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Notiziario 2017 - marzo

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di marzo 2017. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di febbraio 2017.
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25/03/2017 - Il misterioso spazio-plano X-37B batte il record orbitale -

La missione robotica in corso per lo spazio-plano X-37B dell'U.S. Air Force ha superato il record di permanenza orbitale.
Oggi, 25 marzo 2017, l'X-37B, con la missione conosciuta come OTV-4 (Orbital Test Vehicle-4) ha trascorso 675 giorni ad orbitare attorno alla Terra. Il precedente record era di 674 giorni, detenuto da OTV-3, che era rimasto in orbita dal dicembre 2012 all'ottobre 2014.
Non è ancora chiaro a quanto arriverà questo record, dato che la gran parte delle attività e del carico utile dell'X-37B sono segrete, e che l'U.S. Air Force non è mai stata chiara sul previsto atterraggio di questi veicoli. "La data di atterraggio sarà determinata dal completamento degli obiettivi e dimostrazioni in orbita per questa missione," ha risposto il Capitano AnnMarie Annicelli, portavoce dell'Air Force, con una e-mail a Space.com.
L'U.S. Air Force ha due veicoli X-37B, entrambi costruiti dal gigante aerospaziale Boeing. L'X-37B viene lanciato verticalmente, con un razzo Atlas 5, ed atterra orizzontalmente su una pista aeroportuale, proprio come facevano gli orbiter Space Shuttle della NASA, ora in pensione. Ogni X-37B misura appena 8,8 metri di lunghezza e 4,6 di apertura alare (per confronto lo Space Shuttle era lungo 37 metri e l'apertura alare arrivava a 24 metri.
Entrambi i veicoli X-37B hanno eseguito due missioni ciascuno ed ognuna ha battuto il record di permanenza in orbita della precedente. OTV-1 venne lanciato il 22 aprile 2010 ed atterrò il 3 dicembre di quell'anno, trascorrendo un totale di 224 giorni in orbita. OTV-2 decollò il 5 marzo 2011 e rientrò il 16 giugno 2012 (468 giorni). OTV-3 venne lanciato l'11 dicembre 2012 ed atterrò il 17 ottobre 2014 (674 giorni). L'OTV-4 è decollato il 20 maggio 2015. Le ultime tre missioni hanno superato abbondantemente la vita orbitale prevista per lo spazio-plano che è fissata a 270 giorni.
Le missioni sono segrete ed i pochi dettagli trapelati dall'Air Force elencano a grandi linee esperimenti di navigazione, guida, sistemi di protezione termica, isolamento riutilizzabile, sistemi di volo elettromeccanici ultraleggeri e volo autonomo orbitale, rientro ed atterraggio.
Tutti e quattro le missioni X-37B sono state lanciate dall'Air Force Station di Cape Canaveral. Le prime tre missioni sono atterrate all'Air Force Base di Vandenberg, in California, mentre l'OTV-4 potrebbe fare l'eccezione. L'Air Force ha già dichiarato ufficialmente che vuole consolidare le proprie attività di lancio ed atterraggio sulla Costa Spaziale della Florida. A questo scopo, la vecchia pista Shuttle Landing Facility del Kennedy Space Center (KSC) della NASA, limitrofa a Cape Canaveral, è pronta ad accogliere l'X-37B.
Se l'OTV-4 dovesse scendere al KSC, sarebbe il primo atterraggio in questo luogo dal luglio 2011, quando lo Space Shuttle Atlantis toccò la pista al termine della missione STS-135 - l'ultima di tutto il programma Space Shuttle NASA.
Nell'illustrazione (Credit: Boeing) l'X-37B in orbita bassa terrestre.

Fonte: Space.com - Mike Wall

Nell'immagine (Credit: NASA), i tre astronauti che si sono occupati della EVA40 a bordo della ISS.

