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Notiziario 2015 - maggio

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di maggio 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di aprile 2015.
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31/05/2015 - La corruzione affligge il nuovo Cosmodromo della Russia -

Progettato per ripetere i fasti dell'industria spaziale e divergere l'attenzione dai recenti fallimenti, il progetto multi-miliardario russo di costruire una nuova base di lancio per sostituire quella di Baikonur, dell'era Sovietica, è afflitto dagli scandali della corruzione.
Presentato dal Presidente Vladimir Putin come il progetto di costruzione più grande del Paese, con un budget stimato in 300 miliardi di rubli (circa 5,3 miliardi di Euro), il Cosmodromo di Vostochny, nella remota area orientale della regione Amur, ha iniziato a vedere la luce nel 2012.
Fin da allora i 10.000 operai impegnati nel progetto hanno costruito 115 km di strade, circa 125 km di ferrovie e una città per ospitare 25.000 persone in questa immensa ma scarsamente popolata regione.
Ma nello stesso periodo la Russia ha aperto le indagini per appropriazione indebita di fondi, con Mosca costretta a coprire il bilancio e anche la distribuzione del lavoro degli studenti per aiutare a completare il progetto strategicamente vitale del programma entro dicembre 2015.
Il vantaggio principale di Vostochny è di essere completamente dentro la Russia e quindi Mosca non sarebbe più dipendente dalla base di lancio di Baikonur, nel Kazakhstan, che costa, solo di affitto annuale, 115 milioni di dollari. Inoltre Vostochny è più vicino all'equatore di Plesetsk, l'altro cosmodromo nel nord della Russia utilizzato soprattutto per lanci militari e test missilistici, e questo rende i lanci più efficienti e meno costosi.
I primi lanci spaziali da Vostochny sono previsti per dicembre mentre la prima missione abitata potrebbe prendere il via nel 2018. A Vostochny è prevista la costruzione di una rampa di lancio per il nuovo razzo Angara, attualmente in fase di test, per sostituire il vecchio vettore Proton, che ha anche sofferto due lanci falliti nel corso dell'ultimo anno che hanno visto la perdita di preziosi satelliti.
Gli esperti sono d'accordo sull'affermare che il progetto di Vostochny è stato afflitto dalla corruzione che colpisce tutta la Russia di Putin, ma dato che si tratta di una priorità del Paese verrà comunque terminato in tempo anche a costo di un lievitamento dei costi previsti.
Nella foto (Credit: Dmitry Rogozin / Kremlin.ru), scattata lo scorso 26 aprile durante una visita ufficiale da parte del vice primo ministro Dmitry Rogozin, la rampa di lancio per i vettori Soyuz a Vostochny in fase di completamento.

Fonti: Space Daily - Spaceflight Insiders

31/05/2015 - Contatto! LightSail chiama casa dopo 8 giorni di silenzio -

Alle 5:21 p.m. EDT (le 23:21 ora italiana) un segnale automatico proveniente dal veicolo spaziale LightSail è stato ricevuto e decodificato dalla stazione di ascolto Cal Poly San Louis Obispo. Un secondo segnale è arrivato otto minuti dopo. L'orologio interno del veicolo spaziale, che non è stato resettato dopo il riavvio, segna 908.125 secondi - approssimativamente dieci giorni e mezzo fin dal lancio della LightSail, avvenuto il 20 maggio scorso.
I contatti con il veicolo spaziale test della vela solare si erano persi il 27 maggio quando il computer di bordo si era bloccato a causa di un bug conosciuto del software. Da quel momento i controllori di missione hanno atteso speranzosi che una particella carica, intrappolata nel campo magnetico terrestre, potesse causare un riavvio spontaneo del computer di bordo. L'evento si è verificato e con il riavvio del computer sono quindi riprese le comunicazioni con il centro controllo.
LightSail non è ancora fuori dai problemi dato che la sua esatta posizione risulta vaga, complicando così le comunicazioni a due vie. Il contatto permette per la prima volta agli ingegneri di comparare i segnali del veicolo spaziale con i modelli orbitali. Vi sono dieci elementi (chiamati TLE, Two Line Element) della posizione dei veicoli rilasciati durante il lancio del razzo vettore Atlas 5 della United Launch Alliance. Quale TLE rappresenta la LightSail è sconosciuto, ma ogni segnale radio può aiutare a fare chiarezza.
Una prima analisi dei dati trasmessi da LightSail mostra che il veicolo stia ruotando su se stesso e questo potrebbe creare grossi problemi nel dispiegamento della vela solare. Al prossimo passaggio i controllori prevedono di inviare la correzione del software in modo da prevenire altri blocchi e poi procedere, quanto prima, al dispiegamento della vela solare, l'obiettivo di questa missione di prova.
Nell'immagine (Credit: The Planetary Society) il dispiegamento della vela solare di LightSail nei laboratori della The Planetary Society.

Fonte: The Planetary Society

29/05/2015 - Il secondo veicolo SpaceShipTwo tocca terra -

Il secondo veicolo passeggeri SpaceShipTwo della Virgin Galactic comincia ad essere messo assieme, con lo spaceliner passeggeri è stato dotato dei carrelli per la prima volta nell'ultima settimana.
Lo SpaceShipTwo ha abbassato il suo carrello d'atterraggio per la prima volta il 21 maggio nell'hangar di atterraggio presso il Mojave Air and Space Port in California. I piani della Virgin Galactic di utilizzare una flotta di veicoli spaziali suborbitali SpaceShipTwo per trasportare passeggeri paganti in missioni spaziali.
"Ancora molto deve essere fatto, ma questo è grande," hanno scritto i rappresentanti della Virgin Galactic. Il braccio costruttivo della Virgin Galactic, The Spaceship Company, sta costruendo il veicolo per la compagnia di turismo spaziale.
L'annuncio arriva dopo oltre cinque mesi dal tragico schianto del primo veicolo SpaceShipTwo della Virgin Galactic durante un test di volo avvenuto sopra il Deserto del Mojave il 31 ottobre. Durante quel test, un pilota collaudatore della SpaceShipTwo è rimasto ucciso e un secondo gravemente ferito quando un sistema di frenatura del veicolo spaziale si era aperto troppo presto, mentre il motore a razzo del veicolo spaziale era ancora acceso.
La SpaceShipTwo della Virgin Galactic è progettata per lanciare otto persone (sei passeggeri e due piloti) nello spazio suborbitale e poi ritornare sulla Terra per eseguire un atterraggio su pista. Il veicolo spaziale verrà portato in posizione di lancio dal WhiteKnightTwo, che serve come aereo madre per lo spazio plano suborbitale.
Sono centinaia i viaggiatori che hanno sottoscritto biglietti per un volo di SpaceShipTwo, comprese celebrità come l'attore Ashton Kutcher e i cantanti Lady Gaga e Justin Beiber. I biglietti per i sedili di SpaceShipTwo sono disponibili al costo di 250.000 dollari l'uno.
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) il secondo veicolo SpaceShipTwo, in fase di completamento, con i carrelli estesi.

Fonte: Space.com

29/05/2015 - Identificata la causa dell'ultimo incidente del razzo Proton-M -

Il 29 maggio 2015, la Roscosmos (l'agenzia spaziale federale russa) ha annunciato i risultati dell'indagine sul fallimento del lancio del satellite MexSat-1, avvenuto lo scorso 16 maggio con un razzo Proton-M.
Secondo il comunicato ufficiale, il motore per la correzione di assetto del terzo stadio si è guastato a causa di un eccessivo carico di vibrazioni indotte dal rotore della turbopompa. Queste vibrazioni eccessive sono state a loro volta causate dal degrado del materiale di cui è costituito l'albero del rotore causato a sua volta da alte temperature e dall'inefficacia del sistema di bilanciamento. Si è quindi trattato di una catena di errori di progettazione che risalgono agli albori dello sviluppo del Proton, i primi anno '60.
Il capo della Roscosmos, Igor Komarov, ha indicato tre azioni principali per risolvere il problema: Sostituire il materiale delle pale del rotore della turbopompa, aggiornare la procedure per bilanciare il rotore della turbopompa e aggiornare i punti di ancoraggio della turbopompa del motore di correzione di assetto.
L'indagine ha inoltre rivelato una serie di problemi a livello di gestione del controllo qualità industriale ed ha promesso che, entro un mese, verrà approntato un piano per risolvere anche questo. La data di lancio della prossima missione Proton, sarà annunciata entro giugno 2015.
Durante un incontro con i giornalisti Komarov ha dichiarato che la rapida identificazione della cause dell'incidente si deve alle misure intraprese a seguito di un incidente simile occorso esattamente un anno fa. A quel tempo la causa venne, erroneamente, addebitata a un difetto di produzione. Ma proprio grazie a quell'evento vennero montati, a partire dal lancio successivo, nuovi sensori di vibrazione all'interno della turbopompa del motore. Questi sensori hanno permesso oggi di scoprire il vero responsabile dell'incidente e di almeno altri due occorsi al Proton negli anni passati e mai identificati con sicurezza.
Nella foto (Credit: Khrunichev) il motore del terzo stadio del Proton durante le fasi finali di allestimento.

Fonte: Russia Space Web

Nella foto (Credit: ESA/NASA) lo stemma dell'ESA con le bandiere di tutti i paesi membri galleggia all'interno della cupola della ISS.

29/05/2015 - Quarant'anni di ESA -

Dopo aver festeggiato nel 2014 i 50 anni di cooperazione spaziale europea, ora celebriamo i 40 anni dalla firma della convenzione per la creazione di una sola Agenzia Spaziale Europea (ESA), nel maggio 1975.
L'idea di costituire una capacità di accesso indipendente allo spazio per l'Europa risale ai primi anni '60 quando sei paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Italia, Olanda e Regno Unito) formarono l'ELDO (European Launcher Development Organisation) con lo scopo di sviluppare un lanciatore pesante, in seguito chiamato 'Europa'.
Quegli stessi paesi, più la Danimarca, la Spagna, la Svezia e la Svizzera, stabilirono poco dopo l'ESRO (European Space Research Organisation) per supervisionare i programmi dei satelliti scientifici principali. Firmate nel 1962, queste Convenzioni entrarono in vigore nel 1964.
Nel 1975, venne scritta una convenzione a livello diplomatico e ministeriale per formare una 'agenzia spaziale europea', ampliando la portata del mandato dell'Agenzia per includere anche i sistemi operativi per le applicazioni spaziali, come i satelliti di telecomunicazioni.
Con la chiusura di ELDO e ESRO, le attività proseguirono confluendo sotto il nome di ESA.
Il 15 aprile 1975, all'ultima European Space Conference, svoltasi a Brussels, i ministri europei adottarono la versione finale della Convezione dell'ESA. Questo documento venne aperto alla firma fino al 31 dicembre 1975.
Tale documento venne firmato dai rappresentanti di ESRO e ELDO durante la European Space Conference di Parigi, il 30 maggio 1975, e l'Irlanda firmò nel dicembre dello stesso anno. La Convezione ESA entrò in vigore il 30 ottobre 1980, con il deposito dell'ultima ratifica da parte della Francia.
Fin da allora ai membri originari si sono uniti l'Austria e la Norvegia (1986), la Finlandia (1995), il Portogallo (2000), Grecia e Lussemburgo (2005), la Repubblica Ceca (2008), la Romania (2011) e la Polonia (2012). Le ultime ad entrare sono Estonia e Ungheria, che hanno firmato gli accordi di accesso nel febbraio 2015 e diventeranno, rispettivamente, il 21esimo e 22esimo Stato Membro dell'ESA.
Sette altri paesi della Unione Europea sono Stati Cooperanti o hanno Accordi di Cooperazione con ESA: Bulgaria, Cipro, Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia e Slovenia. Colloqui sono in corso con la Croazia. Anche il Canada partecipa ad alcuni programmi nell'ambito di accordi di cooperazione di lunga data, il primo dei quali è stato firmato nel 1979.
Molti successi sono stati raggiunti in tutte le aree di attività spaziale fin dalla creazione dell'ESA, tutti successi dell'industria spaziale, dei laboratori e dei centri di ricerca europei.
Nel corso dei passati 40 anni, ad esempio, l'Europa ha segnato una serie di 'prime' nell'esplorazione del nostro Universo: dall'incontro con la cometa Halley nel 1986 (Giotto), al paracadutare una sonda su Titano, luna di Saturno nel 2005 (Huygens), l'atterraggio su una cometa nel 2014 (Rosetta/Philae), allo studio del Sole con un dettaglio senza precedenti (SOHO) fino alla produzione della più dettagliata mappa mai realizzata della Radiazione Cosmica di Fondo - la radiazione residua del Big Bang (Planck), solo per nominarne alcune.
L'ESA ha inoltre sviluppato una serie di lanciatori (Ariane e Vega), utilizzando il sito di lancio in Guyana Francese (Spazioporto Europeo, CSG). Avere l'accesso allo spazio è infatti il primo elemento che permette di utilizzare il cosmo con i benefici che ne conseguono.
L'ESA ha inoltre sviluppato una delle serie più complesse di satelliti per l'osservazione della Terra (Envisat), gestisce la componente spazio di Copernicus, il più ambizioso programma osservativo terrestre fino ad oggi, e ha fatto molte più scoperte e innovazioni nella tecnologia, navigazione (Galileo) e comunicazioni satellitari.
Gli astronauti europei prendono parte a missioni di volo spaziale umano da oltre tre decenni, e l'ESA è partner a tutti gli effetti nello sviluppo e nella gestione della Stazione Spaziale Internazionale (Columbus e ATV). Oggi l'ESA sta sviluppando l'European Service Module (ESM) per il veicolo spaziale Orion della NASA, e così si assicura di giocare un ruolo chiave nel futuro dell'esplorazione internazionale dello spazio.
Nel corso del tempo, gli interessi dei soci e le aspettative di partenariato sono cambiate. Gli ambienti geopolitici e spaziali diventano sempre più intrecciati. Nel 1970, ESRO e ELDO sono stati trasformati in ESA in risposta alle diverse esigenze dell'arena spaziale di quei giorni. L'ESA ha portato avanti questa prontezza e la capacità di rispondere ai cambiamenti, applicando il suo quadro 'normativo' alle nuove situazioni e in modi nuovi.
In questo quadro l'ESA non ha perso la sua capacità di adattarsi, di mettersi nella posizione migliore per servire la comunità spaziale: valorizzare i vantaggi offerti dai sistemi spaziali per più Stati membri e i loro cittadini. La Convenzione dell'ESA è stata abbastanza lungimirante da consentire tale evoluzione.
Nella foto (Credit: ESA) la firma della Convezione che sigla la nascita dell'ESA, il 30 maggio 1975. Al centro che firma il Primo Ministro francese Michel d'Ornano e, da sinistra, l'ambasciatore danese Paul Fisher, l'ambasciatore spagnolo Mighuel Maria de Lojendio e Irure, l'ambasciatore Irlandese Hugh McCann e dietro di loro in piedi, il Segretario della European Space Conference, Michel Bourély. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/NASA) lo stemma dell'ESA con le bandiere di tutti i paesi membri galleggia all'interno della cupola della ISS.

Fonte: ESA

28/05/2015 - Mars Polar, un'altra colonia marziana privata -

Sembra proprio che Marte sia diventato un catalizzatore per i progetti privati di colonizzazione umana. Dopo Mars One, con tutte le polemiche che ne sono seguite, ecco che si affaccio un nuovo progetto chiamato 'Mars Polar'.
Mars Polar è un'impresa internazionale, composta da rappresentanti provenienti dalla Russia, Stati Uniti, Polonia, Ucraina ed Emirati Arabi Uniti, che si prefigge di realizzare una colonia umana su Marte a partire dal 2029.
Il progetto si propone di colonizzare la regione polare marziana perché dispone di significativa quantità di ghiaccio d'acqua. Il gruppo spera di lavorare in sinergia con la SpaceX, utilizzando i razzi Falcon 9 e Falcon Heavy come veicoli di lancio e del Red Dragon per trasportare gli astronauti e i rifornimenti sul Pianeta Rosso.
"La vita inizia dove esiste l'acqua," enfatizzano gli organizzatori.
Prima di inviare gli astronauti, il gruppo prevede di inviare missioni robotiche per costruire gli habitat e accumulare le provviste necessarie ai coloni, con il primo rover da inviare già nel 2018. Mars Polar intende basare il progetto di questo rover sulla missione InSight della NASA, il cui lancio è previsto per il 2016.
Due anni dopo l'atterraggio del primo rover su Marte, un carico di 35 tonnellate verrà inserito in orbita in orbita bassa terrestre (LEO) da un Mars Transportation Vehicle (MTV). Il carico comprenderà materiali di base come il cibo, l'acqua, l'ossigeno e oltre 20 tonnellate di attrezzature per i futuri astronauti come le tute spaziali, i sistemi di supporto vitale, le unità di estrazione dell'acqua, i pannelli solari, gli habitat e anche i veicoli spaziali Dragon.
Solo un mese dopo, il secondo stadio, che ospita un altro motore e oltre 40 tonnellate di propellente, andrà ad agganciarsi all'MTV. Una volta raggiunta l'orbita marziana il Dragon si sgancia e ritorna sulla Terra mentre il resto di MTV entra in orbita marziana e utilizza un paracadute per atterrare. Gli organizzatori sperano di poter inviare da quattro a sei nuovi astronauti ogni due anni, quando la Terra e Marte sono allineati, riducendo il tempo del viaggio fra i due pianeti a sei o sette mesi. Il processo di selezione degli astronauti è ancora in fase di sviluppo.
Le priorità attuali del gruppo sono l'apertura di un Mars Polar Space Center negli Emirati Arabi Uniti e l'avvio legale della compagnia. Il progetto non competerà con Mars One, il progetto no-profit olandese che si prefigge anch'esso di stabilire una colonia marziana.
Roman Juranek, il Direttore delle Comunicazioni per la Polonia, sottolinea le differenze fra le due missioni, enfatizzando che Mars Polar avrà un costo più basso e un differente tipo di preparazione. Mentre agli astronauti verrà richiesto di rimanere su Marte per un periodo di almeno dieci anni, gli organizzatori prevedono di costruire un Earth Return Vehicle per riportarli eventualmente sulla Terra.
Inizialmente i finanziamenti per avviare il progetto si baseranno su donazioni e poi, una volta realizzato il Centro Spaziale, potranno vendere i servizi per altre organizzazioni spaziali.
Nell'immagine (Credit: Mars Polar) il motto della nuova impresa colonizzatrice marziana.

Fonti: Mars Polar - The Space Reporter

28/05/2015 - La Boeing riceve dalla NASA l'ordine per il primo volo commerciale con equipaggio -

La NASA ha dato ordine alla Boeing di preparare la prima missione operativa per trasportare un equipaggio alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) segnando così l'inizio di una nuova era del volo spaziale commerciale umano.
Il volo dovrebbe avvenire alla fine del 2017, dopo che la capsula CST-100 della Boeing avrà completato un volo orbitale senza equipaggio seguito da uno abitato e vinto la certificazione finale dalla NASA per le missioni regolari di rotazione equipaggi.
La Boeing ha un contratto CCtCap (Commercial Crew Transportation Capability) con la NASA del valore di 4,2 miliardi di dollari per il completamento della capsula equipaggio CST-100 e far volare gli astronauti dell'agenzia verso la stazione spaziale.
L'accordo non assicura che la Boeing sarà la prima a far volare una missione di rotazione dell'equipaggio verso la stazione spaziale. La NASA ha detto che la SpaceX, anch'essa con un contratto per la costruzione di una capsula con equipaggio, si aspetta di ricevere un ordine simile entro l'anno e ufficialmente quale compagnia sarà a lanciare per prima un volo operativo sarà deciso più avanti.
Il valore del contratto CCtCap della SpaceX con NASA si attesta sui 2,6 miliardi di dollari.
Entrambe le compagnie private avranno garantito almeno due missioni complete di rotazione equipaggio dopo l'avvenuta dimostrazione di volo in orbita, con l'opzione fino a sei altri lanci in base ai contratti esistenti.
La Boeing si dice pronta a rispettare le date e conferma un primo volo senza equipaggio della capsula CST-100 per l'aprile 2017, seguita da una dimostrazione con equipaggio nel luglio 2017.
La capsula CST-100 della Boeing può trasportare fino a sette astronauti- o un mix di equipaggio e cargo - verso la stazione spaziale. Decollerà grazie a un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance e tornerà sulla Terra con l'aiuto di una serie di airbag negli Stati Uniti occidentali.
La NASA afferma che un volo standard con equipaggio trasporterà quattro astronauti e 100 kg di materiale. Le capsule di Boeing e SpaceX potranno rimanere agganciate alla stazione fino a 210 giorni, fungendo da scialuppe di salvataggio per il ritorno sulla Terra nel caso di un'emergenza a bordo dell'avamposto. Questo permetterà alla NASA di aggiungere un altro residente permanente all'equipaggio portando il totale a sette persone.
Entrambe le compagnie dicono che saranno pronte per lanciare gli astronauti nel 2017 ma la NASA ha avvisato che vi sarà bisogno di finanziamenti completi per mantenere il programma commerciale equipaggi di CST-100 e Crew Dragon nei tempi previsti.
La NASA ha richiesto al Congresso, per l'anno fiscale 2016, un totale di 1,2 miliardi di dollari da pagare a Boeing e SpaceX, ma il Senato non ha ancora deciso.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) la capsula CST-100 in avvicinamento alla ISS.

Fonte: Spaceflight Now

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il decollo di SLS con l'accensione dei 4 motori RS-25 del primo stadio e dei booster.

28/05/2015 - Un nuovo motore RS-25 si aggiunge alla famiglia dello Space Launch System -

Lo Space Launch System (SLS) della NASA, il nuovo razzo americano per l'esplorazione dello spazio profondo, ha accolto un nuovo membro della famiglia con il completamento dell'assemblaggio dell'RS-25 Engine 2063. I motori RS-25 spingeranno lo stadio principale di SLS, il veicolo di lancio che porterà uomini e merci in missioni nello spazio profondo, compreso un asteroide e, infine, su Marte.
Gli ingegneri della Rocketdyne Aerojet hanno completato l'assemblaggio di RS-25 Engine 2063 presso lo Stennis Space Center della NASA, vicino alla Baia di St. Louis, in Mississippi, dopo circa tre mesi di lavoro. Il nuovo motore diventa il 16esimo RS-25 assemblato e disponibile per i volo di SLS. Questo in particolare, il 2063, sarà utilizzato nella Exploration Mission-2 (EM-2), il secondo lancio di SLS previsto per il 2021. Le prove di questi quattro motori inizieranno entro l'anno quando i lavori, per il nuovo veicolo di lancio della NASA, accelereranno.
Oltre ad essere progettato per l'esplorazione dello spazio profondo lontano dalla Terra, l'SLS è ideato in modo da sfruttare gli investimenti che la nazione ha già fatto nel campo dell'esplorazione spaziale, compreso l'RS-25.
Quattordici dei 15 motori RS-25 che sono disponibili in magazzino per l'SLS sono veterani di numerose missioni dello Space Shuttle, dove erano conosciuti come Space Shuttle Main Engines, o SSME. Il motore 2063 è una delle due nuove 'matricole' che non hanno precedenti esperienze di volo con le navette. Engine 2063 dovrà superare le verifiche e i test per essere dichiarato idoneo al volo, con un controllo completo dei suoi sistemi. Questo comprende alcuni componenti che hanno volato in precedenza, comprese le quattro turbopompe che sono state utilizzate in diverse missioni Shuttle.
"L'assemblaggio di questo nuovo motore è parte di un anno molto impegnato per il team di RS-25," dice Steve Wofford, manager del Liquid Engines Office di SLS presso il Marshall Space Flight Center della NASA, dove il programma SLS viene gestito per l'agenzia. "Dovremo mettere alla prova un motore, sviluppare nuovi sistemi di controllo e pianificare la costruzione dei prossimi motori."
Il motore 2063 entra a far parte di una famiglia famosa e con una gloriosa tradizione. L'RS-25 è uno dei grossi motori a razzo più testati nella storia, con oltre 3.000 accensioni e oltre un milione di secondi di test al suolo e accensioni in volo per 135 missioni.
Quattro motori a propellente liquido RS-25 spingeranno l'SLS per gli otto minuti di salita verso l'orbita con l'aiuto di due booster a propellente solido - entrambi componenti qualificati al volo del Programma Space Shuttle e ora essenziali per le capacità di carico senza precedenti di SLS.
"Il completamento di questo motore è un traguardo significativo, considerando che sono trascorsi quasi cinque anni da quando l'ultimo RS-25 era stato assemblato," dice Jim Paulsen, vice presidente del Program Execution Advanced Space & Launch Programs di Aerojet Rocketdyne. "E' stata una grande opportunità per i veterani delle squadre di SSME poter riprendere contatto con questo motore. Per i nuovi membri del team è stata un'introduzione importante a questo affidabile motore."
Quattro motori RS-25, che hanno già volato, verranno montati sullo stadio principale del primo SLS e testati accesi tutti assieme prima che possa essere approvato il primo lancio del sistema SLS, previsto per il 2018.
Nella foto (Credit: NASA/Stennis) il test del motore RS-25 matricola E0525 a Stennis. Il team di SLS inizierà le prove di accensione di uno dei motori sviluppati con un un nuovo sistema di controllo entro l'anno in modo da poter essere sicuri che questo risponda alle specifiche differenti di prestazioni richieste per SLS. Tutta la serie di motori presenti nel magazzino saranno aggiornati con questi sistemi di controllo moderni, isolanti e altri dettagli.
"Non c'è niente al mondo paragonabile a questo motore," aggiunge Paulsen. "E 'bello che siamo in grado di adattare questo motore avanzato per quello che sarà il razzo più potente del mondo che inaugurerà una nuova era spaziale."
Dopo i primi quattro voli, la NASA inizierà ad utilizzare un nuovo modello di motori RS-25. Questa 'nuova generazione' di motori sarà molto più conveniente utilizzando componenti realizzati con l'elettronica del 21esimo secolo, tecniche di costruzione più accessibili e materiali meno costosi.
"L'RS-25 rimane uno dei più avanzati motori al mondo," dice Phillip Benefield, anch'esso un veterano degli SSME e ora parte della squadra che sta adattando gli RS-25 per l'SLS. "E' una sfida interessante mettere assieme un nuovo team per i motori di SLS con i veterani provenienti dallo Shuttle e nuovi ingegneri, proprio come gli RS-25 incorporano componenti veterani dello Shuttle e nuovi per venire incontro alle nuove richieste."
Per uno di questi nuovi ingegneri, lavorare sugli RS-25 è uno dei momenti più emozionanti di una intera vita interessata all'esplorazione spaziale.
"Fin da quando ero alle elementari sono stato appassionato del programma spaziale, ho sempre avuto il desiderio di lavorare a un progetto che avrebbe portato le persone più lontano nello spazio di quanto mai fatto prima," dice Esteban Barajas, un'ingegnere progettista meccanico che lavora presso la Aerojet Rocketdyne.
"Ora, essere in grado di ri-portare in vita i motori principali dello Space Shuttle assieme ai più talentuosi ingegneri che li hanno progettati e costruiti originariamente è un'opportunità incredibile. Come giovane ingegnere quest'esperienza è stata veramente preziosa."
Per maggiori informazioni su SLS, visita: http://www.nasa.gov/sls.
Intanto, presso il banco di prova A-1, sempre a Stennis, è stato acceso, per un test della durata completa di una missione, il motore RS-25 matricola E0525. Si tratta del secondo test di funzionamento di questo motore, che non ha mai volato nello spazio con lo Shuttle, dopo quello avvenuto a inizio anno, e che viene utilizzato come motore di prova per lo sviluppo. In questo secondo test, compiuto il 28 maggio, è stato provato il nuovo sistema di controllo e i primi giudizi sembrano positivi.
Nella foto (Credit: Aerojet Rocketdyne) due tecnici danno i ritocchi finali al 16esimo motore RS-25. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA) il decollo di SLS con l'accensione dei 4 motori RS-25 del primo stadio e dei booster a propellente solido. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Stennis) il test del motore RS-25 matricola E0525 a Stennis.

Fonti: NASA - Nasaspaceflight

28/05/2015 - Google Lunar XPRIZE esteso di altri 12 mesi -

Il 22 maggio la XPRIZE e Google hanno ufficialmente confermato una ulteriore estensione del premio Google Lunar XPRIZE dal valore di 30 milioni di dollari.
Gli organizzatori continuano a vedere sostanziali progressi dalle squadre che partecipano alla competizione e, dopo mesi di discussioni, hanno deciso di fornire altro tempo ai team per pianificare e accordarsi per un lancio futuro.
Assicurarsi una finestra disponibile da un fornitore di lancio è un processo logistico calcolato che può richiedere molti mesi per essere eseguito e, in alcuni casi anche un anno, quindi l'estensione avrà un grande beneficio per le squadre mentre arrivano ai prossimi passi della competizione.
Ecco quindi le nuove date di scadenza dei premi:
- Almeno un team deve fornire a XPRIZE e Google una notifica di un contratto di lancio entro il 31 dicembre 2015 per la gara prolungata fino al 31 dicembre 2017.
- Almeno un team deve fornire la notifica di un contratto di lancio entro il 31 dicembre 2015, mentre tutti gli altri lo devono fare entro il 31 dicembre 2016 se vogliono rimanere in competizione.
- Se nessun team fornisce una notifica per un contratto di lancio a XPRIZE o Google entro il 31 dicembre 2015, la competizione verrà conclusa.
Il Google Lunar XPRIZE è una gara senza precedenti, con squadre che si sfidano per compiere un'impresa mai realizzata prima - l'atterraggio morbido di un veicolo spaziale privato sulla superficie lunare che possa muoversi per almeno 500 metri e trasmettere video e immagini in alta definizione sulla Terra.
Gli organizzatori del premio riconoscono la difficoltà dell'impresa e gli sforzi delle squadre e questa è una delle ragioni che hanno portato alla decisione di estendere la data finale della competizione. Lo scopo del premio è quello di incentivare la nascita di un'intera nuova economia per il ritorno sulla Luna a basso costo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Google Lunar XPRIZE) una ruota di un rover privato sul suolo lunare.

Fonte: Google Lunar X PRIZE

28/05/2015 - InSight: prove di ammartaggio -

Lancio previsto a marzo 2016, per InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) è tempo di test ai Lockheed Martin Space Systems di Denver. Il lander NASA deve reggere bene al viaggio verso Marte. E una volta arrivato ci si aspetta che lavori a pieno regime per due anni consecutivi, quindi tutto deve andare al meglio.
Grande come un’utilitaria, InSight è la prima missione dedicata alla comprensione della struttura interna del Pianeta Rosso. Esaminando il sottosuolo marziano, analizzando attività sismica e geodesia, il lander NASA potrebbe raccogliere importanti indizi su come si sono formati ed evoluti tutti i pianeti rocciosi del Sistema Solare, compresa la Terra.
La tecnologia e le conoscenze acquisite per InSight sono ovviamente cruciali per il volo umano che NASA ha in cantiere verso gli anni '30. Obiettivo: Marte.
"I robot esploratori aprono oggi la strada a future missioni umane, portando a casa importanti risultati," spiega Jim Green, direttore della Planetary Science Division NASA presso la sede centrale dell’agenzia spaziale statunitense a Washington. "Insieme, uomini e robot saranno i pionieri di Marte e del Sistema Solare."
Durante la fase di test ambientali il lander verrà messo sotto stress: temperature estreme, simulazione di vuoto spinto, pressioni che simulano lo spazio interplanetario, e via dicendo. Il lander viaggerà racchiuso nella capsula Aeroshell per tutta la tratta verso Marte, poi l’ammartaggio. Ovviamente più lo si strapazza mentre si è qui sulla Terra, più c’è modo di correggere eventuali difetti di progettazione. Lockheed Martin ci tiene a fare bella figura e a consegnare un prodotto perfettamente funzionante.
"È bello seguire il processo di configurazione della navicella per il lancio," spiega Tom Hoffman, InSight Project Manager al Jet Propulsion Laboratory NASA, Pasadena, California. "Ingegneri e ricercatori di tutto il mondo hanno lavorato molte ore per ottenere questo risultato. Ovviamente resta ancora molto lavoro da fare prima di arrivare al lancio, ma è già fantastico essere giunti a questo importante traguardo."
La missione InSight è guidata da Bruce Banerdt del JPL. Il Centre National d’Etudes Spatiales (l'agenzia spaziale francese) e il Centro Aerospaziale della Germania contribuiscono con uno strumento scientifico ognuno per la missione di due anni. Il team internazionale di InSighr comprende ricercatori provenienti da Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Polonia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Lockheed Martin) il lander InSight durante un test dei pannelli solari presso lo stabilimento della Lockheed Martin a Denver.

Fonti: INAF News - NASA

28/05/2015 - Nuovi dettagli di Cerere dalla sonda Dawn -

Una nuova immagine di Cerere ripresa dalla sonda spaziale Dawn della NASA il 23 maggio mostra fini dettagli della superficie del pianeta nano. La sonda ha scattato l'immagine da una distanza di appena 5.100 km con una risoluzione di 480 metri per pixel. L'immagine fa parte di una sequenza ripresa a scopi di navigazione.
Dopo aver trasmesso il 23 maggio le immagini sulla Terra, Dawn ha ripreso la spinta del motore a ioni per la sua seconda orbita di mappatura. Il 3 giugno Dawn entrerà in questa orbita e trascorrerà il resto del mese osservando Cerere da circa 4.400 km sopra la superficie. Ogni orbita durante questo periodo impiegherà circa tre giorni, permettendo alla sonda di eseguire studi approfonditi di Cerere.
Dawn è la prima missione a visitare un pianeta nano, e la prima a entrare in orbita attorno a due distinti obiettivi del Sistema Solare. La sonda ha studiato il protopianeta Vesta per 14 mesi nel 2011 e 2012 e poi è arrivata a Cerere nel marzo 2015.
Dawn è una missione gestita dal JPL per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington. Dawn è un progetto del Discovery Program, gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama. UCLA è responsabile per l'intera parte scientifica della missione. La Orbital ATK di Dulles, Virginia, ha progettato e costruito il veicolo spaziale. Il Centro Aerospaziale di Germania, il Max Planck Institute for Solar System Research, l'Agenzia Spaziale Italiana e l'Istituto Nazionale di Astro Fisica sono i partner internazionali facenti parte dei team della missione. Per una lista completa dei partecipanti, visita: http://dawn.jpl.nasa.gov/mission.
Ulteriori informazioni su Dawn sono disponibili ai seguenti siti: http://dawn.jpl.nasa.gov/ e http://www.nasa.gov/dawn.
Nella foto (Credit: NASA/JPL) la superficie di Cerere.

Fonte: NASA

27/05/2015 - Gli appassionati di astronautica svelano l'orbita dell'X-37B -

Gli hobbisti che osservano il cielo con pazienza e perizia hanno scovato l'orbita, ora non più segreta, della mini navetta X-37B dell'U.S. Air Force.
Il veicolo X-37B, alla sua quarta missione nello spazio, è stato lanciato lo scorso 20 maggio da Cape Canaveral grazie ad un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance.
Durante la fase di ascesa del razzo le notizie sono state oscurate dopo cinque minuti dal decollo, quando lo stadio superiore Centaur ha iniziato a spingere lo spazioplano nell'orbita bassa terrestre.
Soltanto in seguito vi è stata la conferma ufficiale che la missione OTV-4 (Orbital Test Vehicle-4) era iniziata regolarmente, si pensa con il rilascio dell'X-37B dallo stadio Centaur dopo circa 19 minuti di volo.
Gli osservatori al suolo hanno scovato il veicolo su un'orbita di 312x325 km inclinata di 38° sopra l'equatore. Rispetto alle precedenti tre missioni questa orbita risulterebbe più bassa e meno inclinata. "OTV-4 è entrato su una quota iniziale inferiore rispetto ai precedenti voli," ha affermato Ted Molczan, un rispettato appassionato di osservazione satellitare. "La traccia al suolo si ripete quasi ogni due giorni. I passaggi frequentemente ripetuti sono stati un fattore comune del programma. Questo potrebbe indicare una missione di sorveglianza, o potrebbe offrire alcuni vantaggi operativi."
Sebbene l'USAF abbia rivelato almeno due esperimenti che verranno condotti durante la missione - un test di un propulsore elettrico e l'esposizione di materiali all'ambiente spaziale - gran parte del volo è segreta, compresa l'orbita, la durata della missione e quale dei due veicoli X-37B stia eseguendo questo volo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) l'X-37B in orbita terrestre.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: Arianespace) il momento dell'accensione del motore principale del primo stadio di Ariane 5.

