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Notiziario 2015 - marzo

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di marzo 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di febbraio 2015.
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31/03/2015 - Sulla ISS è partito lo studio dei gemelli Kelly e l'equipaggio si prepara al lancio di Dragon -

I tre nuovi membri dell'equipaggio di Spedizione 43 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si sono aggiunti martedì al Comandante Terry Virts per prendere familiarità con le procedure di emergenza. In seguito i nuovi cosmonauti Gennady Padalka e Mikhail Kornienko con l'astronauta NASA Scott Kelly hanno eseguito una serie di addestramento alle comunicazioni con i controllori di volo a terra mentre indossavano le maschere di emergenza. Il terzetto ha inoltre lavorato per tutta la giornata per prendere confidenza con l'orientamento e le attività giornaliere.
Kelly ha iniziato la sua missione 'One Year' (Un Anno) in modo che i medici possano imparare come il corpo umano si adatta alle missioni spaziali di lungo termine. I dottori compareranno il suo corpo con quello del suo fratello gemello, l'ex-astronauta Mark Kelly per lo studio Twins e analizzeranno i campioni biologici dei due durante la missione.
Intanto, l'equipaggio di Spedizione 43 darà il benvenuto al suo primo cargo spaziale dopo il lancio della sesta missione Dragon della SpaceX che fa parte del contratto Commerciale di Servizi di Rifornimento con la NASA. Il lancio del Dragon, previsto inizialmente per il 10 aprile, è ora stato spostato al 13 con l'arrivo alla ISS due giorni dopo.
Virts ha iniziato a preparare le attrezzature che verranno riportate a Terra dal Dragon dopo la sua permanenza sulla ISS.
Nella foto (Credit: NASA) Kelly (a sinistra) e Kornienko mentre rispondono alle domande dei giornalisti dall'interno del modulo giapponese Kibo sulla ISS.

Fonti: NASA ISS Blog - Spaceref

Nella foto (Credit: Lockheed Martin) la struttura principale di OSIRIS-REx viene accoppiata al serbatoio di propellente.

31/03/2015 - La missione OSIRIS-REx supera un'esame importante -

La rivoluzionaria missione scientifica della NASA per recuperare un campione da un'antica roccia spaziale si è portata più vicina al compimento. La missione OSIRIS-REx (Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer) ha superato una pietra miliare fondamentale nel suo cammino verso il lancio ed è ufficialmente autorizzato a transitare verso la sua prossima fase.
Il punto chiave di decisione (KDP-D) viene verificato dopo che il progetto ha completato una serie di recensioni indipendenti che vanno dalle condizioni tecniche, al calendario e al costo del progetto. La pietra miliare rappresenta il passaggio ufficiale dalla fase di sviluppo della missione di consegna dei sistemi, dei test e dell'integrazione che portano al lancio. Durante questa parte del ciclo di vita della missione, nota come fase D, il bus del veicolo spaziale, o la struttura che porterà gli strumenti scientifici, è stata completata, gli strumenti sono integrati nel veicolo spaziale e testati, e la sonda verrà spedita al Kennedy Space Center della NASA, in Florida, per l'integrazione con il razzo.
"Questo è un momento emozionante per il team di OSIRIS-REx," ha detto Dante Lauretta, ricercatore principale per OSIRIS-Rex presso la University of Arizona, Tucson. "Dopo quasi quattro anni di intensi sforzi di progettazione, ora stiamo procedendo con l'avvio del montaggio dei sistemi di volo. Sono grato per l'impegno professionale e di squadra duro necessario a noi per arrivare a questo punto."
OSIRIS-Rex è la prima missione degli Stati Uniti per il ritorno dei campioni da un asteroide sulla Terra. La navicella si recherà presso un asteroide vicino alla Terra chiamato Bennu e riporterà almeno 60 grammi di campione sulla Terra per lo studio. OSIRIS-Rex trasporta cinque strumenti che valuteranno in remoto la superficie di Bennu. La missione aiuterà gli scienziati a studiare la composizione del Sistema Solare antico e la fonte di materiali organici e dell'acqua che hanno fatto il loro percorso verso la Terra, e migliorerà la comprensione degli asteroidi che potrebbero incidere il nostro pianeta.
Il lancio di OSIRIS-REx è previsto per il 2016. Il veicolo spaziale raggiungerà Bennu nel 2018 e riporterà i campioni sulla Terra nel 2023.
"La struttura della sonda è stata integrata con il serbatoio del propellente e con il sistema di propulsione ed è pronta per iniziare l'integrazione del sistema nella highbay della Lockheed Martin," ha dichiarato Mike Donnelly, OSIRIS-Rex project manager della NASA presso il Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland "La serie di telecamere e sensori si trova nella sua fase di test ambientali e verrà consegnata entro la fine dell'estate, inizio autunno."
La riunione della Direzione Missioni Scientifiche della NASA, per decidere se tutto è pronto per proseguire con la preparazione della missione, si è tenuta presso la sede centrale a Washington, il 30 marzo.
Il 27 marzo, le operazioni di assemblaggio, di lancio e di prova sono iniziate ufficialmente presso la Lockheed Martin a Denver. Queste operazioni rappresentano una fase critica del programma quando la sonda comincerà a prendere forma, e si concluderanno con il suo lancio. Nel corso dei prossimi mesi, i tecnici potranno installare i sottosistemi sulla struttura principale della navicella, che comprende l'avionica, i sistemi energetici, quello per telecomunicazioni, gli impianti termici, e di orientamento, di navigazione e di controllo.
Il prossimo passo importante sarà il Mission Operations Review, previsto per giugno. Il progetto dovrà dimostrare che i requisiti di navigazione, pianificazione, comando e operazioni scientifiche sono completati.
Il ricercatore principale della missione è presso la University of Arizona, Tucson. Il Goddard Space Flight Center della NASA, di Greenbelt, nel Maryland, fornirà la gestione generale della missione, dell'ingegneria dei sistemi e della garanzia della sicurezza di missione per OSIRIS-Rex. La Lockheed Martin Space Systems di Denver costruirà la sonda. OSIRIS-Rex è la terza missione della NASA del programma New Frontiers. Il Marshall Space Flight Center della NASA, di Huntsville, Alabama, gestisce New Frontier per lo Science Mission Directorate dell'agenzia.
La missione OSIRIS-REx integra l'Asteroid Initiative della NASA, che allinea le parti della scienza, della tecnologia spaziale e le capacità di esplorazione umana dell'agenzia, in uno sforzo di ricerca coordinato sugli asteroidi. L'iniziativa condurrà ricerche e analisi per caratterizzare meglio e mitigare la minaccia che queste rocce spaziali rappresentano per il nostro pianeta.
Compreso nell'iniziativa vi è anche l'Asteroid Redirect Mission della NASA (ARM), una missione nella quale una sonda spaziale raccoglierà un masso dalla superficie di un asteroide vicino alla Terra e lo spostarà in un'orbita stabile attorno alla Luna in modo da consentirne l'esplorazione da parte degli astronauti. Tutto questo a sostegno della promozione dell'avvicinamento della nazione a Marte. L'agenzia sta anche impegnando nuove capacità industriali, partnership, innovazione aperta e l'esplorazione partecipativa attraverso l'Asteroid Initiative di NASA.
Negli ultimi cinque anni la NASA ha fatto inoltre enormi progressi nella catalogazione e caratterizzazione di oggetti vicini alla Terra. Nel budget del Presidente per la NASA, e in quello del Congresso ha autorizzato, 20,4 milioni di dollari per una serie di estesi programmi di osservazione dei Near-Earth (NEO), portando le risorse per questo programma critico dai 4 milioni di dollari all'anno che ha ricevuto fin dal 1990. Il programma è stato nuovamente ampliato nell'anno fiscale 2014, con un budget di 40,5 milioni dollari. La NASA chiede al Congresso, per il bilancio 2016, 50 milioni di dollari per questo importante lavoro.
La NASA ha identificato, ad oggi, più di 12.000 NEO, tra cui quasi il 96 per cento di questi asteroidi che transitano vicino alla Terra hanno dimensioni maggiori di 1 km. La NASA non ha rilevato alcun oggetto di queste dimensioni che costituisca un rischio di impatto sulla Terra per i prossimi 100 anni. Gli asteroidi più piccoli non passano vicino alla Terra, tuttavia, alcuni potrebbero costituire una minaccia d'impatto. Nel 2011, sono stati trovati 893 asteroidi vicini alla Terra. Nel 2014, questo numero è arrivato a 1.472.
Oltre al lavoro in corso alla NASA per la rilevazione e catalogazione degli asteroidi, l'Agenzia ha chiesto l'impegno del pubblico per dare la caccia a queste rocce spaziali attraverso le attività dell'Asteroid Grand Challenge, tra cui concorsi a premi. Durante il recente South by Southwest Festival di Austin, in Texas, l'Agenzia ha annunciato il rilascio di un'applicazione software basata su un algoritmo uscito da una sfida NASA che ha il potenziale per aumentare il numero delle nuove scoperte di asteroidi da parte degli astronomi dilettanti.
Per ulteriori informazioni sulla missione OSIRIS-REx, visita: http://www.nasa.gov/osiris-rex e http://asteroidmission.org/.
Per ulteriori informazioni sull'Iniziativa Asteroide e ARM, visita: http://www.nasa.gov/asteroidinitiative.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/Goddard) la sonda OSIRIS-REx. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Lockheed Martin) la struttura principale di OSIRIS-REx viene accoppiata al serbatoio di propellente, presso lo stabilimento della Lockheed a Denver.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) un possibile modulo abitativo per una missione nello spazio profondo.

31/03/2015 - La NASA sigla accordi con le industrie USA per il 'Prossimo Passo' -

Visto il successo della collaborazione fra la NASA e l'industria commerciale riscosso fin qui, l'Agenzia ha selezionato 12 partner per il programma NextSTEP (Next Space Technologies for Exploration Partnerships) per portare avanti idee, progetti e sviluppi tecnologici nell'aree della propulsione avanzata, degli habitat spaziali e dei piccoli satelliti.
Attraverso questa collaborazione pubblico/privato, le compagnie prescelte lavoreranno assieme alla NASA per sviluppare le capacità esplorative necessarie a permettere imprese commerciali nello spazio e destinazioni esplorative abitate nello spazio profondo come la fornitura di campi di prova attorno alla Luna, conosciuto come spazio cis-lunare, e Marte.
I partner commerciali sono stati selezionati per le loro mature abilità in tecnologie chiave e per il potenziale di queste applicazioni sia per i settori del governo che privati," ha detto William Gerstenmaier, amministratore associato per le Operazioni e l'Esplorazione Umana al quartier generale della NASA. "Questo lavoro ci permetterà di preparare una strategia per spostare la presenza umana più lontano nel Sistema Solare."
I risultati di questi studi e le attrezzature sviluppate determineranno anche il ruolo dei partner internazionali coinvolti, dalla piena capacità esplorativa interna e per le missioni di Orion e dello Space Launch System (SLS) nello spazio cis-lunare. Questo lavoro porterà infine anche un avanzamento nella comprensione del sistema e nella definizione sulla necessità di ulteriori test dei sistemi abitativi e dei componenti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
I progetti scelti per la propulsione elettrica avanzata svilupperanno sistemi tecnologici fra i 50 e i 300 kilowatt per venire incontro alle necessità di una vasta serie di concetti di missioni nello spazio profondo. La tecnologia allo 'stato dell'arte' attuale dei propulsori elettrici impiegati dalla NASA genera meno di 5 k/W, e sistemi che sono in fase di sviluppo attraverso il BAA (Broad Area Announcement) per la missione ARM (Asteroid Redirect Mission) arriveranno a 40 k/W.
I tre progetti NextSTEP per la propulsione avanzata, con contratti fra i 400.000 e i 3,5 milioni di dollari l'anno, non avranno un periodo superiore ai tre anni per le prove prestazionali a terra. Le compagnie prescelte sono:

- Ad Astra Rocket Company of Webster, Texas
- Aeroject Rocketdyne Inc. of Redmond, Washington
- MSNW LLC of Redmond, Washington

La scelta per i sistemi abitativi aiuterà a definire l'architettura e i sotto-sistemi di una capacità abitativa che possa permettere missioni estese nello spazio profondo. Orion è il primo componente dell'esplorazione umana oltre l'orbita bassa terrestre e sarà in grado di sostenere un equipaggio di quattro persone per 21 giorni nello spazio profondo e farli ritornare sani e salvi sulla Terra.
Questa selezione è intesa per aumentare le capacità di Orion con lo sviluppo di sostentamento iniziale, sempre per un equipaggio di quattro persone, fino a 60 giorni nello spazio cis-lunare con la possibilità di scalare fino alla capacità di abitazione di transito per le future missioni su Marte. I progetti prescelti dovranno rispondere a questi concetti e, in alcuni casi, fornire avanzamenti tecnologici relativi all'abitabilità e alle operazioni, o capacità di controllo ambientale e supporto vitale di un sistema abitativo.
I sette progetti per gli habitat che fanno parte di NextSTEP avranno un periodo iniziale di 12 mesi, con un valore dai 400.000 al milione di dollari per lo studio e gli sforzi nello sviluppo, e il potenziale di una fase successiva che possa essere definita durante la fase iniziale. Le compagnie prescelte sono:

- Bigelow Aerospace LLC of North Las Vegas, Nevada
- The Boeing Company of Pasadena, Texas
- Dynetics Inc. of Huntsville, Alabama
- Hamilton Sundstrand Space Systems International of Windsor Locks, Connecticut
- Lockheed Martin Space Systems Company of Denver, Colorado
- Orbital ATK of Dulles, Virginia
- Orbital Technologies Corporation of Madison, Wisconsin

I progetti CubeSat selezionati attraverso questo contratto voleranno potenzialmente come carico secondario nel primo volo dello Space Launch System (SLS), la Exploration Mission-1 (EM-1). Le selezioni dei CubeSat affronteranno le lacune strategiche di conoscenza della NASA, al fine di ridurre i rischi, aumentare l'efficacia e migliorare la progettazione di esplorazione robotica ed umana dello spazio.
EM-1 fornirà una rara occasione di spingere questi CubeSat nello spazio profondo e fare così scienza, dimostrazione tecnologica, esplorazione e applicazioni commerciali in quell'ambiente. i due progetti CubeSat di NextSTEP avranno contratti a prezzo fisso con pagamenti a secondo dei punti raggiunti e un valore totale dell'intero sviluppo ed operazioni fra gli 1,4 e i 7,9 milioni di dollari per contratto. Le compagnie prescelte sono le seguenti:

- Lockheed Martin Space Systems Company of Denver, Colorado
- Morehead State University of Morehead, Kentucky

Le attività di NextSTEP saranno eseguite attraverso contratti a costo fisso con pagamenti a punti prefissati raggiunti, combinati con i contributi delle risorse delle compagnie dei partner prescelti che forniranno lo studio e lo sforzo per lo sviluppo tecnologico complessivo, del quale beneficieranno la NASA e le future imprese commerciali.
"Questo tipo di collaborazione pubblico-privato aiuterà la NASA a stimolare l'industria spaziale degli Stati Uniti mentre espanderà le frontiere della conoscenza, delle capacità e delle opportunità nello spazio," ha detto Jason Crusan, direttore di AESD (Advanced Esploration System Division) per lo Human Exploration and Operations Mission Directorate della NASA a Washington.
AESD gestisce il NextSTEP e si occupa di commissionare degli approcci pioneristici per il rapido sviluppo dei prototipi, dimostrando così le capacità indispensabili e validando le idee operative per le future missioni umane oltre l'orbita terrestre.
Per ulteriori informazioni sul Next Space Technologies for Exploration Partnerships di NASA, visita: http://www.nasa.gov/nextstep.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il veicolo robotico della missione ARM porta via il macigno dalla superficie di un asteroide. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA) un possibile modulo abitativo per una missione nello spazio profondo.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione (Credit: ESA/Science Office) il sistma Didydmos e la sonda AIM.

31/03/2015 - Il test di ESA per la difesa planetaria previsto per il 2020 -

Se venisse scoperto un asteroide in rotta di collisione con la Terra, l'umanità che cosa potrebbe fare? Una delle prossime missioni dell'ESA fa parte di un grande sforzo internazionale per cercare di scoprirlo.
Questo mese segna l'avvio del progetto di lavoro preliminare per la missione Asteroid Impact Mission (AIM) dell'ESA. Intesa per dimostrare le tecnologie per future missioni nello spazio profondo, AIM vuole anche essere il primo vero studio dell'Agenzia sulle tecniche di difesa planetaria.
Lanciata nell'ottobre del 2020, AIM viaggerà verso un sistema di asteroidi binario - la coppia di asteroidi Didymos, che si troverà relativamente vicina alla Terra nel 2022, 'soli' 11 milioni di km. Attorno al corpo principale, di circa 800 metri di diametro, orbita una piccola luna di 170 metri, chiamata informalmente 'Didymoon'.
Questo piccolo corpo è l'obiettivo di AIM: il veicolo spaziale eseguirà una mappatura visuale, termica e radar ad alta risoluzione della luna per costruire mappe dettagliate della sua superficie e della struttura interna.
AIM sarà anche dotato di un piccolo lander - il primo atterraggio morbido dell'ESA su un piccolo corpo celeste fin dalla discesa del lander Philae di Rosetta sulla cometa lo scorso novembre.
Due o più CubeSat saranno inoltre rilasciati dalla nave madre per raccogliere altri dati scientifici nelle vicinanze della luna. Le scoperte di AIM verranno inviate grazie ad una connessione laser ad alta velocità con l'Optical Ground Station dell'ESA che si trova a Tenerife, nelle Isole Canarie.
AIM raccoglierà importanti dati scientifici che aiuteranno a comprendere meglio la formazione del nostro Sistema Solare - ma che serviranno anche da base per lo storico evento che seguirà.
AIM è infatti il contributo europeo per la missione AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment). Alla fine del 2022, la parte di AIDA spettante alla NASA arriverà. Si tratta di DART (Double Asteroid Redirection Test), una sonda che si avvicinerà al sistema binario e che poi si schianterà sulla luna dell'asteroide a circa 6 km/s.
"AIM sarà in grado di osservare attentamente lo scontro fra DART e Didymoon," spiega Ian Carnelli, che gestisce la missione per ESA. "Durante lo scontro, la sonda europea eseguirà una comparazione dettagliata del prima e del dopo della struttura del corpo celeste stesso, così come la sua orbita, le caratteristiche cinetiche di DART e le conseguenze dell'impatto."
"I risultati permetteranno ai modelli di impatti di laboratorio di essere calibrati su base a grande scala, per comprendere pienamente come un asteroide reagisce a questo tipo di energia. Questo metterà in luce il ruolo dei pennacchi di espulsione - una parte fondamentale nel trasferimento di energia e che è stata al centro del dibattito per oltre due decenni.
"Inoltre DART sposterà l'orbita di Didymoon e questo segnerà la prima volta che l'umanità avrà alterato le dinamiche del Sistema Solare in modo misurabile."
"Questo servirà anche a darci una base di riferimento per la pianificazione di eventuali future strategie di difesa planetaria. Noi conosceremo il tipo di forza necessaria per spostare l'orbita di qualsiasi asteroide, e capire meglio come la tecnica possa essere applicata, se una minaccia reale dovesse verificarsi."
Una collisione simile avvenne nel 2005, quando la sonda Deep Impact della NASA sparò un impattatore di rame contro l'asteroide Tempel 1. Ma la luna Didymoon è diverse decine di volte più piccola di Tempel 1 e quindi viene richiesta una maggiore precisione per colpirla - ma la possibilità di alterare la sua orbita è molto più alta.
La luna Didymoon è quasi tre volte più grande del corpo che si pensa abbia causato l'impatto del 1908 a Tunguska, in Siberia, il maggiore mai registrato nella storia. Un asteroide equivalente che colpisse la Terra si trova nella fascia dei 'killer di città', e lascerebbe un cratere di circa 2,5 km di diametro causando seri danni regionali e modifiche climatiche.
L'incidente di Chelyabinsk, dove l'onda d'urto colpì sei città della Russia, si pensa sia stato causato da un asteroide di appena 20 metri di diametro.
AIM e AIDA saranno discussi questo mese presso l' International Academy of Astronautics Planetary Defense Conference che si terrà presso il centro osservazione della Terra ESRIN dell'ESA a Frascati, in Italia, dove verranno discussi i rischi di impatti con asteroidi e comete e come prevedere possibili risposte.
L'evento di quest'anno simula la minaccia di un asteroide, in modo da valutare la risposta delle varie agenzie spaziali e delle organizzazioni di protezione civile del mondo che dovranno coordinare le loro reazioni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA–Science Office) il pennacchio che la sonda AIM dovrebbe rilevare dopo l'impatto di DART nella luna Didymoon. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: ESA/Science Office) il sistma Didydmos e la sonda AIM.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: Wikipedia) una serie di propulsori Hall di costruzione russa.

31/03/2015 - Testato un propulsore ad effetto 'Hall' per le missioni nello spazio profondo -

Gli ingegneri del Glenn Research Center della NASA stanno progredendo nel sistema di propulsione elettrico che spingerà la prima missione incaricata di dirigere un asteroide che poi gli astronauti esploreranno negli anni '20.
L'Asteroid Redirect Mission (ARM) della NASA dovrà testare un gran numero di nuove capacità, come la propulsione solare elettrica avanzata (Solar Electric Propulsion - SEP), necessaria per le spedizioni dei futuri astronauti verso lo spazio profondo, compreso Marte. I propulsori ad effetto Hall fanno parte del sistema SEP che utilizza dieci volte meno propellente rispetto agli equivalenti razzi chimici.
In un recente test, gli ingegneri del Glenn e del Jet Propulsion Laboratory, utilizzando una camera a vuoto presso i laboratori del Glenn per simulare l'ambiente spaziale hanno testato con successo un nuovo motore Hall ad alta potenza che ha una maggiore efficienza e una più lunga durata. "Abbiamo provato che questo propulsore può emettere tre volte più potenza dei precedenti design e incrementare l'efficienza del 50 percento," ha detto Dan Herman, capo dei Sottosistemi di Propulsione Elettrica. I motori a effetto Hall intrappolano gli elettroni in un campo magnetico e li utilizzano per ionizzare il propellente di bordo.
Il campo magnetico inoltre genera a sua volta un campo elettrico che accelera gli ioni carichi creando un pennacchio di scarico di plasma che spinge il veicolo spaziale in avanti. Questo metodo è un sistema che consuma poco, è sicuro ed altamente efficiente per la propulsione spaziale nelle missioni di lunga durata. Oltre a spingere la missione verso l'asteroide, questi nuovi propulsori possono essere utilizzati per inviare grossi carichi, habitat e altre architetture in supporto alle missioni umane su Marte.
Il propulsore di tipo Hall è stato studiato indipendentemente negli Stati Uniti e nell'Unione Sovietica negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Tuttavia il concetto di propulsore Hall più efficiente venne realizzato nell'ex-Unione Sovietica ed utilizzato sui satelliti fin dal 1972 per la stabilizzazione. Questa tecnologia è stata usata nella missione lunare SMART-1 dell'ESA e viene utilizzata oggigiorno su diversi satelliti geostazionari commerciali.
Un propulsore Hall opera tipicamente al 50–60% dell'efficienza di spinta e fornisce impulso specifico da 1.200 a 1.800 secondi (da 12 a 18 kN·s/kg) e rapporti spinta-su-potenza di 50–70 mN/kW.
Paragonata a quella dei razzi chimici, la spinta è molto piccola, dell'ordine di 80 mN per un propulsore tipico. Per confronto, il peso di una moneta come 20 eurocent è circa di 60 mN. Ma il fatto che l'impulso specifico sia invece così alto li rendono perfetti per essere utilizzati nel vuoto e per i lunghi viaggi.
Nella foto (Credit: NASA Michelle M. Murphy (Wyle Information Systems, LLC) il motore ad effetto Hall sul banco di prova al Glenn. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Wikipedia) una serie di propulsori Hall di costruzione russa di varie potenze.

Fonti: Spaceref - NASA/Glenn Research Center - Wikipedia

31/03/2015 - Curiosity si muove mentre Opportunity ha l'amnesia -

Nelle ultime ore un curioso passaggio di testimone è avvenuto tra i due rover attivi su Marte.
Mentre finalmente Curiosity sta abbandonando 'Parhump Hills', un luogo geologicamente interessante dove ha trascorso oltre 6 mesi (per la precisione dal Sol 753 al Sol 940 ovvero dal 18/9/14 al 29/3/15, dunque 187 Sol o 192 giorni terrestri), il suo anziano cugino Opportunity, pochi giorni dopo aver festeggiato la sua 'maratona marziana', ha sperimentato invece una imprevista battuta d'arresto per un nuovo 'reset' della memoria Flash.
Cominciamo da Curiosity. Durante l'uscita da 'Parhump Hills', passando dall'imbocco che è stata battezzato 'Artist's drive', in direzione Sud-Est, la ripresa dell'HazCam anteriore ha mostrato un'interessante roccia, ribattezzata 'Kanosh'. Grazie al suo aspetto lucido e quasi metallico sarà probabilmente oggetto di studi approfonditi nei prossimi giorni.
Passiamo a Opportunity. Il team operativo Mars Exploration Rover Opportunity della NASA ha appreso Giovedi che il longevo rover ha subito un breve evento di 'amnesia' legata alla sua memoria flash, il primo evento di questo tipo dopo una riformattazione avvenuta una settimana prima.
L'evento di amnesia non ha comportato alcuna perdita di dati scientifici e Opportunity, successivamente, ha proseguito la sua attività con gli strumenti sul suo braccio robotico per esaminare un target roccia chiamata 'Atene'. Il rover ha sperimentato decine di eventi di amnesia simili o più gravi prima del 2015, con reset del computer di bordo. Per questo motivo, fino alla settimana scorsa, non era stata utilizzata la memoria flash.
Gli ingegneri sono delusi ma non sorpresi dato che non è ancora stato ben compreso il motivo che sta causando questi problemi.
Opportunity ha sette banchi di memoria flash. Questo mese, il team ha caricato sul rover una revisione del software di bordo che evita l'uso di Banco 7, in cui alcuni dei problemi precedenti di memoria flash erano stati rintracciati. Dopo la formattazione del 20 Marzo, il rover ha ripreso ad usare gli altri sei banchi. Nessuna causa scatenante per l'intera sequenza di problemi di Flash è stata determinata, dal momento che per molti degli eventi non è stato possibile risalire ad un banco specifico.
Prima di passare alla modalità no-flash di dicembre, Opportunity era giunto a resettarsi anche più volte al giorno. Il fatto che, nella prima settimana dopo l'installazione del nuovo software di getione della Flash, il rover non abbia subito nessun reset indica che l'azione intrapresa sembra avere comunque risolto i problemi più gravi, almeno per ora.
Ulteriori informazioni, approfondimenti ed immagini all'articolo di Marco Di Lorenzo su Alive Universe Images. Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) il sasso 'Kanosh' ripreso dalla MastCam sinistra il Sol 941.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

31/03/2015 - La SpaceX fissa il 13 aprile per il prossimo Falcon 9 -

Il prossimo lancio della SpaceX per il rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stato fissato in modo ufficiale per il 13 aprile.
Il decollo del razzo Falcon 9 da Cape Canaveral avrebbe dovuto essere non più tardi del 10 aprile ma la data di lancio è stata rinviata al 13 aprile. I responsabili non hanno fornito le ragioni del rinvio.
Il decollo dal Complesso di Lancio 40 di Cape Canaveral è stato fissato per le 4:33 p.m. EDT (le 22:33 ora italiana). Il razzo, alto come un palazzo di 20 piani, avrà una finestra di lancio di appena un secondo mentre la stazione spaziale sorvolerà la costa spaziale della Florida.
La missione invierà un veicolo cargo Dragon della SpaceX in orbita all'inseguimento della stazione spaziale. La capsula Dragon porterà diverse tonnellate di rifornimenti ed esperimenti al complesso, dove il braccio robotico canadese catturerà il veicolo spaziale di SpaceX dopo un'avvicinamento finale guidato dal laser.
Il veicolo spaziale Dragon rimarrà alla stazione spaziale per circa un mese, poi tornerà sulla Terra a maggio per un ammaraggio assistito dal paracadute nell'Oceano Pacifico, riportando campioni e altri equipaggiamenti per gli scienziati e gli ingegneri al suolo.
Il volo del 13 aprile sarà il quarto lancio di un Falcon 9 della SpaceX dell'anno, e la sesta missione logistica operativa verso la stazione spaziale.
La SpaceX nel 2008 si è aggiudicato un contratto del valore di 1,6 miliardi di dollari per 12 voli di rifornimento per l'avamposto. La NASA, recentemente, ha assegnato un'estensione del contratto alla SpaceX arrivando a 15 voli entro il 2017.
La SpaceX ha rimescolato l'ordine dei prossimi lanci previsti per l'inizio del mese per ispezionare i razzi a Cape Canaveral per una perdita del sistema di pressurizzazione dell'elio dopo la scoperta del problema nell'impianto di assemblaggio del Falcon 9 nella California del sud.
Il lancio di un satellite costruito in Europa per il governo del Turkmenistan che avrebbe dovuto decollare il 21 marzo, ma la SpaceX ha optato per il rinvio della missione attorno al 24 aprile, permettendo al volo di rifornimento verso la stazione spaziale, di essere lanciato prima di questo.
Il lancio per il Turkmenistan - con un satellite chiamato TurkmenAlem52E/MonacoSat - è apparentemente ancora in lista per la fine di aprile.
Il ristretto manifesto di lancio della SpaceX proseguirà a maggio con il previsto test del sistema di aborto per una versione abilitata per gli esseri umani del veicolo spaziale Dragon che dovrà portare gli astronauti in orbita verso la fine del 2017.
Nella foto (Credit: SpaceX) una capsula Dragon sulla sommità di un razzo vettore Falcon 9.

Fonte: Spaceflight Now

31/03/2015 - Cassini ritorna nel regno delle lune ghiacciate -

La doppia immagine della luna ghiacciata Rhea segna il ritorno della sonda Cassini della NASA nel regno dei satelliti ghiacciati del pianeta Saturno. Questo segue quasi due anni nei quali il veicolo spaziale ha orbitato in alto sopra i poli del pianeta. Questa traiettoria limitava la possibilità che la missione incrociasse le lune, a parte alcuni regolari sorvoli di Titano.
L'orbita di Cassini rimarrà quasi equatoriale per il resto del 2015, durante il quale la sonda avrà quattro incontri ravvicinati con Titano, due con Dione e tre con la luna dei geyser, Encelado.
Le due immagini di Rhea (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) sono state scattate ad un'ora e mezzo di distanza una dall'altra, il 9 febbraio 2015, quando Cassini si trovava, rispettivamente, a 50.000 e 80.000 km dalla luna. Cassini ha iniziato ufficialmente questa nuova serie di orbite equatoriali il 16 marzo.
Le immagini mostrano una vasta serie di colori nel visibile dell'occhio umano per poter evidenziare le leggere variazioni di colorazione della superficie di Rhea. Nei colori naturali la superficie della luna è molto uniforme. L'immagine rappresenta la migliore risoluzione a colori di Rhea ottenuta finora.
La missione Cassini/Huygens è un progetto in collaborazione fra NASA, ESA (Agenzia Spaziale Europea) e ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, gestisce la missione per la Direzione Missioni Scientifiche dell'agenzia a Washington. Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena. Il centro operativo per le immagini che arrivano da Cassini è basato presso lo Space Science Institute di Boulder, in Colorado.
Per ulteriori informazioni su Cassini, visita: http://www.nasa.gov/mission_pages/cassini/main/index.html oppure http://saturn.jpl.nasa.gov/.

Fonte: NASA

31/03/2015 - Tre satelliti Gonets-M piazzati in orbita da un razzo Rokot russo -

Il Ministro della Difesa della Russia ha detto che un razzo vettore Rockot è decollato martedì 31 marzo alle 6:45 ora di Mosca (le 15:48 ora italiana) dal Cosmodromo di Plesetsk, nel nord-ovest della Russia, portando tre satelliti per telecomunicazioni Gonets-M ed un non specificato satellite militare, Cosmos 2499, in orbita.
I satelliti Gonets-M faranno parte della costellazione in orbita bassa che fornisce le comunicazioni per le remote aree della Russia.
Il veicolo di lancio Rockot, sviluppato dalla compagnia statale russa Khrunichev, è un missile balistico a due stadi RS-18 (SS-19 Stiletto), modificato che è stato messo fuori servizio dalle Forze di Difesa Strategiche della Russia. Per immettere i satelliti nella giusta orbita alla quota di 1.500 km sopra la Terra il Rockot è dotato di uno stadio superiore Breeze/KM.
Il decollo è avvenuto in ritardo sul previsto a causa di un problema al primo stadio durante le procedure pre-lancio.
I satelliti Gonets-M, del peso di circa 280 kg. l'uno e con i numeri progressivi 21, 22 e 23, fanno parte del Block 14 e si tratta di una versione aggiornata, derivati dai sistemi satellitari militari Strela-3. La vita operativa di questi veicoli spaziali è stimata fra i cinque e i sette anni. Ogni satellite può supportare 14 canali in entrata e due in uscita.
I satelliti erano stati inviati al sito di lancio a gennaio, con il decollo previsto per febbraio. Però il razzo aveva mostrato un problema al motore del primo stadio durante la preparazione e la missione era stati rinviata alla fine di marzo.
Quello di oggi è il 20esimo lancio orbitale del 2015, l'ottavo in soli sette giorni. Nella foto (Credit: Roscosmos) un satellite Gonets-M prima del lancio.

Fonte: Sputnik News - Spaceflight101

Nella foto (Credit: Massimo Martini, 2015) la sede centrale dell'ESA, a Parigi.

30/03/2015 - Il Capo dello Stato in collegamento con Cristoforetti -

All’indomani della elezione al Quirinale, @AstroSamantha aveva voluto dedicare al proprio paese uno splendido ritratto della penisola scattato dalla cupola della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La frase era "Un pensiero all’Italia in un giorno importante," e l’immagine è riprodotta qui
Era il primo febbraio di quest’anno, esattamente due mesi fa. Adesso, per la prima volta, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la nostra astronauta hanno potuto parlarsi, con un collegamento audio-video dalla ISS in occasione, stamane, della visita ufficiale nella Repubblica francese del Capo dello Stato.
Il collegamento è stato realizzato al quartier generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) di Parigi, dove il presidente Mattarella si è recato nel primo pomeriggio, subito dopo un incontro in mattinata con imprenditori e intellettuali italiani e francesi all’ambasciata d’Italia. A seguire, il Capo dello Stato è andato a porre una corona commemorativa all’Arco di Trionfo, prima di completare in serata la visita di Stato all’Eliseo, con il vertice a due con il presidente francese Francois Hollande.
"Questa – ha commentato a caldo il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston, che ha accolto il presidente Mattarella alla sede dell’ESA assieme al Direttore generale dell’Agenzia Jean-Jacques Dordain e all’ambasciatore Gabriele Checchia – è davvero una giornata storica, per l’ASI, per l’ESA, per lo Spazio Europeo. E un significativo riconoscimento al determinante contributo che il nostro paese ha dato all’Agenzia Spaziale Europea, sin dalla sua nascita."
"Siamo orgogliosi del suo lavoro," ha detto alla Cristoforetti il presidente della Repubblica, che ha espresso alla nostra astronauta "l'affetto e l'orgoglio di tutti gli italiani," per il lavoro che sta svolgendo nello Spazio. Sottolineando di sentirsene "affascinato" e chiedendo di sapere come funzionino le relazioni a bordo della ISS, dove convivono così tante e diverse nazionalità.
"Qui non ci sono distinzioni – ha risposto @Astrosamantha – la comunità spaziale è sempre presa dalla vita di bordo e si distingue per la spontanea e intensa collaborazione."
Il Capo dello Stato ha poi chiesto alla nostra astronauta se la sua condizione di donna l’abbia mai messa in difficoltà: "No. – ha risposto Cristoforetti – Ho avuto la fortuna – ha spiegato – di essere stata educata sin da bambina ad affrontare gli ostacoli senza timori. E auguro a tutte le donne di avere le stesse opportunità."
Nel congedarsi, il presidente Mattarella ha nuovamente ringraziato Cristoforetti "per tutto quello che sta facendo," e anche "per aver messo la bandiera italiana dietro di lei," durante il collegamento.
C’è stato anche il tempo per una domanda del presidente dell’ASI, che ha chiesto a Samantha quale avvenimento l’abbia più emozionata o sorpresa negli ultimi mesi. "L’arrivo di tre nuovi colleghi. – ha risposto senza esitazioni la nostra astronauta a Battiston - Per noi qui sperduti vedere avvicinarsi la Soyuz con a bordo tre esseri umani è stata una gioia immensa."
L’ultimo saluto alla Cristoforetti l’ha rivolto il numero uno dell’ESA Jean-Jacques Dordain: "Riporta presto - ha detto alla nostra astronauta - il tuo splendido sorriso sulla Terra."
Nella foto (Credit: ESA–S. Corvaja, 2015) il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sede dell'ESA di Parigi, in collegamento con Samantha Cristoforetti, a bordo della ISS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Massimo Martini, 2015) la sede centrale dell'ESA, a Parigi.

Fonte: ASI

30/03/2015 - La Cina esegue il primo lancio del 2015 con un satellite di navigazione -

La Cina ha eseguito il suo primo lancio orbitale del 2015 alle 9:52 ora di Pechino (le 15:25 ora italiana) del 30 marzo con il decollo di un razzo Lunga Marcia-3C (CZ-3C) dotato del nuovo stadio superiore Yuanzheng-1. Il lancio è avvenuto dal Centro di Lancio Satelliti Xichang e il satellite portato nello spazio è il primo di una nuova serie di veicoli spaziali del sistema di navigazione cinese Beidou. Quello lanciato oggi è il Beidou-3 M1, appartenente alla terza fase del programma cinese e che permetterà di completare la copertura globale con largo anticipo sul previsto, il 2017 anziché il 2020.
Si tratta del 174esimo satellite del sistema BDS (BeiDou Navigation Satellite System) e il lancio segna l'inizio dell'espansione del sistema da regionale a globale.
La Cina ha lanciato il primo satellite BDS nel 2000. Il sistema BDS fornisce informazioni di posizione, navigazione, orario e servizi di brevi messaggi per gli utilizzatori civili in Cina e nelle aree limitrofe dell'area Asia-Pacifico a partire dal dicembre 2012.
Il sistema verrà gradualmente esteso in altri settori compresi i trasporti, le previsioni meteo, l'industria della pesca, agricoltura e telecomunicazioni.
Il nuovo satellite è stato sviluppato dalla Shanghai Engineering Center for Microsatellites, un'organizzazione no-profit stabilita dall'Accademia delle Scienze della Cina e dal Governo Municipale di Shangai.
Il vettore utilizzato oggi è il CZ-3C/YZ-1, una versione del razzo a tre stadi a monopropellenti liquidi Lunga Marcia-3C capace di portare in orbita geostazionaria un carico utile di 3.800 kg. Lo stadio superiore Yuanzheng-1 (Spedizione-1) è dotato di piccoli propulsori da 6,5 kN di spinta a idrazina con impulso specifico di 3.092 m/s. Lo stadio superiore è in grado di eseguire due accensioni ed ha una vita operativa di 6,5 ore.
Quello di oggi è stato il 19esimo lancio orbitale del 2015, tutti conclusi con successo.
Nella foto (Credit: Chinanews) il decollo del razzo Lunga Marcia-3C/YZ-1 con il satellite di navigazione Beidou-3 I1.

Fonti: Nasaspaceflight - Xinhua

Nella foto (Credit: Sputnik/Ekaterina Shtukina) il capo della Roscosmos, Igor Komarov.

