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Notiziario 2015 - luglio

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di luglio 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di giugno 2015.
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31/07/2015 - L'Iran conferma la caduta di un grosso meteorite -

L'Iran avrebbe confermato che un meteorite ha colpito la parte nord del Paese.
Il meteorite sarebbe caduto a Avaj, nella provincia di Qazvin, lo ha dichiarato Mohammad Ali Ahani, direttore dello Staff Gestione Crisi di Qazvin, e l'agenzia di notizie Mehr lo ha riportato il 31 luglio.
Inoltre sarebbe stato confermato che alcuni pezzi del meteorite avrebbero colpito zone nei pressi di Eshtehard, nella provincia di Alborz, e Arsalan Qasemi, lo ha affermato il governatore della Provincia di Qazvim, Boeen Zahra.
Un altro governatore locale della Contea di Takestan, sempre nella provincia Qazvin, ha detto che anche la sua area è stata testimone del passaggio della meteora ma che nessuno, nel distretto sotto la sua supervisione, sarebbe stato colpito.
La conferma di danni o persino di vittime fra la popolazione non è ancora arrivata e, anzi, secondo la Irib (un'altra agenzie di notizie dell'Iran) il meteorite si sarebbe schiantato in una zona desertica con qualche detrito arrivato in alcune aree scarsamente abitate. Grande comunque lo spavento fra la popolazione locale.
Nella foto di archivio (Credit: Melissa Swihart) una meteora ripresa sopra lo Iowa.

Fonti: Trend News Agency - Irib

31/07/2015 - I dati di New Horizons suggeriscono un oceano sotterraneo su Plutone -

Durante la conferenza stampa tenutasi il 24 luglio da parte degli scienziati della missione New Horizons della NASA, è stato affermato che i dati provenienti dalla zona a forma di cuore del pianeta nano indicherebbero la presenza di un oceano sotterraneo profondamente nascosto sotto la superficie di ghiaccio.
"Siamo stupiti di vedere Plutone così dinamico e attivo," ha detto Richard Binzel, un co-investigatore per New Horizons e professore nel Dipartimento di scienze della Terra, atmosferiche e planetarie del MIT. Le ultime immagini di Tombaugh Regio (nome ufficiale del cuore in onore di scopritore di Plutone, Clyde Tombaugh) mostrano depositi di ghiaccio di azoto simili ai ghiacciai della Terra, che sembrano scorrere attorno a 'isole' dai bordi elevati al confine settentrionale del cuore.
Fino ad ora, gli scienziati hanno visto superfici come queste soltanto su corpi attivi come la Terra e Encelado. "Nessuno osava immaginare un tale accumulo di ghiacci spessi e geologicamente giovani che, anche a -233 gradi Celsius, hanno abbastanza viscosità per creare morfologie locali," ha detto Binzel.
Questa e altre caratteristiche, come le montagne di ghiaccio d'acqua alte quasi 3.500 m e la superficie della 'pianura Sputnik' relativamente giovane e priva di crateri, sostegono l'idea che Plutone potrebbe avere un oceano interno che guida l'attività geologica. "Tutta l'attività che vediamo è coerente con l'idea che Plutone abbia un nucleo di roccia massiccia, circondato da un guscio di ghiaccio," ha detto William McKinnon, co-ricercatore NH alla Washington University, "e aumenta la probabilità che ci possa essere anche un oceano sotto lo spesso strato di ghiaccio." I ricercatori hanno sottolineato di non avere alcuna prova diretta di un oceano interno liquido, ma ne studieranno la possibilità, mano a mano che i dati continueranno ad arrivare alla spicciolata nel corso dei prossimi 16 mesi.
Finora soltanto il 4/5 percento dei dati raccolti dalla sonda New Horizons durante il suo flyby sono stati inviati sulla Terra. La NASA rilascerà ulteriori immagini a settembre. La sonda si trova attualmente ad oltre 12 milioni di km oltre Plutone e vola sempre più in profondità nella Fascia di Kuiper, continuando a inviare dati del sorvolo fino alla fine del 2016.
Infine ecco le nuove assegnazioni delle strutture morfologiche di Plutone che non sono ancora ufficialmente approvate dalla UAI ma che sono venute fuori da una iniziativa pubblica, "Our Pluto", sponsorizzata dal Seti Institute. Come criterio generale, i nomi relativi a Plutone sono quelli di grandi esploratori e pionieri (anche non umani, come nel caso di 'Sputnik Planum') mentre per Caronte si è fatto ricorso a nomi tratti da famosi film e saghe fantascientifiche/fantasy, dal 'Signore degli anelli' a 'Star Trek', passando naturalmente per 'Guerre Stellari', 'Alien', 'Doctor Who' e senza dimenticare la mitica accoppiata A.C. Clarke e S. Kubrik, creatori del film capolavoro '2001 Odissea nello spazio'.
Da segnalare il cratere Farinella e Coradini, sopra la Tombaugh Regio, in onore a questi due grandi scienziati italiani.

Fonti: Phys.org - Alive Universe Images

Nelle foto (Credit: ESA–A. Le’Floch), il Mercury Planetary Orbiter, della missione BebiColombo sottoposto a test.

31/07/2015 - Vedere i veicoli spaziali e incontrare gli astronauti presso il cuore tecnico dell'ESA -

Questa è l'occasione per visitare il luogo principale dedicato allo spazio, incontrare gli astronauti e gli esperti delle missioni, e ispezionare i veicoli spaziali - da oggi sono aperte le iscrizioni per l'Open Day del 4 ottobre presso il centro tecnico dell'ESA, in Olanda.
Potrete cliccare qui per registrarvi. Fate presto perché i posti, per evidenti motivi, sono limitati.
Quest'anno l'Open Day presso l'ESTEC (Eureopean Space and Technology Centre) avviene il 4 ottobre e segna il 58esimo anniversario del lancio dello Sputnik, e fa parte del fine settimana nazionale olandese della scienza e del World Space Week.
Al momento quattro astronauti Europei, compresa la prima donna astronauta dell'ESA, hanno confermato la loro presenza e la disponibilità a firmare gli autografi.
Claudie Haigneré, che ha visitato sia la MIR che la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), sarà presente assieme agli astronauti ESA Michel Tognini, che ha visitato la MIR e preso parte al rilascio del telescopio a raggi X, Chandra, dallo Shuttle. Vi sarà anche André Kuipers, che ha volato due volte sulla ISS e l'astronauta dell'agenzia spaziale francese (CNES) Jean-Jacques Favier, che ha volato sullo Shuttle.
Come anteprima di quest'anno all'Open Day vi sarà, per la prima volta al di fuori della Francia, l'esibizione di Space Girls, Space Women. L'ESA ha collaborato con un team tutto al femminile proveniente dall'agenzia di stampa internazionale Sipa Press per mettere in mostra le ragazze che sognano di lavorare nello spazio e le donne che stanno già facendo lì la loro carriera, per condividere le loro storie ispiratrici con il resto del mondo.
Le apparecchiature spaziali che si potranno ammirare andranno dal molto grande al molto piccolo. I visitatori potranno vedere con i loro occhi il multimodulo BepiColombo che nel gennaio 2017 inizierà un'odissea di sette anni per arrivare a Mercurio, il più interno dei pianeti del Sistema Solare. Inoltre saranno esposti i CubeSat alti 10cm che l'ESA utilizza per testare le più recenti tecnologie in orbita.
Il team di Rosetta presenterà le ultime scoperte dalla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko.
Anche le idee per le future missioni ESA saranno evidenziate, compresa l'Asteroid Impact Mission, che dovrebbe atterrare su un'asteroide nel 2022 prima che una sonda della NASA compia una collisione con lo stesso corpo celeste, e il satellite e.Deorbit per recuperare i detriti spaziali come parte dell'iniziativa ESA Clean Space.
Il progresso della tecnologia significa che il prossimo mezzo secolo di esplorazione dello spazio è probabile che sia radicalmente trasformato. L'Avanced Team Concepts dell'ESA presenterà una serie di dimostrazioni interattive che evidenziano il futuro dello spazio a lungo termine, tra cui la possibilità di far volare un robot in microgravità attraverso una stazione spaziale in realtà virtuale.
Per la prima volta, le imprese europee, basandosi sulle tecnologie spaziali esporranno i loro prodotti e servizi all'avanguardia, sostenute attraverso incubatori di imprese a livello europeo dell'ESA, mentre NL Space presenterà l'esperienza olandese nella tecnologia spaziale e nelle applicazioni.
Le famiglie al completo saranno benvenute all'Open Day, con un programma completo per i bambini compreso un corso di danza con i costumi di Guerre Stellari. Anche lo Space Expo sarà presente presso il Centro Visitatori.
L'ESTEC è l'unica grande struttura dell'ESA e il cuore tecnologico dell'agenzia dove le missioni all'avanguardia, come Rosetta, sono state concepite e sviluppate.
Facilmente raggiungibile da Amsterdam e L'Aia, l'ESTEC è costituita da un esteso complesso di edifici che si trova accanto alle dune costiere di Noordwijk.
Esso comprende una serie di laboratori tecnici, il centro Erasmus - la struttura di ricerca del volo spaziale umano dell'ESA - e un impianto dedicato per testare satelliti di dimensioni standard.
A Noordwijk, la città natale di ESTEC, è inoltre in programma un mese intero di attività spaziali nel mese di Ottobre, celebrando il suo status di 'Space Coast' dei Paesi Bassi.
Nella foto (Credit: ESA-Sergi Ferreté Aymerich) i visitatori nel centro del volo spaziale umano Erasmus, durante l'Open Day ESTEC dello scorso anno. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA–A. Le’Floch), il Mercury Planetary Orbiter, della missione BebiColombo mentre viene installato nel Large Space Simulator dell'ESTEC..

Fonte: ESA

Nelle foto (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA), le variazioni di luminosità sulla superficie della cometa.

31/07/2015 - Scienza sulla superficie della cometa -

Complesse molecole che potrebbero essere i blocchi chiave di costruzione della vita, la variazione giornaliera della temperatura, e la valutazione delle proprietà della superficie e della struttura interna della cometa sono solo alcuni dei risultati più esaltanti derivati dall'analisi scientifica dei dati inviati dal Lander della sonda Rosetta lo scorso novembre.
I primi risultati del primo pacchetto di osservazioni scientifiche della cometa 67P/Churyumov­Gerasimenko sono stati pubblicati oggi in una speciale edizione della rivista Science.
I dati erano stati ottenuti durante la discesa di sette ore del Lander per il suo primo "touchdown" sulla zona di atterraggio denominata Agilkia, che ha poi dato inizio ad una sequenza di esperimenti predefiniti. Ma poco dopo l'atterraggio, è stato chiaro che Philae aveva rimbalzato e pertanto un certo numero di misurazioni sono state fatte mentre il Lander prendeva il volo per ulteriori due ore a circa 100 metri al di sopra della cometa, prima di atterrare definitivamente ad Abydos.
Circa l'80% della prima sequenza scientifica è stato completato nelle 64 ore che sono succedute alla separazione prima che Philae andasse in ibernazione, con un bonus inaspettato dei dati che alla fine sono stati raccolti da più di una zona, permettendo dei confronti tra le zone di atterraggio.
Dopo il primo atterraggio ad Agilkia, gli strumenti rivelatori di gas Ptolemy e COSAC hanno analizzato i campioni che il Lander raccoglieva e determinato la composizione chimica dei gas e della polvere della cometa, tracce importanti delle materie prime presenti nei primi anni del Sistema Solare.
L'esistenza di tali molecole complesse in una cometa, vestigio del sistema solare primordiale, significa che i processi chimici in atto durante quel periodo potrebbero aver giocato un ruolo chiave favorendo la formazione di materiale prebiotico.
Grazie alle immagini prese dal ROLIS durante la discesa verso Agilkia e le immagini CIVA prese ad Abydos, è stato possibile fare una comparazione visiva della topografia di queste due zone.
Le immagini scattate dal ROLIS subito prima del primo atterraggio hanno rivelato una superficie composta da blocchi della misura di un metro in diverse forme, regolite grossa con granulometria della misura di 10-50 cm, e granuli inferiori a 10 cm di diametro.
Si pensa che la regolite ad Agilkia possa estendersi ad una profondità di 2 metri in alcune zone, ma sembra essere libera da depositi di polvere a grana fine alla risoluzione delle immagini.
Nelle foto (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA), la superficie del primo punto di contatto da un'altezza di appena 18 metri Il masso più grande nel raggio visivo del ROLIS misura circa 5 metri in altezza, con una particolare struttura irregolare e linee di frattura che l’attraversano, le quali suggeriscono che delle forze di erosione stanno lavorando per frammentare il masso della cometa in pezzi più piccoli.
Il pacchetto di strumenti MUPUS ha fornito una visione delle proprietà fisiche di Abydos. Il suo "martello" penetrante ha mostrato che il materiale di superficie e del sottosuolo campionato, è sostanzialmente più duro che ad Agilkia, come si deduce dall’analisi meccanica del primo atterraggio.
Le immagini ottenute dagli strumenti ROLIS e CIVA sono disponibili nella galleria immagini dedicata.
L'articolo intero, in inglese, è disponibile qui.
Rosetta è una missione ESA con il contributo dei propri Stati Membri e della NASA. Il Lander Philae è un contributo di un consorzio guidato da DLR, MPS, CNES ed ASI.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/Philae/ROLIS/DLR) la cometa ripresa dal lander Philae da una distanza di 3,1 km durante la fase di discesa. Nelle foto in alto (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA), le variazioni di luminosità sulla superficie della cometa riprese con la fotocamera 4 di CIVA. L'ingrandimento della stessa zona mostra le variazioni da scala centimetrica a millimetrica. Le zone molto scure sono, probabilmente materiale organico mentre i punti brillanti rappresentano minerali in grani, forse anche materiali ricchi di ghiaccio. Nell'immagine a sinistra si vede una delle antenne dello strumento CONSERT, che sembra essere entrata in contatto con il nucleo. Le dimensioni dell'antenna, 5mm di diametro e lunghezza di 693mm forniscono la scala all'immagine.
Nella foto a destra (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA), la superficie del primo punto di contatto da un'altezza di appena 18 metri ripresa con lo strumento ROLIS.

Fonti: ESA - Alive Universe Images

31/07/2015 - Gli astronauti Stephen Frick e Mike Foreman lasciano la NASA -

Nel giro di alcuni giorni due astronauti veterani della NASA hanno lasciato l'agenzia spaziale USA.

L'astronauta Stephen Frick ha lasciato la NASA per accettare un lavoro nel settore privato. Frick, che ha volato sia come pilota che come comandante di una navetta, ha lasciato l'agenzia il 13 luglio.
"Steve è stato un grande patrimonio per l'ufficio astronauti della NASA e siamo dispiaciuti di vedere che ci lascia," ha detto Chris Cassidy, capo dell'Ufficio Astronauti della NASA al Johnson Space Center di Houston. "Gli auguriamo di continuare con successo nella transizione alla sua nuova carriera."
Frick è cresciuto a Gibsonia, in Pennsylvania, e si è laureato presso l'Accademia Navale degli Stati Uniti di Annapolis, nel Maryland, e poi ha conseguito un dottorato presso la Scuola Navale di Monterey, in California. Come capitano in pensione della U.S. Navy ha accumulato oltre 4.300 ore su 38 differenti tipi di velivoli ed ha completato 370 atterraggi sulle portaerei.
Frick è entrato alla NASA come candidato astronauta nel 1996. Egli ha volato in due missioni dello Space Shuttle accumulando oltre 23 giorni di esperienza nel volo spaziale. Egli ha servito come pilota di STS-110 con la navetta Atlantis nell'aprile del 2002. Quel volo consegnò il segmento centrale integrato del traliccio al complesso orbitale ISS. La sua seconda missione avvenne sempre con l'Atlantis per STS-122 nel febbraio 2008. Quella missione consegnò e sistemò il laboratorio Columbus dell'ESA, preparando per il futuro lavoro scientifico del quale beneficia anche la vita sulla Terra.
Una completa biografia di Stephen Frick è disponibile presso: http://www.jsc.nasa.gov/Bios/htmlbios/frick.html.

L'astronauta veterano Mike Foreman ha lasciato la NASA per passare a un'azienda privata di Houston. L'ultimo giorno del capitano in pensione dell'U.S. Navy alla NASA è stato il 31 luglio 2015.
"Mike è un grande Americano che ha servito la nostra nazione per 35 anni," ha detto Chris Cassidy, capo dell'Ufficio Astronauti della NASA presso il Johnson Space Center di Houston. "Siamo stati fortunati che abbia fatto parte della nostra squadra NASA, e auguriamo il meglio per lui e la sua famiglia."
Foreman è nato a Columbus il 29 marzo 1957 ma è cresciuto a Wadsworth, Ohio. E' sposato e ha tre figli. Si è laureato dalla U.S. Naval Academy di Annapolis, nel Maryland, e alla U.S. Naval Postgraduate School di Monterey, California. Diventato aviatore navale nel 1981, Foreman ha volato più di 7.000 ore su 50 diversi aeromobili.
Foreman venne selezionato come candidato astronauta NASA nel 1998 e ha volato su due missioni spaziali Shuttle, accumulando oltre 26 giorni nello spazio. Egli ha inoltre compiuto cinque passeggiate spaziali, trascorrendo 32 ore e 19 minuti all'esterno per compiere lavori di assemblaggio della stazione spaziale. Egli ha volato come Specialista di Missione su STS-123 della navetta spaziale Endeavour, nel marzo 2008. La missione consegnò l'Experiment Logistic Module giapponese e il canadese Dextre, conosciuto anche come Special Purpose Dexterous Manipulator, alla stazione.
Il suo volo successivo avvenne con STS-129 a bordo della navetta Atlantis nel novembre 2009. Durante quella missione vennero portati alla ISS due strutture logistiche del peso approssimativo di 13.600 kg cariche di parti di ricambio per il sistema elettrico della stazione.
Quando non ha volato nello spazio, Foreman, ha avuto una serie di assegnazioni tecniche nell'Ufficio Astronauti. Inoltra ha servito anche come capo del Programmi Esterni presso il Glenn Research Center di Cleveland dal giugno 2010 fino a maggio 2011. Più recentemente ha svolto il ruolo di capo della Sezione Sicurezza dell'Ufficio Astronauti. Inoltre, in supporto alla Sezione Esplorazione, ha lavorato nel Commercial Crew Development Program.
Una completa biografia di Mike Foreman è disponibile presso: http://www.jsc.nasa.gov/Bios/htmlbios/foreman.html.
Nella foto (Credit: NASA) gli astronauti Stephen Frick, a sinistra, e Mike Foreman.

Fonte: NASA

30/07/2015 - Ora anche Cerere ha dei nomi topografici di riferimento -

E' stata presentata una nuova mappa a colori di Cerere, basata sui dati della sonda Dawn della NASA, dove è mostrata la diversa topografia e le altezze differenti fra il fondo dei crateri e i picchi delle montagne che arrivano fino a 15 km. Gli scienziati continuano ad analizzare gli ultimi dati provenienti da Dawn mentre il veicolo spaziale si appresta a compiere la sua terza fase di mappatura orbitale.
"I crateri che abbiamo trovato su Cerere, in termini di profondità e diametro, sono molto simili a quelli che abbiamo visto su Dione e Teti, due lune ghiacciate di Saturno ed hanno anche le stesse dimensioni e densità di Cerere. Le strutture sono coerenti con una crosta ricca di ghiaccio," dice Paul Schenk, membro del team scientifico di Dawn, un geologo presso il Lunar and Planetary Institute di Houston.
Alcuni di questi crateri e di altre strutture morfologiche ora hanno dei nomi ufficiali, ispirati agli spiriti ed ai dei relativi all'agricoltura di varie culture. L'International Astronomical Union ha recentemente approvato questa serie di nomi per le caratteristiche di Cerere.
Le nuove strutture nominate includono Occator, il misterioso cratere che contiene i più brillanti punti bianchi di Cerere, con un diametro di 90 km e una profondità di 4. Occator è il nome di una divinità romana dedicata a un metodo per il livellamento del suolo.
Un cratere più piccolo con materiale brillante, precedentemente chiamato 'Spot 1' viene ora identificato come Haulani, una divinità hawaiana delle piante. Haulani ha un diametro di circa 30 km. I dati delle temperature provenienti dallo spettrometro infrarosso e nel visibile, mostrano che questo cratere sembra essere più freddo della gran parte del territorio che lo circonda.
Il cratere Dantu, che prende il nome dal dio Ghanaian associato con la semina del mais, è circa 120 km di diametro e profondo 5 km. Un cratere chiamato ora Ezinu, dal dio sumero del grano, ha all'incirca le stesse dimensioni. Entrambi sono meno della metà di Kerwan, lo spirito Hopi del grano che germoglia, e di Yalode, un cratere che prende il nome dalla dea africana Dahomey adorata dalle donne e per i riti di raccolta.
"I crateri da impatto Dantu e Ezinu sono estremamente profondi, mentre i crateri da impatto più grandi come Kerwan e Yalode mostrano una profondità inferiore, indicando una maggiore mobilità del ghiaccio relativa alle dimensioni ed età dei crateri," dice Ralf Jaumann, un membro del team scientifico di Dawn presso il Centro Aerospaziale della Germania (DLR) di Berlino.
Quasi direttamente a sud di Occator si trova Uravana, un cratere che prende il nome di dei indiani e iraniani delle colture e dei campi. Urvara, quasi 160 km di diametro e profondo 6 km, ha un picco centrale che si eleva fino a 3 km di altezza.
Dawn sta attualmente spiraleggiando verso la sua terza orbita scientifica, a meno di 1.500 km dalla superficie, ovvero ben tre volte più vicina a Cerere dell'orbita precedente. Il veicolo spaziale raggiungerà quest'orbita a metà agosto e inizierà di nuovo a riprendere immagini ed altri dati.
Cerere, con un diametro di 940 km è il più grande oggetto della fascia principale di asteroidi, situata fra Marte e Giove. Questo rende Cerere circa il 40% delle dimensioni di Plutone, un altro pianeta nano, che la sonda New Horizons della NASA ha sorvolato agli inizi di questo mese.
Il 6 marzo 2015, Dawn ha fatto la storia come prima missione a raggiungere un pianeta nano e la prima ad orbitare attorno a due distinti corpi celesti. La sonda aveva già condotto una serie di estese osservazioni di Vesta nel 2011-2012.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) la mappa altimetrica di Cerere con i nuovi nomi ufficiali delle sue caratteristiche topografiche.

Fonti: NASA - Spacedaily

30/07/2015 - I graffi rossi di Teti -

La luna di Saturno Teti (Tethys) si è tinta di rosso. Alcune inspiegabili striature a forma di arco, sono apparse sulla sua superficie. Le insolite caratteristiche sono state notate in alcune immagini della sonda della NASA Cassini.
Alcuni archi rossi erano già stati osservati dalla sonda nel corso della missione. Tuttavia, il passaggio ravvicinato del mese di aprile 2015 ha mostrato un primo piano inedito delle zone settentrionali, ora meglio illuminate rispetto alle fasi iniziali della missione. L'origine delle striature e del loro colore rossastro è un mistero per gli scienziati.
Un'ipotesi al vaglio è che potrebbe trattarsi di ghiaccio esposto contenente impurità chimiche, o potrebbe essere il risultato di un degassamento dall'interno di Teti. Oppure, potrebbero essere associate a caratteristiche simili a fratture, non risolte a questa scala dalle immagini.
Fatta eccezione per alcune tinte nei crateri di Dione, il rosso è un colore piuttosto raro sulle lune di Saturno, mentre è ben evidente sulla giovane superficie di Europa, la luna di Giove.
"Gli archi rossi devono essere geologicamente giovani perché hanno tagliato i lineamenti più vecchi come i crateri da impatto ma non conosciamo la loro età," ha detto Paul Helfenstein, del team di imaging della Cassini presso la Cornell University di Ithaca, New York. "Se la macchia è solo un sottile rivestimento colorato sul terreno ghiacciato, l'esposizione all'ambiente spaziale sulla superficie di Teti potrebbe cancellarla su scale temporali relativamente brevi."
Ora, il team sta pianificando delle ulteriori osservazioni per la fine di quest'anno.
"Stiamo progettando uno sguardo ancora più da vicino di uno degli archi rossi di Teti per il mese di novembre, per vedere se siamo in grado di catturare la fonte e la composizione di questi segni inusuali," ha detto Linda Spilker, scienziato della missione al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) le misteriose strisce rosse sulla luna Teti, in questo mosaico con i colori enfatizzati.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

30/07/2015 - La Russia fissa la data della ripresa dei voli del Proton -

Mercoledì la Russia ha fissato la data per il primo lancio di un razzo Proton fin dal guasto al motore che ha visto la distruzione di un satellite Messicano.
Le autorità hanno detto che il razzo Proton-M decollerà dal sito di lancio di Baikonur, nel Kazakhstan, il 28 agosto con a bordo il satellite per telecomunicazioni britannico Inmarsat-5F3.
Un razzo simile aveva fatto ricadere un satellite messicano sulla Terra lo scorso 16 maggio a causa di un guasto a un motore, in una delle serie più imbarazzanti di fallimenti del programma spaziale della Russia.
Il Centro Khrunichev, l'azienda statale costruttrice del razzo ha detto che la causa del disastro è stata originata da un montaggio errato di uno dei motori. "Un piano per eliminare le cause del guasto al motore sono già state intraprese," si legge in un comunicato dell'azienda.
Il fallimento del Proton di maggio è arrivato a un anno esatto dopo che lo stesso modello di razzo, con a bordo il più avanzato satellite per telecomunicazioni della Russia, era ricaduto sulla Terra a pochi minuti dal decollo. L'incidente era stato causato da un cuscinetto difettoso.
Basato sul progetto di era Sovietica, il Proton-M è visto come uno dei pilastri dell'industria spaziale e la Russia sta sviluppando una nuova generazione di razzi che gli succederanno.
L'incidente di maggio è inoltre avvenuto alcuni giorni dopo che un veicolo cargo Progress senza equipaggio si era disintegrato nell'atmosfera dopo aver avuto un guasto alle comunicazioni mentre si trovava in volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La scorsa settimana tre astronauti sono arrivati sani e salvi alla stazione laboratorio orbitante con il primo volo con equipaggio fin da quell'incidente.
Nella foto di archivio (Credit: Khrunichev) il razzo Proton-M con il satellite Messicano MexSat-1 sulla rampa di lancio.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

Nella foto (Credit: ESA), l'astronauta dell'ESA, Paolo Nespoli.

30/07/2015 - Nel 2017 Paolo Nespoli tornerà sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) -

Lo avevamo anticipato alcune settimane fa ma ora l'ASI l'ha ufficializzato. Sarà la terza missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana e prenderà il via a maggio 2017, portando a bordo della ISS Paolo Nespoli per circa cinque mesi. L’astronauta italiano dell’ESA tornerà a volare per la terza volta nello spazio.
L'annuncio è stato dato oggi presso la sede dell'ASI nel corso di una conferenza stampa di presentazione del volo, cui, oltre a Nespoli, hanno preso parte il Presidente dell'ASI Roberto Battiston e il Responsabile dell'European Astronaut Center dell'ESA Frank De Winne.
"È con particolare piacere - ha dichiarato Roberto Battiston nel suo intervento - che posso annunciare l’assegnazione di Paolo Nespoli alla prossima missione di lunga durata, la terza assegnata all’ASI sulla base dell’accordo con la NASA legato ai moduli MPLM, missione che si terrà nel 2017 nel corso della Spedizione 52/53."
"Con due missioni alle spalle, Paolo è un veterano dello spazio, molto apprezzato dalla NASA e dall’ESA per professionalità dimostrata nelle due missioni precedenti - ha proseguito Battiston - Paolo Nespoli è l’unico astronauta civile tra i quattro astronauti italiani in servizio presso il corpo europeo dell’ESA. Con questa nuova missione l’Italia conferma la continuità del suo ruolo sulla ISS, in un contesto di utilizzo delle competenze di tutti gli astronauti italiani, guardando in prospettiva anche alla prossima missione ESA di lunga durata che sarà assegnata all Italia tra il 2018 ed il 2019,” ha concluso il numero uno dell'ASI.
Durante la permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Paolo Nespoli porterà a bordo una serie di esperimenti scientifici, secondo un programma attualmente in corso di definizione, in continuità con la pianificazione scientifica dell’ASI nel settore dell’esplorazione umana nello spazio.
Anche questa missione - dopo Volare di Luca Parmitano nel 2013 e Futura di Samantha Cristoforetti quest'anno - è stata assegnata all’ASI dalla NASA e nasce da un Memorandum bilaterale diretto NASA/ASI, in base al quale l’ASI ha fornito all’ente spaziale statunitense tre moduli pressurizzati abitativi (MPLM – Multi Purpose Pressurized Module) e il PMM (Permanent Multi Purpose Module) per la ISS.
La prima avventura spaziale di Paolo Nespoli è stata la missione Esperia, nel 2007: l’astronauta dell’ESA ha raggiunto la ISS a bordo dello Space Shuttle STS-120, e nelle sue due settimane di permanenza a bordo uno dei suoi compiti principali è stato quello di contribuire a installare il modulo Nodo-2 sulla Stazione Spaziale.
È tornato poi sulla ISS tre anni dopo per 160 giorni, come parte della Expedition 26/27: con la missione MagISStra, oltre ai numerosi esperimenti, Paolo Nespoli è stato coinvolto nell’approdo di due navicelle cargo, una europea e l’altra giapponese: il secondo ATV (Automated Transfer Vehicle) e il secondo HTV (H-II Transfer Vehicle).
Dopo MagISStra, Paolo ha lavorato presso il centro ESRIN dell’ESA in Italia, ma ora ha già iniziato ad allenarsi presso il Gagarin Cosmonaut Training Centre nei pressi di Mosca, in Russia, per la sua nuova avventura.
A questo indirizzo l'intervista a Paolo Nespoli nel corso della presentazione del suo terzo volo spaziale.
Nella foto (Credit: ASI), da sinistra, Paolo Nespoli, Roberto Battiston e Frank De Winne durante la presentazione della nuova missione di un astronauta italiano. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA), l'astronauta dell'ESA, Paolo Nespoli.

Fonte: ASI

28/07/2015 - Il Mars Orbiter si prepara all'arrivo del prossimo lander -

Con la manovra orbitale più complessa dal 2006, la sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA si preparerà questa settimana all'arrivo del prossimo lander della NASA, InSight, previsto per il prossimo anno.
Un'accensione prevista il 29 luglio e della durata di 77 secondi dei sei propulsori intermedi aggiusterà l'orbita in modo che il veterano veicolo spaziale possa trovarsi in posizione per ricevere le trasmissioni radio da InSight mentre discende attraverso l'atmosfera marziana e toccherà il suolo il 28 settembre 2016. Questi sei motori a razzo, utilizzati per le correzioni di traiettoria durante il volo della sonda dalla Terra a Marte, possono produrre ognuno una spinta di 22 Newton, pari a circa 2,2 kg.
"Senza eseguire questa manovra di cambio di orbita, il Mars Reconnaissance Orbiter non sarebbe stato in grado di ascoltare InSight durante l'atterraggio, ma ora con quest'operazione sarà al posto giusto nel momento giusto," ha detto Dan Johnston, project manager MRO presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California.
L'orbiter registrerà le trasmissioni di InSight per inviare in seguito alla Terra come raccolta di ogni evento durante i cruciali minuti dell'arrivo di InSight su Marte, proprio come MRO fece per l'atterraggio del rover Curiosity tre anni fa, e del Mars Polar Lander nel 2008.
InSight esaminerà le profondità di Marte alla ricerca di indizi sulla formazione e sull'evoluzione iniziale di tutti i pianeti rocciosi, compresa la Terra.
MRO proseguirà lo studio di Marte mentre si prepara per l'arrivo di InSight. MRO raccoglie immagini ad alta risoluzione e dati sugli spettri, così come i profili atmosferici e della superficie. La sonda ha inviato diverse volte più dati sul Pianeta Rosso di tutte le altre missioni messe assieme. Essa proseguirà a fornire supporto nelle comunicazioni per i rover che si trovano sulla superficie di Marte e farà osservazioni per le analisi dei luoghi di atterraggio candidati per le future missioni.
Dopo l'atterraggio di InSight, i piani prevedono che MRO esegua un paio di manovre ancora più grandi fra l'ottobre 2016 e l'aprile 2017 - ognuna utilizzando i sei propulsori intermedi per oltre tre minuti. Questo riporterà la sonda sull'orbita che è stata utilizzata fin dal 2006, permettendogli di attraversare l'equatore circa alle 3 del mattino e alle 3 del pomeriggio tempo locale solare, durante ogni giro quasi polare attorno al pianeta. Per osservare l'arrivo di InSight, l'orbita di MRO attraverserà l'equatore circa alle 2:30 pomeridiane del tempo locale solare.
L'ultima volta che la missione ha eseguito una manovra più grande di quella di questa settimana era il novembre 2006. Quella manovra vide l'accensione dei motori intermedi per 76 secondi per stabilire l'originale condizione di passaggio alle 3 pomeridiane del Tempo Locale Solare Medio (LMST) dopo un periodo di sei mesi durante il quale utilizzò piccoli balzi sugli strati esterni dell'atmosfera per alterare la forma dell'orbita. La sonda è dotata di tre serie di propulsori e quelli più potenti, sei, ognuno dei quali capace di una spinta di 170 Newton, circa 17,7 kg - è stato acceso per circa 27 minuti per la prima entrata in orbita all'arrivo su Marte, il 10 marzo 2006. Più frequentemente la sonda utilizza otto piccoli propulsori per le piccole correzioni di assetto.
Anche dopo le previste operazioni del 2017, l'idrazina nei serbatoi della sonda, il propellente che alimenta tutti i suoi propulsori, dovrebbe essere ancora equivalente a 187 kg, in grado di fornire altri 19 anni di operazioni prima di esaurirsi.
Il JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, gestisce il progetto MRO per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington. La Lockheed Martin Space System di Denver ha costruito l'orbiter e supporta le sue operazioni. Per ulteriori informazioni su MRO, visita: http://www.nasa.gov/mro e http://mars.nasa.gov/mro/.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) MRO in orbita attorno al Pianeta Rosso.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: Kenneth Brown), la SpaceShipTwo si disintegra mentre gli impennaggi cadono giù.

28/07/2015 - Conclusa l'inchiesta della NTSB sull'incidente della SpaceShipTwo -

Si è ufficialmente conclusa, dopo 9 mesi, l'indagine compiuta dalla NTSB (National Transportation Safety Board) sull'incidente che il 31 ottobre 2014 ha visto coinvolto il veicolo orbitale SpaceShipTwo della Virgin Galactic.
Nel lungo documento presentato dalla NTSB vengono indicate le due cause che hanno portato al disastro e vengono consigliate le azioni per evitarlo in futuro.
Il 31 ottobre 2014, approssimativamente alle 10:07 PDT (le 19:07 ora italiana) il veicolo di prova SpaceShipTwo 'Enterprise', numero SS2_001 (matricola N339SS) ha subito una grave anomalia durante un test di volo a razzo, circa 13 secondi dopo il rilascio dall'aereo madre che ha portato alla distruzione del veicolo e alla morte del co-pilota. Il pilota è sopravvissuto paracadutandosi al suolo. Nessun altro è rimasto ferito in aria o al suolo.
L'incidente è avvenuto durante il 55esimo volo complessivo di prova e il quarto a razzo (PF-04) della SpaceShipTwo, che in quel momento, era ancora gestito dalla Scaled Composite, l'azienda che ha progettato e costruito il veicolo suborbitale. Il veicolo aveva ricevuto un permesso di lancio dall'Ufficio del Trasporto Spaziale della Federal Aviation Administration (FAA-AST). La Scaled Composites, una sussidiaria della Northrop Grumman Corporation, era sotto contratto con la Virgin Galactic (VG) e la The Spaceship Company (TSC) per portare avanti il programma di sviluppo dei voli di prova della SpaceShipTwo, mantenendo il controllo sia operativo che della sicurezza. Al momento dell'incidente la SpaceShipTwo era pilotata da due collaudatori della Scaled Composites.
Questi gli eventi:

10:07:19.27 La SpaceShipTwo viene rilasciata dall'aereo madre WhiteKnightTwo.
10:07:19.51 Il pilota comanda al co-pilota di accendere il motore a razzo. Il motore si accende e funziona come previsto.
10:07:26.83 Il veicolo accelera fino a Mach 0.80.
10:07:26.91 Il co-pilota annuncia Mach 0.80 in accordo con la lista di procedure.
10:07:28.39 Il co-pilota annuncia 'sbloccato' approssimativamente a Mach 0.92.
10:07:28.90 Il co-pilota sposta la leva del sistema 'feather' in posizione di completo sbloccaggio.
10:07:32.80 I dati telemetrici cessano.

