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Notiziario 2015 - giugno

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di giugno 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di maggio 2015.
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Nella foto da sinistra (Credit: Asteroid Day), Sir Martin Rees, Grigoriy Richters e Brian May alla presentazione dell'evento.

30/06/2015 - Il primo Asteroid Day -

Il 30 giugno 2015 in tutto il mondo sarà il primo Asteroid Day, un’iniziativa internazionale per richiamare l’attenzione sul rischio rappresentato da oggetti spaziali naturali (asteroidi e comete) che potrebbero colpire il nostro pianeta.
La data non è stata scelta a caso, in quanto coincide con l’anniversario dell’evento di Tunguska: il 30 giugno 1908 un bolide spaziale esplose pochi chilometri sopra una zona disabitata della Siberia, producendo un onda d’urto di potenza e vastità tale da abbattere decine di milioni di alberi in un’area di migliaia di chilometri quadrati.
A 107 anni di distanza da Tunguska, conosciamo molto di più sui corpi spaziali che potrebbero avvicinarsi in maniera pericolosa sulla Terra, ed anche sui possibili effetti di un loro impatto con l’atmosfera terrestre, anche con i dati desunti da un evento ben più recente, quello di Chelyabinsk.
Ora, nomi celebri di astronomi, fisici, astronauti, docenti universitari e artisti compaiono per primi tra le firme favorevoli alla petizione, fulcro della campagna dell’Asteroid Day. Una petizione in cui si chiede ai governi e alle agenzie direttamente interessate di potenziare notevolmente – di 100 volte, da cui la sigla in breve della petizione: 100x Declaration – la conoscenza e la sorveglianza dei cosiddetti NEO, Near-Earth Object.
"Nel Sistema Solare ci sono un milione di asteroidi che hanno il potenziale di colpire la Terra e distruggere una città," si legge nel testo della petizione. "Ne abbiamo scoperti meno di 10mila, solo l’uno per cento. Abbiamo la tecnologia per cambiare questa situazione." Uno dei punti che i proponenti mettono in risalto è che, al contrario di altri fenomeni naturali endogeni (si pensi ai terremoti o alle esplosioni vulcaniche) su cui la tecnologia non ha possibilità di intervenire per non farli accadere, un bolide spaziale può potenzialmente essere deviato prima che raggiunga la Terra.
Come si può leggere sull’apposito sito, l’idea è partita dal giovane regista tedesco Grigoriy Richters che, ispirato qualche anno fa dalla visione di un documentario sugli asteroidi della BBC, ha prodotto un film sulla fine del mondo causata da un asteroide, '51 Degrees North', senza alcun lieto fine.
Incoraggiato da varie personalità scientifiche a continuare l’opera di sensibilizzazione su questo problema, Richters ha poi avuto l’appoggio, tra gli altri, di Brian May, conosciutissimo chitarrista dei Queen ma anche astrofisico, che ha composto delle musiche per il film, diventando uno dei testimonial principali dell’Asteroid Day.
Oltre le due première ufficiali a Londra e San Francisco, per celebrare l’Asteroid Day sono state organizzate moltissime iniziative in tutto il mondo. In Italia ne sono state programmate una decina, dalla Valle d’Aosta alla Calabria.
Nell'immagine (Credit: © 2015 Asteroid Day Foundation Ltd.) il banner dell'Asteroid Day. Nella foto in alto da sinistra (Credit: Asteroid Day), Sir Martin Rees, Grigoriy Richters e Brian May alla presentazione dell’Asteroid Day.

Fonte: INAF News

30/06/2015 - New Horizons a due settimane dal flyby di Plutone -

La sonda New Horizons della NASA si trova adesso a circa 13 milioni di km da Plutone e 14 giorni dallo storico sorvolo (flyby) del 14 luglio. Il veicolo continua a operare senza problemi eseguendo osservazioni sempre più dettagliate di questo enigmatico pianeta nano e della sua grande luna Caronte.
"Se osservate le immagini sul sito di New Horizons potete vedere che le strutture superficiali di Plutone e Caronte diventano sempre più distinte," ha detto il mission operation manager Alice Bowman. "Ogni giorno ci porta alla luce delle nuove strutture."
Sfrecciando nello spazio ad oltre 48.000 km/h, New Horizons è in traiettoria per passare, in pochi secondi, a circa 12.500 km da Plutone alle 7:50 a.m. EDT del 14 luglio (le 13:50 ora italiana). Quattordici minuti più tardi la sonda passerà a 28.800 km da Caronte, la più grande delle cinque lune conosciute di Plutone.
Durante l'incontro New Horizons orienterà le sue fotocamere e altri strumenti verso Plutone e la sue lune per una serie di osservazioni a corto raggio mai eseguite prima, che riveleranno un mondo mai visto prima che si trova ai confini del Sistema Solare.
Nel corso dei prossimi giorni, dice Bowman, gli ingegneri prevedono di inviare una complessa serie di sequenze di comandi che dovranno essere eseguite dalla sonda durante il flyby. Allo stesso tempo, analizzeranno la traiettoria di volo della sonda per determinare se sia necessario qualche piccola manovra correttiva per essere sicuri che il veicolo spaziale arrivi al punto prescelto più vicino.
Ma il lavoro scorre regolarmente, e dopo un viaggio di nove anni che ha coperto 4,8 miliardi di km fin dal suo lancio nel 2006, il veicolo spaziale, delle dimensioni di un pianoforte, si trova ormai sull'uscio di Plutone, il famoso e declassato 'nono pianeta' e il mondo più grande della vasta fascia di Kuiper che definisce l'esterno del Sistema Solare.
Gli scienziati contengono a malapena la loro eccitazione.
"Vi sono strutture di Plutone che cominciamo a vedere sempre meglio," dice Cathy Olkin, vice capo scienziato del progetto, in un aggiornamento NASA di martedì. "Vediamo una brillante regione al polo nord di Plutone, che potrebbe essere una calotta polare e stiamo cercando di vedere meglio e studiare più approfonditamente. Vedremo immagini dettagliate di questo emisfero durante l'avvicinamento. Vi sono regioni scure e regioni chiare e tutto questo è molto emozionante!"
Plutone e Caronte rappresentano un vero sistema planetario binario. Caronte ha il 12% della massa di Plutone e i due orbitano attorno a un comune centro di gravità che si trova sopra la superficie di Plutone. In confronto la Luna possiede solo l'1% della massa della Terra e il comune centro di gravità è ben all'interno della superficie terrestre.
"Gli scienziati sono incuriositi da una regione scura nel polo di Caronte, che ci ha veramente sorpreso," dice Olkin. "Un sacco di volte le regioni polari che vediamo hanno strutture brillanti come quelle di Plutone, Marte o la Terra perché vi si trova una calotta polare ghiacciata. Ma questa regione è scura se confrontata con il resto della superficie e questo è molto allettante. Siamo in attesa di avvicinarci e vedere meglio."
Le prime immagini a colori da New Horizons mostrano che Plutone è distintamente più rossastro in confronto al suo compagno.
"Come potete vedere, mentre sia Plutone che Caronte ruotano su se stessi, Plutone è più rossastro mentre Caronte grigiastro," dice Olkin. "Questo conferma quello che sapevamo dalle osservazioni da terra ma possiamo vedere molti più dettagli mentre ci avviciniamo sempre più."
Data l'enorme distanza di Plutone dal Sole i segnali dalla Terra, viaggiando a 300.000 km al secondo, impiegano quasi quattro ore e mezza per raggiungere New Horizons. In questo modo i comandi in tempo-reale non sono possibili e i comandi del computer di bordo devono essere necessariamente inviati in anticipo e con precisione.
Per funzionare correttamente New Horizons deve avere un'idea precisa di dove si trova e una buona conoscenza di dove si trova l'orbita di Plutone. Mentre il flyby si avvicina, gli ingegneri stanno studiando le immagini di navigazione, inviate a Terra dalla sonda, per definire meglio l'orbita del pianeta nano ed essere assolutamente sicuri dove New Horizons incontrerà il suo obiettivo.
La prossima settimana sarà particolarmente indaffarata mentre la missione entrerà in dirittura d'arrivo.
"Nei prossimi giorni dovremo inviare la sequenza di volo al veicolo spaziale, sia al computer principale che a quello di riserva," dice Bowman. "Vi è la possibilità di eseguire una manovra di correzione della traiettoria e, ovviamente scarichiamo un sacco di dati scientifici e di navigazione ottica. Ci sarà tanto da fare!"
Fran Bagenal, co-investigatore presso l'università del Colorado, ha detto di non sapere che cosa potrà rivelarci New Horizons alla fine. Ma è sicura che andrà oltre le attese.
"Al momento non abbiamo idea di cosa potremo trovare," ha detto. Se guardiamo a questi dipinti di fantasia che hanno disegnato superfici ghiacciate, e nuvole, e nebbia e rocce e montagne. Potrebbe essere completamente differente!"
"La soddisfazione dell'intera missione arriverà se potremo vedere queste prime immagini e avere un'idea di come appare questa superficie ghiacciata. Ci potrà raccontare anche del nostro mondo, del nostro Sistema Solare e come siamo arrivati fino a qui. E' così fico! Andiamoci. Andiamo a esplorarlo."
Vogliamo anche segnalare un ottimo articolo di Marco Di Lorenzo su Alive Universe Images, chiaro ma ben approfondito, di quello che dovremo attenderci nelle prossime settimane da questo storico 'incontro'. Il tutto corredato da foto e grafici di questa missione unica.
Nella foto (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute) Plutone e Caronte fotografati il 29 giugno dalla sonda New Horizons.

Fonti: Spaceflight Now - Alive Universe Images

Nella foto (RIA Novosti / Stringer), il cosmonauta Gennady Padalka poco prima dell'ultima missione.

30/06/2015 - Padalka batte il record cumulativo nello spazio: 804 giorni -

Il cosmonauta russo Gennady Padalka ha appena battuto il record cumulativo di giorni trascorsi nello spazio: 804!
Padalka, al momento Comandante della Spedizione 44 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è per la quarta volta, anch'esso un record, alla guida dell'avamposto orbitale, ha raggiunto ieri, 29 giugno 2015, gli 804 giorni in orbita nel corso di cinque missioni spaziali. Egli ha superato il precedente record, di 803 giorni 9 ore e 39 minuti nel corso di sei missioni e realizzato nell'ottobre del 2005 dal cosmonauta Sergei Krikalev.
"Spero con questo volo di arrivare a 878 giorni," aveva dichiarato Padalka prima del suo lancio a marzo. "Ma non mi voglio fermare qui - spero di raggiungere i 1.000 giorni in orbita con il mio volo successivo."
Con il rientro previsto sulla Terra per l'11 settembre, Padalka ha festeggiato il suo 57esimo compleanno a bordo della ISS il 21 giugno scorso.
"Avevo solo 3 anni quando il primo uomo ha volato nello spazio," aveva raccontato Padalka alla NASA in un'intervista del 2009. "Quando avevo 7 anni gli uomini hanno cominciato a lavorare nello spazio aperto e ne compivo 11 quando ho visto le persone camminare sulla Luna."
"E' stato un decennio incredibile per tutta l'umanità e penso che ogni bambino dell'epoca sognasse di diventare cosmonauta o astronauta," dice Padalka. "E io l'ho fatto."
Scelto per essere addestrato come cosmonauta nel 1989, Padalka ha soggiornato per la prima volta nello spazio per 199 giorni come comandante del 26esimo equipaggio della stazione spaziale russa MIR dall'agosto 1998 al febbraio 1999. In seguito ha volato con tre missioni da 4 a 6 mesi sulla ISS, ogni volta con il ruolo di Comandante, nel 2004, 2009 e 2012.
Quando è stato lanciato nello spazio per la sua quarta visita alla stazione a marzo, egli aveva già trascorso 710 giorni - quasi due anni - nello spazio.
"Le sensazioni che sta provando Gennady sono proprio quelle che dovrebbero essere," ha detto Mike Fincke, astronauta e collega di Padalka, in un'intervista tenuta ieri (29 giugno) alla NASA. "E' una sensazione fantastica come quando si è appena svegli la mattina e si pensa: Io dovrei essere qui, questo è quello che dovrei fare con la mia vita."
"I so che Gennady è veramente felice," ha detto Fincke, che detiene il record USA per il maggior tempo cumulativo nello spazio con 382 giorni nel corso delle sue tre missioni.
Per Padalka, però, il suo nuovo record del mondo non è secondo alla sua cartella clinica.
"Sono molto interessato agli esperimenti medici, perché in questo caso io sono il soggetto della ricerca," ha detto prima della sua spedizione in corso. "Sono molto interessato a come questo influenzerà il mio corpo."
Fincke ha detto che la cartella clinica di Padalka contribuirà a informare le future missioni con equipaggio su Marte.
"Per noi come NASA - con una collaborazione internazionale - per andare su Marte, i dati di Gennady ci aiuteranno a capire gli effetti del volo spaziale per oltre 800 giorni," ha detto Fincke. "Ogni giorno che si trova lassù, sta facendo un nuovo record."
Nessuno direbbe che "probabilmente troppo vecchio" per quel viaggio su Marte, ma Padalka ha detto che è felice di volare verso l'orbita terrestre, e ritorno.
"Ho trascorso la maggior parte della mia vita in questo campo, e spesso mi chiedo che cosa sono le cose migliori e peggiori nello spazio," ha detto in gennaio. "E' molto difficile individuare queste due cose, ma ho sempre risposto in questo modo: 'Ho sempre volato fino allo spazio e alla stazione con grande entusiasmo e ho lavorato con grande entusiasmo, e con pari gioia ed entusiasmo, l'ho lasciato.'"
Qui un breve video di un intervento di Padalka a Lucca il 29 novembre 2009. Nella foto (Credit: NASA) il cosmonauta Gennady Padalka, a sinistra, assieme al suo collega Fincke, durante la Spedizione 9 a bordo della ISS. Nella foto in alto a sinistra (RIA Novosti / Stringer), il cosmonauta Gennady Padalka poco prima dell'ultima missione.

Fonte: Space.com

30/06/2015 - Marte low cost -

Marte, ma quanto mi costi? Una fortuna, si sa. Il Senato americano non si è ancora espresso chiaramente, ma la conquista del Pianeta Rosso rappresenta un bell’impegno per le casse dello Stato. E allora ecco che gli scienziati rimettono mano ai conti e cercano di fare con quel che c’è a disposizione. Sorpresa delle sorprese: si può fare.
Hoppy Price, John Baker e Firouz Naden, del Jet Propulsion Laboratory e del California Institute of Technology di Pasadena, lo spiegano in un articolo appena pubblicato su New Space, una peer-review pubblicata dalla Mary Ann Liebert Inc. La loro proposta consiste in una serie di missioni a lungo termine che progressivamente avvicinino il suolo marziano. 2033: allunaggio su Phobos, satellite naturale di Marte. 2039: ammartaggio e breve soggiorno. Infine 2043: missione di lunga durata.
Questo tipo di pianificazione permetterebbe di gestire l’avventura marziana con il budget già disponibile per NASA. Qualche piccolo aggiustamento è necessario, questo sì, ma per il resto si tratta di gestire bene le risorse attualmente disponibili e previste sul capitolo Agenzia spaziale statunitense.
L’articolo a firma Price, Baker e Naden, è chiaro fin dal titolo: A Minimal Architecture for Human Journeys to Mars. Marte, low cost. La grande impresa, col budget ridotto all’osso.
Il direttore della rivista Scott Hubbard chiosa così nell’editoriale che apre l’ultimo numero della rivista New Space: "Possiamo finalmente mandare uomini su Marte in modo sicuro e conveniente," e giù con la disamina della tecnologia a disposizione, i livelli di sicurezza garantiti, le soluzioni disponibili, i problemi di salute legati a viaggi spaziali così lunghi. "Il sogno di andare su Marte è ancora vivo, possiamo affrontare tutti questi problemi tecnici e di bilancio. Ora bisogna costruire un ampio consenso attorno a questo tipo di strategia a lungo termine, che è in grado di portare l’uomo sul suolo marziano."
Certo non possono bastare le spiritosaggini da secchione di Elon Musk, fondatore e amministratore delegato di SpaceX, una delle grandi azienda che sta scrivendo il futuro della storia del volo umano nello spazio per NASA, e che il mese scorso ha lanciato una campagna di comunicazione dal sapore vintage per restituire il fascino all’avventura umana nello spazio.
Tutti al mare ai bagni Sirenum, su Marte. Quale posto migliore per le vostre vacanze di domani? Semplice trovata o brand awareness per chi, come prime contractor, dal sogno di un viaggio su Marte può ricavare lavoro e denaro pubblico? Non è dato esprimersi. Ma certo finché i cargo di rifornimento per la ISS continuano a esplodere l’America non pare avere le carte per volare così lontano come vorrebbe. Vediamo se la spending review è sufficiente a far funzionare meglio le cose.
Nell'illustrazione artistica gli Stati Uniti su Marte.

Fonti: INAF Newa - New Space

30/06/2015 - Proseguono i preparativi per il Progress 60P -

Presso il sito di lancio di Baikonur, nel Kazakhstan, proseguono i preparativi per il lancio del Progress M-28M (60P) destinato a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Alla luce dell'incidente del Falcon 9 di due giorni fa, mai come prima d'ora questa missione diventa cruciale per la permanenza stessa degli astronauti sull'avamposto orbitale.
Il modulo orbitale contenente il veicolo spaziale cargo Progress M-28M è stato integrato con il veicolo di lancio Soyuz-U presso l'edificio di assemblaggio. I prossimi passi saranno il trasporto, in orizzontale per mezzo di uno speciale veicolo ferroviario, alla rampa di lancio. Il decollo del Progress 60P è previsto per venerdì 3 luglio alle 12:55 a.m. EDT (le 18:55 ora italiana). L'attracco del veicolo cargo, che trasporta oltre 3 tonnellate di cibo, propellente e rifornimenti per l'equipaggio, è previsto al compartimento di aggancio Pirs dopo due giorni di volo.
A bordo della ISS, in attesa del veicolo spaziale, si trovano il Comandante di Spedizione 44, Gennady Padalka e i membri della missione 'One Year', l'astronauta NASA Scott Kelly e il cosmonauta russo Mikhail Kornienko. A terra si trovano il Comandante Oleg Kononenko e gli Ingegneri di Volo Kjell Lindgren e Kimiya Yui nelle ultime fasi di addestramento prima del loro lancio, previsto per il 22 luglio, con la Soyuz TMA-17M che raggiungerà la stazione spaziale poche ore dopo.
Nella foto (Credit: RSC-Energia) l'integrazione del Progress con il veicolo di lancio.

Fonti: NASA ISS Blog - RSC-Energia

Nella foto (Credit: NASA/ESA), Luca Parmitano all'interno della Cupola, a bordo della ISS.

29/06/2015 - Luca Parmitano sarà il Comandante di NEEMO 20 -

Quest'estate la NASA invierà un equipaggio internazionale sul fondo dell'Oceano Atlantico in vista della preparazione delle future missioni nello spazio profondo. La missione, NEEMO 20 (NASA Extreme Environment Mission Operations-20) della NASA, della durata di 14 giorni inizierà il prossimo 20 luglio.
NEEMO 20 si concentrerà sulla valutazione di strumenti e tecniche da testare per le future passeggiate spaziali su una varietà di superfici e di livelli di gravità che spazieranno dagli asteroidi alle lune di Marte alla sua superficie.
"Il team NEEMO è particolarmente emozionato per questa missione visto che si tratta di un grande traguardo raggiungere le 20 missioni nella base sottomarina Aquarius nel corso degli ultimi 15 anni," ha detto il capo del progetto NEEMO Bill Todd. "Vivere e lavorare in questo ambiente altamente operativo, isolato ed estremo del regno acquatico fornisce un significativo beneficio per la scienza e l'ingegneria relativa al volo spaziale umano. Inoltre esso dimostra anche che simulare un volo spaziale è possibile anche qui sulla Terra."
La missione testerà i ritardi nelle comunicazioni causati dalle distanze di potenziali destinazioni nello spazio profondo. L'equipaggio inoltre valuterà le attrezzature sponsorizzate dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) che permetteranno ai membri dell'equipaggio di leggere i prossimi passi nelle procedure senza allontanare le proprie mani e occhi dal compito utilizzando tablet, smartphone e un'interfaccia montata sulla testa.
L'astronauta italiano dell'ESA, Luca Parmitano, comanderà la missione NEEMO 20 a bordo del laboratorio sottomarino Aquarius. Parmitano ha volato nello spazio durante le Spedizioni 36 e 37 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2013, trascorrendo 166 giorni vivendo e lavorando nell'ambiente estremo della microgravità. Egli ha inoltre condotto, durante il suo primo volo spaziale, due attività extraveicolari.
La seconda EVA venne interrotta prima del dovuto per ordine del Centro di controllo missione di Houston, visto l'accumularsi di una notevole quantità di acqua nel casco della tuta spaziale. Proprio su questo evento scherza Parmitano dal suo profilo Facebook: la prima chiamata radio dall’oceano sarà "Houston, sento dell'acqua 'fuori' dal casco!."
Parmitano sarà accompagnato dall'astronauta NASA Serena Auton, dall'ingegnere dell'EVA Management Office David Coan e dall'astronauta giapponese della JAXA Norishige Kanai.
L'equipaggio di NEEMO e due tecnici professionisti dell'habitat vivranno a 19 metri sotto la superficie dell'Oceano Atlantico, in Florida, all'interno dell'Aquarius Reef Base dell'International University che si trova a circa 10km al largo di Key Largo.
Parmitano ha l'onore di essere il primo europeo che viene chiamato a comandare una missione NEEMO.
Per ulteriori informazioni su NEEMO, l'equipaggio e i link per seguire la missione su Facebook e Twitter, visita: http://www.nasa.gov/neemo. Potete inoltre seguire direttamente Luca Parmitano al suo account Twitter @Astro_Luca.
Nella foto (Credit: NASA) l'equipaggio di NEEMO 16 in posa. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/ESA), Luca Parmitano all'interno della Cupola, a bordo della ISS, durante la sua permanenza di quasi sei mesi nel 2013.

Fonti: NASA - Il Sole 24 Ore

Nella foto (Credit: Copernicus data (2015)/ESA), un ingrandimento della valle del Po, vicino a Pavia, al centro.

29/06/2015 - Prima immagine dal Sentinel-2A -

Appena quattro giorni dopo essere stato messo in orbita, il satellite europeo Sentinel-2A ha inviato le prime immagini della Terra, offrendo un assaggio della "visione a colori" che fornirà nell'ambito del programma per il monitoraggio ambientale Copernicus.
Con un raggio di copertura di 290km, la prima acquisizione del satellite è iniziata in Svezia procedendo come una striscia di osservazione lungo l'Europa centrale ed il Mediterraneo, terminando in Algeria.
I dati sono stati inviati in tempo reale alla stazione italiana di terra di Matera, dove gli operatori aspettavano con ansia il loro arrivo per il processamento.
Mentre l'Europa meridionale e centrale era prevalentemente nuvolosa, il tipico clima assolato dell'Italia ha permesso ai team di ottenere un primo assaggio delle capacità dello strumento multispettrale sulla parte nord occidentale del Paese e sulla Costa Azzurra – ed erano emozionati da quanto hanno visto. Con una risoluzione al suolo di 10 metri per pixel, le immagini mostrano i singoli edifici a Milano, appezzamenti agricoli lungo il fiume Po e porti lungo la costa meridionale della Francia.
"Questo nuovo satellite sarà un cambiamento per l'Europa e per il programma europeo Copernicus nell'osservazione della Terra da satellite," ha detto Philippe Brunet, Direttore della Politica Spaziale, Copernicus e Difesa alla Commissione Europea.
Il Direttore ESA dei Programmi di Osservazione della Terra, Volker Liebig, ha così commentato: "Sentinel-2A permetterà di fornire dati per il programma di servizi di monitoraggio del terreno e sarà la base per una vasta gamma di applicazioni che spaziano dall'agricoltura alla silvicoltura, dal monitoraggio ambientale alla pianificazione urbana."
Lo strumento denominato imager multispettrale sarà calibrato durante la fase di messa in servizio – che verrà completata nell'arco di tre mesi – ma la qualità di queste prime immagini va già oltre le aspettative.
Oltre a provare l'alta risoluzione a cui lavora l'imager, questi dati iniziali prefigurano anche le applicazioni di monitoraggio del terreno in settori come l'agricolutra, acque interne e costiere e di mappatura del territorio.
Le 13 bande spettrali dell'imager, dal visibile e l'infrarosso vicino fino all'infrarosso ad onde corte a diverse risoluzioni spaziali, porta la mappatura del territorio ad un livello senza precedenti. Infatti, Sentinel-2A è la prima missione del suo genere che comprende tre bande nel "limite rosso" che forniscono informazioni chiavi sullo stato della vegetazione.
Le attività di questo fine settimana hanno dimostrato inoltre che il processore operativo funziona perfettamente, aprendo la strada alla generazione di dati sistematica della missione a venire.
Sentinel-2A è il secondo satellite del programma europeo Copernicus, che segue il satellite radar Sentinel-1A lanciato lo scorso anno.
Progettato come una missione di due satelliti, Sentinel-2A fornirà immagini ottiche su un ciclo di passaggio di cinque giorni, una volta che il suo gemello, Sentinel-2B sarà lanciato nel 2016.
Nella foto (Credit: Copernicus data (2015)/ESA), acquisita il 27 giugno alle 10:25 UTC (le 12:25 ora italiana) la Valle del Po, con le Alpi a Nord e la costa di Francia e Italia a Sud. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Copernicus data (2015)/ESA), un ingrandimento della valle del Po, vicino a Pavia, al centro.

Fonte: ESA Italia

28/06/2015 - Aggiornamenti sull'incidente del Falcon 9 -

Durante una conferenza stampa, tenuta dalla NASA assieme a rappresentanti della SpaceX, si sono avute alcune informazioni ulteriori sull'incidente che ha portato alla perdita del razzo Falcon 9 v1.1 con la capsula cargo Dragon per la missione CRS-7 destinata a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
"Non crediamo si sia trattato di un problema al primo stadio. Abbiamo visto alcune indicazioni nella pressurizzazione del secondo stadio ed è quello che stiamo seguendo." ha detto Gwynne Shotwell, Presidente della SpaceX, durante la conferenza stampa. Inoltre non ha voluto speculare sulle possibili cause ma ha confermato che la SpaceX eseguirà una dettagliata indagine con la partecipazione della FAA, per scoprire che cosa non è andato bene.
Ma dato che la SpaceX costruisce virtualmente tutti i sistemi cruciali ed ha migliaia di canali di telemetria da controllare. "Sono sicura che lo troveremo rapidamente," ha aggiunto Shotwell. "e torneremo al volo prima possibile quando potremo essere sicuri ed affidabili." aggiungendo che le squadre di recupero sono al lavoro nel tentativo di raccogliere il maggior numero di detriti possibili del razzo sperando che anche questi possano dare un contributo nel capire che cosa è andato storto.
"E' stata una giornata dura," ha detto William Gerstenmaier, direttore delle operazioni spaziali presso la sede centrale della NASA. "Questo non è quello che avrei voluto per un sabato pomeriggio. Ma il volo spaziale non è facile, e credo che questo evidenzia le sfide che dobbiamo affrontare. Abbiamo iniziato con la perdita Orbital lo scorso autunno, e poi abbiamo avuto la perdita del Progress un paio di mesi fa e ora la perdita di SpaceX." ha detto Gerstenmaier. Il responsabile della NASA ha confermato la perdita di diverse apparecchiature che si trovavano a bordo del Dragon, come l'adattatore di aggancio (l'IDA), una nuova tuta spaziale e un sacco di esperimenti.
Ma anche così, egli ha aggiunto, "Da un punto di vista di macro-livello, l'equipaggio non è in pericolo. Dobbiamo andare avanti.
"Eravamo preparati al fatto che il programma commerciale equipaggi potesse perdere alcuni veicoli," prosegue Gerstenmaier. "ma non pensavamo che potessimo perderli tutti entro un anno, ma questo è quello che è successo. Non vi è negligenza in questo, il problema è che questo dimostra le sfide del volo spaziale in generale."
Mike Suffredini, il general manager della stazione spaziale, ha detto che sulla ISS vi sono sufficienti rifornimenti per sostenere l'equipaggio fino a ottobre e che, fino che non si arriverà a soli 45 giorni di riserve, non verrà presa in considerazione l'ipotesi di abbandonare l'avamposto orbitale.
Suffredini ha inoltre confermato che l'equipaggio della ISS si potrà mantenere a sei persone e che l'IDA andato perso potrebbe essere sostituito con le parti di ricambio in possesso della NASA.
Nella foto (Credit: NASA/SpaceX) la prima indicazione di qualcosa di anomalo nel lancio del Falcon 9, lo sbuffo di fumo bianco sulla sommità del razzo a T+2m 19s di volo.

Fonti: NASA - Spaceflight Now

28/06/2015 - Falcon 9 esplode in volo al lancio, perso il Dragon -

Un perfetto decollo, alle 10:21 a.m. EDT (le 16:21 ora italiana) per il Falcon 9 v1.1 della SpaceX si è trasformato, dopo 2 minuti e 19 secondi, nel peggiore incubo. Il razzo si è disintegrato mentre erano ancora in funzione i nove motori del primo stadio e il veicolo stava superando quella che si definisce 'Max Q', ovvero il momento di maggior stress aerodinamico. La quota era di circa 45 km e il razzo viaggiava ad oltre Mach 4, quattro volte la velocità del suono.
Dalle immagini sembra che sia avvenuto qualcosa al secondo stadio e anche che la capsula cargo Dragon si possa essere distaccata prima dell'esplosione. Sono in corso le operazioni di recupero dei resti del veicolo da parte delle imbarcazioni al largo della costa della Florida.
Al momento sono in corso di valutazione da parte dei team di SpaceX e della NASA i video e i dati provenienti dal razzo per cercare di comprendere che cosa possa essere accaduto. Si tratta del primo Falcon 9 perso per la SpaceX su un totale di 19 missioni. Quello di oggi era il 32esimo lancio orbitale del 2015, il terzo a concludersi con un insuccesso.
A bordo del Dragon, diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) vi erano oltre 1,8 tonnellate di rifornimenti e anche il primo IDA, lo speciale anello di attracco per i veicoli commerciali equipaggio che dovranno portare gli astronauti alla stazione a partire dal 2017.
Si tratta del terzo veicolo di rifornimento, nel corso degli ultimi mesi, che viene perso: prima il Cygnus della Orbital per l'esplosione del razzo Antares il 27 ottobre 2014, poi il Progress per un problema al vettore Soyuz in aprile e ora questo. La prossima missione di rifornimento destinata alla ISS è prevista per i primi di luglio con un altro veicolo Progress russo e poi, ad agosto, con un veicolo HTV del Giappone. Al momento l'equipaggio della ISS ha viveri e rifornimenti sufficienti per arrivare a settembre.
Ulteriori informazioni dopo la conferenza stampa che verrà tenuta dalla SpaceX e dalla NASA non prima delle 12:30 a.m. EDT (le 18:30 ora italiana).
Nell'immagine (Credit: NASA) i momenti dell'esplosione del Falcon 9 v1.1 della missione Dragon CRS-7.

LANCIO DEL RAZZO FALCON 9 CON IL DRAGON CRS-7 - 28/06/2015 - (Credit: SPACEX/Jekay) - dur.min. 04:30 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA - Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett), il ricordo di Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano, uno degli astronauti del Columbia STS-107.

27/06/2015 - 'Ricordati per Sempre' condivide le lezioni di Challenger e Columbia -

La storia del Programma Space Shuttle è colma di spettacolari successi. Dal suo viaggio inaugurale nel 1981 fino al suo ultimo atterraggio nel 2011, il capace, riutilizzabile veicolo alato ha catturato una generazione. Squadre di astronauti sono stati lanciate in orbita attorno alla Terra compiendo azioni che sembravano impossibili grazie anche al supporto di migliaia di persone a terra.
Ma la storia dello Shuttle comprende anche la perdita di 14 coraggiosi astronauti e i primi due shuttle della nazione, Columbia e Challenger. Le tragedie hanno galvanizzato l'agenzia nell'apprendere da questi fatti dolorosi, non solo per il sicuro ritorno della flotta di navette al volo, ma anche per assicurare la sicurezza ai futuri esploratori.
La NASA e le famiglie degli astronauti hanno collaborato per creare un nuovo, memoriale permanente progettato per onorare gli equipaggi, pagando il tributo ai veicoli spaziali ed enfatizzando l'importanza di imparare dal passato. 'Ricordati per Sempre' (Forever Remembered) si è aperta oggi, 27 giugno 2015, presso il Complesso Visitatori del Kennedy Space Center in Florida, dove completa i 30 anni del Programma Space Shuttle della NASA attraverso l'esposizione dello Space Shuttle Atlantis.
Coprendo quasi 190 metri quadrati, il memoriale contiene la più grande collezione di oggetti personali di entrambi gli equipaggi. Inoltre vi sono componenti recuperati da entrambe le navette Challenger e Columbia, mai esposti al pubblico prima d'ora.
I membri delle famiglie erano presenti a una piccola cerimonia prima che il memoriale venisse formalmente aperto dall'Amministratore della NASA Charles Bolden e dal Direttore del Kennedy Space Center Bob Cabana, entrambi astronauti veterani degli shuttle.
"Gli equipaggi di Challenger e Columbia saranno sempre parte della storia," ha detto Bolden. "E' la storia dell'evoluzione nel viaggio dell'umanità nello spazio, l'ignoto, e il rinnovamento costante raggiunge la conoscenza, la scoperta e le possibilità. Si tratta di una storia di speranza."
I visitatori entreranno nel memoriale attraverso un portale fiancheggiato dagli stemmi delle missioni STS-51L e STS-107. Gli orbiter e gli equipaggi sono ricordati attraverso oggetti personali che si trovano lungo le pareti: Challenger a sinistra e Columbia sulla destra. Gli oggetti sono stati scelti accuratamente per condividere le passioni di ogni astronauta, i suoi talenti e traguardi raggiunti, permettendo alle loro personalità di riflettersi attraverso di essi.
Gli stivali da cowboy e la Bibbia di Husband. Un piccolo aereo intagliato a mano da Smith per la moglie. Una scatola da pranzo 'Star Trek' di Anderson. Un documento di una ricerca scritto da Judy Resnik, appare al fianco di spartiti per violino e pianoforte. Ci sono giubbotti di volo, foto di famiglia e numerosi altri reperti che offrono uno sguardo delle persone dietro i nomi sulle patch di missione. Molti articoli sono stati dati in prestito dalle famiglie; altri appartengono alla NASA.
Al termine di questa sala l'accogliente collezione degli astronauti lascia il passo a una piccola galleria dove i visitatori potranno vedere con i loro occhi che cosa hanno causato questi eventi alle strutture delle navette. Piazzati all'altezza degli occhi, sulla sinistra, una sezione della fusoliera del Challenger sulla quale si vede ancora la bandiera degli Stati Uniti, e a destra i finestrini della cabina del Columbia.
"Quando guardo questi finestrini, posso ancora vedere John Young e Bob Crippen prepararsi al lancio per uno dei più audaci voli di prova della storia, il primo volo di uno space shuttle americano, Columbia," dice Cabana. "Vedo un più giovane Bob Cabana lanciato verso lo spazio con il suo primo comando, e vedo Rick e Willie e il resto dell'equipaggio di STS-107 sorridere e sperimentare le meraviglie dello spazio nel volo finale del Columbia."
L'esposizione 'Ricordati per Sempre' si chiude con uno sguardo agli sforzi per il recupero e il ritorno al volo. Dopo ogni perdita gli esperti hanno trascorso mesi per il recupero dei resti, studiando attentamente i dati e conducendo analisi per determinare che cosa è andato storto. Un video rivela rare foto e riprese di questo processo.
Ogni volta le squadre dello space shuttle si sono concentrate assieme per sistemare i problemi e riportare il programma in volo. Uno sforzo inferiore non avrebbe onorato gli astronauti caduti o le loro missioni. Lo Shuttle Atlantis, in mostra accanto, ha volato nella missione finale del Programma Space Shuttle, la STS-135.
"I manufatti qui esposti non sono facili da guardare. Molti di loro sono esposti per la prima volta," ha detto Bolden. "La nostra speranza è che, messi a disposizione per il pubblico, ci aiutino a ricordare al mondo che ogni lancio, ogni scoperta, ogni misura del progresso, è possibile solo grazie al sacrificio di coloro che abbiamo perso."
Tra i manufatti di McAuliffe vi è una citazione: "Ho toccato il futuro. Insegno."
Le lezioni di Challenger e Columbia resisteranno, mentre continuiamo a raggiungere le stelle.
Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett) i due grandi pezzi provenienti da Challenger e Columbia esposti al Visitor Complex del KSC. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Kim Shiflett), il ricordo di Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano, uno degli astronauti del Columbia STS-107.

