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Notiziario 2014 - dicembre

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di dicembre 2014. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di novembre 2014.
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31/12/2014 - L'Universo simulato più realistico che c'è -

Un gruppo di astronomi delle Università di Leiden in Olanda e Durham in Gran Bretagna, guidati dal professor Joop Schaye, ha realizzato una simulazione dell’Universo in cui sono state ricreate galassie molto simili a quelle reali in termini di massa, dimensione ed età. Questa similitudine è stata resa possibile tenendo conto dei venti galattici, composti cioè da gas che vengono espulsi dalle galassie. I risultati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Gli astronomi hanno realizzato una simulazione dell’Universo impiegando diversi mesi di calcolo grazie all’ausilio di due potenti supercomputer, denominati “Cosmology Machine” e “Curie”, che si trovano rispettivamente a Durham e a Parigi. Ciò ha permesso di studiare l’evoluzione delle galassie nel corso della storia cosmica che, come sappiamo, dura ormai da quasi 14 miliardi di anni. Nonostante sia da molto tempo che gli astronomi tentano di comprendere la formazione delle galassie attraverso le simulazioni al computer, i risultati ottenuti non hanno avuto grossi successi: infatti, le galassie ricreate dalle simulazioni precedenti erano troppo massicce, troppo piccole, molto vecchie e alquanto sferiche.
Le galassie ricostruite invece con la simulazione EAGLE (Evolution and Assembly of GaLaxies and their Environments), sono molti simili a quelle osservate in quanto è stata considerata la presenza dei venti galattici, che portano via il gas necessario alla formazione stellare. Le galassie di EAGLE sono meno massicce e più giovani perché si formano poche stelle che avranno origine più tardi nel corso dell’evoluzione galattica. In queste simulazioni, i venti galattici, che sono alimentati dalle stelle, dalle supernovae e dai buchi neri supermassicci, sono molto più potenti rispetto alle precedenti simulazioni.
Inoltre, la dimensione e la forma delle migliaia di galassie ricostruite con la simulazione EAGLE sono molto simili a quelle che osservano di fatto gli astronomi. "L’Universo generato al computer è proprio simile a quello reale," spiega Richard Bower della Durham University e co-autore dello studio. "Ci sono galassie ovunque, di tutte le forme, dimensioni e colori che ho avuto modo di osservare con i maggiori telescopi del mondo. È incredibile. Nell’universo di EAGLE posso addirittura spingere un bottone per far evolvere il tempo all’indietro."
Avendo sviluppato una simulazione che produce migliaia di galassie con caratteristiche simili a quelle reali, gli astronomi possono ora studiare in dettaglio l’evoluzione delle singole strutture. "Per noi, si tratta dell’inizio di una nuova era," conclude Rob Crain della Liverpool John Moores University e co-autore della ricerca. "Possiamo manipolare le condizioni fisiche dell’Universo e studiare l’evoluzione delle galassie nel corso degli ultimi 14 miliardi di anni."
Nell'illustrazione (Credit: J. Schaye et al. 2015) la formazione di una galassia con la simulazione EAGLE a partire dalla distribuzione dei gas.

Fonte: INAF News

31/12/2014 - L'equipaggio della ISS augura Buon Anno mentre la ricerca continua -

Mentre l'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si prepara a festeggiare il nuovo anno con succo di frutta e pane tostato, la NASA ha rilasciato oggi un messaggio pre-registrato di auguri dallo spazio per il Nuovo Anno per tutti quelli che sono sulla Terra.

BREVE SALUTO DI BUON 2015 DA PARTE DEL COMANDANTE WILMORE E DELL'INGEGNERE DI VOLO VIRTS - 30/12/2014 - (Credit: NASA) - dur.min. 0:49 - AUDIO INGLESE

Il Comandante di Spedizione 42, Barry 'Butch' Wilmore della NASA e l'Ingegnere di Volo Samantha Cristoforetti dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno parlato dei loro piani per il Capodanno e di altre faccende durante un'intervista tenuta per la CBS News e la BBC. Il video è visibile qui.
L'equipaggio ha poi trascorso gran parte del 30 dicembre conducendo esperimenti, che spaziano dalle scienze biologiche alla fisica, all'osservazione della Terra e mantenendo in buone condizioni i sistemi della stazione.
Cristoforetti ha preparato l'attrezzatura per gli esami degli occhi utilizzando la tomografia oculare coerente, che registra immagini con dettagli in 3D della retina e dell'interno dell'occhio, in modo che i medici possano comprendere meglio perché alcuni astronauti ritornati sulla Terra hanno avuto problemi di lungo termine alla vista. Wilmore ha poi condotto i test assieme a Cristoforetti e all'Ingegnere di Volo Terry Virts della NASA.
Per saperne di più sull'esperimento Ocular Health.
Wilmore ha proseguito la preparazione del lavoro conducendo l'esperimento Haptics-1 dell'ESA, utilizzando una specie di joystick dotato di feedback montato su un tablet in modo da aiutare gli scienziati a capire meglio come le persone in assenza di peso possano utilizzare uno strumento come questo per il controllo di robot su un altro pianeta, Luna o asteroide dall'interno di un veicolo spaziale abitato.
Per saperne di più sull'esperimento Haptics-1.
I cosmonauti russi Elena Serova, Alexander Samoukutyaev e Anton Shkaplerov hanno trascorso la loro giornata eseguendo della manutenzione al sistema di supporto vitale della Stazione, testato delle procedure per scoprire perdite di aria nella ISS e conducendo un esperimento russo di fisica sulla dinamica delle particelle cariche nello spazio.
Nella foto> (Credit: NASA TV) Wilmore e Cristoforetti mentre rispondono alle domande dei giornalisti di CBS News e BBC.

Fonte: NASA Blog ISS

31/12/2014 - La Cina piazza in orbita un satellite meteo -

La Cina ha lanciato mercoledì un veicolo spaziale per rimpolpare la propria flotta di satelliti meteorologici che forniscono gli avvisi per l'arrivo dei cicloni tropicali sull'Asia.
Il satellite Fengyun 2G (Fengyun-II 08) è decollato alle 9:02 a.m. locali (le 2:02 ora italiana) dalla rampa LC2 del Centro di Lancio Satelliti di Xichang, nella provincia Sud-occidentale dello Sichuan.
Il satellite è volato in orbita a bordo di un razzo Lunga Marcia-3A (CZ-3A), un vettore a tre stadi alto circa 52 metri. Il satellite Fengyun 2G è stato rilasciato dal terzo stadio del razzo, alimentato a idrogeno ed ossigeno liquidi, circa 24 minuti dopo il decollo.
L'agenzia di stato Xinhua e la stampa CMA hanno rilasciato un comunicato nel quale dichiarano il successo del lancio.
La missione si prefiggeva di immettere il satellite, pesante circa 1.260 kg, su un'orbita ellittica di trasferimento. Il sistema di propulsione del satellite porterà poi il veicolo spaziale su un'orbita geostazionaria circolare a 36.000 km di quota.
Secondo funzionati cinesi il Fengyun 2G assicura la prosecuzione delle osservazioni meteo sulla Cina e sulle regioni vicine.
Il Centro Meteorologico Nazionale Satelliti della Cina ha reso noto in una presentazione che, una volta dichiarato operativo, il nuovo satellite prenderà il posto dell'osservatorio meteo Fengyun 2E a 105° di longitudine Est. Il Fungyun 2E, lanciato nel dicembre 2008, verrà spostato nella nuova posizione a 86,5° Est per sostituire il vecchio Fengyun 2D, che si trova nello spazio dal dicembre 2006.
La flotta cinese dei satelliti Fengyun svolge un ruolo simile a quello dei satelliti meteo GOES della NOAA in orbita geostazionaria. Essi forniscono immagini in continuo dei sistemi nuvolosi e delle tempeste che avvengono su un terzo del pianeta, dal Medio Oriente fino all'Oceano Pacifico centrale.
I meteorologi cinesi scambiano i dati acquisiti con i satelliti Fengyun con quelli di NOAA ed Eumetsat, la controparte europea.
Costruito in Cina dalla China Aerospace Science and Technology Corp., il Fengyun 2G dovrebbe operare per almeno quattro anni, ma i precedenti satelliti cinesi meteo hanno funzionato più a lungo di quanto progettato. Il nuovo satellite è dotato di migliorie tecniche e i funzionari sperano possa funzionare fino al 2020.
Il satellite, stabilizzato per rotazione a 100 giri al minuto, ospita un radiometro scanner per osservare la Terra nel visibile e nell'infrarosso, permettendo così di riprendere le tempeste sia di giorno che di notte.
I suoi strumenti prenderanno le foto della Terra ogni ora per la gran parte dello scenario ma gli aggiornamenti potrebbero anche arrivare ogni 30 minuti in casi particolari, come quando vi è la stagione degli allagamenti in Cina fra giugno ed agosto di ogni anno.
Il Fengyun 2G può anche fare osservazioni localizzate su sistemi meteo più gravi fino ad una ogni sei minuti utilizzando una modalità rapida della scansione. A bordo del satellite si trova anche uno strumento per misurare i raggi X solari e le particelle di alta energia in supporto alle previsioni meteo spaziali.
La Cina avrà quattro satelliti meteo geostazionari operativi dopo il lancio di Fengyun 2G. Le autorità avevano rimosso il satellite Fengyun 2C dalla flotta ai primi di dicembre, ha comunicato la CMA in un comunicato stampa.
Il Paese dispone anche di una flotta di satelliti meteo con orbite polari che lavorano in concerto con i veicoli Fengyun 2. La Cina ha immesso il suo primo satellite in orbita nel 1997, tre anni un'esplosione uccise tre operai e distrusse il primo Fengyun 2 durante la fasi di rifornimento del satellite nella base di Xichang.
Il lancio dell'ultimo dei satelliti meteo della serie Fengyun 2 è previsto per il 2017.
Infatti, secondo la CMA, la Cina sta sviluppando la prossima generazione di satelliti meteo, chiamati Fengyun 4 per sostituire la flotta Fengyun 2, e il primo della nuova serie decollerà nel 2016.
Si è trattato del 15esimo lancio di un vettore della famiglia CZ e il 16esimo lancio orbitale cinese dell'anno. Il volo di oggi è stato anche il 92esimo, ed ultimo, lancio orbitale del 2014, l'88esimo ad avere successo.
Nella foto (Credit: Xinhua) il momento del decollo del vettore CZ-3A con il satellite meteo Fengyun 2G.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report

Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la migliore immagine di Cerere scattata finora dalla sonda Dawn.

30/12/2014 - La sonda Dawn si avvicina al pianeta nano Cerere -

Il veicolo spaziale Dawn della NASA ha iniziato l'avvicinamento a Cerere in vista dello storico arrivo a marzo al misterioso pianeta nano.
Dawn è entrata ufficialmente nella fase di avvicinamento a Cerere, dopo essere recentemente emersa dietro il Sole, relativamente alla Terra, e quindi tornata a portata di comunicazioni. La sonda si trova ora a 640.000 km da Cerere e la sua velocità di crociera verso l'oggetto di 950 km di diametro è di circa 725 km/h.
Dawn dovrebbe entrare in orbita attorno a Cerere - l'oggetto più grande nella fascia principale di asteroidi fra Marte e Giove - il 6 marzo 2015. Quando questo avverrà, la sonda diventerà la prima ad aver mai orbitato attorno a due differenti corpi inesplorati del Sistema Solare. (Dawn ha infatti già orbitato attorno al proto-pianeta Vesta, il secondo più grande oggetto asteroidale, dal luglio 2011 al settembre 2012).
I membri del team della missione, e gli scienziati spaziali di tutto il mondo, sono ansiosi di vedere Cerere da vicino.
"Cerere è quasi un completo mistero per noi," ha detto Christopher Russell, principale scienziato di Dawn presso la UCLA, in un comunicato. "Cerere, a differenza di Vesta, non ha dei meteoriti collegati ad esso che ci possano aiutare a rivelare i suoi segreti. Tutto quello che possiamo dire con sicurezza è che saremo sorpresi."
Sebbene Cerere e Vesta si trovino nella stessa area generale, appaiono molto differenti l'uno dall'altro. Ad esempio, Vesta, di 525 km di diametro si pensa sia un corpo arido, mentre Cerere possiede un mantello ghiacciato e potrebbe anche nascondere un oceano di acqua liquida al suo interno. (Secondo alcuni ricercatori Cerere potrebbe anche essere in grado di sostenere la vita così come la conosciamo).
Queste differenze potrebbero essere il risultato di differenti tempi di formazione. Gli scienziati pensano che Vesta potrebbe essersi formato un pò prima di Cerere, quando il materiale radioattivo era più abbondante nel Sistema Solare. Secondo la NASA l'interno di Vesta potrebbe contenere ancora molto materiale radioattivo, il quale genera più calore che avrebbe allontanato l'acqua.
La missione Dawn, dal costo di 466 milioni di dollari, non si affida ai tradizionali propulsori chimici ma invece impiega un sistema super efficiente ad ioni, nel quale il gas xenon ionizzato viene accelerato e sparato dal retro del veicolo spaziale per generare la spinta.
"Orbitare attorno a Vesta e Cerere sarebbe stato impossibile con i metodi di propulsione convenzionali. Grazie alla propulsione ad ioni, stiamo per fare la storia con la prima nave spaziale mai entrata in orbita attorno a due mondi alieni inesplorati," ha detto Marc Rayman, capo ingegnere e direttore di missione presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California, nello stesso comunicato.
Mentre il 6 marzo segnerà l'inizio delle operazioni orbitali attorno a Cerere, un altro momento importante arriverà già alla fine di gennaio: A quel punto le fotografie scattate da Dawn cominceranno ad essere le migliori mai riprese del pianeta nano.
Dawn venne lanciata nel 2007 per una missione ideata per conoscere meglio, studiando Vesta e Cerere, i primi giorni del Sistema Solare, e dei processi di formazione planetaria. La missione principale della sonda si concluderà alla fine di luglio del 2015.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) la sonda Dawn che si avvicina a Cerere. Nell'immagine in alto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la migliore immagine di Cerere scattata finora dalla sonda Dawn in avvicinamento al pianeta nano.

Fonti: Space.com - NASA

30/12/2014 - Il completamento del nuovo Cosmodromo di Vostochny rispetterà le previsioni -

Il vice Primo Ministro russo, Dmitry Rogozin, ha dichiarato lunedì che i lavori presso il Centro Spaziale di Vostochny, nell'estremo oriente della Russia, stanno accelerando e che la previsione di completamento della struttura rispetterà i piani previsti.
"Al momento... siamo pienamente convinti che avremo tutte le strutture di terra pronte per rispettare la data fissata dal decreto presidenziale del primo lancio di un razzo vettore Soyuz," ha detto Rogozin, che supervisiona l'industria spaziale e militare della Russia.
Il completamento della costruzione del nuovo centro spaziale nell'estremo oriente della Russia, iniziato nel 2012 e dal costo stimato di circa 400 miliardi di rubli (7,1 miliardi di dollari al cambio attuale), è previsto per il luglio 2015.
Rogozin ha aggiunto che il primo lancio di un veicolo Soyuz senza equipaggio è previsto per dicembre 2015. Precedenti resoconti indicavano che il primo di una nuova generazione di razzi che utilizzano dei motori più avanzati e amici dell'ambiente avrebbero potuto decollare portando uomini nello spazio dal 2018.
Il progetto è stato colto da mancanza del rispetto dei tempi fissati e da scandali di corruzione che hanno coinvolto uno dei principali appaltatori del progetto, i cui dirigenti sono stati arrestati all'inizio di quest'anno ed accusati di appropriazione indebita per un valore di 1,8 miliardi di rubli (circa 32 milioni di dollari).
Il Primo Ministro Dmotry Medvedev ha sostituito il manager anziano del progetto ai primi di dicembre.
Situato nella orientale regione di Amur, il centro spaziale di Vostochny dovrebbe dare una spinta all'economia della regione e ridurre la dipendenza della Russia dal suo vicino Kazakhstan, dove è localizzato il centro spaziale di Baikonur che la Russia ha preso in affitto fino al 2050.
Nella foto (Credit: © Sputnik/ Igor Ageyenko) i lavori a Vostochny.

Fonte: Sputnik.com

30/12/2014 - Il 2014 nello spazio -

Siamo giunti ormai alla fine dell'anno e, come di consueto, traccio un bilancio dei 12 mesi appena trascorsi in ambito astronautico spaziale.
L'attività umana ha visto solo quattro voli e tutti eseguiti con le Soyuz Russe dirette alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L'Italia, per il secondo anno consecutivo, ha visto salire a bordo per una missione di lunga durata un nostro connazionale, il capitano Samantha Cristoforetti, settimo astronauta italiano, e prima donna a volare nello spazio. La missione è iniziata il 23 novembre e si concluderà a maggio del 2015. Samantha, oltre ad occuparsi degli esperimenti e delle altre attività di bordo, trova il tempo per coinvolgere gli appassionati a Terra grazie ai suoi Twitter e foto che condivide con tutti.
La ISS ha ricevuto quasi tutti i veicoli cargo di rifornimento previsti, quattro Progress russe, due Dragon della SpaceX, due Cygnus della Orbital e un ATV dell'ESA. Purtroppo il 28 ottobre il terzo Cygnus previsto è andato distrutto nell'esplosione del razzo Antares al decollo. Fortunatamente nessun ferito ma un bel colpo per il programma cargo della compagnia americana che, dopo questo incidente, ha deciso di sostituire i motori del razzo Antares.
La NASA ha eseguito il 4 dicembre il primo volo di prova della sua nuova capsula equipaggio per l'esplorazione dello spazio profondo, Orion. La missione EFT-1 è stato un completo successo e spiana la strada ai prossimi passi in questo ambizioso programma che si prefigge di riportare gli astronauti oltre l'orbita terrestre e fino a Marte. Anche il razzo super-pesante SLS prosegue lo sviluppo anche se il primo lancio sembra slittato al 2018.
Ma la NASA nel 2014 ha preso la sua decisione sulle due compagnie che trasporteranno di nuovo gli astronauti USA verso la ISS, a partire dalla fine del 2017, scegliendo la Boeing con la capsula CST-100 e la SpaceX con la Dragon 2 (presentata al pubblico il 29 maggio 2014). Purtroppo è rimasta fuori dai giochi la mini-navetta Dream Chaser della Sierra Nevada Corp. che, comunque, sta cercando nuovi clienti interessati allo sviluppo di questo velivolo a corpo portante. In quest'ottica Giappone ed Europa potrebbero essere interessate a questo veicolo spaziale.
Per quanto riguarda l'esplorazione robotica del Sistema Solare quest'anno la parte del leone è toccata alla sonda Rosetta, e al suo lander Philae, dell'ESA che sono riuscite nell'impresa di eseguire un atterraggio morbido su una cometa. Si tratta di un traguardo storico per il vecchio continente e per l'astronautica in generale.
Ma anche l'India ha compiuto un passo eccezionale piazzando una sonda, al primo tentativo, in orbita attorno a Marte. La MOM è entrata in orbita attorno al Pianeta Rosso lo scorso 24 settembre, all'incirca assieme all'ultimo orbiter della NASA, MAVEN, per lo studio dell'atmosfera superiore del pianeta.
I rover Opportunity (ormai da quasi 11 anni su Marte!) e Curiosity proseguono gli studi scientifici della superficie di Marte e la lista delle scoperte fatte dai due robot si allunga. Ormai è chiaro che Marte era in grado di sostenere la vita, se mai ve ne fosse stata. Spetterà ai prossimi rover darci la scoperta più importante... ovvero se la vita è presente tuttora o se vi è stata in passato.
I lanci di satelliti e sonde hanno avuto un ulteriore incremento rispetto allo scorso anno e solo 4 lanci sono falliti su un totale di ben 91, un record assoluto negli ultimi vent'anni. Come non ricordare inoltre, la conclusione, dopo ben 674 giorni in orbita, della terza missione segreta della mini-navetta automatica militare X-37B della Boeing. Hanno debuttato due nuovi razzi vettori pesanti di India, con il GLSV Mk III (che ha anche testato il rientro di una capsula che potrebbe essere utilizzata per un equipaggio umano) e della Russia con il suo Angara 5A (dopo un volo suborbitale del più leggero Angara 1.2 alcuni mesi prima). Nei lanciatori la Russia ha superato di nuovo tutti con 36 lanci orbitali, seguita dagli Stati Uniti con 23 e poi dalla Cina con 15. Nel 2014 l'ESA ha deciso di abbandonare l'aggiornamento di Ariane 5 per dedicarsi completamente al nuovo Ariane 6, che dovrebbe debuttare nel 2020.
Per il turismo spaziale la Virgin Galactic ha subito il peggior incidente della sua storia con la distruzione in volo, durante un test, del suo primo veicolo SpaceShipTwo. Il bilancio è stato il ferimento del pilota e la morte del co-pilota. E' in corso un'indagine della FAA americana ma, per ora, i tempi di inizio dei voli commerciali, che Sir Richard Branson sperava ai primi del 2015, slitteranno inevitabilmente. La dura lezione di questo evento è che i viaggi spaziali, come purtroppo spesso tendiamo a dimenticare, sono al limite della tecnologia umana e il pericolo è sempre dietro l'angolo.
Sono consapevole che gli eventi e le storie di questo 2014 spaziale che va a concludersi sono molte di più ma io ho voluto soltanto fare un breve riassunto dei fatti salienti.
Approfitto di questo spazio per augurare a tutti voi un Felice Anno Nuovo. Un grazie per averci seguito anche quest'anno, iniziato con il restyling della home page, e durante il quale abbiamo pubblicato oltre 1.140 notizie a sfondo spaziale/astronautico. Cento notizie in più dell'anno scorso, un vero record che fa di questo sito il più aggiornato e completo, per questo argomento, in lingua italiana! Nel corso del 2014 abbiamo avuto circa 73.600 visitatori con oltre 100.000 pagine visitate!
Grazie ancora di cuore anche a nome dei miei fidati collaboratori: Bianca Maria, la paziente mia dolce metà che asseconda in modo encomiabile questa mia passione, Paolo Secchi, l'instancabile e puntuale revisore dei testi che corregge i miei svarioni in italiano e Patrizio Claudio Casiraghi che ha nuovamente aggiornato la sezione di storia e tecnica astronautica del sito con tutte le missioni ai corpi celesti del Sistema Solare.
Continuate a seguirci nel 2015 e vi ricordo che siamo anche su Twitter con gli aggiornamenti costanti.
Nella foto (Credit: NASA/ESA/Orbital Sciences/ISRO) alcuni degli eventi astronautici del 2014.

BUON 2015 !!!

Massimo Martini – curatore di Astronautica.us.



Nell'immagine (Credit: NASA/ESA/L. Roth/SWRI/University of Cologne) la posizione dei pennacchi di vapor d'acqua visti da Hubble su Europa nel dicembre 2012.

29/12/2014 - I giganteschi geyser di vapor d'acqua di Europa sono scomparsi -

I giganteschi geyser di vapore d'acqua di Europa, luna di Giove, sono scomparsi nel sottosuolo.
Lo scorso anno gli scienziati avevano annunciato che il Telescopio Spaziale Hubble della NASA/ESA aveva osservato, nel dicembre 2012, pennacchi di vapor d'acqua che, partendo dal polo sud di Europa, si estendevano fino a 200 km nello spazio. La notizia aveva destato scalpore e molta emozione ed aveva suggerito che si sarebbe potuta inviare una sonda robotica capace di raccogliere campioni dell'oceano che si trova sotto la superficie di Europa senza dovervi atterrare.
I ricercatori hanno ripetutamente puntato Hubble su Europa fin da allora in cerca di conferme e caratterizzazione dei pennecchi durante i mesi di gennaio, febbraio, novembre e dicembre di quest'anno ma non hanno avuto risultati.
"Finora non abbiamo trovato traccia di vapor d'acqua nelle nuove immagini raccolte," ha detto Lorenz Roth, membro del team presso il Southwest Research Institute di San Antonio, il 19 dicembre durante una conferenza tenutasi all'incontro annuale dell'American Geophysical Union (AGU).
Anche altri team di ricerca hanno fallito nella conferma dei pennacchi. Ad esempio, una recente analisi di immagini acquisite dalla sonda Galileo della NASA, che ha studiato il sistema di Giove fra il 1995 ed il 2003, non hanno rilevato tracce di questi pennacchi. Lo ha confermato Cynthia Phillips del SETi (Search for Extraterrestrial Intelligence) Institute di Mountain View, California.
I pennacchi di Europa difficilmente ricordano i potenti geyser che eruttano in continuazione dal polo sud della luna Encelado, che orbita attorno a Saturno, e che anch'essa ospita un oceano di acqua liquida sotto la sua crosta ghiacciata. Gli oceani delle due lune possono mantenersi liquidi a causa delle grosse forze di marea che scaldano l'interno dei satelliti, lo stesso meccanismo attraverso il quale si generano i geyser.
"Mi pare difficile credere che, se un pennacchio fosse stato simile a quelli che vediamo su Encelado, potesse esaurirsi durante il periodo di studio di Galileo - trovo molto difficile che lo abbiamo mancato," ha detto la Phillips durante la sua conferenza preso l'AGU del 19 dicembre. "Io penso che l'avremmo visto se vi fosse stato."
Inoltre, i ricercatori anno annunciato il 18 dicembre, sempre durante l'AGU, che la sonda Cassini, che ha sorvolato Giove nel 2001 mentre era in viaggio verso Saturno, non aveva rilevato in quel momento nessuna attività di pennacchi su Europa.
"Non abbiamo trovato prove di acqua vicino ad Europa, mentre l'abbiamo subito rilevata nei pennacchi dell'eruzioni di Encelado," ha detto Larry Esposito dell'Università del Colorado a Buolder, capo squadra per lo strumento UVIS (Ultraviolet Imaging Spectrograph Instrument) di Cassini, in un comunicato NASA.
Le misurazioni di UVIS suggeriscono inoltre che gran parte del gas che circonda il satellite è originato dalla vicina luna vulcanica Io, non da Europa, e lo studio ha scoperto che l'esile atmosfera di Europa è 100 volte meno densa di quanto si pensasse.
Questo comunque non vuol dire necessariamente che i geyser su Europa non esistono.
"E' ancora possibile che un qualche tipo di attività di pennacchi possa avvenire, ma che non sia frequente o che le emissioni siano più piccole di quelle osservate su Encelado," ha detto Amanda Hendrix, del Planetary Science di Tucson, Arizona, e membro del team UVIS e co-autore dello studio in un comunicato NASA. "Se l'attività eruttiva fosse avvenuta al momento del sorvolo di Cassini, sarebbe stata a livelli troppo bassi per essere captata da UVIS."
Infatti, gli scopritori del pennacchio non si attendevano un'attività costante e intensa; Le osservazioni di Hubble dell'ottobre 1999 e novembre 2012 non hanno rilevato alcun geyser, ha detto Roth.
"Era chiaro fin dall'inizio che si trattava di un fenomeno transiente," ha aggiunto.
Roth consiglia la pazienza, e descrive la caccia al pennacchio di Hubble come un 'lavoro in corso'. (L'attuale campagna di ricerca dovrebbe continuare fino ad aprile 2015.). Phillips ha espresso sentimenti analoghi, dicendo che i pennacchi deboli e/o intermittenti avrebbero potuto passare inosservati da Galileo.
"Il risultato finale è qui, rimanete sintonizzati," ha concluso Phillips.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/ESA/K. Retherford/SWRI) i geyser di Europa. Nell'immagine (Credit: NASA/ESA/L. Roth/SWRI/University of Cologne) la posizione dei pennacchi di vapor d'acqua visti da Hubble su Europa nel dicembre 2012.

Fonte: Space.com

29/12/2014 - Il Qatar ha scelto la SpaceX per inviare un proprio satellite in orbita -

Secondo quanto affermato dalla compagnia satellitare di stato del Qatar, un satellite per telecomunicazioni gestito dal governo del Qatar verrà lanciato da Cape Canaveral nel tardo 2016 per mezzo di un razzo Falcon 9 della SpaceX.
Il satellite Es'hail 2 - in fase di costruzione presso la Mitsubishi Electric Corp., in Giappone - trasmetterà programmi televisivi sul Medio Oriente ed Africa per la ES'hailSat, una compagnia fondata nel 2010 dal governo del Qatar.
Es'hail 2 decollerà dal Complesso di Lancio 40 della SpaceX che si trova presso la Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, nell'ultimo quarto del 2016, ha annunciato la Es'hailSat domenica.
Secondo l'annuncio rilasciato dall'agenzia di stato del Qatar, Es'hail 2 è basato sulla piattaforma satellitare DS2000 della Melco, il veicolo spaziale pesa attorno alle tre tonnellate al lancio e ospita trasmettitori in banda Ku e Ka per supportare i clienti governativi e commerciali.
Il razzo Falcon 9 rilascerà il satellite su un'orbita di trasferimento geostazionaria e il sistema di propulsione di bordo lo inserirà su un'orbita circolare a 36.000 km di quota sopra l'equatore. I dirigenti della Es'hailSat si sono detti soddisfatti della possibilità di lanciare il loro secondo satellite per telecomunicazioni con la SpaceX.
Es'hail 1, costruito in collaborazione con la Eutelsat di Parigi, venne lanciato per mezzo di un razzo Ariane 5 nell'agosto del 2013 ed entrò in servizio due mesi dopo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Es'hailSat) il satellite Es'hail 2 in orbita geostazionaria sopra il Medio Oriente.

Fonte: Spaceflight Now

28/12/2014 - Rosetta in mostra a Torino -

La missione Rosetta e lo storico sbarco del lander Philae sulla superficie della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko saranno protagonisti di una mostra che si terrà a Torino, presso 'Infini.To' il Planetario e Museo dell’Astronomia e dello Spazio (Via Osservatorio 30 - 10025 Pino Torinese TO).
L’iniziativa è realizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con Infini.To.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 10 gennaio al 10 febbraio 2015, dal martedì alla domenica. L’ingresso è gratuito, presentando il biglietto di ingresso al Museo. Per informazioni su orari e biglietti, consultare il sito del museo a questo link.
Il percorso espositivo si articola in 25 pannelli, di cui 16 sono dedicati alla missione Rosetta e 9 alle altre comete scoperte nel corso dagli anni.
Il 10 e l’11 gennaio, in occasione dell’inaugurazione della mostra sono previsti laboratori per bambini, spettacoli al planetario e incontri con gli esperti. Per il programma dettagliato dell’inaugurazione, cliccare qui.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA) la superficie della cometa 67P ripreso dal lander Philae nel punto di atterraggio.

Fonte: ASI

28/12/2014 - Proton mette regolarmente in orbita un satellite per telecomunicazioni europeo -

Un razzo vettore Proton M/Briz M ha acceso sabato i suoi sei motori ed è volato nello spazio decollando dal Kazakhstan, rilasciando un satellite commerciale per telecomunicazioni gestito dalla SES per una missione della durata di 15 anni che collegherà Europa, Africa e Medio Oriente.
Il potente lanciatore è decollato dal Cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, alle 3:37 locali (le 22:37 ora italiana di venerdì) ed è rapidamente salito nel cielo sereno sopra le pianure dell'Asia Centrale.
Il passeggero a bordo del razzo è il satellite per telecomunicazioni ASTRA 2G, un veicolo spaziale del peso di 6,6 tonnellate e progettato per trasmettere segnali televisivi e servizi a larga banda sul Regno Unito e Irlanda, l'Europa continentale, l'Africa e il Medio Oriente.
Il terzo stadio del razzo si è spento, come previsto, e separato dallo stadio superiore Breeze M appena dieci minuti dopo il decollo. Il motore principale del Breeze M è stato poi acceso cinque volte nel corso delle successive nove ore e 12 minuti per portare il satellite ASTRA 2G su un'orbita di trasferimento geo-sincrona il cui punto più alto è a quota 35.500 km dalla Terra.
Le manovre orbitali si sono svolte come previsto e la International Launch Services (ILS), la compagnia che si occupa della commercializzazione del vettore Proton, ha confermato il rilascio regolare del satellite.
L'ASTRA 2G utilizzerà poi i propri motori di bordo per definire la sua altezza operativa a 36.000 km di quota sopra l'equatore, dove la sua velocità orbitale sarà sincronizzata con la rotazione della Terra, rendendolo immobile nel cielo rispetto ad un osservatore dal suolo.
Il satellite, basato sulla piattaforma Eurostar E3000 costruita dalla Airbus Defence and Space, è dotato di 62 trasmettitori in banda Ku e 4 in banda Ka. Inoltre a bordo si trovano anche delle apparecchiature di telecomunicazione in banda Ka e X per il governo del Lussemburgo, che intende utilizzare le capacità di ASTRA 2G per mantenere le frequenze necessarie per un futuro satellite militare per telecomunicazioni del paese.
Infatti il Lussemburgo prevede di sviluppare un satellite dedicato chiamato GovSat per fornire i propri militari e alleati di una capacità di trasmissione extra. Funzionari hanno detto che ASTRA 2G occuperà una posizione geostazionaria permettendo così al Lussemburgo di poter mantenere la precedenza sulla posizione prima di spostarsi a 28,2° /28,5° di longitudine Est ed iniziare in servizio commerciale per la SES da giugno 2015.
Il lancio di ASTRA 2G avrebbe dovuto avvenire a metà 2014, ma il satellite è stato costretto a terra dopo il fallimento di un Proton a maggio che ha bloccato i lanci di quel razzo per quattro mesi. Quando il Proton è tornato in servizio a fine settembre, i satelliti del governo russo hanno preso la precedenza sulla lista prima che i voli commerciali della ILS potessero essere ripresi a dicembre.
L'ASTRA 2G e il suo razzo Proton erano già pronti al lancio previsto il 27 novembre quando è stato riscontrato un problema con l'unità giroscopica dello stadio superiore Breeze M. I tecnici hanno riportato il vettore nel suo hangar per essere smontato e riparato.
Il volo di sabato segna il 401esimo lancio di un razzo Proton fin dal suo debutto nel 1965. Si è trattato dell'87esimo lancio di un Proton condotto sotto gli auspici di ILS fin dal 1996, e l'ASTRA 2G è stato il 24esimo satellite della SES a decollare su un razzo Proton della ILS.
Questo di oggi è stato il 91esimo lancio orbitale del 2014, l'87esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Khrunichev) il momento del decollo del vettore Proton con il satellite ASTRA 2G.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report - ILS

27/12/2014 - Nuovo satellite della famiglia Yaogan messo in orbita dalla Cina -

La Cina ha lanciato il satellite di ricognizione remota Yaogan Weixing-26 nell'orbita prefissata dopo un decollo avvenuto alle 11:22 a.m. ora di Pechino (le 4:22 ora italiana) dal Centro Lancio Satelliti Taiyuan nella Provincia settentrionale cinese dello Shanxi.
Il satellite è stato portato nello spazio grazie ad un razzo Lunga Marcia-4B (CZ-4B), decollato dal complesso di lancio LC9, che ha segnato la 202esima missione di un vettore di questa famiglia.
La Cina ha lanciato il primo satellite della serie 'Yaogan', lo Yaogan-1 nel 2006.
Come di solito per i media cinesi, questo satellite viene ancora classificato come utilizzato per esperimenti scientifici, controllo del territorio, stime dei raccolti e prevenzione disastri. Ma, come nei precedenti casi di lancio della serie Yaogan Weixing, gli analisti occidentali pensano che questa classe di satelliti venga utilizzata a scopi militari.
Proprio come faceva l'ex-Unione Sovietica (e in modo minore anche la Russia) con la designazione 'Cosmos', la designazione 'Yaogan' viene utilizzata per nascondere la vera natura militare del veicolo spedito in orbita.
Lo Yaogan-26 è probabilmente il secondo Jianbing-11, satellite elettro-ottico di quarta generazione. Sviluppato dall'Accademia Cinese di Tecnologia del Volo Spaziale e basato sulla piattaforma Phoenix Eye-2, il satellite sarebbe capace di osservazioni in alta risoluzione ed ospiterebbe strumentazione per l'infrarosso.
Si è trattato del 14esimo lancio di un razzo della famiglia Lunga Marcia, il 15esimo lancio orbitale della Cina durante il 2014. Questo di oggi è stato anche il 90esimo lancio orbitale del 2014, l'86esimo conclusosi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhau) il decollo del razzo vettore CZ-4B con il satellite Yaogan-26.

Fonti: Xinhua - Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: Made In Space) la stessa chiave stampata in 3D sulla ISS.

26/12/2014 - La stampante 3D sulla ISS completa la prima fase sperimentale -

La stampate 3D che si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha completato la prima fase dimostrativa per la NASA stampando un attrezzo da un file trasmesso da terra direttamente alla stampante. L'attrezzo era una chiave a cricchetto.
"Per i test finali in questa fase di operazioni della stampante, la NASA voleva validare il processo di stampa su richiesta, che potrebbe essere cruciale per i lunghi viaggi verso Marte," spiega Niki Werkheiser, il program manager del programma di stampa 3D presso il Marshall Space Flight Center della NASA, a Huntsville, Alabama. "In meno di una settimana, la chiave a cricchetto è stata progettata, approvata per la sicurezza e da altri revisori NASA, inviato il file nello spazio dove la stampante lo ha realizzato in appena quattro ore."
Questo strumento verrà riportato sulla Terra per essere analizzato e messo alla prova, assieme ad altre parti stampate nello spazio. La chiave misura 11,3 x 3,27 cm ed è stato disegnato da Noah Paul-Gin, un ingegnere della Made In Space Inc., la compagnia del nord della California che ha il contratto con la NASA per la progettazione, costruzione e funzionamento della stampante. La stampante 3D ha realizzato la chiave utilizzando la produzione additiva, depositando 104 strati di plastica uno sopra l'altro.
Per fare l'attrezzo, la NASA ha dovuto approvare qualcosa che sarebbe stato sulla stazione ma non inviato nello spazio, un processo di revisione che di solito deve superare ogni cosa che deve essere lanciata verso la Stazione. Oltre 1.600 esperimenti sono stati condotti finora a bordo della ISS, quindi inviare file avanti e indietro per eseguire gli esperimenti nello spazio è routine. I controllori del Payload Operations Integration Centre presso il Marshall della NASA hanno lavorato assieme agli studiosi e studenti di oltre 80 Paesi per inviare milioni di comandi da ogni parte del mondo verso gli esperimenti a bordo della ISS. Però questa era la prima volta che un file veniva inviato da terra per realizzare un'attrezzo.
"Abbiamo voluto lavorare con questo, proprio come faremmo per gli strumenti che gli astronauti stamperanno in 3-D per utilizzarli sulla stazione," ha spiegato Werkheiser. "Questa chiave non sarà utilizzata nello spazio, ma che cosa succederebbe se fosse uno strumento di cui l'equipaggio aveva bisogno? Stiamo entrando in un nuovo territorio, non solo nel modo in cui produciamo nello spazio, ma anche nel nostro modo di operare e di approvare l'hardware per lo spazio che è costruito nello spazio, piuttosto che essere lanciato dalla Terra."
Ci vogliono mesi o anche anni, dipende dalla lista dei lanci di rifornimento, per portare le attrezzature nello spazio, e per le missioni di esplorazione, i rifornimenti dalla Terra potrebbero essere impossibili. Questa tecnologia potrebbe cambiare il modo nel quale la NASA completa le missioni di esplorazione e anche che tipo di scienza può essere condotta sulla Stazione.
"Possiamo inviare un file alla Stazione rapidamente come inviare una e-mail, e questo apre possibilità illimitate per tutti i tipi di cose che puoi fare dai componenti dei CubeSat alle attrezzature per gli esperimenti;" dice Werkheiser. "Potremmo anche essere in grado di realizzare oggetti che precedentemente non potevano essere lanciati nello spazio."
La NASA sta esplorando come l'ambiente in micro-gravità possa beneficiare gli oggetti che sono progettati e costruiti nello spazio per parti che non possono essere realizzare al suolo. La stampante ha fatto un oggetto che è estremamente difficile realizzare al suolo perché vi potrebbe afflosciarsi a causa della gravità. Oltre alla chiave a cricchetto, la stampante ha realizzato oggetti con 13 differenti design e costruito un totale di 20 oggetti, realizzando di qualcuno più di una copia. A differenza della chiave a cricchetto, gli altri 19 oggetti erano già stati pre-programmati nella stampante prima che questa lasciasse la Terra.
Gli stessi oggetti sono stati realizzati al suolo con la stessa stampante prima che questa venisse lanciata a settembre verso la Stazione Spaziale con la quarta missione di rifornimento della SpaceX. Gli oggetti prodotti nello spazio saranno riportati, all'inizio dell'anno, al Marshall per test e confronto con i campioni al suolo.
"Non vediamo l'ora di avere questi oggetti da noi per poterli sottoporre a test meccanici e strutturali," spiega Quincy Bean, a capo dello studio per questo esperimento presso il Marshall. "Non sappiamo veramente come questo processo funzioni nello spazio fino a che non ispezioneremo le parti e completeremo questa serie di test."
I dati ottenuti da questi primi test aiuteranno la NASA e la Made In Space a preparare una seconda fase di operazioni di stampa previste per la prima parte del prossimo anno.
"Per la nostra prossima fase di operazioni, stiamo lavorando assieme all'ufficio astronauti per identificare strumenti esistenti che potrebbero essere realizzati per mezzo della stampante," dice Werkheiser. "Non vediamo l'ora che diventi di routine vedere gli astronauti della stazione che utilizzano strumenti che hanno costruito nello spazio."
La NASA ha reso disponibili come open source i files che sono stati utilizzati per la stampa 3D.
Nella foto (Credit: NASA) Barry 'Butch' Wilmore, il Comandante di Spedizione 42 a bordo della ISS, mostra la chiave a cricchetto stampata in 3D sulla Stazione. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Made In Space) lo stesso utensile realizzato a terra con la medesima stampante che si trova ora sulla ISS e che verrà utilizzato per confronto.

