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Notiziario 2017 - febbraio

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di febbraio 2017. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di gennaio 2017.
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Nella foto (Credit: AZO), la presentazione della app SnapPlanet.

28/02/2017 - L'app SnapPlanet vince il premio ESA per le applicazioni spaziali -

Gli sviluppatori di un'app che combina la disponibilità crescente delle immagini da satellite con i social network ha vinto il primo premio del concorso Space App Camp di quest'anno, svoltosi a Barcellona.
L'App Camp offre l'accesso agli ultimi dati spaziali ed alla SAP Cloud Platform per gli sviluppatori di app, che funziona per rendere le informazioni più accessibili ad un pubblico più vasto. Mentre il programma europeo Copernicus prosegue il lancio dei satelliti Sentinel - come il Sentinel-2B pronto al lancio la prossima settimana - trasformare i loro dati in informazioni delle quali possono beneficiare i cittadini pone una sfida ed un'opportunità. L'App Camp è un'occasione per gli sviluppatori di prendere i dati da questi ed altri satelliti ed inserirli nelle app dei dispositivi mobili che le persone usano tutti i giorni.
L'app SnapPlanet permette agli utilizzatori di scegliere una località nel mondo ed in dato momento, 'snap' utilizza le immagini dei satelliti di osservazione terrestre e le condivide con i loro followers. "Noi sappiamo che i dati dei nostri satelliti sono la chiave per un vasto campo di applicazioni, ma le sorprese ogni anno vengono dai partecipanti che hanno nuove idee e nuovi modi di integrazione dei nostri dati nelle aree di applicazione," dice Josef Aschbacher, Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra di ESA.
"Questo ci ispira, mentre lo sviluppo di nuove idee non cessa mai, e ci motiva nel proseguire il rilascio dei dati dallo spazio per le persone della Terra." Le squadre partecipanti a questa cinque giorni di App Camp, tenuta presso il Mobile World Congress di Barcellona, che è stato selezionato dai Centri di Incubazione Business dell'ESA. Ogni squadra, composta da due membri, doveva dimostrare come i satelliti ed i dati potevano essere utilizzati per creare nuovi modelli d'impresa e soluzioni in un mercato quasi non sfruttato.
La squadra vincente si aggiudica 5.000 Euro e verrà considerato per il programma SAP Star-up Focus. Come parte della sua costante collaborazione con l'ESA, SAP lavora con le start-up nei centri di incubazione delle imprese dell'ESA in tutta Europa. "Le soluzioni delle nuove aziende viste oggi sono scommesse strategiche per un tipo di commercio radicalmente nuovo, che incrementa ulteriormente il valore del sistema di osservazione dell'ecosistema terrestre," ha detto Carsten Linz, capo globale del Center for Digital Leadership presso la SAP.
"Questo permette un sistema unico di commercio basato sulla trasformazione dei grandi dati in dati intelligenti e per la creazione di clienti esemplari e valorizzati." Altre app sviluppate durante l'App Camp comprendevano 'Droughtscan miramAPP', che utilizza i dati dei Sentinel-2 per aiutare i responsabili della gestione delle acque che hanno problemi con i bacini idrici a secco durante i periodi di forte siccità. 'SOUL' invece permette di combinare i dati dai satelliti e dagli strumenti basati sui veicoli per fornire dati sulla qualità dell'aria quasi in tempo reale. L'app 'Saturnalia' permette agli utilizzatori di scansionare una bottiglia di vino e mostrare l'anno migliore per quel particolare vino basandosi sui dati satellitari e meteorologici che danno le informazioni sul suolo, atmosfera e condizioni meteo. L'app è inoltre raccomandata ai viticoltori in simili condizioni.
Sfruttando i dati dei Sentinel-1, -2 e -3, 'Earthflow' analizza come il cambiamento climatico stia influenzando l'agricoltura in diverse regioni, ed è in grado di consigliare agli agricoltori la selezione delle colture più adatte aiutando i governi regionali nell'attuazione delle politiche migliori per l'agricoltura e la gestione delle risorse idriche.
Iniziato dall'ESA, l'App Camp è gestito dal Center for Digital Leadership di SAP ed organizzata da Anwendungszentrum GmbH Oberpfaffenhofen.
Nella foto (Credit: M. Rial) il premio ai realizzatori dell'app SnapPlanet. Nella foto in alto a sinistra (Credit: AZO), la presentazione della app SnapPlanet.

Fonte: ESA

28/02/2017 - Nasce in Avio il razzo del futuro -

Sta nascendo in Avio a Colleferro (Roma) il più grande motore al mondo monolitico a propellente solido tutto in fibra di carbonio.
Cinque volte più leggero e due volte più resistente dell'acciaio, il carbonio è il materiale con cui Avio realizza il lanciatore Vega e tutti i motori di prossima generazione. Il nuovo motore è lungo 12 metri, ha un diametro di 3,5 metri, conterrà 142 tonnellate di propellente ed è il più grande mai costruito a Colleferro. Questo è il primo esemplare di una famiglia (P120C) che equipaggerà sia il Vega C sia Ariane 6, i nuovi lanciatori europei i cui voli inaugurali sono previsti rispettivamente nel 2019 e 2020.
A ritmo serrato procede anche la costruzione dei nuovi impianti che ospiteranno la produzione quando sarà a regime. Nella Avio dei record il futuro è già di casa.
Nella foto (Credit: AVIO) l'involucro del nuovo motore P120C all'inizio e alla fine dell'avvolgimento della fibra di carbonio nello stabilimento Avio di Colleferro (Roma).

Fonte: AVIO - Raffaello Porro

28/02/2017 - La NASA ha acquistato sedili sulle Soyuz dalla Boeing -

La NASA ha silenziosamente firmato un contratto con la Boeing per l'acquisto di cinque ulteriori posti a bordo dei veicoli spaziali Soyuz per fornire ad entrambi ulteriori membri dell'equipaggio USA alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e dare un margine per ulteriori ritardi dei voli commerciali con equipaggio.
La NASA si è accordata per una modifica del Vehicle Sustaining Engineering Contract che l'agenzia ha con la Boeing per le operazioni sulla ISS. Oltre che alla notifica formale del contratto, postato il 21 febbraio, la NASA non ha dato alla notizia ulteriore visibilità sul sito web dell'agenzia. Questo accordo copre due sedili sui voli Soyuz nell'autunno 2017 e primavera 2018, con l'opzione per altri tre posti sui voli Soyuz del 2019. Il valore totale delle modifiche del contratto, compresi i posti opzionali, è di 373,5 milioni di dollari con una media di 74,7 milioni di dollari a sedile. Il contratto più recente della NASA con la Roscosmos russa per sei posti sulle Soyuz per le missioni 2018 ha un costo medio di 81,7 milioni di dollari l'uno.
La Boeing aveva ottenuto i sedili dalla compagnia russa RSC Energia come parte dell'accordo fra le due compagnie sulla disputa legale che riguardava Sea Launch. La Boeing aveva vinto un giudizio di rimborso per oltre 320 milioni di dollari contro Energia presso una corte federale nel maggio 2016, ma i successivi passi legali indicavano che le due compagnie avevano trovato un accordo.
Questo accordo, combinato con il calo a due cosmonauti russi a bordo della ISS deciso dalla Roscosmos per risparmiare voli di rifornimento, potrebbe portare ad un aumento dell'equipaggio USA e partner già dal prossimo volo di aprile 2017. In questo modo le attività scientifiche a bordo dell'avamposto orbitale potrebbero incrementarsi del 50% molto prima dell'aumento previsto dell'equipaggio a sette membri una volta diventati operativi i voli commerciali NASA con SpaceX e Boeing (che imbarcano quattro astronauti alla volta anzichè i tre delle Soyuz).
Inoltre i tre posti in opzione per il 2019 servono a coprire eventuali ritardi, che secondo opinioni pessimistiche della NASA vi saranno, sull'entrata in servizio di Crew Dragon e CST-100 Staliner, anche se, bisogna dire che entrambe le compagnie citate hanno ribattuto confermando di essere in linea con l'entrata in servizio nei tempi annunciati.
Nella foto (Credit: NASA/Victor Zelentsov) un veicolo Soyuz (MS-02 dello scorso anno) mentre viene preparato ad una missione verso la ISS.

Fonte: SpaceNews - Jeff Foust

Nell'immagine panoramica a 360° (Credit: NASA/JPL-Caltech), le dune lineari nel campo di dune Bagnold.

28/02/2017 - Come i venti marziani modificano il volto del pianeta sotto gli occhi dei rover -

Su Marte è il vento che detta legge. Il vento ha modellato i panorami del Pianeta Rosso per miliardi di anni e continua a farlo anche oggi.
Durante l'ultima campagna al campo di dune Bagnold, sul fianco nord-occidentale del Monte Sharp, il rover Curiosity della NASA ha potuto osservare con i propri occhi come il vento cambia il volto di Marte. Il cratere Gale è un bacino di quasi 160 chilometri di diametro scavato da un impatto più di 3,6 miliardi di anni fa. Nel corso degli anni è stato parzialmente riempito da sabbia, limo e detriti, in parte trasportati da un sistema di canali che un tempo dovevano tagliare fianchi del cratere, depositi che andarono a contrastare gli effetti dell'erosione eolica.
Una delle prime teorie proposte, suggeriva che l'alto tumulo centrale, il Monte Sharp, fosse stato modellato dai venti mentre il bacino era completamente riempito. Una nuova ricerca, in accordo con i modelli eolici orbitali della zona, ha calcolato il volume di materiale rimosso: 64.000 chilometri cubi moltiplicato per un miliardo di anni o più. Ma altri dati, ancora più mirati, arrivano da Curiosity che, per la seconda volta nel corso della sua missione, si trova ad indagare un campo di dune attive.
Il rover incontrò il primo campo di sabbia tra la fine 2015 e l'inizio 2016. Le immagini orbitali ad alta risoluzione riprese con la fotocamera HiRISE a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) avevano mostrato che queste dune si spostano di circa un metro ogni anno terrestre e che la loro composizione non è uniforme. Gli scienziati usano il loro movimento per studiare la circolazione dei venti all'interno del cratere, mettere a punto i modelli meteorologici e comprendere come si ordinano di conseguenza le particelle di sabbia su un pianeta con meno atmosfera e gravità rispetto al nostro.
Le dune che Curiosity sta analizzando ora, però, hanno una forma diversa rispetto alla mezzaluna della campagna precedente: sono nastriformi e lineari. "In queste dune lineari, la sabbia viene trasportata lungo il percorso del nastro, mentre il nastro può oscillare avanti e indietro da un lato all'altro," ha spiegato nel report Nathan Bridges, del team Curiosity presso la Johns Hopkins University Applied nel Maryland.
Inoltre, ora nel cratere Gale è estate, il periodo dell'anno più ventoso, il momento migliore dell'anno marziano per studiare dune di sabbia attive. "Stiamo tenendo Curiosity impegnato in una zona sabbiosa mentre intorno soffia un sacco di vento. Vogliamo scoprire come vengono smistati i granelli con composizioni diverse. Questo ci aiuta ad interpretare le dune moderne ed antiche di Marte," ha detto il Project Scientist della missione Ashwin Vasavada.
Dopo aver completato le osservazioni pianificate, Curiosity procederà verso il 'Vera Rubin Ridge', a sud ed in salita (potete seguire gli spostamenti del rover con i "Mission Log" di marco Di Lorenzo), dove il Mars Reconnaissance Orbiter ha identificato depositi di ematite.
Mentre il rover è impegnato con le dune di sabbia, il team continua a lavorare sull'anomalia intermittente manifestata in diverse occasioni dal trapano per la raccolta di campioni. I test diagnostici continuano a puntare il dito su uno dei meccanismi frenanti che regolano il movimento della punta, forse bloccato da un detrito. Nel frattempo, si è aggiunto un altro piccolo inconveniente che coinvolge la fotocamera Mars Hand Lens Imager (MAHLI) il cui copriobiettivo, dopo essere stato chiuso per precauzione e proteggere le ottiche dalla polvere eccessiva, è rimasto bloccato in posizione semi-aperta dal 24 febbraio.
Nelle due immagini (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) gli effetti di un giorno ventoso marziano sulle piccole dune che si trovavano sotto il rover Curiosity. L'area ripresa è larga circa un metro da sinistra a destra e si nota benissimo lo spostamento dei granelli di sabbia. Nell'immagine panoramica a 360° in alto (Credit: NASA/JPL-Caltech), le dune lineari nel campo di dune Bagnold. Ulteriori immagini in alta risoluzione e gif di piccoli vortici di polvere sono visibili sul sito Alive Universe Today.

Fonti: Alive Universe Today - Elisabetta Bonora / NASA - Guy Webster, Laurie Cantillo, Dwayne Brown e Tony Greicius

27/02/2017 - La canadese MDA acquisisce la DigitalGlobe e svela nuova flotta -

L'acquisizione di DigitalGlobe, azienda che possiede diversi satelliti commerciali per l'osservazione della Terra dall'orbita, da parte della canadese MDA Corp., combinerà due dei maggiori sistemi di osservazione ottica e radar al mondo in un solo network e darà alla Space System/Loral un punto d'appoggio più solido nel mercato per la produzione di satelliti per l'osservazione della Terra.
Le compagnie hanno annunciato venerdì che l'acquisizione di DigitalGlobe da parte di MDA permetterà un risparmio di costi, nuove opportunità di vendita e guadagni ed efficienze operative che sono fra le ragioni principali che hanno portato alla transazione. Soggetto all'approvazione delle regole del governo USA, secondo Howard Lance, amministratore delegato e presidente di MDA, la combinazione darà alla sua compagnia il completo controllo del sistema dalla costruzione dei veicoli spaziali, allo sviluppo di tecnologie per telecomunicazioni e robotica spaziale fino ad offrire servizi dall'orbita per la sorveglianza radar ed ottica con satelliti spia commerciali.
La DigitalGlobe rimarrà nella sua sede centrale di Westmister, in Colorado, come una divisione 'indipendente' della MDA, mantenendo nome e marchio, ha aggiunto Jeffrey Tarr, amministratore delegato e presidente della compagnia. La MDA acquisterà la DigitalGlobe per 2,4 miliardi di dollari in contanti ed azioni. La compagnia canadese si assumerà anche i debiti, che ammontano a 1,2 miliardi di dollari, della DigitalGlobe.
La DigitalGlobe opera la serie di satelliti WordlView per l'osservazione terrestre, compreso il recente WorldView-4 entrato in servizio all'inizio di queso mese e che è in grado di rilevare oggetti di appena 30 cm nelle immagini ad alta risoluzione. I più vecchi satelliti WorldView 1, 2 e 3, sono stati lanciati rispettivamente nel 2007, 2009 e 2014, e la DigitalGlobe ha svelato venerdì, per la prima volta, di una costellazione di nuova generazione che si chiamerà 'WorldView Legion'. Tarr non ha spiegato di quanti satelliti sarà composta ma ha detto che i nuovi veicoli spaziali saranno lanciati a partire dal 2020, quando i WorldView 1 e 2 saranno prossimi al ritiro dal servizio.
La nuova costellazione sarà dotata di strumenti per raddoppiare la risoluzione delle immagini, oltre a permettere passaggi molto più ravvicinati nel tempo sopra la stessa zona, fino a 40 volte al giorno. La DigitalGlobe, il cui principale cliente è il governo USA, prevede di investire fino a 600 milioni di dollari nel programma WorldView Legion.
La divisione Space System/Loral (SSL), acquisita dalla MDA nel 2012, costruirà i satelliti della costellazione WorldView Legion a Palo Alto, in California. Le precedenti piattaforme satellitari della DigitalGlobe erano state realizzate dalla Ball Aerospace, in Colorado, e dalla Lockheed Martin in California. La SSL è una delle aziende leader nella costruzione di grandi satelliti commerciali per telecomunicazioni fino ai più piccoli satelliti per l'osservazione terrestre ed a scopi scientifici.
Alcuni concorrenti di DigitalGlobe nell'osservazione terrestre sono la Terra Bella, che offre immagini a risoluzione più bassa ma promette passaggi ripetuti sullo stesso luogo più spesso e la Planet, che ha acquisito la Terra Bella da Google all'inizio di questo mese e che ha oltre 100 CubeSat sparsi in orbita con l'obiettivo di riprendere l'intero pianeta una volta al giorno.
Ora l'obiettivo successivo per MDA è quello di ottenere i permessi dal governo USA per realizzare una struttura che sia in grado di competere per i programmi spaziali classificati del governo USA.
Nell'illustrazione artistica (Credit: DigitalGlobe) il satellite WorldView 4 lanciato a novembre 2016.

Fonte: Spaceflight Now - Stephen Clark

27/02/2017 - Un pianeta come Tatooine di Guerre Stellari -

Un gruppo di ricercatori dello University College London ha scoperto, per la prima volta, la presenza di detriti planetari attorno a un sistema binario. Insomma, forse (e il condizionale è d’obbligo) ci sarebbe un pianeta roccioso – per capirci, come la Terra – in orbita attorno a due soli. Lo studio parla di resti di asteroidi che orbitano attorno a una nana bianca ed a una nana bruna a 1.000 anni luce di distanza da noi, nel sistema chiamato SDSS 1557. La scoperta è di particolare rilievo, perché tutti i pianeti extrasolari scoperti in orbita attorno a stelle doppie sono giganti gassosi (cioè simili a Giove), e si formano nelle regioni più ghiacciate dei loro sistemi: non dunque nella fascia di abitabilità, dove le temperature consentono la presenza di acqua liquida e quindi, eventualmente, di vita.
Osservando il sistema binario SDSS 1557 gli esperti hanno rilevato un’abbondanza di metalli, silicio e magnesio. Il complesso di detriti corrisponde (approssimativamente) a un asteroide di circa 4 chilometri di grandezza.
"Costruire pianeti rocciosi intorno a due soli è una sfida, perché la gravità di entrambe le stelle è tremenda," spiega Jay Farihi, a capo del gruppo di ricerca, "e ciò impedisce ai frammenti di roccia e polvere di accrescere formando dei veri e propri pianeti. Con la scoperta di detriti di asteroidi nel sistema SDSS 1557, vediamo chiare la fase dell’assemblaggio di un pianeta roccioso e ciò ci aiuta a capire come siano fatti gli esopianeti rocciosi nei sistemi binari." Sono proprio gli asteroidi, nel nostro Sistema Solare, a custodire ancora gli originali 'mattoni' con cui si sono formati Mercurio, Venere, Terra e Marte, e per questo anche gli asteroidi in altri sistemi stellari risultano interessanti nello studio dei pianeti rocciosi in via di formazione.
Il pianeta (o i pianeti) roccioso non può essere ancora avvistato, ma i detriti rocciosi sono ben distribuiti in una cintura attorno alle due stelle e questo potrebbe far ben presagire. Finora non era mai stata avvistata una fascia di detriti e asteroidi in un sistema binario. La scoperta è stata realizzata utilizzando il Gemini Observatory South Telescope e il Very Large Telescope, che hanno studiato la composizione chimica dei detriti rocciosi. Le prossime osservazioni saranno firmate da Hubble.
Insomma, se questi detriti formeranno un vero pianeta, la vista che potenziali esseri viventi futuri potrebbero avere sarebbe simile a quella del pianeta Tatooine nel film Guerre Stellari.
Nell'immagine (Credit: 20Th Century Fox) il doppio tramonto dall'ipotetico pianeta roccioso Tatooine in orbita attorno a due stelle binarie.

Fonti: Media INAF - Eleonora Ferroni / Nature Astronomy - J. Farihi, S. G. Parsons e B. T. Gänsicke / ASI - Giulia Bonelli

27/02/2017 - Prime parti di SLS per il debutto nello spazio in arrivo al KSC -

Lo stadio propulsivo intermedio criogenico (ICPS - Interim Cryogenic Propulsion Stage) per il primo volo del razzo Space Launch System (SLS) della NASA è in viaggio su una chiatta verso il Centro Operativo del Delta 4 di United Alliance (ULA) presso l'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
L'ICPS è un sistema basato su idrogeno ed ossigeno liquidi che fornirà la spinta necessaria per inviare un veicolo spaziale Orion ed i suoi 13 carichi utili secondari oltre la Luna prima che l'astronave ritorni sulla Terra. Questo è la prima parte integrata di SLS a raggiungere Cape e che verrà sottoposta a preparazione finale e test prima di essere spostata presso il Ground Systems Development Operations (GSDO) del Kennedy Space Center della NASA. L'ICPS è stato progettato e costruito dalla ULA di Decatur, Alabama, e dalla Boeing Co. di Huntsville, Alabama. Una volta completato, SLS sarà il più potente razzo al mondo per le missioni nello spazio profondo.
Nella foto (Credit: ULA) lo stadio superiore ICPS per il volo inaugurale EM-1 di SLS, previsto per la fine del prossimo anno.

Fonte: NASA - Jennifer Harbaugh

Nell'immagine (Credit: NASA), la Terra sorge da dietro la Luna in una foto presa dagli astronauti Apollo.

27/02/2017 - La SpaceX invierà due turisti paganti attorno alla Luna nel 2018 -

La SpaceX ha fatto un nuovo annuncio sensazionale questa sera: invierà due turisti paganti in missione attorno alla Luna nel 2018.
La compagnia di Elon Musk ha dichiarato di essere stata avvicinata da due persone, al momento non specificate, che vogliono eseguire un volo attorno alla Luna e ritorno entro il prossimo anno. Essi avrebbero pagato già un significativo deposito per la missione lunare. Come gli astronauti delle missioni Apollo prima di loro, questi individui viaggerebbero nello spazio portando le speranza ed i sogni di tutta l'umanità, guidati dallo spirito umano universale dell'esplorazione. Essi dovranno sottoporsi a test medici e di valutazione, ed il loro addestramento inizierà entro la fine di quest'anno.
Altre persone avrebbero espresso inoltre forte interesse e potrebbero seguire questi primi due turisti. Ulteriori informazioni saranno rilasciate su questi team di volo, a seconda dell'approvazione del loro stato di salute e dopo i risultati delle prove.
La missione con i due astronauti/turisti dovrebbe durare circa 7 giorni ed eseguirebbe quella che si chiama traiettoria di ritorno libero. I due passeggeri non dovrebbero pilotare la capsula che funzionerebbe in modo automatico. La capsula arriverebbe attorno alla Luna, le girerebbe attorno e tornerebbe verso la Terra senza bisogno di manovre o correzioni di rotta. Attualmente i più grossi problemi per adattare un Crew Dragon, realizzato per l'orbita bassa terrestre, al volo lunare saranno quelli di installare uno scudo termico più resistente per sopportare le velocità di rientro in atmosfera da velocità planetarie, l'incremento dei sistemi di comunicazione che dovranno funzionare a distanza lunare (circa 1.000 volte più lontano dell'orbita terrestre) e la resistenza dei sistemi di bordo alle radiazioni che incontreranno fuori dalla protezione del campo magnetico terrestre.
Cosa ancor più importante, la SpaceX ringrazia la NASA, senza la quale tutto questo non sarebbe stato possibile. Il Commercial Crew Program della NASA, che ha fornito la maggior parte dei finanziamenti per lo sviluppo del Dragon 2, è un fattore chiave per realizzare questa missione. Inoltre verrà utilizzato il Falcon Heavy come veicolo di lancio, sviluppato sempre da SpaceX con finanziamenti interni. Il Falcon Heavy dovrebbe eseguire il suo primo volo di prova quest'estate e, se questo avrà successo, sarà il più potente veicolo a raggiungere l'orbita dopo il razzo lunare Saturno 5. Con 2.267 tonnellate di spinta al decollo, il Falcon Heavy ha due terzi della spinta del Saturno 5 ed oltre il doppio di quella del più grande veicolo di lancio odierno.
Entro quest'anno, come parte del Commercial Crew Program con la NASA, la SpaceX lancerà un Crew Dragon (o Dragon versione 2) verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Questo primo volo dimostrativo verrà eseguito in modo automatico, senza persone a bordo. Una successiva missione con equipaggio è attesa per il secondo trimestre del 2018. La SpaceX ha attualmente un contratto per eseguire una media di quattro missioni Dragon 2 alla ISS per ogni anno, tre cargo ed una con equipaggio. Facendo volare anche missioni private, che la NASA ha incoraggiato, i costi a lungo termine del governo caleranno e maggiore sarà l'affidabilità guadagnata, e ne beneficieranno sia le missioni governative che quelle private.
Una volta che saranno operative le missioni Crew Dragon per la NASA, la SpaceX potrà lanciare la missione privata di circumnavigazione della Luna e ritorno sulla Terra. Il decollo avverrà dalla storica rampa 39A del Kennedy Space Center, vicino a Cape Canaveral - la stessa utilizzata dal programma Apollo per le sue missioni lunari. Questo rappresenta per l'umanità l'opportunità di ritornare nello spazio profondo per la prima volta in 45 anni e per viaggiare più velocemente e lontano nel Sistema Solare di quanto mai fatto finora.
Progettato fin dall'inizio per trasportare esseri umani, il veicolo spaziale Dragon ha già una lunga storia di voli. Queste missioni si baseranno su questa eredità, estendendo le operazioni nello spazio profondo, come importante pietra miliare mentre la SpaceX lavora con lo scopo finale di trasportare gli esseri umani su Marte.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceX) un veicolo spaziale Crew Dragon in orbita terrestre. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA), la Terra sorge da dietro la Luna in una foto presa dagli astronauti Apollo. I due turisti di SpaceX potranno godere dello stesso panorama unico.

Fonte: SpaceX / Spaceflight Now - Stephen Clark

27/02/2017 - Compiuto il terzo volo planato per VSS Unity -

La SpaceShipTwo della Virgin Galactic ha compiuto il suo terzo volo planato venerdì 24 febbraio, un volo che ha segnato la prima volta che ai comandi si trovava un ex-astronauta NASA.
La VSS Unity, come è stata chiamata il secondo esemplare della SpaceShipTwo, ha preso il cielo del Mojave Air and Space Port della California sotto alle ali dell'aereo madre della compagnia, il WhiteKnithTwo. Ai controlli di VSS Unity si trovavano i piloti Dave Mackay e Rick "C.J." Sturckow, ex-astronauta NASA che ha volato su quattro missioni Shuttle, comandandone due.
"Oggi è stato il primo volo di CJ sulla VSS Unity. Ma egli ha già un sacco di esperienza sulle navi spaziali," hanno dichiarato i rappresentanti della Virgin Galactic in un Twitter che comprendeva una foto di Sturckow durante le missioni con la navetta spaziale. Mentre si trattava del primo volo di Sturckow con la VSS Unity, egli aveva già volato con la VSS Enterprise, la nave gemella di Unity, diverse volte prima che il veicolo andasse perduto nel fatale incidente dell'ottobre 2014.
Durante il volo di venerdì, il WhiteKnightTwo ha trasportato VSS Unity alla quota prevista sopra il deserto del Mojave, poi ha rilasciato lo spazio plano che ha veleggiato verso la Terra ed eseguito un atterraggio sulla pista dello Air and Space Port.
Fondata dal miliardario britannico Sir Richard Branson, la Virgin Galactic si prefigge di costruire una flotta di veicoli SpaceShipTwo per far volare passeggeri paganti in viaggi suborbitali nello spazio. La SpaceShipTwo della compagnia non è in grado di rimanere in orbita attorno alla Terra. Il veicolo spaziale è progettato per lanciare sei passeggeri e due piloti a 100 km sopra il pianeta, dove potranno sperimentare diversi minuti di assenza di peso ed osservare la Terra dallo spazio. I biglietti per il volo costano circa 235.000 Euro.
Branson era presente per vedere il volo di venerdì. Assieme a lui vi era il fratello, Sam Branson ed il fisico britannico Brian Cox. Branson ha poi scritto un tweet nel quale si è detto entusiasta di aver visto il terzo volo della VSS Unity. Il test planato ha segnato il terzo volo senza motori della VSS Unity, ed i settimo complessivo (il veicolo era rimasto appeso all'aereo madre in altri quattro voli). Gli altri voli planati si erano tenuti nel 2016, il 3 ed il 22 dicembre.
I piloti per l'aereo WhiteKnightTwo, nel volo di prova di venerdì, erano Todd Ericson e Kelly Latimer, con Dustin Mosher che ha svolto il ruolo di ingegnere di volo.
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) la VSS Unity in volo ancora appesa all'aereo madre WhitheKnightTwo.

Fonte: Space.com - Tariq Malik

27/02/2017 - Prima immagine del Sole dal satellite GOES-16 della NASA -

La prima immagine dallo strumento SUVI (Solar UltraViolet Imager) che si trova a bordo del satellite GOES-16 è stata un successo, catturando un grosso buco coronale il 29 gennaio 2017.
Il ciclo undecennale dell'attività solare si sta attualmente avvicinando al minimo, e durante questo tempo i potenti brillamenti solari diventano scarsi ed i buchi coronali assumono il ruolo di fenomeni principali nel meteo spaziale - questo in particolare ha innescato delle aurore nelle regioni polari. I buchi coronali sono zone dove la corona solare appare più scura perché il plasma ha flussi ad alta velocità verso lo spazio interplanetario, risultando con aree più fredde e con densità più bassa confrontata con quella dei dintorni.
SUVI è un telescopio che monitorizza il Sole nelle onde dell'estremo ultravioletto. SUVI riprenderà immagini del disco solare completo in tutti i momenti e sarà in grado di vedere più dell'ambiente intorno al Sole a differenza dei precedenti satelliti geostazionari della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). L'atmosfera superiore del Sole, o corona solare, è composta da plasma estremamente caldo e gas ionizzato. Questo plasma interagisce con il potente campo magnetico del Sole, generando luminosi archi di materiale che può essere riscaldato a milioni di gradi. Al di fuori degli archi caldi coronali, vi sono fredde e scure regioni chiamate filamenti, che possono eruttare e diventare sorgenti chiave del meteo spaziale quando il Sole è attivo.
Altre regioni scure, sono chiamate buchi coronali, e si formano quando il campo magnetico del Sole permette al flusso di plasma di allontanarsi dal Sole ad alta velocità. Gli effetti collegati ai buchi coronali sono generalmente più miti di quelli dell'espulsione di massa coronale, ma quando il flusso delle particelle solari è intenso - può porre rischi ai satelliti in orbita terrestre.
La corona solare è così calda che è meglio osservarla con fotocamere sensibili ai raggi X ed agli ultravioletti estremi (EUV). Vari elementi emettono luce a specifiche lunghezze d'onda EUV e X a seconda della loro temperatura, così osservandoli a differenti lunghezze d'onda, può essere realizzata un'immagine della completa struttura di temperatura della corona. Il SUVI di GOES-16 osserva il Sole in sei canali EUV.
I dati da SUVI forniranno una stima delle temperature del plasma coronale e della misura dell'emissioni che sono importanti per le previsioni del meteo spaziale. SUVI è essenziale per comprendere le aree attive del Sole, i brillamenti solari e l'eruzioni che possono portare ad espulsioni di massa coronale le quali potrebbero avere effetti sulla Terra. A seconda della magnitudine di una particolare eruzione, una tempesta geomagnetica potrebbe essere così potente da disturbare il campo magnetico della Terra. Un'evento di questo tipo potrebbe avere effetti negativi sulla rete elettrica, facendo saltare circuiti, interrompendo i dati e le comunicazioni dei satelliti causando interferenze nelle onde radio corte e danneggiando i satelliti orbitanti e la loro elettronica. SUVI permetterà allo Space Weather Prediction Center della NOAA di fornire allarmi spaziali tempestivi alle compagnie elettriche, ai fornitori di telecomunicazioni e gli operatori dei satelliti.
SUVI sostituisce lo strumento SXI (Solar X-Ray Imager) dei precedenti satelliti GOES e rappresenta un cambiamento sia nella copertura spettrale che nella risoluzione spaziale in confronto a SXI. La NASA ha lanciato con successo GOES-R alle 6:42 p.m. EST del 19 novembre 2016 (le 1:42 italiane del 20 novembre) dall'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, e che è stato rinominato GOES-16 una volta raggiunta l'orbita. GOES-16 sta ora osservando il pianeta da una posizione equatoriale a circa 35.888 km sopra la superficie terrestre.
I satelliti NOAA sono la spina dorsale delle previsioni meteo che permettono di salvare delle vite. GOES-16 si baserà sulla lunga eredità per oltre 40 anni di osservazioni satellitari della NOAA sulla quale il pubblico americano può fare affidamento.
Per maggiori informazioni su GOES-16, visitate: http://www.goes-r.gov/ oppure http://www.nasa.gov/goes.
Per comprendere meglio lo strumento SUVI di GOES-16, visitate: http://www.goes-r.gov/spacesegment/suvi.html.
Nell'immagine (Credit: NOAA) il Sole ripreso il 29 gennaio 2017 nelle sei lunghezze d'onda differenti dello strumento SUVI a bordo di GOES-16.