Fonti: NASA - Spaceflight Now

26/06/2015 - Sentinel-2A completa i cruciali primi giorni nello spazio -

La scorsa notte ha segnato la fine del terzo giorno nello spazio per Sentinel-2A, che ha visto le squadre di terra lavorare 24 ore su 24 per assicurare che il veicolo spaziale fosse pronto per la sua missione 'visione a colori'.
Il Sentinel-2A, sviluppato dall'ESA, era decollato con un razzo Vega dallo Spazioporto dell'Europa a Kourou, nella Guyana Francese, alle 22:25 locali del 22 giugno (le 03:52 ora italiana del 23 giugno).
Il satellite, del peso di 1,1 tonnellata, ospita una serie di strumenti ottici ad alta risoluzione che potranno fornire alcune delle migliori immagini globali dei nostri suoli e della vegetazione mai arrivate dallo spazio per il programma europeo Copernicus di monitoraggio ambientale.
Queste informazioni saranno utilizzate principalmente per l'agricoltura e le foreste, così come per aiutare a gestire la sicurezza dei cibi, il monitoraggio dell'inquinamento delle acque dei laghi e delle coste e contribuire a una più rapida mappatura di disastri.
L'arrivo in orbita ha segnato l'avvio della cruciale fase LEOP (Launch and Early Orbit Phase), che ha visto i team di ESOC, il centro spaziale operativo dell'ESA a Darmstadt, in Germania, lavorare 24 ore su 24 per attivare i sistemi cruciali di bordo e assicurare le condizioni del veicolo spaziale nell'estreme condizioni dello spazio.
"Abbiamo condotto ieri le nostre prime manovre orbitali utilizzando i propulsori di Sentinel-2A e tutto è andato esattamente come previsto," ha detto Franco Marchese, Spacecraft Operation Manager.
"Nel complesso, questo LEOP è andato liscio e siamo in linea per raggiungere, entro la prossima settimana, la nostra orbita di riferimento."
Il Direttore di Volo, Pier Paolo Emanuelli ha segnalato ieri che la fase LEOP di Sentinel-2A si è formalmente conclusa e che, sia il veicolo spaziale, che i sistemi di terra hanno operato come previsto.
"Voglio ringraziare tutte le squadre coinvolte in Sentinel-2A - comprese quelle delle industrie, il progetto dell'ESTEC, il centro tecnico ESA e qui all'ESOC per il lavoro ben fatto," ha detto Emanuelli. "Il satellite è in ottime condizioni e la fase di commissionamento - quella che assicurerà che il veicolo spaziale e la sua strumentazione di ripresa multispettrale siano pronti per le operazioni di routine - possono ora partire."
Omar Sy, manager delle operazioni e dei sistemi di Sentinel-2A, responsabile per la campagna, lunga tre mesi, di commissionamento, ha spiegato che due obiettivi principali possono ora essere valutati e caratterizzati dalle prestazioni del veicolo spaziale. In parallelo, le attività di calibrazione e validazione verranno condotte per lo strumento MSI (Multi-Spectral Imager) coinvolgendo CNES e ESA.
Il veicolo spaziale verrà ache preparato per avviare l'acquisizione delle immagini di routine della superficie terrestre, grandi isole, acque costiere e interne per un ciclo di rivisita di dieci giorni, che verrà abbassato a cinque quando la costellazione verrà implementata con l'arrivo in orbita di Sentinel-2B, nel 2016.
"I prossimi tre mesi vedranno un sacco di duro lavoro per le squadre di ESOC, ESTEC, ESRIN e CNES per sopportare le attività della qualità delle immagini, così come la DLR e la Tesat, mentre dovremo commissionare anche le nuove capacità di comunicazione dati ottici," ha detto Omar Sy.
"Stiamo aprendo la porta di una nuova era nello spazio - siamo fiduciosi che le capacità di alta risoluzione di Sentinel-2A stabiliranno una nuova leadership, in particolare nella ripresa della vegetazione."
Sentinel-2A e Sentinel-2B dovranno condurre una missione di sette anni, che potrebbe essere estesa di altri cinque, e monitoreranno la Terra da una quota di circa 790 km.
"Dopo un perfetto lancio eseguito da Vega, la LEOP di Sentinel-2A è stata rapidamente completata dal nostro controllo di volo e dai team di supporto del progetto che lavorano all'ESOC," ha sottolineato Francois Spoto, Sentinel-2 Project Manager dell'ESA. Egli ha notato che il veicolo spaziale stesso funziona molto bene e che i 13 canali dello strumento MSI sono già pronti a tentare la ripresa della prima immagine.
"Credo che abbiamo un'eccellente progetto di veicolo spaziale per condurre una lunga missione Copernicus per l'Europa che cambierà i giochi."
Nella foto (Credit: ESA/J. Mai - CC BY-SA IGO 3.0) il direttore di volo Pier Paolo Emanuelli e il Sentinel Project Rapresentative Omar Sy nella sala controllo dell'ESOC, a Darmstadt, in Germania durante il decollo di Sentinel-2A.

Fonte: ESA

26/06/2015 - E' ufficiale: Paolo Nespoli tornerà sulla ISS nel 2017 -

Presso il Centro Addestramento Cosmonauti Yuri Gagarin, nei pressi di Mosca, in Russia, ha avuto luogo la presentazione del programma di formazione per l'astronauta dell'ESA, l'italiano Paolo Nespoli, che farà parte dell'equipaggio di Spedizione 52/53 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Dal 25 giugno, assieme al cosmonauta Fyodor Yurchikhin della Roscosmos e l'astronauta NASA Jack Fischer, è iniziata ufficialmente la preparazione della missione che si svolgerà dal maggio 2017 e durerà circa sei mesi.
Per Paolo Nespoli si tratterà del terzo volo nello spazio dato che è già stato due volte in orbita a bordo della ISS. Nel primo volo l'astronauta italiano è decollato il 23 ottobre 2007 come parte dell'equipaggio della missione Space Shuttle STS-120 a bordo della navetta Discovery. Durante quel volo Nespoli prese parte alle operazioni per l'installazione del Nodo 2. Nel corso della missione Nespoli seguì inoltre diversi esperimenti scientifici di biologia e fisiologia umana. Il rientro avvenne il 7 novembre 2007.
La seconda missione spaziale di Nespoli ha avuto luogo dal 15 dicembre 2010 al 24 maggio 2011. L'astronauta ha svolto il ruolo di Ingegnere di Volo per le Spedizioni 26 e 27. L'arrivo sulla ISS è avvenuto per mezzo della Soyuz TMA-20 assieme ai colleghi, il Comandante Dmitry Kondratyev e l'astronauta NASA Catherine Coleman. Durante quella missione Nespoli trascorse ben 174 giorni nello spazio, il primo italiano a compiere una missione di lunga durata, e condusse numerosi esperimenti scientifici in materia di ingegneria e scienze applicate.
Astronautica.us ha avuto l'onore di avere un'intervista esclusiva con Paolo Nespoli il 24 marzo 2012, qui il resoconto completo.
Nella foto (Credit: ESA) l'astronauta italiano Paolo Nespoli con la foto della ISS scattata da lui stesso mentre stava lasciando la stazione a bordo della Soyuz con una degli ultimi Shuttle attraccato.

Fonti: Centro di Addestramento Cosmonauti Yuri Gagarin - AstronautiNews - Il Disinformatico

Nell'illustrazione (Credit: SpaceX), le varie fasi del lancio del Falcon 9 per il recupero del primo stadio. CLICCA PER INGRANDIRE.

26/06/2015 - Il Falcon 9 supera il test pre-volo -

Il razzo vettore Falcon 9 della SpaceX, ha superato con successo l'ultimo test cruciale prima del decollo, previsto domenica alle 10:21:12 a.m. EDT (le 16:21 ora italiana) per la missione cargo Dragon CRS-7 destinata a portare i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il razzo ha acceso i suoi nove motori Merlin 1D del primo stadio alle 4 p.m. EDT (le 22 ora italiana) di venerdì 26 giugno mentre gli appositi fermi tenevano strettamente bloccato il vettore alla rampa 40 di Cape Canaveral, in Florida.
I motori hanno raggiunto la massima potenza per alcuni secondi e poi sono stati spenti. L'accensione di prova dei motori prima del lancio - chiamata 'static fire' dalla SpaceX - è l'ultimo test decisivo alla quale la compagnia sottopone il razzo prima di dare il via libera per i preparativi finali del conto alla rovescia.
"E' stato un gran successo - completa durata prevista - e ci permette di proseguire i prossimi giorni fino al lancio di domenica mattina," ha dichiarato Hans Konigsmann, capo ingegnere di lancio della SpaceX.
. Gli ultimi esperimenti e cibo fresco saranno caricati nella capsula sabato. Il lancio di domenica avverrà nell'esatto momento che la rotazione terrestre porterà Cape Canaveral sul percorso dell'orbita della ISS. "La finestra di lancio istantanea permetterà di raggiungere la ISS al suo piano ed essere sicuri di trovarsi nell'orbita appena più bassa." ha detto Koeingsamnn.
Dopo aver volato verso Nord-Est dalla costa spaziale della Florida, il secondo stadio del Falcon 9 rilascerà il veicolo cargo Dragon in orbita dieci minuti dopo il decollo, per iniziare una caccia di due giorni alla stazione spaziale. A bordo del Dragon si trovano quasi 1.800 kg di rifornimenti, esperimenti, parti di ricambio. Inoltre quasi 1,5 tonnellate sono per cibo e materiali per l'equipaggio della ISS.
Gli astronauti Scott Kelly e il cosmonauta e Comandante di Spedizione 44, Gennady Padalka, controlleranno martedì l'arrivo della capsula Dragon e poi lo cattureranno grazie al braccio robotico Canadarm2. Una volta saldamente preso dal braccio il Dragon verrà fatto ormeggiare al boccaporto del modulo Harmony, dove in seguito l'equipaggio potrà aprire i portelli e iniziare a scaricare il materiale.
La missione è il primo volo cargo destinato alla stazione spaziale dopo che un cargo russo Progress era finito fuori controllo pochi minuti dopo il lancio. I controllori russi non erano stati in grado di riprenderne il controllo e il veicolo spaziale era rientrato nell'atmosfera disintegrandosi ai primi di maggio. Mike Suffredini, il program manager della NASA per la ISS ha detto che a bordo della missione CRS-7 si trovano supplementi di cibo e vestiario. "Anche con la perdita del Progress abbiamo ottime condizioni di logistica per l'intero equipaggio a bordo," ha ribadito Suffredini venerdì durante una conferenza stampa. "Abbiamo rifornimenti fino al periodo di ottobre anche se nessun altro veicolo di rifornimento arrivasse alla ISS e, con il CRS-7 prolungheremo questo periodo fino alla fine dell'anno."
Dopo una indiscutibile serie di lanci di successo - con appena un fallimento dal 1998 al 2014 - negli ultimi sei mesi ben due missioni di rifornimento al complesso orbitale sono andate perse. A ottobre 2014 un razzo Antares si è schiantato pochi secondi dopo il decollo dalla Virginia con la distruzione del cargo Cycnus Orb-3, seguito poi dall'incidente del Progress ad aprile.
A bordo del Dragon, oltre al materiale per rifornire la ISS, si trova un nuovo adattatore di attracco che permetterà ai nuovi veicoli commerciali equipaggio di agganciarsi alla stazione spaziale e due visori per la realtà virtuale sviluppati dalla Microsoft e dalla NASA sulla base della tecnologia olografica HoloLens. Questi fanno parte di un progetto congiunto chiamato Sidekick per mostrare immagini olografiche tridimensionali agli equipaggi anche per poter dare agli astronauti istruzioni accurate di procedure e operazioni da svolgere. La NASA dice che questo test preparerà le future spedizioni nello spazio profondo, dove gli astronauti dovranno essere più indipendenti dagli aiuti da Terra.
Inoltre, sempre a bordo del Dragon, si trovano esperimenti per lo studio della combustione in ambiente di microgravità, per osservare le meteore che colpiscono l'atmosfera terrestre, il monitoraggio della crescita di piante in speciali contenitori sulla stazione spaziale e vedere gli effetti del volo spaziale sul corpo umano.
Infine a bordo del Dragon vi sono dei piccoli CubeSat che saranno rilasciati dal modulo laboratorio giapponese della stazione spaziale.
La capsula lascerà la stazione il 5 agosto per un ammaraggio nell'Oceano Pacifico con a bordo circa 800 kg di campioni di esperimenti e apparecchiature che richiedono analisi e riparazioni.
Il lancio è il settimo volo cargo operativo della SpaceX all'avamposto fin dall'ottobre 2012. La SpaceX, con sede a Hawthorne, in California, ha un contratto del valore di 2 miliardi di dollari per eseguire 15 missioni di rifornimento alla ISS.
Ma, gran parte dell'interesse su questa missione è dedicato anche a quello che accadrà al primo stadio del Falcon 9 una volta esaurito il suo compito al lancio. Infatti la SpaceX tenterà di far atterrare tutto intero lo stadio su un'apposita chiatta autonoma, ribattezzata 'Of Course I Still Love You', posizionata nell'Oceano Atlantico, al largo delle coste di Cape Canaveral.
Quello di domenica sarà il terzo tentativo della SpaceX di recuperare intatto il primo stadio. I precedenti tentativi non sono andati a buon fine per poco a causa di una mancanza di liquido idraulico, il primo, e per una valvola di un motore bloccata nella posizione errata, nel secondo caso.
"Abbiamo controllato attentamente i dati, valutati e fatte le relative correzioni," dice Koenigsmann. "Questo è il modo con il quale possiamo procedere e, infine, arrivare ad un atterraggio sicuro. Il fatto che abbiamo eseguito due tentativi di atterraggio finora mi rende speranzoso che avevamo due problemi e li abbiamo risolti."
La SpaceX dice che il ritorno del razzo potrà permettere di rendere il Falcon 9 parzialmente riutilizzabile, un'obiettivo a lungo cercato dalla compagnia fin dalla sua fondazione, nel 2002, da parte del magnate Elon Musk.
Se il primo stadio del Falcon 9 riuscirà nell'atterraggio, la squadra di recupero della SpaceX riporterà il booster alto 14 piani nel porto di Jacksonville, in Florida. Da qui, eventualmente potrà essere inviato via camion al sito centrale di sviluppo del Texas centrale per un'attenta ispezione e test prima che la compagnia possa considerare un secondo lancio del veicolo.
"Il veicolo è progettato per eseguire voli multipli - per essere riutilizzato - e noi vogliamo provare questo," ha concluso Koenigsmann.
Nella foto (Credit: SpaceX) il Falcon 9 v1.1 sulla rampa di lancio poco prima del test di accensione statico di venerdì. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: SpaceX), le varie fasi del lancio del Falcon 9 per il recupero del primo stadio. CLICCA PER INGRANDIRE.

Fonti: Spaceflight Now - NASA ISS blog

26/06/2015 - La Russia vuole inviare nel 2019 un lander verso il polo sud lunare -

Durante il recente Paris Air Show un membro della delegazione proveniente dalla Russia, coinvolto nello sviluppo di una sonda, ha affermato che gli scienziati stanno attualmente eseguendo delle prove sulla Terra in vista di un atterraggio lunare da compiersi nel 2019.
"Al momento è iniziata la fase di compilazione della documentazione principale e sono in corso di preparazione i modelli per una completa e indipendente serie di prove," ha detto il delegato.
La Russia prevede di far atterrare un vascello scientifico, chiamato Luna-25, in una delle due regioni polari invece che all'equatore, dove sono concentrati tutti gli altri atterraggi finora.
Gli scienziati russi hanno deciso di far atterrare il veicolo spaziale al polo sud della Luna, e al momento stanno considerando un'area di particolare interesse.
I ricercatori sperano di poter studiare la struttura interna della Luna e l'impatto dei raggi cosmici e delle radiazioni elettromagnetiche sulla superficie lunare, e la ricerca di risorse naturali nella zona.
Nella foto (Credit: Gruppo Astronomico Viareggio) una delle zone polari lunari.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA), astronauti su Marte.

26/06/2015 - La NASA chiederà consiglio su dove far scendere i primi uomini su Marte -

La NASA, in preparazione al suo Percorso verso Marte ha iniziato una ricerca su quale potrebbe essere il luogo migliore dove, un giorno, potrebbero atterrare sul Pianeta Rosso gli esseri umani. L'agenzia terrà una conferenza questo autunno per raccogliere le proposte delle zone di Marte che potrebbero avere un alto valore scientifico o che potrebbero possedere risorse naturali che permetterebbero agli esploratori umani di atterrare in sicurezza, vivere e lavorare su Marte.
Il primo Landing Site/Exploration Zone Workshop for Human Missions to the Surface of Mars verrà tenuto fra il 27 e il 30 ottobre presso il Lunar e Planetary Institute di Houston. La conferenza darà inizio al processo per la scelta del sito su Marte che i veicoli spaziali MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) e Mars Odyssey, assieme alle altre future missioni dei prossimi decenni, potrebbero riprendere per creare una mappa più dettagliata e fornire dati di valore scientifico per queste potenziali Zone di Esplorazione.
La NASA spera, durante la conferenza, di coinvolgere scienziati, tecnici ed esperti nell'esplorazione umana, rafforzando la collaborazione fra le squadre che potrebbero permettere agli esseri umani di vivere ed esplorare Marte nei decenni a venire.
"Sarà un acceso dibattito," ha detto Jim Green, capo della Planetary Science Division della NASA. Con la riunione di ottobre, ha aggiunto, "dovremmo iniziare a chiederci come una stazione su Marte dovrebbe essere e come dovrebbe operare."
Le potenziali 'Zone Esplorative' dovranno essere convincenti per la ricerca scientifica, fornendo inoltre le risorse dalle quali i nostri astronauti potranno trarre vantaggio durante la loro esplorazione pionieristica del Pianeta Rosso. I primi esploratori potrebbero essere limitati a circa 100 km di viaggio dal luogo di atterraggio per esigenze di supporto vitale e per la tecnologia di esplorazione.
L'aspettativa di vita degli attuali MRO e Mars Odyssey è limitata, e la NASA cercherà di avvantaggiarsi il più possibile dei restanti anni operativi di questi osservatori di Marte per raccogliere mappe ad alta risoluzione delle potenziali zone esplorative mentre le sonde, già ben oltre la vita operativa prevista, sono ancora operative.
I due orbiter per il momento hanno restituito davvero molto materiale su cui lavorare ma non abbastanza, se si pensa che MRO ha ripreso solo il 3 per cento della superficie di Marte ad alta risoluzione.
Gli sforzi della NASA per costruire le conoscenze e le capacità che permetteranno l'invio di uomini su Marte sono in corso già oggi, con il monitoraggio di Marte dall'orbita e con i rover sulla superficie, con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) utilizzata per testare i sistemi e per conoscere meglio l'impatto sulla salute dei lunghi viaggi nello spazio, e lo sviluppo e la sperimentazione di una nuova generazione di veicoli di lancio ed equipaggio - il razzo Space Launch System (SLS) e il veicolo spaziale per equipaggio Orion.
Mentre esploriamo il cammino verso Marte, guadagniamo nuove conoscenze e capacità che facilitano, già da ora, la vita sulla Terra. Questo lavoro preliminare dei potenziali siti di atterraggio faciliterà il dialogo su questo nuovo grande passo per l'esperienza umana.
Qui potete scaricare l'annuncio in formato .pdf.
Potete inviare domande a: Mars-Exploration-Zones@nasa.gov.
Per ulteriori informazioni, visitate: http://www.hou.usra.edu/meetings/explorationzone2015.
Nell'immagine (Credit: NASA) un esempio di come potrebbe essere scelto un sito di atterraggio marziano per una missione umana. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA), astronauti su Marte.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

26/06/2015 - La Cina lancia a sorpresa il satellite Gaofen-8 -

La Cina ha condotto un altro lancio a sorpresa venerdì con l'invio in orbita di un satellite per l'osservazione della Terra chiamato Gaofen-8. Il lancio è avvenuto alle 6:22 UTC (le 8:22 ora italiana) utilizzando un razzo vettore Lunga Marcia 4B (CZ-4B) decollato dal complesso di lancio LC9 del Centro di Lancio Satelliti di Taiyuan.
Vi sono poche informazioni sul satellite Gaofen-8 portato in orbita venerdì, oltre agli obiettivi della missione - più tardi resi noti dai media statali cinesi - che ha lo scopo di fornire sorveglianza al Paese, risposte ai disastri, mappatura dell'agricoltura, pianificazione cittadina, attribuzione delle proprietà terriere e pianificazione per la costruzione delle strade.
La Cina aveva annunciato i piani per il lancio dei Gaofen da 1 a 7 e non vi erano informazioni su un ottavo veicolo. I Gaofen sono una serie di satelliti per l'osservazione visuale terrestre dell'Amministrazione Nazionale Spaziale Cinese, in italiano 'gao fen' significa 'alta risoluzione'.
Quello di oggi è stato il 31esimo lancio orbitale del 2015, il 29esimo a concludersi con successo.
Nella foto di archivio (Credit: Xinhua) il lancio di un razzo vettore Lunga Marcia 4B con il satellite Gaofen-2.

Fonte: NASAspaceflight

25/06/2015 - La OneWeb ha fatto il più grande ordine di lancio della Storia -

La OneWeb ha annunciato oggi, 25 giugno, di aver raccolto 500 milioni di dollari di finanziamenti e di aver siglato i contratti con Arianespace e Virgin Galactic per il lancio di 60 satelliti.
La OneWeb avrebbe raccolto i finanziamenti da un gruppo che comprenderebbe Airbus, Hughes Network Systems, Intelsat, Qualconn, Virgin Group e Coca-Cola. La compagnia ha detto nel comunicato che utilizzerà i finanziamenti per 'ulteriori tecnologie chiave' per il suo sistema di satelliti a larga banda.
La OneWeb ha inoltre dichiarato di aver siglato il più grande contratto di lancio nella storia, compresi 21 lanci con Arianespace e 39 con LauncherOne di Virgin Galactic.
L'Amministratore Delegato di Arienespace Stephane Israel ha confermato l'accordo via Twitter specificando che i 29 lanci utilizzeranno i vettori Soyuz e Ariane 6.
L'accordo con la Virgin Galactic comprenderebbe anche un'opzione per altri 100 lanci.
"La scala di quest'accordo porterà ad un rateo di produzione che ci permetterà di raggiungere una riduzione di costi senza precedenti per il lancio di piccoli satelliti," ha dichiarato Georges Whitesides, Amministratore Delegato della Virgin Galactic.
La OneWeb aveva annunciato, durante il Paris Air Show della scorsa settimana, la volontà di realizzare una rete composta da 900 satelliti per portare Internet a larga banda in tutto il mondo.
Nella foto (Credit: Airbus Defence and Space) il fondatore di OneWeb, Greg Wyler.

Fonte: Spacenews

25/06/2015 - Il meteo è al 90% 'Go' per il Dragon CRS-7 -

Le previsioni meteorologiche del 45esimo Weather Squadron dell'U.S. Air Force indicano un 90% di probabilità di tempo favorevole al momento del lancio della missione SpaceX CRS-7. Il decollo del razzo Falcon 9 e del veicolo spaziale cargo Dragon è previsto per le 10:21 a.m. EDT (le 16:21 ora italiana) di domenica 28 giugno, dal Complesso di Lancio Spaziale 40 della Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida. Questo è il settimo volo cargo della compagnia per una missione destinata a portare i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con il contratto Commercial Resupply Services.
La trasmissione del lancio inizierà alle 9 a.m. su NASA TV. Un lancio domenica vedrà il veicolo Dragon raggiungere la stazione spaziale martedì 30 giugno. L'Ingegnere di Volo della NASA, Scott Kelly, di Spedizione 44, utilizzerà il braccio robotico Canadarm2 per raggiungere e catturare il Dragon verso le 7 a.m. Il Comandante della stazione, il cosmonauta russo della Roscosmos (l'agenzia spaziale federale russa) Gennady Padalka, assisterà Kelly mentre questo guiderà il braccio robotico dalla Cupola. La copertura di NASA TV del rendezvous e cattura del Dragon inizierà alle 5:30 a.m. (le 11:30 ora italiana) mentre l'installazione di Dragon al boccaporto che guarda verso la Terra del modulo Harmony inizierà alle 8:30 a.m. (le 14:30 ora italiana).
Se il lancio non potesse avvenire domenica, la prossima opportunità sarà lunedì 29 giugno alle 9:58 a.m. (le 15:58 ora italiana) con la cattura e ormeggio giovedì 2 luglio.
Il veicolo spaziale Dragon è stato riempito di oltre 1.800 kg di rifornimenti e carichi utili, compresi materiali cruciali per la scienza e le ricerche che dovranno essere eseguite durante le Spedizioni 44 e 45. Il carico scientifico permetterà una nuova visione della combustione in ambiente di micro-gravità, l'osservazione, per la prima volta, di meteore che rientrano nell'atmosfera terrestre, la comprensione dei rischi alla salute da parte degli astronauti in orbita e la possibilità di far crescere del cibo nello spazio. Proseguiranno inoltre le ricerche sullo studio dei gemelli e della missione 'One Year' con l'astronauta Scott Kelly. Questa missione vede inoltre il lancio di oltre 30 esperimenti di studenti, tutti eseguiti nell'U.S. National Laboratory gestito dal CASIS (Center for the Advancement of Science in Space). Il primo dei due IDA (International Docking Adapter) per la stazione verrà trasportato nel vano non pressurizzato del Dragon. Gli adattatori permetteranno l'aggancio alla stazione spaziale dei veicoli commerciali equipaggio, compresi il Boeing CST-100 e il Crew Dragon della SpaceX.
Dopo oltre cinque settimane di permanenza alla stazione spaziale, il veicolo spaziale Dragon rientrerà con oltre 635 kg di materiali, compresi esperimenti scientifici, merci dell'equipaggio, hardware e computer e materiali non più necessari.
Oltre alla diretta del lancio, la NASA ospiterà una serie di conferenze stampa pre-lancio ed eventi a partire da venerdì 26 e sabato 27 giugno, presso il Kennedy Space Center, in Florida. Tutti i briefing verranno trasmessi in diretta su NASA TV e sul sito web dell'agenzia. Una lista completa può essere vista qui.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) il logo della missione Dragon CRS-7.

Fonte: NASA SpaceX blog

Nell'illustrazione artistica (Credit: CNES), il decollo di un Ariane 64.

25/06/2015 - L'Ariane 6 verrà assemblato in orizzontale -

La costruzione di una nuova rampa di lancio per il razzo europeo Ariane 6, che verrà assemblato in orizzontale anziché in verticale come tutti i suoi predecessori, inizierà la prossima settimana in una cava abbandonata della Guyana Francese.
La struttura di lancio sarà pronta per il volo inaugurale di Ariane 6 nel 2020, e il complesso comprenderà una montatura di lancio, la trincea dirigi-fiamma e gli edifici per supportare l'assemblaggio del razzo a due stadi, dei booster a propellenti solidi e dei satelliti.
Il piano prevede che il razzo Ariane 6 venga integrato orizzontalmente, una pratica da tempo utilizzata dai lanciatori russi e più recentemente adottata dalla famiglia di razzi Delta 4 della United Launch Alliance e Falcon 9 di SpaceX.
Fonti vicine ai sistemi di terra di Ariane 6 dicono che il razzo verrà messo assieme steso ma non sarebbe ancora stato deciso se il carico utile sarà aggiunto orizzontalmente o verticalmente una volta che il lanciatore si troverà sollevato sulla rampa di lancio.
Astrid Emerit, un portavoce di Airbus Safrane Launchers, capocommessa di Ariane 6, ha confermato il piano di assemblaggio orizzontale del razzo.
Il metodo di integrazione differirà dai precedenti lanciatori europei della famiglia Ariane. Come i suoi predecessori, il razzo Ariane 5 viene piazzato sulla piattaforma mobile di lancio e qui i tecnici vi aggiungono i booster, lo stadio superiore e i satelliti mentre il lanciatore è in piedi.
La rampa di Ariane 6 verrà costruita su una cava abbandonata che si trova a qualche km a nord dell'attuale complesso di lancio di Ariane 5. Il sito è già praticamente scavato e riempito d'acqua, riducendo la quantità di lavoro di scavo necessario per la trincea dirigi-fiamma di Ariane 6.
L'Agenzia Spaziale Europea prevede, entro le prossime settimane, di firmare il contratto multi-miliardario con la Airbus Safrane Launchers per il completamento dello sviluppo del razzo Ariane 6. L'accordo dovrebbe essere organizzato come un partenariato pubblico-privato per la divisione dei costi, con i governi europei che contribuiranno per la maggior parte dei finanziamenti e Airbus Safran Launchers finanzierà una percentuale minoritaria dalle proprie casse.
Il CNES, l'agenzia spaziale francese, che gestisce il Centro Spaziale della Guyana, lo Spazioporto europeo sulle coste a nord del Sud America. La sua posizione è a circa 5 gradi di latitudine nord, abbastanza vicino all'equatore perché i lanci possano usufruire della spinta ulteriore della rotazione terrestre.
Il CNES ha annunciato il 19 giugno che ha selezionato la Eiffage TP, una società di ingegneria civile, che inizierà i lavori di movimento terra al sito di lancio il 29 giugno.
"Con la firma di questo contratto con la Eiffage TP, il CNES avvia la costruzione della rampa di lancio di Ariane 6, in accordo con le decisioni prese durante la conferenza di Lussemburgo," ha detto Jean-Yves Le Gall, presidente del CNES. "L'obiettivo del CNES è di eseguire il primo lancio di un Ariane 6 nel 2020 per mantenere la posizione dell'Europa al primo posto al mondo nei lanci commerciali di satelliti."
Il contratto, del valore di 14,8 milioni di Euro, prevede la preparazione del sito di lancio per le strade e gli edifici oltre allo scavo della roccia e del terreno. Il contratto ha una durata di 12 mesi, ma il CNES dice che la maggior parte dei lavori dovrebbero essere completati entro i prossimi sei mesi per coincidere con la stagione secca nella Guyana Francese.
Il CNES ha dichiarato che il sito di lancio copre 170 ettari e che la costruzione richiederà la movimentazione di un milione di metri cubi di materiale. La rampa di lancio verrà chiamata ELA-4 - acronimo francese per Ensemble Lancement Ariane - mantenendo così la convenzione sui nomi delle precedenti zone di lancio Ariane.
Eiffage TP prevede di utilizzare tecniche di trattamento del suolo innovative utilizzando cemento e legante idraulico, che permetterà al personale di utilizzare il suolo presente nel sito di lancio. Queste nuove tecniche ridurranno la necessità di trasportare terreno e miglioreranno l'emissioni di anidride carbonica e l'impatto ambientale durante la preparazione della rampa di lancio.
Il CNES ha propagandato che la costruzione avrà un positivo impatto con tre quarti del lavoro che andrà all'economia della Guyana Francese. Il prossimo passo dell'agenzia spaziale francese sarà di selezionare gli appaltatori per costruire le strutture di supporto e di montaggio della rampa di lancio.
Gestito da Arianespace, che presto verrà controllata dalla Airbus Safrane Launchers, l'Ariane 6 disporrà di due configurazioni di lancio per uno o due grandi satelliti alla volta per quote basse e geostazionarie, quelle preferite dai veicoli commerciali di telecomunicazioni.
Lo stadio principale di Ariane 6 sarà spinto da un motore Vulcain alimentato a idrogeno e ossigeno liquidi basato su quello che attualmente permette il volo di Ariane 5. Un nuovo motore Vinci, sempre criogenico, spingerà lo stadio superiore ed è attalmente in fase di sviluppo.
A seconda del tipo di missione, gli ingegneri potranno piazzare due o quattro razzi a propellente solido attorno alla base del razzo per aiutarlo a spingere il lanciatore via dalla rampa di lancio. La versione più potente Ariane 64 del razzo - quella con quattro booster - potrà lanciare in orbita due grandi satelliti per telecomunicazioni alla volta con una configurazione doppia simile a quella utilizzata attualmente da Ariane 5.
L'ESA e i partner industriali hanno fissato 91 milioni di Euro come costo unitario della versione Ariane 64. Se il razzo venisse venduto al costo, due clienti di satelliti potrebbero dividere il prezzo di un lancio a circa 45 milioni di Euro ciascuno, e con questa cifra Arianespace si attende di essere competitiva sul mercato globale dei lanciatori.
I capi europei avevano approvato la realizzazione del nuovo razzo nella conferenza di livello ministeriale che era svolta nel dicembre scorso dopo la pressione competitiva subita dall'Ariane 5 da parte di SpaceX, che offre lanci a prezzi più bassi delle altre compagnie occidentali.
Nell'illustrazione artistica (Credit: CNES) il lanciatore Ariane 6 nella configurazione a quattro booster. Nell'illustrazione artistica (Credit: CNES), il decollo di un Ariane 64.

