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Notiziario 2015 - aprile

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di aprile 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di marzo 2015.
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Nella foto (Credit: Lynda Estes) uno dei finestrini di Orion durante un test di valutazione.

30/04/2015 - Gli oblò di Orion forniscono nuove prospettive per i futuri veicoli spaziali -

Quando gli astronauti viaggeranno verso un asteroide o verso Marte all'interno del veicolo spaziale Orion, avranno una vista formidabile delle loro destinazioni nello spazio profondo e della Terra attraverso i finestrini della loro astronave. Gli ingegneri della NASA stanno facendo di tutto perché questi finestrini siano i migliori dal punto di vista strutturale, leggeri e poco costosi di ogni precedente veicolo spaziale.
Nei veicoli spaziali come lo Space Shuttle o la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che hanno permesso all'uomo di allargare i confini dell'esplorazione, i finestrini sono in genere stati realizzati da più lastre di vetro. Orion è stato sviluppato per includere vetri interni di un materiale di plastica acrilica, un cambiamento che sta migliorando l'integrità delle finestre stesse.
"I vetri delle finestre sono stati storicamente parte dello scafo del veicolo spaziale che contiene la pressione della cabina per mantenere in vita gli astronauti, e hanno anche fornito la protezione termica durante il rientro nell'atmosfera della Terra," ha detto Lynda Estes, direttore dei sottosistemi degli oblò di Orion presso il Johnson Space Center della NASA a Houston, dove il programma Orion è gestito per l'agenzia. "Ma la cosa insidiosa con il vetro è che si tratta di un materiale strutturalmente povero. Se si mette molto carico su di esso, perderà forza nel corso del tempo, e se si ha un urto su di esso, la forza viene drammaticamente diminuita. L'ambiente del volo spaziale è uno di quelli che sfrutta purtroppo queste vulnerabilità."
Dato che il vetro non è il materiale ideale da utilizzare su un veicolo spaziale, gli ingegneri hanno iniziato a cercare qualcosa di meglio. Esistono molti materiali strutturalmente solidi ma pochi sono anche trasparenti.
Durante i primi stadi di sviluppo di Orion, un materiale di policarbonato è stato preso in considerazione per alcune delle lastre degli oblò interni, ma non hanno raggiunto le proprietà ottiche necessarie per le immagini ad alta risoluzione. Il materiale acrilico che era stato utilizzato finora per i veicoli spaziali era stato scelto perché forniva una visione chiara e anche un'ottima resistenza. Gli acquari in giro per il Paese stanno utilizzando lo stesso materiale, proteggendo gli animali e le piante dal logorio di milioni di visitatori che viaggiano attraverso le mostre e talvolta premono contro di loro per dare un'occhiata più da vicino, mentre possono sopportare i carichi di acqua nei serbatoi.
Attualmente Orion ha quattro oblò nel modulo equipaggio a forma di cono, e verranno utilizzati ulteriori finestrini sul boccaporto di attracco e sul portello laterale di accesso dell'equipaggio. Ogni finestrino del cono è formato da tre lastre. Quella più interna è di acrilico. Lastre di acrilico hanno volato nello spazio durante il primo volo di prova di Orion nel dicembre 2014 e gli ingegneri eseguiranno quest'anno ulteriori test di integrità termica su pannelli acrilici per determinare se Orion possa essere dotato di finestrini realizzati con due lastre di acrilico e una di vetro.
Nei prossimi mesi Estes e il suo team metteranno alla prova le lastre di acrilico con una valutazione chiamata 'creep test'. L'acrilico può essere suscettibile a carichi per lunghi periodi di tempo e quindi questo test valuterà come i pannelli reagiscono a carichi in un periodo di 270 giorni.
Il lavoro svolto per integrare le lastre acriliche in Orion contribuirà a rendere il veicolo spaziale più leggero. Poiché l'integrità strutturale sarà migliorata, e un graffio involontario o altri danni ad esso non pregiudicherà la sua resistenza, non è necessario un gran numero di lastre per garantire la ridondanza. Riducendo il numero di riquadri nei finestrini di Orion non solo si riduce il peso collettivo, ma il materiale acrilico è anche un mezzo meno denso e non pesa tanto quanto il vetro.
"Per il veicolo Orion del volo di prova, l'utilizzo di materiale acrilico nelle lastre ha ridotto il peso dei sottosistemi degli oblò di oltre 90 kg," dice Estes. Un cambio dei pannelli ridondanti dal vetro all'acrilico potrebbe introdurre un ulteriore risparmio di peso di 13 kg o più. Riducendo la massa abbassa i costi di spedirlo nello spazio, dato che il calo del peso significa meno propulsione richiesta per spingere la nave spaziale fuori dall'atmosfera terrestre.
Il passaggio alle lastre acriliche ha anche fornito un risparmio perché il materiale plastico è considerevolmente meno costoso rispetto al vetro. I vetri utilizzati su Orion hanno anche fornito ulteriore risparmio dato che tutti furono prelevati dal magazzino del vetro originariamente acquistato per il Programma Space Shuttle. Al ritiro degli orbiter, Estes trasferì queste attività presso la Lockheed Martin, appaltatore principale della NASA per Orion. Costruire gli oblò da tali attività ridurrà il costo delle lastre di vetro per il volo di Orion di più di 2 milioni di dollari.
Il lavoro della NASA sui materiali leggeri dei finestrini di Orion è stato condiviso con il Commercial Crew Program anche per facilitare lo sviluppo, negli Stati Uniti, di sistemi di trasporto spaziale degli equipaggi commerciali e fornire un accesso sicuro, affidabile e conveniente da e per la Stazione Spaziale Internazionale e l'orbita bassa terrestre.
Sufficienti test non sono ancora stati eseguiti per dimostrare che ogni riquadro possa essere fatto di materiale acrilico, ma le modifiche dei finestrini stanno fornendo una nuova prospettiva per il futuro di Orion.
Nella foto (Credit: NASA) i finestrini di Orion dopo l'ammaraggio al termine del primo volo di prova, il 5 dicembre 2014.

Fonte: NASA

30/04/2015 - L'ultima immagine di MESSENGER -

Originariamente prevista per orbitare attorno a Mercurio per un anno, la missione ha superato tutte le aspettative, funzionando per oltre quattro anni e acquisendo un esteso database con i suoi sette strumenti scientifici e studi radio scientifici. Questo pomeriggio, la sonda ha dovuto arrendersi alla forza della gravità solare ed ha colpito la superficie di Mercurio. L'immagine (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington) mostrata è l'ultima acquisita e trasmessa dalla missione sulla Terra. L'immagine mostra il fondo del cratere Jokai, di 93 km di diametro. Il veicolo spaziale ha impattato nel pianeta appena a nord del bacino Shakespeare.
Come prima sonda ad aver orbitato attorno a Mercurio, MESSENGER ha rivoluzionato la nostra comprensione del pianeta più interno del Sistema Solare, così come le 'prime' di carettere tecnologico che hanno reso possibile la missione.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: Blue Origin) la capsula equipaggio del New Shepard mentre scende appesa ai paracadute.

30/04/2015 - Blue Origin compie un volo suborbitale del suo veicolo New Shepard -

La compagnia spaziale privata Blue Origin ha lanciato mercoledì 29 aprile, a sorpresa in un volo di prova, il suo veicolo suborbitale New Shepard, una missione che ha dimostrato il successo della capsula ma ha fallito nel recupero del razzo riutilizzabile.
La Blue Origin, la compagnia fondata dal miliardario Jeff Bezos, creatore di Amazon.com, ha lanciato il veicolo spaziale New Shepard dal suo poligono di prova nel Texas occidentale. Un video del lancio mostra il veicolo che raggiunge l'altezza di 93.573 metri.
"La separazione, avvenuta nello spazio, della capsula equipaggio dal modulo propulsivo è stata perfetta," ha scritto Bezos in un comunicato. "Ogni astronauta a bordo avrebbe potuto avere un viaggio molto bello nello spazio e un tranquillo ritorno."
Un video più lungo, della durata di oltre 6 minuti, mostra il lancio del New Shepard nel cielo blu del Texas, con la capsula che si separa dal suo razzo e ritorna con i paracadute sulla Terra. I due video rilasciati dalla Blue Origin non mostrano la discesa del razzo - chiamato 'modulo propulsivo' - progettato per eseguire un atterraggio verticale ed essere riutilizzato per i voli futuri.
Nella sua dichiarazione, Bezos conferma che il razzo è andato perduto durante il test.
"Certo che uno dei nostri obiettivi è la riutilizzabilità, e sfortunatamente non abbiamo potuto recuperare il modulo propulsivo a causa di una perdita di pressione del sistema idraulico nella fase di discesa," scrive Bezos. "Fortunatamente abbiamo già in lavorazione da un po di tempo un sistema idraulico migliorato. Inoltre l'assemblaggio dei moduli propulsivi con il numero seriale 2 e 3 è già in corso - e saremo pronti presto per volare ancora."
Il volo di prova di mercoledì del New Shepard ha raggiunto la quota massima di 93 km - solo alcuni km sotto la soglia dei 100 che rappresentano il confine fra la Terra e lo Spazio. Il volo dimostrativo è avvenuto appena poche settimane dopo che il Presidente di Blue Origin, Rob Meyerson aveva annunciato che i voli di prova sarebbero iniziati entro l'anno.
Nell'annuncio del 7 aprile Meyerson aveva detto che i test sarebbero iniziati nei prossimi giorni e sarebbero proseguiti su base mensile ma che poi, nel giro di un paio di anni i voli del veicolo New Shepard sarebbero diventati regolari.
La Blue Origin ha sviluppato in silenzio motori a razzo riutilizzabili e un veicolo spaziale per lanciare passeggeri nello spazio.
Il veicolo New Shepard è progettato per ospitare almeno tre persone - possibilmente anche di più, dipende dagli altri carichi utili - in voli suborbitali nello spazio. Il veicolo è spinto da un motore a razzo BE-3 della Blue Origin, che genera 50 tonnellate di spinta ed è alimentato da idrogeno ed ossigeno liquidi.
Mentre la compagnia non ha rilasciato nessun dettaglio sul prezzo che pagheranno i suoi passeggeri nei voli suborbitali, Bezos ha svelato un portale online per i potenziali clienti, Secondo quel portale una capsula al completo potrebbe ospitare fino a 6 persone.
Nel suo comunicato Bezos ha aggiunto che la Blue Origin ha già iniziato la progettazione di un più grande veicolo orbitale che chiama il Very Big Brother del New Shepard.
"Noi proseguiamo ad essere grandi appassionati dell'architettura di decollo e atterraggio verticale (VTVL)," scrive Bezos. "Abbiamo scelto VTVL perché è scalabile a dimensioni maggiori."
Secondo Bezos il Very Big Brother è "un veicolo di lancio orbitale che è molte volte le dimensioni del New Shepard,". Questo verrà spinto dal più potente motore a razzo BE-4, sempre realizzato dalla sua compagnia.
Nella foto (Credit: Blue Origin) il decollo del New Shepard per il volo suborbitale di prova compiuto il 29 aprile 2015. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Blue Origin) la capsula equipaggio del New Shepard mentre scende appesa ai paracadute al termine del volo di prova avvenuto il 29 aprile 2015.

VIDEO RIASSUNTIVO DEL VOLO DI PROVA DEL NEW SHEPARD DI BLUE ORIGIN - 29/04/2015 - (Credit: BLUE ORIGIN) - dur.min. 2:29 - MUSICA E AUDIO AMBIENTE

Fonti: Blue Origin - Space.com - Spaceflight Now

29/04/2015 - Il terremoto del Nepal sul radar -

Il 25 aprile un terremoto di magnitudine 7,8 si è abbattuto sul Nepal, reclamando oltre 5.000 vite e colpendo milioni di persone. Le immagini dei satelliti sono state utilizzate in supporto alle organizzazioni di emergenza, mentre geo-scienziati stanno utilizzando le misurazioni dei satelliti per analizzare gli effetti del terremoto sul suolo.
Le immagini radar fornite dal satellite Sentinel-1A mostrano che la massima deformazione del terreno è avvenuta a soli 17 km dalla capitale del Nepal, Kathmandu, e questo spiega i danni estremamente alti subiti da quell'area.
Combinando le immagini di Sentinel-1A acquisite prima e dopo il terremoto, i cambiamenti che sono avvenuti fra le due date di acquisizione creano uno schema con i colori dell'arcobaleno, chiamato 'interferogramma', che permette agli scienziati di quantificare i movimenti del suolo.
La passata larga 250 km di Sentinel-1A sulla superficie terrestre ha permesso di ottenere un'analisi di questa vasta area con una sola scansione. L'intera area verrà sorvolata nuovamente, con la stessa geometria, ogni 12 giorni, permettendo all'intera regione di essere monitorata regolarmente e analizzare completamente, con la potente tecnica dell'interferometria, il movimento del terreno.
I prodotti hanno assicurato una copertura completa dell'area colpita prima del terremoto e sono stati resi disponibili da Copernicus liberamente a tutti gli scienziati e continueranno ad esserlo anche in futuro.
Sentinel-1A è il primo satellite del programma di monitoraggio ambientale Copernicus guidato dalla Commissione Europea. Le sue immagini radar, che possono essere acquisite giorno e notte e con ogni situazione meteo, sono particolarmente utili per la valutazione dell'impatto di diversi tipi di pericoli geologici. E' previsto che il satellite fornisca sistematiche osservazioni delle zone tettoniche e vulcaniche a livello globale.
Le immagini dai Sentinel e da altre missioni Copernicus sono coordinate dall'ESA ed utilizzate dall'EMS (Emergency Management Service) di Copernicus, che supporta tutte le fasi dei cicli gestionali delle emergenze.
Il Copernicus EMS è stato attivato il giorno stesso del terremoto, chiedendo ad ESA di iniziare a raccogliere le immagini satellitari, che sono state rese disponibili per aiutare negli sforzi emergenziali.
In parallelo, l'International Charter Space and Major Disasters è stato attivato in India, Cina e dalle Nazioni Unite. Le agenzie che collaborano a quest'iniziativa forniscono dati e prodotti per l'area in supporto alle organizzazioni.
Nell'immagine (Credit: Contains Copernicus data (2015)/R. Grandin/IPGP/CNRS) l'interferogramma sopra Kathmandu, in Nepal, mostra le deformazioni del terreno causate dal terremoto del 25 aprile. Ogni 'striscia' corrisponde a 2,8 cm di terreno spostato (sia sopra che sotto il terreno). L'interferogramma combina due immagini ottenute da Sentinel-1A il 17 e il 29 aprile 2015.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: ESA) la sala controllo monitoraggio veicoli spaziali dell'ESOC.

29/04/2015 - L'ESA si prepara ad aiutare il Giappone nella missione all'asteroide -

L'ESA si sta preparando per dare assistenza alla missione 'toccata e fuga' della sonda giapponese Hayabusa-2, ora in rotta verso un'asteroide poco conosciuto, aiutando nell'incremento del ritorno scientifico di quest'audace missione.
Un lancio senza problemi, avvenuto lo scorso dicembre, ha segnato l'avvio di una missione lunga sei anni per la sonda Hayabusa-2, il cui arrivo previsto all'asteroide 1999 JU3 è fissato per il 2018.
Una volta li, la sonda studierà in dettaglio la superficie del piccolo corpo celeste in preparazione al rilascio di tre piccoli droni che vi atterreranno. Inoltre la sonda libererà anche il lander Mascot, sviluppato dalla Centro Tedesco Aerospaziale DLR in collaborazione con l'agenzia spaziale francese CNES e fornito di un meccanismo di 'salto' che gli permetterà di studiare il piccolo mondo da diverse località.
Hayabusa-2 inoltre utilizzerà esplosivi per sparare un proiettile di rame nell'asteroide di 980 metri di diametro, e poi cercherà di raccoglierne i detriti derivati dall'impatto in una complessa manovra di 'toccata e fuga'. I frammenti torneranno sulla Terra nel 2020.
In questo primo tipo di supporto fornito ad una missione giapponese nello spazio profondo, l'antenna di 35 metri dell'ESA di Malargüe, in Argentina, fornirà fino a 400 ore di monitoraggio, stabilendo contatti radio mentre l'asteroide compirà un tragitto attraverso il Sistema Solare distante fra i 135 e i 210 milioni di km dal Sole.
I comandi dai controllori di missione presso la JAXA (Japan Aerospace and Exploration Agency) verranno inviati alla stazione attraverso l'ESOC, il Centro Europeo Operazioni Spaziali in Germania.
La sofisticata tecnologia e la posizione della stazione dell'ESA permetterà ad Hayabusa-2 di inviare significative quantità ulteriori di dati scientifici e fornirà copertura quando le stazioni giapponesi saranno fuori dalla visibilità.
Nella foto (Credit: ESA) la stazione della rete Estrack di Malargue. Nel passato l'ESOC ha supportato missioni astronomiche della JAXA e per lo studio della Terra, comprese Oicets e Astro-F.
"Questa è la prima volta che forniamo assistenza ad una missione del Giappone nello spazio profondo, e quindi abbiamo lavorato strettamente con la JAXA nei mesi scorsi per stabilire collegamenti tecnici fra le stazioni di terra e i sistemi della missione Hayabusa-2," dice Maite Arza, Service Manager dell'ESA per Hayabusa-2 presso l'ESOC.
Assieme ad altre stazioni simili in Spagna e Australia, il sito di Malargüe fa parte delle capacità di monitoraggio della rete Estrack dell'ESA.
Il sistema globale di stazioni al suolo Estrack fornisce i collegamenti fra i veicoli spaziali in orbita e i controllori di volo sulla Terra. La rete è controllata dall'ESOC e fornisce supporto di monitoraggio per ESA e le missioni delle agenzie partner 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno. La rete celebrerà il suo 40esimo anniversario proprio quest'anno.
"Il 22 aprile abbiamo completato un test di compatibilità in volo, collegando Malargüe con il veicolo spaziale giapponese, dimostrando che siamo pronti a fornire monitoraggio per questa incredibile missione di Hayabusa-2," ha detto Maite.
"Siamo ansiosi di aiutare i nostri colleghi giapponesi nell'esplorazione dell'asteroide 1999 JU3, dimostrare avanzate tecnologie e raggiungere alcuni importanti risultati scientifici."
Nell'illustrazione artistica (Credit: JAXA) la sonda Hayabusa-2 in prossimità dell'asteroide 1999 JU3. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) la sala controllo monitoraggio veicoli spaziali dell'ESOC. Nella foto in basso a destra (Credit: ESA) la stazione della rete Estrack di Malargue.

Fonte: ESA

29/04/2015 - Dettagli sull'impatto di MESSENGER su Mercurio -

Il 30 aprile 2015 la sonda MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging) della NASA, dopo aver orbitato attorno al pianeta Mercurio, il più vicino al Sole, per oltre quattro anni, verrà fatta schiantare deliberatamente sulla sua superficie al termine di una proficua missione scientifica.
Nel corso della missione MESSENGER ha acquisito oltre 270.000 immagini ed una lunga serie di dati rivelando molte informazioni sul pianeta più interno del nostro Sistema Solare. Ora la sonda sta esaurendo il propellente che gli permette di rimanere in orbita stabile e anche la forza di gravità del Sole sarà responsabile della sua fine.
L'impatto con la superficie è previsto per le 19:26:02 UTC (le 21:26 ora italiana) su una zona posta a 54,4° di Latitudine Nord e 210,1° di Longitudine Est.
Viaggiando a 3,91 km al secondo, il veicolo spaziale MESSENGER urterà la superficie di Mercurio, creando un cratere stimato attorno ai 16 metri di diametro.
Nell'immagine (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington) una mappa del punto previsto per l'impatto della sonda MESSENGER della NASA.

Fonte: NASA/JHU/APL

Nell'immagine (Credit: ASI) uno degli strumenti scientifici per la sonda Bepi Colombo.

29/04/2015 - SIMBIO-SYS pronto per Bepi Colombo -

Un altro passo decisivo verso la partenza di Bepi Colombo è compiuto. La missione ESA-JAXA - che nel 2017 comincerà il suo viaggio di sette anni verso Mercurio - ha adesso i suoi ‘occhi’. E sono occhi soprattutto italiani.
E' iniziata infatti ieri, al centro di sviluppo tecnologico (ESTEC) dell’Agenzia Spaziale Europea, l’integrazione della ‘suite’ di strumenti SIMBIO-SYS (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory SYStem) fornita dall'Agenzia Spaziale Italiana e consegnata lo scorso 20 aprile, nel pieno rispetto di tutti i vincoli di consegna e di costo preventivati.
Si tratta di 3 strumenti ottici: una camera ad alta risoluzione per lo studio dettagliato della geologia di Mercurio, una stereocamera per la ricostruzione in 3D di tutta la superficie ed una camera iperspettrale dedicata allo studio della composizione della superficie.
"Voglio fare i miei complimenti – ha commentato lo Chief Scientist ASI, e PI dello strumento, Enrico Flamini - ai team degli istituti scientifici, dell'industria e dell'Agenzia Spaziale Italiana coinvolti per l'ottimo lavoro svolto. (…) Simbio-sys – ha aggiunto - rappresenta un risultato notevolissimo della tecnologia italiana, considerando che tutto lo strumento, includendo le tre camere e l’elettronica di controllo, pesa appena 13.8 kg."
Nel dettaglio, la suite verrà integrata a bordo del Mercury Planetary Orbiter (MPO) che, insieme al Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) realizzato dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, costituisce di fatto la missione Bepi Colombo. Subito dopo cominceranno i test funzionali, per verificarne il funzionamento degli strumenti singoli e dello stesso MPO.
Per la prima volta l’Italia ha la responsabilità di quasi tutti gli strumenti di Remote Sensing (tre su quattro) a bordo di una missione planetaria. Infatti in SIMBIO-SYS il nostro paese ha il ruolo guida poiché lo strumento è stato pensato e realizzato per l’80% in Italia, con una significativa partecipazione francese principalmente per la parte elettronica.
Nell'immagine (Credit: ASI) gli ingegneri al lavoro sulla strumentazione di Bepi Colombo. SIMBIO-SYS costituisce anche uno dei maggiori investimenti dell’Agenzia Spaziale Italiana per un singolo strumento spaziale dedicato allo studio dei pianeti. Per la sua realizzazione l’ASI, che ha finanziato e coordinato tutte le attività con Roberto Formaro e Raffaele Mugnuolo in qualità di Program Manager rispettivamente per le attività industriali e quelle scientifiche, si è avvalsa della Selex Electronic System per il ruolo di Prime Contractor industriale.
"Per l’occasione – ha detto il responsabile della STC Gabriele Cremonese, di INAF Padova – abbiamo realizzato una stereo camera completamente nuova sia nel concetto che nell’acquisizione, contrariamente a quanto è in genere adottato in altre missioni planetarie, NASA ed ESA, e nei satelliti terrestri. Questo ci ha anche consentito di rimanere entro le poche risorse allocate allo strumento."
. "Anche lo spettrometro ad immagine VIHI - ha aggiunto Fabrizio Capaccioni - a causa delle limitate massa e potenza disponibili, ha una concezione diversa rispetto a strumenti dello stesso tipo realizzati dal nostro istituto per analoghe missioni planetarie. Ciononostante i risultati preliminari delle calibrazioni dello strumento ne dimostrano le ottime prestazioni rispetto al progetto iniziale."
In Francia gli istituti che hanno fornito, attraverso un accordo ASI-CNES, il loro contributo sono il Laboratoire d'Etudes Spatiales et d'Instrumentation en Astrophysique (LESIA) dell’Observatoire de Paris e l’Institut d’Astrophysique Spatial (IAS) del CNRS.
"Questo strumento - ha dichiarato il responsabile delle attività scientifiche del programma, Raffaele Mugnuolo di ASI, sottolineando la rilevanza del contributo francese nella realizzazione dell’elettronica comune e delle calibrazioni - rappresenta anche una storia di successo della cooperazione internazionale in ambito spaziale."
Nel corso della sua missione, dedicata allo studio del pianeta più interno del Sistema Solare, SIMBIO-SYS farà tesoro delle osservazioni preliminari effettuate da Messenger, la sonda NASA che terminerà il suo compito impattando sulla superficie di Mercurio il prossimo 30 Aprile.
"Abbiamo raggiunto un risultato eccellente – ha sottolineato il responsabile del Programma Simbio-sys per ASI, Roberto Formaro - E di questo ringrazio sia la Selex ES, che ha confermato, ancora una volta, l'altissima competenza e professionalità dimostrata in questi tre anni, che i componenti del Team scentifico."
Vista la complessità dell’esperimento, il cui PI è appunto Flamini di ASI, si è deciso di suddividerne la responsabilità scientifica specifica per i tre canali: Fabrizio Capaccioni, di INAF-IAPS, per la camera iperspettrale VIHI (Visible and Infrared Hyperspectral Imager); Gabriele Cremonese, di INAF_Osservatorio Astronomico di Padova, per la stereo camera STC (STereo Camera); Pasquale Palumbo, infine, dell’Universita’ Parthenope di Napoli, per la camera ad alta risoluzione HRIC (High Resolution Imaging Channel). All’interno del Team scientifico, inoltre, la supervisione tecnica è stata affidata a Stefano Debei del CISAS Università di Padova.
Altri Istituti hanno avuto ruoli rilevanti nella realizzazione dello strumento (in particolare l’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, il CNR-IFN di Padova e il DEI dell’Università di Padova), mentre ancora altri Istituti e Università Italiane e straniere parteciperanno alle future attività scientifiche.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) la sonda Bepi Colombo, con il satellite giapponese, in orbita attorno a Mercurio. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ASI) uno degli strumenti scientifici per la sonda Bepi Colombo. Nell'immagine a destra (Credit: ASI) gli ingegneri al lavoro sulla strumentazione di Bepi Colombo.

Fonte: ASI

29/04/2015 - New Horizons scorge le prime strutture superficiali di Plutone -

Per la prima volta, le immagini provenienti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA hanno rivelato regioni chiare e scure sulla superficie del lontanissimo Plutone - l'obiettivo principale del veicolo spaziale durante il suo sorvolo di metà luglio.
Le immagini sono state riprese dai primi alla metà di aprile da una distanza di 113 milioni di km, utilizzando la fotocamera telescopica LORRI (Long-Range Reconnaissance Imager) di New Horizons. Una tecnica chiamata deconvoluzione, delle immagini grezze non processate inviate sulla Terra, ha permesso di renderle più distinte. Gli scienziati di New Horizons interpretano i dati per rivelare che il pianeta nano ha una superficie con zone chiare e scure - compresa un'area brillante ad un polo che potrebbe essere una calotta polare.
"Mentre ci avviciniamo al sistema di Plutone abbiamo iniziato a vedere strutture interessanti come la regione brillante vicino al polo visibile di Plutone, e questo dall'inizio a una grande avventura scientifica per cercare di comprendere questo enigmatico oggetto celeste," ha detto John Grunsfeld, amministratore associato per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA a Washington. "Più ci avviciniamo e maggiore cresce l'emozione di questa impresa per svelare i misteri di Plutone utilizzando i dati provenienti da New Horizons."
Nelle immagini, oltre a Plutone, è stato immortalato anche la sua luna più grande, Caronte, che gli ruota attorno ogni 6,4 giorni. I tempi di esposizione utilizzati per creare questa serie di immagini - un decimo di secondo - sono troppo brevi per poter scorgere la altre quattro lune più picole e deboli di Plutone.
Fin dalla sua scoperta nel 1930, Plutone è rimasto un enigma. Egli orbita attorno al Sole a circa 5 miliardi di km dalla Terra e i ricercatori hanno da sempre tentato di scorgere qualche dettaglio della sua superficie. Queste ultime immagini da New Horizons permettono al team scientifico di vedere nette differenze nella luminosità di Plutone mentre questo ruota su se stesso.
"Dopo aver viaggiato per oltre nove anni nello spazio, è fantastico vedere Plutone, letteralmente un punto di luce visto dalla Terra, diventare un vero luogo proprio di fronte ai nostri occhi," ha detto Alan Stern, capo studioso per New Horizons presso il Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado. "Queste incredibili immagini sono le prime nelle quali possiamo scorgere dettagli di Plutone e ci mostrano anche che Plutone ha una superficie complessa."
Le immagini che la sonda trasmetterà miglioreranno drammaticamente mentre New Horizons si avvicinerà sempre più verso il rendezvous previsto a luglio con Plutone.
"Possiamo solo immaginare quali sorprese ci verranno rivelate quando New Horizons, quest'estate, passerà a circa 12.500 km sopra la superficie di Plutone," dice Hal Weaver, scienziato della missione presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, nel Maryland.
L'APL ha progettato, costruito e opera il veicolo spaziale New Horizons e gestisce la missione per conto della Direzione Missioni Scientifiche dalla NASA. SwRI guida il team scientifico, le operazioni della strumentazione e la pianificazione degli incontri scientifici. New Horizons fa parte del New Frontiers Program gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, in Alabama.
Per vedere le immagini provenienti da New Horizons e saperne di più sulla missione, visita: http://www.nasa.gov/newhorizons.
Potete ammirare il movimento di Caronte attorno a Plutone e la spiegazione della tecnica di deconvoluzione delle immagini grezze nell'articolo scritto da Marco Di Lorenzo su Alive Universe Images.
Nella foto (Credit: NASA/JHU-APL/SwRI) Plutone e Caronte ripresi il 15 aprile 2015 da una distanza di circa 107 milioni di km con la fotocamera LORRI di New Horizons.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

Nell'immagine (Credit: NASA) un veicolo Progress attraccato alla ISS.

29/04/2015 - Il cargo Progress russo è destinato a ricadere presto sulla Terra -

Un sofferente veicolo spaziale cargo russo sta cadendo dallo spazio e presto troverà la sua fine nell'atmosfera terrestre dopo aver subito un guasto gravissimo il 28 aprile, lo ha dichiarato oggi un astronauta della NASA.
Il veicolo spaziale senza equipaggio Progress 59 (M-27M) è condannato a bruciare nell'atmosfera terrestre entro i prossimi giorni dopo aver fallito la consegna di quasi 3 tonnellate di rifornimenti destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Lo ha detto ai giornalisti durante una serie di interviste televisive l'astronauta Scott Kelly.
"Abbiamo entrambi ascoltato dai centri di controllo del volo degli Stati Uniti e della Russia che la Roscosmos (l'agenzia spaziale russa) ha annunciato che il Progress non attraccherà e rientrerà nell'atmosfera terrestre fra alcuni giorni," ha detto Kelly dalla stazione mentre lui e il suo compagno Mikhail Kornienko rispondevano alle domande dei giornalisti.
I russi avevano lanciato il veicolo cargo Progress 59 martedì grazie ad un razzo vettore Soyuz dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. Il lancio si era svolto regolarmente ma, poco dopo che il veicolo spaziale si era separato dal suo razzo, i controllori di volo russi avevano avuto difficoltà nel ricevere la telemetria dal veicolo.
Più tardi, nel pomeriggio, la NASA segnalava che i controllori di volo russi non erano stati in grado di inviare comandi al Progress 59 e che questo stava ruotando in modo incontrollabile. Ripetuti tentativi di riprendere il controllo del veicolo spaziale automatico non avevano avuto successo.
Oggi, il Comando Spaziale dell'U.S. Air Force ha segnalato che il suo centro di monitoraggio dei rifiuti spaziali ha individuato 44 pezzi di detriti nelle vicinanze del Progress 59. Tuttavia, i funzionari, assieme al Joint Command del Functional Component (JFCC) dell'U.S. Air Force presso il Joint Space Operations Center, che stanno monitorando la navicella spaziale, non erano sicuri se i detriti fossero del Progress 59 stesso o dello stadio superiore del razzo. I funzionari dell'aeronautica hanno detto che continueranno a monitorare il veicolo spaziale.
"La sicurezza del volo spaziale umano è la nostra principale preoccupazione," ha detto in una dichiarazione il Tenente Generale Jay Raymond, JFCC Spazio e 14° Comandante dell'Air Force (Air Forces Strategic). "Continueremo a monitorare la situazione e lavorare assieme ai nostri partner internazionali, governativi e del settore per garantire la sicurezza degli astronauti a bordo della ISS e per fornire la sicurezza a lungo termine, la sostenibilità, la sicurezza e la stabilità del settore spaziale."
Dan Hout, il portavoce della NASA presso il Johnson Space Center di Houston, ha detto oggi a Space.com che i detriti attorno al Progress non mettono a rischio la ISS o l'equipaggio che si trova a bordo. Hout aveva detto ieri che l'equipaggio non rischia di terminare i rifornimenti essenziali, nonostante la perdita del cargo Progress 59, vi sono circa quattro mesi di scorte a bordo.
Le versioni del veicolo spaziale Progress (lungo 7,3 metri) sono state utilizzate dall'agenzia spaziale russa fin dal 1978. Il veicolo spaziale cargo è stato utilizzato per trasportare rifornimenti alla stazione spaziale fin dal 2000, con un solo incidente occorso nel 2011 e causato da un guasto al razzo Soyuz.
Da segnalare che il lancio del Progress 59 è avvenuto con la nuova versione Soyuz-2-1a invece che con la Soyuz-U. Si è trattato del secondo volo in questa combinazione dato che il debutto avvenne con la missione Progress 57P dello scorso ottobre. La versione Soyuz-2-1a si differenzia dalla precedente per un più moderno sistema di controllo digitale anziché analogico.
I veicoli spaziali Progress della russia sono predisposti ad essere utilizzati come smaltimento rifiuti bruciando nell'atmosfera terrestre dopo aver completato la loro missione.
Secondo varie stime il Progress 59 (M-27M), che è entrato in orbita a 188x260 km di quota con inclinazione 51,65° sull'equatore, è destinato a rientrare nell'atmosfera terrestre fra il 3 e l'11 maggio 2015.
Con il Progress 59 siamo già a due veicoli cargo destinati alla ISS andati persi negli ultimi sei mesi. Ad ottobre 2014 era toccato al veicolo cargo Cygnus della Orbital ATK a esplodere sulla rampa di lancio per un malfunzionamento del razzo Antares.
Nella foto (Credit: RKK Energia) il veicolo cargo Progress 59 (M-27M) durante le fasi di preparazione al lancio. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA) un veicolo Progress attraccato alla ISS.

Fonti: Space.com - Russianspaceweb

29/04/2015 - Arabsat firma contratti con Lockheed Martin, Arianespace e SpaceX -

Grazie a un contratto del valore di 650 milioni di dollari, la Lockheed Martin costruirà due satelliti per telecomunicazioni per l'Arabsat, una compagnia dell'Arabia Saudita, mentre Arianespace e SpaceX li lanceranno nello spazio.
Arabsat, con sede a Riyadh, ha scritto in un comunicato stampa che ha siglato l'accordo con la Lockheed Martin per la realizzazione di due veicoli spaziali - chiamati HellasSat 4/SaudiGeoSat 1 e Arabsat 6A.
In un comunicato separato l'Arianespace ha detto che il satellite HellasSat 4/SaudiGeoSat 1 verrà lanciato nel 2018 dalla Guyana Francese a bordo di un Ariane 5. Il satellite avrà una massa attorno alle 6 tonnellate e viaggerà sulla parte superiore della struttura duale di Ariane 5.
L'Arabsat ha poi siglato un contratto con la SpaceX per il lancio del satellite Arabsat 6A che, date le sue dimensioni, verrà portato in orbita da un razzo Falcon Heavy della SpaceX.
La compagnia americana non ha ancora identificato il sito di lancio per Arabsat 6A, che la Lockheed Martin ha dichiarato essere pronto a volare nel 2018, quando la SpaceX disporrà di rampe di lancio al Kennedy Space Center, in Florida, e vicino a Brownsville, in Texas, che potranno ospitare i lanci dei Falcon Heavy.
Il volo inaugurale del Falcon Heavy è previsto entro quest'anno.
L'accordo è il primo per nuovi satelliti commerciali fin dal 2011. Entrambi i satelliti saranno basati sul modello A2100 della Lockheed Martin e costruiti presso la sede della compagnia a Denver, in Colorado.
Il satellite HellasSat 4/SaudiGeoSat 1 è un progetto congiunto fra l'operatore greco HellaSat, una succursale di Arabsat, e il KACST (King Abdulaziz City for Science and Technology). Il veicolo spaziale verrà posizionato in orbita geostazionaria a 39° di longitudine EST, fornendo programmi televisivi e altri servizi di telecomunicazioni su Europa, Medio Oriente e Nord Africa.
Secondo la compagnia ArabSat, il satellite Arabsat 6A porterà segnali di comunicazione di ultima generazione da una posizione operativa a 30,5° di longitudine EST.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lockheed Martin) i due satelliti Arabsat 6A e HellasSat 4/SaudiGeoSat 1 in orbita geostazionaria.

Fonte: Spaceflight Now

29/04/2015 - La Russia inviata la Cina a collaborare per una stazione lunare -

Secondo il Vice Primo Ministro russo, Dmitry Rogozin, la Russia e la Cina stanno attualmente discutendo sulla possibilità di essere fra i principali partner per la creazione di una stazione lunare.
"La questione è stata discussa con la Roscosmos per avere la Cina come partner principale nella creazione di una stazione scientifica lunare. Abbiamo detto alla Cina dei nostri piani sulla possibilità di realizare una stazione orbitale nazionale," ha detto Rogozin ai giornalisti dopo l'incontro con il vice Premier cinese Wang Yang, tenutosi nella Cina orientale.
Rogozin ha aggiunto che entrambe le parti condividono "profondi interessi comuni" in quest'area.
A febbraio, il Vice Ministro degli Esteri cinese Cheng Guopind aveva detto che Pechino stava pianificando di accelerare la cooperazione con la Russia in diversi campi, compreso lo spazio.
L'esplorazione della Luna e di Marte sono priorità del programma spaziale russo. A metà aprile il Presidente Vladimir Putin ha detto che la Russia prevede di lanciare la sua stazione orbitale nazionale a partire dal 2023. La stazione servirà come base per il programma lunare russo. I veicoli spaziali saranno prima inviati alla stazione e poi procederanno per la Luna.
Il 22 aprile, il capo dell'agenzia spaziale Roscosmos, Igor Komarov, ha detto che la Russia prevede di compiere una missione con equipaggio attorno alla Lune per il 2025 e poi di condurre atterraggi di cosmonauti sulla superficie nel 2029.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Roscosmos) una proposta di stazione orbitante nazionale russa.