Al momento della perdita dei dati, i diversi video a bordo e fuori e i dati documentano che la SpaceShipTwo incontra un'accelerazione nelle forze G che superano i carichi strutturali e portano alla sua disintegrazione in diversi grandi pezzi che ricadranno al suolo su un'aerea a circa 8 km, vicino a Koehn Dry Lake, in California.
L'approfondita indagine della NTSB, utilizzando la telemetria e i dati recuperati dimostra che tutti i sistemi del veicolo hanno funzionato regolarmente fino al punto di rottura. Il motore a razzo ha funzionato bene e con minori vibrazioni osservate in confronto ai precedenti voli di prova.
La SpaceShipTwo utilizza un sistema brevettato (chiamato 'feather') progettato appositamente per fornire un rientro stabile nell'atmosfera una volta completato il volo suborbitale. Il suo funzionamento è dato dalla rotazione di 65° degli impennaggi di coda in modo da incrementare sia la stabilità che l'attrito in fase di discesa.
La normale estensione del sistema 'feather' richiede un sequenza in due passi: per primo il sistema viene sbloccato attraverso un comando eseguito dal co-pilota. Con una velocità di Mach 1.4 o superiori il sistema rimane retratto, anche se sbloccato, grazie al carico aerodinamico. Il secondo comando, sempre eseguito dal co-pilota, avvia il movimento delle ali e viene eseguito dopo che il motore a razzo si è spento e il veicolo si trova nello spazio appena prima di raggiungere l'apogeo.
Nella foto (Credit: Mark Greenberg/Virgin Galactic/NTSB), il pilota Peter Siebold appeso al paracadute dopo l'incidente. La NTSB individua nelle cause dell'incidente il rilascio prematuro, almeno 14 secondi prima del previsto, del comando sblocco da parte del co-pilota. In quel momento il veicolo viaggiava a Mach 0.92 mentre le velocità minima di sblocco avrebbe dovuto essere Mach 1.4. Data la velocità inferiore il sistema sbloccato non ha potuto resistere alle forze dinamiche e si è aperto anche senza l'invio del comando.
Fra le cause che hanno contribuito all'incidente la NTSB indica sia il progetto del sistema di blocco del 'feather', che non possedeva un meccanismo che impedisse il movimento prematuro dell'ala, che la mancanza di procedure adeguate da indicare ai piloti per lo sblocco e l'apertura del sistema 'feather'.
La NTSB raccomanda pertanto la modifica del sistema 'feather' con l'aggiunta di un meccanismo che impedisca il blocco e lo sblocco durante le fasi critiche del volo e l'aggiunta alla normale lista di procedure dei piloti della SpaceShipTwo di un'esplicita attenzione alle conseguenze di uno sblocco anticipato del sistema 'feather'. Queste, ed altre modifiche sono già state eseguite dalla Virgin Galactic e dalla The Spaceship Company, che ora sono subentrate alla Scaled Composites nella gestione del test di volo e dell'attività commerciale.
Inoltre la VG si è assicurata che i propri piloti abbiano raggiunto un grado di conoscenza maggiore degli standard nel volo ad alte prestazioni e delle procedure per la SS2.
Nella foto (Credit: NTSB) gli uomini delle squadre della NTSB mentre ispezionano i resti della SpaceShipTwo caduta. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Kenneth Brown), la SpaceShipTwo si disintegra mentre gli impennaggi cadono giù. Nella foto a destra (Credit: Mark Greenberg/Virgin Galactic/NTSB), il pilota Peter Siebold appeso al paracadute dopo l'incidente.

Fonti: Parabolic Arc - NTSB

Nella foto (Credit: Copernicus Sentinel data (2015)/ESA), zone irrigate nell'Arabia Saudita riprese dal Sentinel-2A.

28/07/2015 - Prime applicazioni del satellite Sentinel-2A -

Dal monitoraggio dell'agricoltura alla creazione di tabelle per i cambiamenti al suolo, le prime immagini dal nuovo satellite europeo Sentinel-2 mostrano come le osservazioni critiche della missione "visione a colori" possono essere utilizzate per mantenere noi ed il nostro pianeta sicuri.
Lanciato dallo spazio porto europeo nella Guyana Francese il 23 giugno, Sentinel-2A è il secondo satellite in orbita del programma europeo di monitoraggio ambientale Copernicus.
La sua fotocamera multispettrale alimenterà le applicazioni di monitoraggio della Terra come agricoltura, acque interne e costiere, e la mappatura terrestre.
Ad un evento che si è svolto a Milano il 27 luglio, gli esperti che hanno avuto accesso alle prime immagini di Sentinel-2A hanno discusso di come ne beneficeranno una varietà di applicazioni scientifiche ed operative.
"Cittadini europei, organi decisionali, aziende e la comunità scientifica internazionale beneficeranno enormemente da questa seconda missione per il programma Copernicus. Le sue immagini ci permetteranno di migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini e proteggere l'ambiente," ha detto Mauro Facchini, Capo dell'Unità Copernicus alla Commissione Europea.
Alan Belward dal JRC (Joint Research Centre) ed Ana Maria Ribeiro de Sousa dell'Agenzia Europea per l'Ambiente hanno presentato i primi esempi di come la copertura terrestre può essere classificata e monitorata utilizzando i dati del Sentinel-2.
Rilevando i cambiamenti nel tempo su terreni e masse d'acqua, Sentinel-2 può aiutare a gestire le risorse naturali in maniera sostenibile.
Oltre a monitorare i cambiamenti nelle masse d'acqua, la missione ha anche il compito di monitorare la qualità dell'acqua, come sottolineato da Dimitry Van der Zande dell'Istituto Reale Belga di Scienze Naturali.
Le informazioni sulla qualità dell'acqua non sono utili soltanto per le applicazioni nel consumo dell'acqua, ma possono anche indicare zone che siano sicure, o non sicure, per nuotare. Queste informazioni sono di beneficio anche per alcuni enti intergovernativi come la Convenzione di Ramsar, che progetta di utilizzare i dati per controllare le zone umide di importanza internazionale sparse su tutto il globo.
Il rilevamento delle modifiche nelle nostre foreste è un altro compito importante per il satellite, come controllare il livello di deforestazione, riforestazione e di aree colpite da incendi. Le informazioni ottenute da Sentinel-2 possono aiutare gli organi di governo e le imprese commerciali a prendere decisioni informate su come meglio gestire, proteggere e sostenere le nostre importanti risorse forestali.
Lo strumento di Sentinel-2 che fornisce le immagini (l'imager) ha 13 bande di spettro, dal visibile ed infrarosso vicino, all'infrarosso ad onde corte a diverse risoluzioni spaziali, portando il monitoraggio terrestre ad un livello senza precedenti. Si tratta infatti della prima missione ottica di Osservazione della Terra nel suo genere ad includere tre bande nel cosiddetto "red edge" che fornisce informazioni chiave sullo stato della vegetazione.
Ciò è stato dimostrato da Pierre Defournty dell'Università di Lovanio in Belgio, che ha mostrato come il satellite è addirittura in grado di distinguere tra diverse colture, mostrando un esempio di girasoli e di mais che crescono vicino Tolosa, in Francia.
Progettata come una missione di due satelliti, Sentinel-2 fornirà immagini sulla base di un ciclo di passaggio ogni cinque giorni, una volta che il suo gemello Sentinel-2B sarà lanciato, nel 2016. Questo breve intervallo di passaggio è importante per tutte le sue applicazioni, ma Frank Paul dell'Università di Zurigo ha fatto notare in particolare come ciò sarà di aiuto nel monitorare i ghiacciai e, in molti casi, nella mappature del loro rapido recesso.
Anche se il satellite non è ancora nella sua orbita operativa, e non è ancora calibrato per fornire dati alla più alta qualità di cui è capace, le immagini offrono un assaggio di quello che verrà nel prossimo futuro.
"Il riscontro dalla comunità di utenti è stato straordinariamente positivo in questa fase iniziale della missione, specialmente per quanto riguarda le immagini ad alta risoluzione ed all'utilità delle 13 bande di spettro," ha detto Simon Jutz, Capo dell'Ufficio ESA del programma Copernicus.
"Ad appena due mesi dall'arrivare alla fase operativa del satellite, non vediamo l'ora di vedere Sentinel-2 realizzare il suo pieno potenziale."
Nella foto (Credit: Copernicus Sentinel data (2015)/ESA/RBINS), acquisita il 4 luglio 2015, la laguna di Venezia ripresa dal satellite Sentinel-2A. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Copernicus Sentinel data (2015)/ESA), zone irrigate nell'Arabia Saudita riprese dal Sentinel-2A.

Fonte: ESA Italia

27/07/2015 - Arrivano al Kennedy i primi pezzi della capsula CST-100 -

Le prime due sommità che formeranno lo scafo pressurizzato dello Structural Test Article, o STA, del veicolo spaziale CST-100 sono arrivati al Kennedy Space Center (KSC) della NASA. Il Modulo Equipaggio STA verrà assemblato all'interno dell'ex-hangar dello Space Shuttle, conosciuto come Orbiter Processing Facility-3 (OPF-3), in modo che la compagnia possa validare la produzione e i metodi di processamento utilizzati per i successivi veicoli adatti al volo di CST-100.
Mentre lo STA non volerà con persone a bordo, verrà utilizzato per mettere alla prova il progetto e il sistema di fuga al lancio durante un test di aborto sulla rampa.
La possibilità di un sistema di fuga che possa portare al sicuro i membri dell'equipaggio è un elemento cruciale per i veicoli da trasporto di prossima generazione della NASA.
La struttura principale dell'STA è stata realizzata, a metà del 2015, con la tecnica della saldatura per frizione unendo due parti, l'inferiore e la posteriore e poi rifinita con macchinari appositi. Nel corso dei prossimi mesi, verranno aggiunti i componenti critici e i sistemi richiesti per i test. Una volta completato al Kennedy, la struttura verrà inviata alla sede Boeing di Huntington Beach, in California, per le valutazioni finali.
I 'test strutturali' sono solo alcuni dei molti ai quali verrà sottoposto il veicolo spaziale per verificare le sue capacità e resistenza. Il veicolo è stato progettato per trasportare, nel prossimo futuro, gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) attraverso il Commercial Crew Program della NASA.
La Boeing prevede di lanciare il suo veicolo spaziale per mezzo di un razzo Atlas V della United Launch Alliance che decolla dal Complesso di Lancio 41 dell'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, che si trova a pochi km dalla struttura di processamento del CST-100 al Kennedy.
Una torre di accesso per l'equipaggio che darà agli astronauti e al personale di supporto la possibilità di raggiungere la capsula CST-100 una volta sulla rampa, è attualmente in costruzione vicino al sito di lancio.
Nella foto (Credit: Boeing) una delle prime parti dello STA del CST-100 arrivate al KSC.

Fonte: NASA Commercial Crew Program

25/07/2015 - La Cina piazza in orbita due satelliti Beidou -

La Cina ha lanciato un nuovo paio di satelliti di navigazione nella mossa di anticipare il completamento della Fase III del suo programma Beidou.
Il lancio è avvenuto attorno alle 12:30 UTC (le 14:30 ora italiana) dal complesso del Centro di Lancio Satelliti Xichang, utilizzando per la prima volta una combinazione del razzo vettore Lunga Marcia 3B con il nuovo stadio superiore Yuanzheng-1 (Spedizione-1).
La Fase III del sistema di navigazione satellitare cinese Beidou comprende la migrazione dei segnali civili sulle stesse frequenze utilizzate dal futuro GPS L1C e Galileo E1. L'attuale costellazione di satelliti geostazionari Beidou - cinque inclinati su orbite geosincrone (IGSO) e quattro su orbite terrestri medie (MEO) - stanno trasmettendo segnali aperti e autorizzati su B2 e dei servizi autorizzati su B3. L'accuratezza nella posizione orizzontale in tempo reale di un Beidou è classificata migliore di sei metri mentre la precisione verticale meglio di 10 metri.
Il Sistema di Navigazione Satellitare Compass (CNSS) è il sistema di navigazione satellitare della Cina e venne approvato dal suo governo nel 2004. Il sistema, come i suoi omologhi americani (GPS), Russi (GLONASS) e Europei (Galileo) è in grado di fornire la posizione geo-spaziale nelle tre dimensioni e la velocità in tempo reale passiva.
L'obiettivo di lungo periodo è quello di sviluppare un sistema globale di navigazione simile ai concorrenti internazionali entro il 2020, con una costellazione composta da 35 satelliti, compresi 27 MEO (in orbita a 21.500 km), tre IGSO (inclinati di 55°) e cinque GSO.
I due nuovi satelliti - Beidou M1-S e Beidou M2-S - utilizzano una nuova struttura dedicata che ospita una serie di antenne per i segnali di navigazione e un retro-riflettore laser. La massa al lancio è di circa 800 kg per ogni satellite e la loro vita operativa dovrebbe essere sui cinque anni.
La missione di oggi ha visto il debutto della versione Lunga Marcia-3B/YZ-1 (Chang Zheng-3B/YZ-1), una versione migliorata del già potente Lunga Marcia-3B. Il Lunga Marcia 3B è dotato di tre stadi, i primi due alimentati da propellenti ipergolici (N2O4/UDMH) mentre il terzo stadio utilizza quelli criogenici (idrogeno e ossigeno liquido). L'altezza totale di un CZ-3B è di quasi 55 metri con un diametro di 3,35 metri dello stadio principale e 3 metri il terzo. Il razzo dispone di quattro booster alti 15 metri e che forniscono una spinta aggiuntiva al lancio. Lo stadio superiore Yuanzheng-1 utilizza un piccolo motore a propellenti ipergolici ma è capace di eseguire due accensioni con una vita operativa di 6,5 ore. Il CZ-3B ha un'ogiva protettiva del carico utile di 4 metri di diametro e lunga 9,56 metri. Il razzo è in grado di piazzare in orbita un carico di 11,2 tonnellate in orbita bassa terrestre e di 5,5 tonnellate (la versione migliorata) in orbita geostazionaria.
Quello di oggi è stato il 39esimo lancio orbitale globale del 2015, il 36esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua/Zhu Zheng) il razzo vettore Lunga Marcia-3B/YZ-1 al decollo.

Fonte: Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI), la zona di Sputnik Planum dove vi sono strutture simili a ghiacciai.

24/07/2015 - Fra i ghiacciai e le nebbie di Plutone -

L'oramai consueta conferenza stampa del venerdì con il team scientifico della sonda New Horizons ci ha abituato a fornire immagini e scoperte su Plutone ogni volta sempre più incredibili. Questa volta le immagini, arrivate da 5 miliardi di km, ci hanno svelato delle formazioni che possono essere simili a ghiacciai e l'atmosfera del pianeta nano con le sue foschie in alta quota.
"La mia mascella è caduta sul pavimento quanto ho visto la prima immagine di un'atmosfera aliena nella Fascia di Kuiper," ha detto Alan Stern, scienziato a capo della missione New Horizons per il Southwest Research Institute (SwRI) di Boulder, in Colorado. "Questo ci deve ricordare che l'esplorazione ci porta qualcosa in più di queste stupefacenti scoperte, ci porta un'incredibile bellezza."
Appena sette ore dopo il momento di massimo avvicinamento, la sonda New Horizons ha rivolto nuovamente lo strumento LORRI (LOng Range Reconnaissance Imager) a Plutone, catturando il flusso solare che attraversava l'atmosfera in controluce e rivelava delle foschie fino a 130 km sopra la superficie di Plutone. Un'analisi preliminare dell'immagine (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) mostra due distinti strati di foschia - la prima a circa 80 km e la seconda a circa 50 km.
Studiare l'atmosfera di Plutone può fornire indizi su quello che è accaduto sotto di essa.
"Le foschie osservate in quest'immagine sono un elemento chiave nella creazione dei complessi composti di idrocarburi che danno alla superficie di Plutone la sua apparenza rossastra," ha detto Michael Summers, scienziato per New Horizons presso la George Mason University di Fairfax, in Virginia.
I modelli suggeriscono che le foschie si formano quando la luce solare ultravioletta rompe le particelle di gas metano - un semplice idrocarburo presente nell'atmosfera di Plutone. La rottura del metano forza la costituzione di gas di idrocarburi più complessi, come l'etilene e l'acetilene, che sono stati anch'essi scoperti nell'atmosfera di Plutone. Mentre questi idrocarburi cadono verso il basso, le parti più fredde dell'atmosfera si condensano in particelle di ghiaccio che creano le foschie. I raggi del Sole ultravioletti convertono chimicamente le foschie in tolina, un idrocarburo scuro che colora la superficie di Plutone.
Gli scienziati in precedenza avevano calcolato che le temperature sarebbero state troppo calde per la formazione di foschie ad altitudini maggiori di 30 km sopra la superficie di Plutone. "Abbiamo bisogno di nuove ipotesi per comprendere che cosa accade," ha detto Summers.
Nella foto (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI), immagine in falsi colori del globo di Plutone. La missione New Horizons ha inoltre trovato, nelle immagini di LORRI, la prova di esotici flussi di ghiacci che scorrono sulla superficie di Plutone e segni rivelatori della recente attività geologica, qualcosa che gli scienziati speravano di trovare, ma che non si aspettava.
Le nuove immagini mostrano dettagli affascinanti all'interno della pianura informalmente chiamato Sputnik Planum, delle dimensioni del Texas, che si trova all'interno della metà occidentale della caratteristica struttura a forma di cuore di Plutone, nota come Tombaugh Regio. Lì, una lastra di ghiaccio appare essere scivolata - e può darsi che ancora scorra - in un modo simile ai ghiacciai sulla Terra.
"Abbiamo visto finora superfici come queste su mondi attivi come la Terra e Marte," ha detto lo studioso John Spencer del SwRI. "Questo mi rende proprio felice."
Inoltre nuovi dati ottenuti dallo strumento Ralph di New Horizons hanno indicato che il centro di Sputnik Planum è ricco di ghiacci formati da azoto, monossido di carbonio e metano.
"Alla temperatura di Plutone, -234° C, questi strati gelati potrebbero scorrere come un ghiacciaio," ha detto Bill McKinnon, vice capo del team Geologia, Geofisica e Immagini di New Horizons presso la Washington University di St. Louis. "Nella regione meridionale del 'cuore', adiacente alla regione equatoriale scura, sembra che terreni antichi e pesantemente craterizzati siano stati invasi da depositi di ghiaccio molto più recenti."
"Sapevamo che la missione a Plutone avrebbe portato alcune sorprese, e ora - 10 giorni dopo il massimo avvicinamento - possiamo dire che la nostra aspettativa è stata più che superata," ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore associato della NASA per lo Science Mission Directorate. "Con ghiacci che scorrono, la chimica esotica della superficie, catene montuose, e vaste aree di foschia, Plutone sta mostrando una varietà di geologia planetaria che è veramente emozionante."
La missione New Horizons prosegue l'invio dei dati immagazzinati nella memoria di bordo verso la Terra e lo farà fino alla fine del 2016. La sonda si trova attualmente a 12,2 milion i di km oltre Plutone, in ottimo stato e volando sempre più all'interno della Fascia di Kuiper.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI), la zona di Sputnik Planum dove vi sarebbero strutture simili a ghiacciai. Nella foto a destra (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI), un mosaico di immagini in falsi colori del globo di Plutone. Qui l'immagine ad alta risoluzione.

Fonti: NASA - Space.com

Nella foto (Credit: GCTC), l'astronauta danese dell'ESA, Andreas Mogensen.

24/07/2015 - Il lancio di Andreas Mogensen posticipato di un giorno -

Il prossimo astronauta ESA a lavorare sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Andreas Mogensen, arriverà un giorno più tardi di quanto precedentemente previsto a causa di un cambiamento nell'orbita della stazione.
L'Ingegnere di Volo danese, il Comandante Sergei Volkov e il cosmonauta kazako Aidyn Aimbetov lasceranno la Terra da Baikonur, nel Kazakstan, alle 4:34 GMT (le 6:34 ora italiana), le 10:34 locali del 2 settembre 2015 e arriveranno alla Stazione Spaziale appena sei ore dopo.
La permanenza di Andreas e Aidyn sarà breve - torneranno infatti sulla terraferma appena dieci giorni dopo. Lasceranno Sergei a bordo della stazione e torneranno sulla Terra con una differente Soyuz assieme al Comandante Gennady Padalka, che si trova già nello spazio.
Il rinvio di un giorno si è reso necessario perché l'orbita della stazione è stata innalzata questo mese e la data originaria di lancio non avrebbe più permesso alla Soyuz di raggiungere il laboratorio di ricerca senza gravità entro le sei ore.
Questa volata per Andreas e Aidyn fa parte della missione maratona dell'astronauta NASA Scott Kelly e del cosmonauta Mikhail Kornienko, che rimarranno nello spazio per 11 mesi. La vecchia Soyuz che ha portato l'equipaggio della missione 'One Year' avrà infatti raggiunto la sua 'garanzia' di sei mesi nello spazio e dovrà essere sostituita dalla nuova consegnata grazie a Sergei, Andreas e Aidyn. Questo tipo di missione vengono chiamate anche 'Soyuz Taxi'.
Andreas ha il ruolo essenziale in questo scambio di veicoli spaziali di assistere entrambi i comandanti delle Soyuz in ogni volo nel suo ruolo di Ingegnere di Volo, o secondo in comando.
Durante questa missione, Andreas ha oltre 20 esperimenti previsti per ESA, che si concentrano sui nuovi modi operativi e per la prova di nuove tecnologie.
La maggior parte delle missioni consentono agli astronauti una settimana di acclimatazione alla sensazione di assenza di peso e alla loro nuova casa, ma questa non è ovviamente un'opzione per Andreas dato che dovrà lavorare tutto il giorno con il controllo missione sulla Terra per preparare gli esperimenti, come nelle precedenti missioni dello Space Shuttle.
A parte le procedure di sicurezza della stazione, Andreas è esonerato dai soliti compiti di pulizia che svolgono gli astronauti nello spazio. Inoltre egli lavorerà 90 minuti in più al giorno, all'interno del modulo laboratorio europeo Columbus.
La sua missione iriss è stata pianificata dall'ESA con il Columbus Control Center di Oberpfaffenhofen, in Germania. Per 10 giorni verranno impiegati degli specialisti aggiuntivi che prepareranno le attività di Andreas per il giorno successivo mentre egli dormirà, seguiranno il suo lavoro in direta e si adatteranno alle nuove situazioni più rapidamente possibile.
La missione iriss vedrà per la prima volta l'utilizzo intensivo di un nuovo sistema di comunicazione radio fra il centro controllo e Columbus, che permetterà una collaborazione più stretta fra l'astronauta e le squadre a terra.
Nella foto (Credit: GCTC) l'equipaggio della Soyuz Taxi TMA-18M: da sinistra Aidyn Aimbetov (KazCosmos), Sergei Volkov (Roscosmos) e Andreas Mogensen (ESA). Nella foto in alto a sinistra (Credit: GCTC), l'astronauta danese dell'ESA, Andreas Mogensen.

Fonte: ESA

23/07/2015 - La Russia estende la vita della ISS al 2024 -

Nonostante il disaccordo politico fra gli stati membri, il governo russo ha deciso di appoggiare la proposta comune di estendere il programma della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fino al 2024. Lo ha dichiarato Igor Komarov, capo dell'agenzia spaziale russa Roscosmos.
"Il governo ha approvato la proposta comune nostra e dei nostri partner di estendere la vita operativa della ISS fino al 2024," ha detto Komarov nelle prime ore di giovedì, aggiungendo che i dissapori politici fra gli stati membri non hanno avuto effetti sul programma della stazione.
Giovedì il veicolo spaziale russo Soyuz TMA-17M ha portato con successo il cosmonauta russo Oleg Kononenko, l'astronauta giapponese Kimiya Yui e l'astronauta NASA Kjell Lindgren alla ISS.
I tre hanno raggiunto l'attuale equipaggio della Spedizione 44 che comprende il cosmonauta russo Comandante Gennady Padalka e Milhail Kornienko assieme all'astronauta NASA Scott Kelly.
Il programma ISS è un progetto congiunto che vede la partecipazione di cinque agenzie spaziali: la NASA (USA), la Roscosmos (Russia), l'ESA (Europa), la JAXA (Giappone) e la CSA (Canada).
La stazione è divisa in due sezioni - il Segmento Orbitale Russo (ROS) e il Segmento Orbitale degli Stati Uniti (USOS). La ISS è la nona stazione spaziale ad essere abitata da esseri umani ed è stata occupata ininterrottamente per oltre 14 anni fin dall'arrivo di Spedizione 1, nel novembre 2000.
I razzi russi Soyuz sono, al momento, l'unico sistema di trasporto di astronauti verso la ISS.
Nella foto (Credit: NASA) i giganteschi pannelli solari della ISS con lo sfondo della Terra.

Fonte: Sputnik News

23/07/2015 - Nuovo successo di un Delta IV -

Un razzo Delta IV della United Launch Alliance (ULA) ha lanciato con successo il settimo satellite per telecomunicazioni Wideband Global SATCOM (WGS) per l'U.S. Air Force alle 8:07 p.m. EDT (le 2:07 ora italiana del 24 luglio) dallo Space Launch Complex 37 di Cape Canaveral, in Florida.
Questo è il settimo lancio di ULA per il 2015 e il secondo lancio consecutivo in appena otto giorni. Questo di oggi segna il 98esimo successo di ULA fin dalla fondazione della compagnia nel dicembre 2006.
Tale missione ha utilizzato un Delta IV in configurazione Medium-plus (5.4) che utilizza un unico Common Booster Core (CBC) spinto da un motore RS-68A dell'Aerojet Rocketdyne, assieme a quattro motori a propellente solito GEM-60 della Orbital ATK. Lo stadio superiore è spinto da un motore RL-10B-2 della Aerojet Rocketdyne con il satellite incapsulato nell'ogiva protettiva di lancio del diametro di cinque metri.
Il Wideband Global SATCOM-7 (WGS-7) fornirà comunicazioni ogni-tempo e in ogni luogo per le truppe sul campo con connessioni multicast e punto su punto. Il WGS fornisce i servizi essenziali di comunicazione, permettendo ai Comandanti Combattenti di esercitare il comando e il controllo delle loro forze tattiche, sia in tempo di pace che nel corso di operazioni militari. Il WGS è il solo satellite per telecomunicazioni militari che supporta simultaneamente collegamenti in banda X e in banda Ka.
Il satellite è stato rilasciato 42 minuti dopo il lancio su un'orbita di trasferimento supersincrono di 444 x 66.672 km con inclinazione 24,2°. La copertura globale di questo sistema militare è fornita dai primi sei satelliti WGS lanciati fra il 2007 e il 2013. Ora altri quattro raggiungeranno l'orbita entro il 2019 per mantenere il sistema forte quanto richiesto dai militari degli Stati Uniti in tutto il globo.
Quello di oggi era il 38esimo lancio orbitale del 2015, il 35esimo a concludersi con successo.
Nell'immagine (Credit: ULA) il momento del decollo del Delta IV con il satellite WGS-7.

Fonti: ULA - Spaceflight Now

Nell'illustrazione (Credit: NASA/JPL-CalTech/R. Hurt), la scala di Kepler-452b confrontata con Kepler-186f e con il Sistema Solare.

23/07/2015 - La missione Kepler scopre il più grande, vecchio cugino della Terra -

La missione Kepler della NASA ha confermato la presenza, per la prima volta, di un pianeta delle dimensioni simili a quelle della Terra all'interno della 'zona abitabile' attorno a una stella simile al nostro Sole. Questa scoperta e l'introduzione di 11 altri piccoli pianeti candidati nella zona abitabile sono un'altra pietra miliare nel percorso alla scoperta di un'altra 'Terra'.
Si chiama Kepler-452b e fa parte di un sistema a 1.400 anni luce di distanza nella costellazione del Cigno, troppo lontano per poter andare a controllare di persona.
E' una cosiddetta super Terra: ha un diametro il 60% più grande rispetto a quello terrestre ed anche se la sua composizione non è nota, potrebbe essere con buona probabilità un pianeta roccioso. Kepler-452b non è quindi esattamente identico nostro pianeta ma si avvicina abbastanza alla tanto ricercata Terra 2.0.
D'altra parte, i parametri in comune non sono pochi: Kepler-452b è solo il 5% più lontano dalla sua stella di quanto la Terra lo è dal Sole e la sua orbita dura 385 giorni. Si trova nella fascia abitabile, ossia in quella zona dove potrebbe esistere acqua allo stato liquido in superficie. La sua stella, Kepler-452, ha 6 miliardi di anni, 1,5 miliardi di anni in più del Sole, ha la stessa temperatura, è il 20% più luminosa e ha un diametro del 10% più grande.
La missione Kepler ci aveva già regalato la scoperta di un pianeta extrasolare delle dimensioni della Terra posizionato nella fascia abitabile, Kepler-186f ma la sua stella è una nana rossa. Jeff Coughlin, scienziato del SETI, ha detto: "non sappiamo come potrebbe essere un pianeta ospitale in orbita attorno ad una nana rossa ma un pianeta roccioso in orbita attorno ad una stella simile al Sole è una scommessa sicura."
"Possiamo pensare a Kepler-452b come ad un vecchio cugino più grande per Terra, che ci offre l'opportunità di capire e riflettere sul nostro ambiente in continua evoluzione," ha detto Jon Jenkins che analizza i dati di Kepler presso l'Ames Research Center della NASA a Moffett Field, in California. "E' impressionante pensare che questo pianeta ha passato 6 miliardi di anni nella zona abitabile della sua stella, più della Terra. Questa è una notevole opportunità per la vita, su questo pianeta dovrebbero esistere tutti gli ingredienti e le condizioni necessarie."
Per confermare la scoperta e determinare le proprietà del sistema Kepler-452, il team ha condotto osservazioni supplementari con il McDonald Observatory ad Austin, il Fred Lawrence Whipple Observatory sul Monte Hopkins in Arizona e il WM Keck Observatory in cima Mauna Kea alle Hawaii.
Degli altri pianeti scoperti orbitanti nella zona abitabile delle loro stelle, nove sono simili al nostro Sole in termini di dimensioni e di temperatura.
"Siamo stati in grado di automatizzare completamente il nostro processo di identificazione dei pianeti candidati, il che significa che possiamo finalmente valutare ogni segnale di transito in tutta la serie di dati Kepler in modo rapido e uniforme," ha aggiunto Coughlin.
I risultati saranno pubblicati sulla rivista Astrophysical Journal.
La conferma di Kepler-452b porta il totale dei pianeti extrasolari confermati a 1.030. "Nel 20esimo anniversario della scoperta che altri soli ospitavano pianeti, l'esploratore di esopianeti Kepler ha scoperto un pianeta e una stella che assomigliano alla Terra e al nostro Sole," ha detto John Grunsfeld, amministratore associato dello Science Mission Directorate della NASA presso la sede centrale dell'agenzia a Washington. "Questi eccitanti risultati ci portano sempre più vicini a trovare la Terra 2.0."
Oltre alla conferma di Kepler-452b, il team di Kepler ha incrementato il numero di nuovi candidati pianeti extrasolari di 521 a seguito delle analisi delle osservazioni condotte fra il maggio 2009 e il maggio 2013, portando il totale dei pianeti candidati scoperti dalla missione Kepler a 4.696. I candidati richiedono delle osservazioni e analisi successive per verificare che siano veri pianeti.
Per ulteriori informazioni sulla missione Kepler, visita: http://www.nasa.gov/kepler.
Altre storie relative ai potenziali pianeti abitabili si trova online qui: http://www.nasa.gov/jpl/finding-another-earth.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech/T. Pyle) il confronto fra la Terra (a sinistra) e il nuovo pianeta, chiamato Kepler-452b, che sarebbe circa del 60% più grande del nostro pianeta. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-CalTech/R. Hurt), la scala di Kepler-452b confrontata con Kepler-186f e con il Sistema Solare. La zona verde è la 'fascia abitabile'. Come si vede Kepler 186f è un sistema solare in miniatura che starebbe tutto all'interno dell'orbita di Mercurio.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

23/07/2015 - Missione Futura, il punto sugli esperimenti -

Tempo di bilanci per la Missione Futura. Lo scorso 16 luglio il Centro di addestramento degli astronauti europei (EAC) di Colonia è stato la sede dell'incontro tra i responsabili di ASI ed ESA per fare il punto sugli esperimenti condotti da Samantha Cristoforetti durante i suoi 200 giorni di permanenza sulla ISS.
Il programma scientifico ha toccato diverse aree di ricerca e contava otto esperimenti: quattro hanno avuto come soggetto, oltre che come operatore, la stessa Samantha: Bone Muscle Check (che ha visto la partecipazione dell'astronauta americano Butch Wilmore) Blind & Imagined, Wearable Monitoring e Drain Brain. A questi si aggiungono i due di biologia cellulare Nanoparticles and Osteoporosis e Cell Space and Expression che grazie all’accordo di collaborazione con ESA hanno usufruito dell’utilizzo dell’incubatore europeo di bordo, KUBIK.
A Colonia, ASI e lo staff medico e di personal training di Samantha hanno discusso anche l’esperimento Orthostatic Tolerance, la cui effettuazione a bordo è stata rinviata per esaminare più a fondo gli impatti del protocollo scientifico sul programma di contromisure alla riduzione della massa muscolare e ossea dell’astronauta. Le informazioni scambiate tra ASI ed ESA consentiranno di adeguare il protocollo dell’esperimento alle esigenza mediche, permettendone in futuro la realizzazione. (Nella foto : Alex Nitschc, direttore di missione ESA, Gianluca Neri responsabile del centro di controllo Kayser Italia, Salvatore Pignataro direttore di missione ASI, Samantha Cristoforetti e Gabriele Mascetti ASI program manager).
Hanno completato il quadro, le operazioni eseguite sul payload VIABLE, a bordo dal 2011 per un esperimento sulla contaminazione microbiologica e quelle del dimostratore tecnologico ISSpresso, che ha avuto anche il merito scientifico di permettere la dimostrazione della Space Cup, un speciale tazza in grado di contenere i liquidi all’interno in assenza di peso, sviluppata dalla NASA. L'ultimo dei payload programmati per Futura era POP-3D, una stampante per la realizzazione di oggetti a tre dimensioni in assenza di peso, il cui lancio è stato ritardato dall’incidente del cargo americano Orb-3.
Le ore di lavoro complessive sono state 35 per 52 giorni per un totale di 26 sessioni sperimentali. Alle operazioni a bordo si aggiungono le 18 sessioni di raccolta dati a terra prima e dopo il volo. Per completare il piano scientifico manca solo l’ultima BDC di Blind & Imagine che verrà effettuata il prossimo 11 agosto al NASA Johnson Space Center di Houston.
I dati prodotti da ciascun esperimento nel corso della missione sono stati consegnati ai rispettivi ricercatori nella forma di campioni biologici congelati, come per Bone Muscle Check, Nanoparticles and Osteoporosis e Cell Space and Expression, di file dati e video trasmessi a terra dalla ISS, come nel caso di Blind & Imagined, Wearable Monitoring e Drain Brain e ISSpresso, o di file di immagini come nel caso di VIABLE. Il Centro ASI per il controllo delle operazioni gestito da Kayser a Liverno ha ricevuto più di 50 gigabyte di dati, subito distribuiti al team scientifico e archiviati per le analisi future.
Alla base del bilancio largamente positivo della missione, oltre all’eccezionale prestazione dell’astronauta italiana, ci sono stati l’ottima collaborazione operativa tra ASI ed ESA, che si è tradotta in uno stretto coordinamento lungo tutta la durata della missione e il tradizionale e consolidato rapporto di co-operazione tra ASI e NASA sull'utilizzazione della Stazione Spaziale.

Fonte: ASI

23/07/2015 - Prende forma il serbatoio di idrogeno del primo SLS -

Nella foto (Credit: Boeing) un tecnico della Boeing ispeziona una saldatura sul Gore Weld Tool presso il Michoud Assembly Facility della NASA a New Orleans. Il Gore Weld Tool è utilizzato per eseguire verticalmente le convenzionali saldature per frizione nella produzione dei vari pezzi che formano il serbatoio di idrogeno, il propellente dello Space Launch System (SLS) - attualmente in fase di costruzione presso lo stabilimento di Michoud.
Tutti i pezzi occorrenti per costruire il serbatoio che verrà utilizzato nel primo volo di un SLS sono già stati consegnati presso la struttura e ora sono in attesa dell'assemblaggio. L'SLS sarà il più potente razzo mai costruito per le missioni verso lo spazio profondo, compreso un asteroide e fino a Marte.
Lo stadio principale, alto oltre 60 metri, ospiterà l'idrogeno e l'ossigeno liquidi a temperature criogeniche che alimenterà i motori RS-25 del veicolo. La Boeing è il principale appaltatore per la fornitura dello stadio principale di SLS, compresa l'avionica.
Per l'immagine relativa ai pannelli del Gore .
Per l'immagine relativa al Circumferential Dome Weld Tool.

Fonte: NASA

23/07/2015 - Gli scienziati giapponesi in cerca di un nome per l'asteroide -

Gli scienziati spaziali giapponesi sono alla ricerca, con un concorso iniziato mercoledì, di un nuovo nome per un asteroide che potrebbe contenere il segreto della vita.
L'asteroide, attualmente conosciuto con il nome prosaico di '1993 JU3' è la destinazione di un veicolo spaziale giapponese, che i controllori di volo sperano possa essere in grado di raccogliere campioni dalla sua superficie e riportarli sulla Terra.
I ricercatori della JAXA (l'Agenzia Aerospaziale Esplorativa Giapponese) hanno dichiarato che 1999 JU3 potrebbe contenere materiali organici o idrati che potrebbero fornire indizi sull'origine ed evoluzione del Sistema Solare, così come sui blocchi costituenti la vita.
La sonda Hayabusa-2 dovrebbe raggiungere l'asteroide nel 2018 e ritornare con i campioni nel 2020.
"Stiamo chiedendo alle persone di far patre del nostro programma approfittando della pausa estiva," ha detto Makoto Yoshikawa, professore associato di JAXA e mission manager ai giornalisti.
Per questo tipo di asteroidi i nomi scelti dalla mitologia sono, di solito, quelli più appropriati per essere convalidati dall'Unione Astronomica Internazionale (IAU), la quale assegna le designazioni per i corpi celesti.
La JAXA sceglierà il nome migliore fra quelli suggeriti attraverso il sito web e chiederà al team americano che ha scoperto l'asteroide nel 1999 di sottoporlo alla IAU.
La JAXA spera che l'asteroide abbia il suo nome ufficiale entro la fine di quest'anno.
"Non è necessario che sia Giapponese, potrebbe essere preso anche dai miti stranieri," ha detto Yoshikawa.
Il nome non deve superare i 16 caratteri alfabetici e non deve essere commerciale.
I dettagli per partecipare al concorso, aperto a tutti i cittadini del mondo, possono essere visti sul sito della JAXA: http://www.isas.jaxa.jp/j/topics/topics/2015/1999JU3/english.shtml.
Nell'illustrazione artistica (Credit: JAXA) la sonda Hayabusa-2.

Fonte: Spacedaily

Nella foto (Credit: NASA TV), il momento dell'attracco della Soyuz TMA-17M al modulo Rassvet della ISS.