Fonte: NASA - Michelle Smith, Rob Gutro e Karl Hille

Nell'immagine (Credit: ESA–G. Porter, CC BY-SA 3.0 IGO), l'orbiter BepiColombo durante i test radio.

24/02/2017 - L'ESA conferma la politica di accesso libero per immagini, video e dati -

L'ESA ha annunciato mercoledì di aver adottato una politica di Accesso Libero – Open Access – per i propri contenuti quali immagini, video e set di dati selezionati.
Per oltre due decenni, l'ESA ha condiviso grandi quantità di informazioni, immagini e dati con gli scienziati, l'industria, la stampa e il grande pubblico attraverso piattaforme digitali come web e social media. La politica di gestione dell'informazione dell'ESA, in continua evoluzione, aumenta queste opportunità.
In particolare, una nuova politica Open Access per le informazioni e i dati dell'ESA faciliterà ora un più largo uso e riutilizzo del materiale per il pubblico generale, la stampa, il settore dell'istruzione, partner e chiunque altro necessiti di utilizzarlo e basarsi su di esso. "Questa evoluzione nell'aprire l'accesso alle immagini, le informazioni e le conoscenze dell'ESA sono un elemento importante del nostro obiettivo di informare, interagire ed ispirare nella visuale dello Spazio 4.0," ha detto Jan Woerner, Direttore Generale dell'ESA.
"Segue logicamente le politiche di dati liberi e aperti che abbiamo già stabilito e risponde al crescente interesse del pubblico generale, dando un quadro più chiaro ai contribuenti negli Stati Membri che finanziano l'Agenzia." Insieme con molte altre organizzazioni intergovernative (IGO), come l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione,la Scienza e la Cultura, l'Organizzazione Mondiale delle Proprietà Intellettuali e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che hanno recentemente adottato simili politiche di Open Access, l'ESA ha deciso di rilasciare più contenuti sotto lo schema di licenze Creative Commons IGO, con Open Access conforme a Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 IGO o, in breve, licenza CC BY-SA 3.0 IGO come standard.
Le licenze CC IGO sono state progettate per utilizzo da parte di organizzazioni intergovernative e permettono, in caso di CC BY-SA IGO, per esempio, che le immagini siano largamente utilizzate su Wikipedia e il suo archivio multimediale Wikipedia Commons. Negli ultimi due anni, l'ESA ha sperimentato l'uso delle licenze CC BY-SA IGO e rilasciato immagini della popolare missione a caccia della cometa, Rosetta, set di immagini da Marte così come altre immagini, con questo credito.
Creative Commons è un'organizzazione globale no-profit che permette la condivisione ed il riutilizzo della creatività e della conoscenza attraverso la fornitura di strumenti legali gratuiti. Continua ad essere un partner importante e un mediatore con ESA e con altre organizzazioni internazionali nell'uso e ulteriore sviluppo di licenze. Secondo Marco Trovatello, che segue il progetto per l'ESA, "L'accesso libero e gratuito alle conoscenze, le informazioni e i dati dell'ESA sono un elemento fondamentale per quanto riguarda il nostro legame con il vasto pubblico e le comunità di utenti, e perciò un contributo a vantaggio della società’.”
"Il riconoscimento del valore dell'informazione che ESA ritiene per conto dei suoi Stati Membri e la sua gestione adeguata sono strumenti chiave dell'approccio ESA Spazio 4.0 per rafforzare la collaborazione con l'industria, il mondo scientifico e gli Stati Membri." nota Gunther Kohlhammer, che in qualità di Direttore Digitale sovrintende l'Agenda Digitale ESA per lo Spazio, e la politica ESA di gestione dell'informazione, i grandi progetti che rendono ESA pronta per un futuro completamente digitale.
Molte delle immagini, dei video ed altri contenuti ESA sono prodotti con dei partner, per esempio nel campo della scienza e dell'industria. In questa prima fase di Open Access all'ESA, la priorità è data al materiale che è interamente di proprietà dell'ESA e per il quale i diritti di terze parti sono già stati chiariti. In generale, Open Access significa accesso online libero e illimitato per la ricerca di risultati e scoperte. I diritti di utilizzo sono spesso concessi attraverso Licenze Creative Commons. Non c'è una sola, ma diverse dichiarazioni e definizioni di Open Access, come per esempio la Dichiarazione di Berlino su Open Access per la Conoscenza nelle Scienze e le Lettere, l'Iniziativa Open Access di Budapest o la Dichiarazione di Bethesda sull'Editoria Open Access.
Una pagina web che riporta al set di contenuti già disponibile in Open Access, una serie di domande frequenti ed ulteriori informazioni di base sono disponibili all'indirizzo http://open.esa.int. Maggiori informazioni sull'Agenda Digitale ESA per lo Spazio sono disponibili all'indirizzo http://www.esa.int/digital.
Nell'immagine (Credit: ESA/Belspo – produced by VITO, CC BY-SA 3.0 IGO) la Francia ripresa dal satellite Proba-V. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ESA–G. Porter, CC BY-SA 3.0 IGO), l'orbiter BepiColombo durante i test radio.

Fonte: ESA Italia - Marco Trovatello

24/02/2017 - La OneWeb vuole aggiungere altri 2.000 satelliti alla costellazione -

Se una costellazione di 648 satelliti vi sembrano tanti figuriamoci 2.620!
La OneWeb, nuova azienda di telecomunicazioni satellitari, rinvigorita da un investimento del valore di 1,2 miliardi di dollari avuto a dicembre da parte della Softbank (gruppo di banche giapponesi, vorrebbe sfruttarlo per aggiungere altri 2.000 satelliti alla costellazione già proposta e composta di diverse centinaia di satelliti.
La OneWeb aveva fatto scalpore nel giugno 2015 quando rese pubblico il suo progetto, supportato da un'iniziale investimento da parte di azionisti di quasi 500 milioni di dollari per il dispiegamento di una costellazione composta da quasi 600 piccoli satelliti in orbita bassa terrestre per coprire tutte le esigenze di connessione a larga banda in Ku.
Giovedì, Greg Wyler, fondatore e capo esecutivo di OneWeb ha parlato di fronte ad una platea della Royal Aeronautical Society di Londra, che la compagnia ha già venduto una considerevole porzione della propria capacità per la costellazione iniziale e che sta seriamente considerando di quadruplicare le sue dimensioni. "Vogliamo aggiungere 2.000 satelliti su orbite differenti in orbita bassa terrestre," ha detto a Londra Wyler alla SpaceNews. "Abbiamo i diritti di priorità per altri 2.000 satelliti - 1.972 per essere precisi. Con la Softbank abbiamo rafforzato le nostre attività e abbiamo iniziato i colloqui per la forte possibilità di aggiungerne altri alla nostra costellazione."
Al momento, i primi dieci satelliti OneWeb saranno lanciati fra un anno a bordo di un Soyuz che decollerà dallo Spazioporto europeo della Guyana Francese. La domanda per servizi di questo tipo, nel mondo delle telecomunicazioni, sono molto richiesti. Alla domanda di quanta capacità pensano di avere già venduta al momento dei lanci iniziali della costellazione la risposta di Wyler è stata laconica: "Tutti." Wylar ha confermato che una decisione finale se quadruplicare le dimensioni della costellazione OneWeb sarà presa prima della fine di quest'anno.
Nel consiglio di amministrazione di OneWeb fanno parte fra gli altri, oltre a Wyler, anche il miliardario britannico Richard Branson (fondatore della compagnia aerea Virgin e spaziale Virgin Galactic), Thomas Enders, amministratore delegato di Airbus Group e Paul E. Jacobs, capo esecutivo della Qualcomm Inc.
Nell'illustrazione artistica (Credit: OneWeb) la disposizione della costellazione di 648 satelliti della OneWeb.

Fonti: SpaceNews - Tereza Pultarova e Caleb Henry / The Washington Post - Aaron Gregg

Nell'immagine (Credit: NASA, ESA, and A. Angelich (NRAO); Hubble Credit: NASA, ESA, and R. Kirshner (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics and Gordon and Betty Moore Foundation); Chandra Credit: NASA/CXC/Penn State/K. Frank et al.; ALMA Credit: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO) and R. Indebetouw (NRAO/AUI/NSF)), la SN 1987A.

24/02/2017 - 30esimo anniversario della Supernova 1987A -

Tre decenni fa, una massiccia esplosione stellare inviò le sue onde d'urto non solo attraverso lo spazio, ma soprattutto nella comunità astronomica.
Quella notte Oscar Duhalde non se la sarebbe mai più dimenticata. E la comunità mondiale degli astrofisici nemmeno. Era la notte a cavallo fra il 23 e il 24 febbraio 1987. Oscar, operatore allo Swope telescope da un metro a Cerro Las Campanas, sulle Ande cilene, di turno per le osservazioni, era uscito qualche minuto all’aria aperta per prendersi una pausa e aiutarsi a tenere gli occhi aperti. E proprio con i suoi occhi – ben spalancati e allenati come pochi – intravide, osservando il cielo in direzione della Grande Nube di Magellano, brillare una stella che lì non aveva mai notato prima. Senza rendersene pienamente conto, fu il primo essere umano al mondo a vedere – per di più a occhio nudo – la supernova più studiata di sempre, quella più vicina a noi (163mila anni luce) dall’epoca della stella di Keplero, esplosa nella nostra galassia del 1604. A capire di cosa si trattava fu invece un astronomo canadese, Ian Shelton – pure lui lì a Las Campanas, quella notte, a pochi metri da Duhalde – il quale, però, la morte della stella che sarebbe presto diventata celebre con la sigla Sn 1987A la vide solo indirettamente e a posteriori, studiando le lastre fotografiche impresse durante le osservazioni.
SN 1987A fu la più vicina supernova osservata dalla Terra fin dall'invenzione del telescopio ed è diventata da allora la più studiata di tutti i tempi, rivoluzionando la nostra comprensione dell'esplosiva morte delle stelle massicce.
Localizzata nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, la SN 1987A è la più vicina esplosione di una supernova osservata in centinaia di anni. Essa segna la fine di una stella massiccia ed invia un'onda d'urto di materiale espulso e luce brillante nello spazio. La luce ha finalmente raggiunto la Terra il 23 febbraio 1987 - come un botto cosmico del passato.
Il Telescopio Spaziale Hubble di NASA/ESA è stato in prima linea per le osservazioni della SN 1987A fin dal 1990 e l'ha ripresa molte volte nel corso degli ultimi 27 anni. Per celebrare il 30esimo anniversario della supernova e controllare gli sviluppi dei suoi resti, Hubble ha ripreso un'altra immagine della distante esplosione stellare a gennaio 2017, aggiungendola alla collezione esistente.
In merito alla sua precoce rilevazione e relativa prossimità dalla Terra, SN 1987A è diventata la supernova più studiata di tutti i tempi. Prima della SN 1987A, le nostre conoscenze sulle supernove erano semplicistiche ed idealizzate. Ma lo studio dell'evoluzione di SN 1987A da supernova ai suoi resti in superbo dettaglio, utilizzando i telescopi nello spazio e sulla Terra, gli astronomi hanno ottenuto rivoluzionari approfondimenti nella morte delle stelle massicce.
Nel 1990 Hubble fu il primo a vedere l'evento in alta risoluzione, mostrando chiaramente l'anello principale che splendeva attorno alla stella esplosa. Inoltre scoprì anche due anelli esterni più deboli, che si estendevano come il riflesso in uno specchio con la forma che ricordava quella di una clessidra. Anche oggi, l'origine di queste strutture non è pienamente compresa.
Comunque, osservando l'espansione dei resti nel corso degli anni, Hubble ha aiutato a dimostrare che il materiale all'interno della struttura era stato espulso 20.000 anni prima che avvenisse l'esplosione. La sua forma aveva inizialmente sorpreso gli astronomi, che si aspettavano che la stella morente avesse espulso il materiale in forma sferica - ma forse furono i veloci venti stellari a rallentare il materiale per disporlo in strutture ad anelli.
L'accensione iniziale della luce dalla supernova illuminava gli anelli. Essi lentamente calavano di luminosità nel corso del primo decennio dopo l'esplosione, fino a che l'onda d'urto della supernova raggiungeva gli anelli interni nel 2001, riscaldando il gas a temperature elevate e generando una forte emissione di raggi X. Le osservazioni di Hubble su questo processo fanno luce su come le supernove possono influenzare le dinamiche e la chimica del loro ambiente circostante, e quindi modellare l'evoluzione galattica.
Nell'immagine (Credit: NASA, ESA, R. Kirshner, P. Challis, ESO/NAOJ/NRAO/A. Angelich, NASA/CXC/SAO) la SN 1987A fotografata dal Telescopio Spaziale Hubble. Nell'immagine in alto (Credit: NASA, ESA, and A. Angelich (NRAO); Hubble Credit: NASA, ESA, and R. Kirshner (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics and Gordon and Betty Moore Foundation); Chandra Credit: NASA/CXC/Penn State/K. Frank et al.; ALMA Credit: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO) and R. Indebetouw (NRAO/AUI/NSF)), la SN 1987A in tre lunghezze d'onda differenti osservata dal telescopio ALMA, in Cile.

Fonti: Spaceref / - NASA/Hubblesite / Media INAF - Marco Malaspina

24/02/2017 - Cina ed Italia collaboreranno sul volo spaziale umano -

Durante la visita ufficiale del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella in Cina, oltre a diversi accordi in vari campi con il gigante asiatico, è stato stretto un nuovo accordo per la cooperazione fra Italia e Cina nelle attività del volo spaziale umano.
L'accordo è stato firmato a Pechino giovedì da Wang Ahaoyao, direttore generale della CMSA (China Manned Space Agency) ed il presidente dell'ASI Roberto Battiston. Non solo accordi su satelliti, dunque, ma anche nell’ambito delle missioni con astronauti. La collaborazione scientifica sarà rivolta allo studio delle missioni di lunga durata degli astronauti, in particolare sugli aspetti di biomedicina e fisiologia e delle relative tecnologie: "Lo spazio è una nuova via della seta senza confini, e la collaborazione internazionale è un elemento fondamentale, sia dal punto di vista scientifico che da quello dello sviluppo tecnologico," - ha dichiarato Roberto Battiston - "Con la Cina abbiamo da anni eccellenti relazioni scientifiche in diversi settori. Questo accordo è importante per tutta la comunità scientifica europea e internazionale in preparazione delle future missioni di esplorazione umana del Sistema Solare. Solo un patrimonio comune di conoscenze può farci progredire con successo nell’esplorazione spaziale."
Italia e Cina collaborano già per lo sviluppo di due satelliti, il primo CSES (China Seismo-Electromagnetic Satellite), destinato ad effettuare ricerche sui fenomeni post e precursori delle scosse sismiche sulla Terra, dallo spazio. Il primo satellite, una versione sperimentale dovrebbe essere lanciato già nel 2018 mentre quello, definito 'operativo' l'anno successivo.
L’accordo prevede la costituzione da parte delle due agenzie di un Joint Cooperation Committee che si riunirà almeno una volta l’anno per stabilire le modalità della partnership, tra cui sono previsti l’accesso a dati scientifici, pubblicazioni scientifiche congiunte, scambio di personale e partecipazione congiunta a technical reviews sul volo umano. Le ricadute potenziali di questo accordo sono estremamente significative, considerata, da una parte, la posizione di leadership che l’Italia ha raggiunto nel settore del volo umano nell’ambito della realizzazione e dello sfruttamento della ISS e, dall’altra, l’importante programma di volo umano che la Cina sta sviluppando, in particolare con la realizzazione della Stazione Spaziale Tiangong-3. Tutto questo farebbe pensare che alcuni astronauti italiani potrebbero essere in prima fila per un volo spaziale di lunga durata a bordo di veicoli cinesi.
L'Italia è da lungo tempo coinvolta nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ed ha inviato un numero di astronauti nello spazio come parte del Corpo Astronauti Europeo (EAC), la più recente è stata Samantha Cristoforetti che vi ha soggiornato per 199 giorni, da novembre 2014 a giugno 2015. Nei prossimi mesi è prevista la partenza di Paolo Nespoli, che ha già eseguito una missione di lunga durata nel 2010.
Attualmente la Cina ha in orbita, operativo, un modulo laboratorio, il Tiangong-2, lanciato lo scorso anno, che ha già ospitato un equipaggio di due astronauti cinesi arrivati a bordo della Shenzhou-11 e vi hanno soggiornato per 32 giorni. Ad aprile è previsto l'arrivo del primo del primo veicolo cargo di rifornimento Tianzhou-1 per testare le tecniche che permetteranno, a partire dal 2018, l'avvio della costruzione della prima stazione spaziale permanente cinese.
Uno dei motivi, oltre a quello evidentemente tecnologico e di prestigio internazionale, sullo sviluppo di una propria stazione spaziale è il bando degli Stati Uniti nei confronti della Cina sulla collaborazione alla ISS. Ma, a parte gli USA, la Cina ha offerto la collaborazione in campo spaziale a tutti gli altri Paesi. L'ESA ha già raccolto l'idea della Cina di inviare propri astronauti su veicoli spaziali, che infatti stanno già studiando la lingua cinese base, a partire dagli anni '20.
Anche i passi successivi alla ISS, come la proposta Moon Village (una base lunare internazionale permanente) del direttore generale Johann Dietrich Woerner e la Cina che sta sviluppando molte delle capacità necessarie, sia apparentemente che non ufficialmente, per portare gli esseri umani sulla Luna dovranno essere prese in considerazione. Tutto questo senza contare l'obiettivo di Marte da parte NASA che però potrebbe essere drasticamente modificato con il nuovo inquilino della Casa Bianca.
Nella foto (Credit: Xinhua/Xie Huanchi) il premier cinese Li Keqiang incontra il Presidente Italiano Sergio Mattarella a Pechino, capitale della Cina, il 23 febbraio 2017.

Fonti: La Stampa Antonio Lo Campo / gbtimes - Andrew Jones / ASI - Redazione

Nell'immagine artistica (Credit: Space Adventures), la Soyuz per la Luna attracca al modulo di appoggio.

24/02/2017 - Russia: tornano temi attuali la Sea Launch ed i turisti attorno alla Luna -

Mentre la Russia ritirava dal servizio il suo razzo Soyuz-U, con l'ultimo volo compiuto mercoledì dopo 44 anni e 787 lanci, un altro paio di programmi - Sea Launch e viaggio di turisti attorno alla Luna - sono riemersi.
I nuovi acquirenti della Sea Launch, la linea aerea privata russa S7, ha richiesto una licenza per iniziare di nuovo i lanci con i razzi Zenit della compagnia. L'ultimo volo di Sea Launch avvenne nel 2014, quanto la compagnia era di proprietà della RSC Energia. Le operazioni vennero poi sospese per mancanza di ordini. La Sea Launch è stata afflitta da lanci falliti e una bancarotta fin da quando venne fondata 22 anni fa.
Il primo volo della nuova proprietà dovrebbe partire dalla terraferma. Un lancio sarà infatti condotto dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazkhstan, nel corso del prossimo anno. La Sea Launch utilizza una piattaforma galleggiante ormeggiata all'equatore per lanciare satelliti per telecomunicazioni. La piattaforma e la nave comando avevano base in California.
Intanto la RSC Energia spera di firmare un accordo finale con la Boeing per la causa sulla bancarotta di Sea Launch. Le due compagnie infatti fondarono la Sea Launch nel 1995 come parte di un consorzio che comprendeva anche partner norvegesi ed ucraini. La Boeing ha vinto un rimborso del valore di 300 milioni di dollari contro la RSC Energia presso un tribunale degli Stati Uniti. Parte dell'accordo comprende cinque posti sui veicoli spaziali Soyuz diretti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La Boeing sta cercando di vendere questi posti alla NASA, che potrebbe utilizzarli se i veicoli commerciali con equipaggio di Boeing e SpaceX non fossero pronti per il 2018.
Ma la RSC Energia è tornata alla ribalta con un'altra notizia. La compagnia russa starebbe ancora pensando seriamente ad un piano per inviare turisti attorno alla Luna utilizzando un veicolo spaziale Soyuz modificato. La compagnia russa aveva sviluppato un piano assieme all'azienda di turismo spaziale USA Space Adventures diversi anni fa. Comunque i voli previsti sono stati ripetutamente rinviati, L'ultima stima della RSC Energia è che potrebbero avvenire nel periodo 2021-2022.
Il piano prevede l'invio di due turisti e di un pilota per un volo attorno alla Luna. I biglietti sarebbero del costo di 150 milioni di dollari l'uno.
Nell'immagine di archivio (Credit: Sea Launch) la rampa di lancio galleggiante Odyssey (con un razzo Zenit) affiancata dalla nave utilizzata come supporto e centro di comando Commander, nel porto di Long Beach, California. Nell'immagine artistica a sinistra (Credit: Space Adventures), la Soyuz per la Luna attracca al modulo di appoggio.

Fonti: Parabolic Arc Doug Messier / Spacedaily

24/02/2017 - Traffico sulla ISS, arrivato anche il Progress 66 -

Un veicolo cargo robotico è arrivato alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nelle prime ore di venerdì 24 febbraio 2017 per consegnare quasi tre tonnellate di rifornimenti per il laboratorio orbitale.
Il veicolo automatico cargo Progress 66 (MS-05) ha attraccato alla stazione spaziale alle 3:30 a.m. EST (le 9:30 italiane), parcheggiandosi da solo presso il boccaporto del modulo russo Pirs della ISS. Si tratta del secondo veicolo cargo a raggiungere la stazione in poco più di 24 ore dopo la capsula Dragon della SpaceX che ha portato altre 2,5 tonnellate di merci giovedì, un vero record.
L'agenzia spaziale russa Roscosmos aveva lanciato il Progress 66 in orbita mercoledì 22 febbraio, utilizzando un razzo Soyuz decollato dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. Si tratta della prima consegna russa cargo nello spazio per la stazione dopo la perdita del veicolo di rifornimento Progress 65 il primo dicembre 2016.
I veicoli Progress russi e le capsule Dragon della SpaceX fanno parte della flotta di veicoli spaziali robotici che consegnano rifornimenti essenziali alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Anche il veicolo spaziale Cygnus costruito dalla Orbital ATK ed il giapponese H-2 Transfer Vehicles fanno parte della flotta attuale. Nell'immagine (Credit: NASA/TV) il Progress MS-05 (66P) ormai a pochi metri dall'aggancio con la ISS.

Fonti: Space.com Tariq Malik / NASA ISS Blog - Mark Garcia

24/02/2017 - VEGA, opportunità di volo per satelliti multipli piccoli -

Il piccolo lanciatore europeo Vega è pronto a dimostrare la sua estesa capacità di mettere in orbita satelliti leggeri multipli utilizzando il suo nuovo, versatile distributore SSMS (Small Satellites Mission Service, servizio di missione per piccoli satelliti), nella seconda metà del 2018.
Questa dimostrazione fornisce la prima delle opportunità di lancio sotto la nuova Iniziativa di Opportunità di Lancio a Basso Costo con il satellite Light - denominata LLL o L3 - avviata alla Riunione del Consiglio ESA a Livello Ministeriale a dicembre 2016 con l'obiettivo di fornire servizi di lancio regolari ed a basso costo per i satelliti leggeri di istituzioni europee attraverso il pieno sfruttamento delle capacità dei sistemi di lancio di Ariane 6 e di Vega C.
Questo primo volo di dimostrazione – o di 'prova del concetto' -, che utilizzerà l'attuale sistema di lancio Vega, dimostrerà e validerà i servizi innovativi standard per satelliti leggeri. Il distributore SSMS con il suo disegno modulare permette al lanciatore Vega di fornire opportunità di lancio per satelliti leggeri con una massa totale che va dal chilogrammo dei CubeSats ai 400 kg dei mini satelliti, con diverse alternative di configurazione e relative combinazioni attraverso il concetto di "condivisione del viaggio".
I potenziali clienti, siano essi organizzazioni del settore pubblico europeo o altre entità, sono invitati a rispondere entro il 31 marzo all'Annuncio congiunto ESA e Commissione Europea di Opportunità, che può essere scaricato qui insieme al questionario.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA) i satelliti leggeri ed il dispensatore SSMS.

Fonte: ESA Italia

24/02/2017 - M’illumino di meno, risparmio e vedo il cielo -

Il 24 febbraio 2017 torna M’illumino di Meno, iniziativa giunta alla tredicesima edizione e promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar in occasione della Giornata per il risparmio energetico.
Quest’anno l’Istituto nazionale di astrofisica ha voluto partecipare non solo con le iniziative di ‘spegnimento’ presso alcune delle sedi sparse sul territorio nazionale, ma anche con una serie di podcast, raccolti sotto il titolo di Caterstellar, che potete ascoltare sulla pagina dedicata 'Scienziati per m’illumino di meno', con lo scopo di sensibilizzare il pubblico ad un tema ancora troppo poco dibattuto, quello dell’inquinamento luminoso.
Ma non solo: nei podcast – registrati con la partecipazione di tanti astronomi e ricercatori Inaf – si parla anche di altre forme di inquinamento, come quello elettromagnetico, il tutto nell’ottica di mettersi a disposizione del pubblico condividendo nozioni e divulgando la scienza con parole semplici.
Per chi volesse partecipare alle serate organizzate presso le sedi Inaf, di seguito una breve carrellata, da nord a sud dello stivale, di quelle attualmente in programma. L’Osservatorio astronomico Inaf di Padova, che ospita sull’altopiano di Asiago il maggiore telescopio dell’Inaf sul suolo nazionale, ha in programma proprio ad Asiago una serata con possibilità di visita al telescopio Galileo, osservazione del cielo ad occhio nudo e con il telescopio Schmidt di cima Ekar, oltre a una lezione a tema sull’inquinamento luminoso. Per informazioni e prenotazioni potete scrivere a visite.asiago@oapd.inaf.it, oppure chiamare lo Sportello informazioni turistiche al numero 0424.462221. Qui la locandina degli eventi.
All’Osservatorio astronomico Inaf di Trieste è in programma un dibattito aperto al pubblico preceduto da brevi interventi sul tema del risparmio energetico, dal titolo ‘La scienza del risparmio energetico’, per informazioni scrivere a social@oats.inaf.it.
A Roma, presso l’Osservatorio astronomico Inaf di Monte Porzio, è in programma una serata dal titolo 'Un cielo buio per la caccia alle galassie', durante la quale, insieme ad Adriano Fontana, si parlerà dell’importanza di un cielo buio per poter investigare i misteri del cosmo nel migliore dei modi. Maggiori info cliccando qui.
Durante la serata sarà possibile ammirare le immagini più suggestive della galleria di fotografie realizzate da Gianluca Licausi, ricercatore Inaf. Un viaggio attraverso i fenomeni della notte lungo un percorso fotografico che parte dal crepuscolo e giunge all’aurora, mostrando il fascino del panorama notturno da luoghi vicini e lontani, tutti accomunati dallo stesso cielo.
E per finire, arriviamo in Sicilia, dove gli astronomi Inaf dell’Osservatorio astronomico di Palermo che animano il parco astronomico delle Madonie ‘Gal Hassin’ proporranno una serie d’iniziative insieme al Comune di Isnello. Alle 18.00, nella sala consiliare di Isnello, si terrà la conferenza ‘”… E tornammo a riveder le stelle – La paura del buio e la bellezza del cielo”. Alle ore 19:00, “Isnello al buio – passeggiata al Belvedere e osservazione di alcuni corpi celesti a occhio nudo”. Per un’ora la città spegnerà le luci.
Insomma, le occasioni da nord a sud non mancano, ma se proprio non potrete partecipare di persona vi consigliamo comunque di spegnere la luce, stendervi magari sotto il cielo stellato ed ascoltare i nostri podcast.
Per saperne di più: Ascolta la puntata di Caterpillar sulle iniziative INAF. Nell'immagine (Credit: RAI2) il logo dell'evento 'M'illumino di meno' 2017.

Fonte: Media INAF - Francesco Aloisio

23/02/2017 - Va avanti lo sviluppo della missione destinata allo studio di Europa -

La NASA prosegue lo sviluppo della missione destinata ad esplorare la luna ghiacciata di Giove, Europa.
È una promessa che risale a maggio scorso, quando un team di ricerca del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha scoperto che sotto i ghiacci che ricoprono il gelido oceano di Europa potrebbero trovarsi gli elementi necessari allo sviluppo della vita.
Questa ipotesi ha immediatamente riacceso i riflettori sul satellite gioviano, già immortalato in passato da missioni come Galileo, Cassini nel suo passaggio verso Saturno e più recentemente Juno. Dopo la scoperta della possibile presenza di vita su Europa, l’agenzia spaziale americana è entrata in una fase preliminare per studiare la progettazione di una futura missione sul satellite ghiacciato. Questo ha portato, lo scorso 7 febbraio, alla produzione dello Science Definition Team report, che ha definito gli obiettivi scientifici della missione.
Ora la NASA ha completato tutti i passi previsti dal processo di valutazione, e ha annunciato che il prossimo 27 febbraio entrerà nella cosiddetta Fase B, ovvero il design della missione. Si tratta della progettazione dei sistemi e dei sotto-sistemi che andranno a comporre la missione su Europa, un’attività che continuerà fino a settembre 2018.
Questo comprenderà anche alcuni test direttamente sugli strumenti che dovrebbero essere utilizzati per cercare tracce di vita su Europa, come i rivelatori e i pannelli solari che andranno a comporre la navicella. La missione è programmata per il lancio nel 2020, e dovrebbe arrivare nel sistema gioviano dopo un viaggio di alcuni anni.
Il veicolo di lancio da utilizzare per Europa Clipper non è ancora stato deciso anche se lo Space Launch System (SLS) della NASA, ora in fase di sviluppo, potrebbe permettere una traiettoria diretta della sonda verso Giove, accorciando il volo a poco meno di tre anni rispetto ad altri lanciatori meno potenti. Infatti anche lanciando con il razzo più potente al momento, il Delta 4 Heavy, la sonda sarebbe troppo pesante per un volo diretto e la missione necessiterebbe di alcune spinte gravitazionali da parte dei pianeti durante il volo rinviando così l'arrivo della missione al sistema di Giove.
Inoltre, utilizzare l'SLS, potrebbe permettere anche di inviare un lander sulla superficie della luna un paio di anni dopo il Clipper, con una serie di strumenti per la ricerca diretta o indiretta di vita su Europa. Il lander potrebbe operare per solo 20 giorni sulla superficie a causa dell'ambiente fortemente radioattivo. Se l'Europa Clipper riuscirà a mappare in modo dettagliato la superficie di Europa questo potrebbe aiutare nel trovare un sito di atterraggio per il futuro lander.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la sonda Europa Clipper mentre sorvola la luna galileiana Europa.

Fonti: ASI - Giulia Borrelli / SpaceNews - Jeff Foust

Nell'immagine artistica (Credit: NASA), la situazione dei veicoli in visita alla ISS dopo l'ormeggio del Dragon.

