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Notiziario 2015 - settembre

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di settembre 2015. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di agosto 2015.
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Nella foto (Credit: ASI), gli ospiti sul palco all'anteprima ASI di 'The Martian'.

30/09/2015 - The Martian: 'premiere' italiana all'ASI -

Quasi due anteprime in una: per l’ultimo, attesissimo, capolavoro di Ridley Scott, che esce nelle sale italiane il primo ottobre (e in quelle USA il giorno dopo); ma anche per Samantha Cristoforetti, ospite sul palco, per la quale domenica 4 ottobre comincia il ‘Post Flight Tour’ che racconterà la missione Futura in giro per l’Italia.
La ‘première’ nazionale di "The Martian" ("Il sopravvissuto") alla sede dell’ASI a Roma - appena una manciata di giorni dopo l’anteprima internazionale di Londra - è dunque stata un evento nell’evento.
A cui si è aggiunto l’effetto ‘traino’ della sensazionale scoperta che da alcuni giorni rimbalza sui media di tutto il mondo e che la NASA ha voluto ufficializzare con una conferenza stampa intitolata in modo inequivocabile: 'Mistero risolto: c’è acqua su Marte, liquida e salata'.
Il tema non poteva non fare capolino, naturalmente, al ‘talk scientifico’ che ha preceduto la proiezione alla Sala Auditorium, davanti ad una platea gremita di ospiti di rilievo a cominciare dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini.
Ad animare la serata, sul palco, il vicedirettore del Corriere della Sera Antonio Polito, con il presidente ASI Roberto Battiston a fare gli onori di casa e @AstroSamantha, attesissima e applauditissima, al centro dell’attenzione: all’inevitabile domanda iniziale "Ma lei andrebbe su Marte?" rivoltale da Polito, l’astronauta ha sorriso e prontamente risposto - precisando di rivolgersi soprattutto a Battiston - "Io ci conto che ci vado su Marte!". Dando il via ad un dibattito in cui il ‘pianeta rosso’ è a tratti diventato lo stimolante pretesto per parlare del senso tout court dell’esplorazione (umana e robotica) dello Spazio.
Con Polito che ha sottolineato come proprio questo sia uno dei pochissimi settori in cui l’Europa (con l’ESA) riesce a fare davvero ‘squadra’ e agire con straordinaria incisività sul piano internazionale. E Battiston che, partendo dal film di Ridley Scott "in cui si mettono al centro proprio le capacità dell’uomo di adattarsi, accettando la sfida," spiega come ci sia "tutta una ‘economia dello Spazio’ che non è più, come un tempo, ‘fantascienza’, ma rientra nell’ordine delle ‘cose che è possibile’ fare."
Sul palco, con Battiston e la Cristoforetti, sono saliti anche il capo della Comunicazione dell’Aeronautica Militare, generale Claudio Salerno, e il responsabile del coordinamento delle missioni scientifiche e di esplorazione robotica dell’Agenzia Spaziale Europea Fabio Favata. La produzione del film di Ridley Scott - così diverso dagli altri capolavori ‘di genere’ del regista britannico, Blade Runner o Alien - è stata invece rappresentata dal direttore marketing Italia della 20th Century Fox, Andrea Cuneo.
Immediato il riferimento a Exomars, la ‘doppia’ missione ESA per l’esplorazione robotica di Marte (con due ‘step’: uno del 2016 e l’altro nel 2018) che vede l’Italia in prima fila fin dalla prima sua gestazione. "E’ importantissima, comporta un ‘doppio atterraggio’ su Marte entro un paio di anni, l’Italia l’ha concepita e convincere gli altri partner non è stato facile," ha detto Battiston.
"E’ la missione di punta del nostro programma di esplorazione robotica - ha aggiunto Favata - ed ha due obbiettivi principali: dimostrare la nostra capacità di atterrare su Marte nella prima fase e nella seconda, con il rover, dimostrare la nostra capacità di muoverci sul pianeta rosso e perforarne la superficie, con uno strumento analogo al ‘trapano’ montato su Philae (il lander di Rosetta) concepito e realizzato proprio in Italia.
"La recente scoperta della NASA rende ancora più interessante il fatto che perforeremo la superfice di Marte - ha precisato il presidente dell’ASI - perché nessuno lo ha mai fatto prima e sotto potrebbero davvero esserci delle sorprese."
Il film 'The Martian' è tratto dal bestseller dello scrittore Andy Weir di cui abbiamo parlato nella sezione libri del sito, ndr.
Nella foto (Credit: ASI) i pochi 'fortunati' che hanno potuto partecipare all'anteprima di 'The Martian' presso la sede ASI di Roma. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ASI), gli ospiti sul palco all'anteprima ASI di 'The Martian'.

Fonte: ASI

30/09/2015 - La NASA estende il contratto con Boeing per la ISS -

La Boeing ha annunciato mercoledì che la NASA ha deciso di estendere il contratto con la compagnia per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fino al 30 settembre 2020.
Il contratto, del valore di 1,18 miliardi di dollari, comprende i servizi di supporto ingegneristico, le risorse e il personale. La Boeing dovrà anche determinare come poter prolungare ulteriormente le strutture principali della stazione oltre il 2020, almeno fino alla fine del 2028. La Boeing affiancherà la NASA e i 16 partner internazionali nel prolungamento della vita della stazione.
"Questa è la continuazione di una relazione di successo con la NASA," ha detto John Elbon, vice presidente e general manager della Boeing Space Exploration in un documento. "Questo è fondato sulla tradizione nell'innovazione e progresso tecnologico di Boeing che incorpora le efficienze e migliora le prestazioni della stazione che è così importante per il futuro del volo spaziale umano in continua crescita."
La ISS venne lanciata nel 1998 e ora è la più grande struttura artificiale in orbita attorno alla Terra. Il suo scopo è quello di servire come laboratorio in microgravità per la ricerca scientifica. La ISS è stata abitata continuativamente da quasi 15 anni.
Il nuovo contratto con la Boeing comprende anche la gestione della maggior parte dei sistemi della stazione spaziale. Il loro lavoro verrà eseguito presso le strutture NASA di Houston, Florida, Alabama e altri luoghi.
Nella foto (Credit: NASA) la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in orbita attorno alla Terra.

Fonte: Spacedaily

30/09/2015 - @AstroSamantha, via al 'Post-flight tour' -

A quattro mesi dal ritorno sulla Terra, è tempo di Post Flight Tour per l'astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e capitano pilota dell’Aeronautica Militare Samantha Cristoforetti.
Accompagnata dai due compagni di missione Terry Virts (NASA) e Anton Shkaplerov (Roscosmos), 'Sam' percorrerà l'Italia in treno da nord a sud dal 4 all'11 ottobre, impegnata in una fittissima agenda di incontri.
Otto date in cui @AstroSamantha - per usare il fortunatissimo nick con cui il web l'ha subito ribattezzata già all'indomani del lancio quasi un anno fa - racconterà, soprattutto ai giovani italiani, i suoi duecento giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e la Missione Futura, di cui è stata protagonista.
Il viaggio tricolore dei tre astronauti partirà da luoghi cui 'Sam' è fortemente legata anche sul piano personale: prima Trento, la sua città di adozione, subito dopo Milano, dove l'astronauta è nata. Quindi sarà la volta di Bologna e Roma, per poi giungere in chiusura a Napoli: a un passo dall'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, dove Cristoforetti ha ricevuto la sua formazione militare e professionale.
Durante le varie tappe i tre astronauti racconteranno la loro esperienza di vita in orbita e illustreranno le attività sperimentali realizzate sulla ISS. In particolare, saranno al centro dell’attenzione la Missione Futura e i suoi obiettivi scientifici.
Conferenze, eventi dedicati al grande pubblico e agli studenti e incontri istituzionali caratterizzeranno la settimana italiana di Samantha, Terry e Anton. Nello specifico, il programma prevede cinque tappe.
A Trento, il 4 e il 5 ottobre, gli astronauti saranno sia impegnati con la stampa e con incontri istituzionali, sia con un grande evento pubblico presso il Museo delle Scienze (MuSe).
Dal 6 all’8 ottobre il trio dell’Expedition 42/43 si troverà a Milano dove li attende un fitto calendario di appuntamenti, tra incontri stampa e eventi di grande impatto come quelli in programma al Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo Da Vinci” e al Civico Planetario (organizzato dalla rivista Focus). Non poteva mancare una visita all’Expo 2015, dove Samantha si recherà in qualità di ‘Ambassador’.
Nella terza tappa, a Bologna, prevista il pomeriggio dell’8 ottobre, gli astronauti incontreranno gli studenti dell’Università.
Proseguendo verso sud, Samantha e compagni arriveranno a Roma, dove il 9 e il 10 ottobre saranno impegnati in attività istituzionali e in un grande evento pubblico.
A conclusione del viaggio, l’11 ottobre, gli astronauti arriveranno a Napoli dove visiteranno il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, incontreranno gli studenti presso il Teatro San Carlo e si congederanno con una conferenza stampa di chiusura del tour.
Il post flight tour dell’Expedition 42/43 rappresenterà l’eccellenza scientifica del ‘sistema Italia’ non solo da in ambito spaziale, ma anche dal punto di vista dell’efficienza e della capacità tecnologica. Per attraversare l’Italia Samantha e i suoi colleghi utilizzeranno il treno, grazie alla collaborazione con Trenitalia, vettore del post flight tour, mentre Alitalia curerà i trasporti internazionali degli astronauti.
Sarà possibile seguire gli aggiornamenti e tutti gli appuntamenti sul sito www.asi.it, sui profili Twitter @ASI_spazio @ ESA_italia @Italianairforce e con l’hashtag #FuturaInTour.
Nella foto (Credit: NASA) Samantha Cristoforetti e i suoi colleghi Virts (a destra) e Shkaplerov a bordo della ISS con le tute spaziali Sokol utilizzate per le fasi di lancio e rientro.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: Arianespace), l'inserimento nell'ogiva di lancio del satellite Sky Muster.

30/09/2015 - Ariane 5 piazza in orbita due satelliti per telecomunicazioni -

Due satelliti per telecomunicazioni che aumenteranno la capacità di trasmissione per l'Australia e l'Argentina sono stati piazzati oggi in orbita con la nona missione di Arianespace del 2015 - che lascia in linea la compagnia per il raggiungimento del record di 12 voli quest'anno utilizzando tutti e tre i veicoli di lancio della famiglia, che consiste nel lanciatore pesante Ariane 5, il vettore medio Soyuz e il leggero Vega.
Il decollo è avvenuto esattamente in tempo durante un lancio diurno iniziato alle 20:30 GMT (le 22:30 ora italiana) dallo Spazioporto della Guyana Francese. A bordo della missione Ariane 5 ECA (VA226) di oggi i satelliti Sky Muster e ARSAT-2, che sono stati rilasciati regolarmente dopo 32 minuti di volo. Questo lancio segna l'82esima missione complessiva del lanciatore pesante Ariane 5 e la 68esima consecutiva di successo.
Nei commenti dopo il lancio, il capo e Amministratore Delegato di Arianespace Stéphane Israël, ha confermato che Arianespace è in grado di raggiungere il record di prestazioni di quest'anno con 12 voli dallo Spazioporto in 12 mesi ed ha anche sottolineato il prosièguo nella qualità della compagnia.
"Lancio dopo lancio, successo dopo successo, Arianespace dimostra la sua capacità di incrementare il suo rateo di lanci mentre rimane la più affidabile soluzione al trasporto spaziale per tutti i suoi clienti, sia commerciali che istituzionali, sia che vadano in GTO o non in GTO," ha detto.
Ulteriore estensione della precisione nell'immissione orbitale di Ariane 5, in confronto con i parametri fissati al momento del rilascio dallo stadio crigenico per il volo VA226 sono i seguenti: Perigeo ottenuto 249,2 km su un obiettivo di 249,5, Apogeo ottenuto 35.911 km su un obiettivo di 35.927 ed inclinazione 5,99° su una prevista di 6,00°,
Il primo passeggero rilasciato oggi è stato il satellite Sky Muster, del peso di 6.440 kg, che è il primo satellite gestito dalla nbn - un service provider australiano. L'obiettivo della compagnia è quello di assicurare agli australiani l'accesso ad una veloce larga banda il più presto possibile a prezzi concorrenziali ed a minor costo per i contribuenti. Il satellite Sky Muster, costruito dalla SSL (Space System Loral) di Palo Alto, in California, diverrà operativo dall'orbita geostazionaria. Esso è progettato per fornire servizi a larga banda a oltre 200.000 remoti e rurali australiani, fornendo la copertura dell'intero Paese - comprese le isole Norfolk , Christmas, Macquarie e Cocos.
Anche il lancio del secondo satellite di nbn verrà eseguito da Arianespace ed è fissato per l'anno prossimo.
Ha completato la missione di oggi il rilascio di ARSAT-2, del peso di 2,977 kg, il secondo di tre satelliti geostazionari che aumenteranno la capacità di comunicazioni per l'Argentina e garantiranno lo stesso livello di qualità connettiva delle regioni del Paese. Arianespace aveva piazzato con successo in orbita anche la prima di queste piattaforme di trasmissione - ARSAT-1 - con un volo Ariane dell'ottobre 2014.
Costruito sotto la responsabilità dell'Argentina INVAP, ARSAT-2 verrà gestito dall'operatore statale ARSAT ((Empresa Argentina de Soluciones Satelitales Sociedad Anónima) e fornirà trasmissioni televisive dirette nelle case (DTH), servizi di accesso internet da captare con le antenne VSAT, assieme a trasmissioni dati e telefonia IP.
Arianespace avrà l'opportunità di lanciare anche il terzo satellite di comunicazione ARSAT. Il contratto è stato firmato proprio presso lo Spazioporto poche ore prima del lancio di VA226 e l'accordo prevede l'opzione per altre due missioni. ARSAT-3 verrà lanciato da Kourou nel 2019.
Dopo il successo di oggi, Arianespace prosegue alacremente i preparativi per i prossimi due voli previsti dallo Spazioporto, entrambi avranno luogo entro novembre: un lanciatore pesante Ariane 5 con i satelliti Arabsat-6B e GSAT-15 (Volo VA227) e una missione con il vettore leggero Vega (VV06) che porterà in orbita LISA Pathfinder dell'ESA.
Quello di oggi è stato il 56esimo lancio orbitale del 2015, il 53esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Arianespace) il volo del razzo pesante Ariane 5 con a bordo i due satelliti per telecomunicazioni Sky Muster e ARSAT-2. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Arianespace), l'inserimento nell'ogiva di lancio del satellite Sky Muster.

Fonti: Arianespace - Spaceflight Now - Space Launch Report

29/09/2015 - La Cina lancia il 20esimo satellite della flotta di navigazione -

La Cina ha aggiunto un altro veicolo spaziale alla sua crescente costellazione di satelliti di navigazione Beidou quando martedì ha lanciato con successo grazie a un razzo Lunga Marcia-3B (CZ-3B/E).
Secondo quanto riportato dall'agenzia di notizie cinese Xinhua, il satellite lanciato martedì ha un design di nuova progettazione, che aggiunge un orologio atomico più preciso. Gli ingegneri testeranno il nuovo orologio atomico e il nuovo sistema per i segnali di navigazione.
Il satellite Beidou 20, indicato come BD-3 I2-S da alcuni rapporti, pesa circa 4,2 tonnellate e fa parte della serie di satelliti per navigazione Beidou 3. Il decollo del razzo vettore Lunga Marcia-3B/E è avvenuto alle 23:13 GMT (le 1:13 ora italiana di mercoledì 29) dalla rinnovata rampa LC 3 del centro spaziale Xichang, che si trova nella provincia sud-occidentale dello Sichuan. Erano le 7:13 a.m. di mercoledì ora di Pechino
I dati di tracciamento del sistema di sorveglianza spaziale degli Stati Uniti hanno indicato che il rilascio del satellite è avvenuto su un'orbita ellittica alta di trasferimento con apogeo a 35.800 km e perigeo 200 km con inclinazione di 55° sopra la Terra.
Si tratta del 20esimo membro della flotta Beidou lanciato dalla Cina, e il quarto satellite immesso nello spazio da quando il gigante asiatico ha iniziato la fase di completamento della costellazione, che alla fine sarà composta da 35 veicoli spaziali, e che permetterà la copertura di navigazione globale per il 2020.
Il sistema Beidou ha raggiunto la capacità di copertura regionale di navigazione per la Cina e i Paesi asiatici vicini già dal 2012.
I satelliti sono distribuiti su tre tipi di orbite - orbite geosincrone sopra l'equatore e inclinate a 35.888 km e 21.400 km sopra la Terra.
Il satellite inviato martedì è destinato a una delle orbite inclinate del sistema. A differenza di un lancio simile avvenuto a marzo, che ha inserito un Beidou direttamente su un'orbita circolare a oltre 35.500 km, la missione di martedì ha utilizzato una versione più potente del lanciatore Lunga Marcia che ha immesso il satellite su un'orbita di trasferimento ovale.
Le differenze suggeriscono che la nuova generazione di satelliti sia più pesante dei suoi predecessori, secondo quanto calcolato dagli esperti spaziali.
La Cina vuole che il sistema Beidou sua un'alternativa alla rete GPS dell'Air Force USA, che è uno dei due sistemi di navigazione globali attualmente operativi - assieme al russo GLONASS. L'Europa sta lavorando al proprio sistema di navigazione satellitare chiamato Galileo mentre l'India e il Giappone stanno sviluppando dei sistemi regionali.
Questo di oggi è stato il quinto lancio spaziale cinese eseguito nel mese di settembre. Inoltre, si è trattato del 55esimo lancio orbitale globale del 2015, il 52esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua) il momento del decollo del razzo vettore Lunga Marcia-3B/E con il satellite Beidou 20.

Fonti: Spaceflight Now - Xinhua - Space Launch Report

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona), le lunghe striature di centinaia di metri nel cratere Garni, fotografate nel rosso da MRO.

28/09/2015 - La NASA conferma: l'acqua liquida fluisce ancor oggi su Marte! -

In una conferenza stampa tenutasi il 28 settembre, la NASA ha presentato i risultati di MRO che mostrano la vera natura delle striature scure stagionali osservate su diversi pendii del Pianeta Rosso. La scoperta di "sali idrati" potrebbe avere ripercussioni anche sulla presenza di vita e sulla reperibilità di acqua per le future missioni umane.
Nuovi risultati dalla sonda orbitale 'Mars Reconnaissance Orbiter' (MRO) forniscono la prova più evidente che l'acqua liquida scorre sporadicamente sulla odierna superficie di Marte. Usando uno spettrometro ad immagine su MRO, i ricercatori hanno rilevato le 'firme"'di minerali idrati sui pendii dove misteriose strisce scure ('gullies') sono state osservate da tempo; esse scuriscono e sembrano fluire verso il basso lungo pendii ripidi durante la stagione estiva, per poi svanire nella stagione più fredda.
Le striature appaiono in diverse località su Marte a medie latitudini, spesso all'interno di crateri ma anche sulle pareti di 'Valles Marineris' (l'enorme canyon in prossimità dell'equatore) quando le temperature sono superiori a -23 gradi Celsius. Un esempio è quello riportato in questa immagine (Credit: NASA/JPL/University of Arizona), dove l'interno del cratere Hale è attraversato da striature strette e parallele di colore marrone scuro, lunghe un centinao di metri e ricche di 'perclorati'; le strutture bluastre soprastanti non hanno un legame con le striature e dovrebbero essere ricche di 'pirosseni'. Un altro esempio è quello qui sotto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo (DILO)), ripreso all'interno del cratere Horowitz.
"Le nostre ricerche su Marte si sono concentrate sul 'seguire l'acqua' e ora abbiamo una conferma scientificamente convincente di quanto abbiamo a lungo sospettato," ha detto John Grunsfeld, astronauta e socio amministratore dello Science Mission Directorate alla NASA, Washington. "Questo è uno sviluppo significativo, in quanto sembra confermare che l'acqua - sebbene salata - fluisce oggi sulla superficie di Marte."
Questi flussi in discesa, noti come 'linee di pendio ricorrenti' (RSL), spesso sono stati correlati con la possibile presenza di acqua allo stato liquido. I nuovi risultati sulla presenza di 'sali idrati' su questi pendii suggerisce quale possa essere il legame tra l'acqua e queste formazioni caratteristiche: i sali idrati avrebbero abbassato il punto di congelamento di una 'salamoia' liquida, come il sale che sulla Terra viene sparso per far sciogliere neve e ghiaccio sulle strade. Secondo gli scienziati si tratta probabilmente di un flusso di acqua dal sottosuolo profondo, in quantità sufficiente a spiegare l'oscuramento superficiale.
"Abbiamo trovato i sali idrati solo quando le formazioni stagionali erano più sviluppate, il che suggerisce che la fonte della idratazione siano le striature stesse o il processo che le origina. In entrambi i casi, la rilevazione di sali idrati su questi pendii significa che l'acqua svolge un ruolo fondamentale nella formazione di queste strisce," ha detto Lujendra Ojha del Georgia Institute of Technology (Georgia Tech) di Atlanta, autore principale di una relazione su questi risultati, pubblicati il 28 settembre da Nature Geoscience.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo (DILO)), striature del cratere Horovitz. Ojha ha dapprima notato queste caratteristiche sconcertanti quando era studente all'università dell'Arizona nel 2010, utilizzando immagini dell'High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE). Le osservazioni HiRISE oggi hanno documentato la presenza di striature 'RSL' in decine di siti su Marte. Il nuovo studio abbina le osservazioni HiRISE con la mappatura mineralogica dello Spectrometer Reconnaissance Imaging di MRO (CRISM). Le osservazioni dello spettrometro mostrano il segnale dei sali idrati in più posizioni RSL, ma solo quando queste erano ben sviluppate; quando i ricercatori hanno esaminato le stesse posizioni e le RSL non erano così estese, non hanno rilevato sale idratato. Ojha e i suoi co-autori interpretano le firme spettrali come causate da minerali idrati chiamati perclorati. I sali idrati più coerenti con le firme chimiche sono probabilmente una miscela di perclorato di magnesio, clorato di magnesio e sodio perclorato. Alcuni perclorati hanno mostrato di poter evitare il congelamento di liquidi quando la temperatura scende fino a -70 gradi Celsius. Sulla Terra, i perclorati naturali sono concentrati nei deserti e alcuni tipi di perclorati possono essere utilizzati come propellente per razzi.
I perclorati sono stati precedentemente visti su Marte. Phoenix e Curiosity li hanno trovati nel suolo del pianeta e alcuni scienziati ritengono che già negli anni '70 le missioni Viking ne abbiano rilevato la presenza. Tuttavia, questo studio sugli RSL ha rilevato perclorati, ora in forma idrata, in aree diverse da quelle esplorate dai lander. Questa è anche la prima volta che i perclorati sono stati identificati dall'orbita. MRO, nello specifico, sta esaminando Marte dal 2006, con i suoi sei strumenti scientifici.
"La capacità di MRO di osservare per più anni Marte con un carico utile capace di distinguere in dettaglio queste caratteristiche ha consentito risultati come questi," ha detto Rich Zurek, scienziato del progetto MRO al JPL di Pasadena, in California.
"Nella maggior parte dei casi, quando si parla di acqua su Marte, si tratta di acqua antica o acqua ghiacciata," ha detto Ojha. "Ora sappiamo che c'è di più. Questa è la prima rilevazione spettrale che supporta in modo inequivocabile le nostre ipotesi sulla formazione di acqua liquida negli RSL."
"Ci sono voluti più veicoli nell'arco di diversi anni per risolvere questo mistero e ora sappiamo che c'è acqua liquida sulla superficie di questo freddo pianeta deserto," ha detto Michael Meyer, scienziato di punta per il Mars Exploration Program della NASA presso la sede dell'agenzia a Washington. "Sembra che più studiamo Marte, più impariamo come la vita potrebbe essere sostenuta e dove ci sono le risorse per sostenerla in futuro."
Nella foto in alto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona), le lunghe striature di centinaia di metri nel cratere Garni, fotografate nel rosso da MRO.

Fonti: Alive Universe Today - NASA

28/09/2015 - Il cargo giapponese HTV-5 lascia la stazione spaziale -

Dopo un leggero rinvio, l'Ingegnere di Volo di Spedizione 45 Kimiya Yiu, affiancato dall'Ingegnere di Volo NASA Kjell Lindgren, ha comandato, al braccio robotico Canadarm2, il rilascio del Veicolo di Trasferimento H-II (HTV-5) della JAXA dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L'operazione è avvenuta alle 12:35 p.m. EDT (le 18:35 ora italiana) mentre il veicolo spaziale volava a 411 km sopra il Pacifico meridionale. L'HTV-5 era stato sganciato dalla ISS alle 7:12 a.m. EDT (le 13:12 ora italiana).
L'HTV-5 si è poi portato lontano dal laboratorio orbitante, in una zona sicura, dove ha potuto accendere i suoi motori per iniziare un rientro controllato verso l'atmosfera terrestre. L'intenso calore sviluppato dall'attrito con l'atmosfera terrestre lo farà bruciare sopra l'Oceano Pacifico. Il rientro è previsto per le 20:30 GMT (le 22:30 ora italiana) di martedì 29 settembre 2015.
Inizialmente il rilascio sarebbe dovuto avvenire alle 15:20 GMT (le 17:20 ora italiana) ma il controllo missione aveva interrotto l'operazione dopo aver ricevuto un messaggio di errore dal braccio robotico della stazione. Non è stato subito chiaro che cosa abbia causato il messaggio di errore ma gli astronauti avevano riavviato la postazione di comando del braccio robotico che si trova nella Cupola ed eseguita regolarmente l'operazione all'orbita successiva.
L'HTV-5 ha consegnato una serie di esperimenti e rifornimenti alla stazione spaziale, compresa la NanoRacks External Payload Platform, che potrà essere utilizzata per studi multipli nell'ambiente spaziale esterno della stazione, e il CALorimetric Electron Telescope, una missione astrofisica che misura le particelle di alta energia alla ricerca della materia oscura e ricerca le origini dei raggi cosmici.
Inoltre HTV-5 ha consegnato dei materiali in supporto del Twins Study, una serie di 10 indagini ideate per ottenere più ampie intuizioni sugli effetti sottili e sui cambiamenti che si verificano nell'ambiente di spazio rispetto a quella della Terra studiando due individui che hanno lo stesso patrimonio genetico, ma che si trovano in ambienti diversi. L'astronauta della NASA Scott Kelly partecipa dalla stazione spaziale, mentre il suo gemello identico Mark Kelly, astronauta in pensione, sta partecipando sulla Terra. Lo studio comprende una suite di esperimenti integrati sulla fisiologia umana nello spazio a livello cellulare.
Il veicolo HTV-5 'Kounotori', lanciato lo scorso 19 agosto e arrivato alla ISS il 24, è il quinto di una serie di almeno nove veicoli di rifornimento cargo che serviranno la stazione spaziale fino al 2020. La permanenza del veicolo cargo alla ISS è durata complessivamente 35 giorni. La prossima missione HTV è fissata per il dicembre 2016.
Per ulteriori informazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), visitate: http://www.nasa.gov/station.
Nella foto (Credit: NASA TV) il veicolo HTV-5 si allontana dal Canadarm2 che lo appena rilasciato.

Fonti: NASA ISS Blog - Spaceflight Now

Nell'illustrazione artistica (Credit: ISRO), Astrosat.

28/09/2015 - L'India lancia il suo primo satellite astronomico -

Un osservatorio astronomico indiano è salpato verso l'orbita lunedì per studiare i buchi neri e le stelle di neutroni - i resti compattati di stelle esplose - per una missione di cinque anni che è una vera pietra miliare del programma spaziale dell'India.
Il veicolo spaziale Astrosat - assieme a sei piccoli carichi utili secondari di Indonesia, Canada e Stati Uniti - è decollato alle 4:30 GMT (le 6:30 ora italiana) per mezzo di un razzo vettore PLSV (Polar Launch Satellite Vehicle) per la missione C30.
La spinta combinata dei sei booster iniziali e il primo stadio a combustibile solido della versione 'XL' hanno sollevato il razzo, alto circa 44 metri, via dalla rampa di lancio del Centro Spaziale Satish Dhawan, situato sulle coste indiane orientali grazie alle 907 tonnellate di spinta.
I motori alimentati a propellenti liquido e solido hanno eseguito il loro compito di spingere il carico utile del PLSV nello spazio, e un quarto stadio alimentato a idrazina ha infine guidato Astrosat e i suoi compagni su un'orbita quasi perfettamente circolare di 651x644 km ed inclinata di 6° appena dopo 22 minuti dal decollo.
"Oggi il PLSV ha completato la sua 30esima missione consecutiva di successo con l'immissione di Astrosat e altri sei satelliti su un'orbita molto precisa," ha dichiarato P. Kunhi Krishnan, direttore del Centro Spaziale Satish Dhawan.
I responsabili hanno confermato che Astrosat ha esteso i due pannelli solari per generare l'energia elettrica occorrente a bordo come previsto dopo il suo rilascio dal quarto stadio del PLSV e non vi sono indicazioni di problemi. I controllori a terra completeranno il commissionamento dei cinque strumenti astronomici nel corso dei prossimi due mesi.
Astrosat è il primo osservatorio spaziale dell'India, e fa balzare la potenza Asiatica meridionale in un nuovo gruppo di nazioni spaziali. La prima sonda indiana è giunta in orbita marziana nel 2014 e gli scienziati hanno celebrato il primo anniversario la scorsa settimana.
Anche il rateo di lanci spaziali dell'India ha intrapreso una nuova velocità e il volo di lunedì segna il terzo lancio spaziale di successo in tre mesi consecutivi.
"PSLV ha lanciato una missione astronomica, che verrà sfruttata, non solo all'interno del nostro Paese, ma anche globalmente, portando nuove informazioni alla comunità scientifica," ha detto A.S. Kiran Kumar, capo dell'Organizzazione di Ricerca Spaziale Indiana (ISRO), a seguito del lancio.
Il satellite Astrosat, del peso di 1.513 kg, ospita quattro strumenti scientifici per i raggi-X e un telescopio ultravioletto. Assemblato presso il Centro Satelliti ISRO di Bangalore, Astrosat è dotato di ruote di reazione, torsori magnetici e razzi di spinta per mantenere il veicolo spaziale puntato verso i propri obiettivi celesti.
Mentre significativi osservatori spaziali più grandi sono stati lanciati da Stati Uniti ed Europa, Astrosat è il primo di questo tipo di missione per l'India, che ha speso circa 27 milioni di dollari nel progetto.
"I cinque strumenti di Astrosat sono stati scelti per facilitare uno sguardo profondo nei vari processi astrofisici che avvengono in diversi tipi di oggetti astronomici che costituiscono il nostro Universo," ha scritto l'ISRO nella dichiarazione ufficiale destinata alla stampa.
Gli astronomi indiani prevedono di utilizzare Astrosat per osservare le galassie alla ricerca dei buchi neri e misurare l'intenso campo magnetico generato dalle stelle di neutroni, i resti collassati super-densi lasciati da una supernova. Anche i buchi neri super-massicci che si trovano al centro delle galassie sono nell'agenda osservativa di Astrosat.
Inoltre Astrosat osserverà le binarie a raggi-X - sistemi dove un buco nero o una stella di neutroni possono risucchiare la materia da una stella vicina, emettendo segnali visibili dai telescopi a raggi-X.
Il telescopio ultravioletto dell'osservatorio può anche vedere il cielo nelle onde del visibile, dell'ultravioletto e nel vicino ultravioletto, concentrandosi sulle nubi dove avvengono le formazioni stellari nel giovane universo e nei sistemi solari nascenti vicini a noi.
Gli scienziati prevedono di eseguire osservazioni simultanee fra i sensori ultravioletti e quelli a raggi-X di Astrosat, sviluppati da istituzioni scientifiche indiane, l'Università di Leicester in Inghilterra e l'Agenzia Spaziale Canadese.
L'università di Leichester ha fornito una fotocamere CCD per il telescopio a raggi-X molli di Astrosat.
"Astrosat ha la capacità unica di permettere lo studio dei buchi neri e di altre potenti fonti energetiche dell'universo," ha detto Paul O'Brien, capo del dipartimento di fisica e astronomia dell'Università di Leichester, nella nota stampa.
Gli scienziati canadesi hanno fornito i sensori dei telescopi gemelli nel visibile e nell'ultravioletto.
"Queste non sono le solite galassie del cortile," ha detto John Hutchings del National Research Council Canada, a capo del contributo canadese ad Astrosat. "Alcuni di questi fenomeni sono così potenti che hanno effetti sull'intero universo. Noi saremo in grado di vedere come si formano e studiare la loro luminosità, distribuzione, ciclo di vita e molto altro."
I contributi di Canada e Inghilterra assicurano agli scienziati di questi Paesi di avere del tempo osservativo prenotato.
"Tutti questi oggetti molto esotici e caldi dell'universo irradiano fortemente nell'ultravioletto," ha scritto Hutchinson nel comunicato stampa. "Esplorando le galassie distanti in luce ultravioletta, si può studiare il ciclo di formazione e la loro vita, così come la formazione stellare al loro interno. Questo è ciò che guida tale progetto,"
Per sviluppare Astrosat ci sono voluti oltre dieci anni e gli scienziati non vedono l'ora di mettere il satellite al lavoro.
"E' la prima volta abbiamo un sistema con la capacità di guardare un particolare oggetto nel cielo in più lunghezze d'onda," ha detto K. Kasturirangan, un ex presidente della ISRO che ha guidato l'agenzia spaziale nel momento in cui è iniziato lo sviluppo di Astrosat.
"Non vi sono altri satelliti di questa classe, e questo è molto rilevante," ha detto Kasturirangan in un discorso post-lancio avvenuto presso il centro controllo PLSV, in riferimento alla lunghezza nella nascita di Astrosat.
Assieme ad Astrosat, a bordo del razzo PSLV, avevano trovato posto altri sei satelliti: quattro Lemur 2 CubeSat della Spire Global, una startup di San Francisco che vuole sviluppare veicoli spaziali per applicazioni meteo commerciali, il satellite ExactView 9, per il monitoraggio navale costruito dall'Università di Toronto, Institute for Aerospace Studies Space Flight Laboratory. Con le dimensioni di una piccola valigetta, ExactViwew 9 è gestito dalla exactEarth Ltd del Canada, specializzata nei servizi di tracciamento dei vascelli. L'ultimo mini satellite a bordo era il LAPAN-A2 dell'Instituto Nazionale di Aeronautica e Spazio dell'Indonesia che ospita fotocamere e telecamere per riprendere la Terra dall'orbita, più un carico per il tracciamento navale e un'attrezzatura radio amatoriale.
Tutti assieme questi sei mini-satelliti pesavano complessivamente 118 kg, con il LAPAN-2A di 76 kg e gli ExactView fra 9 e i 14 kg. Il prossimo lancio spaziale indiano è previsto per dicembre, quando un altro PLSV trasporterà sei satelliti in orbita per Singapore con un lancio puramente commerciale.
Quello di oggi è stato il 54esimo lancio orbitale globale del 2015, il 51esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ISRO) il lancio di PSLV-30 con il satellite astronomico Astrosat. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ISRO), Astrosat.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report - ISRO

25/09/2015 - Prove per il sistema ombelicale di SLS -

Quando il potente razzo Space Launch System (SLS) della NASA verrà preparato al lancio, verrà trasportato in rampa (rollout) grazie al lanciatore mobile. Il lanciatore sarà dotato con una serie di linee, chiamate ombelicali, che collegano il razzo e il veicolo spaziale Orion fornendo energia, comunicazioni, raffreddante e propellente. In preparazione al primo lancio del razzo per l'Exploration Mission-1 (EM-1) gli ingegneri hanno condotto una serie di test del sistema ombelicale, compreso un lancio simulato del razzo.
La torre del lanciatore mobile ospita diversi di questi collegamenti ombelicali, il primo di questi ad essere testato è quello del modulo di servizio di Orion (OSMU). Questo ombelicale sarà situato in alto sulla torre e trasferirà il raffreddamento liquido per l'elettronica e il Sistema di Controllo Ambientale (Environmental Control System - ECS) prima del lancio al modulo di servizio di Orion che contiene sistemi cruciali per supportare il veicolo spaziale.
Il Programma GSDO (Ground Systems Development and Operations) ha coordinato e supervisionato i test presso la speciale struttura di prova LETF (Launch Equipment Test Facility) che si trova al Kennedy Space Center, in Florida. Il LETF verificherà che il sistema ombelicale lungo 4,5 metri funzioni regolarmente prima che venga installato sul lanciatore mobile all'inizio del prossimo anno. Durante i test, gli ingegneri hanno fornito acqua per l'elettronica e azoto per simulare l'ECS.
"Questo è il secondo test ombelicale di una serie che verranno tenuti dal GSDO," ha detto Martin Grashik, ingegnere meccanico dei sistemi di prova. "E' il primo che coinvolge la torre e il più complesso tecnicamente e di maggiore difficoltà, di tutti quelli che abbiamo già svolto al GSDO finora."
Durante la prima serie di test di questo ombelicale, l'OSMU verrà collegato al Vehicle Motion Simulator che può simulare tutti i movimenti previsti da un veicolo di lancio dalla fase di rollout fino al primo mezzo secondo di lancio, quanto il sistema ombelicale viene disconnesso.
Il team controllerà inoltre che le interfacce ombelicali di OSMU siano funzionanti. Essi dovranno confermare che il meccanismo di innalzamento e abbassamento dell'ombelicale funzioni. Ulteriori test valuteranno l'ampiezza del movimento di tutti i cavi e tubi guidati dall'ombelicale e verificheranno che gli strumenti possano scollegarsi rapidamente dalle piastre. Gli ingegneri inoltre verificheranno il sistema di soppressione e aggiusteranno gli ugelli di espulsione dell'acqua.
Poi, lo OSMU verranno piazzati al loro posto sul razzo di lancio simulato. Gli ingegneri agganceranno gli ombelicali su una sezione replica del Modulo di Servizio di Orion nel simulatore, e l'OSMU sosterrà la massima velocità, fino a 3 metri al secondo, durante la simulazione di lancio.
"Questo è per noi un nuovo tipo di prova, simulare la velocità di un razzo al lancio," dice Jeff Crisafulli, responsabile di LETF alla NASA. "Utilizzando due simulatori di veicolo in movimento abbiamo una significativa riduzione nel tempo dei test, e questo ci permette di consegnare le attrezzature al lanciatore mobile per l'installazione finale, prima possibile."
Questa serie di test segue le prove del primo dei due ombelicali destinati all'Aft Skirt Electrical Umbilicals (ASEU). I test dell'OSMU proseguiranno per tutto settembre quando gli ombelicali verranno riconfigurati per ulteriori prove, e poi preparati per l'invio al lanciatore mobile ad inizi 2016. Dopo i test dell'OSMU, il team proseguirà a mettere alla prova ulteriori ombelicali che verranno poi anch'essi installati sul lanciatore mobile.
GSDO sta eseguendo tutti questi test per assicurarsi che l'OSMU e gli altri sistemi ombelicali possano essere pronti per l'installazione sulla torre del lanciatore mobile mentre la NASA si prepara per il primo lancio integrato di SLS e Orion per l'Exploration Mission-1 (EM-1).
Nella foto (Credit: NASA) l'OSMU (Orion Service Module Umbilical) viene installato sul Vehicle Motion Simulator 1 il 30 giugno scorso.

