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Notiziario 2015 - agosto

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di agosto 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di luglio 2015.
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31/08/2015 - Ancora un paio di mesi prima di vedere un Falcon 9 in volo -

La SpaceX prevede di tenere il suo razzo vettore Falcon 9 ancora a terra per un periodo più lungo di quanto previsto dopo l'incidente che ha coinvolto il lanciatore a giugno.
La notizia è arrivata dalle parole del Presidente della compagnia, Gwynne Shotwell, durante una tavola rotonda online tenutasi durante la conferenza AIAA Space 2015 di Pasadena, California.
"Ci stiamo mettendo più tempo di quanto originariamente previsto, ma penso che nessuno dei nostri clienti voglia correre rischi e fallire di nuovo," ha detto Shotwell aggiungendo che "la compagnia è ancora a un paio di mesi dal prossimo volo."
L'incidente del 28 giugno, nel quale è andato distrutto un veicolo cargo diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), si pensa sia stato causato da un supporto interno del serbatoio di propellente che, cedendo, ha fatto esplodere il secondo stadio del razzo.
La Shotwell ha confermato che il problema è "facile da risolvere" aggiungendo però che la compagnia preferisce prendersi altro tempo per essere sicura che non vi sia qualcos'altro di questo tipo nella catena dei fornitori.
La prossima missione in calendario per SpaceX avrebbe dovuto essere un satellite del governo USA per il monitoraggio degli oceani chiamato Jason 3 ma la Shotwell ha indicato che verrà anticipato da un satellite per telecomunicazioni commerciali. La società lussemburghese SES SA ha un contratto con SpaceX per volare sul primo razzo Falcon 9 con potenziamento del primo stadio. L'aggiornamento permetterà alla SpaceX di tentare di far atterrare il primo stadio del suo razzo nei pressi del sito di lancio anche da una missione di maggiore altitudine in modo che possa essere rifornito e riutilizzato.
Il Jason 3 slitterà dopo il satellite della SES e volerà con un Falcon 9 v1.1 in versione standard.
Nella foto di archivio (Credit: SpaceX) un razzo vettore Falcon 9 di SpaceX all'interno dell'hangar di allestimento finale.

Fonte: Reuters

31/08/2015 - La Soyuz TMA-18M è sulla rampa di lancio pronta al via -

Oggi, 31 agosto 2015, il veicolo di lancio Soyuz-FG completo con il veicolo spaziale per il trasporto abitato Soyuz TMA-18M è stato spostato (rollout) dall'edificio di preparazione ed è stato issato sulla rampa di lancio Area 1 (la 'rampa di Yuri Gagarin') del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
La decisione di eseguire il rollout e di alzare il veicolo di lancio con il veicolo spaziale è stata fatta durante un incontro del management tecnico e della commissione governativa che si sono riunite domenica durante i preparativi per il lancio.
Il lancio del vettore Soyuz-FG con la capsula abitata Soyuz TMA-18M, sotto il programma della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stato fissato per mercoledì 2 settembre alle 7:37 ora di Mosca (le 8:37 ora italiana).
Il veicolo spaziale Soyuz TMA-18M porterà alla ISS un membro dell'equipaggio di Spedizione 45/46 e due membri dell'equipaggio della 'Visiting Mission' n.18. Il membro dell'equipaggio di Spedizione 45/46 è il cosmonauta russo Sergei Volkov, mentre i membri in visita sono l'astronauta danese Andreas Mogensen e il cosmonauta kazako Aidyn Aimbetov.
Il veicolo di trasporto equipaggio della nuova serie di Soyuz TMA-M è stato sviluppato e costruito dalla RSC Energia aggiornando la versione Soyuz TMA. Il nuovo modello è fornito con nuova strumentazione per il controllo e la navigazione. Tutti gli strumenti sono costruiti con gli ultimi ritrovati della tecnologia elettronica e vi girano i software più sofisticati. L'aggiornamento ha reso possibile la riduzione della massa delle attrezzature di bordo e permesso così l'incremento del carico trasportato in orbita.
Il veicolo spaziale è progettato per portare fino a tre membri dell'equipaggio e un piccolo carico verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) così come il loro ritorno sulla Terra. Una volta agganciata alla ISS, la Soyuz TMA-M serve come scialuppa di salvataggio e viene tenuta permanentemente pronta per un rientro di emergenza dell'equipaggio sulla Terra. Questo sarebbe infatti richiesto in caso di un'emergenza a bordo della stazione, ferimento o malattia di un membro dell'equipaggio.
Nella foto (Credit: RSC Energia) il vettore Soyuz con la capsula Soyuz TMA-18M sulla rampa di lancio di Baikonur.

Fonte: RSC Energia

29/08/2015 - Nella Hawaii è iniziata, per sei persone, la simulazione di vivere un anno su Marte -

Sei scienziati hanno iniziato un esperimento di isolamento della durata di un anno all'interno di una piccola cupola per simulare il soggiorno su Marte.
L'ultima missione HI-SEAS (Hawai'i Space Exploration Analog and Simulation) è iniziata venerdì 28 agosto e fa parte di una ricerca dell'Università Mānoa delle Hawaii, finanziata dalla NASA, per testare i limiti dell'esplorazione spaziale umana di lunga durata. Il team, che comprende Sheyna Gifford, Tristan Bassingthewaighte, Carmel Johnston, Andrzej Stewart, Cyprien Verseux e Christiane Heinicke ha chiuso la porta della loro casa di 100 m2 alle 3 p.m. locali.
La cupola del team si trova lungo il lato del vulcano Mauna Loa delle Hawaii e misura 11 metri di diametro ed è alto due piani.
La cupola non permette l'accesso di aria fresca, cibo fresco o molto spazio privato. Invece ogni membro del team dispone di una piccola camera per dormire che può essere utilizzata per avere anche un po di privacy. Le tute spaziali sono necessarie per ogni uscita fuori dalla cupola, come richiede l'esperimento.
Il cibo viene fornito in scatola e lattine, compreso il formaggio in polvere e il tonno. L'università delle Hawaii ha dichiarato che i membri dell'equipaggio - un gruppo di scienziati, un pilota e un ingegnere - verranno monitorati da telecamere, i loro movimenti seguiti e tracciati elettronicamente. I ricercatori vogliano raccogliere dati sulla coesione di un gruppo nel corso del tempo.
Questo è il quarto e più lungo esperimento di HI-SEAS, dato che il precedente era durato solo otto mesi. "Più lunga ogni missione diventa e meglio comprendiamo i rischi del volo spaziale," ha detto Kim Binsted, capo scienziato di HI-SEAS e professore della UH.
L'esperimento è costato alla NASA circa 1,2 milioni di dollari, e l'agenzia spaziale ha ricordato che elargirà al programma altri milioni per missioni successive.
Nella foto (Credit: hi-seas.org) la località dove è installata la cupola che, per un anno intero, simulerà una base marziana abitata da sei volontari.

Fonti: Spacedaily - HI-SEAS

Nell'illustrazione (Credit: ESA–J. Huart, 2014), i satelliti Galileo nell'ogiva protettiva.

29/08/2015 - I prossimi satelliti Galileo pronti al volo -

Gli ultimi satelliti europei Galileo, in ordine di tempo, sono stati riforniti di propellente e sono pronti per essere accoppiati con il loro lanciatore in vista del decollo fissato per l'11 settembre.
Galileo 9 e 10 verranno lanciati grazie ad un razzo vettore Soyuz alle 23:08 locali del 10 settembre 2015 (le 4:08 ora italiana dell'11 settembre) dallo Spazioporto europeo della Guyana Francese.
I tecnici, con indosso le speciali tute SCAPE (Self Contained Atmospheric Protective Ensemble) simili a quelle utilizzate dagli astronauti, hanno riempito ogni satellite con l'idrazina sufficiente per la loro vita operativa di 12 anni nello spazio.
Questo propellente è necessario per meglio definire i parametri orbitali nelle fasi dopo il lancio, oltre a venire utilizzato per mantenere l'assetto e l'orientamento nel corso della missione.
Ogni satellite Galileo necessita di tenere puntata sempre un'antenna verso la Terra, e impiega dei sensori infrarossi dedicati che puntano alla Terra e al Sole per questo scopo.
Quest'operazione segna la prima volta che i satelliti Galileo vengono riforniti all'interno dell'edificio di preparazione 3SB del Centro Spaziale Guyana. Precedentemente, per questo scopo, era utilizzato l'edificio S5, ma gli aggiornamenti che Arianespace ha fatto permettono di eseguire il rifornimento nello stesso luogo dove i veicoli spaziali saranno agganciati allo stadio superiore Fregat, accelerando il processo di preparazione dei satelliti.
Il completamento del rifornimento significa che, essenzialmente, i due satelliti sono pronti al lancio - ma prima di essere eseguito richiederà ancora l'aggancio dei Galileo al loro complesso di rilascio e poi a sua volta agganciato al Fregat.
I satelliti, più lo stadio Fregat, saranno incapsulati nell'ogiva protettiva del lanciatore, in gran parte composto di materiali compositi e poi agganciato agli altri tre stadi del lanciatore Soyuz ST-B.
L'ultima campagna di lancio Galileo era iniziata alla fine di luglio con l'arrivo dei satelliti in Guyana Francese il 27 dello stesso mese.
A questo era seguito un 'fit check' per confermare che i satelliti attivati a Kourou sarebbero entrati nel complesso di rilascio (il 'dispenser') che li tiene ancorati durante il lancio e che poi li espelle, pirotecnicamente, sulle loro orbite fissate a 23.222 km di altezza quando verrà raggiunta la quota media.
A quest'operazione era seguito un profondo controllo dei sistemi e gli ultimi settaggi con i parametri dei sistemi di navigazione e dati del software di bordo.
Due ulteriori satelliti Galileo verranno lanciati entro la fine dell'anno. Uno di questi satelliti si trova in fase di completamento dei test presso il centro tecnico ESTEC dell'ESA a Noordwijk, in Olanda, mentre l'altro ha già terminato i test e attende il trasporto verso Kourou, fissato per la seconda metà di ottobre.
Inoltre il primo satellite della serie successiva è arrivato presso l'ESTEC e si trova attualmente sottoposto ai test del vuoto. Un altro modello di volo arriverà presso l'ESTEC a metà settembre.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/ARIANESPACE-Service Optique CSG JW Guillon) il rifornimento dei satelliti Galileo 9 e 10 da parte dei tecnici che indossano le tute di protezione SCAPE. Nell'illustrazione (Credit: ESA–J. Huart, 2014), i satelliti Galileo nell'ogiva protettiva del razzo vettore Soyuz ST-B.

Fonte: ESA

29/08/2015 - I satelliti di NASA e NOAA mostrano la tempesta tropicale Erika che si abbatte su Haiti -

La tempesta tropicale Erika era centrata sul Mar dei Caraibi occidentale e stava colpendo Porto Rico e Hispaniola quando il satellite Terra della NASA è passato sopra a mezzogiorno di venerdì, 28 agosto 2015. Due ore dopo anche il satellite GOES-Est della NOAA ha visto il lato occidentale di Erika sopra la Repubblica Dominicana.
Alle 15:05 UTC (le 17:05 ora italiana) lo strumento Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer a bordo del satellite Terra della NASA ha ripreso un'immagine (Credit: NASA Goddard MODIS Rapid Response Team) nella luce visibile della tempesta tropicale Erika che si avvicinava a Hispaniola. Il centro di Erika era posizionato sul Mar dei Caraibi occidentale mentre il quadrante settentrionale della tempesta si abbatteva su Porto Rico con nubi e piogge.
Appena due ore dopo il satellite GOES-Est della NOAA riprendeva l'immagine in luce visibile di Erika e mostrava che la tempesta aveva quasi coperto la Repubblica Domenicana con la sua parte ovest-nordovest.
Alle 2 p.m. EDT (le 20 ora italiana) vi erano ancora una serie di avvisi e allarmi diramati per la zona dei Caraibi e per le Bahamas. Un Allarme di Tempesta Tropicale era in corso sulla Repubblica Domenicana, Haiti, il sud-ovest delle Bahamas, le isole Turks e Caicos e le Bahamas centrali. Un avviso di Tempesta Tropicale era in funzione sulle Bahamas di nord-ovest, le provincie cubane di Ciego de Avila, Camaguey, Las Tunas, Holguin, e Guantanamo.
Le pesanti piogge sono la minaccia principale di Erika. Si prevede che Erika produca un totale di accumulo di piogge fra i 7 e 15 cm con un totale di 25 cm su porzioni della Repubblica Domenicana e Haiti, le isole Turks e Coicos e le Bahamas sud-occidentali e centrali per tutto il sabato. Ulteriori 2/5 cm di pioggia sono attesi a Porto Rico. Queste piogge potrebbero mettere vite in pericolo con allagamenti e frane.
I venti si sono mantenuti entro i 64 km/h. Erika si sposta verso occidente e la traiettoria prevista la porterà sopra Cuba e fino alla Florida con il pericolo che si tramuti in uragano.
Intanto nel suo passaggio sopra la piccola isola di Dominica Erika avrebbe causato la morte di almeno 20 persone e danni gravissimi.

Fonti: NASA - CNN

29/08/2015 - L'ESA al MAKS 2015 -

Dal 25 al 30 agosto l'ESA partecipa al MAKS, il Salone Internazionale di Aviazione e Spazio Russo che si tiene ogni due anni presso l'aeroporto di Zhukovsky, nei pressi di Mosca.
Fin dai primi anni '90 il MAKS è diventato uno dei principali show aerei e un evento importante per l'industria spaziale. Questo fornisce uno sguardo nei progressi che la Russia compie nel campo spaziale e aeronautico. Inoltre il MAKS è il terreno ideale per futuri accordi di cooperazione.
La delegazione dell'Agenzia Spaziale Europea è guidata dal Direttore Generale Johann-Dietrich Woerner, dal Direttore del Volo Spaziale e Operazioni Thomas Reiter e dal Direttore dell'Esplorazione Scientifica e Robotica Álvaro Giménez Cañete.
Parlando della significativa presenza di ESA al MAKS, Woerner ha detto: "Nonostante gli attriti fra la Russia e l'occidente, entrambe le parti continuano a cooperare strettamente e con successo per quanto riguarda il campo spaziale."
"Vi sono alcune preoccupazioni che l'attuale situazione, comprese le sanzioni occidentali, possa mettere a rischio la cooperazione. Comunque la scienza - e specialmente lo spazio - possono svolgere una funzione di ponte come è già stato dimostrato nel 1975 con il rendezvous e aggancio fra la Soyuz e l'Apollo."
L'ESA ha un edificio a due piani con un'area calpestabile di 160 m2 posto nella 'strada principale' della manifestazione, è dotato di un patio e si trova vicino ai maggiori partecipanti della Russia. L'edificio è diviso in un'area per le conferenze, uno spazio per le presentazioni e un piano per l'esposizione.
Nella parte espositiva si trovano i vari programmi ESA come ExoMars, Ariane 5, Soyuz-ST e Vega, la famiglia di satelliti Sentinel e la missione Rosetta. In bella mostra anche la tuta spaziale utilizzata dall'astronauta ESA Alexander Gerst.
L'agenzia ha svolto una serie di presentazioni al MAKS, mostrando il piano strategico dell'ESA nel settore del volo spaziale umano che dell'esplorazione; un aggiornamento della situazione del progetto ExoMars; la cooperazione futura fra ESA e Roscosmos per l'esplorazione lunare; uno studio congiunto ESA/Roscosmos per una missione di ritorno di campioni da Phobos, una delle due lune di Marte; l'addestramento degli astronauti presso il Centro Europeo Astronauti e il programma Automated Transfer Vehicle (ATV).
La cooperazione fra ESA e Russia è iniziata negli anni '90 con i voli di astronauti europei - fra di loro anche Thomas Reiter - verso la stazione spaziale russa MIR. Molti traguardi si sono succeduti, fra tutti, in particolare, il programma ATV e il vettore Soyuz presso lo Spazioporto europeo della Guyana Francese.
Attualmente le più importanti attività fra ESA e Roscosmos sono il programma ExoMars e la cooperazione all'interno del programma della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
ExoMars rappresenta un'interdipendenza e un'interfaccia tecnica senza precedenti fra i due partner. La Russia fornirà il lanciatore Proton per le missioni 2016 e 2018. Per il Trace Gas Orbiter (TGA) del 2018, la Russia ha fornito anche due dei quattro strumenti scientifici. Per la missione del 2018, la Russia svilupperà, costruirà e testerà il Modulo di Discesa, che contiene l'hardware e il software forniti da ESA. Gli strumenti scientifici per la piattaforma di superficie (la parte restante del Modulo di Discesa) sono stati prescelti attraverso un Annuncio di Opportunità congiunto.
L'attenzione principale nella cooperazione sono le missioni a lungo termine di astronauti dell'ESA a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), l'ultima delle quali è stata 'Futura' di Samantha Cristoferetti. L'astronauta italiana è rientrata sulla Terra nel giugno 2015 dopo aver trascorso un record di 199 giorni nello spazio. Andreas Mogensen sarà portato alla ISS con un razzo Soyuz il 2 settembre.
All'interno del gruppo di lavoro ESA-Roscosmos sulla cooperazione post-ExoMars, vi è uno studio di una possibile missione di ritorno di campioni da Phobos e sono in corso discussioni congiunte e preliminari.
Sono state anche prese in considerazione, a livelli tecnici e di programmazione, le opportunità di sviluppo della cooperazione fra ESA e Roscosmos nel campo dell'esplorazione lunare.
Nella foto (Credit: ESA–Stephane Corvaja, 2015) la conferenza stampa dell'ESA all'apertura di MAKS 2015, a Mosca.

Fonte: ESA

29/08/2015 - Il razzo Proton-M riprende i voli con successo -

Il 28 agosto 2015 un razzo vettore Proton-M/Briz-M è decollato dal Sito 200, Rampa 39, del Cosmodromo di Baikonur, alle 17:44 locali (le 13:44 ora italiana). A bordo il satellite per telecomunicazioni Inmarsat 5-F3.
La prevista missione della durata di 15 ore e mezza era il Ritorno al Volo del Proton di Khrunichev dopo circa 3 mesi e mezzo dal fallito lancio del 16 maggio con il satellite Mexsat 1. Il razzo Proton M/Briz-M, del peso di 705 tonnellate, è partito per una missione che prevedeva ben cinque accensioni dello stadio superiore Briz-M.
Il sistema propulsivo RD-0124 del Proton ha funzionato regolarmente durante la fase di ascesa. Delle vibrazioni di una turbopompa nel motore di orientamento dell'RD-0124 causarono il disastro di maggio. La Roscosmos ha determinato che le cause erano nel vecchio progetto che causava un leggero sbilanciamento della turbopompa e creava delle forti vibrazioni. Per aggiustare il problema il materiale che compone le pale della turbopompa è stato modificato, il metodo di bilanciamento del rotore migliorato e il montaggio della turbopompa rafforzato.
Il Briz-M si è acceso una prima volta per piazzare se stesso (e il carico utile) su un'orbita di parcheggio a 173 km di altezza e inclinazione 51,5°. Poi è stato acceso altre tre volte durante le prime 4 ore 44 minuti e tre orbite della missione fino ad arrivare a 475 x 65.044 km e 50,5° di orbita di trasferimento. Dopo 10,5 ore di volo per inerzia fino all'apogeo, il Briz M è stato acceso per la quinta volta per raggiungere l'orbita di trasferimento supersincrona di 4.341 x 65.000 km e 26,75°.
Il satellite Inmarsat 5-F3 è stato costruito dalla Boeing, pesa 6,07 tonnellate, e fa parte della serie BSS-702HP dotato di 89 transponder in banda Ka e servirà per i servizi di larga banda mobile da una posizione geostazionaria a 55° di longitudine Ovest. Il satellite è progettato per funzionare almeno 15 anni e fa parte della rete Global Xpress.
Il lancio del Proton è il 405esimo fin dal suo volo inaugurale del 1965 e il 90esimo complessivo per la International Launch Services. Quello di oggi era anche il 44esimo lancio orbitale globale del 2015, il 41esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ILS) il decollo del Proton M/Briz-M con il satellite Inmarsat 5-F3.

Fonti: ILS - Space Launch Report - Spaceflight101

Nell'illustrazione (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI/Alex Parker/Massimo Martini), la traiettoria di New Horizons e la posizione di PT1.

28/08/2015 - La NASA seleziona il potenziale nuovo obiettivo di New Horizons -

La NASA ha scelto la potenziale nuova destinazione per la missione New Horizons dopo lo storico sorvolo, avvenuto il 14 luglio 2015, del sistema del pianeta nano Plutone. La destinazione è un piccolo oggetto della Fascia di Kuiper (KBO), conosciuto come 2014 MU69 che orbita a quasi 1,6 miliardi di km da Plutone.
Questo remoto KBO era uno dei due identificati come potenziali destinazioni e quello raccomandato dal team New Horizons della NASA. Sebbene la NASA abbia scelto 2014 MU69 come obiettivo, come parte di un normale processo di verifica l'agenzia condurrà una dettagliata revisione prima di approvare ufficialmente l'estensione della missione e condurre ulteriori indagini scientifiche.
"Anche se la sonda New Horizon si allontana sempre più da Plutone e si inoltra nella fascia di Kuiper e i dati dell'incontro emozionante con questo nuovo mondo vengono trasmessi sulla Terra, siamo alla ricerca della prossima destinazione per questo intrepido esploratore," ha detto John Grunsfeld, ex-astronauta e capo della Science Mission Directorate della NASA presso la sede dell'agenzia a Washington. "Mentre le discussioni se approvare questa missione estesa avranno luogo nel contesto più ampio del portfolio di scienza planetaria, ci attendiamo che sarà molto meno costoso che la missione primaria, garantendo comunque nuova ed eccitante ricerca scientifica."
Come tutte le missioni NASA che hanno completato l'obiettivo principale ma sono alla ricerca di ulteriore esplorazione, il team di New Horizons dovrà scrivere una proposta all'agenzia per il finanziamento della missione KBO. Questa proposta - da presentare entro il 2016 - dovrà essere valutata da un team indipendente di esperti prima che la NASA possa decidere di andare avanti.
Una selezione anticipata degli obiettivi è importante; il team ha bisogno di dirigere New Horizons verso la nuova destinazione entro quest'anno in modo da permettere di avere buoni margini di propellente. New Horizons eseguirà una serie di quattro manovre fra la fine di ottobre e l'inizio di novembre in modo da preparare la traiettoria verso 2014 MU69 - definito anche 'PT1' per 'Potential Target-1' - che dovrebbe essere raggiunto il 1° gennaio 2019. Ogni ritardo da queste date potrebbero costare prezioso propellente e mettere a rischio la missione.
"2014 MU69 è una bella scelta perché è proprio il tipo di KBO antico, formato dove orbita adesso, e che la lista della 'Priorità Decennali' aveva indicato come preferibile," ha detto Alan Stern, capo scienziato del progetto New Horizons presso la Southwest Research Institute (SwRI) di Boulder, in Colorado. ""Inoltre, questo KBO costa meno carburante per raggiungerlo, di altri obiettivi candidati, lasciando più combustibile per il flyby, per la scienza accessoria, e maggiori riserve di propellente per la protezione contro gli imprevisti."
New Horizons era stata originariamente progettata per volare oltre il sistema di Plutone ed esplorare ulteriori oggetti della Fascia di Kuiper. Il veicolo spaziale ospita idrazina extra per un sorvolo di un KBO; il suo sistema di comunicazioni è progettato per funzionare ben oltre Plutone; il suo sistema energetico è progettato per operare molti anni e la sua strumentazione scientifica è stata pensata per operare con livelli di luce molto più bassi di quelli che incontrerà durante il sorvolo di 2014 MU69.
Le 'Priorità Decennali' indicate dalla National Academy of Science nel 2003 ('New Frontiers in the Solar System') raccomandavano fortemente che la prima missione diretta alla Fascia di Kuiper comprendesse anche il sorvolo di Plutone e di piccoli KBO, per semplificare la diversità degli oggetti di questa zona precedentemente inesplorata del Sistema Solare. L'identificazione di PT1, che è una classe completamente differente di KBO rispetto a Plutone, permette potenzialmente a New Horizons di soddisfare questi requisiti.
Ma trovare un KBO disponibile per un sorvolo non era un compito facile. La ricerca è partita nel 2011 e utilizzando alcuni dei più grandi telescopi terrestri, il team di New Horizons ha scovato diverse dozzine di KBO, ma nessuno era raggiungibile con il propellente disponibile a bordo del veicolo spaziale.
Il potente telescopio spaziale Hubble è venuto in aiuto nell'estate del 2014, scoprendo cinque oggetti, ora ristretti a due, all'interno della traiettoria di volo di New Horizons. Gli scienziati stimano che PT1 abbia una dimensione non superiore a 45 km; oltre dieci volte più grande e 1.000 volte più massiccio di una cometa tipica, come quella attorno alla quale orbita la missione Rosetta in questo momento, ma con solo da 0,5 a 1 percento le dimensioni (e circa 1/10.000esimo della massa) di Plutone. Come tale, si pensa che PT1 possa essere come i mattoni che formano i pianeti nani della Fascia di Kuiper, come Plutone.
A differenza degli asteroidi, i KBO sono scaldati solo leggermente dal Sole, e questo potrebbe aver ben preservato i campioni di quello che è rimasto dopo la formazione del Sistema Solare 4,6 miliardi di anni fa.
"Ci sono così tante cose che possiamo imparare da osservazioni ravvicinate con i veicoli spaziali che non saremo mai in grado di fare dalla Terra, come il flyby di Plutone ha dimostrato in modo spettacolare," ha detto John Spencer, membro del team scientifico di New Horizons, anche lui della SwRI. "Le immagini dettagliate e gli altri dati che New Horizons potrebbe ottenere da un flyby con un KBO rivoluzioneranno la nostra comprensione della fascia di Kuiper e dei KBO."
Il veicolo spaziale New Horizons - attualmente a 4,9 miliardi di km dalla Terra - ha appena iniziato a trasmettere il grosso delle immagini e di altri dati, immagazzinati nelle sue memorie, fin dal momento dello storico incontro di luglio con il sistema di Plutone. Il veicolo è in ottime condizioni e opera normalmente.
New Horizons è parte del programma New Frontiers della NASA, gestito dal Marshall Space Flight Center dell'agenzia di Huntsville, in Alabama. Il Laboratorio di Fisica Johns Hopkins University Applied a Laurel, Maryland, ha progettato, costruito e gestisce la sonda New Horizons e gestisce la missione per lo Science Mission Directorate della NASA. SwRI guida la missione scientifica, le operazioni della strumentazione e la pianificazione degli incontri scientifici.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI/Alex Parker) l'incontro di New Horizons con un oggetto della Fascia di Kuiper. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI/Alex Parker/Massimo Martini), la traiettoria di New Horizons e la posizione di PT1 (2014 MU69). Sono indicati anche altri oggetti trans-nettuniani.

Fonte: NASA

28/08/2015 - Eseguito con successo il settimo e ultimo test del motore RS-25 -

La NASA ha completato la prima serie di test di sviluppo dei motori a razzo RS-25 che spingeranno il nuovo vettore pesante Space Launch System (SLS) in missioni abitate verso lo spazio profondo quanto mai prima d'ora.
La serie di test si è conclusa giovedì con il settimo test di accensione di un motore RS-25 presso il banco di prova A-1 dello Stennis Space Center della NASA a Bay St. Louis, Mississippi. Il test ha avuto una durata completa di 535 secondi.
La serie di test è stata pensata per raccogliere dati importanti sulle prestazioni del motore RS-25, utilizzato sullo Space Shuttle ma qui operando a un livello di spinta maggiore per fornire la spinta necessaria al veicolo SLS. Un particolare interesse sono i dati che aiuteranno lo sviluppo del nuovo controllo del motore, il 'cervello' che monitorizzerà lo stato e comunicherà le prestazioni programmate necessarie.
Quattro motori RS-25 daranno la spinta dello stadio principale di SLS durante il lancio. Accendendosi simultaneamente al 109% dei suoi livelli operativi, i motori forniranno circa 907 tonnellate di spinta. I motori opereranno in congiunzione con un paio di booster a propellente solido a cinque segmenti per un totale di 3.810 tonnellate di spinta per sollevare le iniziali 70 tonnellate di carico per SLS. Il vettore evolverà poi in una configurazione capace di trasportare fino a 130 tonnellate che permetterà missioni con destinazioni nello spazio profondo fino a un asteroide e Marte.
Questa serie di test di sviluppo degli RS-25 era iniziata il 9 gennaio e poi era ripresa a maggio dopo che si era resa necessaria un'interruzione per migliorare il sistema di raffreddamento del banco di prova con l'acqua in pressione.
"Questa è stata una grande serie di test," ha detto Ronnie Rigney, project manager di RS-25 presso lo Stennis. "Le nostre squadre hanno fatto un sacco di storia con i motori principali dello Space Shuttle e ora siamo in grado di utilizzare quest'esperienza per venire incontro alle sfide dei test con le specifiche degli RS-25. I test eseguiti qui ci assicureranno che i motori funzioneranno come previsto durante una vera missione SLS."
Nella foto (Credit: NASA) un momento del test di giovedì.

Fonte: NASA

28/08/2015 - Un concorso per scegliere il nome del veicolo spaziale russo successore della Soyuz -

La Corporazione Spaziale e Razzi Energia ha annunciato l'avvio di una competizione creativa per trovare il nome migliore della nuova generazione di veicoli da trasporto equipaggio, che è previsto saranno utilizzati per le missioni verso la Luna.
Il concorso partirà il 30 agosto e si concluderà il 2 novembre 2015. I risultati saranno annunciati il 15 gennaio 2016.
Il vincitore verrà scelto in base ai risultati di un voto pubblico e di una giuria. Il primo premio sarà una visita a Baikonur con l'opportunità di essere testimone del lancio di un veicolo da trasporto equipaggi Soyuz nella primavera del 2016.
Il presidente della commissione giudicatrice sarà il direttore generale della Corporazione Statale Roscosmos, Igor Komarov.
Della commissione giudicante faranno parte il Presidente di RSC Energia Vladimir Solntsev, il primo vice progettista generale della Corporazione Vladimir Soloviev, il progettista generale per i sistemi e complessi spaziali avanzati Nikolai Bryukhanov, il capo del Centro Addestramento Cosmonauti Yuri Lonchakov, il capo degli studi di Roskosmos TV Alexander Ostrovsky, i cosmonauti Fyodor Yurchkhin e Yelena Serova e il manager del centro stampa di RSC Energia Irina Romanova.
Ulteriori informazioni sulla competizione e le condizioni di partecipazione sono postate sul sito web ufficiale della RSC Energia (www.energia.ru).
Il Crew Transportation Spacecraft (CTS, in russo PTK NP) di nuova generazione sviluppato da RSC Energia è concepito per l'invio di persone e cargo verso la Luna e una stazione spaziale in orbita bassa terrestre.
Il veicolo spaziale è riutilizzabile, il suo progetto incorpora tecnologie avanzate, alcune delle quali sono senza uguali nell'industria spaziale mondiale. Il veicolo di rientro del CTS sarà realizzato in materiali compositi, il progetto prevede un'assemblaggio di aggancio riutilizzabile. L'avionica allo stato dell'arte permetterà di superare le sfide dei rendezvous e attracchi in modo più efficiente, e migliorerà la sicurezza degli equipaggi durante il lancio e il rientro sulla Terra.
L'equipaggio del CTS potrà arrivare a 4 persone. Il veicolo spaziale sarà in grado di rimanere in volo libero per un periodo fino a 30 giorni, e di rimanere agganciato a una stazione spaziale fino a un anno. La massa totale del veicolo spaziale durante il suo volo verso una stazione spaziale sarà di 14,4 tonnellate (che arriveranno a 19 durante le missioni verso la Luna), la massa del veicolo di rientro sarà di 9 tonnellate. La lunghezza del veicolo spaziale è di 6,1 metri e il carico nominale in fase di discesa arriverà a 3g. Durante le missioni lunari, l'inserzione orbitale del veicolo spaziale verrano eseguite grazie al veicolo di lancio pesante Angara-A5V.
Nella foto (Credit: RSC Energia) un mockup del veicolo CTS durante un test per l'uscita di emergenza dei cosmonauti.

Fonte: RSC Energia

Nella foto (Credit: NASA TV), la Soyuz TMA-16M durante l'operazione di rilocazione.

28/08/2015 - Oggi sulla ISS hanno spostato una Soyuz -

Il Comandante di Spedizione 44 della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) Gennady Padalka dell'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) e gli Ingegneri di Volo Scott Kelly della NASA e Mikhail Kornienko della Roscosmos hanno attraccato la loro nave spaziale Soyuz TMA-16M al modulo di servizio Zvezda del laboratorio orbitale alle 3:30 a.m. EDT (le 9:30 ora italiana). L'equipaggio aveva lasciato il modulo Poisk alle 3:12 a.m. EDT (le 9:12 ora italiana).
Lo spostamento da un boccaporto all'altro del veicolo spaziale Soyuz libera il modulo Poisk per l'arrivo del membro dell'equipaggio di Spedizione 45 Sergei Volkov di Roscosmos e dei membri dell'equipaggio in visita Andreas Mogensen dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e Aidyn Aimbetov dell'agenzia spaziale Kazaka. Il lancio dei tre verso la stazione è previsto a bordo della capsula Soyuz TMA-18M alle 10:37 ora locale (le 6:37 ora italiana) dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
Questa sarà la prima volta fin dal novembre 2013 che nove persone saranno a bordo della stazione simultaneamente. Mogensen e Aimbetov torneranno sulla Terra assieme a Padalka sabato 12 settembre a bordo della Soyuz TMA-16M che è stata appena riposizionata. La Soyuz TMA-16M si trova quasi al termine della vita operativa prevista e quindi necessita il rientro sulla Terra entro settembre. Nel marzo 2016, la Soyuz TMA-18M in arrivo tornerà sulla Terra con Volkov assieme ai due membri dell'equipaggio della missione 'One Year', Kelly e Kornienko, che sono arrivati sulla stazione a marzo per raccogliere importanti dati biomedici cruciali per il percorso della NASA verso Marte.
Intanto la Roscosmos ha comunicato che il lancio della prossima Soyuz, con i tre astronauti diretti alla ISS, la TMA-18M non potrà eseguire il rendezvous veloce di sei ore fra il lancio e l'arrivo alla ISS, ormai diventato routine negli ultimi anni. La capsula dovrà eseguire il 'vecchio' viaggio della durata di due giorni per arrivare all'avamposto orbitale e questo a causa del profilo orbitale della ISS, diventato troppo alto a seguito delle recenti manovre per evitare dei detriti spaziali. L'attracco alla ISS di Volkov, Mogensen e Aimbetov è ora fissato per il 4 settembre alle 07:42 GMT (le 9:42 ora italiana).
Se vuoi stare aggiornato sulle ultime attività dell'equipaggio e delle ricerche condotte a bordo della stazione, visita: http://www.nasa.gov/station.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la situazione dei veicoli attraccati alla ISS dopo lo spostamento di oggi. Nella foto a sinistra (Credit: NASA TV), la Soyuz TMA-16M durante l'operazione di rilocazione. Nel video sotto (realizzato dalla Roscosmos) la manovra di questa mattina. La ripresa è fortemente accelerata rispetto alla realtà ed è stata realizzata con una videocamera GoPro.

SPOSTAMENTO DELLA SOYUZ TMA-16M - 28/08/2015 - (Credit: ROSCOSMOS/SPACEFLIGHT101) - dur.min. 0:25 - MUSICA

Fonti: Spaceflight Now - NASA ISS Blog - Spaceflight101

Nella foto (Credit: ISRO), il satellite GSAT 6 durante un test di apertura dei pannelli solari.

