Logo di Astronautica US

Notiziario 2015 - gennaio

linea gialla

In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di gennaio 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di dicembre 2014.
Vai in fondo alla pagina

linea gialla

31/01/2015 - I cosmonauti si addestrano per la sopravvivenza alle condizioni invernali -

E' in corso di svolgimento, dal 19 gennaio al 9 febbraio, l'addestramento autonomo per la sopravvivenza in caso di atterraggio di emergenza in aree boschive in pieno inverno.
Questa fase dell'addestramento dei cosmonauti della Russia, e di tutti coloro che devono volare a bordo dei loro veicoli spaziali Soyuz, si rende necessaria nel caso al rientro qualcosa vada storto e la capsula finisca molto al di fuori dell'area prevista di atterraggio. Nel caso della Russia, le condizioni invernali sono, in alcune aree, così estreme che, senza adeguata preparazione, i cosmonauti rischierebbero di morire prima che i soccorsi arrivino sul posto.
I compagni di equipaggio di Spedizione 48/49: Anatoly Ivanishin (Roscosmos), Takuya Onishi (JAXA), Kathleen Rubins (NASA) e di Spedizione 49/50: Sergey Ryzhikov e Andrey Borisenko( Roscosmos), Robert Kimbrough (NASA) e i partecipanti al volo spaziale Sarah Brightman e Satoshi Takamatsu prendono parte a questo addestramento.
Durante questa settimana hanno seguito un corso teorico così come un addestramento pratico lavorando sulle proprie capacità necessarie per sopravvivere in caso di atterraggio di emergenza. Inoltre, i docenti dovranno istruirli sull'utilizzo di attrezzature portatili di emergenza (MES) e su come fornire il primo soccorso.
Tutti i membri dell'equipaggio devono addestrarsi per ricevere le loro competenze per la discesa del veicolo di atterraggio, su come portar via le tute spaziali, accendere un falò, costruire un riparo, la preparazione dei pasti e la collaborazione con i servizi di soccorso.
Questo corso viene preparato dagli specialisti del GCTC (Gagarin Research & Test Cosmonaut Training Center) che stanno controllando il processo educativo loro stessi. In questo sono assistiti da istruttori, esperti di medicina e psicologi.
Nella foto (Credit: Rosmoscos) i cosmonauti alle prese con la costruzione di un riparo in mezzo ad un bosco innevato.

Fonte: Roscosmos

31/01/2015 - Modellini di SLS per i test sul calore sviluppato alla base del razzo -

Un modello in scala al 2% dei motori RS-25 dello stadio principale dello Space Launch System (SLS), nella foto sulla sinistra, e un modello dello stadio principale di SLS, senza i due booster gemelli, vengono utilizzati solo per i test presso la CUBRC Inc. di Buffalo, New York.
La NASA sta lavorando in stretta collaborazione con la CUBRC per testare questi piccoli modelli del sistema di propulsione di SLS e dell'intero veicolo nel tunnel dell'impianto. Qui il modello sperimenta le stesse condizioni di volo supersonico ed ipersonico, comprese le temperature, la pressione e la velocità.
Questi test si svolgono in tempi rapidissimi, da 50 a 150 millisecondi, nei quali i motori vengono accesi realmente e, in scala, avviene quello che un vero SLS dovrà affrontare durante una missione. "Alla base del razzo vi sono gli scarichi di quattro motori e due booster," dice Manish Mehta, capo ingegnere per il programma di prova sul riscaldamento alla base di SLS, presso il Marshall Space Flight Center della NASA. "Il risultato è un complesso flusso fisico che non sempre è possibile sviluppare analiticamente e prevedere con accuratezza."
La serie di test fornirà i dati dell'ambiente di calore convettivo che si svilupperà alla base del razzo mentre si troverà nelle fasi di lancio. Questi dati verranno utilizzati per verificare il progetto dell'hardware di volo e settare le specifiche per la progettazione del sistema di protezione termico della base.
Durante i test si possono sperimentare situazioni pianificate ma anche quelle anomale. Testare lo stadio principale durante gli scenari normali di ascesa è una prima che segue i test del modello intero compiuti ai primi di gennaio. La configurazione completa del razzo è dotata di 200 sensori di pressione e misuratori di flusso del calore per poter raccogliere i dati dell'ambiente di calore che si sviluppa alla base del razzo. Sono stati eseguiti oltre 30 test degli 85 previsti per completare la serie. I test dovrebbero essere conclusi agli inizi dell'estate.
Il programma di prove utilizza nuove tecnologie che non erano disponibili durante i programmi spaziali umani del passato, come le telecamere ad alta velocità nel visibile e nell'infrarosso, diagnostica laser e nuove progettazioni dei sistemi di propulsione del modello che simulano più accuratamente i sistemi SLS a grandezza naturale.
Il primo volo di prova di un razzo SLS vedrà la configurazione da 70 tonnellate di capacità di carico e trasporterà un veicolo spaziale Orion senza equipaggio oltre l'orbita terrestre per testare le prestazioni dell'intero sistema integrato. Quando l'SLS evolverà si potrà arrivare alla capacità di carico, senza precedenti, di 130 tonnellate che permetterà le missioni ancora più lontano nel Sistema Solare.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: NASA) il satellite SMAP prima di essere racchiuso nell'ogiva protettiva del razzo.

31/01/2015 - Un razzo Delta II mette in orbita il satellite SMAP -

La United Launch Alliance (ULA) ha condotto con successo, sabato mattina alle 6:22 locali (le 15:22 ora italiana) un raro lancio di un vettore Delta II che ha portato in orbita il satellite Soil Moisture Active Passive (SMAP) della NASA.
Il razzo lanciato oggi dalla rampa SLC-2W della Base Aerea di Vandenberg, in California, è il Delta 370, un vettore Delta II in configurazione 7320-10C. Questo significa che il veicolo di lancio è a due stadi con il primo stadio dotato di un serbatoio più grande e il secondo stadio Delta-K. Tre razzi a propellente solido GEM-40 piazzati alla base del primo stadio hanno dato spinta ulteriore durante il primo minuto di volo. La missione era il 153esimo volo di un Delta II e il 130esimo di uno della versione 7000, esclusi i sei Delta II Heavy. Si è trattato anche del 98esimo lancio consecutivo di successo di un razzo Delta II.
Il primo stadio è spinto da un motore RS-27A, che brucia propellente RP-1 (kerosene raffinato) e ossigeno liquido. Il secondo stadio è spinto da un motore AJ-10-118K, propulsore che permette più di un'accensione in modo da eseguire innalzamenti dell'orbita dopo l'entrata in quella di parcheggio. Questo motore è ipergolico e brucia un misto di idrazina e UDMH in parti uguali più un ossidante che è il triossido di azoto. Il veicolo è completato da un'ogiva protettiva di tre metri realizzata in materiale composito.
Il satellite SMAP è destinato a produrre una mappa globale dell'umidità contenuta nel suolo terrestre ed è stato immesso su un'orbita solare sincrona di 685 km di quota, inclinata di 98,1°.
Durante i tre anni previsti di missione, SMAP eseguirà misurazioni ripetute della superficie terrestre mentre orbita attorno al pianeta, permettendo agli scienziati di studiare la distribuzione dell'acqua nel terreno di tutto il mondo e il suo ruolo nel ciclo dell'acqua.
La NASA spera che questi dati aiuteranno a migliorare le previsioni meteo, aggiungere conoscenze al clima della Terra ed aiutare nella pianificazione agricola, delle risorse e delle emergenze.
Lo sviluppo di SMAP era stato autorizzato nel 2008 ed era basato sulla missione Hydros, cancellata tre anni prima. Hydros, che avrebbe dovuto essere lanciato nel 2010, faceva parte del programma Earth System Science Pathfinder (ESSP) della NASA, anch'esso cancellato per i tagli al bilancio. La missione era nelle prime fasi di sviluppo al momento della cancellazione.
Il satellite SMAP pesa 944 kg ed è alimentato da tre pannelli solari. A bordo si trovano sensori che utilizzano tecniche attive e passive per captare l'acqua superficiale. Lo strumento attivo è un radar ad apertura sintetica (SAR) con un radiometro che invece forma la componente passiva. Per questi due strumenti verrà dispiegata un'antenna di sei metri di diametro dopo il lancio.
Lo strumento radar ad apertura sintetica può arrivare ad una risoluzione da uno a tre km ma i dati ottenuti saranno meno accurati che quelli del radiometro, i quali dati serviranno per studiare la radiazione a microonde emessa dalla superficie. Sebbene molto accurato il radiometro opera a bassa risoluzione, 40 km.
La missione viene condotta dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, California, che ha costruito il veicolo spaziale al suo interno tranne il radiometro che è stato invece sviluppato dal Goddard Space Flight Center, sempre della NASA.
Oltre al satellite SMAP, a bordo del vettore Delta II si trovavano quattro satelliti in miniatura che fanno parte del programma Educational Launch of Nanosatellites (ELaNa) della NASA. Designati ExoCube, FIREBIRD-IIA, FIREBIRD-IIB e GRIFEX.
I quattro nano-satelliti sono stati rilasciati dal secondo stadio del razzo dopo due ulteriori accensioni del motore.
Quello di oggi è l'unico lancio di un Delta II per quest'anno. La prossima missione per questo anziano vettore (ha debuttato nel 1989) è prevista per il marzo 2017 con il satellite Joint Polar Satellite System (JPSS). Un secondo volo è previsto per il tardo 2017 con il satellite NASA ICESat-II. La ULA disporrebbe di altre parti per assemblare un ultimo esemplare di Delta II, se fosse richiesto.
Inizialmente il lancio era previsto per il 29 gennaio ma venne rinviato di 24 ore per i venti troppo forti in quota. La necessità di piccole riparazioni al rivestimento del razzo nella giornata di venerdì l'hanno fatta poi spostare di un altro giorno.
Quello di oggi è stato il terzo lancio orbitale globale del 2015, tutti compiuti dagli Stati Uniti e tutti conclusi con successo.
Nella foto (Credit: NASA TV) il momento del decollo del razzo Delta II da Vandenberg con il satellite SMAP della NASA. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) il satellite SMAP prima di essere racchiuso nell'ogiva protettiva del razzo.

VIDEO DEL LANCIO DEL SATELLITE SMAP CON IL RAZZO DELTA 2 DA VANDENBERG - 31/01/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 02:04 - LINGUA INGLESE

Fonti: Nasaspaceflight - NASA Blog SMAP - Space Launch Report

Nella foto (Credit: ASI) Roberto Battiston durante il suo intervento a Tel Aviv.

29/01/2015 - L’Italia e l’ASI alla Ramon Conference in Israele -

Si sono conclusi a Herzlia, nei pressi di Tel Aviv, i lavori della Ilan Ramon International Space Conference, intitolata al colonnello Ilan Ramon - il primo astronauta israeliano, che perse la vita nel disastro dello Shuttle Columbia del febbraio 2003 con l'intero equipaggio della missione STS-107.
La due giorni di Herzlia, giunta alla decima edizione, è uno degli eventi internazionali più attesi e prestigiosi all’inizio di ogni anno. Viene organizzata dal Ministero della Scienza e della Tecnologia di Israele, dal Fisher Istitute for Air and Space Strategic Studies e dalla Israeli Space Agency (ISA).
L’Italia ha tradizionalmente una partecipazione consolidata alla manifestazione: quest’anno la delegazione dell’ASI, guidata dal presidente Roberto Battiston, ha anche preso parte ad una due giorni di incontri bilaterali che ha preceduto la Ramon Conference, con focus soprattutto sui piccoli satelliti, le applicazioni relative ed i lanciatori. Bilaterale che ha confermato e rafforzato tutte le partnership da tempo avviate tra i due paesi in questo settore.
I lavori della Conferenza sono stati aperti la mattina del 28 gennaio, con i saluti del presidente israeliano Reuven Rivlin e del Direttore dell’UNOOSA (United Nations Office for Outer Space Affairs) Simonetta Di Pippo.
A fare gli ‘onori di casa’ il professor Ben Israel, presidente dell’Agenzia Spaziale di Israele, e il generale Asaf Agmon, CEO del Fisher Institute for Air & Space Strategic Studies.
Per Gerusalemme si è trattato dell’evento centrale di una intera settimana dedicata alle tematiche spaziali – all’inizio di quello che molti osservatori hanno definito ‘l’anno dello Spazio’ per Israele - con un fitto programma di mostre, eventi, letture e dimostrazioni in tutto il Paese.
"Israele – ha detto alla stampa Ben Israel - considera la tecnologia spaziale come un incentivo strategico essenziale per il progresso e la chiave per un'economia altamente sviluppata capace di attirare professionisti e lavoratori qualificati."
Il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, è intervenuto alla conferenza subito dopo il panel introduttivo, con una lunga e applaudita presentazione intitolata 'I prossimi 50 anni nello Spazio per l’Italia' in cui ha indicato le principali direzioni di azione dell’ASI, in collaborazione con l’ESA ed altre agenzia partner.
"Tutto il settore dello Spazio - ha detto Battiston – sta crescendo in modo esponenziale, siamo ormai dentro la 'rivoluzione spaziale': l’economia e la qualità della vita nelle nostre società dipendono sempre più dalle tecnologie spaziali. E ASI – ha concluso - è fortemente coinvolta nello sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni alla base di questa rivoluzione."
Alla due giorni di Herzlia ha preso parte, come ogni anno, una platea internazionale estremamente ricca, con personalità di eccellenza del settore e rappresentanti delle principali agenzie spaziali, a partire dalla NASA. Ogni giornata di lavoro era suddivisa in panel di approfondimento tematici che hanno puntato su GNSS e su tutte le tematiche legate alla sicurezza, nella prima giornata; su industria, innovazione tecnologica e applicazioni nella seconda giornata – dopo una sessione speciale sul Mediterraneo.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: ASI) Roberto Battiston durante il suo intervento a Tel Aviv.

Fonte: ASI

29/01/2015 - Lo spazioplano sperimentale di ESA è pronto al volo. -

L'Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) dell'ESa è pronto per il suo lancio e la missione di rientro prevista per l'11 febbraio. Il decollo è previdto per le 13:00 GMT (le 14:00 ora italiana) grazie ad un razzo Vega dallo Spazioporto Europeo della Guyana Francese.
Questa missione di IXV testerà i sistemi più avanzati e gli aspetti delle tecnologie che potrebbero fornire all'Europa una capacità di rientro indipendente di rientro, e potrebbero porre le basi per un sistema di trasporto riutilizzabile. Questo volo validerà il progetto per il corpo-portante, che incorpora sia la semplicità delle capsule che le prestazioni dei veicoli alati, permettendo un'alta manovrabilità e un atterraggio di precisione.
L'ESA ha sviluppato le capacità per inviare un veicolo spaziale in orbita, il suo aggancio automatico con obiettivi cooperativi o meno, ed anche l'atterraggio su corpi celesti lontani nel Sistema Solare. Padroneggiare il rientro autonomo dall'orbita e l'atterraggio morbido apriranno un nuovo capitolo per ESA. Capacità di questo tipo sono l'asse portante per gli stadi recuperabili dei lanciatori, rientro dei campioni da altri pianeti e rientro di equipaggi dallo spazio, così come missioni per l'osservazione della Terra, ricerche in micro-gravità, manutenzione satelliti e missioni di pulizia.
I risultati iniziali di questo volo dovrebbero essere resi pubblici circa sei settimane dopo lo svolgimento della missione.
I risultati alimenteranno Pride (Programme for Reusable In-Orbit Demonstrator for Europe) che è stato studiato con finanziamenti decisi durante le ultime due Riunioni Ministeriali dell'ESA. Lo spazioplano riutilizzabile Pride sarebbe lanciato con un razzo leggero Vega europeo, entrerebbe in orbita e atterrerebbe autonomamente su una pista aeroportuale.
Ma passiamo a spiegare le fasi della missione di IXV; Dopo essersi separato da Vega a circa 320 km sopra la Terra, il veicolo, lungo cinque metri e pesante due tonnellate, salirà ancora fino a raggiungere i 450 km per poi ridiscendere per il rientro, registrando una grossa quantità di dati mediante un gran numero di sensori convenzionali ed avanzati di cui è dotato.
Dopo aver manovrato per decelerare dalla velocità ipersonica a quella supersonica, IXV rilascerà un paracadute multi-stadio per rallentare ulteriormente la discesa. Palloni di galleggiamento manterranno il veicolo in superficie dopo l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico, dove verrà recuperato da una nave per essere sottoposto ad ulteriori analisi.
L'intero volo durerà circa 100 minuti.
L'azienda costruttrice principale è la Thales Alenia Space Italia, supportata da altre 40 compagnie europee. La missione sarà controllata dal centro ALTEC (Advanced Logistics Technology Engineering Centre) di Torino, in Italia.
Per saperne di più di IXV vai a: http://www.esa.int/Our_Activities/Launchers/IXV.
Il portale dell'ESA seguirà in diretta il lancio su www.esa.int fornendo il collegamento video e gli aggiornamenti del lancio. Potrai seguire anche IXV via Twitter: @esa_ixv e con l'hashtag #IXV.
Nella foto (Credit: ESA/Arianespace) lo spazioplano IXV mentre viene racchiuso nell'ogiva protettiva di lancio del razzo Vega, a Kourou.

Fonte: ESA

29/01/2015 - Ultime attività dell'equipaggio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. -

L'equipaggio di Spedizione 42 ha lavorato mercoledì con i moscerini della frutta, con un robot umanoide e con la navicella spaziale Dragon. Inoltre, l'europeo Automated Transfer Vehicle-5 (ATV-5) ha acceso i suoi motori per quasi cinque minuti, abbassando leggermente l'orbita della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in preparazione per l'arrivo della prossima missione di rifornimento, il Progress 58.
Il Comandate Barry Wilmore e l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti hanno stivato delle attrezzature all'interno del cargo spaziale privato Dragon della SpaceX per il recupero sulla Terra. Il Dragon tornerà sulla Terra il 10 febbraio quando eseguirà un ammaraggio nell'Oceano Pacifico e verrà recuperato al largo della costa della Baja California. Più tardi Cristoforetti ha alimentato i moscerini della frutta per un esperimento che studia il loro sistema immunitario come modello per la predisposizione dei membri dell'equipaggio alle malattie nello spazio.
L'Ingegnere di Volo Terry Virts ha scartato Robonaut nel modulo laboratorio Destiny e poi ha attivato il robot umanoide per una serie di test di mobilità da svolgersi nel pomeriggio. Le sue gambe hanno ricevuto energia per la prima volta e Virts ha monitorato i movimenti degli arti in collaborazione con gli operatori a terra.
Il giorno seguente sono proseguite le operazioni di carico sul Progress 57 (57P) delle attrezzature non più necessarie e della spazzatura per lo smaltimento che avverrà il mese prossimo con il rientro fiammeggiante sopra l'Oceano Pacifico. Anche il veicolo commerciale Dragon è stato caricato con campioni di esperimenti, attrezzature di tute spaziali e altro materiale che deve rientrare sulla Terra.
La ISS è pronta per un'altra serie di rilasci dei CubeSat dall'esterno del modulo laboratorio giapponese Kibo. Intanto, all'interno della stazione, i sei membri dell'equipaggio stanno lavorando su una vasta serie di esperimenti in micro-gravità, nella preparazione di un'attività extra-veicolare (EVA) e nella manutenzione della loro casa orbitale.
Gli astronauti Terry Virts e Samantha Cristoforetti hanno lavorato oggi all'interno del modulo di decompressione Quest controllando gli strumenti che saranno utili per tre passeggiate spaziali previste da febbraio. Queste EVA serviranno a preparare la stazione all'installazione dei due nuovi adattatori di aggancio per le navi spaziali che verranno montati entro l'anno.
Nella foto (Credit: NASA) Barry Wilmore, Samantha Cristoforetti e Terry Virts in posa all'interno del modulo laboratorio Destiny.

Fonte: NASA Blog ISS

28/01/2015 - Due cicloni tropicali gemelli visti dallo spazio -

Nel gennaio 2015, due cicloni tropicali - Diamondra e Eunice - sono transitati sopra l'Oceano Indiano centrale.
Nessuna delle due tempeste era particolarmente forte, e non si attendevano alluvioni o causa di significativi danni. Ma la loro vicinanza ha offerto delle spettacolari visioni da parte dei satelliti.
Il 28 gennaio 2015, i satelliti geostazionari gestiti dalla EUMETSAT e dall'Agenzia Meteorologica Giapponese hanno raccolto i dati infrarossi per realizzare l'immagine composita (Credit: Eumetsat) che potete ammirare qui. Gli strumenti VIIRS (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite) e Suomi NPP hanno catturato altre immagini. Da notare che sono stati necessari tre passaggi per l'acquisizione dei dati (alle 7:25 UTC. alle 9:05 UTC ed alle 10:50 UTC) poi assemblati assieme per produrre l'immagine VIIRS.
Il 28 gennaio 2015 le due tempeste si trovavano a circa 1.500 km l'una dall'altra quando VIIRTS le ha riprese. Eunice, la più potente delle due, si trovava a Ovest di Diamondra. Eunice aveva venti con la velocità massima di circa 160 km/h, mentre Diamondra si fermava a circa 100 km/h. Entrame le tempeste erano in movimento in direzione Sud-orientale.
Se due cicloni tropicali si avvicinano l'un l'altro, cominciano a ruotare in modo ciclonico attorno ad un asse che collega i loro centri - qualcosa che i meteorologi chiamano l'effetto Fujiwhara. Tali tempeste binarie possono anche fondersi se i loro centri si trovano abbastanza vicini.
"Ma in questo caso, i centri dei due vortici sembrano essere troppo distanti," ha spiegato Brian McNoldy, meteorologo presso l'Università di Miami. "Come regola approssimativa, i centri dovrebbero essere separati da meno di 10 gradi (circa 1.100 chilometri) fra loro per iniziare a ruotare gli uni attorno agli altri in qualche modo. Secondo le più recenti previsioni del Centro Congiunto Allarme Tifoni, le due tempeste si spostano verso Sud-Est a circa la stessa velocità, in modo che probabilmente non potranno essere più vicine l'una all'altra."

Fonte: Spaceref

28/01/2015 - Cerere è sempre più vicino -

Pubblicate nuove immagini ottenute dalla sonda Dawn della NASA, che mostrano il pianeta nano con una risoluzione migliore del 30% rispetto alle precedenti.
Il 25 gennaio la sonda Dawn ha nuovamente interrotto la spinta dei suoi motori a ioni per circa 24 ore e si è orientata in modo da riprendere nuove, entusiasmanti immagini di Cerere per poi trasmetterle a Terra. Rispetto alla sosta precedente, avvenuta il 13/14 gennaio, adesso la distanza è passata da 383.000 km a 237.000 km (-38%) e la risoluzione è passata da 36 a 22 km/pixel, dunque nettamente migliore anche rispetto alle immagini riprese dal telescopio spaziale Hubble.
Stavolta le immagini sono state pubblicate molto rapidamente, nel giro di 48 ore, e qui sotto c'è anche un nuovo filmato basato su di esse:

ANIMAZIONE OTTENUTA CON LE IMMAGINI DI DAWN E CHE MOSTRANO LA ROTAZIONE DI CERERE - 25/01/2015 - (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Nell'animazione (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la rotazione di Cerere, vista dalla sonda Dawn.

Guardando attentamente questi fotogrammi, oltre alla ben nota vistosa macchia chiara nell'emisfero nord (la cui vera natura è tuttora ignota), è confermata in modo inequivocabile la presenza di numerosi rilievi soprattutto nell'emisfero sud (vicino al terminatore), alcuni di forma palesemente circolare che fanno pensare a grandi crateri da impatto. Questo emisfero appare leggermente più scuro e si intravedono anche delle striature che sembrano canaloni oblliqui e ricordano quanto ossevato su Vesta (nel cratere Rheasilvia) ma per confermarlo bisognerà aspettare immagini più dettagliate.
"Stiamo già vedendo aree e dettagli che non erano mai stati osservati in precedenza," ha dichiarato Carol Raymond, deputy principal investigator della missione, "i dati da questa missione rivoluzioneranno la nostra comprensione di questo oggetto unico."
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) Cerere, ripreso dalla sonda Dawn dalla distanza di 237.000 km, ha una risoluzione superiore a quella ottenuta con l'Hubble Space Telescope.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

28/01/2015 - Una volta su Vesta sembra sia scorsa l'acqua -

Secondo un nuovo sorprendente studio l'acqua liquida, apparentemente, scorreva nel recente passato sulla superficie del grande asteroide Vesta.
"Nessuno si aspettava di trovare le prove di acqua su Vesta. La superficie è molto fredda e non vi è atmosfera, quindi ogni traccia di acqua in superficie evapora," dice Jennifer Scully, autrice principale dello studio, e ricercatore post-laurea presso la UCLA. "Tuttavia, Vesta sta dimostrando di essere un corpo planetario molto interessante e complesso."
Scully ed i suoi colleghi hanno analizzato le immagini di Vesta - il secondo più grande oggetto della fascia principale di asteroidi fra Marte e Giove - riprese dalla sonda Dawn della NASA, mentre orbitava attorno al proto-pianeta del diametro di 512 km, fra il luglio 2011 e il settembre 2012.
I ricercatori hanno notato canaloni curvi e depositi a ventaglio all'interno di otto diversi crateri da impatto su Vesta. Questi crateri sono giovani rispetto ai 4,56 miliardi di anni Vesta; si pensa che tutti siano stati formati nelle ultime poche centinaia di milioni di anni.
Di media i canaloni sono lunghi 900 metri e larghi 30. Essi hanno una sorprendente somiglianza con i canali scavati dalle 'colate' qui sulla Terra, che si verificano quando una piccola quantità di acqua si sporca e mette in movimento le piccole rocce.
"Essi formano un tipo di reti complesse, simile a quelle che vediamo nel Meteor Crater, in Arizona," ha detto Scully a Space.com il mese scorso in occasione della riunione annuale autunnale American Geophysical Union a San Francisco, dove ha presentato i risultati. Lo studio è inoltre in corso di pubblicazione sulla rivista Earth and Planetary Science Letters.
Infatti, Scully e il suo team ritengono che qualcosa di simile a colate di detriti - in contrasto con i fiumi d'acqua pura o flussi - abbia creato i canaloni di Vesta. Essi propongono che gli impatti dei meteoriti abbiano fuso i depositi di ghiaccio sotto la superficie, portando l'acqua liquida e piccole particelle di roccia lungo le pareti dei crateri di nuova formazione.
I ricercatori dicono che gli esperimenti di laboratorio suggeriscono che i detriti avrebbero rallentato il tasso di evaporazione dell'acqua abbastanza per dare il tempo di formazione dei canaloni.
Questo scenario, ovviamente, implica l'esistenza di ghiaccio sotto la superficie di Vesta, che, al momento non è stato rilevato. Ma le osservazioni di Dawn hanno però mostrato segni di minerali idrati sul grande asteroide.
"Se oggi è presente, il ghiaccio potrebbe essere stato sepolto troppo profondamente per essere rilevato da uno degli strumenti di Dawn," disse Scully nella dichiarazione della NASA. "Tuttavia, i crateri con canaloni curvi sono associati con il terreno bucherellato, che è stato proposto, in modo indipendente, come prova per la perdita dei gas volatili da Vesta." Quando Dawn ha lasciato Vesta nel settembre 2012 ha iniziato il lungo viaggio verso il pianeta nano Cerere, il più grande della fascia di asteroidi. Quel viaggio si è quasi concluso; l'arrivo di Dawn in orbita è previsto per il 6 marzo.
"Non vediamo l'ora di scoprire ancora più spunti e misteri quando Dawn studierà Cerere," ha detto Christopher Russell, principale studioso per Dawn, sempre di UCLA.
Nelle immagini (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) il cratere Cornelia, su Vesta, con il riquadro dove sono indicati i canaloni curvi ed i depositi a ventaglio. Immagine pubblicata il 21 gennaio 2015.

Fonti: Space.com - NASA

28/01/2015 - Google Lunar XPRIZE aggiudica premi per 5,25 milioni di dollari -

La XPRIZE, il leader globale nelle competizioni a premi incentivati, ha annunciato il 26 gennaio che cinque team concorrenti al Google Lunar XPRIZE si sono aggiudicate un totale di 5,25 milioni di dollari per i loro progressi tecnologici nella sfida a far atterrare un veicolo spaziale privato sulla superficie della Luna.
Determinato da una giuria composta da un gruppo di esperti di aeronautica e industria spaziale, che hanno valutato i numerosi test compiuti lo scorso anno, i 'Milestone Prizes' sono stati aggiudicati in tre aree cruciali - Immagini, Mobilità e Sistemi di Atterraggio - ognuno di essi necessario per completare con successo la missione Google Lunar XPRIZE.
I nove premi 'Milestone Prizes' sono i seguenti:

- Astrobotic (USA): Immagini (250.000 dollari), Mobilità (500.000 dollari), Atterraggio (1 milione di dollari)
- Hakuto (Giappone): Mobilità (500.000 dollari)
- Moon Express (USA): Immagini (250.000 dollari), Atterraggio (1 milione di dollari)
- Part-Time Scientist (Germania): Immagini (250.000 dollari), Mobilità (500.000 dollari)
- Team Indus (India): Atterraggio (1 milione di dollari)

"Il Google Lunar XPRIZE da 30 milioni di dollari chiede alle squadre partecipanti di compiere una cosa mai tentata prima - l'atterraggio di un veicolo spaziale privato sulla superficie lunare e che possa spostarsi di almeno 500 metri trasmettendo immagini e video in alta definizione sulla Terra," ha detto Robert K. Weiss, vice direttore e presidente della XPRIZE "Congratulazioni a questi cinque talentuosi team per le vittore dei 'Milestone Prizes'. Un obiettivo senza precedenti che ispira ingegneri e imprenditori di tutto il mondo a sviluppare metodi a basso costo per l'esplorazione robotica spaziale e questi obiettivi rappresentano un momento importante nel ritorno alla Luna."
Per ogni categoria dei 'Milestone Prizes' i team hanno dovuto superare una serie di test dei loro veicoli rappresentati per la loro missione lunare, mentre condividevano le informazioni del progetto e le analisi con la giuria.
Competere per il 'Milestone Prizes' è una parte opzionale del Google Lunar XPRIZE. I team che scelgono di non parteciparvi sono sempre in gara per aggiudicarsi il Primo e Secondo dei grandi premi. I premi aggiudicati con i 'Milestone Prizes' saranno decurtati ad ogni vincitore futuro del Primo e Secondo grande premio.
La data finale per aggiudicarsi il Google Lunar XPRIZE è stata ufficialmente prolungata fino al 31 dicembre 2016 anche se almeno un team dovrà fornire, entro il 31 dicembre 2015 documentazione per un lancio previsto, per far si che tutti i team possano proseguire nella competizione.
Nell'immagine (Credit: Google Lunar XPRIZE) uno striscione della competizione.

Fonte: Google Lunar X Prize

Nella foto (Credit: ASI) gli scienziati dello staff PSG riuniti a Roma.

28/01/2015 - Gli scienziati di Cassini riuniti a Roma -

E' già la quinta volta che il Cassini Project Science Group - PSG, lo staff di scienziati, responsabili di programma e tecnici che segue e pianifica la missione - si dà appuntamento in Italia. Ma in 20 anni non era mai accaduto che il meeting potesse svolgersi all'interno delle strutture dell'Agenzia Spaziale Italiana.
Così per la nuova sede dell’ASI si è trattato di un ennesimo battesimo: per quattro giorni, a partire dal 19 gennaio, oltre 100 delegati provenienti da quasi ogni angolo del mondo si sono riuniti nella sala Auditorium, al polo universitario Tor Vergata di Roma, per ‘fare il tagliando’ a Cassini.
"Questa missione - ha detto, salutando i partecipanti prima della plenaria conclusiva, il presidente dell’ASI Roberto Battiston - è la prima di esplorazione del Sistema Solare a cui l’Italia e l’Europa hanno partecipato. Una pietra fondamentale dell’attuale conoscenza del più spettacolare dei pianeti esterni del Sistema Solare e uno dei migliori esempi di cooperazione internazionale, con risultati scientifici di assoluto rilievo."
"Ma è anche – ha aggiunto Battiston - una prestigiosa dimostrazione delle capacità tecnologiche e industriali del nostro paese, che ci rende giustamente fieri. Pensiamo, ad esempio, al radar, all’antenna o a tutta la strumentazione di bordo senza la quale nessun dato sarebbe mai arrivato a Terra,"
"Uno degli obiettivi principali della missione, immaginata dall’inizio degli anni ’80, era – ricorda Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana - la scoperta delle aeree sconosciute di Titano perché nascoste dalle fitte nubi. Oggi, grazie agli strumenti scientifici italiani, sappiamo come è fatta."
"Abbiamo determinato temperatura e pressione atmosferica di Titano durante la discesa di Huygens - spiega ancora Flamini - abbiamo scoperto la composizione chimica della superficie grazie a Vims e attraverso il radar abbiamo appreso dell’esistenza di vasti laghi di metano ed etano. A queste informazioni, recentemente, si è aggiunta anche la scoperta, avvenuta grazie all’intuizione di un giovane ricercatore italiano, della profondità e della quantità totale di questi elementi. Se Titano fosse vicino a noi avremmo a disposizione una riserva di idrocarburi pressoché infinita."
Quello di Roma è stato un appuntamento particolare anche perché è giunto a breve distanza dal decennale dell’atterraggio della sonda europea Huygens, rilasciata da Cassini, su Titano - la luna di Saturno, di cui ci ha fatto scoprire tanti segreti.
"Abbiamo analizzato lo stato di salute generale della missione – aggiunge Flamini – analizzando i dati del satellite, quelli della parte di Terra e quelli dei software. E abbiamo discusso di cosa succederà quando nel 2017 la missione terminerà con il ‘gran finale’, il tuffo dentro Saturno: quali strumenti dovremo operare e per fare che tipo di scienza."
Tra i nomi presenti in ASI: Charles Elachi, direttore del JPL di Pasadena (che ospita 2 dei 3 PSG in agenda ogni anno); Linda Spliker, project scientist della missione; Marcello Fulchignoni, PI di HASI; Steve Wall, Team leader Radar; Jean-Pierre Bretone, Project scientist di Huygens.
"Questo PSG - ha detto Battiston - dimostra come la comunità scientifica internazionale sappia collaborare mettendo insieme team allo stesso tempo competenti, in grado di portare avanti per molto tempo missioni particolarmente complesse e difficili e, infine, capace di motivare le Agenzie spaziali a finanziare queste grandi idee."
La missione Cassini, congiunta tra NASA, ESA e ASI, è un programma che si è distinto per 10 anni di successi in crescendo. Gli scienziati si attendono ancora molte scoperte fino al ‘Gran Final’ tra due anni. Sarà questa una ultima grande manovra, con la quale la sonda Cassini si tufferà dentro l’atmosfera di Saturno e grazie alla grande antenna, realizzata dall’ASI con il contributo dell’industria spaziale italiana, invierà a Terra immagini e dati che faranno conoscere meglio e approfonditamente il pianeta degli anelli. Un salto nelle conoscenze più profonde e difficili da vedere dal di fuori.
La missione Cassini era stata programmata per durare quattro anni, ma i numerosi successi conseguiti hanno indotto la NASA, nel 2008, a estenderne l'attività, permettendo agli scienziati di osservare una varietà di cambiamenti stagionali, dato che il pianeta ha completato un terzo dei quasi trent’anni di viaggio intorno al Sole.
In dieci anni di attività, Cassini, con a bordo la sonda ESA Huygens, ha reso disponibili centinaia di dati, che hanno permesso di fare la mappatura di Titano.
Di grande rilievo il contributo dell'ASI alla missione. In base ad un accordo di collaborazione con la NASA, l'ASI ha sviluppato l'antenna, cuore delle telecomunicazioni della sonda; grazie a un accordo diretto ASI/NASA sono state realizzate parti fondamentali del Radar, lo spettrometro VIMS e il sottosistema di radioscienza (RSIS).
L'ASI ha inoltre sviluppato, per la sonda Huygens, lo strumento HASI, che ha misurato le proprietà fisiche dell'atmosfera e della superficie di Titano. Il fondamentale contributo italiano è stato dato anche dai numerosi nostri scienziati che sono stati e che sono coinvolti nei lavori sulla missione.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la sonda Cassini in orbita attorno a Saturno.

Fonte: ASI

28/01/2015 - In fase di allestimento il Dragon V2 per il test di aborto al lancio -

La SpaceX ha pubblicato un Tweet nel quale mostra il veicolo spaziale Dragon V2, per equipaggi, destinato al primo test di aborto al lancio in rampa, previsto, secondo quanto affermato nei giorni scorsi da Gwynne Shotwell, presidente e capo operativo della Space Exploration Technologies, il prossimo mese o poco più.
Ma la campagna di marketing della SpaceX non finisce qui, ieri è stato pubblicato un video in computer grafica che mostra il volo di un Falcon Heavy, la versione più pesante del lanciatore della compagnia il cui primo volo è previsto entro il 2015. In questo video la cosa spettacolare è il recupero di tutti e tre i booster che fungono da primo stadio, con il loro atterraggio uno accanto all'altro sulle piattaforme costruite appositamente a Cape Canaveral!
Nella foto (Credit: SpaceX) il veicolo Dragon V2 in allestimento per il test di aborto sulla rampa di lancio.