Fonte: NASA

25/09/2015 - Marte e Phobos ripresi dalla sonda marziana dell'India -

Per festeggiare il primo anno della sonda Mars Orbiter Mission (MOM) in orbita attorno a Marte (era il 24 settembre 2014), l'ISRO (l'agenzia spaziale dell'India) ha pubblicato delle spettacolari immagini del Pianeta Rosso e della sua piccola luna Phobos.
L'immagine di Phobos che transita su Marte è stata scattata con la fotocamera Mars Colour Camera il 14 febbraio 2015. L'immagine ha una risoluzione spaziale di 55 metri ed è stata presa ad una distanza di 16.057 km da Marte.
Altre immagini di Phobos e Marte assieme sono state riprese, sempre con lo stesso strumento, il 14 ottobre 2014 ed hanno la stessa risoluzione. Un atlante di Marte ottenuto con una serie di foto scattate durante quest'anno dalla sonda indiana si possono vedere qui. Le immagini globali del pianeta ottenute con la MCC, da una distanza di circa 72.000 km, hanno fornito informazioni importanti su Marte, mostrando le nubi, la polvere nell'atmosfera e le variazioni di albedo della superficie.
Daltro canto le immagini ad alta risoluzione acquisite nel punto più basso dell'orbita hanno evidenziato le strutture morfologiche della superficie di Marte.
L'India è una delle poche nazioni, assieme agli Stati Uniti, la Russia e l'Europa, ad aver inviato con successo una sonda ad esplorare Marte. La Mars Orbiter Mission, conosciuta popolarmente come MOM è stata progettata, costruita e lanciata nel periodo record di meno di due anni. La MOM ospita cinque strumenti scientifici che raccolgono dati sulla geologia, morfologia, processi atmosferici, temperature superficiali e processi di fuga dell'atmosfera.
Nella foto (Credit: ISRO) Phobos che transita sullo sfondo di Marte ripresa il 14 febbraio 2015.

Fonti: Spaceref - ISRO

25/09/2015 - L'Airbus Defence and Space ha costruito i primi pezzi del modulo di servizio di Orion -

L'Airbus Defence and Space, fornitore principale per l'European Service Module (ESM) del veicolo spaziale Orion della NASA, ha completato quattro grandi serbatoi in titanio per il modulo che verranno consegnati per i test iniziali.
I serbatoi rappresentano i primi pezzi forniti per il veicolo spaziale Orion. Ogni serbatoio è lungo 2,67 metri con un diametro di 1,15 metri. Ogni serbatoio pesa approssimativamente 100 kg a vuoto e ha un volume di 2.100 litri che gli conferisce una capacità totale di carico di quasi nove tonnellate di propellente (monometilhidrazina - MMH - e ossidi misti di azoto -MON -). Gran parte della massa totale di ESM di appena 13 tonnellate sarà data dal propellente.
Per prima cosa i serbatoi saranno trasferiti in Italia, dove il modello strutturale di prova del modulo verrà assemblato prima di essere spedito negli Stati Uniti. L'obiettivo primario di questi test iniziali sarà di verificare se i componenti strutturali possono sopportare gli enormi carichi, specialmente durante il decollo. Il prossimo passo sarà quello di costruire il modello ingegneristico che verrà assemblato e testato presso l'Airbus DS di Brema. Questo modello verrà utilizzato per testare il funzionamento interno dei serbatoi, che devono assicurare un flusso continuo di propellente, senza la formazione di bolle, nei motori a gravità zero. I serbatoi per il modello volante di ESM - che verrà utilizzato per la prima volta con il lancio di Exploration Mission-1 (EM-1) nel 2018 - saranno costruiti, sempre dall'Airbus DS di Brema a metà del 2016.
L'ESM fornisce la propulsione, l'energia e il controllo termico del veicolo spaziale Orion e inoltre erogherà ai membri dell'equipaggio l'acqua e l'ossigeno di cui avrà bisogno durante le missioni verso la Luna, gli asteroidi e, in seguito, anche verso Marte.
Nella foto (Credit: Airbus Defence and Space) uno dei quattro serbatoi di propellente del modulo di servizio di Orion.

Fonti: Spacedaily - Airbus Defence and Space

25/09/2015 - Sulla ISS ricerche umane a lungo termine e via vai di astronavi -

L'equipaggio di Spedizione 45 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), compresi i due membri della missione 'One Year', hanno lavorato a una serie di ricerche sull'uomo per aiutare i futuri equipaggi delle lunghe missioni nello spazio profondo. L'equipaggio si è anche preparato per un paio di partenze e arrivi di navi cargo previste per la prossima settimana.
Gli scienziati a terra stanno esplorando come la micro-gravità ha effetti sugli esseri umani che vivono e lavorano nello spazio mentre la NASA si prepara al suo percorso verso Marte. Gli astronauti vivono sulla ISS per diversi mesi alla volta, compreso l'equipaggio di 'One Year' che fornisce eccellenti soggetti per la ricerca a lungo termine sul corpo umano.
L'equipaggio si è oggi focalizzato sulla salute cardiovascolare con lo studio Cardio-Ox e documentando l'attività nutrizionale. Campioni di sangue e urine sono stati prelevati all'equipaggio e immagazzinati nel freezer scientifico per analisi successive. Il Comandante della stazione, Scott Kelly, ha continuato la ricerca Twins mentre i dottori confrontano il suo corpo nello spazio con quello sulla Terra, in questo caso con l'ex-astronauta Mark Kelly, il gemello del comandante.
Il cargo spaziale giapponese 'Kounotori' HTV-5 è pronto alla partenza, prevista per lunedì mattina, a conclusione della permanenza mensile presso il modulo Harmony della stazione. L'HTV-5 è stato caricato con la spazzatura e materiali non più utilizzabili per una fiammeggiante distruzione sopra l'Oceano Pacifico. Il prossimo invio di nuovi esperimenti, cibo e propellente è in preparazione in Russia con il veicolo cargo Progress ISS61 il cui lancio è previsto per il 1° ottobre.
Nella foto (Credit: NASA) il cosmonauta Oleg Kononenko si sottopone al taglio di capelli eseguito dal collega Kjell Lindgren di Spedizione 45.

Fonte: NASA ISS Blog

25/09/2015 - SpaceX completa la prima accensione statica del Falcon 9 potenziato -

La SpaceX ha postato il 21 settembre un video che mostra il primo test di accensione statica dei motori del vettore Falcon 9 potenziato. Il test si è svolto presso la nuova struttura della SpaceX al sito destinato alle prove motori nel Texas centrale.
La breve accensione, circa 15 secondi, fa parte della preparazione del ritorno al volo del razzo vettore Falcon 9 costretto a terra dopo l'incidente del 28 giugno scorso che ha visto, oltre alla perdita del razzo, anche quella della capsula Dragon che avrebbe dovuto portare rifornimenti all'equipaggio della ISS.
La versione migliorata del Falcon 9 dispone di alcune novità volte ad aumentare la capacità di carico del vettore in modo da poter gestire un rientro controllato del primo stadio anche nel caso di invio di satelliti in orbita di trasferimento geostazionario. Infatti, fino alla versione Falcon 9 precedente, la v1.1, il tentativo di atterraggio del primo stadio sulla piattaforma oceanica o sulla terraferma, poteva essere eseguito solo con carichi da inserire in orbita bassa, come la capsula Dragon.
Grazie a settaggi più alti dei motori Merlin 1D, al propellente condensato e a modifiche strutturali il veicolo è ora in grado di sostenere l'invio di un satellite in orbita di trasferimento geostazionario ed avrà sufficiente carburante per tentare il rientro controllato del primo stadio sulla Terra.
Un motore Merlin 1D è ora in grado di sviluppare, per il primo stadio che ne conta nove, la spinta di 77 tonnellate contro le 66 della versione precedente.
I tecnici della SpaceX hanno completato i controlli ai sostegni dei serbatoi di azoto per la pressurizzazione del secondo stadio, indicati come i responsabili dell'esplosione del Falcon 9 a giugno. La SpaceX condurrà, da ora in poi, sempre i controlli di queste e di altre parti in futuro non fidandosi della corrispondenza alle specifiche da parte dei fornitori esterni.
La ripresa dei voli, proprio con il debutto della versione migliorata, dovrebbe avvenire in novembre, forse dopo la metà del mese, con il satellite per telecomunicazioni SES-9. A questo seguirebbe il lancio del satellite oceanografico USA/Francia Jason-3 da Vandenberg a dicembre, ma con l'ultimo modello della vecchia versione v1.1 del Falcon 9. A gennaio 2016 dovrebbero riprendere i voli di rifornimento cargo con la capsula Dragon diretta alla ISS.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) un momento del video del test statico di accensione del primo stadio del Falcon 9 migliorato.

Fonti: Spaceflight Now - SpaceX/YouTube

Nella foto (Credit: NASA), Creamer nel modulo Columbus della ISS durante Spedizione 22.

25/09/2015 - La NASA nomina, per la prima volta, Direttore di Volo un ex-astronauta -

Timothy "TJ" Creamer, che questa settimana ha assunto il ruolo che è stato di Christopher Kraft, Eugene Kranz e Glynn Lunney come uno dei direttori di volo della NASA, non è nuovo al Controllo Missione.
Nel corso dei suoi 20 anni di carriera presso la NASA, Creamer è stato certificato come 'capsule communicator' o 'capcom' - il controllore di volo incaricato di inviare i comandi ai membri dell'equipaggio nello spazio - e per quattro anni ha guidato il team che ha coordinato le operazioni scientifiche della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) come direttore delle operazioni del carico utile presso il Marshall Space flight Center in Alabama.
E poi, si, ha anche lavorato, nel 2010, a stretto contatto con il Controllo Missione durante i suoi 161 giorni vissuti a bordo della stazione spaziale come Ingegnere di Volo di Spedizione 22/23.
Creamer è il primo astronauta nei 50 anni di storia della NASA che diventa Direttore di Volo. La NASA ha annunciato il nuovo ruolo di Creamer lunedì 21 settembre e nella stessa comunicazione ha nominato capo ingegnere degli equipaggi commerciali Vincent LaCourt, capo sistemi Anthony Vareha, capo comunicazioni e tracciamento Mary Lawrence, e assistente tecnico dinamica volo flight Rick Henfling come gli altri quattro membri della classe direttori del 2015.
I Direttori di Volo della NASA guidano i team di controllori, i ricercatori e gli esperti del personale di supporto di tutto il mondo dall'interno del Centro Controllo Missione Christopher C. Kraft Jr. - così nominato in onore del primo mitico direttore di volo - presso il Johnson Space Center di Houston. Inoltre essi saranno coinvolti nell'integrazione dei veicoli cargo e con equipaggio e lo sviluppo dei piani per le future missioni esplorative.
Creamer e i suoi nuovi colleghi direttori di volo supervisioneranno le squadre di ingegneri monitorando i veicoli commerciali cargo degli USA quando riforniranno la stazione, così come il CST-100 Starliner della Boeing e il Crew Dragon di Space per il trasporto equipaggi ora in fase di sviluppo.
Con il completamento dell'addestramento e della certificazione del gruppo 2015, la NASA dispone ora di 27 direttori di volo in supporto per la stazione spaziale, le missioni esplorative, i voli spaziali commerciali e le dimostrazioni tecnologiche. Prima di questa classe, 86 fra uomini e donne hanno svolto il ruolo di direttore di volo in oltre cinque decenni di volo spaziale umano degli Stati Uniti.
Nella foto (Credit: NASA TV) Timothy "TJ" Creamer nel suo nuovo ruolo di Direttore di Volo. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA), Creamer nel modulo Columbus della ISS durante Spedizione 22.

Fonti: Space.com - NASA

25/09/2015 - Debutta il razzo Lunga Marcia-11 cinese -

Dopo il successo nel debutto al lancio del razzo Lunga Marcia-6 di appena pochi giorni fa, la Cina ha ora inaugurato il vettore Lunga Marcia-11, che ha portato regolarmente in orbita tre satelliti 'Tianwang-1' dotati di tecnologia a bordo.
Il lancio, che ha visto come passeggero almeno un altro satelliti - Pujian-1 - è avvenuto alle 01:41 UTC (le 3:41 ora italiana) di venerdì dal Centro Lancio Satelliti di Jiuquan.
La missione 'Tianwang-1' è composta da tre piccoli satelliti che dimostreranno il volo in formazione e le comunicazioni intersatellite fra i tre satelliti in orbita. I tre satelliti Tianwang-1A (SECM-1), Tianwang-1B (NJUST-2) e Tianwang-1C (NJFA-1) sono stati sviluppati dall'Università Aeronautica e Spaziale di Nanjing. I satelliti sono basati sull'architettura CubeSat e sfrutteranno la tecnologia portoghese GAMALINK sviluppata dalla compagnia Tekever.
Il vettore Lunga Marcia-11 (Chang-Zheng-11 i CZ-11) è un piccolo veicolo di lancio a tre stadi a propellente solido sviluppato dalla CALT (China Academy of Launch Vehicle Technology) e, nel volo di oggi, era dotato di un quarto stadio a propulsione liquida. Il suo scopo è quello di poter fornire una rapida reazione in caso di bisogno e di poter rimanere immagazzinato per lunghi periodi e poi essere lanciato con poco preavviso. Si conosce molto poco del razzo con una sola pessima foto disponibile su Internet.
Il razzo viene trasportato e lanciato da un contenitore agganciato a un veicolo di trasporto e di sollevamento, basato sui razzi balistici ICBM russi Topol. Il razzo è lungo circa 21 metri, ha un diametro di 2 metri e pesa circa 58 tonnellate al lancio. Con una spinta al decollo di 120 tonnellate il CZ-11 è in grado di portare un carico utile di 700 kg in orbita geosincrona solare.
Quello di oggi è stato il 53esimo lancio orbitale globale, il 50esimo a concludersi con successo nel 2015.
Nella foto (Credit: CALT) un razzo vettore Lunga Marcia-11.

Fonti: Nasaspaceflight - People China - Space Launch Report

Nell'immagine (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI), la distribuzione del metano sulla superficie di Plutone.

24/09/2015 - Nuove immagini mozzafiato da Plutone -

Le più recenti immagini di Plutone in alta definizione trasmesse dalla sonda New Horizons della NASA sono abbaglianti e mistificanti, rivelando una moltitudine di inediti dettagli topografici e compositivi. L'immagine qui (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI) - che mostra una zona vicino alla linea che separa il giorno dalla notte - mostra un vasto paesaggio di strane increspature, creste lineari allineate che hanno stupito i membri del team di New Horizons.
"E' un paesaggio unico e sconcertante che si estende per un migliaio di chilometri," ha dichiarato William McKinnon, geologo del team Geophysics and Imaging (GGI), dell'Università di St. Louis. "Sembra più di guardare la corteccia di un albero o la pelle di un drago che geologia. Questi dettagli richiederanno davvero molto tempo per essere compresi: forse sono dovuti ad una combinazione di forze tettoniche interne e sublimazione del ghiaccio guidata dalla debole luce del Sole che arriva su Plutone," ha dichiarato lo scienziato.
La vista a colori è stata ottenuta combinando i filtri blu, rosso e infrarosso della fotocamera Ralph/Multispectral Visual Imaging Camera (MVIC). L'immagine è stata ripresa il 14 luglio 2015 e risolve dettagli fino a 1,3 chilometri.
"Abbiamo usato il canale infrarosso di MVIC per ampliare la nostra visione dello spettro di Plutone," ha detto John Spencer, del Southwest Research Institute (SwRI) di Boulder, Colorado. "I colori della superficie di Plutone sono stati migliorati in questa rappresentazione per rivelare i dettagli sottili di un arcobaleno che va dal blu pallido, ai gialli arancioni, fino al rosso scuro. Molte morfologie hanno colori distinti e raccontano una storia geologica e climatologica meravigliosamente complessa che abbiamo appena iniziato a decifrare."
Un nuovo mosaico riprende la migliore vista disponibile della Sputnik Planum, dove le montagne incontrano la pianura.
Questo scorcio mostra ghiacciai striscianti, laghi ghiacciati e rilievi a strapiombo. Il confine tra i due paesaggi è semplicemente definito da enormi blocchi di ghiaccio che sembrano essere rimasti alla deriva in un oceano congelato.
L'immagine ripresa durante il flyby del 14 luglio e trasmessa a Terra il 20 settembre, risolve caratteristiche di superficie fino a 250 metri. E' stata ripresa con LORRI e colorata utilizzando la mappa globale MVIC (qui sopra).
Uno sguardo ravvicinato evidenzia che in realtà la Sputnik Planum non è poi così pianura ma è sottilmente butterata da buche, bassi rilievi e terreno ondulato. Potrebbe trattarsi di dune formate da particelle ghiacciate di materiali volatili, particolarmente sensibili alla sublimazione.
Oltre alle immagini, gli ultimi dati ricevuti hanno permesso di ottenere una nuova mappa della distribuzione del metano ghiacciato sulla superficie di Plutone, rivelando netti contrasti: abbondante nella Sputnik Planum, è praticamente assente nella zona chiamata Cthulhu Regio, a parte un paio di creste isolate e il bordo di alcuni crateri. Anche le montagne ad ovest della Sputnik sembrano carenti di metano.
La distribuzione del metano è "tutt'altro che semplice," si legge nel report: in generale, "le concentrazioni più elevate appaiono nelle pianure e lungo i bordi dei crateri mentre è assente al centro dei crateri e nelle zone scure." Al di fuori della Sputnik Planum, il metano ghiacciato sembra preferire le aree più luminose ma gli scienziati non sono sicuri se questa distribuzione avviene perché quei punti sono più favorevoli alla condensazione del metano o se è la sua condensazione a renderli più brillanti.
"E' il classico problema: è nato prima l'uovo o la gallina?" ha detto Will Grundy del Lowell Observatory di Flagstaff, Arizona.
E' stata poi diffusa una vista globale del pianeta nano.
La foto, ingrandita di un fattore 2 dal team tramite deconvoluzione, una tecnica utilizzata nel digitale per migliorare la resa, risolve caratteristiche fino a 1,3 chilometri. Qui potete aprire l'immagine a piena risoluzione e visitare questo mondo incredibilmente variegato, apprezzandone le sottili variazioni cromatiche.
"Con queste immagini e dati appena ricevuti abbiamo scritto una nuova pagina su Plutone, cominciando a mostrare il pianeta a colori e la sua composizione," ha concluso Alan Stern, ricercatore principale di New Horizons. "Vorrei che Clyde Tombaugh (lo scopritore del pianeta, ndr) fosse vissuto fino a questo giorno."
Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA/JHUAPL/SWRI), la distribuzione del metano sulla superficie di Plutone.

Fonti: NASA - Alive Universe Today

22/09/2015 - Mosca lancia quattro satelliti con un razzo Rokot -

Il Ministro della Difesa della Russia ha annunciato il lancio di un veicolo di lancio leggero Rokot con a bordo tre satelliti per telecomunicazioni serie Rodnik (Gonets 3M) e un non meglio specificato satellite militare.
Il lancio del vettore leggero Rokot, sviluppato dalla compagnia statale Khrinichev, è avvenuto dal centro spaziale di Plesetsk, nella Russia nord-occidentale alle 1.00 ora di Mosca (le 24 di mercoledì ora italiana) dall'area 133 Pad 3 del cosmodromo. Lo stadio superiore Briz-KM ha eseguito due accensioni per portare i satelliti Gonets-3M, del peso di 282 kg ognuno, e il quarto satellite su un'orbita alta 1.500 km con inclinazione 82,5°.
Il vettore Rokot è un missile balistico intercontinentale RS-18 (SS-18 Stiletto nella terminologia occidentale) dismesso dalle Forze Strategiche Russe e riconvertito in vettore spaziale.
I satelliti Rodnik sono un veicolo per telecomunicazioni progettato per stabilire connessioni fra zone remote che hanno problemi di collegamenti. Quando i Rodnik passano sopra i territori il satellite raccoglie i messaggi che poi sono recapitati al destinatario prefissato.
Si è trattato del 52esimo lancio orbitale del 2015, il 49esimo a concludersi con successo. Nella foto (Credit: Eurockot) il lancio del razzo Rokot con i quattro satelliti.

Fonti: Nasaspaceflight - Sputnik News - Space Launch Report

23/09/2015 - La ULA sceglie la Orbital ATK per i booster del Vulcan -

La United Launch Alliance (ULA) e la Orbital ATK hanno annunciato un accordo strategico di lungo periodo nel quale la Orbital ATK diventerà l'unico fornitore dei booster a propellente solido per i veicoli di lancio Atlas V e Vulcan di ULA, a partire dal 2019, quando i nuovi motori saranno pronti al lancio.
Finora i booster a propellente solido che vengono utilizzati dal vettore Atlas 5 erano forniti dalla Aerojet Rocketdyne, così come i motori RL-10 dello stadio superiore Centaur. Grazie a questa collaborazione, la Orbital ATK investirà nel progetto, sviluppo e qualificazione di due nuovi motori a razzo con il design comune in modo da sfruttare la tecnologia. Questi motori potranno abbassare significativamente i costi di ULA e per il governo USA. Lo sviluppo dei nuovi motori a propellente solido inizieranno immediatamente per supportare la loro introduzione sul veicolo Atlas V a fine 2018 e sul veicolo Vulcan da metà 2019.
L'accordo per i nuovi motori a propellente solido espandono le relazioni a lungo termine fra la ULA e la Orbital ATK che già comprendono la fornitura di strutture in composito, ugelli, serbatoi del propellente e motori per la separazione dei motori dell'attuale versione dei razzi Delta IV e Atlas V. Inoltre la ULA fornirà due vettori Atlas V per la fornitura di servizio di lancio dei veicoli cargo Cygnus di Orbital ATK diretti alla Stazione Spaziale Internazionale ISS a fine 2015 e primi 2016. La Orbital ATK sta inoltre sviluppando anche il terzo stadio integrato per la missione Solar Probe Plus della NASA il cui lancio è fissato con un Delta IV Heavy nel 2018.
Nelle foto (Credit: NASA) un motore a propellente solido GME-60 di Orbital ATK utilizzato sul razzo Delta IV. I nuovi booster a propellente solido dei vettori Atlas 5 e Vulcan saranno una versione leggermente maggiorata di quel motore.

Fonti: ULA - Spaceflight Now

23/09/2015 - Rosetta 'prende le distanze' dalla sua cometa -

Rosetta si è messa di nuovo in marcia: questa notte alle 3:40 - ora italiana - del 23 settembre la cacciatrice di comete ha iniziato una manovra di escursione che entro tre settimane la porterà a 1.500 chilometri dal nucleo di 67P. L'obiettivo scientifico principale è quello di studiare la coda della cometa su scala più ampia, proprio mentre la sua attività è ancora alta durante il post-perielio. Inoltre, in questo lasso di tempo, tutti gli strumenti a bordo della sonda saranno operativi e sarà possibile studiare l'ambiente del plasma della cometa grazie a RPC, il Rosetta Plasma Consortium.
Oltre a studiare l’interazione del plasma con l’ambiente cometario, gli scienziati mirano anche ad individuare il cosiddetto 'bow shock': un fenomeno della magnetosfera planetaria o stellare, una sorta di confine nel quale il vento solare cade in modo brusco a contatto con la magnetopausa. L'esistenza del bow shock attorno all’apice dell’attività di una cometa è stato teorizzato nel 1967 da Ludwig Biermann e confermato negli ultimi decenni dalle osservazioni delle comete 21P / Giacobini-Zinner, 1P / Halley 26P / Grigg-Skjellerup e 19P / Borrelly.
L'arrivo di Rosetta alla distanza stabilita è dunque al momento previsto per il 30 settembre: la sonda si posizionerà sul lato diurno della cometa, sopra l'emisfero meridionale, a -60 gradi di latitudine. Non durerà molto: dopo aver raggiunto il punto più lontano, infatti, Rosetta accenderà nuovamente i suoi propulsori per tornare a 500 chilometri dal nucleo entro il 7 ottobre.
Quando una cometa si avvicina al Sole le molecole ghiacciate, acqua, monossido di carbonio e biossido di carbonio, sublimano in superficie e in profondità trascinando nello spazio anche le particelle di polvere: tutti questi elementi formano nel loro insieme la chioma.
Le molecole della chioma sono in origine neutre ma diversi processi di tipo fisico possono intervenire e rimuovere uno o più elettroni, ionizzando il gas. Gli ioni molecolari risultanti formano la magnetosfera della cometa dove inizia l'interazione con il vento solare ovvero il flusso di particelle cariche proveniente dall'alta atmosfera del Sole che porta con sé il campo magnetico della stella in tutto lo spazio interplanetario.
Gli ioni della chioma si muovono ad una velocità più bassa rispetto al vento solare. Quest’ultimo tende così ad accumularli nel bow shock, dove nasce una netta differenza dei valori del campo magnetico tra i due ambienti di plasma.
Rosetta non potrà allontanarsi così tanto dalla cometa e per questo motivo il team della missione ha deciso di eseguire questa manovra a qualche settimana dal perielio del 13 agosto: il periodo dovrebbe essere favorevole dato che ci si aspetta che il bow shock si trovi più vicino alla cometa, entro un migliaio di chilometri.
Oltre che cercare il bow shock, il team del Rosetta Plasma Consortium ha in programma una serie di misurazioni per identificare altre regioni di transizione. Mentre la risoluzione temporale dei dati sarà simile a quella ottenuta per altre comete, la risoluzione spaziale sarà certamente migliore dato che Rosetta si muove molto più lentamente della cometa. Inoltre, ci sarà la possibilità di studiare le variazioni temporali delle diverse regioni considerato che la sonda passerà molto tempo nella magnetosfera.
Nell'illustrazione (Credit: Modelling and simulation: Technische Universität Braunschweig and Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt; Visualisation: Zuse-Institut Berlin) il bow shock cometario.

Fonti: ASI - Alive Universe Today

22/09/2015 - Il nuovo potente razzo cinese per la missione lunare -

Un razzo vettore Lunga Marcia-5 (Chang Zheng-5 o CZ-5) è arrivato al porto di Tianjin, nel Nord della Cina, per essere spedito verso il nuovo sito di lancio di Hainan, dove lo attende una simulazione della missione lunare Chang'e-5 prevista per il 2017.
Sarà la prima volta che vi sarà una simulazione che coinvolge sia il razzo che una sonda, ha dichiarato l'Amministrazione Statale della Scienze, la Tecnologia e l'Industria per la Difesa Nazionale (SASTIND).
Il razzo Lunga Marcia-5 è stato progettato dall'Accademia Cinese per la Tecnologia dei Veicoli di Lancio assieme alla Corporazione Cinese di Scienza e Tecnologia Aerospaziale. Il debutto del vettore è previsto per il 2016.
Con una capacità di carico utile di 14 tonnellate in orbita di trasferimento geostazionario, la maggiore in tutta la Cina, il razzo aumenterà grandemente le capacità cinesi di accedere allo spazio.
La Cina prevede di lanciare la sua sonda lunare Chang'e-5 con il razzo Lunga Marcia-5 attorno al 2017 per completare l'ultimo capitolo dei tre passi del programma di esplorazione lunare cinese (entrare in orbita, atterrare e ritornare).
Chang'e-5 dovrebbe compiere diversi passi tecnologici, compresa la raccolta automatica dei campioni, l'ascesa dalla Luna senza un sito di lancio e un attracco automatico a 400.000 km (forse volevano scrivere 400 km, ndr) sopra la superficie lunare.
Nell'illustrazione artistica (Credit: People China) il razzo vettore Lunga Marcia-5 in volo.

Fonti: Spacedaily - People China

Nella foto (Credit: Boeing), la parte superiore del modello strutturale di CST-100.

22/09/2015 - La Boeing identifica i siti principali di atterraggio per il CST-100 Starliner -

I primi voli della capsula commerciale per equipaggi CST-100 Starliner della Boeing si concluderanno, molto probabilmente, con un atterraggio nelle vaste pianure desertiche del New Mexico o dello Utah.
La Boeing sta completando una lista di cinque siti candidati negli Stati Uniti Occidentali, ma il Poligono dell'Esercito di White Sands nel New Mexico e il poligono dell'esercito di Dugway nello Utah saranno inizialmente i luoghi principali di rientro, ha detto Chris Ferguson, vice capo del programma CST-100 Starliner.
La capsula concluderà ogni missione con i paracadute e l'atterraggio con gli airbag, a partire dal primo volo di prova di CST-100, previsto nel 2017. La Boeing sta sviluppando il programma, grazie a un contratto del valore di 4,2 miliardi di dollari con la NASA, che, nello stesso tempo ha un accordo anche con la SpaceX in modo che l'agenzia spaziale possa disporre di due veicoli indipendenti per trasportare gli astronauti fra la Terra e la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
"Con una capsula non possiamo avere il tremendo raggio di rientro al quale eravamo abituati con lo Space Shuttle," dice Ferguson, due volte comandante di navette fra le quali l'ultima missione nel 2011. "Ecco perché abbiamo bisogno di altri siti che ci possano dare l'opportunità di atterraggio, nel corso dell'anno, quando ne abbiamo bisogno. Con cinque siti potremmo avere circa 450 occasioni di atterraggio ogni anno ed abbastanza opzioni, considerando anche la possibilità di condizioni meteo avverse, di atterrare nello stesso giorno che la capsula lascerà la ISS."
Tutti i candidati al momento in corsa si trovano negli Stati Uniti occidentali e questo perché la capsula dovrà abbandonare il suo modulo di servizio per un rientro distruttivo poco prima del rientro in atmosfera ed è sicuro che questo avvenga sopra l'Oceano Pacifico.
La Boeing spera di poter eseguire il primo volo di prova della capsula CST-100 Starliner, senza equipaggio, nel maggio 2017. A questo seguirà un test di aborto sulla rampa da tenersi a White Sands in agosto. La prima missione demo con equipaggio di due uomini, un astronauta Boeing e uno NASA, nel settembre 2017 e, se il veicolo supererà bene questo test e verrà qualificato per il volo regolare con la ISS, la prima missione operativa con rotazione equipaggio nel dicembre 2017.
Durante le missioni della CST-100 Starliner il controllo missione rimarrà presso il Johnson Space Center della NASA e questo anche per sfruttare l'esperienza acquisita in tanti anni di operazioni Shuttle.
Intanto la costruzione dello Starliner prosegue presso il Kennedy Space Center e il programma arriverà ad impiegare 550 persone sulla costa della Florida quando CST-100 entrerà in piena operatività. I primi pezzi del modello strutturale (STA) del CST-100 Starliner, si trovano all'interno dell'edificio che una volta era l'hangar degli Shuttle, presso il KSC. Una volta completato questo modello utilizzato per le prove inizieranno ad arrivare al Kennedy le parti del primo CST-100 completo e pronto al volo chiamato 'unità di qualificazione' che però sarà destinato al test di aborto al lancio.
Il modello volante successivo sarà quello dedicato sia per la missione demo senza equipaggio che per la prima con equipaggio. Ogni capsula è stata progettata per poter essere utilizzata fino a 10 volte e la Boeing costruirà almeno tre veicoli operativi. I moduli di servizio invece vanno persi ad ogni missione. La compagnia potrebbe ordinare altre capsule se la Boeing vincesse il secondo contratto per il rifornimento cargo della stazione, che verrà annunciato a novembre.
I progettisti hanno intanto aggiunto dei pannelli solari sul modulo di servizio di CST-100 per dare al veicolo maggiore energia. "Il programma di missione prevede che la capsula attracchi con la ISS entro 24 ore dal lancio, possa rinviare l'attracco di 24 ore e riprovare e rimanere agganciata alla stazione per sei mesi. Anche dopo la partenza dalla stazione si può prevedere un rinvio di atterraggio di 24 ore," dice Ferguson. "Ora possiamo mantenere questi tempi grazie alle batterie e ai pannelli solari istallati."
Ferguson ha detto che la Boeing e la NASA annunceranno il primo equipaggio per il volo di prova di CST-100 solo il prossimo anno e i due saranno un pilota Boeing e un astronauta NASA. Molti osservatori credono che proprio Ferguson, un veterano di tre missioni Shuttle, possa essere il pilota di prova della Boeing per quel volo inaugurale.
La NASA ha già annunciato un gruppo di quattro astronauti che inizieranno l'addestramento con i sistemi delle capsule commerciali CST-100 e Crew Dragon ma nessun specifico equipaggio è stato, al momento, annunciato.
La Boeing e la SpaceX inizieranno i voli con equipaggio verso la fine del 2017 solo se il Congresso accetterà di finanziare gli 1,2 miliardi di dollari richiesti dalla NASA per il programma commerciale equipaggi richiesto per il 2016.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) l'atterraggio al suolo, con paracadute e airbag, di CST-100 Starliner. Nella foto in alto a destra (Credit: Boeing), la parte superiore del modello strutturale di CST-100 ripresa all'interno dell'hangar al Kennedy Space Center.