24/03/2017 - Due astronauti eseguono con successo la prima di tre EVA previste sulla ISS -

Gli astronauti Shane Kimbrough, della NASA, e Thomas Pesquet (ESA) hanno compiuto venerdì 24 marzo 2017 un'uscita all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) della durata di sei ore e mezza in preparazione dello spostamento di un adattatore di attracco, per eseguire manutenzione al robot Dextre ed installare un nuovo computer di derivazione elettrica.
I due spacewalker hanno avviato le batterie interne delle tute spaziali alle 7:24 a.m. EDT (le 12:24 italiane), segnando così l'avvio ufficiale dell'attività extra-veicolare definita USA40. I due sono poi usciti dal boccaporto del modulo di decompressione Quest alcuni minuti dopo. La passeggiata spaziale si è conclusa ufficialmente alle 1:58 p.m. EDT (le 18:58 italiane).
Si è trattata della quinta EVA nella carriera di Kimbrough, Comandante di Spedizione 50, e la seconda per Pesquet, un ingegnere francese dell'Agenzia Spaziale Europea. I loro compiti comprendevano la sconnessione di cavi e fili elettrici fra il Pressurized Mating Adapter n.3 (PMA-3) ed il modulo Tranquillity della stazione.
Domenica i controllori di volo a terra utilizzeranno il braccio robotico per spostare PMA-3 al boccaporto che guarda verso lo spazio del modulo Harmony, in preparazione all'arrivo di un nuovo adattatore di attracco che giungerà al complesso il prossimo anno e servirà per l'aggancio delle navi spaziali con equipaggio commerciali sviluppate da Boeing e SpaceX.
Gli astronauti hanno anche lubrificato un sistema di cattura del robot Dextre, (qui nell'immagine, Credit: NASA TV, Pesquet impegnato nell'operazione) un meccanismo con due bracci a forma di mano fornito dall'agenzia spaziale Canadese CSA, ispezionato una valvola di un radiatore alla ricerca di segni di piccole fughe di ammoniaca e la sostituzione di telecamere piazzate all'esterno del modulo laboratorio giapponese Kibo.
La passeggiata spaziale è stata la prima di tre previste nel prossimo paio di settimane per Kimbrough, Pesquet e l'astronauta NASA Peggy Whitson. Le seguenti due EVA sono previste per il 30 marzo ed il 6 aprile.
Nella seconda EVA prevista Whitson e Pesquet ricollegheranno i cavi dati e le connessioni elettriche del PMA-3 nella sua nuova posizione su Harmony. Inoltre i due proseguiranno con l'installazione del secondo nuovo computer di derivazione elettrica aggiornato sul traliccio della stazione ed installeranno delle coperture e scudi antimeteoriti sul PMA-3 e sul boccaporto, ora mancante del meccanismo di aggancio, su Tranquillity.
Il piano per la terza ed ultima EVA prevede per Whitson e Pesquet la sostituzione di una scatola avionica sul traliccio di destra chiamata piattaforma di stivaggio ExPRESS Logistics Carrier. La scatola contiene le apparecchiature elettriche e comandi dati per gli esperimenti scientifici ed attrezzature di riserva poste all'esterno della stazione. La nuova scatola di derivazione comandi dovrebbe essere lanciata verso la stazione con l'imminente missione cargo di rifornimento Cygnus della Orbital ATK.
Al momento gli astronauti hanno trascorso un totale di 1.236 ore e 38 minuti lavorando all'esterno della stazione durante 198 passeggiate spaziale dedicate all'assemblaggio e manutenzione della Stazione Spaziale.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) Thomas Pesquet (a sinistra ) e Shane Kimbrough mentre ripongono gli strumenti al termine dell'attività extraveicolare del 24 marzo. Nell'immagine (Credit: NASA), i tre astronauti che si sono occupati della EVA40 a bordo della ISS. Kimbrough e Pesquet sono usciti all'esterno mentre Whitson manovrava il braccio robotico e coordinava le procedure.