23/02/2017 - Dragon completa il suo viaggio verso la Stazione Spaziale -

Il veicolo spaziale cargo Dragon della SpaceX è stato ormeggiato al boccaporto inferiore del modulo Harmony della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 8:12 a.m. EST (le 14:12 italiane). I portelli fra il nuovo veicolo arrivato e il modulo Harmony della stazione spaziale verranno aperti questo pomeriggio. La capsula trascorrerà circa quattro settimane ormeggiata alla ISS.
Arrivato un giorno dopo il previsto a causa del rendezvous abortito per risolvere un problema di navigazione, il cargo Dragon ha eseguito un avvicinamento senza problemi alla ISS, arrivando fino a 10 metri dal complesso orbitale. Qui, il braccio robotico Canadarm2, guidato dall'astronauta francese dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) Thomas Pesquet lo ha catturato alle 5:44 a.m. EST (le 11:44 italiane), alcuni minuti prima di quanto previsto dalla lista dei tempi.
La cattura è avvenuta mentre il veicolo di SpaceX e la stazione spaziale sorvolavano le coste nord-occidentali dell'Australia. "Sembra che abbiamo fatto una grande cattura," ha trasmesso via radio il Comandane della Stazione, l'astronauta NASA Shane Kimbrough, che assisteva Pesquet. "Thomas ha fatto un gran lavoro."
"Gran lavoro per la cattura di Dragon e scusate del ritardo," ha risposto l'astronauta Mike Hopkins dal Controllo Missione di Houston. "Ora inizia il vero lavoro." La missione ha consegnato un numero record di attrezzature scientifiche per un volo di rifornimento della SpaceX, un lista che include 40 cavie per lo studio della salute delle ossa in microgravità, un campo che potrebbe avere applicazioni sulle vittime di catastrofici danni alle ossa e pazienti con l'osteoporosi. Gli astronauti sulla ISS dovranno provocare l'eutanasia nei topolini e poi rimandarli sulla Terra per un confronto con un gruppo di controllo rimasto al suolo.
Ma la missione ha portato anche uno studio sulle cellule staminali utilizzando MRSA, un superverme, e studiando gli effetti della microgravità sulla crescita e mutazioni di questi vermi. Lo studio si prefigge di comprendere meglio le mutazioni per realizzare medicine più 'intelligenti' sulla Terra.
La cattura di oggi segna il decimo veicolo spaziale Dragon a raggiungere la stazione spaziale, conteggiando anche il volo dimostrativo del 2012. Il veicolo spaziale Dragon aveva abortito automaticamente il tentativo del giorno precedente per un valore errato riscontrato nel sistema di navigazione relativo del GPS. Gli ingegneri della SpaceX avevano risolto il problema in tempo per eseguire un nuovo tentativo giovedì. Mentre gli astronauti scaricheranno le apparecchiature dallo scafo pressurizzato del Dragon, il braccio robotico della stazione preleverà due piattaforme di esperimenti ed una base di appoggio dal vano di carico non pressurizzato (il 'trunk') per piazzarli sul gigantesco traliccio dell'avamposto.
Uno dei carichi utili è il SAGE III, un apparecchio NASA per monitorare l'ozono che arriva con una speciale base di appoggio, di costruzione europea, Hexapod, realizzata appositamente per puntare lo strumento verso il bordo della Terra, l'orizzonte, al sorgere e tramontare del Sole e della Luna. Un'altra serie di esperimenti che si trova dentro il trunk è sponsorizzato dallo Space Test Program dei militari USA, ospitando oltre una dozzina di studi di NASA e del Dipartimento della Difesa. Fra questi spiccano l'esperimento Raven della NASA, un dimostratore di navigazione spaziale autonomo per supportare missioni future di manutenzioni ai satelliti ed il Lightning Imaging Sensor. Il Raven è dotato di tre sensori - ottico, infrarosso e laser - per seguire autonomamente i veicoli cargo in arrivo e partenza dalla stazione spaziale. Lo scopo di Raven è quello di sviluppare le tecnologie necessarie per le future missioni robotiche di rifornimenti e manutenzione, che inizieranno con la missione Restore-L della NASA, il cui lancio è previsto nel 2020, e dedicata a rifornire di propellente il vecchio osservatorio ambientale Landsat 7 in orbita.
Per una panoramica delle apparecchiature scientifiche consegnate alla stazione da parte del Dragon, visita: https://www.nasa.gov/mission_pages/station/research/SX10_science.
Con il Dragon ormeggiato alla stazione, l'equipaggio di Spedizione 50 si concentrerà sul prossimo cargo in arrivo, che è previsto fra meno di 24 ore. Il Progress 66 russo è stato lanciato mercoledì 22 febbraio dal Kazakstan. Esso raggiungerà la ISS venerdì mattina per un attracco automatico previsto alle 3:34 a.m. EST (le 9:34 italiane) e rimarrà alla stazione fino a giugno. La NASA Television coprirà il suo arrivo a partire dalle 2:45 a.m. EST (le 8:45 italiane).
L'arrivo di Dragon è il primo dei veicoli di rifornimento che raggiungeranno la ISS nel corso di poche settimane. Infatti, oltre al Progress 66 già citato, anche un veicolo cargo Cygnus della Orbital ATK è nelle fasi finali di preparazione per il decollo fissato per il 19 marzo a bordo di un razzo Atlas 5 da Cape Canaveral.
Nella foto (Credit: NASA) il cargo Cygnus, missione CRS-10, arrivato alla ISS. Nell'immagine artistica in alto (Credit: NASA), la situazione dei veicoli in visita alla ISS dopo l'ormeggio del Dragon.

Fonti: NASA ISS blog- Mark Garcia / Spaceflight Now - Stephen Clark

22/02/2017 - Alla NASA viene chiesto di studiare l'utilizzo di Orion per la ISS -

Un disegno di legge per la NASA, passata al Senato degli Stati Uniti il 17 febbraio 2017, richiede all'agenzia spaziale USA di ri-esaminare la fattibilità di utilizzare il veicolo spaziale Orion per il trasporto di equipaggi da e per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La clausola è uno dei cambiamenti principali apparso nel Transition Authorization Act NASA per il 2017 che il Senato ha approvato con consenso unanime. Nel nuovo linguaggio, è compresa una sezione del disegno di legge che riguarda lo Space Launch System, Orion ed i sistemi al suolo, che chiede alla NASA di preparare, entro 60 giorni, un rapporto che "risponda alla capacità di Orion di poter compiere la minima capacità richiesta nella sezione 303(b)(3) dell'Authorizatio Act del 2010 dell'Amministrazione Nazionale Aeronautica e Spazio."
Quella sezione dell'atto autorizzativo del 2010, l'ultimo a diventare legge, richiedeva che uno dei requisiti del Multi-Purpose Crew Vehicle (ora conosciuto come Orion) fosse quello di avere la capacità di fornire un mezzo alternativo per trasportare equipaggi e merci alla ISS, nell'eventualità che gli altri veicoli, sia commerciali o dei partner, non fossero in grado di svolgere quella funzione.
Il linguaggio del nuovo disegno di legge richiede alla NASA di confermare che Orion dispone di quella capacità. Il rapporto della NASA dovrà anche determinare quando Orion, lanciato con un veicolo che non sia l'SLS, sarà in grado di trasportare equipaggi e merci alla ISS. Inoltre dovrà essere mostrata una valutazione dei costi e dei tempi del programma per ricoprire quel ruolo, e come questo possa aver ripercussioni sui piani dell'utilizzo di Orion per le missioni nello spazio profondo.
Sebbene la legge del 2010 indicasse alla NASA di dare ad Orion la capacità di servire la ISS, l'Agenzia si è concentrata sull'utilizzo del veicolo spaziale oltre le missioni in orbita terrestre, lasciando l'accesso alla stazione ai fornitori commerciali. Negli ultimi anni l'argomento di utilizzare Orion per la ISS era stato abbandonato.
Far volare Orion verso la ISS coinvolge un numero di sfide, comprese l'adattamento ad un non meglio specificato veicolo di lancio alternativo. Il primo volo senza equipaggio di Orion, Exploration Flight Test 1 (EFT-1) nel 2014, venne lanciato con un Delta 4 Heavy, ma non vi sono progetti per rendere adatto all'uomo quel razzo. Orion è attualmente non progettato per trasportare astronauti a partire dal suo secondo volo su SLS, non prima del 2021, sebbene la NASA abbia annunciato la scorsa settimana uno studio per trasformare il primo volo di SLS in abitato, previsto per la fine del 2018. Quella missione slitterebbe facilmente nel 2019 o 2020 se la NASA decidesse di far volare astronauti a bordo di quella missione.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) uno dei primi sviluppi di Orion, quando era ancora parte del programma Constellation, dove la NASA aveva studiato anche per fargli raggiungere la ISS.

Fonte: SpaceNews - Jeff Foust

Nell'immagine artistica (Credit: NASA/R. Hurt/T. Pyle), confronto fra le dimensioni dei pianeti del sistema TRAPPIST-1, allineati in ordine di distanza dalla stella madre.

22/02/2017 - Scoperti sette pianeti di classe terrestre attorno ad un'unica stella -

Alcuni astronomi, usando il telescopio TRAPPIST (TRAnsiting Planets and Planetesimals Small Telescope) -South all'Osservatorio di La Silla dell'ESO, il VLT (Very Large Telescope) al Paranal e il telescopio spaziale Spitzer della NASA, così come altri telescopi in tutto il mondo, hanno ora confermato l'esistenza di almeno sette piccoli pianeti in orbita intorno alla nana rossa fredda TRAPPIST-1, che si trova a circa 40 anni luce dalla Terra.
Tutti i pianeti, chiamati TRAPPIST-1b, c, d, e, f, g e h in ordine di distanza crescente dalla stella madre, hanno dimensioni simili a quelle della Terra.
Piccoli cali nell'emissione di luce della stella, causati da ciascuno dei sette pianeti mentre le passano di fronte - questi eventi sono noti come transiti - hanno permesso agli astronomi di dedurre informazioni sulle loro dimensioni, composizione ed orbita. Si è trovato che almeno i sei pianeti più interni sono confrontabili alla Terra per dimensione e temperatura.
Il primo autore Michaël Gillon, dell'Istituto STAR all'Università di Liegi in Belgio, è entusiasta dei risultati ottenuti: "È un sistema planetario sorprendente - non solo perchè abbiamo trovato così tanti pianeti, ma perchè sono incredibilmente simili per dimensione alla Terra!"
Con una massa pari all'8% del Sole, TRAPPIST-1, nella costellazione dell'Acquario, è molto piccola in termini stellari - solo marginalmente più grande del pianeta Giove - e anche se vicina a noi appare molto debole. Gli astronomi si aspettavano che queste stelle nane potessero ospitare molti pianeti di dimensione terrestre in orbite molto strette, rendendole obiettivi promettenti per la caccia alla vita extraterrestre, e TRAPPIST-1 è il primo di questi sistemi a essere stato scoperto.
Il co-autore Amaury Triaud spiega: "La produzione energetica delle stelle nane come TRAPPIST-1 è molto più debole di quella del Sole. Perchè ci sia acqua liquida in superficie, i pianeti dovrebbero essere in orbite più vicine di quanto vediamo nel Sistema Solare. Fortunatamente sembra che questa configurazione compatta sia proprio ciò che troviamo intorno a TRAPPIST-1!"
L'equipe ha determinato che tutti i pianeti nel sistema sono di dimensioni simili alla Terra e Venere nel Sistema Solare o appena più piccoli. Le misure di densità suggeriscono che almeno i sei pianeti più interni siano probabilmente rocciosi.
Le orbite planetarie non sono molto più grandi di quelle delle lune galileiane e sono invece molto più piccole dell'orbita di Mercurio nel Sistema Solare. Ma la dimensione minuscola e la bassa temperatura di TRAPPIST-1 implicano che l'energia in arrivo sui pianeti è simile a quella ricevuta dai pianeti interni nel nostro Sistema Solare; TRAPPIST-1c, d e f ricevono quantità di energia simili a Venere, Terra e Marte, rispettivamente.
Tutti e sette i pianeti scoperti nel sistema potrebbero avere acqua liquida in superficie, anche se le distanze orbitali rendono alcuni candidati più promettenti di altri. Modelli climatici suggeriscono che i pianeti più interni, TRAPPIST-1b, c e d, siano probabilmente troppo caldi per avere acqua liquida, tranne forse su una piccola frazione della superficie. La distanza orbitale del pianeta più esterno, TRAPPIST-1h, non è confermata, anche se è probabilmente troppo distante e freddo per l'acqua liquida - assumendo che non ci siano altri processi di riscaldamento (come quello mareale, per cui l'attrazione gravitazione di TRAPPIST-1 deforma ripetutamente il pianeta, portando a un aumento dell'attrito interno e alla produzione di calore. Questo processo causa il vulcanismo attivo sulla luna di Giove Io. Se anche TRAPPIST-1h avesse mantenuto un'atmosfera primordiale ricca di idrogeno, il tasso di perdita di calore potrebbe essere molto basso). TRAPPIST-1e, f e g perciò rappresentano il "Santo Graal" degli astronomi alla ricerca di pianeti, poichè orbitano nella zona abitabile e potrebbero ospitare oceani di acqua in superficie.
Queste nuove scoperte rendono il sistema TRAPPIST-1 molto importante per studi futuri. Il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA viene già usato per ricercare atmosfere intorno ai pianeti e Emmanuël Jehin, membro della collaborazione, è entusiasta sulle possibilità future: "Con la nuova generazione di telescopi, come l'ELT (Extremely Large Telescope) dell'ESO e il telescopio spaziale James Webb della NASA/ESA/CSA saremo presto in grado di cercare l'acqua e forse anche evidenza di vita in questi mondi."
I risultati della scoperta sono stati pubblicati mercoledì sulla rivista Nature ed annunciati durante una conferenza stampa tenuta presso il quartier generale della NASA a Washington. Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) la possibile superficie di TRAPPIST-1f. Nell'immagine artistica in alto (Credit: NASA/R. Hurt/T. Pyle), confronto fra le dimensioni dei pianeti del sistema TRAPPIST-1, allineati in ordine di distanza dalla stella madre. Le superfici dei pianeti sono riportate con rappresentazioni artistiche delle loro potenziali caratteristiche superficiali, tra cui acqua, ghiaccio ed atmosfera.

VIDEO DELLA SCOPERTA DI SETTE PIANETI ROCCIOSI ATTORNO A TRAPPIST-1 - 22/02/2017 - (Credit: NASA/JPL) - dur.min. 1:56 - LINGUA INGLESE (SOTTOTITOLI INGLESI)

Fonti: NASA - Felicia Chou, Sean Potter, Elizabeth Landau e Karen Norton / Il Post - Emanuele Menietti / ESO Italia - Michaël Gillon et altri

22/02/2017 - L'India testa lo stadio superiore criogenico del razzo GLSV Mark III -

La ISRO (Indian Space Research Organisation) ha testato con successo il 17 febbraio 2017 il proprio motore a razzo Cryogenic Upper Stage (CUS) sviluppato nel Paese e che verrà utilizzato sul razzo GLSV Mark III. Lo stadio criogenico designato C25 è stato testato per una durata di volo di 640 secondi presso l'ISRO Propulsion Complex (IPRC) di Mahendragiri, Lo stadio C25 era già stato testato con successo, ma solo per 50 secondi, il 25 gennaio scorso per validare tutti i sistemi.
Prima dei test di accensione di sviluppo dello stadio, sono stati realizzati tre motori CE20 e due motori sono stati soggetti a qualificazione in condizioni a livello del mare. Questi comprendevano 800 secondi di test di accensione ed un terzo motore è stato identificato per il volo e provato in condizioni di alta quota per una durata di 25 secondi.
Questa serie di test è un significativo passo avanti nell'ultima serie di prove a caldo per lo sviluppo del motore e dello stadio prima del volo inaugurale del GLSV Mark III. Lo stadio C25 è il più potente stadio superiore sviluppato dalla ISRO ed utilizza ossigeno liquido (LOX) ed idrogeno liquido (LH2) come combinazione di propellente. Lo stadio trasporta 27,8 tonnellate di propellenti caricati in due serbatoi separati. Lo sviluppo di uno stadio criogenico è stata una sfida progettuale senza precedenti, con l'idrogeno liquido a -253° Celsius e l'ossigeno liquido a -195° Celsius immagazzinato nei serbatoi. Per immagazzinare questi fluidi criogenici vi è bisogno di uno speciale isolante multi-strato ai serbatoi ed alle altre strutture
Le prestazioni dello stadio superiore durante il test di accensione sono andate come previsto. Lo stadio criogenico per il volo è in avanzato stato di realizzazione, e formerà lo stadio superiore del veicolo di lancio di nuova generazione GLSV MkIII di ISRO, capace di piazzare in Orbita di Trasferimento Geosincrono (TGO) satelliti della massa fino a 4 tonnellate. Il veicolo consiste in due motori a propellente solido per la spinta iniziale, uno stadio principale a propellente liquido (L110) e lo Stadio Criogenico Superiore (C25).
Le attività di integrazione del veicolo GLSV MkIII sono in corso presso il Sathish Dhawan Space Centre (SDSC), SHAR, per il volo inaugurale (GLSV MkIII-D1) previsto per aprile 2017.
Nella foto (Credit: ISRO) il test del motore criogenico dello stadio superiore del razzo GLSV MkIII.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / The Times of India - Laxmi Prasanna

22/02/2017 - Il veicolo cargo Dragon rinvia l'arrivo alla stazione -

Il veicolo spaziale Dragon della SpaceX ha rinviato il suo previsto rendezvous con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alle 3:25 a.m. EST (le 9:25 italiane).
I computer di bordo hanno costretto ad abortire la manovra dopo aver riscontrato un valore errato sui dati circa la localizzazione della stazione spaziale. Per il piano previsto del rendezvous di ogni missione, il veicolo spaziale ha automaticamente fermato l'operazione e resettato tutto per un altro rendezvous ed aggancio fra 24 ore.
Il veicolo spaziale è in ottime condizioni e senza nessun problema ed anche l'equipaggio a bordo della stazione spaziale è al sicuro. Il prossimo tentativo di rendezvous è fissato per giovedì mattina. La NASA TV inizierà la copertura dell'evento a partire dalle 4 a.m. (le 10 italiane), con la cattura fissata verso le 6 a.m. (le 12 italiane). La diretta dell'installazione sul boccaporto di Unity inizierà alle 8 a.m. (le 14 italiane). Guarda in diretta NASA TV oppure online a: http://www.nasa.gov/live.
Il veicolo era arrivato a 1.200 metri sotto la stazione e stava per iniziare un avvicinamento da sotto e dietro quando, alle 8:25 UTC (le 9:25 italiane) il Dragon ha abortito automaticamente il suo rendezvous dopo aver riscontrato un problema con il sistema GPS Relativo. Il GPS Relativo fornisce un metodo più accurato per determinare la geometria fra il veicolo in avvicinamento e la Stazione Spaziale comparando i dati GPS dell'obiettivo con il cacciatore, utilizzando una serie comune di satelliti GPS.
Gli ingegneri della SpaceX, in California, hanno immediatamente iniziato un processo di diagnosi del problema con i sospetti iniziali che si concentrano sul fatto che i computer del Dragon hanno fornito un vettore errato sulla ISS e che non coincideva con i dati GPS ricevuti.
Se il problema verrà risolto entro le prossime ore si potrà procedere con il nuovo tentativo domani, a causa dell'arrivo del Progress MS-05 (66P), decollato oggi. Nell'immagine (Credit: NASA) le procedure previste per l'avvicinamento del cargo Dragon alla ISS.

Fonti: NASA ISS blog - mcsummer / Spaceflight101.com

Nell'immagine (Credit: Roscosmos), il razzo Soyuz-U mentre s'innalza nel cielo del Kazakhstan.

22/02/2017 - Progress in volo verso la ISS -

Un razzo russo Soyuz è decollato mercoledì dalla rampa di lancio ricoperta di neve nel Kazakhstan con a bordo quasi 2,7 tonnellate di propellente, acqua e rifornimenti per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), a poche ore dall'arrivo del veicolo cargo commerciale di SpaceX al complesso orbitale.
Queste missioni una dietro l'altra arrivano dopo che il veicolo russo Progress ed il Dragon di SpaceX erano stati costretti a terra per diversi mesi dopo incidenti dei razzi avvenuti l'anno scorso. Il veicolo automatico Progress MS-05 (66P)è decollato dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, alle 11:58:33 locali (le 6:58 italiane). Partendo da una rampa di lancio ricoperta da diversi centimetri di neve - e con una temperatura al momento del lancio di quasi -9° Celsius - il razzo Soyuz è volato nel cielo azzurro, puntando verso nord-est alla caccia della stazione spaziale.
"Nessun problema con il robusto razzo Soyuz," ha detto Rob Navias, portavoce NASA che ha fornito il commento del lancio per NASA TV. Il razzo Soyuz-U ha rilasciato i quattro booster a propellente liquido a circa due minuti dal decollo, e poi ha rilasciato lo stadio centrale mentre il motore RD-110 del terzo stadio veniva acceso per spingere le quasi 7,3 tonnellate del Progress in orbita.
Il motore ha funzionato come previsto in questo primo lancio dopo che un terzo stadio di un Soyuz aveva fallito il primo dicembre, distruggendo il precedente veicolo Progress pochi minuti dopo il decollo. Gli ingegneri russi hanno sostituito motori simili sui futuri razzi Soyuz dopo la scoperta di difetti di costruzione - includendo l'utilizzo di metalli non qualificati per il volo spaziale - in altri motori a razzo prodotti nello stesso impianto.
In meno di nove minuti, il veicolo cargo Progress è stato rilasciato in orbita. I rapporti dal controllo missione russo, inoltrati da Navias, indicavano che i pannelli solari per la generazione dell'energia e le antenne di navigazione si erano dispiegate come previsto. Il lancio di mercoledì è stato l'ultima missione della versione Soyuz-U del razzo russo lanciato più volte. Il Soyuz-U è stato il cavallo da tiro del programma spaziale della Russia, lanciato 786 volte con satelliti spia militari, equipaggi di cosmonauti e missioni di rifornimenti per la serie di avamposti spaziali russi fin dal 1973. Fra le missioni da segnalare quella della Soyuz-19 per la missione Apollo-Soyuz, nel 1975 ed il primo cargo Progress nel 1978. Questo vettore è stato utilizzato come veicolo di lancio con equipaggio fino alla Soyuz TM-34 del 2002. I voli di successo sono stati 765 facendo del Soyuz-U uno dei più affidabili vettori orbitali al mondo. Questo tipo venne sostituito per i lanci con equipaggio dal Soyuz-FG, ma ora sia la versione U che la FG sono state sostituite dal veicolo di lancio Soyuz 2, che utilizza avionica digitale.
Le versioni più moderne del razzo a perdere Soyuz volano ora con motori aggiornati. Il veicolo Progress MS-05 completerà una serie di accensioni per l'aggiustamento dell'orbita nel corso dei prossimi due giorni, preparandosi per un aggancio guidato dal radar verso il modulo Pirs della stazione spaziale venerdì alle 08:34 GMT (le 9:34 italiane). Il veicolo di rifornimento Progress rimarrà agganciato all'avamposto fino a metà giugno, quando partirà e brucerà nell'atmosfera terrestre per far posto ad un'altra missione logistica russa.
Il carico totale di merci del Progress MS-05 è, secondo la NASA, di circa 2.640 kg. Circa 1.317 kg sono merci secche - composte da parti di ricambio, cibo, abbigliamento ed esperimenti - ed altri 880 kg sono composti da propellente per rifornire i serbatoi della stazione spaziale.
Al momento che il Progress MS-05 veniva lanciato dal Kazakhstan, il veicolo cargo Dragon della SpaceX era nella parte finale di avvicinamento robotico alla stazione spaziale con a bordo circa 2.490 kg di attrezzature dopo esser decollato domenica dal Kennedy Space Center in Florida, sulla sommità di un razzo Falcon 9. Dopo essersi avvicinato alla stazione spaziale dal basso, il veicolo spaziale Dragon si fermerà ad un punto a circa 10 metri dall'avamposto, abbastanza vicino in modo da permettere al braccio robotico di costruzione canadese della stazione di raggiungerlo ed agganciarlo.
Il Canardam2 sposterà il veicolo spaziale Dragon verso un boccaporto del modulo Unity, dove, una volta ancorato saldamente, gli astronauti apriranno i portelli ed inizieranno a scaricare gli esperimenti e le vettovaglie dal suo interno. Intanto i sistemi robotici della stazione estrarranno due grandi piattaforme dal bagagliaio non pressurizzato posteriore del Dragon e le installeranno all'esterno del complesso orbitale.
Uno dei carichi utili esterni misurerà le condizioni dello strato di ozono terrestre, mentre l'altro è composto da una dozzina di esperimenti NASA e militari USA, compresa una fotocamera per i fulmini ed un sistema di navigazione di prova per acquisire dati sulle future missioni di manutenzione dei satelliti.
Quello di oggi è stato l'11esimo lancio orbitale del 2017, il decimo a concludersi con successo.
Nell'immagine (Credit: Roscosmos) il decollo dell'ultimo razzo Soyuz-U dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, con il veicolo cargo Progress MS-05 (66P). Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: Roscosmos), il razzo Soyuz-U mentre s'innalza nel cielo del Kazakhstan.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / NASA - dhuot / Space Launch Report - Ed Kyle

21/02/2017 - Gli Emirati Arabi vogliono una città su Marte -

Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno annunciato i piani per la costruzione di una città su Marte entro il 2117.
"Il progetto, chiamato 'Mars 2117', integra una visione per ricreare una mini-città ed una comunità su Marte che coinvolga la cooperazione internazionale," ha detto il Vice Presidente e Primo Ministro dell'UAE, lo Sceicco Mohammed Bin Rashid Al-Maktoum.
Al termine del quinto Summit Mondiale Governativo tenuto a Dubai, la più grande città degli Emirati, lo Sceicco Mohammed ha detto che il progetto comprende i centri di ricerca spaziale del Paese nelle università e potrebbe raccogliere negli Emirati un team internazionale di scienziati. Secondo un tweet di martedì dello Sceicco Mohammed, il progetto 'Mars 2117' potrebbe "spingere l'esplorazione umana di Marte," e "costruire una passione pioneristica spaziale nei giovani degli Emirati."
Mars 2117 è un progetto a lungo termine, dove il nostro primo obiettivo è quello di sviluppare un nostro sistema d'istruzione in modo che i nostri figli siano in grado di guidare la ricerca scientifica nei vari settori," ha detto lo Sceicco Mohammed in un documento rilasciato ai media. Egli ha aggiunto che la ricerca per un sistema di trasporto spaziale veloce dovrà essere sviluppato e trasporti, energia e rifornimenti di cibo su Marte.
Il piano iniziale prevede l'idea di utilizzare i robot per costruire la città, che è stata mostrata grazie all'esperienza della realtà virtuale (VR) durante il World Government Summit. Saeed Al Gergawi, responsabile del comitato scientifico e di ricerca del summit, ha detto alla CNBC che la città avrà la stessa dimensione di Chicago ed una popolazione di 600.000 persone.
Con diversi satelliti di ricerca e per l'osservazione terrestre già sviluppati, il principale Paese petrolifero sta facendo della conquista dello spazio una parte della strategia di diversificare la propria economia da quella degli idrocarburi. Gli UAE hanno avviato la missione marziana Hope, nell'ottobre del 2014, la prima del mondo Arabo, con l'obiettivo di inviare una sonda senza equipaggio verso il Pianeta Rosso nel 2021.
Il sito web ufficiale della missione marziana dell'UAE ha annunciato che il veicolo spaziale decollerà nel luglio 2020 ed atterrerà su Marte nel 2021 in coincidenza con il 50esimo anniversario di fondazione del Paese, che celebra il National Day annuale il 2 dicembre. L'Agenzia Spaziale degli UAE ha già iniziato la collaborazione con la sua controparte russa, gli Stati Uniti ed altri Paesi che spingono per lo sviluppo della missione.
Nell'illustrazione artistica (Credit: UAE) gli edifici della città marziana.

Fonti: Xinhua / The Washington Post - Adam Taylor / Emirates Mars Mission

21/02/2017 - La più luminosa e lontana pulsar dell'Universo -

L'XMM-Newton dell'ESA ha scoperto una pulsar - i resti in rapida rotazione di una stella massiccia - che è migliaia di volte più luminosa di quanto si pensava finora possibile.
La pulsar è inoltre anche la più distante di questo tipo mai scoperta prima, e la sua luce ha viaggiato per 50 milioni di anni luce prima di essere captata dagli strumenti a bordo dell'osservatorio spaziale XMM-Newton. Le pulsar sono stelle di neutroni magnetizzate che ruotano ed inviano impulsi regolari di radiazioni in due fasci simmetrici attraverso il cosmo. Se opportunamente allineati con la Terra questi fasci sono come un faro che sembra accendersi e spegnersi mentre ruota. Una volta erano stelle massicce che sono esplose come una potente supernova alla fine del loro ciclo di vita naturale, prima di diventare piccoli e straordinariamente densi corpi stellari.
Questa sorgente di raggi-X è la più luminosa di questo tipo captata finora: essa è 10 volte più luminosa delle precedenti. In un secondo emette la stessa quantità di energia rilasciata dal nostro Sole in 3 anni e mezzo. XMM-Newton ha osservato l'oggetto diverse volte negli ultimi 13 anni, con la scoperta come risultato di una ricerca sistematica delle pulsar nell'archivio dati - essa è periodica ogni 1,13 secondi.
Il segnale è stato anche identificato negli archivi dati di Nustar della NASA, fornendo ulteriori informazioni. "Prima si credeva che solo i buchi neri di almeno dieci volte la massa del nostro Sole potessero essere alimentati dalla loro campagna stellare per poter raggiungere una luminosità così straordinaria, ma la rapida e regolare pulsazione di questa sorgente sono le impronte digitali delle stelle a neutroni e si distinguono chiaramente dai buchi neri," dice Gian Luca Israel, dell'Osservatorio Astronomico INAF di Roma, in Italia, principale autore dell'articolo che descrive i risultati e pubblicato questa settimana su Science.
I dati di archivio hanno anche rivelato che la velocità di rotazione della pulsar è cambiata nel corso del tempo, da 1,43 rotazioni al secondo nel 2003 fino alle 1,13 nel 2014. In paragone sarebbe come se, nello stesso lasso di tempo, la rotazione della Terra si fosse accorciata di cinque ore. "Solo una stella di neutroni è compatta abbastanza per tenersi assieme mentre ruota così rapidamente," ha aggiunto Gian Luca.
Sebbene non sia insolito che il tempo di rotazione cambi in una stella di neutroni, l'alto tasso di cambiamento in questo caso potrebbe indicare che l'oggetto sta rapidamente consumando la massa della propria compagna. "Quest'oggetto è una vera sfida alle nostre attuali conoscenze sui processi di 'accrescimento' per le stelle molto luminose," dice Gian Luca. "Essa è 1.000 volte più luminosa del massimo possibile che noi calcoliamo per una stella di neutroni, o qualcos'altro è necessario ai nostri modelli per giustificare l'enorme ammontare di energia rilasciata da quell'oggetto."
Gli scienziati pensano che vi sian un forte e complesso campo magnetico vicino alla sua superficie, così che l'accrescimento della stella di neutroni sia ancora possibile mentre genera una così alta luminosità. ""La scoperta di questo oggetto molto particolare, di gran lunga il più estremo mai scoperto in termini di distanza, luminosità e tasso di aumento della sua frequenza di rotazione, stabilisce un nuovo record per XMM-Newton, e sta cambiando le nostre idee di come tali oggetti davvero 'funzionano," dice Norbert Schartel, scienziato del progetto XMM-Newton all'ESA.
Lo studio riguardante Ngc 5907 Ulx è parte di un progetto più ampio, noto come EXTraS (acronimo di Exploring the X-ray Transient and variable Sky), guidato da Andrea De Luca dell’Inaf di Milano, finanziato dall’Unione Europea e finalizzato allo studio di diversi aspetti di variabilità delle sorgenti X, più di mezzo milione, incluse nel catalogo del satellite Xmm-Newton.
Nella foto (Credit: ESA/XMM-Newton; NASA/Chandra and SDSS) la pulsar NGC 5907 ULX.

