automaticamente.
Le informazioni registrate della telemetria, della memoria non-volatile e dei video saranno processati e validati per assistere i gruppi investigativi.
Un altro gruppo di indagine che ha eseguito ulteriori analisi del veicolo e dei video ripresi da terra si riunirà presso i Recorders Laboratory della NTSB, a Washington D.C..
Il gruppo che si occupa dei sistemi prosegue la revisione dei dati disponibili dai sistemi del veicolo (controlli di volo, display, controllo ambientale, ecc.). Il gruppo sta anche controllando i dati del progetto per i componenti del sistema 'feather' e la documentazione relativa alla sicurezza.
Il gruppo che si occupa delle prestazioni del veicolo continua ad esaminare le forze inerziali ed aerodinamiche che hanno agito sulla SS2 durante il lancio.
Le indagini sono in corso. Ogni ulteriori aggiornamento verrà pubblicato se gli eventi lo richiederanno. Segui l'indagine su Twitter a @ntsb o sul sito web presso ntsb.gov per ricevere le agenzie di NSTB.
Nella foto (Credit: Kenneth Brown) un rottame della SpaceShipTwo dove si legge il nome dato al veicolo 'VSS Enterprise'.

Fonte: NTSB

13/11/2014 - LA S3 conclude la sua prima fase di test di volo a North Bay -

La S3 (Swiss Space System) ha concluso la prima fase della campagna di test di volo con l'aiuto del Canadore College e i suoi collaboratory a North Bay.
Questi primi voli di prova sono stati eseguiti allo scopo di testare e validare i sistemi avionici, i sistemi drone, gli strumenti di Guida-Navigazione-Controllo e vari sensori.
Tutti i componenti erano stati inseriti all'interno di uno speciale contenitore prodotto da un fornitore locale. La struttura di supporto e rilascio è stata realizzata dalla North Bay Machining Centre Inc. e assemblata presso il Canadore College Aviation Campus dai membri della facoltà del Canadore College in collaborazione con la squadra progettazione della S3. La prima fase di questa campagna di volo di prova a North Bay ha visto il contributo di diverse compagnie locali le quali hanno permesso che i lavori fossero completati e consegnati nei tempi e nei limiti di spesa previsti.
La struttura di supporto al volo è stata sollevata da un elicottero fino alla quota massima di 3.800 metri per testare i sistemi, connessi e monitorati in tempo reale con la postazione al suolo. Inoltre vi è stata l'occasione per una delegazione di ingegneri della S3 di rafforzare la collaborazione con le squadre di supporto del Canadore College, con quelle del North Bay Jack Garland Airport (YYB), e con la città di North Bay (Ontario, Canada, ndr), in preparazione della futura campagna di rilascio in volo di un completo modello in scala della navetta suborbitale SOAR, che dovrebbe avvenire nella primavera del 2015 dalla stessa località.
Nella foto (Credit: Swiss Space System) la struttura che ha ospitato la strumentazione in prova durante i voli appesi all'elicottero.

Fonte: S3

13/11/2014 - Aggiornamento sulla situazione di Philae sulla cometa 67P/C-G e prima foto -

Dopo la concitazione di ieri, l'evento storico del primo atterraggio morbido su una cometa, questa mattina la situazione, ufficiosamente in attesa della conferenza stampa di ESA attesa per le 14 ora italiana, si può riassumere così:

- Philae ha toccato la superficie della cometa al centro dell'ellisse prevista alle 16:33 UTC (le 17:33 ora italiana).
- Purtroppo a causa della consistenza della superficie e/o della mancanza di attivazione dei ramponi, il lander è rimbalzato.
- Il primo rimbalzo sembra averla fatta ricadere a circa un km di distanza.
- Un secondo contatto con la superficie sarebbe avvenuto alle 17:26 UTC (le 18:26 ora italiana) ma, anche questa volta il lander avrebbe rimbalzato.
- Infine un terzo ed ultimo contatto, a circa 20 metri di distanza, sarebbe avvenuto alle 17:33 UTC (le 18:33 ora italiana). I momenti dei rimbalzi sono stati calcolati dai dati del magnetometro ROMAP.
- Il collegamento fra il lander e l'orbiter Rosetta è stato ripristinato questa mattina per circa 4 ore ed era stabile. Il lander sta operando normalmente. Al momento si prevedono due finestre giornaliere per il collegamento fra Philae e Rosetta.
- Una prima foto della superficie (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA) scattata, dalla posizione nella quale si trova adesso il lander, è stata resa pubblica questa mattina dall'account twitter di Rosetta.
- La zona dove Philae sembra, per il momento essersi fermata, è molto accidentata e rocciosa, potrebbe essere una specie di avvallamento, e con molte ombre che fanno temere per l'approvvigionamento di energia per mezzo dei pannelli solari di bordo.
- Nell'immagine, in realtà un mosaico di due foto scattate da CIVA, si vede una delle tre zampe del lander.
- Una panoramica completa del sito di atterraggio finale, realizzata con sette foto scattata da CIVA, sarà resa pubblico durante la conferenza stampa che si terrà alle 13:00 GMT (le 14 ora italiana).

Questo è tutto quello che è trapelato in modo più o meno ufficiale ed ufficioso.
Quello che è certo è che la missione è comunque un completo successo, nonostante quello che sarà capitato al lander. Consideriamo infatti che si trattava di atterrare su un corpo celeste del quale conoscevano niente delle proprietà della sua superficie e con una gravità 1000 volte inferiore a quella della Terra. E tutto questo dopo 10 anni di volo nello spazio profondo... Insomma i complimenti ricevuti da ESA sono tutti meritatissimi e ci uniamo al plauso globale per la riuscita di questa storica missione. Riviviamo quel momento storico della diretta ESA dalla sala di controllo di Rosetta a Darmstadt. La 'colorita espressione' di gioia di Accomazzo resterà nella storia dell'astronautica.

VIDEO DELLA CONFERMA DELL'ATTERRAGGIO DI PHILAE SULLA COMETA 67P/C-G - 12/11/2014 - (Credit: ESA/YOUTUBE/ldphq) - dur.min. 01:49 - LINGUA ITALIANA

Fonti: ESA blog Rosetta - Alive Universe Images

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) Philae che si allontana da Rosetta dopo il rilascio.

12/11/2014 - Philae è atterrata sulla superficie della cometa. L'Europa fa la storia astronautica -

La missione Rosetta ha fatto eseguire un'atterraggio morbido del suo lander Philae su una cometa, è la prima volta nella storia che viene compiuta un'impresa così straordinaria.
Dopo un'intensa attesa durante le sette ore della discesa verso la superficie della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, il segnale di conferma dell'aver con successo toccato la superficie è arrivata sulla Terra alle 16:03 GMT (17:03 ora italiana).
La conferma è stata ri-trasmessa dall'orbiter Rosetta verso la Terra e captata simultaneamente dalla stazione dell'ESA di Malargüe, in Argentina e dalla stazione NASA di Madrid, in Spagna. Il segnale è stato immediatamente confermato dal dallo Space Operations Centre ESOC dell'ESA a Darmstadt e del Lander Control Center di Colonia, entrambe in Germania.
I primi dati dagli strumenti del lander sono stati trasmessi al Centro Operativo Scientifico e di Navigazione a Tolosa, dell'agenzia spaziale CNES della Francia.
"La nostra ambiziosa missione Rosetta si è assicurata un posto nei libri di storia: non solo è stata la prima a compiere un rendezvous ed entrare in orbita attorno a una cometa, ma ora è stata anche la prima a portare un lander sulla superficie della cometa," ha notato Jean-Jeaques Dordain, il Direttore Generale dell'ESA.
"Con Rosetta abbiamo aperto una porta delle origini del pianeta Terra e favorirà una migliore comprensione del nostro futuro. ESA ed i suoi partner della missione Rosetta hanno realizzato oggi qualcosa di straordinario."
"Dopo oltre dieci anni di viaggio attraverso lo spazio, stiamo per fare le migliori analisi scientifiche mai compiute prima di uno dei più vecchi resti del Sistema Solare," ha detto Alvaro Giménez, Direttore della Science and Robotic Exploration.
"Decenni di preparazioni hanno aperto la strada per il successo di oggi, in modo che Rosetta continua ad essere un reale fattore di cambiamento nel campo della scienza delle comete e l'esplorazione dello spazio."
"Siamo estremamente contenti di essere al sicuro sulla superficie della cometa, in particolare alla luce delle sfide extra che abbiamo affrontato con le condizioni del lander," ha detto Stephan Ulamec, Philae Lander Manager presso il Centro Aerospaziale Tedesco DLR.
"Nelle prossime ore scopriremo esattamente come e dove siamo atterrati, e cominceremo a studiare tutto quello che potremmo della superficie di questo affascinante mondo."
Durante la breve conferenza stampa tenutasi alle 20:10 ora italiana a Darmstatd, è stato detto che probabilmente la sonda ha rimbalzato sulla superficie molto più soffice di quanto previsto ed è ricaduta. Non è nemmeno chiaro se gli arpioni posti su ognuna delle tre zampe siano stati conficcati o meno sulla superficie.
Ora Philae, a causa dell'orbita di Rosetta, non sarà in grado di comunicare con l'orbiter fino a domani e gli scienziati sperano di poter saperne di più fra alcune ore. Una nuova conferenza stampa è stata fissata per le 14 di domani.
Rosetta venne lanciata il 2 marzo 2004 ed ha viaggiato per 6,4 miliardi di km attraverso il Sistema Solare prima di arrivare alla cometa il 6 agosto 2014.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/Philae/ROLIS/DLR) un'immagine della superficie scattata da Philae a pochi secondi dall'atterraggio. "Il viaggio di Rosetta è stata una continua sfida operativa, che ha richiesto un approccio innovativo, precisione e lunga esperienza," ha detto Thomas Reiter, Direttore delle Operazioni per il Volo Spaziale Umano dell'ESA.
"Questo successo è testimone del lavoro di squadra eccezionale e delle conoscenze uniche del veicolo spaziale acquisite dall'Agenzia Spaziale Europea nel corso dei decenni."
Il sito di atterraggio, chiamato Agilka e localizzato sulla testa del bizzarro oggetto a doppio lobo, è stato scelto appena sei settimane dopo l'arrivo basandosi su immagini e dati raccolti dalle distanze fra 30 e 100 km dalla cometa. Queste prime immagini avevano presto rivelato una cometa come un mondo disseminato di massi, alte scogliere, dirupi scoraggianti e pozzi, con getti di gas e polveri che sgorgano dalla superficie.
Dopo aver trascorso un periodo a 10 km di altezza per eseguire ulteriori studi ravvicinati del sito scelto per l'atterraggio, Rosetta si è spostata su una traiettoria più distante in modo da prepararsi per il rilascio di Philae.
Cinque cruciali decisioni 'go/no go' sono state compiute la notte scorsa e nelle prime ore del mattino, confermando differenti stadi di preparazione per la separazione, assieme alle manovre di separazione, e alle preparazioni finali per le manovre dell'orbiter.
Il rilascio è stato confermato alle 09:03 GMT (le 10:30 ora italiana) da una distanza di 22,5 km dal centro della cometa. Durante le sette ore della discesa, eseguita senza l'aiuto di propulsione o guida, Philae ha ripreso immagini e registrato informazioni sull'ambiente della cometa.
"Una delle più grandi incertezze associate al rilascio del lander era la posizione di Rosetta al momento del suo sgancio, che poteva essere influenzato dalla cometa in quello specifico momento, e che potrebbe aver avuto effetti sulla traiettoria di discesa del lander," dice Sylvain Lodiot, Spacecraft Operation Manager Rosetta di ESA.
"Oltretutto stiamo eseguendo queste operazioni in un ambiente che abbiamo solo iniziato a comprendere, a 510 milioni di km dalla Terra."
L'atterraggio era previsto avvenire alla velocità di circa 1 m/s, con le tre zampe di atterraggio che avrebbero dovuto assorbire l'impatto in modo da prevenire il rimbalzo, e un arpione in ogni 'piede' che si sarebbero avvitati nella superficie.
Ma durante gli ultimi controlli del lander prima della separazione, era stato riscontrato un problema con il piccolo propulsore che si trova sulla parte superiore e progettato per contrastare la spinta degli arpioni e spingere il lander verso la superficie. Le condizioni dell'atterraggio - compreso il funzionamento o meno dei propulsori - assieme all'esatta localizzazione di Philae sulla cometa, devono essere analizzate.
Le prime immagini della superficie saranno trasmesse sulla Terra e dovrebbero essere disponibili alcune ore dopo l'atterraggio.
Nei prossimi due giorni e mezzo, il lander condurrà la sua principale missione scientifica, assumendo che le sua batteria principale rimanga in buone condizioni. Una fase successiva scientifica, utilizzando le batterie secondarie ricaricabili, potrebbe essere possibile, assumendo che le condizioni di illuminazione del Sole e delle polveri possano permettere ai pannelli solari di ricaricarsi. Questa fase estesa potrebbe durare fino a marzo 2015, dopo di che le temperature all'interno del lander saranno troppo alte per continuare le operazioni.
Le attività scientifiche principali della fase iniziale comprenderanno una vista panoramica completa del sito di atterraggio, compresa una sezione in 3D, immagini in alta risoluzione della superficie appena sotto il lander, analisi sul luogo della composizione dei materiali della superficie della cometa, e la perforazione che raccoglierà campioni da una profondità di 23 cm e con questi alimenterà il laboratorio di bordo per le analisi.
Nella foto (Credit: ESA TV) la gioia di Accomazzo e del resto dei presenti nel controllo missione alla conferma dell'atterraggio. Il lander inoltre misurerà le caratteristiche elettriche e meccaniche della superficie. Inoltre i segnali radio a bassa frequenza saranno inviati fra Philae e l'orbiter attraverso il nucleo per sondare la sua struttura interna.
Le misurazioni dettagliate della superficie che Philae eseguirà al sito di atterraggio saranno complementari e calibrate con osservazioni remote estese eseguite dall'orbiter e che copriranno l'intera cometa.
"Rosetta sta provando a rispondere alle grandi domande sulla storia del Sistema Solare. Quali sono state le condizioni della sua infanzia e come si è evoluta? Quale ruolo le comete hanno giocato nella sua evoluzione? Come funzionano le comete? dice Matt Taylor, scienziato del progetto Rosetta dell'ESA.
"Il successo dell'atterraggio di oggi la ciliegina su una torta di 4 km di larghezza, ma stiamo anche guardando al futuro e sulla prossima fase di questa missione rivoluzionaria, mentre continueremo a seguire la cometa intorno al Sole per 13 mesi, osservando i suoi cambiamenti e l'evoluzione delle sue attività di superficie."
Mentre Philae inizia il suo studio ravvicinato della cometa, Rosetta dovrà manovrare dalla sua posizione post-separazione fino a tornare in orbita attorno alla cometa ritornando verso il 6 dicembre all'orbita lontana 20 km.
Il prossimo anno, quando la cometa diventerà molto più attiva, Rosetta avrà la necessità di allontanarsi di più anche se poi eseguirà dei brevi sorvoli, alcuni dei quali la porteranno a soli 8 km dal centro della cometa.
La cometa raggiungerà la distanza minima dal Sole il 13 agosto 2015 arrivando a circa 185 milioni di km, all'incirca fra le orbite di Marte e la Terra. Rosetta la seguirà per il resto del 2015, mentre si allontanerà dal Sole e la sua attività inizierà a diminuire.
"E' stato un viaggio estremamente lungo e difficile per raggiungere questo evento , ma ne è valso assolutamente la pena. Attendiamo con ansia il continuo successo del grande sforzo scientifico qual'è la missione Rosetta, in quanto promette di rivoluzionare la nostra comprensione delle comete," ha detto Fred Jansen, responsabile della missione ESA Rosetta.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/Philae/ROLIS/DLR) la zona di atterraggio fotografata dallo strumento ROLIS a bordo di Philae e scattata da soli 3 km di altezza. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) Philae che si allontana da Rosetta appena dopo il rilascio. Nella foto a destra (Credit: ESA/Rosetta/Philae/ROLIS/DLR) un'immagine della superficie scattata da Philae a pochi secondi dall'atterraggio. Nella foto in basso a sinistra (Credit: ESA TV) la gioia di Andrea Accomazzo, operations manager di Rosetta presso l'ESA, e del resto dei presenti nel controllo missione alla conferma dell'atterraggio.

Fonti: ESA - ESA blog Rosetta

Nella foto (Credit: NASA/Frankie Martin) il convoglio che trasporta il veicolo Orion mentre passa nei pressi del VAB.

12/11/2014 - La prima capsula Orion è alla rampa di lancio -

Alle 3:07 a.m. EST (le 9:07 ora italiana) il primo veicolo spaziale Orion, destinato a raggiungere lo spazio, ha raggiunto lo Space Launch Complex 37 dell'Air Force Station di Cape Canaveral concludendo così il viaggio, iniziato alle 08:54 p.m. EST (le 2:54 ora italiana) dal Launch Abort System Facility presso il Kennedy Space Center della NASA. Nel corso della mattinata il l'intero complesso, che comprende anche il Launch Abort System (LAS), verrà sollevato e agganciato sulla sommità del razzo vettore Delta IV Heavy che si trova già sulla rampa di lancio.
Il trasporto, avvenuto sopra uno speciale mezzo di movimentazione e con il supporto del personale e di veicoli che scortavano il convoglio con attenzione ha impiegato oltre sei ore per arrivare alla rampa di lancio.
Il decollo della missione Exploration Flight Test-1 (EFT-1) con il primo veicolo spaziale Orion senza equipaggio è fissato per il 4 dicembre 2014.
Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett) il complesso Modulo di Servizio, Modulo Equipaggio e LAS nei pressi della rampa di lancio 37B di Cape Canaveral, in Florida. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/Frankie Martin) il convoglio che trasporta il veicolo Orion mentre passa nei pressi del VAB.