Fonti: NASA ISS blog - Mark Garcia / Spaceflight Now - Stephen Clark

23/03/2017 - Come affrontare la lunga notte lunare -

I progettisti delle future missioni e basi sulla Luna dovranno confrontarsi con una sfida agghiacciante: come permettere alle loro creazioni di superare le lunghe notti lunari? L'ESA ha forse trovato un sistema di sopravvivenza a basso costo.
Durante le prolungate notti, quando la superficie lunare è illuminata soltanto dalla luce di Terra, le temperature cadono a -170° Celsius. In alcuni punti alle latitudini più alte, vi sono notti più brevi, sebbene altre le abbiano molto più lunghe ed anche permanentmente in ombra. Numerose missioni robotiche sono perite durante questo freddo prolungato. Il rover Lunokhod-2 russo, ad esempio, si guastò durante la notte del maggio 1973, i suoi riscaldatori radioattivi si spensero gradualmente dopo quattro mesi di esplorazione.
Le missioni umane Apollo sono rimaste sulla superficie solo alcuni giorni alla volta, e tutte durante le prime ore del mattino. Ma i futuri coloni lunari dovranno vivere durante il giorno come di notte, tenendo a mente che la vitale energia solare ed il calore non saranno disponibili durante i 14 giorni di tenebre.
"Fino ad ora l’energia radioattiva era considerata la scelta migliore per gli habitat lunari, anche se i costi e le difficoltà di spedizione, rendevano l’utilizzo di questa fonte estremamente complicato." spiega Moritz Fontaine dell’ESA. "Ora ci stiamo dedicando alla valutazione di fonti di energia sostenibili utilizzando le capacità di assorbimento delle polveri lunari che sono in grado di immagazzinare energia quando vengono colpite dalla luce solare, per poi rilasciare calore durante la notte."
Questo motore termico, spinto dallo sbalzo di temperatura, dovrebbe essere alimentato dalla luce solare durante il giorno, quando le temperature possono salire fino a 100 gradi. Una volta calata la notte, verrebbe alimentato dal rilascio graduale di energia proveniente dal suolo surriscaldato. "Il principio è già stato analizzato in dettaglio," aggiunge Moritz. "Il prossimo passo, che verrà intrapreso durante il Generale Studies Programme dell'ESA, sarà quello di eseguire simulazioni e studi numerici che permetteranno di capire le potenzialità del sistema. I risultati, dovrebbero poi consentire la costruzione di un piccolo prototipo dimostrativo per passare dall'idea alla pratica."
Nell'immagine (Credit: JAXA/NHK), che sembra una scena di un film di fantascienza ed invece è reale, la Terra ripresa dalla sonda giapponese Kaguya in orbita lunare nel novembre 2007.

Fonti: ASI - Fulvia Croci / ESA

Nell'illustrazione (Credit: Anatoly Zak/Russia Space Web), le varie componenti di Nauka una volta in orbita.

