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Notiziario 2015 - febbraio

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di febbraio 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di gennaio 2015.
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27/02/2015 - Gli ingegneri proseguono l'esame del veicolo Orion e dei dati del volo di prova -

Gli ingegneri di ogni parte del Paese sono stati impegnati nel dare un'occhiata da vicino a Orion e ai dati prodotti durante il volo di prova di successo EFT-1 compiuto a dicembre.
Presso il Kennedy Space Center, in Florida, i tecnici hanno rimosso la copertura del veicolo spaziale e lo scudo termico, che hanno protetto Orion dalle alte temperature, durante il suo rientro nell'atmosfera terrestre.
La rimozione della copertura esterna ha permesso alla squadra di osservare da vicino i sistemi interni di Orion e vedere come hanno superato il viaggio nello spazio. Lo scudo termico è stato rimosso in preparazione per il suo invio presso il Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, in Alabama, dove un'attrezzatura speciale verrà utilizzata per rimuovere il materiale ablativo. Una volta terminata questa operazione lo scudo termico verrà mandato presso il Langley Research Center della NASA a Hampton, in Virginia, dove verrà installato su un modello di Orion che dovrà subire degli altri test di impatto in acqua.
Intanto la NASA e la Lockheed Martin, il produttore principale di Orion, continuano a controllare i dati prodotti nel volo di prova per validare i modelli pre-volo e migliorare il progetto del veicolo spaziale.
Un rapporto completo sui risultati del volo verrà consegnato dalla Lockheed Martin alla NASA, dopo una revisione durata 90 giorni, ai primi di marzo.
Nella foto (Credit: NASA) la rimozione dello scudo termico della capsula Orion reduce dal volo di prova EFT-1.

Fonte: NASA Orion Blog

27/02/2015 - La telecamera interna ad ATV-5 non ha inviato le immagini -

Un prototipo di 'scatola nera per astronavi' ha funzionato all'interno del veicolo cargo dell'ESA mentre questo bruciava nell'atmosfera inviando i dati al suolo ma, purtroppo le immagini sono state perse nella trasmissione.
Il quinto Automated Transfer Vehicle dell'ESA si è disintegrato, come previsto, sopra una remota zona disabitata del Pacifico del Sud alle 18:04 GMT (le 19:04 ora italiana) del 15 febbraio scorso, dopo esseri separato alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il giorno precedente.
A bordo si trovava la Break-Up Camera, progettata appositamente per registrare la morte di ATV nell'infrarosso e trasmettere i risultati alla sfera SatCom avvolta da uno scudo protettivo.
Sopravvissuta alla disintegrazione, la SatComa ha poi trasmesso i dati immagazzinati ai satelliti per telecomunicazione Iridium mentre precipitava verso la Terra.
In pratica cosa è accaduto? Le buone notizie sono che il team ha ricevuto i messaggi da SatCom domenica pomeriggio alle 18:08 GMT, quattro minuti dopo che l'ATV si era distrutto.
Neil Murray, che supervisionava il progetto per ESA, spiega: "Il messaggio ricevuto conteneva informazioni sul numero delle immagini scattate - quasi 6.000 - così come le letture degli accelerometri e magnetometri, tanto quanto i dettagli della rotazione della sfera e la sua temperatura."
"La ricezione del messaggio dimostra che tutti i sistemi hanno funzionato correttamente e che il SatCom è sopravvissuto alla disintegrazione e poi ha contattato la costellazione di satelliti di telecomunicazione e inviato almeno un messaggio."
"Purtroppo, per recuperare tutti i dati sarebbero stati necessari più messaggi, ma questi non sono mai arrivati. Il team responsabile dell'esperimento sta studiando ogni ulteriore pacchetto di dati. Lo studio di questo evento potrebbe portare ad un miglioramento dell'invio dati anche in copia per missioni future."

La telecamera e la capsula sono stati costruiti dalla Ruag in Svizzera, la protezione termica era stata fornita dalla DLR Centro Aerospaziale Tedesco, il software dalls svizzera ETH di Zurigo e l'antenna e l'elettronica dalla svizzera Viasat mentre la GomSpace danese aveva fornito le batterie.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) la scia della distruzione lasciata dal veicolo cargo ATV-5 dell'ESA, fotografato dall'astronauta Virts a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonte: ESA ATV Blog

27/02/2015 - Un vecchio satellite militare USA sarebbe esploso in orbita -

Un satellite militare meteorologico vecchio di 20 anni sarebbe apparentemente esploso in orbita il 3 febbraio scorso a seguito di quello che l'U.S. Air Force ha descritto come un'improvviso aumento di temperatura.
Secondo il Comando Spaziale dell'Air Force, "L'evento catastrofico" ha prodotto 43 pezzi di detriti spaziali, rendendo nota la notizia della perdita del satellite il 27 febbraio in risposta ad una richiesta precisa di Space News.
Il Comando Spaziale segue con attenzione il movimento dei detriti ed è pronto ad avvisare gli operatori nazionali ed internazionali se vi fossero dei rischi di collisione con questi nuovi pezzi di spazzatura spaziale.
Il satellite, il Defense Meteorological Satellite Program Flight 13, era il più vecchio satellite operativo della costellazione DMSP.
Lanciato nel 1995, il DMSP-F13 ha fornito migliaia di ore di immagini meteo per le previsioni del tempo di Air Force e U.S. Navy, passando al ruolo di riserva nel 2006. L'Air Force ha dichiarato che la perdita improvvisa non avrà il minimo impatto sulle operazioni di previsione meteo militari.
L'Air Force utilizza sei satelliti DMSP in servizio, dopo il lancio in aprile di DMSP-F16. Un settimo satellite, DMSP-F20, potrebbe essere lanciato nel 2016.
L'orbita del DMSP era polare solare sincrona a 800 km di altezza, come la maggior parte dei satelliti meteo e di spionaggio.
La prima indiscrezione pubblica del problema con DMSP-F13 era arrivata da T.S. Kelso, un ricercatore di astrodinamica anziano presso il Center for Space Standards and Innovation di Grafica Analitica di Colorado Springs, in Colorado, che il 25 febbraio aveva notato che vi erano "altri detriti con 26 nuovi pezzi" oltre ai cinque precedentemente catalogati come oggetti di DMSP-F13.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lockheed Martin) un satellite meteo militare DMSP in orbita terrestre.

Fonti: Space News - Wikipedia - NSIDC.org

Nelle foto (Credit: Rasmus G. Sæderup AAUSAT Team (University of Aalborg, Denmark)) un CubeSat da una unità.

27/02/2015 - Una sonda ESA diretta agli asteroidi potrebbe ospitare qualche CubeSat -

Pensate all'autostop definitivo: l'ESA sta offrendo ai CubeSat l'opportunità di viaggiare fino ad un paio di asteroidi nello spazio profondo.
I CubeSat sono i più piccoli tipi di satelliti: formati da unità cubiche standard di 10 cm per lato, forniscono l'accesso allo spazio a basso costo per piccole compagnie, istituti di ricerca e università. CubeSat formati da una, due o tre unità hanno già volato nello spazio.
Una squadra di ricercatori e compagnie provenienti da tutti gli Stati Membri dell'ESA sono liberi di partecipare. I CubeSat prescelti saranno i primi dell'Europa a viaggiare oltre l'orbita terrestre una volta che verrà lanciata la Asteroid Impact Mission (AIM) nell'ottobre del 2020.
"AIM ha spazio per un totale di sei unità CubeSat," spiega Ian Carnelli, che gestisce la missione per ESA. "Quindi potenzialmente ci potrebbero essere fino a sei differenti unità CubeSat, ma in pratica pensiamo che sarà necessario avere due satelliti composti da tre unità per produrre importanti ritorni scientifici.
Stiamo cercando idee innovative per i CubeSat come sensori che potrebbero incrementare ed essere complementari alla missione scientifica di AIM.
Inoltre potremmo utilizzare questi CubeSat, assieme con AIM stesso e il suo lander per l'asteroide, per testare una rete di comunicazione fra satelliti.
L'iniziativa SysNova di ESA verrà applicata per visionare e comparare un gran numero di soluzioni alternative in modo da dare l'opportunità alle industrie ed università di lavorare assieme nello sviluppo dei loro studi scientifici nei campi dove le tecnologie sono all'avanguardia."

Con l'inizio della fase preliminare A/B del progetto prevista per il prossimo mese, il veicolo spaziale AIM dell'ESA sarà la prima missione dell'Umanità verso un sistema binario, la coppia di asteroidi Didymos, che si troveranno relativamente vicini alla Terra nel 2022, a soli 11 milioni di km. Attorno al corpo principale, di 800 metri di diametro, orbita una piccola luna di 170 metri.
AIM eseguirà una mappatura visuale, termica e radar ad alta risoluzione della luna. Inoltre farà scendere un lander - il primo atterraggio morbido su un piccolo corpo celeste dopo l'arrivo del lander Philae, della missione Rosetta, lo scorso novembre sulla cometa 67P.
AIM rappresenta inoltre il contributo ESA allo sforzo internazionale maggiore della missione AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment).
La sonda DART (Double Asteroid Redirection Test), della NASA, colpirà il corpo più piccolo mentre AIM eseguirà una mappatura dettagliata prima e dopo l'impatto, compresa la misura precisa del cambiamento dell'orbita dell'asteroide.
"Mentre avremo un ritorno scientifico senza precedenti," aggiunge Ian, "AIM è concepita come una missione tecnologica dimostrativa, testando varie soluzioni e tecniche necessarie per le spedizioni future nello spazio profondo.
Fra queste saranno comprese le comunicazioni ottiche a due vie - con i dati che torneranno, grazie ad un fascio laser, alla stazione ESA di Tenerife - così come i collegamenti intersatellite nello spazio profondo e le operazioni di atterraggio a bassa gravità.
Una volta dimostrate, queste capacità saranno disponibili per le future imprese nello spazio profondo, come osservatori posti nei punti Lagrangiani che permetteranno una grande quantità di dati fino alle missioni di ritorno campioni da Phobos ed infine Marte - così come le missioni con equipaggi ben oltre l'orbita terrestre."

Nell'illustrazione artistica (Credit: APL) la sonda AIM dell'ESA diretta allo studio dell'asteroide binario Didymos. Nelle foto a sinistra (Credit: Rasmus G. Sæderup AAUSAT Team (University of Aalborg, Denmark)) un CubeSat da una unità.

Fonte: ESA

Nelle foto (Credit: Paramout Pictures/Leonard Nimoy) il personaggio di Spock nei telefilm degli anni '60 e l'attore Leonard Nimoy pochi anni fa.

27/02/2015 - L'attore Leonard Nimoy 'Spock' ci ha lasciato -

Leonard Nimoy, attore reso celebre in tutto il mondo dal ruolo del vulcaniano Spock nella serie televisiva Star Trek, si è spento oggi all'età di 83 anni. Lo ha annunciato il New York Times.
Fra i moltissimi che hanno commentato con tristezza la notizia la NASA ha voluto ricordare Nimoy.
La fantascienza classica è stata di ispirazione di molti alla NASA nel corso degli anni, e Nimoy, assieme agli altri membri del cast della serie Star Trek si era reso più volte disponibile agli eventi speciali della NASA per promuovere le missioni spaziali, come nel video del 2007 che egli narrò prima del lancio della sonda Dawn verso la fascia degli asteroidi. Nimoy inoltre era fra i presenti al debutto pubblico, nel 1976, della navetta Enterprise, il cui nome venne scelto proprio in omaggio alla nave spaziale della serie televisiva.
L'Amministratore della NASA Charles Bolden ha pubblicato un comunicato sulla scomparsa di Nimoy:
"Leonard Nimoy è stato fonte di ispirazione per più generazioni di ingegneri, scienziati, astronauti e altri esploratori dello spazio. Come il signor Spock, ha reso la scienza e la tecnologia importanti per la storia, senza mai mancare di mostrare, con l'esempio, che sono le persone intorno a noi che contano di più. La NASA ha avuto la fortuna di averlo come amico e un collega. Era molto più che l'ufficiale scientifico della USS Enterprise. Leonard è stato un attore di talento, regista, filantropo, e un uomo gentile dedicato all'arte in molte forme. I nostri pensieri e preghiere sono con la sua famiglia, gli amici, e le legioni di fan di Star Trek in tutto il mondo."
Fra i primi a unirsi ai tweet in ricordo di Nimoy sono stati gli astronauti Scott Kelly, fra poco in partenza per la sua missione di un anno sulla ISS, e Samantha Cristoforetti, attualmente a bordo della stazione.
Anche il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha voluto ricordare Nimoy twittando: "I loved Spock." e rilasciando un comunicato.

Molto prima che essere nerd fosse di moda, c'era Leonard Nimoy. Leonard era un vero appassionato delle arti e delle discipline umanistiche, sostenitore della scienza, generoso con il suo talento e il suo tempo. E, naturalmente, Leonard era Spock. Freddo, logico, grandi orecchie ed equilibrato, al centro dell'ottimismo, della visione inclusiva di Star Trek del futuro dell'umanità.
Amavo Spock.
Nel 2007, ho avuto la possibilità di incontrare Leonard di persona. Era logico salutarlo con il saluto vulcaniano, il segno universale per "Lunga vita e prosperità". E dopo 83 anni su questo pianeta - ed aver ricevuto le visite di molti altri - è chiaro che Leonard Nimoy rispose proprio così. Michelle ed io ci uniamo alla sua famiglia, gli amici, e gli innumerevoli fan a cui oggi manca così tanto.


L'ultimo messaggio su Tweet di Nimoy, postato il 23 febbraio scorso (e che potete vedere qui di seguito) lo ha firmato con LLAP, l'abbreviazione della celebre frase di saluto dei vulcaniani 'Lunga Vita e Prosperità'. Il testo tradotto è il seguente: "Una vita è come un giardino. Si possono avere momenti perfetti, ma non conservarli, eccetto nella memoria. LLAP"
Nella foto (Credit: NASA) parte del cast di Star Trek, compreso Nimoy al centro, ospite della presentazione pubblica del primo orbiter della NASA, l'Enterprise, chiamato così proprio in onore della nave spaziale della famosa serie tv. Nelle foto in alto a sinistra (Credit: Paramout Pictures/Leonard Nimoy) il personaggio di Spock nei telefilm degli anni '60 e l'attore Leonard Nimoy pochi anni fa.

Nell'immagine (Credit: @TheRealNimoy) l'ultimo Tweet di Leonard Nimoy.

Nel video (Credit: NASA) gli astronauti Luca Parmitano e Mike Fincke rendono omaggio a Leonard Nimoy per aver ispirato, con il personaggio del vulcaniano Spock, la collaborazione pacifica fra le nazioni nell'esplorazione spaziale.



Fonti: NASA - Il Disinformatico - Fantascienza.com

27/02/2015 - I responsabili della stazione hanno approvato la passeggiata spaziale di domenica -

I responsabili della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si sono incontrati venerdì mattina e deciso di procedere con l'attività extra-veicolare EVA 31 di domenica 1° marzo, come previsto. Il Mission Management Team ha revisionato i preparativi della passeggiata spaziale così come le analisi della piccola perdita di acqua nel casco dell'Ingegnere di Volo di Spedizione 42 Terry Virts della NASA. Il problema era sorto al termine dell'ultima passeggiata spaziale del 25 febbraio quando i due astronauti erano rientrati nel modulo di decompressione Quest ed era iniziata la ripressurizzazione della camera di equilibrio.
Gli specialisti delle attività extra-veicolari hanno segnalato che la tuta spaziale di Virts - numero seriale 3005 - ha una storia di quello che viene chiamato 'il sublimatore del riporto dell'acqua', un piccolo residuo d'acqua nel componente di raffreddamento potrebbe essersi condensato una volta che l'ambiente attorno alla tuta è stato pressurizzato dopo l'esposizione al vuoto durante la passeggiata spaziale, con il risultato che una piccola quantità d'acqua è stata sospinta nel casco.
Un buon grado di sicurezza è stata espressa che i sistemi della tuta siano in buone condizioni e l'approvazione è stata data per procedere con la terza attività extra-veicolare della serie.
Durante l'EVA di domenica, Virts e il Comandante di Spedizione 42 Barry Wilmore sistemeranno circa 120 metri di cavi attraverso il traliccio della stazione ed installeranno antenne che faranno parte di un nuovo sistema Comune di Comunicazione per i Veicoli in Visita (C2V2) che fornirà dati di rendezvous e navigazione ai veicoli in visita che si avvicinano alla stazione, compresi i nuovi veicoli commerciali per equipaggio degli Stati Uniti.
Quella di domenica sarà la 187esima passeggiata spaziale dedicata all'assemblaggio e manutenzione della stazione, la quarta nella carriera di Wilmore e la terza per Virts. Cambiando le designazioni per questa ultima passeggiata spaziale di Spedizione 42, Virts sarà designato come membro equipaggio extra-veicolare 1 (EV-1) e indosserà la tuta spaziale con le strisce rosse, mentre Wilmore sarà EV-2 e indosserà la tuta completamente bianca.
La diretta della NASA inizierà domenica alle 5 a.m. (le 12 ora italiana) mentre l'EVA 31 inizierà alle 6:10 a.m. CET (le 13 ora italiana) e dovrebbe durare circa 6 ore e mezza.
Nella foto (Credit: NASA-ISS042E277376) l'astronauta NASA Barry 'Butch' Wilmore controlla la sua tuta spaziale in preparazione di un'attività extra-veicolare (EVA).

Fonte: NASA ISS Blog

27/02/2015 - Un razzo Soyuz mette in orbita satellite militare russo -

Venerdì un razzo vettore Soyuz-2.1a ha piazzato nell'orbita prevista un satellite militare. Lo ha confermato un portavoce del Ministero della Difesa della Russia, il Colonnello Alexei Zolotukhin alla RIA Novosti.
Il satellite si è separato dal razzo circa dieci minuti dopo il decollo, avvenuto alle 2:01 p.m. ora di Mosca (le 12:01 ora italiana) dal centro spaziale di Plesetsk, nella regione Nord-Occidentale russa di Arkhangelsk ed ha raggiunto l'orbita prevista alle 3:45 p.m. ora di Mosca (le 13:45 ora italiana).
Si è trattato del primo lancio da Plesetsk per quest'anno ed è avvenuto dalla rampa 43/4 del Cosmodromo. Il precedente lancio di un Soyuz-2.1a dal centro di lancio più a nord della Russia era avvenuto il 30 ottobre 2014.
Il Soyuz-2 sostituisce il vettore Soyuz-U, che è decollato dal centro spaziale di Plesetsk dal 1973 al 2012. Durante quel periodo, quasi 430 veicoli spaziali multi-ruolo sono stati immessi in orbita su un totale di 434 lanci.
Nel settembre ed ottobre del 2014, il Vice Primo Ministro della Russia Dmitry Rogozin e il capo delle comunicazioni per le Forze Armate Russe il Maggiore Generale Khalil Arslanov aveva espresso la fiducia che nove satelliti militari per telecomunicazioni si sarebbero aggiunti al gruppo orbitale entro il 2020.
Invece, secondo fonti occidentali, il satellite lanciato oggi potrebbe essere il primo della nuova serie Bars-M, destinati a riprendere immagini della superficie terrestre con una risoluzione altissima. Progettato per produrre immagini grandangolari, è destinato a sostituire i vecchi satelliti del tipo Yantar-1KFT che riprendevano immagini su pellicola che poi veniva inviata verso terra con delle speciali capsule. La serie Bars-M trasmetterà invece le immagini elettronicamente alle stazioni di terra quasi in tempo reale.
La serie Bars-M è stata sviluppata dalla TsSKB Progress e il satellite peserebbe circa 4 tonnellate. L'orbita raggiunta dovrebbe essere di circa 700 km con un'inclinazione di 98,3°.
Quello di oggi è stato il nono lancio orbitale del 2015, tutti eseguiti con successo.
Nella foto (Credit: Ministero della Difesa Russo) il razzo Soyuz-2.1a in fase di allestimento a Plesetsk per il lancio del satellite militare da ricognizione fotografica Bars-M n.1.

Fonti: Sputnik News - Nasaspaceflight

26/02/2015 - Pronto al lancio l'osservatorio MMS della NASA -

Sono in corso gli ultimi preparativi per il lancio del quartetto di veicoli spaziali che fanno parte del Magnetospheric Multiscale (MMS) della NASA, che costituiscono la prima missione spaziale dedicata allo studio della riconnessione magnetica. Questo processo fondamentale avviene nell'Universo dove i campi magnetici si connettono e disconnettono con un'esplosivo rilascio di energia.
"La riconnessione magnetica è uno dei più importanti fattori degli eventi meteo spaziali," dice Jeff Newmark, direttore ad interim della Heliophysics Division presso la sede di Washington. "I brillamenti eruttivi solari, le emissioni di massa coronali e le tempeste geomagnetiche sono tutti coinvolti nel rilascio, attraverso la riconnessione, di energia immagazzinata nei campi magnetici. Gli eventi meteo spaziali possono avere effetti sui moderni sistemi tecnologici come le reti di comunicazione, la navigazione GPS e le reti elettriche."
Il lancio di MMS, con un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) verrà gestito dal Launch Services Program presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida. Il decollo è previsto per le 10:44 p.m. di giovedì 12 marzo (le 4:44 ora italiana di venerdì 13 marzo) dal Complesso di Lancio 41 presso la Cape Canaveral Air Force Station, in Florida.
I veicoli spaziali inizieranno le attività scientifiche a settembre. A differenza delle precedenti missioni dedicate all'osservazione degli eventi di riconnessione magnetica, MMS avrà una risoluzione sufficiente per misurare le caratteristiche degli eventi di riconnessione mentre questi avvengono.
La missione consiste in quattro identici osservatori spaziali che forniranno la visione in tre dimensioni della riconnessione magnetica. A causa del fatto che gli osservatori voleranno attraverso le regioni di riconnessione in stretta formazione, in meno di un secondo i sensori chiave di ogni veicolo spaziale sono progettati per misurare l'ambiente spaziale più velocemente di ogni altra precedente missione.
"Gli ingegneri di MMS hanno completato osservando le ultime procedure di chiusura e controllo ed ora sono in attesa del trasporto alla rampa di lancio che avverrà in giornata per l'integrazione con il razzo Atlas," ha detto Craig Tooley, capo progetto di MMS presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland. "Il team ha il morale alto e pronto per inviare queste meraviglie tecnologiche nello spazio."
La missione osserverà la riconnessione direttamente nell'ambiente spaziale del campo magnetico protettivo della Terra, conosciuto come magnetosfera, Studiando la riconnessione in questa zona, un vero laboratorio naturale, MMS aiuterà a comprendere il fenomeno della riconnessione dappertutto, così come nell'atmosfera solare, nelle vicinanze dei buchi neri e delle stelle di neutroni, e nei confini fra il nostro Sistema Solare e lo spazio interstellare.
"Questo è il momento giusto per la missione," dice Jim Burch, capo scienziato della serie di strumenti scientifici di MMS presso il Southwest Research Institute (SwRI) di San Antonio, in Texas. "MMS è il passo decisivo per l'avanzamento nella scienza della riconnessione magnetica. Studiando la riconnessione magnetica vicino alla Terra possiamo avere l'abilità di comprendere come questi processi funzionano in tutto l'Universo."
MMS è guidato dal Goddard, che ha anche costruito, integrato e testato i quattro veicoli spaziali. La squadra che si occupa della serie di strumenti scientifici del MMS è guidata dal SwRI. I veicoli spaziali sono controllati e gestiti dal Mission Operation Center di MMS presso il Goddard. Le operazioni scientifiche previste e lo sviluppo delle sequenze di comandi sono eseguite dallo Science Operation Center MMS presso il Laboratorio per la Fisica Atmosferica e Spaziale dell'Università del Colorado, a Boulder.
Per ulteriori informazioni sulla missione MMS, visita online: http://www.nasa.gov/mms.
Nella foto (Credit: NASA/Ben Smegelsky) i quattro osservatori che fanno parte della missione MMS della NASA mentre stanno per essere racchiusi nell'ogiva protettiva del razzo Atlas 5.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: ESA) due tecnici controllano resti di idrazina su IXV dopo il recupero.

26/02/2015 - Il veicolo spaziale IXV dell'ESA torna a casa in Italia -

Il veicolo spaziale IXV dell'ESA, lanciato con un razzo Vega l'11 febbraio, è ora sulla via del ritorno in Europa per studi dettagliati che si terranno in Italia.
La missione di soli 100 minuti si è svolta in modo impeccabile e si è conclusa con l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico, subito ad ovest delle isole Galapagos.
La nave addetta al recupero, la Nos Aries, ha atteso mentre i sommozzatori a bordo di natanti veloci si avvicinavano al veicolo per controllare l’eventuale presenza di fumi residui di propellente.
Appurato che tutto era in ordine, la nave ha eseguito con prudenza le manovre per avvicinarsi e recuperare il veicolo sollevando l'IXV (Intermediate eXperimental Vehicle) con una gru per metterlo in sicurezza prima che il serbatoio venisse svuotato per il viaggio verso casa.
La Nos Aries arriverà a Genova verso fine marzo. IXV, ancora imballato all'interno del proprio container, viaggerà fino a Torino per l'ispezione e per le ulteriori analisi.
IXV sembra essere in ottima forma e mostra soltanto qualche bruciatura dovuta al plasma ardente nel rientro.
Lanciato dallo Spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana francese, IXV si è separato dal lanciatore ad un'altitudine di 340 km ed ha proseguito fino a 412 Km prima di cominciare la sua discesa verso Terra.
Durante il rientro dalla fase sub orbitale, ha registrato una grande quantità di dati attraverso gli oltre 300 sensori avanzati e convenzionali che costellano i pannelli in fibra di carbonio del suo sottoscocca.
All'interno del veicolo, dei compartimenti ospitavano l'avionica, il paracadute e gli attuatori che controllavano i propulsori e gli alettoni. Durante la discesa, il veicolo, lungo cinque metri e del peso di due tonnellate, ha effettuato delle manovre per decelerare dalla velocità ipersonica a quella supersonica. La velocità di rientro di 7.5 Km/s all'altitudine di 120 Km ha riprodotto le condizioni a cui sarebbe sottoposto un veicolo di ritorno dall'orbita bassa.
IXV ha planato nell'atmosfera prima che si aprissero i paracadute per rallentare ancora di più la discesa.
Il rientro completamente controllato di IXV dalla velocità e dall'altitudine orbitale, rappresentano un'importante prima per l'Europa. Le informazioni raccolte da questa missione definiranno i progetti per futuri veicoli di rientro.
Nella foto (Credit: ESA) lo spazioplano IXV dell'ESA sul ponte della Nos Aries circondato dai tecnici addetti al recupero. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) due tecnici controllano resti di idrazina su IXV dopo il recupero.

Fonte: ESA Italia

25/02/2015 - Un Falcon 9 esegue un test di accensione in vista del prossimo lancio -

Un razzo Falcon 9 v1.1 ha condotto un test statico di accensione, conosciuto come 'Hot Fire' presso la rampa di lancio SLC-40 di Cape Canaveral, in Florida, in preparazione della missione prevista per domenica che dovrà portare in orbita i satelliti per telecomunicazioni ABS-3A ed Eutelsat 115 West B. Questa missione non prevede il test di atterraggio propulsivo sulla chiatta ASDS (Autonomous Spaceport Drone Ship) della compagnia ma comunque aggiunge un'altra pietra miliare per la SpaceX, il lancio contemporaneo di due satelliti con un Falcon 9.
Il lancio di questa missione, la sedicesima del vettore della SpaceX, è prevista per il 1° marzo e, se ciò avvenisse, sarebbero trascorse solo due settimane dal volo precedente, avvenuto con successo l'11 febbraio con il satellite meteo DSCOVR.
Il test di accensione permette di eseguire una simulazione completa del giorno del lancio fino all'accensione dei motori per alcuni secondi, mentre il razzo rimane saldamente fissato sulla rampa. Se la Launch Readiness Review (LRR), una riunione dei responsabili che devono valutare lo stato di preparazione al lancio, avrà esito positivo la finestra di lancio è fissata fra le 22:49 e le 23:34 EST (le 4:49 e le 5:34 ora italiana del 2 marzo).
A causa del peso dei due satelliti non rimarrà abbastanza propellente a bordo del primo stadio del Falcon 9 per tentare un atterraggio sulla chiatta ormeggiata al largo delle coste della Florida nel tentativo di recuperare il booster. Per questo il vettore non è nemmeno dotato delle quattro 'zampe' di atterraggio.
Il prossimo tentativo di atterraggio di uno stadio principale di un Falcon 9 sulla chiatta ASDS potrebbe avvenire in aprile durante la missione CRS-6 che prevede l'invio di un veicolo cargo Dragon alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Nella foto (Credit: Boeing) i due satelliti commerciali ABS-3A ed Eutelsat 115 West B nella fasi di preparazione per il lancio.

Fonte: Spaceflight Now

25/02/2015 - La 'macchia bianca' di Cerere ha un compagno -

Poche ore dopo che erano state rilasciate le ultime immagini della sonda Dawn del pianeta nano Cerere, la NASA ha reso pubblica quest'altra foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) che evidenzia la famosa 'macchia bianca'.
Anche questa risulta esattamente al centro di un cratere ma ha un compagno più debole. Secondo Chris Russell, principal investigator della missione (UCLA), "lo spot luminoso di Cerere adesso sembra avere un compagno meno luminoso ma apparentemente localizzato nello stesso bacino. Questo potrebbe indicare una origine di tipo vulcanico degli spot, ma dovremo aspettare immagini a risoluzione più alta per dare una interpretazione geologica."
Anche questa immagine è stata scattata quando la sonda si trovava a 46.000 km dal pianeta nano.
La sonda Dawn, utilizzando i suoi propulsori, si inserirà in orbita attorno a Cerere il 6 marzo prossimo. Gli scienziati sperano di poter ottenere immagini ancora migliori della sua superficie nel periodo dei prossimi 16 mesi, il tempo previsto per la missione.
"La macchia più luminosa continua ad essere troppo piccola per essere risolta con i nostri strumenti, ma nonostante le sue dimesioni è la struttura più luminosa di ogni altra su Cerere. Questo è inaspettato e ancora un mistero per tutti noi," ha detto Andreas Nathues, capo scienziato per il team che si occupa della fotocamera presso il Max Planck Institute for Solar System Research, di Gottinga, in Germania.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

25/02/2015 - Alla rampa 39A spunta l'hangar del razzo Falcon Heavy -

La SpaceX ha iniziato la scorsa settimana la costruzione di un nuovo hangar in Florida, presso l'ex rampa di lancio degli Space Shuttle, avvicinando così il sito storico di nuovo al lancio degli astronauti.
Posizionato al perimetro sud della rampa 39A, l'hangar, chiamato Horizontal Integration Facility (HIF), sorge sopra il percorso di ghiaia dove passavano i cingolati 'crawler' per trasportare i razzi Saturno 5 lunari e le navette dal Vehicle Assembly Building (VAB) fino alla rampa di lancio.
La SpaceX non prevede di utilizzare il gigantesco VAB, il percorso dei cingolati e nemmeno i giganteschi crawler diesel, ora aggiornati per trasportare lo Space Launch System (SLS), un enorme lanciatore governativo progettato per portare gli esseri umani nello spazio profondo e, infine, su Marte.
Il razzo della SpaceX che verrà lanciato dalla 39A non è così grande come il mega-vettore della NASA, ma sarà comunque il più potente razzo a volare al momento del debutto. Il razzo Falcon Heavy, dotato di 28 motori alimentati a kerosene, ha il primo lancio previsto nella seconda metà del 2015.
Dopo aver scavato le fondamenta, la compagnia con sede a Hawthorne, in California, ha iniziato la scorsa settimana a innalzare le colonne dell'hangar, proprio quando la rivale Boeing e United Launch Alliance (ULA) hanno iniziato gli scavi della nuova torre di accesso al vicino Complesso di lancio 41.
Da entrambe le strutture verranno lanciati gli astronauti nei voli di prova delle nuove capsule traghetto commerciali a partire dal 2017.
L'hangar in costruzione si trova sul lato Sud della rampa 39A e supporterà l'assemblaggio del razzo Falcon 9 della SpaceX - che vola già dal Complesso 40 che si trova a qualche chilometro a Sud - e il nuovo Falcon Heavy, che è costituito da tre primi stadi di Falcon 9 accoppiati assieme.
Il volo inaugurale di prova del Falcon Heavy avverrà dalla rampa 39A, segnando il primo decollo dal complesso di lancio fin dal termine dei programma Space Shuttle nel 2011.
La rampa 39A è stata il punto di partenza per tutte le missioni lunari Apollo, e inoltre del primo ed ultimo lancio delle navette spaziali. Nell'aprile del 2014, la SpaceX ha firmato un affitto ventennale per il complesso di lancio con la NASA, che mantiene la proprietà della rampa.
La NASA utilizzerà la rampa 39B, l'altra struttura del Kennedy Space Center risalente all'era Apollo e Shuttle, per ospitare le missioni SLS a partire dal 2018.
I lavoratori hanno installato dei serbatoi per lo speciale kerosene - chiamato RP-1 - necessario ai lanciatori Falcon nell'angolo Nord-Est della rampa. La SpaceX prevede di utilizzare il serbatoio di ossigeno liquido già utilizzato dagli Shuttle che si trova nel lato Nord-Ovest della rampa.
Le squadre di costruzione stanno inoltre lavorando alla trincea devia fiamma e installeranno dei binari che verranno utilizzati per trasportare il razzo in orizzontale fino alla rampa di lancio, dove verrà ruotano in posizione verticale.
Gli ingegneri inoltre costruiranno un traliccio di trasporto e che fungerà da torre di lancio da utilizzare sulla rampa 39A.
La SpaceX prevede di aggiungere il carico utile sui razzi Falcon 9 e Falcon Heavy alla rampa 39A mentre si troveranno in posizione verticale, un cambio nel concetto operativo della compagnia rispetto agli altri siti di lancio. Alle altre rampe attuali utilizzate da SpaceX, i tecnici applicano i satelliti e l'ogiva protettiva mentre il razzo è sempre all'interno dell'hangar in configurazione orizzontale.
L'U.S. Air Force richiede invece che l'integrazione del carico utile per i più cruciali satelliti per telecomunicazioni, di navigazione e spionaggio, avvenga in verticale, una capacità che la SpaceX potrà utilizzare una volta che la rampa 39A sarà operativa.
La SpaceX spera di competere per il lancio delle missioni più costose dell'Air Force al più presto entro l'anno, una volta che i militari avranno certificato il razzo Falcon 9. La SpaceX chiederà poi facilmente una seconda certificazione per il razzo Falcon Heavy prima di poter essere in gara per aggiudicarsi i più pesanti carichi utili del Pentagono.
Il primo booster per il razzo Falcon Heavy si trova ora presso la struttura della SpaceX a McGregor, in Texas, per i primi test.
Anche gli astronauti a bordo della capsula Dragon per Equipaggio verranno lanciati dalla rampa 39A.
La SpaceX si è aggiudicata un contratto con la NASA del valore di 2,6 miliardi di dollari lo scorso settembre per lo sviluppo, certificazione e volo del veicolo spaziale Dragon per Equipaggi a cominciare dal 2017. Anche la capsula CST-100 della Boeing verrà lanciata con un razzo Atlas 5 della ULA dalla rampa 41 attorno allo stesso periodo.
Nella foto (Credit: Justin Ray/Spaceflight Now) il nuovo hangar della Space prende forma presso la rampa 39A del Kennedy Space Center, in Florida.

Fonti: Spaceflight Now - Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: NASA TV) Virts, Cristoforetti e il cosmonauta Anton Shkaplerov controllano il casco di Virts.