Fonte: NASA Blog Orion

12/11/2014 - Prima foto da Philae che lascia Rosetta -

Appena dopo la partenza di Philae da Rosetta, il lander ha scattato questa foto (Credit: ESA/Philae/CIVA) della sua nave madre.
L'immagine è stata presa dal sistema di ripresa CIVA-P e mostra uno dei pannelli solari lunghi 14 metri di Rosetta. La foto è stata immagazzinata a bordo del lander fino a che non è stato stabilito il contatto radio con Rosetta, circa due ore dopo la separazione, e poi inviato a Terra, dove è arrivata verso le 15:19.
Il lander si era separato dall'orbiter alle 09:03 GMT (le 10:03 ora italiana) e ci si attende che tocchi la superficie della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko sette ore dopo. La conferma del successo nell'atterraggio si avrà entro una finestra di un'ora centrata alle 16:02 GMT (le 17:02 ora italiana).
Un paio d'ore dopo il rilascio è arrivata la conferma del collegamento radio dati fra il lander e la sonda in orbita. Anche le tre zampe di atterraggio di Philae sono già state dispiegate per l'atterraggio.
Segui l'evento in diretta qui: http://www.esa.int/rosetta.

Fonte: ESA Blog Rosetta

12/11/2014 - Elon Musk conferma un piano per una flotta di satelliti Internet -

L'imprenditore di alta tecnologia, Elon Musk, ha confermato che sta lavorando ad una rete di piccoli e poco costosi satelliti che potrebbero fornire l'accesso Internet senza fili a tutto il mondo.
Il miliardario dietro i programmi industriali Tesla e SpaceX ha sparato un messaggio Twitter che la SpaceX "E' ancora ai primi stadi di sviluppo di micro-satelliti che possano operare in grandi formazioni."
Musk non ha fornito dettagli, ma ha promesso che seguirà un annuncio ufficiale entro due o tre mesi.
Secondo il Wall Street Journal ,Musk starebbe lavorando a questo progetto assieme ad un veterano dell'industria satellitare, Greg Wyler, che ha passato diverso tempo su un programma analogo di Google.
Musk ha poi specificato in un altro tweet pubblicato lunedì che la storia del WSJ era fuori traccia in diversi punti.
Il WSJ aveva riportato che Musk e Wyler stanno provando a rendere fattibile ed a basso costo mettere in orbita circa 700 satelliti del peso, ognuno di 110 kg, per fornire Internet senza fili in ogni luogo del nostro pianeta.
I satelliti sarebbero piccoli, più economici e più facilmente dispiegabili di quelli attualmente in uso.
Nella foto (Credit: AP/Jae C. Hong) Elon Musk durante la cerimonia di presentazione della capsula per equipaggio Dragon V2, lo scorso 29 maggio.

Fonte: Spacedaily

12/11/2014 - Philae è in viaggio verso la cometa ! -

Il lander Philae si è separato dall'orbiter Rosetta ed ora è in viaggio per diventare il primo veicolo spaziale a toccare una cometa.
La separazione è stata confermata presso lo Space Operation Centre ESOC dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) di Darmstadt, in Germania, alle 09:03 GMT (le 10:03 ora italiana). Ai segnali radio trasmessi da Rosetta ci sono voluti 28 minuti e 20 secondi per raggiungere la Terra, quindi la separazione è avvenuta realmente nello spazio alle 08:35 GMT (le 09:35 ora italiana).
La conferma è stata salutata da una serie di applausi, strette di mano ed abbracci nella sala del controllo missione. Dopo dieci anni di volo nello spazio verso la cometa 67P/C-G e finalmente l'obiettivo del lander si trova a poche ore di distanza.
Il primo segnale di Philae è atteso fra circa due ore quando il lander stabilirà le trasmissioni con Rosetta. Philae non è infatti in grado di inviare direttamente i suoi dati sulla Terra e quindi lo deve fare attraverso Rosetta.
Una volta che la connessione sarà stabilita il lander invierà a Rosetta un rapporto sulle sue condizioni, assieme ai primi dati scientifici. Fra questi vi saranno le prime immagini scattate all'orbiter poco dopo la separazione.
In questo momento il lander, sganciato da una distanza di 22,5 km dalla cometa, viaggia alla velocità di 1m/s, circa a passo d'uomo.
La conferma dell'avvenuto contatto con la superficie della cometa è atteso all'interno di una finestra di un'ora centrata attorno alle 17:02 GMT (le 18:02 ora italiana). La prima immagine dalla superficie è attesa circa due ore dopo.
Nella notte si erano tenuti una serie di decisioni 'go/no go' per le varie fasi dell'operazione. Soltanto un intoppo con i propulsori a gas freddo del lander, che avrebbero dovuto attivarsi al momento del contatto per mantenere ferma la sonda mentre i tre arpioni posti sulle zampe penetravano nella superficie per ancorare Philae, che non sembrano funzionare. Ma, comunque, nonostante questo problema, che renderà più difficile l'atterraggio, il controllo missione ha deciso di proseguire ugualmente.
"Vi sono stati diversi problemi durante la notte con i preparativi per la separazione ma abbiamo deciso per il 'go'. ha detto Paolo Ferri, capo delle missioni operative di ESA.
Seguite in diretta l'evento su: http://esa.int/rosetta.
Nell'immagine (Credit: ESA) Andrea Accomazzo, operations manager del centro controllo missione conferma il rilascio di Philae da parte di Rosetta.

Fonte: ESA Blog Rosetta

10/11/2014 - Il primo razzo vettore Angara-5 sulla rampa di lancio di Plesetsk -

Il 10 novembre 2014, il primo razzo Angara-5 è stato portato dall'edificio di assemblaggio alla rampa di lancio del Sito 35 del Cosmodromo di Plesetsk, lo ha annunciato il Ministero della Difesa Russo.
I test presso la rampa di lancio, compresi i controlli elettrici del razzo e le prove delle attrezzature della rampa, sono previsti per una durata di sette giorni in preparazione per il lancio inaugurale di questa versione, previsto per dicembre.
Sulla sommità del razzo Angara-A5 (1LM) è già stato installato uno stadio superiore Briz-M e un simulatore di carico utile conosciuto come IPM.
Il primo vettore della famiglia Angara, il modello 1.2PP, fece il suo debutto il 9 luglio 2014 con un volo suborbitale della durata di 22 minuti conclusosi con successo.
Nella foto (Credit: Khrunichev) il razzo vettore Angara-5 mentre sta per essere issato sulla rampa di lancio.

Fonti: Russian Space Web - Khrunichev

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) il lander Philae lascia Rosetta ed inizia la discesa verso la cometa 67P/C-G.

10/11/2014 - '7 Ore di Terrore': tutto pronto per lo storico atterraggio sulla cometa -

Far atterrare una sonda su una cometa che schizza attraverso lo spazio non è facile, ma questa settimana, l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) tenterà di farlo. Se avrà successo sarà la prima volta che un veicolo spaziale atterrerà sulla superficie di una cometa. I responsabili della missione Rosetta dell'ESA stanno lavorando per far scendere, mercoledì 12 novembre, il lander Philae sulla superficie del nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Potrete seguire lo storico momento in diretta webcast su internet sui siti ESA e NASA a partire da martedì 11 novembre e per tutta la giornata di mercoledì. Sulla Terra sapremo se l'atterraggio è andato bene a partire dalle 16:02 GMT (le 17:02 del 12 novembre).
L'atterraggio è un'operazione rischiosa.
Una mappatura dettagliata della cometa 67P/C-G è iniziata solo ad agosto, quando la sonda Rosetta, con a bordo il lander Philae, è arrivata nei pressi del corpo celeste. La superficie della cometa è costellata di massi e spaccature e il sistema di atterraggio di Philae non ha modo di manovrare negli ultimi minuti.
Ci vorranno circa 7 ore agli scienziati sulla Terra per scoprire se il viaggio di Philae verso la superficie avrà avuto successo. Un video della NASA ha ribattezzato quel lasso di tempo '7 Ore di Terrore' in omaggio al rover Curiosity ed ai suoi '7 Minuti di Terrore' nel video che descriveva la sequenza di atterraggio del rover su Marte.
"Questa cometa è molto, molto accidentata," ha detto Andrea Accomazzo, operations manager di Rosetta presso l'ESA, durante un Google+ Hangout tenutosi venerdì 7 novembre. "Ma questo è quello che abbiamo, e questo è quello che proveremo a fare. Dovremo essere un pochino fortunati."
Se Philae avrà successo sarà il coronamento del viaggio decennale di Rosetta nello spazio. La missione ha già raggiunto l'obiettivo di essere la prima sonda ad entrare in orbita attorno ad una cometa e, se Philae toccherà la superficie di 67P/C-G senza problemi il lander sarà il primo ad eseguire un atterraggio morbido su una cometa.
Una cometa è un ambiente difficile. La gravità è così bassa che Philae ha bisogno di rilasciare un arpione nella superficie per rimanere attaccata alla cometa 67P/C-G. Durante l'atterraggio, il veicolo spaziale si troverà in un ambiente polveroso - senza dimenticare le rocce sulla superficie. Il successo inoltre dipenderà largamente da come le apparecchiature e il software si comporterà durante le ultime ore delle fasi finali della discesa.
Rosetta ha trascorso lunedì 10 novembre e martedì preparandosi per l'orbita di atterraggio e per il rilascio di Philae. Uno dei momenti più concitati sarà la tarda notte di martedì, quando i controllori avranno solo 4 ore per inviare i comandi a Philae ed essere sicuri che sia pronta a scendere.
"Abbiamo quattro ore per mettere tutto assieme, controllare e verificare che siano consistenti, trasmettere alla sonda e ricontrollare che il veicolo spaziale sia tutto OK," dice Accomazzo. "E' una serie di attività molto compresse quelle che dobbiamo fare."
Il piano prevede il rilascio di Philae da Rosetta alle 8:35 GMT di mercoledì (le 9:35 ora italiana) e l'ESA saprà se l'operazione ha avuto successo solo 28 minuti e 20 secondi più tardi, una volta che il segnale avrà raggiunto la Terra.
Il veicolo spaziale è troppo lontano perché i controllori possano fare qualcosa e quindi dovranno trattenere il respiro mentre la sonda eseguirà la discesa. I controllori di missione dell'ESA dovrebbero acquisire il segnale di Philae durante la discesa verso le 10:53 GMT (le 11:53 ora italiana). Una volta che il segnale sarà stabilito, Rosetta potrà iniziare a ri-trasmettere le informazioni acquisite da Philae mentre scende verso la superficie della cometa.
A circa le 16:00 GMT (le 17 ora italiana), gli scienziati dovrebbero sapere se Philae ha toccato la superficie.
Rosetta avrà poi diversi minuti di contatto con Philae durante la discesa, l'atterraggio e le attività successive. L'ESA ha aggiunto che sia Rosetta che Philae appaiono essere in buone condizioni al momento e quindi sperano per il meglio.
Anche se Philae non dovesse aver successo nell'atterraggio, l'ESA ha anticipato che solo il 20% delle scoperte scientifiche attese sarebbero perse dalla missione Rosetta. Il resto dell'attività scientifica avverrà dalla missione orbitale che prevede di rimanere in funzione almeno fino a dicembre 2015 - cinque mesi dopo il passaggio più ravvicinato della cometa 67P/C-G attorno al Sole.
Il potenziale atterraggio di Philae lo renderà il settimo luogo nel quale delle astronavi sono atterrate al di fuori della Terra. Gli altri corpi visitati comprendono Venere, la Luna, Marte, la luna Titano di Saturno e gli asteroidi 433 Eros e Itokawa.
"Questo è un affare molto, molto rischioso, ma è un'operazione nella quale abbiamo investito un sacco di conoscenze, conoscenze tecniche e un sacco di attività di cooperazione," ha detto Jocelyne Landeau-Constantin, capo del Centro Comunicazioni Operazioni Spaziali Europee, durante lo stesso webcast.
A volte, ci svegliamo e ci meravigliamo che questo sogno possa diventare realtà," ha aggiunto. A volte sappiamo che potrebbe andare male. Ma siamo pronti a qualunque opzione e siamo molto fiduciosi di riuscire a farcela.
Nel mosaico di quattro immagini (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 - Processing: 2di7 & titanio44, CC BY-SA IGO 3.0) il nucleo della cometa 67P/C-G ripreso il 4 novembre 2014 e colorizzato dai responsabili del sito Alive Universe Images. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ESA) il lander Philae lascia Rosetta ed inizia la discesa verso la cometa 67P/C-G.

Fonti: Space.com - ESA

10/11/2014 - Il maltempo costringe il rinvio di Orion verso la rampa di lancio -

Il maltempo ha costretto la NASA a rinviare di 24 ore il trasporto della capsula di nuova generazione Orion alla rampa di lancio in preparazione alla missione prevista per il mese prossimo.
Lo spostamento è ora previsto per martedì sera alle 8:30 p.m. EST (le 2:30 ora italiana di mercoledì 12 novembre).
Orion è destinato a raggiungere il Complesso 37B della Air Force Station di Cape Canaveral dove un razzo Delta IV Heavy della United Launch Alliance è in attesa della capsula che vi verrà issata sulla sommità.
Il vettore pesante lancerà Orion il 4 dicembre per l'Exploration Flight Test-1 (EFT-1) - una missione senza equipaggio della durata di due orbite attorno alla Terra per controllare tutti i sistemi del modulo destinato ad ospitare gli astronauti.
"Le previsioni meteo di lunedì indicavano venti e fulmini che violavano i parametri prescritti per lo spostamento di Orion," ha dichiarato la NASA in un comunicato.
Il ritardo non avrà nessun effetto sulla data di lancio prevista per il 4 dicembre di Orion con il razzo Delta IV Heavy della ULA.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) la pioggia all'esterno dell'edificio di assemblaggio dove Orion, che si intravede al riparo al suo interno è in attesa di poter essere trasferito alla rampa di lancio.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

10/11/2014 - Uno dei satelliti Galileo preparato per una nuova orbita -

Il quinto satellite di navigazione Galileo, uno dei due immessi sull'orbita sbagliata la scorsa estate, eseguirà questo mese una serie di manovre come preludio alla conferma del suo stato di salute.
Lo scopo è quello di alzare la parte più bassa dell'orbita - il suo perigeo - per ridurre l'esposizione alle radiazioni delle fasce di Van Allen che circondano la Terra, per metterlo su un'orbita più utile a scopi di navigazione.
Se le due settimane di operazioni avranno successo anche il sesto satellite Galileo seguirà la stessa strada.
Il paio di satelliti Galileo, lanciati assieme con un razzo Soyuz il 22 agosto, erano finiti su un'orbita ellittica che varia da 25.900 a 13.317 km dalla Terra, piuttosto di quella che avrebbe dovuto essere puramente circolare ad una quota di 23.222 km. Inoltre le orbite sono angolate rispetto all'equatore meno di quanto originariamente pianificate.
I due satelliti hanno propellente solo per alzare le loro orbite di circa 4.000 km - insufficienti per correggere interamente le loro orbite.
Ma la mossa porterà il quinto satellite su un'orbita più circolare di prima, con un perigeo alto 17.339 km.
"La nuova orbita volerà sopra la stessa posizione ogni 20 giorni," spiega Daniel Navarro-Reyes, analista di missione Galileo per ESA.
"Lo standard per Galileo ripete lo stesso schema ogni 10 giorni, quindi raggiungere questo porterà a sincronizzare la traccia al suolo con il resto dei satelliti Galileo.
"Inoltre da un punto di vista dei ricevitori degli utenti, l'orbita revisionata ridurrà i livelli di variazione del segnale, riducendo lo spostamento Doppler del segnale e incrementando la visibilità del satellite. Per il satellite, ridurre la sua esposizione alla fascia di radiazioni di Van Allen lo proteggerà da ulteriori esposizioni a particelle cariche. L'orbita permetterà inoltre ai Sensori Galileo di mantenere una posizione stabile dell'antenna principale puntata verso Terra. In questo momento, quando il satellite si tuffa al suo punto più basso, la Terra appare così grande che il sensore è inutilizzabile. Il satellite si basa solo sui giroscopi, degradando così la sua precisione di posizione."

Il recupero è stato supervisionato dal Centro di Controllo Galileo di Oberpfaffenhofen, in Germania, con l'assistenza del Centro Operazioni Spaziali dell'ESA, ESCO di Darmstadt, in Germania.
L'agenzia spaziale francese CNES ha fornito ulteriori stazioni al suolo per contattare e mantenere il collegamento con il satellite quando necessario.
I due satelliti precedentemente puntavano verso il Sole. "Il 3 novembre abbiamo cambiato il quinto satellite, come la transizione al normale puntamento verso la Terra," aggiunge Daniel.
Durante novembre, circa 15 manovre porteranno il satellite nella nuova orbita. Una volta lì, potrebbe iniziare la fase di test orbitali. Per prima cosa verrà controllata lo stato di salute del satellite, seguido da una maggiore serie di prove per il carico utile di navigazione.
Nell'illustrazione (Credit: ESA) in verde tratteggiato l'orbita che avrebbero dovuto raggiungere i due satelliti Galileo lanciati lo scorso 22 agosto. In rosso la posizione attuale dei due satelliti. In verde linea continua la posizione degli altri quattro satelliti Galileo IOV.

