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Notiziario 2016 - gennaio

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di gennaio 2016. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di dicembre 2015.
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30/01/2016 - Il prossimo satellite GPS si prepara al lancio di venerdì -

Dopo un quarto di secolo a preparare i satelliti Global Positioning System per il loro lancio dalla Cape Canaveral Air Force Station (CCAFS), l'ultimo di questa serie di veicoli è stato movimentato oggi mentre il programma di navigazione avanza verso una nuova era.
"Questo satellite GPS 2F-12 rappresenta la fine di un'eredità essendo l'ultimo dei 61 satelliti GPS preparati qui presso il CCAFS," ha detto il Generale di Brigata Wayne Monteith, del 45esimo Space Wing Commander, in un comunicato stampa.
"Questo è il culmine di un legame lungo 27 anni presso la nostra Area 59 Satellite Processing Facility. Noi siamo il primo punto di accesso della nazione allo spazio e siamo onorati di far parte della squadra che ha fornito la capacità del GPS al mondo intero."
A partire dalla nuova serie GPS 3 del prossimo anno, la preparazione di questi satelliti passerà alla vicina Titusville e al complesso commerciale gestito dall'Astrotech.
Il satellite GPS 2F-12, il cui lancio è previsto per il prossimo venerdì, è emerso dall'Area 59 questa mattina per essere trainato presso l'edificio di assemblaggio del razzo Atlas 5 ed ad esso agganciato.
Il satellite aveva volato in Florida lo scorso 8 ottobre proveniente dall'impianto di costruzione della Boeing presso El Segundo, in California. Dopo il suo arrivo era stato portato all'Area 59 per i test finali, il carico dell'idrazina come propellente di manovra e la chiusura nell'ogiva protettiva del razzo. Poi, oggi, un convoglio aveva spostato il satellite, del peso di circa 1.540 kg a nord attraverso la Cape Canaveral Air Force Station fino alla struttura verticale di integrazione della United Launch Alliance dove viene assemblato l'Atlas 5.
Già racchiuso nel cono superiore di alluminio, lungo 12 metri e dal diametro di 4,3 metri, il veicolo spaziale è stato piazzato sopra lo stadio superiore Centaur per il collegamento. Il razzo, completamente assemblato, verrà portato alla rampa di lancio giovedì prima del conto alla rovescia e del lancio di venerdì. La finestra di lancio mattutina si estende dalle 8:38 alle 8:57 a.m. EST (fra le 14:38 e le 14:57 ora italiana).
Questo satellite andrà a rimpiazzare un vecchio satellite GPS ancora operativo, un veicolo lanciato originariamente 25 anni fa.
Le operazioni di lancio dei GPS da Cape Canaveral iniziarono con l'avvento del razzo Delta 2 della McDonnell Douglas per iniziare la costruzione del sistema di navigazione nel cielo. Questo faceva parte della transizione dei militari USA dalla dipendenza dal programma Space Shuttle per portare i satelliti nello spazio dopo l'incidente del Challenger. L'incidente del 1986 provocò lo sviluppo di veicoli di lancio a perdere per piccoli, medi e alti carichi per le necessità del Dipartimento della Difesa.
Il debutto del Delta 2 avvenne il 14 febbraio 1989, portando il primo veicolo operativo in orbita per la rete NAVSTAR GPS. Nel corso degli anni successivi, una costellazione di satelliti GPS venne lanciata con successo dotando i militari - e i civili - di servizi di localizzazione e tempo in ogni parte del mondo. Tutti questi satelliti erano stati preparati al lancio nell'Area 59 prima di essere portati al Complesso 17 per il lancio sulla sommità dei Delta 2. Quel razzo e quel carico utile sono stati una coppia che ha durato 20 anni, fino al 2009, eseguendo 49 lanci.
I successivi sei anni hanno visto il passaggio nell'impianto di processamento di altri 12 satelliti prima dei loro lanci per mezzo dei più potenti razzi Delta 4 e Atlas 5, permettendo ai satelliti di essere spediti direttamente nella rete di navigazione invece di fare complesse rotte dopo la separazione dai lanciatori Delta 2. La serie di 9 satelliti GPS 2 venne lanciata fra il 1989 e il 1990; la serie GPA 2A, composta da 19 satelliti volò fra il 1990 e il 1997; la serie GPS 2R, con 13 satelliti, volò fra il 1997 e il 2004; la serie degli 8 satelliti GPS 2R-M andò nello spazio fra il 2005 e il 2009 mentre la serie GPS 2F, composta da 11 satelliti, venne lanciata dal 2010 ad oggi.
Ma i tempi cambieranno con l'introduzione dei GPS 3, un'intera nuova generazione di satelliti, un approccio commerciale che permetterà ai satelliti di volare con una nuova preparazione, Astrotech, dalla quale gran parte dei veicoli spaziali passano ora.
Al momento non vi sono clienti previsti per l'utilizzo dell'Area 59 dopo la missione GPS 2F-12. Il 45esimo Space Wing sta attualmente vagliando le opzioni per l'utilizzo futuro di questi impianti," ha detto l'Air Force a Spaceflight Now. Un razzo Delta 4 è previsto per il lancio con il GPS 3-01 a maggio 2017.
Nella foto (ULA) di archivio un satellite GPS incapsula nell'ogiva di un razzo pronto per essere installato sul vettore di lancio.

Fonte: Spaceflight Now

30/01/2016 - Italia e Emirati Arabi accordo spaziale -

Avvio ufficiale alla cooperazione in campo spaziale tra Italia e Emirati Arabi Uniti (UAE). Il 25 gennaio, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston ha firmato ad Abu Dhabi un 'Memorandum d'Intesa' con l’omologo rappresentante della UAE Space Agency, Khalifa Mohammed Al Rumaithi ('Chairman del Board of Directors').
L’accordo, che avrà durata quinquennale e verrà automaticamente rinnovato ad ogni scadenza, consiste in una ampia intesa-quadro in cui si inseriranno via via progetti congiunti di cooperazione bilaterale incentrati all’uso pacifico dello Spazio.
A questo scopo è stata anche prevista l'organizzazione di una serie di conferenze e la promozione di scambi tecnologico-scientifici e industriali. L’obbiettivo al momento più ambizioso per il paese del golfo – annunciato già lo scorso anno - è l’invio di una sonda su Marte nel 2021, per celebrare i 50 anni dalla fondazione degli Emirati. Si tratta della missione momentaneamente denominata Hope Mars Probe.
"Sono molto soddisfatto per l'accordo che abbiamo firmato con gli amici della UAE Space Agency," ha dichiarato Battiston. Mi aspetto sviluppi interessanti – ha aggiunto il presidente dell’ASI - pensando ai diversi punti di incontro che abbiamo riscontrato, come l' osservazione della Terra, l'esplorazione di Marte, la gestione dei dati e le telecomunicazioni. Voglio inoltre sottolineare – ha infine concluso Battiston - come un paese giovane e dinamico abbia deciso di investire in modo strategico sullo spazio, creando una serie di nuove opportunità per la modernizzazione di quest'area importante."
La firma ha aperto una missione di sistema di due giorni negli Emirati Arabi Uniti, cui oltre l’ASI hanno preso parte anche rappresentanti delle principali aziende di settore in Italia. Ricco e articolato il programma, dalla visita al Mohammed Bin Rashid Space Center di Dubai lunedì 25 gennaio alla lecture di Battiston e dell’astronauta Maurizio Cheli all’Higher Colleges of Technology, ad Abu Dhabi; fino alla visita alla Grande Moschea della capitale, in chiusura di missione.
"L’ampio ed articolato ventaglio di relazioni fra Roma ed Abu Dhabi – ha commentato l’Ambasciatore italiano negli Emirati, Liborio Stellino - si arricchisce di un importante filone di cooperazione: la firma del MoU fra le due Agenzie Spaziali nazionali prelude infatti ad un percorso proficuo di partenariato innovativo e ad alto valore aggiunto in cui l’eccellenza e l’esperienza italiane nel settore della ricerca spaziale si coniugano ottimamente con la determinazione, le risorse, le capacità e gli ambiziosi programmi emiratini."
"Insomma fra Italia ed EAU, nell’attuale e particolarmente felice stagione di rapporti bilaterali, da oggi 'sky is not the limit!." Ha concluso Stellino.
di Massimo Bongiorno.
Nella foto (Credit: ASI) il Presidente ASI Battiston e il suo omologo Khalifa Mohammed Al Rumaithi.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) una porzione di granelli di sabbia ripresi con la MAHLI.

30/01/2016 - Autoscatto di Curiosity con la duna di sabbia -

L'ultimo autoscatto del rover marziano Curiosity della NASA mostra il laboratorio mobile, grande quanto un'automobile, a lato di una duna scura dove ha raccolto campioni di sabbia.
Il nuovo selfie è una combinazione di 57 immagini riprese il 19 gennaio con la fotocamera MAHLI (Mars Hand Lens Imager) che si trova al termine del braccio robotico di Curiosity. Il rover sta studiando, da circa due mesi, un gruppo di dune attive per vedere come il vento le sposta e campionando particelle di sabbia di Marte. Il sito fa parte del 'Bagnold Dune Field' che si trova sulle pendici nord-occidentali del Monte Sharp.
Quando le immagini sono state scattate, il rover aveva strusciato il bordo della 'Namib Dune' e raccolto la prima delle tre palettate di sabbia dalla duna. Egli ha utilizzato nuovamente la paletta per raccogliere il secondo campione il 19 e un terzo il 22 gennaio. Durante il processamento del terzo campione, un attuatore nello strumento per i campioni non ha funzionato come previsto quando ha ricevuto il comando. Questa settimana il team di Curiosity ha identificato la possibile ragione per la prestazione dell'attuatore.
Lo strumento di processamento che si trova sul braccio si chiama CHIMRA (Collection and Handling for In-situ Martian Rock Analysis). Il componente al quale è stato comandato di aprirsi, ma non l'ha fatto, è chiamato tunnel CHIMRA. Esso viene aperto muovendo l'attuatore, un componente motorizzato che è anche in grado di dare un colpetto per aiutare a ripulire il campione con un setaccio. Parte del campione proveniente dalla terza palettata è all'interno del tunnel CHIMRA dopo essere passato attraverso il setaccio. Se il tunnel si fosse aperto grazie al movimento dell'attuatore, come previsto, il prossimo passo sarebbe stato quello di riprendere un'immagine della sabbia all'interno.
"Il rover ha risposto giustamente ad un evento inaspettato," dice Steve Leee, vice project manager per Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. "Ha fermato il movimento dell'attuatore e ogni altro ulteriore uso del braccio e del sistema di raccolta campioni."
Mentre il lavoro di diagnosi era corso, il team ha ha continuato ad utilizzare gli strumenti di telerilevamento posti sull'asta di Curiosity e il monitoraggio degli strumenti ambientali. Una parte dello studio sulla duna consiste nel guardare lo stesso punto ripetutamente per controllare il movimento dei granelli di sabbia causato dal vento di Marte. Se vi fossero dei movimenti il team potrebbe utilizzare il misuratore di vento di Curiosity per capire la forza e la direzione del vento che ha causato il movimento.
Il campione proveniente dalla seconda palettata della Namib Dune, Curiosity ha utilizzato con successo due differenti tipi di setacci in CHIMRA per preparare una porzione per l'analisi. Queste due procedure di setaccio non sono mai stati utilizzati precedentemente dal rover nei suoi tre anni e mezzo su Marte. La porzione risultante è di granelli di sabbia grandi abbastanza per essere fermati da un setaccio con pori di 150 micron e piccoli abbastanza da passare da un setaccio con pori di 1mm (1.000 micron). Questi granelli di misura intermedia sono stati consegnati nel laboratorio interno di analisi chimica.
Il campione della terza palettata avrebbe potuto essere processato nello stesso modo, ma il team scientifico ha deciso questa settimana che la porzione consegnata dalla seconda palettata era sufficiente. Quando il rover, dopo il lavoro diagnostico su CHIMRA, si muoverà questo segnerà il termine degli studi a Namib Dune. La missione di esaminare le dune di sabbia attive - la prima così ravvicinata in un luogo che non fosse la Terra - fornirà informazioni sui processi delle dune attive in condizioni con molta meno atmosfera e meno gravità che sulla Terra.
I ricercatori stanno valutando possibili siti per il prossimo utilizzo del trapano di Curiosity per raccogliere campioni di polvere dallo strato roccioso nel sottosuolo.
Curiosity ha raggiunto la base del Monte Sharp nel 2014, dopo aver studiato con profitto gli affioramenti vicini al sito di atterraggio e poi aver viaggiato verso la montagna stratiforme. Sulla porzione più bassa della montagna, la missione è quella di studiare come l'antico ambiente di Marte sia cambiato dalle condizioni umide favorevoli alla vita microbiotica a quelle più estreme ed aride. Per ulteriori informazioni su Curiosity, visita: http://mars.jpl.nasa.gov/msl.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS), l'autoscatto di Curiosity vicino alla duna Namib, il 19 gennaio scorso. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) una porzione di granelli di sabbia ripresi con la MAHLI la notte del 22 gennaio, illuminati dalle luci elettriche, dopo essere caduti al suolo dal setaccio.

Fonti: NASA - Spaceref - Alive Universe Images

30/01/2016 - In volo su Cerere -

Una nuova incredibile animazione simula un volo sulla superficie del pianeta nano Cerere, focalizzandosi su alcune delle caratteristiche più note come il cratere Occator, famoso per i suoi 'Bright Spot' (Macchie Chiare, ndt), e la montagna conica Ahuna Mons, alta circa 6.000 metri.
Il video è stato realizzato dal team del Centro Aerospaziale Tedesco DLR, utilizzando le immagini raccolte dalla sonda della NASA Dawn durante l'obita HAMO (High Altitude Mapping Orbit), durata da agosto ad ottobre 2015, durante la quale la sonda ha mappato il pianeta nano da una distanza di 1.470 chilometri.
I colori sono stati migliorati per evidenziare le sottili differenze compositive della superficie: gli scienziati ritengono che le zone blu siano più giovani, formate da un materiale più recente.
"Il sorvolo simulato mostra la vasta gamma di forme di crateri incontrati su Cerere. L'osservatore può vedere le pareti a strapiombo di Occator e anche Dantu e Yalode che sono molto più piatti," ha detto Ralf Jaumann, scienziato della missione presso il DLR. Il centro spaziale tedesco ha utilizzato 2.350 immagini per generare una visione realistica del pianeta nano ghiacciato.
Dawn, la prima missione ad arrivare a Cerere, il più grande oggetto della fascia principale di asteroidi che si trova fra Marte e Giove. Dopo aver visitato l'asteroide Vesta per 14 mesi nel 2011 e 2012, Dawn è arrivata a Cerere nel marzo 2015 e attualmente sta percorrendo la sua orbita di mappatura più bassa, Low Altitude Mapping Orbit (LAMO), ad appena 385 chilometri dalla superficie.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL/DLR) un fotogramma del video su Cerere.

VIDEO SORVOLO SIMULATO DI CERERE CON LE IMMAGINI DELLA SONDA DAWN - 29/01/2016 - (Credit: DLR/NASA JPL) - dur.min. 3:49 - LINGUA INGLESE

Fonti: Alive Universe Images - NASA/JPL - DLR

30/01/2016 - Il 2 e 3 febbraio la 11esima Ilan Ramon International Space Conference -

Anche quest'anno si terrà in Israele la 'Ilan Ramon International Space Conference' ispirata allo sfortunato primo astronauta di quella nazione, perito assieme ai suoi sei colleghi, al rientro della missione Space Shuttle STS-107, il 1° febbraio 2003.
La conferenza è sempre un'interessante occasione di incontro e di discussione fra i vari protagonisti del settore spaziale internazionale. Quest'anno, fra gli ospiti italiani invitati a parlare vi sono l'astronauta Samantha Cristoforetti di ESA/ASI, la Pro.sa Simonetta Di Pippo, Direttore di UNOOSA (United Nations Office for Outer Space Affairs - L'ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico) e il Prof. Roberto Battiston, Presidente di ASI (Agenzia Spaziale Italiana).
Cristoforetti sarà assieme ai colleghi Shannon Fisher della NASA e Yi So-yeon della Corea del Sud per una discussione dal titolo 'Spaceflight Challenges for the Future – An Inside View Special Panel with Astronauts'. Interessante anche gli altri ospiti stranieri, fra gli altri anche il Direttore Generale di ESA, Johan-Dietrich Woerner, e quello del CNES, Jean-Yves Le Gall. Vi sarà anche uno sguardo al futuro del volo spaziale negli Stati Uniti con Garret Reisman, Direttore delle Operazioni di SpaceX, Robert Cabana, direttore del Centro Spaziale Kennedy della NASA e Laurence Price, Vice-Responsabile del programma Orion presso la Lockheed Martin Space Systems Company.
All'apertura del congresso si terrà una commemorazione per l'equipaggio di STS-107, perito 12 anni fa.
La manifestazione si terrà presso lo IAF Center di Herzila il 2 e 3 febbraio prossimo e le iscrizioni sono ancora aperte. Registrazione direttamente dalla pagina della fonte dove potrete vedere anche il programma completo.
Nell'illustrazione (Credit: IAF) il banner del congresso.

Fonte: The Fisher Institute

30/01/2016 - Successo del Proton, in orbita Eutelsat 9B/EDRS -

La International Launch Services (ILS) ha piazzato con successo in orbita geosincrona di trasferimento il satellite Eutelsat 9B, per la Eutelsat Communications di Parigi, Francia.
Con questa missione la ILS ha completato il 92esimo lancio complessivo di un razzo vettore Proton e il primo del 2016. Fin dal suo debutto nel 1965, questo è stato il 401esimo lancio di un veicolo Proton, comprese le missioni federali e quelle commerciali. Il lancio di Eutelsat 9B, costruito da Airbus Defence and Space, è stato condotto per Eutelsat utilizzando un veicolo Proton Breeze M, realizzato dalla Khrunichev State Research and Production Space Center (Khrunichev), il maggiore azionista della ILS e uno dei principali attori nell'industria spaziale globale.
Il Proton è decollato dalla rampa 39 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, alle 04:20 locali (le 23:20 ora italiana). I primi tre stadi del Proton hanno utilizzato un profilo di ascesa standard per piazzare l'unità orbitale (composta dallo stadio superiore Breeze M e dal satellite Eutelsat 9B) su un'orbita sub-orbitale. Il Breeze M ha poi eseguito le manovre previste per la missione, la prima per raggiungere un'orbita stabile di parcheggio. La seconda accensione ha portato il complesso orbitale su un'orbita intermedia, seguita da una di trasferimento e, infine, da una geosincrona di trasferimento. La separazione fra l'Eutelsat 9B e lo stadio superiore Breeze M è avvenuta dopo 9 ore e 12 minuti dal decollo.
Eutelsat 9B è un satellite di alta capacità di trasmissione con i suoi 56 transponder in banda Ku. La propria capacità verrà dispiegata su cinque zone con il riutilizzo delle frequenze per ottimizzare la banda larga complessiva. Eutelsat 9B risponderà alla crescita dei mercati televisivi diretti in Alta Definizione sull'intera Europa e con quattro antenne su regioni ristrette.
Inoltre Eutelsat 9B ospita il primo carico utile per la ri-trasmissione dei dati per l'EDRS (European Data Relay System) che è stato implementato attraverso una collaborazione pubblica/privata fra ESA e Airbus Defence and Space. EDRS permetterà, grazie alla posizione in orbita geostazionaria del satellite Eutelsat 9B, di ricevere (anche via laser) le trasmissioni dai satelliti su orbite più basse che non hanno sempre, a causa della sfericità della Terra, collegamento diretto con le stazioni di ascolto. Da qui l'EDRS potrà a sua volta ri-trasmettere in tempo reale i dati alle stazioni di Terra, portando quasi a zero il tempo di latenza nelle comunicazioni con i satelliti scientifici, quelli per l'osservazione della Terra e, persino con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La NASA ha, fin dagli anni '80, una rete del genere chiamata TDRS (Tracking and Data Relay Satellite).
Quello di oggi è stato il quinto lancio orbitale globale del 2016, il primo russo e il primo da Baikonur.
Nella foto (Credit: ILS) il momento del decollo del Proton/Breeze M con il satellite Eutelsat 9B.

Fonti: ILS - Spaceflight Now - Space Launch Report

29/01/2016 - Il Progress M-29M alza l'orbita della stazione spaziale -

Il 27 gennaio il Progress M-29M ha condotto una correzione orbitale della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in modo da facilitare il profilo di rendevous a quattro orbite per la Soyuz TMA-20M il cui lancio è previsto a marzo 2016. Secondo il controllo missione di Korolev, in Russia, l'accensione dei motori del veicolo cargo, durato 333 secondi è iniziato alle 22:40 ora di Mosca (21:40 ora italiana), alzando l'orbita della stazione di 1,1 km e portandolo ad un'altitudine media di 403,9 km. L'orbita risultante ha i seguenti parametri: Perigeo (altezza minima) 400,3 km, Apogeo (altezza massima) 425,2 km, Periodo orbitale 92,583 minuti e inclinazione orbitale sul piano equatoriale 51,66°.
Nella foto (Credit: NASA/Scott Kelly) in primo piano la Soyuz TMA-19M e dietro il cargo Progress 62P (MS-1). Il Progress 61P (M-29M) che ha eseguito la manovra di innalzamento orbita non è ripreso in quest'immagine perché si trova agganciato al boccaporto posteriore del modulo russo Zvezda. Sullo sfondo l'Australia.

Fonti: Russia Space Web - Spaceflight101.com

28/01/2016 - L'Ariane 6 verrà assemblato in orizzontale -

L'Airbus Safrane Launchers (ASL), la compagnia creata appositamente da Airbus Defence and Space e Safran un anno fa per la produzione degli Ariane 5 e incaricata dello sviluppo del suo successore, ha finalizzato l'architettura del vettore ed ha annunciato che il debutto del nuovo razzo europeo Ariane 6 avverrà nel 2020.
La novità trapelata da questo annuncio è che il lanciatore verrà assemblato parzialmente in orizzontale, in modo simile a quanto avviene ora con il razzo russo Soyuz o il Falcon 9 di SpaceX. Ariane 6 verrà costruito in due versioni, la A62 e la A64 per venire incontro alle richieste del mercato di lancio satelliti permettendo la messa in orbita di veicoli spaziali di massa media e pesante in orbita di trasferimento geostazionario.
La configurazione A62, fornita di due booster, sarà responsabile per il lancio di satelliti scientifici per l'Agenzia Spaziale Europea con un costo stimato sotto i 70 milioni di Euro. La configurazione A64, dotata di quattro booster, sarà invece predisposta per trasportare il doppio del carico utile della prima versione con un costo sotto i 115 milioni di Euro.
Alain Charmeau, capo esecutivo di ASL ha detto che si attende un primo ordine di vettori Ariane 6 entro la fine del corrente anno. Sempre Charmeau ha detto che ASL si aspetta di realizzare almeno 20 Ariane 6 prima della fine del 2023. L'Ariane 5, l'attuale vettore pesante europeo, dovrebbe rimanere operativo a fianco di Ariane 6 fra il 2020 e il 2023, dopo di che, il razzo verrà ritirato dopo 27 anni di operazioni.
L'Airbus Safrane Lauchers ha completato, nel 2015, sei lanci di Ariane 5 in un periodo di sette mesi e prevede per il 2016 di eseguire sette lanci. Il primo lancio di un Ariane 5 nel 2016 ha segnato anche il 70esimo lancio consecutivo di successo del vettore pesante europeo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ASL/Massimo Martini) le due versioni di Ariane 6 a confronto.

Fonti: Spacedaily - SpaceNews - ASL

28/01/2016 - La NASA affida i contratti preliminari per ARM -

Il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA ha selezionato quattro compagnie per la conduzione di uno studio per un veicolo spaziale con propulsione elettrica destinato alla missione ARRM (Asteroid Redirect Robotic Mission) dell'agenzia.
Le compagnie aerospaziali prescelte per gli studi iniziali comprendono: Lockheed Martin Space Systems, di Littleton, Colorado; Boeing Phantom Works, di Huntington Beach, California; Orbital ATK, di Dulles, Virginia; e Space Systems/Loral, di Palo Alto, California.
ARRM fa parte del piano della NASA di utilizzare lo spazio cis-lunare, la regione fra la Terra e l'orbita lunare, come un campo di prova per i futuri voli spaziali umani oltre l'orbita terrestre, in supporto allo sforzo dell'agenzia del suo percorso verso Marte.
La strategia di acquisizione del veicolo spaziale ARRM fa leva sulla disponibilità commerciale dell'industria USA di ridurre i costi e abbassare i rischi. La strategia per gli appalti per il veicolo spaziale ARRM comprende due fasi. Nella prima il lavoro di progettazione sarà studiato dalle industrie USA in cooperazione con l'ufficio JPL del progetto per supportare la formulazione della missione. Nella seconda fase verrà indetta una seconda gara che comprenderà lo sviluppo e l'implementazione della struttura del veicolo spaziale volante con uno solo dei partecipanti agli studi.
ARRM è stato pensato per eseguire una serie di dimostrazioni, compreso l'utilizzo di un miglioramento di 20 volte della propulsione solare elettrica (SEP - Solar Electric Propulsion) nello spazio profondo atta a spostare e manovrare grossi carichi utili; recuperare un macigno di 20 tonnellate di massa da un asteroide e trasferirlo su di un'orbita attorno alla Luna accessibile ad un equipaggio, ed essere parte integrante delle operazioni robotiche ed umane nello spazio profondo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) un concept della missione ARRM con la raccolta del macigno da un asteroide.

Fonte: Parabolic Arc

Nell'immagine (Credit: NASA MGS MOLA Science Team) il contesto della zona ripresa di Noctis Labyrinthus.

28/01/2016 - Il labirinto marziano -

Questa zona (Credit: ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO) di terreno marziano incisa con un disegno intricato di frane e dune dal vento, è un piccolo segmento di un vasto labirinto di valli, fratture e altipiani.
La regione, conosciuta come 'Noctis Labyrinthus' - il Labirinto della Notte - si trova sul bordo occidentale della Valles Marineris, il maggiore gran canyon del Sistema Solare e l'immagine è stata ripresa dalla sonda Mars Express di ESA lo scorso 15 luglio.
Il Noctis Labyrinthus è caratterizzato da una morfologia intricata, fatta di grandi fratture e dune che si sviluppano in diverse direzioni attorno a enormi agglomerati di terreno più antico. Le parti superiori di questi ammassi sono composte da materiale più recente, forse frutto dell'attività vulcanica della vicina regione di Tharsis, sede di imponenti montagne vulcaniche come il Monte Olympus.
Come il rigonfiamento della crosta nella regione Tharsis si estendeva in parte del terreno circostante, strappando fratture di diversi chilometri di profondità e lasciando tutti i blocchi - Graben - serrati all'interno delle trincee risultanti. Le immagini mostrano che l’intera sequenza di roccia frastagliata si estende per circa 1200 Km: l’equivalente della lunghezza del Reno, uno dei più lunghi fiumi d’Europa. Il segmento evidenziato nell'elaborazione grafica in alto a sinistra riprende una porzione di circa 120 Km di profondità. Le frane sono riprese con dettaglio straordinario lungo i fianchi di questa zona e lungo le pareti della valle, con detriti erosi che stanno alla base delle pareti scoscese. In alcuni luoghi, particolarmente degno di nota l'angolo in basso a destra dell'immagine, il vento ha disegnato la polvere in campi di dune che si estendono sopra gli altopiani circostanti.
Caratteristiche quasi lineari sono visibili anche sulle superfici piane elevate: linee di frattura che attraversano l'un l'altro in direzioni diverse, proponendo molti episodi di tettonica che si estende nella complessa storia di questa regione di Marte.
La sonda europea Mars Express, la prima dell'ESA dedicata allo studio del Pianeta Rosso, è stata lanciata il 2 giugno 2003 con un razzo vettore Soyuz/Fregat decollato dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakstan ed ha raggiunto l'orbita di Marte nel dicembre 2003. Da allora, grazie ai suoi 6 strumenti ha raccolto immagini a colori, in 2 e 3D con risoluzioni attorno ai 10 metri, oltre ad aver sondato la composizione atmosferica e della superficie con i suoi vari spettrometri di cui è dotata.
La missione, la cui durata prevista era di un Anno Marziano (pari a 687 giorni terrestri) comprendeva anche un lander, Beagle 2 del peso di circa 60 kg., ed aveva una massa al lancio di 1.120 kg. La Mars Express è stata realizzata dall'Astrium di Tolosa che guidava un consorzio di 24 compagnie provenienti da 15 paesi europei e dagli Stati Uniti. Il lander, fornito dal Regno Unito, perse i contatti appena dopo il rilascio dalla sonda orbitale.
Nell'immagine a sinistra (Credit: NASA MGS MOLA Science Team) il contesto della zona ripresa di Noctis Labyrinthus.

Fonti: ESA - ASI

28/01/2016 - Su Plutone c'è abbondanza d'acqua -

I nuovi dati provenienti dalla sonda New Horizons della NASA indicano che la sua superficie è ricoperta di una quantità di ghiaccio d'acqua maggiore di quanto si pensasse in precedenza.
Questa immagine (Credit: NASA/JHUIAPL/SwRI) in falsi colori, derivata dalle osservazioni nella luce infrarossa ottenute dallo strumento LEISA (Ralph/Linear Etalon Imaging Spectral Array), mostra dove è abbondante il ghiaccio d'acqua sulla superficie di Plutone. Essa si basa su due scansioni del pianeta ottenute da LEISA durante lo storico sorvolo del 14 luglio 2015, da una distanza di circa 108.000 km.
Le scansioni, prese a 15 minuti di distanza l'una dall'altra, sono state incollate per combinare un 'cubo dati' multispettrale di Plutone che copre l'intero emisfero visibile mentre New Horizons sorvolava il pianeta. Un 'cubo dati' di questo tipo è come una matrice tridimensionale nella quale l'immagine di Plutone si forma in ogni lunghezza d'onda alla quale LEISA è sensibile.
La mappa a destra nella composizione in apertura, è stata quindi ottenuta assemblando insieme la matrice tridimensionale di dati in cui l'immagine di Plutone si è formata ad ogni lunghezza d'onda esaminata da LEISA, prendendo in esame contemporaneamente il contributo dei diversi tipi di ghiaccio presenti. La mappa a sinistra, invece, è uno dei primi modelli ottenuti, basato su un solo spettro per il ghiaccio d'acqua puro.
Uno svantaggio di questa tecnica è che il ghiaccio d'acqua ha una marcatura che facilmente rischia di essere mascherata da quello del metano, e quindi la mappa di sinistra è sensibile solo a zone che sono specialmente ricche di ghiaccio d'acqua o dove il metano è molto povero. La nuova mappa mostra che il ghiaccio d'acqua esposto è molto più esteso sulla superficie di Plutone di quanto precedentemente si sapesse - una scoperta importante. Ma nonostante questa grande sensibilità, la mappa mostra pochi o nessun segno di ghiaccio d'acqua nelle zone conosciute informalmente come Sputnik Planum (la regione sinistra o occidentale del 'cuore' di Plutone) e la Lovell Regio (estremo nord dell'emisfero incontrato). Questo indica che, almeno in tali regioni, la crosta ghiacciata di Plutone è ben nascosta sotto uno strato spesso composto da altri ghiacci come il metano, l'azoto o il monossido di carbonio.

Fonti: NASA - Alive Universe Today

Nell'immagine (Credit: NASA TV) Peake e Kelly al lavoro nel modulo giapponese Kibo.

28/01/2016 - Sulla ISS preparati al rilascio i satelliti degli studenti -

Ieri i sei membri dell'equipaggio di Spedizione 46 hanno preparato il rilascio di un paio di nano-satelliti, caricato di rifiuti il veicolo cargo Cygnus e ri-controllato le tempistiche e le procedure per una passeggiata spaziale prevista per il 3 febbraio.
Inoltre, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) innalzerà la sua orbita prima delle attività di scambio equipaggio e arrivo dei rifornimenti previste per marzo.
Il Comandante Scott Kelly e l'astronauta britannico Tim Peake erano all'interno del modulo laboratorio giapponese Kibo caricando il porta-satelliti e il suo meccanismo di rilascio del boccaporto di decompressione. Dopo il braccio robotico giapponese estrarrà il dispensatore dal boccaporto e i due nano-satelliti Aggiesat4 e BEVO-2 verranno rilasciati nello spazio venerdì. I nano-satelliti, costruiti dagli studenti, aiuteranno nello sviluppo futuro e nel miglioramento del software per le procedure di navigazione autonoma, rendezvous e aggancio.
Peake ha poi raggiunto l'astronauta NASA Tim Kopra per aiutarlo a caricare la spazzatura all'interno del veicolo cargo Cygnus della Orbital ATK. Il veicolo cargo privato lascerà la stazione il 19 febbraio terminando la sua permanenza agganciato al modulo Harmony. In seguito Kopra ha testato l'esperimento di combustione per vedere come differenti campioni resistono al fuoco in ambiente di microgravità.
I cosmonauti Yuri Malenchenko e Sergey Volkov sono ad una settimana dalla seconda passeggiata spaziale del 2016. I due veterani di attività extraveicolari hanno ri-controllato le tempistiche e le procedure che dovranno utilizzare per installare attrezzature ed esperimenti scientifici all'esterno del segmento russo della stazione. La loro EVA è prevista per il 3 febbraio con inizio alle 8:10 a.m. EST (le 14:10 ora italiana).
Nella foto (Credit: NASA/Tim Peake) il nostro Paese ripreso dalla stazione spaziale il 25 gennaio 2016. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA TV) Peake e Kelly al lavoro nel modulo giapponese Kibo.

Fonte: NASA Blog ISS

28/01/2016 - Eseguito un test dei paracadute di Dragon -

Quattro paracadute rossi e bianchi si sono dispiegati alti sopra il deserto vicino a Coolidge, in Arizona, durante un recente test del sistema che verrà utilizzato inizialmente per far atterrare in sicurezza il veicolo spaziale Crew Dragon di SpaceX che trasporterà gli astronauti da e per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il test ha utilizzato un simulatore di massa dello stesso peso del veicolo spaziale connesso al sistema dei paracadute. Il simulatore di massa e i paracadute sono stati rilasciati da migliaia di metri di altezza da un aereo cargo C-130. Il test ha valutato i quattro paracadute principali senza comprendere i paracadute di frenata che il sistema di atterraggio completo utilizzerà.
Come parte finale dello sviluppo e lavoro di certificazione per il Commercial Crew Program (CCP) della NASA, la SpaceX prosegue una serie di test di attrezzature di volo che permettono agli ingegneri di comprenderne l'affidabilità. Ulteriori test vedranno progressivamente simulazioni più realistiche delle condizioni attuali e i processi che il sistema utilizzerà durante le missioni operative.
Inizialmente il veicolo spaziale ammarerà nell'oceano appeso ai paracadute, ma infine la compagnia vuole arrivare a far atterrare il veicolo sulla terraferma utilizzando la propulsione attiva dei motori SuperDraco di cui è dotata la capsula. La SpaceX ha eseguito a novembre in Texas un test di atterraggio propulsivo.
La SpaceX e la Boeing stanno lavorando in separate collaborazioni con la NASA per la costruzione della prossima generazione di veicoli spaziali per equipaggio che porteranno gli astronauti verso la ISS.
Nella foto (Credit: SpaceX) il test dei paracadute di Crew Dragon eseguito da SpaceX in Arizona.

Fonte: NASA Commercial Crew Program

28/01/2016 - BepiColombo, ultimi test in corso -

Proseguono al centro ESTEC di Noordwijk in Olanda i test ambientali per BepiColombo, dopo la chiusura positiva di quelli funzionali agli stabilimenti di Thales Alenia Space Italia (TAS-Italia) a Torino. Questo gennaio è la volta dei test di 'compatibilità' elettromagnetica, effettuati nella 'Camera di Maxwell' del Mercury Planetary Orbiter.
La porta e le pareti metalliche schermate della camera di Maxwell (gli stessi test interesseranno tutti e tre i segmenti della missione: i due orbiter e il modulo di trasferimento) formano una gabbia di Faraday capace di bloccare indesiderate radiazioni elettromagnetiche esterne. Allo stesso tempo, le sue pareti interne sono coperte da 'anecoiche' piramidi di schiuma capaci di assorbire suoni o onde elettromagnetiche.
"Stiamo eseguendo due tipi di test di compatibilità," ha spiegato Marco Gaido, test manager della missione. "In primo luogo stiamo controllando che sia elettricamente compatibile con il campo elettrico che sarà generato dal lanciatore Ariane 5, che lo porterà in orbita, che non vi siano cioè interferenze con i ricevitori della sonda."
"In secondo luogo – ha concluso Gaido - stiamo testando se non vi è alcun rischio di incompatibilità tra i diversi sottosistemi della navicella stessa quando sarà in orbita intorno a Mercurio. In particolare, vogliamo controllare che il suo trio di antenne sulla parte superiore sia in grado di comunicare correttamente con la Terra. Per tale motivo, conclude, per i test sono stati simulati gli scenari peggiori."
Il Mercury Planetary Orbiter e uno dei due orbiter – quello realizzato dall’ESA, l’altro, il Mercury Magnetospheric Orbiter è realizzato dalla giapponese JAXA – che compongono la missione. Tutti e due partiranno 'inscatolati’' nel Mercury Transfer Module dell’Agenzia Spaziale Europea per un viaggio di 7 anni alla volta di Mercurio: il lift off resta schedulato tra 12 mesi esatti, il 27 gennaio 2017, con un Ariane V, da Kourou.
Bepi Colombo è un progetto frutto di una collaborazione tra Europa (Agenzia Spaziale Europea ESA) e Giappone (Agenzia Spaziale Giapponese JAXA). Si tratta della quinta missione cornerstone selezionata nel 2000 dall’ESA all’interno del programma del Direttorato Scientifico e si pone come obiettivo lo studio dettagliato di Mercurio e dell'ambiente che lo circonda.
L'Agenzia Spaziale Italiana, insieme alla comunità scientifica, contribuisce in maniera rilevante alla missione con la realizzazione di ben 4 esperimenti su 11 che vedono anche il coinvolgimento scientifico dell’INAF (Istituto Nazionale di Astro Fisica).
Nella foto (Credit: ESA–G. Porter, CC BY-SA 3.0 IGO) il Mercury Orbiter nella camera dei test.