23/03/2017 - Nuovi problemi per lo sfortunato modulo russo Nauka per la ISS -

Dopo anni di ritardi, un componente russo per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) - che la Roscosmos originariamente aveva previsto di installare nel 2007 - sembrava finalmente pronto al lancio.
Ma ecco che un altro problema con il Multi-Purpose Laboratory Module (MLM) ora minaccia di far deragliare il progetto. La stessa grave contaminazione che ha costretto a terra MLM fin dal 2013 si è ripresentato, hanno dichiarato gli esperti russi coinvolti nel progetto a Popular Mechanics.
Chiamato 'Nauka' (la parola russa per 'scienza'), MLM è stato progettato come parte centrale della sezione russa della ISS così come il cuore della stazione spaziale russa post-ISS. Ora quest'ambizioso futuro è nuovamente in pericolo.
Lanciato nel novembre 1998, Zarya, o 'Alba', fu il primo modulo della ISS, fornendo energia e propulsione durante la costruzione iniziale dell'avamposto. Questa missione era così cruciale che la Roscosmos iniziò a costruire un sostituto nel caso di un catastrofico incidente. Lo Zarya ebbe successo, e sei anni dopo l'agenzia spaziale russa decise di trasformare il modulo di riserva nell'MLM, risparmiando il costo di realizzare un nuovo laboratorio. La ristrutturazione di questo modulo divenne conosciuto come Nauka.
Ma la data di lancio originaria del 2007 arrivò e passò e molti altri rinvii spostavano sempre più nel futuro il lancio di MLM. Poi, nel 2013, gli ingegneri scoprirono che una valvola era difettosa ed aveva contaminato l'intero sistema propulsivo. A quel tempo i responsabili dissero che per le riparazioni e pulizia ci sarebbero voluti una decina di mesi.
Questi mesi divennero anni. Durante gli ultimi quattro anni, gli ingegneri hanno lavorato diligentemente per rimpiazzare il groviglio di tubazioni, valvole e propulsori - parte del sofisticato sistema propulsivo di Nauka - nello sforzo di rimuovere la contaminazione che si era infiltrata durante l'aggiornamento. Inoltre, dato che il tempo trascorso bloccato a terra era più lungo di quanto previsto, diverse parti di Nauka avevano superato i termini di garanzia e dovevano essere sostituiti.
Combattendo contro i problemi politici e logistici che girano attorno al progetto - così come suggerito che MLM sarebbe stato tenuto a terra in attesa di servire come primo modulo di una stazione spaziale indipendente russa - la fase lunga e tediosa di pulizia e riparazione era entrata nelle fasi finali quest'anno ed il modulo appariva finalmente pronto per il lancio verso la fine dell'anno, o al più tardi entro la prima metà del 2018.
Poi la situazione e precipitata improvvisamente dalla padella nella brace.
Nelle scorse settimane, gli ingegneri hanno scoperto la stessa contaminazione, con la quale stanno combattendo da anni, all'interno dei serbatoi di propellente del modulo. La squadra di riparazione ha provato a lavare questi contaminanti ma finora lo sforzo di pulizia dello scafo ha fallito. Ancora peggio, questi particolari serbatoi, originariamente progettati nei primi anni '90, non sono da tempo più in produzione e semplicemente non possono essere sostituiti. Dato che questi serbatoi hanno una forma particolare, e sono inseriti nel modulo come proiettili nel tamburo di una pistola, nessun serbatoio moderno funzionerebbe senza danneggiare il veicolo spaziale.
Gli ingegneri di Nauka hanno soltanto una speranza. La Roscosmos, originariamente, aveva progettato il vascello con una seconda serie di serbatoi più corti. Per fare spazio al modulo esterno modificato per far spazio al braccio robotico costruito dell'Europa (ERA - European Robotic Arm) ed altre attrezzature scientifiche, gli ingegneri li avevano rimossi. Ora questi serbatoi rimasti (e si spera non contaminati) potrebbero essere l'unica possibilità di vedere questo modulo agganciato alla ISS.
Gli ingegneri hanno calcolato che un mix di quattro di questi serbatoi più corti e due di quelli lunghi potrebbero dare a Nauka abbastanza propellente per manovrare verso la stazione spaziale dopo la separazione dal razzo Proton M ed avere anche un poco di propellente di riserva per eseguire un altro tentativo di randezvous con la stazione, se necessario.
Sebbene rimanga questa piccola speranza di veder volare questo veicolo spaziale russo da tanto tempo atteso, nessuno conosce quanto a lungo questo nuovo ostacolo ritarderà il Nauka nel raggiungere finalmente la ISS.
Il continuo ritardo di Nauka ha inoltre avuto effetti su altre aree degli sforzi Roscosmos per la ISS. Il completamento del Modulo Nodo Prichal che avrebbe dovuto originariamente attraccare con il modulo Nauka, ma che è costretto a terra di MLM. I piani hanno considerato anche la costruzione di uno speciale adattatore per saltare Nauka, ma questo avrebbe seriamente ridotto le capacità del Modulo Nodo Prichal dato che soltanto uno dei boccaporti di cui è dotato il modulo sarebbe rimasto disponibile a causa della vicinanza degli altri al resto della stazione.
Inoltre, un meccanismo di apertura dell'attracco sul lato lontano di Prichal avrebbe dovuto essere utilizzato per NEM (Modulo Energia e Scienza), attualmente in fase di realizzazione in modo che questi moduli possano proseguire la loro vita operativa con la Stazione Orbitale Russa dopo il ritiro della ISS.
Gli ingegneri continuano a faticare sotto la pressione aggiunta che l'ISS ha una data di scadenza prevista tra il 2024 e il 2028, che è già un'estensione dalla sua data di chiusura precedente, che era fissata nel 2020. Tuttavia, tutte queste opzioni rimangono sul tavolo mentre i funzionari della Roscosmos stanno cercando di decidere cosa fare dopo. Ma dal momento che così tanto tempo e denaro sono stati investiti in Nauka, l'agenzia spaziale russa è improbabile che possa rinunciare tanto presto ad esso.
Nella foto (Credit: Khrunichev) il Multi-Purpose Laboratory Module, 'Nauka' quasi completato. Nell'illustrazione in alto (Credit: Anatoly Zak/Russia Space Web), le varie componenti di Nauka una volta in orbita.