Fonte: ESA

09/11/2014 - ALMA ci mostra come nasce un sistema solare -

Gli astronomi hanno catturato la migliore immagine mai ottenuta prima della formazione dei pianeti attorno ad una stella giovane, come parte del test di verifica e prova delle capacità ad alta risoluzione di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array).
Questa rivoluzionaria nuova immagine rivela con dettagli senza precedenti, la formazione del disco planetario attorno alla stella HL Tau, simile al Sole e distante circa 450 anni luce in direzione della costellazione del Toro.
ALMA ha scoperto, in questo sistema, delle strutture mai viste prima compresi multipli anelli concentrici separati da spazi ben definiti. Queste strutture suggeriscono che la formazione dei pianeti è già in corso attorno a questa stella giovane.
"Queste strutture sono quasi certamente il risultato di corpi planetari giovani che si stanno formando nel disco. Questo ci sorprende perché HL Tau non ha più di un milione di anni e non ci aspettavamo che stelle così giovani avessero già corpi planetari così grandi capaci di produrre le strutture viste in quest'immagine." ha detto Stuartt Corder, Vice-Direttore di ALMA.
Tutte le stelle si pensa si formino all'interno di nubi di gas e polvere che collassano grazie alla gravità. A causa delle molte collisioni le particelle di polvere si attaccano l'una all'altra, crescendo in grumi fino alle dimensioni di granelli di sabbia o sassolini. In ultima analisi, si possono formare nel disco asteroidi, comete e anche pianeti. I giovani pianeti lacerano il disco e creano anelli, lacune e buchi come quelli visti nelle strutture ora osservate da ALMA
La nuova immagine ottenuta da ALMA rivela queste strutture con incredibile dettaglio, fornendo le migliori immagini al momento della formazione planetaria. Immagini con questo livello di dettaglio erano solo state ottenute nei modelli al computer o nei disegni. ALMA, mantenendo le promesse, ha fornito la prova diretta che la natura e la teoria sono in accordo.
HL Tau è nascosta nella luce visibile dietro una massiccia quantità di polveri e gas. Dal momento che ALMA osserva a lunghezze d'onda molto più lunghe, è in grado di scrutare attraverso la polvere per studiare i processi che avvengono proprio al centro di questa nube.
Le nuove capacità ad alta risoluzione della serie di antenne radar di ALMA è stata possibile spaziando le antenne fino a 15 km di distanza. Questo permette di ottenere immagini con una risoluzione di 35 milliarcosecondi, l'equivalente di una monetina vista da 110 km di distanza, meglio di quanto si ottiene con il Telescopio Spaziale Hubble.
Ulteriori osservazioni potrebbero arrivare al massimo di distanza delle antenne, 16 km, fornendo le immagini ancora più chiare e continuando ad espandere la nostra comprensione del cosmo.
ALMA, l'Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, un osservatorio astronomico internazionale, è una collaborazione fra l'Europa, il Nord America e l'Asia Orientale, in cooperazione con la Repubblica del Cile. In Europa, ALMA è finanziata dall'ESO, in Nord America dalla U.S. National Science Foundation (NSF), in cooperazione con il National Research Council del Canada (NRC) e il National Science Council di Taiwan (NSC) e in Asia Orientale dagli Istituti Nazionali di Scienze Naturali del Giappone (NINS), in cooperazione con l'Accademia Sinica di Taiwan (AS). La costruzione e la gestione di ALMA sono condotte dall'ESO per conto dell'Europa, dall'Osservatorio Nazionale di Radio Astronomia (NRAO) gestito dalle Associated Universities, Inc. (AUI) per conto del Nord America e dall'Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone (NAOJ) per conto dell'Asia Orientale. L'osservatorio congiunto di ALMA (JAO: Joint ALMA Observatory) fornisce la guida unitaria e la gestione della costruzione, del commissioning e delle operazioni di ALMA.
Nell'immagine (Credit: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)) il disco protoplanetario di HL Tau.

Fonti: ESA - Spacedaily

09/11/2014 - Rivivi momento dopo momento la missione Apollo 12 -

Paolo Attivissimo, noto divulgatore informatico, giornalista e famoso per essere un eccezionale cacciatore di 'bufale', inteso come notizie fasulle, ha iniziato un blog che ripercorre i fatti della missione Apollo 12, come già fatto a luglio con l'Apollo 11, in tempo reale quarantacinque anni dopo.
Sul blog appariranno foto, notizie e video di quella seconda storica missione sul nostro satellite naturale.
A questo è abbinato anche un livetweet presso l'indirizzo @attivissimoLIVE. Il testo che vedrete nel blog è basato sul livetweet. Una fantastica occasione per ripercorrere quei momenti lontani nella memoria di molti e per sentirli vicini per chi, quei momenti storici dell'astronautica, non ha potuto viverli perché non ancora su questa Terra.
Ancora un'ottima iniziativa divulgativa e storica di Attivissimo.
Nella foto (Credit: NASA/Scansione di Ed Hengeveld) l'equipaggio di Apollo 12 (da sinistra Alan Bean, pilota del modulo lunare, Dick Gordon, pilota del modulo di comando e il comandante Pete Conrad all'interno del modulo di comando il 7 novembre 1969.

Fonte: Apollo 12 Timeline

Nell'immagine (Credit: NASA/TV) la Soyuz in allontanamento dalla ISS.

09/11/2014 - Rientrato sulla Terra l'equipaggio di Spedizione 40/41 -

Un cosmonauta veterano, un vulcanologo tedesco e un pilota collaudatore della U.S. Navy, diventato astronauta NASA e maestro nei social media con un seguito mondiale, si sono sganciati dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e sono rientrati domenica sulla Terra, discendendo attraverso le nubi basse per un atterraggio con il paracadute ed assistito dai retrorazzi, nelle fredde steppe del Kazakhstan dopo quasi 165 giorni in orbita.
Nonostante il meteo gelido che ha reso difficile il lavoro degli equipaggi di recupero, il veicolo spaziale Soyuz TMA-13M comandato da Maxim Suraev e con gli Ingegneri di Volo Alexander Gerst dell'ESA e Reid Wiseman della NASA, sono atterrati all'obiettivo vicino ad Arkalik, in Kazakhstan, alle 9:38 a.m. locali (le 4:38 ora italiana), tre ore e mezzo dopo che il terzetto aveva lasciato il complesso orbitale.
L'atterraggio ha segnato la fine di una missione lunga 5,3 mesi che ha visto compiere 2.640 orbite ed oltre 112 milioni di km fin dal suo lancio, lo scorso 28 maggio dal Cosmodromo di Baikonur, nel Sud-Est del Kazakhstan.
Il modulo di discesa Soyuz si è capovolto su un lato appena dopo aver toccato il suolo, spinto dai suoi paracadute. Alle squadre di recupero c'è voluto quasi mezzora per estrarre Suraev, Gerst e Wiseman dal veicolo ed adagiarli sulle poltrone reclinabili sistemate vicino e coprirli con le coperte per proteggerli dal freddo intenso. Tutti e tre apparivano rilassati e in buone condizioni sorridendo e scambiando battute con i medici, i tecnici e una serie di funzionari delle agenzie spaziali.
"Qui abbiamo un russo, un tedesco ed uno statunitense che hanno lavorato assieme per metà anno," ha detto Suraev. "Tutto è andato bene, tutto è stato nello spirito della collaborazione. Io credo che tutti abbiano bisogno di imparare dall'esempio dei membri degli equipaggi della ISS - loro non si insultano, non cercano di provare qualcosa l'uno all'altro, provano a vivere assieme, spalla a spalla."
Dopo una breve telefonata satellitare con amici e parenti, gli astronauti sono stati ospitati in una tenda gonfiabile per i controlli medici di routine. Dopo questo l'equipaggio ha compiuto un volo di due ore fino alla vicina Kustanai, per la tradizionale cerimonia di benvenuto Kazako.
Suraev è rientrato in Russia a bordo di un Jet che lo ha riportato al Centro di Addestramento Cosmonauta Gagarin a Città delle Stelle, vicino Mosca. Un jet della NASA era in attesa di portare Wiseman e Gerst a Prestwick, in Scozia, dove Gerst cambierà aereo per il continente. Il Jet della NASA riporterà invece Wiseman e la squadra che lo ha assistito a Houston.
I tre hanno lasciato in orbita il Comandante di Spedizione 42, Barry 'Butch' Wilmore, Alexander Samokutyaev ed Elena Serova. Questi rimarranno sulla ISS da soli fino al 23 novembre quando il Comandante della Soyuz TMA-15M, il cosmonauta Antan Shkaplerov, l'astronauta Terry Virtis della NASA e l'astronauta italiana dell'ESA Samantha Cristoforetti arriveranno per riportare l'equipaggio della stazione a sei membri.
"Si dice che questa sia la più complessa macchina che l'umanità abbia mai costruito," aveva detto Gerst sabato, fluttuando assieme ai suoi colleghi nel modulo laboratorio giapponese Kibo. "Anche ora, dopo quasi metà anno a bordo, è impossibile per me spiegare quanto sia complesso gestire questa macchina. Quello che sono sicuro però e che questo è il più splendido esempio di squadra che abbia mai visto nella mia vita. Voglio ringraziare tutte le squadre di supporto a terra, tutte quelle persone che hanno dedicato tutte queste ore di lavoro per noi."
Wiseman è diventato una specie di rock star durante la sua permanenza nello spazio, utilizzando Twitter, i video di sei secondi Vine e altri social media per condividere le sue esperienze - e spettacolari vedute della Terra - con un pubblico di 360.000 follower solo su Twitter.
"Questo è il mio primo volo spaziale, e volevo soltanto condividere alcune delle particolarità di questo ambiente," ha detto alla CBS News in un'intervista eseguita la scorsa settimana. "Io penso di essere riuscito in questo. Io penso che Vine, mettendo le immagini in movimento, abbia realmente catturato l'immaginazione di una gran parte delle persone. E quello era il mio obiettivo, quello di utilizzare le immagini e di metterle in movimento e lasciare che le persone lo sperimentassero in modo che vivessero questo assieme a me. Per questo penso che sia stato grande."
Anche Gerst ha postato frequentemente su Twitter, compreso quello di domenica: "Grazie a tutti coloro che hanno volato nello spazio assieme a me, è stato un bel colpo. Sono grato di aver fatto questo assieme!"
Entrambi hanno inviato a Terra scene della Terra, molte di queste spettacolari viste di città, centri urbani, montagne e altre caratteristiche sorprendenti.
"Penso che la cosa più grande che porterò con me sarà il cambiamento della Terra nel corso dei sei mesi che sono stato qui," ha detto Wiseman, "a guardare le condizioni meteorologiche che cambiano, vedendo l'estate, l'autunno e ora l'inverno, davvero ti fa capire che non ci limitiamo a vivere sulla Terra, la Terra è solo una parte di tutti noi. Mi piace molto guardare fuori dalla finestra così."
Nell'immagine (Credit: NASA/TV) la Soyuz nel momento di toccare terra in Kazakhstan. Ma era chiaro che non vedeva l'ora di tornare a casa e "abbracciare mia moglie ed i miei figli, questa è la cosa numero uno."
"E poi essere in grado di selezionare il cibo che ho voglia di mangiare," ha aggiunto. "Il cibo qui è in realtà piuttosto buono, ma dopo sei mesi sarà bello essere in grado di andare solo in macchina, guidare fino al negozio e prendere quello che voglio e poi avere la cucina a mia disposizione per preparare qualche buon cibo."
Ma è stato anche in attesa semplicemente di sedersi.
"Non mi sono seduto per 160 giorni, e solo quella sensazione di stare seduti e la gravità che mi tira verso il basso su una sedia, non vedo l'ora di questo," ha detto.
Il ritorno a casa è iniziato alle 07:31 p.m. EDT (le 1:31 ora italiana) quando la navicella spaziale Soyuz TMA-13M si è sganciata dal modulo Rassvet della stazione spaziale mentre l'equipaggio volava 420 km sopra la Cina settentrionale.
Dopo lo spostamento a distanza di sicurezza, Suraev ha monitorato per quattro minuti a 41 secondi l'accensione dei propulsori a partire dalle 10:05 p.m. EDT(le 4:05 ora italiana) per rallentare la nave di circa 431 km/h, quel tanto che basta per abbassare il lato opposto dell'orbita dentro l'atmosfera. Dopo una caduta libera di mezz'ora, i tre moduli che compongono la navicella spaziale Soyuz si sono separati e l'equipaggio, all'interno del modulo di discesa centrale, si è immerso nell'atmosfera discernibile intorno 10:35 p.m. EDT.
Utilizzando l'attrito atmosferico per rallentare, il modulo di discesa ha raggiunto una quota di poco meno di 11 km alle 10:44 p.m. (le 4:44 ora italiana) quando il paracadute principale era previsto si dispiegasse. Il contatto con il suolo è avvenuto circa 15 minuti più tardi.
Durante la sua permanenza a bordo della stazione, Wiseman ha partecipato a due passeggiate spaziali, avventurandosi all'esterno assieme a Gerst il 7 ottobre per spostare un modulo pompa e poi di nuovo il 15 ottobre, con Wilmore, per la sostituzione di un componente elettronico dei pannelli solari. Lui e Gerst hanno inoltre effettuato una serie completa di esperimenti scientifici, eseguita manutenzione ordinaria e partecipato a numerose interviste e videochat con i giornalisti e gli studenti.
"Mi mancherà questo lavoro," ha detto. "In realtà, il lavoro qui, non mi aspettavo questo, si scopre che in realtà è davvero divertente. Mi piace fare la scienza, mi piace lavorare con la squadra sul campo. Così, dall'inizio alla fine della mia giornata, mi perderò tutto questo."
Verso la fine del loro soggiorno nello spazio, due fallimenti drammatici hanno inviato onde d'urto attraverso l'industria spaziale commerciale. Il 28 ottobre, un razzo della Orbital Sciences, portando una capsula cargo Antares diretta alla stazione spaziale, esplose 15 secondi dopo il lancio da Wallops Island, in Virginia. Tre giorni dopo, l'aereo razzo SpaceShipTwo della Virgin Galactic si è spezzato durante un volo di prova sopra il deserto del Mojave, uccidendo un pilota e ferendo l'altro.
Wiseman ha detto che aveva amici in entrambe le società "mi toccano molto da vicino."
"La gran parte di quest'industria, alla fine, sarà migliore dopo entrambi questi errori, o contrattempi, e se la caverà. ... Cercheremo di capire cosa è successo, e se è il momento giusto voleremo ancora una volta, con entrambi i veicoli, e se stabiliamo che non possono, cercheremo altre opzioni lungo la strada. Si tratta di una battuta d'arresto che accade in questo settore, e non ci sarà ripresa, ci sarà la guarigione, e poi ci sarà il successo lungo la strada."
Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls) i tre membri dell'equipaggio della Soyuz TMA-13M dopo essere stati estratti dalla capsula atterrata nelle steppe del Kazakhstan.
Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA/TV) la Soyuz in allontanamento dalla ISS. Nell'immagine a destra (Credit: NASA/TV) la Soyuz nel momento di toccare terra in Kazakhstan.