25/02/2015 - Sulla ISS si conclude con successo l'EVA ma si ripropone la perdita d'acqua -

Gli astronauti Barry 'Butch' Wilmore e Terry Virts hanno galleggiato fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) mercoledì per la seconda di tre passeggiate spaziali che aiuteranno il complesso orbitale all'arrivo dei veicoli commerciali costruiti da Boeing e SpaceX. Rientrati all'interno del modulo di decompressione, Virts ha segnalato una piccola quantità d'acqua all'interno del suo casco, ma i responsabili hanno detto che non è mai stato in pericolo.
Anche così, data la quasi catastrofica perdita nel casco del luglio 2013, gli ingegneri avranno la necessità di risolvere questo ultimo problema per essere sicuri che i sistemi interni della tuta siano in buone condizioni per Virts e Wilmore per eseguire anche la terza EVA prevista per domenica.
Il problema non è stato notato fino a che Wilmore e Virts non sono rientrati nel modulo di decompressione della stazione al termine dell'escursione di successo della durata di sei ore e 43 minuti. Assieme ad un piccolo grumo di acqua fredda galleggiante nel suo casco, Virts ha segnalato che il tampone di assorbimento del casco, una delle diverse misure di sicurezza implementate dopo l'incidente del 2013, era umido.
"Terry sta dicendo che ha dell'acqua nel suo casco, lo ha appena notato un minuto fa," ha detto l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea, Samantha Cristoforetti, ai controllori di volo di Houston. "E' circa 7,5 cm di diametro, e la vede nella parte anteriore del casco sopra il suo livello degli occhi, e sente un po di sciacquio nella parte posteriore dell'HAP (il tampone di assorbimento del casco)."
Alcuni minuti dopo, Samantha ha detto che il tampone era umido, ma non saturato, possibile indicazione che l'acqua è affluita molto tardi durante la passeggiata spaziale. La spaventosa intrusione d'acqua del 2013 venne stata causata dai pori ostruiti in un filtro interno, ma non è noto ciò che potrebbe aver causato il problema di mercoledì.
"Non si tratta di acqua della sacca da bere," ha riscontrato Virts dopo esseri tolto il casco. "La valvola della sacca dell'acqua è stata asciutta per tutto il tempo, e che l'intera area del casco era asciutta e se assaggiate l'acqua, ha un sapore chimico, non esattamente di cloro ma qualcosa di simile. E' un qualche tipo di acqua tecnica, non proviene dalla sacca dell'acqua da bere."
La tuta spaziale di Virts, la numero seriale 3005, aveva sperimentato una simile intrusione d'acqua dopo una passeggiata spaziale nel dicembre 2013, una delle due che seguiva il più serio incidente del luglio precedente. L'incidente di dicembre era avvenuto all'incirca nello stesso momento di quella di mercoledì, quando la pressione della camera di compensazione era arrivata a 1 kg per centimetro quadro durante i controlli di routine post-attività extra-veicolare. Come il momento possa giocare un ruolo nel problema non è attualmente conosciuto.
"All'inizio, ho visto solo un pochino di acqua raccolta nel mio casco e mi è parso normale perché ero a faccia in giù e li era dov'era raccolta l'acqua," ha detto Virts. "Eccetto che non essendoci la gravità, questo non era normale."
Il problema verrà affrontato venerdì durante un già previsto incontro del Mission Management Team della stazione spaziale.
La passeggiata spaziale era iniziata alle 6:51 a.m. EST (le 12:51 ora italiana) e si è conclusa sei ore e 43 minuti più tardi, alle 1:43 p.m. EST (le 19:43 ora italiana), quando gli astronauti hanno iniziato la pressurizzazione della camera di equilibrio di Quest della stazione.
Durante la EVA di sei ore e 41 minuti di sabato scorso, Wilmore e Virts avevano cablato tutta una serie di cavi nella parte frontale della stazione spaziale per fornire energia elettrica e dati al nuovo meccanismo di attracco che verrà lanciato ed installato entro l'anno.
Durante l'uscita di mercoledì, i due astronauti hanno per prima cosa rimosso una copertura protettiva dal Pressurized Mating Adapter-2 (PMA-2) che si trova nella parte frontale della stazione e che, una volta, era utilizzata dagli Space Shuttle in visita alla ISS. La copertura è risultata abbastanza rigida ma gli astronauti sono riusciti a stivarla nella sacca come previsto.
"Hey Joe, per favore non chiedere come abbiamo fatto," ha scherzato Virts parlando con l'astronauta Joe Acaba che si trovava al controllo missione.
Poi i due astronauti hanno stivato i cavi non più necessari per gli shuttle che erano stati disconnessi sabato prima di installare due ultime serie di cavi elettrici e dati necessari per il meccanismo di aggancio.
Nella foto (Credit: NASA TV) la ripresa dalla telecamera sull'elmetto di Virts durante l'ingrassaggio dello 
strumento di aggancio del Canadarm2. Durante una breve pausa nel lavoro, Wilmore si è preso un momento per meravigliarsi della vista dalla stazione mentre passava a 413 km sopra le coste Nord-Est del Sud America.
"Mi piace questa vista," ha detto Wilmore. ""Io non sono riuscito a fare così tanto."
"E' una bella vista," ha concordato Virts.
"Non credo di aver mai visto un blu così blu,"
"E' una tonalità di blu che non avevo mai visto prima, questo è sicuro." ha detto Virts.
Virst ha poi trascorso quasi due ore lubrificando il complesso sistema di cattura che si trova nella parte finale del braccio robotico della stazione di costruzione canadese. Utilizzando un lungo strumento conosciuto come BLT, per Ball-screw Lubrification Tool, Virts ha applicato il grasso ai componenti interni nel tentativo di ridurre la frizione del meccanismo quando il sistema di cattura viene attivato.
Virts non ha incontrato problemi nell'ingrassare il meccanismo di cattura ma ha notato: "Questo non è certo uno strumento di precisione, ve lo voglio dire."
"Non è uno strumento pulito," ha osservato Acaba, osservando il lavoro un po disordinato attraverso la telecamera del caso di Virts.
"No, non lo è," ha replicato Virts.
Mentre questo lavoro era in corso, Wilmore ha lavorato sul lato sinistro della stazione intorno al modulo Tranquility, preparando per le prossime delocalizzazioni del modulo. Ha tolto una valvola e un corrimano sporgenti per migliorare gli spazi per uno dei moduli da spostare e rilasciate le serrature di lancio sui boccaporti di ormeggio a poppa e prua del modulo Serenity.
Gli astronauti, durante la passeggiata spaziale, sono stati sempre in anticipo sul previsto, lasciando del tempo alla fine per eseguire dei compiti ulteriori che facevano parte della terza EVA di sabato prossimo.
L'obiettivo di quella uscita sarà l'installazione di antenne e cablaggi associati che permetteranno le comunicazioni con le capsule traghetto equipaggio USA in arrivo e partenza. I test di volo iniziali sono previsti nel 2017. Al termine della terza passeggiata spaziale, Wilmore e Virts avranno sistemato e cablato vari cavi per una lunghezza complessiva di quasi 200 metri.
Sono previste almeno altre quattro attività extra-veicolari nel corso dell'anno per completare la più complessa riconfigurazione della stazione spaziale sin dal termine dell'era Shuttle nel 2011. Quasi 900 ore di tempo equipaggio saranno richieste per le passeggiate spaziali, le attività robotiche e il lavoro all'interno della stazione per essere pronti all'arrivo e alle partenze dei veicoli traghetto pilotati CST-100 della Boeing e Dragon della SpaceX.
I nuovi International Docking Adapters, o IDA, verranno lanciati a bordo di un veicolo cargo Dragon della SpaceX, rispettivamente a giugno e dicembre. Uno verrà agganciato al PMA-2, l'estensione del boccaporto che si trova nella parte anteriore finale del modulo Harmony dove Wilmore e Virts hanno lavorato mercoledì per rimuovere la copertura protettiva.
Nella foto (Credit: NASA TV) Wilmore al lavoro sul modulo Tranquility. Prima che il secondo IDA possa essere installato, il braccio robotico della stazione verrà utilizzato per spostare un compartimento magazzino, conosciuto come Permanent Multipurpose Module, o PMM, dal boccaporto che guarda la Terra del modulo centrale Unity al boccaporto anteriore del vicino modulo Tranquility. Il boccaporto di Unity diverrà così disponibile per l'utilizzo dei veicolo cargo. Lo spostamento del PMM è previsto per il periodo di giugno.
Il PMA-3, l'estensione del boccaporto necessaria per il secondo meccanismo di aggancio, è attualmente fissato al boccaporto laterale di Tranquility. Esso verrà spostato, ad ottobre, sul boccaporto superiore del modulo Harmony.
All'incirca nello stesso periodo, un altro cargo della SpaceX porterà un modulo gonfiabile, costruito dalla Bigelow Aerospace, che verrà ormeggiato al boccaporto posteriore di Tranquility. Il Bigelow Expandable Activity Module, o BEAM, rimarrà in quella posizione per due anni come progetto per un dimostratore tecnologico.
Dopo che il PMM e il PMA-3 saranno riposizionati, verrà lanciato a dicembre il secondo IDA, sempre a bordo di un cargo Dragon. Il nuovo adattatore verrà roboticamente agganciato alla parte terminale del PMA-3, sopra Harmony.
A quel punto la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) avrà a disposizione due boccaporti di attracco per le capsule equipaggio Boeing e SpaceX e due altri boccaporti da poter essere utilizzati dalle navi cargo senza pilota. In totale circa 880 ore di tempo equipaggio saranno necessarie per preparare ed eseguire le sette passeggiate spaziali previste dalla NASA, installare i cavi interni e per le operazioni robotiche di installazione degli adattatori di aggancio e il riposizionamento del PMM e del PMA-3.
La passeggiata spaziale di mercoledì è stata la 186esima dedicata all'assemblaggio e manutenzione della stazione fin dall'inizio della sua costruzione nel 1998, la seconda di nove previste quest'anno (comprese le EVA russe), la terza per Wilmore e la seconda per Virts. Con l'EVA di oggi, 120 astronauti e cosmonauti hanno trascorso 1.165 ore e 51 minuti di tempo in passeggiate spaziali alla stazione, o 48,6 giorni totali.
Nella foto (Credit: NASA TV) Terry Virts con la bolla d'acqua all'interno del suo casco. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV) Virts, Cristoforetti e il cosmonauta Anton Shkaplerov controllano il casco di Virts, al termine dell'EVA dopo la segnalazione di presenza di acqua. Nella foto in alto a destra (Credit: NASA TV) la ripresa dalla telecamera sull'elmetto di Virts durante l'ingrassaggio dello strumento di aggancio del Canadarm2. Nella foto in basso a sinistra (Credit: NASA TV) Wilmore al lavoro sul modulo Tranquility.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

24/02/2015 - ASI-CNES: protocollo di intesa -

Il presidente dell'ASI Roberto Battiston e il suo omologo al CNES (Centre National d'Études Spatiales) Jean-Yves Le Gall hanno sottoscritto oggi un nuovo Protocollo d’Intesa che conferma e rilancia la più ampia cooperazione bilaterale tra le due agenzie, in tutte le aree chiave del settore spaziale. La firma ha avuto luogo a Parigi al termine del vertice intergovernativo tra Italia e Francia. Le delegazioni dei rispettivi esecutivi erano guidate dal premier italiano Matteo Renzi e dal capo dell’Eliseo François Hollande.
"I rapporti tra il nostro Paese e la Francia – ha dichiarato Roberto Battiston - sono i più lunghi e intensi nel campo della cooperazione in campo spaziale. La firma del Protocollo d’Intesa ne è una conferma: come di consueto, con il presidente del CNES Jean-Yves Le Gall, abbiamo ribadito i forti punti di convergenza, la chiara volontà di collaborazione e di continuità strategica. Oggi abbiamo voluto dare anche un segnale di forte attenzione allo sviluppo dell’alta formazione e a ulteriori opportunità sullo scambio di ricercatori, alla promozione della cooperazione nel settore industriale e all’istituzione di gruppi di lavoro per favorire eventuali progetti comuni in risposta a bandi della Commissione Europea."
Il vertice bilaterale dell'Eliseo era stato preceduto, il 6 febbraio di quest'anno, da un incontro alla sede ASI della capitale e, il 31 maggio scorso, da una conferenza ASI-CNES alla Università La Sapienza di Roma.
Telecomunicazioni Satellitari, Osservazione della Terra, Scienza, Lanciatori, Horizon 2020, Innovazione e trasferimento della tecnologia spaziale, Palloni stratosferici: queste le 'aree di comune interesse' definite all’interno del documento, con l'obiettivo di approfondirle e definire specifici accordi attuativi per ciascuna area d’intesa.
Per le Telecomunicazioni Satellitari l’ASI e il CNES metteranno in piedi un gruppo di lavoro bilaterale di studio sull’utilizzo della banda Ka e Q: l’obiettivo è consentire alle due Agenzie di migliorare i modelli di propagazione in queste bande di frequenza, con un forte interesse per lo sviluppo dei futuri satelliti a banda larga, come il satellite commerciale europeo THD-SAT.
Sull’Osservazione della Terra, soprattutto per quel che riguarda il cambiamento climatico, la gestione delle emergenze e dei rischi e il monitoraggio ambientale, la cooperazione italo-francese punta a migliorare lo sfruttamento e l’utilizzo dei dati dei satelliti iperspettrali, SAR e ottici.Per il segmento scientifico, proseguirà la cooperazione sulle missioni per lo sviluppo degli strumenti per le missioni ESA, JUICE e ATHENA.
Nell’ambito dei Lanciatori, sono stati individuati tre campi d’interesse: propulsione e stadio per lanciatore riutilizzabile, ricerca sui fenomeni di oscillazione di pressione usando l’esperienza maturata dalla cooperazione POD-X, scambi nel settore dell’educazione.Con riferimento al programma Horizon 2020, tra le priorità identificate rientrano i due programmi bandiera Galileo (applicazioni GNSS, R&S relativi alle infrastrutture spaziali) e Copernicus (l’evoluzione di servizi, servizi di downstream, accesso e utilizzo dei dati).
Per favorire l’innovazione e il trasferimento delle tecnologie spaziali, sarà istituito un gruppo di lavoro per lo scambio delle esperienze maturate e delle migliori pratiche relative alla istituzione e all’organizzazione dei BIC (Business Incubation Center) dell’ESA. Al centro dell’intesa anche la promozione degli scambi e della cooperazione del settore industriale, con incontri 'business-to-business', nel quadro dei distretti e dei gruppi industriali regionali esistenti (Aerospace Valley e Pegase in Francia, incubatore italiano per la Tecnologia Aerospaziale e dei Distretti Regionali aerospaziali in Italia).
Nella foto (Credit: Repubblica.it) il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Presidente francese François Hollande al vertice Italo-Francese di Parigi.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: Roscosmos) il cosmonauta cecoslovacco Remek, a sinistra, e Gubarev.

24/02/2015 - Ci ha lasciati il cosmonauta russo Alexei Gubarev -

Alexei Gubarev, un cosmonauta dell'era Sovietica che venne addestrato per volare verso la Luna ma invece divenne il comandante dell'equipaggio della prima stazione spaziale multi-nazionale, è deceduto sabato 21 febbraio all'età di 83 anni.
La morte di Gubarev è stata riportata dal Centro di Addestramento Cosmonauti Gagarin di Città delle Stelle, appena fuori Mosca, da dove egli si era preparato per due missioni spaziali.
Gubarev era entrato nel secondo gruppo di candidati del corpo cosmonauti dell'Unione Sovietica nel gennaio 1963, totalizzando 37 giorni in orbita nel corso di due missioni Soyuz verso le stazioni spaziali Salyut 4 e Salyut 6, rispettivamente nel 1975 e nel 1978.
Al suo primo volo fu designato comandante della missione Soyuz 17 che si diresse alla Salyut 4 dove rimase meno di un mese, assieme con Georgi Grechko. Durante quella breve missione, che però all'epoca segnò il record di permanenza nello spazio, i due cosmonauti testarono apparecchi di comunicazione per il tracciamento delle navi e fecero alcune osservazioni astronomiche utilizzando uno speciale telescopio di qui era dotata la stazione.
Il secondo volo di Gubarev lo vide comandante della Soyuz 28, la prima di una serie di missioni chiamate Interkosmos. Venne lanciato assieme a Vladimir Remek della Cecoslovacchia. Si trattava della prima volta che un cittadino al di fuori di Unione Sovietica e Stati Uniti volava nello spazio.
La missione di otto giorni vide i due raggiungere l'equipaggio già residente sulla Salyut 6 (Grechko e Yuri Romanenko) che erano stati lanciati alcuni mesi prima. Assieme, l'equipaggio di quattro uomini svolse esperimenti biologici, medici e di tecnologia dei materiali.
"La notizia della morte del mio amico Alexei Gubarev arriva inaspettatamente," ha dichiarato Remek, che ora svolge il ruolo di Ambasciatore della repubblica Ceca in Russia. "Avevamo previsto di celebrare l'anniversario del nostro volo il 2 marzo prossimo. Mi sento molto triste. Un'intera parte della mia vita mi ha lasciato assieme ad Alexei." ha scritto Ramek nel comunicato dell'Ambasciata della Repubblica Ceca.
Alexei (o Aleksei) Aleksandrovich Gubarev era nato il 29 marzo 1931 nel villaggio russo di Gvardeitsy, vicino al fiume Volga. Gubarev si era diplomato alla Scuola di Aviazione Navale Sovietica nel 1952 ed aveva servito nelle Forze Aeree combattendo in Corea in appoggio alle unità della Corea del Nord e della Cina.
Al momento che venne nominato cosmonauta nel 1963, Gubarev era comandante di squadrone di un'unità dell'aviazione nel Mar Nero.
Gubarev, prima dei suoi voli spaziali, ha servito nel controllo missione in Russia alle comunicazioni con i veicoli spaziali (capcom) per le missioni Voshkod e Soyuz. Faceva parte dell'equipaggio di supporto della tragica missione Soyuz 11 e come riserva della Soyuz 12.
Gubarev venne addestrato per il programma lunare russo e poi, una volta che questo venne cancellato, per le stazioni orbitali militari. Gubarev si dimise da cosmonauta il 1° settembre 1981 ma continuò a lavorare presso il centro Gagarin. Gubarev ha ricevuto diverse decorazioni per i suoi meriti militari e spaziali, ha pubblicato 16 articoli e un libro dal titolo 'L'attrazione dell'assenza di peso' nel 1982.
Sposato con Nadezhda Mikhalkina, Gubarev lascia due figli, Vladimir nato nel 1955 e Olga, nata nel 1960. Secondo il centro addestramento cosmonauti, verrà tumulato presso il Cimitero Memoriale Federale Militare di Mosca.
Nella foto (Credit: Roscosmos) Alexei Gubarov prima del lancio di Soyuz 28, nel 1978. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Roscosmos) il cosmonauta cecoslovacco Remek, a sinistra, e Gubarev.

Fonti: Collectspace.com - Ambasciata Ceca a Mosca

24/02/2015 - La Russia rimarrà sulla ISS fino al 2024 -

L'Agenzia Spaziale Federale Russa, Roscosmos, ha detto martedì che la Russia vuole proseguire l'utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fino al 2024 e prevede di costruire un proprio avamposto orbitale utilizzando i moduli previsti per la ISS.
"La configurazione con un modulo laboratorio multiuso, un modulo di attracco e un modulo scientifico energetico ci permetterà di costruire una stazione orbitale che assicurerà l'accesso allo spazio per la Russia," è stato scritto in un documento preparato dalla Commissione Scientifica e Tecnologica della Roscosmos.
Inoltre la Russia studierà attivamente la Luna nei prossimi dieci anni utilizzando attrezzature robotiche con l'obiettivo finale di inviare missioni abitate sul nostro satellite naturale attorno al 2030.
La Commissione si riunirà ancora a marzo per discutere lo sviluppo di veicoli spaziali che potrebbero essere utilizzati per l'invio di carichi utili su orbite più alte, cosi come per esplorare la Luna e lo spazio esterno.
Il vice Primo Ministro russo Dmotry Rogozin aveva detto a maggio scorso che la Russia stava considerando l'uscita dal programma della ISS per risparmiare fondi da destinare a più promettenti progetti spaziali.
I media avevano iniziato a parlare di una stazione orbitale tutta russa lo scorso autunno, con fonti vicine alla Rosatom che citavano il 2017 come anno di avvio del progetto.
Il piano di costruire un avamposto orbitale a più alta quota era stato confermato lo scorso dicembre dal capo dell'agenzia spaziale della Russia, Oleg Ostapenko, il quale aveva detto che sarebbe servita come base per il programma lunare russo.
I rapporti indicavano che i veicoli spaziali avrebbero raggiunto la nuova stazione spaziale russa prima di proseguire verso la Luna.
L'amministrazione Obama aveva annunciato a gennaio 2014 di premere per tenere operativa la ISS almeno fino al 2024, con la possibilità di arrivare al 2028, il trentesimo anniversario del lancio del primo modulo dell'avamposto orbitale.
I moduli che comporrebbero la nuova stazione russa sarebbero il modulo polifunzionale tanto rinviato MLM (Nauka), il modulo nodale (UM) e modulo di potenza scientifica (NEM). Questi moduli dovrebbero essere agganciati alla ISS nei prossimi anni e sarebbero quindi quelli più recenti da poter essere poi sganciati a formare la nuova stazione orbitale russa.
I moduli della ISS più vecchi invece (il modulo di servizio Zvezda, il compartimento Zarya e altri piccoli moduli di attracco) potrebbero finire la loro vita assieme al resto della ISS quando verrà decisa la sua deorbitazione.
La decisione di proseguire dopo il 2020, per gli altri partner internazionali della ISS: Europa, Giappone e Canada, dipenderà molto se sarà possibile un taglio dei costi per il mantenimento della stazione.
Nella foto (Credit: ESA/NASA/Samantha Cristoforetti) un lato del traliccio principale della ISS con i sistemi energetici annessi.

Fonti: Sputnik News - Roscosmos

24/02/2015 - Mars One perde l'accordo per la televisione -

La sfida privata di inviare gli esseri umani per un viaggio senza ritorno su Marte ha sofferto un altro colpo con la perdita dell'accordo per i diritti televisivi, sebbene la compagnia affermi che questo non influenzerà la selezione degli equipaggi per la missione.
Il co-fondatore e capo esecutivo di Mars One, Bas Lansdorp ha detto il 24 febbraio che Mars One ha terminato l'accordo con la compagnia di intrattenimento Endemol annunciata nel 2014 per lo sviluppo di un 'evento televisivo mondiale' per la selezione dei primi equipaggi di Mars One. "Abbiamo terminato la nostra collaborazione con Endemol qualche tempo fa perché non siamo stati in grado di raggiungere un accordo sui dettagli del contratto," ha detto Lansdorp in risposta a una domanda di SpaceNews sullo stato dell'accordo. Non sono stati forniti altri dettagli sulla decisione di interrompere l'accordo e perché sia stata presa.
La Endemol è conosciuta in tutto il mondo per i suoi reality, fra i quali il 'Grande Fratello' andato in onda in molti paesi del mondo, compresa l'Italia su Mediaset.
Lansdorp ha comunque dichiarato che Mars One è in trattative con un'altra società per i diritti televisivi e per il momento non verrà fatto il nome. Il cambio della compagnia di produzione, dice Lansdorp, non cambierà i tempi della selezione equipaggi. "Stiamo ancora finalizzando la selezione per la fine di quest'anno e l'addestramento inizierà ai primi del 2016," ha confermato.
Lo scetticismo attorno a questo programma cresce anche dopo le notizie che le due compagnie aerospaziali incaricate di studiare una missione robotica, che avrebbe fatto da precursore all'invio degli equipaggi e prevista per il 2018, una volta completato il loro lavoro preparatorio non avevano ricevuto un seguito. La Lockheed Martin, che assieme alla Surrey Satellite Technology era stata incaricato dello studio di fattibilità, ha dichiarato il 17 febbraio che una missione come quella del 2018 con un lander simile a quello Phoenix della NASA, avrebbe dovuto iniziare la produzione molto presto per rispettare i tempi indicati.
Lansdorp ha confermato che la missione robotica del 2018 rimane una priorità per Mars One e che la compagnia stava valutando i risultati degli studi prima di avviare la fase successiva.
Inoltre uno studio pubblicato lo scorso autunno da un gruppo di studenti del MIT (Massachusetts Institute of Technology) aveva concluso che il sistema di supporto vitale previsto per Mars One non sarebbe stato sufficiente a garantire la sopravvivenza dei coloni su Marte dopo solo pochi mesi dall'atterraggio sul Pianeta Rosso.
Per chi fosse interessato a sentire le domande che abbiamo rivolto a Pietro Aliprandi, l'unico italiano volontario per la missione rimasto fra i 100 prescelti da Mars One, può andare qui.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Mars One/SpaceX) un veicolo Dragon atterra su Marte.

Fonte: SpaceNews

24/02/2015 - L'Ungheria accede alla convenzione con ESA -

L'Ungheria ha firmato l'Accordo di Accesso alla convezione dell'ESA il 24 febbraio 2015. Una volta ratificato, l'Ungheria diventerà il 22esimo Stato Membro dell'Agenzia Spaziale Europea.
La cerimonia della firma si è tenuta presso il Palazzo delle Arti a Budapest con la partecipazione del Direttore Generale dell'ESA, Jean-Jaques Dordain, e per l'Ungheria Ákos Kara, Ministro di Stato per la Protezione dei Consumatori e Infocomunicazione, Ministro dello Sviluppo Nazionale e alla presenza di Fruzsina Tari, capo dell'Ufficio Spaziale dell'Ungheria, sempre dal Ministero dello Sviluppo Nazionale.
Alla cerimonia erano presenti altri funzionari del governo, ambasciatori e rappresentanti di diverse ambasciate degli Stati Membri dell'ESA e diversi rappresentanti del settore spaziale ungherese, compreso Előd Both, Capo del Comitato dell'Utilizzo Spaziale dello Spazio Esterno e del sottocomitato scientifico e tecnico delle Nazioni Unite, della Piattaforma di Tecnologia Aerospaziale Ungherese, dell'Hungarian Space Cluster, dell'Associazione Ungherese di Geoinformazione e dell'Associazione Astronautica Ungherese.
L'Ungheria ha una lunga storia di cooperazione con l'ESA: fu il primo stato dell'Europa centrale a siglare un accordo di cooperazione con l'ESA nel 1991. Il Paese è inoltre diventato il primo European Cooperating State (ECS), siglando l'accordo ECS il 7 aprile 2003 a Budapest.
L'Ungheria ha una lunga tradizione nelle attività spaziali ed ha partecipato attivamente al programma Interkosmos, inviando il primo cosmonauta ungherese nello spazio, Bertalan Farkas, il 26 maggio 1980. Il contributo del Paese nel Piano per la Cooperazione degli Stati Europei copre i campi di scienze spaziali, osservazione della Terra, scienza della vita, dei materiali e tecnologia spaziale.
L'Ungheria ha inoltre preso parte a diverse attività educative dell'ESA, compresi ad esempio i corsi radar ESA, le campagne di volo parabolico degli studenti e il progetto European Student Moon Orbiter. Il primo satellite dell'Ungheria, MaSat-1, del tipo CubeSat, è stato sviluppato e costruito dagli studenti dell'Università Tecnica di Budapest ed è stato lanciato con il volo inaugurale del razzo Vega nel 2012.
Dopo la conclusione del processo di ratifica da parte del Governo ungherese e una volta che il documento verrà depositato presso il Governo francese, l'Ungheria diventerà ufficialmente il 22esimo Stato Membro dell'ESA.
Nella foto (Credit: G. Sennowitz/Ministry of National Development) Dordain (a sinistra) e il Ministro ungherese Ákos Kara alla cerimonia della firma dell'Accordo di Accesso all'ESA.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: ESA) una delle gondole della centrifuga LDC dell'ESA, dove vengono installati gli esperimenti.

24/02/2015 - Anche una squadra italiana fra le selezionate per la sesta edizione di 'Spin Your Thesis!' -

Quattro squadre composte da studenti universitari sono state selezionate per sviluppare e mettere in pratica i propri esperimenti in iper-gravità nell'ambito della sesta campagna ESA 'Spin Your Thesis!', che avrà luogo dal 7 al 18 settembre 2015.
La campagna si svolgerà presso il Large Diameter Centrifuge dell'ESA-ESTEC, il Centro Europeo di Ricerca Spaziale e Tecnologia situato a Noordwijk, nei Paesi Bassi. Due squadre utilizzeranno la centrifuga nella prima settimana, seguite dalle altre due squadre la settimana successiva.
Le squadre selezionate sono:

LINVenus: La squadra italiana è composta da due studenti di dottorato provenienti dall'Università di Firenze che studiano la fisiologia delle piante e le scienze agricole. Studieranno l'attività elettrica ed il ruolo dei canali della membrana nel meccanismo di chiusura della pianta carnivora Venus flytrap, e l'effetto della gravità su tale comportamento.

Dynamics: Una squadra composta da 2 studenti di dottorato dell'Università di Glasgow (Regno Unito) che studiano ingegneria meccanica e chimica. Il loro obiettivo è quello di determinare l'effetto della gravità nell'escavazione di materiale granulare. Con questo esperimento la squadra studierà le condizioni della vibrazione ultrasonica richiesta per penetrare la materia granulare con una forza ridotta.

HyperMed: La squadra è composta da 2 studenti di dottorato e da uno studente con Master of Science provenienti dall'Università di Bucharest/NILPRP (Romania) che studiano le scienze fisiche e chimiche. L'obiettivo principale è studiare l'impatto della gravità sulla bagnabilità delle superfici da parte di sostanze presenti in soluzioni o gocce di medicinali. I risultati potrebbero aiutare nello sviluppo e modifica delle superfici per evitare una vasta biocontaminazione all'interno di un veicolo spaziale.

MAH: È una squadra di 3 studenti di dottorato all'Università Aristotele di Salonicco (Grecia) che studiano la microbiologia predittiva e la trasformazione alimentare. Studieranno come i micro organismi sono influenzati dall'esposizione all'iper gravità ed a stress da calore. I loro risultati aiuteranno a migliorare la conoscenza delle caratteristiche dei micro organismi e modificare le procedure di sterilizzazione, con possibili implicazioni per la ricerca di vita in ambienti extra terrestri.

Durante la preparazione dei propri esperimenti, gli studenti saranno seguiti dall'Ufficio Formazione dell'ESA (ESA's Education Office) e da esperti incaricati dell'impianto LDC (Large Diameter Centrifuge). Membri della European Low Gravity Research Association (ELGRA – Associazione Europea Ricerca in Bassa Gravità) saranno inoltre a disposizione per fornire consigli e la propria competenza nei settori della ricerca in microgravità ed iper gravità.
L'ESA offrirà un supporto finanziario alle squadre selezionate al fine di coprire parte dei costi relative all'hardware degli esperimenti, i costi di viaggio e di alloggio.
Se volete saperne di più su questo tipo di campagne, guardate i nostri video: Spin Your Thesis!
Nella foto (Credit: ESA) la Large Diameter Centrifuge (LDC) presso il centro ESTEC dell'ESA, nei Paesi Bassi. Nella foto (Credit: ESA) una delle gondole della centrifuga LDC dell'ESA, dove vengono installati gli esperimenti.

Fonte: ESA

23/02/2015 - Due team privati si accordano per una gara sulla Luna -

Si tratta di un nuovo tipo di corsa spaziale: due team che sono in gara in una competizione lunare privata si sono accordati per raggiungere la superficie lunare entro la fine del prossimo anno, potenzialmente mettendo le basi per una specie di corsa di Formula 1 lunare.
Il nuovo accordo di collaborazione, all'interno del Google Lunar X Prize (GLXP), vede il team americano Astrobotic e quello giapponese Hakuto, che assieme - e forse con altri gruppi se decidessero di partecipare - potrebbe far venire fuori una specie di "gara di Formula 1 sulla superficie della Luna." ha detto l'amministratore delegato John Thornton, amministtratore delegato di Astrobotic.
Astrobotic e Hakoto sono al momento in competizione fra di loro e contro gli altri 16 team per il GPLX, che offre 20 milioni di dollari per il primo team privato che atterrerà con un veicolo spaziale sulla Luna, spostandosi di 500 metri ed inviare foto e video sulla Terra.
Al momento i funzionari della GLXP hanno richiesto che almeno un team abbia un lancio fissato entro il 31 dicembre 2015 mentre il completamento della missione è previsto esattamente per l'anno dopo.
Astrobotic e Hakutyo hannpo realizzato una collaborazione che permette ad entrambi i team di suddividere i costi del volo verso la Luna a bordo di un razzo Falcon 9 della SpaceX fissato per la seconda metà del 2016. Thornton sta inoltre parlando con i rappresentanti di una mezza dozzina di altri team attualmente in gara per l'X Prize per vedere se qualcun altro è interessato nell'unirsi all'Hakuto e all'Astrobotic a bordo del razzo.
"Noi voleremo assieme ad Hakuto verso la superficie lunare," ha detto Thornton durante una conferenza stampa tenutasi oggi (23 febbraio). "Quando arriveremo sulla superficie rilasceremo il nostro rover e quello di Hakuto, e poi, assieme inizieremo a muoverci il più possibile per vincere il Google X Prize. Potrebbe trattarsi proprio di una gara una volta arrivati là."
I team hanno inoltre firmato un accordo che permette di condividere il ricavato del premio se almeno uno dei team che hanno volato con il razzo Falcon 9 dovesse vincere. Thornton pensa che il Falcon 9 potrebbe avere abbastanza spazio per ospitare ogni veicolo del GLXP o di altre squadre che decidessero di partecipare assieme a Astrobotic e Hakuto.
Nello scenario ideale di Thornton ogni team potrà rilasciare il suo rover. Una volta che la gara sarà partita ogni team dovrà arrangiarsi da solo. Il rover Andy della Astrobotic - rilasciato dal lander Griffin e i due rover gemelli, Moonraker e Tetris di Hakuto, avranno bisogno di eseguire compiti individuali per sperare di vincere il premio.
"Noi ci immaginiamo una specie di NASCAR (un tipo di competizione automobilistica molto celebre in USA, quanto la F1 da noi. ndr) sulla Luna, dove le squadre in gara atterrano tutte assieme e i vari Paesi possono applaudire il loro team sul traguardo," ha detto Thornton in un documento. "Hakuto è il primo team che firma per realizzare il nostro sogno della prima gara oltre l'orbita terrestre."
La gara stessa potrebbe essere trasmessa in televisione con i rover che inviano a Terra le immagini e coinvolgono così il pubblico del pianeta.
Sia la Astrobotic che la Hakuto hanno ricevuto recentemente dei 'premi intermedi' da una commissione di giudici del GLXP.
L'obiettivo della competizione GLXP è quello di stimolare la nascita di un'industria esplorativa lunare privata e i rappresentanti dell'organizzazione sono felici di vedere questo tipo di collaborazione fra le squadre proprio per questa ragione.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Astrobotic/Facebook) il lander Griffin dell'Astrobotic sulla superficie lunare.

Fonte: Space.com

23/02/2015 - Gli Stati Uniti congelati visti dallo spazio -

Il satellite Terra, della NASA, ha scattato quest'immagine della zona orientale degli Stati Uniti ricoperta di neve la quale fa sembrare che gli stati siano stati messi in un congelatore.
Oltre alla copertura di neve, le masse d'aria artiche e siberiane si sono portate sopra gli stati orientali degli USA abbassando le temperature a livelli record in gran parte di essi.
Il 19 febbraio alle 11:40 a.m. EST (le 17:40 ora italiana), lo strumento MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) che si trova a bordo del satellite Terra della NASA, ha scattato l'immagine del suolo innevato. La copertura di neve si combina con le masse d'aria ghiacciate rendendo l'oriente degli Stati Uniti simile all'interno di un congelatore. L'immagine MODIS è stata realizzata presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland.
La mattina del 20 febbraio, il centro di previsione meteo della NOAA ha segnalato, "Ci sono stati diffusi livelli di temperature sottozero nella notte di giovedi sera (19 febbraio) che si sono estese dall'Illinois alla Virginia occidentale, e sono stati fissati numerosi minimi storici. L'aria particolarmente fredda dall'Artico sta creando numerosi record di temperatura in tutti gli Stati Uniti orientali e manterrà le temperature ben al di sotto del normale anche venerdì (20 febbraio)."
A Baltimora, nel Maryland, la temperatura di -17,2° Celsius ha battuto il record registrato presso l'aeroporto Internazionale Thurgood Marshall Baltimore Washington.
Secondo il meteorologo Brian Goode della WAVE-TV, a Louisville, nel Kentucky, le temperature sono scese fino a -21° Celsius battendo un vecchio record che si attestava a -17° Celsius. Invece a Richmond (Kentucky) la temperatura è arrivata a -35° Celsius.
Nel Nord Carolina, è stato fissato un nuovo record temperatura più bassa a Charlotte che nella notte ha raggiunto i -13° battendo un vecchio record di -10 che resisteva dal 1986. Ad Asheville, la temperatura è scesa ad appena -15° Celsius battendo il record precedente che era di -12,2 nel 1979. Il record della temperatura di Asheville si protrae dal 1876.
Secondo Matt Daniel, un meteorologo della WMAZ-TV di Macon Giorgia, diversi record sono stati battuti anche in questo Stato, citando dati del National Weather Service. Daniel il quale ha detto che a Macon la temperatura ha fissato il nuovo recordo di -7,7° Celsius, battendo il precedente record di -6,1° Celsius che resisteva dal 1958. Anche Athens ha stracciato il suo record scendendo a -10° Celsius e battendo il precedente fermo a -7,7 fissato nel 1958/1928.
La NOAA ha notato che il 20 febbraio vi potranno essere ulteriori abbassamenti delle temperature nella Ohio Valley e nelle regioni Medio-Atlantiche. Dopo venerdì le temperature sono previste più moderate e più vicine alle medie di febbraio mentre un sistema di perturbazioni si avvicinerà da Occidente.
Nella foto (Credit: NASA) la regione orientale degli Stati Uniti nella morsa del freddo.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: NASA) i giornalisti parlano con Mary Hanna, crawler project manager.

23/02/2015 - I giganteschi 'crawler' della NASA compiono 50 anni -

I cingolati da trasporto 'crawler' della NASA, due dei più grandi veicoli mai costruiti, hanno portato i razzi e i veicoli spaziali della NASA verso la rampa di lancio per gli ultimi 50 anni. Ma proseguiranno questa eredità come 'cavalli da lavoro' del programma spaziale della nazione come parte del viaggio dell'agenzia verso Marte.
I crawler sono stati modificati per trasportare lo Space Launch System (SLS) della NASA con il veicolo spaziale Orion sulla sua sommità e per potenziali veicoli commerciali alle loro rampe per iniziare le missioni esplorative. Originariamente costruiti nel 1965 per il Programma Apollo della NASA, sono stati utilizzati anche dai programmi Skylab, Apollo-Soyuz Test Project e Space Shuttle, aiutando la NASA a portare avanti i limiti dell'esplorazione umana dello spazio sempre più lontano nel Sistema Solare.
Per celebrare i 50 anni in supporto alle missioni NASA, il veicolo cingolato aggiornato e migliorato conosciuto come CT-2 (Crawler Transporter-2) è uscito dal Vertical Assembly Building (VAB) il 18 febbraio ed ha iniziato un percorso di 6,7 km verso la rampa di lancio 39B presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida. Il 23 febbraio funzionari della NASA, giornalisti e ospiti hanno potuto partecipare all'evento durante un tour guidato al crawler sulla rampa.
Ma non c'è tempo per queste gigantesche macchine di riposare sugli allori. Il programma GSDO (Ground Systems Development and Operations) del Kennedy è stato molto impegnato per rendere pronto il CT-2 al supporto di SLS e Orion. Invece il CT-1 sarà disponibile al trasporto di una varietà di altri veicoli di lancio.
Utilizzando questi veicoli, la NASA invierà gli astronauti più lontano di quanto abbia mai fatto, prima verso un asteroide ed infine su Marte. Le modifiche permetteranno ai cingolati di proseguire a supportare il volo spaziale umano per altri 20 anni.
I crawler vennero costruiti inizialmente dalla Marion Shovel Company di Marion, in Ohio. Pesanti fino a 2.720 tonnellate ognuno, le parti più grandi vennero assemblate, messe su camion e spedite al Kennedy nel 1964 dove avvenne l'integrazione finale.
Ogni crawler è lungo 39 metri e largo 34, con quattro punti di appoggio spaziati di 27 metri l'uno sul ponte superiore in modo che possano rientrare nelle quattro interfacce del lanciatore mobile.
"E' importante mantenere lo stesso peso distribuito su ognuno dei cingoli del crawler," dice John Giles, vice capo manager per il progetto crawler. "Attraverso test e calcoli, viene determinato il centro di gravità del lanciatore mobile. Le posizioni delle interfacce possono essere differenti secondo quanto pesa e come è disposto il veicolo spaziale che sta sopra."
La caratteristica unica di questi giganteschi veicoli è quella di disporre di 16 motori a trazione, due generatori a corrente alternata, due generatori a corrente continua alimentati da motori diesel e due cabine di controllo per la guida dei veicoli, una anteriore e una posteriore. Il sistema di equalizzazione e livellamento (JEL - Jacking, Equalizing and Leveling), assieme agli altri sistemi, sono monitorati e controllati dall'interno della sala di controllo del crawler. Il sistema JEL tiene livellato il ponte superiore e i quattro punti di appoggio livellati in ogni momento, anche se mentre viaggia trova la salita verso la sommità della rampa, in modo da prevenire il ribaltamento del razzo che si trova sopra.
Un'altra specifica unica dei crawler sono i giganteschi cingoli che permettono al veicolo di muoversi. Ve ne sono otto, due per ogni angolo, ed ognuno contiene 57 'scarpe'. Ognuna di queste 'scarpe' misura 2,2x0,5 metri e pesa circa 950 kg.
Le 'scarpe' originali vennero fornite dalla Marion e vennero sostituite nel 2004 con delle nuove costruite dalla ME Global Manufacturing di Duluth, in Minnesota. Nel 1985 venne aggiunto ai crawler un sistema di aggancio laser, che gli permetteva di collegarsi entro poco meno di un centimetro dal 'punto zero' alla rampa di lancio e nel VAB.
Viaggiando a circa 1,6 km/h, i crawler hanno portato il peso del gigantesco razzo Saturno 5 e della capsula Apollo collegate al lanciatore mobile assieme alla torre ombelicale (peso totale 5.570 tonnellate) e dello Space Shuttle con i booster a propellente solido e il serbatoio esterno piazzati sulla piattaforma mobile (peso totale 4.989 tonnellate).
Il primo utilizzo di un crawler avvenne nell'agosto del 1967 quando il primo razzo Saturno 5 con l'Apollo 4, una missione senza equipaggio, venne trasportato alla Rampa di Lancio 39A.
Fino ad oggi, il CT-1 ha viaggiato per 3.154 km mentre il CT-2 è arrivato a 3.551 km andando e tornando dalla rampa di lancio.
Il programma GSDO della NASA ha fatto grandi progressi per l'aggiornamento dei crawler fin da quando l'ultima navetta spaziale venne portata alla rampa, nel giugno del 2011.
A novembre 2011, l'alternatore di corrente originale di CT-2 e le sue parti associate vennero rimosse. Due nuovi motori diesel da 1.500 Kw e generatori associati vennero installati. Il lavoro è continuato nei due anni successivi per modificare, aggiornare ed estendere la vita dei suoi sistemi operativi, compresa l'installazione di 88 nuovi cuscinetti del sistema di trazione, un nuovo sistema di lubrificazione e un nuovo sistema di monitoraggio delle temperature.
Nel gennaio 2014, il CT-2 ha superato la prima fase di un passo importante completando un test dei nuovi cuscinetti di trazione su due dei giganteschi cingoli, l'A e il C, seguito da aggiornamento e prove delle sezioni B e D.
I cilindri del JEL, l'elettronica, i cavi e le componenti idrauliche sono state aggiornate per aumentare la capacità di carico. Gli aggiornamenti si sono resi necessari in modo da portare la capacità di carico da 5.570 tonnellate alle 8.164 tonnellate di peso di SLS e del veicolo spaziale Orion assieme al lanciatore mobile.
Il CT-1 è stato rafforzato per poter gestire razzi e veicoli spaziali commerciali.
"I crawler sono pronti a supportare il programma SLS della NASA e le missioni commerciali fino alla metà del secolo," dice Giles. "Questo continuo supporto non sarebbe stato possibile senza i responsabili, gli ingegneri e i tecnici che hanno mantenuto questi unici e specializzati pezzi di attrezzatura."
Nella foto (Credit: NASA/Amber Watson) il CT-2 inizia il suo viaggio verso la rampa di lancio 39B, uscendo dal VAB presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida, il 19 febbraio 2015. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) i giornalisti parlano con Mary Hanna, crawler project manager. Si notino le dimensioni di uno dei cingoli del crawler.