Fonte: NASA

26/12/2014 - Hubble vede il lato migliore della galassia IC 335 -

Il Telescopio Spaziale Hubble di NASA/ESA ha ripreso l'immagine della galassia IC 335 di fronte ad uno sfondo di galassie lontane. IC 335 fa parte di un gruppo di galassie formato da altre tre galassie e situato nell'Ammasso di Galassie della Fornace, distante da noi circa 60 milioni di anni luce.
Come si vede in questa immagine (Credit: ESA/Hubble and NASA), il disco di IC 335 appare di taglio dal punto di vista della Terra. Questo rende più difficile agli astronomi classificarla, perché molte delle caratteristiche della morfologia di una galassia - i bracci a spirale o la barra che attraversa il centro - sono soltanto visibili di fronte. Comunque, la galassia, lunga circa 45.000 anni luce potrebbe essere classificata di classe S0.
Queste galassie lenticolari sono in uno stato intermedio negli schemi di classificazione morfologica fra le vere spirali e le galassie ellittiche. Esse hanno un disco stellare sottile e un nucleo, come le galassie a spirale, ma a differenza di quest'ultime, hanno utilizzato gran parte del medium interstellare. Solo poche stelle possono essere create dal materiale rimasto e il tasso di formazione stellare è molto basso. Quindi, la popolazione di stelle nelle galassie S0 consiste principalmente di stelle invecchiate, molto simili alla popolazione di stelle nelle galassie ellittiche.
Dato che le galassie S0 hanno solo dei bracci a spirale poco definiti sono facilmente scambiate per le galassie ellittiche se sono viste inclinate faccia o bordo come IC 335 qui. E in effetti, nonostante le differenze morfologiche tra S0 e galassie ellittiche di classe, condividono alcune caratteristiche comuni, come i formati tipici e le caratteristiche spettrali.
Entrambe le classi sono anche considerate galassie 'early-type' (di 'tipo iniziale', ndt), perché si evolvono passivamente. Tuttavia, mentre le galassie ellittiche possono essere in una fase di evoluzione passiva quando le osserviamo, hanno generalmente avuto, nel loro passato, interazioni violente con altre galassie. Al contrario, le galassie S0 sono o invecchiate e galassie a spirale in dissolvenza, che non hanno mai avuto alcuna interazione con altre galassie, o sono il risultato di invecchiamento di una singola fusione tra due galassie a spirale in passato. L'esatta natura di queste galassie è ancora oggetto di dibattito.

Fonte: NASA

26/12/2014 - La FFD sigla un accordo con la NASA per lo sviluppo di una tuta spaziale -

La Final Frontier Design (FFD) è lieta di annunciare la sigla di un Space Act Agreement (SAA) con la NASA per collaborare allo sviluppo, revisione del progetto e test della sua tuta spaziale per il lancio e rientro da voli spaziali orbitali.
L'iniziativa Collaborations for Commercial Space Capabilities (CCSC) della NASA è stata ideata per far avanzare il settore privato nello sviluppo di capacità spaziali integrate, per la nascita di prodotti commerciali disponibili per clienti governativi e non entro i prossimi cinque anni. Dalla NASA sono stati affidati quattro contratti del tipo SAA, alla FFD, alla United Launch Alliance (ULA), ATK Space System e SpaceX.
Attraverso questo accordo la FFD condurrà una serie di revisioni e test compresi il System Requirements Review (SRR), il System Definition Review (SDR), il Preliminary Design Review (PDR) ed il Critical Design Review (CDR) per la loro tuta spaziale grazie all'input e interfaccia con NASA.
Queste revisioni formali assicureranno conformità, standard e sicurezza dei materiali, dei processi, dell'ingegnerizzazione, delle strutture e dei test di FFD. La FFD prevede di completare questo accordo SAA entro 24/30 mesi, o anche prima.
La FFD è partner di vari istituzioni, compresa la Embry Riddle Aeronautical University and Starfighters Aerospace per condurre test umani e ricerche ambientali rilevanti sulle tute. Le prove previste per il 2015 comprendono una camera iperbarica e decompressione, definizione dell'interfacce umane, misure, grado di movimento, test a gravità zero (in aereo), alto numero di G (in aereo e centrifuga), capacità dinamiche e definizione del tasso metabolico.
Ted Southern, Presidente della FAA, ha detto, "Il nostro obiettivo è quello di fornire, grazie a questo SSA, una tuta ad alte prestazioni a costi minori, per gli utilizzi più estremi come l'Orbita Bassa Terrestre e le Missioni Esplorative."
"Siamo molto felici di lavorare con NASA per assicurare il raggiungimento degli standard più stringenti del governo e siamo grati del loro supporto. Guardiamo con fiducia di poter offrire un'alternativa competitiva per le tute di lancio e rientro sia per la NASA che per l'industria privata."
Nella foto (Credit: FFD) l'Amministratore della NASA, Charlie Bolden, con un responsabile della FFD, di fronte ad un prototipo di una loro tuta spaziale.

Fonte: Spacedaily - FFD

Nella foto (Credit: ASI) il Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston.

26/12/2014 - COSMO-SkyMed, via libera al completamento del sistema -

La strada tracciata per la seconda generazione del sistema satellitare italiano COSMO-SkyMed proseguirà secondo i piani preventivati. Questo è il risultato di un emendamento governativo approvato nella Legge di Stabilità, che prevede specifici fondi per il settore spaziale nazionale, in particolare per il più importante programma italiano di osservazione della Terra.
Nelle ultime settimane si sono succedute prese di posizioni preoccupate relativamente alla disponibilità delle risorse necessarie per completare il programma satellitare italiano. Alcuni mezzi di informazione avevano lamentato la mancata attenzione alle attività spaziali, che, al contrario, ha ricevuto dal Governo un sostegno adeguato.
L’autorizzazione alla spesa contenuta nell’emendamento del MEF approvato dai due rami del parlamento prevede risorse per i programmi spaziali nazionali strategici in corso di svolgimento, autorizzando un contribuito all’Agenzia Spaziale Italiana di 30 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2018.
COSMO-SkyMed seconda generazione è un programma unico al mondo nel settore dell’osservazione della Terra con tecniche radar e prevede la messa in orbita di due satelliti, il primo nel 2017 e il secondo nel 2018, in sostituzione dei primi due dei quattro che compongono la prima generazione del sistema satellitare italiano. Si tratta di un programma basato su attività industriali realizzate negli stabilimenti italiani di Thales Alenia Space Italia e Telespazio, tese alla costruzione e operazione di un sistema duale di satelliti nazionali la cui operazione è affidata congiuntamente ad ASI e alla Difesa.
"Esprimo apprezzamento per l'impegno straordinario del Governo nel settore spaziale, che permette all’ASI, grazie anche al supporto dei programmi bandiera del MIUR, di portare a termine - ricorda il Presidente dell’ASI Roberto Battiston - la sostituzione di due satelliti della costellazione COSMO-SkyMed che produce dati strategici e unici a livello internazionale per l’osservazione della Terra e per la sicurezza del Paese. Il settore spaziale è indubbiamente tra i settori industriali più avanzati, in grado di produrre innovazione e ricadute importanti che riguardano l’economia nazionale."
"Ricordo che COSMO-SkyMed è un sistema satellitare esclusivamente italiano e fornisce dati unici per accuratezza in un settore di importanza strategica - prosegue il numero uno dell’ASI - Questa costellazione rappresenta un asset strategico fondamentale per le attività spaziali legate al monitoraggio e controllo del nostro territorio e del nostro pianeta, come si è potuto verificare regolarmente con la fornitura dei dati di COSMO forniti alla Protezione Civile in occasioni delle recenti alluvioni."
"Quindi - conclude Battiston - non si tratta di spese, ma di investimenti caratterizzati da un ritorno industriale, occupazionale e tecnologico di assoluto valore."
La relazione tecnica che accompagna l’emendamento governativo descrive come COSMO-SkyMed di seconda generazione sia un programma promosso dall’ASI e dal Ministero della Difesa con un accordo esecutivo che prevede un investimento complessivo di 500 milioni di euro per la realizzazione di due nuovi satelliti, di cui il 30% è già stato investito in attività industriali.
Per il completamento del sistema sono state previste le risorse dei progetti bandiera del MIUR oltre a quelle previste nell’autorizzazione di spesa nella legge di bilancio appena approvata.
I satelliti e la strumentazione di COSMO-SkyMed sono realizzati in Italia, da un raggruppamento temporaneo di imprese formato da Thales Alenia Space Italia e Telespazio. Negli stabilimenti della Thales Alenia Space Italia di Roma, L’Aquila e Torino vengono realizzati i satelliti, mentre Telespazio ha il compito di realizzare il segmento di terra ed il segmento operativo e logistico: al programma lavorano quasi 400 tra ingegneri e tecnici italiani altamente specializzati.
Il sistema COSMO-SkyMed già operativo è stato utilizzato a supporto di interventi di protezione civile e di monitoraggio di eventi e calamità naturali in tutto il mondo. Governi di ogni parte del globo hanno richiesto all’ASI l’uso delle immagini di COSMO-SkyMed per organizzare interventi di soccorso e monitorare le situazioni di crisi, in quanto si tratta dell'unica costellazione satellitare in grado osservare il pianeta con qualsiasi condizione meteorologica, giorno e notte e con un'alta frequenza di rivisitazione.
In questi ultimi giorni il nostro sistema satellitare è usato anche come supporto al velista solitario italiano Maurizio Miceli, in regata intorno mondo con una barca a vela senza scalo. I satelliti aiutano a tracciare la rotta e durante il passaggio nel sud del mondo sono anche di aiuto per evitare l’incontro ravvicinato con pericolosi iceberg presenti lungo il percorso.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Thales Alenia Space) un COSMO-Skymed 2. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ASI) il Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston.

Fonte: ASI

26/12/2014 - Resurs-P lanciato con successo con un Soyuz-2.1b -

La Russia ha condotto venerdì il suo secondo lancio di un razzo vettore Soyuz nello spazio di due giorni, con un Soyuz-2.1b che ha rilasciato con successo il secondo satellite di osservazione remota Resurs-P per la Roscosmos. Il lancio è avvenuto dal Sito 31/6 presso il Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, con il decollo in perfetto orario alle 00:55 locali di sabato (le 19:55 ora italiana di venerdì).
Il satellite si è separato dal razzo su un'orbita di 200x475 km inclinata di 97,25° circa nove minuti dopo il lancio. In seguito il Resurs-P n.2 alzerà la propria quota a 475 km su un'orbita circolare sincrona solare.
Come parte del programma civile Resurs della Russia, il Resurs-P n.2 segue il Resurs-P n.1 in orbita fin dal giugno 2013. Il satellite, del peso di 6.392 kg, è progettato per una vita operativa di cinque anni, ed è il secondo dei cinque satelliti Resurs-P previsti.
Il Resurs-P misura una lunghezza di 7,93 metri e un diametro di 2,72 metri nel punto più largo. Costruito dall'ufficio progettazione TSSKB Progress il satellite è basato sul modello derivato dalla serie Yantar di satelliti per ricognizione terrestre.
Il modello di derivazione Yantar è diventato un elemento comune dei veicoli spaziali russi degli ultimi anni assieme a molti satelliti militari di nuova generazione sempre basati su questa piattaforma.
Il satellite è alimentato da un paio di pannelli solari che vengono dispiegati dalla parte terminale della struttura. Questi pannelli misurano 5,5 x 4 metri e producono l'energia necessaria al Resurs-P ed ai suoi strumenti.
A bordo del satellite vi sono fotocamere ad alta risoluzione iperspettrali capaci di ottenere una risoluzione da 1 a 3,4 metri e che possono trasmettere le immagini raccolte in tempo reale a terra. Oltre alle fotocamere il satellite dispone di uno strumento per la ricerca fisica di particelle, Nuklon, che verrà utilizzato per lo studio delle particelle cosmiche ad alta energia.
Questo è stato il 22esimo ed ultimo lancio del 2014 basato su un vettore derivato dall'R-7. Si è trattato anche del 20esimo lancio dell'anno da Baikonur. I derivati dell'R-7 hanno volato quattro volte da Kourou (con un fallimento di uno stadio superiore Fregat), sei volte da Plesetsk e una dozzina di volte da Baikonur. Otto dei lanci da Baikonur sono stati in supporto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), di cui quattro con equipaggi a bordo. I lanci di Soyuz abitate sono stati le sole missioni con equipaggi del 2014. Quello di oggi è stato l'89esimo lancio orbitale del 2014, l'85esimo a concludersi con successo.
Nell'immagine (Credit: Roscosmos) il lancio del Soyuz-2.1b da Baikonur con il satellite Resurs-P n.2.

Fonti: Nasaspaceflight - Space Launch Report

Nell'immagine (Credit: MESSENGER Team/JHU APL/NASA) la superficie di Mercurio ripresa dalla sonda MESSENGER durante il sorvolo ravvicinato del 14 gennaio 2008.

25/12/2014 - Un modo inusuale per estendere la missione MESSENGER a Mercurio -

La sonda MESSENGER della NASA presto si muoverà letteralmente sulle ultime esalazioni.
Dopo oltre dieci anni di viaggio nello spazio, dei quali quasi gli ultimi quattro orbitando attorno a Mercurio, la sonda ha consumato gran parte del suo propellente e si trova in rotta di collisione con la superficie del pianeta, prevista per il marzo 2015. Ma gli ingegneri del team hanno scovato un modo per utilizzare il gas di pressurizzazione del sistema di propulsione del veicolo spaziale per spingere la MESSENGER ancora per un altro mese, permettendo agli scienziati di raccogliere altri dati sul pianeta più vicino al Sole.
"MESSENGER ha utilizzato quasi tutto il propellente liquido di bordo. Di solito quando questo propellente liquido è completamente esaurito, un veicolo spaziale non è più in grado di fare gli aggiustamenti della sua traiettoria. Per MESSENGER questo significa che non sarà più in grado di rinviare l'inevitabile impatto con la superficie di Mercurio," spiega Dan O'Shaughnessy, Mission System Engineer della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, di Laurel, Md. ""Tuttavia, l'elio gassoso è stato utilizzato per pressurizzare i serbatoi di propellente di MESSENGER, e questo gas può essere sfruttato per continuare a fare piccoli aggiustamenti alla traiettoria."
Questo gas è meno efficiente, aggiunge, ma ha gli stessi effetti del propellente liquido per modificare la traiettoria del veicolo spaziale.
"Il team continua a scovare modi geniali per tenere MESSENGER ancora in volo e questo fornisce un punto di vantaggio senza precedenti per lo studio di Mercurio," dice Stewart Bushman, capo ingegnere della propulsione di APL per la missione. "Per quanto ne so questa è la prima volta che l'elio di pressurizzazione è stato intenzionalmente utilizzato come carburante freddo gas attraverso i propulsori di idrazina. Questi motori non sono ottimizzati per utilizzare il gas in pressione come fonte del propellente. Hanno limitatori di flusso e orifizi per l'idrazina che riducono la pressione di alimentazione, ostacolando le prestazioni rispetto ai veri motori a gas freddo, che sono poco più di valvole con un ugello."
"Il propellente, anche se è un materiale di consumo, di solito non è il fattore limitante della vita di un veicolo spaziale, dato che generalmente qualcosa va storto prima di esaurirlo," ha proseguito Bushman. "Come tale, abbiamo dovuto diventare creativi con quello che avevamo a disposizione. L'elio, con il suo basso peso atomico, è preferito come pressurizzante perché è leggero, ma raramente come propellente a gas freddo, perché la sua bassa massa non ottiene molta spinta per quel che vale."
La regolazione della traiettoria di MESSENGER permetterà agli scienziati di trascorrere più tempo ad esplorare Mercurio da distanza ravvicinata. La scorsa estate, la squadra ha lanciato una campagna di osservazione a bassa quota per acquisire le immagini di Mercurio a più alta risoluzione mai ottenute prima, permettendo agli scienziati di cercare fronti di flusso vulcanico, caratteristiche tettoniche su piccola scala, le stratificazioni nelle pareti dei crateri, luoghi di impatto che si fondono, e nuovi aspetti delle cavità dettagliate osservate che stanno fornendo una nuova comprensione dell'evoluzione geologica di Mercurio.
"Durante il periodo supplementare di operazioni, fino a quattro settimane, MESSENGER misurerà le variazioni del campo magnetico interno di Mercurio a scale orizzontali più brevi rispetto al passato, in scala paragonabile al previsto periasse con altezza tra i 7 km e 15 km sopra la superficie planetaria," ha detto Haje Korth, lo scienziato responsabile del Magnetometro per APL. "Combinando queste osservazioni con quelle ottenute in precedenza durante la missione a quote leggermente superiori consentirà di approfondire e determinare le fonti di tali variazioni. Inoltre, le osservazioni del Neutron Spectrometer di MESSENGER alle quote più basse della missione permetteranno di risolvere spazialmente i depositi di ghiaccio d'acqua all'interno dei singoli crateri da impatto alle alte latitudini settentrionali."
L'altezza del periasse di MESSENGER è ora di circa 101 km in diminuzione. La prossima manovra di correzione d'orbita, prevista per il 21 gennaio 2015, aumenterà l'altitudine d'avvicinamento da circa 25 chilometri a poco più di 80 chilometri.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Spaceref) MESSENGER in orbita attorno a Mercurio. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: MESSENGER Team/JHU APL/NASA) la superficie di Mercurio ripresa dalla sonda MESSENGER durante il sorvolo ravvicinato del 14 gennaio 2008, da una distanza di circa 18.000 km.

Fonte: Spaceref

25/12/2014 - A Natale un Soyuz-2 porta in orbita un satellite per telecomunicazioni -

Un razzo vettore Soyuz-2.1b con un satellite per telecomunicazioni è stato lanciato dal centro spaziale di Plesetsk, nella regione di Arcangelo, nel Nord-Ovest della Russia, lo ha annunciato giovedì il colonello Alexei Zolotukhin, portavoce del Ministero della Difesa russo alla TASS.
Il decollo è avvenuto alle 6:01 ora di Mosca (le 3:01 ora italiana) dal sito 43/4 ed ha portato nello spazio il satellite Lotos-S di telecomunicazioni per lo spionaggio (ELNIT) su un'orbita iniziale di 242x899 km con inclinazione di 67,15°. Il satellite è stato in seguito portato su un'orbita operativa più alta circolare a circa 900 km di quota.
Il Lotos-S è stato assemblato presso l'Arsenale dell'Impianto Costruzioni Macchine su un struttura della serie Yantar costruita dal Centro Spaziale Progresso e Razzo.
Sempre secondo il portavoce del Ministero le comunicazioni telemetriche con il satellite sono regolari e stabili ed i suoi sistemi di bordo funzionano regolarmente.
Sia il lancio che il volo del razzo a due stadi e mezzo è stato regolare fino alla separazione del satellite. Si è trattato del 21esimo lancio basato sulla famiglia R-7 del 2014 e il nono lancio orbitale di ogni tipo da Plesetsk. Quello di oggi è stato anche l'88esimo lancio orbitale del 2014, l'84esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: TASS) il decollo del razzo Soyuz-2.1b da Plesetsk con il satellite Lotos-S.

Fonti: TASS - Space Launch Report

23/12/2014 - Un Augurio di Buon Natale dall'equipaggio della ISS -

Il Natale sta arrivando a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Le calze sono appese, l'albero è alto e gli abitanti della stazione proseguono le ricerche spaziali avanzate a beneficio della vita sulla Terra e nello spazio.
Una vasta gamma di attività di ricerca si è svolta martedì 23 con scienziati sul campo, lavorando in collaborazione con gli assistenti astronauti del laboratorio, esplorando campi diversi.
In programma martedì vi erano dei test comportamentali per lo studio NeuroMapping che valuta i cambiamenti nella percezione da parte dei membri dell'equipaggio, il controllo motorio, la memoria e l'attenzione nel corso di una missione spaziale di sei mesi. I risultati aiuteranno i medici a comprendere cambiamenti nello spazio della struttura e funzione del cervello, e come un membro dell'equipaggio si adatta a tornare sulla Terra e sviluppare contromisure efficaci.
Per saperne di più di NeuroMapping.
Un altro studio sta osservando perché la pelle umana invecchia a un tasso più rapido nello spazio che sulla Terra. L'esperimento Skin B fornirà agli scienziati un modello per studiare l'invecchiamento di altri organi umani e aiutare i membri dell'equipaggio che si preparano per missioni future a lungo termine al di là di bassa orbita terrestre.
Per saperne di più sull'esperimento Skin B.

Approfitto dell'occasione e mi associo a Samantha e i suoi colleghi per farvi i più calorosi Auguri di Buone Festività da parte mia e del resto dei collaboratori che realizzano questo sito con tanta passione!

Nella foto (Credit: NASA) l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti festeggia anche lei il Natale in orbita ad un mese esatto dal suo arrivo a bordo della ISS.

BREVE SALUTI DI AUGURI IN ITALIANO DA PARTE DELL'EQUIPAGGIO DI SPEDIZIONE 42 - 23/12/2014 - (Credit: ESA) - dur.min. 1:05 - AUDIO ITALIANO

Fonte: NASA Blog ISS

Nell'immagine (Credit: ESA) la Settima Conferenza Europea sullo Spazio nel luglio 1973.

23/12/2014 - 35 anni di Ariane: come è nato il razzo europeo -

Un nuovo e cruciale capitolo è stato scritto nella straordinaria saga di Ariane, la comunità spaziale celebra il 35esimo anniversario del primo volo Ariane, il 24 dicembre 1979 che ha reso l'ambizione di accesso europeo allo spazio una realtà.
Dopo la sfortuna incontrata dal precursore di Ariane, Europa, e le difficoltà incontrate dalla European Launcher Development Organisation (ELDO) nella definizione di uno scenario sostenibile per la progettazione e la produzione di un lanciatore europeo, questo trionfo è stata la giusta ricompensa per gli sforzi congiunti delle istituzioni e gli attori industriali - locali, nazionali e intergovernativi simili.
Per quasi quattro decenni, quest'avventura ha simboleggiato il successo delle capacità delle organizzazioni degli Stati Membri Europei.
Tra il 1964 e il 1971, l'ELDO, composta da sei Stati membri, ha effettuato 11 lanci, sette dei quali sono stati parziali. Europa I era costituito dalla combinazione di un primo stadio derivato dal Blue Streak britannico, il secondo dal Coralie francese e il terzo stadio dall'Astris tedesco. Queste tre fasi sono state testate insieme per la prima volta il 29 novembre 1968. I successivi due tentativi di lancio, dal poligono di lancio di prova di Woomera in Australia, come il precedente, si è conclusa con una delusione.
Dopo il lancio fallito da Kourou di Europa II con il suo ulteriore quarto stadio (P068) il 5 novembre 1971, il destino dell'organizzazione era effettivamente segnato. L'annuncio del presidente americano Nixon nel gennaio 1972 che, a partire dal 1978, la navetta spaziale avrebbe cominciato ad effettuare voli settimanali a un prezzo assolutamente interessante, ha chiuso le speranze riposte in Europa III. Tuttavia, gli europei non erano in procinto di fermarsi lì, e cominciarono a combattere nel marzo dello stesso anno, quando l'agenzia spaziale francese CNES formò un gruppo di lavoro con il compito di progettare un lanciatore sostitutivo.
Era solo una questione di mesi prima che venisse definita una configurazione per il lanciatore di terza generazione. La proposta venne presentata in occasione della sesta Conferenza spaziale europea (CES) a Bruxelles il 20 dicembre 1972. Il Ministro Jean Charbonnel ricordò ai presenti il forte attaccamento della Francia ad un programma di avvio e propose che la Francia facesse la parte del leone dei finanziamenti, anche assumendosi i rischi coinvolti nello sviluppo. In cambio, la Francia insistette sul rispetto del ruolo di prime contractor e chiese ai suoi partner di sopportare il 40% restante del costo.
I ministri conclusero un accordo di principio: da un lato avrebbero abbandonato il programma Europa III per concentrarsi invece sul nuovo lanciatore, e dall'altro, avrebbero formato una sola, unificata agenzia spaziale europea. Con lo scioglimento dell'ELDO, venne affidata temporaneamente all'ESRO la gestione del 'progetto speciale'.
Una configurazione ottimizzata chiamata L140-L33-H8 (LIIS) venne presentata il 10 maggio 1973. Si trattava di un primo stadio che poteva trasportare 140 tonnellate di propellente liquido, un secondo di 33 tonnellate, e un terzo stadio con 8 tonnellate di propellente criogenico. Anche se la reazione dell'industria fu mista, tuttavia, alla vigilia del settimo CES, il 31 luglio 1973, il progetto era già sottoscritto al 27%.
Il ministro belga Charles Hanin fece di tutto, utilizzando il metodo di 'confessionale', al fine di garantire gli altri nove ministri che avrebbero firmato il secondo 'Pacchetto' (che comprendeva l'accordo su una agenzia spaziale europea, LIIIS, il modulo Spacelab e satellite MAROTS). Le decisioni vennero infine votate All'alba del giorno dopo.
Il lanciatore venne programmato per essere disponibile a partire dal 1980, di cui il Dossier de synthèse del 15 aprile 1973 fa riferimento all'ordine del giorno. Nel suo accordo, il Comitato precisò che il programma sarebbe stato gestito all'interno di un quadro comune europeo. I contratti vennero assegnati a imprese di Stati partecipanti in proporzione al loro contributo all'ammontare del lavoro.
Ariane venne formalmente 'battezzato' alla 93a riunione del Comitato amministrativo e delle Finanze di ESRO (AFC) a Berna il 27-28 settembre 1973.
Nella foto (Credit: ESA) il lancio di Ariane 1, il 24 dicembre 1979. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ESA) la Settima Conferenza Europea sullo Spazio nel luglio 1973.

Fonte: ESA

23/12/2014 - E' italiana una nuova orbita per raggiungere Marte in modo più sicuro ed economico -

Pubblicato su Scientific American il recente lavoro di Francesco Topputo del Politecnico di Milano e Edward Belbruno della Princeton University. I due ricercatori hanno dimostrato che è possibile ottenere una riduzione sensibile del costo per trasferimenti Terra-Marte utilizzando il concetto di cattura balistica.
La tecnica sfrutta la simultanea attrazione gravitazionale di due o più corpi celesti sul satellite, per cui vìola alla base le ipotesi del modello patched-conics, attualmente in uso. Nella cattura balistica il satellite si avvicina a Marte in modo più 'dolce' e ad un costo praticamente nullo.
Inoltre, dopo la cattura, il satellite è in grado di compiere alcune rivoluzioni attorno al pianeta rosso in modo naturale (senza manovre), caratteristica che rende la nuova tecnica molto più sicura dell’attuale sistema, che prevede una manovra nel punto di massima vicinanza al pianeta, pena il 'fly-by' dello stesso e la perdita della missione.
Il prezzo da pagare è un tempo di trasferimento più lungo, per cui le nuove orbite non sono particolarmente adatte a trasferimenti per moduli abitati, ma a sonde robotiche, dove non ci sono particolari vincoli sui tempi di trasferimento.
In sintesi, la cattura balistica sfrutta la natura gravitazionale del Sistema Solare in modo più efficiente, e ha le potenzialità per rivoluzionare la progettazione delle missioni automatiche per l’esplorazione del Sistema Solare.
La tecnica classica per progettare trasferimenti dalla Terra a Marte si basa sulla decomposizione del Sistema Solare in problemi Kepleriani. Il satellite risente della sola attrazione gravitazionale della Terra quando è all’interno della sua sfera di influenza. Durante il viaggio interplanetario, risentirà solamente dell’influenza del Sole e, infine, quando sarà nei pressi di Marte risentirà della sola attrazione del pianeta rosso. Questa tecnica, nota come 'patched-conics' ha permesso (e permette tutt’oggi) di progettare la maggior parte dei trasferimenti interplanetari in modo veloce.
Tuttavia, l’approssimazione che ne è alla base fissa il livello energetico delle orbite su valori alti, poiché le regioni dove il modello va in crisi, ossia quelle dove due o più attrazioni gravitazionali diventano confrontabili, devono essere attraversate velocemente. Ciò implica elevati costi in termini di ∆v (Delta v), ossia di variazione di velocità (o impulso) che bisogna imprimere ad una sonda interplanetaria per modificarne l’orbita.
I ricercatori che operano nel campo della progettazione preliminare di traiettorie interplanetarie sono alla continua ricerca di soluzioni che minimizzino il ∆v. Infatti, ad una riduzione dell’impulso corrisponde una minor massa di propellente necessario ad effettuare il trasferimento. Ciò può essere sfruttato per lanciare una massa più ridotta (con conseguente risparmio in termini economici) o per imbarcare più strumenti a parità di massa lanciata (con conseguente massimizzazione del ritorno scientifico della missione).
L’Articolo è apparso su Scientific American il 22 Dicembre 2014.
Nell'illustrazione (Credit: Politecnico di Milano) viene mostrato come il ∆v delle nuove soluzioni trovate (puntini rossi) sia minore delle soluzioni di Hohmann (curve blu) per valori del raggio di pericentro superiori a 20-40 mila km.

Fonte: Politecnico di Milano

23/12/2014 - Sulla ISS si fa scienza in attesa del Dragon a gennaio -

I sei membri dell'equipaggio di Spedizione 42, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), hanno iniziato la loro settimana di Natale con una risistemazione dei programmi causati dal rinvio del lancio al 6 gennaio del veicolo cargo Dragon della SpaceX. L'equipaggio avrebbe dovuto scaricare nuove attrezzature scientifiche dal Dragon in arrivo domenica ma invece ha rivolto la sua attenzione di nuovo a scienza e manutenzione.
Il Comandante Barry Wilmore ha lavorato sull'esperimento Binary Colloidal Alloy Test per aiutare gli scienziati a progettare prodotti di consumo di qualità più elevata e che durino più a lungo. Wilmore ha inoltre affiancato l'astronauta Terry Virts, anche lui della NASA, per un'intervista con la CBS Morning News e la radio WBAL di Baltimora, in Maryland.
Virts intanto ha proseguito i preparativi per l'arrivo di Dragon ed ha raccolto le attrezzature che saranno stivate nel veicolo cargo per essere riportate sulla Terra. Inoltre ha anche spostato dei rifiuti nell'Automated Transfer Vehicle (ATV-5) che lascerà a febbraio la stazione per una distruzione fiammeggiante sopra l'Oceano Pacifico.
L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha trascorso alcuni minuti lunedì parlando con il Presidente italiano Giorgio Napolitano, che stava facendo un discorso di saluto alle forze armate italiane. In seguito Samantha ha raccolto campioni biologici che sono stati immagazzinati nel freezer scientifico che si trova all'interno del Materials Science Laboratory.
I tre cosmonauti russi - Alexander Samokutyaev, Anton Shkaplerov ed Elena Serova - sono tornati ai loro lavori di manutenzione del modulo cargo Zarya ed hanno svolto esperimenti scientifici all'interno del loro segmento del laboratorio orbitale.
Nella foto (Credit: NASA TV) Samantha Cristoforetti al lavoro con il Material Science Laboratory.

Fonte: NASA Blog ISS

Nell'immagine (Credit: Президент России) il lancio di Angara ripreso da un'altra angolazione durante la trasmissione con Putin.

23/12/2014 - Il razzo Angara 5 della Russia debutto con successo -

Il più recente veicolo di lancio pesante della Russia, l'amichevole ambientalista Angara A5, è decollato dal Complesso di Lancio di Plesetsk, nel Nord-Est del Paese, alle 8:57 a.m. ora di Mosca (le 6:57 ora italiana). Lo hanno confermato fonti dell'Agenzia Federale Spaziale Russa (Roscomos) e dell'industria spaziale alla RIA Novosti.
In seguito il Ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha confermato il successo del lancio durante una telefonata con il Presidente russo Vladimir Putin.
La famiglia di lanciatori spaziali Angara è stata ideata per trasportare cargo con pesi da 2.000 a 40.500 kg. in orbita bassa terrestre e il suo sviluppo è in corso fin dal 1995.
"Questo significa che la Russia avrà un nuovo, moderno ed ecologico vettore di classe media-pesante," ha detto il capo della Roscosmos, Oleg Ostapenko.
Il nuovo vettore russo è stato progettato anche per sostituire il vecchio Proton per il lancio di satelliti dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. Il razzo Angara A5, alto 54 metri, ha acceso i suoi cinque motori RD-191 alimentati a kerosene ed ossigeno liquido ed è decollato dallo spazioporto Plesetsk, che si trova a circa 800 km a Nord di Mosca. L'agenzia di stampa RIA Novosti ha riportato che gli stadi inferiori dell'Angara A5 hanno funzionato come previsto e rilasciato lo stadio superiore Breeze M che ha poi iniziato una serie di accensioni per portare un modello inerte di satellite su un'orbita geostazionaria a 36.000 km dalla Terra.
Il Ministro Russo della Difesa ha confermato che il vettore Angara ha funzionato come previsto prima di rilasciare lo stadio Breeze M, 12 minuti dopo il decollo.
Il Presidente russo Vladimir Putin ha osservato il lancio in diretta in videoconferenza mentre la trasmissione non è stata mostrata al pubblico.
Pesante 773 tonnellate, quando è carico di kerosene, ossigeno liquido e propellenti ipergolici, l'Angara 5 è il più potente lanciatore della Russia fin dai tempi del debutto del razzo Energia dell'ex-Unione Sovietica con il volo della navetta spaziale Buran, alla fine degli anni '80.
I motori RD-191, costruiti dalla NPO Energomash di Khimki, in Russia, generano circa 907 tonnellate di spinta alla potenza massima per lanciare il razzo nel cielo. Gli ingegneri hanno derivato una singola camera di combustione del motore RD-191 da un quattro ugelli dell'RD-171 e dalla doppia camera di scoppio dei motori RD-180 che volano sui vettori Zenit e Atlas 5.
La Russia aveva già testato una versione più piccola del razzo, Angara-1.2PP il 9 luglio 2014 in un volo suborbitale spinto da un solo RD-191. Gli ingegneri hanno progettato l'Angara 5 in modo da utilizzare cinque booster con motore RD-191 uniti assieme e poter così consegnare i satelliti russi più pesanti in orbita.
I cinque motori vengono accesi tutti assieme e funzionano per i primi tre minuti. A questo punto i quattro booster laterali esauriscono il loro propellente e vengono sganciati dal lanciatore. Il motore centrale RD-191 - che fino a questo momento ha funzionato a potenza ridotta per la prima fase del lancio - viene portato alla massima potenza e continua a bruciare consumando tutto il suo kerosene e ossigeno liquido.
Poi un secondo stadio, spinto da un motore RD-0124A, e lo stadio superiore Breeze M, provenienti dai razzi russi Soyuz 2-1b e Proton, completano il lavoro. L'ogiva protettiva del diametro di cinque metri dell'Angara 5 viene rilasciata una volta che il razzo ha raggiunto gli strati meno densi dell'atmosfera terrestre. Il volo del motore principale dello stadio superiore Breeze M dovrebbe eseguire cinque accensioni e durare diverse ore prima di raggiungere l'orbita fissata della missione.
Il modello di satellite inerte, del peso di circa due tonnellate, che si trova a bordo del razzo verrà rilasciato su un'orbita geostazionaria verso le 14:57 UTC (le 15:57 ora italiana) con la separazione dallo stadio superiore Breeze M.
Il successo del volo inaugurale dell'Angara A5 potrebbe significare l'inizio della fine dell'utilizzo del vettore Proton, un lanciatore in servizio fin dal 1965 e che è stato utilizzato per portare in orbita i pesanti satelliti militari russi e quelli commerciali. La Russia non ha, al momento, piani per un ritiro immediato del Proton dal servizio, ma fonti ufficiali hanno dichiarato che non vedono l'ora di smettere di utilizzarlo sia per la perdita di affidabilità di questi ultimi anni che per i suoi propellenti tossici.
Inoltre l'entrata in servizio degli Angara aiuterà il programma spaziale della Russia ad allontanarsi dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, la storica base dell'Asia Centrale da dove il primo satellite artificiale ed il primo uomo sono stati lanciati nello spazio.
L'approccio modulare della famiglia di vettori Angara rende il razzo molto più flessibile ed in grado di adattarsi a diversi carichi, utilizzando fra l'altro, la stessa rampa di lancio.
La Khrunichev, la compagnia russa prima responsabile dello sviluppo del vettore Angara, ha dichiarato in un comunicato sul suo sito web: "L'entrata in servizio del sistema Angara fornirà alla Russia la capacità di lanciare ogni tipo di veicolo spaziale dal proprio territorio, e assicurerà al nostro Paese l'accesso indipendente allo spazio esterno,"
L'Angara 5 potrà essere lanciato sia dal Cosmodromo di Plesetsk che dalla rampa di Vostochny nella regione Amur, al momento in costruzione. Il primo volo con equipaggio di un Angara 5 è previsto per il 2018 e il razzo decollerà dal nuovo Cosmodromo di Vostochny.
Quello di oggi è stato l'87esimo lancio orbitale del 2014, l'83esimo a concludersi con successo.
Nell'immagine (tratta da un breve video su Youtube) il momento nel quale l'Angara-5 lascia la rampa di Plesetsk. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: Президент России) un fotogramma tratto dal lancio di Angara ripreso da un'altra angolazione durante la trasmissione con Putin.