Fonte: Spaceflight Now - CNES

25/06/2015 - Le luci dell'aurora dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) -

L'astronauta Scott Kelly, della NASA, ha ripreso questa foto (Credit: NASA) di un'aurora dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il 23 giugno 2015.
Le luci danzanti dell'aurora hanno fornito una vista spettacolare della superficie, ma anche catturato l'immaginazione degli scienziati che studiano l'energia e le particelle provenienti dal Sole. Le aurore sono sono l'effetto di queste particelle energetiche, che vengono accelerate dal Sole sia in un flusso continuo chiamato 'vento solare' che a causa di gigantesche eruzioni conosciute come 'Emissioni di Massa Coronale' (CME).
In primo piano il braccio robotico canadese Canardarm2 della ISS.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: ASI), la presentazione dell'esperimento di trasmissione quantica satellitare.

24/06/2015 - E' italiana la prima trasmissione quantistica via satellite -

Inviare informazioni protette, praticamente inviolabili, fino alla distanza record di 1.700 km utilizzando un fascio di fotoni 'sparato' nello spazio e rispedito a terra in un nanosecondo, è possibile. Lo hanno dimostrato l’Università di Padova e il Centro di geodesia spaziale dell’Asi di Matera che in sinergia hanno effettuato la prima trasmissione satellitare quantistica della storia.
L'esperimento, che è valso al team di studio la pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters, è stato presentato dal presidente dell'ASI Roberto Battiston presso la sede dell'Agenzia insieme a Paolo Villoresi, coordinatore del gruppo dell'ateneo padovano che ha lavorato alla ricerca, Giuseppe Vallone, prima firma dell'articolo Experimental satellite quantum communications e Giuseppe Bianco, direttore del Centro geodesia spaziale dell'ASI.
"C’è una gara in atto a livello mondiale tra chi riesce a comunicare dalla distanza più lunga utilizzando un segnale quantistico," ha spiegato Battiston in conferenza, e l'Italia "non solo ha battuto grandemente il precedente record che era di 144 km, ma lo ha fatto per la prima volta con un satellite nello spazio."
Le informazioni oggi viaggiano in fibra o in onde radio, utilizzando i bit. Ogni bit può essere memorizzato, copiato, intercettato. I bit matematici dunque non si prestano per le comunicazioni sicure senza una chiave crittografica conosciuta dai legittimi corrispondenti, che può comunque essere violata. La soluzione è offerta dalla comunicazione quantistica che utilizza la luce come 'messaggera', ovvero i fotoni, microparticelle indivisibili, che generano impulsi di luce al posto di quelli elettrici. Il bit classico viene sostituito dal quantum bit - o qubit – incaricato di trasferire da un trasmettitore verso un ricevitore gli stati quantistici di singoli fotoni. "Se durante uno scambio quantistico l'informazione viene intercettata - ha spiegato Giuseppe Vallone - gli stati quantici che compongono il messaggio vengono perturbati mostrando la firma di chi ha origliato."
Ciò garantisce trasferimenti di dati con un livello di protezione e di sicurezza assoluti, che nessun altro sistema di comunicazione oggi è in grado di offrire. "Grazie all'esperimento, frutto di 12 anni di ricerche," ha detto Paolo Villoresi - è stato possibile dimostrare la fattibilità dello scambio di un messaggio cifrato inviolabile via satellite a una distanza mai raggiunta e di verificare alcuni principi di base della meccanica quantistica, come il mantenimento dello stato di un fotone su un canale di telecomunicazioni."
E nella direzione di un utilizzo globale della comunicazione quantistica, lo spazio è la frontiera: "scambiare stati quantici tra corrispondenti distanti via terra," ha continuato Villoresi, presenta delle limitazioni, come ad esempio la curvatura terrestre, che l'utilizzo di satelliti ci permette di superare, tanto che Vallone cita proprio la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) come hub ideale per la comunicazione quantistica.
Tuttavia al momento non sono ancora presenti in orbita satelliti equipaggiati con trasmettitori e ricevitori quantistici dedicati. Per effettuare il test il team dell'Università di Padova si è rivolto all'osservatorio di geodesia spaziale dell'Agenzia Spaziale Italiana, a Matera. "Il centro," ha sottolineato Giuseppe Bianco, "è la stazione civile di telemetria laser più performante al mondo capace di effettuare misurazioni a distanza con una precisione dell'ordine di un millimetro. Ciò ci ha permesso di dirigere un fascio di fotoni verso un satellite in orbita dotato di retroriflettori e di registrare il segnale di ritorno mentre viaggiava verso la terra alla velocità della luce."
Oltre ad aver verificato che l'atmosfera terrestre si presta per la trasmissione di fotoni, lo studio dimostra che le comunicazioni quantistiche satellitari sono possibili, proiettandoci in un futuro non molto lontano in cui lo scambio di informazioni potrebbe essere veramente a prova di cyber-attacco. Una partita importante che fa gola a molti in cui anche la ricerca italiana sta giocando il suo ruolo.
"L’esperimento," ha concluso Battiston, "oltre ad avere importanti applicazioni economiche e di carattere scientifico, apre una strada che, come Agenzia spaziale italiana, intendiamo mantenere aperta perché si basa sulle eccellenze dei nostri scienziati."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Nasa / Aaron Escobar CC-BY-2.0) il satellite LARES con il quale è stato eseguito l'esperimento di trasmissione quantica. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ASI), la presentazione dell'esperimento di trasmissione quantistica satellitare.

Fonti: ASI - academia.edu

23/06/2015 - La danza delle tre lune -

Possiamo restare ore a guardare la Luna nel cielo. Che sia Luna piena, o uno spicchio bianco che si staglia nel nero della notte sulla Terra. Un’immagine romantica, che ha ispirato opere, poesie e ha fatto scoccare la scintilla dell’amore in alcuni casi. Pensate allora cosa accadrebbe se potessimo guardare non una luna, bensì tre, come su Saturno, il sesto pianeta del Sistema Solare.
In questa immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute), infatti, possiamo ammirare tre dei satelliti naturali di Saturno, Titano (5150 chilometri di grandezza), Mimas (396 chilometri) e Rea (1527 chilometri), in tutte le loro differenze. Titano, la luna più grande, appare un po’ annebbiata a causa dello strato di nuvole che la circonda e dato che l’atmosfera di Titano rifrange la luce intorno alla luna, il suo spicchio è più illuminato rispetto a un corpo senza atmosfera. Rea (in alto a sinistra) appare ruvida perché la sua superficie ghiacciata è piena di crateri. E ad un attento esame Mimas (in basso al centro), anche se difficile da vedere in questa scala, mostra parte delle irregolarità presenti sulla superficie a causa del suo violento passato.
L’immagine ovviamente è stata scattata dal fotografo officiale di Saturno e delle sue lune, la sonda di NASA/ESA/ASI Cassini, lo scorso 25 marzo con la narrow-angle camera. Rispettivamente Titano è distante da Cassini circa 2 milioni di chilometri, Mimas dista 3,1 milioni di chilometri e Rea circa 3,5 milioni.

Fonte: INAF News

23/06/2015 - SOFIA in Nuova Zelanda -

Lo Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy, SOFIA, della NASA e della DLR (l'agenzia spaziale tedesca) era decollato dalla sua base operativa a Palmdale, in California, il 12 giugno scorso ed è arrivato a Christchurch, in Nuova Zelanda, per completare una missione di cinque settimane che si prefigge lo studio degli oggetti celesti che sono meglio osservabili dall'emisfero Sud.
Da qui il 19 giugno SOFIA ha iniziato il primo dei 15 voli scientifici di osservazione celeste previsti per questa missione.
Volare dalla Nuova Zelanda permetterà a SOFIA di studiare la formazione delle stelle giganti, il loro ciclo vitale, le Nubi di Magellano (le due galassie satellite della nostra Via Lattea) e anche l'occultazione di una stella da parte di Plutone, che avverrà il 29 giugno. SOFIA tornerà negli Stati Uniti il 24 luglio.
SOFIA è un progetto congiunto di NASA e del Centro Tedesco Aerospaziale (DLR). L'aereo è di stanza presso l'Armstrong Flight Research Center della NASA a Palmdale. L'Ames Research Center della NASA a Moffett Field, in California, è sede del Centro Scientifico SOFIA che viene gestito dalla NASA in collaborazione con la sede centrale dell'Universities Space Research Association di Columbia, Maryland e l'Istituto Tedesco SOFIA presso l'Università di Stoccarda, in Germania.
SOFIA si basa su un aereo passeggeri Boeing 747SP modificato per accogliere un telescopio infrarosso di 2,5 metri di diametro. Nella parte posteriore della fusoliera è stato ricavato un portello che, aprendosi in volo, permette al telescopio di puntare gli oggetti celesti mentre l'aereo si trova a una quota di 12.000 metri, ovvero al di sopra della maggior parte del vapore acqueo che blocca i raggi infrarossi. Il progetto risale al 1996 e il primo volo operativa è avvenuto nel 2010.
Nella foto (Credit: NASA) l'aereo Boeing 747 trasformato in osservatorio volante in partenza dalla California con destinazione Nuova Zelanda.

Fonti: Spaceref - NASA SOFIA - Wikipedia

23/06/2015 - Lanciato da Plesetsk un nuovo satellite militare russo -

Un nuovo satellite russo per la sorveglianza militare globale è in orbita attorno alla Terra dopo essere stato lanciato martedì dal Cosmodromo di Plesetsk.
Il carico utile della difesa è volato nello spazio dalla sommità di un razzo Soyuz, decollato alle 16:44 UTC (le 18:44 ora italiana) dalla base militare di Plesetsk, a circa 800 km a Nord di Mosca.
Secondo il comunicato del Ministero della Difesa della Russia, il razzo a tre stadi ha volato nella configurazione Soyuz-2.1b, una versione aggiornata del Soyuz con un nuovo terzo stadio e la strumentazione di volo digitale.
Le autorità militari russe hanno dichiarato che il vettore ha rilasciato con successo il suo carico in orbita, completando il secondo volo di un razzo Soyuz da Plesetsk in 17 giorni.
I dati di tracciamento dei militari USA indicano che il satellite sta orbitando attorno alla Terra con un'orbita ellittica di 675x183 km con inclinazione di 98,3° sull'equatore. L'orbita di questo tipo suggerisce che il carico classificato, a cui è stato dato il nome di Kosmos 2506 dai militari russi, sia un satellite di ricognizione fotografica Persona, (Kvarts) e seguirebbe il lancio del primo veicolo nel 2008 e della seconda missione nel 2013.
Il primo satellite Persona si guastò poco dopo il lancio a causa di un problema elettronico, secondo quanto venne riportato dai giornali russi. Il secondo veicolo Persona invece è apparentemente ancora operativo.
I satelliti della serie Persona sostituiscono i vecchi Kobalt, che facevano tornare sulla Terra le pellicole delle foto da sviluppare per mezzo di speciali capsule. L'ultimo satellite della serie Kobalt è stato lanciato, sempre da Plesetsk, lo scorso 5 giugno. I satelliti Persona inviano a Terra le immagini raccolte per mezzo di un collegamento radio e il veicolo lanciato martedì, secondo quanto segnalato dal sito RussianSpaceWeb.com, sarebbe dotato anche di un sistema di comunicazione laser per inviare le immagini ancora più rapidamente.
I satelliti della serie Persona sono inoltre progettati per una maggiore vita operativa nello spazio. Il lancio di martedì era stato rinviato dai primi di giugno a causa dell'incidente del 28 aprile che aveva causato alla perdita del veicolo cargo Progress diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Questo è stato il 30esimo lancio orbitale globale del 2015, il 28esimo a concludersi con successo. Si è trattato inoltre del settimo lancio di un vettore della vecchia famiglia R-7 del 2015, sei di successo, che fa di questo razzo quello con il maggior numero di missioni, per il momento, di quest'anno. Nella foto (Credit: Ministero della Difesa Russo) il lancio del Soyuz-2.1b con il satellite militare avvenuto il 23 giugno da Plesetsk.

Fonti: Spaceflight Now - Sputnik News - Space Launch Report

23/06/2015 - Un cosmonauta Kazako prenderà il posto della Brightman -

Un cosmonauta Kazako e non un uomo d'affari giapponese che era stato addestrato come riserva, prenderà il posto della turista spaziale Sarah Brightman sul volo Soyuz destinato a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a settembre. Lo ha reso noto l'agenzia spaziale russa Roscosmos ieri, 22 giugno.
In un twitter la Roscosmos ha detto di aver approvato la nomina di Aidyn Aimbetov, 43 anni, nell'equipaggio della Soyuz TMA-18M, il cui lancio è previsto per il 1° settembre verso la ISS. La Roscosmos non ha offerto altri dettagli sulle ragioni della scelta di Aimbetov. Il costo del volo, pari a circa 35 milioni di dollari, potrebbe essere detratto dall'affitto annuale del Cosmodromo di Baikonur, che la Russia paga per utilizzarlo per il lancio dei propri razzi.
Aimbetov si unirà all'astronauta danese Andreas Mogensen dell'ESA e al cosmonauta russo Sergey Volkov per il volo verso la ISS. Aimbetov e Mogensen torneranno dieci giorni dopo a bordo della Soyuz TMA-16M, attualmente attraccata alla stazione, assieme al membro dell'equipaggio della ISS Gennady Padalka.
Aimbetov volerà al posto che era riservato per la Brightman, la popolare cantante che aveva iniziato, all'inizio dell'anno, l'addestramento per il volo come cliente della compagnia di turismo spaziale Space Adventures. La Brightman aveva poi improvvisamente deciso di abbandonare il volo il 13 maggio, citando 'motivi personali'. Da quel momento la Brightman ha cessato di aggiornare il suo website e i social media riguardo alla cancellazione del volo spaziale.
A gennaio la Space Adventures aveva annunciato che l'uomo d'affari giapponese Satoshi Takamatsu sarebbe stato la riserva della Brightman ma poi, dopo la rinuncia della cantante anche il giapponese aveva interrotto l'addestramento perché dichiarava di non sentirsi pronto, per il momento, alla missione.
Aimbetov attende quest'occasione da un decennio. Selezionato come il primo, e al momento unico, cosmonauta Kazako nel 2002 è stato in addestramento in Russia fra il 2003 e il 2009 per poi tornare in patria quando il governo del Kazakhstan e della Russia non aveno trovato l'accordo per il volo.
In aprile, durante un'intervista sul sito del governo Kazako, Aimbetov aveva detto che era ancora possibile volare sulla ISS, ma comprendeva che era difficile. "Volare nello spazio non è proprio come acquistare un biglietto per il teatro," aveva detto. Aimbetov sarà il terzo cittadino del Kazakhstan a volare nello spazio dopo Toktar Aubakirov, che volò sulla MIR nel 1991 e Talgat Musabaev, che divenne cittadino Kazakho dopo aver volato per tre missioni sui veicoli spaziali russi nel 1994, 1998 e 2001. Musabaev guida l'agenzia spaziale Kazcosmos dal 2007.
Nella foto (Credit: KazakCosmos) il cosmonauta Aidyn Aimbetov.

Fonti: SpaceNews - SEN news

23/06/2015 - La missione della sonda Rosetta prolungata di nove mesi -

L'avventura continua: l'ESA ha oggi ufficialmente confermato che la missione Rosetta verrà prolungata fino alla fine di settembre 2016, e a quel punto la sonda verrà probabilmente fatta atterrare sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
La sonda Rosetta è stata lanciata nel 2004 ed è arrivata alla cometa nell'agosto del 2014, quando ha iniziato a studiare il nucleo e il suo ambiente mentre la cometa percorreva la sua orbita di 6,5 anni attorno al Sole. Dopo una dettagliata ispezione, il 12 novembre 2014 Rosetta ha rilasciato il lander Philae verso la superficie. Philae è entrato in ibernazione dopo 57 ore di iniziale attività scientifica, ma recentemente si è risvegliato ed è tornato in contatto nuovamente con Rosetta.
La missione nominale di Rosetta era finanziata fino alla fine di dicembre 2015, ma dopo l'incontro di oggi, il Comitato di Programmazione Scientifica dell'ESA, ha approvato la prosecuzione della missione di ulteriori nove mesi. A quel punto la cometa avrà ripreso ad allontanarsi dal Sole ma non vi sarà più abbastanza energia solare per far funzionare la serie di strumenti scientifici in modo efficiente.
La cometa 67P eseguirà il passaggio ravvicinato con il Sole il 13 agosto e Rosetta ha assistito all'incremento dell'attività nel corso dell'ultimo anno. Proseguire gli studi della cometa anche nell'anno successivo al perielio darà agli scienziati un quadro completo di come l'attività cometaria aumenta e cala lungo l'orbita.
Quando l'attività diminuirà nelle fasi post-perielio sarà possibile far di nuovo avvicinare l'orbiter al nucleo per osservare i cambiamenti nella proprietà della cometa durante la sua 'breve estate'.
Inoltre vi sarà una migliore occasione d'identificare Philae. Sebbene vi siano alcune zone candidate osservate nelle immagini riprese dalla distanza di 20 km, quelle da 10 o meno, dopo il perielio, potranno fornire la conferma cercata.
Durante la missione estesa il team utilizzerà la propria esperienza acquisita con Rosetta in precedenza per tentare manovre più rischiose ma di maggiore interesse scientifico. Poi, a un certo punto, man mano che la cometa si allontanerà dal Sole la sonda non riceverà più abbastanza energia dal Sole per alimentare i propri pannelli, equivalente alla stessa situazione del giugno 2011 quando la sonda venne messa in ibernazione per 31 mesi per il percorso più distante del suo viaggio verso l'orbita di Giove.
Ma con il propellente quasi terminato avrà poco senso metterla di nuovo in ibernazione e, questa volta, "il modo più logico per concludere la missione sarà quello di far scendere Rosetta sulla superficie," dice Patrick Martin, Rosetta Mission Manager.
"C'è ancora tanto da fare per confermare questo scenario e prima dovremo vedere in che condizioni sarà la sonda dopo il perielio e come si comporterà nelle vicinanze della cometa e solo dopo scegliere la zona dove farla scendere."
Se lo scenario proposto venisse eseguito, il veicolo spaziale verrebbe indirizzato a spirale verso la cometa nel corso di un periodo di tre mesi durante i quali continuerebbe le operazioni scientifiche usufruendo della distanza senza precedenti. Una volta sulla superficie sarà difficile poter continuare le operazioni e inviare i dati a Terra, ponendo così fine ad una delle missioni esplorative di maggior successo di tutti i tempi.
Nella foto (Credit: ESA) il nucleo della cometa 67P ripreso da Rosetta.

Fonti: Spaceref - ESA

23/06/2015 - A Baikonur si prepara il prossimo Progress -

Al sito di lancio di Baikonur, nel Kazakhstan, proseguono i preparativi per il lancio del veicolo cargo Progress M-28M (60P) diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per la consegna dei rifornimenti all'avamposto orbitale.
Si tratterà del primo Progress destinato alla ISS dopo la perdita del precedente, il Progress M-27M (59P), in aprile a causa di un problema di compatibilità con il razzo Soyuz-2.1.
Oggi il Progress M-28M è stato rifornito con i propellenti e con i gas compressi all'interno della Struttura di Assemblaggio e Prova Veicoli Spaziali per le operazioni finali.
Nella foto (Credit: Energia) il veicolo spaziale Progress M-28M appena estratto dal vagone ferroviario che lo ha portato a Baikonur.

Fonte: Energia

Nella foto elaborata (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA - Processing Elisabetta Bonora & Marco Faccin / aliveuniverseimages.com), la zona Spot5 con i punti bianchi evidenziati.

23/06/2015 - Su Cerere continua il mistero delle macchie bianche -

Le ultime immagini inviate dalla sonda Dawn della NASA mostrano le famose macchie bianche che caratterizzano la superficie del pianeta nano Cerere sempre più in dettaglio e, con esse, altre curiose topografie come un picco a forma di piramide che domina un paesaggio prevalentemente pianeggiante.
"La superficie di Cerere ha evidenziato molte caratteristiche interessanti ed uniche. Ad esempio, le lune ghiacciate del Sistema Solare esterno hanno crateri con un picco centrale ma su Cerere troviamo più buche centrali che picchi," ha detto Carol Raymond, ricercatore per la missione Dawn presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California. "Queste ed altre caratteristiche ci permetteranno di comprenderne la struttura interna."
Dawn ha studiato il pianeta nano più in dettaglio grazie alla seconda orbita di mappatura, chiamata Survey, ad una distanza di 4.400 chilometri dalla superficie (per essere aggiornati sull'avvicinamento della sonda a Cerere, seguite il post di Marco Di Lorenzo su Alive Universe Images). Man mano che la sonda si avvicina, quella che inizialmente era solo una macchia bianca in un cratere di 90 chilometri di diametro, appare ora formata da più elementi: almeno 8 punti circondano l'area luminosa più grande, stimata intorno ai 9 chilometri di diametro, ben evidenti nella elaborazione in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA - Processing Elisabetta Bonora & Marco Faccin / aliveuniverseimages.com).
Nonostante la risoluzione raggiunta, la natura di questi spot brillanti è ancora sconosciuta, sebbene ghiaccio e sale siano le ipotesi più accreditate "ma gli scienziati stanno valutando anche altre opzioni," si legge nell'ultimo report. Per saperne di più, bisognerà attendere i dati dalla mappatura nel visibile e nell'infrarosso dello spettrometro di bordo, che consentirà agli scienziati di identificare la firma dei materiali analizzando la luce riflessa.
Oltre ai punti luminosi, le ultime immagini (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) mostrano anche una montagna dalle forti pendenze e dalla forma piramidale, che deve alzarsi per circa 5 chilometri sopra la superficie.
Cerere ha anche diversi crateri con picchi centrali e mostra le prove di flussi, frane, crolli, ecc. Nel complesso, da una prima analisi, sembra che il pianeta nano conservi i segni di una maggiore attività superficiale rispetto a Vesta, il protopianeta studiato per 14 mesi dalla sonda da Dawn tra il 2011 ed il 2012.
Sul sito Alive Universe Images ulteriori immagini di Cerere elaborate da Elisabetta Bonora e Marco Faccin.

Fonti: Alive Universe Images - NASA JPL

23/06/2015 - Il Sole rilascia un brillamento di medio livello -

Il Sole ha emesso un brillamento di livello medio, con un picco alle 2:23 p.m. EDT (le 20:23 ora italiana) del 22 giugno 2015. Il Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, che osserva costantemente la nostra stella, ha catturato l'immagine dell'evento (Credit: NASA/SDO).
I brillamenti solari sono potenti emissioni di radiazioni. Queste letali radiazioni di un brillamento non possono attraversare fisicamente l'atmosfera della Terra ed avere effetti sugli esseri umani in superficie, tuttavia - quando sono abbastanza intensi - possono disturbare lo strato dell'atmosfera dove passano i segnali GPS e di comunicazione.
Per vedere come questo evento potrà interessare la Terra, visita lo Space Weather Prediction Center della NOAA presso http://spaceweather.gov/, la fonte ufficiale del governo degli Stati Uniti per le previsioni, gli allarmi e gli avvisi del meto spaziale.
Questo brillamento è stato classificato M6.6. Un brillamento di classe M ha un decimo della potenza di quelli più intensi, conosciuti come brillamenti X. Il numero fornisce ulteriori informazioni sulla sua forza. Un M2 è il doppio di intensità di un M1 e un M3 è tre volte più intenso, e così via.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/ATG medialab), la ripresa a colori di Sentinel-2A

23/06/2015 - Vega batte cinque! Sentinel-2A in orbita -

Successo oggi – alle 1:52 a.m. UTC (le 3:52 ora italiana), con il lancio del VEGA dalla rampa ZLV (Zona di Lancio Vega) del Centro Spaziale Europeo di Kourou in Guyana Francese – per la quinta missione del lanciatore europeo progettato, sviluppato e realizzato in Italia da AVIO attraverso la controllata ELV (partecipata al 30% da ASI).
I primi tre stadi a propellente solido di Vega hanno bruciato in successione durante i primi 6 minuti e 14 secondi di missione per portare lo stadio superiore e il carico utile alla velocità orbitale. Lo stadio AVUM (Attitude & Vernier Upper Module), di costruzione ucraina, ha poi attivato i suoi propellenti ipergolici per circa 8,8 minuti permettendo di raggiungere così l'orbita ellittica di trasferimento.
Dopo altri 35,5 minuti di volo d'inerzia, l'AVUM ha eseguito un'accensione di 2 minuti per circolarizzare l'orbita per la separazione del satellite Sentinel-2A. Con il lancio di oggi, VEGA ha portato a destinazione il satellite Sentinel 2A, il secondo tassello del sistema di osservazione europeo Copernicus, che svolgerà le sue funzioni da un’orbita eliosincrona a circa 786 km da terra. Copernicus è un programma operativo guidato dalla Commissione europea in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (ESA). I Sentinel Copernicus forniscono dati di telerilevamento della terra per servizi operativi chiave per l’ambiente e la sicurezza.
Sentinel-2A, costruito dalla Airbus Defence and Space di Toulouse, in Francia, è pesante 1,1 tonnellate. Dopo la separazione dallo stadio superiore, Sentinel-2A ha stabilito i collegamenti con il centro di controllo di Darmstadt, in Germania. Una delle prime operazioni è stato il dispiegamento dei pannelli solari. Dopo questa prima fase di controllo delle condizioni del satellite, che impiegheranno circa tre giorni, verranno iniziate le calibrazioni degli strumenti e la missione vera e propria dovrebbe iniziare entro tre o quattro mesi.
Saranno sei famiglie di satelliti Sentinel a far parte della rete di controllo ambientale Copernicus della Commissione Europea. Il primo, Sentinel-1A, venne lanciato il 3 aprile del 2014. Il Sentinel-2A fornirà una copertura radar ogni-tempo e giorno-notte della superficie terrestre. I dati verranno condivisi su base gratuita e aperta. I dati grezzi saranno analizzati, processati e armonizzati per i clienti del settore pubblico e privato. Il Sentinel-2B, gemello di quello lanciato oggi, verrà inviato nello spazio a metà del 2016.
Al momento sono previsti 14 satelliti Sentinel. Inoltre i Sentinel-4 e Sentinel-5 verranno ospitati come carico utile su sei satelliti meteo.
Pier Giuliano Lasagni, Amministratore Delegato di AVIO, ha commentato: "Con questo lancio perfettamente riuscito, VEGA ha dimostrato ancora una volta le sue doti di affidabilità ed efficienza, frutto della preparazione e della dedizione del team di AVIO, ELV e dei nostri partner. VEGA si è ormai stabilmente inserito nel mercato mondiale dei lanciatori come una delle soluzioni più attraenti per chi cerca accesso allo spazio e AVIO di conseguenza si sta affermando come un player strategico nel settore."
VEGA è il lanciatore di ultima generazione studiato per trasferire in orbita bassa (a circa 700 km dalla terra) satelliti per uso istituzionale e scientifico, per l’osservazione della terra ed il monitoraggio dell’ambiente. Realizzato per il 65% nello stabilimento AVIO di Colleferro, nei pressi di Roma, VEGA è in grado di mettere in orbita satelliti di massa fino a 1.500 kg e completa la famiglia dei lanciatori europei.
Al salone di Le Bourget recentemente concluso, AVIO ha presentato l’evoluzione del VEGA, il VEGA C, capace di portare in orbita un carico fino a 1.800 kg a partire dal 2018. Oltre 60.000 i visitatori che hanno ammirato non solo il modello in scala del VEGA C, ma anche gli altri prodotti esposti sullo stand e il nuovo logo aziendale, svelato proprio al salone aerospaziale.
"Con il nuovo marchio," ha spiegato Lasagni, "abbiamo inteso rafforzare l’identificazione con le attività spaziali. Il nome AVIO è diventato anche un acronimo, Advanced Vision Into Orbit, che esprime con chiarezza e sintesi la nostra mission."
Quello di oggi è stato il 29esimo lancio orbitale globale del 2015, il 27esimo a concludersi con successo. Per VEGA si è trattato del secondo lancio dell'anno e un terzo è programmato per novembre con la sonda LISA Pathfinder destinata a misurare le onde gravitazionali.
Nella foto (Credit: AVIO) il momento del decollo di Vega per la sua quinta missione (VV05). Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ESA/ATG medialab), la ripresa a colori di Sentinel-2A

LANCIO DI VEGA VV05 CON SENTINEL-2A - 23/06/2015 - (Credit: ESA/ARIANESPACE) - dur.min. 04:33 - LINGUA INGLESE

Fonti : AVIO - ESA - Space Launch Report

22/06/2015 - La Reaction Engines inizia una serie di test del motore -

La Reaction Engines Limited ha iniziato una nuova serie di test del suo motore a razzo STOIC presso la sede di Westcott, nel Regno Unito.
Il motore SABRE richiede un nuovo tipo di design per la camera di combustione e per l'ugello in modo da poter essere utilizzato nella modalità di aspirazione dell'aria che in quella da razzo, così come la transizione fra le due modalità deve essere dolce.
Il progetto Advanced Nozzle serve a dimostrare la fattibilità dell'idea e rappresenta un significativo sviluppo tecnologico verso l'obiettivo di realizzare un motore SABRE dimostrativo
Il motore di prova, che è stato acceso con successo 15 volte durante la sua fase iniziale di commissionamento, nella primavera del 2015, incorpora diverse nuove tecnologie inclusa quella della stampa 3D e del sistema di raffreddamento attivo dell'iniezione del propellente. I dati aerodinamici raccolti in queste accensioni sono stati utilizzati per validare i modelli computazionali eseguiti all'interno dell'azienda e per il progetto dell'ugello avanzato. La campagna di prove è stata gestita dalla Airborne Engineering Ltd di Westcott, nel Buckinghamshire. Le operazioni prevedono la prosecuzione dei test per tutto il 2015, comprese accensioni di lunga durata e prove della transizione fra l'aria prelevata dall'esterno e il razzo, previste entro l'anno.
I test della nuova tecnologia propulsiva richiedono un lavoro a stretto contatto con i partner della Airborne Engineering, in modo che queste prove possano simulare le condizioni uniche che verranno richieste perché il motore possa dimostrare la propria capacità di funzionamento.
"Nonostante sia molto più piccolo del SABRE," dice la dottoressa Helen Webber, a capo del programma ugello avanzato della RE, "questo motore è ancora il più grande motore a bi-propellente ad essere testato a Westcott nel corso degli ultimi trent'anni ed è emozionante vedere la risurrezione di Westcott come un centro di ricerca e sviluppo del Regno Unito nel campo dei motori a razzo. Nei prossimi mesi vedremo questo motore funzionare per periodi sempre più lunghi in modo da testare la transizione dall'aspirazione dell'aria alla modalità razzo del volo del SABRE - un passo decisivo per la sfida di portare lo spazioplano Skylon nello spazio.
Nella foto (Credit: REL) lo STOIC durante i test.

Fonti : Parabolic Arc - Reaction Engines Ltd

22/06/2015 - Euronews: Missili, la potenza è nel motore -

Per costruire un razzo possono volerci anni. Mentre per lanciarlo in orbita bastano pochi secondi. Secondi importanti dove lavorano contemporaneamente forze diverse.
"Per andare nello spazio serve tantissima potenza," spiega Gaele Winters dell'ESA. "Potenza necessaria a superare la forza di gravità."
La forza in grado di portare uomini e apparecchiature in orbita è generata da sofisticati motori nei quali brucia combustibile liquido o solido, o entrambi. Come nel caso del lanciatore Ariane 5. "Cinque, quattro, tre, due, uno, zero. È in quel momento che accendiamo le turbopompe, che inviano idrogeno e ossigeno nella camera di combustione del cosiddetto motore Vulcain," spiega Thierry Delaporte (Snecma). Il primo ad accendersi. Una volta verificato che funziona, nel giro di 5 secondi, accendiamo anche i due booster laterali a propulsione e.....hop, il razzo decolla."
L'azienda dove si producono i motori usati per il programma europeo di lanciatori Ariane è a Vernon, in Francia. È qui che si procede ai test sui missili che saranno lanciati in orbita. La torre usata per i test si trova in una valle. È lì che i motori vengono accesi per la prima volta. "Qui a Vernon, testiamo ogni tipo di motore, appena uscito dalla produzione. I test durano alcune centinaia di secondi," racconta Gilles Huart, a capo dei test. "Il motore viene acceso una volta qui e la seconda che viene acceso è al momento del lancio."
A Vernon vengono prodotti tre tipi di motori. Il Vulcain 2 e l'HM7, entrambi montati sui razzi Ariane 5, ma anche il nuovo arrivato Vinci, in fase di sviluppo.
I tre motori sono tutti criogenici fondati sul ciclo a flusso derivato. "La colonna portante di un motore criogenico, è oggi, la camera di combustione. Alla quale segue quella che oggi è definita parte divergente, dove si realizza l'accelerazione del gas necessaria a dare la spinta," spiega Thierry Delaporte "L'ultimo aspetto essenziale di questo motore è quello che chiamiano il cardano. Il cardano si trova in alto e serve a fissare il motore al missile. Si tratta di un pezzo che contiene tutta la spinta necessaria ad assicurare che il missile riesca a prendere il lancio. Ma non basta, grazie al cardano, il motore si orienta lungo assi diversi."
Le diverse componenti necessarie alla creazione di un motore Vulcain o di altri motori simili, provengono da diverse parti in Europa, ma è qui a Vernon che avviene l'assemblaggio. Cosi come è qui che si costruisce la pompa per il carburante.
I motori prodotti a Vernon devono rispondere a una continua variazione di richieste da parte dei clienti, principalmente dovute alla costante innovazione del settore. Il famoso lanciatore Ariane 5 sarà ora, infatti, sostituito dall'Ariane 6. Quest'ultimo pensato per essere più flessibile. L'Ariane 6 potrà contare su 2 o 4 booster laterali e potrà lanciare da 5 a 10 tonnellate di carico.
Se il mercato evolve, c'è da credere che il fattore al centro del business non cambierà: per mandare in orbita un razzo c'è bisogno di potenza. Come conferma Thierry Delaporte: "La spinta necessaria è di 134 tonnellate, ossia quasi quanto quella prodotto da 4 arei passeggeri Airbus, con una portata di 320 chili al secondo. Per capire, è come svuotare due vasche da bagno piene d'acqua ogni secondo."
Ogni viaggio nello spazio inizia così. "È eccitante, l'emozione delle persone che hanno lavorato perché si arrivasse a questo momento è palpabile quando vedi il missile partire," ammette Gaele Winters dell'ESA. "È un'emozione forte. È molto più che semplice passione per la tecnologia, ci si emoziona a vedere che funziona."
Una sensazione rafforzata dal fatto che ogni lancio è unico. E, almeno per il momento, ogni razzo viene lanciato nello spazio soltanto una volta.
A questa pagina il video di Euronews.
Nella foto (Credit: Airbus Defence and Space) il motore Vulcain di Ariane 5.