Fonte: NASA

23/02/2015 - Lo spazio-plano europeo potrebbe volare di nuovo nel 2019 -

Con un volo di prova praticamente senza problemi i funzionari dell'ESA stanno già pianificando il prossimo test per il loro spazio-plano senza equipaggio.
L'Intermediate eXperimental Vehicle (IXV), uno spazio-plano robotico che ha compiuto il suo primo volo spaziale suborbitale lo scorso 11 febbraio, potrebbe nuovamente volare nel 2019 o 2020.
Questa volta si tratterebbe di atterrare al suolo invece di ammarare come nel test appena concluso. Per fare questo potrebbero essere installati dei carrelli o utilizzare un tipo di paracadute del tipo a 'parapendio'.
"L'idea, l'elemento principale, è di avere uno spazio-plano che possa trasportare un carico utile e operare in orbita per testare le tecnologie per l'esplorazione robotica e la micro-gravità. ha detto Giorgio Tumino, project manager di ESA per IXV a Space.com
Gli incontri per programmare la prossima fase del programma inizieranno a marzo con l'inizio del design principale in estate. Intanto i dati del primo volo di IXV verranno analizzati con grande attenzione, dice Tumino, concentrandosi sugli elementi come la protezione termica durante il rientro.
I dati dettagliati del test di IXV verranno resi pubblici entro sei settimane. Questo programma fa parte del concept europeo PRIDE (Programme for Reusable In-Orbit Demonstrator for Europe) che si prefigge di lanciare uno spazio plano robotico a bordo di un razzo Vega, entrare in orbita attorno alla Terra e rientrare su un pista.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/Thales Alenia Space) lo spazio-plano IXV nello spazio.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: BAS–Sam Burrell) la stazione Halley VI.

23/02/2015 - Primavera scientifica nella desolata Antartide -

In Antartide, l'equipaggio della stazione di ricerca Franco-Italiana Concordia si sta preparando per l'Inverno. Essi dovranno sopravvivere sei mesi in completo isolamento - quattro nelle tenebre perché il Sole non sorgerà mai sopra l'orizzonte - mentre eseguiranno attività scientifica in uno dei posti più ostili al mondo.
Quest'anno, il medico Beth Healey, sponsorizzato dall'ESA, monitorerà cinque esperimenti che saranno di aiuto per la preparazione delle missioni di lunga durata per l'esplorazione del nostro Sistema Solare. Vivere a Concordia è simile, per alcuni versi, a vivere nello spazio, dove l'equipaggio viene tagliato dal resto del mondo senza la normale luce solare e vive a pressione ridotta - la stazione Concordia si trova a 3.200 metri sul livello del mare.
Dalla ricerca della vita che potrebbe sopravvivere in queste condizioni estreme al monitoraggio di come i 13 membri dell'equipaggio si troveranno a vivere in ambienti ristretti, Beth sarà molto occupata mentre il resto dei suoi compagni dovranno occuparsi della manutenzione della stazione ed eseguire scienza antartica per gli istituti polari della Francia e dell'Italia.
Gli esperimenti scientifici confrontano spesso i loro risultati raccolti in posti e momenti differenti. L'ESA ha siglato un accordo questo mese con il British Antartic Survey per eseguire due, dei cinque esperimenti di Concordia, alla loro stazione Halley VI. Se questa stagione di prova funzionerà bene, l'ESA potrà estendere la cooperazione.
Concordia offre agli scienziati della NASA un posto dove studiare come il corpo umano si adatta a vivere in isolamento e ad alta quota. L'equipaggio ad Halley VI subirà lo stesso isolamento e perdita di luce ma vivrà al livello del mare. Eseguire gli stessi studi ad Halley permetterà ai ricercatori di incrociare un fattore della lista che potrebbe influenzare i dati: la pressione dell'aria.
Nel corso di sei mesi, i volontari pressio Halley e Concordia registreranno loro stessi in un video diario ed avranno le loro relazioni sociali controllate. Questo lavoro viene fatto con l'obiettivo di poter verificare un giorno, grazie ad un programma per computer, se vi sono indizi dello stato mentale degli astronauti.
Se nessuno sa come ti senti e la maggior parte delle volte rispondi "bene", per i controllori di volo potrebbe essere vitale avere una seconda opinione oggettiva per conoscere il vero stato emotivo di un astronauta prima di pianificare una complessa passeggiata spaziale o un attracco con un veicolo spaziale.
Il sistema funziona analizzando i piccoli cambiamenti di intonazione e grammatica, così come quanto spesso le persone si parlano fra loro, per sviluppare un'idea di come le persone si sentono.
Il secondo esperimento verrà avviato in entrambi i siti testando come i nostri occhi si adattano per quattro mesi al buio esterno e alle luci artificiali.
David Vaughan, direttore scientifico del British Antartic Survey, conclude: ""Siamo impegnati, in Antartide, a sostenere l'eccellenza scientifica in tutte le discipline. Siamo estremamente entusiasti di ospitare queste nuove esperienze che possono contribuire alla preparazione, forse, della più grande avventura della storia, un volo con equipaggio su Marte."
Per una lista completa delle ricerche svolte da ESA a Concordia quest'anno cliccate qui. Potete inoltre seguire il blog Concordia per gli aggiornamenti dalla stazione.
Nella foto (Credit: ESA/IPEV/PNRA–E. Kaimakamis) la base di ricerca scientifica Concordia in Antartide. Nella foto in alto a sinistra (Credit: BAS–Sam Burrell) la stazione Halley VI.

Fonte: ESA

22/02/2015 - La Orbital ATK lancerà nuovamente il suo Antares fra un anno -

La Orbital ATK ha annunciato oggi che lancerà una versione aggiornata del suo razzo vettore Antares il prossimo marzo (2016) con un carico di rifornimenti per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) senza prima condurre un volo di prova per testare i nuovi motori del primo stadio.
La compagnia ha previsto il lancio di Antares per il 1° marzo con una versione allungata del veicolo cargo verso la ISS. Un test di accensione dei motori del razzo verrà condotto a gennaio presso il sito di lancio di Wallops Island.
Il primo stadio del razzo ospiterà i motori RD-181, che sostituiranno i vecchi motori di era sovietica AJ26. Il fallimento di un motore AJ26 è stato identificato come la causa della spettacolare esplosione del razzo Antares lo scorso ottobre che distrusse il cargo Cygnus diretto alla ISS.
Prima del nuovo lancio di un Antares la Orbital ATK lancerà un cargo Cygnus grazie ad un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance. David W. Thompson, amministratore delegato della Antares ATK, ha detto che la compagnia sarà pronta per il lancio del veicolo di rifornimento ad ottobre come previsto, ma la NASA potrebbe rinviare la missione fino a novembre per sistemare altre navi in arrivo alla stazione.
Per la situazione in Ucraina, Thompson ha detto che la Orbital ATK ha una presenza quasi continua presso l'impianto costruttivo del primo stadio di Antares. Egli ha confermato che, al momento, non vi sono grossi problemi nella produzione nonostante notizie di lavoratori non pagati a causa di intoppi finanziari.
Intanto l'indagine della Orbital ATK sulle cause dello schianto di ottobre prosegue e le ultime notizie dalla Reuters dicono che dei detriti lasciati nel serbatoio del propellente potrebbero aver causato l'incidente.
Inoltre la Orbital ATK continua a comparare i dati dell'esplosione di ottobre con il guasto sul banco di prova del maggio 2014 con un differente motore AJ26, e con i guasti precedenti che avevano coinvolto i test a terra di altri AJ26 nel 2009, 2011 e 2012.
Nella foto di archivio (Credit: Orbital ATK) un razzo Antares mentre viene portato verso la rampa di lancio di Wallops Island.

Fonti: Parabolic Arc - Reuters

Nell'illustrazione (Credit: NASA) la posizione finale dei PMA sul Nodo 2 della ISS con i nuovi adattatori di attracco IDA.

21/02/2015 - Completata con successo, sulla ISS, la prima di tre EVA previste -

Gli astronauti della NASA, Berry Wilmore e Terry Virts hanno completato la loro passeggiata spaziale (EVA) alle 2:26 p.m. EST (le 20:26 ora italiana) con la ri-pressurizzazione del modulo di decompressione Quest della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Wilmore e Terry hanno completato tutti i compiti previsti per oggi ed eseguito uno previsto per la prossima attività extra-veicolare.
I due hanno cablato una serie di cavi elettrici e dati nella parte anteriore del modulo Harmony e del Pressurized Mating Adapter-2 (PMA-2) e svolto circa 100/110 metri di cavi. Il lavoro di cablaggio fa parte della riconfigurazione dei sistemi della stazione e dei moduli che preparano alla consegna dei nuovi moduli adattatori che i veicoli commerciali utilizzeranno in questo decennio per trasportare gli astronauti al laboratorio orbitale.
La passeggiata spaziale, della durata di 6 ore e 41 minuti, è stata la prima per Virts, che indossava la tuta spaziale EMU (Extravehicular Mobility Unit) completamente bianca e veniva identificato come EV-2. Wilmore invece, con indosso la tuta con una striscia rossa e contrassegnato come EV-1, ha ora trascorso 13 ore e 15 minuti nel vuoto dello spazio durante le sue due attività extra-veicolari. L'EVA 29 era iniziata alle 7:45 a.m. EST di questa mattina (le 12:45 ora italiana). L'astronauta italiana dell'ESA, Samantha Cristoforetti ha svolto il ruolo di appoggio dall'interno della stazione, aiutando anche i due astronauti ad indossare le ingombranti tute.
In totale gli astronauti, nel corso della storia della ISS, hanno trascorso 1.159 ore ed 8 minuti conducendo 185 passeggiate spaziali per l'assemblaggio e la manutenzione della stazione spaziale.
La stessa coppia di oggi si avventurerà di nuovo fuori dalla stazione mercoledì 25 febbraio per dispiegare altri due cavi e lubrificare la parte terminale del braccio robotico della stazione spaziale. La NASA seguirà la EVA 30 ad iniziare dalle 6 a.m. di mercoledì mentre l'inizio della passeggiata spaziale è previsto per le 7:10 a.m. (le 13:10 ora italiana). Infine una terza ed ultima passeggiata spaziale è prevista per il 1° marzo.
Tutte e tre le EVA previste, e le altre quattro che seguiranno durante l'anno, permetteranno il posizionamento ai due PMA di speciali adattatori di aggancio universali chiamati IDA (International Docking Adapters) ad avere alla fine due boccaporti disponibili contemporaneamente per l'arrivo dei veicoli commerciali equipaggio, due altri boccaporti per l'ormeggio dei veicoli cargo e un boccaporto libero per l'aggancio del modulo gonfiabile di prova della Bigelow in arrivo entro l'anno.
I veicoli commerciali equipaggio, a differenza di quelli cargo, potranno attraccare da soli, senza l'ausilio del braccio robotico e questo permetterà un più rapido sgancio in caso di emergenza. Infatti l'operazione di cattura e poi di ormeggio dei veicoli cargo è molto più lenta e non è praticabile per gli equipaggi in caso vi fosse bisogno di raggiungere rapidamente le capsule e, in casi estremi, lasciare la stazione.
L'attracco delle capsule equipaggio può avvenire soltanto ai PMA, il primo, PMA-2 è quello al quale hanno lavorato oggi i due astronauti, si trova anteriormente al Nodo 2. Questa era la posizione originaria dove attraccavano gli Space Shuttle e alla quale, una volta installato l'adattatore di aggancio IDA potranno attraccare le capsule commerciali equipaggio CST-100 di Boeing e Dragon V2 di SpaceX.
La ISS possiede però un terzo PMA, il PMA-3 (il PMA-1 connette il Nodo 1 con il modulo russo Zarya e quindi non è rilocabile) che è rimasto inutilizzato fino ad ora in quanto solo uno Shuttle alla volta poteva raggiungere la stazione. Il PMA-3, che adesso è montato sul boccaporto sinistro del Nodo 3 e quindi non utilizzabile per problemi di prossimità con i moduli vicini, verrà spostato al Nodo 2 sul boccaporto che guarda verso l'alto (Zenit).
Infine anche il modulo PMM (Permanent Multipurpose Module) 'Leonardo' verrà trasferito dalla sua posizione attuale sul boccaporto che guarda verso Terra (Nadir) del Nodo 1 al boccaporto anteriore del Nodo 3. In questo modo si libererà il boccaporto Nadir del Nodo 1 che diventerà un ormeggio di riserva per i veicoli cargo commerciali.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) Wilmore e Virts al lavoro all'esterno della ISS durante la EVA di oggi. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: NASA) la posizione finale dei PMA, sul Nodo 2 della ISS, con i nuovi adattatori di attracco IDA che giungeranno alla stazione entro l'anno a bordo dei cargo Dragon di SpaceX.

Fonti: NASA Blog ISS - Nasaspaceflight

20/02/2015 - Vita su Marte: Le prove potremmo cancellarle proprio noi -

Gli scienziati hanno scoperto che la jarosite distrugge i composti organici quando viene riscaldata.
Di per sé questa notizia potrebbe sembrare poco rilevante e soprattutto riservata ad un pubblico ristretto ma vale la pena ricordare che questo minerale, un solfato di ferro, è molto diffuso su Marte ed è stato individuato più volte da Curiosity nei campioni prelevati, come quello proveniente dall'ultimo drill su Mojave2, ad esempio.
Il rover utilizza il suo Sample Analysis at Mars (SAM) per studiare sia l'atmosfera che i campioni solidi di rocce e terreno.
Il SAM contiene uno spettrometro di massa (QMS), un gascromatografo (GC) e uno spettrometro laser (TLS) e funziona praticamente come un piccolo forno, cuocendo i campioni progressivamente fino a 1.000° Celsius ed analizzando i gas emanati durante il processo.
Ora però, i ricercatori dell'Imperial College London e del Natural History Museum hanno replicato la tecnica usata da Curiosity per analizzare il terreno marziano e cercare composti organici, scoprendo che, quando questi ultimi sono presenti insieme alla jarosite, intense raffiche di calore (flash-heating) abbattono il minerale in anidride solforosa e ossigeno, che a sua volta distrugge i composti organici senza lasciare tracce.
Davvero una pessima notizia!
Il professor Mark Sempton, del Department of Earth Science and Engineering presso l'Imperial College London e co-autore del documento pubblicato oggi sulla rivista Astrobiology, si era occupato del perclorato, un'altra spina nel fianco per la ricerca della vita. Anche questo minerale crea problemi se viene risclaldato, rompendosi e producendo ossigeno e cloro sotto forma di gas, che a sua volta reagisce con composti organici suddividendoli in anidride carbonica e acqua.
"Le proprietà distruttive di alcuni solfati di ferro e perclorati verso la materia organica possono spiegare perché le missioni attuali e precedenti non hanno finora offerto alcuna prova conclusiva di sostanze organiche conservate sulla superficie di Marte," ha dichiarato Sephton. "Questo nonostante gli scienziati sappiano da studi precedenti che i composti organici sono stati consegnati a Marte dalle comete, dai meteoriti e dalla polvere interplanetaria nel corso della sua storia."
Ora il team sta studiando nuovi metodi operativi per Curiosity da adottare quando nelle rocce sono presenti questi minerali. Questo potrebbe aiutare anche le missioni future, come l'europea ExoMars che dovrebbe prelevare campioni di terreno e del sottosuolo ed analizzarli con lo stesso metodo utilizzato finora.
James Lewis, sempre del Department of Earth Science and Engineering all'Imperial College London, co-autore del documento, ha detto: "il nostro studio mostra che se la jarosite viene rilevata, allora è chiaro che gli esperimenti di riscaldamento alla ricerca di composti organici non possono essere efficaci."
Sulla Terra, però, solfati di ferro come la jarosite si formano nelle difficili acque acide che sgorgano da rocce ricche di zolfo dove, nonostante le avverse condizioni, si crea un habitat ideale per i microorganismi.
Lewis ha aggiunto: "Il problema è che la jarosite è la prova di sistemi che potrebbero aver sostenuto la vita, quindi non è un minerale che gli scienziati possono evitare completamente nella loro analisi dei terreni su Marte. Speriamo che il nostro studio possa aiutare gli scienziati ad interpretare i dati ed a setacciare l'enorme quantità di eccellenti informazioni che Curiosity sta producendo, per trovare le prove che Marte una volta era in grado di sostenere la vita."
Un grazie a Elisabetta Bonora (@EliBonora) di Alive Universe Images per l'articolo in italiano.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44) un 'autoscatto' di Curiosity al Sol 868.

Fonti: Alive Universe Images - Imperial College UK

20/02/2015 - Il Falcon 9 con i motori potenziati debutterà con un satellite SES -

Un satellite per telecomunicazioni dell'operatore commerciale SES, del Lussemburgo, sarà il passeggero per il debutto di una versione potenziata del razzo vettore Falcon 9 della SpaceX a metà del 2015.
La decisione arriva dopo aver valutato i rischi di lanciare il satellite SES 9 con un razzo i quali motori opereranno a potenza più alta per la prima volta.
La SpaceX prevede di lanciare questo satellite per telecomunicazioni con un razzo Falcon 9 da Cape Canaveral a giugno o luglio e che i suoi nove motori Merlin 1D produrranno più potenza che nei precedenti voli.
La compagnia non ha specificato quale aggiornamento fisico è stato realizzato per aumentare la potenza dei motori o quanta spinta aggiuntiva produrranno.
Martin Halliwell, capo tecnico della SES, ha dichiarato in gennaio ai giornalisti che l'aggiornamento dei Merlin avrebbe prodotto circa il 20% di spinta in più.
Costruito dalla Boeing Satellite System, il SES 9 ha bisogno di una spinta ulteriore per raggiungere la sua orbita di trasferimento ellittica che poi lo condurrà alla posizione geostazionaria finale a 36.000 km sopra la Terra.
Il SES 9 ha una massa al lancio di 5.300 kg., più pesante di ogni altro carico utile lanciato dal razzo Falcon 9 verso l'orbita geostazionaria, la preferita per i grandi satelliti per telecomunicazioni.
Il SES 9 sarà posizionato a 108,2° gradi di longitudine Est sopra la zona Asia-Pacifico, trasmettendo segnali diretti televisivi e marittimi ai clienti nell'Oceano Indiano.
Nella foto (Credit: SpaceX) i nove motori Merlin 1D del primo stadio del vettore Falcon 9 della SpaceX disposti a 'octaweb'.

Fonte: Spaceflight Now

Nell'illustrazione artistica (Credit: United Launch Alliance) la parte superiore della torre equipaggi alla rampa SLC-41.

20/02/2015 - Iniziata la costruzione della torre di accesso equipaggio per l'Atlas 5 -

I team di Boeing e della United Launch Alliance (ULA) hanno tenuto assieme una cerimonia per l'inizio della costruzione della prima struttura di accesso per l'equipaggio presso la Cape Canaveral Air Force Station, nel corso degli ultimi decenni. I preparativi permetteranno allo Space Launch Complex 41 (SLC-41 di ospitare gli astronauti e il loro personale di supporto per i voli di prova e le missioni dirette alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La torre verrà utilizzata per i lanci del veicolo spaziale CST-100 della Boeing posto sulla sommità di un razzo Atlas 5. La Boeing è stata scelta per finalizzare il progetto del suo sistema integrato di trasporto e lavora con il Crew Commercial Program della NASA per certificarsi ai lanci con equipaggio verso la stazione entro il 2017.
"Oggi, 53 anni fa, John Glenn diventava il primo Americano a raggiungere l'orbita terrestre, lanciato proprio con un Atlas a poche miglia da qui," ha detto Jim Sponnick, vice presidente dei programmi Atlas e Delta di ULA. "Il team di ULA è molto orgoglioso di collaborare con la Boeing e la NASA nel Crew Commercial Program per proseguire questa eredità e riportare l'America a lanciare gli astronauti verso la stazione."
La Boeing e la ULA hanno completato il progetto per la struttura di accesso, alta 60 metri e realizzata in metallo, nell'estate del 2013. Il progetto è stato realizzato in modo modulare così che possa essere costruito in grandi sezioni lontano dalla rampa e poi spostato via camion e assemblato assieme fino al completamento fra un lancio e l'altro dei razzi Atlas. Ci vorranno circa 18 mesi per costruire la torre.
John Mulholland, vice presidente dei Programmi Commerciali della Boeing ha dichiarato: "E' la prima costruzione di questo tipo a Cape fin dagli anni '60 e quindi, costruire questa torre per l'accesso degli equipaggi significa riportare la capacità di lancio umana negli Stati Uniti. E' un fatto molto significativo."
Le squadre di costruzione dovranno affrontare tutte le sfide usuali della costruzione di un edificio di venti piani di fronte all'oceano, più il fatto che l'Atlas 5 è uno dei più indaffarati lanciatori americani e non potrà fermarsi durante le fasi di costruzione della torre.
La struttura di accesso equipaggi si ergerà visualmente vicino alla SLC-41, in gran parte perché il complesso di lancio in questione ha un design chiamato 'clean pad' con solo cemento armato alla base e quattro torri parafulmini attorno. A circa 550 metri a sud si trova un edificio chiamato Vertical Integration Facility (VIF) che ospita le gru e le piattaforme per assemblare in verticale il razzo Atlas 5.
"Dopo il VIF e le torri parafulmini, la torre di accesso equipaggio sarà la struttura più alta del sito di lancio," dice Howard Biegler, capo Operazioni di Lancio per i Servizi di Lancio Umani di ULA.
La rampa di Atlas 5 è stata utilizzata, finora, solo per il lancio di veicoli senza equipaggio, ad iniziare dai razzi Titan nel 1965 e e poi dagli Atlas dal 2002. Le missioni della NASA lanciate dalla SLC-41 comprendono i robot Viking che sono atterrati su Marte, le sonde Voyager che hanno fatto il giro dei pianeti esterni, la New Horizons ora in arrivo a Plutone e il rover Curiosity attualmente a spasso su Marte.
Sebbene la rampa abbia dimostrato di poter servire con veicoli spaziali e sonde estremamente complesse, le richieste di gestione di una capsula che trasporta esseri umani è molto più complessa. Per iniziare il razzo non può essere portato alla rampa e rifornito mentre gli astronauti si trovano a bordo. Considerazioni di sicurezza richiedono inoltre di potersi allontanare rapidamente in caso di emergenza prima che il razzo decolli.
"Non vedo l'ora di vedere la torre completata e un Atlas 5 là con una CST-100 in direzione della ISS," ha detto Bob Cabana, direttore del Kennedy Space Center della NASA. "Questa storica rampa ha lanciato un gran numero di missioni scientifiche della NASA e ora lancerà un carico ancora più prezioso, gli astronauti della NASA diretti alla stazione."
Il flusso di missioni di veicoli spaziali commerciali con equipaggio sono vitali per l'obiettivo nazionale di ridare all'America la capacità di lanciare i propri astronauti verso la stazione in modo che questo laboratorio veramente unico possa continuare a rispettare le promesse di ricerche avanzatissime per i benefici di tutti sulla Terra. Con il nuovo veicolo spaziale, l'equipaggio della stazione potrà essere aumentato di uno e questo permetterà di raddoppiare il tempo settimanale dedicato alla ricerca da 40 a 80 ore.
"Questo è un chiaro esempio di come il progresso che vedremo sulla Space Coast come industria al lavoro per il sicuro viaggio dei nostri astronauti da e per la stazione," ha detto Kathy Lueders, responsabile del Commercial Crew Program della NASA. "Una volta che questa torre di accesso sarà completata, questo storico complesso di lancio diverrà parte integrante di una nuova era nel volo spaziale umano."
Nella foto (Credit: NASA/ULA/Boeing) i funzionari di NASA, Boeing, ULA e Air Force alla cerimonia di inizio lavori per la torre di lancio alla rampa SLC-41 di Cape Canaveral. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: United Launch Alliance) la parte superiore della torre equipaggi alla rampa SLC-41 di Cape Canaveral.

Fonte: NASA

20/02/2015 - La missione della NASA su Europa potrebbe cercare i segni di vita aliena -

Una potenziale missione della NASA verso la luna Europa di Giove potrebbe fornire i segnali che vi è celata una forma di vita nell'oceano nascosto sotto la superficie ghiacciata.
I funzionari della NASA hanno chiesto agli scienziati di considerare i modi con i quali eseguire una missione su Europa che possa cercare le prove di segni di vita negli sbuffi di vapore d'acqua che apparentemente fuoriescono nello spazio da una regione polare sud della luna di Giove.
Secondo i ricercatori, questi sbuffi, osservati nel dicembre 2012 dal Telescopio Spaziale Hubble, potrebbero fornire un modo per ottenere dei campioni dell'acqua che compone l'oceano liquido ben nascosto sotto la spessa crosta ghiacciata della luna.
Questa è la nostra occasione per studiare se vi sia la vita su Europa," ha detto il capo scientifico della NASA, John Grunsfeld, mercoledì 18 febbraio durante un convegno dell'Agenzia tenutosi presso il Centro Ames, a Silicon Valley, proprio su questi sbuffi. E' solo una speranza ma non dobbiamo mancare quest'opportunità perché ci mancano le idee."
La NASA ha lavorato sulle proposte di una missione per Europa da anni ma lo scorso luglio la NASA ha chiesto ufficialmente agli scienziati di tutto il mondo di proporre gli strumenti che potrebbero volare a bordo di un veicolo spaziale diretto verso quella luna.
All'inizio di questo mese la Casa Bianca ha proposto lo stanziamento di 30 milioni di dollari per l'anno fiscale 2016, per formulare una missione verso Europa.
La NASA ha studiato a lungo una proposta chiamata 'Europa Clipper' che prevedeva l'invio verso Giove di una sonda che avrebbe eseguito 45 sorvoli di Europa nel corso di tre anni e mezzo con altezza variabili dai 25 ai 2.700 km. Ora a questa proposta potrebbe essere aggiunto un campionamento degli sbuffi di vapore per studiare la loro composizione.
La missione potrebbe partire nel 2022 ed arrivare nel sistema gioviano verso il 2030 anche se, utilizzando il mega-razzo Space Launch System (SLS) i tempi di viaggio si potrebbero accorciare di parecchio.
Anche l'ESA sta studiando una missione verso Europa, chiamata Jupiter Icy Moon Explorer (JCME) il cui lancio previsto nel 2022 prevede però lo studio anche di Ganimede e Callisto, le altre due lune ghiacciate di Giove, oltre che di Europa.
Una sonda, come la proposta Clipper, potrebbe attraversare i pennacchi di vapor d'acqua, che sono stati visti arrivare anche a 200 km dalla superficie, e raccogliere dei campioni da analizzare sul posto, dato la troppa complessità che richiederebbe di farli tornare verso la Terra per essere studiati di prima mano dagli scienziati.
Se nei campioni vi fossero degli aminoacidi complessi sarebbe una chiara prova che nell'oceano sotterraneo di Europa si cela la vita.
Un altro problema che si aggiunge è però che questi sbuffi non sono continui ed, anzi, nonostante gli avvistamenti di Hubble nel 2012, in seguito non sono stati più osservati.
Potrebbero essere solo sporadici episodi e la possibilità di passare con la sonda proprio mentre avvengono potrebbe essere bassa.
Comunque il team che ha scoperto questi pennacchi prevede ulteriori osservazioni di Europa, utilizzando sempre Hubble, fino a maggio di quest'anno e la NASA e gran parte della comunità scientifica è ansiosa di sapere i risultati di questa ricerca.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/SETI Institut) Europa in un'elaborazione del 2014 della foto originale scattata dalla sonda Galileo negli anni '90.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: Stephen Clark/Spaceflight Now) un modello del nuovo adattatore di aggancio IDA.

19/02/2015 - La passeggiata spaziale sulla ISS rinviata a sabato -

I responsabili di NASA per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno deciso giovedì di rinviare la prima, delle tre passeggiate spaziali previste, di un giorno per dare maggiore tempo ai controllori di volo e agli ingegneri di prendersi un respiro dopo il complesso lavoro di verifica dello stato dei componenti critici delle tute spaziali.
Il Comandante Barry 'Butch' Wilmore e Terry Virts dovranno installare oltre 230 metri di cavi elettrici e dati necessari per il nuovo meccanismo di attracco che verrà utilizzato dai veicoli spaziali commerciali per gli equipaggi costruiti da Boeing e SpaceX. Inoltre i due prevedono di installare e testare un paio di antenne che fanno parte di un nuovo sistema di comunicazione che verrà utilizzato dagli equipaggi in arrivo e partenza dal complesso orbitale.
La prima attività extra-veicolare (EVA-29) prevista originariamente per venerdì, è slittata a sabato, attorno alle 7:10 a.m. EST (le 13:10 ora italiana) e la seconda si sposterà di conseguenza di un giorno a mercoledì. La terza EVA rimane invece prevista per il 1° marzo come annunciato precedentemente anche se deve essere confermata dopo una ulteriore revisione.
La decisione del rinvio è stata chiesta dagli ingegneri a conclusione del controllo delle tute di Wilmore e Virts che non hanno mostrato gli stessi segni di corrosione alle ventole della pompa separatore come quelle spedite a Terra per le analisi. I moduli in questione fanno circolare l'ossigeno e l'acqua di raffreddamento attraverso la tuta utilizzando un comune motore elettrico e una trasmissione. Ogni tuta è inoltre dotata di un sistema di emergenza di riserva. Dopo lunghe indagini gli ingegneri hanno concluso che la corrosione dei cuscinetti della trasmissione della ventola inviata a Terra è stato il risultato degli ulteriori test eseguito dopo che l'acqua era penetrata nel casco di Luca Parmitano durante l'EVA del 2013.
La tuta che verrà utilizzata da Wilmore, numero seriale 3003, è quella più recente sulla stazione e il suo meccanismo della ventola della pompa separatore è un'attrezzatura originale che non ha nessun segno di problemi. La tuta che invece utilizzerà Virts, la 3013, è stata anch'essa controllata e piccoli cambiamenti nel voltaggio del suo meccanismo della ventola della pompa separatore indicano che potrebbe essere presente una piccola corrosione.
Kenny Todd, responsabile integrazione ed operazioni della ISS presso il Johnson Space Center di Houston ha dichiarato che gli ingegneri non credono che la ventola della tuta di Virts possa guastarsi se sottoposta a normale funzionamento. Ma, anche se accadesse, l'astronauta non sarebbe in pericolo. "Anche se avvenisse durante l'EVA, abbiamo sempre un sistema separato di emergenza che fornirà il tempo necessario al ritorno nel modulo di decompressione," dice Todd. "Da questo punto di vista non vi sono rischi per l'equipaggio, in termini di rischio della vita." Todd sottolinea che il problema attuale non ha niente a che vedere con la contaminazione che causò l'entrata dell'acqua nel casco di Parmitano con potenziali risultati catastrofici.
Al momento gli ingegneri della NASA stanno lavorando per trovare una soluzione al problema della corrosione utilizzando procedure alternative per migliorare la rimozione dell'acqua e l'asciugatura della tuta dopo un test chimico con acqua.
Quella di sabato sarà solo la prima di una lunga serie di operazioni di aggiornamento della ISS in preparazione all'arrivo dei nuovi veicoli con equipaggio di Boeing e SpaceX, i cui primi voli sono previsti per il 2017. Oltre all'installazione del nuovo sistema di aggancio, il cui arrivo alla ISS è previsto per giugno e dicembre per mezzo di veicoli cargo Dragon di SpaceX, il braccio robotico della stazione dovrà spostare il Permanente Multipurpose Module, PMM 'Leonardo', in modo da liberare il boccaporto di Unity per i veicoli cargo. Lo spostamento di PMM è previsto per giugno. Un'estensione del boccaporto di attracco conosciuto come Pressurized Mating Adapter No. 3 (PMA-3) sarà spostato in ottobre sul boccaporto superiore del modulo Tranquility, dove verrà montato il secondo nuovo adattatore di attracco. Nello stesso periodo un cargo della SpaceX porterà il modulo gonfiabile costruito dalla Bigelow Aerospace, il Bigelow Expandable Activity Module, o BEAM. Questo primo modulo gonfiabile, agganciato al boccaporto anteriore di Tranquility, rimarrà lì per almeno due anni come progetto tecnologico dimostrativo.
In tutto saranno necessarie circa 880 ore/uomo per preparare le sette EVA totali previste, installare i cavi interni e per le operazioni con il Canadarm2 per installare gli adattatori di aggancio e spostare il PMM e il PMA-3.
Quando tutto questo lavoro sarà completato saranno disponibili due boccaporti per le capsule Boeing e SpaceX, una di fronte al modulo Harmony, lo stesso al quale una volta attraccavano gli Space Shuttle, e il secondo sulla parte superiore, sempre dello stesso modulo.
I veicoli cargo senza piloti saranno invece ormeggiati al boccaporto che guarda verso la Terra del modulo Harmony - lo stesso utilizzato attualmente - così come al boccaporto che guarda verso la Terra del modulo Unity, dove era originariamente agganciato il PMM.
Sebbene i primi veicoli commerciali con equipaggio non siano attesi prima della fine del 2017, il responsabile del programma ISS, Mike Suffredini, ha detto che vuole che le parti del lavoro spettanti alla NASA siano eseguite quanto prima in modo da cautelarsi da ogni possibile problema che potrebbe sorgere lungo la strada.
Nell'immagine (Credit: NASA/CBS News) un fotogramma della simulazione al computer della EVA-29 prevista per sabato. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Stephen Clark/Spaceflight Now) un modello del nuovo adattatore di aggancio IDA (International Docking Adapters) presso il Johnson Space Center della NASA.

Fonti: Spaceflight Now - NASA Blog ISS

19/02/2015 - Intervista esclusiva a Pietro Aliprandi, l'italiano di Mars One -

Abbiamo avuto l'occasione di poter fare alcune domande a Pietro Aliprandi, l'unico italiano rimasto fra i 100 candidati alla missione Mars One.
In questa pagina potrete leggere l'intervista integrale che abbiamo fatto al Sig. Aliprandi via e-mail il 19 febbraio 2015, dopo che era apparsa la notizia che erano stati selezionati i 100 candidati per il posto di primi coloni su Marte.
Ricordiamo che Mars One è impegnata nel preparare il primo invio di esseri umani sul Pianeta Rosso con l'obiettivo di avviare una prima colonia permanente. Il progetto è completamente privato e autofinanziato. Al momento la data dello sbarco dei primi quattro coloni, due uomini e due donne, è prevista per il 2025.
L'ambiente scientifico e tecnologico spaziale è molto scettico e vede questo progetto 'poco realistico' dati i costi e i mezzi necessari che, al momento, nemmeno le più grandi agenzie spaziali nazionali possono permettersi. E' stato quindi con grande piacere di poter ascoltare qualcuno che invece è così coinvolto nel progetto.
Ringraziamo il Sig. Aliprandi per la sua cortesia e disponibilità e gli auguriamo che questo progetto, così 'ambizioso', possa andare in porto anche perché, prima o poi, dovremo uscire da questa culla...

19/02/2015 - L'Iran presenta il suo primo veicolo spaziale per equipaggio -

Durante una mostra tenutasi a Tehran, il Presidente della Repubblica Islamica Iran, Hassan Rouhani, ha visitato gli stand e ammirato i vari strumenti ed attrezzature della ricerca spaziale della Nazione.
Al centro della sala, in bella mostra, un modello in scala reale di quello che dovrebbe essere il primo veicolo spaziale abitato dell'Iran. All'interno della piccola capsula, delle dimensioni simili a quelle della Mercury degli Stati Uniti, un manichino di astronauta vestito con una tuta spaziale.
L'agenzia di stampa iraniana IRNA non ha fornito altri particolari.
Altre fonti non confermate parlano di un possibile primo lancio senza equipaggio programmato per il prossimo anno, magari in un volo suborbitale.
Nella foto (Credit: ISNA/Erfan Khoshkod) la capsula esposta a Tehran.

Fonti: IRNA - Nasaspaceflight

Nella gif animata (Credit: NASA/Johns Hopkins APL/Southwest Research Institute) la rotazione delle due lune attorno a Plutone.