BREVE VIDEO DEL DECOLLO DI ANGARA-5 DA PLESETSK - 23/12/2014 - (Credit: Минобороны России) - dur.min. 0:25 - AUDIO AMBIENTE

Fonti: Sputnik - Spaceflight Now - Roscosmos

21/12/2014 - Il nuovo telescopio cacciatore di pianeti verrà lanciato con un Falcon 9 -

La NASA ha scelto la SpaceX come fornitore per il lancio della missione TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite). TESS verrà lanciata a bordo di un razzo vettore Falcon 9 v.1.1, con il decollo previsto per agosto 2017 dalla Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
Alla NASA il costo totale per il lancio di TASS sarà approssimativamente di 87 milioni di dollari, e questi comprendono i servizi di lancio, la preparazione del veicolo spaziale, l'integrazione del carico utile, il tracciamento, dati e telemetria e altri supporti richiesti dal lancio.
L'obiettivo scientifico di TESS è di captare i pianeti extra-solari che orbitano attorno a stelle vicine. Durante la missione prevista di tre anni, TESS eseguirà un campionamento di centinaia di migliaia di stelle alla ricerca di grandi esopianeti, con l'enfasi sulla scoperta di pianeti delle dimensioni della Terra o superiori in questi vicini solari.
Il Programma dei Servizi di Lancio presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida, sarà responsabile per la gestione e la supervisione dei servizi di lancio del Falcon 9 v1.1 con TESS. La missione TESS è guidata dal Massachusetts Institute of Technology, che supervisiona l'Explorers Program presso il Goddard Space Flight Center della NASA, a Greenbelt, Maryland.
TESS è la seconda missione scientifica alla quale la NASA affida il lancio alla SpaceX, la prima era stato il veicolo spaziale di ricerca oceanografica Jason 3, realizzato in collaborazione fra USA e Francia, e il cui lancio è previsto nel 2015.
Il satellite ospiterà quattro fotocamere a largo campo da 16,8 megapixel che copriranno circa 400 volte l'aerea di cielo vista dall'osservatorio Kepler.
Per ulteriori informazioni sui programmi NASA e le sue missioni, visita: http://www.nasa.gov/.
Per ulteriori informazioni sul Launch Services Program della NASA, visita: http://www.nasa.gov/launchservices
Nell'illustrazione artistica (Credit: MIT) TESS in orbita.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

20/12/2014 - Il Sole emette un massiccio brillamento -

Il Sole ha rilasciato un potente brillamento con un picco venerdì alle 7:28 p.m. EST (le 1:28 ora italiana di sabato).
L'evento è stato classificato come di classe X1,8, uno dei tipi più potenti possibili ed è stato ripreso dalla fotocamera a bordo del satellite Solar Dynamics Observatory della NASA. Il brillamento ha causato interruzioni radio in diverse parti della Terra ed un allerta è stato lanciato dal centro che si occupa delle previsioni del meteo spaziale, lo Space Weather Prediction Center della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
Il brillamento è eruttato dalla regione di macchie solari attive classificata come AR 2242, e altre tempeste solari sono avvenute nella zona.
"La regione è grande e complessa," ha scritto un esperto sul sito SWPC. "Sono attesi ulteriori interruzioni radio moderate, con qualche probabilità di un altro forte evento."
Il brillamento di venerdì giunge al culmine di una settimana attiva di tempeste solari. All'inizio della settimana, un'altra regione attiva chiamata AR 2241 aveva sparato due intensi brillamenti moderati di classe M, uno martedì 16 dicembre registrato di classe M8,7 e un altro giovedì 18 dicembre che aveva raggiunto M6,9. Le macchie solari sono intense regioni di attività magnetica sul Sole e che possono scatenare i brillamenti solari.
I brillamenti solari di classe X sono quelli di potenza maggiore che il Sole può rilasciare. Se diretti verso la Terra possono disturbare ed interrompere le comunicazioni e i sistemi di navigazione GPS sulla Terra, oltre a poter mettere a rischio i satelliti e gli astronauti nello spazio.
I brillamenti solari di classe M sono circa un decimo di potenza rispetto a quelli di classe X, ma possono sovraccaricare le aurore terrestri, o luci del nord, con il risultato di spettacolari fenomeni visivi. Una grossa eruzione di materiale solare - chiamata eiezione di massa coronale - proveniente dai brillamenti di classe M potrebbe scatenare, questa settimana, tempeste geomagnetiche sulla Terra, amplificando le luci del nord, hanno segnalato gli esperti del SWPC in un aggiornamento.
L'stronomo Tony Phillips, del sito che monitorizza il meteo spaziale Spaceweather.com, ha riportato che il brillamento X1,9 di venerdì ha causato un'interruzione delle alte frequenze radio sopra l'Australia e il Pacifico del Sud.
Il Sole segue un ciclo meteo di 11 anni con alti e bassi, e l'attuale ciclo è conosciuto come il Ciclo Solare n.24. L'attuale ciclo ha raggiunto la fase di picco negli anni scorsi.
Nella foto (Credit: NASA/Solar Dynamics Observatory) il brillamento classe X1,9 del 19 dicembre 2014 così come ripreso dal satellite SDO.

Fonti: Space.com - NOAA

Nella simulazione (Credit: ) la posiione del lander Philae sulla superficie della cometa 67P.

20/12/2014 - Il punto su Rosetta e Philae -

di Marco Di Lorenzo (Alive Universe Images) - In questi giorni, a San Francisco, si sta svolgendo l'annuale raduno dell'"American Geophysical Union" (AGU); e giovedì i ricercatori dell'ESA e della NASA hanno presentato nuovi risultati sulla missione ESA di Rosetta e Philae.
Kathrin Altwegg (ROSINA Principal Investigator) ha reso noti i risultati sulle analisi dei gas emessi dal nucleo della 67P, evidenziando la curiosa periodicità "modulata" nella densità di gas, una sorta di "battito cardiaco" rivelato già a grande distanza e legato al periodo di rotazione della cometa e all'emissione dei suddetti gas da zone ben precise. Si è poi soffermata sulla complessità della chimica organica rivelata, con molecole ben più complesse del metano e ha accennato nuovamente alla questione del rapporto deutoerio/idrogeno anomali rispetto all'abbondanza terrestre. Ha concluso dicendo che questo è solo un assaggio poichè, da agosto ad oggi, l'attività della cometa è cresciuta relativamente poco mentre, entro il prossimo Agosto, è previsto un aumento di un fattore 100 nell'emissione di gas cometari! Questo permetterà di stabilire le proprietà termiche e strutturali del nucleo, le sue eventuali stratificazioni e le eterogeneità di composizione. Si spera anche di rivelare gas nobili, nuovi isotopi e di misurare il rapporto D/H in molecole diverse dall'acqua.
E' stata poi la volta di Jean-Pierre Bibring (Lead Lander Scientist) che ha parlato dello storico atterraggio di Philae e delle attività che sono in atto in previsione di un possibile (auspicabile) risveglio dall'ibernazione. Come noto, la fase di separazione e discesa (SDL) del lander è andata esattamente come previsto, permettendo di misurare il campo magnetico da grande distanza fino al suolo con lo strumento ROMAP (presto avremo dati sul livello di magnetizzazione primordiale del nucleo) e fotografando il nucleo con un dettaglio crescente (dai metri ai millimetri) tramite ROLIS, come esemplificato in questa immagine (Credit: ESA/Rosetta/ROLIS), dove la stellina rossa indica il luogo prescelto per l'atterraggio. L'atterraggio è stato invece decisamente più rocambolesco ma ha permesso di fare una "scienza del rimbalzo", basata soprattutto sui dati di ROMAP e MUPUS, oltre che sulle informazioni fornite dai pannelli solari e dalle immagini panoramiche CIVA; e proprio da questo complesso di microcamere viene una nuova impressionante immagine, scattata 2 minuti dopo il primo touchdown e nella quale vi è un forte effetto mosso, segno evidente che Philae stava ruotando rapidamente su se stessa.
Una volta finiti i rimbalzi, Philae si è fermata in posizione non orizzontale e in un luogo poco esposto alla luce solare; questo viene illustrato nella simulazione in alto, dove Philae appare "incastrata" tra due costoni e riceve luce per sole 4h 33m durante ogni rotazione.
Sono state presentate anche un paio di immagini già note e riprese da CIVAS/ROLIS ma riprocessate per dare maggiore risalto ai deboli dettagli. Queste mostrano la superficie della cometa al di sotto del lander.
Un video della conferenza stampa è reperibile su :http://www.ustream.tv/recorded/56575467.

Fonte: Alive Universe Images

20/12/2014 - La SpaceX completa il primo punto del CCtCap -

La NASA ha approvato il completamento del primo punto di SpaceX nel percorso della compagnia privata per il lancio di equipaggi diretti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La SpaceX ha completato il Certification Beseline Review che fa parte del contratto CCtCap (Commercial Crew Transportation Capability) siglato con la NASA a settembre.
Questo punto descrive la base del progetto attuale di SpaceX per costruire il suo veicolo equipaggio Dragon e il razzo Falcon 9, lanciarli, farli volare, atterrare e recuperare l'equipaggio. La compagnia ha inoltre delineato come raggiungerà la certificazione richiesta dalla NASA dei suoi sistemi adibiti al trasporto di astronauti da e per la stazione spaziale.
Assieme alla SpaceX anche la Boeing, con la sua capsula CST-100, sono stati selezionati per porre fine alla dipendenza della NASA dai russi per il trasporto dei propri astronauti diretti alla ISS, una dipendenza iniziata dopo l'ultima missione dello Space Shuttle, nel 2011.
Nel corso dei prossimi anni la SpaceX testerà tutti i suoi sistemi, materiali, e concetti di operazioni per dare prova di essere pronta a trasportare gli astronauti NASA in sicurezza verso la stazione spaziale. Una volta ottenuta questa certificazione, il veicolo spaziale Dragon V2 e il suo razzo Falcon 9 v1.1 saranno processati ed integrati all'interno di un nuovo hangar prima di essere portati alla rampa di lancio. Questo avverrà presso lo storico Launch Complex 39A al Kennedy Space Center della NASA, in Florida.
Il Dragon per equipaggio sarà in grado di restare attraccato alla ISS fino a 210 giorni e servire come riparo per 24 ore nel caso di un'emergenza nello spazio.
Grazie ai veicoli di trasporto equipaggio privati il numero di inquilini della ISS potrà essere aumentato mettendo maggiormente a frutto la ricerca e l'investimento fatto dall'America in questo unico laboratorio orbitale.
Nella foto (Credit: SpaceX) l'interno del veicolo spaziale Dragon V2 al momento della presentazione pubblica con il fondatore di SpaceX ai comandi.

Fonti: Parabolic Arc - NASA Commercial Crew Program

20/12/2014 - Il Falcon 9 della SpaceX esegue con successo il test statico di accensione -

Venerdì la SpaceX ha rifornito il suo razzo Falcon 9 ed eseguito con successo un conto alla rovescia simulato fino all'accensione di prova dei nove motori Merlin 1D del primo stadio. Questo test, conosciuto come 'test di accensione statico' spiana la strada per il decollo, il 6 gennaio prossimo, della missione diretta a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il test è avvenuto approssimativamente alle 2:55 p.m. EST (le 20:55 ora italiana) mentre il Falcon 9, con il veicolo spaziale Dragon sulla sua sommità, erano sulla rampa di lancio 40 di Cape Canaveral.
La SpaceX conduce questi test statici di accensione - che di solito si concludono con un'accensione dei motori della durata di circa 3 secondi e mezzo - prima di ogni lancio per evidenziare problemi che potrebbero mettere in pericolo la missione. Inoltre il test aiuta gli ingegneri a ripassare le procedure di un reale lancio.
Un primo tentativo di test statico di accensione era stato eseguito mercoledì, ma i motori erano stati spenti subito dopo l'accensione per un problema non specificato. La SpaceX aveva dichiarato che il test di mercoledì aveva raggiunto quasi tutti gli obiettivi ma non aveva raggiunto la durata prevista.
La SpaceX ha dichiarato che i dati raccolti dal primo test avrebbero potuto anche bastare ma, per abbondanza di precauzioni, si è optato per eseguire un secondo test.
Il lancio del Falcon 9 con la missione Dragon CRS-5 è previsto per il 6 gennaio alle 6:18 a.m. EST (le 12:18 ora italiana) e il veicolo cargo raggiungerà la ISS l'8 gennaio.
Nella foto (Credit: SpaceX) il test statico di accensione eseguito con successo venerdì 19 dicembre.

Fonte: Spaceflight Now

19/12/2014 - La missione lunare privata, di perforazione della Luna, raccoglie oltre 1 milione di dollari -

Un ambizioso progetto di esplorazione spaziale privata che si prefigge di far atterrare una sonda che perfori la superficie della Luna per il 2024 ha raccolto finanziamenti oltre 1 milione di dollari per la sua missione.
Il progetto della nuova Lunar Mission One ha superato l'obiettivo fissato per la raccolta fondi, che era di 600.000 Sterline Inglesi (circa 945.000 dollari), questa settimana sul sito di raccolta finanziamenti 'Kickstarter'. Alla chiusura del 17 dicembre il progetto aveva raccolto 672.447 Sterline (pari a 1,05 milioni di dollari).
La Luna è uno dei corpi celesti più studiati ma alcuni progetti di ricerca sperano di poter scrutare sotto la sua superficie. La Lunar Mission Ltd., una compagnia privata con sede nel Regno Unito sta portando avanti uno di questi progetti, sperando che la missione possa far comprendere meglio come si è formata la Luna e fornire notizie utili sulle future missioni lunari.
Il progetto Lunar Mission One è ideato per far atterrare una sonda sulla Luna con la capacità di eseguire una perforazione fino ad almeno 20 metri sotto la sua superficie, e con la speranza di raggiungere i 100 metri. La sonda proverà a prelevare della roccia mai esposta prima e preparare i campioni per il loro ritorno sulla Terra.
"Facendo questo potremmo avere accesso a rocce lunari di 4,5 miliardi di anni fa per scoprire la composizione geologica della Luna, l'antica relazione con il nostro pianeta e gli effetti dei bombardamenti asteroidali," scriveva la compagnia sulla pagina di Kickstarter.
Una volta eseguito il foro e prelevati i campioni nel buco verrà inserita una capsula del tempo digitale che conterrà la registrazione della vita sulla Terra. Ognuno che ha donato più di 60 Sterline potrà avere la propria 'digital memory box' che verrà sotterrata nella capsula del tempo. I contributori potranno mettere nel loro contenitore digitale messaggi personali, foto, audio o video. Le persone potranno anche inviare un campione dei loro capelli se vogliono che il proprio DNA arrivi sulla Luna.
La compagnia continuerà a vendere le 'digital memory box' anche dopo la chiusura della campagna su Kickstarter. Eventualmente si prevede che decine di terabytes di dati verranno raccolti per essere inviati sulla Luna.
Una volta che il foro sarà stato eseguito la sonda vi farà scendere un sensore termico che misurerà il flusso di calore proveniente dal nucleo della Luna e un sismometro che misurerà i lunamoti e gli impatti delle meteore.
La missione inoltre determinerà la possibilità di utilizzare la Luna come una base per progetti di ricerca a lungo termine e persino come spazioporto per equipaggi.
"Lunar Mission One darà un grosso contributo alla nostra comprensione sulle origini del nostro pianeta e della Luna e ispirerà una generazione di giovani a conoscere di più sullo spazio, la scienza e l'ingegneria, nello stesso modo nel quale la mia generazione è stata ispirata dagli atterraggi Apollo sulla Luna," ha detto David Iron, fondatore di Lunar Mission Ltd. e del Lunar Mission Trust in un comunicato.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lunar Missions Ltd.) un possibile design della sonda lunare privata di Lunar Mission One.

Fonte: Space.com

19/12/2014 - Il razzo russo Strela lancia il satellite Kondor-E -

Il razzo russo Strela ha fatto una sua rara apparizione venerdì e lanciato l'ultimo satellite di osservazione radar Kondor per i militari del Sud Africa - dopo il suo acquisto dalla NPO Mashinostroyenia. Conosciuto come Kondor-E, questo veicolo spaziale è stato lanciato dal silos 59 presso il sito 175 del Cosmodromo di Baikonur alle 04:43 UTC (le 5:43 ora italiana).
Lo Strela è un razzo a tre stadi, alimentato a propellenti ipergolici, sviluppato dalla NPO Mash e derivato dal missile balistico intercontinentale UR-100NUTTKh, conosciuto in occidente come SS-19 'Stiletto'. Il razzo ha un diametro di 2,5 metri, un'altezza di 28,27 metri e pesante 105 tonnellate al lancio. Lo Strela è in grado di portare in orbita bassa terrestre un carico utile del peso fino a 1,7 tonnellate.
Il debutto di Strela avvenne il 5 dicembre 2003, seguito da un secondo volo il 27 giugno 2013. Il satellite Kondor-E, del peso di 1,15 tonnellate, è dotato di un radar ad apertura sintetica che è stato inserito su un'orbita di circa 500 km di quota con inclinazione 74,75°.
Questo è stato l'86esimo lancio orbitale del 2014, l'82esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il decollo dello Strela con il satellite Kondor-E.

Fonte: Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: NASA) il modulo equipaggio di Orion appena spacchettato al Kennedy Space Center.

19/12/2014 - La capsula Orion della NASA è tornata al Kennedy Space Center -

Dopo aver viaggiato per oltre 5.800 km lontano dalla Terra e 965 km via mare, il veicolo spaziale Orion della NASA ha completato l'ultimo tratto del suo viaggio via terra giovedì, tornando al Kennedy Space Center, in Florida.
Il ritorno della capsula ha richiesto un viaggio attraverso tutto il Paese, con 4.350 km dalla Base Navale di San Diego fino al Kennedy, dove è atteso per una profonda analisi dei dati ottenuti durante il viaggio di Orion nello spazio e fornirà agli ingegneri dettagliate informazioni su come la nave spaziale si è comportata durante le due orbite, per un totale di 4 ore e mezza di volo di prova, completate il 5 dicembre scorso.
Una parte dei dati erano stati acquisiti in tempo reale durante il volo di prova e molti altri sono stati rimossi dal veicolo quando è arrivato sulla terraferma, a San Diego, prima del viaggio stradale fino alla Florida.
"Il volo stesso è stato un grande successo, ma è solo l'inizio della storia," ha detto Mark Geyer. "Ora dobbiamo scavare a fondo per scoprire se il nostro progetto si è comportato come pensassimo facesse. Questo è il motivo per il quale abbiamo eseguito il volo. Con il volo del 5 dicembre abbiamo dimostrato che Orion è un veicolo molto capace. Ora dobbiamo provare e migliorare per iniziare a costruire il prossimo Orion."
Una prima ispezione del veicolo non ha rivelato niente di inaspettato. Vi sono indicazioni che alcuni micrometeoriti orbitali abbiano colpito i lati di Orion, come previsto.
Con il veicolo spaziale di nuovo al Kennedy, dove era stato assemblato e preparato al lancio, gli ingegneri saranno in grado di rimuovere le coperture ed eseguire un'ispezione dei cablaggi, delle tubazioni dei fluidi, dei sistemi di propulsione e delle scatole della strumentazione avionica. Campioni dello scudo termico sono già stati rimossi ed inviati ad un laboratorio dove verrà esaminato il loro spessore, resistenza ed il livello di carbonizzazione.
Le informazioni acquisite verranno utilizzate per migliore il progetto di Orion prima del prossimo volo, l'Exploration Mission-1 (EM-1) che vedrà il lancio di un veicolo senza equipaggio per mezzo del nuovo Space Launch System (SLS) della NASA per la prima volta in una grande orbita attorno alla Luna.
Mentre vengono raccolte le informazioni del test di volo le prove proseguono anche sulla Terra. Il 18 dicembre gli ingegneri hanno sganciato una versione di prova della capsula Orion da un aereo da trasporto C-17 in volo a 7.620 metri sopra il poligono militare Yuma Proving Ground dell'U.S. Army, in Arizona. Le ultime serie di test prevedono di certificare il sistema dei paracadute con un guasto ad uno dei tre paracadute principali di Orion. Questo test è stato eseguito per dimostrare i miglioramenti nelle prestazioni dopo una serie di modifiche eseguite sul sistema dei paracadute.
Intanto i pannelli del vascello a tenuta di pressione della struttura interna per il prossimo modulo equipaggio di Orion sono in produzione e verranno saldati assieme entro la fine dell'estate del 2015. Intanto l'Agenzia Spaziale Europea (ESA)sta costruendo il primo modello di prova del modulo di servizio di Orion che dovrà supplire all'Exploration Mission-1. L'assemblaggio del sistema di aborto al lancio (LAS) per questo secondo volo inizierà in aprile.
Il modulo equipaggio che ha eseguito l'EFT-1 verrà ri-sistemato ed utilizzato per l'Ascent Abort-2 previsto per il 2018, un test del sistema di aborto al lancio di Orion.
Per ulteriori informazioni sul Ground Systems Development and Operations Program del Kennedy, visita: http://go.nasa.gov/groundsystems.
Per ulteriori informazioni NASA su Orion, visita: http://www.nasa.gov/orion.
Nella foto (Credit: NASA) l'autoarticolato che trasporta Orion mentre arriva al Kennedy Space Center al termine del suo lungo viaggio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) il modulo equipaggio di Orion appena spacchettato al Kennedy Space Center, al termine del viaggio di ritorno.

Fonte: NASA

19/12/2014 - La XCOR annuncia ulteriori progressi al suo veicolo spaziale Lynx -

Il veicolo spaziale suborbitale Lynx della XCOR sta facendo rapidi progressi verso l'assemblaggio finale. Immediatamente dopo aver incollato la cabina di pilotaggio alla fusoliera, il team di ingegneri ha proseguito con la delicata operazione di incollaggio del longherone passante della parte posteriore della fusoliera.
"Questa parte è il cuore della struttura di ogni veicolo alato - sopporta i carichi principali delle ali e lo distribuisce sulla fusoliera," ha detto Jeff Greason, amministratore delegato della XCOR. "L'incollaggio di questa struttura su un veicolo realizzato in materiali compositi è un'operazione unica, quindi deve essere eseguita al primo tentativo."
"Siamo molto emozionati di aver raggiunto questo punto. Questo spiana la strada per le prossime fasi. Grazie al duro lavoro del team del composito stiamo procedendo rapidamente verso il primo volo."
Per sistemare correttamente il longherone, il traliccio del razzo Lynx è stato temporaneamente piazzato sul veicolo stesso per la prima volta, un altro momento emozionante.
Dopo un sacco di lavoro di preparazione sia per la fusoliera che per il longherone, i tecnici del composito hanno trascorso diversi giorni allineando con cura il longherone per garantire la perfetta simmetria, poi hanno cominciato a fissarlo in posizione.
"Questo era il nostro regalo per la Festa del Ringraziamento," afferma il direttore del reparto compositi della XCOR, Jeff Smith. "Abbiamo applicato gli strati di colla finale il mercoledì precendente le vacanze, e rimosso l'apparecchiatura di supporto durante il fine settimana. Non vediamo l'ora del prossimo grande passo, l'integrazione del fasciame sulle ali del Lynx."
Dopo l'installazione del longherone, l'intera struttura, dalla punta alla coda, è stata testata per un carico equivalente a un rientro a 6G (sei volte la forza di gravità, ndr) mentre nel test la cabina è stata pressurizzata a 11 PSI, il primo test di pressione dopo essere stata incollata alla fusoliera.
Nella foto (Credit: XCOR) il Lynx in fase di allestimento.

Fonti: Space Daily - Parabolic Arc

Nella foto (Credit: Arianespace) il Soyuz VS10 si innalza nel cielo del Sud America.

18/12/2014 - Un razzo Soyuz porta quattro satelliti in orbita decollando da Kourou -

Oggi alle 14:37 locali (le 19:37 ora italiana) un razzo vettore Soyuz 2-1b/Fregat con quattro satelliti O3b è decollato dal complesso di lancio ELS (Soyuz Launch Complex) dello Spazioporto europeo della Guyana Francese a Kourou.
La missione, della durata di 2 ore e 22 minuti è iniziata con la propulsione dei tre stadi del razzo Soyuz seguita con le accensioni multiple dello stadio superiore Fregat. I quattro satelliti O3b sono stati rilasciati in due fasi dal sistema dispensatore che si trovava sulla sommità dello stadio Fregat.
Il successo di questo lancio - che aveva una prestazione di carico totale di oltre 3.180 kg - prosegue la forte collaborazione fra Arianespace e la O3b Network. Questa di oggi segue le missioni del luglio 2014 e del giugno 2013 che hanno portato in orbita i primi otto satelliti in gruppi di quattro - permettendo alla rete della O3b Network di essere pienamente operativa.
Lanciato grazie ad un team russo, il Soyuz di oggi era la missione VS10 di Arianespace, ovvero il decimo vettore di costruzione russa a partire dalla Guyana Francese fin dal 2011. Il terzo stadio Fregat ha eseguito tre accensioni per portarsi su un'orbita quasi circolare a 7.820x7.836 km con inclinazione 0,04° dopo circa 1 ora e 52 minuti dal decollo.
Dopo la terza accensione i satelliti sono stati rilasciati a gruppi di due, con il primo rilasciato circa due ore dopo il decollo ed il secondo 22 minuti dopo, a seguito di una breve accensione del sistema di controllo di assetto del Fregat. In seguito il Fregat ha eseguito due altre brevi accensioni per portarsi su un'orbita a circa 200 km più in basso degli O3b.
I satelliti O3b, costruiti dalla Thales Alenia Space e che pesano circa 700 kg. ognuno, sono stati progettati per offrire alta connettività a larga banda internet utilizzando i 12 transponder di cui ogni satellite è dotato.
Questo è stato il 20esimo tentativo di lancio di un razzo Soyuz nel corso dell'anno, il 19esimo ad avere successo. Il lancio VS09 di agosto, sempre da Kourou, aveva sofferto un guasto allo stadio superiore Fregat che aveva lasciato due satelliti europei di navigazione Galileo su orbite sbagliate.
Quello di oggi era anche l'85esimo lancio orbitale del 2014, l'81esimo a concludersi con successo.
Con questo volo si conclude l'annata di Arianespace che conferma il suo ruolo di leader nel mercato dei lanci globali con il suo motto "Ogni massa, in ogni momento, su ogni orbita."
Il successo di oggi è di particolare importanza per Arianespace perché, con i quattro satelliti portati oggi dal Soyuz in orbita, sorpassa il numero di 500 veicoli spaziali lanciati dalla compagnia fin dalla sua creazione nel 1980.
Nel corso dei 12 mesi passati, Arianespace ha eseguito 11 lanci e portato in orbita 23 satelliti dallo Spazioporto della Guyana utilizzando 6 vettori pesanti Ariane 5, 4 vettori medi Soyuz e un razzo leggero Vega - quest'ultimo è andato a completare la famiglia di lanciatori della Guyana Francese.
I record individuali superati durante quest'attività hanno riguardato la maggior massa portata in orbita di trasferimento geostazionario (10,3 tonnellate con la missione Ariane 5 del 6 febbraio dei satelliti ABS-2 e Athena-Fidus); il maggior carico utile mai lanciato dall'Europa (l'ATV Georges Lemaître, portato con un Ariane 4 il 29 luglio) e un nuovo totale cumulativo per un singolo anno (75 tonnellate).
Nella foto (Credit: Arianespace) il momento del decollo della missione VS10 da Kourou. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Arianespace) il Soyuz VS10 si innalza nel cielo del Sud America.

VIDEO DEL LANCIO DELLA MISSIONE VS10 DA KOUROU - 18/12/2014 - (Credit: ARIANESPACE) - dur.min. 4:56 - AUDIO INGLESE

Fonti: Arianespace - Space Launch Report

18/12/2014 - La Orbital ha deciso: saranno gli RD-181 i motori russi per Antares -

L'azienda costruttrice di satelliti e razzi Orbital Sciences Corp. ha confermato il 16 dicembre di aver siglato un contratto con la russa Enorgomash per l'acquisto dei motori RD-181 che dovranno alimentare il primo stadio del razzo Antares, sostituendo gli AJ26, sempre provenienti dalla Russia, che la Orbital sospetta essere all'origine del disastro del 28 ottobre.
La Energomash fornisce già la United Launch Alliance dei motori RD-180 per il razzo vettore Atlas 5.
Il contratto della Orbital, del valore di circa 1 miliardo di dollari secondo la Roscosmos russa, prevede l'acquisizione di 20 motori più un'opzione per altri 20.
Un portavoce della Orbital ha negato che il valore del contratto sia la cifra di cui ha parlato Mosca. Secondo un comunicato via Twitter della Orbital i primi motori RD-181 verranno consegnati nel 2015 con il primo lancio di un Antares con i nuovi propulsori previsto nel 2016.
Nella foto (Credit: AFP Photo/NASA/Bill Ingalls/Handout) il razzo Antares il 5 gennaio 2014 mentre viene trasportato sulla rampa per il lancio dell'8 gennaio 2014.

Fonti: Space.com - RT News

Nella foto (Credit: ESA) il centro Space Situational Awareness (SSA) dell'ESA per le minacce degli asteroidi NEO.

18/12/2014 - Come prepararsi all'impatto di un asteroide -

L'ESA e gli uffici nazionali di risposta ai disastri hanno recentemente eseguito una simulazione di come reagire se una roccia spaziale si scoprisse fosse in rotta di collisione con la Terra.
Lo scorso mese, esperti del programma SSA (Space Situational Awareness) dell'ESa e organizzazioni della protezione civile dei paesi europei si sono incontrati per due giorni nei quali hanno simulato la scoperta che un asteroide stesse per venirci addosso.
In questo primo esercizio di impatto asteroidale, sono state simulate le varie fasi del conto alla rovescia verso lo scontro, facendo pratica di quali azioni andrebbero intraprese se degli oggetti Near-Earth, o NEO, di varie dimensioni fossero scoperti.
La prova considerava una minaccia immaginaria, ma plausibile, di un asteroide, inizialmente delle misure fra i 12 e d i 32 metri - quindi spaziando dallo schianto di Chelyabinsk nel 2013 all'evento di Tunguska del 1908 - che viaggiasse a 12,5 km/s.
Le squadre erano sfidate a decidere cosa fare durante cinque momenti cruciali, concentrati in 30, 26, 5 e 3 giorni prima e 1 ora dopo l'impatto.
"Vi sono un gran numero di variabili da considerare per prevedere gli effetti e i danni da un qualsiasi impatto di asteroide, e questo rende le simulazioni come queste molto complesse," ha detto Detlef Koschny, capo delle attività sui NEO presso l'ufficio SSA.
"Fra queste variabili vi sono le dimensioni, la massa, la velocità, la composizione e l'angolo di impatto. Tuttavia, questo non dovrebbe impedire all'Europa di sviluppare una serie di misure che potrebbero essere adottate dalle autorità civili nazionali, che possono essere abbastanza generali per prevedere una serie di possibili effetti. Il primo passo è di studiare i NEO e gli effetti dei loro impatti e comprenderne le basi scientifiche."
I partecipanti alla simulazione provenivano da diversi dipartimenti ed agenzie degli stati membri dell'ESA, come Germania e Svizzera.
Questi partecipanti hanno studiato domande tipo: come dovrebbe reagire l'Europa, cosa avrebbe bisogno di sapere, quali informazioni avrebbe bisogno di essere distribuiti ed a chi?
"Per esempio, entro circa tre giorni prima di un impatto previsto, avremmo probabilmente relativamente buone stime della massa, delle dimensioni, della composizione e della zona di impatto," dice Gerhard Drolshagen del team NEO dell'ESA.
"Tutti questi dati influenzano direttamente il tipo di effetti dell'impatto, la quantità di energia generata, e quindi le potenziali reazioni che le autorità civili possano prendere."
Durante l'evento di Chelyabinsk nel 2013, ad esempio, l'asteroide, con una massa di circa 12.000 tonnellate e una dimensione di 19 metri, ha colpito l'atmosfera superiore con un'angolo poco profondo e una velocità di circa 18,6 km/s, esplodendo con l'energia di 480 chilotoni di TNT ad un'altitudine di 25-30 km.
Mentre potenzialmente si trattava di un pericolo reale, non sono stati segnalati feriti a causa della caduta dei frammenti. Invece, più di 1.500 persone sono rimaste ferite e 7.300 edifici danneggiati dall'intensa pressione generata dall'onda d'urto sulla superficie della Terra.
Molte persone sono rimaste ferite dalle schegge di vetro che sono volate via mentre guardavano dalle finestre per vedere cosa stava succedendo.
"In questo caso, un avvertimento adeguato da parte delle autorità civili potrebbe includere semplicemente dire alla gente di stare lontano dalle finestre, e rimanere entro le porzioni più resistenti di un edificio, come la cantina, simile alla pratica standard durante i tornado negli Stati Uniti,", dice Gerhard.
In un impatto vero e proprio, il ruolo dell'ESA sarebbe fondamentale. Dovrebbe avvisare sia le autorità di protezione civile che i responsabili circa la zona di impatto e l'ora. Sarebbe inoltre necessario condividere dati scientifici affidabili, compresi i possibili effetti dell'impatto, e fornire informazioni affidabili e autorevoli.
L'esercizio si è concluso il 25 novembre, un significativo passo avanti per mettere in luce i fattori unici nella pianificazione di emergenze per impatti di asteroidi, e possibili linee d'azione. Ha inoltre chiarito una serie di punti in sospeso, comprese le esigenze delle agenzie di protezione civile e il tipo e tempo di sequenze delle informazioni che possono essere fornite da parte di SSA dell'ESA.
E' un altro passo nel continuo sforzo di istituire una procedura coordinata a livello internazionale per la distribuzione delle informazioni e potenziali azioni di mitigazione in caso di una minaccia imminente.
La squadra NEO dell'ESA sta anche lavorando con i partner internazionali, agenzie e organizzazioni, tra cui le Nazioni Unite, per aiutare a coordinare una risposta globale a qualsiasi minaccia futura di impatto (vedi "Tutto pronto per asteroidi").
Con l'obiettivo di rafforzare la risposta di ESA e Europa, esercizi simili si svolgeranno in futuro. Il prossimo, nel 2015, comprenderà i rappresentanti di altri paesi.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA - P.Carril) la minaccia degli asteroidi che si trovano vicini alla Terra. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) il centro Space Situational Awareness (SSA) dell'ESA per le minacce degli asteroidi NEO.

Fonte: ESA

18/12/2014 - Johann-Dietrich Wörner sarà il nuovo Direttore Generale dell'ESA -

Oggi il Consiglio dell'Agenzia Spaziale Europea ha annunciato la nomina di Johann-Dietrich Wörner come prossimo Direttore Generale dell'ESA, per un periodo di quattro anni a partire dal primo luglio 2015.
Egli succederà a Jean-Jacques Dordain, il cui mandato termina il 30 giugno 2015.
Werner è attualmente Presidente del Consiglio di Amministrazione della DLR, il Centro Aerospaziale Tedesco.
Per la biografia completa visitate questa pagina.
L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) è la porta di accesso allo spazio. L'ESA è un'organizzazione intergovernativa, creata nel 1975, la cui missione è delineare lo sviluppo delle capacità spaziali dell'Europa ed assicurare investimenti nello spazio che comportino dei benefici per i cittadini in Europa e nel mondo.
L'ESA ha 20 Stati Membri: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Svezia e Svizzera, dei quali 18 sono Stati Membri dell'Unione Europea. Altri due Stati Membri UE, Ungheria ed Estonia, potrebbero presto diventare Stati Membri dell'ESA.
L'ESA ha Accordi di Cooperazione con altri sei Stati Membri dell'Unione Europea. Il Canada partecipa ad alcuni programmi ESA in virtù di un Accordo di Cooperazione.
L'ESA lavora inoltre con l'Unione Europea all'implementazione dei programmi Galileo e Copernicus.
Coordinando le risorse finanziarie ed intellettuali dei propri Stati Membri, l'ESA può intraprendere programmi ed attività che vanno oltre l'interesse di una singola nazione europea.
ESA sviluppa lanciatori, navette spaziali ed infrastrutture a terra necessarie per tenere l'Europa in prima linea nelle attività spaziali globali.
Oggi, lancia satelliti di Osservazione della Terra, navigazione, telecomunicazioni ed astronomia, invia sonde nelle zone più remote del sistema solare e coopera all'esplorazione umana dello spazio.
Per saperne di più sull'ESA visitate http://www.esa.int/ESA.
Nella foto (Credit: DLR, CC-BY) il Prof. Dr.-Ing. Johann-Dietrich Wörner.

Fonte: ESA Italia

18/12/2014 - Nuovo rinvio per il Dragon diretto alla ISS -

La NASA e la SpaceX hanno annunciato oggi che il lancio della quinta missione di rifornimento commerciale diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) non avverrà prima di martedì 6 gennaio 2015.
Questo permetterà agli ingegneri della SpaceX di studiare meglio i problemi sorti durante il test statico di accensione del razzo Falcon 9 eseguito il 16 dicembre ed evitare le restrizioni dell'angolo beta per l'attracco del veicolo cargo Dragon alla stazione che si presentano nella parte finale dell'anno.
Gli angoli beta avvengono quando si formano angoli stretti fra il piano orbitale della stazione e il Sole e ne risulta che la ISS rimane costantemente illuminata dal Sole per un periodo fino a 10 ore al giorno. Durante questo periodo vi sono delle restrizioni termiche ed operative che proibiscono al Dragon di essere agganciato alla stazione. Questi periodi beta maggiori avverranno fra il 28 dicembre e il 7 gennaio.
Una nuova data di lancio inoltre permetterà alle squadre di godersi le festività.
I responsabili della Stazione Spaziale si incontreranno lunedì 5 gennaio per eseguire una riunione che dovrà stabilire il grado di preparazione prima del tentativo di lancio del 6 gennaio. Il rinvio del lancio non ha ripercussioni sull'equipaggio della stazione, sui suoi rifornimenti di cibo, propellente e attrezzature e non avrà conseguenze sulle operazioni scientifiche che verranno consegnate all'equipaggio una volta che Dragon arriverà alla stazione.
Con un lancio il 6 gennaio, previsto attorno alle 6:18 a.m. EST (le 12:18 ora italiana) dalla Cape Canaveral Air Station in Florida, la NASA TV inizierà la trasmissione diretta verso le 5 a.m..
Un lancio il 6 gennaio porterà ad un rendezvous e cattura di Dragon giovedì 8 gennaio, approssimativamente alle 6 a.m. EST (le 12 ora italiana) e questa volta la trasmissione in diretta su NASA TV inizierà alle 4:30 a.m. con l'installazione del veicolo spaziale al boccaporto verso le 9 a.m..
Un briefing prima del lancio si terrà al Kennedy Space Center della NASA lunedì 5 gennaio ma gli orari devono ancora essere determinati.
Nella foto (Credit: SpaceX) d'archivio un razzo Falcon 9 mentre viene portato alla rampa di lancio.