Fonti: Spaceflight Now - Boeing

Nella foto (Credit: Massimo Martini), il mockup del modulo equipaggio Casper di Apollo 16.

22/09/2015 - A Volandia il primo padiglione museale italiano dedicato all'astronautica -

Per chi, come me, è un appassionato del volo, soprattutto quello spaziale, una visita al Parco e Museo di Volandia, realizzato dal recupero delle Officine Aeronautiche Caproni fondate nel 1910 a Malpensa, è obbligatorio.
Finalmente, dopo tanto tempo e numerosi cortesi inviti da parte dell'amico Luigi Pizzimenti (Curatore del padiglione Spazio), sono riuscito a compiere questo 'pellegrinaggio' sabato 20 settembre 2015.
Il primo impatto è di quelli di entrare in un luogo dove si 'respira' la storia dell'aviazione italiana, quella che, fin dai primi anni del secolo scorso, era ai vertici mondiali. I capannoni con le immagini degli operai che costruivano quelle prime macchine volanti fanno compiere un vero salto all'indietro nel tempo.
Le aree del museo sono ben 11 e suddivise dai voli pioneristici in mongolfiera fino al convertiplano, perfetta fusione tra volo orizzontale e verticale. Tante emozionanti embientazioni, sale video, un planetario didattico e, quello che più ci interessa, un padiglione interamente dedicato allo spazio e sarà questo che vi illustrerò più dettagliatamente. Il padiglione Spazio-Planetario è gestito dalla Fondazione Osservatorio Astronomico di Tradate, FOAM13 e realizzato con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’European Space Agency e Finmeccanica. Il padiglione si svolge partendo dai principali 'padri' dell'astronautica: Costantin E. Tsiolkovski, Robert Goddard, Hermann Oberth, Wernher von Braun e Sergej Korolëv. Le sale sono corredate da pannelli esplicativi molto dettagliati e di chiara esposizione. Modellini di razzi e di satelliti completano l'arredo delle sale. Un video mostra le immagini in diretta di NASA TV mentre sopra di esso spicca un modello in scala reale del primo satellite artificiale Sputnik. Molto dettagliati anche i pannelli con le numerose missioni scientifiche delle sonde robotiche verso i pianeti e gli osservatori spaziali che ci hanno permesso di osservare l'Universo in tutte le lunghezze d'onda.
Una delle ultime aggiunte del padiglione è un modello molto grande, oltre un metro di diametro, della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko sulla quale è sceso il lander Philae della missione europea Rosetta.
Ovviamente proseguendo troviamo la storia del volo spaziale umano, da Gagarin e la sua Vostok, le Mercury e le Gemini fino alla conquista della Luna con le missioni Apollo. Una intera grande sala è dedicata al 'sogno più grande dell'uomo', tanto per ricordare il libro dedicato a quei momenti storici scritto dall'amico Pizzimenti. In questa sala troviamo la ricostruzione dell'allunaggio e possiamo camminare in un'ambientazione lunare molto coinvolgente che ci porta in un luogo dove solo 12 persone nella storia dell'uomo hanno camminato finora... la LUNA. Un altro pezzo importante è il mockup del modulo equipaggio Apollo della missione Apollo 16, ricostruito con dovizia di particolari maniacali dal gruppo del FOAM13. E' fantastico vedere a cosa possa arrivare la passione di un gruppo di persone per il volo spaziale umano. La ricostruzione della capsula sfida i veri modelli esposti in musei dell'aviazione molto più blasonati.
Ovviamente non poteva mancare una parte dedicata alle navette, dallo Space Shuttle della NASA allo sfortunato Buran russo. Poi arriviamo al presente dell'esplorazione spaziale umana con quella meraviglia che è la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Una curiosità è un'ambientazione spaziale donata al museo e proveniente da una famosa pubblicità di un gestore telefonico nostrano incentrata su una ipotetica stazione spaziale, ma che si integra perfettamente in questa esposizione.
Insomma, che dire, se siete veramente appassionati di spazio, o anche semplicemente curiosi di tutto quello che vola, Volandia, l'unico museo in Italia con questo livello di dettaglio dell'astronautica, è il luogo che fa per voi e trascorrerete alcune ore immersi in questo 'magico' mondo che però è così reale e fondamentale per il futuro della specie umana.
Inoltre all'esterno dei capannoni si trova un grande parco dove poter fare Pic-Nic e i bambini possono giocare tranquillamente. Il costo del biglietto, per gli adulti 11 Euro è totalmente ripagato da quello che si vede, respira, ascolta in questo luogo che 'profuma' di storia.
resoconto di Massimo Martini, curatore di Astronautica.us.
Nella foto (Credit: Massimo Martini) la coinvolgente sala dove possiamo rivive l'uomo sulla Luna. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Massimo Martini), il mockup del modulo equipaggio Casper di Apollo 16. Il vero modulo, con il quale John W. Young, Charles Duke e Thomas Mattingly arrivarono sulla Luna e tornarono, si trova esposto presso l'Alabama Space and Rocket Center di Huntsville, in Alabama.

Fonti: Volandia - NASA

Nell'immagine (Credit: AsiTV), la schermata iniziale della nuova AsiTV.

22/09/2015 - 'Rivoluzione' AsiTV: è online la nuova webtv dello spazio -

Cambia il modo di esplorare l'universo nel cyberspazio: AsiTV, la piattaforma di informazione interattiva dell’Agenzia Spaziale Italiana si aggiorna, festeggiando il suo quinto compleanno in rete con un update radicale, in linea con le ultime tendenze del video on demand, per offrire un'esperienza di navigazione ancora più fluida e completa.
In questo nuovo capitolo della propria avventura, la webtv dello spazio che parla italiano si presenta ai cybernauti con un'interfaccia completamente rinnovata: la carrellata di video news strillate sullo schermo e disposte in una griglia a mosaico offre in un solo colpo d'occhio una panoramica sugli ultimi contenuti pubblicati, supportata dallo slider che consente di spostarsi 'indietro nel tempo' per consultare i video precedenti. Ogni filmato, che conquista una sua pagina dedicata fullscreen, è disponibile per il download ed è corredato dai tool di condivisione e da una selezione di parole chiave che introducono la funzione di navigazione tematica. Non un semplice cambio di look, dunque, piuttosto una piccola rivoluzione a misura di user che offre all'utente la possibilità di dirigere la propria curiosità verso ogni angolo dell'universo, scegliendo il proprio percorso sulla via della video-esplorazione del cosmo.
"Lo spazio - spiega Roberto Battiston, presidente dell'ASI - è una cosa meravigliosa che va dalla fantascienza e il sogno alle cose molto concrete che riguardano la vita quotidiana, la navigazione, le telecomunicazioni, l'osservazione della terra con grandissima precisione. Tutto questo viene raccolto e raccontato nei filmati che potete trovare su questo portale completamente rinnovato. Per capire perchè facciamo spazio e soprattutto quali sono i ritorni e i risultati di questo grande investimento, di questa straordinaria avventura a cui l'Agenzia Spaziale Italiana partecipa come Italia all'interno dell'ESA e direttamente nei rapporti con tutte le agenzie spaziali e il resto del mondo."
Gli amici internauti dello spazio targato Italia, a migliaia quelli raggiunti dalle notizie cosmiche attraverso i social network, potranno alimentare il flusso di condivisioni 'surfando' tra le video news e i contenuti educational, partecipando a un’agorà virtuale con tweet spediti in orbita direttamente sulla Stazione Spaziale Internazionale, spunti e suggerimenti ad @ASI_spazio e lo sharing di immagini caricate sul nuovo canale dedicato alle istantanee rubate all’universo. Sul fronte delle dirette web, un sipario dedicato si alzerà, di volta in volta, sugli appuntamenti più importanti made in space: grazie a un box in homepage direttamente al cuore dell’evento trasmesso in live streaming.
Inoltre tanti contenuti video in più implementati con i contributi ESA e NASA, una nuvola di tag in homepage per facilitare la navigazione tra le info, una voce direttamente dal sito asi.it e un fil rouge con l’ambiente social: un restyling intrigante su uno sfondo stellato a cui è affidato il compito di attrarre un bacino sempre maggiore di utenti profani nella propria orbita attraverso una comunicazione smart e accattivante. Un viaggio fatto di immagini attraverso i nodi della rete per tradurre in byte la conquista italiana dell’infinito.
La carriera televisiva nella ragnatela della webtv di casa ASI inizia nel 2010. Un tour universale a portata di mouse nato per aprire una finestra sulle numerose attività dell’Ente e guidare il pubblico nei misteriosi meandri del cielo profondo che si rivela sin da subito vincente, accalappiando turisti del web affamati di spazio e mietendo statuette: proprio come una star multimediale AsiTV si aggiudica i premi 'Capo d’Orlando', 'La PA che si vede' e conquista il 'Teletopo', l'oscar delle webtv. Nel 2014 spopola con punte di 248.800 utenti unici, quasi un milione di pagine visitate e oltre 8 milioni di click, un’anabasi cibernetica in compagnia dei vari format, come i longevi Pulsar e SpazioTempo e il neonato Space Amarcord, e dei live streaming che hanno mandato in onda le storiche passeggiate nello spazio di Luca Parmitano e il lancio in orbita di Samantha Cristoforetti che hanno tenuto incollati al pc decine di migliaia di spettatori.
Alla pagina del link una selezione di contenuti per lanciarsi nell'esplorazione della nuova AsiTV.
Nell'illustrazione (Credit: ASI) il logo di AsiTV. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: AsiTV), la schermata iniziale della nuova AsiTV.

Fonte: ASI

20/09/2015 - Debutta con successo il razzo cinese Lunga Marcia 6 -

Il razzo cinese Lunga Marcia 6, spinto da una miscela di kerosene e ossigeno liquido, ha con successo portato in orbita, alla sua prima missione eseguita sabato, 20 piccoli satelliti, segnando una rivoluzione nella storia dei missili cinesi e preparando così il Paese a testare, entro i prossimi mesi, il suo più grande vettore.
Il Lunga Marcia 6 (Chang Zheng 6, o CZ-6) è decollato alle 7:01 a.m. locali (le 1:01 italiane di domenica 20 settembre) dal nuovo sito di lancio 16 presso il centro spaziale Tayuan, nella provincia nord occidentale cinese di Shanxi.
Spinto da una generazione completamente nuova di motori a razzo, il vettore ha segnato l'inizio della transizione della Cina dai vecchi lanciatori di satelliti che bruciavano propellenti tossici. Le prime serie di razzi Lunga Marcia consumano un propellente chiamato idrazina, altamente tossico per l'ambiente e gli esseri umani, e che derivava direttamente dalla tecnologia missilistica cinese sviluppata all'epoca della Guerra Fredda.
L'agenzia di stampa cinese Xinhua ha confermato che il lancio è stato un successo e i militari USA hanno indicato che domenica, alcuni oggetti multipli associati alla missione, si trovavano su un'orbita quasi circolare a 525 km di quota con inclinazione di 97,5°,
Il primo stadio del Lunga Marcia 6 è spinto da un motore principale YF-100, un propulsore a combustione al quale gli ingegneri cinesi hanno lavorato fin dal 2000. La televisione di stato cinese ha riportato che il motore è in grado di generare una spinta di 120 tonnellate.
Questo stesso motore sarà installato sui più potenti Lunga Marcia 7 e Lunga Marcia 5 in fase di sviluppo.
Il primo stadio ha funzionato per circa 155 secondi prima di essere sganciato.
Un secondo motore kerosene/ossigeno liquido, lo YF-115, ha spinto per 290 secondi il secondo stadio di CZ-6, mentre un terzo stadio, dotato di quattro piccoli motori YF-85 alimentati a perossido d'idrogeno e kerosene, ha piazzato i 20 satelliti in orbita.
Il CZ-6 è stato sviluppato dal CASC (Corporazione Tecnologica di Scienza Aerospaziale Cinese). Il primo stadio misura un diametro di 3,35 metri ed ospita 76 tonnellate di propellenti, il secondo stadio ha un diametro di 2,25 metri e ospita circa 15 tonnellate di propellenti. Il carico utile è ospitato all'interno di un'ogiva protettiva di 2,6 metri di diametro. L'integrazione dei CZ-6 avviene orizzontalmente all'interno di un hangar vicino alla rampa di lancio. Un veicolo di trasporto apposito lo trasporta fino alla rampa e lo innalza in verticale poco prima del lancio.
Questo vettore è stato ideato principalmente per l'inserimento in orbita di microsatelliti. Alto circa 29 metri, il CZ-6 è in grado di portare fino a 1.500 kg di cargo su un'orbita bassa. Alcuni dei 20 satelliti inviati nello spazio sabato erano ospitati all'interno di satelliti madre, dove si trovavano per essere rilasciati in seguito. Molti di questi piccoli satelliti sono stati assemblati da studenti delle università cinesi.
I satelliti condurranno dimostrazioni tecnologiche in orbita, compresi test di propulsione elettrica, comunicazioni radio spaziali, nuovi software, nuove telecamere e ri-trasmissione per radio amatori.
Quello di oggi è stato il 51esimo lancio orbitale del 2015, il 48esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua) il momento del decollo inaugurale del razzo vettore cinese Lunga Marcia 6.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report - Xinhua

Nella foto (Credit: ESA/Thales Alenia Space), il modulo Schiapparelli, sulla sinistra, e il TGO.

18/09/2015 - Slitta di due mesi il lancio di ExoMars 2016 -

Un problema recentemente scoperto su due sensori del sistema propulsivo del modulo dimostratore di ingresso, discesa ed atterraggio, hanno imposto la raccomandazione di spostare il lancio della missione ExoMars 2016, inizialmente prevista per gennaio, a marzo, rimanendo però ancora all'interno della finestra di lancio dei primi del 2016.
ExoMars è un'impresa comune fra l'ESA e l'agenzia spaziale russa Roscosmos. La raccomandazione è stata fatta in pieno coordinamento fra le due agenzie e sarà ufficialmente presa durante l'incontro di revisione previsto per il 24 settembre.
Il modulo Schiapparelli dovrà testare le tecnologie chiave che dimostrino la capacità europea di eseguire un atterraggio controllato su Marte.
I 600 kg di Schiapparelli arriveranno su Marte a bordo del Trace Gas Orbiter, che successivamente entrerà in orbita attorno al Pianeta Rosso per iniziare la sua missione quinquennale di studio dell'atmosfera superiore potenzialmente connessa con la presente attività geologica o biologica di oggi.
Schiapparelli si separerà dall'orbiter tre giorni prima di raggiungere Marte, entrando nella sua atmosfera a 21.000 km/h. Dopo una fase di aerofrenata eseguita nell'atmosfera superiore e una fase di paracadute, un propulsore a propellente liquido frenerà il modulo a meno di 5 km/h ad appena 2 metri dalla superficie.
In quel momento il propulsore verrà spento e il lander cadrà al suolo, dove l'impatto verrà assorbito da una struttura collassabile inserita nel modulo.
Trascorreranno meno di otto minuti fra il momento che Schiapparelli entrerà nell'atmosfera e il suo atterraggio su Marte in una regione conosciuta come Meridiani Planum.
Però un difetto è stato recentemente scoperto in due trasduttori di pressione montati nel sistema propulsivo.
"Un guasto nel processo di produzione dei trasduttori di presione è stato identificato e questo problema sulla dispersione, rappresenta uno dei rischi maggiori per il successo dell'atterraggio su Marte," ha detto Don McCoy, project manager di ExoMars per ESA.
"L'ESA ha deciso di non accettare quel rischio e di rimuovere entrambe le unità dal modulo di atterraggio, l'effetto a cascata ha portato a non poter più mantenere la finestra di lancio di gennaio 2016 e di dover slittare a quella di riserva, in marzo."
"Siamo soddisfatti di aver identificato il problema al momento giusto, e ora stiamo concentrando i nostri sforzi per il lancio del 14 marzo."
I sensori non fanno parte del ciclo di controllo necessario per l'atterraggio, ma avrebbero fornito i dati per il monitoraggio del sistema. Per poter confermare la nuova finestra di lancio, è scaturita la decisione di rimuovere le parti piuttosto che sostituirle.
La nuova finestra è aperta dal 14 al 25 marzo e, grazie alle posizioni orbitali relative fra la Terra e Marte, la missione arriverà su Marte sempre in ottobre, lo stesso che se fosse stata lanciata a gennaio.
Una serie di sensori scientifici su Schiapparelli raccoglierà i dati durante l'ingresso e la discesa nell'atmosfera, e i suoi strumenti eseguiranno misurazioni locali dell'ambiente nel punto di atterraggio.
Comunque, dato che lo scopo principale di Schiapparelli è quello di dimostrare le tecnologie necessarie per un atterraggio in preparazione di missioni future, la fase scientifica sarà limitata: il modulo opererà sulla superficie solo per un breve periodo, alimentato da batterie.
Schiapparelli rimarrà un obiettivo per futuri studi di collimazione laser, dato che ospita un riflettore progettato per questo scopo.
Il Trace Gas Orbiter, così come le altre missioni ESA e NASA già in orbita attorno a Marte, fornirà il supporto nelle comunicazioni di missioni future. Fra queste vi sono la ExoMars 2018, che vedrà un rover e una piattaforma strumentale sulla superficie.
Entrambe le missioni ExoMars saranno lanciate per mezzo di razzi vettori Proton dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/ATG medialab) la separazione, in vista di Marte, del modulo Schiapparelli dal Trace Gas Orbiter nella missione ExoMars 2016. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/Thales Alenia Space), il modulo Schiapparelli, sulla sinistra, e il TGO.

Fonte: ESA

18/09/2015 - L'equipaggio 'One Year' conduce ricerca medica in attesa del prossimo cargo -

Con la seconda parte della loro missione in corso, i due membri dell'equipaggio di 'One Year' - quasi un anno intero consecutivo da trascorrere in orbita a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) - hanno proseguito anche questa settimana una serie di esperimenti biomedici. I sei membri di Spedizione 45 si stanno inoltre preparando per un nuovo arrivo spaziale previsto ai primi del prossimo mese.
Il Comandante Scott Kelly e l'Ingegnere di Volo Mikhail Kornienko si stanno sottoponendo a una varietà di studi medici nello spazio fin dal marzo scorso. Gli scienziati stanno osservando, sui membri dell'equipaggio, gli effetti del vivere nello spazio per lungo tempo. Questa settimana i due hanno esplorato la pressione cranica e il calo visivo che alcuni astronauti della stazione hanno lamentato allo scopo di aiutare la NASA nel preparare i futuri membri dell'equipaggio che compirà il viaggio verso Marte.
La prossima missione cargo, ISS Progress 61 (61P), diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è prevista per il lancio il 1° ottobre e con l'attracco sei ore dopo al boccaporto posteriore del modulo di servizio Zvezda. Un paio di cosmonauti si sono esercitati venerdì nelle tecniche che potrebbero utilizzare nel malaugurato caso che diventi necessario utilizzare il sistema comandato roboticamente per far attraccare in manuale la 61P.
La spettacolare foto (Credit: NASA/Scott Kelly), postata dal Comandante Kelly su Twitter il 5 settembre e scattata dalla ISS, era accompagnata da queste parole: "#buonanotte #Terra! Rendimi orgoglioso e cercherò di fare lo stesso. #YearinSpace".

Fonti: NASA ISS blog

18/09/2015 - Prosegue la preparazione dell'orbiter BepiColombo -

I moduli del veicolo spaziale BepiColombo saranno visibili al pubblico durante l'Open Day del 4 ottobre prossimo presso il centro tecnico ESTEC dell'ESA a Noordwijch, in Olanda.
Questo è l'hardware di BepiColombo che volerà, a partire dal gennaio 2017, per il suo viaggio lungo sette anni che lo porterà a Mercurio.
Il Mercury Planetary Orbiter europeo si trova al di sopra del veicolo di trasporto, il Mercury Transfer Module, il cui compito è quello di raggiungere le vicinanze del pianeta più interno del Sistema Solare. In questa immagine (Credit: ESA) non si vede il Mercury Magnetosphere Orbiter, di costruzione giapponese, che si trova sulla sommità del complesso BepiColombo.
Il veicolo del Giappone entrerà su un'orbita altamente ellittica per studiare l'enigmatico forte campo magnetico del pianeta, mentre la sonda dell'ESA si posizionerà su un'orbita di circa 400x1500 km di altezza per poter eseguire la mappatura della superficie. BepiColombo si trova attualmente presso il centro di prova dell'ESTEC a Noordwijk, in Olanda, la struttura europea più grande per i test dei veicoli spaziali.

Fonti: Spaceref

17/09/2015 - SOHO scopre la sua 3.000esima cometa -

L'Osservatorio Eliosferico e Solare (SOHO) della ESA/NASA, ha scoperto la sua 3.000 cometa il 14 settembre 2015. La si può osservare come un punto sfocato nell'inserto dell'immagine (Credit: ESA/NASA/SOHO) che punta verso il Sole. La scoperta è stata fatta da Worachate Boonplod di Samut Songkhram, in Tailandia.
SOHO è stato lanciato nel 1995 per osservare il Sole, la sua tempestosa atmosfera e il flusso del vento solare che si disperde nello spazio interplanetario. Il telescopio ha mostrato di essere un validissimo cacciatore di comete, una cosa non prevista, ma che ha avuto un successo inaspettato.
Grazie alla sua chiara vista dei dintorni del Sole, SOHO riesce facilmente a scorgere il tipo speciale di comete chiamato 'sungrazer' - a causa del loro avvicinamento al Sole.
Prima del lancio dell'osservatorio SOHO solo una dozzina di comete era stata scoperta dallo spazio mentre circa 900 da osservatori al suolo.
"SOHO ha una vista di circa 20 milioni di km attorno al Sole," ha detto Joe Gurman, scienziato della missione SOHO presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland. "Quindi ci saremmo aspettati i vedere ogni tanto qualche brillante cometa vicino al Sole. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare di scovarne circa 200 l'anno."
Quasi il 95% delle scoperte di comete con SOHO sono state eseguite dagli 'scienziati cittadini' grazie al fatto che i dati di SOHO vengono resi disponibili online quasi in tempo reale.

Fonti: NASA - ESA

Nella foto (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI), le maestose montagne, pianure ghiacciate e nebbie di Plutone.

17/09/2015 - WOW! Questo è Plutone -

Le ultime immagini provenienti dalla sonda New Horizons della NASA hanno lasciato gli scienziati senza parole - non solo per i panorami mozzafiato delle montagne ghiacciate di Plutone, gli strati di azoto ghiacciato e le nebbie basse, ma anche per il loro stranamente familiare look antartico.
Questa (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) nuova immagine di Plutone crescente - ripresa con la fotocamera Ralph/Multispectral Visual Imaging Camera (MVIC) di New Horizons il 14 luglio e inviata a Terra il 13 settembre - offre una visuale obliqua del panorama plutoniano con un coinvolgente contro-luce del Sole. L'immagine, che mostra la varietà dei terreni di Plutone e la sua estesa atmosfera, misura 1.250 km da un lato all'altro.
Queste immagini ci fanno sentire come fossimo lì, su Plutone, a osservare il panorama," ha detto Alan Stern, ricercatore principale della missione, del Southwest Research Institute, Boulder, Colorado. "Ma è anche una miniera di informazioni scientifiche che rivelano nuovi incredibili dettagli dell'atmosfera di Plutone, delle sue montagne, dei ghiacciai e delle pianure."
Grazie alla sua retroilluminazione favorevole e alta risoluzione, questa immagine MVIC rivela anche nuovi dettagli di nebbie tenui ma anche dell'estesa atmosfera di azoto di Plutone. L'immagine mostra più di una dozzina di sottili strati di foschia che si estendono dalla prossimità del suolo ad almeno 100 chilometri sopra la superficie. Inoltre, l'immagine rivela almeno un banco di nebbia simile a foschia bassa illuminata dal Sole al tramonto contro il lato oscuro di Plutone, rastrellato dalle ombre dalle montagne vicine.
"Oltre ad essere di forte impatto visivo, queste nebbie basse suggeriscono che il tempo cambia di giorno in giorno su Plutone, proprio come fa qui sulla Terra," ha detto Will Grundy, che guida la squadra al Lowell Observatory di Flagstaff, Arizona.
In combinazione con altre immagini scaricate di recente, questa nuova immagine fornisce anche la prova di una notevole somiglianza, su Plutone, al ciclo "idrologico" della Terra - ma che coinvolge ghiacci morbidi ed esotici, tra cui l'azoto, piuttosto che l'acqua ghiacciata.
C'è tutta una zona in alto a destra della Sputnik dove sembra di vedere proprio le tracce di fluidi mescolati e ghiacciai in movimento. Queste strutture sono simili ai flussi ghiacciati ai margini della calotta polare in Groenlandia e Antartide.
"Non ci aspettavamo di trovare un accenno di un ciclo glaciale a base di azoto su Plutone in grado di operare nelle condizioni di freddo del Sistema Solare esterno," ha detto Alan Howard, dell'Università della Virginia, membro del team di geologi. "Guidato dalla debole luce solare, questo sarebbe direttamente comparabile al ciclo idrologico che alimenta le calotte di ghiaccio sulla Terra, dove l'acqua evapora dagli oceani, cade come neve e viene restituita ai mari attraverso il flusso glaciale."
"Plutone è sorprendentemente simile alla Terra," ha aggiunto Stern.
Per poter godere delle immagini ad alta risoluzione potete andare sul sito NASA qui sotto indicato. Per avere alcune immagini elaborate da Elisabetta Bonora, Marco Faccin e Marco Di Lorenzo andate alla pagina di Alive Universe Today.
Nella foto in alto (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI), le maestose montagne, pianure ghiacciate e nebbie di Plutone. L'immagine è stata scattata 15 minuti dopo il sorvolo di Plutone con la sonda New Horizons che si è voltata verso il Sole per riprendere questa vista vicino al tramonto.

Fonti: NASA - Alive Universe Today

16/09/2015 - La Luna è stressata dalla Terra! -

Nuovi risultati basati sui dati rilevati dalla sonda della NASA Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) mostrano che la forza gravitazionale della Terra ha influenzato, e continua ad influenzare, l'orientamento di migliaia di caratteristiche sulla superficie della Luna.
Nel 2010, i ricercatori che studiano le immagini della fotocamera NAC (Narrow Angle Camera) a bordo della sonda annunciarono la scoperta di 14 nuove "scarpate lobate" (tipo quelle in questa immagine - Credit: NASA/LRO) che si andavano ad aggiungere alle 70 circa già note, fotografate dall'Apollo Panoramic Camera. Considerata la loro distribuzione casuale, il team aveva supposto che la Luna si stesse restringendo.
Queste scarpate sono lunghe in genere sui 10 chilometri per qualche metro di altezza e si sono probabilmente formate quando l'interno del satellite si stava raffreddando, causando una contrazione globale.
Ora, dopo oltre 6 anni in orbita, la Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC) a bordo di LRO ha ripreso quasi tre quarti della superficie lunare ad alta risoluzione, permettendo la scoperta di oltre 3.000 strutture topografiche simili. Ciò le ha rese automaticamente una caratteristica distintiva e diffusa sulla superficie del nostro satellite.
L'analisi degli orientamenti di queste piccole scarpate ha sorprendentemente mostrato che la loro disposizione è influenzata dalle forze di marea esercitate dalla Terra.
Se la loro formazione fosse legata esclusivamente ad un processo di contrazione globale, non esisterebbe un modello ben definito perché le forze contraenti agiscono in egual misura in tutte le direzioni.
Ma "questo non è quello che abbiamo trovato," ha detto Thomas Watters del National Air and Space Museum in Washington. "C'è un modello negli orientamenti delle migliaia di caratteristiche che suggerisce che qualcosa di diverso sta influenzando la loro formazione, qualcosa che le sta riallineando e sta agendo su una scala globale." Watters è l'autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Geology.
Sulla Luna agiscono quindi altre forze che non provengono dal suo interno ma dalla Terra: sono le forze di marea.
Quando queste ultime si sovrappongono alla contrazione globale, la combinazione delle due causa proprio gli orientamenti osservati.
"Grazie all'alta definizione di LROC continuiamo a scoprire caratteristiche inedite e questo è davvero notevole," ha detto Mark Robinson dell'Arizona State University, principale scienziato per LROC e co-autore del documento.
Le scarpate sono molto giovani, così giovani che si stanno formando ancora oggi.
I modelli dimostrano che le sollecitazioni di picco avvengono quando la Luna è all'apogeo e di conseguenza, anche i terremoti lunari potrebbero essere più frequenti quando la Luna è più lontana dalla Terra.
Ringraziamo Elisabetta Bonora (@EliBonora) di Alive Universe Today per l'articolo.

Fonti: Alive Universe Today - NASA

Nella foto (Credit: NASA/Robert Markowitz), dimostrazione di come sono sistemati quattro membri dell'equipaggio all'interno di Orion.

16/09/2015 - Il primo volo di Orion con astronauti viene rinviato al 2023 -

Il primo volo pilotato della capsula spaziale Orion della NASA, un veicolo progettato per trasportare gli astronauti lontano dalla Terra per la prima volta nel corso di due generazioni, potrebbe slittare dal 2021 al 2023, lo ha dichiarato ufficialmente l'agenzia mercoledì.
Una recente revisione del programma ha messo in luce i rischi che minacciano la data di lancio della missione abitata dell'agosto 2021, e i responsabili hanno concluso che la missione slitterà nel tempo.
La NASA ha fissato ora ufficialmente l'aprile del 2023 come periodo nel quale si aspetta che il veicolo spaziale Orion sia pronto ad ospitare esseri umani per un volo attorno alla Luna.
"Il team continua a lavorare verso la data dell'agosto 2021, ma ci stiamo impegnando perché non sia oltre l'aprile 2023," ha detto Robert Lightfoot, amministratore associato della NASA. "Non vedo motivi, così presto, per modificare la 'data di lavoro' per la squadra e non li vede nemmeno la commissione di revisione."
Lightfoot dice che la data di lancio di aprile 2023 per la prima missione Orion con astronauti è possibile con il 70% di sicurezza, tenendo conto della politica NASA.
La NASA non ha ancora calcolato modelli sicuri per la data di lancio prevista nel 2021, ma "non vi è un gran livello di fiducia, ve lo dico, solo perché le cose che vediamo storicamente saltano," dice Lightfoot.
Il veicolo spaziale Orion, progettato per ospitare quattro astronauti fino a 21 giorni nello spazio profondo, decollerà dalla sommità dello Space Launch System (SLS) della NASA, un gigantesco razzo in fase di sviluppo e che sfrutta tecnologie e propulsione dal vecchio programma Space Shuttle.
Un volo di prova del lanciatore pesante con una capsula Orion senza equipaggio, chiamato Exploration Mission-1 (EM-1) rimane in lista per la fine del 2018, dice Lightfoot, ma dovrà essere sottoposto ad un'altra revisione entro la fine di quest'anno. Il volo Exploration Mission-2 (EM-2), ora previsto non prima dell'aprile 2023, sarà il primo lancio spaziale del programma con astronauti a bordo.
La revisione di conferma del programma Orion, tenutasi presso la sede centrale della NASA a Washington con la partecipazione di una commissione indipendente, ha inoltre fissato la spesa che dovrà essere intrapresa per arrivare alla prima missione abitata.
La NASA dice che ci vorranno altri 6,77 miliardi di dollari per completare lo sviluppo di Orion fino al 2023, oltre ai 10,5 miliardi già spesi nel programma fin dalla nascita del progetto con il programma Constellation, un'iniziativa partita nel 2005 sotto l'amministrazione Bush.
Questo porta il totale del programma a oltre 17 miliardi di dollari per arrivare al primo volo con astronauti. Il budget dello Space Launch System è previsto in oltre 7 miliardi di dollari dall'inizio del 2014 al primo lancio dimostrativo del 2018.
Bill Gerstenmaier, capo della direzione NASA responsabile per le operazioni e l'esplorazione umana, ha detto che il progetto Orion sta facendo "solidi progressi tecnici" dopo il successo nel volo orbitale di prova del dicembre 2014.
I tecnici della NASA presso il Michoud Assembly Facility a New Orleans hanno iniziato a saldare lo scafo pressurizzato per il veicolo Orion che volerà nel 2018 per il prossimo volo di prova senza equipaggio. La NASA consegnerà la struttura base della capsula al Kennedy Space Center, in Florida, nei primi mesi del prossimo anno per l'assemblaggio finale, il completamento e i test.
Fonti ufficiali hanno dichiarato che i revisori incaricati di misurare i progressi del programma Orion hanno sollevato dubbi sui piani della NASA di riutilizzare attrezzature su più voli della capsula, sugli sforzi dello sviluppo del software e sui test strutturali.
La NASA e la Lockheed Martin, primo fornitore dell'agenzia per Orion, prevedono di prelevare le scatole dell'avionica dalla capsula Orion utilizzata da EM-1 e riutilizzarla su EM-2.
"L'intento a questo punto è di far volare queste apparecchiature su EM-2," dice Gerstenmaier. "I ritardi potrebbero sorgere se vi è qualche tipo di problema con la strumentazione di EM-1, e non potesse essere disponibile per EM-2, questo potrebbe avere sicuramente un riflesso sulla costruzione di EM-2."
La Lockheed Martin è attualmente sotto contratto per consegnare tre capsule equipaggio Orion complete, compresa quella che ha già volato con il volo dimostrativo EFT-1 nel 2014 e i veicoli per EM-1 ed EM-2.
"Per ora non vediamo nessun problema in questo campo, ma dobbiamo tenerne conto perché di fronte a noi c'è una lunga strada," ha detto Lightfoot.
"Io penso che siamo stati abbastanza prudenti," ha detto Gerstenmaier nella conferenza con i giornalisti tenuta mercoledì. "Le mie squadre ci dicono che proveranno a eliminare tutti i rischi che si troveranno di fronte."
"Ogni volta che questi ragazzi raggiungono un obiettivo previsto nelle loro prove, possiamo dire di aver eliminato un rischio o almeno di averlo compreso," ha detto Lightfoot ai giornalisti.
Nella foto (Credit: NASA/Radislav Sinyak), la prima saldatura del modulo equipaggio Orion destinato a EM-1. Gerstenmaier ha dato un forte sostegno agli ingegneri che lavorano sulla riprogettazione dello scudo termico di Orion. Invece di installare lo scudo termico della capsula come un blocco monolitico (come quello che ha volato con EFT-1, ndr), i tecnici, per i voli futuri, monteranno blocchi separati di scudo ablativo in Avcoat.
Questa è una lezione imparata dagli ingegneri dopo che le squadre a terra avevano impiegato più tempo del previsto per fabbricare e installare lo scudo termico per il volo di prova EFT-1 dello scorso anno, nel quale un razzo Delta 4-Heavy aveva portato la capsula a oltre 5.000 km sopra la Terra per un test principale del sistema di protezione termico del veicolo, per la guida, navigazione e controllo algoritmi.
"Stiamo facendo questo cambiamento nello scudo termico, ma gli il modello per i test ingegneristici di quello scudo termico saranno completati entro la fine di questo mese, in modo da poter passare avanti," ha detto Gerstenmaier.
Un altro problema potenziale identificato dalla commissione di revisione coinvolge il modulo di servizio di Orion di costruzione europea. LA NASA ha stretto un accordo con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) all'inizio del 2013 per la fornitura dell'unità propulsiva ed energetica per il volo robotico di prova EM-1 del 2018.
L'ESA e il suo fornitore del modulo di servizio, l'Airbus Defence and Space, stanno lavorando al componente con tecnologie derivate dall'Automated Transfer Vehicle (ATV) dell'Europa, che ha compiuto cinque voli di successo consegnando rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prima del suo ritiro all'inizio di quest'anno.
Secondo Bill Hill, vice amministratore associato per i sistemi esplorativi della NASA, i tempi di preparazione del modulo di servizio sono in cima alla lista delle possibili minacce che potrebbero ritardare il volo di prova EM-1 del 2018.
Ma i problemi arrivano anche dalla conferma di revisione di Orion per i piani NASA del modulo di servizio per EM-2. La NASA e l'ESA non hanno infatti ancora nessun accordo su come l'Europa possa contribuire a fornire un modulo di servizio completo per la prima missione abitata di Orion.
"Avremo il primo (European Service Module - ESM) per EM-1 e da questo potremo imparare per realizzare quello di EM-2," dice Lightfoot.
Il volo Exploration Mission-2 prevede che un modulo Orion con le sue quattro persone di equipaggio arrivino su un'orbita retrograda distante 70.000 km oltre la Luna per una missione di almeno tre settimane.
"Utilizzeremo EM-1 per controllare il modulo di servizio ed essere sicuri che potrà eseguire le accensioni per entrare ed uscire dall'orbita retrograda distante attorno alla Luna," dice Gerstenmaier. "Vogliamo essere sicuri che i sistemi di comunicazione, quelli di navigazione e tutto il software funzioni."
"Poi toccherà a EM-2, e la grande novità qui sarà l'interfaccia dell'equipaggio," prosegue Gerstenmaier. "Come interagirà l'equipaggio con il veicolo? Come si troveranno con i pannelli e i controlli? Cosa faranno quando dovranno configurare la fase di rientro?"
EM-2 introdurrà anche il sistema di supporto vitale di Orion, come le riserve di ossigeno, gli strumenti per assorbire l'anidride carbonica dall'atmosfera di bordo, controllare l'umidità e la temperatura di bordo.
Sempre secondo Gerstenmaier, sarà difficile che l'equipaggio di EM-2 possa eseguire un rendezvous con un asteroide come parte della missione di recupero di un asteroide della NASA, un'iniziativa che prevede di inviare una sonda spaziale robotica per prelevare un grosso masso e portarlo in orbita lunare per poterlo far visitare agli astronauti. Quella missione, se approvata dal Congresso sarà successiva.
Gerstenmaier ha aggiunto che la NASA prevede di lanciare missioni SLS/Orion una volta l'anno dopo EM-2, sempre se il budget lo consentirà. Le missioni successive nella regione attorno alla Luna definita 'spazio cis-lunare' potrebbero testare le tecniche di rendezvous, le passeggiate spaziali, l'attracco con un asteroide e gli habitat per lo spazio profondo e le tecnologie richieste per le missioni verso Marte.
"Quello che è importante notare è che stiamo realizzando un grande programma," conclude Lightfoot. "Stiamo costruendo un programma di esplorazione umana multi-decennale, e sebbene i voli individuali di EM-1 ed EM-2 siano molto importanti, sono i maggiori indicatori dei nostri progressi per quello che stiamo facendo e per bilanciare le missioni individuali nel contesto complessivo del nostro viaggio di esplorazione che abbiamo intrapreso."
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) un veicolo spaziale Orion in orbita. Nella foto in lato a sinistra (Credit: NASA/Robert Markowitz), dimostrazione di come saranno sistemati quattro membri dell'equipaggio all'interno di Orion. La simulazione si è svolta presso il Johnson Space Center della NASA a Houston con un modello del modulo equipaggio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Radislav Sinyak), la prima saldatura del modulo equipaggio Orion destinato alla missione EM-1, presso il MAF della NASA a New Orleans.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

Nella foto (Credit: NASA TV), Kornienko e Kelly durante una conferenza stampa dalla ISS.