Fonte: Popular Mechanics - Anatoly Zak

23/03/2017 - Nuova serie di test di accensione di un motore RS-25 per SLS -

Un motore a razzo RS-25 dell'era Shuttle è stato acceso giovedì allo Stennis Space Center della NASA in Mississippi nel primo test di un nuovo computer di controllo, Engine Controller Unit-2 (ECU-2), che permetterà il lancio del primo volo del razzo pesante dell'agenzia, lo Space Launch System (SLS), entro la fine del prossimo anno.
Il motore è stato acceso per 500 secondi all'interno del banco prova A-1 di Stennis. L'accensione di giovedì è stata la prima ad utilizzare il controller che verrà rimosso dal motore di prova ed installato su uno dei quattro motori RS-25 destinati ad essere utilizzti al lancio nel volo inaugurale di SLS.
Sviluppato da Honeywell ed Aerojet Rocketdyne, il controllore del motore trasmette i comandi fra il computer di volo di SLS ed il motore RS-25, regolando la spinta e la miscela del propellente mentre monitorizza lo stato e le condizioni del motore. L'accensione di giovedì è stata condotta dal motore n.0528, un modello non destinato al volo. Questa era la 12esima volta che un motore RS-25 veniva acceso per prova in preparazione al primo volo dello Space Launch System (SLS) fin dall'inizio della campagna di test iniziata nel gennaio 2015.
I test dei motori precedenti avevano utilizzato un modello ingegneristico del controller, che ha le dimensioni della porta di un frigorifero. La NASA ha scelto i motori RS-25 per spingere lo stadio principale dell'SLS perché si addice alle prestazioni del nuovo razzo sviluppato dall'agenzia avendone anche già 16 in magazzino rimasti dal programma, ormai chiuso, Space Shuttle.
Entro la fine dell'anno altri due controller verranno testati allo stesso modo ed installati nei rispettivi motori per il lancio inaugurale. Il quarto e ultimo controller verrà invece provato in occasione del test che vedrà l'accensione simultanea dei quattro motori di SLS.
Ma quattro motori RS-25 voleranno per ogni missione SLS, sviluppando circa 900 tonnellate di spinta, invece dei tre utilizzati sulle navetta. I motori bruciano una miscela di idrogeno ed ossigeno liquidi come propellenti. "Una volta che i dati ottenuti saranno certificati, il controller del motore verrà rimosso ed installato su uno dei quattro motori destinati al volo e che daranno la spinta al primo volo completo di SLS con l'astronave Orion," ha dichiarato la NASA in un comunicato.
Due booster e propellenti solidi, una versione maggiorata dei razzi che hanno volato con gli Space Shuttle, forniranno la gran parte della spinta iniziale al lancio di SLS. I motori RS-25, che sono rimasti in gran parte non modificati dal programma Shuttle, a parte il nuovo controller, saranno certificati per operare ad una spinta massima del 109 percento, a differenza del 104 percento che era tipico della spinta massima con le navette.
Il primo lancio di un SLS della NASA, l'Exploration Mission-1 (EM-1), che dovrebbe volare entro il 2018, invierà una nave spaziale senza pilota Orion in orbita attorno alla Luna. L'agenzia spaziale sta studiando la possibilità di inserire due persone d'equipaggio sul volo inaugurale di SLS per un viaggio di andata e ritorno attorno alla Luna.
Nella foto (Credit: NASA/SSC) due tecnici della Aerojet Rocketdyne stanno preparando il nuovo controller del motore RS-25 per il test di accensione.