Fonte: Spaceflight Now

08/11/2014 - La NASA conferma TESS, il suo nuovo 'cacciatore di pianeti' -

La NASA ha confermato ufficialmente che la missione TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) può passare alla fase di sviluppo.
Questo segna un passo avanti decisivo per la missione TESS, che ricercherà nel cielo intero i pianeti al di fuori del Sistema Solare, conosciuti come esopianeti.
Progettata per la prima osservazione di tutto il cielo, TESS, trascorrerà due anni, di una missione scientifica complessiva di tre, alla ricerca in entrambi gli emisferi del cielo di esopianeti vicini. "Questo è un momento incredibilmente emozionante per la ricerca di pianeti al di fuori del Sistema Solare," dice Mark Sistilli, il capo esecutivo del programma TESS alla sede centrale NASA di Washington. "Abbiamo dato la luce verde per l'inizio della costruzione di quella che sarà un'astronave che cambierà quello che pensiamo e sappiamo sugli esopianeti."
"Durante i primi due anni in orbita, il veicolo spaziale TESS si concentrerà su diverse centinaia di migliaia di stelle selezionate, alla ricerca di piccoli cali di luminosità causati da un pianeta orbitante che transita fra la stella e noi," dice George Riker, Principal Investigator di TESS presso il Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, Massachusetts. Durante il terzo anno gli osservatori astronomici al suolo proseguiranno il monitoraggio degli esopianeti identificati precedentemente dal veicolo spaziale TESS.
Si calcola che TESS potrà scoprire circa 50.000 candidati esopianeti, compresi almeno 50 delle dimensioni della Terra. Inoltre potrà identificare pianeti di tutti i tipi, dai più piccoli rocciosi ai giganti gassosi. Alcuni di questi pianeti potrebbero avere le giuste dimensioni, orbite e distanze dalle loro stelle per poter, potenzialmente sostenere la vita.
Ora che TESS è stata confermata dalla NASA, il prossimo passo è il Critical Design Review nel 2015. Questo precederà la costruzione delle apparecchiature di volo per il lancio.
TESS è progettata per essere di completamento ad altre missioni cruciali nella ricerca di vita sugli altri pianeti. Una volta che TASS scoprirà degli esopianeti vicini potranno essere studiati e determinate le loro dimensioni con osservatori al suolo e con altre missioni NASA come il James Webb Telescope, che eseguirà ulteriori osservazioni dei candidati più promettenti per determinare la densità e altre proprietà chiave.
"TESS potrebbe scoprire migliaia di nuovi esopianeti entro duecento anni luce dalla Terra," dice Ricker. "Gran parte di questi potrebbero orbitare attorno a stelle luminose, che le renderà obiettivi ideali per le osservazioni di caratterizzazione da parte del James Webb Telescope della NASA."
"Il telescopio Webb altri team si concentreranno sulla comprensione dell'atmosfera e sulla superficie di questi mondi lontani, e un giorno, speriamo di poter identificare i primi segni di vita al di fuori del nostro Sistema Solare," ha detto Jeff Volosin, Project Manager di TESS presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland. "Sebbene questi pianeti siano piccoli e difficili da scoprire da così lontano, questi sono proprio il tipo di mondi che la missione TESS sarà in grado di identificare."
TESS sarà dotata di quattro fotocamere per studiare il cielo dell'emisfero Nord e Sud, alla ricerca degli esopianeti. Le fotocamere, al termine della missione, avranno coperto circa il 90% del cielo e questo rende TESS l'ideale prosecuzione Kepler, che aveva cercato gli esopianeti in un'area ristretta del cielo. Dato che TESS scruterà quasi l'intero cielo, ci si aspetta di trovare esopianeti più vicini alla Terra, e questo renderà gli studi successivi più facili.
Oltre a questo la TESS fornirà immagini dettagliate di oltre 20 milioni di stelle luminose e galassie.
"Spero che nel corso della mia vita potremo scoprire l'esistenza di vita al di fuori del nostro Sistema Solare e sono emozionato di fare parte di una missione NASA che sarà una pietra miliare in questa ricerca." dice Volosin.
TESS è una missione di classe Explorer supervisionata dalla Divisione Astrofisica presso la sede centrale NASA. Il veicolo spaziale verrà sviluppato autonomamente dal MIT e dal Goddard della NASA. Ulteriori partner sono il centro NASA di Ames, lo Smithsonian Astrophysical Observatory di Cambridge, Massachusetts, e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora. Oltre una dozzina di università ed osservatori di tutto il mondo stanno partecipando alla preparazione scientifica della missione.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la TESS alla caccia dei pianeti extra-solari.

Fonte: Spaceref

08/11/2014 - A Trento la mostra 'Oltre il limite' -

La scoperta dell’Universo e dei suoi misteri, il big bang, l’infinitamente piccolo e l’infintamente grande, le relazioni tra energia e materia, l’antimateria, la natura del tempo e i limiti della mente e della tecnologia scientifica: sono questi i temi principali della mostra 'Oltre il limite. Viaggio ai confini della conoscenza', che si terrà presso il Museo delle Scienze (MUSE) a Trento dal 9 novembre 2014 al 14 giugno 2015.
La mostra, che verrà inaugurata l’8 novembre, è promossa dal MUSE e dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con la partecipazione dell’Agenzia Spaziale Italiana. Exhibit interattivi, allestimenti, video ed esperienze multimediali caratterizzano il percorso espositivo, che è suddiviso in varie aree tematiche ed è affiancato da iniziative di approfondimento quali incontri, conferenze e laboratori.
"Oltre è una parola che può avere diverse interpretazioni. Nel campo della conoscenza corrisponde - sottolinea Roberto Battiston, Presidente dell'ASI - al superamento dei limiti dell'ignoto, all'avventurarsi in terre e materie inesplorate e in situazioni fino ad oggi impensabili. Le suggestioni della mostra Oltre metteranno in luce questi aspetti e, permetteranno al visitatore di ribaltare le certezze del suo sapere".
"Siamo certi – conclude Battiston - che la mostra raggiungerà l'obiettivo di far capire come la tecnologia deve la sua forza e la sua capacità di modellare la nostra vita quotidiana proprio grazie a chi ha saputo, sa e saprà guardare ed esplorare oltre i limiti di quello che ora comprendiamo e osserviamo."
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito del MUSE.
Nell'immagine (Credit: MUSE) la locandina della mostra.

Fonte: ASI

08/11/2014 - L'ESA ha pubblicato la linea temporale dell'atterraggio di Philae sulla cometa 67P -

Sul blog dell'ESA, relativo alla missione Rosetta sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, è stato pubblicata la linea temporale degli eventi principali che avverranno fra l'11 e il 12 novembre quando, per la prima volta nella storia dell'astronautica, un lander tenterà un'atterraggio sul nucleo di una cometa.
Sul sito della fonte potrete trovare le principali attività relative alla separazione, la discesa e l'atterraggio di Philae sulla cometa.
Questa lista è stata compilata con gli input del Flight Control Team presso l'ESOC e lo Science Operations Team all'ESAC ed è accurato fino a questo momento. Ricordate però che molti di questi tempi sono soggetti a cambiamento e conferma, data l'estrema natura dinamica di questa delicata e complessa operazione. Faremo del nostro meglio per aggiornare questa lista man mano che riceveremo le informazioni ma dal 12 novembre sarà la diretta su ESA TV e sugli account social media di ESA (Twitter prima di tutto!) ad essere le migliori fonti di informazione per le ultime notizie.
Effettivamente questa linea temporale è un poco densa, ma noi pensiamo che sia meglio fornire più dettagli a quelli - come noi! - che sono appassionati estremi di Rosetta e Philae. Sul sito web principale di ESA pubblicheremo una versione più leggera ma vi è anche una versione di alto livello nel press kit (PDF; page 63 o in SlideShare). E per coloro che lo preferiscono c'è l'opposto: una versione ancora più dettagliata come PDF o anche su Slideshare.
Controllate le note/legenda a piè di pagina per gli acronimi (nessuna missione spaziale può avere successo senza di essi!). Vi è anche un diagramma che illustra le orbita di rilascio.
Nell'immagine (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0) un mosaico di quattro riprese del nucleo della 67P/Churyumov–Gerasimenko, riprese il 4 novembre 2014 dalla distanza di 31,8 km dal centro della cometa. La risoluzione è di 2,7 metri per pixel, nell'immagine originale. Qui sotto un'infografica delle operazioni che verranno svolte dal lander Philae dal momento del rilascio da Rosetta al suo atterraggio al sito Agilkia, sul nucleo della cometa.
L'ESA trasmetterà in diretta l'atterraggio di Philae qui: http://www.esa.int/rosetta a partire dalle sera dell'11 novembre.
Anche il canale RAI Scuola, a partire dalle 16:30 del 12 novembre seguirà in diretta l'atterraggio.

Le operazioni che svolgerà il lander Philae mentre scende verso la cometa 67P

Fonte: ESA Rosetta Blog

08/11/2014 - I voli di prova della Virgin Galactic potrebbero riprendere entro sei mesi -

La Virgin Galactic potrebbe riprendere i voli di prova con una nuova nave spaziale entro sei mesi, ha dichiarato la compagnia venerdì, a solo una settimana dallo schianto fatale della SpaceShipTwo nel deserto della California.
"E' possibile che i voli di prova della prossima nave spaziale possano iniziare entro sei mesi, prima che le indagini della National Transportation Safety Board (NTSB) siano concluse," ha dichiarato un portavoce della compagnia del britannico miliardario alla AFP.
Il co-pilota Michael Alsbury era morto nello schianto della SpaceShipTwo mentre il pilota Pete Siebold era sopravvissuto ma ferito gravemente. Il velivolo si era disintegrato appena dopo il rilascio dall'aereo madre WhiteKnightTwo, che volava a circa 13,7 km di altezza.
Il portavoce della compagnia ha chiarito che la NTSB ha permesso alla Virgin Galactic di continuare ad operare durante le indagini. "Stiamo pensando a come procedere- per prima cosa ci prenderemo cura del team e delle loro famiglie che hanno subito la perdita del loro collega. Allo stesso tempo continueremo a far volare l'aereo madre mentre l'NTSB cerca la cause del disastro." ha confermato la compagnia.
I nuovi test di volo potranno procedere con la seconda SpaceShipTwo, che al momento si trova al 65% dal completamento. Centinaia di illustri personaggi, compreso Leonardo DiCaprio e Demi Moore hanno detto di aver lasciato 200.000 Euro a posto come deposito per un volo spaziale.
La Virgin Galactic ha detto che "vi è stata una piccola percentuale di richiesta di rimborso... date le attuali circostanze."
Nella foto (Credit: AFP) il secondo veicolo SpaceShipTwo in fase di costruzione presso la Scaled Composites di Mojave, California.

Fonte: Spacedaily

Nella gif animata (Credit: ESA/DLR/FU Berlin) la cometa Siding Spring ripresa dalla sonda ESA Mars Express.

07/11/2014 - Il passaggio della cometa a Marte è stato più drammatico del previsto -

Il passaggio ravvicinato della cometa Siding Spring a Marte, avvenuto il mese scorso, ha rilasciato diverse tonnellate di polvere primordiale nella tenue atmosfera marziana, che avranno facilmente creato una breve ma spettacolare pioggia di meteore con migliaia di stelle cadenti.
La cometa ha messo a rischio più seriamente del previsto la flotta di veicoli spaziali internazionali che si trovano in orbita attorno al pianeta. Sebbene gli ingegneri non pensassero che le sonde corressero un grave pericolo le hanno comunque spostate di orbita dall'altro lato del pianeta durante il passaggio ravvicinato della cometa, non si sa mai.
E questa precauzione si è rivelata azzeccata.
"Dopo aver osservato gli effetti su Marte e di come la polvere della cometa ha impattato negli strati superiori dell'atmosfera, siamo stati molto felici di aver deciso di spostare i nostri veicoli spaziali dall'altro lato di Marte nel momento di massimo attraversamento della coda della cometa," ha detto ai giornalisti Jim Green, direttore di scienza planetaria presso la sede centrale della NASA, durante una teleconferenza. "Credo proprio che nasconderle abbia loro salvato la vita e ci abbia dato un'opportunità favolosa di eseguire queste osservazioni."
La Siding Spring, conosciuta formalmente come C/2013 A1, si è originata nella Nube di Oort, una vasta zona colma di resti ghiacciati dalla formazione del Sistema Solare circa 4,6 miliardi di anni fa e che si estende ben oltre l'orbita di Plutone fino a metà strada dalla stella più vicina. Questo era il primo viaggio della Siding Spring nel Sistema Solare interno, un viaggio iniziato milioni o più anni fa quando, forse, la gravità di una stella di passaggio ha modificato la sua traiettoria.
Il 19 ottobre la cometa è passata a circa 137.000 chilometri da Marte con una velocità relativa di 56 km al secondo, quasi 202.000 km orari. Se la cometa avesse volato alla stessa distanza dalla Terra sarebbe stata ad un terzo della distanza della Luna.
"Pensiamo che eventi di questo genere possano accadere una volta ogni otto milioni di anni circa," ha aggiunto Green. "Ecco che si tratta di una rara opportunità di fare osservazioni di questo tipo."
La sonda MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), costruita appositamente per studiare l'atmosfera marziana, ha scoperto i cambiamenti maggiori quando la polvere della cometa si è scontrata con gli atomi e le molecole dell'alta atmosfera. Il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) ha provato a fotografare la Siding Spring con la sua fotocamera ad alta risoluzione e, sebbene lo strumento non sia stato in grado di risolvere il nucleo, le variazioni di luminosità hanno indicato una sua rotazione ogni otto ore.
Analizzando le foto prese da distanze differenti, e data la traiettoria della cometa e l'illuminazione solare, il nucleo della Siding Spring potrebbe essere grande 1,6 km oppure anche solo poche centinaia di metri.
Un altro strumento su MRO ha sondato la superficie del pianeta con il radar. Nelle immagini prese prima del passaggio della cometa la superficie appare nitida mentre in quelle dopo è come sfocata dal risultato della ionizzazione atmosferica causata dalla polvere della cometa che ha disturbato il passaggio dei segnali radar nell'atmosfera.
La quantità di polvere e i suoi effetti sull'atmosfera sono stati una sorpresa. Green ha detto che inizialmente i modelli prevedevano che Marte sarebbe solo stato sfiorato dai bordi estremi della coda di polveri della Siding Spring. Ma recenti immagini scattate dalla MRO mostrano che la traiettoria della cometa è stata leggermente differente di quanto previsto e che la coda di polveri era più grande di quanto si credesse inizialmente.
"Con la quantità di polvere che è venuta giù è possibile che non si trattasse solo di particelle di pochi micron, ma molto più grandi, forse fino a centimetri di diametro," dice Green. "E qualsiasi cosa di quelle dimensioni può facilmente distruggere un veicolo spaziale, data la sua alta velocità di impatto, se colpito nel punto giusto.
Basandosi sulle stime della quantità di polvere caduta nell'atmosfera di Marte, nell'ordine delle tonnellate, gli scienziati hanno affermato che uno spettatore sulla superficie avrebbe assistito ad uno spettacolo di almeno 1.000 meteore all'ora.
Eventi di questi tipo sono estremamente rari anche sulla Terra e negli ultimi 100 anni nessun essere umano vi ha assistito. Se un astronauta si fosse trovato sulla superficie di Marte in quel momento "Sarebbe stato uno spettacolo impressionante per l'occhio umano." dice Nick Schneider, capo del team che si occupa dello strumento Imaging Ultraviolet Spectrograph di MRO per l'Università del Colorado, a Boulder. "Abbiamo tutti questi robots altamente tecnologici ma vi dico che solo lo strumento più sensibile di tutti, l'occhio di un essere umano con l'adattamento al buio e che guarda verso il cielo, sarebbe stato in grado di vedere così tante 'stelle cadenti' tutte assieme." conclude Schneider. "Penso che sarebbe stato da far impazzire."
Anche la sonda dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) in orbita attorno a Marte, la Mars Express, è stato in grado di cogliere, grazie allo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) gestito dall'agenzia spaziale di Germania (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt; DLR) che si trova a bordo della sonda, la Siding Spring durante l'orbita 13710 del veicolo spaziale.
Anche lo strumento ASPERA-3, sempre a bordo di Mars Express, ha analizzato l'atmosfera marziana nel momento del passaggio della coda della cometa e gli scienziati sperano di poter misurare la composizione di queste polveri provenienti dalla Siding Spring, materiale primordiale del Sistema Solare.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL) una rappresentazione della Siding Spring che si avvicina a Marte ed i tre orbiter della NASA che si preparano ad eseguire le osservazioni di questo incontro veramente unico. Nella gif animata in alto a sinistra (Credit: ESA/DLR/FU Berlin) la cometa Siding Spring ripresa dalla sonda ESA Mars Express.

Fonti: Spaceflight Now - ESA Blog MEX

06/11/2014 - L'equipaggio di Spedizione 41 si prepara a lasciare la Stazione -

L'astronauta Barry Wilmore ha lavorato gran parte di martedì 4 novembre all'interno del modulo laboratorio giapponese Kibo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), per recuperare lo strumento di rilascio dei Cubesat dal boccaporto di decompressione. Lo strumento in questione aveva avuto alcuni problemi ad agosto, quando alcuni mini-satelliti non erano stati rilasciati come previsto ed in seguito erano usciti spontaneamente.
Elena Serova e Alexander Samokutyaev, i colleghi di Spedizione 41/42 di Wilmore, hanno invece lavorato tutta la giornata per la manutenzione del complesso orbitale e una serie di esperimenti scientifici medici e fisici del settore russo.
Invece il terzetto di Spedizione 40/41, composto dal Comandante della Soyuz Max Suraev e dagli Ingegneri di Volo Alexander Gerst dell'ESA e Reid Wiseman della NASA, stanno facendo il conto alla rovescia per la loro partenza a bordo del veicolo spaziale Soyuz TMA-13M. I tre hanno sistemato le cose che dovranno rientrare sulla Terra mentre hanno proseguito la cura degli esperimenti scientifici e della manutenzione all'interno del segmento USA della Stazione Spaziale.
Intanto sulla Terra, il nuovo equipaggio di Spedizione 42/43 si prepara al lancio verso la ISS previsto il 23 novembre dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. Il Comandante della Soyuz, Anton Shkaplerov, sarà affiancato dall'astronauta Terry Virtis della NASA e dall'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea, l'italiana Samantha Cristoforetti, a bordo del veicolo spaziale Soyuz TMA-15M per iniziare una missione della durata di 5 mesi e mezzo sul laboratorio orbitale.
Nella foto (Credit: NASA) lo strumento di rilascio dei Cubesat, agganciato alla parte terminale del braccio robotico giapponese in una foto scattata lo scorso agosto.