18/02/2015 - 85 anni dopo la scoperta di Plutone, la sonda New Horizons scorge le sue piccole lune -

Sono trascorsi esattamente 85 anni dalla scoperta di Plutone fatta dall'astronomo Clyde Tombaugh e il veicolo spaziale della NASA, in viaggio per incontrare il pianeta nano ghiacciato questa estate, ha fornito le prime immagini delle piccole lune in orbita attorno al pianeta.
Le lune Nix e Hydra sono visibili in una serie di immagini prese dalla sonda New Horizons fra il 27 gennaio e l'8 febbraio, da una distanza variabile fai 201 ai 186 milioni di km. Le immagini a lunga esposizione offrono la migliore vista di queste due piccole lune che orbitano attorno a Plutone che Tombaugh scoprì dall'Osservatorio Lowell di Flagstaff, in Arizona, il 18 febbraio 1930.
"La scoperta di Plutone da parte del professor Tombaugh era in anticipo sui tempi, foriera dalla scoperta della fascia di Kuiper e di un'intera nuova classe di pianeti," dice Alan Stern, capo scienziato di New Horizons per il Southwest Research Institute, di Boulder, in Colorado. "Il team di New Horizons rende onore a questa scoperta storica."
Montato in un filmato di sette fotogrammi, le nuove immagini forniscono la prima occhiata estesa ad Hydra (identificata come un diamante giallo) e della prima osservazione di Nix (il diamante arancione). L'immagine a destra è stata processata in modo speciale per rendere più facilmente identificabili le piccole lune. "E' emozionante vedere i dettagli del sistema di Plutone emergere mentre la sonda accorcia le distanze in vista dell'incontro del 14 luglio," dice John Spencer, membro del team scientifico di New Horizons, anch'esso del Southwest Research Institute. "Questa prima buona osservazione di Nix e Hydra segna un'altra pietra miliare ed è un modo perfetto per celebrare la scoperta di Plutone."
Queste sono la prima di una serie di immagini a lunga esposizione che proseguiranno fino ai primi di marzo, con lo scopo di meglio definire la conoscenza delle orbite della lune da parte del team. Ogni fotogramma è una combinazione di cinque immagini di 10 secondi, prese con lo strumento LORRI (Long-Range Reconnaissance Imager) di New Horizons utilizando una modalità speciale che combina i pixel per incrementare la sensibilità a spese della risoluzione. A sinistra Nix e Hydra sono appena visibili contro il bagliore di Plutone e della sua grande luna Caronte, e con il denso campo stellare di sfondo. Le scie luminose e scure che si estendono alla destra di Plutone sono artefatti dell'elettronica della fotocamera, a causa della sovraesposizione di Plutone e Caronte. Come si può vedere nel filmato, la sonda e la fotocamera sono ruotate in alcune immagini cambiando la direzione delle scie, per evitare che queste possano oscurare le due lune.
Le immagini a destra sono state processate per rimuovere gran parte del bagliore di Plutone e Caronte, come gran parte delle stelle di fondo. Il processo lascia degli artefatti nelle immagini e lascia anche qualche altro punto chiaro residuo che non è reale ma rende Nix e Hydra molto più facili da vedere. Il nord celeste è inclinato di 28° verso destra dalla direzione 'alto' di queste immagini.
Nix e Hydra sono state scoperte dal team di New Horizons nelle immagini del Telescopio Spaziale Hubble prese nel 2005. Hydra, la più esterna luna conosciuta di Plutone, orbita attorno ad esso ogni 38 giorni ad una distanza approssimativa di 64.700 km, mentre Nix orbita ogni 25 giorni ad una distanza di 48.700 km. Ogni luna si pensa abbia, approssimativamente un diametro dai 40 ai 150 km, ma gli scienziati non conosceranno le loro misure con maggiore precisione fino a che New Horizons non otterrà immagini ravvicinate di entrambe, a luglio. Le altre due piccole lune di Plutone, Styx e Kerberos, sono ancora più piccole e troppo deboli per essere viste da New Horizons all'attuale distanza da Plutone; esse diventeranno visibili nei prossimi mesi.
Il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory gestisce la missione New Horizons per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Alan Stern, del Southwest Research Institute (SwRI), con sede a San Antonio, è il ricercatore principale e conduce la missione. SwRI guida il team scientifico, le operazioni di carico utile, e la pianificazione scientifica dell'incontro. New Horizons è parte del programma New Frontiers gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, in Alabama. L'APL ha progettato, costruito e gestisce il veicolo spaziale.
Nella foto (Credit: NASA/Johns Hopkins APL/Southwest Research Institute) le lune Nix e Hydra fotografate da New Horizons in viaggio verso Plutone. Nella gif animata in alto a sinistra (Credit: NASA/Johns Hopkins APL/Southwest Research Institute) la rotazione delle due lune attorno a Plutone.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: Calyos SA) lo schema del sistema a ciclo capillare per i treni.

18/02/2015 - La tecnologia dallo spazio al metrò di Parigi -

Grazie allo spazio, alcuni viaggiatori del metrò di Parigi possono gustarsi un percorso altamente tecnologico. Una tecnologia che deriva da quella dei satelliti spiana la strada a viaggi più confortevoli.
I turisti e i cittadini hanno familiarità con la Linea Uno della metropolitana di Parigi: essa attraversa in lunghezza la capitale francese ed è la più affollata linea della città. Oltre 213 milioni di viaggiatori percorrono ogni anno i suoi 16,6 km dotati di 25 stazioni.
Quello che i viaggiatori non sanno è che dall'ultimo anno e mezzo, i treni che percorrono questa rotta sono stati equipaggiati di un avanzato sistema di raffreddamento. Grazie ad ESA la tecnologia utilizzata viene direttamente dallo spazio.
Di solito i treni della metropolitana utilizzano grosse ventole meccaniche per dissipare il calore generato dalle attrezzature elettriche.
Ma, alla ricerca di più spazio per i passeggeri riducendo quello occupato dai macchinari, la compagnia francese di trasporti Alstom ha deciso di rivolgersi allo spazio, dove ha trovato un'alternativa con le nuove tecnologie.
Dato che non vi è aria nello spazio, le ventole non possono essere utilizzate per raffreddare le attrezzature elettriche o altre apparecchiature dei veicoli spaziali. Invece dove c'è bisogno di raffreddare gli 'heat pipes' (letteralmente 'tubi di calore', ndt) sono standard.
Questi sono riempiti di un liquido, che circola all'interno del tubo formando un ciclo chiuso, e trasportando il calore lontano dal punto caldo.
L'idea di base è semplice. Una parte del ciclo è piazzato vicino alla sorgente di calore, mentre l'altra parte è vicino ad un punto freddo, di solito l'esterno del satellite.
La sfida è quella di mantenere il liquido in circolazione senza l'aiuto di pompe meccaniche, che sono vulnerabili alle rotture.
"Nello spazio la tecnologia deve funzionare per anni o decenni, senza manutenzione o riparazione," dice Michel Ganseman, capo di Euro Heat Pipes (EHP), una compagnia che fornisce le heat pipe a circa tre quarti di tutti i satelliti scientifici e di osservazioni terrestre dell'Europa.
Le heat pipe risolvono questo problema piazzando dei materiali porosi da una parte del ciclo. Utilizzando un fenomeno chiamato sistema capillare, questi materiali realizzati in microstrutture automaticamente succhiano il liquido nel tubo.
"Immaginate di immergere un cubetto di zucchero nel caffè," spiega Michel. "Il caffè sarà rapidamente assorbito dallo zucchero, attraverso i pori, e producendo una quasi inesauribile forza capillare.
Una volta che il liquido raffreddato è stato assorbito attraverso il materiale capillare, si troverà vicino alla fonte di calore. Qui il liquido si trasformerà in vapore. Proseguendo lungo il ciclo, il vapore incontrerà la sorgente fredda e tornerà liquido. Il materiale capillare assorbirà nuovamente il liquido riportandolo verso la sorgente di calore e il ciclo si ripeterà nuovamente.
E' un modo rapido per trasportare un liquido da un posto ad un altro senza utilizzare pompe o aggiungere ulteriore energia.
Nessuna parte mobile viene utilizzata, eliminando il rischio che parti del sistema possano rompersi."

L'idea di utilizzare la tecnologia delle heat pipes per sostituire le ventole meccaniche sui vagoni della metro è giunta grazie agli studi di fattibilità finanziati dal Programma di Trasferimento Tecnologico dell'ESA e del lavoro con Belspo, l'Ufficio Belga di Politica Scientifica.
Questi studi di fattibilità hanno riguardato alla possibilità di raffreddare ogni cosa dai processori dei computer, alle attrezzature aeree fino ai porcili, qui sulla Terra.
Ogni cosa che abbia materiali semiconduttori - processori, moduli elettrici e cosi via - produce calore che deve essere dissipato," dice Maxime Vuckovic, manager vendite e marketing di Calyos, una spin-off di EHP fondata nel 2011. "Questa è la chiave dell'applicazione."
"L'ESA ha sempre raccomandato che le heat pipes sono una soluzione spaziale che garantisce una costante temperatura media per scopi di raffreddamento senza richiesta di ulteriore energia," ha detto Jean-Paul Henry, Amministratore Delegato di Creation, una parte della rete di trasferimento delle tecnologie.
"Calyos è stata fondata per dare soluzioni a basso costo per i mercati con nuove applicazioni terrestri utilizzando tecnologie proprietarie e conoscenze di EHP."
Poco dopo la creazione di Calyos, l'Amministratore Delegato Olivier de Laet ha iniziato a lavorare con la Alstom, uno dei più grandi costruttori al mondo di treni e metropolitane, sull'applicazione per i vagoni. Inizialmente l'idea era quella di utilizzarla per i treni ad alta velocità.
Poi la Alstom ha suggerito un mercato più ampio: la metro di Parigi, la cui flotta di vecchi treni doveva essere rinnovata.
"Se la tecnologia avrà un costo competitivo per il metrò vuol dire che può essere concorrenziale per ogni tipo di treno," dice Maxime.
Una sfida che ha dovuto affrontare questa tecnologia per essere trasferita dallo spazio è stata che il sistema capillare non potrebbe funzionare contro la gravità. "Sulla Terra c'è la gravità," dice Michel. "Ma l'abbiamo gestita."
Dopo essere state adattate per la Terra, le heat pipes sono state montate ai nuovi treni costruiti per la linea Uno della metro.
"Al momento abbiamo un esperimento sulla linea metropolitana di Parigi," dice Sebastian Nicolau della Alstom. "Ma potenzialmente possiamo proporre questa soluzione per tutti i tipi differenti di treno, dai tram alle metropolitane, dai treni suburbani a quelli ad alta velocità come il TGV."
Altri immaginano che questa tecnologia potrebbe avere impatti ulteriori: "Se siete mai stati nella metropolitana di New York City in estate, sapete che si può raggiungere i 40 ° Celsius nelle stazioni," dice Michel.
"Il motivo è che la quantità di calore da smaltire è così alta che le stazioni sono disseminate di ventole."
"Un sistema più efficiente di raffreddamento potrebbe fare la differenza. Il calore potrebbe essere dissipato fra le stazioni abbassando così la temperatura. E questo porterebbe anche meno rumore per i passeggeri."
Nella foto (Credit: Pline, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons) uno dei treni della linea Uno della metropolitana di Parigi con il nuovo sistema di raffreddamento che sfrutta le heat pipes. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Calyos SA) lo schema del sistema a ciclo capillare per i treni.

Fonte: ESA

18/02/2015 - Gli astronauti sulla ISS si preparano alla passeggiata spaziale di venerdì -

Gli astronuati della NASA Barry Wilmore, Comandante di Spedizione 42, e Terry Virts, Ingegnere di Volo, si stanno preparando per la loro prima, delle tre previste, attività extra-veicolare (EVA) che inizierà venerdì 20 febbraio alle 7:10 a.m. EST (le 13:10 ora italiana). I due hanno controllato i loro jetpacks di emergenza che dovrebbero usare nel malaugurato caso di perdere il contatto con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La passeggiata spaziale (USA-29) preparerà i boccaporti di aggancio della stazione all'arrivo dei nuovi veicoli commerciali per equipaggio.
I portelli dell'ultimo veicolo di rifornimento attraccato al laboratorio orbitale, il Progress 58 arrivato martedì, sono stati aperti mercoledì mattina. I membri dell'equipaggio di Spedizione 42 inizieranno ora a scaricare le diverse tonnellate di alimenti e rifornimenti che verranno utilizzati dai residenti della stazione per i prossimi mesi.
Intanto i sei membri dell'equipaggio proseguono la missione con la collaborazione internazionale nel condurre esperimenti scientifici in micro-gravità in svariati campi. La scansione con ultrasuoni degli occhi e i controlli della pressione del sangue sono stati condotti oggi con la guida in remoto dai medici sulla Terra. L'equipaggio ha inoltre studiato la crescita delle colture cellulari ed esplorato le tecniche per migliorare le osservazioni fotografiche della Terra.
Nell'immagine (Credit: NASA) i due astronauti di Spedizione 42 incaricati delle tre imminenti passeggiate spaziali (EVA) a bordo della ISS.

Fonte: NASA ISS Blog

Nel mosaico (Credit: Credits: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0 -- processing: K. Kremer and M. Di Lorenzo) la cometa 67P dopo il flyby del 14 febbraio.

17/02/2015 - Rosetta: le spettacolari immagini del sorvolo di S. Valentino -

Sabato 14 febbraio, il giorno di San Valentino e Festa degli Innamorati, la sonda Rosetta dell'ESA è passata a soli 6 km dalla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, nel primo flyby dedicato della missione. Il momento di massimo avvicinamento si è avuto alle 12:41 UTC (le 13:41 ora italiana) sopra la regione chiamata 'Imhotep' che si trova sul lobo più grande.
Una serie di quattro immagini sono state riprese con lo strumento NAVCAM il 14 febbraio e sono state trasmesse a Terra il giorno successivo.
Come al solito le immagini sono state pubblicate da ESA come fossero parte di un unico mosaico ma la distanza ravvicinata, combinata all'effetto di rotazione della cometa e del movimento della sonda creano delle differenze fra la prima ed ultima immagine con il risultato che il mosaico non torna perfettamente.
Ma qui ci viene in aiuto il sito Alive Universe Images che, grazie al Professor Marco Di Lorenzo, ha elaborato queste prime quattro immagini e le successive.
"Cominciamo con un mosaico di 4 immagini (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0 -- processing by: K. Kremer and M. Di Lorenzo) scattate 8 ore prima del massimo avvicinamento, quando Rosetta era ancora a 35km dal nucleo. La regione, ripresa con una risoluzione di 3 m/pixel, è quella del lobo inferiore e ricorda molto la vista che Philae ci ha trasmesso poco prima di toccare la superficie in un punto evidenziato con una crocetta rossa (posizione approssimativa determinata dal sottoscritto). Si notino i getti di gas e polvere nella parte superiore, illuminata direttamente dal Sole."
Ma l'ESA ha rilasciato un altro mosaico che Di Lorenzo ha elaborato (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0 -- processing by: M. Di Lorenzo and K. Kremer) ravvicinato della regione del lobo maggiore ripreso circa sei ore dopo, quando ne mancavano appena due al massimo avvicinamento, e la sonda si trovava ad appena 10,6 km dalla superficie e la scala è di circa 90cm/pixel.
La qualità di queste immagini è molto vicina alla massima risoluzione ottenuta lo scorso ottobre ad 9,8 km.
"Arriviamo così alla immagine più dettagliata finora rilasciata," prosegue Di Lorenzo. "con una scala di circa 75 cm/pixel e che ritrae la regione circostante il masso Cheope, spesso fotografato in passato e qui visibile in alto, al centro. Questa immagine (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0) è invece una porzione dell'immagine intera, ed è stata scattata 1h 45m dopo il massimo avvicinamento da una altezza di 8.9 km ed è quindi solo leggermente migliore di quelle già riprese in passato. Presto vedremo sicuramente foto più ravvicinate che dovrebbero mostrare dettagli di 50 cm/pixel."
Se andate al sito di Alive Universe Images potrete ammirare le immagini in alta risoluzione che permettono di notare dettagli veramente minuti della superficie della cometa.
Il passaggio ravvicinato ha permesso a Rosetta, oltre ad ottenere queste immagini ad alta risoluzione della superficie cometaria, di raccogliere campioni della parte più interna dell'atmosfera cometaria, la chioma, per meglio comprendere la connessione fra la fonte dell'attività osservata e la chioma più vasta.
Rosetta si è poi nuovamente allontanata dalla cometa ed ha raggiunto il 17 febbraio una distanza di 225 km dal suo centro.
Nel mosaico in alto a sinistra (Credit: Credits: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0 -- processing: K. Kremer and M. Di Lorenzo) la cometa 67P dopo 7 ore dal flyby del 14 febbraio con i getti in bella evidenza.

Fonti: Alive Universe Images - ESA

17/02/2015 - La Slovacchia diventa il nono Stato europeo a cooperare con l'ESA -

La Slovacchia è diventato il nono Paese a siglare un Accordo di Stato Europeo Cooperante con l'ESA.
Questo accordo rafforza le relazioni della Slovacchia con ESA, dopo la firma del primo Accordo di Collaborazione dell'aprile 2010. Il Capo del Gabinetto del Direttore Generale, il Signor Karlheinz Kreuzberg, e il Ministro dell'Educazione, Scienza, Ricerca e Sport, il Signor Juraj Draxler, hanno firmato l'accordo a Bratislava il 16 febbraio.
La Repubblica Slovacca è stata coinvolta attivamente nella ricerca di fisica spaziale e nell'astronautica, avendo avuto due cosmonauti, Il cecoslovacco Vladimir Remek (che volò nello spazio nel 1978) e il cittadino slovacco Ivan Bella, che trascorse nove giorni a bordo della stazione spaziale MIR nel 1999. Inoltre il primo satellite slovacco, chiamato 'skCube', tipo CubeSat dedicato alla ricerca spaziale e tecnologica, è attualmente in fase di sviluppo.
Dopo una visita di esperti tecnici dell'ESA alle organizzazioni slovacche avvenuta nel maggio 2014, sono stati identificati diversi potenziali progetti in svariati campi: meteo spaziale, adozione dell'uso dei dati satellitari in GIS, validazione dei dati delle osservazioni satellitari della Terra, propagazione multitraccia dei segnali GNSS, miglioramento delle stime di durata dei circuiti elettronici, utilizzo di nuovi materiali nello spazio, adattamento di meccanismi per l'uso nello spazio e nell'esplorazione con interfacce uomo/macchina tipo Google Earth e generiche attività di informatica.
La selezione dei progetti potenziali per il Plan for European Cooperating State (PECS) inizierà subito dopo la firma dell'accordo. La Carta PECS dovrebbe essere siglata dal Ministro dell'Educazione, Scienza, Ricerca e Sport non più tardi del 16 febbraio 2016.
Nella foto (Credit: TASR) a sinistra Karlheinz Kreuzberg, dell'ESA, e il Ministro slovacco Juraj Draxler alla firma dell'accordo.

Fonte: ESA

17/02/2015 - Cargo automatico Progress 58 arriva alla ISS -

Alle 14 ora di Mosca (le 12 ora italiana) un razzo vettore Soyuz-U è decollato dalla rampa di lancio n.1 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, con a bordo il cargo automatico Progress M-26M (ISS-58).
Circa 9 minuti dopo il veicolo Progress si è sganciato dal terzo stadio del razzo vettore ed ha raggiunto l'orbita prevista.
Alle 19:57 ora di Mosca (le 17:57 ora italiana), dopo quattro orbite attorno alla Terra e meno di sei ore dal lancio, il veicolo cargo Progress M-26M ha attraccato con successo al modulo Zarya della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Le operazioni di aggancio sono state eseguite in modalità automatica sotto il controllo dei membri dell'equipaggio russo che si trova a bordo della ISS e dal Centro Controllo Missione di Mosca.
L'attracco è avvenuto allo stesso boccaporto dal quale era partito, alcuni giorni fa, l'ultimo ATV dell'Agenzia Spaziale Europea.
A bordo del veicolo cargo si trovano oltre 2,6 tonnellate di rifornimenti, compresi alimenti, attrezzature scientifiche, propellente ed effetti personali per l'equipaggio.
Quello di oggi è stato l'ottavo lancio orbitale del 2015, tutti eseguiti con successo.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il decollo del razzo vettore Soyuz-U con il veicolo cargo Progress 58 (M-26M).

Fonti: Roscosmos - Spaceflight Now

17/02/2015 - Altre immagini di Cerere dalla sonda Dawn -

Crateri e misteriosi punti brillanti hanno iniziato ad emergere nelle ultime immagini di Cerere giunte dalla sonda Dawn della NASA. Queste immagini, scattate il 12 febbraio da una distanza di 83.000 km dal pianeta nano, pongono intriganti domande per il team scientifico mentre la nave spaziale si avvicina alla sua destinazione.
""Mentre ci avviciniamo lentamente al palco, gli occhi fissi su Cerere e alla sua danza planetaria, scopriamo che ci ha ingannato, e non ci ha mai fatto sapere nulla di sé," ha detto Chris Russell, ricercatore principale della missione Dawn, con sede presso la UCLA. "Ci aspettavamo di essere sorpresi, non ci aspettavamo di essere così perplessi."
Dawn sarà catturata delicatamente in orbita intorno a Cerere il 6 marzo. Mentre il veicolo spaziale ci offre immagini migliori e altri dati, il team scientifico stà indagando la natura e la composizione del pianeta nano, compresa la natura dei crateri e dei punti luminosi che stiamo mettendo sempre più a fuoco. Le ultime immagini, che hanno una risoluzione di 7,8 km per pixel, rappresentano le immagini più dettagliate di Cerere fino ad oggi
La sonda ha esplorato il gigantesco asteroide Vesta per 14 mesi durante il 2011 e 2012. Gli scienziati hanno ottenuto numerosi approfondimenti sulla storia geologica di questo corpo ed hanno visto la sua superficie craterizzata in grande dettaglio. Confrontando Vesta e Cerere, svilupperanno una migliore comprensione della formazione del Sistema Solare.
La missione di Dawn a Vesta e Cerere è gestita dal Jet Propulsion Laboratory per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Dawn è un progetto del Programma Discovery della direzione, gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, Alabama. L'UCLA è responsabile globale della scienza per la missione Dawn. Orbital ATK, Inc., di Dulles, in Virginia, ha progettato e costruito il veicolo spaziale. Il JPL è gestito per la NASA dal California Institute of Technology di Pasadena. Le fotocamere di cui la sonda è dotata sono state fornite dall'Istituto Max Planck per la ricerca sul Sistema Solare, di Gottinga, in Germania, con contributi significativi da parte del Centro Aerospaziale Tedesco (DLR) Institute of Planetary Research, di Berlino, e in coordinamento con l'Istituto di Informatica e Comunicazione Network Engineering, di Braunschweig. La mappatura spettrometro visibile e infrarosso è stata fornita dall'Agenzia Spaziale Italiana e dall'Istituto Nazionale di Astrofisica italiano, realizzato da Selex ES, ed è amministrato e gestito dall'Istituto Italiano di Astrofisica Spaziale e Planetologia, di Roma. Il rivelatore di raggi gamma e neutroni è stato costruito dal Los Alamos National Laboratory, New Mexico, ed è gestito dalla Planetary Science Institute, di Tucson, Arizona.
Per maggiori informazioni su Dawn, visitate: http://dawn.jpl.nasa.gov/.
Nelle foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) due emisferi di Cerere ripresi dalla sonda Dawn il 12 febbraio 2015.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

16/02/2015 - Sono rimasti in 100 i volontari per la colonia marziana di Mars One -

Un centinaio di persone sono ancora in competizione per diventare i primi esploratori umani di Marte.
La società no-profit olandese Mars One, che spera di poter far atterrare i primi quattro pionieri su Marte nel 2025 come avanguardia di una colonia permanente, ha annunciato lunedì 16 febbraio di aver ha ristretto il suo gruppo di candidati astronauti a 100.
Oltre 202.000 persone si candidarono per diventare esploratori marziani dopo che Mars One aprì le selezioni nell'aprile del 2013. L'ultimo taglio è arrivato dopo che il direttore medico di Mars One, Norbert Kraft, ha intervistato i 660 candidati rimasti dopo diverse altre selezioni.
"Il grande taglio dei candidati è un passo importante per trovare quelli che hanno la stoffa giusta per Marte," ha detto Bas Lansdorp, co-fondatore di Mars One, in un comunicato. "Questi aspiranti marziani forniranno al mondo l'immagine di come un moderno esploratore deve essere."
Il gruppo rimasto consiste di 50 uomini e di 50 donne con un'età che varia da 19 a 60 anni. Trentanove vengono dalle Americhe (33 solo dagli Stati Uniti), 31 dall'Europa, 16 dall'Asia, 7 dall'Africa e 7 dall'Australia.
Piccola curiosità, fra i 31 finalisti dell'Europa è rimasto un solo italiano, il giovane Pietro Aliprandi, di 25 anni di Conegliano Veneto.
I restanti candidati parteciperanno ora a sfide di gruppo, per dimostrare le loro capacità e la volontà di sopportare i rigori della vita su Marte. Dopo un'altra serie di tagli, i finalisti verranno divisi in squadre di quattro persone, e si addestreranno su un avamposto simulato del Pianeta Rosso
Infine la Mars One intende selezionare 24 astronauti (sei squadre di quattro persone) che diventeranno dipendenti a tempo pieno dell'organizzazione e si prepareranno per la missione di colonizzazione marziana.
Mars One intende inviare equipaggi composti da quattro persone verso il Pianeta Rosso ogni due anni dopo il primo atterraggio, che dovrebbe avvenire nel 2025. Al momento non vi sono piani per riportare questi coloni marziani sulla Terra.
Mars One ha previsto una serie di missioni robotiche precursori per preparare il terreno all'arrivo delle persone. La prima di queste, che porterà un lander e un orbiter su Marte è prevista per il lancio nel 2018.
L'organizzazione prevede di finanziare queste ambiziose attività principalmente vendendo ai media globali l'intera missione, dalla selezione degli astronauti fino alla loro vita su Marte.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Mars One) la prima colonia su Marte.

Fonti: Space.com - Mars One - La Stampa

Nella foto (Credit: JPL/NASA/STScI) un curioso pennacchio osservato su Marte il 17 maggio 1997 dal Telescopio Spaziale Hubble.

16/02/2015 - Misteriosi pennacchi visti su Marte incuriosiscono gli scienziati -

I pennacchi visti raggiungere le alte quote sopra la superficie di Marte stanno causando scalpore tra gli scienziati che studiano il clima del Pianeta Rosso.
In due diverse occasioni, a marzo e aprile 2012, gli astronomi dilettanti hanno segnalato il formarsi di caratteristici pennacchi nell'alta atmosfera del pianeta.
In entrambi i casi i pennacchi sono arrivati alla quota di circa 250 km sopra la stessa regione di Marte. In confronto, eventi simili visti in passato non avevano superato i 100 km di quota.
"A circa 250 km la divisione fra l'atmosfera e lo spazio esterno è molto tenue, e quindi le osservazioni di questi pennacchi è estremamente inaspettata," ha detto Agustin Sanchez-Lavega, dell'Università del Pais Vasco, in Spagna, autore principale di uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sul numero della rivista Nature del 16 febbraio 2015.
Le strutture si sviluppano in meno di 10 ore, coprendo un'area di oltre 1.000x500 km e rimangono visibili per quasi 10 giorni, cambiando la loro forma ogni giorno.
Nessuna delle sonde in orbita attorno a Marte ha mai visto queste strutture a causa delle geometrie e delle condizioni di illuminazione al momento della loro presenza.
Tuttavia, il controllo delle immagini archiviate dell'Hubble Space Telescope scattate tra il 1995 e il 1999 e delle banche dati di immagini amatoriali che abbracciano il periodo 2001-2014 rivelato nubi occasionali al lembo di Marte, anche se di solito solo fino a 100 km di altitudine.
Ma una serie di immagini di Hubble prese il 17 maggio 1997 hanno rivelato un'anormale alto pennacchio, simile a quello avvistato dagli astronomi dilettanti nel 2012.
Gli scienziati stanno ora lavorando per determinare le cause dei pennacchi utilizzando i dati di Hubble in combinazione con le immagini riprese dagli appassionati astrofili.
"Un'idea che abbiamo discusso è che le caratteristiche possano essere causate da una nube riflettente di ghiaccio d'acqua, anidride carbonica, ghiaccio o particelle di polvere, ma ciò richiederebbe deviazioni eccezionali da modelli di circolazione atmosferica standard per spiegare formazioni nuvolose a tali elevate altitudini," afferma Agustin.
Un'altra ipotesi è che possa trattarsi di un'emissione aurorale, anzi le aurore sono state precedentemente osservate in questi luoghi, legati a una regione nota sulla superficie dove c'è una grande anomalia nel campo magnetico della crosta," aggiunge Antonio Garcia Munoz, ricercatore presso ESTEC e co-autore dello studio di ESA.
Una delle teorie prende anche in considerazione una possibile eruzione vulcanica ma è difficile stabilirlo dalla qualità delle immagini e non spiegherebbe perché le 'nuvole' sono apparse solo sul terminatore ha spiegato Lavega e, in ogni caso, non si è a conoscenza di eventuali vulcani attivi su Marte.
Una massiccia tempesta di polvere, invece, è stata esclusa, in quanto normalmente non raggiungono quote oltre i 60 chilometri ed inoltre queste bolle non hanno la firma della polvere rossa marziana.
Come ultima spiaggia, è stata valutata anche un'origine biologica, ma finora non è stata rilevata vita su Marte né passata né presente "quindi non può essere." ha aggiunto Heavens. "Non essendoci prove positive, l'origine biologica andrebbe esclusa."
La discussione è quindi ancora aperta sulla natura e la genesi di questi curiosi pennacchi marziani ad alta quota. Ulteriori approfondimenti dovrebbero essere possibili dopo l'arrivo della sonda ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO) dell'ESA sul Pianeta Rosso, il cui lancio è previsto nel 2016.
Nelle immagini (Credit: W. Jaeschke and D. Parker) la posizione dei misteriosi pennacchi su Marte e la loro modifica morfologica ripresa il 21 marzo 2012. Nella foto in alto a sinistra (Credit: JPL/NASA/STScI) un curioso pennacchio osservato su Marte il 17 maggio 1997 dal Telescopio Spaziale Hubble.

Fonti: ESA - Alive Universe Images

16/02/2015 - Arianespace strappa alla SpaceX il lancio di due satelliti coreani -

Due satelliti da osservazione terrestre della Corea del Sud voleranno a bordo di razzi Ariane 5 nel 2018 e 2019 dopo che Arianespace ha battuto la SpaceX nella competizione per lanciare i veicoli spaziali. La notizia è stata data ufficialmente venerdì da Arianespace e KARI (l'agenzia spaziale della Corea del Sud).
I satelliti GEO-Kompsat 2A (GK2A) e GEO-Kompsat 2B (GK2B) saranno lanciati su un'orbita geostazionaria di trasferimento su due voli separati di Ariane 5 con carichi secondari. Di solito Ariane 5 porta in orbita due grandi satelliti alla volta.
Arianespace ha firmato il contratto per i satelliti venerdì con la Korea Aerospace Research Institute (KARI), l'agenzia spaziale della Corea del Sud.
Funzionari coreani avevano preso in considerazione Arianespace e SpaceX per il lancio dei loro satelliti, ma alla fine la selezione ha visto vincente il fornitore francese, secondo quanto riportato in una dichiarazione del Ministero della Scienza, ITC e Pianificazione Futura della Corea.
Sebbene l'arrivo di SpaceX sul mercato abbia rivoluzionato il mercato dei lanci commerciali, nel documento del ministero si sottolinea che la lunga serie di successi di Ariane 5 - 47 lanci di successo di fila per la variante Ariane 5 ECA - ha segnato un grosso punto a favore nella decisione del governo.
In risposta ai prezzi di SpaceX per i voli sul suo Falcon 9, Arianespace ha istituito uno sconto per i satelliti più piccoli che, grazie alle loro dimensioni ridotte, possono occupare la posizione più in basso, delle due previste, all'interno dell'ogiva protettiva del razzo Ariane 5.
I termini finanziari del contratto non sono stati rivelati.
Entrambi i satelliti saranno costruiti dalla KARI nello stabilimento di Daejeon, nella Corea del Sud, ed ogni veicolo spaziale peserà circa 3.500 kg e, con il carico di propellente per le manovre nello spazio, la loro vita operativa si aggirerà sui dieci anni.
Il budget della Corea del Sud per i due satelliti si aggira sui 650 milioni di dollari.
Il GEO-Kompsat 2A, che verrà lanciato nel maggio 2018 con un Ariane 5 dalla base di Kourou, nella Guyana Francese, sarà un satellite per l'osservazione meteorologica che ospiterà avanzate fotocamere e sensori per registrare in tempo reale tempeste, cicloni e sistemi meteo ed aiutare gli addetti a preparare più precise previsioni del tempo.
Il lancio di GEO-Kompsat 2B - un satellite ambientale - seguirà nel marzo 2019. A bordo di questo secondo satellite si troveranno due strumenti per il monitoraggio dell'aria sopra le regioni Asiatico-Pacifiche e misurare i colori dell'acqua di mare.
Il sensore per la qualità dell'aria, costruito dalla Ball Aerospace di Boulder in Colorado, aiuterà ad avvisare del pericolo di inquinamento, misurerà l'aerosol e l'ozono e contribuirà alle ricerche sui cambiamenti climatici. Lo strumento è simile a quello che la NASA installerà sui satelliti commerciali di telecomunicazione, chiamato TEMPO, non prima del 2017.
Secondo il costruttore dello strumento, la Airbus Defense and Space, le riprese dei colori degli oceani aiuteranno gli scienziati a misurare la quantità di clorofilla nell'acqua, differenziare le specie di plankton, identificare la crescita delle alghe e determinare le risorse ittiche.
Il primo satellite nazionale della Corea del Sud in orbita geostazionaria, COMS (Communication, Ocean and Meteorological), venne lanciato nel giugno 2010, sempre da un Ariane 5.
In totale Arianespace ha messo in orbita sei satelliti per la Corea del Sud.
Nell'illustrazione (Credit: KARI) la struttura dei due satelliti GK2A e GK2B.

Fonti: Spaceflight Now - Arianespace

Nella foto (Credit: ESA/NASA) il Comanante Barry Wilmore e l'Ingegnere di Volo Samantha Cristoforetti all'interno di ATV-5.

15/02/2015 - L'ultimo ATV previsto ha completato la sua missione -

Alla fine il quinto ed ultimo trasporto per la stazione spaziale ha completato la sua missione con una scia fiammeggiante.
L'Automated Transfer Vehicle (ATV) 5 dell'ESA, nominato Georges Lemaître è stato intenzionalmente distrutto con il suo tuffo finale nell'atmosfera terrestre domenica 15 febbraio.
Il veicolo senza equipaggio, l'ultimo di questo tipo, ha incontrato la sua fine alle 18:11 GMT (le 19:11 ora italiana). Il rientro è avvenuto il giorno successivo alla partenza di ATV dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dove è rimasto agganciato fin dallo scorso agosto. Lanciato il 29 luglio 2014, l'ATV-5 è rimasto 186 giorni nello spazio.
Scaricato delle sue 7 tonnellate di rifornimenti e imbarcato con 2,4 tonnellate di rifiuti, il Georges Lemaître ha eseguito la sua missione, compreso l'utilizzo dei suoi propulsori per riaggiustare l'altezza della stazione compensando la resistenza atmosferica, manovrare per evitare i detriti e, in una prima per un ATV avvenuta lo scorso mese, abbassare l'avamposto in preparazione all'arrivo del prossimo veicolo spaziale cargo.
Fra i futuri veicoli che visiteranno la ISS non vi sarà più l'ATV europeo. Da ora in poi saranno i veicoli Progress russi, i cargo commerciali Cygnus e Dragon degli Stati Uniti e il giapponese H-2 Transfer Vehicle (HTV) a rifornire la stazione spaziale.
"Con i cinque ATV sono state pagate le obbligazioni dell'ESA per il programma ISS fino al 2017," ha detto Nico Dettmann, capo del dipartimento del trasporto spaziale di ESA, in un comunicato. "E' stato deciso di interrompere l'ATV e di sviluppare invece il MPCV-ESM (European Service Module) per la NASA in modo da compensare le spese della ISS fino al 2020."
Il modulo di servizio fornirà la propulsione e l'energia elettrica alla capsula equipaggio di Orion della NASA per le sue missioni nello spazio profondo. In cambio dello sviluppo di ESM, gli astronauti europei continueranno a vivere a bordo della stazione spaziale a lavorare sugli esperimenti europei nel modulo laboratorio Columbus dell'ESA fino alla fine del decennio.
"Questa decisione offre agli europei le prospettive dell'esplorazione oltre l'orbita bassa terrestre costruita sull'eredità di ATV."
Dopo lo Space Shuttle, l'ATV con i suoi 10,3 metri di lunghezza, era il veicolo spaziale più grande a rifornire la stazione spaziale, con abbastanza volume da poter ospitare un bus a due piani. Alimentato da quattro pannelli solari in configurazione 'Ala-X', l'ATV utilizza un sistema di riprese laser per agganciare in modo autonomo al modulo di servizio dell'avamposto russo Zvezda.
Al primo ATV, che ha volato da marzo a settembre 2008, venne dato il nome dello scrittore di fantascienza francese Jules Verne. Quasi tre anni dopo, il 'Johannes Kepler' decollò in onore dell'astronomo tedesco.
ATV-3, che ha volato verso la stazione nel 2012, venne battezzato Edoardo Amaldi, il 'padre della ricerca spaziale italiana' e uno dei pochi scienziati che chiesero quella che più tardi sarebbe diventata l'Agenzia Spaziale Europea.
Al quarto ATV, lanciato nel giugno 2013, venne dato il nome del genio Albert Einstein, che è forse meglio conosciuto per le sue teorie riguardanti la relatività.
In totale i cinque ATV hanno trascorso un totale di 776 giorni agganciati alla stazione spaziale e consegnato 32 tonnellate di rifornimenti ed esperimenti scientifici.
Nel suo atto finale, il Georges Lemaître ha ricevuto il compito di registrare la sua fine. Inserito assieme ai rifiuti vi era la Break-Up Camera dell'ESA, una speciale fotocamera infrarossa progettata per catturare immagini del veicolo mentre questo veniva distrutto nel rientro.
L'apparecchiatura non è sopravvissuta ma il suo trasmettitore, incapsulato in una sfera di ceramica, dovrebbe aver inviato i dati via satellite prima dell'impatto nell'Oceano Pacifico in una zona fra la Nuova Zelanda e il Cile. Se tutto è andato come previsto l'ESA dovrebbe rilasciare, dopo aver eseguito le analisi, le immagini nelle prossime due settimane.
Nella foto (Credit: ESA/NASA) la scia lasciata dalla disintegrazione di ATV-5 fotografata dall'astronauta italiana Samantha Cristoforetti a bordo della ISS. "Arrivederci ATV-5!" ha scritto Samantha nel commentare la foto. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/NASA) il Comanante Barry Wilmore e l'Ingegnere di Volo Samantha Cristoforetti all'interno di ATV-5.