27/05/2015 - Ariane 5 completa un altro successo -

Due satelliti per la trasmissione diretta nelle case delle trasmissioni televisive sono stati immessi in orbita con successo dal razzo vettore pesante Ariane 5 ECA di Arianespace per la missione VA223, eseguita oggi dallo Spazioporto della Guyana Francese.
Il decollo del razzo Ariane 5 ECA dal complesso di lancio ELA-3 dello Spazioporto è avvenuto esattamente all'apertura della finestra di lancio, le 21:16 UTC (le 23:16 ora italiana).
Il vettore ha rilasciato i due satelliti a bordo - DirectTV-15 per la DIRECTV degli Stati Uniti e lo SKY México-1 di SKY México - durante un volo che è durato approssimativamente 38 minuti. Il peso totale portato in orbita in questa missione è stato di 9.960 kg.
Mentre il rilascio doppio di satelliti è un marchio di fabbrica delle missioni Ariane 5, quello di oggi era unico - entrambi i passeggeri forniranno le stesse applicazioni (trasmissione diretta di programmi televisivi nelle case) e prevedono di operare sopra la stessa area del mondo, le Americhe.
Il capo e Amministratore Delegato di Arianespace, Stéphane Israël, commentando dal centro controllo missione dello Spazioporto, ha enfatizzato i servizi che da lungo tempo Arianespace fornisce agli americani, in particolare agli Stati Uniti - dai satelliti commerciali, i vari programmi in cooperazione con il governo USA, il lancio di satelliti scientifici, veicoli cargo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e satelliti per la sicurezza.
Nella posizione superiore di Ariane 5, il DirectTV-15 è stato rilasciato per primo nella sequenza di volo odierna. Il satellite è stato realizzato dalla Airbus Defence and Space utilizzando una piattaforma Eurostar E3000 e si pone fra i più potenti satelliti di trasmissione mai costruiti per gli Stati Uniti.
DirectTV-15 opererà su cinque differenti posizioni orbitali fra i 99 e 119° Ovest - da dove trasmetterà in banda KU, Ka e R per DIRECTV, uno dei principali fornitori di intrattenimento televisivo digitale mondiale con oltre 37 milioni di clienti fra Stati Uniti e America Latina. Questo è il 111° carico utile di Airbus Defence and Space lanciato da Arianespace.
Il secondo satellite rilasciato da Ariane 5 nella missione odierna - SKY México-1 - verrà gestito da SKY México, del quale è proprietario il Grupo Televisa S.A.B. messicano e la DIRECTV.
"Come la maggior parte degli operatori di comunicazioni satellitari, SKY México ha scelto il sistema di lancio Ariane 5 per portare in orbita il suo primo satellite, prefendo la qualità, affidabilità e disponibilità," ha detto Israël di Arianespace.
Il satellite SKY México-1 è stato costruito dalla Orbital ATK, basandosi sulla piattaforma GEOStar-2, e ospita trasmettitori in banda Ku e R per coprire i servizi su Messico, America Centrale e regioni caraibiche. Con l'ultimo successo di Ariane 5, lo SKY México-1 diventa il 26esimo veicolo spaziale della Orbital ATK lanciato da Arianespace.
La missione di oggi, designata VA223 è stata la quarta del 2015 ad utilizzare un vettore della famiglia di Arianespace, dopo le precedenti missioni, una per tipo di Ariane 5 VA222 con i satelliti THOR 7 e SICRAL 2, eseguita il 26 aprile), Soyuz (VS11 con due satelliti della costellazione di navigazione Galileo Full Operational Capability, eseguito il 27 marzo) e Vega (Volo VV04 con lo spazioplano europeo IXV, eseguito l'11 febbraio).
Quello di oggi è stato il 27esimo lancio orbitale globale del 2015, il 25esimo a concludersi con successo. Questo era il 49esimo Ariane 5 versione ECA e il 79esimo totale.
Il prossimo lancio di Arianespace - volo Vega VV05, previsto dallo Spazioporto per il 22 giugno - porterà il satellite Sentinel-2A nello spazio, l'ultimo in ordine di tempo di una serie di veicoli spaziali dell'Europa per l'osservazione della Terra all'interno dell'iniziativa Copernicus.
Nella foto (Credit: Arianespace) il decollo di Ariane 5 ECA per la missione VA223. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Arianespace) il momento dell'accensione del motore principale Vulcain, a propellente criogenico liquido, del primo stadio di Ariane 5.

Fonti: Arianespace - Space Launch Report

27/05/2015 - LightSail, la vela solare sperimentale, ha cessato le comunicazioni -

La missione di prova LightSail della The Planetary Society si è presa una pausa mentre gli ingegneri sono in attesa di risolvere un problema con il software che ha silenziato il veicolo spaziale con la vela solare.
Fino al tardo pomeriggio di venerdì 23 maggio i dati telemetrici indicavano che energia e temperatura erano stabili e quindi che il veicolo spaziale era in ottima salute. Ma il software di volo basato su Linux scrive le informazioni in un file di formato CSV, simile a quello di un foglio di calcolo, che cresce in dimensioni e, quando raggiunge i 32 Mb provoca il crash del sistema di volo. Il costruttore della scheda di volo ha corretto il problema con una revisione del software che, però, la versione imbarcata su LightSail non non è stata aggiornata.
Nel tardo pomeriggio di venerdì il team ha ricevuto un avviso sulla vulnerabilità del sistema e una correzione del software stava per essere inviata al veicolo spaziale appena fosse arrivato a portata della stazione ricevente di terra. Purtroppo, prima che questo accadesse la LightSail ha cessato le comunicazioni. L'ultimo pacchetto di dati ricevuto dal CubeSat è arrivato alle 21:31 UTC del 22 maggio.
Da quel momento LightSail è come fosse bloccata e, proprio come accade a volte con un computer, smette di rispondere e soltanto un riavvio potrebbe sbloccare lo stallo. Fino a giovedì vi sono stati già 37 passaggi dalle stazioni di trasmissione e ogni volta sono stati inviati i comandi di riavvio ma, finora, non è accaduto niente. I responsabili della missione sono convinti che ora soltanto un riavvio spontaneo del computer di bordo potrebbe permettere di proseguire la missione, anche eseguendo un dispiegamento manuale della vela solare. Ma come sperare che avvenga un riavvio automatico? Spesso, proprio i piccoli CubeSat, sperimentano dei riavvii spontanei causati da qualche particella carica intrappolata nel campo magnetico terrestre che colpisce i circuiti di bordo del veicolo.
Senza la vela solare dispiegata la LightSail potrebbe rimanere in orbita anche per un periodo di sei mesi. A questo punto non rimane che sperare, entro poche settimane, di un riavvio spontaneo del computer di volo per poter proseguire la missione.
LightSail era decollata, assieme ad altri otto CubeSat, come carico utile secondario della messa in orbita dello spazioplano X-37B per mezzo del razzo vettore Atlas 5 il 20 maggio scorso.
Nell'illustrazione artistica (Credit: The Planetart Society) il veicolo spaziale LightSail come sarebbe dovuto apparire con la vela solare dispiegata.

Fonte: The Planetary Society

Nella grafica (Credit: NASA) la posizione di PMM Leonardo prima (in blu) e dopo lo spostamento (in verde).

27/05/2015 - Sulla ISS il modulo PMM Leonardo è nella nuova posizione -

Dopo un'operazione di trasloco, durata circa 3 ore, il modulo PMM Leonardo si trova ora nella sua nuova posizione, agganciato al boccaporto anteriore del Nodo 3.
Il Permanent Multipurpose Module (PMM) 'Leonardo' è stato ri-posizionato con successo dal nodo Unity al nodo Tranquillity alle 9:08 a.m. EDT di mercoledì 27 maggio 2015. Il PMM è stato ri-posizionato in modo robotico dal boccaporto che guardava verso Terra del modulo Unity della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) al boccaporto anteriore del modulo Tranquillity come parte del prossimo passo per la ri-configurazione del complesso orbitale in vista dell'arrivo dei veicoli commerciali con equipaggio USA.
I controllori di volo che si occupano della parte robotica presso il Controllo Missione di Houston, in Texas, hanno lavorato in tandem con il Mobile Servicing System (MSS) Operations Center presso la sede centrale della Canadian Space Agency (CSA) di St. Hubert, in Quebec, Canada, utilizzando il braccio robotico Canadarm2 per manovrare il modulo (del peso di 11 tonnellate) nella breve distanza che lo separava dalla sua nuova posizione.
Il Comandante di Spedizione 43, Terry Virts, e l'Ingegnere di Volo Scott Kelly della NASA hanno supervisionato i comandi per l'operazione di avvitatura dei bulloni automatici del PMM a Tranquillity. Il portello del PMM verrà riaperto domani.
Si è trattato della prima operazione di spostamento di un modulo della ISS fin dal 2011, e per l'esattezza proprio quando venne installato il PMM, durante la missione Shuttle STS-133.
Il modulo 'Leonardo' è una versione modificata di uno dei tre Multi-Purpose Logistic Module (MPLM) assieme a Raffaello e Donatello sviluppati dall’ASI nell’ambito del Memorandum of Understanding stipulato con la NASA nel 1997, in virtù del quale l’Italia ha fornito all’agenzia statunitense i tre moduli cargo pressurizzati in cambio di diritti di utilizzo della Stazione e di opportunità di volo per astronauti italiani, tre di breve durata come membri di equipaggio dello Space Shuttle e una di lunga durata ogni 5 anni come membri dell’equipaggio dell’avamposto internazionale.
Quest'operazione di trasloco del PMM ha lasciato libero il boccaporto che guarda verso la Terra di Unity come un'altra locazione per l'ormeggio dei veicoli cargo commerciali USA. I futuri veicoli commerciali equipaggio USA attraccheranno al boccaporto del modulo Harmony che guarda verso lo spazio e a quello anteriore. Entrambi verranno modificati nel corso dell'anno con l'aggiunta di un paio di International Docking Adapters (IDA) che arriveranno alla stazione con la settima e nona missione cargo della SpaceX stipulata con la NASA per il rifornimento del complesso orbitale. Gli IDA verranno agganciati ai Pressurized Mating Adapters 2 e 3, permettendo così alla stazione di ospitare fino a due veicoli cargo commerciali e due veicoli commerciali equipaggio alla volta.
Con il PMM sistemato anteriormente al Nodo 3 rimane anche libero un altro boccaporto che può essere utilizzato da piccoli moduli, nello specifico il Bigelow Expandable Activity Module (BEAM) che verrà installato entro l'anno.
Lo spostamento di PMM Leonardo era inizialmente previsto per il 12 giugno ma, a causa del rinvio dei voli Soyuz dovuti all'incidente del Progress 59 (M-27M), è stato anticipato al 27 maggio. Questo perché altrimenti il 12 giugno vi sarebbero stati solo tre membri dell'equipaggio sulla ISS, dato che la partenza ritardata di Soyuz TMA-15M con Terry Virts, Samantha Cristoforetti e Antan Shkaplerov è prevista, indicativamente per l'11 giugno.
Tutta questa fase dovrebbe essere completata entro l'anno, massimo nei primi mesi del 2016 e si tratterà, molto probabilmente, dell'ultima grande trasformazione del complesso orbitale per tutto il resto della sua vita operativa, che si prevede si concluderà nel 2024.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) il modulo PMM Leonardo mentre viene spostato per mezzo del braccio robotico. Nella grafica in alto a sinistra (Credit: NASA) la posizione di PMM Leonardo fra i moduli della ISS, prima (in blu) e dopo lo spostamento (in verde).

Fonti: NASA - Nasaspaceflight

27/05/2015 - L'Ariane 5 pronto al lancio di due satelliti -

Il lanciatore pesante di Arianespace è stato trasportato ieri alla zona di lancio, nello Spazioporto della Guyana Francese per il volo dell'Ariane 5, previsto il 27 maggio con i satelliti DirectTV-15 e SKY Mexico-1.
Durante le attività che si sono svolte ieri presso lo Spazioporto, l'Ariane 5 è stato trasferito con la sua piattaforma mobile di lancio dal Final Assembly Building, dove il carico utile è stato integrato con il razzo vettore, fino al complesso di lancio dedicato ELA-3.
Questo passo spiana la strada per la missione di oggi, designata VA223 nel sistema di numerazione di Arianespace, con una finestra di lancio di un'ora e 24 minuti che si apre alle 6:16 p.m. locali della Guyana Francese (le 23:16 ora italiana).
Come passeggero superiore del volo VA223, il DirectTV-15 - costruito dall'Airbus Defence and Space - verrà rilasciato per primo nella sequenza di lancio a quasi 28 minuti dal decollo.
Approssimativamente dieci minuti dopo, lo SKY Mexico-1 - realizzato dalla Orbital ATK - che si trova nella posizione inferiore si separerà, completando così la sequenza di volo.
Sottolineando il sostenuto ritmo operativo della società allo Spazioporto di quest'anno, il Volo VA223 sarà il quarto lancio totale di Arianespace nel 2015 per la sua famiglia completa di lanciatori, seguendo una missione ciascuno per l'Ariane 5, il vettore medio Soyuz e il leggero Vega.
Nella foto (Credit: Arianespace) il razzo vettore Ariane 5 per la missione VA223 sulla rampa di lancio.

Fonte: Arianespace

27/05/2015 - L'U.S. Air Force certifica il razzo Falcon 9 di SpaceX -

Dopo un processo durato più di due anni l'aviazione militare degli Stati Uniti ha concesso la certificazione al razzo vettore Falcon 9 della SpaceX.
Questo permetterà alla compagnia californiana di competere, assieme alla United Launch Alliance, per aggiudicarsi il lancio dei satelliti dell'USAF, come, ad esempio, quelli per la navigazione GPS.
"Questo è un passo molto importante per l'Air Force e il Dipartimento della Difesa," ha dichiarato il Segretario dell'USAF Deborah Lee James in un comunicato stampa. "La SpaceX è emersa come un possibile candidato per la fornitura di servizi di lancio creando competizione per la prima volta in quasi un decennio. In ultima analisi, la leva del mercato spaziale commerciale spianerà giù il costo per il contribuente americano e migliorerà la nostra elasticità militare."
La compagnia ULA di Denver ha infatti tutto per se il mercato dei lanci per la sicurezza nazionale USA fin da quando venne creata, nel 2006, dalla fusione dei due operatori Boeing e Lockheed Martin, che precedentemente erano rivali nell'industria del settore.
La concessione della certificazione al Falcon 9 prevedeva che i responsabili dell'Air Force giudicassero tre lanci consecutivi di successo del razzo. I ritardi sono stati anche la conseguenza dello sviluppo e dell'aggiornamento continuo, da parte di SpaceX, del suo razzo vettore.
Fra i punti che, ancora poche settimane fa, erano un problema per la certificazione vi è quello che la SpaceX integra i satelliti sul razzo in posizione orizzontale mentre l'Air Force preferisce l'integrazione verticale.
Al momento la SpaceX è l'unica compagnia, oltre alla ULA con i suoi Atlas 5 e Delta IV, ad aver ricevuto la certificazione per i lanci militari.
La SpaceX sta sviluppando un razzo molto più grande chiamato Falcon Heavy che dovrebbe debuttare entro la fine dell'anno o al massimo nei primi mesi del prossimo. La SpaceX ha scritto ad aprile una lettera di intenti all'Air Force chiedendo il processo di certificazione anche per il Falcon Heavy, un processo che la compagnia spera di poter completare entro il 2017.
Nella foto d'archivio (Credit: SpaceX) un razzo Falcon 9 nell'hangar in attesa di essere portato verso la rampa di lancio.

Fonti: USAF - Spacenews

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) le bizzarre strutture del ghiaccio sulla superficie di Europa fotografate dalla sonda Galileo.

26/05/2015 - La NASA sceglie gli strumenti per 'Europa Mission' -

La NASA ha scelto nove strumenti scientifici per una missione diretta verso Europa, la luna di Giove, per studiare se sul misterioso corpo celeste ghiacciato vi possono essere le condizioni per la presenza della vita.
La missione Galileo della NASA ha scoperto forti indizi che Europa, che ha circa le stesse dimensioni della Luna, abbia un oceano nascosto sotto una crosta ghiacciata di spessore non conosciuto. Se fosse provato che questo oceano esiste, potrebbe avere oltre il doppio dell'acqua posseduta dalla Terra. Con abbondante acqua salata, un fondale roccioso e l'energia e la chimica fornita dal riscaldamento mareale, Europa potrebbe essere il miglior posto nel Sistema Solare per cercare la presenza odierna di vita oltre il nostro pianeta.
"Europa ci ha stuzzicato con la sua enigmatica superficie ghiacciata e le prove di avere un vasto oceano, dopo i dati incredibili degli 11 flyby della sonda Galileo eseguiti oltre un decennio fa e le recenti osservazioni di Hubble che suggeriscono pennacchi che espellono l'acqua fuori dalla luna," ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore associato per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. "Siamo entusiasti del potenziale di questa nuova missione e di questi strumenti per svelare i misteri di Europa, nella nostra ricerca di trovare le prove della vita oltre la Terra."
Il budget fiscale della NASA per il 2016 prevedeva 30 milioni di dollari per formulare una missione verso Europa. La missione prevede l'invio di una sonda alimentata dai pannelli solari in una lunga orbita attorno al gigantesco pianeta gassoso Giove che gli permetterà di eseguire sorvolo ravvicinati di Europa durante un periodo di tre anni. In totale la missione prevede 45 flyby che spazieranno da un'altezza minima di 25 km fino alla massima di 2.700.
La strumentazione scientifica prescelta comprenderà fotocamere e spettrometri per produrre immagini della superficie di Europa in alta risoluzione e determinarne la sua composizione. Un radar penetrerà il guscio ghiacciato è potrà determinarne lo spessore e rivelare la presenza di laghi simili a quelli che si trovano in Antartide. La missione inoltre disporrà di un magnetometro per misurare l'intensità e la direzione del campo magnetico della luna, e questo permetterà agli scienziati di determinare la profondità e il grado di salinità di questi oceani.
Uno strumento termico analizzerà la superficie ghiacciata di Europa alla ricerca delle recenti eruzioni di acqua calda, mentre gli strumenti supplementari potranno cercare le prove di acqua e particelle minuscole nella sottile atmosfera della luna. Lo Hubble Space Telescope della NASA ha osservato il vapore acqueo sopra la regione polare sud di Europa nel 2012, fornendo la prima forte evidenza di fontane d'acqua. Se l'esistenza dei pennacchi fosse confermata - e che questi sono collegati ad un oceano sotto la superficie - aiuterà gli scienziati a indagare la composizione chimica dell'ambiente potenzialmente abitabile di Europa, riducendo al minimo la necessità di perforare attraverso gli strati di ghiaccio.
Lo scorso anno la NASA aveva inviato i ricercatori a sottoporre le idee per la strumentazione che avrebbe studiato Europa. Trentatré proposte sono state inviate e di queste, nove sono state prescelte per la missione che verrà lanciata negli anni '20.
"Questo è un grande passo per la ricerca di oasi che potrebbero sostenere la vita così vicino a noi," ha detto Curt Niebur, scienziato del programma Europa presso la sede centrale della NASA a Washington. "Siamo fiduciosi che questa versatile serie di strumenti potrà fornirci scoperte emozionanti per questa missione così tanto attesa."

Gli strumenti prescelti dalla NASA sono i seguenti:

Plasma Instrument for Magnetic Sounding (PIMS) - Il ricercatore principale è il dottor Joseph Westlake della Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL), di Laurel, nel Maryland. Questo strumento funziona in combinazione con un magnetometro ed è la chiave per determinare lo spessore del guscio di ghiaccio di Europa, la profondità dell'oceano e la salinità correggendo il segnale di induzione magnetica per le correnti di plasma intorno a Europa.
Interior Characterization of Europa using Magnetometry (ICEMAG) - Il ricercatore principale è la dottoressa Carol Raymond del Jet Propulsion Laboratory della NASA (JPL) di Pasadena, in California. Questo magnetometro misurerà il campo magnetico vicino a Europa e - in combinazione con lo strumento PIMS - dedurrà la posizione, lo spessore e la salinità dell'oceano di Europa utilizzando un sensore elettromagnetico in multifrequenza.
Mapping Imaging Spectrometer for Europa (MISE) - Il ricercatore principale è la dottoressa Diana Blaney del JPL. Questo strumento analizza la composizione di Europa, identificando e mappando le distribuzioni di elementi organici, sali, acidi, idrati, fasi di ghiaccio d'acqua e altri materiali per determinare l'abitabilità dell'oceano di Europa.
Europa Imaging System (EIS) - Il ricercatore principale è la dottoressa Elizabeth Turtle di APL. Le fotocamere grandangolari e a campo stretto di questo strumento mapperanno la maggior parte di Europa con risoluzione di 50 metri, e forniranno le immagini di alcune aree di superficie di Europa con una risoluzione fino a 100 volte più.
Radar for Europa Assessment and Sounding: Ocean to Near-surface (REASON) - Il ricercatore principale è il dottor Donald Blankenship della University of Texas, di Austin. Questo strumento radar a doppia frequenza per penetrare il ghiaccio è stato progettato per caratterizzare e sondare la crosta ghiacciata di Europa dalla prossimità della superficie fino al mare, rivelando la struttura nascosta del guscio di ghiaccio di Europa e la potenziale acqua al suo interno.
Europa Thermal Emission Imaging System (E-THEMIS) - Il ricercatore principale è il dottor Jack (Hunter) Waite del Southwest Research Institute (SwRI), di San Antonio. Questo strumento determina la composizione della superficie e dell'oceano sottostante misurando l'atmosfera estremamente tenue di Europa e di qualsiasi materiale di superficie espulso nello spazio.
Ultraviolet Spectrograph/Europa (UVS) - Il ricercatore principale è il dottor Kurt Retherford di SwRI. Questo strumento adotterà la stessa tecnica utilizzata dal telescopio spaziale Hubble per rilevare la probabile presenza di fontane d'acqua in eruzione dalla superficie di Europa. UVS sarà in grado di rilevare piccoli pennacchi e fornirà dati importanti sulla composizione e la dinamica dell'atmosfera rarefatta di questa luna.
SUrface Dust Mass Analyzer (SUDA) - Il ricercatore principale è la dottoressa Sascha Kempf della University of Colorado, di Boulder. Questo strumento misurerà la composizione delle piccole particelle solide espulse da Europa, offrendo l'opportunità di avere campioni direttamente dalla superficie dai potenziali pennacchi durante i flyby a bassa quota.

Separato da questa lista troviamo lo strumento SPace Environmental and Composition Investigation near the Europan Surface (SPECIES) che è stato scelto per ulteriori sviluppi tecnologici. Guidato dal ricercatore principale, il dottor Mehdi Benna presso il Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, in Maryland, questo combina uno spettrometro di massa neutro e un gas cromatografo che verrà sviluppato per altre opportunità di missione.
Lo Science Mission Directorate della NASA di Washington conduce una vasta tipologia di programmi di esplorazione e ricerca scientifica per lo studio della Terra, del meteo spaziale, del Sistema Solare e dell'Universo.
La NASA prevede di spendere circa 110 milioni di dollari nei prossimi tre anni per la progettazione e la realizzazione degli strumenti. Al momento è troppo presto per valutare una stima dei costi della Europa Mission ma ci si aspetta che potrebbero aggirarsi sui 2 miliardi di dollari, senza contare il costo del veicolo di lancio.
Per ulteriori informazioni su Europa, visita: http://go.nasa.gov/europanews.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) il concetto della Europa Mission con i molteplici sorvoli della luna ghiacciata Europa. Nella foto in alto (Credit: NASA/JPL-Caltech) le bizzarre strutture del ghiaccio sulla superficie di Europa fotografate dalla sonda Galileo.

Fonti: NASA - Spaceflight Now

26/05/2015 - Sulla ISS tutto pronto per spostare domattina il PMM -

Il modulo cargo PMM 'Leonardo' è stato preparato per il suo ri-posizionamento dal modulo Unity al modulo Tranquillity. La manovra si terrà mercoledì mattina. Intanto l'equipaggio di Spedizione 43 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prosegue con gli esperimenti, controlli medici e lavoro al braccio robotico giapponese.
Il Comandante Terry Virts e il membro dell'equipaggio della missione 'One Year', Scott Kelly, hanno preparato il Permanent Multi-purpose Module (PMM) per il suo ri-posizionamento. I due hanno chiuso il portello del grande modulo magazzino e lo hanno ri-configurato per il suo distacco, previsto domattina.
Su NASA TV mercoledì, a partire dalle 8 a.m. EDT (le 14 ora italiana) verranno seguite in diretta le fasi del ri-posizionamento del PMM e la sua installazione che preparano la strada alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per l'arrivo dei futuri veicoli commerciali con equipaggio. Inoltre potete vedere un briefing grafico per la passeggiata spaziale che preparerà il PMM per il lavoro.
Intanto l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha lavorato oggi all'interno del modulo giapponese Kibo manovrando il braccio robotico Small Fine Arm per installare campioni di esperimenti sulla piattaforma esterna. Samantha ha fotografato il suo lavoro durante le attività robotiche.
I tre cosmonauti, compreso Mikhail Kornienko, l'altro membro della missione 'One Year', hanno lavorato a numerosi esperimenti scientifici e alla manutenzione del segmento russo della ISS. I tre hanno osservato come si adatta il metabolismo e il movimento di un astronauta alla micro-gravità, esplorato come le onde sonore possono aiutare a determinare la posizione degli impatti di micro-meteoriti e studiato l'ambiente elettromagnetico che circonda la stazione spaziale.
Nella foto (Credit: NASA) la vista della Terra dalla Cupola.

Fonte: NASA Blog ISS

26/05/2015 - Su Rea crateri a perdita d'occhio -

Continuano ad arrivare i dati inviati dalla sonda NASA/ESA/ASI Cassini relativi a Rea, il secondo satellite naturale di Saturno e il nono del Sistema Solare, di cui ha parlato Media INAF già qualche mese fa. Di recente la sonda, lanciata nel 1997 (ed entrata in orbita attorno a Saturno il primo luglio 2004), ha fotografato l’orizzonte della luna Rea: dall’immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) si evince che il profilo è leggermente irregolare e decisamente ammaccato, visti gli innumerevoli crateri sulla superficie dell’oggetto ghiacciato (1.527 chilometri in larghezza).
Il satellite naturale del sesto pianeta del Sistema solare, infatti, è stato scolpito da diverse collisioni, la cui storia è scritta proprio in questi crateri che non vengono disturbati da erosioni, vulcani o movimenti tellurici (come accadrebbe sulla Terra) proprio perché Rea è un oggetto relativamente 'tranquillo'.
La regione illuminata che si vede nella foto è l’emisfero 'finale' di Rea, vale a dire quello che si trova dalla parte opposta rispetto alla direzione dell’orbita. Questa luna di Saturno è prevalentemente composta da ghiaccio d’acqua. Un emisfero è brillante ed è qui che c’è la maggior parte dei crateri (il cui diametro – in alcuni casi – può anche superare i 40 chilometri), mentre l’altro è costituito da una serie di strisce chiare su fondo scuro.
Qualche dettaglio sull’immagine: il Nord su Rea è in alto e ruotato di 12 gradi verso destra e l’immagine è stata scattata dalla narrow-angle camera (NAC) in luce visibile lo scorso 10 febbraio 2015 durante l’ultimo flyby da una distanza di circa 56mila chilometri. Da qualche mese, infatti, la sonda è tornata ad orbitare attorno al piano equatoriale di Saturno e dopo due anni può di nuovo osservare e studiare le lune: prima Cassini volava in prossimità dei poli di Saturno con un’orbita molto inclinata, denominata Rev 213 al centro di controllo della missione.
Per maggiori informazioni sulla missione Cassini/Huygens, una collaborazione fra NASA/ESA/ASI, visita: http://saturn.jpl.nasa.gov/.
Per altre immagini della sonda Cassini/Huygens, visita: http://ciclops.org/

Fonti: INAF News - NASA/JPL

26/05/2015 - 100 giorni alla missione di Andreas Mogensen sulla ISS -

Il conto alla rovescia per gli ultimi 100 giorni dell'astronauta ESA, Andreas Mogensen, prima di decollare verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sono scattati. Dopo il lancio, previsto per il 1° settembre, egli testerà nuove tecnologie e consegnerà un veicolo spaziale nuovo per gli equipaggi di lunga permanenza a bordo del complesso orbitale.
Andreas Mogensen sarà il primo astronauta di nazionalità danese a volare nello spazio.
La maggior parte degli astronauti rimane sulla ISS fino a sei mesi, ma Scott Kelly, della NASA, e il russo Mikhail Kornienko dovranno trascorrere quasi un anno nello spazio per aiutare le ricerche sugli effetti della vita a micro-gravità per lunghi periodi.
Tutti gli occupanti arrivano a bordo della Soyuz russe che sono però certificate per sei mesi, quindi Scott e Mikhail hanno bisogno di un nuovo veicolo per tornare a casa quando la loro missione si concluderà il prossimo anno.
Andreas e i suoi compagni di viaggio voleranno verso la ISS a bordo della capsula Soyuz TM-18M ma torneranno sulla Terra a bordo della Soyuz TMA-16, che ha fatto arrivare Kelly, Mikhail e Scott al laboratorio di ricerca in assenza di peso.
Questa inusuale breve missione è un'opportunità di testare nuove tecnologie e riportare velocemente campioni di esperimenti agli scienziati sulla Terra.
Durante i primi periodi che la maggior parte dei nuovi arrivati trascorre per acclimatarsi al nuovo ambiente, Andreas lavorerà a circa 20 esperimenti europei.
Egli metterà alla prova un nuovo indumento aderente che promette di alleviare il dolore alla schiena del quale molti astronauti soffrono. Altri esperimenti osserveranno i muscoli e i vasi sanguigni di Andreas, le sue ossa e il cervello per verificare come funzionano nello spazio.
Gran parte degli esperimenti per questa missione 'IRISS' testeranno nuove modalità per interagire con il controllo missione e migliorare le operazioni. Egli eseguirà anche alcuni compiti senza interagire con il controllo missione, invece li eseguirà in tempo reale imparando da un software 3D. Una cuffia dotata di telecamera trasmetterà le immagini di quello che Andreas vede al controllo missione proprio come se fossero dietro le sue spalle e lo potranno guidare.
Il progetto Meteron, che si prefigge il controllo di robot dallo spazio, farà un passo avanti quanto Andreas comanderà, dalla ISS, un rover che si troverà in Olanda. Inoltre egli utilizzerà anche un joystick speciale che gli fornirà la sensazione di 'sentire' gli oggetti in remoto.
Inoltre egli studierà da sopra cosa accade durante i temporali e possibilmente lancerà un satellite realizzato dagli studenti per il monitoraggio delle navi negli oceani.
"Sarò molto occupato negli ultimi 100 giorni prima del lancio, preparandomi per le attività scientifiche e tecnologiche," dice Andreas. "Con il programma così densamente impegnato che ho per questa missione, dovrò iniziare subito a lavorare appena arrivato sulla Stazione."
Andreas condivide il suo addestramento per la missione attraverso dei video blog regolari e spera di poter proseguire anche quando si troverà nello spazio. Segui la missione attraverso http://andreasmogensen.esa.int/.
Nella foto (Credit: ESA–J. Harrod) Andreas Mogensen mentre si allena con il joystick che risponde ai suoi movimenti con una contro-forza. Si tratta dell'esperimento Haptics-1 che poi dovrà eseguire in orbita.

Fonte: ESA

Nell'illustrazione artistica (Credit: CONAE) il satellite da osservazione radar terrestre SAOCOM-01.

26/05/2015 - La missione ASI in Argentina -

Si è conclusa il 23 maggio la 'missione di sistema' dell’Agenzia Spaziale Italiana in Argentina, secondo impegno dedicato al settore nell’agenda dell’Anno dell’Italia in America Latina dopo la due giorni in Messico dello scorso marzo.
A guidare la delegazione del nostro Paese, composta da una nutrita rappresentanza dell’industria nazionale (TAS-I, e-Geos, IDS e AIAD), è stato il presidente dell’ASI Roberto Battiston accompagnato dal responsabile per le Relazioni Internazionali e l’Alta Formazione dell’ASI Gabriella Arrigo.
"Sono stati cinque giorni densi e fruttuosi – ha dichiarato Battiston, che il 20 all'Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires ha tenuto una Conferenza sul 'Sistema Spazio' in Italia – nel segno di una cooperazione nel settore tra i due paesi che data oltre venti anni, dall’accordo del 1992 sulla ricerca e l’utilizzo dello Spazio extra-atmosferico fino alla partnership ASI-CONAE sul progetto SIASGE all’inizio del nuovo millennio, programma sul quale entriamo adesso in una avanzata fase operativa."
Oltre alla capitale, dove hanno avuto luogo gli incontri di più alto profilo istituzionale, la missione ha ‘toccato’ Bariloche - presso le facilities industriali dell’INVAP, dove vengono sviluppati i satelliti del programma SIASGE, SAOCOM - e Cordoba – per, tra le altre cose, una visita al locale Centro Spaziale CONAE e all’Istituto di Alta Formazione 'Mario Gulich', oltre ad un incontro con il Rettore della locale Università, Francisco Tamarit.
Tra gli aspetti più qualificanti della missione, infatti, gli accordi di collaborazione in tema di ‘Alta formazione’ hanno avuto un importanza di primo piano. E’ stata confermata dunque la collaborazione con l’Istituto 'Mario Gulich' e le borse dell’ASI e del MAECI, mentre è già in corso un importante programma di formazione post laurea nell’utilizzo dei dati telerilevati per la gestione e la prevenzione delle grandi emergenze.
SIASGE (Sistema Italo-Argentino di Satelliti per la Gestione delle Emergenze) è uno dei progetti satellitari più ambiziosi a livello mondiale e consiste in una costellazione di 6 satelliti radar operanti lungo la stessa orbita.
Quattro in banda X – si tratta della costellazione COSMO Sky Med, già operativa in orbita – e due in banda L: i satelliti SAOCOM 1A e 1B, attualmente in fase di sviluppo e il cui lancio con vettore Falcon-9 delle società USA Space-X è in programma entro il 2017.
La possibilità di operare contemporaneamente nelle due bande radio, che hanno caratteristiche molto diverse relativamente alla penetrazione della superficie terrestre illuminata dal radar rende il SIASGE un sistema innovativo e molto efficace per l’osservazione della terra, in particolare, per quanto riguarda le applicazioni relative al contenuto di acqua del terreno.
"Nel corso della visita – ha spiegato Battiston - è stata lanciata l’idea di una fase 2 di SIASGE, in quanto sia l’ Italia che l’Argentina hanno in previsione il lancio di altri satelliti SAR: COSMO-SkyMed con altri due satelliti in banda X e altrettanto da parte argentina con due SAOCOM (A,B) in banda L. Permettendo così di prevedere che la fine del decennio il progetto SIASGE potrà contare su 10 satelliti SAR X e L: una straordinaria costellazione con caratteristiche uniche a livello mondiale."
L’idea di una continuazione di SIASGE è stata presentata al Ministro della Pianificazione, Investimenti e Servizi Pubblici, Julio Miguel De Vido nel corso di un incontro con la delegazione ASI guidata dall’Ambasciatore italiano in Argentina, Teresa Castaldo, che ha dichiarato l’intenzione di sostenerla e ha invitato ASI e CONAE a preparare un accordo in tale senso. Con l'occasione, la delegazione ASI ha anche incontrato a Buenos Aires il Vice Ministro della Scienza, Tecnologia e Innovazione, Alejandro Ceccatto, e il Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri, Carolina Perez Colman.
Nella foto (Credit: ASI) Battiston in visita alle strutture aerospaziali argentine. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: CONAE) il satellite da osservazione radar terrestre SAOCOM-01.