Fonte: NASA Blog SpaceX

Nella foto (Credit: The Hindu/M. Prabhu) il vettore GLSV Mk.3 al decollo.

18/12/2014 - Grande successo al debutto del GSLV Mark III -

Le aspirazioni dell'India di poter lanciare i propri satelliti - ed eventualmente astronauti - nello spazio hanno fatto un grosso passo avanti con il successo nel volo di prova del più potente razzo sviluppato dall'India e dell'atterraggio della capsula prototipo progettata per il programma spaziale abitato del Paese asiatico.
Il razzo, alto oltre 40 metri, e ideato con due booster a propellente solido e un motore a propellente liquido per lo stadio centrale è decollato dal Centro Spaziale Satish Dhawan, uno spazioporto su un'isola situata a circa 100 km a Nord di Chennai, alle 9:30 a.m. locali (le 5 ora italiana).
Spinto all'inizio soltanto dai due booster laterali solidi il razzo è salito rapidamente nel cielo sereno e si è diretto verso il Golfo del Bengala. L'India ha chiamato ufficialmente il razzo Geostationary Launch Vehicle Mk. 3 e gli ingegneri hanno lavorato a questo progetto, dal costo di circa 400 milioni di dollari, da oltre un decennio.
I booster si sono accesi all'unisono quando il conto alla rovescia ha raggiunto T-0, ed hanno spinto le 630 tonnellate del vettore via dalla rampa di lancio, raggiungendo la velocità del suono in meno di un minuto. Una volta nella stratosfera, a circa 120 secondi dal decollo, sono stati accesi i motori Vikas dello stadio centrale L110, alimentati ad idrazina, mentre il GLSV Mk.3 si trovava ad una quota di circa 43 km sopra il Golfo del Bengala.
I due booster a solido hanno funzionato ancora per i successivi 204 secondi e poi la capsula CARE si è separata dallo stadio superiore fittizio C25, a 330,8 secondi dal decollo ed ha iniziato la sua discesa guidata per il rientro atmosferico.
Senza la spinta del terzo stadio il razzo non ha raggiunto la velocità richiesta per entrare in orbita attorno alla Terra. Secondo la Indian Space Research Organization (ISRO) il razzo, in questo caso, ha invece ha raggiunto la velocità di circa 19.310 km/h (5,3 km/s) e una quota massima di 126 km. Fonti ufficiali confermano che il razzo ha conseguito questi obiettivi per il volo odierno suborbitale di oggi.
"E' un momento molto significativo nella storia del programma spaziale indiano," ha detto K. Radhakrishnan, capo dell'ISRO. "Per questo razzo che sarà in grado di portare satelliti per telecomunicazione del peso di 4 tonnellate in orbita, l'India ha iniziato il processo di sviluppo dieci anni fa, e ora abbiamo appena completato il primo volo sperimentale del veicolo GLSV MK.3."
I due razzi a propellente solido e il motore del primo stadio hanno funzionato come previsto, ha confermato Radhakrishnan dopo il completamento della missione.
"India, ora hai un nuovo veicolo di lancio," ha detto S. Somanath, direttore del progetto del razzo GLSV MK.3 per l'ISRO. "Le capacità di carico utile degli attuali veicoli di lancio saranno significativamente aumentati con lo sviluppo di questo razzo."
Il passeggero del volo odierno era un prototipo di una capsula che la ISRO ha voluto utilizzare per testare la capacità dell'India di realizzare un veicolo destinato a trasportare propri astronauti in orbita.
Il volo dimostrativo della capsula - chiamata Crew Module Atmospheric Re-entry Experiment, o CARE - aveva lo scopo di vedere all'opera lo scudo termico realizzato in materiale ablativo e mattonelle di carbonio fenolico. Lo scudo termico doveva affrontare delle temperature vicine ai 1.100° Celsius durante la discesa.
Un responsabile dell'ISRO ha descritto il volo di oggi - con i due obiettivi di testare il razzo GLSV MK.3 e il modulo equipaggio - come "un esperimento nell'esperimento".
Il modulo equipaggio è stato rilasciato dal razzo ed è caduto da un'altezza di circa 100 km, ha aperto i suoi paracadute in tre fasi che lo hanno rallentato fino ad un ammaraggio a 1.600 km dalla base di lancio.
Il recupero della capsula è in corso da parte delle navi della Guardia Costiera indiana che stanno navigando verso il punto, situato a circa 640 km al largo di Port Blair, nelle isole Adamane.
Un funzionario dell'ISRO ha confermato che gli ultimi dati ricevuti dalla capsula indicavano il dispiegamento dei suoi paracadute principali di 30 metri di diametro. Un segnalatore radio posto sul veicolo dovrebbe trasmettere un impulso per aiutare i vascelli nel recupero.
La capsula, alta circa 2,7 metri e con un diametro di 3 metri, ha le stesse dimensioni e forma del modulo equipaggio che gli ingegneri indiani prevedono per le missioni pilotate. La capsula pesa circa 3,7 tonnellate.
Gli ingegneri indiani della Hindustan Aeronautics Ltd. hanno fabbricato il modulo e la ISRO vi ha aggiunto sensori, estensimetri, un sistema di guida e controllo e lo scudo termico per questo volo suborbitale.
Il programma spaziale abitato indiano ha subito diverse partenze ed arresti negli ultimi anni e la ISRO ha dichiarato che ci vorranno sette anni e circa 2 miliardi di dollari per completare il progetto della capsula equipaggio.
Il governo indiano non ha approvato il piano ma New Delhi ma, secondo il quotidiano indiano in lingua inglese The Hindu, ha garantito all'ISRO circa 22 milioni di dollari per lavorare alle tecnologie necessarie per una missione spaziale.
Nella foto (Credit: ISRO) la capsula testata nel debutto del GLSV Mk.3. Se l'India procedesse con la capsula equipaggio potrebbe essere pronta a far volare i propri astronauti negli anni '20 e il razzo preposto sarebbe proprio il GLSV MK.3.
L'obiettivo più a breve termine del programma GLSV Mk.3 è invece il completamente nello sviluppo di uno stadio superiore alimentato a idrogeno liquido per eseguire un altro lancio dimostrativo entro due anni.
Una volta che il razzo diventerà operativo il GLSV Mk.3 potrà volare almeno due volte l'anno e portare in orbita i pesanti satelliti per telecomunicazioni indiani, ponendo fine alla dipendenza dell'India da fornitori di lancio stranieri.
Il razzo potrà portare in orbita di trasferimento geostazionario fino a 4 tonnellate di carico utile, quasi il doppio di quanto può essere lanciato con il razzo GLSV Mk.2 attualmente in servizio.
Il GLSV Mk.3 può portare circa 10 tonnellate in orbita bassa terrestre e potrebbe anche inviare sonde più grandi verso la Luna, Marte ed altre destinazioni.
"Questo è lo sviluppo del più grande veicolo di lancio che la ISRO abbia mai intrapreso." ha detto Radhakrishnan.
Ognuno dei booster del GLSV Mk.3 è realizzato in tre segmenti già pronti con 200 tonnellate di propellente solido, ossidante ed un agente legante.
"Con le sue 630 tonnellate, questo è uno dei più pesanti veicoli di lancio mai sviluppati," aggiunge Somanath. "La criticità tecnologica nello sviluppo di questo veicolo è nel mettere due grandi booster di classe S200 come strap-on, e pone requisiti molto stretti sul controllo della sua spinta differenziale."
Nell'immagine (Credit: The Hindu/M. Prabhu) il vettore GLSV Mk.3 al decollo. Nella foto in alto sinistra (Credit: S. R. Raghunathan) il GLSV Mk.3 mentre sale nel cielo indiano. Nella foto a destra (Credit: ISRO) la capsula testata nel debutto del GLSV Mk.3.

Fonti: Spaceflight Now - The Hindu

17/12/2014 - Iniziato in India il conto alla rovescia per il debutto del GSLV Mark III -

In India è iniziato mercoledì il conto alla rovescia, della durata di 24 ore e mezza, per il debutto al lancio del veicolo di ultima generazione GLSV Mark III. A bordo si trova anche il CARE (Crew Module Atmospheric Re-entry Experiment - Esperimento di Rientro Atmosferico di Modulo Equipaggio) e il lancio avverrà il 18 dicembre, dal Centro Spaziale Satish Dhawan presso Srihakirota, a circa 100 km da Chennai, alle ore 9:30 a.m. locali (le 5:00 ora italiana).
Se tutto andrà come previsto, poco dopo il decollo da Sriharikota, l'ISRO studierà la validazione del volo nel complesso regime di volo atmosferico di LVM 3 e poi testerà la capacità del modulo CREW di rientrare nell'atmosfera terrestre e di superare la fase termica, il dispiegamento dei paracadute in formazione a grappolo, il sistema di aero-frenata e le procedure di separazione della copertura.
Il modulo CREW sarà separato dal razzo a circa 325,52 secondi dal decollo, a circa 126 km di quota. Gli speciali paracadute aiuteranno il modulo ad eseguire un atterraggio morbido nel Golfo del Bengala, ad alcune centinaia di km da Indira Point fra le isole Andamane e Nicobare, dove verrà in seguito recuperato dalle navi della Guardia Costa dell'India.
"L'intera operazione si svolgerà in circa 20/30 minuti dal decollo." hanno dichiarato fonti ufficiali.
Il nuovo razzo, del peso di 630 tonnellate, GLSV Mark III può trasportare un modulo equipaggio di 3,65 tonnellate di peso per inviare astronauti dell'India nello spazio anche se ufficialmente il governo non ha ancora approvato missioni umane nello spazio.
La realizzazione del GLSV Mark III, alto 42,4 metri, potrà aiutare a portare i satelliti più pesanti in orbita.
Il concepimento del GLSV Mark III è progettato per rendere indipendente l'ISRO nel lancio dei satelliti di telecomunicazioni più pesanti della classe INSAT-4, di circa 4,5/5 tonnellate di peso. Inoltre permetterà all'India di giocare un ruolo competitivo nel mercato di lancio commerciale multi-milionario.
Nella foto (Credit: Nasaspaceflight) il primo GLSV Mark III sulla rampa di lancio, pronto al debutto.

Fonte: The Hindu

17/12/2014 - Per il lancio del Dragon di venerdì il meteo è favorevole -

I meteorologi prevedono una possibilità del 70% di meteo favorevole per il lancio previsto venerdì 19 dicembre con la quinta missione cargo della SpaceX diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Secondo il 45esimo Weather Squadron dell'U.S. Air Force, una perturbazione si sta sviluppando lungo la costa occidentale del Golfo e porterà nubi ad altezza basse e medie sopra la costa della Florida. Queste nubi potrebbero permanere per tutto il venerdì, rendendo possibile uno strato di nubi come primo impedimento al lancio. Nel caso di un rinvio di 24 ore, la probabilità del 70% favorevole rimarrà anche per sabato.
La missione CRS-5 dovrebbe essere lanciata venerdì alle ore 1:22 p.m. EST (le 19:22 ora italiana) dalla rampa di Cape Canaveral, in Florida. A bordo del razzo vettore Falcon 9 v1.1 si trova il veicolo spaziale Dragon che dovrà raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) un paio di giorni dopo il lancio.
Ma questa missione si è resa particolarmente interessante per il tentativo che verrà fatto dalla SpaceX di far atterrare il primo stadio del razzo, una volta completato il suo compito, su una piattaforma galleggiante posizionata al largo delle coste della Florida.
Se questo esperimento avrà successo le possibilità di riutilizzo del primo stadio del vettore Falcon 9 aumenteranno considerevolmente. La SpaceX aveva già fatto eseguire con successo due ammaraggi morbidi, dopo un lancio spaziale, nell'Oceano Atlantico in aprile e luglio.
Secondo Elon Musk, responsabile capo ingegnere e fondatore della SpaceX, le probabilità di un successo al primo tentativo di atterrare sulla piattaforma in questo tentativo sono del 50% o meno. "Vi sono però una dozzina di lanci che dovremo effettuare nei prossimi 12 mesi e penso che facilmente - diciamo dall'80 al 90% - uno di questi voli saremo in grado di far atterrare e rifornire di nuovo uno dei primi stadi del Falcon 9," ha dichiarato Musk. "Penso che ci siamo vicini"
L'obiettivo finale della SpaceX è quello di far ritornare al sito di lancio il primo stadio del razzo ma, a metà 2014, la compagnia dichiarò che avrebbe prima provato a far atterrare il razzo su una chiatta oceanica entro la fine dell'anno.
La Blue Origin, una compagnia privata concorrente della SpaceX, aveva depositato nel 2009 un brevetto per l'atterraggio di un razzo su una chiatta, molto simile a quello che intende fare l'azienda di Musk. Al momento è in corso una disputa legale sul brevetto in questione ma la SpaceX ha deciso comunque di andare avanti con il suo tentativo.
La chiatta di atterraggio della SpaceX - conosciuta anche come 'Autonomous Spaceport Drone Ship', si chiama Marmac 300, ed è registrata presso il suo proprietario della Metairie, presso il McDonough Marine Service, a Jacksonville, in Louisiana. Il suo ponte di atterraggio misura 91x51 metri e il primo stadio del Falcon 9, una volta aperte le zampe di atterraggio, dovrà scendere con un errore massimo di 10 metri. La chiatta è dotata di motori che le permettono di rimanere ferma in un punto entro tre metri, anche con mare mosso.
Secondo i dati del sito marittimo marinetraffic.com la chiatta Marmac 300 e la sua nave che la traina hanno preso il mare martedì da Jacksoville per raggiungere il punto fissato nell'Oceano Atlantico in attesa della discesa del razzo.
Nella foto (Credit: SpaceX) una vista aerea della chiatta di SpaceX, la Marmac 300, dove si tenterà l'atterraggio del primo stadio di un razzo Falcon 9, prima che lasciasse il porto di Jacksonville.

Fonti: NASA Blog SpaceX - Spaceflight Now

16/12/2014 - L'Astrobotic vince i primi due Premi Intermedi del Google Lunar X Prize -

Oggi la Google Lunar X Prize ha annunciato che la chiusura della competizione è stata nuovamente estesa, questa volta fino alla fine del 2016. Inoltre è stato annunciato che i primi due Premi Intermedi (Milestones) sono stati aggiudicati all'Astrobotic.
L'Astrobotic (uno dei team USA partecipanti alla gara che premierà chi, per primo invierà un rover privato sulla Luna, ndr) ha vinto il premio di 500.000 dollari nella categoria Mobility e di 250.000 dollari in quello Imaging Subsystem.
Altri team che erano in gara per questi premi intermedi erano Hakuto (Giappone), Team Indus (India), Moon Express (USA) e Part-Time Scientist (Germania).
"Nel corso dell'anno passato, la giuria è stata molto impressionata con i progressi visti dai cinque team prescelti per contendersi i Premi Intermedi," ha detto David Swanson, a capo della giuria del Google Lunar XPRIZE. "Va da sé che l'esplorazione spaziale richiede una miriade di sfide, ma l'entusiasmo e il lavoro di squadra esibite da questi concorrenti è stato secondo a nessuno, superato solo dalla loro abilità competenza tecnica. Come parte di questo processo, siamo lieti di riconoscere ad Astrobotic per i loro successi nelle categorie Mobility e Imaging e siamo ansiosi di aggiudicare supplementari Premi Intermedi nelle prossime settimane."
Vi sono ancora 5.250.000 dollari in premi intermedi disponibili.
In questo nuovo round della competizione, almeno un team deve fornire prova che ha fissato un lancio entro il 31 dicembre 2015 in modo che tutti i team possano proseguire nella gara.
"Continuiamo a vedere progressi significativi dalle nostre squadre del Google Lunar XPRIZE, più recentemente dimostrate con la gara per i Premi Intermedi, nella quale i team hanno esibito sostanziali miglioramenti tecnologici che potranno, alla fine, supportare le loro missioni," ha detto Robert K. Weiss, a capo e Presidente dell'XPRIZE. "Noi sappiamo che la missione che chiediamo ai team di realizzare è estremamente difficoltosa e senza precedenti, non solo dal punto di vita tecnologico ma anche in termini di considerazioni finanziarie. E' per questa ragione che abbiamo deciso di prolungare la data di completamento della gara. Crediamo fermamente che un'intera nuova economia attorno all'accesso a basso costo sulla Luna possa essere il risultato del Google Lunar XPRIZE."
Non è chiaro se la gara sarà giunta al termine, se nessuna delle squadre potrà mostrare un lancio programmato entro la scadenza fissata.
Nella foto (Credit: Google Lunar XPrize) l'obiettivo finale della competizione fra compagnie private per arrivare sulla Luna.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: NASA/Paul Alers) John Grotzinger, scienziato del progetto Curiosity.

16/12/2014 - Curiosity misura un inaspettato aumento dei livelli di metano nell'atmosfera di Marte -

I ricercatori hanno annunciato martedì che, controllando con attenzione i dati raccolti dal rover marziano Curiosity della NASA, gli scienziati hanno scoperto che lo scorso anno vi è stato un improvviso ed inaspettato aumento dei livelli del metano nell'atmosfera in un periodo di due mesi.
Il laboratorio scientifico semovente ha inoltre raccolto la prima conferma definitiva della presenza di molecole organiche sulla superficie delle rocce, aggiungendo così ulteriori prove sulla possibilità che Marte fosse, una volta, un pianeta abitabile.
"Ora abbiamo piena fiducia che il metano è presente occasionalmente nell'atmosfera di Marte e che vi sono alcuni composti organici preservati nelle rocce antiche di certi posti," ha detto John Grotzinger, principale studioso di Curiosity. "Questo è importante. Il metano nell'atmosfera e i composti organici nelle antiche rocce sono importanti perché... possono entrambi essere coerenti con presenza passata della vita o la presenza attuale della vita."
Ma semplicemente rilevare metano nell'atmosfera marziana "non è un argomento che può farci dire che abbiamo trovato prove di vita su Marte," ha detto Grotzinger ai giornalisti nel corso della riunione tenuta presso l'American Geophysical Union a San Francisco. "Ma è una delle poche ipotesi che possiamo proporre e dobbiamo considerare mentre andiamo avanti in futuro."
Allo stesso modo, la rilevazione definitiva di molecole organiche "non è un argomento che assicuri che una volta c'era la vita nel passato di Marte," ha detto Grotzinger. "Ma è il tipo di materiale che si dovrebbe guardare per capire se la vita ha mai avuto origine su Marte. Composti organici di qualsiasi tipo, anche prodotti organici abiotici, sono i tipi di cose che dovremmo cercare se mai andremo a trovare la prova che i microbi una volta esistevo su Marte."
Il livello medio di fondo del metano nell'atmosfera marziana è di circa 0,7 parti per miliardo, un livello che rappresenta circa 5.000 tonnellate sparse nell'atmosfera del pianeta. Al contrario, la quantità dei livelli di metano nell'atmosfera terrestre sono circa 500 milioni di tonnellate.
Ma nel corso di un periodo di due mesi, dalla fine del 2013 e l'inizio di quest'anno, Curiosity ha misurato un aumento di 10 volte dei livelli di metano marziano, un salto improvviso fino a una media di 7,2 parti per miliardo. Durante una misurazione successiva sei settimane più tardi, il metano era tornato a livelli di fondo.
Sushil Atreya, un membro del team scientifico di Curiosity presso l'Università del Michigan, ha detto che vi potrebbero essere stati almeno tre potenziali fonti del metano marziano.
Potrebbe essere stato il risultato della radiazione solare ultravioletta che agisce su composti organici depositati sulla superficie da polvere o micrometeoriti cosmici, ha detto. Oppure, potrebbe essere il risultato di processi non biologici nel lontano passato che hanno coinvolto l'acqua ed alcuni minerali. Il metano quindi avrebbe potuto essere rinchiuso in mescole "clatrati", che in seguito sono arrivati alla superficie e spezzati, rilasciando il gas.
La terza possibilità è che il metano sia stato prodotto da una sorta di attività microbica, sia antica che moderna. Nel primo caso, il metano potrebbe essere stato immagazzinato nei composti clatrati nello stesso modo come le fonti non biologiche.
"Il picco improvviso di metano che abbiamo visto nel corso di un periodo di due mesi, rappresenta un'espulsione di metano sia da una fonte o dalla fuoriuscita di metano da (sottosuolo) stoccaggio moderno," ha detto Atreya. "Il fatto che il metano era al livello di fondo, e poi è improvvisamente salito, poi è tornato improvvisamente al livello di fondo, indica che la fonte deve essere relativamente localizzata e piccola."
Mentre i dettagli devono ancora essere elaborati, "tutte queste osservazioni che abbiamo eseguito nel corso di un periodo di due anni, suggeriscono fortemente che Marte sia attualmente attivo," ha detto.
Alla richiesta di ipotizzare quale di queste tre sorgenti possa essere la spiegazione più probabile - la biologia, la geologia o la rottura di superficie - Grotzinger ha detto che "non c'è modo di quantificarlo."
"Dobbiamo solo avere il rispetto di una possibilità, ed è nostra responsabilità controllare tutte le altre ipotesi non biologiche a trovare quella che è," ha detto. "Ma ciò che sentiamo con questi dati è più importante ed incoraggiante per il futuro. Perché stiamo vedendo dei segnali qui e vale la pena di tornare ed approfondire il lavoro."
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) il rover Curiosity su Marte. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Paul Alers) John Grotzinger, scienziato del progetto Curiosity.

Fonti: Spaceflight Now - NASA - Alive Universe Images

16/12/2014 - Morpheus compie con successo il volo libero n.15 -

Il prototipo di lander Morpheus della NASA si è innalzato fino a 244 metri sopra la parte terminale Nord della pista di atterraggio Shuttle Landing Facility presso il Kennedy Space Center, in Florida, per il suo volo libero di prova n.15.
Durante il test, della durata di 97 secondi, il sistema autonomo di bordo per l'atterraggio ed i sensori per il rilevamento dei pericoli, ALHAT, hanno osservato il campo di prova in cerca di pericoli, per trovare un luogo sicuro dove atterrare e poi hanno guidato il lander avanti e giù per un atterraggio di successo.
Nell'immagine (Credit: NASA Kennedy) un momento del volo del lander Morpheus.

VIDEO DEL VOLO LIBERO N.15 DEL LANDER MORPHEUS AL KSC - 16/12/2014 - (Credit: NASA/KENNEDY) - dur.min. 1:51 - AUDIO INGLESE

Fonte: NASA Kennedy

Nella foto (Credit: ESA/MPS/DLR/IDA, M. Pérez-Ayúcar & C. Wilson) le spesse nubi di Venere riprese dalla sonda ESA.

16/12/2014 - La Venus Express va gentilmente verso la notte -

La sonda Venus Express dell'ESA ha completato la sua missione di otto anni dopo aver superato la sua vita prevista. Il veicolo spaziale ha terminato il propellente durante una serie di accensioni dei propulsori eseguite per rialzare l'orbita dopo le manovre di frenata aerodinamica a bassa altitudine eseguite nel corso dell'anno.
Fin dal suo arrivo a Venere nel 2006, la Venus Express è stata su un'orbita ellittica della durata di 24 ore, viaggiando 66.000 km sopra il polo Sud nel punto più lontano ed appena 200 km sopra il polo Nord nel momento di massimo avvicinamento, conducendo uno studio dettagliato del pianeta e della sua atmosfera.
Comunque, dopo otto anni e con il carburante del suo sistema di propulsione ormai ridottissimo, la Venus Express ha compiuto questa campagna di aero-frenata, compiuta a metà 2014, durante i suoi sprofondamenti progressivi nell'atmosfera durante gli avvicinamenti più vicini al pianeta.
Normalmente il veicolo spaziale dovrebbe eseguire accensioni di routine per assicurarsi di non arrivare troppo vicino a Venere e rischiare di perdersi nell'atmosfera. Ma questo tipo di avventura voleva proprio l'opposto, vale a dire ridurre l'altitudine e consentendo l'esplorazione di aree precedentemente inesplorate dell'atmosfera.
La campagna ha inoltre fornito importanti esperienze per missioni future - l'aero-frenata potrebbe essere utilizzata per entrare in orbita attorno a pianeti con atmosfera senza avere la necessità di portarsi dietro troppo propellente.
Fra il maggio e il giugno 2014, il punto più basso dell'orbita del veicolo spaziale è stata ridotta gradualmente a circa 130-135 km, con la parte principale della campagna di aero-frenata compiuta fra il 18 giugno e l'11 luglio.
Dopo questo mese di 'surf' dentro e fuori l'atmosfera a bassa quota, il punto più basso dell'orbita è stato rialzato ancora con una serie di 15 piccole accensioni dei propulsori, come quello del 26 luglio che l'ha riportata a circa 460 km, con un periodo orbitale di appena 22 ore.
La missione ha poi proseguito con una ridotta attività scientifica, così come il punto più vicino della sonda a Venere è continuato a decrescere gradualmente a causa della gravità del pianeta.
Con l'idea che vi fosse ancora abbastanza propellente rimasto, venne presa la decisione di correggere questa discesa graduale dell'orbita eseguendo una nuova serie di manovre di innalzamento da tenersi durante il periodo 23-30 novembre, nel tentativo di prolungare la missione al 2015.
Purtroppo, i contatti completi con la Venus Express sono stati persi il 28 novembre. Fin da allora la telemetria e i collegamenti dei comandi sono stati parzialmente ri-stabiliti ma vi sono ancora molto instabili e solo limitati a informazioni che possono essere acquisite.
"Le informazioni disponibili danno la prova che il veicolo spaziale sta perdendo il controllo dell'assetto, molto probabilmente, per i problemi di spinta durante le manovre di innalzamento," ha detto Patrick Martin, mission manager di Venus Express dell'ESA.
Sembra probabile che la Venus Express abbia esaurito il suo propellente rimasto a metà delle manovre previste il mese scorso."
A differenza di un'auto, un veicolo spaziale non dispone di un indicatore di carburante, quindi il tempo di esaurimento del propellente per qualsiasi satellite - soprattutto dopo tanto tempo nello spazio - è difficile da prevedere. La fine non poteva essere prevista, ma non era del tutto inaspettata.
Senza il propellente non è più possibile controllare l'assetto e orientare la Venus Express verso la Terra per mantenere le comunicazioni. Inoltre è impossibile rialzare l'orbita di nuovo e questo porterà il veicolo spaziale, entro le prossime settimane, a sprofondare naturalmente nell'atmosfera.
Venere ha una temperatura in superficie di 450° C ed è molto densa e venefica.
Durante la sua missione a Venere la sonda europea ha compiuto studi e scoperte sulla ionosfera ed atmosfera così come è stata in grado di dare importanti conferme sulla sua superficie.
Una delle scoperte più significative è stata, senza dubbio, quella riguardante l'attività geologica del pianeta, con un'attività vulcanica presente non solo nel passato ma anche adesso. Poi vi è stato lo studio sulla presenza di acqua nell'atmosfera, che nel passato poteva anche essere quanto quella degli oceani terrestri. Sono inoltre stati compiuti studi sulla velocità strabiliante della sua atmosfera che impiega solo quattro giorni terrestri a fare il giro del pianeta, molto più veloce di quanto impiega il pianeta a fare un giro attorno al proprio asse, 243 giorni. Ulteriore sorpresa è stato scoprire che nel corso di sei anni terrestri le velocità dei venti sono aumentate da 300 km/h a 400 km/h e, nello stesso periodo la rotazione del pianeta è rallentata di 6 minuti e mezzo.
"Con la fase di raccolta di dati scientifici terminata i dati terranno ancora la comunità scientifica molto occupata per gli anni a venire," ha detto Håkan Svedhem, scienziato del progetto Venus Express di ESA.
"La Venus Express è stata parte della nostra famiglia di veicoli spaziali in orbita fin dal suo lancio nel 2005," ha detto Paolo Ferri, capo delle Mission Operations di ESA.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA–C. Carreau) la Venus Express entra nell'atmosfera di Venere. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/MPS/DLR/IDA, M. Pérez-Ayúcar & C. Wilson) la spessa coltre di nubi di Venere ripresa dalla sonda ESA Venus Express.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: ASI) il presidente ASI Battiston durante l'evento del 15 dicembre.

16/12/2014 - Cinquant'anni di Spazio italiano -

Era il 15 dicembre del 1964, quando dalla base delle Wallops Island in Virgina, nella costa orientale degli Stati Uniti, veniva lanciato il San Marco-1. Quel giorno l’Italia entrò a pieno titolo nella ristrettissima élite mondiale delle nazioni che avevano mandato nello Spazio un satellite. Subito dopo – in ordine di tempo – i due giganti della Guerra fredda: Unione Sovietica e Stati Uniti.
Era il momento culminante di una stagione straordinaria guidata da uomini straordinari, come Edoardo Amaldi e Luigi Broglio. Che avrebbe portato ancora tanti successi, come – più tardi - la base di lancio italiana di Malindi. E che vedeva il nostro Paese in prima fila anche nella ideazione e costruzione di ELDO ed ESRO, le organizzazioni da cui sarebbe poi nata l’Agenzia Spaziale Europea.
Esattamente 50 anni dopo lo straordinario ‘lift-off’ del San Marco-1, quella stagione della nostra storia spaziale è stata ricordata con un grande evento celebrativo organizzato alla sede ASI di Roma insieme al Centro Studi Militari Aeronautici 'Giulio Douhet' (CESMA), all’Aeronautica Militare e all’Università 'La Sapienza' di Roma, con il supporto dell’ESA.
Davanti alla platea dell’Auditorium dell’ASI, hanno preso la parola i principali stakeholder del settore, in rappresentanza sia delle istituzioni che del mondo dell’industria e della comunità scientifica.
Dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Pasquale Preziosa, all’Amministratore delegato di Finmeccanica Mauro Moretti; dal Direttore Finanza, Controllo e IT dell’ESA Giuseppe Morsillo, al primo presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Luciano Guerriero. Senza dimenticare il colonnello Roberto Vittori, astronauta ESA e - dal 2012 - addetto alle questioni spaziali all'Ambasciata italiana di Washington.
A fare gli onori di casa, naturalmente, l’attuale presidente ASI, Roberto Battiston, che ha ripercorso i momenti salienti di quella storia per confermarne tutto il valore con la cronaca degli avvenimenti più recenti: i successi di Rosetta, la missione di Samantha Cristoforetti e gli esiti della Ministeriale, prima di tutto.
"Ci si lamenta spesso – ha detto Battiston - della perdita di ruoli internazionali, ruoli di gestione, per l’Italia. Ebbene lo Spazio è uno straordinario controesempio di un settore fortemente ancorato nel nostro Paese, che, grazie anche all’attenzione del governo, è fortemente competitivo a livello internazionale".
"Lanciare un satellite nel '64 era tutto fuorché facile," ha detto nel corso del suo seguitissimo discorso il generale Preziosa. "Eppure – ha proseguito - ci siamo riusciti. Donne, uomini, idee e capacità sono la ricchezza di questo Paese."
Particolarmente atteso, anche l’intervento dell’Ingegner Moretti, che ha sottolineato come lo Spazio abbia un ruolo centrale nel Piano Industriale di Finmeccanica, che sarà completato a fine anno e portato al Consiglio di Amministrazione nella seconda metà di gennaio.
"Non voglio tacere il fatto che il gruppo Finmeccanica ha negli ultimi anni fatto passi indietro nel settore," ha detto Moretti, aggiungendo che però "ora lo Spazio è centrale ed è rientrato nel piano industriale." "Avevo chiesto al Governo alcune condizioni per il nostro impegno nel settore. Le condizioni sono state rispettate: ora – ha aggiunto – tocca a Finmeccanica farsi avanti."
Nell'immagine (Credit: NASA) il lancio del San Marco 1 da Wallops Island, 15 dicembre 1964. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ASI) il presidente ASI Battiston durante l'evento del 15 dicembre.

Fonte: ASI

16/12/2014 - La Russia conferma i piani per la creazione di una propria stazione orbitale -

Il capo dell'agenzia spaziale della Russia, la Roscosmos, Oleg Ostapenko ha detto lunedì che sono confermati i piani per realizzare una propria stazione spaziale nazionale che potrebbe essere inclusa nel Programma Spaziale Federale.
"Posso confermare che stiamo guardando a questa variante come la direzione più probabile," ha detto Ostapenko.
Ostapenko ha aggiunto che la stazione volerebbe su altitudini più elevate e potrebbe essere utilizzata come base per il programma lunare russo.
"Questa è una delle varianti che stiamo considerando," ha detto Ostapenko.
A settembre la Roscosmos aveva dichiarato che stava preparando un programma di esplorazione lunare a vasta scala per il periodo 2016-2025.
Secondo quanto riportato dai giornalisti, la nuova stazione orbitale potrebbe anche essere utilizzata per testare i veicoli spaziali delle missioni lunari abitate. L'astronave sarebbe prima inviata verso la stazione e poi proseguirebbe verso la Luna.
A maggio, il vice Primo Ministro della Russia, Dmitry Rogozin, aveva detto che la Russia stava considerando l'uscita dal programma della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e di reindirizzare i finanziamenti in progetti spaziali più promettenti.
Una fonte proveniente dall'ingegneria spaziale russa aveva detto a novembre ai media del suo paese che vi era l'idea della costruzione di una propria stazione orbitale, con il progetto che si sarebbe avviato nel 2017. La fonte aveva aggiunto che la stazione avrebbe utilizzato i moduli costruiti per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Nell'illustrazione artistica (Credit: Roscosmos) la stazione orbitale Opsek russa proposta nel 2011.

Fonte: Sputnik

Nell'illustrazione (Credit: NASA/Goddard Space Flight Center) la posizione dei vari strumenti a bordo di MAVEN.

16/12/2014 - La missione MAVEN della NASA identifica i primi indizi sulla perdita dell'atmosfera di Marte -

Le prime scoperte del più recente orbiter marziano della NASA hanno cominciato a rivelare indizi chiave sulla perdita di atmosfera del pianeta avvenuta nel corso del tempo.
Le scoperte sono i primi risultati della missione MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) della NASA, che è entrata nella fase scientifica il 16 novembre scorso. Le osservazioni hanno rivelato un nuovo processo che permette al vento solare di penetrare in profondità nell'atmosfera del pianeta. Questo comprende la prima misurazione comprensiva della composizione dell'atmosfera superiore di Marte e della carica elettrica della sua ionosfera. I risultati inoltre offrono una visione senza precedenti degli ioni che acquistano energia e guida poi la loro fuga dall'atmosfera.
"Abbiamo iniziato a vedere il collegamento in una catena che inizia con i processi guidati dal Sole che agiscono sull'atmosfera superiore e veicolano la perdita atmosferica," ha detto Bruce Jakosky, principale studioso di MAVEN presso il Laboratory for Atmospheric and Space Physics dell'Università del Colorado, a Boulder. "Nel corso dell'intera missione, saremo in grado di avere l'immagine completa e capire veramente i processi che hanno portato alle modifiche di quest'atmosfera nel tempo."
Durante ogni orbita attorno a Marte, la MAVEN si immerge nella ionosfera - lo strato di ioni ed elettroni che si estende da circa 120 a 480 km dalla superficie. Questo strato serve come una specie di scudo attorno al pianeta, deflettendo il vento solare, un'intenso flusso di particelle energetiche e calde provenienti dal Sole. Gli scienziati hanno a lungo pensato che le misurazioni del vento solare potevano essere eseguite soltanto quando queste particelle colpiscono il margine invisibile della ionosfera. Invece lo strumento Solar Wind Ion Analyzer (SWIA) di MAVEN ha scoperto che il flusso delle particelle del vento solare non vengono deflesse ma penetrano in profondità nell'atmosfera superiore e nella ionosfera di Marte.
Le interazioni con l'atmosfera superiore appaiono trasformare questo flusso di ioni in una forma neutra che può penetrare a sorprendenti basse quote. In profondità nella ionosfera, il flusso emerge, quasi come un trucco da prestigiatore, ancora in forma di ioni. La riapparsa di questi ioni, che mantengono le caratteristiche di un vento solare incontaminato, forniscono un nuovo modo per seguire il vento solare e seguirne le sue proprietà e rendere più facile la comprensione di cosa guida, nell'atmosfera superiore e nella ionosfera, la perdita di atmosfera.
Lo strumento Neutral Gas and Ion Mass Spectrometer (NGIMS) di MAVEN sta esplorando la natura delle riserve dal quale i gas scappano conducendo la prima analisi completa della composizione dell'atmosfera superiore e della ionosfera. Questi studi aiuteranno i ricercatori a fare connessioni tra la bassa atmosfera, che controlla il clima, e l'atmosfera superiore, in cui la perdita si sta verificando.
Questi strumenti hanno misurato l'abbondanza di molti gas in forma di ioni e neutra, rivelando una struttura ben definita dell'atmosfera superiore e della ionosfera, in contrasto con la bassa atmosfera, dove i gas sono ben miscelati. Le variazioni di queste abbondanze durante il trascorrere del tempo, forniranno nuovi indizi sulla fisica e chimica di questa regione che hanno sempre fornito prove di una condizione dell'atmosfera superiore che non era mai stata misurata così in dettaglio finora.
Nuovi indizi di come i gas lasciano l'atmosfera sono stati forniti dallo strumento Suprathermal and Thermal Ion Composition (STATIC) del veicolo spaziale. Entro poche ore dalla sua accensione, lo STATIC ha rilevato gli 'sbuffi polari' di ioni che sfuggivano da Marte. Questa misurazione è importante per determinare la velocità di perdita atmosferica.
Mentre il satellite scende nell'atmosfera, STATIC identifica la fredda ionosfera nel momento di massimo avvicinamento e successivamente misura il riscaldamento di questo gas carico che raggiunge la velocità di fuga mentre MAVEN rialza la sua altitudine. Gli ioni eccitati infine si liberano della gravità del pianeta mentre si muovono lungo un pennacchio che si estende dietro Marte.
La sonda MAVEN ed i suoi strumenti hanno tutte le capacità tecniche proposte nel 2007 e sono allineati per completare la missione scientifica principale. Il team di MAVEN ha inviato la sonda su Marte nei tempi previsti, lanciando nel giorno esatto del 2013 che era stato programmato cinque anni prima. MAVEN è inoltre rimasta dentro i limiti di spesa stabiliti dalla NASA nel 2010.
Il successo della squadra può essere attribuita ad una missione scientifica mirata che ha trovato i finanziamenti disponibili ed eseguito una diligente gestione delle risorse. Ci sono stati anche cambiamenti minimi nei requisiti relativi alle prestazioni dell'hardware o scientifici che potevano alzare i costi. Questa riflette inoltre una buona coordinazione tra il ricercatore principale; la gestione del progetto da parte del Goddard Space Flight Center della NASA; il Mars Program Office presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California; e il Mars Exploration Program della NASA.
Finora l'intero team del progetto ha contribuito al successo di MAVEN, compresa la gestione, le istituzioni che hanno fornito la sonda e gli strumenti ed il fornire del lanciatore.
La sonda MAVEN e i suoi strumenti sono pienamente operativi e sulla strada per compiere la missione scientifica principale," ha detto Jim Green, direttore della Planetary Science Division presso la sede generale della NASA a Washington. "Il team di gestione ha fatto un lavoro encomiabile per far si che il progetto venisse pronto nei tempi e nei limiti di spesa previsti."
Gli studiosi principali di MAVEN si trovano presso il Laboratory for Atmospheric and Space Physics dell'Università del Colorado, a Boulder, mentre il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland, gestisce la missione.
Per ulteriori informazioni su MAVEN della NASA visita il seguente link: http://www.nasa.gov/maven.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/Goddard Space Flight Center) la sonda MAVEN osserva l'atmosfera superiore di Marte per la comprensione dei cambiamenti climatici di questo pianeta. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: NASA/Goddard Space Flight Center) la posizione dei vari strumenti a bordo di MAVEN.