Fonti: Space.com - ESA

14/02/2015 - La Virgin Galactic sposta la sede di LauncherOne a Long Beach -

La Virgin Galactic, la compagnia spaziale privata di proprietà di Sir Richard Branson, del Virgin Group, e del fondo di investimenti Aabar PJS di Abu Dhabi, hanno annunciato di aver affittato una struttura che ospiterà la sede di progettazione e costruzione del lanciatore per piccoli satelliti, LauncherOne.
LauncherOne è un razzo a due stadi progettato appositamente dalla Virgin Galactic per spedire satelliti commerciali, non superiori a 225 kg di peso, in orbita. Come la SpaceShipTwo, il veicolo riutilizzabile della compagnia per il turismo spaziale, il LauncherOne è progettato per essere lanciato dall'aereo madre WhiteKnightTwo, dando ai clienti la possibilità di evitare costosi poligoni di lancio e di scegliere la località migliore di partenza per la loro missione. Situato nell'aeroporto di Long Beach, California, questa nuova struttura permetterà un facile trasporto dei razzi e dei satelliti dei clienti utilizzando il WhiteKnightTwo.
La Virgin Galactic ospiterà il 7 marzo prossimo, presso la nuova sede, una selezione del personale necessario per la struttura.
LauncherOne promette dei prezzi di lancio molto interessanti che hanno già risvegliato l'interesse dei clienti con piccoli satelliti da mettere in orbita. Uno dei più recenti è il progetto OneWeb che prevede di fornire servizi internet a larga banda nelle zone del mondo non attualmente servite dalle reti terrestri. Questo ed altri ambiziosi progetti dovrebbero tenere impegnata la sede di Long Beach per molti anni a venire.
I primi voli di prova di LauncherOne sono previsti per il 2016.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Virgin Galactic) il razzo LauncheOne appeso sotto le ali del WhiteKnightTwo in configurazione di lancio.

Fonti: Parabolic Arc - Virgin Galactic

14/02/2015 - L'ultimo saluto per ATV-5 'Georges Lemaître' -

Oggi alle 13:42 GMT (le 14:42 ora italiana) l'ultimo dei cinque veicoli automatici di rifornimento ATV dell'ESA ha lasciato la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per andare incontro al suo destino fiammeggiante.
L'ATV-5 Georges Lemaître, carico di rifiuti e materiali non più utilizzabili sulla stazione, ha lasciato il boccaporto posteriore del modulo Zvezda della ISS. Il suo rientro nell'atmosfera terrestre, inizialmente previsto per il 27 febbraio verrà invece anticipato a domani. Il motivo di questo anticipo è da ricercare nel guasto verificatosi il 3 febbraio scorso ad una delle linee elettriche del veicolo. I responsabili della missione, per non rischiarare che se il problema si potesse ripresentare durante le due settimane di volo in solitaria, hanno deciso di far rientrare subito ATV-5, per la sua distruzione controllata, nell'atmosfera terrestre.
In questo modo però non sarà effettuato il rientro in modo meno inclinato all'indietro che interessava dal punto di vista scientifico anche gli ingegneri della NASA come un possibile assaggio di quello che potrebbe avvenire quando sarà il tempo di ritirare la ISS e guidarla in sicurezza verso l'uscita dall'orbita. Entrando nell'atmosfera in questo modo si ottiene il risultato di una maggiore dispersione dei detriti e una zona più ampia rispetto alla superficie terrestre.
Invece ATV-5 rientrerà nello stesso modo già utilizzato dai suoi predecessori con l'inclinazione standard.
Il rientro di ATV-5 Georges Lemaître è previsto per domenica. A bordo di ATV-5 si trova uno strumento, BUC (Break-Up Camera) in grado di registrare delle immagini dell'interno del veicolo spaziale durante la sua distruzione dovuta all'attrito con l'atmosfera terrestre.
Georges Lemaître era decollato il 29 luglio 2014, per la sua ultima missione, dallo Spazioporto della Guyana Francese grazie ad un razzo Ariane 5. A bordo oltre 7 tonnellate di attrezzature scientifiche e rifornimento per l'avamposto spaziale, raggiunto il 12 agosto.
ATV-5 completa la sequenza di cinque missioni di questo veicolo cargo europeo che, fin dal primo volo nel 2008, ha consegnato 34 tonnellate di materiali alla ISS. La stazione spaziale è stata occupata continuativamente da equipaggi internazionali in rotazione fin dal 2000. Anche se il veicolo spaziale ATV uscirà di scena rimangono comunque diversi veicoli senza equipaggio in grado di portare rifornimenti all'avamposto orbitale, compreso il vascello giapponese HTV, il russo Progress e le capsule private USA della SpaceX con il suo Dragon e Orbital ATK con la Cygnus.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) ATV accende i suoi propulsori per rallentare la sua velocità ed uscire dall'orbita.

VIDEO IN TIME-LAPSE DELLA PARTENZA DI ATV-5 DALLA ISS - 14/02/2015 - (Credit: ESA) - dur.min. 1:22 - NO AUDIO

Fonti: ESA Blog ATV - Nasaspaceflight - Space.com

13/02/2015 - Despeckling: Titano senza rumore -

Da quando la sonda della NASA Cassini è arrivata nel sistema di Saturno nel 2004, è riuscita a mostrarci Titano, la grande luna di Saturno, come non l'avevamo mai vista: i suoi occhi elettronici hanno penetrato la fitta e densa atmosfera, il suo radar ha tracciato quasi la metà della superficie ed ha scandagliato il fondale dei mari di idrocarburi.
Anche se tutto questo può sembrare già molto, ora, una nuova tecnica per la gestione del rumore nelle immagini del Synthetic Aperture Radar (SAR), sta rivoluzionando il modo di guardare questo incredibile mondo.
Tipicamente le immagini radar della Cassini hanno un caratteristico aspetto granuloso che rende difficile l'interpretazione delle caratteristiche più piccole o l'identificazione dei cambiamenti nelle foto riprese in tempi diversi. La nuova tecnica, chiamata "despeckling" (smacchiatura), usa un algoritmo per modificare il rumore e rendere le immagini più nitide.
La NASA ha appena rilasciato una serie di immagini della superficie di Titano mettendo a confronta il 'prima' e il 'dopo' l'elaborazione. Il risultato è incredibile.
L'idea è di Antoine Lucas che, quando era ricercatore post-dottorato presso il California Institute of Technology di Pasadena, ha collaborato con il team radar della Cassini. "Il rumore nelle immagini mi faceva venire il mal di testa," ha dichiarato.
Lucas, preso da questo problema, aveva scoperto che un gruppo di ricerca vicino a Parigi stava lavorando ad un algoritmo di "de-noising" (ossia, di soppressione del rumore), proprio quello che faceva al caso suo! Collaborando con loro è riuscito quindi ad adattare il modello matematico ai dati radar della Cassini.
"I miei mal di testa erano finalmente scomparsi e ancora più importante, siamo stati in grado di comprendere meglio la superficie di Titano utilizzando la nuova tecnica," ha detto Lucas.
La nuova tecnica è stata descritta su un documento pubblicato recentemente sulla rivista Journal of Geophysical Research.
Per maggiori informazioni vai all'articolo di Elisabetta Bonora sul sito Alive Universe Images dove potrai ammirare altre immagini di Titano 'ripulite' dal rumore e leggere approfondimenti sul metodo utilizzato.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/ASI) Ligea Mare ottenuta con il SAR (Synthetic Aperture Radar) di Cassini. A destra l'immagine 'ripulita' dal rumore. Il miglioramento dei dettagli visibili in superficie è notevole.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA-J. Huart, 2012) un concetto di missione per lo spazio-plano PRIDE dell'ESA.

13/02/2015 - Gli ingegneri europei valuteranno il volo di IXV -

Tornato sulla Terra dopo un viaggio di 32.000 km attorno al mondo, un dimostratore sperimentale è ora in rotta verso l'Europa per le ispezioni post-volo che potranno aiutare a dare impulso per i futuri veicoli spaziali riutilizzabili.
Il veicolo spaziale è ammarato mercoledì nell'Oceano Pacifico equatoriale ad ovest delle isole Galapagos dopo un volo di prova durato 100 minuti. I quattro airbag si sono gonfiati ed hanno tenuto a galla lo spazio-plano mentre i subacquei, provenienti dalla nave di recupero italiana a bordo di gommoni Zodiac, arrivavano nella zona di ammaraggio.
Alcune ore dopo una gru della nave Nos Aries ha sollevato l'IXV (Intermediate Experimental Vehicle), lungo circa 5 metri, dall'oceano e lo ha adagiato sul ponte del vascello.
L'IXV era stato lanciato dallo Spazioporto europeo della Guyana Francese a bordo di un razzo Vega alle 13:40 GMT (le 14:40 ora italiana) ed aveva raggiunto una quota massima di 413 km prima di ritornare verso l'atmosfera terrestre alla velocità di quasi 7,5 km per secondo, utilizzando quattro propulsori di manovra posti nella zona posteriore e due elevoni per guidarlo verso la zona prevista di atterraggio.
I responsabili della missione hanno dichiarato che la zona di ammaraggio è stata quasi quella prevista grazie all'uso della resistenza aerodinamica raggiunta con manovre ad 'S' ed una serie di paracadute che l'hanno rallentato dalla velocità ipersonica fino a quella di atterraggio di appena 7 metri al secondo.
I tecnici, dell'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea) e della Thales Alenia Space (costruttrice del veicolo), con indosso tute protettive hanno poi iniziato le operazioni di decontaminazione del veicolo dai residui dell'idrazina, il propellente tossico utilizzato per i propulsori di manovra, una volta terminate le operazioni di recupero.
La Nos Aries è ora in rotta verso il porto di Genova, in Italia, che raggiungerà a marzo. L'IXV verrà poi trasportato da Genova al centro ESTEC dell'ESA in Olanda, dove gli ingegneri inizieranno a smontare il veicolo per vedere come ha superato il breve volo di prova.
La nave, per tornare in Italia, attraverserà il Canale di Panama e qui sbarcherà la gran parte della squadra di recupero che prenderà il volo verso l'Europa.
Prima dell'ammaraggio l'IXV ha trasmesso via radio, all'antenna della Nos Aries, i dati registrati dagli oltre 300 sensori installati a bordo. Con il successo del recupero del veicolo spaziale gli ingegneri potranno però esaminare fisicamente le sue condizioni.
"Da Genova l'IXV verrà trasportato al centro ESTEC in Olanda, presso Noordwijk, dove verrà immagazzinato," ha detto Roberto Provera, direttore dei programmi di volo spaziale umano e trasporto della Thales Alenia Space. "Prima di essere messo al sicuro, verranno analizzati tutti i risultati. Avremo i dati registrati a bordo e potremo analizzare i materiali del veicolo per avere una prima occhiata ai vari componenti e vedere come hanno reagito al volo."
Giorgio Tumino, program manager di IXV per ESA, ha detto durante un'intervista prima del volo che uno degli obiettivi è quello di valutare la possibilità di riutilizzo di parti cruciali del veicolo spaziale.
"Uno degli obiettivi della missione, fra quelli più importanti, è quello di valutare la riutilizzabilità dell'avionica, dei componenti strutturali e cosi via," dice Tumino. "Vogliamo monitorare l'ambiente dentro e fuori."
L'IXV - con una forma a corpo portante - ha incontrato temperature vicine ai 1.700° Celsius durante la parte più calda del rientro. Il muso del veicolo e gli elevoni hanno subito le temperature più estreme.
"L'atterraggio di IXV ha il vantaggio di avere una precisione di rientro più accurata rispetto a quella di una capsula e questo ci porta più vicini alla riutilizzazione dei veicoli di rientro," ha detto Jeam-Jacques Dordain, direttore generale dell'ESA. "Questo è qualcosa di vitale per le future attività spaziali."
Il costo del programma IXV è stato di 150 milioni di Euro. Il costo del lanciatore Vega, attorno ai 40 milioni di Euro, viene conteggiato separatamente. L'Italia guida lo sviluppo di entrambi i programmi IXV e Vega.
I risultati iniziali del volo di prova di mercoledì verranno annunciati nel secondo trimestre di quest'anno.
Le lezioni imparate dal volo di prova di IXV alimenteranno il progetto di un futuro spazio-plano europeo. Gli stati membri dell'ESA hanno approvato lo scorso dicembre, un limitato stanziamento di fondi per il programma PRIDE (Program for Reusable In-orbit Demonstrator for Europe).
Il finanziamento supporta gli studi di progettazione e le prime definizioni dello spazio-plano PRIDE, che si prevede abbia circa le stesse dimensioni e forme del prototipo che ha volato mercoledì. Anch'esso dovrebbe decollare con un razzo europeo Vega ma il futuro veicolo spaziale, a differenza del suo predecessore, entrerà in orbita, eseguirà la missione e ritornerà sulla Terra per atterrare su una pista aeroportuale.
Ma il programma richiede, nei prossimi anni, un aumento dei fondi se l'Europa vuole tenere il primo volo per il 2020.
"Il rientro dall'orbita bassa terrestre è la chiave per un sacco di applicazioni del trasporto spaziale, da quello cargo a quello degli equipaggi, alla manutenzione della stazione spaziale, all'osservazione della Terra fino ad arrivare al rapido accesso all'orbita e al recupero di satelliti per manutenzione," dice Provera. "Il nostro sogno è quello di avere nel futuro uno spazio-plano. Ci vorrà un po di tempo per svilupparlo ma penso che con questo volo possiamo dire di essere sulla strada giusta."
"PRIDE sarà il secondo passo,"
continua Provera. "Penso che vi sono molte altre tecnologie prima di arrivare ad un sistema operativo, come quelle di capacità di manovra orbitale, atterraggio di precisione e cosi via... Speriamo di poter fare un volo entro tre o quattro anni in modo che le lezioni imparate da IXV non vadano sprecate."
Il volo di IXV potrà inoltre aiutare gli ingegneri che sono al lavoro su proposte di stadi di lanciatori riutilizzabili che possano tornare sulla Terra al termine della loro missione.
I sistemi di manovra del corpo portante - propulsori ed elevoni - sono derivati da tecnologie utilizzate per i lanciatori europei Ariane 5 e Vega.
"Abbiamo costruito IXV utilizzando un sacco di tecnologia proveniente dai lanciatori," dice Tumino. "Questo è molto importante perchè così possiamo utilizzare questa missione anche per realizzare tecnologia per un lanciatore riutilizzabile e i propulsori sono una di queste tecnologie."
"Gli elevoni sono la seconda cosa che abbiamo ereditato dalle tecnologie dei lanciatori,"
dice Tumino. "Questi sono attuatori elettromeccanici, gli stessi utilizzati su Vega per la direzione del vettore di spinta degli ugelli. Abbiamo fatto alcune modifiche ma si tratta, praticamente, fra l'80 e il 90 percento della stessa tecnologia."
L'IXV è ricoperto di pannelli di protezione termica in ceramica nera applicati alla sua fusoliera inferiore e di altri materiali a base di silicio e sughero color chiaro sui lati e la parte superiore.
"Se ha necessità di tornare al suolo, devi avere tutto quello di cui è dotato IXV," dice Tumino. "Sto parlando dell'Europa - gli Stati Uniti hanno avuto queste conoscenze di base da molti anni... Veicoli di rientro e i lanciatori operano nell'aria, e per questo utilizzano discipline simili. Ad esempio, l'aerodinamica e l'aerotermica dei lanciatori e dei sistemi di rientro sono le stesse, la protezione termica è un problema comune, e anche i sistemi di guida e controllo hanno problemi comuni. Questo è molto differente dai satelliti che orbitano nello spazio e che non hanno niente a che fare con l'atmosfera.
Il lanciatore di prossima generazione dell'Europa - l'Ariane 6 - sarà ancora un razzo a perdere. Ma due stati membri dell'ESA, Francia e Germania, stanno lavorando su idee di futuri lanciatori che possano essere riutilizzabili.
"La dimostrazione del ritorno di IXV è un elemento fondamentale in ogni attività futura dell'Europa che voglia riportare indietro fino al suolo gli stadi dei lanciatori," dice Tumino. "Sia che si tratti del primo stadio o di uno stadio superiore, lo vedremo perché la discussione è appena iniziata. Anche per uno stadio inferiore vi è comunque un'estrema necessità di avere una protezione termica."
Ai responsabili spaziali europei è stato chiesto spesso se hanno iniziato i loro piani di razzi riutilizzabili dopo che la SpaceX - la compagnia di lancio americana fondata da Elon Musk - ha iniziato i suoi esperimenti, senza precedenti, di far tornare indietro uno stadio fino ad atterrare in mare.
Gli sforzi della SpaceX vengono visti da molti come i responsabili del cresciuto dibattito sui benefici - e come molti competitori spesso sottolineano, le convenienze economiche - di un lanciatore riutilizzabile.
Musk ha spesso sottolineato che il riciclo degli stadi dei razzi ha senso solo se il riutilizzo è "rapido e completo" offrendo una visione di lanciatori che possono atterrare, essere riforniti e volare di nuovo.
Nella foto (Credit: ESA–Tommaso Javidi, 2015) un membro del team di recupero con indosso una tuta di protezione aiuta a guidare il veicolo spaziale sul ponte della nave di recupero Nos Aries. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ESA-J. Huart, 2012) un concetto di missione per lo spazio-plano PRIDE dell'ESA.

Fonte: Spaceflight Now

13/02/2015 - La Cina testa il motore per il nuovo razzo pesante LM-5 -

Gli scienziati cinesi hanno completato un test al suolo del sistema di propulsione del razzo vettore di nuova generazione della Nazione e che potrebbe volare entro il prossimo anno.
La SASTIND (Amministrazione Statale di Scienza, Tecnologia e Industria per la Difesa Nazionale) ha dichiarato lunedì che gli scienziati hanno acceso i motori che spingeranno il Lunga Marcia-5, e che utilizzano propellente liquido non tossico e non inquinante, in una struttura di prova per testare la 'coordinazione ed affidabilità' dell'impianto propulsivo.
Il razzo Lunga Marcia-5, progettato per il capitolo finale dei tre passi cinesi del programma lunare - orbitare, atterrare ed infine rientrare - e per i lanci della futura stazione spaziale, avrà una capacità di carico utile di 25 tonnellate in orbita bassa terrestre e di 14 in orbita di trasferimento geostazionario.
Un volo di prova del Lunga Marcia-5 è previsto per il 2016 dalla provincia cinese di Hainan, lo ha dichiarato sempre il SASTIND. Nella foto (Credit: CCTV-1 via base back, cjdby.net) il primo Lunga Marcia-5 prende forma nell'impianto CALT di Tianjin.

Fonti: Spacedaily

13/02/2015 - Samantha Cristoforetti al Festival di Sanremo -

L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, Ingegnere di Volo a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) come parte dell'equipaggio di Spedizione 42 ha concesso alcuni minuti del suo tempo, così denso di attività scientifiche, per collegarsi con il 65° Festival della Canzone Italiana che si sta svolgendo a Sanremo e che va in onda su RAIUNO.
Il collegamento si è tenuto nel pomeriggio e poi è stato mandata in onda la registrazione dell'intervista verso le 21:40, durante la terza serata della manifestazione canora, che viene trasmessa in diretta dalla nota località ligure.
Il conduttore, Carlo Conti, ha fatto diverse domande a Samantha chiedendole come si sente, cosa vede da lassù, che cosa le manca di più, quale canzone le ricorda Sanremo, ecc. ecc. "Se non mi sbaglio siamo al giorno 81, e ahimè mi avvicino alla metà della missione e lo dico con rammarico," ha detto Samantha, che ha "amato stare quassù fin dal primo giorno." L’astronave, che viaggia alla velocità di 7 chilometri al secondo, ha i suoi "piccoli piaceri come quello di fluttuare - dice Sam, che ogni tanto lascia il microfono sospeso nell’aria - e guardare la bellezza della terra dallo spazio. L’astronauta rivela che sono poche le cose che le mancano del nostro pianeta: "Soprattutto quelle 'fresche', come un’insalata o una doccia," ha ammesso.
Insomma domande molto banali e che non hanno toccato nessun argomento scientifico che poteva invece essere interessante.
Qui di seguito potete vedere, grazie a Forumastronautico.it, l'evento completo in lingua italiana senza i tagli eseguiti durante la trasmissione da Sanremo.
In Italia è nata una piccola polemica, soprattuto innescata dal giornalista svizzero Paolo Attivissimo (il famoso Disinformatico e grande appassionato di astronautica) e poi riportata dal Il Corriere della Sera e dall'ANSA, per il fatto che l'evento è stato presentato e condotto 'come se' Samantha fosse in diretta dalla ISS e non si trattasse invece, come era, di una registrazione eseguita alcune ore prima. Qualcuno ha addirittura parlato di 'farsa'. Il pubblico del Teatro Ariston di Sanremo e gran parte di quello a casa non si è accorto di niente ma gli appassionati che seguono il canale web della NASA avevano potuto vedere l'intervista già dalle 18:15 del pomeriggio. Insomma, per gli addetti ai lavori, non era un segreto che si trattasse di una registrazione eseguita nel pomeriggio.
I motivi che hanno portato la RAI a decidere di presentare l'evento in questo modo possono essere molteplici, senza contare i tempi concessi dalla NASA durante la giornata lavorativa degli astronauti a bordo della ISS, ma sicuramente fra i motivi principali vi è stato quello di poter gestire meglio qualunque problema fosse sorto, cosa che non sarebbe stata possibile in diretta, e di avere dei tempi certi.
La scorsa settimana Samantha era stata in collegamento con Fabio Fazio durante la trasmissione 'Che fuori tempo che fa' e quella era stata una vera diretta ma vi erano state incertezze sul momento di inizio del collegamento ed un ritardo nella trasmissione che aveva reso, complice anche il conduttore poco avvezzo, a un intervento un po confuso. Anche questo precedente può aver portato i responsabili della trasmissione a 'fingere' una diretta invece che farla sul serio o, almeno, avvisare che non lo era.
Ciò però non toglie l'importanza di far vedere una delle eccellenze italiane, la nostra industria aerospaziale e le attività scientifiche che si svolgono a 400 km sopra le nostre teste, ad un pubblico televisivo vastissimo ed eterogeneo come quello del Festival di Sanremo che, anche ieri sera, ha superato i 10 milioni di spettatori. Ma proprio per questo ci saremmo attesi una maggiore attenzione nella scelta delle domande da parte del conduttore...
Samantha è comunque riuscita, come sempre, a dimostrare la sua competenza, semplicità e la gioia per l'opportunità di poter essere a lavorare lassù ringraziando tutti quanti.
Nella foto (Credit: ANSA) Samantha Cristoforetti durante il collegamento con il Festival di Sanremo. In basso a sinistra, di spalle, Carlo Conti osserva lo schermo.

VIDEO INTEGRALE DEL COLLEGAMENTO DI SAMANTHA CRISTOFORETTI CON IL FESTIVAL DI SANREMO - 12/02/2015 - (Credit: NASA TV/FORUMASTRONAUTICO.IT) - dur.min. 12:29 - LINGUA INGLESE

Fonti: Forumastronautico.it - Il Disinformatico

Nella mappa (Credit: Gator Engineering & Aquifer Restoration, Inc.) la prevista piazzola principale di atterraggio a LC-13 e le quattro di emergenza.

12/02/2015 - La SpaceX affitta una rampa in Florida per l'atterraggio dei Falcon -

La SpaceX prevede di convertire una rampa di lancio dell'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, in una piazzola di atterraggio per i razzi riutilizzabili mentre sviluppa la potenza della sua famiglia di razzi Falcon.
L'U.S. Air Force ha annunciato lo scorso 10 febbraio che la SpaceX ha siglato un affitto della durata di cinque anni per il Complesso di Lancio 13 di Cape Canaveral, utilizzato per il lancio dei razzi Atlas e di missili fra il 1956 e 1978. In questo nuovo ruolo servirà come base di atterraggio per il primo stadio di Falcon 9 e Falcon Heavy lanciati dalla Florida. I termini finanziari dell'accordo non sono stati resi noti.
La SpaceX prevede di costruire una piazzola di atterraggio in cemento di 60x60 metri circondata da altre quattro piazzole aggiuntive più piccole (45x45 metri) e definite 'piazzole di riserva' secondo quanto riportato dal documento di impatto ambientale presentato dalla SpaceX e l'Air Force nel 2014.
"Le piazzole di riserva saranno utilizzate solamente per permettere un atterraggio sicuro di un singolo veicolo se dovessero verificarsi dei problemi di navigazione dell'ultimo momento e fosse necessario uno spostamento. Non sono previsti piani di utilizzare le piazzole di riserva per atterraggi multipli di stadi," definisce il documento preparato dal Gator Engineering and Aquifer Restoration, Inc. di Lake Mary, Florida.
Inoltre la SpaceX prevede di costruire una struttura di acciaio per assicurare lo stadio nelle operazioni 'post-atterraggio'. La compagnia non prevede più di 12 atterraggi l'anno.
John Taylor, portavoce di SpaceX, ha rifiutato di commentare i piani della compagnia per LC-13.
Al momento la SpaceX utilizza due rampe di lancio in Florida (la LC-40 a Cape Canaveral e la 39A al Kennedy Space Center) e una in California ma, recentemente, ne ha affittata un'altra a Vandenberg che potrebbe svolgere lo stesso ruolo di piazzola di atterraggio per i lanci dalla costa Est.
La SpaceX ha progettato il primo stadio del suo vettore Falcon 9 in modo che, una volta terminato il suo compito, possa tornare indietro al sito di lancio ed atterrare grazie al propellente rimasto nei serbatoi invece di andare distrutto nell'oceano. Una serie di test di atterraggio a bassa quota sono stati compiuti negli anni scorsi dalla SpaceX in Texas e in gennaio è stato tentato un atterraggio di un vero primo stadio di un Falcon 9 utilizzato in missione su una chiatta posizionata al largo delle coste della Florida. Il razzo era stato utilizzato per spedire in orbita il quinto veicolo cargo Dragon destinato a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Lo stadio ha raggiunto la chiatta ma, a causa del mancato controllo finale, dovuto all'esaurimento del fluido idraulico che manovrava le speciali alette di assetto, ha urtato violentemente il ponte ed è esploso.
Un secondo tentativo è stato fatto ieri ma, questa volta, il mare troppo agitato ha sconsigliato di tentare l'atterraggio del primo stadio del razzo che, comunque, ha toccato la superficie del mare perfettamente verticale e a solo dieci metri dal punto previsto.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceX) un booster di un Falcon Heavy in fase di atterraggio sulla piazzola predisposta in Florida. Nella mappa in alto a sinistra (Credit: Gator Engineering & Aquifer Restoration, Inc.) la prevista piazzola principale di atterraggio a LC-13 e le quattro di riserva che la circondano.

Fonte: SpaceNews

12/02/2015 - Raddoppiato in pochi anni il numero di asteroidi potenziali mete degli astronauti -

Alla fine del 2010 il numero di asteroidi individuati come possibili obiettivi per l'esplorazione umana erano 666. Ma da allora, secondo la pubblicazione dei nuovi dati della scorsa settimana, gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, California, che seguono il programma per i corpi vicini alla Terra ha toccato la cifra di 1346.
Questo è il numero degli asteroidi conformi ai criteri di selezione del NHATS (Near Earth Object Human Spaceflight Accessible Targets Study): un sistema automatizzato di raccolta dati di stanza a Greenbelt, nel Maryland, che controlla e aggiorna periodicamente la lista dei candidati a una missione futura. Il passo intermedio indicato da Obama, nel percorso che porterà l’uomo, e gli Stati Uniti, verso Marte.
Rispetto al Pianeta Rosso, alcuni di questi asteroidi costituiscono una meta ben più credibile a breve termine. Più vicini, moderatamente costosi da raggiungere, meno rischiosi.
La NASA sta sviluppando la missione Asteroid Redirect Mission (ARM) che prevede l'invio di una grossa sonda nei pressi di un piccolo asteroide Near-Earth (ovvero quelli che intersecano l'orbita della Terra), la sua cattura e lo spostamento su un'orbita stabile attorno alla Luna dove, qualche tempo dopo, degli astronauti possano andare ad esplorarlo.
Questa missione permetterà di mettere alla prova gran parte delle tecnologie per il balzo verso Marte, compresa la capsula Orion e il mega-razzo Space Launch System (SLS) entrambi in fase di sviluppo da parte della NASA.
Ma anche i privati non stanno a guardare e sono già due le aziende nate in questi ultimi anni (Planetary Resources e Deep Space Industries) che si prefiggono niente meno di andare sugli asteroidi per estrarre i metalli e minerali preziosi che possono celare. Prima di far questo però dovrà essere avviata una dettagliata campagna di studio che individui i candidati migliori e questa fase potrebbe già partire nei prossimi anni.
Nell'immagine (Credit: NASA) tre asteroidi visitati da sonde spaziali a confronto: Matilde, Gaspra e Ida.

Fonti: INAF News - NASA

12/02/2015 - Orbital e ATK hanno completato la fusione -

La Orbital Sciences Corp. e la Alliant Techsystem Inc. (ATK) sono diventate, dal 10 febbraio 2015, una sola compagnia dal nome Orbital ATK Inc.
La fusione delle due aziende ha portato alla creazione di uno dei maggiori colossi del settore aerospaziale degli Stati Uniti, con oltre 12.000 dipendenti sparsi in 20 Stati dell'Unione ed un fatturato da 4,5 miliardi di dollari che copre le attività spaziali, della difesa e dei sistemi per l'aviazione.
"Come compagnie separate la Orbital e la ATK hanno stabilito dei legami di fiducia nei loro clienti dimostrando di portare innovazione ed affidabilità," ha detto il Presidente ed Amministratore Delegato della Orbital ATK, David W. Thompson. "Ora, con le due organizzazioni che si ritrovano assieme sotto il marchio Orbital ATK, inizieremo le operazioni con un sostanziale incremento di capacità tecniche e industriali e con migliori risorse finanziarie."
La sede generale si troverà a Dulles, in Virginia, e da qui gestirà tre gruppi operativi: il Flight Systems Group – sede a Chandler, in Arizona, si occuperà della progettazione, costruzione, test e gestione dei veicoli spaziali di lancio, sistemi di propulsione a razzo, sistemi di difesa missilistica e strutture avanzate aerospaziali. FSG disporrà di circa 4.500 dipendenti e le sue strutture principali si troveranno in Arizona, Utah, Virginia, Ohio, Alabama e Mississippi.
Il Defense System Group - sede a Baltimora, in Maryland, che si occuperà degli armamenti missilistici, dei sistemi elettronici per la difesa e delle munizioni di piccolo calibro per i militari USA e i clienti alleati. DSG avrà a disposizione circa 4.900 dipendenti e opererà nelle strutture principali del Maryland, West Virginia, Virginia, Missouri, Minnesota, California, Arizona, Texas e Florida.
Il Space System Group - con sede a Dulles, in Virginia, sarà concentrato sui satelliti commerciali per telecomunicazioni e ripresa immagini, sicurezza nazionale, veicoli spaziali scientifici e per l'esplorazione umana dello spazio, componenti e sotto-sistemi spaziali e i servizi tecnici relativi. SSG disporrà di circa 2.700 dipendenti e opererà nei centri di Virginia, Maryland, California, Arizona, Texas e Utah.
Nell'immagine (Credit: Orbital ATK) un banner della nuova compagnia aerospaziale nata dalla fusione di Orbital e ATK.

Fonti: Parabolic Arc - Orbital ATK

Nella foto (Credit: NASA TV/SpaceX) un primo piano dei 9 motori del primo stadio del Falcon 9 durante il lancio del satellite DSCOVR.

12/02/2015 - SpaceX lancia la missione DSCOVR ma niente atterraggio del primo stadio -

Il terzo tentativo è stato quello buono per la SpaceX con il lancio del tanto atteso satellite meteo spaziale in viaggio nello spazio profondo fino a 1,6 milioni di km dalla Terra.
Un razzo Falcon 9 della SpaceX è stato lanciato alle 6:03 p.m. EST dell'11 febbraio (le 0:03 ora italiana del 12 febbraio) con a bordo il satellite Deep Space Climate Observatory (DSCOVR), progettato per servire come sistema di allarme per le potenzialmente pericolose tempeste solari. La SpaceX avrebbe dovuto lanciare il satellite domenica ma una serie di rinvii hanno spostato il lancio ad oggi. Immagini del lancio di SpaceX hanno mostrato il razzo alzarsi tranquillamente nel cielo del tramonto sopra Cape Canaveral, in Florida.
Dopo aver rilasciato il satellite nello spazio, il primo stadio del razzo Falcon 9 avrebbe dovuto inizialmente rientrare nell'atmosfera terrestre per un tentativo di atterraggio su una chiatta drone della SpaceX stazionata nell'Oceano Atlantico. Ma i responsabili della compagnia hanno deciso di non tentare l'atterraggio sulla chiatta a causa delle pessime condizioni del mare al punto di atterraggio.
La compagnia aveva già tentato un primo atterraggio di uno stadio del Falcon 9 sulla chiatta il mese scorso ma il vettore aveva esaurito il fluido idraulico che manovra le quattro alette di assetto e, benché avesse raggiunto la nave, aveva toccato molto duramente schiantandosi ed esplodendo in una palla di fuoco.
Secondo le ultime informazioni fornite dalla SpaceX il primo stadio ha toccato la superficie del mare a soli 10 metri dal punto previsto. Se vi fosse stata la chiatta, che misura 91x50 metri avremmo avuto il primo storico successo nel rientro tutto intero di un razzo di SpaceX.
Il satellite DSCOVR è una collaborazione fra la NASA, la NOAA e l'U.S. Air Force che ha richiesto oltre dieci anni per vedere la luce. Il satellite era stato approvato originariamente nel 1998 con il nome di Triana per una missione scientifica con obiettivo la Terra proposta dal Vice Presidente di allora, Al Gore.
Ma l'aumento dei costi e dibattiti politici (il satellite venne ribattezzato dai suoi detrattori 'GoreSat') portarono, nel 2001, alla cancellazione di Triana. Il satellite ormai completo venne lasciato in deposito fino al 2009 quando la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e la NASA lo resuscitarono come sentinella del meteo spaziale.
Ora DSCOVR, dal costo di 340 milioni di dollari, potrebbe aiutare a creare un sistema di allerta per il meteo spaziale, avvisando agli scienziati della NOAA delle pericolose tempeste spaziali che potrebbero colpire i satelliti in orbita e interrompere le linee elettriche sulla Terra. Il veicolo spaziale si trova ora in viaggio verso il punto Lagrangiano L1 distante 1,6 milioni di km dalla Terra.
La speranza degli scienziati è che DSCOVR possa avvisare dell'arrivo di una tempesta geomagnetica 15 a 60 minuti prima che colpisca la Terra.
Oltre a monitorare il meteo spaziale, DSCOVR potrà essere utilizzato per monitorare il clima terrestre fornendo dati sull'ozono, sull'aerosol, sull'altezza delle nubi, sulla radiazione ultravioletta e fotografare l'intero lato illuminato della Terra grazie allo strumento EPIC (Enhanced Polychromatic Imaging Camera) realizzato per la missione Triana.
Un altro strumento, chiamato National Institute of Standards & Technology Advanced Radiometer (NISTAR), terrà sotto controllo la radiazione della Terra.
La missione DSCOVR è prevista possa durare due anni ma a bordo vi è abbastanza propellente per arrivare a cinque.
Le ultime notizie provenienti da NASA e SpaceX confermano l'apertura dei pannelli solari di DSCOVR e la sua rotta verso il punto L1.
Quello di oggi è stato il secondo volo di un Falcon 9 nel 2015, il 15esimo dall'inizio della sua storia. Inoltre si è trattato del settimo lancio orbitale dell'anno, tutti eseguiti con successo.
Nella foto (Credit: NASA TV/SpaceX) il razzo vettore Falcon 9 v1.1 con il satellite DSCOVR che si innalza nel cielo terso della Florida. Nella foto a sinistra (Credit: NASA TV/SpaceX) un primo piano dei 9 motori del primo stadio del Falcon 9 durante il lancio del satellite DSCOVR.

VIDEO DEL LANCIO DI DSCOVR CON UN FALCON 9 DELLA SPACEX - 11/02/2015 - (Credit: NASA TV/SPACEX) - dur.min. 4:02 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - NASA blog DSCOVR - SpaceX

Nella foto (Credit: Arianespace) un'altra immagine del lancio di Vega VV04.