23/07/2015 - Un nuovo equipaggio su unisce a Spedizione 44 per una missione di cinque mesi -

L'astronauta della NASA, Kjell Lindgren, Oleg Kononenko dell'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) e Kimiya Yui dell'Agenzia Aerospaziale di Esplorazione Giapponese (JAXA) si sono riuniti ai loro compagni di Spedizione 44 quanto i portelli fra il veicolo spaziale Soyuz TMA-17M e la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si sono aperti ufficialmente alle 12:56 a.m. EDT (le 6:56 ora italiana).
Il Comandante di Spedizione 44, il veterano cosmonauta russo Gennady Padalka della Roscosmos, così come l'Ingegnere di Volo Scott Kelly della NASA e Mikhail Kornienko della Roscosmos, hanno dato il benvenuto ai loro nuovi compagni dell'equipaggio al momento dell'arrivo nella loro casa orbitale.
L'equipaggio dovrà sostenere diverse centinaia di esperimenti in biologia, biotecnologia, fisica e scienza della Terra - ricerche che hanno effetti alla vita sulla Terra.
Kjell Lindgren e Kimiya Yui sono ora la 217esima e 218esima persona a salire a bordo della ISS. Questa è la prima visita sia per Lindgren che Yui e la terza per Kononenko.
Lindgren, Kononenko e Yui rimarranno a bordo della stazione fin verso la fine di dicembre. Kelly e Kornienko, che sono a bordo dal 27 marzo, torneranno sulla Terra soltanto nel marzo 2016, al termine della loro missione 'One Year'. Padalka, anche lui a bordo dal 27 marzo, tornerà sulla Terra a settembre, lasciando Kelly al comando della stazione con la missione Spedizione 45. Kelly e Kornienko torneranno sulla Terra a marzo 2016 assieme all'equipaggio di Spedizione 46, dopo aver trascorso 342 giorni nello spazio.
Potete seguire le attività dell'equipaggio nello spazio tramite i social media. Seguite le attività della stazione spaziale via Twitter, Facebook e Instagram. Seguite gli aggiornamenti Twitter dagli account di Kjell Lindgren, Kimiya Yui, e Scott Kelly, e seguite Kelly su Instagram.
Per unirsi alla conversazione online in merito alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) su Twitter, seguite l'hashtag #ISS. Per saperne di più su tutti i modi per connettersi e collaborare con la NASA, visitate: http://www.nasa.gov/connect.
I tre erano decollati poche ore prima dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, con un veicolo di lancio Soyuz che aveva eseguito un decollo perfetto. Solo al momento di arrivare in orbita e il distacco dal terzo stadio del razzo, l'equipaggio della Soyuz TMA-17M riportava la mancata apertura completa del pannello solare destro. Nonostante questo problema i controllori di volo di Mosca davano il via libera per il rendezvous breve, solo sei ore, verso la ISS.
In seguito la NASA ha smentito che il pannello non si fosse aperto regolarmente ma, una volta che il veicolo spaziale è giunto in prossimità della ISS, le immagini delle telecamere del complesso orbitale mostravano chiaramente la mancata apertura del pannello destro.
Nella foto (Credit: NASA TV) l'equipaggio al completo di Spedizione 44 a bordo della ISS dopo l'arrivo di Yui, Kononenko e Lindgren (in primo piano da sinistra). Dietro di loro, sempre da sinistra, Kornienko, Padalka e Kelly. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV),la Soyuz TMA-17M agganciata al modulo Rassvet della ISS. Qui si vedono chiaramente entrambi i pannelli dispiegati. Anche il pannello di destra si è infatti aperto poco dopo l'attracco alla ISS.

ATTRACCO DELLA SOYUZ TMA-17M ALLA ISS - 23/07/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 11:16 - LINGUA INGLESE

ARRIVO DELL'EQUIPAGGIO DELLA SOYUZ TMA-17M A BORDO DELLA ISS - 23/07/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 1:18 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA ISS Blog - Spacefligth Now

Nella foto (Credit: NASA TV/Roscosmos), l'equipaggio di Soyuz TMA-17M saluta prima di salire sul razzo.

22/07/2015 - Partita la Soyuz con l'equipaggio diretto verso la ISS -

Il Comandante russo della Soyuz, Oleg Kononenko, l'Ingegnere di Volo della JAXA Kimiya Yui e l'astronauta NASA Kjell Lindgren sono arrivati regolarmente in orbita dopo un ottimo lancio a bordo del loro veicolo spaziale Soyuz TMA-17M dal Cosmodromo di Baikonur, Kazakhstan.
Entrambi i pannelli solari del veicolo spaziale sono apparentemente dispiegati per generare elettricità, e la prima delle manovre principali di aggiustamento orbitali è prevista per le 21:45 GMT (le 23:45 ora italiana) per iniziare ad alzare l'altezza dell'orbita per farla coincidere con quella della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Una seconda accensione di 'velocità delta' è prevista per le 22:26 GMT (le 0:26 ora italiana del 23 luglio), seguito da diverse altre accensioni nel corso delle prossime ore per prepararsi al rendezvous e attracco.
La sequenza di rendezvous automatico della capsula di 7,9 tonnellate, guidato dal sistema radar Kurs, inizierà alle 00:40 GMT (le 2:40 ora italiana).
La Soyuz dovrà essere in posizione di iniziare la manovra di giro attorno alla stazione da una distanza di 400 metri, circa alle 2:25 GMT (le 4:25 ora italiana) per allinearsi con il boccaporto di attracco del modulo Rassvet che guarda verso la Terra. Il Comandante Oleg Kononenko sarà pronto a prendere i comandi manuali di volo in caso ve ne fosse bisogno. L'approccio finale inizierà 11 minuti prima dell'attracco, previsto alle 2:46 GMT (le 4:46 ora italiana).
Quello di oggi è stato il 37esimo lancio orbitale del 2015, il 34esimo a concludersi con successo e il secondo con equipaggio.
Nella foto (Credit: NASA TV / Roscosmos) il decollo del vettore Soyuz con i nuovi tre membri dell'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Nella foto a sinistra (Credit: NASA TV/Roscosmos), l'equipaggio di Soyuz TMA-17M saluta prima di salire sul razzo.

AGGIORNAMENTO ORE 22:30 GMT - La NASA ha confermato che uno dei due pannelli solari, quello di destra, del veicolo spaziale Soyuz in volo verso la ISS non si sarebbe aperto regolarmente. Il controllo missione russo ha deciso di proseguire, come previsto, con il programma di attracco a 4 ore dal lancio. Come già accaduto con la Soyuz TMA-14M nel settembre 2014, il pannello potrebbe essere sbloccato in seguito senza gravi ripercussioni sulla missione.

AGGIORNAMENTO ORE 22:50 GMT - Un portavoce della NASA ha ora confermato che entrambi i pannelli solari e tutte le antenne della Soyuz TMA-17M sono dispiegati regolarmente.

LANCIO DELLA SOYUZ TMA-17M DIRETTA ALLA ISS - 22/07/2015 - (Credit: NASA TV/ROSCOSMOS) - dur.min. 3:25 - LINGUA INGLESE

Fonte: Spaceflight Now

22/07/2015 - La Reactions Engines amplia le attrezzature -

Il team della Reaction Engines (REL) ha celebrato l'installazione della nuova fornace ad alto vuoto presso il Culham Science Centre, ad Oxfordshire.
Recentemente avevano visitato la struttura che ospita il centro di produzione presso il Culham Science Centre, i rappresentanti dell'Agenzia Spaziale del Regno Unito (UKSA), il Dipartimento del BIS e dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Quest'avanzatissima attrezzatura è in grado di raggiungere temperature fino a 1.200° C e un livello di vuoto di meno di un decimiliardesimo dell'atmosfera terrestre (10-10atm). La fornace è stata progettata e commissionata dalla Reaction Engines e prodotta dalla Consarc Engineering Ltd, con sede a Holytown, Scozia.
Con un diametro interno di quasi 3 metri e un volume interno totale di 25 metri cubi, tale attrezzatura è stata ottimizzata per la produzione della tecnologia in scala reale del pre-raffreddamento SABRE. La fornace è stata finanziata congiuntamente dai capitali privati della REL, assieme a quelli del Programma di Supporto Tecnologico Generale (GSTP) dell'ESA.
Simon Hanks, capo della produzione avanzata di REL, ha commentato :"La fornace rappresenta una tecnologia abilitante che è praticamente unica nel Regno Unito. Con il suo ambiente di elaborazione eccezionalmente pulito e una prestazione termica altamente reattiva, REL ha i mezzi per costruire la tecnologia dello scambiatore di calore leader a livello mondiale. Questo permetterà la costruzione e il collaudo in scala reale del sistema di pre-raffreddamento. Con gli sforzi in corso per dimostrare le prestazioni del ciclo completo del motore SABRE su un banco di prova statica, la capacità di produzione del pre-cooler costituirà una parte fondamentale di tale impresa."
La REL si occupa di ricerca nel campo della propulsione spaziale nell'ambito dello sviluppo dello spazioplano riutilizzabile Skylon. Sono in fase di sviluppo presso la Reaction Engines diversi progetti riguardanti innovative tecnologie aerospaziali. Oltre allo Skylon e ai suoi motori a ciclo ibrido SABRE è in fase di progettazione preliminare dal 2008 anche l'A2, un aereo di linea ipersonico commissionato dall'Agenzia Spaziale Europea nell'ambito del progetto LAPCAT.
Nella foto (Credit: REL) la fornace a vuoto.

Fonti: Parabolic Arc - Reaction Engines Ltd - Wikipedia

Nella foto (Credit: Breakthrough Initatives), l'annuncio a Londra di Breakthrough Initatives.

22/07/2015 - Riparte alla grande la ricerca di E.T. -

Il radiotelescopio di 100 metri Green Bank (GBT) nella West Virginia (US), nella foto (Credit: NRAO/AUI/NSF) e il radiotelescopio di 64 metri Parkes in Australia si uniranno al più potente ed intenso programma di ricerca allo scopo di individuare segnali di vita intelligente nello spazio. Questo progetto internazionale, noto come Breakthrough Listen, avrà lo scopo di monitorare circa un milione di stelle più vicine presenti nella nostra galassia e sistemi stellari in 100 galassie per tentare di rivelare segnali radio da civiltà aliene tecnologicamente avanzate.
Grazie ad un contratto siglato da Yuri Milner, fondatore della Breakthrough Prize Foundation, saranno destinati all’Università della California a Berkeley 100 milioni di dollari per un periodo di 10 anni allo scopo di guidare una importante impresa nella ricerca di intelligenze extraterrestri coinvolgendo anche altri istituti in un importante progetto denominato Breakthrough Listen. In particolare, al GBT saranno destinati circa 20 milioni di dollari, sempre nell’arco di 10 anni, per partecipare a questo straordinario viaggio verso la scoperta di civiltà aliene.
L’iniziativa è stata annunciata il 20 luglio dallo stesso Milner a Londra presso la Royal Society alla presenza di Stephen Hawking, Martin Rees, Frank Drake, pionere del programma SETI, Ann Druyan dei Cosmos Studios, Geoff Marcy, famoso cacciatore di esopianeti, e del presidente della fondazione Pete Worden.
"Ad esempio, iniziando già da subito l’anno prossimo, all’incirca il 20 percento del tempo osservativo annuale utilizzato dal radiotelescopio di Green Bank sarà dedicato alla ricerca di un numero impressionante di stelle e galassie allo scopo di catturare qualche segnale radio proveniente da una civiltà intelligente," spiega Tony Beasley, direttore del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) sotto cui opera GBT e altri importanti radiotelescopi di livello mondiale. «"Siamo lieti di poter giocare un ruolo fondamentale nella speranza di poter rispondere ad una delle domande più affascinanti di tutta la scienza e filosofia: siamo soli?" Oltre al GBT, anche il radiotelescopio di 64 metri Parkes in Australia farà parte di questa importante missione scientifica, non solo ma i fondi permetteranno in parallelo all’Automated Planet Finder Telescope, situato presso il Lick Observatory in California, di condurre la ricerca più profonda e più ampia mai realizzata finalizzata alle trasmissioni ottiche via laser, un apporccio complementare e allettante per la ricerca di vita extraterrestre.
Il progetto Breakthrough Listen rappresenterà il più grande programma scientifico mai intrapreso per la ricerca di segnali extraterrestri di tipo intelligente. Sarà 50 volte più sensibile e coprirà un’area di cielo 10 volte maggiore rispetto ai programmi di ricerca precedenti. Breakthrough Listen sarà una vera e propria survey del cielo e osserverà circa un milione di stelle più vicine alla Terra. Inoltre, essa esplorerà il centro della Via Lattea e l’intero piano galattico. Nella foto (Credit: CSIRO), il radiotelescopio di Parks, in Australia. Al di fuori della nostra galassia, si ascolteranno eventuali messaggi alieni dalle 100 galassie più vicine. Secondo gli scienziati, se una civiltà aliena che si trova su un pianeta in orbita attorno ad una delle 1000 stelle più vicine a noi trasmetterà dei segnali radio verso la Terra con la potenza di un comune radar aereo sarà alquanto probabile che i radiotelescopi di Green Bank e Parkes rivelino il segnale radio extraterrestre.
Il programma scientifico genererà una grande quantità di dati che costituiranno il più grande database mai realizzato e reso di dominio pubblico. I ricercatori utilizzeranno e svilupperanno il software più potente, che sarà open source, per vagliare ed esaminate l’enorme mole di dati. In più, sia il software che l’hardware saranno compatibili con altri telescopi sparsi sul globo in modo tale che gli strumenti potranno unirsi al programma di ricerca. Allo stesso modo, anche scienziati e il pubblico in generale potranno partecipare all’impresa sviluppando eventualmente delle proprie applicazioni per analizzare i dati. Infine, Breakthrough Listen si unirà e supporterà un altro importante progetto scientifico dell’Università della California a Berkeley, SETI@home a cui partecipano finora 9 milioni di volontari provenienti da tutte le parti del mondo utilizzando il proprio computer allo scopo di elaborare dati astronomici alla ricerca di segnali radio alieni interessanti.
Insomma, questa iniziativa rappresenta certamente la nostra prima opportunità di verificare l’ipotesi fondamentale che sta alla base del SETI radio moderno. Gli astronomi avranno la possibilità di esplorare l’intera porzione 'quieta' dello spettro radio che è accessibile dalla superficie terrestre e che va da qualche centinaia di megahertz, dove trasmettono le nostre TV, fino a 10 gigahertz, dove avvengono le comunicazioni con i satelliti più vicini. Ad ogni modo, se non riveleremo alcun segnale al di là della Terra, i limiti di rivelabilità ottenuti con il programma Breakthrough Listen saranno i più rigorosi mai raggiunti e la tecnologia sviluppata getterà comunque le basi per le future ricerche SETI.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: Breakthrough Initatives), l'annuncio a Londra della Breakthrough Initatives. Nella foto a destra (Credit: CSIRO) il radiotelescopio di Parks, in Australia.

Fonti: INAF News - Breakthrough Initiatives

22/07/2015 - L'India testa un potente motore a razzo criogenico -

Il 16 luglio 2015, presso il Complesso di Propulsione dell'ISRO a Mahendragiri, il primo motore a razzo criogenico progettato e realizzato in India ha superato con successo un test di accensione della durata di 800 secondi.
Con una spinta nominale di 19 tonnellate e con una durata approssimativa del 25% maggiore di quella che dovrebbe eseguire in volo, il motore dello Stadio Criogenico (C-25), spingerà lo stadio superiore del veicolo di lancio GSLV Mk-III di nuova generazione dell'ISRO (l'agenzia spaziale dell'India), capace di lanciare satelliti della classe di quattro tonnellate.
Questo motore criogenico dello Stadio C25 opera con un Ciclo a Generatore di Gas utilizzando propellenti a temperature estremamente basse - Idrogeno Liquido (LH2) a -253° C e Ossigeno Liquido (LOX) a -193° C. I vari sottosistemi del motore sono formati da una Camera di Combustione raffreddata rigenerativa, un Generatore di Gas, sistemi di turbopompe per LOX e LH2 ad alta velocità, componenti di controllo del flusso, sistema di controllo della miscelazione a ciclo chiuso, sistemi dei fluidi, ecc. Il sistema delle turbopompe funziona ad una velocità di rotazione di 36.000 giri per minuto con un livello di energia di 2Mw.
Questo motore criogenico ad alte prestazioni è stato concepito, configurato e realizzato dall'LPSC (Centro Sistemi di Propulsione Liquida), il centro della ISRO (Indian Space Research Organisation) responsabile per lo sviluppo dei sistemi di propulsione a liquido per il Programma Spaziale Indiano.
Il motore è stato totalmente progettato internamente con la collaborazione di esperti provenienti da differenti campi come, fluido-dinamica, combustione, termica, strutturale, metallurgia, fabbricazione, dinamica rotori, componenti di controllo, ecc. che hanno lavorato assieme. La costruzione dei vari sottosistemi del motore è stata realizzata attraverso le industrie indiane. L'assemblaggio e l'integrazione del motore e i suoi test sono stati eseguiti presso l'IPRC (ISRO Propulsion Complex) dell'ISRO.
LPSC ha inoltre sviluppato uno stadio superiore criogenico carico di 12,5 tonnellate di propellenti che è stato testato con successo dal veicolo GLSV Mk-II il 5 gennaio 2014. Comparato con questo stadio, il C25 ospita una maggiore quantità di propellente (27 tonnellate contro 12.5) e una spinta maggiore (19 tonnellate contro 7,5).
Il recente successo di durata del funzionamento del motore del primo motore criogenico ad alte prestazioni è il decimo test di una serie prevista ed eseguita come parte dello sviluppo del motore che impiega la complessa tecnologia criogenica. Le prestazioni del motore sono state molto vicine a quanto previsto utilizzando dei modelli matematici del motore criogenico e delle simulazioni sviluppate internamente.
Prima della realizzazione del motore, una serie di sottosistemi sono stati sottoposti a prove indipendenti per valutare la progettazione delle parti principali come le turbopompe, la camera di spinta, il generatore di gas, i componenti di controllo del flusso, ecc. Basandosi sulla fiducia acquistata in questi test sono iniziate le prove del motore integrato.
Come parte dello sviluppo dello Stadio C25, ulteriori test sono previsti in condizioni di Altitudine Maggiore e in configurazioni dello stadio, prima che possa essere realizzato il modello volante.
Padroneggiare questa complessa tecnologia di propulsione criogenica ad alte prestazioni fa parte del lungo cammino dell'India verso il raggiungimento dell'autosufficienza per il Programma Spaziale indiano.
Nella foto (Credit: ISRO) il test del motore criogenico C25.

Fonti: Spacedaily - ISRO

21/07/2015 - Nix e Idra, le lune di Plutone, con maggior dettaglio -

Due delle più piccole lune di Plutone, le misteriose Nix e Idra, si sono trasformate, grazie alle nuove immagini (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI) ottenute dalla sonda New Horizons della NASA, da un punto di luce in due mondi ben distinti.
Le due lune, scoperte dal Telescopio Spaziale Hubble nel 2005, hanno all'incirca le stesse dimensioni. Un'immagine di Nix con i colori esagerati la fa assomigliare a un fagiolo. Secondo gli scienziati della missione New Horizons, una zona di colore rosso nei dati potrebbe essere il segno di un cratere da impatto.
"Ulteriori dati compositi di Nix sono stati presi ma non ancora inviati dalla sonda," ha detto Carly Howett, scienziato della missione presso il Southwest Research Institute. "E questi nuovi dati ci diranno perché questa regione è più rossa dei suoi dintorni. Questa osservazione è così allettante, mi trovo impaziente nell'attesa dei dati di Nix ancora da scaricare."
Il flyby di Plutone del 14 luglio da parte di New Horizons ci ha dato le prime immagini di Nix e Idra, rivelando la loro forma e aspetto per la prima volta.
Nella descrizione che accompagna l'immagine viene illustrato che Nix è grigio in colori naturali e misura circa 42x36 km. La forma di Idra è più irregolare, e gli scienziati hanno paragonato la sua forma allo Stato del Michigan. Le immagini di Idra riprese con la fotocamera telescopica in bianco e nero di New Horizons mostrano almeno due crateri e ci forniscono le sue misure di 55x40 km.
"Prima della scorsa settimana, Idra era appena un debole punto di luce, è un'esperienza surreale vederlo ora così, per la prima volta, con la sua forma e zone riconoscibili sulla superficie," ha detto Ted Stryk, collaboratore scientifico della missione presso il Roane State Community College in Tennessee.
Prima dell'incontro con Plutone della settimana scorsa, molti scienziati credevano che le cinque lune di quel mondo lontano fossero state create da un unico grande impatto con l'antica Plutone. Caronte, la luna più grande di Plutone, misura 1.200 chilometri di diametro.
La veloce sonda spaziale ha anche osservato, durante il passaggio ravvicinato, le due lune più piccole di Plutone, Styx e Cerbero. Ma quelle immagini non verranno inviate alla Terra fino alla metà di ottobre.
New Horizons ha cercato nuove lune durante l'approccio finale a Plutone, ma i dati analizzati finora non mostrano segni di altri satelliti, una sorpresa per i leader del team scientifico.
Le nuove immagini di Nix e Idra sono state ottenute, il 14 luglio con lo strumento Ralph, per la prima, da una distanza di 164.000 km mentre per la seconda con lo strumento LORRI, ma da una distanza maggiore; 230.136 km.

Fonte: Spaceflight Now

21/07/2015 - Il cratere Gale di Marte visto dalla sonda indiana -

Il cratere Gale è situato vicino alla parte nord-occidentale del quadrilatero Aeolis. Al cratere è stato dato il nome di Walter Frederic Gale, un astrofilo australiano del 19esimo secolo.
Aeolis Mons si innalza di 5,5 km dal fondo del cratere Gale. Il cratere Gale si è formato quando una meteora ha colpito Marte agli inizi della sua storia, fra 3,5 e 3,8 miliardi di anni fa. Quest'immagine (Credit: ISRO) è stata ripresa dalla Mars Colour Camera che si trova a bordo della sonda indiana MOM (Mars Orbiter Mission) dell'ISRO, il 17 gennaio 2015 da un'altezza di circa 9.004 km ed ha una risoluzione di 468 metri.
La sonda MOM dell'ISRO (L'agenzia spaziale dell'India), la prima inviata verso un pianeta dal paese asiatico, è stata lanciata il 5 novembre 2013 ed è entrata in orbita attorno a Marte il 24 settembre 2014.
Per vedere l'immagine in alta definizione clicca qui.
Il cratere Gale è inoltre stato scelto dalla NASA per farvi scendere il rover Curiosity che si trova sulla superficie di Marte fin dal 6 agosto 2012.

Fonti: Spaceref - ISRO

20/07/2015 - Philae è di nuovo silenzioso; preoccupazione al centro controllo -

Philae, il lander europeo che si trova sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, è tornato silenzioso da diversi giorni e i controllori della missione cominciano a temere che possa essersi spostato e finito fuori dalla zona di contatto radio.
Gli ultimi dati suggeriscono che la sonda, scesa su una cometa in viaggio verso il Sole, possa essere non più in linea di vista con il veicolo madre orbitante Rosetta, che viene utilizzato per ri-trasmettere i segnali verso la Terra.
"Nella telemetria ricevuta, abbiamo osservato dei segni che Philae potrebbe essersi mossa e che la sua antenna potrebbe essere coperta o il suo orientamento cambiato," ha detto il capo del progetto Stephan Ulamec della DLR (Centro Aerospaziale di Germania).
Il veicolo, grande come una lavatrice, potrebbe essere scivolato da un getto di gas e polveri mentre la cometa 67P si avvicina sempre di più al Sole. I dati indicano che una delle due unità di trasmissione di Philae sembra non funzionare regolarmente e il ricevitore è danneggiato. L'ESA descrive le condizioni del lander 'incerte'.
Philae aveva toccato la superficie della cometa il 12 novembre dello scorso anno ma era andata in ibernazione tre giorni dopo e si era svegliata di nuovo solo il 13 giugno con comunicazioni intermittenti verso la Terra.
Fin da allora ha chiamato casa per otto volte, l'ultima il 9 di luglio quando dei dati cruciali sono stati scaricati dalla sonda. Ma, fin da allora, il lander è tornato silenzioso. Sono stati fatti dei tentativi di contattare di nuovo Philae, modificando anche l'orbita della sonda Rosetta per avere delle migliori condizioni di ascolto. Ma muovere il lander stesso non è al momento un'opzione in discussione. "Al momento non vogliamo spostarlo, perché non vogliamo che un cambiamento possa peggiorare la situazione." ha detto Manuela Braun, portavoce della DLR. Inoltre vi è una complicazione: Rosetta è stata spostata su un'orbita più vicina alla cometa ma il suo sistema di navigazione che utilizza le stelle come puntamento è stato confuso dalle particelle che provengono dalla cometa.
Ma gli scienziati dell'ESA e della DRL non si arrendono e tenteranno di nuovo di parlare con Philae anche perché la cometa 67P si sta avvicinando rapidamente al perielio, il punto dell'orbita che la porterà più vicina al Sole a circa 186 milioni di km, il 13 agosto 2015.
Una sovrapposizione (Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA) del lander Philae alle immagini che questa ha inviato dal punto dove si è fermata al termine della discesa sulla superficie della cometa 67P.

Fonte: Spacedaily

Nell'illustrazione artistica (Credit: http://selenianboondocks.com), lo schema interno del secondo stadio con la posizione delle sfere di elio pressurizzato.

20/07/2015 - Probabilmente individuata la causa dell'incidente del Falcon 9 -

Lunedì Elon Musk, fondatore e capo di SpaceX, ha parlato con i giornalisti ed ha indicato nel cedimento di un supporto all'interno del secondo stadio come la causa più probabile dell'incidente che ha visto l'esplosione in volo del razzo Falcon 9 della missione CRS-7, lo scorso 28 giugno.
Anche se l'indagine sull'incidente del mese scorso non è ancora chiusa, Musk ha detto che le prove mostrano che un debole supporto, il cui scopo è quello di mantenere sul fondo del serbatoio di ossigeno liquido una sfera di pressurizzazione carica di elio, si è rotto quando il razzo ha raggiunto un carico di circa 3,2 G. A causa di questo la sfera di pressurizzazione è scattata verso la superficie dell'ossigeno liquido, probabilmente urtandolo e facendo fuoriuscire l'elio. Dato che il serbatoio di ossigeno liquido era ancora pieno la sovrappressione ha fatto rompere il serbatoio stesso e causato l'esplosione del secondo stadio.
Le sfere ad alta pressione contenenti l'elio, che servono a mantenere pressurizzato il serbatoio man mano che l'ossigeno liquido viene consumato dal motore, sono immerse all'interno del serbatoio stesso. "Può sembrare contro-intuitivo che, mentre un razzo accelera, qualcosa immerso nel serbatoio possa risalire, ma è proprio quello che è avvenuto," ha detto Musk. "L'aumento di galleggiabilità è proporzionale al carico dei G."
Gli ingegneri della SpaceX, che stanno lavorando assieme alla NASA, l'U.S. Air Force e la FAA nell'indagine, non hanno altri indizi che possano puntare su un'altra causa.
Per poter risalire a quale supporto abbia ceduto è stato utilizzato il metodo della 'triangolazione acustica'. Ovvero, utilizzando degli accelerometri, installati in vari punti del secondo stadio, come fossero dei microfoni, è stato possibile trovare il momento esatto dello scatto e, con la triangolazione anche il punto esatto.
Il supporto ceduto, di provenienza di un fornitore della SpaceX che non è stato rivelato, è costruito in acciaio e lungo circa 60cm e spesso 2,5 cm. "Il supporto che pensiamo abbia ceduto è stato progettato per sostenere 4,5 tonnellate di sforzo ma ha ceduto ad appena 900 kg, cinque volte di differenza," ha detto Musk.
Foto del supporto prese prima del lancio non mostrano segni di cedimenti e Musk ha detto che migliaia delle staffe che hanno volato nelle precedenti missioni del Falcon 9 non hanno mai avuto problemi. Egli ha aggiunto che un controllo eseguito su simili supporti dopo il disastro dello scorso mese hanno ceduto allo sforzo ben sotto le specifiche richieste.
"Abbiamo eseguito delle analisi dei materiali ed abbiamo scoperto che vi sono problemi con la struttura dell'acciaio," ha detto Musk. "Non è stato realizzato correttamente, e quindi pensiamo che questo sia il problema - un bullone difettoso che sembrava buono visto dall'esterno ma che non lo era per niente al suo interno."
Anche il primo stadio del Falcon 9 utilizza un sistema di pressurizzazione simile e con lo stesso tipo di serbatoi e strutture di supporto. Secondo Musk, prima di ogni lancio futuro, i supporti verranno testati uno ad uno. "Non importa se sono stati certificati. Noi non ci crediamo più e li controlleremo uno ad uno." ha affermato Musk.
Inoltre la compagnia, in un comunicato pubblicato lunedì, ha detto che non verranno più utilizzati questi particolari tipi di supporti per le applicazioni di volo.
Purtroppo non vi era modo di accorgersi prima che questi supporti avrebbero ceduto una volta che il razzo avesse superato i 3,2 G di accelerazione. Infatti i test ai quali il razzo viene sottoposto prima di ogni lancio sono svolti in condizioni di gravità normale, ovvero a 1 G.
Musk ha inoltre confermato che la capsula Dragon era sopravvissuta all'esplosione del razzo e che i controllori di volo hanno ricevuto la telemetria della capsula fino a che non è scesa sotto l'orizzonte, appena prima dell'impatto distruttivo con l'Oceano Atlantico. Se il paracadute, ideato per la fase di rientro della capsula, avesse avuto una sequenza programmata avrebbe potuto almeno salvare il carico a bordo del cargo, pari a circa 110 milioni di dollari di attrezzature destinate alla ISS. "Avremmo potuto salvare il Dragon se avessimo avuto il software giusto," ha commentato Musk aggiungendo che dalle prossime missioni sarà possibile recuperare la capsula in caso d'incidente simile.
Per la ripresa dei voli del Falcon 9 Musk non si è sbilanciato troppo parlando genericamente di settembre anche se non è chiaro con quale missione. Prima dell'incidente di giugno in agosto avrebbe dovuto avvenire il lancio del satellite oceanografico USA/Francia Jason 3, poi di quello per telecomunicazioni SES-9. A settembre era prevista la successiva missione cargo Dragon CRS-8. Nel comunicato della SpaceX si afferma, molto ottimisticamente, che tutti i lanci previsti per il 2015 verranno comunque eseguiti entro l'anno.
Musk ha infine rivelato che, prima di ogni lancio, invia una email a tutti i suoi dipendenti sollecitando di parlare fra di loro e con i loro manager di più alto livello se hanno delle preoccupazioni. "La ventesima volta che ho inviato l'email avranno commentato 'Ecco ancora la paranoia di Elon, '" dice Musk. "Forse non funziona più con la stessa forza ma ora credo che tutti nella compagnia hanno realizzato quanto sia difficile mandare un razzo in orbita con successo, e questo ci rafforzerà."
Nella foto (Credit: SpaceX) il secondo stadio di un razzo Falcon 9 durante la fase di integrazione. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: http://selenianboondocks.com), lo schema interno del secondo stadio con la posizione delle sfere di elio pressurizzato immerse nel serbatoio dell'ossigeno liquido.

Fonti: Spacefligth Now - SpaceX

20/07/2015 - Il Deep Space Climate ObserVatoRy riprende 'un'Epica' immagine della Terra -

Una fotocamera posizionata a bordo del satellite DSCOVR (Deep Space Climate ObserVatoRy) ha inviato la sua prima immagine dell'intero lato illuminato della Terra dalla distanza di 1,609 milioni di km.
Quest'immagine (Credit: NASA/DSCOVR) della Terra a colori è stata scattata con lo strumento Earth Polychromatic Imaging Camera (EPIC),un CCD da quattro megapixel accoppiato a un telescopio. L'immagine è stata generata combinando tre immagini separate per crearne una di qualità fotografica. La fotocamera prende una serie di 10 immagini utilizzando differenti filtri passanti - dall'ultravioletto al vicino infrarosso - per produrre una varietà di prodotti scientifici. I canali rosso, verde e blu sono stati utilizzati per realizzare quest'immagine.
L'immagine è stata scattata il 6 luglio 2015 e mostra l'America centrale e del Nord. L'area turchese centrale sono le acque attorno alle isole caraibiche. Quest'immagine della Terra mostra gli effetti della luce del sole riflessa dalla molecole dell'aria, che dà questa caratteristica tinta celeste. Il team di EPIC sta lavorando per rimuovere questo effetto dell'atmosfera nelle immagini successive. Una volta che gli strumenti avranno iniziato le acquisizioni regolari, EPIC fornirà una serie di immagini giornaliere in modo da poter studiare, per la prima volta, le variazioni sull'intero globo. Queste immagini, disponibili entro 12/36 ore dall'acquisizione, verranno postate su una pagina web dedicata a partire dal settembre 2015.
L'obiettivo principale di DSCOVR, una collaborazione fra NASA, NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e l'U.S. Air Force, è quella di mantenere il monitoraggio dei venti solari in tempo reale, un aspetto cruciale per monitorare le condizioni del meteo spaziale e gli avvisi da parte della NOAA.
Il satellite DSCOVR era stato lanciato lo scorso 11 febbraio grazie a un razzo vettore Falcon 9 della SpaceX ed è arrivato nella posizione Lagrange 1 (L-1) l'8 giugno 2015.
Per ulteriori informazioni su DSCOVR, visita: http://www.nesdis.noaa.gov/DSCOVR/.
Per un'immagine ad alta risoluzione vai qui.

Fonte: Spaceref

20/07/2015 - Sulla ISS prosegue la ricerca scientifica mentre il nuovo razzo sale in rampa -

I tre membri di Spedizione 44 hanno oggi esplorato la scienza in microgravità mentre hanno eseguito le normali operazioni di manutenzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Intanto sulla Terra, un razzo Soyuz è stato portato sulla rampa di lancio in preparazione al decollo previsto per mercoledì dei tre nuovi membri dell'equipaggio destinati al laboratorio orbitale.
Il membro dell'equipaggio di 'One Year', Scott Kelly ha lavorato lunedì principalmente sul sistema di supporto vitale della stazione, eseguendo la sua manutenzione dopo aver eseguito alcune foto alle piante dell'esperimento Veggie. Il suo collega, sempre della missione 'One Year', il cosmonauta russo Mikhail Kornienko, ha invece lavorato agli esperimenti Kaskad e Motorcard. Il Comandante Gennady Padalka ha condotto ricerche per gli studi Fluid Shifts e Vibrolab.
Altri tre membri dell'equipaggio di Spedizione 44 hanno assistito oggi al rollout, il trasporto verso la rampa di lancio, presso il Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. Il Cosmonauta e Comandante della Soyuz Oleg Kononenko e gli astronauti Kjell Lindgren della NASA e Kimiya Yui della JAXA giapponese, verranno lanciati il 23 luglio alle 3:02 a.m. locali (le 23:02 ora italiana del 22 luglio) per una missione di cinque mesi a bordo della stazione spaziale.
Nella foto (Credit: NASA/Aubrey Gemignani) il razzo Soyuz con la capsula Soyuz TMA-17M mentre viene issato sulla rampa di lancio di Baikonur.

Fonte: NASA ISS Blog

Nela foto (Credit: ASI), il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e Samantha Cristoforetti.

20/07/2015 - Samantha Cristoforetti ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella -

L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti è stata ricevuta questa mattina al Quirinale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
"Capitano Cristoforetti lei è stata seguita con affetto e ammirazione da tutti gli italiani," Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto nelle sale del Quirinale Samantha Cristoforetti durante la prima visita in Italia dell'astronauta ESA dopo il suo rientro dallo spazio. Durante l'incontro il Capo dello Stato ha consegnato al Capitano dell'Aeronautica Militare l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
La missione Futura alla quale ha preso parte Samantha Cristoforetti rappresenta "un grande successo scientifico, per l'Aeronautica, per l'Agenzia spaziale italiana e per quella europea," ha detto Mattarella nel corso dell'incontro a cui hanno preso parte anche il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, Gen. S.A.Pasquale Preziosa e il Capo dell'Ufficio di coordinamento del direttorato del volo umano e operazioni dell'Agenzia Spaziale Europea, Elena Grifoni Winters.
Durante il colloquio, l'astronauta, tornata coi piedi per terra l'11 giugno scorso, ha condiviso con il presidente alcune considerazioni riguardanti la sua recente esperienza tra le stelle: "la Stazione Spaziale Internazionale è il luogo dove mi sono sentita a mio agio fin da subito, dove ho desiderato arrivare per tanti anni, l'ambiente per il quale sono stata addestrata a lavorare ed è un posto bello. A me piace chiamarlo l'avamposto dell'umanità nello spazio."
A bordo del laboratorio orbitante internazionale @AstroSam è rimasta per ben 200 giorni, più di ogni altra donna prima di lei, svolgendo per conto dell'ASI la missione più lunga di sempre per l'Italia. "Mi sono adattata allo spazio bene e rapidamente - ha spiegato - riadattarsi alla Terra è invece più difficile. Abituarsi alla leggerezza dello spazio è molto facile, riabituarsi alla pesantezza della Terra richiede un po' più di tempo e di sforzo."
Dopo la visita al Quirinale, l'astronauta ha pranzato a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un'ora e mezzo di colloquio, inframmezzato da un pranzo tipicamente italiano.
E' stato un incontro "molto positivo e dal quale è emerso come anche il nostro premier sia convinto che la nostra prima donna astronauta sia la punta di diamante di un settore cruciale per il nostro Paese," ha commentato all'AdnKronos il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. Sia "Renzi che il presidente Mattarella si sono detti convinti che lo spazio è un settore cruciale per l'Italia," riferisce il numero uno dell'ASI.
Il nostro premier, inoltre, ha aggiunto Battiston, "si è mostrato molto interessato a tutti i punti salienti della missione di Samantha ed è rimasto impressionato dal valore delle ricadute per il nostro Paese, sia all'interno dell'Italia che all'esterno, delle missioni spaziali."
Dopo la breve visita di carattere istituzionale di oggi, Samantha tornerà nel nostro Paese ad ottobre per il tradizionale 'post flight tour' che si terrà dal 5 al 10 ottobre prossimi.
"Spero di poter continuare a contribuire all'esplorazione spaziale da terra," ha detto la Cristoforetti, "in qualche modo rendendomi utile e condividendo l'esperienza che ho vissuto. E poi naturalmente conservo la speranza di poter tornare nello spazio."
Nella foto (Credit: ASI) il momento della consegna dell'onorificenza al Capitano Cristoforetti da parte del Presidente Mattarella. Nela foto in alto a sinistra (Credit: ASI), il Presidente del Consiglio Matteo Renzi assieme a Samantha Cristoforetti durante l'incontro Palazzo Chigi.