30/03/2015 - USA e Russia pensano ad una nuova stazione spaziale dopo la ISS? -

Durante il recente lancio della capsula Soyuz da Baikonur, con a bordo l'equipaggio misto USA/Russia per la missione 'One Year' a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), l'Amministratore della NASA, Charles Bolden, e la sua controparte russa, Igor Komarov, a capo dell'Agenzia Spaziale Federale della Russia, Roscosmos, avrebbero discusso di una possibile cooperazione per una nuova stazione spaziale dopo la ISS.
La notizia ha fatto il giro del mondo e i primi commenti alla notizia sono stati, almeno da parte occidentale, parecchio scettici. Il motivo è dovuto al fatto che proprio la Russia, dalla voce del potente vice Ministro degli Esteri, Dmitri Rogozin, aveva chiaramente detto lo scorso anno che la Russia non avrebbe proseguito l'appoggio alla stazione spaziale ISS oltre il 2020, per poi correggersi il mese scorso e affermare che si, lo avrebbe fatto ma, dopo il 2024, distaccando i propri moduli per assemblare una stazione tutta russa.
Dati i recenti problemi economici della Russia questa proposta era sembrata, alla gran parte degli osservatori occidentali dell'argomento, un'altra 'sparata' nazionalista del governo Russo, o almeno di una parte di esso.
Ora invece Komarov ha detto che "gli Stati Uniti e la Russia dovranno iniziare a collaborare cominciando i lavori per una nuova stazione spaziale. Questo sarà un progetto aperto anche a quei Paesi che, al momento, non fanno parte dei membri della ISS."
Bolden, al momento, non ha commentato in modo specifico alle affermazioni di Komarov ma ha soltanto riconosciuto che, alla fine, l'attuale stazione spaziale andrà in pensione e e che ci sono state lunghe discussioni su come dovrebbe essere la prossima. "Vi sono alcune aree che sarebbero meglio ricoperte da compagnie commerciali," avrebbe detto Bolden.
Dopo la dichiarazione di Komarov, Rogozin è intervenuto e ha scritto su Twitter: "Il governo della Russia studierà i risultati dei colloqui fra Roscosmos e NASA. La decisione verrà presa in seguito." e questo è sembrato gettare acqua sul fuoco delle affermazioni di Komarov.
In effetti anche la NASA, impegnata nella ISS fino al 2024, sembra aver già abbastanza impegni per gli anni seguenti, con l'obiettivo ormai fissato di portare i propri astronauti verso destinazioni nello spazio profondo oltre l'orbita bassa terrestre fino a raggiungere, verso la metà degli anni '30, Marte. Anche gli studi fatti finora per la missione all'asteroide (ARM) sono tutti puntati in quella direzione e non vi è traccia di una nuova stazione spaziale. Inoltre i finanziamenti del governo, già a malapena sufficienti per la missione all'asteroide, non si vede da dove potrebbero pescare i soldi necessari per una nuova stazione spaziale.
A conferma di questo la NASA ha risposto ufficialmente il giorno seguente in questo modo: "Siamo lieti che la Roscosmos voglia continuare ad utilizzare la ISS fino al 2024 - una priorità per noi - ed espresso interesse nella prosecuzione della cooperazione internazionale per l'esplorazione umana oltre questa. Gli Stati Uniti stanno pianificando di guidare una missione umana verso Marte per gli anni '30, e questo porterà lo sforzo più in avanti di ogni altra cosa fatta nella storia della NASA. Siamo pronti ad un supporto internazionale per questo ambizioso progetto. Oggi rimaniamo concentrati sul pieno utilizzo del nostro attuale laboratorio spaziale in orbita e le ricerche per l'emozionante missione di un anno dell'astronauta Scott Kelly che è appena iniziata, e che ci aiuterà a preparare i voli spaziali di ancora maggiore durata."
Infine i 'nuovi partner' di cui parla Komarov potrebbero essere solo la Cina, che ha però un proprio programma per una stazione spaziale a partire dal 2020, o l'India che, al momento non ha nemmeno ancora inviato un uomo nello spazio.
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il cui primo pezzo venne lanciato nel 1998, consiste in diversi moduli. La stazione è frutto della collaborazione delle agenzie spaziali di Russia, Stati Uniti, Canada, Giappone ed Europa con l'ESA.
La NASA aveva annunciato a febbraio, ai partner internazionali, Russia compresa, l'intenzione di estendere la vita operativa della ISS dal 2020 al 2024. La cooperazione USA/Russia sulla ISS prosegue nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano interrotto la gran parte delle attività comuni con la Russia dopo la crisi Ucraina del 2014.
Nella foto (Credit: NASA) la ISS in orbita bassa terrestre. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Sputnik/Ekaterina Shtukina) il capo della Roscosmos, Igor Komarov.

Fonti: Sputnik News - Spacedaily - NBC News

28/03/2015 - Lo spazio-plano IXV dell'ESA è tornato in Italia -

Il 26 marzo scorso è giunta presso il porto di Livorno, Italia, l'imbarcazione con a bordo lo spazio-plano IXV dell'ESA. Il veicolo è stato scaricato dalla nave e, per mezzo di un camion, ha proseguito verso Torino dove verrà sottoposto alle analisi più approfondite post-missione.
Le attrezzature verranno rimosse dagli ingegneri per valutare la possibilità di essere riutilizzate e controllare gli effetti del calore, della pressione e degli sforzi subiti nelle varie fasi della missione.
L'Intermediate eXperimental Vehicle (IXV), venne lanciato con un razzo Vega dallo Spazioporto della Guyana Francese l'11 febbraio. Rilasciato su una traiettoria suborbitale, ha volato in modo autonomo, rientrato e ammarato nell'Oceano Pacifico dopo 100 minuti.
Il rientro di IXV con velocità ed altezze orbitali è una prima importante per l'Europa e potrà guidare lo sviluppo dei futuri veicoli di rientro.
I risultati della missione stanno offrendo nuove opportunità di conoscere l'ambiente estremo del rientro e delle condizioni che dovranno affrontare i nuovi veicoli.
L'IXV è il primo veicolo di prova per il rientro dell'ESA dopo la capsula Atmospheric Reentry Demonstrator del 1998, e vede molte nuove aggiunte. Fra queste la capacità di un veicolo spaziale a corpo portante di eseguire atterraggi di precisione, con i flap e i propulsori per un completo controllo del rientro, uno scudo termico composito con matrice di carbonio e ceramica e oltre 300 sensori e fotocamere infrarosse.
Il veicolo ha risposto alle condizioni prontamente e in modo così preciso che i controllori hanno commentato che era come seguire una simulazione.
"Abbiamo acquisito tutti i dati di volo e abbiamo trovato alcuni di questi molto interessanti," ha notato il project manager Giorgio Tumino.
I risultati permetteranno agli esperti di aero-termodinamica dell'ESA di confrontare i loro modelli di rientro con la realtà, questo significa che le future missioni di rientro potranno essere progettate più precisamente e con margini più ristretti.
Oltre al contributo alle future missioni di rientro, i risultati ottenuti con IXV potrebbero favorire il riutilizzo degli stadi dei razzi e un meno costoso accesso allo spazio.
Il pubblico potrà avere l'occasione di vedere IXV esposto quest'anno in vari eventi in giro per l'Europa. La sua destinazione finale sarà invece il centro tecnologico ESTEC in Olanda.
Le compagnie e le organizzazioni di ricerca coinvolte nella progettazione del veicolo e della sua costruzione avranno accesso ai dati ottenuti dalla missione. Dopo questo l'ESA intende rilasciare i dati alle altre organizzazioni degli Stati Membri del programma.
L'ESA si prepara ad andare avanti con i suoi piani per un veicolo spaziale riutilizzabile da lanciare attorno al 2020: Pride, o Programme for Reusable In-orbit Demonstrator for Europe, verrà portato in orbita bassa terrestre dalla prossima generazione del piccolo lanciatore, Vega C.
Nella foto (Credit: ESA) l'arrivo di IXV al porto di Livorno.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: ISRO) il satellite IRNSS-1D durante le fasi di preparazione al lancio.

28/03/2015 - L'India lancia con successo il suo quarto satellite di navigazione regionale -

L'India ha fatto un'ulteriore passo avanti sabato per avere un'alternativa all'Americano GPS, mettendo in orbita IRNSS-1D, il quarto di sette satelliti che formeranno una rete di navigazione satellitare.
Il Polar Satellite Launch Vehicle (PSLV-C27) è decollato dal Centro Spaziale Satish Dhawan, di Sriharikota, alle 5:19 p.m. locali (le 12:49 ora italiana) ed ha piazzato il satellite IRNSS (Indian Regional Navigation Satellite System)-1D, pesante 1.425 kg su un'orbita sub-geostazionaria dopo 20 minuti di volo.
Con il lancio di IRNSS-1D, sono quattro i satelliti che trasmettono segnali di navigazione. Questo è il numero minimo di satelliti richiesti perché il sistema sia completamente funzionale e permetta ai ricevitori di navigazione di calcolare la posizione.
Il PSLV-C27 decollato dalla seconda rampa di lancio è la versione 'XL' del razzo PLSV, così come nei tre lanci precedenti. Dopo l'inserimento nell'orbita preliminare, i due pannelli solari di IRNSS-1D si sono dispiegati in rapida successione.
Il lancio è stato da manuale e tutti e quattro gli stadi hanno funzionato come previsto. Il primo stadio del razzo si è separato dopo 130 secondi dal decollo e il secondo si è acceso come previsto. A 262 secondi, il secondo stadio del razzo ha esaurito il propellente e, dopo il suo rilascio, si è acceso il terzo stadio.
La Struttura di Controllo Principale di Hassan ha preso il controllo del satellite ed eseguito una manovra iniziale di innalzamento dell'orbita consistente in un'accensione al perigeo (il punto più vicino alla Terra) e tre all'apogeo (il punto più lontano dalla Terra). Questi movimenti sono stati eseguiti utilizando il motore a propellente liquido del satellite fino a che non l'hanno immesso su un'orbita circolare geostazionaria. La posizione raggiunta ha una quota di 35.786 km con inclinazione di 30,5° sull'equatore. Questa manovra di innalzamento dell'orbita si è resa necessaria perché il satellite IRNSS-1D supera le capacità del vettore PSLV-XL per il trasferimento in orbita geostazionaria standard.
Parlando dopo il lancio, il direttore dell'ISRO (l'agenzia spaziale indiana), A S Kiran Kumar ha detto, "Questo è stato il 28esimo lancio consecutivo il quale dimostra che abbiamo raggiunto la maggiore età. Il satellite è in orbita."
Il direttore della missione PSLV, P Kunhikrishnan, ha aggiunto, "L'orbita raggiunta è eccellente. Abbiamo raggiunto 20.644 km all'apogeo contro i 20.650 previsti e un perigeo di 282,5 km contro i 284 previsti. Questo processo è ben all'interno delle specifiche e meglio di quanto previsto."
Inoltre ha aggiunto che il PSLV eseguirà quattro lanci quest'anno e che si evolverà in una classe mondiale di eccellenza.
Il direttore del Centro Sistemi di Propulsione a Liquido, K Sivan, ha detto che la precisione mostrata non solo è dovuta alla maturità del PSLV ma anche al lavoro senza sosta dei membri del team. "Il compito di fronte a noi è grande," ha aggiunto.
Il direttore VSSC M Chandraduthan ha detto che il 2015 sarà un anno cruciale con cinque lanci previsti compresi i tre di PSLV e uno del GLSV D6 previsti. "Avremo anche una dimostrazione di una tecnologia riutilizzabile per un veicolo di lancio, Un terzo del personale dell'ISRO è giovane e questo mostra che abbiamo un brillante futuro," ha aggiunto.
L'IRNSS 1D ospita due carichi utili - la strumentazione di navigazione e una di comunicazione. La strumentazione di navigazione trasmetterà i segnali per il servizio di navigazione mentre quello di comunicazione è dotato di un transponder in banda C che aiuta a determinare la posizione del satellite. Il capo dell'ISRO, A S Kiran Kumar, ha detto che il nuovo satellite aiuterà le persone al suolo a localizzare la loro posizione geografica nel sub-continente indiano.
I primi tre satelliti della serie sono stati lanciati da Sriharikota nel luglio 2013, aprile 2014 e ottobre 2014. Quello di oggi è stato il 18esimo lancio orbitale del 2015, tutti eseguiti con successo. Si è trattato anche del sesto lancio orbitale nel giro di soli tre giorni.
Nella foto (Credit: ISRO) il momento del lancio del PSLV-C27. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ISRO) il satellite IRNSS-1D durante le fasi di preparazione al lancio.

Fonti: India Times - Nasaspaceflight - Space Launch Report

Nella foto (Credit: NASA TV) la Soyuz TMA-16M a pochi metri dalla ISS.

28/03/2015 - Inizia sulla ISS l'epica missione di un anno -

Tre nuovi membri dell'equipaggio sono appena giunti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e due di loro non la lasceranno per circa un anno.
La partenza era avvenuta appena sei ore prima dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
L'astronauta Scott Kelly della NASA e il cosmonauta Mikhail Kornienko trascorreranno circa 324 giorni vivendo e lavorando sulla ISS - segnando così la prima missione della durata di un anno. Il cosmonauta Gennady Padalka era anche lui a bordo della capsula Soyuz TMA-16M che ha attraccato alla stazione alle 2:33 ora italiana del 28 marzo. Padalka rimarrà sulla stazione spaziale per circa sei mesi, il tempo usuale di permanenza delle persone a bordo del laboratorio orbitale.
I portelli fra la ISS e la Soyuz sono stati aperti alle 4:33 ora italiana permettendo così ai tre nuovi membri dell'equipaggio di Spedizione 43 di galleggiare nella loro nuova casa.
Per Kelly e Kornienko, l'arrivo alla stazione spaziale segna l'inizio di una missione senza precedenti per la NASA e per l'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos). Durante un collegamento video diretto con il centro controllo missione russo, vicino Mosca, i due uomini si sono detti emozionati ora che il loro viaggio è iniziato.
"Dovremo stare quassù per molto tempo, ma non potrei aver avuto un compagno migliore," ha detto Kelly.
L'astronauta della NASA, Terry Virts, l'astronauta dell'ESA Samantha Cristoforetti e il russo Anton Shkaplerov si trovavano già a bordo della stazione ed hanno potuto vedere in diretta il lancio della Soyuz dallo spazio.
Virts ha scritto un tweet nel quale dichiara di aver visto il lancio della Soyuz 42S e commenta "è stato molto forte!"
Nonstante che vi siano già state lunghe missioni nello spazio, ad esempio sulla stazione spaziale sovietica MIR negli anni '80 e '90, i ricercatori hanno bisogno di maggiori dati su come gli astronauti e i cosmonauti vengono colpiti dalla lunga permanenza nell'ambiente a micro-gravità.
Questo tipo di ricerca è importante perché la NASA spera un giorno di poter lanciare una missione abitata verso Marter e la sua durata sarà di almeno 500 giorni. Quindi, prima di poter intraprendere viaggi così lunghi i ricercatori hanno bisogno di conoscere i potenziali pericoli di una missione di questa durata. Il fratello gemello di Scott Kelly, Mark, ex-astronauta, parteciperà ad una serie di esperimenti che potranno avvantaggiarsi della identicità dei due, uno nello spazio e l'altro rimasto sulla Terra.
"Questa missione ci spinge ai limiti di quello che gli Americani possono fare nello spazio," ha detto Mark in una dichiarazione. "Spero che questo ci porterà a capire che cosa succede alle persone quando lasciano il pianeta per un lungo periodo e possa aiutare ad inviare gli Americani oltre l'orbita terrestre. Vi sono un sacco di posti interessanti nell'Universo e non troppo lontani. Questa missione è un altro passo verso di loro."
Nella foto (Credit: NASA TV) i sei membri dell'equipaggio durante il collegamento con il centro controllo di Mosca, appena dopo l'arrivo sulla stazione della Soyuz. Da sinistra Kelly, Cristoforetti, Padalka, Shkeplerov, Virts e Kornienko. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV) la Soyuz TMA-16M a pochi metri dalla ISS; in primo piano il braccio robotico Canadarm2 della stazione.

VIDEO DELL'ARRIVO DELLA SOYUZ TMA-16M ALLA ISS - 28/03/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 11:51 - LINGUA INGLESE



VIDEO DELL'ENTRATA DELL'EQUIPAGGIO SOYUZ TMA-16M NELLA ISS - 28/03/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 14:23 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: ESA/CNES/ARIANESPACE-Service Optique CSG) il settimo ed ottavo satellite Galileo mentre vengono chiusi nell'ogiva protettiva del razzo Soyuz.

28/03/2015 - Due nuovi satelliti hanno raggiunto la costellazione Galileo -

Il sistema di navigazione satellitare della Comunità Europea, Galileo, ha ora un totale di otto satelliti in orbita, dopo il lancio dell'ultimo paio.
Galileo 7 e 8 (ribattezzati informalmente 'Adam' e 'Anastasia') sono decollati alle 18:46 locali del 27 marzo (le 22:46 ora italiana) dalla rampa ELS, dello Spazioporto Europeo della Guyana Francese, sulla sommità di un razzo Soyuz 2-1b/Fregat.
Tutti gli stadi del vettore Soyuz hanno funzionato come previsto e lo stadio superiore Fregat ha rilasciato i satelliti nell'orbita prevista ad una quota di 23.500 km circa 3 ore e mezza dopo il decollo.
I due satelliti pesano ognuno 700 kg. e sono stati costruiti dalla OHB System, con la Surrey Satellite Technology Ltd. cha ha fornito la strumentazione di navigazione.
Dopo i controlli iniziali, eseguiti congiuntamente da ESA e dall'agenzia spaziale francese CNES dal centro di Tolosa, i due satelliti sono stati trasferiti al Centro di Controllo Galileo di Oberpfaffenhofen, in Germania e alla stazione di test orbitale di Redu, in Belgio, per le prove che verranno condotte prima che vengano accettati per il servizio operativo. Questo dovrebbe avvenire a metà anno.
Il nuovo paio di satelliti va ad aggiungersi ai sei già lanciati, in ottobre 2011, ottobre 2012 e agosto 2014.
L'ultimo lancio, quello di agosto 2014, a causa di un problema con lo stadio superiore Fregat, aveva inserito i satelliti FOC 5 e 6 su orbite sbagliate e solo dopo un grande lavoro da parte degli ingegneri e tecnici è stato possibile riportarli all'operatività, anche se non nelle posizioni previste.
"Il dispiegamento della costellazione Galileo è ripartita con un lancio di successo," ha commentato Jean-Jaques Dordain, Direttore Generale dell'ESA.
"I test in orbita dei satelliti 5 e 6 hanno dimostrato la qualità e le prestazioni dei satelliti, e la produzione dei seguenti è in corso. Buone notizie per Galileo."
Quattro altri satelliti sono nelle fasi finali di integrazione e test e verranno lanciati nel corso dell'anno.
"Con sei nuovi satelliti che saranno in orbita entro la fine dell'anno, ci stiamo avvicinando alla modalità operativa della produzione, test e dispiegamento della costellazione satellitare," ha detto Didier Faivre, Direttore di Galileo e delle Attività Correlate alla Navigazione di ESA.
Come previsto dalla Commissione Europea, l'obiettivo di fornire una serie di Servizi Iniziali, compreso un Servizio Pubblico gratuito, un Servizio Pubblico Regolato criptato e una funzione di Ricerca e Soccorso, fin dal 2016, verrà trasferito sotto la responsabilità dell'agenzia europea GNSSA (Global Navigation Satellite Systems Agency).
Il sistema completo che comprenderà la capacità di servizio commerciale criptato beneficerà di 24 satelliti operativi e sei di riserva che saranno dispiegati entro il 2020.
Galileo è il sistema di navigazione satellitare globale dell'Unione Europea e consisterà in 30 satelliti e le loro strutture di terra.
La definizione, lo sviluppo e la fase di In-Orbit Validation (IOV) è stata a carico dell'ESA e co-finanziata da ESA e Commissione Europea. Questa fase ha creato una mini-costellazione di quattro satelliti e un ridotto segmento al suolo dedicato alla validazione dell'intero concetto.
La fase di Full Operational Capability (FOC) è finanziata completamente dalla Commissione Europea. La Commissione e l'ESA hanno siglato un accordo nel quale l'agenzia spaziale agisce come agente procuratore per conto della Commissione.
Per saperne di più di Galileo visita: http://www.esa.int/Our_Activities/Navigation.
Il Volo VS11 (l'undicesimo razzo medio Soyuz lanciato dallo Spazioporto Europeo) è avvenuto il giorno seguente al 35esimo anniversario della creazione di Arianespace, nel 1980. La missione VS11 è la seconda missione Arianespace del 2015 e segue il volo del vettore leggero Vega avvenuto l'11 febbraio scorso con il veicolo sperimentale europeo Intermediate eXperimental Vehicle (IXV). La compagnia prevede di eseguire un totale di 11 lanci per il 2015 utilizzando anche il vettore pesante Ariane 5.
Quello di oggi è stato il 17esimo lancio orbitale del 2015, tutti conclusi con successo.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/ARIANESPACE-Service Optique CSG) il momento del decollo del vettore russo Soyuz 2-1b/Fregat con i due satelliti Galileo 7 e 8. Nella foto a sinistra (Credit: ESA/CNES/ARIANESPACE-Service Optique CSG) il settimo ed ottavo satellite Galileo mentre vengono chiusi nell'ogiva protettiva del razzo Soyuz.

Fonti: ESA - Arianspace - Space Launch Report

Nella foto (Credit:NASA/Bill Ingalls) i tre astronauti salutano prima di salire sul razzo.

27/03/2015 - Partita la missione di un anno verso la ISS -

Tre nuovi membri rappresentanti gli Stati Uniti e la Russia sono in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dopo essere stati lanciati dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, alle 1:42 a.m. del 28 marzo ora locale (le 20:42 ora italiana del 27 marzo).
L'astronauta Scott Kelly della NASA e il cosmonauta dell'Agenzia Spaziale Federale della Russia (Roscosmos) Mikhail Kornienko trascorreranno circa un anno a bordo della stazione spaziale (missione 'One Year') per aiutare gli scienziati a comprendere meglio come il corpo umano reagisce e si adatta all'estremo ambiente spaziale.
"La missione di Scott Kelly è cruciale per l'avanzamento del piano dell'amministrazione di inviare gli esseri umani su Marte," ha detto l'Amministratore della NASA, Charles Bolden. "In questo modo riusciremo a guadagnare nuovi importanti dettagli sugli effetti che ha il volo spaziale di lunga durata sul corpo umano."
Lanciato assieme a Kelly e Kornienko vi è anche il cosmonauta Gennady Padalka, che trascorrerà il periodo di rotazione standard di sei mesi sulla stazione. L'aggancio del trio con la stazione è previsto per le 9:36 p.m. EDT (le 2:36 ora italiana), circa sei ore dopo il lancio. La trasmissione della NASA per mostrare l'aggancio inizierà alle 8:45 p.m. EDT. L'apertura dei portelli fra la Soyuz e la ISS è prevista per le 11:15 p.m. EDT, con la copertura diretta di NASA TV che inizierà alle 10:45 p.m. EDT.
L'arrivo di Kelly, Kornienko e Padalka riporterà l'equipaggio della stazione al completo dei sei occupanti. I tre raggiungeranno il Comandante di Spedizione 43, Terry Virts della NASA così come gli Ingegneri di Volo Samantha Cristoforetti dell'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea) e Anton Shkaplerov della Roscosmos, che si trovano a bordo del complesso orbitale fin dallo scorso novembre.
Virts, Cristoforetti e Shkaplerov torneranno a casa in maggio. In quel momento, Padalka prenderà il comando di Spedizione 44, diventando la prima persona ad aver comandato quattro equipaggi della stazione. Padalka tornerà a settembre, mentre Kelly e Kornienko rimarranno a bordo fino al marzo 2016.
La missione di un anno si concentrerà su sei aree della ricerca umana. Studi funzionali esamineranno le prestazioni dei membri dell'equipaggio durante e dopo i 12 mesi di spedizione. Studi comportamentali monitoreranno gli schemi del sonno e gli esercizi di routine. Verrà studiata la minorazione visiva misurando i cambiamenti di pressione all'interno del cranio umano. Indagini metaboliche esamineranno il sistema immunitario e gli effetti dello stress.
Le prestazioni fisiche verranno tenute sotto controllo attraverso gli esami degli esercizi. Anche i cambiamenti microbiotici saranno monitorati, così come i fattori umani associati a come l'equipaggio interagisce a bordo della stazione. Ognuno di questi elementi chiave porterà potenziali benefici anche alla popolazione qui sulla Terra, dal miglioramento funzionale dei pazienti ricoverati per lunghi periodi a letto al miglioramento del monitoraggio delle funzioni immunitarie delle persone sulla Terra che soffrono di immunodeficenze.
I dati della spedizione di 342 giorni di Kelly e Kornienko saranno utilizzati per determinare se vi sono dei modi per ridurre ulteriormente i rischi delle future missioni di lunga durata necessari per questi voli.
Assieme alla missione di un anno, il gemello di Kelly, l'ex-astronauta della NASA Mark Kelly, parteciperà a una serie di studi genetici comparativi, compresa la raccolta di campioni di sangue così come test psicologici e fisici. Questa ricerca potrà confrontare i dati dei gemelli Kelly, identici geneticamente, per identificare ogni più piccolo cambiamento causato dal volo spaziale.
Questi test seguiranno ogni degenerazione o evoluzione che avverrà nel corpo umano per l'estesa esposizione all'ambiente di micro-gravità. I nuovi studi con i gemelli fanno parte di una cooperazione multi-nazionale fra università, aziende ed esperienze di laboratori governativi.
La Spedizione 43 eseguirà ricerca scientifica in diversi altri campi, come quello astrofisico e bio-tecnologico. Tra gli esperimenti previsti vi sono uno studio delle meteore che entrano nell'atmosfera e la sperimentazione di un nuovo materiale sintetico che può espandersi e contrarsi come il tessuto muscolare umano sulla Terra. E' previsto che i membri dell'equipaggio, durante la loro missione, accolgano una serie di cargo spaziali, compreso il sesto volo di rifornimento commerciale della SpaceX e una missione Progress di rifornimento russo. Ogni volo porterà diverse tonnellate di cibo, carburante, rifornimenti e strumenti per la ricerca. Durante la Spedizione 43 non sono previste passeggiate spaziali.
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è una convergenza di scienza, tecnologia e innovazione umana che dimostra le nuove tecnologie e fa scoperte nella ricerca che non sono possibili sulla Terra. La stazione spaziale è stata abitata ininterrottamente dal novembre 2000. In questo periodo, ha ricevuto più di 200 visitatori e una varietà di veicoli spaziali internazionali e commerciali. La stazione spaziale resta il trampolino di lancio per il prossimo passo da gigante della NASA nell'esplorazione.
Quello di stasera è stato il 16esimo lancio orbitale del 2015, il primo con equipaggio umano.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls) il momento del decollo del razzo Soyuz con la capsula Soyuz TMA-16M diretta alla ISS. Nella foto a sinistra (Credit:NASA/Bill Ingalls) i tre astronauti salutano dalla scaletta della rampa prima di salire sul razzo. Dall'alto Kornienko, Kelly e Padalka.

VIDEO DELL'IMBARCO DELL'EQUIPAGGIO E LANCIO DELLA SOYUZ TMA-16M - 27/03/2015 - (Credit: REEL NASA) - dur.min. 1:56 - AUDIO AMBIENTE

Fonti: NASA - Spaceflight Now

27/03/2015 - Terzo contratto di lancio del 2015 per il razzo spaziale VEGA di Avio -

Il lanciatore spaziale Vega porterà in orbita il satellite PeruSat-1 per il governo del Perù. PeruSat-1 è un satellite per l’osservazione della terra ad alta risoluzione che verrà posto in un’orbita eliosincrona. Il lancio avverrà dalla base spaziale della Guyana francese nel 2016. Il contratto è stato siglato da Arianespace.
Vega è il lanciatore europeo progettato, sviluppato e realizzato in Italia da Avio, basata a Colleferro vicino a Roma – attraverso la controllata ELV (partecipata al 30% da ASI).
Pier Giuliano Lasagni, Amministratore Delegato di Avio, ha commentato: Con tre contratti siglati dall'inizio dell'anno - gli ultimi due solo nel mese di marzo - il lanciatore Vega conferma ulteriormente la sua competitività sui mercati internazionali. Siamo orgogliosi di poter servire il governo peruviano con il nostro VEGA."
Vega è il lanciatore di ultima generazione studiato per trasferire in orbita bassa (a circa 700 km dalla terra) satelliti per uso istituzionale e scientifico, per l’osservazione della Terra ed il monitoraggio dell’ambiente. Realizzato per il 65% nello stabilimento Avio di Colleferro - nei pressi di Roma - nell’attuale configurazione è in grado di mettere in orbita satelliti di massa fino a 1500 Kg e completa la famiglia dei lanciatori europei.
Il lanciatore Vega ha compiuto il primo volo il 13 febbraio 2012 con una madrina speciale: l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti.
A conferma del ruolo di primo piano svolto dall'Italia e da Avio nelle missioni spaziali, il prossimo primo aprile il VEGA sarà protagonista di una giornata di studi organizzata dall’Asi dal titolo 'Vega, una storia italiana di successo'.
Avio è un gruppo internazionale leader nel settore della propulsione e del trasporto spaziale. E’ presente in Italia, Francia e Guyana Francese con 5 insediamenti ed impiega oltre 800 persone; nel 2013 ha avuto ricavi per 287 milioni di euro.
Il Gruppo AVIO realizza il lanciatore Vega, di cui la controllata ELV (partecipata al 30% dall’Agenzia Spaziale Italiana) è capocommessa, e ha permesso all’Italia di essere presente nel ristretto numero di Paesi al mondo in grado di produrre un vettore spaziale completo.
Avio ha una lunga esperienza nella progettazione e nella realizzazione di sistemi propulsivi, a propellente solido e liquido, per i lanciatori spaziali e per la propulsione tattica. Sono di Avio la turbopompa a ossigeno liquido del motore criogenico Vulcain e i due motori laterali a propellente solido per l'Ariane 5, il primo stadio del missile di difesa antimissile Aster 30. Ad oggi, la propulsione a solido Avio è stata presente con successo in tutti gli oltre 215 lanci di Ariane e in tutti quelli di Vega.
Nel campo dei satelliti, il Gruppo Avio ha realizzato e fornito a ESA e ASI sottosistemi propulsivi per la messa in orbita e il controllo di oltre 30 satelliti, tra cui i più recenti SICRAL e Small GEO.
Nella foto (Credit: AVIO) un razzo Vega sulla rampa di lancio.

Fonti: AVIO - Spaceflight Now - Arianespace

Nella foto di archivio (Credit:JAXA) un razzo H-2A mentre viene trasferito sulla rampa di lancio.

26/03/2015 - Il Giappone lancia il quarto H-2A in sei mesi -

Un nuovo satellite di sorveglianza equipaggiato di una fotocamera ottica ad alta risoluzione è decollato giovedì verso lo spazio a bordo del razzo H-2A F28 del Giappone, andando a raggiungere la flotta di veicoli spaziali in orbita per tracciare le attività militari della Corea del Nord e di altre località in tutto il mondo.
Gestito e guidato dal governo giapponese, il veicolo da ricognizione è decollato alle 10:21 a.m. locali (le 02:21 ora italiana) del 26 marzo dalla rampa 1 del pittoresco Centro Spaziale di Tanegashima, situato su un'isola sud-occidentale del Giappone.
La JAXA (Agenzia Aerospaziale Esplorativa del Giappone) che gestisce la struttura di lancio dei razzi H-2A, ha annunciato la separazione del satellite dal razzo circa 21 minuti dopo il decollo. La Mitsubishi Heavy Industries ha costruito e lanciato il razzo H-2A.
La JAXA non ha fornito una diretta online del lancio a differenza di come fa l'agenzia con voli scientifici o commerciali. Un video trasmesso da uno degli spettatori ha mostrato il razzo H-2A innalzarsi nel cielo blu senza nubi sopra Tanegashima, e poi rilasciare i due booster a propellente solido circa due minuti dopo il decollo. Apparentemente i motori a propellente liquido, idrogeno ed ossigeno, del primo e secondo stadio hanno funzionato come previsto per portare il satellite in orbita terrestre.
Il lancio di giovedì segna il 28esimo volo del razzo giapponese H-2A fin dal 2001, il secondo del 2015, portando la serie positiva a 22 decolli di fila. Tutti i voli, tranne uno, hanno avuto successo.
Il razzo ha volato in configurazione definita '202' con due booster di spinta a propellente solido. I satelliti più pesanti lanciati con gli H-2A hanno bisogno, di solito, di quattro booster per raggiungere l'orbita.
Il razzo H-2A ha eseguito quattro lanci in meno di sei mesi, la cadenza più rapida di tutta la storia di questo vettore. Le ultime missioni eseguite sono un nuovo satellite giapponese per il meteo, la sonda Hayabusa-2 della JAXA e due satelliti spia. Il satellite lanciato oggi - chiamato IGS Optical 5 - è il membro più recente di una flotta di veicoli orbitali dotati di strumento ottici e radio per avere le immagini più chiare della superficie terrestre. La IGS (Information Gathering Satellites) è una rete di satelliti le quali esatte capacità sono tenute segrete dal governo del Giappone.
Il Giappone ha stabilito un programma di ricognizione satellitare dopo che la Corea del Nord, nel 1998, lanciò un missile di prova sopra i territori giapponesi. Sebbene il programma abbia lo scopo di controllare la Corea del Nord, i satelliti possono riprendere immagini di quasi ogni luogo del mondo almeno una volta al giorno.
Il prossimo lancio del Giappone è previsto per il 17 agosto, con il più potente H-2B che porterà in orbita l'HTV, il veicolo cargo di rifornimento per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Quello di oggi era il 15esimo lancio orbitale del 2015, tutti conclusi con successo.
Nella foto (Credit: KYODO) il decollo del razzo vettore H-2A con il satellite IGS Optical 5 da Tanegashima. Nella foto di archivio in alto a sinistra (Credit:JAXA) un razzo H-2A mentre viene trasferito sulla rampa di lancio.

Fonti: Spaceflight Now - Japan Times - Space Launch Report

26/03/2015 - Lanciato un concorso per scegliere il nome del nuovo razzo di ULA -

La United Launch Alliance (ULA), che gestisce i lanci dei razzi Atlas V e Delta 2 e 4, ha chiesto pubblicamente aiuto a dare un nome al nuovo razzo che sta sviluppando e che sostituirà le attuali famiglie di vettori i cui nomi risalgono all'inizio dell'Era Spaziale.
Al momento i nomi fra i quali si può scegliere sono cinque: 'Eagle' (Aquila), 'Freedom' (Libertà), 'Galaxy One' (Galassia Uno), Zeus e Vulcan. Il voto può essere esercitato fino al 6 aprile prossimo. I cinque nomi finalisti sono stati selezionati dagli oltre 400 sottoposti alla ULA dall'inizio dell'anno dai 3.400 dipendenti della compagnia e da un gran numero di appassionati di spazio.
A questo indirizzo ognuno di noi può scegliere il nome che preferisce. Quello, che allo scadere del periodo fissato, avrà raccolto più voti diventerà il nome ufficiale del nuovo razzo di ULA.
Al momento il progetto è conosciuto con l'acronimo NGLS (Next Generation Launch System) e il nuovo Presidente di ULA, Tory Bruno, presenterà il design del nuovo razzo e il suo nome più votato durante il National Space Symposium che si terrà il prossimo 13 aprile a Colorado Springs, in Colorado.
"Il nuovo razzo di ULA rappresenta il futuro dello spazio - innovativo, affidabile e conveniente," aveva detto Bruno in una dichiarazione. Questo nuovo razzo è la risposta di ULA alla competizione aperta da SpaceX per i futuri contratti di lancio che solo l'innovazione, con il conseguente drastico abbassamento dei costi, potrà permettere solo a chi riuscirà a sopravvivere al mercato.
Al momento non è trapelato niente del possibile design del nuovo vettore ma alcuni pensano che possa essere capace anche di essere riutilizzabile, almeno in alcune parti.
Il primo volo di NGLS è previsto per il 2019. Al momento la ULA ha completato 94 lanci di successo (il 100%) fin da quando venne creata dall'accordo fra Boeing e Lockheed Martin nel 2006. Fra i carichi utili portati nello spazio vi sono numerose missioni NASA, satelliti per la sicurezza nazionale e veicoli commerciali. Nell'illustrazione (Credit: ULA) il banner del sito dove si può votare il nome del prossimo razzo ULA.

Fonti: Universe Today - United Launch Alliance

26/03/2015 - Dnepr piazza in orbita un satellite della Corea del Sud -

Il 22esimo veicolo di lancio Russo-Ucraino Dnepr, un missile balistico intercontinentale R-36 convertito (conosciuto in occidente con SS-18 Satan), ha piazzato in orbita il satellite Kompsat 3A.
Il lancio è avvenuto il 26 marzo alle ore 01:08 ora di Mosca (le 23:08 ora italiana del 25 marzo) dal sito di lancio Dombarovsky, nel sud-ovest della Russia, vicino a Yansy, a circa 1.600 km da Mosca, da un silos sotterraneo posto nel Sito 370/13 della base militare.
L'Istituto Aerospaziale di Ricerca della Corea (KARI) ha sviluppato il satellite Kompsat 3A che eseguirà una missione di ripresa immagini dalla sua posizione su un'orbita bassa terrestre solare sincrona. Le immagini raccolte verranno utilizzate per applicazioni di monitoraggio ambientale, agricolo, e oceanografico. Inoltre aiuteranno a realizzare mappe ad alta risoluzione elettro-ottica per il GIS (Geographical Information Systems ).
Il lancio è stato il 15esimo consecutivo di successo di un Dnepr. La ISC (International Space Company) Kosmotras, una joint venture fra Russia e Ucraina ha gestito la parte dei servizi di lancio mentre il personale delle Forze Missilistiche della Russia ha materialmente eseguito il lancio. Il futuro a lungo termine del Dnepr è in dubbio a causa del conflitto, che ormai si protrae da oltre un anno, in Ucraina.
Quello di oggi è stato il 14esimo lancio orbitale del 2015, tutti conclusi con successo.
Nella foto (Credit: Kosmotras) il momento del decollo del razzo Dnepr con il satellite Kompsat 3A.

Fonti: Space Launch Report - Sputnik News

Nella foto (Credit: NHM Wien/APA-Fotoservice/Juhasz) una giovane studentessa di Vienna pone la sua domanda a Samantha.