Fonte: Spacedaily

29/04/2015 - I giapponesi puntano alla Luna entro il 2018 -

L'Agenzia Spaziale Giapponese JAXA ha annunciato la scorsa settimana la volontà di far atterrare un rover sulla Luna entro il 2018.
"Si tratta di un primo passo e molte procedure devono ancora avvenire prima che il piano sia confermato formalmente," ha riferito il portavoce ai giornalisti. Se approvato, la JAXA utilizzerà il vettore a propellente solido Epsilon per lanciare la sonda SLIM (Smart Lander for Investigating Moon).
Il rover sfrutterà un atterraggio morbido allunando entro i 100 metri dal luogo prescelto, un test sul campo che potrebbe tornare utile per future spedizioni con equipaggio sulla Luna o su Marte. Tuttavia, tale tecnologia era stata sviluppata per la missione Hayabusa, la sonda che atterrò sull'asteroide Itokawa il 19 novembre 2005, progettata quindi per un ambiente a bassissima gravità. Per la Luna, dove la gravità è circa un sesto di quella terrestre, forse alcune procedure andranno riviste.
Il robot sarà dotato di un software simile a quelli per il riconoscimento facciale in dotazione su alcune fotocamere digitali, in questo caso riadattato per l'identificazione dei crateri lunari.
I media giapponesi stimano che la missione avrà un costo compreso tra i 83,4 milioni dollari ed i 125 milioni dollari.
Nel 2008, il Giappone aveva inserito in orbita lunare SELENE, la sonda nota con il nome Kaguya, i cui dati saranno ora utilizzati per calcolare il sito di atterraggio del rover.
Nell'illustrazione artistica (Credit: JAXA) il possibile lander lunare giapponese.

Fonte: Alive Universe Images

29/04/2015 - Lo Spazio aiuta i pazienti di Ebola -

Le nuove medicine antivirali per curare i pazienti di Ebola nell'Africa occidentale sono stati testati con l'aiuto di un laboratorio diagnostico portatile sviluppato con il supporto dell'ESA.
B-LIFE, progettato per accelerare le diagnosi dei patogeni nell'emergenze umanitarie e mediche, comprende una tenda che viene rapidamente montata, attrezzature specializzate per inattivare e analizzare i campioni di sangue e un'antenna satellitare gonfiabile. Questa struttura può essere utilizzata ovunque, anche in località remote.
In molti Paesi anche gli ospedali più grandi non dispongono sempre delle attrezzature necessarie per una rapida e affidabile diagnosi e, molto spesso, mancano di personale qualificato.
Preparare un laboratorio vicino al centro di una crisi rimuove la necessità di trasportare i campioni su terreni accidentati e per lunghe distanze, che è, oltre che pericoloso, anche una perdita di tempo, con il rischio di spargere la malattia e richiedere considerevoli risorse.
Di solito, le aree dove il B-LIFE potrebbe essere necessario non dispongono di una struttura robusta di comunicazioni.
Questo è stato il caso per la squadra di emergenza B-LIFE del Belgio che ha installato il laboratorio per il trattamento dell'Ebola a N'Zerekore, in Guinea, un'area circondata da foreste e con nessuna infrastruttura di comunicazione.
Con B-LIFE, i dottori hanno potuto diagnosticare l'Ebola ai pazienti entro poche ore dall'arrivo e monitorare da vicino gli effetti dei nuovi farmaci e modificare le dosi.
Nel caso di Ebola, il trattamento è dinamico - richiede dei cambiamenti ogni ora e può essere necessario un consulto con specialisti in immunologia, ematologia e pediatria, se sono coinvolti dei bambini.
La capacità di comunicazione satellitare di B-LIFE funziona perfettamente. I medici che eseguono test clinici di nuovi antivirali possono collaborare, in tempo reale, con i pediatri delle unità cure intensive e nei dipartimenti di ematologia dell'Ospedale St Luc in Belgio per modificare i piani di trattamento dei pazienti man mano che i campioni di sangue vengono analizzati.
I rifornimenti e le parti di ricambio possono essere facilmente ordinati prima che si esauriscano tagliando i ritardi e permettendo alla struttura di essere utilizzata in modo continuativo.
Le squadre umanitarie operano di solito per lunghi periodi, spesso 5-6 settimane ogni missione. Le comunicazioni satellitari permettono al team B-Fast di avere contatti regolari con le loro famiglie, e questo tiene alto il morale in condizioni climatiche spesso difficili e lunghi turni.
Prima che B-LIFE Belgio partisse per N'Zerekore, il Copernicus Emergency Management Service della Comunità Europea ha fornito le immagini satellitari per aiutare a preparare la missione. In seguito, queste informazioni sono state anche utilizzate per generare mappe dinamiche con dati epidemiologici che monitorizzavano la diffusione del virus Ebola.
Satnav è stato utilizzato per seguire i campioni che sono stati raccolti e le attrezzature. Localizzare i membri delle squadre sul campo è cruciale per la loro sicurezza. Molte missioni di questo tipo operano in ambienti pericolosi.
"B-LIFE è stato fondamentale nell'eradicare Ebola dalla regione di N'Zerekore." ha detto Arnaud Runge, a capo del progetto per ESA. "Questo progetto dimostra il grande contributo dello spazio nel salvataggio delle vite umane."
Il laboratorio, sviluppato all'interno del programma ARTES Integrated Applications Promotions, vede la collaborazione fra il Centro di Tecnologie di Applicazione Molecolare della Université catholique de Louvain, in Belgio, la Aurea Imaging, Eonix e Nazka Mapps. Le capacità Satcom sono fornite dalla SES TechCom ed emergency.lu del Lussemburgo.
Nel dicembre 2014, il servizio B-LIFE è stato registrato presso l'European Emergency Capacity Response all'interno dell'European Mechanism for Civil Protection, gestito dalla Commissione Europea.
"La missione B-LIFE per Ebola è stata un successo e rappresenta un'importante avanzamento dell'Europa - è la prima volta che una 'squadra volontaria' dell'European Mechanism for Civil Protection è stata attivata," ha sottolineato Roland Guebel, project manager di B-LIFE.
Nella foto (Credit: ESA) le cure per Ebola.

Fonte: ESA

Nell'immagine (Credit: NASA) le varie antenne di cui è dotato un veicolo Progress.

28/04/2015 - Il Progress lanciato questa mattina è senza controllo -

La missione spaziale cargo robotica russa ha subito un guasto subito dopo il lancio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), avvenuto martedì 28 aprile, che ritarderà e potenzialmente potrebbe anche impedire il suo arrivo all'avamposto orbitale.
Il veicolo cargo russo senza equipaggio Progress 59 è decollato grazie a un razzo Soyuz alle 1:09 p.m. locali (le 9:09 ora italiana) dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. Ogni cosa è sembrata svolgersi regolarmente fino a quando il vascello cargo si è separato dal razzo. Il commentatore NASA del lancio ha detto che: "I pannelli del Progress 59 si sono aperti come previsto ma alcune antenne di navigazione non sembrano averlo fatto."
I controllori di volo della Russia stanno inoltre avendo problemi ad inviare i comandi al vascello e potrebbe esserci anche un problema con il sistema di propulsione, ha aggiunto il commentatore.
Il Progress 59, caricato con circa 2.720 kg. di materiali fra cibo, propellente e altri rifornimenti, avrebbe dovuto arrivare al laboratorio orbitante appena sei ore dopo il decollo, verso le 15:00 ora italiana. Ma il problema con le antenne ha costretto a rinviare il tentativo di aggancio di almeno 48 ore, alle 5:03 a.m. EDT (le 11 ora italiana) di giovedì 30 aprile.
Il cambio fra la traiettoria rapida di quattro orbite verso la ISS a quella da due giorni che ne richiede invece 34 per essere completata fa parte del 'piano di riserva nominale per tutti i veicoli Progress e Soyuz' e dai controllori di volo della Russia più tempo per risolvere il problema.
Non è ancora interamente chiaro che tipo di problema sia quello avvenuto subito dopo il decollo e se è aggiustabile. Gli iniziali dati telemetrici suggerivano che le due antenne Kurs, del Progress 59 utilizzate per il rendezvous automatico, non si erano dispiegate ma, in seguito, la telemetria sembrava indicare che le antenne Kurs stavano funzionando e che si trattava di altre antenne non aperte.
I controllori di volo russi hanno tentato varie volte nel corso della giornata, di ristabilire il controllo del veicolo spaziale ma tutto quello che hanno ottenuto è stato un breve video ripreso dalla telecamera di bordo del cargo Progress 59 che evidenzia una rapida rotazione attorno al proprio asse, chiaro segno di perdita di assetto.
I veicoli Progress sono stati, fin dall'inizio, i cavalli di tiro per quanto riguarda il rifornimento della ISS ed hanno una lunga serie di successi. L'unico altro incidente avvenne nell'agosto 2011, quando un guasto al razzo vettore durante il lancio provocò la distruzione del veicolo cargo Progress 44. Se non verrà ripreso il controllo del veicolo entro le prossime ore la sua fine è segnata, rientrerà nell'atmosfera terrestre e brucerà.
A bordo del Progress 59 si trovano circa 2,3 tonnellate di rifornimenti, fra i quali 880 kg. di propellente, 50 kg. di ossigeno, 420 kg. d'acqua e 1,418 kg. fra pezzi di ricambio, attrezzature per esperimenti scientifici e altro materiale.
A bordo della ISS l'equipaggio di Spedizione 43 è in ottime condizioni e il veicolo Progress in difficoltà non trasporta nessun rifornimento cruciale per il segmento USA della stazione (USOS). I materiali di consumo a bordo della ISS permettono di proseguire la missione anche ben oltre il prossimo volo di rifornimento, il Dragon della SpaceX, il cui lancio è previsto per il 19 giugno.
Quello di oggi è stato il 24esimo lancio orbitale del 2015.
Nell'immagine (Credit: Roscosmos) il decollo del razzo Soyuz con il veicolo cargo Progress M59. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA) le varie antenne di cui è dotato un veicolo Progress.

VIDEO RIPRESO DAL CARGO PROGRESS 59 - 28/04/2015 - (Credit: ROSCOSMOS) - dur.min. 1:00 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - Spaceflight Now - NASA

28/04/2015 - Il Senato USA conferma Dava Newman vice-amministratore NASA -

Il Senato degli Stati Uniti ha confermato oggi la nomina della dottoressa Dava Newman nel ruolo di Vice Amministratore della NASA, la seconda carica in ordine di importanza a capo dell'agenzia.
"Mi congratulo della conferma del Senato della dottoressa Dava Newman nel ruolo di Vice Amministratore della NASA. Sono personalmente felice di poterle dare il benvenuto a bordo in un momento così emozionante e impegnativo mentre proseguiamo il nostro percorso verso Marte." ha detto Charles Bolden, attuale Amministratore della NASA.
"Il supporto fortemente bi-partisan per la dottoressa Newman in Senato riflette la sua ben nota reputazione e rinnova la politica e la ricerca tecnologia come leader globale nelle scienze. Io conosco ed ho ammirato per diversi decenni il suo talento e professionalità come insegnante e innovatrice tecnologica porteranno nuova energia nel team dirigenziale della NASA. Gran parte delle sue ricerche si sono focalizzate su aspetti cruciali dell'esplorazione spaziale umana. In effetti lei è una leggenda nell'universo aerospaziale per aver sviluppato un nuovo tipo di tute molto leggere che darà agli astronauti molta più mobilità nello spazio.
La sua esperienza l'ha vista anche essere direttore, per oltre un decennio, del programma Technology and Policy presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT).
"Credo di parlare a nome dell'intera famiglia NASA dicendo che non potremmo essere più emozionati di dare il benvenuto alla dottoressa Newman nella nostra squadra."
"E' un grande onore servire presso la NASA in tempi dove il nostro Paese sta estendendo la sua presenza nello spazio mentre rafforza la sua leadership sulla Terra." ha detto la Newman. "Sono profondamente grata al Presidente Obama, al Senato degli Stati Uniti e all'Amministratore Bolden - assieme a tutti coloro del MIT. Non vedo l'ora di essere a bordo." ha concluso la Newman.
Per una biografia della dottoressa Newman, presso il MIT, visita: http://web.mit.edu/aeroastro/www/people/dnewman/bio.html.
Nell'immagine (Credit: NASA/Joel Kowsky) una foto della dottoressa Newman e il logo della NASA.

Fonte: NASA

28/04/2015 - La ISS sta per ricevere i nuovi boccaporti di attracco -

Il prossimo anno, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) potrà disporre di due nuovi boccaporti di attracco per le navi spaziali in visita al laboratorio orbitante, compresi il CST-100 della Boeing e il Crew Dragon della SpaceX attualmente in fase di sviluppo in collaborazione con il Programma Commerciale Equipaggi della NASA. All'inizio dell'anno gli astronauti NASA hanno condotto tre passeggiate spaziali per stendere i cavi elettrici, per i dati e di comunicazione che serviranno ai nuovi boccaporti di attracco.
Il prossimo passo sarà quello di aggiungere gli International Docking Adapter (IDA) che forniranno un saldo ancoraggio fra la stazione spaziale e ogni veicolo spaziale in visita in modo che gli equipaggi possano muoversi liberamente fra i portelli. Il primo adattatore di attracco si trova ora al Kennedy Space Center sottoposto alla preparazione per l'invio verso la ISS con la settima missione di rifornimento della SpaceX, il cui lancio è previsto non prima del 19 giugno. Il secondo adattatore subirà un processo simile nel corso dell'anno per essere lanciato con la nona missione di rifornimento di SpaceX.
Gli ingegneri proseguiranno nelle analisi approfondite e nelle misurazione dei boccaporti prima che vengano lanciati. I fornitori dei Servizi Commerciali Equipaggio, Boeing e SpaceX, stanno utilizzando precise misurazioni e standard per gli adattatori e la stazione spaziale mentre costruiscono i meccanismi di attracco e le loro navi spaziali che porteranno gli astronauti verso la stazione.
Nella foto (Credit: NASA) uno dei nuovi adattatori di aggancio.

Fonte: Parabolic Arc

Nell'immagine (Credit: SpaceX) un primo piano dell'ogiva protettiva del razzo a pochi minuti dal via.

28/04/2015 - Nonostante il meteo il Falcon 9 porta il primo satellite del Turkmenistan in orbita -

Compiendo il secondo lancio in meno di due settimane, il razzo Falcon 9 della SpaceX ha portato in orbita il primo satellite del Turkmenistan, dopo un perfetto decollo da Cape Canaveral. Il lancio è avvenuto alle 19:03 locali del 27 aprile (le 1:03 ora italiana del 28 aprile) dopo una serie di rinvii dovuti al meteo compiuti comunque all'interno della finestra di lancio prevista di 90 minuti.
Il satellite per telecomunicazioni TurkmenÄlem 52E, con una massa di 4.500 kg., è stato costruito dalla Thales Alenia Space ed è basato sul modello Spacebus 4000C2.
Il satellite verrà gestito in cooperazione fra il Ministero delle Comunicazioni del Turkmenistan, la Space System International del Principato di Monaco e la SES del Lussemburgo.
Le ultime fasi del conto alla rovescia sono iniziate circa 10 ore prima del lancio quando i sistemi del razzo sono stati accesi e il rifornimento del propellente, il kerosene raffinato RP-1, ha iniziato a fluire nei serbatoi del vettore piazzato sulla rampa Space Launch Complex 40 dell'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
Venti minuti dopo anche l'ossigeno liquido ha iniziato a riempire il serbatoio del Falcon 9 v1.1. Il rifornimento è stato completato senza problemi quando mancavano 90 minuti all'apertura della finestra di lancio, le 18:14 locali (le 0:14 ora italiana), sebbene l'ossigeno liquido abbia continuato ad essere rabboccato a causa dell'evaporazione dell'ossidante a temperatura criogenica.
Il momento del lancio è stato rinviato un paio di volte a causa delle condizioni meteo che violavano le regole di lancio.
Dopo che si è formato un piccolo spazio fra le nubi è stato dato il 'go' agli ultimi dieci minuti del conto alla rovescia con l'avvio della sequenza automatica degli eventi, come il passaggio all'alimentazione e al controllo del razzo interni.
Negli ultimi due minuti, prima che i responsabili del Poligono di lancio e il Direttore di Lancio dessero il loro benestare al decollo, i serbatoi del razzo sono stati pressurizzati, sono avvenuti i controlli finali automatici e il sistema dei getti d'acqua sulla rampa (chiamato 'Niagara') attivato.
Il primo stadio del Falcon, spinto dai nove motori Merlin 1D disposti ad ottagono, si è attivato a T-3 secondi. Nel lasso di tempo ad arrivare allo zero i motori sono stati portati alla massima potenza e il computer di bordo ha controllato che fossero tutti perfettamente funzionanti prima di rilasciare i fermi della rampa. Il razzo si è innalzato lentamente nel cielo plumbeo della Florida ed ha superato l'area di massima pressione aerodinamica, la Max-Q, dopo 80 secondi dal decollo e poco dopo ha raggiunto la velocità supersonica.
Il razzo è scomparso rapidamente nella spessa coltre di nubi che copriva il poligono di lancio.
Il primo stadio ha bruciato per circa 2 minuti e 56 secondi. La separazione dal secondo stadio è avvenuta a T+3 minuti e immediatamente dopo si è avuta la prima accensione del secondo stadio, spinto da un solo motore Merlin 1D ottimizzato per lavorare nel vuoto.
Il secondo stadio ha funzionato per cinque minuti e mezzo prima di eseguire il primo spegnimento, o SECO-1 (Second Engine Cut-Off-1), ed inserire il veicolo spaziale su un'orbita di parcheggio iniziale. Durante il funzionamento del secondo stadio anche l'ogiva del razzo era stata separata avendo terminato la sua funzione protettiva nei confronti del satellite durante il volo in atmosfera.
Dopo questa prima accensione, lo stadio superiore e il suo carico utile, hanno volato per circa 16 minuti senza propulsione, d'inerzia, prima che il motore venisse riacceso all'apogeo per alzare ulteriormente la quota,. Questa seconda accensione, di circa un minuto, ha stabilito la prevista orbita di trasferimento geostazionaria per il satellite TurkmenÄlem. La separazione del carico utile dal secondo stadio è avvenuta regolarmente circa cinque minuti dopo il termine dell'accensione, a circa T+32 minuti dal decollo. L'obiettivo di inserimento orbitale in orbita di trasferimento geostazionario era di 36.600 x 180 km con inclinazione di 25,5°.
Nei giorni successivi il satellite verrà sottoposto ad una serie di test per verificare il funzionamento di tutte le apparecchiature di bordo e poi, grazie ai propri motori, raggiungerà la posizione assegnata in orbita geostazionaria.
Per la SpaceX si è trattato del 18esimo lancio di un razzo Falcon 9 fin dal 2010, il 23esimo della famiglia Falcon dal 2006, il 17esimo Falcon 9 lanciato da Cape Canaveral, il 13esimo lancio di un Falcon 9 v1.1 (il 12esimo lanciato da Cape Canaveral), il primo lancio di un satellite Thales Alenia Space con il Falcon 9, il quinto lancio di un Falcon 9 del 2015 e l'ottavo lancio americano da Cape Canaveral per quest'anno. Inoltre quello di oggi era il 23esimo lancio orbitale globale del 2015, tutti completati con successo.
Ora per la SpaceX iniziano i preparativi, sempre sulla rampa 40 di Cape Canaveral, per il test di aborto al lancio della capsula Crew Dragon, previsto per il 5 maggio.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) il momento del decollo del razzo vettore Falcon 9 v1.1 con il satellite del Turkmenistan. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: SpaceX) un primo piano dell'ogiva protettiva del razzo che racchiude il satellite a pochi minuti dal via.

Fonti: Spaceflight Now - Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: @StefSimanowitz) la storica Dharara Tower prima e dopo il terremoto.

26/04/2015 - Sisma Nepal, attivato COSMO-SkyMed -

Il sistema COSMO-SkyMed è stato tempestivamente attivato per garantire il necessario supporto alle popolazioni e alle autorità governative dei paesi interessati dal devastante evento sismico (di magnitudo 7.9) che sabato scorso, 25 aprile, ha colpito il Nepal e alcuni paesi confinanti causando migliaia di vittime. Dopo la prima scossa, registrata sabato 25, l'Istituto sismologico mediterraneo europeo (EMSC) ne ha registrate altre 45 superiori ai 4,5 gradi della scala Richter e altre 15 sopra i 6,5 gradi.
L’intero archivio dati della Missione è stato messo a disposizione dell’Utenza istituzionale internazionale. Si è inoltre proceduto alla immediata pianificazione di nuove acquisizioni sulle aree geografiche colpite, in modo da rendere possibili le analisi di dettaglio necessarie alla valutazione dei danni subiti.
UNOSAT (United Nations Operational Satellite Applications Programme, in italiano OSNU) e NASA hanno richiesto di poter utilizzare le serie interferometriche presenti nell’archivio COSMO-SkyMed poche ore dopo il sisma. In particolare. L’Agenzia spaziale USA ha richiesto 330 immagini di archivio, che sono state prontamente messe a disposizione nell’ambito delle attività di cooperazione ASI-NASA.
La presenza nell’archivio COSMO-SkyMed di un numero così elevato di immagini acquisite sulla città di Katmandu - e sulle limitrofe aree geografiche di interesse – è stato reso possibile da uno specifico Progetto di 'Background Mission', attivato da ASI in cooperazione con il provider commerciale e-GEOS. Si tratta di un programma finalizzato a popolare in modo periodico e continuativo un archivio dati in modalità interferometrica, utile per applicazioni di gestione di emergenze sismiche, vulcaniche, e simili su aree geografiche (e, nel dettaglio, metropolitane) nazionali e internazionali caratterizzate da elevato livello di rischio. Come, appunto, nel caso del Nepal.
Le vittime sono al momento oltre 4.000, ma si tratta di un numero che può purtroppo essere aggiornato di ora in ora. Tra esse, anche quattro italiani, speleologi del Soccorso alpino che si trovavano a Langtang, uno dei villaggi distrutti dal sisma, per una spedizione che comportava l'esplorazione di alcune forre.
Decine di migliaia gli sfollati e gravissime le distruzioni di edifici e monumenti storici nella capitale, ma anche nelle storiche città vicine di Patan (Lalitpur) e Bhaktapur.
L'onda sismica si è estesa inoltre ad almeno tre Stati dell'India nord-orientale (Bihar, West Bengala ed Uttar Pradesh), al Tibet ed al Bangladesh. E ha anche causato imponenti valanghe nella zona dell'Everest, eventi che hanno travolto diverse spedizioni di scalatori.
Nella foto (Credit: PRESSPHOTO AGENCY) macerie della capitale del Nepal, Kathmandu. Nella foto a sinistra (Credit: @StefSimanowitz) la storica Dharara Tower prima e dopo il disastroso terremoto.

Fonte: ASI

26/04/2015 - Riparazioni in corso per il gigantesco macchinario per saldare l'SLS -

La NASA ha dichiarato che il gigantesco macchinario di saldatura che assemblerà gli stadi del razzo Space Lauch System (SLS) della NASA è stato smontato e verrà rimesso assieme entro agosto per correggere un errato allineamento che rendeva impossibile l'utilizzo della macchina.
L'azienda svedese 'ESAB Welding & Cutting', che ha la sua sede per il Nord America a Florence, in Sud Carolina, ha costruito il VAC (Vertical Assembly Center), alto quasi 65 metri come sub-appaltatrice di Boeing per il programma SLS presso il Michoud Assembly Facility (MAF) della NASA a New Orleans.
ESAB ha iniziato la costruzione del gigantesco macchinario a settembre, ma ha scoperto che, una volta terminato, non era allineato rendendo impossibile la realizzazione degli stadi di 8,4 metri di diametro che avrebbero dovuto essere saldati per tutta la loro lunghezza.
"Il problema è stato di comunicazione errata fra due altre compagnie che avevano in appalto i lavori," ha detto Todd May, program manager di SLS per la NASA. Come risultato la base del VAC, che assicura il macchinario al cemento del pavimento del MAF, era inclinata da un lato. "L'angolo era molto piccolo - la parte più alta della base era meno di mezzo centimetro sopra la parte più bassa, circa 0,06° - ma abbastanza per portare tutto il macchinario fuori allineamento." ha detto May.
Mentre l'allineamento alla base può essere corretto abbastanza facilmente, la base di trova sul fondo del VAC e non vi si può accedere senza smontare parti sostanziali del macchinario.
Per il momento l'esatto effetto di questo problema sullo sviluppo dei SLS, sia in termini di costi che di possibili ritardi, deve ancora essere calcolato, dice May. Ginger Barnes, che supervisiona per la Boeing il programma SLS ha detto che il VAC avrebbe dovuto essere pronto a marzo.
La Boeing ha un contratto per gli stadi dell'SLS che vale 2,8 miliardi di dollari in sei anni e mezzo. Finalizzato a luglio, l'accordo copre fino al 2021 e richiede che la compagnia consegni due stadi principali di SLS, comprensivi di serbatoi di idrogeno ed ossigeno e avionica. L'SLS dovrebbe portare la capsula Orion nello spazio attorno alla luna per due volte: una nel 2017 e l'altra nel 2021. Solo nel secondo volo vi sarà un equipaggio a bordo.
Nella foto (Credit: NASA) una parte del gigantesco strumento di saldatura per le parti del razzo SLS, presso lo stabilimento di Michoud.

Fonte: SpaceNews

26/04/2015 - Il prossimo veicolo cargo Progress portato sulla rampa di lancio -

Il veicolo spaziale cargo Progress M-27M è stato trasportato alla rampa di lancio n.6 del Sito 31 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakstan, nella mattina del 26 aprile.
Il decollo del razzo Soyzu-2-1a è previsto per il 28 aprile 2015, alle 10:09:50 ora di Mosca (le 09:09 ora italiana).
Il veicolo dovrà consegnare i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L'arrivo all'avamposto orbitale è previsto per lo steso giorno del lancio, alle 16:06:39 ora di Mosca (le 15:06 ora italiana).
Nella foto (Credit: RKK Energia) il rollout del razzo Soyuz-2-1a con il veicolo spaziale Progress M-27M (ISS 59P) racchiuso nell'ogiva protettiva del vettore mentre viene trasportato verso la rampa 6 del Sito 31 di Baikonur con uno speciale vagone ferroviario.

Fonte: RussianSpaceWeb

26/04/2015 - Dawn: prima orbita con brivido! -

Giovedì la sonda Dawn della NASA si è inserita nella sua prima vera e propria orbita attorno al pianeta nano Cerere. L'annuncio ufficiale dell'inserimento in orbita era stato dato già il 6 Marzo scorso ma in quella occasione, in realtà, era avvenuta solo la cattura gravitazionale da parte del pianeta nano.
Nell'ultimo mese e mezzo, Dawn ha compiuto una complessa manovra che l'ha portata fino a una distanza massima di oltre 78.000 km da Cerere per poi riavvicinarsi e finire progressivamente su un'orbita polare circolare a 13.500 km dalla superficie di Cerere. La distanza è stata scelta in modo tale da poter riempire l'inquadratura della fotocamera di bordo con l'intero disco di Cerere (il quale ha ora le stesse dimensioni apparenti di un pallone da calcio visto da 3 metri di distanza).
Appena inserita nella "orbita scientifica RC3", però, è avvenuto un imprevisto, per fortuna senza serie conseguenze: a seguito di un ritardo nella trasmissione di una sequenza di comandi da terra, la sonda è entrata in "safe mode", una modalità di emergenza in cui vengono interrotte le normali attività scientifiche e il veicolo rimane in ascolto di nuove istruzioni da Terra. Le istruzioni, per fortuna, sono arrivate subito e ieri la sonda ha ripreso le sue normali attività. In questo momento sta ricevedo e trasmettendo con la rete di comuncazione Deep Space Network della NASA che può essere seguita in tempo reale su questa pagina.
In questi primi giorni di orbita RC3, Dawn sta sorvolando il Polo Sud di Cerere, e sta raccogliendo molte immagini e spettri nel visibile e nell'infrarosso, mentre l'angolo di fase aumenta e la porzione illuminata diminuisce. Quando la sonda attraverserà 29 gradi di latitudine sud sul lato notturno, non sarà più prudente puntare i suoi strumenti sensibili in quella direzione, perché troppo vicina al Sole; in questa fase, Dawn impiegherà un paio di giorni per trasmettere a Terra tutti i dati raccolti e immagazzinati in memoria.
Martedi prossimo, la sonda supererà la latitudine 21° nord e punterà nuovamente i suoi sensori verso Cerere e suoi dintorni, continuando a raccogliere dati fin quasi sopra il polo nord, il primo Maggio. A quel punto, Dawn avrà completato poco più di metà della sua prima orbita.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL) Dawn mentre effettua la manovra di inserzione sorvolando il lato non illuminato di Cerere.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

Nella foto (Credit: Arianespace) il momento del decollo del vettore Ariane 5 per la missione VA222.

26/04/2015 - Il primo Ariane 5 dell'anno mette in orbita due satelliti -

Arianespace ha esteso la serie di successo del vettore Ariane 5 con un'altra missione pesante eseguita oggi partita dallo Spazioporto della Guyana Francese, con il lancio di un carico mix di satelliti per telecomunicazioni commerciali e militari - THOR 7 e SICRAl 2 - di operatori Europei.
Entrambi i veicoli spaziali sono stati rilasciati dopo la loro ascesa dalla zona di lancio ELA-3 dello Spazioporto, con il THOR 7 rilasciato circa 28 minuti dopo il decollo e il SICRAL 2 separato approssimativamente sei minuti più tardi e completando così la sequenza di volo.
Ariane 5 ha realizzato una prestazione totale di carico di 9.850 kg., compresi i due passeggeri e la struttura del sistema di rilascio duale del carico utile. Questa missione, designata VA222 dal sistema di numerazione di Arianespace - è stato il 222esimo lancio di un veicolo della serie Ariane fin dal 1979 e il 64esimo successo consecutivo di un Ariane 5 e il suo 78esimo volo complessivo.
THOR 7 è stato costruito dalla SSL (Space System/Loral) per la Telenor Satellite Broadcasting, e che opererà dalla posizione orbitale di 0,8° Ovest.
THOR 7 servirà il settore marittimo, fornendo copertura ad alta energia sul Mare del Nord, Mar Norvegese, Mar Rosso, Mar Baltico e Mediterraneo. Il satellite incorpora inoltre una piattaforma di trasmissione in banda Ku per i servizi televisivi sull'Europa Centrale e dell'Est.
Il SICRAL 2 è un satellite per telecomunicazioni militari sviluppato in collaborazione fra il Ministero della Difesa Italiano e quello Francese e costruito dalla Thales Alenia Space in Italia, mentre Telespazio sarà responsabile dei servizi di lancio.
Dopo il rilascio da parte di Ariane 5, SICRAL 2 - con una vita operativa prevista di 15 anni - fornirà telecomunicazioni strategiche e tattiche per le forze armate italiane e francesi, così come sarà una capacità di riserva per le nazioni NATO.
Con il successo di oggi Arianespace ha condotto, nel 2015, tre lanci dalla Guyana Francese - ognuno con un differente membro della famiglia dei lanciatori della compagnia, nella quale Ariane 5 è affiancato dal lanciatore medio Soyuz e da quello leggero Vega. Questo di oggi mantiene la compagnia in linea con il proprio obiettivo di 11 missioni durante l'anno, basato sulla disponibilità dei carichi utili previsti per questi lanci.
Il prossimo lancio di Arianespace è previsto per maggio, utilizzando un altro Ariane 5 per portare in orbita i satelliti DIRECTV-15 e SKY MEXICO-1.
Quello di oggi è stato il 22esimo lancio orbitale del 2015, tutti completati con successo.
Nella foto (Credit: Arianespace) il lancio di VA222. Nella foto a sinistra (Credit: Arianespace) il momento del decollo del vettore Ariane 5 dalla rampa ELA-3, per la missione VA222.

Fonte: Arianespace

25/04/2015 - Il veicolo cargo Progress ISS 57 ha lasciato la Stazione Spaziale -

Il veicolo automatico cargo russo Progress ISS 57 (M-25M) si è separato dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 2:41 a.m. EDT (le 8:41 ora italiana) del 25 aprile mentre il complesso orbitale volava a 413 km sopra il Nord-Ovest della Cina.
Dopo la sua partenza, il veicolo spaziale si è allontanato dal laboratorio orbitale per raggiungere una distanza di sicurezza e vi rimarrà fino a che non gli verrà comandato di rientrare nell'atmosfera terrestre domenica mattina 26 aprile. L'intenso calore del rientro causerà la distruzione controllata del veicolo sopra l'Oceano Pacifico.
La partenza del Progress 57 libera il boccaporto di attracco del modulo Pirs per l'arrivo del nuovo Progress ISS 59 (M-27M) il cui lancio verso la stazione è previsto per le 3:09 a.m. EDT (le 9:09 ora italiana) di martedì 28 aprile, dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, per una missione di rifornimento che porterà altre due tonnellate di materiali per i membri dell'equipaggio della stazione.
Il Progress ISS 57 (M25-M) era arrivato alla stazione il 29 ottobre 2014.
Nella foto (Credit: NASA TV) la ripresa dalla telecamera montata sul boccaporto del Progress mentre lascia la ISS.

Fonte: NASA ISS Blog

25/04/2015 - Nubi sulle previsioni per il lancio del Falcon 9 di lunedì -

I meteorologi dovranno tenere sott'occhio le nubi e le piogge durante il conto alla rovescia, previsto per lunedì, del razzo Falcon 9 con a bordo il primo satellite per telecomunicazioni del Turkmenistan.
Il razzo, alto come un palazzo di 22 piani, dovrebbe decollare da Cape Canaveral durante una finestra di lancio di 90 minuti che si apre alle 6:14 p.m. di lunedì (le 0:14 ora italiana di martedì).
Il 45esimo Weather Squadron dell'Air Force degli Stati Uniti ha emesso un bollettino che dà una percentuale del 60% favorevole al lancio per la finestra di lunedì. Secondo i meteorologi le maggiori preoccupazioni verrebbero da uno strato di nubi spesse che potrebbero violare le regole di lancio.
Il servizio meteo dell'Air Force prevede isolate piogge, intervallate da squarci nelle nubi e venti provenienti da Nord-Ovest a circa 18/27 km/h.
Per martedì le previsioni peggiorano con una perturbazione che dovrebbe attraversare la Florida centrale. Vi sarebbero quindi solo il 30% di condizioni meteo accettabili per martedì, secondo l'Air Force.
Il volo sarebbe il quinto lancio di un Falcon 9 sugli oltre una dozzina previsti quest'anno, e, se il decollo avvenisse lunedì, sarebbero trascorsi soltanto 13 giorni dal lancio precedente.
Il razzo ha superato brillantemente un test sulla rampa di lancio con l'accensione dei nove motori Merlin 1D del primo stadio due giorni fa ed è stato riportato nell'hangar dove il satellite TurkmenAlem52E è stato inserito nell'ogiva protettiva del vettore in preparazione al decollo.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) il patch della missione del Falcon 9 con il satellite TurkmenAlem52E/MonacoSat.

Fonte: Spaceflight Now

24/04/2015 - Fuochi d'artificio celesti per celebrare il 25esimo anniversario di Hubble -

Per celebrare gli incredibili 25 anni del Telescopio Spaziale Hubble è stata rilasciata questa spettacolare immagine (Credit: NASA, ESA, the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), A. Nota (ESA/STScI) and the Westerlund 2 Science Team) di fuochi artificiali celesti che mostrano le giovani stelle che esplodono alla vita.
Il telescopio spaziale Hubble, realizzato in collaborazione fra ESA e NASA, venne lanciato in orbita dallo Space Shuttle il 24 aprile del 1990. Si è trattato del primo telescopio di quel tipo e ha superato ogni aspettativa, fornendo un quarto di secolo di scoperte, immagini mozzafiato e scoperte sconcertanti.
L'immagine scelta per celebrare l'anniversario mostra un giovane ammasso di stelle conosciuto come Westerlund 2, illuminato dalla luce di circa 3.000 stelle.
L'ammasso si trova nella zona prolifica per la nascita stellare chiamata Gum 29, a circa 20.000 anni luce di distanza, nella costellazione della Carina.
Il nido stellare è difficile da osservare perché è circondato da polvere, ma combinando le immagini della Advanced Camera for Surveys (ACS) nel visibile e della Wide Field Camera 3 (WFC3) nel vicino infrarosso gli astronomi sono stati in grado di sbirciare attraverso il velo di polveri e avere una chiara visione dell'ammasso.
La netta visione di Hubble permette di risolvere la densa concentrazione di stelle dell'ammasso centrale, che misura circa 10 anni luce da un capo all'altro.
Il gigantesco ammasso di stelle ha solo circa 2 milioni di anni, ma contiene alcune delle più luminose, calde e massicce stelle mai scoperte. Alcune di queste sono sprofondate nel materiale che le circonda plasmato dalla loro intensa luce ultravioletta e dalle particelle cariche ad alta velocità contenute nel vento stellare.
Questi veli che le avviluppano, composti da gas idrogeno nel quale le stelle sono nate, creano un paesaggio fantastico formato da pilastri, colline e valli. I pilastri, composti di densi gas e polveri, resistono all'erosione compiuta dai forti venti e dalle potenti radiazioni. Questi monoliti gassosi sono alti alcuni anni luce e puntano verso l'ammasso centrale. Altre regioni dense attorno ai pilastri comprendono filamenti scuri di polveri e gas.
Oltre a scolpire il territorio gassoso, le brillanti stelle possono anche aiutare a formare la prossima generazione di corpi celesti. Quando il vento stellare colpisce le dense muraglie di gas, crea uno shock, il quale può generare una nuova ondata di stelle nascenti lungo le pareti della cavità.
Molti dei punti rossi sparsi attraverso il panorama sono stelle di nuova formazione che sono ancora racchiuse nei loro gusci di polveri e gas. Questi embrioni stellari non hanno ancora acceso l'idrogeno nel loro nucleo che le farà brillare come stelle. Però la visione nel vicino infrarosso di Hubble permette agli astronomi di identificare questi segnali anticipati.
Invece le stelle brillanti di colore blu che si vedono nell'immagine sono, per la maggior parte, sullo sfondo.
Quest'immagine è la testimonianza della potenza osservativa di Hubble e dimostra che, anche con 25 anni di operazioni alle spalle, la sua storia non può dirsi finita. Hubble prepara la strada per il James Webb Space Telescope - il cui lancio è previsto per il 2018 - ma non verrà immediatamente rimpiazzato da questa nuova generazione di osservatori, ma lavorerà assieme ad essi.
Ora, 25 anni dopo il lancio, è il momento di celebrare il potenziale futuro di Hubble così come la sua rimarchevole storia.
L'Hubble Space Telescope (HST) è una collaborazione fra ESA e NASA. Il James Webb Space Telescope (JWST) è una collaborazione fra ESA, NASA e Agenzia Spaziale Canadese.
Per altre immagini e informazioni sui 25 anni di Hubble in orbita, visita: http://hubble25th.org/.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: Boeing) l'X-37B dopo l'atterraggio a Vandenberg al termine di OTV-3.