Fonte: ESA Italia

19/06/2015 - Il Dragon CRS-7 verrà lanciato il 28 giugno -

La settima missione cargo della SpaceX, destinata alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sotto il contratto Commercial Resupply Services (CRS) con la NASA è ora prevista per le 10:21 a.m. EDT (le 16:21 ora italiana) di domenica 28 giugno, dallo Space Launch Complex 40 della Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida. Se il lancio non potesse avvenire domenica, l'opportunità successiva sarebbe alle 9:58 a.m. EDT di lunedì 29 giugno (le 15:58 ora italiana).
Il razzo Falcon 9 della stessa compagnia trasporterà il veicolo spaziale cargo Dragon carico di oltre 2,5 tonnellate di rifornimenti e cargo per la stazione, compresi materiali necessari per la scienza e gli esperimenti di ricerca che dovranno avvenire durante le Spedizioni 44 e 45.
Fra il materiale a bordo del Dragon si trova anche lo speciale International Docking Adapter (ISA), costruito dalla Boeing, che verrà utilizzato per l'attracco dei futuri veicoli equipaggio commerciali che arriveranno alla stazione.
La data di lancio è stata aggiornata sul sito NASA. In seguito la NASA diramerà un annuncio per le attività di pre-lancio e i briefing che saranno tenute venerdì 26 e sabato 27 giugno.
Nella foto (Credit: SpaceX) un Falcon 9 v.1.1 di una missione precedente pronto nell'hangar.

Fonte: NASA SpaceX blog

Nelle immagini (Credit: E. Shalygin et al (2015)), la zona Ganiki Chasma e i cambiamenti di temperatura rilevati.

18/06/2015 - Flussi di lava scoperti su Venere -

La sonda Venus Express dell'ESA ha scoperto le prove più convincenti di un vulcanismo ancora attivo sul pianeta vicino alla Terra.
Vedere la superficie di Venere è molto difficile a causa della sua spessa atmosfera, ma le osservazioni radar delle precedenti missioni avevano rivelato un mondo coperto di vulcani e di antichi fiumi di lava.
Venere ha quasi le stesse dimensioni della Terra e ha una composizione simile, quindi probabilmente possiede una fonte di calore interna, forse causata dal riscaldamento radioattivo. Questo calore deve sfuggire in qualche modo e una possibilità è che lo faccia sotto forma di eruzioni vulcaniche.
Alcuni modelli dell'evoluzione planetaria suggeriscono che Venere sia stato rimodellato da un cataclismico flusso di lava avvenuto circa mezzo miliardo di anni fa. Ma se Venere fosse attivo ancora oggi era rimasto un tema caldo della scienza planetaria.
La Venus Express di ESA, che ha completato i suoi otto anni di studi del pianeta lo scorso anno; ha condotto una serie di osservazioni nelle differenti lunghezze d'onda per cercare di rispondere a quest'importante domanda.
In uno studio pubblicato nel 2010, gli scienziati avevano segnalato che la radiazione infrarossa proveniente da tre regioni vulcaniche era differente da quella dei terreni vicini. Gli scienziati interpretavano questo come l'apporto di relativamente nuovi flussi di lava che non aveva ancora subito la significativa azione dell'ambiente. Questi flussi avevano meno di 2,5 milioni di anni ma lo studio non stabiliva se il vulcanismo era attivo sul pianeta ancora oggi.
Un'ulteriore frammento di prova venne riportato nel 2012, quando venne misurato un repentino aumento dell'anidride solforosa nell'atmosfera superiore negli anni 2006-2007, seguito da una graduale discesa nei successivi cinque anni. Sebbene questo fenomeno potesse essere stato causato da una modifica nella struttura dei venti, la possibilità più interessante era che episodi di attività vulcanica avessero immesso il anidride solforosa nell'atmosfera superiore.
La sonda dell'ESA Venus Express, che ha concluso la sua missione a gennaio 2015, ha raccolto dati in orbita attorno a Venere per oltre otto anni.
Ora, utilizzando un canale nel vicino infrarosso, lo strumento VMC (Venus Monitoring Camera) della sonda ha mappato l'emissione termica dalla superficie attraverso una finestra spettrale trasparente nell'atmosfera del pianeta, e un team internazionale di scienziati planetari ha individuato cambiamenti localizzati nella luminosità della superficie fra le immagini prese solo alcuni giorni prima.
"Ora abbiamo visto diversi eventi dove zone della superficie diventano improvvisamente più calde e poi si raffreddano," ha detto Eugene Shalugin, del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) in Germania, e capo autore dell'articolo su Geophisycal Research Letters di questo mese, dove sono stati pubblicati i risultati.
"Questi quattro 'punti caldi' sono localizzati in quella che, secondo l'immagine radar, sembra una zona tettonica di faglia, ma questa è la prima volta che abbiamo misurato dei cambiamenti di temperatura da un giorno all'altro. Questa è la prova più allettante che ci troviamo alle prese con del vulcanismo ancora attivo."
Le zone calde sono state trovate lungo la Ganiki Chasma, una zona di faglia vicino ai vulcani Ozza Mons e Maat Mons. Le zone di faglia sono il risultato di una frattura della superficie, che è spesso associata al magma che si trova sotto la crosta, Questo processo può riportare del materiale caldo in superficie dove viene rilasciato attraverso le fenditure come un flusso di lava.
"Queste osservazioni sono vicine ai limiti delle capacità del veicolo spaziale ed è stato estremamente difficoltoso fare queste misurazioni con le dense nubi di Venere che ostacolavano la vista," ha detto il co-autore dello studio, Wojciech Markiewicz. "Ma il VMC era progettato per prendere queste sistematiche osservazioni della superficie e noi, fortunatamente, abbiamo potuto vedere queste regioni cambiare nella temperatura nel corso del tempo, e che sono notevolmente più alte della temperatura media di superficie."
Dato che la vista di VMC è sfocata dalle nubi, le aree di emissione aumentata appaiono sparse su larghe zone vaste oltre 100 km, ma le regioni calde della superficie sottostante misurano, probabilmente, attorno al km quadrato, con una temperatura di circa 830° C, molto più alta della media globale di 480° C.
La zona della faglia di Ganiki Chasma era già stata considerata come una delle zone geologiche attive più recenti sul pianeta, e come le nuove analisi suggeriscono, sono in attività ancora oggi.
"Sembra che finalmente possiamo includere Venere nel ristretto club di corpi celesti ancora attivi del Sistema Solare," dice Håkan Svedhem, scienziato del progetto Venus Express di ESA.
"I nostri studi mostrano che Venere, il nostro vicino più prossimo, è ancora attivo e cambia anche oggi - questo è un passo importante nella nostra impresa di comprendere le differenti storie evolutive di Terra e Venere."
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA - AOES Medialab) un possibile vulcano ancora attivo su Venere. Nelle immagini in alto a sinistra (Credit: E. Shalygin et al (2015)), la zona Ganiki Chasma e i cambiamenti di temperatura rilevati dalla sonda Venus Express nel 2008.

Fonti: ESA - Alive Universe Images

18/06/2015 - Uno 'scudo magnetico' per proteggere gli astronauti -

Si è aperto la mattina del 15 giugno al CEA (Commissariat à l’énergie atomique et aux énergies alternatives) di Parigi il workshop 'Superconducting Magnet Technology for Space', nell’ambito del progetto Space Radiation Superconducting Shield (SR2S), coordinato dal presidente ASI Roberto Battiston. L’evento è stato organizzato, per parte italiana, dall’INFN e dagli altri partner CEA.
Si tratta del secondo, ed ultimo, workshop del progetto, dopo quello tenutosi a Torino nell'aprile dello scorso anno.
L’intero progetto SR2S - che è partito nel 2013 e si concluderà a dicembre di quest’anno - studia come sviluppare tecnologie per proteggere gli astronauti dalle radiazioni provenienti dal Sole e dai raggi cosmici nel corso di missioni di esplorazione planetaria nello spazio profondo. Il progetto studia le tecnologie necessarie per lo sviluppo di un sistema di schermatura attiva basata su magneti superconduttori, un vero e proprio "scudo magnetico" che sfrutta la superconduttività per eliminare il consumo di energia e ridurre al minimo il peso della struttura magnetica.
"Questo workshop – dichiara Battiston – costituisce una eccellente opportunità per illustrare alla comunità scientifica e accademica i risultati raggiunti dal progetto, che ha consentito la realizzazione di prototipi tecnologici innovativi per la protezione degli astronauti che svolgono missioni di lunga durata."
Particolarmente interessante la nuova 'rivoluzionaria' configurazione magnetica chiamata a 'pumpkin' (zucca, vedi immagine: "Configurazione pumpkin a quattro toroidi con struttura meccanica. Al centro, l’abitacolo per gli astronauti") che permette di ottenere uno schermaggio efficace riducendo al massimo il materiale attraversato dalle particelle incidenti ed evitando, così, la generazione di particelle secondarie.
"Un approccio – spiega ancora il presidente dell’ASI - davvero originale, che consente di superare molti dei limiti che hanno caratterizzato le precedenti proposte di schermi magnetici attivi."
La giornata di lavoro è l'occasione per presentare lo stato di avanzamento delle varie attività da parte dei partner di SR2S. Nello specifico, i temi sono:
- le attuali sfide del volo umano e dell’esplorazione spaziale;
- la necessità di magneti superconduttori per la protezione dalle radiazioni;
- le tecnologie che richiedono uno sviluppo industriale (quali, ad es., l’isolamento termico);
- le caratteristiche dei design magnetici realizzati per S2RS;
- uno studio dettagliato (con simulazione) delle quantità di radiazioni cui potrebbero essere sottoposti gli astronauti durante le missioni nello spazio profondo.

Ulteriori informazioni su S2RS possono essere reperite sul sito del progetto.

Fonte: ASI

17/06/2015 - La missione di prova LightSail si è conclusa -

La missione di prova LightSail è ufficialmente terminata. Dopo 25 giorni in orbita bassa terrestre, il veicolo spaziale è rientrato nell'atmosfera terrestre domenica pomeriggio. I modelli orbitali mostrano che il rientro dovrebbe essere avvenuto alle 17:23 UTC (le 19:23 ora italiana), più o meno 10 minuti, vicino all'Oceano Atlantico del sud.
LightSail ha avuto una vita burrascosa nella sua ultima settimana nello spazio, condensando un microcosmo di sei anni, passando dall'esasperazione al trionfo. La vela solare completamente dispiegata è stata inviata il 9 giugno, confermando che l'obiettivo principale della missione era stato raggiunto. Ma prima che gli ingegneri potessero ottenere un'immagine dalla fotocamera posta sull'altro lato, le trasmissioni provenienti da LightSail hanno cominciato a trasmettere un continuo segnale radio senza senso, e il veicolo spaziale ha smesso di rispondere ai comandi.
L'ultima volta che LightSail è stata controllata era il 10 giugno alle 11:29 p.m. EDT (le 5:29 ora italiana dell'11 giugno). I dati della telemetria indicavano che il CubeSat stava rotolando, rispettivamente, di 6,7, 2,4 e 0,3 gradi per secondo sugli assi X, Y e Z.
Ora che LightSail non c'è più rimangono le importanti lezioni imparate che potranno essere messe a frutto nella seconda missione, una vera dimostrazione di volo spaziale mediante una vela solare previsto per la fine del 2016 per mezzo di un razzo Falcon Heavy che decollerà dalla rampa 39A del Kennedy Space Center. Assieme alla seconda LightSail si troverà anche un CubeSat costruito dagli studenti e chiamato Prox-1.
L'impresa per il volo con la luce prosegue.
Nell'illustrazione artistica (Credit: The Planetary Society) la LightSail in orbita.

Fonte: The Planetary Society

17/06/2015 - La NASA procede a tutta forza per la missione verso Europa -

Oltre la Terra, Europa, una delle lune di Giove, viene considerata uno dei luoghi più promettenti del Sistema Solare dove cercare segni odierni di vita, e una nuova missione della NASA che esplorerà questo potenziale, passa rapidamente dalla revisione dell'idea allo sviluppo.
L'idea della missione NASA - che dovrebbe condurre una dettagliata osservazione di Europa e studiare la sua abitabilità - ha completato con successo la sua prima grande revisione da parte dell'agenzia e ora è entrata nella fase di sviluppo conosciuta come 'formulazione'.
"Oggi abbiamo fatto un altro passo dall'idea alla missione, nella nostra impresa di scoprire segni di vita oltre la Terra," ha detto John Grunsfeld, amministratore associato per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. "Le osservazioni di Europa hanno fornito tanti indizi nel corso degli ultimi due decenni, e ora è arrivato il momento di cercare le risposte a una delle più profonde domande dell'umanità."
La missione Galileo della NASA a Giove, alla fine degli anni '90, produsse forti prove che Europa, con circa le stesse dimensioni della Luna, avesse un oceano sotto la superficie ghiacciata. Se venisse provata la sua esistenza, questo oceano potrebbe ospitare il doppio dell'acqua di tutta la Terra. Con abbondante acqua salata, un fondale roccioso e l'energia e la chimica fornita dal riscaldamento mareale, Europa potrebbe avere gli ingredienti necessari per supportare organismi semplici.
La missione prevede il lancio di una sonda verso Giove negli anni '20 e l'arrivo nell'orbita del lontano pianeta dopo un viaggio di alcuni anni. Il veicolo spaziale orbiterebbe attorno al pianeta gigante una volta ogni due settimane, fornendo molte opportunità per sorvoli ravvicinati di Europa. Il piano della missione comprenderebbe 45 flyby, durante i quali la sonda potrebbe riprendere la superficie ghiacciata della Luna in alta risoluzione e studierebbe la composizione e la struttura del suo interno e del guscio di ghiaccio.
Il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA di Pasadena, California, ha ricevuto la responsabilità di gestione del progetto. Il JPL ha studiato diversi concetti di missione con sorvoli multipli, in collaborazione con il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, Maryland, fin dal 2011.
Gli strumenti scientifici selezionati per la missione Europa sono stati annunciati dalla NASA il 26 maggio. Le istituzioni che forniscono gli strumenti comprendono APL; JPL; Arizona State University, Tempe; the University of Texas di Austin; Southwest Research Institute, San Antonio e l'University of Colorado, di Boulder.
"E' un gran giorno per la scienza," ha detto Joan Salute, executive program per Europa presso la sede centrale della NASA a Washington. "Siamo entusiasti di aver superato il primo scoglio nel ciclo di una missione che ci potrebbe rivelare l'abitabilità di Europa."
Lo Science Mission Directorate della NASA a Washington conduce una vasta attività di programmi di ricerca ed esplorazione scientifica per lo studio della Terra, del meteo spaziale, del Sistema Solare e dell'Universo.
Per ulteriori informazioni sulla missione della NASA a Europa, visita: http://www.nasa.gov/europa.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) la sonda Europa Mission in orbita attorno alla luna ghiacciata di Giove.

Fonte: NASA

17/06/2015 - Space Florida prende il controllo della pista shuttle del KSC -

La NASA passerà il controllo della pista di atterraggio, in disuso, per gli Space Shuttle del Kennedy Space Center allo stato della Florida il prossimo 22 giugno come passo decisivo per i futuri veicoli spaziali, della pista lunga quasi 5 km.
La commissione di Space Florida, l'agenzia statale appositamente incaricata di sviluppare il business aerospaziale, ha approvato lunedì l'accordo per prendere il controllo della Shuttle Landing Facility (SLF), concludendo due anni di negoziati fra il governo statale della Florida e la NASA fin da quando le parti avevano annunciato l'intenzione del trasferimento della pista, nel giugno 2013.
Un cerimonia formale per la firma dell'accordo trentennale fra la Space Florida e la NASA è fissato per il 22 giugno. I termini finanziari dell'accordo non sono stati resi noti.
La pista è stata occasionalmente utilizzata per l'arrivo di satelliti, test di auto da corsa e altri scopi fin dall'ultimo atterraggio di una navetta spaziale ritornata sulla Terra nel luglio 2011.
Il Governatore della Florida, Rick Scott, ha annunciato l'accordo durante il Paris Air Show.
"Con questo accordo la Florida accede sia a uno spazio aereo riservato che a una delle più lunghe piste di atterraggio del mondo, che darà alla Space Coast un vantaggio competitivo su ogni altro stato per l'acquisizione di posti di lavoro," ha detto Scott nel comunicato. "La Shuttle Landing Facility verrà convertita in un motore economico che porterà molti posti di lavoro per le famiglie della Space Coast e aiuterà a indirizzare la prossima generazione del volo spaziale e delle scoperte dalla Florida."
La Commissione di Sviluppo Economico della Space Coast della Florida stima che le operazioni sulla pista creeranno, nella Contea di Brevard, oltre 200 nuovi posti di lavoro nel corso dei prossimi sei anni.
"Questo segna l'alba di una nuova era per il volo spaziale orizzontale in Florida e il per l'intero Paese," ha detto Frank DiBello, presidente e amministratore delegato di Space Florida. "La più leggendaria pista aerea del mondo diverrà ora la pietra angolare dello spazioporto commerciale di nuova generazione della Florida."
La SLF è situata a circa 3 km a Nord-Ovest dell'iconico Vehicle Assembly Building del KSC. La pista è lunga 4.572 metri e larga 91, più altri 300 metri pavimentati alle due estremità.
La struttura comprende un piazzale di parcheggio di 24.000 metri quadrati, un torre per il controllo del traffico aereo e tribune di osservazione per VIP e media. La SLF ha ospitato 78 atterraggi di navette spaziali.
La Space Florida prevede di spendere 5 milioni di dollari entro i prossimi due anni per rendere idonea la SLF per i clienti futuri. DiBello aveva detto in un intervista lo scorso anno che la struttura necessitava di un punto per lo stoccaggio dei propellenti, linee di comunicazione ed elettriche con il poligono dell'Air Force e il miglioramento della torre di controllo e degli hangar.
I veicoli spaziali con capacità di decollo e atterraggio orizzontali potrebbero utilizzare la pista. I possibili utilizzatori potrebbero essere i militari dell'U.S. Air Force con il loro spazio-plano X-37B, la Sierra Nevada Corp con la mini-navetta Dream Chaser e la XCOR con il loro veicolo suborbitale Lynx.
L'Air Force e la NASA avevano annunciato lo scorso anno che il programma per lo spazio-plano X-37B. costruito dalla Boeing, sarebbe stato trasferito al Kennedy Space Center. Il programma dell'Air Force prevede di utilizzare due hangar appartenenti all'era delle navette spaziali, con il piano di far atterrare lo spazio-plano X-37B presso la pista del Kennedy in modo da potervi concludere già la sua quarta missione, decollata lo scorso 20 maggio.
La Sierra Nevada ha prescelto il Kennedy Space Center come sito principale di atterraggio per il suo Dream Chaser, un veicolo spaziale commerciale in fase di sviluppo per il trasporto di equipaggi o rifornimenti in orbita. Il Dream Chaser ha perso i finanziamenti NASA per il trasporto degli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ma il veicolo spaziale è ancora in gara per un contratto di trasporto merci da e per l'avamposto.
I razzi avio-lanciati potrebbero inoltre decollare dalla pista del KSC appesi ai loro aerei madre e volare sopra l'Oceano Atlantico prima di essere rilasciati nella loro traiettoria verso l'orbita.
Nella foto (Credit: NASA/KSC) una vista aerea della pista Shuttle Landing Facility presso il Kennedy Space Center, in Florida.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: Airbus Defence and Space), la camera di scoppio e l'ugello realizzati in stampa 3D.

17/06/2015 - Testata la prima camera di combustione in lega di platino stampata in 3D -

Il primo propulsore al mondo di un veicolo spaziale con una camera di combustione e ugello realizzati con la tecnologia 3D ha superato il battesimo del fuoco in una serie di accensioni che sono durate più di un'ora e con 618 avvii.
"Questa è una prima mondiale," spiega Steffen Beyer di Airbus Defence and Space, che gestisce il progetto. "Le accensioni hanno riguardato anche una singola accensione di 32 minuti, durante i quali la temperatura massima alla gola ha raggiunto i 1.253° Celsius.
"Questo dimostra che le prestazioni, comparabili con quelle di un propulsore convenzionale, possono essere ottenute attraverso la stampa 3D."
La tecnica della stampa 3D prevede la realizzazione di un oggetto strato dopo strato anziché il taglio convenzionale del materiale in eccesso da un blocco solido, e questo comporta l'utilizzo di minor materiale per realizzare lo stesso pezzo.
La camera di combustione per il propulsore 10 N a idrazina è stato stampato con una lega di platino-rodio utilizzando un raggio laser applicato su un letto di polvere di metallo.
"L'obiettivo era quello di testare questo metodo di produzione alternativo come un modo per ridurre i costi dei materiali," spiega Laurent Pambaguian, che supervisiona il progetto da parte ESA.
"All'inizio non eravamo certi che potesse essere fatto, o nemmeno se la polvere di metallo potesse essere preparata in quantità sufficiente. Per la produzione abbiamo finito per utilizzare una macchina laser normalmente utilizzata per la produzione di gioielli, che è la tecnologia di punta per la realizzazione con questi metalli."
"Considerando che il platino costa attualmente 40 Euro al grammo, la stampa 3D offre considerevoli risparmi in ottica futura," ha aggiunto il D. Beyer.
"Noi produciamo da 150 ai 200 propulsori di questo tipo ogni anno per clienti differenti. La stampa 3D dovrebbe permettere di accorciare i cicli produttivi e di avere un flusso di produzione più flessibile, così come la produzione su richiesta."
Il prototipo del propulsore è stato prodotto e testato presso lo stabilimento della Airbus Defence and Space di Lampoldshausen, in Germania, attraverso un progetto ESA chiamato Additive Manufacturing Technologies for Advanced Satellite Thrust Chamber, AMTAC.
"Il platino-rodio è stato scelto per questa prima fase come la lega di plantino più matura per essere prodotta con la tecnica additiva," ha spiegato il dottor Beyer.
"Poi, nella fase successiva, tenteremo di stampare utilizzando una nuova lega, platino-iridio, che offre vantaggi nelle prestazioni. Questa lega non viene prodotta facilmente utilizzando le tecnologie tradizionali come la fusione e forgiatura, così la stampa rimane il solo modo per poterla sfruttare per usi spaziali."
Il progetto fa parte di un longevo programma chiamato Advanced Research in Telecommunications Systems (ARTES).
"Questo test di successo è un gran passo in avanti verso l'obiettivo di realizzare la completa qualificazione del prodotto sotto ARTES," ha detto Clive Edwards, ingegnere della piattaforma comunicazioni di ESA.
"I propulsori realizzati con questa tecnologia hanno potenziali eccezionali per il mercato dei sistemi di controllo dell'assetto, offrendo prestazioni al top a prezzi competitivi."
"Questo successo apre le porte a ulteriori sviluppi," dice Tommaso Ghidini, capo della sezione Materials Technology di ESA. "Il nostro obiettivo è di passare ad altri materiali, tra cui l'Inconel e il rame, per volumi maggiori, con una progressione della scala dei propulsori in kilonewton sia per veicoli spaziali che lanciatori."
Come sottolinea Mikko Nikulainen, capo della Component Technology and Space Materials Division dell'ESA: "Il potenziale della stampa 3D segna un elemento importante in questa nuova iniziativa di produzione, che si concentra su una serie di tecnologie per ridurre drasticamente i costi di produzione europei e i tempi di consegna, migliorando le prestazioni e aumentando la competitività."
Nella foto (Credit: Airbus Defence and Space) il test di funzionamento della camera di combustione e ugello realizzati con la stampa 3D. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Airbus Defence and Space), la camera di scoppio e l'ugello realizzati in stampa 3D.

Fonte: ESA

17/06/2015 - Il lanciatore Vega completo per il suo prossimo volo da Kourou -

Il quinto Vega ha completato il proprio assemblaggio presso lo Spazioporto della Guyana Francese, permettendo l'avvio dei controlli finali in vista del lancio previsto per il 22 giugno con la missione del satellite Sentinel-2A dell'Europa.
Questo processo di assemblaggio è stato terminato con l'integrazione del 'composito superiore', consistente nel Sentinel-2A e della sua ogiva protettiva, presso il sito di lancio ZLV dello Spazioporto, all'interno della torre mobile di servizio.
Vega è uno dei tre lanciatori operati da Arianespace nella Guyana Francese, assieme al vettore di carico medio Soyuz e a quello di carico pesante Ariane 5. Lo sviluppo di Vega è stato eseguito grazie ad un programma europeo guidato dall'agenzia spaziale italiana (ASI) e dall'industria capocommessa ELV S.p.A.
L'imminente missione, designata Volo VV05, segnerà il quinto decollo di quest'anno per Arianespace che utilizza un membro della sua famiglia di lanciatori, sottolineando il ritmo operativo per lo spazioporto nel 2015. Questo volo segue due precedenti missioni di Ariane 5 e una ciascuna per Soyuz e Vega.
Sentinel-2A è solo l'ultimo di una serie di satelliti europei per l'osservazione della Terra che fanno parte dell'iniziativa Copernicus, guidata dalla Commissione Europea in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Costruito dall'Airbus Defence and Space, il veicolo del peso di 1.130 kg fornirà immagini ad alta risoluzione e multispettrali - con una striscia di copertura larga 290 km per ogni passaggio e con frequenti sorvoli della stessa zona. Dopo il suo lancio con Vega, Sentinel-2A raggiungerà il veicolo Sentinel-1A andato in orbita con una missione Soyuz di Arianespace nell'aprile del 2014.
Il decollo di Vega è previsto per le 10:51:58 p.m. locali (le 3:51:58 ora italiana).
Nella foto (Credit: ESA–M. Pedoussaut, 2015) il vettore Vega VV05 completo, racchiuso nella torre mobile di servizio.

Fonte: Arianespace

17/06/2015 - L'equipaggio della ISS si allena per la settima missione Dragon -

Gli ingegneri della SpaceX sono nelle settimane finali di preparazione del razzo Falcon 9 che verrà lanciato con il loro veicolo commerciale cargo Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alla fine della prossima settimana.
Una volta in orbita un paio di membri dell'equipaggio di Spedizione 44 rivedranno le procedure che utilizzeranno quando il veicolo cargo Dragon giungerà alla stazione un paio di giorni dopo.
Durante la costante manutenzione della stazione orbitale avvenuta oggi, hanno avuto luogo avanzati esperimenti scientifici in ambiente di microgravità, mentre il trio orbitante continua ad esplorare i fenomeni che possono essere osservati solo nello spazio. L'equipaggio ha studiato metodi acustici per individuare gli impatti dei micrometeoriti sulla stazione per lo studio Proboy. Gli astronauti hanno inoltre esplorato gli effetti dell'assenza di gravità nella carotide e nella redistribuzione del sangue nella metà superiore del corpo di un membro dell'equipaggio.
Il razzo Falcon 9 della SpaceX con il veicolo cargo Dragon verrà lanciato verso la ISS il 26 giugno e il suo arrivo è previsto il 29 quando verrà catturato dal braccio robotico canadese Canadarm2 guidato dal membro dell'equipaggio della missione 'One Year' Scott Kelly ai comandi. Kelly catturerà Dragon con l'assistenza del Comandante della stazione, il cosmonauta veterano Gennady Padalka che monitorerà i sistemi di Dragon prima che questo venga ormeggiato al nodo Harmony.
Nella foto (Credit: NASA ISS042E037847 12/15/2014) Samantha Cristoforetti ha ripreso le nubi che ricoprivano l'Inghilterra, il Mar Baltico e il Golfo Persico.

Fonte: NASA ISS blog

17/06/2015 - Gli scienziati scoprono il metano nei meteoriti di Marte -

Un team internazionale di ricercatori ha scoperto tracce di metano nei meteoriti provenienti da Marte, un possibile indizio nella ricerca della vita sul Pianeta Rosso.
I ricercatori hanno esaminato campioni provenienti da sei meteoriti di rocca vulcanica originatisi su Marte. I meteoriti contenevano gas nelle stesse proporzioni e con la stessa composizione isotopica dell'atmosfera marziana.
Inoltre tutti e sei i campioni contenevano metano, che è stato misurato sbriciolando le rocce e facendo emergerne la composizione dei gas all'interno attraverso uno spettrometro di massa. Il team ha poi esaminato due meteoriti non-marziani che contenevano meno quantità di metano.
La scoperta indica la possibilità che il metano potrebbe essere utilizzato come forma di cibo da rudimentali forme di vita che si nasconderebbero sotto la superficie di Marte. Sulla Terra i microbi fanno questo in una vasta serie di ambienti.
"Altri ricercatori potrebbero replicare queste scoperte utilizzando metodi e strumenti di misurazione alternativi," ha detto Sean McMahon, co-autore della scoperta e associato post-dottorato presso la Yale University nel Dipartimento di Geologia e Geofisica. "Le nostre scoperte potrebbero essere facilmente utilizzate dagli astrobiologi nei modelli ed esperimenti che tentano di comprendere se la vita potrebbe ancora sopravvivere oggi sotto la superficie di Marte."
La scoperta fa parte di un progetto di ricerca congiunta guidato dall'Università di Aberdeen, in collaborazione con la Scottish Universities Environmental Research Centre, la University of Glasgow, Brock University in Ontario, e la University of Western Ontario.
"Uno dei più emozionanti sviluppi nell'esplorazione di Marte è stata la scoperta del metano nell'atmosfera marziana," ha detto il professor John Parnell dell'Università di Aberdeen, che ha diretto la ricerca. "Le recenti e prossime missioni, rispettivamente, della NASA e dell'Agenzia Spaziale Europea stanno cercando questo, anche se non è ancora chiaro da dove provenga il metano, e nemmeno se era realmente lì. In ogni caso la nostra ricerca fornisce una forte indicazione che le rocce su Marte contengono una grande riserva di metano."
Nigel Blamey, co-autore della ricerca, della Brock University, dice che il team prevede di espandere la sua ricerca analizzando altri meteoriti.
McMahon della Yale nota che l'approccio del team potrebbe rivelarsi di aiuto per gli esperimenti dei futuri rover marziani. "Anche se il metano marziano non fosse direttamente alimento dei microbi, potrebbe comunque segnalare la presenza di un ambiente caldo, umido e chimicamente reattivo dove la vita potrebbe prosperare."
dice McMahon. Nell'illustrazione artistica (Credit: Michael S. Helfenbein) un meteorite proveniente da Marte.

Fonti: Spacedaily - Yale University

Nelle immagini (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute), rotazione di Plutone in super-risoluzione.

16/06/2015 - New Horizons: ultime correzioni di rotta a un mese dall'arrivo -

La sonda americana aggiusta il tiro a 1 mese dal fatidico incontro con Plutone...
Negli ultimi giorni, il team New Horizons (NH) della NASA ha eseguito una piccola ma importante correzione di rotta sul veicolo spaziale, ha completato le analisi sui possibili rischi nel sistema di Plutone e si prepara ad accelerare il ritmo di raccolta dei dati scientifici.
La correzione di rotta (TCM ovvero Trajectory Correction Maneuver) è avvenuta Domenica il 14 giugno ed è stata solo la seconda manovra di questo tipo. New Horizons ha modificato la propria velocità di 52 centimetri al secondo, soltanto lo 0.004% rispetto alla velocità con cui si sta avvicinando al sistema plutoniano (13.8 km/s); seppure minuscolo, questo aggiustamento permetterà a NH di passare alla minima distanza desiderata dalla superficie di Plutone, poco meno di 12.500 km. La manovra si è basata sul monitoraggio delle trasmissioni radio (Doppler/delay) e sulla posizione relativa NH-Plutone rilevata nelle immagini riprese dalla sonda nelle ultime settimane (OpNav). Utilizzando i comandi trasmessi al veicolo spaziale il 12-13 giugno, i propulsori si sono accesi alle 06:05 (ora italiana) e si sono arrestati 45 secondi più tardi. La telemetria, arrivata dopo 4.5 ore a causa dell'enorme distanza da Terra, ha confermato che la navicella era in buona salute e che la manovra era stata eseguita con precisione. Mark Holdridge, responsabile della missione, ha detto che senza la manovra il veicolo spaziale sarebbe passato a 755 km dal punto desiderato, circa 84 secondi prima di quando desiderato. Il team di New Horizons continuerà ad analizzare i dati di navigazione in vista di eventuali ulteriori correzioni di rotta previste per il 24/6, il 30/6 e il 4 Luglio (ultima opportunità).
Il team di New Horizons ha completato anche l'analisi del secondo e terzo set di osservazioni "Hazard Search", rivolte alla ricerca di possibili fonti di rischio che potrebbero minacciare l'incolumità della sonda durante l'audace "tuffo" ad alta velocità tra le orbite delle cinque lune conosciute di Plutone. I dati sono stati presi 29-30 maggio e il 5 giugno, utilizzando la fotocamera telescopica a lungo raggio (LORRI) su New Horizons. Per queste osservazioni, LORRI riprende centinaia di immagini a lunga esposizione (3-10 secondi) e binning 4x4 (ogni pixel è la somma del segnale di 16 pixel reali nel sensore d'immagine), che vengono combinati per consentire una ricerca altamente sensibile per satelliti deboli, anelli o polvere; una delle ultime riprese è riportata di seguito ed è tratta dalla pagina liberamente accessibile e continuamente aggiornata.
Tutte le fasi del processo sono andate bene e non hanno evidenziato pericoli di alcun genere. Il team ha stabilito che eventuali satelliti quattro volte meno luminosi della più pallida luna conosciuta, Styx (Stige), si sarebbero visti se situati oltre l'orbita di Caronte. I limiti su possibili anelli sono immutati da Maggio: tutti gli anelli non scoperti devono essere molto deboli o stretti: meno di 1.600 km di larghezza o riflettere meno di due parti su 10 milioni della luce solare incidente. La terza e ultima ricerca di oggetti pericolosi è iniziata ieri e il team riferirà sui risultati intorno al 25 giugno, in tempo per una eventuale correzione di rotta in extremis durante l' "Indipendence Day".
Le prossime fasi: nell'ultima settimana di giugno, l'approccio di Plutone entra nella terza e ultima fase scientifica, chiamata "Approach Phase 3" (la fase 2 è iniziata ad Aprile mentre la precedente a Gennaio); per 15 giorni verranno riprese nuove immagini del sistema plutoniano per la navigazione finale, la mappatura di Plutone e Caronte svelerà sempre maggiori dettagli (fino a una cinquantina di km) e verrà effettuata anche a colori tramite lo strumento MVIC, svelando la variabilità di colore, la composizione della superficie e possibili configurazioni atmosferiche mentre i due piccoli pianeti ruotano; anche la ricerca di nuove lune e anelli continuerà con maggiore sensibilità. New Horizons continuerà il campionamento dell'ambiente interplanetario attorno a Plutone, misurando sia le particelle del vento solare che ad alta energia, così come le concentrazioni di particelle di polvere. "Ogni giorno si infrange un nuovo record di distanza da Plutone, e ogni giorno i nostri dati migliorano," ha dichiarato il "Principal Mission Investigator" Alan Stern, del SWRI di Boulder, Colorado. "Nulla di tutto questo è accaduto ai confini del Sistema Solare dai tempi in cui Voyager 2 ha visitato Nettuno nel lontano 1989. E' eccitante!"
C'è infine da segnalare una simpatica iniziativa della NASA per coinvolgere il pubblico: 'Pluto Time' è un invito a uscire di casa durante il crepuscolo (all'alba o al tramonto) in una giornata serena per sperimentare lo stesso livello di illuminazione che c'è su Plutone in pieno giorno (a causa della distanza, l'intensità dell'irraggiamento solare è circa 1000 volte più bassa); per sapere l'ora esatta in cui farlo, bisogna impostare la propria posizione sul sito dedicato e, se si vuole, si possono scattare anche delle foto, possibilmente contenenti informazioni sul luogo, e inviarle sul social network.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL) il sorvolo del sistema Plutone/Caronte. Nelle immagini in alto a sinistra (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute), rotazione di Plutone in super-risoluzione da una distanza di 50 milioni di km. Ormai i dettagli cominciano ad essere più fini di quelli visti da Hubble.