11/02/2015 - Un grande successo il volo della mini-navetta europea IXV -

Il prototipo di una mini-navetta europea, chiamata IXV (Intermediate eXperimental Vehicle), ha compiuto un volo suborbitale perfetto che ha segnato il primo veicolo di rientro sviluppato dall'ESA, con un contributo principale da parte dell'Italia.
Il veicolo IXV, grande quanto un'autovettura media, è decollato con un razzo vettore Vega dallo Spazioporto Europeo di Kourou, nella Guyana Francese, alle 10:40 locali, le 13:40 GMT (le 14:40 ora italiana) di mercoledì 11 febbraio 2015. Inizialmente il lancio era fissato per le 13 GMT ma un problema con la telemetria ha costretto a rinviare di 40 minuti, comunque ben entro la finestra di lancio che si estendeva per 1 ora e 45 minuti.
Il veicolo è rientrato sulla Terra dopo circa 100 minuti dal decollo, segnando un ammaraggio assistito dal paracadute al centro dell'Oceano Pacifico alle 15:20 GMT (le 16:20 ora italiana). Una nave di recupero, la Nos Aries, stazionava in zona e al momento sono in corso le fasi di recupero di IXV.
Con questo volo L'Europa - con Italia e Francia in prima linea - ha compiuto un altro fondamentale passo in avanti verso un accesso pienamente autonomo ed indipendente allo Spazio.
Il conto alla rovescia era stato sospeso a 4 minuti dal lancio ed è ripreso al termine dei controlli menzionati sulla telemetria. Dopo di che tutto il volo di VEGA - il quarto della sua giovanissima vita - e tutta la missione del cosiddetto 'mini-shuttle' europeo, IXV - seguita in diretta alla base di lancio di Kourou, al CIRA, alla facoltà di Ingegneria Aerospaziale della Sapienza di Roma e alla sede di ALTEC a Torino - si è svolta in modo assolutamente nominale.
Originariamente previsto per lo scorso 18 novembre, il lancio è stato rischedulato per consentire una analisi più dettagliata della traettoria di volo. Così il 20 gennaio il modulo è stato incapsulato nello stadio superiore di Vega, per essere poi trasferito nel complesso ELA-1 per la fase di integrazione finale, perfezionata il primo febbraio. Venerdì scorso, sei febbraio, è stato il giorno della 'prova generale: le operazioni sono state completate con la pressurizzazzione del combustibile già caricato nell'AVUM e la sostituzione del condotto di ventilazione del fairing con quello di volo (che al momento del lancio si distacca automaticamente dal lanciatore).
Nel frattempo la 'Recovery Ship' - incaricata di raccogliere IXV al termine del volo di prova, dopo l'ammaraggio di mercoledì pomeriggio - era arrivata nella zona di attesa 'safe' dell'area d'ammaraggio, nell'Oceano Pacifico, dove negli scorsi giorni ha effettuato una serie di simulazioni di recupero e alcuni test meteo.
"Si tratta di una missione storica, sia per l’ Italia che per l’ESA - ha dichiarato il presidente dell'ASI Roberto Battiston - Per la prima volta un velivolo europeo rientra nell’atmosfera terrestre: un primo passo verso lo sviluppo di future navicelle per il volo orbitale e suborbitale, che vede l’Italia al primo posto in Europa grazie ai contributi del sistema della ricerca (CIRA a Capua) e dell’industria nazionale (TAS-I a Torino)."
Ma cosa è esattamente IXV? Si tratta di un veicolo spaziale sperimentale - delle dimensioni di un automobile e il peso di circa 2 tonnellate - in grado di compiere un rientro atmosferico controllato dall'orbita terrestre bassa. Ha una forma non convenzionale, di un tipo definito 'lifting-body' (corpo portante), caratterizzata dalla grande manovrabilità e aerodinamicità. Un progetto ESA a cui l’Italia, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana, partecipa come principale contributore.
Gli ultimi test sul veicolo, prima del lancio, erano stati effettuati agli stabilimenti Thales Alenia Space di Torino, dove sono state verificate tutte le strutture e i materiali. Il CIRA ha invece qualificato, attraverso una serie di prove tecniche, sia la stabilità di carico sia i sottosistemi di recupero e di galleggiamento.
L'elevata aerodinamicità che caratterizza l'Intermediate eXperimental Vehicle è ottenuta sfruttando la forma della fusoliera che massimizza la portanza e la manovrabilità. IXV è provvisto di un sistema di guida, navigazione e controllo ad alte prestazioni che utilizza superfici aerodinamiche controllate automaticamente ed ha in dotazione, uno scudo termico per sostenere le temperature elevate che si svilupperanno durante il rientro in atmosfera.
La missione è durata in tutto 1 ora e 38 minuti: Vega ha portato in orbita la capsula fino a 320 chilometri di quota, inserendola nella sua traettoria suborbitale. Subito IXV è salito fino a 413 km (mille metri in più sulle previsioni...), per poi cominciare a scendere verso la Terra raggiungendo la velocità massima 7,5 chilometri al secondo all'ingresso in atmosfera. Il segnale è stato nel frattempo via via raccolto dalle stazioni a Terra di Librevile e da quella di Malindi.
Dopo un periodo di assenza di segnale, il classico 'blackout' causato dalla formazione di plasma attorno al veicolo in fase di rientro, di circa 20 minuti, alle 16 (ora italiana) la nave di recupero ha ricevuto il segnale da IXV. Il modulo ha quindi progressivamente perso velocità fino alla progressiva apertura dei 4 paracadute di frenata a partire da 30 km di altezza, per poi effettuare nominalmente l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico - rimanendo a galla grazie a quattro galleggianti - a circa 4.600 km al largo delle coste della Colombia, poco sopra l'equatore. IXV verrà quindi messo in sicurezza dalla nave di recupero appositamente attrezzata.
Nella foto (Credit: ESA) IXV galleggia in attesa del recupero. I dati raccolti dal modulo saranno fondamentali per la progettazione e realizzazione dei futuri sistemi di rientro, ma anche per lo svolgimento di diverse attività nello spazio 'vicino', come ad esempio il recupero di detriti oppure il trasporto di rifornimenti e astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
IXV viene considerato 'intermedio' perché segue il volo eseguito nel 1998 della capsula ARD (Atmospheric Reentry Demonstrator) e precede il progetto di spazioplano chiamato PRIDE (Program for Reusable In-orbit Demonstrator for Europe). L'ESA scrive che lo spazioplano PRIDE sarebbe simile ma più piccolo e meno costoso dell'X-37B degli Stati Uniti, ma che, a differenza dell'X-37B, sarebbe gestito sotto controllo civile, anziché militare. Lo spazioplano X-37B ha già eseguito tre missioni orbitali gestite dall'U.S. Air Force.
Il costo totale della missione di IXV si aggira attorno ai 150 milioni di Euro, compreso il costo del vettore Vega.
Quello di oggi è stato il quarto volo del vettore leggero Vega di Arianespace (VV04) e conferma l'eccellenza italiana nel campo dei veicoli di lancio. Infatti Vega viene costruito dalla ELV S.p.A., una compagnia di proprietà di AVIO e dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana).
Il direttore generale dell'ESA, Jean-Jaques Dordain, presente in sala di lancio a Kourou ha dichiarato al termine della missione: "Quattro lanci, quattro successi - se fossimo nel tennis parleremo Grand-Slam," ha detto Dordain. "E questi quattro lanci ognuno su orbite completamente differenti. Questo dimostra non solo la capacità del lanciatore ma anche la sua fantastica flessibilità."
Quella di Vega compiuta oggi è la prima delle 11 missioni previste per la famiglia di veicoli di lancio di Arianespace per il 2015, che comprende anche il pesante Ariane 5 e il lanciatore medio Soyuz. Inoltre si è trattato del secondo lancio all'interno del programma VERTA (Vega Research and Technology Accompaniment) dell'ESA per dimostrare la flessibilità e versatilità di Vega.
Secondo Stéphane Israël, Amministratore Delegato di Arianespace, il 2015 sarà l'anno decisivo per Vega - con tre missioni che vedranno il lanciatore leggero con l'obiettivo di ognuna su applicazioni differenti: sviluppo della tecnologia spaziale con il lancio di IXV di oggi; l'Osservazione della Terra con la messa in orbita di Sentinel 2A questa primavera come parte del programma Copernicus dell'Unione Europea e scienza con il lancio in autunno di Lisa Pathfinder di ESA.
Nella foto (Credit: Arianespace TV) il momento del decollo di Vega VV02 con il veicolo IXV protetto all'interno dell'ogiva. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Arianespace) un'altra immagine del lancio di Vega VV04. Nella foto a destra (Credit: ESA) IXV galleggia in attesa del recupero al termine della sua missione spaziale.

VIDEO DEL LANCIO DI VEGA CON IL VEICOLO IXV - 11/02/2015 - (Credit: ARIANESPACE/SPACEVIDS) - dur.min. 15:07 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - Arianespace - ASI

Nella foto (Credit: SpaceX) il veicolo cargo Dragon dopo il recupero.

11/02/2015 - Il veicolo cargo Dragon è tornato sulla Terra -

Il veicolo cargo Dragon della SpaceX ha concluso regolarmente la sua missione CRS-5/SpX-5 alle 1:44 ora italiana del 11 febbraio con un ammaraggio al largo delle coste della California del Sud.
A bordo del veicolo quasi 1.680 kg. di materiale compresi campioni provenienti da esperimenti, una tuta spaziale guasta e le prime parti stampate in 3D a bordo dell'avamposto orbitale ISS.
La nave spaziale è tornata sulla Terra circa due ore prima del tramonto al sito di ammaraggio e la capsula è stata recuperata nelle prime ore della sera dai tecnici ed ingegneri della SpaceX che si trovavano nella zona a bordo di una nave apposita.
Il veicolo Dragon è l'unico mezzo capace di riportare sulla Terra un significativo carico di materiali. Le capsule Soyuz possono ospitare solo un limitato carico quando ritornano sulla Terra con gli equipaggi provenienti dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e gli altri veicoli cargo (Progress, ATV, HTV e Cygnus) sono predisposti per disintegrarsi nell'atmosfera terrestre al termine delle loro missioni.
Il Dragon era decollato lo scorso 10 gennaio da Cape Canaveral per mezzo di un lanciatore Falcon 9, anch'esso della SpaceX. Il veicolo cargo ha trascorso 29 giorni di permanenza alla ISS ormeggiato al modulo Harmony.
Al termine della missione è stata l'astronauta Samantha Cristoforetti dell'ESA a manovrare il rilascio dal braccio robotico canadese Canadarm2 del veicolo cargo. "Questa è la fine di una missione Dragon di gran successo," ha comunicato via radio Samantha al controllo missione dopo la partenza di Dragon. "Un pensiero ai nostri ragazzi che hanno lavorato così duramente e, ovviamente alle persone di Hawthorne (sede centrale di SpaceX). E' stato un privilegio lavorare con Dragon, facendo un sacco di scienza - e con tanti campioni che tornano assieme a lui - ed aver potuto instradarlo verso casa."
Il portello di navigazione si è chiuso preparando il veicolo per l'accensione dei motori, avvenuta alle 6:49 p.m. EST (le 0:49 ora italiana) per l'uscita dall'orbita. La capsula è entrata nell'atmosfera pochi minuti dopo, incontrando temperature di quasi 1.700° Celsius mentre attraversava da Sud-Ovest a Nord-Est l'Oceano Pacifico equatoriale.
I tre paracadute principali sono stati aperti per rallentare la discesa del veicolo prima dell'ammaraggio.
La SpaceX riporterà la capsula a Long Beach in settimana ed a questo seguirà il passaggio del materiale che si trova a bordo alla NASA che si occuperà poi di recapitarlo agli ingegneri e scienziati di tutto il mondo. La capsula verrà poi trasportata via strada nella struttura di prova della SpaceX, nel Texas centrale, per il processamento post-volo.
Nella foto (Credit: SpaceX) la capsula Dragon poco prima dell'ammaraggio al termine della missione SpX-5. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SpaceX) il Dragon già recuperato dalla nave di appoggio e pronto al viaggio via mare verso il porto di Long Beach, in California.

Fonte: Spaceflight Now

10/02/2015 - Falcon 9 non parte neanche oggi, stavolta è colpa del vento -

A T-13 minuti il team di lancio della SpaceX è stato costretto ad annullare il secondo tentativo del lancio del razzo vettore Falcon 9 v1.1 con il satellite DSCOVR di NOAA, NASA e U.S. Air Force.
Durante il conto alla rovescia non è emerso nessun problema tecnico ma l'intensità del vento in quota era costantemente sopra il livello massimo sopportabile dal razzo durante la sua ascesa verso l'orbita. Sono stati lanciati quattro palloni meteo per verificare la forza del vento ma tutti hanno segnalato valori troppo alti e al controllo di lancio non è rimasto che annullare il tentativo di oggi e resettare per domani.
Domani il terzo tentativo di lancio del Falcon 9 sarà alle 6:03 p.m. EST (le 0:03 di giovedì mattina ora italiana). Le previsioni meteo danno un 90% di condizioni accettabili per il lancio. La diretta del lancio inizierà alle 5 p.m. (le 23 ora italiana) su NASA TV.
Nella foto (Credit: NASA) il razzo vettore Falcon 9 sulla rampa di lancio durante lo stop del conto alla rovescia nel secondo tentativo.

Fonte: Florida Today

10/02/2015 - Dragon libero verso l'ammaraggio e il recupero nel Pacifico -

Il veicolo spaziale Dragon di SpaceX è stato rilasciato dal braccio robotico della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 2:10 p.m. EST (le 20:10 ora italiana). La capsula ha manovrato portandosi fuori dalle vicinanze della stazione spaziale in preparazione per il suo viaggio di ritorno verso la Terra. L'ammaraggio della capsula è previsto nell'Oceano Pacifico verso le 7:44 p.m. EST (le 1:44 ora italiana) a 416 km a Sud-Ovest da Long Beach, California.
I controllori al suolo dell'attività robotica hanno rimosso martedì il Dragon di SpaceX dal nodo Harmony dopo che era stato riempito di materiali scientifici ed altre attrezzature. L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, coadiuvata dall'Ingegnere di Volo Terry Virts, ha comandato il Canadarm2 per il rilascio di Dragon.
Cristoforetti ha inoltre lavorato, nel corso della giornata, su delle tubazioni idrauliche prima di recarsi nella Cupola per il rilascio. Precedentemente il Comandante Butch Wilmore e Virts avevano disconnesso i cavi e de-pressurizzato il vestibolo che fa da interfaccia fra Harmony e Dragon. Gli astronauti della NASA hanno avuto anche il tempo per organizzare gli strumenti in preparazione delle tre passeggiate spaziali per installare i cavi, la prima di queste prevista per il 20 febbraio.
Intanto i cosmonauti russi hanno proseguito il loro lavoro conducendo attività scientifica e stivando la spazzatura e le attrezzature non più necessarie all'interno della nave di rifornimento ISS Progress 57 (57P).
Nella foto (Credit: NASA TV) il cargo Dragon appena sganciato dal braccio robotico Canadarm2.

VIDEO DEL RILASCIO DEL DRAGON DALLA ISS - 10/02/2015 - (Credit: NASA TV/Justin Ray/YouTube) - dur.min. 11:06 - LINGUA INGLESE

Fonte: NASA Blog ISS

Nella foto (Credit: NASM) la cinepresa da 16mm utilizzata per riprendere lo sbarco di Apollo 11 sulla Luna.

10/02/2015 - Scoperti dei cimeli dell'allunaggio di Armstrong -

Sembra incredibile, ma dopo 46 anni lo storico allunaggio dell'Apollo 11 con Neil Armstrong e Buzz Aldrin rivela ancora delle sorprese.
Carol Held Knight, moglie dell'astronauta della NASA, Neil Armstrong, il primo uomo a camminare sulla Luna nel luglio del 1969, ha trovato l'anno scorso, nascosto in un armadio, una borsa bianca contenente diversi strumenti ed attrezzature tecniche, conservati dal marito, morto nel 2012, e delle quali ignorava l'esistenza. La vedova Armstrong ha quindi contattato Allan Needell, che si occupa delle collezioni sulle missioni Apollo per conto dello "Smithsonian’s National Air and Space Museum, e gli ha inviato alcune foto degli oggetti ritrovati.
Con grande sorpresa Needell si è subito reso conto che il contenuto della busta bianca conteneva diversi cimeli riconducibili proprio alla missione Apollo 11. A questo punto l'esperto si è consultato con dei colleghi e specialisti, fra i quali Eric Jones, Ken Glover e il team di esperti che hanno messo assieme l'incredibile sito Apollo Lunar Surface Journal (ALSJ) l'indispensabile luogo dove trovare tutte le informazioni sul programma Apollo, per cercare di capire che cosa fossero e a che cosa servissero. La scoperta sorprendente è che si trattava effettivamente di oggetti portati sulla Luna durante la missione Apollo 11, all'interno del modulo di atterraggio lunare (LEM) 'Eagle'.
Gli esperti riconobbero subito la borsa come la 'McDivitt purse', chiamata così perché fu proprio l'astronauta James McDivitt, comandante di Apollo 9, a suggerire il suo utilizzo per stivare momentaneamente oggetti che non vi era tempo di rimettere al loro posto.
Nella borsa vennero quindi riposti rapidamente gli oggetti al termine della permanenza sul suolo lunare e imbarcati sul modulo di comando per il ritorno sulla Terra.
Si trattava quindi dei pochissimi oggetti ad essere stati sulla Luna e riportati indietro sulla Terra.
A quanto pare Armstrong non disse mai a nessuno di essersi tenuto la busta bianca con quel materiale, nei 43 anni successivi al suo piccolo passo per un uomo. Secondo gli esperti questi oggetti hanno un enorme valore storico. Tra i pezzi più importanti e subito riconosciuti vi è una cinepresa da 16mm che venne utilizzata, montata per inquadrare l'esterno da uno degli oblò del LEM, le ultime fasi della discesa verso la superficie lunare e le passeggiate lunari di Neil e Buzz.
Tutti i cimeli sono stati donati dalla famiglia Armstrong al National Air and Space Museum, che, dopo aver svolto ulteriori ricerche, potrebbe allestire una mostra per renderli visibili al pubblico.
Nella foto (Credit: Carol Armstrong/NASM) gli oggetti trovati all'interno della borsa bianca. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASM) la cinepresa da 16mm utilizzata per riprendere lo sbarco di Apollo 11 sulla Luna.

Fonti: Il Post - Airspaceblog

10/02/2015 - La NASA acquisterà ulteriori 'sedili' per la ISS dalla Russia -

La NASA ha annunciato la sua intenzione di acquistare altri sei 'sedili' a bordo delle capsule equipaggio Soyuz della Russia per mantenere la presenza USA a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per tutto il 2018.
"La NASA ha bisogno di assicurare il trasporto dei propri equipaggi con un fornitore affidabile per assicurare la presenza degli USA a bordo della ISS fino a che non sarà disponibile il veicolo commerciale americano," ha dichiarato in una nota l'agenzia spaziale degli Stati Uniti. "L'intento di quest'azione è di fornire al Governo la possibilità di fornire un servizio senza interruzioni fino a che i fornitori USA non avranno dimostrato la loro piena capacità operativa."
Boeing e SpaceX stanno attualmente lavorando a veicoli di trasporto equipaggi che potrebbero essere pronti a portare, su base commerciale, gli astronauti sulla ISS entro la fine dell 2017. L'acquisto dei posti sulle Soyuz è una protezione contro i ritardi del programma.
"Dato l'attuale livello di maturità dei veicoli commerciali e i tre anni di tempo per acquisire i servizi di trasporto delle Soyuz russe, la NASA doveva siglare ora il contratto per le Soyuz per assicurare un accesso senza interruzioni alla ISS per tutto l'anno 2018," ha specificato l'agenzia.
Con i servizi di ritorno i servizi si estenderanno fino alla primavera del 2019.
Secondo il contratto più recente, un sedile sulla Soyuz costa, approssimativamente, 76 milioni di dollari.
Nella foto (Credit: ESA/Roscosmos) l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti all'interno di un simulatore della capsula Soyuz.

Fonti: Parabolic Arc - SpaceNews

10/02/2015 - Il futuro di 67P: prevista sublimazione estesa a sud -

Elisabetta Bonora, del sito Alive Universe Images, ci fornisce un puntuale aggiornamento sulla missione Rosetta dell'ESA alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Il team di OSIRIS della sonda dell'ESA Rosetta ha confrontato le immagini della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko con un modello termico per stimare quanto materiale verrà perso dal nucleo nei prossimi mesi, man mano che si avvicinerà al perielio il 13 agosto 2015.
I risultati mostrano che la parte meridionale della cometa (che non corrisponde a nessuno dei due lobi perché l'equatore li attraversa entrambi) subirà cambiamenti drammatici con la perdita di uno strato superficiale di diversi metri di spessore, mentre le zone settentrionali saranno probabilmente meno colpite dalla sublimazione che riscalderà e trascinerà via gas e polveri.
L'asse di rotazione terrestre, inclinato di circa 23,5 gradi rispetto al piano orbitale del nostro pianeta, dà luogo alle quattro stagioni. Ma quello di 67P, molto più pendente (circa 52 gradi), insieme alla forma irregolare del nucleo e all'orbita fortemente ellittica di 6,4 anni intorno al Sole, porta ad una distribuzione irregolare dei mesi estivi ed invernali. Molte aree vicino ai poli, ad esempio, passano attraverso lunghe fasi di buio o di luce consecutive.
L'emisfero nord sperimenta una lunga estate che dura 5,6 anni mentre la cometa orbita lontano dal Sole; mentre l'emisfero sud, che nel mese di maggio inizierà a ricevere la prima luce, vive una breve ma intensa stagione calda di 10 mesi.
"Ci aspettiamo che lì l'erosione salirà in modo significativo," ha detto Holger Sierks, principal investigator di OSIRIS al Max Planck Institute for Solar System Research in Germania.
Il team prevede anche una notevole attività nella zona del "collo" che sembra essere particolarmente debole ed è stata la prima a movimentare la scena.
"Molto probabilmente, 67P dopo il perielio non sarà più la stessa cometa che abbiamo visto negli ultimi mesi," ha detto Sierks. "Testimoniare questi cambiamenti da vicino sarà un'avventura insuperabile."
L'immagine (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 - Processing: 2di7 & titanio44, CC BY-SA IGO 3.0) è una nostra elaborazione (disponibile in formato originale sul nostro album di Flickr) dell'ultima sequenza scattata dalla NavCam il 3 febbraio 2015 da una distanza di 28,7 chilometri dal centro il nucleo, con una risoluzione di 2,4 metri per pixel.
Il 4 febbraio Rosetta ha iniziato a trasferirsi in un'orbita operativa che prevede una serie di passaggi ravvicinati che culmineranno il giorno di San Valentino con un volo a soli 6 chilometri dalla superficie.

Maggiori informazioni ed immagini esplicative all'articolo fonte di Elisabetta Bonora, sul sito Alive Universe Images, che ringraziamo per la disponibilità di condivisione.

Fonti: Alive Universe Images - ESA Blog Rosetta

09/02/2015 - La NASA e i partner della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) annunciano i prossimi equipaggi -

La NASA e i suoi partner della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno annunciato i membri degli equipaggi, compresi gli astronauti Kate Rubins, Shane Kimbrough e Peggy Whitson, per le prossime missioni verso la stazione spaziale.
Rubins sarà la prima dei tre con la sua missione che inizierà nel maggio 2016, quando raggiungerà l'equipaggio di Spedizione 48 che si troverà già in orbita. Selezionata per essere astronauta nel 2009, sarà al suo primo viaggio nello spazio. Rubins è nata a Farmington, Connecticut, e cresciuta a Napa, in California. Ha un dottorato in biologia dei tumori presso l'Università di Stanford.
Kimbrough, nato a Killeen, in Texas, e cresciuto ad Atlanta, è un colonnello in pensione dell'U.S. Army. Precedentemente ha volato a bordo dello Space Shuttle Endeavour durante la missione STS-126 nel 2008. Kimbrough ha trascorso quasi 16 giorni nello spazio e accumulato 12 ore e 52 minuti in attività extra-veicolare.
La Whitson, nativa dello Iowa a Mt. Ayr e cresciuta a Beaconsfield, ha un dottorato in biochimica presso la Rice University. Lei ha già completato due turni di sei mesi a bordo della stazione spaziale, il primo con Spedizione 5 e secondo come prima donna comandante per Spedizione 16. In totale, durante le due missioni, la Whitson ha trascorso 377 giorni nello spazio ed effettuato due passeggiate spaziali totalizzando 39 ore e 46 minuti di EVA.

L'equipaggio di Spedizione 48 sarà così composto:
- Jeff Williams, NASA
- Alexey Ovchinin, Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos)
- Oleg Skripochka, Roscosmos
- Kate Rubins, NASA
- Anatoly Ivanishin, Roscosmos
- Takuya Onishi, Agenzia Esplorazione Aerospaziale del Giappone (JAXA)

L'equipaggio di Spedizione 49 sarà così composto:
- Anatoly Ivanishin, Roscosmos
- Kate Rubins, NASA
- Takuya Onishi, JAXA
- Shane Kimbrough, NASA
- Andrey Borisenko, Roscosmos
- Sergey Ryzhikov, Roscosmos

L'equipaggio di Spedizione 50 sarà così composto:
- Shane Kimbrough, NASA
- Andrey Borisenko, Roscosmos
- Sergey Ryzhikov, Roscosmos
- Peggy Whitson, NASA
- Oleg Novitskiy, Roscosmos
- Thomas Pesquet, Agenzia Spaziale Europea (ESA)

Per una completa biografia degli astronauti visita: http://www.nasa.gov/astronauts
Per ulteriori informazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) da parte di NASA, visita: http://www.nasa.gov/station
Nell'immagine (Credit: NASA/ESA/JAXA) gli astronauti prescelti per le prossime tre missioni dirette alla ISS. Da sinistra in alto a destra in basso: Spedizione 48: Jeff Williams, NASA, Alexey Ovchinin, Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) e Oleg Skripochka, Roscosmos. Spedizione 48/49: Kate Rubins, NASA, Anatoly Ivanishin, Roscosmos, e Takuya Onishi, Agenzia Esplorazione Aerospaziale del Giappone (JAXA). Spedizione 49/50: Shane Kimbrough, NASA, Andrey Borisenko, Roscosmos, e Sergey Ryzhikov, Roscosmos. Spedizione 50: Peggy Whitson, NASA, Oleg Novitskiy, Roscosmos, e Thomas Pesquet, ESA.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione (Credit: ESA) il profilo di volo della missione IXV.

09/02/2015 - La tempistica della missione IXV -

Pubblichiamo una dettagliata lista della tempistica degli eventi principali durante la missione IXV. Lo spazio-plano senza le ali dell'ESA è pronto al decollo con un razzo Vega da Kourou, nella Guyana Francese, l'11 febbraio 2015.
L'Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) dell'ESA verrà lanciato con un Vega, Volo VV04, alle 13:00 GMT (le 14:00 ora italiana) per un volo di prova suborbitale al fine di testare le tecnologie cruciali dei futuri sistemi di rientro automatici dell'Europa.
Dopo essersi separato da Vega a circa 340 km di altezza, 18 minuti dopo il decollo, esso viaggerà per inerzia fino a circa 420 km. Poi inizierà il rientro registrando i dati provenienti da un gran numero di sensori convenzionali e più avanzati.
La velocità di rientro a 27.000 km/h (7,5 km/s) creerà le stesse condizioni come se fosse un veicolo che rientra dall'orbita bassa. Esso navigherà attraverso l'atmosfera entro il suo corridoio di discesa prima di scendere, rallentato da un paracadute multistadio, per un sicuro ammaraggio nell'Oceano Pacifico circa 100 minuti dopo il decollo.
Il veicolo spaziale volerà in modo completamente autonomo, e verrà tenuto sotto controllo dal Centro Controllo Missione situato presso il Centro Avanzato Logistico Ingegneristico e Tecnologico di Torino, in Italia. I segnali dal veicolo spaziale saranno raccolti da due stazioni al suolo in Africa e dall'antenna della nave di recupero, la Nos Aries.
L'11 febbraio seguite la missione in diretta a partire dalle 12:30 GMT (le 13:30 ora italiana) attraverso Arianespace TV ed ESA TV.

Tempistica IXV
I tempi mostrati sono più o meno rispetto al momento del decollo. Tutti i tempi sono soggetti a cambiamento.
Legenda termini:
AOS: Acquisition of signal (Acquisizione del Segnale)
BOT: Beginning of track (Inizio del tracciamento)
MCC: IXV Centro Controllo Missione di IXV presso l'ALTEC, a Torino
CSG: (Centre Spatial Guyanais), controllo missione di Vega nella sala di controllo Jupiter a Kourou
MAL: Ground tracking station, Malindi, Kenya
LIB: Ground tracking station, Libreville, Gabon
LOS: Loss of signal (Perdita di Segnale)
TM: Telemetria
AVUM: Attitude Vernier Upper Module – Stadio superiore di Vega

TEMPO ATTIVITÀ'
-8h 15m Inizio della configurazione del segmento suolo di IXV, test sottosistemi interni, attivazione delle reti di terra.
-7h 45m Inizio del conto alla rovescia per Vega.
-7h 30m Inizio del flusso dati di prova di IXV fra MCC e le stazioni di terra.
-6h 30m Inizio delle verifiche del segmento di terra di IXV.
-6h 15m Controllo voce CSG-MCC-Nave di recupero.
-4h 45m Termine della missione simulata n.1.
-3h 30m Inizio del conto alla rovescia di IXV.
-2h 40m Ritrazione della Torre Mobile (45 minuti).
-2h 00m Ricezione dei risultati delle misurazioni dei venti ad alta quota dalla stazione meteo navale (lanciati a -4h).
-1h 00m Segmento di terra configurato per il lancio.
-0h 34m Sistemi del lanciatore pronti.
-0h 10m Rapporto finale meteo per il lanciatore.
-0h 04m Inizio della sequenza automatica di lancio di Vega.
-0h 01m IXV passa alla modalità di lancio.
H0 (13:00 CET) DECOLLO
+1m 52s Separazione del primo stadio (P80).
+3m 35s Separazione del secondo stadio (Zefiro-23).
+4m 02s Apertura della protezione aerodinamica (Vega è ora nello spazio).
+6m 37s Separazione del terzo stadio (Zefiro-9).
+8m 00s Prima accensione di AVUM.
+13m 49s Spegnimento di AVUM.
+16m 13s Libreville AOS Vega (primo momento possibile)
+17m 59s Separazione; IXV in volo libero (primo momento possibile; finestra fino a 21m 34s)
+18m 20s Libreville AOS IXV
LOS da Libreville a dopo Malindi MCC riceve IXV Tm; lo stato di IXV monitorato continuativamente; aggiornamenti per prevedere le coordinate di ammaraggio.
+20m 34s IXV: prima accensione dei propulsori del sistema di controllo assetto.
I tempi qui di seguito sono solo stimati e dipenderanno dai progressi del volo di IXV.
+23m 30s Malindi AOS.
+25m 35s Libreville LOS.
+34m 12s Malindi LOS.
+1h 20m antenna d'inseguimento della nave BOT; la nave ora in ascolto per la ricezione dei segnali di IXV al termine del blackout del rientro.
+1h 22m Fine del blackout del rientro; momento di AOS con l'antenna d'inseguimento della nave; inizio ricezione TM del veicolo e dati sperimentali.
+1h 25m Espulsione della copertura paracadute.
+1h 29m Apertura paracadute principale.
+1h 31m Spegnimento IXV.
+1h 42m Previsione ammaraggio
+1h 42m Dopo l'ammaraggio: MCC fornisce un riepilogo dello stato di IXV con le coordinate attuali di ammaraggio.
La nave conduce le operazioni di recupero del veicolo IXV.

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA–J. Huart, 2014) le varie fasi della missione del veicolo sperimentale di rientro orbitale IXV. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: ESA) il profilo di volo della missione IXV.

Fonte: ESA

09/02/2015 - La SpaceX ci riprova martedì sera -

La NASA, la NOAA, l'U.S. Air Force e la SpaceX hanno diramato il seguente comunicato:
"Il prossimo tentativo di lancio della missione DSCOVR, con il razzo Falcon 9 v1.1 della SpaceX, è stato fissato per martedì, 10 febbraio, alle 6:05 p.m. EST (le 0:05 ora italiana di mercoledì) con una seconda occasione di riserva fissata per mercoledì, 11 febbraio alle 6:03 p.m. EST. Le condizioni meteo per un tentativo lunedì non erano favorevoli e se anche quel tentativo fosse stato rinviato a causa del tempo sarebbero andate perdute le occasioni di lancio di martedì e mercoledì a causa dei requisiti di riposo per il personale dell'U.S. Air Force. Le squadre hanno quindi come obiettivo di lancio martedì con mercoledì come riserva dato che le condizioni meteo previste sono molto più favorevoli in questi due giorni. Anche se non necessario per il volo, la SpaceX approfitterà del maggiore tempo concesso per sostituire il trasmettitore video del primo stadio, in modo da averlo disponibile per il prossimo tentativo.
Se, per qualche motivo, le occasioni di martedì e mercoledì dovessero saltare la SpaceX dovrebbe attendere almeno fino al 20 febbraio per questioni riguardanti il poligono di lancio di Cape Canaveral.
La missione DSCOVR (Deep Space Climate Observatory) della NOAA, dal costo di 340 milioni di dollari, verrà lanciata verso il punto gravitazionalmente stabile di Lagrange L1, a circa 1,6 milioni di km dalla Terra in linea con il Sole, dove i suoi strumenti potranno captare l'intensità del vento solare, eseguendo misurazioni che aiuteranno i meteorologi a prevedere le tempeste geomagnetiche che possono interrompere le comunicazioni, il traffico aereo, la navigazione satellitare e le reti elettriche.
DSCOVR è un progetto comune gestito dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) con il contributo principale della NASA e dell'Air Force. La NASA opera un paio di strumenti per l'osservazione terrestre che si trovano a bordo mentre l'Air Force ha pagato i 97 milioni di dollari alla SpaceX per i servizi di lancio.
La missione era stata proposta inizialmente dal Vice Presidente Al Gore nel 1998 ma nel 2001 la NASA aveva dovuto mettere in magazzino il satellite completo e i suoi strumenti scientifici dopo che la missione era stata fermata dai Repubblicani.
Per paura che il vecchio satellite Advanced Composition Explorer (ACE), smettendo di funzionare, creasse un pericoloso 'buco' nelle misurazioni del vento solare così importanti per i meteorologi spaziali, la NOAA aveva identificato la missione 'dimenticata' come un modo a basso costo per proseguire le osservazioni dal punto L1.
Gore era domenica pomeriggio al Kennedy Space Center per il tentativo di lancio ed ha tweetato dopo il rinvio: "Il lancio di DSCOVR è stato rinviato per un guasto ad un radar dell'Air Force. Potrebbe essere lanciato fra qualche giorno. Dopo 17 anni, non è niente."
Nella foto (Credit: SpaceX) la sommità del razzo Falcon 9 v1.1 durante il primo tentativo di lancio.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

09/02/2015 - Problemi tecnici costringono al rinvio del lancio del Falcon 9 -

Quando mancavano poco meno di due minuti e mezzo al via, due problemi tecnici hanno costretto la SpaceX ad annullare il tentativo di lancio di oggi del razzo vettore Falcon 9 v1.1 con il satellite DSCOVR.
I problemi erano relativi alla trasmissione video del primo stadio ed a un radar del poligono di Cape Canaveral. Il meteo era favorevole al 100% al lancio e tutto il conto alla rovescia si era svolto regolarmente. Trattandosi di una finestra di lancio istantanea non vi era il tempo per risolvere i due problemi e questo ha forzato i tecnici della SpaceX al rinvio.
Il prossimo tentativo potrebbe essere per domani alle 6:07 p.m. EST (le 0:07 ora italiana di martedì mattina), ma una decisione ufficiale non è ancora stata presa al momento in cui scriviamo. Per il meteo domani le condizioni potrebbero essere non così buone come oggi.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) tratta dalla diretta streaming, il momento in cui viene bloccato il lancio.

Fonti: NASA - Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: ESA) la BUC, a sinistra, e la SatCom.

06/02/2015 - Una telecamera registrerà la disintegrazione di ATV; ma dall'interno -

Lunedì, l'astronauta ESA Samantha Cristoforetti entrerà nel veicolo cargo dell'ESA ed installerà una speciale fotocamera infrarossa, predisposta per registrare la visione dall'interno del modulo spaziale mentre si disintegrerà nel rientro.
"La fotocamera alimentata a batteria verrà posizionata sul portello anteriore dell'Automated Transfer Vehicle (ATV), e registrerà i cambiamenti delle temperature prima della distruzione," spiega Neil Murray, che supervisiona il progetto per ESA.
"Registrando a 10 fotogrammi al secondo, dovrebbe mostrarci gli ultimi 10 secondi di ATV. Non sappiamo esattamente cosa vedremo - potrebbe essere una graduale deformazione del veicolo spaziale oppure tutto potrebbe andare in pezzi in modo molto rapido?"
"La Our Break-Up Camera, o BUC, volerà per la prima volta in questa missione, assieme al Reentry Break-up Recorder della NASA.
"Qualunque risultato otterremo verrà condiviso fra i nostri team, e potrebbe dirci molto su un eventuale rientro della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) così come del rientro di un qualsiasi veicolo spaziale in generale.

Ogni missione del traghetto ATV di ESA finisce nello stesso modo - riempito con i rifiuti della Stazione Spaziale brucia nel rientro atmosferico, finendo nel 'cimitero delle astronavi' che è una stretta fascia nel Pacifico del Sud.
Ma il rientro del quinto ed ultimo ATV avrà qualcosa di speciale, NASA ed ESA vogliono sfruttare quest'opportunità e raccogliere dettagliate informazioni che potrebbero aiutare i rientri dei futuri veicoli spaziali.
Di conseguenza, l'ATV-5 sarà diretta in una discesa meno inclinata rispetto al percorso di uscita dall'orbita standard.
Questa fine fiammeggiante di ATV verrà seguita da una serie di telecamere e macchine fotografiche, al suolo, in aria e persino dalla stazione stessa, e questa volta, anche dallo stesso veicolo.
La fotocamera di ESA non sopravviverà al rientro, che avverrà a circa 80-70 km, ma sarà collegata con una sfera 'SatCom' dotata di un sistema di protezione termica ceramica che gli permetterà di resistere fino a 1.500° Celsius.
Una volta che il SatCom sarà in caduta libera, trasmetterà i dati immagazzinati ad ogni satellite Iridium in vista.
Toccando la sommità dell'atmosfera a circa 7 km/s, verrà avvolto dal plasma dell'attrito che blocca i segnali radio, ma la speranza è che la sua antenna omnidirezionale sia in grado di trovare uno spiraglio nella scia.
Se ciò non fosse possibile i segnali proseguiranno fino al termine del plasma, a circa 40 km di altezza.
Una fotocamera i-Ball del Giappone aveva ripreso immagini del proprio veicolo cargo mentre di disintegrava nel 2012.
Un'altra i-Ball era prevista dovesse volare a bordo di ATV-5 ma è andata perduta nell'esplosione del razzo Antares dello scorso ottobre.
Il team della fotocamera di ESA ha sviluppato lo strumento pronto al volo in appena nove mesi. La fotocamera e la capsula sono state costruite dalla Ruag in Svizzera, mentre alla protezione termica hanno contribuito la DLR German Aerospace Center, le Svizzere ETH Zurich per il software e Viasat responsabile per l'antenna e l'elettronica e la danese GomSpace per le batterie.
"Fra noi e la parte USA, vi sono al momento un sacco di dita incrociate," ha aggiunto Neil.
"Per il futuro, ora che la fase di sviluppo è già stata fatta, la fotocamera ha il vasto potenziale di una 'scatola nera per il rientro' e potrebbe adattarsi ad una vasta serie di satelliti e lanciatori."
La fotocamera verrà attivata da una serie di sequenze di accelerazioni previste di ATV. Circa 10 secondi a 320x256 di risoluzione dalla fotocamera verranno bufferizzate nella memoria del SatCom in una volta più delle immagini di riferimento ad un fotogramma al secondo del precedente set, e progressivamente riscritte mentre le nuove immagini arriveranno.
Nella foto (Credit: Roscosmos-O. Artemyev) l'ATV-5 in avvicinamento alla ISS.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: Nasaspaceflight) la chiatta Pegasus della NASA prima delle modifiche per SLS.