24/04/2015 - Il misterioso X-37B volerà ancora il prossimo mese -

Lo spazio-plano X-37B dell'U.S. Air Force verrà lanciato il prossimo mese per la sua misteriosa quarta missione.
Il decollo dello spazio-plano senza pilota, che ricorda una versione in miniatura degli orbiter Space Shuttle della NASA ora in pensione, è previsto il 20 maggio prossimo con un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance dalla Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
"Siamo emozionati per la nostra quarta missione di X-37B," ha detto Randy Walden, direttore dell'Air Force Rapid Capabilities Office, in un comunicato. "Con il suuccesso dimostrato nelle precedenti tre missioni, siamo ora in grado di concentrarci dagli iniziali controlli del veicolo a testare carichi utili sperimentali."
I carichi e le attività specifiche di X-37B sono classificati, e così non è chiaro esattamente che cosa combina questo veicolo spaziale mentre gira attorno alla Terra. Ma l'Air Force ha ufficialmente rivelato alcuni indizi sulla prossima missione.
"L'Air Force Research Laboratory (AFRL), lo Space and Missile Systems Center (SMC) e l'Air Force Rapid Capabilities Office (AFRCO) stanno studiando un sistema di propulsione sperimentale per la missione 4 di X-37B," ha scritto il Capitano Chris Hoyler, portavoce dell'Air Force, in una email a Space.com.
"AFRCO inoltre ospita un certo numero di materiali sperimentali a bordo dell'X-37B per conto della NASA in uno studio sulla resistenza di questi all'ambiente spaziale," ha aggiunto Hoyler.
L'Air Force dispone di due spazio-plani X-37B, entrambi costruiti dalla divisione Phantom Works della Boeing. Il veicolo spaziale, alimentato da pannelli solari, misura circa 8,8 metri di lunghezza per 2,9 di larghezza con un'apertura alare di 4,6. Il veicolo dispone di un piccolo vano di carico delle dimensioni del bagagliaio di pick-up. L'X-37B viene lanciato verticalmente dalla sommità di un razzo mentre atterrerà orizzontalmente su una pista convenzionale, proprio come faceva lo Space Shuttle.
Uno dei due veicoli X-37B ha volato nella prima e terza missione del programma, conosciute, rispettivamente, come OTV-1 e OTV-3 (OTV stà per 'Orbital Test Vehicle'). L'altro veicolo ha volato soltanto in OTV-2. L'Air Force non ha rivelato ufficialmente quale dei due spazio-plani andrà in orbita nella prossima missione.
L'OTV-1 venne lanciato nell'aprile 2010 e atterrò nel dicembre dello stesso anno, rimanendo in orbita 225 giorni. L'OTV-2 decollò nel marzo 2011 e orbitò attorno alla Terra per 469 giorni, venendo giù nel giugno 2012. OTV-3 venne lanciato nel dicembre 2012 e rimase su per la bellezza di 675 giorni, atterrando finalmente nell'ottobre del 2014.
L'Air Force ufficialmente non dice quanto OTV-4 rimarrà in orbita.
"L'X-37B è progettato per una durata orbitale di 270 giorni," dice Hoyler. "Abbiamo dimostrato la capacità di missioni più lunghe. Come le precedenti missioni la durata attuale dipende dagli obiettivi del test, dalle prestazioni del veicolo in orbita e dalle condizioni della struttura di atterraggio."
La segretezza attorno all'X-37B e ai suoi carichi ha alimentato speculazioni che vogliono il veicolo come una specie di arma spaziale di qualche tipo. Ma l'Air Force ha ripetutamente rifiutato quest'ipotesi.
"Gli obiettivi principali dell'X-37B sono duplici: tecnologie di veicoli spaziali riutilizzabili per il futuro americano nello spazio ed esperimenti che possono essere riportati ed esaminati sulla Terra," scrive l'Air Force online sulla pagina dedicata all'X-37B. "Le tecnologie che vengono testate nel programma comprendono sistemi di guida avanzati, navigazione e controllo, sistemi di protezione termica, avionica, resistenza delle strutture alle alte temperature, isolamento riutilizzabile, sistemi di volo elettromeccanici ultraleggeri e sistema di volo orbitale, rientro ed atterraggio autonomi."
Inizialmente la missione OTV-4 era prevista per il 6 maggio, ma l'Air Force aveva chiesto alla ULA lo spostamento del lancio per un non meglio precisato problema con il veicolo spaziale.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA Marshall Space Flight Center) lo spazio-plano X-37B in orbita. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Boeing) l'X-37B dopo l'atterraggio a Vandenberg al termine di OTV-3 mentre una squadra di tecnici esegue le operazioni post-volo.

Fonte: Space.com

24/04/2015 - Rinviato il lancio del primo Ariane 5 del 2015 -

Durante le operazioni del conto alla rovescia finale per il volo VA222 previsto per oggi, è avvenuta un'anomalia nelle attrezzature di condizionamento del lanciatore. A causa di questo Arianespace ha deciso di riportare il lanciatore nell'Edificio di Assemblaggio Finale (BAF).
Il veicolo di lancio e i suoi satelliti THOR 7 e SICRAL 2 sono stati piazzati in modalità di attesa e mantenuti in condizioni sicure.
Alcune ore dopo la decisione del rinvio, Arianespace ha comunicato il nuovo orario del lancio di VA222, ora previsto per domenica 26 aprile alle 4:37 p.m. locali (le 21:37 ora italiana).
Nella foto (Credit: Arianespace) il vettore Ariane5 VA222 alla rampa di lancio ELA-3.

Fonte: Arianespace

24/04/2015 - Manovra della ISS per evitare un detrito spaziale -

L'agenzia spaziale russa Roscosmos è stata costretta ad eseguire una modifica dell'orbita della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a causa della minaccia di collisione con un frammento di un vecchio veicolo spaziale. Lo ha reso noto giovedì un portavoce del Centro Controllo Missione della Roscosmos.
"L'aggiustamento dell'orbita è stato eseguito utilizzando i motori principali del veicolo cargo Progress M-26M. I motori sono stati accesi alle 8:22 a.m. ora di Mosca (le 7:22 ora italiana) ed hanno funzionato per 140,4 secondi..." ha dichiarato il portavoce alla RIA Novosti.
Il risultato della manovra ha visto un incremento dell'altezza della ISS di 550 metri.
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è realizzata assieme dalle agenzie spaziali di Russia, Stati Uniti, Canada, Giappone e la multinazionale Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il primo componente della ISS venne lanciato nel 1998.
Nella foto (Credit: NASA) una foto di archivio della ISS in orbita terrestre.

Fonte: Spacedaily

23/04/2015 - SpaceX esegue con successo il test di accensione del Falcon 9 -

La SpaceX ha condotto con successo, mercoledì 22 aprile, il Test Statico di Accensione del suo prossimo razzo Falcon 9 v 1.1 il cui lancio è previsto per il 27 aprile con a bordo il satellite per telecomunicazioni TurkmenSat 1.
Anche conosciuto come 'Hot Fire Test', quest'operazione viene eseguita per assicurarsi che i sistemi di rifornimento del propellente della rampa e il veicolo di lancio funzionino regolarmente in un ambiente completamente operativo. Numerose condizioni devono essere soddisfatte per provare che il test abbia avuto successo, come l'accensione dei nove motori Merlin 1D del primo stadio e il loro spegnimento su comando dopo aver stabilito il loro adeguato funzionamento.
Inoltre è prevista tutta la serie di operazioni che verranno condotte nel giorno del lancio, dal conto alla rovescia, al rifornimento dei serbatoi di propellente, l'accensione dei motori e l'attivazione del sistema di raffreddamento della rampa realizzato con i potenti getti d'acqua. In pratica si tratta di una simulazione quanto più realistica di un lancio vero e proprio che si conclude con l'accensione dei motori principali per alcuni secondi mentre il razzo è mantenuto saldamente ancorato alla rampa di lancio.
Nel Test Statico del 22 aprile tutto si è svolto regolarmente e l'accensione dei motori è avvenuta all'apertura della finestra di lancio di quattro ore, le 2 p.m. locali di Cape Canaveral (le 20 ora italiana), alla rampa 40.
In seguito il razzo è stato svuotato del propellente, riposizionato in posizione orizzontale e riportato nell'hangar che si trova vicino alla rampa di lancio. Entro questa settimana i responsabili della SpaceX eseguiranno una riunione chiamata Launch Readiness Review (LRR) dove valuteranno il test di mercoledì. Se tutto andrà secondo i piani daranno il via libera per il lancio previsto per il 27 aprile con una finestra di lancio che si apre alle 18:14 locali e si chiude alle 19:44 (dalle 0:14 alle 1:44 ora italiana). Una seconda occasione è prevista per il giorno successivo, utilizzando la stessa finestra di lancio.
Il razzo Falcon 9 v1.1 utilizzato per questa missione non sarà dotato delle quattro zampe di atterraggio al primo stadio, necessarie per le prove di atterraggio sulla chiatta posizionata al largo della Florida. Questo perché per l'immissione in orbita del satellite TurkmenAlem52E/MonacoSat 1 (TurkmenSat 1) verrà utilizzato quasi tutto il propellente del vettore e non ne rimarrebbe per tentare l'esperimento di rientro verso la chiatta.
Il prossimo tentativo di atterraggio del primo stadio verrà eseguito con la missione successiva di SpaceX, che prevede l'invio del veicolo cargo Dragon CRS-7 verso la ISS e il cui lancio è previsto a giugno.
Nella foto (Credit: SpaceX) l'immagine di archivio di un precedente Hot Fire Test.

Fonte: Nasaspaceflight

23/04/2015 - L'Ariane 5 VA222 raggiunge la rampa di lancio per la prima missione dell'anno -

L'Arianespace ha portato un nuovo Ariane 5 nella zona di lancio presso lo Spazioporto Europeo della Guyana Francese, posizionando il suo razzo più potente per il volo previsto domattina con un paio di satelliti per telecomunicazioni: THOR 7 e SICRAL 2.
L'Ariane 5 ha eseguito il rollout oggi dall'Edificio di Assemblaggio Finale dello Spazioporto fino alla zona di lancio ELA-3, dove il suo decollo è previsto con l'apertura di una finestra di lancio il 24 aprile alle 4:38 p.m. ora locale (le 22:38 ora italiana).
Per il 78esimo volo di un Ariane 5, la prestazione di carico utile è stimata in 9.850 kg - che comprendono il totale dei due satelliti, circa 9 tonnellate, e il sistema di rilascio duale e le attrezzature di integrazione.
Nella parte in alto del sistema di rilascio di Ariane 5 si trova il THOR 7, che verrà rilasciato circa 28 minuti dopo il decollo. Il veicolo spaziale è stato costruito dalla SSL (Space System/Loral) per la Telenor Satellite Broadcasting, e che opererà dalla posizione orbitale di 0,8° Ovest.
THOR 7 servirà il settore marittimo, fornendo copertura ad alta energia sul Mare del Nord, Mar Norvegese, Mar Rosso, Mar Baltico e Mediterraneo. Il satellite incorpora inoltre una piattaforma di trasmissione in banda Ku per i servizi televisivi sull'Europa Centrale e dell'Est.
Il SICRAL 2 è un satellite per telecomunicazioni militari sviluppato in collaborazione fra il Ministero della Difesa Italiano e quello Francese e costruito dalla Thales Alenia Space in Italia, mentre Telespazio sarà responsabile dei servizi di lancio. Il satellite verrà rilasciato dalla posizione inferiore di Ariane 5, approssimativamente 34 minuti dopo il decollo e segnando il completamento della missione VA222.
Dopo il rilascio da parte di Ariane 5, SICRAL 2 - con una vita operativa prevista di 15 anni - fornirà telecomunicazioni strategiche e tattiche per le forze armate italiane e francesi, così come sarà una capacità di riserva per le nazioni NATO.
Il lancio di domani dell'Ariane 5 è designato VA222, che significa il 222esimo decollo di un veicolo della serie Ariane fin dal 1979. Questo volo segnerà anche il terzo volo di Arianespace nel 2015 con un lanciatore della sua famiglia composta di tre razzi diversi - dopo la missione del lanciatore medio Soyuz il 27 marzo che ha portato in orbita dei satelliti di navigazione Galileo FOC (Full Operational Capability) e l'11 febbraio con il razzo leggero VEGA per il volo suborbitale dello spazio-plano Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) europeo.
Nella foto (Credit: Arianespace) l'Ariane 5 VA222 mentre viene trasferito a ELA-3.

Fonte: Arianespace

23/04/2015 - Telescopi spia riconvertiti dalla NASA nello studio dell'Energia Oscura -

La NASA sta considerando l'idea di richiedere finanziamenti per il prossimo anno al fine di iniziare ad utilizzare due telescopi spaziali ricevuti in dono dall'agenzia degli Stati Uniti preposta allo spionaggio satellitare.
La NASA aveva ricevuto i telescopi dalla National Reconnaissance Office (NRO) nel 2012. Questi hanno la stessa risoluzione del famoso Telescopio Spaziale Hubble della NASA ma un campo di vista 200 volte più ampio.
I telescopi potrebbero essere utilizzati per una missione potenziale chiamata WFIRST-AFTA (Wide Field Infrared Survey Telescope-Astrophysics Focused Telescope Assets) che potrebbe essere lanciato nel 2024 se verrà dato l'ok finale. Fra gli obiettivi scientifici di WFIRST-AFTA vi è lo studio della misteriosa Energia Oscura che accelera l'espansione dell'Universo.
"Pensiamo di utilizzare questi telescopi così come sono, e non abbiamo bisogno di modificarli, ma dovremmo comunque rialluminare lo specchio principale perchè è stato parecchio fermo in magazzino," ha detto Paul Hertz, capo astrofisico della NASA, a Space.com. "Ma vogliamo utilizzarli così come il veicolo spaziale e gli strumenti sono stati progettati in modo da approfittare delle loro proprietà."
Dei due telescopi uno verrebbe utilizzato per le osservazioni spaziali mentre l'altro rimarrebbe a Terra come modello ingegneristico. Ma, ad un certo punto, anche il modello ingegneristico potrebbe essere utilizzato per una missione spaziale.
Un telescopio a largo campo infrarosso era già stato identificato come una priorità nel 2010 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche degli Stati Uniti per il prossimo decennio in astronomia. Ovviamente il telescopio dovrà superare diversi scogli prima di raggiungere lo spazio.
Se la divisione astrofisica della NASA approverà la missione, l'agenzia dovrà formulare una richiesta programmatica e finanziaria alla Casa Bianca per il budget 2017. Quel budget verrà sottoposto all'approvazione del Congresso. Una volta che il telescopio sarà finanziato, gli appaltatori di WFIRST-AFTA saranno selezionati quattro anni prima del lancio.
Hertz dice che il costo di WFIRST-AFTA non è ancora conosciuto ma si tratterà di una grossa missione.
David Spergel, uno degli scienziati a capo del team che ha definito la parte scientifica di WFIRST-AFTA, ha detto a Space.com che l'annuncio del 2012 della consegna dei telescopi alla NASA era stata una gradita sorpresa dato che gli strumenti erano migliori di quanto era stato progettato per WFIRST (2,4 metri di apertura contro gli 1,6 previsti inizialmente).
"Con un telescopio più potente possiamo fare più scienza," dice Spergel. La missione potrebbe, fra gli altri obiettivi, anche cercare eso-pianeti.
Il telescopio WFIRST-AFTA potrebbe essere piazzato sia in orbita geosincrona ad alcune migliaia di km dalla Terra o su un punto stabile gravitazionalmente fra la Terra e la Luna, chiamato L2, a circa 1,5 milioni di km dal nostro pianeta.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il telescopio spaziale WFIRST-AFTA, proposto dalla NASA per lo studio degli oggetti nel vicino infrarosso.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 - Processing: 2di7 & titanio44, CC BY-SA IGO 3.0) la 67P ripresa dalla NavCam il 15 aprile 2015.

22/04/2015 - Getti in azione sulla cometa 67P! -

Con un incredibile colpo di fortuna, la fotocamera OSIRIS a bordo della sonda dell'ESA Rosetta, è riuscita a cogliere l'attimo in cui un nuovo getto è partito dalla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko... quando si dice essere nel posto giusto, nel momento giusto! L'immagine è stata presentata dal team all'European Geosciences Union General Assembly (EGU) tenutosi a Vienna.
L'attività cometaria è aumentata significativamente nelle ultime settimane: man mano che 67P si avvicina al Sole, il suo nucleo diventa sempre più caldo ed i gas congelati sublimano dalla superficie, trascinando con loro le particelle di polvere che vanno ad avvolgere la cometa con una fitta chioma. A soli quattro mesi dal perielio, questo processo è ormai ben avviato con getti particolarmente pronunciati sul lato diurno del nucleo.
Ma OSIRIS ha avuto il privilegio di aprire gli occhi proprio nel momento in cui un nuovo getto si sprigionava dalla superficie. Le due immagini rilasciate sono state prese il 12 marzo da una distanza di 75 chilometri. Nel primo scatto, delle 6:13 UT, diversi getti di gas e polveri incorniciano il lato illuminato della cometa ma due minuti dopo il quadro cambia radicalmente ed un nuovo spettacolare getto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) emerge dal lato in ombra.
"Questa è stata una scoperta casuale," ha commentato il ricercatore principale di OSIRIS, Holger Sierks del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) in Germania, nel report pubblicato. "Nessuno ha mai assistito al risveglio di un getto prima d'ora. Sarebbe impossibile pianificare una tale ripresa."
Analizzando le variazioni di luminosità del getto, i ricercatori hanno stimato che i grani di polvere dovevano viaggiare ad almeno 8 metri al secondo, in accordo con le misurazioni effettuate dallo strumento GIADA in altre occasioni.
Sorprendentemente, però, in questo caso il getto nasce da una zona ancora in ombra del nucleo, vicino al centro della regione Imhotep, già famosa per il masso Cheope.
"In queste immagini vediamo Imhotep appena prima dell'alba," spiega Jean-Baptiste Vincent, del team di OSIRIS presso il MPS.
"E' possibile che i primi raggi di Sole abbiano colpito alcune rocce più prominenti," ha aggiunto.
Oppure, questo tipo di attività potrebbe essere legato a qualcosa di più esplosivo, cioè potrebbe essere stata innescata da un'onda di calore che ha raggiunto il ghiaccio più profondo intrappolato sotto la superficie.
Purtroppo, dopo le 6:17 UT, OSIRIS non ha potuto continuare le osservazioni perché Imhotep, completamente illuminata, rendeva impossibile distinguere i singoli getti in una chioma sovraesposta. Non è quindi chiaro se Rosetta ha assistito alla nascita di un nuovo getto o ad un singolo sfogo.
"Di solito, i getti di polvere della cometa 67P sono piuttosto longevi," ha detto Vincent, che ha monitorato l'attività cometaria in questi mesi.
"La maggior parte di loro resistono per una rotazione completa sul lato diurno di circa sei ore e riappaiono anche nella rotazione successiva," ciò non toglie, però, che possano esistere anche sfoghi esplosivi, come quello del 30 aprile 2014 che ampliò la chioma della cometa di oltre 1.800 chilometri per poi svanire qualche settimana più tardi.
Si ringrazia Elisabetta Bonora (@EliBonora) del sito Alive Universe Images per l'articolo dove, tra l'altro si possono ammirare le due immagini del 12 aprile montate in un'unica gif animata.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 - Processing: 2di7 & titanio44, CC BY-SA IGO 3.0) la 67P ripresa dalla NavCam il 15 aprile 2015.

Fonti: Alive Universe Images - ESA Rosetta Blog

22/04/2015 - La NASA rinvia la decisione sul prossimo contratto cargo per la ISS -

La NASA ha deciso di rinviare di tre mesi la scelta dei fornitori commerciali per i voli cargo diretti alla ISS che dovrebbero iniziare dal 2018.
La NASA aveva inizialmente previsto di scegliere almeno due fornitori a giugno ma il rinvio di tre mesi si è reso necessario per "fornire ulteriore tempo per valutare le proposte," ha dichiarato Stephanie Schierholz, un portavoce della NASA, senza fornire ulteriori dettagli.
Il nuovo contratto cargo coprirebbe i fabbisogni di rifornimento dal 2018 al 2020, e l'accordo potrebbe includere anche opzioni per ulteriori missioni fino al 2024.
La SpaceX e la Orbital ATK sono gli attuali fornitori del servizio avendo siglato un contratto commerciale con la NASA nel 2008 per, rispettivamente, 12 e 8 voli. il contratto prevede che ogni compagnia trasporti almeno 20 tonnellate fra rifornimenti ed esperimenti verso la Stazione Spaziale.
La SpaceX ha lanciato la sua sesta nave spaziale Dragon operativa il 14 aprile scorso.
Il razzo Antares e la nave cargo Cygnus della Orbital ATK hanno volato per due volte con successo lo scorso anno verso la ISS, ma il terzo lancio facente parte del contratto con la NASA è fallito a ottobre pochi secondi dopo il decollo. Mentre la Orbital ATK sta ri-progettando il suo razzo Antares con un nuovo motore al primo stadio - sostituendo i vecchi motori russi ai quali è andata la colpa del disastroso lancio di ottobre - la compagnia ha ordinato almeno un razzo Atlas 5 alla United Launch Alliance per una missione prevista a novembre che prosegua il rifornimento alla Stazione Spaziale.
La Orbital ATK ha detto che l'Atlas 5 può trasportare più carico in orbita che l'Antares permettendo quindi alla compagnia di raggiungere le 20 tonnellate di carico richieste dalla NASA per soddisfare il contratto in sette missioni invece degli otto voli originariamente previsti.
All'inizio di quest'anno la NASA ha ordinato ulteriori missioni cargo per il 2017 in modo da fare da ponte fra l'attuale contratto e il nuovo che verrà siglato con una competizione aperta. La NASA ha richiesto quindi ulteriori tre voli alla SpaceX, che così arriva a quota quindici, e uno alla Orbital ATK che torna a otto.
Cinque compagnie hanno annunciato la loro partecipazione alla prossima competizione per i voli cargo, comprese la SpaceX e la Orbital ATK.
La Boeing e la Sierra Nevada Corp. hanno sottoposto i loro veicoli con versioni modificate della capsula CST-100 e dello spazio-plano Dream Chaser. La Lockheed Martin ha svelato il proprio sistema Jupiter a marzo, comprendente un rimorchiatore spaziale che potrebbe trasportare container cargo voluminosi da e per la Stazione Spaziale dopo essere stato portato in orbita con un razzo Atlas 5.
La NASA, al termine dell'attuale competizione, si aspetta di scegliere almeno due compagnie che possano servire la ISS.
Nella foto (Credit: NASA) un veicolo cargo Cygnus di Orbital ATK ormeggiato alla ISS, durante una delle missioni dello scorso anno.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: ESA/NASA) Samantha al lavoro con il Biolab.

22/04/2015 - Secondo Dragon per Samantha, frutta e caffè per la nostra astronauta -

L'astronauta Samantha Cristoforetti dell'ESA è quasi al termine della sua missione Futura di sei mesi ma la sua permanenza molto attiva sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) non mostra segni di rallentamento.
Lo scorso venerdì ha visto l'arrivo del secondo veicolo cargo per Samantha. Lei ha controllato il braccio robotico lungo 16 metri per catturare il veicolo spaziale e portarlo alla Stazione Spaziale mentre l'astronauta Terry Virts forniva supporto.
All'inizio dell'anno la Stazione era stata visitata da un cargo Dragon con Samantha che faceva da supporto a Butch Wilmore, della NASA, per la cattura e l'aggancio.
Il veicolo spaziale ha portato rifornimenti freschi ed esperimenti per il laboratorio di ricerca in assenza di peso. Samantha si è esibita con esperimenti diversi come lo studio dei moscerini della frutta, indagando sulle piccole particelle nei liquidi, guardando vermi microscopici e piante che crescono.
I moscerini della frutta sono un modello di organismo per gli scienziati e sono studiati in modo intensivo - essi vivono attorno alla settimana e condividono molti geni con gli esseri umani. Questo esperimento traccerà i cambiamenti genetici nelle generazioni di moscerini della frutta, nello spazio, in relazione alle malattie.
Samantha ha poi guardato ai colloidi - piccole particelle sospese nei liquidi, come ad esempio nel latte e nella pittura - per un esperimento NASA per comprendere come si comportano senza l'interferenza della gravità. Questa ricerca si lega con l'esperimento sui colloidi dell'ESA.
Un altro viaggiatore comune sulla Stazione e un animale spesso studiato dai biologi, il verme Caenorhabditis elegans. Precedenti ricerche hanno dimostrato che il verme si adatta e anche prospera in assenza di peso, il che implica che i muscoli possano invecchiare meno nello spazio.
Samantha ha curato i vermi e le generazioni immagazzinate per analisi in questo esperimento guidato dal Giappone, come ha fatto l'astronauta dell'ESA André Kuipers sulla sua missione del 2004. Questa volta, però, i ricercatori stanno guardando i cambiamenti nel DNA di oltre quattro generazioni.
Samantha è stata inoltre dietro a delle piante per lo studio Aniso Tubulo che sta osservando come i loro gambi crescono in assenza di peso, rispetto alla Terra. Questa ricerca aiuterà a far crescere colture alimentari nello spazio, che sarebbero necessarie per le missioni più lunghe. La ricerca ha implicazioni anche per le colture sulla Terra perché le piante consumano un sacco di energia per far crescere gli steli. Questa energia potrebbe essere deviata per aumentare la produzione se sapessimo di più su come funzionano i meccanismi.
L'ultimo Dragon ha consegnato la seconda parte dell'esperimento Triple Lux dell'ESA che sta indagando sul sistema immunitario degli organismi a livello cellulare. Samantha ha dato il via all'esperimento Triple Lux-B all'inizio di quest'anno registrando come le cellule immunitarie del mitilo comune reagiscono a una infezione. Samantha continuerà l'esperimento ora che è arrivato un secondo insieme di campioni dal sistema immunitario di un ratto.
Questi esperimenti sono solo alcuni esempi dalla Stazione - Per saperne di più sul suo lavoro vai a leggere il diario giornaliero di Samantha. A parte la sua settimana lavorativa di oltre 40 ore, Samantha trova anche il tempo per scattare foto sorprendenti del nostro pianeta.
Una consegna speciale di questa settimana con il cargo Dragon è stata la macchina 'ISSpresso' che dovrebbe offrire una nuova bevanda di caffè per l'astronauta italiana e i suoi cinque compagni. Mesi trascorsi sulla Stazione tagliati fuori dal mondo possono essere difficili, ma una tazza di caffè può fare miracoli. Le capsule future estenderanno il menu per includere anche il tè e la zuppa.
Nella foto (Credit: ESA/NASA) Samantha Cristoforetti al lavoro sull'esperimento Tripelux. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/NASA) Samantha al lavoro con il Biolab.

Fonte: ESA

Nell'immagine (Credit: ESO/Digitized Sky Survey 2) il cielo attorno alla stella 51 Pegasi.

22/04/2015 - Primo eso-pianeta nello spettro di luce visibile -

L'eso-pianeta '51 Pegasi b' si trova a circa 50 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Pegaso. Venne scoperto nel 1995 e sarà ricordato per sempre come il primo eso-pianeta confermato ad orbitare attorno ad una stella ordinaria come il nostro Sole.
E' inoltre conosciuto come l'archetipo dei 'Giove caldi' - una classe di pianeti che ora sappiamo essere relativamente comuni, simili per massa e dimensioni a Giove ma che orbitano molto più vicini alle loro stelle.
Sin da quella scoperta storica, oltre 1.900 pianeti in 1.200 sistemi planetari sono stati confermati, ma, nell'anno del ventesimo anniversario della sua scoperta, 51 Pegasi b ritorna sulla scena ancora una volta per fornire un'altro passo avanti nello studio degli eso-pianeti.
Il team che ha fatto questa nuova scoperta è guidato da Jorge Martins dell'Instituto de Astrofsica e Cincias do Espao (IA) e dell'Universidade do Porto, in Porogallo, attualmente studia per il dottorato presso l'ESO in Cile. Essi hanno utilizzato lo strumento HARPS del telescopio da 3,6 metri dell'ESO presso l'Osservatorio La Silla, in Cile.
Attualmente il più diffuso metodo per esaminare l'atmosfera di un eso-pianeta è quello di osservare lo spettro della stella filtrato attraverso l'atmosfera del pianeta durante il transito - una tecnica conosciuta come spettroscopia. Un metodo alternativo è quello di osservare il sistema quando la stella passa di fronte al pianeta, e questo fornisce principalmente informazioni sulla temperatura dell'eso-pianeta.
La nuova tecnica non dipende dal transito planetario, e quindi può essere potenzialmente utilizzata per studiare molti più eso-pianeti. Questa permette allo spettro planetario di essere direttamente captato nella luce visibile, ciò vuol dire che differenti caratteristiche del pianeta che erano prima inaccessibili con le altre tecniche ora possono essere dedotte.
Lo spettro della stella del sistema viene utilizzata come modello per guidare la ricerca per una firma simile di luce che ci si aspetta venga riflessa dal pianeta durante la sua orbita. Questo è un compito estremamente difficile, dato che i pianeti sono incredibilmente deboli rispetto alle loro abbaglianti stelle madri.
Il segnale proveniente dal pianeta può essere facilmente sommerso da altri piccoli effetti e sorgenti di rumore. Di fronte a tali avversità, il successo della tecnica, quando applicato ai dati raccolti da HARPS su 51 Pegasi b, offre una prova dell'idea di grande valore.
Jorge Martins spiega: "Questo tipo di tecnica di raccolta ha una grande importanza scientifica, dato che ci permette di misurare la reale massa e inclinazione del pianeta, essenziale per comprendere pienamente il sistema. Inoltre ci permette di eseguire stime della riflettività del pianeta, o albedo, che può essere utilizzata per desumere la composizione della superficie e dell'atmosfera del pianeta."
Si è così scoperto che 51 Pegasi b ha una massa circa la metà di Giove e la sua orbita è inclinata di circa 9° in direzione della Terra. Il pianeta sembra anche essere di diametro maggiore di Giove e altamente riflettente. Queste sono proprietà tipiche per un 'Giove caldo' che si trovi molto vicino alla sua stella madre e esposto ad un'intensa luce.
HARPS è stato essenziale per il lavoro del team, ma il fatto che i risultati siano stati ottenuti con il telescopio da 3,6 metri dell'ESA, che ha una limitata gamma di applicazioni con questa tecnica, è molto eccitante per gli astronomi. Le apparecchiature esistenti come questa saranno superate di molto con strumenti più avanzati o telescopi più grandi, come il Very Large Telescope (VLT) dell'ESO e il futuro European Extremely Large Telescope (E-ELT).
"Non vediamo l'ora di vedere la 'prima luce' dello spettrografo ESPRESSO del VLT in modo da poter compiere studi più dettagliati su questo e altri tipi di sistemi planetari," conclude Nuno Santos, di IA e Universidade do Porto, che è co-autore dell'articolo scientifico.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESO/M. Kornmesser/Nick Risinger) il pianeta 51 Pegasi b. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ESO/Digitized Sky Survey 2) il cielo attorno alla stella 51 Pegasi.

Fonti: Spacedaily - ESO

21/04/2015 - Il test di aborto sulla rampa del Dragon previsto per i primi di maggio -

Un test molto importante del sistema che potrà mettere in salvo gli astronauti a bordo della capsula Dragon della SpaceX, in caso di un problema con il razzo di lancio, è stato previsto per il 5 maggio.
Il test avrà luogo alla rampa di lancio 40 di Cape Canaveral, lo ha annunciato la NASA martedì 21 aprile.
La NASA ha dichiarato ufficialmente che la finestra del test si aprirà alle 9:30 a.m. EDT (le 15:30 ora italiana). Una seconda opportunità sarà disponibile il 6 maggio.
La capsula Dragon utilizzata nel test accenderà i suoi propulsori SuperDraco per decollare da un traliccio che simulerà un razzo Falcon 9 fermo sulla rampa, poi aprirà i suoi tre paracadute principali e ammarerà nell'Oceano Atlantico approssimativamente a 1,6 km al largo della costa della Florida.
La capsula sarà dotata di centinaia di sensori per misurare i valori di pressione, carico e temperatura durante il volo di prova, che dovrebbe durare circa un minuto.
La SpaceX ha dichiarato che, per il test di aborto, all'interno della capsula sederà un manichino. "Come test di sviluppo, dobbiamo creare il problema nel modo più simile possibile a quello di una missione operativa," ha scritto la NASA nel comunicato.
"L'abilità di aborto al lancio o sulla rampa per un'emergenza e il trasporto dell'equipaggio al sicuro è un elemento cruciale per i veicoli spaziali abitati di prossima generazione della NASA," prosegue il comunicato NASA.
La capsula Dragon per trasportare gli esseri umani - una versione ri-progettata del veicolo cargo Dragon della SpaceX - trasporterà gli astronauti da e per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal 2017. La NASA ha siglato con la SpaceX un contratto del valore di 2,6 miliardi di dollari per completare lo sviluppo del veicolo spaziale Crew Dragon e farlo volare per almeno sei missioni operative di cambio equipaggi alla stazione spaziale.
La NASA ha inoltre incaricato la Boeing di completare i test della capsula spaziale CST-100, in modo che l'agenzia possa disporre di un sistema ridondante di trasporto equipaggi in orbita bassa terrestre e porre termine alla dipendenza dalle capsule russe Soyuz per questo lavoro.
Gli otto propulsori Super-Draco montati ai lati del veicolo spaziale Crew Dragon generano ognuno una spinta di 7,2 tonnellate per sparare gli equipaggi lontano da un pericolo sopravvenuto durante il lancio. La SpaceX dice che i motori possono anche rallentare la capsula durante l'atterraggio, permettendo eventualmente al veicolo di eseguire un atterraggio di precisione propulsivo come un elicottero.
Le missioni iniziali di Crew Dragon - compreso il test di aborto di maggio - si concluderanno con un'ammaraggio nell'oceano assistito dal paracadute.
La SpaceX prevede inoltre un'altra dimostrazione di aborto al lancio entro l'anno dalla Base dell'Air Force di Vandenberg, in California, per verificare la capacità della capsula Crew Dragon di sfuggire da un razzo che esploda in volo.
La compagnia riceverà dei pagamenti dalla NASA al raggiungimento di predeterminati obiettivi dello sviluppo.
La SpaceX riceverà 30 milioni di dollari dopo il successo del completamento del test di aborto sulla rampa e altri 30 dopo quello in volo.
La NASA ha recentemente esteso alla SpaceX la data di scadenza per il completamento di questi test di aborto - più un test di qualificazione della struttura principale del Crew Dragon - fino alla fine dell'anno dopo che questi obiettivi avevano incontrato dei ritardi.
Nella foto (Credit: SpaceX) il Crew Dragon che verrà utilizzato nel test di aborto del lancio sulla rampa a maggio.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

Nel disegno (Credit: ESA/TEMIS) gli strumenti scientifici di EDMS.