16/09/2015 - L'equipaggio di 'One Year' è a metà della missione -

L'astronauta NASA Scott Kelly e il cosmonauta russo Mikhail Kornienko hanno trascorso il loro 171esimo giorno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fin dal loro arrivo il 27 marzo scorso. I due, che rientreranno sulla Terra il 3 marzo 2016, stanno trascorrendo 342 giorni nello spazio per aiutare i ricercatori a comprendere meglio come il corpo umano reagisce e si adatta ai lunghi voli spaziali. Leggi di più su 'One Year' punto di mezzo.
"Penso che l'eredità di questa missione sarà basata sulla scienza che abbiamo fatto nello spazio per un anno," aveva sottolineato Kelly in una recente intervista. "Maggiori saranno i dati raccolti e più impareremo su come stare nello spazio più a lungo e come questo ci aiuterà, prima o poi, nel nostro percorso verso Marte."
Nei loro sei mesi in orbita Kelly e Kornienko hanno partecipato ad una grande varietà di esperimenti scientifici incentrati su sette aree chiave della ricerca umana.
Tutte le ricerche eseguite dai membri dell'equipaggio russo e americano vengono condivise fra i due Paesi, un passo importante nella riduzione dei costi e nel miglioramento delle future ricerche sulla stazione spaziale. Vi sono già degli accordi fra NASA e Roscosmos (l'agenzia spaziale federale russa) per espandere questa collaborazione di ricerca anche oltre la missione lunga un anno. Le due agenzie stanno inoltre valutando la possibilità di ulteriori missioni di un anno.
La stazione continua ad essere un banco di prova per le tecnologie necessarie a preparare la strada verso Marte. I sistemi cruciali comprendono i sistemi di supporto vitale, le comunicazioni, la generazione di energia e tutto quello che serve per vivere in un ambiente del volo spaziale, con ancor più nuovi sistemi di rigenerazione all'orizzonte.
La missione 'One Year' è l'ultimo passo in ordine di tempo del ruolo svolto dalla ISS come piattaforma per preparare l'umanità all'esplorazione dello spazio profondo. Con lo sforzo collaborativo di equipaggi e team internazionali, il mondo può guardare ai benefici di queste scoperte che spingono oltre i limiti dell'esplorazione e, nello stesso tempo, possono contribuire alla salute umana.
Intanto sulla ISS un paio di novellini astronauti hanno trasferito dei materiali dal veicolo cargo giapponese 'Kounotori' HTV-5. L'astronauta NASA Kjell Lindgren e l'astronauta giapponese Kimiya Yui hanno condotto del lavoro robotico inserendo una piattaforma per esperimenti nel lato dell'HTV-5 dopo che i ricercatori l'avevano installata all'esterno del modulo laboratorio Kibo.
La missione di rifornimento HTV-5 si concluderà il 28 settembre e il veicolo cargo verrà rilasciato per un rientro distruttivo sopra l'Oceano Pacifico.
Nella foto (Credit: NASA) scattata da Kelly il 15 agosto scorso una spettacolare aurora. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV), Mikhail Kornienko, a sinistra, e Scott Kelly durante una conferenza stampa dalla ISS.

Fonti: NASA ISS Blog - NASA

16/09/2015 - L'astronauta italiano Luca Parmitano a Ginevra il 18 settembre -

Il divulgatore di spazio e amministratore di Forumastronautico.it, Paolo Amoroso (@amoroso), ci informa di un'interessante evento che si svolgerà a Ginevra il prossimo 18 settembre.
"Il 18 settembre 2015 si svolgerà all'Università di Ginevra l'evento SPACE AND RESEARCH: Which future for the coming generations, che certamente interesserà agli appassionati di spazio e del CERN. Interverranno Luca Parmitano, Amalia Ercoli Finzi e Guido Tonelli."
L'orario sarà dalle 18:15 alle 20:00 presso la sala conferenze di Ginevra (Uni Mail - Auditorio MR 080) con ingresso libero fino al limite di capacità.
"L'ideatore dell'evento, che sarà anche trasmesso in streaming qui: http://www.ustream.tv/channel/QjDQnVyxfAy, è Norberto Cioffi che ha fra l'altro dato il nome Volare alla missione di Parmitano."
Nell'immagine (Credit: genevaconferences.weebly.com) la locandina dell'evento.

Fonte: Forumastronautico.it

Nella foto (Credit: NASA/JPL/Space Science Institute - Processing: Elisabetta Bonora & Marco Faccin / aliveuniverse.today), Encelado fotografato da Cassini durante il flyby del 27 luglio 2015.

15/09/2015 - La Cassini scopre un oceano globale sotto il ghiaccio della luna di Saturno, Encelado -

Secondo una nuova ricerca che ha utilizzato i dati provenienti dalla missione Cassini della NASA, un oceano globale giacerebbe sotto la crosta ghiacciata della luna di Saturno geologicamente attiva Encelado.
I ricercatori hanno trovato un'oscillazione molto lieve della luna, mentre orbita attorno a Saturno, che può essere dovuta solo se il suo guscio di ghiaccio esterno non è congelato e quindi completamente solido al suo interno, il che significa che là sotto deve essere presente un oceano globale.
La scoperta implica che il sottile spruzzo di vapore acqueo, particelle di ghiaccio e semplici molecole organiche che Cassini ha osservato fuoriuscire dalle fratture vicine al polo sud della luna possono essere alimentate da una vasta riserva di acqua liquida. I ricercatori hanno presentato la scoperta in un articolo pubblicato online questa settimana sulla rivista Icarus.
Le precedenti analisi dei dati di Cassini suggerivano la presenza di zone lenticolari formate d'acqua, o mari, sotto la regione polare sud della luna. Ma i dati gravitazionali raccolti durante i passaggi ravvicinati della sonda sulle regioni polari sud supportano ora la possibilità che il mare possa essere globale, ovvero che circondi tutto il nucleo roccioso della luna. Questi nuovi risultati - derivati utilizzando una serie di indizi indipendenti basati sulle immagini di Cassini - confermano che questo potrebbe essere il caso.
"Questo era un problema difficile che richiedeva anni di osservazioni, e calcoli che coinvolgevano diverse discipline, ma eravamo fiduciosi che saremmo arrivati alla soluzione," dice Peter Thomas, membro del team immagini di Cassini presso la Cornell University di Ithaca, New York, e principale autore dello studio.
Gli scienziati della Cassini hanno analizzato oltre sette anni di immagini di Encelado riprese dal veicolo spaziale, che orbita attorno a Saturno fin dalla metà del 2004. Hanno mappato con attenzione la posizione delle strutture superficiali di Encelado - per la maggior parte crateri - in centinaia di immagini, per poter misurare i cambiamenti della rotazione della luna con estrema precisione.
Il risultato è stato che hanno scoperto che Encelado ha una piccola, ma misurabile oscillazione durante la sua orbita attorno a Saturno. Questo perché la luna ghiacciata non è perfettamente sferica - e perché viaggia leggermente più veloce o più lenta durante le differenti porzioni della sua orbita attorno a Saturno - il pianeta gigante tira il roccioso Encelado avanti e indietro mentre ruota.
Il team ha inserito le loro misure dell'oscillazione, chiamata librazione, in diversi modelli per capire come Encelado potrebbe essere organizzato al suo interno, compresi quelli in cui la luna è completamente congelata dalla superficie fino al nucleo.
"Se la superficie e il nucleo fossero rigidamente connessi, il nucleo fornirebbe così tanto peso morto che l'oscillazione sarebbe così piccola che noi non saremmo in grado di rivelarla," dice Matthew Tiscareno, uno scienziato della Cassini partecipante al SETI Institute di Mountain View, in California, e co-autore dello studio. "Questo prova che vi deve essere uno strato globale di liquido che separa la superficie dal nucleo," ha detto.
Il meccanismo che avrebbe impedito il congelamento dell'oceano di Encelado rimane un mistero. Thomas e i suoi colleghi suggeriscono alcune ipotesi che studi futuri potrebbero aiutare a risolvere il mistero, compresa la sorprendente possibilità che le forze mareali dovute alla gravità di Saturno possano generare molto più calore all'interno di Encelado di quanto precedentemente immaginato.
"Questo è un bel passo avanti per la comprensione di questa luna e dimostra quale tipo di scoperte sottotraccia possono essere realizzate grazie a missioni di lunga durata in orbita attorno agli altri pianeti," dice la co-autrice Carolyn Porco, a capo del team immagini di Cassini presso lo Space Science Institute (SSI) di Boulder, in Colorado, e studioso in visita accademica alla University of California, a Berkeley. "Cassini si è dimostrata una sonda esemplare riguardo a questo." Lo svolgersi della storia di Encelado è stato uno dei grandi trionfi della lunga missione Cassini su Saturno. Gli scienziati hanno prima rilevato segni di pennacchi ghiacciati sulla luna all'inizio del 2005, ai quali sono seguite una serie di scoperte sul materiale che sgorga dalle fratture calde vicino il suo polo sud. Gli scienziati hanno poi annunciato forti indizi di un mare locale nel 2014, e più recentemente, nel 2015, hanno condiviso i risultati i quali suggeriscono che un'attività idrotermale si svolge sul fondo dell'oceano.
Cassini avrà un flyby con Encelado il prossimo 28 ottobre, il più ravvicinato della missione attraverso i pennacchi attivi di materiale ghiacciato della luna. La sonda passerà a soli 49 km dalla superficie di Encelado.
La missione Cassini-Huygens è un progetto in collaborazione fra NASA, ESA e Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, in California, gestisce la missione per lo Science Mission Directorate della NASA a Washington. Il JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, California. Il centro operativo per le immagini di Cassini si trova presso lo Space Science Institute.
Per maggiori informazioni su Cassini, visitate: http://www.nasa.gov/cassini e http://saturn.jpl.nasa.gov/.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech - traduzione Martini Massimo) l'oceano globale che si troverebbe sotto il ghiaccio di Encelado. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL/Space Science Institute - Processing: Elisabetta Bonora & Marco Faccin / aliveuniverse.today), Encelado fotografato da Cassini durante il flyby del 27 luglio 2015.

Fonti: NASA - Alive Universe Today

15/09/2015 - La Blue Origin lancerà nello spazio dalla Florida -

Oggi Jeff Bezos, il magnate di Amazon, ha annunciato ufficialmente che nei prossimi anni inizieranno i lanci del veicolo orbitale di Blue Origin dalla costa della Florida.
Durante un evento tenutosi a Cape Canaveral e ricco di ospiti e personaggi illustri della politica e dell'industria spaziale USA, Bezos ha svelato il piano della sua compagnia spaziale rimasta, finora, così riservata sui propri programmi.
"Cape Canaveral è stato il trampolino di lancio per la più grande avventura dell'umanità. Quando era un ragazzino ero affascinato dalle missioni del gigantesco Saturno 5 che prendevano vita da queste coste. Ora siamo emozionati nel portare al 'Sunshine State' in una nuova era dell'esplorazione." ha scritto Bezos sul sito di Blue Origin.
"La nostra casa sulla Costa Spaziale sarà ancorata al sito di lancio del Complesso 36. Durante i suoi 43 anni di servizio, 145 lanci sono partiti da qui verso lo spazio. Le missioni Mariner - il primo veicolo spaziale USA a visitare un altro pianeta - è decollato dal Complex 36. E così ha fatto il Pioneer 10, la prima sonda a viaggiare attraverso la fascia degli asteroidi; il Surveyor 1, il primo veicolo spaziale USA ad atterrare dolcemente sulla Luna; e molteplici satelliti meteo, per telecomunicazioni e per la difesa nazionale hanno iniziato i loro primi passi da LC-36. Questo sito è stato protagonista dell'ultimo lancio nel 2005 e poi è rimasto silenzioso per oltre 10 anni - troppo a lungo. Ora possiamo rimediare.
"Ma una delle cose uniche sulle nostre operazioni in Florida sarà che non solo lanceremo da qui ma che costruiremo anche qui. Presso l'Exploration Park, avremo una struttura produttiva del 21esimo secolo che avrà la capacità di realizzare la nostra flotta di lanciatori orbitali riutilizzabili e che li preparerà per volare ancora e ancora. Piazzando l'assemblaggio del veicolo vicino alla nostra rampa di lancio ci faciliterà la fase di processamento e trasporto di razzi molti grandi." ha proseguito Bezos.
"Saremo pronti a lanciare da qui entro la fine del decennio. Ma ci ascolterete prima che possiate vederci. Il nostro motore tutto americano, il BE-4, che spingerà il nostro veicolo orbitale - verrà testato qui. Il nostro motore BE-4 farà anche la storia spingendo il primo volo del razzo Vulcan di United Launch Alliance."
"I residenti della Space Coast hanno avuto il divertimento di un posto in prima fila per il futuro per quasi 60 anni. Il nostro team dedicato al pionerismo è perfetto per una comunità dedicata a forgiare le nuove frontiere.
Continuate a seguirci.
Gradatim Ferociter! - Jeff Bezos"

Nella foto (Credit: NASA TV) Jeff Bezos svela il razzo orbitale di Blue Origin presso Cape Canaveral.

Fonti: Blue Origin - Nasaspaceflight

Nell'illustrazione artistica (Credit: ISS Reshetnev), il satellite per telecomunicazioni Express AM8.

15/09/2015 - Un razzo Proton mette in orbita il satellite Express AM8 -

Un razzo Proton lanciato lunedì sera dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, ha terminato con successo, quasi sette ore dopo, l'inserimento in orbita di un nuovo satellite russo per telecomunicazioni.
Il vettore Proton M è decollato alle 19:00 GMT (le 21 ora italiana) dal Complesso 81, Rampa 24 di Baikonur, verso il cielo dalla spinta dei sei motori principali RD-276.
Il razzo a tre stadi ha completato il suo lavoro in meno di 10 minuti, e poi è toccato allo stadio superiore Block DM-03 di prendere il controllo del volo ed eseguire una serie di tre accensioni separate per inserire il satellite Express AM8 in un'orbita geostazionaria quasi circolare.
Il rilascio di Express AM8 è avvenuto alle 1:37 GMT (le 3:37 ora italiana) completando così, secondo quanto dichiarato da Roscosmos (l'agenzia spaziale federale russa), la sequenza di lancio. La Roscosmos ha confermato che il satellite ha raggiunto regolarmente l'orbita prevista.
Pesante 2,1 tonnellate al lancio, il veicolo spaziale è leggero abbastanza perché il razzo Proton/Block BM possa piazzarlo nella sua posizione finale a 36.000 km di altezza sopra la Terra. I satelliti più pesanti utilizzano spesso un'orbita ellittica di trasferimento, che richiede però il consumo del loro propellente di bordo per raggiungere la quota finale.
Express AM8 è stato progettato per una vita operativa di 15 anni in una posizione a 14° di longitudine Ovest, coprendo così una regione che si estende fra le Americhe e l'Europa, il Nord Africa e la Russia, con 42 trasmettitori in banda Ku, C e L, secondo quanto dichiarato dalla Russian Satellite Communication Co., proprietaria del satellite.
La RSCC è un operatore statale russo che fornisce servizi di comunicazioni civili e il lancio dell'Express AM8 è considerato parte del programma spaziale federale russo, e non un volo commerciale sotto gli auspici della International Launch Services (ILS).
La Thales Alenia Space francese ha fornito al satellite le antenne e il sistema di ripetizione. Il veicolo spaziale Express AM8 è stato costruito invece dall'industria russa ISS Reshetnev. L'Express AM8 sostituirà il vecchio satellite per telecomunicazioni Express A4 lanciato nel giugno 2002.
Il lancio di lunedì è il quinto volo di un Proton quest'anno, e la 406esima missione di questo vecchio vettore fin dal suo debutto nel 1965. Si tratta del secondo lancio di un Proton fin dal suo ritorno al volo avvenuto il 28 agosto dopo che un incidente a maggio aveva costretto il razzo a terra per oltre tre mesi. Si tratta del primo successo della versione Proton M/Block DM-03 dopo i fallimenti del 2010 e del 2013. Questa nuova versione dello stadio superiore Block Dm-03, che contiene 18,7 tonnellate di propellenti LOX/Kerosene, circa il 25% in più della capacità del suo predecessore, il Block DM-02.
L'Express AM8 entrerà a far parte della flotta di RSCC che fornisce servizi di telecomunicazioni commerciali e collegamenti per i ministeri del governo russo e della presidenza. Secondo la ISS Reshetnev il nuovo satellite è progettato per servizi di comunicazione mobile e fissa, televisione digitale, trasmissioni radio, accesso internet e altre trasmissioni dati.
Il prossimo lancio di un razzo Proton è fissato per il 9 ottobre con il satellite per telecomunicazioni turco Turksat 4B. Quella missione sarà gestita dalla ILS.
Quello di oggi era anche il 50esimo lancio orbitale del 2015, il 47esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: TsENKI/Roscosmos) il momento del decollo del Proton con il satellite Express AM8. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ISS Reshetnev), il satellite per telecomunicazioni Express AM8.

Fonti: Spaceflight Now - Space Launch Report

14/09/2015 - La Virgin Galactic annuncia un più potente LauncherOne -

La Virgin Galactic ha annunciato, durante l'annuale World Business Satellite Week che si tiene a Parigi, in Francia, che raddoppierà le prestazioni del suo servizio di lancio LauncherOne.
Data la crescita nella richiesta di servizi di lancio per piccoli satelliti la Virgin Galactic sarà in grado, con il suo razzo aviolanciato LauncherOne di portare ora fino a 200 kg. in orbita solare sincrona mantenendo lo stesso prezzo di 10 milioni di dollari. Per orbite basse il sistema sarà in grado di arrivare a un carico utile di 400 kg.
La Virgin Galactic ha inoltre aggiunto che si trova nelle ultime fasi per l'acquisto di un aereo commerciale da aggiungere alla sua flotta di lancio, che al momento comprende il WhiteKnightTwo, permettendo così un incremento della capacità di carico utile e un significativo rateo di lanci. La compagnia dovrebbe finalizzare l'acquisto nei prossimi mesi.
Al momento la Virgin Galactic impiega una squadra di 150 persone completamente dedicate al progetto LauncherOne presso una struttura di 14.000 metri quadri appositamente realizzata a Long Beach, in California.
Fra i clienti base di LauncherOne vi sono la compagnia di comunicazioni globali OneWeb, con la quale la Virgin Galactic ha recentemente siglato uno dei più grandi ordini di lancio commerciali della storia per i satelliti di internet da lanciare con LauncherOne.
La Virgin Galactic, che non ha ancora ripreso i voli di prova del veicolo suborbitale passeggeri SpaceShipTwo dopo la sciagura del 2014, non ha reso noto nessuna data ne dei voli di prova ne dell'inizio del servizio di lancio.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Virgin Galactic) il razzo LauncherOne appeso sotto le ali del velivolo madre WhiteKnightTwo.

Fonte: Parabolic Arc

14/09/2015 - La Cina piazza in orbita il Gaofen 9 con un CZ-2D -

Un razzo Lunga Marcia-3D (Chang Zheng-2D) ha portato il satellite cinese Gaofen 9 per l'osservazione terrestre in orbita solare sincrona decollando dal Centro di Lancio Satelliti Jiuquan il 14 settembre 2015.
Il decollo è avvenuto dal Complesso 43 Rampa 603 alle 4:42 UTC (le 6:42 ora italiana). Dopo il lancio il Gaofen 9 era tracciato su un'orbita di 617 x 644 km con inclinazione 98°.
La Cina ha annunciato che il satellite per le riprese ottiche ad alta risoluzione verrà utilizzato per "osservazione del terreno, pianificazione urbana, proprietà terriera, progettazione strade, stima della crescita dei raccolti e prevenzione e riduzione dei disastri." La nota stampa ufficiale segnala inoltre che i dati del satellite potrebbero essere utilizzati per "altri principali scopi strategici nazionali e di modernizzazione della difesa."
Si è trattato del 23esimo lancio di un CZ-2D, una variante a due stadi che ha iniziato a volare nel 2003. Questo di oggi è stato inoltre il 49esimo lancio orbitale del 2015, il 46esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua/Zhao Yingquan) il lancio del razzo vettore CZ-2D con il satellite Gaofen 9.

Fonti: Nasaspaceflight - Space Launch Report

14/09/2015 - La SpaceX annuncia altri due contratti di lancio -

Lunedì di questa settimana, durante la World Satellite Business Conference, che si tiene a Parigi, in Francia, la SpaceX ha annunciato due nuovi ordini di lancio per i propri veicoli Falcon 9 e Falcon Heavy. I contratti comprendono il lancio di un satellite per telecomunicazioni di HISPASAT su un Falcon 9 e del lancio di un satellite per telecomunicazioni di Saudi Arabian Arabsat 6A su un Falcon Heavy.
"Siamo lieti di poter aggiungere questi due ulteriori lanci alla nostra lista," ha detto Gwynne Shitwell, Presidente e COO di SpaceX. "La diversità delle nostre missioni e dei nostri clienti rappresenta un forte riconoscimento delle nostre capacità e riflette gli sforzi di SpaceX di fornire una vastità di servizi di lancio alla nostra crescente base di clienti."
Le missioni indicate saranno lanciate dalla Cape Canaveral Air Force Station in Florida fra la fine del 2017 e il 2018. Con questi ultimi due contratti la SpaceX ha attualmente 60 missioni in lista che rappresentano circa 7 miliardi di dollari.
Nella foto (Credit: SpaceX) la sede della SpaceX a Hawthorne, in California.

Fonti: Spaceref - WSBC - SpaceX

14/09/2015 - I militari sognano un nodo logistico robotico nello spazio -

Il futuro del volo spaziale comprende la costruzione, il rifornimento e la riparazione di astronavi in un deposito lontano dalla Terra, e tutto senza l'aiuto di mano umana, hanno dichiarato funzionari dell'esercito degli Stati Uniti.
La DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) sta sviluppando un braccio robotico molto funzionale che potrebbe rendere lo 'snodo di trasporto' spaziale possibile in un relativo vicino futuro, ha dichiarato l'ex astronauta della NASA, Pamela Melroy, vice direttore del Tactical Technology Office della DARPA.
"Noi pensiamo che queste capacità, capacità spaziali, non serviranno soltanto per singoli satelliti monolitici con alcune capacità, ma anche per la costituzione di un robusto ecosistema che comprenderà trasporti, riparazione, rifornimento, aggiornamento e costruzione in sito," ha dichiarato Melroy il 10 settembre scorso presso il forum "Wait, What? A Future Technology Forum" organizzato a St. Louis dalla DARPA.
"Guardate alle grandi città portuali del mondo affacciate sul mare per farvi un'idea, e immaginate un porto che si trovi a 36.000 km," ha aggiunto Melroy.
Trentaseimila km è la distanza dalla Terra alla quale i satelliti volano in orbita geosincrona, o GEO per brevità. I veicoli spaziali in GEO, che comprendono la gran parte dei satelliti per telecomunicazioni, completano un giro nello stesso tempo che la Terra ruota sul suo asse e quindi appaiono sempre come fermi sopra un punto del pianeta.
Secondo la Melroy ha molto più senso immaginare di costruire un nodo di trasporto presso il GEO che non in orbita bassa terrestre (LEO) che invece prevede un'altezza fra i 300 e i 600 km.
Sempre secondo la Melroy, prima di tutto, la velocità orbitale in GEO è più bassa, riducendo i rischi di pericolose collisioni con la spazzatura spaziale. GEO è inoltre un'orbita molto più stabile, dato che i satelliti non sono sottoposti all'attrito atmosferico. Tutti i veicoli spaziali che orbitano la LEO, come la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ad esempio, cadrebbero sulla Terra entro 25 anni se non venissero eseguite delle manovre di innalzamento periodiche. Invece gli oggetti in LEO possono mantenere la loro posizione anche per un milione di anni.
"Pensiamo sia veramente un posto molto interessante per piazzarci un'infrastruttura, soprattutto per il posto molto stabile," ha detto.
"Purtroppo però, a quella distanza dalla Terra, GEO si trova a circa il 10% della distanza della Terra dalla Luna, le radiazioni sono troppo alte per gli astronauti e quindi una struttura lassù dovrebbe essere gestita da robot," ha aggiunto la Melroy.
"La chiave per rendere possibile tutto questo è di progredire nella robotica spaziale - 'bracci robotici' come quello che hanno permesso la costruzione della ISS, ma con un livello di automazione e di sicurezza," ha detto Melroy.
"La DARPA sta costruendo questo tipo di braccio robotico," ha aggiunto. "Pensiamo che questa sia una capacità cruciale per realizzare lo snodo di trasporto che ci permetterà di andare da e per la superficie terrestre, dall'orbita bassa al GEO e poi oltre l'orbita terrestre."
Nell'illustrazione artistica (Credit: DARPA) un nodo di trasporto robotico in orbita geostazionaria a circa 36.000 km dalla Terra.

Fonte: Space.com

13/09/2015 - Samantha Cristoforetti eletta migliore presenza social 2015 -

L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti (@AstroSamantha) dell'ESA, è stata eletta migliore presenza social nei Macchianera Italian Awards 2015, una manifestazione che viene definita 'gli oscar della rete' e vengono assegnati ogni anno dagli utenti che possono esprimere il loro voto attraverso un forum online.
La proclamazione dei vincitori è avvenuta nel corso della Festa della rete (che prima si chiamava Blogfest) a Rimini, durante una serata condotta da Gianluca Neri e Diana del Bufalo.
Le categorie dei Macchianera Italian Awards sono tante e forse i siti/blog premiati non sono noti a tutti: può essere l’occasione per “allargare” un po’ i propri orizzonti. I Macchianera Italian Awards non premiano solo siti e blog, ma anche personaggi, radio, tv, hashtag, polemiche: insomma, tutto quello che avviene nella rete, più o meno.
Cristoforetti si è classificata anche seconda con il sito 'Avamposto42' nella categoria miglior sito educativo, vinto da Wikipedia Italia.
Cristoforetti, non presente alla premiazione, si è però collegata via Skype ringraziando tutti, soprattutto coloro che hanno lavorato ad Avamposto42. Alla sua apparizione in video la sala del Teatro Novelli è esplosa in un'ovazione.
Nella foto (Credit: ESA) Samantha Crisfoforetti.

Fonti : GraphoMania - Giornalettismo

12/09/2015 - Nuovo lancio segreto cinese con un Lunga Marcia-3B -

Un satellite super-segreto è stato lanciato dalla Cina dal complesso di lancio Xichang Satellite Launch Center sabato.
Il lancio del veicolo spaziale sconosciuto è avvenuto alle 15:40 UTC (le 17:40 ora italiana) utilizzando un razzo vettore Lunga Marcia-3B (Chang Zheng-3B, con il quale la Cina prosegue la militarizzazione dello spazio.
Vi sono molto poche informazioni riguardo al satellite. Comunque le voci circolanti sui forum cinesi specializzati puntano il dito sul primo satellite Grande Muraglia (Changcheng) - una nuova serie di satelliti cinesi dedicati al primo allarme, simili a quelli degli Stati Uniti e basati su sensori all'infrarosso.
Altri fonti di esperti industriali parlano di un possibile "Communications Engineering Test Satellite 1" (TJSSW-1), con un'orbita di 201 x 35.825 km con inclinazione di 27° di trasferimento geosincrona. Il satellite sarà utilizzato come parte di un test per le telecomunicazioni a larga banda Ka.
Recentemente Kyodo News, del Giappone, ha pubblicato un articolo, secondo il quale, la Cina stava costruendo un sistema di difesa missilistico per captare un attacco con missili balistici. L'articolo era basato su documenti militari cinesi che riferivano dello sviluppo di un programma sperimentale di satelliti di primo allarme.
Inoltre l'articolo segnalava che la Cina aveva iniziato lo sviluppo di un sistema radar in banda-X come parte di un sistema di intercettazione con base a terra.
Il razzo Lunga Marcia-3B è il più potente veicolo di lancio attualmente a disposizione della Cina ed è capace di portare in orbita geostazionaria fino a 5,5 tonnellate di carico.
Quello di oggi è stato il 48esimo lancio orbitale del 2015, il 45esimo a concludersi con successo.
Nella foto di archivio (Credit: AAxanderr) il decollo di un razzo vettore Lunga Marcia-3B.

Fonti : Nasaspaceflight.com - Space Launch Report

12/09/2015 - Il motore a razzo di Firefly supera i primi test -

La Firefly Space System, una compagnia texana dedicata alla realizzazione di veicoli di lancio per il mercato dei piccoli satelliti, ha annunciato il 10 settembre di aver testato con successo il suo primo motore a razzo, Firefly Rocket Engine Research 1 (FRE-R1).
"Il successo del test del nostro primo motore rappresenta un salto quantico nella maturazione tecnica della nostra compagnia. Abbiamo dimostrato che il nostro progetto principale di un motore può essere facilmente attivato, fermato e funzionare a livello stabile senza instabilità nella combustione," ha detto il Co-fondatore e Amministratore Delegato di Firefly, Thomas Markusic.
Firefly sta sviluppando un motore combustore che potrà essere utilizzato per spingere entrambi gli stadi del loro piccolo lanciatore 'Firefly Alpha'. Lo stadio superiore dell'Alpha utilizzerà un motore con un singolo combustore (FRE-1), mentre il primo stadio utilizzerà una schiera di 12 motori (FRE-2) dello stesso combustore ma sistemati in una configurazione anulare di 'aerospike'.
FRE-R1 è un propulsore anticipatore per entrambi gli stadi di Alpha. Esso opera utilizzando propellenti LOx/RP-1, ma il progetto base permette di utilizzare anche sia il metano che l'RP-1. La variante per lo stadio superiore del motore (FRE-1) produce oltre 3 tonnellate di spinta e la serie di motori del primo stadio con i FRE-2 produrrà 56,7 tonnellate di spinta.
La prima serie di test serve anche per verificare la completa funzionalità del nuovo sito di prova della Firefly. Ulteriori test si concentreranno sulle prestazioni e sulla durata con cicli pari a quelli di una missione. Il primo test di accensione del motore aerospike FRE-2 dovrebbe avvenire ai primi del 2016.
"In appena 15 mesi abbiamo costituito il nostro team del Texas, costruito una struttura di prova allo stato dell'arte dell'ingegneria, progettato e completato il livello PDR del razzo Alpha, costruito e testato tecnologie chiave del veicolo come il motore FRE-R1," ha aggiunto Markusic.
"Sono incredibilmente fiero dello spirito innovativo e deciso del team Firefly. Essi sono intelligenti, gran lavoratori e stanno costruendo la spinta necessaria nello sviluppo della struttura che ci permetterà di portare Firefly nello spazio in breve tempo."
I piccoli satelliti stanno giocando un ruolo sempre più importante nel volo spaziale e nella scienza spaziale, con alcuni CubeSat che, nei prossimi anni, saranno addirittura inviati verso Marte, la Luna e in altre destinazioni nello spazio profondo.
Oggi questi veicoli devono sfruttare dei passaggi su razzi più grandi come carichi utili secondari, ma Firefly spera di poter cambiare le cose offrendo un lanciatore dedicato ai piccoli satelliti che fornisca accesso allo spazio in modo efficiente e a basso costo.
Nella foto (Credit: Firefly Space System) il test al banco di prova del motore FRE-R1.