06/02/2015 - Quasi pronta la chiatta Super-Pegasus per trasportare l'SLS -

La famosa chiatta Pegasus è quasi al termine della sua trasformazione che le servirà per trasportare gli enormi stadi del gigantesco Space Launch System (SLS) della NASA dagli impianti di costruzione al MAF (Michoud Assembly Facility) vicino a New Orleans, in Alabama, fino al Kennedy Space Center, in Florida. La chiatta Pegasus ampliata e ammodernata farà il suo debutto con i primi pezzi di SLS destinati allo Stennis Space Center per i test, all'inizio del prossimo anno.
La Pegasus era stata costruita appositamente per trasportare i Serbatoi Esterni (External Tank - ET) dello Space Shuttle ed ha percorso ben 41 volte i 1.450 km della tratta fra il 1999 al 2011. Il suo ultimo viaggio avvenne nel 2011 per il trasporto delle attrezzature di supporto degli SSME (Space Shuttle Main Engine) da Stennis al Kennedy Space Center.
L'inizio dei lavori su Pegasus sono iniziati la scorsa estate quando è stata trasferita da Stennis ad Amelia, in Louisiana, presso il cantiere navale della Conrad Shipyard LLC, incaricata dalla NASA delle modifiche da eseguire alla chiatta per il suo ruolo nel programma SLS.
Lunga 80 metri, larga 15 e alta 5, Pegasus non era grande abbastanza per trasportare gli stadi di SLS. "Le modifiche erano necessarie a causa delle dimensioni di SLS, che è circa 45 metri più lungo dello Shuttle e può lanciare oltre tre volte il suo peso nello spazio," fa notare Alan Murphy, a capo del progetto Pegasus presso il MSFC. "Il solo stadio principale è 17 metri più lungo e pesa oltre 226 tonnellate di più, comprese le attrezzature di supporto al suolo, di un serbatoio esterno dello Space Shuttle."
Le chiatte hanno giocato sempre un ruolo importante nel trasporto delle attrezzature, fin dai tempi del Saturno. Ad un certo punto la NASA aveva una flotta di ben quatto chiatte per questo lavoro: Orion, Poseidon, Pearl River e Palaemon.
Dopo aver sostituito le vecchie Poseidon e Orion nel 2002, la Pegasus divenne l'ultima chiatta utilizzata per il trasporto degli ET per gli Shuttle e sarà anche la sola a portare gli stadi principali di SLS per tutti gli anni '20.
Le modifiche hanno allungato la chiatta a 94 metri sostituendo una sezione centrale con una più lunga di quella esistente.
Per l'invio degli stadi la Pegasus sarà aiutata da uno speciale sistema di trasporto, chiamato SPMT (Self Propelled Module Transporter) che permetterà di muoversi fino alla velocità di 5 km/h sostenendo, quando i moduli SPMT funzioneranno raggruppati - di trasportare fino a 272 tonnellate. Per il programma SLS saranno necessari quattro trasportatori SPMT.
Il primo viaggio della rinnovata Pegasus sarà per trasportare un modello di prova strutturale (STA - Structural Test Article) dello stadio principale di SLS dal MAF fino al Marshall Space Flight Center (MSFC) dove sono in allestimento due banchi di prova. In seguito la Pegasus porterà gli stadi principali pronti al volo a Stennis dove verranno sottoposti a prove nel tardo 2016 e primi del 2017 al banco B-2.
Una volta che i test a Stennis saranno completati, la Pegasus trasporterà lo stadio principale per la missione EM-1 al Kennedy Space Center in preparazione dell'integrazione per il veicolo di volo all'interno del VAB (Vehicle Assembly Building).
Al momento il debutto del vettore gigante SLS con la missione EM-1, con un veicolo Orion senza equipaggio, è previsto per il luglio 2018.
Nella foto (Credit: NASA/Eric Bordelon), la Pegasus quasi completa nel bacino della Conrad Shipyard vicino a Morgan City, in Louisiana. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Nasaspaceflight) la chiatta Pegasus della NASA prima delle modifiche per SLS.

Fonte: Nasaspaceflight

06/02/2015 - Arrivati in Guyana i prossimi due satelliti Galileo -

I due satelliti Galileo destinati ad essere i passeggeri del prossimo volo Soyuz di Arianespace sono stati consegnati in Guyana Francese, permettendo di iniziare i preparativi di questa missione di medio carico.
Trasportati per mezzo di un Boeing 747 cargo, la coppia di satelliti è arrivata nella notte all'aeroporto Félix Eboué International Airport, vicino alla capitale della Cayenna, dopo di che, protetti all'interno dei loro container di trasporto sono stati scaricati dal velivolo e spostati su strada, nelle prime ore del mattino, verso lo Spazioporto.
La OHB System che ha costruito i due satelliti a Brema, in Germania, è il principale appaltatore. La loro strumentazione di navigazione, quella che genera le misurazioni di precisione di posizionamento utilizzabili in tutto il mondo, sono stati forniti dalla Surrey Satellite Technology Ltd. di Guildford, nel Regno Unito.
Il programma Galileo è l'iniziativa dell'Europa per un sistema di navigazione satellitare che fornirà un'accurata posizione globale sotto controllo civile - e consisterà in 30 satelliti totali, assieme ai centri di controllo europei e la rete mondiale di sensori e di stazioni di collegamento.
Per fornire un'alta accuratezza nella posizione per gran parte del mondo, la costellazione completa Galileo verrà distribuita lungo tre piani orbitali circolari medi attorno alla Terra ad una quota operativa di 23.222 km, inclinata di 56° sull'equatore.
La rete completa operativa e le infrastrutture al suolo saranno dispiegate durante la fase Full Operational Capability (FOC) di Galileo, gestita e finanziata dalla Commissione Europea, con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) delegata alla progettazione e come agente procurante con il beneplacido della Commissione.
La missione, designata Volo VS11 nel sistema di numerazione di Arianespace, segnerà il quarto lancio della compagnia con veicoli Galileo a bordo.
Nella foto (Credit: Arianespace) lo scarico dall'aereo del container con uno dei due satelliti Galileo arrivati in Guyana Francese.

Fonte: Arianespace

06/02/2015 - Hubble cattura una rara tripla congiunzione delle lune di Giove -

Il Telescopio Spaziale Hubble ha catturato un raro evento del passaggio delle tre principali lune di Giove di fronte alle fasce multicolori del pianeta gigante gassoso: Europa, Callisto e Io.
Si tratta di tre, delle quattro, lune Galileiane, battezzate in onore del loro scopritore, lo scienziato Galileo Galilei nel 17esimo secolo con uno dei primi telescopi. Le lune orbitano attorno a Giove in tempi da 2 a 17 giorni. Di solito le lune transitano di fronte a Giove e così anche le loro ombre. Tuttavia vedere ben tre lune assieme che passano di fronte al pianeta gigante è un evento raro, che di solito avviene solo una o due volte in dieci anni.
L'immagine di sinistra (Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)) mostra l'inizio dell'evento, avvenuto lo scorso 24 gennaio 2015. Da sinistra a destra le lune Callisto e Io sovrapposte alle nubi di Giove. Le ombre di Europa, Callisto ed Io si possono vedere da sinistra a destra. Europa non è ancora visibile in quest'immagine.
Verso la fine dell'evento, approssimativamente 42 minuti dopo (immagine a destra) Europa è entrata nel fotogramma in basso a sinistra. Callisto, con il suo lento movimento, si trova in alto e a destra di Europa. Il più veloce Io si avvicina al limbo estremo del pianeta e la sua ombra non è più visibile su Giove. L'ombra di Europa si trova verso il lato sinistro dell'immagine mentre quella di Callisto a destra. Le velocità orbitali delle lune sono proporzionalmente più lente mentre queste sono più distanti dal pianeta.
In questa sequenza manca Ganimede, l'ultima delle quattro lune Galileiane, perché si trovava fuori dalla vista di Hubble e troppo lontana dal pianeta per far parte di questa congiunzione.
Le lune in queste foto hanno colori che le distinguono bene. L'antica superficie craterizzata di Callisto è marroncina: la lisca superficie ghiacciata di Europa è giallo-bianco mentre la superficie vulcanica di Io arancione. L'apparente 'sfocatura' di alcune delle ombre dipende dalla distanza delle lune da Giove. Più lontana una luna è dal pianeta e più morbida sarà la sua ombra, perché essa è più sparsa sul disco.
Le immagini sono state riprese nella luce visibile con lo strumento Wide Field Camera-3 (WFC-3) di Hubble.

Fonte: Spacedaily

06/02/2015 - Domenica meteo favorevole per il lancio del Falcon 9 con DSCOVR -

Le previsioni meteo indicano cielo sereno, vento leggero e temperature confortevoli per il lancio di domenica del razzo Falcon 9 v1.1 con il satellite della NOAA preposto per avvisare dell'arrivo delle tempeste solari che potrebbero disturbare le tecnologie di navigazione e comunicazioni sulla Terra.
Il decollo del Deep Space Climate Observatory (DSCOVR) è previsto domenica dalla rampa SLC-40 di Cape Canaveral alle 6:10:12 p.m. EST (le 0:10 ora italiana di lunedì) con una finestra di lancio istantanea.
Il lancio è previsto due minuti dopo il tramonto su Cape Canaveral, e potrebbe creare uno spettacolo mentre il lanciatore alto come un palazzo di 22 piani viene colpito dagli ultimi raggi del Sole.
Il razzo a due stadi Falcon 9 rilascerà il satellite, grande come un frigorifero, nello spazio circa 30 minuti dopo il lancio, spedendo DSCOVR su una traiettoria di fuga dalla gravità terrestre.
L'obiettivo finale di DSCOVR sarà il punto di librazione L1, una zona gravitazionalmente stabile situata a milioni di km dal lato illuminato della Terra.
Un portavoce della NASA ha detto che la riunione preparatoria di venerdì ha dato il via libera per proseguire l'allestimento del lancio, compreso il rollout del Falcon 9 dal suo hangar di assemblaggio che si trova vicino alla rampa 40, dove verrà ruotato in verticale durante il conto alla rovescia di domenica.
I funzionari delle previsioni meteorologiche del 45esimo Weather Squadron dell'U.S. Air Force, ha dichiarato venerdì che vi sono meno del 10% di possibilità che vengano violate le condizioni limite per il lancio del Falcon 9.
"Un'area di alta pressione arriva da Sud stazionerà sopra la Florida fra sabato e domenica, dando un cielo sereno e temperature sui 21° sulla Space Coast," hanno scritto i meteorologi nelle previsioni. "Vi sono molte poche minacce che possano violare le regole di lancio. I venti più forti arriveranno da Nord-Ovest a 74 km/h vicino ai 12.000 metri."
La sola eccezione che violerebbe le regole di lancio potrebbero essere delle nubi cumuliformi.
Se il lancio venisse rinviato a lunedì - con una finestra di lancio fissata per le 6:07 p.m. EST (le 0:07 ora italiana di martedì) - vi sono ancora l'80% di condizioni meteo accettabili con la principale preoccupazione da nubi stratificate provenienti da un fronte freddo in arrivo.
Nella foto (Credit: SpaceX) un Falcon 9 in attesa nell'hangar vicino alla rampa di lancio. Si tratta della missione del luglio scorso che portò in orbita 6 satelliti Orbcomm OG2.

Fonte: Spaceflight Now

06/02/2015 - Sulla ISS un guasto su ATV-5 e lavori sulle tute spaziali -

L'ATV-5 (Automated Transfer Vehicle-5) dell'Europa sta funzionando con un circuito elettronico in meno per la fornitura dell'energia alle proprie batterie dopo che si era guastato mercoledì 4 febbraio. Gli altri tre circuiti elettronici sono regolarmente in funzione mentre i controllori di volo e l'equipaggio della stazione si preparano alla partenza di ATV-5, prevista per il 14 febbraio.
Il 5 febbraio, i cosmonauti Alexander Samokutyaev e Anton Shkaplerov, hanno preparato le apparecchiature nel Modulo di Servizio Zvezda che monitorizzeranno la partenza di ATV-5. Il veicolo di rifornimento si allontanerà fino a 6.400 km dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prima di rientrare nell'atmosfera terrestre, il 27 febbraio, sopra l'Oceano Pacifico.
Gli astronauti della NASA Barry Wilmore e Terry Virts hanno controllato le tute spaziali USA nel tentativo di far ripartire un motore di una ventola che si era guastato. Un'altra tuta spaziale con un problema simile è stata stivata all'interno del cargo spaziale Dragon della SpaceX, assieme ad altre attrezzature, strumenti e ricerche scientifiche in attesa di rientrare sulla Terra il 10 febbraio, dove verrà analizzata dagli ingegneri.
Il giorno precedente Wilmore e Virts avevano ricontrollato le procedure per la prima passeggiata spaziale (EVA), delle tre previste, che inizierà il 20 febbraio. I due dovranno sistemare dei cavi e delle attrezzature di comunicazione che permetteranno l'installazione successiva di un International Docking Adapters (IDA) per l'attracco dei veicoli commerciali per equipaggio nella parte USA della stazione.
Un CubeSat, consegnato a gennaio alla ISS da un veicolo di rifornimento Dragon della SpaceX, è stato rilasciato all'esterno del modulo laboratorio Kibo martedì mattina. Questo mini-satellite metterà alla prova vari sotto-sistemi compreso un esperimento dei radio-amatori.
I sei membri dell'equipaggio proseguono le normali attività.
Nella foto (Credit: NASA TV) l'astronauta Virts al lavoro sulle tute spaziali EMU all'interno del compartimento di decompressione Quest. Lui e il Comandante Wilmore inizieranno un terzetto di attività extraveicolari il 20 febbraio prossimo.

Fonti: NASA Blog ISS 5/2/2015 - NASA Blog ISS 4/2/2015

06/02/2015 - Assicurata, per ora, la disponibilità dei razzi Dnepr -

I voli dei razzi Russi-Ucraini Dnepr dovrebbero proseguire anche quest'anno nonostante l'annuncio che il programma dei lanci dei satelliti è sospeso.
Il razzo di classe leggera Dnepr, che ha trovato una propria nicchia di mercato per il lancio di piccoli satelliti, è derivato da un missile balistico R-36M sviluppato in Ucraina. La designazione occidentale del missile è SS-18 'Satan'.
Il programma Dnepr è gestito dalla società Kosmotras, una compagnia con sede a Mosca basata sulla collaborazione Russa/Ucraina per la commercializzazione del lanciatore.
Un articolo pubblicato lunedì dall'agenzia di stampa della Russia, la Itar-Tass, aveva detto che i lanci del Dnepr erano sospesi, citando la Roscosmos - l'Agenzia Spaziale Federale della Russia.
Diversi dubbi sono nati attorno al futuro del consorzio Kosmotras dopo che il conflitto è esploso fra il governo ucraino e le forze pro-Russia.
Un altro articolo della Itar-Tass pubblicato martedì ha corretto la notizia del giorno prima dopo che l'Amministratore Delegato di Kosmotras, Alexander Serkin, aveva detto che la sua compagnia avrebbe rispettato le sue obbligazioni per i tre lanci del razzo Dnepr previste per il 2015.
Il primo volo dell'anno è previsto per il 12 marzo con il satellite di osservazione terrestre della Corea del Sud, Kompsat 3A, che raccoglierà immagini ad alta risoluzione della terra nelle bande del visibile e dell'infrarosso. Serkin ha detto alla Itar-Tass che i preparativi per il lancio di Kompsat 3A sono in corso.
Un altro lancio Dnepr è previsto per giugno con i primi due veicoli della nuova generazione di satelliti per la rete telefonica Iridium.
"I nostri piani di utilizzare Kosmotras per il nostro primo lancio rimangono invariati," ha detto Diane Hockenberry, portavoce di Iridium.
I successivi satelliti Iridium NEXT saranno lanciati per mezzo di razzi Falcon 9 della SpaceX.
Il razzo a tre stadi Dnepr è stato lanciato 21 volte fin dal debutto nel 1999, rilasciando satelliti per clienti della Russia, Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea del Sud e Medio Oriente.
Kosmotras è diventata un fornitore di lanci per i clienti di piccoli veicoli spaziali cone i CubeSat, e la compagnia Russo/Ucraina si è specializzata nel lancio di gruppi di satelliti leggeri come i CubeSat in orbite a poche centinaia di km di quota.
Un razzo Dnepr, nel giugno del 2014, ha portato 33 satelliti in orbita con un solo lancio, più altri quattro sub-satelliti che erano programmati per essere rilasciati da una nave madre durante il volo. Questo carico utile ha battuto il record del numero più alto di satelliti individuali mai lanciati con un solo razzo, rappresentando 17 nazioni proveninenti da quattro continenti.
Nella foto di archivio (Credit: ITAR-TASS/Sergei Kazak) l'ogiva di un razzo Dnepr spunta dal suo silo di lancio sotterraneo.

Fonti: Spaceflight Now - Itar Tass 2/2/15 - Itar Tass 3/2/15

Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett) uno degli ultimi utilizzi della MDD al Kennedy, il 15 aprile 2012.

05/02/2015 - Demolita al KSC una delle ultime strutture utili agli Space Shuttle -

Una delle ultime strutture rimaste in supporto del programma Space Shuttle non c'è più.
La Mate-Demate Device (MDD), che per 35 anni è stata utilizzata al Kennedy Space Center della NASA per installare e rimuovere le navette spaziali dal dorso dei loro jumbo di trasporto, è stata demolita. La struttura è stata demolita e rimossa per fare posto ai bisogni attuali e futuri del centro spaziale della Florida.
La demolizione della struttura era iniziata ad ottobre e completata il 26 novembre.
Quando gli Space Shuttle rientravano dall'orbita in ogni luogo che non fosse il Kennedy, venivano traghettate a dorso di un Jumbo 747 modificato della NASA conosciuto come SCA (Shuttle Carrier Aircraft). Una volta arrivate sulla pista del KSC, l'orbiter veniva posizionato sotto la MDD, alta 32 metri, e qui agganciato con apposite gru e rimosso dal Jumbo.
La MDD si trovava nell'angolo Nord-Est dell'accesso alla pista ed è stata utilizzata anche per il trasporto delle navette in California per la manutenzione e per il loro ultimo volo verso i musei al termine dei 30 anni di servizio.
La demolizione della MDD, costruita nel 1978, ha permesso di riciclare circa 383 tonnellate fra acciaio, ferro ed alluminio. La struttura poteva sollevare fino a 104 tonnellate grazie ad una gru montata a 24 metri di altezza che andava ad agganciarsi agli orbiter. L'ultima volta che la MDD del Kennedy è stata utilizzata era il 14 settembre 2012, quando ha imbarcato la navetta Endeavour sul 747 SCA per il suo volo verso Los Angeles, dove sarebbe stata esposta al California Science Center.
Una struttura simile si trovava presso l'Armstrong (già Dryden) Flight Research Center nel sud della California. Entrata in servizio nel 1977, la MDD della costa Est è stata utilizzata l'ultima volta al termine della missione STS-128 nel 2009. La MDD ad Armstrong venne demolita fra agosto ed ottobre 2014.
Nella foto (Credit: NASA) la demolizione della MDD presso il Kennedy Space Center in Florida. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Kim Shiflett) uno degli ultimi utilizzi della MDD al Kennedy, il 15 aprile 2012.

Fonti: Space.com - NASA

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona) il rover Curiosity, al sito Parhump Hills, inquadrato dall'orbiter MRO.

05/02/2015 - Curiosity analizza i campioni della montagna marziana -

Il secondo 'boccone' di montagna marziana preso dal rover Curiosity della NASA mostra gli effetti del passaggio di acqua più acida di quella del primo assaggio del Monte Sharp, un'ambiente stratificato di roccia del Marte più antico.
Il rover ha utilizzato una nuova tecnica, con un basso livello di percussione, per raccogliere, la scorsa settimana, il campione di polvere da una roccia prescelta chiamata 'Mojave 2'.
Curiosity ha raggiunto la base del Monte Sharp cinque mesi fa dopo due anni di esami su un altro sito posto all'interno del cratere Gale ed aver viaggiato verso la montagna che si trova nel centro del cratere. Il primo campione degli strati alla base della montagna veniva da un punto chiamato 'Confidence Hill', perforato a settembre.
Un controllo preliminare dei minerali contenuti nel campione Mojave 2 arrivano dalle analisi eseguite con lo strumento CheMin (Chemistry and Mineralogy) di cui è dotato Curiosity. Le analisi, ancora parziali, mostrano una quantità significativa di iarosite, un minerale ossidato che contiene ferro e solfuro che si formano negli ambienti acidi.
"La nostra valutazione iniziale dei campioni più recenti indicano che vi è molta più iarosite che a Confidence Hill," dice David Vaniman, vice Principal Investigator del Planetary Science Institute di Tucson, Arizona. I minerali in Confidence Hill indicavano condizioni di formazione meno acide.
Una questione che rimane aperta è se le prove di acqua più acida a Mojave 2 fanno parte di condizioni ambientali quando i sedimenti si sono depositati per costituire la montagna o se è stato un fluido che ha attraversato il sito in seguito.
Entrambi i siti indagati si trovano su un'affioramento chiamato 'Pahrump Hills', una formazione esposta di Murray che è la base geologica di Monte Sharp. Il team della missione Curiosity ha già proposto un'ipotesi che questa montagna, delle dimensioni del Monte Rainier, nello stato di Washington, si sia formata con i depositi sedimentati di una serie di laghi poi essiccati.
Nei mesi trascorsi fra le due perforazioni, il team del rover con base al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, ha diretto il veicolo attraverso una campagna intensiva a Pahrump Hills. Il laboratorio, del peso di una tonnellata, ha zigzagato su e giù dai pendii dell'affioramento, utilizzando le fotocamere e gli strumenti di spettrometria per studiare le zone di interesse ed incrementare il livello di dettaglio. Uno degli obiettivi è stato quello di scegliere quali bersagli, se ne ve fossero, potessero essere perforati per fornire dei campioni agli strumenti di analisi interni al rover.
La squadra scelse Mojave 2, in gran parte a causa della grande varietà di caratteristiche sottili, leggermente più piccole di chicchi di riso, visibili sulla superficie della roccia. I ricercatori hanno cercato di determinare se questi sono minerali di cristalli di sale, come quelli che potrebbe derivare dall'evaporazione di un lago essiccato, o se hanno qualche altra composizione. In un test di trivellazione preparatoria del target Mojave, la roccia si è frantumata. Questo ha escluso la raccolta dei campioni di perforazione in quel punto, ma ha prodotto pezzi con superfici appena esposte da esaminare.
Mojave 2, un obiettivo di perforazione alternativo selezionato al sito Mojave, ha lo stesso tipo di elementi a forma di cristallo. Lo sguardo preliminare ai dati CheMin del materiale campione perforato non ha identificato un chiaro minerale candidato per queste caratteristiche. Forse, minerali che in origine formavano i cristalli potrebbero essere stati sostituiti da altri minerali durante i successivi periodi di condizioni ambientali umide.
I campioni di materiali estratti dalla perforazione di Mojave 2 non avrebbero avuto successo se il team del rover non avesse recentemente ampliato le sue opzioni per gestire la trapanazioni.
"E' stato il nostro primo utilizzo della tecnica di bassa percussione su Marte, ideata per ridurre l'energia che impatta sulla roccia," dice John Michael Morookian, del JPL, capo delle attività scientifiche e di campionamento della superficie nella campagna di Pahrump Hills. "Il trapano di Curiosity è essenzialmente un martello e uno scalpello e e questo ci permette di poter martellare più leggermente."
Prove intensive sulla Terra hanno validato la tecnica dopo che la squadra si era preoccupata per la fragilità di alcuni strati di roccia molto sottili individuati vicino alla base del Monte Sharp.
Il rover ha sei livelli di percussione che vanno dal toccare leggermente al battere vigorosamente, tutto a 30 volte al secondo. Il trapano controlla quanto rapidamente, o lentamente, penetra nella roccia e autonomamente aggiusta i suoi livelli di percussione. Nei quattro bersagli prima di Mojave 2 - compresi i tre prima che Curiosity raggiungesse Monte Sharp - la raccolta di campioni delle perforazioni era iniziata a livello quattro ed utilizzava un algoritmo che tendeva a rimanere su quel livello. Il nuovo algoritmo parte al livello uno, poi passa a livelli più alti se la progressione nella perforazione è troppo lenta. La roccia di Mojave 2 è così soffice che il trapano ha raggiunto la sua profondità completa di circa 6,5 cm in 10 minuti utilizzando soltanto i livelli uno e due di energia di percussione.
Curiosity ha poi consegnato la polvere estratta dal foro a Mojave 2 nella serie di strumenti interni SAM (Sample Analysis at Mars), per le analisi chimiche. Il rover potrebbe portarsi ad uno o più siti di campionamento di Pahrump Hills prima di salire più in alto sul Monte Sharp.
Il progetto Mars Science Laboratory della NASA sta usando Curiosity per valutare gli antichi ambienti abitabili e gli importanti cambiamenti delle condizioni ambientali marziane. Il JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, ha costruito il rover e gestisce il progetto per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington.
Per ulteriori informazioni su Curiosity, visita: http://www.nasa.gov/msl e http://mars.jpl.nasa.gov/msl/.
Puoi inoltre seguire la missione su Facebook e Twitter a: http://www.facebook.com/marscuriosity e http://www.twitter.com/marscuriosity.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) la polvere grigiastra ottenuta con la perforazione di Curiosity nel sito chiamato Mojave 2. L'immagine è stata scattata dalla fotocamera MAHLI il 31 gennaio 2015. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona) il rover Curiosity, al sito Parhump Hills, inquadrato dall'orbiter MRO, il 13 dicembre 2014.

Fonte: NASA

05/02/2015 - Cerere da 145.000 km -

Pubblicate le nuove immagini del pianeta nano, risoluzione record!
La risoluzione è di 14 km/pixel, oltre il doppio di quella raggiunta da Hubble, e si vede! In queste nuove immagini, riprese ieri, Cerere misura ben 70 pixel; oltre a due macchie chiare nei pressi dell'equatore, nell'emisfero meridionale si distinguono numerosi crateri di varie dimensioni, il più grande dei quali ha un diametro di circa 110 km e un vistoso picco centrale (intravisto già nelle immagini precedenti).
Nel sito NASA è visibile anche una animazione della superficie ripresa da queste nuove immagini.
Tra una settimana esatta Dawn effettuerà un'altra sosta nella spinta e riprenderà una rotazione completa da una distanza di 83.000 km (risoluzione di 8 km/pixel). La distanza e la velocità della sonda possono essere seguiti sulla pagina dedicata.
Un grazie ed un saluto a Marco Di Lorenzo di Alive Universe Images per queste notizie quasi giornaliere sulla prima missione spaziale a raggiungere Plutone.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA - Processing: M. Di Lorenzo) Cerere ripreso dalla sonda Dawn il 4 febbraio 2015.

Fonti: Alive Universe Images - NASA Dawn

Nella foto (Credit: NASA/Debbie McCallum) lo strumento LEND prima dell'assemblaggio con la sonda LRO.

05/02/2015 - La NASA scopre abbondanza di idrogeno nei pendii del polo sud lunare -

I viaggi spaziali sono difficili e costosi - ci vogliono migliaia di dollari solo per lanciare una bottiglia d'acqua verso la Luna. Le recenti scoperte di molecole d'idrogeno, comprese anche nell'acqua, sulla Luna hanno eccitato gli esploratori perché questi depositi potrebbero essere, se sufficientemente abbondanti, estratti ed abbassare così drasticamente il costoso bisogno di portare l'acqua dalla Terra. L'acqua lunare potrebbe essere utilizzata per bere o i suoi componenti - idrogeno ed ossigeno - potrebbero essere utilizzati per produrre prodotti importanti sulla superficie dei quali i futuri visitatori della Luna potrebbero aver bisogno, come propellente per razzi e aria respirabile.
Le recenti osservazioni della sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) della NASA, indicano che questi depositi potrebbero essere leggermente più abbondanti sui pendii dei crateri orientati verso Sud. "Vi è una media di circa 23 parti per milione (ppm) in più d'idrogeno sui Pendii Orientati verso il Polo (PFS - Pole-Facing Slopes)," ha detto Timothy McClanahan, del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland.
Questa è la prima volta che è stata rivelata una differenza geochimica nell’abbondanza dell’idrogeno sui pendii lunari sia sotto forma di molecole d’acqua (due atomi di idrogeno legati a uno di ossigeno) che di ossidrile (un atomo di idrogeno legato a uno di ossigeno). Un risultato ottenuto dall’analisi dei dati raccolti dallo strumento LEND (Lunar Exploration Neutron Detector) di LRO.
McClanahan è l'autore principale di un articolo su questa ricerca che è stato pubblicato il 19 ottobre sulla rivista Icarus.
Perché questa discrepanza? McClanahan ci da una possibile spiegazione, usando un’analogia con il nostro pianeta: "Qui sulla Terra, nell’emisfero nord, se usciamo a passeggiare in una giornata di Sole dopo una nevicata, possiamo notare che c’è una maggior presenza di neve nei versanti esposti a settentrione rispetto a quelli più soleggiati, che sono rivolti verso Sud. Pensiamo che un fenomeno simile si stia verificando con i componenti volatili sulla Luna, quindi questi materiali facilmente vaporizzabili permangono più a l ungo nei versanti orientati verso il polo e forse lì si accumulano in misura maggiore che in altri luoghi."
Il team ha osservato la maggiore abbondanza di idrogeno sui PFS nella topografia dell'emisfero lunare Sud, iniziando fra i 50 e i 60 gradi di latitudine Sud. I pendii più vicini al Polo Sud mostrano una differenza di concentrazione d'idrogeno maggiore. Il team crede che altro idrogeno potrebbe essere scovato anche nei PFS dei crateri dell'emisfero Nord, ma al momento i dati di LEND di quelle regioni sono ancora in corso di analisi.
Vi sono differenti possibili fonti dell'idrogeno sulla Luna. Le comete e gli asteroidi contengono grandi quantità d'acqua, e gli impatti di questi oggetti potrebbero aver portato l'idrogeno sulla Luna. Le molecole d'idrogeno potrebbero anche formarsi dall'interazione della superficie lunare con il vento solare. Il vento solare è un costante flusso di gas sparato dal Sole. Il vento solare è in gran parte formato d'idrogeno e questo potrebbe interagire con l'ossigeno delle rocce di silicati e con la polvere della Luna formando ossidrile e, forse, anche molecole d'acqua. Dopo che queste molecole sono arrivate sulla Luna, si pensa siano energizzate dalla luce solare e che rimbalzino sulla superficie lunare per poi fermarsi, almeno temporaneamente, nelle zone in ombra e più fredde.
Fin dagli anni ‘60 del secolo scorso, gli scienziati pensavano che i materiali volatili si concentrassero solo nelle zone permanentemente in ombra nei crateri vicino ai poli lunari. Ora invece, si sta consolidando l’idea che questi composti siano distribuiti in modo più diffuso sulla superficie del nostro satellite. Nonostante questo cambio di prospettiva, non è però ancora sicuro se l’idrogeno lassù sia sufficientemente abbondante da rendere economicamente vantaggioso estrarlo in loco. "Le concentrazioni che stiamo rivelando ci dicono che quei terreni sono ben più aridi dei più aridi deserti sulla Terra," aggiunge McClanahan. Tuttavia, la risoluzione dello strumento LEND non permette di mappare in dettaglio anche i declivi più piccoli, dove potrebbero trovarsi abbondanze significativamente più elevate e, in più, i ricercatori devono ancora raccogliere e analizzare i dati di LRO relativi all’emisfero settentrionale.
La ricerca è basata sulla missione LRO. Lo strumento LEND è stato fornito dall'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos). Lanciato il 18 giugno 2009, LRO ha raccolto un vero tesoro di dati grazie ai suoi sette potenti strumenti, dando un contributo altissimo alle nostre conoscenze sulla Luna. LRO è gestito dal Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, per la Science Mission Directorate della sede centrale della NASA a Washington.
Nella foto (Credit: NASA/GSFC/Arizona State University) il cratere lunare Hayn, ripreso da LRO, situato appena a Nord-Est del Mare Humboldtianum. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Debbie McCallum) lo strumento LEND prima dell'assemblaggio con la sonda LRO.

Fonti: NASA - INAF News - Icarus

05/02/2015 - Sea Launch considera la sostituzione dei razzi Zenit-3SL -

Mercoledì la compagnia Sea Launch SA ha dichiarato che una decisione per la sostituzione dei razzi ucraini per i propri lanci spaziali dalla piattaforma oceanica equatoriale sarà presa in Aprile.
Il consorzio Sea Launch ha utilizzato fin dal principio i razzi vettori Zenit-3SL, costruiti dalla compagnia Yuzhmash, con sede a Dnipropetrovsk, per immettere i carichi commerciali in orbita. Però la capacità produttiva della Yuzhmash è stata colpita dall'attuale crisi politica ed economica dell'Ucraina.
"Il sostituto (dello Zenit-3SL) è in discussione ma non è stata ancora presa nessuna decisione da parte del consiglio direttivo," ha dichiarato Sergei Gugkaev, Capo Esecutivo di Sea Launch durante un'intervista esclusiva con RIA Novosti.
"Speriamo di arrivare ad una decisione entro un mese o due," ha detto Gugkaev, aggiungendo che sono state prese in considerazione diverse opzioni, comprese quelle di razzi costruiti in Russia.
Nella foto (Credit: AP Photo/ Sea Launch, File) un razzo Zenit-3Sl decolla dalla rampa di lancio oceanica della Sea Launch.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

04/02/2015 - L'Estonia sempre più vicina all'ESA -

L'Estonia ha fatto un altro passo in avanti nelle sue relazioni con l'ESA (Agenzia Spaziale Europea) firmando l'Accordo di Accesso alla Convenzione ESA, il 4 febbraio 2015, per diventare il 21esimo stato membro dell'ESA.
La cerimonia della firma del documento si è tenuta nella sede centrale di ESA, a Parigi, con la partecipazione di Jean-Jacques Dordain, Direttore Generale dell'ESA, Anne Sulling, Ministro degli Affari Economici e di Comunicazioni dell'Estonia e responsabile per il Commercio Estero e Impreditoriale, Ene Ergma, Membro del Parlamento e Capo del Comitato Spaziale Estone e Sven Jürgenson, Ambasciatore dell'Estonia in Francia.
Alla cerimonia erano presenti altri funzionari governativi e alte personalità, compresi i rappresentanti dell'Estonian Space Office of Enterprise Estonia e dell'Osservatorio Tartu.
La cooperazione dell'Estonia con l'ESA era iniziata il 20 giugno 2007 a Tallin, con la firma dell'accordo di cooperazione. L'Estonia ha poi rafforzato la sua cooperazione con l'ESA attraverso l'European Cooperating State Agreement firmato il 10 novembre 2009.
L'Estonia ha una lunga tradizione nella ricerca astrofisica ed ha contribuito in diversi progetti scientifici e tecnologici dell'ESA. La partecipazione attiva del Paese nel Piano per la Cooperazione degli Stati Europei (PECS) copre i campi della scienza spaziale, dell'osservazione terrestre, delle scienze della vita e dei materiali e della tecnologia spaziale.
Il primo satellite dell'Estonia, ESTCube-1, un dimostratore tecnologico progettato dall'Università di Tartu come parte dell'Estonian Student Satellite Programme, venne lanciato con il razzo Vega (Volo VV02) il 7 maggio 2013.
Nel corso di quest'anno il Governo dell'Estonia concluderà il processo di ratificazione e, una volta che il documento verrà depositato al governo francese, l'Estonia diverrà ufficialmente il 21esimo Stato Membro dell'ESA.
Nella foto (Credit: ESA) la firma dell'accordo fra Estonia ed ESA. A sinistra il Ministro Estone Anne Sulling ed accanto il Direttore Generale ESA, Jean-Jaques Dordain.

Fonte: ESA

04/02/2015 - La SpaceX affitta una seconda rampa di lancio a Vandenberg -

Robin Jackson, capo degli affari pubblici della Base Aerea di Vandenberg, in California, ha dichiarato il 26 gennaio scorso a SpaceNews che l'Air Force ha concesso in affitto alla SpaceX una seconda rampa di lancio della base, lo Space Launch Complex-4 West (SCL-4W).
Ulteriori dettagli richiesti sia all'Air Force che a SpaceX non sono stati forniti.
Al momento la SpaceX opera su due siti di lancio primari: uno a Cape Canaveral in Florida e uno a Vandenberg.
La SpaceX ha lanciato il suo razzo Falcon 9 tredici volte dalla rampa SLC-40 di Cape Canaveral fin dal 2010 mentre da Vandenberg, rampa SLC-4E, un solo lancio nel settembre 2013. La SpaceX ha poi affittato dalla NASA, nel 2014, la storica rampa 39A del Kennedy Space Center che utilizzerà per i lanci del Falcon Heavy e delle missioni Dragon con equipaggio dirette alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La rampa SLC-4W, così come la SLC-4E, venne costruita negli anni '60 per i primi razzi Atlas e poi modificata negli anni '70 per la famiglia di lanciatori Titan. L'ultimo utilizzo della rampa avvenne nel 2003 con l'ultimo lancio di un Titan 2 con il satellite meteorologico Defense Meteorological Satellite Program (DMSP). Nell'immagine (Credit: YouTube/Derrick Stamos), tratta da un video su YT, la demolizione della torre di lancio della rampa SLC-4W, avvenuta lo scorso settembre.

Fonte: SpaceNews

Nella foto (Credit: INAF) gli scienziati Natoli e Mandolesi osservano la nuova mappa di polarizzazione.

04/02/2015 - 'L'eco del Big Bang' forse era solo polvere -

E’ ufficiale: le prove non ci sono. Quelle tracce che a marzo dello scorso anno erano parse l’affascinante eco delle origini dell’Universo - accendendo entusiasmi un po’ ovunque - potrebbero davvero essere solo polvere. Polvere galattica, certo: ma pur sempre polvere. E questa volta a confermarlo sono i team scientifici di entrambe le parti, PLANCK e BICEP2: per qualche mese hanno lavorato insieme a tutte le rilevazioni dei due strumenti, arrivando ad un report condiviso che ridimensiona in modo deciso la suggestiva ipotesi inziale. Ma proseguiamo con ordine.
Il 'clamoroso annuncio' risale al 17 marzo dello scorso anno e a farlo fu un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard che lavora alle rilevazioni del telescopio antartico BICEP2 – 'Background Imaging of CosmicExtragalactic Polarization', condotto dalla NASA e dalla National Academy of Science con la collaborazione di alcuni atenei di eccellenza come, appunto, Harvard e Stanford. Il team annunciò di aver individuato la presenza di impronte gravitazionali primordiali individuate nel segnale in polarizzazione del fondo cosmico a microonde (CMB, Cosmic Microwave Background): una sorta di 'vagito' originario dell’Universo.
Ma all’entusiasmo per la scoperta si sono dopo poco sovrapposte e poi sostituite incertezze e perplessità sempre più forti, a causa della difficoltà di rimuovere dai dati di BICEP2 dei fattori di disturbo, come la polvere galattica e la radiazione di sincrotrone. Si tratta di elementi che possono effettivamente indurre in errore, anche quando il cielo viene osservato in zone dove esso dovrebbe essere più ‘pulito’, come hanno fatto BICEP2 e il Keck Array – l’altro telescopio antartico coinvolto nell’attività. I due telescopi lavorano infatti su una singola frequenza a microonde (150 Ghz) che non consente di rimuovere il foreground (vale a dire la contaminazione prodotta dalla polvere galattica) dalle emissioni di fondo.
E’ a questo punto che è entrato in gioco PLANCK. Il satellite ESA – realizzato con un importante contributo italiano - è infatti dotato di una strumentazione in grado di discernere le rilevazioni false con notevole precisione: può contare su nove canali di frequenza (sette dei quali con rilevatori sensibili alla polarizzazione) e ha la facoltà di separare dal segnale cosmologico i vari elementi che possono creare equivoci, sia ad alta frequenza (come la polvere, rilevabile con lo strumento HFI – High Frequency Instrument), sia a bassa frequenza (emissioni da parte di elettroni e grani di polvere, rilevabili con lo strumento LFI – Low Frequency Instrument).
Così a settembre 2014 il team della missione dimostrava che la porzione di cielo osservata da BICEP2 non era affatto immune da contaminazioni. Il passo successivo, nella vicenda della presenza o meno delle onde gravitazionali primordiali, è stato la collaborazione tra i team di Planck e BICEP2. Accertata la complementarietà tra gli strumenti del satellite ESA e del telescopio, gli sforzi degli scienziati sono rivolti a svolgere ulteriori indagini. Le conclusioni, diffuse lo scorso 30 gennaio, sono riportate in un articolo sottoposto alla rivista Physical Review Letters. E l’indicazione è che, una volta rimossa l’emissione della polvere galattica, non c’è una sicura evidenza di onde primordiali.
"Abbiamo comunque avuto l’ennesima conferma delle eccezionali possibilità di Planck, che proprio grazie alla sua capacità d’osservare l’intero cielo in nove frequenze ha permesso d’arrivare a una conclusione condivisa, ha dichiarato Reno Mandolesi dell’Università di Ferrara, Responsabile dello strumento a bassa frequenza a bordo di Planck (LFI) e associato INAF.
"Ed è bene sottolineare - ha aggiunto Mandolesi - che pur non avendo trovato, in queste che sono senza alcun dubbio le migliori osservazioni della polarizzazione della CMB attualmente disponibili, una prova convincente della presenza d’un segnale dovuto alle onde gravitazionali primordiali, ciò non invalida in alcun modo l’ipotesi dell’inflazione cosmica."
Insomma, che sia con un futuro BICEP versione 3, che sia con un eventuale erede di Planck, o magari che la risposta non sia ben celata nei dati già raccolti, la caccia al segnale che potrebbero aver lasciato le onde gravitazionali primordiali continua, a ritmo più serrato che mai.
Nell'immagine (Credit: ESA / Planck Collaboration), ottenuta da Planck, la porzione di cielo osservata da BICEP2. La scala cromatica rappresenta le emissioni dalla polvere, mentre le linee indicano l’orientamento del campo magnetico galattico, rilevato misurando la direzione della luce polarizzata emessa dalla polvere. L’area tratteggiata identifica una piccola regione di cielo osservata da BICEP2 e dal Keck Array, due esperimenti situati al Polo Sud, nella quale era stata ipotizzata una possibile presenza dei 'modi B' primordiali. L’intera immagine copre un’area di cielo di 60° di lato. Nella foto in alto a sinistra (Credit: INAF) gli scienziati Natoli e Mandolesi osservano la nuova mappa di polarizzazione.