Fonte: NASA

16/12/2014 - I reset della memoria Flash di Opportunity proseguono -

Il rover Opportunity della NASA si trova sul bordo occidentale del cratere Endeavour puntando verso la 'Marathon Valley', una zona abbondante di minerali argillosi che si trova a circa 1 km a Sud.
Ma a causa del deterioramento delle prestazioni del sistema interno, il progetto ha deciso una formattazione della memoria Flash del rover durante il Sol 3862 (4 dicembre 2014). Sebbene le operazioni del rover siano immediatamente migliorare dopo la formattazione, la memoria flash si è di nuovo deteriorata in breve tempo. Opportunity ha già subito una serie di reset durante i Sol 3864 e 3865 (il 6 e 7 dicembre 2014). Dopo questi i responsabili del progetto hanno deciso di operare il rover senza utilizzare la memoria Flash fino a che non verrà studiato un modo per porre rimedio al problema.
Durante il Sol 3866 (8 dicembre 2014) il rover è stato riavviato senza utilizzare la memoria Flash (ed utilizzando invece i dati prodotti dalla memoria volatile RAM) e tutte le condizioni di errore sono state superate.
Durate il Sol 3867 (9 dicembre 2014) la produzione dei pannelli solari è stata di 500 watt/ora, con opacità atmosferica (Tau) di 1.215 e fattore di polveri sui pannelli solari di 0,659.
Il percorso totale compiuto da Opportunity è di 41,30 km.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) il braccio di Opportunity con gli strumenti scientifici sulla sua sommità, ripresi il 26 novembre scorso, durante il Sol 3854. Si notano bene le tracce lasciate dalle ruote del rover, che ha guidato a marcia indietro per quasi dieci metri fino a questa posizione.

Fonte: Spacedaily

15/12/2014 - Mercurio al centro di uno sciame meteorico -

Mercurio, il pianeta del Sistema Solare più vicino al Sole, sta passando un periodo davvero movimentato trovandosi, almeno come affermano i dati inviati dalla sonda della NASA MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging), nel mezzo di una pioggia di meteore. Questo evento, comune anche attorno al nostro pianeta, è probabilmente associato al passaggio di un asteroide o di una cometa e alla sua scia di detriti, polveri e gas: le particelle più piccole di polvere, roccia e ghiaccio subiscono l’influenza della radiazione solare che le spinge lontano creando la famosa coda della cometa (che appunto è visibile solo durante l’avvicinamento al Sole). I pezzi più grandi, invece, si depositano lungo tutta l’orbita della cometa creando meteoridi sempre più grandi.
"La possibile scoperta di una pioggia meteorica su Mercurio è davvero emozionante e particolarmente importante perché l’ambiente di plasma e polvere attorno al pianeta è relativamente inesplorato," ha detto Rosemary Killen, una planetologa presso il Goddard Space Flight Center della NASA nel Maryland, e autrice principale dello studio pubblicato su Icarus. Nello specifico, la NASA parla di Encke, la seconda cometa periodica ad essere denominata dopo la ben più celebre cometa di Halley. Si tratta di un oggetto di circa 4,8 chilometri di diametro che termina la sua orbita attorno al Sole ogni tre anni e mezzo. Encke genera durante l’anno due sciami meteorici visibili dalla Terra, le Tauridi di novembre e le Beta Tauridi tra giugno e luglio.
Come detto, il fenomeno degli sciami di meteore si verifica anche attorno alla Terra. Durante le notti estive spesso può capitare di vedere, soprattutto se il cielo è limpido, una pioggia di meteore (le famose Perseidi) generata da una cometa che passa. MESSENGER ha dimostrato che le rocce che sta incontrando Mercurio non sono poi molto diverse da quelle che sfrecciano attorno alla Terra, anche durante l’inverno (come lo sciame meteorico delle Geminidi, che hanno raggiunto il loro picco lo scorso weekend e che derivano dai frammenti lasciati dall’asteroide 3200 Phaethon). Tuttavia, l’impatto visivo è diverso su Mercurio, a causa del picco di calcio che viene prodotto quando passa una cometa nelle 'vicinanze' dell’esosfera, quel sottile strato a bassa densità di particelle e che, quindi, contiene solo atomi leggeri (tracce di idrogeno, elio, ossigeno, sodio, calcio, potassio e vapore acqueo). Le misurazioni effettuate dal Mercury Atmospheric and Surface Composition Spectrometer a bordo di MESSENGER hanno rivelato picchi stagionali di calcio che si sono verificati regolarmente nel corso dei primi nove anni (la sonda ha iniziato in orbita attorno al pianeta nel marzo 2011).
Per i ricercatori della NASA, l’aumento regolare di calcio è provocato dall’arrivo di un’enorme quantità di particelle di polvere che colpiscono il pianeta lasciando libere molecole di calcio. Si tratta di un processo (si chiama evaporazione da impatto) che permette il rinnovo dei gas e delle particelle nell’esosfera. Gli esperti però dubitano che da sola la polvere interplanetaria presente nel Sistema Solare interno possa provocare picchi periodici di calcio. Per questo le responsabili sono le comete e i loro detriti.
Pensate, quindi, a Mercurio come a un’enorme 'aspirapolvere' spaziale, un pianeta che attrae polvere e detriti. Joseph Hahn ha spiegato: "Il pianeta è sotto assedio costante da polvere interplanetaria e poi passa regolarmente attraverso questa altra tempesta di sabbia, che riteniamo provenga dalla cometa Encke."
A sostegno delle loro ipotesi i ricercatori hanno portato delle dettagliate simulazioni al computer. Tuttavia, i dati sui picchi di calcio raccolti dalla sonda MESSENGER sono leggermente diversi dai risultati delle simulazioni, questo a causa della forza gravitazionale di Giove e di altri pianeti che avrebbero alterato leggermente l’orbita della cometa.
La Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory ha costruito e opera la sonda MESSENGER e gestisce la missione di classe Discovery per la NASA.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA's Goddard Space Flight Center) Mercurio attraversa in modo ricorrente la scia di detriti della cometa Enke.

Fonti: INAF News - Spaceref - NASA

Nella foto (Credit: Roscosmos) il vettore Proton M durante le ultime fasi di preparazione prima dell'invio alla rampa di lancio.

15/12/2014 - Un Proton mette in orbita il satellite russo Yamal 401 -

Un Proton della International Launch Services (ILS) è decollato lunedì dal Cosmodromo di Baikonur con il satellite Yamal 401, un veicolo spaziale da 3,3 tonnellate dotato di trasmettitori in banda C e Ku che fornirà servizi di telecomunicazioni sulla Russia.
Il decollo è avvenuto dall'Area 84, rampa 24, alle ore 00:16 UTC (le 1:16 ora italiana) dando l'avvio ad una missione della durata di 9 ore e mezza. Dopo quattro accensioni del quarto stadio Briz M del Proton M, il satellite Yamal 401 è stato inserito su un'orbita quasi-geosincrona. La International Launch Services ha supervisionato la parte riguardante il carico utile della missione.
Il satellite Yamal 401, di proprietà della Gasprom Space System, dispone di 17 trasmettitori in banda C e 18 in banda Ku e verrà posizionato a 90° Est per servire la Russia ed i paesi della CIS.
Il Proton, qui al suo 400esimo decollo, ha volato i suoi primi test a due stadi all'inizio del 1965. In quel tempo era alimentato da motori a combustione di tipo innovativo che bruciavano propellenti ipergolici immagazzinabili (UDMH/N2O4). Con l'aggiunta di un terzo stadio, anch'esso ipergolico, venne creato il 'Proton K' e un quarto stadio alimentato a kerosene/ossigeno venne chiamato Blok D. Questo razzo da 700 tonnellate venne utilizzato per lanciare le missioni circumlunari Zond nel 1967, seguite dall'esplorazione di Luna e Marte durante gli anni '60 ed i primi '70. Il Proton ha portato in orbita le stazioni spaziali Salyut e MIR e inviato i famosi lander Venera Venus oltre a numerose missioni di successo. Inoltre il Proton è stato utilizzato per il lancio di numerosi satelliti Sovietici di comunicazione e di navigazione.
Dopo la fine della Guerra Fredda, il Proton è entrato nel mercato commerciale, lanciando satelliti occidentali attraverso gli auspici della International Launch Services. Oggi il Proton M può portare fino a 23 tonnellate in orbita bassa verso l'inclinazione di 51° della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), più di ogni altro razzo eccetto il Delta IV Heavy. Con un quarto stadio Briz M può piazzare fino a 6,5 tonnellate di carico utile su un'orbita geosincrona di trasferimento, a solo 1.500 metri al secondo meno dell'orbita geosincrona, qualcosa che solo l'Ariane 5 ECA, l'Atlas 541-551, il Delta IV Heavy e il giapponese H-2B possono superare.
Sebbene capace e volando spesso, il Proton ed i suoi stadi superiori hanno avuto diversi fallimenti. Fin dal 2010 compreso, hanno avuto sette fallimenti in 49 tentativi - una percentuale di fallimento del 14%.
Il vettore Proton ha ripreso oggi, dopo dieci mesi di interruzione, le missioni commerciali. Il Proton era stato costretto a terra dopo il fallimento nel lancio del satellite russo per telecomunicazioni Express AM4R, avvenuto il 15 maggio scorso. Il Proton era tornato a volare a settembre e le autorità russe avevano disposto la priorità per due satelliti governativi prima del lancio commerciale della ILS.
Il satellite per telecomunicazioni Astra 2G, della SES del Lussemburgo, avrebbe dovuto decollare il 27 novembre ma gli ingegneri scoprirono un problema con un giroscopio dello stadio superiore Breeze M che ha richiesto la rimozione del razzo dalla rampa di lancio.
Il lancio di Astra 2G è stato resettato per il 28 dicembre e quindi la missione successiva del Proton con il Yamal 401 è saltata avanti nella lista per il lancio di lunedì.
La ILS prevede di recuperare nel 2015 le missioni perse quest'anno. Però, a causa della prossima dismissione del vettore Proton da parte della Russia (in favore del più moderno ed ecologico Angara), la ILS ha già annunciato una riduzione del 25% del proprio personale ad agosto ed un calo di missioni dalle sette/otto l'anno a solo tre o quattro.
Quello di oggi è stato l'84esimo lancio orbitale del 2014, l'80esimo conclusosi con successo. Nella foto (Credit: Roscosmos) il momento del decollo del vettore Proton-M con il satellite Yamal 401. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Roscosmos) il vettore Proton M durante le ultime fasi di preparazione prima dell'invio alla rampa di lancio.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report

13/12/2014 - Da Osiris la prima immagine a colori della cometa 67P -

Il team di OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System) della missione dell'ESA Rosetta ha rilasciato la prima immagine a colori della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, così come apparirebbe alla nostra vista.
Finora sono state pubblicate soprattutto immagini in bianco e nero della Navigation Camera (NavCam) e raramente, qualche singolo scatto di OSIRIS.
Questa fotocamera è il cuore del sistema principale di imaging di Rosetta e si compone di due camere, una wide-angle (WAC) ottimizzata per la mappatura del gas e delle polveri e, una narrow-angle (NAC) destinata alla mappatura del nucleo della cometa, in grado di raggiungere una risoluzione di fino a due centimetri per pixel.
WAC e NAC sono dotate di ruote porta-filtri per ottenere immagini a diverse lunghezze d'onda.
I "veri" colori della foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) sono stati ottenuti dal team utilizzando tre frame ripresi in sequenza dalla NAC a lunghezze d'onda incentrate sul rosso (744 nm), il verde (536 nm) e il blu (481 nm).
Questi scatti risalgono al 6 agosto 2014, quando Rosetta, dopo un viaggio di dieci anni, cinque mesi e quattro giorni, aveva finalmente raggiunto il suo target. Le immagini sono state scattate da una distanza di 120 chilometri ed hanno una risoluzione di 3,9 metri per pixel.
Il rilascio è stato una gradita sorpresa, se consideriamo che tutti i dati degli strumenti di Rosetta, foto comprese, hanno un periodo di esclusiva di sei mesi; tuttavia, purtroppo, per questa foto non sono stati rilasciati i singoli frame ma il prodotto finale già lavorato.
Ulteriori informazioni, immagini ed elaborazioni di queste immagini della cometa 67P a cura di Elisabetta Bonora, del sito Alive Universe Images.

Fonte: Alive Universe Images

13/12/2014 - L'equipaggio della ISS si addestra per la cattura di Dragon -

Il Comandante Barry Wilmore e l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, membri dell'equipaggio di Spedizione 42 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), hanno dato venerdì pomeriggio una ripassata alle capacità necessarie per catturare ed avvicinare un veicolo spaziale in avvicinamento con il Canadarm2. La coppia si troverà all'interno della Cupola per monitorare con cura l'avvicinamento del Dragon della SpaceX alla ISS la prossima settimana. Wilmore si troverà ai comandi del braccio robotico Canadarm2 per catturare Dragon, con Cristoforetti come sua riserva.
In precedenza, Wilmore aveva rimosso i circuiti di raffreddamento in una tuta spaziale statunitense dopo aver sostituito il suo separatore del ventilatore della pompa il giorno prima. L'astronauta Terry Virts della NASA ha campionato e testato la conducibilità dell'acqua all'interno della tuta spaziale. Anche Virts, Cristoforetti e Wilmore hanno iniziato la loro giornata con la scienza medica tra cui un test di idoneità periodica e scansioni ad ultrasuoni delle arterie.
Per saperne di più sull'esperimento Cardio Ox.
Dal lato russo della Stazione Spaziale, i cosmonauti Alexander Samokutyaev e Elena Serova hanno lavorato ad un esperimento che studia le tecniche per la scoperta dei micrometeoriti. L'Ingegnere di Volo Anton Shkaplerov ha tenuto una sessione di fotografia della Terra osservando gli effetti dei disastri naturali e di quelli causati dall'uomo. Il terzetto ha trascorso poi il resto della giornata in attività di manutenzione del segmento russo della stazione.
Per saperne di più sullo studio di osservazione Uragan Earth.
Nella foto (Credit: NASA) Wilmore e Cristoforetti alle prese con i comandi del Canadarm2.

Fonte: NASA ISS Blog

13/12/2014 - Alaska Aerospace sceglie la Lockheed Martin per il lanci da Kodiak -

Il 12 dicembre la compagnia statale Alaska Aerospace Corp., ha annunciato di aver selezionato la Lockheed Martin per l'utilizzo della rinnovata rampa di lancio presso il Kodiak Launch Complex per il veicolo di lancio Athena 2S.
La Lockheed Martin è stata scelta fra le quattro proposte pervenute alla Alaska Aerospace.
Il razzo Athena 2S utilizzerà la rampa di lancio n.1 di Kodiak, che era stata danneggiata durante un test fallito di un'arma ipersonica avanzata dell'U.S. Army, lo scorso agosto. Le riparazioni della rampa, pagate grazie all'assicurazone statale, sono in corso.
L'aggiornamento della rampa per supportare l'Athena 2S saranno incorporate in queste riparazioni, con un costo stimato dai 3 ai 5 milioni di dollari. Il lavoro sarà completato nell'ottobre del 2015 con i primi lanci che potranno avvenire alla fine del 2016, inizi del 2017.
La Lockheed Martin ha annunciato che l'Athena 2S, la versione a due stati a propellente solido della compagnia che può integrare fino a 6 booster di spinta, potrà portare 3 tonnellate in orbita solare sincrona.
Steve Skladenek, Presidente dei Servizi Commerciali della Lockheed Martin ha dichiarato: "Stiamo seguendo divere opportunità per il nostro primo lancio da Kodiak e speriamo di poter fare presto un annuncio."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Alaska Aerospace Corp.) il razzo Athena 2S della Lockheed Martin sulla rampa di lancio del Kodiak Launch Complex.

Fonte: SpaceNews

13/12/2014 - Samantha Cristoforetti in collegamento radio con le scuole - evento ARISS -

Sarà un dopo scuola interessante quello di lunedì 15 dicembre per gli studenti degli Istituti Tecnici Statali "Elena di Savoia – Piero Calamandrei" di Bari e "Alessandro Volta" di Bitonto, entrambi in Puglia.
Dal tacco del nostro Stivale, i ragazzi potranno dialogare con l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, in orbita a circa 400km, grazie al lavoro dei radioamatori dell'associazione ARISS - AMSAT Italia che provvederanno al collegamento.
Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio e settimo astronauta italiano, vola come astronauta ESA per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana ASI in base ad un accordo speciale tra l'ASI e la NASA. La sua missione è denominata Futura.
Partita dal Kazakistan a bordo della navicella Soyuz lo scorso 23 novembre, Samantha trascorrerà quasi sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove porterà avanti diversi esperimenti per conto dell'ESA.
Durante il collegamento radio, parlerà con gli studenti degli esperimenti fisici/biochimici propri di questa missione ed anche di quelli relativi al corpo umano, che vengono eseguiti per migliorare le scienze mediche sulla Terra. Racconterà del lancio e delle sensazioni durante il volo, delle prime sensazioni di vita a bordo dell’avamposto orbitante, e si parlerà di cibo e di alimentazione in microgravità.
Potete seguire il collegamento in diretta sul sito della Cittadella Mediterranea della Scienza. Il collegamento è previsto per le ore 16:18 di lunedì 15 dicembre 2014.
Queste iniziative sono organizzate nell'ambito del programma educativo internazionale ARISS (Amateur Radio on International Space Station), e coordinate, in Italia, dall'AMSAT Italia.
La pagina italiana dell'ESA vi terrà aggiornati su questo programma educativo annunciando i collegamenti radioamatoriali che di volta in volta verranno organizzati.
Nella foto (Credit: NASA) Samantha Cristoforetti all'interno della Cupola, a bordo della ISS.

Fonte: ESA

13/12/2014 - Atlas 5 lancia una missione segreta in orbita -

Il più potente razzo vettore Atlas 5, della United Launch Alliance, è decollato dalla Air Force Base di Vandenberg, in California, con un modello 541 dotato di quattro booster a propellente solido e un'ogiva protettiva del carico utile di 5 metri di diametro, per portare in orbita la missione classificata NROL-35 del National Reconnaissance Office. Il razzo da 522 tonnellate di peso è decollato dallo Space Launch Complex 3 Est alle 19:19 locali (le 4:19 ora italiana) del 13 dicembre 2014 e velocemente è scomparso nel blackout delle notizie.
Secondo gli analisti l'orbita per il quale l'Atlas 5 si è diretto sarebbe del tipo Molniya. Questo tipo di orbita è altamente ellittica ed ha un periodo di 12 ore. Ha preso il nome dopo che i satelliti per telecomunicazioni dell'ex Unione Sovietica l'avevano utilizzata per la prima volta. Il potenziale carico utile potrebbe essere un satellite per telecomunicazioni o per l'allarme di lancio missili. L'utilizzo del modello 541 del razzo indica che il satellite potrebbe essere più pesante di ogni altro lancio sull'orbita Molniya fatto in precedenza dagli Stati Uniti.
Infatti un precedente lancio di un satellite 'Trumpet' su un'orbita Molniya di 1.120x37.600 km con inclinazione 63,65° aveva utilizzato il meno potente Atlas 5-411 con solo un motore a propellente solido di spinta aggiuntiva,
Attualmente la NRO utilizza due tipi di veicoli spaziali operanti su queste orbite; una serie di satelliti per telecomunicazioni conosciuti come Quasar o SDS (Satellite Data System) e una flotta di SIGINT (signals intelligence) conosciuti appunto come Trumpet. L'Atlas AV-051 era il primo dotato del motore Centaur RL10C-1. Si tratta di un motore della Aerojet Rocketdyne RL10B-2 modificato che proviene da uno stock in eccesso del programma Delta 4. Per eseguire la conversione la parte degli ugelli estensibili dell'RL10B-2 è stata rimossa e sono stati installati due iniettori diretti. Il motore produce circa 10,38 tonnellate di spinta, un leggero miglioramento dalle 10,11 della precedente versione del motore Centaur RL10A-4-2.
Si è trattato del 455esimo lancio di un motore RL10 che ha volato per 50 anni su sette differenti tipi di veicoli di lancio, compreso il Saturno I, Atlas Centaur, Atlas 4, Atlas 5, Titan 3E, Titan 4A/B e Delta 3.
La missione AV-051 è stato il nono Atlas 5 dell'anno, un record per questo vettore. Si è trattato anche del terzo Atlas 5 lanciato dalla base aerea di Vandenberg.
Quello di oggi è stato l'83esimo lancio orbitale globale del 2014, il 79esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ULA) il momento del decollo del razzo vettore Atlas 5 per la missione NROL-35.

Fonti: Space Launch Report - Nasaspaceflight

12/12/2014 - Petrolio greggio nel primo volo ESA con la Cina -

L'ESA ha finalizzato il suo primo esperimento che volerà su una missione spaziale della Cina: piccoli contenitori di petrolio greggio che aiuteranno a capire meglio le riserve di petrolio che si trovano a km di profondità nel sottosuolo.
Il contenitore ha già superato i duri test presso l'ESTEC, il Centro Tecnico di ESA a Noordwijk, in Olanda, compreso il cambio di temperature e le vibrazioni del volo orbitale del lancio e del rientro.
Conosciuto come 'Soret Coefficient in Crude Oil', l'esperimento consiste in sei piccoli cilindri, ognuno contenente un millilitro di petrolio greggio, pressurizzato a 400 volte il nostro livello atmosferico - la cosa a più alta pressione che abbia mai volato nello spazio prima di ora.
L'esperimento è una collaborazione fra ESA, Centro Nazionale di Scienza Spaziale della Cina, le compagnia petrolifere francese Total e la cinese PetroChina, e volerà sul veicolo spaziale SJ-10 Shi Jian verso la fine del 2015, assieme ad altri 19 altri esperimenti in assenza di peso.
Lanciato dal sito cinese di Juiquan, nel deserto del Gobi, il veicolo spaziale trascorrerà quasi due settimane in orbita prima di rientrare. Una volta atterrato, nella provincia di Si Chuan, la squadra si preoccuperà di recuperare i campioni per una serie di analisi dettagliate.
L'esperimento ha lo scopo di comprendere meglio le condizioni dei giacimenti di petrolio fino ad una profondità di 7/8 km. "Le combinazioni di pressione e gradiente di temperatura fanno si che il petrolio, su era geologiche sfidino la gravità. I depositi più pesanti risalgono mentre quelli più leggeri affondano." ha detto Antonio Verga, che supervisiona il progetto per ESA. "Lo scopo è quello di quantificare questo effetto in assenza di peso e far si che ci possa aiutare per le decisioni in futuro sull'esplorazione per la ricerca di nuovi giacimenti."
Questo è solo l'ultima generazione di questo tipo di esperimenti. Alcuni precedenti carichi utili hanno volato con le missione Foton della Russia ma questo è quello con la pressione di funzionamento più alta di tutta la serie.
Un modello dell'esperimento si trova ora a Pechino per essere sottoposto a test di compatibilità elettromagnetica a cui seguiranno altre prove. Questa versione è identica a l'unità che volerà e che arriverà in Cina il prossimo anno.
Nella foto (Credit: ESA–Anneke Le Floc'h) l'esperimento ‘Soret Coefficient in Crude Oil’ sottoposto a test.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: NASA/ASI) Samantha Cristoforetti saluta durante il primo collegamento diretto con la sede ASI.

12/12/2014 - @AstroSamantha: "Quanto è bella l'Italia da quassù" -

Al diciannovesimo giorno a bordo della ISS, arriva la prima inflight-call per Samantha Cristoforetti: 20 minuti ininterrotti di collegamento video con i giornalisti, riuniti per l’occasione all’Auditorium della sede dell’ASI a Roma. Ed è veramente difficile trovare un solo momento in cui l’astronauta italiana non sorrida.
"Certo quassù ci sono anche molte attività di routine," – spiega –"ma c’è sempre da imparare ed è tutto molto interessante. E mi interessa in particolare" – sottolinea – "diventare ogni giorno di più una creatura dello Spazio."
A chi, dalla platea, fa la domanda di rito e chiede un saluto per il Natale alle porte, risponde così: "Io dall’Italia, a partire naturalmente dall’ASI, ho avuto davvero moltissimo. Il mio augurio è semplicemente questo: che sempre più italiane e italiani possano dire la stessa cosa."
Racconta della sua quotidianità a bordo, dell’assenza di nostalgia per la Terra – assorbita dalle tante cose da fare e imparare a bordo. Anche se "l’Italia vista da quassù – lo ripete due volte – è davvero bella."
Racconta del giorno del lancio, il 23 novembre, talmente denso di emozioni che è quasi"impossibile individuare il momento più bello in assoluto." E dei libri, libri veri fatti di carta, che ha voluto portarsi sulla ISS: di Rodari, di Calvino, di Saint-Exupery.
"Finora non ho avuto tempo di leggere – spiega – "ma mi piace l’idea di poterli tirare fuori per sfogliarne qualche pagina in un momento di tranquillità, magari mentre da sola sto guardando la Terra dalla cupola."
Intanto sono entrate nel vivo, e proseguono con successo, anche le attività relative all’esecuzione del piano di ricerca dell’ASI per la Missione Futura. "Sulle attività scientifiche - ha commentato l’astronauta - "ho avuto un battesimo di fuoco già il mio secondo giorno quassù."
Mercoledì 26 novembre, infatti, la Cristoforetti ha effettuato una sessione completa dell’esperimento Blind & Imagined, che ha l’obiettivo di comprendere più a fondo i meccanismi neurologici di adattamento motorio alla condizione prolungata di assenza di gravità.
Samantha ha anche eseguito le fasi di set-up e calibrazione di Elite-S2, il sistema dell’ASI utilizzato a bordo della ISS per questo genere di studi, e si è applicata sul corpo i target riflettenti che vengono ripresi dalle telecamere ad infrarossi di Elite-S2 per registrare i movimenti. L’analisi preliminare dei dati, arrivati a terra due giorni dopo, ha confermato la riuscita dell’esperimento.
Il piano di ricerca ASI è proseguito, lo stesso giorno, con l’esecuzione della sessione di ultrasuoni dell’esperimento Drain Brain, che ha la duplice finalità di migliorare le conoscenze sulla fisiologia umana del ritorno venoso cerebrale in condizioni di microgravità e di realizzare un nuovo strumento di diagnosi, da utilizzare a terra su pazienti affetti da malattie neurodegenerative.
Samantha ha effettuato l’attività utilizzando il sistema di analisi eco-doppler della 'Human Research Facility' della Stazione. Grande soddisfazione è stata espressa dai ricercatori per come la nostra astronauta ha condotto l’esperimento e per l’ottima qualità dei dati ricevuti.
Martedì 9 dicembre la Cristoforetti ha poi effettuato la prima raccolta di campioni biologici prevista dal protocollo dell’esperimento Bone/Musce Check. La ricerca mira all’utilizzo di marcatori biologici presenti nella saliva per valutare le condizioni del metabolismo osseo e muscolare degli astronauti e monitorarne i cambiamenti nel tempo. Samantha effettuerà da tre a cinque prelievi nel corso della missione alla fine della quale i campioni saranno trasportati a terra e messi a disposizione del gruppo di ricerca.
Intanto tutto è pronto per il lancio degli strumenti per l’esecuzione della parte pletismografica per la misura del flusso venoso di Drain Brain e per l’esperimento Wearable Monitoring di monitoraggio del sonno degli astronauti. Gli strumenti, che erano andati perduti nell’incidente di fine ottobre dell’Orbital-3, sono stati prontamente rimpiazzati e questa settimana sono arrivati al Kennedy Space Center e consegnati a NASA per l’imbarco su SpaceX-5, il cui lancio è previsto il 19 dicembre.
Il supporto da terra degli esperimenti della Missione Futura è fornito dallo 'User Support and Operation Control' dell’Agenzia Spaziale Italiana installato a Livorno presso la Kayser Italia. Le operazioni sono dirette da Salvatore Pignataro, Direttore della Missione Futura e Responsabile della Utilizzazione della ISS per ASI.
"L’esecuzione a bordo dell’ambizioso piano di ricerca," - ha spiegato Pigantaro - "è cominciato nel modo migliore. Questo ripaga del duro lavoro di preparazione degli esperimenti e delle operazioni. Le soddisfazione e il ringraziamento di ASI e dei ricercatori hanno già raggiunto Samantha sulla ISS."
I nove esperimenti della Missione Futura porteranno a 66 gli esperimenti realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana sulla Stazione Spaziale nell’ambito della Utilizzazione nazionale della ISS, a partire dal 2001. La realizzazione degli esperimenti è stata supportata dallo sviluppo di 24 payload e dal coinvolgimento di circa 130 gruppi di ricerca nazionali e internazionali.
Qui la lista e descrizione sintetica degli esperimenti di cui si occuperà l'astronauta italiana dell'ESA Samantha Cristoforetti a bordo della ISS.
Nella foto (Credit: NASA/ASI) Samantha Cristoforetti durante la conferenza stampa del 12 dicembre 2014. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/ASI) Samantha Cristoforetti saluta durante il primo collegamento diretto con la sede ASI.

VIDEO DELLA PRIMA INFLIGHT-CALL DI SAMANTHA CRISTOFORETTI DALLA ISS - 12/12/2014 - (Credit: NASA/ASI - Agenzia DIRE) - dur.min. 21:03 - AUDIO ITALIANO

Fonte: ASI

11/12/2014 - Forse captato il primo segnale dalla Materia Oscura -

Gli astronomi potrebbero avere finalmente captato il primo segnale di materia oscura, il misterioso ed elusivo componente di gran parte dell'Universo.
Mentre spulciava i dati raccolti dall'osservatorio spaziale XMM-Newton a raggi X dell'ESA, un team di ricercatori ha scovato uno strano segnale nelle emissioni di raggi X provenienti da due diversi oggetti celesti - la galassia di Andromeda e l'ammasso di galassie nel Perso.
Secondi i ricercatori, il segnale non corrispondeva a nessuna particella o atomo conosciuto e potrebbe essere stato prodotto dalla materia oscura.
"La distribuzione del segnale all'interno della galassia corrisponde esattamente a quello che ci aspetteremmo dalla materia oscura - che è concentrata ed intesa al centro degli oggetti e debole e diffusa verso i bordi," dice uno degli studiosi autori dello studio, Oleg Ruchayskiy, della École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in un comunicato.
"Con l'obiettivo di verificare la scoperta, abbiamo dato un'occhiata alla nostra galassia, la Via Lattea, e fatto le stesse osservazioni," ha aggiunto il capo del team Alexey Boyarsky, dell'EPFL e della Università di Leiden nei Paesi Bassi.
La materia oscura è chiamata così perche non emette e non assorbe luce e quindi non può essere osservata direttamente. Ma gli astronomi sanno che la materia oscura esiste perché essa interagisce gravitazionalmente con la materia 'normale' che possiamo vedere e toccare.
E, apparentemente, vi è un sacco di materia oscura la fuori: le osservazioni dei movimenti delle stelle e delle galassie suggeriscono che circa l'80 percento di tutta la materia nell'Universo è 'oscura' esercitando una forza gravitazionale ma non interagendo con la luce.
I ricercatori hanno proposto un numero di particelle esotiche costituenti la materia oscura, comprese particelle massive debolmente interagenti (WIMP), assioni e neutrini sterili, cugini ipotetici dei neutrini "ordinari" (particelle confermate che ricordano gli elettroni, ma mancano di una carica elettrica).
Il decadimento dei neutrini sterili si pensa possa produrre raggi X, ecco perché gli studiosi sospettano che queste particelle di materia oscura potrebbero essere le responsabili per i misteriosi segnali che arrivano da Andromeda e dall'ammasso nel Perseo.
Se i risultati - che verranno pubblicati la prossima settimana sulla rivista Physical Review Letters - saranno confermati potrebbe aprirsi una nuova era dell'astronomia, affermano i membri del team di studio.
"La conferma di questa scoperta potrebbe portare alla costruzione di nuovi telescopi progettati specificatamente per lo studio dei segnali delle particelle di materia oscura," dice Boyarsky. "Potremmo sapere dove guardare per tracciare le strutture di materia oscura nello spazio e potremmo ricostruire come l'Universo si è formato."
Nella foto (Credit: Gruppo Astronomico Viareggio) la galassia M31 in Andromeda.

Fonti: Space.com

11/12/2014 - Il lancio della missione di rifornimento alla ISS di SpaceX slitta al 19 dicembre -

La quinta missione cargo della SpaceX (SpX-5) diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sotto il contratto Commercial Resupply Services siglato con la NASA è ora prevista non prima di venerdì 19 dicembre alle 1:20 p.m. EST (le 19:20 ora italiana) dal Complesso di Lancio 40 della Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida. La NASA TV inizierà la diretta del lancio alle 12:15 p.m..
Lo slittamento di tre giorni nella data di lancio, inizialmente prevista per il 16 dicembre, è stato compiuto per fornire alla SpaceX ulteriore tempo in modo da assicurare di aver fatto tutto il possibile al suolo per assicurare un successo del lancio. Sia il razzo Falcon 9 che il suo veicolo spaziale Dragon sono in ottime condizioni.
Con un lancio in tempo per il 19 dicembre il Dragon arriverebbe alla Stazione Spaziale domenica 21 dicembre. Il Comandante di Spedizione 42, Barry 'Butch' Wilmore della NASA, utilizzerà il braccio robotico lungo circa 17 metri per raggiungere e catturare il veicolo spaziale verso le 6 a.m. (le 12 ora italiana). L'Ingegnere di Volo Samantha Cristoforetti dell'Agenzia Spaziale Europea assisterà Wilmore mentre guideranno il braccio dalla Cupola della stazione. La diretta televisiva di NASA TV della cattura inizierà verso le 4:30 a.m. mentre l'installazione di Dragon sul boccaporto che guarda la Terra del modulo Harmony inizierà alle 9 a.m..
A bordo del veicolo cargo Dragon della SpaceX si troveranno circa 1.680 kg di esperimenti scientifici, dimostratori tecnologici e rifornimenti per la Stazione Spaziale. Il cargo supporterà circa 256 studi che verranno compiuti a bordo del laboratorio orbitante durante i prossimi mesi.
Anche un sensore della NASA per osservare la Terra e chiamato Cloud-Aerosol Transport System, o CATS, volerà verso la ISS sistemato nella sezione di coda non pressurizzata di Dragon. Il sistema del braccio robotico della Stazione Spaziale si occuperà di estrarlo dal vano e posizionarlo su una speciale struttura all'esterno del complesso.
La capsula rimarrà agganciata alla ISS per oltre quattro settimane prima di partire e rientrare nell'atmosfera per un ammaraggio nell'Oceano Pacifico con diverse tonnellate di campioni provenienti dagli esperimenti e attrezzature che saranno ricaricate e lanciate ancora alla volta dell'avamposto spaziale.
La SpaceX prevede di recuperare il primo stadio del razzo Falcon 9 v1.1 grazie ad una speciale chiatta posizionata nell'Oceano Atlantico a Nord-Est di Cape Canaveral. L'atterraggio del razzo - descritto dalla SpaceX come un esperimento - si prefigge di aiutare la compagnia a raggiungere l'obiettivo di sviluppare un lanciatore riutilizzabile.
Nella foto di archivio (Credit: SpaceX) il veicolo spaziale Dragon e il razzo Falcon 9 preparati per la missione CRS-3.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

10/12/2014 - Boeing CST-100, un altro passo verso il primo volo -

La Boeing e la NASA hanno recentemente completato il Ground Segment Critical Design Review e preparato il progetto di base per il Commercial Crew Transportation System della compagnia, facendo così un altro passo verso il primo viaggio diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) del veicolo spaziale abitato CST-100, previsto ai primi del 2017.
Il completamento del Certification Baseline Review, permetterà, per iniziare, l'avvio della costruzione dei pezzi del sistema, compreso il veicolo spaziale stesso e l'adattatore al veicolo di lancio della United Launch Alliance (ULA). Inoltre questo passo permetterà di avviarsi sulla via della certificazione per il volo umano del veicolo e del razzo Atlas 5 della ULA.
Preparare questo progetto è il primo passo del contratto, del valore di 4,2 miliardi di dollari, che la NASA ha siglato con la Boeing a settembre.
Il secondo passo nella fase CCtCap (Commercial Crew Transportation Capability) del Programma Commerciale Equipaggi, il Ground System Critical Design Review, valuterà tutti i sistemi e le operazioni a terra, i sistemi operativi di missione, le strutture necessarie, i sistemi di addestramento compresi i modelli e gli istruttori e i centri di controllo.
Il veicolo spaziale Crew Space Transportation (CST)-100, che ha iniziato il suo sviluppo con il Programma Commerciale Equipaggi in collaborazione con la NASA, fornirà agli Stati Uniti un sistema per portare astronauti e merci alle destinazioni in orbita bassa terrestre, come la Stazione Spaziale. A bordo potranno prendere posto sette persone, oppure un mix di equipaggio e merci. Il veicolo è stato realizzato con una struttura senza saldature, dispone di Internet senza fili e la tecnologia della luci a LED 'Sky Lighting' della Boeing. Ulteriori informazioni su CST-100 possono essere raccolte a: Boeing.com/CST100. Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) il CST-100 in orbita.

Fonti: Spaceref - Boeing

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta) lo strumento RTOF, uno dei due spettrometri di massa dell'esperimento ROSINA.