Fonte: NASA

06/11/2014 - Il Delta IV supera una simulazione di lancio per il volo di Orion -

Una simulazione di conto alla rovescia compreso il rifornimento dei propellenti è stato completato giovedì presso Cape Canaveral a circa un mese dal lancio del modulo equipaggio Orion della NASA che sarà montato sulla sommità di un razzo Delta IV Heavy della United Launch Alliance.
Conosciuto come Wet Dress Rehearsal, il WDR ha visto la retrazione della torre mobile nelle prime ore del mattino e l'esecuzione completa di un conto alla rovescia per un lancio simulato nel corso della giornata.
"Ieri abbiamo appena completato con successo il Wet Dress Rehearsal. In pratica conduciamo il veicolo attraverso un conto alla rovescia per il lancio. Abbiamo riempito i serbatoi, operato tutti i sistemi. E' stato un ottimo esercizio per verificare che tutto funzioni bene," ha detto Ron Fortson, direttore della gestione missione per la United Launch Alliance.
Il vero decollo è previsto per il 4 dicembre.
Spinto da tre motori principali RS-68, il razzo pesante verrà lanciato dalla rampa 37B di Cape Canaveral, per l'Exploration Flight Test n.1, o EFT-1.
La missione spingerà Orion in due orbite attorno alla Terra e metterà alla prova tutti i sistemi in un test senza equipaggio.
Il prossimo passo importante nella campagna di lancio è previsto per lunedì notte, quando il veicolo spaziale Orion, alto 22 metri e pesante quasi 22 tonnellate, verrà portato alla rampa per essere accoppiato al Delta IV Heavy.
Nell'immagine (Credit: NASA) il vettore Delta IV Heavy sulla rampa di lancio durante il WDR di giovedì mattina.

Fonte: Spaceflight Now

06/11/2014 - La metà di tutte le stelle sono fuori dalle galassie -

Una scoperta inaspettata è stata fatta in un nuovo studio che ha utilizzato dei razzi della NASA, quasi la metà di tutte le stelle dell'Universo si trovano sparse fra le Galassie e non fanno parte direttamente di esse.
Queste stelle vagabonde potrebbero aiutare a risolvere i misteri riguardanti la luce e le particelle mancanti che ha teoria prevede.
Nello studio, gli astronomi hanno investigato la luce di fondo del cielo, la somma di tutte le luci emesse dalle stelle dell'Universo in tutta la sua storia. Precedenti ricerche avevano rilevato delle fluttuazioni in questa luce che non sembrava provenire da nessuna galassia conosciuta. Gli scienziati avevano suggerito che potesse trattarsi di luce proveniente da galassie primordiali, le prime galassie da dove sarebbe arrivata questa luce.
Per studiare queste fluttuazioni i ricercatori hanno sviluppato CIBER (Cosmic Infrared Background Experiment), composto da una serie di telescopi progettati per analizzare le proprietà della luce extra-galattica. CIBER è stato fatto volare con due razzi NASA lanciati nello spazio nel 2010 e 2012.
CIBER ha utilizzato piccoli razzi chiamati 'razzi sonda' che raggiungono lo spazio ma non entrano in orbita. "I nostri strumenti avevano bisogno di arrivare alla quota di 100 km ma non era necessario che vi rimanessero a lungo e così i razzi sonda sono un modo veloce e poco costoso per condurre questo genere di esperimenti," ha detto James Bock, un cosmologo sperimentale del California Institute of Technology di Pasadena, California.
Bock ha spiegato: "Le galassie si formano in aloni di materia oscura e mostrano una tendenza a raggrupparsi. Asantha Cooray ha avuto la brillante idea di misurare questa struttura dalle mappe: è molto più facile per noi realizzare una mappa scattando una foto con una piccola telecamera dallo spazio, che misurare una per una deboli galassie con un grande telescopio."
Cooray originariamente aveva sviluppato questo approccio per le bande dell’infrarosso osservate da Herschel dell’Agenzia Spaziale Europea, ormai fuori uso. "Con il suo specchio dal diametro di 3,5 metri, Herschel era però troppo piccolo per contare tutte le galassie." Bock ha poi aggiunto: "Nel frattempo, avevo lavorato su degli esperimenti con dei razzi capaci di guardare nel vicino infrarosso e ho pensato di utilizzarli per studiare il fondo extragalattico." La luce extragalattica di fondo non è altro che la radiazione elettromagnetica emessa in tutte le lunghezze d’onda negli spettri ultravioletto, ottico e infrarosso in tutto l’Universo, ma per anni è stata un mistero.
Michael Zemcov (un altro scienziato che ha collaborato allo studio) ha spiegato che "le oscillazioni sembrano essere troppo luminose per poter essere attribuite alle prime galassie. Il colore è poi fin troppo blu: le prime galassie dovrebbero apparire, infatti, di un colore più rosso a causa della luce che viene assorbita dall’idrogeno." Il ricercatore ha detto che "stiamo osservando la luce delle stelle al di fuori delle loro galassie, ma sempre all’interno degli stessi aloni di materia oscura. Sono state le diverse interazioni gravitazionali tra galassie ad allontanarle dal loro luogo di nascita."
La scoperta suggerisce che molte di queste stelle permeano quello che è stato pensato essere uno spazio scuro tra le galassie, formando in realtà un mare interconnesso di stelle. I ricercatori hanno dettagliato il loro studio nel numero del 7 novembre della rivista Science.
Visita qui il sito dell'esperimento CIBER.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) un gruppo di galassie circondate da enormi aloni di stelle, Le stelle sono troppo lontane per essere viste individualmente e quindi vengono rappresentate come un bagliore diffuso di colore giallo. L’esperimento razzo CIBER ha rilevato questo bagliore agli infrarossi.

Fonti: Space.com - INAF News

Nell'illustrazione artistica (Credit: Japan Space Systems/METI) il satellite ASNARO 1.

06/11/2014 - Satelliti Giapponesi lanciati con un vecchio missile dell'era Sovietica -

Un vecchio missile balistico modificato dell'era Sovietica - adattato per i lanci spaziali invece che per la guerra nucleare - è decollato da un silo sotterraneo inviando giovedì cinque satelliti giapponesi da osservazione terrestre in orbita.
Il razzo Dnepr, alto circa 33 metri è partito da un silo sotterraneo della base militare Dombarovsky, nel Sud della Russia, alle 10:35 ora di Mosca (le 8:35 ora italiana) e rilasciato i suoi passeggeri in orbita circa 14 minuti dopo, secondo la Kosmotras, una compagnia con sede a Mosca che controlla l'azienda Russa/Ucraina che commercializza il lanciatore.
Il razzo è un missile R-36M sviluppato dall'Ucraina e conosciuto in occidente come missile SS-18 'Satan'.
La Kosmotras ha rilasciato un comunicato nel quale precisa che il lancio è stato eseguito dalle Forze Strategiche della Russia per il Ministero Russo della Difesa e con il supporto di Russia, Ucraina e Kazakhstan che fanno parte del team industriale di ISC Kosmotras.
"Tutti i veicoli spaziali sono stati inseriti nelle orbite previste," ha aggiunto la Kosmotras. Il carico utile principale della missione era il satellite da osservazione terrestre, del peso di mezza tonnellata, ASNARO 1 (Advanced Satellite with New System Architecture for Observation-1) e dotato di una fotocamera capace di risolvere oggetti al suolo di mezzo metro di apertura. Il satellite è designato per l'invio delle immagini ad alta risoluzione per mezzo di un avanzato sistema radio in banda X.
Costruito dalla NEC Corp., l'ASNARO 1 è il primo di una serie di piccoli satelliti da osservazione della Terra che il Giappone intende costruire per gli utenti domestici ed internazionali. Le immagini verranno gestite dalla Japan Space System, un'organizzazione no-profit sotto contratto con il Ministero dell'Economia del Giappone. Il Giappone spera che il programma ASNARO possa crescere permettendo di vendere veicoli a basso costo per la ricognizione terrestre a questi Paesi che vogliono possedere una capacità indipendente di sorveglianza della Terra dall'orbita.
Il Giappone sta sviluppando un secondo ASNARO dotato di uno strumento radar che gli permetterà di vedere il suolo anche di notte o con le nubi. Inoltre il Giappone fornirà al Vietnam due satelliti da osservazione terrestre basati su ASNARO 2 grazie ad un accordo siglato dai due Paesi nel 2011.
Il Ministero dell'Economia del Giappone ha confermato di aver ricevuto i primi segnali dal satellite appena poco dopo il lancio.
A bordo del Dnepr vi erano altri quattro satelliti: Hodoyishi 1, del peso di 60 kg., dell'Università di Tokio per la ripresa di immagini a media risoluzione della Terra, ChubuSat 1 dell'Università di Nagoya con fotocamere infrarosse e ottiche per osservare le Terra e i detriti spaziali, la missione Tsubame, gestita dall'Istituto di Tecnologia di Tokio per testare dei giroscopi da utilizzare nella conduzione di osservazione astronomiche a raggi X e dimostrare che una fotocamera compatta può osservare la Terra. Infine QSAR-EOS, un cubo di 50 kg per monitorare i disastri e la vegetazione dall'orbita e sviluppato da un consorzio di istituzioni guidate dall'Università Kyushu.
I satelliti sono stati inseriti su un'orbita a circa 550 km di altezza con inclinazione 97,46° solare sincrona.
Quello di oggi era il 72esimo lancio orbitale del 2014, il 68esimo a concludersi con successo.
Nell'immagine (Credit: Kosmotras), tratta dal video del lancio, il momento della partenza del razzo Dnper. Nell'illustrazione artistica a sinistra (Credit: Japan Space Systems/METI) il satellite ASNARO 1.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report

05/11/2014 - Stazione Spaziale, prospettive di ricerca ed estensione dell’utilizzo -

I numeri uno delle agenzie spaziali di Canada, Europa, Giappone, Russia e USA si sono incontrati a Parigi, presso la sede dell'ESA, lo scorso 4 novembre per fare il punto sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:
"Riconoscendo l’intera ampiezza della missione della Stazione Spaziale Internazionale, dalla ricerca che porta benefici a tutta l’umanità allo sviluppo tecnologico, all’espansione dell’utilizzo commerciale dell’orbita terrestre bassa, all’incremento della conoscenza e della cooperazione internazionali, i vertici delle agenzie hanno riconfermato il loro supporto per il prosieguo delle operazioni della ISS.
I vertici hanno parlato dei numerosi modi in cui la ricerca sulla ISS procede benefici per le popolazioni della Terra, dalle scoperte biomediche ai nuovi materiali e tecnologie. La partnership internazionale sta incrementando i risultati scientifici sulla Stazione Spaziale attraverso la collaborazione per incontrare le necessità della comunità di utenti, in espansione, e fungere da fondamenta per future imprese di esplorazione.
Le agenzie partner della ISS sono al lavoro attraverso le rispettive procedure governative per il prosieguo dell’utilizzo della Stazione almeno per tutto il 2020 e hanno preso in considerazione l’impegno degli Stati Uniti a prolungare l’utilizzo della ISS almeno sino al 2024. Hanno altresì considerato il lavoro in corso, da parte di altri governi, per una simile estensione.
Nell’esaminare il forte impegno che ha reso possibili 14 anni di ininterrotta presenza umana sulla ISS in orbita terrestre bassa, i leader delle agenzie hanno tenuto conto della duratura, salda e forte partnership nell’ambito della Stazione, che fungerà da base per lavorare insieme per la futura esplorazione umana.
I vertici hanno riconfermato che la ISS è la base per l’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre bassa, sottolineando le sue capacità tecniche, scientifiche e dello sviluppo. La partnership nell’ambito della ISS proseguirà a far progredire l’utilizzo della Stazione per il beneficio dell’umanità."

Nella foto (Credit: ESA–S. Corvaja, 2014) i capi delle cinque agenzie spaziali che collaborano alla ISS: da sinistra Naoki Okumura della JAXA (l'agenzia spaziale del Giappone), Jean-Jacques Dordain dell'ESA (l'agenzia spaziale europea), Oleg Ostapenko della Roscosmos (l'agenzia spaziale federale russa), Charles Bolden della NASA (l'ente spaziale degli Stati Uniti) e il canadese Gilles Leclerc Direttore Generale della CSA per l'Esplorazione Spaziale.

Fonti: ASI - NASA

Nelle due immagini a confronto (Credit: NASA/JPL-Caltech) il confronto dei campioni di roccia estratti dalle perforazioni a Klein e Confidence Hill.

05/11/2014 - La prima perforazione di Curiosity della montagna marziana conferma i dati ricavati dall'orbita -

Una polvere di roccia rossastra proveniente dal primo foro eseguito su una montagna marziana dal rover Curiosity ha dato la prima conferma della missione sui minerali mappati dall'orbita.
In base all'ultimo report appena pubblicato, la polvere estratta dalla roccia trapanata a 'Confidence Hills', un sito che si trova presso l'affioramento chiamato 'Pahrump Hills', confermerebbe i minerali mappati dall'orbita.
L'ultimo campione mostra un colore decisamente rossastro, meno positivo per la ricerca di ambienti passati in grado di sostenere condizioni di abitabilità, nonostante sia stato estratto qualche centimetro sotto la superficie: le differenze con il materiale del foro "John klein" (qui a fianco, sol 193 John Klein a sinistra e sol 762 Confidence Hill a destra), sono evidenti.
Questo campione, infatti, contiene un quantitativo di ematite, un minerale ricco di ossido di ferro, superiore a qualsiasi altro campione analizzato dallo strumento Chemistry and Mineralogy (CheMin). Tale minerale era già stato mappato nel 2010, due anni prima dell'atterraggio di Curiosity, dal Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM) a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO). Questa corrispondenza, tra i dati orbitali e quelli di superficie rilevati dal rover, è e sarà di grande aiuto per la squadra per decidere gli obiettivi futuri lungo il percorso.
Gran parte del primo anno, infatti, Curiosity ha indagato gli affioramenti di Yellowknife Bay, nei pressi del sito di atterraggio. Qui il rover aveva trovato le prove di un antico ambiente bagnato con condizioni favorevoli alla vita ma i minerali argillosi presenti in quelle rocce non erano stati rilevati dall'orbita, forse a causa della patina di polvere che ricopre la zona e che potrebbe aver eluso il CRISM.
L'ematite trovata nel primo campione estratto (quasi!) alla base del Monte Sharp, racconta condizioni ambientali diverse da quelle registrate nelle rocce di Yellowknife Bay: in questo caso, il materiale roccioso deve aver interagito con l'acqua e l'atmosfera per raggiungere un maggior grado di ossidazione.
L'affioramento Pahrump HIlls comprende più livelli in salita rispetto al livello base dove è stato prelevato il campione di Confidence Hills. Questi strati variano nella struttura e possono variare anche le concentrazioni di ematite ed altri minerali. E' probabile che Curiosity trascorrerà ancora del tempo in quest'area prima di indagare gli strati più alti, In ogni caso, ci aspettiamo che esegua diverse perforazioni ora che si trova nel momento culminante della missione.
Dopo queste operazioni, nel Sol 780 (16 ottobre 2014) Curiosity si è allontanato da Confidence Hill in attesa del passaggio della cometa Siding Spring vicino a Marte. Curiosity, però, nonostante i diversi test eseguiti con svariati mesi di anticipo, a differenza del suo veterano compagno Opportunity, non è riuscito nell'impresa.
Sul sito Alive Universe Images potrete trovare altre immagini elaborate scattate dal rover Curiosity in quei giorni nelle prime ore dell'alba.
Ora che la ricognizione di Pahrump Hills è completata, Curiosity è tornata indietro verso Nord, quasi esattamente nella posizione del Sol 753 (Confidence Hill). Qui la missione potrebbe rimanere alcune settimane prima di procedere oltre verso gli affioramenti geologici che formano il monte Sharp. Questi strati più alti hanno delle bande più resistenti all'erosione con forte presenza di ematite rilevata dall'orbita e uno di essi, 'Hematite Ridge' è uno degli obiettivi. La zona di perforazione di Pahrump Hills è molto più soffice e più profondamente erosa di quella di Hematite Ridge.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) i due fori eseguiti dal trapano del rover Curiosity nella zona chiamata 'Confidence Hills', alla base del monte Sharp, nel settembre 2014.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

05/11/2014 - Incidente di Antares, tutti gli indizi su una turbopompa del motore AJ26 -

Mentre proseguono le indagini sull'incidente del razzo Antares avvenuto lo scorso 28 ottobre, i tecnici della Orbital Sciences si stanno concentrando sulla turbopompa di uno dei due motori AJ26 del primo stadio del razzo come possibile causa del disastro.
David Thompson, capo e Amministratore Delegato della Orbital ha specificato che, al momento, l'attenzione è concentrata su questo critico apparecchio del motore ma saranno necessari ulteriori analisi per poter confermare che questa sia stata la causa del fallimento del lancio del modulo cargo Cygnus diretto a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Un motore AJ26 assegnato per un volo futuro con Antares era esploso a maggio presso lo Stennis Space Center della NASA, in Mississippi, danneggiando seriamente sia il motore che il banco di prova.
Il vettore Antares è dotato, al primo stadio, di due motori AJ26 costruiti nei primi anni '70 per l'enorme razzo lunare sovietico N1. La Aerojet Rocketdyne acquistò in Russia negli anni '90 una certa quantità di motori NK-33 dall'Ufficio Progettazione Kuznetsov. I motori vennero 'americanizzati' diventano AJ26 aggiungendovi la possibilità di orientarsi in volo, nuovi circuiti elettrici, valvole elettromeccaniche e strumentazione.
La Orbital Sciences, già prima dell'incidente del 28 ottobre, aveva comunque già iniziato a cercare un motore per sostituire gli AJ26 e il nuovo propulsore potrebbe debuttare su Antares già a partire dal 2017 anche se la compagnia, aggiunge Thompson, potrebbe anticipare al 2016. Al momento la Orbital non ha svelato quale sarà il nuovo motore che spingerà il suo vettore Antares, anche se fonti dell'industria aerospaziale hanno confermato che si tratterà di un motore che utilizzerà gli stessi propellenti dell'AJ26, ovvero kerosene e ossigeno liquido, per minimizzare i costi di modifica al razzo e alla rampa di lancio della Virginia.
La scorsa settimana, fonti russe avevano rivelato che la scelta più semplice poteva essere l'RD-193 costruito dalla Energomash di Khimki, in Russia. Due RD-193 montati sul primo stadio di Antares fornirebbero al vettore una spinta aggiuntiva rispetto all'originale che permetterebbe di portare in orbita carichi più pesanti.
La Orbital ha un contratto con la NASA del valore di 1,9 miliardi di dollari per l'invio di 20 tonnellate di cargo verso la ISS entro il 2016. Per poter adempiere al contratto la compagnia aveva previsto otto missioni con il modulo Cygnus. La Orbital ha annunciato mercoledì che prevede di lanciare una o due missioni Cygnus utilizzando altri razzi vettori mentre Antares sarà bloccato al suolo per il cambio dei motori. Questo è possibile grazie alla flessibilità del progetto Cygnus che permette di essere lanciato anche con veicoli di altre compagnie. "La Orbital acquisterà uno o due veicoli di lancio per far volare il Cygnus nel 2015, e forse anche all'inizio del 2016," ha confermato Thompson.
Sempre secondo Thompson la Orbital starebbe negoziando con tre potenziali fornitori di lancio per almeno una missione Cygnus verso la ISS nel prossimo anno. Due delle compagnie sarebbero con sede negli Stati Uniti e la terza in Europa.
Prima dell'incidente di Antares, la Orbital prevedeva di lanciare il prossimo volo cargo per la Stazione Spaziale in aprile ma Thompson ha assicurato che vi sarà poco ritardo per quella missione.
Passando su altri vettori, più potenti di Antares, permetterebbe inoltre alla Orbital di completare il contratto con la NASA risparmiando forse una delle otto missioni entro il 2016. Thompson ha concluso dicendo che la Orbital lavorerà con la NASA in modo da prendere la decisione finale riempire il gap nelle missioni cargo, compresi i calendari per i veicoli di lancio, entro il prossimo mese.
Nella foto (Credit: NASA) un motore AJ26, come quelli che spingono il razzo Antares della Orbital, mentre viene preparato per una prova di accensione al banco presso lo Stennis Space Center della NASA, in Mississippi.