Fonti: Alive Universe Images - NASA/JHUAPL - NASA

16/06/2015 - A Vostochny completata la struttura di lancio Soyuz-2 -

La Roscosmos, l'agenzia spaziale federale russa, si è complimentata con gli imprenditori che hanno completato, un mese prima del previsto, le installazioni della rampa di lancio del razzo Soyuz-2 presso il Cosmodromo di Vostochny che così ora possono passare alla fase di commissionamento.
In particolare sono state verificate le funzionalità del dispositivo elettroidraulico utilizzato per posizionare il razzo in verticale, i sensori e le impostazioni di fine-corsa. Per la prima volta tutto il complesso adibito a sostenere il vettore prima del lancio è stato verificato ed eseguito il movimento di apertura e chiusura dei bracci. Tutti i test sono stati eseguiti con successo.
I lavori avrebbero dovuto essere completati a luglio ma, grazie alla riorganizzazione eseguita da Roscosmos l'installazione è stata terminata quasi un mese prima. Ora il sistema è pronto per i test autonomi. Questi inizieranno dopo che verranno forniti gli allacci elettrici. Contemporaneamente anche la torre di servizio è in fase di commissionamento.
La costruzione del cosmodromo di Vostochny, nella regione Amur, nell'estremo oriente russo, è stata decisa con decreto del Presidente Putin il 6 novembre 2007 e con decreto del governo russo il 14 gennaio 2009.
Nella foto (Credit: Roscosmos) la struttura di lancio Soyuz-2 completata presso il Cosmodromo di Vostochny.

Fonte: Roscosmos

16/06/2015 - Il 17 giugno 'Reaching for the Stars' con Bolden al Politecnico di Milano -

Mercoledì 17 giugno 2015, alle ore 10.00, presso l'Aula De Carli al Politecnico di Milano, Campus Bovisa, Via Durando, 10 a Milano, il gotha della ricerca spaziale mondiale si darà appuntamento: quattro assolute star dei cieli dialogheranno con studenti e appassionati: Charles F. Bolden Jr., Amministratore della NASA, l’astronauta dell’ESA Luca Parmitano, Enrico Flamini, Capo Scienziato dell'ASI e Giuseppe Morsillo, Director for Finance, Controlling and Information Technology dell’ESA.
Eccezionale Guest star della mattinata Charles F. Bolden Jr., Administrator della National Aeronautics and Space Administration (NASA): dirige il team NASA e ne amministra le risorse. Ha alle spalle 34 anni di carriera nel corpo dei Marines, di cui 14 trascorsi come astronauta. Ha effettuato missioni a bordo dello space shuttle quattro volte, di cui due in qualità di comandante.

Programma:
Giovanni Azzone, Rettore del Politecnico di Milano
Enrico Flamini, ASI Chief Scientist
Giuseppe Morsillo, Director for Finance, Controlling and Information Technology, ESA
Luca Parmitano, Astronauta ESA


Lecture:
Charles F. Bolden Jr., NASA Administrator

Al termine domande dal pubblico e uno spazio riservato alla stampa dalle ore 11.30 alle ore 12 con modalità gestite dall’ufficio stampa di Charles Bolden. Ai giornalisti non sarà consentito fare domande durante la sessione di domande riservate agli studenti. L’evento si terrà in inglese con traduzione simultanea in italiano.
Questo evento è stato sponsorizzato dalla United States Diplomatic Mission to Italy e dal Padiglione USA presso l'Expo 2015.
Nella foto (Credit: NASA) Charles Bolden quando, come astronauta della NASA, ha partecipato alla missione STS-31, quella che ha portato in orbita il Telescopio Spaziale Hubble nel 1990.

Fonte: Politecnico di Milano

16/06/2015 - Il satellite scientifico TRMM è rientrato nell'atmosfera sopra i tropici -

Secondo il Joint Space Operations Center (JSpOC) del Joint Functional Component Command for Space che è controllato dal Comando Strategico degli Stati Uniti il veicolo spaziale Tropical Rainfall Measuring Mission (TRMM) è rientrato nell'atmosfera il 16 giugno 2015 alle ore 6:54 UTC (le 8:54 ora italiana) sopra il sud dell'Oceano Indiano. La rete Space Surveillance Network degli Stati Uniti, gestita dal JSpOC del Dipartimento della Difesa, ha monitorato accuratamente la discesa del TRMM fin da quando la missione è terminata ad aprile. Gran parte del veicolo spaziale dovrebbe essere bruciato nell'atmosfera durante il suo rientro incontrollato.
Fin dagli inizi dell'era spaziale, negli anni '50, non vi sono mai state conferme di vittime dovute al rientro di oggetti spaziali. L'ultimo veicolo della NASA a rientrare è stato l'UARS (Upper Atmosphere Research Satellite) nel settembre 2011. L'UARS era un satellite molto più grande di TRMM e la NASA non ha ricevuto rapporti di detriti sopravvissuti al rientro.
L'Orbital Debris Program Office della NASA stima che 12 componenti del veicolo spaziale TRMM potrebbero essere sopravvissuti al rientro. Le probabilità che uno di questi pezzi possa colpire qualcuno sono circa 1 su 4.200, che è una possibilità relativamente bassa.
Ogni avvistamento sospetto di detriti del TRMM deve essere segnalato alle autorità locali. I pezzi del TRMM che potrebbero essere sopravvissuti al rientro sono fatti di titanio e non sono tossici. I detriti potrebbero però avere bordi taglienti e non dovrebbero essere toccati o maneggiati anche nel difficile caso che qualcuno trovi dei frammenti di TRMM.
Il valore di questo nuovo tipo di dati sulle precipitazioni prodotte da TRMM è stato riconosciuto in tutto il mondo dalla comunità scientifica e da quella degli operatori per le previsioni meteo. I dati di TRMM sono stati utilizzati per migliorare i modelli meteo e per seguire gli uragani e migliorare le stime in tutto il mondo.
TRMM è stato un satellite scientifico realizzato in collaborazione fra NASA e JAXA che ha funzionato per 17 anni, contro i 3 operativi previsti. Il suo lancio era avvenuto il 27 novembre 1997 dalla base di lancio di Taneghashima, in Giappone.
Le serie di dati raccolte da TRMM continueranno ad assere utilizzate per la ricerca e per il miglioramento dei modelli climatici. I dati rispondono esattamente agli standard per la conservazione, in modo che anche scienziati nel futuro potranno utilizzarli. La serie di dati è stata processata per ottenere una serie continua di registrazioni dei valori climatici con la missione seguente, la Global Precipitation Mission (GPM), anch'essa un progetto congiunto fra USA e Giappone.
Nella mappa (Credit: Spaceflight101/JSatTrak) le zone di caduta calcolate a seconda dell'agenzia. Si noti differenze nella localizzazione del punto di caduta anche di due orbite.

Fonti: NASA - Spaceflight101

Nella foto (Credit: Airbus Defence and Space), da sinistra il Presidente Francese Hollande, Henders e Wyler.

15/06/2015 - La OneWeb sceglie l'Airbus per costruire 900 satelliti per Internet -

L'Airbus Defence and Space e la OneWeb, una compagnia appena creata dal Virgin Group di Sir Richard Branson e dal gigante tecnologico del settore wireless Qualcomm, hanno annunciato lunedì, nella cornice del Paris Air and Space Show di Le Bourget, il piano per formare una joint venture per la costruzione di 900 satelliti per la trasmissione Internet i cui lanci potrebbero iniziare già nel 2018.
La scelta di Airbus da parte di OneWeb arriva al termine di una competizione fra costruttori europei e americani di satelliti per aggiudicarsi questo contratto redditizio per la costruzione della più grande flotta di satelliti mai lanciata.
I termini finanziari dell'accordo non sono stati resi noti, ma fonti ufficiali dell'Airbus dicono che le richieste della compagnia per la costruzione completa dei satelliti dovrebbero essere fino a quattro al giorno.
Nel documento, Airbus e OneWeb dichiarano ufficialmente che la scelta del fornitore europeo è stata guidata dall'esperienza nella linea di assemblaggio di aerei che aiuterà a stabilire una rapida cadenza dell'integrazione dei satelliti per venire incontro all'ambiziosa scaletta di lancio della OneWeb.
"Combinando le tecniche di costruzione innovative e di grandi volumi richieste per la produzione degli aerei passeggeri A350, con la ricca storia della costruzione di sistemi spaziali di grandi prestazioni, il team di Airbus ci aiuterà ad attivare il sistema OneWeb nei tempi previsti, fornendo una connettività affidabile ai nostri clienti," ha detto Brian Holz, capo dei sistemi spaziali di OneWeb. "Lavoreremo a stretto contatto con l'Airbus per dotare le migliori risorse attorno al mondo di un accesso Internet per tutti."
Il business principale di Airbus Defence and Space è costituito nella costruzione di grandi satelliti per telecomunicazioni e per l'osservazione della Terra. La compagnia possiede delle piattaforme base per questo tipo di satelliti, ma ognuno viene poi realizzato in modo da venire incontro alle necessità dei clienti. Questo paradigma dovrà cambiare per accontentare il piano della OneWeb.
In precedenza la OneWeb aveva dichiarato che la compagnia avrebbe deciso i contratti di lancio solo dopo la scelta del costruttore dei satelliti. I fornitori di servizi di lancio degli Stati Uniti e dell'Europa, come ad esempio il nuovo razzo avio-lanciato in sviluppo dalla Virgin Galactic, il LauncherOne, potrebbero rientrare nelle scelte di OneWeb.
Un satellite OneWeb peserà meno di 150 kg, e potrebbe essere lanciato a partire dal 2018. I satelliti voleranno in orbite attorno ai 1.200 km sopra la Terra.
"Questa collaborazione è un fantastico nuovo capitolo nella nostra storia spaziale," ha detto Francois Auque, capo dei sistemi spaziali di Airbus Defence and Space. "La collaborazione con OneWeb con una richiesta di produzione di diversi piccoli satelliti ogni giorno ci ha stimolato a sviluppare progetti e processi innovativi che potranno abbassare drammaticamente i costi in grandi volumi per alte prestazioni in campo spaziale."
Airbus e OneWeb hanno detto che i primi dieci satelliti saranno prodotti presso l'impianto dell'Airbus a Tolosa, in Francia. I restanti 890 satelliti verranno assemblati presso un'impianto ancora non definito ma situato negli Stati Uniti.
"Senza dubbio questo programma è una sfida ma noi siamo pronti perché abbiamo a disposizione le risorse e l'esperienza dell'intero gruppo Airbus," ha detto Auque nel comunicato. "L'agilità e la flessibilità del 'Team Airbus' ci permetterà di continuare ad essere uno dei principali attori nel rapido mondo globale in evoluzione del mercato spaziale."
La costellazione della OneWeb consisterà in 648 satelliti operativi. Il resto dei veicoli spaziali saranno di riserva sia al suolo che in orbita.
Stabilita dall'imprenditore di telecomunicazioni Greg Wyler e con sede nelle Isole del Canale Britannico, la OneWeb prevede di posizionare i satelliti su 20 piani orbitali diversi attorno alla Terra per fornire una copertura globale. Secondo la OneWeb, i segnali internet dei satelliti verranno forniti ai clienti privati, alle aziende, alle scuole e ospedali con una connettività a larga banda fornita attraverso piccoli terminali, che potranno essere collegati attraverso telefoni, computer e altre apparecchiature a Internet.
La rete dovrebbe fornire oltre 10 Terabit al secondo di nuova capacità a zone del mondo attualmente non coperte ed estendere ulteriormente le reti di telefonia mobile e i servizi di fornitura internet.
Prima di lanciare OneWeb, Wyler aveva fondato la O3b Networks per portare i servizi a larga banda nelle zone rurali. La O3b possiede attualmente 12 satelliti in orbita e le compagnie di telecomunicazioni dalle nazioni delle Isole del Pacifico e dell'Africa sono fra i principali clienti di O3b.
La O3b è posseduta da Google, HSBC e l'operatore satellitare SES. Wyler era entrato in O3b assieme a Google, che poi ha lasciato per lavorare su OneWeb.
"La costellazione è un sistema di comunicazione che porterà l'accesso di Internet in tutto il mondo," dice Wyler in un video promozionale postato su YouTube dall'Airbus. "La missione fondamentale è di permettere un accesso a prezzi convenienti ai mercati emergenti. Metà del mondo ha accesso limitato o nessun accesso del tutto. E' un grande progetto, ma la OneWeb è progettata per portare il diritto all'accesso a Internet nelle scuole e in gran parte degli ambienti rurali grazie alla sua alta velocità - 50 megabit al secondo con 30 millisecondi di latenza."
I servizi di OneWeb, secondo le speranze dei responsabili, potrebbero iniziare già nel 2019. Sul sito della compagnia viene dichiarato che i satelliti, quando saranno vicini alla loro vita operativa, verranno automaticamente fatti cadere dall'orbita assicurando così che lo spazio attorno al pianeta rimanga libero e pulito per le generazioni future.
"Sarà come avere un modem via cavo senza però essere costretti a vivere in città," dice Wyler.
Google ha confermato a febbraio un investimento di 900 milioni di dollari nel supporto alla SpaceX per l'innovazione nel trasporto spaziale, riusabilità e produzione di satelliti.
Con i nuovi fondi di Google, Elon Musk, capo esecutivo e fondatore di SpaceX aveva annunciato a febbraio un piano per una costellazione di 4.000 satelliti in orbita bassa per i servizi globali di internet, con l'inizio delle operazioni entro cinque anni.
Musk dice che la SpaceX costruirà i propri satelliti presso un nuovo impianto a Redmont, Washington, mantenendo la propensione della compagnia di costruire l'hardware da sola.
Flotte composte da gran numero di satelliti hanno avuto problemi in passato. Una costellazione, composta da 840 satelliti, chiamata Teledisc, è fallita nel 2002 prima del lancio iniziale, nonostante vi fossero coinvolti Bill Gates, il magnate della telefonia cellulare Craig McCaw e il Principe dell'Arabia Saudita Alwaleed bin Talal.
Iridium e Globalstar, che hanno lanciato i loro satelliti di comunicazione mobile, sono entrati in crisi finanziaria ma poi sono riusciti dalla bancarotta. Entrambe sono ancora operative attualmente.
Nell'illustrazione artistica (Credit: OneWeb) un possibile satellite della flotta di 900 veicoli spaziali. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Airbus Defence and Space), da sinistra il Presidente Francese Francois Hollande, il capo esecutivo di Airbus Tom Henders e Greg Wyler, fondatore di OneWeb.

Fonti: Spaceflight Now - Airbus Defence and Space - OneWeb

15/06/2015 - Samantha Cristoforetti in video-conferenza da Houston -

Prima video-conferenza della Cristoforetti che, in collegamento da Houston appena quattro giorni dopo il rientro sulla Terra, ha risposto alle numerose domande dei giornalisti italiani, riuniti alla sede dell'ASI a Roma.
"Mi manca volare in libertà e leggerezza, ma la vita sulla ISS comincia già a sembrarmi un sogno,": sono queste le parole con cui Samantha Cristoforetti ha descritto le prime impressioni del rientro sulla Terra, durante la sua prima video-conferenza stampa dopo l'atterraggio di giovedì scorso.
Collegata dal centro della NASA di Houston, 'Sam' è apparsa sorridente e in ottima forma, pronta a rispondere alle numerose domande che le hanno rivolto i giornalisti italiani riuniti alla sede dell'ASI a Roma.
"Siamo felici di averti di nuovo tra noi, bentornata sulla Terra," ha detto, nel salutarla aprendo il collegamento, il presidente dell’ASI Roberto Battiston, che sul palco dell'Auditorium ASI aveva vicino anche il Colonnello Piero Serra - Capo Ufficio Politica Spaziale dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare - e Fulvio Drigani, responsabile della comunicazione di ESA in Italia. Battiston ha inoltre porto ad @AstroSamantha i saluti del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, assente perché in visita al Paris Air Show di Le Bourget.
A chi ha chiesto come si affronta la vita quotidiana dopo sette mesi passati in assenza di gravità Samantha ha risposto: "Beh, essere di nuovo soggetti alla forza di gravità non solo è parecchio faticoso, ma soprattutto fa rimpiangere ciò che mi sta mancando di più in questi primi giorni da terrestre dopo quasi sette mesi in orbita."
A soli quattro giorni dal rientro, 'Sam' sta recuperando in fretta la condizione fisica. Ma le serviranno ancora diverse settimane prima di poter riprendere a pieno ritmo i suoi impegni. Il primo obiettivo è quello di riprendere il senso dell’equilibrio e del peso, per poi passare alla vera e propria riabilitazione motoria. Subito dopo la Cristoforetti sarà impegnata nella stesura delle relazioni riguardanti le attività sui nove esperimenti portati a bordo della Stazione Spaziale.
Proprio a questo proposito Samantha ha commentato: "Ho prestato le mie mani e i miei occhi alla scienza, ho servito la scienza, Ora io faccio un po' da cavia e sicuramente le ricerche che ho condotto potranno avere ricadute per la salute e la vita delle persone sulla Terra."
Inevitabile anche la domanda sul ruolo pubblico dell’astronauta considerato l’enorme successo riscosso sui vari social network: "L'astronauta non fa la celebrità di mestiere, stare sulla ISS è una esperienza eccezionale a missione finita farò attività di comunicazione con il post flight tour. Ma sono sicura - ha voluto sottolineare - che questa esperienza mediatica finirà."
Samantha è stata la settima astronauta italiana ad andare nello spazio e la quinta a mettere piede sulla ISS. La sua missione è iniziata alle 22:01 del 23 novembre 2014. Con i suoi 200 giorni in orbita, ha dunque battuto due record: quello dell'astronauta ESA con più giorni di permanenza consecutivi nello Spazio in un’unica missione e quello di permanenza consecutiva in orbita per una donna.
Nell'immagine (Credit: ESA) Samantha durante la video-conferenza.

INTERVISTA DI SAMANTHA CRISTOFORETTI DA HOUSTON - 15/06/2015 - (Credit: ASI TV) - dur.min. 1:01:16 - LINGUA ITALIANO

Fonte: ASI

Nell'illustrazione (Credit: AVIO) il nuovo logo della compagnia AVIO.

15/06/2015 - Si è aperto il 51esimo International Paris Air & Space Show -

Il 15 giugno ha aperto le sue porte a Le Bourget, alle porte di Parigi, il salone dell'aria e dello spazio che si tiene ogni due anni. Il padiglione espositivo di ESA si trova fra i due modelli in scala reale dei razzi vettori Ariane 1 e Ariane 5.
Nel padiglione dell'ESA, che ha celebrato proprio quest'anno i suoi 40 anni, fanno bella mostra due grandi successi dell'Agenzia Spaziale Europea; la sonda Rosetta e lo spazio-plano sperimentale IXV.
Rosetta è stata inizialmente concepita negli anni '80 e poi nel 2014 è diventata la prima sonda ad entrare in orbita attorno a una cometa e la prima a far atterrare un lander, Philae, dopo un viaggio di 10 anni nei quali sono stati percorsi circa 6,5 miliardi di km.
All'interno del padiglione ESA i visitatori sono invitati a seguire gli ultimi sviluppi di ESA, che permetteranno di migliorare le nostre conoscenze dello spazio profondo, del Sistema Solare e della nostra Terra, fornendo inoltre servizi dallo spazio per la vita di tutti i giorni che guideranno la competitività e la crescita.
Anche un modello del rover ExoMars, che verrà lanciato dall'ESA in collaborazione con la Russia, viene mostrato all'interno di un suggestivo ambiente marziano. Le informazioni provenienti dai satelliti dell'ESA dedicati allo studio del pianeta Terra giocano un ruolo importante per le decisioni da prendere per affrontare i cambiamenti climatici. Una dimostrazione interattiva mostra gli strumenti prodotti dall'ufficio cambiamento climatico dell'ESA per interpretare i dati dallo spazio.
Nel corso del 2015 tre astronauti dell'ESA vivranno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e questa esposizione mostra i moltissimi esperimenti che verranno eseguiti a bordo durante il loro tempo trascorso nello spazio.
Le tecnologie di successo testate a bordo degli Automated Transfer Vehicle (ATV) utilizzato per trasportare i rifornimenti alla ISS nel corso di cinque missioni saranno ora adattate per il veicolo equipaggio Orion della NASA. Un modello in scala è in mostra nell'area dell'ESA dedicata al volo spaziale umano.
Molte altre attività vengono illustrate nel padiglione dell'ESA e a questo indirizzo potete vedere anche il programma completo degli eventi che si succederanno durante i giorni dedicati ai professionisti e quelli dedicati al pubblico.
Intanto, approfittando della visibilità della manifestazione, l'AVIO, azienda leader mondiale nel settore dei lanciatori spaziali con il razzo vettore Vega, ha presentato il nuovo logo della compagnia.
Il simbolo è l'insieme infatti della A di Avio con un arco, che può essere visto sia come il tratto di un’orbita sia come il profilo di un pianeta all’alba, e un colpo di luce, sia esso una stella o il punto di rilascio di un satellite, che metaforicamente rappresenta la visione. Il tutto con un'idea di propulsione e direzione verso l'alto molto marcata. Un'ulteriore singolarità di questo marchio è la sua versione verticale, dove si nota che la sequenza delle lettere rappresenta la sagoma del razzo VEGA. Un razzo composto di quattro stadi e dove i primi due dal basso, più grandi visivamente, sono le componenti propulsive che lo portano oltre l'atmosfera terrestre; l'ultimo, quello della lettera A, è lo stadio che effettua il posizionamento dei satelliti.
Avio è un gruppo internazionale leader nel settore dei lanciatori spaziali, nella propulsione e nel trasporto spaziale. E’ presente in Italia, Francia e Guyana Francese con 5 insediamenti ed impiega oltre 700 persone; nel 2014 ha avuto ricavi per oltre 220 milioni di euro. Il Gruppo AVIO realizza il lanciatore Vega, di cui la controllata ELV (partecipata al 30% dall’Agenzia Spaziale Italiana) è capocommessa, e ha permesso all’Italia di essere presente nel ristretto numero di Paesi al mondo in grado di produrre un vettore spaziale completo. Avio costruirà il nuovo lanciatore VEGA C e parteciperà al nuovo lanciatore Ariane 6 con i nuovi motori a solido e le turbopompe ad ossigeno liquido Vinci e Vulcain.
Nella foto (Credit: ESA) il padiglione dell'ESA al salone internazionale Aria e Spazio di Le Bourget, a Parigi. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: AVIO) il nuovo logo della compagnia AVIO.

Fonti: ESA - AVIO

14/06/2015 - Philae si è svegliata dopo sette mesi di ibernazione sulla cometa ! -

Il lander Philae della sonda Rosetta si è svegliata dopo sette mesi di ibernazione trascorsi sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
"Hello Earth! Can you hear me? #WakeUpPhilae." Questo il tweet con il quale Philae ha salutato il mondo.
I segnali sono stati ricevuti dallo European Space Operations Center dell'ESA di Darmstadt, in Germania, alle 22:28 CEST (ora italiana) del 13 giugno. Oltre 300 pacchetti di dati sono stati analizzati dalle squadre del Lander Control Center presso il Centro Aerospaziale Tedesco (DLR).
"Philae sta bene: ha una temperatura operativa di -35° Celsius e 24 Watt disponibili," ha spiegato il professor Stephan Ulamec, project manager di Philae per la DLR. "Il lander è pronto per riprendere le operazioni."
Per 85 secondi Philae ha 'parlato' con il suo team sulla Terra, via Rosetta, nel primo contatto fin dal momento della sua ibernazione a novembre.
Dalle analisi dello stato dei dati è stato chiaro che Philae si deve essere svegliata in precedenza: "Noi abbiamo ricevuto anche dei dati storici - e quindi pensiamo che Philae non sia stata in grado di contattarci prima-"
Ora gli scienziati sono in attesa del prossimo contatto. Vi sono ancora circa 8.000 pacchetti di dati nella memoria di massa di Philae che dovranno dare al team DLR un'idea di quello che è successo negli ultimi giorni sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Philae si era spenta il 15 novembre 2014 alle 1:15 CET (ora italiana) dopo essere rimasta operativa sulla cometa per circa 60 ore. Fin dal 12 marzo 2015 le unità di comunicazione a bordo dell'orbiter Rosetta erano state ri-accese in attesa di captare nuovamente il lander.
"Possiamo confermare che l'avventura di Pihlae continua!," ha dichiarato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. "Il risveglio del lander - ha aggiunto - è una notizia straordinaria che, oltre a farci sognare, ci riempie d'orgoglio per l'affidabilità delle tecnologie utilizzate, molte di marca italiana."
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) il lander Philae sulla superficie della cometa.

Fonti: ESA - Alive Universe Images - INAF News

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) un modello in scala reale di MarCO tenuto in mano da uno degli ingegneri del JPL.

12/06/2015 - La NASA prepara i CubeSat per la prima missione nello spazio profondo -

Quando la NASA lancerà la sua prossima missione verso Marte - un lander stazionario nel 2016 - il volo comprenderà anche due CubeSat. Questa sarà la prima volta che i CubeSat voleranno nello spazio profondo. Se questo volo dimostrativo avrà successo, la tecnologia fornirà alla NASA la possibilità di trasmettere rapidamente lo stato delle condizioni sul veicolo spaziale principale dopo il suo atterraggio su Marte.
I due satelliti CubeSat gemelli, costruiti dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA di Pasadena, California, fanno parte di una dimostrazione tecnologica chiamata Mars Cube One (MarCO). I CubeSat sono una classe di veicoli spaziali basati su un modello standardizzato modulare che utilizza tecnologie immediatamente disponibili. Molti di questi CubeSat vengono utilizzati dagli studenti delle università, e dozzine sono stati lanciati in orbita terrestre utilizzando la massa di carico utile in sovrappiù sui lanci di veicoli spaziali più grandi.
Il CubeSat base è di forma cubica di circa 10 cm di lato. CubeSat più grandi sono multipli di questa unità base. MarCO è progettato come un CubeSat da sei unità - circa le dimensioni di una valigetta ventiquattrore - con una misura di 36,6x24,3x11,8 centimetri.
MarCO verrà lanciato nel marzo 2016 dall'Air Force Base di Vandenberg, in California, con lo stesso razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) che porterà il lander InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport). InSight è la prima missione della NASA destinata alla comprensione della struttura interna del Pianeta Rosso. MarCO volerà verso Marte mentre InSight atterrerà nel settembre 2016.
"MarCO è una capacità sperimentale che è stata aggiunta alla missione InSight, ma non è necessario per il suo successo," ha detto Jim Green, direttore della divisione scienze planetarie della NASA presso la sede centrale di Washington. "MarCO volerà indipendentemente verso Marte."
Durante le operazioni EDL (Entry, Descent and Landing) di InSight, il 28 settembre 2016, il lander trasmetterà le informazioni nella banda radio UHF verso l'orbiter MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) della NASA che lo sorvolerà. MRO trasmetterà le informazioni della fase EDL verso la Terra utilizzando la frequenza radio in banda X, ma non può simultaneamente ricevere informazioni su una banda mentre le trasmette sull'altra. La conferma del successo nell'atterraggio dovrebbe essere ricevuta dall'orbiter più di un'ora prima che possa essere trasmessa a Terra.
La radio di MarCO ha circa le dimensioni di una palla da softball e fornisce (e riceve) sia UHF che banda X (che riceve e trasmette) potendo così immediatamente ri-trasmettere la informazioni ricevute in UHF.
I due CubeSat si separeranno dal razzo Atlas 5 dopo il lancio e viaggeranno con una propria traiettoria verso il Pianeta Rosso. Dopo il rilascio dal veicolo di lancio, la prima sfida di MarCO sarà quella di aprire le due antenne radio e i due pannelli solari. L'antenna in banda-X ad alto guadagno è un pannello piatto attrezzato per dirigere le onde radio esattamente come le antenne a disco paraboliche. MarCO navigherà verso Marte indipendentemente dal veicolo spaziale InSight, con le proprie correzioni di rotta lungo la strada.
In definitiva, se la missione dimostrativa MarCO riesce, potrebbe permettere un'opzione di comunicazione relè da utilizzare da parte delle future missioni su Marte nei critici pochi minuti tra l'ingresso nell'atmosfera marziana e l'atterraggio.
La verifica che i CubeSats sono una tecnologia valida per le missioni interplanetarie, e fattibile su tempi brevi di sviluppo, potrebbe portare a molte altre applicazioni per esplorare e studiare il nostro Sistema Solare.
Il JPL gestisce MarCO, InSight e MRO per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. I fornitori di tecnologia per MarCO includono: Blue Canyon Technologies di Boulder, Colorado, per il sistema del controllo dell'assetto; VACCO Industries di South El Monte, in California, per il sistema di propulsione; AstroDev di Ann Arbor, Michigan, per l'elettronica; MMA Design LLC, anche di Boulder, per pannelli solari; e Tyvak Nano-Satellite Systems Inc., Terran Orbital Company in San Luis Obispo, in California, per il sistema di rilascio dei CubeSat.
Per ulteriori informazioni su MarCO, visita: http://www.jpl.nasa.gov/cubesat/missions/marco.php. Per informazioni su InSight, visita: http://www.nasa.gov/insight. Per saperne di più sul percorso della NASA verso Marte, visita: http://www.nasa.gov/content/journey-to-mars-overview.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) i due piccoli CubeSat mentre sorvolano Marte proprio mentre il lander InSight discende attraverso l'atmosfera. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech) un modello in scala reale di MarCO tenuto in mano da uno degli ingegneri del JPL. Dietro vi è il modello, sempre in scala reale, dell'orbiter MRO.

Fonte: NASA

12/06/2015 - Jack King, la 'Voce dell'Apollo' ci ha lasciato -

Jack King, il volto di questo uomo (Credit: NASA) forse non dirà nulla a molti di voi, ma le sue parole hanno accompagnato le missioni Mercury, Gemini ed Apollo della NASA.
"Decollo! Abbiamo il decollo... 32 minuti dopo l'ora. Decollo dell'Apollo 11." quante volte abbiamo sentito la sua voce, a commento delle immagini originali di quel glorioso lancio avvenuto la mattina del 16 luglio 1969 del razzo Saturno 5.
Jack King, che ha svolto il ruolo di capo dell'informazione pubblica della NASA per 12 anni, dalle prime missioni Mercury, alle Gemini, fino al programma lunare Apollo, è morto l'11 giugno all'età di 84 anni.
Come capo, King è stata la 'voce del controllo lancio' di quasi tutti i voli spaziali abitati degli Stati Uniti dalla missione Gemini 4 di 50 anni fa fino al quarto atterraggio sulla Luna di Apollo 15. La sua divenne una delle voci più riconoscibili al mondo dopo che fu suo il conteggio alla rovescia di Apollo 11.
Secondo la NASA la trasmissione originale del lancio e le successive repliche nel corso degli ultimi quarant'anni hanno raggiunto le orecchie di oltre un miliardo di persone.
King venne reclutato dal programma spaziale nel 1960 dopo il suo lavoro come giornalista presso l'Associated Press. Dal 1958 al 1959 King aveva guidato l'ufficio dell'AP presso Cape Canaveral, segnalando quelli che erano, per la maggior parte, lanci di razzi militari.
"La mia prima sfida, come responsabile delle operazioni con la stampa per la NASA, fu di prepararmi all'assalto furioso dei media, una volta che iniziarono i voli abitati," disse King all'autore del libro "Apollo Moon Missions: The Unsung Heroes" (Bison Books), Billy Watkins. "Dovevo costruire l'intero sito della stampa. Dovemmo lavorare per sistemare un segnale video per la stampa. Questo oggi può sembrare semplice ma all'epoca partivamo da zero."
King ricorda che dovette faticare parecchio per far capire ai primi astronauti, soprattutto piloti collaudatori non abituati ad essere al centro dell'attenzione, che dovevano avere un rapporto con la stampa.
Poco dopo l'Apollo 11, King venne promosso come direttore degli affari pubblici per il Manned Space Center (ora Johnson Space Center) della NASA a Houston. Qui aveva una più ampia responsabilità rispetto a quello di servizio ai media.
Egli dirigeva uno staff che si occupava dei programmi educativi, le mostre, le apparizioni pubbliche degli astronauti e delle relazioni con le comunità e fra i vari uffici governativi. Egli fu uno dei tre uomini della squadra che si occupò di negoziare il piano di informazioni per l'Apollo-Soyuz Test Project (ASTP), il primo volo congiunto fra gli Stati Uniti e l'ex-Unione Sovietica, con il risultato del primo lancio e atterraggio russo di una Soyuz trasmesso in diretta in televisione nella missione del 1975.
Dopo aver lasciato la NASA passò fra agenzie governative e aziende private fino a tornare sulla costa spaziale della Florida nel 1997, assumendosi la responsabilità delle relazioni con i media per conto della United Space Alliance, il capo-commessa NASA per le operazioni Shuttle.
King andò in pensione nel 2010 ma continuò come volontario per gli affari pubblici della NASA.
John W. King era nato a Boston nel 1931, ottenne una laurea in Lettere dal Boston College nel 1953. Venne assegnato come tenente presso il corpo di artiglieria dell'U.S. Army e servì per due anni in Corea e Giappone dal 1953 al 1955.
King è stato sposato con sua moglie Evelyn per 39 anni prima della sua morte avvenuta nel 2005. King lascia tre figli e cinque nipoti.