VIDEO IN COMPUTER GRAFICA DI UN VOLO FALCON HEAVY CON RECUPERO DEI PRIMI STADI - 27/01/2015 - (Credit: SPACEX) - dur.min. 02:29 - MUSICA

Fonte: SpaceX

28/01/2015 - La vela solare della Planetary Society decollerà a maggio -

Una missione spaziale con una vela solare interamente finanziata da privati cittadini verrà lanciata in orbita terrestre fra alcuni mesi.
La Planetary Society, organizzazione internazionale no-profit, ha annunciato il 26 gennaio che il primo veicolo LightSail decollerà grazie ad un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) a maggio dalla Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, per testare le tecnologie ed i sistemi cruciali prima di una più complessa missione con una vela solare prevista nel 2016.
"C'è un vecchio detto nel campo aerospaziale: Un test vale più di migliaia di opinioni degli esperti," ha detto Bill Nye, amministratore delegato di Planetery Society e del programma TV 'Science Guy', in un comunicato. "Dopo sei anni di sviluppo siamo pronti a testare la LightSail in volo."
"LightSail è tecnicamente meravigliosa ma anche meravigliosamente romantica. Navighiamo sui raggi del Sole," aggiunge Nye. "Ma aspettate; c'è altro: Quest'unico, eccezionale veicolo spaziale è stato finanziato interamente da privati cittadini - persone che pensano che il volo spaziale sia importante."
Come dice Nye, le vele solari funzionano con la pressione della radiazione solare, che impartisce una spinta molto piccola ma continua. Nel corso del tempo, questa leggera spinta può accelerare un veicolo dotato di vela a velocità molto alte, senza la necessità di nessun propellente a bordo.
La LightSail è composta da un piccolo CubeSat; al lancio, il veicolo avrà circa le dimensioni di una pagnotta. Dopo aver raggiunto l'orbita, LightSail verrà sottoposta a quattro settimane di controllo e poi dispiegherà la sua vela composta di quattro spicchi triangolari, che assieme coprono un'area di 32 metri quadrati.
Ma la LightSail non volerà abbastanza per dare una dimostrazione completa delle sue capacità dato che la resistenza atmosferica la tirerà giù entro 2/10 giorni dal dispiegamento della vela.
La missione dovrà soltanto fornire dati importanti sui sistemi di controllo di assetto e della vela di LightSail - informazioni che saranno utili agli ingegneri per sviluppare il secondo veicolo Light Sail, il cui lancio per una missione dimostrativa completa è fissato per il 2016. In quella missione la LightSail volerà a bordo della prima missione operativa di un Falcon Heavy della SpaceX.
LightSail non sarà la prima vela a spingere un veicolo spaziale. Questo record spetta alla sonda giapponese Ikaros, che aprì la sua vela di 14 metri quadrati nel giugno 2010. La NASA lanciò una missione con una vela solare dimostrativa alcuni mesi dopo, la NanoSail-D, nel dicembre 2010. Il veicolo spaziale Cosmos-1 della Planetary Society avrebbe potuto essere il primo a volare con una vela solare ma la sua missione si concluse quando, nel 2005, il razzo che doveva portarla in orbita fallì.
La NASA aveva in previsione di lanciare un'altra missione con una vela solare, chiamata Sunjammer, ai primi del 2015. Purtroppo l'agenzia ha cancellato il progetto lo scorso anno a causa di problemi con il costruttore principale, la californiana L'Garde, che non era stata in grado di consegnare il veicolo spaziale nei tempi previsti.
Nel lancio di maggio la LightSail viaggerà come carico utile secondario. Secondo i rappresentati di Planetary Society, il carico principale del vettore Atlas 5 sarà per una missione classificata.
Nella foto (Credit: Josh Spradling/The Planetary Society) la LightSail in orbita.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: NASA) il volo del Challenger con la fiamma che fuoriesce dal booster.

28/01/2015 - 29 anni fa... Challenger STS-51L, il primo disastro di uno Shuttle -

Oggi ricorre il 29esimo anniversario del disastro della navetta spaziale Challenger, distrutta ad appena 73 secondi dal lancio dall'esplosione del serbatoio esterno di propellente.
La missione STS-51L decollò nella fredda mattina del 28 gennaio 1986, alle 11:38 a.m. EST (le 17:38 ora italiana) dalla rampa 39B del Kennedy Space Center, in Florida, per un volo che prevedeva l'immissione in orbita di un satellite per telecomunicazioni TDRS della NASA e del veicolo spaziale SPARTAN dedicato all'osservazione della cometa di Halley. In quella missione si trovava a bordo, per la prima volta, un civile, la maestra Christa McAuliffe che avrebbe dovuto tenere delle lezioni dall'orbita per gli alunni delle scuole sparse per gli USA.
La navetta spaziale decollò per quell'ultimo volo con un grave problema, sottovalutato fino a quel momento, ai booster a propellente solido. Infatti le temperature insolitamente sotto lo zero della notte precedente il lancio avevano causato la modifica nelle caratteristiche di resistenza e tenuta degli anelli di guarnizione che tenevano sigillati i vari segmenti dei booster.
Al momento del lancio la combustione interna del propellente solido trovò una sottile via di fuga fra due segmenti non perfettamente sigillati del booster destro. La fiamma iniziò ad uscire su un lato del booster ed intaccò la struttura che teneva fissato il booster al serbatoio esterno. Dopo 72 secondi dal decollo il booster perse l'aggancio e ruotò verso il serbatoio di idrogeno sfondandolo. La miscelazione improvvisa di quell'enorme massa di idrogeno ed ossigeno liquido, mentre il veicolo viaggiava a quasi due volte la velocità del suono, causò una spaventosa esplosione e dalla palla di fuoco risultante emersero i due booster ormai fuori controllo mentre i resti del Challenger, spezzato in centinaia di frammenti, cadeva verso l'Oceano Atlantico, da una quota di 14.000 metri.
Per i sette astronauti non vi fu scampo.
Per uno strano scherzo del destino erano passati esattamente 19 anni dal tragico incidente di Apollo 1, avvenuto sulla rampa di lancio del KSC il 27 gennaio 1967, durante una simulazione di lancio, e che aveva visto perire i tre astronauti: il Comandante Virgil I. Grissom, il pilota maggiore Edward H. White e il pilota Roger B. Chaffee.
Il disastro del Challenger causò l'interruzione dei voli dello Space Shuttle per due anni e mezzo durante i quali vennero modificati i booster in modo da impedire che potesse succedere nuovamente un problema di quel tipo. Le navette spaziali della NASA che volarono in seguito furono più sicure anche se poi, purtroppo, arrivò il 1° febbraio 2003... ma questa è una storia di cui ci occuperemo, purtroppo, fra alcuni giorni.
In questa nostra pagina troverete un ricordo di tutti gli astronauti e cosmonauti periti finora nella conquista dello spazio.
La NASA commemora ufficialmente oggi tutti gli astronauti periti nell'esplorazione dello spazio con uno speciale sito: http://www.nasa.gov/externalflash/DOR2015/index.html.
Nella foto (Credit: PHOTO12/UIG/GETTY IMAGES) l'equipaggio dei sette valorosi astronauti periti nell'incidente fotografato nella White Room della rampa di lancio, al termine della simulazione di lancio effettuata l'8 gennaio 1986. Da sinistra Christa McAuliffe, Gregory B. Jarvis, Judith A. Resnik, Francis "Dick" R. Scobee, Ronald E. McNair, Michael J. Smith ed Ellison S. Onizuka. Nella foto a sinistra (Credit: NASA) il volo del Challenger con la fiamma che fuoriesce dal booster, pochi secondi prima dell'esplosione.

Fonti: NASA

27/01/2015 - La Virgin Galactic assume Mark Stucky come pilota -

La Virgin Galactic, la compagnia spaziale privata di proprietà di Sir Richard Branson e dell'Abu Dhabi's Aabar Investments PJS, ha annunciato con piacere di aver assunto, come pilota, Mark 'Forger' Stucky.
Stucky si unirà al team di volo della Virgin Galactic responsabile di far volare il WhiteKnightTwo e lo SpaceShipTwo e composto dal capo pilota Dave Mackay e dai piloti Frederick 'CJ' Sturckow, Michael 'Sooch' Masucci e Todd 'Leif' Ericson, che è anche vice Presidente per la sicurezza e i test della VG.
Stucky aveva svolto finora il ruolo di pilota collaudatore per la Scaled Composites dove ha ricoperto diversi compiti all'interno del programma di sviluppo del WhiteKnightTwo e della SpaceShipTwo.
Stucky proviene da una lunga carriera come collaudatore per i Marines, la US Navy, l'US Air Force, la NASA e partner internazionali. Ha volato per oltre 9.000 ore su oltre 170 differenti modelli di aereo dai più leggeri (parapendio), ai più pesanti (C-5M Super Galaxy) fino ai più veloce e più in alto (l'SR-71 Blackbirds). Se non bastasse Stucky ha anche esperienza di volo commerciale come ex-pilota della United Airlines.
Stucky è stato insignito di molti premi ed attualmente ricopre la carica di Presidente della Società dei Piloti Collaudatori.
I responsabili della Scaled Composites si dicono dispiaciuti di perdere un così valido pilota ma sono felici che vada alla Virgin Galactic della quale conosce gran parte dello sviluppo del veicolo suborbitale SS2.
"Sono onorato di entrare a far parte della Virgin Galactic," ha dichiarato Stucky. "Voglio proseguire la strada del programma di voli di prova ed aiutare a concretizzare la visione di Sir Richard e far diventare la prima compagnia spaziale di linea una realtà."
Al momento è ancora in corso l'indagine della NTSB per scoprire le cause dell'incidente che ha coinvolto il primo esemplare di SpaceShipTwo durante un volo di prova, lo scorso 31 ottobre e che ha causato la morte del copilota Michael Alsbury e il ferimento del pilota Peter Siebold.
Nella foto (Credit: Tucson.com) il pilota collaudatore Rick Stucky.

Fonte: Spacedaily

Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) una capsula CST-100 mentre lascia lo stadio superiore Centaur 
del razzo Atlas 5.

27/01/2015 - Boeing e SpaceX pronti ai primi voli abitati nel 2017 -

La NASA si aspetta di spendere circa 5 miliardi di dollari per lo sviluppo dei veicoli commerciali costruiti da Boeing e SpaceX per il trasporto astronauti da e per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). In questo modo si porrà fine alla dipendenza dai voli con equipaggio della Russia abbassando anche il costo di trasporto per astronauta attorno ai 58 milioni di dollari.
Gwynne Shotwell, presidente e capo operativo della Space Exploration Technologies, o SpaceX, ha detto che il veicolo aggiornato della compagnia Dragon V2 potrebbe essere operativo per un primo volo senza equipaggio verso la stazione verso la fine del 2016 e del primo volo con equipaggio, con a bordo un pilota collaudatore della SpaceX e un astronauta NASA, ai primi del 2017.
John Elbon, vice presidente e general manager della Boeing Space Exploration ha detto che il veicolo spaziale CST-100 della sua compagnia dovrebbe essere pronto per un primo volo senza equipaggio nell'aprile del 2017 seguito da un volo abitato con un pilota Boeing ed un astronauta NASA nel luglio 2017.
Entrambe le compagnie dovranno completare i voli con e senza equipaggio prima di ottenere la certificazione da parte NASA in modo da poter poi iniziare i voli operativi di rotazione degli equipaggi e il trasporto cargo verso la ISS alla fine del 2017. Fino ad allora la NASA continuerà ad acquistare i posti disponibili sui veicoli spaziali Soyuz russi per trasportare gli astronauti USA e dei Paesi partner da e per il complesso orbitale.
Dopo il ritiro dello Space Shuttle nel 2011, la NASA ha lanciato una competizione per la costruzione di un veicolo spaziale abitato commerciale, con una prima serie di contratti che hanno incoraggiato progetti innovativi per un sistema di trasporto affidabile e poco costoso da e per l'orbita bassa terrestre.
Lo scorso settembre la NASA ha annunciato che la Boeing aveva vinto uno dei due contratti Commercial Crew Transportation Capability (CCtCAP) per un valore di 4,2 miliardi di dollari per proseguire lo sviluppo della sua capsula CST-100 mentre la SpaceX avrebbe ricevuto 2,6 miliardi di dollari per continuare il lavoro di perfezionamento del suo futuristico veicolo Dragon per equipaggi.
Un terzo concorrente, la Sierra Nevada, era stata esclusa e la compagnia aveva fatto protesta formale per l'esclusione della sua mini-navetta Dream Chaser. Ma lo speciale ufficio governativo che si è occupato della vicenda (il GAO - General Accountability Office) ha respinto, il mese scorso, la protesta di SNC ed ha giustificato la NASA per la sua scelta di Boeing e SpaceX.
I contratti di SpaceX e Boeing con la NASA prevedono due voli di prova e due missioni operative con l'opzione per ulteriori missioni operative.
Il veicolo della Boeing, per i voli NASA, trasporterà quattro astronauti alla volta verso la stazione spaziale, assieme a delle merci cruciali. La capsula verrà lanciata grazie ad un razzo vettore Atlas 5 della United Launch Alliance, uno dei più affidabili razzi degli Stati Uniti.
Elbon ha dichiarato che sono iniziati i lavori sulla rampa di lancio 41 di Cape Canaveral per la costruzione delle piattaforme per l'accesso degli astronauti e nell'hangar, una volta utilizzato per gli Shuttle, per la preparazione del CST-100. Un simulatore verrà installato presso il Johnson Space Center nello stesso edificio dove una volta si trovavano i simulatori di voli delle navette e la Boeing sta lavorando sulle procedure che utilizzerà il centro controllo missione durante le fasi di ascesa, aggancio orbitale e rientro.
"Il software di volo verrà consegnato alla fine dell'estate ed avremo un simulatore che farà girare il programma e i computer di volo in modo che gli equipaggi avranno una reale occasione di interfacciarsi con il software e comprendere bene come funziona il veicolo." ha chiarito Elbon.
La Boeing prevede di eseguire un test di aborto al lancio, dove verranno testati tutti i sistemi di fuga, nel febbraio 2017 prima di tentare un primo volo senza equipaggio ad aprile. Se anche la prima missione con equipaggio, prevista al momento per luglio 2017, dovesse svolgersi senza problemi la Boeing potrebbe ottenere la certificazione dalla NASA per la prima missione operativa prevista a dicembre 2017.
Anche la SpaceX, con la sua futuristica capsula Dragon potrà essere in grado di trasportare fino a sette astronauti anche se, per i voli verso la stazione, ne porterà quattro, come per il CST-100. La Shotwell ha detto che un test di aborto al lancio sarà eseguito il prossimo mese o poco dopo. In quel caso un veicolo Dragon verrà sparato via dalla rampa utilizzando i propri propulsori per dimostrare la capacità di portare lontano l'equipaggio in caso di malfunzionamento catastrofico del razzo di lancio a bassa quota. Un secondo test di aborto verrà compiuto nel corso dell'anno ma questa volta dovrà dimostrare di poter salvare la capsula durante la parte più stressante del lancio, durante il volo propulso.
La SpaceX lancerà il proprio veicolo equipaggio Dragon dalla mitica rampa 39A del Kennedy Space Center grazie al proprio razzo Falcon 9 v1.1. Alla base della rampa verrà costruita una struttura dove preparare il razzo e la capsula al lancio. La SpaceX utilizza un'altra rampa, la 40 di Cape Canaveral, per le sue missioni Dragon cargo verso la ISS.
La Shotwell si aspetta che il proprio razzo Falcon 9 abbia superato il totale di 50 voli al momento che gli astronauti saliranno sul Dragon V2 per il primo volo di prova. Inoltre ha detto che anche la SpaceX installerà un simulatore di volo presso il Johnson Space Center di Houston per l'addestramento degli equipaggi ma che i voli verranno controllati nella fasi di ascesa, aggancio e rientro, dalla sede della compagnia ad Hawthorne, in California, dove sono già gestiti i voli di rifornimento cargo Dragon.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceX) una capsula Dragon V2 in orbita. La SpaceX prevede il primo volo orbitale di Dragon V2, senza equipaggio, entro il 2016, seguito poco dopo da quello con equipaggio agli inizi del 2017.
Assieme agli astronauti da trasportare su e giù dalla ISS, le capsule di Boeing e SpaceX saranno in grado di fungere da scialuppe di salvataggio per gli astronauti della stazione, potendo rimanere agganciate alla ISS fino a 200 giorni e fornendo così agli USA ed ai suoi partner un modo per tornare sulla Terra in caso di emergenza. Inoltre le nuove capsule permetteranno di portare l'equipaggio della ISS dai sei astronauti odierni a sette e questo incrementerà sensibilmente, da 40 ad 80 ore a settimana le attività scientifiche.
Al momento la NASA paga, per ogni astronauta USA o dei Paesi amici da portare sulla ISS, una cifra di 70 milioni di dollari alla Russia. Kathy Lueders, manager del programma commerciale equipaggi di NASA, dice che l'agenzia potrà risparmiare, di media, oltre 10 milioni di dollari a sedile utilizzando i veicoli spaziali americani.
Ma la NASA non smetterà di utilizzare le capsule Soyuz nemmeno dopo l'entrata in servizio dei veicoli costruiti in America.
Mike Suffredini, responsabile del programma stazione spaziale presso il Johnson Space Center di Houston a detto il 15 gennaio, durante un'intervista alla CBS, che la NASA prevede di utilizzare un posto su ogni Soyuz per tutta la durata del programma. I russi, altrettanto, saranno in grado di lanciare un proprio cosmonauta su ogni lancio degli USA.
In pratica si tratterà di un baratto. " Noi ipotizziamo, ogni anno, due sedili per i nostri astronauti a bordo delle Soyuz e che due cosmonauti voleranno sui nostri veicoli," dice Suffredini. In questo modo saremo pari e non vi sarà bisogno di chiedere nessun compenso da ambedue le parti."
Charles Bolden, l'Amministratore della NASA, ha detto durante la conferenza stampa tenutasi lunedì, "Io non voglio più dover staccare un altro assegno per l'agenzia spaziale federale russa Roscosmos, dopo il 2017, o almeno lo spero."
Ma la NASA deve comunque prepararsi al peggio dato che ci vogliono tre anni di anticipo per ordinare un posto su una Soyuz. Chi deve pianificare le operazioni a lungo termine della ISS non sa quando esattamente i veicoli commerciali potranno iniziare le missioni operative. Suffredini ha quindi dichiarato che, quasi sicuramente, dovranno essere comunque riservati dei posti sulle Soyuz anche per il 2018.
"E' un bel momento per far parte del programma spaziale americano, che è sulla via di Marte," ha detto l'astronauta Mike Finke, che ha comandato la ISS e volato a bordo dello Space Shuttle. "Non c'è un altro gruppo su questo pianeta, o fuori di questo pianeta, che vuole il successo del Programma Commerciale Equipaggi più di quanto lo vogliamo noi."
I voli verso la stazione sono vitali per gli obiettivi della NASA, ha ripetuto Bolden, e che l'agenzia ha puntato i suoi occhi sul Pianeta Rosso. ""Ci vuole un sacco di cose per partire da questo pianeta e molte di più per arrivare su Marte," ha detto Bolden. "Ma quella è la destinazione finale."
Nella foto (Credit: NASA TV) i presenti alla conferenza stampa tenutasi al Johnson Space Center per sottolineare gli sviluppi del Programma Commerciale Equipaggi. Da sinistra Stephanie Schierholz introduce la Dottoressa Ellen Ochoa, direttore del JSC, l'Amministratore della NASA Charles Bolden, Commercial Crew Program Manager Kathy Lueders, John Elbon della Boeing, Gwynne Shotwell della SpaceX e l'astronauta NASA Mike Fincke.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

26/01/2015 - L'asteroide che ha 'sfiorato' la Terra ha una luna -

Gli scienziati che lavorano con l'antenna di 70 metri di diametro di Goldstone, in California, che fa parte del Deep Space Network della NASA, hanno pubblicato le prime immagini radar dell'asteroide 2004 BL86. Le immagini mostrano l'asteroide, che ha compiuto il passaggio ravvicinato della Terra oggi 26 gennaio 2015 alle ore 08:19 a.m. PST (le 17:19 ora italiana) ad una distanza di 1,2 milioni di km dalla Terra (circa 3 volte la distanza Terra-Luna), ha una sua piccola luna.
Le 20 immagini utilizzate per realizzare il video sono state generate dai dati raccolti a Goldstone il 26 gennaio 2015. Esse mostrano il corpo principale delle dimensioni di circa 325 metri con una piccola luna di appena 70 metri. Nella popolazione di asteroidi near-Earth (le cui orbite intersecano quelle della Terra, ndr) circa il 16 percento di quelli di dimensioni dai 200 metri in su sono binari (ovvero il corpo principale ha un corpo più piccolo che gli orbita attorno) o anche tripli (con due lune). La risoluzione delle immagini radar è di 4 metri per pixel.
La traiettoria dell'asteroide 2004 BL86 è ben conosciuta. Il sorvolo di lunedì è il massimo avvicinamento che l'asteroide farà alla Terra per almeno i prossimi due secoli. Inoltre è anche quello più vicino effettuato d un asteroide conosciuto di queste dimensioni fin da 1999 AN10 che sorvolò il nostro pianeta nel 2007.
L'asteroide 2004 BL86 è stato scoperto il 30 gennaio 2004, dalla campagna osservativa Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR) eseguita a White Sands, New Mexico.
Il radar è una tecnica potente per studiare le dimensioni, la forma, la rotazione, le caratteristiche e le strutture della superficie e per migliorare la conoscenza delle orbite degli asteroidi. Le misurazioni radar delle distanze e velocità degli asteroidi offrono spesso un calcolo migliore per le orbite future di questi corpi celesti.
La NASA ha dato un'alta priorità al tracciamento degli asteroidi e per la protezione del nostro pianeta dalla loro minaccia. In effetti, gli Stati Uniti hanno il programma più robusto e produttivo per l'osservazione e la scoperta degli oggetti near-Earth (NEO). Al momento gli USA hanno scoperto oltre il 98% dei NEO conosciuti.
Oltre alle risorse che la NASA dedica nella scoperta degli asteroidi essa è anche in collaborazione con altre agenzie governative USA, astronomi di università ed istituti scientifici in tutto il Paese, offrendo spesso sovvenzioni, trasferimenti inter-agenzia e altri contratti della NASA, ed anche con agenzie spaziali internazionali ed istituzioni che stanno lavorando per tracciare e meglio comprendere questi oggetti.
Il programma Near-Earth Object, di base presso il quartier generale della NASA, a Washington, gestisce e finanzia la ricerca, lo studio e il monitoraggio di asteroidi e comete le cui orbite periodicamente li portano vicino alla Terra. Il JPL gestisce il Near-Earth Object Program Office per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena.
Nel 2016, la NASA lancerà una sonda robotizzata verso uno dei potenzialmente più pericolosi NEO conosciuti. La missione OSIRIS-Rex verso l'asteroide (101955) Bennu sarà un'apripista per il veicolo spaziale futuro progettato per eseguire la ricognizione di tutti gli oggetti di recente scoperta più minacciosi. Oltre a monitorare le potenziali minacce, lo studio di asteroidi e comete consente una preziosa occasione per conoscere meglio le origini del nostro Sistema Solare, la fonte di acqua sulla Terra, e anche l'origine di molecole organiche che hanno portato allo sviluppo della vita.
Il Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, nel Maryland, fornirà la gestione generale della missione, ingegneria dei sistemi, e la garanzia di sicurezza e di missione per OSIRIS-Rex. La Lockheed Martin Space Systems di Denver costruirà la navicella. OSIRIS-Rex è la terza missione della NASA del programma New Frontiers. Il Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, in Alabama, gestisce il programma New Frontiers per lo Science Mission Directorate dell'agenzia a Washington.
La NASA continua ad avanzare verso il viaggio su Marte attraverso progressi nell'Asteroid Redirect Mission (ARM), che metterà alla prova una serie di nuove funzionalità necessarie per le future spedizioni umane verso lo spazio profondo, tra cui Marte. Questo include un sistema avanzato di propulsione elettrica solare - un modo efficace per spostare carichi pesanti con l'energia solare, che potrebbe contribuire a pre-posizionare il carico per le future missioni umane sul Pianeta Rosso. Come parte di ARM, un veicolo spaziale robotico incontrerà un asteroide vicino alla Terra e lo reindirizzerà su un'orbita stabile intorno alla Luna. Gli astronauti dovranno esplorare la massa dell'asteroide negli anni 2020, contribuendo a mettere alla prova moderne capacità di volo spaziale, come nuove tute spaziali e tecniche di ritorno dei campioni. Gli astronauti al Johnson Space Center della NASA a Houston hanno già iniziato a fare pratica per le capacità necessarie alla missione.
Ulteriori informazioni sugli asteroidi e gli oggetti near-Earth sono disponibili qui: http://www.jpl.nasa.gov/asteroidwatch.
e via Twitter a: http://www.twitter.com/asteroidwatch.
Ulteriori informazioni sulla ricerca radar degli asteroidi a: http://echo.jpl.nasa.gov/.
Ulteriori informazioni sul Deep Space Network a: http://deepspace.jpl.nasa.gov/dsn.
Per maggiori informazioni sulla missione OSIRIS-REx, visita: http://www.nasa.gov/osiris-rex ed http://osiris-rex.lpl.arizona.edu/.
Nella foto (Credit: NASA/JPL) un fotogramma realizzato con le immagini radar dell'asteroide 2004 BL86 con la sua piccola luna.

VIDEO DELL'ASTEROIDE 2004 BL86 E DELLA SUA LUNA, RIPRESO CON IL RADAR DI GOLDSTONE - 26/01/2015 - (Credit: NASA/JPL) - dur.min. 00:47 - NO AUDIO

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: REL) il veicolo orbitale Skylon propulso da due motori SABRE.

26/01/2015 - Sempre più vicini al motore SABRE della Reaction Engines -

Quest'anno, il team di Reaction Engines Ltd. (REL) sta espandendo il personale e l'attività per completare il programma dimostrativo SABRE, con la consegna fissata per il 2019. La società si è trasferita in una sede più grande presso il Culham Science Centre; ha consolidato le sue due unità produttive in un'unica nuova posizione a Didcot; e sta reclutando personale per l'azienda, con il quale progettare, fabbricare ed eseguire le prove di un ciclo completo del motore SABRE. Questa fase di crescita ha visto anche l'acquisto di nuove attrezzature su misura che consentiranno alla Reaction Engines di produrre completamente i suoi pre-raffreddatori per il SABRE pre-refrigeratori all'interno dell'azienda.
Le attività di sviluppo principali nel corso del primo anno del programma si sono concentrati sui consumi e sui sistemi di combustione. Quest'attività comprende il traguardo recentemente completato, della Revisione dei Requisiti Preliminari di Sviluppo, ed è stato finanziato al 50% da capitale privato della Reaction Engines. Il finanziamento di corrispondente è stato fornito dall'Agenzia Spaziale del Regno Unito (UKSA), attraverso l'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Con l'impegno del governo britannico di 60 milioni di sterline e il capitale privato garantito per i prossimi passi in questa fase di sviluppo, il team di Reaction Engines è fiducioso che una dimostrazione statica completa del motore SABRE è realizzabile entro la fine del decennio, e questo segnerebbe il maggior avanzamento nella propulsione fin dai tempi dell'invenzione del motore a reazione.
Alan Bond, Diretttore e Capo Ingegnere della Reaction Engines, ha così commentato:
"La tecnologia che abbiamo dimostrato, e la nostra capacità di integrare il motore a razzo con le turbine a gas per creare il SABRE non è solo un mezzo ottenere un veicolo di lancio migliore. Questo è l'inizio di una nuova generazione nella propulsione, consentendo un trasporto più veloce, più efficiente sia sulla Terra che nello spazio. Stiamo già vedendo che l'umanità può ottenere enormi benefici dai servizi che lo spazio permette e credo che la nostra connessione con lo spazio crescerà considerevolmente nel prossimo futuro; La Reaction Engines sta abbattendo il più grande ostacolo, che è in primo luogo arrivare in orbita. Stiamo aprendo la porta di accesso al Sistema Solare."
Gli scambiatori ultra-leggeri della Reaction Engines raffreddano l'aria da 1.000° Celsius a meno 150° in appena 1/100esimo di secondo. Con una tecnologia sviluppata internamente che previene la formazione del ghiaccio a temperature sotto lo zero, il pre-raffreddatore del motore SABRE è in grado di trasferire lo stesso totale del calore generato da una centrale elettrica (da circa 450 MW) utilizzando un'attrezzatura che pesa meno di un'autovettura standard (meno di 1,5 tonnellate).
In combinazione con cicli termodinamici unici, il motore 'SABRE' della Reaction Engines è un passo avanti nella propulsione aerospaziale, e può spingere un aeromobile da una pista di partenza fino a Mach 5,5 in atmosfera (più di due volte la velocità di un motore a reazione convenzionale) e poi passare senza interruzione ad una modalità di puro razzo che permette al motore di funzionare al di fuori dell'atmosfera terrestre fino a velocità orbitale (Mach 25, 28.000 km/h, 7,5 km/sec). La fattibilità del motore SABRE è stata convalidata indipendentemente dall'Agenzia Spaziale Europea nel corso di una revisione che è stata intrapresa su richiesta dell'Agenzia Spaziale britannica.
La Reaction Engines ha in corso un programma di sviluppo della tecnologia dei motori SABRE finanziato da privati, e nel 2013 il governo britannico ha annunciato un impegno di 60 milioni di sterline per lo sviluppo ed aiutare i preparativi per la progettazione, la fabbricazione e il collaudo dei primi motori dimostrativi SABRE.
Le tecnologie di REL hanno il potenziale per una più ampia applicazione nei diversi grandi mercati industriali per migliorare l'efficienza e creare nuove capacità, con applicazioni in produzione di energia elettrica, turbine a gas convenzionali e desalinizzazione.
La Reaction Engines Ltd è una compagnia di tecnologia aerospaziale e propulsione con sede nel Regno Unito con la capacità interna di progettare, costruire e testare scambiatori di calore ultra-leggeri e tecnologia per la propulsione aerospaziale.
Nell'illustrazione (Credit: Reaction Engines Ltd) lo schema per il raffreddamento dell'aria nello scambiatore del motore SABRE.

Fonti: Parabolic Arc - Reaction Engines Ltd

26/01/2015 - La Cina ha bisogno di altri astronauti -

La prossima missione spaziale abitata cinese, che si svolgerà nel 2016 con la Shenzhou 11, porterà tre astronauti al laboratorio spaziale TianGong 2, che verrà lanciato lo stesso anno.
Anche se al momento nessuno conosce i nomi di questi membri dell'equipaggio, nei prossimi anni ci dovranno essere dei cambiamenti e nuovi astronauti dovranno essere selezionati visto che i più anziani si ritireranno, anche se potrebbero rimanere ufficialmente attivi.
Sicuramente alcuni astronauti non voleranno più, come Yang Liwei, il primo cinese nello spazio, Liu Wang, la prima donna cinese nello spazio e Shai Shigang, il primo cinese ad aver eseguito un'attività extra-veicolare. Essi sono considerati un tesoro nazionale troppo prezioso per essere rischiato in altre pericolose missioni. E' anche probabile che del primo gruppo di astronauti, scelti nel lontano 1998, se non selezionato per la missione Shenzhou 11, qualcuno vada in pensione senza aver mai avuto l'occasione di volare.
Quindi, nel corso dei prossimi due anni, la Cina dovrà reclutare molti altri astronauti, innanzitutto per sostituire quelli ritirati, e in previsione della Stazione Spaziale Cinese che si prevede sia completata nel 2022.
Una volta operativa questa stazione orbitante ospiterà un equipaggio di tre astronauti e potrebbe anche diventare internazionale ospitando astronauti europei.
Inoltre anche la provenienza dei nuovi astronauti cinesi dovrà essere differente da quella che ha guidato le scelte finora. Se il primo gruppo di astronauti cinesi è stato selezionato per la loro 'stoffa' di piloti militari uomini e la seconda nello stesso gruppo ma con l'inclusione di due donne, la terza dovrebbe iniziare a comprendere personale con una provenienza più tecnica o scientifica che non abbia necessariamente un'esperienza di volo militare. Un'evoluzione simile si è giù vista negli astronauti selezionati nei programmi russi o americani.
Ancora non sappiamo se dopo il laboratorio orbitante TianGong 2 ve ne sarà un terzo e quali progressi la Cina ha compiuto con il veicolo cargo di rifornimento Tianzhou, vitale per il mantenimento di una stazione spaziale, così come dal nuovo razzo Lunga Marcia. La Cina è sempre stata vaga su questi argomenti e probabilmente dipende anche dal fatto che pure le previsioni intermedie non sono ancora ben fissate. In ogni caso il prossimo gruppo di astronauti cinesi sarà probabilmente il passo principale verso il lancio di una nuova stazione spaziale.
In fondo la futura stazione spaziale della Cina potrebbe essere, ad un certo punto, l'unico avamposto dell'umanità nello spazio.
Maggiori informazioni sul programma spaziale abitato della Cina alla nostra pagina appositamente dedicata.
Nella foto (Credit: Xinhua) i tre membri dell'equipaggio di Shenzhou-10 salutano dopo aver eseguito con successo la manovra di sgancio e di ri-aggancio con il laboratorio orbitante TianGong-1, durante l'ultimo volo abitato cinese dell'ottobre 2013.

Fonte: Spacedaily

23/01/2015 - Ennesima riforma dell'agenzia spaziale russa e nomina di un nuovo capo -

Il 22 gennaio il vice Primo Ministro russo Dmitry Rogozin ha presieduto il meeting della Commissione per la riforma dell'industria spaziale. Egli ha introdotto il nuovo capo dell'Agenzia Spaziale Federale (Roscosmos), Igor Komarov alle parti interessate delle diverse società e istituzioni del ramo.
Il giorno prima, 21 gennaio, il Primo Ministro russo Dmitry Medvedev aveva nominato il Sig. Komarov nel suo nuovo ruolo di capo della nuova società per azioni a completo controllo statale nata dalla fusione dell'agenzia spaziale Roscosmos con la United Rocket-Space Corporation (ORKK), sostituendo Oleg Ostapenko che era da solo 15 mesi a capo della Roscosmos.
Durante la sessione, i relatori hanno esposto i piani per un'ulteriore riforma del settore spaziale per massimizzare l'efficienza. Il Sig. Rogozin aveva sottolineato, che tutte le capacità internazionali dell'Agenzia Spaziale Federale e della United Rocket-Space Corporation (ORKK) avrebbero dovuto svolgersi all'interno delle loro competenze. La riforma di un settore avverrà in questo modo e l'ORKK diventerà una parte della nuova Corporazione Statale Roscosmos.
Yuri Vlasov è stato nominato custode della posizione nell'ORKK mentre prima era un vice direttore di questa società.
Il Sig. Rogozin ha detto ieri: "E` la linea di partenza per una seconda fase del piano di riforma, ma non solo per l'industria, ma per l'intero settore. Siamo in attesa delle proposte della Roscosmos sui propri obiettivi principali: Legge di Stato per la nuova Corporazione, costruzione del cosmodromo di Vostochny e il primo (test) di lancio di un veicolo spaziale."
Il Sig, Komarov ha risposto: "Sono d'accordo che è impossibile riformare il settore, senza la riforma di un intero ramo. Ogni componente del sistema spaziale statale è legato l'uno con un altro, e significa che dovranno essere migliorate assieme."
In questo modo si va verso un completo controllo statale di tutta la catena dell'industria spaziale della Russia assieme a quella della gestione del programma spaziale.
Questo ultimo rimescolamento dell'industria spaziale russa è una conseguenza del peggioramento della situazione economica della Russia e dal risultato degli sforzi del Cremlino di rivalutare le attività presenti e future della nazione in modo da ridurre i costi.
La scelta di Komarov, che a differenza di tutti i precedenti capi del programma spaziale russo, non ha esperienza nel campo della tecnologia spaziale, provenendo dalla direzione generale dell'industria automobilistica russa AvtoVAZ, ha prodotto reazioni contrastanti fra gli osservatori indipendenti.
Nella foto (Credit: TASS) Oleg Komarov, a capo della nuova riformata Roscosmos.

Fonti: Roscosmos - Russian Space Web - ITAR TASS

Nell'illustrazione (Credit: CNES) il concetto di regioni orbitali protette.

23/01/2015 - Le manovre di Integral per il futuro -

Fin dal 2002, il veicolo spaziale Integral dell'ESA ha osservato alcuni degli eventi più violenti dell'Universo, compresi i lampi di raggi gamma e i buchi neri. Mentre ha ancora diversi anni di vita di fronte a sè, il suo propellente, un giorno o l'altro si esaurirà.
Integral, uno degli osservatori spaziali dell'ESA più di successo e longevo, ha iniziato una serie di quattro accensioni dei propulsori, attentamente pianificate, per arrivare a bilanciare la sua attività scientifica con un rientro sicuro nel 2029.
Questa data sembra lontana, ma la pianificazione dettagliata e il lavoro di squadra farà ora in modo che l'eventuale ingresso del satellite nell'atmosfera segua le linee guida dell'Agenzia per minimizzare detriti spaziali.
Eseguire così in anticipo queste manovre per lo smaltimento permetterà di minimizzare l'utilizzo del propellente, garantendo all'ESA di poter sfruttare la vita rimasta al satellite al meglio.
Questa è la prima volta che l'orbita di un veicolo spaziale viene aggiustata, dopo 12 anni nello spazio, per far si che vi sia un sicuro rientro 15 anni nel futuro, mentre si cerca di massimizzare il ritorno scientifico per i successivi sette od otto anni.
"Le nostre quattro accensioni utilizzeranno circa la metà dei 96 kg di propellente disponibile," ha detto Richard Southworth, manager per le operazioni del veicolo spaziale presso lo Space Operations Centre (ESOC) dell'ESA a Darmstadt, in Germania.
"Questo influenzerà l'evoluzione dell'orbita di Integral, così, anche se dovessimo rimanere senza propellente avremo comunque un rientro sicuro nel febbraio del 2029 come risultato del naturale abbassamento dell'orbita. Non sono richieste ulteriori manovre fra ora ed allora mentre Integral prosegue a funzionare."
Le ultime guide linea di ESA richiedono che un satellite sia smaltito in modo da non porre a rischio gli altri satelliti nelle orbite protette per oltre 25 anni.
Sebbene la data di lancio di Integral, nel 2002, non richiedesse di sottostare a queste linee guida, è stato eseguito comunque un piano per lo smaltimento.
"Abbiamo fatto un lavoro per programmare il rientro di Integral nel 2029," dice Klaus Merz dell'Ufficio Detriti Spaziali dell'ESA.
"Siamo fiduciosi che le manovre di questo mese lo metteranno in traiettoria per un sicuro rientro alle lontane latitudini Sud, riducendo i rischi ben al di sotto dei livelli dettati dalle linee guida."
Senza queste accensioni dei propulsori, il propellente sarebbe potuto bastare, forse, per altri 12/16 anni, oltre la vita operativa di Integral. Ma il satellite non sarebbe rientrato nell'atmosfera per altri 200 anni rappresentando un rischio per le altre missioni.
La prima di queste quattro accensioni è stata eseguita il 12-13 gennaio, ed è durata 16 minuti.
Questa ha comportato un piccolo cambio di velocità orbitale, e anche le dimensioni e forma dell'orbita, in modo che la stazione di ascolto dell'ESA a Perth, in Australia, possa essere utilizzata per tutte le future manovre del satellite.
Nella foto (Credit: ESA/J. Mai) gli esperti ESA del volo spaziale che determinano le traiettorie. Questo è importante perché permette al team di Integral di eseguire tutte le successive accensioni esattamente al perigeo - il punto più vicino alla superficie terrestre - che è un punto ottimo nella sua orbita per eseguire le manovre ed utilizzare in modo più efficiente il propellente.
La seconda e più lunga accensione è prevista per sabato, durerà circa 32 minuti e fornirà circa metà dell'intero cambiamento di velocità.
La terza manovra è prevista per il 4 febbraio, seguita da una possibile quarta il 12 febbraio per aggiustare l'orbita in modo da fornire una copertura favorevole per il resto della missione dalla stazione di terra dell'ESA a Kiruna, in Svezia.
Per sviluppare questo piano così complesso ci sono voluti anni di lavoro di squadra da parte delle operazioni di missione e dei team operativi scientifici, ma in questo modo Integral è stato piazzato su un percorso sostenibile per tutto il resto della sua missione.
"A prima vista, sembrava che gli obiettivi di mitigazione dei detriti spaziali e la massimizzazione delle attività scientifiche fossero incompatibili considerando la limitata quantità di combustibile disponibile," hanno spiegato Claudia Dietze e Gerald Ziegler, specialisti delle dinamiche di volo che lavorano su Integral presso l'ESOC.
"Tuttavia, dopo un'analisi dettagliata, è stata sviluppata una sequenza che soddisfa entrambi gli obiettivi. Inoltre, sono state tenute in conto ulteriori considerazioni sui vincoli di orientamento e della copertura delle stazioni di terra, il che ha reso questo impegno molto interessante e stimolante."
Una volta completate le accensioni, Integral proseguirà le osservazioni scientifiche fino al termine del suo propellente, all'inizio degli anni '20.
La normale degradazione dei pannelli solari causata dalle radiazioni inizierà comunque a limitare le osservazioni, fino a che, verso la metà degli anni '20, le operazioni scientifiche dovranno essere interrotte nonostante il propellente.
"Tuttavia, stiamo anche esaminando i modi per ridurre il consumo di carburante di routine applicando tecniche sviluppate per altre missioni, come ad esempio il nostro satellite fratello, XMM-Newton," afferma Richard Southworth.
"Questo è un piano robusto, fattibile, sicuro e completo," afferma Peter Kretschmar, responsabile della missione di Integral.
"Questo ci permette di massimizzare il prezioso ritorno scientifico di questo satellite, nel pieno rispetto della fine del ciclo di vita e delle linee guida di mitigazione dei detriti," aggiunge Erik Kuulkers, scienziato del progetto di Integral.
La missione ha celebrato il suo decimo anniversario in orbita nel 2012, ed al momento la missione è stata estesa fino al dicembre 2016.
Integral ha consentito agli scienziati di studiare il nostro Universo alle lunghezze d'onda dei raggi gamma, ed ha scoperto oggetti incredibili, tra cui una delle più veloci stelle a neutroni così come i raggi gamma provenienti da una supernova.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/Medialab) l'osservatorio spaziale per i raggi gamma Integral. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: CNES) il concetto di regioni orbitali protette sviluppato dalla IADC (Inter-Agency Space Debris Coordination Committee). Orbita bassa dalla superficie fino a 2.000 km. Orbite geostazionarie da 34.786 fino a 36.786 km dalla superficie terrestre con latitudine +15°/-15°. Nella foto a destra (Credit: ESA/J. Mai) gli esperti ESA del volo spaziale che determinano le traiettorie, preparano le manovre orbitali e decidono il puntamento e l'assetto dei satelliti.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: Moon Express) Bob Richard alla presentazione ufficiale di MX-1.