27/08/2015 - Il programma spaziale indiano segna un altro successo -

Il Veicolo di Lancio Satelliti Geosincroni (GSLV) dell'India è schizzato nello spazio giovedì e ha rilasciato un satellite per telecomunicazioni del peso di 2,1 tonnellate nell'orbita prevista, segnando il secondo successo consecutivo dello stadio superiore criogenico indiano e preparandosi a dichiarare operativo il lanciatore che finora era stato problematico.
Il razzo, alto 53 metri, è decollato dal Centro Spaziale Satish Dhawan, situato sulla costa est dell'India, alle 15:52 locali (le 13:22 ora italiana), virando verso Est sopra il Golfo del Bengala con una spinta di 771 tonnellate del motore principale a propellente solido e dai quattro booster ausiliari che bruciano idrazina liquida.
Con l'ogiva protettiva decorata con la bandiera indiana, il GSLV ha volato con il terzo stadio realizzato internamente e alimentato da idrogeno e ossigeno liquidi super-raffreddati.
Il lancio di giovedì segna la terza missione di GLSV con il motore del terzo stadio realizzato nel Paese, nella configurazione definita GSLV Mk.2 dalle fonti ufficiali indiane.
Il motore criogenico ha funzionato apparentemente senza problemi, piazzando il satellite GSAT-6, del peso di circa 2,1 tonnellate nella corretta orbita 17 minuti dopo il decollo.
"Questo è il direttore di missione," ha esclamato via radio R. Umamaheswaran, direttore del lancio di giovedì, il cui nome in codice era GLSV-D6. "La separazione del veicolo spaziale è confermata e la missione GLSV-D6/GSAT 6 è stata completata."
Gli ingegneri e i dignitari che assistevano dal centro controllo del GLSV presso il Centro Spaziale Satish Dhawan sono esplosi in un applauso, celebrando così il terzo lancio di successo indiano dell'anno.
Fonti ufficiali hanno riportato che i pannelli solari di GSAT 6 si sono dispiegati dopo il lancio e che il satellite stava generando elettricità.
La missione è stata la prima di un GLSV fin dal gennaio 2014, quando lo stadio superiore criogenico indiano aveva completato il primo volo di prova con successo. Una prova iniziale del nuovo motore, eseguita nel 2010, si era conclusa con un fallimento, e diverse altre missioni GLSV che utilizzavano lo stadio superiore di costruzione russa non avevano avuto successo.
Nel comunicato divulgato dopo il lancio di giovedì, i responsabili dell'Organizzazione di Ricerca Spaziale Indiana (ISRO), l'agenzia spaziale del gigante asiatico, hanno dichiarato che i voli di prova terminano qui e che il GLSV verrà dichiarato operativo.
A.S. Kiran Kumar, capo della ISRO, ha detto giovedì che il successo conferma che il lancio del gennaio 2014 non era un caso fortuito. Esso era il risultato del tremendo sforzo e duro lavoro messo in campo dall'intero team che ha costruito il motore criogenico indigeno, e le prestazioni del veicolo dimostrano chiaramente che tutti i sistemi hanno funzionato normalmente e che le complessità intrinseche del motore criogenico sono state ben comprese.
Il satellite GSAT 6 è entrato in un'orbita con un apogeo di 35.945 km, apogeo 170 km e inclinazione di 19,96° sull'equatore, secondo quanto dichiarato dai responsabili ISRO. Questi dati sono molto vicini a quanto previsto prima del lancio.
Il GSAT 6 utilizzerà il proprio motore per raggiungere un'orbita circolare a 35.888 km sull'equatore e qui dispiegherà la sua antenna in banda S di sei metri, il riflettore più grande di questo tipo che abbia mai volato su un satellite per telecomunicazioni indiano.
Il veicolo spaziale è dotato di strumenti di comunicazione in banda S e C con cinque fasci direzionali e uno che copre tutta la nazione. L'utilizzatore principale del satellite GSAT 6 saranno le forze armate indiane.
Con il successo di giovedì il GLSV arriva a 5 successi su nove lanci, contando anche le versioni precedenti con il terzo stadio di costruzione russa.
Questo è un conteggio molto sfavorevole in confronto con il più piccolo vettore PLSV (Polar Launch Satellite Vehicle), che ha una serie di 29 successi consecutivi.
Ma le due prestazioni di fila del GLSV danno ai responsabili indiani una speranza che il razzo più potente, il cui primo lancio è avvenuto nel 2001, sia finalmente fuori dai problemi di gioventù. Una volta chiamato 'ragazzaccio' dall'ISRO, il prossimo volo previsto per GLSV avverrà a giugno o luglio del 2016.
Il GLSV Mk2 può trasportare fino a 2,5 tonnellate in orbita di trasferimento geostazionario, il punto di rilascio di gran parte dei satelliti per telecomunicazioni. Questo è quasi il doppio della portata di carico del PLSV.
Un'introduzione regolare del GLSV nella flotta dei lanciatori indiani è richiesta per raggiungere gli obiettivi di incrementare il rateo di lancio. In futuro i responsabili indiani vogliono arrivare a sei voli PSLV annui più una media di due GLSV. Questo sarebbe il raddoppio dell'attuale cadenza annuale di missioni.
"Il GLSV, compreso lo stadio superiore criogenico, costruiti completamente in India hanno superato il test finale sotto la bandiera del Paese e sono entrati maestosamente nella fase operativa," ha detto K. Sivan, direttore del Centro Spaziale Vikram Sarabhai, che guida il programma dei veicoli di lancio indiani. "Il GLSV-D6 è molto importante per il programma GLSV. Questo particolare volo dimostra essenzialmente la robustezza del veicolo prima di entrare in servizio operativo. Questo è quello che abbiamo raggiunto."
La divisione produzione satelliti dell'India dovrà anche costruire più satelliti se il rateo di lanci annui di ISRO raddoppierà, ha detto M. Annadurai, direttore del Centro Satelliti ISRO di Bangalore.
Con il GLSV operativo, l'India potrà lanciare quasi tutti i propri satelliti da sola. Con alcune eccezioni - i satelliti troppo grandi per il GLSV - che utilizzeranno razzi internazionali come il vettore europeo Ariane 5.
Il prossimo lancio indiano è previsto per il 28 settembre quando un PSLV decollerà con Astrosat, il primo telescopio spaziale realizzato dal Paese asiatico.
Quello di oggi è stato anche il 43esimo lancio orbitale del 2015, il 40esimo a concludersi con successo.
Nell'immagine (Credit: S.R. Raghunathan) il decollo del razzo vettore GLSV per la missione con il satellite GSAT-6. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ISRO), il satellite GSAT 6 durante un test di apertura dei pannelli solari.

Fonti: Spaceflight Now - The Hindu

27/08/2015 - I paracadute di Orion superano un test difficile -

Il sistema di paracadute della capsula spaziale Orion hanno superato il loro ultimo test mercoledì, durante il quale gli ingegneri hanno simulato un grave guasto.
Simile a test eseguiti in precedenza, il prototipo di Orion è stato sganciato da un aereo da trasporto C-17 che volava in alto nell'atmosfera, permettendo così una lunga caduta libera verso la superficie terrestre. Solo che questa volta i paracadute di Orion erano stati programmati dalla NASA per aprirsi parzialmente.
Il sistema di frenata di Orion dispone di due serie di paracadute. I primi due sono di 'frenata' e vengono rilasciati ad alta quota per stabilizzare il veicolo durante il rientro. Alcuni secondi dopo vengono aperti i tre paracadute principali che rallentano la capsula e la portano fino a una velocità di atterraggio sicura.
Durante il recente test, uno dei due paracadute di frenata è stato programmato per non aprirsi, così come uno dei tre paracadute principali. Il sistema di paracadute di Orion ha superato il test, atterrando con sicurezza sul terreno desertico del poligono militare dell'esercito USA a Yuma, in Arizona, dopo una caduta di 6,5 km attraverso l'atmosfera.
Il test non prevedeva l'utilizzo di una vera capsula Orion, ma di un modello che ha le stesse dimensioni, peso e aerodinamica.
Il reale veicolo Orion verrà ora testato per il sistema di paracadute a partire dal prossimo anno. A partire dal 2016, e per otto test da eseguire entro tre anni, una vera capsula Orion verrà sottoposta allo stesso tipo di prove. Se questi test verranno superati con successo la capsula otterrà la certificazione per i voli con equipaggio.
Il Multi-Purpose Crew Vehicle (MPCV) Orion è stato progettato per i viaggi a lunga distanza. Sebbene inizialmente la capsula da quattro persone di equipaggio potesse essere utilizzata per trasportare gli astronauti da e per la stazione spaziale, la NASA spera che il veicolo possa eseguire le missioni per esplorare gli asteroidi e, alla fine, Marte.
Nella foto (Credit: NASA) il modello di Orion che scende appeso a soli due paracadute anziché i tre previsti.

Fonti: Spacedaily - NASA

27/08/2015 - La Cina mette in orbita un satellite spia -

La Cina ha inviato in orbita giovedì l'ultimo di una serie di satelliti spia grazie al razzo vettore Lunga Marcia-4C (CZ-4C) in un lancio a sorpresa avvenuto dal centro spaziale nordorientale del Paese.
Alimentato da un misto di idrazina e tetrossido di azoto, il razzo a tre stadi Lunga Marcia-4C è decollato alle 10:31 a.m. ora di Pechino (le 4:31 ora italiana) del 27 agosto 2015 dalla base di lancio Taiyuan, situata nella provincia nordorientale dello Shanxi.
Il decollo non era stato preannunciato dalla autorità, una procedura standard per quanto riguarda i lanci militari cinesi.
La Xinhua ha riportato che il satellite verrà utilizzato per "esperimenti, sorveglianza dei territori, stima della crescita dei raccolti e prevenzione disastri."
Ma gli analisti esteri credono che il veicolo spaziale messo in orbita non sia altro che un satellite spia militare.
Il satellite, costruito dall'Accademia di Tecnologia del Volo Spaziale di Shanghai (SAST), pesa circa 1.040 kg. I dati di tracciamento dello Space Surveillance Network militare USA mostrano che il razzo Lunga Marcia ha piazzato il suo carico utile, dal nome Yaogan 27, su un'orbita alta circa 1.200 km sopra la Terra con inclinazione approssimativa di 100 gradi sull'equatore.
I dettagli del lancio di giovedì si accordano con diversi voli precedenti eseguiti dallo stesso sito di lancio, la stessa configurazione del vettore Lunga Marcia e quasi l'identica orbita. Le cose in comune fanno pensare che Yaogan 27 possa essere il prossimo di una serie di satelliti da ricognizione ottica progettati per fornire immagini ad alta risoluzione alle agenzie militari e di intelligence della Cina.
Il lancio di Yaogan 27 arriva dopo voli simili sullo stesso tipo di orbita compiuti nel dicembre 2009, maggio 2012, novembre 2013 e ottobre 2014.
Altri satelliti con il nome Yaogan possono ospitare strumenti radar per l'osservazione ogni-tempo e sensori per la sorveglianza marittima allo scopo di tracciare le navi in tutto il mondo.
Il lancio di giovedì è il quarto lancio cinese dell'anno e il 17esimo volo di un razzo Lunga Marcia-4C. Questo è stato anche il 42esimo lancio orbitale globale del 2015, il 39esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua) il decollo del vettore CZ-4C con il satellite Yaogan 27.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report - Xinhua

26/08/2015 - La prima sonda marziana dell'India invia immagini spettacolari -

La prima missione spaziale dell'India verso Marte ha catturato una nuova spettacolare immagine 3D di una vasta voragine, rivelando canaloni formati dalle forze erosive del Pianeta Rosso.
Le immagini, inviate a Terra dalla Mars Orbiter Mission (MOM), mostrano Ophir Chasma, una porzione del gigantesco sistema di Valles Marineris che attraversa gran parte dell'equatore. Queste immagini sono state riprese il 19 luglio e hanno una risoluzione di circa 96 metri per pixel.
Le nuove immagini mostrano l'abisso dall'alto da due angoli differenti, rilevando colline, piccoli crateri da impatto e canaloni formatisi per le frane.
"Le pareti della voragine sono composte da molti strati, e il fondo contiene grandi depositi di materiali stratificati," ha scritto in un comunicato l'Indian Space Research Organization (ISRO).
Secondo la NASA, la voragine è la valle di connessione settentrionale alla Valles Marineris, lunga circa 4.000 km. I dirupi visibili nelle immagini sono stati causati molto probabilmente da crolli avvenuti nel tempo e causati dalle frane.
"Il volume dei detriti delle frane è circa 1.000 volte maggiore di quello venuto giù il 18 maggio 1980 dal Monte St. Helens," aveva scritto la NASA nel 2011. La sonda Mariner 9 della NASA scoprì per prima la Valles Marineris nel 1972, assieme al massiccio Monte Olimpo - il più grande vulcano planetario del Sistema Solare.
MOM, la prima sonda marziana dell'India, è arrivato intorno al Pianeta Rosso nel settembre del 2014. Una delle prime immagini fu il disco completo del pianeta. Inoltre la sonda osservò anche la cometa Siding Spring quando passò vicina al pianeta un mese dopo.
Oltre a queste immagini della voragine, la Mars Color Camera di MOM ha ripreso altre zone di Marte, come il cratere Gale, dove il rover Opportunity della NASA vaga, e Tirreno Mons, un grande vulcano.
Nella foto (Credit: ISRO) il ritratto 3D del canyon Ophir Chasma ripreso dalla sonda indiana MOM. Invece qui e qui (Credit: ISRO) le riprese della stessa zona da angolazioni differenti che permettono di evidenziare le elevazioni del terreno.

Fonte: Space.com

26/08/2015 - Dawn: prime immagini dalla nuova orbita -

La sonda Dawn ha iniziato la nuova fase di mappatura 8 giorni fa e ora vengono finalmente pubblicate le nuove immagini, 3 volte più dettagliate delle precedenti.
La sonda si era infatti portata dall'orbita della seconda mappatura, chiamata Survey Orbit a 4.400 km di altezza, alla nuova HAMO (High Altitude Mapping Orbit) che però, a dispetto del nome, è decisamente più vicina alla superficie di Cerere: meno di 1470 km, poco oltre 3 volte il raggio del pianeta nano.
Anche se la sonda ha raggiunto l'altezza prevista il 13 Agosto, la mappatura è ufficialmente iniziata il 17 e ieri sera sono finalmente uscite le prime tre immagini con una risoluzione di poco inferiore ai 140 m/pixel, contro i 410 m/pixel delle immagini precedenti. Lo scotto da pagare è che adesso la porzione inquadrata dalla camera a bordo è ristretta a un quadrato di soli 140 km di lato, ovvero una superficie che è meno dell'1% di quella globale (che ammonta a 2.8 milioni di km2).
Fra le immagini più attese e spettacolari vi è senza dubbio la celebre montagna a forma di cono, nell'emisfero meridionale di Cerere. L'enigmatica struttura (la cui ricostruzione tridimensionale è visibile qui), in base a nuove stime, si eleva per oltre 6 km sopra la pianura circostante; in questa immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) è visibile un dettaglio della stessa immagine, con l'appicazione di un filtro per evidenziare meglio i particolari più minuti. Come si vede, l'altopiano sulla cima della montagna è estremamente frastagliato e sembra riproporre la struttura a raggiera delle fiancate, con la presenza di due piccoli punti liminosi che potrebbero essere anche enormi massi (per esserne sicuri dovremo aspettare la prossima orbita ancora più bassa!); le fiancate della montagna hanno un caratteristico aspetto screziato che ricorda il materiale chiaro dei "bright spot" visibili soprattuto nell'emisfero settentrionale. A metà altezza circa si intravede anche una discontinuità e questo suggerisce una storia complessa nella formazione del rilievo. La base della montagna ha un bordo piuttosto netto, senza detriti; in certi punti, tuttavia, il materiale biancastro sembra essersi diffuso leggermente verso la pianura; inoltre, alcuni crateri sul bordo risultano deformati e sembrano quasi aver subito un "sollevamento" verso la sommità. Insomma, per ora le domande intorno a questa struttura si sono moltiplicate, almeno fin quando non ne capiremo la genesi!
Naturalmente, a questo punto tutti si aspettano di vedere come si presenterà il celeberrimo "Bright Spot 5" dentro il cratere Occator...
Informazioni più approfondite e altre immagini di Cerere alla pagina del sito Alive Universe Today in un articolo di Marco Di Lorenzo.

Fonti: Alive Universe Today - NASA - INAF News

26/08/2015 - La Virgin Galactic assume il pilota italiano Nicola Pecile -

La Virgin Galactic, la compagnia spaziale privata fondata dal Virgin Group di Sir Richard Branson e dalla Aabar Investments PJS di Abu Dhabi ha il piacere di annunciare l'assunzione del pilota Nicola Pecile.
Nato a Udine, in Italia, è cresciuto a Fagagna ma attualmente residente negli Stati Uniti, Pecile entrerà a far parte del crescente team di volo commerciale della Virgin Galactic guidato dal Capo Pilota Dave Mackay.
Pecile è entrato nella Virgin Galactic dopo quattro anni trascorsi presso la National Test Pilot School (NTPS) di Mojave, California, dove ha servito come Direttore delle Operazioni e Istruttore dei Piloti Collaudatori Sperimentali sia su veicoli ad ala fissa che mobile. L'NTPS è l'unica scuola civile di piloti collaudatori delle sette riconosciute al mondo dalla Società dei Piloti Collaudatori Sperimentali.
Prima di Mojave, Pecile ha servito per 20 anni nell'Aeronautica Militare Italiana, prima come pilota dei caccia Tornado FMk.3 ADV e in seguito come pilota collaudatore. Si è congedato dall'AMI nel 2011 quando aveva il ruolo di Capo Operazioni del Reparto Sperimentale di Volo e altri presso il 311esimo Squadrone di quel Reparto.
Pecile ha volato per oltre 4.500 ore su 132 tipi diversi di velivoli compresi alianti, aerei, multi-motori, jet da addestramento militare, caccia ad alte prestazioni ed elicotteri.
Mike Moses, Vice Presidente Anziano della Virgin Galactic si è detto felice di poter avere un pilota con un'esperienza così vasta e con una carriera eccezionale nell'ambito dei piloti collaudatori sperimentali.
Pecile ha una diploma in scienza aeronautica conseguito presso l'Accademia dell'Aeronautica Militare Italiana e una laurea in ingegneria astronautica dell'Università 'La Sapienza' di Roma.
Pecile ha dichiarato: "Fin da quando ero ragazzo sono sempre stato appassionato di aviazione in generale e del volo spaziale in particolare. La Virgin Galactic sta trasformando l'intero concetto di accesso allo spazio, ampliando le capacità e le operazioni del volo spaziale per proiettare l'umanità verso una vera civiltà 'spaziale'. Sono onorato di essere stato selezionato come pilota e di potermi unire a questo gruppo affascinante di persone di talento che si trovano alla Virgin Galactic e io non vedo l'ora di poter dare il mio contributo a questo programma rivoluzionario!"
Nella foto (Credit: Spaceref) il pilota italiano Nicola Pecile.

Fonti: Spaceref - Virgin Galactic - NTPS

Nell'immagine (Credit: NASA), Urano ripreso dalla sonda Voyager 2 nel gennaio 1986.

25/08/2015 - La NASA pensa a missioni orbitali attorno a Urano e Nettuno -

La NASA ha chiesto agli scienziati di prepararsi a progettare e far volare delle sonde spaziali robotiche verso Urano e Nettuno, gli ultimi pianeti classici del Sistema Solare che non hanno avuto veicoli in orbita, sicuramente i giganti mondi ghiacciati sono in cima alla lista delle missioni che l'agenzia ha intenzione di fare nei prossimi decenni.
Con alla guida il Jet Propulsion Laboratory, lo studio vedrà le idee di orbiter che possano essere inviati a Urano e Nettuno alla fine degli anni '20, inizi '30 per studiare le strutture, la composizione e il gran numero di lune dei pianeti giganti.
Secondo Jim Green, capo della divisione scienze planetarie della NASA, un particolare dello studio sarà la progettazione di una piattaforma comune che potrebbe essere sviluppata in due copie e lanciate verso Urano e Nettuno al costo di 2 miliardi di dollari l'una.
Ma Green dice anche che gli scienziati dovrebbero scalare le loro idee in modo da poter essere sviluppate a costi inferiori.
"Vogliamo identificare idee potenziali in tutto lo spettro di costi," ha detto Green lunedì durante un incontro scientifico rivolto alla ricerca sui pianeti esterni sponsorizzato dalla NASA. "Uno dei motivi che potrebbero impedire queste missioni sono gli alti costi per raggiungere il Sistema Solare esterno."
Green precisa che lo studio è il primo passo burocratico in un piano lungo anni che coinvolge valutazioni indipendenti dei costi, revisioni scientifiche e budget federali prima che la missione verso uno dei pianeti giganti ghiacciati si sposti dal tavolo da disegno alla realtà.
I risultati dello studio saranno presentati a un consiglio di scienziati del National Research Council ai primi del 2020. Il comitato NRC si riunisce una volta ogni dieci anni per indicare le priorità per i successivi dieci anni nella ricerca planetaria scientifica, producendo un rapporto che indica una lista di missioni da presentare ai responsabili della NASA.
La politica dell'agenzia spaziale è quella di seguire le raccomandazioni delle priorità decennali.
Una missione verso Urano o Nettuno saranno, molto probabilmente, una classe di missioni multi-miliardarie del tipo Cassini verso Saturno e la recentemente approvata sonda diretta a studiare la luna ghiacciata Europa di Giove.
Il budget per la scienza planetaria della NASA permette di supportare solo una missione così costosa alla volta, e così solo un lavoro di basso livello per un progetto seguente potrà essere intrapreso fino alla partenza della missione Europa, nel 2022.
"Ovviamente, non sarà facile da eseguire, anche dopo che Europa sarà partita, eseguire la prossima grande missione, ma è necessario fare progressi per comprendere le priorità scientifiche e vedere che cosa preparare per il prossimo decennio, ma anche per utilizzare le nuove tecnologie e capacità che saranno venute fuori fin dall'ultima priorità decennale," ha detto Green lunedì.
L'ultima priorità decennale venne fissata nel 2011 e gli obiettivi principali furono delineati come una missione di ritorno campioni da Marte e la sonda verso Europa.
Il prossimo rover marziano della NASA verrà lanciato nel 2020 per la raccolta e l'immagazzinamento di campioni di roccia per il recupero e il ritorno verso la Terra con una missione futura, ponendo il primo passo verso un'odissea multi-missione che possa riportare i campioni dalla superficie del Pianeta Rosso. La NASA, all'inizio di quest'anno, ha formalmente approvato anche la missione della sonda verso Europa, che dovrà valutare l'abitabilità della luna ghiacciata.
Un orbiter verso Urano era il terzo progetto in lista nelle priorità decennali del 2011, ma il budget della NASA ha costretto a tenere al suolo la missione almeno fino alla fine degli anni '20. Questo significa che l'approvazione finale di questa missione dipende sempre dalla valutazione per il prossimo decennio che verrà fatta dal National Research Council.
E' facile che dovrà battersi con una missione robotica dedicata a Titano, la luna di Saturno, che ospita mari e fiumi di idrocarburi liquidi come il metano, e un'altra missione verso Marte per il ritorno dei campioni raccolti dal rover nel 2020.
Un lander o una missione rover verso Venere potrebbe anche guadagnare punti nel prossimo rapporto delle priorità decennali. La superficie del mondo ricoperto di nubi non è più stato esplorato fin dai tempi delle missioni lander Sovietiche negli anni '80 del secolo scorso.
La NASA si aspetta una richiesta di studio di questo tipo o di altri contendenti per le future grandi missioni da valutare per le prossime priorità decennali, ma Urano e Nettuno sono i primi del lotto.
Gli orbiter per Urano e Nettuno saranno quasi certamente dipendenti da batterie alimentate dal plutonio e i fondi che il governo USA ha richiesto per un'ulteriore produzione di plutonio a scopi spaziali garantisce che questi progetti avranno le risorse energetiche necessarie, dice Green.
Gli ingegneri utilizzano il Plutonio-238, un'isotopo appositamente preparato per l'energia nello spazio, nei generatori a radioisotopi. Il decadimento naturale del plutonio-238 produce calore che viene trasferito attraverso termocoppie per generare elettricità-.
"Vi sarà nuovamente plutonio a sufficienza dopo il 2023 e noi vogliamo considerare questo tipo di energia per le missioni, sempre che sopravvivano al processo di selezione delle priorità decennali, come sono sicuro che accadrà," ha detto lunedì Green.
L'energia nucleare è richiesta per le sonde che si allontano nel Sistema Solare, dove la luce solare diventa insufficiente per alimentare i pannelli solari. La missione New Horizons della NASA a Plutone, la Cassini a Saturno e il rover Curiosity su Marte sono tutte dipendenti da sorgenti di energia del plutonio.
Urano si trova a circa 2,9 miliardi di km dal Sole, oltre tre volte più lontano che Giove, mentre Nettuno è posizionato a 4,5 miliardi di km.
Altri obiettivi dello studio del JPL comprendono la valutazione di come le sonde esplorative a Urano e Nettuno potrebbero beneficiare degli avanzamenti nella tecnologia dei sensori, così come in quella della compattazione della strumentazione e delle fotocamere ad alta risoluzione. Green dice che lo studio esaminerà inoltre come il potente razzo Space Launch System (SLS) della NASA, che viene già considerato per il lancio della missione Europa nel 2022, potrebbe permettere una missione verso Urano e Nettuno più grande, più capace e con meno rischi e con un viaggio che prenderebbe una frazione di tempo che se venisse utilizzato un razzo più piccolo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA), una sonda per Urano studiata nel 2011. "C'è questo sentimento sotterraneo che abbiamo di tornare al Sistema Solare esterno, ma è proprio così difficile," ha detto Heidi Hammel, astronomo planetario che è vice presidente esecutivo della Associazione delle Università per la Ricerca in Astronomia. "Stiamo lavorando sulla tecnologia per renderlo non così difficile e così costoso."
La NASA ha inoltre chiesto al JPL di identificare la possibilità di coinvolgere partner internazionali a partecipare alle missioni e di stabilire un team di definizione scientifico per Urano e Nettuno.
Alcuni scienziati vedono Urano e Nettuno come il passo logico nell'esplorazione strategica del Sistema Solare, e gli orbiter su uno o entrambi i giganteschi pianeti potrebbero arrivare a circa mezzo secolo dopo i primi incontri con le sonde Voyager della NASA.
"Le priorità planetarie decennali mettono una missione su Urano molto in alto," ha detto ai giornalisti Green nel mese di luglio durante un briefing nel corso del flyby di New Horizons a Plutone. "Anche se questi sono pianeti giganti - Urano e Nettuno - hanno un sacco di grandi differenze di composizione con i grandi giganti gassosi Saturno e Giove - che sono principalmente composti di idrogeno ed elio. Noi chiamiamo Urano e Nettuno 'giganti di ghiaccio' perché hanno un sacco di ammoniaca e altro materiale."
Gli scienziati credono che Urano e Nettuno siano composti in gran parte di roccia e ghiaccio con uno spesso strato di atmosfera. I ricercatori non sono sicuri dove abbiano preso tutto questo ghiaccio ma alcuni esperti credono che Urano e Nettuno siano stati bombardati da oggetti ghiacciati primordiali provenienti dalla fascia di Kuiper, un anello di proto-mondi ghiacciati oltre Nettuno che contengono anche Plutone e dozzine di pianeti nani grandi come nazioni.
Le sorprendenti scoperte di New Horizons nel sorvolo di Plutone, hanno rivelato che i minuscoli mondi ghiacciati mostrano segni di apparenti flussi glaciali e di attività geologica, hanno rinnovato l'attenzione sulla gran parte dei confini inesplorati del Sistema Solare, come la fascia di Kuiper.
"La nostra nuova frontiera è la parte esterna del Sistema Solare," ha detto Green.
Almeno alcune delle lune dei pianeti giganti esterni, come Tritone di Nettuno, potrebbe essere i resti di antichi oggetti della fascia di Kuiper catturati miliardi di anni fa.
Se vogliamo tornare a visitare oggetti della Fascia di Kuiper (dopo New Horizons) potremmo non dover arrivare fino laggiù," ha detto Green a luglio. "Potremo andare su Nettuno e visitare Tritone, che è più vicino. Sebbene Nettuno sia maledettamente lontano non lo è così come gli oggetti della Fascia di Kuiper."
"Penso che il motivo scientifico per una missione futura a uno - o entrambi - i giganti ghiacciati è forte e mi aspetto che via sia posto per loro nel prossimo programma decennale," ha detto Mark Hofstadter, uno scienziato planetario che ha guidato lo studio di una missione verso Urano alla fine degli anni '2000.
"L'annuncio di ieri da parte di Jim Green significa che la prossima decade sarà ben posizionata per identificare una realistica e capace missione, e i suoi costi," ha detto Hofstadter a Spaceflight Now.
Per William McKinnon, un geologo planetario presso la Washington University di St. Louis, un'altra visita a Urano e Nettuno sarebbe affascinante. Ma McKinnon, che attualmente analizza i dati appena giunti da Plutone della New Horizons, porta in primo piano una preoccupazione spesso trascurata fra gli scienziati che lavorano alle sonde verso destinazioni lontane: Ci vogliono decenni per progettare, costruire e far volare un tale missione, seguiti da più anni di elaborazione dei dati.
"Una missione a un gigante ghiacciato, presumibilmente un orbiter, è oltre l'orizzonte della mia aspettativa di vita, e quindi gioisco per chi potrà vivere per vederla!" Nella foto (Credit: NASA) Nettuno ripreso dalla sonda Voyager 2 nell'agosto del 1989. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA), Urano ripreso dalla sonda Voyager 2 nel gennaio 1986. Nell'illustrazione artistica in alto a destra (Credit: NASA), una sonda per Urano studiata nel 2011.

Fonte: Spaceflight Now

Nell'immagine (Credit: NASA TV), lo strumento CALET, sulla parte finale del braccio robotico.

25/08/2015 - CALET è in orbita -

A bordo del cargo giapponese HTV-5 (Kounotori5), ormeggiato alla ISS ieri, fra gli esperimenti e i rifornimenti si trova anche il CALET (CALorimetric Electron Telescope): si tratta del secondo osservatorio spaziale partito alla volta della Stazione, dopo AMS-02 ‘installato’ sulla ISS nel 2011.
CALET è una missione scientifica della JAXA - l’agenzia spaziale giapponese - realizzata in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana e la statunitense NASA.
Una volta ancorato sulla piattaforma esterna JEM-EF del laboratorio giapponese Kibo, CALET inizierà la sua attività, prevista per la durata di almeno cinque anni, di ricerca e di studio della materia oscura, lo studio degli spettri dei nuclei di origine cosmica e la rivelazione dei gamma-ray, ovvero dei lampi di luce di altissima energia ed intensità emessi nel corso di fenomeni particolarmente violenti che hanno luogo in alcune sorgenti astrofisiche.
"La missione CALET - ha dichiarato Barbara Negri, responsabile in ASI dell'Unità di Osservazione e Esplorazione dell'Universo - riveste un grande interesse non solo per gli aspetti scientifici, ma anche per quelli tecnologici, che sono estremamente avanzati."
"La partecipazione a questo progetto internazionale dell’agenzia spaziale giapponese JAXA - ha aggiunto Negri - vede coinvolti istituti scientifici italiani e industria nazionale, e rappresenta un’importante ricaduta per le attività spaziali portate avanti nel nostro Paese."
"Si tratta di un sofisticato apparato sperimentale in grado di identificare le particelle e i fotoni di alta energia che provengono dal cosmo," ha spiegato il professor Pier Simone Marrocchesi dell’Università di Siena e dell’INFN-Pisa, responsabile scientifico della partecipazione italiana a CALET e co-Principal Investigator della collaborazione internazionale.
"Da anni - conclude Marocchesi - si sospetta che gli elettroni di alta energia che raggiungono la Terra siano accelerati da una o più sorgenti astrofisiche relativamente 'vicine' (a distanza di qualche migliaio di anni luce). CALET potrebbe essere in grado di effettuare per la prima volta la loro identificazione studiando lo spettro in energia degli elettroni al di sopra di 1 TeV."
Oltre all’Università di Siena - capofila della partecipazione italiana alla missione CALET, finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana - fanno parte del team italiano ricercatori delle Università di Pisa, Firenze, Padova, Tor Vergata e dell'IFAC-CNR di Firenze. L’esperimento CALET gode dello status di Recognized Experiment presso il CERN di Ginevra che ha fornito fasci di particelle accelerate per le calibrazioni dello strumento.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) il veicolo cargo giapponese HTV-5 dopo il suo ormeggio al boccaporto di Harmony.

AGGIORNAMENTO - Alle 2:29 UTC del 26 agosto 2015 (le 4:29 ora italiana) CALET è stato installato, utilizzando il braccio robotico giapponese JEMRMS, sull'Exposed Facility (EF) del modulo KIBO. Nell'immagine a sinistra (Credit: NASA TV), lo strumento CALET, sulla parte finale del braccio robotico JEMRMS mentre sta per essere installato sulla piattaforma esposta EF del laboratorio giapponese KIBO.

Fonti: ASI - JAXA

25/08/2015 - Lo spostamento di una Soyuz prepara l'arrivo di un nuovo equipaggio sulla ISS -

Metà dei residenti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si faranno un giro attorno al loro quartiere orbitale a bordo del veicolo spaziale Soyuz TMA-16M venerdì 28 agosto 2015. La NASA seguirà l'evento a cominciare dalle 2:45 a.m. EDT (le 8:45 ora italiana).
Il Comandante di Spedizione 44, il cosmonauta Gennady Padalka dell'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) e gli Ingegneri di Volo Scott Kelly della NASA e Mikhail Kornienko della Roscosmos sposteranno la Soyuz dal modulo Poisk della ISS al boccaporto del modulo Zvezda. La manovra di riposizionamento inizierà con lo sgancio alle 3:12 a.m. EDT (le 9:12 ora italiana) e si concluderà con l'attracco alle 3:37 a.m. EDT (le 9:37 ora italiana).
Lo spostamento libererà il boccaporto del modulo Poisk per l'arrivo del nuovo veicolo Soyuz, designato TMA-18M, con a bordo ulteriori tre membri dell'equipaggio, il cui lancio è previsto il 2 settembre dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. A bordo vi sarà il membro dell'equipaggio di Spedizione 45, Sergei Volkov di Roscosmos e i membri dell'equipaggio in visita Andreas Mogensen dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e Aidyn Aimbetov dell'Agenzia Spaziale Kazaka.
Mogensen e Aimbetov torneranno sulla Terra assieme a Padalka sabato 12 settembre a bordo della Soyuz TMA-16M. Nel marzo del 2016, la Soyuz TMA-18M rientrerà con Volkov assieme ai due membri dell'equipaggio della missione 'One Year' Kelly e Kornienko, che sono arrivati sulla stazione a marzo 2015 per iniziare la raccolta di dati biomedici cruciali per il percorso della NASA verso Marte.
Per la trasmissione video in streaming della NASA, gli orari e le altre informazioni, visita: http://www.nasa.gov/nasatv.
Per ulteriori informazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), visita: http://www.nasa.gov/station.
Nella foto di archivio (Credit: NASA) la Soyuz TMA-08M lascia il modulo Poisk l'11 settembre 2013 per andare ad atterrare in una zona remota vicino alla città di Zhezkazgan, in Kazakhstan.

Fonte: NASA

Nello spaccato (Credit: Bigelow Aerospace), la suddivisione interna di un modulo gonfiabile Bigelow.