21/04/2015 - DREAMS comincia il suo viaggio verso Marte -

Ha grosso modo le dimensioni di una scatola di scarpe e, batterie incluse, pesa poco più di 4 kg: ma contiene una strumentazione estremamente sofisticata, concepita per eseguire accuratissime misurazioni ‘in situ’ dei parametri atmosferici su Marte.
DREAMS (Dust characterization, Risk assessment and Environment Analyzer on the Martian Surface), ‘cuore’ del lander EDM Schiapparelli della missione Exomars 2016, ha completato la campagna di test e finalmente cominciato il suo viaggio verso il Pianeta Rosso.
Una storia cominciata molti anni fa, quando in seguito alle trattative condotte dall’Agenzia Spaziale Italiana, l’ESA decise di emettere un bando per selezionare la strumentazione scientifica del modulo EDM. E fu proprio lo strumento DREAMS a essere selezionato, grazie al lavoro di un team assolutamente inedito, coordinato dal Program Manager ASI e costituito da CISAS, INAF/OAC e diversi partner internazionali.
Ieri mattina – quattro anni dopo la selezione ESA – DREAMS ha lasciato il CISAS di Padova, dove è stato sviluppato e realizzato, appunto, in collaborazione con INAF-OAC e ASI, per essere trasferito alla sede di ThalesGroup a Cannes. Qui è arrivato in serata, ma le operazioni formali di consegna – successive alla verifica di tutta la documentazione, in programma il 30 aprile prossimo – non avranno luogo prima del 4 maggio: è infatti prima necessario preparare la struttura, perché l’apertura di Dreams può avvenire solo in ambiente controllato (‘camera pulita classe’ ISO 7HC).
La consegna formale dello strumento e il passaggio di mano da CISAS ad ASI e da ASI ad ESA/TAS, avverrà a valle delle necessarie verifiche: incoming inspection e stand alone test (un test funzionale ridotto dello strumento che assicura del suo corretto funzionamento).
All’evento saranno invitati tutti i principali soggetti coinvolti. Per ASI, Raffaele Mugnolo (PM), Ernesto Marchetti (PA) e Simone Pirrotta (Eng.); per CISAS-Università di Padova, Stefano Debei (co-PI) Carlo Bettanini (PM) Alessio Aboudan (Eng.) e Giacomo Colombatti (Lead Co-I per il termometro dello strumento); per INAF-OAC, Francesca Esposito (PI) oltre al TM Cesare Molfese e a John R. Brucato, che ha curato gli aspetti di Planetary Protection.
L'integrazione finale di DREAMS FM nell'EDM Schiapparelli avverrà a valle della consegna formale, presumibilmente dopo la metà di maggio.
"Anche se non si tratta ancora della consegna formale – ha commentato il presidente dell’ASI Roberto Battiston, a margine della lecture ‘Visioni Spaziali’ tenuta lo scorso 9 aprile proprio a Padova all’aula Magna di Palazzo del Bo’ – questo è un passaggio davvero molto importante e delicato del ‘cronoprogramma ExoMars."
"E mi fa piacere che se ne sia parlato in questo luogo così carico di storia e significato. Non nascondo – ha aggiunto Battiston – che tenere una lecture nell’aula in cui insegnava Galileo mi ha emozionato profondamente."
Risale a quattro anni fa l'aggiudicazione della gara dell'ESA per la realizzazione di strumentazione spaziale sofisticata finalizzata a caratterizzare i parametri atmosferici di Marte. Dati come come: pressione, umidità relativa, temperatura, velocità del vento, opacità dell'atmosfera e sue proprietà elettriche.
Il tutto gestito e controllato autonomamente da una sofisticata elettronica e da un software 'intelligente' che deve pilotare autonomamente tutte le misurazioni e le analisi preliminari, prima di inviarle a terra: e questo in un ambiente in cui la temperatura varia al suolo da -110 a +27 °C nell'arco del giorno marziano (ma i test si sono spinti fino a +70 °C).
DREAMS fa parte di ExoMars, programma congiunto ESA-ROSCOMOS. La configurazione del programma prevede due missioni: ExoMars 2016, caratterizzata da un Orbiter ed un Lander (EDM), che, oltre alle attività scientifiche, validerà la capacità tecnologica europea di 'atterrare' su un pianeta; ExoMars 2018, caratterizzata da un Rover ESA, per la ricerca di tracce di vita su Marte e per la validazione tecnologica dei sistemi di navigazione, di mobilità superficiale e di accesso al sottosuolo (tramite un trapano - drill -), realizzato in Italia, analogo a quello utilizzato sul Lander (Philae) di Rosetta.
E’ una sfida tecnologica in cui l’Italia svolge un ruolo di primo attore grazie al contributo e al supporto dell’ASI, nonché un esempio di collaborazione sinergica tra mondo accademico, della ricerca e dell’impresa (PMI). Ma anche il risultato di una collaborazione internazionale tra l’ASI, che ha finanziato il progetto, CISAS e INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, assieme ai partener europei: Latmos (Francia), Finnish Meteorological Insitute (Finlandia), Instituto Nacional de Tecnica Aeroespacial (Spagna), University of Oxford (Inghilterra) e una PMI del centro Italia (TEMIS).
Tutto questo ha reso possibile il completamento della strumentazione in tempi estremamente contenuti per un progetto di ricerca spaziale: dal kick-of, a luglio del 2011, alla consegna del modello di volo, aprile 2015.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) l'orbiter di ExoMars 2016. Nel disegno in alto a sinistra (Credit: ESA/TEMIS) gli strumenti scientifici di EDMS.

Fonte: ASI

21/04/2015 - Sono ora disponibili rapidamente i dati delle misurazioni artiche di CryoSat -

La missione per lo studio del ghiaccio dell'ESA è diventato il primo satellite a fornire informazioni sullo spessore del ghiaccio Artico quasi in tempo reale per aiutare le attività marittime della regione polare.
Segnando cinque anni in orbita la scorsa settimana, CryoSat è la prima missione a permettere la realizzazione di una mappa completa dello spessore del ghiaccio Artico - un'indicatore globale cruciale dei cambiamenti climatici e della situazione Artica stessa.
Il satellite è dotato di un radar altimetro che può 'vedere' attraverso le nubi e nel buio, fornendo misurazioni continue dello spessore del ghiaccio polare.
Con gli specialisti nel processamento dati forniti dal Centro di Osservazioni Polari e Modellazione (CPOM) del Regno Unito, queste misurazioni possono ora essere consegnate entro due giorni dall'acquisizione attraverso il nuovo sito web lanciato il 17 aprile scorso.
Il processamento rapido dei dati è importante per la gestione e la pianificazione delle attività coinvolte nel mare Artico ghiacciato, come la pesca, il turismo, l'esplorazione Artica e la ricerca e recupero.
"Questa nuova capacità va ben oltre lo scopo originario di CryoSat, che era quello di raccogliere misurazioni a scopo di ricerca scientifica," dice il Professor Andy Shepherd, Direttore CPOM e consulente scientifico principale di CryoSat.
"La missione è ora essenzialmente uno strumento per una vasta serie di servizi operanti delle aree del pianeta dove si forma il ghiaccio."
Con la rapida crescita economica dell'Artico, informazioni aggiornate e precise sullo spessore del ghiaccio marino possono aiutare i fruitori dell'Artico a pianificare con cura le loro operazioni e mantenerle sicure.
"Abbiamo già scoperto che, anche se il ghiaccio del mare artico ha stabilito un record quest'anno per il valore più basso mai avuto in inverno, era di circa 25 centimetri più spesso, in media, che nel 2013, quando CryoSat ha registrato il suo valore più basso in inverno," ha spiegato il ricercatore Rachel Tilling del CPOM.
Le ultime misurazioni disponibili sul nuovo sito web mostrano anche che il ghiaccio di mare attorno all'arcipelago delle Isole Svalbard è oggi spesso solo un metro - approssimativamente la metà di quello che era nell'inverno 2011, appena dopo che CryoSat venne lanciato.
Il Professor Shepherd nota, "Il basso spessore del ghiaccio attorno alle Svalbard coincide con il riscaldamento attorno al Mare di Barents."
"Abbiamo già visto l'impatto di questo cambiamento nelle condizioni oceaniche sulla calotta ghiacciata di Austfonna, nelle Svalbard, dove i ghiacciai hanno accelerato a ritmi senza precedenti, e il rapido ritiro dei ghiacci marini in questo settore l'Artico è quasi certamente dovuto alla stessa cosa."
Le misure in tempo reale di CryoSat sono state sperimentate nella primavera dello scorso anno, a guidare un esperimento scientifico a nord della Groenlandia guidato da CPOM. Il servizio sarà testato la prossima settimana, quando la missione Young Sea Ice del Norwegian Polar Institute effettuerà esperimenti sul pack del ghiaccio marino a nord delle Svalbard.
"Dopo cinque anni di sfruttamento, CryoSat ha fornito importanti risposte ma anche mostrato la nostra mancanza di conoscenza su più questioni scientifiche fondamentali," ha detto Tommaso Parrinello, CryoSat Mission Manager.
"Ugualmente CryoSat ha mostrato l'importanza delle sue misurazioni per le operazioni attuali e future e per i servizi di previsione per tutte le latitudini artiche, spianando la strada allo sviluppo di missioni similari in futuro.
Nell'illustrazione (Credit: ESA/CPOM) le misurazioni dello spessore del ghiaccio artico negli ultimi 28 giorni (18 marzo/14 aprile). Sul sito web la mappa è interattiva.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: NASA) il decollo della navetta Discovery il 24 aprile 1990.

21/04/2015 - Il Telescopio Spaziale Hubble compie 25 anni in orbita -

Il 24 aprile di venticinque anni fa il Telescopio Spaziale Hubble (HST) veniva rilasciato in orbita dalla stiva dello Space Shuttle Discovery durante la missione STS-31.
Ma la storia del più potente - e costoso - telescopio spaziale mai costruito è avvincente come un film. Dopo la scoperta, una volta nello spazio, che i suoi specchi erano male allineati e la serie di riparazioni compiute dagli astronauti le sue vicissitudini sono state un risorgere dalla polvere fino alle vette del successo scientifico. Ma, come un gatto con nove vite, Hubble era sopravvissuto anche ad un'esperienza di quasi-morte quando l'ultima missione finale di manutenzione, che avrebbe dovuto sostituire i giroscopi guasti ed altri componenti, era stata cancellata a causa del disastro del Columbia nel 2003 per questioni di sicurezza degli astronauti.
Ma infine, dopo che la NASA aveva sviluppato delle tecniche di riparazione orbitali dello scudo termico delle navette, la missione era infine stata approvata nuovamente e si era svolta nel 2009. In quell'occasione due strumenti erano stati installati, due riparati e giroscopi e batterie sostituiti, un nuovo computer dati era stato aggiunto e i sensori per la guida fine cambiati.
Fin da allora uno dei giroscopi si è guastato ma solo tre sono necessari per le normali operazioni e il software è stato aggiornato in modo da permettere di proseguire le operazioni scientifiche anche con uno solo, se necessario. Con i suoi strumenti e altri sottosistemi in buone condizioni gli ingegneri sono ottimisti che Hubble possa rimanere scientificamente rilevante almeno fino al 2020, se non di più.
Celebrando il 25esimo anniversario del lancio di Hubble - e guardando con fiducia verso il 30esimo - anche gli astronomi che hanno lavorato con l'osservatorio ogni giorno trovano difficile credere ad una saga del genere.
"Questa parte della storia di Hubble, " dice jason S. Kalirai, un astronomo dello Space Telescope Science Institute presso la John Hopkins University di Baltimora. "E' stato un programma gigantesco, poi è diventato un disastro e quando gli astronauti, questi eroi, hanno rischiato le loro vite per aggiustarlo, lo hanno trasformato in un'enorme successo. Nessun sceneggiatore cinematografico avrebbe potuto scrivere qualcosa migliore di questo, giusto? Non ci sarebbe potuto essere un film migliore di questo. E' stato grande."
La NASA spera di poter lanciare il successore di Hubble, il più grande e ottimizzato per l'infrarosso James Webb Space Telescope (JWST) verso la fine del 2018. Gli astronomi vorrebbero poter utilizzare i due telescopi assieme, per quanto Hubble potrà essere in grado di farlo, per studiare l'Universo attraverso una larga banda di lunghezze d'onda, dal vicino ultravioletto fino al visibile e l'infrarosso, per poter studiare approfonditamente il ciclo vitale delle stelle e l'evoluzione dell'Universo.
Ma JWST, uno dei più complessi veicoli spaziali mai progettati, non è ancora in orbita e nessuno conosce quali sfide potrebbe dover affrontare e quanto successo potrà avere. Nel breve termine Hubble rimane l'osservatorio spaziale principale al mondo.
Riguardano indietro a questo quarto di secolo di osservazioni, gran parte degli astronomi potrebbero trovarsi d'accordo nel giudicare HST come il veicolo spaziale più produttivo dal punto di vista scientifico mai lanciato, una macchina che ha compiuto scoperte ineguagliabili e che è diventata un'icona della grande scienza e dell'America.
Le sue osservazioni hanno spaziato in tutti i campi che possono aver permesso agli astronomi di rispondere a molte domande sulla nascita, evoluzione e destino del cosmo.
Grazie alla sua posizione in alto sopra la Terra e fuori dall'atmosfera il telescopio spaziale Hubble ha stimato l'età dell'Universo - 13,8 miliardi di anni - e aiutato nella conferma dell'esistenza dell'energia oscura, la misteriosa forza che accelera l'espansione del cosmo.
Inoltre Hubble ha confermato l'esistenza dei buchi neri super-massicci che si trovano nel cuore di gran parte, se non di tutte, le galassie più mature. In questi anni Hubble ha fornito immagini di prima classe dei pianeti del Sistema Solare, dando agli astronomi un posto in prima fila per eventi inaspettati come lo spettacolare scontro della cometa Shoemaker-Levy 9 con Giove nel 1994, le tempeste di polvere su Marte e le brillanti aurore polari su Giove e Saturno.
Egli ha inoltre scoperto quattro delle cinque lune di Plutone ed è stato in grado di scovare i piccoli corpi nella remota Fascia di Kuiper, i candidati per un'esame ravvicinato fra qualche anno da parte della sonda New Horizons della NASA.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) l'immagine dell'ammasso di galassie SDSS J1038+4849 ripreso con gli strumeti di Hubble. Hubble ha eseguito delle scoperte che nessuno si sarebbe atteso quando venne lanciato, prendendo immagini di un pianeta in orbita attorno ad un'altra stella e misurando spettroscopicamente i suoi maggiori costituenti della sua atmosfera.
Venticinque anni dopo il lancio, lo Space Telescope Science Institute riceve ancora da sei a sette volte il numero di proposte di osservazioni che possono essere esaudite.
L'idea di un telescopio spaziale risale agli anni '20 del secolo scorso quando uno scienziato tedesco scrisse per primo dei vantaggi che avrebbe avuto un telescopio piazzato sopra l'atmosfera terrestre. L'astrofisico americano Lyman Spitzer propose un telescopio spaziale in un articolo del 1946 intitolato 'Vantaggi astronomici di un osservatorio extra-terrestre'.
Nel 1969, la National Academy of Science raccomandò la costruzione di un telescopio spaziale con uno specchio di 3 metri. La NASA propose il progetto al Congresso nel 1971 ma il costo previsto di allora - 500 milioni di dollari - fece balzare sulle sedie i deputati. Dopo ulteriori spinte della NASA e di astronomi famosi, venne presa la decisione di ridurre lo specchio principale a 2,4 metri e, con la partecipazione dell'Agenzia Spaziale Europea, il Congresso approvò il progetto Large Space Telscope nel 1977.
La Lockheed Missiles and Space Co. vinse il contratto per costruire il veicolo spaziale mentre la Perkin-Elmer Corp, che aveva esperienza nella costruzione di sistemi ottici per i satelliti spia, venne incaricata di fabbricare lo specchio primario del telescopio.
Lo specchio venne completato nel 1981, due anni prima del lancio previsto per il 1983. Ma la NASA e le compagnie coinvolte incontrarono problemi nel completare il telescopio e il lancio slittò fino all'ottobre 1986.
Ma così non andò.
Il 28 gennaio 1986, lo Space Shuttle Challenger venne distrutto al lancio e la flotta di navette della NASA venne bloccata per la lunga indagine e le azioni correttive per migliorare la sicurezza dei voli. La ripresa delle missioni avvenne nel 1988 e ci vollero altri due anni prima che Hubble, ora valutato circa 1,8 miliardi di dollari, potesse tornare nella lista di lanci della NASA.
Infine, con grandi fanfare ed aspettative stratosferiche, Hubble venne lanciato dallo shuttle Discovery il 24 aprile 1990. Fra l'equipaggio di quella missione il pilota era Charles Bolden, ora Amministratore NASA e Kathryn Sullivan, l'attuale capo della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
Come pilota Bolden era responsabile della supervisione del rilascio di Hubble. Sullivan e il veterano spacewalker Bruce McCandless erano pronti per eseguire una passeggiata spaziale di emergenza se qualcosa fosse andato storto. L'astronauta Steven Hawley comandava il braccio robotico della navetta per il rilascio. Il Comandante di quella missione era Loren Shriver.
E qui arriviamo al prossimo capitolo del dramma spaziale di Hubble, uno dei due pannelli solari del telescopio rifiutava di aprirsi regolarmente dopo che Hawley, operando al braccio robotico aveva portato l'osservatorio fuori dal vano di carico della navetta.
Nel frattempo, lo space shuttle era in volo libero, "che significa che nessun propulsore poteva essere acceso," ricorda Bolden. "In questo modo il veicolo era inerte nello spazio e i ragazzi al controllo missione responsabili dell'assetto e dell'energia cominciarono a preoccuparsi che le batterie del telescopio si potessero esaurire."
"Assieme a Bruce e Kathy scendemmo di sotto (nel ponte inferiore della navetta), li aiutai a indossare le tute spaziali (per una passeggiata spaziale di emergenza), li feci entrare nella camera di decompressione e cominciai a de-pressurizzare. La camera era completamente de-pressurizzata e penso fossimo a soli cinque minuti dall'apertura del portello esterno."
Ma in quel lasso di tempo, gli ingegneri al suolo finalmente trovarono una soluzione. Vennero inviati dei comandi al telescopio, rilasciati i limiti dello strumento del meccanismo di rilascio del pannello, e questo si aprì regolarmente.
"Delle cinque persone a bordo quel giorno, le due che avevano lavorato per oltre cinque anni per questo momento erano le uniche che non poterono vederlo," ride la Sullivan. "Così io e Bruce abbiamo visto il rilascio di Hubble in video, come il resto di tutti voi."
Il Discovery rientrò sulla Terra quattro giorni dopo lasciando Hubble, presumibilmente in ottime condizioni, in orbita. Circa un mese dopo gli ingegneri presero la loro prima foto, una 'prima luce' che mostrava un ammasso stellare conosciuto cone NGC 3532. L'immagine era più nitida di quelle prese dai telescopi al suolo e gli astronomi si dissero soddisfatti dei risultati iniziali.
Ma non per molto.
Nella foto (Credit: NASA) l'immagine della galassia M100, prima e dopo la correzione del difetto. Gli sforzi successivi per mettere meglio a fuoco il sistema ottico di Hubble, comandando leggeri spostamenti dello specchio secondario del telescopio, non miglioravano significativamente il dettaglio dell'immagine. Dopo una lunga serie di test, gli ingegneri scoprirono che lo specchio primario di 2,40 metri era stato realizzato con la forma sbagliata, un difetto fondamentale difficile da immaginare, che qualcuno non aveva notato a terra prima del lancio.
Nel giro di una notte Hubble, il più conosciuto telescopio mai costruito, divenne oggetto di scherno nei programmi televisivi di seconda serata. Fu uno dei momenti più bui della NASA, con i critici che citavano il fallimento di Hubble come la prova che l'agenzia spaziale non aveva più la 'stoffa giusta' necessaria per costruire la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Non c'era modo di aggiustare lo specchio di Hubble in orbita. Ma applicando la genialità dimostrata con Apollo 13 gli ingegneri scoprirono che il difetto dello specchio, realizzato con così tanta precisione, offriva una possibile soluzione. Proprio conoscendo perfettamente il difetto, gli ottici capirono che il problema poteva essere corretto installando piccoli specchi, come degli occhiali correttivi, negli strumenti del telescopio.
La NASA aveva già costruito una copia di riserva della fotocamera Wide Field/Planetary e specchi delle misura giusta vennero inseriti all'interno dello strumento permettendo alla luce delle stelle di tornare a fuoco. Per correggere il fascio di luce che andava agli altri strumenti i responsabili della NASA optarono per la sostituzione uno strumento, il fotometro ad alta velocità, con un complesso strumento chiamato COSTAR cher era fornito di specchi correttivi multipli e bracci motorizzati.
Finalmente, nel dicembre 1993, la navetta Endeavour (STS-61) decollò, eseguì il rendezvous con Hubble e il telescopio venne portato nella stiva di carico della navetta per la manutenzione. Thornton e tre altri astronauti installarono COSTAR e la Wide Field and Planetary Camera 2, assieme ad una nuova serie di pannelli solari e giroscopi.
Entro poche settimane le prime spettacolari immagini scaricato fornirono la prova che la visione di Hubble era stata ripristinata e, per coincidenza cosmica, la cometa Shoemaker-Levy 9 si schiantò su Giove il luglio seguente, con il risultato di spettacolari e grandemente pubblicizzate immagini che non lasciarono più dubbi sulle condizioni di Hubble.
Nelle settimane e mesi che seguirono, il telescopio, all'inizio ridicolizzato divenne uno degli osservatori più scientificamente produttivi con una serie di scoperte e un flusso di immagini spettacolari.
"Queste immagini sono diventate parte della nostra cultura e dei libri di testo, riviste, arte e anche programmi televisivi e cinema," disse Ed Weiler, ex-scienziato del programma Hubble, prima dell'ultima visita ad Hubble nel 2009. "Anche se probabilmente non saremo mai in grado di visitare questi luoghi o oggetti, Hubble permette in realtà alle nostre menti umane e spiriti per viaggiare anni luce e anche miliardi di anni luce fino agli estremi confini del cosmo."
Il segreto del successo di Hubble fu l'abilità della NASA di lanciare le missioni di manutenzione per sostituire i componenti obsoleti o malfunzionanti, riparare i sistemi che non potevano essere sostituiti e installare strumenti allo stato dell'arte mantenendo così l'osservatorio in prima fila nell'astronomia.
Quattro anni dopo che Hubble era stato dotato di ottiche correttive, gli astronauti della seconda missione di manutenzione (STS-82) installarono due nuovi strumenti - Space Telescope Imaging Spectrograph e il Near Infrared Camera and Multi-Object Spectrometer, o NICMOS — sostituirono un sensore per la guida di precisione, un giroscopio ed installarono un registratore dati a stato-solido.
Dopo che una serie di giroscopi si guastò alla fine degli anni '90, i responsabili della NASA decisero di separare la terza missione di manutenzione in due voli shuttle diversi.
Durante la Servicing Mission 3A, lanciata nel dicembre 1999 (STS-103), gli astronauti, durante le passeggiate spaziali, installarono un nuovo computer di volo, un secondo registratore dati a stato-solido, un altro sensore di guida fine e una serie completa di sei giroscopi. Durante la Servicing Mission 3B, lanciata nel marzo 2002 (STS-109), un altro equipaggio shuttle installò due nuovi pannelli solari, l'Advanced Camera for Surveys, un sistema sperimentale di raffreddamento per la NICMOS e sostituì l'unità di controllo elettrico.
Nella foto (Credit: NASA) l'astronauta Grunsfeld, agganciato alla parte terminale del braccio robotico, durante l'ultima visita a Hubble nel 2009. Un'ultima visita shuttle era programmata per il 2005 o giù di li. Ma il 1° febbraio 2003, la navetta Columbia si disintegrava durante il rientro e, il gennaio seguente, l'Amministratore NASA Sean O'Keefe, citando problemi per la sicurezza dell'equipaggio, cancellò la Servicing Mission 4. Dato che Hubble e la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si trovano su orbite differenti, l'equipaggio di riparazione ad Hubble non avrebbe potuto raggiungere il rifugio sicuro a bordo del complesso orbitale se la loro navetta avesse subito un problema del tipo occorso al Columbia.
Ma la NASA sviluppò delle tecniche di riparazione dello scudo termico e il successore di O'Keefe, Michael Griffin, ripristinò la quinta missione di manutenzione dopo aver escogitato un piano per tenere pronto uno shuttle per un volo di recupero di emergenza se si fosse reso necessario.
Durante la visita finale del 2009 (STS-125) quattro spacewalker hanno lavorato in squadre di due installando sei nuovi giroscopi, un set completo di sei batterie al nickel-idrogeno, un nuovo computer dati e due nuovi strumenti, la Wide Field Camera 3 (costo 126 milioni di dollari) e Cosmic Origins Spectrograph (costo 81 milioni di dollari).
Un sensore di guida fine è stato installato assieme a nuove coperture isolanti e un punto di aggancio che permetterà l'installazione di un motore a razzo in modo da controllare il rientro quando il calo dell'orbita di Hubble raggiungerà il punto di non ritorno.
John M. Grunsfeld, che ha volato nelle ultime tre missioni di manutenzione ed ora è direttore delle Scienze Spaziali in NASA, e i suoi compagni ripararono inoltre due strumenti, lo Space Telescope Imaging Spectrograph, che aveva avuto un guasto all'alimentazione nel 2004, e l'Advanced Camera for Surveys, che aveva subito un malfunzionamento nel 2007. Nessuno dei due strumenti era progettato per essere riparato nello spazio.
"Quello che abbiamo fatto in quella ultima missione era davvero difficile, e c'era un sacco di gente la quale ha detto che avevamo fatto il passo più lungo, che quello che stavamo cercando di fare con la riparazione degli strumenti, le piccole viti, tirare fuori le schede dei circuiti non avrebbe avuto successo e che avremmo finito con un Hubble degradato o avremmo rischiato vite umane per nulla," ha detto Grunsfeld. "E invece c'è l'abbiamo fatta, abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi in quella missione e anche un pò di più."
"E penso che sia questo spirito, dove c'è un pò di sfida alle alte prestazioni per una buona causa che permette alle persone di lavorare a un livello molto più alto di quanto non potrebbe mai. E se potessimo sfruttare questo tipo di energia che è stata messa in Hubble per la ricerca energetica sulla Terra, i problemi della società che la tecnologia può affrontare, se abbiamo avuto quel tipo di intensità ... penso che potremmo fare quasi tutto."
Grunsfeld è stato l'ultimo uomo a toccare il telescopio spaziale Hubble. Facendo il suo ritorno alla camera di equilibrio shuttle dopo la passeggiata spaziale finale dell'equipaggio, Grunsfeld, che ha conseguito un Ph.D. in astronomia, gli ha dato il suo ultimo saluto.
"Ero molto incerto di come mi sarei sentito personalmente, emotivamente, tornando nella camera di equilibrio e sapendo che non avrei mai più rivisto Hubble," ha detto. "Mi sarei aspettato di essere triste."
"Ma alla fine, io mi sentivo emozionato, perché avevamo ottenuto tutto e lasciato Hubble nella migliore forma possibile. Mi sono sentito veramente come aver dato qualcosa a un mio amico sapendo che gli sarebbe piaciuto. E noi tutti ci sentivamo in questo modo. E' stata una festa."
Con pò di fortuna, la festa - e le scoperte - continueranno anche negli anni a venire.
La NASA, per celebrare degnamente l'anniversario di Hubble, ha programmato una serie di eventi. La lista sul sito NASA linkato al termine dell'articolo. Qui di seguito un video (Credit: NASA) che ricorda i momenti più salienti di questi 25 anni di Hubble.
Nella foto (Credit: NASA) il Telescopio Spaziale Hubble dopo il rilascio al termine dell'ultima missione di manutenzione, nel 2009. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) il decollo della navetta Discovery il 24 aprile 1990. Nella foto in alto a destra (Credit: NASA/ESA) l'immagine dell'ammasso di galassie SDSS J1038+4849 ripreso con gli strumenti di Hubble. Nella foto a sinistra (Credit: NASA) l'immagine della galassia M100, prima e dopo la correzione del difetto ottico. Nella foto a destra (Credit: NASA) l'astronauta Grunsfeld, agganciato alla parte terminale del braccio robotico, durante l'ultima visita a Hubble nel 2009.

VIDEO DI PRESENTAZIONE NASA PER IL 25ESIMO ANNIVERSARIO DI HUBBLE - 21/04/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 1:35 - SOLO MUSICA

Fonti: Spaceflight Now - NASA

20/04/2015 - Cerere visto dal Polo -

Pubblicate le nuove immagini riprese il 15 Aprile mentre la sonda sorvolava il polo nord del pianeta nano, la risoluzione è da record!
Le immagini sono state riprese da una distanza di 22.000 km sopra l'emisfero settentrionale Cerere, mentre la sonda attraversava il piano del terminatore per lanciarsi nell'ultimo giro di boa prima dell'inserzione definitiva nell'orbita circolare RC3, prevista per Giovedi. Il famoso 'spot 5', la enigmatica doppia macchia bianca all'interno del cratere, è ben visibile negli ultimi fotogrammi. La scala è di circa 2,1 km per pixel mentre l'angolo Sole-Cerere-Dawn, o 'angolo di fase' è di 91°, rispetto a 3.1 km/pixel e 131° della sequenza precedente 'in controluce' (OpNav-6).
La sequenza completa dei 20 fotogrammi è riportata qui ed abbraccia un arco temporale di circa 2 ore; da essa sono stati estratti il primo e l'ultimo fotogramma che sono stati fusi in questa immagine (Image credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA - processing: M. Di Lorenzo) per mostrare l'intera porzione di superficie fotografata, circa 250° in longitudine.

Fonti: Alive Universe Images - NASA Dawn Mission

18/04/2015 - Quando una trekker vola veramente nello spazio... -

Quando si mette assieme la passione per Star Trek con il volo spaziale umano ci possiamo trovare di fronte a foto come questa.
Poco dopo la cattura del cargo Dragon della SpaceX per mezzo del braccio robotico della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) da parte dell'astronauta italiana dell'ESA, Samantha Cristoforetti, lei stessa, per celebrare il successo della difficile operazione, si è voluta immortalare nella Cupola con il veicolo spaziale sullo sfondo indossando nientemeno che la divisa della serie Star Trek 'Voyager'.
Samantha infatti è un'appassionata, così come tanti altri suoi colleghi astronauti, della famosa serie fantascientifica Star Trek.
Per chi lo sapesse, nel telefilm 'Voyager' vi era, al comando dell'astronave che dà il nome alla serie, la prima capitano donna protagonista dell'universo Star Trek. Samantha ha voluto rendere omaggio proprio a lei citando, nel tweet con il quale ha pubblicato la foto, la seguente frase 'C'è del caffè in quella nebulosa... ehm, volevo dire... in quel Dragon.'. In questo modo ha ricordato sia la predilezione del Capitano Janeway per il caffè sia che il fatto che a bordo del veicolo cargo della SpaceX si trova la macchina per le bevande calde, fra le quali appunto il caffè, ISSpresso della Lavazza.
Altre bellissime immagini scattate dagli astronauti a bordo della ISS durante le fasi di avvicinamento e cattura del Dragon, avvenuta lo scorso venerdì, si possono ammirare alla pagine linkata di Spaceflight Now.

Fonti: @AstroSamantha - Spaceflight Now

17/04/2015 - Curiosity arriva a 10 km percorsi sul Pianeta Rosso -

Appena tre settimane dopo che il rover Opportunity della NASA aveva completato la prima maratona su Marte, il robot più grande, il giovane cugino ha raggiunto il suo primo traguardo di una gara sul Pianeta Rosso.
La NASA ha ufficialmente segnalato che una guida di 65 metri ha portato il totale dei km percorsi da Curiosity a superare i 10 km giovedì 16 aprile. Opportunity ha raggiunto il percorso della maratona (42,195 km) il 24 marzo.
Curiosity, che sta esplorando il grande cratere Gale su Marte fin dall'agosto 2012, sta attualmente studiando i piedi del Monte Sharp, che si innalza per 5,5 km di altezza al centro di Gale. Il rover sta viaggiando su un affioramento alla base della montagna chiamata Pahrump Hills per la sua prossima destinazione scientifica, un punto chiamato Logan Pass.
"Non stiamo soltanto lasciando delle tracce, ma anche facendo importanti osservazioni che caratterizzano le rocce dove transitiamo, e alcuni più a sud, nelle zone di sosta selezionate," ha detto in una dichiarazione, un membro del team scientifico di Curiosity, John Grant, del National Air and Space Museum di Washington.
"La mobilità del rover è stata cruciale perché è quella che ci permette di arrivare ai migliori siti da studiare," ha aggiunto Grant. ""La possibilità di arrivare a diverse sezioni di rocce fornisce maggiore fiducia nella vostra interpretazione di ogni sezione."
Secondo il suo contachilometri Curiosity ha raggiunto i 10 km la scorsa settimana. Ma tale misura può dare risultati leggermente gonfiati a causa dello slittamento delle ruote; il conteggio "ufficiale", in base alle distanze di unità mappate, è considerato più accurato.
L'obiettivo della missione principale di Curiosity era quella di determinare se Marte avesse mai potuto supportare vita microbiologica. Le osservazioni del rover hanno già aiutato gli scienziati a rispondere a questa domanda in modo affermativo; il cratere Gale, i ricercatori hanno concluso, una volta alimentava un sistema di flussi fluviali abitabili nell'antico passato.
Quella scoperta è stata fatta vicina al sito di atterraggio di Curiosity, nelle pianure del cratere Gale. I membri del team hanno dichiarato che l'attuale lavoro del rover a Monte Sharp dovrebbe far luce su come e perché il Pianeta Rosso è passato da un mondo relativamente caldo e umido di un tempo al posto freddo e secco che è oggi.
Opportunity, che ha circa la dimensione di un veicolo da golf, si sta muovendo su Marte da più di 11 anni. Il rover e il suo gemello, Spirit, atterrati a tre settimane l'uno dall'altro nel gennaio 2004. Spirit ha smesso di comunicare con la Terra nel 2010 ed è stato dichiarato morto un anno dopo, 7,7 km totali sul suo contachilometri.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) una foto ripresa con la Navigation Camera di Curiosity appena dopo aver superato i 10 km.

Fonte: Space.com

17/04/2015 - L'asteroide 2012 TC4 potrebbe colpire la Terra nell'ottobre 2017 -

Il 12 ottobre 2017, l'asteroide 2012 TC4 passerà pericolosamente vicino alla Terra. La distanza esatta nel momento del massimo avvicinamento è incerta, così come le sue dimensioni. Secondo l’astronoma Judit Györgyey-Ries del McDonald Observatory, dell'Università del Texas, il corpo roccioso, la cui dimensione può variare dai 12 ai 40 metri, si avvicinerà pericolosamente al nostro pianeta sulla base di diverse osservazioni fatte dal 2012, in particolare nell’ottobre di quell’anno quando l’asteroide passò vicino alla Terra.
L’ormai noto asteroide che colpì la città russa di Chelyabinsk nel febbraio del 2013, che ferì 1.500 persone e danneggiò migliaia di edifici in tutto il circondario, era largo 20 metri ed era capitato in una zona relativamente poco abitata.
Secondo la Györgyey-Ries, 2012 TC4 è un asteroide che bisogna tenere d’occhio in quanto potenzialmente pericoloso se dovesse approcciare l’atmosfera terrestre e, spezzandosi in diverse parti al contatto con l’atmosfera terrestre, coprire un’area densamente popolata della Terra con i suoi detriti.
L’asteroide fu scoperto nel 2012 tramite osservazioni fatte con l’osservatorio Pan-STARRS sito alle Hawaii. In quel periodo si avvicinò alla Terra passando a circa 94.800 km di distanza. Si pensa che abbia già fatto molti incontri ravvicinati con la Terra in passato, che abbia una forma allungata e che viaggi in rapida rotazione.
C’è una probabilità cumulativa dello 0,00055% che possa colpirci," riferisce la Györgyey-Ries, mentre un altro scienziato, Detlef Koschny, responsabile dei Near-Earth Object (NEO) all’ESA, riferisce che c’è una possibilità su un milione che l’asteroide ci possa colpire.
Sempre secondo lo scienziato, la dimensione è stata stimata calcolandone la luminosità anche se non se ne conosce la riflettività, quindi potrebbe essere più piccolo o più grande e avere una dimensione stimabile tra i 10 e i 40 metri. Un oggetto di 40 metri, se dovesse entrare nell’orbita terrestre, sarebbe capace di superare l’atmosfera e di schiantarsi al suolo causando un cratere sulla superficie terrestre mentre uno di 10 metri probabilmente si dissolverebbe a contatto con l’atmosfera diventando ancora più piccolo e cadendo senza neanche essere notato (a meno che non colpisca un locale abitato al momento dell’impatto).
Anche secondo il membro della divisione NEO dell’agenzia spaziale giapponese Makoto Yoshikawa, l’asteroide 2012 TC4 non rappresenta un problema per la Terra in quanto, anche se passasse ad una distanza molto piccola, non significa che ci debba essere conseguentemente una collisione.
Nonostante le rassicurazioni, l’astronoma Györgyey-Ries resta del parere che sarebbero necessarie ulteriori verifiche in futuro per attenuare le incertezze. Al 12 aprile 2015 erano 1.572 gli asteroidi potenzialmente pericolosi (PHA) scoperti. Nessuno dei PHA conosciuti è in rotta di collisione con la Terra, sebbene gli astronomi ne stiamo scoprendo sempre di nuovi.
Nella foto (Credit: Remanzacco Observatory team of Ernesto Guido, Giovanni Sostero, Nick Howes) l'asteroide 2012 TC4 fotografato il 9 ottobre 2012.

Fonti: SpaceDaily - Sputnik News - JPL Small Body Database

17/04/2015 - La chiatta di SpaceX rientra in porto col ponte cosparso di detriti -

Rientrata in porto nella tarda serata di giovedì coperta dalle tenebre, la piattaforma per il recupero del razzo della SpaceX, è attraccata al molo di Jacksonville, in Florida, per lo scarico dei detriti residui dello schianto del Falcon 9 avvenuto martedì.
Il razzo alto 14 piani avrebbe dovuto ritornare verso la Terra, accendere i propri motori per rallentare e atterrare verticalmente sulla chiatta grazie alle sue quattro zampe ripiegabili. La SpaceX considera la manovra puramente sperimentale e il razzo ha compiuto il suo compito principale che è quello di inviare una capsula cargo di rifornimenti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
I video postati su internet mostrano che il razzo ha centrato il bersaglio ma si è spostato lateralmente e il movimento è stato troppo brusco per il razzo. Il primo stadio è caduto di lato e disintegrato in una palla di fuoco.
Elon Musk, il fondatore di SpaceX, ha detto che la chiatta di atterraggio, chiamata dalla compagnia Autonomous Spaceport Drone Ship (ASDS), ha ricevuto solo lievi danni dall'incidente. Trainata da un rimorchiatore, la piattaforma è arrivata al largo di Jacksonville giovedì mattina ma ha atteso ad alcuni km dalla spiaggia fino all'arrivo della notte.
Secondo i media locali la chiatta ha atteso il buio al largo per sfruttare i livelli della marea.
La SpaceX sta testando le tecnologie necessarie a rendere il razzo Falcon 9 riutilizzabile. Gli ingegneri sperano, nelle prossime missioni, di far atterrare il razzo sulla costa.
Nella foto (Credit: Spaceflight Now/@petr_bourdais) la chiatta ormeggiata. Si notano bene i resti del primo stadio del Falcon 9 sparsi sul ponte.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett) i protagonisti della missione Apollo 13, 45 anni dopo.