Fonti: ASI - Argentina Aerospacial

Nella foto (Credit: NASA) Sally K. Ride.

26/05/2015 - Google onora Sally Ride, la prima americana nello spazio -

Oggi Google, il celebre motore di ricerca su Internet, ricorda con una serie di simpatici doddle animati la data di nascita di Sally Kristen Ride, la prima astronauta statunitense a raggiungere, il 18 giugno 1983, lo spazio a bordo della navetta spaziale, nella missione STS-7.
Ma chi era la prima astronauta NASA a volare nello spazio? Nata il 26 maggio 1951, un giorno del 1977, vagando per i corridoi dell’università, l’ateneo era quello di Stanford, e lì Sally si trovava per studiare fisica, avendo preferito la scienza a una già avviata carriera da tennista professionista, trovò in bacheca un messaggio che catturò la sua attenzione: la Nasa cercava 35 astronauti. Fu così che cominciò l’avventura della prima donna americana nello Spazio, ricordata nel doodle di Google odierno nell’anniversario della sua nascita.
Sally superò tutti gli esami ed entrò a far parte della NASA nel 1978. Con la missione STS-7 rimase nello spazio poco più di 6 giorni durante i quali dimostrò, non che ve ne fosse bisogno, che una donna aveva la stessa resistenza all'ambiente spaziale. Dopo la prima missione del 1983 volò ancora nel 1984 con STS 41-G. Quello che avrebbe dovuto essere il suo terzo volo nello spazio venne cancellato dopo l'incidente del Challenger e così l'astronauta continuò a lavorare per la NASA, ma in compiti a terra, fino al 1989, quando divenne direttore del California Space Institute dell'Università della California a San Diego e docente dello stesso ateneo.
Ha fatto parte delle commissioni per gli incidenti della navetta Challenger e del Columbia, la sola persona a partecipare ad entrambe.
Ha continuato a lavorare fino alla fine per promuovere la partecipazione delle donne al settore scientifico con la creazione della fondazione Sally Ride Science.
Sally Ride è scomparsa il 23 luglio 2012 a La Jolla, in California. Solo dopo la sua morte e con il suo beneplacito, la fondazione stessa ha rivelato che l’astronauta ha avuto una compagna per 27 anni, l’ex tennista Tam O’Shaughnessy, a capo della Sally Ride Science.
Nelle immagini (Credit: Google) i cinque doodle dedicati a Sally Ride. Nella foto a sinistra (Credit: NASA) Sally K. Ride.

Fonti: Il Post - Google

25/05/2015 - Nessun segno dei resti dell'impatto del Proton-M -

Nonostante le prime notizie diffuse, le ricerche approfondite, portate avanti da una flotta di satelliti da osservazione terrestre della Russia, non hanno rilevato nessuna area interessata dalla caduta dei frammenti del terzo stadio del razzo vettore Proton-M, del suo stadio superiore Breeze-M e del satellite MexSat-1.
Il Proton-M, lanciato dal Cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, il 16 maggio scorso con a bordo il satellite per telecomunicazioni del governo del Messico, MexSat-1 (Centenario) aveva avuto un grave guasto al terzo stadio con il risultato che lo stadio superiore con annesso il carico utile erano ricaduti nell'atmosfera terrestre a pochi minuti dal decollo. I giornalisti avevano quasi subito reso noto che i detriti erano caduti sulla regione Chita, in Russia, e che gli elicotteri fatti levare in volo avevano avvistato dei segni di impatto. A questo punto i russi avevano deciso di impiegare una flotta di satelliti per osservazione terrestre (Resurs-P n.1, Resurs-P n.2, Canopus-B 1 e il bielorusso BKA) alla ricerca delle zone di impatto dei detriti.
La zona interessata era la regione montuosa a est del lago Baikal, in Russia. La regione copre oltre 1.000 km quadrati di territorio. Le immagini ottenute dai satelliti sono state attentamente analizzate ma non sarebbero state trovate tracce di impatti al suolo. Molto probabilmente gran parte del materiale è bruciato nell'atmosfera durante il rientro.
Intanto l'indagine per scoprire il motivo del guasto del terzo stadio del vettore si stà concentrando su un errore umano durante la produzione del razzo anche se, al momento non sono emersi dettagli.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Roscosmos) un satellite da osservazione terrestre Resurs-P.

Fonte: Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: Massimo Martini) un momento della serata di 'Ti porto la Luna'.

25/05/2015 - L'eccezionale tour 'Ti porto la Luna' -

L'eccezionale tour italiano di una roccia lunare riportata sulla Terra dagli astronauti dell'ultima missione Apollo, la 17, ha avuto la sua tappa a Viareggio il 23 e 24 maggio.
Questo evento di portata storica è stato reso possibile grazie alla passione, tenacia e perseveranza di Luigi Pizzimenti, direttore della sezione astronautica di FOAM13 e curatore del padiglione Spazio al museo dell'aria 'Volandia', e di Paolo Attivissimo, il celebre 'Disinformatico' giornalista, divulgatore scientifico, cacciatore di bufale e appassionato di astronautica. I due si sono infatti recati a Houston di persona dove, presso il Laboratorio Lunar Sample Laboratory Facility della NASA, hanno preso in consegna, grazie all'accredito di Pizzimenti presso l'agenzia spaziale americana, il prezioso campione di roccia 70215,41 (007). Dal 9 maggio al 3 giugno quindi, prima di riportare il campione dai suoi legittimi proprietari, i due intrepidi ed instancabili appassionati hanno concepito un tour per tutta Italia offrendo, a chi volesse, l'opportunità di organizzare conferenze con annessa esposizione del campione lunare.
In molti si sono offerti e quasi tutti i giorni di questo 'mese pazzo', come l'ha definito lo stesso Pizzimenti, il campione è stato ospitato in una città diversa del nostro Paese, dove centinaia di persone alla volta hanno ascoltato, dalla viva voce dei due protagonisti, il racconto di come quel frammento di Luna sia arrivato sulla Terra nel 1972 e poi fino a noi, nel 2015.
In particolare la tappa di Viareggio è merito soprattutto di Paolo Miniussi di Octobersky.it, un altro grande appassionato del volo e dell'astronautica. A lui, per dare una mano, si sono aggiunti gli astrofili del GAV (Gruppo Astronomico Viareggio) e gli sponsor che hanno reso possibile, quello che in un primo momento sembrava un sogno impossibile da realizzare in meno di due settimane, di portare la 'roccia lunare' a Viareggio.
Da parte mia ho avuto la duplice veste di 'sponsor' (grazie al sempre decisivo appoggio dalla mia consorte) che di aiuto nell'organizzazione. Il pubblico è accorso veramente numeroso, con tante persone costrette a rimanere in piedi, e la serata del 23 maggio si è svolta perfettamente nella suggestiva location del Museo della Marineria 'Alberto Gianni' di Viareggio. Dopo la conferenza le domande del pubblico, sempre interessato quando si tratta di coinvolgerlo nella 'vera' scienza, a cui è seguita la possibilità di vedere e fotografare da vicino il campione lunare. Attivissimo e Pizzimenti avevano inoltre disponibili i loro libri da poter anche autografare. Il difficile è stato chiudere la serata... il pubblico non voleva staccarsi dalla teca che conteneva il campione e ascoltava rapito i racconti dei due relatori!
Ma l'evento non è finito con la serata di sabato e chi non aveva avuto modo, o tempo, di vedere il campione lo ha potuto fare anche domenica pomeriggio (soprattutto per favorire i più piccoli) sempre con Pizzimenti e Attivissimo presenti e disponibili pronti a rispondere ad ogni domanda del pubblico.
Insomma la tappa di Viareggio è stata, sicuramente, una di quelle di maggior successo nel 'tour' del campione lunare. Non potrò mai ringraziare abbastanza tutti coloro che si sono impegnati sempre al massimo in questa, che sembrava veramente, una missione impossibile. Peccato solo che i media tradizionali a livello nazionale (giornali, radio, TV) abbiamo completamente ignorato quest'evento di portata veramente storica per il nostro Paese... ma si sa... siamo in Italia.
Il campione in mostra in questi giorni in Italia venne raccolto dall'astronauta Harrison 'Jack' Schmitt di Apollo 17 ad appena 60 metri dal luogo dell'allunaggio, a dicembre 1972. Il campione pesa circa 120 gr. ed è una porzione della roccia originale che pesava oltre 8 kg. Il campione è costituito da basalto dei mari lunari, ha circa 3,75 miliardi di anni ed è più antico del 99,99% di tutte le rocce terrestri reperibili in superficie. Il resto di questa roccia viene studiato presso il Johnson Space Center di Houston e altri centri di ricerca, negli Stati Uniti e in altri paesi, nell'ambito di un programma continuo di indagine sui campioni lunari raccolti durante il programma Apollo.
Nella foto (Credit: Massimo Martini) il frammento di roccia lunare 70215 (007) durante la serata a Viareggio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Massimo Martini) un momento della serata di 'Ti porto la Luna'.

Fonti: Il Disinformatico - FOAM13 - Octobersky.it

23/05/2015 - La Cina prepara il primo atterraggio sul lato nascosto della Luna -

La Cina sta pensando di effettuare il primo atterraggio di una sonda, la Chang'e-4, sul lato 'oscuro' della Luna, finora mai esplorato da vicino.
Wu Weiren, capo ingegnere del Programma di Esplorazione Lunare della Cina lo ha rivelato alla Televisione Centrale Cinese.
"Probabilmente sceglieremo un sito sul quale sia più difficile atterrare e riservi una sfida tecnica maggiore... La nostra prossima mossa sarà probabilmente quella di far atterrare un veicolo spaziale sul lato nascosto della Luna," ha detto Wu.
Il 'lato oscuro' della Luna non è per niente buio, esso riceve la stessa quantità di luce solare dell'emisfero visibile dalla Terra.
La ragione di 'oscuro' o 'nascosto' è che la sua faccia non guarda mai verso la Terra in un fenomeno conosciuto come 'blocco mareale'. Nel corso di milioni di anni la gravità terrestre ha rallentato la rotazione della Luna fino a farla coincidere con la velocità della sua orbita.
La sonda sovietica Luna 3 fu la prima a fotografare il lato nascosto nel 1959 e gli astronauti della missione Apollo 8 furono i primi esseri umani a vederlo. Fin da allora è stato fotografato da varie sonde, la più recente delle quali è la Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA.
Il programma di esplorazione lunare cinese, al quale è stato dato il nome di Chang'e, la mitologica dea della Luna, è diviso in tre fasi: orbitare, atterrare e ritornare.
La Cina ha lanciato la sua prima sonda lunare, Chang'e-1, il 24 ottobre 2007, dalla provincia sudoccidentale di Sichuan. La sonda completò la sua missione di 16 mesi il 1° marzo 2009, quando si schiantò sulla superficie lunare. La seconda sonda, Chang'e-2, venne lanciata l'anno successivo.
La Chang'e-3, lanciata nel 2013, segnò il completamento della seconda fase del programma lunare del Paese. Essa atterrò sulla Luna e divenne il primo veicolo spaziale ad eseguire un atterraggio morbido fin dalla sonda sovietica Luna 23, nel 1976.
La Chang'e-4, il cui lancio è previsto nel 2020, orbiterà attorno alla Luna prima di inviare un rover sulla superficie, possibilmente per la prima volta sul lato nascosto inesplorato.
La Chang'e-5, invece, nonostante la numerazione, verrà inviata sulla Luna nel 2017, e il suo compito sarà quello di raccogliere campioni lunari da riportare sulla Terra. La numerazione invertita è dovuta al fatto che la Chang'e-4 è tecnicamente una copia di Chang'e-3 e per questo motivo manterrà questo numero identificativo nonostante venga lanciata dopo la Chang'e-5.
Pechino è intenzionata a inviare una missione anche su Marte, da lanciare attorno al 2020, e anch'essa riporterebbe dei campioni di suolo sulla Terra, un'altra prima, ma questo dipenderà come la corsa spaziale si evolverà.
Nella foto (Credit: Xinhua) il rover Yutu, fotografato dal lander Chang'e-3.

Fonti: Sputnik News - China Daily

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) l'affioramento chiaro incontra quello scuro.

22/05/2015 - Curiosity aggiusta il percorso verso la montagna marziana -

Il rover Curiosity della NASA ha iniziato la salita giovedì utilizzando un percorso alternativo per arrivare a un sito di confini geologici, dopo che un altro sito si era dimostrato difficile da raggiungere.
La guida di 22 metri ha portato Curiosity su un terreno inclinato di 21° fino all'area di interesse che mostra due distinti tipi di rocce affioranti. Il team scientifico del rover vuole esaminare un affioramento che contiene il contatto tra il gruppo di roccia chiara, che la missione ha già analizzato più in basso sul monte Sharp e uno più scuro, di affioramento di roccia che, durante la missione, non è ancora stato esaminato da vicino.
Due settimane fa, Curiosity era diretto verso una zona geologica simile più a sud. Ma evitati i pendii scivolosi di quel percorso, la squadra ha deviato il veicolo e ha scelto la pianificazione di un tracciato della missione più verso occidente. La pianificazione strategica tiene aperte più opzioni di percorso per far fronte proprio a tali situazioni.
"Marte può essere molto ingannevole," ha detto Chris Roumeliotis, autista del rover Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, di Pasadena, in California. "Sapevamo che le increspature di sabbia poligonali hanno causato un sacco di scivolamenti di Curiosity in passato, ma ci sembrava essere un terreno con caratteristiche più rocciose, più consolidate e direttamente adiacenti a queste increspature. Così siamo arrivati intorno alle increspature di sabbia su quello che ci aspettavamo essere terreno più solido che potesse dare a Curiosity una trazione migliore. Purtroppo, questo terreno si è rivelato essere di materiale non troppo consolidato, che sicuramente ha sorpreso noi e Curiosity."
In tre su quattro guide compiute fra il 7 e il 13 maggio, Curiosity ha subito slittamenti delle ruote superiori al limite fissato, e si è fermato, per sicurezza, nel mezzo di un percorso. Il software di bordo di Curiosity determina la quantità di slittamento che avviene comparando la rotazione delle ruote con la distanza del percorso calcolata grazie alle analisi delle immagini riprese durante la guida.
Il rover si dirige generalmente verso Sud vicino alla base di una struttura chiamata 'Kocko Butte', una zona geologica di contatto nella parte orientale del 'Logan Pass'.
Il percorso verso questa zona di contatto avrebbe richiesto la guida attraverso dei pendii scoscesi che Curiosity, su Marte, ha già incontrato in questa zona aveva già avuto dei problemi di slittamento.
"Abbiamo deciso di tornare indietro a Jocko Butte e, in parallelo, lavorare con gli scienziati per identificare rotte alternative," ha detto Roumeliotis.
Il team ha trascorso alcuni giorni analizzando le immagini del rover e del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA per scegliere il percorso migliore per gli obiettivi a corto e lungo termine.
Uno dei fattori che il team scientifico considera è quanto tempo dedicare a raggiungere un obiettivo particolare, quando ve ne sono molti altri più avanti,"
ha detto il Project Scientist di Curiosity, Ashwin Vasavada del JPL. "Abbiamo usato le osservazioni del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA per individuare un sito alternativo per lo studio del contatto geologico nella zona Logan Pass. È un po sconvolgente guidare su una collina verso un sito che abbiamo visto solo nelle immagini satellitari e poi trovarselo di fronte a noi."
Curiosity sta esplorando Marte dal 2012. Il rover ha raggiunto la base del Monte Sharp lo scorso anno dopo uno studio fruttuoso degli affioramenti vicini al sito di atterraggio e poi si è avventurato verso la montagna. L'obiettivo principale della missione è ora quello di esaminare gli strati più alti del Monte Sharp.
Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, che ha costruito il rover e gestisce il progetto per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA a Washington. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visitate: http://www.nasa.gov/msl e http://mars.jpl.nasa.gov/msl/
Potete inoltre seguire la missione su Facebook e Twitter: http://www.facebook.com/marscuriosity e http://www.twitter.com/marscuriosity.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) un dettaglio dell'immagine che potete vedere qui intera. La ripresa è stata eseguita il 10 maggio 2015 dalla Mastcam di Curiosity e mostra il terreno difficoltoso che si trova fra il rover e l'affioramento chiaro a media distanza, vicino a quello più scuro. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech) l'affioramento chiaro incontra quello scuro. Ecco un chiaro esempio di 'contatto' geologico. La foto è stata eseguita con la Navcam di Curiosity il 21 maggio 2015 (Sol 991) dopo l'ultima salita di 22 metri.

Fonte: NASA

22/05/2015 - CryoSat misura la forte perdita di ghiaccio nella penisola Antartica Meridionale -

Una recente accelerazione nella perdita di ghiaccio in una regione precedentemente stabile dell'Antartico è stata rilevata dalla missione ghiaccio dell'ESA.
Le ultime scoperte di un team di scienziati dell'Università di Bristol mostrano che senza nessun segnale di allarme, diversi ghiacciai della Penisola Antartica Meridionale hanno rapidamente iniziato a sciogliere il ghiaccio nell'Oceano a partire dal 2009 alla velocità di circa 60 km cubici di ogni anno.
Questo rende la regione uno dei maggiori contributori dell'innalzamento del mare in Antartide, avendo aggiunto circa 300 km cubici di acqua in oceano nei trascorsi sei anni. Alcuni ghiacciai lungo le coste si stanno attualmente abbassando fino a quattro metri ognuno all'anno.
Prima del 2009, i 750 km delle coste della Penisola Antartica Meridionale non avevano mostrato segni di cambiamento.
"Sembra che attorno al 2009, lo spessore della banchisa di ghiaccio e la parte sotto la superficie si sia sciolta superando un momento cruciale che ha accelerato la perdita del ghiaccio," ha detto il Dr. Bert Wouters dell'Università di Bristol, che ha guidato lo studio.
"Tuttavia, rispetto ad altre regioni in Antartide, la Penisola meridionale è piuttosto poco studiata, proprio perché, ironicamente, non aveva mostrato alcuna modifica nel passato."
Lo studio comprende cinque anni di misurazioni da parte della missione CryoSat dell'ESA, che impiega un avanzatissimo radar altimetro che può misurare le variazioni di altezza della superficie del ghiaccio in gran dettaglio, permettendo agli scienziati di registrare i cambiamenti del proprio volume con una precisione senza precedenti.
La regione della perdita del ghiaccio è così vasta che potrebbe anche causare piccoli cambiamenti nel campo gravitazionale della Terra, rilevati dalla missione GRACE della NASA.
"Il fatto che tanti ghiacciai in una regione molto vasta abbiano iniziato così rapidamente a perdere ghiaccio è stata una sorpresa per noi. Questo mostra una risposta molto rapida della banchisa ghiacciata: in appena pochi anni il regime dinamico è completamente scivolato," ha detto il Dr. Wouters.
I modelli climatici mostrano che i cambiamenti così repentini non possono essere spiegati nelle modifiche delle precipitazioni nevose o nella temperatura dell'aria. Invece il team attribuisce questa rapida perdita al riscaldamento degli oceani.
Molti dei ghiacciai nella regione alimentano i blocchi di ghiaccio che galleggiano sulla superficie dell'oceano, che agiscono come dei contrafforti impedendo la 'messa a terra' del ghiaccio sul terreno. Questo rallenta il flusso dai ghiacciai verso l'oceano.
Ma i venti occidentali che circondano l'Antartide sono diventati più vigorosi negli ultimi decenni, in risposta al riscaldamento del clima e dello strato di ozono. I venti forti spingono le acque calde dell'Oceano Meridionale verso i poli, dove mangiano i ghiacciai e le banchine di ghiaccio galleggianti dal basso.
Le banchine di ghiaccio nella regione hanno perso quasi un quinto del loro spessore negli ultimi due decenni, riducendo così la forza resistente sui ghiacciai. Una preoccupazione fondamentale è che gran parte del ghiaccio della Penisola Antartica meridionale si fonda sulla roccia sotto il livello del mare, che diventa più profonda nell'entroterra. Ciò significa che, anche se i ghiacciai si ritirano, l'acqua calda li caccia nell'entroterra e li si sciolgono ancora di più.
"Per individuare la causa dei cambiamenti, devono essere raccolti più dati. Una conoscenza dettagliata della geometria delle banchise di ghiaccio locale, le velocità sul fondo topografico dell'oceano, lo spessore dello strato di ghiaccio e del flusso glaciale sono cruciali per dire per quanto tempo continuerà l'assottigliamento,", ha detto il dottor Wouters.
Le scoperte sono state pubblicate ieri sulla rivista Science.
Nella mappa (Credit: University of Bristol) le aeree della penisola Antartica Meridionale che hanno perso fino a 30 metri di spessore del ghiaccio dal 2009 ad oggi.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: @SpaceX) il veicolo Dragon recuperato dopo l'ammaraggio.

21/05/2015 - Dragon ammara nell'Oceano Pacifico a conclusione di CRS-6 -

La capsula robotica Dragon, della SpaceX, è ritornata oggi (21 maggio) sulla Terra, a conclusione della sesta missione cargo che la compagnia spaziale privata ha compiuto verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il veicolo spaziale senza equipaggio Dragon ha eseguito un ammaraggio nell'Oceano Pacifico, al largo delle coste di Baja California, alle 12:42 p.m. EDT (le 18:42 ora italiana), circa 5 ore e mezza dopo aver lasciato il laboratorio orbitale.
Il personale di SpaceX ha recuperato rapidamente la capsula - carica di circa 1.400 kg di esperimenti scientifici e altre attrezzature - grazie ad un'imbarcazione.
Abbiamo appena sentito del successo nell'ammaraggio. Congratulazioni!" ha twittato l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, @AstroSamantha per chi la segue su Twitter.
La compagnia californiana SpaceX ha un contratto del valore di 1,6 miliardi di dollari con la NASA per eseguire almeno 12 missioni di rifornimento verso la stazione spaziale utilizzando il Dragon assieme al razzo Falcon 9, sempre di SpaceX. L'ultimo volo era partito il 14 aprile, quando il Falcon 9 aveva portato il Dragon in orbita e, in un tentativo di riutilizzo del razzo, era quasi riuscito nell'impresa storica di atterrare su una chiatta disabitata al largo delle coste dell'Oceano Atlantico. Il primo stadio del Falcon 9 era arrivato a toccare la chiatta ma poi il booster si era ribaltato esplodendo.
La NASA ha un altro contratto per i rifornimenti destinati alla ISS con la Orbital ATK; la compagnia riscuoterà 1,9 miliardi di dollari per otto missioni utilizzando il suo veicolo spaziale Cygnus e il razzo Antares. I primi due voli si sono svolti regolarmente ma il terzo, a ottobre 2014, si è concluso dopo appena pochi secondi dal decollo, quando il razzo Antares è esploso.
La Orbital ATK sta attualmente aggiornando Antares e utilizzerà un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance per il prossimo volo di un veicolo cargo Cygnus, previsto per la fine del 2015, e forse anche per altre missioni aggiuntive.
Gli altri due veicoli di rifornimento senza equipaggio che attualmente visitano la ISS sono l'H-II Transfer Vehicle (HTV) del Giappone e i veicoli Progress della Russia. Un Progress lanciato appena due settimane dopo il Dragon, il 28 aprile, ha fallito a causa di un problema con il razzo Soyuz. Il veicolo spaziale è poi bruciato nell'atmosfera della Terra il 7 maggio senza aver mai raggiunto il laboratorio orbitante.
La fine nel fuoco è il destino ultimo di tutti i vascelli di rifornimento - anche quelli che raggiungono la stazione come previsto - eccetto il Dragon, che è stato costruito per sostenere le estreme condizioni sperimentate durante il rientro nell'atmosfera terrestre.
Un altro Dragon si recherà presto verso il laboratorio orbitante: la prossima missione di rifornimento della SpaceX, chiamata CRS-7, è infatti prevista per il prossimo 26 giugno.
Nella foto (Credit: SpaceX) il momento dell'ammaraggio della capsula Dragon cargo.

Fonte: Space.com

Nell'immagine (Credit: ASI) il PMM nella posizione prima e dopo lo spostamento.

21/05/2015 - Il PMM Leonardo pronto per la 'relocation' -

Trasloco in vista sulla ISS. A cambiare ubicazione non saranno attrezzature o ‘rack’ (una sorta di ‘armadi spaziali'), ma un intero ambiente dell’avamposto internazionale: la ‘stanza italiana’ Leonardo. Tra martedì 26 e giovedì 28 maggio prossimi sono pianificate le operazioni di ‘relocation’ del Permanent Multipurpose Module, in sigla PMM, che sarà sganciato dalla porta nadir del Nodo 1 Unity per essere posto in quella che sarà la sua collocazione definitiva.
Secondo quanto previsto dalla timeline pianificata dalla NASA le attività di approntamento a bordo inizieranno già da lunedì 25 e coinvolgeranno il comandante della ISS Terry Virts, Scott Kelly e anche la nostra Samantha Cristoforetti. ll 26 la crew operererà la disattivazione del PMM, mentre la traslazione avverrà mercoledì 27 maggio quando, tramite il braccio robotico della ISS, il modulo verrà 'disconnesso' dalla base orbitante e tramite una manovra che durerà alcune ore sarà agganciato alla porta anteriore del Nodo 3 Tranquility e successivamente riattivato. Gli astronauti potranno fare ingresso nel modulo intorno alle 15 di giovedì.
Quella in agenda la prossima settimana è una delle operazioni di riconfigurazione dei punti di attracco della Stazione internazionale volte a preparare la base orbitante all’approdo delle navette per equipaggio commerciali ora in fase di sviluppo nell’ambito del Commercial Crew Development (CCDev), il programma commerciale che usufruisce di investimenti NASA per assicurare il trasporto degli equipaggi alla ISS dopo il pensionamento degli Shuttle.
E’ infatti previsto che in un futuro prossimo le navicelle Crew Dragon della compagnia SpaceX e CST-100 della Boeing conducano astronauti nell’orbita bassa affiancandosi alla capsula russa Soyuz, al momento l’unico sistema di trasporto 'manned' in servizio da e per la ISS.
Portato in orbita con la missione STS-133 dello Space Shuttle, il PMM Leonardo è installato permanentemente sulla ISS dal 1° marzo 2011. Da allora funziona come modulo di stoccaggio di parti di ricambio, rifornimenti e materiale di scarto.
Il modulo è una versione modificata di uno dei tre Multi-Purpose Logistic Module (MPLM) Leonardo, Raffaello e Donatello sviluppati dall’ASI nell’ambito del Memorandum of Understanding stipulato con la NASA nel 1997, in virtù del quale l’Italia ha fornito all’agenzia statunitense i tre moduli cargo pressurizzati in cambio di diritti di utilizzo della Stazione e di opportunità di volo per astronauti italiani, tre di breve durata come membri di equipaggio dello Space Shuttle e una di lunga durata ogni 5 anni come membri dell’equipaggio dell’avamposto internazionale.
Sarà possibile seguire in diretta streaming le operazioni di ‘relocation’ mercoledì 27 maggio collegandosi al canale Nasa Live di AsiTV a partire dalle 14, ora italiana.
Nella foto (Credit: NASA/ASI) il modulo PMM Leonardo durante l'installazione sulla ISS. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ASI) il PMM nella posizione prima e dopo la relocation.

Fonte: ASI

21/05/2015 - Il Dragon ha lasciato la Stazione Spaziale -

Il veicolo spaziale cargo Dragon della SpaceX è stato rilasciato dal braccio robotico della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 7:04 a.m. EDT (le 13:04 ora italiana). La capsula ha poi iniziato una serie di accensioni dei propulsori e manovre per allontanarsi oltre la 'zona di sicurezza' che si estende per 200 metri attorno alla stazione e iniziare così il suo viaggio verso la Terra.
E' previsto che la capsula esegua un ammaraggio nell'Oceano Pacifico alle 12:42 p.m. EDT (le 18:42 ora italiana) completando così la sesta missione operativa di Dragon, conosciuta come CRS-6, della SpaceX.
Le operazioni per la partenza del Dragon erano iniziate ieri con gli ultimi carichi di materiali da far tornare sulla Terra, seguiti dalla chiusura del portello del veicolo spaziale e dalla preparazione del vestibolo fra il cargo e il modulo Harmony. In seguito erano stati rimossi i vari cavi ed eseguito un controllo di tenuta. Il Centro Controllo Missione, dopo essersi assicurato che non vi fossero perdite dal boccaporto ha dato il 'go' all'astronauta Scott Kelly di iniziare le operazione di sgancio. Una volta che i bulloni automatici erano stati svitati e il Dragon era libero, l'astronauta ha manovrato il Canadarm2 e agganciato il Dragon. L'operazione era avvenuta senza problemi alle 11:19 ora italiana.
Senza più la connessione con Harmony, il Dragon è stato a quel punto spostato, nel corso dei successivi 45 minuti e grazie al braccio meccanico comandato da Terra, in una posizione chiamata 'di rilascio'. In questa posizione si è atteso il momento esatto per lasciare il Dragon e, quando tutti i controlli dei sistemi di navigazione della capsula sono risultati positivi, il braccio meccanico, di nuovo passato ai comandi degli astronauti della ISS all'interno di Cupola, hanno sganciato il meccanismo e allontanato lentamente il Canadarm2 dal veicolo spaziale.
Una volta che il braccio si è portato a circa 4 metri e mezzo dal veicolo, tre minuti dopo il rilascio, il Dragon ha iniziato a utilizzare i propri propulsori di manovra Draco per allontanarsi lentamente dalla stazione. Una seconda accensione è avvenuta appena un minuto e mezzo dopo per accelerare l'allontanamento e uscire dalla 'zona di sicurezza'.
A quel punto Dragon ha condotto una manovra di rotazione di 180° ed ha iniziato la terza e più potente manovra di allontanamento.
Il veicolo trascorrerà circa cinque ore in volo libero prima dell'accensione finale dei propulsori che lo immetteranno in traiettoria di rientro nell'atmosfera terrestre.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) il Dragon libero poco dopo il rilascio da parte del Canadarm2, il braccio robotico canadese della ISS.

Fonti: NASA ISS blog - Spaceflight101

20/05/2015 - L'indagine per l'incidente del Proton sarà conclusa entro maggio -

Nel corso degli ultimi cinque anni, vi sono stati sette fallimenti di lanci del vettore Proton. L'ultimo è avvenuto lo scorso 16 maggio, quando un Proton-M/Breeze-M ha fallito nell'inserimento in orbita di un satellite per telecomunicazioni del Messico.
Secondo il capo dell'agenzia spaziale russa, la Roscosmos, la commissione responsabile delle indagini, che dovranno scoprire il motivo per il quale il vettore Proton è andato perso, verranno concluse entro la fine di maggio.
"Riguardo alla commissione di indagine sul Proton, vi sono sette gruppi di lavoro che stanno analizzando dalla telemetria al lavoro svolto presso l'impianto di produzione del razzo. Il loro lavoro dovrebbe essere concluso entro la fine di maggio." ha dichiarato Igor Komarov, capo della Roscosmos, durante una sessione del Parlamento Russo dedicata alla compagnia.
Da notare che, nella notizia apparsa sul Sputnik News e riportata da SpaceDaily, si confonde la missione del Proton con il lancio fallito del cargo Progress verso la ISS, avvenuto il 28 aprile scorso.
Nella foto (Credit: Sputinik/Oleg Urusov) il lancio del Proton-M del 16 maggio scorso.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

20/05/2015 - Sarà la 'Bandiera Internazionale del Pianeta Terra' ad essere piantata su Marte? -

Uno studente universitario svedese ha creato il design per una 'Bandiera Internazionale del Pianeta Terra' che potrebbe essere piantata su mondi alieni durante le future missioni di esplorazione umana.
Il progetto studentesco, che Oskar Pernefeldt ha eseguito per la sua tesi di laurea in Belle Arti presso il Beckmans College of Design di Stoccolma, rappresenta sette cerchi bianchi interconnessi su sfondo blu. La bandiera dovrebbe ricordare alle persone che stiamo tutti condividendo il pianeta Terra, senza riguardo alla nazionalità, dice Pernefeldt.
"Le attuali spedizioni nello spazio esterno utilizzano le differenti bandiere nazionali a seconda di quale Paese finanzia il viaggio. Tuttavia gli astronauti sono più che i meri rappresentanti dei loro Paesi. Sono i rappresentanti del pianeta Terra," illustra Pernefeldt sul sito web del progetto.
Secondo coloro che appoggiano l'esplorazione spaziale una cooperazione internazionale farà sicuramente parte di ogni futura missione su Marte e verso altre lontane destinazioni, non ultimo per gli alti costi associati con questo tipo di imprese.
"Lo studio scientifico delle bandiere è chiamato vessillologia, e la pratica di progettare le bandiere è chiamata vessillografia," aggiunge Pernefeldt. "Entrambe queste materie provengono dall'araldica. In queste pratiche vi sono diverse regole di progettazione non ufficiali, che riguardano i colori, la posizione, le proporzioni, la tipografia e l'estetica in generale. Questa proposta è accurata per aver seguito queste regole riguardanti le bandiere."
Mentre il sito web del progetto non menziona nessun piano di agenzie spaziali per utilizzare una bandiera internazionale, diverse immagini di Pernefeldt mostrano come potrebbe essere utilizzata sulle tute spaziali, in una base su Marte o in Antartico.
Pernefeldt ringrazia diverse entità sul suo sito web, compresa la NASA, la LG Electronics e diversi esperti, fra gli altri, in astronomia, design e chimica.
Non è la prima volta che viene proposto un solo vessillo che rappresenti la Terra durante l'esplorazione degli altri pianeti. La bandiera delle Nazioni Unite venne presa in considerazione dalla NASA durante la pianificazione delle missioni di atterraggio lunare degli anni '60 al posto di quella degli Stati Uniti. Ovviamente l'idea venne poi scartata. La 'Bandiera della Terra', ideata negli anni '70 da W. Candel, un contadino dell'Illinois, consisteva in un cerchio blu, la Terra al centro, con un segmento di un grande cerchio giallo che rappresentava il Sole e uno piccolo bianco la Luna, il tutto su sfondo nero. Divenne particolarmente popolare fra i ricercatori del progetto SETI e venne messa a mezz'asta presso l' Ohio State University Radio Observatory quando morì Carl Sagan. Altre bandiere che pretendono di rappresentare l'intera Terra sono state realizzate nel corso degli anni ma nessuna, finora, ha ricevuto considerazione internazionale.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Oskar Pernefeldt / Bsmart) un'astronauta mentre pianta la Bandiere Internazionale della Terra, sul pianeta Marte.

Fonti: Space.com - flagofplanetearth.com - Wikipedia

Nell'immagine (Credit: ULA) il motore dello stadio superiore Centaur appena dopo lo 'staging'.