23/01/2015 - La Moon Express affitta il complesso di lancio 36 di Cape Canaveral -

Uno storico complesso di lancio che ha visto la partenza delle sonde della NASA destinate ad esplorare il Sistema Solare tornerà di nuovo in servizio - questa volta per una compagnia mineraria lunare.
Un rappresentante della californiana Moon Express, che si prefigge di estrarre e commercializzare le risorse lunari, ha annunciato giovedì che baserà lo sviluppo e le operazioni dei propri voli di prova presso lo Space Launch Complex 36 (SLC-36), una struttura che si trova presso l'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida e che è stata utilizzata per il lancio di 145 razzi Atlas dal 1962 al 2005.
Alcuni di questi decolli dalla SLC-36 negli anni '60 hanno visto le sonde Surveryor della NASA partire per la Luna, dimostrando le capacità di atterraggio morbido necessarie all'agenzia spaziale per le missioni umane Apollo.
"Siamo onorati di avere l'opportunità di stabilire operazioni permanenti alla SLC-36 di Cape Canaveral, il luogo dove per primi gli Stati Uniti sono partiti per la Luan," ha detto Bob Richards, fondatore e amministratore delegato della Moon Express, nel comunicato.
I responsabili della Moon Express hanno dichiarato che la loro compagnia ha siglato un accordo per SLC-36 con la Space Florida, un'agenzia aerospaziale statale per lo sviluppo economico. La struttura di lancio è stata smantellata nel 2007, ma nel 2010 l'U.S. Air Force ha concesso la licenza alla Space Florida, con lo scopo di rendere SLS-36 disponibile ad utilizzi commerciali.
La Moon Express farà un investimento iniziale di oltre 500.000 dollari per SLC-36, in modo da permettere lo sviluppo e i test di volo ad iniziare da quest'anno. Queste operazioni saranno basate presso la Shuttle Landing Facility del Kennedy Space Center della NASA, il vicino di Cape Canaveral.
La Moon Express prevede di far volare carichi utili governativi o commerciali verso la Luna, con lo scopo eventuale di eseguire prospezioni minerarie ed estrarre risorse lunari come il ghiaccio d'acqua, metalli e l'Elio-3, un potenziale combustibile per i reattori a fusione nucleare.
La compagnia sta sviluppando un lander lunare, grande come un tavolo da caffè, chiamato MX-1 il cui primo volo verso la Luna è previsto fra non molto, come parte della competizione del valore di 30 milioni di dollari, Google Lunar X Prize. Il primo team finanziato privatamente a far atterrare un robot sulla superficie lunare, che si sia poi mosso di almeno 500 metri ed abbia trasmesso dati ed immagini sulla Terra entro la fine del 2016, vincerà il primo premio da 20 milioni di dollari; altri 10 milioni andranno al secondo posto e a vari obiettivi speciali.
Nell'immagine (Credit: Moon Express) il Complesso di Lancio 36 di Cape Canaveral. Nella foto a sinistra (Credit: Moon Express) Bob Richard alla presentazione ufficiale di MX-1, avvenuta a Las Vegas lo scorso 5 dicembre.

Fonte: Space.com

23/01/2015 - Il booster di SLS si prepara per un test di qualificazione -

Una versione in scala reale di un booster del nuovo razzo della NASA, lo Space Launch System (SLS), è pronto per accendersi in un test al suolo che porterà il percorso dell'agenzia verso Marte.
Una volta completato, il booster a cinque segmenti e i quattro motori RS-25 spingeranno l'SLS in orbita e permetteranno agli astronauti di esplorare destinazioni nello spazio profondo, compreso un asteroide e il Pianeta Rosso.
Il test statico della durata completa di due minuti - previsto per l'11 marzo presso l'impianto di prova dell'ATK, il principale fornitore del booster, a Promontory, nello Utah - è un gigantesco passo avanti per il programma e qualificherà il progetto del booster per le condizioni di alte temperature. Questo tipo di test arriva di solito solo dopo diversi anni di sviluppo e segna i grandi progressi fatti dal razzo. Una volta che questo test, e il secondo per le basse temperature previsto per l'inizio del 2016, saranno completati, l'hardware sarà qualificato e pronto per il primo volo di SLS.
"Con i test del motore RS-25 in corso, e questa prossima accensione di qualifica del booster, stiamo facendo grandi passi verso la costruzione del razzo che permetterà le missioni della NASA verso Marte ed oltre," ha detto Todd May, Program Manager di SLS. "Questo è il sistema di propulsione più avanzato mai costruito e fornirà la spinta a questo razzo per raggiungere posti mai raggiunti prima nella storia del volo spaziale umano."
Circa 103 obiettivi del progetto verranno misurati attraverso 534 canali di strumentazione dei quali il booster è ricoperto. Il booster a propellente solido verrà riscaldato fino a 32° Celsius per misurare le sue prestazioni alle alte temperature così come dovrà dimostrare che rispetta tutte le specifiche strutturali e balistiche.
Altri obiettivi del test comprendono l'acquisizione di dati vitali sugli aggiornamenti al motore, così come i nuovi isolanti, i rivestimenti del booster e il nuovo ugello ri-progettato che incrementa la robustezza del design. "I miglioramenti che abbiamo eseguito sui booster di SLS, come il nuovo materiale isolante, lo renderà più amico dell'ambiente, sicuro ed affidabile," dice Brue Tiller, vice manager del Booster Office di SLS presso il Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, in Alabama. Il Marshall gestisce il programma SLS per l'agenzia spaziale.
I booster a propellente solido funzionano in parallelo ai motori principali per i primi due minuti di volo e forniscono la spinta necessaria al veicolo di lancio a sfuggire alla forza gravitazionale della Terra.
I booster di SLS saranno utilizzati per i primi due voli, della versione da 70 tonnellate di carico utile, di SLS. Un booster è lungo circa 53 metri, ha un diametro di 3,65 e pesa 801 tonnellate. Ogni booster produce una spinta di 1.632 tonnellate.
I booster dispongono di un sistema avionico composto di hardare, software e sistemi operativi che comunicano con il sistema avionico di SLS e con le operazioni al suolo. Inoltre l'avionica controlla le operazioni del booster, come ad esempio, l'accensione del motore e la possibilità di variare l'orientamento dell'ugello di scarico.
Hardware ben comprovato proveniente dall'era dello Space Shuttle verrà utilizzato per i booster di SLS, anche se modificati per le necessità del nuovo razzo pesante. Mentre lo Shuttle utilizzava due booster a quattro segmenti, l'SLS ne utilizzerà sempre due ma a cinque segmenti. Il segmento aggiunto contiene più propellente solido e permette a SLS di sollevare più peso e raggiungere altezze maggiori prima di separarsi dallo stadio principale. Lo stadio principale, che si eleva per oltre 60 metri con un diametro di 8,4, ospita l'ossigeno e l'idrogeno liquidi che alimentano i motori RS-25 del veicolo.
Altro hardware e software per i booster sono già stati sviluppati, costruiti e testati dall'appaltatore principale ATK. La NASA e l'ATK hanno già completato con successo tre, test di accensione in scala reale del booster a cinque elementi prima di arrivare a questo test di qualificazione.
"La cosa impressionante di questo test è, che quando sarà acceso, il booster sarà operativo a circa 1.632 tonnellate di spinta, pari a 22 milioni di cavalli," ha detto Alex Priskos, responsabile dell'Ufficio Boosters SLS al Marshall. "Questo test di prova è fondamentale per permettere la convalida del nostro design."
Il primo volo di prova di SLS utilizzerà la configurazione da 70 tonnellate di carico e trasporterà un veicolo spaziale Orion oltre l'orbita terrestre per mettere alla prova le prestazioni dell'intero sistema integrato. Quando l'SLS si evolverà arriverà a fornire la capacità, senza precedenti, di 130 tonnellate di carico utile che permetteranno missioni sempre più lontano nel nostro Sistema Solare.
Per maggiori informazioni su SLS, visita: http://www.nasa.gov/sls.
Nella foto (Credit: ATK) il primo motore di qualificazione (QM-1) mentre viene installato al banco di prova nello Utah per il test del prossimo 11 marzo.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) 67P ripresa con OSIRIS il 22 novembre 2014.

23/01/2015 - 67P/Churyumov-Gerasimenko: la cometa si racconta -

Elisabetta Bonora (del Blog Alive Universe Images ha compiuto una eccellente raccolta degli ultimi articoli pubblicati online sui primi risultati dello studio della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko grazie all'esplorazione da parte della sonda Rosetta dell'ESA. Riassumo i punti salienti ma vi consiglio di leggere l'interessantissimo articolo completo, con immagini e diagrammi esplicativi, sul Blog.
Il team di GIADA (Grain Impact Analyzer and Dust Accumulator) ha rilasciato un documento sulla rivista Science; un comunicato stampa del Southwest Research Institute racconta gli ultimi risultati di ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis); un altro comunicato dello Swedish Institute of Space Physics parla della nascita della magnetosfera cometaria; il Microwave Instrument for Rosetta Orbiter (MIRO) ha rilevato un aumento significativo della quantità di acqua versata dalla cometa, mentre l'INAF ha rilasciato gli ultimi risultati di VIRTIS (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer).
Il primo studio riguarda le analisi dei grani di polvere effettuate da GIADA ed OSIRIS il 4 agosto 2014, quando Rosetta era a 275 km da 67P. Le osservazioni hanno permesso di contare circa 350 grani in orbita intorno al nucleo della cometa e 48 espulsioni il giorno precedente. Le dimensioni di questi grani varierebbero da 4 cm a due metri ma sembra molto improbabile la possibilità di impatto con la sonda. Il rapporto polvere-gas scoperto farebbe pensare più ad una 'palla di polvere innevata' che alla classica definizione di una cometa come 'palla di neve sporca'.
Nel secondo documento gli scienziati che lavorano su ROSINA hanno scoperto che l'atmosfera della cometa 67P, o chioma, è molto meno omogenea del previsto e il degassamento cometario varia in modo significativo nel corso del tempo. Le comete sono piccoli corpi del sistema solare con un nucleo composto di ghiaccio, polvere e piccole particelle rocciose. Quando si avvicinano al Sole lungo la loro orbita, si riscaldano e il degassamento, rende visibile la chioma e la coreografica coda. Trasportano al loro interno il materiale più antico del nostro Sistema Solare, un carico prezioso che può fornire importanti indizi sulle condizioni fisiche e chimiche che esistevano all'inizio della storia. Secondo Stephen Fuller, direttore del SwRI Space Science and Engineering Division, co-investigatore dello strumento DFMS di ROSINA, "la chioma di questa cometa contiene molta più anidride carbonica che vapore acqueo." Il nucleo di 67P è formato da due lobi di dimensioni diverse, collegati dalla regione del collo. Questa forma "rubber-ducky", come è stata definita, probabilmente gioca un ruolo chiave nelle variazioni, a seconda di come le diverse parti del nucleo affrontano la luce del Sole durante il periodo di rotazione di 12,4 ore. D'altra parte, se la composizione della chioma riflette la composizione del nucleo, le variazioni suggeriscono che il nucleo si è formato dalla collisione di piccoli corpi originati da regioni molto diverse del Sistema Solare primordiale. Una scoperta che potrebbe rivoluzionare le teorie sulla formazione delle comete e la relazione tra la loro composizione e luogo di nascita.
Il terzo risultato arriva, invece dall'Ion Composition Analyser (ICA) del Rosetta Plasma Consortium (RPC) che ha osservato le prime fasi di formazione della magnetosfera intorno a 67P. Man mano che la cometa produce sostanze volatili calde, principalmente acqua, queste evaporano dalla superficie e formano un'atmosfera intorno al nucleo che inizia a ionizzarsi a causa delle radiazioni ultraviolette del Sole e delle collisioni con il vento solare. Nel momento in cui la cometa si avvicina abbastanza al Sole, la sua atmosfera è così densa e ionizzata, da diventare elettricamente conduttiva. Quando questo accade, l'atmosfera inizia a resistere al vento solare ed è così che nasce la magnetosfera di una cometa, una regione che circonda il nucleo e lo protegge dal vento solare. "Siamo ancora nelle prime fasi di analisi e modellazione dei nostri dati, ma forse il trasferimento di energia dal vento solare nell'atmosfera è meno efficiente nel rimuovere la chioma di quanto si pensasse." ha detto Hans Nilsson, il professore associato presso lo Swedish Institute of Space Physics (IRF) di Kiruna, responsabile dello strumento Ion Composition Analyser, ICA. "Questa transizione è probabilmente la parte più emozionante," ha aggiunto. "Può succedere di tutto da un giorno all'altro. Ogni mattina guardiamo i nuovi dati chiedendoci, cosa troveremo oggi?."
Altri dati sono arrivati, invece, dalla NASA che ha rilevato un aumento significativo della quantità di acqua "versata" da 67P. Le misurazioni del Microwave Instrument for Rosetta Orbiter (MIRO) della fine di agosto 2014, indicavano che il nucleo rilasciava l'equivalente di 1,2 litri di acqua nello spazio ogni secondo. "Nelle osservazioni in un periodo di tre mesi [giugno - agosto 2014] la quantità di acqua in forma di vapore che la cometa ha riversato nello spazio è cresciuta di circa dieci volte," ha dichiarato Sam Gulkis, ricercatore principale dello strumento MIRO della NASA Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California. "Stare vicino alla cometa per un periodo prolungato di tempo ci ha fornito un'opportunità senza precedenti di vedere come le comete si trasformano da freddi corpi ghiacciati agli oggetti attivi che vomitano gas e polveri mentre si avvicinano al Sole".
MIRO è un piccolo e leggero spettrometro in grado di mappare l'abbondanza, la temperatura e la velocità del vapore acqueo cometario ed altre molecole che il nucleo rilascia. Può anche misurare la temperatura fino a circa 2 centimetri sotto la superficie della cometa. Nel mese di settembre 2014, le temperature del sottosuolo variavano in un intervallo tra -243 e -83 ºC, a circa 1 cm sotto la superficie. Mentre sono state registrate variazioni notturne/diurne in qualsiasi luogo, la componente principale di tale variazione è dovuta agli effetti stagionali, con alcune latitudini molto più fredde rispetto ad altre. Ad esempio, i valori più freddi sono stati registrati nella regione del polo sud, dove è stato inverno per molto tempo. Il team ha anche confermato che 67P produce gas da determinate regioni del nucleo ed in certi momenti del suo giorno. Una parte sostanziale del degassamento misurata da giugno a settembre 2014 si è verificato dalla regione del collo durante il pomeriggio. "Questa situazione potrebbe cambiare ora che la cometa si sta riscaldando," ha detto Gulkis. "MIRO continuerà ad osservare molto attentamente per determinare quali fattori, oltre al calore del Sole, sono responsabili del degassamento cometario."
L'ultimo documento che chiude per ora questi due giorni di fuoco, è quello rilasciato dal nostro Istituto Nazionale di Astrofisica che riporta diversi risultati sorprendenti. Il primo, riguarda l'albedo, di cui avevamo già avuto alcune stime, ossia la quantità di luce solare riflessa dalla superficie del nucleo: con un albedo solo del 6%, 67P è uno degli oggetti più scuri del Sistema Solare.
Questo basso potere riflettente indica che la superficie della cometa contiene minerali quali, ad esempio, solfuri di ferro, ma anche composti a base di carbonio e poca o niente acqua ghiacciata sugli strati più esterni della superficie del nucleo. Essendo passata già diverse volte vicino al Sole il ghiaccio superficiale è sublimato e questo la rende povera di acqua nel guscio più esterno. Ma la scoperta più interessante riguarda l'individuazione di composti organici macromolecolari su tutta la superficie del nucleo della cometa. Alcuni di questi composti sono simili ai mattoni che sono presenti negli aminoacidi, i mattoni della vita. "Ciò fa quindi supporre che ci troviamo effettivamente in presenza di una cometa che contiene al suo interno tracce dei composti primordiali o addirittura precedenti alla formazione del nostro Sistema solare." ha affermato Fabrizio Capaccioni, VIRTIS Principal Investigator dall'INAF-IAPS di Roma.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA Processing: 2di7 & titanio44) un dettaglio della cometa 67P fotografata dallo strumento OSIRIS di Rosetta il 14 ottobre 2014 da una distanza di 8 km. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) 67P ripresa con OSIRIS il 22 novembre 2014 da una distanza di 30 km con una risoluzione di 2,8 metri/pixel.

Fonti: Alive Universe Images - INAF News

23/01/2015 - Grazie ad uno scambio fra robot ora CATS è sulla ISS -

Il 22 gennaio 2015, i controllori di volo, che si occupano della parte robotica, hanno installato con successo lo strumento Cloud Aerosol Transport System (CATS) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) grazie ad un passaggio di consegne robotico - per la prima volta un braccio robotico della stazione ha lavorato di concerto con un secondo braccio robotico. CATS raccoglierà dati sulle nubi, sui pennacchi di polvere vulcanica e sulle piccole particelle che si trovano nell'atmosfera in modo da aiutare nella comprensione dell'aerosol e dell'interazione delle nubi in modo da migliorare la precisione dei modelli dei cambiamenti climatici.
CATS era stato montato all'interno della sezione non pressurizzata (il 'trunk') del veicolo cargo Dragon che si trova ormeggiato alla stazione dal 12 gennaio. I controllori di volo presso il Johnson Space Center di Houston, in Texas, hanno utilizzato uno dei bracci robotici della stazione, chiamato Special Purpose Dexterous Manipulator (SPDM), per estrarre lo strumento dalla capsula. Il braccio controllato dalla NASA ha poi passato lo strumento ad un secondo braccio robotico - come passare il testimone in una corsa a staffetta. Questo secondo braccio, chiamato il Japanese Experiment Module Remote Manipulator System (JEMRMS), è controllato dall'Agenzia Esplorativa Aerospaziale Giapponese (JAXA). Il braccio controllato dai giapponesi ha installato lo strumento sul modulo Japanese Experiment Module (JEM) che fa parte della ISS, rendendo CATS il primo carico utile sviluppato dalla NASA a volare sul modulo giapponese.
Dopo l'installazione, CATS è stato acceso ed al momento sono in corso i controlli sul suo stato di salute seguiti dal Goddard Space Flight Center di Greenbelt, in Maryland, dove i dati dello strumento verranno analizzati, mentre il team inizia le procedure di controllo.
CATS è uno strumento lidar per il telerilevamento progettato per funzionare da sei mesi a tre anni. E' stato realizzato specificatamente per dimostrare un approccio a basso costo per lo sviluppo di carichi utili per la stazione spaziale. CATS è stato lanciato a bordo del veicolo spaziale Dragon lo scorso 10 gennaio dalla Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
Per saperne di più qui un link al sito CATS della NASA.
Nell'immagine (Credit: NASA TV), tratta dal video NASA, il braccio robotico giapponese che installa il CATS sul modulo JEM della ISS.

Fonte: NASA

22/01/2015 - @AstroSamantha: "mi sento già un po' extraterrestre" -

Per circa 20 minuti, tra le 17:30 e le 17:50 di questo pomeriggio, l’astronauta italiana dell’ESA Samantha Cristoforetti ha dialogato con gli studenti delle Superiori e delle Università riuniti alla sede dell’ASI di Roma per la seconda Inflight Call dall’inizio della missione Futura, 60 giorni fa.
Collegata in diretta dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), @AstroSamantha ha risposto a tutte le domande del pubblico e dei rappresentanti delle istituzioni presenti alla Sala Auditorium: il presidente dell’ASI Roberto Battiston, il generale Claudio Salerno (Capo Ufficio Generale per la Comunicazione, Aeronautica Militare) e Elena Grifoni-Winters (Head of the Coordination Office, Directorate of human spaceflight and operations, dell’Agenzia Spaziale Europea).
"Ti trovo in forma smagliante, evidentemente stare sulla ISS ti fa bene," ha esordito facendo gli onori di casa Battiston, subito dopo la conferma dell’attivazione del collegamento e l’apparizione del volto sorridente della Cristoforetti sul grande schermo dell’Auditorium. "Se lei mi lascia quassù io sono pronta a restarci più a lungo," ha prontamente risposto, stando allo scherzo, @AstroSamantha, aggiungendo di sentirsi "già un po’ extraterrestre."
"La Iss è un ambiente complesso – ha spiegato la Cristoforetti - ma mi sono ambientata e mi muovo con facilità. Il mio bilancio di questi primi due mesi è molto positivo: abbiamo fatto già le prime sessioni degli esperimenti scientifici, quelli sulla neurofisiologia umana nello spazio e l'adattamento del cervello in micro gravità," ha poi ricordato.
Tante le domande dei giovani in sala, che hanno chiesto a Samantha dettagli della vita a bordo, degli esperimenti scientifici in cui è impegnata e delle riflessioni anche più personali sulla Terra vista da lassù.
"Siamo tutti su questa astronave, che è la Terra ed è l'unica che abbiamo," ha detto. "La dobbiamo mantenere in buon funzionamento e se abbiamo fatto dei danni dobbiamo avere l’intelligenza e la saggezza, e sono certa che le avremo, per riparare e mantenere in forma questa astronave che ci contiene tutti e che ci porta in questo viaggio attraverso l'Universo."
"Sono ancora in calendario due, forse tre collegamenti istituzionali con la Cristoforetti, stiamo cercando di comprendere l'organizzazione, probabilmente potrebbero essere con il premier Renzi e il nuovo Presidente della Repubblica, ma è in calendario anche un altro incontro formativo con gli studenti," ha aggiunto il presidente dell’ASI Battiston parlando a margine dell’evento con i giornalisti. "Se anche Papa Francesco desidererà collegarsi – ha aggiunto rispondendo ad una domanda - faremo di tutto affinché ciò accada."
Nell'immagine (Credit: NASA/ESA/ASI) la sorridente astronauta italiana Samantha Cristoforetti durante la chiamata alla Terra.

VIDEO DELLA SECONDA INFLIGHT CALL DI SAMANTHA CRISTOFORETTI - 22/01/2015 - (Credit: ISAA/ASTRONAUTICAST) - dur.min. 22:27 - AUDIO ITALIANO

Fonte: ASI

Nell'immagine (Credit: http://www.b14643.de) il motore RD-181 che verrà utilizzato sul razzo Antares.

22/01/2015 - La Orbital Sciences firma il contratto per i nuovi motori di Antares -

La Orbital Sciences Corp. e la Energia hanno siglato un contratto del valore approssimativo di 1 miliardo di dollari per l'acquisto di 60 motori RD-181 di costruzione russa, alimentati ad ossigeno liquido e kerosene, che andranno a spingere il primo stadio del lanciatore commerciale Antares.
L'accordo comprende la firma per 20 motori - abbastanza per coprire 10 lanci di Antares - con le prime due unità che verranno consegnate alla Orbital Sciences a giugno, secondo quanto riportato in un documento rilasciato dalla RSC Energia con sede a Mosca.
Nelle clausole del contratto saranno disponibili come opzione due ulteriori lotti da 20 motori RD-181 ciascuno. Il miliardo di dollari annunciato da Energia è il massimo valore del contratto se la Orbital Sciences confermerà gli ordini per tutti e 60 i motori.
I motori RD-181 sono prodotti dalla NPO Energomash, una sussidiaria di Energia che produce la famiglia di motori utilizzati per i razzi russi Angara, gli ucraini Zenit e gli Atlas 5 della United Launch Alliance degli USA.
La scelta di Orbital dei motori RD-181 venne riportata a dicembre dalla rivista Aviation Week ma la conferma del contratto e la notizia della firma sono stati annunciati solo il 16 gennaio dopo che il governo russo ha approvato l'esportazione dei motori negli Stati Uniti per scopi non militari.
"Produciamo un'intera famiglia di motori costruiti attorno ad un concetto costruttivo comune, e questo significa che possiamo virtualmente adattarci ad ogni tipo di veicolo di lancio: da super-leggeri ai super-pesanti," ha detto Vladimir Slntsev, presidente di RSC Energia. "Le statistiche sono inequivocabili: i nostri motori a propellente liquido sono affidabili al 100%, e quasi la metà di tutti i lanci spaziali del mondo nel corso dell'anno passato sono stati compiuti con motori NPO Energomash."
Solntsev ha detto in una dichiarazione che Energia ha lavorato per tre anni alla finalizzazione del contratto.
"Siamo grati che i nostri colleghi statunitensi condividano i nostri principi: il fattore più importante nel mondo di oggi, assieme alla qualità del prodotto ed al prezzo competitivo, è l'affidabilità del fornitore stesso," ha detto Solntsev.
Secondo quanto riportato dal comunicato stampa di Energia, il contratto copre il supporto ingegneristico della Energomash, compresi i testi di accensione, la preparazione pre-lancio e l'installazione del motore nel primo stadio del razzo.
La Orbital Sciences ha deciso di introdurre il motore RD-181 per sostituire l'AJ26, al quale gli inquirenti danno la colpa per il catastrofico problema al lancio avvenuto lo scorso 28 ottobre, pochi momenti dopo il decollo di un razzo Antares dalla Virginia. L'incidente ha distrutto una nave spaziale cargo Cygnus, sempre di Orbital, diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e danneggiato la rampa di lancio di Antares.
I motori AJ26 - conosciuti in Russia come NK-33 - erano stati costruiti dal Kuznetsov Design Bureau russo negli anni '70 per il razzo lunare dell'era Sovietica N1. La Aerojet Rocketdyne ha importato negli anni '90 i motori negli Stati Uniti per utilizzarli su veicoli di lancio USA, aggiornandolo con nuovi sistemi di orientamento, nuovi cablaggi e circuiti elettrici, valvole elettromeccaniche e strumentazione moderna.
Ma il generatore di potenza degli AJ26 si dimostrò problematico, con rotture dovute allo stress per corrosione delle parti metalliche dei motori a causa dell'età, ed un esplosione danneggiò un banco prova in Mississippi nel maggio del 2014, e poi vi fu il lancio fallito di Antares ad ottobre.
Il primo stadio impiegherà ora due motori di nuova costruzione RD-181, una versione modificata del sistema propulsivo RD-191 utilizzato sui nuovi razzi russi Angara. Inoltre questo motore è un 'cugino' modernizzato e meno potente dei motori a doppia camera RD-180 e del motore RD-171 a quattro ugelli utilizzati, rispettivamente, sui veicoli di lancio Atlas 5 e Zenit.
"Nella produzione degli RD-181 abbiamo utilizzato materiali allo stato dell'arte, soluzioni ingegneristiche e progettuali innovative che hanno reso possibile il miglioramento delle prestazioni del motore," ha scritto la Energia nel suo comunicato stampa.
I motori generano ognuno 186 tonnellate di spinta a piena potenza, una prestazione migliore rispetta agli AJ26, che producono 153 tonnellate di spinta al livello del mare.
La Orbital Sciences ha ufficialmente dichiarato che il cambio di motore permetterà al razzo Antares di sollevare maggiore massa in orbita, come rifornimenti extra nei voli destinati alla stazione spaziale.
Il primo lancio di un razzo Antares con i motori RD-181 è previsto per il 2016. Nel frattempo la Orbital prevede di lanciare almeno un veicolo cargo commerciale Cygnus alla ISS utilizzando un razzo Atlas 5 nel quarto trimestre del 2015.
La compagnia ha acquistato un lancio di Atlas 5 e modificato il razzo Antares utilizzando fondi della compagnia.
La Orbital Sciences prevede di lanciare tre razzi Antares con i nuovi motori RD-181 entro il 2016 per completare il contratto di rifornimento merci stipulato con la NASA e del valore di 1,9 miliardi di dollari. La Orbital concorre per ulteriori voli logistici dopo il 2016 e la NASA dovrebbe decidere a quali compagnie rivolgersi per i rifornimenti a lungo termine diretti alla stazione spaziale entro maggio.
Un portavoce della Orbital Sciences non ha risposto alle domande sul contratto dei motori RD-181.
Nella foto (Credit: NASA/Joel Kowsky) l'ultimo razzo Antares con i vecchi motori AJ26 si dirige verso la rampa prima del disastro del 28 ottobre. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: http://www.b14643.de) il motore RD-181 che verrà utilizzato sul razzo Antares.

Fonti: Spaceflight Now - RSC Energia

22/01/2015 - Addio ad Achille Judica Cordiglia -

Ci ha lasciato all'età di 82 anni Achille Judica Cordiglia che, assieme al fratello Gian Battista, da giovani radioamatori ascoltarono e diffusero le prime comunicazioni fra i cosmonauti e la Terra.
La loro vicenda rimane avvolta nella polemica per aver diffuso notizie di presunti 'cosmonauti perduti' che, prima di Jurij Gagarin, avrebbero volato nello spazio e sarebbero morti nel più totale segreto della storia dell'astronautica. L'Unione Sovietica prima, e la Russia di oggi, hanno sempre ufficialmente smentito queste ricostruzioni dei due fratelli torinesi.
Achille ha poi intrapreso la professione di medico ma di lui si ricorda soprattutto quella passione di giovane radioamatore che nel 1961 lo portò, insieme al fratello Gian Battista, a captare le comunicazioni tra Mosca e Vostok 1 in fase di rientro. Voci dal cosmo di Jurij Gagarin, intercettate alle 8 di mattina da Torino: "Il momento più bello della nostra avventura, quando dopo un’intera notte ad aspettare finalmente sentimmo le frasi in russo," ricordò recentemente in un’intervista a La Stampa. Non fu solo fortuna: "Il giorno prima giunsero notizie che facevano pensare a un imminente importante annuncio da Mosca - raccontò ancora - accendemmo le apparecchiature dal pomeriggio e durante la notte con mio fratello facemmo i turni con le orecchie alla radio." Finché il rumore dallo spazio si fece voce, poi comunicazione sempre più chiara.
Ma i due fratelli avevano iniziato l'ascolto dell'avventura dell'uomo nello spazio fin dal 1957, quando captarono il famoso Bip-Bip dello Sputnik, il primo satellite costruito dall'uomo.
Sulle colline sopra Torino i due costruirono una stazione d'ascolto radio dotata di strumentazione sofisticata, per l'epoca, che gli permise di ascoltare gran parte delle trasmissioni spaziali dei primi anni '60, sia delle missioni sovietiche che di quelle degli Stati Uniti. Le loro imprese suscitarono molto clamore sulla stampa generalista del tempo, fino a fargli ottenere un invito ad una trasmissione televisiva condotta da Mike Bongiorno, che fruttò loro in premio una gita alla sede della NASA, realizzando il loro sogno di appassionati.
Nella foto Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia in ascolto delle voci dallo spazio all'inizio dell'era astronautica.

Fonti: La Stampa - Wikipedia

Nell'immagine (Credit: NASA MGS MOLA Science Team) il contesto della zona dove si trova Nili Fossae.

22/01/2015 - I misteri della Nili Fossae su Marte -

Nuove immagini scattate dalla fotocamera stereo ad alta risoluzione che si trova a bordo della sonda Mars Express dell'ESA mostrano Nili Fossae, una delle più eccitanti regioni di Marte. Questo sistema 'graben' (scavato) si trova a nord-est della regione vulcanica della Syrtis Major, sul bordo nord-occidentale del grande bacino da impatto Isidis - e interessanti tracce di metano sono state captate proprio li.
I graben sono blocchi di terra che sono caduti tra faglie parallele, a volte formando fosse tettoniche. Il sistema graben in Nili Fossae contiene numerose depressioni orientate concentricamente attorno ai bordi di un bacino da impatto, come si può vedere nella mappa contesto.
La più orientale di queste depressioni è parzialmente visibile in basso a sinistra nelle immagini. È forse più evidente che si tratti di una depressione nella mappa topografia ottenuta da Mars Express.
Il graben è più probabilmente associato con la formazione del bacino da impatto Isidis. Le inondazioni del bacino di lava basaltica possono aver portato a subsidenza, che ha aggiunto lo stress alla crosta del pianeta ed è stata poi rilasciata attraverso le fratturazione e la sua formazione.
Mars Express e altri veicoli spaziali hanno dimostrato che la regione mostra un'affascinante diversità minerale, attirando l'attenzione di molti scienziati planetari. I minerali sono fillosilicati (argille), carbonati e opalino di silicio. Questi indicano una storia diversa per questa zona risultante dalle enormi forze geologiche e tettoniche che sono entrate in gioco.
Anche l'acqua ha svolto un ruolo importante. I fianchi visibili della valle sono molto ripidi (vedere la mappa topografica) e alcuni materiali stratificati possono essere individuati in corrispondenza delle pareti. Sull'altopiano, possono essere osservate diverse depressioni. Alcuni di queste sembrano estendersi nel canale e mostrare una somiglianza con piccole 'valli indebolite'.
Queste 'valli indebolite' si sviluppano quando le acque sotterranee rimuovono il materiale da sotto la superficie. Questo trasferisce gradualmente la linea più a monte, formando una valle durante il processo.
Le immagini contengono anche una prova della percolazione di fluidi idrotermali nel sottosuolo della regione. Un grande cratere da impatto, di 55 km di diametro, con un pozzo centrale si vede chiaramente nelle immagini a colori principali, in quelle topografiche e nelle immagini 3D. Si pensa che la fossa sia stata scavata quando l'acqua o il ghiaccio, intrappolati sotto la superficie, sono stati rapidamente riscaldati dall'impatto che ha formato il cratere. Il riscaldamento improvviso potrebbe aver causato una violenta esplosione di vapore che ha indebolito la superficie rocciosa, portando al suo crollo, o potrebbero addirittura averlo fatto saltare via, lasciando un buco pieno di detriti rocciosi.
Oltre alla varietà di caratteristiche geologiche interessanti, Nili Fossae è di particolare interesse perché è un sito dove il metano atmosferico può essere rilevato dai telescopi terrestri. Il metano potrebbe essere prodotto qui, ma la sua origine rimane misteriosa, e potrebbe essere di origine geologiche o forse anche biologica.
Qui vi sono certamente una quantità enorme di cose da studiare. Nili Fossae era nella rosa dei siti di atterraggio per il rover Curiosity della NASA, anche se alla fine la scelta è stata quella di inviare l'esploratore robotico al cratere Gale.
Nella foto (Credit: ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO) una vista prospettica di Nili Fossae. Nell'immagine a sinistra (Credit: NASA MGS MOLA Science Team) il contesto della zona dove si trova Nili Fossae.

Fonte: ESA

22/01/2015 - Ramon International Space Conference -

Per onorare la memoria dell’equipaggio della Missione STS-107 e in particolare Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano, il Ministero della Scienza e della Tecnologia di Israele, il Fisher Institute for Air and Space Strategic Studies e la Israeli Space Agency (ISA) organizzano ogni anno una conferenza sulla ricerca spaziale. La prossima edizione dell’evento, la decima, si terrà a Herzlia dal 28 al 29 gennaio 2015.
La cooperazione internazionale, l’esplorazione, la sicurezza, le strategie e le politiche spaziali, il coinvolgimento dell’industria e gli aspetti economici dello spazio sono alcuni dei principali argomenti che verranno trattati durante la conferenza.
Alla manifestazione parteciperà anche l’Agenzia Spaziale Italiana, rappresentata dal Presidente Roberto Battiston che il 28 gennaio prenderà parte alla sessione 'Space and Science' con un intervento dedicato alle missioni spaziali italiane.
Alla due giorni di Herzlia è attesa una platea internazionale e tra i relatori si prevede la presenza di personalità di eccellenza del settore, come Simonetta Di Pippo, Direttore dell’UNOOSA (United Nations Office for Outer Space Affairs).
A questo indirizzo il programma della manifestazione.
Nella foto (Credit: NASA) l'equipaggio di STS-107, Ilan Ramon è il primo da destra.