Fonti: ASI - Media INAF

28/01/2016 - Oggi, nel 30esimo anniversario del Challenger, la NASA onora i suoi caduti -

Oggi, 28 gennaio, la NASA onorerà la memoria dei suoi astronauti caduti durante una serie di cerimonie speciali che cadono nel 30ennale della tragedia dello Space Shuttle Challenger.
L'agenzia pagherà il tributo per i sette membri dell'equipaggio del Challenger STS-51L (Image Credit: NASA), così come i tre astronauti periti nell'incendio dell'Apollo 1 nel 1967 e i sette astronauti che persero la vita quando la navetta Discovery si disintegrò al rientro nel 2003. Le Cerimonie avverranno durante il consueto giorno annuale Day of Remembrance, che si terrà giovedì.
L'Amministratore della NASA, Charles Bolden, la vice Amministratrice Dava Newman e altri alti rappresentanti parteciperanno a una cerimonia presso il Cimitero Nazionale di Arlington, in Virginia, alle 9 a.m. EST (le 15 ora italiana). Un'altra cerimonia si terrà presso il Centro Visitatori del Kennedy Space Center (KSC), in Florida. Questa cerimonia potrà essere seguita in diretta sul canale televisivo NASA TV. Altri centri NASA, compreso il Marshall Space Flight Center in Alabama, il Johnson Space Center di Houston ed il Glenn Research Center in Ohio terranno anch'essi eventi in ricordo di questa occasione.
Le tre tragedie NASA sono avvenute nel corso di pochi giorni di calendario in un periodo di 36 anni. L'Apollo 1, nel quale perirono durante un test sulla rampa di lancio gli astronauti Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee, avvenne il 27 gennaio 1967. L'esplosione dello Space Shuttle Challenger ad appena 73 secondi dal decollo dal KSC, ebbe luogo il 28 gennaio 1986 uccidendo il Comandante della missione Francis "Dick" Scobee; il pilota Mike Smith; gli Specialisti di Missione Judith Resnik, Ron McNair e Ellison Onizuka; lo Specialista del Carico Utile Greg Jarvis e Christa McAuliffe (che era stata scelta dalla NASA per il programma "Teacher in Space - Maestra nello Spazio").
Le indagini determinarono che il Challenger venne condannato da un guasto in una delle guarnizioni di gomma che avrebbero dovuto mantenere sigillato il booster a propellente solido di destra. Le temperature gelide di quel fine gennaio giocarono un ruolo decisivo nel guasto, rendendo rigido quello che avrebbe dovuto essere un anello O-ring flessibile.
Il Columbia fu perso al termine della missione, disintegrandosi durante il rientro nell'atmosfera, il 1° febbraio 2003. Un pezzo di isolante termico si era staccato dal serbatoio esterno al momento del lancio, due settimane prima, e le indagini scoprirono che aveva colpito l'ala sinistra dell'orbiter causando un grosso squarcio e permettendo ai gas incandescenti di entrare all'interno dell'ala durante la fase di rientro.
Tutti e sette gli astronauti a bordo - il Comandante Rick Husband; il pilota William McCool; Il Comandante del Carico Utile Michael Anderson; gli Specialisti di Missione David Brown, Kalpana Chawla e Laurel Clark; e lo Specialista del Carico Utile Ilan Ramon, dell'Agenzia Spaziale Israeliana rimasero uccisi.
A questa nostra pagina una dettagliata descrizione della missione STS-107 mentre qui una cronaca del disastro e le conseguenti indagini. Vogliamo anche ricordare tutti gli astronauti periti nei 54 anni di astronautica abitata qui.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) Intelsat 29e in orbita.

27/01/2016 - 70esimo successo di fila per Ariane 5 con il satellite Intelsat 29e -

Arianespace ha lanciato con successo il satellite Intelsat 29e per l'operatore internazionale Intelsat. Il primo lancio di Arianespace del 2016, e il 56esimo eseguito per Intelsat, è avvenuto il 27 gennaio alle 8:20 locali (le 0:20 italiane del 28 gennaio) dal Centro Spaziale Guyana di Kourou, nella Guyana Francese. Questo 70esimo successo di fila per Ariane 5 inizia un nuovo ambizioso anno per Arianespace, che prevede di lanciare otto missioni con il proprio lanciatore pesante durante il 2016.
Intelsat 29e è il primo dei satelliti della nuova generazione per l'operatore Intelsat, chiamata EpicNG. Il satellite fornirà servizi per operatori mobili e fissi ed infrastrutture a larga banda per imprese e agenzie governative sopra le Americhe. Il satellite è dotato anche di fasci di trasmissione in alta banda Ku per clienti marittimi ed aeronautici per le zone altamente trafficate della regione Nord-Atlantica. I segnali in banda C supporteranno invece la distribuzione di contenuti media per tutto il Sud-America. In totale il satellite Intelsat 29e può trasmettere un totale di 25 Gb per secondo.
Racchiuso da solo all'interno dell'ogiva protettiva di Ariane 5, il satellite è decollato in perfetto orario dopo un conto alla rovescia senza imprevisti. Il razzo ha bucato le nubi che coprivano il sito di lancio ed è scomparso nella notte sopra la Guyana, superando la velocità del suono grazie ai due potenti booster a propellente solido e al motore Vulcain 2 alimentato a idrogeno liquido. Dopo circa due minuti dal decollo i due booster hanno terminato il loro compito e sono stati rilasciati, seguiti, pochi secondi dopo dalla copertura dell'ogiva che ha esposto l'Intelsat 29e allo spazio dopo che il razzo aveva superato gli strati più densi dell'atmosfera. Il secondo stadio di Ariane 5, HM7B, si è acceso a circa nove minuti dal decollo portando il satellite su un'orbita di trasferimento geostaziario. Intelsat 29e è stato rilasciato dal secondo stadio dopo circa mezzora dal lancio, mentre il veicolo spaziale sorvolava l'Africa e una stazione radio nella Corea del Sud captava i segnali del satellite alcuni minuti dopo confermando le sue ottime condizioni.
Il satellite, pesante 6.552 kg al lancio e realizzato da Boeing utilizzando il modello 702MP, ha una vita operativa di 15 anni. Verrà posizionato a 310° Est e offrirà 20 trasmettitori in banda C, 249 in banda Ku (36 MHz) e 450 MHz in banda Ka. Si tratta del 51esimo satellite costruito dalla Boeing lanciato da Arianespace.
L'Intelsat 29e è il 56esimo satellite dell'operatore Intelsat ad essere portato in orbita da Arianespace, con il quale iniziò nell'ottobre del 1983 con l'Intelsat 507. Arianespace e Intelsat - uno dei principali fornitori mondiali di servizi satellitari sia in termini di fatturato che di capacità orbitale - hanno costituito una solida collaborazione fin dall'inizio del loro rapporto. Ad esempio, metà dell'attuale flotta di Intelsat ora in orbita è stata lanciata da Arianespace.
La missione di oggi, l'84esima per il vettore pesante europeo Ariane 5, ha dato l'avvio ad un anno molto ambizioso per Arianespace. L'obiettivo dell'operatore è di eseguire 11 missioni nel corso del 2016, comprese otto con l'Ariane 5. Questo ultimo lancio è il 70esimo di successo in fila per un Ariane 5. Durante gli ultimi 13 anni esso ha raggiunto dei record ragguardevoli:
- Peso totale consegnato in orbita: 590 tonnellate.
- 57 lanci duali e 13 singoli, con quasi il 90% in GTO (orbita geostazionaria a 36.000 km di altezza, ndr), 75% per clienti commerciali e 25% per agenzie governative.
- 139 satelliti portati in orbita.
Ariane 5 è diventato uno standard per i satelliti per telecomunicazioni in orbita geostazionaria; lancio dopo lancio, Ariane 5 conferma le sue prestazioni, affidabilità e disponibilità. Poco dopo l'annuncio dell'inserimento orbitale di Intelsat 29e, il capo esecutivo di Arianespace, Stéphane Israël, ha dichiarato: ""Siamo molto orgogliosi di questa sera. In primo luogo, abbiamo portato in orbita con successo il primo satellite di nuova generazione EpicNG per Intelsat, contribuendo alla diffusione di questa innovativa tecnologia per le comunicazioni fisse e mobili ad altissima velocità. Secondo, perché questa missione è il successo del lancio di Ariane 5, il 70esimo in 13 anni; una performance che consolida la sua posizione come il lanciatore commerciale più affidabile al mondo. Questo lancio segna anche il ritorno di Boeing alla Guyana Space Center, e siamo molto felici di darle nuovamente il benvenuto. Vorrei quindi ringraziare Intelsat per la sua fiducia incrollabile in più di 30 anni. Congratulazioni ai team industriali responsabili della produzione di Ariane 5, sotto la guida di primo fornitore Airbus Safran Launchers, per il loro eccellente lavoro. Grazie anche ad ESA, primo fornitore per il programma Ariane; al nostro partner CNES-CSG; e di tutto il personale della base di lancio. E, infine, bravo a tutti i team di Arianespace, il cui impegno è eguagliato solo dalla loro eccellenza operativa e commerciale."
Il prossimo lancio di Ariane 5 è previsto per i primi di marzo con un altro singolo carico utile, il satellite per la trasmissione televisiva Eutelsat 65 West A.
Quello di oggi è stato il quarto lancio orbitale globale del 2016.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace – Photo Optique Video du CSG – P. Piron) il decollo di VA228. Nell'illustrazione artistica (Credit: Boeing) Intelsat 29e in orbita.

Fonti: Arianespace - Spaceflight Now - Space Launch Report

27/01/2016 - Airbus e OneWeb formano una joint-venture per costruire 900 satelliti -

Il 26 gennaio 2016 l'Airbus e la OneWeb hanno annunciato di aver formato la compagnia OneWeb Satellites, che costruirà la costellazione OneWeb, composta da 648 satelliti più le riserve, per un totale di circa 900 veicoli spaziali.
Le due compagnie, dice Brian Holz, responsabile capo tecnologico della OneWeb, che ora diventerà anche il capo esecutivo di OneWeb Satellites, avranno una ripartizione eguale delle azioni della nuova compagnia formata. I primi 10 satelliti saranno costruiti presso gli stabilimenti dell'Airbus di Tolosa, in Francia, mentre verranno lanciati a bordo di razzi Soyuz russi - sia dalla versione europeizzata nello Spazioporto di Kourou che da quella nel territorio russo - a partire dal 2018.
I restanti 890 satelliti della OneWeb saranno costruiti presso una struttura negli Stati Uniti che, molto probabilmente anche se non è stato confermato ufficialmente, si troverà in Florida. I satelliti, del peso di meno di 150 kg ognuno opereranno in orbita bassa terrestre, saranno lanciati da Arianespace e da Virgin Galactic e raggiungeranno la loro posizione orbitale prevista grazie alla propulsione elettrica.
L'obiettivo di OneWeb è quello di portare la connessione internet ultraveloce con copertura globale in ogni angolo del mondo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: OneWeb) la più grande rete satellitare mai realizzata attorno alla Terra.

Fonti: SpaceNews - SatNews - Airbus Defence and Space

27/01/2016 - EDRS, il primo modulo pronto per il lancio -

Il primo elemento dell'EDRS - European Data Relay System (Sistema Europeo di Trasmissione Dati) - sarà lanciato da Baikonour, Kazakistan, il 29 gennaio.
EDRS è unico nel suo genere, e, ad oggi, il più ambizioso programma di telecomunicazione dell'ESA, creando i mezzi per un mercato interamente nuovo nelle comunicazioni commerciali satellitari. Soprannominato "SpaceDataHighway" (autostrada spaziale dei dati), EDRS fornirà in modo unico servizi di ritrasmissione dati "Big Data" quasi in tempo reale utilizzando tecnologia laser all'avanguardia. Esso migliorerà in maniera drastica l'accesso a dati critici per tempestività, aiutando per esempio i servizi di emergenza e di sorveglianza marittima nella risposta alle catastrofi.
Airbus Defence and Space è partner nel programma ESA ed operatore del servizio. Il primo elemento, denominato EDRS-A, comincerà a ritrasmettere informazioni questa estate dai suoi primi clienti: i satelliti Sentinel-1 e Sentinel-2 del programma ESA/Commissione Europea Copernicus.
Da quel momento in poi, ESA ed Airbus utilizzeranno il primo ed i futuri moduli di EDRS per aumentare il tempo in cui i satelliti in orbita bassa, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), e le navicelle senza equipaggio, possono inviare dati a Terra da intermittente a quasi-continuo, aprendo un nuovo ventaglio di possibilità.
Una volta completamente dispiegato, EDRS ritrasmetterà fino a 50 terabyte di dati dallo spazio alla Terra ogni giorno. Eliminerà l'attuale ritardo nella trasmissione dei dati che non permette l'immediato accesso delle informazioni da satellite, ed eliminerà gradualmente la dipendenza dell'Europa dalle stazioni di terra straniere.
EDRS-A sarà lanciato come carico ospite insieme al satellite Eutelsat-9B il 30 gennaio alle 1:20 ora di Mosca (23:20 ora italiana del 29 gennaio) a bordo di un razzo Proton; la separazione del satellite avverrà circa 9 ore più tardi. I test in orbita del carico laser di EDRS cominceranno circa tre settimane dopo. I carichi utili sono stati costruiti dalla controllata di Airbus, TESAT-Spacecom, e finanziati dal Centro Aerospaziale tedesco DLR Space Administration.
Per saperne di più sul programma EDRS: www.esa.int/EDRS o seguite la missione su Twitter con gli hashtag #SpaceDataHighway e #letslaunch, @ESA e @ESA_artes_apps.
Il razzo Proton Breeze M ha raggiunto la rampa di lancio del Complesso 200 nelle prime ore di martedì a bordo di uno speciale carro ferroviario. Una volta raggiunta la rampa degli speciali pistoni idraulici lo hanno raddrizzato in verticale e poi le piattaforme di accesso sono state posizionate attorno al razzo. Si tratterà della prima missione per il vetusto Proton nel 2016. Il satellite per telecomunicazioni Eutelsat 9B, del peso di circa 5.162 kg, verrà piazzato in orbita geostazionaria grazie allo stadio superiore Breeze M. Nella foto (Credit: Roscosmos) il razzo vettore Proton/Breeze M sulla rampa prima di essere messo in verticale per il lancio.

Fonti: ESA Italia - Spaceflight Now - Roscosmos

27/01/2016 - Zero Robotics, Italia sul podio -

Hanno sbaragliato una nutrita concorrenza internazionale e hanno raggiunto il podio del campionato mondiale di Zero Robotics.
Si tratta del Liceo Scientifico Fermi di Padova, classificato al 1° posto (in team con l’Istituto Superiore Vaccarini di Catania) e al 3° (con due squadre alleate), e del Liceo Cecioni di Livorno, la cui squadra ha raggiunto il 1° posto ex aequo con il Fermi.
La finale si è svolta lo scorso 25 gennaio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sotto la guida degli astronauti e ha visto impegnate 150 squadre di studenti di tutto il mondo. Per la prima volta hanno partecipato anche squadre della Russia e dell’Australia, un’ulteriore conferma del popolarità di cui gode questo concorso.
L’Italia si è fatta onore anche nella classifica della Virtual Final, condotta fra le squadre che non hanno potuto partecipare alle fasi finali della competizione. Ha conquistato il gradino più alto del podio l’Istituto Superiore Pacinotti-Archimede di Roma. Anche nelle scorse edizioni del campionato le scuole italiane avevano dimostrato il loro livello di eccellenza, ottenendo ottimi piazzamenti nelle classifiche. In particolare, il Liceo Fermi aveva raggiunto il primo posto nel 2011 e 2013 e il secondo posto nel 2012.
Il programma Zero Robotics gode di un ampio e vivace seguito presso gli istituti del nostro Paese, al punto che l’Italia è l’unica nazione ad organizzare un suo campionato nazionale per il numero elevato di scuole coinvolte. Il campionato italiano è tuttora in corso e dovrebbe avere termine in primavera.
Nato nel 2009 negli Stati Uniti e approdato nel resto del mondo nel 2011, Zero Robotics è stato ideato dal Laboratorio di Sistemi Spaziali del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ed è stato concepito come un gioco a squadre per rendere lo spazio accessibile ai giovani. Ogni team deve programmare uno dei mini-satelliti robot, denominati SPHERES (Synchronised Position Hold, Engage, Reorient, Experimental Satellites), che si trovano a bordo della Stazione Spaziale e hanno le dimensioni di una palla da bowling.
Articolo di Valeria Guarnieri.
A questo indirizzo la pagina di Zero Robotics sul sito dell'ASI.
Nella foto (Credit: NASA) Scott Kelly, durante la missione Spedizione 25, alle prese con le SPHERES.

Fonte: ASI

26/01/2016 - Il Falcon 9 potenziato riceve l'assenzo dell'U.S. Air Force -

Lunedì l'U.S. Air Force ha certificato l'ultima versione del razzo Falcon 9 di SpaceX, che dispone di motori con spinta più elevata, serbatoi più grandi e utilizza una miscela super-raffreddata di propellenti, per i lanci dei satelliti militari più di valore.
Il formale assenso per il Falcon 9 FT spiana la strada alla possibilità che il vettore modificato possa competere per i contratti di lancio per la sicurezza nazionale. Il Tenente Secondo un comunicato stampa, il Tenente Generale Samuel Greaves, a capo dello Space and Missile System Center dell'Air Force di El Segundo, in California, ha aggiornato lunedì il certificato della configurazione base del razzo Falcon 9.
L'U.S. Air Force aveva certificato il razzo Falcon 9 v1.1 per le missioni di sicurezza nazionale nel maggio del 2015, ma la SpaceX ha fatto volare l'ultimo razzo in quella configurazione lo scorso 17 gennaio con il lancio del satellite oceanografico USA/Europa Jason-3, decollato dalla Base aerea di Vandenberg, in California.
Tutti i futuri lanci dei Falcon 9 decolleranno con l'ultima versione, che aveva debuttato il 21 dicembre con il lancio di 11 satelliti della Orbcomm, per la trasmissione di messaggi, da Cape Canaveral, in Florida. La versione potenziata del Falcon 9 è alta 70 metri, circa 1,5 metri di più del Falcon 9 v1.1.
I nove motori Merlin 1D del primo stadio generano complessivamente una spinta di 680 tonnellate di spinta, più delle 590 tonnellate di spinta prodotte dai motori della vecchia versione v1.1. Un singolo motore Merlin dello stadio superiore sviluppa un massimo di 95 tonnellate di spinta nel vuoto. Il secondo stadio inoltre dispone di un ugello del Merlin maggiorato e più grandi serbatoi per il propellente. L'interstadio che collega il primo e il secondo stadio del Falcon 9 è stato inoltre modificato per ospitare il nuovo ugello del Merlin, che dispone di una molla di spinta per aiutare la separazione dello stadio.
Secondo Elon Musk, capo esecutivo di SpaceX, anche la miscela di propellenti dei motori del Falcon 9 è stata modificata per adeguarsi a queste prestazioni potenziate. L'ossigeno liquido densificato del Falcon 9 potenziato è raffreddato a -206° Celsius, più freddo del tipico ossigeno liquido utilizzato nei lanci che è mantenuto a -183° Celsius. Anche il propellente RP-1 (un kerosene purificato) viene immagazzinato a -6,6° Celsius, più freddo quindi della temperatura ambiente comunemente utilizzata in missilistica. Le temperature più basse permettono al team di lancio di caricare più propellente nel razzo, essenzialmente grazie al fatto che le molecole si compattano maggiormente a temperature più basse facendo spazio ad altro carburante. Le modifiche adottate nel Falcon 9 permettono, sempre secondo SpaceX, un aumento del 30% del carico utile da poter consegnare in orbita.
L'Air Force ha detto lunedì che Greaves ha approvato gli aggiornamenti al Falcon 9 grazie alla sua autorità sulle certificazioni e assicurazioni fornite da SpaceX che "dimostrano una capacità nella progettazione, produzione, qualificazione e utilizzo del loro sistema di lancio."
"Il processo di certificazione prevede un percorso intrapreso dal fornitore del servizio di lancio che deve dimostrare la capacità di progettazione, produzione, qualificazione e utilizzo di un nuovo sistema di lancio e fornire il supporto assicurativo richiesto per consegnare i satelliti NSS (National Security Space) in orbita," ha detto Greaves nel comunicato. "Questo dà all'Air Force la sicurezza che i satelliti per la sicurezza nazionale potranno raggiungere l'orbita prevista in sicurezza e con la piena capacità operativa."
L'Air Force aveva stabilito le linee guida per la certificazione lo scorso anno dopo un processo durato 2 anni per poter rendere la SpaceX in grado di competere per i contratti di lancio dei satelliti militari per telecomunicazioni, navigazione e sorveglianza. La SpaceX aveva citato in giudizio l'Air Force dopo che quest'ultima aveva assegnato un unico contratto in blocco di lancio alla United Launch Alliance, unico fornitore di lancio certificato dai militari fino allo scorso anno.
La SpaceX e l'Air Force avevano risolto la disputa ai primi del 2015. Il Falcon 9 aveva ottenuto la certificazione a maggio, e l'Air Force aveva avviato, lo scorso anno, la sua prima gara di appalto per la sicurezza nazionale in quasi un decennio - fin dalla fusione delle divisioni razzi di Lockheed Martin e Boeing che hanno formato la ULA.
La ULA aveva declinato di concorrere per l'aggiudicazione di un lancio di un futuro satellite di navigazione GPS nel 2018, citando le restrizioni imposte dal Congresso USA per la limitazione dell'utilizzo dei motori russi per le missioni militari con il razzo Atlas 5.
Il rifiuto della ULA aveva di fatto passato in mano a SpaceX il contratto di lancio ma i legislatori avevano tolto il divieto sui motori russi a dicembre, dando all'Atlas 5 la possibilità di lottare testa a testa con il Falcon 9.
Nella foto (Credit: SpaceX) il decollo della versione potenziata del vettore Falcon 9 di SpaceX, definita FT (Full Thrust).

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: NASA) l'interno bruciato della capsula Apollo 1.

26/01/2016 - Per la NASA inizia, con l'Apollo 1, una settimana di ricordi dolorosi -

Sono passati 49 anni da quel tragico 27 gennaio 1967 quando i tre astronauti destinati a volare con la prima missione orbitale, dell'allora nuova capsula Apollo, morirono in un incendio scoppiato durante una simulazione sulla rampa di lancio n.34 di Cape Canaveral. Ecco il resoconto di quel terribile evento.
Virgil I. "Gus" Grissom, Edward H. White e Roger Chaffee entrarono a bordo della capsula Apollo nel pomeriggio del 27 gennaio per quello che veniva definito un test 'plugs-out', ovvero destinato a verificare se la capsula potesse operare nominalmente con l'energia interna e quindi scollegata da tutti i cavi ombelicali. Il superamento di questo test era considerato essenziale per il lancio di Apollo 1, previsto per il 21 febbraio 1967.
I tre astronauti vennero legati sulle loro cuccette, il portello venne chiuso e la cabina pressurizzata con ossigeno puro alla pressione di 16,7 psi, 2 psi più alto della pressione atmosferica. Il test andò avanti per diverse ore con Grissom che si lamentava che le comunicazioni con il controllo missione erano veramente pessime, nonostante fossero ancora sulla rampa. I tecnici e gli ingegneri tentarono diversi interventi per risolvere questi problemi. Venne simulato un conto alla rovescia per il lancio che venne superato con tutte le funzioni da parte dell'energia interna ma, alle 18:30 (le 23:30 ora italiana) locali il conto venne fermato a T-10 minuti.
Mentre l'equipaggio controllava la lista delle operazioni venne riscontrato un brusco salto di voltaggio nell'energia elettrica della cabina e, pochi istanti dopo dalla radio venne la voce di un astronauta che esclamava qualcosa come "Hei! oppure "Fire!" (Fuoco!); a questo seguirono due secondi di rumori attraverso il microfono aperto di Grissom. A questo seguì la voce di qualcuno, forse Chaffee, che segnalava "Abbiamo del fuoco in cabina,". La successiva trasmissione arrivava 6,8 secondi dopo ed era pesantemente disturbata e, secondo varie interpretazioni era qualcosa come "Abbiamo un brutto incendio, dobbiamo uscire... apriteci... stiamo bruciando...". La trasmissione si interruppe bruscamente alle 18:31:21, circa 15,6 secondi dopo la prima segnalazione di fuoco.
Alcuni testimoni che si trovavano nel bunker dove arrivavano le trasmissioni radio e video dissero di aver visto White sui monitor televisivi mentre cercava di aprire il portello interno mentre le fiamme riempivano la cabina. L'intensità del fuoco, alimentata dall'ossigeno puro causò un balzo della pressione interna di 29 psi che ruppe le pareti interne del Modulo di Comando. Le fiamme ed i gas uscirono fuori dal Modulo di Comando attraverso i pannelli di accesso aperti nei due livelli della struttura della rampa di lancio. Il fuoco intenso, il fumo e le inefficienti maschere antigas progettate per i fumi tossici piuttosto che denso fumo rallentarono i tentativi da parte delle squadre di appoggio di salvare i tre uomini. Vi era inoltre la preoccupazione che il Modulo di Comando potesse esplodere, se il fuoco avesse raggiunto il combustibile solido della torre di fuga posta sopra il Modulo di Comando, uccidendo il personale di terra e, forse distruggendo anche la rampa di lancio.
Quando gran parte dell'ossigeno venne consumata l'incendio rimase alimentato solo dall'aria atmosferica e si calmò rilasciando però una gran quantità di fumo, polvere, monossido di carbonio e fumi che riempirono la cabina.
Ci vollero cinque lunghi minuti agli addetti alla rampa per aprire i tre strati del portello. Purtroppo quello che si presentò ai loro occhi era agghiacciante: una volta che il denso fumo si diradò poterono trovare i corpi dei tre astronauti, ormai deceduti, e non furono subito in grado di rimuoverli. Il fuoco aveva parzialmente fuso le tute spaziali di nylon di Grissom e White e le tubazioni che le connettevano con il sistema di supporto vitale. Grissom aveva sganciato le proprie cinture di sicurezza e si trovava adagiato sul pavimento della capsula. Le cinture di White erano bruciate ed egli venne trovato appena sotto il portello. E' stato determinato che i tre provarono ad aprire il portello seguendo le procedure di emergenza ma che non furono in grado per la pressione interna che vi si opponeva. Chaffe venne trovato ancora legato al seggiolino di destra, infatti la procedura richiedeva che egli mantenesse le comunicazioni fino a che White non avesse aperto il portello. A causa della grande quantità di nylon fuso con gli astronauti all'interno della cabina ci vollero quasi 90 minuti per rimuovere i corpi.
Secondo la commissione di inchiesta sull'incidente i tre astronauti morirono, nonostante le bruciature di terzo grado su molte parti del corpo, a causa di arresto cardiaco causato dalle alte concentrazioni di monossido di carbonio. Le bruciature erano state riportate quando ormai i tre astronauti erano morti. Le cause dell'incidente vennero indicate, dopo una lunga ed approfondita indagine, in cinque fattori principali che, combinati, causarono l'incendio e la morte degli astronauti:
- Una sorgente di innesco, probabilmente legata all'esposizione di cavi elettrici e perdite nell'impianto idraulico stagno.
- L'atmosfera di ossigeno puro ad alta pressione.
- La presenza di materiali infiammabili in cabina.
- Una copertura del portello che non poteva essere rimossa con alte pressioni.
- Inadeguata preparazione all'emergenze.

La nazione e la NASA, in particolare, vennero scossi bruscamente dall'incidente all'Apollo 1.
La compagnia che produsse il modulo di comando, la North American Aviation, aveva originariamente suggerito alla NASA la realizzazione di un portellone in grado di aprirsi in caso di emergenza grazie a bulloni esplosivi. Inoltre aveva proposto un'atmosfera composta da una miscela di ossigeno e azoto, come quella terrestre, utilizzata anche dai sovietici nel contemporaneo programma Sojuz. La NASA non fu d'accordo, affermando che un portellone così concepito si sarebbe potuto aprire accidentalmente, e che l'atmosfera di ossigeno puro (già utilizzata per i programmi Gemini e Mercury) non dava problemi e si sarebbe usata anche per l'Apollo.
Dopo l'incidente, l'Apollo fu riprogettato con le seguenti modifiche:
- L'atmosfera non sarebbe più stata pressurizzata a 14 kPa sopra la pressione atmosferica.
- Il portellone si sarebbe aperto dall'esterno, e molto più velocemente.
- I materiali infiammabili sarebbero stati sostituiti con materiali non infiammabili.
- Gli impianti idraulici e i cavi sarebbero stati coperti con isolanti.
In totale vennero risolti 1407 problemi con i quasi 50 km di cavi che correvano all'interno del Modulo di Comando dell'Apollo.
La NASA aveva chiamato la missione "AS-204", nome che rimase, dato che il volo non si era svolto. Dopo l'incendio, su richiesta delle vedove degli astronauti (in particolare quella di Grissom), venne ridenominata Apollo 1, in memoria del volo che gli astronauti avrebbero dovuto svolgere e non fecero mai.
Dopo l'incendio dell'Apollo la NASA riprese, grazie anche all'appoggio incondizionato del Presidente Lindon Johnson che aveva anche raccomandato, nel 1961, il programma lunare al Presidente Kennedy, la sua corsa verso la Luna che si concluse, con successo, nel luglio del 1969, ma questa è un'altra storia.
Il complesso di lancio 34, venne utilizzato soltanto per la missione Apollo 7 e poi smantellato lasciando soltanto una base di cemento con i resti della struttura della rampa. Sulle travi di cemento di quest'ultima vi sono delle targhe in ricordo dell'equipaggio di Apollo 1 e, ogni anno, le famiglie degli astronauti deceduti sono invitate dalla NASA al sito per una cerimonia in ricordo delle vittime.
Ovviamente per non dimentichare anche gli altri astronauti e cosmonauti che sono periti per la conquista dello spazio potete visitare la nostra pagina a loro dedicata. Nella foto (Credit: NASA) i tre astronauti (da sinistra Chaffee, White e Grissom) all'interno del modulo di addestramento, alcuni giorni prima di quel tragico 27 gennaio 1967. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) l'interno bruciato della capsula Apollo 1.

Fonti: Wikipedia - NASA Apollo 204

Nella foto (Credit: ESA/J. Mai - CC SA-BY 3.0 IGO) il centro di controllo ESOC a Darmstadt, in Germania.

25/01/2016 - LISA Pathfinder ha raggiunto la posizione operativa -

Dopo sei settimane di viaggio, LISA Pathfinder ha raggiunto il 22 gennaio la sua destinazione, un'orbita attorno ad un punto di bilanciamento nello spazio dove presto inizierà a testare le cruciali tecnologie necessarie per esplorare la gravità dell'Universo.
LISA Pathfinder dovrà mettere alla prova gli elementi chiave che potrebbero essere utilizzati in missioni future per la rilevazione delle onde gravitazionali - increspature nello spaziotempo previste dalla Teoria Generale della Relatività di Albert Einstein. A questo scopo, il satellite rilascerà due masse in quasi perfetta caduta libera e misurerà i loro movimenti con una precisione senza precedenti.
LISA Pathfinder è stata lanciata il 3 dicembre 2015 ed è arrivata il 22 gennaio nella sua orbita attorno al punto definito 'L1', il primo punto di librazione del sistema Terra-Luna, un punto virtuale nello spazio che si trova a circa 1,5 milioni di km dalla Terra, in direzione del Sole.
L'arrivo di LISA Pathfinder è giunto dopo un'accensione finale dei motori a razzo utilizzati dal modulo propulsivo del veicolo spaziale il 20 gennaio. La piccola, solo 64 secondi, accensione è stata pianificata per modificare leggermente la velocità del veicolo spaziale e piazzarlo nella sua nuova orbita attorno a L1. Fin dal lancio, il modulo propulsivo ha alzato per sei volte l'orbita attorno alla Terra, l'ultima ha poi sparato verso L1. "Avevamo previsto due accensioni per portarci nell'orbita finale di L1, ma è stata sufficiente solo una," dice Ian Harrison, responsabile delle Spacecraft Operation presso il centro operativo ESOC dell'ESA a Darmstadt, in Germania.
Il modulo propulsivo si è separato dalla sezione scientifica alle 11:30 GMT (le 12:30 ora italiana) del 22 gennaio, dopo che era stata impressa una rotazione per stabilizzare il veicolo. "Il calore e le vibrazioni della spinta regolare e calda del modulo propulsivo avrebbe causato troppi disturbi durante la delicata missione tecnologica dimostrativa del veicolo spaziale," fa notare Ian. "La propulsione primaria per il resto della missione è quindi affidata a micro-propulsori a gas freddo utilizzati per mantenerla stabile ad L1." Questi piccoli propulsori sono stati utilizzati nelle ore successive alla separazione per fermare la rotazione e stabilizzare il veicolo spaziale.
Le operazioni sono state monitorate in tempo reale dal centro controllo e dalle squadre scientifiche presso l'ESOC attraverso la stazione per lo spazio profondo di Malargüe, in Argentina. Durante il pomeriggio il veicolo è stato lentamente orientato verso la Terra e, attorno alla mezzanotte, sono stati stabiliti i collegamenti completi con l'ESA attraverso la stazione di terra di New Norcia, in Australia.
Questa settimana la traiettoria di LISA Pathfinder verrà ulteriormente perfezionata con una serie di tre micro-accensioni di spinta che la porteranno all'orbita definitiva di 500.000 x 800.000 km attorno a L1.
L1 è stato scelto perché è un posto tranquillo nello spazio, lontano da grandi corpi come la Terra e ideale per le comunicazioni.
La preparazione dei sistemi e dell'esperimento a bordo del veicolo spaziale sono già iniziati, con il controllo completo della piattaforma, dei propulsori e del Disturbance Reduction System. La scorsa settimana, il laser che misurerà la più precisa caduta libera mai ottenuta nello spazio è stato acceso e testato. Il prossimo mese due cubi identici saranno rilasciati in due passi. Per prima cosa, il 3 febbraio, verranno retratti gli otto angoli di ancoraggio che tengono fissati ogni cubo. Poi, altri meccanismi che assicurano i cubi verranno rilasciati il 15 e 16 febbraio. Questo permetterà al veicolo spaziale di iniziare, il 1° marzo, la dimostrazione che possiamo misurare la separazione di masse bersaglio con le grande precisione richiesta per misurare, in futuro, le onde gravitazionali nello spazio.
Il movimento relativo dei due cubi verrà misurato dal laser con una precisione di un miliardesimo di millimetro.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/C.Carreau) LISA Pathfinder si separa dal modulo propulsivo. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/J. Mai - CC SA-BY 3.0 IGO) il centro di controllo ESOC a Darmstadt, in Germania.

Fonte: ESA

25/01/2016 - Opportunity al lavoro anche nel profondo inverno marziano -

L'anziano rover Opportunity della NASA, ha lavorato anche durante i giorni di minore esposizione solare nel suo settimo inverno marziano della missione, utilizzando una punta di diamante ed altri strumenti nelle ultime settimane alla ricerca di indizi sulla storia dell'ambiente del Pianeta Rosso.
L'attuale ambiente di Marte ha dato una mano, fornendo il vento che rimuove la polvere dai pannelli solari di Opportunity nelle settimane precedenti e dopo che l'emisfero meridionale di Marte ha toccato il solstizio invernale il 2 gennaio. "Opportunity è rimasto molto attivo questo inverno, in parte perché i pannelli solari sono rimasti molto più puliti degli inverni passati," ha detto John Callas, responsabile del progetto Mars Rover Exploration del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California.
Con il solstizio trascorso il totale di illuminazione solare per Opportunity continuerà ad aumentare per gran parte del 2016. La missione ha appena superato il 12esimo anniversario del suo rimbalzo e atterraggio 'in buca' su Marte, avvenuto il 25 gennaio 2004 UTC. Dopo che gli airbag hanno finito di farlo rotolare all'interno del cratere Eagle, di appena 22 metri di diametro, il veicolo spaziale si è aperto per rilasciare il rover. Le ispezioni delle rocce nel cratere Eagle durante l'originale missione prevista di tre mesi avevano già riscontrato delle condizioni umide e acide dell'antico ambiente di Marte.
I ricercatori hanno utilizzato Opportunity per esaminare una serie di crateri più grandi e più distanti nel corso degli anni successivi, per avere accesso più in profondità agli strati più antichi della storia di Marte. Ogni anno marziano equivale e 1,9 anni sulla Terra. Dato che Marte è più lontano dal Sole, impiega più tempo a completare ogni orbita. L'asse di rotazione Nord-Sud di Marte è inclinato come quello terrestre e quindi anche sul Pianeta Rosso vi sono le stagioni inverno ed estate. Esse sono però lunghe quasi il doppio di quelle terrestri. Ecco perché dai 12 anni che il rover Opportunity è atterrato egli ha superato solo sette inverni marziani.
Opportunity sta esplorando il bordo occidentale di un cratere, largo 22 km, chiamato Endeavour, fin dal 2011. Questo inverno sta esaminando le rocce del lato Sud della 'Marathon Valley', che declina attraverso il bordo del cratere Endeavour da Ovest verso Est. Questa è la posizione dove le osservazioni orbitali della sonda Mars Reconnaissance Orbiter della NASA hanno mappato delle concentrazioni di minerali argillosi che potrebbero essersi formati in condizioni di umidità non acida.
I ricercatori hanno utilizzato questo mese lo strumento di abrasione delle rocce di Opportunity per rimuovere la crosta superficiale di una roccia chiamata 'Private John Potts' ( il team sta utilizzando informalmente i nomi dei partecipanti della Spedizione Discovery Lewis and Clark per gli obiettivi nella Marathon Valley). La composizione e la struttura dell'interno di una roccia esposta è stato poi esaminato con gli strumenti di cui è dotato il braccio robotico di Opportunity.
La zona di lavoro invernale del lato Sud della vallata permette di mantenere i pannelli solari inclinati verso il Sole che attraversa il cielo settentrionale. I benefici degli eventi di pulizia della polvere e la strategia di scegliere una posizione invernale con pendii inclinati verso Nord sono i due fattori chiave che hanno permesso di estendere la carriera produttiva di Opportunity di 48 volte, finora, dato che la missione prevista originariamente era di appena tre mesi dopo l'atterraggio.
I pannelli solari stanno attualmente generando fino a 460 watt orari al giorno. Questo è circa il 40% in più del precedente inverno, e così Opportunity è stato in grado di condurre operazioni che hanno visto l'uso intensivo di energia come la guida e la scalfittura delle rocce anche nel corso dell'inverno. Per contrasto, durante il primo inverno marziano di Opportunity sul bordo del cratere Endeavour, la generazione di energia era caduta a 300 w/h per un periodo di oltre due mesi, ma la missione aveva dovuto interrompere sia il movimento che la scalfittura delle rocce per quasi quattro mesi.
"Con questi livelli di energia, siamo fiduciosi che questo anno potremmo completare il lavoro sulla Marathon Valley e andrà avanti con Opportunity," dice Callas.
Per ulteriori informazioni su Opportunity, visita: http://www.nasa.gov/rovers e http://marsrovers.jpl.nasa.gov/.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) l'area chiamata 'Private John Potts' studiata con gli strumenti posti sul braccio robotico di Opportunity.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: ESA) il terreno attorno al lander Philae dopo l'atterraggio sulla cometa.