Fonti: Space.com - NASA

12/06/2015 - La XCOR seleziona la Matrix Composites per i pannelli del Lynx -

La XCOR Aerospace ha annunciato di aver scelto la Matrix Composites Inc., di Rockledge, Florida, per la costruzione e la fornitura dei pannelli di rivestimento del suo veicolo spaziale suborbitale Lynx MarK I.
"Questi pannelli ci permetteranno di avere lo scafo del Lynx con una linea continua aerodinamica dalla punta fino alla parte posteriore," ha dichiarato Jeff Greason, il capo ufficio tecnico della XCOR.
I pannelli, costruiti dalla Matrix Composites, saranno parte integrale della struttura della fusoliera e permetteranno l'accesso ai sistemi di supporto vitale e quelli di controllo che si trovano dentro il veicolo spaziale. I pannelli sono in fibra di carbonio e laminati epossidici con l'interno riempito di schiuma molto leggera. La Matrix Composites ha realizzato i pannelli nel suo stabilimento di Rockledge, in Florida e il loro completamento è previsto entro giugno 2015.
"Mentre il Lynx prende forma all'interno dell'Hangar 61 di Mojave, ci prefiggiamo di espanderci in Florida, la sede futura delle nostre strutture di realizzazione di Lynx," ha detto Jay Gibson, capo dell'ufficio esecutivo della XCOR. L'azienda amplierà la sua presenza in Florida attraverso una collaborazione con la Space Florida.
La compagnia prevede di localizzare le strutture di assemblaggio del Lynx Mark II presso il Kennedy Space Center. "Non potremmo essere più felici di lavorare con la Matrix Composites per questi componenti vitali del veicolo spaziale Lynx mentre espandiamo la nostra presenza in Florida," ha aggiunto Gibson.
"Siamo onorati che la XCOR ci abbia scelto come fornitori di questa parte integrale della fusoliera del veicolo spaziale Lynx," ha detto Dave Nesbitt, Presidente della Matrix Composites. "Essere parte della loro missione di ricerca, di scienza, di volo spaziale privato e lancio di micro-satelliti è un lavoro molto emozionante, mettendo in evidenza le nostre capacità con materiali compositi ad alte prestazioni."
Nell'immagine artistica (Credit: XCOR) i pannelli di rivestimento del Lynx.

Fonte: SpaceDaily

12/06/2015 - Prime parole di Samantha dopo il rientro sulla Terra -

L'ESA ha appena pubblicato sul suo canale YuoTube un video di Samantha Cristoforetti che risponde ad alcune domande, in italiano, poche ore dopo il rientro sulla Terra, sulle sue condizioni e delle sensazioni che ha provato.
Nella foto (Credit: ESA) un fotogramma estratto dalla prima, breve, intervista di Samantha Cristoforetti dopo il rientro.

PRIME PAROLE DI SAMANTHA CRISTOFORETTI POCHE ORE DOPO L'ATTERRAGGIO - 12/06/2015 - (Credit: ESA) - dur.min. 1:24 - LINGUA ITALIANO

Fonte: canale ESA su YouTube

11/06/2015 - Nuovo test di accensione per un motore RS-25 -

Signore e signori, abbiamo acceso il nostro motore. Un motore a razzo RS-25 è stato acceso per 500 secondi l'11 giugno presso lo Stennis Space Center della NASA, vicino alla Baia di St. Louis, Mississippi.
Quattro motori RS-25 spingeranno il nuovo razzo della NASA, lo Space Launch System (SLS), alla velocità di 28.000 km/h - 73 volte più veloce delle vetture che partecipano alla 500 miglia di Indianapolis - per inviare gli astronauti nelle future missioni oltre l'orbita terrestre, compreso un asteroide e infine Marte.
Questa è la terza accensione per lo sviluppo del motore RS-25 presso il banco di prova A-1 presso lo Stennis. Il primo test di questa serie venne condotto il 9 gennaio, e il secondo il 28 maggio. Altri quattro test sono previsti nell'attuale programma di sviluppo del motore.
"Sebbene con questi motori utilizziamo hardware ben testato proveniente dallo Space Shuttle, l'SLS richiederà delle prestazioni differenti," dice Steve Wofford, manager del Liquid Engine Office di SLS presso il Marshall Space Flight Center della NASA a Hunstville, Alabama. Il centro Marshall gestisce il programma SLS per l'agenzia. "Questo è il motivo per il quale li sottoponiamo di nuovo a prove. Questo è un altro paio di maniche - avremo bisogno di maggiore potenza per questi motori in modo da poterci portare più lontano di quanto mai fatto prima quando riprenderemo l'esplorazione umana. E crediamo che le modifiche che abbiamo eseguito su questi motori lo permetteranno."
Il primo volo di prova di SLS - designato Exploration Mission-1 - prevede la configurazione da 70 tonnellate di capacità di carico e trasporterà un veicolo spaziale Orion oltre l'orbita bassa terrestre per mettere alla prova le prestazioni dell'intero sistema.
"Abbiamo diversi obiettivi da raggiungere in questa serie di test, che ci dovranno fornire i dati cruciali sulla nuova unità di controllo del motore, sui materiali e sulle condizioni della pressione di iniezione del propellete," ha aggiunto Wofford.
La nuova unità di controllo del motore, il 'cervello' del motore, permette le comunicazioni fra il veicolo e il motore, inoltrando i comandi al motore e trasmettendo i dati verso il veicolo. L'unità di controllo inoltre provvede alla gestione a ciclo chiuso del motore regolando la spinta e la miscela di propellente mentre monitorizza le condizioni del motore. L'unità di controllo utilizzerà hardware e software aggiornato configurato appositamente per operare con la nuova architettura avionica del veicolo SLS.
Le serie di prove mostreranno come i motori RS-25 si comporteranno con le temperature dell'ossigeno liquido raffreddato; maggiore pressione di iniezione causata dal serbatoio dell'ossigeno liquido dello stadio principale più alto e della maggiore accelerazione; e un riscaldamento maggiore dell'ugello data dalla configurazione a quattro motori e la loro posizione in piano con gli ugelli dei due booster a solido di SLS. Un nuovo isolante ablativo e riscaldatori saranno inoltre messi alla prova durante i test. La Aerojet Rocketdyne di Sacramento, California, è l'azienda capocommessa per il lavoro sui motori RS-25.
Mentre l'SLS si evolverà, arriveranno a fornire una capacità di carico, senza precedenti, di 130 tonnellate che permetteranno missioni ancora più lontano nel nostro Sistema Solare in posti come Marte.
Per ulteriori informazioni su SLS, visita: http://www.nasa.gov/sls.
Nella foto (Credit: NASA/Stennis) il motore RS-25 alla prova di funzionamento dell'11 giugno 2015.

Fonte: NASA

11/06/2015 - Le macchie bianche di Cerere ancora più da vicino -

La sonda Dawn della NASA ha iniziato a dare una prima occhiata ai misteriosi punti bianchi sulla superficie del pianeta nano Cerere durante l'avvicinamento finale all'inizio di quest'anno, e ora gli scienziati hanno appena pubblicato l'immagine più dettagliata di queste strutture fino ad ora.
I punti più luminosi sono ammassati all'interno di un cratere del diametro di 90 km. I segni consistono in diversi piccoli punti con differenti forme e dimensioni.
L'ultima immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) scattata da Dawn è stata una delle prime che il veicolo spaziale ha ripreso dalla sua nuova orbita a 4.400 km da Cerere. Dawn vi è arrivata il 3 giugno ed ha iniziato a raccogliere dati scientifici da questa nuova posizione il 5 giugno dopo una discesa di quattro settimane da un'orbita più alta.
Gli scienziati dicono che Cerere mostra evidenti segni di attività superficiale, compresi flussi, frane e strutture collassate, ma finora i segni luminosi sulla sua superficie sono quelli che hanno destato maggiore attenzione.
"I segni chiari in questa configurazione rendono Cerere unico da ogni altra cosa che abbiamo visto finora nel Sistema Solare," ha detto Christoper Russell, principale studioso di Dawn presso la UCLA. "Il team scientifico sta lavorando per comprendere queste strutture."
I ricercatori prevedevano che Dawn avrebbe incontrato un mondo ghiacciato quando la sonda sarebbe giunta a Cerere, e quindi l'ipotesi che i punti bianchi siano formati da ghiaccio sembra quella più naturale.
"La riflessione di ghiaccio è, per me, la migliore candidata, ma il team continua a considerare possibilità alternative, come, ad esempio il sale," ha dichiarato Russell in un comunicato. "Con immagini sempre più ravvicinate dalla nuova orbita e angolazioni multiple, potremo presto determinare la natura di questo enigmatico fenomeno."
Secondo quanto dichiarato dalla NASA in un comunicato, le misurazioni dallo spettrometro infrarosso di mappatura della sonda aiuteranno gli scienziati a determinare la fonte delle macchie.
Sul sito dell'INAF, Maria Cristina De Sanctis, dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell'INAF di Roma, commenta: "L'aumentata risoluzione ci permette di vedere dettagli della superficie che prima erano molto sfuggenti. Le osservazioni dall'orbita Survey, in cui siamo entrati questi giorni, prevedono risoluzioni ancora più elevate e ci forniranno le prime risposte a molti dei quesiti sorti dall'analisi dei primi dati a bassa risoluzione. Le prossime immagini, quindi, saranno ancora più interessanti e ci aspettiamo nuove scoperte a breve".
Grazie ai nuovi dati forniti da Dawn sono state migliorate anche le stime delle dimensioni di Cerere, che ora lo vedono di 963 km di diametro all'equatore - circa le dimensioni del Texas. Si tratta dell'oggetto più massiccio che si trova nella fascia di asteroidi che giace fra le orbite di Marte e Giove.
Cerere è il secondo corpo, mai esplorato in precedenza, che Dawn ha visitato. La sonda, lanciata nel 2007, era rimasta in orbita attorno al gigantesco asteroide Vesta fra il 2011 e il 2012, poi aveva iniziato il viaggio verso Cerere, dove è giunta a marzo di quest'anno.
Dawn volerà attorno a Cerere otto volte nella sua attuale orbita fino al 28 giugno, quando inizierà una discesa a spirale di avvicinamento ulteriore al pianeta nano, che la porterà a soli 1.450 km ai primi di agosto. Per la fine dell'anno Dawn dovrebbe raggiungere i 373 km dalla superficie di Cerere.

Fonti: Spacelight Now - Alive Universe Images - NASA

11/06/2015 - La NASA certifica il test di aborto sulla rampa di SpaceX -

La NASA ha approvato il pagamento dei 30 milioni di dollari per l'esecuzione del test di aborto in rampa eseguito dalla SpaceX con il veicolo Crew Dragon nel quadro dell'accordo Commercial Crew Integrated Capability (CCiCap).
I dati raccolti durante quel test sono cruciali per comprendere le prestazioni di sicurezza del veicolo spaziale Crew Dragon mentre la compagnia prosegue nell'intento di certificare l'astronave per le missioni con equipaggio dirette alla Stazione Spaziale ed aiutare così a riportare la capacità di lancio degli astronauti agli Stati Uniti.
Gli otto motori SuperDraco del Crew Dragon vennero accesi alle 9:00 a.m. EDT (le 15:00 ora italiana) del 6 maggio per circa sei secondi, producendo istantaneamente ognuno una spinta di 6 tonnellate hanno sollevato il veicolo dalla speciale piattaforma montata presso il Complesso di Lancio 40 dell'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
Il veicolo ha viaggiato fino a 1.187 metri di altezza, prima di sganciare il suo modulo posteriore ed eseguire un ammaraggio appeso a tre paracadute nell'Oceano Atlantico, a 1.202 metri dalla rampa di lancio.
"Questo test era altamente visibile e ci ha fornito volumi d'importanti informazioni, che ci serviranno come prova tangibile che il nostro team ha compiuto passi significativi verso il lancio di equipaggio con razzi costruiti in America, dall'America, molto presto," ha detto Jon Cowart, partner manager per il Commercial Crew Program della NASA.
"La quantità di dati raccolti fornirà agli ingegneri un vero tavolo di confronto di quanto accurate sono state le loro analisi e i modelli che hanno predetto la realtà. Per quando possano essere efficaci i moderni modelli computazionali niente può battere un test di volo come questo, per scoprire come davvero funziona la strumentazione."
Il successo del test del sistema di fuga del Crew Dragon della SpaceX dimostra la possibilità di salvare gli astronauti nel malaugurato evento di una situazione che metta a rischio le loro vite sulla rampa di lancio.
"Questo è il primo importante volo di prova per un veicolo che deve trasportare gli astronauti nello spazio dell'intero Commercial Crew Program," ha detto Gwynne Shotwell, presidente della SpaceX. "Il successo del test valida le previsioni cruciali relative al trasporto degli astronauti verso la stazione spaziale. Con il supporto della NASA, la SpaceX continua a fare rapidi ed eccellenti progressi nel rendere il veicolo spaziale Crew Dragon il più sicuro e affidabile veicolo che abbia mai volato."
L'approvazione del pagamento per il test di aborto in rampa segue l'autorizzazione della NASA alla Boeing per iniziare i lavori per la prima missione post-certificazione. Questi passi assicurano progressi continui nello sforzo dell'agenzia per il ritorno dei lanci con equipaggio dal suolo americano verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La SpaceX attende di ricevere la propria autorizzazione per procedere con il lavori per la missione post-certificazione entro l'anno. La determinazione di quale compagnia eseguirà il primo volo verso la stazione verrà fatta ancora in seguito.
Nella foto (Credit: SpaceX) il momento del volo di prova del test di aborto in rampa per il Crew Dragon di SpaceX.

Fonte: Spacedaily

Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls) il momento che la capsula Soyuz TMA-15M ha toccato il suolo con l'accensione dei retrorazzi.

11/06/2015 - Si conclude la missione 'Futura' di Samantha Cristoforetti -

Tre membri dell'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sono rientrati sulla Terra dopo aver trascorso quasi 200 giorni nello spazio.
L'astronauta Terry Virts della NASA, il cosmonauta Anton Shkaplerov dell'agenzia spaziale russa Roscosmos e l'astronauta italiana dell'ESA, Samantha Cristoforetti sono atterrati a bordo del loro veicolo spaziale Soyuz TMA-15M nelle steppe del Kazakhstan giovedì 11 giugno.
La manovra di 'retroaccensione' - necessaria a decelerare la capsula e uscire dall’orbita iniziale - era cominciata alle 14:51 italiana. Arrivati a 140 km di altezza i tre moduli di cui è composta la Soyuz si sono separati e dopo circa 3 minuti è avvenuto l’ingresso in atmosfera. A 10 km di altezza si è aperto il paracadute che ha rallentato la discesa fino a una velocità di circa 22 Km/h, ridottasi ulteriormente a 5 Km/h con l’attivazione finale dei retrorazzi a 70 cm di altezza dal suolo.
La discesa appesi al paracadute e l'atterraggio 'morbido' assistito dai retrorazzi è avvenuto alle 7:44 p.m. locali (le 15:44 ora italiana) del trio è avvenuto quasi un mese dopo quanto era previsto dalla Roscosmos a causa della perdita del veicolo cargo Progress avvenuta alla fine di aprile.
Il primo a uscire è stato il russo Anton Shkaplerov, alle 16:01; poi è toccato alla nostra Samantha, alle 16:07; due minuti dopo è venuto fuori anche l’astronauta della NASA Terry Virts.
"Abbiamo trascorso assieme 200 giorni nello spazio, con alcuni giorni in bonus, ma non avrei potuto sperare di avere un gruppo migliore di persone per trascorrere questo tempo nello spazio," aveva detto Virts prima che lui e i suoi compagni tornassero sulla Terra.
Virts, Shkaplerov e Cristoforetti hanno lasciato quella che è stata la loro casa negli ultimi sette mesi, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 10:20 GMT (le 12:20 ora italiana) di giovedì, segnando ufficialmente la fine della Spedizione 43 sull'avamposto orbitale, la seconda missione per durata in quasi 15 anni di storia di presenza continua degli equipaggi a bordo.
Virts mercoledì aveva passato il comando della stazione al cosmonauta Gennady Padalka, che ora è il primo a rivestire il ruolo di Comandante della ISS per la quarta volta. Padalka, assieme ai suoi compagni, il cosmonauta Mikhail Kornienko e l'astronauta NASA Scott Kelly, serviranno a bordo della stazione come equipaggio di Spedizione 44 fino a che non verrà lanciata la prossima Soyuz con altri tre nuovi membri dell'equipaggio.
Il lancio della Soyuz TMA-17M, con il cosmonauta russo Oleg Kononenko, l'astronauta NASA Kjell Lindgren e Kimiya Yui della JAXA (l'agenzia spaziale giapponese) è ora previsto fra il 23 e il 25 luglio.
"Quando scendi da un equipaggio di sei a uno di tre, ovviamente, hai perso metà del tempo equipaggio disponibile e questo ha un certo riflesso sulle attività di bordo," aveva detto Kelly in un'intervista alla CBS News. "Ma è un'impatto che abbiamo previsto. Noi abbiamo già avuto un equipaggio composto da soli tre membri, e una volta anche soltanto due, quindi è una cosa che possiamo gestire. E' quello che dobbiamo fare."
Originariamente, Kelly, Kornienko e Padalka avrebbero dovuto rimanere soli sulla stazione per solo due settimane, ma la perdita del cargo russo Progress M-37M il 28 aprile ha costretto la Roscosmos a rinviare il volo della Soyuz TMA-17M a fine luglio in modo che le indagini sul fallimento del veicolo cargo potessero procedere. Per compensare, il ritorno dell'equipaggio di TMA-15M è stato rinviato dal 13 maggio a giovedì mattina.
Il tempo ulteriore trascorso in orbita ha permesso a un membro dell'equipaggio di fissare alcuni nuovi record. Cristoforetti, che è stata la prima donna italiana a volare nello spazio quando è decollata assieme a Virts e Shkaplerov a novembre, ha trascorso più tempo in un volo che ogni altro astronauta ESA o donna di ogni parte del mondo, trascorrendo un totale di 199 giorni, 16 ore e 42 minuti fuori dalla Terra.
Anche i suoi compagni lasciati sulla stazione stanno raggiungendo dei record di durata. Il 28 giugno prossimo, Padalka supererà gli 803 giorni totali trascorsi nello spazio dal cosmonauta Sergei Krikalev, nel corso di diverse missioni, mentre Kelly e Kornienko sono ora a 75 giorni della loro spedizione lunga un anno intero da passare a bordo della ISS.
La Soyuz TMA-15M era invece la seconda missione per Virts e Shkaplerov. Virts ha raggiunto i 213 giorni nello spazio, arrivando al 14esimo posto nella classifica degli astronauti della NASA. Shkaplerov ha completato invece un anno nello spazio nel corso di due missioni di lunga durata sulla stazione, piazzandosi al 32esimo posto nella lista degli esploratori spaziali di tutto il mondo.
Nella foto (Credit: NASATV/Roscosmos) una sorridente Samantha dopo l'atterraggio. Durante il loro tempo trascorso Virts, Shkaplerov e Cristoforetti hanno condotto centinaia di esperimenti scientifici, supervisionato l'arrivo e la partenza dei veicoli cargo e assistito al riposizionamento del modulo PMM Leonardo. Virts inoltre è uscito fuori dalla stazione in tre attività extraveicolari (EVA) per cablare i cavi di un nuovo adattatore che permetterà ai futuri veicoli con equipaggio di Boeing e SpaceX di attraccare al laboratorio.
I tre sono stati inoltre i primi a condividere lo spazio con le loro versioni LEGO in miniatura e Cristoforetti e diventata la prima persona a potersi gustare un vero caffè espresso all'italiana utilizzando la macchina ISSpresso arrivata ed installata a bordo durante la loro permanenza nello spazio.
Ora che sono tornati sulla Terra, l'equipaggio di Soyuz TMA-15M riceverà un breve esame medico prima di partire in elicottero per la città di Karaganda per la tradizionale cerimonia di benvenuto Kazakha. Da lì Shkaplerov partirà in aereo per Città delle Stelle, appena fuori Mosca, mentre Virts e Cristoforetti si imbarcheranno su un jet della NASA che li porterà fino al Johnson Space Center di Houston, nel Texas, USA. Una volta a Houston, Samantha e Virts avranno un periodo di riabilitazione per riadattarsi alla gravità terrestre, come tutti gli astronauti che rientrano dallo spazio, e saranno sottoposti a questionari, biopsie muscolari e altri test medici.
Samantha è stata la settima astronauta italiana ad andare nello spazio e la quinta a mettere piede sulla ISS. Questa opportunità di volo è stata assegnata all'ASI dalla NASA grazie ad un accordo bilaterale diretto NASA/ASI (Memorandum of Understanding del 9 ottobre 1997), in base al quale ASI, a fronte della fornitura a NASA di tre moduli pressurizzati abitativi (MPLM - Multi Purpose Pressurized Module) e del PMM (Permanent Multi-purpose Module) per la ISS, ha accesso a quota parte delle risorse della ISS per effettuare esperimenti in microgravità e a opportunità di volo di astronauti italiani, sia di breve sia di lunga durata.
"Sono felice di annunciare il ritorno di Samantha sulla Terra, attorno alla quale ha percorso il più lungo viaggio compiuto da una donna nella storia dell’umanità," ha dichiarato Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. "Il successo di Samantha e della missione FUTURA – ha aggiunto Battiston -, realizzata tramite la tecnologia e le competenze industriali e professionali del nostro Paese, ha permesso di mostrare al mondo la qualità dei programmi spaziali dell’Italia."
Nella foto (Credit: NASA TV) i tre astronauti appena estratti dalla Soyuz e fatti sedere, stanchi ma felici. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Bill Ingalls) il momento che la capsula Soyuz TMA-15M ha toccato il suolo con l'accensione dei retrorazzi. Nella foto a destra (Credit: @ingallsimages ) una sorridente Samantha dopo l'atterraggio.

VIDEO ATTERRAGGIO SOYUZ TMA-15M E USCITA EQUIPAGGIO - 11/06/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 3:43 - LINGUA INGLESE

VIDEO PARTENZA SOYUZ TMA-15M DALLA ISS - 11/06/2015 - (Credit: NASA/SPACEVIDS) - dur.min. 12:42 - LINGUA INGLESE

VIDEO DEI SALUTI E CHIUSURA PORTELLO DELL'EQUIPAGGIO SOYUZ TMA-15M - 11/06/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 9:39 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - ASI - NASA

09/06/2015 - La sentinella meteo DSCOVR raggiunge il traguardo finale -

La NOAA ha annunciato lunedì che un nuovo osservatorio spaziale per il meteo lanciato a febbraio ha completato un viaggio di quattro mesi verso la posizione operativa a milioni di km dalla Terra.
La missione da 340 milioni di dollari potrà dare un'occhiata alle particelle del vento solare, dando ai meteorologi l'avviso dell'arrivo di tempeste solari che potrebbero interrompere le comunicazioni radio, disturbare le reti elettriche, le operazioni satellitari e viaggi aerei.
Il Deep Space Climate Observatory (DSCOVR) era decollato l'11 febbraio grazie a un razzo vettore Falcon 9 della SpaceX, iniziando così il suo lungo viaggio verso il punto lagrangiano L1, una posizione gravitazionalmente stabile situata a milioni di km dalla Terra, allineata con il Sole.
Fin dal suo lancio da Cape Canaveral, DSCOVR ha dispiegato i suoi pannelli solari ed esteso un traliccio metallico che ospita il principale sensore per il vento solare.
DSCOVR è giunto domenica ed è entrato in orbita attorno al punto L1, dove verranno completati i controlli finali dei suoi strumenti prima dell'entrata in servizio, attesa per luglio. Una volta operativo, DSCOVR sarà il primo satellite meteo degli Stati Uniti nello spazio profondo.
La NOAA spera che la missione possa durare almeno due anni e il DSCOVR trasporta abbastanza propellente per funzionare cinque anni.
Gli strumenti dell'osservatorio monitoreranno il flusso costante del vento solare, fornendo avvisi sulle attività che potrebbero generare tempeste solari.
Il portello su DSCOVR che protegge la telecamera che guarda verso la Terra dovrebbe essere aperto poco tempo dopo che il satellite è giunto a L1. Le prime immagini del nostro pianeta riprese da milioni di km potrebbero essere rilasciate nelle prossime settimane.
Le immagini saranno a colori e mostreranno il lato illuminato della Terra da ogni quattro a sei ore e la NASA prevede di postare le immagini sul sito web pubblico.
Nell'illustrazione (Credit: NOAA) la posizione nello spazio raggiunta dal satellite meteo spaziale DSCOVR.

Fonte: Spaceflight Now

09/06/2015 - Jason-3 rinviato a luglio/agosto per un controllo non necessario -

Il satellite francese per la misurazione dell'altezza degli oceani, Jason-3, verrà inviato alla Base Aerea di Vandenberg il 18 giugno, in tempo per un lancio a bordo di un Falcon 9 della SpaceX previsto a fine luglio, inizi agosto. Il CNES, l'agenzia spaziale francese, ha dichiarato ufficialmente il 9 giugno che il ritardo di nove giorni si è scoperto che non era necessario.
Il satellite, che fa parte di un programma congiunto USA/Europa iniziato negli anni '90 e ora utilizzato da 10.000 ricercatori in 160 nazioni, ha perso la prevista data di lancio del 22 luglio dopo la scoperta, a fine aprile, di una contaminazione in uno dei suoi quattro motori di manovra.
La scoperta è stata fatta durante il test finale al satellite prima che venisse racchiuso nel container e fatto volare, a bordo di un aereo Antonov da trasporto, dalla Francia a Vandenberg. Con troppe domande ancora aperte sulla natura e l'origine della contaminazione, il CNES e il costruttore del veicolo, la Thales Alenia Space hanno preferito rimuovere e sostituire il motore contaminato e sottoporre gli altri tre a una nuova serie di test.
Il risultato: piccoli depositi di sale, probabilmente formati dalle tracce del propellente, l'idrazina, rimasti nei propulsori dopo l'ultimo test motori eseguito nel 2004, e non ripuliti con cura. Lo ha confermato martedì 9 giugno, Gerard Zaouche, project manager di Jason-3, nella conferenza stampa tenuta nella sede centrale del CNES.
Nessuno degli altri motori ha mostrato lo stesso problema.
Anche se la contaminazione non fosse stata rilevata durante il test finale, le prestazioni del satellite non avrebbero risentito perché, appena l'idrazina fosse entrata nel motore di nuovo i resti di sale sarebbero scomparsi.
Per poter rispettare la data di lancio del 22 giugno il Jason-3 avrebbe dovuto essere spedito l'8 giugno. Risolvere il problema della contaminazione e richiedere il volo di un nuovo Antonov ha portato al ritardo di nove giorni.
Jason-3 è già in ritardo di circa due anni, in parte per problemi di finanziamento del lancio con il Falcon 9 v1.1. della SpaceX da parte della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli USA.
Il ritardo ha preoccupato diversi clienti di Jason perché il Jason-2, attualmente in orbita, ha superato da parecchio la data di ritiro e molti studiosi hanno la necessità di una trasmissione ininterrotta di dati sui lunghi periodi per avere il massimo beneficio. Jason-2, per ora, rimane in buone condizioni.
Jason-3 è una copia quasi identica di Jason-1 e Jason-2 lanciati, rispettivamente, nel 2001 e 2008 come parte del programma congiunto NASA-CNES che ora comprende anche le agenzie meteorologiche satellitari di USA e Europa oltre ai clienti civili, governativi, militari e commerciali di tutto il mondo.
Oltre ai satelliti della serie Jason, l'Unione Europea ha installato sensori di questo tipo sui propri satelliti di osservazione terrestre della serie Sentinel e anche la Cina e l'India hanno ognuna un satellite con altimetro dedicato per questo scopo.
L'Unione Europea e l'ESA hanno in programma di lanciare in futuro altri due satelliti Jason mentre gli Stati Uniti e la NASA collaborano a un più ambizioso veicolo spaziale, chiamato SWOT (Surface Water Ocean Topography) da lanciare negli anni '20 e capace di misurare non solo gli oceani ma anche i laghi e i fiumi. Il costo di questa nuova missione si stima sui 1,2 miliardi di Euro contro i soli 290 per il Jason-3.
Nella foto (Credit: Thales Alenia Space) il Jason-3 mentre sta entrando nella stanza per il test del vuoto.

Fonte: Spacenews

Nella foto (Credit: NASA) il Comandante Virts alle prese con la chiusura di un portello.

09/06/2015 - La Russia aggiorna il calendario lanci per la ISS -

Secondo fonti ufficiali russe, il prossimo equipaggio composto di tre persone verrà lanciato verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fra il 23 e il 25 luglio prossimi, dopo un ritardo di due mesi causato dal fallimento della missione di rifornimento Progress avvenuto in aprile.
Il cosmonauta russo veterano Oleg Kononeko guiderà l'equipaggio che verrà lanciato a bordo della capsula spaziale Soyuz TMA-17M. Assieme a Kononenko vi saranno due novellini del volo spaziale, l'astronauta NASA Kjell Lindgren e il giapponese Kimiya Yui.
La Roscosmos ha detto che i responsabili della stazione spaziale fisseranno la data esatta di lancio dopo aver analizzato i risultati di una manovra non prevista condotta lunedì che ha spostato il complesso orbitale per evitare un pezzo di detrito spaziale. La manovra ha leggermente modificato l'orbita della stazione e gli analisti devono ricalcolare le opportunità di lancio della Soyuz prima di finalizzare la data di lancio.
Kononenko, Lindgren e Yui sostituiranno i tre membri dell'equipaggio che giovedì lasceranno la stazione spaziale e atterreranno in Kazakhstan.
La capsula Soyuz TMA-15M lascerà la ISS con a bordo il comandante NASA Terry Virts, l'astronauta italiana dell'ESA Samantha Cristoforetti e il pilota cosmonauta Anton Shkaplerov che hanno compiuto un controllo delle procedure di partenza proprio questa settimana.
Gli ingegneri della Roscosmos stanno studiando un'accensione errata - un impulso separato da quello utilizzato per evitare il detrito lunedì - avvenuto martedì durante un controllo di routine del sistema di comunicazione della Soyuz. Il problema è avvenuto, secondo la NASA, alle 11:27 a.m. EDT (le 17:27 ora italiana) inserendo la stazione su un orientamento diverso da quello normale.
Il complesso è stato rapidamente riportato sotto controllo agendo sui razzi di manovra della sezione russa dell'avamposto.
"Non vi sono stati pericoli per l'equipaggio o la stazione stessa e il problema non avrà conseguenze sul rientro della Soyuz TMA-15M previsto giovedì," ha scritto la NASA in un comunicato. "Gli specialisti della Roscosmos stanno determinando le cause dell'incidente e, non appena vi saranno maggiori informazioni le renderemo note."
Il prossimo veicolo cargo è stato anticipato dal 6 agosto al 3 luglio a causa del fallimento dell'ultima missione, che la commissione incaricata di indagare ha ritenuto colpa di una 'peculiarità nel progetto' che vede il collegamento fra il veicolo cargo Progress e il razzo Soyuz della versione modernizzata.
Il lancio del 3 luglio verrà eseguito con un razzo vettore Soyuz del modello precedente e non suscettibile quindi del problema che ha causato la perdita della capsula Progress il 28 aprile scorso.
Il successivo veicolo di trasporto equipaggi Soyuz rimane fissato per il 1° settembre con Sergei Volkov, l'astronauta danese dell'ESA Andreas Mogensen e un terzo membro dell'equipaggio non ancora assegnato che dovrà sostituire la cantante Sarah Brightman che ha rinunciato alla missione il mese scorso.
Volkov rimarrà sulla ISS fino ai primi del 2016 mentre Mogensen tornerà sulla Terra, dopo dieci giorni trascorsi sull'avamposto orbitale, assieme al comandante della stazione Gennady Padalka e il sostituto della Brightman.
La missione è necessaria per dotare la ISS di una nuova Soyuz, che funge da scialuppa di salvataggio, dato che la 'garanzia' orbitale di questi veicoli scade dopo 210 giorni in orbita. Questo accade perché sulla ISS si trovano due membri dell'equipaggio che trascorreranno quasi un anno in orbita: si tratta dell'americano Scott Kelly e del cosmonauta Mikhail Kornienko, arrivati assieme a Padalka.
Il Progress M-29M - conosciuto come Progress 61P nella sequenza di volo della ISS - verrà lanciato il 21 settembre. Il Progress MS-1 - conosciuto come Progress 62P - verrà lanciato il 19 novembre e la Soyuz TMA-19M - con a bordo il cosmonauta Yuri Malenchenko, l'Ingegnere di Volo NASA Timothy Copra e l'astronauta britannico dell'ESA Timoty Peake- sarà lanciata il 15 dicembre.
Tra l’altro, Samantha ha stabilito il nuovo record di permanenza nello spazio per una donna, superando la quota di 195 giorni che era stata precedentemente raggiunta dall’astronauta NASA Sunita Williams. Potrete seguire gli aggiornamenti del rientro in diretta sul sito Alive Universe Images a cura di Marco Di Lorenzo.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) l'Italia fotografata di notte dall'equipaggio della ISS. La nave spaziale in primo piano è la Soyuz TMA-15M con la quale giovedì torneranno i tre membri dell'equipaggio fra i quali l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) il Comandante Virts alle prese con la chiusura di un portello.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

08/06/2015 - E' confermato! La vela solare ha avuto successo -

Dopo varie vicissitudini che avevano fatto temere il peggio, il veicolo spaziale LightSail della The Planetary Society, ha dispiegato la sua gigantesca vela solare.
L'apertura della vela segna un iniziale successo di quello che è un esperimento in due parti. Il prossimo anno l'organizzazione guidata dallo scienziato Bill Nye lancerà un altro CubeSat dotato di vela e questa volta sarà predisposta per una più lunga crociera.
Il satellite LightSail attuale ha offerto l'ulteriore prova che l'energia cinetica del flusso di particelle provenienti dal Sole può essere utilizzata per un efficiente e poco costoso viaggio spaziale. Ma il veicolo non navigherà molto a lungo. La resistenza atmosferica frenerà il piccolo satellite e la sua grande vela di Mylar verso la Terra dove brucerà al contatto con gli strati superiori dell'atmosfera a causa dell'attrito.
LightSail aveva cessato le comunicazioni con i controllori di volo per due volte fin dal momento del lancio, avvenuto due settimane fa, ed era stata silenziosa per diversi giorni. Ma infine il satellite aveva risposto, domenica pomeriggio, al segnale inviato dagli ingegneri per il dispiegamento della vela solare.
"Tutte le indicazioni sono che la vela solare si è dispiegata nominalmente," ha scritto David Spencer, manager della missione, in una email di aggiornamento per gli appassionati che seguono la missione.
Un emozionato Bill Nye ha scritto su Twitter per confermare il successo: "Il motore gira! La vela si sta dispiegando!!! 39 anni dopo che il profettos Sagan lo aveva previsto!"
Alla fine degli anni '70, il famoso cosmologo Carl Sagan aveva teorizzato che le particelle solari avrebbero potuto spingere un veicolo spaziale dotato di vela, eliminando così la necessità del pesante carico del propellente. I precedenti esperimenti degli ingegneri NASA e di quelli giapponesi avevano dimostrato il potenziale delle vele solari, ma Nye e i suoi colleghi sperano che il loro lavoro possa migliorare la tecnologia e renderlo più conveniente.
Nonostante i problemi - o forse proprio a causa di essi - il dispiegamento di LightSail è avvenuto prima di quanto aspettato. Originariamente la vela avrebbe dovuto essere dispiegata 28 giorni dopo che il CubeSat era stato rilasciato nello spazio, ma il guasto al software aveva preoccupato e dato un senso di urgenza e così gli ingegneri avevano deciso di dare 'luce verde' alla vela nella prima opportunità che fosse capitata.
La The Planetary Society ha appena ricevuto la prima immagine (Credit: planetary.org) dal satellite che mostrano la vela dispiegata. Gli ingegneri potrebbero tentare di incrementare la tensione sulla vela, in modo da rendere più 'stesa' la superficie di Mylar. L'immagine è comunque anche un poco distorta a causa dell'obiettivo di ripresa grandangolare.
Intanto il gruppo non ha smesso di raccogliere finanziamenti per la seconda parte dell'esperimento che si svolgerà il prossimo anno. Il team di Nye ha già ottenuto oltre 800.000 dollari su Kickstarter, quattro volte l'obiettivo fissato.