Fonte: ASI

21/01/2015 - Prossimo Falcon 9 di SpaceX rinviato all'8 febbraio -

La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e la NASA hanno confermato ufficialmente martedì che il prossimo decollo di un razzo Falcon 9 v1.1 della SpaceX è stato rinviato a non prima dell'8 febbraio in modo da concedere maggior tempo al fornitore di preparare la missione.
Il lancio con il Deep Space Climate Observatory (DSCOVR) della NOAA, un satellite costruito originariamente alla fine degli anni '90 ed al quale è stato modificato lo scopo, è il secondo dei 14 lanci di razzi vettori Falcon 9 previsti quest'anno da Cape Canaveral.
Il veicolo spaziale sarà lanciato verso il punto di librazione L1 (Lagrange-1, ndr) a 1,6 milioni di km dal lato illuminato della Terra per raccogliere dati sulle tempeste solari e sul clima terrestre. Questa missione è frutto della collaborazione fra la NOAA, che guida la missione, l'U.S. Air Force e la NASA.
""L'U.S- Air Force, che agisce in qualità di fornitore di servizi di lancio con la SpaceX, e con il concorso di NOAA e NASA, ha annunciato un ritardo nella missione Deep Space Climate Observatory," ha detto la NOAA in una dichiarazione apparsa sul suo sito web. "Il lancio di DSCOVR è ora previsto non prima dell'8 febbraio 2015. La NOAA continua a monitorare i rischi per la pianificazione in stretto coordinamento con i partner e fornirà aggiornamenti quando saranno disponibili."
Fonti fanno trapelare che il veicolo spaziale DSCOVR era pronto alla missione già per la precedente data di lancio del 31 gennaio.
Un portavoce della NASA ha detto che il satellite DSCOVR è stato rifornito con il propellente idrazina da utilizzare durante le proprie manovre spaziali ma non è ancora stato racchiuso nell'ogiva protettiva del razzo Falcon 9.
Un portavoce della SpaceX non ha risposto martedì alle domande sul rinvio del lancio.
Il decollo dal Complesso di Lancio-40 di Cape Canaveral l'8 febbraio avverrà in una finestre istantanea che scatterà alle 6:10 p.m. EST (le 0:10 ora italiana del 9 febbraio), due minuti dopo il tramonto.
La SpaceX prevede di compiere un altro tentativo di far atterrare il primo stadio del Falcon 9, una volta terminato il suo compito, su una speciale chiatta posizionata nell'Oceano Atlantico al largo di Cape Canaveral.
L'atterraggio sulla piattaforma oceanica è il prossimo passo negli sforzi che la SpaceX sta compiendo per rendere il primo stadio del Falcon 9 riutilizzabile. Un tentativo di atterraggio nell'ultimo lancio di un Falcon 9 lo scorso 10 gennaio è finito con lo schianto durante la discesa sulla chiatta, distruggendo il vettore ma risparmiando il vascello di danni gravi.
Elon Musk, il fondatore e Amministratore Delegato di SpaceX, ha detto che le alette montate sul razzo e che servono a dare stabilità aerodinamica al razzo durante la fase di discesa avevano esaurito il fluido idraulico. Musk ha confermato che gli ingegneri caricheranno una quantità maggiore di liquido per il prossimo lancio.
Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett) l'arrivo di DSCOVR a Cape Canaveral, lo scorso 25 novembre.

Fonti: Spaceflight Now - NOAA

21/01/2015 - Sarah Brightman e Satoshi Takamatsu iniziano l'addestramento in Russia -

Oggi al GCTC (Centro di Ricerca ed Addestramento Cosmonauti Collaudatori) la famosa attrice, cantante e ballerina britannica Sarah Brightman e il famoso pubblicitario giapponese Satoshi Takamatsu hanno iniziato il loro addestramento al volo spaziale.
La Signora Brightman diventerà partecipante al volo mentre il Sig.Takamatsu sarà la sua riserva. Il 19 gennaio i due sono stati introdotti alla direzione ed agli esperti del GCTC e verranno preparati con una ben precisa tabella di marcia di addestramento. Durante i prossimi 6 mesi impareranno molto sui sistemi del veicolo di trasporto abitato, con il quale voleranno ed anche dei moduli russi della ISS. I due futuri cosmonauti verranno anche addestrati a sopravvivere in caso di atterraggio di emergenza in zone lontane. Inoltre, i partecipanti al volo spaziale saranno informati sul pronto soccorso e sugli esperimenti scientifici a bordo. Naturalmente, si studieranno il russo per comunicare con gli altri cosmonauti a bordo.
La Signora Brightman ha affermato che è molto fiera di entrare a far parte del programma spaziale e di iniziare l'addestramento, ed inoltre ha espresso il suo apprezzamento per tutti quelli coinvolti nella sua preparazione. Ella ha promesso di fare del suo meglio per addestrarsi a diventare un membro dell'equipaggio della ISS. Rispondendo alle domande dei giornalisti la Signora Brightman ha detto che sarà la prima attrice nella storia a cantare da lassù.
Il decollo del veicolo di trasporto abitato Soyuz TMA-18M con il cosmonauta Sergei Volkov, l'astronauta Andreas Mogensen e la partecipante al volo spaziale Sarah Brightman è previsto per il settembre 2015.
Sarah Brightman ha 54 anni ed è una famosa cantante soprano ed attrice britannica. Nonostante possieda un'impostazione vocale improntata sul canto lirico (è un soprano leggero), esegue un repertorio di genere pop, operatic pop, techno, lirico, new age, symphonic rock e pop rock. È spesso accreditata come creatrice del genere "classico crossover" e rimane tra i più prolifici artisti di questo genere, con vendite mondiali pari a 30 milioni di album e 2 milioni di DVD, venendo etichettata da Billboard come il "soprano con il maggior numero di vendite di tutti i tempi".
Non sono stati resi noti i costi del volo turistico della Brightman ma, basandosi sulle precedenti missioni, si dovrebbe aggirare sui 20/30 milioni di dollari. Sarah Brightman sarà l'ottava 'partecipante spaziale' a servirsi della compagnia Space Adventures, che offre i sedili per le capsule russe. Il primo a volare sulla ISS come privato fu l'imprenditore Dennis Tito nel 2001 con la Soyuz TM-34 e che soggiornò otto giorni nel laboratorio orbitante.
Nella foto (credit: Roscosmos) a sinistra Satoshi Takamatsu e, sulla destra Sarah Brightman, durante la presentazione al GCTC di Mosca.

Fonti: Rosmosmos - Wikipedia

21/01/2015 - Samantha Cristoforetti domani in diretta su ASI/TV -

L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti sarà in diretta audio e video dalle 17:30 alle 17:50 di domani 22 gennaio 2015 per la seconda 'Inflight Call' della sua missione.
A 60 giorni esatti dall’inizio della missione FUTURA dell’ASI, questo è il secondo collegamento con ASI di Cristoforetti: l’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea e capitano pilota dell’Aeronautica Militare che si metterà in contatto dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per venti minuti e risponderà alle domande delle istituzioni e degli studenti di scuole e università.
Sarà possibile seguire l’inflight call anche sulla homepage di AsiTV al link www.asitv.it.
Intanto sulla ISS, dopo il falso allarme fuga di ammoniaca della scorsa settimana, i controllori di volo hanno riavviato completamente i sistemi di controllo termico e gli scambiatori di calore che sono in ottime condizioni.
Il Comandante Barry Wilmore ha riscontrato dei problemi nella preparazione di una tuta spaziale ed ha avvisato gli ingegneri a Terra in modo da discuterne e trovare le soluzioni ottimali.
I membri dell'equipaggio di Spedizione 42 hanno notato, nel corso del fine settimana, un cattivo odore proveniente dall'Automated Transfer Vehicle (ATV-5) dell'ESA, agganciato alla ISS, ed hanno chiuso il portello. I controllori di volo europei hanno eseguito un attento controllo alla ricerca di perdite dai serbatoi dei rifiuti ma non hanno trovato nulla. L'Ingegnere di Volo Alexander Samokutyaev si prepara a rientrare nel veicolo indossando una maschera respiratoria per investigare sull'accaduto.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) l'astronauta Cristoforetti, a bordo della ISS, al lavoro con l'esperimento Fruit Fly Lab-02 arrivato sull'avamposto orbitale con l'ultima capsula Dragon della SpaceX che ha attraccato il 12 gennaio scorso. L'esperimento permetterà di osservare gli effetti a lungo termine della microgravità sul sistema immunitario.

Fonte: ASI TV

21/01/2015 - Europa e Cina a braccetto nello spazio -

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in particolare il Dipartimento per l’esplorazione scientifica e robotica, e l’Accademia delle Scienze Cinese (CAS) hanno raggiunto un accordo per una missione scientifica spaziale comune da lanciare nel 2021, realizzata congiuntamente dal Programma Scientifico ESA e dal Centro Nazionale Cinese di Scienza Spaziale (NSSC) dell’Accademia delle Scienze.
Sul sito dell’ESA è ora disponibile la Joint Call, in pratica il bando di concorso che invita a sottoporre proposte per definire una missione scientifica da svilupparsi in uno sforzo cooperativo tra le comunità scientifiche europea e cinese. Secondo quando si legge nel bando, la missione, che verrà selezionata entro fine anno da un comitato paritetico, seguirà un approccio collaborativo attraverso tutte le fasi del progetto: lo studio e la definizione (2 anni), l’implementazione (4 anni), fino all’operatività (prevista per 2 o 3 anni) e allo sfruttamento dei dati scientifici.
Le proposte delle missioni dovranno avere due 'teste', ovvero un responsabile (PI, Principal Investigator) proveniente da uno dei 20 stati membri dell’ESA e un pari livello appartenente a un’istituzione cinese. Gli obbiettivi scientifici potranno spaziare – è il caso di dire – dall’astronomia, alla scienza del Sistema Solare, alla fisica fondamentale, senza restrizioni a priori sulle aree scientifiche d’indagine, escludendo però Luna e Marte che sono già coperte da differenti programmi scientifici di entrambe le agenzie.
La missione dovrà essere pronta al lancio nel 2021 e potrà avvalersi o di un lanciatore europeo (Soyuz o Vega) oppure di un razzo cinese (come i Lunga Marcia 2C o 2D), sui quali il satellite euro-cinese sarà presumibilmente ospitato come 'passeggero', viste le sue ridotte dimensioni. Il peso complessivo della sonda spaziale dovrà infatti essere contenuto entro i 300 kg. Per quanto riguarda i costi, l’ESA prevede di impegnare attorno ai 53 milioni di euro, più un’analoga somma investita dalla controparte cinese. A questo si aggiungeranno i contributi delle agenzie spaziali nazionali per la realizzazione del vero e proprio payload, ovvero la parte propriamente scientifica della sonda spaziale.
In sostanza una missione 'piccola', dal cui successo può dipendere un impegno dei due partner su imprese di maggiore respiro.

Fonti: INAF News/Stefano Parisi - ESA

Nella foto (Credit: www.artribune.com) le tre grandi antenne del sistema MUOS a Niscemi, in Sicilia.

21/01/2015 - Un Atlas 5 mette in orbita un satellite per telecomunicazioni della Marina USA -

Un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) con a bordo il terzo satellite MUOS (Mobile User Objective System) per la U.S. Navy è stato lanciato dal Complesso di Lancio Spaziale-41, a Cape Canaveral, in Florida, alle 8:04 p.m. EST del 20 gennaio (le 2:04 ora italiana 21 gennaio). Il MUOS-3 assicurerà la prosecuzione della missione del sistema esistente Ultra High Frequency Satellite Communications e fornirà un miglioramento delle comunicazioni mobili sul campo di battaglia.
La missione ha preso il via con un razzo vettore Atlas 5 in configurazione 551, che comprende un'ogiva protettiva del carico utile di 5 metri di diametro e cinque razzi booster a propellente solido della Aerojet Rocketdyne agganciati nella parte inferiore del razzo. Il razzo Atlas era propulso da un motore RD AMROSS RD-180, di costruzione russa, e da uno stadio superiore Centaur con motore della Aerojet Rocketdyne RL10C-1. Questo di oggi è stato il primo lancio di ULA per il 2015, la 52esima missione di un Atlas 5 e il quinto lancio della configurazione 551.
Il decollo del vettore aveva una finestra di lancio che iniziava alle 7:43 a.m. EST ma, due rinvii di dieci minuti l'uno, il primo per la velocità del vento che superava i parametri di lancio e per interferenze al poligono di Cape Canaveral, ed il secondo sempre per le interferenze, hanno portato il lancio a scalare di venti minuti.
MUOS è un satellite tattico per telecomunicazioni di ultima generazione progettato per migliorare significativamente le comunicazioni delle forze armate USA mentre si spostano in tutto il globo. MUOS-1 e MUOS-2 sono stati lanciati, rispettivamente, il 24 febbraio 2012 e il 19 luglio 2013, sempre grazie ad un razzo Atlas 5 della ULA. MUOS-1 copre l'Oceano Pacifico mentre MUOS-2 gli Stati Uniti.
Il MUOS-3 diventerà il satellite che coprirà l'Oceano Atlantico, compiendo così un altro passo nel dispiegare un sistema per telecomunicazioni mondiali che utilizzano la tecnologia 3G dei cellulari per le navi, sottomarini, aerei, veicoli terrestri e terminali portatili per le truppe.
Oltre ai satelliti, quattro previsti, vi sono quattro stazioni di ricezione a terra: a Kojarena, in Australia, a Niscemi, in Sicilia, a Chesapeake in Virginia e nelle isole Hawaii. Per l'impianto di ricezione in Italia, il Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) a circa 60 km dalla Naval Air Station degli USA, a Sigonella, vi sono state molte controversie scaturite durante la sua realizzazione. La causa sarebbe il pericolo che correrebbe la popolazione locale a causa dell'emissioni provenienti dalle tre grosse antenne paraboliche e dai due tralicci alti 149 metri dell'impianto. Numerose vicende giudiziarie e analisi di parere opposto hanno messo in forse il progetto ma, al momento, l'impianto di Niscemi è operativo.
Fra i clienti di questo servizio vi sono, oltre alle quattro branche dei militari USA, agenzie governative, pattuglie di confine e il Presidente degli Stati Uniti.
Il MUOS-3 raggiungerà l'orbita definitiva geostazionaria in circa 8 giorni, poi dispiegherà i suoi pannelli solari e l'antenna riflettente a forma di ombrello delle ragguardevoli dimensioni di 14 metri di diametro, raggiungendo così la configurazione finale circa 12 giorni dopo il lancio.
A questo punto inizieranno diversi mesi per i test dei sistemi e della strumentazione del satellite prima che il costruttore, la Lockheed Martin, passi il controllo del veicolo al governo per ulteriori controlli prima di dichiararlo operativo.
I satelliti della serie MUOS, con le loro quasi 7 tonnellate di peso al lancio, sono i più pesanti carichi utili portati in orbita con l'Atlas 5, sebbene diverse missioni segrete per la NRO (National Reconnaissance Office) non abbiano mai divulgato dettagli sui veicoli lanciati come, ad esempio, il loro peso.
La ULA prevede altri 9 voli del razzo Atlas 5 nei prossimi cinque mesi. Quello di oggi è stato il secondo lancio orbitale del 2015, entrambi degli USA.
Nella foto (Credit: ULA) il momento del decollo del razzo vettore Atlas 5-551 (AV052) con il satellite MUOS-3. Nella foto in alto a sinistra (Credit: www.artribune.com) le tre grandi antenne del sistema MUOS a Niscemi, in Sicilia.

VIDEO DELLE FASI PRINCIPALI DEL LANCIO DI ATLAS 5 CON MUOS-3 - 21/01/2015 - (Credit: ULA) - dur.min. 2:44 - MUSICA

Fonti: ULA - Spaceflight Now - Space Launch Report - Wikipedia MUOS

20/01/2015 - La SpaceX vuole costruire 4.000 satelliti per portare Internet ovunque -

Elon Musk ha detto che il 16 gennaio la SpaceX ha sottoposto la necessaria documentazione agli organi internazionali per la realizzazione di un progetto globale di Internet via satellite che potrebbe arrivare a contare circa 4.000 satelliti in orbita bassa terrestre e con l'inizio operativo entro cinque anni.
L'annuncio è stato dato a Seattle, stato di Washington, dove la SpaceX allestirà gli impianti di costruzione per questo numero spropositato di satelliti. L'annuncio di Musk arriva solo due giorni dopo che la OneWeb LLC, conosciuta anche come WorldVuS Satellites, ha annunciato che la Virgin Galactic di Londra e la Qualcomm Inc. di San Diego hanno deciso di investire nel sistema da 650 satelliti della OneWeb.
Con il nome di WorldVu, la OneWeb si è già assicurata l'autorizzazione internazionale ITU (International Telecommunication Union, agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra) per una rete in banda Ku a 1.200 km di altezza con l'entrata in servizio prevista per il 2018-2020.
Musk ha dichiarato che la SpaceX entra nel mercato della produzione di satelliti con il nuovo impianto di Seattle in parte perché vi è guadagno maggiore con la costruzione dei satelliti che nell'offrire i servizi di lancio.
"Con questo progetto intendiamo fare un gran sacco di entrate ed aiutare così il finanziamento della città su Marte," ha detto Musk. "Guardando a lungo termine, di che cosa abbiamo bisogno per creare una città su Marte? Bene per prima cosa, di sicuro, di un sacco di soldi. Ecco che abbiamo bisogno di generare molti soldi."
I satelliti della SpaceX peseranno qualche centinaio di kg al lancio ed utilizzeranno dei propulsori ionici per le manovre orbitali. I terminali terrestri per sfruttare questo Internet dallo spazio saranno dotati di antenne poco costose e costeranno fra i 100 ed i 300 dollari. I servizi a larga banda potranno così essere utilizzati in aree che, difficilmente, possono essere raggiunte da servizi terrestri. Ci vorranno circa cinque anni per costruire e lanciare una costellazione iniziale che copra il globo eccetto le regioni polari.
Musk ha anche confermato che, per il momento, non intende far entrare in borsa la SpaceX. "Forse lo faremo quando avremo iniziato i voli regolari verso Marte e questo potrebbe attirare il pubblico."
Musk ha concluso dicendo che l'intero programma per la colonizzazione di Marte verrà presentato entro l'anno.
Nella foto (Credit: Washington Aerospace Partnership via Twitter) Elon Musk durante la presentazione a Seattle.

Fonte: Space News

20/01/2015 - Le 40mila orbite di AGILE -

Passando, la mattina del 19 gennaio 2015, a circa 500 km di altezza sulla verticale della base ASI di Malindi, in Kenia, AGILE (Astrorivelatore Gamma ad Immagini LEggero) ha completato 40mila orbite attorno alla Terra dal giorno del suo lancio, il 23 aprile del 2007.
Il satellite - realizzato da ASI in collaborazione con INAF, INFN e CIFS e dedicato all’astrofisica delle alte energie – ha così messo a segno un altro significativo traguardo, che dimostra la bontà della realizzazione e gestione da parte di ASI, del team scientifico e delle industrie nazionali coinvolte (CGS, Thales-Alenia Space, Telespazio).
"AGILE prosegue la sua esplorazione dell’Universo ai raggi gamma continuando a dare prova di una grande efficienza," spiega il PI della missione Marco Tavani, dello IAPS-INAF di Roma, che nel 2012 è stato insignito del Bruno Rossi Prize con tutto lo staff della missione. "AGILE – precisa Tavani – sta studiando sia i fenomeni energetici, come stelle di neutroni, buchi neri e galassie attive, che, ultimamente, anche fenomeni terrestri di grande interesse."
"AGILE – ha aggiunto il Chief Scientis di ASI, Enrico Flamini - è forse il miglior esempio di piccola missione di costo contenuto mai realizzata a livello mondiale. Una missione in cui sia la qualità tecnica del satellite che dei dati scientifici ottenuti non ha nulla da invidiare a programmi ben più grandi, complessi e costosi. Di questo – conclude Flamini – tengo a dire che siamo estremamente orgogliosi."
Il satellite scruta con il suo occhio elettronico al silicio le profondità dello spazio alla ricerca di segnali gamma provenienti da oggetti estremamente energetici: stelle di neutroni e pulsar, buchi neri nella nostra galassia e in altre galassie lontane, transienti misteriosi e ancora da decifrare.
I processi studiati da AGILE sono tra i più affascinanti dell’Universo e coinvolgono meccanismi in cui la gravità estrema, l’elettrodinamica e la idrodinamica di fluidi e plasmi magnetizzati giocano un ruolo cruciale. Fondamentali sono state le scoperte in campo astrofisico. Ma la missione è anche in grado di rivelare fenomeni di alta energia di natura terrestre (quali i super-lampi gamma rivelati nelle regioni equatoriali) la cui natura ed effetto sull’ambiente e clima sono ancora da decifrare.
L’Italia mantiene uno strumento sensibile ai raggi gamma e alle particelle della bassa magnetosfera terrestre in un’orbita densa di fenomeni terrestri sottostanti di grande interesse. È l’aspetto 'duale' della missione e le caratteristiche 'astro-terrestri' dei suoi ultimi risultati scientifici che fanno di AGILE uno strumento unico. L’Italia ha consolidato sempre più in questi anni la sua leadership nei rivelatori per la fisica e astrofisica delle alte-energie applicati alla ricerca spaziale, oltre che allo studio teorico dei processi più energetici dell’Universo e terrestri. Le ricadute per il nostro paese di una missione spaziale come AGILE sono quindi multiformi, dalle applicazioni industriali e tecnologiche, alla conoscenza agli estremi dell’Universo, al futuro rappresentato dai suoi giovani.
Nell'illustrazione artistica (ASI team AGILE/NASA) l'osservatorio per raggi gamma AGILE con la Crab Nebula.

Fonte: ASI

20/01/2015 - Al via la seconda edizione della gara space station robot -

Si è aperta da pochi giorni la gara di robotica spaziale dedicata agli studenti. L'obiettivo è di progettare un robot che possa spostare un carico da una parte all'altra di una replica della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La gara è aperta a tutti gli studenti di età compresa tra gli 11 ed i 19 anni provenienti da uno degli Stati membri dell'ESA. È questa la seconda volta che l'ESA organizza una gara di robotica spaziale.
La prima si svolse nel 2013 come parte della missione dell'astronauta Luca Parmitano sulla ISS. Per la prima gara, gli studenti dovevano progettare un robot che potesse scaricare, in un determinato tempo prestabilito, quanto più materiale possibile da una copia del Veicolo di Trasferimento Automatico (ATV) dell'ESA.
L'astronauta dell'ESA Andreas Mogensen sarà coinvolto, durante la sua missione, in questa nuova versione della gara. Egli andrà sulla Stazione Spaziale Internazionale in settembre, per dieci giorni. Il nome della sua missione, IrISS, è stato suggerito dall'italiano Filippo Magni.
Il nome è stato selezionato tra le oltre 700 proposte ricevute da tutta Europa, e combina il nome Iris con ISS. Iris era una dea greca, e come messaggera degli Dei dell'Olimpo, rappresenta il collegamento tra l'umanità ed il cosmo, e tra i cieli e la Terra.
La competizione andrà avanti per quasi tutto l'anno. Le lettere d'intento da parte delle squadre di studenti devono arrivare entro il 6 febbraio. Gli aspiranti dovranno sottoporre un video in inglese, che formerà parte della revisione preliminare del loro progetto.
I video saranno giudicati sulla base della qualità di comunicazione presentata e verrà assegnato loro un fattore moltiplicatorio che contribuirà alla votazione finale della squadra, se questa arriverà tra i finalisti alla fine dell'anno.
Entro il 22 maggio, le squadre dovranno sottoporre la documentazione preliminare del progetto in modo che essi possano essere classificati. Poi a settembre, quando Andreas sarà sulla Stazione Spaziale, tutti gli studenti delle squadre coinvolte avranno l'opportunità di partecipare a delle interviste in diretta via WebEx con gli esperti ESA di robotica.
A dicembre, la gara giungerà alla fase finale. Le squadre ancora in gioco si ritroveranno al Centro ESTEC dell'ESA (European Space Research and Technology Centre, Centro Europeo per la Ricerca Spaziale e la Tecnologia), nei Paesi Bassi, per il gran finale.
Per due giorni, le squadre si affronteranno per vedere quale robot muoverà più carico da una parte all'altra del modello della ISS, evitando collisioni durante il percorso.
Andreas ci sarà per tutto il tempo, socializzando con gli studenti e rispondendo alle loro domande sulla sua vita nello spazio. Al termine della gara, presenterà i premi ai vincitori.
L'intera gara è un modo divertente di coinvolgere gli studenti da tutta Europa con l'industria spaziale, e favorire il lavoro di squadra. L'ESA incoraggia ciascuna squadra a includere persone con una vasta gamma di conoscenze e di capacità.
Un'idea del successo si può misurare con le reazioni alla versione inaugurale della gara. Christoph Herderich, alla guida della squadra NeXT Hacker Generation, ha detto: "È stata una grande esperienza per gli studenti e spero vivamente che altre squadre abbiamo l'opportunità di fare esperienze simili."
Christopher Beard, della Manchester Communication Academy, alla guida della squadra "Space Raiders" ha detto: "È stata un'esperienza incredibile per gli studenti, e la risposta dagli altri docenti, studenti, genitori, mezzi di comunicazione ed altre persone è stata sorprendente."
Nella foto (Credit: Frandsen Finn) l'astronauta danese Andreas Mongensen.

Fonte: ESA Italia

Nell'illustrazione artistica (Credit: SNC) il Dream Chaser sulla sommità di un Atlas 5 sulla rampa di lancio.

20/01/2015 - La NASA spiega perché ha escluso la navetta Dream Chaser -

La NASA ha citato la complessità dello spazio-plano Dream Chaser della Sierra Nevada Corp. (SNC) e le incertezze di quanto proposto per il trasporto di equipaggi per far volare gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), come le ragioni principali per i quali ha scelto la Boeing e la SpaceX per i lucrativi contratti di sviluppo dei taxi spaziali commerciali.
La Sierra Nevada aveva proposto il veicolo spaziale Dream Chaser, una mininavetta lanciata con un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance e che sarebbe atterrata su una pista come gli Space Shuttle. Bill Gerstenmaier, capo della direzione operazioni ed esplorazione umana della NASA, ha dichiarato che la proposta della SNC era troppo complessa e mostrava troppe sfide di sviluppo e di certificazione rispetto a quelle di Boeing e SpaceX.
La NASA vuole una capsula commerciale per equipaggi operativa entro la fine del 2017 in modo da terminare la dipendenza degli astronauti NASA dai veicoli di trasporto Soyuz della Russia, che hanno un loro alto costo. Ma prima che la NASA permetta ai suoi astronauti di volare con il CST-100 e il Crew Dragon, ogni astronave dovrà eseguire test a terra e completare voli di prova con e senza pilota.
La NASA ha rilasciato il documento con il quale spiega la scelta di Boeing e SpaceX per il trasporto equipaggi fra la Terra e la stazione spaziale in orbita bassa terrestre.
Nei criteri di scelta Gerstenmaier scrive che la proposta di SpaceX era quella meno costosa ed aveva una buona valutazione della sostenibilità tecnica basata sulle precedenti prestazioni della compagnia in contratti simili.
"La Boeing, d'altro canto, aveva si un prezzo maggiore ma era la migliore delle tre proposte per quanto riguardava la sostenibilità di missione e le prestazioni precedenti," scrive Gerstenmaier. "Il sistema della Boeing offre le migliori capacità di flessibilità ed un progetto più maturo."
Per il contratto CCtCap la NASA ha detto che il prezzo era il principale criterio di valutazione ma gli altri due fattori, sostenibilità di missione e prestazioni precedenti, dovevano essere combinate per ricevere uguale considerazione dalla NASA nella scelta di quale compagnia si sarebbe aggiudicata il contratto.
Il prezzo proposto dalla SpaceX per il suo Crew Dragon era di 1,75 miliardi di dollari, quello della Boeing di 3,01 miliardi di dollari e quello della SNC di 2,55 miliardi di dollari. Questi prezzi non comprendevano extra nel contratto finale come i voli completi di rotazione equipaggi una volta che i veicoli CST-100 e Crew Dragon fossero stati certificati dalla NASA. L'agenzia spaziale aveva annunciato i contratti CCtCap (Commercial Crew Transportation Capability) a Boeing e SpaceX lo scorso 16 settembre ma la SNC aveva protestato e fatto ricorso contro la decisione appellandosi al GAO (Government Accountability Office) che però, lo scorso 7 gennaio ha rigettato la richiesta.
La Sierra Nevada ha annunciato ufficialmente che proseguirà la ricerca di finanziamenti per continuare il lavoro del programma Dream Chaser.
Il comunicato della NASA descrive perché Boeing e SpaceX hanno ricevuto un totale di 6,8 miliardi di dollari di contratto per completare lo sviluppo delle rispettive capsule equipaggi CST-100 e Crew Dragon. I contratti garantiscono ad ognuna delle compagnie di almeno due missioni operative per la rotazione degli equipaggi della ISS, con opzioni fino a sei voli entro il 2019.
Le navi spaziale potranno ospitare fino a sette astronauti - o un equipaggio minore assieme a rifornimenti - e rimanere agganciate alla stazione spaziale fino a 210 giorni, fungendo anche da scialuppa di salvataggio verso la Terra in caso di emergenza.
La capsula CST-100 della Boeing verrà lanciata con un razzo Atlas 5 della ULA mentre il Crew Dragon utilizzerà un vettore Falcon 9, sempre di SpaceX. Entrambe le navi spaziali saranno lanciate da Cape Canaveral.
Al momento la Boeing ha già completato i primi due punti del contratto CCtCap della NASA.
Nella foto (Credit: SNC) il Dream Chaser sulla pista di Edwards nel 2013 per i test di atterraggio. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: SNC) il Dream Chaser sulla sommità di un Atlas 5 sulla rampa di lancio.

Fonte: Spaceflight Now

19/01/2015 - La sonda Dawn ci fornisce nuove immagini di Cerere -

Mentre Dawn, la sonda della NASA, si avvicina sempre più a Cerere, le nuove immagini mostrano il pianeta nano largo 27 pixel, circa tre volte meglio delle immagini di calibrazione riprese ai primi di dicembre.
Queste sono una serie delle prime immagini che verranno utilizzate a scopi di navigazione durante l'avvicinamento a Cerere. Le immagini sono disponibili presso: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?feature=4449.
Nel corso delle prossime settimane, Dawn incrementerà ancora di più la qualità delle immagini del pianeta nano, fino a quando arriverà alla cattura della sonda da parte di Cerere, il prossimo 6 marzo. Le immagini continueranno a migliorare mentre la sonda si avvicinerà a spirale verso la superficie durante i 16 mesi di studio del pianeta nano.
"Sappiamo così tanto del Sistema Solare e cosi poco sul pianeta nano Cerere. Ora Dawn è pronta a cambiare questo," ha detto Marc Rayman, capo ingegnere e direttore di missione di Dawn, con base al Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California.
Le migliori immagini di Cerere sono state prese con il Telescopio Spaziale Hubble nel 2003 e 2004. Le immagini più recenti da Dawn, prese il 13 gennaio 2015, sono a circa l'80% della risoluzione di Hubble, e non così nette. Ma le immagini di Dawn supereranno in risoluzione quelle di Hubble alla prossima opportunità di ripresa, che potrebbe arrivare entro la fine di gennaio.
" Già adesso possiamo vedere strutture sulla sua superficie, come i crateri," dice Andreas Nathues, capo scienziato per il team della fotocamera presso il Sistema di Ricerca Solare dell'Istituto Max Planck di Gottinga, in Germania.
Cerere è il corpo celeste più grande della fascia principale di asteroidi, che si trova fra Marte e Giove. Questo pianeta nano ha un diametro medio di 950 km, e si pensa contenga una gran quantità di ghiaccio. Alcuni scienziati pensano che sia possibile che la sua superficie nasconda un oceano.
L'arrivo di Dawn a Cerere segnerà la prima volta che una sonda visita un pianeta nano.
"La squadra è molto emozionata di esaminare la superficie di Cerere con un dettaglio mai avuto prima d'ora," ha deto Chris Russell, capo scienziato per la missione Dawn, con sede nell'Università della California, Los Angeles. " Attendiamo le sorprese che questo mondo misterioso potrà concederci."
La sonda ha già inviato oltre 30.000 immagini e molti dati su Vesta, il secondo corpo più massiccio della fascia d'asteroidi. Dawn ha orbitato attorno a Vesta, che ha un diametro medio di 525 km, dal 2011 al 2012. Grazie al suo sistema propulsivo ionico, la Dawn è la prima astronave che potrà orbitare attorno a due destinazioni nello spazio profondo.
Il JPL gestisce la missione Dawn per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Dawn è un progetto del Programma Discovery della direzione, gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, in Alabama. L'Università della California a Los Angeles (UCLA) è responsabile per la scienza complessiva della missione Dawn. La Orbital Sciences Corp. a Dulles, in Virginia, ha progettato e costruito il veicolo spaziale. Le telecamere utilizzate da Dawn sono state sviluppate e costruite sotto la guida dell'Istituto Max Planck per la ricerca sul Sistema Solare, di Gottinga, in Germania, con contributi significativi dal Centro Aerospaziale Tedesco (DLR), l'Istituto di Planetary Research, di Berlino, e in coordinamento con l'Istituto di Computer and Communication Network Engineering, di Braunschweig. Il progetto Framing Camera è finanziato dalla Max Planck Society, DLR, e NASA / JPL. L'Agenzia Spaziale Italiana e l'Istituto Nazionale di Astrofisica italiano sono i partner internazionali del team della missione.
Per maggiori informazioni online su Dawn, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/.
Nella foto (Credit: NASA) l'immagine di Cerere scattata dalla sonda Dawn, in viaggio verso di esso.

Fonte: Spaceref

16/01/2015 - Spettacolare immagine del ciclone Bansi ripreso dalla ISS -

L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha inviato via Twitter una spettacolare immagine del ciclone tropicale Bansi fotografato alcuni giorni fa dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La cosa particolare è che nel momento della foto, di notte sulla Terra, è stato ripreso anche un fulmine all'interno del ciclone che ha illuminato il suo 'occhio' centrale.
Samantha Cristoforetti è la prima astronauta italiana e sta trascorrendo sei mesi a bordo della ISS come parte dell'equipaggio di Spedizione 42 e 43.
Il ciclone tropicale Bansi, al momento della foto, si trovava nel sud sull'Oceano Indiano, vicino alle Mauritius. I venti di questo ciclone tropicale hanno raggiunto i 241 km orari ma, fortunatamente la tempesta si è indebolita nel corso del fine settimana mentre proseguiva la sua traiettoria a sud est delle isole Mauritius.

Fonti: Samantha Cristoforetti - Spaceflight Now

Nel diagramma (Credit: NASA/JHU APL/SwRI) la tempistica delle fasi di avvicinamento ed allontanamento di New Horizons a Plutone.

16/01/2015 - New Horizons inizia la prima fase dell'incontro con Plutone -

La sonda New Horizons della NASA ha recentemente iniziato il suo, tanto atteso, storico incontro con Plutone. La sonda è entrata nella prima fase di avvicinamento che culminerà il 15 luglio con il primo incontro ravvicinato con il pianeta nano, che si trova a 7,5 miliardi di km dalla Terra.
"La prima missione della NASA al lontano Plutone sarà anche la prima occhiata ravvicinata a questo freddo, mondo inesplorato del nostro Sistema Solare," ha detto Jim Green, direttore della Divisione Scienze Planetarie della NASA presso la sede centrale di Washington, "Il team di New Horizons ha lavorato duramente per preparare questa prima fase, e lo hanno fatto perfettamente."
New Horizons, la nave spaziale più veloce mai lanciata, è decollata nel gennaio 2006. Il mese scorso è stata risvegliata dalla sua ultima ibernazione dopo un viaggio di oltre 4,8 milioni di km, e presto transiterà vicina a Plutone, all'interno delle orbite delle sue cinque lune conosciute. In preparazione all'incontro ravvicinato, le squadre operative scientifiche ed ingegneristiche hanno configurato un piano per le osservazioni da lontano del sistema di Plutone, che inizieranno domenica 25 gennaio, con una serie di scatti fotografici a lunga distanza.
Le immagini catturate per mezzo della fotocamera telescopica Long-Range Reconnaissance Imager (LORRI) di New Horizons, daranno agli scienziati della missione uno sguardo in continuo miglioramento sulla dinamica dei satelliti di Plutone. Le immagini inoltre avranno un ruolo fondamentale nella navigazione del veicolo spaziale per quanto riguarda i rimanenti 220 milioni di km fino a Plutone.
"Abbiamo compiuto il più lungo viaggio di una sonda che abbia volato dalla Terra verso il suo obiettivo principale, e siamo pronti per iniziare l'esplorazione," ha detto Alan Stern, il capo scienziato per New Horizons del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado.
Nel corso dei prossimi mesi LORRI scatterà centinaia di immagini di Plutone per migliorare le stime delle distanze fra la sonda e il pianeta nano. Il sistema di Plutone sarà, almeno fino a maggio, solo un piccolo punto luminoso nell'obiettivo della fotocamera, ma i navigatori di missione utilizzeranno i dati per progettare le correzioni di traiettoria che porteranno quest'estate il veicolo spaziale verso il suo target. La prima di queste manovre potrebbe avvenire al più presto a marzo.
"Dobbiamo definire meglio la nostra conoscenza sulla posizione di Plutone quando New Horizons sfreccerà lì," ha detto Mark Holdridge, mission manager dell'incontro di New Horizons presso il Laboratorio di Fisica Applicata della John Hopkins University di Laurel, in Maryland. ""La tempistica del flyby deve essere esatta, in quanto i comandi del computer per orientare la sonda e puntare gli strumenti scientifici sono basati sul conoscere esattamente il momento del sorvolo di Plutone - e queste immagini ci aiuteranno a determinarlo."
La campagna di 'navigazione ottica' che inizia questo mese segna la prima volta che le immagini di Plutone ottenute da New Horizons verranno utilizzate per definire la posizione di Plutone.
Durante la prima fase di avvicinamento, che proseguirà fino alla primavera, New Horizons condurrà comunque un significativo numero di attività scientifiche. Gli strumenti della sonda raccoglieranno dati continui dell'ambiente interplanetario dove orbita il sistema planetario, comprese le misurazioni del flusso di particelle ad alta energia dal Sole e la concentrazione di particelle di polvere nei pressi interni della Fascia di Kuiper. Oltre a Plutone, questa zona esterna inesplorata del Sistema Solare, comprende potenzialmente migliaia di corpi ghiacciati rocciosi simili a pianeti.
Ulteriori studi intensivi di Plutone inizieranno in primavera, quando le fotocamere e gli spettrometri a bordo di New Horizons saranno in grado di fornire immagini con una risoluzione maggiore dei più potenti telescopi sulla Terra. Inoltre la sonda dovrebbe ottenere immagini così buone per realizzare una mappa di Plutone e delle sue lune più accurata di quella raggiunta nelle precedenti missioni di ricognizione planetaria.
APL gestisce la missione New Horizons per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA di Washington. Alan Stern, del Southwest Research Institute (SwRI), con sede a San Antonio, è lo scienziato capo e guida della missione. SwRI guida il team scientifico, le operazioni del carico utile e della pianificazione dell'incontro scientifico. New Horizons fa parte del programma New Frontiers gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, Alabama. APL ha progettato, costruito e gestisce la sonda.
Per maggiori informazioni sulla missione New Horizons, visita: http://www.nasa.gov/newhorizons e http://pluto.jhuapl.edu/.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JHU APL/SwRI/Steve Gribben) la sonda New Horizons mentre passa fra Plutone e Caronte. Nel diagramma in alto a sinistra (Credit: NASA/JHU APL/SwRI) la tempistica delle fasi di avvicinamento ed allontanamento di New Horizons a Plutone.