Fonte: ASI

18/07/2015 - Fervono a Baikonur i preparativi per la Soyuz TMA-17M -

Presso il sito di lancio di Baikonur, nel Kazakhstan, fervono i preparativi per il lancio del veicolo spaziale Soyuz TMA-17M diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il modulo orbitale del veicolo di lancio Soyuz-FG, contenente il veicolo spaziale abitato Soyuz TMA-17M, è stato trasportato nella struttura di assemblaggio per essere integrato con il veicolo di lancio. Il decollo è previsto per il 22 luglio alle 21:02 GMT (le 23:02 ora italiana) con a bordo l'equipaggio composto dal Comandante della Soyuz, il cosmonauta russo Oleg Kononenko e gli Ingegneri di Volo Kimija Yui della JAXA e Kjell Lindgren della NASA. L'attracco alla ISS è previsto sei ore dopo.
Nella foto (Credit: RKA Energia) il modulo orbitale del veicolo di lancio Soyuz-FG mentre viene spostato per mezzo di una gru all'interno della struttura di assemblaggio. Sulla sinistra un altro veicolo spaziale Soyuz in preparazione per la missione successiva.

Fonte: RKA Energia

18/07/2015 - La Escape Dynamics testa un motore con spinta 'esterna', senza combustione -

La Escape Dynamics (ED) ha annunciato il test positivo del loro raggio microonde ad alta potenza per spingere un veicolo spaziale fino all'orbita. L'impulso specifico raggiunto in questo test di laboratorio ha superato il valore di 500 mentre anche i migliori motori a razzo non superano i 460. E' stato calcolato che, se invece di utilizzare l'elio come in questo test, fosse stato usato l'idrogeno l'impulso specifico avrebbe facilmente superato i 600, il numero richiesto per rendere possibile un veicolo di lancio a singolo stadio in grado di raggiungere l'orbita, cosa impossibile ai razzi chimici.
"I nostri recenti test sono un gran passo avanti nello studio di spinta alimentata dall'esterno e la validazione dei nostri sforzi per cambiare il modo di fare i lanci orbitali," ha detto Richard F. Schaden, co-fondatore e capo della commissione di Escape Dynamics. "Per la prima volta abbiamo dimostrato in laboratorio che un nuovo tipo di propulsione, che vada oltre i razzi chimici, è possibile e che potrebbe essere utilizzata per i lanci orbitali e siamo fiduciosi che portandola alla scala dei multi-megawatt di potenza potremmo introdurre uno spazioplano orbitale a singolo stadio che cambierebbe il modo di arrivare nello spazio." ha dichiarato il Dr. Dmitriy Tseliakhovich, Amministratore Delegato di ED.
Letitia Garriott, Presidente di ED, ha detto che, utilizzando uno spazioplano a singolo stadio operante come un aereo, si potrebbe abbassare radicalmente il costo di accesso allo spazio per carichi utili fino a 200 kg.
Per oltre mezzo secolo l'accesso allo spazio è stato dipendente da grandi razzi a perdere. La ED vuole cambiare questo utilizzando l'energia delle microonde inviata per mezzo di un fascio a uno scambiatore di calore a bordo dello spazioplano durante tutta la fase di ascesa grazie a una serie di antenne poste al suolo. Invece che dalla combustione chimica lo spazioplano della ED sarebbe spinto dall'idrogeno espulso, riscaldato dall'energia delle microonde, che fluirebbe attraverso lo scambiatore di calore e verrebbe rilasciato attraverso l'ugello per creare la spinta. Una volta raggiunta l'orbita e rilasciato il carico, lo spazioplano scenderebbe come un aliante fino alla base, dove sarebbe pronto per il prossimo volo.
Il test svolto dalla ED ha dimostrato l'intera sequenza di operazioni per un sistema di propulsione alimentato esternamente. L'energia è stata prelevata dalla linea elettrica, convertita in microonde utilizzando un gyrotron, guidata attraverso un sistema di specchi appositamente modellati e poi inviati tramite un'antenna ai propulsori. La conversione dell'energia delle microonde in spinta viene eseguita utilizzando la spinta termica con un'alta efficienza nell'assorbimento del calore da parte dello scambiatore. Lo scambiatore di calore è stato progettato per catturare oltre il 90% di energia delle microonde e riscaldare il propellente che fluisce verso l'ugello.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Escape Dynamics) lo spazioplano spinto dalle microonde.

Fonti: Parabolic Arc - Escape Dynamics

18/07/2015 - 'Schiacciato l'acceleratore' del motore RS-25 -

Parlando come nel mondo delle corse di auto, gli ingegneri della NASA hanno 'schiacciato sull'acceleratore' durante un test eseguito il 17 luglio di un motore RS-25 dello Space Launch System (SLS) presso lo Stennis Space Center.
Durante i 535 secondi di test, gli operatori hanno fatto funzionare il motore RS-25 attraverso diversi livelli di potenza, compreso un periodo di accensione al 109% della sua potenza. I dati raccolti sulle prestazioni del motore a vari livelli di spinta aiuteranno ad adattare i motori dello Space Shuttle per i requisiti delle missioni del nuovo veicolo SLS, compreso lo sviluppo di un nuovo controllore del motore e software annesso.
Quattro motori RS-25 verranno utilizzati per la spinta dello stadio principale di SLS. Il nuovo mega-razzo SLS è stato sviluppato per portare gli esseri umani più in profondità nello spazio di quanto mai fatto prima, con destinazioni come un asteroide e Marte.
Una volta completato lo sviluppo, la versione pesante del lanciatore sarà il più grande e potente razzo mai costruito. Prima del suo debutto con la missione Exploration Mission-1 (EM-1), il primo stadio di SLS verrà testato al banco di prova B-2 Test Stand dello Stennis, dove simultaneamente saranno accesi i quattro RS-25 proprio come durante un lancio reale.
Le modifiche sono in corso per preparare il banco prova B-2 per la serie di test. Intanto, durante il test di sviluppo del motore del 17 luglio svoltosi al vicino A-1 Test Stand, gli operatori hanno continuato a raccogliere dati sulle prestazioni del motore nelle varie condizioni. Inoltre sono stati raccolti i dati prestazionali del nuovo controller, che monitorizza e controlla le prestazioni del motore.
La Aerojet Rockedyne di Sacramento, California, è il principale appaltatore per i lavori sui motori RS-25. Due altri test dei motori RS-25 sono previsti prima della conclusione di questa serie ai primi di settembre e l'inizio della nuova con tutti e quattro i motori.
Nella foto (Credit: NASA) l'A-1 Test Stand di Stennis durante il test di accensione del motore RS-25 di venerdì 17 luglio.

Fonte: NASA

18/07/2015 - La Cina avrebbe messo gli occhi sulla Sea Launch -

La Sea Launch AG e il suo proprietario, la compagnia russa Energia, sarebbero in trattative con il governo cinese per la vendita della nave comando e della piattaforma galleggiante di lancio di Sea Launch. I cinesi sarebbero interessati ad utilizzare il sistema di lancio nelle acque internazionali al largo delle coste della Cina.
Una vendita alla Cina però dovrà attraversare un vero e proprio campo minato irto di problemi e regolamenti politici per Russia, Cina e Stati Uniti. Infatti la Sea Launch ha sede a Berna, in Svizzera, ma il suo porto base è a Long Beach, in California.
Inoltre il razzo vettore utilizzato da Sea Launch, lo Zenit-3SL, è costruito da produttori statali di Ucraina e Russia con la Boeing che agisce come originale appaltatore principale.
Tutto questo fa ricadere il contendere nella legislazione che regola il trasferimento di tecnologia USA per i satelliti e le armi. L'ITAR (International Traffic in Arms) è molto complicato e in teoria impedisce il trasferimento ad altri Paesi inseriti in un'apposita 'lista nera' di tecnologie USA che possono essere utilizzate anche nel campo militare.
Inoltre la Cina dispone di una famiglia di lanciatori, Lunga Marcia, che hanno dimostrato una buona affidabilità basata però soltanto sulla richiesta interna dato che proprio a causa dell'ITAR in vigore negli Stati Uniti gran parte del mercato commerciale le viene precluso.
La Sea Launch era nata per il lancio di satelliti per telecomunicazioni utilizzando una piattaforma petrolifera norvegese modificata e sfruttando la spinta aggiuntiva data dalla posizione di lancio equatoriale in mare aperto. Purtroppo un alto tasso di indebitamento della compagnia e un disastroso incidente al lancio nel 2007 l'avevano costretta a dichiarare bancarotta. La russa RSC Energia aveva acquisito la Sea Launch e spostato la sede in Svizzera per motivi legali. Purtroppo un altro incidente nel febbraio 2013 dette un altro colpo durissimo alla compagnia che al momento è in attesa di comprendere quale sarà il suo futuro. L'ultimo lancio della Sea Launch è avvenuto nel maggio del 2014 che aveva visto l'inserimento in orbita di un satellite per telecomunicazioni di Intelsat.
Nella foto (Credit: Sea Launch) la nave comando e la piattaforma di lancio in porto a Long Beach.

Fonte: SpaceNews

Nel mosaico (Credit: NASA / JHUAPL / SWRI), la zona meridionale di Thombaugh.

18/07/2015 - Gli scienziati trovano segni di potenziali geyser su Plutone -

Si è tenuto una nuova, e molto attesa, conferenza stampa degli scienziati che seguono la missione New Horizons della NASA a Plutone e sono state mostrate nuove spettacolari scoperte sul pianeta nano.
Le immagini provenienti dalla fotocamera telescopica LORRI hanno ripreso un terreno ghiacciato, battezzato informalmente Sputnik Planum (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI) in omaggio al primo satellite artificiale della Terra e che si trova nella parte chiara del pianeta che ricorda la forma di un cuore (chiamata Thombaugh Regio), che presenta una superficie spezzata in segmenti di forma irregolare, delimitati da strette depressioni. Sono visibili anche caratteristiche scure simili a tumoli e pozzi, alle quali i geologi stanno cercando di dare una interpretazione; secondo alcuni, si tratterebbe del risultato della sublimazione del ghiaccio, per altri sono segnali di celle convettive sottostanti anche se non si capisce bene da dove verrebbe il calore interno.
L'immagine è stata scattata quando la sonda si trovava, il 14 luglio, a 77.000 km dal pianeta.
"Questo terreno non è facile da spiegare," ha dichiarato Jeff Moore, geologo della missione, presso l'Ames Research Center della NASA a Moffett Field, in California. "La scoperta di una vasta e molto giovane pianura, priva di crateri, supera tutte le aspettative pre-flyby."
Nelle immagini (Credit: NASA / JHUAPL / SWRI), ingrandimento delle strutture delle pianura Sputnik. In una versione volutamente sovraesposta della porzione superiore di questa zona mostra, attorno alle formazioni scure (che sono in realtà colline sopraelevate), delle zone sfumate che hanno lo stesso orientamento e potrebbero indicare la direzione prevalente dei venti; può darsi (ma è solo una ipotesi di lavoro) che si tratti di particelle di idrocarburi, come il metano, più scure che si depositano sulla superficie come una lieve pioggerellina, in assenza di vento dovuta alle colline che fanno da "trappola".
Un'altra ipotesi, ancora più estrema, per spiegare queste particolari strutture è quella di una specie di crio-vulcanismo con geyser che eruttano materiale da sotto lo strato ghiacciato.
Sempre nella regione Sputnik Planum gli strumenti della sonda hanno individuato la presenza di ghiaccio di monossido di carbonio. La presenza del monossido di carbonio su Plutone era già stata riscontrata con le misurazioni fatte da Terra nel 1992, ma ora la sonda ha individuato la zona esatta sulla superficie.
"Giudicando l'assenza di crateri da impatto, è chiaro che Sputnik Planum non può avere più di 100 milioni di anni, e forse è stata modellata come la vediamo oggi da processi geologici," dice Moore. "Per quanto ne sappiamo potrebbe avere anche una settimana."
I blocchi di ghiaccio di Sputnik Planum, che Moore chiama poligoni, possono essersi prodotti in diversi modi. "Una possibilità, fra le tante, è che questi poligoni siano segni di convezione avvenuta sullo strato superficiale composta da ghiaccio di monossido di carbonio, metano e idrogeno dal modesto calore prodotto dall'interno di Plutone stesso. Una specie di trama come quella che si può vedere quando si fa bollire una pentola di farina di avena."
"In alternativa questi poligoni potrebbero essere analoghe a spaccature nel fango e causate dalla contrazione del materiale in superficie."
L'apparente gioventù delle pianure gelate di Plutone, accoppiate alla scoperta delle montagne alte 3.500 metri annunciate mercoledì, puntano sulla probabile attività tettonica del corpo ghiacciato, una sorpresa per molti scienziati. Altre parti di Plutone hanno i chiari segni di crateri da impatto, prova che queste superfici si sono formate miliardi di anni fa.
"Alcuni dei crateri appaiono parzialmente distrutti, forse a causa dell'erosione, e vi sono anche indizi che parti della crosta di Plutone si siano fratturate," dice Moore. "Questo probabilmente indica la presenza di una qualche forma di tettonica. Ora che abbiamo visto la presenza di montagne penso sia ovvio che vi è una forza su Plutone capace di formarle."
Esattamente che cosa guidi la modellazione della superficie di Plutone non è chiaro. Gli scienziati pensano che il corpo ghiacciato sia troppo piccolo per supportare un'attività geologica in tempi recenti e Plutone non orbita attorno a qualche grosso pianeta che potrebbe riscaldarlo con le forze mareali (come avviene per le lune di Giove o Saturno, ad esempio. ndr).
Nell'immagine (Credit: NASA / JHUAPL / SWRI), la zona in verde dove è stato misurato il monossido di carbonio. Nelle prossime settimane le nuove immagini stereo delle pianure ghiacciate potrebbero rivelarci l'altezza delle colline che si elevano su di esse e confermare che non si tratti di un qualche artefatto dovuto alla compressione delle immagini arrivate in questi primi giorni.
Anche che cosa possa aver formato queste 'colline' è un argomento dibattuto fra gli scienziati. C'è chi afferma che potrebbero essere 'spuntate' da sotto il ghiaccio ed altri che si tratti di resti di qualcosa di più grande eroso col tempo. Comunque sia è sempre più chiaro che Plutone è un mondo in evoluzione.
Fra le altre scoperte annunciate oggi vi è l'osservazione della tenue atmosfera di Plutone - eseguite con lo strumento Alice - circa un centomillesimo di quella della Terra che però ha rivelato una sorprendente uniformità. Dalle curve di luce simmetriche e piuttosto ripide si è dedotto che l'atmosfera del pianeta nano è molto simmetrica e "stagnante" (poco turbolenta); alcuni modelli di atmosfera sono già stati scartati in favore di altri. Le misurazione hanno mostrato che la tenue atmosfera raggiunge i 1.600 km sopra la superficie di Plutone.
Si è infine accennato alla "atmosfera in fuga" ed in particolare la nube di ioni di azoto, attraverso cui New Horizons è passata rivelandoli con lo strumento SWAP. Questa nube dovrebbe essere in realtà molto estesa , inglobando tutti i 5 satelliti di Plutone e formando la classica forma di chioma cometaria nel punto in cui si scontra con il debole vento solare ("bow shock").
Basati su modelli abbastanza attendibili abbiamo calcolato che l'atmosfera di Plutone 'perde' nello spazio circa 500 tonnellate di materiale l'ora," ha detto Fran Benagel, scienziata di New Horizons presso l'Università di Boulder, in Colorado. "In confronto sappiamo che l'atmosfera che sfugge da Marte è di circa una tonnellata l'ora. Questo è sostanzialmente parecchio data anche la bassa gravità di Plutone." Ma con così tanta atmosfera ricca di azoto che se ne và, gli scienziati si chiedono quale fenomeno la rifornisca durante l'orbita di 248 anni di Plutone attorno al Sole.
"Per quasi 10 anni, la squadra di New Horizons ha sempre parlato che ogni giorno si trovavano più vicino a Plutone," ha detto Jim Green, direttore della divisione scientifica planetaria della NASA. "Ora ogni giorno siamo sempre più lontani da Plutone."
Alan Stern, ricercatore principale della missione New Horizons, ha spiegato che da ieri New Horizon è uscita dalla fase di "close approach" ed è entrata nella prima delle tre fasi di "departure"; la sonda sta ancora raccogliendo dati, osservando il sistema di Plutone da una insolita prospettiva "controluce"; a terra finora è arrivato circa 1 Gigabit di informazioni, su un totale di circa 50 Gigabit. Le immagini "ad alta fedeltà" cominceranno ad arrivare a settembre, quelle che vediamo ora sono compresse di un fattore 1:10.
Il team di New Horizons ha dato appuntamento per una prossima conferenza stampa venerdì prossimo quando, sperano, potranno aver scaricato un alto 2/3% dei dati della sonda.
Dalla fine di questo mese e fino a settembre, New Horizons smetterà di inviare le immagini ad alta risoluzione per inviare i dati degli altri strumenti. Ci vorranno circa 16 mesi per trasferire a Terra tutto il materiale raccolto dalla sonda durante il flyby. Inizialmente New Horizons invia le immagini compresse che potrebbero anche contenere degli artefatti. I dati non compressi arriveranno in seguito.
Nel mosaico in alto a sinistra (Credit: NASA / JHUAPL / SWRI), la zona meridionale di Thombaugh Regio. Nell'immagine a destra in basso (Credit: NASA / JHUAPL / SWRI), la zona in verde dove è stato misurato il monossido di carbonio. Nelle immagini in alto a destra (Credit: NASA / JHUAPL / SWRI), ingrandimento delle strutture delle pianura Sputnik.

SORVOLO ANIMATO DELLE MONTAGNE E PIANURE DI PLUTONE - 17/07/2015 - (Credit: NASA/JPL) - dur.min. 1:20 - NO AUDIO

Fonti: Spaceflight Now - Alive Universe Images - NASA

Nella foto (Credit: RIA Novosti), i modelli dei tre veicoli di lancio Angara: 1.2, 3 e 5.

17/07/2015 - Il razzo Angara 1.2 entra nel mercato commerciale -

La International Launch Services (ILS), fornitore globale di lancio per gli operatori di satelliti commerciali, ha ora messo sul mercato il veicolo di lancio Angara 1.2. Il vettore Angara 1.2 sarà disponibile per il lancio a partire dal 2017. I lanci verranno condotti dal Cosmodromo di Plesetsk, nel Nord della Russia. Assieme al veicolo di lancio pesante Proton, la ILS dispone ora della capacità di lancio per una serie di satelliti di varie masse con entrambi i veicoli inseriti nel mercato.
La ILS possiede i diritti esclusivi per il mercato commerciale del veicolo Angara. La famiglia di lanciatori Angara supporta virtualmente ogni veicolo spaziale per qualsiasi tipo di orbita, altezza, inclinazione per il mercato di basso, medio e alto carico. Basato sul progetto modulare e sulla tecnologia avanzata, la famiglia di lanciatori Angara ha un'alta prestazione di massa del carico utile rispetto alla massa al decollo, a pieno carico. I veicoli Proton e Angara sono costruiti dalla Khrunichev State Research and Space Production Center (Khrunichev), che detiene la maggioranza delle azioni di ILS.
Il veicolo di lancio Angara 1.2 può portare tre tonnellate in orbita bassa terrestre (Low Earth Orbit - LEO) come dimostrato con successo il 9 luglio 2014 con il debutto dal sito di lancio di Plesetsk. Il primo volo di Angara 5, la variante pesante, venne condotto il 23 dicembre 2014. Questo veicolo sarà disponibile per le missioni GTO verso il 2021, dopo il completamento del Cosmodromo di Vostochny, situato nell'estremo oriente della Russia. Nel frattempo gli esistenti Proton verranno utilizzati da Baikonur per esaudire le richieste di carico pesante, mentre Angara 1.2 si occuperà di quelle di basso e medio carico. Il Proton, il principale veicolo di lancio pesante russo è stato lanciato, fino ad oggi, per 404 missioni e questo è il suo 50esimo anno di servizio.
Il Direttore Generale di Khrunichev, Andrey Kalinovskiy ha dichiarato: "Il sistema Angara è scalabile per soddisfare le diverse esigenze di prestazioni, e l'uso di una tecnologia comune migliorerà l'efficienza di produzione in fabbrica. Ciò si traduce in una riduzione dei costi per i clienti. Non vediamo l'ora di passare i benefici di Angara agli operatori satellitari che necessitano di una soluzione ad alte prestazioni con una capacità di sollevamento efficace per i loro veicoli spaziali di classe bassa e media."
"Siamo impegnati a soddisfare le esigenze e le richieste del mercato internazionale via satellite con la flessibilità, la qualità e la garanzia della pianificazione. Ora, con Angara disponibile per il segmento di basso e medio carico, combinato con la nostra continua offerta di Proton per le esigenze pesanti, siamo in grado di servire l'intero spettro di satelliti per tutte le orbite e le inclinazioni. Siamo entusiasti di queste nuove offerte. Angara 1.2 ha prestazioni significativamente superiori a Vega e altri piccoli lanciatori, a un prezzo più accessibile," dice Phil Slack, Presidente di ILS.
Il prossimo volo di un Angara 5 è previsto per il 2016 dal Cosmodromo di Plesetsk. Una variante del sistema modulare del primo stadio (Universal Rocket Module - URM) ha volato con successo con il razzo KSLV (Korean Space Launch Vehicle) durante le prime tre missioni nel 2009, 2010 e 2013.
La ILS fornisce servizi di lancio per gli operatori satellitari mondiali e offre una gamma completa di servizi e assistenza, dal contratto di firmare attraverso la gestione della missione e la consegna in orbita. La ILS ha i diritti esclusivi per commercializzare veicoli Proton e Angara a operatori satellitari commerciali di tutto il mondo ed è una società statunitense con sede a Reston, VA., Vicino a Washington, DC ad oggi, ILS ha lanciato 89 missioni commerciali.
La Khrunichev, che detiene la quota di maggioranza di ILS, è una delle pietre miliari del settore spaziale russo. Khrunichev produce il sistema Proton e la famiglia di veicoli Angara. Il veicolo Proton viene lanciato dal Csmodromo di Baikonur in Kazakistan, e ha un patrimonio di oltre 400 missioni dal 1965. Khrunichev comprende, tra i suoi rami, un certo numero di produttori importanti di veicoli di lancio e veicoli spaziali componenti a Mosca e in altre città la Federazione Russa. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.khrunichev.com. Nella foto (Credit: Khrunichev) il primo Angara 1.2 mentre viene issato sulla rampa di lancio di Plesetsk. Nella foto in alto a sinistra (Credit: RIA Novosti), i modelli dei tre veicoli di lancio Angara: 1.2, 3 e 5.

Fonte: ILS

17/07/2015 - Prende forma la missione Juice dell'ESA verso Giove -

L'Airbus Defence and Space francese è stata prescelta come primo appaltatore industriale per la missione Juice dell'ESA dedicata allo studio di Giove e delle sue lune ghiacciate.
Il Comitato di Politica Industriale dell'ESA ha approvato ieri il contratto, del valore di 350,8 milioni di Euro. A parte alcuni dettagli contrattuali e di negoziazione, i lavori potrebbero partire già alla fine del mese. La firma formale del contratto potrebbe avvenire dopo la pausa estiva.
Il contratto copre le attività industriali di progettazione, sviluppo, integrazione, campagna di lancio e commissionamento nello spazio del veicolo spaziale. Il lancio con Ariane 5 non è incluso e verrà fissato in seguito con Arianespace.
La sonda verrà assemblata a Tolosa, in Francia, e molti altri Stati Membri dell'ESA saranno coinvolti nella prima missione dell'Europa al più grande pianeta del Sistema Solare.
Juice (JUpiter ICy moons Explorer), venne selezionata nel maggio 2012 come la prima missione di classe 'Grande' entro il programma Cosmic Vision 2015-2025 dell'ESA. La sonda verrà lanciata nel 2022 e raggiungerà il sistema di Giove nel 2030.
Per tre anni e mezzo, Juice orbiterà attorno al pianeta gigante, esplorando la sua turbolenta atmosfera, l'enorme magnetosfera, la tenue serie di anelli così come studierà le lune ghiacciate Ganimede, Europa e Callisto. Tutti e tre questi satelliti delle dimensioni planetarie si pensa possano ospitare degli oceani di acqua liquida sotto la loro crosta ghiacciata e potrebbero fornire degli indizi chiave sul potenziale delle lune ghiacciate nell'ospitare un'ambiente favorevole alla vita.
Le spinte gravitazionali di Callisto e Ganimede verranno utilizzate per modificare la traiettoria della sonda, e due sorvoli ravvicinati (flyby) previsti per Europa si concentreranno sulla composizione del materiale (non composto di acqua ghiacciata) sulla sua superficie ghiacciata, e vedrà anche la prima scansione del sottosuolo di questa luna ghiacciata.
L'assistenza gravitazionale di Callisto verrà utilizzata per innalzare l'inclinazione orbitale ad almeno 30°, fornendo l'opportunità di osservare le regioni polari di Giove. I frequenti flyby di Callisto permetteranno osservazioni uniche di questa remota luna e dei suoi dintorni.
Juice sarà equipaggiata di 10 strumenti d'avanguardia, comprese fotocamere, spettrometri, un radar per penetrare sotto il ghiaccio, un altimetro, esperimenti radio-scientifici e sensori per monitorare i campi magnetici e le particelle cariche del sistema gioviano. Un'ulteriore esperimento combinerà i dati provenienti dal sistema di comunicazione del veicolo spaziale con gli strumenti sulla Terra.
Il carico scientifico è stato approvato dal Comitato Programmi Scientifici di ESA nel febbraio 2013 e verrà sviluppato da team che comprendono 16 Paesi Europei oltre a Stati Uniti e Giappone, utilizzando fondi nazionali.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/AOES) la sonda Juice in orbita attorno a Giove.

Fonte: ESA

16/07/2015 - Un detrito spaziale ha messo in pericolo gli astronauti della ISS -

La vita a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è tornata alla normalità dopo che la possibilità di una minaccia ha forzato l'equipaggio della ISS a intraprendere le operazioni di emergenza. L'implementazione delle Regole di Volo B4-101 hanno previsto infatti che l'equipaggio si sia rifugiato nella loro Soyuz attraccata - richiesto durante il passaggio molto ravvicinato di detriti di un vecchio satellite meteo russo.
La minaccia dei detriti spaziali è una presenza continua per tutti i veicoli spaziali. La ISS viene controllata dallo Space Command/NORAD che segue ogni pezzo relativamente grande di detriti, di solito originatisi da attrezzature di satelliti e razzi non più utilizzati.
Di solito la stazione riceve un avviso tempestivo dal NORAD e conduce una manovra (PDAM - Pre-Determined Debris Avoidance Maneuver) spostando l'avamposto orbitale in modo da avere una traiettoria differente e così evitare la collisione potenziale.
Eventi più rari, definiti Red Late Conjunctions, non danno tempo sufficiente per eseguire una PDAM e quindi la procedura è differente. Come nel caso di oggi, l'equipaggio ha seguito le procedure B4-101 le quali prevedono che l'equipaggio chiuda tutti i portelli fra i moduli della stazione e poi entri nel veicolo Soyuz - che serve come scialuppa di salvataggio durante il periodo il quale è attraccata alla ISS - 10 minuti prima del TCA (Time Closest Approach).
Durante l'evento di giovedì, i tre membri residenti della stazione - il Comandante di Spedizione 44, Gennady Padalka e gli Ingegneri di Volo, cosmonauta Mikhail Kornienko e astronauta NASA Scott Kelly, hanno chiuso i portelli e sono entrati nella Soyuz TMA-16M. I tre sono rimasti nella Soyuz per circa 10 minuti. Il TCA è trascorso senza incidenti e si è concluso alle 7:01 a.m. EDT (le 13:01 ora italiana). Il detrito, identificato come 'Oggetto 36912' nel catalogo degli Stati Uniti, è probabilmente un pezzo del satellite Meteor-2 lanciato con un razzo Vostok-2M nel 1979 dal cosmodromo di Plesetsk, nel nord della Russia.
Quello di oggi, ovvero che l'equipaggio si rifugia al 'sicuro' nella Soyuz, è un evento che è avvenuto soltanto quattro volte nel corso della storia della ISS.
Dopo che il detrito è passato senza incidenti a distanza di sicurezza dalla stazione, i tre membri dell'equipaggio sono tornati alle loro occupazioni, che comprendevano anche lavori di manutenzione al problematico CDRA (Carbon Dioxide Removal Assembly), che viene utilizzato per rimuovere l'anidride carbonica dall'aria della stazione.
Nella foto di archivio (Credit: NASA) la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonti: NASAspaceflight - Roscosmos

16/07/2015 - ISS: nuovo equipaggio al sito di lancio e inizio rilascio CubeSat -

Un nuovo terzetto di membri dell'equipaggio della stazione spaziale è arrivato al Cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, venerdì per completare i preparativi della missione. Nello spazio, i residenti orbitali iniziano una serie di rilasci di CubeSat.
L'equipaggio di Spedizione 44/45, del quale fanno parte il Comandante della Soyuz Oleg Kononenko e gli Ingegneri di Volo Kjell Lindgren e Kimiya Yui, sta eseguendo l'addestramento pre-volo in Kazakhstan. I tre verranno lanciati 22 luglio a bordo del veicolo spaziale Soyuz TMA-17M per un viaggio di sei ore diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
A bordo della ISS, Scott Kelly, astronauta NASA e membro della missione 'One Year' ha preparato la camera di decompressione del modulo giapponese kibo per il rilascio dei piccoli satelliti CubeSat, previsti nel corso della settimana.
Fra questi vi è il veicolo spaziale Arkyd 3R della Planetary Resources Inc. (una delle nuove compagnie nate per lo sfruttamento minerario degli asteroidi) che è stato rilasciato il 16 luglio per una missione della durata di 90 giorni durante la quale dovrà testare diverse tecnologie chiave che la compagnia intende incorporare nei futuri veicoli spaziali che si avventureranno nel Sistema Solare alla ricerca di risorse sugli asteroidi vicini alla Terra.
Un più sofisticato veicolo, chiamato Arkyd-6R, verrà portato sulla ISS entro l'anno e rilasciato per una missione dimostrativa ancor più complessa.
Arkyd-6R era arrivato a bordo della ISS grazie alla missione Dragon CRS-6 compiuta in aprile dalla SpaceX.
Kelly ha inoltre esplorato la fisica dei fluidi con l'esperimento Capillary Beverage. I cosmonauti Gennady Padalka, Comandante di Spedizione 44, e l'Ingegnere di Volo Mikhail Kornienko hanno studiato i cristalli liquidi e osservato le reazioni chimiche nell'atmosfera superiore terrestre.
Nella foto (Credit: Gagarin Cosmonaut Training Center) i membri di Spedizione 44/45 (da sinistra Lindgren, Kononenko e Yui) in posa, l'11 luglio scorso a Baikonur, con le loro tute spaziali Sokol che vengono utilizzate al lancio e al rientro della Soyuz.

Fonti: NASA - Planetary Resources

Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace), il momento del decollo di Ariane 5 VA224.

15/07/2015 - Arianespace compie con successo la sesta missione del 2015 -

Arianespace ha raggiunto oggi la metà delle missioni operative previste per il 2015, con il 66esimo lancio consecutivo di successo di un razzo vettore Ariane 5, che ha rilasciato due satelliti in orbita di trasferimento geostazionario ma con compiti diversi.
Il Volo VA224 di Ariane 5 è decollato all'inizio della finestra di lancio delle 6:42 p.m. locali (le 23:42 ora italiana) dal complesso di lancio ELA-3 dello Spazioporto in Guyana Francese, portando un carico misto composto dalla piattaforma di telecomunicazioni Star One C4 della Embratel Star One e il satellite meteorologico MSG-4 di Eumetsat.
"Al momento abbiamo compiuto sei lanci, in linea con il nostro affollato manifesto che prevede 12 missioni per il 2015," ha detto il capo e Amministratore Delegato di Arianespace, Stéphane Israël, nei commenti post-lancio. "Arianespace ha dimostrato - lancio dopo lancio - la sua capacità di incrementare la sua operatività mentre rimane la più affidabile soluzione per tutti i suoi clienti."
Il successo di questa sera, al servizio di due clienti di lungo corso - l'operatore brasiliano Embratel Star One e l'europeo Eumetsat - riafferma anche due obiettivi di Arianespace: essere il leader nel trasporto commerciale spaziale e garantire all'Europa il proprio accesso indipendente allo spazio.
Questo volo, della durata di 40 minuti, segna un'altra missione compiuta per l'affidabile Ariane 5 di Arianespace, che ha portato un carico totale in orbita di 8.590 kg. nel suo 80esimo lancio dallo Spazioporto della Guyana Francese.
Ariane 5 prosegue anche la sua precisione riconosciuta industrialmente, con i seguenti parametri orbitali al momento dell'iniezione dello stadio superiore criogenico: Perigeo: 249,5 km su un obiettivo di 249,1 km - Apogeo: 35.929 km su un'obiettivo di 35.904 - Inclinazione 3,99° su un'obiettivo di 4,00°,
Nei suoi commenti post-missione, Israël ha citato il contributo del primo appaltatore di Ariane 5 - Airbus Safrane Launchers - e della rete industriale che fornisce materiali per il lanciatore pesante, "senza deviare dagli alti standard qualitativi che ci hanno reso famosi in tutto il mondo."
Inoltre egli ha anche riconosciuto il supporto chiave degli stati membri dell'ESA, del personale dell'agenzia spaziale francese CNES presso lo Spazioporto nella Guyana Francese, assieme con le compagnie industriali che supportano le infrastrutture del sito di lancio e le squadre di Arianespace che hanno stabilito l'inarrivabile serie di successi di Ariane 5.
Sistemato nella posizione elevata, il satellite Star One C4 della Embratel Star One è stato rilasciato per primo nella sequenza di volo ad appena 28 minuti dal decollo. Questo satellite per telecomunicazioni - progettato e costruito dalla SSL (Space System/Loral) - rinforzerà i servizi diretti alle case in Brasile, espandendo l'accesso agli altri Paesi dell'America Latina, e nei territori degli Stati Uniti per la Embratel Star One, il più grande operatore satellitare del Sud America.
Il rilascio di Star One C4 è una continuazione della collaborazione trentennale della Embratel Star One con Arianespace, durante la quale il fornitore di servizi di lancio ha messo in orbita 10 satelliti per l'operatore brasiliano.
Embratel prevede, nei prossimi mesi, di mettere al lavoro Star One C4, in tempo per le trasmissioni video delle Olimpiadi 2016, che si terranno a Rio de Janeiro il prossimo anno.
L'organizzazione europea per il meteo, il clima e l'ambiente, Eumetsat è un altro partner di lungo corso di Arianespace, rinforzandolo con il successo nel rilascio di MSG-4 circa 40 minuti dopo il lancio di VA224 - segnando l'ultimo passo nelle relazioni che si estende dagli inizi di Arianespace.
Prodotto da Thales Alenia Space, MSG-4 è il decimo satellite Meteosat lanciato da Arianespace, così come il quarto e ultimo nella serie di veicoli spaziali Meteosat Second Generation (MSG), che hanno giocato un ruolo importante nelle previsioni meteorologiche di alto impatto.
MSG-4, dopo il suo lancio e commissionamento, verrà parcheggiato in orbita per un periodo di due anni e mezzo. Una volta operativo verrà rinominato Meteosat-11, e servirà da ponte fra il Meteosat-10 (lanciato da Ariane 5 nel 2010) e il primo Metosat di Terza Generazione (MTG) il cui lancio è previsto all'inizio degli anni '20.
"L'eccellente salute dei satelliti Meteosat in orbita ci ha permesso di lanciare MSG-4 cinque anni dopo quanto previsto," ha commentato Volker Liebig, Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra per ESA. Il contributo di ESA per il meteo e il clima non è limitata alla serie di satelliti Meteosat - ma comprende anche lo sviluppo dei satelliti MetOp (Meteorological Operational), sempre gestiti da Eumetsat. Inoltre ESA sta sviluppando le missioni Sentinel-4 e 5 dedicate al monitoraggio della composizione dell'atmosfera per il programma europeo Copernicus che verranno imbarcate, rispettivamente, sui satelliti MTG e MetOp di seconda generazione.
Il Volo VA224 è stato per Arianespace la terza missione di alto carico per quest'anno, dopo il Volo VA223 del 27 maggio e il Volo VA222 del 26 aprile. Arianespace ha inoltre eseguito due missioni del vettore leggero Vega (Volo VV04 dell'11 febbraio e Volo VV05 del 22 giugno), assieme a uno che ha utilizzato il vettore medio Soyuz: VS11 del 27 marzo.
Il prossimo lancio nella lista della compagnia è un'altra missione Ariane 5 - il Volo VA225, previsto per il 20 agosto e che porterà in orbita di trasferimento geostazionario i satelliti per telecomunicazioni EUTLESAT 8 West B e Intelsat 34.
"Voglio ringraziare tutte le squadre di Arianespace per la loro completa dedizione ai nostro lanci e ai nostri clienti," ha detto Israël. "I team di Arianespace hanno dimostrato, lancio dopo lancio, anno dopo anno, che sono loro a fare la differenza."
Quello di oggi è stato il 36esimo lancio orbitale globale del 2015, il 33esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace) il lancio del razzo Ariane 5 per la missione VA224. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/CNES/Arianespace), il momento del decollo di Ariane 5 VA224.

Fonti: Arianespace - ESA - Spaceflight Now

Nell'illustrazione (Credit: NASA-JHUAPL-SwRI), mappa infrarossa di Plutone che mostra la presenza di metano.