26/03/2015 - Samantha Cristoforetti chiama dallo spazio gli studenti di Mission-X -

Lo stesso giorno in cui la mascotte di Mission-X, Astro Charlie, è arrivata sulla luna, l'astronauta dell'ESA Samantha Cristoforetti si è avvicinata ai ragazzi dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il suo avamposto nello spazio. Centinaia di studenti di età compresa tra gli 8 ed i 12 anni, si sono riuniti in tre diverse località sulla Terra per una chiamata nello spazio con Samantha. Si sono collegati con lei dal Museo della Scienza Muse di Trento, dal Centro ESA/ESAC insieme con la Universidad Politecnica di Madrid dalla Spagna, e dal Museo di Storia Naturale di Vienna, in Austria.
Tutti i ragazzi selezionati per partecipare alla speciale chiamata nello spazio relativa all'evento Mission-X sono stati coinvolti tutto il giorno in attività didattiche. Tre astronauti europei hanno partecipato agli eventi: Paolo Nespoli al Muse, Pedro Duque all'ESAC e Franz Viehböck al Museo di Storia Naturale. Ai ragazzi italiani, durante un workshop dedicato al cibo, sono state date lezioni sulla corretta alimentazione nello spazio. A Vienna gli studenti hanno avuto la possibilità di partecipare ad uno spettacolo al planetario e di prendere parte ad una lezione di scienza. All'ESAC, i ragazzi hanno visitato le antenne di grande diametro ed hanno appreso informazioni su molte delle missioni scientifiche dell'ESA.
Il collegamento audio/video con Samantha è stato preceduto da una breve presentazione di benvenuto che si è svolta in ciascun luogo ospitante, il momento saliente della quale è stata la gentile donazione al Museo di Scienze Naturali di Vienna della tuta Sokol originale che Franz Viehböck usò durante la sua missione Austromir nel 1991.
Dopo alcuni trepidanti minuti in attesa che dal Centro Controllo Missione dessero inizio all'evento, gli studenti da Madrid, Trento e Vienna hanno finalmente avuto la visione di Samantha che fluttuava nel modulo Columbus della Stazione Spaziale Internazionale.
Uno ad uno i giovani studenti hanno posto le loro domande, in inglese, una lingua familiare ai più. Samantha ha risposto a quante più domande possibili nei brevi 20 minuti di video chiamata.
Le ripercussioni dell'essere chiusi in una stazione orbitante per sei mesi erano fortemente presenti nelle menti degli studenti mentre domandavano a Samantha se avesse preso parte ad uno speciale addestramento psicologico, e se l'equipaggio avesse mai discusso "come facciamo noi a volte a scuola". Le brillanti domande di "Mission-X – Allenati come un Astronauta" erano ovviamente anche parte dell'evento, con gli studenti che volevano saperne di più su che gusto ha il cibo nello spazio, perché è disidratato, e come è fare esercizio fisico in microgravità.
A molte domande è stata data una risposta e tante facce contente hanno rallegrato ciascuna sede dell'evento mentre Samantha salutava con la mano tutti gli studenti prima di tornare alle sue normali mansioni di lavoro. È evidente che il volo spaziale umano e la Stazione Spaziale Internazionale continuano ad ispirare le giovani generazioni. L'astronauta dell'ESA Samantha Cristoforetti è un ambasciatore ideale per attrarre i giovani, anche ad un'età molto giovane, a prendere in considerazione percorsi scientifici e di ingegneria.
Mimi, una ragazza da Vienna, ne è un esempio. "Amo veramente lo spazio e Mission-X è stato il più grande progetto che ho potuto sperimentare finora. Ero così eccitata a vedere Samantha sulla stazione spaziale che ci parlava del suo lavoro e della vita lassù. Forse potrei volare anch'io nello spazio in futuro".
Ancora più importante per plasmare il futuro dei nostri giovani è il supporto dei loro insegnanti. Angela Donini, un'insegnante di matematica e scienze presente a Trento, ha detto: "La giornata è stata straordinaria, specialmente con la video chiamata di Samantha Cristoforetti. Ho visto gli studenti veramente entusiasti ed erano molto emozionati di poter parlare con Samantha nello spazio {.}. Forse alcuni di questi studenti un giorno diventeranno colleghi di Samantha Cristoforetti".
Nella foto (Credit: Digitalmente.es) la chiamata di Samantha Cristoforetti con gli studenti spagnoli riuniti nella sede ESAC dell'ESA. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NHM Wien/APA-Fotoservice/Juhasz) una giovane studentessa di Vienna pone la sua domanda a Samantha.

Fonte: ESA Italia

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il veicolo con equipaggio Orion, in orbita lunare, attracca al veicolo che ha catturato il sasso.

25/03/2015 - La NASA opta per raccogliere un macigno, piuttosto che portar via l'intero asteroide -

Dopo un'attenta revisione, la NASA ha adottato per lasciar perdere la cattura di un intero piccolo asteroide come passo intermedio sulla strada di portare gli astronauti su Marte. Invece ha deciso di concentrarsi sulla raccolta robotica di un macigno dalla superficie di un asteroide e di portarlo in prossimità della Luna in modo che possa essere analizzato dagli astronauti inviati lì nella metà degli anno 2020.
I responsabili dell'Agenzia hanno detto che la missione servirà come campo di prova per le tecnologie necessarie in eventuali missioni nello spazio profondo, fornendo agli astronauti NASA l'esperienza di interagire con un altro corpo celeste, raccogliere nuovi dati sulla nascita ed evoluzione del Sistema Solare e mettere in luce quello che potrebbe essere necessario in un prossimo futuro per deviare un asteroide in collisione con la Terra.
"Quando pensiamo a quello che stiamo provando a fare con l'Asteroid Redirect Mission, è quello di mettere assieme il meglio dell'esplorazione umana della NASA, il suo portafoglio scientifico, tecnologico e dare realmente un'opportunità per dimostrare le capacità che sono necessarie per le future missioni umane oltre l'orbita terrestre e, infine, verso Marte," ha detto Robert Lightfoot, il responsabile NASA che supervisiona il progetto.
L'Asteroid Redirect Mission (ARM), è il pezzo centrale dell'Amministrazione Obama per il dopo-Shuttle e dopo-Stazione Spaziale per inviare gli astronauti oltre l'orbita bassa terrestre, saltando la Luna in favore di uno o più voli pilotati per avere esperienze di prima mano con i vicini asteroidi nella metà degli anni '20. L'obiettivo a lungo raggio della NASA è quello di arrivare in orbita, o atterrare, su Marte nel decennio successivo.
Il progetto ARM è stato sotto il fuoco delle critiche di molti scienziati e esperti di astronautica che l'hanno contestato dicendo che non era necessario spendere questi soldi che sarebbero stati meglio investiti in un ritorno sulla Luna per perfezionare le tecnologie necessarie per un'eventuale missione su Marte.
In ogni caso, i responsabili e gli ingegneri della NASA hanno studiato due opzioni base per ARM. In una un intero asteroide sarebbe stato catturato e trainato in prossimità della Luna dove sarebbe stato sottoposto a dettagliati studi da parte di astronauti NASA grazie alla nuova capsula Orion. L'altra opzione vedeva coinvolta la raccolta di un grosso macigno che, oltre ad essere più maneggevole, poteva essere un campione più rappresentativo.
I responsabili della NASA riuniti martedì hanno preferito l'opzione B, scegliendo quella che offre la migliore possibilità di successo e che si adatta meglio ai piani a lungo respiro dell'Agenzia.
"Alla fine della giornata, abbiamo scelto l'opzione dove andiamo su un'asteroide e preleviamo un macigno," ha spiegato Lightfoot ai giornalisti durante la teleconferenza pomeridiana. ""Andiamo avanti con questa scelta, in modo che possiamo ottenere questo prossimo passo fondamentale nel nostro viaggio verso Marte."
Così come proposto dalla NASA, il progetto prevede il lancio di un veicolo robotico verso la fine del 2020 che utilizzerà la propulsione solare elettrica per eseguire un rendezvous con l'asteroide prescelto, inviare a Terra immagini ad alta risoluzione e altri dati che possano aiutare gli ingegneri a identificare il masso, di circa 4 metri di diametro, che potrebbe essere possibile raccogliere.
Al momento tre asteroidi candidati sono stati identificati (Itokawa, Bennu e 2008 EV5) ma altri se ne prevedono entro il 2019, quando la NASA dovrà fare una scelta.
Il veicolo spaziale robotico, il cui costo attuale si aggira sui 1,25 miliardi di dollari - non considerando il prezzo del razzo che lo dovrà lanciare nello spazio - sarà dotato di un sistema di cattura robotico per acchiappare il macigno prescelto. Poi lo solleverà e se lo porterà dietro fino ad un'orbita chiamata halo attorno all'asteroide, trascorrendo circa 400 giorni nelle sue immediate vicinanze. Questo fornirà agli scienziati e ingegneri il tempo necessario per determinare se le masse del veicolo spaziale e del sasso sono abbastanza per dare un colpetto leggero all'asteroide ed immetterlo su una traiettoria differente.
La tecnica del 'trattore gravitazionale' potrebbe dimostrarsi utile in futuro per deviare un asteroide in avvicinamento, assumendo di poterlo individuare in tempo.
In ogni caso, una volta che le ricerche sul trattore gravitazionale saranno completate, ARM tornerà verso la Luna e si piazzerà su un'orbita stabile attorno ad essa.
Questa prima fase della missione impiegherà circa cinque anni per essere completata, dice Lightfoot. A quel punto, da metà a fine 2025, la NASA lancerà due astronauti a bordo di un veicolo spaziale Orion grazie al razzo Space Launch System (SLS) per un rendezvous con il veicolo spaziale robotico e il suo macigno catturato, portandosi ad un aggancio con il veicolo spaziale non pilotato.
Gli astronauti terranno delle passeggiate spaziali per raccogliere campioni e riportarli sulla Terra mentre trascorreranno oltre tre settimane agganciati al veicolo spaziale robotico.
"L'Asteroid Redirect Mission fornirà le dimostrazioni iniziali per le diverse capacità di volo spaziale necessarie ad inviare gli astronauti più lontano nello spazio profondo, e infine, su Marte." ha detto in una dichiarazione Lightfoot. "L'opzione di prelevare un masso da un'asteroide avrà una diretta conseguenza sulla pianificazione delle future missioni umane nello spazio profondo e segnerà l'inizio di una nuova era del volo spaziale."
Egli ha detto che un'incontro definito 'acquisizione della strategia' è previsto a luglio per discutere come sviluppare e ottenere la tecnologia necessaria mentre una revisione integrata delle richieste verrà eseguita per definire i costi del progetto e i suoi tempi di sviluppo.
Per ulteriori informazioni sull'Asteroid Redirect Mission, visita: /asteroidinitiative.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il veicolo spaziale robotico della missione ARM mentre preleva il masso dalla superficie dell'asteroide. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA) il veicolo con equipaggio Orion, in orbita lunare, attracca al veicolo che ha catturato il sasso.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

24/03/2015 - Opportunity completa la prima maratona su un altro pianeta -

Non c'era da tagliare il nastro sull'arrivo ma la NASA ha celebrato comunque la vittoria. Il Mars Exploration Rover Opportunity ha completato martedì la sua prima maratona olimpica sul Pianeta Rosso - 42.195 metri - nel tempo finale di 11 anni e due mesi.
Nel farlo, il rover ha fatto ingresso in quella che, non è caso, è stata battezzata "Marathon Valley", una sorta di avvallamento sul bordo occidentale del grande e antico cratere Endeavour, di 22 km di diametro.
"Questa è la prima volta che un'impresa dell'uomo ha superato la distanza di una maratona sulla superficie di un altro mondo," ha detto John Callas, project manager di Opportunity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California. "Una prima volta accade solo una volta."
Il team del rover al JPL prevede di celebrare l'evento presso la sede la prossima settimana, ripercorrendo le tappe principali del lungo percorso.
Il rover ha superato la distanza della maratona durante una guida di 46,5 metri effettuata il 24 marzo 2015, durante il 3.968esimo giorno marziano di missione. Lo scorso anno, Opportunity era diventato il campione di tutti i tempi per la distanza percorsa al di fuori della Terra quando superò il precedente record detenuto dal rover lunare Lunokhod 2 dell'ex-Unione Sovietica.
"Questa missione non mira certo a battere i record, quello che ci interessa sono fare scoperte scientifiche su Marte e ispirare i futuri esploratori a fare di più," dice Stephen Squyres, capo scienziato per Opportunity presso la Cornell University di Itaca, New York. "Però, correre una maratona su Marte, è proprio forte!"
La missione originaria di tre mesi di Opportunity nel 2004 mostrò le prove di un ambiente antico che aveva visto l'acqua fluire in superficie. Mentre il rover continuava a funzionare oltre tutte le aspettative di vita, gli scienziati scelsero il bordo del cratere Endeavour come destinazione a lungo termine. Fin dal 2011, l'esame del bordo di Endeavour ha fornito informazioni sulle antiche condizioni umide meno acide, e più favorevoli per la vita microbiologica, piuttosto che l'ambiente osservato all'inizio della missione.
Il JPL gestisce il progetto rover marziani per la Direzione Missioni Scientifiche di NASA a Washington. Il progetto Mars Exploration Rover, il più recente rover marziano Curiosity e tre orbiter attivi, fanno parte del Programma di Esplorazione Marziano della NASA, alla ricerca di comprendere e caratterizzare il sistema dinamico di Marte, compreso l'ambiente passato e presente, i cicli climatici, la geologia e le potenzialità biologiche. In parallelo la NASA sta sviluppando le capacità di volo spaziale umano necessarie per il suo viaggio verso Marte.
Per maggiori informazioni su Opportunity, visita: /rovers.
Segui inoltre il progetto sui social media, su Twitter e su Facebook.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS/NMMNHS) l'intero percorso compiuto dal rover Opportunity nel corso di questi 11 anni e due mesi.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) il satellite GPS serie IIF.

24/03/2015 - Un Delta 4 ha lanciato un satellite GPS -

Un razzo Delta 4 della United Launch Alliance (ULA) ha lanciato mercoledì il nono satellite del Block IIF del Global Positioning System (GPS) in orbita. Il decollo è avvenuto alle 14:36 EDT (le 19:36 ora italiana), all'apertura della finestra di lancio di 18 minuti, dallo Space Launch Complex 37B.
Il satellite, dopo una missione durata 3 ore e mezza durante la quale sono state eseguite due accensioni del motore superiore DCSS, è stato inserito su un'orbita circolare alta 20.459 km con inclinazione di 55°.
Il satellite GPS IIF-9 è il nono dei dodici del Block IIF che dovrà sostituire e modernizzare la flotta di satelliti GPS della U.S. Air Force.
La serie Block IIF, i cui lanci sono iniziati nel 2010, sono un fase intermedia di 12 veicoli per rimpinguare la costellazione e fornire nuove capacità, come le frequenze di navigazione L5, prima dell'introduzione dei satelliti di terza generazione Block IIIA, ora prevista per i primi del 2017.
I satelliti Block IIF sono stati costruiti dalla Boeing, a differenza dei primi satelliti che erano stati costruiti dalla Lockheed Martin o Rockwell. Con una massa di 1.630 kg, il nuovo veicolo spaziale ha una massa leggermente inferiore dei suoi predecessori. Ogni satellite Block IIF è progettato per operare 12 anni.
Ogni satellite della serie IIF ha ricevuto il nome di una stella. Le precedenti missioni hanno ricevuto il nome di Polaris, Sirius, Arcturus, Vega, Canopus, Rigel, Capella e Spica; la missione GPS IIF-9 è stata nominata Deneb, la stella più luminosa della costellazione del Cigno.
La missione di mercoledì ha fatto l'uso di un razzo Delta IV, che ha volato in configurazione Medium+(4,2) che consiste nel primo stadio CBC (Common Booster Core), un secondo stadio DCSS (Delta Cryogenic Second Stage) di quattro metri e un paio di motori a propellente solido GEM-60 per aumentare la spinta al decollo. La versione Medium+(4,2) è quella più utilizzata e questo è stato il suo 13esimo volo. Assieme alle altre configurazioni si è trattato del 29esimo lancio di un Delta IV.
Il razzo era numerato D371, indicato come il 371esimo razzo della serie Delta, anche se questa numerazione è alquanto spuria dato che questo conteggio comprende anche razzi che hanno poco a che fare con le serie originali Thor-Delta, come il Delta IV, mentre esclude razzi più simili che non hanno il nome Delta, come i veicoli N-I e N-II prodotti sotto licenza in Giappone.
Il primo lancio di un Delta IV, costruito dalla Boeing, avvenne nel 2002 come parte del contratto EELV (Evolved Expendable Launch Vehicle) al quale partecipava anche la Lockheed Martin con l'Atlas V. Entrambi i razzi poi, assieme al vecchio Delta II, erano stati trasferiti tutti nel 2006 sotto la United Launch Alliance (ULA). La ULA ha recentemente annunciato il proposito di ritirare il Delta IV in favore del più conveniente Atlas 5 e di un veicolo di nuova generazione che potrebbe eventualmente sostituire entrambi i razzi.
La ULA ha previsto che le configurazioni Medium e Medium+ saranno ritirate entro i prossimi quattro anni, con solo i lanci del Delta IV Heavy che proseguiranno fino a che il nuovo veicolo non sarà certificato per trasportare l'equivalente del carico utile.
Nonostante i piani per ritirare il Delta, l'ULA ha annunciato la scorsa settimana di essersi aggiudicato il contratto con la NASA per la missione Solar Probe Plus (SPP) utilizzando un Delta IV per il luglio 2018. A causa dell'orbita particolare richiesta per l'SPP, il Delta IV Heavy è il solo razzo qualificato della flotta US in grado di lanciarlo, e solo con l'aiuto dello stadio superiore Star 48B.
Quello di oggi è il primo lancio di un Delta IV dell'anno e la missione di mercoledì era il settimo lancio degli Stati Uniti per il 2015, e il quarto per la ULA. La prossima missione di ULA sarà a maggio con un Atlas che rilascerà il satellite AFSPC-5 mentre il prossimo volo di un Delta IV è slittato a luglio con il veicolo spaziale Wideband Global Satcom.
Dopo il lancio del satellite GPS IIF-9, rimangono altri 3 veicoli spaziali Block IIF da far volare. Questi sono previsti al lancio con gli Atlas 5 per il prossimo giugno, settembre e gennaio, Il prossimo lancio GPS con un razzo Delta IV è previsto per i primi del 2017, quando il veicolo immetterà il primo satellite GPS IIIA in orbita. Quello di oggi è stato il tredicesimo lancio orbitale del 2015, tutti eseguiti con successo.
Nella foto (Credit: ULA) il lancio del Delta IV con il satellite GPS IIF-9. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Boeing) il satellite GPS serie IIF.

Fonti: Nasaspaceflight - Space Launch Report

24/03/2015 - Leggeri movimenti di superficie sul radar -

Gli scienziati stanno facendo progressi nell'uso di dati radar satellitari – come quelli della missione Sentinel-1 – per monitorare i cambiamenti della superficie terrestre.
I Campi Flegrei, in Italia, sono una vasta area vulcanica attiva che si trova vicino alla città di Napoli ed al Monte Vesuvio, caratterizzata da continue deformazioni del terreno dovute alla sua natura vulcanica.
"Nel 2012, le deformazioni con tassi fino a 3cm al mese hanno indotto il dipartimento di Protezione Civile a passare dal livello base (verde) di allerta del Piano di Emergenza dei Campi Flegrei a quello di attenzione (giallo)," ha detto Sven Borgstrom dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
"Il sollevamento continua ancora oggi: le immagini radar del satellite Sentinel-1A acquisite sopra l'area in questione tra ottobre 2014 e marzo 2015 mostrano che il suolo cresce di circa 0.5cm al mese."
Questa è solo una delle molte scoperte che vengono presentate questa settimana al Workshop Fringe sui progressi della scienza e sulle applicazioni di "interferometria SAR" che si tiene all'ESRIN, il Centro ESA per l'Osservazione della Terra situato a Frascati, Roma.
L'interferometria radar ad aperture sintetica, o InSAR, è una tecnica di telerilevamento dove due o più immagini della stessa area vengono combinate insieme per rilevare piccole variazioni che si verificano tra un'acquisizione e l'altra.
Piccoli cambiamenti sul terreno causano cambiamenti nel segnale radar e portano a modelli di interferenza color arcobaleno nell'immagine combinata, conosciuta coma "interferogramma".
Il Workshop Fringe prende il nome da queste "frange" colorate visibili negli interferogrammi.
Piccoli movimenti – fino ad una scala di pochi millimetri – possono essere rilevati su vaste aree. Le placche tettoniche che stridono al passaggio dell'una contro l'altra, il lento "respiro" dei vulcani attivi, il leggero cedere di una strada cittadina attraverso l'estrazione dell'acqua dal sottosuolo e anche la dilatazione termica di un edificio in una giornata di sole.
Quest'anno il workshop presta particolare attenzione ai nuovi risultati della missione Sentinel-1. Lanciato nell'aprile dello scorso anno, Sentinel-1A è diventato il primo satellite in orbita del programma europeo Copernicus, e sta fornendo importanti dati per una serie di applicazioni operative e scientifiche.
Nell'arcipelago norvegese di Svalbard, i dati del Sentinel-1 sono utilizzati per monitorare la perdita di ghiaccio dalla calotta glaciale Austfonna. All'inizio di quest'anno, il satellite ha misurato il flusso in uscita dal ghiacciaio della calotta glaciale che si spostava scorrendo di 3 cm al giorno.
Con oltre 420 partecipanti, il workshop quest'anno ha visto la più grande affluenza sin dalla sua inaugurazione nel 1991 – quando quattro specialisti si riunirono per discutere i primi risultati InSAR provenienti dalla missione ERS-1. L'interferometria radar ha fatto passi da giganti da allora, con contributi da satelliti come Envisat ed ora Sentinel-1A.
Nell'immagine (Credit: Copernicus data (2015)/ESA/DLR Microwaves and Radar Institute/INGV/e-GEOS/GFZ–SEOM INSARAP study) la zona dei Campi Flegrei monitorata da Sentinel-1. Le zone blu sono quelle che hanno mostrato un sollevamento superiore a 0,5cm al mese.

Fonte: ESA Italia

21/03/2015 - Il prossimo Falcon 9 sarà quello per la missione CRS-6 -

Secondo fonti non ancora confermate sembra che il prossimo lancio di un razzo vettore Falcon 9 della SpaceX non sarà quello destinato a mettere in orbita il satellite TurkmenAlem52E/MonacoSat del Turkmenistan ma, bensì la missione CRS-6 diretta a portare rifornimenti con una capsula Dragon verso la ISS.
Sul razzo destinato al lancio del satellite per telecomunicazioni, il cui decollo fissato in un primo tempo per il 20 marzo, era stato riscontrato un problema con il sistema di pressurizzazione dell'elio del primo stadio che aveva fatto slittare di almeno una settimana la partenza.
Evidentemente il problema sembra più serio del previsto e la SpaceX ha deciso, in accordo con la NASA, di procedere prima con il lancio della missione di rifornimento destinata alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La data fissata è il 10 aprile prossimo e, in quell'occasione, il primo stadio del razzo Falcon 9 eseguirà, una volta terminato il suo compito principale, la manovra di rientro e il tentativo di atterraggio sull'apposita chiatta ormeggiata al largo della Florida.
La finestra di lancio del 10 aprile si aprirà alle 5:42 p.m. EDT (le 22:42 ora italiana) e si tratterà del primo tentativo di atterraggio diurno fin da quello eseguito con il satellite della ORBCOMM.
In questa catena di eventi il lancio del satellite turkmeno slitterà almeno al 24 aprile mentre il test di aborto sulla rampa per la capsula Dragon con equipaggio è ancora previsto da SpaceX per la metà di aprile e quindi in mezzo ai due lanci.
Nella foto di archivio (Credit: SpaceX) un razzo Falcon 9 si avvia verso la rampa di lancio a Cape Canaveral.

Fonti: Nasaspaceflight - Spaceflight Now Launch Schedule

Nell'illustrazione artistica (Credit: ULA/Boeing) il CST-100 lascia lo stadio superiore Centaur.

21/03/2015 - Iniziano ad essere assemblati i razzi per i primi lanci commerciali con equipaggio -

I codici AV-073 e AV-080 potranno non dire molto, ma significano tanto per l'ex-astronauta Chris Ferguson e il team di ingegneri e tecnici che assembleranno il primo razzo Atlas 5 che lancerà un equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Questo test e un volo precursore senza equipaggio fanno parte del lavoro di sviluppo finale che la Boeing sta completando con il Commercial Crew Program della NASA per certificare il nuovo sistema di trasporto per l'orbita bassa terrestre.
Presso i capannoni della struttura di Decatur, in Alabama, la United Launch Alliance (ULA), ha iniziato a fabbricare i componenti che faranno parte dei due razzi che lanceranno il veicolo spaziale CST-100, della Boeing, nel 2017.
Come direttore Boeing del Crew and Mission System della divisione commerciale equipaggio della compagnia, Ferguson ha compiuto questa settimana una visita presso la fabbrica della ULA per vedere l'inizio dei lavori sui razzi. L'ultimo veicolo spaziale di Ferguson, lo Space Shuttle Atlantis della NASA, era già costruito e aveva raggiunto uno status di veterano dei voli spaziali anni prima che 'Fergie', come viene chiamato, salisse sulla sedia di comando per l'ultima missione della navetta nel 2011. A partire entro l'anno, il veicolo spaziale CST-100 che verrà lanciato dalla sommità degli Atlas inizierà ad essere assemblato in un altro luogo familiare a Ferguson, un ex-hangar dello Space Shuttle, presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida.
"L'ultima volta che eravamo a questo stadio di sviluppo per un veicolo spaziale adibito al trasporto umano erano gli anni '70, quando costruimmo lo shuttle," dice Ferguson. "Sulla mia scrivania tengo un manuale dell'Apollo - non per copiare il progetto ma per capire come essi presero le decisioni riguardo alle scorte per l'equipaggio, che tipo di tute spaziali indossare, quale tipo di sedili utilizzare e perché sedervi in quel modo. Decenni fa gli ingegneri hanno compiuto un'enorme serie di decisioni progettuali a basso livello, e noi ora stiamo provando a ricreare il 'perché' dietro a tutto questo. E' un poco intimidatorio ma è divertente. Puoi imparare il perché, oltre cinque decenni fa, il programma spaziale prese la forma che ha oggi."
Proprio come gli aerei, i razzi hanno un numero di coda identificativo, un codice, che li distingue l'uno dall'altro. AV-073 è il 73esimo Atlas 5 ad essere costruito, mentre l'AV-080 è l'80esimo in linea di produzione. Entrambi hanno altre caratteristiche ben distinguibili dagli altri veicoli Atlas 5 - dato che nessun altro Atlas 5 ha mai trasportato persone nello spazio, questi saranno i primi ad essere certificati per lanciare esseri umani. Fino a questo punto, i razzi sono stati utilizzati per portare nello spazio oltre 60 missioni cruciali senza persone a bordo: satelliti, sonde robotiche e perfino rover marziani.
"Poter avere Chris che entra e parla con la squadra può dare veramente un volto al programma," ha detto Fred Hernandez, ingegnere capo per le operazioni di produzione presso ULA. "Siamo così abituati a lanciare le cose, che arrivare a vedere le persone coinvolte nel lancio di esseri umani significa che siamo molto più vicini al nostro obiettivo."
La fabbrica sta costruendo i pezzi del razzo che faranno parte del complesso Atlas 5/CST-100 che verrà utilizzato nel regime di test. L'adattatore di collegamento in cima allo stadio superiore del razzo della navicella, per esempio, è un nuovo pezzo che è stato meticolosamente progettato e deve essere costruito con cautela.
"Vi sono un sacco di differenze nelle strutture principali per i veicoli dei voli di prova che si trovano ora presso la nostra fabbrica," dice Hernandez.
E' iniziata anche la costruzione dei serbatoi per il propellente e l'ossigeno dello stadio superiore Centaur che fornirà la spinta finale per immettere CST-100 e il suo equipaggio in orbita terrestre.
"Essi devono iniziare la costruzione del razzo circa 18 mesi prima, che, anche se sembra molto in anticipo, dobbiamo considerare che vi sono un sacco di parti che andranno nel nostro veicolo che sono già qui," dice Ferguson. "Così ora siamo al montaggio a livello di componente. Non abbiamo ancora un posto assegnato qui fuori, ma lo avremo molto presto. E per la fine dell'anno avremo uno spazio effettivo. E diventerà molto, molto reale quando succederà questo."
Il Commercial Crew Program della NASA sfrutterà gli anni di esperienza nel volo spaziale umano per sviluppare i requisiti necessari per assicurare un sistema di trasporto che sia qualificato per portare gli astronauti. Attraverso un contratto Commercial Crew Transportation Capability, o CCtCap, la NASA lavorerà con la Boeing per assicurare che il suo razzo, il veicolo spaziale e gli associati sistemi di terra e di missione siano sicuri ed affidabili.
Per cominciare, ogni Atlas 5 ospiterà una serie completa di sensori e volerà con un computer robusto che è in grado di captare ogni minimo problema nel razzo mentre verrà lanciato e si innalzerà verso lo spazio. Sebbene si speri non debba essere necessario, un problema così grave da mettere a rischio la missione potrebbe portare all'avvio di una sequenza automatica di aborto che espellerebbe il veicolo spaziale e riporterebbe gli astronauti sani e salvi sulla Terra. Inoltre i razzi utilizzati per i voli con il CST-100 utilizzeranno uno stadio superiore Centaur dotato di due motori RL10, anziché il solito motore singolo, per fornire ulteriori prestazioni.
"Fortunatamente al momento non vediamo molte sorprese durante la costruzione," dice Hernandez. "La linea Atlas sforna 10 o 11 razzi all'anno, e questo ritmo da solo aiuta a minimizzare un sacco i problemi che potremmo avere."
AV-073 verrà preparato come se dovesse trasportare un equipaggio ma volerà con una capsula CST-100 senza astronauti a bordo in un volo di prova orbitale, un passo significativo nel percorso di certificazione di Boeing.
L'AV-080 è invece il razzo che dovrà trasportare le prime persone dentro un CST-100 per un volo nello spazio. Nonostante si tratti ancora di un volo di prova, l'obiettivo sarà quello di lanciare un Atlas 5 dallo Space Launch Complex 41 della Air Force Station di Cape Canaveral e piazzare il CST-100 in rotta verso la stazione. I membri dell'equipaggio voleranno verso il laboratorio orbitale e rimarranno lì per alcuni giorni mentre verranno valutate le prestazioni dei sistemi del veicolo spaziale. L'equipaggio del veicolo di prova utilizzerà poi la capsula per ritornare negli Stati Uniti, completando il test.
Sebbene manchino ancora circa due anni, i voli di prova sono abbastanza vicini da creare emozione e una crescente aspettativa giornaliera nel capannone di assemblaggio degli Atlas 5.
"Siamo ovviamente molto orgogliosi del nostro tasso di successo, e vogliamo prendere quella stessa sorta di approccio come una ricetta per il successo della missione, e dobbiamo continuare a puntare su quello," ha detto Hernandez. "Se continuiamo a tenerci focalizzati su questo, riusciremo a passarlo anche nei veicoli con equipaggio."
Nella foto (Credit: ULA) Chris Ferguson fotografato vicino ad un primo stadio di un razzo Atlas 5 in costruzione presso la fabbrica della Boeing a Decatur. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ULA/Boeing) il CST-100 lascia lo stadio superiore Centaur.

Fonte: NASA

20/03/2015 - Rilevato azoto molecolare nell'atmosfera della cometa 67P -

L'azoto molecolare, N2, è un gas diffusissimo in natura e circa 78% in volume è presente nell'atmosfera della Terra ma è stato rilevato anche su Plutone, Nettuno e sulla sua luna Tritone, domina la spessa atmosfera della luna di Saturno, Titano, e ritenuto il gas principale della nebulosa da cui ha avuto origine il nostro Sistema Solare.
Martin Rubin dell'Istituto di Fisica presso l'Università di Berna e la sua squadra è riuscito ad identificare questa molecola nell'atmosfera di 67P/Churyumov-Gerasimenko. "Anche se alcune comete come 'Chury' si sono probabilmente formate nella stessa regione di Tritone e Plutone, fino ad ora non siamo stati in grado di trovare l'azoto molecolare," ha spiegato Rubin, "perché il ghiaccio d'acqua riesce ad intrappolarne solo piccole quantità difficili da rilevare che necessitano di analisi molto sensibili."
Il merito, oltre che al team, va a ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer cor Ion and Neutral Analysis), lo spettrometro di massa a bordo di Rosetta costruito presso l'Università di Berna, che ha rilevato il gas durante 138 misurazioni raccolte tra il 17 e il 23 ottobre 2014, quando la sonda orbitava a circa 10 km dal centro della cometa.
Il rilevamento in situ di azoto molecolare era ricercato da tempo ma finora era stato identificato sempre legato ad altri composti, come l'acido cianidrico e l'ammoniaca.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science.
"E' un altro puzzle nell'evoluzione del Sistema Solare," ha aggiunto Matt Taylor, project scientist di Rosetta.
"Rosetta ora è a cinque mesi dal perielio e staremo a guardare come la composizione dei gas cambierà in questo periodo, cercando di decifrare la vita passata che questa cometa ci racconta."
Maggiori informazioni ed approfondimenti della notizia alla pagina di Alive Universe Images con un articolo di Elisabetta Bonora (@EliBonora) che ringraziamo per la cortesia.
Intanto il 20 marzo si è chiusa la finestra di ascolto per il lander Philae che si trova sulla superficie della cometa. Sono stati otto giorni durante i quali la sonda Rosetta è stata attentamente in ascolto sperando di percepire un segnale inviato dal lander ma non è stato captato niente. "E' stato un tentativo molto anticipato, ripeteremo il processo fino a che non avremo risposta da Philae," ha deto Stephan Ulamec, project manager di Rosetta per la DLR. "Dobbiamo essere pazienti."
La prossima opportunità di poter avere un allineamento favorevole di Rosetta per l'ascolto di Philae è prevista per la prima metà di aprile. Si spera che i raggi solari possano raggiungere sempre meglio il lander e riescano a ricaricare le sue batterie. Philae è atterrata in una zona molto in ombra e, dopo due giorni dall'atterraggio, le sue batterie si sono scaricate e non vi era abbastanza illuminazione solare per i pannelli solari. Ora che la cometa si avvicina al perielio, il punto più vicino al Sole, l'illuminazione migliorerà sempre più potendo così permettere la ricarica delle batterie e la prosecuzione dell'attività scientifica in superficie.
Nell'immagine (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA) una delle tre zampe di Philae con i pendii di Abydos, dove il lander è atterrato.

Fonti: Alive Universe Images - ESA - ESA Blog Rosetta

20/03/2015 - La prima colonia umana su Marte slitta al 2026 -

Il progetto di colonizzazione privata Mars One ha fatto slittare il lancio del suo primo equipaggio umano verso il Pianeta Rosso di due anni, al 2026.
Il ritardo è stato necessario a causa della difficoltà nel reperimento dei finanziamenti, che hanno rallentato la missione precursore robotica che Mars One voleva inviare su Marte nel 2018, lo ha dichiarato Bas Lansdorp, l'Amministratore Delegato di Mars One, in un video postato il 19 marzo.
Quella missione robotica avrebbe visto l'invio di un lander e di un orbiter verso Marte, al fine di testare le tecnologie necessarie per un insediamento umano. Mars One, la compagnia no-profit olandese, aveva siglato un contratto con la Lockheed Martin e con la Surrey Satellite Technology per lavorare, rispettivamente, al lander e all'orbiter.
"Nel 2013 abbiamo avuto un giro di investimenti di grande successo che hanno permesso di finanziare tutte le cose che dovevamo fare. E ora siamo in rapporti con un consorzio di investitori per un turno ancora più sostanzioso di investimenti. Sfortunatamente, i documenti dell'accordo stanno prendendo più tempo di quanto pensassimo," dice Lansdorp nel video.
"Non credo che questo sia pronto prima dell'estate di quest'anno. Ciò significa che non saremo in grado di finanziare lo studio ulteriore il quale necessita a Lockheed Martin per preparare la nostra prima missione senza equipaggio del 2018, e questo sfortunatamente significa che dovremo rinviarla al 2020," ha aggiunto Lansdorp. "Ritardare la nostra prima missione senza equipaggio di due anni comporta anche che tutte le altre missioni seguenti dovranno slittare dello stesso periodo di tempo, portando il nostro primo atterraggio con equipaggio su Marte ora previsto al 2027."
Il nuovo video è stato realizzato apparentemente in risposta ad un articolo molto critico su Mars One che il sito 'Matter' ha postato all'inizio della settimana.
Nell'articolo, l'astrofisico Joseph Roche, un ex-candidato astronauta di Mars One, accusa l'organizzazione di aver scelto gli astronauti parzialmente in base a quanto denaro hanno donato allo sforzo di colonizzazione privata. Inoltre Roche giudica il processo di selezione di Mars One imperfetto e trasandato. Non bastasse, Elmo Keep, l'autore dell'articolo, accusa Mars One di aver ricevuto appena 2.761 candidature volontarie per il Pianeta Rosso, e non le 202.000 reclamate dall'organizzazione.
Lansdorp risponde a queste accuse nel video, dicendo che il denaro non ha avuto niente a che fare con il processo di selezione, e che i numeri di Mars One sono accurati.
"Abbiamo offerto al giornalista, l'unico finora, l'accesso alla nostra lista di 200.000 volontari ma egli si è dimostrato non interessato," dice Lansdorp. "Sembra che il suo unico interesse fosse quello di scrivere un articolo sensazionalistico su Mars One, piuttosto che la verità."
Inoltre Lansdorp difende il processo di selezione, sostenendo che diventerà più approfondito da qui in avanti, e come l'organizzazione ridurrà il gruppo dai 100 finalisti ai 24 che verranno addestrati per andare su Marte. (Mars One si propone di lanciare equipaggi di quattro persone verso il Pianeta Rosso ogni due anni, in questo momento a partire dal 2026, e non ci sono piani per riportare uno di questi pionieri di nuovo sulla Terra).
"Metteremo i nostri candidati insieme, li divideremo in squadre e con sfide individuali, ci saranno interviste molto più lunghe e ci sarà un comitato di selezione molto più grande," ha detto Lansdorp. "Questo è il modo nel quale determineremo se i candidati sono abbastanza buoni per entrare nel nostro processo di formazione."
Per vedere il video integrale di Mars One visita: https://www.youtube.com/watch?v=d5LmxFBlm60&feature=youtu.be. Alcune settimane fa abbiamo avuto l'opportunità di intervistare l'unico candidato italiano rimasto in lizza, Pietro Aliprandi. Qui l'intervista esclusiva di Astronautica.us.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Mars One) l'insediamento permanente su Marte ipotizzato da Mars One.

Fonte: Space.com

20/03/2015 - L'eclisse di Sole vista dallo spazio -

Mentre in tutta Europa questa mattina l'unica eclisse di Sole del 2015 ha dato spettacolo, l'osservatorio orbitale solare Proba-2 dell'ESA aveva un posto in prima fila per assistere all'evento.
Proba-2 ha utilizzato il suo strumento di ripresa fotografica SWAP per catturare la Luna che passava di fronte al Sole in una quasi-totalità. SWAP osserva il disco solare nell'estremo ultravioletto per catturare la sua turbolenta superficie e la sua corona.
A questa pagine di Space.com una galleria di immagini dell'eclisse di oggi.
Nella foto (Credit:ESA/ROB) il Sole oscurato dalla Luna nella ripresa del minisatellite scientifico Proba-2 di ESA. Ma anche a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), gli astronauti hanno potuto assistere all'evento e lo hanno immortalato per noi.
Nelle foto qui sotto (Credit: NASA/ESA) eseguite oggi dalla ISS, a sinistra, il Sole eclissato fotografato da Samantha Cristoforetti, mentre a destra l'ombra della Luna sul globo terrestre.

Nelle foto (Credit: NASA/ESA) a sinistra il Sole eclissato fotografato da Samantha Cristoforetti, mentre a destra l'ombra della Luna sul globo terrestre.