Fonti: NASA - Valerie Buckingham, Kim Henry e LaToya Dean / Spaceflight Now - Stephen Clark

Nella foto (Credit: Pleiadi.net), il folto pubblico presente alla finale FameLab 2017 di Padova.

22/03/2017 - Due donne vincono la terza edizione del FameLab di Padova -

Riceviamo da Federica Olivi, responsabile dell'ufficio stampa di Gruppo Pleiadi, un comunicato che abbiamo il piacere di pubblicare.

Scienziati, ricercatori e studenti under 40 si sono sfidati oggi (22 marzo) alle selezioni nazionali di FameLab, il talent show della scienza e della comunicazione, all’Auditorium del Giardino della biodiversità dell’Orto Botanico di Padova.
La selezione di Padova è stata coordinata da Pleiadi, società esperta in divulgazione scientifica ed educational, assieme all’ Università degli Studi di Padova e l’ INAF - Osservatorio Astronomico di Padova , e ha visto come partner Radio Bue e Il Vivi Padova.
La giuria pronta a valutare “Tre C” del “ C-Factor” del buon divulgatore scientifico, ovvero Contenuto, Chiarezza e Carisma, era composta da Telmo Pievani, docente ordinario presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Padova, divulgatore scientifico e autore di numerose pubblicazioni nel campo della filosofia della scienza; Antonio Frangipane di Regalbono, Professore Associato del Dipartimento di Medicina Animale dell’Università patavina; Caterina Boccato, astronoma e coordinatrice delle attività di divulgazione dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova ed Elena Zamuner avvocatessa, mamma e appassionata di moda che collabora nella realizzazione di una linea di accessori. Il pubblico era composto da 400 studenti delle scuole superiori provenienti da tutto il Veneto.
Dodici i concorrenti partecipanti, sei donne e sei uomini, hanno presentato il loro concetto scientifico in soli 3 minuti, con l’ausilio di oggetti, cartelli e tutto ciò potesse servire per rendere più comprensibili le loro parole. Gli argomenti esposti al pubblico sono stati i più disparati dal DNA alle nanotecnonologie, da Boris il batterio fotosintetizzante all’economia, dalle metafore alle calorie! Solo 8 concorrenti sono passati alla fase finale e tra questi sono stati scelti 3 vincitori.
Il caloroso premio del pubblico di FameLab Padova, valutato con l’applausometro, è andato a Paolo Munarini, classe 1993 di Piovene Rocchette (VI), laureando magistrale in Chimica presso l’Università degli Studi di Padova per la sua semplicità e il carisma nello spiegare argomenti complessi come le energie rinnovabili, i batteri fotosintetizzanti e come la natura utilizzi la fisica quantistica per ottimizzare i processi utili nella progettazione di sistemi fotovoltaici.
Il podio si è tinto di rosa: il 2° posto è andato a Alessandra Lodi, nata nel 1987, di Vicenza, farmacista e dottoranda in neurobiologia che divertendo il pubblico con un borsone da spiaggia e un carrello della spesa ha parlato di cultura della salute spaziando dalla dieta chetogenica al ruolo delle calorie per fare una dieta equilibrata. La giuria l’ha premiata per la presenza sul palco, l’ottimo ritmo nell’esposizione, una teatralità equilibrata ed efficace e i richiami alla vita quotidiana.
La vincitrice della selezione locale di Padova per il 2017 è Agnese Sonato, classe 1986, padovana, laureata in Scienze dei materiali all’Università di Padova con un dottorato di ricerca nella medesima disciplina, che ha convinto la giuria parlando di biomimesi e nanotecnologie, portando sul palco un’arancia e una spazzola per spiegare l’idrofobicità di alcune foglie! Di lei hanno apprezzato la struttura del discorso esposto con scioltezza, l’ x-factor nella divulgazione, l’aver proposto due tematiche differenti e l’ottima interazione con il pubblico.
Le due premiate parteciperanno alla Masterclass di FameLab Italia alla finale italiana a Roma, a maggio, durante la quale verrà scelto il vincitore assoluto che rappresenterà il nostro Paese alle finali di FameLab International a giugno a Cheltenham in Gran Bretagna al Cheltenham Science Festival, ideatore della manifestazione promossa dal British Council.