20/05/2015 - Partita la quarta missione dello spazio-plano X-37B -

Lo spazio-plano X-37B dell'U.S. Air Force ha iniziato oggi la sua quarta missione, decollando con un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance. L'Atlas 5 è partito alle 11:05 EDT (le 17:05 ora italiana) dalla rampa 41 della Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, all'apertura della finestra di lancio.
La missione, designata Air Force Space Command-5 (AFSPC-5) è la quarta missione dell'X-37B e si presume si tratti del secondo volo nello spazio del secondo veicolo in dotazione all'Air Force.
Conosciuta anche come OTV-4 (Orbital Test Vehicle-4) la missione dovrebbe dimostrare nuove tecnologie per programmi futuri. Uno degli esperimenti a bordo del veicolo spaziale che è stato pubblicizzato dall'Air Force consiste in un propulsore elettrico ad effetto Hall da testare prima di essere installato sulla serie di satelliti per telecomunicazioni AEHF, e che permetterà alle modifiche di miglioramento delle prestazioni di essere provate prima di essere introdotte nelle missioni operative.
L'X-37B ospita anche un'esperimento sui materiali fornito dalla NASA e chiamato METIS (Materials Exposure and Technology Innovation in Space) realizzato grazie alle ricerche condotte a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). METIS esporrà una serie di campioni di materiali all'ambiente spaziale prima di riportarli sulla Terra per essere studiati.
Oltre al rilascio dell'X-37B, il lancio di oggi ha portato nello spazio un carico utile chiamato UltraSAT formato da dieci piccoli satelliti per la NASA, per i militari USA e per gli istituti educativi.
Montato sopra una struttura agganciata allo stadio superiore Centaur del razzo, UltraSAT è qui al suo terzo volo dopo una missione nel 2012 (conosciuta come OutSAT assieme al carico utile NROL-36) e nel 2013 (GemSAT con il carico utile principale NROL-39). Fra i vari satelliti vi è la LightSail-A, un CubeSat formato di tre unità e realizzato dalla The Planetary Society con un prototipo di vela solare, AeroCube-8 che consiste in due CubeSat formati da 1,5 unità e costruiti dalla Aerospace Corporation per testare l'utilizzo dei nanotubi di carbonio nella realizzazione dei veicoli spaziali, nella protezione dalle radiazioni e studiare le tecnologie per la propulsione elettrica. Conosciuti anche come IMPACT, questi due satelliti sono identici e verranno rilasciati assieme da un singolo PPOD (Poly-Pico Orbital Deployers ).
Il BRICSat-P (Ballistically Reinforced Communication Satellite Propulsion Test Unit) dell'Accademia Navale degli Stati Uniti è un satellite CubeSat composto da 1,5 unità che verrà utilizzato per dimostrare l'utilizzo dei propulsori al plasma per il controllo di assetto e manovre orbitali. Nello stesso PPOD si trova il ParkinsonSat-A (PSAT-A), sempre dell'Accademia Navale che ospita esperimenti di comunicazione.
Un altro CubeSat composto da tre unità è conosciuto come USS Langley, o Unix Space Server Langley. Questo satellite dovrebbe dimostrare la possibilità di utilizzare componenti commerciali che possano funzionare con servizi basati su Linux nello spazio. Questo satellite verrà connesso via internet alle stazioni di terra.
Il Globalstar Experiment and Risk Reduction Satellite 2 (GEARRS-2) è un altro CubeSat da tre unità che tende a dimostrare l'utilizzo della costellazione di satelliti Globastar per l'invio di comandi e telemetria da piccole missioni satellitari. Questo segue il GEARRSAT rilasciato dalla ISS a marzo dopo esservi arrivato a bordo del cargo Dragon a settembre.
Chiudono la lista tre OptiCubes, tre satelliti CubeSat ottici della California Polytechnic University (CalPoly) che serviranno per monitorare e calibrare obiettivi per lo studio dei piccoli satelliti e dei detriti orbitali.
La versione del razzo Atlas 5 (AV-054) lanciato oggi era la 501, ovvero un singolo stadio centrale (CCB - Common Core Booster) senza motori booster a propellente solido, un solo motore per lo stadio superiore Centaur e ogiva protettiva di cinque metri di diametro. I cinque lanci precedenti della versione 501 hanno portato in orbita le tre missioni X-37B e due satelliti per la ricognizione radar Topax per la National Reconnaissance Office.
Un'ora e mezza dopo il lancio di oggi la ULA ha ufficialmente confermato la regolare messa in orbita di X-37B e dei nano-satelliti.
Per ULA si è trattato del quinto lancio del 2015 e del 96esimo lancio di successo fin dalla formazione della compagnia, nel 2006. Quello di oggi è stato il 26esimo lancio orbitale globale del 2015, il 24esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ULA) il decollo dell'Atlas 5 (AV-054) da Cape Canaveral con lo spazioplano X-37B. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ULA) il motore dello stadio superiore Centaur appena dopo lo 'staging', ovvero la separazione dal primo stadio.

VIDEO DEL LANCIO DI ATLAS 5 (AV-054) CON L'OTV-4 - 20/05/2015 - (Credit: ULA) - dur.min. 9:24 - LINGUA INGLESE/AUDIO AMBIENTE

Fonti: Nasaspacefllight - Spaceflight Now

Nell'immagine (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) la zona della cometa dove si trovano le tre rocce in equilibrio.

20/05/2015 - Rocce in equilibrio su 67P -

Gli scienziati del team di OSIRIS, il sistema per la realizzazione delle immagini a bordo di Rosetta, hanno individuato una singolare formazione rocciosa nel lobo più esteso della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko precisamente nella regione denominata Aker.
Le immagini, realizzate dallo strumento durante il fly-by dello scorso 16 settembre da una distanza di 29 chilometri, mostrano una roccia quasi in bilico sulla superficie della cometa che, date le sue dimensioni- circa 30 metri di diametro - si staglia sulle altre.
Formazioni simili sono presenti anche sulla Terra soprattutto in Australia e nel sud-ovest degli Stati Uniti e vengono chiamate appunto 'balancing rocks' (rocce in equilibrio). Questi particolari fenomeni sono il risultato dell'erosione e di altri processi geologici che hanno modellato nel corso di milioni di anni la loro superficie creando formazioni rocciose che sembrano sfidare la forza di gravità.
"Non è chiaro come una roccia in equilibrio si sia formata sulla superficie di 67P - ha commentato Holger Sierks il PI di OSIRIS per il Max Planck Institute in Germania – è possibile che il processo di trasporto abbia fatto la sua parte anche sulla cometa dato che l’attività cometaria può causare il movimento delle rocce."
"Avevamo notato questa formazione già nelle precedenti immagini scattate da OSIRIS – ha aggiunto Sebastien Besse dell’ESA autore della scoperta – ma non ci sembrava molto diversa dalle altre, individuate qualche mese fa."
D'altra parte, rocce sparse sono state osservate in molti posti sulla superficie della cometa, a volte in regioni piane, come Cheops che misura circa 45 metri di diametro e si trova al centro della parte liscia di Imhotep, sul lato inferiore del grande lobo della cometa. In altre zone, invece, è più comune vedere mucchi di macerie che comprendono centinaia di sassi.
Gli scienziati sono concordi nell’affermare che l’interpretazione delle immagini è sempre difficoltosa a causa dell'illuminazione e dell'angolatura degli scatti che a volte può trarre in inganno: un'immagine scattata il 16 agosto scorso sembrava ritrarre una roccia protesa verso l’alto come un pilastro. Ma un secondo scatto, realizzato il 19 settembre non sembra confermare questa versione. Il team di OSIRIS continua a monitorare costantemente le formazioni rocciose sulla superficie della cometa nel tentativo di riuscire a spiegarne l’origine e la composizione.
Rosetta è una missione dell’ESA con contributi dei suoi stati membri e della NASA. Il lander Philae è stato sviluppato da un consorzio internazionale a guida di DLR, MPS, CNES e ASI. La partecipazione italiana alla missione consiste in tre strumenti scientifici a bordo dell’orbiter: VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) sotto la responsabilità scientifica dell’IAPS (INAF Roma), GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) sotto la responsabilità scientifica dell’Università Parthenope di Napoli, e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS (Optical Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System) sotto la responsabilità scientifica dell'Università di Padova e del CISAS. A bordo del lander, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni SD2 (Sampler Drill & Distribution), sotto la responsabilità scientifica del Politecnico di Milano, ed il sottosistema dei pannelli solari.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) le tre rocce in equilibrio sulla cometa 67P. Nell'immagine a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) la zona della cometa dove si trovano le tre rocce in equilibrio.

Fonti: ASI - Alive Universe Images

20/05/2015 - Proseguono le analisi dopo il test del booster di SLS -

I tecnici della Orbital ATK hanno scollegato il segmento centrale anteriore del booster a cinque segmenti della NASA che è stato acceso per il test avvenuto l'11 marzo scorso presso la struttura di prova della Orbital ATK a Promontory, nello Utah.
Il test statico di accensione, durato due minuti, è stato il primo di due prove a terra per supportare la qualificazione dei booster che aiuteranno il lancio del primo volo del nuovo razzo Space Launch System (SLS) della NASA. Il più potente razzo mai costruito, l'SLS porterà gli esseri umani e i materiali in missioni nello spazio profondo, compreso un asteroide e, infine, verso Marte.
Lo smontaggio e l'ispezione del booster è ancora in corso, ma le analisi preliminari dei dati raccolti durante il test mostrano che tutti gli obiettivi della prova sono stati completati con successo durante l'accensione. Il secondo test di qualificazione è previsto per i primi del 2016. Una volta qualificato, i booster che verranno utilizzati in volo inizieranno la fase finale di costruzione e preparati per l'invio presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida, da dove debutterà il razzo per il primo volo senza equipaggio, conosciuto come EM-1.
Nella foto (Credit: Orbital ATK) i tecnici mentre osservano uno dei segmenti scollegati del booster che è stato testato a marzo con QM-1 (Qualification Motor-1).

Fonte: NASA

Nell'illustrazione (Credit: The Planetary Society) la LighSail con la vela solare dispiegata.

19/05/2015 - Un CubeSat con vela solare pronto al via -

Un satellite grande quanto una scatola da scarpe, concepito e finanziato dai membri della Planetary Society, un'organizzazione patrocinata e co-fondata dal Carl Sagan, è montato su un razzo Atlas 5 che verrà lanciato mercoledì 20 maggio per mettere alla prova una delle ultime idee futuristiche del famoso astronomo per esplorare il cosmo.
Sagan e altri sostenitori della vela solare descrissero questa tecnologia come un modo per scivolare a buon mercato attraverso il Sistema Solare, sfruttando l'energia dalla luce solare che avrebbe spinto la navicella spaziale verso la sua destinazione.
Il prototipo di vela solare andrà in orbita ad alcune centinaia di km sopra la Terra, dove la resistenza atmosferica sopraffà ogni propulsione dal Sole. Una seconda missione, prevista per il prossimo anno proverà ad utilizzare i raggi solari per modificare la propria orbita.
"Con la vela solare non voleremo abbastanza in alto sopra l'atmosfera terrestre, a causa della resistenza atmosferica, ma faremo delle prove cruciali dei diversi sistemi con una missione lunga più di 28 giorni, tra cui una prova a gravità zero della nostra sequenza di apertura della vela e tenteremo di scattare delle foto che documentino il funzionamento dei bracci che supportano le vele," ha scritto la Planetary Society in una sintesi della missione.
Il satellite, chiamato LightSail, fa parte dei piccoli carichi secondari agganciati al razzo Atlas 5 che mercoledì verranno lanciati assieme allo spazio-plano X-37B dell'U.S. Air Force.
Se tutto andrà secondo i piani, LightSail verrà spinta lontano dallo stadio superiore Centaur dell'Atlas 5 e aprirà i suoi pannelli solari per generare elettricità. Gli ingegneri sulla Terra controlleranno poi i dati ricevuti dal satellite per il suo grande momento, che è previsto arriverà circa quattro settimane dopo il decollo.
Quattro vele triangolari in mylar tenute piegate nel piccolo corpo del satellite per il lancio, verranno aperte per coprire un'area di circa 32 metri quadrati.
Il veicolo spaziale ha circa le dimensioni di un panetto e pesa circa 4,5 kg. E' una versione di tre unità della popolare piattaforma CubeSat, che compagnie private, governi e istituti di ricerca stanno utilizzando sempre di più per testare tecnologie innovative ad una frazione del costo di una tradizionale missione spaziale.
La costruzione del veicolo spaziale è stata finanziata da cittadini privati attraverso donazioni volontarie e la NASA ha pagato il passaggio di LightSail verso l'orbita.
La Planetary Society dice che il costo totale del progetto è di 5,45 milioni di dollari. Il gruppo ha lanciato una pagina di Kickstarter (una sito di raccolta fondi per progetti creativi) chiedendo donazioni al pubblico per coprire 1,2 milioni di dollari del costo.
Gli ingegneri stanno preparando un veicolo spaziale simile da lanciare nel 2016 a bordo di un razzo Falcon Heavy della SpaceX, che permetterà di inserire la seconda piattaforma LightSail su un'orbita più alta per una completa dimostrazione del funzionamento della vela solare.
LightSail segue altri progetti di vele solari lanciate da Giappone e NASA.
"Attraverso questa missione di prova dell'idea, useremo i CubeSat per aprire nuove strade oltre la Terra e, un giorno, potenzialmente verso altri pianeti con un mezzo poco costoso, e inesauribile di propulsione: i fotoni, l'energia solare nella sua forma più pura," ha scritto sulla pagina Kickstarter Bill Nye, amministratore delegato della Planetary Society sulla LightSail. "Immaginate: energia libera illimitata dal Sole fornirà ai CubeSat la propulsione e rivoluzionerà l'accesso allo spazio a basso costo per progetti dei cittadini come il nostro o a gruppi di studenti e docenti delle università," ha scritto Nye. "Questo significa che i veicoli spaziali, soprattutto quelli piccoli come i CubeSat, non dovranno trasportare combustibili pesanti in orbita, e che l'accelerazione sarà continua."
Il decollo del razzo Atlas 5, con la missione OTV-4 dello spazio-plano militare X-37B, è previsto mercoledì 20 maggio dalla rampa 41 di Cape Canaveral con una finestra di lancio che si aprirà alle 11:05 a.m. EDT e si chiuderà alle 2:45 p.m. EDT (dalle 17:05 alle 20:45 ora italiana). Le condizioni meteo sono favorevoli al 60 percento per il lancio.
Nella foto (Credit: The Planetary Society) Bill Nye con in mano una replica in scala reale della LightSail che verrà lanciata mercoledì. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: The Planetary Society) la LighSail con la vela solare dispiegata. La frase di Bill Nye dice "C'è un vecchio detto nel campo aerospaziale, 'un test è meglio di centinaia di opinioni di esperti'".

Fonti: Spaceflight Now - The Planetary Society

19/05/2015 - L'equipaggio della ISS si prepara alla partenza del Dragon -

I membri dell'equipaggio USOS (la parte americana della Stazione Spaziale Internazionale ISS) hanno ridotto il carico di lavoro odierno per il cambio del periodo di sonno dovuto alla preparazione per la partenze del Dragon CRS-6 di SpaceX, prevista per giovedì.
L'equipaggio ha eseguito un controllo del sistema di comunicazione CUCU (Communication Unit) in UHF del Commercial Orbital Transport Services (COTS) che viene utilizzato per comunicare con il veicolo spaziale Dragon mentre vola libero vicino alla stazione.
L'equipaggio ha inoltre continuato il carico delle ultime cose nel Dragon che riporterà sulla Terra circa 1.400 kg. fra campioni di esperimenti e altre attrezzature.
Mikhail Kornienko, uno dei due membri della missione 'One Year' ha raccolto campioni per l'esperimento Fluid Shift, uno studio sulle sospette cause dei cambiamenti alla vista degli astronauti mentre si trovano in ambiente di micro-gravità. L'astronauta italiana dell'ESA, Samantha Cristoforetti, ha eseguito delle scansioni oculari dell'astronauta Terry Virts per uno studio sulla visione chiamato Ocular Ealth che testa la compromissione visuale indotta dalla micro-gravità così come i cambiamenti nell'aumento della pressione intracranica per capire come vivere in questo ambiente possa avere effetti sulla vista, sui sistemi vascolari e nervosi centrali. Lo studio misura inoltre quanto tempo impiega un membro dell'equipaggio a ritornare alle condizioni normali una volta rientrato sulla Terra.
Ieri Samantha ha ufficialmente trascorso in orbita il suo 176esimo giorno, maggiore tempo complessivo nello spazio di ogni altro astronauta italiano. Il precedente record apparteneva a Paolo Nespoli con 174 giorni, 9 ore e 40 minuti ma in due missioni differenti, la STS-120 e come parte dell'equipaggio di Spedizione 26 e 27 della ISS.
Nella foto (Credit: NASA) il cargo Dragon, della SpaceX, in attesa di lasciare l'avamposto orbitale per tornare sulla Terra.

Fonte: NASA

19/05/2015 - La Orbital ATK propone un'evoluzione del Cygnus per lo spazio profondo -

L'azienda americana Orbital ATK è una delle dodici compagnie selezionate dalla NASA per il recente accordo NextSTEP (Next Space Technologies for Exploration Partnerships) che prevede studi avanzati su progetti che possano permettere passi avanti tecnologici per sviluppi commerciali nello spazio e nell'esplorazione umana nelle aree della propulsione, abitazione e piccoli satelliti.
Forte del successo del veicolo cargo Cygnus, con il quale la Orbital ATK, su contratto NASA, esegue la consegna dei rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), la compagnia è fra le sette prescelte per lo sviluppo dei sistemi abitati per le missioni prolungate nello spazio profondo. Il contratto ha una durata iniziale di 12 mesi e un valore compreso fra i 400.000 e il milione di dollari per lo studio e gli sforzi di sviluppo, con il potenziale ulteriore di fasi che potranno essere definite in seguito.
"Questo contratto ci permette di sviluppare un piano maturo per l'Exploration Augmentation Module (EAM) basato sul Cygnus e con un nuovo concetto di nodo di aggancio," ha detto Frank DeMauro, Vice Presidente dello Human Spaceflight Systems presso la Orbital ATK. "I moduli Cygnus possono essere collegati assieme per incrementare il volume pressurizzato a disposizione dell'equipaggio e attrezzato per le funzionalità richieste all'EAM."
L'obiettivo dei contratti per i sistemi abitati è quello di aiutare a definire l'architettura e i sottosistemi di una capacità modulare abitabile che permetta le missioni prolungate nello spazio profondo.
"I sistemi abitati e i componenti sono necessari per vivere nello spazio," dice DeMauro. "Questo spazia su diversi campi che vanno dai sistemi di controllo e supporto vitale ambientale (ECLSS), a fornire sostegno agli astronauti durante tutta la loro missione, fornire protezione dalle radiazioni fino a tenere al sicuro gli equipaggi al di fuori della fascia degli asteroidi, e le molte altre cose che stanno nel mezzo."
La Orbital ATK studierà la funzionalità di tecnologie che possano permettere di sostenere il trasporto spaziale umano assieme ad un veicolo spaziale Orion della NASA per un equipaggio di quattro persone fino a 60 giorni nello spazio vicino alla Luna con la possibilità di scalare verso una capacità di transito per le più lunghe future missioni marziane.
La linea di prodotti Cygnus è molto versatile e sono emozionato di vedere come andranno avanti i nostri sforzi di portare questo veicolo spaziale al prossimo livello," ha detto DeMauro.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Orbital ATK) una proposta di moduli abitati derivati da Cygnus e realizzato appositamente in grado di collegarne più di uno.

Fonte: Orbital ATK

Nella foto (Copyright © CNES/Olivier PASCAUD, 2015) un modello in scala della cometa 67P sugli Champs-Elysées, a Parigi.

19/05/2015 - Philae: ancora nessun segnale! -

Si è conclusa il 17 maggio la terza campagna di ascolto dei segnali provenienti del lander Philae, atterrato lo scorso novembre sulla cometa 67P/Churimov/Gerasimenko. Anche questa sessione di ascolto, iniziata l'8 maggio, non ha avuto esito positivo e il lander è rimasto silenzioso. Philae aveva trasmesso dati per soli 4 giorni prima che la batteria interna si esaurisse a causa dello scarso irraggiamento solare.
Dato che ora la cometa si sta avvicinando sempre più al Sole, questo dovrebbe favorire il risveglio di Philae e il suo ritorno al lavoro; già ora l'irraggiamento solare è divenuto 3 volte superiore a quello di Novembre perchè la cometa si è avvicinata al Sole e sta correndo verso il perielio, che verrà raggiunto in Agosto.
Purtroppo, almeno per quanto ne sappiamo, sembra che finora nessun segnale sia stato captato. Questo risveglio, per poter avvenire, richiede che siano soddisfatte due condizioni: la temperatura interna del lander deve salire sopra i -45 °C (questo fa scattare una specie di interruttore interno, simile a un termostato) e i pannelli solari devono fornire una potenza di almeno 5.5 Watt per far funzionare il computer di bordo. Tuttavia, sono necessari altri 5 W di potenza affinchè Philae possa accendere il ricevitore ed entrare in modalità "ascolto"di eventuali segnali da Rosetta; infine, solo se la potenza disponibile supera i 15W è possibile effettuare trasmissioni verso Rosetta.
Anche se i ricercatori sono fiduciosi sul risveglio di Philae, sottolinea Nature, ci sono delle 'scommesse' da vincere. Philae è 'bagnato' dalla luce solare solo 80 minuti al giorno e questo tempo potrebbe non essere sufficiente per ricaricare le batterie. La polvere emessa dalla cometa, inoltre, potrebbe aver coperto i pannelli solari impedendo alla luce solare di riscaldarli.
Il team che sta lavorando alla campagna di ascolto ha sviluppato diversi "scenari" sul modo in cui Philae si risveglierà. Nella peggiore delle ipotesi la batteria secondaria a bordo del lander non sarà utilizzabile e quindi bisognerà che Philae lavori con l'energia direttamente generata dai pannelli, soltanto nei momenti in cui c'è illuminazione diretta. Un'altra importante questione riguarda l'esatta localizzazione di Philae. Per ora esistono vari candidati nelle immagini raccolte: si tratta di "macchie", di cui una più promettente delle altre, all'interno di una area molto circoscritta (30x50m circa) individuata studiando le emissioni radio di Philae prima che le comunicazioni si interrompessero. Purtroppo però Rosetta non ha fotografato con sufficiente dettaglio questa regione e non potrà farlo se non verso la fine dell'anno, quando l'attività cometaria sarà scesa abbastanza da consentire alla sonda di avvicinarsi a meno di una decina di km dal nucleo.
Intanto, è stata pubblicata l'ultima immagine ripresa da Rosetta il 3 maggio scorso; si tratta di un singolo frame che ritrae la 67P/Churyumov-Gerasimenko da una distanza di 135 km, con una risoluzione di 11.5 m/pixel, qui (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0 - Processing: 2di7 & titanio44) c'è la versione processata da Elisabetta Bonori e Marco Di Lorenzo di Alive Universe Images.
Un'altra immagine piuttosto curiosa è questo modello, in alto a sinistra (Copyright © CNES/Olivier PASCAUD, 2015), realistico della cometa in scala 1:1600 (circa), esposto nei giorni scorsi sugli Champs-Elysées; chi si reca a Parigi entro il 25 Maggio potrà ammirarla insieme a un modello in scala reale di Philae!

Fonti: Alive Universe Images - ESA Rosetta Blog

18/05/2015 - Lavori al banco di prova B-2 per il nuovo mega-razzo di NASA -

La NASA ha iniziato il 13 maggio dei lavori imponenti in preparazione per i test dello stadio principale del suo nuovo Space Launch System (SLS).
I lavori vedranno l'innalzamento di una serie di sezioni di acciaio nel Test Stand B-2 presso lo Stennis Space Center.
L'SLS viene sviluppato per la ripresa delle missioni abitate nello spazio profondo, verso un asteroide e poi fino a Marte. Il banco di prova B-2 dovrà essere modificato per testare lo stadio principale di SLS prima del suo debutto, senza equipaggio, previsto per il 2018.
Una delle modifiche maggiori al banco di prova coinvolge il ri-posizionamento e l'innalzamento della struttura Main Propulsion Test Article (MPTA), che deve sostenere lo stadio del razzo durante i test. La struttura è stata ri-posizionata nel banco prova la scorsa estate. Ora sono iniziati i lavori di aggiunta di una grande struttura composta di longheroni di acciaio che innalzeranno il complesso.
L'attuale MPTA, costruito negli anni '70 per i test dello Space Shuttle, è alto 18 metri e contiene circa 544 tonnellate di acciaio. Altri 453 tonnellate di acciaio strutturale verranno aggiunte per accomodare il più largo stadio SLS. Tre livelli di sezioni in struttura di acciaio saranno posizionate nelle prossime settimane: questa foto (Credit: NASA) mostra una sezione della base che viene trasportata verso la sua posizione. Una volta che tutte le sezioni saranno state posizionate, la struttura MPTA si estenderà per ulteriori 30 metri, fornendo anche un nuovo panorama a Stennis.
I test di SLS coinvolgeranno l'installazione e l'ancoraggio dello stadio principale nel banco prova B-2 e la simultanea accensione dei suoi quattro motori RS-25, proprio come avverrà durante una missione di volo reale.

Fonte: NASA

18/05/2015 - La NASA certifica il razzo Falcon 9 per le proprie missioni -

Dopo tre anni di attesa, il razzo Falcon 9 della SpaceX ha finalmente ricevuto la certificazione per il volo di missioni NASA di livello medio.
L'amministrazione spaziale ha formalmente inserito il Falcon 9 nella Categoria 2 dei veicoli di lancio, quelli che possono trasportare carichi di 'rischio medio', come i satelliti e le sonde spaziali meno costose.
Sabato, George Diller, portavoce della NASA ha dichiarato a Spaceflight Now che il Launch Services Program dell'agenzia firmerà il certificato ai primi di questa settimana.
La certificazione implica che il razzo Falcon 9 potrà trasportare ogni missione scientifica della NASA, eccetto le più complesse missioni robotiche, che richiedono una certificazione di Categoria 3. Il primo lancio è previsto a luglio dalla Air Force Base di Vandenberg, in California. La NASA, ufficialmente, non ha ancora annunciato la certificazione.
Il lancio di luglio dovrà piazzare un satellite oceanografico congiunto USA/Francia, chiamato Jason-3, in orbita con lo scopo di misurare le altezze degli oceani.
Ci sono voluti tre anni alla NASA per certificare il Falcon 9 come veicolo di Categoria 2. Nel 2012, la SpaceX (abbreviazione di Space Exploration Technology), aveva vinto un contratto dal valore di 82 milioni di dollari per finanziare questo progetto.
La NASA richiede che un veicolo di lancio raggiunga la certificazione di Categoria 3 - come gli Atlas 5 e i Delta 4 della United Launch Alliance e il Pegasus XL della Orbital ATK.
La certificazione NASA apre la strada al razzo Falcon 9 per vincere ulteriori contratti NASA, sebbene al momento sia soltanto una missione prevista per SpaceX - un lancio nel 2017 dalla Florida per un satellite di ricerca dei pianeti extra-solari, chiamato TESS.
Anche l'U.S. Air Force potrebbe completare la certificazione del Falcon 9 per i primi di giugno e permettere così il lancio, da parte di SpaceX, anche di satelliti per la sicurezza nazionale.
La SpaceX e la NASA hanno l'obiettivo comune di esplorare Marte. Il fondatore e Amministratore Delegato di SpaceX, Elon Musk, ha espresso più volte l'intenzione di colonizzare il Pianeta Rosso e spera di poter eseguire i primi voli umani fin li nel 2026 - circa 10 anni prima di quanto la NASA prevede di fare.
Nella foto (Credit: SpaceX) la rampa del vettore Falcon 9 a Vandenberg, in California.

Fonte: Spacedaily

18/05/2015 - L'ESA piange la perdita del 'padre' del vettore VEGA -

Dopo una lunga malattia, sabato 16 maggio è venuto a mancare a Segni, in provincia di Roma, all'eta di 67 anni, il Direttore ESA dei Lanciatori, Antonio Fabrizi.
Ricevendo la triste notizia, il Direttore Generale dell'ESA Jean-Jacques Dordain ha detto "L'ESA ed il settore spaziale europeo perdono un eccellente professionista nello sviluppo e nello sfruttamento dei lanciatori. Perdo un amico molto vicino che è stato disponibile e presente in ogni momento durante i nostri 12 anni in comune all'ESA."
"Antonio è un esempio di conoscenza, lealtà, cortesia e coraggio per noi tutti e per me in particolare. Con queste doti ha ottenuto il successo. I miei pensieri, così come quelli di tutto il personale ESA e degli appaltatori che hanno conosciuto Antonio, vanno a sua moglie Laura ed alle due figlie, con la speranza che la nostra vicinanza sia loro di aiuto in questo momento devastante."
Fabrizi è stato Direttore ESA dei Lanciatori dal 2003 ed ha giocato un ruolo fondamentale per il successo del lanciatore Vega dell'ESA, dalla progettazione alla messa in esercizio, nell'installazione del lanciatore Soyuz al Centro Spaziale Guyanese e nell'accrescere l'affidabilità di Ariane 5.
Dopo aver completato gli studi all'Università di Roma "La Sapienza", dove si è laureato in ingegneria meccanica, ha iniziato a lavorare in BPD. Tra il 1975 ed il 1989 ha ricoperto diverse posizioni, ed è stato responsabile per gli studi di fattibilità dei razzi dell'Ariane.
Nel 1990 è stato nominato Responsabile Commerciale alla Fiat Spazio, incaricato dello sviluppo di nuove iniziative. Nel 1993 è poi tornato in BPD per diventare capo dell'Unità Affari Sistemi di Trasporto Spaziale.
Dal 1997 al 1999 Fabrizi ha ricoperto lo stesso incarico per l'Unità Affari Spaziali in Fiat Avio, dove i suoi compiti includevano la responsabilità per i programmi Cyclone e Vega. Nel 2000 divenne Vice Presidente di Fiat Avio Space Business Unit, con responsabilità su tutte le attività spaziali. Antonio Fabrizi ha anche ricoperto diversi incarichi da direttore in diverse società, comprese Europropulsion, ELV, Regulus ed Arianespace.
Il primo marzo, su sua richiesta, ha preso l'incarico come Direttore Consulente ESA del Direttore Generale dell'ESA, continuando a fornire un supporto unico per la preparazione del nuovo lanciatore dell'ESA, Ariane 6. Ci lascia appena un mese prima della fine del suo mandato all'ESA, a "missione compiuta".
"Fabrizi ha avuto il merito di sostenere il progetto Vega in un momento in cui nessuno avrebbe scommesso su questa iniziativa nel settore dei lanciatori – ha dichiarato il presidente dell’ASI Roberto Battiston - fino al momento in cui l'ESA non ha inserito Vega nel suo programma, facendolo diventare il terzo pilastro della sua famiglia di lanciatori. Nonostante sue condizioni di salute critiche, è riuscito a contribuire fino all'ultimo giorno ed è stata per lui una grandissima soddisfazione vedere Vega diventare il motore centrale dei lanciatori europei. Sono particolarmente contento di essere riuscito a portare a termine, nella ministeriale Esa del dicembre 2014, il piano al quale Fabrizi aveva lavorato tanto. E' stato un doveroso riconoscimento a chi ha dato tanto allo spazio italiano ed europeo."
Una delegazione di dipendenti Avio ha partecipato oggi, 18 maggio, a Segni (Roma) ai funerali di Antonio Fabrizi.
"La scomparsa dell'ingegner Fabrizi ci addolora profondamente," ha commentato Pier Giuliano Lasagni, amministratore delegato di Avio, "sia per la perdita di un uomo e di un collega di grandi qualità professionali e umane, sia per il ruolo fondamentale che l'ingegner Fabrizi ha avuto nello sviluppo dei lanciatori spaziali europei e del Vega in particolare. Io e tutti i dipendenti Avio ci uniamo al cordoglio dei familiari."
Nell'immagine (Credit: Arianespace/ASI) Antonio Fabrizi, il 'padre' di VEGA.

Fonti: ESA Italia - ASI - AVIO

18/05/2015 - Eseguita con successo la correzione dell'orbita della Stazione Spaziale -

In conformità con il programma della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il 18 maggio è stata eseguita con successo la correzione dell'orbita del complesso orbitale.
I motori del veicolo cargo Progress M-26M sono stati accesi per 30 minuti alzando così l'altezza della ISS di circa 3 km. Quest'operazione serve alla preparazione della partenza della capsula Soyuz TMA-15M ai primi di giugno con l'equipaggio composto da Anton Shkaplerov, Samantha Cristoforetti e Terry Virts.
un primo tentativo dell'operazione, due giorni fa, non era andato a buon fine.
Nella foto (Credit: NASA) la ISS.

Fonti: Sputnik News - Roscosmos

16/05/2015 - La Russia alla ricerca del sostituto di Sarah Brightman -

I responsabili russi sono alla ricerca di un sostituto dopo che la cantante inglese Sarah Brightman ha deciso di abbandonare il ruolo di prossima turista spaziale quattro mesi prima del volo previsto con la Soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La Brightman aveva dichiarato di dover sospendere i suoi piani di volare nello spazio per 'ragioni familiari', che, alcuni giornalisti hanno identificato con le critiche condizioni della madre. La soprano, 54 anni, ha pagato 48 milioni di Euro per volare sulla ISS e sperava di essere la prima cantante professionista ad esibirsi a bordo. Al momento dell'abbandono la Brightman aveva superato i controlli medici ed era in fase di addestramento.
Voci non confermate in Russia hanno indicato che la vera ragione dell'abbandono del progetto potrebbero essere i timori sulla sicurezza, dopo l'incidente del Progress 59, o il non essere riuscita a raccogliere l'intera cifra necessaria al volo.
Il posto della Brightman potrebbe semplicemente essere preso da merci necessarie alla ISS, soprattutto alla luce del mancato arrivo del cargo Progress ma ci sarebbero anche diversi candidati pronti a prendere il posto della cantante, secondo quanto hanno rivelato fonti vicine all'industria spaziale all'agenzia di notizie Interfax. Però le possibilità di trovare un candidato sono poche dato che, praticamente, non vi sarebbe tempo sufficiente per l'addestramento.
La Space Adventures, la compagnia USA che vende i posti per i turisti spaziali "ha pochi giorni, massimo una settimana, per trovare un altro turista," avrebbe dichiarato una fonte dell'industria spaziale russa all'agenzia d'informazione TASS. "Altrimenti invieremo un giovane cosmonauta debuttante."
L'uomo d'affari giapponese Satoshi Takamatsu, che aveva iniziato l'addestramento assieme alla Brightman, avrebbe siglato un contratto solo per quella parte del programma e non per il molto più costoso volo spaziale.
I precedenti turisti spaziali che hanno visitato la ISS hanno eseguito un totale di otto voli, fra i quali l'unica donna, l'iraniana-americana Anousheh Ansari. Diversi altri turisti sono stati respinti in passato per motivi medici o perché non sono riusciti a raccogliere abbastanza soldi.
Nella foto (Credit: Sarah Brightman) la soprano e l'uomo d'affari giapponese Takamatsu durante una sessione di sopravvivenza invernale che fa parte dell'addestramento normale dei cosmonauti russi.

Fonte: Spacedaily

16/05/2015 - Sulla luna un laser di nuova generazione -

Si chiama MoonLIGHT la nuova generazione di laser lunari con cui verranno equipaggiati i futuri apparati per le missioni sul nostro satellite ed è l’oggetto dell’accordo che è stato stretto tra i Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’azienda Moon Express e l’Università del Maryland.
L’accordo è stato annunciato il 15 maggio a margine del terzo European Lunar Symposium, che si è tenuto ai Laboratori di Frascati nel corso del workshop dell’International Space Exploration Coordination Group (ISECG), cui hanno partecipato rappresentanti delle agenzie spaziali e scienziati della Luna provenienti da tutto il mondo. I nuovi strumenti MoonLIGHT saranno allestiti sulle prime quattro missioni Moon Express e utilizzati in combinazione con i dispositivi retroriflettori Cube Corner Retroreflector (CCR) delle missioni Apollo 11, 14 e 15, per testare i principi della teoria della relatività generale di Albert Einstein, accrescere le nostre conoscenze scientifiche della Luna, e aumentare la precisione della mappatura del nostro satellite che sarà impiegata nelle future missioni.
"I futuri test arriveranno al cuore dei principi fondamentali della relatività generale," ha spiegato Simone Dell’Agnello dei Laboratori Nazionali di Frascati, che hanno co-sviluppato i dispositivi MoonLIGHT e sono partner nell’accordo per gli apparati Moon Express. "Ogni violazione rilevata richiederebbe una revisione dell’attuale comprensione teorica del modo in cui funziona l’universo," ha concluso.
"Il nostro laser lunare di prossima generazione rappresenta una soluzione promettente per testare la relatività generale e altre teorie sulla gravità, ha ribadito Doug Currie dell’Università del Maryland, scienziato responsabile dei dispositivi Apollo, che hanno fornito le prime (e tra le migliori) conferme dell’efficacia dell’utilizzo degli specchi lunari negli studi sulla relatività generale.
MoonLIGHT è nato grazie alla collaborazione con il Matera Laser Ranging Observatory dell’Agenzia Spaziale Italiana e l’Università di Padova. L’impegno congiunto ha portato alla progettazione, all’analisi, alla simulazione termica e ottica, alla fabbricazione e ai test termo-vuoto ottici per il dispositivo, che sarà trasportato sulla Luna a bordo dei lander Moon Express MX-1, con una missione in programma per il 2017.
"I dispositivi MoonLIGHT sono degli apparati meravigliosi," ha sottolineato Bob Richards, co-fondatore e CEO di Moon Express. "È una grande soddisfazione che Moon Express possa contribuire a risolvere questioni scientifiche fondamentali della cosmologia, e al contempo favorire la conoscenza della Luna, in modo da aiutare le nostre future missioni con questa serie di apparati estremamente accurati e relativamente a basso costo."
Moon Express sta contribuendo con 12 milioni di dollari al costo complessivo di 24 milioni dell’accordo che comprende quattro missioni, rafforzando il valore di un forte approccio di condivisione dei costi tra pubblico e privato per l’esplorazione lunare. "Stiamo facendo questo investimento per sostenere i nostri clienti e contribuire agli studi fondamentali sulla Luna e sul nostro universo," ha commentato Naveen Jain, co-fondatore e presidente di Moon Express. "La creazione di una rete di retroriflettori laser di nuova generazione sulla Luna è anche un buon investimento aziendale in infrastrutture lunari per le nostre missioni future."
Nella foto (Credit: INAF/Moon Express) un dispositivo MoonLIGHT.