Fonti: ESA - Markus Bauer, Gian Luca Israel e Norbert Schartel / Science - G.L. Israel / Media INAF - Redazione

Nell'immagine (Credit: INFN), uno degli specchi di Virgo.

20/02/2017 - Virgo ringiovanito torna in attività -

Tutti ricordiamo lo storico annuncio dato al mondo 1 anno fa (l'11 febbraio 2016), quando si dava la notizia della prima osservazione diretta di onde gravitazionali prodotte dalla fusione di due buchi neri; l'evento era stato rilevato dalle due antenne gravitazionali LIGO in USA, ma l'annuncio venne dato contemporaneamente negli Stati Uniti e in Italia, nell'ambito della collaborazione tra Virgo Collaboration e LIGO Scientific Collaboration; vediamo chi è la prima delle due.
Virgo è un rivelatore interferometrico di onde gravitazionali basato, come LIGO, sul principio dell'interferenza della luce. Si tratta essenzialmente di due bracci lunghi 3 km che formano un interferometro di Michelson, nel quale corrono dei fasci laser ad elevata intensità che vengono suddivisi da un divisore di fascio ed inviati nei due bracci perpendicolari, ai cui estremi vengono riflessi da due specchi principali (masse di riferimento), tornano indietro fino ad interferire in corrispondenza di un sensibilissimo rivelatore. In pratica, il sistema opera normalmente in modalità di interferenza distruttiva, la quale significa che il percorso dei due fasci è regolato in modo da avere, tra i due, una differenza di cammino ottico pari a metà della lunghezza d'onda utilizzata nel laser (a dire il vero, questa condizione è soddisfatta anche se aggiungiamo a quello scarto un multiplo intero di lunghezza d'onda). Se una onda gravitazionale attraversa l'apparato, indurrà nel sistema una oscillazione momentanea della lunghezza, con un effetto generalmente diverso sui due bracci e quindi rivelabile con da un improvviso aumento di luce legato al momentaneo venir meno dell'interferenza distruttiva. Nella realtà, le cose sono molto più complesse di come le abbiamo descritte perchè la variazione di percorso che si cerca di rivelare con un'onda gravitazionale è davvero minuscola, dell'ordine di 10 alla meno 18 metri, ovvero centinaia di miliardi di volte più piccola della lunghezza d'onda della luce utilizzata e migliaia di volte più piccola di un nucleo atomico! Questo rende la rivelazione estremamente difficoltosa e richiede una infinità di accorgimenti, specialmente per eliminare tutte le altre fonti di disturbo che inficierebbero l'osservazione sommergendola con un rumore indesiderato. Tra gli accorgimenti, oltre all'uso di un fascio laser ad alta precisione, c'è il trucco di fare viaggiare i fasci avanti e indietro per 50 volte grazie a delle cavità ottiche di Fabry-Pérot. Inoltre, i tubi in cui si propagano i fasci sono mantenuti in condizioni di vuoto ultra-alto (meno di 1 μPa) e costituiscono il più grande sistema di questo tipo in Europa.
L'antenna VIRGO di cui stiamo parlando è situata nel comune di Cascina, vicino a Pisa, ed è stata inaugurata nel 2003. Il progetto è frutto di una collaborazione italo-francese tra l'INFN e il CNRS, che hanno anche creato un consorzio per gestire la struttura ed analizzarne i dati, il cosiddetto EGO (European Gravitational Observatory).
Durante il lungo periodo dedicato all'aggiornamento e al potenziamento dell'antenna gravitazionale, ci sono stati anche alcuni inconvenienti che ne hanno ritardato l'entrata in funzione, inizialmente prevista nello scorso settembre; uno di questi ha riguardato il sistema di sospensione dei due specchi principali, dato che i sostegni in silice sono andati distrutti e sono stati sostituiti da cavi d'acciaio. Prima di essere perfettamente operativa, il funzionamento dell'antenna subirà nelle prossime settimane un affinamento o 'tuning-up' e poi si unirà in pieno alla ricerca di onde gravitazionali, con le cugine di oltreoceano, migliorandone notevolmente la capacità di distinguere la direzione di provenienza delle onde. La sensibilità di 'Advanced Virgo' è decuplicata rispetto alla prima versione e ora dovrebbe essere pari a circa metà di quella delle antenne Ligo, anch'esse appena revisionate e potenziate.
"Un bellissimo esempio di collaborazione-competizione, quello di Ligo e Virgo," sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell’Infn. "Ora si stanno completando gli ultimi passi per avere una rete di interferometri che sarà in grado di dirci non solo che da qualche parte dell’universo è successa una catastrofe spettacolare, ma addirittura dove è avvenuta con una buona precisione." Ed è infatti proprio per stabilire con ragionevole precisione il 'dove', come osserva Ferroni, che il contribuito di Virgo risulterà indispensabile: passando da due a tre interferometri, sarà infatti possibile compiere una sorta di triangolazione, e fornire ai telescopi le coordinate di un lembo d’universo sufficientemente circoscritto nel quale cercare tracce elettromagnetiche – controparti, le chiamano gli scienziati – dell’evento che ha prodotto le onde gravitazionali.
Proprio sulla possibilità che Virgo riesca a unirsi in tempo utile all’attuale run – la fase nella quale l’interferometro è attivo e pronto a intercettare onde gravitazionali – di Ligo, iniziato il 30 novembre e con fine prevista per maggio 2017, si è espresso con molto scetticismo su Science, la scorsa settimana, uno dei membri del team di Ligo, Bruce Allen. Managing director del Max Planck Institute for Gravitational Physics, Allen ha paventato un ritardo "molto frustrante per tutti," che potrebbe durare anche un anno. Ritardo dovuto, si legge nell’articolo di Daniel Clery, a contrattempi nella realizzazione dell’hardware della nuova configurazione, primo fra tutti il sistema di sospensione degli specchi da 40 kg che riflettono i raggi laser dell’interferometro pisano. Sistema inizialmente previsto in sottilissimi fili di fibra monolitica, eccellenti dal punto di vista del rumore termico e meccanico, sostituiti però in corso d’opera da fili metallici.
Fulvio Ricci, lo scienziato Infn alla guida della collaborazione Virgo però ridimensiona i timori di Allen. "Non è un problema molto penalizzante," aggiunge Ricci. "Anche usando i fili d’acciaio. Tra l’altro, vorrei sottolineare che la tecnologia delle fibre monolitiche l’abbiamo già usata nel 2011, dunque non è nuova, per noi. Abbiamo avuto, in questa nuova configurazione, un problema nella fase di montaggio. Per andare più veloci, abbiamo deciso di montare i fili metallici, e nel frattempo capire fino in fondo quali sono i cambiamenti che dovremo fare – appena avremo finito il run scientifico – per ritornare alle fibre monolitiche, probabilmente nel 2018."
Nella foto (Credit: Virgo collaboration/EGO/INFN) i due bracci di Virgo, nella campagna toscana di Cascina, Pisa. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: INFN), uno degli specchi di Virgo.

Fonti: Alive Universe Today - Marco Di Lorenzo / Media INAF - Marco Malaspina / INFN

20/02/2017 - Vega e Sentinel-2B pronti al lancio -

Il terzo volo di Arianespace del 2017 sta arrivando alle fasi conclusive della preparazione, con il lanciatore leggero Vega ormai assemblato completamente ed il suo satellite Sentinel-2B per l'osservazione della Terra incapsulato per il decollo, previsto il 6 marzo dallo Spazioporto europeo della Guyana Francese.
Sottolineando la versatilità della famiglia dei lanciatori di Arianespace, questo volo segue le due missioni di apertura dell'anno compiute con altri veicoli della società: eseguito il 14 febbraio con vettore pesante Ariane 5 che ha portato in orbita lo SKY Brasil-1, del Brasile, ed il satellite per telecomunicazioni Telkom 3S per l'Indonesia; ed il 27 gennaio, utilizzando un veicolo medio Soyuz che ha orbitato l'Hispasat 36W-1, la prima piattaforma relè d'Europa della serie 'SmallGEO'.
Vega ha subito la sua formazione sulla rampa durante l'attività al sito di lancio ZLV dello Spazioporto, che coinvolge l'impilamento del primo stadio a propellente solido P80 del veicolo, del secondo stadio Zefiro 23 e del terzo, Zefiro 9, completato dallo stadio superiore a bi-propellente liquido AVUM. Designato Volo VV09 nel sistema di numerazione della famiglia di lanciatori Arianespace, il decollo del 6 marzo sarà la nona missione di Vega fin dall'entrata in servizio nel febbraio 2012 di questo lanciatore - realizzato dall'Avio Group in Italia attraverso la sua sussidiaria ELV dell'Agenzia Spaziale Italiana, e che coinvolge il programma sponsorizzato dall'Agenzia Spaziale Europea.
Il passeggero Sentinel-2B per il Volo VV09 andrà ad unirsi alla flotta di satelliti per l'osservazione della Terra chiamata Copernicus, che ha l'obiettivo di fornire informazioni per le pratiche agricole e culturali, assistendo la gestione per la sicurezza del cibo, monitorando l'inquinamento nei laghi e nelle acque costiere, assieme con la mappatura dei disastri e nell'aiuto sugli sforzi umanitari.
Come parte della preparazione di Sentinel-2B presso lo Spazioporto, il satellite ha superato il test di rilascio dei pannelli solari questo mese ed è stato rifornito con 133 kg di propellente idrazina e successivamente racchiuso nell'ogiva protettiva del Vega.
Il lancio di Sentinel-2B segue in orbita il Sentinel-2A lanciato con una precedente missione di Vega nel 2015. Lo sviluppo dei satelliti Sentinel-2 è il risultato di una stretta collaborazione che coinvolge l'Agenzia Spaziale Europea, la Commissione Europea, i fornitori di servizi e gli utilizzatori. Un consorzio di quasi 60 compagnie sono state guidate da Airbus nel progettare la missione e costruire il veicolo spaziale, supportata dall'agenzia spaziale francese CNES e dalla tedesca DLR (Centro Tedesco Aerospaziale).
La missione del 6 marzo con Sentinel-2B prosegue un anno intenso per i servizi di lancio di Arianespace, con un totale di 12 voli previsti durante il 2017 dalla Guyana Francese utilizzando il veicolo di lancio leggero Vega, quello medio Soyuz ed il pesante Ariane 5.
Nella foto (Credit: Arianespace) il Sentinel-2B mentre viene incapsulato nell'ogiva protettiva del razzo Vega.

Fonte: Arianespace

Nell'immagine (Credit: SpaceX), il presidente di SpaceX, Gwynne Shotwell.

19/02/2017 - Slitta di due anni la missione Red Dragon di SpaceX su Marte -

La presidente di SpaceX, Gwynne Shotwell, ha detto che la compagnia rinvierà la propria missione 'Red Dragon' verso Marte del 2018 di almeno due anni per concentrarsi meglio nelle risorse dei due programmi che sono significativamente in ritardo sul previsto.
"Ci eravamo preposti il 2018, ma sentiamo la necessità di mettere maggiori risorse e concentrarci più a fondo nel nostro programma abitato ed in quello del Falcon Heavy," ha detto Shotwell durante una conferenza stampa pre-lancio a Cape Canaveral, in Florida. "Quindi ora puntiamo al 2020 per questo." La missione 'Red Dragon' prevede l'atterraggio di un veicolo spaziale Dragon modificato sulla superficie di Marte. Il fondatore ed Amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, aveva dichiarato che il lancio dei Dragon verso la superficie di Marte sarebbe avvenuta ogni due anni a partire dal 2018 e culminando con una missione con astronauti nel 2024.
Ma un nuovo rapporto del GAO (Government Accountability Office) ha dichiarato che sia la SpaceX che la Boeing stanno incrementando i ritardi sullo sviluppo dei loro veicoli abitati commerciali, che sono progettati per portare gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Entrambi i programmi sono in ritardo di anni a causa della combinazione di sotto-finanziamenti, problemi tecnici e ritardi burocratici della NASA.
Il rapporto GAO conclude che è difficile che le compagnie siano pronte a far volare astronauti, su base commerciale, verso la ISS prima del 2019. Ogni fornitore deve far compiere due voli di prova verso la stazione spaziale - uno senza ed uno con equipaggio - prima di ottenere la certificazione per far volare gli astronauti NASA. Shotwell ha espresso la fiducia che la SpaceX possa completare i voli di prova ed iniziare a far volare gli astronauti NASA entro il 2018. Su Twitter, Elon Musk ha scritto: "Forniremo le missioni Dragon dimostrative e la SpaceX è fiduciosa che saremo in grado di far volare gli astronauti USA nel 2018."
Ma ne la Shotwell che Musk hanno fornito risposte specifiche ai dubbi espressi dal rapporto del GAO. Essi potrebbero avere ragione, ma la storia di Musk e del suo perpetuo ottimismo sui tempi ed i costanti ritardi di SpaceX - problemi che il miliardario conosce bene - non fanno che sollevare dubbi. Essi hanno espresso fiducia nel Crew Dragon anche se la compagnia ha annunciato il ritardo delle proprie missioni marziane e preparato sabato, in ritardo, il lancio di un volo di rifornimento verso la stazione spaziale.
Il Falcon Heavy - che sarà dotato di tre booster dei Falcon 9 per il primo stadio - è circa quattro anni di ritardo sul previsto. La SpaceX ora prevede il lancio inaugurale di prova quest'anno con un secondo volo entro la fine dell'anno.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceX) il Red Dragon che atterra su Marte. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: SpaceX), il presidente di SpaceX, Gwynne Shotwell.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / The Verge - Loren Grush

19/02/2017 - Il Progress MS-05 raggiunge la rampa di lancio -

I rappresentanti della Gestione Tecnica e della Commissione di Stato presso il Cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, hanno preso la decisione sulla preparazione del razzo Soyuz-U e del veicolo spaziale cargo Progress MS-05 (66P) dando il via libera per l'innalzamento sulla rampa di lancio.
Oggi, l'integrazione finale del razzo e del complesso spaziale è stata completata con successo. Nel corso della giornata la struttura con l'ogiva protettiva, contenente la Progress MS-05, è stata agganciata al terzo stadio del razzo presso l'edificio di controllo dei veicoli di lancio ed in seguito trasportato alla rampa di lancio. Il decollo della Progress MS-05 fa parte del programma Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è previsto il 22 febbraio 2017. Il veicolo consegnerà alla ISS circa 2,5 tonnellate di merci varie fra rifornimenti alimentari, propellenti, acqua e gas compressi. Le attrezzature scientifiche ed i componenti per i sistemi di supporto vitale, così come i contenitori di cibo, vestiario, rifornimenti medici e per l'igiene personale ai membri dell'equipaggio sono stivati nel compartimento cargo pressurizzato.
Questa missione sarebbe dovuta partire il 2 febbraio ma le autorità russe, dopo la perdita del Progress precedente, MS-04, a dicembre avevano spostato il lancio ed identificato la causa del problema al terzo stadio del razzo vettore Soyuz-U. Quello del 22 febbraio sarà quindi l'ultimo volo della versione U del veicolo di lancio Soyuz, sostituito dal più moderno Soyuz 2.1a.
Nella foto (Credit: RKA Energia) il razzo Soyuz-U, con sulla sommità, racchiuso nell'ogiva protettiva, il veicolo spaziale cargo Progress MS-05 sulla rampa di lancio di Baikonur. Sul sito della fonte si trova un'esauriente galleria di immagini dell'integrazione del Progress MS-05 con il razzo Soyuz MS-05.

Fonte: RKA Energia

Nell'immagine (Credit: SpaceX), il primo stadio del razzo Falcon 9 mentre sta per atterrare sulla Landing Zone 1 di Cape Canaveral.

19/02/2017 - Debutta con successo il Falcon 9 dalla rampa 39A del Kennedy Space Center -

Oggi la SpaceX è riuscita, al secondo tentativo, a lanciare il primo razzo Falcon 9 FT dalla storica rampa 39A del Kennedy Space Center, in Florida.
Il decollo della missione CRS-10 è avvenuto in perfetto orario alle 9:38 a.m. ET (le 15:38 italiane) ed il razzo è presto scomparso nella fitta coltre di nubi basse che si trovavano su Cape Canaveral. Dopo aver superato la velocità del suono ed il momento di massimo stress dinamico il primo stadio ha completato con successo il proprio lavoro a T+2 minuti e 21 secondi spegnendo i nove motori Merlin 1D e sganciandosi dal secondo stadio alcuni secondi dopo. Il motore Merlin VAC del secondo stadio si è acceso otto secondi dopo proseguendo la corsa verso l'orbita prevista. Intanto il primo stadio eseguiva una rotazione di 180° ed iniziava il rientro verso la costa della Florida eseguendo un'accensione di tre motori per rallentare ed orientare il veicolo. Un'accensione finale di un solo motore centrale iniziava a circa T+7 minuti e 33 secondi dal decollo. Lo stadio atterrava regolarmente nella Landing Zone 1, una piazzola in cemento a circa 15 km dalla rampa da dove era decollato 8 minuti prima. Si tratta del terzo atterraggio di un primo stadio Falcon 9 sulla terraferma, la prima diurna.
Intanto il secondo stadio eseguiva un'accensione di 393 secondi che portava il veicolo di lancio sull'orbita bassa terrestre prevista inclinata di 51,6° sull'equatore. Lo spegnimento del secondo stadio avveniva a 9 minuti e 5 dal lancio e, 60 secondi dopo avveniva il rilascio del veicolo cargo Dragon con a bordo circa 2.490 kg di rifornimenti per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Fra tre giorni gli astronauti Thomas Pesquet dell'ESA e Shane Kimbrough della NASA utilizzeranno il braccio robotico dela stazione per catturare il cargo Dragon arrivato nei pressi della stazione. Una diretta del rendezvous e cattura inizierà alle 4:30 a.m. (le 10:30 italiane) di mercoledì 22 febbraio su NASA TV e sul sito web dell'agenzia, con l'installazione quattro ore dopo.
Fra i materiali di ricerca che volano a bordo dello scafo pressurizzato del Dragon si trovano un esperimento per la crescita di cristalli per lo studio di un anticorpo monoclonale che verrà utilizzato per una serie di test clinici per il trattamento delle malattie da immunodeficenza. La crescita nello spazio dei cristalli permetterà di svilupparli meglio che sulla Terra dove la gravità causa il collasso dei cristalli stessi. Preservare questi anticorpi nei cristalli permette ai ricercatori di dare uno sguardo sul modo in cui le molecole biologiche sono disposte, in grado di fornire nuove informazioni su come funzionano nel corpo. Finora le sospensioni cristalline di anticorpi monoclonali coltivate sulla Terra hanno dimostrato di essere di qualità troppo bassa per avere un modello completo.
Nell'immagine (Credit: SpaceX), la parte posteriore del Dragon che si allontana dal secondo stadio del Falcon 9. Le apparecchiature a bordo del Dragon comprendono uno strumento importante per un'indagine sull'atmosfera superiore della Terra in una continuazione di uno dei più annosi programmi di osservazione della Terra della NASA. Chiamato SAGE III (Stratospheric Aerosol and Gas Experiment), lo strumento prende in esame i livelli di ozono, aerosol, il biossido di azoto ed il vapore acqueo nella stratosfera e troposfera alta sopra la Terra. E' l'ultima versione di un esperimento che ha avuto inizio nel 1979 ed ha creato un record di misurazioni decennali. Lo strumento, pesante 1 tonnellata, sarà collegato all'esterno della stazione per fare osservazioni giornaliere per diversi anni.
La missione è il decimo volo cargo della compagnia privata SpaceX verso la stazione sotto il contratto Commercial Resupply Services della NASA. Il veicolo cargo Dragon supporterà dozzine degli oltre 250 studi scientifici e di ricerca durante le Spedizioni 50 e 51. Il Dragon dovrebbe lasciare la stazione a fine marzo, riportando quasi 2.267 kg fra strumenti scientifici, attrezzature e materiale dell'equipaggio.
Il volo di oggi è stato eseguito dal veicolo F9-32, variante v.1.2 (o 'Block 3'), che ha utilizzato il primo stadio numero B1031. Gli stadi di questo veicolo sono stati testati con accensione di prova a McGregor, in Texas, apparentemente durante durante il dicembre 2016. Il primo stadio eseguì un breve test statico di accensione presso la rampa LC 39A il 12 febbraio, dopo un rinvio eseguito il giorno prima. Un primo tentativo di lancio si era svolto ieri, ma era stato interrotto ad appena 13 secondi dal decollo per un piccolo problema. Il prossimo lancio di un Falcon 9 è attualmente previsto per il 28 febbraio, con il satellite per telecomunicazioni EchoStr XXIII, sempre dalla rampa 39A.
Questo è stato il 95esimo lancio dalla LC 39A, un numero che comprende 12 decolli di Saturno 5 ed 82 degli Space Shuttle. L'ultimo volo decollato da questa storica rampa avvenne l'8 luglio 2011 con la missione STS-135 della navetta Atlantis. Con questo volo il Falcon 9 diventa il primo veicolo di lancio ad eseguire un secondo volo orbitale nel 2017. Si è trattato inoltre del decimo lancio orbitale globale del 2017, il nono a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: NASA) il momento del decollo del razzo Falcon 9 dalla rampa 39A visto dalle tribune per il pubblico del Kennedy Space Center. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: SpaceX), il primo stadio del razzo Falcon 9 mentre sta per atterrare sulla Landing Zone 1 di Cape Canaveral. Nell'immagine a destra (Credit: SpaceX), la parte posteriore del Dragon che si allontana dal secondo stadio del Falcon 9. All'interno del vano non pressurizzato si notano gli esperimenti SAGE III ed Hexapod dell'ESA.

VIDEO DEL LANCIO DEL FALCON 9 CRS10 DALLA RAMPA 39A - VARIE TELECAMERE - 19/02/2017 - (Credit: SPACEX/SPACE VIDEOS) - dur.min. 2:16 - LINGUA INGLESE

VIDEO DELL'ATTERRAGGIO DEL PRIMO STADIO DEL FALCON 9 CRS10 - 19/02/2017 - (Credit: NASA/SPACE VIDEOS) - dur.min. 3:22 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space Launch Report - Ed Kyle / NASA - Tabatha Thompson, Dan Huot Stephanie Martin e Allard Beutel / NASASpaceflight - William Graham

Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS), i cicloni al polo sud di Giove ripresi con la JunoCam.

18/02/2017 - Juno rimarrà nell'orbita iniziale -

La missione NASA Juno a Giove, entrata in orbita attorno al gigante gassoso il 4 luglio 2016, rimarrà nella sua attuale orbita di 53 giorni per il resto della missione. Questo permetterà a Juno di eseguire i compiti assegnati, mentre eviterà il rischio di un'accensione prevista in precedenza che avrebbe dovuto ridurre il periodo orbitale a 14 giorni.
"Juno è in ottime condizioni, i suoi strumenti scientifici sono pienamente operativi, ed i dati e le immagini che riceviamo sono incredibili," ha detto Thomas Zurbuchen, amministratore associato NASA per lo Science Mission Directorate di Washington. "La decisione di soprassedere all'accensione è la cosa giusta da fare - preservando un bene prezioso in modo che Juno possa continuare l'emozionante viaggio di scoperta."
Juno ha orbitato con successo quattro volte attorno a Giove fin dal suo arrivo al pianeta gigante, con l'orbita più recente completata il 2 febbraio. Il prossimo passaggio ravvicinato di Giove è previsto il 27 marzo. L'attuale periodo orbitale non incide sulla qualità dei risultati scientifici raccolti da Juno ad ogni sorvolo, dato che l'assetto sopra Giove sarà lo stesso al momento del massimo avvicinamento. In effetti, l'orbita più lunga fornisce nuove opportunità di ulteriori informazioni degli estremi dello spazio dominato dal campo magnetico di Giove, incrementando il valore della ricerca di Juno.
Durante ogni orbita, Juno sfiora lo strato superiore delle nubi di Giove - fino ad appena 4.100 km dalla sommità. Durante questi flyby, Juno scruta sotto le nubi di Giove e studia le sue aurore per imparare sulle origini del pianeta, sulla struttura, sull'atmosfera e sulla magnetosfera. Il piano di volo originario di Juno prevedeva che il veicolo spaziale girasse attorno a Giove due volte con l'orbita di 53 giorni per poi ridurre il periodo orbitale a 14 giorni per il resto della missione. Invece, due valvole di controllo dell'elio che fanno parte delle tubazioni del motore principale della sonda non hanno funzionato come previsto quando il sistema propulsivo è stato pressurizzato ad ottobre. La telemetria proveniente dal veicolo spaziale indicava che la valvola impiegava diversi minuti ad aprirsi, invece dei pochi secondi impiegati durante le precedenti accensioni del motore.
Dopo aver valutato le possibilità, e con la preoccupazione che un problema sorgesse durante la cruciale manovra di accorciamento del periodo orbitale e portasse ad un'orbita peggiore di quella attuale ha fatto decidere ai responsabili della missione che sarebbe stato più saggio lasciare le cose così come stanno. Inoltre l'orbita di 53 giorni permette di compiere ulteriori studi che non facevano parte della missione originaria. Juno esplorerà quindi le regioni estreme della magnetosfera di Giove. "Un altro punto di vantaggio di un'orbita più allungata è che Juno trascorre minor tempo all'interno della forte fascia di radiazioni ad ogni orbita," ha detto Scott Bolton, capo scienziato di Juno del Southwest Research Institute in San Antonio. "Questo è significativo perché le radiazioni sono un fattore limitante della vita operativa di Juno."
Juno proseguirà ad operare con l'attuale piano di finanziamento fino a luglio 2018, per un totale di 12 orbite scientifiche. Il team potrà poi proporre un'estensione della missione durante il prossimo ciclo di revisione scientifica. Il processo valuta le proposte di estensione delle missioni sul merito e sul valore precedente e futuro del ritorno scientifico.
Il team scientifico di Juno continua ad analizzare i dati dei precedenti sorvoli. Le scoperte comprendono che i campi magnetici e le aurore di Giove sono molto più grandi e potenti di quanto originariamente pensato e che le fasce e le zone che danno alla sommità delle nubi giganti il loro distintivo look si estendono in profondità nell'interno del pianeta. Gli articoli revisionati con altri risultati scientifici approfonditi ottenuti dai primi tre flyby di Juno saranno pubblicati entro i prossimi mesi. Inoltre, la missione JunoCam - la prima fotocamera interplanetaria divulgativa - viene ora guidata con l'assistenza del pubblico. Le persone possono partecipare votando quali strutture di Giove dovranno essere riprese durante ogni sorvolo.
"Juno sta fornendo risultati spettacolari e stiamo riscrivendo le nostre idee su come funziona un pianeta gigante," dice Bolton. "La scienza sarà ancora più spettacolare di quanto prevedesse il piano originario."
Il JPL gestisce la missione Juno con il principal investigator, Scott Bolton, del Southwest Research Institute di San Antonio. Juno è parte del programma New Frontiers della NASA, che è gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama, per lo Science Mission Directorate della NASA. La Lockheed Martin Space Systems, di Denver, ha costruito il veicolo spaziale. Il California Institute of Technology di Pasadena, in California, gestisce il JPL per la NASA.
Per maggiori informazioni sulla missione Juno, visita: http://www.nasa.gov/juno. Il pubblico può seguire la missione su Facebook e Twitter su: http://www.facebook.com/NASAJuno e http://www.twitter.com/NASAJuno.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/John Landino) il polo sud di Giove, ripreso dalla sonda Juno durante il sorvolo ravvicinato del 2 febbraio 2017, da una quota di 101.000 km sopra le nubi. L'immagine è stata elaborata dal cittadino scienziato John Landino. Questa versione con i colori intensificati mette in evidenza le luminose nubi alte e le numerose tempeste ovali. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS), i cicloni al polo sud di Giove ripresi con la JunoCam.

Fonte: NASA - Dwayne Brown, Laurie Cantillo, DC Agle e Karen Northon

18/02/2017 - Il diritto di contare -

Torna Spazio Cinema, il cinema di fantascienza e di scienza in Agenzia Spaziale Italiana. Uno sguardo al film, con l’occhio esperto di Marco Spagnoli del Giornale dello Spettacolo, ed uno sguardo alla scienza che si può guardare anche attraverso la fantascienza, con un esperto.
Il prossimo appuntamento è però d’eccezione: in primo luogo perché sarà una anteprima (la prima ma non l’ultima, credetemi): 'Il diritto di contare' (Hidden Figures il titolo originale), storia vera di afroamericane che hanno contribuito a portare John Glenn, il primo astronauta americano nella storia, ad orbitare attorno alla Terra, secondo dopo il sovietico Juri Gagarin.
Lo stesso John Glenn, che recentemente ci ha lasciati ed era tornato nello spazio a settanta anni suonati. Perché il settore spazio è cambiato e molto. Lo dimostra il film della regista Theodore Melfi, tratto dal romanzo di Margot Lee Shetterly: la vicenda di tre donne nere che, nell'America del 1961, fortemente segregazionista, hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo della NASA. Senza la Johnson, in particolare, John Glenn non sarebbe stato il primo americano ad orbitare attorno alla Terra.
Insomma un film emozionale, tutto da vedere e commentare: al termine della proiezione nell’auditorium dell’ASI una tavola rotonda a cui parteciperanno ricercatrici di vari settori dell’attività spaziale, con un'immancabile, come dicevo, spruzzata di visione cinematografica: perché un film, al pari di una missione, va valutato non solo per l’emozione che ti trasferisce, ma anche per come è realizzato. Fra l'altro il film è candidato a tre premi Oscar, come miglior film, migliore attrice protagonista Octavia Spencer e migliore sceneggiatura non originale a Theodore Melfi e Allison Schroeder
E non mancate ai prossimi appuntamenti in ASI: l’ultimo giovedì del mese e nei mesi di marzo, aprile e maggio, doppio appuntamento, la mattina per le scuole e il pomeriggio per tutti gli altri. Il programma è visibile qui. Ma state attenti ogni tanto si potrebbe inserire un’anteprima facendo slittare la programmazione. Un felice 'contrattempo'.
L’appuntamento è per il 24 febbraio, proiezione prevista alle 18.30, apertura delle porte alle 17.30. Avete tempo fino al 22 febbraio per registrarvi usando questo link: www.bit.ly/Anteprima_AsiEsa.
Nell'immagine (Credit: 20th Century Fox) il poster originale del film.

Fonte: ASI - Francesco Rea

18/02/2017 - Abortito a 13 secondi il decollo del Falcon 9 dalla 39A del Kennedy -

Il tentativo di lancio odierno del razzo Falcon 9 della SpaceX con a bordo il veicolo cargo Dragon destinato a portare rifornimenti all'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stato bloccato ad appena 13 secondi dal via per un problema con il TVC (Thrust Vector Control) del secondo stadio che si è originato durante il conto alla rovescia.
Il team di lancio ha ora a disposizione 24 ore durante le quali tenterà di risolvere il problema con il TVC. Il TVC è un sistema di controllo direzionale della spinta: l'ugello del secondo stadio e' infatti direzionabile grazie ad un sistema di attuatori in grado di controllare la direzione dei gas di scarico e quindi della spinta. Musk ha twittato che se il razzo fosse stato lanciato con questo unico problema il volo sarebbe stato comunque regolare. Però, ha aggiunto il fondatore di SpaceX, meglio essere cauti che non si tratti di un sintomo per qualcosa di più grave. Anche domani le previsioni meteo sono al 70 percento favorevoli al lancio.
Il conto alla rovescia, per il debutto della storica rampa 39A del Kennedy Space Center della NASA a Cape Canaveral, in Florida, si era svolto regolarmente, tranne il problema con il TVC. Se il problema verrà risolto entro le prossime 24 ore il nuovo tentativo di lancio è fissato per le 9:38 a.m. ET (le 15:38 italiane) di domenica 19 febbraio. Trattandosi di un volo verso la ISS, la finestra di lancio è istantanea e non vi è tempo per eseguire nuovi tentativi nella stessa giornata.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) presa dalla diretta di SpaceX, il momento della chiamata dell'aborto del lancio.