Fonti : Space.com - Firefly Space System

12/09/2015 - Panorama di Marte mostra delle dune pietrificate -

Alcune rocce scure di arenaria nell'area che è stata esplorata dal rover marziano Curiosity della NASA, mostrano la consistenza e le inclinazioni di strutture caratteristiche di depositi che si sono formati come dune di sabbia, e poi sono state cementate nella roccia.
Un panorama di Curiosity ripreso con la MastCam (Mast Camera) e che comprende un bordo fatto da questo tipo di arenaria è online qui: http://www.jpl.nasa.gov/spaceimages/details.php?id=PIA19818.
Questi affioramenti di arenaria - parte di uno strato geologico che il team scientifico di Curiosity chiama l'unità 'Stimson' - ha una struttura chiamata 'crossbedding' su larga scala che il team ha interpretato come depositi di dune di sabbia formate dal vento. Simili dune di sabbia pietrificate sono comuni nel sud-ovest degli Stati Uniti. La geometria e l'orientamento di questi 'crossbedding' ci da informazioni sulla direzione dei venti che hanno prodotto le dune.
Le unità Stimson sovrastano uno strato di argillite che è stato depositato in un ambiente lacustre. Curiosity ha esaminato gli strati del Monte Sharp in successioni sempre più alte e più giovani, a partire dal fango indurito alla base della montagna, alla ricerca delle prove sugli antichi cambiamenti dell'ambiente in questa zona.
Le dozzine di immagini individuali della MastCam, combinate assieme per ottenere il panorama, sono state riprese il 27 agosto 2015. Curiosity ha guidato per circa 94 metri nelle due settimane seguenti, generalmente verso sud. Affioramenti di arenaria nell'unità Stimson sono ancora accessibili al rover e i ricercatori prevedono di utilizzarlo per raccogliere e analizzare campioni di perforazioni nella zona entro questo mese.
Curiosity sta lavorando su Marte dall'agosto 2012. Egli ha raggiunto la base del Monte Sharp lo scorso anno dopo aver fruttuosamente studiato gli affioramenti vicino al sito di atterraggio e poi aver iniziato il percorso verso la montagna.
La Malin Space Science Systems di San Diego, ha costruito e gestisce la MastCam del rover. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, gestisce il Mars Science Laboratory Project per lo Science Mission Directorate della NASA, a Washington. Il JPL ha progettato e costruito il rover Curiosity del progetto. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visitate il sito: http://www.nasa.gov/msl e http://mars.jpl.nasa.gov/msl.
Potete inoltre seguire la missione su Facebook e Twitter a: http://www.facebook.com/marscuriosity e http://www.twitter.com/marscuriosity.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) una versione molto ridotta e ritagliata del panorama. Si consiglia di andare a vedere l'originale (117 Mb !) al link indicato. Lo spettacolo è assicurato.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: NASA TV/Roscosmsos), da sinistra, Mogensen, Aimbetov e Padalka dopo il rientro sulla Terra.

12/09/2015 - La Soyuz TMA-16M atterra regolarmente in Kazakhstan -

Tre membri della stazione spaziale sono rientrati felicemente sulla Terra atterrando nelle steppe del Kazakhstan alle 6:51 del 12 settembre (le 2:51 ora italiana) a bordo del modulo di rientro della Soyuz TMA-16M.
Il Comandante di Spedizione 44, il cosmonauta Gennady Padalka, assieme ai due Ingegneri di Volo Andreas Mogensen dell'ESA e Aidyn Aimbtov dell'Agenzia Spaziale del Kazakhstan, si erano sganciati dal modulo Zvezda della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 5:29 p.m. EDT (le 23:29 ora italiana). "Arrivederci stazione," aveva trasmesso via radio uno dei membri dell'equipaggio della Soyuz. A monitorare la partenza della capsula dall'interno del complesso orbitale il Comandante di Spedizione 45, Scott Kelly e gli Ingegneri di Volo Kjell Lindgren, l'astronauta giapponese Kimiya Yui e i cosmonauti Mikhail Kornienko, Oleg Kononenko e Sergey Volkov.
Dopo essersi portati a distanza di sicurezza dalla ISS, Padalka ha controllato un'accensione programmata dei motori della Soyuz durata quattro minuti e 42 secondi che hanno permesso di rallentare la nave spaziale di 460 km/h, abbastanza per cominciare la caduta nell'atmosfera terrestre su una traiettoria che li porta direttamente sul Kazakhstan centrale.
Ventitré minuti dopo, appena sopra l'atmosfera discernibile, i tre moduli che compongono la Soyuz TMA-16M si sono separati e il compartimento centrale, orientato con lo scudo termico verso il suolo, ha proseguito la discesa mentre gli altri due bruciavano per l'attrito atmosferico. Dopo essere usciti dalla zona di maggior riscaldamento, il grande paracadute arancione e bianco della capsula si è aperto.
"Stiamo tornando sulla Terra, il nostro ospitale pianeta," ha comunicato via radio Padalka mentre il veicolo scendeva nello spettacolare video della Roscosmos, l'agenzia spaziale federale russa.
Pochi momenti dopo il compartimento equipaggio, assistito da una fiammata dei retrorazzi, ha toccato il suolo girandosi su un fianco.
Le forze di recupero russe che stazionavano nelle vicinanze del sito di atterraggio hanno aiutato i tre ad uscire dallo stretto modulo di rientro per i primi controlli medici e le telefonate satellitari con le famiglie e gli amici.
Riposandosi su poltrone poste a pochi metri dal modulo di discesa, tutti e tre i membri dell'equipaggio apparivano in buone condizioni e ottimo spirito, sorridendo e chiaccherando con le squadre di supporto e gustandosi mele fresche e tè.
Dopo ulteriori controlli medici più approfonditi, Padalka, Mogensen e Aimbetov, il terzo kazako a volare nello spazio, verranno trasportati in elicottero ad Astana, la capitale del Kazakhstan per una cerimonia ufficiale di benvenuto tenuta dal Presidente Nursultan Nazarbayev.
Da qui Mogensen dovrebbe ripartire a bordo di un aereo dell'Agenzia Spaziale Europea mentre Padalka e Aimbetov voleranno fino a Città delle Stelle, vicino Mosca, per la riabilitazione e il de-briefing.
Con questa quinta missione nello spazio Padalka raggiunge un totale di 878,5 giorni totali in orbita, superando di oltre due mesi il precedente record detenuto dal cosmonauta Sergei Krikalev. L'attuale record per gli USA è detenuto dall'astronauta Mike Fincke che ha trascorso 382 giorni nello spazio nel corso di tre voli.
Sia Mogensen che Aimbetov entrambi al primo volo, hanno soggiornato soltanto 10 giorni in orbita. Per Mogensen era anche la prima volta di un astronauta della Danimarca.
Padalka era stato lanciato verso la stazione lo scorso 27 marzo assieme a Kornienko e Kelly, che ora sono a metà del loro soggiorno di quasi un anno a bordo della ISS. Loro prevedono di rientrare sulla Terra a marzo assieme a Volkov.
Volkov, Mogensen e Aimbetov erano arrivati alla stazione spaziale il 2 settembre, due giorni dopo il lancio, portando una Soyuz nuova, la TMA-18M, per Kelly e Kornienko necessaria per il loro ritorno a casa. Dopo aver scambiato i sedili, Mogensen e Aimbetov sono stati in grado di unirsi a Padalka a bordo della Soyuz TMA-16M per il loro rientro verso la Terra dopo una permanenza di otto giorni a bordo della stazione.
Mogensen e Aimbetov hanno sfruttato bene i pochi giorni di permanenza sulla ISS eseguendo diversi esperimenti per le rispettive agenzie spaziali, soprattutto concernenti i campi della ricerca umana, dell'osservazione terrestre e dello sviluppo tecnologico.
A bordo della Soyuz vi erano anche dei campioni di sangue per lo studio Twins Study della NASA, una ricerca unica che utilizza Kelly e il suo gemello, l'ex-astronauta Mark per comprendere gli effetti dei lunghi voli spaziali e ulteriori utilizzi della medicina personalizzata da parte di NASA nello spazio. Ulteriori campioni per gli esperimenti Salivary Makers e Microbiome erano a bordo del veicolo di rientro.
Un esperimento, lo Skinsuit, è stato testato in orbita dall'astronauta dell'ESA. Si tratta di uno speciale indumento che simula le forze gravitazionali costringendo il corpo di chi lo indossa dalle spalle ai piedi. Questo esperimento studia il modo per tenere sotto controllo il mal di schiena che capita ad alcuni astronauti quando la gravità ridotta tende a stendere la spina dorsale anche di 7cm provocando così dolore.
Testare questo indumento nello spazio potrebbe sia aiutare gli astronauti nelle lunghe missioni nello spazio profondo che per gli anziani con problemi spinali sulla Terra.
Anche dei campioni dello studio Rodent Research sono rientrati sulla Terra a bordo della Soyuz. Questo tipo di esperimento esamina gli effetti della microgravità sugli animali fornendo informazioni rilevanti per il volo spaziale umano, e permettendo scoperte nella biologia di base e le conoscenze che hanno diretto impatto sulla salute degli esseri umani sulla Terra.
"Addio ai 3 compagni di equipaggio a bordo della @space_station," ha twittato Kelly. "La #Soyuz che mi ha portato qui porta ora loro a casa."
Kononenko, Lindgren e Yui torneranno sulla Terra il 22 dicembre a bordo della Soyuz TMA-17M, la stessa nave spaziale che li ha portati su il 22 luglio scorso. Volkov, Kelly e Kornienko dovranno attendere il 3 marzo per l'atterraggio.
Al momento del ritorno sulla Terra, Kelly avrà trascorso 522 giorni nello spazio nel corso di quattro missioni, fissando il nuovo record di permanenza in orbita per gli USA e raggiungendo il 15esimo posto nella lista dei viaggiatori dello spazio con maggiore esperienza di volo.
Nella foto (Credit: NASA TV/Roscosmsos) la capsula Soyuz TMA-18M mentre sta per toccare il suolo del Kazakhstan. Nella foto in alto (Credit: NASA TV/Roscosmsos), da sinistra, Mogensen, Aimbetov e Padalka dopo il rientro sulla Terra.

SALUTI E CHIUSURA PORTELLO SOYUZ TMA-16M - 11/09/2015 - (Credit: NASA/ROSCOSMOS/SPACEVIDS) - dur.min. 6:17 - LINGUA INGLESE

SGANCIO DELLA SOYUZ TMA-16M DALLA ISS - 11/09/2015 - (Credit: NASA/ROSCOSMOS/SPACEVIDS) - dur.min. 7:22 - LINGUA INGLESE

RIENTRO DELLA SOYUZ TMA-16M - 12/09/2015 - (Credit: NASA/ROSCOSMOS/SPACEVIDS) - dur.min. 15:31 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA - Spaceflight Now - Spacevids

Nella foto (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute), Plutone nelle ultime immagini arrivate da New Horizons.

11/09/2015 - Ecco le nuove immagini di Plutone -

Le nuove immagini ravvicinate di Plutone inviate dalla sonda New Horizons della NASA rivelano una sconcertante varietà di strutture superficiali che fanno vacillare gli scienziati a causa della loro complessità.
"Plutone ci mostra una diversità di morfologia e la complessità dei processi che rivaleggia con tutto ciò che abbiamo visto nel Sistema Solare," ha detto Alan Stern, New Horizons Principal Investigator del Southwest Research Institute (SwRI), di Boulder, in Colorado. "Se un artista aveva dipinto così Plutone prima del nostro flyby, probabilmente l'avrei definito sopra le righe - ma invece è quello che è in realtà."
New Horizons ha iniziato il suo lungo invio delle nuove immagini e di altri dati durante il fine settimana del Labor Day. Le immagini inviate nei giorni scorsi sono più del doppio del totale della superficie di Plutone osservata ad una risoluzione di circa 400 metri per pixel. Esse rivelano nuove strutture e possibili dune, flussi di ghiaccio d'azoto che, apparentemente, è colato fuori dalle regioni montuose sulle pianure e anche reti di valli che possono essere state scolpite dal materiale che scorreva sulla superficie di Plutone. Esse mostrano anche grandi regioni che ospitano montagne caoticamente confuse e che ricordano i terreni perturbati sulla luna ghiacciata di Giove, Europa.
"La superficie di Plutone è altrettanto complessa di quella di Marte," ha detto Jeff Moore, capo del team GGI (Geology, Geophysics and Imaging) di New Horizons presso l'Ames Research Center della NASA a Moffett Field, in California. "Le montagne mescolate casualmente potrebbero essere enormi blocchi di ghiaccio d'acqua galleggianti all'interno di un vasto, più denso, più morbido deposito di azoto congelato all'interno della regione informalmente chiamato Sputnik Planum."
Le nuove immagini mostrano anche le zone più profondamente craterizzate - e quindi le più vecchie - viste da New Horizons su Plutone accanto a pianure ghiacciate più giovani senza crateri. Tra le altre possibilità ci potrebbe anche essere anche un campo di dune scure modellate dal vento.
"Vedere le dune su Plutone - se questo è quello che sono - sarebbe del tutto inaspettato, perché l'atmosfera di Plutone di oggi è così sottile," ha detto William B. McKinnon, un vice capo di GGI dalla Washington University, St. Louis. "O Plutone aveva, in passato, un'atmosfera più spessa, o qualche processo, che non abbiamo capito, è al lavoro. Si tratta di un rompicapo."
Le scoperte fatte con le nuove immagini non sono limitate alla superficie di Plutone. Le migliori immagini delle lune di Plutone, Caronte, Nix e Hydra, saranno pubblicate venerdì e le immagini grezze dello strumento LORRI (Long Range Reconnaissance Imager) di New Horizons, rivelano che ogni luna è unica e che la grande luna Caronte ha un passato geologico travagliato.
Le immagini inviate nei giorni scorsi hanno inoltre rivelato che la foschia atmosferica globale di Plutone è formata da molti strati che gli scienziati hanno individuato e che la foschia in realtà crea un effetto crepuscolare che illumina dolcemente il terreno sul lato notturno vicino al tramonto, rendendolo visibile alle telecamere a bordo di New Horizons.
"Questo punto di vista del crepuscolo è un dono meraviglioso che Plutone ci ha consegnato," ha detto John Spencer, un vice capo di GGI da SwRI. "Ora siamo in grado di studiare la geologia di un terreno che non ci saremmo mai aspettati di vedere."
La sonda New Horizons si trova ora a oltre 5 miliardi di km dalla Terra ed a 69 milioni di km oltre Plutone. Il veicolo spaziale è in ottime condizioni e opera normalmente.
Puoi seguire la missione a http://www.nasa.gov/newhorizons oppure su http://pluto.jhuapl.edu/.
Nella foto (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute) un dettaglio della superficie di Plutone. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute), Plutone nelle ultime immagini arrivate da New Horizons.
Tutte le ultime immagini arrivate le potete ammirare sul sito della NASA al link qui sotto.

Fonti: NASA - INAF News

11/09/2015 - La SpaceX svela gli interni del Crew Dragon -

La SpaceX ha aperto al pubblico il portello del suo veicolo spaziale Crew Dragon per la prima volta, rivelando un interno spoglio in bianco e nero della capsula costruita per portare gli astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e verso altre destinazioni.
La SpaceX ha realizzato una nuova pagina del suo sito web chiamata "Step Inside Crew Dragon" aperta il 10 settembre.
"Dragon ha fatto la storia nel 2012 diventando il primo veicolo spaziale commerciale senza equipaggio a portare merci alla stazione spaziale," scrive la SpaceX sul suo sito. "Ma il Dragon era stato progettato fin dall'inizio per trasportare le persone, e oggi SpaceX sta finalizzando le necessarie rifiniture per far si che questo diventi realtà."
Le immagini e un video pubblicati dalla compagnia californiana mostrano che superfici metalliche e i seggiolini di pelle precedentemente mostrati durante il debutto del Crew Dragon nel maggio 2014, sono stati ora sostituiti da sedili avvolgenti neri e pareti bianche lucide.
"Il Crew Dragon è stato progettato per offrire un viaggio comodo. Con quattro finestrini i passeggeri potranno vedere la Terra, la Luna e tutto il Sistema Solare proprio dai loro sedili, che sono realizzati con un alto grado di fibra di carbonio e stoffa di Alcantara," descrive la SpaceX.
Il solo pugno di colore - a parte quello che si vedrà dagli oblò - proverranno dagli schermi piatti di controllo della capsula montati anteriormente.
"Gli schermi del Crew Dragon forniranno informazioni in tempo reale sulle condizioni del veicolo spaziale, dalla posizione del Dragon nello spazio, alle possibili destinazioni all'ambiente di bordo," scrive la SpaceX.
Il sistema di controllo ambientale del Crew Dragon sarà "fornito per dare un ambiente sicuro e confortevole" ai suoi passeggeri, aggiunge la compagnia con sede a Hawthorne. Durante il loro viaggio gli astronauti a bordo potranno sedere all'interno con temperature fra i 18° e i 26° Celsius."
Il Crew Dragon sarà un veicolo spaziale completamente autonomo che potrà essere guidato e monitorato sia dagli astronauti a bordo che dal controllo missione di SpaceX presso la sede di Hawthorne, in California.
Il veicolo spaziale Crew Dragon è uno dei due veicoli spaziali di progettazione privata che la NASA ha sotto contratto per iniziare a far volare i propri astronauti verso la stazione spaziale a cominciare dal 2017. L'altro, il CST-100 Starliner della Boeing, è anch'esso fornito di una cabina principalmente bianca e nera illuminata dalle luci 'Boeing Sky Interior' a LED che la compagnia aerospaziale ha sviluppato per i propri aerei passeggeri.
La SpaceX che all'inizio dell'anno ha testato il sistema di fuga del Crew Dragon, prevede un altro test di aborto per il 2017, preceduto da un volo di prova senza astronauti verso la stazione spaziale. Il primo volo della compagnia del Crew Dragon con astronauti NASA a bordo seguirà il test di aborto, prima che la SpaceX inizi le missioni operative verso l'avamposto orbitale entro i prossimi due o tre anni.
Nella foto (Credit: SpaceX) una delle immagini degli interni del Crew Dragon.

Fonti: Space.com - SpaceX

11/09/2015 - Sierra Nevada lancia un programma per scegliere dove far atterrare il suo Dream Chaser -

La Divisione Sistemi Spaziali della Sierra Nevada Corporation ha annunciato il lancio di un nuovo programma, il Dream Chaser-Preferred Landing Site Program, con il quale la SNC lavorerà assieme agli spazioporti e agli aeroporti commerciali per scegliere il sito preferito di atterraggio del veicolo spaziale Dream Chaser.
"Il numero di richieste per la licenza di spazioporto, sia interna che internazionale, è cresciuta esponenzialmente negli ultimi 24 mesi," ha detto John Roth, vice presidente dello sviluppo commerciale e strategico dei Sistemi Spaziali di SNC. "Il Dream Chaser di SNC è il solo veicolo spaziale commerciale capace non solo di atterrare su una pista ma di atterrare su piste che permettono già l'arrivo di aerei commerciali. SNC ha creato questo programma basandosi sul grande interesse che abbiamo ricevuto finora dagli spazioporti e aeroporti sparsi nel mondo che vogliono ospitare gli atterraggi del Dream Chaser come stimolo per la loro economia locale."
Attraverso il programma Dream Chaser-Preferred Landing Site Program, la SNC offrirà tre diversi livelli di designazione con quello più alto culminante con la licenza, fornita dalla Federal Aviation Administration (FAA) per lo spazioporto o aeroporto prescelto. Questo programma è stato creato basandosi su un lavoro simile attualmente in corso con lo Spaziporto Ellington di Houston, in Texas, e l'Huntsville International Airport Authority (HIA) di Huntsville, in Alabama.
Recentemente la FAA ha conseguito una licenza per il sito di lancio dello Houston Airport System (HAS), che permetterà il lancio di veicoli riutilizzabili da Houston. HAS è il decimo aeroporto a conseguire questo tipo di licenza e SNC ha lavorato con HAS per oltre un anno per aiutarla a proporre la loro licenza e per valutare la possibilità di far atterrare il Dream Chaser a Houston, sede del Johnson Space Center della NASA.
Come già annunciato a giugno durante il Paris Air Show, SNC sta inoltre lavorando con il municipio di Huntsville per valutare la possibilità di far atterrare il Dream Chaser presso l'aeroporto internazionale di Huntsville, un aeroporto pubblico. Huntsville svolge un ruolo significativo nella comunità spaziale nazionale e globale.
"Il Dream Chaser si pone alla guida dell'industria spaziale commerciale nel volo in orbita bassa terrestre riutilizzabile," Ha detto Mark Sirangelo, vice presidente della corporazione e dei Sistemi Spaziali di SNC. "I benefici di siti multipli di atterraggio potrebbero significare sia per il Dream Chaser che per le comunità dei siti di avere una rete di collaboratori domestici e internazionali. Con ogni designazione Preferred Landing Site, arriveranno grandi opportunità di rendere l'accessibilità commerciale dello spazio una realtà."
Il veicolo spaziale Dream Chaser richiede solo una pista lunga 3.000 metri e non ha a bordo nessun componente tossico, inclusi i propellenti. Inoltre il veicolo ha un limitato impatto ambientale e permette un rapido accesso al veicolo spaziale appena dopo l'atterraggio.
Il Dream Chaser è stato eliminato dalla scelta di NASA per portare i propri astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) lo scorso anno e ora la SNC sta cercando partner internazionali e/o commerciali per proseguire comunque lo sviluppo di questo veicolo spaziale abitato riutilizzabile.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NSC) il Dream Chaser mentre atterra sulla pista di un aeroporto commerciale.

Fonti: Spaceref - SNC

Nella foto (Credit: ESA–M. Pedoussaut, 2015), i due satelliti Galileo 9 e 10 all'interno dell'ogiva protettiva di lancio.

11/09/2015 - Altri due satelliti della costellazione Galileo in orbita -

Il dodicesimo volo Soyuz di Arianespace dallo Spazioporto della Guyana Francese ha portato regolarmente in orbita questa notte due altri satelliti del sistema di navigazione europeo Galileo, si tratta di FM05 e FM06.
Il decollo è avvenuto esattamente quando previsto, alle 11:08:10 p.m. locali del 10 settembre (le 4:08 ora italiana dell'11 settembre) dal complesso di lancio ELS, vicino alla città di Sinnimary. Il vettore Soyuz ST-B ha rilasciato i due passeggeri, battezzati Alba e Oriana, dopo un volo di meno di tre ore e 47 minuti, alle 5:56 GMT (le 7:56 ora italiana).
I responsabili europei hanno confermato poco dopo che il razzo ha rilasciato i due satelliti, delle dimensioni di una cabina telefonica, nelle loro orbite previste a circa 23.500 km di altezza ed ha dichiarato la missione un totale successo.
Il volo di oggi prevedeva la propulsione dei primi tre stadi del vettore russo Soyuz e due accensioni dello stadio superiore Fregat.
Nei commenti post-lancio fatti presso lo Spazioporto, il direttore e Amministratore Delegato di Arianespace, Stéphane Israël, ha fatto notare che questi sono il nono e decimo veicoli spaziali Galileo portati in orbita da Arianespace, che andranno a unirsi alla costellazione che, una volta terminata, consisterà in 30 satelliti.
Alba e Oriana, sono i più recenti satelliti FOC (Full Operational Capability) e prenderanno il loro posto nel Piano Orbitale A - uno dei tre piani orbitali che comporranno il sistema di navigazione europeo.
Arianespace dovrà lanciare altri due satelliti Galileo entro la fine dell'anno, sempre con un vettore Soyuz, prima di passare all'Ariane 5, nel 2016, che potrà portarne quattro alla volta in orbita. Un altro Soyuz e due altri Ariane 5 proseguiranno l'attività nel 2017-2018. La Commissione Europea e l'ESA prevedono poi di ordinare altri quattro/sei nuovi satelliti per la fine dell'anno con il lancio fissato nel 2019 e 2020.
I due satelliti di oggi, pesanti ognuno 715 kg e costruiti dalla OHB System in Germania, estenderanno i loro pannelli solari per generare elettricità e abbasseranno leggermente le loro orbite nelle prossime settimane per entrare a far parte della costellazione Galileo. Il punto orbitale di inserimento è stato deciso appena sopra la quota operativa per evitare che dei detriti spaziali potessero intersecare il passaggio dei Galileo.
Il sistema europeo Galileo, gestito e finanziato dalla Commissione Europea per la fase FOC che ha incaricato l'ESA per la progettazione e l'operabilità, è analogo al sistema GPS (Global Positioning System) dei militati USA e a quello GLONASS russo, che forniscono servizi per tutto il globo. La Cina sta realizzando la sua rete globale di navigazione, chiamata Beidou, mentre India e Giappone stanno dispiegando versioni regionali.
Per il 2020, i responsabili europei prevedono che il sistema Galileo sarà pienamente dispiegato con i suoi 30 satelliti - 24 operativi e 6 di riserva - sparsi su tre piani orbiali per assicurare la copertura globale.
"Non stiamo solo pensando ai Galileo 9 e 10 della costellazione che ora stiamo costruendo, ma dobbiamo anche pensare al futuro," ha detto Jan Woerner, Direttore Generale dell'ESA. "Vi dovrà essere una seconda generazione perché questi satelliti non vivranno per sempre."
"Per me Galileo non è solo altri satelliti che volano attorno al nostro mondo," ha voluto sottolineare Woerner nelle prime ore di venerdì. "Per me questa è la prova della cooperazione in Europa ed oltre, anche in questi tempi così difficili."
Nonostante che sarà un sistema indipendente, Galileo potrà fornire agli utilizzatori dotati di nuove apparecchiature di ricezione una precisione superiore combinando i segnali di GPS, Glonass e Galileo. Lavorando assieme, i satelliti GPS e Galileo potrebbero offrire alla popolazione mondiale informazioni sulla posizione con la precisione di alcuni centimetri, un miglioramento notevole rispetto ai metri disponibili oggi con il solo GPS.
I segnali migliori del GPS sono riservati ai militari mentre le posizioni più accurate di Galileo dovranno essere comunque disciplinate.
Il sistema Galileo dovrebbe costare un totale di 7 miliardi di Euro, una volta completato nel 2020. Con 10 satelliti ora in orbita il programma Galileo non potrà ancora iniziare un servizio limitato, ma questo potrà avvenire quando verrà raggiunto il numero di 14, quindi verso l'inizio del prossimo anno.
Ma, purtroppo, i primi satelliti Galileo lanciati non sono stati assenti da problemi. Due veicoli lanciati nell'agosto del 2014 sono stati spediti su orbite sbagliate e solo con il lavoro dei controllori al suolo che sono riusciti a manovrare i due veicoli spaziali e riportarli su orbite quasi circolari, vicine abbastanza da poter essere incorporati nella flotta. Un altro satellite ha avuto dei problemi con l'antenna di navigazione.
Il prossimo paio di Galileo saranno lanciati il 17 dicembre, sempre con un altro volo Soyuz, e saranno inviati dalla sede tecnica dell'ESA, in Olanda, alla Guyana Francese questo autunno.
Quello di oggi è stato il 47esimo lancio orbitale del 2015, il 44esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ESA–Manuel Pedoussaut, 2015) il decollo di Soyuz ST-B VS12 con i due satelliti Galileo 9 e 10 dalla Guyana Francese. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA–M. Pedoussaut, 2015), i due satelliti Galileo 9 e 10 all'interno dell'ogiva protettiva di lancio del razzo vettore Soyuz ST-B.

Fonti: Spaceflight Now - Arianespace - ESA

10/09/2015 - Il cosmonauta impacchetta per completare la missione -

Il Comandante di Spedizione 44, Gennady Padalka, ha stivato il materiale all'interno del veicolo spaziale Soyuz TMA-16M per il suo ritorno a casa previsto per venerdì assieme ai due novellini. Padalka completerà la sua quinta missione nello spazio con il record di 879 giorni complessivi trascorsi nello spazio.
Padalka sarà affiancato dai membri dell'equipaggio Andreas Mogensen dall'Europa e dal cosmonauta Aidym Aimbetov del Kazakhstan all'interno della loro Soyuz quando si sganceranno alle 21:29 UTC (le 23:29 ora italiana). I tre atterreranno in Kazakhstan circa tre ore e mezza dopo. La NASA TV seguirà tutte queste attività, compresi i saluti fra gli equipaggi, a cominciare dalle 1:45 p.m. EDT (le 19:45 ora italiana).
Il resto dell'equipaggio, che diverrà ufficialmente Spedizione 45 quando Padalka si sgancerà, proseguirà le normali attività scientifiche e di manutenzione. L'astronauta della NASA Scott Kelly ha lavorato con un paio di piccoli satelliti delle dimensioni di una palla da bowling dotati di speciali attrezzi per studiare la fisica dei fluidi. Egli, in seguito, è stato raggiunto dai cosmonauti Sergey Volkov e da Mikhail Kornienko per rivedere le procedure e le attrezzature che verrebbero utilizzate nel caso di un'emergenza medica nello spazio.
L'Ingegnere di Volo Kjell Lindgren ha lavorato a compiti sanitari prima di videoregistrare le attività dell'equipaggio con una telecamera IMAX. L'astronauta giapponese Kimiya Yui ha condotto una serie di esperimenti di biologia. Infine il cosmonauta Oleg Kononenko ha lavorato alla manutenzione delle apparecchiature russe prima di passare ad eseguire degli esperimenti.
Nella foto (Credit: NASA) scattata dall'astronauta Lindgren, la Via Lattea sorge sulla Terra mentre un lampo è così forte da riflettersi sui pannelli solari della ISS.

Fonte: NASA ISS Blog

10/09/2015 - Prende forma a Cape la Torre di Accesso Equipaggio per lo Starliner -

La prima nuova Torre di Accesso Equipaggio presso la Cape Canaveral Air Force Station in Florida fin dai tempi dell'era Apollo inizierà a prendere forma presso il Complesso di Lancio-41.
Nei prossimi giorni gli operai muovevano i primi due livelli da un vicino cantiere verso la superficie della rampa. I livelli saranno sollevati in posizione uno sopra l'altro, ai piedi della rampa di lancio a partire dalla prossima settimana.
La Boeing e la United Launch Alliance stanno costruendo la torre, che è un elemento critico per la rampa di lancio che viene convertita da una rampa che serve solo le missioni senza equipaggio a un complesso che può ospitare tranquillamente le esigenze di equipaggi di volo insieme ai loro team di supporto a terra per le missione delle capsule CST-100 Starliner. Lo Starliner è in fase di sviluppo in collaborazione con il programma commerciale equipaggio della NASA, insieme alla SpaceX con il Crew Dragon, per portare gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dalla Space Coast della Florida.
Progettata con una moderna rete di sistema di dati, di comunicazioni e di energia integrati e protetti dalle esplosioni e dalle vibrazioni, è dotata inoltre di un ascensore. La Crew Access Tower è stata realizzata con diverse caratteristiche che solo un'astronauta vestito di tuta spaziale può apprezzare, passerelle più ampie, ringhiere e angoli che sono facili percorribili senza incorrere in qualcuno intoppo. La torre sarà inoltre dotata di cestelli scivolo per l'evacuazione di emergenza resistenti a un esplosione del veicolo di lancio.
I segmenti che compongono la torre sono assemblati a circa 6,5 km dalla rampa di lancio in modo che gli operai non vengano disturbati dai preparativi per le missioni dei razzi Atlas V della United Launch Alliance. La torre verrà montata su un lato della piattaforma della rampa SLC-41 da dove decollano i razzi. Ci vorranno sette segmenti per completarla e, una volta finita, si innalzerà per oltre 60 metri. Una passerella retraibile verrà aggiunta in seguito per collegare la torre al portello dello Starliner in modo che gli astronauti vi possano salire a bordo poco prima del lancio, mentre il razzo si troverà issato sulla rampa.
La costruzione della torre segna l'ultimo di una rapida successione di eventi del programma Starliner di Boeing. L'azienda ha presentato l'edificio di assemblaggio e preparazione dello Starliner, il Commercial Crew and Cargo Processing, la scorsa settimana ed ha appena completato il murale sulla facciata del palazzo che mostra il veicolo spaziale in orbita sopra la Florida. Le parti superiori ed inferiori del veicolo sono arrivate all'inizio di quest'anno per il test strutturale del modello di prova dello Starliner che si sta costruendo e farà da apripista per il programma. Le parti saranno messe insieme solo con il veicolo spaziale operativo prima che sia sottoposto a test esaustivi per dimostrare la bontà della progettazione.
Nella foto (Credit: NASA) uno dei segmenti che comporranno la Torre di Accesso Equipaggio al suo arrivo a Cape Canaveral.

Fonte: Parabolic Arc

Nell'illustrazione (Credit: NASA/MSFC), le parti evidenziate dello stadio superiore della configurazione Block 1 dell'SLS.

09/09/2015 - Inizia la costruzione delle parti di collegamento di SLS -

Resistenti punti di connessione fra gli stadi dello Space Launch System (SLS) della NASA - l'avanzato veicolo di lancio dell'agenzia destinato all'esplorazione oltre l'orbita terrestre verso lo spazio profondo - sono essenziali per assicurare che il razzo possa sostenere gli sforzi durante il volo. Il Launch Vehicle Stage Adapter (LVSA), gioca un ruolo importante nel collegare le due sezioni principali del razzo - lo stadio principale e lo stadio superiore.
Lo stadio superiore, conosciuto cone Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS), darà al veicolo spaziale Orion la grande spinta necessaria per volare oltre la Luna prima che la capsula ritorni sulla Terra nel primo volo di prova di SLS. L'astronave Orion è connessa con lo stadio superiore con l'Orion Stage Adapter (OSA).
La saldatura dei pannelli principali della versione di prova dell'LVSA sono iniziati ad agosto presso il Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama, dove l'agenzia gestisce il programma SLS.
Gli ingegneri del Marshall, in stretta collaborazione con l'azienda appaltatrice Teledyne Brown Engineering di Huntsville, stanno utilizzando le attrezzature e le capacità di saldatura per frizione. Il processo di saldatura per frizione permette di unire i grandi pezzi che compongono LVSA senza fondere completamente il metallo e questo garantisce una saldatura più forte rispetto alle saldature di tipo classico. Il team di saldatori del Marshall ha inoltre sviluppato l'innovativa idea di utilizzare un macchinario modulare che permette di saldare adattatori di misura diversa utilizzando lo stesso macchinario - e riducendo quindi i costi e i tempi di realizzazione.
"Abbiamo cominciato a vedere nascere la versione di prova di LVSA," ha detto Brent Gaddes, responsabile dell'adattatore dell'SLS. "Questa struttura unica, rappresenta alcune sfide a causa delle sue grandi dimensioni e della struttura conica. Comunque abbiamo delle squadre capaci, sia quella del Marshall che quella della Teledyne Brown e ci siamo fatti un'esperienza con l'adattatore di stadio che è stato utilizzato nel 2014 per il primo volo di prova di Orion."
Gli ingegneri hanno già completato l'adattatore di stadio di Orion, il simulatore dello stadio principale e il simulatore del veicolo spaziale Orion per il modello destinato ai test strutturali. Un modello di prova dello stadio propulsivo criogenico intermedio (ICPS) è attualmente in produzione presso la United Launch Alliance di Decatur, Alabama. Quando le parti di prova saranno completate gli ingegneri le monteranno assieme e poi sposteranno la struttura, alta circa 17 metri, presso il banco di prova del Marshall per testare e verificare l'integrità dell'hardware e assicurarsi che possa sopportare i carichi che incontrerà durante il volo.
Il primo volo di prova di SLS vedrà la configurazione Block 1 da 70 tonnellate di carico e che trasporterà un veicolo spaziale Orion senza equipaggio oltre l'orbita bassa terrestre per testare le prestazioni dell'intero sistema integrato. Quando l'SLS verrà potenziato fornirà una capacità di carico senza precedenti con 130 tonnellate che permetterà missioni sempre più lontane nel Sistema Solare.
Per ulteriori informazioni su SLS, visita: http://www.nasa.gov/sls
Nella foto (Credit: NASA/MSFC/Emmett Given) i membri del team del Marshall si preparano a installare il primo pannello del modello di prova di LVSA sul macchinario per la saldatura. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: NASA/MSFC), le parti evidenziate dello stadio superiore della configurazione Block 1 dell'SLS.