25/08/2015 - Le stazioni spaziali private potrebbero essere realtà dal 2025 -

Secondo gli esperti vi sono forti prospettive che le stazioni spaziali commerciali potrebbero diventare una realtà entro i prossimi 10 anni se imprenditori e la NASA gestiranno in modo appropriato la difficile transizione fra la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) guidata dai governi a strutture costruite e gestite privatamente.
"Questo è un momento emozionante," dice Alex MacDonald, capo programma per l'Emerging Space Office della NASA. "Stiamo per avere l'opportunità di far partire il grande esperimento di strutture gestite privatamente, se i nostri ragazzi saranno in grado di raccogliere i soldi necessari. E questa è la parte più eccitante."
MacDonald lo ha detto agli imprenditori che si trovavano a un incontro sulle stazioni spaziali commerciali che si è tenuto lo scorso mese durante 'NewSpace 2015', organizzato dalla Space Frontier Foundation.
La NASA utilizza al momento la Stazione Spaziale (ISS) per la ricerca di base e per ridurre i rischi tecnologici e umani di inviare gli astronauti oltre l'orbita bassa terrestre (LEO). Secondo gli esperti questa necessità non cesserà anche quando la stazione spaziale verrà smantellata nel 2024, come attualmente previsto.
"La NASA continuerà ad aver bisogno di un ambiente nel quale, a un certo punto, dovrà acquistare tali rischi," dice Mary Lynne Dittmar, Amministratore Delegato di Dittmar Associates.
"La domanda è: qual è quel punto? Da dove si arriva al punto in cui dici, 'Ok, ho preso abbastanza rischio, o devo rischiare fino al punto in cui non posso davvero risolvere il tutto, ma posso identificarlo e poi prendere decisioni su come ho intenzione di gestirlo e come ho intenzione di rispondere ad esso?'," ha aggiunto Dittmar. "Tale questione continua ad essere discussa all'interno dell'agenzia, e una sorta di movimento avanti e indietro all'interno dell'agenzia. Direi che la finestra si sta riducendo, ma non è ancora fissata."
La NASA non costruirà un'altra stazione in LEO; invece potrebbe acquistare servizi dal settore privato.
"Da un punto di vista commerciale, il problema è, come si fa a sapere quando siamo a quel punto?" ha detto Dittmar, e poi ha fornito la risposta lei stessa: "Quando sai che hai una massa critica di investimenti e imprese, le applicazioni in fase di sviluppo, le nuove idee imprenditoriali e tutto il resto di questo."
Le compagnie private stanno attualmente utilizzando la ISS per esperimenti, ricerche commerciali e il lancio di piccoli veicoli spaziali chiamati CubeSat.
Marybeth Edeen, direttore dell'ISS National Laboratory della NASA, ha detto che il tempo equipaggio per condurre esperimenti e il rilascio dei CubeSats è un bene prezioso.
Non appena l'industria privata inizierà a creare le piattaforme per attività quali la crescita dei cristalli proteici, il lancio dei CubeSats o le ricerche sui roditori, la NASA alleggerirà le attività per liberare tempo e spazio per altri lavori, ha detto la Edeen. La NASA non diventerà un inquilino di supporto per una struttura commerciale, ha aggiunto.
Jeffrey Manber, Amministratore Delegato di NanoRacks, una società che aiuta l'invio di esperimenti e satelliti per la ISS, ha detto che c'è bisogno di più destinazioni nello spazio quando le opzioni di trasporto si espanderanno negli anni a venire.
"Sappiamo che, diciamo fra cinque anni, avremo cinque modi per inviare gli esseri umani da e per lo spazio," ha detto Manber. "E 'abbastanza straordinario. Avremo la Boeing (CST-100), la SpaceX (Crew Dragon), la Roscosmos (l'agenzia spaziale russa con le vecchie Soyuz), i cinesi (Shenzhou) e entro pochi anni anche la Blue Origin. E' un momento straordinario quando si guarda solo alla gamma di opportunità.
"Abbiamo bisogno di destinazioni," aggiunge Manber. "Per me, in modo ironico o in modo contorto, l'importanza oggi del rilascio di piccoli satelliti dalla stazione è quello che rende le piattaforme rilevanti. Questo rende le destinazioni rilevanti. Io non voglio essere in un mondo dove lanciamo solo razzi o rilasciamo satelliti. Voglio essere in un luogo dove, in un prossimo futuro, vivremo e lavoreremo nello spazio."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) un veicolo spaziale CST-100 della Boeing in avvicinamento a una stazione spaziale gonfiabile della Bigelow Aerospace. Nello spaccato in alto a sinistra (Credit: Bigelow Aerospace), la suddivisione interna di un modulo gonfiabile Bigelow.

Fonte: Space.com

25/08/2015 - Primo lancio abitato da Vostochny slitta al 2025 -

L'agenzia spaziale federale russa Roscosmos ha rinviato il primo volo spaziale abitato dal nuovo Centro Spaziale di Vostochny dal 2018 al 2025. La notizia è stata riportata dai media locali lunedì citando il programma spaziale federale.
Secondo il quotidiano Izvestiya, non vi è motivo di lanciare una vecchia nave spaziale Soyuz nel 2018, mentre il primo lancio potrebbe utilizzare la nuova nave spaziale (la PPTS) e il nuovo razzo vettore Angara-A5B.
"Ci aspettiamo di raggiungere il livello di preparazione necessario per implementare i voli spaziali abitati dal 2025," ha dichiarato Igor Burenkov, portavoce della Roscosmos e citato dal quotidiano.
Secondo i media, il primo volo di prova dell'Angara-A5B è previsto per il 2023, mentre il primo volo senza equipaggio del razzo è slittato al 2024.
Il Centro Spaziale di Vostochny è in fase di costruzione nella Regione Amur, nell'estremo oriente della Russia, fin dal 2012. Vostochny permetterà alla Russia di lanciare la gran parte delle proprie missioni dal proprio territorio, riducendo la dipendenza dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
Le precedenti informazioni citavano che il primo lancio del nuovo veicolo spaziale con equipaggio PPTS (o PTK NP) con il nuovo razzo vettore Angara avrebbe avuto luogo nel 2023.
La famiglia di veicoli di lancio Angara è in corso di sviluppo fin dal 1995. In aprile la Roscosmos, guidata da Igor Komarov ha detto che la Russia utilizzerà la versione modernizzata del vettore di classe pesante Angara-5 per il programma di esplorazione della Luna dal 2025 e per un atterraggio lunare con equipaggio nel 2029.
Nell'immagine artistica (Credit: Craigboy) la nuova capsula abitata PPTS destinata a sostituire le vecchie Soyuz.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

24/08/2015 - Piero Benvenuti nominato Segretario Generale dell'IAU -

E’ il primo italiano a ricoprire il prestigioso incarico di vertice all’International Astronomical Union, la maggiore organizzazione di astronomi a livello internazionale.
Piero Benvenuti, 69 anni, docente al Dipartimento di Fisica e astronomia dell’Università di Padova, già presidente INAF e membro del Cda dell’ASI, è il nuovo Segretario Generale della maggiore organizzazione di astronomi a livello internazionale: la IAU (International Astronomical Union). La nomina all’incarico è stata ratificata nel corso della cerimonia conclusiva della ventinovesima Assemblea generale dell’IAU, che ha chiamato per due settimane a Honolulu - nelle Hawaii - migliaia di delegati da tutto il mondo.
"Mi sento davvero onorato - ha commentato a caldo Benvenuti - ad essere il primo italiano a ricoprire questa carica in quasi cento anni di esistenza dell’Unione (…) Spero - ha aggiunto - di far bene il mio lavoro che devo dire è molto interessante, ma anche molto impegnativo. Le problematiche sono parecchie, ma per me è un piacere vedere progredire l’astronomia a livello globale."
Contestualmente alla nomina di Benvenuti, l’Assemblea ha proceduto al rinnovo di tutti gli altri incarichi di vertice: la messicana Silvia Torres-Peimbert è il nuovo presidente, mentre l’olandese Ewine van Dishoeck e la portoghese Maria Teresa Lago sono, rispettivamente, il presidente-eletto e il segretario-generale-eletto.
"La nomina del professor Benvenuti - ha dichiarato per l’occasione il presidente dell’ASI Roberto Battiston - rappresenta un grande riconoscimento per la comunità astronomica italiana, nella traccia di una tradizione straordinaria che da Galileo in poi ha fornito e fornisce risultati di altissimo valore scientifico per lo studio dell’universo da terra e dallo spazio (…) Faccio i migliori auguri a Piero - ha concluso Battiston - per questa nuova sfida che sono sicuro affronterà con la capacità e l’impegno di sempre."
L’IAU, fondata nel 1919, è composta da quasi dodicimila astronomi professionisti provenienti da 96 diversi paesi. Ha come principale obbiettivo quello di facilitare la collaborazione tra i suoi membri in tutti i campi della loro attività: dall’astronomia all’astrofisica, dalla cosmologia alla Fisica fondamentale. All’interno del suo ampio ventaglio di competenze, ha anche il delicatissimo e affascinante compito di attribuire il nome alle stelle. "Ma attenzione – avverte Benvenuti – perché le stelle a noi visibili sono già state nominate in passato, quello che ci resta da fare è ‘battezzare’ gli asteroidi: oggi chi ne scopre uno può decidere il nome, ma deve essere approvato da tutti i membri dello IAU.
Nella foto (Credit: ASI) Piero Benvenuti, nuovo Segretario Generale dell'IAU.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute), una zona ad alta risoluzione della superficie di Dione.

24/08/2015 - Dione, ti ricorderemo così -

È un paesaggio di ghiaccio e butterato da crateri, quello ritratto dalla sonda NASA durante il suo ultimo sorvolo su Dione, una delle lune di Saturno. Prossima tappa Encelado, che Cassini si appresta quasi a sfiorare: meno di 50 km di separazione durante l'appuntamento del prossimo 28 ottobre.
Ecco le attesissime immagini di Dione prese durante il flyby del 17 agosto. Martedì scorso vi avevamo proposto un assaggio di quelle 'raw', appena sfornate, non processate né validate. Nel frattempo, alla NASA hanno selezionato le più significative e hanno messo online, a tempo record, un album con gli scatti migliori, questa volta con tanto di bollino di qualità.
Mai così da vicino: questo a sinistra è il volto di Dione osservato da 537 km di distanza. L’immagine è la composizione di due diversi scatti: quello più ampio, effettuato con la WAC (la camera a grandangolo), ha una risoluzione di 32 metri per pixel. Il piccolo riquadro più definito, sovrapposto al centro dell’immagine sulla sinistra, è invece un particolare colto dalla NAC (la camera con il teleobiettivo). Il livello di dettaglio è senza rivali: appena 3 metri per pixel. (Credits: NASA / JPL-Caltech / Space Science Institute).
Guardiamoli bene e teniamoceli cari. Un po’ perché mostrano la superficie di Dione con una risoluzione mai raggiunta prima, ma soprattutto perché – se anche non saranno le ultime fotografie prese da vicino di quel misterioso mondo – ci attende quanto meno un lungo digiuno.
"Ammirando queste immagini meravigliose della superficie e della falce di luna di Dione, e sapendo che sono le ultime che vedremo – di quel mondo lontano – per molto tempo a venire, sono commossa, come tutti del resto," dice Carolyn Porco, alla guida del team di imaging dello Space Science Institute a Boulder, in Colorado. "Cassini ci ha consegnato un’altra straordinaria serie di gioielli. Abbiamo avuto un’immensa fortuna."
Prossima tappa Encelado, che la sonda NASA incontrerà due volte in ottobre (il 14 e il 28) e una il 19 dicembre, compiendo passaggi rasoterra: meno di 50 km separeranno Cassini dalla luna durante il flyby del 28 ottobre.
Poi chissà. I mondi da esplorare, da quelle parti, non mancano. E per il 2017 Cassini ha in calendario alcuni brevi soggiorni attorno a piccole lune irregolari come Dafni, Telesto, Epimeteo ed Egeone. Infine, per chiudere in bellezza, una serie di tuffi fra Saturno e i suoi anelli.
Nella foto (Credit: NASA / JPL-Caltech / Space Science Institute) Dione vista da 158mila km di distanza, con i crateri in primo piano – esaltati dal contrasto fra luci e ombre – e gli anelli di Saturno sullo sfondo. La risoluzione è di circa 950 metri per pixel.

Fonti: INAF News - Alive Universe Today

24/08/2015 - La Cina testa il nuovo motore a razzo del Lunga Marcia-5 -

Gli scienziati cinesi hanno testato con successo, lunedì 17 agosto, il potente motore del razzo Lunga Marcia-5 (CZ-5) che dovrà servire per la missione lunare Chang'e-5 attorno al 2017.
Utilizzando propellenti liquidi non tossici e poco inquinanti, il motore a razzo è stato testato al suolo.
I test finali al suolo del sistema di spinta sono una buona preparazione per i test di lancio a cui verrà sottoposto il razzo il prossimo anno, ha dichiarato l'Amministrazione Statale per la Scienza, la Tecnologia e l'Industria della Difesa Nazionale.
Con una capacità di carico di 14 tonnellate in orbita geostazionaria, la maggiore capacità di un razzo cinese, il razzo incrementerà grandemente la capacità della Cina di entrare nello spazio.
Nella foto (Credit: CFP) un modello in scala del Lunga Marcia-5 esposto a Shenyang, nella provincia di Liaoning, lo scorso 23 gennaio.

Fonte: Xinhua

24/08/2015 - La chiatta Pegasus completa il suo aggiornamento per SLS -

La chiatta da trasporto veterana della NASA, la Pegasus, utilizzata per trasportare gli enormi serbatoi esterni del programma Space Shuttle dalla Louisiana alla Florida, ha completato le operazioni di aggiornamento che le permetteranno di affrontare il suo ruolo cruciale nel trasporto dello stadio principale del nuovo razzo SLS dall'impianto di fabbricazione in Louisiana verso i vari centri NASA sparsi nel sud degli Stati Uniti.
Completata nel 1999 la Pegasus era stata realizzata con lo scopo primario di trasportare gli External Tank (ET) dello Space Shuttle dagli impianti del MAF (Michoud Assembly Facility) in Louisiana fino al Kennedy Space Center in Florida.
Dopo il completamento del programma STS la Pegasus venne utilizzata per l'ultima volta per il trasporto delle attrezzature di supporto degli SSME (Space Shuttle Main Engine), i motori delle navette, dal Kennedy allo Stennis Space Center, vicino alla Baia di St. Louis, nel Mississippi.
Dal 2011 al 2014 la Pegasus venne tenuta presso lo Stennis mentre si lavorava alla progettazione del nuovo razzo SLS della NASA. Con lo sviluppo di SLS ora nel pieno certi aspetti della preparazione per il volo inaugurale di SLS sono diventati più pressanti - come la necessità di costruire un modello strutturale per i test del massiccio primo stadio al MAF e di trasportarlo al Marshall Space Flight Center per le prove di verifica.
Ma la Pegasus era progettata per gli ET dello shuttle mentre lo stadio principale di SLS sarà più lungo e quindi la chiatta necessitava di una ristrutturazione profonda dal costo di circa 8,4 milioni di dollari. La Conrad Shipyard LLC ha iniziato i lavori nel 2014 presso il cantiere navale di Amelia, in Louisiana, portando la lunghezza totale della chiatta a 94,4 metri e con una larghezza di 15,24 metri. Il ponte chiuso utilizzabile per il carico è lungo 73,15 metri (lo stadio principale di SLS sarà lungo 65 metri circa), largo 10,97 e alto 12,49 metri.
I primi viaggi della chiatta Pegasus aggiornata avverranno nel 2016 quando dovrà spostare lo stadio principale di prova dal MAF al Marshall Space Flight Center in Huntsville, in Alabama. Quel viaggio durerà circa 10 giorni e avverrà nel fiume Mississippi e poi nel fiume Ohio. Nella primavera del 2017 la Pegasus porterà il primo stadio certificato per il volo dal MAF allo Stennis - un solo giorno di viaggio - per gli ultimi test prima dell'invio al Kennedy, all'inizio del 2018.
Una volta al KSC, lo stadio principale di SLS verrà scaricato dal Pegasus e unito al resto del razzo per il volo inaugurale con una capsula Orion senza equipaggio fissato per il 2018.
Nella foto (Credit: NASA/Kim Shiflett) la Pegasus prima della ristrutturazione per ospitare lo stadio principale di SLS.

Fonte: Nasaspaceflight

24/08/2015 - I direttori di ESO ed ESA firmano un accordo di cooperazione -

Il 20 agosto 2015 il Direttore Generale dell'ESO, Tim de Zeeuw, e il Direttore Generale dell'ESA, Johann-Dietrich Woerner, hanno siglato un accordo di cooperazione fra le due organizzazioni presso gli uffici ESO di Santiago del Cile.
Il Direttore Generale dell'ESA era accompagnato da Álvaro Giménez, Direttore dell'Esplorazione Robotica e Scienza dell'ESA, e da Fabio Favata, Capo dell'Ufficio Coordinamento Programmi dell'ESA.
Vi sono considerevoli sovrapposizioni di interessi fra l'ESO (European Southern Observatory), che si occupa principalmente dell'astronomia basata al suolo, e l'ESA leader europea nella ricerca spaziale e tecnologica. Il nuovo accordo fornisce un'intelaiatura per le future strette cooperazioni e lo scambio di informazioni in molte aree, comprese quelle della tecnologia e della ricerca scientifica.
L'accordo promuoverà la coordinazione strategica dei piani a lungo termine delle due organizzazioni così come la coordinazione di programmi specifici. Inoltre, promuoverà la coordinazione scientifica e i programmi di addestramento così come la condivisione delle migliori soluzioni in molte aree. Il coordinamento nelle aree dei servizi, attrezzature e risorse saranno incoraggiate. Ulteriori aree coperte dal nuovo accordo sono nelle attività di sviluppo tecnologico e di sensibilizzazione pubblica.
Il giorno successivo alla cerimonia della firma i due direttori generali e gli staff che li accompagnavano hanno visitato il VLT (Very Large Telescope) e altre strutture presso l'Osservatorio Paranal, dell'ESO, sulle Ande cilene.
Nella foto (Credit: ESO/J. Girard) il Direttore Generale dell'ESO, Tim de Zeeuw (a destra), e il Direttore Generale dell'ESA, Johann-Dietrich Woerner, alla cerimonia della firma degli accordi di collaborazione.

Fonte: ESA

24/08/2015 - Il braccio robotico canadese della ISS cattura la Cicogna Bianca giapponese -

Utilizzando il braccio robotico Canadarm2 della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), l'Ingegnere di Volo di Spedizione 44, Kimiya Yui, della JAXA (Agenzia Aerospaziale Esplorativa Giapponese) ha catturato il Veicolo di Trasferimento Kounotori 5 H-II (HTV-5) alle 6:28 a.m. EDT (le 12:28 ora italiana). L'equipaggio della stazione spaziale e l'ufficio robotico del controllo missione a Houston posizionerà l'HTV-5 per l'ormeggio al boccaporto che guarda verso Terra del modulo Harmony.
La diretta TV dell'operazione di ormeggio inizierà su NASA TV alle 9:15 a.m. EDT (le 15:15 ora italiana). Il processo di installazione di HTV-5 alla stazione spaziale dovrebbe iniziare alle 9:45 a.m. EDT (le 15:45 ora italiana). Il cargo giapponese, il cui nome 'Kounotori' significa 'cicogna bianca', è stato scelto emblematicamente per l'importanza della consegna, carico com'è di circa 4 tonnellate e mezza di esperimenti e rifornimenti.
Potere seguire la conversazione su Twitter via @Space_Station e con l'hashtag #HTV5.
Il veicolo cargo HTV-5 era stato lanciato nello spazio cinque giorni fa con un razzo vettore giapponese H-IIB dal Centro di Lancio Tanegashima. Nella foto (Credit: NASA TV) il momento della cattura del veicolo cargo con il Canadarm 2. Qui (Credit: NASA)una bella immagine scattata dagli astronauti a bordo della ISS del momento della cattura di HTV-5.

ARRIVO DEL VEICOLO CARGO HTV-5 CON IL CANADARM2 DELLA ISS - 24/08/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 5:29 - LINGUA INGLESE

Fonte: NASA ISS Blog

Nella foto (Credit: Energia), l'atterraggio della navetta Buran di rientro dal primo e unico volo spaziale.

21/08/2015 - La Russia studia un sistema spaziale alato riutilizzabile -

Dopo una pausa durata 25 anni, fin dalla morte prematura del programma di navetta spaziale alata russo, conosciuto come Buran (Tempesta di Neve), progettato per servire come controparte Sovietica dello Space Shuttle americano, la Russia si prepara a sviluppare un nuovo sistema chiamato MRKS (Sistema di Razzo Spaziale Riutilizzabile).
L'idea è quella ridurre i costi del lancio dei satelliti e di altre attrezzature nello spazio. Il sistema, progettato all'interno del Programma Federale Spaziale, dovrebbe costare non meno di 185 milioni di dollari.
Il programma dovrebbe ricevere finanziamenti dal 2021 al 2025. Dal 2019 si potrebbe lavorare a un pacchetto di richieste sul tipo di missione.
Il programma prevede un veicolo di lancio parzialmente riutilizzabile dotato di uno stadio di spinta alato. Dopo aver portato il secondo stadio a perdere di MRKS nella stratosfera, il razzo riutilizzabile si separerebbe e scenderebbe sulla Terra per prepararsi alla sua prossima missione.
I lanci verrebbero eseguiti dal nuovo centro di lancio spaziale di Vostochny, nell'estremo oriente russo. Il Sistema a Razzo verrebbe sviluppato dal Centro Spaziale Khrunichev in stretta collaborazione con altre firme pesanti dell'aerospazio russo come NPO Molniya, TsAGI e altre.
Secondo il sito ufficiale della Khrunichev, il MRKS-1 è un veicolo di lancio verticale modulare basato su un primo stadio alato riutilizzabile, che offre una configurazione aereonautica e il ritorno nell'area di lancio per un atterraggio orizzontale su un aeroporto di classe 1.
L'MKRS-1 comprende inoltre un secondo stadio e uno stadio superiore. Il primo stadio alato sarà fornito di motori riutilizzabili a propellenti liquidi.
Secondo la TsAGI, il primo stadio riutilizzabile del MRKS-1 permetterà un alto di affidabilità e sicurezza e renderà le zone d'impatto dei razzi non necessarie. Questo incrementerà l'efficacia delle future operazioni commerciali. Con le specifiche richieste dall'Agenzia Spaziale Federale, il MRKS-1 potrà trasportare una grande varietà di carichi nello spazio esterno, con pesi fino a 35 tonnellate o più.
Un ciclo di test di alcuni modelli di stadi a razzo alati riutilizzabili sono stati completati nell'aprile 2013 con l'utilizzo dei tunnel del vento UT-1M e T-117 del TsAGI. Questi stadi alati diventeranno il primo stadio riutilizzabile del MRKS-1.
L'idea di utilizzare dei veicoli alati per il volo spaziale sono stati nelle idee degli appassionati di spazio fin dall'alba dell'era spaziale.
In Russia Tsiolkovsky e Tsander considerarono gli aerei fra gli altri mezzi per raggiungere lo spazio esterno.
I tentativi pratici di installare dei motori a razzo sui veicoli alati sono iniziati nell'Unione Sovietica e nella Germania fin dagli anni '30.
Sergei Korolev e i suoi colleghi dell'Istituto di Ricerca Reattivo, RNII, hanno lavorato sull'aliante razzo RP-318 fornito di un motore a razzo.
Nell'Unione Sovietica, Vladimir Chelomei, il capo dell'ufficio progettazione OKB-52 del Ministero dell'Industria dell'Aviazione (MAP), specializzato nello sviluppo dei missili da crociera alati. Questo è stato il primo Paese a spingere l'idea di un orbiter alato abitato.
Inoltre, fin dalla metà degli anni '60, l'ufficio di progettazione stava sviluppando un piccolo veicolo spaziale riutilizzabile chiamato Spiral. Questo mini shuttle sarebbe stato lanciato dalla schiena di un aeroplano supersonico, capace di raggiungere Mach 6 (sei volte la velocità del suono). Dopo la separazione dall'aereo madre, lo Spiral sarebbe stato propulso da uno stadio a razzo agganciato al veicolo.
Agli inizi degli anni '70, gli Stati Uniti piazzarono lo Space Shuttle come progetto principale del programma spaziale abitato. Secondo le previsioni della NASA, lo Space Shuttle avrebbe dovuto sostituire l'intera flotta dei razzi esistenti e abbassare i costi dei lanci dei satelliti.
Nel 1976 il governo sovietico decise di rispondere con un veicolo spaziale simile, Energia-Buran.
Nonostante un singolo volo eseguito nel 1988, il programma rapidamente rimase senza finanziamenti e il Ministero della Difesa Sovietico comprese la mancanza di scopo per il sistema, comparato al suo costo tremendo.
Con il collasso dell'Unione Sovietica, il programma venne praticamente chiuso e, nel 1993, il capo della NPO Energia, Yuri Semenov ammise pubblicamente che il progetto era morto.
Nella foto (Credit: CAHI) uno dei modelli di MRKS-1 utilizzati per lo studio nelle gallerie del vento. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Energia), l'atterraggio della navetta sovietica Buran di rientro dal primo e unico volo spaziale, nel 1988.

Fonti: Sputnik News - Deagel.com

21/08/2015 - L'equipaggio della ISS prosegue gli esperimenti in attesa del cargo giapponese -

L'equipaggio di Spedizione 44 è tornato oggi al lavoro su una serie di studi biomedici, esperimenti di fisica e compiti di manutenzione. Intanto altra scienze è in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a bordo del quinto cargo spaziale del Giappone.
Oggi i tre cosmonauti hanno studiato magnetismo, digestione umana e poi partecipato alla scansione agli ultrasuoni e ai controlli della pressione del sangue. Il trio, composto dal Comandante Gennady Padalka e dagli Ingegneri di Volo Mikhail Kornienko e Oleg Kononenko, hanno poi sottoposto loro stessi ai controlli della vista per lo studio Ocular Health.
L'astronauta Scott Kelly della NASA ha raccolto campioni di urina e sangue e li ha immagazzinati nel freezer scientifico per lo studio Fluid Shift. I nuovi Ingegneri di Volo Kimiya Yui e Kjell Lindgren, hanno continuato a fare pratica con le tecniche robotiche che dovranno utilizzare lunedì mattina per catturare il nuovo veicolo cargo e poi ormeggiarlo al modulo Harmony. Lindgren ha inoltre controllato gli attrezzi per le passeggiate spaziali.
Il Veicolo di Trasferimento 'Kounotori5' (HTV-5) della JAXA (Agenzia Aerospaziale Esplorativa Giapponese) consegnerà circa 4,3 tonnellate di rifornimenti ed esperimenti per l'equipaggio di sei persone della stazione.
La NASA TV seguirà l'arrivo di HTV-5 in diretta lunedì a partire dalle 5:15 a.m. EDT (le 11:15 ora italiana) con la cattura prevista per le 6:55 a.m. (le 12_55 ora italiana).
Nella foto (Credit: NASA TV) i tre cosmonauti facenti parte di Spedizione 44 mentre venerdì mattina parlano via radio con il Primo Ministro russo Dmitri Medvedev. Da sinistra, Kornienko, Padalka e Kononenko.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech), un'affioramento di rocce chiare in una zona di terreno più scuro è un esempio di contatto geologico.

21/08/2015 - Il rover marziano scalatore si regala un bel selfie -

Il rover Curiosity della NASA ha inviato un altro dei suoi famosi autoscatti mentre il robot mobile analizzava alcuni campioni recentemente raccolti da una roccia, il primo utilizzo del trapano fin da quando un corto circuito aveva bloccato l'utilizzo dell'attrezzo a febbraio.
Questa volta, il selfie del rover viene da un angolo più basso e mostra Curiosity che incombe su un foro lasciato dal trapano in un blocco di roccia marziana il 30 luglio in un sito chiamato "Buckskin".
Una fotocamera montata all'estremità del braccio robotico del rover ha ripreso dozzine di immagini individuali del veicolo e dei dintorni. Gli scienziati utilizzano di solito la fotocamera montata sul braccio - chiamata MAHLI (MArs Hand Lens Imager) - per riprendere primi piani delle rocce di Marte.
Ma il braccio robotico può anche agire come la bacchetta per gli autoscatti, e la fotocamera permette di riprendere il rover da diverse angolazioni in modo che poi gli analisti sulla Terra possano attaccare assieme le immagini ottenute realizzando una specie di autoritratto. L'articolazione del polso sul braccio del rover mantiene l'appendice dal telaio in tutte le immagini utilizzate nel mosaico, ma l'ombra del braccio è visibile sul terreno.
Il campione raccolto il 30 luglio è il settimo ottenuto dal foro eseguito in una roccia con il trapano a percussione, il primo dopo che un guasto lo aveva reso indisponibile a febbraio.
"Siamo lieti di vedere che il corto circuito non si è ripresentato durante la trapanazione di Buckskin e il trasferimento del campione," ha detto Steven Lee, vice capo del progetto Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. "Potrebbe ripetersi, ma abbiamo fatto cambiamenti nella protezione dai guasti per continuare in sicurezza la perforazione anche in presenza di piccoli corti circuiti. Abbiamo anche migliorato il circuito della telemetria di percussione del trapano per ottenere maggiori informazioni diagnostiche da eventuali eventi futuri."
Gli scienziati sperano di analizzare i campioni con gli strumenti interni di Curiosity, che comprendono un laboratorio in miniatura con forni, laser e altre attrezzature di alta tecnologia, per scoprire perché la zona attorno al sito di perforazione di Buckskin contiene alti livelli di silicio e idrogeno rispetto ad altri terreni esplorati dal rover.
"Curiosity ha inizialmente osservato la zona con alto contenuto di silice e di idrogeno, il 21 maggio, durante la salita a un sito in cui due tipi di roccia sedimentaria si trovano a contatto uno con l'altro," La NASA ha detto in un comunicato. "Tali zone di contatto possono contenere indizi sugli antichi cambiamenti ambientali, di condizioni che hanno prodotto il tipo di roccia più vecchie a condizioni che hanno prodotto le più giovani."
Curiosity ha iniziato il suo quarto anno sul Pianeta Rosso lo scorso 6 agosto, e la sua sorgente energetica di plutonio dovrebbe fornire una stabile alimentazione elettrica per almeno il prossimo paio di anni, secondo quanto afferma Ashwin Vasavada, lo scienziato a capo del progetto del rover presso il JPL.
"Pensiamo di avere almeno due, tre o quattro anni di periodo produttivo di fronte a noi, e diversi altri anni dopo che l'energia avrà cominciato a calare," ha detto Vasavada al Consiglio di Vigilanza NASA lo scorso 28 luglio.
Un generatore termoelettrico a radioisotopi, o RGT, si trova a bordo del rover per produrre l'elettricità attraverso il decadimento di una piccola quantità di Plutonio portata su Marte a bordo del veicolo spaziale. Vasavada ha spiegato che la sorgente degrada di una piccola percentuale ogni anno.
"Il generatore è stato dimensionato per consentire un particolare ritmo delle operazioni che corrispondono sia alla nostra capacità di carico e alla frequenza che il nostro team del personale operativo possa comunicare con il rover," ha detto Vasavada Spaceflight Now. "In gran parte, si tratta della capacità di far andar giù la nostra batteria ad ogni sol (giorno marziano) e ricaricarla durante la notte. Quando questo non sarà più possibile, avremo bisogno di diradare quanto spesso comandiamo il rover o fare meno di ogni ciclo di comando, per non portare la batteria troppo in basso."
Vi sono attività specifiche che richiedono una grande quantità di elettricità, come i lunghi percorsi e l'utilizzo dei forni di Curiosity per riscaldare i campioni da analizzare, e queste attività potrebbero essere spalmate in futuro su più giorni mentre i livelli di energia scenderanno.
Curiosity è molto più vorace di energeia di altre sonde alimentate con il plutonio, come la Cassini o le Voyager della NASA. Gli sbalzi di temperature estreme che avvengono su Marte richiedono che il rover controlli la sua temperatura con un circuito termico dove un fluido viene fatto scorrere all'interno del veicolo, oltre a disporre di ricaldatori di sopravvivenza.
"Anche così ci aspettiamo di avere abbastanza energia per sopravvivere per almeno dieci anni," ha detto Vasavada martedì a Spaeflight Now.
Curiosity ha completato la sua missione primaria di due anni nel 2014.
I responsabili del rover proporranno, il prossimo anno, di estendere le operazioni di Curiosity su Marte per altri due anni. Ulteriori estensioni, se approvate dalla NASA, saranno sempre con incrementi di due anni alla volta.
Curiosity ha raggiunto la base del Monte Sharp, una montagna delle dimensioni del Monte Rainer sulla Terra, che si trova al centro del sito di atterraggio del rover, il cratere Gale, nel settembre 2014. La prima sosta del robot ai piedi della montagna è stato un deposito geologico chiamato formazione Murray, vicino al confine che separa le rocce del Monte Sharp da quelle del fondo del cratere Gale.
Salendo più in alto sulla montagna, Curiosity incontrerà un crinale che mostra la firma chimica di ematite, un minerale argilloso-cuscinetto che si forma in ambienti acquosi, secondo i dati ottenuti dall'orbita di Marte.
"Ci vorranno almeno ancora alcuni mesi per raggiungere i 150 metri di ampiezza dello spessore della pendenza sulla formazione Murray," ha detto Vasavada al comitato consultivo a fine luglio. "Poi si arriverà a un crinale che ha un sacco di ematite mineralogica, un'altra roccia del tipo argilloso."
Un'ulteriore obiettivo per il rover sarà quello di arrivare a un confine tra argilla e le unità geologiche di solfato che si ritiene si trovino fra i 6 e gli 8 chilometri a venire.
"Se raggiungeremo questo confine della zona solfato-argilla, avremo una sorta di temporizzazione della nostra missione," ha detto Vasavada.
A partire da questa settimana, Curiosity ha totalizzato 11,1 chilometri di guida da quando è sbarcato nel 2012.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) l'autoscatto di Curiosity al sito di perforazione Buckskin. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech), un'affioramento di rocce chiare in una zona di terreno più scuro è un esempio di contatto geologico.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

20/08/2015 - NO, nessun asteroide conosciuto colpirà la Terra a settembre -

Numerosi blog e video circolati in rete affermano erroneamente che un asteroide (o una cometa) di grandi dimensioni avrà un impatto con la Terra, in una data non meglio precisata tra il 15 e il 28 settembre. In una di queste date, secondo le voci, vi sarà un impatto - 'sicuramente' - vicino a Puerto Rico - causando distruzioni sulle coste che si affacciano sull'Atlantico e sul Golfo del Messico e potenzialmente, uno "tsunami" con milioni di vittime.
Queste sono le voci diventati virali - ora passiamo ai fatti. "Non vi è alcuna base scientifica - non uno straccio di prova - che un asteroide o qualsiasi altro oggetto celeste colpiranno la Terra in quelle date," ha dichiarato Paul Chodas, direttore dell'ufficio Near-Earth Object della NASA presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.
In realtà, in base al programma 'Near-Earth Object Observation', non ci sono asteroidi o comete noti che possano concretamente avere un impatto con la Terra nel prossimo futuro; tutte le segnalazioni di asteroidi potenzialmente pericolosi (con diametro di almeno 140 metri) hanno una probabilità inferiore allo 0,01% di impattare la Terra nei prossimi 100 anni. "Se ci fosse un qualsiasi oggetto abbastanza grande da provocare questo tipo di distruzione nel mese di Settembre, lo sapremmo da tempo," ha dichiarato Chodas.
L'ufficio del 'Near-Earth Object' presso il JPL è un gruppo chiave coinvolto in collaborazioni internazionali di astronomi e scienziati che osservano il cielo con i loro telescopi alla ricerca di asteroidi che potrebbero causare danni al nostro pianeta e prevedere le loro traiettorie nello spazio per il futuro prossimo.
Questa non è la prima volta che un allarme infondato si diffonde e, purtroppo, non sarà l'ultima. Nel 2011 ci sono state voci circa la cosiddetta cometa 'giorno del giudizio' Elenin, che non poneva alcun serio pericolo per la Terra e si sgretolò in uno sciame di piccoli detriti nello spazio. Nello stesso periodo si era diffuso su Internet il timore per la 'fine' del calendario Maya il 21 Dicembre 2012, quando il mondo sarebbe finito, secondo alcuni, con un grande impatto meteorico. In Italia questa bufala del 2012 venne alimentata sopratutto da un purtroppo 'famoso' conduttore pseudoscientifico della RAI. In tempi più recenti, dopo il grande impatto mediatico per l'evento di Chelyabinsk, i timori si sono rinnovati ed è stata la volta di 2014 UR116, un asteroide di oltre 300m scoperto proprio dai russi e che in realtà non ci colpirà almeno per i prossimi 150 anni. All'inizio di quest'anno si diceva che gli asteroidi 2004 BL86 e il 2014 YB35 fossero su traiettorie pericolosamente vicine alla Terra, ma i loro passaggi ravvicinati con il nostro pianeta in Gennaio e Marzo sono andati senza incidenti - proprio come previsto.
Come fa notare Paolo Attivissimo nel suo blog, il fatto che la scoperta sia da attribuire ad 'alcuni scienziati' non meglio precisati è già di per sè un indizio che la notizia è fasulla o comunque ingigantita e distorta allo scopo di attrarre l'attenzione dei navigatori più creduloni e lucrare con la pubblicità...
Ulteriori informazioni su asteroidi e oggetti Near-Earth si possono trovare presso: http://neo.jpl.nasa.gov/ e http://www.jpl.nasa.gov/asteroidwatch. Oppure su Twitter a: @asteroidwatch.
Nella foto (Credit: NASA) la vista della Terra con lo strumento MODerate resolution Imaging Spectroradiometer a bordo del satellite Terra della NASA.