10/12/2014 - Acqua di cometa, acqua sbagliata -

Come c’è arrivata, l’acqua, sulla Terra? La risposta ancora non la sappiamo, ma da oggi possiamo escludere che a portarcela siano state comete come 67P, quella dov’è atterrato il lander Philae lo scorso novembre. Non che sia assente, lassù, l’acqua: per esserci c’è, ma è un’acqua strana, del tutto incompatibile con quella che riempie i nostri oceani e che esce dai nostri rubinetti. È un’acqua troppo pesante.
L’acqua, c’insegnano a scuola, ha come formula chimica H2O: due atomi d’idrogeno e uno d’ossigeno. In realtà, a voler essere pignoli, ogni 3200 molecole siffatte se ne incontra una la cui formula è piuttosto HDO: un solo atomo d’idrogeno, uno d’ossigeno e uno di deuterio, l’isotopo dell’idrogeno con un neutrone nel nucleo. Questo perché, nei nostri oceani, l’abbondanza isotopica del deuterio, rispetto all’idrogeno, è di un atomo ogni 6400. Questo rapporto è una sorta di firma inalterabile, l’impronta genetica (o meglio, isotopica) dell’acqua terrestre: dolce o salata, liscia o frizzante, qui sul nostro pianeta è sempre uguale.
Ma altrove nel Sistema Solare le cose stanno diversamente. È il caso, appunto, della cometa 67P, dove gli atomi di deuterio presenti nelle molecole d’acqua sono circa tre volte più abbondanti. Ad accorgersene è stato lo strumento ROSINA a bordo della sonda dell’ESA Rosetta, in orbita attorno a 67P. Grazie ai suoi due spettrometri di massa, un team di ricercatori guidato dalla principal investigator dello strumento – Kathrin Altwegg, dell’Università di Berna – è riuscito ad analizzare l’abbondanza isotopica d’un campione del vapore acqueo emesso dalla cometa. I risultati, pubblicati oggi online su Science, parlano chiaro: lassù il rapporto fra deuterio e idrogeno è pari a circa 0.00053: grosso modo, un atomo di deuterio ogni duemila atomi d’idrogeno.
Non che questa differenza la renda meno potabile. L’acqua pesante ha un effetto citotossico, è vero, e può portare alla sterilità o addirittura alla morte. Ma solo in quantità molto elevate, tali da alzare la concentrazione di molecole con deuterio presenti nell’organismo fino al 25 percento e oltre, dunque ben al di là di quanto riscontrato sulla cometa.
Molto più interessanti, invece, le implicazioni per quanto riguarda l’origine dell’acqua terrestre. Già le prime analisi dell’abbondanza isotopica del deuterio sulla cometa di Halley, eseguite negli anni Ottanta dalla sonda europea Giotto, avevano evidenziato valori incompatibili con quelli terrestri. Suggerendo dunque che non fossero state le comete – perlomeno, non quelle provenienti dalla remota Nube di Oort, come appunto la cometa di Halley – a rifornire d’acqua il nostro pianeta. Nel 2011, però, le analisi spettrali effettuate dal telescopio spaziale Herschel dell’ESA su Hartley 2, una cometa ritenuta fra quelle della Fascia di Kuiper, sembrarono aprire un nuovo spiraglio: in quel caso il rapporto fra deuterio e idrogeno era assai più compatibile con quello riscontrato sulla Terra.
Forse, dunque, le portatrici d’acqua potevano essere sì comete ma d’origine più prossima alla Terra, com’è appunto la Fascia di Kuiper (situata al di là dell’orbita di Nettuno) rispetto alla Nube di Oort, migliaia di volte più lontana? L’ipotesi aveva un senso, visto che proprio le temperature estremamente basse tendono a favorire la formazione di ghiaccio con una maggiore concentrazione di acqua pesante.
Ma la scoperta odierna ottenuta grazie a Rosetta analizzando il vapore acqueo di 67P, anch’essa appartenente alla famiglia delle comete gioviane come Hartley 2, torna a far pendere l’ago della bilancia a favore di un’altra origine per la sorgente d’acqua del nostro pianeta: gli asteroidi. "I nostri risultati," dice infatti Altwegg , "sembrano favorire quei modelli che contemplano gli asteroidi come mezzo di trasporto principale per gli oceani della Terra."
Nel mosaico di immagini (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM) la cometa 67PChuryumov-Gerasimenko, ripresa con lo strumento NAVCAM a bordo di Rosetta da una distanza di circa 31 km il 20 novembre 2014. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta) lo strumento RTOF, uno dei due spettrometri di massa dell'esperimento ROSINA, a bordo dell'orbiter Rosetta dell'Agenzia Spaziale Europea.

Fonti: INAF News - NASA - Alive Universe Images

10/12/2014 - La Cina piazza tre satelliti di sorveglianza navale in orbita -

I cinesi hanno lanciato mercoledì con successo la missione Yaogan Weixing 25 - consistente in tre satelliti - dal Centro di Lancio Satelliti Jiuquan. Il decollo del razzo vettore Lunga Marcia-4C è avvenuto dalla rampa 603 del complesso di lancio LC43 alle 19:33 UTC (le 20:33 ora italiana).
I sistemi di inseguimento occidentali hanno mostrato un'orbita iniziale di 908x1.102 km con inclinazione di 63,46°. Sempre secondo gli esperti occidentali i tre satelliti sono di utilizzo militare e verranno piazzati su un'orbita circolare a 1.100 km di altezza per seguire le attività navali. Lo Yaogan 20, lanciato il 9 agosto del 2014, è il caso simile più recente di questo tipo di veicoli. I satelliti sono dotati di strumenti ottici o radar per la ripresa della superficie terrestre ad alta risoluzione e in ogni tempo.
Invece, secondo l'agenzia di stampa cinese Xinhua, i satelliti sono di un nuovo tipo e verranno utilizzati per compiere esperimenti scientifici e controllo del territorio, monitoraggio della crescita delle colture e nell'aiuto, prevenzione e riduzione dei disastri naturali.
Si è trattato del 13esimo lancio di un vettore della famiglia Lunga Marcia (Chang Zheng), il quarto del tipo CZ-4, lanciato nell'anno. Dodici di questi lanci sono avvenuti dopo l'inizio di agosto mentre quattro solo nello scorso mese.
Quello di oggi è stato anche l'82esimo lancio orbitale globale del 2014, il 78esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua) il momento del decollo del razzo vettore CZ-4C con i tre satelliti Yaogan Weixing 25.

Fonti: Nasaspaceflight - Space Launch Report - Xinhua

09/12/2014 - Per l'equipaggio della ISS scienza medica e lavoro sulle tute spaziali -

A bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti e il Comandante Barry Wilmore hanno iniziato martedì la sostituzione di una ventola della pompa di una delle tute spaziali USA. Cristoforetti aveva iniziato la giornata eseguendo compiti scientifici medici con la raccolta di campioni di sangue e urine poi stivati nel congelatore scientifico. L'astronauta Terry Virtis aveva lavorato su diversi esperimenti compreso l'aggiornamento del software dello scanner Ultrasound, il controllo di un esperimento di botanica e partecipando all'esame dell'occhio.
I cosmonauti veterani Alexander Samokutyaev e Anton Shkaplerov hanno invece iniziato la loro giornata nel modulo cargo Zarya installando delle coperture sui pannelli interni. La prima cosmonauta russa a raggiungere la Stazione, Elena Serova, ha condotto l'ispezione fotografica delle finestre del segmento russo della stazione.
I tre cosmonauti hanno inoltre lavorato sulla loro lista di esperimenti russi che studiano, fra le altre cose, le reazioni chimiche nell'atmosfera terrestre, captare gli impatti dei micrometeoriti e una serie di sensori posti sui membri dell'equipaggio per l'adattamento alla micro-gravità sul lungo periodo.
Intanto la SpaceX sta proseguendo per il lancio del suo veicolo cargo commerciale Dragon previsto per il 16 dicembre alle ore 1:31 p.m. EST. La NASA TV fornirà la diretta televisiva mostrando la scienza, la tecnologia, i briefing pre-lancio ed il lancio stesso.
Nella foto (Credit: NASA TV) l'astronauta Samantha Cristoforetti e Barry Wilmore, parte dell'equipaggio di Spedizione 42 a bordo della ISS, al lavoro sulle tute spaziali EMU nel modulo di decompressione Quest.

Fonte: NASA ISS Blog

09/12/2014 - Fissato per il 18 dicembre il debutto del vettore indiano GSLV MK III -

L'Indian Space Research Organization (ISRO) ha confermato che il suo più pesante ed aggiornato razzo vettore GLSV (Geosynchronous Satellite Launch Vehicle) Mark III, decollerà dalla seconda rampa di lancio del Centro Spaziale Satish Dhawan SHAR di Sriharikota il 18 dicembre 2014.
Lunedì una riunione di alto livello ha accertato che tutte le attività sono state completate e che tutto è pronto al debutto.
"Il lancio avverrà il 18 dicembre in una finestra di lancio fra le 9 a.m. e le 12 p.m.. Il momento esatto del lancio verrà comunicato una volta più vicini al lancio," ha detto S. Somanath, direttore del progetto.
Il razzo del peso di 630 tonnellate si trova ora nelle fasi finali di preparazione. "Tutti i controlli sono completati e i portelli di accesso chiusi. E' stato eseguito anche un controllo sulle condizioni in caso di pioggia," ha detto Somanath. Il veicolo verrà portato alla rampa di lancio il 10 dicembre. "Una volta portato alla rampa sarà collegato con i sistemi di terra. Anche le tubature per il propellente saranno collegate." ha aggiunto.
Il lancio inaugurale del GLSV Mark III è un volo sperimentale e solo per motivi di studio. A bordo non vi sarà nessun satellite ma solo un modello di una possibile futura capsula per astronauti allo studio da parte dell'ISRO.
S Unnikrishnan Nair, a capo del progetto del Modulo Equipaggio ha detto: "la capsula, che misura un diametro di 3,5 metri per un'altezza di 2,5 e pesa circa tre tonnellate, verrà portata ad una quota di 126 km prima di essere rilasciata cadere verso il Golfo del Bengala. Grazie ai propri propulsori di assetto stabilizzerà il rientro e, grazie ai paracadute, toccherà la superficie dell'acqua ad una velocità di circa 7 metri al secondo in una zona fra Indira Point delle Andamane e le Isole Nicobare. Dal decollo all'ammaraggio trascorreranno circa 20 minuti. La capsula, indicativamente progettata per tre astronauti, verrà recuperata da navi della Guardia Costiera Indiana. Un'esercitazione in questo senso si era svolta il 31 ottobre scorso con la nave ICGS Samudra Paheredar." ha concluso Nair.
Nella foto (Credit: PTI) la capsula indiana mentre viene preparata per il lancio di prova con il nuovo vettore GSLV Mark III.

Fonti: The Hindu - The Times of India - DNA

09/12/2014 - Nuova conferma: il cratere Gale era un antico lago -

Il Monte Sharp, il tumulo di materiale che si innalza dal centro del cratere Gale per 5,5 chilometri, ha rappresentato fino ad oggi un bel mistero per i ricercatori.
Studi precedenti avevano messo in dubbio che la curiosa montagna si fosse formata con depositi lacustri e fluviali optando esclusivamente a favore dell'origine eolica. Ora, questa ipotesi non è del tutto smentita e trova spazio in uno scenario più complesso raccontato dalle osservazioni del rover della NASA Curiosity, in base alle quali il Monte Sharp sarebbe un accumulo di depositi sedimentari che si ergono sul letto di un antico lago esistito decine di milioni di anni fa.
"Se la nostra interpretazione è corretta, allora il fatto che le condizioni calde e umide siano state solo transitorie, locali o solo sotterranee su Marte potrebbe essere messo in discussione," ha evidenziato Ashwin Vasavada, vice scienziato del progetto al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena. "Una spiegazione radicale è che Marte avesse un'atmosfera più spessa in grado di alzare le temperature a livello globale."
I fianchi inferiori del Monte Sharp espongono centinaia di strati di roccia, tra depositi lacustri, fluviali e di origine eolica, a testimonianza di ripetuti episodi di piena ed evaporazione di un lago molto grande, esistito lunghi periodi di tempo.
"Stiamo facendo progressi nel risolvere il mistero del Monte Sharp," ha detto il project scientist John Grotzinger del California Institute of Technology di Pasadena, in California. "Dove c'è ora una montagna, poteva esserci una serie di laghi."
Da metà settembre, il rover Curiosity sta studiando gli strati sedimentari più bassi del Monte Sharp, in una zona chiamata formazione Murray, considerato il punto di ingresso alle pendici della montagna.
Ulteriori approfondimenti ed immagini sul sito Alive Universe Images nell'articolo di Elisabetta Bonora (https://twitter.com/EliBonora) che abbiamo preso come fonte.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) un esempio di rocce stratificate riprese con la Mastcam del rover Curiosity il 7 agosto 2014 durante il 712 Sol (giorno di permanenza del rover su Marte). Si tratta di un affioramento sul bordo della 'Hidden Valley'. I colori sono stati bilanciati per apparire sotto le condizioni di illuminazione terrestre.

Fonti: Alive Universe Images - NASA Images

09/12/2014 - La Orbital sceglie l'Atlas 5 per il prossimo Cygnus -

La Orbital Sciences Corp. ha annunciato martedì di aver scelto il razzo Atlas 5 della United Launch Alliance per portare il veicolo cargo Cygnus in missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dopo che la compagnia ha deciso di dotate il proprio razzo Antares di un nuovo motore dopo il catastrofico decollo di ottobre.
Il vettore Atlas 5 decollerà dalla rampa di lancio Complex 41 di Cape Canaveral con un veicolo di rifornimento Cygnus per un viaggio verso la ISS. Nel comunicato della Orbital il volo viene previsto per l'ultimo quarto del 2015.
Secondo la ULA il razzo Atlas 5 volerà nella configurazione '401' con un'ogiva protettiva del carico utile di quattro metri di diametro che nasconderà il veicolo spaziale Cygnus, senza nessun booster a propellente solido e con un singolo motore Centaur allo stadio superiore.
I termini finanziari del contratto non sono stati divulgati ne dalla Orbital che dalla ULA.
I responsabili della ULA si sono detti molto felici della scelta di Orbital ed hanno affermato che questa è stata dettata dalla lunga storia della compagnia in fatto di affidabilità e convenienza per i clienti.
La Orbital aveva detto a novembre che stava considerando le proposte di due compagnie degli Stati Uniti e di una europea - probabilmente ULA, SpaceX e Arianespace - per almeno una missione di Cygnus nel 2015.
La Orbital spera infatti che il suo razzo Antares ri-progettato - con un nuovo motore al primo stadio - possa essere pronto per il volo nei primi mesi del 2016.
L'incidente ad Antares di ottobre è stato causato da un problema ad una turbopompa di uno dei due motori principali AJ26, costruiti negli anni '70 in Russia per il razzo lunare N1. I motori, conosciuti come NK33 in Russia - sono stati chiusi in un magazzino per circa vent'anni prima di essere acquistati dalla Aerojet Rocketdyne che li ha importati negli USA, aggiornati e preparati per essere utilizzati sui veicoli di lancio americani.
Il contratto di Orbital con la ULA prevede l'opzione per un altro lancio di Atlas 5 nel 2016 se l'Antares aggiornato non fosse pronto a riprendere i voli.
La Orbital non ha ancora svelato quale motore ha scelto per Antares anche se fonti provenienti dalla Russia hanno indicato l'RD-193 - un motore a singolo ugello alimentato a kerosene e costruito dalla NPO Energomash di Khimki, in Russia - come l'opzione decisa da Orbital. Due RD-193 montati sul fondo del primo stadio del razzo Antares darebbero al lanciatore una spinta ulteriore per portare carichi maggiori in orbita.
Il prossimo volo del Cygnus sarà della versione 'migliorata' con nuovi pannelli solari, compartimento cargo pressurizzato più grande e componenti strutturali più leggeri in modo da poter consegnare più rifornimenti alla Stazione Spaziale.
Tre voli di vettore Antares modificato con i nuovi motori sono previsti per il primo, secondo e terzo trimestre del 2016 partendo dalla base di lancio di Wallops, in Virginia.
La Orbital sta concorrendo per un nuovo contratto di trasporto merci verso la ISS che verrà aggiudicato dalla NASA a marzo o aprile 2015.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Orbital) il Cygnus 'migliorato' in volo verso la ISS.

Fonti: Spaceflight Now - Orbital Sciences Corp.

Nelle immagini (Credit: Jena-Optronik) la ISS ripresa con lo strumento LIRIS di ATV-5.

09/12/2014 - L'ATV ha visto la Stazione Spaziale come nessuno prima -

Il quinto ed ultimo Automated Transfer Vehicle (ATV-5) dell'ESA ha testato nuove tecnologie prima di attraccare alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) lo scorso agosto, e nello stesso tempo ha rivelato il complesso orbitale in una nuova luce.
L'ATV Georges Lemaître ha dimostrato una serie di sensori di costruzione europea che offrono futuri miglioramenti sul rendezvous e docking autonomo (che questi traghetti hanno completato cinque volte dal 2008). L'obiettivo di ESA è quello di eseguire un appuntamento automatizzato lontano da casa - forse vicino a Marte o con un bersaglio 'non cooperativo' come un oggetto inerte.
Durante il rendezvous di Georges Lemaître oltre al sistema ben collaudato è stato utilizzato LIRIS (Laser Infrared Imaging Sensors), l'esperimento è stato acceso circa due ore e mezzo prima quando il veicolo spaziale si trovava a 3.500 metri dalla ISS. Tutti i sensori hanno funzionato come previsto e una grande quantità di dati è stata registrata e memorizzata su dischi rigidi che si trovano nella stiva di ATV.
I dischi sono stati poi scaricati dall'astronauta Alexander Gerst dell'ESA, il 29 agosto e riportati sulla Terra assieme alla Soyuz TMA-12M lo scorso settembre. Le informazioni sono state ora confrontate con i risultati dei normali sensori di navigazione di ATV.
Mentre ATV-5 puntava direttamente verso la Stazione, le fotocamere infrarosse di LIRIS seguivano perfettamente il centro di ricerca in assenza di peso nonostante i diversi periodi di 30 minuti di tenebre quando il Sole veniva eclissato dalla Terra e le telecamere tradizionali diventavano cieche.
Questa immagine (Credit: Sodern) all'infrarosso è stata ripresa a 70 metri dalla stazione - la prima a mostrare il complesso in questa configurazione. Prima dell'attracco di ATV, la stazione ruota i suoi pannelli solari per impedire che i segnali di navigazione GPS rimbalzino sulla struttura e confondano il veicolo in arrivo.
Quattro giorni prima dell'attracco, ATV volava 7 km sotto la Stazione mettendo alla prova le capacità a lungo raggio delle fotocamere infrarosse. Un primo sguardo alle lettura conferma l'abilità di LIRIS di seguire oggetti a grande distanza.
LIRIS comprende un lidar - come un radar ma che utilizza la luce - che pulsa raggi laser su uno specchio per raccogliere dati in 3D ad alta risoluzione. Il lidar inoltre registra il totale della luce riflessa, fornendo così informazioni anche sul tipo di materiali che sta scansionando.
L'immagine in alto (Credit: Jena-Optronik) mostra, a sinistra, quanto sono lontani gli elementi della ISS dall'ATV-5 dando un'arbitrario codice di colore per la loro distanza da LIRIS. Il modulo di servizio al quale Georges Lemaître attraccherà è mostrato in verde ad una distanza di 30 metri, mentre la Soyuz è 15 metri più lontana e colorata di giallo. Il traliccio principale è rappresentato in porpora a 40 metri. L'immagine di destra è stata realizzata con gli stessi dati ma mostra quanta luce viene riflessa da ogni punto.
Il vantaggio dell'avvicinamento con LIRIS è che scansionando l'oggetto si raccolgono informazioni su di lui senza che vi sia nessuna strumentazione dedicata installate o comunicazione con l'obiettivo.
I sensori possono seguire bene allo stesso modo anche durante il buio e forniscono una mappa dettagliata in 3D di un oggetto, incrementando l'autonomia di un veicolo e permettendo di navigargli attorno. I sistemi tipo LIRIS sono necessari per le future avventure nello spazio profondo ed aiuteranno a rimuovere grossi pezzi di detriti dall'orbita terrestre.
LIRIS è stato sviluppato da Airbus Defence and Space, con la compagnia tedesca Jena-Optronik che ha fornito il lidar e la francese Sodern le camere infrarosse.

Fonte: ESA

09/12/2014 - Una sonda della NASA scatta la migliore foto del pianeta nano Cerere -

Il pianeta nano Cerere comincia a delinearsi per la sonda NASA in viaggio.
Il veicolo spaziale Dawn della NASA, che dovrà entrare in orbita attorno a Cerere nel marzo 2015, ha ripreso la migliore immagine di sempre di questo pianeta nano inesplorato, il più grande corpo della fascia principale di asteroidi che si trova fra Marte e Giove.
"Ora, finalmente, abbiamo una sonda vicina a svelare questo misterioso, mondo alieno," ha detto il capo ingegnere e direttore della missione Dawn, Marc Rayman, del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena, California, in un comunicato. "Presto riveleremo le miriadi di segreti su Cerere fino dagli albori del Sistema Solare."
Dawn ha catturato questa nuova immagine di soli nove pixel il 1° dicembre quando si trovava circa a 1,2 milioni di km da Cerere - quasi tre volte la distanza fra la Terra e la Luna.
L'immagine, che è stata presa per aiutare a calibrare la fotocamera scientifica di Dawn, non è la più dettagliata mai presa di Cerere; l'Hubble Space Telescope della NASA ha risolto il pianeta nano in modo più chiaro- Ma le immagini di Cerere prese dalla sonda Dawn cominceranno ad essere migliori di quelle di Hubble dall'inizio del prossimo anno.
La missione Dawn, del costo di 466 milioni di dollari, è stata lanciata nel settembre del 2007 allo scopo di studiare i due maggiori corpi celesti della fascia di asteroidi, Cerere e il proto-pianeta Vesta, e rivelare così le epoche della costruzione del Sistema Solare, quasi 4,6 miliardi di anni fa.
Dawn ha orbitato attorno a Vesta, di 525 km di diametro, dal luglio 2011 fino a settembre 2012, inviando a casa una serie di dati sulla composizione e sulla storia geologica di quel mondo prima di partire per Cerere. Quest'ultimo ha un diametro di quasi 950 km e Vesta, al momento si trova a circa 168 milioni di km da Cerere. In confronto la Terra orbita a circa 150 milioni di km dal Sole.
Cerere è l'unico dei pianeti nani che orbita nella fascia degli asteroidi. I rimanenti, come Plutone, orbitano molto più lontano, nella cintura ghiacciata di Kuiper, oltre Nettuno. Cerere incuriosisce gli astronomi per diversi motivi: ad esempio è noto per l'acqua che erutta nello spazio, formando forse dei 'geyser di ghiaccio' sulla sua superficie.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) un'ingrandimento del pianeta nano Cerere ripreso dalla sonda Dawn della NASA il 1° dicembre dalla distanza di 1,2 milioni di km.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: NASA) la capsula Orion mentre viene scaricata dal ponte allagabile della USS Anchorage, al porto di San Diego.

09/12/2014 - Orion è tornata sulla terraferma -

La nave da trasporto della U.S. Navy con a bordo la prima capsula Orion della NASA è arrivata lunedì pomeriggio nel porto di San Diego, in California, dove gli uomini incaricati dell'operazione scaricheranno il veicolo spaziale per il suo invio al Kennedy Space Center, in Florida.
La capsula Orion tornerà al KSC entro la fine della prossima settimana, trasportata per mezzo di un camion in un viaggio che durerà circa 10 giorni.
La USS Anchorage ha raggiunto la base navale di San Diego nel tardo lunedì dopo un viaggio di quasi 900 km dal luogo dove è ammarata Orion, nell'Oceano Pacifico al largo di Baja California. La capsula, del diametro di 5 metri, era stata recuperata da una squadra congiunta di esperti sommozzatori della U.S. Navy e della NASA che stazionavano sul vascello.
Il test di volo EFT-1, compiuto venerdì, ha portato la capsula Orion a 5.800 km dalla Terra in quasi quattro ore e mezza dal decollo all'ammaraggio. Funzionari della NASA e della Lockheed Martin, l'azienda costruttrice e responsabile di questo volo di prova, hanno detto che la missione è stata quasi impeccabile.
La NASA sta sviluppando il veicolo spaziale Orion per portare gli astronauti nello spazio profondo per la prima volta dopo la fine del programma lunare Apollo nel 1972. I voli di Orion potranno arrivare a destinazioni come un asteroide, un'avamposto nello spazio profondo o l'orbita lunare prima di lanciarsi eventualmente in missione su Marte.
Il primo volo con astronauti di Orion è fissato per il 2021, dopo un altro test senza equipaggio previsto per il 2018.
Le lezioni imparate nel test di volo di venerdì diranno agli ingegneri se devono eseguire delle modifiche sull'astronave Orion del futuro.
I responsabili di Orion dovranno affrontare una revisione critica del progetto alla fine del 2015 - un passo importante che determinerà se il veicolo spaziale è pronto per iniziare la costruzione in serie.
"Avevamo 1.200 sensori - migliaia di dati - che dobbiamo controllare e sono sicuro che troveremo qualcosa di molto interessante," ha detto Mark Geyer, program manager del programma Orion. E' molto importante per noi quando saremo pronti per la prossima missione."
Prima che la capsula Orion lasci San Diego, i tecnici prevedono di aprire il portello del veicolo ed estrarre i registratori di volo che hanno raccolto i dati della strumentazione della nave durante la missione di venerdì.
Le squadre al suolo potranno inoltre prendere un campione dello scudo termico di Orion per una veloce analisi del rientro cocente nell'atmosfera. Gli ingegneri si aspettano che l'astronave abbia affrontato temperature fino a 2.200° Celsius mentre colpiva l'atmosfera superiore ad oltre 32.000 km/h.
Mike Hawes, program manager di Orion presso la Lockheed Martin, ha detto che il suo team dovrà sottoporre un completo rapporto dei risultati del volo di venerdì entro 90 giorni.
"Questo perché vogliamo avere i dati della capsula il prima possibile una volta che è in porto in modo da poter iniziare subito a lavorare su queste informazioni," ha detto Hawes.
Una volta che la capsula raggiungerà la Florida, ritornerà nel suo edificio all'interno del Neil Armstrong Operations and Checkout Building, dove i tecnici ed ingegneri avevano assemblato la capsula e preparata per il volo.
Hawes dice che uno dei primi lavori che verranno eseguiti una volta che Orion sarà al KSC sarà la rimozione dello scudo termico che verrà inviato presso altre strutture per ulteriori valutazioni.
Il veicolo spaziale Orion che ha volato venerdì dovrà volare ancora fra qualche anno piazzato sulla sommità di uno stadio di missile Peacekeeper avanzato donato dall'U.S. Air Force. Il volo di prova è previsto per il 2018 e metterà alla prova la capacità della capsula di abbandonare un razzo con dei problemi durante l'intensa fase di pressione aerodinamica al lancio.
Nella foto (Credit: NASA) la USS Anchorage mentre si avvicina ai molo del porto della base navale di San Diego. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) la capsula Orion mentre viene scaricata dal ponte allagabile della USS Anchorage, al porto di San Diego.

Fonte: Spaceflight Now

08/12/2014 - La Cina sviluppa un nuovo razzo per le missioni abitate verso la Luna -

La Cina sta sviluppando un razzo gigantesco che verrà utilizzato per le sue prime missioni abitate verso la Luna. Lo ha dichiarato l'agenzia di stato lunedì, mostrando le ambizioni crescenti della Cina per lo spazio.
Il primo lancio del Lunga Marcia 9 sarebbe previsto attorno al 2028, ha scritto il China Daily, citando anche esperti i quali hanno confermato che lo sviluppo del razzo sarebbe in fase di ricerca.
Questo gigantesco razzo sarebbe in grado di portare in orbita 130 tonnellate di carico utile, ha aggiunto il quotidiano, uguale a quello previsto per lo Space Launch System (SLS) della NASA, che prevede di farlo decollare per la prima volta nel 2018 con un test di carico iniziale di 70 tonnellate.
L'agenzia spaziale degli USA aveva detto che il suo razzo per lo spazio profondo avrebbe avuto "una capacità di carico senza precedenti."
Li Tongyu, capo dei prodotti aerospaziali dell'Accademia Cinese per la Tecnologia dei Veicoli di Lancio, ha detto al giornale: "I nostri attuali veicoli di lancio, compreso il Lunga Marcia-5, che condurrà presto il suo primo lancio, saranno in grado di sostenere le attività spaziali del Paese per i prossimi 10 anni."
"Ma per i programmi spaziali a lungo termine della nazione, le loro capacità non saranno sufficienti."

Pechino vede il suo programma spaziale multi-miliardario come un segno della crescita della sua statura globale e miglioramento delle qualità tecniche, così come del successo del Partito Comunista nel trasformare un nazione, una volta, povera.
Il progetto guidato dai militari prevede una stazione orbitante permanente per il 2020 ed eventualmente l'invio di esseri umani sulla Luna.
Li ha detto che il diametro e il peso del Lunga Marcia-9 sarà molto più grande del Lunga Marcia-5, e che anche la sua spinta sarà molto più potente.
"Abbiamo bisogno di sviluppare un nuovo tipo di motori per essere sicuri che il razzo abbia spinta sufficiente," dice Li.
Li Jinghong, un progettista dell'Accademia, dice che il razzo potrebbe non essere utilizzato solo per le missioni al satellite naturale della Terra ma anche per altri progetti destinati allo spazio profondo.
Il diametro del veicolo "potrebbe essere dagli otto ai dieci metri," e il suo peso "almeno 3.000 tonnellate, ha detto Li.
La Cina dispone attualmente di un rover, il Coniglio di Giada, sulla superficie della Luna.
Il veicolo, lanciato come parte della missione lunare Chang'e-3 lo scorso anno, è stato dichiarato un successo dalle autorità cinesi, sebbene sia stato assalito da problemi meccanici.
Nel disegno (Credit: http://www.china-defense-mashup.com) i nuovi razzi vettori cinesi della famiglia Lunga Marcia.

Fonti: Spacedaily - China Daily

07/12/2014 - Vacanze spaziali, pericolose ma non troppo -

Viaggiare nello spazio è un po’ meno rischioso di quanto si pensasse. Almeno per quanto riguarda il rischio mutageno. Le dosi effettive di radiazioni assorbite dagli astronauti sono infatti significativamente inferiori – fino al 200 percento – rispetto a quelle rilevate dai dosimetri che comunemente indossano. È quanto emerge dai risultati dell’esperimento Matroshka, una serie di tre lunghissime campagne di misura – oltre un anno ciascuna – condotte fra il 2004 e il 2009 dentro e fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). A fare da cavia, un manichino hi-tech dalle sembianze vagamente antropomorfe, imbottito di rivelatori per raggi cosmici e di autentiche ossa umane.
La 'dose effettiva', rispetto all’esposizione stimata dai dosimetri, è un parametro assai più affidabile per valutare il rischio di mutazioni cancerogene. Per misurare in modo puntuale quanta radiazione effettivamente viene assorbita dagli organi interni, il manichino in plastica – testa e tronco, senza gambe – del progetto Matroshka, realizzato quasi interamente presso l’Istituto di fisica nucleare dell’Accademia per le scienze polacca (IFJ PAN), conteneva ben seimila rivelatori termoluminescenti, consentendo dunque un’analisi realistica della distribuzione spaziale dell’esposizione. Rivelatori costituiti da un reticolo cristallino di fluoruro di litio opportunamente drogato.
Inoltre, poiché i raggi cosmici (particelle come protoni, o ioni più pesanti, a elevato livello energetico) presenti nello spazio hanno sulle cellule un effetto mutageno assai superiore a quello delle radiazioni ionizzanti che possiamo trovare sulla Terra (raggi gamma, essenzialmente), all’interno del manichino erano presenti anche scintillatori plastici, grazie ai quali è possibile discriminare fra i due tipi di radiazione. Infine, il manichino era avvolto in una sorta di mantello costellato di rivelatori analoghi ai dosimetri indossati dagli astronauti, così da poter confrontare i diversi tipi di misure.
Delle tre campagne di misura, due sono state condotte all’interno del modulo russo presente sulla ISS, e la terza all’esterno, dentro a un contenitore schermato in modo tale da simulare l’effetto protettivo di una tuta spaziale. Terminata la lunga e inedita raccolta, il manichino è stato riportato sulla Terra per le analisi. Risultato: i dosimetri comunemente indossati dagli astronauti sovrastimano la dose effettiva di raggi cosmici del 15% per quanto riguarda l’esposizione all’interno della ISS, e addirittura del 200% per quella nello spazio esterno.
Attenzione però: questi numeri non vanno letti come un via libera alle lunghe traversate interplanetarie. "Non dobbiamo dimenticare," mette in guardia Paweł Bilski, fisico all’IFJ PAN, "che le misurazioni svolte durante l’esperimento Matroshka sono state eseguite su un’orbita bassa, dove l’azione della magnetosfera terrestre riduce in modo significativo il numero di particelle cariche dovute alla radiazione cosmica. Nello spazio interplanetario questa schermatura è assente." Insomma, dosi sì più contenute di quanto stimato fino a oggi, ma ancora pericolosamente elevate.
Nella foto (Credit: DLR) il manichino con il contenitore dentro il quale è stato esposto al vuoto esterno della ISS.

Fonte: INAF News

07/12/2014 - Lanciato satellite sviluppato in collaborazione fra Cina e Brasile -

La Cina ha lanciato domenica il satellite CBERS-4, un progetto congiunto con il Brasile. Si è trattato del 200esimo lancio della flotta di razzi cinesi. Il razzo Lunga Marcia-4B è decollato dal complesso di lancio LC9 del Centro di Lancio Satelliti di Taiyuan alle 11:26 a.m. locali (le 4:26 ora italiana) portando in orbita il satellite CBERS-4.
CBERS (China-Brazil Earth Resources Satellite) fa parte di un programma in cooperazione fra Cina e Brasile iniziato nel 1988 e che ha già visto l'invio nello spazio di tre altri satelliti e della perdita di uno al lancio.
Il programma CBERS viene utilizzato dai due Paesi per l'osservazione terrestre a scopo di pianificazione e controllo della gestione del suolo, foreste, conservazione dei bacini idrici, protezione ambientale ed agricoltura.
CBERS-1, il primo della serie, venne lanciato nell'ottobre del 1999 mentre il secondo e terzo, rispettivamente CBERS-2 e CBERS-2B, nel 2003 e 2007. Il CBERS-3 venne lanciato lo scorso dicembre da Taiyuan ma fallì l'inserimento in orbita a causa di un guasto al terzo stadio del razzo. Vi è anche un accordo per la costruzione di CBERS-5, che potrebbe essere lanciato nel 2017.
Il CBERS-4, con una massa al lancio di 1.980 kg, opererà su un'orbita solare sincrona a 778 km di altezza con inclinazione di 98,504° e periodo orbitale di 100,26 minuti. Questo periodo permette un passaggio del veicolo spaziale sopra lo stesso punto della Terra ogni 26 giorni. Il satellite dispone di quattro fotocamere multispettrali costruite dal Brasile e dalla Cina capaci di fornire immagini della superficie terrestre in varie lunghezze d'onda La missione di domenica è la 200esima fin dal 24 aprile 1970, quando un razzo vettore Lunga Marcia-1 portò con successo nello spazio il primo satellite della Cina, il Dongfanghong-1.
La 199esima missione è stata completata il mese scorso con un Lunga Marcia-2D che ha portato il satellite di osservazione remota Yaogan-24, in orbita.
Quello di oggi è stato anche l'81esimo lancio orbitale del 2014, il 77esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua) il decollo del razzo vettore Lunga Marcia-4B (CZ-4B) con il satellite CBERS-4

Fonti: Nasaspaceflight - Xinhua

Nella foto (Credit: NASA) Alice Bowman e Karl Whittenburg osservano gli schermi con i dati che confermano la sveglia di New Horizons.

07/12/2014 - New Horizons si è svegliata per l'appuntamento con Plutone -

Dopo un viaggio di quasi nove anni e quattro miliardi e mezzo di km - più lontano di ogni altra missione che abbia mai viaggiato per raggiungere il suo obiettivo principale - la sonda New Horizons della NASA è uscita dall'ibernazione oggi per il suo lungo atteso incontro con il sistema di Plutone, previsto per il 2015.
Gli operatori presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory di Laurel, Md., hanno confermato alle 09:53 p.m. EST (le 3:53 ora italiana) che New Horizons, attivando i suoi comandi precaricati, è uscita dall'ibernazione ed è entrata nella modalità 'attiva'. Viaggiando alla velocità della luce, i segnali radio di New Horizons - al momento lontana circa 4,6 miliardi di km dalla Terra, e solo 260 milioni di km da Plutone - hanno impiegato quattro ore e 26 minuti per raggiungere la stazione del Deep Space Network della NASA a Camberra, Australia.
Fin dal suo lancio, il 19 gennaio 2006, la New Horizons ha trascorso 1.873 giorni - circa i due terzi del tempo passato in volo - in ibernazione. I suoi 18 periodi di ibernazione, da metà del 2007 alla fine del 2014, hanno spaziato da 36 a 202 giorni di lunghezza. Il team ha utilizzato l'ibernazione per salvaguardare i componenti della sonda e ridurre i rischi di guasti.
"Tecnicamente, questa era una routine, dato che le procedure di risveglio sono state fatte molte volte," ha detto Glen Fountain, project manager di New Horizons presso l'APL. "Però, simbolicamente, questa era diversa. Significava l'avvio delle nostre operazioni precedenti l'incontro (con Plutone).
La sequenza del risveglio era stato programmate nel computer di New Horizons ad agosto, e si è avviata alle 3 p.m. del 6 dicembre. Circa 90 minuti dopo, New Horizons ha iniziato a trasmettere le proprie condizioni verso la Terra, compreso il rapporto che era tornata in modalità 'attiva'.
Il team di New Horizons trascorrerà le prossime settimane a controllare il veicolo spaziale per essere sicuro che tutti i suoi sistemi e la strumentazione scientifica funzionino regolarmente. Inoltre proseguiranno l'implementazione e il test delle sequenze di comandi per il computer che guideranno la New Horizons attraverso il volo di ricognizione del sistema di Plutone.
Con un carico utile di sette strumenti scientifici che comprendono un sistema avanzato di ripresa infrarossa e spettrometri ultravioletti, una compatta fotocamera multicolor, una fotocamera telescopica ad alta risoluzione, due potenti spettrometri a particelle e un sensore per la polvere spaziale, New Horizons inizierà ad osservare il sistema di Plutone a partire dal 15 gennaio.
Il massimo avvicinamento di New Horizons a Plutone avverrà il 14 luglio, ma una serie di eventi importanti avverranno anche prima, compreso a metà maggio, la visione del sistema di Plutone migliore di quella che l'Hubble Space Telescope può fornire del pianeta nano e delle sue lune.
"New Horizons è un viaggio verso un tipo di pianeti che non abbiamo mai visto prima, in luoghi dove non siamo mai stati prima," ha detto Hal Weaver, project scientist di New Horizons per l'APL. "Per decenni abbiamo pensato a Plutone come uno strano piccolo mondo della periferia planetaria; ora sappiamo che è invece realmente una porta per un'intera nuova regione di nuovi mondi nella Fascia di Kuiper, e New Horizons sta per darvi un'occhiata ravvicinata."
Il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory gestisce la missione New Horizons per lo Science Mission Directorate della NASA. Alab Stern è lo scienziato che guida il team e campo della missione. New Horizons fa parte del New Frontiers Program gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama. L'APL ha progettato, costruito e gestisce il veicolo spaziale New Horizons.
New Horizons fa parte ora, assieme agli astronauti di quattro missioni Shuttle, al ristretto gruppo che è stato svegliato dal tenore inglese Russell Watson con il brano 'Where My Heart Will Take Me' - infatti egli ha inciso una registrazione di auguri e una versione speciale in onore di New Horizons! Il brano è stato eseguito nel centro missioni operative una volta avuta la conferma che il veicolo spaziale si era svegliato il 6 dicembre. Questa canzone era diventata famosa come la sigla della serie televisiva di fantascienza 'Star Trek: Enterprise', sempre interpretata da Watson.
Durante la modalità ibernazione, gran parte del veicolo spaziale New Horizons era stato spento. Il computer di volo di bordo monitorava la situazione dei sistemi e lo trasmetteva una volta a settimana verso la Terra. Le sequenze di bordo permettevano ai controllori di missione di svegliare New Horizons due o tre volte l'anno per controllare i sistemi più cruciali, calibrare la strumentazione, raccogliere alcuni dati scientifici, concertare le attività per l'incontro con Plutone ed eseguire, se necessario, alcune correzioni di traiettoria.
New Horizons è stato un precursore delle fasi di ibernazione in volo, ora diventate routine per la NASA. Non solo l'ibernazione riduce il logoramento dell'elettronica del veicolo, ma abbassa anche i costi di gestione liberando le risorse del Deep Space Network della NASA per altre missioni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute (JHUAPL/SwRI)) la sonda New Horizons durante il suo flyby di Plutone e delle sue lune. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) Alice Bowman e Karl Whittenburg osservano gli schermi con i dati che confermano che New Horizons è passata, il 6 dicembre, dall'ibernazione alla modalità 'attiva'.