15/07/2015 - Dalle montagne alle lune, le scoperte multiple di New Horizons -

Le montagne ghiacciate di Plutone e una nuova immagine della sua luna più grande, Caronte, sono fra le varie scoperte annunciate mercoledì dal team di New Horizons della NASA, appena il giorno seguente al primo sorvolo di un veicolo spaziale al sistema di Plutone.
Dopo aver contattato con successo la Terra alle 00:52:37 UT (le 2:52 ora italiana) di questa notte, oggi New Horizons ha comunicato per ben due volte, dalle 09:32 UT (le 11:32 ora italiana) alle 10:59 UT e dalle 12:31 UT (le 14:31 ora italiana) alle 19:25 UT, trasmettendo i primi dati e soprattutto le prime immagini tanto attese.
Già da qualche ora giravano in rete i volti entusiasti del team, soprattutto quello di Alan Stern, ricercatore principale della missione New Horizons. Le loro espressioni di sorpresa e stupore non hanno fatto altro che aumentare la suspense tra il pubblico ma avevano ragione: le foto mostrate poco fa sono semplicemente fantastiche!
John Spencer, co-ricercatore principale della missione del Southwest Research Institute, dopo aver annunciato che la zona a forma di cuore è stata chiamata "Tombaugh Regio" in onore dello scopritore del pianeta nano Clyde Tombaugh, ha svelato la prima vista ravvicinata della superficie di Plutone (Credit: NASA/JHU APL/SwRI), solo un frame che fa parte di un mosaico più grande.
Questa foto è stata scattata 1 ora e mezzo prima del massimo avvicinamento, quando la sonda era ancora a 770.000 km di distanza, non è perciò ancora la migliore risoluzione che vedremo.
Spencer ha descritto l'area come un letto roccioso di ghiaccio d'acqua. Anche se il metano e l'azoto ghiacciato coprono gran parte della superficie del pianeta nano, questi materiali non sono abbastanza forti per costruire montagne, mentre il ghiaccio d'acqua può comportarsi come la roccia alle basse temperature di Plutone.
"Questo è il primo mondo ghiacciato che abbiamo visitato che non è in orbita intorno ad un pianeta gigante," ha detto.
Spencer ha aggiunto che la superficie di Plutone è giovanissima, qualcosa come 100 milioni di anni, niente rispetto ai 4,56 miliardi di anni del Sistema Solare: ci sono pochissimi crateri da impatto (nessuno nel dettaglio mostrato), le montagne superano i 3 chilometri di altezza e potrebbero ancora essere in formazione. Oppure potrebbe esserci qualche processo attivo in grado di rimodellare la superficie cancellando gli impatti e creando rilievi.
Jeff Moore, geologo della missione, ha dichiarato: "Si tratta di una delle superfici più giovani che abbiamo mai visto nel Sistema Solare,"
Finora, abbiamo trovato queste caratteristiche sulle lune di pianeti giganti dove le maree gravitazionali riscaldano e modellano la superficie. Pensate ad Europa, il satellite di Giove, o a Encelado di Saturno. Ma Plutone da dove e da cosa ricevere calore? Si trova nella fascia di Kuiper ed intorno ha oggetti troppo piccoli per generare un simile effetto. Questa è una novità assoluta e dimostra che non c'è bisogno del riscaldamento mareale per avere una geologia sui mondi ghiacciati. Una possibile spiegazione potrebbe risiedere nel decadimento di elementi radioattivi oppure nel calore residuo generato dalla formazione del pianeta nano o dall'impatto catastrofico che ha dato vita a Caronte.
Alan Stern ha aggiunto che il team è alla ricerca di vulcani di ghiaccio e geyser perché potrebbero esserci; ha anche accennato al fatto che la grande regione scura equatoriale finora ufficiosamente chiamata "balena" è stata battezzata "Cthulu Regio".
Durante la conferenza è stata mostrata anche una mappa del metano di Plutone ripresa da Ralph/LEISA, qui in alto a sinistra (Credit: NASA-JHUAPL-SwRI). "Abbiamo appena appreso che nella calotta polare nord il ghiaccio di metano è diluito in una spessa lastra trasparente di ghiaccio di azoto con conseguente forte assorbimento della luce infrarossa," ha detto il co-ricercatore di New Horizons, Will Grundy del Lowell Observatory di Flagstaff, in Arizona. In una delle zone equatoriali scure, invece, il ghiaccio metano ha profondi assorbimenti infrarossi indicativi di una struttura molto diversa: "lo spettro appare come se il ghiaccio fosse meno diluito in azoto," Grundy specula "o che abbia una struttura differente in quella zona."
Nella foto (Credit: NASA-JHUAPL-SwRI), la piccola luna Idra. Passando alle lune, Idra (Credit: NASA-JHUAPL-SwRI), qui a destra, risulta grande all'incirca 45 x 30 km (la stima precedente, 58 x 34 km, si basava sulle immagini Hubble) e sembra essere più riflettente del previsto (a metà strada tra l'albedo di Caronte e quello di Plutone): la sua superficie è composta probabilmente in prevalenza di ghiaccio d'acqua.
La sua forma a mezzaluna e leggermente allungata, dipenderà solo dal punto d'inquadratura o Idra si potrebbe rivelare un corpo bilobato come la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko visitata dalla sonda Rosetta dell'ESA?
Anche l'immagine di Caronte (Credit: NASA-JHUAPL-SwRI), ripresa con lo strumento LORRI il 13 luglio 2015 con una risoluzione di 5 km/pixel, rivela incredibili dettagli. Un corridoio di scogliere e depressioni si estende per circa 1.000 km, da sinistra a destra, suggerendo una diffusa fratturazione della crosta, probabilmente risultato di processi endogeni. In alto a destra, lungo il bordo del disco lunare, è visibile un canyon profondo 7-9 chilometri. Ma anche su Caronte c'è il mistero dei crateri mancanti: i segni di impatto sono pochissimi, persino vicino al terminatore dove anche una minima irregolarità topografica risulterebbe evidente; segno questo di una superficie giovane o recentemente modellata. La regione polare settentrionale è dominata dalla macchia scura dal confine diffuso, informalmente chiamata Mordor, forse uno strato di qualche tipo di materiale che copre le strutture sottostanti, con delle scarpate "ad angolo" che sembrano delimitare una depressione irregolare dal colore più scuro, la cui reale natura si comprenderà sicuramente meglio nelle immagini a più alta risoluzione e non compresse, da ricevere nelle prossime settimane/mesi.

Fonti: NASA - Alive Universe Images - Media INAF

Nell'illustrazione (Credit: ULA), la separazione del satellite dallo stadio superiore Centaur.

15/07/2015 - Un Atlas 5 porta un satellite GPS in orbita -

Il systema GPS (Global Positioning System) che lega il programma spaziale con la vita di tutti i giorni sulla Terra, fornendo precisa navigazione al mondo attraverso una costellazione di satelliti orbitanti, è stato rafforzato da un nuovo veicolo lanciato mercoledì.
I segnali GPS aiutano i civili a trovare la loro strada, i fuoristrada a non perdersi, gli agricoltori a coltivare i loro campi con precisione e danno il tempo esatto per ogni cosa; dai bancomat alle stazioni di servizio.
"Nuovi modi per utilizzare la tecnologia GPS vengono scoperti ogni giorno," dice il Colonnello Michael Rowak, capo della Direzione Divisione Sistemi Spaziali del Global Positioning System.
"Il GPS è diventato una parte integrale della tecnologia che ha effetti sulle vite di miliardi di utilizzatori in tutto il mondo."
Anticipando un temporale estivo al sito di lancio in Florida, il razzo è stato rifornito in orario, durante il conto alla rovescia di questa mattina. L'Atlas 5 ha eseguito il suo 22esimo volo consecutivo con rifornimento e lancio al primo tentativo.
L'ultimo controllo ha confermato che tutti i parametri erano nominali - "Go Atlas," "Go Centaur," "Go GPS" - quando il conto alla rovescia è entrato negli ultimi 25 secondi.
Il sistema di allagamento è stato attivato, pompando migliaia di litri di acqua sulla rampa mentre il motore principale RD-180 si accendeva, sparando una nube di vapore dalle trincee di sfogo.
I bulloni esplosivi sono saltati e il razzo, pesante 331 tonnellate, alto 57 metri è stato rilasciato per sollevarsi maestosamente nel cielo con la spinta di 390 tonnellate.
Questo volo ha battuto il record dei 26 giorni dall'inizio del montaggio del vettore al lancio per un razzo Atlas 5. Questa campagna di lancio è durata infatti appena 22 giorni dal montaggio al decollo come parte dell'iniziativa Launch Span Time Reduction, progettata per migliorare l'efficienza, tagliare i costi e incrementare gli spazi di lancio disponibili.
"Questo ci fornisce una maggiore flessibilità per supportare i veicoli spaziali dei nostri clienti e ci assicura di lanciare un maggior numero di carichi utili durante il calendario annuale. Questo è importante ovviamente per noi dandoci così una capacità di combattimento più rapida possibile," ha detto il Colonnello Alvin Burse, direttore di missione dell'Air Force.
"Mentre il nostro veicolo matura, possiamo continuare a migliorare e consolidare i processi dove serve," ha aggiunto Laura Maginnis, vice direttore della gestione missioni della United Launch Alliance (ULA).
"Stiamo lavorando per mantenere i nostri processi rapidi ed efficienti, e un più breve tempo ci permette di avere una maggiore flessibilità nella lista dei lanci."
Il volo n.55 dell'Atlas 5 della ULA è iniziato alle 11:36 a.m. EDT (le 17:36 ora italiana) dal Complesso di Lancio 41 dell'Air Force Station di Cape Canaveral, per la missione che doveva piazzare il satellite GPS2F-10 nella sua prevista posizione all'interno della costellazione.
In volo su orbite circolari a 20.370 km e inclinate di 55° sull'equatore vi sono 31 satelliti GPS che fanno parte della rete di navigazione.
Al razzo Atlas 5 ci sono volute 3 ore e 23 minuti per portare il nuovo satellite a destinazione, che poi da li dovrà essere controllato e dichiarato operativo in circa un mese.
"Questo nuovo membro della costellazione migliorerà le capacità della costellazione satellitare di navigazione più conosciuta al mondo," ha detto Burse.
Il GPS F2-10 prenderà il posto del GPS 2R-11, lanciato nel 2004 come 50esimo veicolo GPS. Il satellite costruito dalla Lockheed Martin, ha superato la vita operativa di 7,5 anni e poi passerà nel ruolo di riserva per gli anni rimanenti. Il nuovo veicolo assumerà il posto nel Piano C, Posizione 2 della rete.
Per fare posto al nuovo arrivato nella costellazione, il GPS 2A-26 lanciato a bordo del Delta 237 nel luglio 1996 verrà pensionato dopo il lancio del GPS 2F-10 di oggi.
"Ogni volta che lanciamo nuovi satelliti, rimuoviamo i vecchi dalla costellazione. Questo è quello che stiamo facendo con questa serie 2A," ha detto Rokaw.
In questo modo la costellazione rimane in salute, stabile e robusta con 31 satelliti operativi in orbita."
Con dieci lanci eseguiti e due ancora da compiere per la serie di satelliti GPS 2F della Boeing questi formeranno l'ossatura della rete per i prossimi 15 anni. I lanci sono iniziati nel 2010.
"Siamo onorati di lavorare con l'Air Force e la ULA per mantenere il GPS come standard superiore nel posizionamento, tempo e navigazione," ha detto Munzir Badawi, program manager del GPS 2F di Boeing.
La serie 2F ha migliorato la precisione, aggiunto segnali, migliorato la protezione dai disturbi e allungato la vita operativa dei satelliti. L'Atlas 5 porterà in orbita i rimanenti due veicoli in ottobre e gennaio.
La serie GPS 3, costruita dalla Lockheed Martin, dovrebbe iniziare a raggiungere l'orbita nel 2017.
Il lancio di oggi è stato il 70esimo per un satellite GPS fin dal 1978, il quindicesimo ad utilizzare un razzo Atlas e il quarto Block 2F per Atlas.
Per la ULA si è trattato del 97esimo lancio complessivo fin dal 2006 e il sesto dell'anno.
La compagnia prevede di lanciare il suo 98esimo razzo il 22 luglio quando un Delta 4 porterà il satellite per telecomunicazioni Wideband Global SATCOM n.7 dell'Air Force in orbita.
Il prossimo lancio di un Atlas 5 porterà il satellite MUOS (Mobile User Objective System) n.4 della U.S. Navy in orbita da Cape Canaveral alla fine di agosto.
Quello di oggi è stato il 35esimo lancio orbitale globale del 2015, il 32esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ULA) il momento del decollo del razzo vettore Atlas 5 con il satellite GPS 2F-10. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: ULA), la separazione del satellite dallo stadio superiore Centaur.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report

15/07/2015 - Curiosity: ecco la crosta continentale di Marte -

Prime tracce di quella che potremmo definire una potenziale crosta continentale marziana: le ha trovate Curiosity presso il cratere Gale. E, sorpresa, presentano caratteristiche del tutto simili alla crosta continentale terrestre.
Sul nostro pianeta, con il termine crosta continentale ci si riferisce a quella parte di crosta terrestre posta al di sotto delle aree continentali e di alcune aree limitate e poco profonde coperte da acque. La crosta continentale si differenzia dalla crosta oceanica e dal mantello sia per proprietà fisiche che per composizione chimica.
Queste distinzioni potrebbero valere anche per Marte e, se confermata, la scoperta di una crosta continentale simile a quella del nostro pianeta potrebbe rivelarsi importantissima dal punto di vista geologico. E non solo.
Com’è andata è presto detto: lo strumento laser ChemCam, a bordo del rover NASA Curiosity, ha individuato alcune rocce di insolito colore chiaro nella regione del cratere Gale. I primi risultati hanno mostrato sorprendenti somiglianze con le rocce granitiche che costituiscono la crosta continentale sulla Terra.
Siamo di fronte alla prima scoperta di una potenziale crosta continentale su Marte. "Lungo il percorso fatto dal rover abbiamo notato delle formazioni rocciose che presentavano evidenti cristalli luminosi," spiega Roger Wiens del Los Alamos National Laboratory e fra i responsabili dello strumento ChemCam. "Si tratta di cristalli di colore chiaro e a bassa densità, abbondanti nelle rocce ignee che costituiscono le placche continentali terrestri."
Marte è stato visto fino a oggi come un pianeta quasi interamente basaltico, con rocce scure e dense, simili a quelle che formano la crosta oceanica terrestre. Anche se non mancano le ipotesi alternative. I reperti individuati nel cratere Gale contengono frammenti di rocce ignee risalenti a 4 miliardi di anni fa. Secondo gli scienziati francesi e statunitensi che si sono occupati di analizzare chimicamente 22 di questi frammenti, si tratta di rocce ricche di feldspati, con qualche traccia di quarzo, decisamente simili ai graniti che compongono la crosta continentale terrestre.
I risultati dello studio, appena pubblicati su Nature Geoscience, suggeriscono che il cratere Gale, scavato circa 3,6 miliardi di anni fa sulla superficie marziana, possa essere una finestra sulla crosta primitiva del Pianeta Rosso (vedi MediaINAF).
Nella foto (Credit: NASA / JPL-Caltech / LANL / IRAP / U. Nantes / IAS / MSSS.) Un frammento di roccia ignea incastonato in un conglomerato roccioso presso il cratere Gale, su Marte, mostra feldspati di colore chiaro in forma di cristalli allungati. Sarebbero la traccia della crosta continentale marziana.

Fonti: Media INAF - Nature

15/07/2015 - ICE: un tema caldo per le comunicazioni satellitari -

La più recente partnership pubblico-privata dell'ESA, ICE, dà all'industria europea l'opportunità di plasmare il futuro dei servizi mobili via satellite a terra, in mare e in aria.
Oggi, in occasione della Conferenza Spaziale del Regno Unito, l'ESA ha firmato un contratto con Inmarsat per sostenere il progetto Inmarsat Communications Evolution - ICE.
ICE offre all'industria un'opportunità per proporre tecnologie innovative ed approcci in grado di migliorare e di espandere le capacità di comunicazione e le potenzialità di mercato delle attuali e delle future generazioni Inmarsat di sistemi satellitari a banda Ka ed a banda L, e dei suoi prodotti e servizi associati.
Il progetto ha due obiettivi. Il primo è di definire il sistema ed identificare le tecnologie. Il secondo, che comincerà nel 2017, è di sviluppare ed implementare l'approccio di comunicazione satellitare dedicandosi alle applicazioni ed ai servizi utenti fino alle infrastrutture di terra e nello spazio.
Le innovazioni comprendono miglioramenti nelle comunicazioni ottiche che forniranno collegamenti ad alta velocità per l'nterconnessione di beni orbitali, a terra ed aeronautici.
ICE amplierà la futura gamma di servizi mobili via satellite. Un'architettura aperta con interfacce standard assicurerà un facile punto di accesso per gli sviluppatori di applicazioni, in grado di stimolare nuovi prodotti e servizi.
Inmarsat, un fornitore globale di comunicazioni via satellite con base nel Regno Unito, è alla guida del lavoro di progetto del sistema "end-to-end" con il supporto di Airbus nel Regno Unito, in Francia ed in Italia. Ruag, in Svizzera, guiderà la progettazione di tecnologie ottiche.
Il contratto è stato firmato da Magali Vaissiere, Direttore ESA delle Telecomunicazioni e delle Applicazioni Integrate, e da Michele Franci, Direttore Operativo ad Inmarsat.
"La collaborazione dell'ESA con Inmarsat nell'ambito del progetto ICE consentirà all'industria europea di sviluppare nuove tecnologie, prodotti, applicazioni e servizi che daranno forma al futuro dei servizi mobili via satellite," ha commentato Vaissiere.
"Mentre lo studio iniziale è un progetto relativamente su piccola scala," ha aggunto Franci "esso rappresenta un obiettivo ambizioso: estendere i vantaggi delle comunicazioni satellitari ad una base di clienti più ampia ed incrementare significativamente la gamma di servizi e di applicazioni disponibili, da sistemi di trasporto connessi, al monitoraggio di infrastrutture energetiche nazionali ed internazionali, per citarne solo alcuni."
Nella foto (Credit: Inmarsat) un esempio di collegamento via satellite per un servizio televisivo.

Fonte: ESA Italia

15/07/2015 - Parmitano, 'ventimila leghe' sotto i mari -

Da Luke Skywalker della saga di Star Wars al Capitano Nemo del romanzo di Jules Verne 'Ventimila leghe sotto i mari', l’attività astronautica di Luca Parmitano è stata spesso accostata a figure simbolo dell’immaginario collettivo.
Dopo aver affrontato gli spazi siderali nel 2013 con la missione Volare ed essere stato protagonista della prima 'passeggiata spaziale' per un astronauta italiano (che appunto gli è valso nel web il simpatico nickname di Luke Skywalker), tra pochi giorni Parmitano intraprenderà una nuova esperienza, sempre correlata alla sua attività, che lo porterà in una dimensione diametralmente opposta allo spazio ma di fondamentale importanza per l’addestramento degli astronauti.
Come un novello Capitano Nemo, Luca affronterà gli abissi oceanici che dal 20 luglio in poi lo vedranno per due settimane alla guida della 20° missione di addestramento sottomarino per astronauti nell’ambito del programma NEEMO (NASA Extreme Environment Mission Operations) della NASA.
Ad accogliere l’astronauta italiano dell’ESA e i suoi compagni (Serena Aunon e David Coan della NASA e il giapponese Norishige Kanai) sarà la stazione sottomarina di ricerca 'Aquarius', situata al largo delle coste della Florida ad una profondità di 20 metri.
La missione, che prevede delle uscite dalla base in tenuta subacquea, ha lo scopo di testare tecniche e strumenti per le 'passeggiate spaziali' sperimentando, di volta in volta, una forza di gravità simile a quella presente su Marte, sulla Luna e sugli asteroidi.
Oltre all’allenamento per le attività extraveicolari, la 20° missione NEEMO avrà anche il compito di studiare come gestire i ritardi di comunicazione dovuti alla distanza e di testare l’apparecchio 'mobiPV', un visore di procedure mobile ideato per permettere agli astronauti di ricevere istruzioni in formato audio e video senza avere ingombri in mano e quindi rallentamenti nel loro lavoro.
Per seguire la missione NEEMO sul sito NASA, visita: http://www.nasa.gov/mission_pages/NEEMO/index.html.
Invece qui il sito della base Aquarius.
Nella foto (Credit: Hervé Stevenin) Luca Parmitano, durante l'addestramento per NEEMO 20, indossa la maschera subacquea KM-37SS.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: NASA), un raggiante Alan Stern alla conferenza stampa dopo l'arrivo del segnale dalla sonda NH.

15/07/2015 - New Horizons chiama 'casa' ! -

La chiamata tanto attesa è arrivata. La sonda New Horizons della NASA ha 'telefonato a casa' appena prima delle 9 p.m. EDT (le 3 ora italiana del 15 luglio) per comunicare al team di missione e al mondo intero che aveva compiuto il primo storico flyby di Plutone.
"Oggi, con questo grande successo, abbiamo ispirato un'intera nuova generazione di esploratori e guardiamo avanti per le scoperte che verranno," ha detto Charles Bolden, Amministratore della NASA. "Questo è un momento storico vincente per la scienza e per l'esplorazione. Abbiamo ancora una volta innalzato la barra del potenziale umano."
La preprogrammata 'chiamata a casa' - una serie di messaggi di 15 minuti sulle condizioni del veicolo spaziale inviate al controllo missione presso la Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory in Maryland, attraverso il Deep Space Network della NASA - ha concluso un periodo di 21 ore di grande attesa. New Horizons era stata istruita di utilizzare gran parte della giornata a raccogliere dati e non comunicare con la Terra fino a che non fosse oltre il sistema di Plutone.
"Con il successo del sorvolo di Plutone possiamo celebrare un evento storico nell'età dell'oro dell'esplorazione planetaria," ha detto John Grunsfeld, amministratore associato per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. "Mentre questo evento storico sta ancora avvenendo - con la maggior parte dell'emozionante scienza su Plutone ancora di fronte a noi - una nuova era dell'esplorazione del Sistema Solare è appena iniziata. Nei prossimi anni le missioni NASA sveleranno i misteri di Marte, Giove, Europa e mondi che ruotano attorno al nostro Sole."
Plutone è il primo oggetto della Fascia di Kuiper visitato da una missione proveniente dalla Terra. New Horizons proseguirà la sua avventura in profondità nella Fascia di Kuiper, dove migliaia di oggetti mantengono indizi ghiacciati di come si è formato il nostro Sistema Solare.
"Seguendo i passi delle missioni di esplorazione planetaria come i Mariner, i Pioneer e le Voyager, New Horizons ha trionfato su Plutone," ha detto Alan Stern a capo degli scienziati di New Horizons presso la Southwest Research Institute in Boulder, in Colorado. "Il flyby di New Horizons completa la prima era di ricognizione planetaria, mezzo secolo di imprese che ci legheranno per sempre al nostro tempo."
New Horizons ha raccolto così tanti dati che ci vorranno 16 mesi per inviarli tutti a Terra.
"A nome di tutti presso la Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, voglio congratularmi con il team New Horizons per la dedizione, la competenza, la creatività e la determinazione che hanno dimostrato per raggiungere questo traguardo storico," ha detto il direttore di APL, Ralph Semmel. "Siamo orgogliosi di far parte di una squadra veramente sorprendente di scienziati, ingegneri, e di esperti di operazioni di missione provenienti da tutta la nostra nazione che hanno lavorato instancabilmente per assicurare il successo di questa missione."
L'APL ha progettato, costruito e gestisce la sonda New Horizons e gestisce la missione per lo Science Mission Directorate della NASA. SwRI conduce la missione, il team scientifico, le operazioni degli strumenti e la pianificazione delle attività scientifiche. New Horizons è parte del programma New Frontiers della NASA, gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, in Alabama.
Segui la missione New Horizons su Twitter utilizzando l'hashtag #PlutoFlyby per unirti alla conversazione. Aggiornamenti in diretta saranno anche disponibili presso la nostra pagina di Facebook. Nelle prossime ore sono attese le prime immagini ravvicinate eseguite durante il sorvolo di Plutone.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls) il momento in cui è arrivato al controllo missione il segnale da New Horizons. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA), un raggiante Alan Stern alla conferenza stampa dopo l'arrivo del segnale dalla sonda New Horizons.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: ESA), il satellite MSG-4 durante le fasi di preparazione al lancio.

14/07/2015 - Tutto pronto per il lancio del quarto satellite meteo europeo MSG -

Per questa sera, 15 luglio 2015, è programmato il lancio della missione VA224 di Arianespace. Il potente vettore europeo Ariane 5 dovrà inserire in orbita l'ultimo satellite meteo di seconda generazione Meteosat. Per il team del controllo missione di ESA, il lancio segnerà la fine di mesi di attente preparazioni e l'avvio della prima cruciale fase della missione.
Con una finestra di lancio di 37 minuti che si aprirà alle 21:42 GMT (le 23:42 ora italiana) nello Spazioporto Europeo della Guyana Francese, il quarto e ultimo satellite meteorologico MSG (Meteosat Second Generation) verrà portato nello spazio dal razzo Ariane 5, alto 55 metri, assieme a un co-passeggero, il satellite per telecomunicazioni Star One C4, della Embratel. Il doppio lancio era stato precedentemente fissato per l'8 luglio ma poi venne rinviato da Arianespace a causa di controlli precauzionali dell'ultimo minuto del razzo e del veicolo spaziale.
Una volta in orbita geostazionaria sopra l'Europa, MSG-4 assicurerà la continuità dei dati per le previsioni meteo e giocherà un ruolo cruciale nelle ricerche sugli eventi e le ricerche climatiche. Tutti e quattro gli MSG sono gestiti da Eumetsat - l'Organizzazione Europea per lo Sviluppo dei Satelliti Meteorologici - con ESA responsabile per la progettazione, sviluppo e consegna in orbita.
Questo significa che una squadra proveniente dall'ESOC (European Space Operations Centre) dell'ESA di Darmstadt, in Germania, assumerà il controllo di MSG-4 appena dopo la separazione e supervisionerà i suoi primi 12 giorni nello spazio - la cruciale fase chiamata LEOP (Launch and Early Orbit Phase) - prima di passare il controllo a Eumetsat.
Durante LEOP, due team lavoreranno a turni coprendo 24 ore al giorno nella Sala di Controllo Principale, utilizzando la rete globale di stazioni dell'ESA per condurre le operazioni iniziali.
Il primo passeggero di questa sera, Star One C4, si separerà dallo stadio superiore di Ariane 5 dopo 28 minuti e 15 secondi di volo, seguito da MSG-4 a T+40m22s.
La separazione segnerà la prima occasione per i controllori di missione dell'ESOC di iniziare a inviare i comandi a MSG-4 attraverso la stazione di Malindi, in Kenia, eseguendo le attività di configurazione iniziali come quella di accendere i sensori di assetto.
A partire da quattro ore dal decollo MSG-4, rilasciato dal lanciatore con una rotazione di 5 giri al minuto, verrà accelerato a 55 giri al minuto, e il satellite eseguirà una serie di movimenti attorno al suo asse di rotazione per orientarsi correttamente. Queste attività proseguiranno durante il suo secondo giorno in orbita.
A partire dal 17 luglio, il satellite condurrà la prima di quattro cruciali accensioni del motore di apogeo, approssimativamente una al giorno, per circolarizzare l'orbita inizialmente ellittica. Ogni accensione durerà fra gli 80 secondi e i 20 minuti.
Fra il 22 e il 25 luglio, le protezioni della fotocamera verranno rilasciate e il satellite arriverà alla velocità di rotazione operativa di 100 giri al minuto. Lo specchio principale della fotocamera verrà sbloccato e la strumentazione accesa e decontaminata.
Se tutto andrà come previsto, il 26 luglio, le attività LEOP si concluderanno e il satellite, sarà completamente funzionante e situato nella sua posizione orbitale geostazionaria a circa 36.000 km sopra l'Europa. A questo punto il suo controllo verrà passato alla Eumetsat per la fase di commissionamento, che preparerà MSG-4 al suo ruolo di 'riserva pronta' per i suoi tre satelliti gemelli, anch'essi tutti sistemati in orbita da ESOC.
MSG-4, una volta in orbita verrà ribattezzato Meteosat-11 e diventerà operativo come ponte per coprire il gap fra il Meteosat-10 e il primo veicolo Meteosat di Terza Generazione che è previsto per l'invio in orbita fra il 2019 e il 2021.
Per seguire il decollo di Ariane 5 VA224 vai al collegamento video da Kourou che inizierà alle 23:27 ora italiana. Nella foto (Credit: ESA-CNES-ARIANESPACE / Photo Optique Vidéo CSG) il razzo Ariane 5 VA224 sulla rampa di lancio di Kourou, nella Guyana Francese. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA), il satellite MSG-4 durante le fasi di preparazione al lancio.

Fonti: ESA - Arianespace

Nella foto (Credit: NASA/Bill Ingalls), la reazione degli scienziati all'arrivo delle ultime immagini da Plutone.

14/07/2015 - Lo storico flyby del primo ambasciatore dell'umanità a Plutone -

Una velocissima sonda ha sorvolato Plutone martedì, diventando il primo veicolo spaziale ad aver mai visitato il ghiacciato, marroncino mondo alla frontiera del Sistema Solare 85 anni dopo la sua scoperta da parte dell'astronomo Clyde Tombaugh.
Gli scienziati hanno celebrato il momento che la sonda New Horizons della NASA ha sorvolato Plutone attorno alle 7:50 a.m. EDT (le 13:50 ora italiana) di martedì, ma il robot esploratore era per conto suo, presumibilmente compiendo una serie di osservazioni di Plutone e delle sue lune con una sequenza coreografata con anni in anticipo.
"Cinquant'anni fa oggi, gli Stati Uniti si imbarcavano nell'inizio di un'era di esplorazioni del Sistema Solare che sarà ricordata per sempre dalla Storia," ha detto Alan Stern, capo scienziato di New Horizons presso il Southwest Research Institute. "Cinquant'anni fa oggi, il primo veicolo spaziale raggiungeva Marte. Si chiamava Mariner 4 e penso che sia giusto che nel 50esimo anniversario di quell'impresa abbiamo completato la ricognizione iniziale dei pianeti con l'arrivo a Plutone."
New Horizons - viaggiando a quasi 50.000 km/h relativi a Plutone - aveva solo alcuni minuti entro i 16.000 km dal remoto mondo. A quella velocità la New Horizons ha attraversato i quasi 2.400 km di diametro di Plutone in meno di tre minuti.
La sonda doveva attraversare un riquadro incentrato a 12.500 km da Plutone, e ufficialmente, secondo gli ultimi aggiornamenti, la sonda è passata 70 km più vicino alla superficie di quanto previsto, comunque ben entro i parametri fissati.
I controllori di missione del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory in Maryland, non avranno notizie da New Horizons fino attorno alle 8:53 p.m. EDT di martedì (le 2:53 ora italiana di mercoledì), quando la sonda interromperà la raccolta dei dati e invierà lo stato delle sue condizioni verso la Terra.
Solo allora gli scienziati sapranno se il veicolo spaziale è sopravvissuto all'incontro.
"Scopriremo quello che sta facendo, se è sopravvissuta al passaggio attraverso il sistema di Plutone," ha detto Stern. "Speriamo che ci sia riuscita, e contiamo su quello, ma c'è un po' di dramma, perché questa è vera esplorazione. New Horizons sta volando verso l'ignoto."
I responsabili prevedono una possibilità su 10.000 che New Horizons possa aver avuto una collisione fatale con un pezzo di polvere o un sasso vicino a Plutone.
"Mi sento un pò nervosa, proprio come quando ci si prepara a far uscire fuori il tuo bambino, ma ho una fiducia assoluta che questo che stiamo facendo è necessario per la scienza, e voglio sperare che i dati ci dicano che va tutto bene," dice Alice Bowman, mission operation manager di New Horizons.
Alimentata da un generatore al plutonio per il suo lungo viaggio fino alla frontiera del Sistema Solare, la New Horizons è giunta a Plutone dopo un viaggio di nove anni e mezzo dalla Terra con le sue telecamere a colori e spettrometri pronti a scansionare il pianeta nano e le sue cinque lune.
"Restate sintonizzati perché il nostro veicolo spaziale al momento non è in comunicazione con la Terra," ha detto Stern. "Abbiamo programmato di spendere il suo tempo per la raccolta di dati importanti che possiamo fare solo oggi."
I progettisti hanno dotato New Horizons di un'antenna parabolica fissa, e quindi la sonda non è in grado di trasmettere verso la Terra mentre si muove in modo che le sua fotocamera e spettrometro puntino verso Plutone e Caronte.
Gli ingegneri dicono che gli strumenti raccoglieranno informazioni che saranno immagazzinate nelle due memorie a stato solido da 64 Gb di New Horizons per poi essere trasmesse verso la Terra nei prossimi mesi. Ci vorranno circa 16 mesi perché tutti i dati raggiungano la Terra data la velocità di appena 2 kb al secondo di trasmissione.
A questa velocità ci vogliono circa 42 minuti per scaricare soltanto una singola immagine in bianco e nero da New Horizons.
La NASA ha rilasciato l'immagine finale di Plutone arrivata da New Horizons nella serata di lunedì, e che mostra il mondo color salmone con un dettaglio mai visto prima. Ogni pixel dell'immagine, che la sonda ha ripreso attorno alle 4 p.m. EDT di lunedì (le 22 ora italiana) corrisponde a circa 4 km sulla superficie, secondo Stern.
Questo è 1.000 volte meglio delle immagini riprese dall'occhio di falco del Telescopio Spaziale Hubble che si trova in orbita terrestre.
"New Horizons ha preso quest'immagine (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI) ieri, e l'ha trasmessa a Terra," ha detto Stern. E i bit di quell'immagine hanno viaggiato alla velocità della luce per quattro ore e mezzo."
La fotocamera in bianco e nero di New Horizons, chiamata LORRI, ha ripreso questa vista. Gli analisti delle immagini a terra hanno poi aggiunto i colori forniti dai dati dello strumento Ralph, che si trova anch'esso a bordo della sonda.
"Le regioni scure che vedete sono vicino all'equatore di Plutone," ha detto Stern. "Per darvi una scala, il pianeta ha un diametro di circa 2.400 km. Ha una sottile atmosfera di azoto rarefatta, che non si può vedere in questa immagine, perché è chiara, così come guardando attraverso altre tenui atmosfere."
Stern dice che ci vorrà del tempo per determinare esattamente cosa ha visto New Horizons di Plutone, ma la struttura e i rilievi della composizione del mondo ghiacciato potrebbero essere molto in contrasto con l'apparenza della superficie.
Nell'illustrazione (Credit: NASA), Plutone e Caronte in confronto alle dimesioni della Terra. "Si possono vedere regioni con vari tipi di luminosità, regioni molto scure vicino all'equatore, regioni molto luminose appena a nord e una vasta zona intermedia sul polo," ha detto Stern. "Quello che sappiamo è che in superficie, si vede la storia degli impatti, vediamo una storia di attività di superficie in termini di alcune caratteristiche che potremmo essere in grado di identificare come tettoniche, indicando un'attività interna del pianeta ad un certo punto del sua passato, o forse anche nel suo presente."
Quello che sembra chiaro è che la superficie di Plutone è molto più dinamica di quella di Caronte, che appare senz'aria con crateri recenti e segni grigi.
"Ai miei occhi, queste immagini mostrano una superficie molto più giovane su Plutone e un molto più vecchia e più malconcia, su Caronte," ha detto Stern. "Spero che saremo davvero in grado di determinare l'età compresa tra le diverse unità di superficie su Plutone e Caronte."
L'atmosfera di Plutone è appena un centomillesimo di quella della Terra, e Stern dice che, ad un primo sguardo, non vi sono segni di nuvole, nebbie o pennacchi che eruttino dalla superficie di Plutone.
Ma siamo solo ai primi giorni dell'esplorazione di Plutone.
Ma le informazioni sul clima di Plutone sarebbero venute dopo il flyby, quando la sonda potrà monitorare di quanto i segnali radio che passano tra il veicolo spaziale e la Terra sono distorti dalle molecole dell'atmosfera di Plutone.
"Inoltre sappiamo che questo è chiaramente un mondo in cui sia la geologia che l'atmosfera della climatologia svolgono un ruolo perché Plutone ha cicli atmosferici forti," ha detto Stern. "Nevica sulla superficie. Le nevi sublimano e tornano nell'atmosfera ogni 248 anni dell'orbita. Queste sono state osservate muoversi sulla superficie da 5 miliardi di km di distanza."
Stern ha guidato uno sforzo tumultuoso per ottenere che venisse approvata dalla NASA una sonda per Plutone, che alla fine ha scelto il concetto di missione New Horizons nel 2001. La missione, costata 720 milioni di dollari, venne lanciata su un razzo Atlas 5 da Cape Canaveral nel gennaio 2006 e ha raggiunto Giove 13 mesi più tardi, diventando il più veloce veicolo spaziale mai spedito dalla Terra.
Per molti scienziati, vedere Plutone ci sono voluti più di 25 anni di attesa dal tavolo di progettazione al sorvolo di Martedì.
"Non abbiamo in previsione ictus e attacchi cardiaci, ma alcuni di noi ci sono andati vicini," ha detto Ralph McNutt, un co-investigatore del team scientifico di New Horizons che ha iniziato a lavorare a una missione per Plutone nel tardo 1980. "Queste sono immagini che c'è voluto tanto tempo per realizzarle."
Anche una parte delle ceneri di Tombaugh sono stivate ​​a bordo di New Horizons. Lo scopritore di Plutone alla fine sarà la prima persona i cui resti usciranno dal Sistema Solare.
Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Bill Ingalls), la reazione degli scienziati all'arrivo delle ultime immagini da Plutone. Nell'illustrazione a destra (Credit: NASA), Plutone e Caronte in confronto alle dimesioni della Terra.