Fonti: Alive Universe Today - NASA

20/08/2015 - Samantha Cristoforetti reciterà in Star Trek? -

Come la vedreste Samantha Cristoforetti a bordo di un'astronave di Star Trek? L’astronauta italiana, già detentrice di diversi record per la sua missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), potrebbe – almeno secondo alcune indiscrezioni non confermate ufficialmente da ASI ed ESA – partecipare al prossimo film della saga, 'Star Trek, Axanar'.
Axanar è un film indipendente, un fan movie di qualità professionale slegato dagli altri della serie, che è stato anticipato da un corto di venti minuti (video qui) che introduce la storia. Per finanziare il film è stata lanciata una campagna di crowdfunding sul sito Indiegogo che finora ha raccolto quasi 490 mila dollari, mentre su Kickstarter sono stati raccolti 600 mila dollari. Per questo la produzione ha deciso di dividere il film in quattro episodi, e le riprese inizieranno nel 2016.
La notizia era apparsa sul blog ufficiale del film e Alec Peters, uno dei due sceneggiatori sembra aver avuto una conversazione con l'astronauta. Samantha è una grande fan di Star Trek e si era mostrata con la sua uniforme di Star Trek Voyager nella Cupola della stazione dopo l'attracco di un veicolo cargo di rifornimento. Al momento però sembra che Samantha stessa abbia definito improbabile la sua apparizione nel film anche a causa della sua impegnatissima agenda di impegni.
Samantha Cristoforetti ha trascorso ben 119 giorni sulla ISS e ha già all'attivo molti record: è la prima astronauta italiana; è l’astronauta dell’ASI ed ESA (doppio primato) con più giorni totali in orbita in una sola missione; lo scorso 6 giugno è diventata anche l’astronauta donna ad aver trascorso più giorni consecutivi nello spazio nel corso di una sola missione (superando la collega della NASA Sunita Williams – 195 giorni).
Recitare in un film non sarebbe un suo primato assoluto, dato che prima di lei altri astronauti hanno ceduto davanti alla macchina da presa di Hollywood: Peters ricorda sul blog che alcuni astronauti statunitensi hanno già partecipato a film di Star Trek, come Mae Jamison (1993, 'Star Trek: The Next Generation'). Di certo, però, sarebbe la prima astronauta europea a 'salire' sulle astronavi di Star Trek.
Ma siamo sicuri che, dopo essere stata per davvero nello spazio, Samantha non ha niente da invidiare a tutti i capitani della famosa serie messi assieme.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) Samantha Cristoforetti a bordo della ISS con la divisa di 'Star Trek Voyager'.

Fonte: INAF News

20/08/2015 - Il Proton si prepara a riprendere i voli con un satellite Inmarsat -

Dopo l'incidente del 16 maggio scorso, che ha portato alla distruzione del satellite MexSat-1, il vettore commerciale russo Proton si prepara alla ripresa dei voli, prevista il 28 agosto 2015. Il razzo Proton-M/Briz-M porterà in orbita il satellite commerciale per telecomunicazioni Inmarsat-5 F3, il terzo di questo tipo.
Al momento il decollo del Proton-M è previsto per le ore 14:44 ora di Mosca (le 13:44 ora italiana) dalla Rampa 39 del Sito 200 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
Il volo prevede una durata di 15 ore e 31 minuti per portare il satellite su un'orbita di trasferimento supersincrona di 65.000 x 4.341 km, quasi il doppio della quota finale geostazionaria (36.000 km) che il veicolo dovrà raggiungere sopra l'equatore. Una volta rilasciato dallo stadio superiore Briz-M, il satellite utilizzerà i propri propulsori per raggiungere l'orbita operativa posizionandosi a 55° di longitudine Ovest sopra l'Equatore.
L'Inmarsat-5 F3 sarà il quinto carico lanciato dal Proton per la compagnia, con sede a Londra, Inmarsat. Si tratterà anche del terzo satellite della serie Inmarsat-5. Basato sul modello 702HP sviluppato da Boeing, il satellite pesante sei tonnellate è stato concepito per formare una costellazione composta da tre satelliti e supportare il Global Xpress network di Inmarsat, conosciuto anche come GX.
Questa nuova rete permetterà il trasferimento delle comunicazioni voce e dati in tutto il mondo con una velocità senza precedenti, fino a 50 Mb al secondo, servendo clienti governativi, marittimi, aziende, il settore aeronautico ed energetico. La Inmarsat ha previsto di investire 1,2 miliardi di dollari nel programma Global Xpress, compresi i costi di lancio e un quarto satellite, già ordinato alla Boeing e che verrà completato nel 2016.
I primi due satelliti Inmarsat-5 sono stati lanciati con successo, rispettivamente, l'8 dicembre 2013 e il 1° febbraio 2015, sempre con un vettore Proton. Il 17 agosto il satellite, rifornito di propellente, è stato inserito in posizione orizzontale all'interno dell'ogiva protettiva del vettore.
Nella foto (Credit: TsENKI) il satellite Inmarsat-5 F3 mentre viene integrato a Baikonur, in preparazione al lancio.

Fonte: Russian Space Web

20/08/2015 - La SpaceX accende l'avionica del Crew Dragon al banco di prova -

La SpaceX ha recentemente acceso, al banco di prova, l'avionica, il 'cervello', della sua capsula Crew Dragon presso la sede di Hawthorne, in California, simulando un volo con equipaggio diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Durante il test di funzionamento, gli ingegneri sono in grado di assicurarsi che le apparecchiature e i programmi del veicolo spaziale funzionino bene assieme in un'ambiente simile a quello che incontreranno in volo.
"Potrebbe risultare poco emozionante, ma è uno strumento molto, molto importante. In pratica possiamo far volare il Crew Dragon non muovendolo dal suolo - attivare gli interruttori, toccare gli schermi, testare gli algoritmi e le batterie - tutto questo prima di testare l'avionica del sistema in volo," ha detto Hans Koenigsmann, vice presidente della sicurezza di missione presso la SpaceX. "E' importante avere l'avionica a posto prima di metterla nella capsula."
Il banco di prova dell'avionica della SpaceX è simile al SAIL (Shuttle Avionics Integration Lab) che si trova a Houston e che è stato utilizzato durante il programma Space Shuttle per mettere alla prova le interazioni fra l'hardware e il software prima di modificare i codici dei veicoli per il volo.
Nella foto (Credit: SpaceX) il Crew Dragon durante la presentazione al pubblico avvenuta il 30 maggio 2014.

Fonte: Parabolic Arc

Nella foto (Credit: Arianespace), la scia del lancio dell'Ariane 5 VA225.

20/08/2015 - Un altro successo per l'europeo Ariane 5 -

Arianespace prosegue con la sua lista di successi con il quarto volo di un Ariane 5 ECA nel 2015 e il settimo lancio complessivo dell'anno - oggi conseguito con la missione del vettore pesante per Eutelsat e Intelsat, due clienti chiave degli ultimi 30 anni.
Decollato dallo Spazioporto della Guyana Francese alle 20:34 GMT (le 22:34 ora italiana), il veicolo di Arianespace ha rilasciato i satelliti EUTELSAT 8 West B e Intelsat 34 nella loro orbita di trasferimento geostazionario, con una massa complessiva di 9.922 kg. - compreso i due satelliti e il sistema duplice di rilascio di Ariane 5. Il conto alla rovescia era stato fermato a T-7 minuti per un non meglio specificato problema ma poi, dopo che i tecnici di Kourou avevano sistemato l'intoppo è ripreso regolarmente dopo 24 minuti ed è proseguito regolarmente fino al decollo.
Il Direttore e Amministratore Delegato di Arianespace, Stéphane Israël, ha ringraziato tutti gli attori principali che hanno reso possibile questo ultimo successo, compresa l'agenzia spaziale francese CNES, l'Agenzia Spaziale Europea ESA e le squadre presenti nello Spazioporto, così come il capocommessa di Ariane 5, l'Airbus Safran Launchers e i team di Arianespace.
Il numero associato con il lancio di oggi, VA225, indica il 225esimo lancio di un razzo vettore della famiglia Ariane mentre si è trattato del 67esimo lancio consecutivo di successo per Ariane 5 e la 81esima missione complessiva del vettore pesante, mentre EUTELSAT 8 West B e Intelsat 34 sono, rispettivamente, il 513esimo e 514esimo carico utile portato in orbita da Arianespace.
EUTELSAT 8 West B, che si trovava nella posizione superiore di Ariane 5, è stato rilasciato 28 minuti dopo il decollo. Una volta in servizio la sua piattaforma, del peso di 5,8 tonnellate, realizzata dalla Thales Alenia Space e progettata per fornire nuove risorse di trasmissione satellitare sul Medio Oriente e sul Nord Africa - principalmente per i mercati diretti verso le abitazioni. Inoltre esso introduce la banda-C sugli 8° West, coprendo il continente africano e arrivando fino al Sud America.
Durante la missione di oggi, il satellite Intelsat 34, del peso di 3,3 tonnellate è stato rilasciato dalla posizione inferiore di Ariane 5 13 minuti dopo il primo satellite e verrà utilizzato dalla Intelsat per la richiesta di distribuzione di media per il mercato latino americano. Questa piattaforma realizzata dalla Space System Loral (SSL) supporta anche una copertura a larga banda avanzata per i clienti marittimi e aeronautici sul Nord Atlantico. L'Intelsat 34 opererà dalla posizione orbitale a 304,5° Est.
Dopo la missione di oggi, Arianespace mantiene un sostenuto ritmo di lancio, con la preparazione delle prossime missioni. La prossima avrà luogo il 10 settembre con il decollo di un vettore medio Soyuz, Volo VS12, che metterà in orbita altri due satelliti della costellazione europea di navigazione Galileo. Sempre a settembre è previsto un altro lancio di Ariane 5 con due satelliti per telecomunicazioni NBN Co 1A per la National Broadband Network australiana e ARSAT-2 dell'operatore argentino ARSAT. A novembre è poi prevista la missione di un vettore leggero Vega con la sonda scientifica europea LISA Pathfinder, che osserverà l'Universo in un modo tutto nuovo.
Quello di oggi è stato il 41esimo lancio orbitale del 2015, il 38esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Arianespace TV) il momento del decollo del razzo vettore Ariane 5 VA225. Nella foto a sinistra (Credit: Arianespace), la scia del lancio dell'Ariane 5 VA225.

Fonti: Arianespace - Spaceflight Now

19/08/2015 - Rimossi dei serbatoi di acqua da Endeavour da destinare alla ISS -

Dall'interno della navetta spaziale Endeavour, i tecnici hanno estratto oggi i 4 serbatoi dell'acqua che venivano utilizzati dall'equipaggio e che ora verranno destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
L'operazione di recupero è stata compiuta presso il California Science Center di Los Angeles, dove la navetta Endeavour riposa dopo il pensionamento del 2011.
I serbatoi verranno inviati alla ISS per mezzo di un cargo Cygnus o di un HTV giapponese e verranno utilizzati per immagazzinare l'acqua dell'avamposto spaziale che ora utilizza delle sacche per le riserve di acqua che vengono inviate da Terra oppure ottenute dal riciclo delle urine e del sudore dell'equipaggio.
La NASA ha giustificato l'operazione affermando che costerà molto meno riutilizzare questi serbatoi per l'acqua di una vecchia navetta che costruirne di nuovi. I serbatoi prelevati dalla navetta, che sono in metallo speciale e pesano circa 18 kg. ognuna, potranno contenere un totale di 300 litri d'acqua, abbastanza per 25/27 giorni di consumo da parte dell'equipaggio della stazione spaziale.
Per prelevare i serbatoi i tecnici della NASA sono entrati all'interno del compartimento equipaggio di Endeavour, non aperto al pubblico, e si sono calati nel ponte inferiore da un portello situato sotto i sedili dove prendevano posto gli Specialisti di Missione per il lancio e l'atterraggio. Da lì è stato relativamente semplice scollegare le tubazioni e i cavi elettrici, sbullonare i serbatoi e farli uscire dalla navetta. Durante l'operazione il padiglione del museo è rimasto aperto al pubblico. Ora i quattro serbatoi verranno inviati al Kennedy Space Center, in Florida.
Nella foto (Credit: Gene Blevins / LA Daily News) una fase della rimozione dei serbatoi di acqua dalla navetta spaziale Endeavour.

Fonti: Spaceflight Now - Collectspace

19/08/2015 - Gli astronauti Steve Swanson e Tony Antonelli lasciano la NASA -

Altri due astronauti veterani lasciano la NASA: si tratta di Steve Swanson e Tony Antonelli.

L'astronauta Steve Swanson ha lasciato la NASA per andare a insegnare presso la Boise State University in Idaho. Egli che ha volato come Specialista di Missione con STS-117 e STS-119 e poi come Ingegnere di Volo di Spedizione 39 e 40 sulla ISS e, dopo aver accumulato quasi 200 giorni in orbita, il suo ultimo giorno presso l'Agenzia sarà il 30 agosto.
"Steve Swanson, o 'Swanny' come lo chiamavamo, ha contribuito molto al programma spaziale umano compiendo tre missioni. La sua risata contagiosa, il fine intelletto e la personalità semplice hanno guadagnato il rispetto e l'amicizia di tutti quelli che vi hanno lavorato assieme. E inoltre ci mancherà nella nostra squadra di basket del mercoledì sera!" ha detto il Capo dell'Ufficio Astronauti NASA, Chris Cassidy, del Johnson Space Center di Houston, nel Texas.
Swanson è nato a Syracuse, New York, anche se è cresciuto a Steamboat Springs, in Colorado. Sposato con tre figli, ha un dottorato in informatica e due lauree dalla University of Colorado e dalla Florida Atlantic University. Entrato alla NASA nel 1987 come ingegnere di sistemi della divisione operazioni aeree lavorando con lo STA (Shuttle Training Aircraft). Nel maggio del 1988 venne selezionato come astronauta. Ha totalizzato, nel corso della tre missioni, un totale di 195 giorni nello spazio e 27 ore e 58 minuti di attività extraveicolare in cinque uscite per l'assemblaggio e manutenzione della ISS.
Una completa biografia di Steve Swanson è disponibile presso: http://www.jsc.nasa.gov/Bios/htmlbios/swanson.html.

L'astronauta Dominic A. 'Tony' Antonelli ha lasciato la NASA dopo 15 anni di servizio. Egli è veterano di due missioni Shuttle, la STS-119 e la STS-132 dove, in entrambe, ha svolto il ruolo di pilota.
Tony ha dato un grosso contributo al nostro ufficio," ha detto Chris Cassidy, capo dell'Ufficio Astronauti NASA presso il JSC. "Le sue qualità ed esperienze sono state estremamente di valore nel nostro team esplorativo e ingegneristico dello Space Launch System (SLS). Gli facciamo i migliori auguri per il suo futuro."
Antonelli è nato a Detroit, Michigan, ed è sposato con due figli. Ha una master in Scienza, Aeronautica e Astronautica conseguito presso l'Università di Washington.
Antonelli è stato un Capitano dell'U.S. Navy ed ha volato su 41 tipi differenti di aerei totalizzano 3.200 ore di volo e 273 appontaggi. Selezionato come pilota NASA nel 2000, ha compiuto due missioni nello spazio per un totale di 24 giorni, 3 ore e 57 minuti. L'ultimo giorno in agenzia per Antonelli è stato il 10 luglio.

Nella foto (Credit: NASA) Antonelli, a sinistra, e Swanson.

Fonti: Spaceflight Insider - NASA

Nella foto (Credit: ESA), i tre membri dell'equipaggio della Soyuz TMA-18M portano i fiori sulla tomba di Yuri Gagarin.

19/08/2015 - Il prossimo astronauta ESA a volare nello spazio è arrivato al sito di lancio -

L'astronauta dell'ESA Andreas Mogensen, il comandante del veicolo spaziale Soyuz Sergei Volkov e il cosmonata kazako Aidyn Aimbetov sono arrivati ieri a Baikonur, nel Kazakhstan. Questa è la loro ultima destinazione prima di partire per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nella notte del 2 settembre.
Il trio trascorrerà le ultime due settimane sulla Terra con lo staff tecnico e medico per essere sicuro che ogni cosa sia pronta per la missione.
"Abbiamo avuto un grande benvenuto in Kazakhstan e guardo con fiducia all'ultima fase prima del lancio," ha detto Andreas.
Il loro programma comprende gli ultimi controlli i quali assicureranno che il loro veicolo spaziale sia pronto per il viaggio, ripasseranno l'addestramento sui sistemi della Stazione Spaziale e verranno sottoposti a molti esami medici. I tre trascorreranno gli ultimi giorni in quarantena per evitare di contrarre batteri o virus che potrebbero trasmettere ai loro colleghi in attesa a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La missione di Andreas durerà solo dieci giorni ma è stipata con esperimenti europei per testare nuove tecnologie e tecniche operative per le future missioni spaziali. Andreas guiderà, da 400 km, tre diversi tipi di rover in due esperimenti mentre orbiterà attorno alla Terra.
Molte delle attrezzature delle quali Andreas ha bisogno per i suoi esperimenti voleranno verso la ISS assieme a lui nella Soyuz, compreso un monitor per le radiazioni, lo 'SkinSuit' progettato per alleviare i problemi alla schiena degli astronauti e un nuovo tipo di filtro che simula la natura per purificare l'acqua.
Questi esperimenti verranno inseriti nella Soyuz il 27 agosto. Andreas, Sergei e Aidyn avranno un giorno in più per preparare i loro effetti personali che vorranno portare con loro.
L'astronauta ESA Thomas Pesquet, la riserva di Andreas per questa missione, è arrivato anche lui a Baikonur ieri con il resto dell'equipaggio di riserva - a bordo di un differente aereo per ragioni di sicurezza.
Attraverso la missione 'iriss', l'ESA pubblicherà frequenti post del blog e aggiornamenti attraverso l'account Twitter @esaoperations per mostrare il lavoro fatto presso il Columbus Control Center di Oberpfaffenhofen, in Germania, e dei ricercatori in tutta Europa.
Andreas risponderà alle domande appena prima del lancio attraverso una sessione di Reddit 'Ask Me Anything’ che si terrà il 27 agosto. Inoltre potrete seguire Andreas sul suo account Twitter, @astro_andreas e su Facebook.
Nella foto (Credit: ESA) i tre membri dell'equipaggio della Soyuz TMA-18M, da sinistra Aidyn, Volkov e Mogensen, prima della partenza da Star City, vicino Mosca. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA), i tre membri dell'equipaggio della Soyuz TMA-18M portano i fiori sulla tomba di Yuri Gagarin prima di lasciare Mosca per il sito di lancio, una tradizione che spetta a tutti i futuri viaggiatori spaziali in Russia.

Fonte: ESA

Nell'immagine (Credit: JAXA), la sala controllo della missione HTV-5 alla notizia della separazione dal razzo.

19/08/2015 - Lancio perfetto del veicolo cargo HTV-5 della JAXA -

Con un lancio perfetto effettuato alle 8:50:49 p.m. JST (le 13:50 ora italiana) il razzo vettore H-2B della Mitsubishi Heavy Industries ha immesso in orbita bassa il veicolo cargo HTV-5 (Kounotori5) il cui compito è quello di portare rifornimenti e parti di ricambio alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il volo è avvenuto senza problemi e 14 minuti e 54 secondi dopo il decollo è stata confermata la separazione del Kounotori5 dal veicolo di lancio.
Al momento del lancio le condizioni meteo al Centro Spaziale Tanegashima, in Giappone, erano buone con un vento di Sud-Sud-Est di 3,5 metri al secondo e una temperatura di 27,8° Celsius.
Se tutto procederà secondo i piani il veicolo cargo raggiungerà la stazione spaziale nelle prime ore del mattino di lunedì 24 agosto. Gli astronauti a bordo del laboratorio orbitale potranno così scaricare l'HTV-5 delle 5,5 tonnellate di merci fra cibo, acqua, attrezzature scientifiche e altri rifornimenti.
Sebbene l'HTV-5 sia senza equipaggio, a bordo si trovano alcuni passeggeri viventi - una dozzina di topi, che verranno sottoposti a esperimenti a bordo della stazione per aiutare i ricercatori a comprendere meglio gli effetti della microgravità sui corpi dei mammiferi.
Fra gli altri carichi scientifici che si trovano a bordo del veicolo cargo vi sono esperimenti per lo 'studio dei gemelli' ai quali i fratelli astronauti NASA Scott e Mark Kelly stanno partecipando. Scott Kelly e il cosmonauta russo Mikhail Kornienko hanno già trascorso cinque mesi della missione, senza precedenti, lunga un anno a bordo del laboratorio orbitante. La loro missione aiuterà nello studio di come il volo spaziale di lunga durata ha effetto psicologicamente, fisiologicamente e geneticamente sugli astronauti.
Mark Kelly si trova sulla terraferma e serve come controllo con il quale confrontare i dati del fratello Scott. I due sono gemelli identici e quindi condividono lo stesso codice genetico.
A bordo di HTV-5 si trova anche uno strumento chiamato CALET (Calorimetric Electron Telescope) che verrà montato all'esterno della ISS alla ricerca di tracce dell'elusiva materia oscura. La materia oscura si chiama così perché è impossibile osservarla direttamente con i telescopi tradizionali. Ma gli studi sugli effetti gravitazionali indotti suggeriscono che la materia oscura sia quattro volte più comune di quella 'normale' in tutto l'Universo.
CALET misurerà inoltre i raggi cosmici ad alta energia, che pongono una minaccia radioattiva agli astronauti nello spazio. Sempre parte del carico del cargo giapponese si trovano 14 piccoli CubeSat costruiti dalla compagnia Planets Labs di San Francisco, che dovrebbero fornire a vari clienti immagini ad alta risoluzione ma a basso costo della superficie terrestre. I CubeSat, chiamati 'Doves', verranno rilasciati dalla stazione spaziale in volo libero.
Il successo del lancio di oggi porta il totale dei Doves nello spazio a 101, ha dichiarato un rappresentante della Planets Labs.
L'HTV-5 avrebbe dovuto essere lanciato domenica 16 agosto ma le cattive condizioni meteo avevano forzato a diversi rinvii.
L'Agenzia Aerospaziale Esplorativa Giapponese (JAXA) chiama l'HTV-5 anche 'Kounotori', la parola giapponese per cicogna bianca in riferimento alla funzione per il quale è destinato. Quattro precedenti veicoli HTV sono stati lanciati verso la stazione; nel 2009, 2011, 2012 e 2013.
Il vascello HTV è progettato per bruciare al rientro nell'atmosfera della Terra al termine della sua missione spaziale, proprio come i Progress russi e il Cygnus, americano, costruito dalla Orbital ATK. Al momento solo la capsula Dragon della SpaceX è un veicolo cargo operativo in grado di ritornare sulla Terra tutto d'un pezzo.
Quello di oggi è stato il 40esimo lancio orbitale del 2015, il 37esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: NASA TV via JAXA) il momento del decollo del razzo vettore H-IIB per la missione cargo HTV-5. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: JAXA), la sala controllo della missione HTV-5 alla notizia della separazione dal razzo.

LANCIO DEL RAZZO H-2B CON IL VEICOLO CARGO HTV-5 DIRETTO ALLA ISS - 19/08/2015 - (Credit: JAXA/NASA/SPACEVIDS) - dur.min. 16:17 - LINGUA INGLESE

Fonti: JAXA - Space.com

18/08/2015 - Ariane 5 pronto alla quarta missione del 2015 -

Il quarto volo di quest'anno del vettore pesante Ariane 5 di Arianespace - e la settima missione complessiva della compagnia in tutto il 2015 - ha ricevuto il 'go' per il decollo previsto per giovedì 20 agosto, dopo la riunione odierna che ha confermato la preparazione al lancio presso lo Spazioporto europeo della Guyana Francese.
La riunione - conosciuta con l'acronimo francese di RAL (Revue d’Aptitude au Lancement), è una delle fasi finali in ogni campagna di lancio di Arianespace. Quest'ultima RAL ha confermato la prontezza al volo del veicolo di lancio Ariane 5, del suo duplice carico utile composto dai satelliti per telecomunicazioni EUTELSAT 8 West B e Intelsat 34, delle infrastrutture del sito di lancio e della rete di stazioni di ascolto oltre il poligono.
Tutto è pronto per il rollout di Ariane 5 dall'edificio di assemblaggio finale (FAB) dello Spazioporto verso la zona di lancio ELA-3 per il decollo di giovedì per un volo di appena 42 minuti dal Sud America per il rilascio dei suoi due satelliti nell'orbita di trasferimento geostazionario.
La missione imminente per due vecchi clienti di Arianespace - Eutelsat e Intelsat - ha la designazione di Volo VA225 che significa il 225esimo lancio di un razzo della famiglia Ariane.
EUTELSAT 8 West B è posizionato come passeggero superiore di Ariane 5, e verrà rilasciato quindi per primo durante il volo. La sua piattaforma del peso di 5,8 tonnellate è stata realizzata dalla Thales Alenia Space ed è progettata per fornire nuove risorse di trasmissione satellitare sul Medio Oriente e sul Nord Africa - principalmente per i mercati diretti verso le abitazioni. Inoltre esso introduce la banda-C sugli 8° West, coprendo il continente africano e arrivando fino al Sud America.
A bordo di Ariane 5, nella posizione inferiore si trova l'Intelsat 34, di 3,3 tonnellate di peso, che verrà utilizzato dalla Intelsat per la richiesta di distribuzione di media per il mercato latino americano. Questa piattaforma realizzata dalla Space System Loral (SSL) supporta anche una copertura a larga banda avanzata per i clienti marittimi e aeronautici sul Nord Atlantico. L'Intelsat 34 opererà dalla posizione orbitale a 304,5° Est.
Nella foto (Credit: Arianespace) il primo stadio del razzo Ariane 5 VA225 durante la fase di assemblaggio.

Fonte: Arianespace

Nell'immagine (Credit: NASA), un dettaglio dello Sprites fotografato dalla ISS il 10 agosto 2015.

18/08/2015 - Enormi 'Sprites' rossi osservati dallo spazio -

Questa foto spettacolare, ripresa da bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nella notte del 10 agosto 2015, mostra la visione dall'orbita di un temporale sopra le luci delle città del Messico meridionale mentre la costellazione di Orione sorge sopra il limbo della Terra. Ma c'è di più: lungo il bordo destro dell'immagine un ammasso di fasci luminosi rossi e porpora si vede sollevarsi sopra un lampo bianco/azzurro: è un gigantesco 'spettro rosso' ripreso dalla fotocamera!
Fotografati per la prima volta nel 1989, gli 'spettri rossi' sono dei brevi lampi di attività ottica associati a fulmini particolarmente potenti. Chiamati così per la loro natura elusiva, gli Sprites appaiono tipicamente come tentacoli rossi che salgono sopra le zone dove si abbattono eccezionalmente intensi fulmini.
Queste scariche elettriche possono arrivare fino a 90 km di quota nell'atmosfera, con le regioni più brillanti di solito attorno ai 65/75 km.
Gli Sprites non durano molto a lungo - da 3 a 10 millisecondi massimo - e così catturarne uno (tecnicamente qui ve ne sono un ammasso) con la fotocamera è una vera e propria impresa ... o, in questo caso, una grande sorpresa!
Gli Sprites sono già stati fotografati in precedenza dalla ISS (un gran bel luogo per osservare questi fenomeni, che spesso sono oscurati dalla visione dalla superficie a causa degli ammassi di nubi temporalesche) ma questa è una delle più belle immagini prese finora.
Per saperne di più sulla storia della ricerca degli Sprites potete visitare il sito web dell'Università di Alaska Fairbanks.
Diverse misure dell'immagine possono essere trovate presso l'archivio delle foto scattate dagli astronauti presso il Johnson Space Center.
Nell'immagine a sinistra (Credit: NASA), un dettaglio dello Sprites fotografato dalla ISS il 10 agosto 2015.

Fonte: Space.com

18/08/2015 - La NASA ordina alla Orbital ATK altre due missioni cargo per la ISS -

La NASA ha ordinato alla Orbital ATK altre due missioni cargo dirette alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sotto il contratto CRS (Commerciale Resupply Services) siglato nel 2008.
La Orbital ATK porterà così il totale dei voli cargo del suo veicolo spaziale Cygnus da otto a dieci. Secondo un portavoce della Orbital ATK la compagnia avrebbe designato le missioni come OA-9e e OA-10e anche se non è stato chiarito quando dovrebbero avere luogo. Dopo l'incidente di CRS-3/Orb-3 la Orbital ATK prevede di lanciare due cargo Cygnus con il vettore Atlas 5 a dicembre e nei primi del 2016, prima di riprendere i voli con il proprio razzo Antares, dopo la sostituzione dei motori del primo stadio.
La NASA potrebbe richiedere ulteriori missioni anche al secondo fornitore CRS, la SpaceX, e al momento sarebbero in corso discussioni proprio su questo.
I portavoce di Orbital ATK e di SpaceX non hanno voluto rivelare i termini finanziari dei voli ulteriori per la NASA. Il contratto CRS del 2008 prevedeva otto voli per la Orbital ATK per un valore di 1,9 miliardi di dollari e di 12 missioni SpaceX per 1,6 miliardi di dollari da compiersi entro il 2017. A giugno la NASA aveva espresso l'intenzione di prolungare i contratti CRS per tutto il 2018.
Questo coincide con un altro rinvio riguardante il CRS-2 dove sono in gara, oltre alla Orbital ATK e la SpaceX, anche la Boeing, la Lockheed Martin e la Sierra Nevada Corp. La NASA avrebbe dovuto decidere a chi affidare i voli cargo per la ISS dal 2017 in poi entro maggio ma poi la data è slittata prima a settembre ed ora a novembre. Sia la Orbital ATK che la SpaceX sono reduci da due incidenti nei quali hanno perso ognuna un veicolo cargo diretto alla ISS: a ottobre il Cygnus CRS-3 e a giugno il Dragon CRS-7. La SpaceX, per voce del suo fondatore e capo esecutivo Elon Musk, ha dichiarato che i voli del razzo Falcon 9 riprenderanno non prima di settembre.
Nella foto (Credit: NASA) la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonte: SpaceNews

18/08/2015 - Satellite costruito dagli studenti verrà lanciato dalla ISS -

E' iniziata una settimana molto speciale per circa 30 studenti dell'Università di Aalborg, in Danimarca, mentre il loro satellite - AAUSAT5 - è in attesa di essere lanciato verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Alcune settimane dopo l'AAUSTA5 verrà rilasciato in orbita attorno alla Terra, segnando la prima volta che una missione di studenti dell'ESA verrà lanciata dalla ISS: il progetto pilota del programma educativo 'Fly Your Satellite from the ISS!'.
AAUSAT5, un satellite CubeSat completamente costruito da un team universitario con il supporto dell'ESA, raggiungerà la ISS a bordo del cargo giapponese HTV-5, il cui lancio è previsto dal Centro Spaziale Tanegashima, in Giappone. Esso sarà accompagnato da GomX-3, un altro CubeSat dell'ESA, progettato da professionisti in Danimarca.
Vi potrebbe essere anche la possibilità, ancora da confermare, che AAUSAT5 e GomX-3, entrambi satelliti danesi, possano essere rilasciati in orbita in congiunzione con la missione sulla ISS dell'astronauta dell'ESA Andreas Mogensen, il primo astronauta di nazionalità danese. Andreas sarà sulla stazione per due settimane, a partire dal 2 settembre.
Dopo il rilascio, AAUSAT5 inizierà la sua missione tecnica: test, in orbita per una versione migliorata del sistema automatico di posizionamento. Questo sistema è progettato per seguire e identificare le navi che transitano lontano dalle coste e in aree remote, rendendolo idoneo per l'utilizzo di nuove rotte sicure.
"E' passando attraverso l'intero processo di definizione degli obiettivi per una missione spaziale, e quindi la sua progettazione, la costruzione, il collaudo e la gestione di un veicolo spaziale in grado di raggiungere questi obiettivi, che gli studenti acquisiscono una forte esperienza nel settore spaziale, mentre stanno ancora completando i loro studi," ha detto Piero Galeone, capo dell'unità terziaria all'ESA. "I nostri sforzi di tutori sono tutti finalizzati ad aiutare gli studenti a diventare più competenti e maturi per il mercato del lavoro, quando sarà il momento."
Al momento il lancio del veicolo cargo giapponese HTV-5 è previsto per le 11:50 GMT (le 13:50 ora italiana) del 19 agosto.
Nella foto (Credit: ESA) il CubeSat AAUSAT5 realizzato dagli studenti danesi.

Fonte: Spaceref

18/08/2015 - Addio al professor Giovanni Picardi -

E’ deceduto inaspettatamente la scorsa notte a Roma il professor Giovanni Picardi, professore emerito alla Sapienza, Università di Roma. Nato a Sarnano, in provincia di Macerata, nel 1936, avrebbe compiuto 79 anni il prossimo dicembre.
Prima di arrivare alla Sapienza, nel 1975 come docente ordinario di Sistemi di Telerilevamento presso il Dipartimento di InfoCom, Picardi aveva anche – dopo la laurea in Ingegneria Elettrica nel 1960 - insegnato per anni Cibernetica e Teoria dell’Informazione all’Università di Perugia. Ha quindi lavorato intensamente sia con l’Agenzia Spaziale Italiana che con l’Agenzia Spaziale Europea, facendo parte del Consiglio scientifico di moltissime missioni.
Giovanni Picardi è stato imprescindibile punto di riferimento per tutti i radar dell’Agenzia Spaziale Italiana, a partire dal programma X-SAR sviluppato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Tedesca ed imbarcato in tre ‘voli’ dello Space Shuttle. Ma ha avuto un ruolo da protagonista anche per i radar presenti in diverse missioni interplanetarie, tutte ancora in corso: da Mars Express a Mars Reconnaissance Orbiter fino a Cassini.
La sua genialità e il suo impegno, per cui godeva di una indiscussa e altissima stima internazionale in particolare presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, hanno prodotto innovativi concetti di sistema in grado di svelare gli aspetti più nascosti di mondi quali Marte e Titano; nonché di contribuire a realizzare l’avanzato e innovativo sistema italiano COSMO-SkyMed per l’osservazione della Terra con tecniche radar (ad apertura sintetica – SAR – in banda X).
Con Giovanni Picardi, "Il PROF" per tutti quelli che lo hanno conosciuto da vicino e hanno avuto il privilegio di condividere con lui il proprio impegno scientifico e professionale, l’Italia e tutta la comunità scientifica internazionale perdono un grande protagonista e un imprescindibile punto di riferimento.
Nell'immagine (Credit: ASI) il professor Giovanni Picardi e lo schema della missione SRTM a bordo dello Space Shuttle.

Fonte: ASI

Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute), Dione ripreso il 17 agosto 2015 in una foto non ancora calibrata nè validata.

18/08/2015 - Cassini: ultimo appuntamento con Dione -

Il 17 agosto 2015 alle 20:33 ora italiana la sonda Cassini ha compiuto il suo quinto e ultimo sorvolo ravvicinato di Dione, una delle lune più misteriose di Saturno. I dati raccolti forniranno nei prossimi mesi informazioni preziose sulla composizione interna di questa luna ghiacciata e dei filamenti luminosi sulla sua superficie.
Il sorvolo ravvicinato della sonda Cassini su Dione, è avvenuto ieri a 474 ​​km dalla sua superficie. I responsabili della missione prevedono l’arrivo di nuove immagini entro le 48 ore successive all’incontro.
Gli scienziati del team di Cassini hanno pianificato una serie di indagini grazie alle quali potremo conoscere meglio Dione, una delle lune più misteriose di Saturno. I dati scientifici e le informazioni gravitazionali raccolte durante il flyby di ieri permetteranno di svelare la composizione interna di questa luna e di confrontarla con gli altri satelliti di Saturno. Cassini ha potuto effettuare questo tipo di studio ravvicinato solo con una manciata delle 62 lune conosciute di Saturno.
Durante il sorvolo, le camere e gli strumenti scientifici a bordo di Cassini hanno ottenuto informazioni ad alta risoluzione del polo nord di Dione, arrivando a un dettaglio di pochi metri. Inoltre, lo strumento Composite Infrared Spectrometer (letteralmente “spettrometro composito negli infrarossi”) ha potuto studiare da vicino questa luna ghiacciata che presenta alcune anomalie termiche. Sulla superficie di Dione, infatti, sono presenti zone all’interno delle quali viene intrappolato con grande efficacia il calore. Nel frattempo, il Cosmic Dust Analyzer, lo strumento per l’analisi delle polveri, ha continuato la sua ricerca di particelle di polvere emesse da Dione.
Questo è il quinto ed ultimo incontro con Dione per la sonda Cassini. Questo tipo di attività richiede una serie di manovre che permettano di guidare con precisione la sonda lungo il percorso desiderato attorno alla luna. La sonda Cassini ha acceso i suoi propulsori per circa 12 secondi lo scorso 9 agosto, e questo è stato sufficiente a inserirla nella traiettoria corretta.
Il flyby più ravvicinato di Cassini su Dione è avvenuto nel dicembre 2011, quando la sonda è passata a una distanza di 100 km dalla superficie della luna. Mettendo insieme i risultati raccolti da tutti i passaggi precedenti è stato possibile comporre delle immagini ad alta risoluzione dei filamenti luminosi presenti sulla superficie di Dione, già osservati durante la missione Voyager. La vista acuta di Cassini ha svelato che queste strutture luminose sono canyon intrecciati tra loro e circondati da pareti, anch’esse luminose. Una possibilità è che questa struttura sia correlata all’evoluzione orbitale di Dione e alle sollecitazioni mareali. Gli scienziati sono inoltre ansiosi di scoprire se Dione abbia attività geologica, come si è osservato su Encelado con i suoi intensi geyser.
"Dione è un vero enigma: mostra cenni di processi geologici attivi, tra cui un’atmosfera variabile e la presenza di vulcani di ghiaccio, ma non abbiamo mai trovato la prova definitiva. Il quinto flyby di Dione sarà la nostra ultima possibilità," ha dichiarato Bonnie Buratti, membro del team scientifico di Cassini presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena, in California.
Cassini è in orbita intorno Saturno dal 2004. Dopo una serie di sorvoli ravvicinati delle lune, nella seconda metà del 2015, la sonda partirà dal piano equatoriale di Saturno per iniziare la messa a punto in vista dell’ultimo anno di attività della missione. Per il suo gran finale Cassini ha in programma di tuffarsi ripetutamente nello spazio tra Saturno e dei suoi anelli.
"Questa sarà la nostra ultima occasione per vedere Dione da vicino, almeno per molti anni a venire," ha dichiarato Scott Edgington, vice project scientist della missione al JPL. "Cassini ha fornito informazioni dettagliate di questa misteriosa luna ghiacciata, insieme a un ricco set di dati e una serie di nuove domande che terranno impegnati a lungo gli scienziati."
Pur non essendo attiva quanto la vicina Encelado, la superficie di Dione non è assolutamente noiosa. Alcune parti della superficie sono coperte da valli scoscese, dette chasmata, che creano un forte contrasto con le forme circolari dei crateri da impatto, molto più tipiche per una luna.
Per dare un’occhiata alle immagini di Dione in arrivo in queste ore è possibile visitare la pagina del JPL che raccoglie le immagini “raw”, ovvero ancora non sottoposte a calibrazione e validazione, della missione Cassini. Nei prossimi mesi le immagini saranno sottoposte ai processi di riduzione e analisi scientifica e verranno rese pubbliche tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) Dione fotografata da Cassini l'11 aprile 2015. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute), Dione il 17 agosto 2015 in una foto non ancora calibrata nè validata arrivata sulla Terra oggi.