23/01/2016 - Per il lander Philae il tempo è quasi scaduto -

Il tempo sta per scadere per il lander cometario Philae. Gli ultimi tentativi di comunicare con la sonda sono falliti. Le temperature sulla superficie della cometa, che si sta allontanando sempre più dal Sole, sono ormai troppo fredde perché il computer di bordo possa funzionare.
Il 10 gennaio gli ingegneri avevano inviato un comando per far girare le ruote di reazione di Philae, quelle che aiutavano a stabilizzare il lander durante la sua discesa. Essi speravano di indurre uno spostamento nel lander che lo portasse verso una zona illuminata dal Sole o che almeno scuotesse la polvere della cometa dai pannelli solari. Ma Philae non ha risposto.
"E' triste," dice Stephan Ulamec, responsabile di Philae presso il Centro Aerospaziale Tedesco di Colonia. "Ma sarebbe triste se ci concentrassimo così tanto su ciò che non siamo riusciti a raggiungere che non su quello che abbiamo fatto."
La missione di Philae aveva avuto un inizio rocambolesco. Dopo il rilascio dalla sonda Rosetta, il 12 novembre 2014, Philae aveva rimbalzato tre volte sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e poi era rimasta incastrata fra le rocce dove non vi era abbastanza luce per alimentare i suoi panelli solari. Philae aveva trascorso appena 55 ore studiando la sua nuova dimora prima di spegnersi. Mentre la cometa si spostava lungo la sua orbita, i pannelli solari di Philae passavano sempre più tempo illuminati dal Sole. Trascorsi sette mesi di silenzio, Philae aveva chiamato casa dopo che le proprie batterie si erano ricaricate sufficientemente. I contatti con il lander erano stati però intermittenti con l'ultima comunicazione - un invio di dati dal suo radar della durata di 12 minuti - inviata il 9 luglio 2015.
"La situazione peggiora ogni giorno," dice Ulamec. "Vi sono poche ragioni di credere che se il lander non si è ancora svegliato lo possa fare quando le condizioni saranno le peggiori nel corso di alcune settimane." mentre la cometa viaggia lontano dal Sole, sempre meno energia solare è disponibile per il lander. Per la fine di gennaio le temperature saranno scese sotto i -51° Celsius, dice Ulamec, ed a questo punto i computer non saranno più in grado di riaccendersi.
Durante la sua breve attività sulla cometa, Philae, ha preso le prime immagini del suolo di una cometa e rilevato una nebbia di composti organici. Il suo radar ha scoperto che 67P è uniformemente porosa. "Queste sono state fantastiche misurazioni," dice Jessica Sunshine, scienziata planetaria presso l'University of Maryland a College Park. La mancanza di strati all'interno della cometa suggerisce che 67P sia stata messa assieme dolcemente, e significa che il nucleo è come una specie di capsula del tempo che ha preservato i campioni dei resti della formazione del Sistema Solare avvenuta circa 4,6 miliardi di anni fa.
Philae e Rosetta hanno dimostrato che le strutture piccole e quelle enormi si assomigliano, dice Sunshine. Senza il contesto, è difficile distinguere fra il terreno accidentato attorno al lander e le alte guglie di circa 900 metri che formano la sezione mediana della cometa. "Questo ci dice qualcosa su come la cometa si è formata e come si è evoluta," dice sempre Sunshine. "Questo insieme di dati stanno resistendo alla prova del tempo."
Philae ha fatto la propria missione, ma non sarà dimenticata. Ulamec spera di ottenere alcune immagini di Philae questa estate quando Rosetta scenderà fino ad ottenere uno sguardo più da vicino di come è cambiata 67P durante il suo approccio più vicino al Sole. Alla fine della missione, nel mese di settembre, gli ingegneri dirigeranno Rosetta a schiantarsi sulla cometa, scattando foto fino alla fine. "Non sarà un atterraggio corretto," dice Ulamec. Ma almeno Philae avrà finalmente un po 'di compagnia.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) Philae sulla superficie della cometa 67P. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) il terreno attorno al lander Philae dopo l'atterraggio sulla cometa.

Fonti: Science News - ESA Rosetta Blog

23/01/2016 - Missione compiuta! Aperta l'esposizione del 747/Space Shuttle a Houston -

Sotto uno striscione con la scritta 'Missione Compiuta' lo Space Center di Houston, nel Texas, ha celebrato ufficialmente sabato 23 gennaio l'apertura della Independence Plaza, una nuova esposizione, costata di 12 milioni di dollari, che mostra lo storico aereo Jumbo della NASA con sopra una replica in scala reale dell'iconico orbiter alato.
Al momento dell'apertura, a cui si è arrivato attraverso uno spettacolare conto alla rovescia di fronte alla folla in attesa, sono stati lanciati i fuochi artificiali mentre il pubblico iniziava ad entrare nell'esposizione, alta otto piani. "Con la possibilità di camminare attraverso i due veicoli, potrete sperimentare il dietro le quinte della vita reale nell'era shuttle," ha detto Richard Allen, il Presidente ed Amministratore Delegato dello Space Center Houston. "E' un tipo di esperienza che i nostri visitatori non possono trovare in nessuna altra parte del mondo."
Il pezzo principale dell'Independence Plaza allo Space Center Houston è l'aereo originale della NASA conosciuto come SCA (Shuttle Carrier Aircraft), dal numero di identificazione NASA 905, un Boeing 747 modificato che venne utilizzato per la prima volta durante i test alla fine degli anni '70 per dimostrare che un orbiter poteva atterrare regolarmente sulla Terra. Egli ha trasportato gli shuttle attraverso gli Stati Uniti, riportandoli in Florida quando atterravano in siti di atterraggio diversi e portandoli a fare le revisioni nei periodi fra le missioni.
Montato sopra NASA 905 si trova 'Independence', una fedele replica in scala reale di un'orbiter con dettagliata cabina di comando e vano di carico. I visitatori potranno entrare all'interno dell'orbiter ed ammirare le repliche del ponte di volo e di quello mediano dello Space Shuttle. In seguito, dopo essere scesi con l'ascensore, potranno imbarcarsi sul Boeing 747 dove è allestita una mostra dei 30 anni del programma Space Shuttle. Lo sponsor principale della Plaza è la Boeing Company, che originariamente ha costruito sia il Jumbo Jet che gli Space Shuttle. Oltre al supporto economico la Boeing ha fornito una serie di ingegneri per smontare lo SCA al vicino aeroporto di Ellington e rimontarlo allo Space Center Houston. "E' stata la prima volta nella storia che un team ha rimosso le ali di un 747 sul campo e speciali attrezzature e procedure sono state realizzate per compiere questo progetto." ha detto John Elbon, vice presidente e general manager della divisione Boeing Space Exploration.
Gli orbiter della NASA in pensione sono esposti presso lo Smithsonian e nei musei di California, New York e Florida, tutti Stati che hanno contribuito al programma ma Houston è dove tutto è iniziato e dove era la base.
"Houston è la casa del nostro programma spaziale umano, e sono molto emozionata oggi di inaugurare la Independence Plaza," ha detto Ellen Ochoa, direttore del Johnson Space Center e astronauta NASA che ha volato quattro volte sugli shuttle. "Il JSC ha progettato e sviluppato le navette spaziali - compresa l'idea dello SCA - e siamo il centro che ha addestrato il personale per tutte le 135 missioni Shuttle.
Assieme questo aereo e questo orbiter sono un'esposizione iconica che Houston può essere fiera di mostrare al mondo,"
ha detto Ochoa. "Questa è una mostra che credo sia destinata a diventare la numero uno fra quelle del Texas."
Nella foto (Credit: CollectSPACE.com) il momento dell'inaugurazione della Independence Plaza.

Fonte: Space.com

22/01/2016 - Arrivato in Florida il prossimo Cygnus cargo per la ISS -

Gli elementi del prossimo volo commerciale cargo USA verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sono arrivati assieme presso il Kennedy Space Center per il previsto decollo del 10 marzo.
La nave di rifornimento Cygnus della Orbital ATK, comprensiva del modulo cargo pressurizzato che trasporterà oltre 3.490 kg di vettovaglie, attrezzature ed equipaggiamenti scientifici e del modulo di servizio dotato dei propulsori, avionica e pannelli solari, saranno lanciati in orbita grazie ad un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance.
Il modulo pressurizzato è arrivato venerdì scorso 15 gennaio presso la Space Station Processing Facility mentre il modulo propulsivo è giunto sul posto il 21 gennaio. Il modulo cargo cilindrico è stato costruito dalla Thales Alenia Space in Italia mentre il modulo di servizio è stato realizzato presso la Orbital ATK in Virginia. Il carico delle merci verrà eseguito nel SSPF prima che le due parti che compongono il veicolo spaziale vengano unite assieme.
Il Cygnus Potenziato verrà poi portato, il prossimo mese, presso la struttura chiamata Payload Hazardous Servicing Facility del KSC per il rifornimento dei propellenti, l'imbarco degli ultimi rifornimenti e la chiusura del portello per il volo. I tecnici della ULA poi incapsuleranno il veicolo nell'ogiva protettiva del razzo Atlas 5.
Il decollo del 10 marzo è previsto per le 3:08 a.m. EST (le 9:08 ora italiana) all'apertura della finestra di lancio di 30 minuti. Il rendezvous con la stazione avverrà tre giorni dopo per la cattura tramite il braccio robotico della ISS. Questo sarà il secondo lancio di un Atlas con un veicoli cargo Cygnus in un periodo di appena 100 giorni, portando a circa 6.800 kg la massa totale trasportata verso la stazione.
Nella foto (Credit: NASA-KSC) il modulo pressurizzato Cygnus per la missione AO-6 all'interno dell'apposito edificio SSPF del Kennedy Space Center, in Florida. Alla pagina della fonte altre immagini dell'arrivo del modulo al KSC.

Fonte: Spaceflight Now

Nella foto (Credit: ESA) osservazione della Terra in 3D durante l'Open Days ESRIN del 2015.

22/01/2016 - ESA-ESRIN porte aperte, 7-11 marzo alla scoperta dello spazio 2.0 -

Ogni primavera l'ESRIN apre le porte agli studenti delle scuole elementari e medie, di età compresa tra 8 e 13 anni, con una varietà di attrazioni per istruire ed intrattenere. Per la nostra sede, ciò rappresenta una valida opportunità per ispirare i giovani visitatori ed i loro docenti, e per presentare loro i progetti europei di ricerca spaziale attraverso una selezione di attività interattive.
Le giornate porte aperte (Open Days) si sono tenute all'ESRIN per gli ultimi 17 anni. Lo scorso anno, l'evento ha coinvolto oltre 2.000 studenti provenienti da 40 scuole. L'edizione di quest'anno include un nuovo modo di investigare il nostro pianeta "Scienza della Terra 2.0" con una serie di applicazioni per dispositivi mobili, con l'aiuto delle animazioni 3D, esperimenti ed entusiasmanti video del programma Copernicus.
Nel 2018 sarà lanciata la missione ESA del rover ExoMars, un rover marziano che sarà presentato da BIS-Italia, mostrando agli studenti come si può costruire un piccolo, vero, rover. Gli studenti inoltre potranno costruire e lanciare razzi, e saperne di più degli asteroidi vicini alla Terra. I lanci dal vivo verranno effettuati se le condizioni meteorologiche lo consentiranno.
Un'altra sessione sarà dedicata ai lanciatori, come il piccolo lanciatore europeo Vega. Grazie ai simulatori che saranno ospitati dalla struttura, gli studenti in visita all'ESRIN potranno sperimentare com'è volare come un astronauta e scendere sulla luna o arrivare sulla ISS con l'aiuto del lanciatore Soyuz o a bordo dello Space Shuttle.
Inoltre i bambini esploreranno varie tematiche con l'uso di video e di esperimenti divertenti. Gli insegnanti potranno, grazie a documenti preparati per loro, riprodurre in classe ciò che sarà fatto durante il laboratorio.
Il programma incoraggerà il ragionamento scientifico ed il lavoro di gruppo. Dopo una breve introduzione da parte di un rappresentante ESA o di un esperto di un'organizzazione partner - che collabora per dare il benvenuto ai bambini delle elementari il 7, 8 e 9 marzo 2016 ed agli studenti delle scuole medie il 10 e 11 marzo 2016 - ogni classe prenderà parte ad una varietà di moduli di esercizio.
Circa 2.000 giovani studenti – 400 al giorno - provenienti dalle zone limitrofe, sono attesi con i loro insegnanti per partecipare ad una delle quattro sessioni giornaliere che avranno durata dalle 08:30 alle 16:00. Presentazioni interattive, mostre, simulatori, rover marziani, video, giochi spaziali, App e proiezioni 3D saranno espressamente montate nelle sale conferenze dell'ESA-ESRIN per questi cinque giorni.
Ogni sessione sarà composta da una sessione plenaria interattiva ed un itinerario di viaggio nello spazio che avranno ognuno una durata compresa tra un'ora e un'ora e mezza, con circa 45 minuti previsti per la pausa pranzo (i visitatori dovranno portarsi il pranzo al sacco). Un totale di sette ore di divertimento. Tutte le sessioni saranno in lingua italiana.
Per registrarsi e verificare la disponibilità, le scuole interessate dovranno inviare un'email con nome dell’istituto, numero di partecipanti (studenti e insegnanti previsti), classe, nome, telefono cellulare ed e-mail di un insegnante referente al seguente indirizzo: esa.conference.bureau@esa.int
Nell'immagine (Credit:ESA) il logo della manifestazione all'ESRIN. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA) osservazione della Terra in 3D durante l'Open Days ESRIN del 2015.

Fonte: ESA Italia

22/01/2016 - La tempesta di neve che flagella gli USA vista dai satelliti -

La NASA e la NOAA hanno in queste ore gli occhi dei loro satelliti puntati su una delle peggiori tempeste invernali che abbia mai colpito la costa orientale degli Stati Uniti, con le ultime immagini che mostrano la crescita della tempesta e il suo avanzare nella serata.
Le ultime immagini della tempesta, battezzata dai media 'Blizzard2016', del satellite GOES-Est della NOAA, mostra la costa Est degli USA alle 1:30 p.m. EST (le 19:30 ora italiana) di oggi 22 gennaio. In quel momento la regione era quasi interamente ricoperta di nubi bianche che si estendevano dall'Arkansas fino alla costa nord-orientale. Un'altra vista (Credit: NOAA/NASA), dal potente satellite NPP Suomi gestito congiuntamente da NASA e NOAA, ha ripreso le luci delle città del Sud-est degli Stati Uniti, poco prima del tramonto, attraverso la luce infrarossa.
Un altro dei più recenti satelliti NASA per le osservazioni della Terra, il Global Precipitation Measurement (GPM), lanciato nel 2014, ha regolarmente monitorato il totale di piogge prodotte dalla tempesta invernale. "Le analisi di questi dati ci ha permesso di vedere precipitazioni al flusso di 64mm l'ora quando la tempesta ha colpito l'Alabama settentrionale." dice Rob Gutro della NASA.
Molta neve è già caduta su diverse grandi città come New York e Washington, e si prevede che continuerà per tutto il fine settimana. La tempesta di neve di questi giorni sta causando diversi disagi: a circa 50 milioni di persone in dodici stati diversi è stato consigliato di rimanere in casa, mentre più di settemila voli aerei sono stati cancellati. La tempesta dovrebbe portare una media di 60 centimetri di neve. I venti raggiungeranno gli ottanta chilometri all’ora. In questi giorni otto persone sono morte in incidenti automobilistici legati al maltempo.
Mentre questa tempesta invernale minaccia la costa orientale degli USA, un'altra perturbazione sta colpendo la zona Nord-occidentale del Pacifico, scrive Gutro. "Il 22 gennaio forti piogge si attendono nelle zone Nord-occidentali della California e nel Sud-Ovest dell'Oregon con pesanti nevicate sui rilievi più alti delle regioni delle Sierra e della zone delle montagne Washington Cascade."

Fonti: Space.com - Il Post - CNN

22/01/2016 - Testato il sistema propulsivo della capsula Crew Dragon -

La SpaceX ha rilasciato giovedì 21 gennaio un video che mostra un test di librazione propulsiva di un prototipo della capsula equipaggio Crew Dragon della compagnia condotto due mesi fa, uno dei passi nello sviluppo del sistema che dovrebbe portare a guidare l'atterraggio del veicolo in modo simile a quello di un elicottero.
L'accensione degli otto motori SuperDraco del Dragon, della durata di appena cinque secondi, è avvenuta il 24 novembre 2015 presso la struttura di sviluppo della SpaceX a McGregor, in Texas. Sospeso ad una fune tenuta da una grossa gru vicino al banco di prova dove, di solito, vengono accesi i motori Merlin dei razzi Falcon 9, il modello di veicolo ha acceso i suoi otto motori SuperDraco per generare una potenza di 15 tonnellate di spinta, permettendo alla nave spaziale di rimanere sospesa prima di tornare allo stato di riposo.
I motori a razzo SuperDraco ad idrazina sono montati a coppie attorno alla base, del diametro di 3,6 metri, della capsula. I quattro pod dei motori saranno utilizzati per allontanare gli astronauti da un razzo che incontri grossi problemi durante il decollo. Il livello di spinta dei SuperDraco durante il test di librazione è stato di circa un quarto della potenza generata dai motori durante un aborto al lancio.
Se una missione Crew Dragon non incontrasse problemi durante il lancio, il propellente nei serbatoi dei motori SuperDraco sarebbe utilizzato per rallentare la capsula fino a portarla ad un preciso atterraggio nelle zone appositamente designate al suolo. Questo è un'obiettivo stringente della SpaceX che inizialmente prevede di recuperare le sue navi spaziali Dragon pilotate dopo una discesa appese a quattro paracadute nell'oceano, ammarando in modo simile alla versione cargo di Dragon. Gli ingegneri certificheranno in seguito il Crew Dragon per l'atterraggio propulsivo.
La NASA ha siglato un contratto nel 2014 con Boeing e SpaceX per un totale fino a 6,8 miliardi di dollari per il trasporto di astronauti da e per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il Crew Dragon della SpaceX verrà lanciato dalla rampa 39A del Kennedy Space Center grazie ad un razzo Falcon 9, portando quattro astronauti alla ISS e poi tornando a casa dopo aver trascorso fino a un massimo di 210 giorni in orbita.
L'accensione del 24 novembre nel Texas Centrale fa parte delle pietre miliari delineate nel contratto fra la SpaceX e la NASA. Un breve test dei motori SuperDraco due giorni prima ne aveva verificato le prestazioni, mentre il secondo test doveva dimostrare il controllo della capsula con i motori accesi. La SpaceX ha riadattato il prototipo di nave spaziale utilizzata nel maggio 2015 per il test di aborto al lancio per il test propulsivo di librazione di novembre.
Nel corso dell'anno gli ingegneri della SpaceX prevedono di testare i paracadute del Crew Dragon, fare progressi con l'assemblaggio delle prime tre capsule adatte ai voli spaziali di prova e le missioni operative, e qualificare i sistemi di supporto vitale del veicolo spaziale e le tute.
Entro la fine del 2016 la SpaceX prevede di far volare una capsula Crew Dragon senza equipaggio in un volo dimostrativo verso la stazione spaziale. Gli ingegneri riutilizzeranno poi quella stessa capsula per un test di aborto in volo previsto ai primi del 2017. La SpaceX mira ad eseguire il primo volo di prova del Crew Dragon con equipaggio composto da due astronauti nel marzo 2017.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) un momento del test di librazione propulsa svoltosi nel novembre scorso.

Fonte: Spaceflight Now

22/01/2016 - L'Europa investe nel Dream Chaser cargo -

L'ESA ha reso noto che la Sierra Nevada Corp., appena vincitrice del contratto NASA per il trasporto merci alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), riceverà 33 milioni di Euro di investimenti da parte delle 22 nazioni che fanno parte dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) dopo che un accordo di cooperazione verrà siglato nelle prossime settimane.
Una volta che l'accordo sarà firmato l'ESA inizierà i lavori di costruzione del primo modello di volo dell'IBDM (International Berthing and Docking Mechanism), che il Sistema di Cargo Dream Chaser utilizzerà per agganciarsi alla stazione spaziale. L'ESA ha chiarito che spenderà i 33 milioni di Euro per completare la progettazione dell'IBDM e costruire il modello adatto per il primo volo cargo del Dream Chaser. I futuri IBDM verranno invece finanziati dalla Sierra Nevada stessa.
L'ESA e la SNC, agli inizi del 2014, avevano deciso di adattare l'IBDM allo spazioplano alato Dream Chaser, originariamente progettato per trasportare gli astronauti e, più recentemente, adattato per le missioni cargo senza equipaggio. L'agenzia spese circa 8 milioni di Euro per gli studi preliminari ma poi rallentò dopo che la SNC non era stata prescelta per il contratto NASA dell'invio di equipaggi commerciali alla stazione spaziale. L'ESA ha dichiarato che aveva speso in totale una ventina di milioni di Euro, nel corso degli anni, per i lavori sull'IBDM e per quelli preparatori con il Dream Chaser.
Ma la vittoria della seconda fase di servizi cargo di trasporto per la NASA (il CRS-2) con la promessa di almeno sei missioni per la stazione spaziale con il Dream Chaser cargo fino al 2024, hanno ridato ossigeno all'accordo. Il Direttore dell'ESA Johann-Dietrich Woerner ha detto che il contratto della NASA non solo riaccende la collaborazione con la SNC per l'IBDM ma anche gli studi futuri per il lancio del Dream Chaser all'interno dell'ogiva protettiva di un razzo Ariane 5.
Infatti la SNC, con sede a Louisville, in Colorado, ha progettato il Dream Chaser in configurazione di lancio sia a bordo del razzo Atlas 5 della United Launch Alliance che con l'Ariane 5 europeo. Come per l'Atlas 5, anche per entrare nell'ogiva di un Ariane 5 il Dream Chaser dovrà ripiegare le piccole ali. Durante un incontro con la stampa tenutosi il 18 gennaio Woerner ha detto: L'idea è quella di poter avere un Dream Chaser lanciato anche con l'Ariane. Abbiamo controllato e questo è possibile. Vi sono anche i piani per avere le ali ripiegate. Vi sono inoltre alcuni colloqui per la possibilità di imbarcare astronauti, ma questo non è allo studio attualmente, sebbene potrebbe essere possibile."
Nella foto (Credit: SNC Corp.) il vice presidente della SNC, Mark Sirangelo, e l'allora capo della DLR tedesca, Johann-Dietrich Woerner, alla firma, nell'aprile 2015, dell'accordo di cooperazione per il Dream Chaser. Ora Woerner è a capo dell'ESA.

Fonte: SpaceNews

22/01/2016 - Il New Shepard vola ancora -

Lo stesso razzo New Shepard che aveva volato fin oltre la linea Karman (100 km di altezza sopra la superficie terrestre, considerato il punto di inizio dello spazio, ndr) e poi era atterrato verticalmente con successo al sito di lancio lo scorso novembre ha ora volato di nuovo ed è atterrato nuovamente, dimostrando il proprio riutilizzo.
Questa volta, il New Shepard ha raggiunto l'apogeo (il punto più lontano) a 101,7 km prima che la capsula e il suo razzo rientrassero entrambi gentilmente sulla Terra per essere recuperati e riutilizzati. "I dati della missione di novembre combaciavano molto con le nostre previsioni e questo ha reso i preparativi per il ri-volo di oggi relativamente senza problemi," ha scritto Jeff Bezos, magnate di Amazon e fondatore della Blue Origin nel comunicato. "Il team ha sostituito i paracadute della capsula equipaggio, sostituito gli accenditori pirotecnici, condotto controlli funzionali dell'avionica, e diversi miglioramenti del software, compreso quello più notevole. Invece di far traslare il veicolo per farlo atterrare esattamente al centro della piazzola, ora inizialmente punta al centro come obiettivo, ma poi scende in una posizione a lui più conveniente. Questo dà la priorità alla posizione del veicolo piuttosto che alla precisione laterale. E' come un pilota che allinea l'aereo al centro della pista. Ma se l'aereo si trova a meno di un metro dal centro quando si avvicina, il pilota non si mette a rischiare per raggiungere l'esatto punto centrale. Basta atterrare alcuni cm a destra o a sinistra della linea centrale. Questo, con le nostre simulazioni Monte Carlo, mostra che l'atterraggio del New Shepard utilizzando questa nuova strategia incrementa i margini, migliorando l'abilità del veicolo di rispondere ai disturbi dei venti a bassa quota.
Sebbene le ali e i paracadute abbiano i loro seguaci e i loro vantaggi, sono un gran appassionato degli atterraggi verticali sostenuti dal razzo. Perchè? Perché - per raggiungere un futuro dove milioni di persone vivono e lavorano nello spazio - abbiamo la necessità di costruire razzi molto grandi. E l'architettura dell'atterraggio verticale scalandola verso dimensioni maggiori funziona molto bene. Quando eseguite un atterraggio verticale, dovete risolvere il classico problema del pendolo e il problema del pendolo invertito diventa un pò più facile quanto il pendolo è un pò più grosso. Provate a bilanciare una matita su un dito. Ora provate con un manico di scopa. Il manico di scopa sarà più semplice da tenere in equilibrio perché il suo maggiore momento d'inerzia rende il bilanciamento più facile. Noi abbiamo risolto il problema del pendolo inverso sul New Shepard con un motore che dinamicamente si orienta mentre il veicolo discende. E, dato che il New Shepard è il più piccolo razzo che abbiamo intenzione di costruire, questa danza attentamente studiata in cima a un pennacchio potrà solo diventare più facile da qui in poi. Siamo già a più di tre anni nello sviluppo del nostro primo veicolo orbitale. Anche se sarà il più piccolo veicolo nella nostra famiglia orbitale, esso sarà sempre ancora molte volte più grande del New Shepard. Spero di condividere informazioni su questo primo veicolo orbitale entro quest'anno.
Sempre entro il 2016 inizieremo i test completi del motore BE-4 e lanceremo e faremo atterrare il razzo New Shepard ancora ed ancora. Se volete rimanere aggiornati con tutto l'interessante lavoro che il nostro team sta realizzando, registratevi per una serie di email di update presso https://www.blueorigin.com/interested.

Nell'immagine (Credit: Blue Origin) il New Shepard mentre decolla nuovamente per il suo secondo volo suborbitale.

LANCIO E RIENTRO DEL NEW SHEPARD NEL SECONDO VOLO SUBORBITALE - 22/01/2016 - (Credit: BLUE ORIGIN) - dur.min. 1:49 - LINGUA INGLESE

Fonti: Spaceref - Blue Origin

21/01/2016 - AVIO e CIRA, accordo per lo sviluppo di Vega C -

AVIO, nel suo ruolo di capocommessa per il programma VEGA C, e il CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali - hanno siglato un accordo da circa 4 milioni di Euro per il nuovo lanciatore, il cui volo inaugurale è previsto nel 2018.
L’accordo firmato tra AVIO e CIRA, nell’ambito del programma VECEP (VEGA Consolidation and Evolution Program) prevede l’effettuazione da parte del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali di studi su aerodinamica, acustica e vibroacustica al decollo del VEGA C, utilizzando sia la galleria del vento sia simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics).
I tecnici di Capua analizzeranno inoltre, in coordinamento con la Direzione Tecnica di AVIO, specifici aspetti del comportamento del nuovo motore a solido P120: fluidodinamica non stazionaria della camera di combustione e caratterizzazione meccanica delle strutture in composito.
"Con il VEGA C intendiamo migliorare ulteriormente la capacità di offerta sul mercato dei servizi di trasporto di piccoli satelliti in orbita bassa," commenta Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di AVIO, "la capacità di carico sarà incrementata di circa il 50% rispetto alla configurazione attuale. Questa nuova configurazione avrà anche una maggior flessibilità operativa. Infatti nello stesso lancio si potranno gestire sia un maggior numero di piccoli satelliti, anche in diversi piani orbitali, sia satelliti di massa superiore. Le attività che svolgeremo insieme al CIRA sono un ulteriore tassello alla crescita del know how spaziale italiano."
"Questo importante accordo ci consente di dare continuità all’importante e fattiva collaborazione che da alcuni anni abbiamo con AVIO nel campo della propulsione spaziale. Siamo orgogliosi di partecipare al programma VECEP, contribuendo in tal modo, con il nostro bagaglio di competenze scientifiche e tecnologiche e le nostre infrastrutture di ricerca, a consolidare il ruolo dell'Italia tra i paesi leader in Europa nel settore dei lanciatori e dell'accesso allo spazio," ha detto Luigi Carrino, Presidente del CIRA.
AVIO costruirà il nuovo lanciatore VEGA C e parteciperà al nuovo lanciatore Ariane 6 con i nuovi motori a solido e le turbopompe ad ossigeno liquido Vinci e Vulcain. Il nuovo motore a propulsione solida, oggi denominato P120C, che equipaggerà il nuovo vettore europeo Ariane 6 e la nuova versione più potente del lanciatore spaziale VEGA sarà sviluppato e prodotto da Europropulsion (J.V. 50% AVIO, 50% ASL). Per la realizzazione di questo motore e del nuovo motore Zefiro 40 (costruito e testato in Italia e che andrà ad essere il secondo stadio del lanciatore VEGA), verrà utilizzato un nuovo materiale composito in fibra di carbonio pre-impregnato, realizzato direttamente da AVIO nei propri laboratori di ricerca di Colleferro e in Campania.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) il Vega C.

Fonte: AVIO

Nella foto (Credit: NASA/Cory Huston) la rampa 41 con la nuova Torre di Accesso Equipaggi.

21/01/2016 - 2016: anno cruciale per i voli commerciali con equipaggio della NASA -

Il Programma Commerciale Equipaggi della NASA e delle industrie aerospaziali partner Boeing e SpaceX sono sempre più vicine al ritorno dell'America ai voli spaziali abitati. Quando l'anno starà per finire, il CST-100 Starliner della Boeing e il Crew Dragon della SpaceX saranno in fase di preparazione ai test di volo che permetteranno ai nostri astronauti di viaggiare verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) decollando dalla Costa Spaziale della Florida.
Non sarà facile. Il successo delle missioni richiede un regime di test completo dei numerosi sistemi sia a terra che nello spazio. Questo è il motivo per il quale gli obiettivi del 2016 sono così importanti. I risultati di ogni valutazione saranno vitali nella progettazione dei sistemi. Dai test con i paracadute, alla certificazione della rampa di lancio, al completamento del veicolo spaziale che volerà in orbita, quest'anno offre a entrambe le compagnie l'occasione di costruire sullo slancio del 2015 e portarle al punto di riferimento delle conquiste spaziali del 2017.
"Un anno sembra sempre tanto tempo quando è all'inizio, ma il team e la NASA ed i team di Boeing e SpaceX sanno che si tratta di un breve lasso di tempo quando si procede da un passo all'altro verso lo sviluppo finale di una nuova generazione di veicoli spaziali americani," ha detto Kathy Leuders, manager del Commercial Crew Program della NASA. "Il nostro successo dipende dal lavoro che facciamo adesso per essere sicuri che ogni componente e sistema che andrà su questi veicoli sia sicuro e affidabile per il futuro."
La Boeing e la SpaceX stanno sviluppando veicoli spaziali e sistemi di lancio diversi, assieme alle rete che richiede capacità per la sicurezza delle missioni e di supporto al suolo allo scopo di far volare gli astronauti verso la ISS. I voli commerciali con equipaggio permetteranno di aggiungere un altro membro dell'equipaggio alla stazione, raddoppiando in effetti il totale di ore/equipaggio dedicate alla scienza e alla ricerca che potranno essere condotte nel laboratorio orbitante.
Ecco quindi una carrellata di ciò che le due aziende mirano a realizzare quest'anno:

Boeing CST-100 Starliner/United Launch Alliance Atlas 5

Test dei paracadute: prove utilizzando una replica in scala reale del veicolo spaziale, paracadute ed airbags i quali dovranno confermare che il meccanismo permetterà allo Starliner di atterrare in sicurezza al suolo al termine della missione.
Starliner Structural Test Article and Qualification Test Vehicle: Il veicolo per i test strutturali e la qualifica verrà completato presso la struttura di assemblaggio al Kennedy Space Center della NASA, in Florida, ed inizierà una serie approfondita di prove. I modelli di prova vengono costruiti con le stesse specifiche dello Starliner operativo. Ognuno verrà sottoposto a rigorosi test, come quelli dei carichi strutturali, cicli di riscaldamento e raffreddamento, intense vibrazioni e interferenze elettromagnetiche, sia in Florida che in California per mostrare che il veicolo spaziale sarà sicuro quando incontrerà le stesso condizioni in orbita. Inoltre entro quest'anno vedremo avviarsi la produzione dei due veicoli destinati ai voli di prova, così come quelli per le due missioni operative che la NASA ha già ordinato alla Boeing.
Costruzione dell'Atlas 5: presso la fabbrica di Dacatur, Alabama, la United Launch Alliance inizierà la produzione dei booster principali dei razzi Atlas 5 che lanceranno i veicoli spaziali Starliner nei voli di prova diretti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal prossimo anno.
Modifiche al Complesso di Lancio Spaziale 41: La Torre di Accesso Equipaggio, alta 61 metri, verrà completata, compreso l'ulteriore braccio di accesso per l'equipaggio e la Sala Bianca, nel 2016. La torre verrà utilizzata per le squadre di supporto dei primi voli di prova senza equipaggio e in supporto al corpo astronauti quando saliranno a bordo degli Starliner per i voli con equipaggio.
Addestramento: Simulatori di ogni sorta sono richiesti per dare agli astronauti ed ai controllori di missione la possibilità di avere familiarità con i profili di missione e di fare pratica con ogni tipo di situazione. I primi simulatori per Starliner, per l'addestramento degli astronauti, saranno consegnati presso il Johnson Space Center della NASA, a Houston, quest'anno.
Requisiti delle tute spaziali: Le tute spaziali che la Boeing prevede che saranno indossate dai suoi equipaggi durante il lancio e il rientro inizieranno ad essere sottoposte ad una miriade di test prima che possano essere qualificate per il loro utilizzo. Gli ingegneri pensano che una tuta spaziale, come una piccola nave spaziale deve tenere gli astronauti in vita in ogni circostanza e vogliono essere sicuri che queste tute siano adatte allo scopo.
Completamento della High Bay C3PF e del Centro Controllo Missione: Gli operai addetti alla loro costruzione stanno dando gli ultimi ritocchi all'edificio del Commercial Crew and Cargo Processing Facility presso il Kennedy. La Boeing ha affittato il C3PF, sigla con la quale è conosciuto l'edificio, per farne la casa degli Starliner. Il veicolo spaziale sarà assemblato e preparato al lancio all'interno dello stesso edificio che ospitava le navette spaziali e i motori principali della NASA fra una missione e l'altra. La Boeing sta inoltre completando il Mission Control Center (MCC) del Kennedy dall'altra parte della strada del C3PF. Il centro ospiterà i controllori e gli ingegneri che dovranno supervisionare il conto alla rovescia e il lancio dei voli Starliner e comunicare con le squadre al Johnson.
Simulatore di Missione Boeing di Alta Fedeltà: La Boeing sta costruendo un simulatore in scala reale e altamente fedele di uno Starliner che permetterà agli astronauti di fare pratica con ogni aspetto della missione. Diversamente dagli altri simulatori per l'addestramento che si concentrano su un elemento specifico della missione, il simulatore di missione sarà in grado di contenere tutti gli scenari su una singola piattaforma. Esso sarà molto simile ai simulatori che la NASA impiegava per addestrare gli astronauti a volare con gli Space Shuttle.
Prove di Rilascio in Acqua: Sebbene lo Starliner debba atterrare al suolo, la Boeing si sta preparando nel malaugurato caso che un'emergenza costringa a un ammaraggio. La compagnia sgancerà un modello in scala reale di uno Starliner dentro una grande piscina che si trova presso il Langley Research Center della NASA, in Virginia, per testare le sue prestazione in acqua. Oltre a vedere se galleggia, i progettisti vogliono vedere come lo Starliner reagisce quando colpisce l'acqua, come si addrizza da solo e come poter gestire le operazioni di recupero.