Fonte: Spaceflight Now

14/07/2015 - Drain Brain 'a prova di bomba' -

"Post fata resurgo" recitava il motto latino dell’Araba Fenice, che dalle proprie ceneri addirittura risorgeva. Mutatis mutandis, la storia dello strumento Drain Brain - uscito miracolosamente incolume dall’esplosione nientepopodimeno che di un razzo orbitale alto 42 metri e pesante 240 tonnellate - inevitabilmente al mito greco (o meglio egizio) fa pensare. Ma procediamo con ordine.
Nove mesi fa, precisamente alle 23:22 (ora italiana) del 28 ottobre scorso, il vettore Antares della Orbital Science Corporation si staccava dalla sua rampa di lancio a Wallops Island, in Virginia. Tutto come previsto, al netto del ritardo di un giorno causato dalla presenza di una nave all’interno del perimetro di sicurezza.
La missione, terza nel suo genere per questo vettore ‘privato’: portare sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) la capsula cargo Cygnus CRS-3, con a bordo 2.200 kg di materiali destinati agli astronauti e, tra questi, anche due strumenti scientifici destinati a Samantha Cristoforetti: Wearable Monitoring e Drain Brain, due dei cinque esperimenti di ricerca umana dell’Agenzia Spaziale Italiana per la missione Futura.
Ma appena una manciata di secondi dopo il lift-off, la parte inferiore del razzo esplode in volo e il vettore si accascia sulla rampa di lancio. Qui i propellenti (solidi e liquidi) causano una seconda, gigantesca, esplosione e un grande incendio che avvolge le strutture di terra per diversi minuti.
Fin qui la cronaca che tutti conoscono (gli strumenti per gli esperimenti furono poi ricostruiti e correttamente portati sulla ISS con un lancio successivo a gennaio 2015). Quello che invece non tutti sanno è che qualche tempo fa la NASA ha comunicato all’ASI di aver ritrovato sulla spiaggia vicina alla zona di lancio la valigetta – bruciacchiata – contenente uno dei due esperimenti (Drain Brain, appunto), concordando la spedizione di questi materiali all’istituto scientifico dell’Università di Ferrara che aveva sviluppato l’esperimento.
Qui la seconda sorpresa. Aprendo la valigetta che riportava gli inequivocabili segni del fuoco, il team del professor Paolo Zamboni ha trovato lo strumento perfettamente intatto (vedi foto) (Credit: ASI). Una sorpresa che si è trasformata in stupore quando lo stesso strumento si è regolarmente acceso al primo tentativo, senza mostrare alcun segno del disastroso incidente che lo aveva coinvolto.
"Una serie di circostanze, alcune accidentali altre no (come la posizione del Cygnus in cima al vettore Antares e la protezione offerta dal modulo cargo pressurizzato PCM e dalla borsa in Nomex, oltre forse anche alla ricaduta sulla spiaggia) hanno evidentemente protetto il payload," spiega Salvatore Pignataro, program manager dell’esperimento e direttore della missione Futura. "D’altra parte – prosegue Pignataro - i requisiti applicabili agli equipaggiamenti per la ISS, inclusa la strumentazione scientifica, sono molto stringenti e spingono gli sviluppatori a realizzare prodotti di qualità estrema, sia dal punto di vista ingegneristico che tecnologico."
Oltre allo strumento Drain Brain, anche il Pressurized Cargo Module (PCM) e la borsa in Nomex sono di costruzione italiana. Quest’ultima, realizzata dalla Kayser Italia di Livorno, è stata fornita agli sviluppatori dall’Agenzia Spaziale Italiana. Il PCM del Cygnus è stato invece progettato e costruito negli stabilimenti di Torino della Thales Alenia Space Italia.
In seguito all’incidente, l’Università di Ferrara ha prontamente realizzato un altro strumento utilizzando le parti di ricambio disponibili. Con il coordinamento dell’Agenzia Spaziale Italiana e i servizi di supporto forniti da ASI agli sviluppatori tramite il contratto industriale UtISS con Kayser Italia, il nuovo strumento è stato imbarcato su un altro veicolo cargo e ha raggiunto la Stazione Spaziale a Gennaio del 2015, permettendo l’esecuzione dell’esperimento del Prof. Zamboni secondo il protocollo scientifico stabilito. Durante le circa dieci ore di funzionamento a bordo, Drain Brain, operato da Samantha Cristoforetti, ha registrato dati preziosi sul ritorno di sangue venoso dal cervello in condizione di microgravità che sono già a disposizione dei ricercatori per le analisi.
Drain Brain è uno degli otto esperimenti del piano di ricerca ASI per la Missione Futura eseguiti con pieno successo durante i sette mesi della missione. L’Agenzia Spaziale Italiana è l‘unica agenzia al mondo, oltre ai cinque partner della ISS, che ha accesso diretto alla ISS per i propri esperimenti scientifici e tecnologici grazie all’accordo bilaterale con la NASA per la fornitura dei moduli logistici, lo stesso accordo che da all’ASI le opportunità di missione a bordo per gli astronauti italiani. "Dal 2001 ad oggi – spiega ancora Pignataro, che è responsabile dal 2003 della utilizzazione ASI della ISS - con lo 0,6 % delle risorse di utilizzazione del segmento operato dagli americani (USOS, US Operated Segment), ASI ha completato circa 50 esperimenti indipendenti, un’altra decina in collaborazione con le agenzie partner della ISS, e altri dieci sono ancora in corso, compresi quelli della Missione Futura di cui i ricercatori stanno analizzando i dati."
A partire da quest’anno, l’utilizzazione di ASI compare nelle statistiche ufficiali della ricerca sulla Stazione Spaziale prodotte dal Program Science Forum, di cui ASI è membro assieme ai cinque partner della ISS, e una storia tratta dall’esperimento ASI Elite-S2 compare nella pubblicazione del PSF 'ISS Benefits for Humanity'.

Fonte: ASI

14/07/2015 - Plutone, ci siamo! -

Oggi è il giorno atteso da nove anni, da quando la sonda New Horizons della NASA venne lanciata verso il pianeta nano Plutone e il suo sistema di lune.
Potrete seguire gli aggiornamenti in diretta sul sito Alive Universe Images e su Twitter (anche sull'account di @Astronauticaus).
Il momento di massimo avvicinamento a Plutone è previsto per le 12:50 ora italiana.
Le prime notizie dalla sonda che ci diranno se il sorvolo di Plutone/Caronte è andato a buon fine (e si spera anche alcune prime immagini ravvicinate) arriveranno verso le 3 di domani mattina 15 luglio 2015.
Nella foto (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI) una delle ultime immagini di Plutone prima del flyby.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

13/07/2015 - Il Cosmodromo di Baikonur sarà dotato di tribune per il pubblico -

Entro il 2017 delle confortevoli tribune per i turisti saranno installate al Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, secondo quanto riportato da fonti ufficiali del Ministero degli Investimenti e dello Sviluppo kazako.
Timur Duisengaliev, capo del Dipartimento del Turismo e del Ministero degli Investimenti e dello Sviluppo del Kazakhstan, ha detto che il proprio Paese ha previsto la costruzione, per il 2017, di confortevoli tribune per il pubblico presso il Cosmodromo di Baikonur. Sempre secondo Duisengaliev, una serie di investitori locali e stranieri farebbero parte del progetto di costruire le tribune, che dovrebbero ospitare fino a 200 persone.
"Per il 2017, forse anche prima, saremo in grado di costruire delle confortevoli tribune presso il Cosmodromo di Baikonur e assicurare così un facile accesso ai turisti che vorranno assistere ai lanci dei razzi spaziali," ha detto Duisengaliev.
Egli ha inoltre aggiunto che al momento sono in corso le fasi di negoziati dato che vi sono persone pronte a investire capitali nel progetto e vi sono altre persone che vogliono portare migliaia di turisti a Baikonur.
Baikonur, la più grande struttura operativa di lancio spaziale al mondo, si trova nelle steppe desertiche del Kazakhstan meridionale, a circa 200 km a Est del Lago d'Aral.
Lo spazioporto, originariamente costruito dall'Unione Sovietica alla fine degli anni '50, è stato affittato dal governo kazako alla Russia con un contratto che scade nel 2050.
Il Cosmodromo è gestito dall'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) e dalle Forze di Difesa Aerospaziale Russa.
Nella foto di archivio (Credit: Sputnik/Stringer) un razzo Soyuz mentre viene issato sulla rampa di lancio di Baikonur.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0), la cometa 67P fotografata da Rosetta il 25 giugno 2015.

13/07/2015 - Rosetta si prepara al perielio -

Gli studi di Rosetta alla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko proseguono mentre i team della missione fanno il conto alla rovescia per il perielio, previsto fra un mese - il punto dell'orbita della cometa più vicino al Sole - quando ci si attende la maggiore attività del corpo celeste.
Rosetta sta studiando la cometa 67P ormai da oltre un anno, con le osservazioni iniziate durante l'avvicinamento alla cometa nel marzo del 2014. Fra queste vi sono la testimonianza di un'esplosione dell'attività nell'aprile del 2014 e la rivelazione della curiosa forma della cometa ai primi di luglio del 2014.
Dopo l'arrivo a una distanza di 100 km dal doppio lobo della cometa, avvenuto il 6 agosto 2014, Rosetta ha trascorso un anno di intense analisi delle proprietà dell'interessante corpo celeste - il suo interno, la sua superficie e la polvere attorno, il gas e il plasma.
Le comete sono conosciute per essere composte di polvere e ghiaccio gelato. Quando questi ghiacci sono riscaldati dal Sole, cominciano a trasformarsi in vapore, con i gas e le polveri intrappolate in esso. Assieme, i gas e le polveri, creano un'indistinta atmosfera, o chioma, con spesso spettacolari code che si estendono per decine e centinaia di migliaia di chilometri nello spazio.
Mentre le osservazioni dal suolo possono monitorare lo sviluppo della chioma e delle code, Rosetta aveva un posto in prima fila per studiare le sorgenti di quest'attività direttamente dal nucleo. Un aspetto importante dello studio di Rosetta sui lunghi periodi è di poter osservare come l'attività cresca e cali nel corso dell'orbita.
La cometa compie un giro completo attorno al Sole in 6,5 anni, da appena l'orbita di Giove alla maggiore distanza, fino a raggiungere una distanza posta fra le orbite della Terra e di Marte al minimo.
Il rendezvous di Rosetta con la cometa è avvenuto a circa 540 milioni di km dal Sole. Oggi 13 luglio, a un mese dal perielio, questa distanza è molto minore: 195 milioni di km. Attualmente la cometa viaggia nella sua orbita a circa 120.000 km/h, mentre Rosetta e la cometa si troveranno a 186 milioni di km dal Sole il 13 agosto prossimo.
Il Perielio è un passo importante per ogni calendario di cometa, e anche per la missione Rosetta perché si tratterà della prima volta che un veicolo spaziale avrà seguito una cometa così da vicino mentre si muove in questa fase del suo viaggio attorno al Sistema Solare," nota Matt Taylor, scienziato del progetto Rosetta per ESA.
"Stiamo osservando l'avvicinarsi del perielio, dopo il quale continueremo a monitorare come il nucleo della cometa, l'attività e l'ambiente del plasma cambieranno nell'anno seguente, come parte dei nostri studi a lungo termine."
Potete seguire le nostre FAQ qui (in inglese), premendo il tasto 'continue' al termine dell'articolo originale, per saperne di più del perielio e delle attività previste attorno a quella data.
Nell'immagine (Credit: ESA - modified by Massimo Martini) l'orbita della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko e la sua posizione approssimativa al momento del perielio. Le posizioni dei pianeti sono corrette per il 13 agosto 2015. Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0), la cometa 67P fotografata da Rosetta il 25 giugno 2015.

Fonte: ESA

13/07/2015 - I canyons di Caronte -

Quando mancano ormai meno di 24 ore all'incontro storico della prima sonda inviata dall'Uomo nel sistema Plutone/Caronte, altre immagini provenienti dalla sonda New Horizons svelano la superficie della grande luna Caronte.
Quello che si vede nella foto (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute - processing by DILO (M. Di Lorenzo)) è l'ultimo scatto di Caronte pubblicato, ripreso nella tarda giornata di sabato 11 luglio 2015 da circa 3 milioni di km. Nonostante l'illuminazione quasi frontale (l'angolo di ripresa e quello di illuminazione differiscono di soli 15°, un pò come quando si scatta una foto con il flash), si cominciano a vedere chiaramente strutture topografiche che gettano delle ombre. "L'abisso più pronunciato, che si trova nell'emisfero sud, è più lungo e molto più profondo del Grand Canyon," secondo William McKinnon, del team Geologia e Geofisica di New Horizon. "Questa è la prima prova evidente di fagliazione e rottura della superficie su Caronte, New Horizons ha trasformato la nostra visione di questa luna lontana da una palla quasi informe di ghiaccio in un mondo che mostra tutti i tipi di attività geologica."
Il cratere più importante, che si trova sull'equatore di Caronte, è di circa 100 km di diametro. La luminosità dei raggi di materiale espulso dal cratere suggerisce che si sia formato in tempi geologicamente recenti, in seguito a una collisione con un piccolo oggetto della Fascia di Kuiper (KBO) negli ultimi miliardi di anni [qualcosa di simile si osserva anche per i crateri lunari più giovani, come Copernico]. Il pavimento scuro del cratere è particolarmente intrigante, dice McKinnon. Una spiegazione è che il cratere ha esposto un diverso tipo di materiale ghiacciato di tipo più riflettente di quello che si trova sulla superficie. Un'altra possibilità è che il ghiaccio nel fondo del cratere sia lo stesso materiale dei suoi dintorni ma i grani di ghiaccio abbiano dimensioni differenti, riflettendo meno luce solare. In questo scenario, il meteorite che ha scavato il cratere avrebbe fuso il ghiaccio sul fondo del cratere, che poi si sarebbe ricongelato in granuli di dimensioni maggiori.
Una misteriosa regione scura vicino al polo nord di Caronte si estende per oltre 300 km.
Ne sapremo certamente di più dopo che New Horizons passerà domani 14 luglio 2015, a una distanza minima di 28.800 km da Caronte, poco dopo il massimo avvicinamento a Plutone (12.500 km) che avverrà alle 7:49 a.m. EDT (le 13:49 ora italiana).
Per avere la conferma che il flyby si sia svolto regolarmente dovremo però attendere alcune ore e almeno un giorno per avere le immagini a bassa risoluzione, per quelle ad alta risoluzione si parla di mesi.
Per seguire gli aggiornamenti in italiano potrete seguire: Disinformatico e Astronomia Pratica su Twitter, Alive Universe Images e Media INAF su Internet.
Per un'approfondita (ma in inglese) lista completa ed aggiornatissima di 'cosa' e 'quando' vedremo da New Horizons del flyby Emily Lakdawalla l'ha pubblicata sul sito della The Planetary Society.

Fonti: NASA - Alive Universe Images - Emily Lakdawalla/The Planetary Society

11/07/2015 - Nuova immagine da Plutone: Houston, abbiamo la geologia! -

All'inizio era solo un punto di luce, poi si è trasformato in un globo sfuocato. Ora - nelle ultime immagini della sonda New Horizons della NASA - Plutone comincia a rivelare di essere un intrigante nuovo mondo con distinte strutture superficiali, compresa un'immensa banda scura ribattezzata informalmente 'la balena'.
Nell'ultima immagine in bianco e nero proveniente dallo strumento LORRI (LOng Range Reconnaissance Imager) di New Horizons, apparsa la mattina del 10 luglio, i membri del team scientifico hanno reagito (Credit: Michael Soluri) con gioia e delizia, vedendo Plutone come mai prima. Senza dubbio vi saranno momenti simili nelle ore seguenti. Le nuove immagini e i dati verranno acquisiti ogni giorno mentre New Horizons sfreccerà verso il sorvolo di Plutone del 14 luglio, dopo un viaggio di oltre quattro miliardi di km.
"Siamo abbastanza vicini ora da cominciare ad apprezzare la geologia di Plutone," ha detto Curt Niebur, scienziato del programma New Horizons presso la sede principale della NASA a Washington, che dimostra di essere molto interessato all'area grigia appena sopra la 'coda' della balena. "Si tratta di una zona unica di transizione con un sacco di processi dinamici interattivi, che la rendono di particolare interesse scientifico."
L'ultima immagine di Plutone è stata scattata da New Horizons il 9 luglio 2015, da una distanza di 5,4 miliardi di km, con una risoluzione di 27 km per pixel. A questa distanza, Plutone inizia a rivelare i primi segni concreti di strutture geologiche. Quest'immagine mostra il lato di Plutone che è sempre puntato verso la sua luna più grande, Caronte, e comprende quella che è stata definita 'la coda' della struttura a forma di balena che giace sull'equatore. (L'immensa struttura brillante a forma di cuore era ruotata al momento in qui è stata presa quest'immagine).
"Tra le strutture provvisoriamente individuate in questa nuova immagine ci sono quelle che sembrano essere forme poligonali (a sinistra); c'è poi un complesso terreno striato che si estende a est-nord-est in tutto il pianeta, circa 1500 km di lunghezza (evidenziato dal rettangolo) e cominciano ad apparire anche delle "isole" più chiare all'interno del terreno scuro della "balena" (qui ne viene evidenziata una nella coda)." ha dichiarato Alan Stern, capo scienziato del progetto New Horizons. "Dopo nove anni e mezzo di volo per arrivare a Plutone, è valsa la pena aspettare."
Da segnalare un dettaglio che è stato lasciato in disparte riguarda la futura visibilità di queste regioni. In questo momento, New Horizons sta vedendo l'emisfero opposto a quello su cui effettuerà il sorvolo ravvicinato del 14 Luglio. Data la rapidità del flyby, queste strutture non potranno più essere viste così bene nè durante il sorvolo (poichè saranno nel lato opposto a quello inquadrato) nè dopo, perchè a quel punto Plutone sarà visto in controluce (lato in ombra).
Sul sito di Alive Universe Images seguite gli aggiornamenti sullo storico flyby di New Horizons a Plutone, curati da Marco Di Lorenzo!
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL) l'immagine con le note che indicano le varie zone geologiche sulla superficie di Plutone.

Fonti: NASA - Alive Universe Images

Nella foto (Credit: ISRO/AP), il razzo PSLV C-28 sfreccia verso lo spazio nella notte indiana.

10/07/2015 - L'ISRO piazza con successo cinque satelliti in orbita -

L'ISRO (l'agenzia spaziale dell'India) ha raggiunto nuove vette nella capacità di lancio a scopo commerciale venerdì notte quanto ha lanciato con successo cinque satelliti del Regno Unito.
Il razzo vettore PSLV (Polar Satellite Launch Vehicle) C-28 è decollato dal Centro Spaziale Satish Dhawan, a Sriharikota, alle 9:58 locali (le 18:28 ora italiana). Meno di 20 minuti dopo il razzo ha rilasciato nelle orbite previste tre identici satelliti per l'osservazione ottica della Terra, DMC3 (Disaster Monitoring Constellation-3), un micro satellite sperimentale sempre per l'osservazione del nostro pianeta, il CBNT-1, e un nanosatellite dimostratore tecnologico, il De-OrbitSail, tutti costruiti dalla SSTL (Surrey Satellite Technology Ltd.) con sede a Guildford, in Inghilterra.
Si è trattato del 30esimo volo e del 29esimo lancio consecutivo di successo del vettore PSLV. Per la nona volta la ISRO ha utilizzato la versione XL del razzo che ha booster aggiuntivi per facilitare il decollo. Questa di oggi è stata la missione commerciale che ha portato in orbita il maggior peso e questo favorirà l'India nel mercato mondiale dei lanciatori. "E' stato un lancio fantastico," ha commentato poco dopo il lancio il capo dell'ISRO Kiram Kumar. "Abbiamo portato tutti e cinque i satelliti nelle loro orbite previste." I satelliti sono stati inseriti su un'orbita di 647 km con inclinazione di circa 98° sull'equatore.
La massa complessiva dei cinque satelliti era pari a 1.440 kg., oltre il doppio della massa al lancio dell'ultimo satellite commerciale, lo SPOT 7 della Francia, che pesava 712 kg e venne messo in orbita con un PSLV il 30 giugno 2014.
Il razzo PSLV C-28 a quattro stadi è alto 44,4 metri e la sua massa complessiva al decollo è di 320 tonnellate. La missione è stata piena di sfide. Un nuovo progetto ha compreso un adattatore circolare chiamato L-adaptor e un piano triangolare chiamato Multiple Satellite Adapter-Version 2 (MSA-V2) sono stati costruiti dall'ISRO in modo da poter ospitare i tre satelliti DMC3, ognuno alto circa 3 metri, all'interno dell'ogiva esistente del razzo.
Questi satelliti internazionali fanno parte di un accordo fra la DMC International Imaging (DMCii), una sussidiaria della SSTL, e Regno Unito e l'Antrix Corporation Limited (Antrix), il braccio commerciale di ISRO.
La costellazione dei satelliti DMC3, che comprende i mini satelliti avanzati DMC3-1, DMC3-2 e DMC3-3, è progettata per rispondere alle necessità di simultanea risoluzione spaziale e alta risoluzione temporale delle osservazioni ottiche della Terra. Lanciati su un solo piano orbitale e separati di 120° fra di loro, questi satelliti possono riprendere ogni punto della superficie terrestre una volta al giorno. Le principali applicazioni riguardano la sorveglianza delle risorse della Terra e il suo ambiente, la gestione delle infrastrutture urbane e il monitoraggio dei disastri. Ogni DMC3 ha una vita operativa di sette anni e pesa 447 kg.
Il CBNT-1, pesante 91 kg, è un micro satellite dimostratore tecnologico per l'osservazione della Terra costruito dalla SSTL. Il De-OrbitSail, del peso di appena 7 kg, è un satellite sperimentale per la dimostrazione dell'utilizzo di una vela solare per il rientro di veicoli spaziali nell'atmosfera terrestre. Per l'ISRO quello di oggi è stato il secondo lancio del 2015, il primo a marzo con il satellite di navigazione IRNSS-1D. Inoltre si è trattato del 34esimo lancio orbitale globale del 2015, il 31esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ISRO) il decollo del razzo PSLV per la missione C-28. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ISRO/AP), il razzo PSLV C-28 sfreccia verso lo spazio nella notte indiana.

Fonti: Times Of India - Spaceflight Now - Launch Space Report

10/07/2015 - Nuova comunicazione con Philae, il lander sceso sulla cometa -

Il lander Philae ha comunicato con l'orbiter Rosetta ancora fra le 19:45 e le 20:07 CEST del 9 luglio 2015 e ha trasmesso dati provenienti dallo strumento COmet Nucleus Sounding Experiment by Radiowave Transmission (CONSERT). Sebbene la connessione si sia interrotta ripetutamente dopo questo, era rimasta stabile per quasi 12 minuti. "Questo segno di vita da Philae prova che almeno una delle unità di comunicazione del lander rimane operativa e riceve i nostri comandi," dice Koen Geurts, un membro del team di controllo del lander presso la DLR di Colonia.
Gli animi hanno vissuto fasi alterne negli ultimi giorni; Philae non aveva più comunicato con il Lander Control Center (LCC) della DLR fin dal 24 giugno 2015. Dopo una serie iniziale di comandi di prova per accendere CONSERT, inviati il 5 luglio 2015, il lander non aveva risposto. Il team di Philae aveva iniziato a temere che il lander non fosse sopravvissuto sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Comunque Philae deve comunicare con le stazioni di terra attraverso Rosetta, che agisce come un ponte radio. Le restrizioni dell'avvicinamento della sonda e delle orbite attorno alla cometa non permettorno comunicazioni regolari con il lander. I dati inviati il 24 giugno non indicavano che il lander potesse aver avuto difficoltà tecniche. Ora la temperatura interna di 0° Celsius di Philae dà al team delle speranze che il lander possa ricaricare le sue batterie; questo potrebbe rendere possibile nuovamente delle attività scientifiche sulla cometa nei 'momenti di giorno'.
I dati ricevuti sono attualmente in fase di valutazione. "Possiamo già vedere che lo strumento CONSERT è stato attivato con successo dai comandi inviati il 9 luglio," spiega Geurts. Sebbene ora Philae metta dei dubbi nelle menti degli scienziati del team. "Non sappiamo spiegare perché il lander ha comunicato ora e non nei giorni passati."
La traiettoria dell'orbiter, ad esempio, non è cambiata nel corso delle ultime tre settimane. Comunque una cosa è certa; Philae è sopravvissuta all'estreme condizioni della cometa e risponde ai comandi del team LCC. "Queste sono notizie estremamente buone per noi," ha detto Geurts.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0) la cometa 67P fotografata il 24 giugno da una distanza di 183 km dal centro del corpo celeste.

Fonte: ESA Rosetta Blog

10/07/2015 - L'India sta per lanciare la sua missione commerciale più pesante -

L'ISRO (Indian Space Research Organisation) sta per lanciare la propria missione commerciale più pesante finora, con cinque satelliti inglesi, prevista per il 10 luglio. La ISRO e il suo braccio commerciale Antrix utilizzeranno il razzo vettore PSLV (Polar Satellite Launch Vehicle) per mettere in orbita cinque satelliti britannici dallo spazioporto di Sriharikota.
Il Prof. K Radhakrishnan, capo della ISRO, ha detto in un comunicato che "sono state superate le difficoltà di installare questa massa sul PSLV,". Il perso totale di questi cinque satelliti sarà di circa 1.440 kg, rendendo questa missione la più pesante mai intrapresa da ISRO e Antrix.
Il carico utile comprende cinque identici satelliti DMC3 per l'osservazione ottica della Terra, ognuno misura 3 metri e pesa 447 kg. I tre satelliti, orbitanti a circa 647 km di quota permetteranno una copertura giornaliera dello stesso punto della Terra con una risoluzione di 1 metro. Le immagini saranno fornite alla Cina grazie ad un accordo stilato nel 2011 fra la SSTL e il governo cinese. Il razzo inoltre trasporterà due satelliti ausiliari costruiti dal British Surrey Space Centre (SSC).
Uno di questi, il CBNT-1, un microsatellite dimostrativo tecnologico per l'osservazione della Terra, mentre l'altro è De-OrbitSail, un nanosatellite dimostratore tecnologico, ha scritto la ISRO. Questi ultimi due satelliti pesano, rispettivamente, 91 e 7 kg.
Il De-OrbitSail è un progetto finanziato dalla Commissione Europea ed è dotato di quattro vele solari di kapton che verranno dispiegata dopo l'entrata in orbita e copriranno un'area di 16 metri quadrati. L'obiettivo di questa missione è di dimostrare che le vele solari possono aiutare la discesa dei satelliti dall'orbita creando attrito dalla pressione della luce solare. Gli esperti ritengono che ci vorranno circa sei mesi per la vela solare del CubeSat per portare De-OrbitSail nell'atmosfera per un rientro distruttivo.
Per installare i satelliti sul lanciatore, gli scienziati indiani hanno progettato uno speciale adattatore circolare e un ponte triangolare chiamato Multiple Satellite Adapter-Version 2 (MSA-V2) specificatamente per questa missione. I satelliti DMC3 osserveranno gli sviluppi urbani e monitorizzeranno i disastri.
Fino ad oggi la missione ISRO più pesante era stata il lancio del satellite francese SPOT-3, che pesava 714 kg. Nel lancio di oggi verrà utilizzata la versione più potente del vettore PSLV, quella dotata di sei booster di lancio, qui alla sua nona missione.
Il lancio è previsto per le ore 9:58 p.m. locali (le 18:28 ora italiana) dal Satish Dhawan Space Center, situato sulla costa Est del Paese.
Nell'immagine (Credit: ISRO) il satellite CBNT-1, a sinistra, e i tre DMC3 nella sala pulita della base di lancio PSLV, in India.

Fonti: SpaceDaily - Spaceflight Now

10/07/2015 - No, a settembre nessun asteroide distruggerà la Terra! -

Paolo Attivissimo, il celebre giornalista e consulente informatico, divulgatore scientifico e cacciatore di bufale, ha smontato la 'notizia' pubblicata da alcuni quotidiani online italiani (Libero Quotidiano e Affaritaliani) secondo i quali un asteroide colpirà a settembre la Terra e l'umanità si estinguerà.
"A settembre un asteroide colpirà la terra. E l’umanità si estinguerà" titola Libero Quotidiano. Lo ribadisce Affaritaliani: Asteroide colpirà la Terra a settembre. Gli esperti: tsunami e migliaia di morti." Ci aspetta dunque un brutto rientro dalle vacanze? Possiamo dar fondo ai nostri risparmi perché tanto a settembre moriremo tutti?
Il problema che la notizia non è stata pubblicata da blogger catastrofisti anonimi ma da testate giornalistiche che si definiscono 'regolari' con tanto di direttori 'responsabili' (concetto questo, in Italia, preso sempre molto alla leggera, ndr).
Ovviamente è tutta una montatura nata raccogliendo notizie di terza mano senza uno straccio di conferma ufficiale dal mondo astronomico ma la fonte originale sarebbe nientemeno che "un gruppo di teorici del complotto... a seguito di alcuni studi sulla Bibbia."
La notizia era riportata anche da altri giornali esteri, tipo il Mirror, che però metteva in chiaro subito nel titolo che si tratta di congetture di complottisti.
Negli articoli si cita poi l'Università di Southampton nella persona del ricercatore Clemens Rumpf che esiste veramente ma il suo studio evidenzia quali sono le zone della Terra che, in caso di 'eventuale' impatto asteroidale subirebbero le maggiori conseguenze.
Come giustamente conclude Paolo nel suo articolo: "I giornalisti a caccia di titoli attira-clic hanno usato questo articolo tecnico come spunto per imbastire un annuncio da paura. Perché, si sa, la paura fa novanta. E fa fare novantamila clic che portano incassi pubblicitari."
Per tutti coloro i quali insistono nel tenersi informati con tali 'testate' si farebbero meno male se le testate le tirassero contro un muro! Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/Science Photo Library) un super-impatto con un asteroide molto grande, circa 800 km di diametro, che distruggerebbe la Terra.

Fonte: Il Disinformatico

09/07/2015 - New Horizons è entrata in modalità 'flyby' -

Dopo oltre nove anni e 4,8 miliardi di km di viaggio verso Plutone, è iniziato lo spettacolo per la sonda New Horizons della NASA, mentre la sequenza di osservazioni scientifiche previste per il sorvolo sono ufficialmente iniziate.
Nelle prime ore del mattino dell'8 luglio, gli scienziati della missione hanno ricevuto questa nuova immagine di Plutone (Credit: NASA-JHUAPL-SWRI) - la più dettagliata mai inviata dallo strumento LORRI (LOng Range Reconnaissance Imager) che si trova a bordo di New Horizons. L'immagine è stata scattata il 7 luglio, quando la sonda si trovava ad appena 8 milioni di km da Plutone, e si tratta della prima ricevuta fino dall'anomalia del 4 luglio che aveva costretto la sonda ad attivare il 'safe mode'.
Quest'immagine è centrata circa nell'area che verrà vista di vicino durante il momento di massimo avvicinamento nel 'flyby' di New Horizons del 14 luglio. Questo lato di Plutone è dominato da tre vaste regioni che variano nella luminosità. La più prominente e allungata struttura scura all'equatore, informalmente chiamata 'la balena', e la brillante area a forma di cuore che misura circa 2.000 km a destra. Sopra queste strutture si trova la regione polare che ha una luminosità intermedia.
"La prossima volta che vedremo questa parte di Plutone sarà al massimo avvicinamento, una porzione di questa regione avrà una risoluzione 500 volte migliore di quella vista oggi," ha detto Jeff Moore, geologo, geofisico e Imaging Team Leader dell'Ames Research Center della NASA. "Sarà incredibile!"

Fonte: NASA

09/07/2015 - La NASA seleziona gli astronauti per i primi voli spaziali commerciali -

Oggi l'Amministratore della NASA, l'ex veterano di missioni Shuttle, Charles Bolden, ha svelato i nomi dei primi astronauti che inizieranno l'addestramento per volare con le missioni spaziali commerciali destinate alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
I quattro astronauti sono: Robert Benken, Sunita Williams, Eric Boe e Douglas Hurley.
L'annuncio di oggi permette l'inizio dell'addestramento in vista dei primi voli commerciali previsti nel 2017 con i veicoli spaziali CST-100 della Boeing e Dragon Crew della SpaceX.
Ora un breve curriculum di questi quattro astronauti NASA:

Robert L. Behnken - Ingegnere meccanico e pilota dell'U.S. Air Force con 1.300 ore di volo su 25 tipi differenti di aerei, il colonnello Behnken viene selezionato come Specialista di Missione nel luglio 2000 e, dopo aver completato i 18 mesi di addestramento viene assegnato all'ufficio astronauti Space Shuttle. Durante l'autunno del 2008 viene addestrato per la missione STS-400, un volo di recupero in caso qualcosa fosse andato storto con l'ultima missione di manutenzione al Telescopio Spaziale Hubble. Behnken ha poi volato con STS-123 nel marzo 2008 e STS-130 nel febbraio 2010, trascorrendo 708 ore nello spazio, comprese 37 ore di attività extraveicolare. Attualmente il colonnello Behnken era a Capo dell'Ufficio Astronauti della NASA.
Sunita L. Williams - Fisico laureatosi all'Accademia Navale, Sunita diventa pilota di elicotteri e serve su diverse unità navali dell'U.S. Navy. Al suo attivo 3.000 ore di volo su 30 tipi di aerei diversi. Scelta dalla NASA nel giugno 1998 conclude con successo l'addestramento basico e viene istruita su Shuttle e Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Williams ha preso parte alla Spedizione 14/15 sulla ISS e durate quella missione ha compiuto quattro attività extraveicolari (EVA). Nel 2012 è tornata sulla ISS come membro di Spedizione 32 e Comandante di Spedizione 33 e, anche questa volta ha compiuto tre EVA. Con 50 ore e 40 minuti Sunita detiene il record cumulativo di EVA per una donna oltre ad aver trascorso un totale di 322 giorni nello spazio.
Eric A. Boe - Ingegnere astronautico e pilota dell'U.S. Air Force, il colonnello Boe ha volato per oltre 5.000 ore su 45 tipi differenti di velivoli. Selezionato come pilota dalla NASA nel luglio 2000, Boe completa due anni di addestramento e valutazione e poi viene assegnato alle divisioni veicoli avanzati, operazioni ISS e Shuttle. Boe ha volato nello spazio con STS-126 nel 2008 e STS-133 nel 2011 per un totale di 28 giorni trascorsi nello spazio.
Douglas G. Hurley - Ingegnere civile e pilota dell'U.S. Marine Corps, il colonnello in pensione Hurley ha volato per oltre 4.500 ore su 25 tipi di aerei diversi. Scelto come pilota dalla NASA nel luglio 2000, Hurley completa i due anni di addestramento e valutazione e viene assegnato all'Ufficio Astronauti dal quale segue diverse missioni come parte del personale di supporto. Hurley esegue due missioni spaziali, STS-127 nel 2009 e STS-135/ULF-7, l'ultima del programma Space Shuttle. In totale Hurley è stato oltre 28 giorni nello spazio.

Con il passaggio di Behnken al gruppo equipaggi commerciali la carica di Capo Ufficio astronauti viene affidata a Chris Cassidy, veterano della missione STS-127 nel 2009 e della Spedizione 35/36 nel 2013.
Nel documento di Bolden si fa anche riferimento agli astronauti della Classe 2013, quattro uomini e quattro donne (Josh Cassada, Victor Glover, Tyler ‘Nick’ Hague, Christina Hammock, Nicole Mann, Anne McClain, Jessica Meir e Andrew Morgan) che stanno per completare i due anni di addestramento e per poter poi essere assegnati a delle missioni spaziali.
Nella foto (Credit: NASA) i quattro astronauti scelti per i primi voli spaziali con le capsule commerciali dirette alla ISS.

Fonte: NASA Blog

Nella foto (Credit: UKSA), l'inaugurazione del ECSAT, nel Regno Unito.

09/07/2015 - Un satellite camaleonte per rivoluzionare il mercato dei satelliti per telecomunicazioni -

I satelliti per telecomunicazioni stanno per entrare in una nuova era, da quando ESA, Eutelsat e Airbus Defence and Space hanno iniziato la progettazione del più flessibile carico utile mai realizzato prima.
Il programma Quantum si discosta dall'approccio dei satelliti tradizionali offrendo una nuova e generica progettazione del carico utile. Per la prima volta verrà permesso ai clienti di richiedere le prestazioni di flessibilità di cui hanno la necessità in termini di copertura, larghezza di banda, potenza e frequenze.
I satelliti sviluppati sotto l'ombrello di Quantum saranno meno costosi e più veloci da costruire confrontati con gli attuali metodi utilizzando generici sottosistemi ed equipaggiamenti, che permetteranno una produzione su larga scala e un maggior efficace controllo delle scorte.
Quantum permetterà inoltre di trasformarsi completamente in orbita. Una volta nello spazio, il satellite-camaleonte potrà adattarsi a nuovi comandi di copertura, di frequenza di banda, di utilizzo della potenza e anche di modificare la sua posizione orbitale. Questo farà si che la prima generazione di satelliti universali potrà servire ogni regione del mondo e modellarsi ai nuovi bisogni senza la necessità di comprare e lanciare un intero nuovo satellite.
Quest'abilità di specchiare o di essere da complemento di altri satelliti in ogni posto dell'orbita geostazionaria trasformerà la gestione delle flotte con il risultato di uno sfruttamento significativamente più efficiente delle risorse.
Quantum è una collaborazione pubblico-privato (PPP) fra ESA, l'operatore satellitare Eutelsat e l'Airbus Defence and Space (UK). La collaborazione assicurerà che le tre entità possano condividere i rischi e i finanziamenti.
Il primo satellite Quantum verrà consegnato nel 2018 e gestito da Eutelsat per servire governi, mobilità e mercato dati. Airbus DS è l'appaltatore principale, utilizzando una nuova piattaforma della Surrey Satellite Technology Limited (GB). Entrambi gli sviluppi sono supportati dall'Agenzia Spaziale del Regno Unito (UKSA).
Magali Vaissiere, Director of Telecommunications and Integrated Applications di ESA, ha detto: "Il programma Quantum è un altro eccellente esempio di PPP. L'industria beneficia di un nuovo tipo di satellite per un mercato altamente competitivo e rischioso, l'operatore satellitare beneficia delle prerogative avanzate del satellite e gli Stati Membri dell'ESA che investono in Quantum si assicurano il massimo ritorno del loro appoggio attraverso lo sviluppo delle loro rispettive industrie."
La firma della collaborazione è avvenuta all'inaugurazione del Roy Gibson Building, la nuova 'casa' dell'European Centre for Satellite Applications and Telecommunications (ECSAT), il centro ESA nel Regno Unito.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Airbus DS) un satellite modello Quantum. Nella foto in alto a sinistra (Credit: UKSA), l'inaugurazione di ECSAT, nel Regno Unito.