Fonti: INAF News di Elisa Nichelli - NASA

17/08/2015 - Un ascensore gonfiabile fino a 20 km di altezza -

La compagnia spaziale canadese Thoth Technology Inc. ha brevettato negli Stati Uniti un progetto di ascensore spaziale. La gigantesca struttura si innalzerebbe fino a 20 km di altezza grazie alla pressurizzazione pneumatica. La sua altezza sarebbe circa 20 volte maggiore dell'attuale edificio più alto al mondo e potrebbe essere utilizzato per la generazione di energia dal vento, per comunicazioni e per turismo.
Questa tecnologia potrebbe offrire un nuovo emozionante modo di accedere allo spazio utilizzando veicoli completamente riutilizzabili e facendo risparmiare oltre il 30% del propellente rispetto ai razzi convenzionali.
"Gli astronauti salirebbero i 20 km con un ascensore elettrico. Dalla sommità della torre, gli spazioplani potrebbero essere lanciati con un solo stadio verso l'orbita e poi tornerebbero sulla sommità della torre per essere riforniti e ripartire," ha detto il Dr. Brendan Quine, l'ideatore del sistema.
Caroline Roberts, Presidente e Amministratore Delegato della Thoth, crede che la torre spaziale, assieme alle tecnologie di atterraggio automatico dei razzi sviluppate da altri, come la SpaceX per il suo primo stadio del vettore Falcon 9, potrebbero dischiudere una nuova era del trasporto spaziale.
"Atterrare su una chiatta al livello del mare è una grande dimostrazione, ma atterrare a 20 km sopra il livello del mare potrebbe far diventare il volo spaziale come prendere un normale aereo passeggeri."
La Thoth Technology ha sviluppato diversi apparecchi miniaturizzati per il volo nello spazio e sui droni e ha spedito in orbita un sensore dei gas effetto-serra Argus IR a bordo del microsatellite CanX-2 nel 2008. Al momento la compagnia sta lavorando a diverse missioni come il lander Northern Light per Marte e Extrasolar Spectroscopy of Planets per la ricerca degli elementi che compongono le atmosfere dei pianeti alieni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Thoth Technology Inc.) la sommità della torre gonfiabile alta 20 km e dalla quale potrebbero decollare e atterrare i veicoli spaziali.

Fonti: Space.com - Thoth Technology Inc.

Nel grafico (Credit: NASA/JPL-Caltech/Massimo Martini), le orbite polari sempre più strette che Dawn ha inanellato attorno a Cerere.

17/08/2015 - La sonda Dawn nella nuova orbita HAMO -

Anche se ha raggiunto l'orbita prevista già 4 giorni fa, in queste ore la sonda Dawn della NASA sta ufficialmente iniziando la sua terza fase di mappatura da una distanza decisamente ravvicinata.
La sonda ha compiuto la complessa manovra che l'ha portata a spostarsi dalla "Survey Orbit" a 4.400 km di altezza fino alla nuova "High Altitude Mapping Orbit" (HAMO) che, a dispetto del nome, è molto più vicina alla superficie di Cerere (1.470 km). La manovra è andata anche meglio del previsto, senza alcun intoppo; già una settimana fa, nel mission update curato dal capo ingegnere Marc Rayman, veniva segnalato che i margini di tempo preventivati per eventuali "manovre extra" non erano stati utilizzati e di conseguenza l'ultima pausa nella spinta, che doveva durare 5 ore, è stata prolungata a 23 ore tra il 9 e il 10 Agosto (vedi il grafico nel mission Log di Alive Universe Images curato da Marco Di Lorenzo).
Per motivi tecnici si è preferito non anticipare l'inizio della nuova mappatura; uno dei motivi risiede nella complessità di una ri-pianificazione di tutte le tempistiche degli eventi programmati e delle connessioni pianificate tramite la rete di comunicazione DSN.
Nella sera del 13 Agosto i motori sono stati spenti "definitivamente" e da allora la sonda ha trasmesso ininterrottamente segnali a Terra, consentendo una precisa determinazione dei parametri relativi alla nuova orbita; questo, insieme ad altre informazioni, consentirà alla sonda di effettuare delle precise osservazioni di Cerere durante la nuova campagna di mappatura HAMO.
Tra poche ore, poco dopo le 5 ora italiana, la sonda ruoterà per puntare finalmente i suoi sensori verso il polo nord di Cerere e inizieranno le nuove osservazioni, con una risoluzione fotografica di 140 metri/pixel.
Nel frattempo la NASA ha pubblicato una nuova proiezione cilindrica della superficie di Cerere, qui riportata (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA), contenente i nomi di nuove strutture battezzate il 14 agosto. La proiezione è centrata su una latitudine di zero gradi, latitudine peraltro definita proprio da uno dei crateri da poco battezzati, Kait (dal nome della divinità attica del grano, con un diametro di soli 400 metri). Una lista completa dei nomi dei crateri è disponibile in questo link.
Nel grafico a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/Massimo Martini), le orbite polari sempre più strette che Dawn ha inanellato attorno a Cerere. Quella attuale è in rosa.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

17/08/2015 - Il meteo fa ritardare ancora il quinto veicolo cargo giapponese -

Mitsubishi Heavy Industries Ltd e l'Agenzia Aerospaziale Esplorativa Giapponese (JAXA) hanno rinviato il lancio del razzo vettore H-IIB n.5 con il veicolo H-II Transfer Vehicle "KOUNOTORI5" (HTV5) a bordo dal Centro Spaziale Tanegashima al 19 agosto (mercoledì Ora Standard Giapponese).
Oggi si è svolta una riunione per giudicare le condizioni meteo ed è stato deciso di effettuare il lancio alle 8:50:49 p.m. del 19 agosto 2015 (le 09:50 ora italiana).
La data di lancio potrebbe essere rinviata ulteriormente a causa delle condizioni meteo.
Il lancio era stato originariamente fissato per il 1° luglio e poi era stato rinviato al 16 e, sempre per il meteo, al giorno successivo.
A bordo del veicolo cargo HTV-5 si trovano circa 5,5 tonnellate di rifornimenti per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), compresi 4,5 tonnellate nel modulo pressurizzato e 1 tonnellata nel modulo non pressurizzato. Si tratta soprattutto di esperimenti di carattere biologico, fisico e tecnologico e di parti di ricambio per la stazione orbitale, oltre ovviamente a rifornimenti di cibo, acqua e ossigeno per l'equipaggio.
Dopo il lancio il veicolo cargo automatico HTV-5 si inserirà in orbita attorno alla Terra inseguendo la ISS che raggiungerà cinque giorni dopo. Una volta raggiunto un punto posto a circa 10 metri dal complesso orbitale, il braccio canadese Canadarm2, guidato dall'astronauta giapponese Kimiya Yui a bordo del complesso orbitale, catturerà il veicolo e l'ormeggeranno al boccaporto che guarda Terra del modulo Harmony.
Il giorno successivo, sempre grazie al Canadarm2 verrà estratta dal modulo non pressurizzato una piattaforma che verrà trasferita sull'Exposed Facility del modulo giapponese Kibo. Sempre lo stesso giorno l'equipaggio della ISS aprirà il portello ed entrerà nel modulo pressurizzato di HTV-5 iniziando il trasferimento del materiale al suo interno.
Nella foto (Credit: JAXA) il veicolo spaziale cargo HTV-5 durante le ultime fasi di preparazione prima di essere imbarcato sul razzo H-2B.

Fonti: JAXA - Spaceflight Now

14/08/2015 - Completato il primo strato dello scudo solare del JWST -

Il primo dei cinque scudi solari che renderanno possibile al James Webb Space Telescope (JWST) della NASA di catturare le immagini della formazione delle stelle e delle galassie createsi oltre 13,5 miliardi di anni fa, è stato consegnato alla struttura Space Park della Northrop Grumman Corporation il 24 aprile scorso.
La Northrop Grumman ha progettato le ottiche, lo scudo solare del Telescopio Webb per il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland. Le membrane innovative dello scudo solare sono state progettate e realizzate dalla NeXolve Corporation, una sussidiaria della ManTech International Corporation di Huntsville, Alabama.
Il Telescopio Webb sarà il più grande telescopio nello spazio. Il suo scudo solare, delle dimensioni di un campo da tennis, è stato realizzato da cinque strati separati di Kapton, che riduce le temperature fra il lato caldo e quello freddo dell'osservatorio di circa 298° Celsius. Ogni strato successivo dello scudo solare è più freddo di quello sottostante, prevenendo le interferenze del calore di fondo con i sensori infrarossi del telescopio.
"Grazie a una serie intensa di test abbiamo dimostrato che questo sistema innovativo di scudo solare funziona," ha detto Jim Flynn, responsabile dello scudo solare del Webb presso la Northrop Grumman Aerospace Systems. "Siamo emozionati di ricever il primo strato destinato al volo dalla NeXolve in preparazione al lancio del 2018."
NeXolve costruirà gli altri quattro strati e li testerà uno ad uno per assicurarsi che rispondano ai requisiti richiesti. Questa consegna alla Northrop Grumman segna l'inizio del completamento finale dei componenti destinati al volo dello scudo solare. In seguito la Northrop Grumman integrerà questi strati con i sottosistemi dello scudo solare, per condurre prove di apertura e dispiegamento come parte del processo finale di validazione.
"Il nostro intero team ManTech ha lavorato diligentemente per raggiungere il completamento della produzione del primo strato di scudo solare e successivamente inviarlo ai nostri partner delle Northrop Grumman," ha detto Greg Laue, project manager dello scudo solare per NeXolve. "La consegna del primo strato di scudo solare per il volo è il culmine di anni di sviluppo e produzione e siamo emozionati di aver compiuto questo passo decisivo del programma."
Il Telescopio Webb è l'osservatorio spaziale mondiale di prossima generazione e successore del Telescopio Spaziale Hubble. Come più potente telescopio spaziale mai costruito, il Telescopio Webb osserverà i lontani oggetti dell'Universo, fornirà le immagini delle prime galassie formate e vedrà pianeti inesplorati attorno a stelle distanti. Il Telescopio Webb è un progetto congiunto di NASA, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Canadese.
Nella foto (Credit: Northrop Grumman/Alex Evers) il primo scudo solare completato per il James Webb Space Telescope.

Fonti: Spacedaily - Northrop Grumman

14/08/2015 - Il Progress M-26M ha completato la missione -

Il 14 agosto 2015, alle 17:17 ora di Mosca (le 16:17 ora italiana) i resti del veicolo cargo automatico Progress M-26M (58P) si sono inabissati in una remota area dell'Oceano Pacifico.
Il cargo Progress M-26M aveva lasciato il modulo di servizio Zvezda della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 13:19 ora di Mosca (le 12:19 ora italiana). Dopo essersi allontanato dalla ISS aveva acceso i suoi propulsori alle 16:28 ora di Mosca (le 15:28 ora italiana) che lo hanno rallentato e fatto precipitare, come previsto, verso l'atmosfera terrestre.
Il cargo Progress M-26M era stato lanciato verso la stazione spaziale il 17 febbraio 2015 carico di 2,370 kg. di rifornimenti per l'avamposto orbitale e l'attracco con la ISS era avvenuto meno di sei ore dopo.
Il 17 agosto prossimo avverrà il lancio della navicella cargo giapponese HTV-5 che verrà ormeggiata alla stazione quattro giorni dopo grazie al braccio robotico Canadarm2. Poi toccherà alla Soyuz 'Taxi' TMA-18M raggiungere la ISS il primo di settembre. Ma prima dell'arrivo della nuova Soyuz la TMA-16M verrà spostata dal boccaporto di Poisk a quello di Zvezda lasciato libero oggi dal Progress.
Il lancio del prossimo cargo russo Progress, l'M-29M, è previsto per il 1° ottobre 2015.
Nella foto (Credit: Roscosmos) la scia incandescente del cargo Progress M-26M che rientra nell'atmosfera terrestre fotografata dai cosmonauti a bordo della stazione spaziale.

Fonte: Roscosmos

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0), la cometa 67P un'ora prima del perielio.

13/08/2015 - Rosetta, il giorno del Sole -

Dopo oltre un anno di corsa ‘sottobraccio’, la sonda ESA e la cometa 67/P sono arrivate al perielio. Il direttore di volo della missione Andrea Accomazzo scienziato ‘numero uno’ dell’anno per Nature.
Alle 4:03 del 13 agosto (ora italiana, 02:03 GMT) la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (67P) ha raggiunto il perielio, punto di massima vicinanza al Sole: ‘appena’ 186 milioni di km, una trentina in più di una Unità Astronomica (la distanza media tra la Terra e la stella ‘madre’ del nostro Sistema Solare).
Rosetta e 67P sono arrivate, puntualissime, e insieme, a questo appuntamento. Dopo aver percorso ‘sottobraccio’ nello Spazio oltre 750 milioni di km in poco più di un anno: da quando il 6 agosto di un anno fa la sonda ESA è entrata nell’orbita della sua cometa al termine di un ‘inseguimento’ durato due lustri e spintosi fin nello Spazio profondo.
La notizia, attesa da tutta la comunità scientifica con la serenità degli avvenimenti previsti con precisione e largo anticipo, arriva nello stesso giorno di un evento che invece era meno prevedibile. La rivista ‘Nature’ ha infatti deciso di mettere l’italiano Andrea Accomazzo – che all’Agenzia Spaziale Europea è il direttore di volo della missione Rosetta – al primo posto della speciale classifica annuale degli scienziati distintisi negli ultimi 12 mesi in tutto il mondo.
"Mentirei se dicessi che non mi riempie di orgoglio e di soddisfazione – ha dichiarato, commentando a caldo la notizia Accomazzo - ma allo stesso tempo mi sento un po’ imbarazzato di fronte al team di Rosetta. Mi auguro che i miei colleghi lo vedano come un riconoscimento collettivo."
Comincia da adesso il periodo di ‘massima attività’ per la cometa, che sta già espellendo 1.000 kg di polveri e 300 di vapore acqueo al secondo, ‘disegnando’ una coda lunga circa 120mila km. Per una cometa, il perielio vale come una sorta di ‘solstizio d’estate’ sulla Terra: non il giorno più caldo, dunque, ma l’inizio di una fase più o meno lunga di maggiore luminosità e temperature più alte.
"Ci aspettiamo il picco di attività verso la metà di settembre, perché la cometa – spiega proprio Accomazzo – continuerà a scaldarsi anche dopo il perielio. Rosetta, comunque – rassicura lo scienziato italiano - non corre grossi rischi: dobbiamo solo stare un po’ più lontani, volando a circa 300 km di distanza dalla cometa."
Resta ancora in sospeso per il momento la sorte di Philae, il lander rilasciato sulla superficie della cometa lo scorso novembre che da oltre un mese - dal 9 luglio – è tornato in ‘modalità silenziosa, dopo aver fatto sperare tutta la comunità scientifica con l’inatteso risveglio di metà giugno, quando il piccolo modulo era anche riuscito ad inviare una notevole quantità di dati.
Intanto, proprio in questi giorni la rivista Science ha pubblicato una serie di sette articoli sugli ultimi risultati scientifici della missione, frutto proprio dei dati inviati da Philae dopo il suo risveglio.
Il lander, analizzando le polveri sollevate con il suo sbarco, caratterizzato da diversi rimbalzi, ha scoperto che la superficie della cometa 67/P è ricca d’idrogeno, ossigeno, carbonio, e molecole organiche.
Ne sono state individuate sedici, quattro delle quali mai osservate prima d’ora su una cometa. "I composti che abbiamo rilevato – spiega Ian Wright, a capo del programma di ricerca – sono senza dubbio gli stessi che hanno concorso alla formazione della vita sulla Terra."
Nell'immagine (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) una serie di immagini della cometa 67P riprese dalla fotocamera grandangolare OSIRIS il 12 agosto 2015 da una distanza di 330 km. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0), la cometa 67P un'ora prima del perielio con la fotocamera di navigazione.

Fonti: ASI - ESA - Alive Universe Images

Nella foto (Credit: NASA TV), il motore RS-25 durante il test del 13 agosto 2015.

13/08/2015 - Con l'ultimo test dei motori RS-25 prosegue il cammino della NASA verso lo spazio profondo -

Il conto alla rovescia della NASA verso lo spazio profondo è continuato oggi con un test della durata di 535 secondi del motore a razzo RS-25 dello Space Launch System (SLS) che è servito a raccogliere dati sulle sue prestazioni e che si è svolto presso lo Stennis Space Center, vicino alla Baia di St. Louis, in Mississippi. L'SLS lancerà gli astronauti a bordo della capsula Orion per missioni nello spazio profondo e fino al viaggio verso Marte. I tecnici del Test Stand A-1 di Stennis stanno conducendo una serie di test per qualificare il sistema di controllo completamente nuovo e permettere agli ex-motori dello Space Shuttle di attraversare senza danni l'estreme temperature e pressioni che subiranno durante una missione SLS.
Il motore RS-25 (matricola 0525) è stato acceso alle 5:01 p.m. EDT (le 23:01 ora italiana) e ha raggiunto la spinta di 232 tonnellate in appena sei secondi. Il motore ha poi raggiunto il 109% di spinta durante il test. Bruciando oltre 1.135 litri di propellente criogenico ogni secondo, il motore ha funzionato per quasi nove minuti e ha innalzato una nube di vapore acqueo a centinaia di metri nel cielo azzurro. La temperatura all'interno del motore ha raggiunto i 3.300° Celsius e l'idrogeno mantenuto super freddo a -217° Celsius mentre attraversava il motore per evitarne il surriscaldamento. Secondo la NASA i gas espulsi dall'ugello hanno raggiunto una velocità di 13 volte la velocità del suono.
Date le differenze fra quando erano montati in tre sulla navetta e quando saranno in quattro sul fondo del core stage i test sono necessari per assicurare che possano resistere alle condizioni molto più estreme di quelle per le quali erano stati progettati negli anni '70. Anche la posizione dei due booster, più vicini agli RS-25 rispetto a quando erano montati sul complesso STS, ha costretto i tecnici ha cercare soluzioni innovative e al cambio completo del sistema di controllo dei motori. In compenso, dato che i motori, a differenza di quanto erano montati sulle navette, saranno a perdere è stato possibile spremere ulteriormente potenza che, in test successivi, dovrebbe raggiungere il 111% di spinta.
E' rimasto un test finale di questa serie di sette previsti per lo sviluppo del motore RS-25; le prove con i motori di volo inizieranno quest'autunno.
Inizialmente verrà testato un motore proveniente dal Programma STS per calibrare il profilo del test e poi uno di quelli nuovi assemblati di recente. La NASA dispone al momento di 16 motori RS-25, 14 provenienti dal programma STS e due nuove unità assemblate di recente con le parti di ricambio ancora in magazzino. Si tratta di quattro missioni complete per SLS.
Oltre 1.200 persone, compresi i rappresentanti eletti, gli esponenti dei media e dei social media, i dipendenti della NASA e delle aziende appaltatrici con le loro famiglie erano presenti come invitati. Gli ospiti hanno potuto visitare le strutture dello Stennis e i banchi di prova, la struttura di assemblaggio dei motori della Aerojet Rocketdyne e la chiatta Pegasus che trasporterà lo stadio principale (core stage) di SLS dal Michoud Assembly Facility della NASA di New Orleans fino allo Stennis per i test e poi al Kennedy Space Center in Florida per il lancio.
Una prima configurazione iniziale di SLS, capace di portare in orbita 77 tonnellate di carico utile utilizzerà quattro motori RS-25 del core stage, assieme a due razzi a propellente solido (booster) a cinque segmenti, fornendo una capacità di carico superiore a qualsiasi altro veicolo di lancio attuale. Il core stage per il primo volo di SLS e Orion - l'Exploration Mission-1 (EM-1) - verrà anch'esso testato a Stennis. Questo test coinvolgerà contemporaneamente l'accensione dei quattro motori RS-25 proprio come un vero lancio.
I motori RS-25 daranno a SLS un sistema di propulsione principale già testato, di alte prestazioni e affidabile per l'esplorazione dello spazio profondo. Questo è uno dei motori a razzo di maggiore esperienza al mondo, con oltre un milione di secondi di tempo operativo nei test e in volo. L'Aerojet Rocketdyne di Sacramento, California, è il principale contraente del lavoro sui motori RS-25.
Nella foto (Credit: NASA) il momento dell'accensione del motore RS-25 sottoposto al test del 13 agosto 2015 presso il banco di prova A-1 dello Stennis. Nella foto a sinistra (Credit: NASA TV), il motore RS-25 durante il test del 13 agosto 2015.

Fonti: NASA - Spaceflight Now

12/08/2015 - La NASA affida a Bigelow uno studio per l'utilizzo dei suoi moduli gonfiabili B330 -

La NASA ha siglato un contratto con la Bigelow Aerospace per lo sviluppo di ambiziose missioni spaziali umane che utilizzino l'innovativo ambiente spaziale B330. Il contratto è stato realizzato grazie al NextSTEP (Next Space Technologies for Exploration Partnerships) attraverso il programma dei Sistemi di Esplorazione Avanzata della NASA.
Attraverso il contratto NextSTEP, la Bigelow Aerospace dovrà dimostrare alla NASA come gli habitat B330 possano essere utilizzati per il supporto sicuro, affidabile e robusto di missioni spaziali con equipaggio verso la Luna, Marte ed oltre. Come indica il nome, il B330 fornisce 330 metri cubi di volume interno e ogni modulo permette di sostenere un equipaggio di sei persone.
Gli ambienti espandibili della Bigelow forniscono un volume maggiore di quelli realizzati in struttura metallica, così come migliorano la protezione contro le radiazioni e i detriti fisici. Inoltre i moduli della Bigelow sono leggeri e occupano sostanzialmente minore spazio all'interno di un'ogiva del razzo, e sono molto più affidabili dei tradizionali moduli rigidi. Questi vantaggi rendono il B330 l'abitacolo ideale da implementare nei piani della NASA oltre l'orbita bassa terrestre (LEO) e supporterebbe l'utilizzazione dei sistemi di trasporto come l'SLS e Orion. Inoltre i B330 che inizialmente saranno rilasciati e testati in LEO, potranno essere utilizzati nel settore delle stazioni spaziali private dove si potrebbero condurre tutta una vasta serie di attività commerciali.
"Siamo impazienti di lavorare con la NASA per mostrare come i B330 possono sostenere le storiche missioni spaziali umane verso la Luna e altre destinazioni nello spazio cis-lunare rimanendo sempre all'interno dei limiti dell'attuale budget NASA," ha detto Robert T. Bigelow, Presidente e Fondatore della Bigelow Aerospace. "La NASA ha concepito gli habitat gonfiabili decenni fa per eseguire missioni oltre LEO, e noi della Bigelow Aerospace non vediamo l'ora di portare finalmente a compimento questa visione."
Un primo modulo gonfiabile di prova, il BEAM (Bigelow Expandable Activity Module) verrà lanciato entro il 2015 a bordo di un veicolo cargo Dragon della SpaceX e agganciato al nodo Tranquillity della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Qui, verrà gonfiato e utilizzato come 'ripostiglio' in modo da poter essere testato in condizioni di volo spaziale reale per un paio di anni. Una volta terminata la prova verrà sganciato e si distruggerà al rientro nell'atmosfera terrestre.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Bigelow Aerospace) due moduli BA_330 agganciati in orbita lunare con due capsule Orion ormeggiate all'estremità.

Fonti: Parabolic Arc - Bigelow Aerospace

12/08/2015 - Orbital ATK compra un altro volo Atlas 5 -

La Orbital ATK ha acquistato un secondo volo con un razzo Atlas 5 per inviare alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il suo veicolo cargo Cygnus e vi potrebbe essere un'opzione per un terzo. Una prima missione con un Atlas 5, chiamata OA-4 CRS, decollerà alla volta della ISS già a dicembre. Nonostante i progressi per il ritorno al volo del razzo Antares di Orbital ATK la compagnia si troverà costretta ad utilizzare nuovamente un razzo vettore Atlas 5 della United Launch Alliance se vuole ottemperare al contratto siglato con la NASA per il rifornimento della ISS.
Solo ieri i nuovi motori RD-181, di costruzione russa, che sostituiranno gli AJ26 responsabili del disastro di Antares lo scorso ottobre, erano arrivati in Virginia al sito di lancio di Wallops per iniziare l'integrazione con il razzo della Orbital ATK. La compagnia prevede già una prima accensione di prova di Antares aggiornato con i nuovi motori entro l'anno, massimo ai primi del 2016 con la ripresa dei voli nella prima metà del 2016. Però, per essere sicuri di poter adempiere al contratto siglato con la NASA, la Orbital ATK ha ritenuto che sarà più sicuro eseguire un secondo volo con l'Atlas 5 prima che Antares possa tornare a portare il veicolo cargo Cygnus verso la ISS.
In questo modo ogni possibile ritardo del ritorno al volo di Antares potrà essere mitigato dalla missione con l'Atlas 5.
Inoltre l'Atlas 5 permetterà di compiere una missione Cygnus a pieno carico, circa 3.500 kg di cargo imbarcato sul veicolo spaziale, tanti quanti con l'Antares aggiornato.
La Orbital ATK ha un contratto con la NASA, siglato nel 2008, per l'equivalente di otto missioni cargo destinate a portare rifornimenti alla ISS. Al momento la compagnia ne ha completati soltanto due.
Nella foto (Credit: NASA) un razzo Atlas 5 sulla rampa di lancio.

Fonti: Spacenews - Orbital ATK

12/08/2015 - Ariane 6 e Vega C iniziano lo sviluppo -

Oggi l'ESA ha firmato i contratti per lo sviluppo del lanciatore di nuova generazione Ariane 6, della sua base di lancio e del Vega C, l'evoluzione dell'attuale piccolo lanciatore.
I contratti, firmati presso la sede centrale dell'ESA di Parigi fra Airbus Safran Launchers (ASL), l'agenzia spaziale francese CNES e la ELV coprono i lavori di sviluppo di Ariane 6 e della sua base di lancio per un volo inaugurale nel 2020 e il Vega C per il debutto nel 2018.
"Questi contratti ci permettono di sviluppare una famiglia di lanciatori europei altamente competitivi nel mercato mondiale e ci assicurano l'autonomia dell'accesso allo spazio a prezzi competitivi per gli stati membri dell'ESA," ha detto Jan Woerner, Direttore Generale dell'ESA.
"Essi sono un importante cambiamento nella guida dei lanciatori europei, con l'industria che inizia a prendere piena responsabilità della progettazione, dello sviluppo e dello sfruttamento dei lanciatori, impegnandosi a consegnarli a ESA e gli attori istituzionali europei a prezzi competitivi specificati."
L'ESA supervisionerà gli appalti e l'architettura di entrambi i sistemi di lancio, mentre l'industria svilupperà i razzi, con ASL come capocommessa e con l'autorità per la progettazione di Ariane 6 e la ELV per Vega C.
ASL ed ELV stanno lavorando a stretto contatto per il motore a propellente solido P120C che formerà il primo stadio di Vega C e i booster dell'Ariane 6.
L'approccio modulare di Ariane offrirà due versioni a seconda delle prestazioni richieste; Ariane 62 con due booster e Ariane 64 con quattro booster.
Il sito della rampa di lancio di Ariane 6 presso lo Spazioporto di Kourou, nella Guyana Francese è già stato scelto e il primo capocommessa, il CNES, ha già iniziato a scavare nel sito. Il nuovo complesso comprenderà anche le strutture per la preparazione del lanciatore.
I tre contratti seguono la decisione presa durante il Consiglio a Livello Ministeriale dei paesi che fanno parte del'ESA, svoltosi nel dicembre 2014 in Lussemburgo e dedicato al mantenimento della leadership europea nel mercato in rapida evoluzione dei servizi di lancio, rispondendo nello stesso tempo alle necessità delle missioni istituzionali dell'Europa.
"Con la firma di questi contratti siamo sulla via di realizzare una nuova famiglia di lanciatori che hanno in comune delle parti, in linea con le decisioni prese all'Incontro Ministeriale del 2014," ha detto Gaele Winters, Direttore dei Lanciatori per ESA.
I contratti sono stati siglati da Gaele Winters, Direttore dei Lanciatori per ESA; Jean-Yves Le Gall, Presidente del CNES; Alain Charmeau, CEO/Presidente di ASL; e Pierluigi Pirrelli, Amministratore Delegato di ELV.
I contratti ammontano a 2.400 milioni di Euro per Ariane 6 (ASL), 600 milioni di Euro per la base di lancio (CNES) e 395 milioni di Euro per Vega C (ELV).
Per Vega C la capacità di carico orbitale sarà incrementata di circa il 50% rispetto a quella attualmente in esercizio. Al numero dei Paesi che avevano già preso parte allo sviluppo dell’attuale Vega, in particolare l’Italia con circa il 65%, si aggiunge ora la Germania.
ELV è una partecipazione pubblico-privata dal Gruppo AVIO (70 %) e dall'Agenzia Spaziale Italiana (30 %). Capocommessa per la progettazione e lo sviluppo del lanciatore europeo Vega, è responsabile per l'integrazione del lanciatore nella Guyana Francese. Ha al suo attivo, dopo aver effettuato con successo i primi cinque lanci, un ordine per ulteriori 10 lanciatori nella configurazione attuale, che ne assicurano la produzione fino a tutto il 2018.
Nella foto (Credit: ESA–N. Imbert-Vier, 2015) i partecipanti alla firma dei contratti per Ariane 6 e Vega C. Da sinistra Alain Charmeau, CEO/Presidente di ASL; Pierluigi Pirrelli, CEO di ELV; Jan Woerner, Direttore Generale dell'ESA; Gaele Winters, Direttore dei Lanciatori ESA; e Jean-Yves Le Gall, Presidente del CNES.

Fonti: ESA - AVIO

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA), ripresa il 12 aprile 2015, il cerchietto rosso indica la zona del nucleo della cometa 67P da dove è avvenuto il getto del 29 luglio.

11/08/2015 - La cometa esibisce i fuochi d'artificio prima del perielio -

Durante l'avvicinamento al perielio, nel corso delle passate settimane, Rosetta è stata testimone della crescente attività proveniente dalla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, con uno dei più spettacolari eventi di emissione che, nonostante la sua potenza, è stato spazzato via dal vento solare.
La cometa raggiunge il perielio giovedì, il momento nel corso della sua orbita lunga 6 anni e mezzo dove si troverà più vicina al Sole. Nei mesi scorsi l'incremento dell'energia solare ha riscaldato i ghiacci della cometa trasformandoli in gas che sfuggono verso lo spazio, portandosi dietro anche la polvere che compone il corpo celeste.
Il periodo attorno al perielio è molto importante dal punto di vista scientifico, perché l'intensità dei raggi solari aumenta e parti della cometa precedentemente rimaste nelle tenebre per anni sono inondate di luce solare.
Sebbene il picco dell'attività generale della cometa si preveda per alcune settimane dopo il perielio, gran parte dei giorni più caldi dell'estate sono, di solito, anche quelli più lunghi e quindi vi potrebbero essere emissioni in ogni momento - come già osservato anche in precedenza nel corso della missione.
Il 29 luglio, Rosetta ha osservato il più drammatico evento di emissione, registrato da diversi strumenti grazie alla posizione estremamente vantaggiosa posta a 186 km dalla cometa. Gli strumenti hanno ripreso la sfuriata in eruzione dal nucleo, assistito ad un cambiamento nella struttura e nella composizione dell'ambiente gassoso della chioma circostante Rosetta, e rilevato un aumento dei livelli di impatto di polveri.
Ma forse, la cosa più sorprendente è che Rosetta ha trovato che l'emissione ha spinto lontano il campo magnetico del vento solare attorno al nucleo.
Una sequenza di immagini prese da OSIRIS, la fotocamera scientifica di Rosetta, mostra un ben definito getto emergere dal lato del collo della cometa, nella regione Anuket. E' stato visto per la prima volta nell'immagine ripresa alle 13:24 GMT (le 15:24 ora italiana), ma non era presente nell'immagine scattata 18 minuti prima e poi è scemato signifitivamente nell'immagine ripresa 18 minuti dopo. Il gruppo di scienziati che si occupa di quella fotocamera ha stimato che il materiale espulso viaggiasse ad almeno 10 metri al secondo, e forse anche di più.
"Questo è il getto più luminoso che abbiamo visto finora," ha commentato Carsten Güttler, membro del team OSIRIS presso il Max Planck Institute for Solar System Research di Gottinga, in Germania.
"Di solito i getti sono più deboli se confrontati con i nuclei e dobbiamo forzare molto il contrasto dell'immagine per renderli visibili - ma questo era luminoso quanto il nuclei."
Subito dopo il sensore di pressione ROSINA ha rilevato una chiara indicazione di cambiamenti nella struttura della chioma, mentre il suo spettrometro di massa registrava cambiamenti anche nella composizione dei gas espulsi.
Ad esempio, confrontate con le misurazioni fatte due giorni prima, il totale di anidride carbonica era aumentato di un fattore due, il metano di quattro, l'idrogeno solforato di sette mentre l'acqua era rimasta quasi costante.
"Questo 'primo sguardo' alle nostre misurazioni dopo l'evento è affascinante," ha detto Kathrin Altwegg, principal investigator di ROSINA presso l'Università di Berna. " Abbiamo visto anche indizi di materiale organico pesante dopo l'emissione che potrebbe essere in relazione con le polveri emesse. Ma anche se siamo tentati di pensare che stiamo rilevando materiale che potrebbe essere stato liberato da sotto la superficie della cometa, è troppo presto per dire con certezza che questo sia il caso."
Intanto, circa 14 ore dopo l'emissione, lo strumento GIADA ha rilevato impatti di polveri nella misura di 30 al giorno, contro gli appena 1-3 al giorno osservati in precedenza a luglio. Un picco di 70 impatti è stato registrato in un periodi di quattro ore il 1° agosto, indicando che l'emissione ha continuato ad avere effetti significativi sull'ambiente delle polveri anche per alcuni giorni successivi.
"Non è solo l'abbondanza di particelle, ma anche la loro velocità misurata da GIADA che ci rivela che è successo qualcosa di 'differente': la velocità media delle particelle è aumentata da 8 metri al secondo a circa 20 metri al secondo con picchi di 30 metri al secondo - sembra proprio una festa di polveri!" dice Alessandra Rotundi, principal investigator presso l'Università 'Partenope' di Napoli, Italia.
Ma forse l'effetto più impressionante è quello che l'emissione è stata così intensa che è riuscita a spingere lontano il vento solare dal nucleo per alcuni minuti - un'osservazione unica eseguita dal magnetometro Plasma Consortium di Rosetta.
Il vento solare è il flusso costante di particelle elettricamente cariche provenienti dal Sole, che portano il campo magnetico nel Sistema Solare. Nelle precedenti misurazioni fatte da Rosetta e Philae era stato mostrato che la cometa non era magnetizzata e che la sola sorgente del campo magnetico misurato attorno ad essa era il vento solare.
Ma il suo flusso non scorre senza ostacoli. Poiché la cometa sta vomitando gas, il vento solare in arrivo viene rallentato fino a un punto morto in cui si incontra con il gas e l'equilibrio della pressione viene raggiunto.
"Il campo magnetico del vento solare inizia ad accumularsi, come un ingorgo di traffico, e alla fine si ferma verso il nucleo della cometa, la creazione di una regione priva di campo magnetico sul lato rivolto al Sole della cometa chiamata 'cavità diamagnetica'," spiega Charlotte Götz, membro del team che si occupa del magnetometro presso l'Istituto di Geofisica e Fisica extraterrestre a Braunschweig, in Germania.
Le cavità diamagnetiche forniscono informazioni fondamentali su come una cometa interagisce con il vento solare, ma l'unica rilevazione precedente associata con una cometa è stata fatta a circa 4.000 km dalla cometa di Halley dalla sonda Giotto dell'ESA che la sorvolò nel 1986.
La cometa di Rosetta è molto meno attiva della Halley e quindi gli scienziati si aspettavano di trovare molte meno cavità attorno ad esse, al massimo fino ad alcune decine di km e prima del 29 luglio non avevano osservato nessun segno di esse.
Ma ora, dopo l'emissione violenta di quel giorno, il magnetometro ha registrato una cavità diamagnetica che si estende per almeno 186 km dal nucleo. Questo è chiaramente il risultato dell'evento che ha incrementato il flusso neutro di gas nella chioma della cometa, forzando il vento solare a fermarsi più lontano da essa e spingendo i confini della cavità all'esterno dove Rosetta stava volando in quel momento.
"Trovare una regione libera da campi magnetici all'interno del Sistema Solare è molto difficile, ma questa ci è stata servita su un piatto d'argento - questo è un risultato molto eccitante per noi," ha aggiunto Charlotte.
"Nelle ultime settimane abbiamo spostato Rosetta fino a una distanza di 300 km per evitare problemi alla navigazione causate dalle polveri, e abbiamo sempre considerato che la cavità diamagnetica fosse fuori dalla nostra portata in quel momento. Sembra invece che la cometa ci abbia aiutato portando la cavità verso Rosetta," dice Matt Taylor, il capo scienziato della missione Rosetta.
"Questo è un fantastico evento multi-strumentale che ci vorrà tempo per analizzare ma sottolinea i momenti emozionanti che stiamo vivendo mentre la cometa è entrata nella fase più 'calda' del perielio."
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) l'outburst (l'emissione violenta) ripresa da Rosetta il 29 luglio. Nella immagine precedente e in quella successiva, riprese con 18 minuti di scarto, l'emissione non è quasi visibile. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA), ripresa il 12 aprile 2015, il cerchietto rosso indica la zona del nucleo della cometa 67P da dove è avvenuto il getto del 29 luglio.