Fonte: Spaceflight Now

Nell'immagine (Credit: ISRO) il vettore indiano GLSV-mark III.

04/11/2014 - Il GSLV-Mk III potrebbe debuttare nella prima metà di dicembre -

La missione sperimentale del Geo-synchronous Satellite Launch Vehicle-Mark III (GSLV-Mk III) dell'India potrebbe essere lanciata entro la prima metà di dicembre.
"Al momento sono in corso alcune revisioni, ma pensiamo che per la prima metà di dicembre saremo in grado di lanciare," ha detto K Radhakrishnan, capo dell'Indian Space Research Organisation (ISRO).
Parlando al congresso degli Ingegneri 'Conclave 2014', ha detto che la data del lancio dipenderà dalla preparazione, da certe analisi e dalle riconferme del nuovo veicolo e del meteo che è previsto non buono da fine ottobre ai primi di dicembre. "...Inoltre dobbiamo recuperare il modulo equipaggio..., ci stiamo preparando al lancio, dovrebbe avvenire nella prima metà di dicembre," ha confermato K Radhakrishnan. Il vettore GSLV-MkIII, del peso di 630 tonnellate trasporterà infatti un modulo equipaggio del peso di 3,65 tonnellate.
L'ISRO prevede in futuro di inviare anche astronauti nello spazio. Radhakrishnan ha detto che l'integrazione del veicolo è stata completata presso l'edificio di assemblaggio a Sriharikota e che, al momento, sono in corso test sul sistema elettrico.
Il modulo equipaggio eseguirà un volo suborbitale e ricadrà con un ammaraggio nella Baia del Bengala, a circa 450 km dalle Adaman.
Rimangono da fare solo un paio di test del modulo equipaggio, ha proseguito il capo dell'ISRO, "Uno è quello con i paracadute che saranno aperti e che dovranno ridurre la velocità e poi avremo bisogno di sollevare il modulo dal mare utilizzando un elicottero. Queste due prove sono in corso adesso. Il modulo equipaggio si trova al sito di lancio Sriharikota e per la fine del mese avremo il veicolo e il modulo equipaggio completamente integrati e testati," ha detto.
"Per quanto riguarda il motore criogenico dello stadio superiore (che non sarà utilizzato nel volo di prova, ndr) questo è diverso da quello utilizzato su GLSV, utilizza infatti un ciclo a generatore di gas invece di uno a combustione. La differenza è che con il ciclo a generatore di gas i vari elementi possono essere provati separatamente mentre nel caso precedente era richiesto che l'intero stadio fosse messo alla prova."
La spinta di quello nuovo si aggira sulle 20 tonnellate, tre volte quello precedente (7,5 tonnellate). "I test al banco di prova del motore inizieranno entro cinque o sei settimane.
Questo primo volo di prova suborbitale permetterà di avere tutte le informazioni necessarie per procedere con il primo volo operativo di GSLV-Mark III entro due anni."
ha specificato Radhakrishnan.
"Il primo volo operativo porterà nello spazio un satellite per telecomunicazioni. Quattro tonnellate è il carico utile nominale per l'orbita geostazionaria. Per il primo volo si tratterà di tre tonnellate e mezzo di carico che verranno gradualmente incrementate." Il primo volo operativo (GLSV-Mark III D1) con lo stadio criogenico è previsto fra il 2016 e il 2017. Il secondo volo operativo (GLSV-Mark III D2) è previsto l'anno successivo. Invece per quanto riguarda l'orbita bassa terrestre l'MK-III sarà in grado di portare fino a 10 tonnellate di carico utile.
Nella foto (Credit: ISRO) il primo stadio del nuovo vettore indiano GLSV-Mark III. Nell'immagine a sinistra (Credit: ISRO) il vettore indiano GLSV-mark III.

Fonte: IBN Live

04/11/2014 - L'ATV-5 accende i propri motori per evitare un detrito spaziale -

La scorsa settimana la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha corso il rischio di essere centrata da un detrito spaziale ma il Veicolo di Trasferimento Automatico dell'ESA ha salvato la situazione accendendo i suoi propulsori e spostando l'avamposto orbitale ed i suoi sei occupanti fuori dal pericolo.
Questa è la prima volta che i partner della ISS sono stati costretti ad evitare un detrito con così tanta urgenza.
Le stazioni di terra seguono continuamente la spazzatura spaziale - satelliti fuori uso o pezzi di vettori - per evitare le possibili collisioni mortali. Una scheggia di vernice può causare gravi danni viaggiando a 28.000 km/h. Quando viene dato l'allarme, le squadre di terra possono spostare la Stazione su un'orbita più sicura. Per i calcoli ci vogliono, di solito, alcune ore - questa è l'astronautica, ma fortunatamente, la maggior parte delle volte, le reti dei radar danno avvisi tempestivi. A volte i pericolosi oggetti possono sfuggire alla rete o il loro erratico comportamento rende l'accuratezza delle previsioni più difficile.
Questo è quello che ha fatto l'ATV Georges Lemaître il 27 ottobre. Un pezzo del satellite russo Cosmos-2551, che si era frammentato dopo aver centrato un altro satellite nel 2009, era in rotta di collisione con la ISS. L'oggetto aveva le dimensioni di una mano e i calcoli prevedevano un passaggio entro 4 km dalla ISS, troppo vicino per stare tranquilli.
Appena sei ore prima del potenziale impatto, le cinque agenzie spaziali che gestiscono la ISS si sono accordate per una manovra di emergenza. Il team del Centro di Controllo di ATV a Tolosa, in Francia, ha eseguito un'accensione dei propulsori accelerando di 1,8 km/h, abbastanza per alzare la stazione, del peso di 420 tonnellate, di un 1 km e mettersi al sicuro.
Prima del 2012, se un oggetto fosse stato scoperto entro 24 ore dal potenziale impatto gli astronauti sarebbero dovuti rientrare nei loro veicoli spaziali, preparandosi, al meglio, per una evacuazione della Stazione.
Fin dal 2012 le manovre di emergenza con meno di 24 ore di anticipo sono possibili utilizzando i motori delle navi cargo russe Progress - ma nessuna di queste era presente all'inizio della scorsa settimana. ATV è in grado di eseguire questa manovra fin dall'anno scorso, a partire dall'ATV Albert Einstein, ma i suoi servigi non sono stati richiesti durante la sua missione.
Sebbene per evitare questo detrito sia stata utilizzata una manovra predefinita, è stata messa una grande attenzione per evitare di spostare la Stazione su un'orbita peggiore o che mettesse in difficoltà l'attracco del Progress in arrivo.
"Questo è quello per il quale la squadra del Centro Controllo ATV è addestrata a fare," ha detto il direttore di volo ESA, Jean-Michel Bois. "Sette giorni a settimana, 24 ore al giorno, siamo pronti per reagire e ci alleniamo molto nelle simulazioni."
"Reagire così velocemente per salvare la Stazione Spaziale sul serio è stato intenso ma gratificante."
In stretto coordinamento con i centri di controllo di Mosca, in Russia, e Houston, negli USA, il team ATV ha comandato un'accensione dei propulsori della durata di quattro minuti a partire dalle 17:42 GMT (le 18:42 ora italiana).
La mano data da Georges Lemaître è stato uno degli ultimi assi nella manica di ATV. Le versatili navi spaziali hanno ottenuto molti primati per l'ESA. Sono i più grandi veicoli spaziali europei mai lanciati e gli unici non russi di attraccare automaticamente con la Stazione.
Dopo aver consegnato 6,6 tonnellate di rifornimenti, propellente e gas, Georges Lemaître si sgancerà a febbraio e brucerà nell'atmosfera dopo aver dimostrato un tipo di rientro in vista del pensionamento previsto della Stazione.
"Il detrito evitato dimostra le possibilità di ATV e del suo grande team che si trova dietro al controllo missione," ha concluso Massimo Cislaghi, il mission manager di ATV-5 dell'ESA. "Con questa manovra ATV ha risposto ad ogni requisito del progetto originale."
Ma la sua versatilità non finisce qui. La tecnologia dietro ATV sarà una parte cruciale in Orion della NASA, fornendo la potenza e il supporto vitale per la prossima generazione di veicoli spaziali abitati.
Nella foto (Credit: ESA/NASA) ATV-5 attraccato alla parte finale della ISS ripreso dall'astronauta dell'ESA, il tedesco Alexander Gerst, ora a bordo della ISS per la missione di sei mesi Blue Dot e membro dell'equipaggio di Spedizione 41.

Fonti: Spaceref - ESA

Nell'immagine (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 - Processing: 2di7 & titanio44, CC BY-SA IGO 3.0) l'immagine del sito Agilka elaborato da Alive Universe Images.

04/11/2014 - Addio 'J', benvenuto Agilka -

Il sito dove il lander Philae della sonda Rosetta dovrà atterrare sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko il 12 novembre ha ora un nome: Agilka.
Al punto di atterraggio, precedentemente conosciuto come 'Sito J', è stato dato il nome di Agilka, un'isola del fiume Nilo che si trova nel sud dell'Egitto. Un complesso di antiche costruzioni egizie, compreso il famoso tempio di Isis, vennero spostati su Agilka dall'isola di Philae che in seguito venne sommersa durante la costruzione della diga di Assuan, il secolo scorso.
Il nome è stato selezionato da una giuria comprendente membri del Philae Lander Steering Committee come parte della competizione pubblica che si è svolta dal 16 al 22 ottobre da parte delle agenzie spaziali della Germania, Italia, e Francia che fanno parte dell'ESA.
Agilka è stato uno dei nomi più votati, proposto da oltre 150 partecipanti. Il Comitato ha poi scelto il francese Alexandre Brouste come unico vincitore. Come premio il signor Brouste verrà invitato presso lo Space Operations Control Centre dell'ESA a Darmstadt, in Germania, per seguire dal vivo l'atterraggio.
Sebbene non sia stato complicato come far navigare la sonda Rosetta e il lander Philae verso la cometa, il compito di scegliere un nome non è stato semplice. Oltre 8.000 partecipanti da oltre 135 Paesi hanno inviato le loro proposte nel corso della settimana, mostrando grande creatività e diversità culturali.
"La decisione è stata molto difficile," ha detto il Professor Felix Huber del Centro Aerospaziale della Germania (DLR), capo del comitato direttivo.
"Abbiamo ricevuto così tanti buoni suggerimenti per dare un nome al Sito J, e siamo stati molto lieti di questa così entusiastica risposta proveniente da ogni parte del mondo. Vogliamo ringraziare tutti i partecipanti per aver condiviso con noi le loro idee."
I partecipanti hanno proposto i nomi in lingue diverse, sia antiche che moderne; alcuni anche in Esperanto. Vi sono stati alcuni acronimi interessanti, curiose sequenze digitali e parole onomatopeiche.
Le proposte hanno racchiuso una grande varietà di temi, dai concetti astratti ai nomi di luoghi sulla Terra. E come il nome prescelto, molti sono stati i suggerimenti che ricordavano le origini egizie di Rosetta e Philae, chiamate così in ricordo della pietra che ha permesso di decodificare i geroglifici, il sistema di scrittura sacro dell'antico Egitto.
Molti nomi risalgono alla storia dell'esplorazione del nostro pianeta, in quanto tali viaggi verso l'ignoto sono gli antenati naturali di Rosetta e Philae. Sono stati proposti nomi mitologici provenienti da tutto il mondo, tra cui dei e dee di acqua, della fertilità, della vita e della creazione, in relazione strettamente ai temi fondamentali di indagine da parte della missione.
Altri nomi sono stati presi dalla storia antica o dalla preistoria, mentre altri hanno ricordato pietre miliari nella storia della scienza, in particolare la storia della nostra comprensione delle comete.
Anche il progresso dell'Era Spaziale è stato onorato da molte proposte. Vi sono stati diversi riferimenti alla fantascienza, celebrando, fra gli altri, il lavoro di Jules Verne, Arthur C. Clarke e Douglas Adams.
Sono stati proposti anche nomi di personaggi provenienti da film, spettacoli televisivi, lavori letterali e musicali. Alcuni hanno anche fatto riferimento agli astronauti virtuali del Kerbal Space Program, un popolare gioco on-line di esplorazione spaziale ambientato nell'universo fittizio di Kerbal.
Diverse voci hanno riconosciuto la missione Rosetta come un tentativo realizzato attraverso la cooperazione di molti paesi europei, mentre altre per le sue innovative conquiste tecniche e scientifiche.
E, ovviamente, non sono mancate le proposte umoristiche, molte facendo riferimento alle sembianze del nucleo della cometa come un'anatra, una patata e perfino un cane dei cartoni animati, Snoopy.
Ma la scelta finale è caduta su Agilka, che da ora è come verrà chiamato il punto di atterraggio sulla cometa dall'ESA e dai partner della missione.
"E non poteva essere scelto un nome più appropriato," ha commentato Fred Jansen, manager della missione Rosetta di ESA. "Lo spostamento dei tempi dell'isola Philae su Agilka sono stati un'ambiziosa sfida tecnica eseguita negli anni '60 e '70 per preservare una memoria archeologica della nostra storia antica."
"Fra otto giorni, Philae verrà rilasciata dall'orbiter verso Agilka. Il 12 novembre tenteremo questo primo atterraggio su una cometa, e anche la più ambiziosa sfida di carpire i segreti delle nostre più remote origini."
Rosetta rilascerà Philae alle 08:35 GMT (le 9:35 ora italiana) del 12 novembre da una distanza di 22,5 km dal centro della cometa, e l'atterraggio è previsto circa sette ore dopo su Agilka.
In base al tempo che il 12 novembre impiegheranno i segnali da Rosetta, la conferma dell'atterraggio arriverà sulla Terra attorno alle 16:00 GMT (le 17 ora italiana).
Una diretta della decisione cruciale Go/No Go verrà presa durante la notte fra l'11 e il 12 novembre e gli eventi del giorno 12 verranno trasmessi su ESA TV, sulle homepage di tutti i partner e su Twitter (#CometLanding). Una conferenza stampa verrà tenuta ogni giorno dopo l'atterraggio e anch'essa verrà trasmessa in diretta su Internet all'indirizzo: http://www.esa.int/Rosetta e http://www.dlr.de/.
Rosetta è una missione ESA con il contributo dei suoi Stati membri e della NASA. Il lander Philae di Rosetta è fornito da un consorzio guidato da DLR, MPS, CNES e ASI. Rosetta è la prima missione nella storia che incontra una cometa, la scorterà mentre orbita attorno al Sole ed invierà un lander sulla sua superficie.
Per maggiori informazioni su Rosetta, visita: http://www.esa.int/Rosetta.
Inoltre da oggi è stato fatto anche un passo avanti nell'era digitale della condivisione e tutte le immagini della NavCam verranno rilasciate sotto licenza Creative Commons, nella versione "attribution share-alike" (CC BY-SA 3.0 IGO). Ora, con la nuova formula, non c'è più alcun limite sulle immagini della NavCam (grazie NavCam team!): non occorrono permessi, basta citare la fonte, assegnando alle eventuali modifiche lo stesso tipo di licenza. Con questa novità, L'Agenzia Spaziale Europea e il team della NavCam che per primo ha aderito, hanno iniziato una nuova strada insieme al pubblico, per una migliore e semplificata diffusione dei contenuti. Adesso non resta che augurarsi che anche altre squadre decidano di seguire l'esempio.
Nella foto, ridotta a 600x559 pixel, (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0) un mosaico di quattro immagini riprese con la fotocamera NAVCAM di Rosetta mostrano il punto di atterraggio del lander Philae. Le immagini sono state riprese la scorsa settimana dopo l'allontanamento dall'orbita alta 10 km. Le immagini originali montate sono state scattate il 30 ottobre ed hanno una risoluzione di 2,27 metri per pixel. Le quattro immagini individuali con i quali è stato realizzato il mosaico sono disponibili presso il blog: CometWatch 30 October – Farewell J
Nell'immagine in alto a sinistra, ridotta a 450x449 pixel, (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 - Processing: 2di7 & titanio44, CC BY-SA IGO 3.0) la zona del sito Agilka elaborato da Alive Universe Images. Si consiglia di andare a vedere l'immagine a grandezza naturale qui, è veramente spettacolare!