Fonte: NASA

16/01/2015 - I piani di SpaceX per il Test di Aborto sulla Rampa previsto a Cape Canaveral -

La SpaceX si sta preparando a due cruciali prove, che si svolgeranno nei prossimi mesi, e che coinvolgono la propria capsula Dragon per equipaggio: un test di aborto sulla rampa in Florida e un aborto in volo dalla Base dell'U.S: Air Force di Vandenberg, in California.
Il test di aborto sulla rampa avverrà fra il 10 febbraio e il 10 maggio, secondo una speciale autorità temporanea (STA) che la SpaceX ha richiesto alla Commissione Federale. Lo STA viene richiesto per l'utilizzo di frequenze radio durante i test.
Le specifiche della richiesta prevedono un'altezza massima di 1.800 metri ed una distanza di 3 km. La SpaceX condurrà il test dal Complex 40 della Air Force Station di Cape Canaveral.
La SpaceX aveva già fatto una richiesta di questo tipo e la STA è un'estensione di quei termini che prevedevano non prima del 20 novembre 2014. Al momento non è stata annunciata una data per il test a Vandenberg.
Il test di aborto sulla rampa vedrà la capsula Dragon simulare un problema mentre il razzo è ancora sulla rampa. Il sistema di emergenza dovrà quindi attivare i razzi della capsula che la porteranno via dal razzo, dovranno aprirsi i paracadute in prossimità del suolo e comunque portare in salvo un probabile equipaggio. Il test di aborto in volo prevede invece un Dragon sulla sommità di un razzo già in volo e l'emergenza durante una fase propulsiva e con massimi carichi aerodinamici.
I due test di aborto al lancio, quello in rampa e quello in volo, sono gli ultimi due passi per concludere il contratto Commercial Crew Integrated Capabilities (CCiCap) con la NASA. Il raggiungimento di questi due punti hanno un valore di 30 milioni di dollari ciascuno.
Entrambi questi test sono molto indietro rispetto ai piani originali. Il test di aborto sulla rampa era previsto per novembre 2013 e quello in volo per aprile 2014.
La SpaceX ha completato finora 18 dei 20 punti cruciali che fanno parte del contratto CCiCap, raccogliendo un totale di 400 milioni di dollari su un totale di 460 in palio.
A settembre la NASA aveva scelto la SpaceX e la Boeing per i contratti Commercial Crew Transportation Capability. Grazie a questi contratti le due compagnie costruiranno, testeranno e faranno volare i propri veicoli verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nella fase finale del programma commerciale equipaggi.
Nella foto (Credit: SpaceX) il veicolo Dragon destinato al test di aborto sulla rampa.

Fonte: Parabolic Arc

16/01/2015 - In India è stato nominato il nuovo capo dell'agenzia spaziale -

Lo stimato scienziato spaziale Alur Seelin Kiran Kumar è stato nominato mercoledì a capo dell'Indian Space Research Organization (ISRO), l'agenzia spaziale del colosso asiatico.
Prima di essere nominato in questo ruolo, Kiran Kumar, di 62 anni, era stato il direttore del Centro Applicativo Spaziale (SAC) dell'ISRO a Ahmedabad in Gujarat. Egli succede a K Radhakrishnan che si è dimesso lo scorso 21 dicembre.
Con quattro decenni di servizio presso il centro applicativo dell'agenzia spaziale, Kiran Kumar ha contribuito allo sviluppo dei sensori elettro-ottici per gli aerei e per i veicoli spaziali in orbita bassa e geostazionaria a cominciare dal carico utile relativo alla telecamera a colori Bhaskara, lo spettrometro all'infrarosso termico e il sensore di metano per la Mars Orbiter Mission (MOM).
L'agenzia, nel comunicato dove ha messo a conoscenza della nomina, ricorda che Kiran Kumar ha seguito gli strumenti imbarcati su MOM oltre ad aver dato importanti contributi per l'osservazione strategica del suolo, degli oceani, dell'atmosfera e degli studi planetari.
Coma alunno del National College di Bengaluru, Kiran Kumar si è laureato in fisica nel 1971, ottenendo in seguito un master in elettronica dall'Università di Bangalore nel 1973 e un master in ingegneria dal rinnovato Istituto di Scienze Indiano (IISc) nel 1975. Nello stesso anno Kiran Kumar inizia la sua carriera all'ISRO entrando nel SAC del quale diventerà direttore nel marzo 2012.
Oltre ai vari premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali ricevuti durante la sua lunga carriera, Kiran Kumar aveva vinto l'International Academy of Astronautics per il satellite di osservazione remota Cartosat e la prima missione lunare indiana Chandrayaan-1.
Nella foto (Credit: India.com/DNA) Kiran Kumar, il nuovo direttore dell'ISRO.

Fonte: Spacedaily

16/01/2015 - Per la NASA e la NOAA il 2014 è stato l'anno più caldo nella storia moderna -

Il 2014 è stato l'anno più caldo della Terra fin dal 1880, secondo quanto riportato da due analisi separate degli scienziati di NASA e NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
I dieci anni più caldi documentati con strumentazione, ad esclusione del 1998, sono stati dal 2000 ad oggi. Secondo le analisi delle temperature di superficie misurate dagli scienziati del Goddard Institute of Space Studies (GISS) di New York, questa tendenza continua il riscaldamento a lungo termine del pianeta.
Un'analisi indipendente dei dati grezzi, sempre resa pubblica venerdì, da parte degli scienziati della NOAA ha confermato anch'essa che il 2014 è stato l'anno record per le temperature.
"La NASA è all'avanguardia della ricerca scientifica nella dinamica del clima della Terra su scala globale," ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore associato per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. "Il trend di riscaldamento di lungo periodo osservato e la classifica del 2014 come l'anno più caldo mai registrato rafforza l'importanza per la NASA di studiare la Terra come un sistema completo, e in particolare per comprendere il ruolo e l'impatto delle attività umane."
Fin dal 1880, la temperatura media della superficie terrestre è salita di 0,8° Celsius, una tendenza che è stata largamente guidata dall'incremento dell'anidride carbonica ed altre emissioni umane nell'atmosfera del pianeta. La maggior parte del riscaldamento è avvenuto nei tre decenni passati.
"Questo è solo l'ultimo di una serie di anni caldi, in una serie di decadi calde. Mentre la classifica dei singoli anni può essere influenzata da modelli meteorologici caotici, le tendenze a lungo termine sono attribuibili a fattori di cambiamento climatico che in questo momento sono dominati dalle emissioni umane di gas serra," ha detto il direttore del GISS, Gavin Schmidt.

VIDEO DELLE TEMPERATURE TERRESTRI DAL 1880 AL 2014 - 16/01/2015 - (Credit: NASA GODDARD) - dur.min. 0:30 - NO AUDIO

Mentre le temperature del 2014 proseguono la tendenza al riscaldamento a lungo termine del pianeta, gli scienziati si aspettano ancora di vedere fluttuazioni della temperatura media globale di anno in anno, causate da fenomeni come El Niño o La Niña. Questi fenomeni di caldo o freddo nel Pacifico tropicale si crede possano aver giocato un ruolo nell'appiattimento della tendenza al riscaldamento a lungo termine nel corso degli ultimi 15 anni. Tuttavia il record di calore del 2014 si è verificato nel corso di un anno di El Niño neutrale.
"La NOAA fornisce ai responsabili informazioni tempestive e affidabili su base scientifica del nostro mondo che cambia," ha detto Richard Spinrad, scienziato capo del NOAA. "Mentre monitoriamo i cambiamenti del nostro clima, la domanda per l'intelligenza ambientale che fornisce NOAA può solo crescere. E' fondamentale che continuiamo a lavorare con i nostri partner, come la NASA, per osservare questi cambiamenti e per fornire le informazioni delle quali la comunità ha bisogno per essere più elastica."
Le differenze regionali di temperatura sono più fortemente influenzate dalle dinamiche atmosferiche rispetto alla media globale. Secondo la NOAA, ad esempio, negli Stati Uniti nel 2014, le parti del Midwest e della East Coast erano insolitamente fredde, mentre Alaska e tre stati occidentali - California, Arizona e Nevada - hanno sperimentato il loro anno più caldo mai registrato prima.
L'analisi GISS incorpora misure di temperatura superficiale provenienti da 6.300 stazioni meteorologiche, osservazioni da spedizioni, da quelle basate sulle boe di temperature della superficie del mare e le misure di temperatura da stazioni di ricerca in Antartide. Questi dati grezzi vengono analizzati utilizzando un algoritmo che tiene conto della variegata distanza delle stazioni della temperatura in tutto il mondo e gli effetti del riscaldamento urbano che potrebbero inficiare il calcolo. Il risultato è una stima della differenza di temperatura media globale in un periodo basale dal 1951 al 1980.
Gli scienziati del NOAA usato in gran parte gli stessi dati di temperatura, ma con un periodo di riferimento diverso. Inoltre impiegano i propri metodi per stimare le temperature globali.
Il GISS è un laboratorio NASA gestito dalla Divisione di Scienze della Terra della dell'agenzia presso il Goddard Space Flight Center, di Greenbelt, nel Maryland. Il laboratorio è affiliato con l'Istituto della Terra dela Columbia University e la Scuola di Ingegneria e Scienze Applicate di New York.
La NASA monitora i segni vitali del nostro pianeta provenienti dalla terra, dall'aria e dallo spazio, con una flotta di satelliti, nonché grazie a campagne di osservazione aeree e terrestri. La NASA sviluppa nuovi modi di osservare e studiare i sistemi naturali della Terra interconnessi con i dati registrati a lungo termine e strumenti di analisi del computer per vedere meglio come il nostro pianeta stia cambiando. Le agenzie condividono questa conoscenza unica con la comunità globale e lavorano con le istituzioni negli Stati Uniti e in tutto il mondo per contribuire alla comprensione e alla protezione del nostro pianeta.
La serie di dati sulle temperature superficiali del 2014 sono disponibili presso: http://data.giss.nasa.gov/gistemp/.
Le metodologie utilizzate per il calcolo delle temperature sono disponibili qui: http://data.giss.nasa.gov/gistemp/sources_v3/.
Per ulteriori informazioni sulle attività scientifiche per la Terra di NASA, visita: http://www.nasa.gov/earthrightnow.
Nell'immagine (Credit: NASA's Goddard Space Flight Center) la mappa colori con le temperature anomale del 2014.

Fonte: NASA

16/01/2015 - Misteriosi pianeti X potrebbero nascondersi oltre Plutone -

Il mitico 'Pianeta X' potrebbe esistere veramente - e anche il 'Pianeta Y'.
Almeno due pianeti grandi come la Terra potrebbero nascondersi nelle buie profondità dello spazio ben oltre Plutone, e aspetterebbero solo di essere scoperti, lo suggerisce una nuova analisi delle orbite degli ETNO (Extreme Tras-Neptunian Objects).
I ricercatori che hanno studiato 13 ETNO - corpi ghiacciati come il pianeta nano Sedna che orbita attorno al Sole a grande distanza e con traiettoria ellittica.
Secondo il team di studio, lo prevederebbe la teoria grazie ad un certo numero di dettagli delle orbite degli ETNO. Ad esempio, essi dovrebbero avere un semiasse maggiore, ovvero la distanza media dal Sole, a circa 150 UA (Unità Astronomica). Un UA è la distanza della Terra dal Sole - circa 150 milioni di km. Queste orbite dovrebbero anche avere un'inclinazione relativa al piano del Sistema Solare, di quasi zero gradi, assieme ad altre caratteristiche.
Ma invece le attuali orbite dei 13 ETNO sono differenti, con semiassi maggiori che variano da 150 a 525 UA e inclinazioni medie di circa 20°.
"Questi eccessi di oggetti con inaspettati parametri orbitali ci fa pensare che vi sia una qualche forma di forza invisibile che altera la distribuzione degli elementi orbitali degli ETNO e consideriamo che la spiegazione più probabile sia che vi siano altri pianeti sconosciuti oltre Nettuno e Plutone," ha detto in un comunicato Carlos de la Fuente Marcos, dell'Università Complutense di Madrid, e co-autore dello studio assieme al fratello Carlo ed a Sverre Aarseth, dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito.
"Il loro numero esatto è incerto, visto che i dati in nostro possesso sono limitati, ma i calcoli suggeriscono che vi possano essere almeno due pianeti, e probabilmente altri, entro i confini del nostro Sistema Solare," aggiunge Carlos.
I potenziali mondi non ancora scoperti potrebbero avere una massa maggiore di quella della Terra, dicono i ricercatori, e potrebbero trovarsi a circa 200 UA o più dal Sole - così lontano è molto difficile, se non impossibile, poterli vedere con l'attuale strumentazione.
Questi nuovi risultati - dettagliati in due articoli pubblicati sulla rivista mensile Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters - non sono i primi a credere alla possibile esistenza del cosiddetto 'Pianeta-X'.
Nel marzo 2014, Chadwick Trujillo e Scott Sheppard annunciarono la scoperta di 2012 VP113, un ETNO che non si avvicinava mai al Sole a meno di 80 UA. 2012 VP113 andava a far compagnia a Sedna come i due abitanti conosciuti della 'Nube di Oort Interna', una lontana ed inesplorata regione dello spazio oltre la Fascia di Kuiper (dove si trova Plutone).
Trujillo e Sheppard suggerirono che le orbite di 2012 VP113 e Sedna erano in accordo con la continua presenza di un grande 'perturbatore' - forse un pianeta almeno 10 volte più massiccio della Terra e che si troverebbe a circa 250 UA dal Sole.
Tuttavia, i due avevano anche sottolineato che altre spiegazioni erano possibili. Ad esempio, Sedna e 2012 VP113 potevano essere stati spinti nelle loro posizioni attuali a causa di interazioni avvenute tanto tempo fa con altre stelle del gruppo nel quale era nato il Sole. Gli oggetti potrebbero anche essere stati catturati da un altro sistema solare, nel corso di un incontro stellare ravvicinato.
De la Fuente Marcos e i suoi colleghi riconoscono pure la possibilità di tali scenari alternativi. Il quadro dovrebbe essere più chiaro quando i ricercatori studieranno le orbite di altri oggetti ghiacciati sempre più distanti.
"Se fossero confermati, i nostri risultati potrebbero davvero rivoluzionare l'astronomia," ha concluso de la Fuente Marcos.
Sono tuttavia gli stessi autori dello studio, appena pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ad essere cauti rispetto ai risultati proposti. In effetti, l’esistenza di questi perturbatori di taglia planetaria cozza infatti pesantemente contro le predizioni dei modelli di formazione del Sistema Solare, che indicano come non dovrebbero trovarsi pianeti in orbite circolari oltre Nettuno. E poi, il numero degli oggetti analizzati (tredici in totale) è ancora troppo limitato per poter trarre conclusioni definitive sul controverso argomento.
Insomma, dovremo aspettare nuove e approfondite indagini per capire se il classico sasso lanciato nello stagno da questa ricerca non si rivelerà, invece, come accade spesso, un buco nell’acqua.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) un lontano pianeta che potrebbe nascondersi agli estremi del Sistema Solare.

Fonte: Space.com - INAF News - Cornell University Library

16/01/2015 - A marzo parte la missione 'Un Anno' a bordo della ISS -

Il prossimo equipaggio che prenderà la via per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) avrà qualcosa di speciale rispetto agli astronauti e cosmonauti che li hanno preceduti nei primi 14 anni di permanenza a bordo del primo avamposto orbitale permanente: vi rimarranno per quasi un anno.
Infatti l'astronauta della NASA Scott Kelly ed il suo collega cosmonauta di Roscosmos, Mikhail Kornienko, saliranno a marzo 2015 e scenderanno a marzo 2016. Assieme a loro un altro veterano dei voli spaziali, il cosmonauta Gennady Padalka che svolgerà il ruolo di Comandante della stazione per Spedizione 44 ma rientrerà sulla Terra dopo sei mesi.
Kelly sarà Ingegnere di Volo per Spedizione 43 e 44 mentre ricoprirà il ruolo di Comandante per le Spedizioni 45 e 46. Kornienko sarà Ingegnere di Volo per le Spedizioni 43/44/45/46.
La missione ha lo scopo di esplorare i limiti del corpo e della mente umana. Infatti finora la durata della permanenza degli equipaggi sulla ISS non ha superato i sei mesi per volta, anche se vi sono stati già diversi astronauti e cosmonauti che hanno fatto parte di più Spedizioni.
Questa missione vedrà il maggior numero di tempo che due persone vivranno continuativamente sulla ISS, sebbene alcuni cosmonauti russi abbiano trascorso da un anno a 14 mesi a bordo della stazione spaziale russa MIR negli anni '90.
Sia Kelly che Kornienko sono veterani dello spazio ed hanno volato diverse missioni orbitali, ognuno ha già trascorso almeno sei mesi a bordo della stazione spaziale.
La missione si concentrerà sugli effetti fisici e psicologici ai quali saranno sottoposti i due astronauti in uno studio senza precedenti che potrà permettere di capire meglio come il corpo umano si adatta ai rigori dei lunghi viaggi spaziali prima di poter intraprendere un viaggio verso Marte.
Kelly e il suo fratello gemello Mark faranno parte di un esperimento che terrà sotto controllo il loro stato di salute in modo che i medici potranno comparare i segni vitali dei due fratelli.
In questo modo potrà anche essere eseguito, per la prima volta, uno studio sul genoma e vedere come il volo spaziale può modificarlo.
L'agenzia spaziale russa aveva condiviso i risultati scientifici delle missioni di un anno sulla MIR ma negli anni '90 la scienza non era avanzata come oggi.
"I nostri colleghi russi avevano soprattutto pensato a far correre su una pedana mobile i cosmonauti per mantenere una buona condizione cardiovascolare," dice Julie Robinson, che fa parte del programma scientifico della ISS. "Ma quello che abbiamo scoperto con la ISS è che un'intenso esercizio di resistenza è veramente quello che aiuta a proteggere le ossa."
Padalka, che salirà sulla ISS assieme a Kelly e Kornienko, sarà al suo quinto volo spaziale e raggiungerà quasi 900 giorni totali in orbita, anche questo un record.
Nella foto (Credit: NASA) Scott Kelly e Mikhail Kornienko, il primo equipaggio 'Un Anno' sulla ISS.

Fonti: NASA - Spacedaily

16/01/2015 - Elon Musk mostra il 'botto' sulla piattaforma galleggiante -

Elon Musk, fondatore della SpaceX, ha pubblicato su Twitter quattro immagini tratte dal video del tentato atterraggio del primo stadio del razzo vettore Falcon 9 sulla piattaforma galleggiante al largo delle coste della Florida.
Ecco una traduzione approssimata delle descrizioni fornite da Musk, con un tocco di umorismo, delle quattro immagini rilasciate:

"Prima dell'impatto, le alette hanno perso potenza e si sono bloccate. I motori hanno tentato di riportare il veicolo sopra la chiatta ma..."

Nell'immagine (Credit: @elonmusk) il primo fotogramma dell'impatto del primo stadio del Falcon 9 CRS-5 sulla chiatta.

"Il razzo ha colpito duramente con un angolo di 45°, schiantando le zampe e la sezione motori"

Nell'immagine (Credit: @elonmusk) il secondo fotogramma dell'impatto del primo stadio del Falcon 9 CRS-5 sulla chiatta.

"I resti del propellente e dell'ossigeno presenti nei serbatoi si sono miscelati."

Nell'immagine (Credit: @elonmusk) il terzo fotogramma dell'impatto del primo stadio del Falcon 9 CRS-5 sulla chiatta.

"Ed ecco l'evento RUD (smontaggio rapido non previsto). La nave avrà solo bisogno di alcune piccole riparazioni. Che giornata emozionante!"

Nell'immagine (Credit: @elonmusk) l'ultimo fotogramma dell'impatto del primo stadio del Falcon 9 CRS-5 sulla chiatta.


Il razzo Falcon 9 era decollato per la missione cargo destinata a portare la capsula Dragon CRS-5 verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) lo scorso 10 gennaio da Cape Canaveral, in Florida. Il veicolo cargo era stato rilasciato regolarmente in orbita ed aveva raggiunto, due giorni dopo, la ISS. Invece il primo stadio del razzo, una volta esaurito il suo compito, aveva eseguito le manovre necessarie per tentare un atterraggio sulla piattaforma galleggiante Marmac 300 della SpaceX posta al largo della Florida.
Purtroppo l'atterraggio non aveva avuto successo e lo stadio si era distrutto provocando danni minori alla piattaforma che poi era tornata in porto il giorno seguente. La causa sembra essere stata la scarsa quantità di liquido idraulico che serviva per muovere le alette stabilizzatrici e che si è saurito poco prima dell'arrivo sopra la chiatta, facendo così inclinare lo stadio. Per questo nel prossimo tentativo, che potrebbe avvenire entro due o tre settimane al prossimo lancio di un Falcon 9 da Cape Canaveral, come confermato dallo stesso Musk, vi sarà installata una quantità doppia di liquido idraulico.
Comunque il risultato di scendere da quasi 60 km di quota e 'centrare' un fazzoletto di 90x50 metri che si trova a 350 km al largo della costa è, comunque, un risultato tecnico eccezionale. Lo stesso Musk, prima del lancio, aveva dato un 50% di riuscita a questo primo tentativo.
La SpaceX persegue l'obiettivo di recuperare il primo stadio del suo razzo vettore in modo da poterlo riutilizzare con manutenzione minima ed abbassare così, drasticamente, i costi dei lanci spaziali. La compagnia ha già eseguito due rientri in mare di un primo stadio riuscendo ad arrivare a toccare la superficie dell'acqua a velocità quasi zero. Questa era la prima volta che si tentava di farlo atterrare su una piattaforma. Musk è convinto che entro l'anno la SpaceX riuscirà a far atterrare e riutilizzare un primo stadio di un Falcon 9, dimostrando la fattibilità dell'operazione, mai tentata da nessun'altra compagnia aerospaziale prima d'ora.

Fonti: Elon Musk - Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: HiRISE/NASA/JPL/Parker/Leicester) un'immagine ingrandita al massimo di Beagle-2, ritrovato su Marte.

16/01/2015 - Ritrovato su Marte, dopo oltre dieci anni, il lander Beagle-2 -

Lander marziano Beagle-2, realizzato dal Regno Unito, e che ha viaggiato assieme alla missione Mars Express dell'ESA e perduto su Marte fin dal 2003, è stato ritrovato nelle immagini del Pianeta Rosso riprese da un orbiter della NASA.
Il Beagle-2 venne rilasciato dalla sua nave madre il 19 dicembre 2003 ed avrebbe dovuto atterrare sei giorni dopo. Ma non pervenne nessun segnale dal lander dopo il previsto atterraggio, e le ricerche compiute dalle missioni Mars Express e Mars Odyssey della NASA furono infruttuose.
Ora, oltre un decennio dopo, il lander è stato identificato nelle immagini riprese dalla fotocamera ad alta risoluzione del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Si vede il lander parzialmente dispiegato sulla superficie, mostrando che la sequenza di ingresso, discesa ed atterraggio aveva funzionato e che quindi era atterrato con successo su Marte il giorno di Natale del 2003.
"Siamo molto felici di scoprire che il Beagle-2 è sceso su Marte. La dedizione dei vari gruppi nello studio delle immagini ad alta risoluzione, al fine di trovare il lander, è stata stimolante," dice Alvaro Giménez, direttore dell'ESA per la Scienza ed Esplorazione Robotica.
"Non sapere che cosa fosse successo al Beagle-2 è rimasta una preoccupazione assillante. Capire ora che il Beagle-2 ha fatto tutta la strada fino alla superficie è un'ottima notizia," aggiunge Rudolf Schmidt, Mars Express project manager dell'ESA a quel tempo.
Le immagini ad alta risoluzione sono state inizialmente sbirciate da Michael Croon, un ex-membro del team operativo di Mars Express presso lo Space Operation Centre, ESOC, dell'ESA a Darmstadt, in Germania, che ha lavorato in parallelo con i membri dei team industriali e scientifici di Beagle-2.
Le piccole dimensioni del Beagle-2 - meno di due metri una volta completamente dispiegato - rendevano la sfida ardua, proprio al limite della risoluzione delle fotocamere in orbita attorno a Marte.
Dopo l'identificazione di potenziali controparti di Beagle-2 nella zona prevista di atterraggio di Isidis Planitia, un grande bacino da impatto vicino all'equatore marziano, sono state ottenute altre immagini e analizzate dal team che opera la fotocamera, dal team di Beagle-2 e dal Jet Propulsion Laboratory della NASA.
Le immagini mostrano il lander in quella che sembra essere una configurazione di parziale dispiegamento, con solo uno, due o al massimo tre dei quattro pannelli solari aperti, e con il paracadute principale e quello che si pensa sia la copertura posteriore con il suo paracadute di frenata ancora attaccato.
Le dimensioni, la forma, i colori e la separazione dei vari componenti sono coerenti con il Beagle-2 e le sue parti di atterraggio, e si trovano nella prevista zona di atterraggio ad una distanza di circa 5 km dal suo centro.
Possibili strutture potrebbero essere gli airbags, che avrebbero dovuto attutire l'atterraggio e, possibilmente lo scudo termico frontale. Ulteriori immagini saranno necessarie per confermare quest'ultimi obiettivi.
La parziale apertura spiega perché non furono ricevuti segnali dal lander: era necessario il completo dispiegamento di tutti i pannelli solari per esporre l'antenna radio per la trasmissione dei dati e ricevere i comandi dalla Terra.
Sfortunatamente, dato il parziale dispiegamento e la copertura dell'antenna hanno impedito la ricezione dei dati da Beagle-2.
Ciò nonostante sapere che Beagle-2 è atterrato con successo su Marte aggiunge un rinnovato impeto alla prossima fase dell'esplorazione europea del Pianeta Rosso, con i lanci del ExoMars Trace Gas Orbiter and Entry, Descend and Landing Demostrator dell'ESA nel 2016 e del rover ExoMars nel 2018.
Il Beagle-2 è stata la prima missione del Regno Unito verso un altro pianeta. Il progetto era una collaborazione fra la Open University, l'University of Leicester e la EADS Astrium UK (ora Airbus Defence and Space). Ulteriori finanziamenti comprendevano l'ESA, l'Ufficio di Scienza e Tecnologia del Dipartimento del Commercio e dell'Industria, il Particle Physics and Astronomy Research Council (PPARC), il Wellcome Trust, il National Space Centre e la Millennium Commission.
Il Professor Colin Pillinger della Open University guidava il progetto Beagle-2 con il suo entusiasmo. Egli è deceduto nel maggio del 2014. Anche il Professor George Fraser dell'Università di Leicester e il Professor David Barnes dell'Università Aberystwyth erano fra i principali contributori di Beagle-2, ma anche loro sono scomparsi nel 2014. Nella foto (Credit: HIRISE/NASA/Leicester) Il Beagle-2 scovato sulla superficie di Marte grazie alle immagini dell'orbiter MRO della NASA. Nella foto in alto a sinistra (Credit: HiRISE/NASA/JPL/Parker/Leicester) un'immagine ingrandita al massimo di Beagle-2, ritrovato su Marte.

Fonti: ESA

Nella foto (Credit: Mark Chivers/Virgin Galactic) il CEO di Virgin Galactic, George Whitesides.

15/01/2015 - La Virgin Galactic prepara la ripresa dei voli di SpaceShipTwo -

Meno di dieci settimane dopo lo schianto fatale che ha distrutto un razzo-plano suborbitale e posto domande sul futuro della Virgin Galactic, il capo esecutivo della compagnia ha detto che gli ingegneri stanno sviluppando un programma di test per la nave spaziale sostituta che dovrebbe volare entro quest'anno.
"La nostra compagnia ha svoltato l'angolo e guarda al futuro," ha detto George Whitesides, Amministratore Delegato della Virgin Galactic, il 9 gennaio scorso di fronte all'American Institute of Aeronautics and Astronautics Science and Technology Forum and Exposition ad Orlando, in Florida. "Il nostro team e i nostri investitori rimangono concentrati sull'obiettivo di aprire lo spazio a tutti."
La Virgin Galactic, parte del Gruppo Virgin del magnate Sir Richard Branson, prevede di completare la qualificazione del suo aereo spinto da un motore a razzo in tempo per iniziare, entro l'anno, i voli turistici ai confini dello spazio.
Whitesides ha detto che il servizio commerciale dovrebbe iniziare nel 2016.
Il razzo-plano SpaceShipTwo (SS2) della Virgin Galactic è progettato per raggiungere il confine dove, internazionalmente, è riconosciuto l'inizio dello spazio, l'altezza di 100 km. Oltre 700 persone hanno già firmato un contratto, pagando 250.000 dollari, per un viaggio sul razzo-plano quando questo sarà operativo.
Whitesides ha definito lo schianto del veicolo di prova SpaceShipTwo del 31 ottobre come "La cosa più difficile che la nostra attività potesse affrontare."
Lo spazio-plano rotolò fuori controllo 13 secondi dopo essere stato rilasciato dall'enorme aereo madre sopra il Deserto del Mojave, in California. Il suo motore a razzo ibrido, una miscela di propellente solido e protossido d'azoto, venne acceso ad un'altezza di circa 15.000 metri per iniziare il primo volo di prova di SpaceShipTwo fin dal gennaio 2014.
Pochi secondi dopo, il co-pilota Michael Alsbury sbloccò il sistema di frenata aerodinamica del veicolo spaziale prima del previsto, questo secondo quanto accertato dagli inquirenti del National Transportation Safety Board (NTSB - l'agenzia federale che si occupa di tutti gli incidenti aerei negli USA).
Appena la sua parte di coda - già sbloccata - si mosse, anche senza aver ricevuto dai piloti il comando per farlo, il razzo-plano andò in mille pezzi.
Gli inquirenti del NTSB non pensano di terminare l'inchiesta prima di un anno, e funzionari hanno detto che studieranno ogni potenziale causa tecnica, di programma e culturale che possa aver portato all'incidente.
Alsbury perì nello schianto mentre Peter Siebold venne scagliato fuori dai resti del veicolo spaziale e si paracadutò al suolo con lievi ferite.
Entrambi i piloti erano dipendenti della Scaled Composites, l'azienda che ha progettato e costruito la prima copia del razzo-plano.
La Spaceship Company, una consociata della Virgin Galactic, ha preso in carico la costruzione dei veicoli SpaceShipTwo successivi. Il prossimo è in fase di completamento nell'hangar della compagnia a Mojave, California.
Nella foto (Credit: Douglas Messier) il punto dove si è schiantata la cabina della SS2. Whitesides ha detto che il lavoro di fabbricazione della parte strutturale del secondo SpaceShipTwo è al 90% mentre i suoi sistemi sono per due terzi completati.
"Abbiamo un sacco di lavoro che ci aspetta per i prossimi mesi, ma siamo sulla buona strada."
La costruzione del secondo veicolo SpaceShipTwo era iniziata prima dell'incidente mortale del 31 ottobre, ma Whitesides ha detto che gli ingegneri lavoreranno fianco a fianco con gli inquirenti del NTSB per determinare quali cambiamenti sono richiesti e cosa hanno imparato dalle cause dello schianto.
"Il nostro team ha organizzato le fasi finali del programma di costruzione in modo da poter accogliere eventuali insegnamenti dalle indagini del NTSB, e ci impegniamo a fare eventuali modifiche o miglioramenti che riteniamo necessari per migliorare la sicurezza del veicolo," ha detto Whitesides.
La Virgin Galactic gestirà i voli di prova dello SpaceShipTwo quanto lo spazio-plano tornerà a sfrecciare nel cielo.
La squadra di piloti collaudatori della società comprende un ex-comandante di Space Shuttle, Rick Sturckow e Mike Moses - un ex-manager della NASA che ha presieduto il team di gestione delle missioni della navetta spaziale - e che ora svolge il ruolo di vice presidente delle operazioni di Virgin Galactic.
Whitesides ha detto che il team di prova è anche composto da esperti piloti collaudatori militari.
Todd Ericson, ex-capo della sicurezza presso il Test Center US Air Force, conduce la squadra collaudatori della Virgin Galactic.
"Questi esperti professionisti collaudatori stanno progettando il programma di test per la seconda astronave," ha detto Whitesides. "Questo programma di test non sarà lo stesso programma di test che abbiamo utilizzato per la prima navicella spaziale, in quanto saremo in grado di imparare le lezioni dal programma di volo del primo veicolo e applicarle al secondo."
Whitesides ha detto che i collaudi in volo di SpaceShipTwo dovrebbero riprendere entro la fine dell'anno per essere pronti ai voli commerciali nel 2016.
"Dopo anni di lavoro, sentiamo che siamo finalmente vicini all'inizio delle operazioni commerciali," ha detto Whitesides.
Quello del 31 ottobre è stato un incidente che ci ha ricordato i rischi del volo spaziale, ha proseguito Whitesides, aggiungendo che la "stampa e pubblico sembrano fraintendere radicalmente la natura dei test."
"Che siano a terra o in aria, i test di sviluppo sono destinati a comprendere, migliorare e verificare le capacità dei nuovi sistemi," ha detto. "Il fallimento nel contesto della prova, sebbene nel nostro caso sia stato sfortunato e tragico, fa essenzialmente parte del gioco."
"E' inopportuno aspettarsi un'affidabilità altissima con una nuova serie di sistemi aerospaziali supersonici," ha detto Whitesides.
"Forse un giorno sarà possibile," ha detto. "Ma non accadrà l'anno prossimo."
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) il secondo esemplare di SS2 in costruzione. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Mark Chivers/Virgin Galactic) il CEO di Virgin Galactic, George Whitesides. Nella foto a destra (Credit: Douglas Messier) il punto dove si è schiantata la cabina della SS2.

Fonti: Spaceflight Now

15/01/2015 - La Roscosmos nega che la Russia abbia piani immediati per una propria Stazione Spaziale -

Sergei Savelyev, capo dell'agenzia spaziale russa, Roscosmos, ha dichiarato in un'intervista rilasciata al giornale Rossiiskaya Gazeta, che la Russia non ha piani di costruire una propria stazione spaziale prima del 2025.
"La possibilità di creare una nuova stazione spaziale russa esiste in teoria. Ma questo tipo di progetto potrebbe essere implementato con la cooperazione internazionale, ad esempio con la Cina. Ma al momento non c'è niente di più di qualche disegno per il futuro programma spaziale federale. Tale progetto potrebbe essere collegato al ciclo di vita della Stazione Spaziale Internazionale," ha detto Savelyev.
E per quanto riguarda la collaborazione con la Cina, i progetti più probabili in futuro sono esperimenti congiunti nel segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale.
"Ulteriori piani potrebbero includere esperimenti a bordo del modulo senza equipaggio Oka-T che potrà raggiungere diverse inclinazioni e fornire le nostre stazioni automatiche interplanetarie con strumenti di ricerca del Paese collaborante," ha aggiunto Savelyev.
Egli ha inoltre spiegato che il modulo Oka-T sarà un laboratorio multiuso orbitante dove condurre ricerche biotecnologiche e di tecnologia applicata in micro-gravità. "Il laboratorio potrà lavorare in modo indipendente in orbita e agganciarsi occasionalmente alla Stazione Spaziale Internazionale o altre stazioni in orbita bassa. Eseguire la manutenzione delle attrezzature di ricerca, rifornire il laboratorio e altre operazioni saranno di competenza dei cosmonauti," ha aggiunto Savelyev.
Nell'illustrazione (Credit: RKK Energia) il modulo Oka-T che potrà essere utilizzato sulla ISS a partire dal 2018.

Fonti: TASS - Gunter's Space Page

Nella foto (Credit: NASA) il radiotelescopio di Goldstone.

14/01/2015 - Nessun pericolo per l'asteroide che sfiorerà la Terra il 26 gennaio -

Un'asteroide, designato 2004 BL86, passerà senza pericolo a circa tre volte la distanza fra la Terra e la Luna il prossimo 26 gennaio. Dalle sua proprietà di riflessione della luce, gli astronomi hanno stimato che l'asteroide possa avere una dimensione di circa 500 metri. Il sorvolo di 2004 BL86 sarà il maggiore avvicinamento di qualsiasi conosciuta roccia spaziale fino all'asteroide 1999 AN10 che sfiorerà la Terra nel 2027.
Al momento del massimo avvicinamento del 26 gennaio, l'asteroide si troverà a circa 1,2 milioni di km dalla Terra.
"Lunedì 26 gennaio vi sarà il maggiore avvicinamento dell'asteroide 2004 BL86 alla Terra dei prossimi 200 anni," ha detto Don Yeomans, che è stato responsabile del Near Earth Object Program Office della NASA presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, per 16 anni. " E sebbene questo non ponga una minaccia per la Terra nel prossimo futuro, questo è un incontro relativamente vicino per un asteroide di tali dimensioni, e quindi ci fornisce un'opportunità unica di osservarlo e scoprire qualcosa di più su di esso."
Uno dei modi con i quali la NASA prevede di sapere di più su 2004 BL86 è di osservarlo alle microonde. L'antenna del Deep Space Network della NASA di Goldstone in California e l'Osservatorio di Arecibo, in Portorico, tenteranno di acquisire dei dati scientifici e immagini dell'asteroide generate dal radar durante i giorni attorno al massimo avvicinamento alla Terra.
"Quando otterremo i nostri dati radar, il giorno dopo il flyby, avremo le prime immagini dettagliate," ha detto l'astronomo radar Lance Benner del JPL, il ricercatore principale per le osservazioni radar di Goldstone dell'asteroide. "Al momento, non sappiamo quasi nulla dell'asteroide, quindi ci potranno essere delle sorprese."
Asteroid 2004 BL86 è stato inizialmente scoperto il 30 gennaio 2004 da un telescopio del Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR) a White Sands, New Mexico.
L'asteroide dovrebbe essere osservabile dagli astrofili dotati di piccoli telescopi e potenti binocoli.
"Potrei prendere il mio binocolo preferito e darci un occhio," ha detto Yeomans. "Gli asteroidi sono qualcosa di speciale. Non solo gli asteroidi hanno fornito alla Terra i mattoni della vita e gran parte della sua acqua, ma in futuro, diventeranno risorse preziose per i minerali di cui sono composti e altre risorse naturali vitali. Essi potranno anche diventare le fermate di rifornimento per l'umanità, mentre continuiamo a esplorare il nostro Sistema Solare. C'è qualcosa negli asteroidi che fa venire voglia di guardare in alto."
Il Near-Earth Object Program Office della NASA sta vivendo la sua prima transizione di leadership da quando è stata costituita quasi 17 anni fa. Il 9 gennaio, dopo una carriera lunga 39 anni al JPL, Yeomans va in pensione. Paul Chodas, un membro di lunga data del team di Yeomans al JPL, è stato designato come il nuovo responsabile.
La NASA rileva, traccia e caratterizza gli asteroidi e le comete utilizzando sia i telescopi a terra che quelli paziali. Gli Elementi del programma Near-Earth Object, spesso indicati come 'Spaceguard', scoprono questi oggetti, individuano un sottoinsieme di essi e identificano i loro incontri ravvicinati per determinare se potrebbero essere potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta.
Il JPL gestisce il Near-Earth Object Program Office per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena.
Maggiori informazioni su asteroidi e oggetti vicini alla Terra presso: http://www.jpl.nasa.gov/asteroidwatch.
Per ottenere aggiornamenti sulle rocce spaziali del passato, seguite: http://twitter.com/asteroidwatch.
Ma se non volete prendere freddo potrete sempre osservare il passaggio on-line grazie al Virtual Telescope Program in Italia.
Nell'illustrazione (Credit: NASA/JPL-Caltech) il passaggio dell'asteroide 2004 BL86 del 26 gennaio prossimo. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) il radiotelescopio di Goldstone.