Fonte: ESA

08/07/2015 - Center for Near Space, una finestra sul futuro -

Martedì 14 luglio, alla Reggia di Caserta, nella sede dell'Associazione dell'Arma Aeronautica in viale Douhet 2/a, avrà luogo la presentazione di "Center for Near Space".
Il Center for Near Space (CNS), primo dei centri di competenza dell’Italian Institute for the Future, è il nuovo soggetto che si inserisce nella dinamica propositiva delle soluzioni future nel settore spaziale con l’obiettivo di potenziare le attività di ricerca, formazione e divulgazione nell’ambiente circumterrestre.
Il CNS sarà diviso in cinque linee strategiche, che porteranno avanti le attività previste nei settori della formazione e divulgazione, ma anche in quelli della ricerca: il CNS sosterrà il progetto Hyplane, un velivolo da turismo spaziale che può essere utilizzato anche come spazioplano ipersonico per collegare più velocemente punti distanti della Terra, sfruttando il volo parabolico, e avvierà una ricerca sulla realizzazione di infrastrutture spaziali nella fascia orbitale e sub-orbitale.
Il Center for Near Space è diretto da Gennaro Russo, ingegnere aerospaziale con una lunga esperienza composta da dieci anni di lavoro nel settore della microgravità insieme al prof. Luigi G. Napolitano, con 25 anni al CIRA, il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, dove ha diretto i programmi di trasporto spaziale.
L’Italian Institute for the Future, presieduto da Roberto Paura, ha affidato a Rino Russo il compito di implementare e stimolare gli scenari di lungo termine dell’industria spaziale, con il proposito di aprire anche in Italia la nuova frontiera che mira all’accesso dei privati allo Spazio.
Il Programma è il seguente:
16:30 Introduzione e messaggi di saluto - Gen. Elia Rubino, Presidente Associazione Arma Aeronautica sez. Caserta
16:45 Roberto Paura, Presidente IIF "Il ruolo dello Spazio nel progetto dell'Italian Institute for the Future"
17:00 Gennaro Russo, Vice-Presidente IIF per CNS "Origine ed obiettivi del Center for Near Space"
17:15 Vincenzo Torre, Segretario Generale CNS "Organizzazione e Linee Strategiche"
17:30 Bruno Alfano, Team di Studenti, Univ. Federico II di Napoli "L’esperienza del volo Rexus"
17:45 Simona Di Pippo (invitata), Direttore United Nations Office for Outer Space Affairs
18:00 Luigi Carrino, Presidente CIRA e DAC "Lo Scenario ed il possibile posizionamento del CNS"
18:20 Aperitivo
18:40 Visita al veicolo sperimentale europeo IXV
19:00 Termine dei lavori
Modera: Ornella Uccello Key Account Manager V. La Gatta srl

Nell'illustrazione artistica lo spazio-plano Hyplane del CNS.

Fonte: Institute for the Future

07/07/2015 - Tre astronauti fanno scienza sulla ISS mentre altri tre si preparano a raggiungerli -

I tre membri dell'equipaggio di Spedizione 44 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno trascorso un martedì molto occupato con una serie di ricerche scientifiche. Intanto al suolo un nuovo terzetto di membri dell'equipaggio si preparano per raggiungere, entro la fine della settimana, il sito di lancio in Kazakhstan. L'astronauta Scott Kelly della NASA ha lavorato per tutto il giorno su esperimenti scientifici e nella manutenzione del supporto vitale. Kelly ha completato i test e i questionari per lo studio Fine Motor Skills che osserva come gli astronauti interagiscono con le tecnologie touch e riparano le attrezzature sensibili. Egli ha inoltre lavorato sul freezer scientifico e sostituito un serbatoio di riciclo.
Il Comandante Gennady Padalka ha raccolto campioni dalle superfici del laboratorio orbitante controllando la sterilità delle attrezzature. Il membro della missione 'One Year', Mikhail Kornienko ha lavorato all'interno del paio di veicoli di rifornimento Progress che sono agganciati alla stazione, compreso il 60P arrivato domenica mattina.
Tornando sulla Terra, i tre nuovi membri dell'equipaggio di Spedizione 44 (Oleg Kononenko, Kimiya Yui e Kjell N. Lindgren, ndr) si stanno preparando per una conferenza stampa e le tradizionali cerimonie prima di partire, venerdì, per il Cosmodromo di Baikonur. Il trio condurrà gli ultimi addestramenti pre-volo in Kazakhstan prima del lancio, previsto il 22 luglio, a cui seguirà un volo di sei ore per raggiungere la ISS.
Nella foto (Credit: NASA) l'astronauta Scott Kelly a bordo della ISS ha twittato questa immagine il 15 maggio scorso come commento all'apparizione del suo gemello Mark, ex astronauta, in un programma televisivo (sullo schermo alle sue spalle).

Fonte: NASA ISS Blog

Nel disegno (Credit: NASA/JPL/Caltech), la traiettoria interplanetaria di Juno.

07/07/2015 - Juno fra un anno arriva a Giove, il team si prepara -

Con solo un anno rimasto, dei cinque di viaggio verso Giove, il team della missione Juno della NASA sta lavorando duramente in preparazione della spedizione della sonda al più grande pianeta del Sistema Solare. La missione si prefigge di rivelare la storia della formazione di Giove e dettagli della sua struttura interna. I dati di Juno forniranno informazioni sugli inizi del nostro Sistema Solare e quello che impareremo da questa missione potranno anche arricchire la comprensione degli scienziati sui pianeti giganti attorno ad altre stelle.
Juno arriverà a Giove il 4 luglio 2016 PDT. Una volta inseritosi in orbita, il veicolo spaziale dovrà sostenere le pericolose e intense radiazioni di Giove ogni volta che vi si avvicinerà, fino a pochi centinaia di km, dalla sommità delle nubi per raccogliere i dati.
Juno è la prima missione dedicata allo studio dell'interno del pianeta gigante, che verrà eseguito mappando i campi magnetici e gravitazionali del pianeta. La missione inoltre mapperà l'abbondanza del vapore acqueo nell'atmosfera del pianeta, fornendo la chiave per comprendere quale delle diverse teorie sulla formazione dei pianeti sia quella più corretta. Infine Juno attraverserà le regioni finora inesplorate sopra i poli del pianeta, raccogliendo immagini e dati sulle forze elettromagnetiche e le particelle ad alta energia che si trovano in quell'ambiente.
Sebbene altri veicoli spaziali abbiano visitato precedentemente Giove, lo spazio attorno al pianeta è, in gran parte, sconosciuto, specialmente le regioni sopra i poli. Con queste sfide in mente, il team di Juno è parecchio occupato a definire nei dettagli il piano di volo.
"Siamo a quasi il 90% del percorso da Giove, in termini di distanza totale compiuta," ha detto Scott Bolton, capo scienziato per Juno del Southwest Research Institute, San Antonio. "Con un anno rimasto, dobbiamo controllare attentamente i nostri piani per essere sicuri di sfruttare al meglio il nostro tempo una volta arrivati."
Dopo le dettagliate analisi del team di Juno, la NASA ha recentemente approvato delle modifiche al piano di volo della missione verso Giove. Invece di orbitare attorno al pianeta ogni 11 giorni, Juno completerà una rivoluzione completa ogni 14 giorni. La differenza nel periodo orbitale verrà compiuta eseguendo un'accensione del motore della sonda leggermente più breve di quanto originariamente previsto.
La cadenza rivista permetterà a Juno di eseguire delle mappe dei campi magnetici e gravitazionali del pianeta in modo da fornire una visione globale prima di quanto previsto originariamente dalla missione. Nel corso delle orbite successive, Juno costruirà una ragnatela virtuale attorno al Giove, creando mappe dei campi magnetici e gravitazionali mentre sorvolerà le differenti longitudini da nord a sud. Il piano originale richiedeva 15 orbite per mappare queste forze globalmente, con altre 15 altre orbite per coprire i buchi e rendere la mappa completa. Nel piano revisionato, Juno realizzerà una prima mappa con copertura base in appena otto orbite. Un nuovo livello di dettaglio verrà aggiunto ogni successivo raddoppio di quel numero, a 16 e 32 orbite, rispettivamente.
L'orbita leggermente più lunga fornisce inoltre altri giorni fra due avvicinamenti successivi al pianeta e da al team più tempo per reagire a condizioni inaspettate che il veicolo spaziale potrebbe incontrare dato l'ambiente così complesso molto vicino a Giove.
"Abbiamo modelli che ci dicono cosa dobbiamo aspettarci, ma il fatto è che Juno sarà immersa nei forti e variabili campi magnetici e radioattivi, e si troverà più vicina al pianeta di ogni altra precedente sonda orbitante," dice Bolton. "L'esperienza di Juno potrebbe essere differente da quello che prevedono i nostri modelli - questa è la parte che rende così emozionante l'esplorazione spaziale."
Il piano rivisto allungherà la missione di Juno a Giove da 15 a 20 mesi e la sonda ora completerà 32 orbite anziché 30. Ma il tempo ulteriore non rappresenta un bonus scientifico per la missione - invece sarà un effetto del più lungo periodo orbitale e del cambiamento nel modo che Juno costruirà il suo intreccio attorno a Giove. In pratica Juno impiegherà più tempo a raccogliere i dati completi della missione ma avremo una versione a bassa risoluzione del prodotto finale prima di quanto previsto originariamente.
Oltre alla miriade di preparativi che vengono compiuti dalla parte ingegneristica, il team scientifico di Juno è impegnato nel preparare la raccolta dei dati sul funzionamento interno del pianeta gigante. Una parte di questo lavoro scientifico sotterraneo è la raccolta di immagini e spettri ottenuti con i potenti telescopi terrestri e con l'Hubble Space Telescope della NASA (gli spettri sono come impronte digitali chimiche dei gas che si trovano nell'atmosfera). Questi dati forniranno un contesto a largo campo per le osservazioni ravvicinate di Juno a Giove, e questo è importante per interpretare che cosa vedranno gli strumenti della sonda.
Mentre il conto alla rovescia scorre - questa volta non verso il lancio ma verso l'arrivo alla destinazione - il team di Juno è ben consapevole di quanto velocemente potranno furtivamente rimanere sul pianeta gigante. E la loro eccitazione sale.
"E' stata una crociera impegnativa, ma il viaggio ha fornito al nostro team l'esperienza nel far volare la sonda e migliorato la nostra fiducia nel progetto di Juno," ha detto Rick Nybakken, project manager di Juno presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, di Pasadena, California. "Ora è il momento di prepararsi per Giove."
Juno è la seconda missione scelta dalla NASA come parte del programma New Frontier per frequenti, missioni con veicoli spaziali di classe media che possano rispondere alle iniziative di alta priorità nel Sistema Solare. La missione New Horizons della NASA, che presto incontrerà Plutone, è la prima delle missioni New Frontier; OSIRIS-REx sarà la prossima con il lancio previsto nel 2016.
La Juno venne lanciata il 5 agosto 2011 da Cape Canaveral con un razzo Atlas V 551 (AV-029) ed ha eseguito un flyby della Terra il 9 ottobre 2013 per poter avere una spinta gravitazionale che l'accelerasse verso Giove.
Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, di Pasadena, in California, gestisce la missione Juno per il ricercatore principale, Scott Bolton, del Southwest Research Institute di San Antonio. Il Programma New Frontiers è gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, in Alabama. La Lockheed Martin Space Systems di Denver, ha costruito il veicolo spaziale. Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena.
Per ulteriori informazioni su Juno, visita: http://www.nasa.gov/juno e http://missionjuno.swri.edu/.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) la sonda Juno in uno dei passaggi ravvicinati sopra Giove. Nel disegno in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL/Caltech), la traiettoria interplanetaria di Juno.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: NASA), Elon Musk, a destra, durante la conferenza di Boston, assieme al manager ISS della NASA Mike Suffredini.

07/07/2015 - Musk: gli ingegneri non sanno ancora perché il Falcon 9 è esploso -

Parlando alla International Space Station Research and Development Conference di Boston, tenutasi martedì, l'Amministratore Delegato e Fondatore della SpaceX, Elon Musk, ha detto che gli ingegneri stanno ancora provando a determinare le cause che hanno portato alla distruzione in volo del razzo Falcon 9, il 28 giugno scorso.
"Ovviamente questo è stato un brutto colpo per la SpaceX, e noi prendiamo queste missioni incredibilmente sul serio," ha detto Musk durante una sessione di domande e risposte tenutasi martedì durante la conferenza sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) tenutasi a Boston. "Tutti quelli della SpaceX coinvolti nell'indagine sono molto concentrati su questo. In tale caso i dati sembrano essere di difficile interpretazione. Qualunque cosa sia accaduta chiaramente non è semplice, per cui vogliamo passare il maggior tempo possibile, solo per l'esame dei dati."
Egli ha detto che gli ingegneri "stanno guardando tutto ciò che potrebbe essere accaduto più facilmente e poi ogni cosa che vi si avvicina e poi proveranno a risolverla e massimizzare la probabilità di successo per le missioni future."
"A questo punto la sola cosa che è chiara è che vi è stato qualche tipo di sovrappressione nel serbatoio dell'ossigeno liquido del secondo stadio, ma l'esatta causa e la sequenza di eventi della teoria non si accorda con tutti i dati," ha detto Musk. "Quindi dobbiamo stabilire se alcuni dei dati sono errori di misura di qualche tipo, o se c'è in realtà una teoria che corrisponde a quello che sembra essere in conflitto con i dati."
Musk ha poi concluso dicendo che spera di poter avere i dati preliminari dell'indagine entro la fine di questa settimana.
Nella foto (Credit: SpaceX) la capsula Dragon separata dal razzo poco dopo l'esplosione del secondo stadio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA), Elon Musk, a destra, durante la conferenza di Boston, assieme al manager ISS della NASA Mike Suffredini.

Fonte: Parabolic Arc

07/07/2015 - Foto nei pressi del cratere Huygens di Marte ripreso dalla sonda indiana -

L'immagine di un cratere da impatto situato a Sud-Ovest dal cratere Huygens, ripreso con la fotocamera MCC (Mars Color Camera) della sonda MOM Mars Orbiter Mission) il 4 giugno 2015 con una risoluzione spaziale di 30 metri da un'altezza di 576 km.
Un complesso cratere da impatto, sovrapposto su un preesistente cratere è chiaramente visibile nell'immagine. Questo cratere da impatto ha un diametro medio di 35 km. Nell'immagine si possono vedere anche i terrazzamenti del complesso cratere da impatto e i piccoli crateri di diametro inferiore.
Con gli stessi dati, sul sito dell'ISRO, si possono vedere delle prospettive in 3D della zona.
La sonda MOM è la prima missione interplanetaria dell'India verso Marte. Il suo lancio avvenne il 5 novembre 2013 per mezzo del razzo vettore PSLV-C25 che la immise su un'orbita di trasferimento della durata di 300 giorni. La sonda MOM giunse a Marte il 24 settembre 2014 e si immise su un'orbita con periapsi di 423 km e apoapsi di 80.000 km. L'obiettivo principale di questo volo è testare la realizzazione, gestione e operatività di una missione interplanetaria da parte dell'agenzia spaziale dell'India, la ISRO. Gli obiettivi scientifici sono la ripresa delle caratteristiche della superficie, lo studio della morfologia, mineralogia e atmosfera del Pianeta Rosso grazie agli strumenti, tutti di realizzazione indiana, che si trovano a bordo.

Fonti: Spaceref - ISRO

Nella foto (Credit: NASA), il momento dell'accensione del motore di aborto al lancio nel primo test del 2010.

07/07/2015 - La Orbital ATK prosegue i lavori sul motore di aborto per Orion -

La Orbital ATK Inc., leader globale nelle tecnologie aerospaziali e della difesa, ha annunciato oggi di aver siglato un contratto del valore di 98 milioni di dollari con la Lockheed Martin per la fornitura del motore di aborto al lancio per il LAS (Launch Abort System) della capsula abitata Orion. Il veicolo spaziale Orion verrà lanciato a bordo dello Space Launch System (SLS) della NASA, permettendo agli esseri umani di esplorare destinazioni nello spazio profondo.
Il motore di aborto al lancio, costruito dalla Orbital ATK presso gli impianti di Magna, Promontory e Clearfield, in Utah, è il più potente motore a propellente solido progettato per assicurare la sicurezza dell'equipaggio. Il LAS di Orion ha un sistema di sicurezza unico, simile a quello dei seggiolini ejettabili degli aerei da caccia. Se avviene una emergenza sulla rampa di lancio, o durante il decollo o la salita, il sistema di aborto potrà rapidamente sollevare la capsula con l'equipaggio lontana dal razzo.
"La Orbital ATK è fiera di essere un contribuente chiave del programma Orion e della sicurezza degli astronauti," ha detto Fred Brasfield, Vice Presidente dei Programmi Propulsione della Orbital ATK. "I benefici di utilizzare un solido motore di aborto al lancio permetteranno di trasportare gli equipaggi, in caso di necessità, lontano nel giro di millisecondi."
Con questo nuovo contratto siglato l'obiettivo principale è quello di completare il progetto, lo sviluppo, i test e le qualificazioni per il motore di aborto. I passi principali nel processo comprendono i test strutturali, quelli di carico, le prove di accensione e quelle statiche di funzionamento del motore. Questi test porteranno alla qualifica del motore di aborto per le missioni di volo operative. L'accordo con la Lockheed Martin fornisce finanziamenti per il motore di aborto al lancio fino al secondo lancio di Orion con SLS, la Exploration Mission-2 (EM-2).
Charlie Precourt, Vice Presidente e General Manager per la Divisione Sistemi Propulsivi della Orbital ATK, e quattro volte astronauta di Shuttle, ha solo parole di elogio per il sistema LAS di Orion. "Come ex astronauta, credo fermamente nella necessità di un robusto sistema di aborto al lancio. Il motore di aborto al lancio di Orbital ATK aumenterà notevolmente il livello di sicurezza per gli equipaggi futuri."
Il secondo volo di prova del LAS, chiamato AA-2, è previsto per l'anno fiscale 2019. Il test AA-2 metterà alla prova la piena capacità del sistema di aborto al lancio in un test di aborto ad alta quota. (Il primo test LAS PAD-Abort-1, venne compiuto il 10 maggio 2010 presso la base di White Sands, in New Mexico, ndr)
Attraverso un contratto separato con la Lockheed Martin, la Orbital ATK fornisce anche il motore di controllo di assetto del LAS. Questo motore viene prodotto presso la struttura della compagnia a Elkton, nel Maryland.
Orion e SLS avranno la loro prima missione congiunta, Exploration Mission-1 (EM-1), fra alcuni anni. Il prossimo passo per l'SLS comprende la saldatura dello stadio principale presso il Vertical Assembly Center della Boeing, la prosecuzione dei test dei motori RS-25 della Aerojet Rocketdyne presso il Centro Spaziale Stennis della NASA, i test sui sitemi di controllo e l'avionica presso il Marshall Space Flight Center e il secondo test di qualifica (QM-2) del motore a propellente solido a cinque segmenti della Orbital ATK, il prossimo anno.
I programmi SLS e Orion sono supportati da una rete di centinaia di fornitori che rappresentano 47 stati. La Orbital ATK ha 29 fornitori principali per i booster di SLS provenienti da 16 stati: Alabama, Arizona, California, Connecticut, Indiana, Kentucky, Massachusetts, Minnesota, New Jersey, New York, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Texas, Utah e Wisconsin.
Nella foto (Credit: NASA) il LAS di Orion prima di essere montato sulla capsula per un test. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA), il momento dell'accensione del motore di aborto al lancio nel primo test del 2010.

Fonti: Spaceref - Orbital ATK

06/07/2015 - Cinque mostri sepolti nella polvere -

Questa volta non è stata fortuna. Sapeva dove cercare, la squadra d’astronomi – fra i quali anche ricercatori dell’INAF di Bologna e di Roma – guidata dalla Durham University.
Fra le innumerevoli galassie con un punto interrogativo al centro, ne avevano selezionate nove: ottime candidate a ospitare un buco nero ciascuna – supermassiccio e in piena attività, ma nascosto agli occhi degli osservatori da un denso mantello di gas e di polveri. E ci hanno visto giusto, almeno per una buona metà del campione: è stato infatti registrato un segnale ad altissima energia, come solo un super buco nero può emettere, provenire da cinque delle nove galassie.
Ma se sono andati così a colpo sicuro, perché non se ne sono accorti prima? Il sospetto in effetti c’era, quello che mancava era lo strumento giusto. La densità della coltre che avvolge queste spaventose macchine trangugia-materia è tale da assorbire anche emissioni ad alta energia. Solo i raggi X più penetranti, quelli quasi al confine con i raggi gamma, riescono ad attraversarla. Nessuno dei satelliti per alte energia prima disponibili aveva però rivelatori in grado d’intercettarli. Fino a quando, esattamente tre anni fa, la NASA non ha messo in orbita NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array), un telescopio spaziale con ricevitori capaci di catturare anche i raggi X più energetici, fino a circa 80 keV. Sufficienti, dunque, a smascherare questi buchi neri fino a oggi invisibili.
"Grazie alla NuSTAR siamo stati in grado, per la prima volta, di vedere chiaramente questi mostri, che prevedevamo nascondersi proprio lì, ma che standosene sepolti continuavano a sfuggirci," ha spiegato oggi al NAM2015 (il meeting annuale della Royal Astronomical Society) il primo autore dello studio (in uscita su The Astrophysical Journal), George Lansbury, ricercatore postdoc presso il Centre for Extragalactic Astronomy della Durham University.
E con buona probabilità questo non è che l’antipasto. "I quasars oggetto dello studio erano stati scelti sulla base di un’evidenza indiretta, poco più di un sospetto. Le osservazioni NuSTAR non solo confermano i sospetti, ma portano a pensare che ce ne siano molti più di quanti ce ne potessimo aspettare," dice infatti Andrea Comastri, direttore dell’Osservatorio Astronomico INAF di Bologna, fra i coautori dello studio. "Le implicazioni astrofisiche di questo risultato sono rilevanti: sorgenti di questo tipo già erano note nell’Universo locale e in galassie poco luminose, ma per la prima volta, grazie a NuSTAR, la ricerca di questi mostri sepolti si è potuta spingere a distanze maggiori e a luminosità più elevate." Nell'immagine (Credit: Hubble Legacy Archive, NASA, ESA. Right: NASA/ESA) a sinistra una delle nove galassie con il gigantesco buco nero centrale e a destra una sua rappresentazione artistica.

Fonti: INAF News - Caltech

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell Univ./Arizona State Univ.), la zona circostante dove si trova il rover Opportunity e i nomi dati ai rilievi in omaggio ai pionieri del volo.

06/07/2015 - Il settimo inverno di Opportunity su Marte -

Gli operatori del Mars Exploration Rover Opportunity della NASA prevedono, questo mese, di guidare il rover dentro una vallata dove Opportunity potrà rimanere attivo per il suo settimo inverno marziano, esaminando degli affioramenti che contengono minerali argillosi.
Opportunity ha ripreso a muoversi il 27 giugno dopo circa tre settimane di ridotta attività nel periodo attorno alla congiunzione solare di Marte, quando la posizione del Sole fra la Terra e Marte disturba le comunicazioni. Il rover opera in modo da non immagazzinare, durante il corso della notte, nessun dato scientifico. Egli trasmette i dati nello stesso giorno che li raccoglie.
Il rover sta lavorando a circa metà di un campo di calcio dall'entrata occidentale della 'Marathon Valley', una porzione vicina al bordo del cratere Endeavour, che misura circa 21km di diametro. Opportunity è atterrato su Marte nel 2004 e sta studiando il bordo del cratere Endeavour dal 2011.
Gli ingegneri e gli scienziati che gestiscono Opportunity hanno scelto la Marathon Valley come località dove il rover, alimentato a energia solare trascorrerà diversi mesi, a partire da agosto, per avvantaggiarsi del pendio inclinato in direzione del Sole ma dove si trovano anche diversi potenziali obiettivi scientifici.
Marathon Valley si estende per circa 300 metri, allineata generalmente Est-Ovest. Le osservazioni della valle eseguite utilizzando il Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars che si trova a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, hanno localizzato esposizioni di minerali argillosi che evidenzierebbero antiche condizioni di un'ambiente umido. I ricercatori prevedono di utilizzare Opportunity per studiare questi depositi di argille.
Il team prevede di guidare Opportunity questo mese ai siti del lato settentrionale della vallata, dove i pendii guardano verso Sud. Proprio ora è l'inizio dell'autunno nell'emisfero meridionale di Marte. I giorni più brevi nell'emisfero invernale non arriveranno fino a gennaio. Mentre il Sole giornalmente accorcerà la sua permanenza nei cieli settentrionali, il pendio orientato verso Nord del lato meridionale della vallata offrirà il vantaggio di orientare i pannelli solari del rover verso il Sole, aumentando il totale di energia elettrica prodotta ogni giorno.
Le attività iniziali della missione per i primi giorni dopo essere emersi dal periodo di congiunzione solare sono stati quelli di esaminare le rocce e una nuova banda di materiale rossiccio sul bordo settentrionale di un cratere elongato chiamato 'Spirit of St. Louis'. Durante la moratoria nella guida, il rover ha utilizzato lo spettrometro a particelle Alfa a raggi X, che si trova al termine del suo braccio robotico per valutare la composizione chimica di un'obiettivo in questa zona rossa.
Il rover sta funzionando nella modalità che evita l'utilizzo di un tipo di memoria di bordo - la memoria flash non volatile - che potrebbe trattenere i dati anche se l'energia venisse staccata durante la notte. Ora sta utilizzando soltanto la memoria ad accesso casuale, che invece mantiene i dati solo mentre vi è energia. Il rover ha operato in modo produttivo in questa modalità per diversi mesi durante il 2014. Una formattazione della memoria flash all'inizio di quest'anno ha temporaneamente rallentato i frequenti reset del computer causati dalla memoria, ma i reset hanno ripreso a manifestarsi con maggiore intensità in primavera.
"Opportunity può continuare a raggiungere obiettivi scientifici anche in questo modo," ha detto il Project Manager di Opportunity, John Callas, del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. "Ogni giorno trasmettiamo i dati che sono stati raccolti durante quella stessa giornata."
"La memoria flash è un ausilio ma non è necessaria per il rover," dice Callas. "E' come un frigorifero. Senza di esso non puoi conservare il cibo. Ogni alimento che prepari quel giorno lo dovrai mangiare o buttare via. Senza l'utilizzo della memoria flash, Opportunity ha la necessità di inviare a casa i dati di maggiore importanza lo stesso giorno che li ha raccolti, e perdere ogni dato di bassa priorità che non può entrare nella trasmissione giornaliera."
Il progetto Mars Exploration Rover (MER) della NASA ha fatto atterrare due rover gemelli, Spirit e Opportunity su Marte all'inizio del 2004 per iniziare una missione prevista di tre mesi. Entrambi i rover però hanno superato abbondantemente queste previsioni. Spirit ha lavorato per sei anni mentre Opportunity è ancora attivo. La scoperta un'antico ambiente umido su Marte è stata confermata con entrambi i rover. Il progetto è uno degli elementi delle future missioni NASA in preparazione per l'esplorazione umana del pianeta prevista negli anni '30. Il JPL, una divisione del California Institute of Technology, gestisce il progetto per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington.
Per ulteriori informazioni su Opportunity, visita: http://www.nasa.gov/rovers e http://marsrovers.jpl.nasa.gov/.
Per seguire il progetto su Twitter e Facebook: http://twitter.com/MarsRovers e http://www.facebook.com/mars.rovers.
Nell'immagine (Credi: NASA/JPL) l'inizio del video dove è mostrata, con le telecamere del rover, la maratona di Opportunity su Marte fin dal suo arrivo nel 2004. Nella foto in alto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell Univ./Arizona State Univ.), la zona circostante a dove si trova il rover Opportunity e i nomi dati ai rilievi in omaggio ai pionieri del volo.

VIAGGIO DEL ROVER OPPORTUNITY DAL 2004 AL 2015 - 06/07/2015 - (Credit: NASA/JPL) - dur.min. 08:09 - AUDIO AMBIENTE

Fonte: NASA

06/07/2015 - Le ultime immagini di Plutone scattate da New Horizons -

Queste sono le più recenti immagini (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI) ad alta risoluzione di Plutone inviate dalla sonda New Horizons della NASA, compresa una che mostra le quattro misteriose macchie scure che hanno acceso l'immaginazione del mondo intero. Lo strumento LORRI (LOng Range Reconnaissance Imager) ha ottenuto queste tre immagini fra il 1° e il 3 luglio 2015, prima che l'anomalia del 4 luglio mettesse la sonda in 'safe mode'.
L'immagine di sinistra mostra, sulla parte destra del disco, una grande area chiara nell'emisfero di Plutone, quella che sarà ripresa da vicino durante il sorvolo di New Horizons del 14 luglio. Le tre immagini assieme mostrano la completa estensione di una serie continua di terreno scuro che si estende per gran parte della regione equatoriale di Plutone. La parte finale occidentale della strisciata (immagine destra) si frammenta in una serie d'impressionanti macchie scure spaziate con regolarità, ognuna di migliaia di km di estensione, osservate per la prima volta da New Horizons nelle immagini prese a fine giugno. Gli intriganti dettagli avevano cominciato ad emergere nel materiale brillante a nord della regione scura. In particolare una serie di zone brillanti e scure che si trovano appena sotto il centro del disco nell'immagine di destra. In tutte e tre le immagini in bianco e nero, il bordo inferiore frastagliato di Plutone è il risultato del processamento dell'immagine. Gli inserti mostrano l'orientamento di Plutone, illustrano il polo nord, l'equatore e il meridiano centrale che scorre da polo a polo.
La versione a colori dell'immagine del 3 luglio di LORRI è stata creata aggiungendo i colori provenienti dai dati dello strumento Ralph ottenuti dalla missione in precedenza.

Fonte: NASA

06/07/2015 - Il lancio di Ariane 5 spostato al 15 luglio -

Controlli supplementari, eseguiti nei giorni scorsi, hanno dato risultati soddisfacenti e pertanto Arianespace ha deciso di riprendere le operazioni in preparazione per il volo VA224, previsto con il razzo Ariane 5, nella nuova data del 15 luglio 2015.
La finestra di lancio per l'immissione in orbita dei satelliti Star One C4 e MSG-4 si aprirà alle 6:42 p.m. locali (le 23:42 ora italiana) e le 7:19 p.m. (le 00:19 del 16 luglio ora italiana).
Originariamente il lancio era previsto per l'8 luglio ma un breve comunicato di Arianespace del 3 luglio aveva indicato il rinvio, senza specificare, in quel momento né i motivi né a quale data sarebbe stato spostato.
Fonti ufficiali dell'industria aerospaziale hanno detto che era stato riscontrato dell'olio all'esterno dell'ogiva del razzo. L'olio sarebbe colato da un carro ponte utilizzato per manovrare sia l'ogiva che i satelliti all'interno dell'edificio di assemblaggio finale che si trova nel Cosmodromo della Guyana Francese. Sebbene l'olio riscontrato sulla superficie esterna dell'ogiva non avrebbe causato nessun problema per il lancio, c'era il rischio che avesse contaminato anche il satellite Star One C4, l'ultimo prima dell'ogiva ad essere movimentato con quella gru di sollevamento.
Nella foto (Credit: Arianespace) il razzo Ariane 5, missione VA224, completato.

Fonti: Arianespace - Spacenews

06/07/2015 - Persi e riacquisiti i contatti con la sonda New Horizons -

Momenti di tensione sabato quando il centro di controllo della sonda New Horizons della NASA, in Maryland, ha perso i contatti con il veicolo spaziale per quasi un'ora e mezza. I controllori hanno poi ripristinato le comunicazioni tramite le antenne del Deep Space Network della NASA alle 2:15 p.m. EDT (le 21:15 ora italiana).
Al momento il problema non sembra sia di natura hardware ma anzi potrebbe riguardare un errore di scrittura dell'enorme mole di comandi inviati da Terra alla sonda per prepararla all'incontro del 14 luglio 2015.
A soli dieci giorni dal complesso sorvolo dell'enigmatico pianeta nano Plutone e delle sue lune l'interruzione della raccolta di informazioni scientifiche ha fatto preoccupare i responsabili della missione. "Durante l'interruzione il pilota automatico di bordo ha riconosciuto il problema e - come programmato a fare in queste situazioni - ha passato i comandi al computer di riserva," hanno dichiarato i responsabili della missione. "L'autopilota ha piazzato il veicolo spaziale in 'safe mode' e dato istruzione al computer di riserva di riprendere le comunicazioni con la Terra. New Horizons ha ripreso a trasmettere la telemetria per aiutare gli ingegneri a diagnosticare il problema."
New Horizons, che si trova a circa 4,9 miliardi di km dalla Terra, impiega quattro ore e mezzo per far giungere un'onda radio fin sul nostro pianeta e il tempo raddoppia per un messaggio avanti e indietro. Proprio per questi problemi di comunicazioni, causati dall'enorme distanza, la NASA ha confermato che il veicolo potrà riprendere le osservazioni scientifiche solo il 7 luglio.
Il team scientifico e i principali scienziati coinvolti nella missione hanno concluso che le osservazioni scientifiche andate perdute durante l'anomalia non avranno effetti su nessuno degli obiettivi principali della missione. "In termini di scienza, questo problema non modificherà una A+ in una A," (facendo riferimento alle votazioni scolastiche USA, ndt) ha detto il capo scienziato del progetto, Alan Stern, della Southwest Research Institute, di Boulder, in Colorado.
Nell'immagine artistica (Credit: NASA) la sonda New Horizons nei pressi di Plutone/Caronte.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA), le disposizione dei veicoli spaziali agganciati alla ISS, dopo l'arrivo del Progress 60.

05/07/2015 - La missione di rifornimento Progress raggiunge la ISS -

Un veicolo cargo russo Progress ha eseguito un tranquillo aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nelle prime di domenica, portando oltre tre tonnellate di rifornimenti e attrezzature al complesso di laboratori.
Il sistema di aggancio del veicolo spaziale senza pilota ha ingaggiato la sua controparte nel compartimento Pirs della stazione, quello che guarda verso la Terra, alle 3:11 a.m. EDT (le 9:11 ora italiana), due giorni dopo il lancio eseguito da Baikonur, in Kazakhstan, mentre sorvolava il Pacifico del Sud, a Sud-Est della Nuova Zelanda a una quota di 403km.
"Ragazzi congratulazioni. Il vostro veicolo cargo è arrivato," ha trasmesso via radio Vladimir Solovyev, direttore di volo dal centro controllo missione russo nei pressi di Mosca.
Il lancio, il rendezvous e l'attracco con successo arrivano dopo due fallimenti di fila nei voli di rifornimento. Un Progress, lanciato il 28 aprile, andò fuori controllo appena dopo aver raggiunto l'orbita e, una settimana fa, un razzo Falcon 9 della SpaceX si è disintegrato durante il decollo, distruggendo il veicolo cargo Dragon carico con oltre 1.800 kg. di rifornimenti e attrezzature.
Se non è ancora conosciuta la causa esatta del fallimento della SpaceX, gli ingegneri russi avevano già detto di aver identificato e corretto il problema che credono la causa del fallimento del Progress e che non vi sono stati problemi significativi con il veicolo M-28M/60P.
Prima di questo lancio, la NASA aveva dichiarato che l'equipaggio della stazione aveva abbastanza rifornimenti a bordo per proseguire le normali operazioni fino a ottobre. Con il successo dell'attracco del veicolo spaziale Progress M-28M/60P, e assumendo che il cargo giapponese HTV previsto ad agosto arrivi regolarmente, l'equipaggio del laboratorio avrà scorte sufficienti fino alla fine dell'anno.
Nella foto (Credit: NASA TV) il veicolo Progress M-28M/60P in avvicinamento al complesso orbitale. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA), le disposizione dei veicoli spaziali agganciati alla ISS, dopo l'arrivo del Progress 60.

Fonti: Spaceflight Now - NASA ISS blog

03/07/2015 - Testato con successo un propulsore a affetto Hall sullo spazioplano X-37B -

La Aerojet Rocketdyne ha testato con successo un propulsore a affetto Hall a bordo della quarta missione dello spazioplano militare X-37B.
Il motore a Effetto Hall XR-5A è una versione potenziata del motore a affetto Hall XR-5 realizzato dalla Aerojet Rocketdyne. L'Aerojet ha prodotto fino ad oggi 16 motori a Effetto Hall XR-5 e ne ha fatti volare 12. Con l'introduzione di questo nuovo prodotto l'Aerojet Rocketdyne una introdotto un aggiornamento che incorpora miglioramenti identificati dopo l'iniziale bassa produzione e programmi di volo.
L'Aerojet ha ricevuto ordini per 64 propulsori di questo tipo e anticipa una forte produzione futura sia per i mercati commerciali che per quelli governativi.
"Il mercato dei satelliti geostazionari per telecomunicazioni ha accolto l'utilizzo dei propulsori a affetto Hall da 5 kilowatt, e l'Aerojet Rocketdyne ha non solo l'unico propulsore di questo tipo già testato in volo, ma ora dispone anche di una seconda generazione del motore," ha detto Eileen Drake, capo esecutivo dell'ufficio e Presidente della Aerojet Rocketdyne. "I clienti dei satelliti sono molto contrari al rischio, dato che molti satelliti geostazionari per telecomunicazioni hanno una vita operativa che supera i 15 anni. Quindi siamo molto felici di portare un prodotto di seconda generazione al mercati e fornirlo ai clienti con un alto livello di affidabilità e fiducia."
Il nuovo XR-5M mantiene la maggior parte del design del precedente XR-5 con modifiche minime. I soli due cambiamenti nei propulsori sono l'estensione del polo esterno attorno al catodo e una modifica nella posizione del catodo.
Un propulsore a effetto Hall è un tipo di propulsore elettrico in cui il propellente viene accelerato da un campo elettrico. I propulsori a effetto Hall intrappolano gli elettroni in un campo magnetico e li usano per ionizzare il propellente, accelerandoli efficientemente per generare spinta e neutralizzandoli poi nello scarico. Tali propulsori vengono a volte definiti Propulsori Hall o Propulsori a Corrente Hall.
La quarta missione dello spazioplano militare senza pilota X-37B dell'U.S. Air Force è iniziata il 20 maggio 2015 con il decollo del razzo Atlas 5 che l'ha portato in orbita.
Nella foto (Credit: Aerojet Rocketdyne) il nuovo propulsore a effetto Hall, lo XR-5A (nel riquadro) e lo spazioplano militare X-37B.