Fonti: Space.com - NASA

Nell'illustrazione artistica, da sinistra, il DIRECTV-14 (Credit: Space Systems/Loral) e il GSAT-16 (Credit: ISRO).

06/12/2014 - Ariane 5 esegue con successo il sesto lancio dell'anno -

Due satelliti per telecomunicazioni di clienti da lungo tempo di Arianespace sono stati lanciati oggi con il sesto volo di un Ariane 5 nel 2014, portando la serie di successi consecutivi del lanciatore pesante alla cifra di 63.
Consegnando un carico totale di circa 10.200 kg, la missione di oggi - designata Volo VA221 nel sistema di numerazione di Arianespace - ha portato il satellite DIRECTV-14 dell'operatore DIRECTV e il GSAT-16 dell'Indian Space Research Organisation (ISRO) in orbita.
Il veicolo spaziale DIRECTV-14 è stato rilasciato per primo, separandosi da Ariane 5 a quasi 28 minuti dal lancio, seguito, quattro minuti dopo, dal suo compagno GSAT-16.
"Questa missione doppia in orbita di trasferimento geostazionario è il vero simbolo della capacità di Arianespace di rispondere a ogni richiesta degli operatori di telecomunicazioni," ha detto Stéphane Israël, Presidente e Amministratore Delegato della compagnia, nei commenti dopo il lancio presso lo Spazioporto.
La diversità missione Arianespace, che è geografica e culturale in natura, è stato sottolineato nel corso del 2014 con cinque lanci commerciali svolti per 10 clienti distribuiti in modo uniforme in tutto il mondo - coprendo le Americhe, Europa e Asia-Pacifico.
Il successo del lanciatore pesante di oggi nel Volo VA221 prosegue la lunga relazione di fiducia fra Arianespace e ognuna delle mission dei due clienti.
La compagnia ha portato il primo satellite della DIRECTV in orbita nel 1993 (DIRECTV-1 utilizzando la versione Ariane 4), ed ha rilasciato nello spazio un totale di sette veicoli spaziali - compreso DIRECTV-14, che rappresenta anche il 46esimo carico utile costruito dalla SSL (Space System/Loral) lanciato da Arianespace.
"Arianespace e DIRECTV hanno iniziato la loro collaborazione 21 anni fa ed hanno realizzato molti successi assieme," ha detto Israël. "Con altri tre satelliti della DIRECTV in ordine, questa relazione vincente ci permetterà di compiere molte altre missioni nel futuro."
Parlando in francese, Phil Goswitz, Vice Presidente Anziano della DIRECTV per la Space System & Communications, ha ringraziato Arianespace per il "superbo lancio, aggiungendo che Ariane 5 è "il più affidabile e miglior lanciatore al mondo."
Durante il seguito dei commenti in inglese, Goswitz ha notato che la DIRECTV ha sempre fatto la storia attraverso il suo rapporto con Arianespace, iniziata con la messa in orbita del suo primo satellite nel dicembre 1993 su un veicolo Ariane 4, e continuando i lanci come leader del settore grazie alle piattaforme DIRECTV.
"Encore merci à nos partenaires chez Arianespace pour leur excellence et leurs magnifiques lancements!" ha concluso in francese.
Operando da una posizione orbitale di 99° Ovest, DIRECTV-14 è un satellite di classe 20 Kw con sistema di trasmissione in banda Ka e digitale che permette la trasmissione diretta in Ultra HD e altri nuovi servizi dei clienti di DIRECTV. Il satellite è basato sulla piattaforma SSL 1300 con una massa al decollo di circa 6.300 kg. e fornirà servizi per gli utenti degli Stati Uniti (compreso Hawaii e Alaska) e Porto Rico.
L'ISRO è cliente di Arianespace da 33 anni, a cominciare dal lancio, con un Ariane 1, del suo veicolo APPLE nel 1981. Da allora altri 17 carichi utili dell'agenzia spaziale indiana sono stati lanciati- compreso il rilascio con successo del GSAT-16 di oggi.
"Quando si fa riferimento ai nostri amici di ISRO, non mi viene in mente nessuna parola meglio di 'fedeli," ha aggiunto Israël. "In 33 anni di collaborazione, Arianespace ha infatti messo in orbita tutti i satelliti geostazionari indiani che non sono stati assegnati a veicoli nazionali."
Il Professor S.K. Shivakumar, Direttore del Satellite Centre dell'Indian Space Research Organisation (ISAC), si è congratulato con Arianespace per il lancio di oggi e la precisione di inserimento nell'orbita di trasferimento geostazionario per il GSAT-16, aggiungendo che l'ISRO tornerà il prossimo anno per il volo di GSAT-15 con un altro Ariane 5. "E speriamo che negli anni a venire verranno altre opportunità di lavorare assieme."
Con una massa al lancio stimata in 3.180 kg., il GSAT-16 ospita trasmettitori in banda Ku e C per aumentare il servizio di comunicazioni sull'India - operando da una posizione orbitale di 55° Est.
Il lancio diurno di oggi con DIRECTV-14 e GSAT-16 è stata un'altra ottima prestazione di Ariane 5. I parametri orbitali stimati del veicolo di lancio al momento dell'inserimento del suo stadio superiore criogenico sono stati:
- Perigeo: 249.5 km a fronte di un'obiettivo di 249,5 km.
- Apogeo: 35.930 km a fronte di un'obiettivo di 35.925 km.
- Inclinazione: 5,99° a fronte di un'obiettivo di 6,00°.
Il Volo VA221 inoltre spinge Arianespace a superare il record di massa combinata in orbita dalla Guyana Francese in un solo anno: 74,3 tonnellate - eclissando il precedente record fissato dalla compagnia nel 2012.
Dopo le congratulazioni di DIRECTV e ISRO per un'altra missione di successo, Israël ha commentato il recente Consiglio di Livello Ministeriale dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), durante il quale i ministri hanno approvato la 'Risoluzione dell'accesso dell'Europa alla spazio' che riguardava lo sviluppo del lanciatore Ariane 6.
"Gli Stati europei hanno infatti ascoltato il messaggio inviato da Arianespace per conto dei propri clienti," ha detto, riconoscendo la loro decisione di andare avanti con il programma modulare Ariane 6 per un primo volo mirato nel 2020. "Con il suo approccio pensato per i clienti e la gestione snella, Ariane 6 è il percorso da seguire per l'Europa grazie al quale mantenere la sua posizione di leader nel settore del trasporto spaziale commerciale, garantendo ai propri governi il loro accesso indipendente allo spazio."
La prossima missione di Arianespace è fissata per il 18 dicembre con il volo di un vettore medio Soyuz dalla Guyana Francese, con il rilascio di quattro satelliti per i collegamenti dell'operatore O3b Networks.
Quello di oggi è stato l'80esimo lancio orbitale del 2014, il 76esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace – Optique video du CSG – S. Martin) il decollo di AV221 dalla Guyana Francese.

Fonti: Arianespace - Space Launch Report

06/12/2014 - 50 anni di spazio in Italia -

Il 15 dicembre 1964, dalla base di Wallops Island in Virginia, venne lanciato il satellite italiano San Marco-1. Una data storica che ha dato il via ad un percorso scientifico e tecnologico che ha portato l’Italia a livelli di eccellenza nel settore spaziale.
Il San Marco-1 fu il frutto della competenza tecnica dell’Università di Roma e della lungimiranza dell’Aeronautica Militare Italiana, due istituzioni che trovarono la loro sintesi nella figura di Luigi Broglio.
Per celebrare questa importante ricorrenza l’Agenzia Spaziale Italiana, congiuntamente con il Centro Studi Militari Aeronauti 'Giulio Douhet' (CESMA), l’Aeronautica Militare e l’Università 'La Sapienza', e con il supporto dell’ESA, organizza un evento che si terrà il 16 dicembre 2014 presso l’Auditorium della sede dell’ASI.
L'evento è articolato in due sessioni: la prima sarà centrata sul San Marco-1, mentre nella seconda si farà il punto sullo stato e sulle prospettive del settore spaziale italiano a 50 anni dallo storico lancio.
La partecipazione all'evento è esclusivamente su invito.
Nella foto (Credit: NASA - Goddard Library) il San Marco-1 all'interno dell'ogiva del razzo vettore Scout.

Fonti: ASI - Progetto San Marco Memorabilia

05/12/2014 - A Vostochny quasi completa la struttura di lancio per le Soyuz -

Nella seconda metà di novembre, i responsabili del progetto Vostochny, il nuovo cosmodromo russo nell'estremo oriente del Paese, hanno dichiarato che la struttura principale di cemento per la rampa di lancio dei razzi vettori Soyuz verrà completata entro il 25 dicembre, con quasi sei mesi di ritardo.
Il 1° dicembre la Spetssrtroi, la società che si occupa della costruzione del sito di Vostochny, ha annunciato che i suoi uomini stanno rifinendo l'ultimo strato di cemento vicino alla rampa di lancio presso il Block A. L'annuncio conferma che la struttura di cemento sarà completata entro il 25 dicembre. Per realizzare la parte superiore della piattaforma di lancio sono stati necessari 650 metri cubi di cemento e 61 tonnellate di gabbie di ferro.
La compagnia di costruzioni ha ammesso che i suoi operai hanno dovuto combattere con delle temperature molto fredde che hanno portato a ritardi ed aumenti dei costi. In particolare gli operai hanno trascorso molto tempo per cercare di tenere al caldo il cemento con l'aiuto di soffi di aria calda e particolari stufe. Nell'annuncio si promette che il primo lancio di un razzo vettore Soyuz dal nuovo cosmodromo potrà avvenire nel dicembre 2015.
Intanto procede anche la costruzione di tutti gli edifici di supporto al cosmodromo.
Nel frattempo però, il 5 dicembre, il governo della Russia ha pubblicato l'ordine n.2460-r del Primo Ministro Medvedev che informa che il giorno precedente è stato nominato Kirill Martynyuk come nuovo Direttore Generale per Vostochny, che gestirà la costruzione del nuovo centro spaziale.
Apparentemente il precedente capo dell'organizzazione, Sergei Sklyarov, è stato licenziato. Il cambio al vertice arriva dopo che diversi casi di corruzione e pessima gestione erano emersi nei confronti del progetto.
Nella foto (Credit: The Siberian Times) i lavori per la rampa del razzo Soyuz a Vostochny.

Fonte: Russia Space Web

05/12/2014 - Persi i contatti con la Venus Express -

Il 28 novembre 2014, il team di controllo del volo presso l'ESOC ha segnalato la perdita dei collegamenti con la sonda Venus Express.
E' possibile che il propellente rimanente a bordo della Venus Express sia terminato durante la recente manovra di rialzo del periapsi e che il veicolo spaziale non abbia più un'assetto stabile (l'antenna ad alto guadagno del veicolo spaziale deve essere puntata verso Terra per assicurare un collegamento stabile).
Ripetuti tentativi di ristabilire i contatti utilizzando le stazioni di inseguimento per lo spazio profondo di ESA e NASA sono stati compiuti fin da allora ed hanno avuto limitati successi nel periodo fino al 3 dicembre.
Sebbene un collegamento di telemetria stabile non sia disponibile, alcuni pacchetti di dati sono stati trasmessi con successo. Questo confermerebbe che il veicolo spaziale è orientato con i pannelli solari che puntano verso il Sole e ruotando lentamente.
Il team operativo sta attualmente tentando di scaricare una lista di eventi cruciali che sono immagazzinati nella memoria protetta di bordo, e questo dovrebbe dare un dettaglio della sequenza di eventi che sono avvenuti nei giorni scorsi. Le cause dell'anomalia (situazione del propellente o altro) rimangono da stabilire.
Verrà fornito un aggiornamento appena si saprà qualcosa di concreto.
Oggi la Venus Express è al suo ottavo anno di questa fantastica missione - ottimo risultato per una sonda progettata originariamente per appena due anni di missione in orbita attorno attorno a Venere in situazioni così difficili.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) la sonda Venus Express durante il suo passaggio nell'alta atmosfera di Venere, avvenuto nei mesi scorsi.

Fonti: Spaceref - ESA Blog

Nella foto (Credit: NASA TV) la Terra ripresa da una delle telecamere installate nel modulo equipaggio di Orion durante il volo di oggi.

05/12/2014 - Orion/EFT-1: missione compiuta! -

Per la prima volta dal 1981 la NASA ha eseguito un volo di prova di un nuovo veicolo spaziale destinato a portare gli astronauti nello spazio. La Exploration Flight Test-1 (EFT-1), il volo inaugurale del veicolo spaziale Orion della NASA, è stato lanciato con successo nel secondo tentativo grazie ad un razzo Delta IV Heavy da Cape Canaveral ed è ammarato, quattro ore e mezzo dopo, nell'Oceano Pacifico.
La missione ha visto Orion compiere due orbite attorno alla Terra raggiungendo, durante la seconda, l'altezza massima di 5.790 km. Il Modulo Equipaggio di Orion ha dimostrato di poter superare con successo le fasi di lancio così come quelle di rientro ed ammaraggio.
Soltanto tre anni dopo che lo Space Shuttle Atlantis ha toccato terra al termine di STS-135, questo lancio segna un grosso passo avanti della NASA per la ripresa del programma spaziale umano USA.
La missione EFT-1 ha permesso di testare dei sistemi cruciali del veicolo spaziale Orion anni prima di quanto altrimenti non sarebbe accaduto.
Orion è progettato per trasportare quattro astronauti nello spazio e di riportarli sani e salvi sulla Terra. Quando sarà operativo verrà portato in orbita dal nuovo razzo della NASA, lo Space Launch System (SLS), ancora in fase di progettazione.
Per la missione EFT-1 è stato utilizzato un modulo equipaggio quasi completo mentre il modulo di servizio era soltanto rappresentato con un modello ricalcante i pesi e le misure di quello che verrà utilizzato veramente.
Il decollo di EFT-1 è avvenuto dalla rampa 37B di Cape Canaveral, in Florida, la stessa dalla quale fece il suo primo lancio orbitale il razzo Saturno, nel gennaio del 1964, con la versione 1.
Durante gli anni delle missioni Apollo la rampa 37B ha visto i lanci di sei Saturno I e di due Saturno IB.
Dopo l'esecuzione di una prima orbita, il secondo stadio del Delta IV Heavy ha compiuto una seconda accensione del proprio motore che ha portato Orion alla quota massima prima di farlo tornare velocemente verso la Terra. Questa particolare traiettoria è stata disposta per far si che la nave spaziale acquisisse circa l'80% della velocità che avrebbe avuto al ritorno da una missione lunare. In questo modo lo stress sullo scudo termico e sui paracadute sarà molto utile per le valutazioni dei progettisti per le future missioni.
A circa T+3 ore, 5 minuti, Orion ha raggiunto l'apogeo (il punto più lontano dell'orbita a 5.790 km dalla superficie terrestre) dopo aver superato senza problemi alla strumentazione le fasce di Van Allen. Per precauzione sia le telecamere di bordo che altra strumentazione è stata spenta per ridurre le probabilità di avere danni dalle radiazioni che permeano questa zona.
A circa T+3 ore, 9 minuti, il secondo stadio del Delta IV ha ri-orientato se stesso ed ha rilasciato il veicolo Orion 14 minuti dopo.
Il veicolo spaziale ha superato nuovamente la regione interna delle fasce di Van Allen impiegandovi circa 35 minuti. Mentre si trovava all'interno della fascia radioattiva, Orion ha nuovamente condotto un'accensione, della durata di dieci secondi, dei suoi propulsori di manovra per aggiustare la traiettoria di rientro.
Quest'accensione si è tenuta a T+3 ore, 57 minuti di missione. Dopo la separazione da Orion, il secondo stadio del Delta IV ha invece eseguito una terza ed ultima accensione del suo motore RL10B-2, della durata di un minuto, che lo ha diretto verso l'atmosfera prima di Orion. Il DCSS è stato distrutto, come previsto, nel rientro atmosferico.
Nella foto (Credit: NASA TV) il modulo equipaggio di Orion dopo l'ammaraggio. Orion ha iniziato a sentire gli strati superiori dell'atmosfera (la cosiddetta 'entry interface', o EI) a T+4 ore, 13 minuti mentre viaggiava a circa 32.000 km/h. Sei secondi dopo l'EI, Orion ha sperimentato circa due minuti e mezzo di interruzioni delle comunicazioni dovute all'effetto del rientro.
Il veicolo ha sperimentato il punto di maggior stress termico con circa 2.000° Celsius sul suo scudo termico. Dopo la ripresa delle comunicazioni Orion ha proseguito la discesa nell'atmosfera. A questo punto il drone Ikhana, della NASA, che sorvolava la zona prevista di ammaraggio, ha iniziato a trasmettere le immagini della capsula che scendeva veloce nel cielo dell'Oceano Pacifico. Cinque minuti e 44 secondi dopo l'EI, il veicolo spaziale ha sganciato la copertura superiore, che protegge il naso della capsula nella fase di rientro. Due secondi dopo sono stati rilasciati i due paracadute di frenata. I tre paracadute principali si sono aperti regolarmente 69 secondi dopo e l'ammaraggio è avvenuto due minuti e 49 secondi più tardi, a T+4 ore, 23 minuti e 29 secondi di missione.
Orion è ammarato nell'Oceano Pacifico a circa 1.000 km al largo della California alle 11:29 a.m. CST (le 17:29 ora italiana). Due navi della U.S. Navy, la USS Anchorage e la USNS Salvor, hanno inviato sul luogo dell'ammaraggio un elicottero H-60 e dei fuoribordo con il personale necessario al recupero della capsula. Orion è stato poi trainato fino ad una delle navi e fatto entrare nel ponte allagabile. Il veicolo spaziale verrà quindi riportato sulla terraferma per essere analizzato ed preparato per essere utilizzato successivamente nell'Ascent Abort-2, nel 2018, un test del sistema di fuga di Orion.
Il Direttore di Volo della missione EFT-1, Mike Serafin, dal Centro Controllo Missione di Houston ha chiuso la giornata storica così: "Oggi è stato un gran giorno per l'America. Sebbene questa missione fosse senza equipaggio, eravamo tutti a bordo di Orion."
Nella foto (Credit: NASA TV) Orion, ripreso dal drone IKhana, mentre scende verso l'oceano appeso ai paracadute. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV) la Terra ripresa da una delle telecamere installate nel modulo equipaggio di Orion durante il volo di oggi. Nella foto a sinistra (Credit: NASA TV) il modulo equipaggio di Orion dopo l'ammaraggio.

VIDEO DELL'AMMARAGGIO DI ORION/EFT-1 RIPRESO DALLA USS ANCHORAGE - 05/12/2014 - (Credit: NASA/TV) - dur.min. 1:59 - AUDIO AMBIENTE

Fonti: Nasaspaceflight - NASA Orion Blog

Nella foto (Credit: ESO/J. Girard) il livellamento della sommità del Cerro Amazonas a buon punto (in alto a sinistra) e si nota la nuova strada che raggiunge la montagna.

05/12/2014 - Iniziata la costruzione di E-ELT, il più grande telescopio al mondo -

A un recente incontro del principale organo di governo dell'ESO, il Consiglio, è stato dato il via libera per la costruzione dell'E-ELT (European Extremely Large Telescope) in due fasi. È stata autorizzata la spesa di circa un miliardo di euro per la prima fase, a coprire i costi di costruzione di un telescopio completamente funzionante con un pacchetto di strumenti potenti e prima luce prevista tra dieci anni. Questo telescopio permetterà di effettuare straordinarie scoperte scientifiche nel campo degli esopianeti, della composizione stellare delle galassie vicine e dell'Universo profondo. Il più grande contratto mai affidato dall'ESO, quello per la cupola del telescopio e la struttura principale, verrà stipulato entro il prossimo anno.
L'E-ELT sarà un telescopio ottico e infrarosso di 39 metri di apertura sito sul Cerro Armazones nel deserto cileno di Atacama, a 20 chilometri dal VLT (Very Large Telescope) dell'ESO sul Cerro Paranal. Sarà il più grande "occhio del mondo rivolto al cielo".
"La decisione presa dal Consiglio significa che ora si può costruire il telescopio e che importanti lavori di costruzione industriale sono finanziati e possono procedere secondo i piani. Sono già stati fatti grandi progressi in Cile sulla sommità dell'Armazones e i prossimi anni saranno emozionanti," ha dichiarato Tim de Zeeuw, Direttore Generale dell'ESO.
La costruzione dell'E-ELT è stata approvata dall'Consiglio dell'ESO nel giugno 2012 a condizione che i contratti di valore superiore a 2 milioni di euro potessero essere assegnati solo dopo che il costo totale del telescopio (1083 milioni di euro al valore del 2012) fosse finanziato almeno per il 90%. È stata concessa un'eccezione per le opere civili al sito, e i lavori sono iniziati con la cerimonia inaugurale nel giugno 2014 e stanno facendo buoni progressi.
Per il momento, il 10% del costo totale del progetto è stato spostato a una seconda fase. Con l'adesione della Polonia all'ESO, gli impegni di spesa attuali per l'E-ELT hanno superato il 90% del costo totale della prima fase che porterà a un E-ELT completamente funzionante. Si attendono per i prossimi anni impegni addizionali dal Brasile che prossimamente diventerà Stato Membro dell'ESO.
Per evitare che il progetto ritardi, il Consiglio dell'ESO ha deciso che la costruzione della prima fase del telescopio da 39 metri possa già iniziare. I lavori già finanziati comprendono il contratto per la cupola del telescopio e la struttura primaria - il più grande nella storia dell'ESO - che verrà assegnato verso la fine del 2015 e porterà alla realizzazione di un E-ELT completamente funzionante.
I componenti del telescopio che non sono ancora finanziati comprendono parti del sistema di ottica adattiva, alcuni degli strumenti, i cinque anelli più interni di segmenti dello specchio principale del telescopio (210 segmenti) e un ricambio dei segmenti dello specchio primario che serviranno per operazioni più efficienti del telescopio in futuro. La costruzione di queste componenti, il cui rinvio non riduce gli straordinari risultati scientifici che il telescopio potrà realizzare al termine della prima fase, verrà approvata non appena il finanziamento supplementare sarà disponibile, compreso quello previsto dal Brasile prossimo Stato Membro.
L'ESO (European Southern Observatory, o Osservatorio Australe Europeo) è la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa e l'osservatorio astronomico più produttivo al mondo. È sostenuto da 15 paesi: Austria, Belgio, Brasile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, e Svizzera. L'ESO svolge un ambizioso programma che si concentra sulla progettazione, costruzione e gestione di potenti strumenti astronomici da terra che consentano agli astronomi di realizzare importanti scoperte scientifiche. L'ESO ha anche un ruolo di punta nel promuovere e organizzare la cooperazione nella ricerca astronomica. L'ESO gestisce tre siti osservativi unici al mondo in Cile: La Silla, Paranal e Chajnantor. Sul Paranal, l'ESO gestisce il Very Large Telescope, osservatorio astronomico d'avanguardia nella banda visibile e due telescopi per survey. VISTA, il più grande telescopio per survey al mondo, lavora nella banda infrarossa mentre il VST (VLT Survey Telescope) è il più grande telescopio progettato appositamente per produrre survey del cielo in luce visibile. L'ESO è il partner europeo di un telescopio astronomico di concetto rivoluzionario, ALMA, il più grande progetto astronomico esistente.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESO/L. Calçada) il gigantesco E-ELT. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESO/J. Girard) il livellamento della sommità del Cerro Amazonas a buon punto (in alto a sinistra) e si nota la nuova strada che raggiunge la montagna.

Fonte: ESO

05/12/2014 - Orion parte regolarmente per la sua prima, storica, missione -

Questa volta niente ha fermato il debutto della prima capsula Orion della NASA. Alle 07:05 a.m. EST (le 13:05 ora italiana), esattamente all'apertura della finestra di lancio, della durata di due ore e mezza, il razzo vettore Delta IV Heavy ha acceso i suoi tre motori RS-68 del primo stadio ed ha lasciato rombando la rampa di lancio 37 della Cape Canaveral Air Force Base, in Florida.
I tre Common Booster Cores (CBS) hanno funzionato assieme per i primi 4 minuti e 3 secondi, quando è avvenuto lo spegnimento dei CBS laterali e il successivo distacco. Il CBS centrale ha proseguito il funzionamento fino a T+5 minuti, 40 secondi. Una volta spento, il CBS centrale si è staccato e, pochi secondi dopo, è stato avviato il motore RL10B-2 del secondo stadio per la prima accensione prevista durante la missione di oggi.
A T+6 minuti, 46 secondi i pannelli aerodinamici e la torre di fuga sono state rilasciate dal veicolo spaziale Orion, lasciandolo esposto, per la prima volta al vuoto dello spazio.
A T+17 minuti,21 secondi è avvenuto lo spegnimento del secondo stadio che ha piazzato Orion su un'orbita di inserimento di 891 x 185 km. La seconda accensione del motore del secondo stadio avverrà alle 9 a.m. ESt (le 15 ora italiana) per spingere Orion fino a 5.800 km di distanza dalla Terra.
Una volta raggiunto il punto più lontano dalla Terra, il veicolo spaziale inizierà la fase di rientro che si concluderà con l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico al largo delle coste della California del Sud. Durante la fase di rientro verrà messo alla prova lo scudo termico e poi il sistema di paracadute.
La missione EFT-1 (Exploration Flight Test-1) è il battesimo dello spazio per il nuovo veicolo spaziale con il quale la NASA intende riprendere l'esplorazione umana dello spazio profondo fino agli asteroidi e Marte.
Il conto alla rovescia di oggi si è svolto senza nessuno dei problemi che avevano assillato il tentativo di ieri.
Questo di oggi è stato il 79esimo lancio orbitale del 2014, il 75esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: NASA) il momento del decollo del vettore Delta IV H con a bordo Orion.

VIDEO DEL LANCIO DI ORION/EFT-1 CON IL RAZZO VETTORE DELTA IV HEAVY - 05/12/2014 - (Credit: NASA/TV) - dur.min. 4:23 - LINGUA INGLESE

Fonte: NASA Blog Orion

04/12/2014 - Satelliti e una spin-off italiana per monitorare la stabilità degli edifici storici -

Gli amanti dell'architettura e di storia possono stare tranquilli: la stabilità degli edifici storici adesso può essere monitorata in tempo reale grazie ad un nuova tecnica che affonda le proprie radici nello spazio.
In passato, se si temeva che la terra sotto la propria casa o strada potesse essere soggetta a spostamenti, l'unico metodo per scoprirlo era di installare dei dispositivi di sicurezza ed aspettare, a lungo - spesso per mesi.
Oggi, i proprietari terrieri possono determinare molto più rapidamente se hanno o no un problema; grazie ad una società che attinge ai dati spaziali esistenti per tracciare i cambiamenti nel tempo.
Gli ingegneri civili hanno iniziato a preoccuparsi qualche anno fa della Basilica di Massenzio a Roma. La Basilica, il più grande degli edifici dell'antichità che compone il Foro Romano, è sopravvissuta in gran parte intatta dal terzo secolo.
Lo scavo di un tunnel era previsto vicino alla Basilica come parte della costruzione di una nuova linea della metropolitana di Roma. Poteva il lavoro sotterraneo, sommato alle vibrazioni incessanti del moderno traffico romano, destabilizzare i vecchi muri della magnifica Basilica?
La città si è rivolta alla Natural Hazards Control and Assessment, una società fondata da un gruppo di geologi e di ingegneri come spin-off dell'Università La Sapienza di Roma.
Fino ad allora, geologi ed ingegneri avevano risorse limitate a cui attingere in caso di sospetto di spostamento del terreno.
Tutto è cambiato, ha detto il Prof. Paolo Mazzanti, CEO della società, quando i loro geologi – che al tempo lavoravano con l'Università di Roma – hanno scoperto il tesoro delle immagini radar da satellite dell'ESA.
Raccolte per decenni durante le missioni di Osservazione della Terra come ERS ed Envisat, queste immagini possiedono un patrimonio di informazioni sui cambiamenti della superficie del pianeta. "Era come una macchina del tempo," ha affermato Alfredo Rocca, il capo progetto. "Gli archivi ESA dei dati satellitari nel tempo sono molto ricchi."
Maggiori informazioni qui. Nella foto (Credit: Wikipedia/Lalupa) la Basilica di Massenzio, Roma.

Fonte: ESA Italia

04/12/2014 - Airbus vende il satellite Spot-7, in orbita, all'Azerbaijan -

L'Airbus Defence and Space ha raggiunto un accordo di vendita del suo satellite per l'osservazione terrestre a media risoluzione, Spot-7, all'agenzia spaziale Azercosmos, dell'Azerbaijan. Il satellite aveva appena completato i controlli orbitali dopo il lancio avvenuto lo scorso giugno.
Come parte dell'inusuale accordo, per il quale non sono stati resi noti i termini finanziari, l'Azercosmos ha rinominato lo Spot 7 come Azersky e sono stati concessi i diritti di accesso preferenziale alle immagini satellitari dello Spot 6 per il mercato dell'Azerbaijan e delle regioni limitrofe dell'Asia del Sud.
L'Airbus costruirà un centro di controllo satelliti in Azerbaijan ed addestrerà, nei prossimi 18 mesi, una squadra di 25 ingegneri azeri in Francia.
L'accordo è stato firmato nella capitale Azera di Baku, alla presenza del Presidente del Paese, Ilham Aliyev, che era presente per l'acquisizione della prima immagine commerciale di Spot 7.
A differenza dei primi cinque satelliti Spot, il governo francese non ha aiutato finanziariamente lo sviluppo e il lancio di Spot 6 e Spot 7. Airbus ha ufficialmente detto di aver speso 300 milioni di Euro per la costruzione e il lancio dei satelliti, che sono ora utilizzati nella costellazione di quattro satelliti che comprendono i due satelliti Pleiades ad alta risoluzione.
I satelliti Spot 6 e Spot 7 sono veicoli spaziali identici capaci di produrre immagini con una risoluzione al suolo di 1,5 metri. I due satelliti Pleiades, finanziati dal governo francese e dei quali Airbus ha accesso per la parte commerciale, sono capaci di generare immagini con una risoluzione di 70cm, portati a 50cm dopo il ri-campionamento.
"Questo accordo... segna l'ingresso dell'Azercosmos nel business dei servizi osservativi terrestri commerciali," ha detto in un comunicato del 2 gennaio l'agenzia. "Questo rafforza la posizione dell'Azerbaijan nel limitato numero di Paesi che possono offrire questo tipo di servizi."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Airbus Defence and Space) il satellite Spot 7.

Fonte: SpaceNews

Nella foto (Credit: NASA/JSC) il leggendario Direttore di Volo delle missioni Apollo, Gene Kranz, visita il Centro Controllo Missione di Orion.

04/12/2014 - Il debutto di Orion rinviato di 24 ore per un problema al razzo -

Il debutto di Orion, il nuovo veicolo spaziale per equipaggio della NASA, dovrà attendere altre 24 ore a causa di una serie di rinvii che hanno consumato tutte le due ore e mezzo della finestra di lancio odierna che si era aperta alle 7:05 a.m. EST (le 13:05 ora italiana).
Il veicolo spaziale Orion, la prima capsula della NASA fin dai tempi delle Apollo, avrebbe dovuto essere lanciata dalla rampa 37, presso la Cape Canaveral Air Force Station per mezzo di un razzo vettore Delta IV Heavy della United Launch Alliance (ULA), per una missione della durata di quattro ore e mezzo durante le quali avrebbe testato le funzioni principali della nave spaziale. Purtroppo il conto alla rovescia è stato afflitto da diversi problemi che non sono stati risolti in tempo prima della chiusura della finestra di lancio odierna.
Per primo un battello si era trovato nella zona proibita di fronte alla costa della Florida e questo aveva costretto i controllori di lancio a rinviare il decollo fino a quando la barca non aveva lasciato la zona. Poi erano stati i venti, superando i 38 km/h di limite di sicurezza, che avevano bloccato il decollo per ben due volte a pochi minuti dal via.
Infine quando la finestra di lancio si avvicinava all'ultima ora, una valvola del propellente del massiccio razzo Delta IV Heavy forzava i controllori di volo ad eseguire ulteriori test, costringendoli ad altri rinvii. Infine gli ingegneri non erano in grado di risolvere il problema con diverse valvole 'fill and drain' che non si chiudevano regolarmente, costringendo a tenere Orion a terra per oggi.
La prossima occasione per Orion sarà domani, venerdì 5 dicembre, dalle 7:05 a.m. EST (le 13:05 ora italiana) con il meteo che prevede un 60% di probabilità di condizioni buone per il lancio.
Costruito dalla Lockheed Martin per la NASA, il veicolo spaziale Orion è stato progettato per portare gli astronauti nello spazio profondo in missioni verso la Luna, Marte ed oltre. La NASA spera di poter catturare un asteroide di quelli che incrociano l'orbita terrestre ('Near Earth') e di trainarlo vicino alla Luna in modo da permettere agli astronauti di poterlo studiare da vicino nel 2025. Negli anni 2030, la NASA intende inviare gli astronauti su Marte e Orion è il veicolo giusto per entrambi i progetti.
Ma prima di poter far questo la NASA deve assicurarsi che le tecnologie di base di Orion - principalmente il gigantesco scudo termico e il vitale sistema di paracadute - possano funzionare bene quando gli astronauti ne avranno bisogno. Per questo è stato deciso di eseguire la missione EFT-1 (Exploration Flight Test-1).
Il volo prevede l'invio di una capsula Orion senza equipaggio in una missione della durata di quattro ore e mezza simulando le condizioni di rientro sulla Terra del veicolo proveniente dalla Luna o Marte. Per far questo era necessario il razzo più potente, al momento, a disposizione degli Stati Uniti, il Delta IV Heavy della ULA. Il razzo sparerà la capsula fino a 5.800 km dalla Terra. Nel momento del rientro atmosferico la velocità di Orion sarà di circa 32.000 km/h forzando lo scudo termico a sostenere la temperatura di quasi 2.200° Celsius.
Dopo due orbite attorno alla Terra, Orion rientrerà nell'atmosfera ed aprirà i suoi paracadute per un ammaraggio nell'Oceano Pacifico a circa 966 km a Sud-Ovest di San Diego, California, dove un team della U.S. Navy, in collaborazione con la NASA, recupererà la capsula Orion di prova e la riporterà sulla terraferma.
Se tutto andrà bene il volo di prova di Orion preparerà la strada una missione ancora più ambiziosa nel 2017 o 2018, quando la capsula, verrà lanciata grazie al nuovo mega-razzo Space Launch System (SLS) della NASA. SLS e Orion voleranno poi con il primo equipaggio nel 2021.
Nella foto (Credit: NASA TV) il razzo Delta IV Heavy con Orion EFT-1 durante una delle interruzioni nel conto alla rovescia di oggi. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JSC) il leggendario Direttore di Volo delle missioni Apollo, Gene Kranz, visita il Centro Controllo Missione di Orion, presso il Johnson Space Center della NASA a Houston, Texas, durante il conto alla rovescia di oggi. A destra il Direttore di Volo di Orion, Mike Serafin.

Fonti: Space.com - Spaceflight Now - NASA_Johnson

04/12/2014 - Manca poco al debutto di Orion da Cape Canaveral -

Manca meno di un'ora al lancio del razzo vettore Delta IV Heavy con a bordo il primo veicolo spaziale Orion per la sua missione EFT-1. Il decollo è previsto dalla rampa 37 di Cape Canaveral, in Florida, alle 7:05 a.m. EST (le 13:05 ora italiana).
Al momento è stato completato il rifornimento dei propellenti, non sono segnalati problemi e anche il meteo è buono.
La missione prevede che la capsula, per questo volo di prova senza equipaggio, compia due orbite attorno alla Terra prima di ammarare nell'Oceano Pacifico. In tutto la missione dovrebbe durare quattro ore e mezza.
Potete seguire il lancio in diretta sul sito NASA TV oppure su Spaceflight Now.
Qui invece una tempistica dello svolgimento della missione corredata di immagini.
Nella foto (Credit: NASA TV) il razzo pronto al lancio.

Fonti: Nasaspaceflight - Spaceflight Now

03/12/2014 - Il satellite Galileo è stato recuperato e trasmette segnali di navigazione -

Il quinto satellite europeo Galileo, uno dei due spediti sull'orbita sbagliata dal lanciatore Soyuz-Fregat VS09 lo scorso agosto, ha trasmesso sabato 29 novembre i suoi primi segnali di navigazione nello spazio. Egli ha raggiunto la sua nuova orbita prevista e il suo carico utile per la navigazione è stato attivato con successo.
Una rigorosa campagna di test è ora in corso dopo che il satellite ha raggiunto un'orbita più utile per gli scopi di navigazione.
Il quinto e sesto satellite, lanciati assieme il 22 agosto, erano finiti su un'orbita elongata che andava da 25.900 a 13.713 km sopra la Terra.
Un totale di 11 manovre eseguite nel corso di 17 giorni hanno gradualmente alzato l'orbita del quinto satellite dal suo punto più basso.
Il risultato è stato un innalzamento di 3.500 km facendo diventare l'orbita più circolare.
"Le manovre si sono svolte tutte normalmente, con eccellenti prestazioni sia in termini di spinta che direzione," ha spiegato Daniel Navarro-Reyes analista di missione per Galileo di ESA. L'orbita finale è quella che avevamo previsto ed è un tributo alla grande professionalità di tutte le squadre coinvolte."
I comandi sono stati inviati dal Galileo Control Centre dalla Space Opal, l'operatore di Galileo, a Oberpfaffenhofen, in Germania, guidato dai calcoli di un team dinamica di volo dello Space Operation Centre ESOC, di Darmstadt, in Germania e dell'agenzia spaziale della Francia, CNES.
I comandi sono stati inviati al satellite per mezzo di un'estesa rete di stazioni di terra, composta di stazioni Galileo e ulteriori siti coordinati dall'agenzia spaziale francese CNES.
Anche il produttore del satellite, la OHB, ha fornito esperti nella fase di recupero, aiutando l'adattamento delle procedure di volo.
Da quando sono iniziate le manovre, i team combinati ESA-CNES hanno mantenuto il satellite puntato verso il Sole utilizzando i propri giroscopi e i sensori solari. Questo ha tenuto il satellite stabile nello spazio ma la strumentazione di navigazione non era affidabile.
In questa nuova orbita l'esposizione del satellite alle radiazioni sono stati in gran parte ridotte, assicurando un'affidabilità nelle prestazioni per il lungo periodo.
Questa orbita circolare riveduta permetterà al quinto satellite di utilizzare i sensori terrestri in modo continuo e di tenere quindi l'antenna principale orientata sempre verso la Terra e permettere alla strumentazione di navigazione di essere attivata.
La stessa procedura, ora certificata, verrà utilizzata per recuperare il sesto satellite. Una decisione se utilizzare i due satelliti per la rete di navigazione o per finalità di ricerca e salvataggio (SAR) verrà presa dalla Commissione Europea in base ai risultati dei test in corso.
Nell'illustrazione (Credit: ESA) i satelliti della costellazione Galileo.

Fonte: ESA

Nella gif animata (Credit: LBTO/INAF/ESA) l'asteroide 2014 KC46 ripreso con LBT.