Fonte: ESA

20/03/2015 - La NASA è a corto del propellente nucleare per le batterie delle sonde spaziali -

La NASA comincia ad essere a corto del materiale radioattivo che viene utilizzato per alimentare le batterie delle sonde spaziali in missione nello spazio profondo. L'Agenzia ha detto che è rimasto il materiale sufficiente per solo tre batterie, lasciando il futuro dell'esplorazione spaziale americana in pericolo.
Il Plutonio 238 (Pu-238), un isotopo caldo radioattivo che è il sottoprodotto del processo di realizzazione delle armi nucleari, comincia a scarseggiare. La NASA ha accesso a soli 34 kg del materiale, dei quali solo 16,7 kg. sono di ottima qualità per essere utilizzati nei loro MMRTG (Multi-Mission Radioisotope Thermoelectric Generator), un tipo di batteria che il Dipartimento dell'Energia ha realizzato per l'Agenzia.
Il Pu-238, abbondante durante la Guerra Fredda, ha cominciato ad essere di più difficile reperimento nell'era della non-proliferazione nucleare, che ha fermato lo stoccaggio del combustibile.
Le batterie che contengono quell'isotopo hanno alimentato le missioni dei veicoli spaziali Voyager, Cassini, Curiosity e New Horizons.
Il MMRTG genera energia elettrica sfruttando il naturale decadimento radioattivo del Plutonio 238.
La NASA ha un altro progetto di batteria nucleare che possa preservare la quantità di Pu-238 utilizzata: l'ASRG (Advance Stirling Radioisotope Generator), che potrebbe fornire lo stesso quantitativo di energia di un MMRTG ma utilizzando meno di un quarto del plutonio Pu-238. Qual'è il problema? Che la NASA ha chiuso il progetto ASRG lo scorso anno.
La NASA ha scelto di non utilizzare l'energia nucleare per la sua prossima missione del programma Discovery, prevista per il dicembre 2021.
E per il nuovo progetto New Horizons, "Non abbiamo ancora deciso se utilizzeremo o meno una sorgente di energia a radioisotopi," aveva dichiarato Dwayne Brown, portavoce NASA in una email del 20 febbraio scorso.
La NASA potrebbe utilizzare uno dei tre MMRTG rimasti per la missione destinata a Marte nel 2020. I piani per le restanti due batterie sono ancora sconosciuti.
Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett) dei dipendenti del Dipartimento dell'Energia stanno preparando un MMRTG per la sua installazione nel rover Curiosity.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News - Wikimedia

19/03/2015 - Gli astronauti NASA testano le tute spaziali per Orion -

Gli ingegneri e tecnici presso il Johnson Space Center della NASA a Houston, in Texas, stanno testando le tute spaziali che gli astronauti indosseranno nel veicolo spaziale Orion che l'agenzia intende inviare nei viaggi verso lo spazio profondo.
Il 17 marzo, personale delle squadre del Johnson hanno partecipato ad un Vacuum Pressure Integrated Suit Test per verificare se le migliorie apportate alle tute rispondono appieno agli standard di progetto e di prova del veicolo spaziale Orion.
Durante questi test, le tute sono state collegate ai sistemi di supporto vitale e poi l'aria è stata rimossa dalla camera a vuoto termica di 3,3 metri del Johnson per valutare le prestazioni delle tute in condizioni simili a quelle che incontreranno a bordo del veicolo spaziale. Le tute, conosciute come MACES (Modified Advanced Crew Escape Suit), sono una versione a ciclo chiuso delle tute di lancio e rientro indossate dagli astronauti degli Space Shuttle.
La tuta contiene tutto il necessario per le funzioni di supporto vitale ed è stata progettata in modo da permettere le attività extraveicolari e mantenere l'equipaggio nel malaugurato evento della perdita di pressione atmosferica del veicolo spaziale.
Questo è il primo di una serie di quattro prove con persone al loro interno per valutare le prestazioni dei sistemi complessivi della tuta in un ambiente simile a quello di un veicolo spaziale. Per saperne di più su dove le tute sono state testate o seguire tutte le ultime notizie vai a http://www.nasa.gov/orion.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Stafford) due cavie umane durante il test di prova delle nuove tute MACES della NASA per Orion.

Fonte: NASA

19/03/2015 - Il colpo di reni di Messenger -

Ultimi momenti di gloria per la sonda della NASA Messenger, che dopo oltre dieci anni di attività è destinata ad abbattersi sul suolo di Mercurio tra poche settimane.
Ma venderà cara la pelle. Il team della missione sta infatti lavorando per rendere la 'caduta' al suolo la più lenta possibile per poter raccogliere dati scientifici del pianeta ad una ultra-bassa quota.
Gli ingegneri spaziali hanno messo a punto una serie di manovre di correzione dell’orbita (OCMS) da svolgersi nel corso delle prossime cinque settimane – la prima delle quali è avvenuta il 19 marzo – con l’obiettivo di ritardare l’inevitabile impatto il più possibile.
Gli obiettivi scientifici di questa estensione della missione chiamata XM2, saranno quelli di effettuare analisi con il magnetometro (MAG) e la Neutron Spectrometer (NS), ha spiegato Haje Korth, vice responsabile scientifico della missione. "Con MAG, cercheremo anomalie magnetiche crostali," ha detto. "Per esempio, abbiamo visto un accenno di magnetizzazione della crosta a quote più elevate (circa 70 chilometri). Analizzeremo la regione anche a bassa quota durante XM2."
"Mentre con NS, analizzeremo in maggiore dettaglio i crateri in ombra ad alte latitudini settentrionali per cercare ghiaccio d’acqua,""Abbiamo trovato queste prove già durante la missione, ma speriamo di riscontrarle a quota più bassa e comprenderne la distribuzione spaziale all’interno dei singoli crateri, se siamo fortunati."
"Abbiamo deciso di attuare una strategia che comprenda cinque manovre in altrettante settimane per mantenere il veicolo spaziale in un intervallo di altitudine stretta tra 5 e 39 chilometri sopra la superficie di Mercurio," ha aggiunto Jim McAdams, ingegnere di progettazione della missione.
Nella foto (Credit: NASA/JHU/APL) la superficie di Mercurio fotografata da Messenger durante il primo sorvolo ravvicinato del 14 gennaio 2008.

Fonti: INAF News - NASA Messenger

18/03/2015 - La ISS si innalza di quota mentre l'equipaggio prosegue gli esperimenti scientifici -

Mercoledì 18 marzo i membri dell'equipaggio di Spedizione 43 hanno proseguito le attività di ricerca scientifica mentre, sulla Terra, i controllori di volo della Russia stanno pianificando di accendere i propulsori di un veicolo cargo Progress attraccato per alzare l'orbita della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti dell'ESA, ha completato l'attivazione e le procedure di prova del nuovo Muscle Atrophy Research and Exercise System (MARES). Questo strumento permette lo studio in dettaglio degli effetti della micro-gravità sul sistema muscolo scheletrico umano. MARES fornisce un modo per valutare le contromisure progettate per mitigare gli effetti negativi, specialmente sull'atrofia muscolare. Samantha ha inoltre ispezionato i cavi e i connettori di un congelatore per i campioni scientifici alla ricerca di tracce di corrosione.
Per maggiori informazioni su MARES, visita: http://www.nasa.gov/mission_pages/station/research/experiments/352.html.
Per ulteriori informazioni sul Minus Eighty-Degree Laboratory Freezer della ISS, visita: http://www.nasa.gov/mission_pages/station/research/experiments/58.html.
Lo speciale congelatore MELFI (Minus Eighty-Degree Laboratory Freezer della ISS), permette di mantenere i campioni biologici come sangue, saliva, urine, microbi e campioni di piante, in attesa del loro ritorno sulla Terra per poter essere sottoposti ad ulteriori studi. MELFI è capace tecnicamente di operare fra i 10° e i -99° Celsius. Il Comandante Terry Virts ha configurato l'attrezzatura e ripassato le procedure per l'esperimento ACE M-3 (Advanced Colloids Experiment Microscopy-3). Questo esperimento permette di progettare ed assemblare complesse strutture tridimensionali composte da piccole particelle sospese in un fluido che funge da medium. Queste 'strutture colloidali auto-assemblate' sono vitali nella progettazione di avanzati materiali ottici. Virts ha poi condotto una revisione annuale della certificazione del Microgravity Science Glovebox (MSG), ispezionandolo e ripulendo attorno al rack. L'MSG è uno speciale strumento dotato di una grossa finestra e di due aperture per infilare le mani in modo protetto all'interno di guanti che serve per eseguire tutti quegli esperimenti che coinvolgono materiali pericolosi quando è presente l'equipaggio. L'MSG è dotato di telecamere che permettono agli scienziati sulla Terra di seguire in ogni momento le fasi dei propri esperimenti.
Per saperne di più sullo studio ACE M-3.
Per saperne di più sul Microgravity Science Glovebox.
Il giorno precedente Virts, Cristoforetti e il cosmonauta russo Anton Shkaplerov avevano condotto un'esercitazione delle procedure di emergenza nel caso i tre avessero dovuto abbandonare rapidamente la ISS.
Intanto il Comandante di Soyuz TMA-16M, Gennady Padalka e i membri della spedizione 'One Year' Scott Kelly e Mikhail Kornienko, si stanno preparando al lancio fissato per il 27 marzo, quando raggiungeranno la Spedizione 43 a bordo della ISS. Kelly e Kornienko rimarranno nello spazio fino al marzo 2016 mentre Padalka tornerà sulla Terra l'11 settembre 2015.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) l'Ingegnere di Volo Samantha Cristoforetti mentre esegue una manutenzione di uno degli strumenti a bordo della ISS.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: Airbus Defense and Space) il satellite Express AM7.

18/03/2015 - Un Proton mette in orbita un satellite russo per telecomunicazioni -

Un razzo Proton dotato di stadio superiore Breeze M ha rilasciato giovedì in orbita un satellite per telecomunicazioni della Russia, dopo il decollo effettuato dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
La separazione del satellite dal lanciatore Proton/Breeze M è avvenuta puntualmente con successo dopo nove ore di manovre programmate e varie accensioni dei propulsori per assicurare la prevista missione di 15 anni per la trasmissione di segnali televisivi, connettività a larga banda e altri servizi ai clienti sparsi in Europa, Russia, Africa e India.
Il razzo, alto 58 metri, è decollato dallo Spazioporto dell'Asia Centrale alle 4:05 locali di giovedì 19 marzo (le 23:05 ora italiana di mercoledì 18 marzo) portando con se il satellite per telecomunicazioni Express AM7.
Accendendo i sei motori RD-276 del primo stadio il Proton è rombato nel cielo sereno prima dell'alba, superando la velocità del suono e allontanandosi dal poligono sopra le zone disabitate del Kazakhstan.
Il primo e secondo stadio del razzo sono stati sganciati alcuni minuti dopo il decollo, e poi si è acceso il terzo stadio del vettore che in poco più di quattro minuti ha completato il ruolo del Proton nel volo odierno. La missione ha richiesto poi cinque accensioni dello stadio superiore Breeze M, costruito dalla Khrunichev State Research and Production Space Center, lo stesso produttore del razzo Proton.
Le manovre hanno innalzato l'altezza e ridotto l'inclinazione orbitale - portandosi più vicino alla zona di parcheggio in orbita geostazionaria sopra l'equatore. Il Breeze M ha rilasciato il satellite Express AM7, del peso di 5.720 kg, alle 07:18 GMT (le 8:18 ora italiana) di giovedì, secondo quanto riportato dalla Roscosmos, l'agenzia spaziale federale della Russia. Il satellite è stato inserito su un'orbita temporanea di trasferimento con un apogeo, il punto più lontano dalla Terra, a 35.786 km e il perigeo, quello più vicino, a 5.410 km con inclinazione di 20° sopra l'equatore.
I funzionari responsabili della missione hanno dichiarato il successo in un comunicato, sottolineando il 403esimo volo di un Proton fin dal 1965, e il secondo volo di quest'anno. Costruito in Europa dall'Airbus Defense and Space su modello Eurostar E3000, il satellite Express AM7 accenderà il suo sistema propulsivo a liquido per raggiungere l'orbita circolare a 36.000 km di quota nel corso delle prossime settimane.
La posizione operativa di Express AM7 in orbita geostazionaria sarà di 40° di longitudine Est, dove la velocità del satellite sarà uguale alla rotazione della Terra. In questo modo il satellite sarà fisso sopra un punto dell'equatore del Kenia. A bordo un totale di 80 trasmettitori in banda C, Ku e L per la copertura dal Regno Unito al Sud Africa e India.
Il satellite sarà in grado di fornire trasmissioni televisive e radio, accesso a larga banda, multimedia, dati, telefonia e servizi di comunicazioine mobile, secondo quanto riferito dalla Russian Satellite Communications Co. (RSCC), l'operatore statale satellitare civile della Russia e proprietario di Express AM7.
Il prossimo lancio di un Proton è previsto per il 6 aprile con il satellite Express AM8, un altro satellite per telecomunicazioni della RSCC.
Quello di oggi è stato il 12esimo lancio orbitale del 2015, tutti conclusi con successo.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il Proton con il satellite Express AM7 mentre decolla dal Cosmodromo di Bailkonur, nel Kazakhstan. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Airbus Defense and Space) il satellite Express AM7.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report

18/03/2015 - La Sierra Nevada svela la versione cargo dello spazioplano Dream Chaser -

Uno spazioplano robotico potrebbe, fra alcuni anni, cominciare a portare rifornimenti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La Sierra Nevada Corp. ha svelato oggi i dettagli sulla versione autonoma cargo del suo spazioplano Dream Chaser, che la compagnia spera la NASA possa adottare per il prossimo contratto (Commercial Resupply Services 2 - CRS2) per i rifornimenti verso la ISS.
Il Dream Chaser Cargo System è dotato di un innovativo sistema di ripiego delle ali in modo da poter essere contenuto all'interno dell'ogiva protettiva di lancio dei vettori esistenti, la possibilità di assecondare alle richieste NASA di cargo pressurizzato e non durante i voli alla ISS, alta riutilizzabilità, possibilità di compiere tutto il numero di missioni per tutta la durata operativa della ISS, essere dotato di un sistema propulsivo non-tossico, non ipergolico e altri fluidi, bassi livelli di G al rientro e la possibilità di atterraggio su una pista per l'accesso immediato al carico.
Lo spazioplano dispone inoltre di un modulo cargo installato sulla coda per i carichi non pressurizzati che viene fatto bruciare nell'atmosfera prima del rientro del veicolo. Il DCCS potrà trasportare fino a 5.500 kg di cargo alla ISS per ogni volo e riportare sulla Terra 1.750 kg. Inoltre potranno essere distrutti nel rientro di ogni volo fino a 4.750 kg di materiali non più utili o spazzatura. Al momento il DCCS è previsto per essere lanciato da un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance ma è progettato per essere compatibile con un diverso numero di razzi.
La Sierra Nevada aveva gareggiato per il contratto del veicolo equipaggio per portare gli astronauti NASA alla ISS ma era stata esclusa, a settembre dell'anno scorso, in favore di SpaceX con il suo Dragon 2 e Boeing con la capsula CST-100. Il DCCS deriva quindi molto strettamente da quel progetto e beneficia di oltre 10 anni di sviluppo e maturazione.
Al momento la SpaceX e la Orbital ATK con i loro veicoli cargo Dragon e Cygnus si occupano della consegna dei rifornimenti NASA alla ISS. Il secondo contratto coprirebbe i voli dal 2018 al 2024, data nella quale, molto probabilmente, la ISS verrà dismessa. Per il CRS-2 sono in lizza, oltre alla Sierra Nevada, la Boeing, con una versione cargo della sua capsula CST-100 e la Lockheed Martin con il sistema misto riutilizzabile Jupiter/Exoliner, presentato alcuni giorni fa. Il valore potenziale del contratto CRS-2 è di circa 14 miliardi di dollari e la NASA prenderà una decisione a giugno. Come già con il CRS-1 si pensa che l'agenzia spaziale americana sceglierà più di una compagnia per il servizio.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SNC) il Dream Chaser cargo che attracca alla ISS.

Fonti: Space.com - Sierra Nevada Corp.

Nell'illustrazione artistica (Credit: Alexei Leonov) un dipinto di Leonov (nel riquadro in tempi recenti) della sua storica impresa.

18/03/2015 - 50 anni di passeggiate spaziali -

Il 18 marzo 1965 il cosmonauta russo Alexei Leonov divenne, avventurandosi all'esterno della sua capsula Voskhod, il primo essere umano ad eseguire una passeggiata spaziale. L'uscita non fu senza problemi: la tuta spaziale di Leonov si espanse così tanto nel vuoto dello spazio che il cosmonauta non riusciva a rientrare nel veicolo spaziale. Prendendo una decisione drastica, Leonov aprì la valvola della tuta per lasciar uscire abbastanza aria da permettergli di poter rientrare nel modulo di decompressione. La sua attività extraveicolare (EVA) durò solo 12 minuti ma dimostrò che gli astronauti potevano lavorare all'esterno di un veicolo spaziale.
"Mi sono spinto con dolcezza e sono uscito dal vascello," ricorda l'ex-cosmonauta Leonov, ora un arzillo anziano di 80 anni che lavora per una banca di Mosca, durante un'intervista della AFP.
"Il nero era come l'inchiostro, le stelle erano dappertutto e il Sole era così luminoso che potevo sopportarlo a malapena." Agganciato ad un cavo lungo cinque metri, guardava con meraviglia la geografia della Terra disposta sotto di lui e la sua patria perfettamente visibile.
"Ho filmato la Terra, perfettamente rotonda, il Caucaso, la Crimea, il Volga. Era bellissimo." Lo storico momento arrivava durante il periodo nel quale l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, si fronteggiavano come nemici sulla Terra con la Guerra Fredda, e gareggiavano in una gara per la conquista dello spazio.
Mentre anche gli americani si preparavano per la loro passeggiata spaziale, Leonov e il pilota Pavel Belyayev (nome in codice Almaz-1 e Almaz-2) venivano spediti in orbita a quasi 500 km di altezza. Intanto sulla superficie milioni di persone seguivano la missione che veniva trasmessa in diretta alla radio e televisione. Mentre i minuti passavano all'esterno del veicolo spaziale Leonov ascoltò il suo pilota dire via radio alla Terra: "Questo è Almaz-1: l'Uomo è fuori nello spazio." Poi Leonov sentì Yuri Levitan, un famoso presentatore radiofonico sovietico, dire la stessa cosa. "Ma di chi stanno parlando?" pensò Leonov. "Doveva essere fatto."
I 12 minuti di Leonov nello spazio erano il risultato di anni di lavoro frenetico, l'URSS aveva lottato febbrilmente per stare al passo con l'America nella competizione per lo spazio esterno. Nel 1962, circa 12 mesi dopo che il cosmonauta Yuri Gagarin era diventato il primo uomo a orbitare attorno alla Terra, i sovietici stessi si erano prefissato un nuovo obiettivo: "Nuotare nello spazio come un marinaio nell'oceano."
Sergei Korolyov, a capo del programma spaziale sovietico, vide in Leonov le qualità che voleva e seguì passo dopo passo il cosmonauta per aiutarlo a compiere la storica missione.
"Korolyov mi ha scelto perché avevo già pilotato diversi aerei, avevo ottimi punteggi e dipingevo, che è raro tra i cosmonauti," sorride l'uomo che avrebbe continuato a trarre ricercate opere d'arte raffiguranti lo spazio esterno.
Dopo 18 mesi di formazione intensiva Leonov era finalmente pronto a diventare il primo uomo ad andare alla deriva nello spazio.
Tuttavia la navicella Voskhod 2 che doveva portarlo non c'era. "La capsula non aveva il sistema di espulsione," dice Leonov. "Avremmo potuto aspettare nove mesi per rinnovarla o utilizzare questo modello. Abbiamo scelto la seconda opzione."
Ma con gli americani alle calcagna - la NASA era al lavoro per allestire l'astronauta Ed White per una passeggiata nello spazio - non c'era tempo da perdere. "Non si trattava di coraggio. Abbiamo saputo che doveva essere fatto," dice Leonov.
Ma dopo il trionfo iniziale arrivò quasi un disastro.
Mentre galleggiava nel cosmo, Leonov dice che l'euforia di fare la prima passeggiata spaziale dell'uomo gli mise, in qualche modo, ansia.
Con la loro orbita che rapidamente li portava lontano dal Sole e nel buio, era venuto presto il momento di tornare nella nave, ma Leonov capì che la sua tuta spaziale si era gonfiata e deformata a causa della mancanza di pressione atmosferica, e gli avrebbe impedito di scivolare indietro all'interno della camera di equilibrio.
Leonov non aspettò di discutere il problema con il centro di controllo, ma decise di ridurre la pressione facendo uscire fuori un po dell'ossigeno della tuta, rischiando la carenza di ossigeno. Con grande difficoltà riuscì a infilare per prima la testa nella camera di compensazione. La complessa manovra lo lasciò madido di sudore e perse sei chili per una gita di 12 minuti.
Ma era solo l'inizio delle sfide scoraggianti che attendevano lui e il suo compagno di viaggio.
Tornato in cabina la squadra capì che il sistema di guida automatica per il rientro non funzionava correttamente e che avrebbero dovuto guidare manualmente il veicolo spaziale verso la Terra.
Nel suo libro sulla corsa allo spazio, Leonov ha descritto in dettaglio come il modulo di atterraggio non sia riuscito subito a separarsi dal modulo orbitale, creando enormi forze G mentre giravano vorticosamente intorno al cavo, sfrecciando verso la Terra.
Atterrarono in sicurezza ma si trovarono a 2.000 km dal Kazakistan dove era previsto che avrebbero dovuto finire, nella neve profonda, in una foresta nei monti Urali, sede di lupi e orsi.
"Abbiamo aspettato tre giorni nella foresta prima di essere salvati, mentre la radio sovietica riportava che invece eravamo in vacanza dopo il volo," dice ridendo Leonov.
I soccorritori riempirono di neve una grande caldaia a bordo di un elicottero e la riscaldarono per fornire un bagno caldo agli avventurieri spaziali.
Accolti come eroi, Leonov e Belyayev avevano completato la prima passeggiata spaziale dell'uomo 10 settimane prima degli Stati Uniti.
Un decennio più tardi, nel 1975, Leonov comandava la Soyuz 19 nella prima missione spaziale congiunta tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Quando i legami tra Mosca e Washington si sono di nuovo sfilacciati a causa del conflitto in Ucraina, Leonov ha offerto alcune solenni parole di saggezza.
"Non ci sono mai state frontiere tra gli astronauti. Il giorno in cui questo concetto entrerà nelle menti dei politici, il nostro pianeta sarà diverso."
Meno di tre mesi dopo, l'americano Ed White eseguì la prima passeggiata spaziale della NASA come parte della missione Gemini 4: la durata fu di 21 minuti.
Il primo europeo a compiere un'EVA fu lo spazionauta francese Jean-Loup Chrétien, che volò verso la stazione spaziale russa MIR nel 1988. La sua uscita durò ben sei ore, un record per l'epoca.
La prima passeggiata spaziale di un'astronauta dell'ESA venne compiuta dal tedesco Thomas Reiter dalla MIR nel 1995 grazie ad una tuta russa Orlan. Undici anni dopo Thomas volò verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per eseguire un'altra attività extraveicolare, questa volta con la tuta EMU (Extravehicular Mobility Unit) della NASA, diventando uno dei pochi ad aver utilizzato entrambi i tipi.
La passeggiata spaziale più recente di un astronauta dell'ESA è stata quella di Alexander Gerst durante la sua missione Blue Dot nel 2014. Tutti gli astronauti ESA eseguono generalmente l'addestramento per le attività extraveicolari e imparano a come utilizzare le tute spaziali e lavorare in assenza di peso.
Nei 50 anni fin dalla prima passeggiata spaziale di Leonov, oltre 200 astronauti di 10 Paesi diversi hanno lasciato i loro veicoli spaziali per lavorare all'esterno.
Nella foto (Credit: Ria Novosti/Science Photo Library) Alexei Leonov durante quella prima, storica, passeggiata spaziale. Nell'illustrazione artistica (Credit: Alexei Leonov) un dipinto di Leonov (nel riquadro fotografato in tempi recenti) della sua storica impresa.

Fonti: ESA - Spacedaily - BBC News

17/03/2015 - La SpaceX rinvia di almeno una settimana il prossimo lancio di un Falcon 9 -

Fonti ufficiali hanno dichiarato martedì che il prossimo lancio della SpaceX con un satellite per telecomunicazioni costruito in Europa è stato rinviato a non prima del 28 marzo per studiare un problema sorto con il sistema di pressurizzazione dell'elio sul razzo Falcon 9.
Il decollo era fissato per sabato da Cape Canaveral con una finestra di lancio di un'ora che si apriva alle 4:04 a.m. EDT (le 21:04 ora italiana di venerdì 20 marzo), e il carico utile di telecomunicazione per la missione è già rifornito e pronto alla partenza.
Secondo funzionari della Thales Alenia Space, che ha costruito il satellite a Cannes, in Francia, i responsabili della SpaceX hanno deciso di rinviare il lancio di almeno una settimana a causa di un problema sorto con il Falcon 9. Parlando martedì a Washington, il presidente e capo dell'ufficio operativo di SpaceX, Gwynne Shotwell ha dato la colpa del rinvio al sistema di pressurizzazione ad alta pressione dell'elio utilizzato per i serbatoi del razzo.
Il razzo avrebbe dovuto eseguire una simulazione completa del conto alla rovescia che sarebbe culminata con un'accensione di tre secondi dei nove motori Merlin del primo stadio.
Il lancio del Falcon 9 dovrà ora aspettare dopo l'avvio del razzo Delta 4 della United Launch Alliance il cui decollo è previsto da Cape Canaveral il 25 marzo con un nuovo satellite per navigazione GPS dell'U.S. Air Force.
La missione del Falcon 9 avrebbe dovuto portare in orbita il satellite per telecomunicazioni TurkmenAlem52E/MonacoSat, costruito da Thales e di proprietà del governo del Turkmenistan e che sarà il primo satellite di quel Paese.
Il lancio segnerà il quarto lancio dell'anno per il vettore Falcon 9 dopo quelli del 10 gennaio, 11 febbraio e 1° marzo che hanno portato nello spazio rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), un'osservatorio meteo spaziale della NOAA e due satelliti per telecomunicazioni di Eutelsat e Asia Broadcasting Satellite.
Prima del rinvio del lancio di questo mese, la SpaceX prevedeva di condurre, ai primi di aprile, un test di aborto sulla rampa della propria capsula di nuova generazione Crew Dragon. Un altro razzo Falcon era invece previsto per il 10 aprile con un veicolo cargo Dragon diretto alla stazione spaziale.
Non è ancora chiaro se il rinvio del volo del TurkmenAlem52E/MonacoSat avrà effetti a cascata anche sui prossimi eventi previsti. Il satellite pesa circa 4.500 kg ed è basato sulla piattaforma Spacebus 4000 C2 della Thales e dispone di una vita operativa di 15 anni.
Quando la missione prenderà il via, il razzo a due stadi Falcon 9, rilascerà il satellite della Thales su un'orbita di trasferimento con il punto più lontano a migliaia di km sopra la Terra. L'orbita distante, sommata al peso del satellite, renderà impossibile eseguire la manovra sperimentale di ritorno del primo stadio sulla chiatta oceanica. Con questi test la SpaceX spera di poter rendere completamente riutilizzabile il primo stadio del suo razzo vettore.
La prossima occasione di sperimentare questa manovra si avrà in aprile con il lancio del prossimo veicolo cargo di SpaceX diretto alla ISS.
"Una volta operativo in orbita il TurkmenAlem52E/MonacoSat permetterà al Turkmenistan di avere il primo satellite per telecomunicazioni nazionale, assicurando il miglioramento delle comunicazioni nel Paese," ha scritto la Thales nel sommario di missione postato sul sito della compagnia.
Nella foto di archivio (Credit: SpaceX) un razzo Falcon 9 sulla rampa di lancio a Cape Canaveral.

Fonte: Spaceflight Now

17/03/2015 - Vega prescelto come vettore per una serie di satelliti Skybox Imaging -

Arianespace ha siglato un contratto per il lancio di una serie di satelliti per immagini ad alta risoluzione per la Skybox Imaging mediante il proprio razzo vettore leggero Vega, previsto entro il 2016 dal Centro Spaziale della Guyana.
"Siamo molto fieri di poter giocare un ruolo importante nel dispiegamento della costellazione di satelliti di Skybox," ha detto Stéphane Israël, Amministratore Delegato di Arianespace. "Il sistema di lancio Vega ha già compiuto quattro voli senza problemi per clienti governativi e commerciali. Questo nuovo contratto con la Skybox segna il nostro primo cliente degli Stati Uniti e aggiunge agli ordini di Vega nove piccoli satelliti che saranno lanciati entro i prossimi tre anni."
Pier Giuliano Lasagni, Amministratore Delegato di Avio, ha detto: Il contratto con Skybox è una ulteriore conferma della competitività del lanciatore Vega e del know how di Avio come sistemista integratore. Siamo orgogliosi del ruolo dell’industria spaziale italiana nel mercato internazionale dei satelliti e ci prepariamo a questa missione con il primo cliente statunitense di Vega."
Vega è il lanciatore europeo progettato, sviluppato e realizzato in Italia da Avio, basata a Colleferro vicino a Roma - attraverso la controllata ELV (partecipata al 30% da ASI). Vega è il lanciatore di ultima generazione studiato per trasferire in orbita bassa (a circa 700 km dalla terra) satelliti per uso istituzionale e scientifico, per l’osservazione della Terra ed il monitoraggio dell’ambiente. Realizzato per il 65% nello stabilimento Avio di Colleferro - nei pressi di Roma - nell’attuale configurazione è in grado di mettere in orbita satelliti di massa fino a 1.500 Kg e completa la famiglia dei lanciatori europei.
Arianespace è una compagnia leader mondiale nel settore lancio satelliti, fornendo innovazione ai suoi clienti fin dal 1980. Sostenuta da 20 maggiori azionisti e dall'Agenzia Spaziale Europea, l'azienda offre una forza lavoro di fama internazionale per una cultura di impegno e di eccellenza. Arianespace è il solo operatore al mondo capace di lanciare ogni massa su ogni orbita dal Centro Spaziale della Guyana. Al 17 marzo 2015 sono stati eseguiti 221 lanci di vettori Ariane, 36 di Soyuz (10 dalla Guyana e 26 dalla Starsem di Baikonur, nel Kazakhstan) e quattro di Vega. La sede centrale della compagnia si trova a Evry, vicino a Parigi ed ha sedi locali a Washington DC (Stati Uniti), Tokio (Giappone) e Singapore.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Skybox Imaging) uno dei satelliti che verranno lanciati da Vega.

Fonti: Arianespace - AVIO

16/03/2015 - Il primo lancio di LauncherOne di Virgin Galactic previsto entro il 2016 -

Durante la conferenza 'Satellite 2015', in svolgimento a Washington, George Whitesides, della Virgin Galactic, ha confermato che il primo lancio del razzo LauncherOne avverrà entro la fine del 2016.
Whitesides spera che il LauncherOne di Virgin Galactic, annunciato per la prima volta nel 2012, possa risolvere il problema dei piccoli satelliti, che pesano fino a 225 kg, con una spesa di lancio inferiore ai 10 milioni di dollari.
La compagnia ha recentemente avviato i test di accensione di un motore, chiamato Newton 3, sviluppato da Virgin Galactic per il primo stadio di LauncherOne. Questo motore è capace di una spinta che va dai 265.000 ai 335.000 newton di spinta e che utilizza ossigeno liquido e kerosene come propellenti.
"A questo punto siamo fiduciosi di poter costruire un razzo molto affidabile," ha detto Whitesides.
Quando la compagnia svelò il progetto LauncherOne nel luglio 2012, la compagnia riferì di avere diversi clienti, compresa la Skybox Imaging, la GeoOptics, la Spaceflight Inc. e la Planetary Resources. La compagnia ha siglato altri contratti fin da allora, ha detto Whitesides ma senza specificare chi.
La Virgin Galactic ha spostato la sede operativa di LauncherOne dalla struttura principale nel Mojave, in California, alla nuova di Long Beach, in California. Oltre a questo sta assumendo circa 100 persone per lo sviluppo del progetto.
Intanto i lavori proseguono a Mojave sul secondo veicolo suborbitale SpaceShipTwo, che dovrà sostituire quello distrutto nell'incidente dell'ottobre 2014. "Siamo a circa il 90 percento nel completamento della struttura ma occorreranno altri mesi per rifinire gli altri sistemi di bordo prima di iniziare nuovamente i test di volo." ha specificato Whitesides.
I lavori della commissione d'inchiesta della National Transportation Safety Board proseguono e al momento la Virgin Galactic non esprime nessun commento su questo argomento.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Virgin Galactic) il razzo aviolanciato di LauncherOne.

Fonte: Spacenews

Nella foto (Credit: NASA) il veicolo Morpheus durante la preparazione al volo.

16/03/2015 - Un bilancio del programma Morpheus della NASA -

Il team Morpheus della NASA ha completato la revisione delle sue operazioni, a seguito della conclusione del programma di prova. La revisione di questa settimana - che potrebbe prevedere anche un nuovo veicolo di atterraggio - ha fornito un riepilogo del progetto che ha condotto 63 voli di prova al costo di solo 14 milioni di dollari nel corso di quattro anni e che potrebbe preparare la strada per un programma futuro con la NASA.
Il sistema era stato costruito ed assemblato presso il Johnson Space Center (JSC) della NASA in collaborazione con la Armadillo Aerospace - sull'eredità del sistema Pixel di Armadillo. Il progetto si è sviluppato dall'estate del 2010, inizio del suo concepimento, fino al dicembre 2014, data dell'ultimo test di volo, l'FF-15.
Morpheus era progettato per poter trasportare 500 kg. di carico sulla Luna - e poteva essere un robot umanoide, un piccolo rover o perfino un piccolo laboratorio per convertire la polvere lunare in ossigeno - eseguendo tutte le accensioni del motore dopo l'inserimento in orbita trans-lunare.
Nei primi tempi era stato associato molto strettamente con una versione di Robonaut - non molto diversa da quella che si trova adesso a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) - da inviare sulla Luna. Questo era conosciuto come progetto M.
La missione avrebbe visto il robot e il lander lanciati dal KSC grazie ad un razzo vettore commerciale e poi inseriti su una traiettoria trans-lunare. Una volta attorno alla Luna, il veicolo spaziale sarebbe stato inserito su un'orbita bassa da dove avrebbe eseguito l'entrata, la discesa e l'atterraggio (EDL).
Il progetto si concentrava sulla dimostrazione di atterraggio verticale eseguito con propellenti ecologici e con un sistema tecnologico autonomo per evitare i pericoli al suolo.
Lo sviluppo di Morpheus avrebbe potuto permettere agli ingegneri di integrare tecnologie da utilizzare in futuri veicoli che avrebbero potuto atterrare su svariate destinazioni nel Sistema Solare.
Il primo veicolo, Morpheus 1.0, era destinato ai voli vincolati con un cavo agganciato ad una gru presso il JSC di Houston. Questi test valutarono la propulsione ossigeno liquido/metano, utilizzata sia dal motore principale da 2.450 kg di spinta che per i propulsori di assetto e manovra.
Il motore principale, testato anche al banco presso lo Stennis Space Center della NASA, poteva essere regolato da 635 a 2.450 kg. di spinta. Tutti i motori del progetto Morpheus sono stati progettati su misura e costruiti specificatamente per questo veicolo costando solo 60.000 dollari l'uno.
Presso il JSC vennero eseguiti un totale di 24 test sia con Morpheus 1.0 che con il seguente 1.5A, prima che quest'ultimo venisse spedito per i test più complessi presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida, nel 2012.
Il Morpheus trovò sede nella parte finale della Shuttle Landing Facility (SLF) del KCS, la pista una volta utilizzata per gli atterraggi delle navette Space Shuttle di ritorno dallo spazio. Venne realizzata anche un'aerea speciale che simulava con rocce e crateri il suolo lunare.
Purtroppo il primo test in volo libero non andò come previsto e il Morpheus 1.5A perse il controllo in fase di atterraggio e si schiantò al suolo esplodendo. Un'indagine scoprì che si era trattato di un problema con un connettore. Venne costruito un altro esemplare, chiamato Morpheus 1.5B, questa volta utilizzando connettori di provenienza militare, più costosi dei precedenti. A questo nuovo modello venne anche affiancato il sistema autonomo di riconoscimento dei pericoli (ALHAT - Autonomous Landing Hazard Avoidance Technology) e i primi test statici iniziarono presso il JSC all'inizio del 2013.
Nel Morpheus 1.5B vennero fatte oltre 70 modifiche ed aggiornamenti e infine il veicolo venne nuovamente spedito in Florida. I test in Florida si dimostrarono un grande successo con voli incrementali che lo videro saltare sopra il suolo lunare simulato prima di eseguire perfetto atterraggio sulle apposite piazzole.
Il test finale venne eseguito a dicembre 2014 con un volo della durata di 97 secondi che lo portò prima ad un'altezza di 250 metri, spostarsi di 400 metri, eseguire una scansione del terreno lunare simulato e poi eseguire un perfetto atterraggio. Questo segnò la fine dei test di Morpheus.
Jon Olansen, project manager di Morpheus, guardando ai successi del programma ha segnalato che il successo non è stato solo per il veicolo ma anche per le lezioni imparate nel seguire un progetto 'leggero' di questo tipo.
Il costo totale del programma è stato relativamente basso per gli standard NASA, 14 milioni di dollari in materiali e ore lavoro su 4 anni e mezzo con una media di solo 40 persone a seguirlo alla volta. Inoltre l'intero programma ha generato solo sei Documenti Formali e questo è un grosso cambiamento rispetto alla montagna di carta che di solito un progetto NASA produce.
Per mantenere i costi così bassi il veicolo era completamente costruito senza ridondanza e un singolo guasto poteva portare al disastro e anche la suddivisione dei compiti dei vari responsabili delle apparecchiature è stata resa più indipendente e con maggiore responsabilità singola.
Le conclusioni della revisione sono che, dopo Morpheus, ogni cosa potrebbe essere possibile, se i finanziamenti saranno adeguati. Intanto i dati dei test alimenteranno spin offs e brevetti.
Nella foto (Credit: NASA/JSC/KSC) il lander Morpheus durante uno dei voli di prova presso il Kennedy Space Center. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) il veicolo Morpheus durante la preparazione al volo.

Fonte: Nasaspaceflight

16/03/2015 - La sonda cinese compie test di rientro campioni in orbita lunare -

La Cina ha segnalato nuovi progressi nelle procedure richieste per riportare campioni lunari sulla Terra.
Il modulo di servizio della missione sperimentale cinese che ha orbitato attorno alla Luna lo scorso anno è stato utilizzato per testare manovre in orbita lunare, compresa quella di rimanere in una posizione adatta per un aggancio orbitale. Il SASTIND (L'Amministrazione Nazionale di Scienza, Tecnologia e Industria per la Difesa Nazionale) ha segnalato i progressi all'inizio di questo mese, secondo quanto riportato dall'agenzia di notizie statale Xinhua.
Queste manovre hanno mimato quelle che verranno utilizzate dalla futura missione di rientro dei campioni lunari, Chang'e-5, prevista per il 2017.
Liu Jizhong, vice capo comandante del progetto lunare del SASTIND ha detto che il modulo di servizio ha dimostrato la propria affidabilità e la chiave tecnologica necessaria per l'aggancio fra due veicoli spaziali previsto per la missione Chang'e-5: un sistema che lancerà un veicolo contenente i campioni lunari e che dovrà agganciarsi con quello rimasto in orbita per il ritorno verso la Terra.
Il veicolo spaziale che ha condotto i test lunari cinesi era stato lanciato nell'ottobre del 2014. Quella missione segnava anche il successo nel rientro di una capsula, avvenuto a novembre, che si era paracadutata sulla Terra dopo aver eseguito un viaggio attorno alla Luna.
Dopo il distacco della capsula di rientro dal modulo di servizio, quest'ultimo era stato manovrato verso il punto Lagrangiano L2 del sistema Terra-Luna, raggiungo alla fine di novembre. Da li era poi ripartito all'inizio dell'anno per tornare nell'orbita lunare.
Il modulo di servizio che si trova ora in orbita lunare sta funzionando ancora senza problemi, apparentemente in attesa di eseguire altri test, compreso riprendere immagini e condurre prove per valutare la gravità lunare.
Liu ha detto alla Xinhua che utilizzando il modulo di servizio per eseguire questi test, gli ingegneri spaziali hanno simulato tre procedure chiave necessarie per Chang'e-5: il rientro dalla Luna verso la Terra ad alta velocità; l'aggiustamento e l'aggancio in orbita lunare, passi che sono "le solide fondamenta per i tre passi del programma lunare cinese - orbitare, atterrare e ritornare," dice Liu.
La missione Chang'e-5 verrà spedita verso la Luna del razzo, ancora da provare, Lunga Marcia 5, il cui volo inaugurale è previsto entro l'anno dal nuovo spazioporto cinese di Wenchang, nella provincia meridionale di Hainan.
Per un video del canale CNTV in lingua inglese della missione ora in corso potete visitare: http://english.cntv.cn/2015/03/08/VIDE1425796693290658.shtml.
Nella foto (Credit: CASC) la capsula rientrata dal giro attorno alla Luna mentre viene scaricata del contenuto di bordo.