Fonti: NASA Space.com

14/01/2015 - Riaperto il segmento USA della ISS dopo l'allarme ammoniaca -

L'equipaggio di Spedizione 42, dotato di maschere protettive, ha riaperto il portello del segmento USA della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 3:05 p.m. EST (le 21:05 ora italiana) ed è rientrato all'interno dei moduli.
Gli Ingegneri di Volo Virts e Cristoforetti hanno prelevato dei campioni dell'atmosfera della cabina e segnalato che non vi erano indicazioni di presenza di ammoniaca.
Il pericolo di una possibile perdita di liquido refrigerante ammoniaca, avvenuto nelle prime ore di mercoledì, aveva costretto gli astronauti della ISS ad indossare le maschere protettive e poi ad evacuare il segmento USA del complesso orbitale e raggiungere i tre cosmonauti, Alexander Samokutyaev, Elena Serova e Anton Shkaplerov, nella parte russa della stazione, che utilizza un diverso sistema di raffreddamento.
Inizialmente i controllori di volo erano confusi dai dati provenienti dalla telemetria, ma nel corso delle ore successive, gli ingegneri avevano concluso che un guasto ad un computer era la più probabile fonte del problema e non una vera perdita.
Dopo il rientro dell'equipaggio nel segmento USA, con alla guida il Comandante Barry 'Butch' Wilmore, e il controllo che non vi fossero tracce di ammoniaca i controllori di volo hanno ripreso il lavoro programmato e riportato il laboratorio alle normali operazioni.
"L'equipaggio è in ottime condizioni, non è mai stato in pericolo e non è stata rilevata nessuna perdita di ammoniaca," ha dichiarato la NASA nell'aggiornamento della situazione fatto nel pomeriggio. "Si sospetta che l'allarme sia stato causato da un messaggio di errore transiente in uno dei sistemi di inoltro dei computer della stazione, chiamato 'multiplexer-demultiplexer' (MDM)"
Gli ingegneri hanno inviato un comando di spegnimento della scatola di derivazione e poi al computer, uno degli oltre 40 MDM che si trovano a bordo della stazione, riavviato e non sono stati più dati segni di problemi.
"I controllori di volo proseguono l'analisi dei dati nello sforzo di determinare che cosa abbia avviato l'allarme e predisporre delle azioni per evitare il suo ripetersi," ha concluso la dichiarazione NASA. "L'equipaggio dovrebbe riprendere le normali attività di ricerca giovedì."
Nella foto (Credit: NASA TV) gli astronauti NASA Virts e Wilmore, con le maschere protettive, appena dopo il loro rientro nel segmento USA della ISS.

Fonti: NASA Blog ISS - Spaceflight Now

14/01/2015 - Vega pronto a lanciare lo spazio-plano -

Nel nostro primo lancio dell'anno, il razzo europeo Vega trasporterà uno spazio-plano senza equipaggio che servirà a testare le tecnologie di rientro per i veicoli del futuro.
La campagna di lancio è stata ripresa, in vista del decollo previsto per l'11 febbraio da Kourou, nella Guyana Francese, che rilascerà l'Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) dell'ESA su una traiettoria suborbitale.
Questa missione fornirà i dati di volo vitali per l'Europa che serviranno a sviluppare sistemi e tecnologie avanzate per i sistemi di trasporto spaziale del futuro.
Il 23 ottobre, la decisione di rinviare il lancio venne presa dalle autorità responsabili come risultato dei problemi di sicurezza che richiedevano ulteriori analisi. La ricerca di traiettorie alternative ha risolto il problema.
"I preparativi al lancio sono ripresi," ha detto Jose-Maria Gallego Sanz, responsabile della campagna di lancio ESA per IXV. "Le batterie rimosse da IXV sono prelevate dal deposito a freddo, caricate e reinstallate. Non sono necessari ulteriori test - IXV è pronto al volo."
La missione durerà circa 100 minuti dal decollo all'ammaraggio. Pesante attorno alle due tonnellate e con le dimensioni di un'auto media, IXV verrà racchiuso all'interno dell'ogiva protettiva di Vega. Il guscio in due pezzi si aprirà per rilasciare lo spazio-plano ad un'altezza di 320 km.
IXV proseguirà per inerzia fino a 420 km di quota e poi inizierà la sua fase di rientro, registrando una gran mole di dati dai tantissimi sensori convenzionali ed avanzati di cui è dotato.
La fase di entrata in atmosfera si avrà a 120 km di quota quando il veicolo viaggerà a circa 7,5 km/s e si creeranno le stesse condizioni che devono sopportare le astronavi che rientrano dall'orbita bassa. IXV volerà attraverso l'atmosfera a velocità ipersonica per testare le nuove tecnologie di rientro dell'Europa prima di aprire un paracadute che lo farà scendere lentamente per un sicuro ammaraggio nell'Oceano Pacifico.
Il vascello di recupero Nos Aries si trova ora stazionato a Flamenco Island Anchorage, a Panama. Nel corso del mese scoro l'equipaggio si è allenato con le attrezzature per il recupero di IXV dall'acqua.
Il team di recupero dell'ESA si imbarcherà il 25 gennaio e la nave salperà per compiere l'ultimo tratto di viaggio per la zona di recupero.
Nella foto (Credit: ESA) Giorgio Tumino, Program Manager di IXV per ESA assieme a Davide Nicolini, ESA Vega Operational Launch System Project Manager.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: ESA) la superficie di Titano ripresa dalla Huygens mentre scendeva appesa al paracadute.

14/01/2015 - Dieci anni fa l'atterraggio su Titano -

Dieci anni fa esatti, il 14 gennaio 2005, un cilindro compatto chiamato Huygens, zeppo di sensori, fotocamere ed esperimenti scientifici, scendeva nei cieli arancioni della misteriosa luna di Saturno, Titano.
La superficie di Titano era ancora largamente sconosciuta all'epoca, nascosta dietro un velo di densa foschia e smog prodotta dagli idrocarburi sospesi, ma stava per essere rivelata.
Quando il suo paracadute si aprì, Huygens fu squassata dal vento, ondeggiando sulle sue corde, quando si profilò la superficie, un terreno di di ghiaccio scosceso e rocce con affluenti oscuri appartenenti ai fiumi formati da un nero mix chimico oleoso di etano liquido, metano e altre molecole di idrocarburi. Poi è giunto l'atterraggio, ed i 318 kg della sonda ridotti al peso relativo di una piuma grazie al leggero tocco gravitazionale di Titano. In superficie, Huygens ha sparato le immagini del suo nuovo ambiente, diffuse attraverso la sua nave madre Cassini, fino a casa, sulla Terra per la folla in trepidante attesa di scienziati e stampa, e confermare che l'Agenzia Spaziale Europea aveva compiuto con successo lo sbarco più distante mai raggiunto.
Fino a quando non invieremo qualcosa che vada ad atterrare su una delle lune di Urano o Nettuno, o su un corpo nella fascia di Kuiper, questo record non sarà battuto.
Huygens trascorse 72 minuti trasmettendo dati dalla superficie di Titano prima che la stazione di ascolto - la sonda Cassini in questo caso - non scomparisse dietro l'orizzonte (e le batterie di Huygens si esaurirono poco dopo). Ma anche in quel breve periodo di tempo il lander fornì un'immagine approfondita di questa luna aliena.
"Non sapevamo su cosa saremmo atterrati, se fosse solido ghiaccio duro come il granito o un mare liquido," dice il professor John Zarnecki della Open University, che è stato lo scienziato di punta sulla sonda per il Surface Science Package, che era una delle sei serie di strumenti a bordo di Huygens. "Così, per l'ESA la missione principale era quella di effettuare misurazioni dell'atmosfera. La sopravvivenza sulla superficie è stata sempre un valore aggiunto."
Che bonus però. Il team di Zarnecki ebbe il sospetto che Huygens avesse colpito un sasso prima di toccare terra in modo più morbido, su della ghiaia ghiacciata. I ciottoli rotondi sono stati formati dall'azione del liquido che scorre sulle rocce (o blocchi di ghiaccio duri come roccia, in questo caso), che hanno lisciato i bordi per abrasione. Chiaramente, in un certo momento della sua storia, il liquido era passato sulla zona di atterraggio di Huygens, forse solo dieci o quindici anni prima. Huygens era sceso in una pianura alluvionale o su un lago stagionale disseccato (le stagioni su Titano durano molto più a lungo di quanto non lo facciano quelle sulla Terra, in virtù della sua maggiore distanza e dell'orbita più lunga intorno al Sole).
"Cassini e Huygens hanno fatto un lavoro fantastico che mostra quanto sia vario Titano," dice Zarnecki ad Astronomy Now. "In un certo senso è incredibilmente frustrante perché, anche se la missione è stata un enorme successo, avremmo voluto avere il modo di tornare indietro e fare molte più cose, perché la Cassini ha mostrato come sia varia la superficie di Titano. Ci sono dune, vulcani ghiacciati, sistemi fluviali, laghi. Titano è assolutamente all'altezza della sua fama."
Per l'anniversario dello sbarco Huygens, potete leggere il numero di febbraio di Astronomy Now, in vendita dal 15 gennaio dalle edicole, oppure disponibile presso il negozio on-line di Spaceflight Now in formato stampa PDF o, in alternativa, è possibile leggere la rivista sul Pad o iPhone o dispositivi Android.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA - C. Carreau) il lander Huygens sulla superficie di Titano. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) la superficie di Titano ripresa dalla Huygens mentre scendeva appesa al paracadute.

Fonti: Spaceflight Now - NASA - ESA

14/01/2015 - Falso allarme fuga di ammoniaca sulla ISS: l'equipaggio al sicuro -

Due astronauti della NASA e un Ingegnere di Volo italiano si sono rifugiati nel segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) mentre il controllo missione analizza una possibile perdita di ammoniaca tossica a bordo del complesso orbitale.
La NASA ha detto che non vi sono conferme della perdita, ma comunque è stato ordinato al Comandante di Spedizione 42, Butch Wilmore ed agli Ingegneri di Volo Terry Virts e Samantha Cristoforetti di spostarsi nel segmento russo della stazione spaziale e di chiudere i portelli che dividono le sezioni USA e russe del complesso come precauzione. L'equipaggio è al sicuro, così come confermato dalla NASA e dall'agenzia spaziale russa Roscosmos.
Il Controllo Missione aveva rilevato, attorno alle 4 a.m. EST (le 10 ora italiana), un aumento della pressione nelle condotte dell'acqua in uno dei due sistemi di raffreddamento della ISS. La preoccupazione era che l'ammoniaca, che viene utilizzata per il sistema esterno di raffreddamento della stazione, potesse aver contaminato il ciclo dell'acqua che scorre nelle tubature all'interno dei moduli pressurizzati.
Il sistema di raffreddamento utilizza l'acqua per raccogliere il calore dall'interno dei moduli della stazione e dissiparlo attraverso i radiatori esterni dove scorre l'ammoniaca.
Alle 8:25 a.m. EST (le 14:25 ora italiana) l'astronauta Jim Kelly, che funge da capo comunicatore nel centro controllo missione di Houston, ha appena detto che all'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sembra quasi sicuro che l'allarme di una possibile fuga di ammoniaca, scattato questa mattina, sia un falso allarme.
"Sembra che sia sempre più forte l'indicazione che si tratti di un falso allarme e questa è una grande notizia," ha detto via radio Kelly all'equipaggio della ISS.
"Fantastica notizia," ha replicato il Comandante Bruce Wilmore. "Grandi novità ragazzi, e noi siamo pronti a fare tutto quello di cui ci sarà bisogno quando sarà il momento."
Nella foto (Credit: NASA TV) il cargo Dragon CRS-5 attraccato al complesso orbitale ISS.

Fonti: NASA Blog ISS - Spaceflight Now

13/01/2015 - Opportunity riprende il panorama dal bordo del cratere Endeavour-

Il rover marziano Opportunity ha scattato questa magnifica vista (Credit: NASA/JPL-Caltech) del panorama del Pianeta Rosso da un'alto spuntone situato sul bordo del cratere.
Il rover Opportunity ha scattato la foto il 6 gennaio scorso dalla cima di 'Cape Tribulation', sul bordo occidentale del cratere Endeavour. Secondo la NASA, la sommità si trova a circa 135 metri sopra la pianura - più in alto di ogni altro punto che Opportunity ha raggiunto fin dal suo arrivo a Endeavour, nell'agosto del 2011.
"Questa vista è una delle più imponenti nella carriera di Opportunity su Marte in quasi 11 anni e più di 41,6 km di percorso," hanno dichiarato i funzionari della NASA.
Opportunity ed il suo rover gemello Spirit, erano atterrati a poche settimane di distanza uno dall'altro nel gennaio 2004, per una missione prevista di tre mesi alla ricerca di segni di passata attività dell'acqua su Marte. Entrambi i rover avevano raccolto più di una prova di questo mentre proseguivano a muoversi ben dopo che la scadenza era trascorsa.
Spirit ha cessato le comunicazioni con la Terra nel marzo 2010. Opportunity continua l'esplorazione del Pianeta Rosso, ma il robot a sei ruote ha iniziato a mostrare i segni della vecchiaia.
Ad esempio il rover ha iniziato ad avere problemi con la memoria flash, del tipo che può immagazzinare informazioni anche se manca l'energia. Opportunity al momento non può tenere in memoria dati ed immagini durante la notte, quando l'energia scende, e quindi il rover è costretto a trasmettere ogni giorno i dati a casa prima che si rimbocchi le coperte per la notte.
Ma il team di missione sta testando un nuovo tipo di software che potrebbe permettere alla memoria flash di funzionare nuovamente.
"La riparazione della memoria flash richiede un cambio nel software di volo del rover, e quindi stiamo conducendo test intensivi per essere sicuri che non metteremo a rischio qualunque operazione del rover," ha detto il project manager di Opportunity, John Callas del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, in una dichiarazione.
I responsabili del programma di Opportunity vogliono inviare il rover a sud dalla sua posizione attuale, in un sito nel quale gli orbiter marziani hanno individuato segni che l'acqua liquida esisteva nella zona molto tempo fa. Il punto prescelto si chiama 'Marathon Valley', perché Opportunity avrà eseguito l'equivalente di una maratona 42,2 km) sul Pianeta Rosso nel momento in cui arriverà.
Opportunity ha viaggiato più lontano sulla superficie di un altro mondo di ogni altro veicolo. Lo scorso anno ha stracciato il precedente record di 39 km che apparteneva al rover lunare dell'ex Unione Sovietica, Lunokhod 2, e risalente al 1973.

Fonte: Space.com

13/01/2015 - Il Programma di Ricerca su Marte di Russia ed Europa deve essere completato -

Sergei Savelev, Il vice capo dell'Agenzia Federale Spaziale Russa (Roscosmos) ha dichiarato che i lavori su ExoMars stanno procedendo bene e che le due missioni verranno lanciate, come previsto, rispettivamente nel 2016 e 2018.
"I lavori su ExoMars stanno procedendo bene. I nostri partner dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno ripetutamente affermato che desiderano implementare maggiormente il progetto assieme alla Russia. Nel 2016 verrà lanciato uno speciale orbiter marziano il cui scopo sarà quello di esplorare l'atmosfera del pianeta. In seguito questo veicolo spaziale servirà anche per lo scambio dei dati con il rover," ha detto Savelev al quotidiano Rossiyskaya Gazeta, in un'intervista che verrà pubblicata martedì.
Sempre secondo Savelev, anche un lander di prova scenderà verso Marte per testare l'atterraggio morbido. La parte principale del programma verrà compiuta nel 2018, quando un rover marziano con strumentazione scientifica, comprese quelle fornite dalla Russia, atterrerà sul pianeta.
Le due missioni sono conosciute come programma ExoMars. Entrambi i progetti verranno lanciati grazie all'aiuto di due razzi Proton.
Nel 2012 l'ESA e la Roscosmos avevano siglato un accordo per il programma ExoMars con l'obiettivo di studiare l'ambiente marziano e scoprire se la vita sia mai esistita sul quel pianeta.
Dopo che gli Stati Uniti ed i suoi alleati avevano introdotto diverse sanzioni per il ruolo della Russia nella crisi in Ucraina, vi era stato il timore che la collaborazione fra Europa e Russia per l'esplorazione spaziale potesse essere interrotta.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA, D. Ducros) il veicolo Trace Gas Orbiter che fa parte del programma ExoMars 2016.

Fonti: Spacedaiy - Sputnik International

Nell'illustrazione (Credit: ESA) una previsione del pericolo detriti nel 2055.

12/01/2015 - Cleansat: una nuova tecnologia satellitare per ripulire le orbite basse -

Quello che sale deve, prima o poi scendere. Quando si tratta di un satellite questo è diventato un requisito di legge. In caso contrario, le orbite basse chiave potrebbero diventare inutilizzabili in quanto riempite di detriti.
Nel mese di marzo, i produttori di satelliti europei si riuniranno per discutere come ridisegnare le missioni in orbita bassa per soddisfare le normative anti-detriti.
Spinto dall'iniziativa 'Space Clean' dell'ESA, dedicata alla salvaguardia degli ambienti terrestri e spaziali, si prenderanno in considerazione le nuove tecnologie dedicate alla riduzione dei satelliti abbandonati, riducendo il rischio di collisioni orbitali dall'aumento dei detriti ma anche per ridurre la minaccia rappresentata dai satelliti in fase di rientro.
"Questo seminario è un passo essenziale per coinvolgere l'intero settore spaziale europeo nel modellare il futuro per i satelliti in orbita bassa," ha spiegato Jessica Delaval, organizzatrice dell'evento per ESA. "Le aziende avranno la possibilità di far conoscere le proprie tecnologie per la mitigazione dei detriti."
Ci sono più di 12.000 oggetti tracciabili come detriti spaziali più grandi di 10 centimetri in orbita terrestre, compresi i satelliti abbandonati, gli stadi superiori esauriti e frammenti di vecchie missioni e tutti presentano un pericolo chiaro e presente per le missioni in corso.
Il numero dei piccoli oggetti, non rintracciabili, è di milioni: centinaia di migliaia di pezzi da 1-10 cm e letteralmente milioni di particelle più piccole. A velocità orbitali, un dado da 1 cm può colpire con la forza di una bomba a mano.
Oggi, norme internazionali stabiliscono che i detriti che possono essere lasciati propagare entro orbite molto trafficate, soprattutto le orbite basse favorite dalle missioni di alcune classi di satelliti per telecomunicazioni e di osservazione della Terra, per non parlare dei veicoli spaziali con equipaggio e la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), devono essere minimi.
Per queste orbite, che si estendono fino a circa 2.000 km dalla Terra, il requisito è che i satelliti siano rimossi entro 25 anni dal termine della loro vita operativa. O che dovrebbero finire a quote dove la resistenza atmosferica induca gradualmente al rientro, o in alternativa, essere spediti fino alle più tranquille "orbite cimitero".
Quindi i metodi di mitigazione sono costretti ad essere inseriti nelle nuove missioni in orbita bassa, con importanti implicazioni per la loro progettazione - non ultimo perché qualsiasi massa aggiunta alla piattaforma significa che minor spazio è lasciato per il carico utile, la parte del satellite che in realtà è lo scopo della missione.
Ciò significa che i satelliti più piccoli trovano maggiori difficoltà nel soddisfare le esigenze di mitigazione.
Il seminario che si svolgerà al centro tecnico ESTEC dell'ESA il 17-18 marzo potrà promuovere un approccio comune per la mitigazione dei detriti, riassumendo lo stato attuale per entrambi gli approcci di uscita dall'orbita sia attivi che passivi, nonché dettagli del nuovo programma CleanSat dell'ESA - che cerca di adottare tecniche di mitigazione detriti all'interno dei blocchi di costruzione della piattaforma comune.
Per ulteriori informazioni, compreso come partecipare al seminario, clicca qui.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) il problema dei detriti spaziali. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: ESA) una previsione del pericolo detriti nel 2055. Le zone più a rischio d'impatto saranno sopra i poli terrestri.

Fonte: ESA

12/01/2015 - Dragon arriva regolarmente alla ISS -

Mentre la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) stava sorvolando il Mar Mediterraneo, il Comandante di Spedizione 42, Barry 'Butch' Wilmore della NASA, con l'assistenza dell'Ingegnere di Volo Samantha Cristoforetti dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha catturato con successo, alle 5:54 a.m. EST (le 11:54 ora italiana) il veicolo spaziale Dragon della SpaceX utilizzando il braccio robotico della stazione.
Tre ore dopo, esattamente alle 8:54 a.m. EST (le 13:54 ora italiana) il veicolo cargo è stato ormeggiato al modulo Harmony della ISS. I portelli fra il nuovo veicolo arrivato e il modulo Harmony della stazione saranno aperti martedì, anche se potrebbe avvenire in anticipo sul previsto.
La capsula dovrebbe rimare circa quattro settimane ormeggiata alla stazione.
Nella foto (Credit: NASA TV) il Dragon al momento della cattura da parte del braccio robotico della ISS.

VIDEO DELLA CATTURA DEL CARGO DRAGON CRS-5 DI SPACEX IN ARRIVO ALLA ISS - 12/01/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 6:23 - AUDIO INGLESE

Fonte: NASA Blog ISS

11/01/2015 - La piattaforma galleggiante d'atterraggio della SpaceX rientra in porto -

La rampa d'atterraggio oceanica della SpaceX - chiamata 'autonomous spaceport drone ship' è rientrata in porto dopo che il razzo Falcon 9 si è schiantato sulla piattaforma durante una manovra sperimentale di rientro a seguito del lancio di successo di domenica con rifornimento per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Trainato da un rimorchiatore, la chiatta Marmac 300, lunga 91 metri, è arrivata al porto di Jacksonville in Florida domenica pomeriggio. Le immagini al link ci mostrano l'arrivo della chiatta nel St. Johns River, vicino Dames Point Bridge.
Il primo stadio del razzo Falcon 9 della SpaceX ha completato una serie di manovre di volo di rientro verso la chiatta proveniente dai confini dello spazio dopo aver inviato una nave cargo Dragon in rotta verso la ISS. La missione era decollata da Cape Canaveral alle 4:47 a.m. EST (le 10:47 ora italiana) di domenica, con l'atterraggio sulla chiatta prevista meno di dieci minuti dopo.
Il fondatore e amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, ha tweettato che il primo stadio ha raggiunto la piattaforma ma è atterrato duramente, aggiungendo in seguito che il fluido idraulico, che permetteva il movimento delle quattro alette stabilizzatrici, è apparentemente terminato durante la fase finale della discesa.
Gli ingegneri prevedono di aggiungere maggiore quantità di fluido idraulico nel razzo del prossimo lancio, che eseguirà nuovamente un esperimento di recupero del primo stadio. Se la SpaceX avrà successo gli ingegneri potranno ispezionare il razzo e vedere il lavoro richiesto a prepararlo per un altro volo. Lo scopo ultimo è di rendere il Falcon 9 riutilizzabile, che se la SpaceX raggiungesse quest'obiettivo potrebbe permettere la riduzione del costo dei lanci spaziali.
Le foto della chiatta mostrano segni di scoppio e bruciature ai container cargo e possibili detriti del razzo coperti da teli sul ponte della piattaforma. Il resto del vascello appare senza danni apparenti.
Nella foto (Credit: Spaceflight Now) la chiatta Marmac 300 mentre rientra in porto con i lievi danni derivati dall'impatto del primo stadio del Falcon 9.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: NASA) il motore RS-25 al banco di prova.

10/01/2015 - Testato il motore RS-25 per il nuovo mega-razzo della NASA -

Il nuovo anno ha visto un bollente avvio per lo Space Launch System (SLS) della NASA. Il motore che guiderà la prossima generazione di grandi razzi verso lo spazio profondo ha visto il suo primo test di successo venerdì 9 gennaio presso lo Stennis Space Center dell'agenzia vicino a Bay St. Louis, Mississippi.
L'RS-25, conosciuto formalmente come Space Shuttle Main Engines (SSME), è stato acceso per 500 secondi presso il banco di prova A1 di Stennis, fornendo agli ingegneri della NASA dati cruciali sull'unità di controllo del motore e sulle condizioni di pressione d'ingresso. Questo era il primo test di accensione per un motore RS-25 fin dal termine dei test sui motori principali dello Space Shuttle nel 2009. Quattro motori RS-25 spingeranno l'SLS nelle missioni future, comprese quelle verso un asteroide e Marte.
"Abbiamo eseguito le modifiche all'RS-25 per rispondere alle specifiche di SLS ed analizzeremo e metteremo alla prova una varietà di condizioni durante una serie di test a caldo," ha detto Steve Wofford, manager del Liquid Engine Office di SLS presso il Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama, dove viene gestito il programma SLS. "I motori per l'SLS incontreranno temperature dell'ossigeno liquido più fredde che sulla navetta; maggiori pressioni d'ingresso causate dal serbatoio dell'ossigeno liquido più corto e da una maggiore accelerazione del veicolo; e un riscaldamento dell'ugello superiore a causa della configurazione a quattro motori ed alla loro posizione in piano con gli ugelli di scarico dei booster di SLS."
L'unità di controllo del motore, il 'cervello' del motore, permette la comunicazione fra il veicolo e il motore, inviando i comandi al motore e trasmettendoli indietro al veicolo. L'unità di controllo provvede inoltre alla chiusura del ciclo di gestione del motore regolando la spinta ed i valori di miscela del propellente mentre monitorizza la salute e lo stato dei motori. La nuova unità di controllo utilizzerà una strumentazione aggiornata e un software configurato per operare con la nuova architettura dell'avionica di SLS.
"Questo test a caldo del motore RS-25 rappresenta uno sforzo significativo a favore del team del test A-1 dello Stennis Space Center," ha dichiarato Ronald Rigney, project manager di RS-25 a Stennis. "I nostri tecnici e ingegneri hanno lavorato diligentemente per progettare, modificare e attivare un impianto estremamente complesso e capace a sostegno delle prove dei motori RS-25."
I test riprenderanno ad aprile dopo il completamento dell'aggiornamento del sistema idraulico industriale ad alta pressione, che provvede l'acqua di raffreddamento al test durante le prove a caldo. Otto test, per un totale di 3.500 secondi, sono previste per l'attuale sviluppo del motore. Un altro motore in sviluppo eseguirà più tardi 10 test, per un totale di 4.500 secondi. La seconda serie di test comprenderà la prima prova con la nuova unità di controllo, conosciuta come esecuzione verde.
Il primo volo di prova di SLS vedrà la configurazione da 70 tonnellate di carico e trasporterà un veicolo spaziale Orion senza equipaggio oltre l'orbita bassa terrestre per testare le prestazioni del sistema integrato. Quando l'SLS verrà aggiornato fornirà una capacità, senza precedenti, di 130 tonnellate e permetterà missioni sempre più lontano nel nostro Sistema Solare.
Per maggiori informazioni su SLS, visita:http://www.nasa.gov/sls
Per maggiori informazioni su RS-25, visita: http://go.nasa.gov/1I2ZMx3
Nella foto (Credit: NASA) un momento del test del 9 gennaio 2015. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) un dettaglio del motore RS-25 al banco di prova.

IL TEST DI ACCENSIONE DEL MOTORE RS-25 A STENNIS PER IL PROGRAMMA SLS - 09/01/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 8:43 - AUDIO INGLESE

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: SpaceX) Dragon in orbita.

10/01/2015 - Dragon in viaggio verso la ISS -

Con un perfetto lancio, avvenuto alle 4:47 a.m. EST (le 10:47 ora italiana) dalla rampa LC-40 di Cape Canaveral, in Florida, un razzo vettore Falcon 9 v.1.1 della SpaceX ha portato in orbita la capsula cargo Dragon diretta a portare rifornimenti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Invece il tentativo di recupero del primo stadio del razzo, per il quale era previsto un atterraggio su una speciale chiatta posizionata ad oltre 350 km al largo delle coste della Florida, non è andato a buon fine. Elon Musk, fondatore della SpaceX, ha twittato: "Il razzo è arrivato fino alla nave spazioporto drone, ma l'atterraggio è stato duro. Vicino ma niente sigari per questa volta. Però la cosa fa ben sperare per il futuro."
Il razzo per la discesa propulsa è stato un test senza precedenti in vista di una tecnica futuristica che la SpaceX vuole utilizzare per far si che il razzo Falcon 9 possa volare ancora e ancora, un risultato che potrebbe rivoluzionare l'industria di lancio spaziale.
Il vettore Falcon 9, alto 63 metri ha acceso i suoi nove motori Merlin 1D del primo stadio e li ha portati a piena potenza prima di scattare verso il cielo notturno della Florida. I nove motori hanno funzionato egregiamente fino a circa T+2 minuti e 40 secondi e gli sblocchi pneumatici spostano il booster lontano dal secondo stadio del Falcon 9, che accende il suo unico motore Merlin 1D adattato per funzionare nel vuoto per quasi sette minuti.
A quel punto è avvenuto il rilascio della capsula Dragon da parte del secondo stadio. Pochi secondi dopo le immagini in diretta hanno mostrato l'apertura regolare dei pannelli solari del Dragon, ora in viaggio verso la ISS. L'arrivo del cargo all'avamposto orbitale è previsto per lunedì.
A bordo del veicolo automatico cargo Dragon CRS-5 si trovano oltre 2 tonnellate e mezzo fra esperimenti scientifici, rifornimenti e apparecchiature di manutenzione. Tra i materiali di consumo confezionati all'interno vi sono strumenti per le passeggiate spaziali ed apparecchiature che aiuteranno a preparare la stazione spaziale a ricevere i veicoli commerciali equipaggi, una cinepresa IMAX per le riprese da eseguire durante i quattro incrementi della stazione spaziale, e carichi scientifici che permetteranno ai ricercatori di realizzare modelli di organismi utilizzando i moscerini della frutta e studieranno i vermi piatti per comprendere meglio la guarigione delle ferite nello spazio.
Il carico totale interno comprende 576 kg di materiale scientifico, 490 kg di vettovaglie per l'equipaggio, 678 kg di attrezzature per l'avamposto, 15 kg di attrezzi per i computer, 23 kg di equipaggiamenti per le tute spaziali e 39 kg di materiali russi.
Il CATS (Cloud-Aerosol Transport System) della NASA è invece saldamente fissato all'interno del modulo non pressurizzato di Dragon. Il braccio robotico della stazione penserà ad estrarre lo strumento CATS e lo installerà all'esterno della stazione per monitorare la copertura di nubi e dell'aerosol e studiare il suo impatto sui cambiamenti climatici globali.
Il lancio di sabato segna il quinto volo operativo della SpaceX verso la ISS grazie all'accordo per 12 missioni, del valore di 1,6 miliardi di dollari, con la NASA che copre i servizi di trasporto cargo fino al 2016. Questo è una consegna cruciale per la stazione spaziale, che ha ricevuto l'ultimo rifornimento lo scorso ottobre e che è senza uno dei due fornitori di trasporto commerciale merci degli USA, dopo che un razzo Antares della Orbital Sciences Corp. era esploso al decollo due mesi fa.
Con i servizi cargo della Orbital Sciences fermi a terra almeno fino al tardo 2015, la SpaceX rimane l'unico fornitore dedicato all'invio di attrezzature e rifornimenti USA alla stazione spaziale.
Una volta che lunedì Dragon sarà catturato gli astronauti della stazione spaziale scaricheranno i materiali stivati all'interno della capsula pressurizzata mentre il sistema robotico piazzerà lo strumento scientifico CATS sul modulo laboratorio giapponese.
La capsula senza pilota dovrebbe lasciare la stazione e tornare sulla Terra il 10 febbraio con, a bordo, campioni di esperimenti ed altre attrezzature. La capsula verrà paracadutata ed eseguirà un ammaraggio nell'Oceano Pacifico, dove una squadra della SpaceX recupererà il veicolo e lo riporterà sulla terraferma.
Questo di oggi è stato il primo lancio orbitale del 2015 ed il 14esimo Falcon 9.
Nella foto (Credit: NASA/TV) il decollo del razzo vettore Falcon 9 con la capsula Dragon CRS-5 diretta alla ISS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SpaceX) Dragon in orbita con l'apertura dei pannelli solari e del primo panorama.

Fonti: NASA - Spacefligth Now

Nella foto (Credit: NASA/Cory Huston) l'astronave Orion presso la Base Navale di San Diego, prima del suo invio in Florida.

09/01/2015 - La Lockheed Martin comincia a smontare il primo Orion -

La nave spaziale Orion della NASA ha fallito solo due, degli 87 obiettivi del primo volo orbitale eseguito lo scorso mese, ma i dettagli delle prestazioni della capsula richiedono lo smantellamento della copertura esterna del veicolo spaziale. Questa operazione dovrà però essere condotta con cautela in modo da lasciare gran parte del prototipo di Orion intatto per un test futuro.
Gli ingegneri e le squadre di produzione di Orion sono tornate al lavoro questa settimana presso il Kennedy Space Center dopo la chiusura annuale dello spazioporto per le festività. Secondo Jules Schneider, operation manager di Orion per la Lockheed Martin al KSC, gli ingegneri della Lockheed Martin, il costruttore principale di Orion, raccoglieranno i dati registrati durante il test di volo dello scorso 5 dicembre e presenteranno un rapporto finale della missione alla NASA entro il 5 marzo.
I loro compiti iniziali saranno quelli di svuotare il pericoloso mono-propellente idrazina e l'ammoniaca di raffreddamento rimasta nella capsula dopo il volo di prova della durata di quattro ore e mezza.
Dopo il lancio da Cape Canaveral a bordo di un razzo Delta IV Heavy della United Launch Alliance, il veicolo spaziale ha raggiunto un'altitudine massima di 5.800 km ed ha volato per due volte attorno al mondo prima di ammarare nell'Oceano Pacifico al largo delle coste di Baja California.
Il volo di prova era ideato per testare le prestazioni dello scudo termico di Orion, i suoi computer, gli eventi di separazione e altri sistemi.
Una squadra di sommozzatori della U.S. Navy di stanza a bordo della nave da trasporto anfibio USS Anchorage ha recuperato la capsula dal Pacifico e l'ha riportata al porto di San Diego. Qui i tecnici l'hanno imballata in un container per un viaggio di otto giorni su strada verso il Kennedy Space Center, dove è arrivata il 18 dicembre.
I piani dei funzionari prevedono che, nei prossimi mesi, l'astronave Orion sia spostata in diverse strutture del KSC. Ha trascorso l'interruzione festiva all'interno del Launch Abort System Facility presso il KSC e il suo prossimo trasferimento sarà al Payload Hazardous Servicing Facility, dove gli operatori in speciali tute sigillate decontamineranno la capsula dopo averne svuotato le riserve di idrazina ed ammoniaca.
Nelle settimane successive, il team Orion della Lockheed Martin rimuoverà i pannelli di copertura in mattonelle di ceramica nera dallo scafo della capsula, esponendo la struttura in alluminio-litio color verde oliva, i cavi passanti e le tubature sottostanti e le scatole dell'avionica in modo da poterle ispezionare.
Lo scudo termico ablativo nero di 5 metri di diametro verrà anch'esso rimosso per essere meglio analizzato.
Gli ingegneri sono combattuti nello smontare ulteriormente la capsula oltre questo punto. "Vi sono ancora dibattiti in corso fra i responsabili su quanto dobbiamo smontare del veicolo," ha detto Schneider. "Perché il veicolo si è comportato così bene che vi sono persone che stanno ripensando a quanto sia necessario smontarlo - e quanto vorrebbero smontarlo - in modo da poter andare avanti con i test."
Il veicolo spaziale Orion che ha volato il 5 dicembre non dovrebbe eseguire un'altra missione spaziale, ma la NASA e la Lockheed Martin prevedono di utilizzarlo per un test di aborto in ascesa previsto per il 2018. La capsula verrebbe lanciata con un motore a razzo modificato da un missile balistico Peacekeeper prima di iniziare una sequenza di aborto per convalidare l'abilità di Orion di sfuggire ad un fallimento del lancio.
Il solo fallimento tecnico del volo del 5 dicembre è stato negli airbags gonfiabili del veicolo spaziale, che avrebbero dovuto rigirare la capsula in caso fosse ammarata a testa in giù."
Quattro dei cinque airbags si sono pressurizzati ma due hanno perso rapidamente aria, lasciando due sfere arancioni sgonfie.
"Questo è stato l'unico obiettivo dell'intero volo che non abbiamo raggiunto," dice Schneider.
"Tutti siamo incredibilmente compiaciuti delle prestazioni del veicolo,"
dice Schneider. "Penso che abbiamo affrontato la prova del fuoco molto bene."
Schneider dice che lo scheletro metallico del prossimo veicolo spaziale Orion arriverà al KSC, proveniente dalla struttura di saldatura di New Orleans, nel novembre 2015. Qui verrà completato con i computer, un modulo propulsivo ed energetico di costruzione europea ed altri strumenti prima del suo lancio previsto per il 2018.
Come nel volo di prova di Orion del 5 dicembre, la missione del 2018 non porterà astronauti ma decollerà a bordo del nuovo mega-razzo pesante Space Launch System della NASA in un volo attorno alla Luna. Una prima missione di Orion con equipaggio seguirà attorno al 2021.
Mentre gli osservatori spesso si soffermano chiedendosi se il veicolo spaziale Orion e lo SLS saranno pronti per il prossimo volo, i responsabili dicono che anche i preparativi per le strutture di terra del KSC stanno facendo una corsa contro il tempo.
La lunga strada di fronte a noi è come una spada a due lame," dice Phil Weber, senior technical integration manager per il programma Ground Systems Development and Operations del KSC, che supervisiona gli aggiornamenti del poligono per supportare le missioni SLS e Orion.
"Abbiamo la configurazione di base di come l'SLS e Orion apparivano nel 2011, quasi tre anni fa," dice Weber. "Abbiamo altri tre anni prima di EM-1 (Exploration Mission-1 nel 2018)... Siamo a metà proprio ora."
I lavori principali che devono essere completati prima del lancio del 2018 comprendono le modifiche alla piattaforma di lancio mobile originariamente costruita per il razzo Ares 1, ora cancellato. Le squadre della NASA e delle ditte appaltatrici stanno aggiornando le gru all'interno del gigantesco Vehicle Assembly Building (VAB) ed installando nuove piattaforme all'interno della baia alta dove SLS ed Orion saranno accoppiati per il lancio.
"Abbiamo un tremendo lavoro da completare nei prossimi tre anni, quindi anche se vogliamo fare il lancio, non appena sarà possibile, dobbiamo mettere assieme tutti i sistemi di terra, convalidarli, pronti a ricevere l'hardware di volo e poi fare i preparativi per il lancio," ha detto Weber. "Si può guardare in entrambe le direzioni. Vogliamo lanciare presto, ma abbiamo avuto modo di avere il tempo per essere pronti."
"E' spaventoso per me sapere che abbiamo solo tre anni per fare tutto questo lavoro," ha detto Weber.
Nella foto (Credit: NASA/Cory Huston) il veicolo spaziale Orion all'interno della LASF presso il Kennedy Space Center, in Florida.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Cory Huston) l'astronave Orion presso la Base Navale di San Diego, prima del suo invio in Florida.