03/12/2014 - 2014 KC46 non colpirà la Terra, parola di LBT -

L’asteroide 2014 KC46 non colpirà la Terra: la conferma viene dalle osservazioni condotte con il Large Binocular Telescope (LBT), il grande telescopio binoculare operativo in Arizona (USA), e di cui l’Istituto Nazionale di Astrofisica è uno dei partner.
2014 KC46 era infatti considerato un asteroide pericoloso: le precedenti misurazioni lo consideravano a potenziale impatto per il 2091. Delle dimensioni di circa un centinaio di metri di diametro, ha una misura al limite di quello che può causare danni su scala globale. Se non fosse stato per LBT di lui non si sarebbe saputo più nulla per anni, sfuggendo al controllo dei telescopi nel suo lungo vagare nel sistema solare.
Le osservazioni di LBT confermano quanto sia importante il monitoraggio di questi corpi celesti. Nel caso in questione è stato però tutto merito di LBT che, grazie alla qualità delle sue ottiche e al suo grande campo visivo, ha permesso il ricalcolo dell’orbita dell’asteroide.
È la prima volta che LBT osserva uno dei cosiddetti 'Near-Earth Objects' (NEO), asteroidi potenzialmente a rischio di collisione con il nostro pianeta, ma è bastato per mettere a segno una delle osservazioni più difficili mai effettuate in questo campo.
2014 KC46 era stato scoperto nel maggio scorso e subito classificato tra gli asteroidi che avevano una probabilità non trascurabile, per quanto piccola, di entrare in collisione con la Terra. Le sue dimensioni lo rendevano quindi un osservato speciale, tuttavia le prime indagini non avevano la precisione sufficiente per chiarire la situazione. In questi casi bisogna osservare nuovamente l’asteroide per calcolare la sua traiettoria con accuratezza sempre maggiore, fino a escludere o confermare definitivamente l’impatto. Ma andare a caccia di NEO non è affatto facile a causa delle loro bizzarrie orbitali e agli astronomi non resta che rincorrerli prima che spariscano nelle profondità del cosmo per riapparire magari solo dopo anni di attesa. 2014 KC46 non faceva eccezione: l’ultima opportunità prima di perderlo di vista si presentava a novembre 2014. Più di un’opportunità in effetti si trattava di una sfida perché l’asteroide, che aveva ormai oltrepassato l’orbita di Marte, sarebbe stato debolissimo e le incertezze sulla sua posizione relativamente grandi.
Non ci sono molti telescopi al mondo con le carte in regola per riuscire in un’impresa del genere e nel caso specifico LBT appariva nettamente il migliore. Così dal NEO Coordination Centre (NEOCC) dell’Agenzia Spaziale Europea, che segue, raccoglie, analizza e rende pubblici dati e informazioni sugli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra, è partita una richiesta di collaborazione, accolta dal team scientifico del Telescopio binoculare e concretizzatasi nelle notti del 28 e 30 ottobre scorsi.
"Noi stessi siamo rimasti sorpresi dei risultati che sono apparsi davanti ai nostri occhi," commenta Adriano Fontana, astronomo dell’INAF e responsabile del centro italiano delle osservazioni di LBT. "LBT è infatti riuscito nella difficilissima impresa di catturare la flebile traccia dell’asteroide, che ha raggiunto una magnitudine di 26,3. Questo vuol dire che siamo riusciti ad individuare un oggetto grande appena 100 metri alla distanza dell’orbita di Marte e ben 120 miliardi di volte meno luminoso di Sirio, la stella più brillante del nostro cielo o, se volete, 4 milioni di miliardi di volte meno luminoso della luna piena. Un successo possibile solo grazie alle caratteristiche uniche di LBT: un grande campo di vista, garantito dalle camere LBC, abbinato alla capacità di scorgere oggetti molto deboli grazie ai due specchi principali da 8,4 metri di diametro che lo equipaggiano."
La qualità delle osservazioni, del tutto complementari alle attività legate ai programmi scientifici già in corso a LBT, sono state certificate dal Minor Planet Center dell’IAU (l’Unione Astronomica Internazionale), responsabile della gestione dei dati osservativi relativi ai corpi minori del Sistema Solare, e pubblicati nella circolare elettronica MPEC 2014-V35. In base a queste informazioni sia il sistema europeo NEODyS, gestito dall’Università di Pisa in collaborazione con l’ESA, che quello statunitense Sentry al Jet Propulsion Laboratory della NASA, hanno ricalcolato la traiettorie dell’asteroide 2014 KC46 ed escluso in via definitiva la possibilità di un suo futuro impatto con la Terra, almeno per il prossimo secolo.
"Questo risultato dimostra come sia di fondamentale importanza riuscire a condurre osservazioni di NEO in tempi molto rapidi, così da 'mettere in sicurezza' la loro orbita e, allo stesso tempo conferma la straordinaria capacità che possiede LBT di individuare oggetti celesti assai deboli e la cui posizione nel cielo non è nota con sufficiente precisione," sottolinea Ettore Perozzi, responsabile delle operazioni presso il centro dell’ESA per la sorveglianza dei NEO. "Ma c’è ancora tantissimo lavoro da fare: i circa 11000 asteroidi che compaiono nei nostri elenchi, a cui se ne aggiungono un migliaio ogni anno, sono solo una frazione della popolazione reale. Sicuramente LBT ci ha dato una grossa mano a risolvere un caso davvero complicato e speriamo di poter contare anche in futuro sul suo aiuto."
Nella foto (Credit: NASA/Mohamed Osama AlNagdy) il Large Binocular Telescope (LBT) situato a 3.221 metri di altezza sul Monte Graham, in Arizona. Nella gif animata in alto a sinistra (Credit: LBTO/INAF/ESA) l'asteroide 2014 KC46 ripreso con LBT.

Fonte: INAF News

Nella foto (Credit: JAXA) i tre rover Minierva 2 che verranno depositati sull'asteroide.

03/12/2014 - Partita Hayabusa2 alla caccia dell'asteroide -

Un veicolo spaziale giapponese è stato lanciato per la sua ambiziosa missione di fare un buco in un asteroide e riportare sulla Terra dei campioni della roccia spaziale.
La missione Haybusa2 della JAXA (Japan Aerospace Esploration Agency) è decollata mercoledì 3 dicembre alle 1:22 p.m. locali (le 5:22 ora italiana) dal Centro Spaziale Tanegashima, in Giappone a bordo di un razzo H-2A-202 (F26) della Mitsubishi Heavy Industries, Ltd.. Approssimativamente un'ora e 47 minuti dopo il decollo è avvenuta la separazione di Hayabusa2 dal vettore con l'inserimento su una traiettoria di fuga dalla Terra. Funzionari JAXA hanno dichiarato che, se tutto andrà come previsto, la sonda dovrebbe riportare sulla Terra dei campioni dell'asteroide 1999 JU3 a fine 2020.
La sonda, costruita dalla NEC Corporation, pesa circa 600 kg al decollo ed è il primo satellite dell'anno ad essere lanciato su un'orbita solare.
Alcuni minuti dopo la separazione di Hayabusa2, sono stati rilasciati dallo stadio superiore del razzo, dei micro-satelliti chiamati Procyon, Shin'en 2 e Artsat 2. I tre micro-satelliti pesano, tutti assieme, circa 110 kg.
Hayabusa 2 è il seguito della più coraggiosa e storica missione Hayabusa, che riuscì a riportare i primi campioni di un asteroide sulla Terra nel 2010, dopo una missione durata sette anni e piena di ostacoli.
Come anche il suo predecessore, Hayabusa2 utilizzerà un motore a ioni per dare la caccia all'asteroide prescelto e vi raccoglierà campioni di roccia che saranno riportati al sito di atterraggio nel deserto australiano. Ma dove la prima missione Hayabusa aveva recuperato soltanto un piccolissimo quantitativo di materiale dell'asteroide, Hayabusa2 è progettata per riportarne molto di più.
L'asteroide 1999 JU3 è una roccia spaziale di tipo C, o carboniosa, differente quindi dal tipo S dell'asteroide Itokawa visitato dalla prima sonda. Gli scienziati sospettano che l'asteroide 1999 JU3 possa ospitare acqua e materiali organici, alcuni dei componenti basilari del Sistema Solare.
" I minerali e l'acqua di mare che formano la Terra, così come i materiali per la vita, sono ritenuti essere fortemente connessi con la nebulosa solare primitiva nel Sistema Solare," ha scritto la JAXA nella descrizione della missione. "Così ci aspettiamo di chiarire l'origine della vita, analizzando campioni acquisiti da un corpo celeste primordiale come questo asteroide per studiare la materia organica e l'acqua nel Sistema Solare, e il modo in cui coesistono e interagiscono l'un l'altro."
Per raggiungere l'asteroide 1999 JU3, Hayabusa2 condurrà un sorvolo ravvicinato (flyby) della Terra nel 2015 in modo da guadagnare velocità e poter arrivare all'asteroide nel 2018. Hayabusa2 dovrebbe entrare in orbita attorno all'asteroide e rimanerci per 18 mesi, atterrandovi tre volte per raccogliere i campioni di materiale.
Mentre Hayabusa2 studierà l'asteroide 1999 JU3 dall'orbita, verranno rilasciati tre rover e un lander Tedesco/Europeo chiamato MASCOT, e tutti questi funzioneranno indipendentemente sulla superficie raccogliendo informazioni sulla composizione dell'asteroide e della sua storia.
Lo sviluppo di Hayabusa2 è costato 16,2 miliardi di Yen (circa 136,5 milioni di dollari) ma dispone di numerosi miglioramenti rispetto alla precedente missione verso l'asteroide Itokawa. (Hayabusa significa 'Falcone' in giapponese).
Il motore a ioni di Hayabusa2 dispone di una forza propulsiva maggiore del 20% rispetto al suo predecessore, lanciato nel 2003. Le osservazioni scientifiche di Hayabusa2 richiederanno 18 mesi, invece che solo tre. Sebbene il progetto di base sia simile a Hayabusa, la nuova sonda dispone di strumenti più sofisticati per studiare l'asteroide.
I miglioramenti di progetto hanno permesso di risparmiare peso, oltre a fornire nuovi strumenti per la ricerca dell'acqua. Hayabusa2 dispone di uno spettrometro infrarosso e di una fotocamera termica infrarossa, oltre ad un piccolo impattatore che verrà sparato deliberatamente verso la superficie mentre l'orbiter principale rimarrà sopra. L'impatto dovrebbe permettere agli scienziati di vedere cosa accade immediatamente dopo la formazione del cratere. Hayabusa2 dovrà quindi atterrare sul luogo dell'impatto e raccogliere i campioni del materiale posto sotto la superficie e scavato dall'impatto.
Si conosce poco di 1999 JU3 a causa del suo basso albedo (riflettività) che rende difficile comprendere la sua forma e velocità di rotazione. Gli astronomi stimano che l'asteroide abbia circa 900 metri di grandezza e ruoti ogni 7,6 ore.
Qualunque cosa Hayabusa2 potrà scoprire si tratterà di un aiuto nella comprensione dei primi giorni del Sistema Solare.
La sonda eseguirà tre atterraggi per la raccolta dei campioni che verranno stivati in contenitori separati per il ritorno sulla Terra. I tre rover, chiamati Minerva II, e il piccolo lander MASCOT, trasmetteranno informazioni dalla superficie verso Hayabusa2.
Secondo la JAXA, i rover salteranno sulla superficie per esplorarla, mentre MASCOT eseguirà un solo rimbalzo. MASCOT è stato fornito dalle agenzie spaziali di Francia (CNES) e Germania (DLR).
Dopo il completamento delle operazioni a 1999 JU3, Hayabusa2 eseguirà il viaggio di ritorno verso la Terra e vi impiegherà un anno, concludendosi con l'atterraggio nel deserto australiano nel 2020.
Quello di oggi è stato il 78esimo lancio orbitale del 2014, il 74esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: JAXA) il momento del decollo del razzo vettore H-2A con la sonda Hayabusa2 dal centro spaziale di Tanegashima. Nella foto in alto a sinistra (Credit: JAXA) i tre rover Minerva 2 che verranno depositati sull'asteroide.

Fonti: Space.com - JAXA - Space Launch Report

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA–D. Ducros, 2014) l'Ariane 6, versione 64, con quattro booster a propellente solido.

02/12/2014 - Si conclude con successo la Ministeriale ESA 2014 -

L'ESA ha concluso oggi in Lussemburgo una riunione produttiva a livello ministeriale.
I Ministri degli Stati Membri dell'ESA hanno trovato l'accordo per un ulteriore sviluppo di una famiglia di nuovi lanciatori, approvato i fondi per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e per l'esplorazione spaziale.
Inoltre i Ministri hanno tracciato un percorso per l'ESA per continuare a renderla un'indipendente, intergovernativa organizzazione spaziale di livello mondiale.
I Ministri hanno adottato queste tre Risoluzioni:

- 'Risoluzione dell'accesso allo spazio per l'Europa'. La Risoluzione prevede di dotare l’Europa di una nuova famiglia di lanciatori di nuova generazione più affidabili e competitivi sul mercato per lanci istituzionali e commerciali. I Paesi partecipanti al programma dei lanciatori hanno individuato nella realizzazione dei lanciatori Ariane 6 (primo lancio nel 2020) e Vega C (primo lancio nel 2018) gli obiettivi del prossimo decennio.

- 'Risoluzione della strategia di esplorazione spaziale per l'Europa'. La Risoluzione evidenzia il valore scientifico, tecnologico e strategico delle attività di esplorazione per l’Europa ed identifica tre destinazioni privilegiate per i programmi futuri: Esplorazione in orbite basse, inclusa la ISS; Luna; Marte.

- 'Risoluzione sull'evoluzione di ESA', che copre la visione dell'Agenzia fino al 2030. La Risoluzione sull’evoluzione dell’ESA valorizza i rapporti con l’Unione Europea riconoscendolo un partner privilegiato, ma ribadisce l’interesse degli Stati Membri ad un’agenzia per lo spazio indipendente ed autonoma che operi nel rispetto dell’attuale Framework Agreement valorizzando le competenze del settore spaziale, garantendo importanti ricadute economiche e sociali per i cittadini europei e realizzando programmi di rilevanza internazionale e missioni con obiettivi scientifici di eccellenza. La Risoluzione prevede inoltre la valorizzazione della cooperazione internazionale con Paesi che non fanno parte dell’Unione Europea, sia per massimizzare le sinergie scientifiche e tecnologiche a livello globale sia come strumento di carattere strategico e politico.

Le tre risoluzioni complete sono disponibili qui.
La scelta del nuovo programma per il Vega C assicura importanti vantaggi per l’Italia grazie a una forte sinergia tra Ariane 6 e VEGA-C, un programma a leadership italiana, centrata in particolare sui motori P120C che saranno impiegati sia per i vettori Ariane, sia per il Vega. Il VEGA-C diventa così un componente fondamentale della nuova famiglia di lanciatori, un ruolo riconosciuto anche dalla Germania che proseguendo nell’impegno assunto a Napoli nel 2012 ha deciso di investire ulteriormente nel programma.
Il secondo traguardo raggiunto dall’Italia riguarda il programma di esplorazione di Marte Exomars che è la prosecuzione naturale dell’esplorazione lontana, dopo il programma Rosetta. Con le sottoscrizioni di oggi, in particolare da parte della Gran Bretagna con la quale è stata registrata una forte condivisione di obiettivi e responsabilità, il programma raggiunge la soglia necessaria per proseguire. Molto importanti sono anche stati gli impegni di Francia, Spagna e Germania.
Un altro importante impegno italiano ha riguardato la prosecuzione delle attività relative alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L’Italia ha, infatti, deciso di aumentare il proprio contributo ritenendo importante sostenere la Stazione Spaziale Internazionale come infrastruttura unica per le attività di ricerca che potranno essere realizzate in particolare anche da astronauti italiani. Proprio in questo momento un’astronauta italiana dell’ESA, Samantha Cristoforetti, è a bordo della ISS per realizzare importanti esperimenti scientifici italiani grazie ad un accordo bilaterale tra l’ASI e la NASA.
Un ultimo significativo passo fondamentale per l’Italia è stata la sottoscrizione da parte di importanti paesi (Francia, Spagna, UK e Svezia) del Programma PRIDE, che prevede lo sviluppo di tecnologie per i veicoli spaziali automatici con capacità di rientro sulla Terra. Questo programma, fortemente voluto da parte italiana, raccoglie l'eredità del progetto IXV a guida italiana che sarà lanciato a febbraio 2015 con il lanciatore Vega.
Il prossimo Consiglio a livello Ministeriale dei Paesi Membri dell'Agenzia Spaziale Europea è fissato per il 2016, in Svizzera.
Nella foto (Credit: ESA–S. Corvaja, 2014) i ministri dei 20 Paesi Membri dell'ESA, più il Canada, si sono incontrati in Lussemburgo. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ESA–D. Ducros, 2014) l'Ariane 6, versione 64, con quattro booster a propellente solido.

Fonti: ESA - ASI

01/12/2014 - Wanderers: un 'corto' che mostra un possibile destino dell'umanità nello spazio -

"Wanderers" (vagabondi, ndt) è un cortometraggio di Erik Wernquist, un artista digitale di Stoccolma, Svezia.
Wernquist spiega che il film è una visione dell'umanità che si espande nel Sistema Solare. Sebbene altamente speculativo, le scene del film sono basate su idee scientifiche e concetti di come il nostro futuro nello spazio potrebbe apparire, se mai accadesse.
Tutte le località viste nel film sono ricreazioni digitali di luoghi reali del Sistema Solare, realizzati con i dati di vere foto e mappe, quando disponibili.
Alla natura del video si aggiunge la voce narrante dell'astronomo e autore Carl Sagan. L'audio utilizzato proviene da spezzoni dell'audio-libro 'Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space' (del 1994) dello stesso Sagan.
Paolo Attivissimo ha tradotto il brano che si ascolta nel video, oltre a elencare i vari luoghi che appaiono nel film, e lo potete trovare al link delle fonti. Questo nuovo meraviglioso video lo potete ammirare qui: Wanderers on Vimeo. Nell'immagine (Credit: Erik Wernquist) uno dei luoghi del film realizzato utilizzando una delle foto riprese dal rover marziano Opportunity su Marte per lo sfondo con l'aggiunta di un equipaggio esplorativo del futuro.

Fonti: Space.com - Il Disinformatico

Nella foto (Credit: NASA TV) Samantha alle prese con la stampante 3D.

01/12/2014 - Il nuovo trio della stazione si allena per le emergenze -

Gli astronauti NASA Barry Wilmore e Terry Virts hanno lavorato lunedì nella conduzione di complicati compiti di manutenzione di un'apparecchiatura che elimina l'anidride carbonica dall'atmosfera della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il duo in seguito ha raggiunto il cosmonauta Anton Shkaplerov e l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti per una revisione delle procedure di emergenza e dei percorsi di evacuazione.
Il cosmonauta Alexander Samokutyaev ha trascorso la mattina scaricando materiali dalla nave di rifornimento Progress ISS57. Durante il pomeriggio, ha invece lavorato alla manutenzione del segmento russo del laboratorio orbitante.
La prima Ingegnere di Volo della Russia, la cosmonauta Elena Serova, ha aggiornato l'antivirus dei computer portatili e ripulito ventole e filtri. Inoltre ha anche lavorato su diversi esperimenti scientifici compreso lo studio della circolazione del sangue in micro-gravità e tecniche avanzate di fotografia spaziale.
Samantha Cristoforetti ha trascorso la sua prima settimana nello spazio e sul sito di Avamposto 42, che segue la sua missione giorno per giorno, ha descritto alcuni momenti del suo primo fine settimana sulla ISS. "...le chiamate da terra sono molto rare e tipicamente riguardano solo brevi comunicazioni, per esempio riferire a un membro dell’equipaggio che il canale Space-To-Ground [dallo spazio a terra—N.d.T.] è stato reso privato per un consulto riservato con il medico di volo o con la famiglia. Ho avuto entrambe le cose questo week end, ma solo perché sono arrivata recentemente sulla Stazione e i colloqui faccia a faccia con il medico di volo sono pianificati più spesso.
In futuro, tranne in casi di problemi medici, parleremo solo una volta la settimana in un giorno lavorativo. La conferenza privata con la famiglia, dall’altro lato, è un evento settimanale che si svolge normalmente nel week end. Con la webcam, potete mostrare alla vostra famiglia la Stazione Spaziale o perfino una vista dalla Cupola!

Ma il sabato è dedicato anche alle pulizie della stazione e Samantha ci illustra nel dettaglio in che cosa consistono: "Per pulire passiamo l’aspirapolvere su tutte le griglie di ventilazione: in particolare le griglie di ritorno diventano piuttosto sporche, perché tutti i piccoli detriti che fluttuano nella cabina prima o poi vengono portati dal flusso d’aria per tornare a una griglia o un’altra. È molto importante tenere le griglie pulite per assicurare il corretto flusso d’aria attraverso tutta la Stazione. La rimozione dell’anidride carbonica e l’inserimento dell’ossigeno avvengono solo in certi posti e la corretta circolazione assicura che abbiamo ovunque una buona atmosfera da respirare.
Dopo aver passato l’aspirapolvere, usiamo salviette disinfettanti per pulire le superfici di uso più frequente: le ringhiere, i microfoni a mano, i computer. E cogliamo l’occasione per un controllo generale, assicurandoci per esempio che nessuna bocchetta di uscita o ingresso della ventilazione sia bloccata da qualcosa sistemata troppo vicino davanti a esse.

Nella foto (Credit: NASA) Samantha sta passando l'aspirapolvere negli alloggi dell'equipaggio del Nodo 2. Quello è il suo, nella posizione del ponte. Butch e Terry abitano nelle posizioni a sinistra e a dritta e Sasha nell’alloggio sul soffitto. Anton ed Elena hanno le loro cuccette nel Modulo di Servizio Russo. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV) Samantha alle prese con la stampante 3D di bordo. Un ringraziamento a Paolo Amoroso (ISAA - AstronautiNEWS) per la traduzione italiana dal blog originale in inglese di Samantha Cristoforetti.

Fonti: NASA Blog Space Station - Avamposto 42

01/12/2014 - Il meteo è 'go' al 60% per il debutto di Orion -

Benvenuti alla Settimana del Lancio per il Volo di Prova di Orion! Questa mattina le previsioni meteo danno un 60% di tempo accettabile per giovedì mattina al momento del decollo del veicolo spaziale Orion posto sulla sommità del razzo Delta IV Heavy della United Launch Alliance.
La preoccupazione è dovuta alle nubi basse e sporadiche piogge in movimento dall'Atlantico previste per questa settimana e che potrebbero violare i criteri di lancio previsti per impedire al razzo di volare attraverso le precipitazioni.
I meteorologi hanno detto che le condizioni potrebbero anche alzare dei venti troppo forti per un decollo sicuro. Orion avrà giovedì una finestra di lancio della durata di 2 ore e 39 minuti. I meteorologi stanno osservando anche le condizioni sulla costa Occidentale dove le navi della U.S. Navy sono in attesa di recuperare Orion dal Pacifico al termine del suo volo di quattro ore e mezza. Le condizioni dovrebbero essere accettabili con nessuna precipitazione attesa per giovedì.
Al Complesso di Lancio Spaziale 37, i tecnici e gli ingegneri stanno completando la chiusura del complesso Orion/Delta IV Heavy e finendo il lavoro all'interno del modulo equipaggio di Orion controllando che tutto sia pronto per lo spazio. Non vi sarà nessuno a bordo di Orion ma il veicolo spaziale trasporterà numerosi sensori per misurare le condizioni interne durante lo svolgimento della missione, comprese le temperature e le radiazioni all'interno della capsula quando raggiungerà i 5.800 km sopra la Terra e poi si tufferà nell'atmosfera terrestre prima di aprire i paracadute ed eseguire l'ammaraggio.
Nella foto (Credit: NASA) un dettaglio di Orion, racchiuso nell'ogiva protettiva, sulla sommità del razzo piazzato sulla rampa di lancio 37 al KSC, in Florida.

Fonte: NASA Blog Orion

01/12/2014 - Boeing completa la prima tappa nel Commercial Crew Transportation System -

La NASA ha approvato il completamento della prima tappa della compagnia Boeing nel lancio di equipaggi verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal suolo degli Stati Uniti grazie al contratto Commercial Crew Transportation Capability (CCtCap).
La Certification Baseline Review è solo il primo dei molti passi, compreso il primo volo di prova dalla Costa Spaziale della Florida, che stabiliranno il sistema di trasporto spaziale umano il quale porterà gli astronauti NASA alla stazione spaziale. La revisione stabilisce il progetto di base per il veicolo spaziale CST-100 (Crew Space Transportation-100), il razzo Atlas V della United Launch Alliance e tutti i sistemi associati al suolo e per le operazioni di missione.
"Il lavoro fatto ora è cruciale per ogni ulteriore passo futuro nel percorso della certificazione, compreso il volo di prova verso la ISS," ha detto Kathy Lueders, manager NASA per il Commercial Crew Program. "Questa prima tappa stabilisce i ritmi operativi attesi per la NASA e la Boeing al fine di arrivare all'obiettivo della certificazione."
Il 16 settembre scorso l'Agenzia aveva svelato la scelta di Boeing e SpaceX per il trasporto di equipaggi USA da e per la stazione spaziale utilizzando, rispettivamente, i veicoli spaziali CST-100 e Dragon Crew. Questi contratti forniranno le missioni USA alla stazione, ponendo fine alla dipendenza dalla Russia e permettendo all'attuale equipaggio di sei di crescere, facilitando un maggior numero di ricerche scientifiche a bordo di questo unico laboratorio in micro-gravità.
L'espansione nel numero di membri dell'equipaggio permesso dalla gestione delle compagnie private nei lanci in orbita bassa terrestre - una regione che la NASA ha visitato fin dal 1962 - l'agenzia spaziale della nazione potrà concentrarsi nel fare maggiore ricerca ed esperienza degli investimenti americani nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La NASA inoltre potrà espandere la sua esplorazione per lo spazio profondo oltre la Luna e acquisire le tecniche e le capacità necessarie a portare gli esseri umani verso Marte.
Per maggiori informazioni sul Commercial Crew Program della NASA, visita: http://www.nasa.gov/commercialcrew.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) il veicolo spaziale CST-100.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: NASA/Frankie Martin) la rimozione del vecchio orologio per il countdown al KSC.

01/12/2014 - Un visualizzatore per le nuove generazioni -

Il veicolo di nuova generazione per l'esplorazione umana dello spazio disporrà anche di un nuovo orologio per il conto alla rovescia (countdown) del 4 dicembre.
Sia la forma della nuova astronave che dell'orologio vi sembreranno familiari, ma ospitano sostanziali cambiamenti e funzionano grazie alle moderne tecnologie. Come l'Orion della NASA ha la forma di una capsula che ricorda l'Apollo, così il nuovo schermo del sito stampa presso il Kennedy Space Center non sembra tanto differente dal suo precedessore. E ancora, proprio come nel caso di Orion e Apollo, la nuova versione dello schermo per il conto alla rovescia è molto più capace e porta innovazione tecnologica come può essere uno schermo gigante da stadio in confronto con un semplice orologio.
Il nuovo schermo, che è stato installato sulla stessa montatura del vecchio orologio per il conto alla rovescia, e sta già trasmettendo e mostrando immagini della NASA TV assieme ad un countdown di prova nell'angolo basso. Il completamento del nuovo schermo arriva ad appena una settimana prima che Orion vada nello spazio per il suo primo volo di prova. I giornalisti, familiari degli impiegati del centro e ospiti della NASA faranno come tanti hanno fatto prima di loro: seguiranno l'avanzamento del conto alla rovescia sul prato intorno al bacino mentre guarderanno verso la rampa di lancio in attesa dell'accensione del razzo.
Questa volta però saranno in grado di vedere di più oltre che uno schermo dove scorrono luci e numeri. Tutto il programma pre-lancio della NASA sarà disponibile sullo schermo. Quindi, se i numeri si fermeranno durante il conto alla rovescia, coloro che seguono non dovranno chiedersi se è una pausa di attesa prefissata o un problema tecnico con il razzo, ma lo sapranno rapidamente dallo schermo.
"Penso che questo aggiornamento possa veramente sorprendere i mezzi di informazione con molte più notizie mentre osservano il lancio," ha detto George Diller, funzionario degli Affari Pubblici della NASA e che, con i suoi commenti ha accompagnato dozzine di countdown per lo Space Shuttle e i razzi a perdere. ""E 'davvero bello essere in grado di vedere la rampa di lancio da vicino sul monitor, pur vivendo la magia di vedere il conto alla rovescia e poi il razzo spuntare sopra la cima degli alberi."
Il nuovo display è molto simile all'orologio storico, con uno schermo di quasi 8 metri di lunghezza per 2 di altezza. Sebbene non sia in alta definizione, la risoluzione video è di 1280x360. Il nuovo orologio per il conto alla rovescia permette una capacità di schermo ampliato dotato dell'ultima tecnologia LED. Lo schermo, che è costato 280.000 dollari, fornirà immagini da fonti diverse, oltre al tempo del conto alla rovescia. Saranno disponibili anche le trasmissioni video in diretta.
"Visualmente sarà molto più luminoso e permetterà di ospitare qualunque tipo di missione," dice Timothy M. Wright della IMCS Timing, il Countdown and Photo Services presso il Kennedy. "Speriamo che il nuovo schermo sia accolto come il suo predecessore."
La pressione per migliorare la visualizzazione era alta per diverse ragioni, tecnica e nostalgia. Il vecchio conto alla rovescia aveva guadagnato il suo posto nelle tradizioni dello spazio come icona familiare a tutti coloro che hanno guardato un lancio delle Apollo o degli shuttle in TV. I giornalisti ed i visitatori hanno scattato migliaia di immagini di se stessi di fronte l'orologio come prova del loro pellegrinaggio allo spazioporto della Florida. L'orologio è stato anche al centro di alcune scene di Hollywood, con i suoi numeri di 1,2 m di altezza e 0,6 m di larghezza che aiutavano ad aggiungere la tensione per il pubblico mentre un lancio si avvicinava.
"E' così assolutamente unico - l'unico e il solo - orologio costruito perché il mondo potesse vedere il conto alla rovescia e il lancio," ha detto Wright. "Dal punto di vista storico, è stato molto fedele nel servire i suoi requisiti di missione."
Il nuovo schermo dovrebbe diventare altrettanto radicato nella consapevolezza del pubblico mentre Orion progredisce dalle prove di volo senza equipaggio fino alle missioni nello spazio profondo che porteranno gli astronauti oltre la Luna. Il display inoltre seguirà le cronache nei giorni di lancio per le aziende private che lavorano con il programma commerciale equipaggi della NASA per lanciare di nuovo gli astronauti dal suolo americano verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal 2017.
Ovviamente, lo schermo segnerà anche il tempo prima di un decollo di satelliti scientifici della NASA dalla Florida, qualcosa che anche il vecchio orologio ha fatto in passato.
L'orologio del conto alla rovescia è diventato parte del paesaggio al Kennedy durante l'era Apollo. Ha segnato la progressione dei lanci che vanno dagli allunaggi allo Skylab fino allo storico decollo della missione Apollo-Soyuz nel 1975 che ha visto la NASA e il programma spaziale sovietico incontrarsi nello spazio, un presagio della cooperazione completa ora in forma della Stazione spaziale Internazionale e della sua ricerca fondamentale. Tutte le missioni dello Space Shuttle e decine di sonde planetarie e per l'osservazione della Terra sono decollate con sullo sfondo l'orologio che scorreva.
Mentre i giorni erano liberi da lanci, la struttura dell'orologio ha preso diversi colpi dal clima della Florida in più di una occasione, compresi i danni sostenuti da tre uragani nel 2004. In un altro parallelo alla transizione verso la prossima era spaziale, il display più vecchio non poteva essere più sostenuto e non ci sarebbe stato un momento migliore per sostituirlo rispetto a quando l'intero Kennedy sta trasformandosi in uno spazioporto con infrastrutture e competenze moderne.
"Stiamo rimodernando le nostre strutture qui da oltre tre anni e credo che questo nuovo schermo per il conto alla rovescia sia il simbolo del modo in cui siamo in grado di soddisfare le esigenze del futuro con la tecnologia moderna, senza perdere di vista le nostre realizzazioni come punto di riferimento," ha dichiarato Bob Cabana, direttore del Kennedy Space Center ed ex Comandante di navette spaziali.
Anche la rete che controllerà l'orologio è stata modernizzata nel corso dei tre anni precedenti. Il centro utilizza ora il Global Positioning Satellites (GPS) per coordinare i tempi attraverso il centro piuttosto che la funzione di temporizzazione che era stata ospitata nella Struttura Centrale Strumentazione al Kennedy, un edificio meglio conosciuto come il CIF (Central Instrumentation Facility).
L'orologio è controllato dal Centro di Controllo di Lancio dal Gruppo di Supporto Tecnico Tempo e Immagini, conosciuto anche come il 'timing crew'. Dalle loro postazioni, i tecnici monitorizzano e distribuiscono il tempo ufficiale alle strutture NASA, compresa la sala di lancio.
Prima di un decollo, il direttore di lancio esegue la tradizionale chiamata alle postazioni e l'orologio del countdown viene attivato ed inizia a scorrere fino ad arrivare al T-zero in ore, minuti e secondi. Dopo il lancio l'orologio scorre in avanti mostrando il tempo di missione trascorsa.
Mentre il nuovo schermo prepara l'orologio per il giorno del lancio, il vecchio orologio sarà allestito nuovamente presso il Kennedy Space Center Visitor Center dove il pubblico potrà ammirarlo da vicino a partire dai primi mesi del 2015.
"Molti ritengono questo orologio più di un'icona, come l'Apollo e lo Shuttle," ha detto Berrios. "Al centro visitatori, dovrebbe accendere la magia che circonda un lancio, e iniziare il conto alla rovescia per esplorare Kennedy Space Center come parte dell'esperienza degli ospiti."
Nella foto (Credit: NASA) il nuovo schermo digitale per il conto alla rovescia al posto di quello analogico presso il Sito Stampa del KSC, in Florida. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Frankie Martin) la rimozione del vecchio orologio per il countdown al KSC.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: AVIO) la versione potenziata di Vega, il lanciatore leggero di ESA.

01/12/2014 - Ministeriale ESA 2014 al via -

Si apre questa mattina, al New Congress Center Kirchberg in Lussemburgo, la Conferenza dei ministri degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea, meglio conosciuta tra gli addetti ai lavori come 'Ministeriale ESA'. Si tratta dell’appuntamento più importante per la politica spaziale del Vecchio Continente, che qui ‘fa il punto’ sulle attività dell’Agenzia, rinnova gli incarichi di vertice e fissa le strategie, i programmi e i finanziamenti a medio-lungo termine.
Alla due giorni, ‘punto di approdo’ di un lungo lavoro di preparazione a tutti i livelli, prendono parte i ministri responsabili delle politiche spaziali dei 20 Paesi membri e i vertici delle rispettive agenzie nazionali, oltre ai rappresentanti di Canada, Estonia, Slovenia e Ungheria (in virtù degli accordi di cooperazione con ESA) e osservatori di altre organizzazioni internazionali.
Il nostro Paese, rappresentato dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini, partecipa con una delegazione dell’Agenzia Spaziale Italiana guidata dal presidente Roberto Battiston. Questa Ministeriale cade, tra l'altro, in un momento particolare per l'Italia, che proprio a dicembre conclude la presidenza di turno UE.
Sul tavolo, oltre alla scelta del nuovo Direttore generale ESA che dovrà succedere ai tre mandati consecutivi dell’uscente Jean-Jacques Dordain, ci sono dossier fondamentali per il futuro dello Spazio in Europa e anche nel nostro paese. Dossier su cui sono attese decisioni vincolanti per tutti.
L’attenzione degli osservatori internazionali è puntata, in particolare, su tre grandi temi che comporteranno tre risoluzioni: l’accesso allo Spazio (i lanciatori), l’esplorazione spaziale e, infine, l’evoluzione – in riferimento alla complessa architettura istituzionale UE, di cui l'ESA non fa parte - dell’Agenzia Spaziale Europea.
La prima questione, in particolare, parte dal riconoscere il valore strategico e socio-economico per l'Europa di mantenere un accesso indipendente, affidabile ed economicamente sostenibile allo spazio per i clienti istituzionali e commerciali europei e sottolinea i nuovi principi di governance legati allo sfruttamento del prossimo lanciatore europeo Ariane 6 e l'evoluzione di Vega.
La risoluzione sulla strategia di esplorazione spaziale europea, affronta invece le tre destinazioni sul tavolo per l’ESA: la ISS, ma non solo, per quanto riguarda la bassa orbita terrestre (LEO), quindi la Luna e poi Marte.
Il budget preventivato, e richiesto ai paesi membri ESA, per il completamento di Ariane 6 e lo sviluppo di Vega (Vega C) ammonta a 3,8 miliardi di euro. Per lo sfruttamento della ISS e lo sviluppo dei nuovi Multi-Purpose Crew Vehicle Service Module della NASA occorrono oltre 1,6 miliardi di euro, più altre risorse aggiuntive per le attività di ricerca.
Per quanto riguarda la 'destinazione Luna' c’è sul tavolo la possibilità di contribuire al Luna-Resource Lander della Russia (lancio previsto nel 2019) e alla Lunar Polar Sample Return (lancio previsto all’inizio del prossimo decennio): ma per una decisione definitiva su questo bisognerà aspettare la Ministeriale del 2016.
Per quanto invece attiene alla cosiddetta 'destinazione di Marte', gli occhi sono puntati soprattutto sul programma ExoMars, che comporta due missioni sul pianeta rosso nel 2016 e, con un lander, nel 2018.
Il terzo grande tema sul tavolo è l'evoluzione dell'ESA, anche in riferimento alla sua ‘forma’ istituzionale e al rapporto con l’UE.
L’ultima Ministeriale, nel 2012, ha adottato una serie di misure per rafforzare il coordinamento con gli stati membri e ha istituito un Forum di Alto livello che coinvolgesse l'industria, oltre agli Stati membri e all'esecutivo ESA.
Questo Forum si è già riunito due volte e ha rivolto un certo numero di ‘raccomandazioni’ al direttore generale dell'ESA. Tra queste, la più importante è la richiesta che all'industria sia dato un maggiore grado di responsabilità nei programmi di ricerca e sviluppo ESA, con una corrispondente variazione in rischi e benefici di condivisione. Il Forum ha inoltre proposto che l'ESA aumenti la propria presenza nello sviluppo dei servizi spaziali e si prepari a svolgere un ruolo economico di primo piano nel settore spaziale upstream.
Al termine della Ministeriale 2014, le conclusioni ufficiali del Consiglio e le risoluzioni adottate saranno rese pubbliche, sul sito web dell’ESA.
Due anni fa, a Napoli, l’intenso lavoro di mediazione, che poi condusse alle conclusioni ufficiali, impiegò ministri e delegati per tutta la notte. Nulla, a partire dall’intensa agenda, lascia pensare che per questa edizione possa andare diversamente.
Nella foto (Credit: NCKK) il Palazzo dei Congressi Kirchberg in Lussemburgo dove si tiene la Ministeriale ESA 2014. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: AVIO) la versione potenziata di Vega, il lanciatore leggero di ESA.

Fonte: ASI

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