Fonte: NASA

09/09/2015 - Nuove spettacolari immagini della 'macchia bianca' di Cerere -

La stavamo aspettando con trepidazione e finalmente l'immagine tanto attesa è arrivata: si tratta di una ripresa del cratere Occator di Cerere, noto per il misterioso "Bright Spot", ripresa dalla sonda della NASA Dawn dall'orbita HAMO (High-Altitude Mapping Orbit).
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) è stata ottenuta sovrapponendo due esposizioni, una breve per catturare il dettaglio dei punti luminosi, che altrimenti risulterebbero sovraesposti, e una normale per riprendere la superficie.
"Presto, l'analisi scientifica rivelerà la natura geologica e chimica di questo misterioso e affascinante paesaggio extraterrestre," ha dichiarato Marc Rayman, capo della missione Dawn.
Le macchie strane su Cerere sono diverse, sparse un po' ovunque sulla superficie del pianeta nano, apparentemente senza una logica ma il "Bright Spot" ha attirato l'attenzione fin dalla sua scoperta. Si trova all'interno di un cratere di circa 90 chilometri di diametro e la sua natura è tuttora sconosciuta.
Le ipotesi sono diverse: quella del ghiaccio trova maggiore consenso ma idee alternative, come la possibilità che possa trattarsi di sali, ancora non sono state scartate.
Ad oggi, sono state pubblicate oltre 50 immagini riprese durante l'orbita Survey da una distanza di 4.400 chilometri, con una risoluzione di 410 metri per pixel e 12 dell'orbita HAMO da un'altitudine di 1.470 chilometri, con una risoluzione di 140 metri per pixel.
Nell'articolo di Alive Universe Today a firma di Elisabetta Bonora (@Elibonora) ulteriori elaborazioni della macchia bianca e possibili spiegazioni.

Fonti: Alive Universe Today - NASA

09/09/2015 - COSMO-SkyMed, firmato accordo ASI – NASA -

Un accordo di grande rilievo per l’elaborazione e l’analisi dei dati di Osservazione della Terra è stato firmato oggi dall’Agenzia Spaziale Italiana e dalla NASA. L’ente spaziale americano potrà utilizzare i dati del programma italiano COSMO-SkyMed, la più sofisticata costellazione satellitare radar per l’Osservazione della Terra. COSMO-SkyMed è in grado di osservare la superfice anche di notte e in condizioni di nuvolosità ed è particolarmente utile per il monitoraggio e la mitigazione dei disastri ambientali, per lo studio dei lenti movimenti della crosta terrestre nonché nelle applicazioni per la sicurezza.
L’intesa è stata sottoscritta a Washington, presso la sede dell’Ambasciata italiana, dal presidente dell’ASI Roberto Battiston e dall’amministratore della NASA Charles Bolden.
La NASA, in base al documento, potrà ricevere i dati della missione COSMO-SkyMed per progetti di ricerca che verranno definiti secondo ulteriori accordi tra le parti. Da parte sua la NASA si impegna a permettere all’ASI l’utilizzo dell’Alaska Satellite Facility (ASF) per ricevere dati satellitari. L’intesa contempla anche attività di alta formazione rivolte ai migliori ricercatori italiani, che ogni anno potranno avere l’opportunità di usufruire di borse post dottorato della NASA nel settore dell’Osservazione della Terra. Le attività di ricerca potranno essere svolte presso laboratori e centri di ricerca associati alla NASA.
"Questo accordo rappresenta un grande risultato, non solo per l’eccellenza scientifica dei nostri partner americani rappresentati dalla NASA, ente con cui abbiamo una collaborazione di lunghissima data - ha detto il presidente dell’ASI Roberto Battiston - ma anche perché la cooperazione con un grande Paese come gli Stati Uniti rende possibile un migliore sfruttamento degli investimenti effettuati dall’Italia nel settore dell’Osservazione della Terra, aprendo la strada anche alle applicazioni commerciali."
"Grazie a questo accordo - prosegue il numero uno dell’ASI - i nostri migliori ricercatori potranno svolgere i loro studi nei centri statunitensi associati alla NASA e avremo accesso ai sistemi radar posti in Alaska, una posizione strategica per la ricezione della grande quantità di dati prodotti dalla costellazione nazionale."
"COSMO-SkyMed è una punta di diamante del sistema spaziale italiano, e l’utilizzo dei suoi dati rappresenta il contributo dell’Italia alla prevenzione e gestione delle emergenze nonché allo studio del climate change." ha concluso Battiston.
Viva soddisfazione per il raggiungimento dell'accordo è stata espressa dall'ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Claudio Bisogniero, che ha presenziato alla firma. "Si tratta di un ulteriore importante tassello in un contesto di oltre cinquant’anni di collaborazione tra Italia e Stati Uniti nello spazio, che continua ad espandersi con grande intensità e reciproco interesse - ha dichiarato l’ambasciatore - "COSMO-SkyMed dischiude le porte per un ulteriore approfondimento di questa straordinaria cooperazione."
L’accordo tra ASI e NASA è stato firmato a margine del workshop 'The Italian COSMO-SkyMed Satellites: an opportunity to better observe our Planet'. Della delegazione italiana facevano parte, oltre al generale dell’Aeronautica, astronauta ESA e Space Attaché presso l’Ambasciata Roberto Vittori, Gabriella Arrigo, responsabile per le Relazioni Internazionali dell’ ASI, Luigi Pasquali, AD di Telespazio, Marcello Maranesi AD di e-Geos, Roberto Ibba, Presidente di E-Geos, Laura Candela, responsabile dell’Osservazione della Terra di ASI ed Enrico Flamini, Chief Scientist dell’ASI.
Nel corso del workshop sono state analizzate le prospettive e le potenzialità di COSMO-SkyMed Seconda Generazione, un’evoluzione che garantirà un salto generazionale in termini di tecnologia, prestazioni e vita operativa del sistema rafforzando la leadership dell’ Italia nel settore dell’Osservazione SAR della Terra.
Nella foto (Credit: ASI) Battiston e Bolden alla firma dell'accordo per COSMO-SkyMed.

Fonte: ASI

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/MSFC), l'SLS sulla rampa di lancio del Kennedy Space Center.

08/09/2015 - Comincia a delinearsi una decisione su quando introdurre il nuovo stadio superiore di SLS -

I responsabili della NASA stanno attendendo per vedere se il Congresso aggiungerà finanziamenti al budget dell'Agenzia per il prossimo anno che permetta di dare l'avvio allo sviluppo di un nuovo stadio superiore a 4 motori per lo Space Launch System (SLS), un miglioramento che permetterà al mega-razzo di trasportare un carico maggiore nello spazio profondo.
Il nuovo componente del razzo, chiamato Exploration Upper Stage (Stadio Esplorativo Superiore, ndt), potrebbe essere sviluppato in tempo per il secondo volo di SLS previsto nel 2021, quando sarà lanciato per la prima volta con un equipaggio a bordo della capsula Orion.
Il volo del 2021 è conosciuto come Exploration Mission-2 e porterà gli astronauti attorno alla Luna nel più lontano viaggio della storia umana.
"Il nostro obiettivo è quello di introdurlo (EUS) per EM-2, il volo del 2021," ha detto Bill Hill, vice amministratore associato NASA per lo sviluppo dei sistemi esplorativi. "Ci piacerebbe farlo per diverse ragioni. Una è quella di introdurlo prima possibile e la seconda non vorremmo dover validare per il volo umano quello che chiamiamo Interim Criogenic Propulsion System, in pratica un secondo stadio criogenico modificato di un razzo Delta.
Ma Hill chiarisce che la proposta di finanziamenti della Casa Bianca per il mega-razzo del prossimo anno non è sufficiente per avviare i lavori sul grande stadio del razzo, ponendo interrogativi sul lancio del 2021 che richiederebbe così la validazione dello stadio superiore del Delta 4 per il volo umano, aggravando i costi di altri 150 milioni di dollari per la NASA.
L'Amministrazione Obama ha riservato 1.356 milioni di dollari, nel 2016, per lo SLS. Hill dice il miglioramento dello stadio superiore non verrà completato in tempo per la missione con equipaggio EM-2 nel 2021 se venisse approvato quel livello di finanziamenti.
La NASA ha ribadito che, anche se i finanziamenti dovessero aumentare, non si potrebbe comunque anticipare il primo volo senza equipaggio di SLS, che sarà pronto per non prima del novembre 2018. Ma i responsabili ammettono che avranno bisogno di altri fondi per completare lo EUS in tempo per il primo volo abitato del 2021.
Il primo volo di prova di SLS nel 2018 utilizzerà l'Interim Criogenic Upper Stage basato sul secondo stadio del razzo Delta 4 della United Launch Alliance. Questo stadio sarà spinto da un solo motore Aerojet Rocketdyne RL-10 che brucia una miscela super fredda di ossigeno e idrogeno liquidi.
Invece lo EUS disporrà di quattro RL-10 e misurerà 8,4 metri, lo stesso diametro dello stadio principale di SLS, che invece è spinto da quattro motori RS-25 ereditati dal Programma Space Shuttle.
La NASA ha pronto un contratto con la Boeing, la stessa costruttrice dello stadio principale di SLS e degli stadi superiori, per lavorare a una versione aggiornata dello EUS.
La lunga pausa, quasi tre anni, fra EM-1 e EM-2 consentirà anche di eseguire le modifiche alla torre di lancio del Kennedy Space Center che dovrà essere alzata di oltre 13 metri fra la prima e la seconda missione a causa delle dimensioni maggiorate del razzo vettore. Infatti EM-1 verrà eseguito con la versione 'Block 1' di SLS, alta 98 metri mentre EM-2 sarà compiuta con la versione 'Block 1B' alta 111 metri.
Hill ha confermato che la NASA non ha nessun problema a mettere degli esseri umani sul primo volo dello stadio superiore EUS. "Abbiamo fatto la stessa cosa con lo Shuttle," ha ribadito Hill. "Potremmo diminuire l'equipaggio anche se, al momento, vorremmo che fosse lanciato al completo con quattro astronauti."
La Boeing costruirà lo EUS con le stesse attrezzature con le quali ha iniziato la realizzazione dello stadio principale, presso il Michoud Assembly Facility della NASA a New Orleans.
Inizialmente la NASA avrebbe dovuto utilizzare il motore J-2X per spingere lo stadio superiore. Si tratta di una versione modernizzata del vecchio J-2 progettato il razzo Saturno 5 delle missioni Apollo. Ma poi i responsabili dell'Agenzia decisero che il J-2X sarebbe stato troppo potente per SLS e quindi, nel 2014, cancellarono il programma dopo aver speso circa 1,4 miliardi di dollari nello sviluppo del motore fra il 2006 e il 2014.
Dato che, praticamente, il programma di prove a terra era completato quando il programma J-2X è stato cancellato questo motore, potente il doppio dello EUS con i quattro RL-10, potrebbe essere utilizzato in un futuro lontano.
Al momento la NASA afferma che sarà sufficiente l'EUS con i motori RL-10 per accogliere tutte le richieste di voli umani attorno alla Luna, una regione chiamata ufficialmente 'spazio cis-lunare'. Le prime due missioni di SLS/Orion del 2018 e del 2021 hanno infatti come obiettivo un'orbita lunare retrograda a circa 70.000 km oltre la Luna.
La configurazione base di SLS, quella che verrà lanciata nel 2018, ha una capacità di carico in orbita bassa terrestre di 70 tonnellate, o 25 verso la Luna. Con lo stadio superiore più potente a quattro motori il razzo permetterà di caricare quasi il 50% in più di massa per le stesse destinazioni.
Comunque la NASA deve dare presto il via libera alla Boeing per il completamento del progetto e lo sviluppo dello stadio superiore se vuole che sia pronto per il 2021. Altrimenti la NASA si troverà costretta a ordinare un secondo stadio superiore intermedio basato su quello del Delta 4 e pagare per poterlo certificare per gli astronauti e poi testare lo stadio aggiornato per un terzo volo SLS da tenersi nei primi anni '20.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) lo Exploration Upper Stage mentre spinge un veicolo Orion fuori dall'orbita terrestre. Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/MSFC), l'SLS sulla rampa di lancio del Kennedy Space Center. I responsabili della NASA hanno deciso di non pitturare di bianco lo stadio principale di SLS (come appare in questa ed altre illustrazioni). Il razzo quindi apparirà con la copertura isolante arancione, molto simile al serbatoio esterno di uno Space Shuttle.

Fonte: Spaceflight Now

08/09/2015 - In volo sulle intriganti luci di Occator -

Brillanti e dalla natura enigmatica: gli ormai noti quanto misteriosi 'bright spot' che costellano la superficie di Cerere continuano ad essere nel mirino degli scienziati che stanno cercando di scoprire quale sia la struttura e la composizione di quelle zone chiare disseminate sul pianeta nano che appaiono tanto più luminose rispetto al resto della superficie.
L'attenzione del team della sonda Dawn si è focalizzata in particolare sul cratere Occator, al cui interno sono presenti diversi bright spot di varie dimensioni a fianco della macchia più grande e brillante.
Combinando due diverse tipologie di immagini, quelle catturate durante la Dawn High Altitude Mapping Orbit (HAMO) e registrate alla risoluzione di circa 140 metri per pixel, insieme con gli scatti ripresi nell'ambito della fase di survey a bassa risoluzione, gli scienziati hanno generato un'animazione che mostra la topografia della grande cavità Occator, ampia quasi 100km e profonda oltre 6, e delle zone limitrofe al cratere e permette di avere una visione a 360 gradi delle aeree luminose.
Il dislivello misurato tra i rilievi più alti che circondano Occator - rappresentati con il colore marrone - e le profondità del cratere – in blu scuro – è di circa 6 chilometri. Per mostrare meglio la topografia della cavità le formazioni montuose sono state allungate di un punto e mezzo.
L'immagine in apertura è invece la somma di due diverse istantanee: una realizzata con una breve esposizione per catturare il dettaglio dei punti luminosi e un'altra in cui il tempo di scatto è stato regolato sulla superficie di fondo.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/PSI) e nell'animazione i bright spot appaiono molto più luminosi rispetto al resto della superficie e tendono ad apparire sovraesposti nella maggior parte delle immagini.
Diverse le ipotesi avanzate per spiegare le enigmatiche formazioni: ghiaccio e depositi di sale sono le opzioni finora più quotate tra gli esperti, i quali però stanno considerando anche altre possibilità, come vulcani, geyser e altro.
Un contributo importante all'indagine è dato dallo spettrometro italiano VIR-MS. Poiché ogni minerale riflette la gamma di lunghezze d’onda visibili e infrarosse della luce in un modo unico, grazie ai dati raccolti dallo strumento gli scienziati stanno determinando quali materiali compongono il pianeta nano.
Le macchie brillanti insieme agli ultimi risultati delle missione Nasa saranno oggetto del Dawn Meeting che si svolgerà dal 15 al 17 settembre a Palermo, città dal cui osservatorio Giuseppe Piazzi nel 1801 osservò Cerere per la prima volta.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: ESA), il braccio del rover, guidato dall'orbita, che inserise il perno nel foro.

08/09/2015 - Successo al primo colpo per Andreas nel controllo del rover al suolo -

Mettere un perno rotondo in un buco rotondo, non è difficile per qualcuno che si trovi in piedi accanto ad esso. Ma ieri l'astronauta dell'ESA Andreas Mogensen lo ha fatto mentre era in orbita a 400 km a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), gestendo in remoto la gestione di un rover del suo braccio robotico sulla Terra.
Andreas ha utilizzato un sistema di controllo di retroazione della forza sviluppato da ESA, facendogli sentire ogni volta che il braccio flessibile del rover ha incontrato della resistenza.
Queste sensazioni tattili sono essenziali per il successo dell'esperimento, che prevede di infilare un perno dentro un foro su una piattaforma che offre meno di un sesto di millimetro di margine. Il perno doveva essere inserito per 4 cm nel foro in modo da attivare un collegamento elettrico.
"Siamo molto felici dei risultati di oggi," ha detto André Schiele, a capo dell'esperimento e del Telerobotics and Haptics Laboratory dell'ESA.
Andreas ha gestito due prove complete, avvicinandosi e inserendo il perno nel foro, dimostrando, per la prima volta nella storia del volo sapziale, la precisione della retroazione della forza dall'orbita."
"Andreas non aveva mai guidato il rover prima, ma i suoi controlli si sono rivelati essere molto intuitivi. Ad Andreas ci sono voluti 45 minuti per raggiungere la piattaforma con l'esperimento e poi inserire il perno al suo primo tentativo, e meno di 10 minuti nel secondo tentativo, mostrando una curva di apprendimento molto ripida."
L'esperimento si è svolto presso il centro tecnico ESTEC dell'ESA a Noodrwijk, in Olanda, seguito da un gruppo di rappresentanti dei media e ansiosi ingegneri telerobotici e personale del centro.
L'esperimento 'Interact Centaur' con il rover che era stato progettato e costruito presso il team del Lab in collaborazione con gli studenti laureati alla Delft University of Technology.
Il veicolo 4x4 combina un corpo telecamera sistemata sul collo, una coppia di bracci altamente avanzati progettati per il funzionamento di retroazione della forza remoto e un certo numero di sensori di prossimità e posizione, tra cui un laser posto sul braccio per indicare la profondità nell'avvicinamento.
La vera sfida è stata ottenere ritorno di forza significativo, nonostante la distanza che i segnali hanno dovuto percorrere: dalla Stazione, che sfreccia intorno alla Terra a 8 km/s, fino a satelliti alti quasi 36.000 km e poi giù per una stazione di terra degli Stati Uniti nel New Mexico, via NASA Houston e poi attraverso un cavo transatlantico ESTEC - e viceversa. Tutto questo ha aggiunto per un segnale di andata e ritorno più di 144.000 km.
L'inevitabile ritardo bidirezionale ha aggiunto un secondo di tempo, ma il team ha utilizzato un sofisticato software basato su un metodo di controllo dedicato denominato 'modello di controllo mediato' per contribuire a compensare questo ritardo, che incorpora modelli sofisticati per evitare che l'operatore e il braccio possano uscire di sincronia.
Con il tempo rimanente, Andreas ha utilizzato un joystick a retroazione della forza per differenziare tra la rigidità di molle diverse, contribuendo a misurare la sensibilità degli utenti in orbita con gradi molto piccoli di retroazione.
Il controllo remoto dei rover è molto utile nelle situazioni pericolose o negli ambienti inaccessibili, non solo nello spazio. Sulla Terra questo sistema può lavorare nelle condizioni artiche, nelle profondità del mare e o nei siti di disastri nucleari.
L'esperimento Interact è il primo passo verso una tecnologia robotica che fornisca ai loro operatori una maggiore sensazione di quella attualmente disponibile. In questo modo l'ESA sta letteralmente estendendo la possibilità agli esseri umani di raggiungere la Terra dallo spazio.
In futuro sistemi simili potrebbero essere utilizzati da operatori con sede al suolo che gestiscono operazioni robotiche in orbita - come quella di rimuovere detriti attorno alla Terra o persino costruire basi sulla Luna. Oppure gli astronauti potrebbero guidare i rover sulla superficie marziana standosene al sicuro in orbita attorno al Pianeta Rosso.
Il test fa parte di una serie di esperimenti che Andreas deve svolgere durante la sua missione alla Stazione Spaziale. Arrivato lo scorso venerdì egli rientrerà sulla Terra sabato prossimo.
Nella foto (Credit: ESA) Mogensen mentre, dalla ISS, pilota il rover sulla Terra. Nella foto (Credit: ESA), il braccio del rover, guidato dall'orbita, che inserise il perno nel foro.

Fonte: ESA

08/09/2015 - La Cina afferma che la sonda Chang'e-4 atterrerà sul lato nascosto della Luna -

Martedì uno scienziato cinese che lavora al programma lunare ha affermato che la Cina prevede di essere il primo Paese a far atterrare una sonda sul lato nascosto della Luna.
La missione verrà eseguita dalla sonda Chang'e-4, la riserva della Chang'e-3, e verrà lanciata prima del 2020, ha detto Zou Yongliao del dipartimento di esplorazione lunare presso l'Accademia delle Scienze Cinese durante un forum sull'esplorazione dello spazio profondo tenutosi martedì.
Zou ha detto che gli organi di governo hanno ordinato agli esperti di valutare il piano nel corso degli ultimi 12 mesi. "La Cina, se avesse successo, sarebbe il primo Paese a completare questo compito."
Il SASTIND (State Administration of Science, Technology and Industry for National Defense) ha annunciato ai primi di quest'anno che la Chang'e-4 sarebbe stata lanciata prima del 2020.
Il lato nascosto della luna, o "il lato oscuro della Luna", come viene comunemente chiamato, non è mai visibile dalla Terra a causa delle forze gravitazionali. Secondo Zou, il lato nascosto ha un ambiente elettromagneticamente pulito, che fornirebbe il campo ideale per studi delle basse frequenze radio. "Se potessimo piazzare uno spettrografo di frequenza sul lato nascosto saremmo in grado di riempire questo vuoto."
Zou dice che Chang'e-4 è molto simile nella struttura a Chang'e-3 ma che può ospitare un carico maggiore. Questo verrebbe utilizzato per studiare le condizioni geologiche del lato nascosto della Luna.
La Cina prevede di lanciare la sua sonda lunare Chang'e-5 verso il 2017 per completare l'ultimo capitolo del suo programma di esplorazione lunare diviso in tre fasi: entrare in orbita, atterrare e ritornare.
Li Chunlai, uno dei principali progettisti dei sistemi di applicazione delle sonde lunari, ha detto che Chang'e-5 riceverà diverse innovazioni, compresa la raccolta automatica di campioni, l'ascesa dalla Luna senza un sito di lancio e un sistema di aggancio senza equipaggio 400.000 km sopra la superficie lunare.
Chang'e-5 avrà inoltre un nuovo sito di lancio e sfrutterà un nuovo razzo vettore, ha detto Li.
Chang'e-3 atterrò sulla Luna nel 2013, facendo della Cina il terzo Paese al mondo dopo Unione Sovietica e Stati Uniti d'America ad aver eseguito un atterraggio morbido di un veicolo spaziale sul suolo lunare.
Nella foto (Credit: Xinhua) il lander Chang'e-3 fotografato sulla superficie lunare dal rover Yutu.

Fonte: Xinhua

07/09/2015 - Il Soyuz per i prossimi Galileo è sulla rampa di lancio -

Il 12esimo razzo Soyuz che decollerà dallo Spazioporto di Kourou si trova ora nella zona di lancio dopo il rollout eseguito per questo vettore di medio carico in Guyana Francese per una missione dedicata a l'invio di due altri satelliti della costellazione di navigazione europea Galileo.
Utilizzando le stesse procedure che sono state usate dalla Russia fin dagli inizi dell'era spaziale, il veicolo a tre stadi destinato da Arianespace al volo del 10 settembre, VS12, è stato trasportato dall'edificio di integrazione MiK, che si trova nel settore nordoccidentale dello Spazioporto, questa mattina e trasferito in orizzontale verso la zona di lancio ELS per mezzo di un rimorchio di trasporto/erettore.
Il Soyuz è stato poi eretto in posizione verticale e sospeso sopra la rampa di lancio, dove viene tenuto ancorato da quattro grandi bracci di supporto. A questo seguirà lo spostamento della torre di lancio mobile, alta 53 metri, che andrà a proteggere il lanciatore, fornendo un ambiente sicuro e riparato per l'installazione del 'composito superiore' - che consiste nei due veicoli Galileo, nello stadio superiore Fregat e nell'ogiva protettiva costituita da due parti.
I passeggeri del volo VS12 sono il quinto e il sesto veicolo FOC (Full Operational Capability) del programma Europeo di navigazione Galileo, e sono stati designati 'Alba' e 'Oriana - continuando il processo di dare dei nomi ai satelliti dopo la competizione organizzata dalla Commissione Europea e alla quale hanno partecipato i bambini nel 2011.
Questi satelliti sono stati costruiti dalla OHB System, con la Surrey Satellite Technology Ltd che ha fornito la strumentazione di navigazione.
La Commissione Europea gestisce e finanzia la fase FOC di Galileo - durante la quale viene completato il network operativo e le infrastrutture al suolo. L'Agenzia Spaziale Europea è stata delegata per la progettazione e come agente per conto della Commissione.
Il lancio di VS12 è previsto alle 11:08 p.m. locali del 10 settembre 2015 (le 4:08 ora italiana dell'11 settembre).
Nella foto (Credit: Arianespace) il razzo vettore Soyuz ST-B sulla rampa di lancio di Kourou.

Fonti: Arianespace - Spaceflight Now

07/09/2015 - Tutti gli astronauti italiani alla festa della PAN -

Tutti gli otto astronauti italiani per la prima volta insieme. Da Franco Malerba, primo italiano ad aver preso parte ad una missione spaziale, fino a al Cap. Samantha Cristoforetti.
Domenica 6 settembre, gli spettatori della manifestazione organizzata dall'Aeronautica Militare in occasione dei 55 anni delle Frecce Tricolori (PAN - Pattuglia Acrobatica Nazionale), presso l'Aeroporto "Visintini" di Rivolto (Udine), hanno potuto incontrare i protagonisti della storia dello spazio italiano: gli Astronauti.
Un percorso guidato all’interno di un’area espositiva con equipaggiamenti e immagini che hanno fatto la storia dell’esplorazione spaziale. In mostra anche l’IVX (Intermediate eXperimental Vehicle), veicolo sperimentale europeo che a febbraio 2015 è stato lanciato nello spazio in volo suborbitale ipersonico ed è rientrato sulla terra in planata autocontrollata.
La presenza degli Astronauti italiani e l’allestimento di un’area espositiva sullo Spazio e l’Aerospazio è il frutto della collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed Europea (ESA), i centri di ricerca e le università. Confermano il ruolo di primo piano che l’Aeronautica Militare ha per il Volo Umano Spaziale (VUS) nell’ambito del Ministero della Difesa.
Erano presenti il Gen. B.A. Roberto Vittori, il Ten. Col. Walter Villadei, il Magg. Luca Parmitano, il Cap. Samantha Cristoforetti, il Col. (r) Maurizio Cheli, l’Ing. Paolo Nespoli, l’Ing. Franco Malerba e l’Ing. Umberto Guidoni.
Lo spazio è la naturale estensione dell’ambiente operativo nel quale l’Aeronautica Militare opera: una lunga tradizione nel settore con studi e attività da sempre all’avanguardia, nel campo dei satelliti, del volo supersonico e umano.
Gli astronauti hanno iniziato i loro interventi ringraziando l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Agenzia spaziale europea (Esa) e l’Aeronautica militare, "Un ritorno in famiglia," lo ha descritto Samantha Cristoforetti, che chiude il giro dei saluti riscuotendo applausi e parole di ammirazione da parte dei tanti visitatori. L’astronauta italiana commenta l’interesse forte nato intorno alla missione 'Futura', che l’ha resa l’astronauta europea con il periodo più lungo di permanenza a bordo della Stazione spaziale internazionale. "Grazie a questa continuita’di presenza degli astronauti lo spazio e’ piu vicino agli italiani e alle italiane. Mi auguro- ha concluso Astrosamantha-, che si mantenga un interesse attento per lo spazio e la scienza."
La manifestazione ha avuto più di 400.000 spettatori ad assistere alle evoluzioni dei velivoli ed era presente sia il Ministro della Difesa Pinotti che il Presidente della Repubblica Italiana Mattarella. Nella foto (Credit: Agenzia Dire) tutti gli astronauti italiani schierati per la prima volta.

Fonti: Aeronautica Militare Italiana - Agenzia Dire

07/09/2015 - Il primo razzo vettore Soyuz partito verso Vostochny -

Il razzo vettore Soyuz-2.1a è stato inviato dalla sede di produzione, nella città di Samara, al centro spaziale Vostochny, con una cerimonia alla quale era presente il Vice Ministro della Difesa Dmitry Rogozin.
"Questo è un evento molto importante... abbiamo il nostro spazioporto civile e la Soyuz apre questa strada per noi," ha detto Rogozin.
Secondo quanto dichiarato da Vadim Neboga, capo della produzione del centro spaziale Progress, ci vorranno 38 giorni di viaggio perché il razzo Soyuz raggiunga Vostochny.
Il Centro Spaziale Vostochny è in fase di costruzione presso la Regione Amur, nell'estremo oriente russo, fin dl 2012. Vostochny permetterà alla Russia di lanciare gran parte delle missioni dal proprio territorio, riducendo la dipendenza della nazione dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakstan.
I razzi vettore della famiglia Soyuz sono il sistema di lancio a perdere più frequentemente utilizzato al mondo, secondo quanto riportato dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA). I razzi Soyuz sono, al momento, l'unico veicolo di lancio capace di trasportare persone verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Nella foto (Credit: Sputnik/Sergey Mamontov) la rampa di lancio del razzo vettore Soyuz in costruzione presso il Centro Spaziale Vostochny.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

Nella foto (Credit: NASA/Roscosmos), Kornienko, Padalka e Kellly prima del volo nello spazio.

05/09/2015 - Scott Kelly assume il comando della stazione spaziale -

In una breve cerimonia tenutasi sabato, il cosmonauta veterano Gennadi Padalka, il cosmonauta con maggior esperienza fuori dal pianeta, ha passato il comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) all'astronauta Scott Kelly della NASA, che assieme al cosmonauta Mikhail Kornienko è a metà strada della loro permanenza di un anno in orbita.
Padalka ha fatto le funzioni di Comandante del veicolo spaziale Soyuz TMA-16M che ha trasportato Kelly e Kornienko in orbita lo scorso 27 marzo e prevede di rientrare sulla Terra a bordo dello stesso veicolo spaziale l'11 settembre per chiudere la sua quinta missione spaziale.
Quando atterrerà il prossimo venerdì, il suo tempo totale in orbita sarà di 878,6 giorni nel corso di cinque missioni a partire dal 1998, oltre due mesi più a lungo di ogni altro record precedente.
"Con mio grande rammarico, fra alcuni giorni lascerò la stazione spaziale e i miei compagni con i quali sono stato lanciato e ho iniziato a lavorare a marzo," ha detto Padalka, parlando in inglese. "Vi ringrazio molto ragazzi, per il supporto che ognuno ha dato all'altro e per il lavoro svolto assieme."
Kelly, che aveva già ricoperto l'incarico di Comandante durante un soggiorno precedente, ha elogiato Padalka dicendo: "Io sono stato fortunato ad avere la saggezza e l'esperienza di un capo come Gennadi dal quale imparare a come poter fare questo lavoro ancora meglio per la seconda volta."
"E' veramente stato un privilegio e un onore servire come suo membro dell'equipaggio," ha proseguito Kelly. "Voglio solo dire che egli ha svolto un fantastico lavoro e che io ho imparato un sacco da lui e che ci mancherà quando ci lascerà alla fine della prossima settima."
Dato che Kelly e Kornienko devono trascorrere un anno intero a bordo della stazione, la Russia ha lanciato il 2 settembre una Soyuz nuova che servirà a riportarli a casa all'inizio del prossimo anno. A bordo della missione di consegna del veicolo spaziale Soyuz TMA-18M si trovava il comandante della capsula Sergey Volkov, l'astronauta europeo Andreas Mogensen e il cosmonauta kazako Aidym Aimbetov.
Mogensen e Aimbetov rientreranno sulla Terra il prossimo venerdì, assieme a Padalka, a bordo del veicolo spaziale Soyuz TMA-16M, chiudendo ufficialmente la Spedizione 44. Volkov resterà a bordo della stazione come parte dell'equipaggio di Spedizione 45 e tornerà a casa assieme a Kelly e Kornienko il marzo prossimo a bordo della capsula Soyuz TMA-18M.
Gli altri tre membri dell'equipaggio di lunga durata della stazione - il comandante della Soyuz Oleg Kononenko, l'astronauta giapponese Kimiya Yui e l'astronauta NASA Kjell Lindgren - lanciati lo scorso 22 luglio - rientreranno sulla Terra il 22 dicembre ponendo fine alla Spedizione 45. Kelly rimarrà in Comando anche della successiva Spedizione 46.
L'intero equipaggio composto da nove membri si è riunito sabato,tutto assieme, nel modulo giapponese Kibo per la cerimonia del cambio di comando, con Kelly e Padalka che galleggiavano al centro dello spazioso laboratorio.
Padalka ha segnalato che non tutto è andato bene durante la sua permanenza a bordo della stazione, menzionando il fallimento del cargo russo Progress del 28 aprile e la perdita della missione di rifornimento di SpaceX il 28 giugno.
"Ma abbiamo fatto del nostro meglio per provare a mantenere la stazione spaziale in grandi condizioni operative per il prossimo equipaggio," ha detto. "Grazie molte a tutti gli MCC (Centri Controllo Missione). Essi hanno lavorato come una squadra sola e li ringrazio per il loro supporto. Sono impaziente di vedervi per terra, non vedo l'ora di vedere i miei compagni a terra, alcuni di loro prima, alcuni di loro in seguito."
Nella foto (Credit: NASA) l'astronauta Scott Kelly, prima della partenza per la missione, con sullo sfondo la capsula Soyuz che lo ha portato verso la ISS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Roscosmos), Kornienko, Padalka e Kellly prima del volo nello spazio.

Fonte: Spaceflight Now

04/09/2015 - ARCA Space eseguirà test di volo presso lo Spaceport America -

Una compagnia che ha le sue radici in un'impresa romena che aveva concorso, più di una decina di anni fa, all'Ansari X Prize, eseguirà dei test di volo di droni ad alta quota e di razzi suborbitali dallo Spaceport America, in New Mexico.
ARCA Space Corporation, con sede a Las Cruces, New Mexico, prevede di utilizzare lo spazioporto per i voli di prova del suo drone AirStrato UAS entro la fine dell'anno. A questo seguiranno nel 2016 i test del razzo suborbitale Hass, che la compagnia intende utilizzare per il turismo spaziale portando fino a cinque persone in volo.
L'ARCA (acronimo rumeno per 'Cosmonautica Rumena e Associazione Aeronautica') venne fondata nel 1999 da Dumitru Popescu, ora capo esecutivo di ARCA Space, come organizzazione no-profit per competere, senza successo, nella competizione suborbitale Ansari X Prize. Nonostante l'insuccesso la compagnia ha continuato a sviluppare razzi suborbitali e tecnologie per droni di alta quota ed è stata incorporata negli Stati Uniti come ARCA Space nel 2014.
L'accordo siglato con ARCA Space è solo l'ultimo di una serie di sforzi di Spaceport America di diversificare la propria base di clienti oltre il suo principale, la Virgin Galactic e il suo programma SpaceShipTwo. A maggio lo spazioporto aveva annunciato un accordo con la californiana X2nSat per stabilire una stazione per satelliti presso lo spazioporto.
Spaceport America ha anche un accordo con SpaceX, anche se la compagnia ha rinviato i test di volo previsti qui. La SpaceX aveva affittato nel 2013 una proprietà presso lo spazioporto dove eseguire i voli di alta quota per i propri Grasshopper e Falcon 9R, che avrebbero dovuto dimostrare le tecnologie per la versione riutilizzabile del vettore Falcon 9. Nonostante questi voli non siano mai avvenuti la SpaceX ha ancora il suo affitto e potrebbe utilizzarlo per altri tipi di test.
Aaron Prescott, a capo dello sviluppo dell'impresa Spaceport America, ha detto che altre compagnie del settore aerospaziale e industrie sono interessate nell'utilizzo dello spazioporto. Anche alcune produzioni cinematografiche e altre attività non legate all'aerospazio saranno annunciate nei prossimi mesi.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ARCA Space) il razzo suborbitale Hass.