17/04/2015 - 45 anni fa si concludeva la missione Apollo 13 -

Era il 17 aprile di 45 anni fa, nel 1970, quando l'equipaggio della missione lunare Apollo 13 ammarava nell'Oceano Pacifico a conclusione di quella che verrà ricordata per la famosa frase pronunciata dagli astronauti: 'Houston, abbiamo un problema.'.
Per celebrare quella missione si sono riuniti, l'11 aprile scorso, presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida, i componenti di quell'equipaggio ancora in vita: il Comandante James 'Jim' A. Lovell e il pilota del Modulo Lunare Fred W. Haise, Charlie Duke che faceva parte dell'equipaggio di riserva, i direttori di volo Gene Kranz, Glynn Lunney e Gerry Griffin assieme agli astronauti di supporto Vance Brand, Jack Lousma e Joe Kerwin.
Quello che sarebbe dovuto essere il terzo allunaggio divenne una corsa disperata per far rientrare sulla Terra l'equipaggio sano e salvo dopo che il loro veicolo spaziale Apollo aveva subito l'esplosione di un serbatoio di ossigeno.
Il Comandante Lovell, il pilota del Modulo Lunare (LM) Haise e il pilota del Modulo di Comando (CM) Swigert erano decollati dal KSC l'11 aprile 1970 per una missione che aveva lo scopo di esplorare l'altopiano lunare di Fra Mauro. Il terzo membro dell'equipaggio avrebbe dovuto essere Ken Mattingly, ma era stato esposto alla rosolia e, per precauzione venne sostituito dalla sua riserva, Swigert.
Dopo due giorni di missione, con l'Apollo 13 a circa 329.000 km dalla Terra, gli astronauti sentirono un grosso 'bang' accompagnato da fluttuazioni dell'energia elettrica e con l'accensione automatica dei propulsori di assetto.
"Okay Houston, abbiamo avuto un problema," disse Lovell. "Abbiamo il bus principale B sotto tensione."
Il 'bus principale B sotto tensione' indicava che vi era stata una rapida perdita di potenza da uno dei due sistemi elettrici principali del modulo di servizio.
"Roger, principale B sotto tensione," rispose il responsabile alle comunicazioni (Capcom) Lousma. "Ok, attendete 13, stiamo controllando."
Kranz e i membri del team controllo missione stavano controllando ma, inizialmente, quello che videro era confuso.
"Il ciclo delle comunicazioni divenne caotico per circa 60 secondi," ricorda Kranz.
Haise aggiunge che anche all'equipaggio non era chiaro quello che era avvenuto.
"Avevamo sette luci di avviso ed emergenza accese," prosegue Haise. "Di solito non c'èra mai stato un guasto ad un sistema che si fosse diffuso in così tanti sistemi diversi."
Lovell osserva che dare un'occhiata fuori gli avrebbe potuto dire di più di quello che indicava la strumentazione.
"Non l'avevamo realmente capito fino a che non guardai fuori dal finestrino e vide l'ossigeno fuoriuscire dal retro della nave spaziale e allora compresi che eravamo in guai seri," dice Lovell.
Nella foto (Credit: NASA) il modulo di servizio con i danni dell'esplosione fotografato appena dopo il distacco della capsula di rientro. "Divenne chiaro che dovevamo spostarci nella 'modalità sopravvivenza' quando Jim guardò fuori dal finestrino e disse che stava vedendo gas uscire via," ricorda Kranz. "Erano i serbatoi di ossigeno la fonte del gas che si disperdeva nello spazio."
Uno dei due serbatoi di ossigeno per le celle a combustibile del modulo di servizio era esploso. Un cavo elettrico rivestito di Teflon danneggiato della ventola all'interno del serbatoio di ossigeno n.2 aveva causato un corto circuito e dato fuoco all'isolamento, di qui l'esplosione dell'ossigeno.
Le celle a combustibile generavano l'energia elettrica per i moduli di comando e servizio combinando l'ossigeno e l'idrogeno. Quando il serbatoio di ossigeno si fosse svuotato del tutto, la rimanente cella a combustibile si sarebbe spenta, lasciando il CM soltanto con una energia limitata delle batterie.
"Glynn (Lunney) capì che dovevano essere prese una serie di decisioni per riportare gli astronauti a casa e corse subito nella trincea dai ragazzi della traiettoria," dice Kranz.
La 'trincea' del Controllo Missione era la prima fila delle console più vicina alla mappa che seguiva il percorso del veicolo spaziale. I controllori di volo che si trovavano lì comprendevano il responsabile della dinamica di volo, chiamato FIDO, e quella di guida, GUIDO.
"Vennero da me con cinque opzioni di ritorno verso la Terra," dice Kranz.
La missione di allunaggio lunare era ormai annullata e l'equipaggio era stato costretto a chiudere completamente il CM per risparmiare le batterie necessarie per il rientro. Gli astronauti accesero il modulo lunare e utilizzarono quello come 'scialuppa di salvataggio'.
"Quando la mia squadra (controllo di volo) venne su, eravamo consapevoli che il modulo lunare aveva un sacco di funzionalità come scialuppa di salvataggio," ricorda Lunney. "Il problema era 'come faremo a distribuire questa capacità?'"
Kranz e Lunney, per prima cosa, ordinarono a Lovell, Swigert e Haise di eseguire un'accensione del motore di discesa del LM della durata di 30,7 secondi in modo da inserire il veicolo spaziale su una traiettoria di rientro, girando attorno alla Luna e guadagnando così una spinta dalla gravità lunare. Il motore di discesa venne utilizzato ancora due ore dopo il massimo avvicinamento alla superficie lunare.
Nella foto (Credit: NASA) Swigert alle prese con il montaggio dei filtri. Grazie al supporto delle aziende e delle università, il team di controllo volo dimostrò una notevole ingegnosità messo sotto pressione, superando le sfide della bassa potenza, l'acqua limitata e la mancanza di altri materiali di consumo. E' stato un esempio per la NASA di come poter sviluppare soluzioni innovative che hanno notevolmente migliorato le capacità dell'agenzia nel trattare l'imprevisto negli anni a venire.
Uno dei problemi più gravi fu la disponibilità dell'idrossido di litio (LiOH) per rimuovere l'anidride carbonica dall'aria del LM. Nel magazzino del LM i contenitori di LiOH non erano sufficienti a supportare l'equipaggio di tre persone durante un ritorno della durata di quattro giorni. Il lander lunare era stato progettato per supportare due soli membri dell'equipaggio. Il CM aveva un adeguato approvvigionamento di filtri, ma questi erano stati realizzati a forma di cubo mentre nel LM i contenitori erano cilindrici. Gli ingegneri hanno dovuto affrontare la necessità di mettere un "piolo quadrato" in un "buco rotondo."
"Ed Smylie, che era a capo della divisione sistemi equipaggio, mise assieme una squadra raccogliendo tutto il materiale che si poteva trovare nei moduli comando e servizio," dice Kerwin, anch'esso alle comunicazioni con la capsula durante Apollo 13 e poi membro dell'equipaggio della missione Skylab 2m nel 1973.
Il team di Smylie improvvisò un modo per unire i filtri del modulo di comando con i contenitori cilindrici del LM facendo passare l'aria attraverso un tubo di una tuta spaziale. Il piano ora necessitava di comunicarlo all'equipaggio.
"Sono seduto alla consolle di Capcom e vedo arrivare Ed e la sua squadra che portano tutta questa roba," ricorda Kerwin. "Hanno scaricato tutto sul pavimento e Ed dice, 'Kerwin, vieni qui. Dobbiamo insegnarti a come fare questo in modo che tu lo possa spiegare a Jack (Swigert).'"
Nonostante le difficoltà causate dall'energia limitata, la perdita di calore in cabina e la necessità critica di improvvisare il sistema di rimozione dell'anidride carbonica, l'equipaggio tornò senza problemi sulla Terra il 17 aprile 1970. Il CM ammarò in sicurezza nel sud dell'Oceano Pacifico, a quattro miglia dalla nave di recupero, la USS Iwo Jima.
Il giorno dopo l'ammaraggio, il Presidente Richard Nixon insignì della Medaglia Presidenziale della Libertà all'equipaggio di Apollo 13 e al Team di Operazioni di Missione per i loro inflessibili sforzi durante la missione.
Nelle foto (Credit: NASA) l'equipaggio di Apollo 13 scende dall'elicottero subito dopo l'ammaraggio e la gioia 
al controllo missione. I presenti alla cerimonia sono stati tutti concordi che si è trattato di uno sforzo comune che ha permesso la riuscita dell'impresa.
Nel 1994 venne pubblicato il libro di Lovell 'Lost Moon' che divenne la base per l'adattamento cinematografico dell'anno seguente, 'Apollo 13' diretto da Ron Howard.
Nel film l'attore Ed Harris, che interpretava il ruolo di Kranz, recitava la frase 'il fallimento non è un'opzione.' Kranz divenne famoso per quella frase che divenne poi il titolo della sua autobiografia pubblicata nel 2000.
In effetti 'Failure is not an option' (in originale) venne coniata dagli sceneggiatori Al Reinart e Bill Broyles del film 'Apollo 13' ed era basata su una dichiarazione simile fatta da Kranz al responsabile della dinamica di volo Jerry Bostick mentre venivano intervistati per i dialoghi del film.
Lovell lasciò la NASA nel 1973 e si dedicò al settore privato. Nel film 'Apollo 13' venne interpretato dall'attore Tom Hanks e recitò come comparsa al termine del film nel ruolo del capitano della nave di recupero.
Haise comandò poi il primo, il terzo e il quinto atterraggio di prova del prototipo Enterprise dello Space Shuttle presso la Base Aerea di Edwards, in California, nel 1977, Durante gli anni '80 e '90 Haise fu il presidente della Grumman Technical Services Inc. al Kennedy come parte dello Shuttle Processing Contract Team.
Dopo aver lasciato la NASA, Swigert venne eletto, nel novembre 1982, come Deputato alla Camera degli USA per il 6° distretto del Colorado. Purtroppo morì un mese dopo e prima di aver prestato giuramento.
L'anniversario di Apollo 13 è stato un evento benefico per la Astronaut Scholarship Foundation (ASF), un'organizzazione no-profit fondata nel 1984 dai sei astronauti sopravvissuti degli Mercury 7. L'organizzazione premia i migliori studenti che eccellono in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Fin dalla sua fondazione ASF ha elargito oltre 4 milioni di dollari a circa 370 studenti degli Stati Uniti.
Nella foto (Credit: NASA) l'equipaggio in posa prima del lancio, da sinistra Lovell, Swigert e Haise. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Kim Shiflett) i protagonisti della missione Apollo 13 durante l'evento tenutosi al KSC l'11 aprile scorso. Nella foto in alto a destra (Credit: NASA) il modulo di servizio con i danni dell'esplosione fotografato appena dopo il distacco della capsula di rientro. Nella foto seguente a sinistra (Credit: NASA) Swigert alle prese con il montaggio dei filtri. Infine nella foto a destra (Credit: NASA) l'equipaggio di Apollo 13 scende dall'elicottero subito dopo l'ammaraggio e la gioia al controllo missione (il primo, da destra, è Gerry Griffin, con il sigaro e il pollice alzato, Gene Kranz e Glynn Lunney.

Fonti: NASA - Wikipedia

Nella foto (Credit: NASA TV) il Dragon ormeggiato al boccaporto di Harmony.

17/04/2015 - Dragon CRS-6 è arrivato alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) -

Il veicolo cargo robotico Dragon della SpaceX ha eseguito un rendezvous con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per la consegna di rifornimenti, portando a compimento un inseguimento orbitale durato tre giorni.
L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, dell'ESA, ha catturato la capsula Dragon utilizzando il grande braccio robotico della stazione alle 6:55 a.m. EDT (le 12:55 ora italiana) di venerdì 17 aprile, mentre il complesso orbitale sorvolava l'Oceano Pacifico ad est del Giappone. "Volevo ringraziare i ragazzi della SpaceX e di Houston," ha detto via radio Samantha al Controllo Missione appena dopo la cattura. "E' stato affascinante poter vedere il lancio e sapere che era diretto verso di noi e sicuri che avrebbe bussato alla nostra porta. E' stato stabile come una roccia e siamo molto, veramente molto felici di averlo qui,"
Nelle ore successive il Dragon è stato ormeggiato al boccaporto che guarda verso la Terra del modulo Harmony.
Quello di oggi è stato il 76esimo cargo senza equipaggio che è giunto al complesso orbitale, la 158esima missione totale a raggiungere l'avamposto.
Dal lancio alla cattura la missione del Dragon si è svolta senza nessun problema, indice di una raggiunta maturità del programma cargo della SpaceX e che fa ben sperare per la versione trasporto equipaggio in fase di sviluppo e il cui primo volo è previsto per il 2017.
Cristoforetti e gli altri cinque membri dell'equipaggio di Spedizione 43 che si trovano a bordo del complesso orbitale inizieranno sabato mattina a scaricare i 1.950 kg. di alimenti, esperimenti scientifici e altre attrezzature che il Dragon ha portato dalla Terra.
Fra queste vi sono la prima macchina per poter realizzare il caffè espresso, tè, brodo e altre bevande calde nello spazio, chiamata ISSpresso. Sul cargo anche strumenti per l'esperimento Rodent Reseach-2, uno studio dedicato al sistema immunitario. Inoltre con il Dragon sono arrivati numerosi esperimenti che aiuteranno i ricercatori nello studio dei corpi degli astronauti Scott Kelly, della NASA, e del cosmonauta russo Mikhail Kornienko, e di come cambieranno nel corso dei 12 mesi che dovranno trascorrere nello spazio.
Nella foto (Credit: NASA TV) Samantha e Terry, dalla cupola, osservano soddisfatti la cattura di Dragon. Kelly e Kornienko, che hanno raggiunto la stazione il mese scorso assieme al cosmonauta veterano Gennady Padalka, sono le prime persone che trascorreranno un anno continuo a bordo del complesso orbitale (di solito i membri degli equipaggio trascorrono un periodo di permanenza fra i 5 e i 6 mesi). La missione prolungata dei due è stata pensata per aiutare a preparare le missioni per lontane destinazioni, come potrebbe essere Marte.
Il veicolo cargo Dragon era stato lanciato grazie ad un razzo Falcon 9 v1.1 della SpaceX dalla Air Force Station Di Cape Canaveral, in Florida, martedì pomeriggio (14 aprile). Dopo aver spedito il Dragon nella sua traiettoria prevista, il primo stadio del razzo era tornato verso la Terra e tentato di eseguire un atterraggio sulla nave spazioporto drone autonoma che si trovava al largo nell'Oceano Atlantico, di fronte alle coste della Florida.
La manovra, un test per la tecnologia del riutilizzo del razzo, aveva quasi funzionato: Il razzo era arrivato sulla chiatta ma, subito dopo, si era capovolto ed esploso.
La SpaceX ha un contratto con la NASA del valore di 1,6 miliardi di dollari per almeno 12 voli di rifornimento senza equipaggio verso la stazione spaziale utilizzando Dragon e il Falcon 9. L'attuale missione è la sesta di questi voli cargo.
Il Dragon dovrebbe rimanere ormeggiato al laboratorio orbitante per cinque settimane, poi tornerà verso la Terra e ammarerà nell'Oceano Pacifico a fine maggio.
Il lancio e attracco di un cargo di rifornimento russo Progress è previsto fra meno di due settimane. Il Progress ISS-59 decollerà infatti dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, il 28 aprile alle 3:09 p.m. (le 21:09 ora italiana) e si aggancerà in automatico al modulo russo Poisk meno di sei ore dopo.
Nella foto (Credit: NASA TV) il Dragon in prossimità della ISS, appena prima della cattura con il braccio robotico Canadarm2. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV) il Dragon ormeggiato al boccaporto di Harmony. Nella foto a destra (Credit: NASA TV) Samantha e Terry, dalla Cupola, osservano soddisfatti dopo la cattura di Dragon.

Fonti: NASA ISS Blog - Space.com - Spaceflight Now

16/04/2015 - Addio MESSENGER: impatto previsto per il 30 aprile -

Dopo una gloriosa missione iniziata nel 2004, la sonda della NASA MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging) impatterà sulla superficie di Mercurio molto probabilmente il 30 aprile.
Lo schianto potrà essere monitorato in tempo reale perché avverrà sul lato del pianeta di fronte alla Terra ad una velocità di 3,91 km/s.
Martedì scorso, gli operatori del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) a Laurel, Maryland, avevano terminato la quarta di una serie di correzioni orbitali ideate per mantenere la sonda in vita il più a lungo possibile. La prossima ed ultima è prevista per venerdì 24 aprile.
"Al termine di questa ultima manovra, il veicolo spaziale sarà definitivamente senza propellente, in quanto consumeremo tutto o quasi l'elio rimanete," ha detto Daniel O'Shaughnessy, ingegnere dei sistemi all'APL. "A quel punto la sonda non sarà più in grado di contrastare la spinta verso il basso dovuta alla gravità del Sole."
Il team aveva iniziato a sfruttare l'elio gassoso come carburante, utilizzato dalla navicella per pressurizzare i serbatoi ed il controllo dell'assetto, lo scorso 8 aprile, quando erano finite le ultime gocce di idrazina.
La sonda lanciata il 3 agosto 2004, ha viaggiato più di sei anni e mezzo prima di inserirsi in un'orbita attorno a Mercurio il 18 marzo 2011. Il piano originale prevedeva attività per un anno terrestre ma le incredibili scoperte e le nuove domande sollevate dai primi risultati, avevano motivato due proroghe, per un totale di ulteriori tre anni di missione.
"MESSENGER ha dovuto sopravvivere al riscaldamento del Sole, al riscaldamento sul lato diurno di Mercurio, al duro ambiente di radiazioni dell'eliosfera interna ed è perciò la dimostrazione più evidente che i nostri ingegneri sono stati all'altezza del compito in uno dei quartieri più ostili del nostro Sistema Solare," ha dichiarato nel report Sean Solomon, direttore del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University e ricercatore principale per MESSENGER. "Inoltre, tutti gli strumenti che abbiamo selezionato quasi due decenni fa hanno dimostrato la loro validità e hanno portato a straordinarie scoperte sul pianeta più interno."
"Anche se Mercurio è uno dei pianeti più vicini alla Terra, era incredibilmente poco conosciuto quando siamo partiti," ha continuato Solomon, "MESSENGER ha finalmente portato Mercurio allo stesso livello di conoscenza degli altri pianeti del Sistema Solare interno."
"Dopo aver studiato il pianeta intensamente per più di quattro anni, l'atto finale di MESSENGER sarà quello di lasciare un segno indelebile su Mercurio," ha aggiunto O'Shaughnessy.
- Ringraziamo Elisabetta Bonora (@EliBonora) per l'articolo, apparso su Alive Universe Images.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JHU APL/Carnegie Institution of Washington) la MESSENGER in orbita attorno a Mercurio.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

16/04/2015 - La SpaceX non riposa sugli allori -

Poche ore dopo il lancio di un veicolo cargo carico di provviste per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), le squadre di terra della SpaceX hanno infilato un altro razzo Falcon 9 nell'hangar di Cape Canaveral in preparazione alla messa in orbita di un satellite commerciale prevista per il 27 aprile.
Se gli ingegneri riusciranno a completare il razzo in tempo, la SpaceX straccerà il suo precedente record lanciando due razzi Falcon 9 entro 13 giorni. Il precedente record era di 14 giorni fra un lancio e l'altro, sempre a Cape Canaveral, nel settembre 2014.
Il primo e secondo stadio del prossimo razzo si trovano ora all'interno dell'hangar nel perimetro sud della rampa Complex 40 della SpaceX per i test finali. Poi gli incaricati collegheranno i due stadi assieme e il Falcon 9 verrà trasportato fuori dall'edificio di integrazione e ruotato in verticale per un test statico di accensione dei nove motori Merlin 1D, previsto per lunedì.
Il satellite per telecomunicazioni TurkmenAlem52E, di costruzione europea ma del governo dl Turkmenistan, e l'ogiva protettiva verranno agganciati al Falcon 9 la prossima settimana.
Il veicolo era giunto a Cape Canaveral il 26 febbraio dopo un volo transatlantico dall'impianto di Cannes della Thales Alenia Space, in Francia.
Il satellite sarebbe dovuto decollare il 21 marzo ma la SpaceX aveva scoperto un problema con i serbatoi ad alta pressione dell'elio liquido e rinviato il lancio e modificata la lista di lancio facendo passare avanti la missione di rifornimento Dragon CRS-6.
Il lancio del satellite TurkmenAlem52E, pesante 4,5 tonnellate, prevede il suo inserimento su un'orbita di trasferimento geostazionario e questo non lascia abbastanza propellente per tentare un nuovo esperimento di rientro ed atterraggio del primo stadio.
Se tutto si svolgerà regolarmente con la missione del satellite turkmeno la SpaceX potrà approfittare della pausa nei lanci fino a giugno per eseguire un test di emergenza con la sua nuova capsula equipaggio Crew Dragon.
La SpaceX ha oltre una dozzina di lanci previsti per il 2015, compresi i quattro già completati.
Nella foto di archivio (Credit: SpaceX) un razzo Falcon 9 nell'hangar di allestimento a Cape Canaveral.

Fonte: SpaceX

Nella foto (Credit: NASA/MAF) i vari pezzi che comporranno il Modulo Equipaggio di Orion EM-1.

16/04/2015 - Comincia a prendere forma Orion per la missione EM-1 -

La storica 'prima saldatura' del veicolo spaziale Orion destinato alla missione EM-1 (Exploration Mission-1) è prevista per il 1° maggio presso il Michoud Assembly Facility (MAF) di New Orleans.
Costruito sull'esperienza maturata sull'Orion che ha volato per la missione Exploration Flight Test-1 (EFT-1) nel 2014, questo nuovo veicolo spaziale sarà costruito per un volo di prova decisivo durante la missione inaugurale del super-razzo Space Launch System (SLS) della NASA, previsto ora nel novembre 2018.
Questo importante evento per EM-1 Orion ripercorre la strada già fatta per il veicolo di EFT-1. Però il veicolo Orion destinato alla missione EM-1 disporrà di una serie di migliorie basate sull'esperienza acquisita con il volo di prova del 2014.
La 'prima saldatura' dell'Orion per EFT-1 fu un grande segnale per la transizione della NASA verso il ritorno dell'esplorazione umana oltre l'orbita terrestre. La NASA citò quel passo iniziale del 2011 come l'avvio della costruzione del primo veicolo spaziale per il volo umano fin dalla nascita della navetta Endeavour.
Come già per EFT-1, anche l'Orion destinato a EM-1 verrà saldato assieme utilizzando la nuova tecnologia chiamata 'friction stir welding', ovvero una saldatura per attrito, un processo sviluppato appositamente per la costruzione di Orion come parte della transizione del MAF dalla costruzione dei Serbatoi Esterni per lo Shuttle ai componenti di Orion e SLS.
La saldatura per attrito crea un legame senza soluzione di continuità con una perfetta tenuta che si è dimostrata più forte e più alta in qualità di quella che può essere realizzata con la saldatura tradizionale.
Il successo del volo di EFT-1 nello spazio ha fornito agli ingegneri la prova del concetto dell'integrità strutturale della capsula e i controlli eseguiti dopo il volo hanno mostrato un veicolo in perfetta forma. Secondo informazioni trapelate le ispezioni finali della capsula rientrata da EFT-1 sono quasi terminate. Fra queste ispezioni post-volo vi è anche la rimozione dello scudo termico che è stata inviata al Marshall Space Flight Center (MSFC) per ulteriori valutazioni.
I rapporti preliminari segnalano che l'intero Thermal Protection System (TPS) ha superato le aspettative e questo permetterà di realizzare uno scudo termico per EM-1 più leggero.
L'Orion per EM-1 dovrà completare una missione senza equipaggio fino a 70.000 km oltre la Luna e della durata di diversi giorni. I lavori per l'assemblaggio di questo nuovo veicolo spaziale sono iniziati in vari luoghi degli USA. Tutti i pezzi principali che faranno parte dello scafo di Orion EM-1 sono pronti o sono nelle fasi finali di produzione. Anche i progetti per i computer e le unità dati della capsula sono in fase di revisione e, una volta superati questi controlli, potranno entrare in produzione.
Una volta terminato il Modulo Equipaggio (CM) verrà unito al Modulo di Servizio (SM) che verrà realizzato dall'Agenzia Spaziale Europea sull'esperienza tecnologica maturata con il proprio veicolo cargo Automated Transfer Veichle (ATV).
Dopo l'inizio della costruzione a Michoud, il prossimo grande passo sarà l'invio della capsula al Kennedy Space Center, dove verrà completata, così come già successo per l'Orion di EFT-1. Questo lavoro verrà eseguito nella 'sede' di Orion in Florida, l'edificio O&C (Operations e Checkout) appositamente modificato per servire da struttura di processamento multipla.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) Orion composto dal Modulo Equipaggio e dal Modulo di Servizio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/MAF) i vari pezzi che comporranno il Modulo Equipaggio di Orion EM-1.

Fonte: Nasaspaceflight

16/04/2015 - GOCE contribuisce a scovare le risorse energetiche sostenibili -

Andando molto al di là dei suoi obiettivi di missione originali, i risultati del satellite per la gravità, GOCE, vengono ora utilizzati per la produzione di mappe per lo sviluppo dell'energia geotermica.
L'energia geotermica è il calore che proviene da sotto la superficie terrestre. Dalle sorgenti calde di magma, questa energia offre una risorsa pulita e sostenibile che può essere utilizzata per generare elettricità, riscaldare gli edifici, far crescere le piante nelle serre e in molte altre applicazioni.
Questi siti di energia sotterranea esistono, ma spesso si trovano in aree remote, rendendoli difficili e costosi da esplorare e le misurazioni richiedono tempo. Anche se il potenziale di energia geotermica in tutto il mondo resta vasto, sono necessari ulteriori sforzi per svilupparlo e sfruttarlo.
Per aiutare a facilitare questo sfruttamento, gli scienziati dell'ESA e IRENA (International Renewable Energy Agency) ha utilizzato le misure gravitazionali eseguite con il satellite GOCE per produrre uno strumento online che indica le aree che possiedono un potenziale geotermico, restringendo così le ricerche.
Le mappe mostrano certe caratteristiche che potrebbero aiutare nella ricerca delle riserve geotermiche, comprese zone con la crosta terrestre più sottile, zone di subduzione e giovane attività magmatica.
"Queste mappe possono aiutare a sviluppare un forte interesse per lo sviluppo geotermico in zone dove non esisteva prima," dice Henning Wuester, Direttore di Knowledge, Policy and Finance Centre di IRENA.
"Per fare questo lo strumento fornisce una scorciatoia per l'esplorazioni lunghe e costose e sblocca il potenziale dell'energia geotermica come un contributo affidabile e pulito per mix energetico mondiale."
Dopo che un potenziale sito è stato scelto utilizzando lo strumento online, sono ancora necessarie una ricognizione al suolo e misurazioni sismiche per determinare il punto esatto per l'estrazione dell'energia, ma la nuova risorsa è un passo in avanti per sviluppare una tecnica completa di prospezione geotermica.
Le mappe online forniscono due specifiche anomalie gravitazionali globali: 'Bouguer' e 'free air'.
La mappa 'free air' fornisce l'informazione sulle strutture geologiche, mentre la mappa delle anomalie gravitazionali 'Bouguer' mostra le differenze nello spessore della crosta. Assieme le mappe rappresentano le caratteristiche uniche delle riserve geotermiche.
Le due mappe sono complementari e formano la base per discriminare e classificare differenti terreni su larga scala.
La missione di GOCE è terminata nell'ottobre 2013 quando ha esaurito il propellente e, in seguito, è rientrato nell'atmosfera terrestre. Ma la ricchezza dei suoi dati continua ad essere sfruttata per migliorare la nostra comprensione della circolazione oceanica, sul livello del mare, sulla dinamica del ghiaccio e l'interno della Terra.
"Questa è la prima volta che i dati gravitazionali globali di GOCE sono stati utilizzati per uno strumento dell'esplorazione dei siti geotermici," dice Volker Liebig, Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra di ESA.
"L'ESA prosegue la collaborazione con IRENA per migliorare ulteriormente i dati gravitazionali su base spaziale per lo sviluppo delle risorse energetiche sostenibili."
Nell'immagine (Credit: ESA/IRENA) la mappa dell'anomalia gravitazionale 'Bouguer'. In rosso le zone dove la crosta è più sottile e il gradiente termico maggiore, incrementando la possibilità di trovare energia geotermica.

Fonte: ESA

Nell'illustrazione artistica (Credit: JHUAPL/SwRI)) la New Horizons vicino al sistema di Plutone.

15/04/2015 - La sonda New Horizons della NASA a soli tre mesi dallo storico incontro con Plutone -

La sonda New Horizons della NASA si trova a tre mesi dal consegnare all'umanità le prime immagini ed osservazioni scientifiche del distante Plutone e del suo sistema di grandi e piccole lune.
"La letteratura scientifica è piena di articoli sulle caratteristiche di Plutone e delle sue lune in base alle osservazioni fatte dalla Terra o da oggetti orbitanti attorno ad essa, ma non abbiamo mai studiato Plutone così da vicino e di persona," dice John Grunsfeld, astronauta e amministratore associato per lo Science Mission Directorate della NASA con sede a Washington. "Nel sorvolo senza precedenti di questo luglio, la nostra conoscenza del sistema di Plutone si amplierà esponenzialmente e non ho dubbi che le scoperte saranno emozionanti."
New Horizons, la più veloce nave spaziale mai lanciata prima ha viaggiato più a lungo e più lontano - oltre nove anni e 4,8 miliardi di km - di ogni altra sonda nella storia per raggiungere il suo obiettivo principale. Il suo sorvolo, il 14 luglio prossimo, di Plutone e del suo sistema composto da almeno cinque lune completerà la ricognizione iniziale del Sistema Solare classico. Questa missione aprirà anche le porte di un'intera nuova 'terza' zona di misteriosi piccoli pianeti e blocchi costituenti i pianeti nella Fascia di Kuiper, una vasta zona con numerosi oggetti orbitanti oltre l'orbita di Nettuno.
Il flyby chiude un'era lunga cinque decadi di ricognizione iniziata con Venere e Marte nei primi anni '60, e proseguita attraverso sguardi su Mercurio, Giove e Saturno negli anni '70 e Urano e Nettuno negli '80.
Raggiungere questa terza zona del Sistema Solare - oltre agli interni pianeti rocciosi e gli esterni giganti gassosi - è stata una priorità della scienza spaziale per anni. Ai primi del 2000 la National Academy of Science ha segnalato l'esplorazione della Fascia di Kuiper - e particolarmente Plutone e la sua grande luna, Caronte - come una missione che doveva avere la priorità per le missioni spaziali del decennio successivo.
New Horizons, una compatta, ultra-leggera, potente sonda con a bordo la serie più avanzata di fotocamere e spettrometri mai inviati prima per una missione di ricognizione iniziale, è stata la risposta della NASA a quella chiamata.
"Questa è pura esplorazione; stiamo per gettare una luce su un pianeta e un sistema di lune mai visto prima con i nostri occhi!" dice Alan Stern, capo scienziato della New Horizons per il Southwest Research Institute (SwRI) di Boulder, in Colorado. "New Horizons sta volando verso Plutone - il più grande, luminoso e complesso pianeta nano della Fascia di Kuiper. Questo incontro del 21esimo secolo sarà una miniera d'oro senza precedenti per esplorazione come quanto avvenuto per le missioni leggendarie dei Voyager negli anni 1980."
Plutone, il corpo celeste più grande conosciuto della Fascia di Kuiper, offre un'atmosfera di azoto, stagioni complesse, distintivi segni superficiali, un interno di roccia e ghiaccio che potrebbe nascondere un oceano e almeno cinque lune. Alcune di queste lune, la più grande - Caronte - potrebbe essa stessa avere un'atmosfera o un oceano interno e possibili prove di una recente attività superficiale.
"Non vi sono dubbi, Caronte è una stella nascente in termini di interesse scientifico, e non vediamo l'ora di scoprire i dettagli a luglio, " ha detto Leslie Young, vice capo progetto alla SwRI.
Le lune più piccole di Plutone rappresentano anch'esse un'opportunità scientifica. Quando New Horizons partì nel 2001, era solo una missione per Plutone e Caronte, prima che le quattro piccole lune fossero scoperte.
La serie dei sette strumenti scientifici - che comprendono le macchine fotografiche, gli spettrometri, rilevatori di polvere e plasma - mapperà la geologia di Plutone e Caronte e scoprirà le loro composizioni di superficie e le temperature; esaminerà l'atmosfera di Plutone, e la ricerca di un clima intorno a Caronte; studierà i satelliti più piccoli di Plutone; e cercherà anelli e satelliti aggiuntivi intorno ad esso.
Attualmente, anche con New Horizons che si trova più vicino a Plutone di quanto non lo sia la Terra dal Sole, il sistema di Plutone sembra, data la distanza, poco più di un punto luminoso. Ma le squadre che operano il veicolo spaziale stanno utilizzando queste immagini per definire più precisamente la posizione di Plutone, e permettere a New Horizons di navigare verso un punto esatto posto a 12.500 km dalla sua superficie. Questo obiettivo è cruciale, dato che i comandi inviati al computer che orienta la sonda e punta gli strumenti scientifici sono basati sulla conoscenza dell'esatto momento e posizione che avrà New Horizons quando passerà da Plutone.
"Il nostro team ha lavorato duramente per arrivare a questo punto, e ora sappiamo che abbiamo una sola occasione per far si che funzioni," dice Alice Bowman, responsabile operazioni di missione per New Horizons presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, nel Maryland, che ha costruito e gestisce la sonda. "Abbiamo preparato ogni passo dell'incontro con Plutone, ripetendolo ancora e ancora, e ora siamo emozionati che siamo 'realmente' arrivati qui."
Ma il lavoro della sonda non terminerà con il flyby di luglio. Dato che avrà solo un'occasione per arrivare al suo obiettivo, New Horizons è progettata per acquisire il maggior numero di dati possibili e nel modo più rapido, raccogliendo circa 100 volte più dati al momento del massimo avvicinamento di quanto ne possa trasmettere a Terra prima di allontanarsi. E sebbene la sonda invierà, i dati impostati con più ad alta priorità verso casa nei giorni subito antecedenti e successivi all'avvicinamento, la missione proseguirà restituendo i dati memorizzati nella memoria interna per ben altri 16 mesi.
"New Horizons è una delle grandi esplorazioni dei nostri tempi," dice Hal Weaver, scienziato del progetto New Horizons presso APL. "C'è così tanto che non sappiamo, non solo su Plutone, ma anche sugli altri mondi come questo. Non stiamo per riscrivere i libri di testo con questa storica missione - ma li scriviamo da zero."
APL gestisce la missione New Horizons per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington. Alan Stern di SwRI è lo scienziato a capo della missione. La SwRI guida il team scientifico, le operazioni degli strumenti e la pianificazione dell'incontri scientifici. New Horizons fa parte del Programma Nuove Frontiere, gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, Alabama.
Per ulteriori informazioni su New Horizons, visita: http://www.nasa.gov/newhorizons, oppure http://pluto.jhuapl.edu/.
Nell'immagine (Credit: NASA/APL) Plutone e Caronte a colori, fotografati dalla sonda New Horizons il 9 aprile da una distanza di 115 milioni di km. Si tratta della prima immagine a colori mai fatta al sistema di Plutone da una sonda in avvicinamento. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: JHUAPL/SwRI)) la New Horizons vicino al sistema di Plutone.

Fonte: NASA

15/04/2015 - 'AMS Days' al CERN -

I maggiori esperti nel campo della fisica dei raggi cosmici - teorici e sperimentali - si sono dati appuntamento, da oggi a sabato prossimo, al CERN di Ginevra. Al centro della tre giorni, intitolata "AMS Days" gli ultimi risultati ottenuti dall'Apha Magnetic Spectometer, il potente rilevatore di antimateria realizzato con un determinante contributo italiano, agganciato alla ISS dal 16 maggio 2011.
Tra gli ultimi dati rilevati da AMS, una nuova misura di precisione del rapporto tra il flusso di antiprotoni e di protoni nei raggi cosmici: un risultato che mostra per la prima volta una inattesa abbondanza di antiprotoni ad energie di centinaia di GeV.
"AMS è un caso di eccellenza italiana nel settore della ricerca internazionale, gran parte degli strumenti che permettono per la prima volta la misura di precisione dell’antimateria nei raggi cosmici sono stati ideati e sviluppati nei laboratori dell’INFN all’interno dell’Università e dell’industria nazionale con il contributo fondamentale dell’ASI – ha dichiarato il presidente dell’ASI Roberto Battiston - l’eccesso di antiprotoni presentato oggi al CERN si aggiunge a quello di positroni pubblicato in precedenza da AMS, rendendo sempre più plausibile l’ipotesi che stiamo osservando un nuovo processo fisico fondamentale."
Gli scienziati ritengono che l’inaspettata abbondanza dell’antimateria nei raggi cosmici di alta energia potrebbe essere dovuta ad un nuovo fenomeno fisico di tipo fondamentale. L’identificazione diretta di antimateria, in particolare di positroni e antiprotoni, nella radiazione cosmica è determinante per lo studio di fenomeni non ancora noti.
Piccole quantità di antimateria, infatti, possono essere generate nell’urto tra le particelle che compongono la radiazione cosmica e le polveri interstellari, ma i primi risultati di AMS su elettroni e positroni, indicano l’esistenza di una nuova sorgente di questa componente di antimateria rispetto a quanto previsto dalla loro produzione 'standard' nella radiazione cosmica.
Per poter comprendere al meglio questi ultimi risultati e avere un quadro approfondito della materia sarà utile confrontare i dati di AMS con quelli ottenuti dai principali esperimenti per lo studio dei raggi cosmici (IceCube, Pierre Auger Observatory, Fermi-LAT, Magic, Hess e CTA, JEM-EUSO e ISS-CREAM) che forniranno importanti contributi alla comprensione della produzione di raggi cosmici e dei loro meccanismi di propagazione.
Nel frattempo AMS continuerà a raccogliere ed analizzare dati fino alla fine della vita operativa della Stazione Spaziale, prevista per il 2024.
Nella foto (Credit: NASA) l'AMS posto sul traliccio principale della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: NASA/George Homich) il modello in scala del CST-100 nella galleria del vento.