Fonte: ESA

11/08/2015 - I nuovi motori per Antares arrivati al sito di lancio -

Il primo paio di nuovi motori russi per la versione aggiornata del razzo Antares della Orbital ATK, sono arrivati alla base di lancio della compagnia in Virgina.
Gli ingegneri della Orbital ATK inizieranno quanto prima il ritorno del razzo commerciale al volo dopo il catastrofico disastro dello scorso anno.
I due motori RD-181 alimentati a kerosene e ossigeno liquido sono arrivati a Wallops Island, in Virginia, a luglio, secondo quanto dichiarato da David Thompson, Presidente e Amministratore Delegato della Orbital ATK.
Parlando martedì durante una conferenza con gli analisti degli investimenti, Thompson ha detto che le riparazioni alla rampa di lancio in Virginia dovrebbero essere completate a fine settembre/primi di ottobre.
In un annuncio separato il Governatore della Virginia, Terry McAuliffe ha detto che lo stato della Virginia, la NASA e la Orbital ATK si sono accordati per versare ognuna la cifra di 5 milioni di dollari per le riparazioni del complesso di lancio di Antares.
La rampa di lancio 0A che si trova nel terreno della NASA ma è gestita dalla Virginia Commercial Space Flight Authority, ha subito circa 15 milioni di dollari di danni quando il razzo Antares ha avuto un guasto a un motore, poco dopo il decollo del 28 ottobre 2014.
Il razzo si schiantò sulla rampa abbattendo due piloni antifulmini e scavando un cratere vicino al basamento della rampa. Lo schianto distrusse il veicolo di rifornimento cargo Cygnus, sempre della Orbital ATK, destinato a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), grazie a un contratto con la NASA.
L'indagine, conclusasi a luglio, e alla quale avevano partecipato, oltre alla Orbital ATK, la NASA e la Federal Aviation Administration (FAA) avrebbe trovato il responsabile dell'incidente in una turbopompa di uno dei due motori AJ26 che spingevano il primo stadio.
La Orbital ATK ha deciso immediatamente dopo l'incidente di sostituire gli AJ26 (nient'altro che i vecchi NK-33 russi realizzati negli anni '60 per il fallimentare razzo lunare N-1 e ammodernati dalla Aerojet Rocketdyne) con gli RD-181.
Anche gli RD-181 sono di costruzione russa ma sono modernissimi e derivano dagli RD-191 che spingono anche il nuovo razzo russo Angara. La Orbital ATK avrebbe richiesto la fornitura di almeno 20 di questi motori per installarli sull'Antares. Grazie agli RD-181 l'Antares sarà anche in grado di portare in orbita carichi maggiori.
Il razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) utilizza un motore RD-180 con doppio ugello derivato dagli RD-191.
Ora nei prossimi mesi gli ingegneri della Orbital ATK dovranno installare i motori nel primo stadio di Antares e verificare che tutto funzioni regolarmente con un'accensione di prova entro dicembre in preparazione al volo inaugurale previsto per i primi mesi del 2016.
Intanto la Orbital ATK ha iniziato a preparare il veicolo cargo Cygnus per il lancio del 3 dicembre a bordo di un razzo Atlas 5. La Orbital ATK ha siglato un contratto con la (ULA) per utilizzare un Atlas 5 in modo da eseguire una missione di rifornimento mentre il razzo Antares è ancora costretto a terra.
Nella foto (Credit: Orbital ATK) il rullaggio del razzo Antares per la missione CRS-3.

Fonte: Spaceflight Now

11/08/2015 - Il Sole scagionato -

Un nuovo metodo di conteggio delle macchie solari mostra un'attività stabile negli ultimi 400 anni, in contrasto con l'aumento progressivo, frutto, pare, di un errore di calibrazione. Questo risultato mette in forte crisi l'ipotesi che vi sia una correlazione tra l'attività solare e i cambiamenti climatici osservati sul nostro pianeta. Il nuovo studio è stato presentato alla XXIX Assemblea Generale dell'IAU.
Il minimo di Maunder è il nome con cui si identifica un periodo che va dal 1645 al 1715, caratterizzato da uno scarso numero di macchie solari e da inverni molto rigidi. Questa correlazione ha portato a dedurre che ci potesse essere un legame tra attività solare e il cambiamento climatico. Fino ad ora vi è sempre stato un consenso generale circa l’aumento dell’attività solare negli ultimi 300 anni (a partire dalla fine del minimo di Maunder), con un picco nel tardo 20° secolo chiamato da qualcuno il Grande Massimo Moderno.
Questa tendenza ha portato a concludere che il Sole abbia svolto un ruolo significativo nei moderni cambiamenti climatici. Tuttavia, la discrepanza tra i conteggi del numero di macchie solari ottenute con due metodi differenti ha provocato negli anni delle controversie tra gli scienziati.
I due metodi di conteggio del numero di macchie solari si chiamano il Wolf Sunspot Number (WSN) e il Group Sunspot Number (GSN) e indicano livelli significativamente diversi di attività solare prima del 1885 e intorno al 1945. Il WSN è stato messo a punto da Rudolf Wolf nel 1856 ed è la tecnica più antica di conteggio delle macchie solari. Il metodo di basa sul numero di gruppi di macchie e sul numero di macchie all’interno di ogni gruppo. Nel 1994 sono stati sollevati i primi dubbi circa la validità del metodo WSN, poiché le limitazioni dovute ai telescopi più antichi rendono facile perdere di vista le macchie più piccole. A partire da queste considerazioni, nel 1998 è stato introdotto il metodo GSN, basato unicamente sul numero di gruppi di macchie, in grado di risalire fino ai dati raccolti da Galileo Galilei.
Questi due metodi producono risultati molto diversi per i dati precedenti al 1885, inoltre il WSN mostra un andamento in continua crescita che parte dal 18° secolo e culmina nel ° secolo, non confermato dal WSN. In generale, le discrepanze prodotte da questi due metodi e le loro possibili implicazioni su attività solare e cambiamenti climatici rendevano difficile pensare che potessero continuare a coesistere.
Il recente conteggio del numero di macchie solari è frutto del Sunspot Number Version 2.0, implementato da Frédéric Clette, Direttore del World Data Centre a Bruxelles, Ed Cliver del National Solar Observatory e Leif Svalgaard della Stanford University in California. Questo nuovo metodo confuta l’ipotesi che vi sia stato un Grande Massimo Moderno.
I risultati, presentati la scorsa settimana alla XXIX Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale a Honolulu, rendono difficile spiegare i cambiamenti climatici osservati a partire dall’inizio del 18° secolo fino a tutta la rivoluzione industriale del 20° con un’influenza significativa da parte dell’attività solare. L’apparente tendenza al rialzo del numero di macchie tra il 18° secolo e la fine del 20° secolo è stata riconosciuta come frutto di un importante errore di calibrazione del Group Sunspot Number. Ora che questo errore è stato corretto, l’attività solare appare relativamente stabile dal 1700 ad oggi. Il numero di macchie solari è l’unica misura diretta dell’evoluzione del ciclo solare su più secoli ed è attualmente l’esperimento scientifico della durata più estesa in assoluto.
La nuova misura del numero di macchie solari fornisce un valore omogeneo, che comporta un’attività solare sostanzialmente costante negli ultimi 400 anni. I modelli di evoluzione del clima dovranno essere corretti tenendo conto del nuovo quadro delle variazioni a lungo termine dell’attività solare. Questo lavoro stimolerà nuovi studi sia in fisica solare, per quanto riguarda i modelli e le previsioni dei cicli solari, che in climatologia. Inoltre, potrà essere utilizzato per estrapolare decine di millenni di storia dell’attività solare a partire da carotaggi di ghiaccio e anelli degli alberi, aiutando a chiarire il ruolo svolto dal Sole nei cambiamenti climatici su scale temporali ancora più lunghe.
Lo studio di fatto rafforza l’opinione di quanti, la maggioranza ormai, imputa i cambiamenti climatici in atto come imputabili, quasi interamente, ad un effetto antropico, all’influenza dell’uomo sul pianeta e dovrebbe imporre un’accelerazione sulle politiche energetiche che portino ad un abbattimento delle emissioni nocive nell’atmosfera.
Per saperne di più, l'articolo che presenta il nuovo metodo di misura delle macchie solari è disponibile a questo link.
Nell'immagine (Credit: The Galileo Project/M. Kornmesser) un disegno del Sole realizzato da Galileo Galilei il 23 giugno 1613 che mostra le posizioni e le dimensioni delle macchie solari. Galileo fu uno dei primi a osservare e registrare il numero e la forma delle macchie solari.

Fonte: INAF News a cura di Elisa Nichelli

10/08/2015 - Ad Astra e NASA passano alla fase esecutiva di VASIMR -

Ad Astra Rocket Company e la NASA hanno completato con successo i negoziati per il contratto NextSTEP (Next Space Technology Exploration Partnerships), annunciato il 31 marzo 2015, è ora entrata nella fase esecutiva del progetto.
La parte esecutiva del contratto, della durata di tre anni a partire dal 7 agosto 2015 con un costo fissato nell'accordo del valore di 9 milioni di dollari, prevede un anno di contratto con due estensioni ulteriori di un anno basate sui progressi mutualmente condivisi.
Il NextSTEP della NASA divide i costi 50/50 con i collaboratori industriali. Sotto questo contratto, Ad Astra condurrà un test di lunga durata a alta potenza di una versione potenziata di prototipo VX-200TM VASIMR, il VX-200SSTM (per stato stazionario) con un minimo di 100 ore continue di funzionamento con una potenza di 100 kW. Questi esperimenti serviranno a dimostrare le nuove proprietà del progetto del nucleo motore e i sotto-sistemi di controllo termico per meglio stimare la vita operativa dei componenti. I test verranno condotti nella grande e moderna camera a vuoto di Ad Astra che si trova nella sede della compagnia in Texas.
Fin dal suo avvio nel 2005, Ad Astra ha continuato a migliorare nei livelli tecnologici (TRL) del motore VASIMR quasi esclusivamente con fondi privati. Questi finanziamenti hanno permesso alla compagnia di completare oltre 10.000 accensioni ad alta potenza, dimostrando l'eccellente affidabilità e prestazioni (6 Newton di spinta per 5.000 secondi di ISP con un'efficienza maggiore del 70%) senza nessun segno visibile di erosione del motore.
Per ottimizzare le risorse della compagnia, questi test sono stati di breve durata (meno di 1 minuto), ma sufficientemente lunghi per stabilire l'affidabilità e le prestazioni del razzo e misurare i carichi termici. Ora un test di maggiore durata è necessario per validare il nuovo progetto del nucleo motore per le estese operazioni nello spazio. Andando avanti con la collaborazione di NASA con il contratto NextSTEP, Ad Astra proseguirà la maturazione delle tecnologie del VASIMR con un livello TRL maggiore di 5, un passo più vicino al volo.
"Siamo fieri del nostro traguardo ed emozionati di questo annuncio, che ci dà una grande spinta verso lo spazio," ha detto il Dr. Mark D. Carter, vice presidente anziano del Technology Development di Ad Astra. "Sono fiero di far parte di questo progetto, un esempio di collaborazione progressiva con la NASA, alla ricerca della capacità di propulsione elettrica degli Stati Uniti per il futuro del volo spaziale," ha detto Jared P. Squire, vice presidente anziano del settore Ricerca di Ad Astra. Carte e Squire guidano, rispettivamente, il progetto di Ad Astra come Principal e Co-Principal Investigator.
Il motore VASIMR funziona con il plasma ottenuto caricando elettricamente un gas scaldato a temperature estreme da onde radio e controllato e guidato da forti campi magnetici. I campi magnetici isolano le strutture vicine dalle temperature estreme dei gas di scarico che vanno ben oltre il punto di fusione dei materiali. Nella propulsione a razzo, più sono alte le temperature dei gas di scarico e maggiore è la loro velocità di uscita e l'efficenza del propellente. I razzi al plasma hanno delle temperature di uscita ben oltre quelle raggiungibili dai loro cugini chimici e quindi il consumo di propellente è estremamente basso.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Ad Astra Rocket Company) il motore VASIMR installato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonti: Spaceref - Ad Astra Rocket Company

Nella foto (Credit: NASA TV), il cosmonauta Gennady Padalka durante l'EVA del 10 agosto 2015.

10/08/2015 - Sulla ISS c'è chi assaggia la lattuga e chi passeggia nello spazio -

Mentre si svolgeva una passeggiata spaziale russa per una serie di attività di manutenzione ed ispezione ordinaria all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), due astronauti NASA e il loro collega giapponese hanno avuto il privilegio di compiere una 'prima' culinaria in orbita - la raccolta e la consumazione di alcune foglie di lattuga rossa 'romana' cresciuta nello spazio.
L'astronauta Scott Kelly ha più tardi twittato "un piccolo morso per un uomo, un grande passo per i voli futuri verso Marte"
Galleggiando all'interno del modulo laboratorio Columbus dell'Agenzia Spaziale Europea, l'Ingegnere di Volo di Spedizione 44 Kjell Lindgren ha raccolto la lattuga estraendola dall'esperimento, ha pulito le foglie con una soluzione a base di acido citrico e poi ha passato i campioni a Kelly e Kimiya Yui.
"Bon appètit," ha detto Kelly prima di dare un morso. Alcuni secondi dopo ha esclamato "Sembra buona. Un po come la rucola." Lindgren ha aggiunto: "E' grandioso. E' fresca."
Gli astronauti hanno poi aggiunto olio e aceto realizzando la prima insalata spaziale dai semi alla bocca. Mentre gli astronauti avevano già fatto crescere la lattuga in precedenza, questa è la prima volta che gli astronauti mangiano qualcosa prodotto da loro. Nei casi precedenti la lattuga ottenuta veniva congelata e inviata a Terra per essere analizzata in laboratorio.
"Avendo vissuto sulla stazione spaziale per un po', ho capito la complessità logistica di avere persone che lavorano nello spazio per lunghi periodi e la catena di forniture necessaria per farci andare avanti," ha detto Kelly, da quasi quattro mesi a bordo della stazione per la sua permanenza di un anno.
"Se, un giorno, volessimo andare su Marte, dovremmo avere un veicolo spaziale che sia molto più auto-sostenibile per quanto riguarda il suo approvvigionamento di cibo."
Viaggi eventuali verso e da Marte saranno lunghi anni da completare e "dovremo essere completamente autosufficienti," ha detto Kelly. "Così con questo esperimento, avere la capacità di far crescere il nostro cibo, è un grande passo in questa direzione."
Oltre a dare agli astronauti un assaggio di cibo fresco fra una nave rifornimento e l'altra, Lindgren dice che la crescita a bordo della stazione offre anche un beneficio psicologico.
"La stazione spaziale è un sacco di bianco e alluminio ed è una specie di un ambiente sterile," ha detto. "E' davvero divertente vedere del verde, vedere crescere cose qui che stiamo intenzionalmente coltivando per il sostentamento. E sono sicuro che apprezziamo questo payload e l'opportunità di crescere e mangiare e raccogliere queste colture."
Metà della coltura verrà mangiata dall'equipaggio mentre l'altra metà sarà congelata e inviata a Terra per ulteriori analisi. Kelly ha detto di voler condividere le porzioni con i loro compagni di equipaggio russi - Oleg Kononenko, il Comandante di Spedizione 44 Gennady Padalka e Mikhail Kornienko - dopo il completamento dell'EVA-41 russa.
Nella foto (Credit: NASA TV), l'EVA del 10 agosto 2015. Padalka e Kornienko, la controparte russa di Kelly nella missione lunga quasi un anno, hanno iniziato la loro passeggiata spaziale alle 10:20 a.m. EDT (le 16:20 ora italiana), aprendo il portello del compartimento di decompressione e aggancio Pirs e si sono recati verso il modulo di comando Zvezda.
I cosmonauta avevano dieci compiti assegnati, compresa l'installazione di corrimano per rendere più semplici attività EVA future; l'installazione di elementi di fissaggio per mantenere le coperture delle antenne al loro posto; la sostituzione di un'antenna; l'ispezione degli esperimenti esterni e il recupero di un esperimento di fisica del plasma.
Inoltre dovevano anche ripulire uno degli oblò di Zvezda per rimuovere i residui depositati dai propulsori di manovra e raccogliere campioni di residui simili dai pannelli solari e dalla zone utilizzata per sfiatare i generatori di ossigeno e l'anidride carbonica accumulata.
Non vi sono stati problemi significativi e i due cosmonauti sono rimasti in anticipo coi tempi per gran parte della giornata, prendendosi brevi pause durante i passaggi orbitali notturni e godendosi la vista.
"Quella è l'Australia," ha esclamato con meraviglia uno dei cosmonauti mentre il complesso orbitale sorvolava Brisbane da una quota di 419 km. Sembra ci sia una città la sotto!"
Dopo aver gettato via un'antenna che doveva essere sostituita, i cosmonauti sono rientrati nel modulo Pirs e chiuso il portello alle 3:51 p.m. EDT (le 21:51 ora italiana), terminando la passeggiata dopo 5 ore e 31 minuti.
Questa è stata la 188esima attività extraveicolare dedicata all'assemblaggio e manutenzione della stazione fin dall'inizio della sua costruzione, nel 1998, la quarta di quest'anno e la prima - e unica - prevista dai russi nel 2015.
Padalka è il più esperto astronauta al mondo dopo aver visitato la stazione spaziale MIR e compiuto tre soggiorni a bordo della ISS per un totale di 845 giorni (fino a lunedì). Egli ha ora eseguito 10 passeggiate spaziali per un totale di 38 ore e 37 minuti.
Kornienko aveva compiuto una sola EVA durante una precedente missione sulla ISS. Il suo tempo totale fuori dalla stazione è ora salito a 12 ore e 13 minuti.
In tutto, 120 astronauti e cosmonauti rappresentanti nove nazioni hanno compiuto 1.177 ore di EVA all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), pari a 49 giorni consecutivi.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) il momento nel quale i tre astronauti assaggiano la lattuga 'made in space'. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV), il cosmonauta Gennady Padalka durante l'EVA del 10 agosto 2015. A destra un'immagine dell'EVA di lunedì.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

07/08/2015 - Nei prossimi 4 anni la Russia condurrà voli simulati su Luna e Marte -

Oleg Orlov, il vice capo dell'Istituto di Problematiche Biomediche, ha dichiarato giovedì alla RIA Novosti che la Russia condurrà una serie di esperimenti internazionali di voli simulati sulla Luna, Marte e altri pianeti fra il 2016 e il 2020.
Orlov ha aggiunto che i nuovi esperimenti comprenderanno degli equipaggi misti di uomini e donne a differenza delle precedenti simulazioni Mars-500 e Luna-2015.
"Dopo il programma Luna-2015, composto da un'equipaggio di sei donne volontarie che si concluderà quest'anno, abbiamo pianificato l'inizio di una nuova serie di progetti di voli simulati che dureranno fra i 14 e i 12 mesi con volontari provenienti dalla Russia, Stati Uniti, Europa e Giappone," ha detto Orlov.
Secondo i piani dell'istituto, due esperimenti della durata di 14 giorni si terranno nel periodo 2016-2017, così come un volo simulato di 4 mesi nel 2017. Un'esperimento di 8 mesi si terrà nel 2018 e, nel periodo 2019-2020, si avrà il volo simulato più lungo, di 12 mesi.
"Il modulo IBPM, utilizzato in precedenza per il progetto Mars-500 verrà aggiornato con una nuova serie di attrezzature per la realtà virtuale e dotato di maggiori capacità. Inoltre un segmento separato del modulo verrà progettato per lo svago e conterrà un basso campo magnetico che è particolarmente importante per simulare le condizioni del volo spaziale," ha aggiunto Orlov.
La simulazione Luna-2015, svelata dalla Russia nella stessa giornata, avrà inizio il 28 ottobre e vedrà protagoniste sei donne volontarie. L'esperimento durerà otto giorni durante i quali l'equipaggio femminile si troverà in completo isolamento all'interno dei moduli utilizzati dal programma Mars-500. Le sei volontarie hanno fra i 23 e i 34 anni e potranno uscire dall'esperimento quando vorranno. Orlov ha tenuto a precisare che: "a differenza dei partecipanti a Mars-500, queste sei donne non riceveranno nessun compenso per essersi prestate all'esperimento ma, se tutto andrà bene, potrebbero avere un bonus."
Nella foto (Credit: ALEXANDER NEMENOV/AFP/GETTY IMAGES) i moduli dove si è tenuto l'esperimento Mars500 e dove avverranno le altre simulazioni di missioni spaziali fra il 2015 e il 2020.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News - Unlockpwd.com

07/08/2015 - Ariane 6-Vega C: firma dei contratti di sviluppo -

Storico passo in avanti per la nuova famiglia di lanciatori europei incentrata sui vettori Ariane 6 e Vega C con l’obbiettivo di rafforzare un accesso allo Spazio sempre più indipendente, affidabile e sostenibile.
Il 12 agosto prossimo, al Quartier Generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) di Parigi, a partire dalle 11 a.m., si terrà la cerimonia per la firma dei contratti di sviluppo, dando così corso agli accordi maturati all’ultima Conferenza dei ministri degli Stati membri dell’ESA (la cosiddetta ‘Ministeriale ESA’).
All’evento presenzieranno i massimi rappresentanti istituzionali di settore, in particolare il nuovo Direttore Generale ESA Joahnn-Dietrich Woerner e i vertici delle Agenzie spaziali dei paesi partecipanti al programma dei lanciatori. ELV (società partecipata da ASI al 30% e da Avio al 70%, ‘Prime Contractor’ per lo sviluppo di Vega, ndr) sarà rappresentata dall’amministratore delegato, l’ingegner Pierluigi Pirelli.
"Si tratta di un passaggio storico per l’industria spaziale europea e per quella italiana in particolare, qui rappresentata da ELV – ha dichiarato il Presidente dell’ASI Roberto Battiston – perché con questa firma si mettono le basi per lo sviluppo della famiglia di lanciatori europei che a partire dal 2020 porteranno in orbita sia i payload istituzionali che quelli commerciali, lanciati dalla base di Kourou."
La nuova famiglia di lanciatori comprende, appunto, l’Ariane 6 - nelle due versioni a 2 e 4 motori solidi - e il Vega C, realizzato in Italia da ELV: tutti usano lo stesso motore solido sviluppato per il Vega nella versione potenziata per il Vega-C, il P120C (realizzato con la tecnologia della ditta AVIO a Colleferro). "Si realizza così – aggiunge Battiston - la centralità dell’industria italiana nel contesto dell’accesso allo spazio europeo, importante risultato ottenuto dalla delegazione italiana guidata dal Ministro MIUR Stefania Giannini, nel corso del Consiglio Ministeriale ESA del 2014 tenutosi in Lussemburgo lo scorso dicembre."
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) uno spaccato del razzo Ariane 6.2.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: NASA), il lancio del COS-B.

07/08/2015 - COS-B: il primo satellite dell'ESA -

Questo fine settimana segna il 40esimo anniversario del lancio di COS-B, il primo satellite lanciato sotto le insegne dell'appena creata Agenzia Spaziale Europea, il 9 agosto 1975.
Il COS-B fu la prima missione europea a studiare le sorgenti di raggi gamma e di essere dedicata ad un singolo esperimento. Il concetto di COS-B fu proposto la prima volta dalla comunità scientifica europea nella metà degli anni '60 e venne approvato dal Comitato Scientifico e Tecnico dell'ESRO (European Space Research Organisation) nel 1969.
"La sua missione era di mappare il cielo, in particolare la Via Lattea, alla luce dei raggi gamma con energia maggiore di 50MeV. Raggi gamma di questo tipo possono essere prodotti dai raggi cosmici (protoni e elettroni relativistici), che interagiscono con il mezzo interstellare, la luce stellare e i campi magnetici," dice Brian Taylor, l'ex capo scienziato del progetto COS-B.
"L'obiettivo era quello di cercare siti cosmici dove queste particelle potessero essere accelerate a velocità relativistiche. Una volta caricate la loro direzione di arrivo sulla Terra non hanno più relazione con il loro punto di origine, dato che le loro traiettorie sono state modificate dai campi magnetici interstellari nel percorso verso di noi.
"Unicamente il COS-B trasportava un solo strumento, concepito nella metà degli anni '60 e approvato per il volo dal Consiglio dell'ESRO nel 1969. Fino a quel momento, i primi satelliti dell'ESRO ospitavano tipicamente sette strumenti diversi, così il COS-B era veramente il caso di avere 'tutte le uova in un cesto'."
""Non solo, trovando raggi gamma 100 volte più numerosi delle particelle cariche dei raggi cosmici era come trovare l'ago nel pagliaio," ha detto Brian Taylor.
Lo sviluppo principale del satellite iniziò nel febbraio 1972 con la MBB di Ottobrunn, in Germania, come primo appaltatore, e con sub-appaltatori in Belgio, Danimarca, Spagna, Francia, Italia, Olanda e Regno Unito. Lo strumento per i raggi gamma venne progettato e costruito da cinque istituti di Germania, Olanda, Francia e Italia.
COS-B venne lanciato a nome dell'ESA con un razzo Thor Delta 2913 dal Western Test Range, in California, il 9 agosto 1975. Il satellite era stato progettato per una vita operativa di un anno con scorte e margini per un ulteriore anno di funzionamento. In effetti, il COS-B funzionò con successo per sei anni e otto mesi, quattro anni più del previsto. Infine il satellite venne spento il 25 aprile 1982.
Le analisi dei dati scientifici e la produzione dell'archivio scientifico della missione sono stati completati nel 1985, dieci anni dopo il lancio. Durante la sua vita il COS-B ha incrementato il totale dei dati sui raggi gamma di un fattore 25. I risultati scientifici compresi nel catalogo 2CG, comprendono 25 sorgenti di raggi gamma, e la prima mappa completa a raggi gamma della Via Lattea. Il satellite ha inoltre osservato la binaria a raggi X, Cygnus X-3, e al primo nucleo di galassia attiva nei raggi X, 3C 273.
Nella foto (Credit: ESA) il satellite COS-B prima del lancio. Nella foto a sinistra (Credit: NASA), il lancio del COS-B.

Fonte: ESA

07/08/2015 - Annunciati gli equipaggi della ISS per il 2017 -

La NASA e i partner della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno annunciato i membri degli equipaggi delle missioni per il laboratorio orbitante del 2017. La selezione comprende due novellini astronauti della NASA, Mark Vande Hei e Jack Fisher.
Sia Vande Hei che Jack Fisher sono astronauti che fanno parte della Classe 2009. Vande Hei sarà il primo a volare, quando lui e cosmonauti Alexander Misurkin e Nikolai Tikhonov, anche quest'ultimo un novellino, verranno lanciati nel marzo 2017. I tre raggiungeranno l'equipaggio di Spedizione 51 composto dall'astronauta NASA Peggy Whitson, l'astronauta francese dell'ESA Thomas Pesquet e il cosmonauta Oleg Novitskiy della Roscosmos.
Vand Hei, un colonello dell'U.S. Army con una laurea in fisica, è entrato nella NASA nel luglio 2006 ed ha servito nel Centro Controllo Missione del Johnson Space Center di Houston. Selezionato tre anni dopo come candidato astronauta ha completato l'addestramento iniziale nel luglio 2011.
La missione di Fischer inizierà nel maggio 2017, quando lui e i suoi compagni Fyodor Yurchikin della Roscosmos e Paolo Nespoli dell'ESA raggiungeranno Vande Hei, Misurkin e Tikhonov sulla stazione per la Spedizione 52. L'indirizzo Twitter di Vande Hei è http://www.twitter.com/Astro_Sabot.
Fischer è un colonnello dell'U.S. Air Force con una laurea in ingegneria aerospaziale. Dopo aver completato l'addestramento base da astronauta nel 2011 ha servito come CAPCOM al controllo missione. Inoltre ha svolto il ruolo di supporto tecnico per le operazioni Soyuz e della stazione spaziale. Più recentemente si è occupato del team dell'Ufficio Astronauti della prossima generazione di veicoli spaziali come il razzo Space Launch System (SLS), la capsula Orion e il Programma Commerciale Equipaggi. L'indirizzo Twitter di Fischer è http://www.twitter.com/Astro_Sabot.
Con i finanziamenti e progressi tecnici adeguati del Commercial Crew Program della NASA gli astronauti di queste due missioni si troveranno sulla ISS durante i primi voli di prova dei veicoli spaziali equipaggio CST-100 della Boeing e Crew Dragon della SpaceX, previsti entrambi entro il 2017.

L'equipaggio di Spedizione 51 sarà composto da:
- Peggy Whitson, NASA
- Oleg Novitskiy, Roscosmos
- Thomas Pesquet, ESA
- Mark Vande Hei, NASA
- Alexander Misurkin, Roscosmos
- Nikolai Tikhonov, Roscosmos

L'equipaggio di Spedizione 52 sarà composto da:
- Mark Vande Hei, NASA
- Alexander Misurkin, Roscosmos
- Nikolai Tikhonov, Roscosmos
- Jack Fischer, NASA
- Paolo Nespoli, ESA
- Fyodor Yurchikin, Roscosmos

Nella foto (Credit: NASA) la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonte: NASA

07/08/2015 - Nuovi contratti militari per lo spazio-plano XS-1 -

Tre compagnie hanno ricevuto nuovi finanziamenti per proseguire nello sviluppo dello spazio-plano militare robotico XS-1 degli Stati Uniti.
La DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) ha assegnato alla Boeing e alla Northrop Grumman 6,5 milioni di dollari ciascuna per lavorare alla 'Fase B' del programma dello spazio-plano XS-1. Una terza compagnia, la Masten Space System, avrebbe ricevuto, presumibilmente una cifra simile.
Tutte e tre le compagnie avevano già ricevuto dei finanziamenti nell'estate del 2014 la 'Fase 1' iniziale di progettazione; la Boeing e la Northrop Grumman aveva ricevuto ognuna 4 milioni di dollari e la Masten 3.
Gli ulteriori 6,5 milioni di dollari permetteranno alla Boeing di "proseguire lo sviluppo del dimostratore XS-1, identificando correttamente le tecnologie principali, mitigando i rischi, sviluppando un Piano di Maturazione Tecnologica (Technology Maturation Plan - TMP) ed eseguendo diversi scopi dimostrativi," cita la modifica del contratto della Boeing. Il completamento di questi compiti dovrebbe avvenire entro l'agosto 2016.
La DARPA aveva annunciato di volere un riutilizzabile XS-1 - abbreviazione per Experimental Spaceplane-1 - per rendere più semplice e meno costoso l'invio di satelliti in orbita. Eventualmente, il veicolo senza equipaggio dovrebbe essere in grado di volare 10 volte nel giro di 10 giorni e lanciare carichi utili fra i 1.361 e i 2.268 kg per meno di 5 milioni di dollari a missione.
L'XS-1 sarà probabilmente composto da un primo stadio riutilizzabile e uno o più stadi superiori a perdere. Il primo stadio volerà nello spazio suborbitale e poi tornerà sulla Terra, mentre lo/gli stadi superiori depositeranno il carico utile nello spazio. Secondo la DARPA, la prima missione orbitale di XS-1 potrebbe avvenire, al più presto, nel 2018.
Per la Fase 1 la Boeing era in team con la compagnia Blue Origin, la compagnia aerospaziale di Jeff Bezos; la Northrop Grumman con la Virgin Galactic e la Masten con la XCOR Aerospace.
La Boeing ha già esperienza nella costruzione di spazio-plani robotici per i militari USA. Infatti la compagnia ha costruito i due X-37B per l'U.S. Air Force, che sono stati lanciati quattro volte per missioni segrete nel corso degli ultimi cinque anni.
L'XS-1 non è l'unico tentativo della DARPA di rendere il volo spaziale meno costoso e più efficiente. L'agenzia ha in corso un programma chiamato ALASA (Airborne Launch Assist Space Access) che prevede lo sviluppo di un sistema di lancio per piccoli satelliti da un caccia F-15. La DARPA ha dichiarato ufficialmente che il primo test in volo di ALASA dovrebbe avvenire entro quest'anno.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) un possibile design dello spazio-plano sperimentale XS-1.

Fonte: Space.com

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA), una possibile serra di un'avamposto su Marte.