Nella foto (Credit: SpaceX) la rampa 39A con il nuovo hangar alla base. SpaceX Crew Dragon/Falcon 9

Test dei Paracadute: I paracadute sono vitali per il sicuro rientro dei nostri equipaggi di astronauti. Quest'anno la SpaceX eseguirà una serie di test dei paracadute progettati per i veicoli Crew Dragon. Volando a bordo di un aereo da trasporto, un modello di prova del Crew Dragon verrà sganciato da migliaia di metri per vedere come i quattro paracadute principali si dispiegano. Gli ingegneri poi controlleranno i dati e le componenti dopo l'atterraggio per assicurarsi che il sistema funzioni come previsto.
Prove del Veicolo Spaziale e modelli da addestramento: Un prototipo già costruito del Crew Dragon è stato utilizzato per valutare l'ingresso degli astronauti e la disposizione della cabina. Due altri modelli molto fedeli agli originali verranno utilizzati per test strutturali e dei sistemi ambientali, compresa la valutazione con i portelli aperti e altre configurazioni che dovranno confermare la robustezza del progetto.
Assemblaggio in Corso di un Crew Dragon: Tre veicoli spaziali Crew Dragon sono attualmente in differenti stadi della produzione presso la sede centrale della SpaceX a Heawthorne, in California. Due eseguiranno i primi voli di prova verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), uno senza e uno con astronauti a bordo. Il primo di questi veicoli spaziali verrà revisionato dopo il volo per essere destinato ad un test di aborto in volo che verrà condotto sulla Costa Spaziale della Florida, mentre il terzo eseguirà la prima missione operativa con equipaggio della SpaceX alla stazione.
Costruzione e Valutazione del Falcon 9: La SpaceX utilizzerà i razzi potenziati Falcon 9 per portare i Crew Dragon nello spazio. Il razzo Falcon 9 potenziato (chiamato FT da 'Full Thrust', ndr) ha compiuto il suo primo volo nel dicembre 2015, con una missione di successo che ha rilasciato 11 satelliti commerciali e poi è rientrato e atterrato con il primo stadio intatto al suolo. Il Falcon 9 è un razzo a due stadi che ha già lanciato numerosi veicoli spaziali in orbita, compresi i Dragon in versione cargo che portano i rifornimenti alla stazione spaziale.
Completamento della Rampa di Lancio 39A: La SpaceX è al passo per il completamento delle numerose modifiche della Rampa di Lancio 39A del Kennedy in modo da poter iniziare a lanciare i razzi Falcon 9 e Falcon Heavy entro questo anno. Costruita per le missioni Apollo/Saturno 5 e modificata per i lanci dello Space Shuttle, la rampa ha visto la nascita di un hangar per l'assemblaggio dei razzi - lungo 91 metri realizzato alla base della rampa, la trincea di deviazione delle fiamme di scarico rimodellata e l'aggiunta di binari per spostare i razzi nella posizione di lancio. Le maestranze installeranno un nuovo ponte di accesso per l'equipaggio e la sala bianca in modo che gli astronauti possano salire a bordo del veicolo spaziale, sulla sommità del razzo, mentre si trova pronto per il decollo.
Qualificazione delle Tute Spaziali: La SpaceX sottoporrà le proprie tute spaziali a numerosi test e valutazioni prima che possano essere indossate dagli astronauti per volare nello spazio. Anche se gli astronauti si troveranno all'interno del veicolo spaziale per tutto il corso della missione, essi dipenderanno dalle tute spaziali che forniranno loro l'aria e altre funzioni basilari.
Controllo Ambientale e Sistemi di Supporto Vitale: Il completamento delle prove sono previste questo anno per i sistemi integrati che forniranno agli equipaggi la possibilità di respirare, aria a temperatura controllata nel corso della missione e permetteranno a tutti i sistemi del veicolo spaziale di funzionare regolarmente.
Validazione del Modulo Propulsivo di Atterraggio al Suolo: La SpaceX ha iniziato le prove del sistema di atterraggio propulsivo del Crew Dragon presso McGregor, Texas, già l'anno scorso. Un modulo propulsivo molto fedele all'originale verrà utilizzato per eseguire test di validazione dei sistemi di propulsione in supporto degli atterraggi sulla terraferma. Però la compagnia inizialmente farà ammarare il Crew Dragon in mare appeso ai paracadute, il piano è poi di conseguire la certificazione del sistema per l'atterraggio sulla terraferma.

Nella foto (Credit: NASA) i quattro astronauti della NASA, Doug Hurney, Eric Boe, Bob Behnken e Suni Williams, che sono stati assegnati ai primi voli di prova delle capsule di Boeing e SpaceX. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/Cory Huston) la rampa 41 con la nuova Torre di Accesso Equipaggi. Nella foto a destra (Credit: SpaceX) la rampa 39A con il nuovo hangar alla base.

Fonte: NASA

21/01/2016 - Slitta il lancio di Sentinel-3A -

Sebbene i piani fossero quelli di iniziare mercoledì il rifornimento dei propellenti sul satellite Sentinel-3A, sfortunatamente tutto è stato bloccato nella preparazione del veicolo spaziale per il lancio.
La Khrunichev ha spiegato che, apparentemente, la rampa di lancio necessita di essere ri-certificata e che deve fare una simulazione completa compreso il lanciatore. Questo significa che il decollo sarà rinviato di almeno un paio di settimane e che, probabilmente, slitterà nella seconda metà di febbraio. Una nuova data di lancio potrebbe essere confermata agli inizi della prossima settimana.
Con le informazioni che abbiamo i piani prevedono di avviare il rifornimento del satellite il 2 febbraio ma dovremo ristabilire tutte le attività delle prossime settimane. Alcuni membri del team Thales Alenia Space ed ESA potrebbero rientrare brevemente a casa, anche se gran parte di noi rimarrà al sito di lancio per fare da babysitter al satellite. Questo ci permetterà di riprendere i preparativi per il rifornimento quanto prima una volta avuta luce verde.
La temperatura è -21° Celsius ma il cielo è sereno.
Il più recente satellite del programma di sorveglianza terrestre Europeo Copernicus si trova al sito di lancio di Plesetsk, nel nord della Russia, da dove verrà lanciato in orbita grazie ad un razzo vettore Rockot, un missile balistico intercontinentale SS-19 riconvertito in lanciatore di satelliti.
Nella foto (Credit: ESA) il satellite Sentinel-3A a Plesetsk, pronto al rifornimento di propellente.

Fonte: ESA Blog

21/01/2016 - Mission X – Allenati a diventare reporter -

Al via una nuova iniziativa per studenti abbinata all’edizione 2016 del progetto Mission X. Sarà premiato il miglior reportage. Scadenza: 8 aprile 2016.
Mission X, il progetto didattico per studenti dagli 8 ai 13 anni mirato a promuovere uno stile di vita sano come quello degli astronauti, si arricchisce di una nuova attività: il concorso 'Mission X – Allenati a diventare reporter.
Abbinata all’edizione 2016 del progetto, la competizione riguarda la realizzazione di un reportage giornalistico sul lavoro di squadra fatto dagli studenti convolti in Mission X. Il reportage migliore sarà premiato durante l’evento conclusivo di Mission X 2016 e sarà pubblicato sul sito dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Le modalità di partecipazione sono consultabili sul sito dell’ASI, cliccando qui.
Nell'immagine (Credit: MissionX) la bandiera dell'edizione 2016 di MissionX.

Fonte: ASI

21/01/2016 - L'Agenzia spaziale russa potrebbe addestrare astronauti iraniani -

Il Direttore Generale di Roscosmos, l'agenzia spaziale federale della Russia, Igor Komarov, ha detto che vi sono in corso colloqui con l'Iran per un possibile addestramento di astronauti iraniani per una missione spaziale.
Komarov ha inoltre confermato che sarebbero in corso anche negoziati per il lancio di un satellite dell'Iran.
Durante la sua visita al nuovo Cosmodromo di Vostochny, Komarov ha parlato con i giornalisti dicendo; "Non posso dirvi che vi siano dei contratti già firmati ma, d'altro canto non posso dirvi che l'interesse è scemato. Siamo attualmente in fase di lavoro su questi aspetti. Stiamo discutendo la possibilità di addestrare un astronauta iraniano e costruire un satellite."
Nel novembre 2015, il vice primo ministro russo Dmitry Rogozin aveva dichiarato ai media che Mosca e Tehran avevano trovato un accordo per cooperare nella ricerca spaziale. Il vice Presidente iraniano Sorena Sattar ha dichiarato in estate che l'Iran era interessato in progetti congiunti con la Russia. Egli aveva lodato la tecnologia spaziale russa dicendo che non aveva eguali e che l'Iran voleva utilizzare i razzi vettori russi per mettere i propri satelliti in orbita.
Nell'immagine (Credit: http://emergingequity.org) le bandiere della Russia e dell'Iran.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

20/01/2016 - Ora è ufficiale, il 2015 è stato l'anno più caldo di sempre -

Nel 2015 le temperature della superficie della Terra sono state le più calde fin da quando sono iniziate le misurazioni nel 1880, lo hanno confermato analisi indipendenti di NASA e NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
Le temperature medie globali nel 2015 anno superato il precedente record del 2014 di 0,13° Celsius. Solo una volta, nel 1998, il nuovo record aveva battuto il precedente di così tanto. Nel 2015 le temperature hanno continuato l'andamento di riscaldamento nel lungo periodo, secondo le analisi degli scienziati del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA e New York (GISTEMP). Anche gli scienziati della NOAA hanno trovato che il 2015 è stato l'anno più caldo basandosi su analisi dei dati indipendenti e separate. Dato che le stazioni meteo e le misurazioni cambiano nel corso del tempo, vi erano alcune incertezze sui valori raccolti nel GISTEMP. Tenendo conto di ciò, l'analisi della NASA stima il 2015 come l'anno più caldo con il 94 per cento di certezza.
"I cambiamenti climatici sono la sfida della nostra generazione, e il lavoro della NASA è vitale su questo problema così importante per i suoi effetti su ogni persona della Terra," ha detto l'Amministratore della NASA, Charles Bolden. ""L'annuncio di oggi non solo sottolinea quanto sia critico il programma di osservazione della Terra della NASA ma tratta di un punto di dati chiave che dovrebbero costringere i responsabili politici ad alzarsi e prenderne atto -. Ora è il momento di agire sul clima."
Le temperature medie sulla superficie del pianeta si sono alzate di 1° Celsius fin dal termine del 19esimo secolo, un cambiamento in gran parte derivato dall'aumento dell'anidride carbonica e di altre emissioni umane nell'atmosfera.
Gran parte del riscaldamento è avvenuto nel corso degli ultimi 35 anni, con 15 dei 16 anni più caldi occorsi fin dal 2001. Lo scorso anno è stata la prima volta che la temperatura media globale era di 1° Celsius o più della media 1880-1899. Fenomeni come El Niño o La Niña, che riscaldano o raffreddano i tropici dell'Oceano Pacifico, possono contribuire nelle variazioni di breve periodo delle temperature medie globali. Un allarme El Niño è stato in corso per gran parte del 2015.
"Il 2015 è stato notevole anche nel contesto del corso di El Niño," ha detto Gavin Schmidt, direttore del GISS. "Le temperature dello scorso anno hanno avuto un aiuto da El Niño, ma è l'effetto cumulativo della tendenza a lungo termine che ha portato al riscaldamento record che stiamo vedendo." Le dinamiche meteorologiche spesso hanno effetto sulle temperature regionali, così non tutte le zone della Terra hanno avuto temperature medie record lo scorso anno. Ad esempio la NASA e la NOAA hanno scoperto che le temperature medie annuali del 2015 per i contigui 48 stati dell'unione sono stati il secondo anno più caldo record.
Le analisi della NASA comprendono le misurazioni delle temperature di superficie provenienti da 6.300 stazioni meteo, navi e boe per le osservazioni della temperatura della superficie dei mari, e le misurazioni delle temperature provenienti dalle stazioni Antartiche. Queste misurazioni grezze vengono analizzate utilizzando un algoritmo che considera i vari spazi fra le stazioni attorno al globo e gli effetti del riscaldamento urbano che potrebbero variare le conclusioni se non venissero tenute di conto. I risultati di questi calcoli sono una stima delle temperature medie globali che differiscono da un periodo base che va dal 1951 al 1980.
Gli scienziati della NOAA utilizzano in gran parte lo stesso materiale dati grezzo, ma con un differente periodo di base e differenti metodi per analizzare le regioni polari della Terra. Il laboratorio GISS della NASA gestisce la Earth Sciences Division dell'agenzia presso il Goddard Space Flight Center di Greenbelt, in Maryland. Il laboratorio è affiliato con l'Earth Institute and School of Engineering and Applied Science della Columbia University di New York.
La NASA monitora i segni vitali della Terra dal suolo, dall'aria e dallo spazio con una flotta di satelliti, così come con aerei e campagne di osservazioni basate al suolo. L'agenzia sviluppa nuovi modi per osservare e studiare le interconnessioni dei sistemi naturali della Terra con registrazioni dei dati a lungo termine e analisi computerizzate per comprendere meglio come il nostro pianeta sta cambiando. La NASA condivide queste conoscenze uniche con la comunità globale e lavora assieme alle istituzioni degli Stati Uniti e in tutto il mondo per contribuire alla comprensione e protezione del nostro pianeta, la nostra casa.
I dati completi delle temperature superficiali del 2015 e la metodologia completa utilizzata per fare i calcoli delle temperature sono disponibili presso :http://data.giss.nasa.gov/gistemp/.
Le slide della conferenza stampa del 20 gennaio 2016 sono disponibili presso: http://go.nasa.gov/2015climate.
Per ulteriori informazioni sulle attività scientifiche per la Terra da parte di NASA, visita: http://www.nasa.gov/earthrightnow.
Nell'immagine (Credit: Scientific Visualization Studio/Goddard Space Flight Center) l'aumento record delle temperature globali nel 2015.

Fonte: NASA

20/01/2016 - I resti del Falcon 9 dopo il 'quasi atterraggio' -

I resti del primo stadio del razzo Falcon 9 della SpaceX sono tornati in porto, nel sud della California, nella tarda serata di lunedì dopo l'atterraggio e il successivo rovesciamento, sulla piattaforma galleggiante che si trovava nell'Oceano Pacifico, dopo il decollo con un satellite per lo studio degli oceani.
La SpaceX intendeva recuperare il razzo, alto come un palazzo di 14 piani, sulla chiatta della compagnia - nominata 'Just Read the Instructions' come obiettivo secondario sperimentale a seguito della messa in orbita del satellite Jason-3 per l'osservazione degli oceani, frutto di una collaborazione USA/Europa, eseguito dall'Air Force Base di Vandenberg, in California.
Ma una delle quattro zampe di atterraggio del razzo non è rimasta in posizione bloccata di apertura e si è ripiegata dopo che il vettore aveva eseguito un atterraggio perfetto, causando il rovesciamento e la successiva esplosione dello stadio, lasciando i resti sul ponte della chiatta, grande quasi quanto un campo di calcio. Il vascello era posizionato nell'Oceano Pacifico a quasi 320 km a Sud di Vandenberg per il tentativo di atterraggio di domenica.
Il secondo stadio del Falcon 9 ha proseguito regolarmente portando il satellite Jason-3 in orbita a circa 1.300 km sopra la Terra per iniziare una missione quinquennale per la misurazione delle onde oceaniche e l'innalzamento del livello dei mari.
I detriti identificabili a bordo della chiatta comprendono chiaramente la sezione dei motori del Falcon 9, che dispone di nove Merlin 1D sistemati nella configurazione 'octaweb'. Al momento dell'atterraggio soltanto il motore centrale è acceso per rallentare la discesa del razzo. La nave con i resti è rientrata nel porto di Los Angeles.
Nella foto (Credit: Gene Blevins/LA Daily News/ZumaPress) i resti del primo stadio del Falcon 9 dopo il 'quasi atterraggio' di domenica.

Fonte: Spaceflight Now

20/01/2016 - A Vostochny comincia l'assemblaggio del primo razzo vettore -

Il 18 gennaio 2016, un team di specialisti della RKTs Progress, responsabili per l'assemblaggio e i test del razzo Soyuz a Baikonur, sono arrivati nel nuovo Cosmodromo russo di Vostochny per supportare la prima campagna di lancio del nuovo sito.
La Roscosmos ha annunciato che il razzo Soyuz-2-1a dedicato al volo inaugurale di Vostochny è stato finalmente scaricato dai suoi container di trasporto il 20 gennaio, dopo che l'edificio di assemblaggio della struttura di processamento ha ricevuto l'energia elettrica sulla linea definitiva.
Al momento i test autonomi delle nuove strutture di lancio dovrebbero essere completati entro il 26 marzo 2016, quando il razzo sarà portato alla rampa di lancio per l'avvio dei test integrati. A seconda dei risultati di questi test, il primo lancio dal nuovo centro spaziale della Russia potrebbe avvenire nella seconda metà di aprile. Lo ha confermato il capo della Roscosmos, Igor Komarov durante l'ispezione al sito eseguita il 20 gennaio.
Sempre il 19 gennaio, lo stadio superiore Volga, il satellite sperimentale di osservazione Aist-2D e il nano-satellite educazionale SamSat-218 dovevano partire dall'aeroporto Aviakor, nei pressi della città di Samara, a bordo di un aereo Il-76, diretto a Blagoveshensk, a sud di Vostochny. Le apparecchiature dovrebbero raggiungere il futuro Cosmodromo il 22 gennaio e qui portati al processamento il giorno successivo. Il carico utile principale del primo volo da Vostochny - il satellite Lomonosov - dovrebbe arrivare al sito di lancio il 1° febbraio.
Nella foto (Credit: Roscosmos) l'interno dell'edificio di assemblaggio dei razzi del nuovo cosmodromo di Vostochny, nell'estremo est della Russia.

Fonti: RussianSpaceWeb - Roscosmos

Nell'immagine (Credit: Caltech) la disposizione anomala delle orbite degli oggetti della Fascia di Kuiper e il Pianeta 9.

20/01/2016 - Gli astronomi potrebbero aver scoperto il 'Pianeta Nove' -

La notizia è di quelle che fanno sobbalzare gli astronomi dalla sedia: vi sarebbero forti indizi di una Super-Terra oltre l'orbita di Plutone.
E' stato nientemeno che la prestigiosa rivista Scientific American a parlarne per prima. La clamorosa scoperta sarebbe stata fatta dagli scienziati planetari Konstantin Batygin e Mike Brown del California Institue of Technology ed è stata accettata per essere pubblicata ufficialmente su 'The Astronomical Journal'.
In pratica i due scienziati avrebbero scoperto numerosi indizi circostanziali della presenza di un grande pianeta non ancora avvistato, grande forse fino a 10 masse la Terra, che orbiterebbe ben oltre Plutone, ai confini estremi del Sistema Solare. Gli scienziati hanno rilevato la presenza di anomalie nelle orbite dei corpi più piccoli e visibili che risiedono nelle oscure zone esterne. L'oggetto, che i ricercatori hanno chiamato provvisoriamente 'Pianeta Nove' non si avvicinerebbe più di 30,5 miliardi di km dal Sole, circa cinque volte la distanza media di Plutone dal Sole, ed impiegherebbe dai 10.000 a 20.000 anni per compiere un'orbita completa. Nonostante le sue enormi dimensioni, sarebbe molto debole e gli autori non si sorprendono che nessuno l'abbia mai visto.
"Se esiste," dice Brown "Peccato che non abbiamo un avvistamento," ma gli indizi sarebbero forti abbastanza che gli altri esperti hanno preso la notizia seriamente. "Credo che sia convincente," dice Chad Trujillo del Gemini Observatory nelle Hawaii. David Nesvorny, un teorico del Sistema Solare presso la Southwest Research Institute (SwRI), di Boulder, Colorado, è altrettanto impressionato. "Questi ragazzi hanno fatto un buon lavoro," dice. "Potrebbe essere un buon caso."
Batygin e Brown non sono i primi ad argomentare di un ulteriore pianeta nel nostro Sistema Solare. Nel 2014 Trujillo e Scott Sheppard, del Carnegie Institution for Science, dibatterono sulla rivista 'Nature' che la loro scoperta di un oggetto più piccolo, chiamato 2012 VP113, assieme all'esistenza di altri corpi precedente identificati nel Sistema Solare esterno, faceva ipotizzare che vi fosse la presenza di qualcosa dalle dimensioni planetarie là fuori.
Gli indizi erano le orbite di questi corpi minori che sembravano fortemente 'disturbate' da qualcosa di gigantesco. Brown ha analizzato nuovamente i dati di Trujillo e Sheppard con una nuova luce ed avevano notato che l'asse maggiore delle orbite di questi oggetti cadeva nello stesso quadrante di cielo. In altre parole puntavano nella stessa direzione, La direzionalità delle orbite era un ulteriore indizio che qualcosa stava fisicamente 'facendo da pastore' a questi oggetti distanti. "All'inizio," dice Brown, "ci siamo detti che non poteva esserci un altro pianeta là fuori - era pazzesco. Così abbiamo esaminato altre alternative più semplici, come si trattasse della massa degli oggetti ghiacciati che compongono la Fascia di Kuiper a modificare gravitazionalmente le orbite. Ma il problema con questo scenario è che la Fascia di Kuiper non dispone di abbastanza massa per esercitare un disturbo così forte." Questo, ed altri indizi più complessi, non facevano che riportare sempre più vicino l'ipotesi di un grosso oggetto celeste in movimento ben oltre l'orbita di Plutone.
Dalle misurazioni delle perturbazioni questo oggetto sarebbe una Super-Terra, un tipo di pianeta scoperto in molti altri sistemi stellari ma non presente nel nostro, almeno finora. Si tratta di un corpo più piccolo di Nettuno, il quarto pianeta più grande del Sistema Solare, che ha circa 17 masse terrestri.
Anche se la sua distanza è enorme il Pianeta Nove dovrebbe essere, in teoria, visto con i telescopi esistenti e Brown chiede aiuto agli astronomi che hanno a disposizione osservatori con strumentazioni adatte a cercarlo nella zona di cielo da loro indicata.
Ovviamente, anche fra la comunità scientifica vi sono pareri contrastanti, anche per via delle innumerevoli volte che si è gridato al 'nuovo pianeta scoperto nel Sistema Solare' poi rivelatosi sempre un abbaglio. Certo che l'attenzione della comunità astronomica è ora molto catturata e non dobbiamo dimenticare che Nettuno venne scoperto proprio grazie alle anomalie orbitali riscontrate dall'astronomo britannico William Herschel.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Caltech/R. Hurt (IPAC)) una possibile Super-Terra oltre Plutone. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: Caltech) la disposizione anomala delle orbite di alcuni oggetti della Fascia di Kuiper e la possibile posizione del Pianeta Nove.

Fonti: Scientific American - Caltech

20/01/2016 - Il satellite EpicNG installato sul razzo Ariane 5 -

Il veicolo di lancio per la prima missione di Arianespace del 2016 ha ricevuto il suo carico utile, il primo satellite Intelsat della serie EpicNG, che è stato installato al razzo Ariane 5 presso lo Spazioporto nella Guyana Francese.
Durante le attività svolte presso il Final Assembly Building dello Spazioporto, questo veicolo spaziale - designato Intelsat 29e - è stato installato, il 18 gennaio, sulla sommità del lanciatore, un passo che verrà seguito dall'incapsulamento nell'ogiva protettiva del carico utile. Intelsat 29e sarà l'unico carico utile di questa missione, prevista per il 27 gennaio, di trasferimento in orbita geostazionaria.
Intelsat è uno dei clienti principali per i servizi di lancio del glorioso Ariane 5 e Intelsat 29e sarà il 56esimo satellite di Intelsat ad essere lanciato da Arianespace - continuando una tradizione trentennale. Intelsat 29e è stato costruito dalla Boeing ed ha una massa al lancio di circa 6.550 kg.
La missione della prossima settimana - Volo VA228 - segna il 228esimo utilizzo di un veicolo Ariane fin dall'entrata in servizio dei veicoli europei nel 1979, e il 273esimo eseguito dalla famiglia di lanciatori di Arianespace, che, oltre al vettore pesante Ariane 5, dispone anche del vettore leggero Soyuz e di quello leggero Vega.
Il volo del 27 gennaio darà il via a un intenso anno di attività per Arianespace, con l'obiettivo di eseguire 11 lanci - compresi ben otto Ariane 5, che sarebbe il nuovo record annuale di tutti i tempi per il vettore pesante.
Visualizza una versione più grande delle foto di questo articolo nella Gallery.
Nella foto (Credit: Arianespace) il satellite Intelsat 29e mentre viene installato sul vettore Ariane 5.

Fonti: Arianespace - Spaceref

20/01/2016 - In pensione la stazione ESA di Perth -

Dopo 30 anni di servizio in dozzine di missioni, un'antenna dell'ESA in Australia è andata in pensione a causa dell'espansione urbana e dell'aumento delle interferenze radio.
L'antenna di Perth ha fornito decenni di affidabili contatti di alta qualità con i lanciatori come l'Ariane, Vega, Soyuz e satelliti come Hipparcos, Giotto, XMM-Newton, SMART-1, i Sentinel e i Cluster. Questi satelliti facevano parti di missioni di alto profilo di ESA nei campi dell'osservazione terrestre, della scienza e della navigazione.
Inoltre quest'antenna è stata coinvolta dai partner ESA compresa l'agenzia spaziale francese e l'Eumetsat e perfino per raccogliere i segnali di una sonda marziana della Russia dopo che i contati iniziali erano andati persi.
Ironicamente, il ritiro dell'antenna di Perth non è dovuto all'obsolescenza tecnica, ma piuttosto ad un fattore molto più umano: l'espansione della popolazione di Perth e il conflitto per lo spettro radio. La crescente area metropolitana di Perth è arrivata ad usurpare la stazione, il Perth International Telecommunication Centre, rendendo sempre più difficile assicurare un ambiente libero da interferenze per le frequenze più utilizzate.
La crescente domanda dei cittadini e delle attività di Perth per l'accesso internet senza fili e in particolare i bisogni di TV Outside Broadcasting hanno guidato l'Australian Communication and Media Authority di revocare il permesso dell'utilizzo di alcune frequenze della stazione di Perth già dal 31 dicembre 2015.
In 30 anni l'antenna di Perth è stata coinvolta in alcune delle più cruciali ed impegnative missioni spaziali. Nel 2009 ha giocato un ruolo chiave nel doppio lancio degli osservatori spaziali Herschel e Planck dell'ESA con il volo di Ariane V188. Quando nel 2013 Gaia è volata verso il cielo a bordo di un razzo Soyuz, l'antenna di Perth ha seguito sia il lanciatore che il satellite. Senza aver avuto modo di fare pratica in anticipo di un evento così complesso, ha comunque lavorato perfettamente la prima volta.
Nel 2015 è stata decisiva per portare il veicolo spaziale LISA Pathfinder attraverso sei cruciali manovre di innalzamento dell'orbita fino a raggiungere la posizione finale a 1,5 milioni di km dalla Terra.
Fin dal 2009 la parabola ha seguito 20 lanciatori partire dallo Spazioporto Europeo di Kourou, nella Guyana Francese, compresi sei Ariane, dieci Soyuz e quattro voli Vega. "Il pensionamento dell'antenna di Perth ci da l'opportunità di consolidare le nostre strutture di inseguimento australiane dell'ESA presso la nostra stazione esistente a New Norcia, sempre nell'occidente australiano, approfondendo la nostra collaborazione con le compagnie locali di telecomunicazione, le quali hanno tutte forte esperienza tecnologica che possiamo sfruttare," ha detto Manfred Lugert, capo delle strutture di terra per il centro operazioni dell'ESA a Darmstadt, in Germania.
La capacità di acquisire il segnale dei lanciatori che era a Perth è stato passato al sito di New Norcia, dove una nuova antenna di 4,5 metri di diametro è stata messa in servizio. L'antenna più grande, 35 metri di diametro, proseguirà invece a lavorare con le missioni nello spazio profondo.
Invece il lavoro di routine di inseguimento e invio comandi che aveva l'antenna di Perth verrà sostituito da fornitori di servizi commerciali, compresa la SSC Australia, che opera nel Western Australia Space Centre vicino a Dongara, 400 km a Nord di Perth (e lontana da ogni centro abitato).
L'antenna di Perth è stata utilizzata per l'ultima volta nel seguire il razzo Soyuz che il 17 dicembre ha portato i due satelliti di navigazione Galileo, un finale adatto per una delle strutture più longeve di ESA.
Per avere un dettagliato rapporto sul ritiro dell'antenna di Perth potete visitare il sito: Rocket Science blog di ESA.
Nella foto (Credit: ESA) l'antenna di 15 metri della stazione di Perth, ora non più utilizzata.

Fonte: ESA

20/01/2016 - Patate 'marziane' -

Impossibile non pensare al protagonista di 'The Martian - Sopravvissuto', l'ultimo film di Ridley Scott in cui il protagonista - l’astronauta Mark Watney, interpretato da Matt Damon - riesce a sopravvivere completamente solo sul Pianeta Rosso mettendo in piedi anche una coltivazione di patate.
Eppure l'idea che sottende a 'Potatoes on Mars' punta proprio sull'ipotesi che quella che per il momento sembra solo una teoria fantascientifica possa in un futuro neppure troppo lontano diventare realtà. E punta sulla patata. Perché è un ortaggio dotato di grande resistenza a condizioni estreme e molto ricco di nutrienti (vitamina C, zinco e ferro): dunque, inevitabilmente, al centro dell’attenzione degli esperti del settore biorigenerativo e candidato avere un ruolo in una futura colonizzazione di Marte.
'Potatoes on Mars' è per l'esattezza un articolato esperimento scientifico che coinvolge l’Ames Research Center della NASA e l’International Potato Center, prestigiosa istituzione peruviana che dal 1971 si occupa di ricerca e sviluppo in agricoltura. Alla base c'è l'osservazione che in Perù i tuberi, elemento basilare nell’alimentazione delle popolazioni che vivono sulle Ande, riescono ad attecchire persino nell’ecosistema arido del deserto di Pampas de la Joya.
Il suolo vulcanico e riarso di questa distesa spoglia è molto simile alla superficie di Marte e quindi ben si presta ad essere utilizzato come terreno di prova.
Tra l’altro nella regione andina, ad ulteriore conferma della robustezza e della duttilità della patata, esiste un’immensa varietà di tipi di questo ortaggio (all’incirca 4.500 specie). Tale fattore può essere di grande aiuto agli scienziati per individuare la qualità più resistente, che potrà essere impiegata per nutrire con prodotti freschi gli abitanti della futura colonia marziana.
L’esperimento, inoltre, condurrà a ricadute positive di studio e ricerca anche per migliorare le rese dell’agricoltura terrestre in zone particolarmente inospitali oppure che abbiano subito devastazioni o dissesti idrogeologici.
Si tratta di una vasta area di attività, all'interno della quale l’Agenzia Spaziale Italiana è attivamente impegnata con un ruolo di eccellenza attraverso il coordinamento nazionale IBIS (Italian Bio-regenerative Systems).
Nella foto (Credit: ScienzeNaturali.it) patate.

Fonte: ASI

Nella foto (Credit: ISRO) il satellite IRNSS-1E durante i test a terra.

20/01/2016 - L'India piazza in orbita un proprio satellite di navigazione -

Facendo un ulteriore passo avanti per portare l'India a disporre di un proprio sistema di navigazione satellitare, la ISRO (Indian Space Research Organisation) ha piazzato mercoledì con successo in orbita il satellite IRNSS-1E, il quinto di sette satelliti che permetteranno il funzionamento della costellazione.
Il decollo è avvenuto in perfetto orario dal Centro Spaziale Dhawan Satish, a Sriharikota, alle 9:31 locali (le 5:01 ora italiana) del 20 gennaio 2016 per mezzo di un razzo vettore PSLV (Polar Satellite Launch Vehicle) qui alla missione C31, la 33esima di questo veicolo di lancio. Il satellite IRNSS-1E, pesante 1.425 kg, è stato immesso in orbita venti minuti dopo il decollo su un'orbita geosincrona inclinata.
Il PSLV, qui nella versione XL alta 44,4 metri, ha acceso il suo motore a propellente solido dello stadio centrale e i suoi sei booster laterali e si è scagliato nel cielo dell'isola Sriharikota, situata nel Golfo del Bengala, a circa 50 km dalla città industriale di Chennai, virando verso sud-est. I sei booster a propellente solido laterali e il primo stadio centrale hanno eseguito il loro compito e meno di due minuti dopo sono stati sganciati e si è acceso il secondo stadio Vikas a propellenti ipergolici che ha continuato ad accelerare il razzo verso lo spazio. L'ogiva protettiva è stata rilasciata pochi momenti dopo e poi è toccato al terzo stadio funzionare per altri due minuti. Infine il quarto stadio, sempre a propellenti liquidi, ha completato l'inserimento in orbita del quinto satellite IRNSS (Indian Regional Navigation Satellite System).
Il satellite è stato rilasciato dal quarto stadio oltre 19 minuti dopo il lancio e la ISRO ha dichiarato ufficialmente la missione un successo. L'orbita raggiunta è di 282x20.655 km con inclinazione di 19,21°, molto vicino a quanto previsto. Gli ingegneri stazionati in una struttura vicino a Hassan, India, hanno preso il controllo del satellite IRNSS-1E poco dopo la separazione dal veicolo di lancio, secondo quanto riportato da M- Annadurai, direttore del Centro Satelliti ISRO. Nel corso delle prossime settimane il satellite innalzerà la propria orbita fino a raggiungere i quasi 36.000 km con una posizione a 111,75° di longitudine Est e oscillando fra i 28,1° Nord e Sud dall'equatore.
A bordo del satellite si trovano due tipi di strumentazione - un carico utile di navigazione che trasmetterà i segnali per il servizio di localizzazione per gli utenti e un trasmettitore in banda C che faciliterà la precisione nella distanza del satellite. Inoltre a bordo del satellite si trova un orologio atomico al rubidio molto preciso e una serie di retro-riflettori per il laser.
I primi quattro satelliti di questa serie, che la ISRO ha lanciato nel passato, stanno funzionando nelle loro orbite previste. "Quattro satelliti sono sufficienti perché il sistema sia completamente funzionante," hanno dichiarato fonti ufficiali della ISRO. Sebbene l'agenzia abbia chiarito che ulteriori tre satelliti, il primo dei quali lanciato mercoledì, renderanno il sistema più preciso ed efficiente. I prossimi due satelliti IRNSS - 1F e 1G - verranno lanciati entro la fine di marzo, sempre grazie a un vettore indiano PSLV. Con i primi quattro satelliti su orbite geosincrone inclinate ed i restanti tre su orbite geostazionarie daranno all'India un sistema di navigazione regionale indipendente che coprirà fino a 1.500 km oltre i propri confini. L'India è uno dei diversi Paesi che stanno realizzando sistemi di navigazione indigeni da affiancare al GPS Americano e Glonass russo. La Cina e l'Europa stanno piazzando in orbita i satelliti per le loro reti globali di navigazione mentre il Giappone prevede una flotta regionale simile a quella del programma indiano IRNSS.
L'India ha iniziato il lancio dei propri satelliti di navigazione nel 2013 e ogni veicolo spaziale è stato progettato per un funzionamento di 12 anni. Quello di oggi era il terzo lancio orbitale globale del 2016, il primo per l'India.
Nell'immagine (Credit: ISRO) il momento del decollo del razzo PSLV-C31 con il satellite IRNSS-1E. Nella foto a sinistra (Credit: ISRO) il satellite IRNSS-1E durante i test a terra.