Fonti: Space.com - Xinhua

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) un satellite Galileo FOC.

16/03/2015 - Il sesto satellite Galileo raggiunge l'orbita corretta -

Il sesto satellite di navigazione europea Galileo si trova ora nella corretta orbita prevista, e questo permetterà una serie di prove dettagliate per valutare le prestazioni della sua strumentazione di posizionamento.
Lanciato ad agosto 2014, assieme al quinto Galileo, la sua iniziale orbita allungata lo vedeva viaggiare fra i 25.900 e i 13.713 km, confondendo i suoi sensori terrestri utilizzati per puntare le sua antenne di navigazione verso il suolo.
Un piano di recupero era stato concordato fra il team Galileo dell'ESA, gli specialisti della dinamica di volo del centro operativo ESOC dell'ESA e l'agenzia spaziale francese CNES, così come con l'operatore SpaceOpal e il costruttore OHB.
Il quinto Galileo era entrato nella sua corretta orbita alla fine di novembre 2014. Entrambi i suoi strumenti di ricerca e recupero erano stati accesi il mese successivo per iniziare una serie di test.
Ora anche il sesto satellite ha raggiungo la stessa orbita.
Quest'ultima operazione di salvataggio era iniziata a metà gennaio e si era conclusa sei settimane dopo, con un totale di quasi 14 manovre eseguite.
La sua posizione corretta è quasi un'immagine speculare di quella del quinto satellite, piazzato al lato opposto del pianeta.
L'esposizione alle dannose radiazioni delle Fasce di Van Allen sono state in questo modo grandemente ridotte, aiutando così ad assicurargli futura affidabilità.
Quindi l'orbita corretta significa che i due satelliti sorvoleranno lo stesso luogo della Terra ogni 20 giorni. Questo, confrontato con lo standard di Galileo che è di 10 giorni, aiuterà comunque a sincronizzare le loro tracce al suolo con il resto della costellazione.
I risultati dei test su Galileo 5 sono stati positivi, con la stessa campagna di test per il sesto satellite che inizierà a breve, supervisionata dal centro dell'ESA a Redu, in Belgio. Un'antenna di 20 metri di diametro studierà, ad alta risoluzione, la forza e la forma dei segnali di navigazione.
"Sono molto fiero che le nostre squadre di ESA e delle industrie hanno raggiunto questo scopo," ha detto Marco Falcone, capo dell'ufficio sistemi Galileo. "La nostra intenzione era di recuperare la missione fin dai primi giorni, dopo l'errato inserimento in orbita. Questo è quello che abbiamo fatto per ESA."
La decisione di utilizzare o meno i due satelliti per gli scopi di navigazione, ricerca e recupero verrà presa dalla Commissione Europea, proprietaria del sistema, basandosi sui risultati dei test orbitali e dell'abilità dei sistemi di fornire dati di navigazione dalle proprie orbite.
Il prossimo paio di satelliti è pronto al lancio il 27 marzo, sempre con un vettore Soyuz e sempre dallo Spazioporto di Kourou, nella Guyana Francese.
Nella foto (Credit: R. Solaz) il team operativo di Galileo, assieme al Direttore Generale dell'ESA Jean-Jacques Dordain, il Direttore delle Operazioni del Volo Spaziale Umano Thomas Reiter e gli esperti dell'industria europea, presso la Sala Controllo Principale dello Space Operations Centre (ESOC) di Darmstadt, in Germania, il 28 agosto 2014. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ESA) un satellite Galileo FOC (Full Operational Capability).

Fonte: ESA

16/03/2015 - L'Aerojet Rocketdyne testa un componente 3D del nuovo motore AR1 -

La Aerojet Rocketdyne, una compagnia della GenCorp, ha completato recentemente con successo una serie di test di accensione di componenti realizzati con la tecnica di produzione additiva (la stampa 3D, ndr) per il suo nuovo motore a razzo AR1, presso la sua struttura di prova di Sacramento, in Texas.
La prova degli elementi principali che compongono l'iniettore rappresentano un importante passo avanti nello sviluppo del motore AR1 che la compagnia vuole certificare per la produzione entro il 2019.
Il motore a razzo AR1, alimentato da ossigeno liquido e kerosene, avrà una spinta di circa 226 tonnellate e potrà diventare l'alternativa 'made in USA' al posto dei propulsori russi RD-180 che spingono il vettore Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA).
Un Atto Autorizzato della Difesa Nazionale del 2015 ha chiesto che gli RD-180 vengano sostituiti, a partire dal 2019, con un'alternativa prodotta negli Stati Uniti per i lanci che coinvolgono la sicurezza nazionale. Lo sviluppo, iniziato nel 2014, si basa sui solidi precedenti dei motori ad ossigeno e dei recenti programmi come l'AFRL Hydrocarbon Boost Technology Demonstration e il NASA Advanced Booster Engineering Demonstration/Risk Reduction.
Con la soluzione AR1 vi saranno modifiche minime sia al veicolo di lancio Atlas 5 che alle infrastrutture di terra e alla rampa di lancio.
Lo sviluppo di AR1 è attualmente finanziato dalla Aerojet Rocketdyne con l'assistenza della ULA e l'obiettivo di certificare il motore per il 2019. Lo sviluppo in cooperazione di AR1 rappresenta la prosecuzione di una lunga relazione fra le compagnie che hanno supportato i requisiti di lancio USA. La Aerojet Rocketdyne e la ULA continuano a lavorare per ridurre i costi dei sistemi di propulsione che supportano i veicoli di lancio Atlas e Delta come gli RS-68A, RL-10 e AJ-60A, mantenendo una percentuale del 100% di successi nelle missioni.
Diversi iniettori del nuovo motore sono stati realizzati con la tecnica SLM (Selective Laser Melting), un tipo di produzione additiva, o stampa 3D. Questa permette la produzione di componenti molto complessi ad una frazione di costi e tempi rispetto alle tecniche tradizionali. La Aerojet Rocketdyne ha investito molto nello sviluppo della tecnica SLM da poter applicare ai motori a razzo. I test svolti hanno mostrato che i componenti di AR1 realizzati con questa nuova tecnologia possono superare pressioni di 2.000 psi, le più alte alle quali sono mai stati sottoposti componenti stampati in 3D. Solo nella realizzazione dell'iniettore principale, la tecnologia 3D permette una riduzione di nove mesi nella realizzazione e il 70% di riduzione dei costi.
Per il 2015 è previsto il completamento del Preliminary Design Review del motore AR1 per mantenersi in linea con il completamento per il 2019.
Nella foto (Credit: Aerojet Rocketdyne) il test di accensione di un singolo elemento dell'iniettore principale del motore a razzo AR1, realizzato completamente con la tecnologia di stampa 3D.

Fonti: Spaceref - Aerojet Rocketdyne

16/03/2015 - La XCOR assume un ex funzionario dell'U.S. Air Force come Amministratore Delegato -

La compagnia di volo spaziale privato XCOR Aerospace ha assunto un nuovo Ammistratore Delegato.
I rappresentanti della XCOR Aerospace - la compagnia responsabile per lo sviluppo dello spazio plano Lynx, hanno annunciato oggi, 16 marzo 2015, che John 'Jay' Gibson guiderà la compagnia di volo spaziale commerciale. Secondo la compagnia, l'ex Amministratore Delegato, Jeff Greason, rimarrà in azienda ma a capo dell'ufficio tecnologico e concentrerà i suoi sforzi per aiutare a sviluppare il Lynx ed altri progetti.
Gibson proviene da ruoli manageriali nella Beechcraft Corporation ma, nella sua carriera è stato ad alti livelli gestionali anche nell'U.S. Air Force e nel Dipartimento della Difesa.
"Jay ha la forza e l'esperienza necessaria per portare la XCOR al livello successivo," ha dichiarato la XCOR nel comunicato.
Lo spazio plano Lynx è progettato per portare un pilota e un passeggero in volo suborbitale e ritorno. Lo spazio plano potrà anche trasportare esperimenti scientifici per approfittare delle condizioni di volo in microgravità.
Il primo Lynx (chiamato Lynx Mark I) dovrebbe iniziare i voli di prova entro l'anno. La compagnia prevede di realizzare altri due tipi di spazio plano Lynx, il Mark II e il Mark III. Il Mark II è progettato per fare voli suborbitali fino a 100 km di quota fino a quattro volte al giorno, mentre il Mark III avrà la capacità di lanciare microsatelliti nello spazio.
Al momento un posto per un volo sul Mark I è stimato in 95.000 dollari mentre uno sul Mark II arriva a 100.000 dollari.
Vi sono altre compagnie private che si vogliono inserire nel mercato del volo spaziale suborbitale, come la Virgin Galactic del miliardario britannico Sir Richard Branson. Il suo veicolo, chiamato SpaceShipTwo, potrà portare turisti nello spazio, in un prossimo futuro, al costo di 250.000 dollari per posto. La Virgin Galactic ha recentemente sofferto di un grave incidente che ha visto la distruzione di un prototipo di SpaceShipTwo ed è costata la vita ad uno dei due piloti che si trovavano a bordo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: XCOR) lo spazio plano Lynx e il nuovo CEO John 'Jay' Gibson.

Fonti: Space.com - PR Newswire

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/Pierre Carril) il minisatellite Proba-2 in orbita terrestre.

13/03/2015 - I mini-satelliti dell'ESA che seguiranno l'eclisse solare in Europa -

Il 20 marzo, venerdì mattina, l'Europa sperimenterà un'eclisse parziale di Sole. Solo un'eclisse parziale sarà visibile dal continente europeo, ma il minisatellite Proba-2 dell'ESA, destinato all'osservazione del Sole, e che si trova ad una quota di 820 km, potrà seguire due periodi di eclisse totale per alcune dozzine di secondi.
Intanto altri membri della famiglia di minisatelliti Proba dell'ESA - ognuno più piccolo di un metro cubo - guarderanno verso il basso cercando di scorgere l'ombra della Luna che attraversa la superficie terrestre.
I media e il pubblico sono invitati nel cuore tecnico dell'ESA, in Olanda, quel giorno per vivere questo evento spettacolare sia dalla Terra che dallo spazio. Un evento è stato organizzato dal centro ESA e dal centro visitatori Space Expo di Noordwijk per osservare l'eclisse in sicurezza con i telescopi e condividere la vista del Sole, della Luna e della Terra dall'orbita.
Come segnalato da Space Expo, l'eclisse parziale di Sole inizierà alle 9:30 CET di venerdì 20 marzo, quando il bordo della Luna inizierà a coprire il disco solare, arrivando alla copertura massima dei quattro quinti del Sole alle 10:37 CET e con la conclusione alle 11:48 CET.
Durante un'eclisse solare la Luna si muove di fronte al Sole, vista dalla Terra. Dato che le dimensioni appaiono simili, la Luna blocca temporaneamente una significativa parte della luce del Sole.
Questa volta l'intera Europa sperimenterà l'eclisse parziale di Sole: il 100% del disco solare verrà coperato sopra le isole Svalbard, Norvegia, il 97% nel nord della Scozia, l'84% sopra Londra, 81% sopra Hague, 75% su Parigi, 65% su Madrid e 56% su Roma.
La striscia della totalità di venerdì - dove il Sole è completamente bloccato - traccerà una sottile linea lungo l'Atlantico, comprese le isole Faroe e le Svalbard, dove si trova una stazione di terra dell'ESA dalla quale arriveranno le immagini dell'eclisse.
Durante la totalità il Sole mostra un alone luminoso, offrendo agli osservatori la rara opportunità di vedere direttamente l'atmosfera del Sole, o corona, che normalmente viene oscurata dall'intensa luminosità del disco solare.
Si prega di fare molta attenzione se sarete fortunati abbastanza da poter osservare questo evento astronomico: osservare il Sole ad occhio nudo è estremamente pericoloso e potrebbe causare cecità permanente. Si prega di utilizzare attrezzature come occhiali per eclissi solari, o un telescopio solare sotto la guida di un esperto.
Per registrarsi presso l'evento allo Space Expo, contattate: Hans.van.der.Lande@space-expo.nl.
Le missioni Proba sono dei piccoli satelliti che volano per conto dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) come dimostratori tecnologici con importanti obiettivi scientifici.
Proba-2, lanciato nel 2009, monitorizza il Sole e il meteo spaziale. Uno strumento riprende immagini della superficie ad alta temperatura del Sole e della sua corona nelle onde dell'ultravioletto estremo, mentre un altro traccia i livelli dell'intera radiazione solare.
Le immagini dell'eclisse, riprese da Proba-2 verranno confrontate con quelle riprese da altre missioni spaziali, come il Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, così come con le osservazioni dal suolo.
Allo stesso tempo, Proba-1, lanciato nel 2001, utilizzerà la sua fotocamera ad alta risoluzione multi-spettrale per riprendere l'ombra della Luna che segue la sua traccia orbitale.
Proba-V, lanciata nel 2013, farà lo stesso con la sua fotocamera Vegetation a largo campo, provando a riprendere le zone di totalità all'interno del suo campo di vista.
Durante l'evento di venerdì prossimo presso lo Space Expo vi sarà una presentazione della prossima Proba-3, il cui lancio è previsto per il tardo 2018. Questo minisatellite creerà un'eclisse solare totale artificiale nello spazio, permettendo lo studio della sezione interna della corona del Sole.
Un paio di satelliti voleranno in formazione con precisione millimetrica, in modo che uno crei ombra sull'altro, bloccando la luce solare.
Nella foto (Credit: ESA) la ripresa dell'eclisse parziale del 29 aprile 2014, ripresa dal minisatellite Proba-2. Nell'illustrazione in artistica in alto a sinistra (Credit: ESA/Pierre Carril) il minisatellite Proba-2 in orbita terrestre.

Fonte: ESA

Nell'illustrazione artistica (Credit: Bigelow Aerospace) il modulo BEAM connesso al Nodo Tranquillity della ISS.

13/03/2015 - Il modulo gonfiabile BEAM pronto per raggiungere la ISS -

La NASA e la Bigelow Aerospace si stanno preparando al lancio, entro l'anno, di un modulo abitabile gonfiabile diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L'agenzia era presente presso la sede della Bigelow, a Las Vegas, per siglare il completamento del modulo da parte della compagnia privata.
Il BEAM (Bigelow Expandable Activity Module) incorpora innovazioni chiave nel campo della leggerezza e compattezza dei materiali, discostandosi dalle tradizionali strutture rigide in metallo. Verrà stivato in configurazione racchiusa a bordo di un veicolo spaziale Dragon di SpaceX che verrà lanciato per mezzo di un razzo Falcon 9. Il modulo misurerà circa 2,4 metri. Una volta ormeggiato al nodo Tranquillity della stazione e dopo una serie di controlli della struttura, il modulo verrà gonfiato, aggiungendo circa 16 metri cubi di volume disponibile - circa le dimensioni di una grande tenda da campeggio - accessibile dagli astronauti a bordo del laboratorio orbitante.
Gli habitat gonfiabili potrebbero essere il nuovo modo per aumentare drasticamente il volume di spazio disponibile agli astronauti proteggendoli inoltre contro le radiazioni e i detriti fisici. Avanzamenti innovativi nell'efficienza forniti dagli habitat gonfiabili potrebbero dare alla nazione nuove opzioni per estendere la presenza umana più lontano nel Sistema Solare, sia in transito che sulla superficie degli altri mondi, supportando inoltre lo sviluppo di innovative piattaforme commerciali utilizzate in orbita bassa terrestre.
Nel prossimo decennio la NASA prevede di ampliare il volo spaziale umano dall'orbita bassa terrestre, usata come 'campo di prova', ad operazioni nello spazio attorno alla Luna. Nel campo di prova la NASA e i suoi partener valideranno le attrezzature vitali, compresi gli habitat per lo spazio profondo, così come le operazioni e le capacità necessarie per inviare gli esseri umani in missioni di lunga durata verso Marte o altre destinazioni nello spazio profondo nelle quali dovranno operare indipendentemente dalla Terra. La ISS serve come laboratorio principale per condurre ricerca di frontiera e come piattaforma primaria per lo sviluppo di tecnologie da testare nello spazio e permettere l'esplorazione robotica e umana di luoghi oltre l'orbita bassa terrestre, compresi gli asteroidi e Marte.
"Siamo fortunati di poter avere una stazione spaziale per dimostrare il potenziale abitativo di moduli come il BEAM," ha detto Jason Crusan, direttore dei Sistemi di Esplorazione Avanzata presso la sede della NASA a Washington. "La stazione ci fornisce una piattaforma di microgravità di lunga durata con accesso costante dell'equipaggio che può così valutare i sistemi e le tecnologie che stiamo considerando per le missioni future nello spazio profondo."
Una volta che BEAM sarà ormeggiato al Nodo Tranquillity, l'equipaggio della stazione eseguirà dei controlli iniziali dei sistemi prima di gonfiare l'habitat. Durante il periodo di prova minimo di due anni, gli equipaggi entreranno ogni tanto a prendere misure e monitorare le sue prestazioni che potranno aiutare a progettare i sistemi abitativi futuri. Imparare come un habitat gonfiabile si comporta nell'ambiente dello spazio e come reagisce alle radiazioni, ai micrometeoriti e ai detriti orbitali fornirà informazioni chiave per quanto concerne la possibilità di vivere nell'ambiente estremo dello spazio.
Il BEAM è un esempio dell'aumento da parte NASA del coinvolgimento delle industrie come partner e permettere così la crescita dell'utilizzo commerciale dello spazio. La Bigelow Aerospace è fondata sulla tecnologia della NASA sviluppata negli anni '90 e che ha fornito la licenza alla compagnia. La NASA e la Bigelow Aerospace beneficiano l'una dell'altra e condividono l'esperienza, i costi e i rischi per il raggiungimento di obiettivi comuni.
Il modulo verrà lanciato con l'ottava missione cargo di rifornimento della SpaceX verso la ISS prevista entro l'anno.
Qui potete leggere il blog dell'Amministratore della NASA, Charles Bolden, sul BEAM.
Nella foto (Credit: Stephanie Schierholz) William Gerstenmaier, amministratore associato NASA per le operazioni e l'esplorazione umana, (a sinistra) e Jason Crusan mentre osservano il modulo BEAM, compattato per il lancio, il 12 marzo presso la sede della Bigelow, a Las Vegas. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Bigelow Aerospace) il modulo BEAM, gonfiato, come apparirà una volta connesso a un boccaporto del Nodo Tranquillity della ISS.

Fonti: NASA - Bigelow Aerospace

13/03/2015 - Compiuto un piccolo passo per l'energia solare dallo spazio -

L'industria giapponese Mitsubishi Heavy Industries (MHI) ha detto di aver avuto successo nella trasmissione a distanza di energia senza fili, segnando un piccolo passo verso l'utilizzo, sulla Terra, della generazione di energia elettrica nello spazio.
La MHI ha utilizzato una tecnologia che sfrutta le microonde per inviare 10 kW di potenza, abbastanza per le alimentare completamente una cucina, attraverso l'aria per una distanza di 500 metri.
L'esperimento si è svolto nel porto di Kobe, grazie ad un accordo fra la MHI e la Japan Space System, una fondazione alla quale partecipa il Ministero dell'Economia del Giappone. La tecnologia di trasmissione senza fili potrebbe anche essere utilizzata in molti campi anche qui sul nostro pianeta.
La trasmissione senza fili di energia è attualmente in fase di sviluppo come il cuore tecnologico per l'utilizzo, sulla Terra, della grande quantità di energia solare disponibile nello spazio. Sebbene la distanza percorsa nell'esperimento della Mitsubishi non sia grande si tratta comunque di un passo avanti nella direzione giusta.
La generazione di energia solare nello spazio ha molti vantaggi rispetto a quella sulla Terra, soprattutto per la disponibilità permanente di energia, senza i problemi delle condizioni meteo e delle ore di buio.
Mentre i satelliti artificiali, come anche la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), utilizzano da molto tempo l'energia proveniente dal Sole, si stima che ci vorranno ancora diversi anni, forse fino al 2040, per commercializzare questa nuova tecnologia.
Per anni l'agenzia spaziale del Giappone (JAXA) ha lavorato sul progetto SSPS (Space Solar Power Systems) che permetterebbe di trasmettere l'energia elettrica, ottenuta dai pannelli solari in orbita geostazionaria a 36.000 km di altezza, tramite un fascio di microonde sulla Terra dove verrebbe utilizzata. Una fonte di energia pulita e infinita.
Nella foto (Credit: MHI) l'antenna per l'esperimento di trasferimento energia senza fili eseguito dalla Mitsubishi nel porto di Kobe.

Fonti: Spacedaily - MHI

13/03/2015 - L'oceano nascosto di Ganimede -

Osservazioni effettuate recentemente dal telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA hanno fornito la migliore evidenza sull'esistenza di un oceano di acqua salata sotterranea su Ganimede, la luna più grande di Giove. Si pensa che l'oceano possa contenere più acqua di quella presente sulla superficie terrestre.
"Questa scoperta segna una tappa significativa, mostrando ciò che solo Hubble può fare," ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore associato della Science Mission Directorate della NASA presso il quartier generale della NASA, Washington. "Nei suoi 25 anni in orbita, Hubble ha fatto molte scoperte scientifiche sul nostro Sistema Solare. Un oceano in profondità sotto la crosta ghiacciata di Ganimede apre ulteriori possibilità interessanti per la vita oltre la Terra."
Ganimede è la più grande luna del nostro Sistema Solare e l'unica luna con il suo campo magnetico. Perché Ganimede è vicino a Giove, è anche immerso nel campo magnetico del pianeta gigante e, quando questo subisce dei cambiamenti, anche le aurore su Ganimede cambiano, "dondolando" avanti e indietro. Osservando il movimento oscillante delle aurore nei due emisferi, gli scienziati sono stati in grado di determinare che una grande quantità di acqua salata esiste sotto la crosta di Ganimede che colpisce il suo campo magnetico.
Gli scienziati stimano che l'oceano sia profondo 100 chilometri, oltre 10 volte gli oceani della Terra, e sia sepolto sotto una crosta di 150 chilometri composta principalmente da ghiaccio. Sotto l'oceano, poi, ci sarebbe uno spesso mantello di ghiaccio seguito da un mantello roccioso e, infine, un nucleo ricco di ferro da cui si origina il campo magnetico.
Gli scienziati cominciarono a sospettare l'esistenza di un oceano su Ganimede già nel 1970, sulla base di modelli matematici. La missione Galileo della NASA misurò poi il campo magnetico di Ganimede nel 2002, fornendo ulteriore sostegno a quei sospetti; purtroppo, l'intervallo temporale abbracciato da quelle misure era troppo breve per mostrare chiaramente il dondolio ciclico del campo magnetico secondario creato dall'oceano.
Le nuove osservazioni sono state fatte in luce ultravioletta e, per questo, potevano essere realizzate solo con un grande telescopio spaziale al di sopra dell'atmosfera terrestre, che blocca quella radiazione (Hubble Space Telescope celebrerà 25 anni di attività il prossimo 24 aprile).
Notizie più approfondite e altre immagini all'articolo di Marco Di Lorenzo su Alive Universe Images.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/ESA/HST) Ganimede e le sue aurore osservate da Hubble.

Fonti: Alive Universe Images - NASA - INAF News

Nell'illustrazione (Credit: Lockheed Martin) dimensioni e parti principali di Jupiter/Exoliner.

13/03/2015 - La Lockheed Martin svela il rimorchiatore 'Jupiter' per rifornire la ISS ed oltre -

A giugno la NASA dovrà decidere a quali compagnie private affidare il contratto CRS-2 (Commercial Resupply Services 2) per la consegna dei rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal 2018. La Lockheed Martin (LM) ha svelato il suo progetto composto da un rimorchiatore spaziale chiamato Jupiter e da un modulo pressurizzato cargo chiamato 'Exoliner'.
"Sebbene la nostra priorità sia il rifornimento della ISS e fornire la possibilità di trasportare carichi commerciali e rilasciare piccoli satelliti, stiamo anche progettando questo sistema fin dall'inizio in modo che sia in grado di compiere anche missioni nello spazio profondo," ha dichiarato Josh Hopkins, a capo della sezione esplorazione spaziale della Lockheed Martin, ai giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi giovedì.
Al momento due compagnie degli Stati Uniti, la Orbital ATK e la SpaceX, stanno occupandosi della consegna dei rifornimenti alla ISS grazie a due contratti separati dal valore di miliardi di dollari. Lo scorso anno la NASA ha sollecitato le proposte per il nuovo contratto CRS-2.
Oltre alle due compagnie già in azione, questa nuova competizione vedrà partecipare anche la Boeing, la Sierra Nevada e la Lockheed. Con la decisone a giugno la NASA affiderà, molto probabilmente, a due compagnie il servizio, come già fatto per il CRS-1, in modo da avere ridondanza e stimolare la competizione.
Se la Lockheed Martin fosse fra le prescelte la prima missione operativa - probabilmente nel 2018 - vedrebbe il lancio di Jupiter e Exoliner verso il laboratorio orbitante grazie ad un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA).
Exoliner sarà in grado di ospitare 5 tonnellate di cargo pressurizzato e 1.500 kg non pressurizzato. Il modulo verrà costruito dalla compagnia europea Thales Alenia Space e, dopo essere stato scaricato dei rifornimenti e caricato di spazzatura e materiale non più necessario, brucerà al rientro nell'atmosfera terrestre.
Ma qui la cosa si fa interessante. La partenza dalla ISS del vecchio Exoliner sarà coordinata con il lancio di uno nuovo. Jupiter avrà il compito di scaricare il vecchio modulo e di agganciare, grazie ad un braccio robotico in dotazione, quello nuovo in arrivo per consegnarlo alla ISS. Lo stadio superiore del razzo Centaur, che avrà portato il nuovo modulo Exoliner nello spazio, dovrà portare nell'atmosfera quello vecchio.
Questo ciclo verrà ripetuto con tutte le missioni future di rifornimento in modo da lanciare soltanto i moduli 'senza cervello'.
"La parte più costosa di questo sistema rimane in orbita e viene riutilizzata ad ogni missione," dice Jim Crocker, vice presidente e general manager della divisione Internazionale dei Sistemi Spaziali di Lockheed, riferendosi a Jupiter.
Ma la LM spera che l'utilizzo per il rifornimento della ISS sia solo l'inizio per Jupiter e Exoliner. Jupiter è basato sulla sonda MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) della NASA, e costruita da LM, che è arrivata in orbita attorno a Marte lo scorso settembre. Quindi Jupiter è già progettato per volare nello spazio esterno e lo Exoliner può essere facilmente modificato per diventare un ambiente abitabile, piuttosto che un vascello cargo.
Il sistema Jupiter/Exoliner potrebbe essere utilizzato assieme alla capsula Orion della NASA per triplicare lo spazio abitabile degli astronauti in volo verso lo spazio profondo. Inoltre Exoliner potrebbe essere lanciato sia con il mega-razzo SLS della NASA che con esistenti o previsti veicoli commerciali di lancio pesanti.
"Vogliamo che la capacità di offrire servizi commerciali di logistica per la NASA e partner internazionali, non solo verso la ISS, ma in orbita lunare e oltre. Quindi questo ci dà la possibilità di esercitare tale modello di business," ha detto Hopkins. "Con la nostra offerta per CRS-2 stiamo, non solo sviluppando la tecnologia per rifornire questo primo avamposto Terra-Luna, ma stiamo anche dimostrando il modello economico per rendere quel lavoro più conveniente."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lockheed Martin) un Jupiter/Exoliner stanno per ormeggiare alla ISS. Nell'illustrazione a sinistra (Credit: Lockheed Martin) dimensioni e parti principali che compongono il rimorchiatore spaziale Jupiter/Exoliner.

Fonte: Space.com

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la flotta di osservatori MMS con le linee del campo magnetico.

13/03/2015 - In orbita i quattro satelliti MMS grazie ad un Atlas 5 -

Un razzo vettore Altas 5-421 della United Launch Alliance (ULA) ha immesso la missione MMS (Magnetospheric Multiscale) su un'orbita altamente ellittica. Il decollo è avvenuto dal complesso di lancio SLC-41 di Cape Canaveral, in Florida, alle 2:44 UTC (le 3:44 ora italiana) per iniziare un volo lungo un'ora e 47 minuti.
Il veicolo ha accelerato rapidamente nel cielo notturno della Florida aiutato dai due booster a propellente solido. Dopo i primi quattro minuti di volo il primo stadio è stato sganciato ed è stato avviato lo stadio superiore Centaur per la prima, delle due accensioni previste, della durata di 543 secondi ha immesso il veicolo su un'orbita preliminare di 167 x 591 km con inclinazione 28,72°. Dopo 59 minuti di volo per inerzia, lo stadio superiore alimentato dal motore RL-10 è stato acceso nuovamente per 342 secondi e portare così il veicolo su un'orbita di 580 x 70.279 km ed inclinazione 28,779°.
A questo punto ognuno dei quattro satelliti MMS è stato rilasciato in sequenza dallo stadio superiore Centaur a intervalli di cinque minuti, iniziando dalle 12:16 a.m. EDT di venerdì (le 5:16 ora italiana) fino alla separazione finale avvenuta alle 12:31 a.m. EDT (le 5:31 ora italiana). Gli scienziati e gli ingegneri della NASA hanno confermato le buone condizioni di tutti e quattro i satelliti pochi minuti dopo.
Nel corso delle prossime settimane, gli scienziati ed ingegneri della NASA comanderanno il dispiegamento dei tralicci e delle antenne dei veicoli spaziali e testeranno tutta la strumentazione. Gli osservatori verranno piazzati in formazione a piramide in preparazione alle osservazioni scientifiche, che dovrebbero iniziare ai primi di settembre.
La missione MMS è dedicata allo studio di un fenomeno chiamato riconnessione magnetica. Questo processo si pensa sia il catalizzatore di alcune delle più potenti esplosioni nel nostro Sistema Solare.
"Dopo un decennio di pianificazione e lavoro ingegneristico, il team scientifico è pronto per iniziare il lavoro," ha detto Jim Burch della Southwest Research Institute di San Antonio (SwRI), capo scienziato della serie di strumenti installati sui satelliti MMS. "Non abbiamo mai avuto prima questo tipo di opportunità di studiare così in dettaglio questi processi fondamentali."
La missione fornirà la prima vista tridimensionale della riconnessione che avviene nel campo magnetico che protegge la Terra, la magnetosfera. La riconnessione magnetica avviene quando i campi magnetici si connettono, si sconnettono e riconfigurano in modo esplosivo, rilasciando scoppi di energia che possono raggiungere l'ordine dei miliardi di megatoni di tritolo. Queste esplosioni possono sparare particelle nello spazio con velocità vicine a quelle della luce.
Gli scienziati sperano, non solo di poter comprendere meglio i meccanismi della riconnessione magnetica, ma anche di poter dare un'occhiata a questi potenti eventi, che possono interrompere i moderni sistemi tecnologici come le reti di comunicazione, la navigazione GPS e le linee elettriche.
Studiando la riconnessione localmente, in questo laboratorio naturale in orbita terrestre, potrà permettere agli scienziati di comprenderla in ogni luogo, come nell'atmosfera del Sole e delle altre stelle, nei pressi dei buchi neri e delle stelle di neutroni e ai confini fra l'eliosfera del nostro Sistema Solare e lo spazio interstellare.
I veicoli spaziali voleranno in formazione stretta attraverso le regioni in attività di riconnessione. Utilizzando i sensori progettati per misurare l'ambiente spaziale 100 volte più rapidamente di ogni altra missione precedente.
MMS è la quarta missione del Solar Terrestrial Probes Program della NASA. Il Goddard Space Flight Center ha costruito, integrato e testato i quattro veicoli spaziali ed è responsabile per la gestione complessiva e le operazioni della missione. Il principale team scientifico degli strumenti di MMS è basato presso la SwRI, La pianificazione delle operazioni scientifiche e dei comandi alla strumentazione sono eseguiti presso il MMS Science Operation Center che si trova al Laboratory for Atmospheric and Space Physics dell'Università del Colorado, a Boulder.
Ulteriori informazioni sulla missione MMS sono disponibili qui: http://www.nasa.gov/mms. Quello di oggi è stato l'11esimo lancio orbitale del 2015, tutti eseguiti con successo. Si è trattato del 53esimo lancio di successo di un vettore Atlas 5, il 12esimo per la NASA. La prossima missione di ULA è prevista per il 25 marzo con un Delta 4 che porterà un satellite GPS in orbita. Il prossimo lancio di un Atlas 5 è fissato invece per il 6 maggio con il ritorno dello spazioplano X-37 in orbita.
Nella foto (Credit: NASA) il lancio di Atlas 5-421 con la missione MMS per la NASA. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA) la flotta di osservatori MMS con le linee del campo magnetico.

VIDEO DEL LANCIO DI MMS CON UN ATLAS 5 DA CAPE CANAVERAL - 13/03/2015 - (Credit: NASA KENNEDY) - dur.min. 2:44 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA - Space Launch Report - Spaceflight Now

Nella foto (Credit: ESA) una webcam simile a quella installata sulla sonda Mars Express.

12/03/2015 - Che ne dite di utilizzare una fotocamera a bordo di una sonda in orbita attorno a Marte?-

A maggio, la "webcam" a bordo di Mars Express sarà disponibile per richieste di immagini da parte del pubblico. Invitiamo le scuole, i club scientifici ed i gruppi di giovani ad inviare le proprie proposte per una delle otto opportunità disponibile per fotografare un altro pianeta.
L'ESA invita ad inviare proposte da parte del pubblico per delle opportunità di osservazione utilizzando la Visual Monitoring Camera (VMC) a bordo di Mars Express.
VMC – la "webcam di Marte"- è un semplice dispositivo a bassa risoluzione originariamente progettato per fornire conferma visiva della separazione del lander Beagle. Dal 2007 ha fornito immagini uniche di Marte, tra cui delle vedute a mezzaluna del pianeta non ottenibili dalla Terra, che sono regolarmente condivise attraverso un blog dedicato e via Flickr.
Benché non sia propriamente uno strumento che si possa definire scientifico, e nonostante la bassa risoluzione, la fotocamera fornisce immagini di buona qualità delle intriganti caratteristiche marziane, comprese le attività delle nuvole ed atmosferiche e le caratteristiche della superficie marziana come Olympus Mons e Tharsis Montes.
A maggio, Marte sarà nella congiunzione solare, ossia la linea di vista dei segnali radio tra la Terra e Mars Express saranno disturbati dal Sole. Come risultato, il carico scientifico professionale della navetta sarà spento. Ciò offre una prima assoluta, un periodo di tre giorni in cui la telecamera VMC può essere puntata liberamente verso qualsiasi obiettivo da quasi qualsiasi punto nell'orbita di 300 x 10.000km.
Invitiamo scuole, club astronomici, centri scientifici ed altre organizzazioni che coinvolgono la gioventù (vedere qui i dettagli di ammissibilità) a proporre obiettivi per le immagini da realizzare attraverso la VMC, da inserire in una campagna di osservazione che avverrà tra il 25 ed il 27 maggio.
Mentre un numero qualsiasi di gruppi rispondenti alle caratteristiche di ammissibilità può sottoporre le proposte, solo i più promettenti saranno selezionati, sulla base di un'opportunità per gruppo, corrispondente alle otto finestre di osservazione disponibili (il numero potrà variare in base agli obiettivi proposti).
Le proposte devono comprendere l'obiettivo di osservazione desiderato, una breve nota esplicativa del perché è interessante ed una descrizione del progetto previsto che sfrutterà appieno le immagini. Le proposte con una forte valenza educativa e che rappresentino un lavoro di squadra coesa avranno le migliori possibilità di essere accettate.
In cambio, l'ESA si aspetta che i gruppi ai quali vengono assegnate queste finestre di osservazione utilizzeranno i "loro" set di immagini in un progetto scientifico o artistico che faccia un uso pieno e ricco di immaginazione dell'informazione visiva che essi contengono. Il progetto deve essere condiviso con l'ESA, che in seguito lo pubblicherà nel blog VMC.
I set di immagini presi dalla VMC saranno scaricati a Terra entro il 28 maggio, e consegnati in forma elettronica ai gruppi partecipanti. I progetti dovranno essere completati per la fine dell’anno accademico o entro il 31 luglio, a seconda di quale data si verifichi prima.
In teoria, quasi ogni caratteristica di grandi dimensioni sulla superficie marziana può essere ripresa. Tuttavia, durante la campagna limitata di tre giorni, le orbite di Mars Express potrebbero non offrire le migliori vedute per tutti i possibili obiettivi.
Una descrizione più dettagliata delle orbite di Mars Express, un'idea delle visibilità e degli orari/altitudini per le finestre di osservazione, insieme ad esempi di potenziali obiettivi – come ad esempio Meridiani Planum, la posizione della destinazione per il lander ESA del 2016 Schiaparelli – sono disponibili nel blog Mars Express.
Il periodo per sottoporre le proposte si apre oggi e dura fino al 27 marzo; ciascun gruppo interessato deve registrarsi al link sotto riportato per indicare i propri interessi e fornire dettagli sull’obiettivo che desiderano riprendere e sul proprio progetto scientifico/artistico.
Il 19 marzo, il team della missione Mars Express fornirà un tutorial della videocamera VMC attraverso un #ESAHangout su Google+ e YouTube e su come le immagini sono pianificate ed acquisite. Le proposte possono essere modificate in seguito, ma tutte le richieste di partecipazione devono essere confermate entro il 27 marzo.
Qualche giorno più tardi saranno annunciate le proposte selezionate.
Dettagli completi sulla tabella per la tempistica della Campagna Immagini VMC, ammissibilità, registrazione ed informazioni tecniche sono disponibili a questo link:
Registrazione online: scadenza ore 12:00 del 27 marzo.
Domande? Inviatele via Twitter utilizzando l'hashtag ufficiale #vmcschools, o inviate la richiesta attraverso il blog Mars Express.
Nella foto (Credit: ESA/Mars Express/VMC CC BY-SA IGO 3.0) Marte ripreso dalla webcam posta sulla sonda Mars Express dell'ESA, il 16 aprile 2010. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) una webcam simile a quella installata sulla sonda Mars Express (notare le dimensioni comparate con un fiammifero).

Fonte: ESA Italia

12/03/2015 - Quattro cicloni visti dallo spazio -

Nell'immagine composita (Copyright: 2015 EUMETSAT) i cicloni tropicali Olwyn, Nathan, Bavi e Pam, ottenuta alle 12:00 UTC (le 13 ora italiana) del 12 marzo 2015.
Per ulteriori dettagli sugli allarmi ed avvisi per queste tempeste tropicali visitate il sito GDACS.
L'immagine composita, compresi i dati infrarossi provenienti dai satelliti in orbita geostazionaria di EUMETSAT e di JMA è stata ottenuta sovrapponendoli a un modello della Terra generato dal computer, contenuto nella biblioteca Blue Marble Next Generation della NASA.
Per un'immagine di EUMETSAT più grande.