14/04/2015 - La Boeing sfrutta l'esperienza di Langley per la sicurezza degli astronauti -

Sia che testiate un modello della capsula CST-100 della Boeing nel tunnel del vento o che la fate cadere in acqua, i ricercatori e gli ingegneri hanno un obiettivo in comune: la sicurezza degli astronauti. Questo perché la sicurezza è la massima priorità per i sistemi in fase di sviluppo in collaborazione con il Programma Commerciale Equipaggio della NASA che permetterà di inviare, dall'America, gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Attraverso lo sviluppo del CST-100, la Boeing testa le capacità fondamentali del suo sistema di aborto utilizzando le strutture uniche e l'esperienza presso il Centro Ricerca Langley della NASA in Virginia. I test sono stati completati attraverso un accordo rimborsabile chiamato Space Act Agreement che la Boeing ha con il centro. Il CST-100 utilizza un sistema di aborto che spingerà la capsula lontano dal razzo Atlas 5 nel caso di un'emergenza sulla rampa o durante le fasi di ascesa, assicurando la sicurezza dell'equipaggio che si trova a bordo.
"Le nostre esperienze e strutture gli permettono di raccogliere dati di stabilità dinamica cruciali per il design del veicolo Boeing altamente dinamico come durante la fase di aborto," ha detto Vanessa Aubuchon, capo studioso della dinamica del volo presso Langley. "Costruire sulle lezioni imparate durante i test simili svolti con il sistema di aborto al lancio e con il modulo equipaggio di Orion hanno portato a grandi risultati nei test eseguiti da Boeing con la migliore caratterizzazione possibile della stabilità del loro veicolo."
Ogni test, intrinsecamente differente, fornisce alla squadra i dati necessari per comprendere meglio come il sistema CST-100 opererà durante uno scenario di emergenza.
Per prima cosa Langley e Boeing hanno testato un modello da 60 cm all'interno del Transonic Dynamic Tunnel a Langley, l'unica struttura della nazione che contiene una piattaforma di prova capace di replicare le condizioni ambientali che il CST-100 sperimenterà durante il volo.
"Il Boeing CST-100 vola con una traiettoria familiare attraverso l'atmosfera," dice Olman Carvajal, a capo dei test nel tunnel del vento per il Boeing Commercial Crew. "Durante un'improbabile scenario di aborto, il veicolo dovrà sopportare differenti cambi aerodinamici, e quindi testiamo il modello della capsula con differenti angolazioni per assicurarci che possa far atterrare il veicolo spaziale in sicurezza nel caso di un reale evento di emergenza."
Oltre ai test nel tunnel del vento, i ricercatori di Langley e della Boeing hanno fatto cadere un modello in scala reale del CST-100 nella Hydro Impact Basin di Langley, una specie di grossa piscina. Il CST-100 sarà certificato per atterrare sulla terraferma, e mentre sarà molto difficile che la capsula ammari ad eccezione di uno scenario di emergenza, la prova di caduta in acqua è stata testata da una varietà di altezze ed angoli, è importante per assicurare la sicurezza in ogni situazione. La Boeing utilizzerà i dati e i risultati di questi test per supportare lo sforzo di certificazione per poter lanciare gli astronauti della NASA verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La Boeing, attraverso il contratto CCtCap (Commercial Crew Transportation Capability), eseguirà ulteriori test delle sue capacità di aborto durante una serie di prove dei propulsori presso il White Sand Test Facility, in New Mexico, e durante una prova di aborto sulla rampa, prevista all'inizio del 2017.
Nella foto (Credit: NASA/Dave Bowman) la caduta in acqua del modello in scala reale di CST-100 a Langley. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/George Homich) il modello in scala del CST-100 nella galleria del vento.

Fonte: NASA

14/04/2015 - Ecco le immagini della discesa! -

La SpaceX ha pubblicato una bellissima immagine della discesa del primo stadio del Falcon 9 verso la chiatta 'Just Read the Instructions'. Inizialmente aveva pubblicato anche un brevissimo video che però terminava al momento dello spegnimento dei motori e quindi non mostrava il 'tragico' finale.
AGGIORNAMENTO - 15/04/15 - La SpaceX ha pubblicato il video integrale della discesa fino allo schianto sulla chiatta. In questo nuovo video si apprezza meglio quanto la SpaceX sia andata vicina al successo completo.

VIDEO DELL'ATTERRAGGIO DEL PRIMO STADIO DEL FALCON 9/CRS-6 SULLA CHIATTA - 15/04/2015 - (Credit: SPACEX) - dur.min. 0:22 - NO AUDIO

Fonti: Spaceflight Now - SpaceX

Nella foto (Credit: SpaceX) il primo stadio del Falcon 9 in fase di atterraggio sulla chiatta.

14/04/2015 - Dragon in viaggio verso la ISS, il Falcon 9 piazza un altro successo -

Con un perfetto decollo, avvenuto alle 4:10 a.m. EDT (le 22:10 ora italiana) dalla rampa 40 di Cape Canaveral, il razzo vettore Falcon 9 v1.1 della SpaceX ha portato in orbita il veicolo cargo automatico Dragon con a bordo oltre 2,5 tonnellate di rifornimenti destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il lancio era previsto originariamente per ieri ma le condizioni meteo con temporali entro 10 miglia dalla rampa avevano costretto i responsabili della SpaceX ad annullare il decollo quando mancavano soltanto tre minuti al via.
Invece oggi le condizioni meteo hanno collaborato e, dal punto di vista tecnico, nessun problema è emerso durante il conto alla rovescia. A T-0 i nove motori Merlin 1D del primo stadio del Falcon 9 si sono accesi ed hanno fatto scattare verso l'alto il lanciatore. In poco meno di un minuto il razzo ha raggiunto la velocità del suono e, dopo 2 minuti e 40 secondi il primo stadio ha completato il suo ruolo nella missione principale ed ha lasciato proseguire il secondo stadio con ancora agganciato il veicolo Dragon.
Il motore Merlin 1D Vacuum singolo del secondo stadio si è acceso regolarmente ed ha bruciato kerosene ed ossigeno liquido per altri 6 minuti prima di rilasciare regolarmente il veicolo cargo Dragon nell'orbita prevista. Appena dopo il distacco dal primo stadio, il Dragon ha dispiegato i due pannelli solari che gli forniscono l'energia necessaria ed ora lo attendono due giorni di viaggio per raggiungere la ISS. L'arrivo previsto nei pressi della stazione è fissato per venerdì alle 7 a.m. EDT (le 13 ora italiana) e sarà proprio l'astronauta italiana dell'ESA, Samantha Cristoforetti, ha guidare il braccio robotico Canadarm2 con il quale catturare il Dragon.
Il veicolo cargo rimarrà ormeggiato alla stazione orbitale per cinque settimane prima di rientrare sulla Terra ed ammarare nell'Oceano Pacifico carico di circa 1.370 kg di campioni di esperimenti, attrezzature non più necessarie e spazzatura.
Ma, mentre Dragon era ormai tranquillamente in orbita e diretto alla ISS su un'orbita preliminare di 199x364 km con inclinazione di 51,56°, l'attenzione degli ingegneri della SpaceX e degli appassionati si spostava sul primo stadio che, anche questa volta, tentava il rientro e l'atterraggio sull'apposita chiatta, definita 'Drone Ship' dalla SpaceX, posta al largo delle coste della Florida.
Dopo il distacco dal secondo stadio il razzo iniziava una, delle tre previste, complesse manovre per rallentare la discesa verso l'Oceano Atlantico utilizzando uno dei nove motori Merlin 1D. A pochi metri dall'atterraggio venivano dispiegate le quattro zampe realizzate in materiali compositi per eseguire l'atterraggio morbido in verticale. Purtroppo, come Elon Musk stesso (il fondatore e capo progettista della SpaceX) twittava pochi minuti dopo "L'ascesa è stata un successo. Dragon in viaggio verso la Stazione Spaziale. Il razzo è atterrato sulla nave-drone ma troppo duramente per sopravvivere."
Anche questa volta quindi, come già in gennaio, il primo stadio del razzo è riuscito a raggiungere in modo preciso la chiatta posizionata a circa 350 km al largo delle coste della Florida ma non è riuscito a compiere l'atterraggio morbido.
Sempre Musk ha poi pubblicato un paio di immagini dell'atterraggio specificando che un video più chiaro verrà fornito appena la nave-drone sarà rientrata in porto.
"Sembrava che il Dragon fosse atterrato bene, ma un eccesso di velocità laterale ha causato il suo ribaltamento dopo l'atterraggio." twittava Musk. Nella conferenza stampa post-lancio uno dei responsabili della SpaceX ha dichiarato che il prossimo tentativo di atterrare sulla nave-drone sarà il 19 giugno con la prossima missione di rifornimento Dragon verso la ISS, la CRS-7.
Comunque il tentativo di atterraggio di oggi veniva dato, dalla SpaceX stessa, come possibile al 50%. L'obiettivo è quello di riuscire, entro la fine dell'anno di eseguire un atterraggio morbido e di riutilizzare uno stadio per una nuova missione.
Quello di oggi è stato il 17esimo lancio di un razzo Falcon 9, tutti conclusi con successo. Inoltre si è trattato del 21esimo lancio orbitale del 2015, tutti eseguiti con successo.
Nella foto (Credit: NASA) il momento del decollo del Falcon 9 v1.1 con il Dragon per la missione CRS-6. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SpaceX) il primo stadio del Falcon 9 in fase di atterraggio sulla chiatta.

VIDEO DEL DECOLLO DEL FALCON 9 PER LA MISSIONE CRS-6 - 14/04/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 3:19 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA SpaceX blog - Nasaspaceflight - Spaceflight Now

14/04/2015 - Rinviato il lancio del primo Ariane 5 dell'anno -

Arianespace ha rinviato il lancio previsto questa settimana del razzo Ariane 5 con due satelliti europei per telecomunicazioni per sostituire un connettore di fluido guasto fra il lanciatore e la sua piattaforma mobile di lancio.
La missione dei satelliti in tandem - designata VA222 nella sequenza di volo di Arianespace - avrebbe dovuto decollare mercoledì da Korou, nella Guyana Francese.
"Durante i preparativi per il rollout (l'invio alla rampa di lancio, ndr) del lanciatore per il volo VA222, è avvenuta un'anomalia del connettore di fluido fra lo stadio superiore criogenico e la piastra di lancio," ha scritto Arianespace in un documento. "Come conseguenza Arianespace ha deciso di rinviare il lancio inizialmente previsto per il 15 aprile 2015, dando così tempo per sostituire questa parte ed eseguire le successive verifiche."
Il razzo Ariane 5 era pronto per essere trasferito martedì dall'edificio di assemblaggio finale del Centro Spaziale della Guyana alla zona di lancio ELA-3 in preparazione al decollo.
Una fonte vicina al problema ha detto che il ritardo potrebbe essere sui dieci giorni.
Una nuova data di lancio verrà annunciata molto presto," ha detto Arianespace.
Il lancio sarà il primo volo dell'anno di un Ariane 5, e la 78esima missione del razzo europeo fin dal suo debutto nel 1996. Questo segnerà il terzo lancio del 2015 per Arianespace dopo che i più piccoli Vega e Soyuz sono decollati dalla Guyana Francese a febbraio e marzo.
Arianespace dice che i due satelliti piazzati sulla sommità del lanciatore Ariane 5, il THOR 7 e il Sicral 2, sono al sicuro e in modalità di attesa del decollo.
Costruito in California della SpaceSystem/Loral, il THOR 7 fornirà programmi televisivi sull'Europa Centrale e dell'Est e segnali in banda Ka per servire il settore marittimo del Mare del Nord, Mar Norvegese, il Mar Rosso, il Mar Baltico, il Golfo Persico e il Mediterraneo per la Telenor Satellite Broadcasting norvegese.
Il Sicral 2, costruito dalla Thales Alenia Space, ospita strumentazione per comunicazioni per le autorità militari italiane e francesi, con capacità riservate per altre nazioni della nazioni NATO per i suoi 15 anni di missione.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace/Optique Video du CSG) i bracci di collegamento criogenico dello stadio superiore di un Ariane 5 di un volo precedente.

Fonti: Arianespace - Spaceflight Now

14/04/2015 - Primo problema per il nuovo razzo Vulcan, il suo nome -

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla presentazione del nuovo razzo della United Launch Alliance, il Vulcan, che arrivano i primi guai per colpa del nome.
Il nome Vulcan, scelto grazie ad una votazione online alla quale hanno partecipato oltre un milione di appassionati, è infatti già detenuto come marchio registrato dalla società 'Vulcan Aerospace' di proprietà del miliardario Paul Allen.
Lo ha comunicato alla stampa il Presidente della società Chuck Beames. "Paul Allen e Vulcan sono stati fra i primi leader nell'esplorazione spaziale con il lancio di SpaceShipOne oltre un decennio fa. Siamo lusingati che la ULA abbia concesso un tributo alla nostra eredità nominando il nuovo razzo 'Vulcan'," ha detto Beames.
In una email, la portavoce di ULA, Jessica Rye, ha detto: "Abbiamo fatto tutto quanto in modo diligente per quanto riguarda i diritti di utilizzo del nome Vulcan,"
"La ULA si impegna a prendere tutte le misure ragionevoli per evitare qualsiasi confusione con altri organismi che utilizzano questo nome e siamo fiduciosi che possiamo farlo," ha concluso la Rye.
Nella foto (Credit: ULA) Tory Bruno, Presidente e capo esecutivo di ULA alla presentazione di Vulcan, ieri a Denver, durante il 31esimo Space Symposium.

Fonte: Reuters

14/04/2015 - Acqua liquida su Marte? Quasi! -

Elisabetta Bonora (@EliBonora su Twitter) di Alive Universe Images ha scritto un interessante articolo sulla conferma che vi sia acqua liquida su Marte.
In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Geosciences, basato sui dati rilevati dalla stazione meteo Rover Environmental Monitoring Station (REMS) a bordo del rover e sulle misure dell'idrogeno nel terreno del Dynamic Albedo of Neutrons (DAN), indica che, nel cratere Gale, un velo di acqua salata può formarsi ogni notte.
"Non abbiamo rilevato direttamente le salamoie ma calcolato la possibilità che esse possano esistere nel cratere Gale Crater," ha specificato il Project Scientist della missione, Ashwin Vasavada, co-autore del documento.
A questo punto, però, è doveroso sottolineare che lo studio non parla di acqua liquida a tutti gli effetti ma di un fluido minerale che si formerebbe grazie alla presenza del perclorato di calcio, identificato nel suolo marziano sia da Curiosity che dal Phoenix Mars Lander, un composto inorganico, nonché un forte agente ossidante, che sarebbe in grado di assorbire il vapore acqueo dall'atmosfera abbassando la temperatura di congelamento dell'acqua.
I nuovi risultati si inseriscono in una discussione ben più ampia che prosegue da decenni, almeno da quando il Viking 2 lander riprese un paesaggio brinato ad Utopia Planizia, proseguendo con le altrettanto discusse foto di Phoenix in cui le goccioline di un liquido si erano depositate sulle gambe del lander.
"Il cratere Gale è uno dei posti meno probabili su Marte per ottenere le condizioni adatte alle salamoie, rispetto ai luoghi alle latitudini più alte o più in ombra. Così se le salamoie possono esistere lì, si rafforza l'idea che potrebbero formarsi e persistere anche in molti altri luoghi, forse abbastanza per spiegare l'attività delle RSL," ha detto il Principal Investigator HiRISE, Alfred McEwen, dell'Università dell'Arizona a Tucson, co-autore del nuovo rapporto.
Sulla pagina di Alive Universe Image spiegazioni più approfondite del fenomeno, immagini esplicative e come si è arrivati alla scoperta.
Nei 12 mesi successivi all'atterraggio su Marte, avvenuto nell'agosto 2012, il rover Curiosity ha scovato le prove di un ambiente che, oltre 3 miliardi di anni fa, poteva essere in grado di sostenere la vita microbiotica. Ora, il rover, sta esaminando una montagna stratificata che si trova all'interno del cratere Gale alla scoperta di come si è evoluto l'antico ambiente. Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, California, che gestisce il Mars Science Laboratory e il Mars Reconnaissance Project per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA, di Washington.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) Lo strumento REMS fotografato sul rover Curiosity che si trova su Marte.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

14/04/2015 - Cosmonauti russi sulla Luna nel 2030 -

Oggi il capo dell'agenzia spaziale russa Roscosmos, Igor Komarov, ha annunciato che la Russia intende inviare il primo cosmonauta sulla Luna nel 2029/2030.
Un primo volo lunare previsto per il 2028-2029 sarà senza equipaggio per testare il veicolo spaziale e tutte le operazioni da svolgere prima di inviare i cosmonauti l'anno successivo. "Dobbiamo iniziare a lavorare ora per fare questo," ha detto Komarov.
Komarov ha aggiunto che la Roscosmos sta già sviluppando tutti gli stadi preliminari per il programma di voli lunari. L'agenzia vuole diventare, dal 2015, un leader mondiale nell'esplorazione spaziale, specificatamente per quanto riguarda le missioni su Marte e la Luna, ha detto Komarov citato in un articolo per la United Rocket and Space Exploration, la compagnia di stato controllata dalla Roscosmos.
Egli ha poi ricordato altri obiettivi che l'industria spaziale russa ha deciso di perseguire quest'anno, compreso un maggior coinvolgimento in progetti spaziali internazionali per inviare missioni ai pianeti del Sistema Solare.
Il programma spaziale della Russia ha un'agenda ambiziosa e, secondo diversi analisti occidentali, poco realistica data la situazione economico-politica nella quale versa da alcuni anni. Nel settembre 2014 la Roscosmos aveva dichiarato che avrebbe lanciato un programma su vasta scala di esplorazione lunare per il periodo 2015-2025 e dato il via libera al progetto della costruzione di un super-razzo necessario per inviare i veicoli spaziali oltre l'orbita terrestre.
Solo recentemente il progetto di super-razzo sarebbe stato abbandonato, perché troppo costoso, in favore di una versione potenziata del nuovo vettore Angara 5.
Nella foto (Credit: servizio stampa del Ministero della Difesa Russo) il razzo Angara-5 sulla rampa poco prima del lancio inaugurale del dicembre scorso.

Fonte: Sputnik News

Nella foto (Credit: Thinkstock) un'idea per la competizione legata a Sentinel2.

13/04/2015 - Chiamata per tutti i fotografi -

Per il lancio di Sentinel-2A, l'ESA vi invita a partecipare al concorso fotografico che si concentra sul tema della "visione a colori". Partecipate per avere l'opportunità di vincere un viaggio al Centro Operazioni dell'ESA per l'evento di lancio di un satellite.
Le "Sentinelle" (Sentinel) sono una flotta di satelliti progettati espressamente per fornire l'abbondanza di dati e di immagini che sono necessari per il programma Copernicus della Commissione Europea.
Questo programma unico di monitoraggio ambientale sta lavorando in direzione di un cambiamento nel modo in cui gestiamo il nostro ambiente, come comprenderlo e come affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e perfino come salvaguardare le nostre vite ogni giorno.
Sentinel-2 trasporta a bordo un innovativo elemento per immagini multispettrale ad alta risoluzione, con una banda a 13 spettri per una nuova prospettiva della superficie e della vegetazione. La missione comprende due satelliti, il primo – Sentinel-2A – il cui lancio è previsto per il 12 giugno.
Prima del lancio, ESA invita gli appassionati di fotografia a prendere parte al concorso il cui tema è "visione a colori". I giudici cercheranno un'immagine che non solo esprima questo tema, ma che sia collegata alle aree di applicazione della missione (suggerimenti più sotto).
In palio, l'opportunità di visitare - in qualità di ospite all'evento VIP organizzato per la notte del lancio - l'ESOC, il Centro Operazioni dell'ESA situato a Darmstadt, in Germania. Quattro ulteriori vincitori riceveranno via posta un pacco regalo.
Iniziate a scattare!
Le foto dovranno rappresentare la vostra interpretazione artistica del tema "visione a colori" insieme ad una o più delle aree di applicazione di Sentinel-2. Le aree di applicazione comprendono vegetazione (o assenza di), agricoltura, panorami in trasformazione e bacini d'acqua interni o costieri.
Questo potrebbe significare un mosaico di campi, immagini ravvicinate che mostrano gli intricati dettagli di una foglia, raggi del sole che si infilano tra gli alberi, i margini di una foresta tagliata di netto, i blu ed i verdi delle onde su una spiaggia o i colori del tramonto riflessi nelle acque di un lago. Non è necessario andare lontano per catturare un'immagine di come la visione a colori di Sentinel-2 si applica nel vostro vicinato. Siate creativi – le possibilità sono infinite.
Come partecipare:
Le foto possono essere caricate sul blog del lancio di Osservazione della Terra al sito: http://blogs.esa.int/eolaunches/2015/04/13/competition-application-form/
La gara è aperta e si accettano proposte fino alle ore 09:00 del 18 maggio 2015.
Leggete attentamente le regole di partecipazione ed i termini e condizioni per le istruzioni complete su come partecipare, per dettagli riguardanti l'idoneità a partecipare e per le informazioni sui premi.
Sentitevi liberi di condividere le vostre immagini su Twitter utilizzando l'hashtag #colourvision. Tenete d'occhio l'account @ESA_EO per vedere l'annuncio del vincitore, dei secondi classificati e per le menzioni d'onore.
Nella foto (Credit: Blackbridge) la zona nord-ovest del lago di Costanza, in Germania, ripresa simulando come la vedrà Sentinel-2 nelle bande del visibile e del vicino infrarosso per vedere le differenze nella vegetazione con le zone verso il rosso dove vi è maggiore concentrazione di clorofilla. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Thinkstock) un'idea per la competizione legata a Sentinel2.

Fonte: ESA Italia

13/04/2015 - Lontano da casa, un robot ragno realizzerà strutture gigantesche per la NASA -

Una compagnia chiamata Tethers Unlimited Inc. (TUI), fondata dalla North American Space Agency, che spera di aiutare l'umanità nel suo viaggio verso - e per stabilirsi - nello spazio esterno, sta sviluppando un futuristico sistema robotico a 'forma di ragno'.
Chiamato "Spider-Fab" il droide funzionerà in modo simile ad una stampante 3D per aiutare nella costruzione di veicoli spaziali, antenne radio e, nel lungo periodo, infrastrutture di supporto all'espansione delle attività umane nello spazio.
L'Amministratore Delegato e capo scienziato di Tethers Unlimited, il Dottor Robert Hoyt, crede che la costruzione di navi spaziali ed altre attrezzature sulla Terra che poi vanno lanciate come prodotto finito sia uno spreco di tempo e di risorse. Invece la sua visione di realizzare questi lavori nello spazio sarebbe molto più produttiva,
"Il nostro obiettivo a lungo termine per tutti questi tipi di lavori sarà quello di utilizzare eventualmente le risorse in loco per costruire le infrastrutture nello spazio che sono necessarie all'umanità per supportare la sua espansione attraverso il Sistema Solare," ha dichiarato Hoyt durante una presentazione al gruppo di lavoro Future In-Space Operations (FISO) della NASA.
"Il vantaggio principale potrebbe essere quello di rilasciare strutture che sono molto più grandi di quelle che possono essere contenute all'interno di un'ogiva protettiva di un razzo," ha aggiunto Hoyt.
"Il vantaggio sarebbe poter disporre di maggiore potenza, più alta risoluzione, maggiore sensibilità e maggiore banda per una vasta serie di missioni della NASA, del DoD (Dipartimento della Difesa) e commerciali."
Hoyt prevede non solo che veicoli costruiti nello spazio potranno essere più eleganti, semplici e con una progettazione più moderna, ma che permetterebbero un enorme risparmio sui costi di lancio e, dato che non dovrebbero avere a che fare con la frizione dell'aria, si risparmierebbero il trauma del lancio.
"Grazie ai lavori sviluppati con il programma SBIR (lo Small Business Innovation Research della NASA) penso che abbiamo già validato la fattibilità di base per i processi chiave del concetto Spider-Fab," dice Hoyt.
La Tethers Unlimited prevede di lanciare il suo primo robot costruttore nello spazio entro il prossimo paio di anni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: TUI) lo SpiderFab al lavoro mentre realizza una gigantesca antenna nello spazio.

Fonti: Space Daily - Tethers Unlimited

13/04/2015 - Rinviato per le condizioni meteo il lancio del Falcon 9 -

A causa della violazione delle condizioni meteo che regolano il lancio, la SpaceX ha rinviato il suo lancio previsto del razzo Falcon 9 con il veicolo spaziale Dragon, Si tratta della sesta missione di rifornimento della SpaceX diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La prossima opportunità di lancio sarà martedì, 14 aprile, alle 4:10:40 p.m. EDT (le 22:10 ora italiana). La copertura diretta del lancio inizierà alle 3 p.m. EDT sul blog del lancio e sulla televisione NASA presso http://www.nasa.gov/nasatv.
Le previsioni meteo di domani, sarebbero leggermente peggiori con una percentuale del 50% di condizioni accettabili contro le 60% che venivano date per oggi.
Nella foto (Credit: SpaceX) il momento dello stop al conto alla rovescia a T-3 minuti e 7 secondi dal lancio.

Fonti: NASA SpaceX Blog - Spaceflight Now

13/04/2015 - Vulcan: questo è il nome del nuovo razzo della United Launch Alliance -

La United Launch Alliance ha svelato oggi a Denver, in Colorado, durante lo Space Symposium, il nome e le caratteristiche del nuovo razzo vettore, Next Generation Launch System, del prossimo decennio. La scelta del nome è caduta su Vulcan.
Il Vulcan, il cui lancio inaugurale è previsto per il 2019, potrebbe essere spinto da un paio di motori BE-4 costruiti dalla Blue Origin e alimentati a gas naturale liquefatto (GPL) e ossigeno liquido oppure da due convenzionali Aerojet Rocketdyne AR-1. La scelta definitiva di quale motore utilizzare sarà fatta il prossimo anno.
I motori sono il 25% del peso del primo stadio e il 65% del costo complessivo e saranno completamente riutilizzabili. Invece di seguire la strada della SpaceX, che sta tentando di riportare tutto il primo stadio intatto al punto di partenza per il riutilizzo, la ULA ha preso una via completamente diversa. Saranno soltanto i motori ad essere sganciati al termine della missione. Rientreranno nell'atmosfera a velocità ipersonica protetti e rallentati da uno scudo gonfiabile. Ad una certa quota si apriranno i paracadute e un elicottero eseguirà a mezz'aria il recupero del complesso.
Un nuovo stadio superiore, chiamato Advanced Cryogenic Evolved Stage (ACES) sarà propulso da motori criogenici, da scegliere fra Aerojet Rocketdyne, XCOR o Blue Origin, permetterà un incremento della potenza del 75% potrà inserire direttamente i carichi più cruciali della Difesa Nazionale USA direttamente in orbita geostazionaria. Il primo utilizzo di ACES sarà per il 2023. La ULA prevede una capacità di 10/20 voli di Vulcan all'anno, offrendo un costo al livello più basso sui 100 milioni di dollari. Per confronto oggi un Atlas 5 costa 164 milioni di dollari.
Anche il Vulcan, come i suoi predecessori Atlas 5 e Delta 4, sarà un veicolo modulare che potrà, con le sue 12 versioni accomodare ogni tipo di carico utile. La versione base sarà dotata di un'ogiva di 4 metri di diametro e nessun booster solido mentre quella più completa avrà un'ogiva di cinque metri di diametro e sarà dotato di sei booster per aiutare il primo stadio nella fase di lancio iniziale.
Nell'illustrazione (Credit: ULA) il nuovo razzo della United Launch Alliance (ULA).

Fonte: United Launch Alliance

12/04/2015 - Il Falcon 9 supera regolarmente il test di accensione dei motori -

Gli ingegneri della SpaceX hanno eseguito con successo sabato la simulazione di conto alla rovescia ed hanno acceso i nove motori Merlin del razzo Falcon 9 v1.1.
L'operazione si è svolta presso la rampa di lancio di Cape Canaveral in preparazione al decollo, previsto per lunedì, del vettore che dovrà spedire il veicolo cargo Dragon, con a bordo circa 2,2 tonnellate di rifornimenti ed esperimenti, verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La simulazione di conto alla rovescia è culminata con l'accensione dei motori Merlin 1D del primo stadio presso la rampa di lancio Complex 40. Mantenuto bloccato al suo posto da meccanismi di serraggio, il razzo a doppio stadio era programmato di accendere i suoi motori per 3 secondi e mezzo e rilasciare la spinta di 590 tonnellate prima che il computer comandasse lo spegnimento.
Le fonti dicono che il test statico di accensione, che fa parte di ogni campagna di lancio SpaceX, è avvenuto senza nessun problema. Dopo un'attenta revisione dei dati ottenuti dal test verrà data la conferma, o meno, per il lancio. Il decollo è previsto per lunedì alle 4:33 p.m. EDT (le 22:33 ora italiana), esattamente nel momento che la ISS transiterà sopra Cape Canaveral. La capsula Dragon, sempre realizzata dalla SpaceX, sarà rilasciata in orbita circa 10 minuti dopo.
I tecnici prevedono di installare i materiali più critici all'interno della cabina pressurizzata del Dragon appena prima del lancio, compreso un contenitore con 20 topolini che verranno monitorati, eliminati e dissezionati nello spazio per aiutare gli studi degli scienziati a comprendere come gli organismi rispondono al volo spaziale.
Due giorni dopo il decollo, dopo una serie di accensioni dei propulsori per la correzione della traiettoria, la nave spaziale Dragon completerà una serie di avvicinamenti guidati dal laser verso la stazione spaziale. L'astronauta Samantha Cristoforetti catturerà il veicolo spaziale utilizzando il braccio robotico Canadarm2 attorno alle 7 a.m. EDT (le 13 ora italiana) di mercoledì.
Il Dragon verrà agganciato roboticamente al modulo Harmony della stazione attraverso 16 bulloni automatici alcune ore dopo, e la pressione dell'aria verrà equalizzata fra il complesso orbitale e il veicolo cargo appena arrivato.
Solo allora l'equipaggio aprirà i portelli e comincerà a rimuovere i materiali dall'interno del cargo.
L'equipaggio della stazione spaziale, composto da sei persone, si occuperà di scaricare le due tonnellate di cargo stivato all'interno del modulo durante le cinque settimane nelle quali questo rimarrà ormeggiato al complesso. Gran parte delle attrezzature è per esperimenti scientifici provenienti dalla NASA, dall'Agenzia Spaziale Europea, dall'Agenzia Esplorativa Aerospaziale del Giappone, dalle università e dai clienti commerciali.
Circa 500 kg. di materiali nella lista di carico sono rifornimenti per l'equipaggio. Altri 525 fanno parte di materiali per la stazione come pezzi di ricambio, scorte mediche e materiali per mantenere i sistemi di supporto vitale.
Il veicolo spaziale dovrebbe rimanere all'avamposto fino al 20 maggio, quando verrà sganciato e tornerà sulla Terra con un rientro assistito dal paracadute per un ammaraggio nell'Oceano Pacifico al largo di Baia California.
Le previsioni danno un 60% di probabilità di meteo accettabile per il lancio di lunedì. Le preoccupazioni principali vengono da nubi di un fronte della perturbazione in arrivo sulla Costa Spaziale della Florida.
Il lancio di lunedì segnerà la sesta missione operativa di rifornimento della SpaceX verso la ISS. La compagnia ha un contratto con la NASA che copre 15 missioni cargo fino alla fine del 2017.
Nella foto (Credit: SpaceX) il veicolo cargo Dragon poco prima di essere accoppiato con il razzo Falcon 9.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: DE) Yuri Gagarin, a sinistra, assieme a Sergei Korolov.

12/04/2015 - Oggi la Giornata Mondiale dell'Astronautica ricorda due date storiche -

Oggi, 54 anni fa, queste parole trasmesse dalla TASS fecero il giro del mondo: "Oggi, 12 aprile 1961 l'Unione Sovietica ha lanciato in orbita attorno alla Terra 'Vostok' (dal Russo 'Est'), il primo satellite con un uomo a bordo. Il Pilota-astronauta della nave spaziale è un cittadino dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il maggiore Yuri Gagarin."
La Commissione che decise che sarebbe stato Gagarin il primo uomo a viaggiare nello spazio scriveva così di lui il 23 agosto 1960: "Composto, lavora in modo efficace, ha sviluppato una grande armonia. Lo sviluppo intellettuale è alto, è dotato di ottima memoria. Fra i suoi colleghi spicca per una maggiore attenzione attiva, intelligenza, reazioni rapide, diligenza. E' ben preparato nella sua formazione. Gestisce con fiducia le formule della meccanica celeste e quelle di matematica superiore. Non esita a difendere il suo punto di vista se lo considera corretto. Sembra che egli conosca la vita più dei suoi amici."
Il suo volo spaziale durò soltanto 108 minuti ed in questi giorni in cui le missioni spaziali durano mesi sembra un periodo brevissimo. Ma ognuno di questi minuti iniziali erano sconosciuti. Il volo di Gagarin dimostrò che l'uomo poteva vivere e lavorare nello spazio.
L'eminente scienziato, progettista ed accademico Sergei Korolov, il 'padre' della cosmonautica Russa, disse di lui: "Gagarin ha dimostrato ciò che una persona può fare di grande. Ha aperto la strada per la gente della Terra verso un mondo sconosciuto. Ma è tutto? Io penso che Gagarin abbia fatto di più - ha dato alla gente la fiducia nelle proprie forze, nelle proprie capacità, ha dato l'avvio su un sentiero di fiducia e coraggio... in questo è stato un vero Prometeo."
Secondo l'astronauta americano Neil Armstrong, Yuri Gagarin ha chiamato tutti noi nello spazio. Il 9 aprile 1962, in commemorazione del primo volo spaziale al mondo con equipaggio un decreto del Presidium del Soviet Supremo dell'URSS instaurò la celebrazione della Giornata della Cosmonautica. In seguito, secondo il protocollo della Conferenza generale 61 della Federazione Aeronautica Internazionale, che si tenne nel mese di novembre 1968 e poi adottato nell'aprile del 1969 su proposta della Federazione degli Sport dell'aviazione gli venne data importanza internazionale e divenne nota come la Giornata Mondiale dell'aviazione e della cosmonautica.
Mezzo secolo più tardi, il 7 aprile 2011, durante la sessione plenaria dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite venne adottata la risoluzione che proclamava ufficialmente il 12 aprile Giornata Internazionale del Volo Umano nello Spazio. I co-autori della risoluzione sono stati più di 60 stati. Oggi in molte città della Federazione Russa, così come in diversi Paesi, a questo evento verranno dedicate delle celebrazioni. Sia al Cosmodromo di Baikonur che sulla Stazione Spaziale Internazionale verranno ricordati gli eventi di mezzo secolo fa. In ricordo del sogno di un popolo che ha aperto la strada dello spazio all'umanità.
Per la giornata di oggi, I. A. Komarov, capo della Roscosmos (l'agenzia spaziale russa) ha rivolto un augurio e un saluto a tutti coloro che lavorano nel settore aerospaziale della Russia. "Il Giorno dei Cosmonauti, una festa generale, una festa per tutta l'umanità. Siamo orgogliosi di aver avuto il primo uomo nello spazio, quelli che hanno dimostrato che le persone possono praticamente tutto è stato un nostro connazionale. Il 12 Aprile 1961 Yuri Gagarin ha cambiato la storia del mondo. Ha reso il nostro sogno in realtà." ha dichiarato Komarov. "Ma il Giorno dei cosmonauti - non è solo una festa. Oggi rendiamo omaggio al successo, al coraggio e alla bravura dei coraggiosi esploratori spaziali, agli scienziati, ai progettisti, agli ingegneri. Siamo stati fortunati ad essere gli eredi dei brillanti, e di successo, nostri compatrioti che hanno aperto la strada dell'umanità in altri mondi." ha proseguito il capo della Roscosmos.
Ma oggi ricorre anche, per scherzo del destino, un altro storico anniversario della conquista dello spazio. Il 12 aprile 1981 decollava infatti dal Kennedy Space Center, in Florida, il primo Space Shuttle, l'orbiter Columbia, con a bordo l'equipaggio composto dal Comandante John Young, un veterano della NASA, e dal debuttante Robert Crippen.
Si trattava del primo volo di un veicolo spaziale riutilizzabile che decollava come un razzo ma rientrava come un normale aereo. Si trattava dello Space Transportation System (STS) che avrebbe aperto le vie dello spazio e permesso, durante i suoi trent'anni di carriera, di compiere missioni impensabili come quelle al Telescopio Spaziale Hubble, l'invio di sonde robotiche verso altri pianeti e la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale.
Oggi siamo in attesa di spiccare di nuovo il volo verso destinazioni più lontane e mai raggiunte dall'uomo ma senza quel giorno di primavera del 1961 e il coraggio di quegli uomini niente di tutto questo si sarebbe avverato. Buona Giornata del Volo Spaziale Umano!
Qui una foto notturna di STS-1 in attesa sulla rampa di lancio 39A.
Per saperne di più di queste due ricorrenze vai alla nostra pagina dedicata allo storico 12 aprile.
Sul quotidiano italiano 'La Stampa Sera' (Credit: La Stampa - archivio) la storica impresa. Nella foto in alto (Credit: DE) Yuri Gagarin, a sinistra, assieme a Sergei Korolov.