Fonti: Spacedaily - The Planetary Society

08/06/2015 - Getti notturni sulla cometa 67P -

Grazie alle immagini ad alta risoluzione dello strumento per le immagini OSIRIS è stato possibile osservare con un dettaglio senza precedenti getti di polvere notturni sulla superficie di 67P, chiaro segno di un aumento di attività sul nucleo della cometa.
Quando scende la notte sulla cometa di Rosetta, la 67P/Churyumov-Gerasimenko, il suo corpo dalle forme bizzarre rimane molto attivo. Questo è ciò che si osserva nelle recenti immagini della regione denominata Ma’at, situata sulla 'testa' della cometa, catturate dallo strumento OSIRIS, il sistema di ripresa immagini a bordo della sonda spaziale Rosetta a cui ha contribuito significativamente l’Università di Padova con il CISAS. Tali immagini sono state raccolte mezz’ora dopo il tramonto del Sole sulla regione e mostrano getti di polvere che si disperdono nello spazio.
I ricercatori del team di OSIRIS ritengono che alla base di questo fenomeno ci sia il riscaldamento progressivo della cometa.
"Solo di recente abbiamo iniziato ad osservare i getti di polvere che persistono anche dopo il tramonto," dice il Principal Investigator di OSIRIS Holger Sierks del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) in Germania. Negli ultimi mesi l’attività della cometa si collocava nelle aree illuminate dal Sole. Subito dopo il tramonto questi getti si abbassavano e non si risvegliavano se non alla successiva alba. Un’eccezione è rappresentata dall’immagine dal 12 marzo 2015 che mostra l’inizio di un getto di polvere proveniente da una zona vicina a quella in cui inizia l’alba.
Quest'immagine (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) della cometa di Rosetta è stata raccolta il 25 aprile 2015 da una distanza di circa 93 km e presenta getti di polvere chiaramente distinguibili lungo zone dove il Sole era già tramontato.
Secondo gli scienziati del team OSIRIS, la presenza di getti anche dopo il tramonto è un nuovo segno dell’attività crescente della cometa. "Attualmente 67P si sta avvicinando al perielio, che è previsto per metà agosto," ha dichiarato Sierks. Nel momento in cui l’immagine è stata scattata la cometa e il Sole si trovavano ad appena 270 milioni di chilometri di distanza. "L’irraggiamento solare sta diventando sempre più intenso, e quindi la superficie illuminata sta aumentando la propria temperatura," ha aggiunto Sierks.
Le prime analisi suggeriscono che la cometa potrebbe immagazzinare questo calore per un po’ di tempo nei suoi strati superficiali. "Mentre la polvere che copre la superficie della cometa si raffredda rapidamente dopo il tramonto, gli strati più profondi mantengono il calore per un periodo di tempo più lungo," afferma Xian Shi, scienziato del team OSIRIS presso il MPS, che ha esaminato i getti sulla superficie della cometa. Gli scienziati sospettano che in questi strati vi sia la scorta di gas congelati che alimenta l’attività della cometa.
Anche missioni cometarie del passato, come Stardust sulla cometa 81P/Wild 2 e Deep Impact sulla cometa 9P/Tempel 1, avevano osservato la presenza di getti lungo la superficie notturna. "Ma solo grazie alle immagini ad alta risoluzione di OSIRIS possiamo studiare questo fenomeno nel dettaglio," ha concluso Sierks.

Fonti: INAF News - Alive Universe Images - ESA Rosetta blog

Nell'immagine (Credit: Contains Copernicus data (2015)/ESA/IREA-CNR) l'interferogramma dell'Italia.

08/06/2015 - Sentinel 1 porta il telerilevamento radar a nuovi livelli -

Grazie alle frequenti osservazioni dal satellite radar Sentinel-1A, in orbita da un anno, gli scienziati stanno migliorando la tecnica di telerilevamento per mappare le deformazioni del terreno, aprendo nuove strade per il monitoraggio di terremoti e vulcani.
Confrontando i dati delle passate missioni radar satellitari – ERS ed Envisat – con quelli ottenuti dall'attuale missione Sentinel-1A, i ricercatori all'Istituto Italiano per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente (IREA-CNR) hanno dimostrato un sensibile miglioramento nella mappatura della deformazione della superficie.
Per arrivare a questo, gli scienziati hanno utilizzato la tecnica del Radar ad Apertura Sintetica ad Interferometro, detto anche InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar). Questa tecnica prevede la combinazione di due o più immagini radar acquisite in diversi momenti. Se qualcosa al suolo è cambiato tra le acquisizioni, la deformazione del terreno viene mostrata come una sequenza continua di strisce colorate chiamate frange di interferenza, o "interferogramma".
Portando la tecnica un gradino più in alto, gli scienziati hanno applicato un algoritmo, conosciuto come approccio SBAS (Small Baseline Subset), alla tecnica dell'interferometria. Questo permette la generazione di mappe altamente accurate della velocità media di deformazione concentrando l'analisi InSAR solo su interferogrammi caratterizzati da una piccola separazione spaziale e temporale dell'orbita tra le immagini radar. Questo metodo è indicato in particolare quando si lavora con dati acquisiti da Sentinel-1A che ha un passaggio ogni 12 giorni – un'ulteriore miglioria rispetto alle precedenti missioni radar.
"A dispetto del breve periodo operativo del sensore di Sentinel-1A, il sistema ha già dimostrato la propria capacità di misurare la deformazione della superficie con una precisione millimetrica." ha detto Riccardo Lanari, Direttore dell'IREA-CNR.
"Inoltre e più importante, i nostri risultati mostrano chiaramente che, grazie alle piccole linee base che caratterizzano i dati Sentinel-1A, possiamo drasticamente aumentare la copertura spaziale della superficie delle mappe di deformazione, in termini di densità dei pixel studiati, in confronto a precedenti generazioni di sistemi SAR come ERS ed Envisat."
Ciò è evidente quando si confrontano le mappe della velocità media di deformazione (Credit: Contains Copernicus data (2015)/ESA/IREA-CNR) generate attraverso i dati ottenuti da Sentinel-1A ed Envisat sulla zona della Baia di Napoli, dove si trovano tre complessi vulcanici principali – il monte Vesuvio, i Campi Flegrei e l'isola di Ischia.
In particolare, grazie alla sua aumentata capacità di copertura territoriale, le mappe ottenute con i dati Sentinel-1A mostrano chiaramente l'effetto "espansione" del vulcano alla sommità del Vesuvio, che era solo parzialmente visibile con i precedenti prodotti ricavati da ERS e da Envisat. Evidente inoltre è il miglioramento ottenuto della densità di misura sui Campi Flegrei, caratterizzati da sollevamento continuo.
La missione Sentinel-1 assicura una continuità nelle misurazioni della deformazione del terreno cominciate con ERS e con Envisat, ma con una qualità migliore in termini di mappatura territoriale e frequenza di acquisizione. In particolare, la sua acquisizione da 250Km in larghezza nella modalità Interferometric Wide Swath permette di generare abitualmente interferogrammi di larga scala.
Con l'imminente lancio del satellite "sorella"di Sentinel-1A - Sentinel-1B – la mappatura della deformazione della superficie migliorerà ulteriormente. I due sistemi satellitari ridurranno il tempo di passaggio a sei giorni, migliorando la qualità dei prodotti interferometrici.
Il monitoraggio a lungo termine della deformazione del terreno intorno a Napoli, così come quello di altre aree vulcaniche sparse sul globo, sono la chiave per tenere sotto controllo la loro evoluzione ed il rischio potenziale.
"La possibilità di accedere ai dati SAR del Sentinel-1, con una vasta copertura, con una politica di accesso aperto e gratuito ai dati, apre nuove prospettive per gli scenari di protezione civile," ha fatto notare Michele Manunta, un ricercatore dell'IREA-CNR.
"Per esempio, potremmo già produrre, in un contesto operativo, interferogrammi di quasi tutto l'intero territorio italiano."
Nell'immagine a sinistra (Credit: Contains Copernicus data (2015)/ESA/IREA-CNR) l'interferogramma dell'Italia.

Fonte: ESA Italia

Nella foto (Credit: NASA) il veicolo di prova LDSD appeso al pallone in volo verso la stratosfera.

08/06/2015 - Il paracadute si strappa durante l'esperimento di rientro marziano -

Volando a più di del doppio della velocità del suono nell'aria rarefatta a 54 km sopra le isole Hawaii, un veicolo di prova a forma di disco volante ha gonfiato con successo un sistema frenante a forma di ciambella, una tecnologia necessaria per rallentare carichi pesanti durante la loro discesa verso Marte, ma un gigantesco paracadute supersonico si è strappato alcuni secondi dopo l'apertura, segnando così il secondo fallimento consecutivo di questo progetto dal costo di 230 milioni di dollari.
"Prima di tutto, appare che i nostri razzi si siano accesi correttamente, sembra che abbiamo raggiunto l'altezza e la velocità previste," ha detto Daniel Coatta, un'ingegnere meccanico presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, di Pasadena, California. "Il sistema frenante si è gonfiato e sembra che abbia funzionato alla grande."
Purtroppo però il paracadute di 30 metri di diametro sembra si sia strappato quando è stato rilasciato nel flusso supersonico, portando un udibile lamento di disappunto dal team del controllo missione che assisteva al test. Il veicolo di prova è poi disceso da solo ed ammarato nell'Oceano Pacifico a ovest delle Hawaii.
Il video in tempo reale a bassa risoluzione non ha chiarito che cosa esattamente sia andato storto, ma gli ingegneri sperano di recuperare il video ad alta risoluzione e i dati del veicolo di prova una volta che questo sarà recuperato e riportato a riva.
Questo era il secondo di tre test previsti nell'ambizioso programma di perfezionare le tecnologie necessarie per decelerare un veicolo spaziale pesante in discesa verso la superficie di Marte nella tenue atmosfera del Pianeta Rosso.
Il terzo volo è previsto per la prossima estate, utilizzando una versione più grande del veicolo di prova. Come il guasto al paracadute potrà influire su questi piani dipende dai risultati delle dettagliate analisi video e della telemetria e dallo sviluppo di un altro progetto del paracadute che possa sopportare meglio lo shock dell'apertura a velocità supersonica.
Il veicolo Low-Density Supersonic Decelerator (LDSD) era decollato, per la lenta salita verso i confini dello spazio, alle 1:45 p.m. EDT (le 19:45 ora italiana) dal poligono militare della Pacific Missile Range Facility, della U.S. Navy, di Kuai, nelle Hawaii.
Utilizzando un pallone stratosferico caricato con quasi un milione di metri cubi di elio per la salita verso la parte di atmosfera meno densa, il veicolo LDSD aveva raggiunto l'altezza di circa 36.000 metri sopra l'Oceano Pacifico, circa 3 ore dopo il lancio.
Dopo la conferma delle sue condizioni, il veicolo LDSD era stato rilasciato dal pallone alle 5:35 p.m. EDT (le 23:35 ora italiana), seguito, un istante dopo, dall'accensione del motore a propellente solido Star 48. Bruciando per circa 71 secondi, il motore a razzo ha sparato il veicolo ad un'altezza di circa 54 km.
A quell'altezza, viaggiando a circa quattro volte la velocità del suono, il veicolo ha sperimentato condizioni aerodinamiche simili a quelle che un lander diretto su Marte incontra durante una discesa verso la superficie del Pianeta Rosso.
Il veicolo spaziale più pesante mai inviato sulla superficie di Marte, il rover Curiosity della NASA, pesava all'atterraggio circa una tonnellata. Per portare robot più massicci, e infine veicoli spaziali con equipaggio che potrebbero pesare anche 20 tonnellate e più, la NASA deve sviluppare un sistema frenante migliore che possa aiutare a rallentare la nave spaziale in arrivo e permettere atterraggi anche a latitudini più elevate.
Il veicolo di prova LDSD ospita due nuove tecnologie che servono proprio a questo scopo.
Il primo è una ciambella toroidale gonfiabile in Kevlar che si trova attorno al perimetro tradizionale dello scudo termico, conosciuta come Supersonic Inflatable Aerodynamic Decelerator, SIAD, che dà al veicolo di prova la sua caratteristica forma a disco volante. Una volta gonfiato, il SIAD incrementa la sezione trasversale del veicolo spaziale da 4,7 metri a 6 metri, incrementando la resistenza atmosferica.
La seconda nuova tecnologia è il più gigantesco paracadute 'ringsail' mai progettato e che si deve aprire a una velocità più che doppia di quella del suono.
Un video drammatico ripreso dalle telecamere poste a bordo mostra il veicolo di prova, ruotare per stabilizzarsi, con il limbo della Terra sullo sfondo e la fiamma del motore a razzo.
Dopo che il motore a razzo ha sparato il veicolo di prova a una velocità di circa Mach 4, esso ha rallentato attorno a Mach 3 e a quel punto SIAD si è gonfiato in meno di un secondo, rallentato ancora il veicolo fino a Mach 2,4. Il paracadute, di 30 metri di diametro è stato aperto alcuni momenti dopo.
Durante il test iniziale del programma, lo scorso anno, il SIAD aveva funzionato senza problemi ma il paracadute si era strappato nel flusso supersonico. Studiando i video ad alta risoluzione dl processo di gonfiaggio, "abbiamo visto cose che non avremmo mai immaginato prima," ha detto Ian Clark, studioso principale di LSDS presso il JPL della NASA.
"Abbiamo visto un'apertura del paracadute molto più dinamica e turbolenta di quanto sapessimo prima," ha detto. "Abbiamo visto cose come le funi esplodere come un fulmine in una maniera caotica tutt'attorno."
"Dopo dettagliata analisi dei dati, gli ingegneri avevano una migliore comprensione dei processi fisici che governano e dominano come questi paracadute si comportano nei venti di oltre 3.200 km/h," ha detto Clark.
"Abbiamo fatto una serie di migliorie al nostro paracadute," egli aveva detto prima del lancio. " "Abbiamo incrementato la geometria della curvatura che aiuta a ridurre le tensioni nelle prime fasi del processo di apertura, abbiamo aggiunto materiale ad alta resistenza molto più strutturale nella corona del paracadute, in tutto il paracadute, per renderlo più robusto attraverso molte delle dinamiche che abbiamo visto nel processo di inflazione."
Il risultato era un paracadute "molto più resistente, più robusto di quello che pensavamo dovessimo utilizzare e questo ci ha fornito una grande mole di dati."
Ma ad un occhio inesperto, il paracadute ridisegnato sembra non essere migliorato rispetto al suo predecessore. A bordo le telecamere hanno mostrato che il paracadute si è quasi staccato dal momento in cui ha cominciato a gonfiarsi. Ma non è chiaro dal video a bassa risoluzione se qualche altro fattore possa aver giocato un ruolo.
Non sappiamo quando questa tecnologia potrebbe essere utilizzata per un vero volo su Marte, ma Clark ha detto ai giornalisti, prima del volo iniziale dello scorso anno, che prima o poi sarà necessaria.
"Lo Sbarco su Marte è una cosa estremamente difficile da fare," aveva detto. "L'atmosfera è estremamente sottile, è circa l'1 per cento della densità dell'atmosfera terrestre. Ciò significa che sono necessari dispositivi molto grandi per reagire contro l'ambiente e creare la resistenza che usiamo per rallentare i veicoli giù quando entrano nell'atmosfera.
"Se si vuole far atterrare cose che sono ancora più pesanti del Mars Science Laboratory, se si vuole far scendere diverse tonnellate - e quando lanci gli occhi verso l'orizzonte e si pensa a un atterraggio umano sulla superficie di Marte, le missioni saranno del peso fra le 10 a 15 tonnellate, 20 tonnellate o più - si sta andando nella direzione che occorre ad avere dispositivi molto grandi di attrito per rallentare i veicoli. Attualmente non li abbiamo, e questo è ciò che LDSD sta sviluppando."
Un veicolo di prova più grande, con un diametro gonfiato di quasi otto metri, è previsto al lancio per il prossimo anno. Come il fallimento del paracadute di oggi possa svolgere un ruolo in questo ultimo test non lo sappiamo ancora.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) due riprese dal veicolo LDSD durante il test, a sinistra il motore a razzo in funzione e, nella seconda il paracadute che si strappa all'apertura. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) il veicolo di prova LDSD appeso al pallone in volo verso la stratosfera.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

08/06/2015 - La Mars Orbiter Mission in congiunzione solare -

La sonda spaziale Mars Orbiter Mission (MOM) si trova in congiunzione solare con Marte e questo significa che, mentre orbita attorno al Pianeta Rosso, questo si trova dietro il Sole dal punto di vista della Terra.
La conseguenza di questo evento, che avviene una volta ogni 2,2 anni, e che i segnali di comunicazione provenienti dalla sonda sono gravemente disturbati dalla corona solare (la sua atmosfera esterna). La colpa di questo fenomeno è dato dalle particelle cariche provenienti dal Sole che sono le responsabili per la ricezione di disturbi di rumore fra le antenne al suolo e quelle del veicolo spaziale.
La congiunzione fra la Mars Orbiter Mission è iniziata il 27 maggio 2015 e terminerà il 1° luglio 2015. Durante questo periodo non verranno inviati alla sonda comandi per motivi di sicurezza e solo la telemetria (le informazioni sulla salute della sonda) sarà monitorata. Tutti gli strumenti scientifici della sonda sono inoltre sospesi. Le condizioni del veicolo spaziale appaiono normali.
Intanto nelle scorse settimane l'agenzia spaziale indiana (ISRO) ha rilasciato una serie molto interessante di immagini della superficie di Marte riprese con gli strumenti a bordo della sonda MOM. A questo indirizzo la serie completa. In questa foto (Credit: ISRO) il cratere Pital, fotografato con la Mars Color Camera (MCC) il 23 aprile 2015.

Fonti: Spaceref - ISRO

05/06/2015 - La NASA ricorda i 50 anni della sua prima passeggiata spaziale -

Due mesi e mezzo dopo che il cosmonauta Alexei Leonov divenne il primo essere umano a passeggiare nello spazio, l'astronauta Ed White della NASA metteva il piede fuori dalla sua capsula Gemini 4. Sono trascorsi 50 anni da quel giorno.
Sono trascorsi cinque decenni da allora e astronauti e cosmonauti hanno eseguito 413 attività extraveicolari, comprese le 187 (pari a 49 giorni complessivi) per la costruzione e la manutenzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e 23 (quasi sette giorni) che sono servite per riparare e aggiornare il telescopio spaziale Hubble.
Mentre le passeggiate spaziali sono diventate una pratica comune nel moderno volo spaziale umano, lavorare nel vuoto dello spazio mentre ci si muove a 8 km al secondo e sperimentando una serie di temperature alte e basse passando fuori e dentro l'ombra della Terra non sarà mai una routine.
"Ogni volta che inviamo un astronauta all'esterno della ISS, li stiamo mandando a fare un lavoro rischioso ma ci assicuriamo che siano al sicuro per lo svolgimento dei compiti per i quali sono stati assegnati," ha detto in un'intervista l'astronauta Mike Foreman, veterano di cinque passeggiate nello spazio, o EVA. "Le passeggiate spaziali probabilmente non diventeranno mai di routine, almeno non nel prossimo futuro."
La passeggiata di Ed White, in coppia con James McDivitt a bordo della capsula Gemini 4, avvenne il 3 giugno 1965 e durò complessivamente 23 minuti nei quali l'astronauta americano testò le comunicazioni, una specie di pistola a gas per muoversi, e si mise in posa per una foto (Credit: NASA) che divenne un'icona.
Ma l'inizio della prima EVA per gli Stati Uniti ebbe dei problemi; il portello non voleva saperne di aprirsi ma McDivitt e White, che avevano avuto un problema simile durante una simulazione nella camera del vuoto durante l'addestramento, senza mettere a conoscenza il Controllo Missione del problema lo superarono.
Dopo la breve uscita a pochi metri dalla capsula, legato da un cordone ombelicale alla Gemini 4, White era recalcitrante a concludere la sua escursione.
"Sto cercando di scattare una foto migliore." disse White alla radio.
"No, torna dentro," replicò McDivitt.
"Sto cercando di fare una foto migliore alla nave spaziale," disse White.
"Ed, torna qui!"
"Va bene," rispose White. "Ti passo la macchina fotografica e la pistola."
Dopo aver passato gli strumenti a McDivitt, White si rinfilò nello stretto abitacolo ma, quando tentarono di chiudere il portello il meccanismo di blocco non scattò. White era in difficoltà con i guanti e non riusciva a raggiungere i piccoli meccanismi del portello. Dopo un pò di fatica ci riuscì e il portello si bloccò. White era fisicamente esausto, il sudore gli andava sugli occhi. Anche McDivitt era stanco e i due si riposarono un poco prima di estendere un'antenna radio e dare la notizia a Terra che tutto era andato bene.
Ed White, purtroppo, morì assieme a Virgil “Gus” Grissom e Roger Chaffee, durante un test della capsula Apollo, il 27 gennaio 1967.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

05/06/2015 - Adeline, la risposta europea alla SpaceX -

L'Airbus Defence and Space ha svelato il 5 giugno il prodotto di cinque anni di studi per un motore a razzo riutilizzabile del primo stadio di un vettore Ariane.
I funzionari dell'Airbus hanno dichiarato di essere stati stimolati dal lavoro compiuto dalla SpaceX nel campo dei razzi riutilizzabili. La soluzione europea si chiama 'Adeline' (Advanced Expendable Launcher with Innovative engine Economy) e dovrebbe risolvere alcuni dei problemi incontrati dalla SpaceX nello sforzo di riutilizzazione del primo stadio, principalmente l'esposizione dei motori agli stress delle alte velocità mentre discende attraverso l'atmosfera e le zone di atterraggio.
Inoltre Adeline comporterebbe una minima penalizzazione nel peso del razzo, si parla di 35 tonnellate per la SpaceX contro le 2 del concorrente europeo, riutilizzando circa l'80% del valore economico del primo stadio - il motore, l'avionica e la struttura propulsiva.
Benoit Isaac ha guidato un piccolo team realizzando un modello in scala di Adeline, dotato di due alette e due motori a rotazione per guidare la parte che ospita il motore a razzo verso la Terra per un atterraggio orizzontale su una comune pista aeroportuale.
Ovviamente la priorità principale di Airbus rimane lo sviluppo del nuovo Ariane 6 ma Francois Auque, capo della divisione sistemi spaziali di Airbus, ha dichiarato che " Adeline verrà subito dopo,"
La scelta di Adeline è nata dopo aver visto i problemi incontrati dalla SpaceX nel suo tentativo di far rientrare l'intero primo stadio, prima su una chiatta nell'oceano e poi sulla terraferma, vicino alla base di lancio.
Herve Gilibert, direttore tecnico della divisione spazio di Airbus ha detto che l'unità propulsiva di Adeline - motore e avionica - è dove risiede la maggior parte del valore economico del primo stadio. Il team di Airbus ha quindi concluso che il design della SpaceX per il ritorno completo del primo stadio sulla Terra poteva essere semplificato separando la parte propulsiva dal resto dello stadio, proteggendo il motore dal rientro e utilizzando delle alette e turbofan per tornare orizzontalmente su una pista convenzionale.
Un approccio simile è stato svelato dalla ULA (United Launch Alliance) per il suo prossimo razzo vettore 'Vulcan', presentato lo scorso aprile.
Adeline è stato, finora, finanziato completamente all'interno di Airbus con un costo totale di non più di 15 milioni di Euro. Solo un sostanziale supporto governativo potrebbe renderlo disponibile per il 2025, come spera Airbus.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Airbus Defence and Space) Adeline mentre sta per atterrare, dopo essersi separato dal resto del primo stadio del razzo.

VIDEO CHE ILLUSTRA IL FUNZIONAMENTO DI ADELINE - 05/06/2015 - (Credit: AIRBUS DEFENCE AND SPACE/BERGER SN) - dur.min. 2:18 - MUSICA

Fonti: Spacenews - Parabolic Arc

05/06/2015 - LightSail è tornata silenziosa -

Un piccolo cubesat è tornato silenzioso in orbita per la seconda volta, appena due giorni prima del previsto dispiegamento della sua vela solare.
Secondo i membri del team della missione, il veicolo spaziale LightSail, della società no-profit 'The Planetary Society', non ha più contatti con la Terra fin da mercoledì pomeriggio (3 giugno), appena dopo che erano stati apparentemente dispiegati con successo i pannelli solari.
"I responsabili della missione pensano che le batterie del CubeSat siano in 'safe-mode', una condizione progettata appositamente per proteggere l'elettronica fino a che i livelli di energia non siano sicuri per svolgere le operazioni," ha detto Jason Davis, della The Planetary Society in un aggiornamento sulla missione.
"In una email di riepilogo inviata mercoledì pomeriggio, il mission manager David Spencer diceva che prima di perdere il contatto, le batterie di LightSail non sembravano prendere corrente dai pannelli solari e nemmeno vi era abbastanza corrente per alimentare i sottosistemi del veicolo spaziale," ha aggiunto David.
Gli ingegneri sono attualmente al lavoro per cercare di capire che cosa sia realmente accaduto, e come riportare LightSail, delle dimensioni di una pagnotta, sulla retta via.
Il problema alle batterie è il secondo impiccio per LightSail fin dal lancio, avvenuto il 20 maggio scorso in una missione ideata per dimostrare i componenti chiave della tecnologia delle vele solari. Il cubesat inizialmente era stato silenzioso dal 22 maggio, vittima di un'apparente anomalia al software. Ma LightSail si era riavviata da sola una settimana più tardi, probabilmente dopo un incontro con una veloce particella carica.
I mission manager avevano sperato nel dispiegamento della vela di LightSail, (di 32 metri quadri) oggi, 5 giugno, ma questi piani sono, al momento, congelati.
"Quando i contatti con la LightSail saranno ristabiliti, la sequenza nel dispiegamento della vela sarà eseguito il prima possibile, appena i livelli delle batterie saranno abbastanza alti per procedere," scrive Davis.
La vela solare funziona con l'urto debolissimo, ma continuo, dei fotoni provenienti dal flusso solare. Questa tecnologia, secondo i suoi sostenitori, ha grandi premesse per essere poco costosa e un modo molto efficiente di inviare le navi spaziali in giro per il Sistema Solare.
LightSail non potrebbe eseguire una vera crociera per questa missione, anche se il cubesat venisse recuperato completamente. Questo veicolo era progettato solo come banco di prova spaziale del controllo di orientamento e sistema di apertura della vela per un test orbitale successivo che prevede l'utilizzo di un altro veicolo LightSail il prossimo anno.
L'attuale LightSail ricadrà sulla Terra probabilmente entro un periodo fra i due e i dieci giorni dopo l'apertura della vela, rallentata dalla resistenza atmosferica.
Nell'illustrazione artistica (Credit: The Planetary Society) LightSail con la vela dispiegata in orbita.

Fonte: Space.com

05/06/2015 - E' ufficiale, Samantha rientra sulla Terra l'11 giugno -

Dopo oltre sei mesi di ricerca scientifica e dimostrazioni tecnologiche nello spazio, tre membri dell'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) lasceranno il laboratorio orbitale giovedì 11 giugno. La NASA TV fornirà la copertura diretta della loro partenza dalla stazione e il ritorno sulla Terra.
La copertura inizierà alle 10:40 a.m. EDT di mercoledì (le 16:40 ora italiana) 10 giugno, quando il Comandante di Spedizione 43, Terry Virts della NASA lascerà il comando della stazione spaziale al cosmonauta Gennady Padalka dell'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos).
Alle 6:20 a.m (le 12:20 ora italiana) del giorno seguente, Virts e gli Ingegneri di Volo Samantha Cristoforetti dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e Anton Shkaplerov della Roscosmos sganceranno il loro veicolo spaziale Soyuz dalla stazione e atterreranno in Kazakhstan alle 7:43 p.m. ora locale (le 15:43 ora italiana).
Al loro ritorno avranno trascorso 199 giorni nello spazio, durante i quali hanno viaggiato oltre 135 milioni di km fin dal loro lancio dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, il 24 novembre scorso. Il loro ritorno è stato rinviato di quattro settimane in modo da permettere alla Roscosmos di studiare la causa della perdita del veicolo cargo senza pilota Progress 59 alla fine di aprile.
Quanto Virts, Shkaplerov e Cristoforetti atterreranno giovedì in Kazakhstan, Virts avrà trascorso 212 giorni nello spazio nel corso di due voli, il primo dei quali è stato con la missione Space Shuttle STS-130 nel 2010. Shkaplerov avrà trascorso 364 giorni nello spazio in due voli, il primo dei quali con le Spedizioni 29/30 nel 2011. Per la Cristoforetti invece si tratta del primo volo nello spazio.
La Spedizione 44 inizierà formalmente a bordo della stazione, sotto il comando di Padalka, quando la Soyuz si sgancerà. Egli e i suoi colleghi Scott Kelly della NASA e Mikhail Kornienko della Roscosmos, opereranno la stazione fino all'arrivo dell'astronauta NASA Kjell Lindgren, il cosmonauta russo Oleg Kononenko e Kimiya Yui della JAXA (l'agenzia spaziale del Giappone, il cui lancio è previsto dal Kazakhstan a luglio.
Kelly e Kornienko stanno trascorrendo un anno nello spazio, il doppio di una tipica durata di missione, per fornire ai ricercatori l'opportunità di imparare sulle condizioni mediche, fisiologiche e biomediche che gli astronauti si troveranno ad affrontare durante i voli spaziali di lunga durata.
Di seguito, il dettaglio delle trasmissioni NASA TV con l'orario italiano:

mercoledì 10 giugno:
– 16:40 - passaggio di consegne tra i comandanti Virts e Padalka.

giovedì 11 giugno:
– 08:30: saluti e chiusura del portello (prevista alle 08.55).
– 12:00: inizio copertura del distacco (sgancio alle 12.20).
– 14:30: inizio copertura manovra di uscita dall'orbita ed atterraggio (accensione motori alle 14.51 ed atterraggio alle 15.43).
– 18:00: rilascio file video della chiusura portello, distacco ed attività di atterraggio.

venerdì 12 giugno:
– 04:00: rilascio del video dell’atterraggio, delle attività post-atterraggio e delle interviste a Virts e Samantha Cristoforetti.

Per la programmazione di NASA TV e le informazioni correlate, visita: http://www.nasa.gov/nasatv.
Per ulteriori informazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), visita: http://www.nasa.gov/station.
Nella foto (Credit: NASA) Virts, Cristoforetti e Shkeplerov ripresi durante un test delle loro tute spaziali che dovranno utilizzare durante il loro viaggio di ritorno verso la Terra.

Fonte: NASA

05/06/2015 - La Russia lancia a sorpresa un razzo vettore Soyuz-2.1a -

La Russia ha lanciato a sorpresa un razzo vettore Soyuz-2.1a con a bordo un satellite militare.
Si tratta del primo lancio di un razzo Soyuz-2.1a dopo il fallimento della missione Progress M-27M dello scorso aprile. "Un razzo vettore di classe media Soyuz-2.1a è decollato dal centro spaziale di Plesetsk, nel nord della Russia," ha dichiarato il Colonnello Dmitry Zenin alla RIA Novosti.
Il decollo è avvenuto alle 15:24 UTC (le 17:24 ora italiana). Sebbene le fonti ufficiali russe non abbiano chiarito quale tipo di satellite è stato messo in orbita attribuendoli soltanto il nome di Kosmos 2505 anche se fonti occidentali pensano che possa trattarsi di un satellite spia della serie Kobalt-M, forse l'ultimo veicolo spaziale di ricognizione con le pellicole fotografiche da far rientrare sulla Terra per essere sviluppate.
Secondo i dati dello Space Surveillance Network dell'U.S. Air Force, il veicolo spaziale lanciato nello spazio venerdì ha un'orbita di 173x280 km con inclinazione di 81,4° sull'equatore.
Alcuni giorni fa, fonti ufficiali russe avevano svelato che la perdita del cargo Progress era stata causata da un non meglio specificato problema di compatibilità fra il veicolo spaziale di rifornimento e il terzo stadio del razzo Soyuz-2.1a.
Inizialmente questo lancio avrebbe dovuto tenersi a maggio ma i responsabili lo avevano rinviato proprio per dare il tempo necessario agli ingegneri di completare l'indagine sull'anomalia subita nel lancio del Progress.
Si è trattato del 28esimo lancio orbitale globale del 2015, il 26esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Ministero della Difesa russo) il razzo vettore Soyuz-2.1a decollato venerdì da Plesetsk con il carico militare.