07/08/2015 - Per la prima volta gli astronauti mangeranno cibo cresciuto nello spazio -

Cibo fresco cresciuto nell'ambiente in microgravità dello spazio è ora ufficialmente per la prima volta sul menù degli astronauti NASA a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
I membri di Spedizione 44, compreso l'astronauta che prende parte alla missione della durata di quasi un anno 'One Year', Scott Kelly, sono pronti per assaggiare i frutti del loro lavoro dopo aver fatto crescere la 'Outredgeous', una specie di lattuga rossa romana. L'evento avverrà lunedì 10 agosto prelevando la verdura dal sistema di crescita delle piante 'Veggie' che si trova a bordo del laboratorio orbitante della nazione.
Gli astronauti dovranno pulire le verdure a foglia verde, con una sostanza a base di acido citrico, e dovranno pulire il cibo con salviettine igienizzanti prima di consumarlo. Mangeranno metà del raccolto spaziale, mettendo da parte l'altra metà che confezioneranno e congeleranno sulla stazione fino a che non potrà essere inviata sulla Terra per l'analisi scientifica.
L'esperimento delle piante della NASA, chiamato Veg-01, viene utilizzato per studiare la funzione in orbita e le prestazioni della struttura di crescita delle piante e il loro radicamento nei "cuscini", che contengono i semi.
La NASA sta maturando la tecnologia Veggie a bordo della stazione spaziale in modo da poter fornire ai futuri pionieri un cibo sostenibile - una parte cruciale nel 'Viaggio verso Marte' intrapreso dalla NASA. Mentre la NASA si muove verso missioni di esplorazione di lunga durata ancor più lontano nel Sistema Solare, Veggie sarà una risorsa per la crescita di cibo per i consumi dell'equipaggio. Potrebbe anche essere utilizzato dagli astronauti per le attività di giardinaggio ricreativo durante le missioni nello spazio profondo.
I primi 'cuscini' sono stati attivati, abbeverati e curati dall'Ingegnere di Volo Steve Swanson di Spedizione 39 nel maggio 2014. Dopo 33 giorni di crescita, le piante sono state raccolte e riportate sulla Terra nel mese di ottobre 2014. Al Kennedy Space Center della NASA in Florida, gli impianti sono stati sottoposti analisi della sicurezza alimentare. Il secondo cuscino vegetale di Veg-01 è stato attivato da Kelly l'8 luglio ed è cresciuto di nuovo per 33 giorni prima di essere raccolto. I semi sono stati sulla stazione per mesi prima di essere attivati.
Il sistema Veggie è stato sviluppato dalla Orbital Technologies Corp. (Orbitec) di Madison, Wisconsin, e testato presso il Kennedy prima del volo. Veggie, insieme con due set di cuscini contenenti i semi della lattuga e una serie di zinnie, è stato consegnato alla stazione nella terza missione cargo di rifornimento SpaceX dell'aprile 2014.
L'unità Veggie comprimibile ed espandibile dispone di un pannello piatto di luci che include LED rossi, blu e verdi per la crescita delle piante e per l'osservazione da parte dell'equipaggio. L'utilizzo di LED per coltivare le piante era un'idea che ha avuto origine alla NASA alla fine degli anni 1990, secondo il dottor Ray Wheeler, capo per le attività del Exploration Research and Technology Programs Office al Kennedy.
Wheeler ha lavorato con gli ingegneri e collaboratori per aiutare a sviluppare l'unità Veggie da un progetto di Ricerca Innovativa Small Business con Orbitec. Il dottor Gioia Massa è lo scienziato responsabile alla NASA del carico utile per Veggie al Kennedy. Massa e altri lavoravano per ottenere l'unità di volo sviluppando e certificandola per l'uso sulla stazione spaziale. Il colore rosato/viola che circonda le piante dentro Veggie è il risultato di una combinazione di luci rosse e blu, che emettono più luce che i LED verdi. I LED verdi sono stati aggiunti in modo che le piante sembrino commestibili piuttosto che strane piante viola.
"Le lunghezze d'onda rosse e blu sono il minimo necessario per ottenere una buona crescita delle piante," ha detto Wheeler. "Sono probabilmente il più efficiente in termini di conversione di potenza elettrica. I LED verdi contribuiscono a migliorare la percezione visiva umana delle piante, ma non mettono fuori tanta luce come i rossi e i blu."
Wheeler, Massa e il dottor Gary Stutte, tutti del Kennedy, avevano precedentemente indagato con esperimenti simili di crescita delle piante nel Habitat Demonstration Unit della NASA, presso il luogo di test nel deserto nei pressi di Flagstaff, in Arizona, nel 2010 e nel 2011. Wheeler ha detto che Veggie aiuterà la NASA a saperne di più sulla crescita delle piante con le impostazioni di ambiente agricolo controllato. Impostazioni simili includono l'agricoltura verticale, che fa riferimento a impilare scaffali di piante fino a che vengono coltivate idroponicamente e quindi l'utilizzo di fonti di luce elettrica come LED rossi e blu. Questo tipo di sistema è popolare in alcuni paesi asiatici e comincia a farsi strada anche negli Stati Uniti.
"Ci sono prove a supporto che gli alimenti freschi, come i pomodori, i mirtilli e la lattuga rossa siano una buona fonte di antiossidanti. Avere cibo fresco come questo disponibile nello spazio potrebbe avere un impatto positivo anche sugli stati d'animo delle persone e potrebbe anche fornire una certa protezione contro le radiazioni spaziali," ha detto Wheeler.
Dopo che il primo raccolto di lattuga è rientrato dalla stazione spaziale, Massa ha iniziato a lavorare con un team di medici aeronautici e rappresentanti della sicurezza della NASA per ottenere l'approvazione di far mangiare i prodotti all'equipaggio.
"L'analisi microbiologica di sicurezza alimentare della prima coltivazione di lattuga romana ha dato esiti molto positivi," ha detto Massa.
Oltre ai benefici nutrizionali, far crescere prodotti freschi nello spazio potrebbe anche fornire un beneficio psicologico? Alexandra Whitmire, uno scienziato al Johnson Space Center della NASA a Houston è coinvolto in una ricerca per rispondere a questa domanda.
Whitmire è lo scienziato di ricerca sul comportamento della salute e delle prestazioni per il programma umano di ricerca della NASA. Il suo team sostiene la ricerca relativa a ridurre i rischi psicologici di una missione verso Marte.
"L'esperimento Veggie è attualmente l'unico esperimento in corso che coinvolge la valutazione degli effetti della vita vegetale sugli esseri umani nello spazio," ha detto Whitmire. La sua squadra è concentrata sulle condizioni comportamentali dell'equipaggio, sulla riduzione delle prestazioni, e sulla comunicazione di squadra e gli adattamenti psicosociali.
"Le future missioni spaziali potrebbero comportare a 4-6 membri dell'equipaggio di vivere in uno spazio limitato per un periodo di tempo prolungato e con la comunicazione limitata," ha detto Whitmire. "Ci rendiamo conto che sarà importante fornire una formazione che sarà efficace a dotare l'equipaggio di contromisure adeguate durante la loro missione."
Le contromisure potrebbero includere cose come un lavoro significativo. Modifiche legate all'Habitat potrebbero anche includere la vita delle piante. Whitmire ha detto che gli studi a Terra hanno dimostrato che le piante sono associate con il benessere e con prestazioni ottimali. Le piante potrebbero potenzialmente servire come contromisura per missioni di esplorazione di lunga durata.
Massa è d'accordo: "Oltre ad avere la possibilità di crescere e mangiare cibi freschi nello spazio, ci può anche essere un vantaggio psicologico. Agli equipaggi viene fatto arrivare un pò di frutta fresca o verdura, come carote o mele, quando una nave di approvvigionamento arriva alla stazione spaziale. Ma la quantità è limitata e deve essere consumata rapidamente."
Avere qualcosa di verde e in crescita - un piccolo pezzo di terra - del quale prendersi cura quando si vive e si lavora in un ambiente estremo e stressante potrebbe avere un'enorme impatto e valore positivo.
"Più gli esseri umani andranno più lontano e più a lungo si allontaneranno dalla Terra, maggiore sarà la necessità di essere in grado di coltivare le piante per il cibo, il riciclaggio dell'atmosfera e i benefici psicologici. Penso che i sistemi vegetali diventeranno componenti importanti di qualsiasi scenario di esplorazione a lunga durata," ha detto Massa .
Il sistema può anche avere implicazioni per migliorare la crescita e la produzione di biomassa sulla Terra, beneficiando così il cittadino medio. Massa ha detto che molte delle lezioni che la NASA sta imparando con Veggie potrebbero essere applicate nelle fabbriche delle piante urbane e le altre impostazioni di agricoltura in cui l'illuminazione è fornita da luce elettrica e viene praticata la conservazione dell'acqua.
"Speriamo, in futuro, di aumentare la quantità e il tipo di colture, e questo ci permetterà di conoscere meglio la coltivazione di piante in condizioni di microgravità," ha detto Massa. "Abbiamo prossimi esperimenti che esamineranno l'impatto delle qualità della luce sulla resa delle colture, la nutrizione e il sapore, sia sulla Terra che nello spazio."
Il team del Kennedy e del Johnson sperano che Veggie e il giardinaggio nello spazio diventeranno una caratteristica apprezzata della vita a bordo della stazione spaziale e in futuro su Marte.
Per ulteriori informazioni su Veggie, visitare il sito qui.
Nella foto (Credit: NASA) la lattuga rossa pronta per essere assaporata dagli astronauti della ISS. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA), una possibile serra di un'avamposto su Marte.

Fonte: NASA

07/08/2015 - Il Cygnus si prepara al volo con l'Atlas 5 prima del ritorno di Antares -

Il ritorno del veicolo spaziale Cygnus della Orbital ATK per i rifornimenti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stato fissato per dicembre, utilizzando un razzo Atlas 5, prima di riprendere le operazioni con il razzo Antares modificato, ora previste per il 2016.
Il Cygnus è stato fuori gioco fin dall'incidente del CRS-3/Orb-3 avvenuto nell'ottobre del 2014 - del quale i risultati delle indagini saranno presto resi pubblici.
Il ritorno delle missioni di rifornimento dei Cygnus saranno le benvenute per la ISS, dopo una serie senza precedenti di tre fallimenti di seguito dei tre veicoli cargo, compreso l'Orb-3 che venne distrutto appena dopo il decollo.
La perdita del Cygnus CRS-3/Orb-3 venne seguita dal fallimento del cargo russo Progress M-27M e dalla distruzione del Dragon CRS-7 quando il razzo vettore Falcon 9 v1.1 esplose durante l'ascesa.
La drammatica esplosione del razzo Antares a T+14 secondi dal decollo dalla rampa di Wallops fu il risultato di un "probabile guasto a una turbopompa" in uno dei due motori Aerojet Rocketdyne AJ-26. A causa dell'incidente la Orbital ATK ha deciso drasticamente di abbandonare i motori AJ-26 e di passare agli RD-181, anch'essi di costruzione russa. I primi motori di questo tipo sono già stati spediti dalla Russia e sono in corso di installazione sul modificato Antares. Tutte le nuove parti di Antares dovrebbero raggiungere il sito di lancio nella metà di agosto. Un primo cruciale test di accensione sulla rampa dovrebbe avvenire entro la fine dell'anno, massimo ai primi del 2016.
Mentre sono in corso i preparativi per il ritorno alle operazioni di Antares, il Cygnus tornerà nello spazio prima della fine del 2015 in sella a un razzo Atlas V della United Launch Alliance (ULA) specificatamente designato AV-061, per la missione CRS-4/Orb-4. Il lancio prenderà il via dal Complesso di Lancio-41 (SLC-41) di Cape Canaveral, in Florida.
La soluzione di ripiego è stata accordata fra le due compagnie per assicurare alla Orbital ATK di adempiere ai suoi obblighi per il contratto RCS (Resupply Cargo Services) con la NASA.
Il ritorno di Cygnus dovrebbe avvenire il 3 dicembre con l'arrivo alla ISS il 6 dicembre per essere ormeggiato alla ISS per una missione della durata di 60 giorni. Le operazioni di preparazione inizieranno questo mese con il Pressurized Cargo Module (PCM) di Orb-4 - costruito dalla Thales Alenia Space a Torino, in Italia - che arriverà negli Stati Uniti entro questo fine settimana per poi essere trasportato via camion al Kennedy Space Center (KSC) la prossima.
Una volta al KSC il PCM verrà integrato con il resto del Cygnus, verranno controllati tutti i sistemi prima che il veicolo spaziale venga inserito nell'ogiva protettiva del razzo Atlas 5, in attesa dell'accoppiamento sulla SLC-41.
Rimane comunque la possibilità che la missione possa slittare di alcune settimane a causa della lista di voli verso la ISS e dalla scelta di SpaceX di quando riprendere i voli del Falcon 9 con il Dragon verso la stazione. Potenzialmente la SpaceX potrebbe tentare una missione di Ritorno al Volo da Vandeberg in ottobre.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Orbital ATK) l'Atlas 5 con il veicolo cargo Cygnus racchiuso nell'ogiva protettiva.

Fonte: Nasaspaceflight

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0), la cometa fotografata con la Navcam il 30 luglio 2015.

06/08/2015 - Festeggiando un anno con la cometa -

A solo una settimana da quello che sarà il suo passaggio più vicino al Sole, la missione Rosetta dell'ESA festeggia oggi un anno con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
È stato un viaggio lungo ma emozionante per Rosetta dal momento del suo lancio nel 2004, incontrando la Terra, Marte, due passaggi ravvicinati di asteroide prima di arrivare alla sua destinazione prefissata il 6 agosto 2014. Nei mesi successivi all'arrivo, la missione divenne la prima in assoluto ad orbitare una cometa e la prima a far atterrare con delicatezza una sonda – Philae – sulla sua superficie.
I team di missione hanno dovuto affrontare molte sfide per imparare a volare in un ambiente imprevedibile ed a volte inospitale, e la navicella ha rimandato un patrimonio di dati scientifici eccezionali da questa intrigante cometa, spaziando dal suo interno alla drammatica superficie e la circostante nuvola di polvere, gas e plasma.
"Questa è una missione di scoperta scientifica e ogni giorno c’è qualcosa di nuovo di cui stupirsi o da provare a capire," ha detto Nicolas Altobelli, facente funzione di scienziato del progetto Rosetta.
"Un anno di osservazioni vicino alla cometa ci hanno fornito un patrimonio di informazioni sulla stessa, e guardiamo con entusiasmo ad un altro anno di esplorazione." I momenti da mettere in evidenza finora comprendono la scoperta che il vapore acqueo della cometa ha un "sapore" diverso da quello degli oceani terrestri, alimentando il dibattito del possibile ruolo di comete ed asteroidi nel trasportare acqua sul nostro pianeta all'origine della sua storia.
Il primo rilevamento di azoto molecolare in una cometa ha fornito importanti indizi sulla temperatura dell'ambiente in cui la cometa è "nata". L'azoto molecolare era comune quando il Sistema Solare si stava formando, ma richiedeva temperature molto basse per essere intrappolato nel ghiaccio, così le misurazioni di Rosetta supportano la teoria che le comete hanno origine dalla fredda e distante Cintura di Kuiper.
I dati raccolti da Rosetta e da Philae durante la discesa del Lander sulla superficie hanno permesso agli scienziati di dedurre che il nucleo della cometa non sia magnetizzato, perlomeno non su larga scala. Anche se si pensa che i campi magnetici abbiano giocato un ruolo importante nello spostamento di piccoli grani di polvere magnetizzati intorno al Sistema Solare primordiale, le misurazioni di Rosetta e di Philae mostrano che essi non hanno continuato a ricoprire questo importante ruolo una volta che le particelle si sono agglomerate formando delle particelle elementari di metri e di decine di metri in larghezza.
Queste sono solo alcuni degli innumerevoli esempi delle scoperte scientifiche in corso da Rosetta, e la maggior parte di esse provengono dai dati presi nella prima parte della fase di attività della cometa. Adesso la cometa e la sonda sono ad una settimana dal perielio, il punto della sua orbita di 6,5 anni che la porta più vicino al Sole. Il 13 agosto, saranno a 186 milioni di chilometri dal Sole, a circa un terzo della distanza di incontro dello scorso agosto.
"Il periodo intorno al perielio è molto importante dal punto di vista scientifico, in quanto il calore del Sole ed il risultante deflusso di gas e polvere crescono al massimo, fornendoci spunti importanti in questo momento chiave del ciclo globale di vita della cometa," ha detto Nicolas.
"Per esempio, i cambiamenti della superficie potrebbero rivelare materiale fresco che non è stato ancora alterato dalla radiazione solare o dai raggi cosmici, aprendo una finestra di visione negli strati del sottosuolo della cometa – questa sarebbe la prima volta in assoluto in un'esplorazione cometaria che i cambiamenti in superficie possono essere monitorati in relazione alla maggiore attività."
Rosetta ha visto la sua attività aumentare negli ultimi mesi, quando i suoi ghiacci congelati si sono scaldati, diventando gas, e sparando getti nello spazio, trascinando la polvere della cometa con sé. Insieme, il gas e la polvere hanno creato un'atmosfera sfocata, o coma, intorno al nucleo ed una lunga coda che si estende per oltre 120.000 Km nello spazio e che può essere vista soltanto da lontano.
Rosetta ha un posto unico in prima fila per studiare dove e come quest'attività nasce sulla superficie della cometa. Nei mesi scorsi, la sonda si è avvicinata ad appena 6 km per prendere delle misurazioni, ma dato che il livello di gas e polvere è aumentato in questi ultimi mesi, Rosetta ha studiato la cometa da distanze più sicure, ed attualmente opera a 250-300 km di distanza.
"Mentre ci avviciniamo al perielio, le operazioni vicine alla cometa hanno dimostrato di essere estremamente impegnative: il crescente livello di polvere cometaria confonde i sensori per il rilevamento di stelle (startracker) di Rosetta e senza di essi in perfetto funzionamento Rosetta non può posizionarsi nello spazio," ha detto Sylvain Lodiot, Responsabile delle Operazioni della sonda Rosetta.
"Tutti i team coinvolti, compresi quelli di controllo di volo, dinamiche di volo ed operazioni scientifiche, hanno dovuto imparare ad adattarsi a queste condizioni 'al volo'. Abbiamo dovuto ripensare completamente come gestiamo la sonda, e pianificare attività scientifiche su scale temporali di appena pochi giorni o settimane. Questa è stata una grande sfida, ma rende certamente la missione molto emozionante."
Un aspetto importante dello studio a lungo termine di Rosetta sarà quello di osservare come l'attività si abbassa di nuovo nei mesi successivi al perielio. La speranza è che Rosetta sia infine in grado di avvicinarsi di nuovo al nucleo ed osservare come la superficie sia cambiata durante il suo incontro ravvicinato con il Sole.
"Un anno dopo essere arrivata, Rosetta ha accumulato un numero di impressionanti successi, dall'atterraggio di Philae alle numerose scoperte scientifiche che sono state fatte e pubblicate," ha detto Patrick Martin, Responsabile di Missione di Rosetta.
"La raccolta scientifica è prevista continuare il prossimo anno mentre osserviamo il comportamento della cometa dopo il perielio, prima del grande finale di Rosetta a settembre , quando abbiamo in programma di far atterrare l'orbiter sulla cometa."
Nell'illustrazione (Credit: ESA) i momenti salienti di questo anno vissuto da Rosetta assieme alla cometa. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0), la cometa fotografata con la Navcam il 30 luglio 2015 da una distanza di 178 km con una risoluzione di 15,2 m/pixel.

Fonte: ESA Italia

05/08/2015 - La NASA sperimenta la realizzazione di grandi parti di razzo in materiali compositi -

Un titano risiede ora presso il Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama. Questo titano non è un dio greco ma uno dei più grandi robot per la costruzione di parti in materiali compositi creato in America e aiuterà la NASA ad ottenere le più grandi e leggere parti in composito mai realizzate per i veicoli spaziali.
"Il Marshall ha investito nei materiali compositi da lungo tempo," ha detto Preston Jones, vice direttore della Direzione Ingegneristica del Marshall. "Questo nuovo arrivo presso il Composites Technology Center del Marshall ci fornirà la tecnologia più moderna per la realizzazione a basso costo e in tempi rapidi di grandi strutture in materiale composito per i razzi. Potremo costruire e testare queste strutture per determinare se saranno sufficientemente resistenti per i veicoli spaziali che porteranno gli esseri umani in missione esplorative verso Marte e altre destinazioni."
Occorrono una miriade di materiali diversi per costruire un veicolo spaziale della NASA come il nuovo Space Launch System (SLS), un super-razzo pesante progettato per portare gli esploratori terrestri in missioni dirette nello spazio profondo. Più il razzo è leggero e avrà maggiore capacità di carico per l'equipaggio, gli strumenti scientifici, il cibo, le attrezzature e gli ambienti che il razzo può portare nello spazio.
I materiali compositi sono molto leggeri e potrebbero incrementare il carico utile trasportato dal razzo abbassando nel contempo i costi totali di produzione. La NASA sta conducendo degli sviluppi nella tecnologia di realizzazione in materiali compositi che potrebbero anche entrare a far parte di SLS e di altri veicoli di esplorazione come i lander, i rover o gli ambienti abitativi.
"Questo robot, costruito dalla Electroimpact, Inc., di Mukitteo, Washington, può realizzare strutture fino a 8 metri di larghezza," ha detto Justin Jackson, ingegnere dei materiali presso il Marshall. Il centro dove è stato montato il robot è già dotato di diverse infrastrutture e strumenti per la lavorazione dei materiali compositi. Il robot è dotato di una testa, montata su un grosso braccio meccanico, dove possono essere filati fino a 16 rocchetti di fibra di carbonio che poi vengono fusi assieme precisamente per ottenere tutte le forme e gli spessori voluti.
Il progetto in corso prevede la realizzazione di diversi 'pezzi' utilizzando questo sistema che poi verranno testati nelle condizioni del volo spaziale per controllare che possano resistere a questo ambiente estremo.
Nella foto (Credit: NASA/MSFC/Fred Deaton) il robot del centro Marshall al lavoro.

Fonti: Spacedaily - NASA

Nella foto (Credit: ESA), i terminali satellitari installati in Sud Africa.

05/08/2015 - Le comunicazioni satellitari per unire scuole rurali in Sud Africa e Italia -

Insegnanti e studenti delle scuole rurali in Sud Africa ed in Italia possono beneficiare di un progetto supportato dall'ESA che contribuisce ad arricchire la formazione attraverso le comunicazioni satellitari.
Dodici scuole con 6.500 studenti nella regione di Mpumalanga in Sud Africa e 60 scolari dell'Istituto Comprensivo di Tricarico-Calciano in Basilicata hanno fronteggiato svantaggi simili non avendo capacità di accesso ad Internet: poche risorse e accesso limitato all'informazione.
Sway4edu2, Satellite Way for Education, sta provvedendo a migliorare ciò. Il programma ESA di Ricerca Avanzata in Sistemi di Telecomunicazione e la Openet Technologies, in collaborazione con l'operatore lussemburghese di satelliti a banda larga SESTechcom Services, lavorano insieme per ridurre questa mancanza digitale.
Ogni scuola è stata fornita di terminali satellitari, pannelli solari e batterie dove necessario, laptop, tablet, un proiettore con schermo e casse audio.
Queste apparecchiature forniscono la connessione Internet e l'accesso al sistema e-Learning per insegnanti e studenti, contenuti d'informazione e altri strumenti per il monitoraggio on line e di informazione.
La Fondazione Singita Community Development in Sud Africa supervisiona l'installazione dell'attrezzatura, la fornitura del materiale base per i corsi online, e la collaborazione con il Dipartimento di Formazione, la guida (mentoring) e l'addestramento di 200 insegnanti per l'effettivo uso del sistema.
L'installazione nella regione Basilicata ha avuto pieno sostegno dal Ministero dell'Istruzione, che vede la tecnologia come un mezzo per favorire l'integrazione culturale tra studenti e il miglioramento dell'apprendimento della lingua.
Il primo corso di e-Learning per gli insegnanti del Sud Africa è stato rilasciato a marzo ed un certo numero ha completato il corso per familiarizzare con la tecnologia ed i suoi benefici. Il sistema è visto inoltre come un utile strumento per sollevare la consapevolezza dell'ambiente tra le comunità rurali. "Uno dei corsi di eLearning assisterà gli insegnanti, e perciò i loro studenti, a sostenere la conoscenza dell'importanza di preservare la fauna locale, e di adottare un approccio più sostenibile della loro vita di ogni giorno," ha detto Pam Richardon, Direttore di Singita Community Development.
"Le riserve di caccia in Africa sono a rischio ed è necessaria una collaborazione stretta delle comunità locali per tenerle in salvo. Questo corso è visto come un importante strumento per raggiungere questo scopo."
Due connessioni satellitari in video conferenza sono state realizzate durante l'evento di lancio, il 17 giugno. La prima tra la scuola italiana di Tricarico-Calciano e la scuola elementare Babati in Sud Africa, che sono ora "gemellate" per questo progetto.
La seconda connessione è stata effettuata con Francesco Feliciani dell'ESA dal centro tecnico ESA-ESTEC nei Paesi Bassi, per una lezione in diretta sulla sonda della cometa Rosetta.
Le attività didattiche con l'ausilio della connessione video tra le scuole, metterà in comunicazione studenti di ambienti culturalmente molto diversi.
"L'ESA ha piacere a promuovere la creazione di ponti culturali tra le scuole," ha detto Francesco. "Questa è un'opportunità emozionante."
Ci si aspetta che l'avvio di questa tecnologia guadagni slancio in tutta Europa, portando gli stessi benefici alle scuole rurali di quelli di cui godono i loro vicini di città. "Ci sono molte aree che ancora non hanno connessioni Internet veloci. Il satellite può offrire una soluzione immediata," ha commentato Vito Guadiano, Amministratore Delegato di Openet.br /> Nella foto (Credit: ESA), il Consiglio Esecutivo per l'Istruzione della Provincia di Mpumalanga, Sud Africa. "Quest'esperienza è un modello di innovazione," ha aggiunto Raffaele Liberali, componente della Giunta Regionale, Dipartimento Formazione, Lavoro, Cultura e Sport Regione Basilicata. "È un esempio di cosa il Ministero Italiano dell'Istruzione miri a realizzare a livello nazionale nel breve futuro. Tricarico oggi è all'avanguardia di questo progetto pilota."
La signora Makgabo Reginah Mhaule, membro del Consiglio Esecutivo per l'Istruzione della Provincia di Mpumalanga in Sud Africa, era colpita dalle dimostrazioni in diretta in occasione del lancio. Con i benefici che le comunicazioni satellitari possono portare alle scuole rurali, lei è desiderosa di far avere la stessa tecnologia ad altre scuole a Mpumalanga, ed ha annunciato la volontà del proprio dipartimento a sostenere la continuazione del servizio dopo la conclusione del progetto ESA.
"Tutti i partner e le parti interessate sono d'accordo che la tecnologia satellitare selezionata e il modello complessivo di servizio usato da Sway4edu2 si è dimostrato affidabile, facile da usare e conveniente," ha detto Davide Tomassini, Responsabile di Progetto all'ESA.
"La motivazione, l'impegno e la forte proprietà di tutti i partner locali è stata la chiave del successo dei processi di collaudo di Sway4edu2," ha commentato Amnon Ginati, Capo del Programma ARTES delle Promozioni delle Applicazioni Integrate all'ESA.
"Questi servizi danno delle possibilità alle comunità remote e possono essere usati la mattina per dare supporto ad insegnanti e studenti, il pomeriggio per promuovere nuovi metodi di insegnamento, e alla sera per fornire supporti didattici ed intrattenimento nella lingua locale per l'intera comunità."
Il servizio sarà ora offerto a più scuole rurali in Sud Africa. Sway4edu2 è stato costruito sull'esperienza guadagnata con il progetto iniziale Sway4edu, ed estenderà il proprio servizio a radio locali in regioni rurali della Repubblica Democratica del Congo, con installazioni iniziali da settembre.
Nella foto (Credit: ESA) una fase del collegamento satellitare fra la scuola elementare di Tricarico e quella primaria di Babati, in Sud Africa. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA), i terminali satellitari installati in Sud Africa. Nella foto a destra (Credit: ESA), il Consiglio Esecutivo per l'Istruzione della Provincia di Mpumalanga, Sud Africa.

Fonte: ESA Italia

05/08/2015 - La SpaceX completa la strada per la rampa di lancio -

La rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center della NASA, in Florida, continua a prendere forma con la SpaceX che ha completato la strada che porta dal suo hangar di preparazione dei razzi fino alla sommità della piattaforma di lancio.
Un erettore da trasporto sposterà i razzi Falcon 9 e Falcon Heavy in posizione sopra la trincea devia-fiamma per il decollo dei voli che porteranno gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e altre missioni.
I razzi e i veicoli spaziali Crew Dragon saranno preparati all'interno dell'hangar che è stato costruito alla base della rampa. La compagnia inoltre continua l'aggiornamento della struttura di lancio e della zona della rampa per modernizzare le strutture che hanno supportato gli storici lanci delle missioni Apollo-Saturno 5 e degli Space Shuttle.
Nella foto (Credit: NASA) l'hangar posto ai piedi del Launch Complex 39A al KSC.

Fonte: NASA Commercial Crew Program

05/08/2015 - Curiosity festeggia i 3 anni su Marte -

Il rover marziano Curiosity della NASA sta navigando sulla superficie del Pianeta Rosso da tre anni, tutti molto produttivi ed emozionanti.
Curiosity è atterrato la notte del 5 agosto 2012 (6 agosto UTC), scendendo con un drammatico, e senza precedenti, sistema di atterraggio con l'aiuto di una 'gru volante' che ha calato, grazie a dei cavi, il rover da 1 tonnellata gentilmente sulla superficie marziana,
Il robot, dotato di sei ruote, aveva l'obiettivo principale di determinare se l'ambiente dove era sceso - un cratere di 154 km di diametro chiamato Gale - potesse aver mai potuto sostenere la vita microbiotica. Quel lavoro e molto altro sono la cronaca di un nuovo video della NASA dove vengono menzionate le scoperte di Curiosity sul Pianeta Rosso.
Curiosity ha eseguito con successo il compito principale. Le osservazioni delle rocce, da parte del rover, nella zona vicina al sito di atterraggio e ribattezzata Yellowknife Bay, hanno permesso agli scienziati coinvolti nella missione di dedurre che il cratere Gale ha sostenuto un potenziale sistema di flussi e laghi per un lungo periodo di tempo nell'antico passato - forse anche per milioni di anni alla volta.
Curiosity ha poi abbandonato l'area di Yellowknife Bay nel luglio 2013, lasciando le sue tracce nel percorso verso le colline ai piedi del Monte Sharp, che si innalza per 5,5 km nel cielo marziano dal centro del cratere Gale.
La base del Monte Sharp è stata la destinazione principale di Curiosity fin dal momento del lancio della missione, dal costo di 2,5 miliardi di dollari, nel novembre 2011. Il team del rover vuole che Curiosity scali i pendii più bassi della montagna, leggendo così la storia dei cambiamenti delle condizioni climatiche di Marte nelle rocce che incontrerà lungo il percorso.
Curiosity ha raggiunto la montagna nel settembre 2014, arrivando ai primi affioramenti del Monte Sharp ribattezzati dagli scienziati del team Pahrump Hills. Il rover ha studiato l'area di Pahrump Hills per circa cinque mesi, perforando le rocce per tre volte a scopo di analizzarne i campioni.
"Questo è stato un utilizzo del tempo specifico perché era la prima occasione di vedere di cosa era fatta la montagna," dice Ashwin Vasavada, scienziato del progetto Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. "Sono stati cinque mesi grandiosi."
Curiosity ha poi lasciato Pahrunp Hills a marzo per studiare degli affioramenti più in alto sulla montagna. Recentemente il rover ha iniziato a studiare una 'zona di contatto' dove due distinti tipi di rocce si trovano assieme.
"E' un'avventura, in parte perché ora siamo sulla montagna e la guida è una sfida maggiore," ha detto Vasavada a Space.com.
Ad esempio, della sabbia grossa e un terreno ripido e scivoloso hanno impedito il primo tentativo di Curiosity a raggiungere la zona di contatto. Ma la squadra del rover ha trovato un'altra strada che ha permesso a Curiosità di arrivare dove era stato previsto.
Il lavoro del rover alla base del Monte Sharp suggerisce ampiamente che l'acqua liquida era depositata sugli strati inferiori della montagna, afferma Vasavada. Questi risultati ampliano le scoperte fatte a Yellowknife Bay, fornendo un'immagine più completa della regione.
"La nostra ipotesi del cratere Gale come un antico ambiente abitabile è cresciuta spaventosamente, sia nello spazio che nel tempo attraverso la storia di Marte," dice Vasavada. "E questo è davvero ciò che il resto della missione cercherà."
Attualmente Curiosity si trova a circa 20/30 metri sopra il fondo del cratere Gale. Il team del rover vorrebbe riuscire a salire almeno a 500 metri per raccogliere differenti campioni di roccia degli strati del monte Sharp.
Ma una scalata come questa richiede tempo - tempo che il team della missione ufficialmente non possiede al momento. Curiosity si trova infatti circa a metà della prima estensione della missione di due anni, che la NASA ha approvata dopo che la missione principale, sempre di due anni, era finita nel 2014. I pianificatori del rover prevedono di applicare almeno un'altra estensione di due anni nel prossimo futuro, dice Vasavada.
Egli afferma che sperano di poter avere almeno altri quattro anni, perché Curiosity possa rimanere produttivo e in buone condizioni.
Il personale che fa parte della squadra che segue il rover ha compiuto grandi progressi nel risolvere i problemi che recentemente sono saltati fuori nel meccanismo di perforazione di Curiosity e le preoccupazioni sull'aumento dei danni alle sei ruote del rover sono state recentemente sopite, dice sempre Vasavada.
I pianificatori di Curiosity pensano di sapere come evitare i tipi di terreno che possono infliggere la maggior parte di danni e ammaccature e stanno anche modificando il software che guida le ruote.
"La combinazione di tutte queste cose ci rende fiduciosi ora che le ruote potranno durare così a lungo quanto ci serve per la missione che abbiamo pianificato per salire più in alto sul Monte Sharp," conclude Vasavada.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) Ashwin Vasavada, che ha assunto il ruolo di project scientist della missione rover Curiosity della NASA a gennaio.

VIDEO PER I TRE ANNI DI CURIOSITY SU MARTE - 05/08/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 03:04 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - NASA

Nella foto (Credit: NASA), Kirk Shireman, che sostituirà Suffredini alla gestione della ISS.

05/08/2015 - Il direttore NASA del programma della stazione spaziale si dimette -

Mike Suffredini (in questa foto, Credit: NASA), il direttore del programma della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha rassegnato le dimissioni dopo 10 anni nei quali ha supervisionato l'assemblaggio finale del laboratorio orbitale e la transizione delle operazioni dopo l'era Shuttle. Lo ha comunicato l'Agenzia mercoledì. Kirk Shireman, nella foto a sinistra, vice direttore del Johnson Space Center e vice di Suffredini, assumerà il ruolo di direttore del programma.
Suffredini, ed è un dato di fatto, le cui spiegazioni dettagliate sulle questioni tecniche complesse hanno fatto di lui uno dei preferiti dai reporter spaziali, è stato responsabile di aver portato la stazione spaziale, così estremamente costosa, al completamento nonostante la scia del disastro del Columbia del 2003.
Oltre ad aver supervisionato una serie di complesse missioni Shuttle di assemblaggio, egli ha anche lavorato con l'agenzia spaziale federale russa Roscosmos per assicurare i posti agli astronauti americani e dei paesi partner a bordo delle Soyuz per raggiungere la ISS dopo il ritiro della navetta nel 2011.
Inoltre egli ha implementato i voli commerciali cargo al laboratorio orbitale ed è stato uno dei suggeritori per spingere la NASA a costruire navi traghetto commerciali per gli equipaggi e terminare così la dipendenza dalle Soyuz russe nel trasporto spaziale da e per la stazione spaziale.
In uno sviluppo correlato, l'amministratore della NASA Charles Bolden ha inviato mercoledì una lettera al Congresso per dire che i precedenti e futuri tagli di bilancio nel programma per l'equipaggio commerciale aveva costretto l'agenzia all'estensione del suo contratto con la Roscosmos per altri sei posti nel 2018 e nel 2019 ad un costo di circa 490 milioni di dollari, o quasi 82 milioni dollari ad astronauta.
La NASA sperava di iniziare i voli di prova verso la Stazione utilizzando i veicoli di Boeing e SpaceX nel 2017, ma assumendo un pieno finanziamento dal Congresso per il budget e oltre.
In ogni caso, Suffredini ha gestito il programma della stazione internazionale con una mano abile nel corso di un decennio particolarmente tumultuoso nella vita del progetto dove l'amministrazione Obama ha attuato un cambiamento importante nella politica spaziale statunitense. Nell'architettura del "percorso flessibile" dell'amministrazione, la stazione serve come una sorta di ponte tra le operazioni commerciali in orbita bassa terrestre e i voli umani gestiti dalla NASA verso gli asteroidi vicini e, infine, verso Marte.
"Durante il mandato di Mike, il progetto internazionale ha completato con successo la costruzione e sua la transizione in un laboratorio completamente funzionale in ambiente di microgravità," ha detto Bill Gerstenmaier, direttore della NASA delle operazioni spaziali, in una dichiarazione ai lavoratori tramite l'agenzia. "Sotto la sua guida, la stazione ha aperto strade per un nuovo mercato commerciale nello spazio e ha istituito una piattaforma innovativa per la ricerca."
La NASA prevede di far funzionare la stazione almeno fino al 2024, utilizzando il gigantesco complesso come banco di prova per le nuove tecnologie e come piattaforma di ricerca per la raccolta dei dati medici necessari per mantenere gli astronauti in salute durante le loro missioni di lunga durata nello spazio profondo.
Attualmente l'astronauta Scott Kelly e il cosmonauta Mikhail Kornienko si trovano a quattro mesi di permanenza sulla stazione su quasi un anno previsto, il volo più lungo nei anni nei quali il laboratorio è stato abitato continuativamente con la rotazione di equipaggi composti da astronauti/cosmonauti.
Suffredini ha contribuito a mantenere il programma internazionale, del valore di miliardi di dollari, in pista per tutto il suo mandato di direttore del programma, si tratta di un flusso costante di sfide tecniche, complessa politica interna e ostacoli diplomatici.
Visto da alcuni addetti ai lavori delle agenzie come di tanto in tanto duro e "sorvegliante severo", la forte attenzione di Suffredini e le sue conoscenze tecniche, sono state una fonte, ha detto la Nasa, che ha fatto di lui "un grande manager del programma."
Con una laurea in ingegneria aerospaziale, Suffredini è entrato alla NASA nel 1989 ed è stato nominato direttore del programma ISS nell'agosto del 2005, un anno dopo il suo arrivo a bordo come Vice Direttore del programma presso il Johnson Space Center.
Prima di questo, ha gestito le operazioni della ISS, lo sviluppo dei veicoli e dei carichi utili e anche servito come vice direttore del Business Management Office per la ISS. Le sue dimissioni saranno effettive da settembre, per passare ad un lavoro non specificato nel settore privato.
Shireman ha servito come vice direttore del programma della stazione spaziale nel periodo 2006-2013, quando è stato nominato vice direttore del Johnson Space Center. Ha anche presieduto il Mission Management Team della ISS e ha tenuto una serie di posizioni nel programma Space Shuttle.
"Kirk porta una notevole esperienza alla stazione spaziale in questo nuovo ruolo di leadership," ha detto Gerstenmaier. "Come responsabile del programma, Kirk lavorerà direttamente con i partner internazionali per garantire un funzionamento sicuro e affidabile del laboratorio orbitante e promuovere la continua ricerca scientifica a beneficio dell'umanità e aiuta a preparare l'agenzia per il suo viaggio su Marte."