Fonte: Media INAF News

16/05/2015 - ExoMars 2016 affronta i test di vibrazione -

La prossima missione dell'Europa destinata a Marte si trova sottoposta ai test di vibrazione presso gli impianti della Thales Alenia Space di Cannes, in Francia, in preparazione per il suo lancio previsto il prossimo anno.
La prima sfida di ogni veicolo spaziale è quella di sopravvivere alla forti vibrazioni durante la fasi del decollo. Piazzandolo su una piattaforma, che viene mossa come se ci fosse un terremoto, permette una realistica simulazione delle condizioni di lancio.
La sonda ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO) dell'ESA, con la sua forma a scatola, ha i pannelli e l'isolamento dell'antenna principale ripiegati. Sopra il TGO si trova Schiapparelli, conosciuto anche come ExoMars Entry, Descent and Landing Demonstrator Module (EDM), che si separerà dalla nave madre e toccherà la superficie marziana, mettendo alla prova le tecniche di discesa per il veicolo seguente, un rover il cui lancio è per due anni dopo, nel 2018.
Dopo aver eseguito una fase di freno aerodinamico nell'atmosfera, che durerà circa un anno, il TGO raggiungerà la sua orbita scientifica e vi rimarrà per scattare foto alla struttura della superficie e studiare la composizione dell'atmosfera. Il suo obiettivo principale è la ricerca del metano e delle altre tracce di gas atmosferici che potrebbero indicare un'attività biologica o geologica, in corso.
L'Immagine (Credit: ESA–S. Corvaja) è stata scattate il 23 aprile, con il modulo TGO e EDM pronti al lancio con un vettore Proton il prossimo anno.

Fonti: Spaceref - ESA

Nella foto (Credit: NASA) la ISS e la posizione di un Progress attraccato al boccaporto posteriore di Zvezda.

16/05/2015 - Il Progress attraccato alla ISS fallisce la correzione orbitale -

Fonti dell'agenzia spaziale federale russa, Roscosmos, hanno dichiarato che i motori del veicolo cargo Progress M-26M, attualmente attraccato alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), non si sono accesi come previsto, e la prevista correzione dell'orbita dell'intero complesso è stata rinviata.
La fonti hanno dichiarato che gli esperti stanno attualmente cercando di capire il motivo dietro a questo malfunzionamento.
Un problema con il sistema di controllo potrebbe aver reso impossibile l'accensione dei motori del veicolo cargo Progress M-26M (58P) che avrebbero dovuto innalzare l'orbita della Stazione Spaziale.
Un nuovo tentativo per correggere l'orbita della ISS potrebbe avvenire entro una settimana, dopo consultazioni con gli esperti della NASA.
La ISS ha bisogno di essere accelerata ogni tanto per alzare la sua orbita e controbilanciare così il decadimento orbitale che porterebbe la stazione al rientro atmosferico.
A bordo della ISS vi sono attualmente sei membri dell'equipaggio: i russi Anton Shkaplerov, Mikhail Korniyenko e Gennady Padalka, gli americani Scott Kelly e Terry Virts e l'italiana Samantha Cristoforetti.
Kelly e Kornienko, arrivati a marzo sulla stazione, dovranno rimanerci per un'anno intero, il doppio delle missioni regolari.
"Secondo i dati preliminari non vi è la conferma della possibilità di accendere i motori del veicolo cargo. Quest'intera procedura precede l'accensione stessa dei motori. E' possibile che il problema stia nel sistema di controllo," ha detto la fonte alla RIA Novosti.
"Il Centro di Controllo Missione russi è stato informato del fatto che i motori del Progress non si erano accesi in tempo dai loro colleghi americani di Houston. La correzione dell'orbita non è avvenuta," ha dichiarato la fonte a RIA Novosti.
Una fonte a conoscenza della situazione ha detto sabato che l'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) non era coinvolto nell'operazione fallita di innalzamento dell'orbita, e che tutto è regolare con gli astronauti.
"L'operazione di correzione dell'orbita viene diretta dalla Terra e avviene senza la partecipazione degli astronauti. In ogni cao il problema con il motore del Progress M-26M non ha effetti sulla sicurezza dell'equipaggio a bordo della stazione,"
La manovra di 'reboost' (così viene definita l'accensione dei motori per l'innalzamento dell'orbita della ISS, ndr) era prevista per le 4:14 ora di Mosca (le 3:14 ora italiana) del 16 maggio, con una durata di 901 secondi che avrebbe fornito un delta-V di 1,64 metri al secondo, con incremento della quota media della ISS di 2,8 km. L'orbita risultante sarebbe stata di 399,7x414,2 km, periodo 92,54 minuti e inclinazione di 51,6° sull'equatore.
Dopo la perdita del razzo Proton, avvenuta sempre questa mattina, questa si è trasformata in una giornata veramente negativa per l'astronautica della Russia.
Nella foto (Credit: NASA) un cargo Progress (in grigio) attraccato al boccaporto posteriore del modulo Zvezda, esattamente come si trova la Progress 58P attualmente. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) la ISS e la posizione di un Progress attraccato al boccaporto posteriore di Zvezda.

Fonti: Sputnik News - Nasaspaceflight

16/05/2015 - In Guyana procedono i preparativi per il volo di Ariane 5 -

L'imminente missione di Arianespace per l'immissione in orbita di due satelliti per la trasmissione diretta dei programmi televisivi, dallo Spazioporto della Guyana Francese ha fatto un importante passo avanti con l'integrazione dei satelliti DirecTV-15 e SKY México-1 sul lanciatore pesante Ariane 5.
Durante le operazioni sui piani più alti del Final Assembly Building dello Spazioporto, lo SKY México-1 è stato installato sulla parte superiore del nucleo di Ariane 5 - sopra di esso è stata poi calata la struttura in materiale composito che contiene il DirectTV-15, il sistema di rilascio SYLDA 5 e l'ogiva protettiva.
Dopo i controlli finali, l'Ariane 5 verrà portato (rollout) al centro di lancio ELA-3, per il decollo previsto per il 27 maggio.
Come passeggero più in alto nella missione, il DirecTV-15 verrà rilasciato per primo nella sequenza di lancio, seguito dalla separazione del dispenser SYLDA 5 e poi dal rilascio di SKY México-1.
DirecTV-15 è stato realizzato da Airbus Defence and Space utilizzando la piattaforma Eurostar E3000, e fornirà servizi in banda Ku e R per oltre 20 milioni di clienti abbonati alla DIRECTV negli Stati Uniti - uno dei maggiori fornitori mondiali di programmi televisivi digitali.
Lo SKY México-1, costruito dalla Orbital ATK, è invece basato sulla piattaforma GEOStar-2 e ospita trasmettitori in banda Ku e R. Questo veicolo verrà gestito da SKY, attraverso il gruppo messicano Grupo Televisa S.A.B. e dalla DIRECTV.
Nelle foto (Credit: Arianespace) le fasi di integrazione del satellite DirecTV-15 sul razzo Ariane 5 per la missione VA223.

Fonte: Arianespace

16/05/2015 - Fallito, di nuovo, il lancio di un razzo russo -

Ennesimo colpo per l'industria spaziale della Russia. Il razzo vettore Proton-M con il satellite MexSat-1 avrebbe avuto un grave guasto al terzo stadio facendo ricadere lo stadio superiore, con attaccato il satellite, nella regione di Chita, nel Nord-Est della Russia.
Il razzo era decollato regolarmente alle 7:47 ora italiana ed era sparito rapidamente alla vista nelle nubi che coprivano al momento il sito di lancio di Baikonur, nel Kazakhstan. La telemetria proveniente dal Proton indicava che tutto procedeva normalmente per i primi minuti dopo il decollo. Poi la Roscosmos, l'agenzia spaziale russa, ha emesso un comunicato dicendo che si era verificata un'anomalia di qualche tipo ma senza fornire ulteriori informazioni.
La International Launch Services (ILS), una compagnia privata con sede negli USA che si occupa di commercializzare il vettore Proton per i lanci internazionali, confermava che gli ingegneri avevano problemi nella ricezione della telemetria dal razzo, anche se dichiarazioni ufficiali affermavano che i dati di monitoraggio mostravano che il vettore volava normalmente.
Una nota di Interfax (agenzia di notizie in russo) confermava invece la cruda realtà, che il razzo aveva avuto uno spegnimento prematuro del terzo stadio con relativa ricaduta sulla Terra. Anche lo scorso anno un razzo Proton ebbe un problema con il terzo stadio che portò alla perdita del satellite Express-AM44. Le indagini puntarono sempre sul terzo stadio e i risultati dell'inchiesta ebbero come conseguenza un più stretto controllo delle fasi di allestimento di quella parte del vettore.
Sempre l'Interfax ha dichiarato che il prossimo lancio di un vettore Proton-M, che doveva portare il satellite britannico Inmarsat-3-5F in orbita agli inizi di giugno, è stato rinviato fino a quando non verranno chiarite le ragioni del problema avvenuto oggi.
Il satellite MexSat 1, costruito da Boeing, era di proprietà del governo del Messico e avrebbe dovuto servire per le telecomunicazioni in vari campi.
Il razzo era stato portato ieri alla rampa di lancio e la preparazione si era svolta senza problemi apparenti.
Ultime notizie, riportate dalla TASS, confermano che gli elicotteri inviati nella zona di Ulan-Ude, vicino al confine con la Mongolia, hanno avvistato i rottami del razzo.
La situazione dell'astronautica russa si fa sempre più difficile ricordando che anche il lancio precedente, quello del veicolo cargo Progress 59, è finito male sempre per colpa, del terzo stadio del vettore di lancio, questa volta un Soyuz-2-1a.
Quello di oggi è stato il 25esimo lancio orbitale del 2015, il secondo che non ha avuto successo, il secondo fallimento di fila da parte della Russia.
Nella foto (Credit: Roscosmos/ILS) il momento del decollo del Proton-M/MexSat 1.

Fonti: Spaceflight Now - Interfax (tradotta) - TASS

Nella foto (Credit: ESA) l'astronauta Luca Parmitano con il sensore di temperatura sulla fronte.

15/05/2015 - Febbre spaziale -

Tutto ha avuto inizio con una semplice domanda ed è finita con una risposta sorprendente e lo sviluppo di una nuova tecnologia che verrà utilizzata nella chirurgia cardiaca potrebbe far risparmiare milioni di Euro ai conti degli ospedali.
Hanns-Christian Gunga, che lavora presso il Centro di Medicina Spaziale e Ambienti Estremi di Berlino, in Germania, ha trascorso l'intera vita lavorando a come gli esseri umani si adattano agli ambienti estremi e cercare di sapere: cosa accade alla temperatura del corpo di un astronauta nello spazio?
Le persone sulla Terra perdono gran parte del loro calore corporeo attraverso la convezione - l'aria attorno viene sostituita da quella più fresca che raffredda la pelle e abbassa la temperatura del corpo. Accendere un ventilatore in una giornata calda può accelerare il processo e raffreddare più velocemente e si porta via il calore emesso dalla pelle.
Sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) la convezione non c'è perché vige l'assenza di peso e gli astronauti hanno segnalato di sentire caldo fin dai primi giorni del volo spaziale. L'astronauta dell'ESA, André Kuipers ricorda: Specialmente durante gli esercizi fisici sentivo caldo e dopo dovevo sempre volteggiare verso una ventola per raffreddarmi."
Per comprendere cosa accade era necessario monitorare continuamente la temperatura del corpo degli astronauti nello spazio per lunghi periodi. Era nato l'esperimento Thermolab, ma prima dovettero essere risolti alcuni problemi pratici.
A seconda di dove misuriamo la temperatura del corpo si hanno valori differenti. La temperatura del corpo è più bassa ai piedi e fra le 4 e 6 del mattino. I ricercatori e i dottori si riferiscono alla temperatura centrale del copro - la temperatura nel busto - per confrontare le letture.
Misurare la temperatura interna del corpo non è semplice perché il termometro dovrebbe essere piazzato vicino al cuore per avere i risultati migliori. Esistono molti tipi di termometro, da quello da piazzare sotto la lingua a quello nell'orecchio ma, sfortunatamente, il modo più accurato di prendere la temperatura interna è quello di inserire un termometro nel retto.
A parte il disagio, questo metodo comporta diversi problemi: ci vuole del tempo e richiedere che gli astronauti interrompano il loro lavoro per inserire il termometro non è un'opzione percorribile.
Il professor Gunga ha deciso di utilizzare una nuova tecnica che ha sviluppato e testato sui pompieri, misurando la differenza nel calore irradiato dalla fronte. Un semplice calcolo che rivela la temperatura interna con grande precisione.
Undici astronauti hanno applicato questi sensori per misurare le loro temperature durante due sessioni di tre mesi nello spazio e appena essere tornati sulla Terra.
Il sensore funziona così bene che viene utilizzato anche nelle condizioni estreme dai pompieri e in Antartide, così come durante lo studio Mars500.
Un termometro che può essere letto a distanza e raccogliendo i dati accurati continuativamente ha un potenziale enorme. Il sensore è già stato utilizzato in chirurgia a cuore aperto sui bambini ma si è dimostrato valido anche negli ospedali come strumento generico per offrire migliore e minor costo per il monitoraggio dei pazienti.
L'esperimento ha dimostrato che la temperatura degli astronauti si innalza di 1°C durante i primi due mesi di permanenza fino a che ridiscende a valori normali una volta tornati sulla Terra.
Confrontando i dati con altri studi si è dimostrata la correlazione con Interleukin-1, l'ormone che causa la febbre quando ci si ammala. Innalzare la temperatura del corpo di un grado richiede il 20% di energia in più, quella derivata dal cibo, e quindi chi prepara le missioni ha bisogno di saperne di più su questo fenomeno per stimare la quantità di cibo necessaria per le lunghe missioni.
Nella foto (Credit: ESA/NASA) l'astronauta André Kuipers durante l'esercizio fisico a bordo della ISS. Nella foto in lato a sinistra (Credit: ESA) l'astronauta Luca Parmitano con il sensore di temperatura sulla fronte durante lo studio sui Ritmi Circadiani.

Fonte: ESA

15/05/2015 - La NASA sigla due contratti di studio alla Deep Space Industries -

La NASA ha scelto la Deep Space Industries (DSI) per due contratti dedicati allo sviluppo di tecnologie cruciali per l'utilizzo delle risorse degli asteroidi.
Uno servirà a supportare lo sviluppo di un materiale che simuli la regolite (il terreno di una luna o un asteroide) in modo da poter eseguire test sulla Terra di tecnologie di scavo e di processamento nel suolo degli asteroidi.
Il secondo contratto prevede fondi per lo studio di metodi per la produzione di propellente dal materiale con i quali sono composti gli asteroidi.
Questi contratti rappresentano, rispettivamente, il terzo e quarto premio che la NASA ha affidato a compagnie della Silicon Valley, nel corso della sua storia.
"Siamo emozionati di lavorare ancora con la NASA per questi due contratti. Questo dimostra che siamo sulla stessa lunghezza d'onda che ci permetterà, un domani, di avviare attività spaziali industriali," ha detto Rick Tumlinson, capo della Deep Space Industries.
Questi contratti con la NASA vengono a seguito di un recente contratto della DSI con la Dunvegan Space Systems per la costruzione di una costellazione di 24 nanosatelliti 'BitSat'. Questa piattaforma duplice nel percorso di DSI verso il successo coinvolge, per la costruzione del proprio business, altre aziende specificatamente indicate nello sviluppo di tecnologie di punta nelle aree delle attrezzature spaziali e dell'utilizzazione delle risorse in-space.
Poter ricavare acqua, e di conseguenza ossigeno e idrogeno come propellenti, dalle rocce di un asteroide permetterebbe di abbassare i costi delle missioni nello spazio profondo di almeno un fattore 10.
La DSI completerà la prima fase dei contratti di ricerca SBIR (Small Business Innovation Research - per il materiale simulante la regolite) entro la fine dell'anno e il NIAC (Innovative Advanced Concepts - per la produzione di propellenti nello spazio) all'inizio del 2016, in congiunzione con lo sviluppo del prossimo veicolo spaziale.
"E' simbolica questa collaborazione con l'Agenzia per lavorare con le compagnie all'avanguardia per lo sviluppo di un ritorno economico verso i cittadini USA degli investimenti nella ricerca spaziale e nell'esplorazione," ha concluso Tumlinson. "La NASA sta mostrando grande lungimiranza nell'investire in progetti che permetteranno al settore privato di crescere e utilizzare le risorse spaziali."
Nell'illustrazione artistica (Credit: DSI) la sonda Firefly di DSI che dovrebbe andare in orbita attorno agli asteroidi vicini alla Terra (NEO - Near Earth Object) e studiare le caratteristiche dei materiali che lo compongono per un futuro programma di sfruttamento.

Fonti: Space Daily - Deep Space Industries

14/05/2015 - Il Proton M/MexSat 1 portato sulla rampa di lancio -

A Baikonur, nel Kazakhstan, dopo una riunione dello State Review Board, è stato deciso di procedere con il trasporto del razzo Proton M, con installato sulla sua sommità il satellite messicano MexSat-1 (conosciuto anche con il nome di Centenario). L'operazione si è svolta nelle prime ore del mattino.
Una volta alla rampa, l'ILV (Integrated Launch Vehicle), è stato eretto in posizione verticale sulla piattaforma di lancio. Poco dopo la torre di servizio verrà portata vicino all'ILV e verranno eseguite le connessioni elettriche e dei fluidi al Proton. La Khrunichev, assieme ad altre compagnie della Roscosmos ha iniziato le operazioni del Primo Giorno per il previsto conto alla rovescia.
Il satellite MexSat 1 è stato realizzato dalla Boeing Satellite System su piattaforma 702HP GEM per il Ministero delle Comunicazioni e Trasporti del Messico.
Il contratto per i servizi di lancio di MexSat 1 è stato siglato con la International Launch Services (ILS) che ha i diritti esclusivi per il mercato internazionale del Proton. Una parte delle azioni della ILS sono detenute dal Centro Spaziale Khrunichev, che ha progettato e costruiti sia il veicolo di lancio Proton che lo stadio superiore Breeze-M, così come anche il futuro complesso di lancio spaziale Angara.
Il lancio è previsto per il 16 maggio alle ore 11:47 locali (le 7:47 ora italiana). Il satellite verrà inserito su un'orbita di trasferimento geostazionario dopo 5 accensioni dello stadio superiore Breeze-M nel corso di circa 9 ore. MexSat 1 ha una massa di 5,3 tonnellate e una vita operativa di 15 anni. Dalla sua posizione gestazionaria a 113,1° di longitudine Ovest, il satellite fornirà servizi di comunicazione per il governo del Messico.
Nella foto (Credit: Khrunichev) il rollout del Proton M/MexSat 1 alla rampa di lancio di Baikonur.

Fonti: Khrunichev - ILS

14/05/2015 - Astronautica.us compie 15 anni! -

Oggi parliamo di noi... Astronautica.us compie 15 anni. Un traguardo importante per me e i miei collaboratori. In questo lasso di tempo abbiamo tenuto aggiornamenti sulle attività dell'astronautica mondiale cercando sempre di riportare le notizie in modo più attendibile, preciso, puntuale e chiaro possibile. Chi ci segue ci ha dato la forza di continuare anche se ora la situazione informativa sull'astronautica in Italia è sicuramente migliorata da quel maggio 2000.
Abbiamo, ad oggi, pubblicato 5.940 notizie, senza contare gli approfondimenti dedicati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), al Programma Space Shuttle, al programma abitato cinese, al nuovo Space Launch System, la capsula Orion e tanto altro ancora.
Un sincero grazie a tutti coloro che ci seguono assiduamente fin da quando pubblicammo la prima notizia: era il 14 maggio 2000 e la NASA doveva scegliere il tipo di missione marziana per il 2003, quella che poi sarebbero stati i due rover Spirit e Opportunity. In orbita vi era ancora la stazione spaziale russa MIR e la ISS era appena agli inizi della costruzione. Il disastro del Columbia era ancora a qualche anno da venire con tutto quello che ne sarebbe derivato per il panorama dell'astronautica mondiale.
In questo momento si trova in orbita la prima astronauta italiana, Samantha Cristoforetti, che abbiamo avuto il piacere di conoscere durante una convention organizzata nel 2007, prima che anche lei stessa immaginasse che avrebbe volato sulla stazione spaziale... Abbiamo assistito, in questi 15 anni di astronautica, a speranze, illusioni, trionfi e tragedie, proprio come nella vita. Quello che ci riserveranno i prossimi 15 anni potranno essere entusiasmanti e noi speriamo che ci seguirete come avete fatto fino ad ora. Un grazie a tutti voi, alla mia dolce consorte e ai collaboratori che mi aiutano a mantenere questo sito sempre al meglio.
Nella foto (Credit: NASA) la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fotografata durante l'ultimo fly-around di una navetta spaziale, durante STS-135, nel 2011.

13/05/2015 - Plutone e le sue lune: foto di famiglia -

Mentre si trovava a circa 90 milioni di km di distanza, la sonda New Horizons della NASA ha fotografato il sistema delle lune di Plutone in movimento.
Si tratta di una foto di famiglia al completo - o almeno una foto dei membri della famiglia che conosciamo già. Per la prima volta, la sonda spaziale americana ha fotografato Cerbero (Kerberos) e Stige (Styx) - il più piccolo e più debole delle cinque lune conosciute di Plutone. In precedenza, New Horizons aveva riconosciuto la luna principale (o meglio, il compagno, essendo in realtà l'altro componente di un doppio pianeta nano) Caronte nel luglio 2013; un anno dopo toccò alla più grande delle lune minori, Idra e nel gennaio scorso fu fotografata anche Notte (Nix).
Adesso che mancano solo 2 mesi allo storico Fly-by, comincia la parte più affascinante della missione: nei prossimi giorni, New Horizons inizierà la sua prima ricerca di nuove lune o anelli che potrebbero costituire anche una possibile minaccia per la sonda nel suo passaggio attraverso il sistema di Plutone. Le immagini del debole Styx consentiranno al team di ricerca di affinare le tecniche che verranno utilizzare per analizzare i dati, spingendo i limiti di sensibilità ancora più in profondità. Kerberos e Styx sono stati scoperti nel 2011 e 2012, rispettivamente, dai membri del team di New Horizons utilizzando il telescopio spaziale Hubble. Styx, girando Plutone ogni 20 giorni tra le orbite di Caronte e Nix, misura probabilmente solo 7-21 chilometri di diametro e Kerberos, in orbita tra il Nix e Hydra con un periodo di 32 giorni, è grande 10-30 km. Ciascuno di essi è 20-30 volte più debole di Nix e Hydra.
Le immagini di rilevamento Kerberos e Styx mostrate qui sono state scattate con la fotocamera più sensibile di New Horizon, la 'Long Range Reconnaissance Imager' (LORRI), dal 25 aprile al 1 Maggio. Ogni frame è costituito da cinque esposizioni di 10 secondi che sono state sommate insieme per fare l'immagine nel riquadro di sinistra. Le immagini sono state poi ampiamente elaborate per ridurre il riverbero luminoso di Plutone e Caronte e rimuovere buona parte del denso campo stellare sullo sfondo (immagini al centro e a destra).
Questo rivela i deboli satelliti, le cui posizioni e le orbite - insieme a quelle delle lune più luminose Nix e Hydra - sono dati nel pannello di destra. Nei 6 giorni in cui è stata ripresa l'intera sequenza, NewHorizons si è avvicinata di circa 7 milioni di km a Plutone, passando da 95 a 88 milioni di km (per i valori aggiornati di distanza si veda il nostro Mission Log).
"Rilevare queste piccole lune da una distanza di oltre 55 milioni di miglia è incredibile, un ringraziamento va al team che ha costruito la nostra macchina fotografica a lungo raggio LORRI e la squadra di John Spencer dei 'cacciatori di lune e anelli", ha aggiunto Alan Stern, New Horizons Principal Investigator del Southwest Research Institute. Kerberos è visibile in tutte le immagini, anche se è parzialmente oscurato nella seconda immagine. Styx non è visibile nella prima immagine, solo in quelle successive; il 25 aprile fu oscurata da artefatti elettronici nella fotocamera - le strisce bianche e nere che si estendono a destra delle immagini estremamente sovraesposte di Plutone e Caronte nel centro del collage. Questi artefatti puntano in direzioni diverse, in diverse immagini a causa dell'orientamento variabile della navicella. Sebbene Styx e Kerberos siano più visibili in alcuni frames, forse a causa di fluttuazioni di luminosità mentre ruotano sul loro asse, la loro identità è confermata dalle loro posizioni essendo esattamente dove sono previsti per essere (nel centro dei cerchi nel riquadro di destra)
Nelle immagini (Credit: NASA/Johns Hopkins APL/Southwest Research Institute) il sistema Plutone/Caronte e le sue lune riprese dalla sonda New Horizons della NASA.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: USAF) un satellite DMSP in orbita.

13/05/2015 - I detriti del satellite DMSP-13 saranno un pericolo per decenni -

Secondo i ricercatori specializzati in detriti spaziali, i frammenti dell'esplosione, avvenuta a febbraio, di un vecchio satellite meteo militare USA rimarranno in orbita per molti decenni.
Il DMSP F13 (Defense Meteorological Satellite Program Flight 13), esplose il 3 febbraio producendo oltre 100 frammenti grandi abbastanza da essere seguiti dai radar militari terrestri.
Il satellite orbitava a una quota di 800 km, su una traiettoria che intersecava entrambi i poli della Terra.
Secondo quanto riportato dall'Orbital Debris Program Office del Johnson Space Center della NASA a Houston, Texas, l'energia dell'esplosione ha sparato i detriti in orbita a centinaia di km sopra e sotto la quota originaria.
Gli esperti affermano che i pezzi del satellite sono molto al di sopra degli effetti di resistenza dell'atmosfera superiore.
"Sfortunatamente queste quote sono particolarmente ricche di un gran numero di detriti storici," dice il report. "L'evento è avvenuto a così alta quota che molti dei detriti derivati dall'esplosione rimarranno in orbita per decenni."
I ricercatori dell'Università di Southampton, nel Regno Unito, hanno stimato che l'esplosione ha generato oltre 50.000 frammenti più grandi di un millimetro - troppo piccoli per essere tracciati dai radar.
Gli scienziati dell'università hanno pubblicato un articolo sulla rivista 'Journal of Guidance, Control, and Dynamics' che descrive l'espansione della nube di detriti.
Gli operatori satellitari avevano dichiarato, nelle settimane seguenti all'esplosione di DMSP F13, che i detriti del veicolo ponevano pochi rischi alle missioni operative spaziali. L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) aveva detto a marzo che i propri satelliti da osservazione terrestre volavano molto al di sotto della concentrazione dei detriti provenienti da DMSP F13.
Ma secondo Francesca Letizia, una studentessa con dottorato dell'università di Southampton che ha guidato la ricerca sugli effetti dell'esplosione del DMSP F13, i dati aggiornati mostrano che i pezzi del satelliti prodotti dall'esplosione si sono dispersi in una banda attorno alla Terra, che può essere attraversata dai veicoli spaziali con orbite differenti.
In questo modo si è arrivati al risultato che i dieci satelliti che corrono più rischi al momento sono principalmente quelli di USA e Russia che sorvolano i poli.
"Anche se molti di questi oggetti non sono più grandi della sfera di una penna, possono, in uno scontro, mettere fuori uso un satellite a causa della loro enorme velocità," dice Hugh Lewis, uno scienziato dell'Università di Southampton e rappresentante dell'Agenzia Spaziale del Regno Unito presso il Comitato Inter-Agenzia di Coordinamento per i Detriti Spaziali. "Nel caso dell'esplosione di DMSP F13, il nostro lavoro è stato quello di mostrare che l'introduzione di una nuova nube di piccoli detriti in orbita avrebbe aumentato il rischio per gli altri veicoli spaziali nelle vicinanze, anche se il rischio dei frammenti più grandi era scontato."
Secondo il rapporto sui detriti orbitali della NASA, la causa più probabile che ha portato all'esplosione di DMSP F13 è lo scoppio di una delle batterie al nickel-cadmio. L'Air Force ha detto che i controllori di terra hanno osservato un'improvviso aumento di temperatura nel sistema elettrico del satellite prima di perderne il controllo il 3 febbraio.
Le guide internazionali per il pensionamento dei satelliti e dei corpi di razzi spenti impone che siano 'resi passivi' una volta che la missione è completata, un processo che comprende la sconnessione delle batterie interne dai circuiti del veicolo spaziale e lo sfiato all'esterno di propellenti e gas ad alta pressione.
Costruito dalla Lockheed Martin e lanciato nel 1995, DMSP F13 non era in questa situazione perché era ancora operativo quando, ai primi di febbraio, si è frammentato. Nell'illustrazione (Credit: University of Southampton) è rappresentata la nuvola di detriti frammentati (ovviamente non in scala) di DMSP F13. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: USAF) un satellite DMSP in orbita.

Fonti: Spaceflight Now - University of Southampton

13/05/2015 - Sarah Brightman rinuncia al volo nello spazio -

Il soprano inglese Sarah Brightman ha annunciato oggi di rinunciare, per il momento, al suo volo a bordo della Soyuz TMA-18 previsto a settembre.
La Brightman non ha voluto specificare il motivo della rinuncia dicendo soltanto che si tratta di ragioni familiari. La cantante ha voluto esprimere la sua estrema gratitudine alla Roscosmos, Energia, GCTC (Gagarin Cosmonaut Training Center), Star City, alla NASA e a tutti i cosmonauti ed astronauti per il loro supporto per questi momenti così emozionanti della sua vita.
Sarah Brightman era in fase di addestramento per un volo diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dove avrebbe soggiornato alcuni giorni.
"Fin dal 2012, Sarah ha condiviso la sua storia del lungo sogno di volare nello spazio," ha dichiarato Eric Anderson, fondatore e capo della Space Adventures Ltd, la compagnia che vende i voli turistici a bordo delle capsule Soyuz russe. "La sua fama internazionale le ha permesso d'inviare il suo messaggio in tutto il mondo, ispirando altre persone a perseguire i propri sogni. Abbiamo visto con i nostri occhi la dedizione che Sarah ha messo in ogni aspetto dell'addestramento al volo spaziale finora superando tutti gli esercizi e i test medici. Applaudiamo alla sua determinazione e continueremo a supportarla quando vorrà riprendere l'opportunità del volo spaziale.".
Sarah Brightman aveva iniziato a gennaio l'addestramento per il volo e, al momento, non è stato indicato se la sua riserva, il famoso pubblicitario giapponese Satoshi Takamatsu, prenderà il suo posto sul volo della Soyuz TMA-18M.
Non è nemmeno chiaro se questo fatto sia una conseguenza dello slittamento dei voli diretti alla ISS dopo l'incidente del Progress 59.
Nella foto (Credit: Roscosmos/Space Adventures) Sarah Brightman durante l'addestramento in volo a zero G in Russia.

Fonte: sarahbrightman.com

13/05/2015 - Carl Sagan: la Cornell gli dedica un istituto -

La Cornell University di Ithaca rende merito all'attività del grande scienziato e divulgatore Carl Sagan intitolandogli un istituto dedicato alla ricerca di segnali di vita su altri pianeti. L’annuncio di Ann Druyan, moglie e collaboratrice di Sagan, e Lisa Kaltenegger, direttrice dell’istituto.
Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Ma la notizia c’è: l’istituto della Cornell University di Ithaca, nello stato di New York, dedicato alla ricerca di vita extraterrestre è stato intitolato a – e chi altri se no – Carl Sagan. Il Carl Sagan Institute dà lustro al più conosciuto dei suoi docenti, che fra le mura della Cornell ha insegnato per quasi trent’anni. Qui ha diretto il laboratorio per gli studi planetari e, come docente, ha tenuto corsi di pensiero critico fino alla propria morte. I suoi corsi contavano centinaia di iscritti ogni anno, sebbene i posti disponibili per ogni semestre fossero appena una ventina.
Profondamente appassionato dei misteri di Marte (era certo che lo sbarco dell’uomo sul Pianeta Rosso si sarebbe realizzato presto), pioniere dell’esobiologia, consulente della NASA per le più importanti missioni spaziali planetarie e ideatore del progetto SETI, Carl Sagan è stato un brillante scrittore e conferenziere e nel 1978 ha vinto il Premio Pulitzer per la saggistica con I draghi dell’Eden: considerazioni sull’evoluzione dell’intelligenza umana.
Nel 1980, con Bruce Murray e Louis Friedman, Sagan ha fondato la Planetary Society, una società senza scopo di lucro con la missione di promuovere l’esplorazione di altri mondi e la ricerca della vita extraterrestre. Un’organizzazione che raccoglie a oggi oltre 100mila iscritti.
"È un genere di onore per cui vale la pena aspettare," ha commentato la moglie e collaboratrice di Sagan, Ann Druyan. "Sicuramente meglio di una statua o un monumento alla memoria." L’astrofisica Lisa Kaltenegger, posta alla direzione dell’istituto lo scorso anno aveva inizialmente conservato la proposta iniziale di chiamare l’istituto Pale Blue Dots, con riferimento a un altro titolo della produzione di Sagan. La scorsa settimana l’annuncio della Druyan: ecco il Carl Sagan Institute.
E proprio da Pale Blue Dot ripeschiamo questa citazione, che ci ricorda come il primo pianeta da scoprire e salvaguardare, è quello che abitiamo, l’astronave Terra: "La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita," scrive Sagan. "Non c’è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto."
Nella foto (Credit: Photo by Eduardo Castaneda) il popolare astrofisico Carl Sagan, che ci ha lasciato nel 1996.