Fonti: Roscosmos (tradotta) - NASA

10/04/2015 - Preparativi in corso per il primo lancio di Ariane 5 dell'anno -

Il lanciatore pesante Ariane 5 di Arianespace, per la missione prevista il 15 aprile, è stato completato con l'installazione del doppio carico utile - i satelliti THOR 7 e Sicral 2 - presso lo Spazioporto della Guyana Francese.
Incapsulati nell'ogiva protettiva , il THOR 7 è stato abbassato nella sua posizione di lancio, sopra il Sicral 2 - che era stato installato sulla sommità della sezione principale di Ariane 5 durante l'attività precedente.
Questo passo importante nell'integrazione - eseguito presso l'Edificio di Assemblaggio Finale di Ariane 5 - spiana la strada per la prossima fase che comprende una revisione di prontezza al lancio (Launch Readiness Review) prevista il 13 aprile, che verrà seguita, il giorno successivo, dal rollout di Ariane 5 alla zona di lancio ELA-3.
Designato Volo VA222, il decollo è previsto durante la finestra di lancio della durata di 1 ora e 54 minuti che si aprirà il 15 aprile 2015 alle 4:43 p.m. locali (le 21:43 ora italiana) in Guyana Francese, con i due veicoli spaziali che saranno rilasciati al termine della missione della durata di circa 34 minuti.
Come carico superiore nella sistemazione di Ariane 5, il THOR 7, costruito dalla SSL (Space System Loral) per operare con la Telenor Satellite Broadcasting, verrà rilasciato per primo nella sequenza di volo.
Questa piattaforma per telecomunicazioni è dotata di trasmittenti in banda Ka ad alte prestazioni della Telenor, progettate per servire il settore marittimo - offrendo soluzioni convenienti e copertura di alta potenza sul Mare del Nord, il Mar Norvegese, il Mar Rosso, il Mar Baltico e il Mediterraneo. Inoltre il THOR 7 dispone di altri trasmettitori in banda Ka per la trasmissione di servizi televisivi sull'Europa Centrale e Orientale.
Sicral 2 - un satellite militare per telecomunicazioni progettato per fornire segnali di collegamento strategici e tattici per le forze armate francesi e italiane, che servirà anche come riserva per la capacità delle altre nazioni della NATO - verrà rilasciato dalla posizione più bassa del lanciatore e la sua separazione seguirà quella di THOR 7.
Il veicolo spaziale sarà lanciato nel quadro di un contratto chiavi in mano che il Ministero della Difesa italiano e l'agenzia degli armamenti francese DGA (Direction Générale de l'Armement) hanno con Thales Alenia Space Italia. Telespazio, tra le altre cose, è responsabile dei servizi di lancio.
Nella foto (Credit: Arianespace) l'ogiva protettiva del razzo Ariane 5 destinato alla missione VA222.

Fonte: Arianespace

10/04/2015 - Rinviato di due settimane il lancio dell'X-37B -

La quarta missione dello spazio-plano robotico X-37B dell'U.S. Air Force è stata rinviata di almeno due settimane, dal 6 al 20 maggio, per un non meglio precisato problema al veicolo spaziale.
Il lancio sarebbe dovuto avvenire grazie ad un razzo Atlas 5 (AV-054) in versione 501, configurazione con ogiva protettiva di cinque metri di diametro, senza booster a propellente solido e con un singolo motore RL10 allo stadio superiore Centaur.
"Il lancio dell'Atlas 5 della ULA (United Launch Alliance), con la missione AFSPC 5 (Air Force Space Command 5), è ora spostato a non prima del 20 maggio 2015, su richiesta dell'U.S. Air Force per sistemare un problema al veicolo spaziale," ha detto la ULA in un comunicato.
Le prime tre missioni del programma X-37B sono decollate da Cape Canaveral e atterrate alla base aerea di Vandenberg, in California, ma ciò potrebbe cambiare proprio con questo volo. Infatti l'U.S. Air Force ha affittato dalla NASA uno dei quattro hangar dove venivano preparate gli Space Shuttle per utilizzarlo con il loro Orbital Test Vehicle. Inoltre la pista Shuttle Landing Facility del Centro Spaziale Kennedy ha le stesse caratteristiche di quella in California e l'utilizzo dell'hangar permetterà di accorciare i tempi fra la preparazione di una missione e l'altra.
"Una volta completata la preparazione al KSC, il programma avrà due opzioni di atterraggio, una al KSC e l'altra a Vandenberg," aveva dichiarato alcuni giorni fa il Capitano Chris Hoyler, portavoce dell'Air Force.
L'U.S. Air Force possiede due veicoli spaziali OTV, costruiti dalla Boeing: il primo, OTV-1, ha eseguito due missioni spaziali, la prima di 224 giorni nel 2010 e la seconda completata ad ottobre scorso di ben 675 giorni.
OTV-2 ha invece trascorso 469 giorni nello spazio durante la sua unica missione svoltasi nel 2011/2012. L'Air Force non ha specificato quale dei due veicoli è destinato alla quarta missione del programma.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ULA) il poster di missione della United Launch Alliance.

Fonte: Spaceflight Now

09/04/2015 - La Bulgaria diventa il decimo Stato Europeo Cooperante dell'ESA -

L'ESA ha celebrato la decima firma dell'Accordo di Stato Europeo Cooperante che rafforza le sue relazioni con la Bulgaria.
Il Direttore dell'Industria, Servizi Legali e Approvvigionamenti dell'ESA, Eric Morel e il Ministro dell'Economia bulgaro Bojidar Loukarski hanno siglato l'Accordo ECS a Sofia l'8 aprile 2015.
Gli scienziati bulgari hanno partecipato attivamente nel programma Interkosmos, preparando esperimenti e progettando diverse apparecchiature per satelliti e razzi. In particolare hanno implementato due programmi per satelliti: Interkosmos-Bulgaria-1300 e Meteor-Piroda in occasione del 1300esimo anniversario della fondazione dello Stato Bulgaro, celebrato nel 1981. L'accademia bulgara delle Scienze ha contribuito con oltre 15 strumenti in vari programmi spaziali abitati e non.
La Bulgaria ha inviato due cosmonauti nello spazio, entrambi sono stati coinvolti in programmi scientifici bulgari. Il primo, Georgi Ivanov, venne lanciato il 10 aprile 1979. A lui seguì Alexander Alexandrov che volò come cosmonauta ricercatore sulla stazione spaziale MIR nel giugno 1988.
Dopo una visita tecnica degli esperti dell'ESA alle organizzazioni bulgare, effettuata nell'ottobre del 2014, sono stati identificati diversi progetti potenziali in vari settori: elettronica spaziale (ad esempio strumenti), osservazione remota (ottica e radar), meteo spaziale, scienza spaziale (sfruttamento dati) e tecnologia spaziale (circuiti integrati, ottiche, antenne, elettronica e micro-elettronica).
La selezione dei progetti per il PECS (Plan for European Cooperating States) partirà poco dopo la firma. La Carta PECS dovrebbe essere siglata dal Ministro dell'Economia della Bulgaria entro l'8 aprile 2016.
Nella foto (Credit: Bulgarian Ministry of Economy) la firma dell'accordo fra ESA e Bulgaria. A sinistra Eric Morel di ESA assieme al Ministro dell'Economia Bojidar Loukarski.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: SpaceX), il razzo Falcon 9 pronto per CRS-6.

09/04/2015 - Sulla ISS pronti a ricevere il Dragon, missione CRS-6 -

Lunedì 13 aprile, è il giorno fissato per il lancio del sesto veicolo cargo operativo di rifornimento della SpaceX destinato a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La NASA seguirà con una diretta tutti i momenti cruciali del conto alla rovescia fino al decollo, previsto per le 4:33 p.m. EDT (le 22:33 ora italiana) dal Complesso di Lancio 40 della Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
La trasmissione in diretta inizierà un'oretta prima e potrà essere seguita sul canale NASA TV o sul web a questo indirizzo.
Verranno evidenziati i dettagli della missione che porterà esperimenti vitali, attrezzature e carichi utili per l'equipaggio della stazione in modo che possano proseguire le loro importanti ricerche oltre la Terra, per la Terra.
La NASA TV inoltre, trasmetterà sabato in diretta una serie di riunioni pre-lancio specificando gli aspetti scientifici del carico che verrà consegnato al laboratorio orbitale. Per un maggior dettaglio delle trasmissioni qui trovate una lista.

Domenica 12 aprile:
- 1.30 p.m. e 3.30 p.m. EDT (alle 19:30 e 21:30 ora italiana) - riunione e discussione su scienza e ricerca.
- 5 p.m. EDT (le 23:00 ora italiana) - conferenza stampa pre-lancio

Lunedì 13 aprile:
- 3:30 p.m. EDT (le 21:30 ora italiana) - Inizio del conto alla rovescia e copertura su NASA TV e Launch Blog.
- 4:33 p.m. EDT (le 22:33 ora italiana) - Decollo della missione SpaceX Falcon 9/Dragon per CRS-6

Intanto a bordo del complesso orbitale, l'equipaggio di Spedizione 43 prosegue le proprie attività scientifiche e l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha compiuto una sessione di allenamento ai comandi del braccio robotico Canadarm2. Il braccio verrà utilizzato da Samantha per catturare il veicolo cargo Dragon CRS-6 in arrivo nei pressi della ISS due giorni dopo il lancio dalla Florida.
Fra il carico a bordo del veicolo cargo si trova anche la prima macchina per il caffè espresso che verrà testata nello spazio: la ISSpresso, realizzata dalla Argotec, con l'assistenza di Lavazza e ASI.
Le ultime notizie dal Kennedy indicano una probabilità del 60% di meteo buono per il giorno del lancio di CRS-6 mentre lo Static Fire, ovvero il test di accensione dei nove motori Merlin 1D del primo stadio del razzo Falcon 9, previsto per venerdì è slittano a sabato. In questo lancio la SpaceX tenterà nuovamente l'atterraggio del primo stadio, una volta terminato il suo compito principale, sull'apposita chiatta stazionata nell'Oceano Atlantico al largo delle coste della Florida. Questo esperimento fa parte dello sforzo della SpaceX di rendere il primo stadio del Falcon 9 completamente riutilizzabile.
Per questo motivo il primo stadio del razzo vettore Falcon 9 v1.1 destinato alla missione CRS-6 è dotato di quattro zampe di atterraggio estensibili e quattro alette di controllo che gli permetteranno di tentare di atterrare in verticale sulla chiatta galleggiante. Nell'ultimo tentativo, dell'11 febbraio 2015, il primo stadio è arrivato a soli 10 metri dal punto previsto per l'atterraggio ma la chiatta non era stata inviata sul posto a causa del mare grosso.
Nella foto (Credit: NASA) l'equipaggio al completo di Spedizione 43 il 6 aprile 2015. Da sinistra, di fronte, Scott Kelly della NASA, Anton Shkaplerov e Gennady Padalka della Roscosmos, dietro il Comandante Terry Virts (NASA), Mikhail Kornienko (Roscosmos) e Samantha Cristoforetti (ESA). Nella foto (Credit: SpaceX), il razzo Falcon 9 pronto per CRS-6.

Fonti: NASA Blog ISS - Nasaspaceflight

09/04/2015 - Progressi per l'edificio di assemblaggio della SpaceX alla rampa 39A -

La parte esterna inizia ormai a prendere forma di quello che diventerà l'hangar orizzontale, lungo 90 metri, della SpaceX alla base della rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center, in Florida.
All'interno la compagnia privata preparerà il veicolo spaziale Crew Dragon e il razzo Falcon 9 v1.1 prima di trasferirli alla rampa di lancio per il decollo. La SpaceX, inoltre, sta ammodernando lo storico complesso di lancio (che ha visto partire i Saturno 5 per la Luna e tante missioni del Programma Space Shuttle) per i voli Commercial Crew e per il Falcon Heavy.
Nella foto (Credit: NASA) la costruzione dell'edificio di assemblaggio della SpaceX di fronte alla rampa 39A del KSC.

Fonte: Parabolic Arc

09/04/2015 - La Curtiss-Wright completerà l'avionica della capsula CST-100 -

La Curtiss-Wright Defense Solutions completerà lo sviluppo e consegnerà il sistema di volo chiave per la capsula da trasporto astronauti CST-100 della Boeing, secondo una modifica del contratto siglato dalla compagnia ad Ashburn, Virginia, il 31 marzo.
La modifica del contratto, del quale non sono stati rivelati i termini finanziari, richiede che la Curtiss-Wright completi lo sviluppo, la qualificazione e la certificazione del Remote Analog Interface Unit e consegni i primi modelli di voli alla Boeing Space Exploration di Houston.
I sistemi avionici raccoglieranno i dati dai sensori del CST-100 che verranno utilizzati dai computer di bordo per prendere le decisioni sul volo.
La Curtiss-Wright ha iniziato il lavoro sui sistemi avionici nel 2013, grazie ad un contratto preliminare, completando una revisione cruciale del progetto a giugno 2014.
La Boeing sta sviluppando il veicolo CST-100 grazie al programma commerciale equipaggi della NASA, che finanzia lo sviluppo di veicoli privati che permetteranno il trasporto di astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il primo volo con astronauti del CST-100 dovrebbe svolgersi nel 2017.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Stafford) Chris Ferguson, della Boeing ed ex-astronauta NASA, ai comandi del simulatore di volo del CST-100.

Fonte: SpaceNews

Nella foto (Credit: ASI), il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Presidente dell'ASI Roberto Bassiston.

09/04/2015 - Palazzo Chigi chiama ISS: collegamento Cristoforetti-Renzi -

E’ durato quindici minuti il collegamento in diretta audio e video tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e l’astronauta italiana dell’ESA, capitano dell’Aeronautica Militare, Samantha Cristoforetti (che fa parte dell'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale(ISS) che si è tenuto ieri, 8 aprile. Quindici minuti fitti di domande e risposte, scanditi dai leggeri ritardi imposti dal collegamento satellitare, che si sono conclusi con un impegno reciproco a rivedersi a Palazzo Chigi dopo la conclusione della missione per "mettersi al lavoro insieme."
"Finisca presto, la aspettiamo per festeggiare e metterci al lavoro, cominciando per prima cosa ad andare nelle scuole," ha detto Renzi al momento dei saluti. "Sono a disposizione – ha risposto la Cristoforetti, che si è definita una "‘public servant’ pronta a restituire al mio paese il tanto che ho ricevuto."
Il collegamento, effettuato esattamente nove giorni dopo l’inflight-call da Parigi con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, è cominciato puntualmente poco dopo le 15.15 (ora italiana) e si è soffermato questa volta meno sugli aspetti della quotidianità a bordo della ISS per concentrarsi maggiormente sul valore scientifico e simbolico della missione. Erano presenti anche il Capo dell'Ufficio di coordinamento del Direttorato ESA per il volo umano, Elena Grifoni Winters, e il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston.
"La stiamo seguendo con grande ammirazione – ha esordito il Presidente del Consiglio – non solo perché lei è la prima donna italiana a fare questo, ma per il valore scientifico del suo lavoro e la straordinaria capacità che ha dimostrato nell'avvicinare noi profani a questo mondo."
Approccio che ha dato alla Cristoforetti la possibilità di soffermarsi su alcuni dettagli degli esperimenti che la vedranno impegnata nelle prossime settimane. Ma, soprattutto, esordio che Renzi ha sviluppato insistendo sull’importanza degli investimenti nella ricerca e sottolineando il valore del lavoro dell’Agenzia Spaziale Italiana.
"Siamo fieri di ciò che fa l’ASI, con l’ESA e con i suoi partner," ha detto il capo del governo. "tuttavia dobbiamo e possiamo fare di più (…) Quando raccontiamo l’Italia ci limitiamo a vederne la bellezza, che non è poco, ma talvolta per primi noi non la valorizziamo a sufficienza. Il bisogno che abbiamo 'di inventare qualcosa di nuovo'. Dobbiamo continuare e investire – ha aggiunto Renzi - e farlo con sempre maggiore determinazione."
Parole cui la Cristoforetti si è immediatamente associata: "Sono d’accordo – ha detto l'astronauta italiana – perché è bello parlare dei successi del passato e del presente, ma è importante soprattutto costruire il futuro: ogni euro investito nelle tecnologie spaziali ha un ritorno altissimo sugli investimenti."
"Tutte le volte che parlo con colleghi di governo di Paesi stranieri o con manager che investono qui in Italia – ha continuato Renzi - la prima cosa che mi dicono non è riferita al cibo o alla bellezza dei musei, ma al fatto che abbiamo un capitale umano e una qualità degli studi che fa invidia a tanti. Su questo dovremo lavorare di più."
Soddisfatto per il successo del collegamento e il tenore delle dichiarazioni, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana: "Mi sento in completa e totale sintonia con quanto hanno detto sia il capo del governo che Samantha," ha commentato dopo la conclusione dell’inflight-call Roberto Battiston. "Investire con continuità nella ricerca e nelle tecnologie in campo spaziale – ha aggiunto – è fondamentale perché il nostro paese possa consolidare il suo ruolo di leader nel settore e guardare con fiducia alle sfide che lo attendono."
Guarda il video integrale dell'inflight-call su AsiTV.
Nell'immagine (Credit: NASA/ASI TV) Samantha Cristoforetti durante il collegamento con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Nella foto (Credit: ASI), il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Presidente dell'ASI Roberto Bassiston.

Fonte: ASI

09/04/2015 - La ULA vuole ridurre le proprie rampe di lancio da cinque a due -

La United Launch Alliance, l'operatore nato da una joint-venture di Boeing e Lockheed Martin e che gestisce i lanci dei vettori Delta 2, Delta 4 e Atlas 5, ha deciso che, nel prossimo futuro dovrà utilizzare soltanto due rampe di lancio anziché le cinque odierne.
Infatti al momento la ULA utilizza, presso Cape Canaveral, in Florida, la Complex 41 utilizzata dall'Atlas 5 e la Complex 37 per il lancio del Delta 4. Sulla costa occidentale, a Vandenberg, lo Space Launch Complex 2-West, il 3-Est e il 6, rispettivamente per il Delta 2, l'Atlas 5 e il Delta 4.
Dopo un'attenta analisi, tuttora in corso, la ULA determinerà quale sarà l'unica rampa di lancio migliore da mantenere su ogni costa. "Abbiamo deciso esattamente quali rampe? No, non ancora," ha dichiarato Tony Bruno, Presidente ed Amministratore Delegato della ULA, in un'intervista di questa settimana.
L'annuncio ufficiale della decisione presa dovrebbe arrivare entro un paio di mesi.
La rampa per i Delta 2 sarà la prima ad essere dismessa nel 2017, a meno che non si trovi un cliente per l'ultimo razzo rimasto. Al momento solo la rampa SLC-2 West di Vandenberg rimane in servizio per questo glorioso vettore.
Anche la versione media del lanciatore Delta 4 verrà ritirata, nel 2019, lasciando soltanto la versione Heavy che ha bisogno del Complex 37 a Cape e della SLC-6 a Vandenberg. La versione Delta 4 Heavy continuerà a volare fino a che l'Air Force lo richiederà per i propri carichi.
"La ragione principale per la quale dobbiamo eliminare delle rampe è che queste strutture sono grandi elementi con costi fissi," ha detto Bruno. "Abbiamo cinque rampe. Ne avevamo sei fino a poco tempo fa. La ragione del perché abbiamo così tante rampe è dovuta al fatto che abbiamo due coste, e quindi non potremmo mai avere meno di due rampe e, al momento dobbiamo far volare due famiglie di veicoli completamente separati e ridondanti - gli Atlas e i Delta - che necessitano di rampe più o meno uniche per ognuno."
Bruno dice che le rampe di lancio del futuro saranno modernizzate e con una nuova filosofia di progetto.
"Le rampe che abbiamo costruito diversi anni fa avevano una tecnologia e una filosofia costruttiva disponibile a quel tempo. Vogliamo approfittare dell'occasione per modernizzare il progetto delle rampe e renderle molto, molto flessibili in modo che possano ospitare ogni tipo di razzo con ogni configurazione di carico utile. Non dovremmo preoccuparci da dove lanciare il carico e se è cargo o equipaggio, la rampa dovrà essere molto flessibile e permettere tempi rapidi da un lancio e l'altro," ha detto Bruno.
I tre siti dei Delta sono 'rampe classiche' con la torre ombelicale e la struttura mobile di servizio. I complessi per gli Atlas invece hanno un'approccio completamente differente, la SLC-3 Est è una 'rampa classica' mentre il Complex 41 è una 'rampa pulita' che permette di portare il razzo completamente assemblato dall'edificio al pad appena prima del lancio.
La ULA sta sviluppando un nuovo razzo vettore, spinto dal motore BE-4 di Blue Origin con alimentazione ossigeno/metano, che dovrebbe sostituire tutti i vecchi vettori dal 2019.
Nella foto (Credit: Justin Ray/Spaceflight Now) la rampa SLC-6E di Vandemberg.

Fonte: Spaceflight Now

08/04/2015 - Minisatelliti per spiare asteroidi pericolosi -

La decisione presa nel 1988 di catalogare tutti gli oggetti più pericolosi che incrociano l'orbita terrestre (i cosiddetti NEO con magnitudine assoluta H<18 ovvero un diametro superiore a 1 km) è stata poi realizzata con successo: nel 2005, grazie soprattutto al lavoro di telescopi robotizzati a terra, oltre il 90% di questi oggetti era noto e, per fortuna, nessuno di essi rischia di venirci addosso, almeno per i prossimi 100-200 anni.
Proprio nel 2005, forte di questo successo e conscio del pericolo “locale” rappresentato da oggetti più piccoli ma molto più numerosi, il congresso americano accolse la proposta di catalogare tutti gli oggetti PHA (Potentially Hazardous Asteroids) che si avvicinano realmente alla Terra e che hanno diametro superiore ai 140m (H<22). Il congresso incaricò la NASA di scoprire, tracciare e caratterizzare il 90% di questi oggetti entro il 2020; già nel 2010, tuttavia, un rapporto del National Research Council (NRC) ha dimostrato che un simile obiettivo è impossibile da raggiungere entro quella data, a meno di non lanciare una costosa missione spaziale con questo scopo.
Adesso però un nuovo studio pubblicato da 4 ricercatori del JPL (Michael Shao, Slava G. Turyshev, Sara Spangelo, Thomas Werne) fa leva su alcune tecnologie innovative, non ancora sviluppate ai tempi del rapporto NRC, che potrebbero davvero permetterci di raggiungere quell'obiettivo con una spesa molto più contenuta e nel giro di pochi anni!
La prima e più importante innovazione consiste nell' “inseguimento sintetico” (Synthetic Tracking), che sostituisce la classica lunga esposizione (in cui le stelle risultano ferme e l'asteroide si rivela perché appare “mosso” rispetto ad esse, formando una scia) a una serie di brevi esposizioni che poi vengono combinate da un software in maniera da simulare vari possibili movimenti dell'asteroide, fino a farlo apparire “fermo” mentre sono le stelle a lasciare una scia. La tecnica di inseguimento, ben nota ad astronomi e astrofili che la usano per fotografare i corpi vicini del Sistema Solare e in particolar modo le comete, evita il mosso e perciò aumenta drasticamente il rapporto “segnale/rumore”.
Inoltre viene in soccorso anche un'innovazione tecnologica recente, ovvero l'introduzione di nuovi dispositivi CCD a moltiplicazione di carica (EMCCD), sensori con un basso rumore intrinseco e una elevata velocità di lettura, essenziale per l'utilizzo in modalità di tracciamento sintetico poiché riduce i tempi morti tra le numerose, brevi riprese consecutive.
A questo punto è possibile utilizzare dei CubeSat, ovvero dei mini-satelliti a basso costo che vengono spesso lanciati in grappolo insieme ad altri carichi più impegnativi.
E' stato calcolato che, con una flotta di 5 CubeSat di tipo 9U (30 cm di lato), ciascuno dotato di un rifrattore con apertura di 10cm e sensore 4000x4000 di tipo sCMOS, con una scala di 3,3 secondi d'arco per pixel si potrebbe scoprire il 90% degli oggetti PHA entro 3 anni.
Nel completo articolo di Marco Di Lorenzo su Alive Universe Images ulteriori dettagli e immagini del progetto.
Nella foto (Credit: NASA/Space.com) tre CubeSat giapponesi rilasciati dalla ISS.

Fonti: Alive Universe Images - Cornell University

Nell'illustrazione (Credit: ESA/ATG medialab), Sentinel-2A con la sua visione a colori.

08/04/2015 - L'ultimo stiramento prima di essere impacchettato -

Una volta nello spazio, Sentinel-2A aprirà il proprio pannello solare generando l'energia necessaria per eseguire il compito di monitorare la vegetazione della Terra. Gli ingegneri si sono recentemente assicurati che questa operazione fosse ben simulata prima che il satellite venisse impacchettato e inviato al sito di lancio.
L'ultimo test del dispiegamento del pannello è giunto al termine di un programma durato sei mesi presso la IABG in Germania per essere sicuri che il satellite potesse sopportare lo stress e le vibrazioni del decollo e che fosse pronto a sopportare l'ambiente estremo dello spazio.
Offendo una 'visione a colori' per il programma di monitoraggio Copernicus della Commissione Europea, il Sentinel-2A combina le capacità di alta risoluzione con quelle multispettrali - una 'prima' per l'ESA. Con la sua copertura larga 290 km e con passaggi frequenti, Sentinel-2A sarà in grado di fornire la visione della vegetazione terrestre e i suoi cambiamenti con un dettaglio e una precisione senza precedenti.
La missione fornirà informazioni per numerose applicazioni come quelle in agricoltura e gestione della sicurezza del cibo. I suoi dati saranno utilizzati per determinare quali aree contengono varie piante e l'indice della clorofilla, valori importanti per aiutare nella previsione dei raccolti.
Così come monitorerà la crescita delle piante, Sentinel-2A potrà essere utilizzato per osservare i cambiamenti delle terre emerse e monitorare le foreste del mondo. Inoltre fornirà informazioni sull'inquinamento dei laghi e delle acque costiere. Le immagini di alluvioni, eruzioni vulcaniche e frane contribuiranno alla mappatura dei disastri e aiuteranno negli sforzi umanitari.
Tutto questo richiede una tecnologia satellitare di altissimo livello.
Omar Sy, Responsabile dei Sistemi, Ingegneria e Operazioni di Sentinel-2A dell'ESA, dice, "Ci sono voluti sei anni per farlo ma ora Sentinel-2A ospita il più avanzato sistema di immagini di questo tipo."
"Ora che tutti i componenti stanno nel satellite, del peso di 1.140 kg, e sono stati tutti verificati, possiamo guardare avanti verso i primi passi che ci porteranno al lancio."
La sequenza per testare l'apertura del pannello solare, che impiega meno di un minuto a dispiegarsi, comprende comandi del software di bordo - proprio come avverrà nello spazio.
Tuttavia, dato che gli effetti della gravità nella camera bianca sono alquanto diversi che nello spazio, un impianto è stato istituito e accuratamente allineato per sostenere l'ala, che quando sarà pienamente operativa misurerà oltre quattro metri.
Come un altro passo sulla strada verso il lancio, il team del Centro Operazioni Spaziali dell'ESA, che si trova in Germania, si sta preparando per il funzionamento di Sentinel-2A in orbita e completando i test finali sul segmento di terra.
Quest'ultimo satellite Copernicus verrà ora accuratamente impacchettato e sistemato all'interno di uno speciale contenitore che lo terrà al sicuro durante il suo lungo viaggio verso la Guyana Francese. Il satellite avrà una prova finale, un test di 'perdita', del contenitore per assicurare che il sistema propulsivo sia a posto.
Diretto verso lo spazioporto europeo nella Guyana francese, Sentinel-2A lascerà Monaco a bordo di un aereo cargo Antonov il 20 aprile.
Una volta scaricato dall'aereo e spacchettato, trascorrerà le settimane seguenti per essere preparato al decollo, previsto con il razzo Vega l'11 giugno alle 22:52 locali (le 3:52 ora italiana).
Nella foto (Credit: ESA/M. Pedoussaut) l'ultimo test di apertura del pannello solare di Sentinel-2A. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: ESA/ATG medialab), Sentinel-2A con la sua 'visione a colori'.

Fonte: ESA

07/04/2015 - Nuovo cambio di gestione per il programma dello Spazioporto di Vostochny -

Le autorità russe hanno deciso di sostituire i responsabili della gestione della costruzione del nuovo centro spaziale di Vostochny, dopo la scoperta, su larga scala, di una pessima condotta dei lavori.
Inoltre alcune compagnie che si occupano dei lavori di costruzione dello Spazioporto avrebbero deviato i fondi destinati al progetto nella costruzione di un centro commerciale a Khabarovsk, mentre altri denari sarebbero stati 'distratti' in non chiare operazioni.
Secondo l'Agenzia Spaziale Federale della Russia (Roscosmos) la costruzione del Cosmodrono nell'estremo oriente della regione Amur è in ritardo di quattro mesi sul previsto.
Inoltre l'agenzia è in arretrato nel pagamento del salario degli oltre 5.700 lavoratori coinvolti nel progetto. Sabato un folto gruppo di lavoratori era entrato in sciopero proprio per protestare del mancato pagamento degli stipendi. Il capo della Roscosmos, Igor Komarov, ha detto che non vi è abbastanza forza lavoro per completare il lavoro nei tempi indicati.
In questa situazione, "la gestione dei lavori di Vostochny verrà assunta dal Centro Controllo Difesa Nazionale," ha detto il Vice Primo Ministro Dmitry Rogozin durante un incontro del Governo.
"Tutte le risorse detenute dal Dipartimento Speciale Costruzioni, Ministero della Difesa e Roscosmos dovranno essere utilizzate per uscire da questo pasticcio," ha detto Rogozin.
La costruzione del Cosmodromo di Vostochny è iniziata nel 2010 e la previsione di completamento indicava quest'anno per il primo lancio di un razzo e la prima missione abitata dal 2018.
La Russia considera questo progetto non solo di importanza scientifica ma anche economica e geopolitica. La Russia infatti prevede di spostare il 45% dei lanci spaziali a Vostochny entro il 2020, con il Cosmodromo di Plesetsk, situato nel nord-ovest della Russia, a 200 km a sud di Arkhangelsk, vicino alla Finlandia, per un altro 44%. In questo modo a Baikonur, nel Kazakhstan, rimarrebbe soltanto l'11% dei lanci russi, incrementando così i lanci spaziali dal territorio russo da un attuale 25% di oggi al 90% per il 2030.
Nella foto (Credit: Roscosmos) lo stato dei lavori a una rampa di lancio, presso lo Spazioporto di Vostochny.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

07/04/2015 - Dawn a Cerere: inizia la scienza -

Fin dal suo arrivo al pianeta nano Cerere, lo scorso 6 marzo, la sonda Dawn della NASA ha funzionato perfettamente, continuando il suo cammino grazie al motore a ioni. La spinta del motore, combinata alla gravità di Cerere, sta gradualmente portando la sonda su un’orbita circolare attorno al pianeta nano. Tutti i sistemi e gli strumenti a bordo della sonda godono di ottima salute.
A partire dall’inizio di marzo, Dawn ha seguito la traiettoria prevista verso il lato oscuro di Cerere, il lato rivolto dalla parte opposta rispetto al Sole. Dopo l’aggancio gravitazionale, lo slancio della sonda l’ha portata ad una quota più elevata, raggiungendo la distanza massima di 75.400 km il 18 marzo. Oggi Dawn si trova a circa 42.000 km dalla superficie di Cerere, e sta scendendo verso la prima orbita scientifica pianificata, a 13.500 km dalla superficie.
Il 10 e il 14 aprile verranno acquisite le prossime immagini con la camera ottica a bordo della sonda, e saranno pubblicate on-line dopo una prima analisi da parte del team scientifico. Nel primo set di immagini il pianeta nano apparirà come una falce sottile, proprio come le immagini scattate il 1° marzo, ma con una risoluzione circa 1.5 volte maggiore. Le immagini del 14 aprile riveleranno una mezzaluna leggermente più grande con dettaglio ancora maggiore. Una volta che Dawn si posizionerà lungo la sua prima orbita scientifica, il 23 aprile, inizierà la campagna intensiva di raccolta dati.
Verso i primi di maggio le immagini miglioreranno la nostra visione di tutta la superficie, incluse le misteriose macchie luminose che hanno catturato l’attenzione di scienziati e appassionati. Ciò che rappresentano questi riflessi della luce solare è ancora fonte di dibattito, ma una visione ravvicinata potrebbe aiutare a determinare la loro natura. Le regioni che ospitano le macchie luminose probabilmente non saranno visibili per il set di immagini del 10 aprile, e ancora non è chairo se saranno visibili per il 14 aprile. Il 9 maggio Dawn completerà la prima fase di raccolta dati su Cerere e comincerà a spiraleggiare verso a un’orbita più bassa, che le permetterà di osservare il pianeta nano da più vicino.
Il 10 aprile, in occasione dell’inserimento in orbita della sonda, l’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo e l’INAF-IAPS di Roma, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana e della NASA, organizzano presso il Palazzo dei Normanni a Palermo l’evento 'Cerere ieri e oggi: da Piazzi a Dawn'. Alle 10 si svolgerà la conferenza stampa, che verrà trasmessa in streaming da media INAF, e a partire dalle 17:30 avrà inizio l’evento aperto al pubblico, con la conferenza di Ileana Chinnici dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo e Maria Cristina De Sanctis dell’INAF-IAPS che metterà a confronto le osservazioni storiche con gli ultimi risultati scientifici della missione Dawn.
Saranno presenti, il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Davide Faraone, il Presidente dell’INAF Giovanni Bignami, il vice Presidente della Commissione Cultura del Senato Fabrizio Bocchino, l’Assessore alla cultura del Comune di Palermo Andrea Cusumano, il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo Roberto Lagalla, il Direttore dell’INAF-OAPa Giusi Micela, la Responsabile ASI Unità Osservazione dell’Universo Barbara Negri, e il Direttore dell’INAF-IAPS. L’intero congresso sarà trasmesso sul canale INAF tv.
Per maggiori informazioni e il programma dettagliato, consultare la pagina web dedicata all’evento. Qui il servizio video di INAF-TV.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL) la sonda Dawn in arrivo verso Cerere.

Fonte: INAF News

07/04/2015 - Blue Origin completa i test di accettazione del motore BE-3 -

La Blue Origin ha recentemente completato i test di accettazione del suo motore a razzo BE-3, il primo motore a idrogeno liquido che viene sviluppato negli Stati Uniti in oltre un decennio. Il BE-3, da 50 tonnellate di spinta, spingerà il sistema suborbitale New Shepard della Blue Origin, e in seguito verrà modificato per essere utilizzato in applicazione come stadio superiore.
"Il BE-3 è stato ora acceso per oltre 30.000 secondi nel corso di 450 test," ha detto Jeff Bezos, fondatore di Blue Origin. "Noi testiamo, impariamo, rifiniamo e testiamo ancora per spingere i nostri motori. Il team della Blue Origin ha eseguito un lavoro incredibile per esplorare tutte le possibilità che BE-3 potrà raggiungere e presto lo porteremo alla prova finale di volo."
Il BE-3 può essere regolato continuativamente da 50 a 9 tonnellate di spinta, una capacità chiave per veicolo a decollo ed atterraggio verticale. Il profilo delle prove alle quali è stato sottoposto comprende cicli di servizio, regolazioni nella spinta e test fuori dal previsto.
"L'idrogeno liquido è una sfida, la capacità di regolare la spinta è una sfida e anche la possibilità di riutilizzo è una sfida anch'essa," dice Bezos. "Questo motore le ha tutte e tre. In cambio abbiamo prestazioni più elevate, possibilità di atterraggio verticale anche con un motore singolo e bassi costi. E, come futuro motore per gli stadi superiori, l'idrogeno ci permetterà di aumentare grandemente le capacità di carico."
Il motore BE-3 è stato progettato e fabbricato dalla Blue Origin, sviluppato e prodotto nella sede di Kent, Washington. I test completi del motore sono stati eseguiti presso gli impianti della compagnia nel West Texas, mentre i test preliminari della camera di combustione sono stati completati presso lo Stennis Space Center della NASA in Mississippi.
Il BE-3 è la terza generazione di motori sviluppati dalla Blue Origin. Il motore di quarta generazione, BE-4, utilizzerà ossigeno liquido e gas liquefatto naturale (GPL) per produrre 250 tonnellate di spinta al livello del mare. In fase di sviluppo fin dal 2012, il BE-4 fornisce il modo di produzione più rapido e a basso costo per l'accesso della nazione allo spazio. Scelto dalla United Launch Alliance come propulsore principale per il suo Next Generation Launch System, il BE-4 della Blue Origin è stato sviluppato per essere integrato nei più recenti veicoli di lancio americani.
La Blue Origin LLC è una compagnia privata, fondata dal miliardario Jeff Bezos (Amazon) che sviluppa veicoli e tecnologie che possano permettere il trasporto commerciale umano nello spazio. La Blue Origin ha la visione di lungo termine per incrementare enormemente il numero di persone che possono volare nello spazio in modo che gli esseri umani possano proseguire meglio ad esplorare il Sistema Solare. Per ulteriori informazioni e la lista dei posti vacanti, visitate www.blueorigin.com Nella foto (Credit: Blue Origin) il motore BE-3 durante uno dei test di accensione al banco di prova.

Fonte: Blue Origin

05/04/2015 - Gli stemmi animati delle missioni Apollo -

Neilf Smith, un animatore digitale professionista e grande appassionato di spazio di Cincinnati, ha realizzato un breve video nel quale ha reso animati i patch (gli stemmi, ndr) delle gloriose missioni lunari Apollo che hanno portato gli astronauti della NASA sulla Luna.
Il risultato è veramente spettacolare e di grande effetto e porta alla mente quelle storiche missioni dalle quali è trascorso troppo tempo.
"Ho sempre pensato che sarebbe stato 'forte' animare tutti gli stemmi delle missioni lunari della NASA," commenta Neilf.
"Così ho pensato ad un progetto per un corto dove ho imparato un po di più di renderizzazione Octane per il C4D, e questa è sembrata una scelta perfetta. Un sacco di materiali differenti, tecniche di trama, ecc.
Un ringraziamento speciale alla NASA per aver reso pubbliche le immagini ad alta risoluzione, i modelli 3D gratuiti e, soprattutto, per essere andata sulla Luna!
Animato in Cinema 4D con post produzione eseguita con After Effects."