Fonti: Parabolic Arc - Wikipedia

03/07/2015 - Contare le stelle assieme a Gaia -

Questa immagine (Credit: ESA/Gaia – CC BY-SA 3.0 IGO), realizzata utilizzando i dati del satellite Gaia dell'ESA, non è un'ordinaria visone del cielo. L'immagine mostra la nostra Galassia, la Via Lattea e le sue vicine, le Nubi di Magellano ed è stata ottenuta in un modo poco usuale.
Mentre Gaia scansiona il cielo misurando le posizioni e le velocità di miliardi di stelle con una precisione senza precedenti, per alcune stelle determina anche la loro velocità con la quale attraversa il sensore della macchina fotografica. Questa informazione viene utilizzata in tempo reale per assicurare che l'orientamento e la posizione del sistema di controllo rimanga accurata e con la precisione necessaria.
Queste statistiche sulla velocità vengono inviate regolarmente a Terra, assieme ai dati scientifici, nella forma di dati di pulizia. Questi comprendono il numero totale di stelle, utilizzate per il ciclo di controllo dell'assetto, che viene rilevato ogni secondo dal campo di vista di Gaia.
In conclusione si tratta principalmente di una indicazione della densità delle stelle nel cielo e viene utilizzata per produrre una visualizzazione non comune della sfera celeste. Le regioni più brillanti indicano una presenza maggiore di stelle, mentre quelle più scure corrispondono a zone del cielo dove sono osservate poche stelle.
Il piano della Via Lattea, dove la maggior parte delle stelle risiede, è evidentemente la porzione più luminosa di quest'immagine, scorrendo orizzontalmente e specialmente brillante al centro. Le regioni scure attraverso questa larga striscia di stelle, conosciuto come il Piano Galattico, corrispondono alle dense nubi di gas e polvere interstellare che assorbono la luce delle stelle che si trovano allineate.
Il Piano Galattico è la proiezione, nel cielo, del disco della Galassia, una struttura schiacciata con un diametro di circa 100.000 anni luce e una altezza verticale di solo 1.000 anni luce.
Oltre il piano, sono visibili solo alcuni oggetti, i più evidenti la Grande e la Piccola Nube di Magellano, due galassie nane che orbitano attorno alla Via Lattea, e che si possono vedere nella porzione in basso a destra dell'immagine.
Alcuni ammassi globulari - grandi raggruppamenti di milioni di stelle tenute assieme dalla gravità reciproca - sono sparse attorno al Piano Galattico. Gli ammassi globulari, le più vecchie popolazioni di stelle della Galassia, si trovano principalmente nell'alone sferico che si estende per oltre 100.000 anni luce dal centro della Via Lattea.
L'ammasso globulare NGC 104 è facilmente visibile nell'immagine, all'immediata sinistra della piccola nube di Magellano. Altri ammassi globulari sono evidenziati nella versione fornita di note dell'immagine.
Da notare interessante che la maggior parte delle stelle luminose visibili ad occhio nudo e che formano le costellazioni familiari del cielo non sono prese in considerazione in quest'immagine perché sono troppo luminose per poter essere utilizzate dal sistema di controllo di Gaia. Similarmente la galassia di Andromeda, la vicina più grande della Via Lattea, non è qui visibile.
Anche se può sembrare illogico, mentre Gaia porta una macchina fotografica da un miliardo di pixel, non si tratta di una missione volta a fotografare il cielo: si sta facendo la più grande e più precisa mappa 3D della nostra galassia, fornendo uno strumento fondamentale per lo studio della formazione ed evoluzione della Via Lattea.
La missione scientifica è iniziata il 25 luglio 2014 con una speciale scansione di larghe regioni del cielo e poi, un mese dopo si è passati alla scansione normale. L'obiettivo principale è quello di catalogare la posizione, il movimento, la luminosità e il colore di tutte le stelle osservate. Un catalogo intermedio verrà reso pubblico nel 2016.

Fonte: ESA

03/07/2015 - Samantha Cristoforetti ha parlato con askanews -

L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, rientrata sulla Terra dopo la sua lunga missione 'Futura' a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha rilasciato, pochi giorni fa, una breve intervista telefonica da Houston con un giornalista della testata internet 'askanews'.
Durante l'intervista Samantha ha detto di essere contenta degli obiettivi raggiunti dalla missione e, da un punto di vista personale di aver realizzato il suo sogno, che poi è il coronamento di anni di lavoro e il punto di arrivo per chi fa l'astronauta di mestiere.
Per quanto riguarda le sue condizioni fisiche Samantha ha confermato che la maggior parte della riabilitazione fisica è stata completata anche se, per poter tornare a correre ci vorranno ancora parecchi mesi.
Per quanto riguarda il caffè spaziale è stata felice di poterlo assaggiare e, anche se non è certo come un espresso al bar, è sempre un grande passo avanti nei confronti delle buste in polvere di caffè istantaneo che hanno a bordo.
Ora Samantha trascorrerà le vacanze a casa, in Italia, e le attività di comunicazione post-volo potranno attendere l'autunno.
Anche da parte di Astronautica.us un ben tornato a casa a Samantha, sperando di poterle fare qualche domanda direttamente, appena sarà tornata dalle, meritate, ferie sulla Terra.
Nella foto (Credit: ESA/EAC) la calda accoglienza riservata a Samantha Cristoforetti al suo arrivo presso il Centro Addestramento Astronauti (EAC) dell'ESA a Colonia.

Fonte: askanews

Nell'illustrazione artistica (Credit: Rocket Lab), il razzo Electron.

03/07/2015 - Rocket Lab annuncia il primo sito di lancio commerciale al mondo -

Oggi la Rocket Lab ha annunciato che sarà la prima compagnia commerciale al mondo a costruire e operare un sito di lancio orbitale.
La compagnia prevede di costruire il sito di lancio a Kaitorete Spit, nella regione Canterbury, nell'isola sud della Nuova Zelanda, utilizzando il veicolo di lancio Electron della Rocket Lab progettato per inviare piccoli satelliti in Orbita Bassa Terrestre (LEO - Low Earth Orbit).
"Creare e gestire un proprio sito di lancio è una necessità dettata dalla nostra crescente lista di clienti," ha detto Peter Beck, Amministratore Delegato di Rocket Lab. "Al momento i tempi per lanciare un satellite sono di anni, e le piccole compagnie di satelliti non possono raggiungere l'orbita in tempo perché il loro vantaggio aziendale rimanga competitivo. Con le frequenze di lancio possibili da questo sito, la Rocket Lab compie uno dei passi più grandi per il suo obiettivo di rendere lo spazio commerciale più accessibile."
I clienti della Rocket Lab che hanno già permesso di assorbire i costi dedicati ai servizi di lancio utilizzeranno il sito di lancio per inviare in orbita satelliti per i compiti più vari: dai quelli per telecomunicazioni e servizi, monitoraggio meteo, ottimizzazione delle colture agricole, gestione dei disastri naturali, informazione marittima, dati di ricerca e recupero, GPS, Internet dallo spazio, ecc. ecc.
Nonostante la sede centrale si trovi negli Stati Uniti la Rocket Lab ha scelto la Nuova Zelanda come punto di lancio perché offre vantaggi tecnici, logistici ed economici. La posizione, che è stata utilizzata per voli suborbitali della NASA in passato, permette di raggiungere una serie di inclinazioni dalla solare sincrona fino a 45°.
"L'accesso dalla Nuova Zelanda ad alte inclinazioni e orbite solari sincrone è ideale per i piccoli satelliti," dice Beck. "Le operazioni logistiche sono rese più semplici dalla minore densità di traffico marino e aereo della Nuova Zelanda, che permette un significativo incremento nella frequenza dei lanci ed economie di scala."
Il sito dovrebbe essere completato entro il quarto trimestre del 2015, e dopo di ciò sarà pronto per i primi test di volo del veicolo Electron. Mentre Kaitorete Spit sarà il principale sito di lancio della Rocket Lab, la compagnia sta valutando ulteriori siti di lancio in Nuova Zelanda ed ha già stabilito i siti di lancio negli Stati Uniti per venire incontro alle richieste dei clienti.
La Rocket Lab viene fondata da Peter Beck, neozelandese, nel 2007 grazie ai finanziamenti di Mark Rocket, imprenditore e fra i creatori della Sun Microsystem, e si specializza nella costruzione di razzi sonda per poi tentare la strada del razzo per piccoli satelliti.
Il razzo Electron è un due stadi a propellente liquido (ossigeno liquido e kerosene RP-1) alto 20 metri e dal diametro di 1. La sua realizzazione in materiali compositi al carbonio ha permesso un notevole risparmio di peso. I motori del primo stadio saranno diversi Rutherford messi assieme per un totale di 146,6 kN di spinta mentre il secondo stadio ne vedrà uno solo ma ottimizzato per il vuoto e capace di raggiungere 22 kN di spinta.
Il razzo Electron sarà in grado di collocare satelliti di 100 kg di peso su orbita nominale solare sincrona a 500 km di altezza al costo molto concorrenziale di 4,9 milioni di dollari.
La particolarità dei motori Rutherford è che utilizzeranno una turbopompa alimentata da un motore elettrico collegato a una batteria anziché un generatore di gas, un espansore o un pre-burner come nei motori a razzo comuni. Inoltre il motore è realizzato in gran parte con la stampa 3D attraverso la fusione con un raggio di elettroni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Rocket Lab) il sito di lancio in Nuova Zelanda. Nell'illustrazione artistica in alto (Credit: Rocket Lab), il razzo Electron.

Fonti: Spacedaily - Rocket Lab

03/07/2015 - Tre tempeste nel Pacifico viste dall'orbita -

Tre tempeste dell'Oceano Pacifico: le tempeste tropicali Chan-ho e Raquel oltre alla depressione tropicale n.10, viste dai satelliti geostazionari di EUMETSAT e NOAA, alle 6 UTC del 2 luglio 2015 (le 8 ora italiana).
I dati infrarossi dei satelliti sono stati poi sovrapposti su un modello della Terra generato al computer, contenente le immagini Blue Marble Next Generation della NASA.
L'immagine (Credit: EUMETSAT 2015) mentre a questo indirizzo un'immagine più grande.

Fonti: Spaceref - Album Flickr di Eumetsat

03/07/2015 - Rinviato di alcuni giorni il lancio di Ariane 5 -

Con un breve comunicato Arianespace, la compagnia che si occupa dei lanci spaziali dei razzi vettori europei, ha informato che il lancio del prossimo veicolo Ariane 5, missione VA224, verrà rinviato di alcuni giorni.
"A causa di ulteriori controlli nella preparazione della missione VA224, il lancio inizialmente previsto per l'8 luglio 2015, sarà rinviato di alcuni giorni," si legge nel breve comunicato. "Una nuova data di lancio per i satelliti Star One C4 e MSG-4 verrà comunicata da Arianespace appena possibile." si chiude il comunicato.
Il satellite Star One C4, costruito dalla SSL (Space System Loral) ospita 48 trasmettitori in banda Ku e rinforzerà l'operatore Embratel Star One per i servizi diretti alle abitazioni in Brasile. Inoltre espanderà l'accesso agli altri Paesi Latino-Americani e negli Stati Uniti. Il veicolo, una volta in orbita, verrà posizionato a 70° di longitudine Ovest e la sua vita operativa prevista è di 15 anni.
L'MSG-4 della Eumetsat, prodotto dalla Thales Alenia Space che ha guidato un consorzio europeo, è il quarto e ultimo satellite meteo della serie di seconda generazione Meteosat per l'Europa. Dopo il lancio verrà tenuto di riserva in orbita e con il nome di Meteosat-11 quando diventerà operativo per fare da ponte fra il Meteosat-10 e i primi satelliti meteo di terza generazione, il cui lancio in orbita è previsto per il 2019 e 2021.
Nella foto (Credit: Arianespace) il razzo Ariane 5, missione VA224, completato.

Fonte: Arianespace

Nella foto (Credit: NASA TV/Roscosmos), il razzo Soyuz-U con il cargo Progress 60P in volo.

03/07/2015 - Il cargo Progress è in viaggio verso la ISS -

Il 3 luglio alle ore 7:55 ora di Mosca (le 6:55 ora italiana) è decollato dalla rampa n.1 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, il razzo vettore Soyuz-U con a bordo il veicolo cargo Progress M-28M (60P) diretto a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Alle 8:04 MSK (le 7:04 ora italiana) il 'camion spaziale' si è separato regolarmente dal terzo stadio del veicolo di lancio e si è inserito nell'orbita prevista. A bordo del Progress si trovano 2.381 kg di cargo, tra cui ossigeno, propellente, attrezzature per esperimenti scientifici, attrezzature e forniture contenenti cibo e acqua e pacchi di articoli per l'equipaggio.
Il lancio si è tenuto appena cinque giorni dopo che il razzo Falcon 9 della SpaceX si è disintegrato due minuti e 19 secondi dal lancio da Cape Canaveral, distruggendo il veicolo cargo Dragon che si trovava a bordo con oltre 1.800 kg di rifornimenti per la ISS.
Dopo essere stato rilasciato, il Progress ha regolarmente dispiegato i pannelli solari e le antenne di trasmissione. "Le notizie dal centro controllo missione in Russia sono perfette, tutti i sistemi del Progress sono in perfette condizioni," ha segnalato Rob Navias, il commentatore del centro controllo missione della NASA a Houston.
Se tutto proseguirà come previsto il cargo arriverà in prossimità della stazione spaziale nelle prime ore di domenica, per un attracco automatico al modulo russo Pirs previsto per le 3:13 a.m. EDT (le 9:13 ora italiana).
Le perdite delle due precedenti missioni di rifornimento (il Progress M-27M ad aprile e il Dragon pochi giorni fa), oltre al guasto del razzo Antares della Orbital ATK lo scorso ottobre e relativa perdita della capsula Cygnus, avevano tagliato drasticamente le riserve dell'avamposto da circa 6 mesi a quattro o meno.
I responsabili della stazione spaziale avevano dichiarato che vi erano abbastanza scorte per supportare l'equipaggio della ISS fino a ottobre, se nessun'altra nave spaziale cargo fosse stata disponibile. Ma con il Progress regolarmente in viaggio, e assumendo che la nave cargo HTV del Giappone parta regolarmente in agosto, la stazione potrà nuovamente essere rifornita fino alla fine dell'anno.
"Se avessimo ulteriori ritardi nei nostri rifornimenti, in particolare da metà settembre, ottobre, potremmo avere qualche problema," aveva dichiarato l'astronauta Scott Kelly giovedì. "Ma con il nostro attuale piano di trasporto, con Progress e HTV ad agosto, assumendo che tutto vada in tempo dovremmo essere in ottime condizioni."
Ma perdendo tre delle ultime sette missioni cargo non ha soltanto tagliato le scorte per l'equipaggio ma anche cruciali forniture di ricerca sono andate perdute, assieme a parti di ricambio e altro materiale necessario. Kelly dice che pensa in particolare agli studenti che hanno perso i loro esperimenti nei due incidenti degli Stati Uniti.
"La terza volta sarà quella buona, spero," ha detto Kelly "Siamo fiduciosi come siamo in grado di esserlo in qualsiasi lancio di razzi. C'è sempre il rischio, c'è sempre la possibilità del fallimento, ma bisogna guardare in positivo, e ci aspettiamo che (il Progress) possa arrivare in tempo."
Quello di oggi è stato il 33esimo lancio orbitale del 2015, il 30esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: NASA TV/Roscosmos) i motori del primo stadio del razzo Soyuz-U al momento del decollo di oggi. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV/Roscosmos), il razzo Soyuz-U con il cargo Progress 60P in volo.

DECOLLO DEL VETTORE SOYUZ-U CON IL PROGRESS M-28M DA VARIE ANGOLAZIONI - 03/07/2015 - (Credit: ROSCOSMOS) - dur.min. 05:55 - AUDIO AMBIENTE

Fonti: Spaceflight Now - Roscosmos

02/07/2015 - La NASA e la SpaceX rinviano il test di aborto in volo del Crew Dragon -

La NASA e la SpaceX hanno deciso di rinviare il test di aborto in volo della versione equipaggio della capsula Dragon fino a dopo il primo volo di prova orbitale senza equipaggio, una decisione che, viene specificato, non ha niente a che fare con il fallimento del lancio del Falcon 9 dello scorso 28 giugno e che è ancora nelle prime fasi di indagine.
Il primo volo orbitale, senza equipaggio, della capsula Crew Dragon è previsto per la seconda metà del 2016 in base al CCtCap (Commercial Crew Transportation Capability) stipulato con la NASA. I piani originali prevedevano che per questo test venisse utilizzata la stessa Dragon che ha eseguito a maggio il test di aborto sulla rampa da Cape Canaveral. Invece, dato che il progetto del Dragon è stato modificato fin dalla costruzione di quel veicolo, iniziata oltre due anni fa, la SpaceX utilizzerà la Dragon che avrà volato nel test orbitale di prova. Da qui la necessità di spostare il test di aborto in volo a dopo il primo volo orbitale.
Oltre allo slittamento della data del test vi è anche un cambio di sito di lancio. Inizialmente la SpaceX avrebbe voluto eseguire il test di aborto in volo lanciando un Falcon 9 dalla Base Aerea di Vandenberg, in California. Ora invece il test si terrà dal Complesso di lancio 39A del Kennedy Space Center della NASA, in Florida, la stessa rampa che la SpaceX utilizzerà per le missioni abitate Dragon.
Nella foto (Credit: NASA) il veicolo Dragon della SpaceX durante il test di aborto sulla rampa eseguito con successo lo scorso maggio.

Fonte: Spacenews

02/07/2015 - Nuove affascinanti immagini a colori di Plutone dalla New Horizons -

Nuove immagini a colori dalla sonda New Horizons della NASA mostrano due differenti facce del misterioso pianeta nano, una con una serie di intriganti macchie scure spaziate regolarmente lungo l'equatore. Ognuna delle macchie scure è circa 480 km di diametro con un'area equivalente a quasi quella dello stato del Missouri (poco di più della metà della superficie dell'Italia).
Gli scienziati non hanno ancora visto niente di simile alle macchie scure; la loro presenza ha suscitato l'interesse del team scientifico di New Horizons, a causa della notevole consistenza nella loro spaziatura e dimensioni. Mentre l'origine delle macchie è, per ora, un mistero, la risposta potrà essere rivelata quando la sonda proseguirà il suo approccio al misterioso pianeta nano. "E 'un vero e proprio rompicapo, non sappiamo che cosa sono quelle macchie, e non vediamo l'ora di scoprirlo," ha detto il ricercatore principale di New Horizons, Alan Stern, del Southwest Research Institute, di Boulder. "Inoltre è sconcertante e drammatica la grande differenza nei colori e nell'aspetto di Plutone rispetto alla sua luna Caronte, più scura e grigia."
Per produrre queste nuove immagini i membri della squadra di New Horizons hanno combinato le immagini in bianco e nero di Plutone e Caronte dello strumento LORRI (Long-Range Reconnaissance Imager) con quelle a bassa risoluzione a colori dello strumento Ralph. Noi vediamo il pianeta e la sua luna principale approssimativamente in colori reali, ovvero come apparirebbero ai nostri occhi se fossimo a bordo della sonda New Horizons. Circa metà di Plutone viene ripreso e quindi le strutture vicine al bordo inferiore del pianeta nano sono, approssimativamente, sulla linea equatoriale.
La sonda New Horizons della NASA, dopo un viaggio di nove anni, eseguirà un sorvolo ravvicinato (circa 12.500 km) a Plutone e alle sue lune il 14 luglio. E' la prima volta che un veicolo spaziale fa visita a questo pianeta nano.
Nelle immagini (Credit: NASA) Plutone e Caronte a colori ripresi in due diversi momenti per mostrare entrambi gli emisferi del pianeta nano.

Fonte: NASA

02/07/2015 - Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko: l'attività viene dai pozzi -

Una buona parte dei getti sfoggiati dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko furiescono da veri e propri pozzi attivi che si sono formati a seguito di crolli localizzati della superficie, chiaro segno di una composizione interna caotica e diversificata. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, si basa sulle immagini della fotocamera OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System) della sonda Rosetta dell'ESA.
Ormai Rosetta sta osservando la cometa da oltre un anno. Quando la sonda si è avvicinata a soli 10/30 chilometri dal centro della cometa tra settembre ed ottobre 2014, le foto ad alta risoluzione di OSIRIS hanno mostrato che, almeno una buona parte dei getti, proveniva da punti specifici della superficie. Un dettaglio che non era mai stato osservato prima.
Jean-Baptiste Vincent del Max Planck Institute for Solar System Research, ed il suo team, hanno individuato 18 fosse quasi circolari nell'emisfero nord del nucleo, alcune delle quali sono fonte di attività continua. Questi pozzi hanno un diametro che va da poche decine a centinaia di metri ed arrivano fino a 210 metri di profondità.
Gli scienziati ritengono che questi pozzi si formano quando il soffitto delle cavità diventa troppo sottile per sostenere il suo stesso peso, crollando. Così l'interno fratturato della cometa rimane esposto e il materiale inizia a sublimare, continuando ad erodere la fossa.
In precedenza, strutture simili erano state scoperte sulle comete 9P/Tempel 1 e 81P/Wild 2, che erano state visitate dalle sonde Deep Impact e Stardust della NASA. "Grazie alla loro inusuale morfologia queste fosse possono essere distinte chiaramente dai crateri da impatto," ha detto Vincent. "Sembrano proprio essere una caratteristica delle comete."
Ora Rosetta sta cercando di ottimizzare le sue orbite intorno alla cometa per stabile un collegamento affidabile con Philae che si è risvegliato a sorpresa il 14 giugno tra l'entusiasmo generale di scienziati e fan.
Approfondimento della notizia, redatta da Elisabetta Bonora sul sito Alive Universe Images, con illustrazioni esplicative.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) una vista ad alta risoluzione della regione attiva chiamata Seth ripresa dallo strumento OSIRIS il 20 settembre 2014 da una distanza di circa 26 km dalla superficie. L'immagine ha una scala di 45cm/pixel. Il foro Seth-01 è visibile vicino al centro dell'immagine e misura approssimativamente 220 metri e profondo 185. Nell'immagine sono presenti anche Seth-02 e Seth-03 sopra a Seth-01 e Seth-04 e Seth-05 sotto. L'immagine non è stata evidenziata per rivelare l'attività dei getti ma invece contrastata per far notare meglio la ricca diversità nella geologia della cometa sia dentro le regioni attive che nelle vicinanze.

Fonti: Alive Universe Images - Spaceref - Nature

01/07/2015 - ATHENA FIDUS per CLOSEYE -

Dotare l’Unione Europea di un sistema operativo per il monitoraggio dei confini meridionali del continente, migliorando la capacità di reazione delle autorità competenti nel controllo delle frontiere. Questo è l’obiettivo del progetto CLOSEYE (Collaborative evaLuation Of border Surveillance technologies in maritime Environment bY pre-operational validation of innovativE solutions) che ha recentemente sperimentato l’utilizzo della banda larga del payload dell’ASI a bordo del satellite italo-francese ATHENA FIDUS.
La sperimentazione è in corso tra l’Isola di Pantelleria e il centro operativo (CINCNAV) della Marina Militare, ed è realizzata nell’ambito della fase di test in vista della validazione di scenari pre-operativi per il controllo delle frontiere.
Il satellite invierà tracciati radar, immagini ottiche e SAR da mezzi aerei direttamente al centro della Marina Militare. La sperimentazione permette, durante tutta la fase di test, una condivisione ampia e veloce dei dati strategici con i principali enti coinvolti nella sorveglianza costiera, direttamente dagli scenari operativi al centro di raccolta nazionale. In questo modo, grazie alla banda larga del satellite, è possibile avere comunicazioni strategiche costanti che possono ovviare a qualsiasi problema legato alle comunicazioni satellitari commerciali o di rete fissa.
ATHENA-FIDUS (Access on THeatres and European Nations for Allied forces – French Italian Dual Use Satellite) è un Sistema Satellitare per servizi di comunicazione a banda larga per usi governativi duali (civili e militari), sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana e dalCentre National d'E'tudes Spatiales (CNES) nell’ambito di accordi di collaborazione sottoscritti dalle agenzie spaziali e dai Ministeri della Difesa italiano e francese. Il satellite realizza una rete di telecomunicazioni per usi militari e civili governativi (sicurezza, vigili del fuoco, carabinieri ecc.) indipendente da quella terrestre, in grado di operare in ogni condizione di calamità, interruzione delle reti convenzionali e di intervento in territori all’estero con comunicazioni sicure.
Il satellite è stato lanciato il 6 febbraio 2014 dal Centro Spaziale di Kourou in Guyana francese e avrà una vita operativa prevista di oltre 15 anni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Alenia Space) il satellite ATHENA FIDUS.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: Walter Scriptunas II / Scriptunas Images), il momento dell'esplosione del razzo Falcon 9.

01/07/2015 - I dati, e non i detriti, decisivi per svelare le cause dell'incidente del Falcon 9 -

La SpaceX ha dichiarato ufficialmente mercoledì che, sebbene le squadre di recupero nell'Oceano Atlantico abbiano recuperato dei detriti del Falcon 9 lanciato domenica, i migliori indizi per scoprire le cause dello schianto si troverebbero nei dati grezzi trasmessi dal razzo mentre questo si disintegrava.
Funzionari della compagnia con sede in California, hanno detto che, al momento non vi sono scoperte eclatanti sui motivi del disastro, il primo fallimento in 19 lanci del razzo Falcon 9 della SpaceX. "Il processo per determinare le cause dell'incidente di domenica è complesso e non vi è una teoria che sia conforme ai dati," ha detto John Taylor, un portavoce di SpaceX. "Le nostre squadre di ingegneri stanno rivoltando ogni dato di volo disponibile mentre lavorano attraverso un'analisi dettagliata per identificare le cause."
Elon Musk, capo esecutivo e fondatore di SpaceX ha detto domenica che i dati inviati dal Falcon 9 mostravano un 'evento di sovrapressione' nel serbatoio di ossigeno liquido del secondo stadio. Il guasto si è avuto a 139 secondi dopo il decollo da Cape Canaveral, quando i nove motori del primo stadio del Falcon 9 erano ancora in funzione a un'altezza approssimativa di 45 km e il veicolo viaggiava a quasi 5.000 km/h.
Il primo stadio del Falcon 9 ha continuato a funzionare per alcuni secondi mentre il secondo stadio andava in pezzi, sprigionando una nube di vapori del propellente attorno al vettore. L'U.S. Air Force, che è incaricata della sicurezza pubblica del poligono di Cape Canaveral, ha inviato il comando di auto-distruzione dopo che il razzo si era già spezzato a mezz'aria.
Lo schianto ha distrutto il veicolo cargo Dragon, sempre di produzione SpaceX, destinato a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Entro poche ore la Guardia Costiera degli Stati Uniti e la SpaceX hanno iniziato un pattugliamento alla ricerca dei detriti finiti nell'Oceano Atlantico a circa 240 km al largo della Florida. Funzionari della Guardia Costiera hanno detto che le squadre di ricerca hanno lanciato delle boe per misurare le correnti oceaniche e aiutare nel seguire il movimento dei detriti.
I frammenti raccolti finora offrono pochi indizi su cosa possa essere successo e la SpaceX dice che gli ingegneri si stanno concentrando sulle informazioni trasmesse in tempo reale a terra mentre il razzo subiva il guasto.
La SpaceX ha affermato che i dati di volo sono 'la migliore risorsa' disponibile al team investigativo, guidato da Hans Koenigsmann, il vice presidente di missione e capo ingegnere per il lancio. Koenigsmann, la faccia pubblica delle operazioni di lancio della SpaceX in Florida, gestisce l'indagine a Cape Canaveral e presso la sede centrale della compagnia a Hawthorne, in California.
Michael Curie, portavoce della NASA, ha detto mercoledì che l'agenzia sta assistendo nell'indagine del disastro di domenica. Un ingegnere del Launch Services Program della NASA, che supervisiona i lanci dei razzi senza equipaggio dell'agenzia, fa parte della commissione inquirente, ha detto Curie.
Anche l'Air Force e la Federal Aviation Administration (FAA), che hanno la giurisdizione sulle operazioni di lancio commerciali della SpaceX, stanno partecipando all'indagine.
La SpaceX ha dichiarato ufficialmente che il Falcon 9 ha inviato oltre 3.000 flussi di dati durante il volo di domenica, compresi i video di bordo.
Musk aveva scritto lunedì su Twitter che le misurazioni degli ultimi millisecondi di volo verranno passati attraverso un editor esadecimale, di programmi di computer che permettono agli ingegneri di manipolare i dati fondamentali - gli zero e uno del codice binario - se niente di anomalo verrà fuori nei canali delle informazioni pre-processate provenienti dal razzo.
Sempre la SpaceX ha dichiarato ufficialmente che anche la catena di produzione integrata verticale potrebbe aiutare l'indagine a fare dei passi avanti.
"Non voglio speculare su quello che è accaduto in volo perché non abbiamo una visione esatta di cosa è accaduto," aveva dichiarato Gwynne Shotwell, presidente di SpaceX e capo ufficio operativo, nell'incontro con i giornalisti dopo l'incidente di domenica. "Comunque siamo certamente in una posizione straordinaria per scoprire che cosa è accaduto, per sistemarlo e tornare al volo dato il fatto che, la maggior parte del veicolo spaziale, e tutti i suoi componenti sono di nostra produzione."
"Quindi non dobbiamo passare attraverso contratti legali, negoziazioni e discussioni per avere i dati di ogni componente," dice la Shotwell. "Noi abbiamo già tutto. Sono sicura che troveremo rapidamente la causa e torneremo al volo prima possibile e con la sicurezza e affidabilità che ci contraddistingue."
La SpaceX ha detto di aver notificato ai propri clienti in lista per il lancio dei propri satelliti che il razzo Falcon 9 avrà un ritardo di alcuni mesi. Dopo il lancio di domenica, la prossima missione di un Falcon 9 prevista era con il satellite Jason 3, un osservatorio oceanografico in collaborazione fra Europa e Stati Uniti.
La NOAA è incaricata del contributo USA alla missione Jason 3 e l'agenzia meteorologica ha annunciato lunedì che il lancio del satellite previsto dalla Base Aerea di Vandenberg, in California, l'8 agosto, sarebbe stato rinviato.
Altre missioni inserite nella lista di SpaceX per quest'anno comprendevano l'invio in orbita di satelliti della SES, della Orbcomm e due altre missioni cargo della NASA per la ISS.
Lo schianto del Falcon 9 pone una battuta d'arresto per la SpaceX, che era cresciuta come rivale nel mercato dei lanci spaziali per i grandi satelliti commerciali e governativi.
Dopo una revisione guidata dall'Air Force, durata due anni, il Pentagono a maggio aveva permesso alla SpaceX di competere con la United Launch Alliance (ULA) per l'invio dei satelliti militari più cruciali. La SpaceX inoltre era il competitor principale di Arianespace per il mercato globale dei servizi di lancio, principalmente occupato dai satelliti commerciali per telecomunicazioni.
Nella foto (Credit: Walter Scriptunas II / Scriptunas Images) i primi istanti del decollo del Falcon 9, domenica. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Walter Scriptunas II / Scriptunas Images), il momento dell'esplosione del razzo Falcon 9.

MOMENTO DELL'INCIDENTE DEL FALCON 9 AL RALLENTATORE - 28/06/2015 - (Credit: SPACEX/SPACEFLIGHT NOW) - dur.min. 02:04 - NO AUDIO

Fonti: Spaceflight Now - SpaceX

01/07/2015 - Il veicolo cargo russo è sulla rampa di lancio -

Il prossimo veicolo cargo di rifornimento destinato ad essere lanciato verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stato portato oggi alla rampa di lancio. L'equipaggio della stazione si sta inoltre preparando per la prossima missione cargo del Giappone, prevista per agosto.
La ISS Progress 60 (60P - M-28M) si trova sulla rampa di lancio del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, in preparazione al lancio previsto alle 12:55 a.m. EDT di venerdì (le 6:55 ora italiana). Il 60P trasporterà circa tre tonnellate di cibo, propellente e rifornimenti per l'equipaggio e si aggancerà al compartimento Pirs.
L'astronauta della NASA, Scott Kelly, membro dell'equipaggio della missione 'One Year' ha lavorato mercoledì alla preparazione dell'arrivo di un altro veicolo cargo, il Kounotori HTV-5 della JAXA (Agenzia Aerospaziale di Esplorazione Giapponese), il cui lancio è previsto per il 16 agosto. Il veicolo decollerà dal Centro Spaziale di Tanegashima, in Giappone, per un viaggio di quattro giorni verso la stazione dove verrà catturato con il braccio robotico Canadarm2 e ormeggiato al boccaporto che guarda la Terra del nodo Harmony.
I due cosmonauti, il Comandante Gennady Padalka e il membro dell'equipaggio 'One Year' Mikhail Kornienko, hanno lavorato nel lato russo del laboratorio orbitale conducendo esperimenti scientifici e manutenzione. I due hanno esplorato le forze dinamiche sperimentate dalla stazione e causate dagli eventi della missione come un veicolo che attracca e le passeggiate spaziali, comprese le attività interne come gli esercizi fisici.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il vettore Soyuz-U con il Progress 60P sulla rampa di lancio di Baikonur.

Fonte: NASA

01/07/2015 - L'aeroporto di Ellington, Huston, acquisisce la licenza di Spazioporto -

Lo Houston Airport System (HAS) ha ricevuto la Launch Site Licence dalla FAA (Federal Aviation Administration) che permette così all'aeroporto di Ellington (EFD) di stabilirsi come sito di partenza per Veicoli di Lancio Riutilizzabili (RLV), diventando il decimo spazioporto commerciale negli Stati Uniti.
Quasi due anni dopo che i membri del Consiglio Cittadino avevano dato il loro benestare al progetto, la FAA ha approvato formalmente l'apertura delle porte ai piani per trasformare l'aeroporto di Ellington in un punto focale per le operazioni aerospaziali, come il lancio di micro-satelliti, l'addestramento di astronauti, gli esperimenti a gravità zero, la costruzione di veicoli spaziali e ospitare altre potenziali attività del settore.
"Houston giocherà un ruolo chiave nelle operazioni spaziali commerciali del 21esimo secolo," ha detto il sindaco di Houston, Annise Parker. "Crediamo che la licenza di spazioporto a Houston non solo serva come generatore economico per la città ma che amplierà la giusta reputazione di Houston come leader nell'industria aerospaziale."
Dopo aver lavorato a stretto contatto con l'Ufficio del Trasporto Spaziale Commerciale della FAA, HAS può ora passare a stabilire le infrastrutture richieste e gli impianti necessari per accogliere gli RLV - che compiono decolli orizzontali, anziché verticali, simili agli aerei commerciali.
"Houston è stato in prima linea nella storia dell'aviazione e dell'innovazione per decenni," ha detto il Direttore dello Houston Aviation, Mario C. Diaz. "Non solo questo offre l'opportunità di rinforzare i suoi collegamenti con l'industria aerospaziale ma offre a Houston l'occasione di rafforzare la sua reputazione come città che guarda in avanti e leader nel creare posti di lavoro con le nuove tecnologie e di nuova generazione."
Situato vicino al Golfo del Messico e disponendo di oltre 161 ettari di terreno già disponibile per lo sviluppo, l'aeroporto di Ellington ha tutte le caratteristiche associate per uno Spazioporto con licenza operativa. Nel complesso, Houston offre un boom economico con una forte base industriale aerospaziale, una forza lavoro ben istruita con esperienza nelle richieste ad alta tecnologia di esplorazione dello spazio e l'abbondanza di spazio per la crescita in una struttura aeroportuale in posizione strategica.
"Non vediamo l'ora di completare la nostra visione per creare un cluster aerospaziale presso lo Spazioporto di Houston," ha detto Arturo Machuca, il Direttore Generale dell'Aeroporto di Ellington, che ha compiuto gli sforzi per portare il progetto spazioporto di EFD. "Ora che siamo ufficialmente il decimo spazioporto commerciale negli Stati Uniti siamo pronti a lavorare con i nostri partner del settore aerospaziale per approfittare della posizione unica, le infrastrutture e le risorse umane che la quarta città più grande degli Stati Uniti hanno da offrire."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Houston Airport System) lo spazioporto di Ellington con vari veicoli di lancio spaziale orizzontale.

Fonte: Parabolic Arc

01/07/2015 - Johann-Dietrich Woerner è il nuovo Direttore Generale dell'ESA -

Oggi, primo luglio 2015, l'ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha un nuovo Direttore Generale: Johann-Dietrich Woerner, che ha preso la guida alla sede generale dell'ESA, a Parigi, in Francia.
"Sono nella posizione favorevole per coltivare i semi del lavoro di Jean-Jacques Dordain," aveva dichiarato Woerner durante una recente conferenza stampa tenuta al Paris Air Show, esprimendo i suoi ringraziamenti al precedente Direttore Generale.
Tra i molti compiti importanti che deve soddisfare, il signor Woerner chiede una continuazione dei programmi ESA in corso, dei progetti e delle missioni in cooperazione con gli Stati Membri, preparando il futuro dell'ESA.
Riferendosi a questo futuro come 'Space 4.0', il signor Woerner ritiene che l'ESA ha già iniziato l'ingresso in questa nuova fase, in cui lo spazio è diventato un business, giorno per giorno e in cui l'interazione con la società, la commercializzazione dello spazio, con conseguenti nuovi ruoli per l'industria e nella quale una relazione favorita di cooperazione con la Commissione Europea svolge un ruolo importante.
Il Consiglio dell'ESA ha nominato all'unanimità il signor Woerner il 18 dicembre 2014 per un periodo di quattro anni. In precedenza è stato capo del Comitato esecutivo del Centro Aerospaziale Tedesco (DLR), dal marzo 2007 al giugno 2015. Originario di Kassel, in Germania, Woerner è sposato e ha tre figli.
Egli succede a Jean-Jacques Dordain, il cui mandato è scaduto il 30 giugno. Dordain è stato il più longevo Direttore Generale dell'ESA, ha guidato l'Agenzia dal luglio 2003 e ha alle spalle numerosi successi eccezionali.
Nella foto (Credit: ESA–S. Corvaja, 2015) Johann-Dietrich Woerner di fronte al padiglione dell'ESA al Paris Air Show di Le Bourget, lo scorso 15 giugno.

Fonte: ESA

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Aggiornato il 1° agosto 2015 - ore 23:59

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Massimo Martini

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