Fonti: Spaceflight Now - Times of India

19/01/2016 - La Russia vuole costruire un motore atomico per esplorare lo spazio profondo -

L'Agenzia Spaziale Federale Russa, Roscosmos, ha presentato un piano di sviluppo decennale che comprende la realizzazione di un prototipo di motore azionato da energia nucleare che sarebbe in grado di spingere i veicoli spaziali in spedizioni nella galassia.
La Roscosmos ha presentato il suo piano di sviluppo decennale al governo. "Tutto il lavoro di costruzione del motore atomico è in corso, secondo il piano prestabilito. Possiamo dire che una gran parte di questo lavoro verrà completato all'interno del piano," ha detto Andrey Ivanov, portavoce di Rosatom, Corporazione per l'Energia Atomica in Russia, alla Izvestiya
Il progetto fa parte del Piano Federale Spaziale 2016-2025 che la Roscosmos ha recentemente presentato al governo russo per l'approvazione. Andrey Ionin dell'Accademia Cosmonautica Tsiolkovskiy ha detto alla Izvestiya che il programma precede un vasto piano di esplorazione spaziale, che guiderà la direzione della costruzione del motore.
"E' chiaro che un motore atomico è necessario solo per l'esplorazione dello spazio lontano," ha detto Ionin. "Progetti come la realizzazione di un motore atomico devono avere luogo nel contesto di un progetto più vasto, che permetta di comprendere per che cosa esattamente dovremmo utilizzare questa potente fonte di energia."
Lunedì la Rosatom ha rivelato alcuni aspetti della costruzione di questo motore già in corso. "Due importanti passi del progetto sono stati recentemente compiuti," ha detto Ivanov. "I test dell'involucro del reattore sono stati completati con successo. Questi test ha sollecitato l'involucro ad una pressione eccessiva e sono state prese misurazioni dei metalli, delle saldature e delle intersezioni coniche,".
Inoltre, "E' stato realizzato un elemento di combustibile unico che consente al motore di lavorare ad alte temperature, con alti gradienti di temperatura e alte dosi di radiazioni," ha detto Ivanov.
Attualmente le sonde spaziali come le Voyager o Pioneer della NASA utilizzano un Generatore Termoelettrico a Radioisotopi (RTG) che converte il calore del decadimento radioattivo del Plutonio-238 in elettricità.
Queste batterie atomiche sono state utilizzate fin dagli anni '60 per avere energia a lungo termine, in missioni senza equipaggio che hanno permesso di raggiungere distanti obiettivi nel Sistema Solare o su lati notturni di pianeti dove le celle solari non erano praticabili. Quanto venne lanciato nel 1977, l'RTG a bordo del Voyager 1 produceva circa 470 watts di energia elettrica, ma questo valore è calato lentamente nel corso del tempo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: engineeringrussia.wordpress.com) un ipotetico veicolo spaziale spinto da un motore nucleare.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News

18/01/2016 - L'Italia si fa più Spazio in Europa ma ExoMars 2018 rischia grosso -

Il nuovo direttore generale dell'Agenzia Spaziale Europea, il tedesco Dieter Woerner, ha sottolineato come l’Italia sia tra i paesi membri ESA quello che ha maggiormente aumentato la propria quota di partecipazione nell'agenzia.
Il governo di Roma ha, infatti, più che raddoppiato il suo impegno (+55%), arrivando a 512 milioni di euro e rafforzando la posizione di terzo finanziatore con il 13,4% - della parte spettante, appunto, ai paesi membri. Questo incremento significativo si deve in gran parte al progetto per il lanciatore VEGA C, di cui l’Italia è capocommessa attraverso la ELV - joint venture tra la AVIO di Colleferro (70%) e l’Agenzia Spaziale Italiana, ASI (30%).
Tra gli altri paesi membri, i primi due finanziatori rimangono la Germania, con 873 milioni (+9%, 24,6% del totale) e la Francia, con 845 milioni (23,4%). Dopo l’Italia segue il Regno Unito all’8,7%. La quota più contenuta è invece versata dall’Estonia con soli 900mila euro.
"L’impegno italiano nello spazio è sempre più importante e si pone come elemento trainante per ottenere un ritorno non solo per le imprese coinvolte direttamente nel settore ma per tutta l’economia del nostro paese,” ha detto il presidente dell’ASI, Roberto Battiston. "Le risorse che l’Italia mette nell’ESA - ha concluso - rappresentano un capitale d’investimento nell’innovazione tecnologica e nei nuovi servizi per i cittadini che la new Space Economy sta sviluppando.” Oltre la 'quota membri', il maggior finanziatore dell’ESA resta la Commissione Europea, che nel 2016 verserà nelle casse dell’ESA 1,32 miliardi di euro - destinati soprattutto al programma di navigazione satellitare Galileo e al programma di Osservazione della Terra, Copernicus. Rispetto allo scorso anno, il bilancio dell’ESA è cresciuto del 18,4% arrivando a 5,25 miliardi di euro (contro gli oltre 19 miliardi di dollari della NASA, ndr).
I programmi di Osservazione della Terra si confermano le più consistenti voci di spesa del 2016, con il 30,5% del budget. Il settore dei lanciatori è passato dagli 608 milioni del 2015 a poco più di un miliardo di euro per l’anno in corso (20% del budget totale). Perde finanziamenti il volo umano, che passa dai 371 milioni del 2015 ai 365 del 2016 (7% del totale).
Sul tavolo della conferenza stampa del DG dell’ESA, anche due questioni ancora aperte. In primo luogo il prolungamento della vita della Stazione Spaziale Internazionale (dal previsto termine del 2020 al 2024), con Francia e Germania che hanno chiesto una revisione del rapporto costi/benefici.
In secondo luogo, la seconda fase della missione ExoMars, quella relativa al rover europeo che dovrebbe essere lanciato nel 2018 (nella primavera del 2016 è previsto il lancio dell’orbiter della missione) e che potrebbe slittare al 2020 se non si trovano i finanziamenti europei necessari. "Exomars - ha commentato in proposito Battiston - è un punto di svolta per l’esplorazione europea dello spazio e non a caso è una missione dove l’Italia ha la premiership, in termini industriali, scientifici e finanziari."
"Se ci dovessero essere dei ritardi e dei problemi di finanziamento - ha concluso il presidente dell'ASI - risulta prioritario capire il perché e come affrontare la situazione. Ricordo che le risorse che il governo italiano investe su Exomars, come su altri progetti, sono un capitale investito con idee molto precise sul tipo di ritorno che il nostro Paese deve avere. Sarà uno dei temi principali al board dell’Agenzia Spaziale Europea." L’appuntamento è quindi per la Ministeriale del prossimo dicembre.
Nella foto (Credit: ESA TV) il Direttore Generale Woerner durante l'illustrazione del budget 2016 di ESA.

Fonti: ASI - SpaceNews

18/01/2016 - Vulcani di ghiaccio su Plutone: Wright Mons è un ottimo candidato! -

Wright Mons e Piccard Mons sono stati contrassegnati dagli scienziati come i migliori vulcani di ghiaccio candidati sulla superficie di Plutone, osservati da vicino dalla sonda New Horizons durante lo storico fly-by del 14 luglio 2015.
Ora, il team è riuscito a produrre questa incredibile vista ad alta risoluzione (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) del primo dei due.
Wright Mons è una delle grandi montagne che caratterizzano il pianeta nano, larga 150 chilometri ed alta circa 4 chilometri. Il suo nome è stato informalmente dedicato ai noti fratelli Wright. Se fosse veramente un vulcano di ghiaccio, sarebbe senza dubbio il più grande del Sistema Solare ed il più grande vulcano del Sistema Solare esterno (nel Sistema Solare interno il record resterebbe a Olympus Mons, su Marte, con i suoi 22 chilometri di altezza).
"Dal punto di vista di New Horizons, queste caratteristiche sono proprio come i vulcani della Terra visti dall'orbita," aveva detto Amy Shira Teitel del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory. "Si tratta di grandi montagne con un buco al vertice e sulla Terra questo generalmente significa una cosa, vulcano," aveva aggiunto Oliver White, ricercatore presso l'Ames Research Center di Moffett Field (California).
"Se sono di origine vulcanica, la depressione in cima si potrebbe essere formata attraverso il collasso del materiale sottostante. La strana consistenza corrugata dei fianchi della montagna potrebbe rappresentare delle colate vulcaniche di qualche tipo che hanno viaggiato dalla vetta verso le pianure," aveva detto ancora White. "Mentre i vulcani della Terra espellono roccia fusa super calda da una camera magmatica sotterranea, i criovulcani di Plutone erutterebbero probabilmente un impasto sciolto contenente ghiaccio d'acqua e azoto ghiacciato, ammoniaca o metano," aveva aggiunto di nuovo Teitel.
Gli scienziati sono incuriositi dalla scarsa presenza del materiale rosso in questo punto, quella sostanza che si forma nel tempo per irraggiamento da parte della radiazione solare ultravioletta di composti organici semplici, chiamata "tholins" (toline). E dal fatto che ci sia solo un cratere su Wright Mons, segno che il terreno deve essere stato modellato di recente. Questi due elementi insieme potrebbero indicare che Wright Mons è stato vulcanicamente attivo fino a non molto tempo fa, geologicamente parlando, nella storia di Plutone.
D'altra parte, Plutone si sta dimostrando un mondo tutt'altro che statico: pochi giorni fa gli scienziati hanno ipotizzato che anche il pavimento poligonale della Sputnik Planum, la pianura che riempie buona parte della caratteristica a forma di "cuore", sarebbe il risultato di un processo stile lava lamp (lampada di lava), che coinvolgerebbe una lenta convezione termica e ciclica dei ghiacci di azoto.
I criovulcani, se confermati, saranno un importante elemento nell'evoluzione geologica ed atmosferica del pianeta nano di cui tener conto.
Grazie a Elisabetta Bonora di Alive Universe Today.

Fonti: Alive Universe Today - NASA

18/01/2016 - Zinnia, il primo fiore nato nello spazio -

L'astronauta Scott Kelly, Comandante a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha inviato un tweet con l'immagine del primo fiore sbocciato nello spazio, e che ora sta spopolando sul web. Si tratta di un esemplare di Zinnia, un genere appartenente alla famiglia delle Asteracee, simili a margherite che si trovano soprattutto in centro America. Dal 15 gennaio 2016 le troviamo anche a bordo della ISS, accudite dagli scienziati/astronauti che si occupano degli esperimenti sulle piante.
Le Zinnie ritratte nella foto (Credit: NASA/Scott Kelly), che negli ultimi giorni hanno fatto il giro del web, sono state piantate da Kjell Lindgren della NASA lo scorso 16 novembre in una mini-serra costruita a bordo della Stazione orbitante. Qualche led rosso e blu (a imitare il Sole), terra e acqua come si fa sulla Terra e la ricetta è riuscita: ecco il primo fiore nato nello spazio. A prendersi cura della piantina, oltre a Kelly, c’è anche Tim Peake dell’ESA.
Gli astronauti hanno dovuto affrontare anche diversi inconvenienti, tutti però previsti nella tabella di marcia dell’esperimento. Quindi problemi come muffa, guttazione (dovuta a un’eccessiva umidità) ed epinastia (il fenomeno che porta le foglie a piegarsi), così come qualche foglia morta. Proprio questi incidenti di percorso (che sulla Terra avrebbero mandato in malora un intero raccolto) hanno permesso ai ricercatori di studiare meglio – se è possibile – la crescita di queste piante in condizioni estreme, come la microgravità. La responsabile del programma Veggie della NASA Gioia Massa ha spiegato: "È vero che le piante non sono cresciute perfettamente, ma abbiamo imparato molto da questo. Stiamo imparando molto sulle piante e sui fluidi. Indipendentemente dal risultato finale della fioritura avremo guadagnato molto."
La speciale serra per la crescita delle piante è stata installata nel laboratorio orbitante ai primi di maggio 2014 e il primo raccolto è stato una specie di lattuga rossa. Il primo ciclo di crescita ha dato qualche problema ma il secondo ciclo, attivato ai primi di luglio dall'astronauta NASA Scott Kelly, grazie alle lezioni imparate nel primo tentativo, ha permesso di far crescere le piante come previsto e l'equipaggio è stato anche in grado di assaggiare questa prima 'lattuga spaziale'.
La Zinnia è stata scelta per aiutare gli scienziati a comprendere come i fiori nascono e crescono in condizioni di microgravità- "L’impianto del raccolto di Zinnia è molto diverso da quello della lattuga – ha detto Trent Smith, project manager del programma Veggie – È più sensibile ai parametri ambientali e alle caratteristiche della luce. La Zinnia cresce in 60-80 giorni, quindi, è una pianta più difficile da coltivare." Nonostante ciò, i ricercatori sono arrivati alla fioritura e questo promette bene per il futuro: si pensa infatti già alla coltivazione di pomodori, i cui semi dovrebbero arrivare nell’astro-serra nel 2017.

- AGGIORNAMENTO - - Il famoso giornalista informatico e cacciatore di bufale Paolo Attivissimo ha raccolto delle fonti che smentirebbero la NASA e lo stesso Comandante Scott Kelly. Infatti prima di questo evento vi sarebbero stati almeno altri due fiori cresciuti nello spazio; il primo addirittura a bordo della stazione spaiale sovietica Salyut 7 nel 1982 mentre sulla ISS sarebbe già avvenuto nel 2012. Grazie a Paolo per questa interessante scoperta.

Fonti: Media INAF - NASA - Il Disinformatico

17/01/2016 - Gli ingegneri della NASA completano lo scafo pressurizzato di Orion -

Il veicolo spaziale Orion della NASA è ancora un passo più vicino al lancio della prima missione nello spazio profondo a bordo del razzo Space Launch System (SLS) dell'agenzia. Il 13 gennaio i tecnici presso l'impianto Michoud Assembly Facility di New Orleans hanno completato la saldatura della struttura principale del veicolo spaziale Orion destinato allo spazio profondo, compiendo un altro importante passo sul percorso che porta verso Marte.
"Abbiamo iniziato l'anno con un passo cruciale nel nostro processo di preparazione in vista di Exploration Mission-1 (EM-1), quando Orion e SLS assieme viaggeranno più lontano di ogni altro veicolo spaziale costruito per ospitare gli esseri umani finora," ha detto Mike Serafin, manager di Exploration Mission-1 presso la sede generale della NASA a Washington. "Questo ci porta più vicini al nostro obiettivo di testare i sistemi di esplorazione dello spazio profondo sul campo di prova in orbita cis-lunare prima di iniziare a inviare gli astronauti a giorni, o settimane, dalla Terra."
La saldatura dei sette grandi pezzi di alluminio di Orion, iniziati nel settembre 2015, hanno coinvolto un processo molto meticoloso. Gli ingegneri hanno preparato e fornito ogni elemento con estensimetri e cavi per monitorare il metallo durante il processo. I pezzi sono stati uniti assieme utilizzando un processo allo stato dell'arte chiamato 'saldatura per frizione', che produce un'incredibile forte legame che trasforma i metalli da solidi in uno stato semi-plastico, e poi utilizza una punta rotante per ammorbidire, stirare e forgiare il legame fra i due componenti di metalli che formano una saldatura unica, un requisito vitale per la prossima generazione di attrezzature spaziali.
"Il team di Michoud ha lavorato molto duramente per produrre una struttura di Orion leggera, ma anche incredibilmente resistente e pronta pe la sua missione a migliaia di km oltre la Luna," ha detto Mark Kirasich, responsabile del programma Orion. "Il lavoro che ci ha portato a questo punto era essenziale. Lo scafo pressurizzato di Orion è il fondamento di tutti i sistemi e sotto-sistemi del veicolo spaziale sul quale vengono integrati."
Lo scafo pressurizzato fornisce l'ambiente sigillato per gli astronauti e il supporto vitale per i futuri moduli adibiti per l'equipaggio. Dopo i controlli finali i tecnici prepareranno lo scafo pressurizzato per l'invio presso il Kennedy Space Center della NASA, in Florida, per mezzo di un aereo Super Guppy. Al Kennedy, lo scafo verrà sottoposto a diversi test per assicurare che la struttura sia in regola prima di iniziare l'integrazione degli altri elementi del veicolo spaziale.
La missione senza equipaggio Exploration Mission-1 aprirà la strada alle future missioni con gli astronauti. Durante questo volo, nel quale SLS e Orion saranno lanciati dal modernizzato spazioporto della NASA al Kennedy, il veicolo spaziale si avventurerà su una distante orbita retrograda attorno alla Luna. Questa prima missione di esplorazione permetterà alla NASA di utilizzare la vicinanza della Luna come banco di prova per testare tecnologie lontano dalla Terra e dimostrare che può essere raggiunta un'orbita stabile vicino alla Luna per supportare l'invio di esseri umani nello spazio profondo.
Nella foto (Credit: NASA) lo scafo pressurizzato di Orion per EM-1 completato al MAF.

Fonte: NASA

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il satellite Jason 3 mentre raccoglie i dati oceanici.

17/01/2016 - In orbita il satellite Jason-3 per lo studio degli oceani -

Una fitta nebbia che stazionava sopra la base di Vandenberg dell'U.S. Air Force, in California, non ha fermato il lancio del razzo Falcon 9 v1.1 della SpaceX con a bordo il satellite Jason 3 per studiare i movimenti degli oceani.
Il razzo è decollato in perfetto orario alle 10:42:18 a.m. PST (le 19:42 ora italiana) dallo Space Launch Complex 4-Est di Vandenberg, il sito di lancio principale degli Stati Uniti per i satelliti polari. Il razzo Falcon 9, alto 68 metri, si è innalzato dalla rampa di lancio collinare ed ha virato rapidamente verso Sud Sud-Est attraverso una densa nebbia che ha precluso la visione del lancio agli appassionati che si trovavano nelle vicinanze per osservare il decollo. Questo di oggi era il secondo lancio di un Falcon 9 della SpaceX da Vandenberg, il primo era avvenuto nel settembre 2013.
Meno di un'ora dopo il secondo stadio del razzo, ha rilasciato il satellite (assemblato in Francia dalla Thales Alenia Space), non prima di aver eseguito una seconda breve accensione, sull'orbita prevista con un'altezza media di circa 1.313 km. Alcuni minuti dopo il Jason 3 ha esteso i due pannelli solari per generare l'energia necessaria a bordo e che si estendono per 10 metri, e la telemetria iniziale ricevuta dalle stazioni di terra hanno confermato che il satellite era in ottime condizioni dopo il lancio.
"Come potete immaginare siamo molto emozionati di aver lanciato oggi," ha detto Tim Dunn, responsabile lancio NASA per la missione Jason 3. "Il volo stesso, abbiamo appena dato una controllata ai dati, e il primo e secondo stadio si sono comportati normalmente. Non avremmo potuto chiedere un giorno migliore."
L'obiettivo secondario per SpaceX del lancio di domenica non ha invece avuto pieno successo, quando una delle quattro zampe montate alla base del primo stadio del Falcon 9 non è rimasta bloccata in posizione aperta, probabilmente a causa del ghiaccio formatosi per la densa nebbia al decollo, causando la caduta del vettore dopo essere atterrato precisamente al centro della piattaforma di atterraggio galleggiante che si trovava nell'Oceano Pacifico a circa 450 km al largo delle coste californiane.
Questo era il terzo tentativo di atterraggio intatto, tutti senza successo, di un Falcon 9 della SpaceX su una chiatta posizionata nell'oceano. La compagnia, fondata e gestita del miliardario Elon Musk, aveva avuto un risultato migliore con l'atterraggio del razzo sulla terraferma. Un Falcon 9 lanciato dalla Florida a dicembre era rientrato a Cape Canaveral per un drammatico atterraggio, permettendo alla SpaceX di raggiungere un grande traguardo tecnologico nello sforzo della compagnia di realizzare un veicolo di lancio riutilizzabile.
Musk ha postato domenica dopo il lancio una serie di aggiornamenti dal suo account Twitter, scrivendo che era "sicuramente difficile atterrare su una nave,"
"Simile alla differenza fra atterrare su una portaerei e sul terreno: zona obiettivo molto piccola che inoltre si muove, traslando e ruotando," aveva Twittato Musk. Inoltre aveva postato una foto dei resti del razzo dopo l'atterraggio 'duro'. Molti lanci di SpaceX, compresa la maggior parte delle missioni commerciali, richiedono l'atterraggio del razzo in mare perché lo stadio viaggia troppo veloce per tornare indietro al punto di lancio per l'atterraggio. Per i lanci del Falcon 9 con satelliti più leggeri o verso orbite basse il rientro sulla terraferma è facilitato.
La massa relativamente leggera del satellite Jason 3 - 553 kg secondo Thales - avrebbe avuto i margini necessari per il rientro a Vandenberg del primo stadio dopo il decollo, ma la SpaceX ha dichiarato che non aveva ricevuto in tempo i permessi ambientali per il recupero, forzando il tentativo sulla chiatta. Musk ha detto, sempre in un Tweet, che la prova di atterraggio sulla chiatta di domenica è stato comunque un buon banco di prova per le future missioni che necessitano di questa capacità.
Nella foto (Credit: SpaceX) il primo stadio del Falcon 9 in atterraggio sulla chiatta oceanica. Nonostante il tentativo di atterraggio, che ha senza dubbio catturato l'interesse degli appassionati di spazio e dei competitor della SpaceX, l'obiettivo principale del lancio di domenica rimaneva la consegna del satellite Jason 3 in orbita. Nel corso dei prossimi giorni i controllori di volo attiveranno il carico utile scientifico di bordo, compreso un radar altimetro che è lo strumento principale della missione.
"Abbiamo una serie di strumenti molto sofisticati, e quello principale è lo strumento radar che invia i segnali verso la superficie dell'oceano e li registra quando rimbalzano indietro," ha detto Tom Burns, vice assistente amministratore per il sistema presso il servizio informazioni dei satelliti NOAA (National Oceanic and Atmospheric Agency). La NOAA supervisiona la porzione degli USA del Jason 3, con il supporto tecnico di NASA. Eumetsat, la controparte europea di NOAA, gestisce il contributo dell'Europa assieme al CNES, l'agenzia spaziale francese.
Nel corso dei prossimi 17 giorni, il Jason 3, innalzerà gradualmente la propria orbita per uniformarla a quella di Jason 2, un satellite precedessore quasi identico lanciato nel 2008, secondo quanto dichiarato da Sophie Coutin Faye, capo dell'ufficio CNES per l'altimetria di precisione. Il Jason 3 volerà in formazione con il Jason 2 per circa sei mesi conducendo attività di calibrazione incrociata per assicurare che il nuovo satellite possa prendere il posto del vecchio veicolo spaziale senza interrompere il flusso di dati.
Dopo di che il Jason 2 si sposterà su un'orbita differente per altri due anni di ricerca oceanografica focalizzata sulla mappatura delle montagne, valli e rilievi del fondo marino attraverso la misurazione del campo magnetico marino, secondo quanto dichiarato da Josh Willis, scienziato del progetto Jason 3 al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California.
Il Jason 3 segue le orme dei tre precedenti satelliti dedicati alla misurazione delle altezze della superficie degli oceani, a partire dal lancio di un veicolo spaziale chiamato TOPEX/Poseidon nel 1992. Da quella data i ricercatori hanno misurato un innalzamento dei livelli dei mari di circa 70mm, pari a una media di 3 millimetri all'anno. Il satellite lanciato domenica è stato realizzato in gran parte con pezzi di riserva del progetto Jason 2. Il costo della missione è di circa 364 milioni di dollari, comprese le spese degli USA, dell'Europa e del lancio con il razzo Falcon 9.
"Stiamo provando a realizzare una specie di banca dati del clima e quindi vogliamo che le nostre missioni abbiano la continuità e siano molto simili una dall'altra," ha detto Willis. "Jason 3, come il suo predecessore Jason 2, saranno in grado di misurare l'altezza degli oceani su un'area di circa 6 km di larghezza da un'altezza di 1.290 km con una precisione di 2,5 cm coprendo circa il 95% degli oceani del mondo."
Nella foto (Credit: SpaceX) i resti del primo stadio del Falcon 9 schiantato sulla chiatta oceanica. Gli scienziati che si occupano del clima vogliono che la missione raccolga dati a lungo termine, come le misurazioni multidecennali dell'altimetria oceanica del programma Jason, per raccogliere lo stesso tipo di informazioni nel corso del tempo. "Vogliamo che le nostre missioni ci raccontino dei cambiamenti degli oceani e non dei cambiamenti della nostra tecnologia," dice Willis. Secondo Laury Miller, scienziata del programma Jason e capo del laboratorio di altimetria satellitare della NOAA, gli scienziati del clima utilizzeranno i dati acquisiti dai satelliti Jason per seguire il graduale innalzamento dei livelli dei mari attribuiti al riscaldamento globale, dandoci uno dei migliori approfondimenti sulle conseguenza dei cambiamenti climatici prima che essi minaccino le zone costiere con le inondazioni.
"Le informazioni di Jason sono incredibilmente utili, specialmente per la NOAA, perché ci permettono di seguire non solo i cambiamenti nei livelli dei mari che hanno effetti sulle nostre strutture costiere già oggi, ma ci aiutano a prevedere il meteo estremo," Miller. I ricercatori, armati dei dati provenienti da Jason 3 saranno in grado di prevedere i fenomeni climatici su larga scala come El Nino con mesi in anticipo, dice Miller. Il Jason 3 completerà un ciclo completo di osservazioni del pianeta ogni 10 giorni.
"La NOAA utilizzerà queste informazioni anche per aiutare a pronosticare altri tipi di eventi, come l'intensità degli uragani, tracciare le perdite di petrolio e sviluppare un sistema di allarme per le il mare grosso," dice Miller. "Questa è una parte cruciale degli avvisi ai naviganti del National Weather Services, e anche per le aree costiere che hanno bisogno di sapere quando le condizioni possono diventare pericolose in termini di operazioni marine," dice Miller.
Le agenzie di Stati Uniti ed Europa stanno già lavorando su un seguito di Jason 3 dal nome Jason-CS, abbreviazione per Continuità di Servizio. L'Agenzia Spaziale Europea si è unita come partner per Jason-CS, che verrà anche conosciuto come Sentinel 6 sotto la copertura del programma di osservazione multimilionario della Commissione Europea chiamato Copernicus.
Come il Jason 3, anche il satellite Jason-CS verrà costruito in Europa e lanciato con un razzo americano attorno al 2020, dice Marc Cohen, direttore associato di Eumetsat e capo dei programmi in orbita bassa terrestre.
Il lancio di domenica avvia un anno denso di missioni per la SpaceX, e dà alla compagnia il secondo successo di un Falcon 9 dopo l'incidente dello scorso anno che ha tenuto il lanciatore a terra per quasi sei mesi. Il prossimo lancio di un Falcon 9 è fissato per i primi di febbraio da Cape Canaveral con il satellite per trasmissioni televisive SES 9, seguito in marzo dal decollo della prossima missione cargo di SpaceX per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Questi voli, assieme a tutte le future missioni dei Falcon 9, utilizzeranno la versione potenziata del razzo con motori a spinta maggiorata, serbatoi di propellente più grandi, un sistema modificato di separazione degli stadi e propellenti super raffreddati. Questi cambiamenti permetteranno al Falcon 9 di imbarcare carichi più pesanti verso l'orbita. Il lancio del Jason 3 è stato l'ultimo volo della precedente versione di Falcon 9, la v1.1 che, nella sua carriera, ha eseguito 15 missioni, 14 di successo. Quello di domenica è stato il secondo lancio orbitale globale del 2016.
Nella foto (Credit: SpaceX) il decollo del Falcon 9 da Vandenberg immersa nella nebbia. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: NASA) il satellite Jason 3 mentre raccoglie i dati oceanici. Nella foto a destra (Credit: SpaceX) il primo stadio del Falcon 9 in atterraggio sulla chiatta oceanica. Nella foto a destra in basso (Credit: SpaceX) i resti del primo stadio del Falcon 9 schiantato sulla chiatta oceanica. Qui il video dell'atterraggio sulla chiatta pubblicato da Elon Musk su Instagram.

LANCIO DEL FALCON 9 MISSIONE JASON 3 - 17/01/2016 - (Credit: NASA) - dur.min. 2:10 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA - Spaceflight Now - Space Launch Report

15/01/2016 - La SpaceX riaccende i motori dello stadio del Falcon 9 rientrato sulla Terra -

La SpaceX ha raggiunto un'altra pietra miliare venerdì 15 gennaio quando ha condotto un Test Statico di Accensione del primo stadio del razzo Falcon 9 che recentemente ha lanciato ed è ritornato sulla Terra durante la missione dei satelliti OG2.
Mentre il successo nel ritorno del primo stadio è stato un gigantesco avanzamento tecnologico, l'obiettivo di riutilizzare gli stadi tornati è stato messo alla prova durante l'accensione dei nove motori Merlin 1D eseguita venerdì.
Dopo il suo rientro di successo nella Landing Zone 1 di Cape Canaveral la SpaceX aveva dichiarato che avrebbe voluto mettere di nuovo alla prova il funzionamento dei motori dello stadio presso la famosa rampa di lancio 39A, ora affittata dalla NASA alla SpaceX per il lancio del futuro Falcon Heavy e delle capsule Dragon con equipaggio. Poi però i responsabili della compagnia californiana avevano, senza rilasciare informazioni, cambiato i piani e avevano spostato lo stadio nuovamente alla rampa di lancio SLC-40 di Cape Canaveral da dove lo stesso era decollato lo scorso 21 dicembre. I motivi del cambio di rampa sembrano essere dovuti ai tempi di preparazione delle strutture stesse che non saranno pronte prima di marzo/aprile.
Lo stadio è quindi stato nuovamente eretto sulla rampa SLC-40 e riempito nuovamente di propellente per un primo tentativo eseguito giovedì ma che è terminato con un annullamento a causa di un problema con la parte attrezzature della rampa. Invece il tentativo di venerdì è andato a buon fine ed è avvenuto attorno alle 8 p.m. EST (le 2 ora italiana del 16 gennaio), una volta che il meteo si era ristabilito. Purtroppo la SpaceX non ha ancora rilasciato immagini chiare del test.
Da un paio di Tweet di Elon Musk, fondatore e capo della SpaceX, si è venuti a sapere che il test è stato positivo tranne i risultati del motore 9, uno di quelli esterni, che avrebbe avuto delle fluttuazioni nella spinta, dovute probabilmente dall'ingresso di alcuni detriti. Sempre secondo Musk verrà ora eseguita un'indagine boroscopica.
Intanto è stato confermato che nell'imminente lancio da Vandenberg, in California, del razzo Falcon 9 v1.1 con il satellite Jason-3, previsto per domenica, verrà tentato l'atterraggio del primo stadio sull'apposita chiatta galleggiante ASDS stazionata al largo della costa. E' prevista anche una trasmissione video del rientro. Nella foto (Credit: SpaceX) il primo stadio del razzo Falcon 9 rientrato mentre viene trasportato nuovamente verso la rampa di lancio SLC-40 di Cape Canaveral, in Florida.

Fonte: NASAspaceflight

15/01/2016 - E' cinese il primo lancio spaziale del 2016 -

La Cina ha condotto il suo primo lancio orbitale del 2016 trasportando nello spazio un satellite per telecomunicazioni della Bielorussia.
Belintersat-1 è stato lanciato alle 12:57 ora di Pechino (le 17:57 ora italiana) di venerdì 15 gennaio per mezzo di un razzo vettore Lunga Marcia 3B/E decollato dalla rampa LC3 del Centro di Lancio Satelliti di Xinchang.
Il satellite Belintersat-1 è basato sul bus cinese DFH-4 mentre il carico utile per le telecomunicazioni è stato fornito da Thales Alenia Space. Il satellite è dotato di 20 trasmettitori in banda C, 18 in banda Ku e 4 in Ku migliorata. Il satellite diverrà operativo in orbita geostazionaria a 51,5° Est e la sua vita operativa prevista è di 15 anni.
Alcuni dei transponder a bordo del Belintersat-1 sono stati venduti a China Satcom, che li presenterà sul mercato con la designazione ChinaSat-15 (ZX-15 Zhongxing-15). La creazione del Sistema Nazionale di Comunicazione Satellitare e Trasmissione della Repubblica della Bielorussia è il maggior progetto nel campo delle telecomunicazioni intrapreso da questo Paese. Il progetto viene considerato di alta innovazione, con importanza economica, sociale e politica elevata, fornendo una vaste serie di servizi satellitari per l'Europa, l'Africa e l'Asi, così come la copertura globale dell'emisfero occidentale.
La storia del progetto inizia nel settembre 2011 quando la China Great Wall Industry Corporation (CGWIC) vince il contratto per la realizzazione del satellite e il lancio. Per le istituzioni commerciali e governative del territorio della Repubblica di Bielorussia il progetto Belintersat-1 fornirà un gran numero di servizi che comprenderanno: internet da satellite, comunicazioni satellitari mobili, soluzioni per gli operatori di telefonia, fornitura di reti e trasmissioni dirette televisive.
Quello di oggi è stato il primo lancio orbitale globale del 2016, il 35esimo di un vettore CZ-3B.
Nella foto (Credit: Xinhua) il momento del decollo del razzo Lunga Marcia-3B con il satellite Belintersat-1.

Fonti: NASAspaceflight - Xinhua - Space Launch Report

Nella foto (Credit: NASA TV) Kopra e Peake al lavoro all'esterno della ISS.

15/01/2016 - Passeggiata spaziale sulla ISS interrotta per una perdita d'acqua nella tuta spaziale -

I controllori di volo hanno ordinato ai due astronauti di terminare immediatamente la passeggiata spaziale all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) appena dopo che uno dei due aveva segnalato una piccola quantità d'acqua all'interno del proprio casco. Sebbene non così pericolosa come la perdita d'acqua del 2013 nel casco dell'astronauta italiano Luca Parmitano, i controllori di volo non avevano scelta, ordinando ad entrambi gli uomini di ritornare nel modulo di decompressione della stazione.
Secondo quanto affermato ufficialmente dalla NASA, la tuta spaziale indossata da Timothy Kopra venerdì è la stessa - numero seriale 3011 - che aveva l'astronauta italiano dell'Agenzia Spaziale Europea Parmitano durante la pericolosa EVA del 2013.
La tuta era stata pesantemente modificata dopo quell'incidente e utilizzata successivamente fino al recente 21 dicembre scorso. Al momento non sono ancora chiare le cause della perdita subita da Kopra venerdì e se vi è qualche relazione con il problema molto più serio che venne affrontato da Parmitano, ma ci si attende un'approfondito esame per scoprire che cosa, questa volta non abbia funzionato regolarmente.
Kopra e l'astronauta britannico Timothy Peake hanno iniziato la loro escursione alle 7:48 a.m. EST (13:48 ora italiana) per compiere un'attività extra-veicolare (EVA) della durata prevista di sei ore e mezza, la prima dell'anno e la 12esima NASA fin dall'incidente del 2013.
L'obiettivo principale dell'uscita di oggi era la sostituzione di una scatola di derivazione elettrica (Sequential Shunt Unit - SSU) presumibilmente finita in corto, che si trova sul lato estremo destro del traliccio principale della stazione spaziale e che si è guastata a novembre mettendo fuori uso uno degli otto canali elettrici di qui è dotato l'avamposto orbitale.
La sostituzione della SSU veniva eseguita senza problemi e, alcuni minuti dopo, i controllori di volo segnalavano che l'energia al canale 1B era tornata in funzione normalmente. Kopra e Peake riportavano l'unità guasta nel modulo di decompressione e poi ognuno prendeva un percorso separato per eseguire altre operazioni a bassa priorità.
Peake iniziava a svolgere dei cavi elettrici che saranno necessari per il nuovo meccanismo di aggancio che verrà installato in seguito per i veicoli in visita di Boeing e SpaceX. Kopra invece si concentrava sulla reistallazione di uno sfiato non propulsivo sullo scafo del modulo Tranquillity che era stato rimosso lo scorso anno.
Mentre era quasi al termine dell'operazione, appena pochi minuti prima di mezzogiorno, Kopra segnalava la presenza di piccole bolle d'acqua all'interno del proprio casco. "Continuerò a tenerle d'occhio," diceva Kopra al Controllo Missione di Houston.
"Perché non ti fermi un attimo dove ti trovi," rispondeva l'astronauta Reid Wiseman dalla sala controllo. "Lasciaci parlare quaggiù per un secondo."
"Va bene, mi sembra buono."
Alcuni minuti dopo Kopra, provando a muovere la testa per sentire l'acqua diceva che era 'fredda'e che la bolla era larga circa 1,5 cm e lunga da 5 a 7 cm. Un altro asso era calato sul tavolo: un sensore dell'anidride carbonica nella tuta di Kopra si era guastato poco prima, sebbene questo non è chiaro se possa essere messo in relazione con la perdita d'acqua.
Alcuni momenti dopo, il direttore di volo Royce Renfrew, seguendo le linee guida stabilite dopo la pericolosa EVA di Parmitano, ordinava una conclusione anticipata della passeggiata spaziale. "Siamo nel caso di una conclusione," avvisava subito Wiseman. "E diremo a Tim Peake come lasciare le cose."
"Così chiudiamo l'EVA, rientriamo nel modulo di decompressione e colleghiamo i tubi dell'ossigeno (SCU)," confermava Kopra, guardando alla lista delle operazioni attaccata alla manica della sua tuta. "Quindi devo riportare tutta la mia roba qui, Reid e comincio a tornare indietro."
Una chiamata 'chiusura' (terminate) per un EVA significa che l'equipaggio deve fermare quello che sta facendo, raccogliere gli attrezzi e ritornare nel modulo di decompressione. Invece una chiamata di 'aborto' significa un'emergenza e questo non era il caso di oggi, ha specificato Renfrew in seguito.
Nella foto (Credit: NASA TV) Kopra, con il casco tolto, attorniato dai colleghi. In ogni caso, entro circa mezzora entrambi gli spacewalker erano rientrati all'interno del modulo di decompressione Quest. Il portello esterno veniva chiuso ed il compartimento veniva ri-pressurizzato. La passeggiata spaziale si concludeva ufficialmente alle 12:31 p.m. (le 18:31 ora italiana) dopo una durata di quattro ore e 43 minuti.
Alcuni minuti dopo, il Comandante della stazione Scott Kelly e il cosmonauta Sergey Volkov aiutavano Kopra a rientrare nel più vasto compartimento interno del modulo di decompressione, gli toglievano il casco e raccoglievano dei campioni dell'acqua al suo interno in modo da poter aiutare gli ingegneri a scoprire da dove è arrivata.
"Quando Tim ha segnalato oggi la presenza di una bolla d'acqua, il problema erano le sue dimensioni," ha detto il capo astronauti Chris Cassidy, che si trovava assieme a Parmitano durante l'incidente del luglio 2013. Dopo aver segnalato la bolla, Kopra ha detto ai controllori di volo che il tampone assorbente sul retro del suo casco era bagnato.
L'HAP, o Helmet Absorption Pad, è stato implementato dopo l'emergenza di Parmitano per dare agli astronauti un avviso anticipato della presenza di una perdita. Inoltre è stato installato un piccolo boccaglio che si estende verso il basso all'interno della tuta in modo da essere disponibile per aiutare l'astronauta in caso di un'ingresso d'acqua maggiore.
La bolla d'acqua nel casco di Kopra, assieme alla sua segnalazione dell'HAP umido, "ci ha detto che qualcosa stava accadendo," dice Cassidy. "Ma per me il segnale principale è stata la temperatura dell'acqua. Quando ci ha detto che l'acqua era fredda abbiamo capito che poteva provenire da una fonte nello zaino e questo, per noi, è un problema significativo."
"Comunque queste procedure hanno fatto il loro compito oggi e il team ha fatto il proprio lavoro permettendo un sicuro rientro nel modulo decompressione dei nostri ragazzi."
Kelly ha in seguito segnalato che la tuta di Peake era generalmente asciutta mentre quella di Kopra era chiaramente bagnata.
"Tim Kopra era umido, non bagnato, ma solo un tipo di umido su per le spalle e per i polsi e lungo la sua LCVG (Liquid Cooling and Ventilation Garment) dove aveva la condensa tutto attorno ad esso," ha detto Kelly. "E nella linea di ventilazione e nel connettore dell'acqua, c'era umidità."
Durante la passeggiata spaziale di Parmitano e Cassidy del 16 luglio 2013, l'acqua entrò dal dietro del casco di Luca, oscurando rapidamente la vista ed espandendosi attorno alla sua testa. Egli fece ritorno nel modulo di decompressione della stazione ma quel guasto mise a rischio la sua vita.
A seguito di quell'incidente la NASA eseguì un'analisi approfondita ed alla fine individuò un filtro intasato del sistema di raffreddamento della tuta come responsabile della perdita d'acqua. I componenti vennero sostituiti, compresa una ventola del modulo separatore che si trova nello zaino indossato da Parmitano e Kopra.
Assieme a nuove procedure per ispezionare e testare le tute spaziali prima di una EVA, la NASA ha sviluppato l'HAP e il boccaglio di emergenza per fornire, il primo, un modo per avvisare in anticipo di una perdita e, il secondo per dare una possibilità di respirare nel caso di grosse perdite. Durante le passeggiate spaziali, i controllori di volo periodicamente chiedono agli astronauti di fornire informazioni sull'HAP, che può essere sentito semplicemente piegando leggermente la testa indietro nel casco.
Queste procedure hanno pagato oggi, dando all'equipaggio il tempo per rientrare nel modulo di decompressione Quest prima che la perdita nel casco di Kopra peggiorasse.
Fino alla segnalazione della perdita gli astronauti aveva svolto una passeggiata spaziale virtualmente senza problemi. Peake è il secondo cittadino britannico a volare nello spazio, il primo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e il primo ad eseguire un'attività extra-veicolare.
"Tim, è davvero bello vedere che l'Union Jack è là fuori dal momento che ha esplorato in tutto il mondo," ha trasmesso via radio Kelly all'inizio della passeggiata spaziale. "Ora ha esplorato anche lo spazio."
"Grazie Scott," ha risposto Peake. "E' bello indossarlo. Un privilegio, un momento di fierezza."
Anche l'ex Beatle Paul McCartney è intervenuto, tweettando: "Buona fortuna @astro_timpeake siamo tutti a guardare, senza pressione! Augurandovi una passeggiata felice all'esterno nell'universo. Tutto il meglio, #spacewalk PMC."
Al momento non è ancora chiaro l'effetto della perdita nel casco di Kopra sui piani futuri. La prossima passeggiata spaziale della NASA era prevista per maggio ma dipende da una serie di fattori, compresi i prossimi lanci cargo e la risoluzione dei problemi della tuta spaziale.
Quella di oggi è stata la 192esima passeggiata spaziale in supporto alla costruzione e manutenzione del laboratorio orbitante ISS. Nella foto (Credit: NASA) l'astronauta britannico dell'ESA, Tim Peake, all'esterno della ISS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA TV) Kopra e Peake al lavoro all'esterno della ISS. Nella foto in alto a destra (Credit: NASA TV) Kopra, con il casco tolto, attorniato dai colleghi.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