Fonti: NASA SpaceX - Steven Siceloff / Twitter Elon Musk / NASASpaceflight - William Graham

17/02/2017 - Sul Dragon nuovi strumenti per seguire Sole e Luna all'alba a tramonto -

Domani, un veicolo cargo Dragon della SpaceX verrà lanciato verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) stivato con rifornimenti, esperimenti, attrezzature e cibo per i sei astronauti che vivono e lavorano in alto sopra la Terra. Nello spazio non pressurizzato vi sono anche dei nuovi sensori NASA che monitoreranno la nostra atmosfera grazie anche ad una mano data dall'ESA.
La Stazione Spaziale vola a 400 km sopra il nostro pianeta ad una velocità di 28.000 km/h, sperimentando 16 albe, tramonti, sorgere e calare della Luna ogni 24 ore. Questa orbita è più bassa della maggior parte dei satelliti ed offre agli scienziati interessanti possibilità di ricerca.
L'esperimento SAGE III (Stratospheric Aerosol and Gas Experiment), monitorerà l'aerosol, l'ozono ed altri gas che si trovano nella parte alta dell'atmosfera terrestre osservando la luce solare e lunare che l'attraversa. Gli astronauti della Stazione Spaziale spesso segnalano di come sottile appaia l'atmosfera vista da questo lato. SAGE migliorerà la nostra conoscenza dell'ozono e del cambiamento climatico nell'alta atmosfera osservandola attraverso il Sole e la Luna mentre scendono sotto l'orizzonte e questo è quello che Hexapod si ESA farà.
Le sei zampe di Hexapod lavoreranno assieme per seguire il Sole e la Luna con precisione durante pochi secondi nei quali attraversano l'orizzonte per dozzine di volte al giorno. Hexapod seguirà il Sole fino a che non scomparirà dietro l'orizzonte e poi ritornerà alla posizione di partenza per ripetere il processo con la Luna, il tutto per un anno intero.
Una volta che il veicolo cargo Dragon raggiungerà la Stazione, Hexapod e SAGE saranno spostati sul traliccio principale della ISS ed installati utilizzando il braccio robotico. L'intricato strumento Hexapod sarà bloccato per poter resistere alle forze G e le vibrazioni del lancio, prima di essere rilasciato su comando per fare il proprio lavoro eliminando la necessità di una passeggiata spaziale.
Hexapod è stato costruito dalla OHB Italia e dalla Thales Alenia Space Italia assieme all'Airbus Defence and Space. Dopo i controlli in orbita, che richiederanno due settimane, l'ESA passerà il controllo alla NASA per l'inizio degli studi atmosferici. L'obiettivo è di poter eseguire almeno tre anni di osservazioni con tutte le misurazioni rese pubbliche.
Nella foto (Credit: NASA) Hexapod e SAGEIII fissati all'interno del compartimento non pressurizzato del cargo Dragon.

Fonte: ESA

Nell'immagine (Credit:Elisa Nichelli / Media INAF), il team INAF che segue la missione Dawn.

16/02/2017 - Molecole organiche sulla superficie di Cerere -

Secondo un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Science, i dati inviati a Terra dalla sonda della NASA Dawn suggeriscono che all'interno di Cerere si può formare materiale organico.
Sulla superficie di Cerere, l’oggetto più grande tra quelli che popolano la fascia principale del Sistema Solare, sono state individuate per la prima volta in modo inequivocabile tracce di materiale organico, in gran parte costituito da composti alifatici. La scoperta è stata realizzata da un team di ricercatori coordinati da Maria Cristina De Sanctis dell’Istituto Nazionale di Astrofisica grazie alle osservazioni dello spettrometro italiano VIR a bordo della missione spaziale Dawn della Nasa. VIR è stato fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.
"Mai prima d’ora avevamo avuto un’evidenza così marcata della presenza di molecole organiche alifatiche su un corpo celeste oltre la Terra da dati di missioni spaziali," dice De Sanctis, prima autrice dell’articolo che descrive la scoperta, pubblicato nell’ultimo numero della rivista Science. "Per questo la scoperta è importante: il nostro gruppo, che vede coinvolti molti colleghi dell’Inaf, ha scoperto in modo inequivocabile su una ampia area della superficie di Cerere, pari a circa mille chilometri quadrati, la presenza di materiale organico. Tali composti possono essere considerati i 'mattoni' che costituiscono molecole legate a processi biologici".
Il materiale organico è stato individuato in una ampia regione di Cerere in prossimità del cratere Ernutet. Il materiale è distribuito in gran parte vicino al cratere, ma anche in piccole aree più distanti. Le osservazioni dello spettrometro VIR sono state condotte durante una serie di sorvoli nei quali la sonda Dawn si è trovata ad altezze comprese tra 4.300 e 385 chilometri dalla superficie.
Secondo i ricercatori, due sono le possibili cause della notevole concentrazione di materiale organico rinvenuto nella regione del cratere Ernutet: l’impatto sulla superficie di Cerere di un corpo celeste ricco di tali composti, oppure la formazione di molecole organiche direttamente sul pianeta nano. Gli scienziati, pur non escludendo del tutto il primo scenario, propendono per il secondo, secondo il quale i composti rinvenuti sarebbero il risultato di processi chimici innescati da attività idrotermale, di cui Cerere mostra tracce piuttosto evidenti in superficie. Il famoso "Bright Spot", al centro del cratere Occator, potrebbe esserne la prova.
"L’importanza di questa scoperta è data dal fatto che la superficie di Cerere è particolarmente ricca di fillosilicati – sostanzialmente argille -, composti ammoniati e anche ghiaccio d’acqua in abbondanza" aggiunge De Sanctis. "Non solo: in una zona del pianeta nano è stata riscontrata la più consistente distribuzione di carbonati al di fuori della Terra. Tutte caratteristiche che creano un ambiente favorevole a sostenere il possibile sviluppo di una chimica prebiotica su Cerere."
"Lo spettrometro italiano VIR, fornito da Asi e realizzato dall’industria italiana sotto la guida del Team Inaf/Iaps, è una strumentazione di eccellenza a bordo della missione DAWN. L’Italia ha un’esperienza più che ventennale su questo tipo di strumentazione scientifica largamente usato per le missioni di esplorazione del Sistema Solare; la scoperta della presenza di molecole organiche sulla superficie di Cerere rappresenta un’ulteriore conferma della leadership italiana in questo campo." dice Barbara Negri, responsabile Asi dell’Esplorazione e osservazione dell’universo.
Nell'immagine composita migliorata (Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/INAF/ASI) ottenuta dalle riprese dello spettrometro VIR nelle lunghezze d’onda di 1.7, 2 e 3.4 micrometri, la distribuzione di materiale organico (in rosa) nella zona del cratere Ernutet. Nell'immagine (Credit:Elisa Nichelli / Media INAF), il gruppo di ricercatori dell’INAF presso l’IAPS (Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali) di Roma che compongono il 'Team Dawn'. Da sinistra: Andrea Longobardo, Michelangelo Formisano, Francesca Zambon, Mauro Ciarniello, Teresa Capria, Marco Giardino, Andrea Raponi, Fabrizio Capaccioni, Maria Cristina De Sanctis, Gianfranco Magni, Alessandro Frigeri e Federico Tosi.

Fonti: Media INAF - Redazione / Alive Universe Today - Elisabetta Bonora / Science Mag - M. C. De Sanctis et altri

Nell'immagine (Credit: Rocket Lab), un test di accensione al banco prova dei nove motori del primo stadio del razzo Electron di Rocket Lab.

16/02/2017 - Il primo razzo Electron arriva al sito di lancio -

Il primo veicolo di lancio Electron della Rocket Lab è arrivato al sito di lancio posto a sud di Gisborne, in Nuova Zelanda, segnando quello che la giovane compagnia definisce una vera pietra miliare nell'industria spaziale.
Lo storico lancio di prova avrà luogo 'nei prossimi mesi' a seconda di come procederanno i test delle attrezzature ed il meteo nella Mahia Peninsula. I controlli pre-volo possono ora iniziare sul razzo, lungo 17 metri e del diametro di 1,2, che lo staff della Rocket Lab ha ribattezzato 'It's a test' ('E' una prova'). E' veramente un passo importante per il nostro team e per l'industria spaziale, sia per la Nuova Zelanda che globalmente. In passato, vi sono stati i Paesi che sono andati nello spazio, non le compagnie." dice Peter Beck, fondatore e capo esecutivo di Rocket Lab.
Il razzo è stato trasportato via camion all'interno di due container a temperatura controllata partiti dalla struttura della Rocket Lab che si trova vicino all'aeroporto di Auckland ed arrivati fino al Complesso di Lancio 1 che si trova a Mahia Peninsula, a circa 90 km a sud di Gisborne. Il lancio sarà il primo tentativo per la Nuova Zelanda di un volo orbitale. Si tratterà del primo di tre lanci di prova previsti prima che i clienti della Rocket Lab possano veder lanciati i loro satelliti.
Il razzo fa uso di nuove tecnologie come la stampa 3D di parti del motore e l'utilizzo di strutture in composito di carbonio simile a quello utilizzato negli aerei di nuova generazione. I clienti pagheranno circa 4,9 milioni di dollari USA a lancio - relativamente conveniente per gli standard internazionali - reso possibile dalle frequenti missioni e dal veicolo di lancio poco costoso.
Dato che vi è poco traffico aereo nei dintorni di Mahia, e con solo un volo regolare internazionale della line aerea LATAM che vola verso il Cile e ritorno, significa che lo spazio aereo libero per il lancio non è un problema come per i siti di lancio negli altri Paesi. "Fin da quando abbiamo iniziato questo progetto, tre anni fa, il nostro team ha eseguito un lavoro incredibile - il veicolo ha superato rigorosi test di qualificazioni ed accettazione ed abbiamo spinto in avanti i limiti su molte tecnologie," dice Beck.
La Rocket Lab utilizzerà l'Electron per lanciare satelliti per utilizzi nel monitoraggio terrestre e nelle tecnologie per telecomunicazioni. Fra i clienti che hanno firmato dei contratti di lancio per volare con Electron comprendono la NASA, Planet, Spire e la Moon Express. Il veicolo è capace di portare carichi utili fino a 150 kg su un'orbita solare sincrona alta 500 km; l'obiettivo per il crescente mercato di costellazioni di satelliti.
La Rocket Lab è stata fondata nel 2006 da Peter Beck e nel 2009 ha lanciato Atea-1 - il primo razzo a raggiungere lo spazio dall'emisfero sud. La compagnia ha una sede centrale a Los Angeles. Il governo della Nuova Zelanda ha investito 25 milioni di dollari nel corso di cinque anni, con il sostegno anche da parte di Sir Stephen Tindall K1W1 Ltd, e anche con massicci finanziamenti da parte di aziende della Silicon Valley ed il sostegno di Lockheed Martin.
Il 23 settembre 2016 la autorità governative della Nuova Zelanda avevano fornito l'autorizzazione di lancio per la Rocket Lab dal loro sito a Mahia Peninsula ed ora la compagnia è in attesa del permesso della FAA (Federal Aviation Administration) USA per poter condurre le attività di lancio dato che la sede centrale si trova sul territorio americano.
Nell'immagine (Credit: Rocket Lab) il primo stadio del razzo Electron nell'hangar del sito di lancio di Mahia Peninsula. Il veicolo di lancio è dotato di due stadi con motori Rutherford con pompa dei propellenti elettrica, i primi di questo tipo, alimentati ad ossigeno liquido e kerosene RP-1. Il primo stadio è dotato di nove motori ed il secondo di uno ottimizzato per il vuoto. Nell'immagine a sinistra (Credit: Rocket Lab), un test di accensione al banco prova dei nove motori del primo stadio del razzo Electron di Rocket Lab.

Fonti: New Zealand Herald - Grant Bradley / Rocket Lab

15/02/2017 - Il Comandante di Spedizione 50 si prepara per l'arrivo del Dragon e lo scambio equipaggio -

L'equipaggio di Spedizione 50 è pronto per l'imminente arrivo della missione CRS-10 della SpaceX destinata a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il Comandante Shane Kimbrough ha controllato oggi le apparecchiature di comunicazione della SpaceX che permettono agli astronauti di monitorare l'avvicinamento ed il rendezvous del veicolo cargo Dragon.
La SpaceX ha fissato il 18 febbraio per il lancio del veicolo cargo spaziale Dragon con un razzo Falcon 9 dal Kennedy Space Center in Florida. Il Dragon dovrebbe raggiungere la stazione due giorni dopo il lancio per una cattura robotica e per una permanenza di un mese agganciato al modulo Harmony. Al momento solo le condizioni meteo in Florida, che prevedono pioggia per sabato 18 potrebbe costringere la SpaceX a rinviare di almeno 24 ore la partenza della missione. Domenica infatti le previsioni del 45esimo Air Force Weather Squadron prevedono 70 percento di probabilità in condizioni meteo favorevoli per il decollo.
Kimbrough ha inoltre raggiunto gli Ingegneri di Volo Peggy Whitson, della NASA, e Thomas Pesquet, francese dell'ESA, per le visite oculistiche periodiche durante il pomeriggio. Il trio ha iniziato la giornata raccogliendo campioni di sangue e urine e stivandole in un congelatore per una successiva analisi a Terra. La continua ricerca umana aiuta i medici a capire come vivere nello spazio e che cosa influisce sugli astronauti in vista dei piani della NASA per missioni a lungo termine più lontano nello spazio.
Kimbrough ed i suoi compagni della Soyuz MS-02 Sergey Ryzhikov e Andrey Borisienko hanno iniziato a prepararsi per il loro ritorno sulla Terra previsto per il 10 aprile e che segnerà la conclusione della Spedizione 50. Whitson diventerà il Comandante di Spedizione 51 e proseguirà la permanenza sulla stazione assieme ai compagni Pesquet ed al cosmonauta Oleg Novitskiy.
Due nuovi membri dell'equipaggio di Spedizione 51 verranno lanciati verso la stazione il 20 aprile. A bordo il cosmonauta veterano Fyodor Yurchikhin e l'astronauta NASA Jack Fisher che impiegheranno un solo giorno all'interno della Soyuz MS-04 per iniziare la loro missione in orbita. Con la Spedizione 51 inizierà la prima missione composta soltanto da cinque astronauti.
Nella foto (Credit: NASA) il Comandante Kimbrough al lavoro con l'esperimento SPHERES-Halo. L'esperimento utilizza due piccoli satelliti (SPHERES) dotati di anelli a forma di ciambella per testare il trasferimento di energia senza fili ed il volo in formazione utilizzando campi magnetici.

Fonti: NASA ISS blog - Mark Garcia / Spaceflight Now - Stephen Clark

15/02/2017 - La NASA 'costretta' a studiare come mettere un equipaggio su EM-1 -

La NASA starebbe valutando l'idea di mettere un equipaggio a bordo del primo volo dello Space Launch System (SLS) - il gigantesco razzo dell'agenzia spaziale in fase di realizzazione per portare gli astronauti nello spazio profondo, fino a Marte.
La notizia 'bomba', e che va presa con la dovuta cautela, è stata pubblicata dal sito internet 'The Verge' che si occupa di tecnologia e media ma anche riportata da SpaceNews. Secondo quanto riportato dal sito i dipendenti della NASA, che sperano di poter far volare per la prima volta SLS nell'autunno del 2018 per una missione senza equipaggio, avrebbe ricevuto una nota interna sulla possibilità di trasformare EM-1 (Exploration Mission-1) in missione con equipaggio.
"Ho chiesto a Bill Gerstenmaier (amministratore associato per l'esplorazione umana NASA) di iniziare uno studio per valutare la possibilità di aggiungere un equipaggio alla EM-1, il primo volo integrato di SLS con la capsula Orion," avrebbe scritto in una nota Robert Lightfoot, facente veci di amministratore NASA, ottenuta da The Verge. "Conosco le sfide associate a questa proposta, come la revisione della fattibilità tecnica, le ulteriori risorse necessarie e chiaramente il lavoro extra richiesto per una differente data di lancio. Detto questo, voglio ascoltare le opportunità che si potrebbero presentare per accelerare lo sforzo per il primo volo con equipaggio e che cosa occorre per compiere il primo passo per portare gli esseri umani più lontano nello spazio."
L'idea è stata condivisa per la prima volta da Lightfoot durante una conferenza dei fornitori per lo Space Launch System/Orion che si teneva questa mattina a Washington. Il promemoria si pensa abbia causato una certa agitazione alla NASA anche se diverse persone si sono dette emozionate dall'idea. Se la NASA dovesse andare avanti con una missione abitata per EM-1, il lancio slitterebbe sicuramente a dopo il 2018.
Il programma attuale prevede che EM-1 sia lanciato con un SLS dal Kennedy Space Center il 30 settembre 2018. Il veicolo Orion verrebbe piazzato su un'orbita attorno alla Luna per un totale di tre settimane di missione, prima di ritornare sulla Terra ed ammarare con l'aiuto dei paracadute. Gli astronauti salirebbero invece su EM-2, il secondo volo di SLS, previsto finora non prima del 2021.
L'accelerazione sembra tutta un'idea del nuovo inquilino della Casa Bianca per potersi vantare di aver riportato l'uomo nei pressi della Luna nel corso del proprio mandato (che, guardacaso, termina nel 2020...). Tutto questo senza tenere conto del pericolo di piazzare un equipaggio sul primo volo del massiccio razzo SLS senza aver eseguito in precedenza un volo di prova, appunto come dovrebbe essere EM-1. Questa notizia va considerata anche alla luce del fatto che il GAO (Government Accountability Office, un gruppo di esperti governativi) l'anno scorso aveva presentato due rapporti che erano molto critici sullo sviluppo di SLS ed Orion ed affermava che con l'attuale tempistica i programmi non erano fattibili con il budget NASA in questi tempi.
Se il GAO considera 'aggressiva' la tempistica del 2018 per un volo senza equipaggio e del 2021 con astronauti, figuriamoci accelerare ancora di più i tempi...
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il mega-razzo SLS in volo.

Fonti: The Verge - Loren Grush / SpaceNews - Jeff Foust

15/02/2017 - Il terzo Paradiso si fa app -

Non è una gioco ma una App a partecipazione universale che crea opere d'arte rafforzando il legame ed eliminando la distanza tra scienza, spazio e le creazioni artistiche. È Spac3, una app che sarà lanciata poco prima del decollo di Paolo Nespoli per il suo terzo viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Sviluppata da ESA in collaborazione con ASI, Città dell'Arte - Fondazione Pistoletto e RAM radioartemobile, Spac3 è un dialogo a distanza, una vera opera dinamica, universale che unisce le immagini scattate da tutti a Terra con le immagini scattate da Nespoli nello spazio. Una sovrapposizione che darà VITA a un nuovo Terzo Paradiso. VITA e Terzo Paradiso sono il nome e parte del logo della missione che l'astronauta dell'ESA porterà a compimento per conto dell'ASI sulla ISS a partire dalla prossima estate. La App è stata presentata in anteprima durante una conversazione tra Nespoli e il maestro Pistoletto al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano. Alla presenza dei responsabili della comunicazione di ESA e ASI, un pubblico di studenti ha potuto, in anteprima, avere un assaggio di ciò che potrà essere creato grazie a Spac3.
Arte e scienza, e in particolare lo spazio, stanno ricostruendo i loro legami perduti negli ultimi due secoli. La Missione VITA riparte dal passato rafforzando il suo essere artistico grazie al connubio con il maestro Pistoletto. Dal Terzo Paradiso inserito nel logo a Spac3 fino alla futura installazione dell'opera di Pistoletto nella sede dell'ASI. Un grande Terzo Paradiso realizzato in materiale riflettente per essere visto anche dallo Spazio.
Un creazione che diverrà anche parte integrante del prossimo Museo del'ASI dedicato allo spazio.
Nella foto (Credit: Museo della Scienza) Paolo Nespoli assieme all'artista Pistoletto, durante l'evento al Museo della Scienza di Milano.

Fonti: ASI - Giuseppina Piccirilli / Museo Nazionale Scienza e Tecnologia 'Leonardo da Vinci'

15/02/2017 - La Cina lancerà il suo primo veicolo spaziale cargo a metà aprile -

La Cina prevede di lanciare il suo primo veicolo spaziale cargo grazie ad un razzo vettore Lunga Marcia-7 Y2 ad aprile.
Secondo l'Agenzia Spaziale Cinese per il Volo Umano (CMSA), il veicolo cargo Tianzhou-1 ha lasciato Tianjin, nel nord della Cina, il 5 febbraio ed ha raggiunto il Centro di Lancio Spaziale Wenchang, nella provincia meridionale cinese di Hainan lunedì 13 febbraio per l'assemblaggio ed i test.
Composto da una capsula cargo ed una capsula propellente, il Tianzhou-1 è il primo veicolo cargo indipendente realizzato dalla Cina, e pesa al decollo circa 13 tonnellate, comprese sei tonnellate di carico utile. Il veicolo spaziale, lungo 9 metri e largo 3,35, può rimanere nello spazio fino a tre mesi. Esso è in grado di attraccare con il laboratorio spaziale Tiangong-2 e rifornirlo, oltre a consegnare esperimenti e compiere test. Sempre secondo CMSA il razzo Lunga Marcia-7 Y2 dovrebbe raggiungere il sito di lancio a marzo.
Il lancio del Tianzhou-1 è un passo cruciale per la Cina nell'ottica della realizzazione della stazione spaziale nel 2020, dato che un veicolo cargo è necessario per poter mantenere gli astronauti a bordo della stazione per lunghi periodi.
Nell'immagine (Credit: China24) tratta da un video, il veicolo cargo Tianzhou-1 durante i test ai quali è stato sottoposto al centro AIT di Tianjin, prima dell'invio al sito di lancio.

Fonti: Xinhua / Gbtimes - Andrew Jones

Nella foto (Credit: ISRO), il decollo del PSLV-C37.

15/02/2017 - Record indiano con 104 satelliti in orbita in un solo lancio -

Il vettore PSLV-C37 (Indian Satellite Launch Vehicle), nel suo trentanovesimo lancio, ha piazzato in orbita il satellite Cartosat-2, del peso di 714 kg, che verrà utilizzato per l'osservazione della Terra ed i 103 satelliti passeggeri con un loro peso complessivo di 663 kg per un'orbita solare sincrona di 505 km di quota. Il PSLV-C37 è decollato dal First Launch Pad (FLP) del Satish Dhawan Space Centre (SDSC) SHAR, a Sriharikota. Si è trattato del sedicesimo lancio del PSLV in versione 'XL' (che utilizza i motori di spinta iniziale aggiuntiva a propellente solido).
Fra il centinaio di satelliti passeggeri vi erano 101 nanosatelliti, uno ognuno dal Kazakhstan, Israele, Olanda, Svizzera, Emirati Arabi Uniti (UAE) e 96 degli Stati Uniti (USA), così come anche due nanosatelliti dell'India. Il peso totale di tutti i satelliti imbarcati sul PSLV-C37 era di circa 1.377 kg. Il PSLV-C37 trasportava inoltre due nano satelliti dell'ISRO (l'agenzia spaziale dell'India) chiamati INS-1A ed INS-1B. Questi due satelliti ospitavano un totale di quattro differenti carichi utili dello Space Application Centre (SAC) e del Laboratory for Electro Optics Systems (LEOS) dell'ISRO per condurre vari esperimenti.
I 101 nanosatelliti dei clienti internazionali sono stati lanciati grazie ad un accordo commerciale fra l'Antrix Corporation Limited (Antrix), una compagnia governativa indiana che sottostà al Dipartimento dello Spazio (DOS), il braccio commerciale di ISRO ed i clienti internazionali.
Con 104 satelliti piazzati in orbita in un solo lancio l'India si aggiudica un record mondiale. Il decollo è avvenuto alle 9:28 locali (le 4:58 italiane) del 15 febbraio. Il razzo PSLV a quattro stadi e mezzo, pesante 321 tonnellate ed alto 44 metri ha acceso i quattro stadi (solido, liquido, solido e nuovamente a propellente liquido) in successione durante i primi 1.008 secondi di ascesa, con 10 secondi di inerzia prima dell'accensione del quarto stadio. I sei booster a propellente solido (quattro accesi al suolo e due in volo), hanno contribuito all'aumento della spinta iniziale durante il funzionamento del primo stadio. Il quarto stadio a propellente liquido MMH/Mon-3 è stato acceso per circa 505 secondi durante la manovra di inserimento orbitale.
Il rilascio dei satelliti è durato circa 11 minuti, iniziando dal Cartosat-2D a T+17,5 minuti dal decollo fino all'ultimo rilascio a circa 28 minuti e 43 secondi di missione. Quello di oggi è stato il nono lancio orbitale del 2017, l'ottavo a concludersi con successo. Ricapitolando i satelliti rilasciati oggi sono i seguenti: CartoSat-2D (1-India), INS-1A (1-India), INS-1B (1-India), Flock-3p (88-Plant Labs-USA), Lemur-2 (8-Spire Global-USA), Al-Farabi-1 (1-Kazakhstan), BGUSat (1-Israele), Nayif-1 (1-UAE), DIDD-2 (1-SpacePharma-Israele e Svizzera) e PEASS (1-PEASS Consortium Olanda, Germania, Belgio ed Israele).
Nell'immagine (Credit: ISRO) il momento del decollo del veicolo di lancio PSLV-C37 con i 104 satelliti a bordo. Nella foto a sinistra (Credit: ISRO), il decollo del PSLV-C37.

Fonti: ISRO / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

14/02/2017 - Successo del primo lancio Ariane 5 dell'anno -

Un veicolo di lancio Ariane 5, gestito da Arianespace, ha consegnato i satelliti per telecomunicazioni Sky Brasil-1 e Telkom-3S nelle orbite previste.
Il decollo del volo VA235 è avvenuto alle 18:39 locali (22:39 italiane) dalla zona di lancio ELA-3 dello Spazioporto Europeo a Kourou, nella Guyana Francese, per una missione durata circa 39 minuti. Lo Sky Brasil-1, con una massa al decollo di 6 tonnellate, è stato rilasciato per primo circa 27 minuti dopo il decollo. Il Telkom-3S, di 3,5 tonnellate, è stato rilasciato 12 minuti più tardi.
Lo Sky Brasil-1, della AT&T/DirecTV, fornirà segnali di televisione ad alta definizione per il Brasile. Il satellite ha una vita operativa prevista di 19 anni ed è stato realizzato sulla piattaforma E3000. La posizione orbitale geostazionaria che il veicolo spaziale raggiungerà sarà di 43,1° Ovest. L'indonesiano Telkom-3S fornirà alla nazione segnali televisivi ad alta definizione, comunicazione mobile ed internet Alcuni servizi copriranno anche il Sud-Est Asiatico e la Malesia. Il satellite ha una vita operativa prevista di 16 anni e lavorerà su una posizione orbitale del 118° Est.
La massa totale del carico utile di questo lancio è stata di 10.482 kg. I satelliti, in totale, pesavano circa 9.550 kg mentre gli adattatori del carico utile e le strutture di supporto fornivano il resto della massa. Lo Sky Brasil-1 è stato del 116esimo satellite costruito dalla Airbus Defence and Space, lanciato da Arianespace, con altri 17 del costruttore già nella lista futura. Il Telkom-3S è stato invece realizzato dalla Thales Alenia Space ed è il 146esimo veicolo spaziale prodotto dalla compagnia ad essere portato in orbita da Arianespace, con altri nove in attesa.
Il VA235 è stato il 60esimo lancio di un Ariane 5 ECA, ed il 59esimo di successo. Con la 77esima missione consecutiva di successo, Ariane 5 continua a rilasciare i carichi utili con una precisione invidiabile: Perigeo 250 km (previsto 250 km), Apogeo 35.908 km (previsto 35.883) ed Inclinazione 3,99° (prevista 4°). Questo di oggi è stato l'ottavo lancio orbitale del 2017, il settimo a concludersi con successo. Con il successo di oggi, Arianespace mantiene la cadenza di lanci prevista per il 2017 - con l'obiettivo di 12 missioni dallo Spazioporto con il vettore pesante Ariane 5, il vettore medio Soyuz ed il leggero Vega. Il prossimo decollo è previsto per il 6 marzo, con il lanciatore Vega destinato a portare in orbita il satellite Sentinel-2B, la più recente aggiunta alla flotta dei veicoli di osservazione terrestre dell'Unione Europea conosciuta come Copernicus.
Nalla foto (Credit: Arianespace) il decollo del razzo Ariane 5 ECA VA235 da Kourou.

Fonti: ESA / Arianespace / Space Launch Report - Ed Kyle

14/02/2017 - Con Kepler la caccia di esolune è possibile -

Il telescopio Kepler, lanciato nel 2009, non smette di sorprenderci. Dopo aver trovato 4.706 possibili esopianeti (di cui 2.330 sono stati poi effettivamente classificati come tali), da qualche anno va a caccia (nell’ambito del programma “Hunt for Exomoons with Kepler – HEK” della Nasa) anche di satelliti extrasolari, ben più impegnativi da trovare. Anche se finora non sono state identificate con certezza esolune, la ricerca continua perché due fisici del Lawrence Livermore National Laboratory e del the Planetary Science Institute hanno dimostrato essere possibile che, dopo una collisione tra due pianeti, si formi una luna abbastanza grande da essere vista da Kepler.
Gli esperti hanno condotto 30 simulazioni per esplorare i vari fattori che influenzano la nascita di una luna arrivando a una serie di condizioni che creerebbero satelliti molto più grandi della nostra Luna. Anche il nostro satellite naturale sarebbe nato dai detriti di uno scontro risalente a 4,5 miliardi di anni fa tra un planetoide grande come Marte e la giovanissima Terra. L’idea dei ricercatori è che un satellite extrasolare può essere 'catturato' da Kepler con le tecniche di transito conosciute oggi, ma deve misurare almeno il 10% delle dimensioni della Terra, proprio come specificato nei parametri HEK (progetto della Columbia University). La nostra Luna è solo l’1,2% della massa terrestre e quindi sarebbe molto difficile da rilevare già a distanze di qualche anno luce.
"Studi precedenti si sono focalizzati su una serie piuttosto ristretta di condizioni favorevoli alla formazione della Luna," ha spiegato Megan Bruk Syal. "Questo è il primo studio che prende in considerazione una gamma molto più ampia di scenari di impatto, esplorando ciò che sarebbe possibile in altri sistemi planetari." In passato venivano presi in considerazione fattori come l’angolo d’impatto e le masse dei corpi in collisione. Le recenti simulazioni hanno fatto emergere un terzo fattore importante, cioè la velocità d’impatto che ha un ruolo cruciale sulla massa finale dell’esoluna che verrà creata. Una collisione tra oggetti di stazza compresa tra 2 a 7 masse terrestri, con un angolo di impatto obliquo e la velocità prossima a quella di fuga, può lanciare in orbita detriti di massa sufficiente per creare un satellite abbastanza grande da essere rilevato in transito da Kepler.
Nell'immagine (Credit: Lawrence Livermore National Laboratory) la simulazione che mostra la collisione di due oggetti con conseguente espulsione di tanti detriti da poter formare una luna grande abbastanza da essere rilevata da Kepler.

Fonti: Media INAF - Eleonora Ferroni / Monthly Notices of the Royal Astronomical Society - Amy C. Barr e Megan Bruck Syal / Lawrence Livermore National Laboratory - Nolan O'Brien

Nella foto (Credit: Elon Musk/SpaceX), il primo stadio del Falcon 9 sulla rampa 39A.