Nell'immagine (Credit: Neilf Smith) lo stemma del programma Apollo animato all'inizio del video.

VIDEO DEGLI STEMMI ANIMATI DELLE MISSIONI APOLLO - 03/04/2015 - (Credit: NEILF SMITH) - dur.min. 2:47 - LINGUA INGLESE

Fonte: Collectspace

05/04/2015 - La Russia sostituisce il super-razzo con l'Angara 5V -

Alla fine del 2014, la situazione di recessione economica in Russia ha costretto il Cremlino ad abbassare i finanziamenti spaziali, rendendo così lo sviluppo del previsto super-razzo non più possibile. All'inizio del 2015, la nuova leadership della Roscosmos (l'agenzia spaziale russa, ndr) ha valutato le alternative e ristretto le ambizioni dell'agenzia per i veicoli di lancio aggiornando il suo nuovo razzo Angara 5.
L'agenzia ha rinviato indefinitamente non solo il super-razzo, ma anche il più radicale aggiornamento della famiglia Angara che avrebbe richiesto l'incremento del diametro dei booster standard URM-1 per costruire una configurazione più potente conosciuta come Angara-7 e capace di portare in orbita bassa fino a 50 tonnellate di carico.
Come alternativa la Roscosmos ha proposto una configurazione low-cost, designata Angara-5V, dove '5' richiama sempre il numero di booster del primo e secondo stadio mentre 'V' sta per 'vodorod' la parola russa per 'idrogeno'. L'introduzione dell'idrogeno come propellente per il terzo e quarto stadio di Angara-5 promette di incrementare il carico utile a 35 tonnellate in orbita bassa.
Il 12 marzo 2015 la Roscosmos ha annunciato che il suo Consiglio Scientifico e Tecnico (NTS), ha raccomandato che la GKNPTs Khrunichev, in collaborazione con la RKK Energia, sviluppino una proposta preliminare per il razzo Angara-5V e i suoi possibili adattamenti per i trasporti e le navi abitate, così come per gli altri carichi utili per le missioni in prossimità della Luna e per le spedizioni verso la sua superficie. I progetti risultanti dovranno essere presentati ad una commissione inter-agenzia per la loro valutazione.
A differenza di un super-razzo, le cui applicazioni sarebbero state limitate all'ambizioso programma spaziale abitato, un veicolo della classe di 35 tonnellate di carico potrebbe giocare ruoli differenti, portando carichi commerciali, militari e scientifici e così spalmando i costi di sviluppo di una vasta serie di programmi.
L'Angara-5V, inoltre, potrebbe essere ulteriormente incrementato portandolo fino a 40 tonnellate di carico utile in orbita bassa terrestre.
Ovviamente il piano di costruire l'Angara-5V è andato incontro a molte critiche. Pertanto la decisione di sviluppare un'alternativa a basso costo del lanciatore super-pesante significa che l'industria spaziale perderà miliardi di rubli nel prossimo decennio.
Inoltre l'ambizioso piano di realizzare una base lunare sarebbe molto ridimensionato dato che, utilizzando l'Angara-5V occorrerebbero 40 voli contro i solo 8 del super-razzo con capacità di 70 tonnellate.
La questione rimane da vedere quale scenario potrà essere percorribile e pratico in questa fase di peggioramento delle condizioni economiche e delle sfide tecnologiche che dovrà affrontare il programma spaziale della Russia.
Nell'illustrazione artistica (Credit: 2015 Anatoly Zak/RussiaSpaceweb) la possibile configurazione del razzo Angara-5V, a destra, rispetto all'Angara-5, a sinistra, e all'Angara-5 variante KVTK con lo stadio superiore ad idrogeno liquido al centro.

Fonte: Russia Space Web

05/04/2015 - Pegasus festeggia 25 anni -

Il 5 aprile 1990 è stato un momento storico per un'industria aerospaziale come la Orbital ATK quando il suo razzo avio-lanciato Pegasus ha compiuto la sua prima missione come il primo veicolo di lancio sviluppato da privati. In quel giorno, 25 anni fa, il sistema di lancio alato Pegasus eseguì il primo volo a bordo di un aereo B-52 della NASA dal Dryden Flight Facility. Dopo il debutto con successo del Pegasus, il team di sviluppo ricevette la Medaglia Nazionale della Tecnologia del Presidente George H. W. Bush e l'Air and Space Museum Trophy dallo Smithsonian, assieme ad altre onorificenze e premi.
L'inizio del programma Pegasus segnava anche l'inizio del lavoro in comune delle compagnie Orbital e ATK. La Hercules Aerospace Company fornì i motori compositi a propellente solido, gli interstadi e l'ogiva protettiva mentre la Orbital Science Corporation, come progettista a capo-commessa fornì le altre strutture meccaniche, l'avionica e le funzioni ingegneristiche. Venticinque anni dopo, le due compagnie si sono fuse assieme diventando Orbital ATK e continuando a fornire i servizi di lancio Pegasus per la comunità dei piccoli veicoli spaziali.
Sviluppato alla fine degli anni '80, la tecnologia di Pegasus della Orbital ATK è stata incorporata in molti altri veicoli sviluppati dalla compagnia, compreso l'Hyper-X, programma di intercettamento obiettivi per la difesa e la famiglia di razzi Minotaur. Il Pegasus ha condotto un totale di 42 lanci, compresi 28 consecutivi di successo fin dal 1987, piazzando oltre 80 satelliti in orbita, e lanciando da sei differenti siti sparsi nel mondo.
"Pegasus ha combinato le più avanzate tecnologie nei sistemi propulsivi, strutture in materiali compositi, avionica digitale e progettazione aerodinamica con un nuovo modello di sviluppo commerciale e operativo dei veicoli di lancio spaziali," ha detto il Dr. Antonio Elias, Capo dell'Ufficio Tecnologico e inventore del Pegasus.
"Lo spirito di innovazione che Pegasus riflette è ancora ben vivo nell'Orbital ATK di oggi, con diversi ed emozionanti nuovi progetti ora in corso di realizzazione. Fra questi sono inclusi innovativi sistemi spaziali, armi avanzate di precisione e, si, anche nuovi veicoli di lancio resi possibili dalle capacità combinate di Orbital e ATK," ha aggiunto.
Il sistema di avio-lancio Pegasus rimane il solo veicolo piccolo veicolo di lancio certificato per la Categoria 3 dalla NASA, una distinzione che l'agenzia spaziale riserva per i suoi carichi utili di più alto valore. La sua capacità di lancio aereo fornisce vantaggi per i piccoli carichi utili compresa la flessibilità della zona di lancio, una traiettoria più dolce per il veicolo spaziale e un più basso sforzo strutturale e termico del veicolo dato che il lancio inizia a 12.000 metri. Il programma è ancora forte - Pegasus ha ancora due nuove missioni siglate per il lancio nel 2016 e nel 2017.
Per saperne di più di questo significativo programma dal team che ha reso possibile Pegasus, clicca qui per vedere il video.
Per vedere una galleria di immagini del Programma Pegasus su Flickr, clicca qui.
Nella foto (Credit: Orbital ATK) il momento del primo lancio di un razzo vettore Pegasus dall'aereo B-52 della NASA.

Fonte: Orbital ATK

Nella foto (Credit: ESA), un modello di prova di BepiColombo nella configurazione di lancio mentre viene sottoposto ai 
test di scuotimento.

05/04/2015 - L'avvio della missione BepiColombo per Mercurio slitta al 2017 -

Secondo l'Agenzia Spaziale Europea (ESA), il lancio di una missione congiunta Europa/Giappone dal costo di quasi 2 miliardi di dollari destinata a Mercurio verrà rinviato dal prossimo anno al 2017 a causa della consegna in ritardo di componenti cruciali e strumentazione scientifica.
La missione BepiColombo, comprendente due veicoli spaziali costruiti rispettivamente in Europa e Giappone, dovrebbero raggiungere Mercurio nel 2024.
L'ESA ha annunciato il 30 marzo che la nuova finestra di lancio - determinata dalla posizione dei pianeti - si aprirà il 27 gennaio 2017 e si estenderà per un mese. La precedente data di lancio prevista era per luglio 2016. Nonostante il rinvio la data di arrivo è la stessa che se la missione fosse partita nel 2016.
I responsabili della missione hanno completato una revisione cruciale del progetto di BepiColombo il 25 marzo e deciso di rinviare il lancio di sei mesi.
"Il risultato del ritardo è da ricercarsi nell'indisponibilità di unità cruciali e di alcuni strumenti, che ha costretto a cercare un'opportunità di lancio successiva per minimizzare i rischi operativi di questa ambiziosa missione duale," ha scritto l'ESA nel comunicato.
La BepiColombo verrà lanciata con un razzo Ariane 5 dal Centro Spaziale Guyana, in Sud America, per iniziare un viaggio di sette anni attraverso il Sistema Solare interno. I componenti europeo e giapponese decolleranno assieme ad un veicolo chiamato Mercury Transfer Module (MTM), dotato di motori ad ioni per guidare la missione nel suo viaggio verso Mercurio.
Una volta racchiusa nell'ogiva dell'Ariane 5, il veicolo spaziale, composto dalle tre parti, misurerà circa le dimensioni di un camper.
Il veicolo spaziale tornerà in prossimità della Terra nel luglio 2018 per una spinta gravitazionale che spedirà la sonda più vicino al Sole. BepiColombo si avvicinerà a spirale verso Mercurio dopo aver eseguito due sorvoli di Venere, nel settembre 2019 e nel maggio 2020, seguiti da cinque incontri con Mercurio fra il 2020 e il 2023.
Il modulo di transito di BepiColombo verrà espulso appena prima di entrare in orbita attorno a Mercurio, il 1° gennaio 2024. I componenti europeo e giapponese della missione - ognuno funzionante come un singolo veicolo spaziale - si separeranno e voleranno su orbite diverse per almeno un anno di osservazioni, scrutando la superficie del pianeta, indagando sulla sua origine, sondando il suo interno, esaminando la tenue atmosfera, studiando il campo magnetico e misurando precisamente l'orbita di Mercurio attorno al Sole per testare la teoria della relatività di Albert Einstein.
Mercurio girerà attorno al Sole quattro volte durante la missione primaria di un anno di BepiColombo. L'orbiter dovrebbe avere abbastanza propellente per il prolungamento di un altro anno.
La sezione giapponese di BepiColombo - conosciuta come Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) - ha le dimensioni di una piccola vettura. Essa sonderà il campo magnetico e l'atmosfera di Mercurio da un'alta orbita ellittica.
Il Mercury Planetary Orbiter (MPO) dell'ESA volerà invece più vicino alla superficie del pianeta misurando la composizione e il terreno di Mercurio.
La BepiColombo sarà la prima missione destinata a Mercurio da parte di Europa e Giappone, e la seconda ad orbitare attorno al pianeta dopo la sonda Messenger della NASA.
Proposta dall'ESA per la prima volta negli anni '90, BepiColombo è una delle più difficili missioni spaziali mai tentate dall'Europa e la più ambiziosa sonda mai inviata verso Mercurio. Propulsa da motori ad ioni e schermata per sopportare le temperature di quasi 370° Celsius di Mercurio, BepiColombo ha superato riprogettazioni, aggiornamenti e ritardi che hanno fatto lievitare i costi stimati di oltre il 50% di quanto previsto.
L'ESA avrebbe voluto lanciare la BepiColombo con un razzo Soyuz di classe media ma la crescita del peso ha superato la capacità del vettore russo costringendo a ripiegare sul più potente, e costoso, Ariane 5.
A febbraio i tecnici hanno accoppiato, per la prima volta, l'orbiter europeo di BepiColombo con il modulo di trasferimento presso il centro ESTEC dell'ESA in Olanda. La sonda magnetosferica del Giappone dovrebbe arrivare presso l'ESA ai primi di aprile per i test finali.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) i due veicoli spaziali che comporranno la missione BepiColombo, in alto l'orbiter ESA e in basso quello del Giappone. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) un modello di prova di BepiColombo nella configurazione di lancio mentre viene sottoposto ai test di scuotimento nel luglio 2012.

Fonti: Spaceflight Now - ESA

Nella foto (Credit: ASI), il pubblico in sala durante il workshop su Vega tenutosi il 1° aprile 2015.

03/04/2015 - Vega, una storia italiana di successo -

Per la seconda volta la nuova sede dell’ASI a Roma ha ospitato un incontro-workshop di ampio respiro sul programma Vega. La prima volta, a luglio 2013, fu all’indomani del successo del volo di valorizzazione, a poco più di un anno dalla perfetta riuscita del volo di qualifica nel febbraio 2012.
Questa volta, invece, arrivando a valle della forte affermazione strategica di VEGA all’ultima Ministeriale ESA, il meeting ha avuto uno svolgimento molto più ampio e ricco, occupando l’intera giornata del 1° aprile.
Con una partecipazione, anche di pubblico, particolarmente qualificata e nutrita. Hanno preso infatti parte al workshop sia le specifiche realtà istituzionali, di ricerca e industriali della filiera Vega che le principali parti interessate del settore spaziale nazionale.
Ad aprire e chiudere i lavori - e fare ‘gli onori di casa’, assieme al responsabile dell’Unità lanciatori di ASI, Arturo de Lillis - i saluti del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston, che ha più volte sottolineato l’importanza centrale, per tutti gli ‘attori’ nazionali coinvolti, di sentirsi a tutti gli effetti parte di una ‘community’.
"Una delle ragioni per cui siamo qui oggi – ha detto Battiston – è celebrare gli obiettivi straordinari che sono stati raggiunti (…). Grazie al lavoro di molti di voi e alcuni di noi – ha aggiunto rivolto alla folta platea – Vega è infatti diventato centrale all’ultima Ministeriale per le strategie di accesso allo Spazio dell’ESA."
"Perfettamente centrato," ha detto a margine dell’evento de Lillis "il duplice obbiettivo della giornata: condividere nel modo più ampio e sistemico possibile l’intera esperienza dello sviluppo e dell’avvio della fase di sfruttamento di Vega e, in secondo luogo, sensibilizzare tutti i soggetti coinvolti, consolidandoli come comunità capace di meglio analizzare e superare i nodi problematici fin qui emersi."
Nove le relazioni presentate davanti alla platea dell’Auditorium ASI. Dall’excursus ‘storico’ sulle origini del programma, curato da de Lillis e dalla dottoressa Emanuela D’Aversa, alla relazione sugli sviluppi di Vega fatta da Stefano Bianchi, program manager di Vega in ESA seguito dall’intervento sul ruolo dell’Università e del CIRA. Nel pomeriggio sono state inoltre affrontate nel dettaglio questioni più tecniche – il mercato, le evoluzioni del programma, i nuovi motori… - e di governance.
Lo scorso anno sono stati firmati contratti per 10 lanci, del valore di circa 260 milioni di euro, e la prospettiva è quella di firmare contratti analoghi ogni 3-4 anni. "Abbiamo richieste – ha precisato Battiston – che vanno orientandosi sui 4 lanci all’anno, ben oltre la ‘sostenibilità finanziaria’ del programma per la quale bastano 2,5 lanci all’anno."
Lo sviluppo di Vega-C, col motore P-120, dovrebbe portare a regime (dal 2020 circa) alla produzione di 36 motori l’anno, per un valore complessivo di varie centinaia di milioni di euro. Un quadro economico su cui Battiston ha particolarmente insistito, sottolineando – tra le altre cose - il ruolo delle due ‘facilities’ dello spazioporto ESA di Kourou: Regulus e Europropulsion.
La prima (partecipata al 60% da Avio e per il resto da Eracles-Safran) impiega tra le 70 e le 100 risorse, a seconda dei carichi; la seconda (al 50% di Avio e ASI) ha circa 40 unità di personale: 110-140 professionalità di primissimo livello, per metà italiane.
"L’Italia – ha sottolineato Battiston, parlando con la stampa a margine dell’evento – può vantare oggi una filiera completa: dal lanciatore, al satellite, fino all’analisi dei dati. Non sono molti i paesi che dispongono di queste condizioni. (…) Si stanno aprendo – ha aggiunto - scenari interessanti e ricchi di opportunità: il fatto che Vega lancerà i primi due satelliti di Google è un esempio lampante delle ottime ragioni di questo meeting oggi."
Nella foto (Credit: ESA) il razzo Vega della missione VV04 sulla rampa di lancio prima del decollo. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ASI), il pubblico in sala durante il workshop su Vega tenutosi il 1° aprile 2015.

Fonte: ASI

03/04/2015 - Si cerca il nome della missione dell'astronauta Thomas -

L'astronauta dell'ESA Thomas Pesquet volerà sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il prossimo anno per un'avventura scientifica di sei mesi in assenza di peso. Ora Thomas vuole che tu lo aiuti a trovare il nome del suo volo - e questo sarà quello che apparirà sullo stemma della missione che egli indosserà nello spazio.
Thomas ha scritto: "Gli astronauti europei volano nello spazio per portare i benefici ai popoli della Terra attraverso la ricerca scientifica e l'esplorazione. Voglio condividere quest'esperienza che pochi possono vantare con tutti i cittadini europei, e voglio il vostro supporto lungo questo percorso."
"Trovare un nome impressionante è il primo passo del nostro viaggio, in modo da condividere la vostra ispirazione e farvi salire a bordo!"
Thomas decollerà con un veicolo spaziale Soyuz nel dicembre 2016 come parte dell'equipaggio di Spedizione 50 assieme agli astronauti Peggy Whitson della NASA e il Comandante russo Oleg Novitsky.
Il suo volo segue un anno impegnativo per gli astronauti dell'ESA classe 2009, con Samantha Cristoforetti ora nello spazio per la sua missione Futura, che sarà seguita da Andreas Mogensen e Tim Peake nel corso dell'anno. Al massimo dell'addestramento per la missione di Thomas egli sarà la riserva per la missione della durata di 10 giorni che Andreas svolgerà a settembre. La missione Principia di Tim parte invece a dicembre.
Nato a Rouen, in Francia, Thomas sarà il decimo francese a volare nello spazio, dopo aver seguito gli spazionauti che lo hanno ispirato con le loro missioni quando lui era un ragazzo.
L'ultimo astronauta francese a lavorare sulla ISS è stato Léopold Eyharts, dell'ESA, nel 2008, che aiutò nell'installazione del laboratorio europeo Columbus. Thomas lavorerà nel Columbus con esperimenti, provenienti dagli scienziati di tutto il mondo, il cui scopo è quello di migliorare le nostre vite ed esplorare il Sistema Solare.
Per Thomas, quando sarà lanciato nello spazio, si tratterà di un sogno che si realizza. Egli è il primo pilota di linea aerea commerciale ad essere selezionato come astronauta ed è stato appassionato dell'aerospazio fin dalla giovane età.
L'ESA e Thomas vi invitano a spedire un nome per la sua missione. Questo nome verrà utilizzato sul suo stemma di missione e verrà visto in tutto il mondo, dovrà essere corto, chiaro e facile da pronunciare in francese, inglese ed altre diverse lingue. Leggete con attenzione le regole per sottoporre la vostra proposta nel form che trovate a questa pagina. La scadenza per l'invio è il 15 aprile.
Oltre a vedere il nome volare nello spazio, il vincitore riceverà uno stemma della missione firmato da Thomas stesso.
Segui direttamente Thomas Pesquet per trovare l'ispirazione e ulteriori informazioni su di lui presso thomaspesquet.esa.int/.
Nella foto (Credit: NASA–James M. Blair) Thomas Pesquet con la tuta spaziale per le attività extra-veicolari durante l'addestramento in piscina al Johnson Space Center della NASA.

Fonte: ESA

02/04/2015 - MRO riprende il servizio dopo un guasto al computer di bordo -

Il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA, in orbita attorno a Marte dal 2006, ha avuto mercoledì un problema con il computer principale di bordo che ha passato i comandi a quello di riserva, ma costringendo allo stop delle attività previste.
Accorgendosi del passaggio dal computer principale a quello di riserva l'orbiter stesso si è messo, precauzionalmente, in modalità di attesa. MRO è rimasto operativo, in comunicazione e pienamente alimentato. Il team operativo di missione prevede che il Mars Reconnaissance Orbiter possa riprendere la piena attività entro alcuni giorni, comprese le trasmissioni e le osservazioni scientifiche.
L'orbiter ha già avuto questo tipo di problema imprevisto sei volte, a cominciare dal 2007 e comprese due occasioni nel 2014.
"Non possiamo sapere quando accadrà, ma sappiamo come agire quando avviene," ha detto Reid Thomas, responsabile di missione per il Mars Reconnaissance Orbiter al Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, in California.
Il passaggio fra il computer principale 'A' a quello di riserva 'B' lascia un chiaro segno che permette al team di diagnosticare rapidamente che cosa sia avvenuto ed inviare i comandi per iniziare il processo di ripristino dell'orbiter e riportarlo alla piena operatività. L'ultimo scambio ha messo il veicolo spaziale sotto il controllo del computer Side B.
Il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA è entrato in orbita attorno al Pianeta Rosso il 10 marzo 2006. Fin da allora ha inviato a Terra una quantità di dati superiore a quella di tutte le passate missioni interplanetarie messe assieme, per un totale di 249 Terabits.
La missione ha raggiunto tutti gli obiettivi principali previsti, entro la fase scientifica, nei primi due anni. Quattro estensioni, l'ultima iniziata nel 2014, hanno aggiunto ulteriori dati scientifici. La longevità della missione ha dato ai ricercatori gli strumenti per studiare i cambiamenti stagionali e a lungo termine di Marte. Assieme alle attuali attività, l'orbiter sta esaminando i possibili siti di atterraggio per le future missioni marziane e ri-trasmettendo verso la Terra le comunicazioni dei due rover della NASA ancora attivi sulla superficie di Marte.
Il JPL è una divisione del California Institute of Tecnology di Pasadena, California, che gestisce MRO per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. La Lockheed Martin Space System, di Denver, ha costruito l'orbiter e collabora con il JPL per la sua gestione. Per ulteriori informazioni sul Mars Reconnaissance Orbiter, visita: http://www.nasa.gov/mro%20 e http://mars.jpl.nasa.gov/mro/20.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) il Mars Reconnaissance Orbiter.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: Tushar Daya for The Planetary Society), da sinistra Bill Nye, Scott Hubbard e John Logsdon.

02/04/2015 - Gli astronauti potrebbero raggiungere Marte nel 2033 ed atterrarci nel 2039 -

Secondo un rapporto preparato dall'organizzazione 'The Planetary Society' la NASA potrebbe portare gli astronauti in orbita marziana nel 2033 e atterrare sulla superficie nel 2039.
Durante una conferenza stampa tenutasi questa mattina i rappresentanti dell'organizzazione non governativa ha presentato i risultati di un convegno nel quale è stata discussa la possibilità, i costi e la fattibilità di una missione con equipaggio verso la luna marziana Phobos da tenersi nel 2033 e poi un atterraggio sul Pianeta Rosso nel 2039. Le conclusioni sono che un piano di questo tipo potrebbe essere realizzato rimanendo all'interno del budget NASA per l'esplorazione spaziale umana.
"Noi crediamo che ora abbiamo un esempio di programma per Marte a lungo termine, dai costi vincolati e realizzabile," ha detto Scott Hubbard, un professore del Dipartimento di Aeronautica ed Astronautica dell'Università di Stanford e membro della direzione della The Planetary Society, in un comunicato.
La Planetary Society è la più grande organizzazione non governativa in difesa dell'esplorazione spaziale al mondo, secondo quanto scritto sul suo sito web. Oltre a Hubbard, altri due esperti scientifici hanno parlato alla manifestazione: l'Amministratore Delegato della Planetary Society (ed ex TV "Science Guy") Bill Nye e John Logsdon, professore emerito presso l'Istituto di politica spaziale della George Washington University, che è anche un membro del consiglio di amministrazione della Planetary Society.
Il seminario "Gli esseri umani in Orbita attorno a Marte" si è svolto dal 31 marzo al 1° aprile a Washington DC. Al laboratorio hanno partecipato 70 persone che hanno discusso della fattibilità tecnica, della convenienza e dei benefici di un programma che si propone di portare l'uomo in orbita attorno a Marte e alla fine farlo scendere sulla superficie del pianeta. Questo piano dettagliato non è stato creato da The Planetary Society, ma piuttosto è stata proposta, in una relazione separata, preparata dal Jet Propulsion Laboratory della NASA.
In un comunicato, l'organizzazione ha detto che i partecipanti del workshop "hanno raggiunto un accordo" su una serie di punti chiave, tra cui quello di una missione orbitale che sarebbe necessaria prima di una missione con equipaggio sulla superficie di Marte, e che una stima dei costi indipendente ha dimostrato che il programma si adatterebbe nel bilancio della NASA, assumendo che l'agenzia "termini il suo ruolo di protagonista nella stazione Spaziale Internazionale (ISS)."
Il gruppo ha sottolineato che la missione orbitale del 2033 sarebbe il primo passo fondamentale del progetto, paragonandola con la missione Apollo 8 della NASA, che ha portato gli astronauti in orbita intorno alla Luna prima che l'uomo atterrasse sulla superficie del satellite.
I relatori hanno detto che la missione orbitale su Phobos richiederebbe circa 30 mesi con nove mesi di viaggio a tratta e 12 mesi di permanenza in orbita. I membri dell'equipaggio sarebbero in grado di studiare Phobos e Deimos, l'altra luna di Marte, e potenzialmente teleguidare i rover sulla superficie di Marte. Il gruppo ha detto che il piano attuale potrebbe utilizzare un veicolo spaziale Orion per portare i membri dell'equipaggio dalla Terra all'orbita e farli tornare indietro.
Alla domanda su quali ostacoli potrebbe trovarsi ad affrontare potenzialmente questo programma per Marte, tutti i relatori hanno dichiarato che i maggiori ostacoli sono di carattere politico, non tecnico.
Logsdon ha detto che pensa che la decisione sull'opportunità di adottare il piano è ora "un problema per il prossimo Presidente."
Hubbard diceva che, in passato, missioni verso Marte possono essere state limitate dalle sfide tecnologiche o scientifiche, ma che non sembra essere ora il caso.
"In passato, quando veniva posta la domanda di inviare esseri umani su Marte, io di solito citavo una serie di importanti ostacoli: di carattere biomedico, dei sistemi di lancio e così via," ha detto. "Invece oggi penso che tali rischi sono stati ridotti o che sappiamo come ridurli al minimo, e quindi sono della stessa opinione di John [Logsdon] e Bill [Nye], penso che il problema ora sia la volontà politica."
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) una nave spaziale abitata in orbita attorno a Marte. Nella foto in alto (Credit: Tushar Daya for The Planetary Society), da sinistra Bill Nye, Scott Hubbard e John Logsdon durante una pausa della conferenza stampa tenutasi a Washington.

Fonti: Space.com - The Planetary Society

02/04/2015 - Curiosity fiuta l'antica storia di Marte -

Mentre Curiosity era impegnato nell'esaminare rocce a Pahrump Hills, alcuni membri del team hanno utilizzato i suoi laboratori per analizzare lo xeno, un gas nobile pesante, nell'atmosfera del pianeta.
Dal momento che i gas nobili sono chimicamente inerti e non reagiscono con altre sostanze nell'aria o nel suolo, sono eccellenti per tracciare la storia climatica antica. Il problema è che lo xeno è presente in piccolissime quantità nell'atmosfera marziana tanto che può essere misurato solo con esperimenti in loco.
"Lo xeno è una misura fondamentale da prendere su pianeti come Marte o Venere, in quanto offre informazioni essenziali per comprendere la loro storia antica e perché risultano così diversi dalla Terra," ha detto Melissa Trainer, uno degli scienziati che hanno analizzato i dati di SAM.
Un’atmosfera planetaria è costituita da diversi gas, che sono a loro volta costituiti di varianti dello stesso elemento chimico, chiamati isotopi. Quando un pianeta perde atmosfera le quantità dei diversi isotopi possono essere influenzate. Le misurazioni dello xeno ci dicono di più sulla perdita dell'atmosfera marziana. Poiché lo xeno esiste in natura in nove diverse forme isotopiche, con masse atomiche che vanno da 124 (con 70 neutroni per atomo) a 136 (con 82 neutroni per atomo), è l'ideale per ricostruire la storia passata di Marte. Un processo di perdita atmosferica, infatti, interessa prima gli strati più alti e tende a rimuovere più facilmente gli isotopi più leggeri, lasciando un rapporto più elevato in isotopi pesanti rispetto a come era originariamente.
I dati del SAM (Sample Analysis at Mars), il laboratorio di Curiosity che analizza i campioni attraverso spettrometria di massa, gascromatografia e spettrometria laser, ripercorrono il primo periodo della storia del pianeta, quando era in corso un potente processo in grado di disperdere gli isotopi di xeno, quelli leggeri ad una velocità maggiore rispetto a quelli pesanti. Tali fughe hanno influenzato i rapporti e i valori che troviamo oggi sono una firma di quello che è successo miliardi di anni fa, già studiati dagli scienziati grazie ai meteoriti marziani ritrovati sula Terra.
"Abbiamo trovato una notevole corrispondenza dei dati raccolti in situ con quelli dei campioni d’atmosfera inglobata in alcune delle meteoriti marziane," ha detto Pan Conrad, la vice responsabile scientifica di SAM.
SAM precedentemente aveva misurato il rapporto tra due isotopi di un altro gas, l'argon, e i risultati avevano evidenziato una perdita continua nel tempo di gran parte dell’atmosfera originale di Marte.
Com’è intuibile, l’esperimento sullo xeno ha richiesto una lunga preparazione. In particolare sono stati effettuati approfonditi test al Goddard Space Flight Center NASA di Greenbelt, nel Maryland, utilizzando una copia esatta dello strumento SAM, racchiuso in una camera climatica che simula l’ambiente di Marte.
"Sono veramente soddisfatto del successo di questo esperimento e dal fatto che siamo stati in grado di dimostrare questa nuova funzionalità per Curiosity," ha detto Charles Malespín del Goddard, che ha sviluppato e ottimizzato l’intera sequenza di istruzioni da far eseguire a SAM su Marte.
Il progetto del Mars Science Laboratory della NASA sta usando Curiosity per determinare se la vita fosse possibile su Marte e studia gli importanti cambiamenti delle condizioni ambientali marziane. NASA studia Marte per conoscere meglio il nostro pianeta, e in preparazione per le future missioni umane su Marte. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, una divisione del Caltech, gestisce il progetto per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington.
Per ulteriori informazioni su SAM, visitare il sito: http://ssed.gsfc.nasa.gov/sam/.
I dati dell'esperimento SAM sono archiviati nel sistema planetario di dati, online all'indirizzo: http://pds.nasa.gov/.
Per ulteriori informazioni su Curiosity, visitare il sito: http://www.nasa.gov/msl.
È possibile seguire la missione su Facebook e Twitter a: http://www.facebook.com/marscuriosity e http://www.twitter.com/marscuriosity.
Nella foto (Credit: NASA) uno scienziato del team che segue lo strumento SAM sul rover Curiosity prepara la copia a terra per l'esperimento di controllo.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

Nella foto (Credit: Sierra Nevada Corp.) il Dream Chaser nel corso dell'atterraggio a Edwards.

02/04/2015 - La NASA concede più tempo alla SpaceX e alla SNC per finire i voli di prova -

La NASA ha prolungato gli accordi con la SpaceX e con la Sierra Nevada Corp. che scadevano il 31 marzo, dando alle due compagnie maggiore tempo per completare i test più volte rinviati, per i veicoli spaziali commerciali che un giorno porteranno gli astronauti nello spazio.
L'estensione non fornirà finanziamenti extra da parte dell'agenzia spaziale che paga alle aziende una volta raggiunti determinati obiettivi.
La SpaceX ha ora fino al 31 dicembre per completare il lavoro che faceva parte del contratto CCiCap (Commercial Crew Integrated Capability) mentre la Sierra Nevada Corp. potrà proseguire fino al 31 marzo 2016, secondo quanto riportato dai documenti postati sul sito della NASA.
Il contratto CCiCap ha permesso alla Boeing, SpaceX e SNC di beneficiare della collaborazione con la NASA per la prima fase del programma commerciale equipaggi destinato a realizzare la progettazione dei veicoli spaziali destinati agli equipaggi per il trasporto dalla Terra alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La Boeing e la SpaceX si sono aggiudicate la gara, ricevendo un contratto CCtCap (Commercial Crew Transportation Capability) del valore complessivo di 6,8 miliardi di dollari per completare la costruzione e i primi voli delle capsule CST-100 e Crew Dragon. Lo spazio-plano Dream Chaser della SNC è rimasto fuori dal contratto finale ma la compagnia prosegue il lavoro cercando potenziali accordi con la NASA per una versione cargo o con governi esteri.
Inizialmente il contratto CCiCap sarebbe scaduto a maggio 2014 ma la NASA concesse alle tre compagnie ancora in gara altri tre mesi di tempo e ulteriori 55 milioni di dollari di finanziamenti per nuovi obiettivi da raggiungere con la scadenza al 31 agosto. Solo la Boeing completò gli ultimi suoi due obiettivi previsti entro tale data - una revisione di sicurezza e una revisione critica del progetto dei sistemi integrati. A quel punto la NASA concesse un'ulteriore proroga a SpaceX e SNC fino al 31 marzo 2015.
La parte di lavoro maggiore rimasta da completare alla SpaceX riguarda un paio di test di aborto per controllare le prestazioni del sistema di fuga di emergenza della capsula Dragon, sviluppato per portare gli astronauti lontano dal razzo in caso di problemi al lancio.
Un primo test di emergenza è previsto dalla SpaceX a fine aprile/primi di maggio presso Cape Canaveral e dovrà dimostrare la capacità del veicolo spaziale Crew Dragon di sfuggire ad una situazione pericolosa mentre si trova ancora sulla rampa di lancio. Una dimostrazione di aborto al lancio in volo è prevista in seguito dalla Base Aerea di Vandenberg, in California e prevede che la capsula possa allontanarsi da un razzo Falcon 9 che ha dei problemi dopo il decollo.
Secondo un documento firmato il 27 febbraio scorso da Bill Gernstenmaier, capo delle direzione operazioni ed esplorazione umana della NASA, l'estensione dell'accordo CCiCap darà alla SpaceX maggiore tempo per completare la qualificazione della struttura principale di Dragon e una revisione cruciale del progetto del veicolo equipaggio.
Secondo gli accordi originali i due test di emergenza della SpaceX avrebbero dovuto tenersi nel dicembre 2013 e nell'aprile 2014 e, una volta completati, la NASA elargirà 95 milioni di dollari alla compagnia privata.
L'aggiornamento del programma CCiCap di NASA con Sierra Nevada, firmato da Gernstenmaier il 2 marzo, dà agli ingegneri della compagnia maggior tempo per completare un test di avvicinamento ed atterraggio per il loro spazio-plano Dream Chaser.
Il Dream Chaser è stato escluso dalla prossima fase del programma commerciale equipaggi della NASA, ma l'Agenzia ha fornito circa 350 milioni di dollari alla SNC fin dal 2010 per supportare lo sviluppo del proprio spazio-plano.
Il veicolo spaziale, quasi un terzo delle dimensioni dell'orbiter Space Shuttle, è progettato per decollare sulla sommità di un razzo ed atterrare su una pista convenzionale. Il carrello sinistro principale del Dream Chaser ha fallito durante un test di atterraggio svoltosi nell'ottobre del 2013 presso la Base Aerea di Edwards, in California.
La SNC prevede di eseguire un altro test di volo atmosferico entro il 2015. La NASA ha aggiunto un nuovo obiettivo, non finanziato, nell'estensione del contratto CCiCap con la SNC che prevede di verificare la maturità del progetto Dream Chaser prima di passare alla prevista revisione cruciale del progetto (Critical Design Review - CDR).
"Essendo l'unico veicolo pilotato in fase di sviluppo in grado di atterrare su una pista, il Dream Chaser offre l'opportunità di preservare l'eredità degli Stati Uniti con i 30 anni di Space Shuttle e l'esperienza con i corpi portanti," ha detto in un comunicato Mark Sirangelo, vice presidente della divisione sistemi spaziali della SNC. "L'accordo prosegue e aggiunge il traguardo del Closeout Review il quale garantisce che l'intero Space System Dream Chaser possa andare avanti verso il suo percorso di maturazione e il CDR."
Nella foto (Credit: SpaceX) il Crew Dragon che verrà sottoposto fra alcune settimane al test di aborto sulla rampa di lancio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Sierra Nevada Corp.) il Dream Chaser nel corso dello sfortunato atterraggio a Edwards, nell'ottobre 2013. Si noti il carrello di sinistra non fuoriuscito.

Fonte: Spaceflight Now

02/04/2015 - L'occhio del Super Tifone Maysak visto dallo spazio -

Questa immagine (Credit: NASA), che mostra l'occhio del gigantesco Tifone Maysak di categoria 5 (sulla scala degli uragani di Saffir-Simpson Wind Scale) è stata scattata dagli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il 31 marzo 2015.
Il massiccio Tifone è in rotta verso le Filippine e ci si attende che tocchi terra nel prossimo fine settimana di Pasqua. I satelliti TRMM (Tropical Rainfall Measuring Mission) e GPM (Global Precipitation Measurement), entrambi co-gestiti dalla NASA e dall'agenzia spaziale giapponese JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency), hanno catturato i dati delle precipitazioni piovose e dei dati del Tifone che rivelano che al suo interno vi sono temporali violentissimi che si stanno ancora rafforzando.
Per l'immagine (SS043E078169 - 03/31/2015) più grande potete andare qui.

Fonte: NASA

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Aggiornato il 2 maggio 2015 - ore 20:23

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Massimo Martini

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