Fonte: Spaceflight Now

08/01/2015 - Gli scienziati determinano l'esatta posizione di Saturno -

Gli scienziati hanno associato i dati della sonda Cassini della NASA con quelli ottenuti per mezzo del radiotelescopio VLBA ( Very Long Baseline Array) della National Space Foundation per determinare l'esatta posizione di Saturno e della sua serie di lune con una precisione di circa 4 km. Le misurazioni sono circa 50 volte più precise di quelle precedentemente ottenute con i telescopi ottici dal suolo. Il miglioramento permetterà agli astronomi di conoscere l'orbita di Saturno con precisione e di questo beneficerà la navigazione dei veicoli spaziali e delle ricerche di fisica di base.
Il team di ricercatori ha utilizzato il VLBA - una gigantesca serie di radiotelescopi che si estendono dalle Hawaii alle Isole Vergini - per individuare la posizione di Cassini mentre orbita attorno a Saturno nel corso dello passato decennio ricevendo i segnali provenienti dal trasmettitore radio. Poi questi dati sono stati combinati permettendo così agli scienziati di ottenere la più accurata determinazione della posizione del centro di massa, o baricentro, di Saturno e delle sue numerose lune.
Il team di studio comprende ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, e del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) di Socorro, New Mexico. Gli scienziati hanno presentato i risultati del loro lavoro all'incontro dell'American Astronomical Society in corso a Seattle.
Le nuove misurazioni sono state rese possibili da due fattori: la presenza da lungo tempo della sonda Cassini nel sistema di Saturno e l'abilità del VLBA di discernere dettagli estremamente fini. Il risultato è un grande miglioramento delle effemeridi, le tabelle che prevedono la posizione degli oggetti nel sistema di Saturno. E le effemeridi sono uno degli strumenti base per l'astronomia.
Questo lavoro è un grande passo verso la comprensione delle orbite dei pianeti esterni ed interni del nostro Sistema Solare," ha detto Dayton Jones del JPL che ha guidato lo studio.
Il miglioramento delle informazioni di posizione aiuterà a migliorare la navigazione precisa dei veicoli spaziali interplanetari e perfezionare le misure delle masse degli oggetti del Sistema Solare. Migliorerà inoltre le previsioni di quando Saturno o i suoi anelli passeranno davanti alle stelle di sfondo - eventi che offrono una varietà di opportunità di ricerca per gli astronomi.
Misure di posizione di Cassini da parte del VLBA hanno anche aiutato gli scienziati che cercano di fare test sempre più severi della teoria della relatività generale di Albert Einstein osservando piccoli cambiamenti nelle posizioni apparenti di buchi neri attivi, o quasar, quando Saturno sembra passare davanti a loro nel cielo.
La squadra di navigazione di Cassini, incaricata di tracciare la rotta della nave spaziale attorno a Saturno, ha iniziato a utilizzare le nuove informazioni di posizione fornite dallo studio nel corso del 2013. Le nuove effemeridi hanno permesso loro di progettare migliori manovre per il veicolo spaziale, con un risparmio in propellente per la missione. In precedenza, i navigatori avevano eseguito le proprie stime della posizione di Saturno e dei suoi satelliti utilizzando dati raccolti dal monitoraggio del segnale radio di Cassini durante le sue comunicazioni con la Terra. I nuovi calcoli, arricchiti dai dati del VLBA, sono circa 20 volte più accurati.
Jones e colleghi hanno in programma di continuare le osservazioni congiunte con Cassini e il VLBA fino alla fine della missione di Cassini, prevista per la fine del 2017. Il team ha in programma di utilizzare tecniche simili per osservare il moto di Juno della NASA quando raggiungerà Giove alla metà del 2016. Essi sperano di migliorare la conoscenza orbitale anche di questo pianeta gigante.
Il JPL, una divisione del California Institute of Technology, di Pasadena, gestisce la missione Cassini e Juno e il Deep Space Network della NASA. Il National Radio Astronomy Observatory è una struttura della National Science Foundation, che funziona in accordo di cooperazione com la Associated Universities, Inc.
Ulteriori informazioni su Cassini, il Deep Space Network e Juno le puoi trovare a:http://www.nasa.gov/.
Nella foto (Credit: NASA/JPL/Space Science Institute) Saturno ed alcune delle sue lune fotografate dalla sonda Cassini.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: NASA TV) l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti lavora a SPHERES, all'interno del modulo giapponese Kibo.

08/01/2015 - Sulla ISS festeggiato il Natale Ortodosso mentre ci si prepara per l'arrivo di Dragon -

I sei membri dell'equipaggio di Spedizione 42, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si sono presi un giorno di festa per festeggiare mercoledì il Natale Ortodosso russo. Intanto gli ingegneri della SpaceX in Florida sono al lavoro per risolvere il problema al secondo stadio del razzo Falcon 9 che martedì ha fermato il lancio del veicolo cargo commerciale Dragon.
Il lancio del Dragon per mezzo del razzo Falcon 9 è ora fissato per sabato 10 gennaio alle 4:47 a.m. EST (le 10:47 ora italiana) mentre la diretta televisiva di NASA TV inizierà verso le 3:30 a.m. EST (le 9:30 ora italiana). La quinta missione cargo di SpaceX che fa parte del contratto Commercial Resupply Services con la NASA, arriverà alla ISS lunedì e culminerà con la cattura, per mezzo del braccio robotico, di Dragon attorno alle 6 a.m. EST (le 12 ora italiana). La diretta di quest'operazione sarà trasmessa da NASA TV a partire dalle 4:30 a.m. EST (le 10:30 ora italiana).
Intanto le attività scientifiche sono riprese giovedì con un paio di esperimenti controllati in remoto all'interno della ISS. Un esperimento studia la fattibilità di controllare dallo spazio dei robot al suolo con un membro dell'equipaggio che utilizza un avanzato joystick che fornisce anche il senso della resistenza.
Clicca se vuoi sapere di più sull'esperimento Haptics-1.
L'altro utilizza i satelliti grandi come palle da bowling, conosciuti come SPHERES, programmate dagli studenti delle scuole superiori suddivisi in squadre in competizione per stabilire rilevanti obiettivi in future missioni spaziali.
Clicca se vuoi sapere di più sulla competizione SPHERES-Zero-Robotics.
Un altro esperimento è basato sui metodi di ricerca acustica per localizzare perforazioni dall'esterno della stazione spaziale causate dall'attività umana o da impatti di micro-meteoriti. I membri dell'equipaggio hanno inoltre studiato l'ambiente del plasma nella stazione e fotografato i cambiamenti naturali, e quelli indotti dall'uomo, sulla superficie terrestre.
Nella foto (Credit: NASA) il Comandante di Spedizione 42, Barry Wilmore, mentre consegna all'astronauta Samantha Cristoforetti, dell'ESA, uno stemma tradizionale che viene dato agli astronauti dopo il loro primo volo a bordo di una Soyuz. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV) l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti lavora a SPHERES, all'interno del modulo giapponese Kibo.

Fonte: NASA Blog ISS

08/01/2015 - Con un occhio alla SpaceX, il CNES inizia a pensare ad un razzo con stadio riutilizzabile -

L'agenzia spaziale francese, CNES, ha dichiarato il 5 gennaio 2015 che ha iniziato un piccolo programma di ricerca in collaborazione con la Germania ed altri governi per lo sviluppo di futuri razzi alimentati a ossigeno liquido/metano che potrebbero essere riutilizzabili.
Parlando proprio il giorno precedente il tentativo della SpaceX di recuperare il primo stadio di un razzo Falcon 9, il CNES ha dichiarato che l'agenzia non ha mai abbandonato il concetto di riutilizzabilità dopo un decennio dai primi studi eseguiti assieme alla Russia. Il lancio della SpaceX è stato poi rinviato a sabato 10 gennaio.
Quel progetto in collaborazione con la Russia, chiamato Baikal, era poi stato abbandonato dal CNES quando i responsabili avevano concluso che un razzo con un primo stadio riutilizzabile avrebbe dovuto essere lanciato almeno 40 volte l'anno per rendere lo sforzo remunerativo.
Michel Eymard, direttore dei lanciatori CNES, ha detto che i governi dell'Agenzia Spaziale Europea hanno approvato a dicembre una ricerca modesta per definire le tecnologie che eventualmente sarebbero necessarie per recuperare, sistemare e riutilizzare un intero stadio di un razzo Ariane.
Ma la riutilizzabilità non è nemmeno l'obiettivo del futuro razzo europeo Ariane 6, il cui volo inaugurale è previsto per il 2020. Guidato da CNES e dalla Francia, che ha deciso di finanziare il 52% del progetto, i governi dell'ESA investiranno oltre 4 miliardi di Euro nell'Ariane 6.
Il CNES aveva lavorato, dieci anni fa, con diverse organizzazioni statali della Russia alla ricerca di tecnologie riutilizzabili da implementare su razzi sia europei che russi. ma Eymard ha detto che lo sforzo fu piccolo a causa delle difficoltà economiche nel ripristinare gli stadi usati dei razzi.
Eymard dice che ha pochi dubbi che SpaceX sia in grado di recuperare un primo stadio di un Falcon 9 e di riportarlo nello stabilimento. Il problema è la durata e i costi per la manutenzione, dice, e la necessità di raggiungere un ritmo di lancio che giustifichi il lavoro.
"Inoltre devi essere in grado di dire ai tuoi clienti che la quarta o quinta volta che stai utilizzando lo stadio prometti di fornire le stesse prestazioni ed affidabilità di quelle al primo uso," conclude Eymard.
Eymard ha negato che il CNES cerchi di seguire i passi della SpaceX ma dice di ammirare quello che stanno facendo e gli augura il meglio. Il programma di un lanciatore riutilizzabile dell'ESA è piccolo sebbene rientri nel lavoro fatto da CNES e DLR (l'agenzia aerospaziale tedesca), e potrebbe produrre consenso sulle future tecnologie da decidere a metà 2015. Comunque un veicolo dimostrativo sul tipo di quello utilizzato dalla SpaceX non sarebbe comunque pronto prima del 2026.
Jean-Yves Le Gall, Presidente del CNES, ha confermato che i costi di lancio di Ariane 6 saranno in linea con quelli odierni di SpaceX e che i governi europei non dovranno più sborsare alcune decine di milioni di Euro l'anno per pareggiare i conti dei lanci, come avviene adesso per Ariane 5.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceNews photo illustration by Lance Marburger and Brian Berger) un Ariane 5 riciclabile.

Fonte: SpaceNews

07/01/2015 - Un turista spaziale giapponese si addestra per volare sulla ISS -

Oggi la Space Adventures Ltd., la sola compagnia che fornisce missioni spaziali umane al mondo, ha annunciato che Satoshi Takamatsu inizierà l'addestramento come membro candidato per un volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per mezzo di un veicolo spaziale Soyuz TMA. Dopo il successo nel completamento del programma, Takamatsu verrà certificato come 'partecipante al volo spaziale pienamente addestrato' e sarà il primo astronauta privato giapponese qualificato per visitare la ISS.
La Space Adventures è diventata famosa al mondo nel 2001 con il lancio del cliente Dennis Tito, il primo partecipante al mondo di un volo spaziale finanziato privatamente. Da allora la compagnia ha lanciato sette altre missioni verso la ISS. I clienti della Space Adventures hanno viaggiato per oltre 5,79 milioni di km nello spazio.
Attraverso il suo addestramento al volo spaziale, Satoshi potrà sperimentare di prima mano come i nostri clienti si preparano a volare sulla Stazione con la nave spaziale Soyuz e come vivere a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Egli diventerà un membro di una missione spaziale ufficiale, una distinzione che meno di 1.000 persone possono vantare," ha detto Tom Shelley, presidente di Space Adventures.
Takamatsu ha completato e superato tutte le valutazioni mediche e fisiche richieste ed è stato approvato dalla Commissione Congiunta dell'Agenzia Spaziale della Federazione Russa per iniziare l'addestramento.
"Sono felice di poter avere quest'opportunità di addestrarmi come un astronauta. Sono emozionato di preparare me stesso assieme a dei professionisti e di avere questa visione unica di come allenarsi per un volo nello spazio. Ho iniziato a sognare di volare nello spazio fin da quando avevo sei anni e vedevo l'allunaggio di Apollo 11 in televisione. Questo è per me un coronamento del sogno di una vita," ha detto Satoshi Takamatsu.
"Satoshi è un'imprenditore e direttore pubblicitario di successo. Egli ha sempre avuto la passione per lo spazio e per l'esplorazione spaziale e questo si riflette in alcuni dei suoi lavori professionali, principalmente come primo regista di uno spot pubblicitario girato nello spazio. Satoshi ha uno spirito creativo e non vedo l'ora di osservare come affronterà questo incredibile viaggio per sul quale sta per imbarcarsi," ha continuato Shelley.
I clienti della Space Adventures che hanno finora eseguito voli spaziali orbitali sono: Dennis Tito, Mark Shuttleworth, Greg Olsen, Anousheh Ansari, Charles Simonyi, Richard Garriott e Guy Laliberté.
Sebbene il comunicato stampa della Space Adventures non lo dica, sembra che Takamatsu sarà la riserva di Sarah Brightman, il cui volo verso la stazione spaziale è previsto nel corso dell'anno. E' perlomeno curioso che il comunicato non menzioni la Brightman o chiarisca lo status esatto di Takamatsu.
Nell'immagine (Credit: AFP BBNews) tratta da un video giapponese, la presentazione del nuovo aspirante turista spaziale giapponese, Satoshi Takamatsu.

Fonti: Parabolic Arc - Space Adventures Ltd

Nella foto (Credit: Marco Malaspina) Paul Scowen illustra la nuova immagine presa da Hubble della Nebulosa dell'Aquila.

07/01/2015 - I Pilastri della Creazione venti anni dopo -

Su M16 qualcosa è cambiato. Lo rivela il confronto fra gli scatti originali e quelli ripresi nei mesi scorsi, a quasi vent’anni di distanza, del soggetto più fotogenico mai immortalato dal telescopio spaziale Hubble. Le nuove immagini sono state presentate in anteprima al meeting dell’AAS.
Dall'inviato Marco Malaspina.
Avete presente la celeberrima fotografia di Steve McMurry della dodicenne afghana con gli occhi verdi, apparsa nel 1985 sulla copertina del National Geographic e ritrovata 17 anni dopo – di nuovo per l’obiettivo di McMurry – fra le montagne vicino a Tora Bora? Ebbene, anche l’astronomia ha la sua 'Ragazza afgana', altrettanto iconica, immortalata da un 'fotografo' altrettanto celebre: l’immagine della Nebulosa dell’Aquila, i cosiddetti 'Pilastri della Creazione', scattata nel 1995 dal telescopio spaziale Hubble.
Proprio come McMurry, anche Hubble è tornato a fotografare il suo soggetto mozzafiato a distanza di anni, diciannove a voler essere precisi. Il velo è stato tolto oggi per la prima volta a Seattle, nel corso del 225esimo meeting della American Astronomical Society, in occasione dei 25 anni di Hubble. E la nuova immagine mostra che qualcosa è cambiato.
Che cosa? Non si tratta soltanto delle conseguenze ovvie del progresso tecnologico permesso dalla nuova camera WFC3, come i miglioramenti in definizione, ampiezza del campo ed estensione delle bande di frequenza, che nella nuova immagine comprendono anche il vicino infrarosso. È cambiato qualcosa proprio su M16, nella nebulosa stessa. Se nel caso di Sharbat Gula – questo il nome della studentessa dallo sguardo indimenticabile di McMurry – a cambiare il volto del soggetto sono stati i segni del tempo e le asperità della vita, ad alterare in appena due decenni – un battito di ciglia, in termini astronomici – i Pilastri della Creazione sono i venti di materia ionizzata generati dall’ammasso stellare presente nella nebulosa stessa. Venti in grado di spazzare via il gas presente fra i pilastri stessi, al punto da suggerire agli astronomi di ribattezzarli piuttosto 'pilastri della distruzione'.
Scolpiti dal vento stellare, i Pilastri della Creazione sono dunque una sorta di "versione spaziale delle inconfondibili rocce a forma di dita che caratterizzano la Monument Valley," spiega ai microfoni di Media INAF Paul Scowen, l’astronomo dell’Arizona State University di Tempe che nel 1995, insieme al collega Jeff Hester, coordinò la prima serie d’osservazioni della Nebulosa dell’Aquila con Hubble.
"Il carattere transitorio di queste strutture m’impressiona. Il processo d’erosione avviene praticamente sotto ai nostri occhi. La foschia bluastra e spettrale che avvolge il contorno dei pilastri è in realtà materia resa incandescente al punto da farla evaporare nello spazio. Abbiamo colto questi pilastri," dice Scowen, in un momento assai particolare e di breve durata della loro evoluzione."
L’immagine originale suscitò, e continua a suscitare, reazioni d’ogni genere in un pubblico altrettanto eterogeneo, comprese quelle degli immancabili complottisti convinti d’intravedere, nel pattern disegnato dal gas interstellare, niente meno che il volto di Gesù. Nulla però a confronto dell’emozione provata dallo stesso Scowen quando per la prima volta gli arrivarono i dati della sequenza di esposizioni da comporre in un’unica immagine: "Telefonai a Jeff Hester e gli dissi: 'devi correre subito qui'. Disposte le fotografie sul tavolo, restammo estasiati innanzi a tutti quegli incredibili dettagli che si presentavano per la prima volta ai nostri occhi."
Qui puoi vedere il video di INAF TV. Nella foto (Credit: NASA/ESA/STScI) i due scatti a confronto. Nella foto in alto a sinistra (Credit: INAF News/Marco Malaspina) Paul Scowen illustra la nuova immagine presa da Hubble della Nebulosa dell'Aquila.

Fonte: INAF News

07/01/2015 - ExoMars Trace Gas Orbiter in allestimento -

Per esplorare ci vuole una forte spina dorsale - e questo vale il doppio per l'esplorazione spaziale.
Il cilindro in materiali compositi alto 3,5 e del diametro di 1,194 metri al centro di questa struttura (Credit: ESA-–Anneke Le Floc'h) è la spina dorsale del modulo principale del Trace Gas Orbiter di ExoMars, il cui lancio è previsto nel 2016.
Il suo scopo è quello di distribuire le forze e gli stress del lancio attraverso il resto del veicolo spaziale. Inoltre ospita i serbatoi di propellente e di ossidante per i propulsori dell'Orbiter - i punti di aggancio per i serbatoi sono visibili come le line circolari color oro che girano attorno al tubo centrale.
Il veicolo spaziale è stato ripreso durante l'integrazione dei suoi sottosistemi elettrici all'interno della gigantesca camera pulita di Thales Alenia Space di Cannes, in Francia, lo scorso novembre.
Il cilindro che si estende in alto sul modulo centrale, è dove verrà fissato il modulo dimostratore di ingresso, discesa ed atterraggio 'Schiaparelli' durante il volo verso Marte, prima di separarsi per l'atterraggio.
L'Orbiter stesso rimarrà in orbita attorno a Marte per riprendere immagini della superficie e studiare la composizione dell'atmosfera, compreso 'annusare' le tracce di metano, recentemente captate sulla superficie da parte del rover Curiosity della NASA.

Fonte: ESA

07/01/2015 - Il prossimo tentativo di lancio del Falcon 9 di SpaceX fissato per sabato 10 gennaio -

La SpaceX farà il prossimo tentativo di lancio del razzo Falcon 9 in partenza dall'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, per inviare una nave cargo senza pilota Dragon diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), sabato 10 gennaio. L'ora di lancio sarebbe approssimativamente alle 4:47 a.m. EST (le 10:47 ora italiana). La copertura diretta di NASA TV inizierà alle 3:30 a.m. (le 9:30 ora italiana).
Con il lancio di sabato il Dragon arriverebbe alla stazione per l'aggancio lunedì 12 gennaio, approssimativamente alle 6:00 a.m. EST (le 12 ora italiana).
Una possibilità di riserva sarebbe per martedì 13 gennaio con un lancio, approssimativamente, alle 3:36 a.m. EST (le 9:36 ora italiana). In questo caso la cattura del Dragon avverrebbe giovedì 15 gennaio, approssimativamente alle 6:00 a.m. EST.
Lo spostamento della data di lancio al 10 gennaio porterebbe la partenza del Dragon dalla stazione per martedì 10 febbraio.
Un primo tentativo di lancio era stato abortito lo scorso 6 gennaio a meno di un minuto e mezzo dal decollo per un problema riscontrato in uno dei sistemi del secondo stdio del razzo Falcon 9 v1.1.
Nella foto (Credit: NASA) la capsula Dragon sulla sommità del razzo Falcon 9 della SpaceX in attesa del lancio a Cape Canaveral.

Fonte: NASA Blog SpaceX

07/01/2015 - Il governo USA ha rigettato la protesta della Sierra Nevada sulla scelta della NASA -

La NASA ha rilasciato la seguente dichiarazione in risposta alla Accountability Office degli Stati Uniti Government (GAO) sulla decisione di negare una protesta di Sierra Nevada Corp., di Louisville, Colorado, che ha presentato il 26 settembre 2014, sfidando il contratto Crew Commercial Transportation Capability dell'agenzia (CCtCap) deciso che il 16 settembre 2014, è stato affidato alla Space Exploration della The Boeing Company, di Houston, ed alla Space Exploration Technologies Corp. (SpaceX), di Hawthorne, California.
"Il GAO ha comunicato alla NASA di aver rigettato la protesta della Sierra Nevada Corporation sull'aggiudicazione dell'appalto del Commercial Crew Transportation Capability."
"La NASA è lieta della decisione del GAO che consente all'agenzia di andare avanti e continuare a lavorare con la Boeing e la SpaceX sull'iniziativa 'Launch in America' che consentirà un trasporto sicuro e affidabile dell'equipaggio da e per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con un veicolo spaziale americano lanciato dagli Stati Uniti, ponendo così fine alla dipendenza esclusiva della nazione sulla Russia per tale trasporto.
"Il caso rimane sotto la misura cautelare e blackout fino a quando il GAO rilascerà le motivazioni della sua decisione."

Leggi la dichiarazione completa del GAO sulla sua decisione qui.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Sierra Nevada Corp.) il Dream Chaser, la mini-navetta esclusa dalla scelta finale per il trasporto equipaggi da parte della NASA.

Fonte: Spacedaily

07/01/2015 - Samantha Cristoforetti prosegue l’attività sperimentale a bordo della ISS -

Samantha Cristoforetti ha svolto con successo la seconda sessione di esperimenti 'Blind and Imagined /SLINK': l’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea e capitano pilota dell’Aeronautica prosegue così l’intensa attività scientifica e sperimentale della missione FUTURA, la seconda di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Le risorse della stazione spaziale, non ultimo il preziosissimo 'tempo astronauta', necessarie a questa nuova sessione sperimentale, ulteriore rispetto a quelle previste e di grande importanza scientifica per gli sperimentatori, sono state rese disponibili all’ASI in eccedenza al dovuto, in virtù del paziente lavoro negoziale svolto dall’agenzia italiana e del proficuo clima di collaborazione costruito negli anni con la NASA e con l’ESA.
Il progetto, finanziato dall’ASI e realizzato in collaborazione con Politecnico di Milano e IRCCS Fondazione Santa Lucia, prevede due esperimenti congiunti che mirano a studiare i cambiamenti nei movimenti dell’astronauta in assenza di gravità e il processo di adattamento del controllo motorio e della modellazione della gravità nel cervello dell’astronauta.
Il primo protocollo sperimentale MOVE SB, proposto dal gruppo del laboratorio di Neuroingegneria e Robotica Medica del Politecnico di Milano, guidato dalla prof.ssa Alessandra Pedrocchi, prevedeva che Samantha Cristoforetti da una postura eretta, con i piedi fissati al pavimento, raggiungesse due punti sulla parete di fronte a lei con gli indici.
Sulla Terra, per compiere questo movimento, è necessaria l’integrazione del controllo del movimento di puntamento con il controllo dell’equilibrio. In volo, invece, l’astronauta non ha più il problema di mantenere l’equilibrio e quindi lo scopo dell’esperimento è di comprendere come cambia l’organizzazione dei segmenti corporei coinvolti (tronco, gambe, braccia ecc.). Il movimento è stato inoltre ripetuto dall’astronauta sia ad occhi aperti sia ad occhi chiusi, così da capire meglio il coinvolgimento della vista.
Il secondo protocollo sperimentale, proposto dal gruppo di ricerca guidato dalla prof.ssa Myrka Zago del IRCCS Fondazione Santa Lucia, richiedeva di lanciare una pallina da tennis virtuale contro la parete di fronte e riprenderla, con differenti livelli di forza di lancio, immaginando sia la presenza sia l’assenza di gravità. Anche qui l’obiettivo è studiare il meccanismo di interiorizzazione della gravità presente nel cervello e studiare come viene modificato dall’esperienza della microgravità.
Samantha Cristoforetti ha utilizzato uno speciale sistema chiamato Elite-S2, che permette la registrazione di dati cinematici - cioè del movimento - dei suoi segmenti corporei. Movimento tridimensionale e acquisito ad alta frequenza con sensori, in modo da riconoscere nelle immagini elaborate i marcatori catarifrangenti posti sul suo corpo.
Il sistema Elite-S2 è stato progettato sotto il coordinamento scientifico del prof. Giancarlo Ferrigno del Nearlab del Politecnico di Milano: è stato sviluppato sempre con il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana da parte dell’azienda livornese Kayser Italia s.r.l. ed è già stato usato da altri tre astronauti sulla ISS.
Gli esperimenti svolti dall’astronauta sono estremamente preziosi perché permetteranno di confrontare i dati del quarto giorno di volo (quando è stata eseguita la prima sessione) con quelli di questa seconda sessione. I dati saranno ora oggetto di studio di due giovani ricercatori nei due centri coinvolti, ing. Claudia Casellato del Politecnico di Milano e ing. Silvio Gravano di Fondazione Santa Lucia, IRCCS.
Nella foto (Credit: ESA) Samantha Cristoforetti mentre indossa la tuta di lancio e atterraggio russa Sokol.

Fonte: Politecnico di Milano

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA Ames/ W Stenzel) l'osservatorio spaziale Kepler della NASA.

06/01/2015 - Kepler scopre il 1.000esimo pianeta extra-solare e, fra questi, altri piccoli mondi rocciosi nella zona abitabile -

Quante stelle come il nostro Sole ospitano pianeti come la Terra? Il Telescopio Spaziale Kepler della NASA monitorizza costantemente oltre 150.000 stelle oltre il nostro Sistema Solare, e fino a questo momento ha offerto agli scienziati un assortimento di oltre 4.000 potenziali candidati pianeti che possono essere studiati - fra questi il 1000esimo è stato appena confermato.
Utilizzando i dati di Kepler gli scienziati hanno raggiunto questa pietra miliare dopo aver confermato altri otto candidati scovati dal telescopio cacciatore, sono in effetti pianeti. Il team di Kepler ha inoltre aggiunto altri 554 candidati al totale dei potenziali pianeti, sei dei quali sono con dimensioni paragonabili a quelle terrestri ed orbitano nella zona abitabile di stelle simili al nostro Sole.
Tre di queste nuove conferme si trovano nella zona abitabile del loro sole, la distanza da una stella dove l'acqua liquida potrebbe esistere sulla superficie di un pianeta che vi orbitasse attorno. Dei tre, due sono, molto probabilmente, solidi come la Terra.
"Ogni risultato della missione di caccia ai pianeti di Kepler ci svela tesori di dati che ci portano un passo più vicino alla risposta della domanda se siamo soli nell'Universo," ha detto John Grunsfeld, amministratore associato per lo Science Mission Directorate della NASA presso la sede dell'agenzia a Washington. "Il team di Kepler e la comunità scientifica continuano a produrre risultati impressionanti con i dati provenienti da questo anziano esploratore."
Per determinare se un pianeta è composto di roccia, acqua o gas, gli scienziati devono conoscere le sue dimensioni e massa. Quando la massa non può essere determinata direttamente gli scienziati possono supporre di cosa il pianeta è fatto basandosi sulle sue dimensioni.
Due dei nuovi pianeti confermati, Kepler-438b e Kepler-442b, hanno meno di una volta e mezzo il diametro della Terra. Kepler-438b, lontano 475 anni luce, è il 12% più grande della Terra ed orbita attorno alla sua stella ogni 35,2 giorni. Kepler-442b, lontano 1.100 anni luce, è il 33% più grande della Terra ed orbita attorno alla sua stella ogni 112 giorni.
Sia Kepler-438b che Kepler-442b orbitano attorno a stelle più piccole e fredde del Sole, e questo rende la zona abitabile più vicina alla loro stella madre, che si trovano in direzione della costellazione della Lyra. Lo studio ha segnalato che queste scoperte sono state accettate per essere pubblicate sulla rivista The Astrophysical Journal.
"Con ogni scoperta di questi piccoli, possibili mondi rocciosi, si rafforza la nostra fiducia nella determinazione della vera frequenza dei pianeti come la Terra," ha detto il co-autore dello studio, Doug Caldwell, del SETI Kepler Institute presso l'Ames Research Center della NASA a Moffett Field, in California. "Si avvicina il giorno nel quale sapremo quanto comuni sono i pianeti rocciosi come la Terra."
Con la scoperta di altri 554 pianeti candidati scaturiti dalle osservazioni di Kepler condotte dal maggio 2009 all'aprile 2013, il team di Kepler ha raggiunto il conteggio totale dei candidati a 4.175. Otto di questi nuovi candidati hanno fra una e due volte le dimensioni della Terra ed orbitano all'interno della zona abitabile attorno alla loro stella. Di questi otto, sei orbitano attorno a stelle che sono simili al nostro Sole per quanto riguarda dimensioni e temperatura. Tutti i candidati richiedono ulteriori osservazioni ed analisi per verificare che si tratti veramente di pianeti.
"Kepler raccoglie dati da quattro anni - abbastanza a lungo per essere in grado di osservare i candidati delle dimensioni paragonabili a quelle della Terra su orbite della lunghezza di un anno, proprio come il nostro pianeta," ha detto Fergal Mullally, scienziato del SETI Institute Kepler di Ames che ha condotto l'analisi di un nuovo catalogo di candidati. "Siamo più vicini di quanto siamo mai stati prima alla scoperta di gemelli della Terra intorno ad altre stelle simili al Sole. Questi sono i pianeti che stiamo cercando."
Queste scoperte verranno sottoposte al The Astrophysical Journal Supplement per la pubblicazione.
Il lavoro è in corso per tradurre queste recenti scoperte in stime di quanto spesso i pianeti rocciosi appaiano nelle zone abitabili di stelle simili al nostro Sole, un passo in avanti verso l'obiettivo della NASA di comprendere il nostro posto nell'Universo.
Gli scienziati stanno inoltre lavorando al prossimo catalogo rilasciato sui dati di quattro anni di Kepler. Le analisi comprenderanno l'ultimo mese di dati raccolti dalla missione e verrà condotto utilizzando un sofisticato software che è molto più sensibile ai deboli segnali di pianeti piccoli come la Terra rispetto a quello utilizzato in passato.
Ames è responsabile per le operazioni di missione di Kepler, lo sviluppo dei sistemi a terra e l'analisi scientifica dei dati. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, gestisce lo sviluppo della missione Kepler. La Ball Aerospace & Technologies Corp. di Boulder, in Colorado, sviluppa i sistemi di volo di Kepler e supporta le operazioni della missione assieme al Laboratory for Atmospheric and Space Physics presso l'Università del Colorado a Boulder. Lo Space Telescope Science Institute di Baltimora archivia, ospita e distribuisce i dati di Kepler. Kepler è la decima Missione Discovery della NASA ed è stata finanziata dallo Science Mission Directorate dell'agenzia con sede a Washington.
Per ulteriori notizie sulla missione Kepler, visita: http://www.nasa.gov/kepler.
Nell'illustrazione (Credit: NASA) gli otto pianeti scoperti da Kepler che hanno meno del doppio delle dimensioni della Terra e orbitano all'interno della zona abitabile della loro stella. Tutti ed otto orbitano attorno a stelle più fredde e piccole rispetto al nostro Sole. La ricerca prosegue per scovare un pianeta delle dimensioni della Terra che orbiti all'interno della zona abitabile di una stella simile al Sole. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA Ames/ W Stenzel) l'osservatorio spaziale Kepler della NASA.

Fonte: NASA

06/01/2015 - Veicolo spaziale cinese ritorna verso l'orbita lunare -

Il modulo di servizio dell'orbiter lunare senza equipaggio ritornerà nell'orbita lunare a metà gennaio per altri test in preparazione per la prossima missione della sonda lunare del Paese, la Chang'è-5.
Domenica, il modulo di servizio ha lasciato il secondo punto di Lagrange (L2) che si trova fra la Terra e la Luna dopo aver girato attorno a quel punto eseguendo ulteriori test, ha dichiarato lunedì il SASTIND (State Administration of Science, Technology and Industry for National Defense).
Un orbiter lunare è un veicolo spaziale che orbita attorno alla Luna, e il suo modulo di servizio contiene i sistemi di supporto utilizzato per le operazioni dell'astronave.
"E' stata la prima volta che un veicolo spaziale cinese raggiunge il punto L2, e il modulo di servizio ha completato tre giri attorno a quel punto, espandendo la missione della sonda," ha detto Zhao Wenbo, vice direttore del progetto sonda lunare e progetti spaziali del SASTIND.
Lunedì il modulo di servizio si trovava a 445.000 km dalla Terra e 57.000 km dalla Luna. Tutti gli esperimenti stanno operando in modo adeguato.
Il modulo di servizio si era separato dalla capsula di ritorno nella sonda di prova il 1° novembre e la capsula è ritornata sulla Terra dopo aver orbitato attorno alla Luna durante una missione della durata di otto giorni.
Il programma lunare orbitante cinese è stata la prima missione verso la Luna e ritorno in quasi 40 anni, facendo della Cina la terza nazione a completare la missione di ritorno dalla Luna dopo l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti.
Nella foto (Credit: CAST), scattata dalla sonda orbitale Chang'e-5 T1 il 28 ottobre 2014, spettacolare immagine della Terra vista dall'altro lato della Luna.

Fonte: Xinhua

06/01/2015 - Rinviato all'ultimo minuto il lancio del Falcon 9 diretto alla ISS -

Il razzo Falcon 9 della SpaceX, il cui lancio era previsto questa mattina alle 6:20 a.m. EST (le 12:20 ora italiana) dalla rampa LC-40 di Cape Canaveral, in Florida, è stato annullato quando mancavano solo un minuto e 21 secondi al decollo. Dato che la finestra di lancio era istantanea per il rendezvous con la ISS, questo ha causato l'annullamento del lancio per oggi.
Immediatamente il controllo di lancio ha messo il razzo in sicurezza e riportato la rampa in posizione verticale.
Un attuatore di controllo del vettore di spinta del secondo stadio del Falcon 9 non ha risposto come previsto, costringendo così all'aborto del lancio.
La SpaceX sta valutando il problema e determinerà la prossima opportunità di lancio per la quinta missione commerciale di rifornimento della compagnia destinata alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La prossima opportunità disponibile per il lancio verso la stazione sarà venerdì 9 gennaio alle 5:09 a.m. EST (le 11:09 ora italiana).
Nella foto (Credit: SpaceX) il razzo Falcon 9 sulla rampa di lancio al momento dell'interruzione del conto alla rovescia.

Fonti: NASA Blog SpaceX - Spaceflight Now - Nasaspaceflight

05/01/2015 - Un satellite Sud-Coreano ha rischiato la collisione con un detrito spaziale -

Un satellite della Corea del Sud poteva arrivare vicino a dei detriti spaziali e questo ha costretto i responsabili ed esperti spaziali a prendere ogni precauzione possibile per evitare la collisione.
La mossa è giunta il giorno seguente all'avviso fatto dalle autorità degli Stati Uniti di una possibile collisione fra lo Science and Technology Satellite 3 e un pezzo di detrito che misura 20 centimetri.
Il detrito è solo uno delle migliaia di pezzi di detrito prodotti nel 2009 dalla collisione fra un satellite disattivato per telecomunicazioni russo e un satellite commerciale operativo degli USA.
Il satellite della Corea del Sud si poteva avvicinare ad appena 23 metri dal detrito mentre transitava sopra il Mar di Groenlandia, verso le 9:30 p.m. di domenica (le 13:30 ora italiana), questo secondo i funzionari sud-coreani che hanno gestito il problema.
Il Ministero della Scienza, ICT e Pianificazione Futura hanno minimizzato i rischi di collisione controllando l'assetto del satellite che si trova ad un'altezza di 600 km e che ha il compito di monitorare ogni attività geologica come quella dei terremoti.
Il satellite, lanciato il 21 novembre 2013 per mezzo di un razzo vettore russo DNEPR assieme ad altri 31 veicoli spaziali, ha una vita operativa di due anni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: MSIP) il satellite STSAT 3 in orbita terrestre.

Fonti: Spacedaily - Yonhap - Gunter's Space Page

Nella foto (Credit: ESA) il settaggio dell'esperimento Haptics-1 prima dell'invio sulla ISS.