Fonti: INAF News - Space.com - Carl Sagan Institute

13/05/2015 - In corso i preparativi per il quinto lancio di Vega -

Il quinto lanciatore Vega prosegue la sua integrazione in Guyana Francese per una missione prevista quest'estate che metterà in orbita il satellite da osservazione europeo Sentinel-2A.
Durante le attività presso il sito di lancio ZLV dello Spazioporto, il propellente solido Zefiro 23 del secondo stadio di Vega è stato integrato sopra il primo stadio P80, che utilizza lo stesso tipo di propellente.
Questo processo di assemblaggio verticale avviene all'interno della torre mobile della rampa di lancio, e verrà completato con l'istallazione del terzo stadio a propellente solido Zefiro 9 e poi dello stadio superiore a propellente liquido AVUM (Attitude and Vernier Upper Module).
Il Vega a quattro stadi è stato concepito come lanciatore leggero in modo da completare gli altri due veicoli di lancio di Arianespace: il vettore di medio carico Soyuz e quello pesante Ariane 5, creando così una famiglia completa. Vega è su misura per portare in orbita satelliti medio/piccoli, compresi veicoli spaziali istituzionali e scientifici. Il suo sviluppo è stato un programma europeo guidato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dalla principale industria coinvolta, la ELV SpA.
Il satellite Sentinel-2A che verrà portato nello spazio quest'estate da Vega è solo l'ultimo di una serie di osservatori europei dell'iniziativa Copernicus, guidata dalla Commissione Europea con la collaborazione dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Con la sua 'visione a colori', il satellite Sentinel-2A, del peso di 1.140 kg. potrà fornire immagini multispettrali ad alta risoluzione di zone larghe 290 km e con passaggi frequenti.
Sentinel-2A è stato costruito dall'Airbus Defence and Space. Esso si aggiungerà al Sentinel-1A, che è dotato di un avanzato strumento radar ogni-tempo, e che fornisce immagini giornaliere e notturne della superficie terrestre e che è stato portato in orbita da Arianespace nell'aprile 2014 per mezzo di un lanciatore Soyuz.
Per l'imminente missione di Vega, il lancio è designato VV05 nel sistema di numerazione di Arianespace. Questo volo segue i lanci eseguiti da Vega a febbraio (VV04, utilizzando una traiettoria suborbitale per valutare lo spazio-plano dimostratore europeo IXV (Intermediate eXperimental Vehicle); nell'aprile del 2014 (VV03 con il satellite da osservazione terrestre KazEOSat-1/DZZ-HR del Kazakhstan); il volo VV02 del maggio 2013 (che ha portato in orbita i satelliti Proba-V, VNREDSat-1 e ESTCube) e il volo VV01 del febbraio 2012 (con LARES e ALMASat-1 più diversi CubeSat).
Nella foto (Credit: Arianespace) il secondo stadio Zefiro 23 mentre viene trasferito verso il sito di lancio ZLV.

Fonte: Arianespace

13/05/2015 - Il Giappone abbandona la missione di sorvolo dell'asteroide -

Una sonda sperimentale di piccole dimensioni, lanciata come carico secondario della missione Hayabusa-2 lo scorso dicembre, mancherà il suo incontro con un asteroide fissato per il prossimo anno.
La sonda Procyon, era stata lanciata il 3 dicembre 2014 assieme alla missione per il ritorno di campioni asteroidali Hayabusa-2, che si prefigge di raccogliere campioni di roccia da un asteroide e di riportarli sulla Terra entro il 2020.
Gli scienziati dell'Università di Tokio e della JAXA avevano progettato il veicolo spaziale Procyon, del peso di appena 65 kg., per volare verso un altro obiettivo rispetto a quello di Hayabusa-2, dimostrando che una sonda compatta poteva raccogliere dati scientifici importanti a milioni di km dalla Terra.
Purtroppo un problema con il motore a ioni, che ha smesso di funzionare a metà marzo, ha mandato all'aria i piani dei giapponesi. Procyon, un cubo di circa 60 cm di lato, avrebbe dovuto sorvolare l'asteroide 2000 DP107, un'oggetto di circa 800 metri di lunghezza che possiede una piccola luna.
Ma con il motore a ioni fuori uso una manovra di fionda gravitazionale con la Terra, prevista a dicembre, non lascia purtroppo nessuna speranza di raggiungere l'asteroide fissato per il maggio 2016.
La missione principale, Hayabusa-2, è invece in ottime condizioni e in rotta per l'asteroide 1999 JU3, che raggiungerà nel giugno 2018 e, dopo un anno e mezzo di osservazioni e mappature raccoglierà frammenti di roccia della sua superficie per riportarli sulla Terra nel dicembre 2020.
Nell'illustrazione artistica (Credit: JAXA) la sonda Procyon.

Fonte: Spaceflight Now

13/05/2015 - Samantha prolunga la sua permanenza sulla Stazione Spaziale -

Ora è ufficiale, la missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dell'astronauta italiana dell'ESA Samantha Cristoforetti è stata estesa fino agli inizi di giugno. Era previsto che terminasse questa settimana con il rientro a Terra insieme all'astronauta della NASA Terry Virts ed al cosmonauta russo Anton Shkaplerov.
Il rinvio è dovuto al fatto che il cargo Progress 59 dell'agenzia spaziale russa non ha raggiunto come previsto la Stazione la settimana scorsa, ma è invece bruciato nell'atmosfera durante il rientro non controllato.
L'incidente ha causato il rinvio anche dei successivi lanci previsti verso la Stazione in attesa dei risultati di un'inchiesta relativa al fallimento del cargo. I sei astronauti che vivono e lavorano sul complesso orbitante hanno sufficienti provviste per durare per settimane indipendentemente dalla perdita del carico, pertanto il cambiamento di programma non influisce sul loro benessere.
Una nuova data per il rientro di Samantha e dei suoi colleghi sarà annunciata presto dalla Roscosmos.
Il prossimo cargo russo Progress 60, verrà lanciato ai primi di luglio per consegnare diverse tonnellate di cibo, propellente e rifornimenti. Comunque la ISS ha sufficienti rifornimenti per supportare gli equipaggi fino all'autunno 2015.
La Soyuz con l'equipaggio di Spedizione 44 formato da Kjell Lindgren della NASA, Oleg Kononenko della Roscosmos, e Kimiya Yui della JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) verrà lanciato alla fine di luglio dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. La data della settima missione di rifornimento della SpaceX, che fa parte del contratto commerciale con la NASA, è ancora in fase di definizione e comunque non prima del 19 giugno. A bordo del veicolo cargo Dragon di questa missione, oltre a rifornimenti e nuovi esperimenti, anche il primo dei due adattatori di attracco internazionali (IDA) che permetteranno l'aggancio alla ISS dei futuri veicoli commerciali con equipaggio.
La missione di Samantha è denominata "Futura" per mettere in rilievo la ricerca scientifica e tecnologica che sta portando avanti in assenza di gravità come contributo per delineare il nostro futuro. Samantha vola come astronauta ESA per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in base ad uno speciale accordo tra ASI e NASA.
Samantha, Terry ed Anton hanno raggiunto la Stazione quando la navetta Soyuz TMA-15M che li trasportava si è agganciata il 24 novembre 2014.
Da allora, hanno visto arrivare e partire cinque navette cargo con le provviste, ed hanno lavorato a numerosi esperimenti.
La maggior parte del tempo a disposizione, durante la loro settimana lavorativa di 40 ore, è dedicato alla scienza. Samantha porta avanti gli esperimenti per conto dell'ASI e dell'ESA, ma prende parte anche ad altri esperimenti di scienziati di tutto il mondo. Parecchi esperimenti proseguono dalle precedenti Spedizioni – la longevità della Stazione Spaziale Internazionale è ciò che la rende così speciale per gli scienziati.
Collegatevi con Samantha e sperimentate voi stessi la missione Futura attraverso i suoi occhi con le pagine dedicate a lei dedicate: http://samanthacristoforetti.esa.int/.
Grazie a questo involontario prolungamento della missione Samantha ha battuto, e supererà, diversi record. Il primo, già conquistato alla data in cui scrivo, era il primato italino sia maschile che femminile di durata di una singola missione spaziale. Infatti al 13 maggio Samantha ha trascorso 170 giorni nello spazio, superando Luca Parmitano (166). Ma se con il rientro rimandato di almeno un mese, già il 18 maggio supererà il record assoluto complessivo trascorso nello spazio da un astronauta italiano e detenuto da Paolo Nespoli con 175 giorni. Ma c'è di più, se Sam rimarrà in orbita fino al 7 giugno (196 giorni) supererà anche il record mondiale femminile di permanenza consecutiva, che attualmente spetta a all'astronauta americana Sunita Williams con 195 giorni consecutivi (stabilito nel 2007).
Invece per battere il record di tempo complessivo per un astronauta europeo, detenuto da André Kuipers (206 giorni) Samantha dovrebbe rimanere in orbita fino al 18 giugno (207 giorni) e questo pare più difficile.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) l'astronauta Samantha Cristoforetti all'interno del modulo giapponese Kibo alle prese con l'esperimento BRIC.

Fonti: ESA Italia - NASA - Il Disinformatico

Nella foto (Credit: NASA) il braccio di accesso e la White Room prima dell'ultima missione nel 2011.

12/05/2015 - Un pezzo storico dell'era Shuttle temporaneamente esposto al pubblico -

Un gran pezzo della rampa di lancio degli Space Shuttle è atterrato per un'esposizione pubblica temporanea presso lo spazioporto NASA della Florida.
La passerella di accesso all'orbiter e la 'White Room', che per 30 anni sono stati utilizzati dagli astronauti per entrare nello Space Shuttle sulla rampa di lancio 39A sono stati recentemente spostati fuori dal Vertical Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center della NASA. Il pubblico potrebbe avere l'occasione di vedere la passerella mentre i bus del giro turistico partono dal Centro Visitatori.
L'iconico braccio dotato di passerella, lungo 20 metri, e la sua sala dall'ambiente controllato sono stati utilizzati da 82 equipaggi di astronauti arrivati al livello di 45 metri della struttura fissa di servizio, o torre, della rampa di lancio fino allo shuttle che li avrebbe portati in orbita. Il braccio e la 'Sala Bianca' vennero utilizzati per la prima volta per STS-1, il primo volo del programma Space Shuttle, nel 1981, e poi ritirato con il lancio dell'ultima missione della navetta, la STS-135, nel 2011.
La NASA ha rimosso la passerella di accesso e la White Room dalla rampa 39A prima di affittare, nel 2013, il complesso alla SpaceX. Il pezzo di rampa è stato uno dei tre componenti specifici che l'agenzia ha identificato per la loro preservazione storica. Fino al mese scorso la passerella era stata immagazzinata sotto una piattaforma di lancio all'interno del VAB. Tuttavia, a causa dei lavori di ammodernamento dell'edificio che dovrà accogliere il nuovo mega-razzo della NASA, lo Space Launch System (SLS) è stata decisa la sua rilocazione temporanea all'esterno.
La seconda passerella di accesso e relativa White Room della rampa gemella 39B venne rimossa nel 2009 in preparazione di SLS, il cui decollo avverrà da quell'installazione. La passerella venne inviata al Johnson Space Center di Houston, Texas, dove è esposta nel parco razzi fin dal 2011.
I bracci con le tubazioni di sfiato dell'ossigeno gassoso con il loro famoso 'cappuccio' che copriva la sommità del serbatoio esterno del complesso Shuttle sulla rampa di lancio 39B venne rimosso ed è in esposizione presso il Centro Visitatori del Kennedy fin dal 2013, con l'apertura del museo con lo Space Shuttle Atlantis.
Invece il braccio gemello della rampa 39A è attualmente parcheggiato in attesa di una destinazione.
Le passerelle di accesso (e le relative white room) utilizzate nei programmi Gemini e Apollo sono esposte presso il Centro Visitatori del Kennedy, presso l'Air Force Space and Missile Museum della Air Foce Station di Cape Canaveral e al Kansas Cosmosphere di Hutchinson, in Kansas.
Nella foto (Credit: collectspace.com) la passerella di accesso e la White Room della rampa 39A esposti all'esterno del VAB. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) la passerella di accesso e la White Room prima dell'ultima missione nel 2011, la STS-135.

Fonti: Space.com - collectSPACE

12/05/2015 - Assicurare la continuità dei dati topografici oceanici -

L'ESA e l'Airbus Defence and Space hanno siglato oggi un contratto del valore di 177 milioni di Euro per lo sviluppo della missione Jason-CS / Sentinel-6A come parte del programma Copernicus dell'Europa.
La missione utilizzerà un radar altimetro per osservare i cambiamenti nella topografia della superficie marina con precisione centimetrica, fornendo così importanti informazioni sui livelli dei mari, velocità e direzione delle correnti oceaniche e immagazzinamento del calore nei mari.
Queste continue misure sono vitali per avere i modelli degli oceani e prevedere l'innalzamento dei mari. Con la firma del contratto di oggi, il satellite potrà arrivare al lancio per il 2020.
Jason-CS/Sentinel-6 assicurerà la continuazione delle misurazioni della topografia superficiale degli oceani del suo predecessore Jason-3, il cui lancio è previsto per questa estate.
Il satellite condurrà inoltre misurazioni dal satellite CryoSat, che si trova in orbita fin dal 2010, e dalla missione Sentinel-3.
"Jason-CS/Sentinel-6 sarà la missione di riferimento per proseguire le misurazioni dell'innalzamento dei mari. Queste misurazioni sono cruciali per la nostra comprensione degli effetti del riscaldamento globale dei nostri oceani," ha detto Volker Liebig, Direttore dei programmi di osservazione terrestre dell'ESA.
Il contratto comprende un'opzione per un satellite gemello, Sentinel-6B. Questo potrebbe essere attivato entro la fine dell'anno dopo il completamento del programma sottoscritto con Eumetsat, uno dei partner del programma.
La firma ha visto per Airbus Defence and Space il Dr. Michael Menking, capo della Earth Observation, Navigation & Science nella divisione Space Systems della compagnia.
"Il programma sottolinea l'esperienza eccezionale di Airbus Defence and Space nel campo dei satelliti di osservazione della Terra," ha detto Menking.
La firma ha avuto luogo il primo giorno del 36esimo Simposio Internazionale sul Telerilevamento dell'Ambiente a Berlino, in Germania, alla presenza del Segretario di Stato tedesco ai trasporti, Rainer Bomba, il direttore generale di Eumetsat, Alain Ratier e Astrid Christina Koch della Commissione Europea.
La missione è una cooperazione tra l'ESA, la Commissione Europea e Eumetsat. Il Consiglio ministeriale dell'ESA nel dicembre 2014 ha stabilito un finanziamento completo dell'ESA per il primo satellite.
Gli Stati Uniti sono anche un partner chiave nella missione, con la NASA e NOAA un ruolo nel lancio, nelle operazioni degli Stati Uniti e nella fornitura del radiometro.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) Sentinel-6.

Fonte: Spaceref

Nella foto (Credit: Lockheed Martin) il tunnel del veicolo spaziale Orion precursore.

11/05/2015 - Iniziate le saldature per il precursore di Orion -

Il 7 maggio gli ingegneri della NASA presso il Michoud Assembly Facility di New Orleans, hanno iniziato a saldare assieme i primi pezzi della struttura del modulo equipaggio del precursore di Orion.
Questo precursore è una versione in scala reale dell'attuale veicolo spaziale Orion. Questo modello verrà utilizzato per dimostrare le procedure di costruzione e assemblaggio che poi verranno utilizzate per produrre il veicolo destinato al volo.
Utilizzare un precursore permette agli ingegneri di essere sicuri che tutte le procedure funzionino correttamente e che il processo possa essere migliorato prima di iniziare a produrre il modello destinato al volo. Questo precursore aiuterà la NASA a preparare Orion per la sua prossima missione nello spazio profondo assieme al razzo Space Launch System (SLS) della NASA. Gli elementi che faranno parte del modello che volerà nella missione EM-1 (Exploration Mission-1) inizieranno ad essere assemblati assieme quest'estate.
La struttura principale del modulo equipaggio di Orion è composta da sette parti realizzate in alluminio che devono poi essere saldate assieme in un ordine ben preciso. I primi pezzi del precursore che verranno saldati assieme sono il tunnel e la copertura superiore, che si trovano sulla sommità del modulo equipaggio. Il tunnel, una volta connesso con il boccaporto di attracco, permette i rendezvous e l'aggancio con altri veicoli spaziali, e fornisce il passaggio per gli astronauti fra il modulo equipaggio e gli altri veicoli spaziali.
"Iniziare a mettere assieme la struttura principale del modulo equipaggio di Orion è una grande soddisfazione per noi perché ci permette di controllare che tutto sia in ordine prima di iniziare a saldare il modello destinato al volo," ha detto Scott Wilson, manager di produzione e operazioni per il Programma Orion. "Alcuni aggiornamenti nella struttura del modulo equipaggio sono stati compiuti fin dal primo volo di Orion, alcuni mesi fa, e quindi mettere alla prova i nostri attrezzi e modificare il progetto è una vera chiave di svolta."
Per ridurre la massa e migliorare i tempi di produzione, gli ingegneri hanno lavorato per diminuire il numero totale di saldature necessarie per unire la struttura del modulo equipaggio. La struttura del primo modulo equipaggio, che era stata costruita ed utilizzata per prove e valutazioni, richiese 33 saldature. Attraverso la collaborazione delle squadre di progettazione e di costruzione di Orion, il numero di saldature richiesto per la struttura Orion che ha voltato nel volo di prova del 2014 è stata ridotta a 19. Ulteriori innovazioni e collaborazione hanno ridotto ulteriormente il numero di saldature per il veicolo spaziale di EM-1 a solo 15.
Nella foto (Credit: Lockheed Martin) le parti in questione sul modulo equipaggio utilizzato per EFT-1. La produzione del modulo equipaggio a Michoud, che viene eseguita dall'appaltatore principale della NASA, la Lockheed Martin, andrà oltre alla saldatura della struttura.
"Noi verniceremo il modulo equipaggio in modo da proteggerlo dalla corrosione, installeremo della strumentazione che fornirà informazioni durante le fasi di saldatura e il nostro team eseguirà l'assemblaggio meccanico della struttura vitale, le pareti di ECLSS (Environmental Control and Life Support System) così come altri componenti di Orion," ha detto Mark McCloskey, a capo della produzione del modulo equipaggio presso la Lockheed Martin a Michoud. Una delle ragioni più importanti per la quale produciamo questo precursore è quella di incorporare nella produzione le lezioni imparate andando avanti."
I pezzi del modulo equipaggio Orion sono uniti assieme utilizzando un metodo chiamato saldatura per attrito. Questo tipo di saldatura produce legami incredibilmente forti trasformando il metallo da solido a una consistenza 'come la plastica', e poi, utilizzando uno strumento rotante forgia dei legami fra i due componenti di metallo e si ottengono delle saldature uniformi, un requisito vitale per la prossima generazione di attrezzature spaziali.
L'Orion che ha volato nel dicembre 2014 è stato il primo veicolo spaziale realizzato con la saldatura per frizione che abbia mai compiuto un volo nello spazio. Questa tecnica viene utilizzata, sempre a Michoud, per saldare i massicci serbatoi dello stadio principale di SLS che sarà alto oltre 60 metri.
Il precursore dovrebbe essere ultimato entro l'estate e poi verrà completato per dimostrazioni ingegneristiche. Pezzi della struttura del veicolo per EM-1 sono già arrivate presso Michoud, e le loro saldature inizieranno entro fine luglio. Dopo che sarà stata completata la saldatura del modello che volerà nello spazio, questo verrà inviato presso il Kennedy Space Center, in Florida, per l'assemblaggio finale e i preparativi prima del lancio.
Nella foto (Credit: Lockheed Martin) il pezzo di scafo superiore del modulo equipaggio Orion precursore. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Lockheed Martin) il tunnel del veicolo spaziale Orion precursore. Nella foto a destra (Credit: Lockheed Martin) le parti in questione indicate sul modulo equipaggio utilizzato per EFT-1.

Fonti: NASA - Space Daily

11/05/2015 - La sonda Dawn ha completato la prima orbita attorno a Cerere -

Il 9 maggio la sonda Dawn della NASA, ha completato la sua prima orbita attorno al pianeta nano Cerere. La prima orbita 'scientifica' attorno al pianeta nano era iniziata il 23 aprile scorso.
Viene definita 'Rotation Characterization 3 (RC3) e possiede un periodo di rivoluzione di circa 15 giorni; perciò Dawn, che aveva appena sorvolato il polo nord di Cerere con i motori accesi per eliminare la velocità in eccesso, una volta raggiunta la giusta quota e la giusta velocità (rispettivamente 13.600 km e 68 m/s) ha spento il sistema di propulsione ed ha cominciato ad acquisire immagini e dati sul pianeta nano.
La NASA ha appena pubblicato un'animazione realizzata con la sequenza di immagini scattate il 3 e 4 maggio in questa prima orbita. Le misteriose macchie bianche sulla superficie sono ora più nitide. Sebbene la loro esatta natura rimanga ancora sconosciuta, la spiegazione più probabile è che si tratti di ghiaccio. "Gli scienziati di Dawn possono ora concludere che l'intensa luminosità di queste macchie è causata dalla riflessione della luce del Sole su un materiale molto riflettente della superficie, possibilmente ghiaccio," ha detto Christopher Russell, capo scienziato della missione Danw per l'Università della California a Los Angeles.
Queste nuove immagini offrono agli scienziati anche nuovi dettagli sulla forma dei crateri e delle loro dimensioni, oltre a mostrare alcune strutture geologiche interessanti della superficie. La risoluzione delle immagini è di 1,3 km per pixel.
Il 9 maggio la sonda ha riacceso i suoi motori a ioni per iniziare una discesa, della durata di un mese, verso la seconda orbita di mappatura, che inizierà il 6 giugno. In questa prossima fase, conosciuta come 'orbita di sorveglianza', Dawn girerà attorno a Cerere ogni tre giorni ad un'altezza di circa 4.400 km - tre volte più vicina dell'orbita precedente. La sonda eseguirà una mappatura complessiva di Cerere cercando di scoprire il più possibile sulla storia geologica di questo pianeta nano e se è ancora attivo. La sonda eseguirà delle pause per riprendere altre immagini mentre scenderà a spirale verso la nuova orbita.
Dawn è la prima missione a visitare un pianeta nano, e la prima ad orbitare attorno a due distinti corpi del Sistema Solare. La sonda ha studiato il gigantesco asteroide Vesta per 14 mesi fra il 2011 e il 2012, e poi è giunto a Cerere il 6 marzo 2015.
Sul sito della NASA l'intera animazione della rotazione del pianeta nano. Sul sito Alive Universe Images un'elaborazione di Marco Di Lorenzo che mostra maggiori dettagli e spiegazione approfondita della sequenza di orbita di Dawn. Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la misteriosa macchia chiara più grande sulla superficie di Cerere.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace/Optique Video du CSG) il satellite Proba-V durante l'installazione sul razzo vettore.

09/05/2015 - Dimostrato dall'ESA il monitoraggio degli aerei da satellite -

Un ricevitore sperimentale montato a bordo di un satellite europeo ha raccolto, nel corso degli ultimi due anni, i segnali di oltre 15.000 aerei, preparando la strada a future missioni che potrebbero monitorare il traffico commerciale globale dallo spazio.
L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha annunciato giovedì che il veicolo spaziale Proba-V ha raccolto, fin dal suo lancio nel maggio 2013, oltre 25 milioni di messaggi di posizione, dimostrando una 'prima assoluta tecnica mondiale' per monitorare il traffico aereo dallo spazio.
La missione primaria di Proba-V è quella di misurare la crescita della vegetazione, ma il satellite ospita diversi esperimenti tecnologici, compreso un ricevitore radio predisposto per ascoltare i segnali ADS-B (Automatic Dependent Surveillance-Broadcast) trasmessi dagli aerei.
Il ricevitore sperimentale è stato sviluppato dalla DLR, l'agenzia spaziale tedesca, L'operatore della flotta SES del Lussemburgo ha fornito il supporto dei sistemi al suolo per processare i dati provenienti dal satellite.
"Noi siamo operativi 24 ore al giorno, sette giorni a settimana, a parte alcune occasionali manutenzioni o aggiornamenti," ha detto Toni Deloski, che supervisiona l'esperimento per la DLR, in un comunicato dell'ESA. "Abbiamo dimostrato che il monitoraggio di un aereo funziona anche dallo spazio senza interruzioni, nonostante il fatto che questi segnali non siano mai stati progettati per essere captati da così lontano."
I segnali ADS-B comprendono i dati GPS della posizione del velivolo, la velocità, la quota e sono ideati per essere captati da stazioni al suolo e dagli aerei vicini.
I funzionari dell'ESA hanno dichiarato che l'esperimento su Proba-V ha raggiunto perfettamente lo scopo di raccogliere i dati di posizione degli aerei commerciali dall'orbita.
"Con un solo satellite, la nostra zona di monitoraggio è relativamente piccola - circa 1.500x750 km - ma una costellazione di satelliti operativi potrebbe facilmente eseguire una copertura globale," dice Delovski.
"Stiamo ancora lavorando per migliorare il sistema, fornendo continui aggiornamenti software e studiando le anomalie," dice Delovski. "Proprio ora, alcuni rendono gli aerei più facilmente captabili di altri, e questi dipende, tipicamente dall'età e dal tipo di sistema ADS-B installato a bordo del velivolo."
L'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile, un'agenzia delle Nazioni Unite incaricata di supervisionare gli standard del traffico aereo globale, ha richiesto urgentemente di avviare una nuova serie di linee guida per i voli commerciali entro il novembre 2016, a causa della sparizione del volo Malaysia Airlines Flight 370 del 2014.
I proponenti dicono che il monitoraggio degli aerei da parte dei satelliti potrebbe migliorare la sicurezza dei voli sopra gli oceani e le zone poco popolate, dove non vi sono stazioni di ascolto che possano raccogliere i dati degli aerei di passaggio.
In alcune parti del mondo con copertura radar, i controllori del traffico aereo possono distanziare gli aerei con molta precisione, arrivando a 5,5-9 km. Di contro nel resto del mondo, come sopra l'Atlantico, la distanza di separazione minima sale di un fattore 10, fino a 93 km. Un miglior monitoraggio dei dati potrebbe permettere agli aerei di volare più vicini gli uni agli altri, migliorando gli orari e l'efficenza del carburante.
Le autorità di controllo del traffico aereo di Canada, Australia, Europa e Stati Uniti hanno richiesto che tutti i voli commerciali, da ora in poi, siano dotati dell'attrezzatura ADS-B. Almeno tre operatori di satelliti prevedono di raccogliere i dati di navigazione degli aerei dallo spazio.
L'Iridium Communications prevede il dispiegamento di un sistema globale di monitoraggio ad iniziare da quest'anno a bordo dei satelliti per telecomunicazioni mobili di nuova generazione. L'Iridium prevede di lanciare 72 veicoli spaziali di seconda generazione, e tutti dotati di ricevitori ADS-B forniti dalla Aireon LLC, una sussidiaria di Iridium fondata per sviluppare una rete di monitoraggio del traffico aereo.
Aireon prevede di avere un sistema operativo di sorveglianza del traffico aereo entro il 2017.
La Globalstar ha pensato un sistema migliorato che potrebbe essere aggiunto ai trasmettitori ADS-B degli aerei, permettendo alle compagnie satellitari di inoltrare i dati di navigazione degli aeromobili. La Globalstar afferma che questo metodo potrebbe permettere di monitorare gli aerei ogni secondo - più rapidamente dei concorrenti.
La Inmarsat, con sede a Londra, ha proposto una più immediata risposta per venire incontro alle linee guida con un sistema di collegamento più specializzato a due vie fra gli aerei e i satelliti.
La Inmarsat afferma che il proprio sistema - utilizzando i segnali ADS-C a due vie - potrebbe utilizzare le apparecchiature già installate nell'80% dei jet a fusoliera larga e ai satelliti attualmente in orbita, permettendo una più rapida introduzione del servizio.
Tutte e tre le compagnie affermano che potrebbero offrire, nelle situazioni di emergenza, servizi gratuiti di localizzazione degli aeromobili in tempo reale.
La SES potrebbe unirsi dopo il successo del monitoraggio nell'esperimento con il Proba-V. L'ESA ha detto nel comunicato stampa che sta lavorando con la SES per determinare il mercato per un sistema europeo analogo a quello del sistema di sorveglianza degli aerei di Iridium.
"Se l'ADS-B dallo spazio diventasse operativo, internazionalmente su basi certificate, vi sarà necessita di un minimo di due sistemi," ha detto Delovski nel comunicato. "Non possiamo avere una situazione nella quale un solo servizio possa andare fuori uso, e lasciare gli aerei nel mezzo dell'oceano senza monitoraggio."
Nell'illustrazione (Credit: ESA/DLR/SES) la mappa dei segnali provenienti dagli aeromobili captati da Proba-V. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/CNES/Arianespace/Optique Video du CSG) il satellite Proba-V durante l'installazione sul razzo vettore.

Fonti: ESA - Spaceflight Now

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech - Processing: 2di7 & titanio44) la roccia 'noce di cocco'.

09/05/2015 - Opportunity supera i 4.000 giorni su Marte -

Il rover della NASA Opportunity, atterrato su Marte più di 11 fa con gli ambiziosi obiettivi di sopravvivere per 90 sol, ossia per 90 giorni marziani, e percorrere 600 metri, il 26 aprile 2015 ha superato 4.000 sol ed i 42 chilometri percorsi.
"C'era qualcosa di incredibile nel vedere il numero 4 seguito da tutti quegli zeri," aveva detto Steve Squyres, ricercatore principale dei MER, in un momento di riflessione mentre il team pianificava le attività di quel giorno.
"A volte, bisogna darsi i pizzichi per crederci,"
aveva aggiunto John Callas, MER project manager presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL). Il rover aveva trascorso gran parte del mese di aprile analizzando le rocce scure intorno al cratere Spirit of St. Louis, un'insolita depressione dalla forma oblunga che si trova sulla parte esterna del bordo occidentale del cratere Endeavour, proprio all'ingresso della Marathon Valley. Da lì era arrivato ad un cumulo di rocce soprannominato 'Lambert Field' (come l'aeroporto internazionale di St. Louis), per poi tuffarsi di nuovo verso il cratere, girare e fare marcia indietro per affrontare Lindbergh Mound.
Tuttavia, il mese di aprile non è stato esente da problemi ed Opportunity ha subito altri ben cinque eventi di amnesia, durante i quali, però, fortunatamente, nessun dato scientifico è andato perso. Peccato che siano stati affiancati anche da un repentino ed improvviso riavvio che, in genere, non è proprio un buon segno.
Le cose erano migliorate da quando il team aveva individuato e marcato il settore di memoria danneggiato nel mese di marzo ma questo ultimo riavvio sembra essere diverso da ogni altro visto fino ad oggi sui Mars Exploration Rover: "Sappiamo che c'è stato un errore ma ancora non ne conosciamo la causa," ha detto Bekah Sosland, direttore di volo dei MER.
Ora Opportunity sta guidando verso i minerali argillosi rilevati dall'orbita dal Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM) a bordo della sonda MRO. Basandosi su questi dati, Ray Arvidson, vice coordinatore dei MER presso la Washington University di St. Louis, ha creato una mappa per focalizzarsi rapidamente sulle migliori concentrazioni di smectite.
Negli ultimi sol Opportunity si sta interessando all'affioramento all'interno del cratere Spirit of St. Louis, chiamato Lindbergh. A questo punto sono apparse delle rocce veramente curiose sulla destra che sono state subito ribattezzate "coconut-rocks", ossia "rocce noce di cocco". D'altra parte, la somiglianza con un cocco spaccato è strabiliante!
Ancora non si sa esattamente cosa siano e quale sia la loro storia: potrebbero essere materiale eiettato durante qualche evento, frantumatosi al momento dell'impatto o una roccia molto chiara che ha acquisito il suo rivestimento scuro successivamente in diverse condizioni ambietali e successivamente si è spaccata... Al momento non è ancora chiaro se i responsabili della missione decideranno di andare a dare un'occhiata più da vicino.
C'è da dire, infatti, che il team ha una certa fretta perché vuole posizionarsi all'interno della Marathon Valley entro metà/fine giugno, durante la congiunzione solare che si verifica ogni 26 mesi, cioè quando Marte e la Terra sono su lati opposti del Sole e le comunicazioni con il Pianeta Rosso vengono ridotte al minimo. In quei giorni, Opportunity godrà di autonomia e con il "pilota automatico" inserito eseguirà un po' di scienza leggera.
Grazie a Elisabetta Bonora (@EliBonora) del sito Alive Universe Images per l'articolo dove potrete trovare altre notizie ed immagini provenienti dal rover Opportunity.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell Univ./Arizona State Univ.) il cratere Spirit of St. Luis. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech - Processing: 2di7 & titanio44) la roccia 'noce di cocco' ripresa il sol 4005.

Fonti: Alive Universe Images - NASA/JPL

09/05/2015 - Parti delle tute spaziali cinesi realizzate con la tecnologia di stampa 3D -

Ricercatori cinesi hanno utilizzato la tecnologia di stampa 3D per realizzare tute spaziali più sicure per le passeggiate spaziali degli astronauti.
Secondo un recente articolo del China Space News, un centro di ricerca che fa capo al China Aerospace Science and Technology Corporation ha utilizzato una stampante 3D per creare le tubazioni di ventilazione e le flange di collegamento delle tubazioni utilizzate nelle tute per le attività extra-veicolari.
Questi componenti hanno permesso di migliorare l'affidabilità e la sicurezza delle tute spaziali, e le stesse possono essere realizzate in modo più efficiente. I ricercatori utilizzeranno la tecnica per realizzare parti ulteriori. La tecnologia è stata approvata dal Centro di Addestramento Ricerche Scientifiche per gli Astronauti della Cina.
La Cina prevede di inviare il suo secondo laboratorio orbitante nello spazio, Tiangong-2, nel 2016, e spera di mettere in servizio una stazione spaziale abitata permanente attorno al 2022.
Gli astronauti cinesi sono dotati di tre tipi di tute spaziali: la tuta per l'interno della capsula, una giacca per l'interno della capsula e quella per le attività extra-veicolari.
La tuta spaziale da interno capsula viene utilizzata in caso di cambi di pressione all'interno della nave spaziale, di solito durante i momenti di lancio e atterraggio.
La giacca leggera di colore blu viene utilizzata durante il volo normale ed è molto più pratica per lavorare nelle astronavi o nella stazione spaziale.
La tuta per attività extra-veicolare è la più complessa, fornendo il supporto vitale per gli astronauti durante le passeggiate spaziali.
L'Accademia della Tecnologia del Volo Spaziale di Shanghai ha sviluppato con successo una stampante 3D multi-laser per metalli, che permetterà agli astronauti di stampare oggetti con solo una stampante 3D nello spazio.
Wang Lianfeng, ingegnere anziano dell'accademia, ha detto che la tecnologia di stampa 3D è utilizzabile per realizzare parti con strutture complesse o forme strane, come le valvole dei motori a razzo.
"E' molto difficile realizzare parti complesse con i metodi tradizionali," dice Wang. Ad esempio, ci vogliono due gruppi di operai, che lavorano a turno per tutta la giornata, per oltre due settimane per fare un pezzo di un motore a razzo mentre una stampante 3D vi impiega appena 16 ore.
Wang dice che la Cina è al vertice della tecnologia di stampa 3D. La stampante 3D multi-laser per metalli dell'Accademia della Tecnologia del Volo Spaziale di Shanghai si presenta come una cabina di colore grigio.
La stampa 3D utilizzata nello spazio è simile, in principio, alle stampanti normali ma deve essere più leggera e piccola, e deve superare molti test a gravità zero, dice Wang. Vi sono ancora molte difficoltà da superare per stampare 3D nello spazio. I ricercatori stanno ancora sviluppando i materiali adatti per la stampa 3D e la precisione delle stampanti necessita di essere migliorata, aggiunge Wang.
Nella foto (Credit: CNSA) l'astronauta cinese Zhai Zhigang durante l'EVA eseguita durante la missione Shenzhou-7.