Fonti: ESA - Alive Universe Images

04/11/2014 - Orion è ad un passo dalla rampa di lancio -

Kevin Rivers non faceva altro che girare la testa mentre se ne stava dietro la porta chiusa del Launch Abort System Facility al Kennedy Space Center della NASA, in Florida, in attesa di vedere il veicolo spaziale Orion che un giorno porterà gli esseri umani nel viaggio verso Marte. Dopo pochi minuti che sembravano una vita, Rivers, il responsabile del progetto Launch Abort System ha attraversato la porta dell'impianto.
Di fronte a lui si stagliavano i 24 metri del veicolo spaziale Orion in corso di preparazione per il suo test di volo a dicembre, con i quattro pannelli di protezione recentemente installati che compongono l'Ogiva. L'Ogiva riduce la resistenza e il carico acustico del modulo equipaggio e rende una guida più fluida per il veicolo spaziale.
"Quello che i miei colleghi ed io siamo testimoni è stato un momento storico significativo nel nostro sforzo di andare oltre l'orbita bassa terrestre ed esplorare oltre la Luna," ha detto Rivers.
Il 4 dicembre Orion decollerà in cima ad un razzo Delta IV Heavy della United Launch Alliance dal Complesso di Lancio 37 della Base Aerea di Cape Canaveral, in Florida. Durante il test Orion viaggerà fino a 5.800 km di altezza sopra la Terra. 4 ore e mezzo più tardi il veicolo spaziale rientrerà nell'atmosfera a 32.180 km/h e ammarerà nell'Oceano Pacifico. Il primo volo di Orion dovrà verificare i sistemi di lancio e rientro ad alta velocità così come l'avionica, il controllo di assetto, i paracadute e lo scudo termico.
Barry Meredith, che lavora con Rivers presso il Langley Research Center della NASA in Virginia, ha espresso un timore simile. "Il test di volo di Orion è un passo importante verso l'esplorazione oltre l'orbita bassa terrestre," ha detto. "Anche se un equipaggio non occuperà il primo volo, è davvero fondamentale che testiamo i sistemi spaziali."
L'installazione dell'Ogiva è stato uno dei pezzi del puzzle per Orion prima di essere spostato alla rampa di lancio il 10 novembre. Una volta li verrà sollevato e attaccato al razzo per il suo lancio a dicembre.
"C'è molto impegno e preparazione per un'occasione così importante," ha detto l'ingegnere Langley Jose Ortiz. "Ci sono molte discipline, specialisti lontani geograficamente e gli sviluppi, i test, le analisi elaborate, la caratterizzazione dei materiali, e altre iniziative da parte dei centri NASA e del partner contraente. Lo sforzo a livello nazionale è rivolto verso un obiettivo comune e stimolante in mente: Il volo spaziale umano."
Orion è gestito dal Johnson Space Flight Center della NASA in Texas, e il progetto del Launch Abort System è gestito da Langley. Centri NASA e partner del settore provenienti da tutto il Paese hanno svolto un ruolo fondamentale nella progettazione, sviluppo e test di Orion.
Nella foto (Credit: Lockheed Martin) il modulo equipaggio e servizio racchiusi nell'ogiva sormontata dal Launch Abort System.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione (Credit: Nasaspaceflight) lo studio per lanciare il Mars Sample Return per mezzo del razzo pesante SLS.

03/11/2014 - L'SLS potrebbe lanciare missioni su Europa e quella di ritorno campioni da Marte -

La NASA sta lavorando per ampliare il manifesto delle missioni da lanciare per mezzo del nuovo vettore pesante Space Launch System (SLS). Sono trapelate delle informazioni riguardanti una nuova serie di missioni che andrebbero a frapporsi fra quelle di Orion con equipaggio. Fra queste missioni esplorative vi sarebbe una sonda destinata a studiare la luna di Giove, Europa, e la Mars Sample Return. Il basso numero di missioni programmate per SLS è sempre stato un problema e Bill Gerstenmaier, Amministratore Associato della NASA per l'Esplorazione e le Operazioni Umane ha sempre dichiarato che il nuovo vettore pesante avrebbe dovuto fare almeno una missione l'anno, come requisito 'necessario'.
La ragione per assicurare una cadenza ripetitiva è dettata da diversi fattori, ingegneristici, di sicurezza e di finanziamento ma anche per formare attorno al vettore un ambiente pubblico più portato a sostenere gli obiettivi futuri della NASA.
Dopo la prima missione al momento prevista il 30 settembre 2018 (dopo essere slittata dal settembre 2017), l'Exploration Mission-1 (EM-1), con una capsula Orion non abitata destinata a sorvolare la Luna, la successiva sarebbe la EM-2 nel 2021, con il primo equipaggio a bordo destinato a visitare un asteroide catturato.
Entrambe le prime due missioni saranno eseguite dal vettore pesante SLS in configurazione Block 1, quella base da 70 tonnellate di carico utile, dotata di uno stadio superiore (ICPS - Interim Cryogenic Propulsion Stage) con un motore RL10B-2 derivato da quello utilizzato dal razzo Delta IV della ULA.
Al momento la NASA non ha reso pubbliche informazioni di voli dopo la EM-2 ma una nuova lista è in creazione da parte di uno specifico team interno all'agenzia.
Secondo quanto trapelato vi sarebbe l'interesse di lanciare, sempre con SLS, la missione robotica Europa Clipper nel giugno 2022 o, come data di riserva, nel luglio 2023. Europa Clipper sarebbe una sonda destinata a studiare questa interessante luna di Giove, dove forse, sotto il suo spesso strato di ghiaccio superficiale, si nasconde un oceano che potrebbe ospitare la vita.
A partire da questa missione il vettore di lancio SLS sarebbe la versione Block 1B dotato dell'Exploration Upper Stage (EUS) e capace quindi di arrivare a 95 tonnellate di carico utile. Questo stadio superiore sarà quindi molto più potente di quello imbarcato sul Block 1 e sarà dotato di quattro motori RL10 a propellenti criogenici.
Se questo nuovo manifesto di missioni diventasse realtà la EM-3, con equipaggio, potrebbe partire l'anno dopo, il 15 agosto 2023. L'anno successivo l'attenzione si concentrerebbe invece su Marte con la tanto attesa Mars Sample Return (MSR) che ha lo scopo di riportare sulla Terra i campioni del suolo marziano. Una volta portati i campioni in orbita terrestre sarebbero raccolti da un'Orion con equipaggio e portati sulla Terra. Questo tipo di approccio ridurrebbe la complessità della missione tutta robotica, come ipotizzato finora.
L'EM-4 con un Orion dotato di equipaggio e destinata al recupero dei campioni marziani, potrebbe essere lanciata il 15 agosto 2015. Ovviamente tutte queste missioni dovranno essere finanziate e, al momento, sono solo sulla carta.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la versione cargo di SLS sulla rampa di lancio del Kennedy Space Center. Nell'illustrazione a sinistra (Credit: Nasaspaceflight) lo studio per lanciare il Mars Sample Return per mezzo del razzo pesante SLS.

Fonte: Nasaspaceflight

03/11/2014 - Aggiornamenti dalla Orbital per l'incidente di Antares -

Nel corso del fine settimana, la Orbital ha confermato la lista delle persone che faranno parte dell'Accident Investigation Board (AIB) per il fallimento del lancio di Antares, che sarà guidato dalla Orbital sotto la supervisione della Federal Aviation Administration (FAA). La composizione dell'AIB è la seguente:

- Capo dell'AIB
- David Steffy, capo ingegnere dei Programmi Avanzati della Orbital.

- Membri dell'AIB
- David Swanson, Senior Director of Safety and Mission Assurance per l'organizzazione Technical Operations della Orbital.
- Wayne Hale, Consulente Indipendente ed ex-Space Shuttle Program Manager della NASA
- David Cooper, membro dell'Independent Readiness Review Team della Orbital per il Launch Systems Group della compagnia.
- Eric Wood, Direttore del Propulsion Engineering per il Launch Systems Group della Orbital.
- Tom Costello, Launch Vehicle Assessment Manager del programma International Space Station (ISS) presso il Johnson Space Center della NASA.
- Matt Lacey, Senior Vehicle Systems Engineer per il Launch Services Program della NASA.


- Team di Supervisione della FAA
- Michael S. Kelly, Chief Engineer, Office of Commercial Space Transportation della FAA.
- Marcus Ward, Mishap Response Coordinator, Office of Commercial Space Transportation della FAA.

L'AIB si concentrerà inizialmente sullo sviluppo 'dell'albero dei guasti' e della tempistica degli eventi più importanti avvenuti durante la sequenza di lancio. A causa del grosso numero di dati disponibili, l'AIB sarà in grado di lavorare con una ricca fonte di informazioni sul lancio. Uno dei compiti iniziali dell'AIB sarà quello di riconciliare i dati provenienti da fonti multiple, un processo in corso adesso, per creare la cronologia della sequenza di lancio.
Sempre nel corso del fine settimana, il personale della Orbital che si trova a Wallops ha continuato l'opera di identificazione, catalogazione, messa in sicurezza e geo-localizzazione dei detriti trovati sul sito di lancio allo scopo di preservare le prove fisiche e fornire una registrazione del sito di lancio dopo l'incidente che possa essere utilizzata nelle analisi dell'AIB e determinare le cause del fallimento nel lancio di Antares. I detriti vengono raccolti e racchiusi in una struttura della NASA che si trova a Wallops Island e che è al sicuro dagli agenti atmosferici.
Nella foto (Credit: NASA/Joel Kowsky) lo sfortunato razzo Antares per la missione Orb-3 durante il suo trasferimento sulla rampa di lancio.

Fonte: Orbital Sciences Corp.

03/11/2014 - La NASA avvista l'occhio del super-tifone Nuri -

Nel corso di due giorni, dal 1° al 3 novembre, il satellite Aqua della NASA ha osservato dallo spazio il ciclone Tropicale Nuri rafforzarsi e diventare un Super Tifone e 'aprire' o sviluppare l'occhio al suo centro.
Il 1° novembre, quando lo strumento Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) che si trova a bordo del satellite Aqua, ha catturato un'immagine nel visibile del Super Tifone Nuri alle 04:30 UTC (le 5:30 ora italiana) esso non aveva ancora sviluppato un occhio. Il 3 novembre alle 4:20 UTC (le 5:20 ora italiana) MODIS di Aqua è transitato ancora sopra il Super Tifone Nuri dopo che questi aveva sviluppato un occhio. Il 3 novembre le bande temporalesche che spiraleggiavano verso il centro della circolazione di basso livello sono diventate più strettamente avvolte. L'immagine ha anche mostrato che la fascia più ampia dei temporali erano verso i quadranti settentrionali e orientali della tempesta.
Alle 15:00 UTC (le 16 ora italiana) del 3 novembre, i venti più forti di Nuri avevano raggiunto i 287 km/h, portandolo ad un uragano di Categoria 5 sulla scala Saffir-Simpson del vento. Alcune minori intensificazioni sono attese prima che la tempesta inizi ad affievolirsi il 4 novembre.
Nuri si trova centrato vicino ai 20,2° di latitudine Nord e 133,9 di longitudine Est, a circa 951 km a Sud-Est della Base Aerea di Kadena, Okinawa, in Giappone.
L'uragano si sta spostando verso Nord-Est alla velocità di 18,5 km/h. Nuri dovrebbe passare il 5 novembre a Ovest di Iwo To mentre continuerà a muoversi in direzione nord-orientale. Per le attuali condizioni meteo a Iwo To (conosciuta anche come Iwojima) visitate la pagina: http://weather.noaa.gov/weather/current/RJAW.html.
Nuri dovrebbe intensificarsi ulteriormente prima di calare. Le avverse condizioni causeranno temporali con un trend in calo e la tempesta dovrebbe tornare extra-tropicale entro tre o quattro giorni.
Nella foto (Credit: NASA Goddard MODIS Rapid Response Team) scattata il 3 novembre dal satellite Aqua della NASA, si vede bene l'occhio del ciclone formatosi al centro della tempesta.

Fonte: NASA

03/11/2014 - Rinvio del lancio di VEGA e IXV -

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha annunciato, lo scorso 24 ottobre, il rinvio del lancio del razzo VEGA, il vettore europeo che il prossimo 18 novembre avrebbe dovuto portare in orbita la capsula sperimentale IXV (Intermediate Experimental Vehicle).
Durante la fase di controllo della sicurezza relativa alle fasi del lancio, sarebbe stato riscontrato che la configurazione attuale del piano di volo non rispetterebbe le strette misure di sicurezza del poligono, in quanto, nella remota ipotesi di dovere attivare l’autodistruzione del lanciatore nella primissima fase dopo l’accensione dei motori, i frammenti potrebbero ricadere sull’abitato di Kourou, nelle vicinanze dello spazioporto localizzato nella Guyana Francese.


Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, partner della missione sviluppata sotto l’egida dell’ESA con il coinvolgimento dell’industria nazionale, già lo scorso 25 ottobre aveva scritto al Direttore Generale dell'ente spaziale europeo Jean Jaques Dordain richiedendo l’istituzione una Commissione Indipendente di Inchiesta al fine di indagare le cause del ritardo e di predisporre un nuovo piano che rispetti i stringenti requisiti di sicurezza imposti dalla base di Kourou.


 L’inedita e ambiziosa missione spaziale europea IXV, partirà a bordo del razzo VEGA per una 'toccata e fuga spaziale' che durerà poco più di due ore. Durante il volo suborbitale, IXV raccoglierà dati fondamentali per lo sviluppo dei futuri veicoli di rientro europei: la missione è stata concepita con l'obiettivo di sottoporre a prova le strutture e i materiali progettati per il rientro controllato in atmosfera di veicoli di trasporto spaziale riusabili. 


 Una volta partita, la missione si concluderà con un tuffo nell’Oceano Pacifico e con il recupero da parte del rimorchiatore Nos Aries salpata dal porto di Genova lo scorso 4 ottobre per far rotta su Kourou prima ed in seguito su Panama per raggiungere il Pacifico e l’area prevista per l’ammaraggio di IXV in tempo utile secondo la programmazione del lancio per poi riportare il veicolo spaziale a Genova in vista delle analisi strutturali da effettuare direttamente sullo spazio-plano.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) il veicolo IXV durante la fase di rientro nell'atmosfera terrestre.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: Clay Center Observatory/Virgin Galactic) la rotazione dei timoni di coda della SS2 durante un volo del 2011.