Fonte: Spaceflight Now

05/08/2015 - La Luna che passa di fronte alla Terra vista da 1,6 milioni di km -

Una fotocamera della NASA installata a bordo del satellite Deep Space Climate Observatory (DSCOVR) ha catturato, lo scorso mese, una visione unica della Luna mentre passa di fronte al lato illuminato della Terra. La serie di immagini di prova mostra il lato opposto completamente illuminato della Luna che non è mai visibile dalla Terra.
Le immagini sono state riprese con la fotocamera Earth Polychromatic Imaging Camera (EPIC) della NASA, una fotocamera dotata di un CCD da quattro megapixel e un telescopio che si trova sul satellite DSCOVR che orbita alla distanza di 1,6 milioni di km dalla Terra. Da questa posizione che si trova fra il Sole e la Terra, DSCOVR conduce la sua missione principale di monitoraggio in tempo reale del vento solare per la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).
EPIC mantiene una vista costante del lato illuminato della Terra mentre essa ruota, compiendo osservazioni scientifiche dell'ozono, della vegetazione, della coltre di nubi e dell'aerosol nell'atmosfera. Una volta che EPIC inizierà le regolari osservazioni, il prossimo mese, la fotocamera fornirà una serie di immagini della Terra che permetteranno lo studio delle variazioni giornaliere dell'intero globo. Circa due volte all'anno la fotocamera riprenderà la Luna e la Terra assieme quanto l'orbita DSCOVR attraverserà il piano orbitale della Luna.
Queste immagini sono state prese fra le 3:50 p.m. e le 8:45 p.m. EDT (fra le 21:50 e le 2:45 ora italiana) del 16 luglio, mostrando la Luna che si muove sopra l'Oceano Pacifico vicino al Nord America. Il Polo Nord è nell'angolo superiore sinistro dell'immagine, riflettendo l'inclinazione orbitale della Terra vista dal punto vantaggioso del veicolo spaziale.
Il lato oscuro della Luna non era mai stato visto fino al 1959 quando la sonda sovietica Luna 3 non ha inviato le sue prime immagini. Fin da allora, diverse missioni NASA hanno ripreso il lato lontano in grande dettaglio. La Luna offre sempre lo stesso emisfero agli osservatori sulla Terra perché la Luna è marealmente legata alla Terra. Questo significa che il suo periodo orbitale è lo stesso della sua rotazione attorno al proprio asse.
Nel maggio 2008 la sonda Deep Impact della NASA aveva scattato un'immagine simile della Terra e della Luna da una distanza di 50 milioni di km. La serie di immagini mostrava la Luna che passava di fronte al nostro pianeta mentre era solo parzialmente illuminata dal Sole.
I 'colori naturali' dell'immagine di EPIC della Terra sono stati generati combinando tre separate esposizioni monocromatiche prese dalla fotocamera in rapida successione. EPIC ha preso una serie di 10 immagini usando differenti filtri spettrali - dall'ultravioletto al vicino infrarosso - per produrre una varietà di prodotti scientifici. I canali rosso, verde e blu sono stati utilizzati per queste immagini a colori.
Combinare queste tre immagini scattate a 30 secondi l'una dall'altra mentre la Luna si sposta producono leggeri ma visibili artefatti sul lato destro della Luna. Dato che la Luna si sposta in relazione alla Terra fra il tempo della prima esposizione (rossa) e l'ultima (verde), appare una leggera linea verde sul lato destro della Luna quando le tre esposizioni sono stata combinate. Questo naturale movimento lunare produce inoltre una leggera deviazione del rosso e del blu sul lato sinistro della Luna in queste immagini inalterate.
Il lato oscuro della Luna manca delle grandi pianure basaltiche, i mari, che sono così evidenti sul lato che guarda la Terra. La struttura più grande del lato oscuro è il Mare Moscoviense nella parte in alto a sinistra e il cratere Tsiolkovskiy in basso a sinistra. Una sottile striscia di zona in ombra della Luna è visibile sul lato destro.
"E' sorprendente quanto sia più luminosa la Terra in confronto alla Luna," ha detto Adam Szabo, scienziato del progetto DSCOVR presso il Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, in Maryland. "Il nostro pianeta è veramente un oggetto brillante nelle tenebre dello spazio comparato con la superficie lunare."
Una volta che EPIC, a partire dal prossimo mese, inizierà le osservazioni regolari la NASA posterà le immagini a colori giornaliere della Terra su un sito pubblico appositamente dedicato. Queste immagini, mostrando differenti viste del pianeta che ruota nel corso della giornata, saranno disponibili da 12 a 36 ore dopo la loro acquisizione.
DSCOVR è una collaborazione fra la NASA, la NOAA e l'U.S. Air Force con l'obiettivo principale di mantenere le capacità nazionali di monitoraggio in tempo reale del vento solare, che sono cruciali per la precisione e i tempi di consegna degli avvisi e delle previsioni del meteo spaziale diramate dalla NOAA.
Nell'immagine (Credit: NASA/NOAA) uno dei fotogrammi della sequenza del passaggio della Luna di fronte alla Terra.

LA LUNA CHE PASSA DI FRONTE ALLA TERRA NELLE IMMAGINI DEL SATELLITE DSCOVR - 05/08/2015 - (Credit: NASA) - dur.min. 00:20 - NO AUDIO

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: NASA), due componenti di NEEMO 20 al lavoro sul fondo dell'oceano.

05/08/2015 - Il 'Capitano Neemo' riemerge dal mare: missione compiuta per Luca Parmitano -

Missione compiuta, capitano Neemo. Dopo due settimane di lavoro per conto della Nasa, l'astronauta Luca Parmitano è arrivato al termine dell'esperienza sui fondali marini al largo della Florida insieme ai suoi compagni di avventura, gli statunitensi Serena Aunon e David Coan e il giapponese Norishige Kanai.
Nalla base sottomarina Aquarius, a 19 metri di profondità, hanno testato tecnologie e procedure che saranno utili per le prossime missioni spaziali. In superficie dopo 17 ore di decompressione La fase di riemersione è complessa e dura molte ore per tutelare la salute degli acquanauti. La pressione interna alla base è stata lentamente portata al livello di quella della superficie. Per risalire in sicurezza sono necessarie 17 ore di decompressione.
Esperimenti in un ambiente estremo La missione si chiamava NEEMO 20, sigla che sta per Nasa Extreme Environment Mission Operations. Si caratterizza per essere sviluppata in un ambiente estremo. Il mondo sottomarino è quanto di più simile ci sia sulla Terra alle condizioni che si sperimentano nello spazio: si è isolati e, bilanciando a dovere i pesi, si può simulare l’assenza di gravità.
Per 14 giorni l’equipaggio, di cui Parmitano è stato il comandante, ha sperimentato strumenti realizzati per gli astronauti e i ritardi nelle comunicazioni che sarebbero tipici di missioni lontane dal nostro pianeta, ad esempio su Marte. Tra le tecnologie più particolari, ci sono dei visori olografici che creano una realtà aumentata. Chi li indossa continua a essere immerso nella realtà normale, ma sulle lenti vengono proiettate in tre dimensioni delle immagini utili per svolgere varie attività, come riparazioni e installazioni.
"Siamo venuti qui per studiare il futuro, per cambiarlo, per migliorarlo – ha scritto Parmitano su Facebook prima di lasciare la base - Con mente e cuore aperti, pronti a essere noi stessi trasformati dall'esperienza. Siamo venuti qui da stranieri, da viandanti temporanei, costretti ogni sera nel nostro rifugio metallico. Ma le mute che ci ricoprono non riescono a tenere lontana la salsedine dalla nostra pelle - e l'acqua che ci circonda non è dissimile da quella che anima le nostre cellule, dove la chimica della vita si rigenera e si annienta; persino i nostri pensieri nuotano da un neurone all'altro attraverso gli elettroliti disciolti nell'acqua in cui sono immersi. Il liquido amniotico dove nuotiamo nell'oscurità dei primi mesi del nostro viaggio terreno non è altro che un nostro personalissimo mare, di cui ricordiamo per sempre il respiro, il battito, il calore. Il mare scorre nelle nostre vene, il nostro cuore batte al ritmo delle sue onde. Siamo venuti qui, nel mare, ma dal mare non siamo mai andati via."
Nella foto (Credit: NASA) l'equipaggio di NEEMO 20 prima dell'inizio della missione: da sinistra Kanai, Aunon, Parmitano e Coan. Nella foto in sinistra (Credit: NASA), due componenti di NEEMO 20 al lavoro sul fondo dell'oceano. Luca Parmitano è sulla destra e, assieme al suo collega, stanno lavorando su uno strumento per spostare materiali.

Fonti: RAI NEWS - NASA NEEMO

05/08/2015 - Sulla ISS esperimenti medici e preparativi per l'EVA russa -

Due astronauti di Spedizione 44 hanno lavorato oggi a importanti esperimenti medici mentre un paio di cosmonauti russi hanno preparato le loro tute spaziali per l'uscita prevista nei prossimi giorni.
Gli Ingegneri di Volo Kjell Lindgren della NASA e l'astronauta giapponese Kimiya Yui hanno eseguito misurazioni della pressione sanguigna e test della visione che fanno parte dei controlli dell'esperimento Ocular. Lindgren ha inoltre ricontrollato le procedure per lo studio Cardio Ox che riguarda i rischi associati con i voli spaziali prolungati.
Yui ha preparato anche una serie di apparecchiature di comunicazione che serviranno per controllare il veicolo cargo HTV giapponese che si appresta a fare la sua quinta missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Scott Kelly, membro dell'equipaggio della missione 'One Year' ha continuato a lavorare per riportare in servizio una tuta spaziale USA, eseguendo una serie di controlli e analisi assieme agli esperti a terra.
I cosmonauti Gennady Padalka e Mikhail Kornienko hanno trascorso del tempo dando un'occhiata alle loro tute spaziali Orlan in previsione della prossima passeggiata spaziale (EVA) prevista per lunedì 10 agosto. Il loro compagno Oleg Kononenko ha controllato il supporto vitale della sezione russa, aggiornato l'inventario e partecipato a delle ricerche biomediche.
Nella foto (Credit: NASA TV) gli astronauti Kjell Lindgren (in primo piano) e Scott Kelly al lavoro all'interno del modulo laboratorio americano Destiny.

Fonte: NASA ISS Blog

05/08/2015 - Un video mostra la SpaceShipTwo appena prima dello schianto fatale -

Un video rilasciato dalla National Transportation Safety Board (l'organo federale degli Stati Uniti incaricato della sicurezza dei voli aerei, ndr) mostra lo spazioplano a razzo SpaceShipTwo rilasciato dall'aereo madre, l'accensione del suo motore e la prematura apertura del sistema di rientro appena prima della disintegrazione sopra il deserto di Mojave, in California, lo scorso ottobre.
L'indagine, chiusa martedì scorso ha concluso che le cause dello schianto, che ha ucciso il co-pilota Michael Alsbury e ferito il pilota Peter Siebold, sono nello sblocco anticipato degli impennaggi di coda della SS2 oltre ad inadeguate misure di sicurezza e di addestramento tenute dalla Scaled Composites, il costruttore dello spazioplano suborbitale.
A partire da 35 secondi dal video, gli impennaggi di coda iniziato a ruotare dopo appena essere stati sbloccati, causando alla fusoliera di puntare verso l'alto. Il veicolo si spezzerà in più parti alcuni istanti dopo.
La Scaled Composites, ha costruito la SpaceShipTwo per conto della Virgin Galactic, che prevede di utilizzare il razzo-plano per portare i turisti ai confini dello spazio in voli suborbitali a pagamento.
Nell'immagine (Credit: NTSB) l'ultimo fotogramma senza disturbi prima della disintegrazione del veicolo SpaceShipTwo. Si nota bene che il motore a razzo è ancora alla massima potenza mentre il veicolo ruota sugli impennaggi di coda.

VIDEO NTSB DELL'INCIDENTE DI SPACESHIPTWO - 28/07/2015 - (Credit: NTSB) - dur.min. 01:12 - NO AUDIO

Fonte: Spaceflight Now

05/08/2015 - Eufrosine: la strana famiglia di asteroidi studiata da NEOWISE -

Tra Marte e Giove, orbita una stravagante famiglia di rocce spaziali chiamata Euphrosyne, pensata per essere una reliquia cosmica di una grossa collisione avvenuta circa 700 milioni di anni fa, forse uno degli ultimi grandi eventi verificatosi nel nostro Sistema Solare. Orbitano normalmente nel bordo esterno della Fascia Principale ma un recente studio ha dimostrato che alcuni di essi possono trasformarsi in Near-Earth Object (NEO) ed avvicinarsi alla Terra.
Questa classe di asteroidi ha un percorso orbitale insolito che sporge ben al di sopra l'eclittica, l'equatore del Sistema Solare. 31 Euphrosyne (31 Eufrosine), il cui nome evoca un delle tre Grazie della mitologia greca, è l'asteroide rappresentativo del gruppo, uno dei 10 più grandi della Fascia Principale con i suoi 260 chilometri di diametro.
Questi oggetti sono stati studiati dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena in California, utilizzando il telescopio WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer), ribattezzato nel 2013 Near-Earth Object Wide-field Infrared Survey Explorer (NEOWISE).
Dopo aver completato la sua missione primaria ad ottobre 2010, WISE era rimasto dormiente in orbita polare per diverso tempo. Pur avendo esaurito il liquido refrigerante necessario per mantenere la strumentazione efficiente, il telescopio aveva ancora due fotocamere pienamente operative ed utilizzabili. La NASA, perciò, progettò una nuova missione, NEOWISE, che si sarebbe occupata degli asteroidi e soprattutto di quelli pericolosi per la Terra, i cosiddetti Near-Earth Object (NEO).
I NEO sono corpi la cui orbita si avvicina particolarmente al nostro pianeta. Generalmente non hanno una vita lunga su una scala temporale astronomica ma sono una popolazione di oggetti costantemente rifornita da altre famiglie di asteroidi.
NEOWISE ha mostrato che alcuni membri della famiglia Eufrosine potrebbero trasformarsi in NEO, a seguito delle interazioni gravitazionali con l'orbita di Saturno in milioni di anni.
"Gli Eufrosine hanno una leggera risonanza con l'orbita di Saturno, che sposta lentamente questi oggetti, trasformando alcuni di loro in NEO," ha detto Joseph Masiero del JPL, leader del team di ricerca. "Questa particolare risonanza gravitazionale, tende a spingere alcuni dei frammenti più grandi della famiglia nello spazio vicino alla Terra."
I 1400 asteroidi Eufrosine studiati da Masiero si sono rivelati grandi e scuri, con orbite molto inclinate ed ellittiche. Queste caratteristiche li hanno resi buoni candidati per NEOWISE che lavorando in infrarosso ha permesso di misurare le loro dimensioni e la quantità di energia solare riflessa.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech), l'asteroide Eufrosine scivola attraverso il campo stellato.
WISE ha catturato i frame che compongono questa la vista time-lapse nell'arco di un giorno, il 17 maggio 2010. Eufrosine è abbastanza scuro in luce visibile ma brillante in infrarosso. Questa foto composita è frutto della sovrapposizione di quattro diverse lunghezze d'onda infrarosse.
Una migliore comprensione delle origini e dei comportamenti di questi oggetti misteriosi darà ai ricercatori un quadro più chiaro sugli asteroidi in generale e sui NEO in particolare ma nella Fascia Principale ci sono ancora più di 700.000 corpi attualmente conosciuti di varie dimensioni, da alcuni km fino a quasi il 30% del diametro lunare (Cerere).
Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, gestisce la missione NEOWISE per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Lo Space Dynamics Laboratory di Logan, nello Utah, ha costruito lo strumento scientifico. La Ball Aerospace & Technologies Corp. di Boulder, Colorado, ha costruito il veicolo spaziale. Le operazioni scientifiche e l'elaborazione dei dati si svolgono al Infrared Processing and Analysis Center presso il California Institute of Technology di Pasadena. Il Caltech gestisce il JPL per conto della NASA.
Il Near-Earth Object Program della NASA a Washington, gestisce e finanzia la ricerca, lo studio e il monitoraggio di asteroidi e comete le cui orbite periodicamente li portano vicino alla Terra. Il JPL gestisce l'Ufficio Near-Earth Object dello Science Mission Directorate della NASA a Washington.
Per ulteriori informazioni su NEOWISE, visitare il sito: http://www.nasa.gov/neowise.
Maggiori informazioni su asteroidi e oggetti vicini alla Terra sono disponibili agli indirizzi: http://neo.jpl.nasa.gov e http://www.jpl.nasa.gov/asteroidwatch.

Fonti: Alive Universe Images - NASA

Nella mappa (Credit: ESO), la zona di cielo dove si trova la nebulosa planetaria ESO 378-1.

05/08/2015 - Il fantasma di una stella morente -

Questa sfera straordinaria, illuminata come il fantasma di una stella nel buio inquietante dello spazio, appare quasi soprannaturale e misteriosa, ma è un oggetto astronomico familiare: una nebulosa planetaria, ciò che resta di una stella morente. Questa è la migliore immagine mai ottenuta dell'oggetto, in realtà poco noto, chiamato ESO 378-1: è stata catturata dal VLT (Very Large Telescope) dell'ESO nel nord del Cile.
Soprannominata la Nebulosa Civetta Meridionale, questa sfera luccicante è una nebulosa planetaria con un diametro di quasi quattro anni luce. Il suo nome popolare la lega alla cugina dell'emisfero settentrionale, la Nebulosa Civetta. ESO 378-1, catalogata anche come PN K 1-22 e PN G283.6+25.3, si trova nella costellazione dell'Idra.
Come tutte le nebulose planetarie, ESO 378-1 è un fenomeno relativamente breve, dato che dura solo qualche decina di migliaia di anni, mentre la vita media di una stella è di svariati miliardi di anni. Per paragone, la durata di una nebulosa planetaria in confronto alla vita della stella è circa la durata di una bolla di sapone rispetto all'età del bambino che la soffia.
Le nebulose planetarie vengono formate dal gas in espansione, espulso dalla stella morente. Anche se sono oggetti brillanti e molto interessanti nelle fasi iniziali della formazione, queste bolle svaniscono velocemente quando il gas che le forma si allontana e la stella centrale diviene più fioca.
Perchè si formi una nebulosa planetaria, la stella deve avere una massa inferiore a circa otto volte la massa del Sole. Le stelle più pesanti di questo limite finiranno la loro vita in modo più teatrale, con un'esplosione di supernova.
Le stelle più piccole, mentre invecchiano iniziano a perdere gli strati esterni del gas a causa dei venti stellari. Dopo che la maggior parte di questi strati si sono dispersi, il nucleo centrale caldo inizia a emettere radiazione ultravioletta che ionizza il gas circostante. La ionizzazione fa risplendere di colori vivaci il gas di queste spettrali bolle di gas in espansione.
Dopo che la nebulosa planetaria è svanita, il resto stellare brucerà ancora per un miliardo di anni prima di consumare tutto il carburante rimasto. Diventerà una nana bianca, piccola ma calda e densissima, che si raffredderà lentamente nel corso di miliardi di anni. Il Sole produrrà una nebulosa planetaria tra parecchi miliardi di anni e passerà gli anni della sua vecchiaia come nana bianca.
Le nebulose planetarie svolgono un ruolo cruciale nell'arricchimento chimico e nell'evoluzione dell'Universo. Gli elementi come carbonio e azoto, così come alcuni elementi più pesanti, vengono creati da queste stelle e restituiti al mezzo interstellare. Da questo materiale si formano poi nuove stelle, pianeti e, infine, anche la vita. Questo è il motivo della famosa frase di Carl Sagan: "Siamo fatti della stessa materia delle stelle."
Questa fotografia è parte del programma Gemme Cosmiche dell'ESO, un'iniziativa di divulgazione per produrre immagini di oggetti interessanti o anche semplicemente belli sfruttando i telescopi dell'ESO a scopi di comunicazione e didattica. Il programma usa i telescopi quando questi non possono essere usati per osservazioni scientifiche. Poichè però i dati potrebbero comunque risultare utili anche per scopi scientifici, vengono messi a disposizione degli astronomi attraverso l'archivio scientifico dell'ESO.
L'ESO (European Southern Observatory, o Osservatorio Australe Europeo) è la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa e l'osservatorio astronomico più produttivo al mondo. È sostenuto da 16 paesi: Austria, Belgio, Brasile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, e Svizzera, oltre al paese che ospita l'ESO, il Cile. L'ESO svolge un ambizioso programma che si concentra sulla progettazione, costruzione e gestione di potenti strumenti astronomici da terra che consentano agli astronomi di realizzare importanti scoperte scientifiche. L'ESO ha anche un ruolo di punta nel promuovere e organizzare la cooperazione nella ricerca astronomica. L'ESO gestisce tre siti osservativi unici al mondo in Cile: La Silla, Paranal e Chajnantor. Sul Paranal, l'ESO gestisce il Very Large Telescope, osservatorio astronomico d'avanguardia nella banda visibile e due telescopi per survey. VISTA, il più grande telescopio per survey al mondo, lavora nella banda infrarossa mentre il VST (VLT Survey Telescope) è il più grande telescopio progettato appositamente per produrre survey del cielo in luce visibile. L'ESO è il partner principale di ALMA, il più grande progetto astronomico esistente. E sul Cerro Armazones, vicino al Paranal, l'ESO sta costruendo l'European Extremely Large Telescope o E-ELT (significa Telescopio Europeo Estremamente Grande), un telescopio da 39 metri che diventerà "il più grande occhio del mondo rivolto al cielo."
La traduzione dall'inglese dei comunicati stampa dell'ESO è un servizio dalla Rete di Divulgazione Scientifica dell'ESO (ESON: ESO Science Outreach Network) composta da ricercatori e divulgatori scientifici da tutti gli Stati Membri dell'ESO e altri paesi. Il nodo italiano della rete ESON è gestito da Anna Wolter. Nella mappa in alto a sinistra (Credit: ESO), la zona di cielo dove si trova la nebulosa planetaria ESO 378-1.

Fonte: ESO

04/08/2015 - La NASA vede il tifone Soudelor raggiungere la categoria 5 -

Il satellite Aqua della NASA e lo strumento RapidScat hanno analizzato il Super Tifone Soudelor che con i suoi venti ed estensione ha raggiunto la categoria dei tifoni nella scala del vento Saffir-Simpson.
Il RapidScat è uno strumento della NASA che è stato installato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). RapidScat ha acquisito i dati su velocità e direzione del vento di Soundelor il 3 agosto alle 19:00 UTC (le 21 ora italiana), quando il tifone si trovava appena ad ovest delle Isole Marianne. RapidScat ha misurato dei venti, vicino al centro del tifone, di circa 250 km/h.
Il 4 agosto alle 4:10 UTC (le 6:10 ora italiana lo strumento MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) a bordo del satellite Aqua ha ripreso l'immagine in luce visibile del Super tifone Soudelor che mostrava chiaramente l'occhio del ciclone largo 22 km. Spesse fasce di potenti temporali circondano la tempesta e girano a spirale verso il centro.
Alle 9:00 il Super tifone Soudelor ha raggiunto la velocità massima dei suoi venti con punte di 259,3 km/h. Questi venti così potenti si estendono fino a oltre 60 km dal centro, mentre i venti delle tempeste tropicali raggiungono anche i 300 km dal centro. Il Joint Typhoon Warning Center si aspetta che il tifone mantenga questa intensità per altre 24 ore.
Soudelor si trova vicino a 18,6° di latitudine Nord e 138,8° di longitudine Est, a circa 1.389 km dlla Kadena Air Base, di Okinawa, in Giappone. Soudelor si sta spostando verso Ovest-Nordovest alla velocità di circa 24 km/h.
Questo super tifone può generare onde marine estremamente grandi, con altezza che possono raggiungere anche i 14,6 metri!
Le previsioni del Joint Typhoon Warning Center vedono il Soudelor muoversi vicino all'isola giapponese di Ishigakijima, il 7 agosto per poi passare a settentrione di Taiwan prima di finire nella zona Sud-occidentale della Cina il giorno successivo.
E' previsto che la tempesta si indebolisca man mano che continua la sua migrazione verso Ovest-Nord-Ovest. Coloro i quali si trovano sul percorso di questo Super tifone dovrebbero prepararsi ad affrontare tempeste, forti piogge, frane in aree elevate e venti con forza di tifone.
Per gli avvisi meteo del Giappone visitare la Japan Meteorological Agency, al sito: http://www.jma.go.jp/jma/indexe.html. Per avvertenze e allarmi per Taiwan, visitare il sito web centrale Weather Bureau: www.cwb.gov.tw/eng/. Per le allerte in Cina, visita il sito web della China Meteorological Administration: www.cma.gov.cn/en.
Nella foto (Credit: NASA Goddard's MODIS Rapid Response Team), ripresa con lo strumento MODIS di Aqua il 4 agosto alle 4:10 UTC, l'immagine nel visibile del Super tifone Soudelor.

Fonte: NASA

04/08/2015 - Prima immagine del satellite meteo europeo MSG-4 -

Oggi, lo strumento Spinning Enhanced Visible and Infrared Imager che si trova a bordo di MSG-4 ha ripreso la sua prima immagine della Terra. Questo dimostra che l'ultimo satellite europeo meteo geostazionario dell'Europa, lanciato il 15 luglio, si sta comportando bene e si trova sulla via giusta per diventare pienamente operativo dopo i sei mesi necessari per il suo commissionamento.
L'ESA è stata responsabile per le operazioni iniziali dopo il lancio (chiamate fase di lancio e orbite iniziali) di MSG-4 e poi ha passato il satellite al controllo di EUMETSAT il 26 luglio.
La prima immagine è nata da una collaborazione fra ESA, EUMETSAT e l'industria spaziale europea. Per i suoi programmi obbligatori, EUMETSAT si affida a ESA per sviluppare nuovi satelliti e per procurarsi quelli ricorrenti come il satellite MSG-4. Questo modello di cooperazione ha fatto dell'Europa un leader mondiale nel campo della meteorologia satellitare utilizzando al meglio le competenze delle due agenzie.
L'immagine (credit: Eumetsat), qui a piena risoluzione, è stata ripresa il 4 agosto 2015 alle 10:00 UTC (le 12 ora italiana) con lo strumento SEVIRI di MSG-4 (Meteosat-11).

Fonte: ESA

Nella foto (NASA/ESA), il modello strutturale di ESM durante i test in Italia.

03/08/2015 - Per la NASA il debutto di SLS/Orion è dovuto ai ritardi del Modulo di Servizio Europeo -

Durante un'audizione della Commissione di Controllo del sottocomitato dell'esplorazione spaziale umana della NASA, Bill Hill, vice amministratore associato per lo sviluppo dei sistemi di esplorazione, ha dichiarato che il primo volo del nuovo Space Launch System (SLS) si potrebbe tenere fra luglio e settembre del 2018.
Mancano poco meno di tre anni," ha detto alla commissione. La missione, conosciuta come EM-1 (Exploration Mission-1) vedrà l'invio di un veicolo spaziale Orion senza equipaggio in orbita lunare per una missione della durata di circa 20 giorni con il rientro sulla Terra ed ammaraggio con l'aiuto dei paracadute volta a testare tutti i sistemi vitali prima del debutto in volo abitato previsto per il 2021.
La NASA sta lavorando al razzo e alla capsula per l'esplorazione dello spazio profondo con un budget annuo di circa 3 miliardi di dollari. Bill Gerstenmaier, capo della direzione del volo spaziale umano della NASA, ha detto ai membri della commissione che il Modulo di Servizio Europeo (ESM) della capsula Orion, sviluppato dalla Airbus Defence and Space, sarà probabilmente l'ultimo pezzo ad essere completato per il cruciale debutto del sistema.
I funzionari di NASA e ESA, assieme agli appaltatori di Orion, la Lockheed Martin e l'Airbus, hanno discusso sulla spedizione del modulo di servizio di Orion al Kennedy Space Center (KSC) in Florida, anche prima che sia stato ultimato. In questo caso gli ingegneri europei volerebbero al KSC per completare la costruzione del modulo di servizio prima che venga integrato con la capsula equipaggio Orion. L'operazione si svolgerà all'interno dell'Armstrong Operations and Checkout Building della Lockheed Martin che si trova al KSC, in Florida.
Gli ingegneri hanno previsto di introdurre delle modifiche al modulo equipaggio di Orion dopo il successo del volo orbitale eseguito nel dicembre 2014. Questi aggiornamenti comprenderanno il cambio dello scudo termico da un solo pezzo monolitico costituito di Avcoat ablativo a blocchi dello stesso materiale, una modifica che migliorerà la produzione del sistema termico di protezione.
Il Modulo di Servizio di Orion, che non ha volato nel test EFT-1, comprenderà serbatoi di propellente, batterie, scafo pressurizzato, quattro ali di pannelli solari e un motore ipergolico per le accensioni principali da compiere durante la missione. La NASA ha fornito all'ESA un motore proveniente dall'Orbital Maneuvering System dello Space Shuttle per spingere Orion, e l'invio del motore in Europa è previsto per gli inizi del 2016, secondo la tabella di marcia presentata da Hill.
L'ESA è incaricata di realizzare la struttura del modulo di servizio, i sistemi elettrici e i serbatoi di propellente. E' la prima volta che la NASA si affida a un partner internazionale per un componente cruciale del programma di volo spaziale umano.
Senza la parte di ESA, i responsabili della NASA hanno detto che il primo volo di SLS/Orion - EM-1 - sarebbe stato rinviato ancora a causa delle ristrettezze di bilancio degli Stati Uniti. Prima di accordarsi con ESA, la NASA non aveva fondi per completare lo sviluppo del modulo di servizio in tempo per un volo nel 2017, l'originale data di lancio di EM-1.
Lo sviluppo del modulo di servizio di Orion da parte di ESA copre il contributo europeo ai costi annuali di esercizio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dal 2017 al . L'ESA ha interrotto i suoi voli cargo con l'Automated Transfer Vehicle (ATV) nel 2014.
Il modulo di servizio di Orion volerà con tecnologie ereditate proprio dalle missioni di rifornimento di ATV alla ISS.
Gerstenmaier ha detto che il programma per il modulo di servizio di Orion è sempre stato stretto. La NASA non ha avuto l'accordo con l'ESA per produrre gli elementi di propulsione ed energia fino all'inizio del 2013, dopo che gli Stati Membri europei si sono impegnati formalmente nel programma.
Nell'immagine (NASA/ESA), le varie parti che compongono il veicolo spaziale Orion. Gli altri componenti del volo di prova EM-1 sono stati progettati con anni di anticipo. Come nel caso del modulo equipaggio di Orion, dove gli astronauti vivranno una missione abitata prevista per il 2021, il contratto venne firmato fra NASA e Lockheed Martin nel 2006 per il programma lunare, poi cancellato, Constellation.
Anche la costruzione dello stadio principale di SLS, con la gigantesca riserva di ossigeno e idrogeno liquidi che alimenterà i quattro motori a razzo RS-25, guida il programma per il volo del 2018.
Lo stadio centrale, costruito dalla Boeing, avrà un diametro di oltre 8 metri per un'altezza di 60 metri. Delle speciali apparecchiature sono state installate presso il Michoud Assembly Facility (MAF) della NASA a New Orleans per assemblare i serbatoi del razzo e la struttura cilindrica principale.
I tempi sono troppi ristretti per costruire un modello di prova completo, così lo stadio principale che dovrà volare con EM-1 verrà inviato al vicino Stennis Space Center in Mississippi nella metà del 2017 per un test completo di accensione dei quattro motori RS-25. Se le verifiche al suolo andranno bene il razzo verrà spedito alla base di lancio del Kennedy Space Center nei primi mesi del 2018.
"Credo che l'integrazione e i test dello stadio principale a Stennis siano una delle sfide più grandi," ha detto Hill al sottocomitato consultivo della NASA. "Penso che il modulo equipaggio di Orion ce la farà, solo perché abbiamo eseguito EFT-1. Sarà probabilmente il Modulo di Servizio Europeo l'elemento più stimolante per il lancio."
Secondo Greg Williams, vice amministratore associato per la politica e i piani, la revisione di conferma del programma Orion, un passo decisivo in ogni progetto NASA, è quasi completato. L'esito del riesame di conferma porterà chiarezza sul costo totale del programma Orion e sul calendario.
Williams ha detto al Consiglio Consultivo della NASA che la guida dell'agenzia ha dichiarato il programma Orion tecnicamente pronto a proseguire verso la prossima fase di sviluppo. La previsione formale e gli impegni di costo sono ancora in fase di elaborazione.
Sempre secondo Hill, i tecnici di Michoud prevedono di iniziare a saldare i pezzi dello scafo pressurizzato per il prossimo modulo equipaggio Orion a settembre. Le saldature finali saranno completate entro dicembre, e la Lockheed Martin trasporterà il veicolo al KSC a gennaio per testare la tenuta e installare i computer, i serbatoi di propellente, i propulsori, lo scudo termico e altri sistemi.
La Thales Alenia Space, un sub-appaltatore di Airbus per il modulo di servizio di Orion, sta testando in Italia un modello strutturale dell'elemento. Il modello di prova verrà poi inviato a ottobre alla Plum Brook Station della NASA, in Ohio per i test di vibrazione.
Una volta che il modulo equipaggio e il modulo di servizio di Orion saranno completati, la NASA invierà le unità a Plum Brook nel 2017 per una serie di test combinati all'interno della gigantesca camera termica a vuoto che simula le condizioni dello spazio. Una volta terminati i test i veicoli ritorneranno al KSC per i preparativi finali al volo.
La ULA sta iniziando la produzione della prima unità per lo stadio superiore di SLS, che sarà spinto da un motore Aerojet Rocketdyne RL10. Il razzo è uno stadio superiore provvisorio del lanciatore pesante, ed è basato sul secondo stadio del vettore Delta 4, di 5 metri di diametro.
I preparativi per i due booster a propellente solido di SLS sono anch'essi partiti in anticipo presso la struttura della Orbital ATK, nello Utah. Un'accensione di qualifica finale di un booster è prevista per l'aprile 2016.
Sempre secondo Hill anche i lavori di SLS sul terreno del KSC proseguono.
Le modifiche strutturali della piattaforma mobile di lancio di SLS, originariamente costruita per lo sfortunato razzo Ares-1, sono terminate a luglio grazie a un contratto del valore di 20 milioni di dollari con una compagnia di costruzioni della Florida.
Un nuovo contratto dovrebbe essere firmato entro alcune settimane per l'aggiunta dei bracci di supporto alla piattaforma mobile di lancio, che si trova attualmente all'esterno del Vehicle Assembly Building (VAB) del KSC. L'aggiunta di nuove piattaforme di lavoro all'interno della gigantesca High Bay 3 del VAB sono completate al 30%.
Undici progetti di costruzione sono in corso alla rampa 39B, da dove le missioni SLS prenderanno il via. I lavori comprendono la ristrutturazione della trincea di fiamma e sistema d'insonorizzazione idrico.
Hill ha concluso dicendo che i sistemi a terra del KSC saranno pronti entro la fine del 2017.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) Orion in volo oltre la Luna. Nella foto in alto a sinistra (NASA/ESA), il modello strutturale di ESM durante i test in Italia.Nell'immagine in alto a destra (NASA/ESA), le varie parti che compongono il veicolo spaziale Orion.

Fonte: Spaceflight Now

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Aggiornato il 31 agosto 2015 - ore 23:59

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a cura di

Massimo Martini

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