05/01/2015 - Gli astronauti sentono la forza -

A bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si è tenuta una pietra miliare della robotica quando è stato eseguito il primo esperimento completo dell'ESA con un joystick che oppone resistenza.
Pensate al tipo di attività che si possono fare con le mani senza guardare verso il basso, come ad esempio digitare una tastiera o legare i lacci. Questi sono aiutati dal 'ritorno di forza' - il tocco si sente nelle vostre mani e dita.
Poter sfruttare quella sensazione per la robotica estenderebbe il senso umano del tatto, dello spazio o di altre aree remote, rendendo il controllo robotico molto più naturale e facile.
In ultima analisi, i robot potrebbero lavorare a migliaia o decine di migliaia di chilometri di distanza, ma svolgere compiti di uguale complessità a quelle che un operatore umano può gestire con gli oggetti immediatamente a portata di mano.
Il membro dell'equipaggio della NASA, Barry Wilmore, azionato il joystick 'force-feedback' per raccogliere informazioni sui fattori fisiologici come la sensibilità e la percezione dei limiti. Egli ha terminato una prima esecuzione alla vigilia di Capodanno.
La leva, ingannevolmente di semplice aspetto, è collegata ad un servomotore in grado di resistere a qualsiasi forza che un operatore astronauta potrebbe scatenare su di essa, mentre genera delle forze che l'astronauta, a sua volta sentirà - proprio come un un giocatore incontra un'ostacolo con un joystick di un videogioco standard. Il joystick misura tali forze con una risoluzione molto alta.
Per tener fermi gli utenti senza peso, spinti indietro dalla forza, l'esperimento 'Haptics-1' può essere montato su un'imbracatura o essere fissato alla parete della stazione.
"Con Haptics-1 stiamo aprendo la strada verso un nuovo tipo di missione combinata uomo-robot," spiega André Schiele, lo sperimentatore e fondatore del laboratorio Telerobotics and Haptics dell'ESA.
"Stiamo indagando nei minimi dettagli ai limiti della percezione umana ed alla capacità di applicare le forze sottili e la manipolazione con gli arti e le mani in un ambiente senza peso. Questo ci permette di capire i confini della tecnologia per le apparecchiature robotiche avanzate in grado di supportare gli astronauti umani nello spazio durante l'esecuzione di compiti di controllo robotici remoti. Oltre a misurare i fattori fisiologici, Haptics-1 fornisce importanti indicazioni su come la forza-riflessa da un sistema robotizzato a distanza cambia la percezione umana nello spazio. Con queste misure, attrezzature avanzate di controllo robotico possano essere meglio progettate per riflettere la realtà della manipolazione umana attraverso un'interfaccia robotica in un ambiente senza peso. Haptics-1 è il primo dispositivo a forza riflettente che è stato usato nello spazio. Prima di oggi, l'ESA, la NASA o qualsiasi altra nazione che hanno viaggiato nello spazio, non hanno acquisito tale esperienza in questo settore." Conclude Schiele.
In futuro, gli astronauti in orbita potrebbero guidare un rover in tempo reale su un pianeta, permettendo alla destrezza e all'intuizione umana di aiutare ad esplorare un ambiente alieno senza la spesa e il pericolo di un atterraggio.
Tale controllo avanzato di un robot telecomandato ha anche molte potenziali applicazioni terrestri per coloro che lavorano in luoghi inaccessibili o pericolosi per l'uomo, come le profondità marine o all'interno di zone contaminate.
Nella foto (Credit: ESA) l'astronauta Wilmore mentre opera con l'esperimento Haptics-1 a bordo della ISS. Nella foto (Credit: ESA) il settaggio dell'esperimento Haptics-1 prima dell'invio sulla ISS.

Fonte: ESA

05/01/2015 - La sonda dell'India Mangalyaan completa 100 giorni attorno a Marte -

L'orbiter indiano Mangalyaan (Mars Orbiter Mission) ha completato 100 giorni in orbita marziana il 1° gennaio 2015. L'orbiter, che venne inserito attorno al Pianeta Rosso il 24 settembre del 2014, è in buone condizioni, hanno dichiarato funzionari dell'Indian Space Research Organization (ISRO).
L'orbiter ha inviato diverse immagini della superficie di Marte che ora sono allo studio degli scienziati.
L'India aveva lanciato il suo MOM il 5 novembre 2013, utilizzando il suo razzo vettore Polar Satellite Launch Vehicle (PSLV). La missione è costata circa 450 Rs. Con questa missione l'India è diventata il primo Paese Asiatico ad inviare con successo un veicolo spaziale verso Marte.
Nella foto (Credit: ISRO) Marte fotografato nell'ottobre 2014, dalla sonda indiana Mangalyaan (MOM), con la piccola luna Phobos in transito di fronte ad esso.

Fonti: Spacedaily - The Times of India

Nella foto (Credit: Chinanews) il primo stadio del razzo CZ-3A che ricade verso Terra.

04/01/2015 - In Cina i razzi ricadono nelle zone abitate -

Secondo gli organi informativi statali cinesi, il primo stadio esaurito del vettore Lunga Marcia precipita in una zona forestale Sud-occidentale della Cina alcuni minuti dopo il decollo, avvenuto con successo, il 31 dicembre scorso, con un satellite cinese meteorologico a bordo e i fotografi riprendono il razzo che cade a Terra.
Le immagini rilasciate dal sito web del News Services statale della Cina mostrano il razzo che precipita e si schianta lungo una strada rurale fuori Fuquan, una piccola cittadina nella provincia Sud-occidentale di Guizhou. Il sito dello schianto si trova a circa 480 km ad Est della rampa di lancio del Centro Lancio Satelliti di Xichang.
La China News Services e il network televisivo CCTV hanno collegato i detriti al lancio del satellite meteo avvenuto il 31 dicembre. Gli organi di informazione segnalano che non vi sono stati feriti a causa dell'impatto del razzo.
Il razzo Lunga Marcia 3A (CZ-3A) era decollato con il satellite meteo Fengyun 2G alle 9:02 a.m. ora di Pechino (le 2:02 ora italiana) del 31 dicembre.
Il primo stadio del razzo Lunga Marcia 3A ha bruciato circa 172 tonnellate di propellenti idrazina e tetrossido di azoto - una miscela infiammabile e tossica - durante i primi due minuti e mezzo di lancio.
I centri spaziali di lancio della Cina sono localizzati in regioni interne al Paese, e gli stadi dei razzi spesso ricadono sulla Terra in zone desertiche o foreste, ma, a volte anche vicino a villaggi popolati.
Anche i lanci russi che operano dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, di solito fanno ricadere gli stadi esauriti al suolo, ma le zone di caduta vicino a Baikonur sono scarsamente abitate. I siti di lancio negli Stati Uniti, India, Giappone e dello spazioporto europeo in Guyana Francese sono invece posizionati sulle coste che si affacciano sugli oceani.
La Cina sta costruendo il Centro di Lancio Satelliti di Wenchang sull'isola Hainan, al largo della costa Sud cinese per sostituire la base di lancio di Xichang. I razzi lanciati da Wenchang faranno ricadere gli stadi spenti dei razzi nel Mar Cinese Meridionale.
Altre immagini di razzi caduti in Cina sono state divulgate prima, ma quelle della scorsa settimana mostrano anche la discesa del primo stadio del vettore Lunga Marcia 3A appena prima dell'impatto. Questa foto (Credit: Chinanews) inoltre mostra i cittadini che si aggirano fra i detriti e le autorità di sicurezza cinesi che circondano l'area.
Il video del sito dell'impatto è stato anche trasmesso sul canale governativo televisivo CCTV.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: Chinanews) il primo stadio del razzo CZ-3A che ricade verso Terra.

Fonte: Spaceflight Now

02/01/2015 - Il Sole del nuovo anno visto da SDO -

Non ci sono stati i fuochi di artificio sul Sole per dare il benvenuto al Nuovo Anno, solo alcuni brillamenti minori di classe C durante gli ultimi giorni del 2014. Invece il Sole ha iniziato il 2015 con un enorme buco coronale al polo sud. Questa immagine (Credit: NASA/SDO), scattata il 1° gennaio 2015, dallo strumento Atmospheric Imaging Assembly (AIA), che si trova a bordo del Solar Dynamics Observatory della NASA, mostra il buco coronale come una zona scura nella parte inferiore.
I buchi coronali sono regioni della corona solare dove il campo magnetico raggiunge lo spazio invece di ritornare verso la superficie. Le particelle che si muovono lungo questi campi magnetici possono lasciare il Sole invece di rimanere intrappolati vicino alla superficie. Queste particelle intrappolate possono riscaldarsi e brillare, dandoci queste amabili immagini dell'AIA. Nella parte della corona dove queste particelle lasciano il Sole, la luminosità è molto più bassa e quindi il buco coronale sembra scuro.
La prima volta che i buchi coronali sono stati avvistati è stato dagli astronauti della stazione spaziale Skylab, della NASA, nel 1973 e 1974. Questi fenomeni possono essere osservati per lungo tempo, sebbene l'esatta forma possa variare ogni volta. Il buco coronale polare rimane visibile per cinque o più anni. Ogni volta che il buco coronale ruota verso la Terra possiamo misurare le particelle che scorrono dal buco come un getto ad alta velocità, un'altra sorgente da tenere presente per il meteo spaziale.
Le particelle cariche nelle fasce di radiazioni della Terra sono accelerate quando il flusso ad alta velocità raggiunge la magnetosfera terrestre. L'accelerazione delle particelle nella magnetosfera viene studiato dalla missione delle sonde Van Allen della NASA.
Mentre il Ciclo Solare n.24 cala, il numero di brillamenti diventa ogni giorno più basso, ma il buco coronale fornisce un'altra sorgente da tenere presente per il meteo spaziale e che necessita di essere compresa e prevista.

Fonte: NASA

Nell'immagine (Credit: NASA) SMAP durante le ultime fasi di preparazione prima del lancio.

02/01/2015 - L'innovazione tecnologica fa girare SMAP nello spazio -

E' attivo. E' passivo. Ed è come un grosso lazo ruotante.
Lo strumento Soil Moisture Active Passive (SMAP) della NASA, il cui lancio è previsto il 29 gennaio, misurerà l'umidità depositata nei terreni della Terra con una precisione e una risoluzione senza precedenti. Le tre parti principali dello strumento sono un radar, un radiometro e la più grande antenna rotante mai dispiegata nello spazio.
Gli strumenti di telerilevamento sono chiamati "attivi" quando emettono i loro segnali e "passivi" quando registrano i segnali che già esistono. Lo strumento scientifico della missione mette assieme un sensore per ognuno di questi tipi con la più alta risoluzione, le misurazioni più accurate mai fatte dell'umidità del suolo - una piccola frazione di acqua della Terra che ha un grande effetto sproporzionato sul clima e sull'agricoltura.
Per consentire alla missione di soddisfare le sue esigenze di precisione e di coprire il mondo ogni tre giorni o meno, gli ingegneri di SMAP presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, hanno progettato e costruito la più grande antenna rotante che poteva essere stivata in uno spazio di 30 per 120 centimetri per il lancio. Il piatto è di circa 6 metri di diametro.
"Noi lo chiamiamo il lazo rotante," ha detto Wendy Edelstein del Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, in California, il responsabile dello strumento SMAP. Come il lazo del cowboy, l'antenna è collegata da un lato ad un braccio con un bastone nel suo gomito. Esso gira intorno al braccio a circa 14 giri al minuto (una rotazione completa ogni quattro secondi). Il piatto antenna è stata fornita dalla Northrop Grumman Aerospace Astro di Carpinteria, California. Il motore che fa girare l'antenna è stato fornito dalla Boeing Company a El Segundo, California.
"L'antenna ci ha causato un sacco di angoscia, non c'è che dire," ha osservato Edelstein. Sebbene l'antenna dovesse inserirsi, durante il lancio, in uno spazio non più grande di un cestino da cucina, deve svolgersi in modo così preciso che la forma della superficie della maglia ha una precisione di pochi millimetri.
Il piatto della maglia è bordato con un anello di supporti di grafite leggera che si distendono, quando l'unico cavo è tirato, come un cancelletto per bambini, estendendo la rete verso l'esterno. "Fare in modo che non abbiamo lacerazioni, che la rete non sia bloccata sui supporti o che si strappi quando viene rilasciata - tutto questo richiede molta attenzione nella fase di progettazione," ha detto Edelstein. "Si prova, e si prova, e si prova un po 'di più. Abbiamo un sistema molto stabile e robusto ora."
Il radar di SMAP, sviluppato e costruito al JPL, utilizza l'antenna per la trasmissione di microonde verso la Terra e riceve i segnali che rimbalzano indietro, chiamato backscatter. Le microonde penetrano pochi centimetri o più nel terreno prima del rimbalzo. Le modifiche delle proprietà elettriche delle microonde di ritorno indicano le variazioni di umidità del terreno, e possono anche dire se il terreno è congelato. Utilizzando una tecnica complessa chiamata elaborazione radar ad apertura sintetica, il radar può produrre immagini ultra-nitide con una risoluzione di circa uno-tre chilometri.
Il radiometro di SMAP rileva differenze di emissioni naturali della Terra nelle microonde che sono causate dall'acqua nel suolo. Per risolvere un problema che ha seriamente ostacolato le missioni precedenti che utilizzano questo tipo di strumento per studiare l'umidità del suolo, i progettisti del radiometro presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland, hanno sviluppato e costruito uno dei più sofisticati sistemi di elaborazione del segnale mai creati per un tale strumento scientifico.
Il problema sono le interferenze radio. Le lunghezze d'onda a microonde che usa SMAP sono ufficialmente riservate all'uso scientifico, ma i segnali alle lunghezze d'onda vicine, che vengono utilizzati per il controllo del traffico aereo, i telefoni cellulari e altri scopi possono traboccare in modo imprevedibile nelle lunghezze d'onda usate da SMAP. I segnali vengono processati su dati medi convenzionali per un lungo periodo di tempo, il che significa che anche un breve scoppio di interferenza distorce la registrazione per tutto quel periodo. Gli ingegneri del Goddard hanno ideato un nuovo modo per eliminare solo i piccoli segmenti di interferenza effettiva, lasciando delle osservazioni incontaminate più a lungo.
Combinare i segnali radar e del radiometro permette agli scienziati di sfruttare i punti di forza di entrambe le tecnologie mentre si lavora intorno alle loro debolezze. "Il radiometro fornisce l'umidità del terreno più precisa ma una risoluzione grossolana di circa 40 chilometri in tutto," ha detto Eni Njoku del JPL, un ricercatore di SMAP. "Con il radar, si possono ottenere risoluzioni molto alte ma meno precise. Per ottenere sia una misurazione accurata che una ad alta risoluzione, elaboriamo i due segnali assieme."
SMAP sarà la quinta missione scientifica della NASA dedicata alla Terra lanciata negli ultimi 12 mesi.
Per ulteriori informazioni sulla missione SMAP, visita: http://www.nasa.gov/smap/.
La NASA monitora i segni vitali della Terra dallo spazio, dall'aria e dalla terra, con una flotta di satelliti e ambiziose campagne di osservazione aeree e terrestri. La NASA sviluppa nuovi modi di osservare e studiare i sistemi naturali della Terra interconnessi con registrazioni di dati a lungo termine e strumenti di analisi del computer per vedere meglio come il nostro pianeta sta cambiando. L'agenzia condivide questa conoscenza unica con la comunità globale e lavora con le istituzioni negli Stati Uniti e in tutto il mondo che contribuiscono alla comprensione ed alla protezione del nostro pianeta.
Per ulteriori informazioni sulle attività scientifiche della NASA per la Terra, eseguite quest'anno, visita: http://www.nasa.gov/earthrightnow.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) SMAP, con la sua gigantesca antenna rotante, in orbita terrestre. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA) SMAP durante le ultime fasi di preparazione prima del lancio.

Fonte: NASA

02/01/2015 - Cambio al vertice dell'agenzia spaziale Indiana -

Il direttore dell'ISRO (Indian Space Research Organization), K Radhakrishnan, si è dimesso, concludendo i suoi cinque anni a capo dell'agenzia spaziale dell'India con i risultati estremamente positivi del successo della missione orbitale marziana MOM e del lancio inaugurale del razzo GLSV Mark III.
I media indiani hanno segnalato che Shailesh Nayak, segretario nel Ministero delle Scienze della Terra, ha ricevuto la responsabilità di guidare l'ISRO fino a che non sarà nominato il sostituto di Radhakrishnan, previsto entro un mese.
Le dimissioni permetteranno al Primo Ministro Narendra Modi, eletto a maggio, l'opportunità di designare un nuovo direttore dell'agenzia spaziale.
I giornali indiani riportano che il termine della direzione Radhakrishnan era previsto in agosto ma che gli è stato concesso un prolungamento di quattro mesi in modo da poter presiedere al lancio del primo razzo GLSV Mark III, avvenuto a dicembre.
Nella foto (Credit: V. Sreenivasa Murthy) K Radhakrishnan.

Fonti: Parabolic Arc - Times of India

02/01/2015 - Sui pianeti scoperti da Kepler si cerca la vita intelligente -

Un recente sforzo da parte del Search for Extraterrestrial Intelligence (SETI) ha studiato 86 pianeti candidati scoperti dall'osservatorio spaziale Kepler alla ricerca di segnali radio che potessero indicare la presenza di una civiltà intelligente.
Ovviamente non sono stati captati segnali radio ma la ricerca ha identificato gli oggetti più promettenti scoperti da Kepler per osservazioni a larga banda utilizzando il radiotelescopio di Green Bank, in Virginia.
"Le 86 stelle bersaglio sono state scelte perché ospitano pianeti scoperti fino al 2011 con proprietà che potrebbero portare allo sviluppo della vita," ha detto Abhimat Gautam, dell'Università della California a Berkeley.
Gautam, fa parte del Centro di Ricerca SETI di Berkeley ed ha presentato i suoi risultati al 224esimo incontro annuale estivo dell'American Astronomical Society a Boston, Massachusetts, tenutosi a giugno.
Fino al 2011 Kepler aveva rivelato 1.235 candidati planetari (al 31 dicembre 2014 il numero è salito a 4.183 con 996 di questi già confermati). Gautam e il suo collega Andrew Siemion ed altri scienziati del SETI di Berkeley, hanno selezionato gli 86 candidati cercando quelli che avessero una temperatura superficiale fra i 50° ed i 100° Celsius, un raggio non superiore a tre volte quello terrestre ed un periodo orbitale superiore a 50 giorni. Queste condizioni piazzano gli oggetti nella zona abitabile della loro stella, la regione dove l'acqua liquida può esistere sulla superficie e dove la vita ha maggiori probabilità di svilupparsi su un pianeta.
Il radiotelescopio di Green Bank, il più grande al mondo capace di orientarsi, ha puntato le stelle di questi sistemi utilizzando un segnale a larga banda. Gli scienziati avevano già eseguito precedenti osservazioni a banda stretta nel campo di ricerca di Kepler ma senza successo. Di solito il SETI utilizza una banda stretta sui 5 Hertz, l'unica conosciuta che possa essere captata al di fuori delle fonti artificiali della Terra.
Ma utilizzando una banda più larga vi sono dei benefici e permette di estendere le ricerche mezzo milione di volte incrementando lo spettro di ascolto che gli scienziati utilizzano rispetto a quelli usati finora.
Il mezzo interstellare - come le polveri e gas fra le stelle - tende a espandere il segnale mentre questo viaggia attraverso questi materiali, causando un ritardo che potrebbe fornire una stima della distanza di ogni sorgente e permettere agli astronomi del SETI di tracciare le potenziali comunicazioni fino alla loro origine.
Inoltre, aggiunge Gautam, un segnale a larga banda potrebbe essere più frequentemente utilizzato per segnali intenzionali.
Il team, finora, non ha trovato segni di civiltà intelligenti ma hanno concluso che meno dell'1% delle stelle nella regione produce un segnale radio maggiore di 60 volte quello che può generare il radio telescopio di Arecibo, in Porto Rico.
"Il Radar Planetario di Arecibo è la più potente trasmittente sulla Terra," ha detto Gautam. Questo ci fornisce una buona stima per calcolare la probabilità di captare tecnologia simile a quella terrestre con la nostra ricerca."
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/Ames/JPL-Caltech) il sistema Kepler-10, con i suoi tre pianeti conosciuti è uno degli obiettivi della recente ricerca SETI di segnali radio intelligenti.

Fonte: Space.com

Nell'immagine (Credit: SpaceX) il logo della missione CRS-5 di SpaceX.

02/01/2015 - CRS-5: il meteo prevede 60% buono per il lancio di Falcon 9 -

I meteorologi prevedono una percentuale del 60% di condizioni meteo accettabili nelle prime ore del mattino del 6 gennaio per il lancio della missione di rifornimento della SpaceX diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Le preoccupazioni principali derivano dallo spessore delle nuvole che potrebbero stazionare sopra il sito di lancio in Florida presso la Air Force Station di Cape Canaveral, adiacente al Kennedy Space Center.
Il momento del lancio è per le 6:20 a.m. EST (le 12:30 ora italiana).
La missione è il quinto volo cargo della SpaceX e vedrà il razzo Falcon 9 della compagnia portare in orbita il veicolo Dragon carico con oltre 1.600 kg di esperimenti scientifici, dimostratori tecnologici e rifornimenti, compreso il materiale cruciale per eseguire i 256 esperimenti e ricerche che si svolgeranno sulla Stazione durante le Spedizioni 42 e 43.
Inoltre la SpaceX tenterà, per la prima volta, un atterraggio del primo stadio del razzo su una speciale chiatta galleggiante situato al largo delle coste della Florida. Il razzo Falcon 9 v1.1 è infatti dotato al primo stadio di quattro zampe di atterraggio e di quattro alette stabilizzatrici per eseguire la delicata manovra di atterraggio. La piattaforma, senza equipaggio, misura 90x50 metri ed è stata chiamata 'autonomous spaceport drone ship'. E' stata costruita per la SpaceX in Louisiana ma dalla metà di dicembre 2014 la chiatta è ormeggiata a Jacksonville, in Florida, pronta a prendere il mare in supporto del tentativo di atterraggio del volo di prova. Se quest'operazione dovesse riuscire la compagnia di Elon Musk sarebbe un passo più vicina all'obiettivo finale di rendere riutilizzabile il vettore Falcon 9 e quindi abbassare drasticamente i costi di lancio spaziale.
Nella foto (Credit: SpaceX) le alette stabilizzatrici che si trovano montate nella parte superiore del primo stadio del razzo Falcon 9 v1.1 e che verranno utilizzate per il controllo della fase di discesa ed atterraggio sulla piattaforma galleggiante.
Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: SpaceX) il logo della missione CRS-5 di SpaceX.

Fonti: NASA Blog SpaceX - USAF - Wikipedia

01/01/2015 - Opportunity, per ora, non utilizza la memoria Flash -

I persistenti eventi di reset e 'amnesie' del computer del rover Mars Exploration Opportunity della NASA, che sono avvenuti dopo la formattazione della memoria Flash del robot hanno costretto ad utilizzare la modalità di funzionamento che esclude il sistema della memoria Flash.
La più recente formattazione della memoria Flash di Opportunity è avvenuta la scorsa settimana. Dopo di questo le prestazioni della memoria Flash sono rimaste intermittenti, e la difficoltà nel piazzare i dati nella memoria ha portato, nel corso del fine settimana, a diversi reset del computer.
La memoria Flash mantiene le informazioni anche quando l'energia viene interrotta durante la modalità di 'sonno' che il rover attiva durante la notte. Nella modalità no-Flash il rover prosegue le normali operazioni scientifiche e di guida, però non può immagazzinare i dati durante il periodo di riposo notturno. I dati di ogni giorno marziano sono immagazzinati nella memoria volatile, che sarebbe la RAM (Random Access Memory) di Opportunity. I dati raccolti nella memoria volatile sono trasmessi verso la Terra prima che il 'sonno' li cancelli.
Il team sta sviluppando una serie di comandi per ripristinare l'utilizzo della memoria Flash attraverso un modo che impedisca i frequenti reset del computer. Gli incidenti con la memoria Flash di Opportunity che non accetta i dati per l'immagazzinamento sono avvenuti soltanto con uno dei sette banchi del circuito microchip di bordo. Il team prevede di inviare dei comandi al rover che gli evitino di utilizzare l'intero banco danneggiato.
"La missione può proseguire senza salvare i dati nella memoria Flash, e invece immagazzinarli nella RAM volatile," dice John Callas, Project Manager per il Mars Exploration Rover presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, California. "Mentre continuiamo a far lavorare Opportunity in questo modo, stiamo anche studiando un sistema che renda la memoria Flash ancora utilizzabile. Però dobbiamo essere sicuri che questo approccio possa essere controllato in modo completo prima di implementare questi cambiamenti nel rover."
Opportunity sta esaminando gli affioramenti del bordo occidentale del cratere Endeavour mentre si sposta verso 'Marathon Valley', dove dei minerali di argilla sono stati scoperti nelle osservazioni eseguite dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter della NASA.
Il Progetto Mars Exploration Rover della NASA ha fatto atterrare i due rover gemelli Spirit ed Opportunity su Marte all'inizio del 2004 per iniziare una missione prevista di soli tre mesi. Entrambi i rover hanno superato di molto i piani originali. Spirit ha funzionato per sei anni mentre Opportunity è ancora al lavoro. Le scoperte sull'antico ambiente umido su Marte sono state fatte da entrambi i rover. Il progetto è un elemento delle prossime missioni NASA in preparazione di uno sbarco umano sul pianeta previsto negli anni '30. Il JPL, una divisione del California Institute of Technology, gestisce il progetto per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington.
Per ulteriori informazioni su Opportunity, visita: http://www.nasa.gov/rovers e http://mars.nasa.gov/mer/.
Segui il progetto su Twitter a: http://twitter.com/MarsRovers.
Oppure seguilo su Facebook a: http://www.facebook.com/mars.rovers.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) la zona chiamata 'Calera' dove il 26 novembre 2014 (Sol 3.845), il rover Opportunity ha scattato questa foto.

Fonti: Spaceref - JPL

Nella foto (Credit: NASA/Terry Virts) l'astronauta Terry Virts alle prese con le gambe del robot umanoide Robonaut.

01/01/2015 - Sedici volte Buon Anno dalla Stazione Spaziale -

L'equipaggio di Spedizione 42 in orbita attorno alla Terra a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha avuto la propria occasione di festeggiare il Capodanno per ben sedici volte mentre ruotava attorno al globo alla velocità di 28.000 km/h.
Il Comandante Barry 'Butch' Wilmore e il suo equipaggio, che comprende Terry Virts della NASA, i cosmonauti russi Elena Serova, Alexander Samoukutyaev e Anton Shkaplerov e l'astronauta italiana dell'Agenzia Spaziale Europea Samantha Cristoforetti, hanno festeggiato con succo di frutta e pane tostato. Ufficialmente il 2015 è iniziato per l'equipaggio della Stazione alle 7:00 p.m. EST del 31 dicembre (le 1:00 ora italiana), ovvero alla mezzanotte dell'Universal Time Clock (UTC), conosciuta anche come Greenwich Mean Time (GMT) di Londra. L'equipaggio avrebbe dovuto trovarsi nel proprio periodo di sonno, ma ha deciso di fare più tardi visto che avrebbe avuto un giorno di festa per il Primo dell'Anno.
L'equipaggio ha trascorso l'ultimo giorno dell'anno lavorando a diversi esperimenti, che andavano da quello diretto a comprendere meglio i cambiamenti che avvengono nell'occhio umano durante i lunghi viaggi spaziali, fino alle osservazioni della Terra destinate ad aiutare nei disastri sulla superficie terrestre.
Per saperne di più (in inglese) sull'esperimento Ocular Health vai qui.
Per saperne di più (in inglese) sull'ISS SERVIR Environmental Research and Visualization System (ISERV), vai qui.
L'equipaggio ha inoltre proseguito i preparativi per l'arrivo della prossima nave spaziale cargo, la missione commerciale di rifornimento SpaceX-5 con la sua astronave Dragon. Il lancio di Dragon, per mezzo del razzo vettore Falcon 9 della SpaceX, è previsto per le 6:20 a.m. EST di martedì 6 gennaio (le 12:20 ora italiana) 2015. Il canale NASA Television inizierà la diretta alle 5 a.m. (le 11 ora italiana).
Dragon eseguirà un rendezvous con la Stazione Spaziale l'8 gennaio e Wilmore utilizzerà il braccio robotico, lungo quasi 18 metri, per catturare il Dragon e poi collegarlo alla stazione. La cattura è prevista verso le 6:00 a.m. (le 12:00 ora italiana) e la NASA inizierà a trasmettere l'operazione verso le 4:30 a.m. (le 10:30 ora italiana) mentre la diretta dell'installazione inizierà alle 8:15 a.m. (le 14:15 ora italiana)
Dragon è carico con oltre 1.678 kg di merci comprendenti esperimenti scientifici, dimostratori tecnologici e rifornimenti, compresi materiali cruciali per supportare i 256 fra esperimenti e ricerche che avverranno sulla Stazione Spaziale durante le Spedizioni 42 e 43.
Una serie di riunioni sulla missione Dragon e sulle ricerche scientifiche che trasporta inizieranno a partire da lunedì 5 gennaio.
Qui puoi leggere (in inglese) la programmazione completa delle riunioni per SpaceX-5 e sulle Ricerche a bordo della ISS.
Nella foto (Credit: NASA/ESA/Samantha Cristoforetti) l'Italia fotografata dall'astronauta Cristoforetti il primo gennaio 2015. Nella foto in alto l'astronauta Terry Virts alle prese con le gambe del robot umanoide Robonaut, che si trova a bordo della ISS.

Fonte: NASA Blog ISS

01/01/2015 - Il Telescopio Spaziale James Webb è pronto per affrontare la sala di simulazione spaziale -

La foto (Credit: NASA/Chris Gunn) è stata scattata dall'esterno dell'enorme apertura che dà nella camera termica a vuoto della NASA, chiamata Chamber A, che si trova presso il Johnson Space Center di Houston, in Texas. Precedentemente utilizzata per le missioni spaziali abitate, questa storica camera è ora piena di ingegneri e tecnici che preparano il sistema di sollevamento che verrà utilizzato per tenere il James Webb Space Telescope (JWST) durante il test.
Il JWST è il successore scientifico dell Telescopio Spaziale Hubble della NASA. Una volta in funzione sarà il più potente telescopio spaziale mai costruito prima. Webb è un progetto internazionale guidato dalla NASA assieme ai suoi partner, l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l'Agenzia Spaziale Canadese (CSA).
Il suo lancio nello spazio è previsto entro il 2020 per mezzo di un razzo Ariane 5. Una volta lanciato il JWST si porterà nella zona di Lagrange 2, a circa un milione e 600 mila km dalla Terra, un punto di equilibrio fra l'attrazione del nostro pianeta e della Luna.

Fonte: NASA

01/01/2015 - Ci ha lasciato il cosmonauta Boris Morukov -

Nella notte fra il 31 dicembre e il 1° gennaio Boris Vladimirovič Morukov, il vice direttore dell'Istituto per i Problemi Biomedici dell'Accademia Russa delle Scienza ci ha lasciato.
Al momento della morte lo scienziato aveva solo 64 anni. Lascia la moglie Nina, i figli Ivan e Olga e la madre Lidia F. Khromova. Il motivo di cosa abbia provocato questa morte improvvisa è, al momento, ancora sconosciuto.
I membri dell'Isitituto ed i colleghi di Morukov hanno detto che lo sperimentatore aveva una grande esperienza nel campo della sperimentazione dei modelli di microbiologia e di radiologia.
Boris Morukov era stato responsabile del progetto Mars-500 e, nel 2000 aveva volato, come Specialista di Missione, a bordo dello Space Shuttle per la missione STS-106 diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Nello spazio aveva trascorso 11 giorni, 19 ore e 12 minuti.
Fra i primi a dare la notizia della morte di Morukov è stato Diego Urbina, uno dei partecipanti alla missione marziana simulata Mars-500, che conosceva personalmente Morukov.
Nella foto (Credit: NASA) il cosmonauta Boris Morukov a bordo della navetta Atlantis durante la missione STS-106 del 2000.

Fonti: vremechko.org - ESA - Diego Urbina

01/01/2015 - Venere una volta aveva oceani di anidride carbonica -

Oggi, la superficie di Venere è notoriamente infernale - calda, secca e soffocata da una spessa atmosfera di gas tossici. Ma Venere era una volta coperto di oceani. Il pianeta è probabilmente sempre stato troppo caldo per ospitare l'acqua, ma la nuova ricerca suggerisce che una volta poteva essere caratterizzato da strani oceani di anidride carbonica liquida.
A parte l'intollerabile, ultra-densa atmosfera - completa di nuvole di acido solforico corrosivo - e alte temperature, Venere è spesso chiamato il gemello della Terra. I due pianeti sono molto simili in termini di dimensioni, massa, la distanza dal Sole e la composizione chimica.
I pianeti sono così simili, infatti, che alcuni ricercatori hanno suggerito alla NASA di inviare una missione abitata nell'atmosfera superiore di Venere prima che su Marte.
Ora, secondo i ricercatori della Cornell University, i gemelli hanno un'ulteriore cosa in comune, gli oceani.
Che gli ex-oceani di Venere fossero composti di CO2 non è esattamente una sorpresa.
"Al momento, l'atmosfera di Venere è in gran parte composta di anidride carbonica, al 96,5 percento del volume," ha detto Dime Bolmatov, l'autore dello studio e fisico teorico presso la Cornell University, recentemente a Space.com.
Più sorprendente è l'idea che la CO2 sarebbe stata abbastanza liquida per formare oceani. In precedenza, gli scienziati credevano che il comportamento dei fluidi supercritici fosse cambiato solo gradualmente mentre le condizioni atmosferiche si alteravano.
Il termine 'supercritico' descrive i fluidi o la materia del quale sono composti - come il risultato di alte temperature e pressioni - senza distinzione fra le fasi di liquido e gas.
Nuove analisi attraverso complessi modelli al computer eseguiti da Bolmatov e i suoi colleghi, hanno mostrato variazioni di pressione e temperatura che potrebbero spostare il comportamento della CO2 in modo notevole, da proprietà gassose a quelle liquide.
"Questo a sua volta rende plausibile che le caratteristiche geologiche su Venere, come le fosse tettoniche, i letti di fiumi e le pianure sono le impronte digitali di attività in prossimità della superficie di un liquido simile al biossido di carbonio supercritico," ha spiegato Bolmatov.
Le nuove scoperte saranno pubblicate questa estate sulla rivista Journal of Physical Chemistry Letters.
Nell'immagine (Credit: NASA) la vista globale della superficie di Venere, senza le nubi, centrata sui 180° di longitudine Est ottenuta con un mosaico di riprese con il radar sintetico della sonda Magellan. I dati mancanti sono stati riempiti con quelli ottenuti dalla Pioneer Venus Orbitar. I colori simulati sono stati utilizzati per enfatizzare le strutture su piccola scala. I toni dei colori sono basati sulle immagini ottenute dalle sonde sovietiche Venera 13 e 14. La regione più luminosa al centro è Aphrodite Terra.

Fonti: Spacedaily - Smithsonianmag.com

01/01/2015 - La NASA vede la fine del ciclone tropicale Kate -

Il satellite Aqua della NASA ha sorvolato il ciclone tropicale Kate il 31 dicembre e ha ripreso un'immagine della tempesta che mostra come i gradienti di vento hanno spinto la tempesta a disgregarsi.
Quando il satellite Aqua della NASA ha sorvolato Kate alle 08:00 UTC (le 9 ora italiana) del 31 dicembre, lo strumento MODIS ha ripreso un'immagine nel visibile della tempesta. L'immagine di MODIS mostra chiaramente che il gradiente di vento ha spinto i temporali che compongono il ciclone tropicale, a sud del centro lasciando i quadranti settentrionali e orientali della tempesta quasi privi di nubi. La forza del vento era calata rapidamente e aveva trasformato la tempesta da uragano a tempesta tropicale minima in appena 12 ore.
Alle 3:00 UTC (le 4 ora italiana) del 31 dicembre, Kate era un uragano che aveva una forza con venti massimi a circa 157,4 km/h. Dodici ore dopo, alle 15:00 UTC (le 16 ora italiana), i venti erano scesi a soli 62 km/h. In quel momento Kate si trovava a circa 20,9° di latitudine Sud e 85,5° di longitudine Est, a circa 1.509 km a Sud-Ovest di Cocos Island, in Australia. Kate si sta spostando verso Ovest-Sudovest alla velocità di circa 20,3 km/h.
Il Joint Typhoon Warning Center (JTWC), ha diramato un bollettino finale su Kate alle 15:00 UTC (le 16 ora italiana). Le previsioni del JTWC hanno segnalato "Immagini animate multispettrali satellitari mostrano che il centro di circolazione a basso livello è diventato completamente esposto alla convezione centrale che lo ha notevolmente eroso e tranciato verso Sud-ovest. Analisi di livello superiore indicano che il sistema si è spostato nei venti occidentali alle medie latitudini in una zona di forte gradiente di vento verticale."
Oltre all'incremento dei gradienti del vento, Kate si è spostato in acque più fredde rispetto al 26,6° Celsius necessari per mantenere la sua forza. Acque più fredde e maggiore gradiente di vento dovrebbero portare Kate a dissiparsi entro il 1° Gennaio 2015.
Nella foto(Credit: NASA) il ciclone tropicale Kate ripreso con lo strumento MODIS a bordo del satellite Aqua.

Fonte: Spaceref

Vai in cima alla pagina

linea gialla

Archivi notizie periodi passati

2014 - dicembre

2014 - novembre

2014 - ottobre

2014 - settembre

2014 - agosto

2014 - luglio

2014 - giugno

2014 - maggio

2014 - aprile

2014 - marzo

2014 - febbraio

2014 - gennaio

2013 - nov/dic

2013 - set/ott

2013 - lug/ago

2013 - mag/giu

2013 - mar/apr

2013 - gen/feb

2012 - ott/dic

2012 - lug/set

2012 - apr/giu

2012 - gen/mar

2011 - ott/dic

2011 - lug/set

2011 - apr/giu

2011 - gen/mar

2010 - ott/dic

2010 - lug/set

2010 - apr/giu

2010 - gen/mar

2009 - lug/dic

2009 - gen/giu

2008 - lug/dic

2008 - gen/giu

2007 - lug/dic

2007 - gen/giu

2006 - lug/dic

2006 - gen/giu

2005 - lug/dic

2005 - gen/giu

Archivio 2004

Archivio 2003

Archivio 2002

Archivio 2001

Archivio 2000

linea gialla

Glossario Minimo

linea gialla

Aggiornato il 31 gennaio 2015 - ore 19:20

Torna alla pagina iniziale del sito

a cura di

Massimo Martini

Valid XHTML 1.0 Transitional

Valid CSS!