13/02/2017 - Dopo quasi 6 anni di nuovo fiamme e fumo sulla rampa 39A -

Domenica nove motori Merlin si sono accesi ed hanno fornito una spinta di quasi 907 tonnellate durante una breve accensione di un razzo Falcon 9 della SpaceX, emanando uno sbuffo di fumo fuori dalla trincea della storica rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center dove la compagnia californiana prepara una missione, prevista per la prossima settimana, destina a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
I motori Merlin 1D del primo stadio del razzo erano programmati per accendersi per circa tre secondi e mezzo, raggiungendo la piena potenza di circa 771 tonnellate di spinta mentre il Falcon 9 rimaneva saldamente fissato al complesso di lancio costiero. Gli osservatori presso il KSC segnalavano un visibile sbuffo di vapori di ossigeno liquido super-raffreddato dal razzo appena prima del test statico di accensione, poi una nuvola bianca degli scarichi del vettore si propagava verso il lato nord della rampa di lancio mentre i motori si accendevano esattamente alle 4:40 p.m. EST (le 22:30 italiane).
La SpaceX confermava, alcuni minuti dopo, che il test statico di accensione era stato completato con successo e che gli ingegneri stavano controllando i dati raccolti nel corso del test. I sensori di ogni motore hanno misurato molti parametri di prestazioni durante la breve accensione sulla rampa di lancio mentre gli appositi fermi tenevano saldamente ancorato al suolo il razzo.
Il test di accensione segna la prima volta che un razzo viene acceso sulla rampa 39A fin dall'8 luglio 2011, quando l'ultima missione Space Shuttle decollò da li. Il complesso di lancio è stato dormiente per tre anni fino a quando la SpaceX, nel 2014, ha siglato un contratto di affitto ventennale per l'utilizzo della rampa. Il test statico di accensione è stato un passo cruciale che porta verso il primo lancio della SpaceX dalla rampa 39A, prevista per il prossimo sabato, 18 febbraio, con un veicolo cargo Dragon destinato a portare 2.389 kg di attrezzature ed esperimenti alla ISS.
Se il razzo, come fissato, partirà il 18, il veicolo cargo Dragon raggiungerà il laboratorio orbitale il 20 febbraio. Questo sarà il primo lancio di rifornimento di SpaceX fin dallo scorso luglio, prima che un razzo Falcon 9 esplodesse sulla rampa 40 della vicina Air Force Station di Cape Canaveral. L'esplosione ha tenuto a terra il razzo Falcon 9 per il resto del 2016, e lasciato il complesso 40 con significativi danni che necessitano di riparazione.
I preparativi alla rampa 39A hanno subito un'accelerazione dopo l'esplosione del 1mo settembre sulla rampa 40, che si trova nel terreno di proprietà dell'Air Force, ad alcuni km dalla rampa 39A. Il cruciale test statico prevede un controllo completo del razzo per il volo raddoppiando i test sui vari sistemi come il rifornimento sulla rampa, l'utilizzo della telemetria e dei sistemi di rilascio dell'acqua per l'assorbimento delle onde sonore, tutti revisionati da SpaceX nei mesi scorsi.
Con il test completato, le squadre di terra abbasseranno di nuovo il razzo in orizzontale, lo riporteranno nel nuovo hangar sorto alla base della rampa e vi istalleranno sulla sommità il veicolo cargo Dragon per il lancio da eseguire nel prossimo fine settimana. Hans Koenigsmann, vice presidente per l'affidabilità al volo di SpaceX, ha detto mercoledì che il test dei nuovi sistemi di terra della 39A era quasi completato, permettendo ai responsabili di dare il via con il rollout del razzo in rampa.
"Questa è una rampa gigantesca," ha detto Koenigsmann. "Anche il percorso che deve compiere il LOX (l'ossigeno liquido) e il propellente per raggiugnere la rampa è veramente notevole. Anche il traliccio di trasporto ed innalzamento (transporter erector launcher-TEL) è gigantesco. Sono circa 680 tonnellate di acciaio ed è dotato di molta tecnologia perché questo controlla tutte le interfacce con il razzo."
Il traliccio di trasporto ed innalzamento muove i razzi dall'hangar su per il piano inclinato in orizzontale fino alla rampa, ed una volta raggiunta innalza il veicolo in verticale. Il sistema di trasporto era stato visto in verticale sulla 39A anche nel corso delle ultime settimane durante le varie prove compiute. "Non c'è stato nulla in particolare che ci abbia dato momenti difficili," aveva dichiarato ai giornalisti Koenigsmann Mercoledì durante la 20ma Annual Commercial Space Transportation conferenza della Federal Aviation Administration di Washington. "E' stato un grande sforzo, e alla fine abbiamo testato nuovamente le cose di prova per assicurarsi che siano pronte ad andare."
Nella foto (Credit: Elon Musk/SpaceX), un dettaglio della base del primo stadio del Falcon 9 sulla rampa 39A. La SpaceX aveva ripreso i lanci il 14 gennaio con una missione di successo di un Falcon 9 decollato dall'Air Force Base di Vandenberg, in California, ma il ritorno al volo della compagnia dalla Florida è stato rallentato dalla costruzione della rampa 39A. La NASA ha lanciato 12 razzi Saturn 5 dalla rampa 39A durante il programma lunare Apollo - compreso l'Apollo 11 - ed 82 missioni Shuttle sono partite dal complesso di lancio costiero.
Ma la NASA ha poi deciso di non aver più bisogno della rampa 39A dopo il ritiro dello Shuttle. L'adiacente rampa 39B, precedentemente costruita per Apollo e voli Shuttle, sarà la casa per lo Space Launch System (SLS), un razzo pesante governativo che lancerà astronauti nelle spedizioni verso lo spazio profondo.
Le fondamenta di cemento della 39A sono dell'era Apollo, negli anni '60, mentre la struttura fissa di servizio, alta 106 metri, e le torri parafulmini sono state messe in opera prima del debutto dello Shuttle. "Mi dà un brivido camminare qui da dove sono partite le Apollo," dice Koenigsmann. Fin da quando la SpaceX ha preso possesso della rampa, i cambiamenti alla 39A hanno compreso la costruzione di un nuovo hangar per i razzi appena fuori dal cancello sud della struttura, da dove arrivavano gli Space Shuttle ed i Saturno 5 sopra al trasportatore cingolato partito dal vicino Vehicle Assembly Building (VAB).
Il nuovo hangar, secondo SpaceX, può ospitare fino a cinque stadi Falcon 9 alla volta. Altre aggiunte riguardano l'installazione di serbatoi di propellente kerosene RP-1 e la costruzione del massiccio traliccio di trasporto ed innalzamento, che è grande abbastanza per ospitare anche il potente triplo stadio principale Falcon Heavy della SpaceX, il cui debutto è fissato entro l'anno.
"Il trasportatore-erettore è grande a sufficienza per farlo con il Falcon Heavy. Possiamo lanciare il Falcon 9 al centro, ovviamente, ma è stato realizzato su misura per il Falcon Heavy," dice Koenigsmann. "Come potete vedere... è più grande di quello che usavamo." Il sistema di acqua della struttura è stato anch'esso aggiornato per fornire protezione acustica e termica alla rampa durante il decollo, e la torre che ospita l'acqua, sul perimetro di nord-est della rampa è stata ridipinta, ed ora sfoggia il logo della SpaceX.
Nel corso di quest'anno la SpaceX prevede di aggiungere una passeralle di accesso alla struttura di servizio fissa della rampa 39A in modo da permettere agli equipaggi di astronauti di imbarcarsi a bordo della versione abitata del veicolo spaziale Dragon, i cui voli sono previsti a partire dal 2018. La SpaceX e la Boeing hanno contratti con la NASA per lo sviluppo di veicoli spaziali commerciali per ruotare gli equipaggi fra la Terra e la stazione spaziale.
I responsabili SpaceX intendono basare i lanci con equipaggio e le missioni Falcon Heavy dalla rampa 39A, mentre i voli per i militari USA ed alcune missioni commerciali partirebbero dalla rampa 40, che si trova alcuni km a sud. La rampa 40 dovrebbe essere pronta per i lanci entro alcuni mesi dopo che le squadre di operai avranno completato la pulizia e le riparazioni a seguito dell'esplosione del Falcon 9 avvenuta a settembre.
La SpaceX ha detto che le squadre di costruzione che hanno lavorato alla rampa 39A verranno trasferite alla rampa 40 nelle prossime settimane. Una tempistica per la disponibilità della rampa 40 ai lanci sarà fornita solo quando le riparazioni avranno inizio, ma comunque la struttura dovrebbe essere pronta per la metà dell'anno. La SpaceX prevede di lanciare una volta ogni due settimane dopo il volo inaugurale della rampa 39A di questo mese, proseguendo con il rilascio del satellite per telecomunicazioni EchoStar ai primi di marzo, e poi con il lancio di un satellite per telecomunicazioni della SES, a bordo di un razzo dotato di un primo stadio già utilizzato, verso fine marzo.
Al momento la SpaceX utilizza tre rampe di lancio e ne sta costruendo una quarta. Oltre alle due in Florida - la 39A e la 40 in riparazione - e quella nella California del Sud, lo Space Launch Complex 4E di Vandenberg, la compagnia sta infatti realizzando una nuova rampa di lancio completamente privata a Brownsville, nel Texas meridionale.
Nell'immagine (Credit: William Harwood/CBS News) la nube che ha segnalato l'esecuzione del test statico di accensione del primo stadio del Falcon 9 sulla rampa 39A del KSC. Nella foto a sinistra (Credit: Elon Musk/SpaceX), la prima volta dello stadio principale del Falcon 9 sulla rampa 39A. Nella foto in basso a destra (Credit: Elon Musk/SpaceX), un dettaglio della base del primo stadio del Falcon 9 sulla rampa 39A.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / Space.com - Robert Z. Pearlman

13/02/2017 - Bogoslof, l'isola trasformista -

Gli strumenti dei satelliti scrutano l’Alaska. La costellazione COSMO-SkyMed – il sistema di 4 satelliti messo in orbita dall’Italia per tenere sotto controllo il pianeta Terra attraverso l’osservazione in banda X, effettuata con sensori radar ad apertura sintetica – ha preso di mira il violento Bogoslof, lo stratovulcano sottomarino dall’indole esplosiva, emerso dalle acque del Mare di Bering, che dal 12 dicembre dello scorso anno ha ripreso a far parlare di sé con una serie di attività eruttive.
Il minaccioso vulcano, situato nell’arcipelago delle Aleutine, in Alaska, si è reso protagonista di eventi esplosivi che hanno causato cambiamenti significativi nella forma della piccola isola – ovvero nella morfologia di ciò che affiora della montagna sottomarina. Le immagini acquisite dalla costellazione di COSMO-SkyMed documentano la fase pre e post eruttiva, svelando i mutamenti in corso. "Ancora una volta il Sistema COSMO-SkyMed ha dimostrato di svolgere un ruolo unico nel panorama internazionale di Osservazione della Terra: COSMO ad oggi rappresenta l’unica costellazione a quattro satelliti operativa, in grado di acquisire dati radar interferometrici sulla stessa zona di interesse a sole 24 ore di distanza," ha commentato il Responsabile di Missione Alessandro Coletta.
Nelle prime settimane, gli eventi sono stati caratterizzati da una 'batteria' di esplosioni di breve durata (sotto i 10 minuti), 27 delle quali hanno generato nubi di polveri e lava che hanno messo a rischio il trasporto aereo regionale. Il massimo del pericolo è stato raggiunto tra il 30 e il 31 gennaio 2017, quando le emissioni di cenere sono state più dense, probabilmente a causa del blocco creato dal materiale interposto tra il condotto vulcanico e il mare.
Le attività scientifiche sul vulcano Bogoslof sono state condotte nell'ambito del CEOS Working Group on Disasters, in particolare nel Volcano Pilot Project guidato da Mike Poland dell'USGS e Simona Zoffoli dell'Agenzia Spaziale Italiana. Gli sviluppi di queste attività verranno presentati nel corso del 7mo CEOS Working Group on Disasters meeting che si terrà presso l’Agenzia Spaziale Italiana nei giorni 14-16 Marzo 2017.
Nelle immagini radar riprese da COSMO-SKYMED (Credit: ASI) l'isola Bogoslof, nel 2008 a sinistra, e dopo le recenti eruzioni.

Fonte: ASI - Agnese Cerroni

12/02/2017 - Rimasti tre i siti di atterraggio per il Mars Rover 2020 -

I partecipanti ad una riunione per la scelta dei siti di atterraggio dell'imminente missione NASA Mars 2020 hanno raccomandato tre località sul Pianeta Rosso per ulteriori valutazioni. I tre potenziali siti di atterraggio per il prossimo rover della NASA comprendono la parte nord-orientale della Syrtis Major (una zona molto antica della superficie di Marte), Jezero Crater (una volta sito di un antico lago marziano) e Columbia Hills (potenzialmente sede di un'antica sorgente termale, esplorato da rover Spirit della NASA).
Il "vincitore" sarà annunciato solo un anno, o due, prima del lancio, attualmente previsto per luglio 2020. Peccato che tra gli esclusi ci sia Nili Fossae, un gruppo di graben concentrici nella zona di Syrtis Major. Qui la superficie è stata modellata dagli impatti e dallo scorrere delle faglie. Dall'orbita sono state rilevate grandi quantità di silice ed argille ma, soprattutto, è uno di quei punti enigmatici in cui le osservazioni terrestri hanno mostrato tracce di metano in atmosfera, un gas la cui presenza su Marte è molto discussa e che potrebbe avere un'origine biologica. Inoltre la missione dove ancora superare un lungo percorso costellato di ostacoli.
Ulteriori informazioni sui siti di atterraggio possono essere trovati qui: http://mars.nasa.gov/mars2020/mission/timeline/prelaunch/landing-site-selection/.
Si prevede che Mars 2020 venga lanciato a luglio 2020 a bordo di un razzo Atlas V 541 dallo Space Launch Complex 41 della Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida. Il rover dovrà condurre una valutazione geologica del suo sito di atterraggio su Marte, determinando l'abitabilità dell'ambiente alla ricerca di segni di antica vita marziana, e valutando le risorse naturali ed i pericoli per i futuri esploratori umani. Inoltre la missione preparerà anche una serie di campioni per un possibile loro ritorno sulla Terra con una missione futura.
Il Jet Propulsion Laboratory della NASA costruirà e gestirà le operazioni del rover Mars 2020 per la Science Mission Directorate dell'Agenzia presso la sede generale di Washington. Per ulteriori informazioni sui programmi marziani della NASA, visita: http://www.nasa.gov/mars.
Nella mappa di Marte (Credit: NASA) i tre siti rimasti in finale per il sito di atterraggio del Mars Rover 2020.

Fonti: NASA - DC Agle e Tony Greicius / Alive Universe Today - Elisabetta Bonora

Nella foto (Credit: Orbital ATK), un razzo Minotaur 4 pronto al decollo nel 2011 da Vandeberg.

12/02/2017 - A Cape Canaveral pratica di preparazione del Minotaur 4 -

Tre stadi inerti del missile Peacekeeper sono stati impilati presso la rampa di lancio 46 di Cape Canaveral, dimostrando le tecniche che verranno utilizzate per assemblare il razzo Minotaur 4 destinato a lanciare, quest'estate, un satellite sperimentale di sorveglianza spaziale.
I Peacekeeper, vecchi missili balistici intercontinentali ormai ritirati dal servizio, formano la base dei razzi Minotaur 4, gestiti dalla Orbital ATK, e che forniranno la maggior parte della spinta per inviare in orbita terrestre un piccolo satellite, chiamato SensorSat. Il lancio è previsto verso il 15 luglio verso le 1 a.m. EDT (le 6 ora italiana).
Conosciuta come missione ORS-5 (Operationally Responsive Space-5), vedrà il primo lancio di un Minotaur da Cape Canaveral. I responsabili hanno detto di aver scelto Cape come sito di lancio perché è quello che si adatta meglio allo speciale Minotaur 4 a cinque stadi per la prevista orbita equatoriale. Il carico utile orbiterà attorno alla Terra a bassa quota per scandagliare l'importante regione di spazio posta a 36.000 km - la fascia di orbita geosincrona - alla ricerca di detriti spaziali e, se del caso, lanciare l'allarme per il pericolo collisioni.
L'orbita geosincrona è dove si trovano i satelliti per telecomunicazioni, quelli per l'osservazione meteo e le piattaforme di ricognizione perché permette al veicolo spaziale di volare costantemente su un punto fisso del globo. Molti dei dettagli sulla missione ORS-5 rimangono classificati. Ma SensorSat testerà tecnologie per ridurre i rischi per le future missioni di conoscenza della situazione spaziale.
La rampa di lancio che ospiterà la missione, il Complex 46, è un ex sito di prova per missili Trident costruito negli anni '80 per l'U.S. Navy, poi convertito per i voli spaziali negli anni '90 ed impiegato dalla Lockheed Martin per lanciare due razzi Athena, compresa la missione NASA Lunar Prospector. La Space Florida, una compagnia statale, che ora supervisiona il complesso per i clienti commerciali. Si tratterà del primo lancio da questa rampa, che si trova nella parte più orientale di Cape, nel corso degli ultimi 18 anni.
I cinque precedenti razzi Minotaur 4 sono stati lanciati da Kodiak Island, in Alaska, e Vandenberg Air Force Base in California, fin dal 2010. L'intera famiglia Minotaur ha condotto, fin dal 2000, 25 missioni, tutte di successo. Cape Canaveral si unirà a Kodiak Island, Vandenberg e Wallops Island, in Virginia, come sito che ha ospitato il lancio di questo vettore. L'ultimo è stato il 19 novembre 2013 con un modello Minotaur 1, lanciato da Wallops, che piazzò in orbita 29 satelliti.
I pianificatori del lancio hanno selezionato Cape per lanciare SensorSat a causa del cambiamento di piano richiesto per il raggiungimento della prevista orbita a 603 km ed inclinazione 0 gradi. Secondo i responsabili un lancio basato da Wallops non avrebbe potuto raggiungere quel tipo di orbita con un Minotaur 4.
Il successo nelle operazioni di prova presso il Complex 46 sono state completate domenica e puntualizzate con una serie di foto per i media. Gli stadi inerti avevano iniziato ad essere impilati lunedì. Il vero razzo per ORS-5 verrà preparato circa tre settimane prima del lancio. A quest'operazione seguiranno una settimana e mezza di test pre-volo. Il Minotaur 4 decollerà con una spinta di 226 tonnellate, che spingeranno il razzo, alto 23 metri e pesante 87,5 tonnellate, per un volo di mezzora verso l'orbita. Dopo che i tre motori di Peacekeeper avranno compiuto il loro lavoro, saranno due stadi superiori commerciali a dare la spinta definitiva per raggiungere la velocità orbitale e poi eseguire i cambi di piano ed ottenere la corretta inclinazione per ORS-5.
Nella foto (Credit: Ben Cooper/Spaceflight Now) gli stadi inerti di Peacekeeper racchiusi dalla torre mobile di lancio del Complex 46 a Cape Canaveral. Nella foto a sinistra (Credit: Orbital ATK), un razzo Minotaur 4 pronto al decollo nel 2011 da Vandeberg.

Fonti: Spaceflight Now - Justin Ray - Orbital ATK Minotaur Mission History

10/02/2017 - New Horizons esce da un 'safe mode', recupero in corso -

Il veicolo spaziale New Horizons sta operando normalmente appena dopo aver trascorso 24 ore in modalità protettiva 'safe mode', il risultato di un comando inviato per errore nelle prime ore di giovedì. La sonda è progettata per passare automaticamente in modalità sicura quando avvengono certe condizioni anomale per proteggere se stesso da possibili danni. In safe mode la sonda sospende le attività previste e mantiene l'antenna puntata verso Terra per ascoltare le istruzioni dal Mission Operation Center che si trova presso la Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, nel Maryland.
"Il nostro rapido recupero è stato sostenuto da altre missioni NASA che hanno fornito a New Horizons una parte del loro tempo presso le antenne del Deep Space Network (DSN)," ha detto Alice Bowman, mission operation manager di New Horizons presso l'APL. "Questa è la norma per le missioni che utilizzano il DSN, ci sosteniamo l'una con l'altra quando incontriamo dei problemi."
La sonda New Horizons è in buone condizioni e prosegue a tutta velocità verso il suo prossimo obiettivo - l'oggetto della Fascia di Kuiper 2014 MU69 - mentre la sua squadra operativa prosegue i lavori per ripristinare a pieno le operazioni e la raccolta di dati scientifici. A causa delle 10 ore e mezza fra l'invio di un comando e la ricezione della risposta, causato dalla distanza del veicolo spaziale che si trova a circa 5,7 miliardi di km dalla Terra, il team si aspetta che New Horizons possa tornare alla sua attività operativa nelle prime ore di sabato 12 febbraio.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) la New Horizons in viaggio verso l'appuntamento di gennaio 2019 con l'oggetto celeste 2014 MU69.

Fonte: NASA - Tricia Talbert

10/02/2017 - Getti blu studiati dalla Stazione Spaziale -

Per anni, la loro esistenza è stata dibattuta: elusive scariche elettriche nell'atmosfera superiore al quale sono stati dati nomi come 'red sprite', 'blue jets', folletti ed elfi. Segnalati da piloti, sono difficili da studiare perché avvengono sopra le nubi temporalesche.
All'astronauta ESA Andreas Mogensen, durante la sua missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2015, era stato chiesto di prendere immagini sopra i temporali utilizzando le fotocamere più sensibili dell'avamposto orbitale per dare un'occhiata a questi rapidi fenomeni. L'Istituto Nazionale Spaziale della Danimarca ha ora pubblicato i risultati, confermando la presenza di lampi azzurri larghi molti km che avvengono a circa 18.000 metri di quota, compresi i pulsanti 'blue jets' che raggiungono i 40 km. Un video ripreso da Andreas mentre sorvolava il Golfo del Bengala a 28.000 km/h a bordo della ISS mostra il fenomeno elettrico molto chiaramente - il primo di questo tipo.
I satelliti hanno sondato questi eventi ma il loro angolo di visuale non è ideale per raccogliere dati sulla scala dei blue jets e delle più piccole scariche blu. In contrasto, la stazione con la sua orbita più bassa è un luogo ideale per riprendere sprites e jets. Andreas puntava alle nubi a torre - colonne di nuvole che si estendono nell'atmosfera superiore - ed una ripresa video di 160 secondi ha mostrato 245 lampi blu provenienti dalla sommità della nube temporalesca che sorvolava il Golfo del Bengala.
Le scariche blu ed i jets sono esempi di una parte poco conosciuta della nostra atmosfera. Le tempeste elettriche raggiungono la stratosfera ed hanno implicazioni di come la nostra atmosfera ci protegge dalle radiazioni.
Questo esperimento conferma che la Stazione Spaziale è una base adatta per osservare questi fenomeni. Come seguito a questo, l'Atmosphere–Space Interactions Monitor, è in corso di preparazione per il lancio quest'anno e l'installazione all'esterno del modulo laboratorio europeo Columbus per monitorare continuativamente i temporali ed acquisire informazioni sui 'fenomeni luminosi transienti'.
Andreas conclude, "Non capita tutti i giorni di catturare un nuovo fenomeno atmosferico in video, e quindi sono molto soddisfatto del risultato - ma anche più lo saranno i ricercatori che saranno in grado di studiare questi intriganti temporali anche con maggiore dettaglio."
Nell'immagine (Credit: NASA/ESA) uno dei 'blue spirits' ripresi dall'astronauta danese Mogensen sulla ISS a settembre 2015. Invece qui un video ESA dove Mogensen spiega l'esperimento THOR per riprendere questi fenomeni atmosferici.

VIDEO DI ANDREAS MOGENSEN DALLA ISS CHE MOSTRA GIGANTESCHI FULMINI - 11/09/2015 - (Credit: DTUBROADCAST) - dur.min. 0:24 - NO AUDIO

Fonte: ESA

10/02/2017 - La Blue Origin si prepara a costruire il proprio complesso di lancio in Florida -

Blue Origin, la compagnia di veicoli di lancio fondata di Jeff Bezos, ha iniziato i preparativi per la costruzione di un complesso si lancio orbitale e di un banco prova per motori a razzo presso l'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
Il sito, di 1,21 km quadrati, sarà realizzato sull'area che una volta ospitava tre rampe di lancio dei razzi Atlas. L'ultima versione del razzo Atlas, il 5, ora parte dal Complesso di Lancio 41. La Blue Origin ha affittato i Complessi di Lancio 36A e B, così come il Complesso di Lancio 11, nel 2015.
Alcune delle più storiche missioni della NASA sono state lanciate dal Complesso 36, comprese le sonde Pioneer, Surveyor e le Mariner negli anni '60 e '70. Le rampe furono operative fra il 1962 ed il 2002. Basicamente, tutto quello che rimane degli originali complessi di lancio sono un cerchio bianco a forma di cupola, dove si trova il bunker da dove il team di lancio si trovava durante il conto alla rovescia ed i decolli, ha detto Scott Henderson, direttore delle Operazioni di Lancio Orbitali della Blue Origin.
La Blue Origin, che ha affittato il terreno nel 2015, prevede di costruirvi una rampa di lancio per il proprio razzo orbitale riutilizzabile New Glenn, una struttura di integrazione e rifornimento, oltre ad un banco di prova per i motori a razzo BE-4. Il Be-4, un motore ad ossigeno liquido e metano, che verrà anche venduto alla United Launch Alliance (ULA), che sta sviluppando un razzo Atlas di nuova generazione, conosciuto come Vulcan. La ULA è frutto di una collaborazione fra Lockheed Martin e Boeing.
Il nuovo complesso di lancio sarà la seconda grande costruzione della Blue Origin a Cape Canaveral. A maggio, la Kent, azienda di Washington ha iniziato i lavori per un'impianto di 70.000 metri quadrati vicino al Kennedy Space Center della NASA dove verranno realizzati ed assemblati i razzi New Glenn. La Blue Origin prevede di iniziare a far volare questi vettori verso il 2020.
"Per la fine dell'anno saremo impegnati profondamente nella produzione," ha detto Henderson. Il New Glenn è un programma che deriva dal sistema di lancio suborbitale New Shepard della compagnia, un razzo e capsula riutilizzabili progettati per far volare carichi utili e passeggeri fino a circa 100 km di quota. I voli di prova con equipaggio a bordo dovrebbero iniziare entro l'anno.
Nell'illustrazione (Credit: Blue Origin) i vari razzi vettori concorrenti di Blue Origin a confronto che mostrano le generose dimensioni del vettore New Glenn, a due e tre stadi.

Fonte: Space.com - Irene Klotz

10/02/2017 - Mercurio, tantissimo ghiaccio delle comete nascosto nei crateri -

Mercurio, il più piccolo e bollente pianeta del Sistema Solare è anche il più vicino alla nostra stella ma nonostante ciò, nasconde ghiaccio d’acqua nelle profondità dei suoi crateri polari. Ma in che quantità? E come ha avuto origine?
Diversi studi hanno cercato di rispondere a questi interrogativi prendendo in analisi i dati raccolti dalla sonda NASA MESSENGER – il suo nome è un chiaro riferimento alla mitologia classica che faceva di Mercurio il messaggero degli dei – che nei suoi 4 anni di ricerca 'in loco' ha osservato la chimica e la geologia del pianeta, nel tentativo di ricostruirne la storia evolutiva.
Sebbene i modelli passati facessero supporre che il ghiaccio d’acqua presente sul fondo dei crateri ai poli di Mercurio avesse uno spessore di non più di 2 metri, le nuove simulazioni ottenute con le analisi effettuate dall’altimetro della sonda nel 2015 – prima dell’epilogo della missione, conclusa con uno schianto guidato sulla superficie il 30 aprile dello stesso anno – parlano di 50 metri di ghiaccio o addirittura di 85.
Ciò che sembra attrarre maggiormente gli scienziati è la provenienza del prezioso liquido: se sembra essere confermato il fatto che l’H2O abbia raggiunto il pianeta attraverso i corpi cometari, l’incertezza riguarda l’origine di tali comete. Potrebbe trattarsi infatti di quelle con maggior cammino alle spalle – definite di tipo Halley, in viaggio dalla remota nube di Oort – o di quelle della famiglia di Giove, nate nella più vicina fascia di Kuiper.
Gli attuali scenari accreditano con maggior forza le ipotesi che l’acqua, probabilmente presente allo stato solido e nascosta nelle profondità dei crateri scavati dagli impatti, sia stata portata su Mercurio attraverso le comete originate nella fascia di Kuiper. Inoltre, se dovesse esser confermato che lo strato di ghiaccio è alto almeno 50 metri in tutti i punti indicati, l’acqua sarebbe stata trasportata da un unico oggetto con un unico impatto. Un altro studio ritiene che in questo caso, si tratterebbe dello stesso scontro che ha dato vita al cratere Hokusai.
Nuovi dettagli potranno essere rivelati a breve da Bepi Colombo, la missione nippo-europea (ESA/JAXA) a cui MESSENGER cede idealmente il testimone: dal 2025 la coppia di sonde – MPO e MMO – studierà la composizione fisica, la magnetosfera e l’atmosfera di Mercurio con un occhio (elettronico) puntato alla storia dei suoi crateri.
Nell'immagine (Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/National Astronomy and Ionosphere Center, Arecibo Observatory) la disposizione del ghiaccio al polo nord di Mercurio.

Fonti: ASI - Agnese Cerroni / Slate/Bad Astronomy - Phil Plait

09/02/2017 - Il Falcon Heavy verso i primi test dei booster laterali -

E' stato fotografato uno dei booster laterali del primo Falcon Heavy mentre è in viaggio verso il sito della SpaceX in Texas, a McGregor, dove verranno compiuti i primi test di accensione ed accettazione prima del volo inaugurale, previsto entro la prima metà dell'anno.
Il booster non è altro che il primo stadio del Falcon 9 che nel maggio 2016 aveva portato in orbita il satellite per telecomunicazioni Thaicom-8 ed era rientrato sulla Terra atterrando regolarmente, per la prima volta, sulla piattaforma della chiatta posizionata nell'Oceano Atlantico, al largo delle coste della Florida.
Intanto in Florida, al Kennedy Space Center della NASA, alla storica rampa 39A, per la prima volta dal luglio 2011 un razzo ha raggiunto il sito di lancio. E' il razzo vettore Falcon 9 destinato a portare in orbita il veicolo cargo Dragon per la missione CRS-10 destina a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il razzo verrà sottoposto ad un test statico di accensione dei nove motori Merlin 1D del primo stadio in preparazione al decollo fissato per il 18 febbraio.
Nella foto (Credit: Reddit u/codercotton) il booster, ricoperto da una speciale plastica scura, mentre viaggia su un rimorchio speciale verso il Texas.