Fonte: Spaceref

12/03/2015 - La sonda New Horizons compie una manovra da record -

Il veicolo spaziale New Horizons, della NASA, ha eseguito una manovra da record per aggiustare la sua traiettoria verso lo storico sorvolo di Plutone previsto per quest'estate.
La sonda New Horizons, che attraverserà il sistema di Plutone il 14 luglio, ha acceso i suoi motori per 93 secondi martedì 10 marzo, quando si trovava a circa 4,83 miliardi di km dalla Terra. Il capo studioso della missione New Horizons, Alan Stern, ha detto che nessun altro veicolo spaziale ha mai condotto prima un'accensione dei propulsori a così grande distanza dai suoi ideatori.
"L'accensione dei motori eseguita oggi da New Horizons fissa il record di TUTTI I TEMPI per la distanza maggiore di OGNI veicolo spaziale nella storia!" ha twittato Stern, che ha sede presso il Southwest Research Institute in Boulder, Colorado, tramite l'account @NewHorizons2015.
"Abbiamo fissato anche un altro record di TUTTI I TEMPI oggi - 1 AU da Plutone - più vicino ora che la Terra al Sole!" ha aggiunto Stern in un altro tweet. Un AU, o Unità Astronomica, è la distanza media della Terra dal Sole - circa 150 milioni di km.
L'accensione del propulsore di martedì è stata eseguita per rallentare la New Horizons di circa 4,1 km/h. La sonda viaggia attualmente a circa 52.140 km/h, hanno dichiarato i responsabili della missione.
L'accensione è la prima manovra della fase di avvicinamento, iniziata a gennaio, di New Horizons a Plutone. La correzione di traiettoria dovrebbe rallentare l'arrivo nel sistema di Plutone di 14 minuti e 30 secondi.
"Osservando dalla Terra, la manovra ha anche spostato, per il 14 luglio, di lato la sonda di 3.442 km, indirizzandola verso il punto desiderato per il sorvolo ravvicinato," hanno scritto i responsabili della missione in un aggiornamento. "Lo spostamento è basato sulle ultime previsioni dell'orbita di Plutone e della sua grande luna Caronte, secondo le stime provenienti da vari fonti, comprese le immagini ottiche di navigazione del sistema di Plutone riprese da New Horizons a gennaio e febbraio."
La missione New Horizons, del costo di 700 milioni di dollari, lanciata nel gennaio 2006, ha il compito di inviarci le prime immagini ravvicinate di Plutone e delle sue cinque lune conosciute. Il pianeta nano è rimasto largamente sconosciuto fin dalla sua scoperta nel 1930, principalmente a causa delle sue piccole dimensioni e della posizione così lontana dal Sole.
La New Horizons utilizzerà sette strumenti scientifici per mappare Plutone e Caronte, studiare la geologia dei due oggetti, caratterizzare l'atmosfera di Plutone, dare la caccia ad altri satelliti nel sistema e rispondere a molte altre domande.
La sonda passerà a circa 13.600 km dalla superficie del pianeta nano, durante il suo massimo avvicinamento del 14 luglio. Ma New Horizons non indugerà e proseguirà oltre Plutone, accelerando verso la Fascia di Kuiper, un anello di corpi ghiacciati oltre l'orbita di Nettuno.
Ma dopo il sorvolo di Plutone, i membri della squadra di New Horizons vogliono studiare un altro oggetto della Fascia di Kuiper ed hanno già messo gli occhi su due candidati che la sonda potrebbe raggiungere nel 2019, sempre se la NASA approverà e finanzierà un'estensione della missione.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute-JHUAPL/SwRI) New Horizons che il 14 luglio 2015 vola attraverso il sistema di Plutone.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls) la Soyuz scende verso le basse nubi del Kazakhstan.

12/03/2015 - La Soyuz conclude la missione atterrando regolarmente nel Kazakhstan -

Tre residenti della stazione spaziale - l'ex-comandante NASA e due cosmonauti russi - hanno lasciato la ISS e sono rientrati sulla Terra giovedì mattina, terminando la loro permanenza di 167 giorni nello spazio. A causa di un'interruzione delle comunicazioni l'equipaggio ha perso i contatti con i controllori di volo della Russia per gran parte del rientro verso casa.
La causa delle interruzioni saltuarie nelle comunicazioni non è al momento conosciuta ma, durante un breve scambio di battute con le squadre di recupero durante gli ultimi istanti della discesa, il comandante del veicolo spaziale Alexander Samokutyaev ha riportato che tutti e tre i membri dell'equipaggio erano in buone condizioni e che procedevano verso l'obiettivo fissato per l'atterraggio nelle innevate steppe del Kazakhstan.
L'atterraggio avrebbe dovuto avvenire alle 10:08 p.m. EDT (le 3:08 ora italiana di giovedì 12 marzo) ma nubi basse e nebbia gelata hanno impedito una visuale chiara del momento del contatto con il suolo e ci sono voluti altri nove minuti perché gli equipaggi delle squadre di recupero russe confermassero che il modulo di discesa era al suolo e in posizione verticale. Al momento il tempo esatto dell'atterraggio non è ancora conosciuto.
Come sempre negli atterraggi delle Soyuz, le forze di recupero russe e un team di medici USA e della Russia stazionavano vicino alla zona di atterraggio per aiutare i viaggiatori spaziali - Samokutyaev e gli Ingegneri di Volo Elena Serova e Barry “Butch” Wilmore - ad uscire dal modulo di discesa per i primi controlli medici e per telefonate satellitari alle famiglie ed agli amici.
Trasportati su sedie reclinabili poste vicino al modulo di discesa e ricoperti con teli, tutti e tre i membri dell'equipaggio sono apparsi in ottime condizioni e con il morale alto, sorridendo e chiaccherando con i membri delle squadre di recupero prima di essere trasferiti sotto una tenda medica per controlli più approfonditi.
Al momento dell'atterraggio Samokutyaev ha raggiunto i 331 giorni complessivi di permanenza nello spazio durante due voli, il totale di Wilmore, compreso un volo con lo Shuttle, è arrivato a 178 giorni mentre Serova, qui alla sua prima missione, era a 167 giorni.
I tre sono stati poi caricati in elicottero e trasferiti alla città di Karaganda prima di essere separati per i loro viaggi verso casa. Wilmore verrà imbarcato su un jet della NASA e volerà ad Houston mentre Samokutyaev e Serova verranno trasferiti a Città delle Stelle, vicino Mosca, per un debriefing.
Sulla stazione spaziale sono rimasti il Comandante di Spedizione 43, Terry Virts, il cosmonauta Anton Shkaplerov e l'astronauta dell'ESA, l'italiana Samantha Cristoforetti. Durante la cerimonia del Cambio di Comando avvenuta martedì, Wilmore ha ringraziato i suoi compagni per aver trascorso una buona permanenza nello spazio.
Virts e i suoi compagni rimaranno soli a bordo della ISS fino al 27 marzo quando un'altra Soyuz, la TMA-16M, con a bordo il veterano cosmonauta Gennady Padalka, Scott Kelli e Mikhail Kornienko arriveranno al laboratorio orbitale.
Padalka, che ha già trascorso un totale di 711 giorni nello spazio durante quattro precedenti voli, prevede di rientrare sulla Terra a settembre, diventando il detentore del maggior numero di giorni nello spazio arrivando a 877. Kelly e Kornienko prevedono invece di trascorrere quasi un anno intero a bordo del laboratorio, fungendo da cavie per una lunga serie di esperimenti medici che aiuteranno a comprendere meglio gli effetti delle lunghe permanenze in orbita, dalla prolungata assenza di peso agli alti livelli di radiazioni.
Sebbene quattro cosmonauti abbiano già volato per un anno o più durante il periodo della MIR, Kelly e Kornienko realizzeranno un nuovo record per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) mentre Kelly raggiungerà il record per gli astronauti USA.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls) i tre membri dell'equipaggio subito dopo la loro uscita dal modulo di discesa. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Bill Ingalls) la Soyuz scende, appesa al paracadute, verso le basse nubi del Kazakhstan.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

Nella foto (Credit: NASA/ESA/JPL/Caltech) la luna Encelado ripresa dalla sonda Cassini.

11/03/2015 - Geyser idrotermali scoperti su Encelado, luna ghiacciata di Saturno -

La scoperta di sorgenti calde su Encelado, luna ghiacciata di Saturno, suggeriscono che al di sotto della superficie del satellite si potrebbero trovare temperature vicine a quelle di ebollizione dell'acqua.
Secondo i ricercatori che hanno presentato questo nuovo studio, queste scoperte sono la prima prova di emissioni attive idrotermali oltre gli oceani della Terra. Le condizioni sotto la superficie ghiacciata di Encelado potrebbero quindi essere simili a quelle che hanno portato alla crescita della vita sulla Terra.
La sesta luna più grande di Saturno, Encelado, ha un diametro di soli 505 km. Questo la rende abbastanza piccola da poter essere contenuta nei confini dell'Arizona.
Nonostante le sue piccole dimensioni, che ne hanno reso difficile la scoperta fino al 1789, questa ghiacciata, piccola, brillante luna ha richiamato una grande attenzione su di se a causa delle eruzioni dei geyser di acqua, osservati per la prima volta dalla sonda Cassini della NASA, nel 2005. Quest'emissioni di acqua suggeriscono che Encelado possa ospitare acqua liquida nascosta sotto la sua superficie ghiacciata, rendendola uno dei migliori siti potenziali per ospitare la vita nel Sistema Solare.
Ora la nuova scoperta di segni di sorgenti calde che potrebbero esistere su Encelado fanno pensare che questi geyser siano alimentati da attività idrotermale, proprio come quella vista sul fondo marino terrestre. Questo rende Encelado il primo posto al di fuori della Terra dover i ricercatori hanno scoperto attività idrotermale. Lo studio è stato pubblicato il 12 marzo dagli scienziati sulla rivista Nature.
Gli studiosi si sono concentrati sui misteriosi 'flussi di particelle', piccole particelle di polvere che Cassini ha osservato quando si è avvicinata per la prima volta a Saturno, quasi dieci anni fa. Le analisi di queste particelle mentre sfuggivano da una regione di Saturno verso lo spazio interplanetario hanno rivelato che avevano dimensioni di soli alcuni nanometri (miliardesimi di metro) e ricchi di silice, in contrasto con le particelle ricche di ghiaccio abbondanti attorno a Saturno. Il silice, o biossido di silicio, è estremamente comune sulla Terra, essendo presente in gran parte dei quarzi e nella sabbia.
Il team dei ricercatori ha eseguito dei modelli al computer della traiettoria di queste misteriose particelle ed è arrivato alla conclusione che provengono, molto probabilmente, dall'anello E di Saturno, una tenue struttura, composta essenzialmente di piccoli granelli di ghiaccio che orbita fra le lune Titano e Mimas. La sorgente delle particelle dell'anello E è Encelado.
In un esperimento di laboratorio, gli scienziati hanno scoperto che la composizione e le dimensioni dai 4 ai 16 nanometri dei granelli di silice nel flusso di particelle possono essere state originate solo in particolari condizioni fisiche molto specifiche. Queste condizioni includono acqua con temperatura che arriva a 90° Celsius; profondità di almeno 40 km, un Ph maggiore di 8,5 ovvero più alcalino del bicarbonato di sodio; e salinità di meno del 4%. In confronto, la maggior parte dell'acqua di mare sulla Terra ha una salinità che va dal 3,2 al 3,7%.
Queste scoperte suggeriscono che Encelado, nonostante si tratti di un piccolo corpo celeste, ha un nucleo inaspettatamente caldo.
"E' l'esistenza di reazioni fra roccia ed acqua ad alta temperatura in questo momento che mi sorprende di più, mentre ci aspettavamo che Enceladus fosse un mondo congelato," ha detto l'autore dello studio Hsiang-Wen Hsu Sean, uno scienziato planetario presso l'Università di Colorado, a Boulder. "Significa che c'è ancora un grande gap di conoscenza per capire come evolvono i corpi del Sistema Solare."
La principale fonte di calore è probabilmente un effetto noto come il riscaldamento di marea, nella quale l'attrazione gravitazionale di Saturno deforma abbastanza forte Encelado fino a riscaldare la roccia, ha detto Hsu. "Tuttavia, questo non è sufficiente per sostenere attuale livello 'di produzione di calore' di Encelado," ha detto Hsu a Space.com. Un'altra potenziale fonte di calore durante la prima fase storica di Encelado avrebbe potuto essere il materiale radioattivo, ha aggiunto.
Tali condizioni profonde, calde, alcaline sono simili a quelle che si trovano sulla Terra in un campo d'altura delle bocche idrotermali note come Lost City nell'Oceano Atlantico, Gabriel Tobie, uno scienziato planetario presso l'Università di Nantes, in Francia, ha scritto in un commento su queste nuove scoperte su Nature. Questo campo idrotermale è composto da camini di calcare alti 60 metriche sfiatano il liquido alcalino che è a basso contenuto di metalli e inferiore alla temperatura di ebollizione. Al contrario, ha osservato Tobie, la maggior parte degli altri camini idrotermali noti emanano liquido acido che è ricco di metalli e che è più caldo del punto di ebollizione.
"Bocche idrotermali alcaline potrebbero essere state il luogo di nascita dei primi organismi viventi sulla Terra primordiale," ha scritto Tobie.
"I sistemi idrotermali possano soddisfare i tre criteri per sostenere la vita: l'energia, i nutrienti e l'acqua liquida," ha detto Hsu. Tuttavia, ha detto che non è chiaro se Encelado sia stato abbastanza stabile su scale temporali geologiche per consentire alla vita di evolversi.
"Non c'è alcuna garanzia," ​​ha detto Hsu. "Ma le possibilità per trovarvi la vita sono sicuramente maggiori con dei sistemi idrotermali attivi."
Già nel 2014 una ricerca aveva suggerito la forte probabilità della presenza di un oceano profondo 10 km nascosto sotto la superficie ghiacciata spessa da 30 a 40 km.
La missione Cassini-Huygens è un progetto in cooperazione fra NASA, ESA (Agenzia Spaziale Europea) e l'Agenzia Spaziale Italiana. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, gestisce la missione per lo Science Mission Directorate dell'agenzia a Washington. Lo strumento Cassini CDA è stato fornito dal Centro aerospaziale tedesco. Il team dello strumento, guidato da Ralf Srama, ha sede presso l'Università di Stoccarda, in Germania.
Per maggiori informazioni su Cassini, visita: http://www.nasa.gov/cassini e http://saturn.jpl.nasa.gov/.
Nell'illustrazione (Credit: NASA/JPL-Caltech) una sezione di Encelado con i giganteschi geyser della zona polare sud che nascono dall'interazione fra l'acqua calda e la roccia del fondo dell'oceano, sotto la superficie di ghiaccio spessa 40 km. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/ESA/JPL/Caltech) la luna Encelado ripresa dalla sonda Cassini.

Fonti: Space.com - NASA - Alive Universe Images - ESA

11/03/2015 - La Soyuz TMA-14M lascia la ISS: inizia Spedizione 43 -

Dopo aver trascorso 167 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Barry Wilmore, Alexander Samokutyaev ed Elena Serova si sono staccati dalla stazione alle 6:44 p.m. EDT (le 23:44 ora italiana) per iniziare il loro viaggio verso casa. Samokutyaev, il Comandante della Soyuz, è ai controlli del veicolo spaziale Soyuz TMA-14M.
I tre eseguiranno l'accensione di separazione per incrementare la distanza dalla stazione prima di eseguire l'accensione dei propulsori, della durata di 4 minuti e 41 secondi, per l'uscita dall'orbita, alle 9:16 p.m. EDT (le 2:16 ora italiana del 12 marzo). E' previsto che l'equipaggio atterri alle 10:07 p.m. EDT (le 3:07 ora italiana) a Sud-Est di Dzhezkazgan, in Kazakhstan.
La partenza di Wilmore, Samokutyaev e Serova segna la fine di Spedizione 42 e l'inizio di Spedizione 43 con al Comando Terry Virts e Ingegneri di Volo Samantha Cristoforetti dell'ESA e Anton Shkaplerov della Roscosmos che proseguiranno le ricerche scientifiche e la manutenzione a bordo della stazione fino all'arrivo, il 27 marzo prossimo, dei restanti tre membri dell'equipaggio, l'astronauta NASA Scott Kelly e i cosmonauti della Roscosmos Mikhail Kornienko e Gennady Padalka.
La NASA TV manderà in onda in diretta la manovra di uscita dall'orbita di Soyuz TMA-14M e del suo atterraggio a partire dalle 9 p.m. EDT (le 2 ora italiana).
Nell'immagine (NASA TV) la Soyuz TMA-14M appena dopo aver lasciato il boccaporto della ISS.

Fonte: NASA ISS Blog

11/03/2015 - Potente brillamento solare classe X2.2 diretto verso le Americhe -

La macchia solare AR2297 ha appena rilasciato un potente brillamento solare diretto verso la Terra. L'evento è iniziato alle 16:22 UT dell'11 marzo (le 17:22 ora italiana).
Estreme radiazioni ultraviolette dall'emissione, che è stata misurata di scala X2.2, causeranno disturbi sulle onde radio HF ed altri effetti di propagazione sulla parte illuminata dalla Terra, principalmente sulle Americhe.
Intanto le emissioni naturali radio dal Sole suggeriscono che potrebbe essere emesso un rilascio di massa coronale (CME) con velocità superiori a 1.400 km/s. Se il CME dovesse essere diretto verso la Terra potrebbe causare una tempesta magnetica che avrebbe effetti di disturbo anche sui segnali GPS, satellitari e per le reti elettriche.
Rimanete sintonizzati (su Spaceweather.com) per ulteriori aggiornamenti.
Nell'immagine (Credit: Spaceweather.com) la mappa di previsione dove potranno colpire gli effetti del brillamento solare di oggi. In questa foto (Credit: NASA/SDO) ripresa dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, l'immagine del brillamento solare dell'11 marzo, un lampo brillante sul lato sinistro del Sole. La Terra viene mostrata in scala.

Fonti: Spaceweather.com - NASA

11/03/2015 - Il QM-1 scuote lo Utah con due minuti di tuono -

Il test QM-1 (Qualification Motor-1) della Orbital ATK è stato condotto con successo mercoledì e avvicina il debutto al lancio del mega-razzo della NASA, lo Space Launch System (SLS). Il motore a cinque segmenti a propellente solido è stato acceso presso la sede di prova della compagnia a Promontory, nello Utah, concludendo un lungo percorso che ha coinvolto anche un'indagine - e successiva soluzione - dopo la scoperta di buchi in uno dei segmenti.
Sono già stati eseguiti tre test statici con i booster a cinque segmenti, come motore di transizione fra il Programma Space Shuttle, passando dal defunto Programma Constellation fino a trovare un nuovo ruolo con SLS.
Il test più recente, DM-3 - era stato eseguito nel 2011 ed era l'ultimo di una serie di miglioramenti nello sviluppo del motore.
I preparativi per QM-1 di oggi erano iniziati con le prime operazioni di montaggio del segmento anteriore il 16 luglio 2012, presso la sede della Orbital ATK di Promontory, nello Utah. Poi all'inizio del 2013, il test era slittato per la scoperta di un problema durante l'ispezione del segmento finale. Era stato osservato un debordamento del propellente solido dall'interno delle pareti del segmento. Dopo alcune analisi la NASA decise di ordinare alla ATK di scartare il segmento e realizzarne uno nuovo.
Sfortunatamente anche il segmento sostitutivo presentò lo stesso problema. Lunghi studi ed analisi furono intrapresi da ATK e NASA fino ad arrivare a modificare le procedure produttive che portarono alla realizzazione di un segmento di prova che venne definito "il più pulito che abbia mai visto," da Todd May, responsabile del programma SLS per la NASA.
Il test di oggi ha visto l'accensione del booster per una durata completa di due minuti, come in una vera missione, oltre all'orientamento dell'ugello per mezzo del sistema TVC (Thrust Vector Control). Fra meno di un anno è previsto il test di accensione QM-2, che potrà incorporare tutte le modifiche che si saranno rese necessarie dopo l'analisi dei dati del test di oggi.
Il debutto in volo di due booster a propellente solido a cinque segmenti con il vettore SLS avverrà nel 2018. Le previsioni sono che questi booster saranno utilizzati almeno per i primi dieci lanci del mega-razzo, almeno fino alla metà degli anni '20, prima che vengano sostituiti dagli Advanced Booster, molto probabilmente sempre realizzati dalla Orbital ATK e ancora a propellente solido.
Nella foto (Credit: NASA TV) un momento del test QM-1 eseguito oggi.

VIDEO DEL TEST DI ACCENSIONE QM-1 DEL BOOSTER PER SLS - 11/03/2015 - (Credit: NASA/MARSHALL SPACE CENTER) - dur.min. 1:55 - LINGUA INGLESE

Fonte: Nasaspaceflight

10/03/2015 - Inizia la fase di ascolto di Philae -

Ancora non si sa con esattezza tra quali rocce è adagiato ma a partire dalle 04:00 UTC del 12 marzo 2015, inizierà un nuovo emozionante capitolo della missione dell'ESA Rosetta, alla ricerca di un segnale da Philae. Tuttavia, sarebbe davvero un colpo di fortuna, se fin dal primo tentativo, il piccolo lander riuscisse a dare qualche cenno di vita dal luogo scuro ed angusto dove è finito.
Durante lo storico atterraggio del 12 novembre 2014, gli arpioni e l'ADS, ossia il jet che avrebbe dovuto spingere il lander verso la superficie della cometa, non funzionarono e le viti di ancoraggio attivate al touchdown non ebbero alcun effetto tanto che Philae, dopo aver centrato perfettamente il sito di atterraggio predestinato, Agilkia, rimbalzò diverse volte sulla superficie della cometa, rischiando di perdersi nello spazio.
Ricerche eseguite subito dopo mostrarono che il lander era finito in una zona buia e poco illuminata e questo aveva portato all'esaurimento delle batterie nel giro di appena 57 ore durante le quali però il piccolo Philae riuscì ad attivare quanti più strumenti possibili ed inviare i dati e le immagini alla sonda madre.
Philae si spense alle 1:36 del 15 novembre 2014 ma oggi, mentre la cometa 67P, Rosetta e Philae si trovano a 20 milioni di chilometri dal Sole, il lander "riceve circa il doppio dell'energia solare che riceveva a novembre dello scorso anno," ha spiegato Stephan Ulamec, Lander Project Manager presso il German Aerospace Center (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt; DLR). "Sarà ancora probabilmente troppo freddo per svegliarsi ma vale la pena tentare. Le prospettive miglioreranno ogni giorno di più," ha aggiunto.
Sono diverse le condizioni che dovranno verificarsi affinché Philae possa svegliarsi e inviare di nuovo dati alla sonda Rosetta in orbita attorno alla cometa.
Tra il 12 e il 20 marzo, Rosetta inizierà a trasmettere ininterrottamente al lander in attesa di una risposta: ovviamente, i momenti migliori saranno quando l'orbiter si troverà in una posizione favorevole rispetto a Philae durante il giorno sul sito di atterraggio.
Anche se non fosse sopravvissuta la batteria i responsabili della missione hanno preparato dei piani alternativi che ne facciano a meno sfruttando solo le ore di illuminazione diretta.
"Se non saremo in grado di stabilire un contatto con Philae entro il 20 di marzo, faremo un altro tentativo alla prossima occasione," ha detto Ulamec. "Una volta che saremo in grado di comunicare con Philae di nuovo, il lavoro scientifico potrà cominciare."
Ulteriori approfondimenti e particolari della fase di risveglio di Philae nell'articolo di Elisabetta Bonora (@EliBonora), che trovate su Alive Universe Images, e che ringraziamo per la cortesia.
Nell'immagine (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) l'ellisse di atterraggio del lander Philae, chiamata 'Abydos'.

Fonti: Alive Universe Images - ASI

10/03/2015 - A poche ore dalla partenza di un equipaggio cambio di comando sulla ISS -

Il Comandante di Spedizione 42, Barry Wilmore ha passato il controllo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) all'astronauta della NASA Terry Virts durante la cerimonia di Cambio di Comando, avvenuta oggi. Virts guiderà Spedizione 43 quando Wilmore e il Comandante della Soyuz Alexander Samokutyaev e l'Ingegnere di Volo Elena Serova si staccheranno mercoledì alle 6:44 p.m. EDT (le 23:44 ora italiana di giovedì 12 marzo), con la loro Soyuz TMA-14M, dal complesso orbitale.
L'atterraggio della capsula di rientro è previsto per le 10:07 p.m. EDT (le 3:07 ora italiana) nelle steppe del Kazakhstan.
Sulla Terra intanto, il nuovo trio si sta rilassando mentre il conto alla rovescia prosegue per il loro lancio previsto il 27 marzo. Viaggiando a bordo della Soyuz TMA-16 vi sarà il Comandante del veicolo spaziale russo, il veterano Gennady Padalka e l'equipaggio della missione 'One Year' Scott Kelly e Mikhail Kornienko che vivranno nello spazio fino al marzo 2016. Padalka invece rimarrà nello spazio fino a settembre.
Intanto all'interno della stazione, Virts ha proseguito con l'installazione di cavi in modo che i futuri veicoli commerciali per equipaggio possano comunicare con un paio di adattatori IDA (International Docking Adapter) che verranno installati nel corso dell'anno. Virts, assieme agli Ingegneri di Volo Anton Shkaplerov e Samantha Cristoforetti hanno eseguito una revisione dei loro ruoli in caso di emergenza e delle responsabilità e fatto pratica con le comunicazioni e coordinamento.
Nella foto (Credit: NASA TV) un fotogramma della ripresa del cambio di comando fra Wilmore e Virts.

VIDEO DELLA CERIMONIA DI CAMBIO DI COMANDO SULLA ISS - 10/03/2015 - (Credit: NASA TV) - dur.min. 4:10 - LINGUA INGLESE

Fonte: NASA ISS Blog

Nella foto (Credit: Sarah Brightman) durante la prova della tuta spaziale Sokol per il suo volo sulla Soyuz.

10/03/2015 - Il soprano Sarah Brightman rivela lo stemma del suo volo alla Stazione Spaziale -

Il soprano britannico Sarah Brightman ha svelato, durante un evento tenutosi a Londra il 10 marzo 2015, il suo stemma per il volo spaziale programmato verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che eseguirà il prossimo settembre.
La Brightman, che annunciò nel 2012 il suo progetto di volare nello spazio, si trova in fase di addestramento presso il Centro Addestramento Cosmonauti Gagarin di Città delle Stelle, vicino Mosca, fin da gennaio. Il suo lancio è previsto per il 1° settembre come parte dell'equipaggio della Soyuz TMA-18M per una permanenza di 10 giorni sulla ISS, durante il quale intende diventare la prima musicista professionista a cantare dall'orbita.
""Sto cercando di trovare un pezzo che sia bello e semplice nel suo messaggio, così come non sia troppo complicato da cantare," ha spiegato la Brightman. "Ho lavorato un po' con il mio ex marito, (e compositore) Andrew Lloyd Webber, che ha effettivamente trovato qualcosa di bello.. Stiamo solo prendendo lentamente questo momento."
La Brightman, che ha utilizzato questa conferenza stampa per rispondere alle domande sul fatto che non abbia pagato di tasca propria i 52 milioni di dollari per il viaggio, ha annunciato una collaborazione con l'UNESCO e il Challenger Center for Space Education per coinvolgere le persone, e specialmente i bambini, nella missione.
"Non posso dire a quanto ammonta contrattualmente l'importo, ma è bene sapere che l'ho pagato io stessa, perché è qualcosa per la quale sono molto impegnata."
La Brightman ha poi parlato del suo personale stemma di missione, un emblema circolare che cita il motto, "Chasing Dreams, Shaping Futures." (Inseguire i Sogni, Modellare il Futuro).
Sullo stemma sono presenti le bandiere degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Russia, che rappresentano la Space Adventures, la compagnia USA che vende i pacchetti di volo spaziale, la Russia con i loro veicoli spaziali e il suo Paese, la Gran Bretagna.
All'interno dello stemma una figura femminile stilizzata che svetta verso lo spazio. "La figura al centro è stata ispirata dall'arte russa degli anni '60," ha descritto la Brightman. "Ho collezionato tanti poster di Gagarin relativi a quel tempo. E quindi mi sono ispirata ad uno di questi."
Nello stemma si vede anche la stazione spaziale, la stele che si trova all'ingresso di Città delle Stelle, la Terra e la Luna.
"Ho voluto mettere la Luna dietro la figura perché è stato quando ho visto il primo uomo camminare sulla Luna che ho scoperto che quella era una cosa che volevo fare ed ha cambiato la mia vita," ha dichiarato la Brightman riferendosi a come vedere gli astronauti sulla Luna nel 1969 l'abbia sfidata a perseguire i suoi sogni.
Al di là del simbolismo della patch, la Brightman ha detto che, prima di tutto, spera che il suo volo spaziale l'aiuterà a comprendere meglio la Terra.
"Parlando con tutti coloro che ci sono stati, mi hanno detto che si capisce meglio il nostro pianeta dopo aver visto quanto è bello da lassù," ha detto Brightman. Noi pensiamo sempre a questa idea che lo spazio sia un luogo poco importante dove potremmo essere, ma in realtà penso che sia incredibilmente importante perché ci è stato dato questo bellissimo posto del quale prendersi cura. Spetta a noi occuparci di esso."
"Penso che quando sei lì per davvero, è proprio una cosa da vedere. Voglio vivere questo momento."
Nella foto (Credit: Sarah Brightman) Sarah Brightman (a sinistra) durante un momento della presentazione dello stemma della propria missione nello spazio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Sarah Brightman) la Brightman durante la prova della tuta spaziale Sokol per il suo volo sulla Soyuz.

Fonti: Space.com - CollectSpace

10/03/2015 - Nel 2016 la Cina lancerà il suo secondo laboratorio orbitale -

Recentemente la Cina ha rilasciato qualche informazione in più sul prossimo laboratorio orbitante Tiangong-2.
La Cina ha confermato che il modulo Tiangong-2 è in fase di realizzazione e senza ritardi. Il suo lancio è previsto nel 2016, quando di preciso non è ancora dato sapere.
Il capo ingegnere del programma spaziale abitato cinese, Zhou Jianping, ha spiegato che, una volta in orbita bassa terrestre, il Tiangong-2 riceverà la visita del veicolo con equipaggio Shenzhou-11, e poi l'attracco del primo veicolo cinese di rifornimento, il Tianzhou-1. Il Tianzhou-1, a causa delle sue dimensioni, verrà lanciato con il nuovo razzo vettore Lunga Marcia 7, molto probabilmente dal nuovo sito di lancio nel sud della Provincia di Hainan.
Ma la novità del Tiangong-2 saranno le sue dimensioni maggiori rispetto al suo predecessore e, soprattutto l'essere dotato di due boccaporti di attracco, uno anteriore ed uno posteriore. L'arrivo di Tianzhou-1 al modulo Tiangong-2 avverrà solo dopo che l'equipaggio di Shenzhou-11 sarà rientrato sulla Terra. Probabilmente non si vuole mettere a rischio l'equipaggio nel primo volo del nuovo veicolo cargo.
Nell'immagine (Credit: "Tiangong 2 space laboratory model" by טל ענבר. Original uploader was טל ענבר at he.wikipedia - Transferred from he.wikipedia. Licensed under Attribution via Wikimedia Commons) un modello del possibile laboratorio Tiangong-2 con una capsula Sheznhou attraccata.

Fonti: Parabolic Arc - Spacedaily

09/03/2015 - Mettere alla prova i polmoni degli astronauti -

La scorsa settimana l'aria, per la prima volta nel nome della scienza, è stata pompata fuori dal boccaporto della Stazione Spaziale Internazionale ISS. All'interno del modulo di decompressione cilindrico Quest, l'astronauta dell'ESA Samantha Cristoforetti e Terry Virts della NASA hanno monitorato i loro respiri a beneficio dei ricercatori sulla Terra.
Con ogni boccata d'aria i nostri corpi assorbono ossigeno ed espirano molecole rifiuto come l'anidride carbonica e l'importante 'segnalatore', l'ossido di azoto. L'esperimento Airway Monitoring esamina la quantità di ossido di azoto che gli astronauti espellono nella camera di equilibrio.
L'ossido di azoto è un gas che ritroviamo, ad esempio, nel fumo delle sigarette e negli scarichi delle auto e viene prodotto dal nostro organismo per regolare il passaggio del sangue e funzionando come agente antibatterico.
I dottori misurano la quantità di ossido di azoto espulsa dai pazienti per diagnosticare infiammazioni ai polmoni o l'asma.
Sulla Terra, la polvere scivola sul pavimento dove l'aspirapolvere o un panno umido la possono rimuovere facilmente. In assenza di peso, la polvere circola liberamente e spesso irrita e infiamma gli occhi e polmoni.
Inoltre, la polvere sulla Luna e probabilmente su Marte aderirà agli astronauti attraverso l'elettricità statica ed a causa dei bordi taglienti - rendendo il tutto più probabile che la polvere entri nei polmoni degli astronauti e faccia del male.
L'esperimento Airway Monitoring metterà alla prova l'uso dell'ossido di azoto come strumento per monitorare l'infiammazione polmonare così come la creazione di grafici delle condizioni dei polmoni degli astronauti.
Quattro sessioni vedranno la coppia espirare nel dispositivo. Samantha e Terry hanno presentato i loro primi contributi prima del volo presso la NASA ed hanno eseguito la prima sessione nello spazio nel mese di gennaio.
Venerdì, sono entrati nella camera di equilibrio Quest della stazione per la loro ultima sessione ed hanno ridotto la pressione del 30%, l'equivalente di trovarsi su una montagna a 3.000 metri di altezza.
I due sono i primi, degli otto astronauti previsti, che hanno raccolto i dati dei loro polmoni per l'esperimento. Si tratta inoltre anche della prima volta che il Quest viene utilizzato a scopo scientifico - infatti il modulo ha lo scopo principale di permettere agli astronauti di avventurarsi fuori per le attività extra-veicolari.
Testare la tecnica diagnostica dell'ossido di azoto nello spazio si aggiunge ai dati da utilizzare sulla Terra. Più di 300 milioni di persone soffrono di asma, quindi un test polmonare semplice e veloce sarebbe di grande beneficio.
Lars Karlsson, studioso principale per questo esperimento del Karolinska Institutet svedese, spera che l'esperimento nella camera d'equilibrio aprirà nuovi campi di ricerca in pressione ridotta nello spazio: "In futuro, è molto probabile che i farmaci possano essere progettati sulla base di misurazioni dell'ossido di azoto esalato, di trovare le molecole più efficaci per il trattamento delle infiammazioni delle vie aeree e dei polmoni. Questo tipo di ricerca è un primo passo su questa strada."
Nella foto (Credit: ESA/NASA) Samantha Cristoforetti mentre lavora all'Airway Monitoring.

Fonte: ESA

Nell'illustrazione (Credit: JAXA) le posizioni relative di Hayabusa 2, della Terra e dell'asteroide 1999 JU3.

09/03/2015 - La missione giapponese Hayabusa 2 prosegue regolarmente -

Dopo tre mesi di viaggio interplanetario, che dovrebbe durare in tutto ben tre anni e mezzo, la missione spaziale giapponese Hayabusa 2 è in ottime condizioni ed ha iniziato il suo inseguimento, alimentato dai motori ad ioni, per l'asteroide al quale dovrà prelevare dei campioni da riportare sulla Terra.
La sonda ha già percorso circa 32 milioni di km dal momento che ha lasciato la Terra, il 3 dicembre scorso, e i responsabili giapponesi dicono che la sonda ha superato i controlli sul suo stato di salute ed è pronta per il lungo viaggio che ha di fronte.
"Il veicolo spaziale Hayabusa 2 ha completato i suoi controlli funzionali iniziali il 2 marzo 2015 e tutti i previsti controlli e valutazione dei dati acquisiti sono stati completati," ha reso noto l'Agenzia Aerospaziale Esplorativa del Giappone (JAXA) nel comunicato. "L'esploratore è stato sotto ispezione per circa tre mesi dopo il suo lancio avvenuto il 3 dicembre 2014."
La sonda è dotata di quattro propulsori ionici che la spingeranno verso l'asteroide 1999 JU3, un mondo ricco di carbonio di circa 900 metri con una tenue gravità di appena 60 mila volte inferiore a quella terrestre.
I motori producono una debole spinta ma possono funzionare per migliaia di ore, ottenendo così la spinta necessaria a modificare la traiettoria di Hayabusa 2 attorno al Sole.
La JAXA ha affermato che due dei motori a ioni saranno accessi per circa 400 ore a marzo per dare alla sonda un'accelerazione. Due propulsori opereranno ancora ai primi di giugno.
I due periodi di spinta quasi-continua cambieranno la velocità della sonda di circa 60 metri al secondo, per allineare il veicolo spaziale Hayabusa 2 per l'incontro con la Terra, previsto a dicembre. Il passaggio ravvicinato (flyby) con la Terra sfrutterà la gravità del pianeta per scagliare la sonda verso la sua destinazione, il cui arrivo è previsto per il giugno 2018, dopo altre accensioni dei motori ad ioni.
Dal momento del lancio di Hayabusa 2 ai primi di dicembre, i controllori di volo giapponesi hanno testato i sistemi di comunicazione in banda X e Ku della sonda, le sue batterie, i suoi strumenti scientifici, le ruote di reazione e tutti e quattro i motori ad ioni. Hayabusa 2 ha inoltre esteso lo strumento di raccolta campioni in preparazione per la raccolta del materiale dall'asteroide.
Gli ingegneri hanno testato anche il lander, di costruzione tedesca, chiamato MASCOT e costruito dallo stesso team che ha gestito il lander Philae arrivato sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, a bordo della sonda Rosetta lo scorso novembre. Altri tre veicoli di atterraggio, costruiti dal Giappone, scenderanno sull'asteroide durante la missione Hayabusa 2.
I lander sono mobili e utilizzeranno un meccanismo per saltare sull'asteroide e studiare questo ambiente da zone diverse.
Hayabusa 2 trascorrerà un anno e mezzo attorno all'asteroide 1999 JU3, abbastanza tempo per raccogliere campioni di roccia da tre diverse località dell'asteroide inesplorato.
Una volta che la missione all'asteroide sarà completata, Hayabusa 2 lascerà il piccolo corpo celeste e, nel dicembre 2019, partirà verso la Terra.
Hayabusa 2 rilascerà il contenitore con i campioni dell'asteroide che eseguiranno un fiammeggiante rientro nell'atmosfera terrestre per un atterraggio, assistito dal paracadute nel deserto australiano, nel dicembre 2020.
Nell'illustrazione artistica (Credit: JAXA/Akihiro Ikeshita) la sonda Hayabusa 2. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: JAXA) le posizioni relative di Hayabusa 2, della Terra e dell'asteroide 1999 JU3 il 3 marzo 2015.

Fonti: Spaceflight Now - JAXA

Nell'illustrazione artistica (Credit: SKA) una selva di antenne nel deserto australiano.