Fonti: SpaceDaily - Xinhua

09/05/2015 - 'Ti porto la Luna!' appuntamento a Viareggio -

Sono lieto di annunciare ufficialmente che il tour 'Ti porto la Luna!' di Luigi Pizzimenti e Paolo Attivissimo con una roccia lunare prelevata dagli astronauti della missione Apollo 17, nel 1972, avrà una tappa a Viareggio sabato 23 maggio 2015, presso la sede del Museo della Marineria.
E' un appuntamento veramente da non perdere perché, oltre a poter vedere da vicino un campione storico di valore inestimabile, si avrà una conferenza riguardante l'esplorazione della Luna con immagini e video tenuta da due dei maggiori esperti italiani del settore.
La roccia è stata fornita dal laboratorio della NASA di Houston, in Texas, che custodisce tutti i campioni di rocce lunari raccolti durante le missioni Apollo, e prelevata da Pizzimenti e Attivissimo durante un viaggio fatto fin lì.
Dato i posti limitati si prega gli interessati di recarsi al sito October Sky dell'amico Paolo Minussi, che è riuscito ad organizzare l'evento per Viareggio con l'aiuto degli appassionati della zona e la generosità della dolce consorte di colui che scrive queste righe, per prenotarsi.
L'ingresso sarà di soli 2 Euro che servono per coprire una parte delle spese della manifestazione. Siamo sicuri che in tanti vorranno approfittare di questo evento 'unico' nella storia di Viareggio ma anche della Toscana, dato che l'altro unico campione di roccia lunare arrivato con le missioni Apollo osservabile in Italia si trova a Milano presso il Museo della Scienza e Tecnica.
Il campione di roccia lunare proviene dalla missione Apollo 17 e fu raccolto sulla Luna dall’astronauta e geologo Harrison 'Jack' Schmitt a 60 metri a est del luogo di allunaggio a dicembre del 1972. Pesa 120 grammi ed è una porzione della roccia originale, che sulla Terra peserebbe 8.110 grammi. E’ identificato dalla NASA con il codice 70215,41 (007). Il campione è costituito da basalto dei mari lunari e ha circa 3,75 miliardi di anni. Questo la rende più antico del 99,99% di tutte le rocce terrestri reperibili in superficie. Il resto di questa roccia viene studiato presso il Johnson Space Center di Houston e presso altri centri di ricerca, negli Stati Uniti e in altri paesi, nell’ambito di un programma continuo d’indagine sui campioni lunari raccolti durante il Programma Apollo.
Nell'immagine (Credit: NASA/JSC via the Lunar & Planetary Institute in Houston) il campione 70425 appena arrivato sulla Terra.

Fonte: OctoberSky

Nel gif animato (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) l'intera sequenza.

09/05/2015 - Il tramonto su Marte visto da Curiosity -

Il rover Curiosity della NASA ha registrato una sequenza di immagini del Sole verso la fine del 956esimo giorno marziano (o Sol), il 15 aprile 2015, dalla sua posizione nel cratere Gale di Marte.
Le quattro immagini mostrate in sequenza sono state scattate a 6 minuti e 51 secondi l'una dall'altra.
Questo è il primo tramonto a colori osservato da Curiosity. Le immagini provengono dalla fotocamera dell'occhio sinistro della Mast Camera (Mastcam). I colori sono stati calibrati e fatto il bilanciamento del bianco per rimuovere gli artefatti della fotocamera. La Mastcam vede i colori in modo molto simile a quelli visti con l'occhio umano, sebbene sia appena meno sensibile al blu di quanto lo siano le persone.
La polvere nell'atmosfera marziana è composta da particelle finissime che permettono alla luce blu di penetrare nell'atmosfera in modo più efficiente che i colori di lunghezza d'onda maggiore. Questo causa che le varianti di colore blu sono miscelate con la luce del Sole e rimangono più vicine alla parte dove si trova la stella nel cielo, a differenza dei colori gialli e rossi. L'effetto è ancora più pronunciato vicino al tramonto, quando la luce del Sole passa attraverso un percorso più lungo nell'atmosfera di quanto faccia a mezzogiorno.
Malin Space Science Systems di San Diego ha costruito e opera la Mastcam del rover. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, una divisione del California Institute of Technology, di Pasadena, gestisce il Mars Science Laboratory Project per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA di Washington. Il JPL ha progettato e costruito il rover Curiosity. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visita: http://www.nasa.gov/msl e http://mars.jpl.nasa.gov/msl.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) una delle foto scattate al tramonto del Sole da Curiosity. Nel gif animato a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) l'intera sequenza.

Fonte: NASA

08/05/2015 - X-37B e Atlas 5 uniti per il volo imminente -

La navetta spaziale in miniatura dell'U.S. Air Force e il suo razzo vettore che la porterà in orbita sono stati uniti assieme all'interno dell'edificio di assemblaggio di Cape Canaveral in preparazione del lancio previsto per il 20 maggio.
Lo spazioplano X-37B verrà portato nello spazio da un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance, che volerà con la variante 501 dotata di una grande ogiva protettiva e senza booster a propellente solido.
L'assemblaggio è stato completato giovedì mentre le squadre di tecnici issavano il carico utile, già racchiuso nell'ogiva protettiva del diametro di 5 metri e 40 centimetri, e lo installavano sopra lo stadio superiore Centaur.
Lo spazioplano, conosciuto come Orbital Test Vehicle, o OTV, è stato preparato al volo in un'ambiente separato. A bordo vi sono almeno due esperimenti - uno della NASA per lo studio dell'esposizione dei materiali e un test di un propulsore elettrico dell'U.S. Air Force.
Il veicolo, completamente assemblato, verrà trasportato con la sua piattaforma mobile di lancio dalla Vertical Integration Facility alla rampa del Complex 41 il 19 maggio.
Si tratterà del quarto volo di un X-37B in orbita. I precedenti tre voli sono stati eseguiti tutti da razzi Atlas 5.
Una serie di immagini dell'operazione di assemblaggio si trova al link della fonte.
Nella foto (Credit: USAF/ULA/Justin Ray) l'ogiva protettiva che racchiude lo spazioplano X-37B mentre viene issata verso la sommità del razzo Atlas 5.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: ASI) la delegazione ASI in visita al Sindaco di Milano Pisapia.

08/05/2015 - @AstroSamantha: "Felice di stare quassù un po’ di più" -

"Non posso che essere felice: c’è ancora tanto lavoro da fare ed è un privilegio poter restare quassù un po’ di più": sono le parole, ripetute più volte, con cui ‘Sam’ ha risposto oggi a chi le chiedeva dello slittamento in avanti per il rientro a Terra del suo equipaggio.
"Era una cosa nell’aria da qualche tempo - ha precisato l’astronauta italiana dell’ESA e capitano pilota dell’Aeronautica Militare - e sono molto contenta. Avrò del tempo extra per continuare l’importante lavoro che stiamo facendo, che ha molto a che fare con i temi della nutrizione e dell’agricoltura del futuro."
L’occasione è stata l’inflight-call organizzata con l’Expo di Milano, che avrebbe dovuto essere l’ultima prima del rientro a Terra in agenda per i 14 maggio prossimo, e che invece potrebbe avere qualche replica nelle prossime settimane. La ‘telefonata’ con la ISS, cui hanno preso parte tra gli altri il presidente ASI Roberto Battiston, il capo della sede ESA-ESRIN Volker Liebig, oltre a – nella prima fase della call – il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il tenente colonnello Walter Villadei e gli altri astronauti italiani Roberto Vittori e Luca Parmitano, è stata la conclusione di una lunga giornata ‘milanese’ per l’Agenzia Spaziale Italiana.
Giornata cominciata di buon mattino con la visita di Battiston a Palazzo Marino, dove è stato ricevuto dal sindaco Giuliano Pisapia e dai membri della Giunta, in occasione della prima riunione milanese del board continentale dell'Association of Space Explorers – Europe.
Erano presenti anche nove astronauti: gli italiani Paolo Nespoli, Maurizio Cheli e Franco Malerba, oltre al tedesco Ewald Reinhold, la britannica Helen Sharman, il bulgaro Alexander Aleksandrov, l’ungherese Bertolan Farkas, il rumeno Dorin Prunariu e, infine, il francese Michel Tognini.
Tutti, più tardi al Palazzo Italia dell’Expo’, hanno firmato la ‘Carta di Milano’ - occasione per rilanciare i temi dell'Esposizione anche da parte del mondo della ricerca spaziale - che sara' consegnata al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.
"E' stata un'esperienza direi magica incontrare gli Astronauti - ha detto Pisapia, che ha sottolineato gli "argomenti comuni" emersi durante il colloquio, tra cui "l'impegno a rispettare l'ambiente, anche quello spaziale, e la lotta agli sprechi alimentari."
Parole cui si è riallacciato Battiston, sottolinenado il significato di Samantha Cristoforetti come ambasciatore del grande evento e "lo straordinario capitale di conoscenze scientifiche che sulla ISS, microcosmo in cui nulla si può sprecare, si sta accumulando proprio in materia di nutrizione e alimentazione."
Prima di recarsi all’are dell’EXPO, e dopo l’incontro a Palazzo Marino, il presidente dell’ASI ha anche preso parte all’inaugurazione della mostra ASI-ESA 'Il mio pianeta dallo Spazio, Fragilità e Bellezza' al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.
"Voglio ringraziare – ha detto Battiston – il Museo della Scienza di Milano e l’ESA per questo straordinario evento che ci mostra la Terra sotto un’ottica diversa. (…) E’ proprio questo – ha aggiunto il presidente dell’ASI - che fa lo Spazio: ci costringe a guardare al nostro pianeta con un altro punto di vista, svelandone integralmente e allo stesso tempo la grande bellezza e la grande fragilità."
Nell'immagine (credit: ASI/TV) Samantha Cristoforetti durante un collegamento con la Terra. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ASI) la delegazione ASI in visita al Sindaco di Milano Pisapia.

Fonte: ASI

08/05/2015 - L'EgyptSat-2 è fuori uso -

Nell'aprile del 2015, corsero voci su Internet che il satellite EgyptSat-2 in orbita fosse andato completamente fuori uso o che almeno avesse avuto problemi di controllo dell'assetto. Non vi erano conferme o smentite dalle fonti ufficiali, ma se il satellite fosse andato perso, avrebbe funzionato solo per anno contro gli 11 per i quali era stato realizzato. Inoltre avrebbe anche ripetuto il destino del suo predecessore costruito in Ucraina, che anch'esso si guastò prematuramente.
Secondo fonti industriali, si sarebbe trattato di un doppio guasto al sistema di controllo del volo che avrebbe reso il satellite completamente inutilizzabile. Il veicolo spaziale avrebbe smesso di reagire ai comandi da terra, nonostante tutti i tentativi del controllo missione.
Alla fine di aprile i media russi confermavano la perdita del satellite citando fonti anonime. Un articolo di Interfax News ha rivelato che entrambi i computer di bordo del veicolo spaziale si erano guastati a 15 secondi l'uno dall'altro il 12 aprile 2015. Secondo il quotidiano Izvestiya, il satellite si sarebbe guastato il 14 aprile.
EgyptSat-2 era stato lanciato il 16 aprile 2014 dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, grazie ad un razzo vettore Soyuz-U. Il satellite era stato immesso regolarmente in orbita otto minuti dopo a 720x440 km con inclinazione 51,6°. Questo satellite, costruito dalla russa RKK Energia per l'Autorità Nazionale per la Sorveglianza Remota e le Scienze Spaziali, un'agenzia governativa dell'Egitto, è dotato di strumenti ottico-elettronici di osservazione della Terra e lo studio delle risorse del Paese africano.
Nell'illustrazione artistica (Credit: RSC Energia) il satellite di sorveglianza terrestre EgyptSat-2.

Fonte: Russian Space Web

08/05/2015 - Ci ha lasciato Franco Rossitto -

Lo scorso 5 maggio è mancata una figura di spicco del settore spaziale italiano. Si tratta del professor Franco Rossitto, che nella sua carriera scientifica è stato anche selezionato, il 1° maggio 1989, come astronauta per la missione Tethered Satellite System (TSS), il cosiddetto 'satellite al guinzaglio'.
Nato a Venezia il 1° febbraio 1940, Franco Rossitto si era laureato in Fisica all’Università di Milano nel 1966 ed ha insegnato Fisica Atomica.
Pur essendo stato scelto quale payload specialist per Tethered, Rossitto preferì indirizzare diversamente la sua carriera e venne sostituito da Umberto Guidoni. Rimase comunque nel settore del volo umano, dedicandosi all’attività di ricerca nel campo della microgravità e ricoprendo, fino al 1995, l’incarico di responsabile del Centro Europeo Astronauti dell’ESA a Colonia.
Ha svolto la sua opera anche presso l’Ufficio Spazio del Ministero dell’Università e della Ricerca.
Nella foto (Credit: Space Facts) Franco Rossitto e un'illustrazione artistica della missione shuttle con il satellite al guinzaglio.

Fonti: ASI - Space Facts

08/05/2015 - Samantha Cristoforetti sulla ISS per un altro mese -

La fonte di notizie della Russia, Interfax, ha pubblicato che la missione dell'equipaggio della Soyuz TMA-15M a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), fra il quale vi è la nostra connazionale Samantha Cristoforetti, verrà allungata di un mese e il ritorno sulla Terra, previsto per il 14 maggio, slitterà all'11 giugno.
"E' stato deciso che il cosmonauta russo Anton Shkaplerov, l'astronauta italiana dell'ESA Samantha Cristoforetti e l'astronauta NASA Terry Virts, rimarranno a bordo della ISS per un altro mese. La Soyuz TMA-15M con loro tre a bordo atterrerà in Kazakhstan l'11 giugno," ha dichiarato una fonte del settore spaziale alla Interfax-AVN.
La conferma ufficiale non c'è ancora ma la decisione sarebbe stata adottata in risposta ai cambiamenti necessari al programma delle missioni abitate e robotiche dirette alla ISS a seguito della perdita del cargo Progress M-27M lanciato il 28 aprile scorso.
L'equipaggio di Spedizione 43, attualmente a bordo della ISS, comprende anche i cosmonauti Gennady Padalka e Mikhail Korniyenko e l'astronauta NASA Scott Kelly. Il prossimo lancio della capsula con equipaggio Soyuz TMA-17M, prevista per il 26 maggio, è stata rinviata a data ancora da destinarsi in attesa del completamento delle indagini sull'incidente del Progress.
Nella foto (Credit: Roscosmos) l'equipaggio di Soyuz TMA-15M: da sinistra Virts, Shkaplerov e Cristoforetti.

Fonte: Interfax

Nella foto (Credit: Ezequiel Bellocchio e Jose Fabro/Facebook) la traccia del Progress 59 mentre sorvola Buenos Aires il 7 maggio.

08/05/2015 - Il Progress 59 è rientrato nell'atmosfera terrestre -

Il vascello cargo robotico russo Progress 59 (M-27M) è rientrato nell'atmosfera terrestre alle 5:04 ora di Mosca (le 4:04 ora italiana) dell'8 maggio 2015 sopra il Pacifico Centrale durante l'orbita 160.
Questa riportata sopra è la dichiarazione ufficiale della Roscosmos (l'agenzia spaziale federale della Russia) emessa alle 4:40. Secondo il comando strategico americano (USSTRATCOM) la quota di rientro atmosferico (80 km di altezza) si è verificata alle 4:20 +/- 1 minuto e i possibili frammenti della caduta potrebbero essere finiti nell'Oceano Pacifico a una distanza fra i 350 e i 1.300 km dalla costa cilena.
Si conclude così mestamente, ma al momento senza nessun danno, la missione di rifornimento Progress 59 decollata il 28 aprile scorso, con un razzo russo Soyuz-2-1a lanciata dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, con oltre 2.359 kg. di materiali per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Poco dopo il lancio, il cargo aveva mostrato problemi tecnici ed aveva iniziato a girare su se stesso, forse per un problema con il terzo stadio del vettore Soyuz al momento del rilascio del veicolo spaziale in orbita. I controllori di volo russi non erano stati in grado di riprendere i comandi del Progress e, qualche giorno dopo, la Roscosmos era stata costretta ad annunciare che la nave cargo era persa e che sarebbe presto caduta sulla Terra.
Nonostante il sicuro rientro del Progress 59, la Russia non aveva richiesto il coinvolgimento della IADC (Inter-Agency Space Debris Coordination Committee), ha detto Holger Krag, capo dell'Ufficio Detriti presso il Centro Europeo di Operazioni Spaziali dell'ESA a Darmstadt, in Germania.
Lo scopo principale di IADC è quello di scambiarsi informazioni sulle attività di ricerca per i detriti spaziali fra le agenzie spaziali che ne fanno parte, per facilitare le opportunità di collaborazione in questo campo e per cercare di progredire nei processi di mitigazione del problema dei detriti spaziali.
La Roscosmos è membro della IADC.
Krag ha detto a Space.com, prima che il Progress 59 rientrasse, che alcuni pezzi del veicolo spaziale avrebbero potuto attraversare l'atmosfera e raggiungere la superficie. Anche se le probabilità, aveva aggiunto, sono molto piccole che una persona possa essere colpita da un detrito orbitale.
La morte del Progress 59 potrebbe però portare a qualche decisione importante. Krag del'ESA, ad esempio, ha detto che tutti i veicoli spaziali più grandi potrebbero essere presto forniti di piccoli specchietti chiamati retro-riflettori, in aiuto alle previsioni di rientro se qualcosa andasse storto nella missione.
L'idea sarebbe quella di sparare dei laser dalla Terra verso il veicolo spaziale in difficoltà e i raggi riflessi al punto di origine.
"Questo aiuterebbe le persone a monitorare il veicolo spaziale - quello che non risponde più al controllo missione," dice Krag. "E' un'opzione interessante," aggiungendo che i retro-riflettori potrebbero fornire delle misurazioni precise del movimento rotatorio di un veicolo spaziale.
Nella mappa (Credit: Spaceflight101/Google Maps) il luogo di caduta del Progress 59 (M-27M) posto fra i due punti dell'orbita 160. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Ezequiel Bellocchio e Jose Fabro/Facebook) la tenue traccia del Progress 59 mentre sorvola Buenos Aires il 7 maggio 2015. Si notino le variazioni di luminosità che indicano che il veicolo sta ruotando su se stesso.

Fonti: Roscosmos - Alive Universe Images - Space.com

07/05/2015 - Ultime ore per la Progress 59 -

L'altezza media è scesa a 145 km e il tasso di decadimento è dell'ordine di 1.75 km/ora. Sulla base del modello esponenziale la Progress dovrebbe ricadere intorno alle 8.40 di domani (6.40 UTC).
Rispetto alle previsioni grossolane riportate sopra, quelle ufficiali tendono ad anticipare sensibilmente il rientro. Quelle fatte da USSTRATCOM e dal sito Spaceflight101, ad esempio, indicano l'1.40 UT (con una incertezza di 2 e 4 ore rispettivamente) mentre quelle di Joseph Remis (pubblicata su SatFlare) anticipa addirittura il rientro alle 21.40 di stasera (ore 23:40 in Italia), con una incertezza di ±3 ore. Quest'ultima previsione è alla base di questa mappa (Credit: SatFlare.com) ad ampio raggio: adesso il punto di caduta più probabile (indicato dal satellite) è lungo la costa pacifica del centro America ma c'è la possibilità che il satellite cada sugli Stati Uniti o in America meridionale e Asia.
Rimane comunque esclusa la possibilità che il cargo possa cadere in Europa. Tuttavia, sulla base di altre previsioni, come quella di SatFlare, il rientro dovrebbe avvenire intorno alle 2.10 UT con una incertezza di 4 ore e questo fa si che, nell'orbita finale (attorno alle 10 ora italiana) il satellite possa rientrare anche sull'Italia centrale, come mostrato nella seconda mappa.
Ieri la protezione civile ha finalmente diramato un comunicato in cui riferisce che sta monitorando la situazione in collaborazione con ASI/ESA. Poco fa, poi, è stato pubblicato un aggiornamento in cui ASI ha comunicato al Dipartimento della Protezione civile l’esclusione di un eventuale impatto sul territorio italiano di frammenti che dovessero arrivare a Terra.
Ringraziamo Marco Di Lorenzo (Alive Universe Images) per queste interessanti ed aggiornate notizie sulla caduta del Progress 59.

Fonte: Alive Universe Images

07/05/2015 - Ultimo collegamento di Samantha dallo spazio con gli studenti -

I preparativi per il rientro sono in corso, questo sarà l'ultimo fine settimana per Samantha Cristoforetti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale; ma sabato ci sarà ancora tempo per un collegamento radio con gli studenti.
I ragazzi dell'Istituto Tecnico Industriale Statale "Enrico Fermi" di Lucca e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università degli Studi di Firenze - con sede a Sesto Fiorentino, avranno l'opportunità di mettersi in contatto via radio con Samantha sabato 9 maggio mattina.
Le materie di studio tecniche dell'Istituto superiore, con specializzazioni in meccanica, tecnologia elettronica, elettronica, informatica e comunicazioni, e quelle più scientifiche del corso universitario, saranno lo spunto per le domande che gli studenti ed i laureandi rivolgeranno a Samantha. Si parlerà quindi di sistemi operativi a bordo della Stazione, di campi magnetici, di esperimenti per far crescere le piante in microgravità. A queste, si affiancheranno certamente curiosità sulla vita di bordo, su come il corpo si adatta – o meno - all'assenza di gravità, sulle sensazioni - non solo fisiche ma anche emotive -della partenza e delle magnifiche viste sull'Universo e sul nostro pianeta Terra.
Potete seguire il collegamento in diretta sul sito di AMSAT Italia sabato 9 maggio dalle 11:52.
Queste iniziative sono organizzate nell'ambito del programma educativo internazionale ARISS (Amateur Radio on International Space Station), e coordinate, in Italia, dall'AMSAT Italia.
La pagina italiana dell'ESA vi terrà aggiornati su questo programma educativo annunciando i collegamenti radioamatoriali che di volta in volta verranno organizzati.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) Samantha Cristoforetti a bordo della ISS al momento di festeggiare il 100esimo giorno in orbita.

Fonte: ESA Italia

Nell'illustrazione artistica (Credit: Planetary Resources) Arkyd-3R nello spazio.

06/05/2015 - La prima compagnia mineraria degli asteroidi lancerà il suo primo satellite quest'estate -

La nascente industria mineraria degli asteroidi farà i suoi primi passi nello spazio quest'estate.
La sonda Arkyd-3R della Planetary Resources si trova attualmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e il suo rilascio nello spazio è previsto a luglio. La notizia è stata confermata dai rappresentanti della compagnia mineraria asteroidale con sede a Washington.
Una volta nello spazio esterno, Arkyd-3R eseguirà una missione dimostrativa, mettendo alla prova i sistemi che permetteranno a sonde future di studiare ed, eventualmente, eseguire attività minerarie nello spazio profondo.
"Durante la sua missione in orbita attorno alla Terra, della durata di 90 giorni, invierà dati sulle proprie condizioni e sui sottosistemi al team che si troverà alla sede centrale di Redmond, Washington, e completerà la sua missione con un rientro fiammeggiante nell'atmosfera terrestre come risultato del naturale abbassamento dell'orbita," ha detto un rappresentante della Planetary Resources poco dopo che Arkyd-3R aveva raggiunto il laboratorio orbitante a bordo della capsula cargo Dragon della SpaceX, il mese scorso.
La 'R' in Arkyd-3R sta per 'reflight', riflettendo il fatto che ci sono voluti due tentativi per portare il veicolo spaziale in orbita. Il primo Arkyd-3 volava a bordo del veicolo di rifornimento della terza missione Cygnus della Orbital ATK, che andò distrutto il 28 ottobre quando il razzo Antares, anch'esso della Orbital ATK, esplose pochi secondi dopo il decollo.
Le persone dietro alla Planetary Resources, e quelle di un'altra compagnia che si chiama Deep Space Industries, si prefiggono di estendere la presenza dell'umanità nel Sistema Solare utilizzando le risorse degli asteroidi, come l'acqua e i metalli preziosi - e nel frattempo, facendo anche del profitto.
L'acqua potrebbe essere la chiave dell'intera impresa, perché può essere scissa in idrogeno ed ossigeno, i componenti principali del propellente dei razzi. Scavare gli asteroidi potrebbe far si che si realizzassero dei depositi di propellente nello spazio permettendo così alle navi spaziali di riempire i loro serbatoi e ripartire, con un costo relativamente più basso.
La Planetary Resources vuole raggiungere questa grande visione attraverso una serie di passi incrementali. Ad esempio, l'Arkyd-3R - un cubesat delle dimensioni di un tozzo di pane - dovrebbe essere seguito da il più grande Arkyd-6 entro l'anno, hanno dichiarato i rappresentanti della compagnia.
L'Arkyd-6 è grande il doppio dell'Arkyd-3R e fa parte di una serie di 'ScienceCreft' che "utilizzeremo non solo per testare gli strumenti scientifici e le tecnologie per lo spazio profondo che sono alla base della nostra missione di prospezione degli asteroidi, ma forniranno anche una piattaforma che permetterà ad altri di volare grazie alla nostra tecnologia," hanno scritto i responsabili della Planetary Resources.
Un veicolo spaziale futuro, chiamato Arkyd-100 dimostrerà le tecniche di osservazione degli asteroidi e le tecnologie dall'orbita terrestre, e poco dopo, il piano prevede di inviare altre sonde a studiare le rocce spaziali più da vicino.
"Noi guardiamo a molti voli dei veicoli spaziali della serie Arkyd, in orbita terrestre, verso gli asteroidi e dove potranno essere utili," ha scritto la compagnia.
Nella foto (Credit: Planetary Resources) l'Arkyd-3R prima del lancio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Planetary Resources) Arkyd-3R nello spazio.

Fonti: Space.com - Planetary Resources

06/05/2015 - Gli Emirati Arabi Uniti vogliono inviare una sonda su Marte entro il 2021 -

I ricchi di petrolio, Emirati Arabi Uniti, hanno dichiarato mercoledì 6 maggio che stanno portando avanti il progetto di inviare la prima sonda automatica araba su Marte per il 2021. Il suo nome sarebbe 'Hope' (speranza, ndt).
La sonda lascerebbe la Terra nel 2020 per una missione "progettata come complemento scientifico al lavoro delle altre missioni e per coprire importanti spazi nella conoscenza umana," ha dichiarato lo stato del Golfo nel comunicato.
Lo Sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, vice-presidente dell'EAU e sovrano del Dubai, ha detto che la missione "rappresenta le speranze di milioni di giovani arabi per guardare a un futuro migliore."
La sonda, delle dimensioni e pesi di una piccola autovettura, raggiungerà la velocità di 126.000 km/h per il suo viaggio lungo 600 milioni di km e per il quale occorreranno circa 200 giorni.
Il veicolo spaziale orbiterà attorno a Marte fino almeno al 2023 e invierà i dati che saranno analizzati dagli esperti EAU e condivisi con oltre 200 istituzioni in tutto il mondo.
"La sua orbita particolare e gli strumenti produrranno nuovi tipi di dati che sveleranno molti misteri del Pianeta Rosso, come quello della scomparsa della sua atmosfera nello spazio al punto che ora è troppo rarefatta da permettere l'esistenza dell'acqua liquida in superficie," ha aggiunto.
Il governo dell'EAU aveva lanciato ad ottobre il piano per inviare una sonda automatica su Marte per il 2021. A luglio, è stato detto che gli investimenti dell'EAU nelle tecnologie spaziali avevano raggiunto i 4,8 miliardi di Euro.
Secondo il comunicato, l'EAU, una federazione di sette emirati formata nel 1971, diventerà il nono Paese al mondo con programmi spaziali per esplorare il Pianeta Rosso.
Nella foto (Credit: KARIM SAHIB/AFP/GETTY IMAGES) un'immagine degli ingegneri arabi coinvolti nel progetto 'Hope' durante la presentazione.

Fonti: Spacedaily - Alive Universe Images

06/05/2015 - Il Sole emette il più potente brillamento del 2015 -

Il Sole ha rilasciato ieri, 5 maggio, il più potente brillamento del 2015, una mostruosa esplosione che ha causato temporanee interruzioni dei segnali radio nelle regioni del Pacifico.
Il brillamento solare di classe X - i più potenti nella categoria delle tempeste solari - è eruttato martedì da una macchia chiamata Regione Attiva 2339 (AR2339), con un picco alle 6:11 p.m. (le 0:11 ora italiana del 6 maggio). L'osservatorio Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA ha ripreso uno spettacolare video del brillamento, registrato nelle diverse lunghezze d'onda della luce.
I ricercatori hanno detto che, nonostante le interruzioni radio, l'esplosione ha causato soltanto problemi minori sulla Terra.
"Dato l'impulsiva natura di quest'evento, così come la sua localizzazione sul bordo est del Sole, non ci attendiamo tempeste di radiazioni sulla Terra," hanno detto gli scienziati dello Space Weather Prediction Center (SWPC) di Boulder, in Colorado, che è controllato dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
"Stiamo aspettando nuove immagini dalla missione SOHO della NASA per determinare se all'evento vi è stato associato anche un'emissione di massa coronale (CME)," ha aggiunto. "Ma per le stesse ragioni di cui sopra, non ci aspettiamo che vi siano impatti per la Terra."
Le CME sono massicce nubi di particelle solari sparate a milioni di km all'ora mentre i brillamenti, per contrasto, sono spari di radiazioni ad alta energia. Le CME che colpiscono la Terra possono formare tempeste geomagnetiche che danneggiano le reti elettriche e i satelliti di navigazione.
Gli scienziati classificano i brillamenti solari in tre categorie: C (i più deboli), M (medio livello) e X (i più potenti. Un brillamento di classe X è 10 volte più potente di uno M. Quello di mercoledì è arrivato a X2,7, superando il precedente massimo del 2015 - un X2,2 eruttato l'11 marzo scorso dalla macchia solare conosciuta come AR12297.
Prossimamente vi potranno essere ulteriori tempeste solari, confermano i ricercatori dello SWPC.
"Ci attendiamo che diverse regioni attive ruotino verso il disco visibile del Sole entro la fine di questa settimana," hanno scritto in un aggiornamento. "Abbiamo osservato alcuni CME energetici sull'altro lato solare e quindi ci aspettiamo che l'intera attività solare cresca a breve e medio termine."
Nella foto (Credit: NASA/SDO) il brillamento X2,7 del 5 maggio, fotografato dall'osservatorio SDO.

Fonte: Space.com

06/05/2015 - I primi voli per il secondo velivolo SpaceShipTwo entro il 2016 -

Immediatamente dopo lo schianto fatale della SpaceShipTwo, avvenuto lo scorso ottobre, la Virgin Galactic aveva dichiarato di essere in condizione di allestire un secondo velivolo per le prove entro sei mesi. Ora che i sei mesi sono trascorsi è chiaro che ci vorrà ancora un po prima che i voli di prova del velivolo suborbitale della Virgin Galactic possa volare, forse non prima della fine del 2016.
La compagnia ha segnato l'anniversario di quel volo con un aggiornamento sul proprio sito web spiegando che il secondo prototipo di SS2 è in avanzato stato di costruzione e che presto potrà essere poggiato sul proprio carrello. I responsabili della VG sperano che il modello di SS2 possa iniziare i test entro la fine dell'anno, prima quelli al suolo, poi progressivamente in volo vincolato, poi senza motore ed infine a motore a quote sempre più in alte.
Il Senior Program Manager della VG, Mark Butler ha dichiarato al giornale Las Cruces Sun-News che i voli di prova della seconda SS2 non inizieranno molto presto. "La Virgin Galactic continua a lavorare alle operazioni di supporto dello spazioporto in preparazione della ripresa dei voli di prova entro il 2016." ha detto Butler.
"Il programma non è finito," ha concluso Butler. "Stiamo proseguendo anche se più lentamente e solo quando saremo sicuri torneremo a volare."
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) la SpaceShipTwo n.2 in fase di allestimento.

Fonte: Parabolic Arc

Nella foto (Credit: SpaceX) il Crew Dragon appeso ai paracadute mentre scende verso l'oceano.

06/05/2015 - Eseguito il Pad Abort Test per il Crew Dragon -

La capsula della SpaceX, destinata al trasporto degli astronauti, ha compiuto il Pad Abort Test a Cape Canaveral.
Con un rombo improvviso, che ha scosso una tranquilla mattinata nuvolosa a Cape Canaveral, in Florida, gli otto motori a razzo SuperDraco di cui è dotato il veicolo spaziale Crew Dragon della SpaceX, si sono accesi sparando la capsula alta nel cielo. Erano esattamente le 9 del mattino in Florida (le 15 in Italia) quando, all'apertura della finestra di lancio prevista, è avvenuto il Pad Abort Test di SpaceX.
Durante i minuti precedenti il test, sia dal versante del meteo che da quello tecnico, non erano stati riscontrati problemi e il conto alla rovescia è sfilato liscio fino a T-0. In una nuvola di vapore, dovuto al sistema di allagamento della rampa di lancio SLC-40, i motori SuperDraco si sono accesi ed hanno raggiunto la spinta massima in 100 millisecondi. La capsula della SpaceX, con sotto agganciato il cosiddetto 'trunk', è partita verso il cielo virando leggermente in direzione del mare a un secondo e mezzo dalla partenza. In pochi secondi i motori a razzo hanno bruciato le quasi due tonnellate di idrazina e protossido d'azoto accelerando il veicolo da 0 a 500 metri in appena 5 secondi. I motori SuperDraco si sono spenti, come previsto, dopo circa 5 secondi di funzionamento e il veicolo ha proseguito per inerzia per altri 15 secondi fino a raggiungere una quota di 1.500 metri.
A questo punto il 'trunk' è stato sganciato e la capsula, dopo pochi secondi, ha dispiegato i due paracdute di frenata e stabilizzazione. Una volta che questi piccoli paracadute hanno raddrizzato e frenato la capsula sono usciti i tre paracaduti principali che, aprendosi, hanno ulteriormente rallentato la discesa della capsula fino all'ammaraggio, avvenuto un minuto dopo nelle acque prospicienti la rampa di lancio.
Dalle prime impressioni sembra che il test si sia svolto regolarmente anche se, al momento in cui scrivo queste righe, non vi sono ancora dichiarazioni ufficiali da parte dei responsabili di SpaceX. Alcuni appassionati, osservando il test, sembra abbiano notato un ammaraggio più vicino alla riva di quanto previsto. Anche la fase di spinta è sembrata, ad alcuni, meno potente di quello che era stato dichiarato prima del test.
Questo però non toglie il fatto che la sequenza degli eventi si sia svolta come previsto e senza nessun problema tecnico a dimostrazione della validità del progetto della compagnia californiana.
Ma in che cosa si differisce questo rivoluzionario sistema di fuga rispetto a quelli utilizzati finora? I precedenti sistemi di aborto al lancio (come quelli delle Apollo, delle Soyuz e persino della prossima Orion) vengono propulsi da un razzo montato sulla sommità del veicolo spaziale. Durante un'emergenza, il motore posto sulla sommità della torre si accende nel giro di pochi istanti ed essenzialmente porta il veicolo spaziale lontano, verso la salvezza. Questo può funzionare mentre il veicolo spaziale si trova sulla rampa di lancio o nei primi minuti dell'ascesa, ma una volta che il veicolo raggiunge una certa quota, il sistema non è più utilizzabile e deve essere sganciato.
Nella foto (Credit: SpaceX) il Crew Dragon nel momento della separazione dal trunk. Il sistema di aborto al lancio della SpaceX, invece, è integrato direttamente nel veicolo spaziale. Questo permette a Crew Dragon di avere una capacità di fuga dal momento del lancio dalla rampa fino all'arrivo in orbita.
Invece di una torre razzo montata separata sulla sommità del veicolo spaziale, il sistema di aborto al lancio della SpaceX è dotato di otto motori razzo SuperDraco inseriti direttamente nelle pareti della capsula Crew Dragon. I SuperDraco sono in grado di produrre 54 tonnellate di spinta assiale in meno di un secondo, col risultato di trasportare il veicolo spaziale Crew Dragon a quasi 100 metri in 2 secondi e più di mezzo chilometro in appena 5 secondi. Pensate che la spinta totale degli otto motori SuperDraco è quasi il doppio di quella del razzo Redstone che portò nello spazio il primo astronauta americano della NASA, Alan Shepard, il 5 maggio 1961.
A bordo del veicolo spaziale vi era un manichino. Lo scopo del manichino è quello di raccogliere dati delle forze (carichi gravitazionali) che verranno sperimentati all'interno del veicolo spaziale. Questi, assieme ai dati raccolti dal veicolo saranno di aiuto per assicurare che i membri dell'equipaggio possano sopportare questo ambiente durante un evento reale (che speriamo tutti, mai si verifichi) di aborto del lancio.
E ora che cosa accadrà? A seconda di come si è svolto il test di aborto sulla rampa, la SpaceX condurrà un test di aborto in volo. Con il test di aborto in volo, verrà testato lo stesso sistema di fuga, ma stavolta durante un lancio reale e nel momento di massimo stress dinamico del veicolo. Sia il test di aborto in rampa che quello in volo sono prove difficili, ma i dati raccolti saranno la chiave per sviluppare uno dei più sicuri e affidabili veicoli spaziali che abbiano mai volato.
La SpaceX, assieme alla Boeing con il suo CST-100, sono state scelte dalla NASA per fornire il trasporto degli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal 2017. In questo modo verrà posta fine alla dipendenza, iniziata con il pensionamento dello Space Shuttle nel 2011, dalle capsule Soyuz della Russia.