Fonti: ForumAstronautico.it / Reddit.com / Spaceflight Now - Stephen Clark

09/02/2017 - Completate nel VAB le piattaforme per l'SLS -

La NASA ha raggiunto un obiettivo decisivo all'interno del gigantesco Vehicle Assembly Building (VAB) presso il Kennedy Space Center in Florida. Si è concluso il lavoro di un anno con l'installazione, a gennaio, dell'ultima piattaforma per il mega-razzo Space Launch System (SLS) all'interno della High Bay 3.
L'istallazione della piattaforma più alta completa i dieci livelli di lavoro, 20 mezze piattaforme che, unite assieme, racchiuderanno SLS e il veicolo spaziale Orion e permetteranno l'accesso al personale durante la preparazione delle missioni, compreso il primo volo senza equipaggio per testare Orion sopra il razzo dell'agenzia. "Appena un anno fa, stavamo incontrando le sfide per mettere al posto la prima metà della piattaforma installata," ha detto Mike Bolger, responsabile del programma GSDO (Ground Systems Development and Operations). "E' un grande lascito alla creatività, persistenza e duro lavoro della squadra, ed un grande indicatore che il GSDO è in orario per preparare SLS ed Orion alla prima missione di prova."
La piattaforma A fornirà l'accesso al sistema di salvataggio LAS (Launch Abort System) del veicolo spaziale Orion permettendo la rimozione e la chiusura dei pannelli. Anche la LAS Antenna Testing verrà raggiunta da questo livello. Le piattaforme sono state assemblate con due rotaie da 27 tonnellate che le permettono di muoversi avanti ed indietro verso il veicolo, così come l'intero sistema della struttura del VAB. Ogni piattaforma si sposta su quattro sistemi di ruote Hillman poste su ogni lato - un po come una griglia di un forno scorre dentro e fuori. Il processo di installazione di ogni piattaforma ha richiesto circa quattro ore. Ogni piattaforma persa oltre 136 tonnellate e misura circa 11 metri di lunghezza e chiusa fino a 18 metri.
"Sono molto fiero della quantità di lavoro che il team ha compiuto," dice Jose Perez Morales, senior project manager GSDO per gli elementi del VAB. "Sono inoltre molto soddisfatto di tutti i lavori eseguiti dalla NASA e dalle ditte fornitrici." Gli ingegneri avevano iniziato l'installazione delle prime due mezze-piattaforme, quelle del livello K, circa un anno fa, seguite dalle J, H e G. Nel luglio 2016 l'installazione delle piattaforme ha raggiunto la metà, con il quinto livello, la piattaforma F, completata.
Le restanti piattaforme installate sono state le E, D, C, B ed A. Ogni livello delle piattaforme è strategicamente piazzato in modo da permettere ai tecnici ed ingegneri di avere accesso a differenti sistemi del razzo, del veicolo spaziale Orion e del LAS durante la preparazione e le operazioni di montaggio sul lanciatore mobile.
"Questo è un gran giorno per noi," ha detto Darrell Foster, capo della Divisione Gestione Progetti GSDO. "Applaudiamo a questa pietra miliare. Tutti abbiamo lavorato per arrivare al successo di questa giornata." Il GSDO, con il supporto del centro Direzione Ingegneria, supervisiona gli aggiornamenti del VAB, compresa l'installazione delle piattaforme di lavoro. La NASA ha affidato il contratto per modificare l'High Bay 3 alla Hensel Phelps Construction Co. di Greeley, in Colorado, nel marzo 2014. La Hensel Phelps, assieme ai suoi fornitori, Institutional Services Contract, Engineering Services Contract, ed il Test and Operation Support Contractor, e con il loro aiuto per le operazioni delle gru, l'innalzamento delle piattaforme, la loro installazione e l'ispezione iniziale di ogni piattaforma.
Il gigantesco edificio VAB, realizzato nel 1965 per la corsa alla Luna, è suddiviso all'interno in quattro High Bay, ognuna di circa 2.500 metri quadri al suolo ed alto 139 metri. Visto dall'esterno il VAB ha lo stesso aspetto da oltre 50 anni ma, all'interno, dopo il programma Apollo, ha subito una grossa trasformazione per ospitare l'assemblaggio dello Space Shuttle, ed ora, per l'SLS. Il debutto di SLS è attualmente previsto per il 2018, sebbene ci si aspetta che potrà slittare al 2019 dopo la revisione principale del programma.
Nella foto (Credit: NASA/Frank Michaux) vista all'interno del VAB con tutte le piattaforme di accesso per SLS installate all'interno della High Bay 3.

Fonti: NASA - Linda Herridge / NASAspaceflight - Chris Bergin

08/02/2017 - La NASA riceve una proposta per un lander su Europa -

All'inizio del 2016, in risposta ad una direttiva del Congresso, la Planetary Science Division della NASA iniziò uno studio pre-Fase A per valutare il valore scientifico e di progettazione ingegneristica per una futura missione di atterraggio su Europa, una delle lune di Giove. La NASA conduce regolarmente questo tipo di studi - conosciuti come Science Definition Team (SDT) - molto in anticipo dell'inizio di ogni missione e serve per comprendere le sfide, la fattibilità ed il valore scientifico di una potenziale missione. Nel giugno 2016, la NASA aveva convocato un team composto da 21 scienziati per l'SDT. Fin da allora, il team ha deliberato per definire una serie di obiettivi scientifici possibili e misurazioni per la missione, sottoponendo il rapporto alla NASA il 7 febbraio.
Il rapporto segnala tre obiettivi scientifici per la missione. L'obiettivo principale sarebbe la ricerca della vita su Europa. Gli altri obiettivi sono per valutare l'abitabilità di Europa analizzando direttamente il materiale della superficie e caratterizzarla, assieme al sottosuolo per supportare future missioni robotiche esplorative di Europa e dei suoi oceani. Il rapporto inoltre descrive alcuni degli strumenti che potrebbero essere utilizzati per supportare questi obiettivi.
Gli scienziati sono largamente concordi che vi sono forti prove che Europa, leggermente più piccola della Luna, abbia un oceano globale salato posto sotto la crosta di ghiaccio. Questo oceano potrebbe contenere il doppio dell'acqua dei mari terrestri. Mentre le scoperte recenti mostrano che molti altri corpi nel Sistema Solare potrebbero nascondere oceani sotto la superficie ora o potrebbero averli avuti in passato. Europa è uno dei due soli luoghi dove l'oceano potrebbe essere in contatto con il fondo roccioso del mare (l'altro è Encelado, luna di Saturno). Queste rare circostanze rendono Europa uno degli obiettivi prioritari per la ricerca di vita presente oltre alla Terra.
L'SDT è stato incaricato di sviluppare una strategia per il rilevamento, una prima assoluta per una missione della NASA fin dalla missione marziana Viking, più di quattro decenni fa. La relazione contiene raccomandazioni per il numero ed il tipo di strumenti scientifici che sarebbero necessari per confermare se sono presenti, nei campioni raccolti dalla superficie della luna ghiacciata, segni di vita.
Il team ha anche lavorato a stretto contatto con gli ingegneri per la progettazione di un sistema in grado di atterrare su una superficie di cui si sa molto poco. Dato che Europa non ha atmosfera, il team ha sviluppato un concetto che potrebbe consegnare il suo carico scientifico sulla superficie ghiacciata senza il beneficio di tecnologie come uno scudo termico o paracadute.
Il concetto del lander è separato dalla missione Europa flyby alimentata ad energia solare, ora in fase di sviluppo per il lancio nei primi anni 2020. La sonda arriverà a Giove dopo un viaggio pluriennale, in orbita intorno al gigante gassoso ogni due settimane per una serie di 45 passaggi ravvicinati di Europa. La missione flyby multipla indagherà l'abitabilità di Europa mappando la sua composizione, la determinazione delle caratteristiche del guscio di ghiaccio che racchiude l'oceano, e aumentando la nostra comprensione della sua geologia. La missione getterà anche le basi per un futuro atterraggio eseguendo una ricognizione dettagliata con le sue potenti macchine fotografiche.
La NASA ha annunciato due prossimi incontri per discutere il rapporto dello Science Definition Team e ricevere feedback da parte della comunità scientifica. Il primo sarà il 19 marzo, in collaborazione con la Lunar and Planetary Science Conference 2017 (LPSC) presso The Woodlands, in Texas. Il secondo evento sarà il 23 aprile presso lo Science Conference Astrobiology (AbSciCon) a Mesa, in Arizona.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) un possibile design di un lander per una futura missione robotica sulla superficie di Europa, luna di Giove.

Fonti: SpaceRef / NASA - Tricia Talbert

Nella immagine (Credit: DLR), la serra con le piantine di pomodoro.

08/02/2017 - L'Agenzia Spaziale Tedesca lancerà una serra nello spazio -

Le missioni spaziali sono come una maratona con dei punti di controllo - solo una volta che il primo modello del satellite è stato testato con successo inizierà la costruzione del modello destinato al volo.
Il satellite Eu:CROPIS, sviluppato dalla DLR ((Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt), l'agenzia spaziale tedesca, che farà funzionare due serre in condizioni marziane e lunari, ha raggiunto questo punto cruciale ed ora può iniziare la costruzione del modello volante. La linea di arrivo è già fissata: lanciato dalla SpaceX, il satellite ed il suo carico scientifico decollerà verso lo spazio esterno a bordo di un razzo Falcon 9 nella seconda metà del 2017.
"Inizieremo la costruzione del modello qui, presso la DLR di Brema, fino alla primavera 2017 e poi condurremo rigorosi test di volo," spiega l'ingegnere Hartmut Müller, Responsabile del Progetto per la costruzione del satellite presso l'Istituto DLR per i Sistemi Spaziali.
Durante la missione, il satellite Eu:CROPIS è progettato per ruotare ad una quota di 600 km, inizialmente replicando la gravità lunare per un periodo di sei mesi prima di passare a quella marziana per i successivi sei mesi. Durante questo periodo, i semi di pomodoro germineranno e produrranno piccoli pomodori cosmici sotto l'attento occhio di 16 telecamere.
Anche gli aiutanti chiave che consentono questa crescita saranno trasportati nello spazio: in primo luogo, un'intera colonia di microrganismi che abitano dentro un filtro a gocciolamento convertirà l'urina sintetica in fertilizzante facilmente digeribile per i pomodori. Secondo, un organismo a singola cellula, l'Euglena, sarà a bordo per proteggere il sistema ermetico da un eccesso di ammoniaca e per produrre ossigeno. Luci a LED verranno utilizzate per fornire un ritmo giorno/notte che l'Euglena ed i semi di pomodoro richiedono. Un serbatoio a pressione replicherà l'atmosfera terrestre.
"Alla fine simuleremo e testeremo una serra che possa essere assemblata all'interno di un ambiente lunare o marziano che fornirà all'equipaggio una fonte di cibo fresco. Il sistema farà questo gestendo la conversione controllata dei rifiuti in fertilizzante," ha detto Jens Hauslage, biologo della DLR, capo della parte scientifica della missione.
In un ambiente lunare, ad esempio, la serra potrebbe essere piazzata nella 'casa' degli astronauti con un'atmosfera terrestre simulata. L'urina sarà uno dei rifiuti prodotti dagli astronauti in abbondanza. Qui le piante dovranno adattarsi alle condizioni di gravità ridotta - la forza gravitazionale della Luna è circa un sesto di quella terrestre, mentre quella di Marte un terzo.
"Un mucchio di compost utilizzato a scopo di riciclaggio non sarebbe controllabile su una stazione spaziale oppure in un ambiente, questo è il motivo per cui usiamo il nostro C.R.O.P. il filtro che svolge la stessa funzione di un terreno normale, ma è controllabile." Questo è il motivo per cui le pietre laviche montate nel filtro saranno inizialmente 'infettate' con terreno secco prima che Eu:CROPIS parta per il suo viaggio. Questa inoculazione consentirà ad una varietà di organismi di stabilirsi nella superficie porosa espansiva della pietra lavica, che useranno come habitat.
Una volta raggiunto lo spazio, l'urina sintetica miscelata con acqua verrà inserita nell'ambiente ogni due o tre giorni, innescando una vera competizione per il cibo fra questi microorganismi. Qui, il nitrito verrà utilizzato per convertire l'ammoniaca nociva in nitrato, che verrà quindi aggiunto ai semi di pomodoro come fertilizzante.
Una volta che che Eu:CROPIS ed il proprio carico scientifico raggiungerà lo spazio, il primo stadio sarà quello di attivare la serra che simulerà l'ambiente lunare. Durante questa fase il satellite sarà controllato del centro DLR di Oberpfaffenhofen (GSOC; Centro Operativo Spaziale Tedesco), mentre la serra riceverà i comandi dal centro di controllo DLR di Colonia (MUSC; Centro Supporto ed Utilizzo Microgravità).
Il filtro a gocciolamento, con i suoi abitanti famelici, sarà gestito dall'Istituto DLR Medicin Aerospaziale, e dalla Friedrich-Alexander-Universität di Erlangen-Norimberga che contribuiscono con la Euglena. La seconda serra con la gravità marziana verrà attivata sei mesi dopo: per allora, i microorganismi, i semi di pomodoro e l'Euglena saranno esposti alle radiazioni cosmiche per sei mesi - l'equivalente di un volo per Marte. L'istituto di Medicina Aerospaziale della DLR misurerà l'esposizione alle radiazioni all'interno ed all'esterno del satellite per tutta la durata della missione.
"Utilizzeremo Eu:CROPIS per testare nello spazio la tecnologia per l'uso in ambienti di altri corpi celesti, ma potrebbe essere installato altrettanto bene in un ambiente terrestre," dice Hauslage. Per esempio, i filtri a percolazione possono essere montati per rendere il concime più efficace e meno odoroso. Il riciclaggio dell'urina negli agglomerati urbani, come ad esempio nelle serre installate in edifici alti (fattorie verticali), sarebbero un altro possibile utilizzo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: DLR) il satellite Eu:CROPIS in orbita terrestre. Nella immagine in alto a sinistra (Credit: DLR), la serra con le piantine di pomodoro.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / DLR - Manuela Braun, Dr Jens Hauslage e Hartmut Müller

08/02/2017 - La struttura NASA di Michoud colpita da un tornado -

Sono in corso gli sforzi per il ripristino della struttura Michoud Assembly Facility (MAF) della NASA, che si trova a New Orleans, colpita da un tornado verso le 11:25 a.m. CST di martedì (le 18:25 italiane) 7 febbraio 2017. Tutti e 3.500 i dipendenti della struttura stanno bene e solo cinque sono stati feriti leggermente.
"I nostri pensieri vanno ai dipendenti ed alle persone di New Orleans che hanno subito danni da questa forte tempesta," ha detto Keith Hefner, direttore della struttura. "La sicurezza della nostra squadra è sempre la preoccupazione principale, e siamo lieti di annunciare che abbiamo avuto solo feriti leggeri."
La struttura è attualmente chiusa e lo rimarrà anche mercoledì 8 febbraio con solo il personale di emergenza sul sito per continuare la valutazione dei danni. Tutti i dipendenti NASA e delle aziende che collaborano e che non sono coinvolti nelle operazioni di emergenza, sono stati evacuati. Le forze di polizia locale hanno aiutato i dipendenti a raggiungere le loro abitazioni in sicurezza. Tutti gli edifici e servizi della struttura sono stati messi in sicurezza e sono in corso gli sforzi per riportare l'energia elettrica.
A questo punto, il personale di emergenza ha identificato dei danni agli edifici 103, 350 ed altre strutture ulteriori. L'edificio 103, il principale di Michoud per la produzione, ha il tetto danneggiato in diversi punti. Approssimativamente 200 auto parcheggiate sono state danneggiate e vi sono danni anche alle strade ed altre zone vicino a Michoud.
"Michoud ha un piano di emergenza complessivo che è stato attivato oggi per assicurare le persone e mettere al sicuro le nostre strutture," ha detto Hefner. "Sono orgoglioso di come hanno risposto le nostre squadre sul sito e di come hanno implementato con successo il piano previsto." L'hardware del razzo pesante NASA, lo Space Launch System (SLS), ed il veicolo spaziale Orion sono al sicuro e non vi sono stati danni provocati dalla tempesta nemmeno su altre attrezzature e sulla chiatta Pegasus ormeggiata a Michoud. Per ulteriori informazioni su Michoud ed ulteriori aggiornamenti visitate: https://www.nasa.gov/michoud.
Nella foto (Credit: NASA) alcuni danni a Michoud per il tornado del 7 febbraio.

Fonte: NASA - Allard Beutel, Kim Newton e Karen Northon

06/02/2017 - Cerere da una nuova prospettiva -

La sonda Dawn, risolto il problema di 'safe-mode' di fine gennaio, si appresta a completare la sua indagine dalla sesta orbita XMO3 ed il team annuncia una nuova fase per i prossimi 5 mesi, la XMO4!
Quindici giorni fa Marco Di Lorenzo aveva accennato al problema tecnico che aveva costretto la sonda NASA in safe mode. Subito dopo, i controllori di volo sono riusciti a far uscire la sonda da questa modalità di emergenza il 19 Gennaio. Nei giorni immediatamente successivi, la telemetria ha confermato che il veicolo era in buona salute e la sonda è stata riportata alla sua configurazione standard, permettendole di riprendere le importanti misure sui raggi cosmici; il 27 Gennaio la sonda ha ripreso la prima foto di Cerere dopo una pausa di 3 mesi. Nel frattempo, le indagini sui motivi del malfunzionamento sono andate avanti.
Da oltre 2 mesi Dawn si trova nella sua sesta orbita polare attorno a Cerere, denominata XMO3 ('eXtended Mission Orbit 3'). Si tratta di un'orbita alta, l'unica decisamente ellittica (la quota varia tra 9.340 km e 7.530 km) e la più inclinata rispetto alla congiungente Sole-Cerere. In pratica, l'attuale orbita porta ogni 8 giorni la sonda a sorvolare regioni di Cerere illuminate dal sole del primo mattino. Dato che il periodo di rivoluzione del pianeta nano è di sole 9 ore, questa è la situazione ideale per poterne studiare l'intera superficie mentre ruota sotto la sonda quasi stazionaria che ne riprende anche spettri visibili.
Ma non è finita qui! Adesso che la sonda sta completando la raccolta dei dati sui raggi cosmici, il team a terra ha deciso di spostare per l'ultima volta la sua orbita, stavolta non solo variandone l'altezza ma facendone anche ruotare progressivamente il piano fino a intersecare la congiungiungente con il Sole. Questo permetterà di osservare Cerere in opposizione, come dicono gli astronomi, ovvero illuminato frontalmente come la Luna piena. Si tratta di una condizione di illuminazione particolarmente interessante, perchè permetterà di ricavare preziose informazioni sulle proprietà ottiche del materiale che compone la superficie e specialmente sulla sua microstruttura; la riflettività di una superficie a grana fine, infatti, aumenta notevolmente quando l'angolo di fase è vicino a 0 per un ben noto fenomeno di 'backscattering' od 'opposition surge'. Particolarmente interessante sarà osservare con questa tecnica la Cerealia Facula ovvero il celebre sistema di macchie chiare dentro il cratere Occator.
Perciò, a partire dal 23 Febbraio, Dawn inizierà una complessa manovra che lo porterà in questa nuova orbita XMO-4 a 20.000 km di altezza, da dove Cerere misurerà 500 pixel di larghezza. Se le cose dovessero andare storte, il team prevede che ci sarà un'ultima estrema opportunità per raggiungere questa configurazione a giugno, giusto in tempo per raccogliere i dati prima della definitiva conclusione della missione prevista per la fine di quel mese. Alla conclusione della missione la sonda rimarrà in orbita perpetua attorno a Cerere, dato che la proposta di andare a visitare un terzo corpo celeste, l'asteroide 145 Adeona, è stata rigettata dalla NASA. La sonda Dawn si trova ad orbitare attorno al pianeta nano da quasi due anni e Cerere si trova ora a cira 429 milioni di km dalla Terra, 1.135 volte più lontana della Luna e quasi tre volte la nostra distanza dal Sole. I segnali radio, viaggiando alla velocità della luce, impiegano 48 minuti per andare e venire.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA) due crateri concentrici (il più grande misura 85 km di diametro e 2,5 di profondità) nei pressi del polo sud di Cerere, ripresi il 24 ottobre 2016 dall'orbita XMO2.

Fonti: Alive Universe Today - Marco Di Lorenzo / NASA JPL - Marc D. Rayman / Wikipedia

Nelle immagini (Credit: Arianespace), l'installazione dei decal sull'ogiva del razzo Ariane 5 per la missione VA235.

06/02/2017 - Pronti i due satelliti per Ariane 5 -

I due satelliti per telecomunicazioni per il prossimo volo del lanciatore pesante Ariane 5 di Arianespace - lo SKY Brasil-1 e Telkom 3S - sono stati riforniti in preparazione del decollo, la prossima settimana, dallo Spazioporto nella Guyana Francese.
Questo volo sarà la prima missione di Ariane 5 per il 2017 e la seconda delle dodici previste dalla compagnia Arianespace nel corso di quest'anno con i lanciatori della famiglia, che includono anche il vettore medio Soyuz ed il leggero Vega. La prestazione complessiva di carico utile di Ariane 5 per il volo imminente - fissato per il 14 febbraio dalla zona di lancio ELA-3 dello Spazioporto - è di oltre 10,4 tonnellate metriche. I due passeggeri saranno rilasciati nelle loro orbite di trasferimento geostazionario durante un profilo di volo di poco meno di 40 minuti.
La missione, designata VA235 nel sistema di numerazione di Arianespace, significa che si tratta del 235esimo lancio di un veicolo della famiglia Ariane dallo Spazioporto fin dall'entrata in servizio del lanciatore europeo, nel dicembre 1979.
Prima dell'integrazione dei satelliti su Ariane 5, l'ogiva del vano di carico che li proteggerà durante la salita iniziale attraverso l'atmosfera è stato adornato con gli stemmi che rappresentano gli operatori dei due satelliti e dei produttori dei veicoli spaziali. Sulla posizione superiore dell'ogiva vi è il logo del satellite SKY Brasil-1, che verrà utilizzato dalla AT&T/DIRECTV attraverso la sua filiale Latino Americana DIRECTV per espandere la propria programmazione di trasmissioni televisive in alta definizione. Il veicolo spaziale sarà separato per primo durante la sequenza di VA235, e poi, una volta operativo nella sua posizione geostazionaria, fornirà copertura sopra il Brasile.
Lo SKY Brasil-1 è stato costruito dall'Airbus Defence and Space di Tolosa, Francia, utilizzando la piattaforma Eurostar E3000. Il passeggero Telkom 3S del volo VA235 sarà integrato nella posizione più bassa di Ariane 5 per essere rilasciato per secondo durante la fase di dispiegamento. Questo satellite fornirà servizi televisivi in alta definizione, così come per le comunicazioni mobili ed applicazioni internet per Telkom Indonesia. Questo veicolo spaziale è stato costruito da Thales Alenia Space di Tolosa e Cannes, in Francia, utilizzando la piattaforma 4000B2.
Il vettore Ariane 5, destinato al lancio la prossima settimana, si trova attualmente nel Final Integration Building dello Spazioporto, dove è pronto ad accogliere l'installazione dei due satelliti passeggeri. Il razzo è stato consegnato ad Arianespace da Airbus Safrane Launchers (ASL), capo-commessa per la produzione del veicolo di lancio pesante.
Arianespace ha un 2017 molto fitto di appuntamenti - che saranno confermati una volta che vi sarà la disponibilità dei carichi utili - con sette lanci di Ariane 5, assieme a tre missioni del Vega e due con il Soyuz. L'attività di quest'anno è iniziata lo scorso 27 gennaio, quando un Soyuz ha portato il satellite per telecomunicazioni europeo Hispasat 36W-1 con il lanciatore medio nella sua prima missione per l'orbita geostazionaria decollata dalla Guyana Francese.
Nella foto (Credit: Arianespace) lo SKY Brasil-1 (a sinistra) ed il Telkom 3S mentre vengono riforniti nell'edificio S5 di processamento del carico utile dello Spazioporto Europeo della Guyana Francese. Nelle immagini in alto a sinistra (Credit: Arianespace), l'installazione dei decal sull'ogiva del razzo Ariane 5 per la missione VA235.

Fonte: Arianespace

06/02/2017 - Fallita la pesca di KITE -

Missione fallita per l'esperimento giapponese KITE (Kounotori Integrated Tether Experiment) di pulizia spaziale.
Per farlo KITE si sarebbe servito di un cavo lungo 700 metri - una sorta di guizaglio - in acciaio inossidabile e alluminio fatto partire dal satellite madre ed ideato in collaborazione con un’azienda nipponica specializzata nella produzione di strumenti per la pesca. Il guinzaglio, percorso da corrente elettrica, avrebbe fatto rallentare i detriti grazie anche all’influsso del campo magnetico della Terra. I detriti avrebbero così perso quota fino ad entrare in contatto con l’atmosfera per poi disintegrarsi. "Le operazioni di cattura in orbita di satelliti in disuso è ancora da considerare pionieristica - commenta Claudio Portelli, Responsabile ASI per i detriti spaziali e il controllo degli asteroidi: In ambito internazionale l’argomento della rimozione è uno dei temi importanti discussi al comitato inter-agenzie spaziali chiamato IADC. Le linee guida che potrebbero scaturire da tale comitato sono ancora lì da venire."
Fin dalla messa in orbita il dispositivo non ha funzionato a dovere e nonostante i ripetuti tentativi di salvataggio dei tecnici da terra, la missione è stata dichiarata fallita. In pratica il cavo non è mai stato rilasciato. Uno dei quattro bulloni che tratteneva la massa al termine del cavo, dopo l'invio del comando di rilascio, non veniva sbloccato, anche se, dopo alcuni minuti, sembrava che ciò fosse avvenuto. Un paio di ore dopo, un altro tentativo di estendere il cavo non aveva successo e la JAXA ha detto che i controllori di volo hanno compiuto diversi altri tentativi dopo quello, ma tutti senza successo.
Nonostante il problema con il cavo, la JAXA ha dichiarato che il catodo predisposto per il rilascio degli elettroni ha funzionato come previsto, permettendo agli scienziati di verificare le prestazioni di questa parte della dimostrazione KITE. La JAXA ha poi confermato il rientro del veicolo spaziale HTV-6 nell'atmosfera sopra l'Oceano Pacifico alle 15:06 GMT (le 16:06 italiane). Il veicolo cargo giapponese aveva lasciato la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il 27 gennaio scorso, dopo una permanenza di 44 giorni.
Il tentativo giapponese rappresenta solo l’ultima delle iniziative messe in campo dalle agenzie spaziali di tutto il mondo per la soluzione del problema degli space debris.
L’ESA sta attuando una pianificazione nel lungo termine per diminuire il numero di detriti nello spazio con lo sviluppo di una serie di iniziative tecnologiche quale quella di 'e-Deorbit'. Tale missione prevede l’utilizzo di un veicolo spaziale - operante da 800 fino a 1000 chilometri di altezza - in grado di catturare satelliti in disuso per poi farli precipitare in modo controllato e in tutta sicurezza nell’atmosfera.
Va considerato infatti che i satelliti in disuso si configurano nel lungo termine come sorgenti di detriti spaziali pericolosi a seguito di accidentali collisioni con eventuali frammenti, quindi si ritiene opportuna la loro rimozione nel medio termine.
Nell'illustrazione artistica (Credit: JAXA) come avrebbe dovuto funzionare l'esperimento KITE dal veicolo cargo HTV-6.

Fonti: ASI - Fulvia Croci / Spaceflight Now - Stephen Clark

06/02/2017 - La ISS potrà avere la prima camera di compensazione commerciale -

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) permetterà alla NASA di condurre ricerche di frontiera e dimostrazioni tecnologiche per il prossimo passo gigante nell'esplorazione umana e supportare l'emergente economia spaziale nell'orbita bassa terrestre.
Il rilascio dei CubeSat e di altri piccoli satelliti dal laboratorio orbitante per clienti commerciali e la NASA è aumentato negli ultimi anni. Per rispondere a questa domanda, la NASA ha accettato una proposta della NanoRacks per lo sviluppo della prima camera di compensazione (airlock) commerciale finanziato da aziende private per la stazione spaziale.
"Vogliamo utilizzare la stazione spaziale per esporre il settore commerciale ad un nuovo utilizzo dello spazio, con la finalità di creare una nuova economia nell'orbita bassa terrestre per la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico e per il trasporto umano e cargo," ha detto Sam Scimemi, direttore della divisione ISS per la NASA presso la sede centrale di Washington. "Speriamo che questa nuova camera di compensazione permetta alle diverse comunità di sperimentare e sviluppare opportunità nello spazio per il settore commerciale."
Oltre al gran numero di CubeSat e piccoli satelliti che la NanoRacks vuole rilasciare dalla stazione, la loro camera di compensazione sarà anche in grado di condurre multipli carichi utili esterni. Segnalando un significativo passo avanti nei loro piani per la camera di compensazione, la NanoRacks ha annunciato il 6 febbraio una collaborazione indipendente con la Boeing, per lo sviluppo dell'attrezzatura. Una volta che NanoRacks ha completato con successo le fasi indicate nell'accordo Space Act Agreement siglato con la NASA nel 2017, l'agenzia ha affidato l'installazione della camera di compensazione per utilizzo commerciale, ricerche, e dimostrazioni tecnologiche per la ISS.
I carichi utili, compresi quelli commerciali, rilasciati dalla camera di compensazione verranno coordinati attraverso il CASIS (Center for the Advancement of Science In Space). Lo U.S. National Laboratory della NASA per la stazione spaziale gestirà il tutto. Tutti i carichi utili non finanziati dalla NASA per lo U.S. National Lab saranno soggetti ad un processo di controllo stabilito dal CASIS.
La NASA ha fatto sapere che la camera di compensazione verrà lanciata grazie ad una missione di rifornimento commerciale nel 2019 e verrà posizionata su un boccaporto del modulo Tranquillity della stazione spaziale. Agganciato ad un altro boccaporto di Tranquillity si trova un altro investimento commerciale - il BEAM (Bigelow Expandable Activity Module). Questo modulo è il primo ambiente espandibile, testato nello spazio, che può ospitare gli esseri umani ed ha potenziali applicazioni per i futuri ambienti per l'orbita bassa terrestre e per lo spazio profondo.
Il NanoRacks Airlock ed il BEAM sono due esempi del grande sforzo NASA per massimizzare l'utilizzo della stazione spaziale e far progredire le attività commerciali nello spazio. La NASA ha inoltre avviato, lo scorso autunno, una richiesta di informazioni per ulteriore interesse da parte di imprese commerciali per l'utilizzo delle uniche risorse della stazione spaziale, come i boccaporti di aggancio. La Axiom potrebbe lanciare un proprio modulo già nel 2020. Mentre i collaboratori del settore privato giocano un grande ruolo in questa nuova economia, la NASA potrà essere in grado di concentrarsi sugli obiettivi dell'esplorazione nello spazio profondo, compreso l'invio di esseri umani sulla Luna ed, eventualmente, su Marte.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NanoRacks) la camera di compensazione privata installata su uno dei boccaporti liberi di Tranquillity, lo stesso modulo dove è installata la Cupola.

Fonte: NASA - Mark Garcia

02/02/2017 - Vorticose spirali al polo nord di Marte -

Un nuovo mosaico realizzato dalla sonda Mars Express dell'ESA mostra la calotta polare nord di Marte e le sue distintive depressioni scure a spirale.
Il mosaico è stato generato da 32 singole 'strisce' orbitali riprese fra il 2004 ed il 2010, e copre un'area di quasi un milione di km quadrati. La calotta di ghiaccio è un elemento permanente, ma nella stagione invernale - come è ora nei primi mesi del 2017 - le temperature sono abbastanza fredde per far si che il 30 per cento del biossido di carbonio nell'atmosfera del pianeta possa precipitare sulla calotta, aggiungendo uno strato fino a un metro di spessore per ogni stagione.
Durante i mesi estivi più caldi gran parte del biossido di carbonio ghiacciato si trasforma direttamente in gas e sfugge nell'atmosfera, lasciandosi dietro gli strati di acqua ghiacciata. I forti venti si pensa che abbiano giocato un importante ruolo nel plasmare la calotta polare nel corso del tempo, soffia dal centro elevato verso i bordi inferiori e si intreccia con la stessa forza di Coriolis che provoca lo spiraleggiare degli uragani sulla Terra.
Una particolare prominente struttura è lunga 500 km e profonda 2 che quasi taglia la calotta in due. Il canyon, conosciuto come Chasma Boreale, si pensa sia una relativamente vecchia struttura, formandosi prima la caratteristica spirale di ghiaccio e polvere, e apparentemente facendo crescere più in profondità nuovi depositi di ghiaccio attorno ad esso.
Le indagini compiute con gli strumenti radar che si trovano a bordo di Mars Express e del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, hanno rivelato che, sotto la superficie della calotta polare, è composta da diversi strati singoli di ghiaccio e polvere che si estendono per una profondità di 2 km. Questo presenta una preziosa testimonianza per la natura di come il clima del pianeta sia cambiato, come l'inclinazione e l'orbita siano variate nel corso di centinaia di migliaia di anni.
Nella foto (Credit: ESA/DLR/FU Berlin; NASA MGS MOLA Science Team) una vista prospettica della calotta polare nord di Marte.