09/03/2015 - Il dubbio amletico di SKA -

Mai come in questi giorni lo SKA (Square Kilometre Array) è stato al centro di animati dibattiti tra Italia e Regno Unito: i due paesi membri del progetto per la costruzione del più grande network di radiotelescopi del mondo, infatti, si contendono l’assegnazione del quartier generale, ottenendo così anche un importante ruolo di leadership e di coordinamento politico e tecnico dell’operazione per i prossimi 50 anni. La sfida è tra Padova e Manchester e la decisione finale era attesa per venerdì scorso, ma il Consiglio di Amministrazione ha rimandato il tutto di qualche settimana. Dopo aver valutato il report della Commissione internazionale che ha vagliato le due candidature, il CdA ha chiesto a entrambi i paesi candidati, infatti, di produrre della documentazione aggiuntiva, nonostante dallo stesso report si evinca chiaramente che Padova è risultata vincitrice, superando di gran lunga i parametri minimi richiesti.
"La scelta di Padova sembra aver spinto a considerare nuovi aspetti che inizialmente non erano stati ritenuti vincolanti e che ora appaiono fondamentali," ha detto Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), presente – tra l’altro – durante la riunione di Manchester. "Siamo ancora in corsa, ovviamente, ma l’INAF valuterà, d’intesa con i ministeri, se rispondere alla richiesta di approfondimento."
Come ha anche scritto dal ministro per la Ricerca e l’Università Stefania Giannini, votare per Padova vorrebbe dire risparmiare su molti costi fissi che oggi gravano sulla SKA Organisation, e questo è stato ribadito anche nel report della commissione internazionale valutando i molteplici aspetti economici, oltre che scientifici (attualmente lo SKA Office si trova nell’Osservatorio Jordell Bank nel Regno Unito). La decisione di candidare Padova come sede del quartier generale della SKA Organisation è stata presa formalmente nei primi giorni dello scorso febbraio, ma da tempo ormai l’Italia, forte di una notevole tradizione nella radioastronomia, puntava ad affermare ancora di più il proprio ruolo di leader nell’ambito del progetto, che vede a fianco al nostro Paese altre 10 nazioni in tutto il mondo.
L’Italia con l’Istituto Nazionale di Astrofisica ha avanzato la sua candidatura anche perché il Parlamento italiano ha deciso prima di Natale di investire decine di milioni di euro in tre anni. A sostegno della candidatura il ministro Stefania Giannini aveva ricordato l’importante rete di centri, enti di ricerca e prestigiose università che operano sul nostro territorio, nonché le numerose presenze dell’Italia in iniziative di ricerca internazionali. La sede proposta dall’Italia è stata l’intera area sud del Castello Carraresi, antico stabile vicino all’INAF - Osservatorio Astronomico di Padova e che il comune veneto ha concesso gratuitamente in cambio della sua ristrutturazione.
La comunità scientifica internazionale e soprattutto quella italiana non ha dubbi sul fatto che SKA sia il futuro della radioastronomia e la partecipazione dell’Italia è importante per tutti gli sviluppi scientifici e tecnologici degli anni avvenire. Il coinvolgimento dell’INAF in SKA è stato pensato, sin dai primi anni, come un volano non solo scientifico, ma anche economico e industriale, visto l’ampio coinvolgimento delle industrie italiane nel settore della radioastronomia (con la produzione di ricevitori, pannelli e amplificatori) e questo può avere importanti ricadute per il nostro paese.
Nonostante il blocco sul quartier generale, il Consiglio d’Amministrazione di SKA ha approvato all’unanimità il design finale della prima fase (SKA1), il progetto dello Square Kilometre Array sembra ormai sempre più vicino all’inizio della costruzione (2018) di quello che sarà il più grande network di radiotelescopi del mondo. La scorsa settimana il CdA, di cui fa parte anche l’Italia, si è riunito a Manchester per decidere come utilizzare i 650 milioni di euro disponibili nella prima fase del progetto (la seconda fase dovrebbe iniziare nel 2023).
Per riuscire a non sforare questo tetto di costi è stato necessario apportare dei tagli considerevoli ai diversi radiotelescopi che verranno costruiti in Sudafrica e in Australia. Tirando le somme, il Sudafrica ospiterà circa 200 parabole e in Australia verranno posizionate più di 100 mila antenne a dipolo (simili a quelle della tv che abbiamo a casa).
E’ vero che i tagli ci sono stati , ma è altrettanto vero che adesso la costruzione del più ambizioso e importante progetto scientifico – non solo di radioastronomia – del 21° secolo diventa sempre più reale e vicina. "Sono rimasto impressionato dal forte sostegno da parte del Consiglio di Amministrazione e dallo slancio dimostrato per portare avanti il progetto," ha dichiarato il professor Philip Diamond, direttore generale della SKA Organisation. "SKA cambierà radicalmente la nostra conoscenza dell’Universo. Stiamo parlando di una struttura che sarà molte volte meglio di ogni altra cosa già costruita dall’uomo."
Nell'illustrazione artistica (Credit: skatelescope.org) la selva di antenne a parabola del programma SKA. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: SKA) una selva di antenne nel deserto australiano.

Fonti: INAF News - Pagina italiana di SKA

09/03/2015 - Mosaico ungherese -

L'immagine (Credit: Copernicus data/ESA 2014) mostra l'Ungheria – i cui confini politici sono evidenziati in bianco - in un mosaico di 11 scansioni effettuate dal radar di bordo del satellite Sentinel-1A tra i mesi di ottobre e dicembre 2014.
Le scansioni sono state effettuate utilizzando impulsi radar in "polarizzazione duale" orizzontale e verticale, modalità grazie alla quale è stato possibile generare un composito di colorazioni artificiali.
La maggior parte dei territori interni presenta una elevazione inferiore ai 300 metri sul livello del mare, ma è anche presente un certo numero di sistemi montuosi. La Grande Pianura Ungherese in particolare domina le regioni meridionali ed orientali del Paese. Al di sopra di essa troviamo il complesso delle Montagne Ungheresi del Nord, che nell'immagine appare di colore marrone, sebbene alla vista appaia invece di colore verde.
Ad occidente troviamo le Montagne Transdanubiane ed a sud di queste le Colline Transdanubiane.
Ad ovest del Paese è visibile il lago Balaton. Presenta una superficie di circa 590 kmq ed è principalmente alimentato dal fiume Zala sul suo lato occidentale. Le acque del lago defluiscono in prossimità del lato orientale, attraverso un canale artificiale chiamato Siò, il quale finisce per alimentare il fiume Danubio – chiaramente visibile nel suo attraversare da nord a sud il territorio della nazione.
La capitale, Budapest, è visibile lungo il Danubio e riconoscibile come un grappolo di riflessioni radar di colore brillante. La città è collocata al centro del Bacino dei Carpazi e vanta un elevato numero di sorgenti termali, circostanza che le ha fatto guadagnare il nomignolo di "Città delle Terme".
Il 24 febbraio l'Ungheria ha firmato l'Accordo di Accesso che regola la Convenzione ESA. A seguito della conclusione del processo di ratificazione da parte del Governo Ungherese ed una volta che l'atto di ratifica sarà depositato presso l'autorità francese, l'Ungheria diventerà il 22-esimo Stato Membro dell'ESA.
Per sancire la firma dell'Accordo di Accesso, l'ESA ha recentemente aperto la pagina web in lingua ungherese:
In collaborazione con Rivista Geomedia.
Questa immagine fa parte della serie Earth from Space video programme.

Fonte: ESA Italia

07/03/2015 - Il Robot spaziale russo SAR-401 è pronto per la ISS -

Il robot androide russo SAR-401, controllato attraverso un'interfaccia da indossare, verrà presto inviato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), lo ha annunciato il capo del Centro Addestramento Cosmonauti Gagarin, Yuti Lonchakov.
"Abbiamo grandi programmi robotici. Questo è una delle più importanti direzioni nel quale il laboratorio ha lavorato assieme al Centro di Calcolo dell'Accademia delle Scienze Russa. Molti cosmonauti stanno lavorando al progetto in modo che il robot russo possa adattarsi alla stazione spaziale." ha detto Lonchekov.
Il SAR-401, sviluppato dalla JSC Android Technics, venne presentato per la prima volta a Città delle Stelle nel 2013. Fin da allora la compagnia ha creato una versione per il volo spaziale capace di compiere circa 50 operazioni nello spazio esterno. Il robot esegue le funzioni attraverso un'interfaccia indossata da un essere umano.
"Il braccio manipolatore Dextre canadese ha fornito la prova di poter funzionare perfettamente sulla ISS. Comunque una macchina non potrà mai sostituire completamente un essere umano. Queste hanno la tendenza a guastarsi, mentre un essere umano può eseguire compiti che sono anche oltre le proprie capacità, sia in operazioni regolari che in emergenza. Ma unendo le capacità dei robot e degli umani possiamo avere risultati fantastici," ha concluso Lonchakov.
Nel gennaio 2015, un modello di robot militarizzato è stato presentato al Presidente Vladimir Putin presso l'isituto di ricerca Tochmash, dove ne è stato sviluppato uno in grado di sparare con armi da fuoco, percorrere terreni difficili, guidare veicoli ed eseguire il primo soccorso medico.
Nella foto (Credit: JSC Android Technics) il robot-androide SAR-401 mentre maneggia una palla da tennis, durante la presentazione del dicembre 2013.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) una capsula CST-100 con equipaggio attraccata alla ISS.

06/03/2015 - Inserite nel calendario ISS le prime missioni di prova dei nuovi veicoli per equipaggi NASA -

I pianificatori delle missioni alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) della NASA hanno piazzato quattro voli dimostrativi del Programma Commerciale Equipaggi nella lista manifesto. Sia il Dragon 2 (V2) della SpaceX che il CST-100 della Boeing condurranno, rispettivamente, una missione di qualifica senza equipaggio e poi una con equipaggio - a cominciare dal dicembre 2016 - prima di aggiudicarsi la missione USCV-1 (U.S. Crew Vehicle-1) per la NASA.
Per la Boeing, il suo primo lancio della capsula CST-100 con la missione 'Boe-OFT' (Boeing-Orbital Flight Test) avverrà senza equipaggio nell'aprile del 2017 per una durata di 30 giorni che si concluderà con un rientro assistito dal paracadute. Se tutto andrà come previsto seguirà una seconda missione che coinvolgerà un equipaggio, ancora da selezionare, e designata 'Boe-CFT' (Boeing- Crew Flight Test) il cui lancio è previsto per il luglio 2017, con una missione di 14 giorni alla ISS.
Al momento la SpaceX appare nel calendario di voli ISS quella che si aggiudicherà l'onore di essere il primo veicolo Commerciale Equipaggio a raggiungere l'avamposto orbitale. Infatti la prima missione di Dragon 2, designata 'SpX-DM1' (SpaceX-Demonstration Mission 1) e senza equipaggio, ha una data di lancio a dicembre 2016 seguita da 30 giorni nello spazio, la maggior parte passati all'attracco della ISS e conclusi con un ammaraggio assistito dal paracadute nell'Oceano Pacifico.
A questa seguirebbe la 'SpX-DM2' (SpaceX-Demonstration Mission 2), stavolta con equipaggio a bordo, lanciata nell'aprile del 2017 per una missione di 14 giorni alla ISS. Questo segnerebbe la prima volta che astronauti sarebbero lanciati dal suolo Americano su un veicolo spaziale costruito negli Stati Uniti fin dalla missione di Atlantis STS-135, nel 2011.
L'obiettivo di aprile vedrebbe anche la sovrapposizione della missione cargo Dragon CRS-14/SpX-14 e quindi, potenzialmente, sarebbe la prima volta che due veicoli spaziali della SpaceX si troverebbero attraccati simultaneamente alla ISS. Inoltre vi sarebbe anche la possibilità, che in quel particolare momento, anche il CST-100 della Boeing potrebbe essere attraccato al secondo boccaporto previsto per le missioni con equipaggio.
Dopo la conclusione di questi test, ogni compagnia volerebbe per almeno due volte con missioni FOC (Full Operational Capacity) verso la ISS trasportando astronauti NASA e dei Paesi partner.
La prima di queste missioni, la USCV-1 è stata al momento fissata dai responsabili della pianificazione voli alla fine del 2017, sempre se avranno avuto pieno successo i voli dimostrativi precedenti.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceX) un veicolo Dragon 2 con equipaggio si avvicina alla ISS mentre vi è già ormeggiato un Dragon cargo (in primo piano). Questa situazione potrebbe veramente presentarsi fra circa due anni. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Boeing) una capsula CST-100 della Boeing, per equipaggio, attraccata alla ISS.

Fonte: Nasaspaceflight

06/03/2015 - Prosegue la scienza sulla ISS mentre un terzetto si prepara alla partenza -

A bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prosegue la missione di Spedizione 42 mentre un terzetto di astronauti si prepara a rientrare sulla Terra.
Gli astronauti Terry Virts e Samantha Cristoforetti hanno lavorato all'interno del modulo di decompressione Quest conducendo test, misurazioni e calibrazioni del flusso dell'aria. I test fanno parte dell'esperimento Airway Monitoring che è alla ricerca di possibili indicazioni di infiammazioni delle vie aeree negli astronauti durante i voli spaziali.
Il loro compagno Anton Shkaplerov intanto, ha lavorato nel modulo cargo Zarya raccogliendo campioni microbiotici dalle pareti per sottoporli ad esami. Inoltre ha anche fotografato le condizioni delle superfici interne del modulo Zarya.
I loro colleghi di Spedizione 42, il Comandante Barry Wilmore, il Comandante della Soyuz TMA-14M Alexander Samokutyaev e l'Ingegnere di Volo Elena Serova hanno eseguito dell'allenamento nella fase di discesa della Soyuz in preparazione della loro partenza, prevista l'11 marzo, e l'atterraggio in Kazakhstan.
Intanto sulla Terra, il prossimo trio di colleghi diretti alla stazione spaziale ha condotto venerdì una conferenza stampa e poi ha deposto dei fiori al muro del Cremlino, nella Piazza Rossa a Mosca. I membri della missione 'One Year' Scott Kelly e Mikhail Kornienko, assieme al loro Comandante della Soyuz TMA-16M, Gennady Padalka, sono pronti al lancio, previsto per il 27 marzo, con il quale raggiungeranno i loro compagni di Spedizione 43.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls), da sinistra Scott Kelly della NASA, e i cosmonauti Gennady Padalka e Mikhail Kornienko della Roscosmos il 6 marzo di fronte alla Cattedrale di San Basilio a Mosca, una visita che fa parte delle tradizionali cerimonie russe pre-lancio.

Fonte: NASA ISS Blog

06/03/2015 - Il braccio robotico di Curiosity riprenderà il lavoro fra alcuni giorni -

I responsabili della missione marziana Curiosity della NASA si apprestano ad approvare la ripresa dei movimenti del braccio robotico entro la prossima settimana mentre proseguono le analisi di quello che sembra essere stato un corto circuito intermittente nel trapano.
Il 27 febbraio una fluttuazione nella corrente ha scatenato la risposta di una protezione che ha immediatamente fermato l'azione del rover durante il 911esimo Sol, o giorno marziano di missione. Fin da allora il team del rover ha evitato di spostare Curiosity o di azionare il braccio robotico, mentre gli ingegneri si concentravano su test diagnostici. Le osservazioni scientifiche con gli strumenti sull'asta del rover sono proseguiti, così come il monitoraggio ambientale della stazione meteo.
"I test diagnostici eseguiti questa settimana sono stati produttivi nel restringere le possibili cause del corto circuito transiente," ha detto Jim Erickson, project manager di Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California. "La causa più facile del corto circuito intermittente potrebbe risiedere nel meccanismo di percussione del trapano. Dopo ulteriori analisi per confermare questa diagnosi, analizzeremo come sistemare il problema per le future perforazioni."
Il trapano per la raccolta dei campioni posto sul braccio robotico di Curiosity utilizza sia la rotazione che la percussione, per penetrare nelle rocce marziane e raccogliere la polvere del materiale per inviarla agli strumenti di analisi posti all'interno del rover.
Il corto circuito del Sol 911 è avvenuto mentre il rover stava trasferendo il campione di polvere di roccia dalle scanalature del trapano al meccanismo che setaccia e porziona la polvere. La percussione era in uso per scuotere la polvere persa dal trapano.
Gli ingegneri hanno ricevuto i risultati il 5 marzo da un test che Curiosity ha eseguito in modo simile all'azione di percussione del trapano. Durante il terzo di 180 azioni ripetute di su e giù, un apparente corto circuito è avvenuto per meno di un centesimo di secondo. Sebbene così corto e labile sarebbe bastato per attivare la protezione come nel Sol 911 in base ai parametri impostati.
Il team del rover prevede di eseguire ulteriori test per caratterizzare il corto circuito intermittente prima che il braccio sia spostato dalla posizione attuale, nel casto il corto non appaia quando l'orientamento è differente.
Dopo questo test, il team si aspetta di terminare il processamento del campione di polvere che si trova attualmente sul braccio e poi di inviare la porzione del campione agli strumenti a bordo del laboratorio, infine Curiosity potrà riprendere la sua scalata al monte Sharp.
Il Mars Science Laboratory della NASA utilizza il rover Curiosity per valutare gli ambienti antichi potenzialmente abitabili e i più grandi cambiamenti nelle condizioni ambientali di Marte. Il JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, ha costruito il rover e gestisce il progetto per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visitate: http://www.nasa.gov/msl, oppure http://mars.jpl.nasa.gov/msl/.
Potete inoltre seguire la missione su Facebook e Twitter a: http://www.facebook.com/marscuriosity e http://www.twitter.com/marscuriosity.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) scattata il 4 marzo, la fotocamera Navcam del rover Curiosity mostra la posizione nella quale il rover ha bloccato il braccio meccanico dopo che si era manifestato un corto circuito il 27 febbraio.

Fonte: NASA

06/03/2015 - Iniziata l'integrazione del razzo Soyuz per il prossimo lancio dei satelliti Galileo -

Il lanciatore Soyuz di Arianespace per l'imminente missione con due satelliti del sistema di navigazione Galileo sta prendendo forma presso lo Spazioporto Europeo di Kourou, nella Guyana Francese, per il lancio previsto il 27 marzo.
Durante le attività nel Soyuz Launcher Integration Building dello Spazioporto, il vettore di medio carico ha iniziato ad assumere la sua caratteristica forma con l'installazione dei quattro booster del primo stadio al nucleo Block A del secondo stadio.
Il prossimo passo sarà l'aggancio del terzo stadio Block I al nucleo del lanciatore, completando così la costruzione base e preparando il veicolo per il trasporto in rampa (il cosiddetto 'rollout') - dove verrà infine integrato il carico utile.
Il volo del 27 marzo di Arianespace sarà l'11esimo volo di un razzo Soyuz dalla Guyana Francese fin dalla sua introduzione nello Spazioporto nell'ottobre 2011. Questo volo è indicato come VS11 nel sistema di numerazione di Arianespace per la sua famiglia di lanciatori - che comprende anche il vettore di carico pesante Ariane 5 e quello leggero Vega.
Per l'imminente missione Soyuz, Arianespace porterà in orbita il terzo e quarto satellite Galileo-FOC (Full Operational Capability) per l'espansione ulteriore della costellazione del sistema di navigazione satellitare europeo. I due satelliti del volo VS11 sono stati costruiti dalla OHB System mentre la Surrey Satellite Technologies Ltd. ha fornito il la strumentazione di navigazione.
La rete completa di Galileo e delle sue infrastrutture saranno schierate durante la fase FOC del programma, che è gestita e finanziata dalla Commissione Europea. L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata delegata per la progettazione e la fase di avvio con il benestare della Commissione.
Nella foto (Credit: Arianespace) la fase di assemblaggio delle parti che compongono il vettore Soyuz per il lancio dei due satelliti Galileo FOC 3 e 4.

Fonte: Arianespace

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) la sonda Dawn, spinta dai suoi motori a ioni, arriva al pianeta nano Cerere.

06/03/2015 - La sonda della NASA è la prima ad entrare in orbita attorno a un pianeta nano -

La sonda Dawn della NASA è diventata la prima missione a raggiungere l'orbita di un pianeta nano. Il veicolo spaziale si trovava a circa 61.000 km da Cerere quando, alle 4:39 a.m. PST (le 13:39 ora italiana) è stato catturato dalla gravità del pianeta nano.
I controllori della missione presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California, hanno ricevuto il segnale dalla sonda alle 5:36 a.m. PST (le 14:36 ora italiana) che Dawn era in ottime condizioni e stava facendo funzionare il suo motore a ioni, l'indicazione che il veicolo spaziale era entrato in orbita come previsto.
Le manovre di approccio, però, non sono terminate: tra 13 giorni Dawn, continuando a rallentare con i motori e con l'aiuto della gravità di Cerere, raggiungerà la massima distanza di circa 75.000 km per poi riavvicinarsi invertendo la spinta e infine immettendosi in una prima orbita ad alta quota (denominata "RC3") il 23 Aprile.
"Fin dalla sua scoperta nel 1801, Cerere era conosciuto come un pianeta, poi un asteroide e infine un pianeta nano," ha detto Marc Rayman, capo ingegnere e direttore della missione Dawn presso il JPL. "Ora, dopo un viaggio di 4,9 miliardi di km e sette anni e mezzo, Dawn può chiamare Cerere la sua casa."
Oltre ad essere il primo veicolo spaziale a visitare un pianeta nano, Dawn può anche vantarsi di essere stata la prima missione a entrare in orbita attorno a due corpi celesti. Cerere e Vesta sono i due più massicci residenti della fascia principale di asteroidi del nostro Sistema Solare che si trova fra Marte e Giove.
Le più recenti immagini ricevute dalla sonda, riprese il 1° marzo mostrano Cerere in fase crescente, la maggior parte in ombra, a causa della traiettoria che porterà un lato del pianeta nano lontano dal Sole fino a metà aprile. Occorrerà infatti attendere fino a metà aprile prima che la sonda NASA si lasci alle spalle la faccia oscura di Cerere, cominciando così finalmente a inviarci le attesissime istantanee del suo volto da distanza sempre più ravvicinata, mano a mano che l’orbita si farà più stretta.
"Ci sentiamo euforici," dice Chris Russell, capo studioso della missione Dawn presso l'University of California, Los Angeles (UCLA). "Abbiamo un gran daffare per il prossimo anno e mezzo, ma siamo ora ai nostri posti con ampie riserve, e un piano robusto per ottenere i nostri obiettivi scientifici."
La missione Dawn è gestita dal JPL per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Dawn è un progetto della direzione Discovery Program, gestita dal Marshall Space Flight Center della NASA di Hunstville, Alabama. La UCLA è responsabile per tutta la parte scientifica della missione. La Orbital ATK di Dulles, Virginia, ha progettato e costruito la sonda. Il Centro Aerospaziale di Germania, l Centre Aerospaziale di Germania, il Max Planck Institute for Solar System Research, L'Agenzia Spaziale Italiana e l'Istituto Nazionale Italiano di Astrofisica, sono i partner internazionali della squadra della missione.
"C’è molta Italia in questa missione – ha commentato Raffaele Mugnuolo, responsabile ASI per la missione Dawn - oltre allo strumento VIR-MS e alla grande competenza del team scientifico dell’INAF, correi ricordare che fu l’astronomo Giuseppe Piazzi a scoprire Cerere il 1 gennaio del 1801, dall’Osservatorio Nazionale del Regno delle due Sicilie a Palermo. Cerere rimase classificato come pianeta per diversi secoli, in quanto la sua posizione coincide con quella del 'pianeta mancante' (in base alla legge di Titus-Bode)"
L’Agenzia Spaziale Italiana ha coordinato e finanziato la realizzazione dello strumento VIR-MS grazie ad un accordo tra ASI e NASA, ed ha poi affidato la responsabilità scientifica all’INAF. VIR-MS, è realizzato da Selex Galileo, si trova a bordo della sonda insieme ad altri due strumenti: la camera fornita dal Max Plank Institute e lo strumento GRaND, realizzato da LANL-Los Alamos National Laboratories. Lo strumento VIR-MS fornisce immagini in 864 bande spettrali ed ha una risoluzione spaziale di 25m/pixel da una altitudine di 100 km, l’intervallo spettrale si estende dall’ultravioletto (250nm) al vicino infrarosso (5000nm).
Per una lista completa dei partecipanti alla missione, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/mission.
Per ulteriori informazioni su Dawn, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/.
Per ulteriori informazioni su OSIRIS-REx e ARM, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) Cerere ripreso dalla sonda Dawn il 1° marzo, appena alcuni giorni prima che la missione raggiungesse l'orbita attorno all'inesplorato pianeta nano. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech) la sonda Dawn, spinta dai suoi motori a ioni, arriva al pianeta nano Cerere.

Fonti: NASA - Alive Universe Images - ASI

05/03/2015 - Il motore per l'aborto al lancio di Orion supera le aspettative -

Tre secondi.
Questo è il tempo per il motore di controllo di assetto del LAS (Launch Abort System) di Orion della NASA per provare che il materiale del quale è composto possa sopravvivere non solo all'intensa temperatura, pressione, rumore e vibrazione sperimentate durante un lancio di emergenza ma anche il 40% oltre le aspettative. Il LAS è stato progettato per portare l'equipaggio in salvo se vi fosse un problema sulla rampa di lancio o durante l'ascesa.
"L'Abbiamo testato ben oltre quello che ci possiamo attendere per assicurare che il motore possa superare un aborto di emergenza," ha spiegato il capo ingegnere del progetto LAS, Wayne Walters.
Il 4 marzo, la Orbital ATK, in collaborazione con NASA e Lockheed Martin, hanno completato il suo ultimo test di uno dei più complessi sistemi di motore a propellente solido mai costruiti per il LAS.
"Sono molto fiero che il test abbia avuto successo," dice Walters. "Il programma per questo motore ha raggiunto dei grandi risultati grazie soprattutto al supporto gestionale e ad un alto team ingegneristico integrato. Questi test oltre i limiti spianano la strada per il successo del programma di qualifica per il volo spaziale umano."
Costruito dalla Orbital ATK, il motore di controllo di assetto consiste in un generatore di gas a propellente solido, con otto valvole spaziate proporzionalmente attorno all'esterno del diametro di un metro del motore. Assieme, le valvole possono scaricare fino a 3 tonnellate di spinta laterale per deviare il veicolo in ogni direzione su comando di Orion - il veicolo che un giorno porterà gli esseri umani verso un asteroide e infine Marte.
Nonostante sia soltanto l'ultimo di una serie di test, questo era il primo del suo tipo.
"Per la prima volta, il motore ha dimostrato capacità che vanno ben oltre quelle che potremo mai vedere in volo," ha detto Kevin Rivers, vice direttore del Flight Projects Directorate presso il Langley Research Center della NASA in Virginia. "Ora siamo assolutamente certi che il motore funzionerà senza problemi durante una missione con equipaggio." Gli ingegneri della struttura della Orbital ATK di Elkton, in Maryland, hanno collaudato, durante il test, una delle valvole del motore di controllo dell'assetto, di quelle che verranno utilizzate per portare il LAS, con il modulo equipaggio, in un volo controllato lontano dal veicolo di lancio in caso di emergenza. Inoltre il motore orienterà il modulo per l'apertura del paracadute e atterraggio.
"Sebbene speriamo che questo sistema non sia mai necessario, è rassicurante sapere che abbiamo progettato un sistema che assicura agli astronauti di essere al sicuro quando si imbarcheranno per le missioni oltre l'orbita bassa terrestre," ha detto John Davidson, capo volo dinamico del LAS.
Il LAS è gestito da Langley in collaborazione con il Marshall Space Flight Center della NASA in Alabama e l'appaltatore Lockheed Martin per la NASA.
Nella foto (Credit: Orbital ATK) un momento del test di accensione statico del motore di assetto del LAS.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) il braccio robotico di InSight prova il rilascio del sismometro.

05/03/2015 - Quasi certo il sito di atterraggio del lander marziano NASA del 2016 -

La prossima missione della NASA su Marte, la cui partenza è prevista fra un anno da oggi, con il compito di esaminare profondamente all'interno del Pianeta Rosso alla scoperta di come i pianeti simili alla Terra si sono evoluti, ha ora un sito specifico di atterraggio in corso di valutazione.
Il sito di atterraggio per il lander InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) dovrebbe essere, molto probabilmente, una zona conosciuta come 'Elysium Planitia', a meno di 4° sopra l'equatore e 136° di Longitudine Est. La zona faceva parte di un gruppo di quattro sempre all'interno di Elysium Planitia. La scelta di questa zona, benché definita dagli stessi scienziati del progetto come "la più noiosa di tutto Marte,", è stata guidata dalla necessità di atterrare su una pianura senza ostacoli e il più piatta possibile.
La missione InSight, il cui lancio è previsto per il 4 marzo 2016 per mezzo di un razzo vettore Atlas 5 della ULA dalla base di Vandenberg, in California, dovrà infatti deporre sul suolo marziano degli strumenti per lo studio dell'interno del pianeta. Una volta che il lander sarà atterrato, prima rallentato dai paracadute e infine aiutato da una serie di retrorazzi, dispiegherà un braccio meccanico grazie al quale potrà posare sulla superficie un sismografo (il SEIS, Seismic Experiment for Interior Structure) fornito dal CNES, l'agenzia spaziale francese, e una sonda, HP3 fornita dalla DLR (l'agenzia spaziale tedesca) che dovrà penetrare nel terreno per oltre un metro per misurare il flusso del calore.
Le prove che il terreno sia adatto alla sonda, piuttosto che composto di roccia solida, arrivano dalle valutazioni dei dati del Thermal Imaging System posto sulla sonda orbitale Mars Odyssey della NASA mentre le immagini ad alta risoluzione per evitare di atterrare in mezzo alle rocce, dalle fotografie ottenute dall'High Resolution Imaging Science Experiment, che si trova a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter, sempre di NASA.
Un terzo esperimento a bordo di InSight utilizzerà il collegamento radio fra il lander e le antenne del Deep Space Network della NASA sulla Terra per misurare precisamente la rotazione di Marte e che potrebbe rivelare se il pianeta possiede un nucleo solido o fuso. Sensori per la misurazione del vento e della temperatura sono forniti dal Centro di Astrobiologia della Spagna e monitorizzeranno il meteo mentre un magnetometro i disturbi magnetici.
I tempi per preparare la missione sono stretti e la Lockheed Martin sta assemblando il lander a Denver, in gran parte basato su Phoenix che atterrò ai poli marziani nel 2008. Alcuni ritardi accumulati con le attrezzature scientifiche di bordo hanno messo in crisi la preparazione ma la NASA spera di poter recuperare ed essere pronta per la finestra di lancio che si estende per 26 giorni attorno al 4 marzo 2016. Si tratterà anche della prima volta che una missione destinata a raggiungere Marte prende il via da Vandenberg anziché da Cape Canaveral. L'arrivo del lander sul Pianeta Rosso è previsto per il 28 settembre 2016 e il suo funzionamento per due anni terrestri (circa un anno marziano)
Uno dei problemi che deriveranno dalla zona di atterraggio di InSight sarà praticamente che avverrà alla stessa latitudine del rover Curiosity al cratere Gale, e che gli orbiter di trasmissione sorvoleranno sopra Curiosity e InSight quasi nello stesso momento. Questo creerà una complicazione nella gestione delle comunicazioni fra le due missioni, ma, come dice Matt Golombek, uno degli scienziati del JPL che ha guidato la commissione che ha selezionato la zona di discesa del lander: "In questo caso i benefici superano i costi e la zona di atterraggio in Elysium Planitia è uno dei più lisci, con minori rocce e sicuri luoghi che si possano trovare su Marte dove poter scendere."
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL) l'ellisse di atterraggio di Elysium Planitia presa in considerazione per far scendere il lander InSight. Si tratta di una zona pianeggiante e con pochissimi ostacoli che si estende per 130x27 km, nei pressi dell'equatore marziano. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech) il braccio robotico di InSight prova il rilascio del sismometro.

Fonti: Spacedaily - Spaceflight Now - NASA JPL

05/03/2015 - Samantha Cristoforetti in un nuovo collegamento radio con le scuole -

Nuovo collegamento radio per Samantha Cristoforetti, astronauta dell'ESA e prima italiana nello spazio, che sabato 7 marzo parlerà con gli studenti delle scuole G. Salvemini – G. La Pira di Montemurlo (Prato) e con gli studenti della scuola Dante Alighieri di Casale Monferrato (Alessandria).
Si parlerà della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), del perchè della sua forma, di come viene 'comandata', dei sistemi di protezione e delle procedure di emergenza da attivare in caso di evacuazione, ma anche degli esperimenti in microgravità che gli astronauti portano avanti sull'avamposto orbitante, e della vita dentro e fuori – uscite extraveicolari – alla Stazione.
Samantha Cristoforetti è partita il 23 novembre 2014 dal Kazakistan. Con lei, a bordo della navetta russa Soyuz che li ha portati sulla ISS, c'erano il comandante russo della Soyuz Anton Shkaplerov e l'astronauta NASA Terry Virts.
Per questa missione, denominata "Futura", Samantha vola come astronauta ESA per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in base ad un accordo speciale tra l'ASI e la NASA.
Potete seguire il collegamento in diretta streaming sul sito di AMSAT Italia e sul sito ARISS, sabato mattina 7 marzo alle 11:51.
Queste iniziative sono organizzate nell'ambito del programma educativo internazionale ARISS (Amateur Radio on International Space Station), e coordinate, in Italia, dall'AMSAT Italia.
La pagina italiana dell'ESA vi terrà aggiornati su questo programma educativo annunciando i collegamenti radioamatoriali che di volta in volta verranno organizzati.
Nella foto (Credit: ESA/NASA/Samantha Cristoforetti) una spettacolare foto dell'isola di Hawaii scattata da Samantha Cristoforetti e pubblicata su Twitter il 28 febbraio scorso.

Fonte: ESA Italia

04/03/2015 - Il Mars Orbiter Mission indiano misura l'albedo di Marte -

Lo strumento MSM (Methane Sensor for Mars) che si trova a bordo della sonda indiana Mars Orbiter Mission (MOM) è stato ideato per scoprire la presenza di metano su Marte e misurarne anche la sua densità di colonna.
Uno degli obiettivi secondari di questo strumento è anche quello di misurare la riflettanza della superficie marziana a 1,65 micron. MSM dispone di due canali, uno sensibile al metano e il riferimento per misurare la radiazione proveniente dalla superficie di Marte, centrato sui 1,65 micron, una lunghezza d'onda a cui il metano è trasparente. Comparando la riflettanza della superficie a 1,65 micron con il canale sensibile al metano, è possibile determinare la presenza e l'abbondanza e distribuzione di questo gas.
Tutti i pianeti del Sistema Solare ricevono radiazioni dal Sole in variazione della loro distanza dalla nostra stella. Osservando la superficie del pianeta dipende da quanta di questa radiazione viene riflessa. La radiazione solare riflessa da Marte è un segnale diagnostico dal pianeta e ci fornisce un sacco di informazioni sulla sua superficie ed atmosfera. Quando misuriamo la radiazione in una specifica lunghezza d'onda di luce (in questo caso a 1,65 micron), possiamo generare una mappa della riflettanza.
Queste prime informazioni rilasciate, a dire il vero, non dicono molto a parte il fatto che il sensore sta facendo regolarmente il suo lavoro.
La mappa presentata qui (Credit: SAC,ISRO) mostra proprio la riflettanza della superficie di Marte a 1,65 micron il giorno 16 dicembre 2014. Nella mappa il colore blu rappresenta un basso albedo mentre il rosso quello più alto della superficie di Marte.
La risoluzione della mappa è di 0,5°x0,5° di Latitudine-Longitudine.
Sul sito ufficiale dell'Agenzia spaziale Indiana ISRO dedicato alla missione si possono ammirare altre immagini del pianeta riprese con gli strumenti fotografici della sonda in orbita attorno al Pianeta Rosso. E' bene ricordare che la MOM è la prima missione planetaria compiuta dall'India e che ha avuto pieno successo.

Fonti: Spaceref - Alive Universe Images - ISRO MOM

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech processing 2di7 & titanio44) il foro eseguito a 'Telegraph Peak'.

04/03/2015 - Test diagnostico per Curiosity dopo un problema elettrico -

Il rover marziano Curiosity della NASA dovrà rimanere fermo per diversi giorni mentre verrà eseguita un'analisi ingegneristica sul problema elettrico avvenuto il 27 febbraio scorso e che ha interrotto il trasferimento dei campioni di materiale fra i vari strumenti del braccio robotico del rover.
La telemetria ricevuta dal rover ha indicato che un corto circuito transiente è avvenuto e il veicolo ha eseguito le risposte programmate, fermando l'attività del braccio in corso al momento nel quale è avvenuta l'irregolarità elettrica.
"Stiamo eseguendo dei test sul veicolo nella configurazione attuale prima di muovere di nuovo il braccio o spostare il rover," ha detto il project manager di Curiosity, Jim Erickson, del Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California. "Questo ci offre la migliore occasione per determinare dove si trovi il corto circuito."
Un corto circuito transiente in alcuni sistemi del rover potrebbe avere pochi effetti sulle operazioni del rover. In altri potrebbe obbligare il team del rover a restringere l'utilizzo di alcuni meccanismi.
Quando il problema si è presentato, il rover stava conducendo i primi passi nel trasferimento di polvere di roccia, raccolta con il trapano posto sul braccio, negli strumenti laboratorio all'interno del rover. Con la punta rivolta verso l'alto e il meccanismo di percussione del trapano acceso, la polvere di roccia scendeva dalle scanalature di raccolta in piccole porzioni in una camera del meccanismo dotata di setacci e che divideva la polvere del campione. Il campione di polvere proveniva da una roccia chiamata 'Telegraph Peak'. Lo stesso processo di trasferimento era stato completato senza problemi nelle cinque precedenti zone di perforazione fra il 2013 e il 2014.
Il campione Telegraph Peak è stato prelevato da Curiosity senza eseguire test preliminare di mini-drill. La roccia, infatti, è subito stata valutata idonea per la foratura profonda.
Anche in questo caso, il team ha utilizzato cautela sfruttando la nuova tecnica di perforazione progressiva, già testata per Mojave2.
Il trapano di Curiosity ha sei livelli di percussione che vanno da un leggero picchiettio ad un martellamento più energetico, il tutto 30 volte al secondo. Un software regola in modo autonomo il livello che, tuttavia, per i target precedenti, è stato impostato a quattro e mantenuto stabile da un algoritmo. Ora, invece, dopo aver effettuato diversi test a Terra, lo strumento si aziona al livello uno e passa al successivo solo se la trapanazione procede troppo lentamente.
Telegraph Peak è roccia esposta che fa parte del basamento del Monte Sharp dove gli scienziati sperano siano conservate le prove degli antichi ambienti umidi di Marte e della loro evoluzione.
Il Mars Science Laboratory della NASA utilizza il rover Curiosity per valutare gli ambienti antichi potenzialmente abitabili e i più grandi cambiamenti nelle condizioni ambientali di Marte. Il JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, ha costruito il rover e gestisce il progetto per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visitate: http://www.nasa.gov/msl, oppure http://mars.jpl.nasa.gov/msl/.
Potete inoltre seguire la missione su Facebook e Twitter a: http://www.facebook.com/marscuriosity e http://www.twitter.com/marscuriosity.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) la fotocamera Mastcam mostra il trapano del rover dopo aver appena compiuto l'operazione di perforazione presso 'Telegraph Peak' il 25 febbraio 2015 (Sol 908). Nella foto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech processing 2di7 & titanio44) il foro eseguito a 'Telegraph Peak'.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

04/03/2015 - Sulla ISS pulizia delle tute e preparativi per la partenza di un equipaggio -

Mentre un paio di astronauti ripuliscono le loro tute spaziali dopo aver completato una serie di passeggiate spaziali, altri nano-satelliti sono stati rilasciati dal modulo laboratorio giapponese Kibo. La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha inoltre alzato l'orbita martedì mattina in preparazione per l'imminente partenza di un equipaggio.
Gli astronauti Barry Wilmore e Terry Virts hanno ripulito i sistemi di raffreddamento all'interno delle tute spaziali dopo la terza ed ultima attività extra-veicolare (EVA) eseguita domenica. Inoltre hanno prelevato l'acqua dai circuiti e parlato delle loro esperienze con gli esperti di EVA sulla Terra.
Wilmore inoltre si prepara per il suo ritorno a casa, previsto per l'11 marzo con il veicolo spaziale Soyuz assieme ai due compagni cosmonauti Alexander Samokutyaev ed Elena Serova. Samokutyaev e Serova hanno trascorso il martedì preparando la loro Soyuz per lo sgancio della prossima settimana ed hanno impacchettato del materiale per il ritorno a casa.
Con la partenza di Wilmore, Samokutyaev e Serova si concluderà la Spedizione 42 ed inizierà la Spedizione 43 con al comando l'astronauta Terry Virts. Intanto sulla Terra i membri dell'equipaggio della missione One-Year, l'astronauta NASA Scott Kelly e il cosmonauta russo Mikhail Kornienko sono a Città delle Stelle, in Russia, pronti ad affrontare gli esami finali di qualifica dell'addestramento per la Soyuz. Si trovano presso il Centro di Addestramento Cosmonauti Gagarin in preparazione per il lancio con la Soyuz TMA-16M, previsto per il 27 marzo dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. I due veterani del volo spaziale eseguiranno un volo di sei ore, quattro orbite, per raggiungere la ISS dove vivranno e lavoreranno fino al marzo 2016.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) il rilascio di altri due nano-satelliti Dovesat NanoRacks dal meccanismo che si trova all'esterno del modulo Kibo.