Fonti: Spacenews - ARCA Space

04/09/2015 - Giganteschi 'Starshader' per la caccia ai pianeti extra-solari -

Nel tentativo di caratterizzare meglio i pianeti oltre il Sistema Solare, alcuni scienziati hanno immaginato grandi dischi occultatori a forma di fiore conosciuti come 'starshades' (paralume per stelle, ndt).
Intesi per essere utilizzati in parallelo con un separato telescopio orbitale, uno starshade bloccherebbe la luce proveniente dalla stella permettendo così alla debole luce degli esopianeti di essere osservata e studiata. Ma prima che uno starshade possa essere utilizzato nello spazio, la tecnologia deve essere testata sulla Terra e la cosa non è per niente facile.
"L'architettura molto particolare dello starshade, ovvero le sue dimensioni e la separazione necessaria, rendono difficile fare delle prove a basso costo," ha dett Anthony Harness, uno studente laureato presso l'Università del Colorado a Boulder, a Space.com.
Harness ha lavorato assieme a Tiffany Glassman e Steve Warwick della compagnia aerospaziale Northrop Grumman per testare lo starshades sulla Terra nei laghi asciutti e sulla sommità delle colline. Harness ha presentato alcuni risultati dei test al Simposio ERES (Emerging Researchers in Exoplanet Science) organizzato dalla Pennsylvania State University ad aprile.
I pianeti alieni simili alla Terra sono fino a 10 miliardi di volte meno luminosi delle stelle attorno alle quali orbitano e questo crea una sfida poterli studiare. "Quando punti un telescopio verso una stella, sei sopraffatto dalla sua luce," ha detto Herness nella presentazione.
Lo starshade, conosciuto anche come occultatore esterno, controbilancerebbe questo effetto bloccando la luce della stella, in modo simile a quando mettiamo una mano a coprire il Sole per vedere gli oggetti nel cielo. Starshade potrebbe avere varie misure ma quello tipico sarebbe di 30 metri di diametro e volerebbe a decine di migliaia di km dal suo telescopio.
Inoltre lo starshade non sarebbe un disco perfetto ma avrebbe delle protuberanze simili ai petali di un fiore ideati per rendere un bordo più morbido e un'ombra più scura. Lo starshade potrebbe essere utilizzato da ogni telescopio orbitale, dal James Webb Space Telescope fino a quelli del futuro.
La NASA ha recentemente condotto uno studio chiamato Exo-S che valutava un potenziale starshade per una missione di un telescopio spaziale del costo di circa 1 miliardo di dollari. Ma prima che tutti questi soldi possano essere spesi devono essere eseguiti dei test rigorosi sulla Terra in modo da verificare il funzionamento del concetto.
Un primo test era stato pensato con un piccolo telescopio a terra e uno starshade sospeso nell'aria, legato a un dirigibile ma, ben presto, era stato chiaro che un pallone non avrebbe mai potuto avere la precisione necessaria a mantenersi fisso. Così ora il team prevede di utilizzare presto dei razzi riutilizzabili e due telescopi posti al suolo. Ma un altro sistema potrebbe essere quello di piazzare lo starshade su una collina e di muovere il telescopio, posto a diversi km, per mantenere la stella occultata. A questa distanza, afferma Harness, il team potrebbe essere in grado di vedere il disco di detriti in orbita attorno alla stella Fomalhaut.
Questo tipo di risoluzione sarebbe comparabile con quella richiesta per studiare un esopianeta. "Pensiamo che lo starshade sia la sola soluzione a breve termine per caratterizzare e determinare l'abitabilità dei pianeti extra-solari simili alla Terra," ha concluso Harness.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL/Caltech) uno starshade a forma di fiore di girasole che potrebbe aiutare i telescopi spaziali ad osservare i pianeti alieni.

Fonte: Space.com

04/09/2015 - Chang'e 5-T1 ha mappato la zona di atterraggio della prossima missione cinese -

In base a quanto riportato dai media cinesi, lo State Administration for Science, Technology and Industry for National Defense (SASTIND) ha annunciato che il modulo di servizio della missione Chang'e 5-T1 ha mappato ad alta risoluzione il sito lunare di atterraggio della prossima missione prevista per il 2017.
Le immagini, ricevute ieri, sarebbero state scattate tra il 30 agosto ed il 2 settembre da un'altitudine di 30 chilometri. Nei report, dove la traduzione dal cinese con Google Traslate non è proprio ottimale, si parla di "risoluzione di circa un metro", dove non è chiaro se si intenda "1 metro per pixel" o "in grado di risolvere caratteristiche di 1 metro".
Nulla si sa circa la zona ripresa. Phil Stooke sul forum unmannedspaceflight.com ha provato ad ipotizzare. Nei giorni dichiarati, il terminatore, ossia il confine tra la zona in luce e quella in ombra, stava attraversando il Mare Crisium, a nordest del Mare della Tranquillità, famoso per l'allunaggio del 1969. "Se ci fossimo trovati nell'Oceano Procellarum il Sole sarebbe stato più alto," scrive Stooke, "ma l'ombra in queste immagini suggerisce un'elevazione minore. Forse si tratta di un sito del Mare Orientale, ad ovest di Crisium."
Il modulo di servizio faceva parte della missione Xiaofei" (little flyer), partita il 23 ottobre 2014 per un volo di prova di otto giorni e rientrata con successo il 31 ottobre 2014. Sganciatosi dalla sonda, aveva raggiunto il Punto di Lagrange L2 il 28 novembre 2014, dove era rimasto fino al 4 gennaio 2015, quando aveva acceso nuovamente i propulsori per tornare intorno alla Luna.
Rimanendo in orbita lunare, ha compiuto diversi test preliminari per la missione di 'rientro campioni' Chang'E 5 che verrà lanciata nel 2017. In base alle ultime dichiarazioni, il modulo è in buone condizioni e continuerà ad effettuare esperimenti scientifici per studiare il campo gravitazionale della Luna.
Nella foto (Credit: CCTV News/Xinhua) il sito di atterraggio della missione Chang'e 5, ripreso dal modulo di servizio della missione Chang'e 5-T1.

Fonti: Alive Universe Today - Xinhua

Nella fotocomposizione (Credit: JAXA/NASA/Suzaku, Tom Bash and John Fox/Adam Block/NOAO/AURA/NSF), i resti di una supernova conosciuta come Medusa Nebula.

04/09/2015 - Un osservatorio giapponese per i raggi-X completa la sua missione -

Un osservatorio astronomico orbitante lanciato 10 anni fa per studiare le violente esplosioni stellari e i buchi neri è stato disattivato dopo che aveva interrotto le comunicazioni regolari con il suolo; lo ha comunicato giovedì l'agenzia spaziale giapponese JAXA.
Il satellite Suzaku, ha trascorso un decennio osservando la parte più energetica del cosmo, concentrandosi sull'esplosioni delle supernove, i buchi neri e gli ammassi galattici, mentre osservava indietro nel tempo per studiare la struttura dell'Universo di miliardi di anni fa.
Il Suzaku venne lanciato con un razzo giapponese M-5 il 10 luglio 2005, sostituendo un veicolo simile perso nel fallimento del lancio del 2000. Il veicolo spaziale era stato chiamato inizialmente Astro-E2, ma i responsabili giapponesi lo rinominarono Suzaku dal nome di un leggendario uccello rosso della mitologia cinese.
La missione, un progetto congiunto fra NASA e JAXA, avrebbe dovuto durare almeno due anni ma ha superato il decennio di operazioni.
La JAXA ha annunciato il 26 agosto la fine della missione Suzaku, e i controllori di volo hanno inviato mercoledì gli ultimi comandi per disconnettere le batterie dal circuito elettrico del satellite, un passo finale per ridurre le possibilità di esplosione che potrebbe creare detriti spaziali.
La JAXA ha riportato che Suzaku orbita a circa 550 km sopra la Terra; a quell'altezza gli esperti prevedono che il satellite ricadrà nell'atmosfera della Terra in modo incontrollato non prima del 2020.
"Le sue comunicazioni con il suolo erano diventate intermittenti fin dal 1° giugno 2015 e la JAXA ha tentato di ristabilirle," aveva detto l'agenzia spaziale il 26 agosto. "Oltre alle comunicazioni, la JAXA aveva determinato che le condizioni delle batterie di Suzaku e il controllo di assetto avrebbero comunque reso difficile riprendere le osservazioni scientifiche."
Suzaku era il quinto satellite per l'astronomia a raggi-X del Giappone e ospitava uno spettrometro per raggi-X e una fotocamera costruiti negli Stati Uniti e in Giappone.
Lo spettrometro costruito dalla NASA si era guastato dopo solo un mese di missione a causa dell'esaurimento prematuro dell'elio liquido per il raffreddamento, necessario per captare i deboli fotoni delle lontani sorgenti di raggi-X.
Gli scienziati USA avevano fornito anche quattro telescopi a raggi-X per mettere a fuoco la fotocamera di Suzaku costruita in Giappone, che ha proseguito regolarmente il suo funzionamento per tutta la missione.
Suzaku ospitava inoltre un sensore dedicato per la misurazione dei raggi-X altamente energetici con una sensibilità maggiore di quella di ogni altra missione precedente.
"Mentre le sue osservazioni continue superavano la sua vita operativa prevista, la JAXA, negli ultimi anni ha cercato di trovare il modo migliore per sfruttare il deterioramento delle batterie," ha scritto la JAXA nel comunicato. "I 10 anni di osservazioni di Suzaku hanno raggiunto importanti risultati scientifici nel campo nella formazione delle strutture dell'Universo e sondato molto da vicino la regione di un buco nero."
Gli astronomi sono costretti ad inviare i telescopi per i raggi-X nello spazio per studiare l'Universo delle alte energie. L'atmosfera della Terra assorbe le emissioni a raggi-X, proibendo alcuni tipi di osservazioni dal suolo.
Fra i risultati di Suzaku vi sono le ricerche della composizione delle palle di fuoco lasciate dalle esplosioni di supernova. Secondo la NASA gli astronomi che hanno utilizzato Suzaku stimano che vi siano state diverse centinaia di milioni di supernova 'Tipo II' - una violenta esplosione di una grande e vecchia stella - nella nostra Via Lattea fin dai tempi della sua formazione.
"Utilizzando i dati di Suzaku gli scienziati hanno determinato che vi è stato un periodo circa 10 miliardi di anni fa quando gli elementi pesanti, compreso il ferro, sono stati dispersi attraverso l'Universo," hanno scritto i responsabili della missione sul sito web della NASA.
Il Giappone ha completato i lavori su un nuovo telescopio per raggi-X, chiamato Astro-H, il cui lancio è previsto per i primi del 2016.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JAXA) il satellite Suzaku. Nella fotocomposizione in alto a sinistra (Credit: JAXA/NASA/Suzaku, Tom Bash and John Fox/Adam Block/NOAO/AURA/NSF), i resti di una supernova conosciuta come Medusa Nebula. Suzaku ha rilevato i raggi-X provenienti dal silicio e dal solfuro completamente ionizzati - un'impronta di condizioni di altissime temperature immediatamente dopo l'esplosione della stella. La nebulosa si estende per circa 65 anni luce.

Fonte: Spaceflight Now

Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing), come sarà l'interno dell C3PF una volta terminato.

04/09/2015 - La Boeing inaugura al Kennedy l'edificio dove si assemblerà lo Starliner -

Incontriamo il CST-100 Starliner, il nome svelato dalla Boeing per il proprio veicolo spaziale commerciale destinato al trasporto di equipaggi. Starliner è stato progettato concentrandosi sul volo automatico, operatività affidabile e voli frequenti per gli astronauti NASA verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Ma questo veicolo potrà anche trasportare passeggeri paganti che aspirano a recarsi in orbita bassa terrestre e provare la sensazione unica dell'assenza di peso.
Lo scorso anno la NASA ha siglato contratti sia con Boeing che con SpaceX per lo sviluppo di sistemi che possano trasportare a basso costo e in sicurezza astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) partendo dagli Stati Uniti.
Il CST-100 verrà assemblato e preparato al lancio nel ristrutturato C3PF (Commercial Crew and Cargo Processing Facility), presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida. La NASA ha utilizzato quell'edificio per 20 anni come hangar di preparazione dello Space Shuttle e dei suoi motori principali (chiamato OPF-3, per Orbiter Processing Facility-3).
"Cento anni fa eravamo all'alba dell'aviazione commerciale e oggi, con l'aiuto della NASA, siamo all'alba di una nuova era spaziale commerciale," ha detto John Elbon, vice presidente e general manager dell'Esplorazione Spaziale di Boeing. "E' stato un piacere lavorare fianco a fianco con la NASA per lo sviluppo del trasporto commerciale equipaggi, e quando, fra 100 anni guarderemo a questo giorno, saremo veramente emozionati per quello che avremo scoperto."
Con la 'high bay' del C3PF che dovrebbe essere completata entro il mese di dicembre 2015, gli ingegneri stanno costruendo il modello di prova strutturale dello Starliner nella zona ristrutturata che ospitava i motori dello shuttle. Anche se non ha in programma di volare nello spazio, la versione di prova del veicolo spaziale sarà sottoposta a una serie continua di test che si concluderà con un test di aborto sulla rampa nel 2017. Questo modello sarà utilizzato come apripista per dimostrare che il progetto di Boeing e NASA del Programma Commerciale equipaggi, al quale hanno lavorato assieme, sia in grado di compiere le sue missioni.
Per la NASA la missione principale dello Starliner della Boeing e del Crew Dragon di SpaceX è quella di ristabilire la capacità di lancio americana dei propri astronauti di raggiungere la stazione spaziale e poterla utilizzarla di più come ambiente unico di ricerca. Gli esperimenti condotti ogni giorno in orbita possono migliorare la vita sulla terra e trovare le risposte alle sfide dell'esplorazione dello spazio profondo in modo che gli astronauti possano viaggiare, in futuro, sicuri verso Marte.
"Il Commercial Crew è un componente essenziale del nostro percorso verso Marte, e in 35 stati, 350 compagnie americane stanno lavorando per rendere possibile che il più grande Paese della Terra possa di nuovo lanciare i propri astronauti nello spazio," ha detto l'Amministratore della NASA Charles Bolden. "Questo è un'investimento impressionante."
La NASA spera di utilizzare lo Starliner e il Crew Dragon per portare quattro membri di equipaggio alla volta sulla stazione, incrementando l'equipaggio residente dai sei attuali a sette. Solo con l'aggiunta di un singolo uomo d'equipaggio le capacità di ricerca a bordo della ISS incrementeranno il tempo disponibile di circa 80 ore a settimana.
Il Kennedy sarà la casa del Programma Commerciale Equipaggi della Boeing, con altri edifici del centro che verranno utilizzati come Centro Controllo Lancio Boeing e in supporto per le missioni.
"Il Kennedy Space Center ha visto trasformare circa 50 strutture per l'utilizzo commerciale. Abbiamo fatto miglioramenti e aggiornamenti dei vari capisaldi ben conosciuti del Kennedy come il Vehicle Assembly Building (VAB), il lanciatore mobile, il cingolato di trasporto e della rampa di lancio 39A in supporto di Orion, di SLS e dei Sistemi di Esplorazione Avanzati," ha detto Robert Cabana, direttore del centro Kennedy. "Sono fiero del nostro successo nel trasformare il Kennedy Space Center in uno spazioporto multiuso del 21esimo secolo che ora sarà capace di supportare il lancio di ogni dimensione e classe di veicoli, compresi quelli orizzontali dalla Shuttle Landing Facility, la pista delle navette, la preparazione dei veicoli spaziali e il loro atterraggio."
I responsabili della Boeing hanno detto che il Kennedy era la scelta naturale data l'esperienza nella preparazione e lancio di una vasta serie di veicoli spaziali e di razzi.
"Quando la Boeing stava cercando la posizione privilegiata per la sede del suo programma, sapevamo che la Florida aveva molto da offrire dal punto di vista dell'infrastrutture alla base di fornitori per la forza lavoro qualificata," ha detto Chris Ferguson, un ex comandante di navetta che ora vice direttore di operazioni del programma commerciale equipaggi di Boeing.
Lo Starliner verrà lanciato dal Complesso di Lancio-41 della Air Force Station di Cape Canaveral con un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance. La torre di accesso dell'equipaggio che permetterà agli astronauti e al personale di supporto di arrivare alla capsula Starliner, posta sulla cima del razzo, verrà costruita a qualche km dalla rampa e poi assemblata adiacente all'attuale struttura della rampa. La ULA continuerà a operare la rampa con la preparazione e lancio dei vettori Atlas 5 anche durante la costruzione della torre.
Sebbene l'infrastruttura sarà messa assieme in fretta, il primo volo di Starliner e di Crew Dragon dipende dal numero di punti chiave che l'intero sistema spaziale dovrà completare prima di essere pronto per il primo volo di prova.
Lavorando sotto il contratto siglato lo scorso anno, sia la Boeing che la SpaceX, dovranno prima condurre una missione orbitale senza equipaggio con le loro rispettive astronavi. Poi ognuna eseguirà un volo abitato di prova con astronauti a bordo per dimostrare la capacità dei veicoli spaziali di svolgere il volo spaziale con esseri umani. Dopo quella missione i veicoli spaziali saranno certificati per le missioni operative per il trasporto di un'equipaggio completo a supporto dei lavori di ricerca della stazione. Solo allora gli astronauti, ancora una volta potranno prendere il via in voli regolari partenti dalla Costa Spaziale della Florida.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) il veicolo spaziale CST-100 Starliner. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Boeing), come sarà l'interno dell C3PF una volta terminato.

Fonti: NASA Commercial Crew - Spaceflight Now

04/09/2015 - Il satellite Kosmos 1315 è rientrato sopra le Hawaii -

Un relitto della Guerra Fredda ha sorpreso i bagnanti sulle spiagge delle Hawaii domenica notte, quando il Kosmos-1315 è rientrato nell'atmosfera in modo spettacolare.
Il rientro è avvenuto attorno alle 11:00 p.m. locali del 30 agosto (le ore 11:00 italiane del 31 agosto). Gli appassionati della comunità che segue i satelliti avevano previsto il rientro attorno alle 10:56 U.T. del 31 agosto (le 12:56 italiane) e questo metteva le isole Hawaii proprio all'inizio della finestra di caduta.
Numerosi testimoni hanno osservato e fotografato l'evento. Non ci sono state segnalazioni di danni a cose o persone. Il satellite è apparso prima come una meteora ma poi ha iniziato ben presto a spezzarsi in tanti pezzi che cadevano lentamente, rispetto a una normale stella cadente, nell'atmosfera. Qui il video completo dell'avvistamento.
Il Kosmos-1315 (conosciuto anche come Cosmos-1315) era un satellite di spionaggio elettronico lanciato dal Cosmodromo di Plesetsk, in Unione Sovietica il 13 ottobre del 1981. Il Kosmos-1315 venne lanciato con un razzo Vostok-2M e si trovava su un'orbita iniziale di 533x574 km.
Nell'immagine (Credit: Joshua Lambus) un fotogramma del video girato sul rientro atmosferico del Kosmos-1315.

Fonte: Universe Today

La foto (Credit: NASA TV), mostra la Soyuz TMA-18M a pochi metri dalla ISS.

04/09/2015 - Equipaggio internazionale di nove al lavoro nel laboratorio orbitante -

I membri dell'equipaggio della Soyuz, Sergei Volkov della Roscosmos, Andreas Mogesen dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e Aidyn Aimbetov dell'Agenzia Spaziale Kazaka hanno raggiunto i loro colleghi di Spedizione 44 quando i portelli fra il veicolo spaziale Soyuz TMA-18M e la Stazione Spaziale Internazianale (ISS) si sono aperti ufficialmente alle 6:15 a.m. EDT (le 12:15 ora italiana). Il Comandante di Spedizione 44, Gennady Padalka della Roscosmos, così come gli Ingegneri di Volo Scott Kelly e Kjell Lindgren della NASA, gli Ingegneri di Volo Oleg Kononenko e Mikhail Kornienko della Roscosmos e Kimiya Yui della JAXA (l'Agenzia Aerospaziale Esplorativa Giapponese) hanno dato il benvenuto ai nuovi membri dell'equipaggio a bordo della loro casa orbitale, segnando la prima volta fin dal 2013 che nove persone si trovano contemporaneamente a bordo della ISS.
La Soyuz TMA-18M era attraccata al boccaporto del modulo Poisk alle 7:39 UTC (le 9:39 ora italiana) dopo una perfetta manovra di avvicinamento e 'flyaround' alla stazione spaziale eseguita con il pilota automatico mentre sorvolavano il Kazakhstan.
L'equipaggio completo svolgerà diversi esperimenti di biologia, biotecnologia, fisica e scienza della Terra - ricerche che hanno ricadute nella vita sulla Terra.
In particolare Mogensen, primo astronauta danese dell'ESA, svolgerà la missione 'iriss' di dieci giorni testando nuove tecnologie destinate a migliorare le operazioni spaziali. Fra i vari esperimenti Mogensen guiderà a distanza tre tipi diversi di rover che si trovano sulla Terra e la sua intera missione verrà controllata dal Centro Controllo Columbus che si trova nella sede dell'agenzia spaziale di Germania, a Oberpfaffenhofen.
I tre nuovi arrivati permettono alla Roscosmos di ruotare gli equipaggi e il veicolo spaziale Soyuz. Volkov rimarrà a bordo della stazione per i prossimi sei mesi, rientrando nel marzo 2016 assieme ai due membri della missione 'One Year' Kelly e Kornienko a bordo della Soyuz TMA-18M. Padalka, che era stato lanciato a marzo con Kelly e Kornienko a bordo della Soyuz TMA-16M, tornerà sulla Terra con quel veicolo spaziale l'11 settembre assieme a Mogensen e Aimbetov, lasciando Kelly al comando di Spedizione 45. Lindgren, Kononenko e Yui resteranno a bordo della stazione fino alla seconda metà di dicembre. Ogni Soyuz non può rimanere in orbita più di sei mesi.
L'illustrazione artistica (Credit: NASA), mostra la disposizione dei veicoli attraccati alla ISS dopo l'arrivo della Soyuz TMA-18M. Riuniti all'interno del modulo di comando Zvezda della stazione, Volkov e i suoi compagni hanno potuto parlare brevemente con i familiari e responsabili spaziali che si trovavano al Centro Controllo Missione russo, vicino a Mosca.
"Stiamo bene, ogni cosa è andata bene e siamo pronti per i nostri compiti," ha detto Volkov.
Mogesen, il primo cittadino danese nello spazio, ha detto che gli ci è voluto circa un giorno per ambientarsi all'assenza di peso. "E' una sensazione molto interessante," ha detto. "Al momento che il razzo si è spento e siamo rimasti in assenza di peso, mi sono sentito come mi avessero rivoltato. Per il primo giorno mi sembrava di essere appeso dalle gambe con la testa verso il basso. Ma dopo circa un giorno, questa sensazione è svanita, e ora mi sento abbastanza bene in assenza di peso. Ma ci è voluto un pò per adattarmi ad esso."
Questa Soyuz trasporta anche delle apparecchiature che verranno utilizzate a bordo del laboratorio orbitante. Una di queste, la Skinsuit dell'ESA, aiuterà gli astronauti a combattere i potenziali problemi di schiena in microgravità. La spina dorsale di alcuni astronauti si è allungata fino a 7 cm in assenza di peso, causando dolore. La Skinsuit assomiglia alle tute che sono appositamente progettate per simulare le forze gravitazionali della Terra e costringere il corpo dalle spalle ai piedi. L'astronauta dell'ESA Andreas Mogensen metterà alla prova questa speciale tuta per la prima volta nello spazio come parte della sua missione a bordo della stazione spaziale.
Testare quest'abbigliamento nello spazio potrebbe aiutare gli astronauti a combattere il senso di mal di schiena nelle missioni di lunga durata. Inoltre la Skinsuit ha degli usi potenziali per gli anziani che hanno problemi alla spina dorsale e persone che soffrono di mal di schiena sulla Terra. La tuta potrebbe inoltre anche essere utilizzata come un elemento di sostegno per le persone con condizioni come la paralisi cerebrale, una malattia che colpisce il movimento, il tono e/o la postura muscolare.
Diverse ricerche a bordo della stazione spaziale impiegano dosimetri per raccogliere informazioni sulle radiazioni spaziali e gestire l'esposizione per fornire protezione ai membri dell'equipaggio, e più dosimetri sono in viaggio per la stazione a bordo di questa Soyuz. L'esperimento Area PADLES ( Area Passive Dosimeter for Life-Science Experiments in Space) aiuta i ricercatori raccogliere dati per la progettazione di apparecchiature di monitoraggio delle radiazioni per gli astronauti. Questa conoscenza può migliorare la progettazione delle strutture interne che proteggono gli occupanti dei veicoli spaziali dalle radiazioni. Gli scienziati possono anche utilizzare i dati per sviluppare dispositivi di protezione per le persone che lavorano in aree mediche o industriali con l'esposizione potenziale a radiazioni.
Nella foto (Credit: NASA) tutti e nove i membri dell'equipaggio a bordo della ISS poco dopo l'arrivo della Soyuz TMA-18M. La foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV), mostra la Soyuz TMA-18M a pochi metri dalla ISS. L'illustrazione artistica a destra (Credit: NASA), mostra la disposizione dei veicoli attraccati alla ISS dopo l'arrivo della Soyuz TMA-18M.

ATTRACCO DELA SOYUZ TMA-18M ALLA ISS - 04/09/2015 - (Credit: NASA/ROSCOSMOS/SPACEVIDS) - dur.min. 10:37 - LINGUA INGLESE

INGRESSO DELL'EQUIPAGGIO DELLA SOYUZ TMA-18M A BORDO DELLA ISS - 04/09/2015 - (Credit: NASA/ROSCOSMOS/SPACEVIDS) - dur.min. 2:46 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA ISS Blog - Spacevids - Spaceflight Now - ESA

03/09/2015 - Il modulo equipaggio di Orion EFT-1 è arrivato in Colorado -

Il modulo equipaggio di Orion che ha volato fino a 5.000 km nello spazio durante la missione Exploration Flight Test-1 (EFT-1) è arrivato presso la sede centrale della Lockheed Martin Space Systems Company di Littleton, in Colorado.
Una volta qui, gli ingegneri eseguiranno la decontaminazione finale del modulo equipaggio, proseguiranno le analisi post-volo dei componenti prescelti e valuteranno una nuova tecnologia acustica chiamata DFA (Direct Field Acoustic). La valutazione dei test DFA determinerà se questo metodo potrà produrre abbastanza energia per simulare i carichi acustici che Orion sperimenterà durante il lancio e l'ascesa con il razzo Space Launch System (SLS).
I punti salienti del test saranno:
- Altoparlanti ad alta energia appositamente progettati che utilizzano uno speciale algoritmo per controllare quanta energia raggiunge il veicolo.
- Gli altoparlanti saranno configurati in cerchio attorno al veicolo.
- Il totale degli altoparlanti necessari al test riempiranno tre rimorchi di camion.
- I test si dovrebbero concludere agli inizi del 2016.
Se il metodo fornirà un'accurata rappresentazione dei carichi acustici di lancio e ascesa di SLS, verrà utilizzato per valutare e verificare la capacità di Orion di sostenere i carichi durante la prossima missione, Exploration Mission-1 (EM-1).
La Lockheed Martin ha sede centrale a Bethesda, nel Maryland, ed è una compagnia globale di sicurezza e aerospazio che impiega circa 112.000 persone in tutto il mondo. I suoi campi principali sono la ricerca, la progettazione, lo sviluppo, la produzione, l'integrazione e la manutenzione di avanzati sistemi, prodotti e servizi tecnologici. Il fatturato complessivo della Corporazione nel 2014 si è aggirato sui 45,6 miliardi di dollari.
Nella foto (Credit: LM) il modulo equipaggio di EFT-1 arrivato a Littleton, in Colorado.

Fonte: Spaceref

03/09/2015 - La Soyuz TMA-18M ha evitato una collisione con un detrito spaziale -

L'agenzia spaziale russa Rosmosmos ha dichiarato alla Tass che giovedì il veicolo spaziale Soyuz TMA-18M, in volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ha dovuto eseguire una manovra per evitare lo scontro con un frammento di un razzo vettore giapponese.
"Un frammento del terzo stadio di un razzo giapponese lanciato nel 1989, si trovava sulla traiettoria della capsula. I tecnici di balistica del centro di controllo russo e i loro colleghi americani hanno lavorato congiuntamente per prevenire la collisione," ha detto la Roscosmos.
Secondo l'agenzia, la manovra è stata condotta alle 8:40 ora di Mosca (le 7:40 ora italiana). "La manovra ha assicurato di evitare che la collisione avvenisse con l'oggetto fra le 11:30 e le 11:40, ora di Mosca. La Soyuz TMA-18M prosegue il suo volo nominale verso la ISS," ha segnalato la Roscosmos.
Il veicolo spaziale è previsto che attracchi con la ISS il 4 settembre alle 10:35 ora di Mosca (le 9:35 ora italiana). A bordo della Soyuz si trovano il Comandante della Soyuz Sergei Volkov, Andreas Mogensen e Aidyn Aimbetov che sono decollati dal Cosmodromo di Baikonur alle 7:47 ora di Mosca (le 6:47 italiane) di mercoledì.
Nella foto (Credit: NASA) una foto di archivio di una Soyuz in orbita.

Fonte: TASS

03/09/2015 - Il debutto del Falcon Heavy slitta nella primavera del 2016 -

Il tanto atteso debutto al volo del veicolo di lancio Falcon Heavy della SpaceX è ora previsto per aprile o maggio del 2016. Lo ha reso noto un responsabile della compagnia californiana il 1° settembre.
Parlando alla conferenza 'Space 2015' indetta dall'American Institute of Aeronautics and Astronautics tenutasi a Pasadena, Lee Rosen, vice presidente delle operazioni di lancio e missioni della SpaceX ha detto che la compagnia sta inoltre rinnovando la rampa di lancio che verrà utilizzata dal razzo.
"Sarà un grande giorno quando potremo lanciarlo, fra la fine di aprile e i primi di maggio," ha detto Lee parlando del Falcon Heavy.
Questo primo lancio sarà una missione dimostrativa senza nessun carico pagante. Questo primo lancio verrà seguito a settembre dalla missione Space Test Program 2 dell'Air Force, con a bordo 37 satelliti. Rosen ha aggiunto che la compagnia sta predisponendo anche lanci di satelliti per Inmarsat e ViaSat con il Falcon Heavy da eseguire entro il 2016 ma non ha fornito date più precise per queste missioni.
Prima del fallimento del Falcon 9 del 28 giugno con il veicolo spaziale cargo Dragon, la SpaceX aveva previsto di eseguire il volo inaugurale del Falcon Heavy entro quest'anno. Ma il 20 luglio, durante una conferenza stampa, Elon Musk, capo esecutivo della SpaceX aveva detto che il lavoro sul Falcon Heavy era stato 'messo in secondo piano' dato che la compagnia aveva orientato tutte le risorse per le attività di ripresa dei voli, rimandandolo così nel 2016.
La SpaceX aveva annunciato il Falcon Heavy nell'aprile del 2011 e allora venne annunciato che il debutto sarebbe avvenuto nel 2013 dalla base di Vandenberg, in California. Quel lancio è slittato e la SpaceX ha deciso di far debuttare il Falcon Heavy dal Complesso di Lancio 39A del Kennedy Space Center, in Florida, dopo aver completato un contratto di affitto alla NASA nell'aprile del 2014.
La SpaceX sta rinnovando la rampa di lancio per supportare i lanci sia del Falcon Heavy che del Falcon 9 con la capsula abitata Dragon. Questi lavori comprendono la costruzione di un hangar vicino alla rampa e un sistema di binari che saranno utilizzati per trasportare i razzi dall'hangar alla rampa.
Questi lavori sono quasi ultimati. "Il sito di lancio sarà operativo da novembre di quest'anno," ha detto Rosen. Questo comprende il completamento di uno dei punti del contratto commerciale equipaggio che la SpaceX ha siglato con la NASA e che prevede la revisione della preparazione del sito di lancio.
Una volta che il Falcon Heavy sarà operativo sarà il più potente veicolo di lancio degli Stati Uniti dai tempi del Saturno 5 con una capacità di carico fino a 53 tonnellate in orbita bassa terrestre. Il veicolo utilizzerà tre stadi principali del Falcon 9, per un totale di 27 motori Merlin, con alcune modifiche alle strutture per ospitare i punti di aggancio fra di loro.
La SpaceX sta lavorando a un motore a razzo più potente chiamato Raptor, ma Rosen ha detto che non è prevista la sostituzione dei motori Merlin del Falcon Heavy con i Raptor. "Il piano per il Falcon Heavy è di volare con 27 Merlin," ha detto, aggiungendo che il Raptor "sarà integrato nella prossima generazione di veicoli"
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceX) il Falcon Heavy sulla LC-39A del Kennedy Space Center.

Fonte: SpaceNews

03/09/2015 - COSMO-SkyMed: Varsavia entra nel programma -

Firmato un accordo operativo, all’interno dell’intesa del 2012, che prevede la realizzazione di infrastrutture per 30 milioni di euro.
La ‘roadmap’ tracciata con il Memorandum di intesa del 2012 - e rafforzata con l’accordo di ratifica del marzo 2014 - è arrivata alla prima firma ‘operativa’.
Con l’intesa siglata ieri, la Polonia consolida il proprio ruolo di "International defence partner" di COSMO-SkyMed ed entra a pieno titolo nel programma italiano di osservazione della Terra.
Il contratto, da 30 milioni di euro, prevede la fornitura al ministero della Difesa polacco di una specifica infrastruttura di terra “Polish Defence User Ground Segment” (P-Dugs) che permetterà di ricevere e di elaborare i dati dei satelliti di prima e seconda generazione del sistema.
L'intesa è stata firmata da Thales Alenia Space Italia come mandataria del Raggruppamento Temporaneo d'Imprese (Rti) di cui fa parte la Telespazio, con la Teledife (Direzione Informatica, Telematica e Tecnologie Avanzate del Segretariato Generale del Ministero della Difesa italiano) che svolge la funzione di agenzia contrattuale per conto del Ministero della Difesa polacco.
Il P-Dugs che sarà fornito alla Polonia dall'Italia in due fasi (entro il 2017 per CSK di prima generazione ed entro il 2019 per CSK di seconda generazione) diventerà quindi parte integrante dell'infrastruttura di Terra dell’intero programma.
COSMO-SkyMed è uno dei programmi più innovativi nel campo dell'osservazione della Terra, finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana, dal Ministero della Difesa e dal Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca scientifica (MIUR).
Nell'illustrazione artistica (Credit: ) un satellite COSMO-SkyMed in orbita.