Fonti: Nasaspaceflight - Sputnik News - Spaceflight Now

05/06/2015 - L'astronauta Nicole Stott lascia la NASA -

Dopo 27 anni trascorsi nell'agenzia spaziale, l'astronauta Nicole Marie Passonno Stott lascia la NASA. Stott, che ha volato in due missioni spaziali, compresa una di lunga durata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), prevede di condurre una carriera come artista a tempo pieno e sostenitore dell'istruzione della scienza, la tecnologia, l'ingegneria, la matematica e l'arte (STEM/STEAM).
"Il team Flight Operations della NASA augura per Nicole il meglio nei suoi nuovi impegni. Nicole ha sempre curato profondamente l'America, i nostri giovani, e l'importanza dell'istruzione STEM e l'ispirazione," ha dichiarato Brian Kelly, direttore per la direzione operazioni di volo al Johnson Space Center. "Il suo approccio positivo, la conoscenza, l'esperienza e lo stile divertente le servirà molto bene nei suoi insegnamenti futuri."
La Stott era nata ad Albany, New York, il 19 novembre 1962 e la sua casa d'infanzia è stata a Clearwater, in Florida. Ha conseguito i diplomi presso la Embry-Riddle Aeronautical University e la University of Central Florida prima di entrare alla NASA come ingegnere delle operazioni presso l'OPF (Orbiter Processing Facility) del Kennedy Space Center.
Durante quel periodo al Kennedy, Stott ha ricoperto varie posizioni associate al Programma Space Shuttle, compresa quella di Shuttle Flow Director per Endeavour, Orbiter Project Engineer per Columbia, NASA Convoy Commander per gli atterraggi delle navette e Vehicle Operations Engineer, per preparare gli shuttle alla loro prossima missione. Inoltre la Stott ha lavorato per due anni a Huntington Beach, in California, come parte dell'ISS Hardware Integration Office come programma guida fra la costruzione delle attrezzature di volo e il sito di lancio Kennedy.
Nel 1988, è passata al Johnson Space Center di Houston, con il ruolo di Flight Simulation Engineer dello Shuttle Training Aircraft che aiutava ad addestrare i piloti astronauti a far atterrare gli Space Shuttle.
Nel 2000 la Stott venne selezionata come astronauta ed ha ricevuto numerose assegnazioni, compreso essere membro dell'equipaggio della missione sottomarina NEEMO 9 (NASA Extreme Environment Mission Operations 9) nella quale raggiunse il record, ancora imbattuto, per la più lunga permanenza d'immersione in saturazione (18 giorni), prima di essere assegnata alla sua prima missione spaziale.
Nel 2009, la Sott ha volato a bordo della navetta spaziale Discovery STS-128 verso la stazione spaziale per una missione di lunga durata. Come parte dei suoi 91 giorni di supporto alla ricerca scientifica nello spazio, Stott condusse una passeggiata spaziale di quasi sette ore e guidò il braccio robotico Canadarm2 per il primo inseguimento e cattura di un veicolo cargo in visita. Al completamento della missione, ritornò a bordo dello Shuttle Atlantis e fu l'ultimo membro dell'equipaggio della stazione a tornare sulla Terra per mezzo di una navetta.
Volò ancora nel 2011, come specialista di missione di STS-133, la 39esima e ultima missione della navetta spaziale Discovery. Durante il volo di 13 giorni, l'equipaggio consegnò il Permanent Multipurpose Module (PMM), completando così l'assemblaggio della porzione USA della ISS.
La Stott tornò al Kennedy per un incarico di un anno come rappresentante dell'Ufficio Astronauti presso il Commercial Crew Program e il team responsabile per la selezione dei fornitori che costruiranno i prossimi veicoli spaziali con equipaggio degli USA. Nel suo incarico più recente al Johnson, Stott ha servito come capo del Vehicle Integration Test Office nell'Astronaut Office/Flight Operations Directorate. Il suo ultimo giorno alla NASA è stato il 31 maggio.
Per una biografia completa di Stott potete visitare: http://www.jsc.nasa.gov/Bios/htmlbios/stott-np.pdf.
Nella foto (Credit: NASA) Nicole Stott durante la Spedizione 20, all'interno del modulo Kibo della ISS.

Fonte: NASA

04/06/2015 - L'ESA rivela le future missioni spaziali scientifiche -

Gli eso-pianeti, la fisica del plasma e l'Universo ai raggi-X sono i tre argomenti scelti dall'ESA per essere candidato alla quarta missione di classe media del programma Cosmic Vision, il cui lancio potrebbe essere nel 2025.
Seguendo le raccomandazioni di un comitato di revisione, Alvaro Giménez, Direttore dell'Esplorazione Robotica e Scienza, ha deciso che tre progetti candidati per la missione 'M4' saranno studiati ulteriormente, si tratta di: Atmospheric Remote-Sensing Infrared Exoplanet Large-survey (ARIEL), Turbulence Heating ObserveR (THOR) e l'X-ray Imaging Polarimetry Explorer (XIPE).
ARIEL analizzerà l'atmosfera di 500 pianeti orbitanti attorno alle stelle più vicine, per determinare la loro composizione chimica e le condizioni fisiche. I risultati aiuteranno gli scienziati a comprendere meglio la formazione del pianeta, mettendo il nostro Sistema Solare nel contesto.
THOR risponderà ai problemi fondamentali della fisica del plasma spaziale che riguardano il suo riscaldamento e la successiva dissipazione dell'energia. Previsto in orbita attorno alla Terra, THOR studierà l'interazione del vento solare con il campo magnetico terrestre.
XIPE studierà le emissioni a raggi-X delle sorgenti di alta energia come le supernove, i getti dalle galassie, i buchi neri e le stelle di neutroni, per scoprire di più sulle condizioni della materia in queste condizioni estreme.
Le tre missioni sono state scelte fra le 27 proposte che erano state sottoposte all'ESA dalla comunità scientifica nel corso dello scorso anno.
Dopo un periodo di studio che si concentrerà sulle definizioni scientifiche e tecniche delle tre ipotesi, una missione verrà scelta per ricoprire il ruolo di quarta occasione di classe media (4M) della Cosmic Vision 2015-2025 dell'ESA, per un lancio nel 2025. I parametri per rientrare nelle missioni di classe media sono di non superare il tetto dei 450 milioni di Euro di costo.
Solar Orbiter, Euclid e PLATO sono già state prescelte come missioni di classe media e sono previste al lancio, rispettivamente, per il 2018, 2020 e 2024.
Inoltre l'ESA ha rivelato giovedì i piani per costruire e lanciare un satellite di ricerca meteo in collaborazione con la Cina. Il satellite, chiamato SMILE (Solar Wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer) dovrebbe essere pronto per il lancio nel 2021.
Il veicolo spaziale verrà costruito dall'Europa e fatto decollare con un razzo vettore cinese Lunga Marcia 2C su un'orbita altamente inclinata ed ellittica con il punto più lontano a 128.000 km dalla Terra. L'orbita particolare e la serie di sensori di cui sarà dotato SMILE gli consentirà di monitorare contemporaneamente il vento solare, la sua collisione con la magnetosfera terrestre e le esplosioni delle aurore di giorno e di notte.
SMILE sarà gestito dagli scienziati dell'University College di Londa e dal Chinese National Space Science Center. Gli strumenti a bordo del satellite saranno principalmente forniti da Gran Bretagna, Canada e Cina anche se parteciperanno scienziati di Finlandia e Stati Uniti. Il costo della missione si aggira sui 92 milioni di Euro e l'ESA e la Cina contribuiranno in eguale misura alla spesa.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ATG medialab) i futuri campi di studio scelti dall'ESA per le prossime missioni spaziali scientifiche.

Fonti: Spaceflight Now - ESA

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0) la cometa 67P fotografata da Rosetta da una distanza di 163,6 km il 20 maggio 2015.

04/06/2015 - ALICE studia la coda della cometa 67P -

Continuano le scoperte degli strumenti a bordo di Rosetta in orbita intorno alla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko da agosto scorso. ALICE, lo spettrografo fornito dalla NASA, ha rilevato per la prima volta un fenomeno che causa il rapido scioglimento delle molecole d’acqua e di anidride carbonica che fuoriescono dalla superficie della cometa.
Lo strumento ha analizzato nel corso dei mesi la composizione chimica della chioma nel lontano ultravioletto che permette di individuare alcuni degli elementi più abbondanti nell’universo come idrogeno, ossigeno, carbonio e azoto.
Per questo studio, il team si è concentrato sulla natura dei pennacchi di acqua e anidride carbonica prodotti dal calore del Sole e che sono emessi dalla superficie della cometa. Il processo avviene in due fasi: i fotoni colpiscono le molecole d'acqua, liberando degli elettroni che a loro volta colpiscono altre molecole di acqua liberando ossigeno e idrogeno. Lo stesso fenomeno si verifica anche per l’impatto di un elettrone con l’anidride carbonica.
"La scoperta è piuttosto inaspettata – ha commentato Alan Stern il principal investigator di ALICE - e ci dà un'ulteriore prova del valore dell'osservazione ravvicinata delle comete dal momento che questa scoperta non sarebbe stata realizzabile da Terra o dall’orbita terrestre con qualsiasi osservatorio esistente o prossimamente previsto. E’ fondamentale perché sta trasformando la nostra conoscenza delle comete."
Le rilevazioni effettuate da ALICE sono supportate dai dati ottenuti da altri strumenti di Rosetta, in particolare da MIRO, ROSINA e VIRTIS che sono in grado di studiare l’abbondanza degli elementi che compongono la chioma e la loro variazione nel tempo e gli strumenti di rilevamento delle particelle come RPC-IES.
Il team di Alice paragona il processo che avviene per la cometa a quello relativo ai pennacchi rilevati sulla luna ghiacciata di Giove, Europa con la differenza che gli elettroni della cometa sono prodotti da fotoni solari, mentre gli elettroni su Europa provengono dalla magnetosfera di Giove. L’osservazione della cometa è in continua evoluzione: ad agosto 67P raggiungerà il perielio: sarà un momento prezioso per gli scienziati che avranno la possibilità di studiare da vicino i cambiamenti dovuti alla vicinanza del Sole e gli effetti dell’interazione con il vento solare.
Nell'illustrazione (Credit: ESA) gli strumenti a bordo di Rosetta. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0) la cometa 67P fotografata da Rosetta alla distanza di 163,6 km il 20 maggio 2015.

Fonti: ASI - ESA

04/06/2015 - L'ESA si prepara a una missione di rimozione dei detriti spaziali -

L'obiettivo dell'ESA di rimuovere un satellite in disuso dall'orbita ha ripreso a muoversi come progetto di missione da sottoporre all'approvazione dei ministri Europei il prossimo anno.
La missione e.Deorbit arriva attraverso l'iniziativa Clean Space dell'ESA, il cui scopo è quello di ridurre l'impatto ambientale dell'industria spaziale sia in campo terrestre che orbitale.
I livelli dei detriti spaziali stanno aumentando senza sosta, e gli oggetti in collisione causano più detriti e ulteriori collisioni. Conservare le orbite basse trafficate e preziose richiede di rimuovere gli oggetti di grandi dimensioni ad alto rischio di collisione.
e.Deorbit vuole raggiungere un satellite in disuso dell'ESA, catturarlo e poi far bruciare in sicurezza entrambi i veicoli spaziali attraverso un rientro atmosferico controllato.
Una volta dimostrato questo approccio, potrebbero venir compiute diverse missioni all'anno - e e.Deorbit è stato pensato proprio per voli ricorrenti.
Nel gergo industriale spaziale, e.Deorbit ha completato la sua 'Fase A' di analisi preliminari che era iniziata nel gennaio 2014. Con molti aspetti già definiti ora si passerà alla 'Fase-B1'.
Lo scopo è quello di portare il progetto e.Deorbit al punto di essere essenzialmente pronto per essere costruito se il Consiglio dei Ministri ESA del dicembre 2016 desse il suo assenso per il lancio nel 2021.
Diversi studi nel Concurrent Design Facility dell'ESA hanno già definito gli aspetti principali della missione, che sarebbe adattata allo stadio superiore del razzo Vega come piattaforma per il sistema di cattura.
La proposta di arpionare il suo obiettivo è stata abbandonata perché troppo difficoltosa per il momento, in favore di un'opzione di cattura alternativa attraverso un braccio robotico o una rete. L'idea iniziale di prendere i detriti e spostarli su un'orbita più alta è stata scartata in favore di un'uscita in caduta dall'orbita.
"Sono molto soddisfatto del progresso che abbiamo conseguito," ha detto Robin Biesbroek, responsabile del progetto. "In questa fase siamo pronti ad entrare nei dettagli delle operazioni, nella progettazione dei sottosistemi di e.Deorbit, e specialmente nelle fasi di cattura e deorbitazione."
"Intense simulazioni sono state eseguite e non solo per i casi standard, ma anche per quelli fuori dalla norma,"
I lavori a venire definiranno le specifiche tecniche della missione intorno a diversi obiettivi, il più importante dei quali è quello di ridurre al minimo il pericolo per le persone a terra, fino a meno di uno su 10 000.
Il prossimo passo di e.Deorbit sarà quello del 'system requirements review', previsto per maggio/giugno 2016.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) la rimozione di un satellite fuori uso da parte di e.Deorbit.

Fonte: ESA

04/06/2015 - Samantha è l'astronauta ESA da più tempo nello spazio in una sola missione -

Oggi attorno alle 17:27 ora italiana, l'astronauta dell'ESA, Samantha Cristoforetti ha superato il record per il volo spaziale ininterrotto più lungo per gli astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea. Inizialmente Samantha avrebbe dovuto tornare sulla Terra il 12 maggio ma la sua missione Futura è stata prolungata dopo che un problema aveva colpito un veicolo di rifornimento Progress.
Il record era detenuto, finora dall'astronauta André Kuipers, dell'ESA, che aveva trascorso 193 giorni nello spazio nel 2012 durante la sua missione PromISSe. Anche quella missione venne prolungata dopo un problema con un veicolo spaziale. Kuipers scriveva sul suo Blog: "Una perdita è stata scoperta su una capsula Soyuz che avrebbe dovuto portare l'equipaggio di Spedizione 31 qui da noi. Così la successiva Soyuz in lista è stata preparata velocemente, ma non sarà pronta prima di metà marzo e così il lancio è stato rinviato di due mesi. Questo ritarderà anche l'atterraggio di Dan, Anton e Anatoly. Questo avrà conseguenza anche per me, Don e Oleg. Il ritardo è ora di sei settimane e la data ufficiale di atterraggio è fissata per il 1° luglio."
Ne Samantha o André sono vicini al record di maggior tempo cumulativo trascorso nello spazio da un astronauta ESA, che appartiene all'astronauta ESA Thomas Reiter con 350 giorni trascorsi nello spazio nel corso di due missioni, 179 a bordo della stazione spaziale MIR nel 1995 e 171 sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) come parte dell'equipaggio di Spedizione 13, nel 2006. Nella foto (Credit: ESA/NASA) Samantha alle prese con l'esperimento Fruit Flies Lab dei moscerini della frutta.

Fonte: ESA Avamposto 42

03/06/2015 - Iperione nel dettaglio -

La sonda Cassini (NASA/ESA/ASI) ha effettuato l’ultimo passaggio ravvicinato (flyby) attorno alla luna Iperione il 31 maggio, scattando numerose immagini alla distanza (mai raggiunta prima) di 34 mila chilometri dalla superficie del satellite naturale di Saturno.
Iperione è una luna a forma di patata ma dalla superficie molto irregolare, porosa (simile a una spugna o una pietra pomice). Con i suoi 270 chilometri di larghezza, si tratta di un corpo essenzialmente imprevedibile, la sua orbita (come la sua struttura) è irregolare e caotica.
I dati inviati a terra durante l’ultimo flyby hanno confermato che la superficie è stata drammaticamente plasmata da numerosi impatti. Come potete vedere in questa immagine, (Credit: NASA/JPL-Caltech/SSI) Iperione presenta innumerevoli crateri, la cui formazione è facilitata vista la bassa densità dell’oggetto (circa metà di quella dell’acqua): la luna è abbastanza porosa, con una debole gravità superficiale e quindi ogni oggetto che impatta con la superficie crea un profondo cratere. Sulla superficie di ogni cratere si trova un manto di materiale più scuro.
La luna di Saturno è il corpo irregolare più grande del Sistema solare dopo Proteo – una luna di Nettuno – ed è stato visitato dalla sonda Cassini-Huygens in due diverse occasioni prima di fine maggio: nel 2005 e nel 2010, quando gli strumenti della sonda NASA-ESA-ASI hanno prodotto immagini e filmati mozzafiato.
Durante questi ultimi due anni di “carriera” la sonda Cassini effettuerà altri flyby: il 16 giugno, passerà a 516 chilometri sopra la luna di ghiaccio Dione e a ottobre volerà ancora due volte attorno alla luna Encelado per studiarne i potenti getti di ghiaccio, avvicinandosi fino a 48 chilometri nel passaggio finale. Cassini partirà dal piano equatoriale di Saturno (da dove le lune sono più visibili) a fine 2015 per iniziare un anno di preparazione tecnica al gran finale del 2017: gettarsi – letteralmente – tra gli anelli di Saturno per gli studi finali.

Fonti: INAF News - NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) un modulo abitativo della Boeing in orbita lunare.

03/06/2015 - I piani della NASA per lo spazio cis-lunare -

Sebbene la NASA non abbia ancora piani specifici per le missioni umane oltre il 2021, l'agenzia è negli stadi iniziali per lo sviluppo di una sequenza di missioni nello spazio cis-lunare negli anni '20 in preparazione per le missioni successive su Marte.
Questi piani, che potrebbero coinvolgere sia partner internazionali che commerciali, dovrebbero testare i moduli abitativi e altre tecnologie in missioni attorno alla Luna che potrebbero spaziare da alcune settimane fino a un anno.
"Questi concetti a cui stiamo lavorando oggi prevedono il coinvolgimento, nei primi anni '20, del veicolo spaziale Orion nello spazio attorno alla Luna in una serie di missioni sempre più prolungate," dice Skip Hatfield, manager del Development Projects Office presso il Johnson Space Center della NASA, durante una sessione di 'Humans to Mars Summit' che si è svolto il 6 maggio scorso.
Sebbene la NASA abbia dei piani fittizi per una serie di missioni con Orion lanciate per mezzo dello Space Launch System (SLS) negli anni '20, l'ultima missione sicuramente assegnata è l'Exploration Mission-2 (EM-2), il primo volo con equipaggio di SLS/Orion, previsto per il 2021. Una di queste missioni future potrebbe vedere l'invio degli astronauti verso un asteroide piazzato in orbita lunare come parte della missione Asteroid Redirect Mission (ARD), ma la data di questa missione dipende quando - o se - questo asteroide arriverà nello spazio cis-lunare.
La NASA ha invece discusso di missioni umane nello spazio attorno alla Luna come parte della fase 'Campo di Prova' che fa parte della complessa strategia per l'esplorazione di Marte chiamata 'Journey to Mars'. Questa fase, che si trova fra l'attuale 'Dipendente dalla Terra' e quella a lungo termine 'Indipendente dalla Terra', dovrebbe servire per mettere alla prova le tecnologie e guadagnare l'esperienza necessaria prima di inviare gli esseri umani verso Marte.
Lo scopo chiave di queste missioni, dice Hatfield, sarà quello di testare i moduli abitativi e i relativi sistemi che potranno essere utilizzati nelle missioni marziane. "Il prossimo grande passo che dobbiamo fare è provare a fare lunghe distanze con i moduli abitativi," ha detto. "Vi sono un sacco di cose da fare per avviare questo prossimo passo."
Gli studi hanno evidenziato due differenti approcci per la fase di sviluppo di questi moduli abitativi. Una prima idea prevede di sviluppare una serie di piccoli moduli che possono essere lanciati assieme al veicolo spaziale Orion utilizzando la versione potenziata Block 1B di SLS. Questi lanci, a partire da EM-3, la seconda missione con equipaggio di SLS/Orion, potrebbero permettere di ospitare moduli del peso dalle 10 alle 12 tonnellate, dice Matthew Duggan, manager dei sistemi spaziali alla Boeing.
Il vantaggio di questo approccio, dice, sarebbe di avere questi moduli abitativi lanciati 'gratis' - ovvero senza la necessità di un lancio apposito. "In ogni missione di Orion potremmo aggiungere qualcosa di utile e così potremmo montare questo veicolo sempre più grande in orbita attorno alla Luna,"
Lo svantaggio, dice David Smitherman, dirigente tecnico dell'Advanced Concepts Office presso il Marshall Space Flight Center della NASA, è che è meno efficiente. Egli propone di utilizzare uno o due moduli più grandi lanciati con missioni SLS dedicate, che permetterebbero di risparmiare massa e fornire molto più volume che una serie di piccoli moduli.
"La massa in realtà si riduce un po partendo da tre moduli, due moduli e poi su un unico modulo, anche se si sta aumentando tutto il volume lungo la strada," ha detto, citando la ricerca che verrà pubblicata entro la fine dell'anno.
La NASA sta aumentando la sua pianificazione interna con una serie di contratti di studio aggiudicati all'inizio di questo anno nell'ambito di un programma chiamato NeXTStep (Next Space Technologies for Exploration Partnerships). Sette dei dodici studi di NeXTSTEP coprono sia i moduli abitativi che i loro sottosistemi principali.
La Lockheed Martin Space System sta utilizzando il contratto NEXTStep per studiare le tecnologie abitative puntando sul sistema Jupiter, proposto dalla compagnia per il trasporto di carichi verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), così come le capacità offerte da Orion.
"Orion è un veicolo spaziale altamente capace progettato per mantenere in vita in questo ambiente, e per un lungo periodo di tempo, gli equipaggi," ha detto Josh Hopkins, architetto presso la LM. "Questo significa che è possibile mantenere l'avamposto, per i primi voli, relativamente piccolo e poco costoso."
Cosa accadrà una volta che gli studi di NeXTStep saranno stati completati il prossimo anno non è ancora chiaro, ha detto Hatfield, e dipenderà in parte dai risultati degli studi. "Questo è qualcosa a cui dobbiamo lavorare," ha detto, aggiungendo che parte del suo lavoro attuale comprende l'elaborazione di una strategia di acquisizione in grado di integrare i partenariati internazionali o pubblici-privati per alcuni elementi.
Anche se la struttura tecnica e programmatica di queste missioni cis-lunari è ancora da sviluppare, vi è opinione diffusa che tali missioni sono necessarie prima di quelle umane su Marte. "Non possiamo fare quel salto gigante di una missione di mille giorni verso Marte direttamente dalla ISS," ha detto Hopkins. "Abbiamo bisogno di qualcosa che sia ai confini dello spazio profondo."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lockheed Martin) un veicolo Orion agganciato al Jupiter in orbita lunare. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Boeing) un modulo abitativo della Boeing in orbita lunare.

Fonte: Space.com

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA, ESA, M. Showalter (SETI Inst.), G. Bacon (STScI)) la luna Nix mostra il suo caotico orientamento mentre ruota attorno al sistema Plutone/Caronte.

03/06/2015 - Le strane interazioni dalle parti di Plutone -

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature rivela affascinanti dettagli sui modelli orbitali e rotazionali di Plutone e delle sue cinque lune conosciute.
Il documento, che si basa sulle osservazioni del telescopio spaziale Hubble per quanto riguarda le orbite e le proprietà dei satelliti più piccoli, descrive il pianeta nano Plutone e la sua luna più grande, Caronte, come un "pianeta binario", con le quattro lune minori, Styx (Stige), Nix (Notte), Kerberos (Cerbero) e Hydra (Idra) in orbita.
Quest'estate la sonda della NASA New Horizons ci regalerà uno sguardo inedito e dettagliato del sistema di Plutone, di cui conosciamo ancora molto poco. D'altra parte quattro dei satelliti naturali finora noti, sono di recente scoperta: Nix e Hydra risalgono al 2005, mentre Kerberos e Styx sono stati scoperti nel 2011 e nel 2012.
"Come i bambini buoni, generalmente, le lune tengono il loro volto attentamente rivolto verso il pianeta madre," ha detto Douglas Hamilton, professore di astronomia presso l'Università del Maryland, co-autore dello studio. "Quello che abbiamo imparato è che le lune di Plutone si comportano più come un adolescente scontroso e si rifiutano di seguire le regole."
Il campo gravitazionale, squilibrato ed instabile, creato da Plutone e Caronte costringe le lune più piccole a rotolare in modo imprevedibile. L'effetto è amplificato dal fatto che i satelliti hanno approssimativamente la forma di un pallone da rugby, piuttosto che sferica.
Tuttavia, in contrasto con questi moti rotatori apparentemente casuali, le lune seguono un modello sorprendentemente prevedibile mentre orbitano attorno al pianeta binario formato da Plutone e Caronte. Tre di loro, Nix, Styx e Hydra sono bloccate insieme in risonanza orbitale, con il medesimo effetto, noto come "risonanza di Laplace" (che avviene quando tre o più corpi hanno rapporti di periodi orbitali esprimibili in numeri interi), visto nelle tre lune di Giove, Io, Europa e Ganimede.
"Il rapporto di risonanza tra Nix, Styx e Hydra rende le loro orbite più regolari e prevedibili, impedendo che si scontrino a vicenda," ha detto Hamilton. "Questo è uno dei motivi per cui il piccolo Plutone è in grado di avere così tante lune."
Lo studio ha anche rivelato che Kerberos è scuro come carbone, mentre le altre lune sono brillanti come la sabbia bianca.
"Questo è un risultato molto stimolante," fa notare l'autore Mark Showalter, ricercatore senior presso l'Istituto SETI. In effetti, gli astronomi avevano previsto che, la polvere creata dagli impatti meteorici, avrebbe dovuto rivestire tutte le lune in modo uniforme, dando loro un aspetto piuttosto omogeneo.
"Prima delle osservazioni di Hubble, nessuno ha apprezzato le dinamiche complesse del sistema di Plutone," ha detto Showalter ma "il flyby di New Horizons nel mese di luglio potrà aiutare a risolvere il mistero della superficie scura di Kerberos e permetterà di perfezionare i modelli orbitali e rotazionali scoperti grazie a Hubble."
Il team di New Horizons sta già usando queste ultime informazioni per programmare le prossime sessioni di scienza.
In definitiva, approfondire il caotico sistema Plutone-Caronte potrebbe migliorare anche la nostra comprensione del comportamento degli esopianeti in orbita attorno a coppie di stelle, sistemi spesso troppo lontani per studi più approfonditi.
"Stiamo imparando che il caos può essere una caratteristica comune dei sistemi binari," ha detto Hamilton e "potrebbero esserci anche conseguenze per la vita su pianeti orbitanti attorno a stelle binarie."
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/M. Showalter) il sistema duale Plutone/Caronte con le sue lune. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA, ESA, M. Showalter (SETI Inst.), G. Bacon (STScI)) la luna Nix mostra il suo caotico orientamento mentre ruota attorno al sistema Plutone/Caronte.

Fonti: Alive Universe Images - Phys Org

02/06/2015 - Entro il 2024 il Canada invierà due astronauti nello spazio -

Il Canada si è impegnato a far volare due astronauti entro il prossimo decennio come parte del suo rinnovato impegno nel programma della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La ISS è un'impresa comune di Canada, Stati Uniti, Giappone, Russia e Unione Europea. Il Canada è il terzo Paese ad estendere la sua partecipazione al progetto fino al 2024.
Secondo l'Agenzia Spaziale Canadese, gli astronauti canadesi Jeremy Hansen e David Saint-Jacques sono già in addestramento per queste missioni.
Intanto, Ottawa spera anche di poter partecipare alle future missioni spaziali "verso la Luna, Marte ed oltre."
Per concludere il Canada ha esteso di due anni la sua collaborazione con la NASA per la missione Mars Science Laboratory, conosciuto anche come il rover marziano Curiosity.
L'Agenzia Spaziale Canadese ha contribuito anche con 10,5 milioni di dollari alla MDA per proseguire il suo supporto tecnico per i bracci robotici spaziali della stazione spaziale.
E quattro nuovi esperimenti scientifici canadesi verranno eseguiti a bordo della ISS in quest'autunno per testare gli effetti dell'assenza di peso sul corpo umano e sondare i problemi medici causati dai viaggi spaziali.
Nella foto (Credit: CSA) i due astronauti canadese Hansen e Saint-Jacques che voleranno sulla ISS nel periodo 2018/2024.

Fonti: Space Daily - CSA

Nella foto (Credit: Tsenki) il decollo del razzo Soyuz con il Progress 59.

02/06/2015 - Il fallimento del Progress punta sul collegamento con il razzo Soyuz -

I responsabili russi avrebbero individuato un problema di progettazione nell'accoppiamento fra il veicolo cargo Progress e una versione aggiornata del lanciatore Soyuz che avrebbe portato alla perdita della missione di rifornimento diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), lo scorso 28 aprile.
L'agenzia spaziale russa - Roscosmos - ha annunciato lunedì che il fallimento della missione era il risultato di una separazione anormale del veicolo cargo Progress M-27M dal terzo stadio del veicolo di lancio Soyuz-2.1a.
La commissione del governo ha concluso l'indagine incolpando il fallimento a un problema di progettazione 'associato con le caratteristiche della frequenza dinamica' nel punto di collegamento fra il Progress e il terzo stadio del Soyuz.
I responsabili avevano detto, in un primo momento, che la maldestra separazione era avvenuta dopo la de-pressurizzazione del serbatoio del propellente del terzo stadio.
L'anormale rilascio del Progress aveva innescato nel veicolo cargo una rotazione non recuperabile. I controllori di volo non erano stati in grado di riprendere il controllo del veicolo cargo che poi era rientrato nell'atmosfera l'8 maggio.
Il Progress M-27M, la 59esima missione logistica Progress lanciata verso la stazione spaziale, avrebbe dovuto portare oltre 3 tonnellate di rifornimenti ed esperimenti all'avamposto orbitale.
Si è trattato del secondo veicolo Progress lanciato con il razzo aggiornato Soyuz-2.1a, che ospita controlli di volo digitali modernizzati anziché i vecchi sistemi di guida analogici che si trovano ancora a bordo dei vettori Soyuz precedenti.
Il razzo Soyuz-2.1a utilizza lo stesso motore RD-0110 dei precedenti vettori della famiglia Soyuz, ma le autorità russe hanno, apparentemente trovato una conseguenza fra il fallimento del 28 aprile e i cambiamenti eseguiti per modernizzare la versione del lanciatore.
"Questa caratteristica non è stata pienamente presa in considerazione nello svolgimento delle attività di sviluppo," sul sistema di lancio Progress e Soyuz-2.1a, ha detto la Roscosmos in una dichiarazione rilasciata Lunedi.
Il primo Progress lanciato con un razzo Soyuz-2.1a era avvenuta con successo nell'ottobre del 2014.
La configurazione Soyuz 2 viene utilizzata per il lancio di satelliti militari russi e carichi commerciali in orbita e ha debuttato nel 2004. I razzi aggiornati Soyuz sono anche lanciati dal Centro Spaziale Europeo della Guyana, in Sud America.
La Roscosmos ha detto che gli investigatori hanno scoperto che il problema che ha colpito il veicolo Progress non ha effetto sui lanci di altri satelliti con il razzo Soyuz-2.1a.
La Roscosmos ha affermato che lo scorso anno il razzo Soyuz-2.1a aggiornato ha permesso di portare oltre 300 kg. in più alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
I funzionari stavano considerando di lanciare anche gli equipaggi diretti alla ISS utilizzando la versione Soyuz-2.1a una volta che le missioni con i Progress avevano dimostrato le proprie capacità. Il prossimo 9 giugno i russi annunceranno le nuove date di lancio per le missioni cargo e con equipaggio dirette alla stazione spaziale.
Il prossimo volo cargo di rifornimento Progress potrebbe prendere il via ai primi di luglio - forse il 3, secondo quanto riportato dall'agenzia stampa Tass - e l'equipaggio misto russo-americano, che avrebbe dovuto partire il 26 e poi bloccato dopo il fallimento del Progress, potrebbe decollare verso la fine di luglio.
Il Comandante della stazione spaziale Terry Virts, il cosmonauta russo Anton Shkaplerov e ingegnere di volo italiana Samantha Cristoforetti avrebbero dovuto tornare sulla Terra a metà giugno. Il loro soggiorno a bordo della stazione spaziale è stato prorogato di un mese nel calendario in seguito allo scossone dovuto alla perdita della missione cargo Progress.
Nella foto (Credit: Energia) i tecnici russi al lavoro sul terzo stadio del razzo Soyuz-2.1a destinato allo sfortunato volo del Progress 59. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Tsenki) il decollo del razzo Soyuz con il Progress 59.

Fonti: Spaceflight Now - Roscosmos

01/06/2015 - Sulla ISS inizia questa settimana il principale esperimento 'One Year' -

Gli astronauti della NASA e il membro dell'equipaggio della missione 'One Year', Scott Kelly hanno messo assieme oggi le apparecchiature per l'avvio dell'esperimento Fluid Shifts. Per l'esperimento di martedì, sia Kelly che il cosmonauta russo Mikhail Kornienko indosseranno la tuta Chibis (Lower Body Negative Pressure) e si sottoporranno a misurazioni con gli ultrasuoni. Fluid Shifts è un esperimento in collaborazione fra NASA e Russia che studia le cause dei cambiamenti fisici negli occhi degli astronauti. I risultati di questo studio potranno aiutare a sviluppare misure preventive contro la perdita della vista e nei danni agli occhi.
Intanto, l'astronauta Terry Virts, della NASA, ha lavorato oggi alla preparazione di MSPR (Multi-Purpose Small Payload Rack) e al Thermal Container che permetterà al suolo di raccogliere ulteriori dati prima che l'esperimento Cell Mechanosensing-3, sia lanciato con il veicolo cargo SpaceX-7. L'astronauta Samantha Cristoforetti, dell'ESA, ha raccolto dei campioni dell'esperimento Microbiome che studia sugli effetti del viaggio spaziale sia sul sistema immunitario umano che sul microbioma individuale, una serie di microbi che vivono all'esterno e all'interno del corpo umano per un dato periodo.
Virts e Cristoforetti hanno inoltre raccolto degli strumenti all'interno del modulo di decompressione Quest della stazione per l'imminente lavoro a una delle tute spaziali del segmento USA.
Oggi, l'agenzia spaziale federale russa, Roscosmos, ha annunciato che fornirà un aggiornamento il 9 giugno sulle date di lancio e atterraggio dei veicoli.
Nella foto (Credit: NASA/TV) il Comandante Virts, di Spedizione 43, mentre raccoglie degli strumenti all'interno del modulo di decompressione Quest, per l'imminente lavoro di manutenzione di una tuta spaziale.

Fonte: NASA

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Aggiornato il 1° luglio 2015 - ore 16:57

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Massimo Martini

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