15/01/2016 - Il nome del prossimo veicolo spaziale abitato russo sarà 'Federazione' -

Il capo della Roscosmos, Igor Komarov, ha annunciato oggi 15 gennaio 2016 il nome prescelto per il veicolo spaziale PTK, il successore della storica Soyuz, per il trasporto dei cosmonauti: si chiamerà 'Federatsiya' (Federazione in russo).
La scelta è dovuta al riferimento alla struttura politica dello stato russo e il nome continua la tradizione del veicolo spaziale Soyuz, che significava 'Unione' riflettendo il nome ufficiale dello stato Sovietico - l'Unione Sovietica appunto. Gli altri due nomi finalisti nella competizione, Gagarin e Vektor, verranno riservati per progetti futuri.
La reazione pubblica sui social media è stata diversa: i critici segnalavano che il nome è troppo lungo, foneticamente non piacevole e che probabilmente verrà abbreviato con qualcosa di meno cerimonioso come 'Fed'.
Il primo volo di prova, senza equipaggio, della capsula PTK-Federatsiya è previsto attualmente per il 2021 per mezzo di un razzo vettore Angara-5P.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Anatoly Zak/RussianSpaceWeb) la nuova capsula russa PTK- Federatsiya

Fonte: Russian Space Web

15/01/2016 - La Roscosmos si prepara a lanciare la prima Soyuz MS abitata -

La corporazione di stato russa Roscosmos ha annunciato in un comunicato giovedì l'inizio dei preparativi per il lancio del razzo vettore Soyuz-FG dal centro spaziale di Baikonur che metterà in orbita il primo veicolo spaziale abitato della nuova serie Soyuz TMA-MS.
Secondo il comunicato i preparativi per l'assemblaggio dei primi due stadi del razzo vettore sono già iniziati. Allo stesso tempo gli specialisti hanno iniziato i test sulle parti del Soyuz-FG.
Il primo lancio abitato del veicolo spaziale Soyuz-MS è previsto per il 21 giugno 2016. A bordo della capsula l'equipaggio sarà composto dal cosmonauta russo Anatoli Ivanishin, l'astronauta giapponese Takuya Onishi e da quello americano Kathleen Rubins. L'equipaggio di riserva è invece composto dal russo Oleg Novitskiy, dal francese Thomas Pesquet dell'ESA e da Peggy Whitson della NASA.
Il primo lancio della Soyuz-MS sarà uno dei quattro lanci con equipaggio previsti da Baikonur verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2016. Gli altri tre lanci dovrebbero avvenire il 19 marzo, il 23 settembre e il 16 novembre. Mentre il programma dei vascelli cargo verso la ISS prevede i lanci il 31 marzo, 4 luglio e 20 ottobre.
La Soyuz-MS, esteriormente identica al modello precedente TMA-M, introduce principalmente il nuovo computer di bordo TsVM-101 molto più performante e leggero del precedente così come il sistema telemetrico analogico sostituito da uno digitale chiamato MBITS. Altri miglioramenti sono stati eseguiti nella capacità dei pannelli solari, nei motori per il controllo dell'assetto, nel nuovo sistema di avvicinamento e attracco, nel sistema di comunicazione e nell'utilizzo dei sistemi satellitari GLONASS/GPS e COSPAS-SARSAT durante le operazioni di ricerca e recupero dopo l'atterraggio del modulo. Le stesse modifiche sono già state testate nello spazio con il recente veicolo cargo Progress MS-1 (62P), lanciato lo scorso 21 dicembre.
Nella foto (Credit: RKA Energia) una capsula Soyuz serie TMA-M nelle fasi finali di preparazione al lancio.

Fonti: Spacedaily - Sputnik News - Gunter's Space Page

14/01/2016 - Aggiornamenti sulle missioni lunari robotiche cinesi -

Emily Lakdawalla, la simpatica e preparata scienziata che tiene un blog sul sito di The Planetary Society ha raccolto degli aggiornamenti sulle prossime missioni robotiche lunari cinesi.
Un articolo sulla missione cinese Chang'e-4 è apparso sul sito China Daily News e contiene diverse notizie sui progetti presenti e futuri dell'esplorazione spaziale del grande Paese asiatico. Ringrazio @sinodefence su Twitter per il link e lo scienziato Quanzhi Ye per l'aiuto nella traduzione della notizia.
Era già trapelato che la Cina prevedeva l'invio della sonda Chang'e-4 (il modello di riserva del lander Chang'e-3) sul lato nascosto della Luna. L'intento di far atterrare il lander sul lato nascosto era stato annunciato sul sito Chinese Lunar Exploration Program lo scorso 2 dicembre. L'articolo del China Daily News menziona le date di lancio e sarebbero anticipate rispetto a quanto saputo finora.
Un satellite per la ri-trasmissione dei dati (basato sul design della sonda Chang'e-2) verrebbe lanciato nel giugno del 2018 e raggiungerebbe la posizione L2 fra la Terra e la Luna, da dove sarebbe in grado di vedere sia il sito di atterraggio che la Terra. Il lander verrebbe lanciato verso la fine del 2018 e, al momento, non vi sono specifiche sul carico utile scientifico imbarcato e se sarà dotato anch'esso di un rover. La Cina ha già eseguito con successo la navigazione spaziale fino al punto L2, con la sonda Chang'e-5 T1 alcuni anni fa.
Secondo fonti non confermate il sito di atterraggio potrebbe essere la zona Aitken al polo sud e il satellite relay potrebbe disporre di una grossa antenna a disco dispiegabile.
L'articolo del China Daily News parla inoltre di "completamento con successo" della missione Chang'e-3 mentre un recente articolo apparso sulle pubblicazioni di settore, con l'aiuto dell'esperto lunare Phil Stooke mostra una mappa aggiornata del sito di atterraggio di Chang'e-3 con i nomi dati ai piccoli crateri osservati durante la discesa.
Nella foto (Credit: CAST) la Terra e il lato nascosto della Luna riprese dalla sonda Chang'e-5 T1 il 28 ottobre 2014.

Fonte: Emily Lakdawalla/Planetary Society

14/01/2016 - Il satellite Jason-3 della NOAA pronto al lancio -

Il lancio di Jason-3, una missione internazionale guidata dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration - l'agenzia degli Stati Uniti che si occupa del clima globale) per proseguire le misurazioni USA/Europa della topografia della superficie degli oceani, è previsto dalla base dell'Air Force di Vandenberg, in California, domenica 17 gennaio 2016. Il decollo, a bordo di un razzo Falcon 9 della SpaceX dal Complesso di Lancio Spaziale 4 Est di Vandenberg è fissato alle 10:42:18 a.m. PST (le 19:42 ora italiana) all'apertura della finestra di lancio di 30 secondi. Se necessario una seconda occasione al poligono occidentale è disponibile per il 18 gennaio alle 10:31:04 a.m. PST (le 19:31 ora italiana).
Il Jason-3 manterrà l'abilità di monitorare e misurare con precisione le altezze globali della superficie degli oceani, controllare l'intensificarsi dei cicloni tropicali e supportare le previsioni stagionali e costiere. I dati provenienti da Jason-3 verranno utilizzati dalla comunità scientifica, commerciale e per applicazioni pratiche relative alla circolazione degli oceani ed ai cambiamenti climatici. Inoltre, i dati di Jason-3 verranno applicati alla gestione della pesca, all'industria marina e nelle ricerche su come l'uomo impatta negli oceani mondiali.
La missione è prevista per almeno tre anni con l'obiettivo di arrivare a cinque.
Jason-3 è frutto di una collaborazione fra quattro agenzie internazionali composte da NOAA, NASA, l'agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Etudes Spatiales), ed EUMETSAT (l'organizzazione europea per la gestione dei satelliti meteorologici). La Thales Alenia di Francia ha costruito il veicolo spaziale del peso di circa 510 kg.
La NOAA, in collaborazione con i partner internazionali europei è responsabili della missione Jason-3. Il JPL è responsabile per conto NASA della gestione del progetto. Il Launch Services Program della NASA al Kennedy Space Center in Florida fornisce la gestione del lancio mentre la SpaceX di Hawthorne, in California, fornisce il razzo Falcon 9.
Il meteo per domenica a Cape Canaveral è previsto buono mentre il razzo ha superato brillantemente il test statico di accensione alcuni giorni fa e la SpaceX vuole ritentare il ritorno del primo stadio con atterraggio sulla chiatta speciale posizionata al largo della costa pacifica.
Nella foto (Credit: NASA) il satellite Jason-3 mentre viene incapsulato nell'ogiva protettiva del razzo Falcon 9 di SpaceX.

Fonti: Spaceflight now - NASA Blog Jason-3

14/01/2016 - La NASA sceglie anche la navetta Dream Chaser per i voli cargo alla ISS -

La NASA ha scelto anche lo spazioplano riutilizzabile senza pilota Dream Chaser, sviluppata dalla Sierra Nevada Corp., per unirsi ai veicoli della SpaceX e della Orbital ATK per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal 2019 in poi.
La nave spaziale Dream Chaser, originariamente concepita per trasportare astronauti, potrà trasportare fino a 5.500 kg alla stazione spaziale ad ogni volo, poi sganciarsi e ritornare sulla Terra atterrando su una pista come lo Space Shuttle. Il veicolo spaziale a corpo portante della Sierra Nevada non ha mai volato in orbita e la compagnia prevede di eseguire dei voli rilasciato da un elicottero per delle dimostrazioni di avvicinamento e atterraggio a partire dai prossimi mesi.
Anche gli attuali fornitori dei trasporti cargo per la NASA, la SpaceX e la Orbital ATK, hanno ottenuto dei nuovi contratti per il CRS2 (Commercial Resupply Services 2), dando alla stazione spaziale tre operatori per i rifornimenti USA che vanno ad affiancare i cargo Progress della Russia e le navi spaziali merci HTV del Giappone.
I voli cargo coperti dai nuovi accordi inizieranno nel 2019 e i contratti hanno opzioni per missioni che si estenderanno fino al 2024, l'attuale data di termine del progetto ISS. I contratti prevedono per ogni compagnia un minimo di 6 missioni per un valore totale massimo che potrebbe raggiungere i 14 miliardi di dollari. Il Dream Chaser, oltre a poter riportare sulla Terra esperimenti ed attrezzature (come attualmente fa il veicolo cargo Dragon di SpaceX) eseguirà una fase di rientro molto più morbida e più adatta a carichi delicati o che richiedono tempi di consegna rapidi ai laboratori.
Attualmente il CRS1, aggiudicato nel 2008 ad Orbital ATK con il suo cargo Cygnus e SpaceX con il Dragon, ed iniziato con le missioni alla ISS nel 2012 doveva coprire fino al periodo 2015/16 ma lo scorso anno la NASA ha chiesto ad ognuna delle due compagnie altre tre missioni ciascuna per coprire il periodo fino al 2019, quando entrerà poi in vigore il CRS2 assegnato oggi.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SNC) il Dream Chaser cargo in orbita.

Fonti: Spaceflight Now - Sierra Nevada Corp. - Orbital ATK

14/01/2016 - L'U.S. Air Force investe nel futuro della propulsione spaziale -

L'U.S. Air Force ha scelto di investire fino a 241 milioni di dollari nei sistemi propulsivi della Orbital ATK e della SpaceX in modo da rendere l'aviazione non più dipendente dai motori a razzo costruiti in Russia e che vengono utilizzati per la gran parte dei carichi utili della sicurezza nazionale.
Nell'annunciare la scelta di Orbital ATK e di SpaceX l'Air Force ha specificato che potrebbe sottoscrivere ulteriori contratti nel corso dei prossimi mesi.
La Orbital ATK ha ricevuto il contratto più sostanzioso con almeno 46,9 milioni di dollari, che potrebbero arrivare fino a 180 milioni di dollari, per lo sviluppo di tecnologie di tre sistemi propulsivi che l'annuncio del contratto indica come "intesi per essere utilizzati dalla Orbital ATK nella prossima generazione di veicoli di lancio."
In un comunicato del 14 gennaio la Orbital ATK specifica che vuole sviluppare un "sistema di propulsione a combustibile solido". "Tutte le migliori caratteristiche dei motori a propellente solido, compresa l'affidabilità operativa, l'alto valore di spinta, la breve fase di sviluppo, e, importante, la convenienza economica, sono state dimostrate nel corso del tempo con lo sviluppo di nuove tecnologie," ha detto Charles Precourt, vice presidente e general manager della divisione sistemi propulsivi di Orbital ATK nel comunicato. "Questo ci permetterà di offrire all'Air Force un basso rischio tecnico e un'alternativa molto vantaggiosa per un sistema propulsivo tutto Americano."
Nello specifico la Orbital ATK aggiungerà ai finanziamenti dell'Air Force almeno 31 milioni di dollari, e fino a 124 milioni di dollari, per lo sviluppo del proprio motore di spinta a propellente solido GEM 63XL, del Common Booster Segmente a solido e per l'ugello estensibile per il motore BE-3U della Blue Origin per lo stadio superiore. La Blue Origin utilizza il proprio BE-3 per il suo razzo suborbitale New Shepard ed è anche uno dei tre motori per lo stadio superiore che la United Launch Alliance sta considerando per il Vulcan, il razzo di nuova generazione della compagnia di Denver. Anche il GEM 63XL verrà sviluppato per il razzo Vulcano di ULA.
La SpaceX invece, con almeno 33,6 milioni di dollari e la possibilità di arrivare fino a 61 milioni di dollari, proseguirà lo sviluppo del suo motore riutilizzabile alimentato a metano, Raptor. La SpaceX spera di poter aggiungere almeno altri 67 milioni di dollari, e fino a 123 milioni di dollari, agli investimenti dell'Air Force. Durante un'audizione a una sottocommissione del Senato lo scorso anno, Jeff Thornburg, poi diventato direttore anziano della propulsione per SpaceX, aveva dichiarato che il Raptor avrebbe avuto significative applicazioni" per la sicurezza nazionale e sarebbe stato il primo grande motore a propellenti liquidi al mondo ad essere realizzato in gran parte con parti stampate in 3D.
L'Air Force è sotto pressione per chiudere la dipendenza dagli RD-180, i motori costruiti in Russia che spingono lo stadio principale del razzo Atlas 5 della ULA. Il Congresso USA ha ordinato al Dipartimento della Difesa di sviluppare un sistema di propulsione domestica che possa permettere all'Air Force di terminare la dipendenza dagli RD-180 entro il 2019. Quando l'Air Force ha sollecitato delle proposte in giugno, ha dichiarato che intendeva concedere finanziamenti per un totale di 160 milioni di dollari per i lavori su motori per lo stadio principale e quello superiore. All'industria veniva richiesto di coprire almeno un terzo dei costi delle loro proposte ma le dimensioni attuali degli investimenti governativi potevano variare da proposta a proposta.
Nella foto (Credit: Blue Origin) un test del motore BE-3 nel 2013 presso la sede di prova della compagnia nel Texas Occidentale.

Fonte: SpaceNews

14/01/2016 - Juno batte il record di distanza per una sonda a energia solare -

La sonda della NASA Juno in rotta per Giove, ieri, 13 gennaio 2016, alle 19:00 UTC, è diventata la sonda ad energia solare più lontana lanciata dall'uomo.
La pietra miliare è stata segnata a 793 milioni di chilometri dal Sole, strappando il record a Rosetta che aveva marcato i 792 milioni di chilometri nel mese di ottobre 2012, durante il suo approccio alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Lanciato nel 2011, Juno è il primo veicolo spaziale ad energia solare progettato per operare a grande distanza dal Sole. I suoi pannelli solari sono necessariamente molto grandi: disposti a raggiera, coprono un cerchio di circa 20 metri di diametro. Misurano circa 10 x 2,7 metri e montano 18.698 celle solari che a Terra generano 14 kilowatt di energia elettrica.
Ma trasportare questi rettangoli di silicio e arsenurio di gallio verso il quinto pianeta dal Sole è una storia completamente diversa: "Giove è cinque volte più lontano dal Sole rispetto alla Terra e la luce che arriva è 25 volte meno potente," ha spiegato nel report Rick Nybakken, project manager al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. "I nostri pannelli solari genereranno solo 500 watt quando saremo a Giove ma Juno è una navicella molto efficiente e basteranno per la missione."
Il rendimento delle celle solari è stato migliorato, così come l'efficienza della strumentazione; inoltre, le orbite previste terranno la sonda lontana dall'ombra del pianeta. Ciò permetterà a Juno di operare a 832 milioni di chilometri durante i suoi 16 mesi di missione, un incremento del cinque per cento rispetto agli altri veicoli spaziali ad energia solare.
Tuttavia, questo è un caso particolare, frutto di scelte progettuali, tecnologie e budget. Prima di Juno, otto veicoli spaziali hanno viaggiato nel freddo del cosmo ma tutti alimentati con batterie nucleari, chiamate generatori termoelettrici al radioisotopo, RTG (Radioisotope Thermoelectric Generators), viste finora come la soluzione migliore per tutti gli esploratori robotici che operano nello spazio profondo o che necessitano di una buona dose di elettricità per funzionare.
Di recente, gli Stati Uniti hanno ripreso la produzione di plutonio-238 proprio per assicurare una fonte energetica alle future missioni spaziali.
Juno arriverà al sistema di Giove il 4 luglio 2016. Nel corso del prossimo anno la sonda orbiterà attorno al gigante gassoso 33 volte, volando a 5.000 chilometri sopra le nuvole ogni 14 giorni. Durante i fly-by, la sonda studierà i sistemi nuvolosi, le aurore, cercherà di fornire indizi sulle origini del pianeta, sulla struttura della sua atmosfera e magnetosfera.
Entro la fine del mese, la JunoCam potrebbe riprendere le prime foto di Giove anche se sarà grande appena 2 pixel! La JunoCam è stata definita una "fotocamera popolare". Le sue attività ed immagini saranno condivise con un progetto coivolgente: il pubblico potrà partecipare come una squadra di imaging virtuale per identificare i target e pubblicare le proprie elaborazioni. Finora la JunoCam è stata utilizzata durante la fase di crociera più che altro per riprendere il campo stellato durante le sessioni di calibrazione: questi frame sono stati ora condivisi sul sito del Malin Space Science Systems.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) la sonda Juno a Giove.

Fonti: Alive Universe Today - NASA - Media INAF

Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0) due zone di Imhotep con il ghiaccio d'acqua.

13/01/2016 - Rosetta conferma il ghiaccio d'acqua sulla cometa -

Le osservazioni eseguite subito dopo l'arrivo della sonda Rosetta attorno alla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, nel 2014, hanno confermato definitivamente la presenza di ghiaccio d'acqua su quel corpo celeste.
Sebbene il vapore d'acqua sia il gas principale che viene visto fluire dalla cometa, la maggior parte dei ghiaccio si pensa possa provenire da sotto la crosta della cometa, e alcuni esempi di ghiaccio d'acqua esposto sono stati scoperti sulla sua superficie.
Tuttavia, un'analisi dettagliata eseguita con lo strumento a infrarossi VIRTIS di Rosetta ha rivelato la composizione del livello più alto della cometa: sarebbe rivestita principalmente di un materiale scuro, asciutto e ricco di materiale organico ma con una piccola quantità mista di ghiaccio d'acqua. Negli ultimi studi, che si sono concentrati sulle scansioni fra settembre e novembre 2014, il team ha confermato che ci sono due zone larghe diverse decine di metri lungo la regione Imhotep in cui appaiono delle macchie brillanti nella luce visibile, e che racchiudono una significativa quantità di ghiaccio d'acqua.
Il ghiaccio è associato con le pareti dei pendii e con slavine e al momento vi era una temperatura di -120° Celsius. In queste regioni, il ghiaccio di acqua pura è stato trovato occupare circa il 5% di ogni pixel dall'area campionata, mentre il resto era composto di materiale scuro e secco. L'abbondanza di ghiaccio è stata calcolata confrontando le misurazioni infrarosse di VIRTIS con i modelli che consideravano come i granelli di ghiaccio di differenti misure potessero essere mischiati assieme in un pixel.
I dati rivelavano due differenti tipi di granelli: uno di diverse decine di micrometri di diametro mentre l'altro molto più grande, attorno ai 2 millimetri.
"I granelli di ghiaccio possono portarci a ricchi strati sotterranei di ghiaccio spessi diversi metri e questi possono avere effetti sulle strutture a larga scala, porosità e proprietà termiche dei nuclei," dice Fabrizio Capaccioni, principale scienziato di VIRTIS. "I sottili strati ricchi di ghiaccio che vediamo esposti vicino alla superficie possono essere il risultato dell'attività e dell'evoluzione cometaria, implicando che la stratificazione globale non sia avvenuta necessariamente nei primi tempi della formazione della cometa."
"Comprendere queste strutture della cometa che sono rimaste dai tempi della sua formazione e che potrebbero essersi create durante la sua evoluzione è come una sfida, ma questo è proprio il motivo per il quale studiamo le comete da vicino: provare a scoprire quali processi sono importanti ai differenti stadi della vita della cometa," aggiunge Matt Taylor, capo scienziato del progetto Rosetta dell'ESA.
Gli scienziati di Rosetta stanno ora analizzando i dati registrati nel corso della missione, mentre la cometa si avvicinava al Sole a metà del 2015, per vedere se la quantità di materiale esposto sulla superficie si evolveva mentre il calore aumentava.
Nell'illustrazione (Credit: ESA/Rosetta/NavCam–CC BY–SA IGO 3.0; VIRTIS images and data: ESA/Rosetta/VIRTIS/INAF-IAPS, Rome/OBS DE PARIS-LESIA/DLR; G. Filacchione et al (2016)) i dati nel visibile e nell'infrarosso delle zone di ghiaccio d'acqua su 67P, osservate da Rosetta. Nella foto a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0) due zone di Imhotep con il ghiaccio d'acqua.

Fonte: ESA

13/01/2016 - La NASA completa lo sviluppo dei paracadute di Orion -

Un veicolo di prova a forma di dardo è sceso mercoledì 13 gennaio dal cielo sopra il deserto dell'Arizona sotto i paracadute di Orion, completando con successo l'ultimo test di sviluppo del sistema di paracadute. Gli ingegneri della NASA valuteranno le modifiche al sistema per l'ultima volta prima che prendano il via i test di qualifica per le missioni Orion con astronauti.
Durante il test gli ingegneri hanno dimostrato che, quando il veicolo spaziale viaggia più velocemente di quanto previsto durante la discesa, i paracadute di Orion possono dispiegarsi regolarmente e sostenere alti carichi al momento dell'apertura. Il veicolo a forma di dardo permette agli ingegneri di simulare condizioni di discesa più rapide che con il modello di capsula conica che è stato utilizzato in molti dei precedenti test di valutazione. Il test inoltre ha valutato i materiali delle nuove funi di sospensione più leggere che permetteranno ai paracadute di risparmiare una significativa quantità di massa.
"Il completamento di questo ultimo test di sviluppo del sistema di paracadute ci da un alto grado di fiducia che avremo successo nella certificazione del sistema anche con il resto dei test per i voli con gli astronauti," ha detto CJ Johnson, project manager del sistema di paracadute di Orion. "Durante lo sviluppo, abbiamo testato tutti i tipi di scenari di guasti e di estreme condizioni di discesa per definire meglio il progetto e assicurare che i paracadute di Orion possano funzionare in una vasta serie di circostanze. Verificheremo che il sistema sia solido anche durante i nostri test di qualifica."
Durante il test di mercoledì, un aereo cargo C-17 ha rilasciato il veicolo di prova dal portello di carico mentre volava a circa 9.000 metri sopra il poligono Yuma Proving Ground dell'U.S. Army, in Arizona. La NASA conduce i test presso questo poligono perché vi sono già capacità ben provate di rilasci aerei, e la possibilità per gli ingegneri di raccogliere dettagliati video e immagini da aerei di scorta che permettono di analizzare che tutto il sistema dei paracadute funzioni, compreso l'accensione dei piccoli esplosivi permetta il dispiegamento dei paracadute e la discesa.
Il sistema di paracadute di Orion è una parte cruciale per il ritorno, in futuro, di equipaggi che possano viaggiare nello spazio profondo e nel percorso verso Marte e poi tornare sulla Terra a bordo del loro veicolo spaziale. Il primo rilascio dei paracadute avverrà quando il modulo equipaggio viaggerà ad oltre 480 km/h, e nel giro di pochi minuti, il resto del sistema di paracadute rallenterà il veicolo e permetterà un ammaraggio nell'oceano a circa 32 km orari.
Il sistema è composto in totale di 11 paracadute che devono aprirsi con una sequenza precisa. Tre paracadute estraggono la copertura anteriore di Orion, che protegge la parte superiore del modulo equipaggio - dove si trovano ripiegati i paracadute - dal calore del rientro nell'atmosfera terrestre. Due paracadute di frenata vengono poi dispiegati per rallentare e stabilizzare la capsula. Tre paracadute pilota vengono poi utilizzati per estrarre i tre paracadute principali colorati di bianco e arancio, e con i quali Orion discende gli ultimi 2.500 metri di volo. I paracadute principali di Orion sono ripiegati con la stessa densità del legno di quercia per poter entrare nella parte superiore del veicolo spaziale, ma una volta aperti potrebbero coprire gran parte di un campo di calcio.
Il test era il settimo nella serie di sviluppo. A luglio gli ingegneri inizieranno le qualificazioni del sistema dei paracadute di Orion per i voli con gli astronauti. Questa nuova serie di test prevede otto prove di rilascio che avverranno nel corso dei prossimi tre anni.
Nella foto (Credit: NASA) i tre paracadute principali di Orion cominciano ad aprirsi dopo essere stati estratti dai tre paracadute pilota.

Fonte: NASA

13/01/2016 - Il più anziano satellite GPS verrà ritirato dopo il prossimo lancio -

Un nuovo veicolo Global Positioning System (GPS) volerà con un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) il prossimo mese per rimpiazzare un satellite che ha funzionato nello spazio per ben 25 anni.
Il montaggio del lanciatore a due stadi per la prima missione ULA del 2016 è iniziato questa mattina presso l'edificio di integrazione verticale (Vertical Integration Facility - VIF) che si trova vicino al complesso di lancio 41. Il decollo è previsto attualmente per il 3 febbraio durante una finestra di lancio mattutina che va dalle 8:47 alle 9:05 a.m. ETS (fra le 14:47 e le 15:05 ora italiana). Il volo del razzo, della durata di 3 ore e mezza, rilascerà il carico utile a 20.370 km di quota.
Il satellite GPS 2A-10, lanciato a bordo del razzo Delta 201 nel 1990, verrà ritirato dopo il lancio di GPS 2F-12, l'ultimo satellite ad entrare nella flotta di navigazione. "Il 2A-10 verrà ritirato dal servizio poco dopo il lancio di 2F-12, dato che si trova vicino al termine della sua vita operativa orbitale," ha dichiarato un portavoce dell'Air Force a Spaceflight Now. Per il ritiro il satellite verrà alzato di orbita, facendolo uscire dalla costellazione e piazzandolo su un'orbita 'cimitero' e spento.
Il satellite GPS 2F-12, costruito dalla Boeing, sarà l'ultimo veicolo spaziale ad essere lanciato di una serie di 12 che ha permesso l'aggiornamento della costellazione e il suo mantenimento. La serie 2F permette un miglioramento della precisione, ulteriori segnali, migliore resistenza ai disturbi e vita operativa più lunga.
I controllori piazzeranno l'ultimo arrivato sul Piano F, Slot 1 della rete e gli faranno prendere il posto del GPS 2R-6, lanciato con il Delta 281 nel 2000. Quel satellite, costruito dalla Lockheed Martin ha superato la sua vita operativa, fissata in 7 anni e mezzo, e verrà spostato ad un ruolo alternativo all'interno della costellazione per il resto del tempo che gli rimane.
Il razzo, designato AV-057, è la variante 401 ed è dotato di un motore principale RD-180 per il primo stadio e di un RL10 per lo stadio superiore Centaur. Il satellite sarà racchiuso all'interno di un'ogiva protettiva di alluminio, lunga 11,9 metri e larga 4,25, per la fase atmosferica dell'ascesa. Questa missione segnerà il 72esimo lancio di un satellite GPS fin dal 1978, il 17esimo a utilizzare un razzo Atlas e il sesto Block 2F con un Atlas. Per la ULA GPS 2F-12 rappresenta il primo lancio, di quindici previsti quest'anno dalla compagnia e la 104esima missione fin dalla sua formazione 109 mesi fa.
Mentre è in corso il montaggio del razzo il satellite si trova in una struttura vicina dell'Air Force dove viene sottoposto agli ultimi test. L'accoppiamento del satellite con il razzo è previsto per la fine di gennaio.
Nelle immagini di archivio (Credit: ULA) il montaggio di un razzo Atlas 5.

Fonti: Spaceflight Now - ULA

Nella foto (Credit: ESO/GRAVITY consortium) lo strumento GRAVITY.

13/01/2016 - Prima luce per la prossima sonda per buchi neri -

Ottenere immagini ingrandite dei buchi neri è la missione principale per lo strumento GRAVITY, appena installato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO in Cile. Durante le prime osservazioni, GRAVITY ha combinato con successo la luce di tutti e quattro i telescopi ausiliari (AT). L'equipe di astronomi e ingegneri europei, con a capo l'istituto Max Planck per la fisica extraterrestre di Garching, che ha progettato e costruito GRAVITY, è elettrizzata dalla sua resa. Durante le verifiche iniziali, lo strumento ha già raggiunto una serie di primati importanti. È lo strumento più potente finora installato sul VLTI (Interferometro del VLT).
Lo strumento GRAVITY combina la luce che proviene da diversi telescopi per formare un telescopio virtuale di circa 200 metri di diametro, usando una tecnica nota come interferometria. Ciò permette agli astronomi di rivelare dettagli degli oggetti astronomici molto più minuti di quanto non sia possibile con un singolo telescopio.
Dall'estate del 2015, un'equipe internazionale di astronomi e ingegneri sotto la guida di Frank Eisenhauer (MPE, Garching, Germania) ha lavorato per installare lo strumento in una galleria adattata appositamente sotto al VLT (Very Large Telescope) all'Osservatorio dell'ESO al Paranal, nel Cile settentrionale [1]. È la prima fase del percorso di verifica di GRAVITY nel VLTI (Very Large Telescope Interferometer). Una pietra miliare cruciale è stata raggiunta: per la prima volta lo strumento ha combinato con successo la luce stellare raccolta dai quattro telescopi ausiliari (AT).
"Durante la prima luce, e per la prima volta nella storia dell'interferometria ottica a larga base, GRAVITY ha potuto effettuare esposizioni di parecchi minuti, almeno un centinaio di volte più lunghe di quanto fosse finora possibile," ha commentato Frank Eisenhauer. "GRAVITY permetterà di osservare con un interferometro oggetti molto più deboli e spingerà la sensibilità e l'accuratezza della risoluzione angolare in astronomia a nuovi limiti, molto al di là di quanto sia possibile oggi."
Durante la prima osservazione l'equipe ha osservato attentamente le stelle giovani e brillanti che formano l'ammasso del Trapezio, nel cuore della zona di formazione stellare di Orione. Già da questi primi dati di test, GRAVITY ha fatto una piccola scoperta: una delle componenti dell'ammasso, Theta Orionis F, è una stella doppia.
La chiave di questo successo è stata stabilizzare il telescopio virtuale per un tempo sufficientemente lungo, usando la luce di una stella di riferimento, in modo da poter realizzare un'esposizione profonda di un secondo oggetto, molto più debole. Inoltre, gli astronomi sono anche riusciti a stabilizzare la luce dei quattro telescopi simultaneamente - un'impresa mai riuscita prima.
GRAVITY può misurare la posizione degli oggetti astronomici su scale minutissime e può anche realizzare immagini e spettri per mezzo dell'interferometria. Se ci fossero degli edifici sulla Luna, GRAVITY sarebbe in grado di trovarli. Questa capacità risolutiva così elevata ha molte diverse applicazioni, ma l'obiettivo principale delle future osservazioni sarà di studiare l'ambiente che circonda i buchi neri.
In particolare, GRAVITY esplorerà cosa accade nel campo gravitazionale estremo vicino all'orizzonte degli eventi del buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea - il che spiega la scelta del nome dello strumento - una zona in cui i movimenti sono dominati dalla teoria di Relatività Generale di Einstein. Inoltre la sonda scoprirà i dettagli dell'accrescimento di massa e dei getti - processi che si verificano sia intorno alle stelle neonate (oggetti stellari giovani) che in queste regioni che circondano i buchi neri supermassicci al centro di altre galassie. Lo strumento potrà anche studiare in dettaglio il moto delle stelle binarie, gli esopianeti e i dischi stellari giovani, oltre a rendere in immagini la superficie delle stelle.
Finora, GRAVITY è stata testata con i quattro telescopi ausiliari (AT) da 1,8 metri di diametro. Le prime osservazioni che useranno GRAVITY con i quattro UT da 8 metri del VLT sono previste per la fine del 2016.
Il consorzio GRAVITY è guidato dall'Istituto Max Planck per la fisica extraterrestre di Garching, Germania. Gli altri istituti partner sono: LESIA, Observatoire de Paris, PSL Research University, CNRS, Sorbonne Universités, UPMC Univ. Paris 06, Univ. Paris Diderot, Sorbonne Paris Cité, Meudon, Francia, il Max Planck Institute for Astronomy, Heidelberg, Germania. Physikalisches Institut, University of Cologne, Cologne, Germania, IPAG, Université Grenoble Alpes/CNRS, Grenoble, Francia, Centro Multidisciplinar de Astrofísica, CENTRA (SIM), Lisbon and Oporto, Portogallo e ESO, Garching, Germania.
Nella foto (Credit: ESO/GRAVITY consortium/NASA/ESA/M. McCaughrean) la zona del Trapezio di Orione. L'immagine di sfondo proviene dallo strumento ISAAC sul VLT dell'ESO. La veduta delle due stelle ottenuta da GRAVITY, negli inserti, rivela il maggior dettaglio raggiungibile, anche piu' di quanto si possa osservare con il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESO/GRAVITY consortium) lo strumento GRAVITY.

Fonte: ESO

13/01/2016 - Spettacolare video dell'atterraggio del Falcon 9 -

Lo scorso mese, la compagnia privata di voli spaziali SpaceX ha raggiunto un'obiettivo affascinante: ha lanciato un razzo nello spazio, ha immesso regolarmente in orbita 11 satelliti e poi lo ha fatto tornare sulla Terra con un atterraggio che segna un momento storico per l'astronautica.
Ma non solo, l'evento si è compiuto di notte e la SpaceX l'ha mandato in diretta. Ora possiamo vedere l'epico atterraggio del razzo attraverso le immagini più chiare e condividere la gioia e l'entusiasmo dei dipendenti della SpaceX nel nuovo video pubblicato dalla compagnia ieri 12 gennaio. I soliti bastian contrari (o forse soltanto invidiosi...) obietteranno che si tratta di un video promozionale di una compagnia privata ma io ci vedo una incredibile innovazione tecnologia che tanto bene si sposa con il 'sogno' del volo spaziale, lo stesso che, dopo le missioni Apollo sulla Luna, sembriamo tutti aver perso di vista.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) tratta dal video il momento dell'atterraggio del primo stadio del Falcon 9 a Cape Canaveral il 21 dicembre scorso.