AGGIORNAMENTO ORE 18:48 - Elon Musk in persona ha dichiarato che la velocità massima raggiunta durante il test PAT da parte di Crew Dragon è stata di 550 km/h e da 0 a 160 km/h in 1,2 secondi, pari a una forza G di 3,7. La prestazione sarebbe stata quindi nel complesso leggermente inferiore al previsto ma un eventuale equipaggio sarebbe sano e salvo.

Nella foto (Credit: NASA TV/SpaceX) il Crew Dragon mentre i propulsori lo spingono verso il cielo.

VIDEO DEL PAD ABORT TEST DEL CREW DRAGON - 06/05/2015 - (Credit: SPACEX) - dur.min. 19:48 - LINGUA INGLESE/AUDIO AMBIENTE

Fonti: Nasaspaceflight - Spaceflight Now - NASA - @elonmusk

05/05/2015 - Tutto pronto per il test del Crew Dragon -

A Cape Canaveral è tutto pronto per il test di aborto sulla rampa della capsula Crew Dragon della SpaceX. La finestra per questo importante test si aprirà alle 9 del mattino locali (le 15 ora italiana) e si chiuderà alle 2:30 p.m. EDT (le 20:30 italiane) del 6 maggio 2015. Se fosse necessario vi è la possibilità anche di ritentare il giorno successivo.
La capsula è saldamente fissata su una speciale struttura posta sulla SLC-40, la stessa rampa dalla quale decollano i razzi Falcon 9 della SpaceX. Martedì è stato eseguito un test di accensione statico degli otto motori SuperDraco che dovranno sparare la capsula fino alla quota di 1.600 metri prima che possa ammarare nell'oceano di fronte a Cape Canaveral.
Durante il test di oggi, nei pochi secondi di accensione degli otto motori a razzo SuperDraco, verranno bruciate quasi due tonnellate di propellente idrazina e tetrossido di azoto. In totale il test non durerà oltre i 107 secondi.
Qui una spiegazione esauriente delle varie fasi del test previsto per oggi. Nella foto (Credit: SpaceX) la capsula Crew Dragon durante il test di accensione statico dei motori SuperDraco.

Fonti: @SpaceX - Spaceflight Now

05/05/2015 - La sonda LRO si porta più vicina alla superficie della Luna -

la sonda Lunare Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA ha completato una manovra che ha abbassato l'orbita del veicolo spaziale fino a 20 km sopra le zone vicine al Polo Sud lunare, il massimo avvicinamento del veicolo spaziale alla superficie del nostro satellite naturale.
Lunedì 4 maggio i controllori di volo del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland, hanno fatto eseguire due accensioni dei motori di LRO per modificare la sua orbita. La nuova orbita permette a LRO di passare entro 20 km di quota sul Polo Sud e 163 km sopra il Polo Nord.
"Stiamo portando LRO più vicina alla Luna di quanto non abbiamo mai fatto prima, ma la manovra è simile a tutte le altre manovre di posizionamento, quindi il team operazioni sa esattamente cosa fare," ha detto Steve Odendahl, mission manager di LRO presso il Goddard.
Per ottimizzare il ritorno scientifico, i membri del team hanno preso la decisione di modificare l'orbita dopo aver determinato che questa non avrebbe messo in pericolo la sonda. LRO può operare ancora per diversi anni in questa nuova orbita.
La nuova orbita permette di compiere emozionante nuova scienza e avere migliori misurazioni del Polo Sud, Due sono gli strumenti che beneficeranno significativamente del cambio di orbita. Il ritorno dei segnali del Lunar Orbiter Laser Altimeter (LOLA) i cui impulsi laser saranno più forti, producendo un segnale migliore. LOLA potrà ottenere misure migliori di specifiche regioni vicine al Polo Sud che hanno condizioni di illuminazione uniche. Diviner sarà in grado di scorgere le più piccole strutture lunari attraverso una raccolta di dati ad alta risoluzione.
"I poli lunari sono sempre stati posti misteriosi dove all'interno di alcuni crateri, che non vedono mai la luce del Sole, vi sono state registrate le temperature più fredde nel Sistema Solare," dice John Keller, scienziato del progetto LRO presso il Goddard della NASA. "Abbassando l'orbita sopra il Polo Sud, essenzialmente miglioriamo la sensibilità degli strumenti di LRO che ci aiuteranno a capire i meccanismi che permettono all'acqua e altri composti volatili rimangono intrappolati li."
Lanciata il 18 giugno 2009, LRO ha raccolto un tesoro di dati con i suoi sette potenti strumenti, rendendo un contributo di altissimo valore alle nostre conoscenze sulla Luna. LRO è gestita dal Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, in Maryland, per la Direzione Missioni Scientifiche della sede centrale NASA di Washington.
Per ulteriori informazioni su LRO, visita: http://www.nasa.gov/lro.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/GSFC/SVS) LRO mentre sorvola la superficie lunare sopra il Polo Nord.

Fonte: NASA

05/05/2015 - Dove cadrà la Progress 59? -

Il destino del veicolo cargo russo Progress 59 (M-27M) è ormai segnato. I controllori di volo di Mosca hanno rinunciato ad ogni tentativo di recupero e la sua orbita è ormai così bassa che, dato il frenamento atmosferico entro pochi giorni il cargo, e tutto il suo contenuto è destinato a rientrare rovinosamente nell'atmosfera.
La maggior parte della capsula, lunga 7 metri e con massa di 7 tonnellate, brucerà nell'atmosfera ma alcune parti più resistenti (come i serbatoi di combustibile e l'anello di raccordo con il primo stadio) potrebbero giungere al suolo, anche se molto rallentate dall'attrito atmosferico. In linea di principio, tutte le regioni della Terra comprese tra le latitudini 52°S e 52°N sono potenzialmente a rischio ma, con il passare dei giorni, le previsioni sul momento del rientro saranno sempre più precise e, di conseguenze, le aree a rischio sempre più circoscritte.
Marco Di Lorenzo, del sito Alive Universe Images, ha iniziato a tenere una pagina aggiornata con tutte le previsioni di caduta e i punti di impatto, con un'attenzione maggiore per quelli che potrebbero riguardare l'Italia.
I dati utilizzati da Di Lorenzo sono tratti da tre fonti: il sito dell'agenzia spaziale tedesca Heavens Above, che fornisce i dati orbitali aggiornati, il sito spaceflight101.com e il sito SatFlare che forniscono molte informazioni e grafici sia sull'orbita che sulle proiezioni aggiornate dell'istante e del luogo di rientro.
Ad esempio, nell'ultimo aggiornamento eseguito alle 22:30 del 5 maggio 2015, la Progress 59 dovrebbe ricadere attorno alle 7 di mattina di venerdì (le 5 UTC).
La previsione ufficiale più recente (fornita da Joseph Remis e pubblicata su SatFlare) è leggermente anticipata, l'ora del rientro è intorno alle 14 di Venerdi 8 (ora italiana), con una incertezza di ±14 ore. Le fasce di rischio per l'Italia sarebbero due: una (più "calda" perchè più vicina all'ora cruciale) sfiora la Sardegna a Ovest di Cagliari, l'altra attraversa il centro-nord della penisola andando da Livorno a Ravenna; per ora, la protezione civile non ha ancora pubblicato alcun avviso al riguardo.
Ulteriori dati orbitali e mappe delle zone potenzialmente interessate alla caduta, alla pagina aggiornata di Alive Universe Images.
Nella foto (Credit: Roscosmos) un cargo Progress in avvicinamento alla ISS.

Fonte: Alive Universe Images

04/05/2015 - La Russia è pronta ad aiutare il Brasile nello sviluppo spaziale -

Il Vice Primo Ministro russo Dmitry Rogozin ha dichiarato che la Russia è pronta a lavorare assieme al Brasile nel settore dell'industria per lo sviluppo di nuovi centri spaziali e il vettore di lancio Cyclone.
"Il Brasile sta tentando di sviluppare il proprio centro spaziale. Sfortunatamente, a causa della perdita della tecnologia dell'Ucraina, il progetto brasiliano/ucraino di utilizzare il razzo Cyclone da un centro spaziale costiero del Brasile è, attualmente, praticamente annullato. Ma la Russia ha suggerito il suo modo di fare il lavoro... abbiamo alcune idee di come aiutare il Brasile nello sviluppo dei propri centri spaziali," ha detto Rogozin ai giornalisti.
All'inizio di aprile, sono emersi rapporti che il Presidente del Brasile, Dilma Rousseff, avesse deciso di abbandonare il progetto per il lancio di satelliti Cyclone-4, nel quale Brasile e Ucraina hanno lavorato assieme per 12 anni. La decisione sarebbe stata presa a gennaio, dopo che gli esperti avevano dichiarato che il progetto, dal costo di 329 milioni di dollari, non era fattibile.
La Russia e il Brasile hanno da lungo tempo rapporti nel settore spaziale. Lo scorso luglio, il Presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato che Mosca stava guardando per una profonda collaborazione con un certo numero di industrie di Brasilia, comprese quelle del settore spaziale. Il Brasile è uno dei siti dove sono posizionate le stazioni per i satelliti di navigazione GLONASS della Russia.
Nell'illustrazione artistica (Credit: AEB) come sarebbe apparso un razzo Cyclone-4 del Brasile.

Fonte: Sputnik News

04/05/2015 - ESA vi invita a far parte della classe virtuale -

Sono aperte le registrazioni per un corso online gratuito che fornirà un'introduzione al monitoraggio dei cambiamenti climatici utilizzando i satelliti per l'osservazione terrestre.
L'ESA collabora con la FuturLearn, una piattaforma online di insegnamento leader del settore, per offrire il corso 'Monitoring Climate from Space' a cominciare dal prossimo 8 giugno.
Dal loro vantaggioso punto posto a 800 km sopra la Terra, i satelliti forniscono informazioni cruciali per le terre, gli oceani, l'atmosfera e i ghiacci del nostro pianeta. Queste informazioni ci danno una visione dell'attuale stato del clima e ci permettono di scoprire i cambiamenti nel corso del tempo.
Il corso si concentrerà sul ruolo dei dati satellitari in supporto alle decisioni relative ai cambiamenti climatici e allo sviluppo sostenibile. Questo corso è ideato per gli attuali e futuri politici, insegnanti, professionisti delle comunicazioni sul clima e il pubblico in generale.
Particolare attenzione verrà fatta sui dati provenienti dalle missioni dei satelliti dell'ESA, compresi Cryosat, SMOS, GOCE e Sentinels, e utilizzeranno le informazioni della Climate Change Initiative.
Diciassette insegnanti provenienti dalle migliori università e istituzioni guideranno la classe virtuale durante le cinque settimane del corso. Saranno inoltre possibili discussioni sul materiale del corso con gli insegnanti e altri partecipanti.
"Nel mondo di oggi, basato sempre più sulla conoscenza, mettendo gli studenti in contatto con gli esperti nel loro campo scelto è una parte essenziale di qualsiasi programma di formazione. Sono onorato di accogliere l'ESA alla partnership con FutureLearn," ha detto Simon Nelson, Capo Esecutivo di FutureLearn.
Finora oltre 3.300 persone si sono iscritte al corso.
Questo è il primo corso online così massiccio di ESA - o MOOC - ed è stato progettato con l'aiuto di Imperative Space. Il corso è parte dell'iniziativa dell'ESA 'EO Scienza 2.0', che esplora le sfide e le opportunità che si presentano alla comunità scientifica di osservazione della terra in risposta ai progressi nelle tecnologie di comunicazione.
La prima conferenza sulla Scienza 2.0 si terrà fra il 12 e il 14 ottobre.
Nella foto (Credit: FutureLearn) la dottoressa Angela Benedetti del Centro Europeo per le previsioni a medio termine, presenta i dati sul buco dell'ozono.

Fonte: ESA

04/05/2015 - SKA parla inglese -

Nonostante Padova fosse stata considerata migliore in entrambe le relazioni consegnate alla commissione di esperti, il Consiglio d'amministrazione dello Square Kilometre Array ha deciso che il quartier generale rimarrà a Jodrell Bank.
Il quartier generale dello Square Kilometre Array rimarrà a Manchester. A deciderlo è stato il Consiglio d’Amministrazione riunitosi oggi dopo alcuni mesi di intensi negoziati. La sconfitta per l’Italia, che – tramite l’Istituto Nazionale di Astrofisica- a febbraio aveva avanzato la candidatura di Padova – è arrivata ai voti: 6 a favore del Regno Unito e ben 5 astenuti.
Da tempo ormai l’Italia, forte di una notevole tradizione nella radioastronomia, puntava ad affermare ancora di più il proprio ruolo di leader nell’ambito del progetto, che vede a fianco del nostro Paese altre 10 nazioni in tutto il mondo. L’Italia con l’Inaf ha avanzato la sua candidatura anche perché il Parlamento italiano ha deciso, prima di Natale, di investire decine di milioni di euro in tre anni. A sostegno della candidatura si sono mossi il ministro per la Ricerca e l’Università Stefania Giannini, la quale aveva ricordato qualche tempo fa anche l’importante rete di centri, enti di ricerca e prestigiose università che operano sul nostro territorio, nonché il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale ha appoggiato la candidatura di Padova per tutto il periodo dei negoziati.
La posizione ufficiale dell’INAF è espressa in questa nota: "La sede del progetto Square Kilometre Array sarà Manchester. Lo ha deciso oggi, a maggioranza (6 a favore di Manchester, 5 astenuti, 1 a favore Padova), il Consiglio di Amministrazione del progetto SKA. La sede di Manchester è stata preferita nonostante la commissione internazionale, che ha esaminato tecnicamente le candidature delle due città, avesse valutato Padova come nettamente preferibile. E’ evidente che l’influenza politica ed economica esercitata dall’Inghilterra nei confronti dei componenti della SKA Organization ha avuto decisamente la meglio sulle considerazioni tecnico-scientifiche. Facciamo punto e a capo e dedicheremo i prossimi giorni nel valutare il ruolo dell’Italia e dell’INAF nel progetto."
Manchester ha ospitato finora la sede provvisoria del progetto presso l’osservatorio di Jodrell Bank. La costruzione vera e propria del network di radiotelescopi più grande del mondo inizierà nel 2018 e già nel 2020 potrebbero arrivare i primi risultati scientifici che cambieranno il modo di guardare stelle, galassie e fenomeni cosmici.
La comunità scientifica internazionale e soprattutto quella italiana non ha mai avuto dubbi sul fatto che SKA sia il futuro della radioastronomia. Il coinvolgimento dell’INAF in SKA è stato pensato, sin dai primi anni, come un volano non solo scientifico, ma anche economico e industriale, visto l’ampio coinvolgimento delle industrie italiane nel settore della radioastronomia (con la produzione di ricevitori, pannelli e amplificatori) e questo può avere importanti ricadute per il nostro paese. Il progetto porterà risultati a medio-lungo termine e per l’Italia è sempre stato fondamentale rimanervi agganciati con un ruolo di leadership. Per questo l’Istituto Nazionale di Astrofisica ha da sempre creduto in questo progetto, tanto da essere nel gruppo iniziale dei suoi sostenitori, tra i fondatori del Consorzio Ska. L’Italia è già attiva in tutti i gruppi scientifici, in 4 consorzi tecnologici e leader di importanti progetti.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SKA Consortium) le parabole che fanno parte del progetto.

Fonte: INAF Media News

Nella foto (Credit: SpaceX) l'interno del veicolo pronto al test e il manichino.

04/05/2015 - Cinque cose da sapere sul test di aborto in rampa del Dragon -

Il primoo cruciale test di volo del Crew Dragon, conosciuto come 'Pad Abort Test', dovrebbe tenersi questo mercoledì, 6 maggio, dal Complesso di Lancio 40 della SpaceX (SLC-40) di Cape Canaveral, in Florida. Sebbene il test parta dalla stessa rampa di lancio che viene utilizzata per le missioni operative, questo non è un volo di quel tipo.
Questo è il primo volo di prova del nuovo rivoluzionario sistema di fuga della SpaceX, e le probabilità di incontrare dei ritardi o problemi sono alte. Fortunatamente il test non ha bisogno di essere perfetto per essere considerato valevole - l'obiettivo principale è quello di raccogliere il maggior numero di dati possibili che saranno la chiave nella preparazione di Crew Dragon per la prima missione abitata prevista nel 2017.

1. Che cosa è un Pad Abort Test?
Un Pad Abort Test è una prova del funzionamento del sistema di aborto (a volte chiamato anche sistema di fuga al lancio). Questo sistema è predisposto per portare via rapidamente l'equipaggio e la capsula che lo contiene lontano dal razzo nell'eventualità di un potenziale guasto. E' simile ai seggiolini eiettabili per un pilota da caccia, ma invece di espellere il pilota fuori dal veicolo spaziale, è l'intero veicolo spaziale che viene 'espulso' lontano dal veicolo di lancio.

2. In cosa è differente il Launch Abort System della SpaceX rispetto agli altri veicoli spaziali?
I precedenti sistemi di aborto al lancio sono stati propulsi da un razzo montato sulla sommità del veicolo spaziale. Durante un'emergenza, la torre si accende ed essenzialmente tira il veicolo spaziale verso la salvezza. Questo può funzionare mentre il veicolo spaziale si trova sulla rampa di lancio o nei primi minuti dell'ascesa, ma una volta che il veicolo raggiunge una certa quota, il sistema non è più utilizzabile e deve essere sganciato.
Il sistema di aborto al lancio della SpaceX, invece, è integrato direttamente nel veicolo spaziale. Questo permette a Crew Dragon di avere una capacità di fuga al lancio dalla rampa fino all'orbita.
Invece di una torre razzo montata separata sulla sommità del veicolo spaziale, il sistema di aborto al lancio della SpaceX è dotato di otto motori razzo SuperDraco inseriti nelle pareti della capsula Crew Dragon. I SuperDraco sono in grado di produrre 54 tonnellate di spinta assiale in meno di un secondo, col risultato di trasportare il veicolo spaziale Crew Dragon a quasi 100 metri in 2 secondi e più di mezzo chilometro in appena 5 secondi.

3. Come si svolgerà l'attuale Pad Abort Test?
Il grafico (fonte SpaceX) illustra la traiettoria del Pad Abort Test e la sequenza di eventi.
T-0: Gli otto SuperDraco si accendono simultaneamente e raggiungono la massima spinta spingendo il veicolo spaziale lontano dalla rampa.
T+0.5s: Dopo mezzo secondo di volo verticale, il Crew Dragon piega verso l'oceano e prosegue la sua accensione controllata. I motori SuperDraco regolano la spinta per controllare la traiettoria basandosi sulle misurazioni in tempo reale dei suoi sensori di velocità.
T+5s: L'accensione viene conclusa una volta che tutto il propellente è consumato e il Dragon prosegue per inerzia per altri 15 secondi fino a raggiungere la quota massima di circa 1.500 metri sopra la rampa di lancio.
T+21s: Il trunk (il modulo dotato di alette che si trova sotto la capsula, ndr) viene sganciato e il veicolo spaziale inizia una lenta rotazione puntando nuovamente il suo scudo termico verso il suolo.
T+25s: Dei piccoli paracadute, chiamati frenanti, vengono aperti la prima volta durante un periodo di 4/6 secondi dopo la separazione del trunk.
T+35s: Una volta che i paracadute di frenata hanno stabilizzato il veicolo, i tre paracadute principali vengono aperti per rallentare ulteriormente il veicolo prima dell'ammaraggio.
T+107s: Dragon ammara nell'Oceano Atlantico a circa 2.200 metri dalla rampa di lancio.

Il Crew Dragon avrà accelerato da 0 a quasi 160 km/h in un secondo. L'intero test durerà meno di due minuti, mentre il Dragon viaggerà per oltre 1.600 metri soltanto nei primi 20 secondi.

4. Cosa speriamo di imparare da questa prova?
Nella foto (Credit: SpaceX) il veicolo per il test viene portato in rampa. Come primo volo di prova per il sistema di aborto al lancio della SpaceX, ogni più piccolo dato potrà avvicinare il primo volo abitato del 2017. Ad un livello superiore dovrà dimostrare l'effettiva completezza del sistema di fuga di Crew Dragon, assieme ad una serie di obiettivi specifici:
Sequenza. Dimostrare la giusta sequenza degli eventi programmati all'aborto del lancio - in particolar modo i cruciali comandi che devono essere eseguiti nel brevissimo periodo di tempo.
Controllo del ciclo chiuso. Dimostrare l'abilità degli otto motori SuperDraco di rispondere in tempo reale ai dati in arrivo per assicurare che il Crew Dragon rimanga nella traiettoria prevista.
Dati della traiettoria. Ottenere dati accurati della traiettoria sia alla massima altezza che alla distanza dal poligono.
Ambiente esterno ed interno. Ottenere dati dell'impatto dei vari fattori esterni e interni del Crew Dragon per assicurare condizioni sicure del trasporto degli equipaggi.

5. Vi sarà qualcuno a bordo durante il Pad Abort Test?
A bordo del veicolo spaziale vi sarà un manichino, ma nonostante le credenze popolari il suo nome non è Buster. Buster il Manichino già lavora per un grande spettacolo che avrete già sentito e che si chiama MythBusters. Al momento il nostro manichino preferisce rimanere anonimo.
Lo scopo del manichino è quello di raccogliere dati delle forze (carichi gravitazionali) che verranno sperimentati all'interno del veicolo spaziale. Questi, assieme ai dati raccolti dal veicolo saranno di aiuto per assicurare che i membri dell'equipaggio possano sopportare questo ambiente durante un aborto del lancio.

E dopo? A seconda di come si svolgerà il test di aborto sulla rampa, la SpaceX condurrà un test di aborto in volo. Con il test di aborto in volo, verrà testato lo stesso sistema di aborto, ma stavolta durante un lancio reale. Sia il test di aborto in rampa che quello in volo saranno prove difficili, ma i dati raccolti saranno la chiave per sviluppare uno dei più sicuri e affidabili veicoli spaziali che abbiano mai volato.
Nella foto (Credit: SpaceX) il veicolo Crew Dragon sulla SLC-40 pronto per il test di aborto. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SpaceX) l'interno del veicolo pronto al test e il manichino. Nella foto a destra (Credit: SpaceX) il veicolo per il test viene portato in rampa.

Fonte: SpaceX

04/05/2015 - La Virgin Galactic considera di cambiare ancora il propellente di SS2 -

Quasi un anno dopo la modifica del propellente utilizzato sul suo veicolo suborbitale SpaceShipTwo, un dirigente della Virgin Galactic ha detto il 30 aprile che la compagnia è pronta a tornare indietro a seconda delle prestazioni.
Will Pomerantz, vice presidente dei progetti speciali per la Virgin Galactic, ha detto in una presentazione alla conferenza 'Space Access 15' che nella compagnia vi è un gara interna fra il propellente a base di gomma, formalmente conosciuto come hydroxyl-terminated polybutadiene (HTPB), originariamente scelto per il motore ibrido della SpaceShipTwo e quello basato sul nylon al quale la compagnia era passata l'anno scorso.
"Quello che volerà sarà quello migliore," egli dice. "Se dovesse toccare a me la scelta cadrebbe sul HTPB per la ripresa dei voli di SpaceShipTwo."
La compagnia aveva annunciato a maggio 2014 il passaggio del propellente per il suo motore ibrido dalla gomma al nylon. "Abbiamo appena visto migliori prestazioni in alcuni criteri differenti," aveva detto Georges Whitesides, Capo Esecutivo di Virgin Galactic, durante un'intervista tenutasi quando la compagnia aveva annunciato il cambio di propellente.
Il propellente con base di nylon aveva volato per la prima volta il 31 ottobre 2014 nel volo di prova di SpaceShipTwo. Quel volo terminò con la disintegrazione del veicolo circa dieci secondi dopo l'accensione del motore, ma gli inquirenti del National Transportation Safety Board avevano quasi subito detto che l'incidente non aveva a che fare con un problema al motore. L'indagine si era concentrata sul particolare sistema alare del veicolo, che il co-pilota aveva prematuramente attivato pochi secondi prima che il veicolo si spezzasse.
"Abbiamo un motore che funziona. Abbiamo un motore che siano certi sia sicuro," ha detto Pomerantz del motore propulso dal nylon. Un ritorno alla gomma, egli dice, potrebbe avvenire se il propellente avesse migliori prestazioni come risultato del lavoro in corso con entrambi i propellenti. "C'è sempre spazio per fare meglio."
Pomerantz non ha detto niente su quando ci si attende la ripresa dei voli di prova di SpaceShipTwo, ma ha segnalato che la compagnia sta facendo progressi nella costruzione del secondo veicolo SS2. "Un sacco di grosso lavoro e grandi passi devono essere completati," nel suo assemblaggio, ha detto, e che presto il veicolo potrà stare in piedi sui suoi carrelli per la prima volta.
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) un test del motore ibrido della SS2 eseguito nel 2012

Fonte: Spacenews

Nella foto (Credit: ARISS) un esempio di contatto del programma ARISS.

03/05/2015 - Gli studenti di due continenti parlano con Samantha - nuovo contatto ARISS -

Sabato due maggio si è tenuto un nuovo contatto con Samantha Cristoforetti che ha parlato con gli studenti della Scuola Secondaria di I grado di Caprino Bergamasco (BG), situato nel territorio compreso tra Bergamo e Lecco.
Al collegamento si è unita anche la scuola Sol Plaatje dal Sud Africa.
Molte le domande che gli studenti hanno potuto rivolgere a Samantha per saperne di più della sua esperienza, ormai alle ultime settimane, in microgravità.
Si è paralto delle caratteristiche fondamentali per diventare astronauta, degli esperimenti e degli effetti sugli stessi in microgravità, dell'orbita della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e di molto altro.
Partita il 23 novembre 2014 dal Kazakistan, sulla navetta russa Soyuz che li ha portati sulla ISS - oltre a Samantha Cristoforetti - c'erano il comandante russo della Soyuz Anton Shkaplerov e l'astronauta NASA Terry Virts, tutti facenti parte della Spedizione 42/43.
Per questa missione, denominata "Futura", Samantha vola come astronauta ESA per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in base ad un accordo speciale tra l'ASI e la NASA.
L’equipaggio di sei astronauti della ISS porta avanti diversi esperimenti in microgravità per conto delle diverse agenzie spaziali, oltre alle operazioni di mantenimento dell’avamposto orbitante.
Il collegamento è stato trasmesso in diretta streaming sul sito di ARIERBA, sabato 2 maggio alle 16:34.
Queste iniziative sono organizzate nell'ambito del programma educativo internazionale ARISS (Amateur Radio on International Space Station), e coordinate, in Italia, dall'AMSAT Italia.
La pagina italiana dell'ESA vi terrà aggiornati su questo programma educativo annunciando i collegamenti radioamatoriali che di volta in volta verranno organizzati.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) Samantha Cristoforetti con i contenitori che verranno imbarcati sul veicolo cargo Dragon CRS-6 il cui ritorno sulla Terra è previsto verso la metà di maggio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ARISS) un esempio di contatto del programma ARISS.

Fonte: ESA Italia

03/05/2015 - Un solo volo Soyuz abitato previsto per il nuovo Cosmodromo di Vostochny -

Agli inizi del 2015, la Roscosmos ha previsto per il 2019, un solo ma rischioso, volo del veicolo spaziale abitato Soyuz-MS dal Cosmodromo di Vostochny.
E tutto questo solo per rispondere ai requisiti del Cremlino che hanno chiesto di avere cosmonauti che volino, quanto prima, dal nuovo spazioporto. Ironicamente questo sarà anche il primo utilizzo di un razzo Soyuz-2-1a per una missione con equipaggio, perché i lanciatori Soyuz-FG, gli unici attualmente certificati per trasportare gli equipaggi, sono incompatibili con le nuove rampe di lancio di Vostochny. Per preparare la missione abitata due navi cargo Progress saranno lanciate da Vostochny con razzi Soyuz-2-1a, rispettivamente nel 2018 e 2019.
Se le missioni cargo avranno successo un unico coraggioso equipaggio eseguirà un volo verso l'orbita dal nuovo spazioporto, sapendo che, in caso di un serio problema con il razzo, il modulo di discesa del veicolo spaziale sarebbe paracadutato nelle foreste dell'estremo oriente della Russia o da qualche parte nell'Oceano Pacifico.
Dopo aver 'soddisfatto' questo obiettivo meramente politico con un unico equipaggio, tutti i voli abitati delle Soyuz e cargo dei Progress tornerebbero a partire da Baikonur per una traiettoria di ascesa più sicura. I veicoli spaziali Soyuz continueranno a volare per due volte l'anno da Baikonur, fino all'ultimo lancio della vecchia astronave, previsto per il 2025. Nel 2021 le missioni Soyuz originate da Baikonur passeranno dal razzo Soyuz-FG al Soyuz-2-1a.
Nel giro di pochi giorni, dopo che una sola missione Soyuz a partire da Vostochny era apparsa nella lista della Roscosmos, i responsabili dell'agenzia spaziale russa hanno fatto un ultimo appello al Cremlino perché cancellasse tutti i voli Soyuz da Vostochny. Secondo la rivista 'Kommersant' l'agenzia avrebbe visto soddisfatta la sua richiesta anche se, un portavoce del Cremlino sembra aver negato queste notizie.
Nella foto (Credit: Roscosmos/RussiaSpaceWeb.com) un team di recupero delle Soyuz esegue dell'addestramento sulle coste dell'Oceano Pacifico, nell'agosto del 2014.

Fonte: Russia Space Web

03/05/2015 - Il primo espresso nello spazio -

Mancano poche settimane al suo rientro sulla Terra e Samantha Cristoforetti è ancora nel vivo della sua attività di ricerca sui nove esperimenti della missione Futura. Ieri alle 14.45 ora italiana, AstroSamantha ha messo in funzione ISSpresso una macchina a capsule multifunzione realizzata da Argotec e Lavazza in partnership pubblico-privata con l’Agenzia Spaziale Italiana, in grado di servire bevande calde tra le quali anche il tipico caffè espresso italiano.
L’esperimento, giunto sulla ISS a bordo di Dragon lo scorso 17 aprile, consiste in una serie di cicli di erogazione di caffè, espresso o americano e in un flush di pulizia finale del sistema.
ISSpresso è stato progettato per servire numerose bevande calde e per rimanere a lungo operativo a bordo della Stazione, una volta approvato come sistema di bordo.
Gli obiettivi scientifici previsti si focalizzano principalmente sul miglioramento della conoscenza del comportamento dei fluidi e delle miscele in condizioni di microgravità, raccogliendo anche le opportune evidenze sperimentali sulla formazione della schiuma generata durante la preparazione del caffè. I numerosi benefici, tecnici e di supporto psicologico per gli astronauti, potranno essere fruibili per le future missioni di lunga permanenza nello spazio. Il sistema multifunzione della macchina è compatibile con il food-system della ISS, incluso il Potable Water Dispenser, pertanto fornisce anche la possibilità di reidratare il cibo della ISS con altri alimenti, incrementando l’apporto nutrizionale degli astronauti.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) Samantha Cristoforetti prova il primo caffè espresso sulla stazione spaziale.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: Tom Kimmell Photography) Johann-Dietrich Wörner durante il 31esimo Simposio della Space Foundation.

01/05/2015 - Al prossimo capo dell'ESA piacerebbe una base lunare -

Il prossimo leader dell'Agenzia Spaziale Europea è convinto che andrebbe stabilita una base internazionale sulla Luna come prossimo passo di un avamposto oltre la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Johann-Dietrich Wörner ha espresso il suo entusiasmo per una colonia lunare durante lo Space Foundation’s National Space Symposium, un'incontro globale di esperti commerciali, civili, militari ed esperti del 'new space' che si è tenuto dal 13 al 16 aprile.
"Mi sembra appropriato proporre una stazione lunare permanente come successore della ISS," ha detto Wörner. Questa stazione dovrebbe essere internazionale, " significa che differenti attori potrebbero contribuire con le loro rispettive competenze e interessi."
Wörner ha detto che "La stazione lunare potrebbe essere un importante prima pietra di ogni ulteriore esplorazione nello spazio profondo," aggiungendo che l'avamposto lunare potrebbe aiutare l'umanità ad imparare com utilizzare le risorse del luogo invece di doverle trasportare.
"In ogni caso la comunità spaziale dovrebbe rapidamente discutere le proposte post-ISS all'interno e con il pubblico in generale, per essere preparati," ha concluso Wörner.
La nomina di Wörner come prossimo direttore generale dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) venne annunciato il 18 dicembre 2014. Egli succede a Jean-Jacques Dordain, il cui mandato scade il prossimo 30 giugno.
Attualmente Wörner è capo del consiglio esecutivo della DLR, il Centro Aerospaziale della Germania. Egli ha auspicato una base sul lato nascosto della Luna durante il 31 National Space Symposium sia durante un intervento tenuto dai capi delle varie agenzie spaziali che durante quello dedicato alla Germania nello spazio.
"Dobbiamo guardare al futuro su quali sono le prossime destinazioni... cosa fare dopo la Stazione Spaziale Internazionale," ha detto Wörner. La fine delle operazioni di ISS è molto vicina, "e per noi sarebbe meglio sapere cosa fare in seguito," ha aggiunto.
Marte è una 'bella destinazione', ha detto Wörner, ma egli ha anche asserito che un'avamposto sul lato nascosto della Luna offrirebbe un certo numero di vantaggi, "compresi quelli per la ricerca cosmologia."
Ad esempio, ha aggiunto, il lato lunare nascosto è schermato dalla radiazioni delle trasmissioni terrestri, permettendo ai radio telescopi costruiti la di osservare l'Universo con pochissimo rumore di fondo.
Wörner ha detto a Space.com che l'avamposto sul lato nascosto non è un'idea nuova. "Ma ora possiamo studiarlo seriamente," ha detto.
Wörner ha detto che la comunità spaziale globale dovrebbe cercare di unire assieme le attività su una scala che una singola nazione non potrebbe realizzare. Nel passato, vi sono state diverse proposte scientifiche per ulteriori studi della Luna, ha aggiunto, con speciali possibilità scientifiche ideali per il lato nascosto della Luna, come quelle di tipo astronomico e di fisica fondamentale.
Charles Bolden, capo della NASA, ha preso parte, al simposio, alla seduta tenuta dai leader delle agenzie spaziali.
Bolden è recentemente rientrato dall'Europa dove, ha detto, ha partecipato alle discussioni con le nazioni che sottoscriveranno un percorso per l'esplorazione spaziale. Questi incontri hanno toccato molti campi, compreso quello che comprende che grado di cooperazione gli altri paesi potranno seguire per l'Asteroid Redirect Mission della NASA.
"Sebbene Marte sia l'obiettivo finale per l'umanità, non dobbiamo dimenticare che vi sno un sacco di altri posti nel Sistema Solare. E vi sono luoghi dove gli esseri umani andranno e dovranno recarvisi," ha detto Bolden. "Molti nostri partner internazionali sono interessati all'esplorazione lunare."
Anche la NASA vede la Luna come una destinazione interessante, ha aggiunto Bolden.
"Potremmo trascorrere un periodo di 10 anni, fra il 2020 e il 2030, nello spazio cis-lunare," ha detto Bolden. "provando a stabilire un'infrastruttura in orbita lunare dalla quale potremmo aiutare gli imprenditori, i partener internazionali e tutti coloro che volessero scendere sulla superficie lunare."
"La NASA non la guiderà," ha aggiunto Bolden. "Ma spero che lasceranno almeno un nostro astronauta sulla missione che scenderà sulla superficie lunare... perché sarà un'esperienza di grande valore dalla quale poter imparare."
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/ Foster + Partners) un'avamposto lunare che l'ESA vorrebbe costruire sulla Luna. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Tom Kimmell Photography) Johann-Dietrich Wörner durante il 31esimo Simposio della Space Foundation.

Fonte: Space.com

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Aggiornato il 1° giugno 2015 - ore 18:25

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Massimo Martini

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