Fonte: ESA

02/02/2017 - Nuovi problemi per il Falcon 9 -

Scoperti altri problemi per il razzo Falcon 9 della SpaceX.
Un'indagine del Congresso degli USA avrebbe posto nuovi dubbi sulla sicurezza dei progetti della Space Exploration Technology Corp. (SpaceX) sui futuri lanci abitati, citando le persistenti anomalie di componenti vitali del sistema propulsivo, secondo quanto affermato dai responsabili del governo e dell'industria che hanno maggiore conoscenza dei dettagli.
Le scoperte del Government Accountability Office rivelano uno schema di problemi con le pale delle turbine della pompa del propellente dei motori a razzo. Il rapporto finale del GAO, la cui pubblicazione è attesa nelle prossime settimane, potrebbe essere la prima identificazione pubblica di uno dei più seri difetti che hanno colpito i razzi Falcon 9.
Le parti difettose sono considerate come la minaccia principale per la sicurezza del razzo, hanno dichiarato i funzionari, e potrebbe richiedere la ri-progettazione di quelle che sono comunemente chiamate 'turbopompe'. La NASA ha già avvistato la SpaceX che queste anomalie pongono un rischio inaccettabile per i voli spaziali umani.
Responsabili industriali ufficiali sapevano del problema con le crepe nelle pale delle turbopompe dei motori del Falcon 9 da diversi mesi e perfino anni. Ma le crepe sono state scoperte anche durante i recenti test nel settembre 2016, ha confermato Robert Lightfoot, facente funzioni di Amministratore NASA, in un'intervista concessa al The Wall Street Journal all'inizio settimana.
"Stiamo parlando con la SpaceX dei problemi alle turbopompe," ha detto Lightfoot, aggiungendo che pensa che "sappiamo che saranno risolti." anche se dice di non sapere se la soluzione potrebbe richiedere una potenziale perdita di tempo per passare a turbopompe più grandi.
Va considerato che, finora, queste crepe non hanno causato problemi alle missioni Falcon 9. Inoltre, nello stesso rapporto vengono identificati anche problemi con il sistema di paracadute del veicolo CST-100 Starliner della Boeing. La SpaceX, in un comunicato ha detto che i suoi motori sono 'robusti' e che per quanto riguarda le crepe si sta lavorando ad una ri-progettazione che elimini il problema e possa qualificare i motori per le missioni con equipaggio.
Nella foto (Credit: SpaceX), da sinistra due motori Merlin 1D ed un Merlin 1D Vacuum presso l'impianto della SpaceX.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / The Wall Street Journal - Andy Pasztor / SpaceNews - Jeff Foust

02/02/2017 - New Horizons corregge la traiettoria -

La telemetria ha confermato che l'accensione del motore è andata come previsto. I dati hanno raggiunto il centro operativo della missione New Horizons presso il John Hopkins Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, nel Maryland, attraverso le stazioni di ascolto del Deep Space Network (DSN) della NASA di Goldstone, in California, e Camberra, in Australia, poco dopo le 1:15 p.m. EST (le 19:15 ora italiana del 1mo febbraio 2017). I segnali radio hanno viaggiato per oltre 5,6 miliardi di km ed hanno impiegato oltre cinque ore per raggiungere la Terra alla velocità della luce.
Operando con i comandi già immagazzinati nei propri computer, la sonda New Horizons ha acceso i suoi propulsori per appena 44 secondi, aggiustando la velocità di circa 44 cm al secondo, poco meno di 1.6 km/h. Si è trattato della prima manovra di traiettoria fin da quando il team ha condotto una serie di quattro manovre nell'autunno del 2015, che avevano piazzato il veicolo spaziale in traiettoria per il suo rendezvous con l'oggetto MU69, previsto per il 1mo gennaio 2019.
"Un miglio l'ora potrebbe non sembrare molto," ha detto Alan Stern, capo scienziato della missione, del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado, "Ma nel corso dei prossimi 23 mesi, mentre ci avvicineremo ad MU69, quella manovra aggiungerà una precisione di quasi 10.000 km per l'incontro." Il capo progettista missione di New Horizons, Yanping Guo, dell'APL, ha detto mercoledì che questa manovra di aggiustamento è stata concepita dal team fin dal 2015, grazie alle misurazioni dell'orbita di MU69 compiute da parte del Telescopio Spaziale Hubble, così come la posizione precisa del veicolo spaziale.
Dopo l'accensione la sonda è passata a quello che viene definito 'modalità stabilizzata sui tre assi', che permetterà a New Horizons di compiere nuove osservazioni telescopiche di sei oggetti KBO, nel corso delle prossime settimane. Queste osservazioni scientifiche riveleranno nuove informazioni sulle forme, proprietà della superficie e sistemi di satelliti di questi oggetti, in modo che non è possibile fare dalla Terra. Le immagini di questi studi saranno trasmessi sulla Terra nelle prossime settimane.
Nell'immagine (Credit: NASA/JHUAPL/SwRI) l'attuale traiettoria e posizione di New Horizons rispetto al suo prossimo obiettivo, l'oggetto della fascia di Kuiper conosciuto come KBO 2014MU69, il secondo obiettivo della missione dopo lo storico sorvolo del sistema Plutone/Caronte nell'estate 2015.

Fonte: NASA - Tricia Talbert

02/02/2017 - Acqua intorno a 51 Pegasi b -

Gli astronomi lo hanno soprannominato Bellerofonte, e la sua fama è legata ad un importante record: è stato il primo pianeta extrasolare mai individuato in orbita attorno a una stella simile al Sole.
Si tratta di 51 Pegasi b, esopianeta appartenente alla famiglia degli hot Jupiter, 'Gioviani caldi'. Questi mondi lontani assomigliano infatti al quinto pianeta del nostro sistema planetario, ma al contrario del gigante gassoso nostrano orbitano vicinissimi alla loro stella madre. Situato a circa 50 anni luce da noi, 51 Pegasi b è stato osservato per la prima volta alla fine degli anni ’90, e il suo studio ha permesso di caratterizzare questa nuova categoria di pianeti bollenti.
Ora un team di scienziati coordinato da Jayne Birkby dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics ha scoperto un nuovo tassello che aggiunge ulteriore fascino alla storia del primo gioviano caldo. Gli astronomi hanno infatti individuato la presenza di molecole d’acqua nell’atmosfera di 51 Pegasi b, scoperta che potrebbe gettare una nuova luce sulla natura di questi mondi simili a Giove.
I risultati, pubblicati su ArXiv, sono stati ottenuti grazie ai dati dello strumento CRyogenic high-resolution InfraRed Echelle Spectrograph (CRIRES) installato sul Very Large Telescope in Cile. Gli scienziati hanno ottenuto in totale 42 spettri, a partire dai quali hanno osservato la velocità radiale delle molecole d’acqua nell’atmosfera di 51 Pegasi b. Serviranno ulteriori analisi per comprendere l’origine di queste tracce di acqua attorno all’esopianeta, in modo da conoscere sempre meglio la famiglia planetaria dei gioviani extrasolari.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESO Observatory) il pianeta gigante caldo 51 Pegasi b.

Fonti: ASI - Giulia Bonelli / Cornell University - J. L. Birkby, R. J. de Kok, M. Brogi, H. Schwarz, ed I. A. G. Snellen

Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute), i 'propulsori' nell'anello B di Saturno, ripresi dalla sonda Cassini.

02/02/2017 - Le migliori immagini degli anelli di Saturno -

Una sequenza di immagini riprese dalla sonda Cassini della NASA lo scorso mese sono le migliori mai ottenute dei famosi anelli di Saturno, rivelando complesse, inspiegabili bande e movimenti di dozzine di piccole lune ghiacciate che ruotano attorno al pianeta.
Nell'ultimo anno di operazioni, Cassini si trova ora su un'orbita di 'sfioramento anelli' attorno al gigante gassoso, sfrecciando poco fuori dall'anello esterno F di Saturno ad una distanza media di 91.000 km dalla sommità delle nubi, e fornendo lo spettacolo migliore delle bande di particelle ghiacciate che circondano il pianeta. Le immagini rilasciate il 30 gennaio mostrano gli intricati anelli di Saturno, con delle striature nell'anello interno B che gli scienziati pensano possono essere composti da detriti di ghiaccio formatisi dall'influenza gravitazionale della luna Mimas. Gli scienziati hanno stimato che lo spessore dell'anello B, il più grande e luminoso di Saturno, sia di appena 10 metri
"I ricercatori devono ancora determinare che cosa ha generato queste complesse strutture viste qui, ma sperano che ulteriori immagini dettagliate potranno aiutare a svelare il mistero," ha scritto la NASA nell'accompagnare le immagini.
Più lontano da Saturno, anche l'anello A rivela meraviglie e misteri. In una immagine dell'anello A, gli scienziati hanno identificato almeno 16 strutture che hanno chiamato 'propulsori'. Si tratta di disturbi luminosi negli anelli prodotti dalla gravità di piccole lune non visibili. Sul lato sinistro dell'immagine gli scienziati scrivono che è visibile un'onda di densità, formata dall'interazione con la luna Prometeo. Altre onde di densità generate dall'influenza delle lune Giano ed Epimeteo, che condividono le loro orbite con quella di Saturno, sono visibili in una seconda immagine dell'anello A presa da Cassini. Inoltre sono visibili dei disturbi definiti 'paglia' dagli scienziati provocati dal passaggio recente della luna Pan. Gli anelli di Saturno sono stati chiamati in ordine alfabetico della scoperta. Le immagini rilasciate lunedì sono state riprese il 18 dicembre mentre Cassini attraversava il piano degli anelli durante la sua terza orbita 'sfioramento anelli' fin dalla manovra assistita dalla gravità del 30 novembre attorno a Titano che ha spinto la sonda nell'attuale traiettoria.
La sonda rimarrà in questa orbita fino al 22 aprile, completando 20 balzi attorno al pianeta prima dell'ultimo sorvolo ravvicinato di Titano che spedirà Cassini in traiettoria fra la sommità delle nubi di Saturno e l'anello più interno per la spettacolare fase definita 'grand finale' della missione ventennale e multi-miliardaria. "Queste immagini ravvicinate rappresentano l'apertura di un'intera nuova finestra sugli anelli di Saturno, e nel corso dei prossimi mesi avremo dati ancora più emozionanti quando punteremo le nostre fotocamere sugli anelli ancora più vicini al pianeta," ha detto Matthew Tiscareno, scienziato della missione Cassini che studia gli anelli di Saturno al SETI Institute di Mountain View, California.
Cominciando a scarseggiare di propellente, la Cassini eseguirà 22 giri attraverso la fessura larga appena 2.400 km sopra Saturno fra il 26 aprile ed il 15 settembre, quando la sonda compirà il tuffo finale distruttivo nell'atmosfera del pianeta, trasmettendo dati fino a che il segnale non verrà più captato.
Consiglio di andare alla pagina della NASA linkata qui sotto per ammirare le immagini a piena risoluzione e le altre disponibili.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) l'anello esterno B di Saturno ripreso da Cassini il 18 dicembre 2016. Nell'immagine a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute), i 'propulsori' nell'anello B di Saturno, ripresi dalla sonda Cassini.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / NASA - Preston Dyches, Steve Mullins e Tony Greicius

02/02/2017 - Matthias Maurer, il nuovo astronauta ESA -

Matthias Maurer, dalla Germania, ha iniziato il suo addestramento come astronauta per entrare nel corpo astronauti dell'ESA.
Matthias era stato fra i 10 finalisti della selezione del 2009 ed ora sta affrontando l'addestramento base presso il Centro Europeo Astronauti di Colonia, in Germania. Con l'astronauta dell'ESA Thomas Pesquet, ora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), tutti i prescelti originali della classe 2009 sono andati nello spazio. La nomina di Matthias Maurer riflette il successo dell'agenzia nel programma della Stazione portando nuove opportunità di volo nell'immediato futuro.
Dopo il processo di selezione del 2009, Matthias venne assunto in ESA come ingegnere in supporto dell'equipaggio ed ha ottenuto intensivo addestramento ed esperienza nelle operazioni del volo spaziale umano, fornendogli un primo assaggio del lavoro. Come comunicatore per i veicoli spaziali Eurocom egli ha fornito il supporto ai suoi colleghi nello spazio.
Matthias ha sperimentato l'assenza di peso durante i voli parabolici mentre assisteva nell'addestramento la collega Samantha Cristoforetti ed ha preso parte all'addestramento in grotta CAVES di ESA. Nell'estate del 2016 ha preso parte al programma NASA che invia astronauti, scienziati ed ingegneri a vivere e lavorare sottoacqua nella stazione di ricerca Aquarius come fosse in un volo spaziale.
Matthias è il settimo membro della classe di astronauti del 2009 ed ha ricevuto una calorosa accoglienza dai suoi colleghi. "Diventare astronauta è il più bel lavoro che posso immaginare. Sono emozionato di entrare nella migliore squadra europea per le missioni attorno alla Terra, verso la Luna ed oltre." Matthias ha una laurea in ingegneria dei materiali ed un passato in fisica e chimica, accoppiato ad una forte conoscenza medica e che gli permetterà di lavorare in molte aree di ricerca a bordo della ISS.
Egli parla quattro lingue e sta imparando il russo ed il cinese. Matthias ha svolto il ruolo di paramedico e studiato ingegneria dei materiali in diverse università europee, compresa la Germania, Francia, Spagna ed il Regno Unito con internati in Argentina, Spagna e Corea del Sud - un vero esploratore. Prosegue Matthias: "Quando ho visto l'annuncio di reclutamento ESA nel 2008 sapevo che si trattava della perfetta combinazione alle mie ambizioni: volare, condurre ricerca ed esplorare mentre lavoro assieme ad un team internazionale ed interculturale ai confini della scienza e tecnologia. La prospettiva di fare questo come ambasciatore dell'Europa nello spazio era un'ulteriore motivazione."
Durante il tempo trascorso presso l'European Astronaut Centre, Matthias ha puntato sulla preparazione dell'esplorazione lunare, incrementato l'accesso al centro da parte di studenti universitari europei, stretto nuove amicizie ed ulteriori aperture per il pubblico. "Il volo spaziale è affascinante e stimolante. Si rivolge a tutte le generazioni e funge da catalizzatore per l'innovazione ed i risultati scientifici. Non vedo l'ora di condividere la mia passione, conoscenza ed esperienza con il maggior numero di europei possibili."
Segui i canali online di ESA per aggiornamenti sull'addestramento di Matthias. Egli completerà l'addestramento base quest'anno prima di iniziare specifici corsi sui sistemi della Stazione. Inoltre si allenerà nelle varie strutture sparse per tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, dal Giappone al Canada, ma la sua base rimarrà il sito ESA di Colonia.
Nella foto (Credit: ESA–Sabine Grothues) l'astronauta tedesco dell'ESA Matthias Maurer preso il Centro Europeo Astronauti di Colonia, in Germania.

Fonte: ESA

01/02/2017 - L'ESA finanzia il motore riutilizzabile Prometheus -

Un motore a razzo francese riutilizzabile verrà finanziato dall'Agenzia Spaziale Europea, che è pronta a firmare un contratto con l'Airbus Safran Launchers (ASL) che guiderà la realizzazione di un motore di prova entro i prossimi tre anni.
Una piccola squadra di ingegneri dell'Airbus Safran Launchers e dell'Agenzia Spaziale Francese (CNES) hanno già speso alcuni milioni di Euro fin dal 2015 per un motore riutilizzabile ad ossigeno liquido e metano dal nome Prometheus. I capi dell'ESA si erano trovati d'accordo durante la ministeriale di dicembre, tenuta a Lucerna, in Svizzera, di far entrare il Prometheus come parte del programma FLPP (Future Launchers Preparatory Program).
In un'intervista con SpaceNews, l'amministratore delegato di ASL Alain Charmeau, aveva dichiarato che l'FLPP aveva allocato 85 milioni di Euro per finanziare le ricerche e lo sviluppo di Prometheus per arrivare ad un test di accensione nel 2020. Ora che Prometheus è un programma ESA, Charmeau si attende che altri Paesi vengano coinvolti. "L'ESA pagherà il contratto con ASL e poi la stessa coopererà con le industrie europee, certo con Francia e Germania, ma avrà anche il contributo di Italia, Belgio, Svezia e, probabilmente, di altri contributi minori," aveva detto Charmeau.
L'Europa è stata restia finora a saltare sul carro del riutilizzo. Entrambi i suoi lanciatori di nuova generazione - Ariane 6 e Vega C - saranno a perdere. L'Airbus Safrane Launchers, il capo-commessa di ESA per Ariane 6, ha dichiarato che il mercato europeo non permette di assicurare abbastanza lanci perché il riutilizzo sia una strada conveniente. Charmeau ha detto che il lavoro di Prometheus per ESA servirà per valutare la flessibilità di sviluppare un motore riutilizzabile che abbassi i costi drasticamente.
"Se avremo questa risposta nel 2020, potremmo iniziare a lavorare con l'evoluzione dei lanciatori che potranno o meno dipendere dal riutilizzo a seconda delle dimensioni del mercato," L'obiettivo di prezzo per un motore Prometheus è di 1 milione di Euro, un decimo del costo di un motore Vulcain 2.1 alimentato ad idrogeno ed ossigeno liquido per Ariane 6. Secondo la presentazione di ASL, il programma Prometheus si prefigge di utilizzare ampiamente nuove tecnologie e metodi produttivi come la stampa 3D e di un gran numero di disegni tecnici già completati in Francia e Germania.
Charmeau afferma che le dinamiche di mercato che hanno dissuaso la compagnia al riutilizzo in passato sono ancora le stesse ma che la compagnia vuole comunque gettare le basi per uno sviluppo di un lanciatore a lungo termine. "Ci prepariamo al mercato del 2030. Oggi non abbiamo in Europa un motore a razzo che abbia la capacità di essere riutilizzato da parte dello stadio principale di un lanciatore. Fino a che non avremo questo motore è molto difficile progettare quello che dovrebbe essere un nuovo veicolo di lancio,"
Durante la ministeriale di dicembre i membri ESA hanno deciso di sostenere il FLPP con 206,8 milioni di Euro. La nuova compagnia spagnola PLD, altro membro del programma FLPP, ha ricevuto 750.000 Euro dall'ESA a novembre per studiare uno stadio a propulsione liquida per un lanciatore di piccoli satelliti.
Il progetto di Airbus Defence and Space del motore per un primo stadio riutilizzabile, l'ADvanced Expendable Launcher with INnovative engine Economy, o Adeline, diverso da Prometheus, dice Charmeau, ma potrebbe essere combinato con il sistema di propulsione liquida. Adeline propone il ritorno del primo stadio di un Ariane volando indietro con ali dispiegabili per atterrare su una pista aeroportuale. "Il Prometheus potrebbe rientrare bene con quest'idea di lanciatore riutilizzabile," dice Charmeau.
La ASL sta negoziando con ESA e Commissione Europea per cercare di garantirsi un certo numero di missioni annuali in modo da poter sostenere efficacemente i programmi dei nuovi lanciatori Ariane 6 e Vega-C.
Nell'illustrazione digitale (Credit: ASL) il motore Prometheus.

Fonti: SpaceNews - Caleb Henry / CNES

Nell'immagine (Credit: NASA), i vari ricercatori che si occupano dello studio sui gemelli Kelly.

01/02/2017 - Primi risultati sullo studio dei gemelli 'spaziali' Kelly -

I risultati preliminari delle ricerche sullo studio dei gemelli da parte della NASA sono stati presentati in anteprima presso l'annuale convegno Human Research Program della NASA che si è tenuto a Galveston, in Texas, la settimana del 23 gennaio 2017. L'astronauta della NASA Scott Kelly, rientrato sulla Terra a marzo dopo quasi un anno consecutivo nello spazio vivendo a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) mentre il suo gemello identico, Mark, è rimasto sulla Terra.
Gli studiosi hanno scoperto che questa è stata una grande opportunità di vedere la natura alimentare questo studio, attraverso il Twin Study. Utilizzando Mark, un ex-astronauta in pensione, come soggetto di controllo a terra, dieci ricercatori hanno condiviso i campioni biologici presi da ognuno dei gemelli, prima, durante e dopo la missione di Scott. Da questi campioni si è potuto aumentare la conoscenza di come il corpo umano subisce un lungo tempo trascorso nello spazio. Questi studi sono ancora lontani dall'essere completati ed ulteriori analisi e ricerche sono ancora in corso.
Mike Snyder, che si occupava delo studio Integrated Omics, ha segnalato livelli alterati dei lipidi di Scott (il fratello nello spazio) che indicano un'infiammazione. Inoltre vi è stato un forte incremento nella presenza di 3-indolepropionic (IPA) in Mark (il gemello rimasto a Terra). Questo metabolita si sa che viene prodotto solo da batteri dell'instestino e viene studiato come potenziale antiossidante terapeutico del cervello. L'IPA è anche conosciuto come un aiuto nel mantenimento della normale attività insulinica per regolare gli zuccheri nel sangue dopo i pasti.
Lo studio di Susan Bailey invece si concentra sui telomeri e telomerasi. Resta inteso che, anche guardando nel corso di molti anni, i telomeri diminuiscono in lunghezza in una persona matura. È interessante notare che, su una scala temporale di un anno, Bailey ha trovato che i telomeri di Scott, sulle estremità dei cromosomi nei suoi globuli bianchi, sono aumentati in lunghezza, mentre si trovava nello spazio. Questo fatto potrebbe essere collegato ad una maggiore attività fisica ed un ridotto apporto calorico durante la missione. Tuttavia, dopo il suo ritorno sulla Terra questi telomeri hanno cominciato ad accorciarsi di nuovo. È interessante notare che l'attività della telomerasi (l'enzima che ripara i telomeri e li allunga) è aumentato in entrambi i gemelli nel mese di novembre, e che potrebbe essere correlato ad un significativo evento familiare stressante avvenuto in quel momento.
Lo studio di Mathias Basner, Cognitive Performance in Spaceflight, riguarda la cognizione, in particolare la differenza constatata durante una missione di 12 mesi rispetto alle missioni di sei mesi. A seguito della missione di un anno, sono state riscontrate leggere diminuzioni nella velocità e precisione dopo il volo. In generale, tuttavia, i dati non supportano una variazione cognitiva significativa delle prestazioni in volo portando la durata della missione da sei a 12 mesi.
Nel Biochemical Profile investigation, guidato da Scott Smith, sembrava esserci una diminuzione della formazione ossea durante la seconda metà della missione di Scott. Inoltre, cercando i livelli della proteina reattiva C (un marcatore biochimico ampiamente riconosciuto per l'infiammazione), sembrava esserci un picco di infiammazione subito dopo l'atterraggio, probabilmente correlato allo stress del rientro e dell'atterraggio. L'ormone dello stress cortisolo è stato normalmente basso per tutta la missione di un anno, ma i livelli dell'ormone IGF-1 sono aumentati nel corso dell'anno. Questo ormone è implicato con la salute delle ossa e dei muscoli ed è stato probabilmente influenzato dalle contromisure, come il pesante esercizio fisico eseguito durante il volo.
Fred Turek si è concentrato sul Microbioma nel GI Tract - o 'germi' che si trovano naturalmente nell'intestino per aiutare la digestione. I microbiomi virali, batterici e funghi sono stati molto differenti nei gemelli durante tutti i momenti: sebbene questo era atteso a causa delle diete ed ambienti differenti. Di interesse sono le differenze delle specie microbiche osservate in Scott a terra a differenza di quelle nello spazio. Un cambiamento si è avuto nel rapporto di due gruppi batterici dominanti (vale a dire, Firmicutes e Bacteroidetes) presenti nel suo tratto GI. Il rapporto di un gruppo all'altro è aumentato durante il volo ed è tornato ai livelli pre-volo al ritorno sulla Terra.
Lo studio di Emmanuel Mignot, Immunome Studies, cercava i cambiamenti nel corpo prima e dopo il vaccino dell'influenza che è stato somministrato ad entrambi i gemelli. A seguito dei vaccini contro l'influenza, sono stati creati i recettori "personalizzati" delle cellule T. Questi unici recettori delle cellule T sono aumentati in entrambi i gemelli ed hanno dato la risposta immunitaria attesa per la protezione dall'influenza.
Chris Mason ha eseguito il Sequenziamento del Genoma del DNA e dell'RNA contenuto nei globuli bianchi dei gemelli. Tutto il sequenziamento del genoma è stato completato e ha mostrato che ciascun gemello ha subito centinaia di mutazioni uniche nel loro genoma, con le loro varianti normali. Il sequenziamento dell'RNA (trascrittoma) ha mostrato più di 200.000 molecole di RNA che sono state espresse in modo diverso tra i due gemelli. Ora lo studio volgerà lo sguardo più da vicino per vedere se possa essere stato attivato un "gene dello spazio", mentre Scott era nello spazio.
Andy Feinburg studia l'epigenomica, ovvero come l'ambiente regola i nostri geni dell'espressione. Nel DNA all'interno dei globuli bianchi del sangue di Scott, Andy ha scoperto che il livello di metilazione, o di modificazioni chimiche del DNA, è diminuito mentre era in volo - tra cui un gene che regola i telomeri, ma è tornato alla normalità al ritorno. A Terra, il livello di metilazione nel DNA di Mark, derivato dai suoi globuli bianchi, è aumentato al punto centrale nello studio, ma è tornato alla normalità, alla fine. La variabilità è stata osservata nei modelli di metilazione di entrambi i gemelli; tuttavia, questo 'disturbo' epigenetico è stato leggermente superiore in Scott durante il volo spaziale per poi tornare ai livelli basali dopo il ritorno sulla Terra. Questi risultati possono indicare che vi sono geni più sensibili ai cambiamenti dell'ambiente sia sulla Terra che nello spazio.
Attraverso ulteriori ricerche l'integrazione di questi risultati preliminari, in coordinamento con altre indagini fisiologiche, psicologiche e tecnologiche, la NASA ed i suoi partner continueranno ad assicurare che gli astronauti possano affrontare le future missioni di esplorazione dello spazio in modo sicuro, efficiente ed efficace. Una pubblicazione sommaria congiunta è prevista al più tardi nel 2017, ed a questa sarà seguita da articoli sulle ricerche dei vari scienziati.
Lo Human Research Program della NASA permette all'esplorazione spaziale di ridurre i rischi nella salute e nelle prestazioni umane attraverso un programma focalizzato sulle ricerche di base, applicate ed operative. Ciò porta allo sviluppo ed ai risultati per: salute umana, prestazioni e standard di abitabilità; contromisure e soluzioni di mitigazione del rischio; ed abitabilità e studio di tecnologie di supporto medico.
Nella foto (Credit: NASA) i gemelli identici Scott (a sinistra) e Mark Kelly, soggetti dello studio sugli effetti dell'ambiente sul corpo umano durante i lunghi viaggi spaziali. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA), i vari ricercatori che si occupano dello studio sui gemelli Kelly.

Fonte: NASA - Monica Edwards e Timothy Gushanas

01/02/2017 - Il razzo Proton-M ripartirà solo fra 3 mesi e mezzo -

Secondo quanto dichiarato dal Vice Primo Ministro russo Dmitry Rogozin i lanci del razzo vettore Proton-M saranno ripresi entro tre mesi e mezzo.
La dichiarazione di Rogozin arriva dopo che i motori del secondo e terzo stadio dei razzi Proton-M sono stati richiamati presso l'impianto Voronezh Mechanical per problemi tecnici. "Tutti coloro che si sono resi colpevoli di aver sostituito tecnologia e documenti saranno severamente puniti. Tre razzi Proton saranno smontati. I motori del secondo e terzo stadio saranno sostituiti," ha aggiunto il vice primo ministro.
Una commissione investigativa aveva appurato, il mese scorso, che il guasto ai motori del terzo stadio del razzo Soyuz era stato causato da diverse violazioni delle procedure aziendali. La commissione ha appurato che il guasto al motore era stato causato da un oggetto estraneo entrato nella fase di assemblaggio o per un guasto nella fase produttiva. Un test diagnostico aveva rivelato che un importante componente resistente al calore era stato sostituito con una versione meno resistente. Il caso dell'incidente al Soyuz, che ha visto la perdita di un veicolo cargo Progress diretto alla ISS, coinvolge anche il vettore Proton perché quest'ultimo utilizza lo stesso terzo stadio.
Al momento non si sa se altri motori del veicolo di lancio Soyuz saranno ispezionati o richiamati oppure se vi saranno dei cambiamenti nella lista dei lanci. Attualmente la Russia è l'unico Paese a condurre voli con equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Già il lancio di un satellite EchoStar-21 con un razzo Proton, previsto a dicembre 2016, era già stato rinviato.
Nella foto (Credit: Sputnik/Oleg Urusov) un veicolo di lancio Proton-M pronto per raggiungere la rampa di lancio.

Fonti: Sputnik News / The Space Reporter - Kathy Fey

01/02/2017 - Il Progress MS-03 lascia la ISS -

Il 31 gennaio 2017 il veicolo cargo Progress MS-03 ha lasciato la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il veicolo cargo si è sganciato dal boccaporto del modulo Pirs del segmento russo della stazione alle 17:25 ora di Mosca (le 15:25 italiane). Il centro controllo di Mosca ha comandato l'attivazione del motore alle 20:34 ora di Mosca (le 18:34 italiane) che ha frenato la velocità ed ha portato il Progress MS-03 ad entrare, circa 40 minuti dopo, nell'atmosfera terrestre. I calcoli prevedono che il veicolo spaziale sia bruciato alle 21:24 ora di Mosca (le 19:24 italiane) sopra l'Oceano Pacifico. Il Progress MS-03 era agganciato alla ISS fin dal 19 luglio 2016.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il veicolo cargo Progress MS-03 alla ISS.

Fonte: Roscosmos

01/02/2017 - Mars 2020 incontra problemi -

Ritardi in vista per Mars 2020. Secondo un rapporto dell'Office of Inspector General (OIG) della NASA - reso noto lo scorso 30 gennaio - l’ultimo nato della famiglia di rover targati NASA potrebbe veder slittare la sua partenza a causa di alcuni problemi con le tecnologie e le strumentazioni fornite dai partner internazionali della missione.
Il rischio più grande per la missione – si legge nel rapporto - è il sistema di campionamento che verrà utilizzato per raccogliere e conservare i campioni di roccia marziana e del suolo. Questo sistema, ha diverse tecnologie chiave che non hanno ancora raggiunto gli standard previsti in questa fase di sviluppo della missione. Nonostante le incertezze evidenziate nel documento, i responsabili della missione nutrono comunque aspettative positive per la partenza nel 2020.
Secondo il rapporto, cinque delle sette tecnologie chiave di Mars 2020 (tre delle quali presenti nel sistema di campionamento) avevano un livello di preparazione tecnologica (TRL) - misurato su una scala da uno a nove - pari o inferiore a cinque: un valore più basso di quello previsto dopo la revisione della progettazione preliminare del febbraio scorso.
Mars 2020 dovrebbe essere sottoposto a revisione generale (CDR - Critical Design Review) a febbraio. Secondo le linee guida previste dalla NASA dovrebbe essere completato almeno il 90% dei disegni tecnici relativi alla progettazione, al ritmo attuale invece, pare che solo il 58% di essi avranno l’ok della CDR.
Anche due strumenti della suite di sensori a bordo stanno subendo dei ritardi nella messa a punto a causa di un aumento dei costi in corso d’opera. Il primo è MOXIE (Mars Oxigen In-Situ Resources Utilization Experiment), progettato per generare ossigeno dall’anidride carbonica il cui costo di sviluppo è aumentato del 50%; il secondo, MEDA, in grado di studiare le condizioni atmosferiche marziane ha subito ritardi a causa di problemi finanziari del suo sviluppatore, l’Istituto Nazionale spagnolo per la tecnologia aerospaziale.
L’OIG ha dichiarato che probabilmente lo strumento non sarà pronto per la data stabilita, aprile 2018. Questo potrebbe causare delle modifiche nel processo di assemblaggio nel rover o - nel peggiore dei casi - lo strumento potrebbe essere eliminato dalla missione. Il rapporto si conclude con le raccomandazioni dell’OIG alla NASA: le tecnologie principali dovranno rispettare gli standard previsti dall'agenzia spaziale americana per poter lavorare al meglio con i partner internazionali e rientrare nei tempi previsti per le consegne.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il rover del 2020.

Fonti: ASI - Fulvia Croci / SpaceNews - Jeff Foust

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Ultimo aggiornamento il 1mo febbraio 2017 - ore 16:17

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a cura di

Massimo Martini

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