VIDEO MONTATO DEL LANCIO E RIENTRO DEL FALCON 9 MISSIONE OG2 - 12/01/2016 - (Credit: SPACEX) - dur.min. 3:37 - LINGUA INGLESE

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) le fratture nel cratere Dantu, su Cerere.

12/01/2016 - Cerere molto da vicino -

Le immagini provenienti dalla sonda Dawn della NASA, ora nell'orbita più ravvicinata attorno al pianeta nano Cerere, rivelano strutture, panorami e linee luminose possibilmente composte di sali esposti alle violenti collisioni con asteroidi.
Dawn ha raggiunto la sua orbita di mappatura a bassa quota, l'ultima dei quattro tipi di orbite che sono state utilizzate per studiare Cerere, ai primi di dicembre. Il veicolo spaziale si trova attualmente a soli 385 km sopra Cerere, completando oltre quattro giri al giorno attorno al mondo craterizzato. Le immagini riprese dalla fotocamera di Dawn sono quattro volte più dettagliate di quelle ottenute durante le ultime orbite della missione e la NASA ha pubblicato alcune di queste foto martedì.
Le osservazioni di Cerere a bassa quota da parte di Dawn sono il capitolo finale di una missione lunga quasi un decennio, venne lanciata da Cape Canaveral nel settembre 2007, e che raggiunse il gigantesco asteroide Vesta nel 2011, ripartì nel 2012 per dirigersi verso Cerere, un mondo di 950 km di diametro che è il più grande della fascia degli asteroidi.
"Quando siamo salpati verso Cerere, una volta completata l'esplorazione di Vesta, ci aspettavamo di essere sorpresi da quello che avremmo trovato nella prossima destinazione. Cerere non ci ha deluso," dice Chris Russell, capo scienziato della missione Dawn, presso l'Università della California a Los Angeles. "Ogni volta che guardiamo a queste riprese a bassa quota, vediamo affascinanti formazioni che ci parlano del carattere unico di questo meraviglioso mondo."
Il veicolo ha inviato oltre 16.000 immagini di Cerere nel 2015, da prima della sua cattura da parte della gravità del pianeta nano a marzo e fino alla mappatura a bassa quota di dicembre. Dalla sua orbita più ravvicinata a Cerere, Dawn ha osservato crateri relativamente giovani con terreni corrugati, compreso Kupalo, un cratere da impatto di 26 km di diametro con un largo fondo e brillanti segni sulle sue pareti.
"Questo cratere e i suoi depositi formatisi recentemente saranno il primo obiettivo di studio del team mentre Dawn prosegue l'esplorazione di Cerere nella sua fase di mappatura finale," dice Paul Schenk, un membro scientifico del team Dawn presso il Lunar e Planetary Institue di Houston.
Gli scienziati vogliono sapere se le linee brillanti hanno qualche relazione con le macchie brillanti osservate nel cratere Occator di Cerere, che i ricercatori pensano possano essere formate da sali lasciati dopo che il cratere si è prodotto a causa di un impatto con una cometa o un asteroide.
Cerere possiede probabilmente uno strato sotterraneo di ghiaccio d'acqua, che potrebbe essere stato esposto da una collisione con altri oggetti spaziali. Gli scienziati pensano che la sublimazione del ghiaccio, o il cambiamento da solido a gas, e la fuga nello spazio dopo essere stato portato in superficie dagli impatti, potrebbe aver lasciato i sali del ghiaccio dietro di sè.
L'effetto di un antico impatto è visibile anche sul fondo del cratere Dantu, un altro sito di impatto relativamente giovane. Le fratture incrociate sul fondo di Dantu, e le struttture che potrebbero essersi formate dalla roccia fusa scaldata dall'impatto dentro il cratere e poi raffreddata. Anche il cratere Tycho sulla Luna mostra caratteristiche simili.
La fotocamera di Dawn permette di vedere oggetti piccoli fino a 35 metri, dall'attuale orbita attorno a Cerere. Oltre alla campagna di immagini, le priorità scientifiche di Dawn nel corso dei prossimi mesi comprendono la mappatura degli elementi chimici che compongono la superficie di Cerere, e la misurazione del campo gravitazionale del corpo celeste.
Dawn si trova ora negli ultimi sei mesi della missione principale, che si concluderà il 30 giugno. Il tempo della missione è limitato dal propellente idrazina del veicolo spaziale necessario per controllare il puntamento della sonda.
Gli ingegneri hanno attivato le ultime due rimanenti ruote di reazione (specie di ruote inerziali), che controllano l'orientamento di Dawn, a dicembre per rallentare il consumo di idrazina da parte dei propulsori della sonda. Due altre ruote di reazione si sono guastate nel corso della missione, forzando i responsabili a preparare un piano di riserva per continuare a volare senza di esse.
Più le ruote di reazione di Dawn rimarranno funzionanti e più gli ingegneri avranno maggiore tempo per la missione conservando l'idrazina. Ma anche con le ruote di reazione attivate il veicolo spaziale ha bisogno dell'idrazina per alcune manovre di puntamento. I controllori di volo prevedono di lasciare la sonda nella sua attuale orbita dopo che la missione sarà completata.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) il cratere Kupalo. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) le fratture nel cratere Dantu, su Cerere.

Fonti: Spaceflight Now - NASA

12/01/2016 - LISA Pathfinder, al via la fase di test degli strumenti -

Mentre LISA Pathfinder è in rotta verso la sua orbita operativa – il punto L1 distante circa 1.5 milioni di chilometri dalla Terra – il team responsabile delle attività della sonda è pronto ad iniziare i test sui sistemi di bordo e sul payload scientifico.
Dopo il lancio del 3 dicembre scorso, LISA ha completato le manovre programmate per il raggiungimento dell’orbita operativa attraverso il perfezionamento nominale di sei manovre di innalzamento dette 'Apogee raising manoeuvres' (ARM) effettuate il 7, 8, 10 e 11 dicembre.
"Siamo molto soddisfatti dell’andamento della missione – ha detto Paul McNamara dell’ESA project scientist di LISA - con l’attivazione del primo sottosistema del payload ora siamo un passo più vicini all’inizio ufficiale delle operazioni scientifiche."
La fase di commissioning inizierà nella giornata del 13 gennaio con l’accensione del laser, primo componente scientifico del LISA Tecnology Package che avrà il compito di dimostrare la quasi perfetta caduta libera di due cubi d’oro-platino misurandone lo spostamento l’uno rispetto all’altro con una precisione sufficiente a registrare, nel tessuto dello spazio, increspature come quelle attese dallo scontro fra corpi celesti di enorme massa.
Il 22 gennaio, il modulo di propulsione sarà separato da quello del payload in modo da ridurre le perturbazioni gravitazionali auto-indotte: così facendo l’esperimento, cuore della missione, procederà il suo viaggio verso L1.
Si arriverà quindi al 3 febbraio con il rilascio del sistema di sicurezza che trattiene i cubi; contemporaneamente verrà aperta una valvola per far sfiatare l’interno dell’alloggiamento delle masse di prova. Durante questo processo i cubi saranno tenuti fermi da un particolare meccanismo denominato Grabbing Positioning and Release Mechanism (GPRM), collegato alle due facce opposte di ogni cubo.
Il GPRM verranno fatti ritrarre il 15 e 16 febbraio, in questo modo e le masse di prova non saranno più in contatto meccanico con la sonda.
La fase di collaudo si concluderà alla fine del mese di febbraio e le operazioni scientifiche partiranno dal 1° marzo.
LISA Pathfinder è il precursore tecnologico dell’osservatorio spaziale di onde gravitazionali pianificato dall’ESA come terza grande missione nel suo programma scientifico Cosmic Vision. La missione è stata realizzata con un importante contributo italiano scientifico e tecnologico. I sensori inerziali, strumenti di alta precisione di fondamentale importanza per la sonda, sono stati realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana con prime contractor industriale CGS (Compagnia Generale per lo Spazio) su progetto scientifico dei ricercatori dell’Università di Trento con a capo il Principal Investigator Stefano Vitale, dell’INFN.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) LISA Pathfinder rilascia lo stadio propulsivo.

Fonte: ASI

12/01/2016 - Nuovo sistema visivo per Dextre -

L'Agenzia Spaziale Canadese (CSA) ha firmato un contratto con la Neptec Design Group Ltd. di Ottawa, Ontario, per lo sviluppo di un nuovo avanzato sistema di visione che verrà installato sul robot Dextre, sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il contratto, del valore di 1,7 milioni di dollari canadesi, vedrà lo sviluppo del sistema che verrà lanciato nel 2020.
Il nuovo sistema di visione, che combina tre sensori - un laser 3D, una telecamera ad alta definizione e una infrarossa - permetterà di eseguire l'ispezione e la manutenzione delle vecchie strutture dell'avamposto orbitale. Il sistema potrà inoltre assistere all'attracco dei veicoli spaziali in visita alla stazione.
Dextre, l'aiutante robotico della CSA che si trova a bordo della ISS, utilizzerà il sistema per ispezionare le superfici esterne alla ricerca di segni di danni. L'ambiente estremo dello spazio chiede il suo prezzo alla stazione, oltre al naturale invecchiamento dei materiali del laboratorio orbitale, la stazione viene colpita regolarmente da piccoli meteoriti e detriti orbitali. Con le dimensioni di un forno a microonde, il nuovo sistema di visione rivelerà i danni che in alcuni casi possono rimanere nascosti ad occhio nudo, o che si trovano il luoghi difficili da raggiungere o vedere.
Questo investimento nella tecnologia spaziale assicurerà al Canada di rimanere un innovatore di classe mondiale sul fronte delle attività spaziali e un partner affidabile nell'esplorazione spaziale.
Questa tecnologia ha le sue radici nel sistema di telecamere laser utilizzate sul Canadarm 2 per ispezionare le mattonelle degli Space Shuttle americani e in quelle utilizzate dal veicolo spaziale cargo Cygnus della Orbital ATK per assistere l'ormeggio alla ISS.
Le ispezioni regolari sono cruciali per mantenere la ISS operativa e in salute. Oggi questo viene fatto sia con le telecamere di Canadarm2 che di Dextre, con foto scattate dall'interno della ISS o inviando astronauti in passeggiate spaziali per riprendere foto ravvicinate e questo è sempre rischioso.
Il nuovo sistema di visione di Dextre sara guidato in collaborazione fra i controllori di volo del Johnson Space Center della NASA a Houston, in Texas e da quelli del quartier generale della CSA a St.Hubert, nel Quebec.
Le immagini del sistema saranno disponibili al pubblico che avrà così occasione di vedere la ISS come non è mai stata vista prima.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Canadian Space Agency, Neptec.) Dextre (a destra) al termine del braccio robotico Canadarm2, con il nuovo sistema di visione.

Fonte: CSA

Nell'illustrazione (Credit: CALT) i futuri vettori cinesi a confronto.

12/01/2016 - Le missioni lunari cinesi sono più vicine -

La Cina ha sviluppato delle tecniche di costruzione per una parte chiave che sarà utilizzata sul super-razzo pesante che permetterà le missioni umane sulla Luna.
L'Accademia Cinese per la Tecnologia dei Veicoli di Lancio, lavorando assieme ad altri istituti ha sviluppato un interstadio super-largo che verrà utilizzato per connettere gli stadi del razzo, al momento chiamato Lunga Marcia 9. Lo sviluppo è stato annunciato in una notizia rilasciata dalla China Aerospace Science and Technology Corp, uno dei maggiori fornitori spaziali del Paese asiatico.
La notizia dice che che l'anello di interstadio è il componente chiave di un razzo multistadio, e che questo sarà utilizzato negli attuali razzi che la Cina realizzerà in sezioni prima di essere assemblati. In contrasto, l'anello del Lunga Marcia 9 verrà realizzato tramite un metodo di fusione che lo produrrà in un pezzo unico.
L'Accademia Cinese per la Tecnologia dei Veicoli di Lancio, ha iniziato le ricerche preliminari per il Lunga Marcia 9. Il lavoro è stato approvato dall'Amministrazione Statale di Scienza, Tecnologia e Industria per la Difesa Nazionale, che è incaricata dei programmi spaziali della nazione.
Secondo le fonti dell'accademia, i piani prenderanno cinque anni per la progettazione e lo sviluppo di un motore alimentato da ossigeno liquido e kerosene con una spinta di 460 tonnellate e di uno a ossigeno e idrogeno liquidi per una spinta di 220 tonnellate.
Il razzo avrà un peso al lancio di 3.000 tonnellate e il suo volo inaugurale potrà avvenire attorno al 2030, dice sempre la fonte, aggiungendo che giocherà un ruolo chiave nel portare gli astronauti sulla Luna.
Le specifiche tecniche del Lunga Marcia 9 devono ancora essere rivelate.
Ma Li Tongyu, capo dei prodotti aerospaziali dell'accademia, ha detto che il diametro e il peso saranno molto più grandi di quelli del Lunga Marcia 5, che ora si trova nelle fasi finali dei test e che eseguirà i primi voli molto presto. Sempre secondo Li anche la spinta del Lunga Marcia 9 sarà molto più alta.
"I nostri attuali veicoli di lancio, compreso il Lunga Marcia 5, saranno in grado di sostenere le attività spaziali previste per i prossimi 10 anni, ma non potranno avere la capacità di sostenere il programma a lungo termine della nazione," secondo Li.
Li Jinghong, vice capo progettista per il Lunga Marcia 3A presso l'accademia, ha citato stime tecniche che affermano che ci vorrebbero quattro lanci per completare una sola missione abitata verso la Luna, mentre un Lunga Marcia 9 lo farebbe con un solo volo.
L'ingegnere anziano ha detto che il Lunga Marcia 9 non verrà utilizzato soltanto per le missioni lunari, facendo intendere che sarà richiesto anche per altri progetti di esplorazione nello spazio profondo. Tian Yulong, segretario generale dell'Amministrazione Nazionale Spaziale Cinese (CNSA) ha detto che sono iniziati gli studi preliminari per un programma di esplorazione marziano.
Nella foto (Credit: aihangtian.com) il pezzo di interstadio realizzato dai cinesi per il mega razzo CZ-9. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: CALT) i futuri vettori cinesi a confronto.

Fonti: Spacedaily - Xinhua

12/01/2016 - L'Ariane 5 in preparazione al primo lancio europeo del 2016 -

I preparativi per l'Ariane 5 e il suo carico utile proseguono in Guyana Francese per il primo volo di Arianespace del 2016, con il quale verrà immesso in orbita il primo satellite della serie EpicNG per l'operatore globale Intelsat.
Il veicolo di lancio pesante per la sua imminente missione - designato Flight VA228 - si trova ora all'interno del Final Assembly Building dello Spazioporto europeo, dopo il suo trasferimento su rotaia dal Launcher Integration Building sopra la piattaforma mobile di lancio.
Con Ariane 5 ora sotto la responsabilità di Arianespace, il lanciatore è ora in posizione per ricevere il carico utile della missione Intelsat 29e - al quale faranno poi seguito le verifiche finali e il successivo trasporto (rollout) presso la rampa ELA-3 dello Spazioporto, per il decollo previsto il 27 gennaio.
I preparativi di Intelsat 29e vanno avanti parallelamente presso l'edificio S5 adibito a tale compito. Avendo già completato il suo processo iniziale di controllo presso la sala pulita S5C, il satellite, costruito dalla Boeing, verrà ora trasferito presso la sala S5A per il rifornimento di propellente e l'integrazione.
Come primo satellite EpicNG della Intelsat, il 29e sarà uno dei più avanzati carichi utili digitali commercialmente disponibili - fornendo servizi alle imprese, trasmissioni a larga banda e operatori mobili di reti, servizi per la mobilità marittima ed aerea, a clienti governativi e commerciali su tutte le Americhe.
L'Intelsat 29e si distingue inoltre per essere l'unico satellite al quale un volo Ariane 5 viene completamente dedicato - in contrasto con la tipica configurazione a due satelliti che questo lanciatore offre per le missioni verso l'orbita di trasferimento geostazionario.
Il decollo del 27 gennaio darà l'avvio ad un altro anno intenso di attività per Arianespace, che prevede di eseguire un totale di 11 voli utilizzando a pieno la propria famiglia di lanciatori - consistente nel pesante Ariane 5, nel medio Soyuz fino al leggero Vega - che lavorano fianco a fianco presso lo Spazioporto.
Nella foto (Credit: Arianespace) il razzo vettore Ariane 5 per la missione VA228 mentre viene trasferito all'edificio di integrazione finale di Kourou.

Fonte: Arianespace

12/01/2016 - SpaceX esegue con successo il test statico di accensione per Jason-3 -

Presso lo Space Launch Complex 3 (SLC-4) dell'Air Force Base di Vandenberg, in California, è stato completato con successo il test statico di accensione dei nove motori del primo stadio del razzo Falcon 9 di SpaceX destinato a portare in orbita il satellite Jason-3.
Il test si è tenuto alle 5:35 p.m. PST dell'11 gennaio (le 2:35 ora italiana del 12 gennaio) ed è durato un totale di 7 secondi. I primi rapporti preliminari dei dati appaiono mostrare che il test è stato soddisfacente ma si attendono maggiori informazioni entro martedì.
Con questo test completato, il prossimo passo nelle operazioni pre-lancio sarà di issare il satellite Jason-3 sulla sommità del secondo stadio del razzo, incapsulato nell'ogiva protettiva. Quest'operazione avverrà entro martedì. Il lancio rimane, per il momento, fissato per domenica 17 gennaio 2016 e Elon Musk, il fondatore e capo di SpaceX, ha confermato che verrà tentato il rientro e atterraggio del primo stadio sulla chiatta, ancora senza nome, ormeggiata al largo delle coste della California.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) la fase del test statico del Falcon 9 presso l'SLC-4 di Vandenberg.

Fonti: NASA Blog Jason-3 - Account Elon Musk

Nella foto (Credit: NASA) tre astronauti di Spedizione 45 mangiano la lattuga cresciuta a bordo.

11/01/2016 - Fioritura in arrivo sulla ISS -

Sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) l’arrivo del 2016 è stato salutato con un’importante novità: la crescita delle piante di zinnia che erano state seminate nella facility Veggie lo scorso 16 novembre.
Un nuovo esperimento per la 'serra cosmica', che in questo caso vede impiegata per la prima volta una pianta da fiore. Il ‘giardiniere spaziale’ che ha dato il via alla coltivazione è stato l’astronauta della NASA Kjell Lindgren, rientrato sulla Terra l’11 dicembre 2015.
Dopo poco più di un mese e mezzo di permanenza nella struttura di Veggie, il cui sistema fornisce alle piante acqua, sostanze nutrienti e luce, le zinnie hanno iniziato a crescere e ora sono affidate alle cure degli astronauti Scott Kelly della NASA, impegnato nella 'one-year mission', e Tim Peake dell’ESA, a bordo della ISS solo dallo scorso 15 dicembre.
Le zinnie stanno avendo un ritmo di crescita differente l’una dall’altra e quindi anche gli interventi di Kelly e Peake sono ‘personalizzati’ per ogni pianta, ad esempio per quanto riguarda l’innaffiamento.
"La fioritura, prevista per il mese di gennaio, potrebbe realizzarsi secondo i programmi - spiega Sara Piccirillo, dell'unità Volo Umano e Microgravità dell'ASI -. Non sorprende il fatto che le sei piantine stiano mostrando una differente velocità di crescita. Tra gli obiettivi scientifici dell’esperimento vi è, infatti, anche la possibilità di esplorare se e come l’impiego di supporti di crescita con diversa porosità e la somministrazione di differenti combinazioni di nutrienti possano influenzare lo sviluppo della pianta."
L’esperimento è stato ideato per verificare il comportamento delle piante da fiore in condizioni di microgravità, soprattutto in rapporto a paramenti ambientali di particolare criticità come l’illuminazione, e per studiare le modalità di conservazione dei semi in orbita.
L’importanza di questo test risiede anche nel fatto di essere propedeutico alla coltivazione di piante da frutto e ortaggi come i pomodori, i cui semi dovrebbero far ingresso a bordo della ‘casa cosmica’ nel 2017.
La facility Veggie, realizzata dall’azienda americana Orbital Technologies, è già salita agli onori della cronaca il 10 agosto 2015 quando gli astronauti hanno raccolto e mangiato la lattuga rossa romana seminata e cresciuta in microgravità.
Il rilievo di questo esperimento, nell’ambito degli studi sui sistemi biorigenerativi, è correlato alla possibilità di produrre autonomamente cibo in orbita, un elemento di fondamentale importanza per viaggi e permanenze di lunga durata nello spazio.
Questi scenari, tramite le attività di ricerca nel già citato settore biorigenerativo e in quello dei sistemi abitati spaziali, assumono una fisionomia sempre più concreta anche grazie all’impegno dell’Agenzia Spaziale Italiana. In questi ambiti l’ASI è attiva da molto tempo e con un ruolo di eccellenza attraverso il coordinamento nazionale IBIS (Italian Bio-regenerative Systems).
Nella foto (Credit: NASA) la crescita delle zinnie sulla ISS. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA) tre astronauti di Spedizione 45 mangiano la lattuga cresciuta a bordo.

Fonte: ASI

11/01/2016 - David Bowie ha lasciato questa Terra -

Il 'Maggiore Tom' non è più fra noi. Faccio uno strappo alla regola non scritta per la quale in questo sito si parla solo di astronautica. Lo faccio perché questa mattina è stato comunicato attraverso i social media ufficiali di David Bowie che il famoso cantante e artista britannico era deceduto ieri in conseguenza di un tumore con il quale aveva combattuto, senza darne notizia, per gli ultimi 18 mesi.
Per ricordarlo vorrei proporre un video dedicato a questo straordinario artista che, con i suoi brani ci ha fatto sognare anche lo spazio e da qui il collegamento con l'astronautica.
Si tratta infatti di una speciale versione di 'Space Oddity' eseguita dall'astronauta canadese Comandante Chris Hadfield a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) durante la missione Spedizione 35, svoltasi dal 15 marzo al 13 maggio 2013. E' il primo video musicale girato nello spazio e non poteva che essere una canzone del 'Duca Bianco'.
Goodspeed David!

VIDEO 'SPACE ODDITY' DI DAVID BOWIE ESEGUITA DA CHRIS HADFIELD SULLA ISS - 12/05/2013 - (Credit: YOUTUBE/CHRIS HADFIELD) - dur.min. 5:30 - LINGUA INGLESE

Fonti: Account Twitter ufficiale David Bowie - Account YouTube di Chris Hadfield

11/01/2016 - Il possente Saturno -

E' facile dimenticare quanto grande sia Saturno, circa 10 volte il diametro della Terra. E con un diametro di circa 116.500 km, il pianeta giganteggia sulla sua corte di lune. Uno di questi satelliti, Thetis (del diametro di 1.062 km), si può osservare in questa immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) nell'angolo in basso destro.
Questa vista guarda verso il lato illuminato degli anelli da circa 8° sopra il piano equatoriale. L'immagine è stata ripresa dalla fotocamera a grande angolo della sonda Cassini il 7 marzo 2015, utilizzando uno speciale filtro che permette il passaggio preferenziale di luce nel vicino infrarosso centrata a 752 nanometri.
La luminosità di Thetis è stata aumentata di un fattore 2 per renderlo più facilmente visibile.
Lo scatto è stato fatto da una distanza approssimativa di 2,6 milioni di km da Saturno. La scala dell'immagine è di 16 km per pixel. Thetis è leggermente più vicino, a 2,4 milioni di km, per una scala equivalente di 14 km per pixel.
La missione Cassini è un progetto in collaborazione fra NASA, ESA (l'Agenzia Spaziale Europea) e l'ASI (l'Agenzia Spaziale Italiana). Il Jet Propulsion Laboratory, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, gestisce la missione per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA di Washington. L'orbiter Cassini e le due fotocamere di bordo sono state progettate, sviluppate ed assemblate al JPL. Il centro operativo delle immagini si trova presso lo Space Science Institute di Boulder, in Colorado.
Per ulteriori informazioni sulla missione Cassini-Huygens visita http://saturn.jpl.nasa.gov/ oppure http://www.nasa.gov/cassini.
La pagina web del team delle immagini della Cassini si trova a: http://ciclops.org/.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: SSTL) il contenitore che ospita il flywheel di Philae.

10/01/2016 - Manovra disperata per rianimare Philae -

Al DLR, il centro aerospaziale tedesco, si apprestano a giocarsi quella che potrebbe essere l’ultima chance di ristabilire un contatto con il lander della missione ESA Rosetta. Un comando d’attivazione della ruota di reazione, per tentare di fargli scrollare di dosso la polvere depositata sui pannelli solari.
È l’ultimo, disperato, tentativo di rianimare Philae il comando in partenza, oggi 10 gennaio, dall’orbiter Rosetta verso un punto imprecisato di 67P/Churyumov-Gerasimenko – la cometa sulla quale il piccolo lander europeo ha trascorso gli ultimi 425 giorni della sua 'vita'.
Diecimila interminabili ore d’angoscioso silenzio, quelle passate da quando venne scodellato là su quel bizzarro corpo celeste a forma di papera. Scandite da sporadici, brevissimi contatti, sufficienti appena a non farci perdere la speranza di riprendere le comunicazioni con quello che è l’unico avamposto dell’umanità su una cometa. L’ultima volta che Philae è riuscito a farsi vivo è stata nel luglio scorso, poi più nulla. A tenere viva la suspense del centro di controllo, a dire il vero, c’è stato anche un debole segnale captato da Rosetta la notte del 21 dicembre scorso, ma una successiva analisi ha mostrato che non proveniva dal lander.
Un ultimo disperato tentativo, dicevamo. Al tempo stesso azzardato e inevitabile. E, in linea con l’intera avventura di Philae, quanto mai creativo. Per tentare di fargli scrollare di dosso la polvere che forse sta pregiudicando il funzionamento dei pannelli solari, quello che il team di controllo del DLR, guidato da Stephan Ulamec, si appresta a inviare è infatti il comando di attivazione della flywheel: una sorta di volano pensato per stabilizzare l’assetto del lander durante l’epico volo di approdo del 12 novembre 2014. E riesumato in queste ore concitate per uno scopo che i suoi progettisti mai avrebbero immaginato. Non stabilizzare durante il volo, bensì il suo perfetto contrario: destabilizzare da fermo.
L’idea, insomma, è quella di dargli una scossa. Un po’ come chiamare un cellulare mal collegato al cavo d’alimentazione sperando che, vibrando, lo spinotto si riallacci e riprenda a caricarsi.
Ma l’esito della manovra è tutt’altro che scontato. Abbarbicato in modo precario a una cometa in fuga, giunta ormai a 300 milioni di km dal Sole e con la temperatura in picchiata, nel migliore dei casi Philae ha ancora davanti a sé circa tre settimane di vita: quando la colonnina del mercurio scenderà sotto i 51 gradi sottozero, calcolano gli ingegneri della missione, il suo cuore – se mai ancora sta battendo – s’arresterà. Ma "c’è ancora una piccola possibilità," fa sapere dalla control room Cinzia Fantinati, operation manager dell’agenzia spaziale tedesca, "e non vogliamo lasciare nulla di intentato."
E noi con loro. Se c’è una cosa che questa avventura ci ha insegnato e ci sta insegnando, è che, anche quanto a capacità di regalare emozioni, l’ESA, l’Agenzia spaziale europea, non ha ormai più nulla da invidiare alla sua controparte americana. Speriamo dunque che questa benedetta flywheel possa stupirci, dandoci almeno l’opportunità d’un addio come si deve al nostro intrepido e sfortunato scatolotto.
Nell'immagine artistica (Credit: ESA) Rosetta e Philae tentano l'ultimo contatto. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SSTL) il contenitore che ospita il flywheel di Philae.

Fonti: Media INAF - ESA Rosetta Blog

08/01/2016 - La NASA apre un ufficio per la protezione dalla minaccia degli asteroidi -

Gli Stati Uniti hanno fatto un passo avanti per cercare di coordinare le agenzie governative ed inter-governative nello sforzo di rispondere alle possibili minacce al nostro pianeta da parte degli oggetti Near-Earth (NEO).
La NASA ha annunciato la creazione del Planetary Defense Coordination Office (PDCO). Lindley Johnson, l'attuale direttore esecutivo del programma NEO (Near-Earth Object) guiderà questo nuovo ufficio. Il PDCO avrà sede presso la Planetary Science Division della NASA, presso la sede centrale della Direzione Missioni Scientifiche a Washington D.C..
Nel comunicato NASA Johnson ha detto: "La creazione formale del PDCO rende evidente lo scopo dell'agenzia di prendere un ruolo di guida negli sforzi nazionali e internazionali per la scoperta di questi pericolosi eventi naturali e per stabilire una pianificazione nel caso fosse necessaria una difesa planetaria,"
Che compiti avrà il nuovo ufficio? Esso sarà responsabiler per:
- Supervisione di tutti i progetti finanziati dalla NASA per scoprire e caratterizzare gli asteroidi e le comete che passano vicine alla Terra durante la loro orbita attorno al Sole.
- Guidare il coordinamento degli sforzi inter-agenzia e inter-governativi in risposta a potenziali minacce di impatti.
- Migliorare ed espandere gli sforzi passati di altre agenzie federali e dipartimenti USA come la FEMA (Federal Emergency Management Agency).
- Continuare ad assistere il coordinamento del governo USA, compresi i piani di risposta alla minaccia di un attuale impatto lavorando in collaborazione con FEMA, il Dipartimento della Difesa, e altre agenzie americane e controparti internazionali.
- Comunicazioni su passaggi ravvicinati e gli avvertimenti di qualsiasi potenziali impatti NEO, sulla base di dati scientifici credibili.
Ma NASA e FEMA non sono le sole agenzie dedicate al nuovo progetto di difesa planetaria. Anche la National Science Foundation ha salutato con piacere l'evento.
Oltre 13.500 oggetti Near-Earh di tutte le dimensioni sono stati scoperti al momento - e il 95% di essi fin da quando la NASA ha iniziato un programma di ricerca nel 1998. Circa 1.500 NEO sono ora scoperti ogni anno.
Il recente evento di Chelyabinsk, nel 2013, ha risvegliato l'attenzione sul pericolo di potenziali impatti sulla Terra. Da parte sua la NASA ha obiettivi a lungo termine per la difesa planetaria che comprendono lo sviluppo di tecnologie e tecniche per la deflessione o la deviazione di oggetti che potrebbero essere in rotta di collisione con la Terra.
Il recente passaggio del budget federale per il 2016 comprende 50 milioni di dollari per la difesa e l'osservazione dei NEO e rappresenta un incremento di oltre dieci volte fin dall'inizio dell'amministrazione del presidente Obama.
Per ulteriori informazioni sul Planetary Defense Coordination Office della NASA visita questo sito web per aggiornamenti e dettagli: https://www.nasa.gov/planetarydefense.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Texas A&M) un possibile NEO che minaccia la Terra.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) una piccola porzione di nuovo mosaico di Plutone inviato da New Horizons.

08/01/2016 - Su Plutone le 'X' raccontano il ciclo dell'azoto -

Nella ultime immagini di Plutone inviare dalla sonda New Horizons della NASA la 'X' segna il punto di alcune interessanti attività superficiali
Le immagini, inviate a Terra dalla sonda il 24 dicembre 2015, mostrano altri incredibili dettagli della Sputnik Planum, la pianura che riempie buona parte della caratteristica a forma di "cuore" sulla superficie di Plutone.
Grazie alle sorprendenti foto scattate dalla fotocamera Long Range Reconnaissance Imager (LORRI) di New Horizons durante lo storico fly-by del 14 luglio 2015, l'enigmatica pianura si è rivelata tutt'altro che monotona. E' considerata una zona giovane in termini geologici perché priva di crateri: il suolo è composto da cellule ghiacciate di azoto dai contorni irregolari, in cui il metano ha colmato le lacune; decorata da increspature simili a dune, texture a "pelle di serpente" e "fossette".
Si trova ad una quota inferiore rispetto alla zona circostante ma anche le cellule poligonali che la compongono, con diametri tra i 16 ed i 40 chilometri, sembrano avere una topografia: osservate con un'illuminazione radente, mostrano un centro rialzato e bordi increspati, con variazioni complessive di altezza di circa 100 metri.
Le "X", cioè i punti in cui i blocchi si incontrano come le fughe di una pavimentazione, secondo gli scienziati, indicano un'attività intrigante tipica del pianeta nano.
Grazie al modesto calore interno di Plutone, un serbatorio sotterraneo, ad alcuni chilometri di profondità, conserverebbe azoto solido. Questo, ribollendo, riuscirebbe a risalire in superficie trasformandosi in grandi blocchi che, raffreddandosi, tenderebbero a sprofondare di nuovo.
Per William McKinnon, geologo della squadra, il processo può essere paragonato a quello di una lava lamp (lampada di lava) larga e più profonda della Baia di Hudson (Canada), la baia marina più vasta del mondo.
Un altro mosaico appena pubblicato mostra un'area di 250 chilometri ad ovest della Sputnik Planum.
Quest'ultimo è stato ottenuto combinando la risoluzione in bianco delle immagini di LORRI riprese il 14 luglio 2015 da una distanza di 49.000 chilometri e le informazioni colore della Ralph/Multispectral Visible Imaging Camera (MVIC) di 20 minuti più tardi, da una distanza di 34.000 chilometri.
Nella foto (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) la zona al centro della Sputnik Planum su Plutone. La macchia scura al centro dell'immagine potrebbe essere un blocco scuro di ghiaccio d'acqua che 'galleggia' sul più denso azoto. Sono inoltre ben visibili migliaia di buchi nella superficie, che gli scienziati pensano possano essersi formati per sublimazione. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) una piccola porzione di nuovo mosaico di Plutone inviato da New Horizons.

Fonti: Alive Universe Today - NASA

08/01/2016 - Primo oggetto stampato in 3D da materiale asteroidale -

Ora il futuro della colonizzazione e industrializzazione spaziale può essere visualizzato.
La Planetary Research, in collaborazione con il partner 3D System, hanno sviluppato il primo oggetto in metallo direttamente stampato con la materia prima proveniente da un asteroide. Durante il CES (Consumer Electronics Show), la Fiera dell'elettronica che si tiene a Las Vegas, Nevada, oggi, è stato svelato l'oggetto geometrico su uno stadio Engadget.
Questo prototipo di veicolo spaziale è stato stampato in 3D da un pezzo di asteroide che è stato polverizzato, ridotto in polvere e processato con la nuova stampante 3D per metalli ProX DMP 320 della 3D System. Si tratta della prima volta che la 3D ha stampato utilizzando del materiale proveniente dallo spazio esterno e la sua reminiscenza al progetto che potrebbe portare a una stampante 3D per l'ambiente a gravità zero dello spazio.
Il materiale dell'asteroide (o meteorite) utilizzato per stampare proviene da una zona di impatto chiamata Campo del Cielo, in Argentina, ed è composta da ferro, nickel e cobalto, simile ai materiali che compongono l'acciaio di buona raffinazione.
Nella foto (Credit: Planetary Resources) l'oggetto stampato con il pezzo di asteroide.

Fonte: Spaceref

08/01/2016 - La SpaceX tenterà l'atterraggio sulla chiatta dopo il lancio del Jason-3 -

La SpaceX ha confermato giovedì che il primo stadio del razzo Falcon 9 verrà lanciato dalla Air Force Base di Vandenberg, in California, il 17 gennaio prossimo con la missione Jason-3 tenterà di eseguire un atterraggio sulla chiatta posizionata nell'Oceano Pacifico.
La compagnia è riuscita a far atterrare il primo stadio del Falcon 9 durante il lancio da Cape Canaveral del mese scorso, ma due precedenti tentativi di far atterrare gli stadi sulla chiatta nell'Atlantico sono falliti.
Intanto il test statico di accensione dei nove motori del Falcon 9 v1.1, previsto inizialmente per sabato 9 gennaio, è slittato a domenica per le avverse condizioni meteo a Vandenberg. Comunque il satellite Jason-3 della NASA, per lo studio degli oceani, è già stato inserito nell'ogiva protettiva del razzo. Il lancio rimane fissato per il 17 gennaio alle 10:42 PST (le 19:42 ora italiana) con una finestra di lancio di appena 30 secondi.
- AGGIORNAMENTO - Causa ancora meteo avverso il test statico di accensione dei nove motori Merlin 1D del primo stadio del razzo Falcon 9 di SpaceX per la missione Jason-3 è stato rinviato a lunedì. Intanto è stato completato il Flight Readiness Review per la missione dando il via libera al lancio. Una revisione finale, la Launch Readiness Review verrà compiuta il 15 gennaio, dopo l'eventuale successo del test statico.
Nella foto (Credit: SpaceX) una delle chiatte (o 'drone ship' come le chiamano alla SpaceX) allestite dalla compagnia per far atterrare il primo stadio del Falcon 9 in mezzo al mare. Questa è stata utilizzata senza successo due volte. Di quella di stanza sul Pacifico, e che verrà utilizzata per la missione Jason-3, non abbiamo immagini ma dovrebbe essere molto simile alle altre due di stanza sull'Atlantico.