03/11/2014 - SS2 ha aperto il sistema di frenata prematuramente -

Dalle prime indagini svolte dal team del National Transportation Safety Board (NTSB), presso il luogo dove si è schiantato il veicolo suborbitale SpaceShipTwo 'VSS Enterprise' il 31 ottobre scorso, emergerebbe che i due stabilizzatori, usati dal veicolo per frenare dopo aver raggiunto la quota prefissata, si sarebbero aperti prematuramente.
Questo fatto allontanerebbe dal motore a razzo le ipotesi per lo schianto del veicolo.
"Vi sto dicendo che questo è un fatto ma non la causa," ha dichiarato Christopher Hart, a capo del team NTSB, durante una nuova conferenza stampa per fornire le ultime notizie sull'indagine in corso. "Siamo su una lunga strada per arrivare a scoprire le cause. Abbiamo mesi e mesi di indagini di fronte a noi e vi sono un sacco di cose che ancora non conosciamo. Abbiamo una grosse mole di dati da rivedere."
Una prima analisi della telemetria e dei video registrati a bordo dello spazio-plano disintegrata hanno rivelato che l'innovativo sistema di frenata della SpaceShipTwo si è aperto prima di quanto previsto.
Il sistema posteriore dello spazio-plano è progettato per estendersi prima che la nave rientri nell'atmosfera dallo spazio, rallentando la velocità e piazzando il veicolo in posizione per il rientro.
Ma invece i due timoni di coda della SS2 hanno ruotato pochi secondi dopo l'avvio del motore a razzo ibrido, a seguito dello sgancio dall'aereo madre WhiteKnightTwo avvenuto a circa 15.000 metri sopra il deserto californiano di Mojave.
La NTSB guida le indagini dello schianto di venerdì e Hart ha detto domenica che il co-pilota della SS2 ha spostato una levetta della plancia e sbloccato i timoni di coda, che di solito sono normalmente puntati verso il retro del veicolo quando vola spinto dal motore.
Il co-pilota del tragico volo di venerdì, il 39enne Michael Alsbury, è deceduto nell'incidente. I colleghi della Scaled Composites di Alsbury, l'azienda costruttrice della SS2, hanno stabilito un fondo dedicato alla sua memoria.
Il pilota Peter Siebold, di 43 anni, è stato in grado di uscire dallo spazio-plano e paracadutarsi al suolo. Ora si trova in ospedale con gravi ferite.
Il motore a razzo ibrido, consuma una miscela di protossido di azoto e propellente solido a base plastica, acceso alcuni secondi dopo che la SpaceShipTwo viene rilasciata dall'aereo madre. Il volo di prova di venerdì segnava la prima volta che il motore a razzo veniva usato dalla SS2 fin da quando la Virgin Galactic era passata da un propellente a base di gomma a quello a base plastica.
"Circa nove secondi dopo l'accensione del motore, i dati della telemetria mostrano che i parametri dei timoni sono cambiati da bloccati a sbloccati," ha detto Hart.
Secondo Hart, una telecamera montata all'interno della cabina della SS2 mostra Alsbury muovere una mano per sbloccare il sistema dei timoni mentre l'aereo razzo supera Mach 1, la velocità del suono.
Questa azione durante il volo di SS2 non è prevista fino a che il razzo-plano raggiunge Mach 1,4, ha chiarito Hart ai giornalisti presenti alla conferenza stampa di domenica notte a Mojave, California.
"A quel punto i timoni si sono estesi dopo che sono stati sbloccati, anche se nessuno ha impartito il comando per farlo," ha detto Hart. "I piloti della SS2 di solito sbloccano i timoni e poi inviano un comando separato per muoverli dalla posizione di volo a quella di discesa," ha chiarito Hart.
"Appena dopo che i timoni sono stati sbloccati hanno ruotato in posizione di discesa e due secondi dopo abbiamo visto la disintegrazione. I dati telemetrici e quelli video si sono interrotti immediatamente." E' stato quindi mostrato ai giornalisti un video che mostra come il sistema dei timoni funziona sulla SS2 grazie ad una telecamera attaccata ad uno dei piloni di coda durante un volo precedente.
Sempre secondo Hart, le prestazioni del motore a razzo della SS2, che stava volando per la prima volta con il nuovo tipo di propellente, erano normali fino al momento della rotazione dei timoni di coda.
I membri del team della NTSB hanno localizzato i detriti della SS2 su un'area lunga oltre 8 km e visto che il motore a razzo e i serbatoi di propellente erano intatti e senza nessun segno di bruciatura o di apertura. Alcuni detriti sono stati portati negli hangar per un'ispezione.
Sei videocamere e sei registratori di dati erano a bordo della SS2 e aiuteranno nelle indagini, ha detto Hart, assieme alle riprese compiute dall'aereo madre, quelle al suolo e dalle interviste con i testimoni oculari. L'NTSB prevede di interrogare anche Siebold, il pilota sopravvissuto.
Quando è stato chiesto ad Hart se questa rivelazione (l'apertura anticipata dei timoni di coda, ndr) possa portare gli investigatori verso un errore del pilota, Hart ha detto che la NTSB non esclude nulla. "Al momento stiamo vagliando a un certo numero di possibilità, compresa questa," ha confermato Hart.
"Voglio specificare bene che non abbiamo determinato le cause dell'incidente," ha detto Hart. "Non stiamo dicendo che queste sono le cause dell'incidente. Abbiamo mesi e mesi di indagini per determinare le cause. Stiamo guardando ai problemi di addestramento, alla pressione per continuare i test, alla cultura della sicurezza, alla progettazione e alle procedure. Abbiamo molti problemi da affrontare in modo molto più approfondito prima di trovare le cause."
La Virgin Galactic ha emesso un comunicato domenica per difendere la sicurezza della compagnia ed agire contro le speculazioni sulle cause del disastro di venerdì.
Il fondatore della compagnia, Sir Richard Branson, ha detto che non vi saranno commenti sulle indagini fino a che la NTSB non avrà fatto il suo lavoro.
"Ora non è il momento per le speculazioni," ha detto la società. "Ora è il momento di concentrarsi su tutte le persone colpite da questo tragico incidente e di lavorare con gli esperti del NTSB, per andare a fondo di ciò che è accaduto in quel tragico giorno, e di imparare da esso in modo da poter andare avanti con sicurezza con questa importante missione."
Nella foto (Credit: NTSB) Christopher Hart descrive il sistema di frenata della SpaceShipTwo con la rotazione della coda ai giornalisti durante l'incontro di domenica sera. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Clay Center Observatory/Virgin Galactic) la rotazione dei timoni di coda della SS2 durante un volo del 2011.

VIDEO DELL'ISPEZIONE DEI MEMBRI DEL TEAM NTSB AL LUOGO DELLA CADUTA DI SS2 - 01/11/2014 - (Credit: NTSB) - dur.min. 04:54 - NO AUDIO

Fonti: Spaceflight Now - NTSB

02/11/2014 - Cinque anni nello spazio: un satellite, tre missioni -

Proba-2 dell'ESA celebra oggi i suoi cinque anni in orbita. Da dimostratore tecnologico a osservatorio solare e ora piattaforma spaziale per il meteo, la missione ha fornito triplo valore per gli scienziati europei.
La seconda missione PRoject for OnBoard Autonomy era stata lanciata nel 2009 come parte del programma ESA per la fornitura di nuova tecnologia spaziale.
Orbitando a circa 725 km, questo mini-satellite, più piccolo di un metro cubo, ospita quattro pannelli solari ed esperimenti per il meteo spaziale e supporta 17 dimostratori tecnologici, fornendo alle compagnie l'esperienza di volo che è essenziale all'industria europea per rimanere competitiva.
Nella prima fase della sua vita, fino ai primi del 2010, Proba-2 ha avuto grande successo nel verificare, sotto le condizioni estreme dello spazio, le nuove tecnologie che renderanno le future missioni spaziali europee più capaci ed efficienti.
Fra queste nuove tecnologie vi era un nuovo tipo di batteria agli ioni di litio, un sistema avanzato di gestione dati e potenza, pannelli strutturali combinati di fibra di carbonio e alluminio e nuovi modelli di ruote a reazione.
Dopo di questo, Proba-2 ha proseguito come osservatorio solare, una missione scientifica per lo studio del Sole e dell'ambiente di plasma che lo circonda.
Le informazioni dai quattro sensori solari e meteo hanno aiutato gli scienziati a comprendere la corona e i campi magnetici e il meccanismo responsabile dell'eruzioni solari.
Queste informazioni sono cruciali per comprendere il 'meteo spaziale', le condizioni sopra la Terra che possono avere effetti sui veicoli spaziali e sui sistemi dei servizi al suolo, o persino danneggiare le proprietà e la salute umana.
L'importanza dei dati di Proba-2 per i servizi di meteo spaziale ha permesso al programma Space Situational Awareness dell'ESA di gestire la missione fin dal luglio 2013.
Questo programma è stato sviluppato come precursore di servizi meteo spaziali. In particolare, i dati solari sono utilizzati dal Solar Weather Expert Service Centre coordinato dal Royal Observatory del Belgio a Brussels.
Questo centro genera dati e servizi sul meteo spaziale per diversi utenti in Europa, comprese le industrie, gli operatori satellitari e i gestori di sensibili strutture al suolo, come le linee elettriche.
Le misurazioni degli elettroni e degli ioni sono utili per analizzare le anomalie del satelliti e progettare così migliori veicoli spaziali del futuro.
Lo Science Centre di Proba-2 presso l'Osservatorio Reale del Belgio supervisiona le operazioni scientifiche e il processamento dei dati. Un portale web dedicato per i servizi di meteo spaziale mostra le ultime osservazioni ultraviolette in un formato visualmente attraente e facile da utilizzare.
Il 2 novembre, tutti coloro coinvolti in questa rimarchevole missione hanno celebrato il suo quinto compleanno, dando uno sguardo ai 60 mesi passati nei quali sono state testate nuove tecnologie e fornite uniche letture dell'ambiente solare e spaziale.
Nella foto (Credit: ESA/ROB) il nostro Sole osservato dallo strumento SWAP, a bordo di Proba-2, il 31 ottobre 2014.

Fonte: ESA

01/11/2014 - Il romantico riflesso del Sole sui mari di Titano -

Una fantastica immagine è stata rilasciata un paio di giorni fa dal team della missione della NASA Cassini: ora che il polo nord di Titano, la grande luna di Saturno, si sta lentamente immergendo nella stagione estiva, la luce del Sole inizia a creare scenari davvero particolari.
In questo mosaico (Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/University of Idaho) nel vicino infrarosso, ripreso dal Visual and Infrared Mapping Spectrometer (VIMS), il 21 agosto 2014, durante il flyby T-104, la luce del Sole riflette sui mari del polo nord della luna.
Questa non è la prima volta in cui la sonda riesce a catturare i riflessi sugli specchi di idrocarburi di Titano.
Vi erano già state riprese dei riflessi dei mari di Titano, ad esempio nel 2009 e nel 2012, tuttavia, questa è la prima volta in cui un riflesso è visibile in foto dove lo è anche la superficie della regione polare, con gli occhi elettronici della Cassini che sono riusciti a guardare oltre la densa atmosfera e la fitta nebbia.
In uno dei frame del mosaico, in alto a sinistra ad ore 11, è presente una vera e propria "riflessione speculare" del Sole, che brilla a sud nel Kraken Mare. Visto dal Kraken Mare, invece, il Sole era a circa 40° sopra l'orizzonte, l'elevazione maggiore che finora ha prodotto un bagliore visibile dall'orbita.
Questo riflesso era così luminoso da saturare il sensore dello spettrometro della Cassini.
Intorno al Kraken Mare si nota un anello più brillante a forma di "vasca da bagno" il quale indica che il bacino doveva essere più grande ad un certo punto della storia e si sarebbe ridotto a causa dell'evaporazione.
Immediatamente a destra del riflesso solare, un labirinto di canali collega il Kraken ad un altro grande mare di Titano, il Ligeia Mare, parzialmente coperto a settentrione, da un complesso brillante di nuvole a forma di freccia. Queste, formate da goccioline di metano liquido, potrebbero contribuire attivamente a rifornire i mari di Titano con vere e proprie precipitazioni.
Questi sorvoli riservano sempre grandi sorprese su un incredibile mondo per certi versi, così simile alla Terra.
Maggiori approfondimenti, in italiano, sulle immagini di Titano sul sito Alive Universe Images.

Fonti: Alive Universe Images - INAF

Nelle immagini (Credit: KENNETH BROWN/AP) le drammatiche fasi dell'incidente.

01/11/2014 - Iniziata l'indagine federale sull'incidente della SpaceShipTwo -

L'indagine sullo schianto della SpaceShipTwo della Virgin Galactic durante un test di volo avvenuto venerdì 31 ottobre ha preso il via.
Una squadra della National Transportation Safety Board (NTSB) è arrivata oggi il 1° novembre a Mojave, California, per iniziare le indagini sull'incidente avvenuto alla SpaceShipTwo, nel quale ha perso la vita uno dei piloti collaudatori e ferito gravemente un altro. Il team è composto da 15 persone, a capo Christopher Hart che ha dichiarato durante una breve conferenza stampa tenuta a Mojave oggi: "Questa è la prima volta che sono a capo di un'indagine di un lancio spaziale che ha coinvolto delle persone a bordo," ha detto Hart. "Dato questo nuovo aspetto per noi vogliamo essere sicuri che copriremo ogni base."
La NTSB aveva poche informazioni da condividere sullo schianto e questo punto ma i dettagli verranno rivelati mentre l'indagine proseguirà, ha aggiunto.
Il fondatore della Virgin Galactic, Sir Richard Branson, che è volato a Mojave per essere accanto al team di SpaceShipTwo in questo momento difficile ha detto che la compagnia collaborerà completamente con il lavoro della NTSB.
"Siamo determinati a scoprire che cosa è andato storto, e lavoreremo con le autorità per arrivare a questa informazione," ha detto Branson durante la conferenza stampa tenutasi oggi a Mojave. "A questo punto è troppo presto per me per entrare nei dettagli dell'indagine."
Branson ha confermato che la Virgin Galactic proseguirà nella missione del turismo spaziale nonostante la tragedia di venerdì.
L'incidente è avvenuto poco dopo il rilascio di SpaceShipTwo dall'aereo madre WhiteKnightTwo, a circa 15.000 metri di altezza sopra il deserto. Che cosa sia accaduto non è ancora chiaro. Uno dei due piloti è deceduto mentre l'altro è stato trasportato in ospedale con gravi ferite. Entrambi i piloti lavoravano per la Scaled Composites, la compagnia con sede a Mojave che ha costruito e sta testando la SpaceShipTwo per la Virgin Galactic. I nomi dei due piloti non sono ancora stati divulgati.
Branson sperava di poter iniziare le operazioni commerciali, con il volo di passeggeri paganti a bordo della SpaceShipTwo, a partire dal prossimo anno ma lo schianto di venerdì costringerà al rinvio.
Ieri la Sierra Nevada Corp., la compagnia che aveva fornito il motore a razzo per la SpaceShipTwo per i primi tre voli propulsi, ha diramato un comunicato ufficiale nel quale ritiene necessario precisare che il motore che si trovava venerdì a bordo della SpaceShipTwo non era stato fornito dall'azienda.
"La SNC esprime le sue più profonde condoglianze alla Virgin Galactic e a tutti quelli coinvolti nell'incidente occorso alla SpaceShipTwo. Una perdita di uno di noi è una perdita per tutti noi.
La SNC è stata in passato fornitrice della Scaled Composites ed i primi tre voli a motore con SS2 erano dotati di propulsori forniti dalla nostra compagnia. Però il nostro coinvolgimento nel programma tecnico è terminato nel maggio del 2014 con l'annuncio, da parte di Virgin Galactic di sviluppare internamente il motore a razzo per SS2.
La SNC non è stata coinvolta nella costruzione o nei test di qualificazione del motore utilizzato in quest'ultimo volo e nemmeno della sua integrazione con SS2. La SNC non era coinvolta in nessun modo nella sicurezza pre-volo e nell'approvazione tecnica o nelle operazioni di volo della missione condotta oggi. Noi non eravamo al corrente del volo di oggi e non eravamo presenti al sito né monitoravamo da lontano il test a Mojave, in California. A questo punto la SNC non ha nessuna informazione oltre quello riportato pubblicamente.
L'avanzamento del trasporto spaziale è un viaggio difficile e spesso una sfida. Se le sarà richiesto, la SNC, come parte di una grande comunità spaziale, è accanto alla Virgin Galactic e alla Scaled Composites durante questo difficile momento.

In serata sono trapelati i nomi dei piloti collaudatori della SpaceShipTwo coinvolti nell'incidente di venerdì. Michael Alsbury, di 39 anni, è deceduto sul colpo quando la SS2 si è spezzata a mezz'aria, sopra il deserto di Mojave. Lo ha rivelato l'ufficio del medico legale della contea di Kerns al Los Angeles Times. Alsbury era pilota collaudatore con alle spalle 1.800 ore di volo durante i suoi 14 anni di carriera alla Scaled Composites. Nell'aprile del 2013 era stato co-pilota durante il primo volo propulso della SS2.
Il vice sceriffo della contea di Kern ha annunciato l'identità del secondo pilota coinvolto, che si è lanciato appena prima dell'esplosione ed è atterrato a circa 1.600 metri dalla zona del disastro. Si tratta di Peter Siebold, attualmente in ospedale con numerose ferite e sottoposto ad operazione sabato pomeriggio. Siebold aveva pilotato la SpaceShipOne durante il secondo volo propulso con il quale venne raggiunta la quota di 32 km e la velocità di Mach 1.6. Sebbene Siebold fosse uno dei quattro piloti qualificati per la SS1 non pilotò mai il veicolo nel 2004 per la vittoria dell'Ansari X Prize.
Nella foto (Credit: NBCNews.com) Sir Richard Branson durante il suo breve intervento ai media presso Mojave, sabato 1° novembre. Nelle immagini in alto (Credit: KENNETH BROWN/AP) le drammatiche fasi dell'incidente.

Fonti: Space.com - Sierra Nevada Corp.

Vai in cima alla pagina

linea gialla

Archivi notizie periodi passati

2014 - ottobre

2014 - settembre

2014 - agosto

2014 - luglio

2014 - giugno

2014 - maggio

2014 - aprile

2014 - marzo

2014 - febbraio

2014 - gennaio

2013 - nov/dic

2013 - set/ott

2013 - lug/ago

2013 - mag/giu

2013 - mar/apr

2013 - gen/feb

2012 - ott/dic

2012 - lug/set

2012 - apr/giu

2012 - gen/mar

2011 - ott/dic

2011 - lug/set

2011 - apr/giu

2011 - gen/mar

2010 - ott/dic

2010 - lug/set

2010 - apr/giu

2010 - gen/mar

2009 - lug/dic

2009 - gen/giu

2008 - lug/dic

2008 - gen/giu

2007 - lug/dic

2007 - gen/giu

2006 - lug/dic

2006 - gen/giu

2005 - lug/dic

2005 - gen/giu

Archivio 2004

Archivio 2003

Archivio 2002

Archivio 2001

Archivio 2000

linea gialla

Glossario Minimo

linea gialla

Aggiornato il 1° dicembre 2014 - ore 23:59

Torna alla pagina iniziale del sito

a cura di

Massimo Martini

Valid XHTML 1.0 Transitional

Valid CSS!