Fonti: ASI - INAF News

04/02/2015 - Giovedì in classe per Samantha Cristoforetti in collegamento radio ARISS -

Nuovo collegamento radio per Samantha Cristoforetti che giovedì 5 risponderà dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle domande degli studenti di Milano e dintorni.
Gli alunni della Scuola Media Locatelli-Oriani di Milano e della Scuola Secondaria di Primo Grado 'Bachelet' di Cernusco sul Naviglio (MI) hanno già familiarità con lo spazio, grazie alle iniziative a cui le scuole hanno preso parte.
Si va dalla partecipazione al programma dell'ESA 'Space X' per gli studenti milanesi nel 2012, all'incontro con Paolo Nespoli, astronauta ESA, per gli alunni di Cernusco. Molte altre ancora le attività relative ad esplorazione spaziale, robotica spaziale, astronomia e scienza che li hanno coinvolti attivamente.
Nel contatto radio con Samantha Cristoforetti, astronauta ESA attualmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per una missione di lunga durata denominata Futura, si parlerà di coltivazioni in microgravità, di informatica e di vita di bordo, dall'organizzazione della giornata tipo alle sensazioni personali, ma anche dei moduli della Stazione di costruzione italiana e della cometa Rosetta, un grande traguardo per la ricerca scientifica.
Partita dal cosmodromo di Baikonour, Kazakistan, a fine novembre 2014 insieme all'astronauta NASA Terry Virts ed al cosmonauta Anton Shkaplerov della ROSCOSMOS, per questa missione Samantha vola come astronauta ESA per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in base ad un accordo speciale tra l'ASI e la NASA.
Potete seguire il collegamento di giovedì 5 febbraio alle ore 11:37 in diretta streaming sul sito www.arierba.it/ariss-contact.
Queste iniziative sono organizzate nell'ambito del programma educativo internazionale ARISS (Amateur Radio on International Space Station), e coordinate, in Italia, dall'AMSAT Italia.
La pagina italiana dell'ESA vi terrà aggiornati su questo programma educativo annunciando i collegamenti radioamatoriali che di volta in volta verranno organizzati.
Nella foto (Credit: NASA) Samantha mentre lavora all'esperimento sulle cellule, arrivato sulla ISS con il cargo Dragon di SpaceX.

Fonte: ESA Italia

Nell'illustrazione artistica (Credit: SNC) l'atterraggio del Dream Chaser di ritorno da una missione spaziale.

03/02/2015 - La SNC completa lo studio per il Dream Chaser in collaborazione con l'industria tedesca -

La Space System della Sierra Nevada Corp. (SNC) e la OHB System AG (OHB) hanno annunciato il completamento di uno studio iniziale chiamato Dream Chaser for European Utilization (DC4EU), co-finanziato dall'Amministrazione Spaziale del Centro Aerospaziale di Germania (DLR - l'agenzia spaziale tedesca) e dalla OHB. Sia la OHB che la DLR si trovano in Germania.
Come annunciato dalle compagnie alla fine del 2013, la SNC e la OHB avevano raggiunto un accordo sullo studio di fattibilità per l'utilizzo del veicolo spaziale Dream Chaser per una varietà di missioni. Lo studio DC4EU ha eseguito una revisione delle applicazioni del Dream Chaser compresi voli in orbita bassa terrestre (LEO) con e senza equipaggio per ricerche in ambiente di micro-gravità, manutenzione di satelliti e rimozione attiva dei detriti spaziali (ADR).
"I vantaggi di progettazione inerenti al Dream Chaser, come il corpo portante riutilizzabile, lo rendono un veicolo ideale per una vasta gamma di applicazioni spaziali," ha detto il dottor Fritz Merkle, membro del consiglio di amministrazione esecutivo della OHB AG. "Abbiamo collaborato con SNC per studiare come il design del Dream Chaser può essere utilizzato per promuovere gli interessi europei nello spazio. I risultati dello studio confermano la possibilità di utilizzare il veicolo spaziale per scienza in micro-gravità e ADR. L'intera comunità spaziale internazionale può beneficiare delle capacità uniche di DC4EU. Ci auguriamo di poter maturare ulteriormente il nostro progetto con SNC e poter espandere la nostra collaborazione."
Oltre allo studio in questione, la OHB ha sostenuto SNC come espositore presso l'American Society for Gravitational Spaziale Research Conference a fine ottobre. Durante la conferenza, SNC ha presentato, per la prima volta, le capacità di ricerca in microgravità della navicella Dream Chaser tra cui il debutto di un modello in scala del Dream Chaser per la variante missioni scientifiche.
Lo studio DC4EU è il primo studio della SNC che ha portato ad una collaborazione internazionale per esplorare le vaste capacità del veicolo Dream Chaser.
"Apprezziamo la nostra collaborazione con il Centro Aerospaziale Tedesco e con le industrie del settore, vediamo questo studio come il primo passo verso il raggiungimento di ampie applicazioni scientifiche e di servizio per le missioni internazionali," ha detto il dottor John Olson, vice presidente dei Sistemi di Esplorazione Spaziale della SNC. "La SNC sta attualmente lavorando con la OHB alla prossima fase della nostra collaborazione DC4EU assieme alla DLR e ulteriori dettagli verranno annunciati nel prossimo futuro."
Il Dream Chaser della SNC è un veicolo spaziale di utilità multi-missione in grado di operare in modo flessibile come una piattaforma scientifica indipendente, con capacità logistiche, o per la manutenzione di veicoli orbitali con la possibilità di distribuire, recuperare, riparare, sostituire, rifornire, o assemblare elementi nello spazio. Il Dream Chaser fornisce l'unico veicolo riutilizzabile, adatto all'uomo, con il corpo portante e la capacità di atterraggio su una pista commerciale, in tutto il mondo - offrendo sicurezza, trasporto flessibile, affidabilità ed accesso economicamente sostenibile allo spazio.
La OHB System AG è uno dei leader europei nel campo spaziale degli ultimi 33 anni. Si occupa della realizzazione di satelliti geostazionari, della rete Galileo e nel volo spaziale umano ha realizzato numerosi esperimenti per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il modulo Columbus e il veicolo cargo ATV.
La divisione Sistemi Spaziali della Sierra Nevada Corp. costruisce veicoli spaziali avanzati, motori per razzi e componenti per clienti governativi USA e per il mercato internazionale. Nel corso degli ultimi 25 anni ha partecipato ad oltre 400 missioni spaziali di successo sia per la NASA che per un gran numero di clienti commerciali.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SNC) la mini-navetta Dream Chaser raggiunge l'orbita definitiva con i propri motori. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SNC) l'atterraggio del Dream Chaser di ritorno da una missione spaziale.

Fonti: Spaceref - Sierra Nevada Corp.

02/02/2015 - Sulla ISS un paio di veicoli cargo sono pronti a partire -

Vi sono tre veicoli spaziali cargo ormeggiati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e per due la partenza è prevista questo mese. Il cargo commerciale Dragon della SpaceX è stato caricato con attrezzature di ricerca e materiali che dovranno essere analizzati sulla Terra. Il braccio robotico canadese Canadarm2 sgancerà Dragon dal modulo Harmony e lo rilascerà per un ammaraggio previsto il 10 febbraio al largo di Baja California, sulla costa dell'Oceano Pacifico.
Il veicolo Automated Transfer Vehicle-5 (ATV-5) dell'Europa è stato invece riempito di rifiuti e attrezzature di scarto in vista della sua partenza prevista il 14 febbraio. Il veicolo uscirà dall'orbita sopra l'Oceano Pacifico per un rientro fiammeggiante che lo distruggerà. Questo è l'ultima missione di rifornimento dell'europeo ATV alla stazione spaziale.
Un nuovo cargo spaziale Progress 58 destinato alla ISS dovrebbe compiere il suo volo di sei ore verso la stazione dopo un lancio dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, il 17 febbraio. Una volta giunto alla ISS occuperà lo stesso boccaporto del modulo Zvezda dove si trova ATV adesso.
Intanto il Comandante di Spedizione 42, Barry Wilmore, e l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti hanno lavorato ad alta quota con gli impianti idraulici e per la manutenzione della Stazione Spaziale Internazionale. Wilmore ha anche preparato i cavi di riscaldamento che saranno installati durante una prossima passeggiata spaziale. L'Ingegnere di Volo Terry Virts ha elaborato campioni per un esperimento di scienza dei materiali e rimosso gli strumenti dall'apparecchio Commercial Generic Bioprocessing Apparatus che viene utilizzato per studiare le cellule, i microbi e le piante.
Nella sezione russa, i tre cosmonauti Alexander Samokutyaev, Anton Shkaplerov e Yelena Serova, hanno proseguito le attività scientifiche e di manutenzione alla stazione spaziale.
Nella foto (Credit: Terry Virts/NASA) un'aurora fotografata sopra i cieli della Siberia dall'astronauta Terry Virts, della NASA, a bordo della ISS.

Fonte: NASA ISS Blog

02/02/2015 - Vega ha accolto il veicolo sperimentale IXV -

Il quarto Vega è stato completato presso lo Spazioporto della Guyana Francese, preparando questo membro leggero della famiglia di lanciatori di Arianespace per i controlli finali in vista del decollo dell'11 febbraio con lo spazioplano europeo Intermediate eXperimental Vehicle (IXV).
Il processo di assemblaggio è stato concluso nel corso del fine settimana con l'integrazione del veicolo senza equipaggio IXV, racchiuso nell'ogiva protettiva del carico utile, sulla sommità del lanciatore. L'installazione è avvenuta all'interno della torre mobile al sito di lancio ZLV di Vega dello Spazioporto.
La prossima missione di Vega, designata VV04 dal sistema di numerazione di Arianespace. segnerà il secondo volo del razzo all'interno del programma VERTA (Vega Research and Technology Accompaniment) gestito dell'ESA per mostrare la flessibilità e versatilità del veicolo di lancio.
Il suo passeggero IXV - costruito dall'Agenzia Spaziale Europea da Thales Alenia Space - testerà le tecnologie di rientro che potranno essere utilizzate per sviluppare futuri sistemi ed avanzate tecnologie di trasporto. IXV verrà rilasciato da Vega su una traiettoria suborbitale per una missione della durata complessiva di circa 100 minuti dal decollo fino all'ammaraggio dello spazioplano nell'Oceano Pacifico, dove verrà recuperato da un'apposita unità navale.
Vega è uno dei tre lanciatori gestiti da Arianespace dalla Guyana Francese, assieme al vettore medio Soyuz e a quello pesante Ariane 5. L'azienda capo-commessa di Vega è la ELV S.p.A. - una compagnia creata nel dicembre 2000 dalla Avio e dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
La missione dell'11 febbraio sarà il primo decollo di un membro della famiglia di lanciatori di Arianespace per il 2015, e darà l'avvio ad un anno denso di attività di volo per la compagnia.
Nella foto (Credit: Arianespace) IXV mentre viene installato sulla sommità di Vega.

Fonte: Arianespace

02/02/2015 - La capsula Dragon V2 della SpaceX quasi pronta per il test di volo -

La SpaceX ha pubblicato un Tweet nel quale ha presentato la capsula Dragon V2 per equipaggio, completa del modulo di servizio dotato di alette.
La SpaceX ha detto che il veicolo, destinato al test di aborto sulla rampa di lancio, verrà inviato a breve in Florida.
Intanto, alla rampa SLC-40 di Cape Canaveral, in Florida, la SpaceX ha condotto sabato un test statico di accensione del razzo Falcon 9 v1.1 destinato portare in orbita il satellite DSCOVR della NASA, il cui lancio è previsto per il prossimo 8 febbraio.
Il lancio avrà una finestra istantanea fissata per le ore 6:10 p.m. EST (le 0:10 ora italiana) e, se questo primo tentativo dovesse andare a vuoto, la seconda occasione sarebbe per il giorno successivo alle 6:07 p.m. EST.
La missione DSCOVR è una collaborazione fra la NOAA, la NASA e l'U.S. Air Force. Il satellite fornirà dati in tempo reale sul vento solare per le previsioni meteo spaziali della NOAA.
Questo lancio segnerà anche il secondo tentativo della SpaceX di condurre un atterraggio propulso del primo stadio sulla chiatta Autonomous Spaceport Drone Ship (ASDS), in attesa al largo della Florida. La chiatta operante sulla costa dell'Oceano Atlantico è stata ribattezzata 'Just Read The Instructions' (Basta leggere le istruzioni) - in omaggio al compianto scrittore di fantascienza Iain M. Banks. Invece la seconda ASDS, attualmente in costruzione per le operazioni sulla costa occidentale, verrà chiamata 'Of Course I Still Love You'.
Per SpaceX si tratterà anche della seconda missione dell'anno, dopo la CRS-5/SpX-5 Dragon, sempre con un Falcon 9, eseguita il 10 gennaio.
Nella foto (Credit: SpaceX) il Dragon V2 completo.

Fonte: SpaceX Twitter

Nella foto (Credit: NASA) Bolden parla del budget 2016.

02/02/2015 - Presentata la richiesta di bilancio NASA del 2016, luci ed ombre -

Secondo l'Amministratore Charles Bolden, la proposta di bilancio per la NASA, presentata dalla Casa Bianca per il 2016, e che vede un aumento di 500 milioni di dollari rispetto al 2015, mantiene il percorso dell'Agenzia verso la destinazione finale di arrivare su Marte.
La richiesta di budget di 18,5 miliardi di dollari, presentata da Bolden oggi (2 febbraio 2015), comprende il finanziamento per lo sviluppo di una missione verso la luna Europa di Giove e la missione dell'agenzia diretta ad un asteroide, ARM (Asteroid Redirect Mission). I funzionari dell'agenzia credono che ARM possa aiutare a preparare la strada per una missione con equipaggio diretta verso il Pianeta Rosso alla metà degli anni '30.
"La NASA è fermamente decisa al viaggio verso Marte," ha detto Bolden. " "Non commetteremo errori, questo viaggio ci aiuterà per orientare e definire la nostra generazione."
Il nuovo budget fiscale per l'anno 2016, anche se rimanesse così come presentato, non sarà però senza sacrifici. Se la richiesta di finanziamento procedesse così la NASA dovrebbe porre fine, il prossimo anno, alla lunga missione del rover Opportunity su Marte. Ufficialmente la NASA ha citato i "segni dell'età, compresi i recenti problemi con la memoria Flash," come causa del termine delle operazioni nella proposta di finanziamento.
Comunque, anche i responsabili non sono ancora sicuri che il programma debba cessare. Il funzionario a capo dell'Ufficio Finanziario, David Radzanowski, ha detto che verrà valutata, nel corso dell'anno, la prevista chiusura della missione per vedere se ha senso proseguire a tenere il rover in funzione. Con la richiesta del budget attuale la NASA si aspetta di terminare la missione Opportunity al termine dell'anno fiscale 2015, ma se troveranno altri fondi potrebbero anche proseguire, ha aggiunto Radzanowski. Opportunity sta spostandosi sulla superficie di Marte da oltre 10 anni.
Nella richiesta di budget della NASA vi è anche la richiesta di chiudere le operazioni della sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter), ma, come per Opportunity, i responsabili stanno cercando ulteriori finanziamenti per mantenere la missione anche nel 2016. Questa missione, inizialmente, non aveva ricevuto finanziamenti anche nel 2015 prima che venissero recuperati dei soldi per proseguire. LRO orbita attorno alla Luna sin dal 2009, aiutando gli scienziati a comprendere meglio la presenza dell'acqua sul satellite e mappare la sua superficie.
Il programma del veicolo spaziale Orion MPCV della NASA - progettato per portare gli esseri umani nello spazio profondo in luoghi come Marte - e il mega-razzo Space Launch System SLS saranno finanziati nella richiesta di budget. Orion riceverà circa 1,1 miliardi di dollari nel 2016, mentre SLS riceverà circa 1,35 miliardi di dollari. Entrambi i programmi sono finanziati ad un livello più basso di quanto ricevuto nel 2015.
In complesso però Bolden vede un futuro luminoso per la NASA.
"L'idea che siamo alla deriva è priva di ogni valore," ha detto Bolden. "Non potrei essere più emozionato circa il nostro futuro. Stiamo facendo progressi costanti e continuiamo per raggiungere nuove altezze."
Il nuovo budget comprende anche le richieste di finanziamento per la prosecuzione del Programma Commerciale Equipaggi (CCP), ideato per aiutare le compagnie private a realizzare sistemi spaziali che possano trasportare gli astronauti da e per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il programma avrà un grosso incremento quest'anno, con circa 1,2 miliardi di dollari di budget, a confronto con gli 805 milioni ottenuti nel 2015. Alle compagnie private per il volo spaziale, Boeing e SpaceX in lizza nel programma, viene chiesto di portare gli astronauti alla ISS entro il 2017.
In base alla proposta di budget, la NASA otterrebbe poco meno di 5,3 miliardi di dollari per le missioni scientifiche, compresi 620 milioni di dollari per proseguire lo sviluppo del James Webb Space Telescope, il successore del Telescopio Spaziale Hubble, il cui lancio è previsto per il 2018.
Il budget scientifico ammonta a 1,36 miliardi di dollari per la parte planetaria con fondi assegnati per lo sviluppo del piano dell'agenzia di lanciare una missione verso Europa, secondo quanto riportato dai documenti pubblicati.
La richiesta chiede anche alla NASA di sviluppare la prossima serie di satelliti Landsat, missioni concentrate sul monitoraggio del pianeta Terra, del suo clima e per l'osservazione della deforestazione oltre ad altri obiettivi.
"Posso dire, inequivocabilmente, che la situazione della NASA è forte," ha detto Bolden.
Per saperne di più sul budget della NASA potete andare direttamente a questa pagina web dell'agenzia: http://www.nasa.gov/news/budget/index.html#.VM_sC2TF_hr.
Nella foto (Credit: NASA TV) l'Amministratore della NASA, al centro, mentre parla di fronte ad una platea di funzionari dell'agenzia e politici durante la presentazione del budget NASA per il 2016, tenutosi al Kennedy Space Center in Florida. Dietro di lui sono esposte, al centro, il veicolo spaziale Orion, a sinistra il modulo pressurizzato della capsula CST-100 della Boeing e a destra una capsula Dragon della SpaceX. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) Bolden parla del budget 2016.

Fonti: NASA - Space.com

02/02/2015 - L'Iran piazza con successo un satellite in orbita -

Gli ingegneri iraniani sono in contatto con un satellite sperimentale dopo il suo decollo lunedì a bordo di un vettore Safir 2 a due stadi, segnando il primo lancio orbitale di successo dell'Iran negli ultimi tre anni.
Secondo fonti giornalistiche nazionali, il satellite Fajr è stato piazzato in orbita otto minuti dopo il decollo avvenuto da una base militare nella provincia settentrionale iraniana di Semnan.
Il veicolo spaziale, secondo quanto riportato dall'Agenzia di Notizie della Repubblica Islamica, pesa circa 50 kg. I controllori di volo hanno ricevuto i segnali radio dal satellite Fajr in orbita poche ore dopo il lancio.
L'Iran non ha rilasciato dettagli sugli scopi del satellite, ma i media iraniani hanno comunicato che trasporta un sistema a freddo di propulsione per le manovre orbitali e rappresenta un avanzamento tecnologico rispetto ai precedenti satelliti del Paese.
Il momento esatto del lancio non è stato annunciato, ma analisti indipendenti stimano il momento del decollo verso le 08:50 GMT (le 9:50 ora italiana) di lunedì.
I dati di tracciamento dello Space Surveillance Network dell'U.S. Air Force indicano un oggetto associato al lancio con un perigeo, punto più basso, dell'orbita a circa 223 km e con un apogeo, il punto più alto, a circa 458 km. Il satellite Fajt vola con un'orbita inclinata di 55.5° sull'equatore.
Fajr è la parola in persiano di 'alba'.
Il veicolo è il quarto satellite iraniano, e viene dopo il successo dei lanci spaziali del 2009, 2011 e 2012. Altri due tentativi di messa in orbita di satelliti iraniani nel 2012 erano falliti.
Il lancio di lunedì è avvenuto durante le cerimonie nazionali segnando il 36esimo anniversario della rivoluzione iraniana del 1979.
Il razzo Safir, alto 21 metri, utilizzato per il lancio del satellite Fajr è basato sul vettore Shahab 3, il più avanzato missile balistico dell'Iran.
Il primo satellite dell'Iran, lanciato nel febbraio 2009, aveva immesso il Paese nel ristretto club di nazioni capaci di spedire un oggetto in orbita terrestre.
L'ex-Unione Sovietica lanciò il primo satellite artificiale al mondo, lo Sputnik 1, nell'ottobre del 1957. Gli Stati Uniti seguirono con il successo del lancio di Explorer 1, nel gennaio 1958.
Francia, Giappone, Cina, Regno Unito, India e Israele svilupparono in seguito e con successo i lanciatori spaziali.
La Corea del Nord mise il proprio satellite in orbita nel dicembre 2012, diventando la più recente nazione con capacità spaziali.
Quello di oggi è stato il sesto lancio orbitale del 2015, tutti compiuti con successo. Nella foto (Credit: Iranian Defense Ministry) il decollo del razzo Safir con il quarto satellite dell'Iran.

Fonti: Spaceflight Now - IRNA - Sputnik News

01/02/2015 - La Russia lancia un satellite britannico nello spazio -

La Russia domenica ha eseguito il suo primo lancio spaziale dell'anno, utilizzando un razzo commerciale Proton per spedire un satellite britannico in orbita.
Il lancio è avvenuto alle 18:31 locali (le 13:31 ora italiana) dall'Area 200 rampa 39 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. Il razzo vettore Proton M/Briz M ha portato in orbita il satellite commerciale Inmarsat-5 F2 (I-5 F2). Il lancio di oggi era gestito dalla ILS (International Launch Services), la compagnia le cui azioni sono detenute in maggioranza dalla Khrunichev, l'azienda che produce il razzo vettore Proton e il nuovo Angara.
Lo stadio superiore Briz M ha eseguito cinque accensioni durante le oltre 15 ore e mezza di missione. La prima accensione ha piazzato il veicolo su un'orbita di parcheggio a 173 km di quota ed inclinata di 51,5°. La seconda accensione, iniziata 1 ora e 50 minuti dopo il decollo, ha alzato l'orbita a 295 x 6.000 km con inclinazione 51°. La terza e quarta accensione sono iniziate in sequenza a T+4 ore e 23 minuti, con il rilascio di un serbatoio di propellente fra le due. Il veicolo, al termine della quarta accensione, si è trovato così su un'orbita di trasferimento di 475 x 65.044 km e inclinazione 50,5°. Dopo altre 10 ore di volo verso l'apogeo è stata eseguita la quinta accensione del motore dello stadio superiore Briz M, che ha piazzato il satellite I-5 F2 su un'orbita di 4.341 x 65.000 km e inclinazione 26,75°.
Dopo 15 ore e 31 minuti dal lancio è avvenuto il rilascio del satellite dallo stadio superiore del razzo sull'orbita di trasferimento super-sincrona (SSTO). A differenza delle missioni GTO, Le missioni SSTO forniscono un incremento delle capacità di carico utile al lancio, permettendo ai clienti di massimizzare la vita operativa dei loro veicoli spaziali.
Il satellite, costruito dalla Boeing Satellite Systems International sulla piattaforma 702HP, pesa oltre 6 tonnellate al decollo ed è dotato di 89 trasmettitori fissi e 6 orientabili in banda Ka. I-5 F2 è progettato per generare circa 15 Kw di energia all'inizio dell'entrata in servizio e 13,8 verso la fine dei suoi 15 anni di vita. Per generare così tanta energia il veicolo spaziale è dotato di ali con cinque pannelli con celle solari a tripla giunzione.
I-5 F2 è il secondo dei tre satelliti di nuova generazione di Inmarsat, un fornitore globale di servizi di comunicazione mobile via satellite, per la nuova rete Global Xpress. Questo segna il primo lancio di un razzo Proton del 2015 e la quarta missione SSTO per la ILS.
Questo di oggi è stato il 402esimo lancio di un razzo Proton fin dal suo debutto nel 1965 e l'88esimo lancio complessivo Proton per la ILS. Inoltre si è trattato anche del 17esimo satellite costruito dalla Boeing lanciato con un Proton ILS e del quarto satellite Inmarsat lanciato con un Proton. Per finire il lancio del Proton M /Briz M di oggi è stato il quinto lancio orbitale globale del 2015, tutti compiuti con successo.
Nella foto (Credit: ILS) il lancio del Proton M /Briz M con il satellite Inmarsat-5 F2 (I-5 F2).

Fonti: Spacedaily - Space Launch Report - ILS

Nella foto (Credit: NASA) zona di distacco della schiuma e impatto sull'ala del Columbia.

01/02/2015 - 12 anni fa... il Columbia -

Sono passati dodici anni da quella mattina del 1° febbraio 2003 alle 8:48 a.m. EST (le 14:48 ora italiana) che segnò l'iniziò della fine per il programma Space Shuttle.
Quando uno strano valore il sensore estensimetro V12G9921A dell'ala sinistra della navetta Columbia registrò un piccolo ma insolito aumento nello sforzo mentre lo spazioplano discendeva dall'orbita al termine della sua 28esima missione. Venti secondi dopo, un sensore della temperatura lo seguì.
Nei minuti seguenti il registratore dati dello shuttle annotò una serie a cascata di allarmi dei sensori e guasti nel lato sinistro del veicolo spaziale che chiaramente indicava un rapido avvicinarsi della catastrofe.
Il tutto avvenne in modo brutale appena 10 minuti e 53 secondi dopo la prima lettura anomala dell'estensimetro, mentre la navetta attraversava il cuore dell'America e il Comandante Rick Husband veniva troncato a metà di una frase, presumibilmente quando lo spazioplano andò fuori controllo a Mach 18, disintegrandosi meno di un minuto dopo.
Erano le 8:59 a.m. (le 14:49 ora italiana) ma ci vollero altri due minuti e mezzo circa prima che la dura realtà del destino del Columbia raggiungesse il Kennedy Space Center dove i familiari dell'equipaggio, i responsabili della NASA, le squadre di supporto a terra, i giornalisti e i fotografi erano in attesa del ritorno a casa della navetta.
Poi, alle 9:02 a.m., Justin Ray, un giornalista di SpaceflightNow, ricevette un messaggio istantaneo da Stephen Clark, un appassionato di astronautica (ora giornalista veterano di spazio) che stava osservando il Columbia che volava a sud-est di Dallas. "Oh mio DIO!!! Si stà spezzando! Lo Shuttle si stà spezzando!!! furono le sue parole.
Nei giorni, settimane e mesi seguenti, la commissione investigativa dell'incidente del Columbia scoprì una storia di problemi con il materiale isolante del serbatoio esterno, sbagli nella gestione ed una scarsa comunicazione interna che avevano contribuito al disastro.
Nel corso dell'indagine si scoprì che la ferita fatale al Columbia era avvenuta 16 giorni prima, al momento del lancio, quando un pezzo di schiuma isolante grosso quanto una valigia, si era staccato dal serbatoio esterno a 81,7 secondi dal decollo.
Il leggero pezzo di schiuma aveva rallentato rapidamente nel flusso supersonico dello shuttle, in quel momento accelerato a 2.400 km/h, e colpito l'ala sinistra ad una velocità relativa di 877 km/h creando un buco di 15 centimetri nei pannelli di rivestimento per il calore del bordo di attacco.
I pannelli al carbonio rinforzato che proteggono il muso e i bordi di attacco delle ali della navetta sono fatti per sopportare il calore più estremo durante il rientro, circa 1.650° Celsius durante i 15 minuti di picco di calore appena dopo che l'orbiter comincia a toccare le parti più alte dell'atmosfera.
Semplicemente, quel buco nell'ala del Columbia rendeva alla navetta impossibile sopravvivere al rientro. Da questo punto di vista, l'inizio della fine fu il colpo del pezzo di schiuma e non la sua inevitabile conseguenza.
Ma alcuni credono che l'equipaggio del Columbia avrebbe potuto essere salvato se i responsabili della NASA avessero compreso la gravità del problema abbastanza presto da poter preparare una missione di salvataggio.
Gli ingegneri che avevano analizzato le immagini del lancio avevano visto bene la schiuma staccarsi dal serbatoio esterno. Quello che non potevano vedere era dove avesse colpito. Dal punto di vista delle telecamere che seguivano il lancio, i detriti scomparivano sotto l'ala sinistra ed emergevano come una nuvola di polvere bianca. Non c'erano dubbi che avesse colpito l'ala. La domanda era dove? E che tipo di danno poteva aver causato.
Alcuni ingegneri NASA preoccupati chiesero ai dirigenti di chiedere all'Air Force o al National Reconnaissance Office di puntare un satellite spia verso la navetta in orbita per eseguire un'ispezione fotografica dettagliata. Ma i responsabili della NASA in Florida e Texas rifiutarono queste richieste e preferirono invece puntare per un'analisi interna basata su modelli al computer e sull'esperienza passata.
Alla fine gli ingegneri conclusero che il colpo del pezzo di schiuma non rappresentava 'un problema di sicurezza del volo'.
In fondo, senza un braccio robotico e attrezzature particolari sarebbe stato impossibile eseguire una riparazione in volo su un danno di quel genere. Era teoricamente possibile inviare la navetta Atlantis in una missione di salvataggio che però avrebbe dovuto iniziare appena compreso all'instante il problema del Columbia. Ma prima di inviare una seconda navetta nello spazio e senza sapere che cosa era accaduto alla prima l'equipaggio del Columbia avrebbe finito aria ed energia.
Ma anche così ci sarebbe voluto un'enorme quantità di fortuna, senza ritardi o problemi tecnici e nemmeno cattive condizioni meteo. Ma era teoricamente possibile e tanti, all'interno del programma di allora, si rammaricano che la NASA non abbia almeno tentato. Forse non vi sarebbero state reali possibilità di riuscita ma, senza almeno provare, le possibilità erano sicuramente zero.
In ogni caso il mission management non comprese la gravità del problema anche se vi erano stati dei segnali di allarme.
La commissione d'indagine stabilì che ogni volo di navetta aveva avuto distacchi di schiuma che aveva colpito lo scudo termico degli shuttle ma questo era stato dichiarato come 'un rischio accettabile'.
Ma le preoccupazioni sul distacco di schiuma isolante erano aumentate nell'ottobre 2002, appena due missioni prima del Columbia, quando un pezzo grande come una cassetta della posta si era staccato dal serbatoio esterno della navetta Atlantis pochi secondi dopo il decollo e aveva colpito una copertura isolante di un anello di attacco alla base di uno dei due booster a propellente solido, lasciando un foro grande 10 cm e profondo 7.
Era un avvertimento, il detrito colpì a pochi centimetri da una scatola elettronica che inviava i comandi al booster dai computer della navetta.
Gli ingegneri rintracciarono rapidamente il luogo di provenienza della schiuma in una delle due rampe 'bi-pod' dove l'isolante era stato spruzzato attorno alla base dei sostegni che tenevano ancorato il muso dell'orbiter al serbatoio.
Nelle riunioni che i responsabili e gli ingegneri tennero prima del lancio successivo non venne compreso appieno il problema della tenuta della schiuma isolante nella zona della duplice rampa.
Le conseguenze della distruzione del Columbia, oltre alla perdita di sette valorosi astronauti, continuano a riverberarsi tutt'ora sul programma spaziale USA.
Nella raccomandazione n.27 della commissione di indagine sul disastro del Columbia, viene chiesto alla NASA di condurre una nuova ri-certificazione dei veicoli, dei materiali, dei componenti, dei livelli dei sistemi e dei sottosistemi. Se l'agenzia voleva far volare le navette dopo il 2010 queste sarebbero diventate enormemente dispendiose.
Così nel gennaio 2004, il Presidente Bush, chiese alla NASA di ritirare la flotta di Space Shuttle appena dopo aver completato la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale. In questo modo si sarebbero liberati i fondi per i nuovi razzi e veicoli spaziali necessari per la costruzione di una base lunare nei primi anni del 2020.
Ma il programma lunare Constellation non venne mai adeguatamente finanziato e l'Amministrazione Obama decise che non era affidabile e venne ordinato un brusco cambio di rotta.
La NASA avrebbe incaricato aziende private di sviluppare veicoli a basso costo per l'invio degli astronauti alla stazione spaziale e, nello stesso tempo, avrebbe proseguito lo sviluppo della capsula Orion del defunto programma Constellation, concentrandosi su vari obiettivi nello spazio profondo invece di una base sulla Luna.
Ma anche tutto questo dipende dai fondi e dal supporto politico che nel clima di incertezza economica attuale non è del tutto scontato. Abbiamo sempre saputo che lo Space Shuttle era una macchina pericolosa da utilizzare, ma eravamo affascinati dalla sua maestosità.
Estratto dall'articolo della fonte scritto da WILLIAM HARWOOD per CBS Space Place per il decimo anniversario della tragedia.
Ricordiamo che qui abbiamo una pagina dedicata a tutti i caduti dell'astronautica. Nella foto (Credit: NASA) l'equipaggio di STS-107 in orbita. Questa ed altre immagini riprese in orbita sono state recuperate fra i detriti ritrovati della navetta. Nella foto a sinistra (Credit: NASA) la freccia in alto indica il punto dal quale si è staccato il frammento di schiuma mentre quella in basso la zona di impatto del detrito sull'ala del Columbia.

Fonte: SpaceflightNow

Nella foto (Credit: JAXA) il decollo del razzo H-2A con il satellite spia.

01/02/2015 - Razzo H-2A mette in orbita un satellite spia del Giappone -

Il Giappone ha lanciato un nuovo satellite domenica che rinforzerà la flotta di piattaforme di spionaggio del Paese monitorando i vicini della zona asiatica-pacifica.
Il veicolo spaziale ospita un sofisticato radar progettato per sorvegliare il globo notte e giorno - e in tutte le condizioni meteo - da un'orbita a circa 482 km sopra la Terra. Lo strumento radar ad apertura sintetica potrà vedere attraverso le nubi e i camuffamenti, ma l'esatta capacità è tenuta segreta dal governo giapponese.
Il satellite IGS (Information Gathering Satellite) è decollato alle 10:21 a.m. locali (le 2:21 ora italiana) dalla sommità di un razzo H-2A-202 F27, alto come un palazzo di 17 piani, dal Centro Spaziale Taneghasima, nel Sud-Ovest del Giappone.
Due booster hanno consumato il loro propellente solido in meno di due minuti mentre il razzo H-2A rombava verso Sud dalla sua rampa di lancio di Tanegashima. I motori del primo e secondo stadio, LE-7A e LE-5B, hanno bruciato l'idrogeno nei tempi programmati prima di rilasciare il carico utile da ricognizione nello spazio.
Il decollo è avvenuto dopo un rinvio di tre giorni causato dalle condizioni meteo sfavorevoli al sito di lancio.
La JAXA (Japan Aerospace eXploration Agency), che possiede e gestisce la base di lancio, ha dichiarato domenica in un comunicato stampa che il volo è stato un successo. Il lancio del razzo H-2A è stato condotto dalla Mitsubishi Heavy Industries, il costruttore del veicolo e operatore commerciale.
Il lancio marca la terza missione del razzo H-2A in meno di quattro ore, seguendo i lanci del satellite meteo giapponese Himawari 8 ad ottobre e la sonda Hayabusa 2 del ritorno di campioni da un asteroide a dicembre.
Il satellite Information Gathering Satellite lanciato domenica andrà ad aggiungersi alla rete di veicoli di sorveglianza controllato dal Cabinet Satellite Intelligence Center, che fa rapporto direttamente ai funzionari guida del governo giapponese.
Il veicolo radar di spionaggio è stato costruito come riserva per i satelliti di sorveglianza lanciati nelle missioni precedenti.
Il lancio di domenica è stato il 27esimo volo di un razzo H-2A fin dal lancio di debutto avvenuto nel luglio 2001, e il 21esimo razzo consecutivo di successo fin dal febbraio 2005. Si è trattato del nono lancio di H-2A in supporto del programma di satelliti spia del Giappone.
Il Giappone ha stabilito il programma di ricognizione basato nello spazio alla luce del test missilistico della Corea del Nord sopra i territori giapponesi del 1998. Sebbene il programma avesse inizialmente lo scopo di monitorare la Corea del Nord, i satelliti possono prendere immagini di quasi ogni parte del mondo, ogni giorno.
Funzionari giapponesi hanno detto che l'Information Gathering Satellites supporta anche applicazioni civili, come la risposta ai disastri naturali.
Il prossimo lancio di H-2A è previsto per marzo avente nel carico utile IGS una fotocamera ottica ad alta risoluzione.
Dopo il lancio di marzo, il Giappone prevede, entro l'anno, altri tre lanci da Tanegashima.
Un H-2B dotato di un motore principale ulteriore alimentato a idrogeno e quattro booster a propellente solido decollerà ad agosto con un cargo HTV diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
L'osservatorio astronomico a raggi X del Giappone Astro-H e il satellite per telecomunicazioni Telsater 12V - il primo lancio commerciale di un H-2A - sono attualmente previsti al decollo prima della fine dell'anno.
Quello di oggi è stato il quarto lancio globale del 2015, tutti conclusi con successo.
Nella foto (Credit: JAXA) il decollo del razzo H-2A con un satellite spia radar IGS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: JAXA) un'altra angolazione del lancio di oggi del 27esimo razzo H-2A.

Fonte: Spaceflight Now

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