Fonti: Spacenews - NASA Blog Jason-3

07/01/2016 - Il team STRATONAV è stato selezionato per volare su BEXUS 22 -

Un gruppo di studenti del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza – Università di Roma e della facoltà di Ingegneria Aerospaziale dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, è stato selezionato per partecipare con l’esperimento "STRATONAV" (Stratospherical Navigation) al volo stratosferico di BEXUS 22.
L’esperimento è nato nell’ambito del concorso REXUS/BEXUS, bandito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e destinato a tutte le università europee. Il programma ogni anno permette ai gruppi di studenti selezionati di ideare, progettare e costruire un esperimento scientifico da installare all’interno del pallone stratosferico BEXUS. Il programma è nato in cooperazione tra l’agenzia spaziale tedesca DLR e quella svedese SNSB.
L’esperimento STRATONAV è stato selezionato da una commissione di esperti ESA con lo scopo di verificare l’affidabilità del sistema di navigazione VOR (VHF Omnidirectional Range), comunemente utilizzato in voli commerciali, anche durante voli stratosferici valutandone quindi l’accuratezza oltre il Service Standard Volume (SSV). Mediante questo studio in-situ si potrebbe, infatti, determinare una possibile estensione del range di operatività del VOR anche per voli stratosferici per via del profilo di volo di BEXUS, caratterizzato da una fase di crociera con una altitudine media superiore ai 24 km.
I componenti principali del sistema sono l’On-Board Data Handling (OBDH) ed il ricevitore VOR. L’obiettivo della missione è di sintonizzare il ricevitore sulla frequenza ottima trasmessa dalle stazioni di terra VOR durante il volo del pallone e di calcolare e registrare la misura della radiale. L’accuratezza del VOR durante il volo stratosferico sarà calcolata comparando il risultato ottenuto con i dati forniti dal GPS del pallone.
Il volo di STRATONAV è previsto per l'inizio di ottobre 2016 presso lo SSC Esrange Space Center di Kiruna (Svezia), circa 150 km a nord del Circolo Polare Artico. In questi dieci mesi il team STRATONAV progetterà, svilupperà e costruirà l'esperimento all’interno del Sapienza Space Systems and Space Surveillance Laboratory (S5Lab).
Per ulteriori informazioni: Sito web del programma REXUS/BEXUS: http://www.rexusbexus.net/,
Sito web ufficiale STRATONAV: https://stratonav.space,
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/stratonav.experiment e
Pagina Twitter: https://twitter.com/STRATONAV.
Nella foto (Credit: ESA Educational, available on REXUS/BEXUS (Rocket/Ballon Experiments for University Students Facebook page)) tre degli studenti che fanno parte del team STRATONAV. Da sinistra Paolo Marzioli, Alice Pellegrino e Federico Curianò.

Fonte: Università di Roma Sapienza

05/01/2016 - La seconda SpaceShipTwo potrebbe chiamarsi 'Unity' -

A novembre la Virgin Galactic ha protetto il marchio dei nomi 'Unity' e 'VSS Unity', dando un forte indizio che questo potrebbe essere il nome del secondo veicolo suborbitale SpaceShipTwo che la compagnia prevede di svelare il prossimo 19 febbraio.
VSS sta per Virgin Space Ship. La prima SpaceShipTwo rimase distrutta durante un test di volo il 31 ottobre 2014, e si chiamava VSS Enterprise.
Il famoso fisico Stephen Hawking dovrebbe avere l'onore di battezzare il veicolo durante la cerimonia del rollout che si terrà il mese prossimo, sempre che sia in condizioni fisiche per poter sostenere il viaggio fino a Mojave, in California, dalla sua casa in Inghilterra. Il fondatore della Virgin, Sir Richard Branson, presidierà l'evento.
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) la SS2 come si presentava in fase di costruzione a maggio 2015.

Fonti: Parabolic Arc - Space.com

05/01/2016 - Il modulo ExoMars 2016 Schiapparelli a Baikonur -

Il 14 marzo si aprirà la finestra di lancio di ExoMars 2016, la prossima missione ESA destinata a Marte, composta dal Trace Gas Orbiter (TGA) e dal lander Schiapparelli.
Lo scorso mese i due veicoli spaziali hanno lasciato la Thales Alenia Space di Cannes, in Francia, dove hanno trascorso gli ultimi mesi fra assemblaggio e test, e hanno preso la strada per il Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan.
Con entrambi ora a Baikonur, i preparativi sono in corso per il lancio, che avverrà per mezzo di un razzo Proton durante una finestra di lancio che rimarrà aperta fino al 25 marzo.
Il lander Schiapparelli, del peso di 600 kg, - qui (Credit : TsENKI) ripreso mentre viene estratto, nella sala pulita del cosmodromo, dal contenitore utilizzato per il trasporto viaggerà verso Marte assieme al TGO. Tre giorni prima di raggiungere il Pianeta Rosso, Schiapparelli si separerà dall'orbiter, che invece entrerà in orbita per una missione di cinque anni per lo studio atmosferico dei gas potenzialmente rivelatori di una vita biologica o di attività geologica presente.
Schiapparelli entrerà nell'atmosfera di Marte alla velocità di 21.000 km/h e rallenterà per aerofrenata negli strati superiori e poi aprendo un paracadute, seguito dall'accensione di razzi a propellente liquido che lo rallenteranno a meno di 5 km/h circa 2 metri sopra la superficie.
In quel momento, i propulsori verranno spenti e il veicolo cadrà al suolo, dove l'impatto verrà attutito da una struttura deformabile.
Meno di otto minuti saranno passati dall'entrata in atmosfera all'atterraggio in una regione conosciuta come Meridiani Planum.
I sensori scientifici di Schiapparelli raccoglieranno dati sull'atmosfera durante le fasi di ingresso e discesa, ed altri eseguiranno misurazioni locali al sito di atterraggio per un breve periodo prima dell'esaurimento delle batterie.
Schiapparelli rimarrà come un obiettivo per i laser degli orbiter che potranno utilizzare i suoi riflettori passivi.
Il modulo prende il nome in onore del famoso astronomo italiano Giovanni Schiapparelli, che per primo mappò le strutture della superficie del Pianeta Rosso nel 19esimo secolo.

Fonte: ESA Space in Images

05/01/2016 - L'ESA potrebbe uscire dalla ISS nel 2020 -

I due principali finanziatori europei della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Francia e Germania, potrebbero decretare l'uscita dell'ESA dal programma nonostante il fatto che i propri principali partner internazionali - Stati Uniti, Russia, Giappone e Canada - abbiano già assicurato l'appoggio all'avamposto orbitale fino almeno al 2024.
Per il momento sono solo voci ma in separati comunicati del 4 e 5 gennaio, i capi delle agenzie spaziali nazionali di Francia (CNES) e Germania (DLR) hanno detto che attendono studi dettagliati sui costi operativi futuri della ISS prima di giustificare un finanziamento data la pressione finanziaria nel breve termine.
L'Europa dovrà prendere decisioni importanti relative al proprio futuro durante la prossima ministeriale dei Paesi Membri dell'ESA che si terrà a Lucerna, in Svizzera, a dicembre.
Quello che potrà succedere è difficile da prevedere. Durante l'ultima ministeriale, tenutasi nel dicembre 2014 in Lussemburgo, la Germania e altri Paesi decisero di appoggiare un programma lungo dieci anni per i futuri veicoli spaziali (Vega-C e Ariane 6) del valore complessivo di 8 miliardi di Euro.
L'ESA ha partecipato alla suddivisione dei costi della ISS con i propri veicoli cargo ATV (con cinque voli) per un valore di 8,3% dei costi complessivi del complesso orbitale. Dopo il ritiro di ATV l'ESA si è accordata con la NASA per la fornitura dei moduli di servizio per i primi voli della capsula esplorativa con equipaggio Orion, per arrivare a coprire i costi ISS fino al 2020.
Nel corso degli ultimi anni l'ESA ha già tagliato i propri costi operativi per la ISS di almeno il 30%, in parte relegando dei compiti a compagnie esterne.
La Francia potrebbe riguadagnare entusiasmo per la stazione spaziale a novembre con il lancio dell'astronauta transalpino Thomas Pesquet verso la ISS. Comunque il budget ESA per il volo spaziale umano, principalmente devoluto alla stazione spaziale, è stato di 371 milioni di Euro per il 2015, appena l'8,4% del budget totale dell'agenzia spaziale europea. Con l'uscita dal programma ISS, e non avendo un proprio accesso abitato allo spazio e nemmeno programmi in fase di concepimento, si potrà considerare l'Europa fuori completamente dal volo spaziale umano almeno per i prossimi venti anni.
Nella foto (Credit: NASA/JSC) in primo piano la Soyuz TMA-17M attraccata alla ISS. Sullo sfondo il Progress-60.

Fonte: SpaceNews

Nell'illustrazione (Credit: NASA) un possibile aspetto della sonda per Europa.

05/01/2016 - L'ESA vuol far parte della missione NASA verso Europa -

Mentre la NASA lavora silenziosamente su un lander che potrebbe accompagnare la sonda, dal costo di 2 miliardi di dollari, verso Europa, la luna ghiacciata di Giove, il capo del programma scientifico dell'Agenzia Spaziale Europea ha detto a Spaceflight Now che l'Europa è pronta a giocare un ruolo significativo nel progetto.
Secondo Alvaro Gimenez, direttore dell'esplorazione scientifica e robotica di ESA, l'obiettivo del contributo dell'agenzia dovrà essere deciso dagli scienziati europei ma vi sarebbero i finanziamenti per una piccola sonda, dal costo fino a 500 milioni di Euro, che si appoggi su quella americana.
La NASA aveva chiesto lo scorso anno all'ESA se era interessata a contribuire nella missione Europa e Gimenez ha confermato a Spaceflight Now che la risposta è si.
"Parteciperemo senza costi aggiuntivi per la NASA e il nostro contributo sarà di circa mezzo miliardo di Euro," ha detto Gimenez. "Ora dove questi soldi andranno dipende dal tipo di cooperazione."
La NASA ha dichiarato ufficialmente che il progetto del veicolo spaziale, ancora senza nome, destinato a studiare Europa ha spazio per un carico extra di circa 250 kg. Con spazio e massa limitati a bordo della missione Europa, il veicolo spaziale potrebbe accogliere un lander o una sonda più piccola europea, ma forse non entrambe.
Le discussioni fra le due agenzie spaziali sono aperte e che entro l'anno potrebbero arrivare maggiori dettagli da parte NASA per poter definire meglio la proposta dell'ESA.
Gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, dove la missione Europa è in fase di preparazione, stanno studiando come costruire e rilasciare un piccolo lander che potrebbe scendere sulla superficie perigliosa di Europa. Questa proposta è stata appoggiata fortemente dal deputato Repubblicano John Culbertson, del Texas, che siede nella commissione responsabile del budget NASA.
La sonda principale, alimentata a pannelli solari e il cui lancio non avverrà prima del 2022, potrebbe entrare in orbita attorno a Giove con una traiettoria che le permetterebbe di eseguire 45 sorvoli ravvicinati di Europa. Questa luna, dal diametro di 3.100 km si pensa possa ospitare, sotto la sua spessa coltre di ghiaccio superficiale, un oceano globale composto di acqua liquida.
Gli scienziati pongono Europa ai primi posti dei luoghi del Sistema Solare dove poter cercare forme di vita e questa missione è solo seconda, nelle priorità NASA, dopo il rover che verrà lanciato nel 2020 per la raccolta di campioni marziani per un loro eventuale ritorno sulla Terra.
La NASA ha ufficialmente avviato il progetto Europa lo scorso anno e l'agenzia selezionerà nove strumenti scientifici da installare sulla sonda.
LA NASA non ha, per il momento, accolto positivamente l'idea di un lander perché, secondo diverse opinioni all'interno dell'agenzia, sarebbe prematuro atterrare sul satellite senza aver prima compiuto un'indagine dettagliata della sua superficie. "Questo è un punto con il quale mi trovo in disaccordo con il deputato Culbertson. Egli vuole che la missione multimiliardaria verso Europa abbia anche un lander nel primo volo e tutto il resto. Noi crediamo che questo sia imprudente dal punto di vista scientifico." ha detto Charlie Bolden, l'Amministratore della NASA durante un'intervista concessa a novembre alla rivista Ars Technica.
La NASA deve inoltre ancora scegliere il vettore di lancio della missione fra un razzo Atlas 5 della United Launch Alliance o il gigantesco Space Launch System (SLS) della NASA. Un lancio con SLS, molto più costoso del volo con Atlas 5, potrebbe far risparmiare tre anni di volo verso Giove, permettendo al veicolo spaziale di compiere il percorso in meno di due anni.
L'ESA ha compiuto degli studi ed ha identificato due possibili contributi per la missione NASA. Il primo concept vede un satellite figlio di 250 kg che la sonda madre rilascerebbe dopo il suo arrivo a Giove e che potrebbe condurre sorvoli ravvicinati (flyby) di Europa o delle lune vulcaniche di Io in modo indipendente, o forse in collaborazione con la sonda NASA.
Un altra missione prevederebbe una sonda che si separerebbe dal veicolo spaziale NASA per compiere un impatto ad alta velocità nella crosta ghiacciata di Europa, dove potrebbe scavare nelle superficie di Europa e valutare l'abitabilità.
Fabio Favata, capo dell'ufficio coordinamento e pianificazione scientifica di ESA, ha detto a Spaceflight Now che la lista di missioni candidate per Europa assieme con la sonda NASA non è limitata a queste due idee.
Entro quest'anno verrà comunque lanciata da ESA una richiesta di proposte per una missione di media classe all'interno del programma Cosmic Vision. Una missione di classe più grande diretta a Giove è già stata selezionata da ESA e il suo lancio è previsto per il 2022 con un razzo Ariane 5, proponendosi di entrare in orbita attorno alla luna Ganimede agli inizi del 2030.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la sonda della missione Europa. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: NASA) un possibile aspetto della sonda per Europa.

Fonte: Spaceflight Now

05/01/2016 - Curiosity aggira una duna di sabbia -

Il rover Curiosity della NASA, iniziando il primo studio ravvicinato mai condotto prima di una duna di sabbia extraterrestre, ha fornito una spettacolare immagine del fronte della duna, dove la sabbia ha scolpito strutture molto diverse rispetto alle increspature ondulate visibili sul versante sopravento della duna stessa.
Le riprese panoramiche che dominano il fronte scosceso della duna chiamata 'Namib Dune' si possono trovare online a questi siti:
http://www.jpl.nasa.gov/spaceimages/details.php?id=PIA20284.
http://www.jpl.nasa.gov/spaceimages/details.php?id=PIA20281.
I ricercatori stanno utilizzando Curiosity per esaminare campioni delle Bagnold Dunes, una serie di dune di sabbia scure allineate sul fianco nord-occidentale del Monte Sharp, la montagna stratificata che il rover sta scalando. Una caratteristica che definisce le vere dune dagli altri corpi di sabbia scolpiti dal vento, come le derive e increspature già visitate dai rover su Marte, è una ripida pendenza verso il basso nota come il fronte di slittamento. Qui, la sabbia che soffia attraverso il lato sopravvento della duna improvvisamente viene riparata dal vento dalla duna stessa. La sabbia ricade fuori e si accumula sul versante fino a quando non diventa accentuata e scorre in mini-valanghe lungo il fronte.
La campagna di studio delle dune, nel corso della missione, è stata ideata per migliorare la comprensione di come il vento si muove e quale specie di granelli di sabbia, in un ambiente con meno forza di gravità e molto meno atmosfera dei campi di dune ben studiati sulla Terra. Le Bagnold Dune sono attive. Le immagini sequenziali scattate dall'orbita nel corso di più anni mostrano che alcune di queste dune stanno migrando da tanto di circa un metro, ogni anno terrestre.
Curiosity non ha ancora fotografato una slavina di sabbia in movimento, ma le immagini del rover del fronte di Namib Dune mostrano che questi movimenti devono essersi prodotti recentemente. Queste dune sono fra le più attive nell'estate marziana meridionale, piuttosto che nell'attuale stagione di fine autunno.
Alcuni giorni di operazioni del rover sono stati bloccati da un guasto al movimento del braccio robotico diagnosticato come un piccolo problema di software. L'utilizzo normale del braccio è stato ripreso il 23 dicembre.
Curiosity sta lavorando su Marte dall'agosto del 2012. Il rover ha raggiunto la base del Monte Sharp nel 2014 dopo fruttuose investigazioni degli affioramenti vicini al sito di atterraggio e poi durante il percorso verso la montagna. L'obiettivo principale della missione è ora quello di esaminare in successione gli strati più alti del Monte Sharp.
Per ulteriori informazioni su Curiosity, visita: http://mars.jpl.nasa.gov/msl.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) il lato scosceso di una duna, alta circa 4 metri, all'interno del campo Bagnold Dune su Marte.

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: ESA/NASA) l'interno del modulo di decompressione Quest.

05/01/2016 - Tim Peake pronto alla prima passeggiata spaziale -

L'astronauta ESA, Tim Peake, l'astronauta NASA Tim Kopra usciranno dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) la prossima settimana per riparare un'apparecchiatura elettrica all'esterno.
I due Tim sono arrivati sulla ISS il 15 dicembre scorso ma questo sarà il loro secondo coinvolgimento in un'EVA (Extra-Vehicular Activity): Tim Peake aveva assistito Tim Kopra e il Comandante della stazione, Scott Kelly, quando avevano spostato del materiale il 21 dicembre.
La nuova passeggiata spaziale durerà circa sei ore e verrà compiuta il 15 gennaio, con Tim Kopra e Tim Peake che lavoreranno assieme per sostituire un'unità guasta.
L'astronauta ESA spiega: "Il nostro compito principale sarà quello di sostituire una Solar Shunt Unit guasta, che trasferisce l'energia generata dai pannelli solari."
L'unità è relativamente semplice da sostituire perché si tratta di una semplice scatola che può essere rimossa allentando un bullone. Una volta fatto, i due spacewalker stenderanno dei cavi in preparazione per un nuovo boccaporto di attracco e rimetteranno a posto una valvola che era stata rimossa dal modulo Leonardo lo scorso anno.
All'interno della stazione, Scott Kelly, aiuterà i due astronauti ad entrare ed uscire dalle loro tute - già un'operazione complessa di per sè.
Prima che gli astronauti escano dalla stazione dovranno respirare ossigeno puro per due ore in modo da eliminare l'azoto dai loro corpi. La pressione all'interno delle tute spaziali è più bassa di quella all'interno della stazione spaziale e la differenza potrebbe causare l'embolia; in modo simile a quanto accade ai sommozzatori che risalgono troppo rapidamente verso la superficie del mare.
Indossare le tute spaziali e le attrezzature di sicurezza richiederà alcune ore prima di poter entrare nel modulo di decompressione e poter ridurre poi la pressione fino a che non sarà sicuro aprire il portello esterno.
Tim Peake commenta, "Sono emozionato di poter avere l'opportunità di questa passeggiata spaziale. Proprio ora mi sto concentrando sulla preparazione degli attrezzi, l'equipaggiamento e le procedure."
"Eseguire la manutenzione esterna della Stazione Spaziale Internazionale richiede operazioni intense - non solo da parte dell'equipaggio, ma anche dalle squadre di supporto a Terra che lavorano senza sosta per far si che questa attività extra-veicolare sia la più sicura ed efficiente possibile."
La stazione è dotata di otto unità di derivazione per regolare l'energia ma sta operando con solo sette fin dallo scorso novembre.
Tim conclude, "Se questa passeggiata spaziale avrà successo, questo riporterà la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) al 100% della sua capacità operativa."
Ulteriori informazioni e aggiornamenti in diretta possono essere trovati sul blog della missione Principia di Tim Peake.
Nella foto (Credit: NASA/Bill Stafford) Tim Peake durante una EVA simulata al Johnson Space Center della NASA a Houston, prima di partire per la missione Principia. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA/NASA) l'interno del modulo di decompressione Quest.

Fonte: ESA/Principia Mission

05/01/2016 - Arianespace lancerà i due satelliti Comsat NG -

Arianespace, Thales Alenia Space e Airbus Defence and Space hanno annunciato la firma del contratto per i servizi di lancio dei due satelliti per telecomunicazioni militari di nuova generazione Comsat NG.
Questi due satelliti geostazionari saranno costruiti dal consorzio formato da Thales Alenia Space e Airbus Defence and Space per conto dell'agenzia francese DGA (Direction Générale de l’Armement), del Ministero della Difesa.
I due satelliti saranno dotati della stessa strumentazione, ma uno verrà realizzato sulla piattaforma Spacebus Neo di Thales Alenia Space mentre l'altro sulla Eurostar da Airbus Defence and Space. I satelliti Comsat NG saranno forniti di propulsione completamente elettrica, ed ognuno peserà circa 3.500 kg al lancio.
Operando nelle bande X e Ka, offriranno prestazioni migliorate per venire incontro alle richieste delle Forze Armate Francesi in termini di capacità di comunicazione, flessibilità e resistenza alle interferenze.
I satelliti, con una vita operativa stimata di 15 anni, saranno messi in orbita con i vettori Ariane 5 dal Centro Spaziale Guiana, lo Spazioporto Europeo di Kourou, fra il 2020 e il 2022, e la loro entrata operativa in servizio avverrà circa un anno dopo il lancio. I due satelliti andranno a sostituire i vecchi Syracuse 3A e Syracuse 3B, lanciati rispettivamente nel 2005 e 2006.
Dopo la sigla di questo contratto, il direttore e capo esecutivo di Arianespace, Stéphane Israël, ha dichiarato: "Riflettendo sulla principale missione di Arianespace, ovvero la garanzia di accesso indipendente allo spazio per l'Europa, siamo orgogliosi del nostro contributo allo sviluppo del sistema di comunicazioni sicure per il ministero della difesa di Francia. Voglio ringraziare specialmente la DGA per aver avuto fiducia in noi fin dall'inizio, in particolare per i loro sistemi di comunicazione spaziale, a partire dai satelliti della famiglia Syracuse e, più recentemente, con Athena-Fidus e Sicral-2, parte di un programma in collaborazione con l'Italia. Voglio inoltre ringraziare la Thales Alenia Space e l'Airbus Defence and Space, nostri clienti diretti e partner da lungo tempo, per questo lancio."
Arianespace è la compagnia leader mondiale per il lancio dei satelliti. Fondata nel 1980, Arianespace impiega una famiglia di tre lanciatori, Ariane, Soyuz e Vega, per rispondere ai bisogni dei clienti commerciali e governativi, ed ha compiuto oltre 270 lanci finora. Sostenuta dai suoi 20 azionisti e dall'Agenzia Spaziale Europea, Arianespace è l'unica compagnia al mondo capace di lanciare ogni tipo di carico utile su ogni tipo di orbita, dal Centro Spaziale Guiana, nella Guyana Francese. Al 5 gennaio 2016, Arianespace ha lanciato 227 razzi vettori della famiglia Ariane, 39 Soyuz (13 dalla Guyana e 26 dal Cosmodromo di Baikonur, attraverso la Starsem) e sei Vega. Arianespace ha la sua sede principale a Envry, vicino a Parigi, e dispone della sua struttura al Centro Spaziale Guiana, nella Guyana Francese, più degli uffici locali a Washington D.C., Tokio e Singapore.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Thales Alenia Space) un satellite Comsat NG in orbita.

Fonti: Arianespace - Thales Alenia Space

04/01/2016 - Il Canada ha consegnato lo strumento laser per OSIRIS-REx -

L'Agenzia Spaziale Canadese (CSA) ha consegnato il proprio contributo alla missione OSIRIS-REx della NASA, realizzando OLA (OSIRIS-REx Laser Altimeter).
OSIRIS-REx studierà Bennu, un asteroide che ha il potenziale per colpire la Terra nel tardo 2100. Questa è la prima missione canadese di ritorno sulla Terra di campioni da un asteroide.
OLA è un complesso sistema laser di mappatura costruito dalla MacDonald, Dettwiler and Associates Ltd. e il loro partner Optech per la CSA. Questo strumento permetterà di realizzare una mappa tridimensionale senza precedenti di Bennu che aiuterà i responsabili della squadra della missione a selezionare un sito idoneo per la raccolta del campione.
In cambio di OLA, la CSA avrà la sua porzione di campione rientrato che potrà essere studiato dagli scienziati canadesi.
OLA è giunto all'impianto della Lockheed Martin Space System, vicino Denver, in Colorado. Nei prossimi mesi OLA verrà integrato sul veicolo spaziale e verrà sottoposto a una serie di test in preparazione al lancio, previsto per il settembre 2016.
Nella foto (Credit: NASA / Goddard / Debora McCallum) un tecnico prepara il sensore OLA ai test presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Baltimora, in Maryland.

Fonte: Parabolic Arc

04/01/2016 - Risolto un mistero lunare, ritrovato il sito di impatto di un razzo Apollo -

Una sonda della NASA con la vista d'aquila ha scovato il luogo dove riposano i resti di parte di uno dei razzi che ha portato gli astronauti sulla Luna, oltre 43 anni dopo che il razzo si è schiantato sulla superficie lunare.
La NASA ha infatti annunciato il mese scorso che la sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) dell'agenzia ha finalmente trovato il cratere formatosi per l'impatto dello stadio S-IVB della missione Apollo 16 dell'aprile 1972.
Il cratere dell'impatto, largo circa 40 metri, si trova sul Mare Insularum, a circa 260 km a sud-est dal cratere Copernico, una delle strutture più famose del lato visibile della Luna. Lo hanno rivelato i membri del team della fotocamera LROC della sonda LRO.
La macchia è appena a sud del Mare Imbrium, una larga zona circolare ben visibile quando la Luna è circa metà piena (un Mare è una pianura basaltica scura sulla Luna causata da vecchie eruzioni vulcaniche).
L'S-IVB era il terzo stadio del gigantesco razzo Saturno 5 della NASA, che ha portato gli astronauti Apollo verso la Luna. A partire dalla missione Apollo 13, nel 1970, lo stadio S-IVB era inviato verso un impatto sulla superficie lunare, permettendo agli scienziati di studiare la struttura interna lunare quando lo stadio del razzo la colpiva.
I siti di impatto degli S-IVB sono stati stimati utilizzando vecchi dati di inseguimento. LRO, che gira attorno alla Luna fin dal 2009, aveva precedentemente scoperto i punti di impatto degli stadi utilizzati dalle missioni Apollo 13, 14, 15 e 17.
Ma nessuno era sicuro dove fosse caduto lo stadio S-IVB di Apollo 16, perché il contatto con lo stadio era stato perduto per breve tempo mentre stava cadendo. Ecco che il sito di impatto è stato trovato a circa 30 km dalla zona dove il sistema di inseguimento aveva previsto fosse.
Il cratere causato dall'impatto dello stadio S-IVB è molto meno profondo di quelli causati da asteroidi o comete.
"I crateri da impatto degli stadi dei razzi sono inusuali perché si sono formati da proiettili a bassa densità che viaggiavano relativamente lenti (2,6 km/s, o 9.300 km/h)," ha scritto un membro del team LROC nella descrizione delle immagini della scoperta di Apollo 16 S-IVB.
"Il razzo S-IVB può essere immaginato come una lattina di bibita vuota che colpisce la superficie - a parte lo strato esterno di metallo vi è poca massa interna (tutto il propellente era stato utilizzato per spedire gli astronauti verso la Luna e i serbatoi erano quindi vuoti)," ha aggiunto. "Durante l'impatto gran parte dell'energia è stata dissipata nello schiacciare il razzo e solo un cratere superficiale si è formato."
Nella foto (Credit: NASA/Goddard/Arizona State University) il sito di impatto lunare dello stadio S-IVB del Saturno 5 della missione Apollo 16.

Fonte: Space.com

Nella foto (Credit: SpaceX) un dettaglio del primo stadio del Falcon 9 che ha compiuto il primo atterraggio.

03/01/2016 - Per la SpaceX il Falcon 9 non ha subito danni al rientro -

Secondo Elon Musk, fondatore e capo esecutivo della SpaceX, il primo stadio del razzo Falcon 9 che ha compiuto lo storico atterraggio in Florida dopo il lancio del mese scorso è sopravvissuto al volo senza danni, spianando la strada ai test al suolo.
In una foto di parte del primo stadio (a sinistra, Credit: SpaceX), pubblicata il 31 dicembre in un suo tweet, Musk ha scritto: "Il Falcon 9 è tornato nell'hangar di Cape Canaveral. Non sono stati riscontrati danni, pronto ad essere acceso di nuovo,". L'immagine, un dettaglio di una parte del primo stadio, mostra solo effetti superficiali del volo, come una perdita di colorazione dovuta ai fumi dei motori del razzo.
Il primo stadio era atterrato presso l'ex-Complesso di Lancio 13 della Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, ribattezzata Landing Zone 1 dalla SpaceX, dieci minuti dopo il decollo dalla vicina rampa di lancio LC-41. Si è trattato del primo atterraggio di uno stadio della compagnia dopo i tentativi falliti su una piattaforma galleggiante al largo della costa durate i precedenti lanci di gennaio ed aprile 2015.
La SpaceX ha spostato lo stadio il 24 dicembre dalla zona di atterraggio al nuovo hangar costruito presso il Complesso di Lancio 39A (LC-39A) del Kennedy Space Center, l'ex-rampa di lancio delle navette spaziali, ora affittato dalla NASA alla SpaceX. Un'altra foto, pubblicata il 3 gennaio (Credit: SpaceX), mostra lo stadio all'interno dell'hangar.
Musk, in una conferenza tenuta il 21 dicembre aveva detto ai giornalisti che la compagnia prevedeva di testare lo stadio recuperato presso la rampa LC-39A. "Faremo un test statico di accensione dei motori presso quella rampa, per confermare che tutti i sistemi sono in buone condizione e che possiamo essere in grado di eseguire un'accensione completa del razzo," aveva detto.
Per la SpaceX l'atterraggio è uno dei punti cruciali nel suo sforzo di sviluppare una versione riutilizzabile del Falcon 9. Musk ha poi confermato che questo stadio in particolare non volerà più e che probabilmente verrà esposto, proprio per la sua unicità. "E' il primo del suo tipo a rientrare." aveva affermato Musk.
Musk aveva poi spiegato che si attende di poter far volare nuovamente il primo stadio di un Falcon 9 entro il 2016 dicendo che la compagnia ha "dozzine di lanci pianificati per il 2016 e che, a un certo punto, saremo in grado di far ri-volare uno di questi razzi."
Non è certo in quale missione del Falcon 9 la SpaceX tenterà nuovamente di far atterrare il primo stadio. Il prossimo volo programmato è previsto per il 17 gennaio dalla Base Aerea dell'U.S. Air Force di Vandenberg, in California, con il satellite oceanografico Jason-3 della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Però quel lancio sarà compiuto dall'ultima versione v1.1 del Falcon 9. Infatti il lancio del 21 dicembre ha visto il debutto della versione potenziata, definita Full Thrust (FT) e i lanci successivi saranno tutti compiuti con questa nuova versione.
Dopo Jason-3 la SpaceX prevede il lancio del satellite per telecomunicazioni SES-9 per fine gennaio, seguito a febbraio da una missione cargo Dragon diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La compagnia non ha ancora divulgato nessun piano per l'atterraggio del primo stadio, ne sulla LD-1 che sulla chiatta, per queste missioni.
Musk aveva inoltre spiegato lo scorso mese, che, anche se vi fossero ulteriori successi negli atterraggi dei primi stadi nelle missioni future e i primi stadi si accumulassero in fretta, ci vorranno ancora alcuni anni perché la compagnia possa essere sicura che tutto funzioni come previsto.
- AGGIORNAMENTO - La Commissione Federale per le Comunicazioni USA (FCC) ha diramato un comunicato nel quale appare chiaro che la SpaceX ha richiesto il permesso per eseguire operazioni di recupero del primo stadio del razzo Falcon 9, sulla chiatta al largo della California a seguito del lancio del Jason-3, previsto per il 17 gennaio prossimo.

Fonti: SpaceNews - Spaceflight Now - Nasaspaceflight

02/01/2016 - La cometa 67P il 31 dicembre 2015 -

Questo singolo fotogramma (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) è stato scattato dalla fotocamera ad angolo stretto OSIRIS il 31 dicembre 2015, quando la sonda Rosetta si trovava ad appena 79,6 km dal nucleo della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko.
La scala è di 1,44 metri per pixel. La cometa si trova attualmente a 302 milioni di km dal Sole, 243 dalla Terra, in allontanamento.

Fonte: ESA/Space in Images

02/01/2016 - La Corea del Sud vuole atterrare sulla Luna nel 2020 -

La Corea del Sud prevede di lanciare un progetto lunare nel 2016 che porterà entro il 2020 all'atterraggio di un vascello sulla Luna, lo ha dichiarato il Ministero della Scienza, Tecnologia Informatica e Pianificazione Futura, lo scorso 31 dicembre.
Il ministero, secondo quando riportato dall'agenzia di notizie sud-coreana Yonhap, stanzierà oltre 17 milioni di dollari nel 2016 su un totale di 169 milioni dell'intero progetto.
Il piano prevede per il periodo 2016-2018, l'invio di un orbiter attorno alla Luna, seguito da un lander in una fase successiva e lanciato con un vettore indipendente.
Inoltre il ministero prevede di sviluppare sia l'orbiter che le stazioni di terra con tecnologie indipendenti. Seul prevede di collaborare con agenzie spaziali estere, compresa la NASA, per lo sviluppo degli strumenti da installare a bordo.
Il ministero aveva già svelato nel 2007 i piani per un atterraggio lunare nel periodo 2020-2025.
Nell'immagine artistica (Credit: KARI) il lander lunare della KARI (l'Istituto di Ricerca Aerospaziale della Corea).

Fonte: Spacedaily

02/01/2016 - La ULA si avvia ad un 2016 molto impegnativo -

La United Launch Alliance (ULA), che nel 2016 festeggia il decimo anniversario dalla sua fondazione, vedrà in questo nuovo anno toccare il record di 15 missioni fissate per i propri lanciatori Atlas 5 e Delta 4.
Fra le varie missioni vi saranno il completamento delle costellazioni GPS, Block 2F, dell'U.S. Air Force e della Mobile User Objective System della U.S. Navy, satelliti per il Dipartimento della Difesa e per la National Reconnaissance Office (gli NROL), un veicolo cargo per la ISS e perfino una sonda destinata ad un asteroide.

Ecco la lista dei lanci di ULA per il 2016:

- 3 febbraio - Cape Canaveral - Atlas 5 (401) - satellite per navigazione GPS 2F-12.
- 10 febbraio - Vandenberg - Delta $ Medium+(5,2) - satellite di sorveglianza NROL-45.
- 10 marzo - Cape Canaveral - Atlas 5 (401) - Veicolo cargo commerciale Cygnus AO-6 della Orbital ATK diretto a portare rifornimenti alla ISS.
- 5 maggio - Cape Canaveral - Atlas 5 (551) - MUOS-5 per la costellazione di satelliti per telecomunicazioni della U.S. Navy.
- 12 maggio - Cape Canaveral - Delta 4 Heavy - satellite di sorveglianza NROL-37.
- 24 giugno - Cape Canaveral - Atlas 5 (421) - satellite di sorveglianza NROL-61.
- 21 luglio - Cape Canaveral - Delta 4 Medium+(4,2) - satellite geosincrono di sorveglianza AFSPC 6 (GSSAP) dell'U.S. Air Force.
- 27 luglio - Cape Canaveral - Atlas 5 (401) - satellite di primo allarme ABIRS GEO 3.
- 3 settembre - Cape Canaveral - Atlas 5 (411) - sonda OSIRIS REx della NASA destinata a raggiungere l'asteroide 101955 Bennu, raccogliere campioni e riportarli sulla Terra nel 2023.
- 15 settembre - Vandenberg - Atlas 5 (401) - sarà il 100esimo lancio del programma EELV e porterà in orbita il satellite commerciale per le riprese della superficie terrestre WorldWiew 4 della Digital Globe.
- 28 settembre - Cape Canaveral - Delta 4 Medium+(5,4) - satellite per telecomunicazioni WGS-8 del Dipartimento della Difesa USA.
- 14 ottobre - Cape Canaveral - Atlas 5 (541) - satellite meteorologico GOES-R.
- 10 novembre - Cape Canaveral - Atlas 5 (431) - satellite per telecomunicazioni civili Echostar 19 (Jupiter 2).
- 1° dicembre - Vandenberg - Atlas 5 (401) - satellite di sorveglianza NROL-79.
- 15 dicembre - Cape Canaveral . Atlas 5 (531) - satellite per telecomunicazioni militari USA.

Nel 2015 la ULA ha consegnato in orbita circa tonnellate di carichi utili, volando per 12 volte rilasciando 16 veicoli spaziali e 27 CubeSat per i suoi svariati clienti. "E stato un anno incredibile per ULA e quello che ci attende sarà ancora più impegnativo e spettacolare," ha detto Tory Bruno, presidente e amministratore delegato di ULA. "Siamo il fornitore principale per la nazione perché abbiamo nel nostro mirino il successo della missione, una affidabilità senza uguali, certezza della programmazione e riduzioni di costi per i nostri clienti." ha concluso Bruno.
Nella foto (Credit: ULA) il razzo Atlas 5 sulla rampa di Cape Canaveral per la missione AO-4 Cygnus.

Fonte: Spaceflight Now

02/01/2016 - La sonda indiana fotografa il disco completo di Marte -

Questa immagine (Credit: ISRO) del disco completo di Marte è stata scattata da una distanza di 55.000 km dalla sonda indiana Mars Orbiter Mission (MOM)
In questa foto è chiaramente visibile il Polo Nord. L'immagine, ottenuta grazie allo High Dynamic Range (HDR) è stata generata prendendo scatti multipli dello stesso oggetto in modo da mettere in risalto sia le parti chiare che quelle più scure.
La sonda MOM (Mangalyaan) è decollata il 5 novembre 2013, grazie ad un razzo vettore PSLV, ed è arrivata in orbita attorno al Pianeta Rosso il 24 settembre 2014. Si tratta della prima missione dell'India verso un altro pianeta.

Fonti: Spaceref - ISRO

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Aggiornato il 1° febbraio 2016 - ore 22:59

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Massimo Martini

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