Fonte: ASI

La mappa (Credit: NASA), è stata ottenuta con i dati di tre giorni del radiometro di SMAP.

02/09/2015 - Dopo pochi mesi è fuori uso il radar del satellite SMAP -

I responsabili dell'osservatorio spaziale SMAP (Soil Moisture Active Passive) della NASA hanno determinato che il suo radar, uno dei due strumenti scientifici del satellite, non potrà più inviare dati. Comunque la missione, lanciata a gennaio per mappare l'umidità del suolo di tutto il pianeta e controllare se i terreni sono ghiacciati o scongelati, continua a produrre ottime misurazioni scientifiche che supportano gli obiettivi della missione grazie al suo radiometro.
La missione SMAP è ideata per aiutare gli scienziati a capire la connessione fra i cicli dell'acqua, dell'energia e del carbonio sulla Terra e poter così migliorare la nostra capacità di monitorare e prevedere i pericoli naturali come le alluvioni e la siccità. SMAP rimane una fonte importante di dati che aiutano a studiare e creare un modello della Terra. I dati ottenuti con SMAP hanno inoltre applicazioni pratiche compreso il miglioramento delle previsioni meteorologiche e quelle della crescita delle coltivazioni.
Il veicolo spaziale SMAP prosegue le sue normali operazioni e il primo rilascio di dati sull'umidità del suolo è previsto verso fine settembre.
"Sebbene alcune delle applicazioni dei dati di SMAP saranno afflitte dalla perdita del radar, la missione SMAP continuerà a produrre scienza di valore per importanti studi del sistema terrestre," ha detto Dara Entekhabi, capo del team scientifico di SMAP presso il Massachusetts Institute of Technology di Cambridge.
Il 7 luglio scorso il radar di SMAP aveva cessato di trasmettere a causa di un'anomalia che coinvolgeva l'amplificatore di alta potenza del radar (HPA). L'HPA è progettato per innalzare i livelli di energia dell'impulso radar a oltre 500 watt, assicurando che l'energia che rimbalza sulla superficie terrestre possa essere misurata accuratamente.
Il progetto SMAP presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California, ha formato una squadra per studiare l'anomalia all'HPA e determinare se potessero essere recuperate le normali operazioni. Una serie di test diagnostici e procedure sono state eseguite sia sul veicolo spaziale che su parti di riserva a terra.
Dopo il tentativo, senza successo, del 24 agosto di accendere il radar, il progetto ha esaurito tutte le opzioni possibili per il ripristino delle normali operazioni di HPA concludendo che il radar non era più utilizzabile.
La NASA ha istituito una commissione per investigare sul guasto e condurre una revisione complessiva delle circostanze che hanno portato all'anomalia dell'HPA per determinare cosa sia accaduto e far si che eventi simili possano essere evitati in missioni future. Anche il JPL ha istituito una commissione separata che lavorerà a stretto contatto con quella della NASA.
Lo SMAP venne lanciato il 31 gennaio e iniziò la missione scientifica ad aprile, rilasciando la prima mappa globale dell'umidità al suolo il 21 aprile. Al momento la missione ha raccolto quattro mesi di dati scientifici, quasi tre mesi con il radar operativo. Gli scienziati di SMAP prevedono di rilasciare i primi dati grezzi dell'umidità al suolo entro la fine di settembre, mentre quelli elaborati nell'aprile 2016.
Il radar di SMAP permetteva misurazioni dell'umidità del suolo e del gelo-disgelo di zone molto piccole della Terra - circa 9 km per l'umidità al suolo e 3 km per il gelo-disgelo. Senza il radar la missione sarà limitata a zone di circa 40 km. La missione proseguirà per raccogliere i dati con precisione e produrre mappe globali dell'umidità al suolo ogni due o tre giorni.
Il radar attivo e il radiometro passivo di SMAP erano strumenti ideati per completarsi uno con l'altro e mitigare le limitazioni di ognuno. Il radar permetteva misurazioni in alta risoluzione fino a 3 km, ma con una minore precisione nella quantità di umidità del suolo. In contrasto, il radiometro a microonde permetteva misurazioni più precise ma è dotato di una bassa risoluzione di circa 40 km. Combinando le misurazioni attive e passive, SMAP era progettato per stimare l'umidità al suolo con una risoluzione di 9 km.
I quasi tre mesi di misure congiunte dei due strumenti sono le prime di questo tipo. La serie di dati combinati permetterà agli scienziati di valutare i benefici di questo tipo di misurazioni combinate per le missioni future. Gli scienziati stanno ora sviluppando algoritmi per produrre dati del gelo-disgelo con risoluzione di 40 km attraverso i dati del radiometro. Inoltre gli scienziati stanno valutando se la risoluzione del radiometro può essere migliorata.
Basandosi sui dati disponibili della missione SMAP, gli scienziati hanno identificato altre misurazioni scientifiche utili che possono derivare dai dati del radiometro, come la salinità superficiale dei mari e i forti venti sopra la superficie dell'oceano. Nel corso del prossimi mesi, il progetto SMAP e la NASA lavoreranno per determinare come implementare queste nuove misurazioni nei dati prodotti dalla missione.
Lo SMAP è gestito dal JPL per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington, con attrezzature e strumenti scientifici forniti anche dal Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, in Maryland. Il JPL ha costruito il veicolo spaziale ed è responsabile della gestione del progetto, dei sistemi ingegneristici, della strumentazione radar, delle operazioni di missione e del sistema dati al suolo. Il Goddard è responsabile dello strumento radiometro e dei dati scientifici prodotti.
Ulteriori informazioni sulla missione SMAP sono disponibili presso: http://www.nasa.gov/smap.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il veicolo spaziale SMAP in orbita con la sua gigantesca antenna radar, ormai inutilizzabile. La mappa in alto (Credit: NASA), è stata ottenuta con i dati di tre giorni del radiometro di SMAP e mostra i valori di umidità al suolo. Qui, l'immagine a piena risoluzione.

Fonte: NASA

02/09/2015 - LISA Pathfinder: 'ascoltare' l’Universo -

'Ascoltare' il suono dell’Universo. O per lo meno verificare che sia possibile farlo. E’ questo l’ambizioso obiettivo di LISA (Laser Interferometer Space Antenna) Pathfinder, il primo osservatorio ESA – selezionato all’interno del programma Cosmic Vision - interamente dedicato allo studio delle onde gravitazionali, previste dalla teoria della relatività di Albert Einstein oltre un secolo fa.
La missione, realizzata con un importante contributo italiano, ha appena brillantemente concluso la fase di test al centro IABG di Ottobrunn in Germania ed è dunque stata ufficialmente presentata alla stampa. Il ‘cuore’ dello strumento - i sensori inerziali, realizzati da CGS (Compagnia Generale per lo Spazio) con finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana e su progetto dei ricercatori dell’Università di Trento e dell’INFN - era stato consegnato lo scorso novembre, con una cerimonia a Milano.
Adesso il satellite è pronto a partire alla volta dello spazioporto europeo di Kourou, nella Guayana francese, da dove sarà lanciato alle prime ore del mattino del prossimo 27 novembre. A portarlo in orbita sarà un vettore VEGA, il 'piccolo-grande' razzo ESA ‘Made in Italy’ – che porterà così a sei il conto dei lanci effettuati.
"Questa missione – ha commentato per ESA il project scientist Paul McNamara – rappresenta una grande sfida che preparerà il terreno all’osservazione delle onde gravitazionali direttamente dallo Spazio nel prossimo futuro, aprendo una nuova finestra sull’osservazione del cosmo."
Lo scopo di LISA è – appunto - mettere alla prova il concetto di rivelazione di onde gravitazionali dallo spazio dimostrando che è possibile controllare e misurare con una precisione altissima il movimento di due masse in condizioni di caduta libera.
Tipicamente, un osservatorio di onde gravitazionali basato nello spazio deve essere in grado di misurare la distanza fra due 'masse di prova', separate da milioni di km, con cambiamenti dell'ordine del milionesimo di milionesimo di metro. LISA Pathfinder metterà alla prova queste tecnologie cruciali in un solo veicolo spaziale, con due masse di prova separate da soli 38 cm. Lo scopo della missione è provare che le masse possono volare nello spazio, senza toccare il veicolo spaziale ma schermate dallo stesso e mantenere la posizione relativa con la precisione necessaria per realizzare, in futuro, un osservatorio completo di onde gravitazionali.
"Rivelare le onde gravitazionali - ha spiegato Stefano Vitale, dell'università di Trento e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), nonché PI del LISA Technology Package (LTP) - permetterà di studiare fenomeni estremi e oggetti difficili da osservare, come i buchi neri. Sarà anche possibile - ha aggiunto Vitale - fare la stratigrafia dell'universo fino a ricostruire l'origine delle galassie e dei buchi neri che possiamo osservare oggi."
Nella foto (Credit: ESA–P. Sebirot, 2015) LISA Pathfinder durante il test presso la sede della IABG, di Ottobrunn, vicino Monaco, in Germania, prima di partire per il sito di lancio.

Fonti: ASI - ESA

Nella foto (Credit: ULA), il decollo dell'Atlas 5 con il satellite militare MUOS 4.

02/09/2015 - Un Atlas 5 piazza in orbita un satellite telecom militare -

Un razzo Atlas 5-551 (AV-056) della United Launch Alliance con a bordo il quarto satellite MUOS (Mobile User Objective System) della U.S. Navy è stato lanciato dal Complesso di Lancio 41, di Cape Canaveral, in Florida, alle 6:18 a.m. EDT (le 12:18 ora italiana). Il satellite MUOS-4 è l'ultimo componente di un sistema che permetterà nuove comunicazioni globali per le forze armate degli Stati Uniti.
Quello di oggi è stato l'ottavo lancio di ULA nel 2015, il secondo MUOS lanciato in quest'anno e il 99esimo lancio di successo della compagnia formata nel dicembre 2006. Inoltre si tratta anche della 23esima missione consecutiva di un Atlas 5 (su un totale di 56 missioni) che passa dal rifornimento al decollo al primo tentativo.
La missione è stata lanciata a bordo di un Atlas 5 EELV (Evolved Expendable Launch Vehicle) in configurazione 551, che comprende un'ogiva protettiva del carico utile di 5 metri di diametro assieme a cinque razzi a propellente solido attaccati alla base del vettore. Il razzo di questa missione era spinto dal motore RD AMROSS Rd-180 e dallo stadio superiore Centaur dotato di un motore Aerojet Rocketdyne RL10C-1.
Il MUOS è un sistema tattico di nuova generazione dell'U.S. Navy progettato per essere utilizzato in combinazione fra i satelliti in orbita e le stazioni di terra per migliorare le comunicazioni fre le forze armate USA. Il MUOS fornisce nuove capacità di comunicazione oltre l'orizzonte con apparecchi simili agli smartphone per avere simultaneamente voce, video e dati e collegare i militari in ogni luogo del mondo.
Il satellite MUOS, del peso di 6,8 tonnellate, è stato rilasciato dallo stadio superiore Centaur e inserito su un'orbita di trasferimento geostazionario di 3.819 x 35.786 km e inclinazione 19,11°, tre ore dopo il decollo. Una volta operativo il satellite MUOS-4 sarà posizionato sopra l'Oceano Indiano completando così la flotta globale. Nel corso dei prossimi otto giorni il motore del satellite eseguirà otto accensioni per alzare l'orbita. A questo seguiranno il dispiegamento dell'antenna e inizierà il programma di test della Lockheed Martin, costruttore del satellite. I militari prenderanno il controllo del satellite entro circa 90 giorni per condurre i propri controlli prima di far entrare in servizio il veicolo.
Il MUOS 1 venne lanciato il 24 febbraio 2012 e copre la zona dell'Oceano Pacifico. Il MUOS-2 venne lanciato il 19 luglio 2013 e serve il continente americano. Il MUOS 3 venne lanciato il 20 gennaio 2015 e copre la regione Atlantica. Un quinto e ultimo satellite MUOS è previsto per il lancio nel luglio 2016 e servirà come riserva in orbita.
Quello di oggi è stato il 46esimo lancio orbitale del 2015, il 43esimo a concludersi con successo.
Il prossimo lancio di un Atlas 5 della ULA è previsto per il 2 ottobre, sempre dal Complesso di Lancio-41 di Cape Canaveral, con il satellite commerciale Morelos 3 di un'agenzia governativa messicana.
Nella foto (Credit: ULA) lo spettacolo della scia del lancio del razzo Atlas 5 ripreso all'alba sulla Florida. Nella foto a sinistra (Credit: ULA), il decollo dell'Atlas 5 con il satellite militare MUOS 4.

Fonti: Spaceflight Now - ULA

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornelius Dammrich), una possibile sonda Comet Hitchhiker.

02/09/2015 - Un'autostoppista di comete potrebbe farsi un giro di questi piccoli corpi -

Fare una visita da un oggetto del Sistema Solare all'altro non è facile. Dobbiamo imparare come far atterrare un veicolo spaziale in sicurezza e poi farlo ripartire per un'altra destinazione.
Soprattutto la parte dell'atterraggio è la più difficile per asteroidi e comete, che hanno una bassa attrazione gravitazionale.
Un'idea chiamata 'Comet Hitchhiker' (letteralmente Autostoppista di Comete), sviluppata dal Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California, ha trovato un nuovo modo di entrare in orbita e atterrare sulle comete e asteroidi, utilizzando l'energia cinetica - l'energia del movimento - di questi piccoli corpi celesti. Masahiro Ono, il capo scienziato presso il JPL, aveva in mente 'Guida Galattica per gli Autostoppisti' quando ha sognato l'idea.
"Farsi dare un passaggio da un corpo celeste non è semplice come alzare il vostro pollice, perché viaggia a velocità astronomica e non si fermerà per raccogliervi. Invece di un pollice la nostra idea è quella di utilizzare un arpione e un cavo," dice Ono. Ono ha presentato i risultati della sua idea alla conferenza American Institute of Aeronautics and Astronautics SPACE, che si è tenuta il 1° settembre.
Un sistema di cavo riutilizzabile potrebbe sostituire la necessità di propellente per entrare in orbita e atterrare, così viaggiare non dovrebbe essere più un problema, secondo l'idea originale.
Mentre si avvicina al bersaglio, il veicolo spaziale srotolerebbe un cavo verso l'asteroide o la cometa e si attaccherebbe ad essa utilizzando un arpione collegato al cavo. Poi il veicolo spaziale riarrotolerebbe il cavo applicando un freno che raccoglierebbe l'energia mentre il veicolo spaziale accelera.
Questa tecnica è analoga a quella di pescare sulla Terra. Immaginate di essere su una barca dentro un lago con una canna da pesca e volete catturare un grande pesce. Una volta che il pesce abbocca, si dovrebbe rilasciare più lenza con una moderata tensione, piuttosto che mantenerla saldamente. Con una lenza abbastanza lunga, la barca finalmente raggiunge con il pesce.
Una volta che il veicolo spaziale viaggia alla stessa velocità del 'pesce' - in questo caso la cometa o l'asteroide - è pronto per atterrare semplicemente riavvolgendo il cavo e scendendo lentamente. Quando poi è il momento di spostarsi su un altro corpo celeste, il veicolo spaziale utilizzerebbe l'energia immagazzinata per avvolgere rapidamente il cavo e quindi accelerare il veicolo spaziale dal corpo celeste.
"Questo tipo di autostop potrebbe essere utilizzato per obiettivi multipli nella fascia principale di asteroidi o nella Fascia di Kuiper, perfino da 5 a 10 volte nella stessa missione," dice Ono.
Ono e i colleghi hanno studiato sia un'arpione che possa tollerare un impatto di questa forza, che il cavo che possa essere forte abbastanza da supportare questo tipo di manovre. Gli scienziati hanno utilizzato delle simulazioni con un supercomputer e altri analisi per comprendere che cosa accadrebbe.
I ricercatori hanno creato quello che chiamano l'equazione dell'Autostop Spaziale, che riguarda la forza specifica del cavo, il rapporto di massa tra il veicolo spaziale e il cavo, e la variazione di velocità necessaria per compiere la manovra.
Nelle missioni che utilizzano propellente convenzionale, il veicolo spaziale utilizza un sacco di carburante solo per accelerare abbastanza per raggiungere l'orbita. "Nel Comet Hitchhiker, l'accelerazione e la decelerazione non richiede propellente perché il veicolo spaziale ha accumulato l'energia cinetica del bersaglio," dice Ono.
Per ogni atterraggio di un veicolo spaziale su una cometa o su un'asteroide, essere in grado di rallentare abbastanza per arrivare in modo sicuro è cruciale. Comet Hitchhiker richiede un cavo realizzato con dei materiali che possa sostenere le enormi tensioni e calore generato dalla rapida decelerazione per raggiungere l'orbita e atterrare. Ono e i suoi colleghi hanno calcolato che un cambiamento della velocità di 1,5 km/s è possibile con materiali che già esistono come lo Zylon o il Kevlar.
"Questa velocità permetterebbe di andare da Cosenza a Milano in meno di sette minuti," dice Ono.
Ma più la velocità di cambiamento è richiesta per l'entrata in orbita e minore è il tempo di volo necessario per arrivare dalla Terra al bersaglio - e quindi se vogliamo raggiungere una cometa o un'asteroide più velocemente abbiamo bisogno di materiali più resistenti. Un cambio di velocità di 10 km/s è possibile ma richiede tecnologie molto più avanzate come un cavo di nanotubi in carbonio e un arpione in diamante.
I ricercatori stimano anche che il cavo necessario dovrebbe essere lungo dai 100 ai 1.000 km perché le manovre di autostop funzionino. Inoltre il cavo dovrebbe essere estensibile, e capace di assorbire strappi e di non essere danneggiato o tagliato da piccoli meteoriti.
Il prossimo passo per lo studio dell'idea potrebbe essere l'esecuzione di simulazioni con maggiore fedeltà e provare a lanciare mini arpioni su obiettivi che simulino il materiale del quale sono composte le comete o gli asteroidi.
Il Comet Hitchhiker è uno studio in Fase 1 del programma NIAC (NASA Innovative Advanced Concepts) . NIAC è un programma della Direzione Missioni Tecnologia Spaziale, con sede a Washington. Il professor David Jewitt presso l'Università della California di Los Angeles collabora a questa ricerca. Il JPL è gestito dal California Institute of Technology di Pasadena per la NASA.
Per una completa lista delle proposte selezionate e maggiori informazioni su NIAC, visitate: http://www.nasa.gov/niac.
Per ulteriori informazioni sulla Space Technology Mission Directorate, visitate: http://www.nasa.gov/spacetech.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) una sonda che sfrutta il metodo Comet Hitchhiker. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornelius Dammrich), la configurazione di una possibile sonda Comet Hitchhiker.

Fonti: Spaceref - Media INAF

02/09/2015 - La verità sull'asteroide 2015 PU228 -

Negli ultimi giorni si è sparsa la voce (o meglio la "fobia") per un nuovo asteroide che potrebbe caderci addosso nientemeno che nel 2081. Stavolta la notizia è vera, ma vediamo con calma di capire meglio la situazione senza farci prendere dal panico.
Intanto, nel 2081 fra i lettori saranno veramente pochi coloro che saranno ancora vivi anche se è bene pensare per le future generazioni. Vediamo allora perchè non c'è comunque un reale motivo di preoccuparsi, almeno per il momento...
L'oggetto in questione ha ricevuto la denominazione provvisoria di 2015 PU228 ed è stato scoperto lo scorso 13 Agosto dallo Space Surveillance Telescope, due settimane dopo essere passato alla minima distanza di 24 milioni di km dalla Terra.
Se si consulta la tabella on-line sui potenziali impatti NEO gestita dalla NASA/JPL, notiamo che in effetti questo è l'unico oggetto evidenziato in verde perchè classificato come "livello 1" nella "Scala di Torino". Cosa significa? La scala di Torino è stata realizzata 16 anni fa per comunicare al grande pubblico il grado di pericolosità di un impattatore. La scala va da zero (nessun pericolo concreto) a 10 (catastrofe globale certa) e combina le informazioni sull'energia liberata nell'impatto (E) e sulla probabilità che quell'impatto avvenga davvero (P), come riportato in questo schema.
Diciamo subito che, attualmente, 2015 PU228 è classificato come livello 1 nella scala di Torino; questo implica una pericolosità estremamente bassa ma non trascurabile; per essere più precisi, la definizione ufficiale è quella di "scoperta abituale, nella quale è previsto un passaggio nelle vicinanze della Terra che non crea alcun livello insolito di pericolo. I calcoli attuali indicano che la probabilità di collisione è estremamente bassa e non vi è motivo di preoccupazione o attenzione del pubblico."
Le dimensioni dell'oggetto celeste sono poi, fortunatamente, ridotte a 'soli' 310 metri di diametro. Si tratta sempre di 40 milioni di tonnellate di massa che, con una velocità d'impatto di 27,9 km/s liberebbe un'energia di circa 3.800 megatoni. Questa potenza è pari a circa 70 volte quella dell'ordigno nucleare più potente mai costruito ma che non potrebbe creare danni a livello globale anche se distruzioni a livello regionale.
Al momento le possibilità d'impatto sono una su 14.000 e il motivo di questa bassa probabilità è dovuto all'incertezza della sua orbita. Man mano che verranno eseguite altre osservazioni l'incertezza diminuirà. Non resta che aspettare e vedere che cosa accadrà. In passato il famigerato Apophis che, poco dopo essere stato scoperto nel 2004, raggiunse il livello 4 nella scala di Torino con una probabilità del 2.7% di venirci addosso nel 2029, probabilità che nel giro di pochi giorni è scesa a zero grazie anche a osservazioni radar molto precise.
Comunque, anche se dovremo avere qualcosa di cui preoccuparci, avremo anche abbastanza tempo per intervenire.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Getty Images File) un asteroide in rotta di collisione con la Terra.

Fonti: Alive Universe Today - Il Disinformatico

02/09/2015 - Samantha Cristoforetti racconta il suo spazio alla Milanesiana -

Ritorna, per la prima volta a settembre, La Milanesiana, con un appuntamento del tutto eccezionale: un incontro con Samantha Cristoforetti, protagonista della missione di lunga durata dell'Agenzia Spaziale Italiana, capitana dell'Aeronautica Militare, ingegnera, pilota militare, astronauta dell'Esa, la donna che ha trascorso più tempo nello spazio in un singolo volo, 200 giorni.
L'appuntamento è per lunedì 7 settembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Strehler (largo Greppi 1). Per l'occasione AstroSamantha racconta, in un appuntamento tutto focalizzato su di lei, le sfide, le emozioni, le ambizioni, le paure, le gioie della sua impresa nello spazio. A dialogare con lei, i giornalisti e scrittori Beppe Severgnini e Lilli Gruber.
In apertura i saluti istituzionali, tra gli altri, di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e Giuliano Pisapia, sindaco del Comune di Milano. L’incontro, in diretta web su Corriere.it, viene concluso da un omaggio musicale, a lei dedicato, di Franco Battiato.
L’incontro, nell'ambito della sedicesima edizione della Milanesiana, è promosso dalla Fondazione Elisabetta Sgarbi e dalla Fondazione Corriere della Sera, e sostenuto dal Comune di Milano. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Nella foto (Credit: ESA) l'astronauta Samantha Cristoforetti nella Cupola a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonti: Forumastronautico - Milano - Mentelocale.it

Nella foto (Credit: NASA TV/Rosmosmos), l'equipaggio della Soyuz TMA-18M durante il decollo.

02/09/2015 - Lanciata con successo la Soyuz TMA-18M verso la Stazione Spaziale -

Tre membri dell'equipaggio rappresentanti la Russia, la Danimarca e il Kazakhstan sono stati lanciati verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in modo da poter fornire il veicolo per il rientro sulla Terra all'equipaggio della missione 'One Year' e continuare importanti ricerche che aiuteranno la NASA nel suo percorso verso Marte.
Sergey Volkov della Roscosmos, Andreas Mogensen dell'ESA e Aidyn Aimbetov dell'Agenzia Spaziale Kazaka sono stati lanciati a bordo della capsula Soyuz TMA-18M dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan alle 10:37 locali (le 6:37 ora italiana). Il veicolo spaziale Soyuz TMA-28M si è separato dal terzo stadio del lanciatore Soyuz alle 6:37 ora italiana e il trio orbita adesso attorno alla Terra alla velocità di 28.000 km/h. I tre è previsto che trascorreranno i prossimi tre giorni, o 36 orbite attorno al pianeta, alla caccia della stazione spaziale. I tre attraccheranno alla stazione alle 3:42 a.m. EDT di venerdì 4 settembre (le 9:42 ora italiana).
Il lancio segna anche l'avvio della missione ESA 'iriss' della durata di 10 giorni da parte di Mogensen che eseguirà diversi esperimenti testando nuove tecnologie e i modi per svolgere operazioni complesse nello spazio.
Alle 2:40 p.m. di sabato 5 settembre (le 20:40 ora italiana) la NASA TV trasmetterà in diretta il passaggio del comando della ISS dal Comandante di Spedizione 44, il cosmonauta russo Gennady Padalka, all'Ingegnere di Volo di Spedizione 44, Scott Kelly della NASA. Spedizione 45 inizierà ufficialmente l'11 settembre quando Padalka, Mogensen e Aimbetov si sganceranno dall'avamposto orbitale a bordo della Soyuz TMA-16M e torneranno sulla Terra. La Soyuz TMA-16M ha portato Padalka, Kelly e il cosmonauta della Roscosmos Mikhail Kornienko alla stazione a marzo. Dato che ogni Soyuz non può rimanere nello spazio più di sei mesi, si è reso necessario questo scambio a metà della missione di un anno di Kelly e Kornienko.
Con l'arrivo di Volkov, Mogensen e Aimbetov, nove persone saranno contemporaneamente a bordo del laboratorio orbitante per la prima volta dal 2013. I tre nuovi arrivi si uniranno a gli Ingegneri di Volo di Spedizione 44 Kelly e Kjell Lindgren della NASA, al Comandante Padalka e all'Ingegnere di Volo Oleg Kononenko e Kornienko della Roscosmos e al giapponese Kimiya Yui della JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency).
Martedì 15 settembre Kelly e Kornienko raggiungeranno il punto a metà della loro missione 'One Year' ideata allo scopo di comprendere ancora meglio le sfide mediche e psicologiche che gli astronauti dovranno affrontare durante i lunghi viaggi spaziali, oltre allo sviluppo delle contromisure per minimizzare gli effetti negativi. I due trascorreranno 342 giorni consecutivi nello spazio prima di ritornare sulla Terra assieme a Volkov nel marzo 2016 a bordo della Soyuz TMA-18M.
Nei prossimi mesi, l'equipaggio di Spedizione 45 condurrà oltre 250 studi scientifici nei campi della biologia, scienza della Terra, ricerca umana, ricerca medica e sviluppo tecnologico.
CALET (CALorimetric Electron Telescope), l'ultimo strumento installato sulla ISS eseguirà ricerche sulla materia oscura, misurerà i raggi cosmici, osserverà i fenomeni delle sorgenti di alta energia nella galassia. CALET cercherà le risposte a diversi misteri compresa l'origine dei raggi cosmici, come i raggi cosmici accelerano e si muovono attraverso la galassia, l'esistenza della materia oscura e la sua relazione con le sorgenti vicine di raggi cosmici. Una volta che gli scienziati avranno un inventario di queste radiazioni di alta energia nello spazio, potranno essere in grado di caratterizzare gli ambienti radioattivi che gli esseri umani incontreranno nello spazio. Questo potrebbe aiutare a determinare i rischi di esposizione a questo tipo di radiazioni.
A bordo della ISS si trova installato anche il FLEX-2J (Flame Extinguishment Experiment-2 JAXA), uno studio sulla combustione in ambiente di microgravità. Le fiamme bruciano in modo differente nello spazio, dove il combustibile forma gocce sferiche e le fiamme bruciano in forma globulare invece che a goccia. L'equipaggio studierà l'interazione delle fiamme con il movimento e l'accensione, o la non accensione, di gocce millimetriche. I risultati potranno fornire indizi importanti e migliorare i modelli al computer della combustione del carburante e aiutare a ridurre le emissioni e l'efficenza dei combustibili nello spazio e sulla Terra.
Durante la seconda metà della maratona della missione di un anno, il team continuerà a eseguire una vasta serie di studi e ricerche sul corpo umano, come i Telomeri (Assessing Telomere Lengths and Telomerase Activity in Astronauts). I Telomeri sono i 'cappucci' che si trovano al termine dei cromosomi e li proteggono dallo sfilacciamento, proprio come il puntale sulla fine di una stringa. I Telomeri si accorciano nel tempo e la velocità con la quale accade può essere accelerata dallo stress, portando a un invecchiamento accelerato, a malattie cardiovascolari, al tumore ed a un sistema immunitario compromesso. Le indagini sui Telomeri utilizzano campioni di sangue dai membri dell'equipaggio per esaminare come i telomeri e la telomerasi, un'enzima che mantiene la lunghezza dei telomeri, sono affetti da viaggi nello spazio e per valutare meglio l'impatto nei futuri voli spaziali.
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è una convergenza di scienza, tecnologia e innovazione umana che permette di dimostrare le nuove tecnologie e fare ricerche altrimenti impossibili sulla Terra. La ISS è stata abitata continuativamente fin dal novembre 2000 e, fin da allora, visitata da oltre 200 persone e una varietà di veicoli spaziali internazionali e commerciali. La stazione spaziale rimane il trampolino per il prossimo grande salto della NASA nell'esplorazione, comprese le future missioni verso un asteroide e Marte.
Per vedere la trasmissione NASA TV, scaricare o informazioni sulla programmazione, visita: http://www.nasa.gov/nasatv.
Per ulteriori informazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), visita: http://www.nasa.gov/station.
Per seguire le attività in orbita visita la pagina Facebook a: http://www.facebook.com/ISS.
Per seguire i membri dell'equipaggio e la stazione su Twitter, segui: http://www.twitter.com/nasa_astronauts e http://www.twitter.com/Space_Station.
Quello di oggi è stato il 45esimo volo orbitale globale del 2015, il 42esimo a concludersi con successo. Si è trattato anche del terzo lancio abitato dell'anno, tutti avvenuti con le capsule Soyuz russe.
Nella foto (Credit: NASA TV/Roscosmos) il lancio del razzo vettore Soyuz-FG con a bordo i tre cosmonauti all'interno del veicolo spaziale Soyuz TMA-18M diretto alla ISS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV/Rosmosmos), l'equipaggio della Soyuz TMA-18M durante il decollo. Volkov in basso e Andreas Mogensen.

DECOLLO DELLA SOYUZ TMA-18M - 02/09/2015 - (Credit: ROSCOSMOS/SPACEFLIGHT101) - dur.min. 14:25 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA - ESA - Roscosmos - Spaceflight101

01/09/2015 - Notte Europea dei ricercatori 2015, invito all'ESA-ESRIN -

Venerdì 25 Settembre oltre 300 città europee apriranno le porte dei propri centri di ricerca ai visitatori, per dare a tutti la possibilità di avvicinarsi al mondo della ricerca scientifica, sia attraverso laboratori e attività interattive sia guidati da chi vive la scienza tutti i giorni, ricercatori e scienziati stessi.
La Notte Europea dei Ricercatori, che si svolge in contemporanea in diverse città ed è organizzata dall'Unione Europea, è rivolta a tutti coloro che vogliono scoprire qualcosa di nuovo sul mondo della scienza, della ricerca e dell'esplorazione spaziale, siano essi esperti, curiosi o appassionati di tutte le età.
L'ESA-ESRIN, in collaborazione con Frascati Scienza, rinnova la propria partecipazione all’iniziativa aprendo il centro ai visitatori venerdì 25 settembre, con due sessioni: dalle 16:00 alle 19:45 e dalle 20:00 alle 23:45.
La prenotazione, obbligatoria, dovrà essere effettuata attraverso il sito di Frascati Scienza, appena le iscrizioni saranno aperte.
Sul link al sito dell'ESa il programma completo della visita all'ESA-ESRIN e le modalità di partecipazione.
Nell'immagine (Credit: ESA) il manifesto della manifestazione La Notte Europea dei Ricercatori 2015.

Fonte: ESA Italia

01/09/2015 - Progressi verso il Tiangong 2 -

In qualche punto del 2016 la Cina lancerà il laboratorio spaziale Tiangong 2. Il lancio romperà un lungo periodo di inattività del programma spaziale abitato cinese, che invece aveva vissuto un picco di attività dopo il lancio del Tiangong 1.
Il 2014 e il 2015 non hanno infatti visto nessun lancio di astronauti cinesi.
Il programma del Tiangong 2 sembra procedere senza intoppi anche se l'attuale politica di chiusura del governo cinese non fa trapelare nessuna notizia. Ricapitolando quello che sappiamo, il Tiangong 2 dovrebbe utilizzare lo stesso modulo base del laboratorio spaziale Tiangong 1, una piccola cabina con posti letto per due astronauti. Vi potranno essere alcune visibili differenze sia all'interno che all'esterno del laboratorio ma il più importante sarà il sistema di rigenerazione del supporto vitale.
Le altre modifiche saranno state implementate grazie all'esperienza fatta nelle due missioni abitate che hanno soggiornato a bordo del Tiangong 1. Come per il suo predecessore, il lancio del Tiangong 2 verrà eseguito con un razzo Lunga Marcia-2F/G, una versione modificata del vettore utilizzato per lanciare gli astronauti cinesi.
Solo un equipaggio dovrebbe raggiungere il Tiangong 2, volando con la capsula spaziale Shenzhou 11 e a bordo saranno, molto probabilmente in tre, il comandante un veterano e forse uno o due novellini.
Oltre a questo non sappiamo altro sul volo. Probabilmente l'equipaggio di Shenzhou 11 abiterà a bordo del laboratorio orbitale più a lungo delle precedenti missioni e questo sarebbe coerente con l'utilizzo di un sistema migliorato di supporto vitale. Ma il vero salto con Tiangong 2 sarà la visita del primo veicolo cargo automatico, chiamato Tianzhou. Si tratterebbe di un modulo orbitale pressurizzato derivato dal progetto del laboratorio Tiangong, ma più largo. Il Tianzhou verrà lanciato con il razzo Lunga Marcia-7, un nuovo razzo che debutterebbe con questa missione. Infatti il modulo cargo è troppo pesante per volare con il Lunga Marcia-2F/G.
Il Tianzhou attraccherebbe al modulo Tiangong 2 dopo la partenza dell'equipaggio di Shenzhou 11 e forse potrebbe essere sperimentato un trasferimento di propellente fra i due veicoli spaziali.
Così a prima vista sembrerebbe che il programma di Tiangong 2 sia meno ambizioso del suo precedessore ma questo nuovo laboratorio spaziale è progettato per testare le tecnologie necessarie alla futura Stazione Spaziale Cinese, che dovrebbe sorgere nel 2022.
Rimane il dubbio del successivo laboratorio, il Tiangong 3. Verrà lanciato oppure, se il Tiangong 2 si rivelerà un completo successo, sarà cancellato per passare subito alla costruzione dell'ambiziosa stazione spaziale modulare? Al momento non lo sappiamo e possiamo solo sperare che vi sia qualche fuga di notizie da fonti ufficiali cinesi.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) un laboratorio orbitante Tiangong con una capsula abitata Shenzhou attraccata.

Fonte: Spacedaily

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Aggiornato il 2 ottobre 2015 - ore 11:20

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Massimo Martini

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