Fonte: NASA ISS Blog

04/03/2015 - Il rover lunare Yutu è ancora funzionante -

Uno scienziato che lavora alla missioni lunari cinesi ha detto che il primo rover, Yutu (Coniglio di Giada) è ancora funzionante sebbene non si possa muovere.
Il rover, a cui venne dato il nome dell'animale da compagnia di una dea della Cina che volò verso la Luna, venne lanciato alla fine del 2013 ma i suoi meccanismi di controllo si guastarono dopo il suo secondo giorno lunare prima di andare in modalità ibernata, nel gennaio 2014.
Yutu, l'orgoglio nazionale del terzo Paese al mondo ad eseguire un atterraggio morbido sulla Luna è sopravvissuto molto più a lungo dei tre mesi previsti.
"Per tutto questo tempo può essere risvegliato ma non può muoversi," ha detto lo scienziato, che è anche un membro del CPPCC (Comitato Nazionale della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese), la massima assemblea politica di controllo della Cina.
Gli esperti pensano che Yutu sia stato danneggiato dall'urto con un roccia.
Riparare il rover lunare è molto difficile dato che si trova a 380.000 km dalla Terra e la sua alimentazione elettrica ha degli sbalzi dovuti alla contrazione ed espansione dovuti alla differenza di 300° fra il giorno e la notte sulla Luna.
Nella foto (Credit: Xinhua) il rover Yutu sulla superficie lunare, fotografato dal lander Chang'e-3.

Fonti: Spacedaily - Xinhua

03/03/2015 - E' scomparso Curt Michel, lo scienziato che lasciò la NASA dopo aver perso la Luna -

Curt Michel, un astrofisico che avrebbe dovuto essere il primo scienziato-astronauta ma che si dimise quando divenne chiaro che non avrebbe volato sulla Luna, è deceduto il 23 febbraio all'età di 80 anni.
La morte di Curt è stata riportata il 27 febbraio dalla Rice University, di Houston, dove aveva svolto il ruolo di docente prima e dopo il suo periodo alla NASA.
"Sebbene fosse andato in pensione nel 2000, dopo 37 anni alla Rice, Michel continuava a tenere un ufficio nel campus, dove proseguiva i suoi studi sul vento solare e sulle radio pulsar." ha scritto l'università nel comunicato.
Michel era assistente professore per la scienza spaziale presso la Rice quando venne selezionato dalla NASA, nel giugno 1965, nel quarto gruppo di astronauti. Scelto assieme ad altri cinque scienziati, Michel e i suoi colleghi di corso - Owen Garriott, Ed Gibson, Duane Graveline, Joseph Kerwin e Harrison Schmitt - erano i primi astronauti reclutati per i loro trascorsi accademici piuttosto che per l'esperienza nel volo.
Ricordava Michel in un'intervista del 2009, che: "l'idea era di scegliere degli scienziati per inviarli sulla Luna, ma invece l'ufficio astronauti credeva fosse meglio utilizzarli dopo le missioni lunari."
Così, nonostante tutto l'addestramento uguale a quello degli astronauti lunari Michel e gli altri cinque vennero assegnati al progetto AAP (Apollo Applications Program) che comprendeva la prima stazione spaziale USA, lo Skylab, e il suo ATM (Apollo Telescope Mount), l'osservatorio solare progettato per l'avamposto orbitale.
Dopo che divenne chiaro che gli scienziati non sarebbero mai andati sulla Luna, Michel diede le dimissioni dalla NASA una settimana prima che Apollo 11 eseguisse il primo allunaggio. La sua ultima attività in NASA fu di accompagnare Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, nel corso delle attività post-volo, ad una cena con il Presidente Nixon.
Fortunatamente vi furono grosse pressioni dal mondo accademico scientifico e Harrison Schmitt, il primo ed unico scienziato del programma Apollo, riuscì ad imbarcarsi sull'ultima missione, Apollo 17, che esplorò la superficie lunare nel dicembre 1972. Gli altri tre, Kerwin, Garriot e Gibson, volarono sullo Skylab e Garriot tornò nello spazio con lo Space Shuttle in STS-9.
Michel lasciò la NASA il 4 agosto 1969, senza aver mai volato nello spazio.
Frank Curtis "Curt" Michel era nato il 5 giugno 1934 a La Crosse, Wisonsin. Entrò nell'U.S. Air Force nel 1955 e, durante i tre anni di servizio, volò sull'intercettore F-86D anche in Inghilterra e Germania. Nel 1955 e 1962 ricevette, rispettivamente, la laurea e il dottorato in fisica presso il California Institute of Technology. Fece il ricercatore presso il Caltech e poi entrò nel dipartimento scientifico spaziale della Rice. Dal 1974 al 1979 fu il capo di quel dipartimento. Dal 1979 al 2002 si spostò in vari paesi esterni per seguire i suoi studi e le varie cattedre che gli erano offerte.
Michel lascia la moglie Bonnie Hausman e due figli, Alice e Jeff.
Nella foto (Credit: NASA) il quarto gruppo di astronauti, tutti scienziati, selezionati dalla NASA nel 1965: da sinistra Curt Michel, Owen Garriott, Harrison Schmitt, Ed Gibson e Joseph Kerwin.

Fonti: Space.com - Collectspace

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/ATG medialab) la spiegazione del perchè l'ombra della sonda Rosetta è sfocata.

03/03/2015 - Rosetta fotografa la propria ombra sulla cometa 67P -

La fotocamera OSIRIS, a bordo della sonda Rosetta dell'ESA, ha scattato questa spettacolare immagine (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) il 14 febbraio scorso, quando il veicolo spaziale ha compiuto il massimo avvicinamento al nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Nella foto si vede l'immagine sfocata dell'ombra scura della sonda sulla superficie accidentata della cometa. Al momento dello scatto Rosetta transitava a soli 6 km dalla superficie del piccolo corpo celeste. Questo Flyby è il più stretto che la sonda ha compiuto fin da quando è arrivata in orbita attorno a 67P, lo scorso agosto.
"Le immagini riprese da questo punto di vista hanno un'importante valore scientifico," ha detto Holger Sierks, scienziato responsabile dello strumento OSIRIS presso il Max Planck Institute for Solar System Research in Germania. "Questo tipo di vista è la chiave per lo studio delle dimensioni della grana in superficie."
"L'ombra è sfocata e un poco più grande di Rosetta stessa, misurando approssimativamente 20x50 metri. Se il Sole fosse una sorgente puntiforme, l'ombra sarebbe netta e con quasi le stesse dimensioni di Rosetta," ha scritto l'ESA nel blog dedicato alla missione. "Però il Sole appare come un disco di circa 0,2° (circa 2,3 volte più piccolo che visto dalla Terra), con il risultato della sfocata 'penombra' attorno al veicolo spaziale, vista sulla superficie."
L'ESA ha detto che Rosetta e la cometa 67P viaggiavano a circa 347 milioni di km dal Sole, durante l'incontro del 14 febbraio. Si tratta di circa 2,3 volte più lontano di quanto la Terra sia dal Sole.
L'immagine dell'ombra di Rosetta rilasciata martedì è la prima del flyby ripresa dalla fotocamera OSIRIS che gli scienziati hanno condiviso. Le altre meno capaci fotocamere di navigazione di Rosetta che avevano ripreso le immagini del flyby erano già state messe online da ESA alcuni giorni fa.
Le dimensioni originali della zona dell'immagine sono di 228x228 metri e la risoluzione è di appena 11cm/pixel.
La missione Rosetta proseguirà per il resto dell'anno, e forse anche nel 2016, per concludere la più completa osservazione mai fatta prima di una cometa.
Nell'illustrazione artistica a sinistra (Credit: ESA/ATG medialab) la spiegazione del perchè l'ombra della sonda Rosetta è sfocata.

Fonte: Spaceflight Now

03/03/2015 - La società e-GEOS per il programma Copernicus -

e-GEOS - società partecipata ASI e Telespazio - si è aggiudicata un contratto della Commissione Europea per la fornitura di mappe satellitari per la gestione delle emergenze. Il contratto, denominato Copernicus Emergency Management Service – Rapid Mapping, parte del servizio operativo del programma europeo per l’osservazione della Terra Copernicus, vale 12 milioni di euro, avrà durata quinquennale e sarà attivo nel periodo 2015-2019.
e-GEOS aveva già ottenuto la gestione del progetto nel triennio 2012-2014 e nel corso di questo periodo il Copernicus Emergency Management Service è stato attivato in più di 100 eventi producendo oltre 1000 mappe satellitari relative a 46 Paesi in Europa e nel mondo.
Nell’ambito del nuovo contratto, E-GEOS sarà alla guida di un consorzio internazionale formato con aziende tedesche, francesi e italiane e renderà disponibili alla Commissione Europea in poche ore dall’attivazione del servizio da parte dell’utente autorizzato le mappe satellitari delle aree colpite da un disastro naturale o da crisi umanitarie. Il Copernicus Emergency Management, attivo 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno avrà un accesso appositamente dedicato ai dati satellitari multimissione attivato nel'ambito di un accordo stipulato tra l’Unione Europea e l’ESA.
La Commissione Europea renderà disponibili le mappe satellitari sul portale Copernicus a titolo gratuito per tutti gli utenti che operano in Europa nel settore della protezione civile, delle emergenze e della gestione del territorio, facilitando la valutazione dei danni e la gestione degli interventi di soccorso.
Il programma Copernicus si fonda su quattro pilastri: la componente spaziale (satelliti e associate infrastrutture a terra), misure in situ (misure aeree e terrestri), armonizzazione/standardizzazione dei dati e, infine, i servizi per gli utenti.
Tra le applicazioni dichiarate "Prioritarie" all'interno del programma, ci sono la gestione dei disastri naturali, il monitoraggio degli oceani, della vegetazione e dell'atmosfera. Ma lo sviluppo del progetto prevede che Copernicus ricopra un ruolo importantissimo anche in altri ambiti: da quelli relativi ai cambiamenti climatici, alla protezione civile e lo sviluppo sostenibile.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/ATG medialab) il satellite Sentinel-1 con il suo fascio radar.

Fonte: ASI

03/03/2015 - 100 anni fa nasceva negli USA la NACA, il predecessore della NASA -

Pubblichiamo uno stralcio del comunicato rilasciato oggi dall'Amministratore della NASA, Charles F. Bolden.
Oggi è un'anniversario speciale per la NASA. Proprio 100 anni fa, il 3 marzo 1915, il Congresso degli Stati Uniti creava il National Advisory Committee for Aeronautics (NACA), l'organizzazione dalla quale discende la NASA, formata nel 1958.
La decisione di creare la NACA venne presa perchè gli Stati Uniti stavano perdendo la leadership aeronautica in favore dell'Europa. La sua missione era pertanto quella di "supervisionare e dirigere gli studi scientifici legati ai problemi del volo con un'occhio alle loro soluzioni pratiche." Grazie alla NASA gli Stati Uniti non solo riguadagnarono l'apice ma divennero leader mondiali nell'aviazione civile.
Fu grazie alle ricerche degli ingegneri e tecnici della NACA nei loro laboratori e gallerie del vento sparse per il Paese che vennero compiuti passi fondamentali nell'aeronautica che portarono alla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Spaziando dall'industria dell'aviazione civile al volo supersonico la NACA supportò la sicurezza nazionale durante la Guerra Fredda e posò le fondamenta per i moderni viaggi aerei e l'era spaziale.
Gran parte di quei laboratori e gallerie del vento sono ancora in funzione oggi, guidando la rivoluzione nello sviluppo delle tecnologie aerospaziali.
Quando venne creata la NASA, il 1° ottobre 1958, migliaia di ingegneri, tecnici, piloti e personale di supporto passarono dalla vecchia alla nuova agenzia ampliando la loro visione del volo anche oltre l'atmosfera terrestre. Molti nomi che ben conosciamo dai primi anni dell'esplorazione spaziale hanno iniziato nella NACA - compresi fra gli altri Robert Gilruth, Hugh Dryden, Chris Kraft, Gene Kranz e Neil Armstrong.
Proprio come la NACA fece nel 1915, la NASA oggi trova le soluzioni alle sfide della comunità aerospaziale ed aiuta la nazione nel raggiungere nuove vette e rivela lo sconosciuto per il bene di tutta l'Umanità.
Per saperne di più della NACA, visitate il sito: http://www.nasa.gov/naca100.
Nell'illustrazione (Credit: NASA) il logo dell'anniversario dei 100 anni della NACA.

Fonte: NASA

Nell'animazione (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la rotazione di Cerere.

02/03/2015 - La sonda Dawn sempre più vicina allo storico arrivo al pianeta nano -

La sonda Dawn della NASA ha inviato nuove immagini catturate durante il suo avvicinamento allo storico inserimento in orbita attorno al pianeta nano Cerere. Dawn sarà la prima missione a visitare un pianeta nano quando entrerà in orbita attorno a Cerere venerdì 6 marzo 2015.
"Dawn sta per fare la storia," ha detto Robert Mase, project manager per la missione Dawn presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena, in California. "La nostra squadra è pronta e ansiosa di scoprire cosa Cerere cela per noi."
Le recenti immagini mostrano numerosi crateri e inusuali punti bianchi che gli scienziati sperano ci dicano come Cerere, il primo oggetto scoperto nella fascia degli asteroidi del nostro Sistema Solare, si sia formato e come la sua superficie sia cambiata. Mentre il veicolo spaziale si avvicina a spirale ad ogni orbita sempre di più al pianeta nano, i ricercatori sono alla ricerca di segni che queste strane strutture stiano cambiando, il che potrebbe suggerire un qualche tipo di attività geologica.
I ricercatori ritengono che Cerere abbia subito importanti cambiamenti sulla superficie e al suo interno. La principale fonte di calore su Cerere, al contrario delle varie lune dei pianeti esterni, è il Sole e probabilmente Cerere aveva un oceano liquido all'inizio. In effetti, la forma di Cerere (stabilita già con Hubble Space Telescope) e la sua densità fanno pensare a una differenziazione tra un nucleo roccioso e un "oceano" al di sopra di esso, mantenuto liquido dalla presenza di ammoniaca o, più probabilmente, sali disciolti. Da qui un possibile "potenziale astrobiologico" del pianeta nano.
E' stato detto che la famosa doppia "macchia bianca" potrebbe essere ghiaccio sottostante, portato allo scoperto dalla vaporizzazione del materiale superficiale durante l'impatto, oppure sale depositato dall'impattatore che ha creato il cratere. Certamente non si tratta di un "crio-vulcano" e non si osserva emissione di luce quando è situato nell'emisfero in ombra, come evidente nell'animazione presentata oggi.
"Studiare Cerere ci permetterà di fare una ricerca storica nello spazio, aprendo una finestra nei primi capitoli della storia del nostro Sistema Solare," ha detto Jim Green, direttore della Divisione Scienza Planetaria della NASA presso la sede principale di Washington. "I dati inviati da Dawn potrebbero contribuire significativamente alla comprensione di come si è formato il nostro Sistema Solare."
Dawn ha iniziato a dicembre la fase finale di avvicinamento verso Cerere. Il veicolo spaziale ha scattato diverse immagini ottiche di navigazione ed eseguito due rotazioni di caratterizzazione, permettendo a Cerere di essere osservato per tutta la durata della sua rotazione di nove ore. Sin dal 25 gennaio, Dawn ha inviato le immagini a più alta risoluzione mai scattate di questo corpo celeste, e queste continuano a migliorare mentre la sonda si avvicina sempre più.
L'astronomo siciliano Padre Giuseppe Piazzi scoprì Cerere nel 1801. Da allora molti altri oggetti sono stati scoperti nella stessa regione, e sono conosciuti come asteroidi, o pianeti minori. Cerere è stato inizialmente classificato come pianeta e più tardi come asteroide. Dopo essergli state riconosciute le qualità simili a quelle dei pianeti, Cerere è stato elevato al rango di pianeta nano nel 2006, assieme a Plutone ed Eris.
Cerere è il nome della dea romana dell'agricoltura e dei raccolti. I crateri su Cerere hanno nomi similari agli dei e alle dee di agricoltura e vegetazione provenienti dal mondo mitologico. Ad altre strutture verranno dati i nomi di feste agricole.
Lanciata nel settembre 2007, Dawn ha esplorato il gigantesco asteroide Vesta per 14 mesi fra il 2011 e il 2012, riprendendo immagini dettagliate e dati di quel corpo celeste. Entrambi Vesta e Cerere orbitano attorno al Sole fra Marte e Giove, nella fascia principale di asteroidi. Queste due fermate nel nostro Sistema Solare sono state possibili grazie al sistema di propulsione ionico di Dawn, con i suoi tre motori a ioni che sono molto più efficienti di quelli a propulsione chimica.
"Sia Vesta che Cerere erano sulla strada per diventare pianeti, ma il loro sviluppo venne interrotto dalla gravità di Giove," dice Carol Raymond, vice scienziato del progetto al JPL. "Questi due corpi sono come fossili dell'alba del nostro Sistema Solare, e potrebbero svelarci le loro origini."
Cerere e Vesta hanno diverse importanti differenze. Cerere è il più massiccio corpo della fascia asteroidale, con un diametro medio di 950 km. La superficie di Cerere copre circa il 38% dell'area continentale degli Stati Uniti. Vesta ha un diametro medio di 525 km ed è il secondo corpo più massiccio della fascia. L'asteroide si è formato prima di Cerere ed è un corpo molto asciutto. Cerere, per contrasto, si stima possa contenere acqua per il 25% della sua massa.
"Studiando Vesta e Cerere, possiamo ottenere una migliore conoscenza della formazione del nostro Sistema Solare, specialmente dei pianeti terrestri e, ancora più importante, della nostra Terra," dice Raymond. "Questi corpi sono esempi dei blocchi costitutivi che hanno formato Venere, la Terra e Marte. I corpi come Vesta si pensa abbiano contribuito profondamente al nucleo del nostro pianeta, e i corpi come Cerere potrebbero aver fornito la nostra acqua."
"Noi non saremmo stati in grado di entrare in orbita ed esplorare questi pianeti senza la propulsione ionica," dice Mase. "Dawn capitalizza questa tecnologia innovativa che ci permette di ottenere grandi risultati scientifici con un piccolo finanziamento."
Oltre alla missione Dawn, la NASA lancerà nel 2016, la sonda OSIRIS-REx (Origins-Spectral Interpretation-Resource Identification-Security-Regolith Explorer). Questa missione studierà un grande asteroide con un dettaglio senza precedenti e riporterà dei campioni sulla Terra.
La NASA ha deciso di dare alta priorità alla scoperta e protezione della Terra dagli asteroidi. Il programma NEO (Near-Earth Object) presso il quartier generale della NASA gestisce e finanzia la ricerca, lo studio e monitoraggio di asteroidi e comete le quali orbite periodicamente li portano vicini alla Terra. La NASA persegue inoltre la missione ARM (Asteroid Redirect Mission) che dovrà identificare, dirigere e inviare astronauti ad esplorare un asteroide. Assieme ai diversi obiettivi dell'esplorazione, la missione dimostrerà le tecniche di base per la difesa planetaria per la deflessione degli asteroidi.
Durante la conferenza stampa tenutasi al JPL è stato anche accennato al fatto che, conclusa la missione primaria di almeno un anno, Dawn potrebbe rimanere in una orbita stabile attorno a Cerere per molti decenni!
La missione Dawn è gestita dal JPL per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA di Washington. Dawn è un progetto della direzione Discovery Program, gestita dal Marshall Space Flight Center della NASA di Hunstville, Alabama. La UCLA è responsabile per la parte scientifica della missione. La Orbital ATK, di Dulles, Virginia, ha progettato e costruito la sonda.
Il Centre Aerospaziale di Germania, il Max Planck Institute for Solar System Research, L'Agenzia Spaziale Italiana e l'Istituto Nazionale Italiano di Astrofisica, sono i partner internazionali della squadra della missione.
Per una lista completa dei partecipanti alla missione, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/mission.
Per ulteriori informazioni su Dawn, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/.
Per ulteriori informazioni su OSIRIS-REx e ARM, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la prima mappa ufficiale della superficie di Cerere ricavata dalle foto scattate durante la seconda 'rotation charaterization', il 19 febbraio scorso. Nell'animazione in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la rotazione di Cerere.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

Nella foto (Credit: NASA-GSFC) lo strumento SAM a bordo di Curiosity.

02/03/2015 - Confermata la presenza di metano su Marte -

Inequivocabili aumenti di concentrazione di metano nell’atmosfera marziana. E’ quanto rilevato dallo spettrometro laser sintonizzabile dello strumento SAM (Sample Analysis at Mars) a bordo del rover della NASA Curiosity, a seguito di un’esaustiva analisi di dati ottenuti nell’arco di 605 giorni marziani (chiamati SOL).
La scoperta è stata presentata in un articolo scritto dal team scientifico del Mars Science Laboratory, recentemente pubblicato sulla rivista Science, e mette fine ad una lunga controversia circa la presenza di metano su Marte. Tale controversia, iniziata più di dieci anni fa con misurazioni ottenute da telescopi terrestri, si era intensificata a seguito delle osservazioni effettuate da satelliti, alcune delle quali presentavano risultati contraddittori.
Questi nuovi e inconfutabili dati aprono la strada a nuove ricerche, che potrebbero identificare le sorgenti di questo gas (ad esempio qualche tipo di attività biologica) e i meccanismi attraverso i quali il gas viene eliminato con tali velocità.
A partire dal primo annuncio del Telescopio Franco-Canadese di Mauna Kea, nelle Hawaii, dell’osservazione di metano nell’atmosfera marziana nel 2003, sono state condotte molte altre misurazioni con una gran varietà di strumenti, sia da Terra che da missioni satellitari come Mars Express e Mars Global Surveyor.
Dal momento che il metano può essere prodotto da attività biologica – in pratica tutto il metano presente nell’atmosfera terrestre ha questa origine – queste osservazioni avevano creato grandi aspettative circa la natura del metano marziano.
Le osservazioni, tuttavia, sembravano contraddittorie. Alcune suggerivano una distribuzione limitata nello spazio e nel tempo, con una sorgente nell’emisfero nord e picchi di concentrazione durante i mesi estivi. Questi fatti erano inspiegabili seguendo i modelli di circolazione generale e fotochimica attualmente utilizzati per definire il comportamento dell’atmosfera marziana.
Stando a questi modelli, se esistesse davvero metano su Marte, dovrebbe rimanerci per un tempo medio di 300 anni, e durante questo periodo dovrebbe essere omogeneamente distribuito lungo l’atmosfera. Siccome non abbiamo un modello che ci permetta di tenere conto della sua formazione, localizzazione e improvvisa sparizione, ogni osservazione veniva messa in dubbio e i risultati ottenuti venivano attribuiti a falsi positivi degli strumenti utilzzati. Tali strumenti, in effetti, lavoravano al limite delle loro capacità e i valori di concentrazione del gas che fornivano erano dell’ordine di qualche parte per miliardo su unità di volume (ppbv).
"In questo contesto, quando eravamo ormai sicuri che i dati raccolti fino ad quel momento erano quantomeno approssimativi, se non addirittura inutili, le speranze di saperne qualcosa di più risiedevano nella capacità dello strumento SAM di ottenere misurazioni più precise," ha dichiarato Francisco Javier Martín-Torres dell’Andalusian Institute of Earth Sciences.
Grazie al suo spettrometro laser sintonizzabile, SAM ha rilevato livelli basali di concentrazione di metano attorno a 0.7 ppbv, e ha osservato un episodio di aumento fino a dieci volte questo valore (circa 7 ppbv) durante un periodo di 60 sol, o giorni marziani.
Le nuove osservazioni sono basate su dati acquisiti in quasi un anno marziano (circa due anni terrestri), ovvero la durata nominale della missione. Durante questo periodo Curiosity ha esaminato circa 8 km del bacino del cratere Gale.
Tale periodo comprende tutto il ciclo completo delle stagioni marziane, i dati ambientali raccolti dalla stazione meteorologica REMS (Rover Environmental Monitoring Station) hanno permesso di stabilire possibili correlazioni con i parametri ambientali misurati dallo strumento: umidità relativa, temperatura e opacità atmosferica. I dati sull’opacità atmosferica sono stati ottenuti sia col rivelatore ad ultravioletti di REMS sia con MastCam, la camera di Curiosity, utilizzata come supporto per le indagini in atmosfera.
Lo strumento REMS è stato sviluppato e utilizzato scientificamente da ricercatori spagnoli, alcuni dei quali fanno parte del team che ha condotto questa importante ricerca. L’ipotetica esistenza di variazioni stagionali nella concentrazione di metano in correlazione con alcune variabili ambientali, comunque, potrà essere confermata soltanto da misurazioni future orientate a stabilire quali fattori possano determinare l’emissione sporadica e successiva diminuzione di questo gas su Marte. Per quanto riguarda la distribuzione spaziale di questi sbuffi di metano, i ricercatori hanno concluso che sarebbero generati da episodi deboli e brevi, in luoghi molto specifici.
Lo spettrometro laser di SAM osserva in due canali nella regione dell’infrarosso, più precisamente il primo si trova attorno a 2.7 μm di lunghezza d’onda e il secondo a 3.27 μm. Il secondo canale è specificamente pensato per la rilevazione di metano. Ha una risoluzione di 0.0002 cm-1, che permette di rilevare il metano attraverso la sua impronta spettrografica di tre linee molto ben definite, e la procedura applicata (l’assorbimento della luce laser attraverso un campione contenuto in una cella chiusa) "è semplice, non invasiva e sensibile," come vanta lo stesso articolo.
La cella di contenimento può essere riempita di gas ambientali marziani, o portata nella condizione di vuoto per ottenere misure contrastanti, come quelle ottenute aumentando artificialmente alcune concentrazioni. "Questo ci permette di avere dei margini molto ridotti di errore e garantisce l’accuratezza dei risultati, che possono essere considerati del tutto conclusivi," ha detto Martín-Torres.
Secondo il ricercatore spagnolo le nuove domande poste da questi risultati superano di gran lunga le risposte che fornisce. "È una scoperta che chiude per sempre la questione della presenza di metano nell’atmosfera marziana, ma che pone anche altre domande, più complesse e difficili da chiarire, come ad esempio la natura delle sue sorgenti. Noi crediamo che possano risiedere in una o due sorgenti addizionali, che non erano state contemplate dai modelli fino ad ora. Tra queste sorgenti non dobbiamo escludere la metanogenesi biologica. Un’altra nuova domanda riguarda la bizzarra evoluzione del metano nell’atmosfera marziana dopo la sua emissione. Entrambe le domande dovrebbero essere affrontate con nuovi strumenti progettati allo scopo mirato di trovare queste risposte."
Il nuovo arrivato MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) della NASA fornirà immediatamente continuità nello studio di questi argomenti. Nel futuro prossimo, il Trace Gas Orbiter, sviluppato congiuntamente dall’ESA e dall’Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos), misurerà la concentrazione di metano su larga scala, permettendo di stabilire un unico contesto entro cui inquadrare i risultati ottenuti e di approfondire le nostre conoscenze sulle dinamiche del metano su Marte.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) un autoscatto di Curiosity eseguito fra aprile e maggio 2014 nella zona chiamata 'Windjana', all'interno del cratere Gale su Marte. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA-GSFC) lo strumento SAM, installato sul rover Curiosity della NASA.

Fonti: INAF News - Sciencemag - Alive Universe Images

02/03/2015 - Simulare lo spazio per i quattro strumenti infrarossi di JWST -

Costruire un telescopio spaziale non è un'impresa da poco. Le condizioni qui sulla Terra sono drasticamente differenti da quelle riscontrate in orbita intorno al nostro pianeta. Come facciamo a sapere che qualsiasi telescopio costruito nei nostri laboratori controllati sia in grado di sopportare l'ambiente dello spazio?
Per fortuna, siamo in grado di ricreare le condizioni simili a quelle dello spazio utilizzando simulatori come questa camera termica sottovuoto presso il Goddard Space Flight Center della NASA, nel Maryland, USA. In questa immagine (Credit: NASA/Goddard/C. Gunn), la cella non è in azione, come indicato dalla presenza del fotografo a lato che impugna una torcia. All'accensione, pompe multiple succhiano tutta l'aria per creare un vuoto simile a quello dello spazio, e la temperatura può scendere fino ad arrivare a ben -253° Celsius.
Tuttavia, la vera star di questa immagine è la cornice futuristica color oro e il suo contenuto. Questo telaio contiene lo Science Instrument Module integrato, una struttura che ospita gli strumenti scientifici del James Webb Space Telescope, o JWST, il successore del telescopio spaziale Hubble a partire dal 2018.
Insieme con il telaio, il modulo pesa più o meno quanto un elefante ed ospita quattro strumenti per osservare nell'infrarosso, una parte dello spettro che è la chiave per esplorare le origini dell'Universo e le proprietà degli oggetti cosmici molto distanti.
Questa capacità è la ragione per la temperatura estremamente bassa della camera: la luce infrarossa viene emessa dagli oggetti caldi. Per evitare emissioni infrarosse dal telescopio stesso che potrebbero interferire con le osservazioni di JWST, l'intero telescopio deve essere raffreddato a temperature molto basse.
Nello spazio, JWST si avvarrà di un parasole gigante per rimanere completamente nell'ombra. Ciò manterrà il telescopio a -233° Celsius.
Il team di JWST ha segnato una pietra miliare la scorsa estate quando tutti e quattro gli strumenti scientifici hanno superato i loro test criogenici in questa camera. Le tre unità dell'infrarosso vicino sono state raffreddate a circa -233° Celsius, mentre lo strumento medio infrarosso ha raggiunto un ancora più basso -266° Celsius, per un totale di 116 giorni. Per maggiori informazioni, leggi qui.
Dopo questi test, una delle unità - lo spettrografo nell'infrarosso vicino - è stato rimosso e dotato di nuovi rivelatori e "micro-otturatori", una nuova tecnologia per studiare centinaia di oggetti celesti contemporaneamente utilizzando finestre minuscole della larghezza di un capello umano. Una volta che questo strumento aggiornato tornerà, l'intero modulo proseguirà con ulteriori prove ambientali per riprodurre le condizioni che subirà durante il lancio e nello spazio. Per maggiori informazioni, leggi qui.
JWST è un progetto comune di NASA, ESA e l'Agenzia Spaziale Canadese (CSA).

Fonte: ESA Images

Nelle immagini (Credit: SpaceX) un momento del decollo del Falcon 9.

02/03/2015 - SpaceX lancia due satelliti per telecomunicazioni -

La compagnia di trasporto spaziale SpaceX ha lanciato, domenica notte, in orbita due satelliti commerciali per telecomunicazioni grazie ad un razzo Falcon 9.
Il razzo, con a bordo un satellite Eutelsat ed uno della ABS (Asian Broadcasting Satellite), è decollato dalla rampa SLC-40 di Cape Canaveral, in Florida, come previsto alle 10:50 p.m. EST (le 4:40 ora italiana di lunedì 2 marzo), nel cielo notturno perfettamente limpido.
I due satelliti, ABS 3A e Eutelsat 115 West B, sono stati rilasciati rispettivamente 30 minuti e 35 minuti dopo, ha confermato la SpaceX su Twitter.
Dotati di sistemi di propulsione elettrica, i due satelliti costruiti dalla Boeing sul modello HS-702SP, orbiteranno sopra l'equatore ad un'altezza di 36.000 km.
Il secondo stadio del razzo Falcon 9 ha eseguito due accensioni con i quali ha piazzato i due carichi utili su un'orbita di trasferimento super-sincrono di 400x43.792 km con 24,8° gradi. Dopo il rilascio i due satelliti impiegheranno almeno otto mesi per portarsi nella posizione geostazionaria prevista grazie ai loro motori ionici a bassa spinta.
Invece di utilizzare i monopropellenti liquidi standard, i due satelliti imbarcano un sistema propulsivo agli ioni di xenon (XIPS), sviluppato dalla Boeing per permettere un risparmio di peso.
Grazie a questo risparmio di peso l'ABS-3A pesa circa 1,954 tonnellate mentre Eutelsat 115 West B 2,205 tonnellate, circa la metà di un satellite standard con le stesse dotazioni.
Con un totale di 4,159 tonnellate di massa del carico utile si è trattato del lancio con maggior peso verso un'orbita di trasferimento geostazionario da parte di un razzo vettore Falcon 9 fino ad oggi. Il razzo aveva eseguito un test statico di accensione dei motori il 25 febbraio scorso ma senza il carico utile e l'ogiva protettiva.
La SpaceX ha dichiarato che i satelliti costruiti dalla Boeing aiuteranno a distribuire programmi televisivi oltre a connettività globale internet e telefonica.
La SpaceX questa volta non ha tentato il recupero del primo stadio del vettore Falcon 9 v1.1 a causa della massa del carico utile che non lasciava abbastanza propellente nel serbatoio per tentare la manovra di atterraggio. Proprio per questo la versione che ha volato oggi non era nemmeno dotata delle quattro zampe di atterraggio. Il prossimo tentativo di atterraggio del primo stadio sulla chiatta galleggiante ormeggiata al largo delle coste della Florida sarà tentato in aprile con il lancio di un veicolo cargo Dragon destinato ad una missione di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Si è trattato del primo lancio duplice da parte della SpaceX e tutto si è svolto regolarmente. Il Falcon 9 era al suo sedicesimo volo, tutti con successo, l'undicesimo della versione v1.1. Quello di oggi è stato il decimo lancio orbitale globale del 2015, tutti svolti con successo.
Nella foto (Credit: SpaceX) la scia del lancio del razzo Falcon 9 nel cielo della Florida. Nelle immagini in alto a sinistra (Credit: SpaceX) un momento del decollo del Falcon 9.

Fonti: Spacedaily - Space Launch Report

01/03/2015 - La NASA pensa ad un nuovo orbiter marziano per il 2022 -

La NASA vorrebbe lanciare nel 2022 una nuova sonda per telecomunicazioni verso il Pianeta Rosso in modo da poter assistere il rover raccogli-campioni Mars 2020.
Secondo Jim Watzin, direttore dei programmi esplorativi di Marte della NASA, questo orbiter Mars 2022 potrebbe utilizzare tecnologie sperimentali come una propulsione elettrica ad alta potenza o un'apparecchiatura di comunicazione ottica che potrebbe incrementare notevolmente la velocità e la capacità di invio dati rispetto ai sistemi odierni a radio frequenza.
La sonda del 2022, necessaria per aggiornare la vecchia rete di comunicazioni marziane, potrebbe ospitare anche dei 'robusti' componenti scientifici, aggiunge Watzin. L'orbiter potrebbe essere dotato di qualche sensore remoto sebbene, al momento, non sia stato ancora discusso di che tipo. Watzin ne ha parlato durante un incontro del Mars Exploration Program Analysis Group, tenutosi a Pasadena, California.
Watzin non ha offerto altri dettagli sulla sonda del 2022 che, per certi versi, dovrebbe essere concettualmente simile al cancellato Mars Telecommunications Orbiter. Quella missione, cancellata nel 2005 per fare posto, nel budget NASA, ad altre missioni, sarebbe dovuta essere lanciata nel 2009.
Attualmente la NASA dipende, per le comunicazioni con i lander e rover sulla superficie del Pianeta Rosso, soprattutto dal vecchio orbiter Mars Odyssey che si trova intorno a Marte da 13 anni. Vi sono grandi preoccupazioni che il vecchio veicolo spaziale possa guastarsi.
Una della quattro ruote di reazione di Odyssey - utilizzate per mantenere il veicolo correttamente orientato - si è guastata nel 2012, e fin da allora, il veicolo ha dovuto funzionare con le restanti tre. Il MAVEN (Mars Atmospheric Volatile Evolution), la sonda arrivata in orbita marziana a settembre scorso per studiare l'atmosfera superiore del pianeta, potrebbe essere utilizzata come riserva per le comunicazioni ma la NASA preferirebbe non prendere quella strada.
"Non vorremmo utilizzare MAVEN per le operazioni di ri-trasmissione a meno che non si tratti di un'emergenza," ha detto Fuk Li, Direttore del Mars Exploration Directorate della NASA presso il Jet Propulsion Laboratory al MEPAG dopo l'intervento di Watzin. "Ma noi, molto probabilmente dovremmo ricorrere alle capacità di MAVEN se i vecchi satelliti marziani, come Odyssey, dovessero fallire."
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL) il cancellato Mars Telecommunication Orbiter della NASA trasmette via laser i dati alla Terra.

Fonte: Space News

01/03/2015 - Eseguita la terza passeggiata spaziale di Spedizione 42 sulla ISS -

Gli astronauti della NASA Terry Virts e Barry Wilmore hanno compiuto una passeggiata spaziale della durata di 5 ore e 38 minuti durante la quale hanno eseguito dei lavori per facilitare l'arrivo dei nuovi veicoli spaziali con equipaggio alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
L'EVA 31 era iniziata alle 6:52 a.m. ETST (le 12:52 ora italiana) quando i due astronauti erano passati alle batterie delle tute spaziali EMU. Virts era designato EV-1 e indossava la tuta con le strisce rosse mentre Wilmore, EV-2, quella totalmente bianca.
L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti aveva assistito alla vestizione e al controllo delle varie procedure in preparazione all'attività extra-veicolare.
I due astronauti hanno istallato due antenne, chiamate C2V2 (Common Communications for Visiting Vehicles), che serviranno per facilitare l'arrivo e la partenza dei nuovi veicoli commerciali equipaggio che porteranno gli astronauti NASA e delle nazioni partner alla ISS nei prossimi anni.
Dopo l'installazione delle antenne i due spacewalker hanno dovuto cablare oltre 120 metri di cavi fra le nuove antenne poste sul traliccio principale, sezione P3, e il modulo laboratorio Destiny.
Virts e Wilmore hanno eseguito i vari compiti in modo rapido e preciso ed alla fine si sono trovati con oltre un'ora di anticipo sul previsto. A questo punto il Centro Controllo Missione di Houston, dove al posto di CAPCOM sedeva l'astronauta Sunita Williams, ha deciso di fargli eseguire un'ulteriore compito, quello di recuperare una copertura protettiva lasciata all'esterno della stazione nelle precedenti EVA.
I due astronauti sono rientrati nel modulo Quest ed iniziato la decompressione concludendo così la terza EVA di Spedizione 42 alle 12:30 a.m. EST (le 18:30 ora italiana). Per Virts si è trattato della terza EVA che lo porta ad un totale di 19 ore e 2 minuti. Wilmore, alla quarta passeggiata spaziale, è ora a 25 ore e 36 minuti complessivi. Per la costruzione e assemblaggio della ISS sono ora state realizzate complessivamente 1.171 ore e 29 minuti.
Una volta rientrati nella camera di equilibrio di Quest e avviata la ri-pressurizzazione l'astronauta Virts ha di nuovo notato la presenza di acqua all'interno del casco, come già avvenuto nella precedente EVA del 25 febbraio scorso.
Nella foto (Credit: NASA TV) Terry Virts al lavoro all'esterno del modulo Quest.

VIDEO RIEPILOGO DELLA EVA 31 - 01/03/2015 - (Credit: NASA TV) - dur.min. 4:30 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA ISS Blog - NASA Twitter

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Massimo Martini

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