Nella foto (Credit: Pleiadi.net), da sinistra, Alessandra Lodi ed Agnese Sonato. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Pleiadi.net), il folto pubblico presente alla finale FameLab 2017 di Padova

Fonte: Pleiadi.net

22/03/2017 - Nuovo rinvio per un problema più grave al razzo Atlas 5/OA-7 Cygnus -

La United Launch Alliance ha comunicato oggi che il lancio del razzo Atlas 5 con a bordo il veicolo cargo Cygnus destinato a portare rifornimenti ed attrezzature alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), fissato per il 27 marzo da Cape Canaveral, è stato rinviato a data da destinarsi.
Mentre venivano completati i test per un problema con un sistema idraulico di supporto al suolo, scoperto durante i controlli pre-lancio, veniva individuato un differente problema con una linea idraulica del razzo. Il team sta sviluppando un piano per risolvere il problema e determinare una nuova data di lancio. Sia il razzo Atlas 5 che il Cygnus rimangono al sicuro.
In un primo tempo il lancio era fissato per il 24 marzo, poi slittato con la scoperta del primo problema al 26.
La missione, definita OA-7, prevede il lancio di un veicolo cargo Cygnus, carico di circa 3.380 kg di materiali destinati alla ISS, oltre ad un dispenser esterno per CubeSat. La missione segnerà il terzo volo di un Atlas 5 per la Orbital ATK con il veicolo cargo Cygnus. OA-7 sarà anche il 71esimo lancio di un razzo Atlas 5 fin dal suo debutto nel 2002. La configurazione di questa missione, la 401, ha già volato 35 volte in supporto a diversi scopi, compresi la sicurezza nazionale, la scienza e l'esplorazione, il commercio così come i rifornimenti alla ISS.
Nell'immagine (Credit: ULA) la preparazione del primo stadio del razzo Atlas 5 sulla rampa di Cape Canaveral.

Fonte: ULA

22/03/2017 - Stampa 3D con suolo simulato marziano -

Queste piccole strutture in scala sono state stampate in 3D utilizzando una sabbia che simula quella di Marte, per studiare la possibilità che un giorno si possano utilizzare i materiali locali per costruire edifici sul Pianeta Rosso e su altri pianeti.
L'igloo in miniatura e l'angolo di un muro sono stati realizzati come esempi di progetti che potrebbero essere utilizzati dai coloni, e prodotti con il suolo vulcanico 'JSC-Mars-1A' sottoposto ad un processo attento per simulare la composizione conosciuta e le caratteristiche del suolo marziano. "Il materiale è stato miscelato con acido fosforico che serve come un 'inchiostro' vincolante, quindi estruso attraverso un ugello e depositato in strati successivi," spiega Christoph Buchner del Fotec, il braccio di ricerca dell'Università delle Scienze Applicate di Wiener Neustadt, in Austria, che ha eseguito il progetto di prova per l'ESA.
"Il risultato, una volta indurito, dimostra che questa tecnica ha il potenziale per l'hardware e la fabbricazione strutturale su una varietà di corpi planetari - che non dipendono dalla destinazione. Questo è un passo promettente verso 'l'utilizzazione delle risorse in-situ' - il concetto di utilizzare gran parte dei materiali locali il più possibile durante una missione planetaria, per tagliare la massa da lanciare ed i costi."
"Questi campioni sono prodotti come parte del progetto ESA più vasto del 'Limited resources manufacturing technologies’, supportato dal nostro Programma di Ricerca Tecnologica che coinvolge le promettenti nuove tecnologie per lo spazio," ha commentato l'ingegnere dei materiali ESA Advenit Makaya, che supervisiona il progetto.
"Questo è un risultato incoraggiante," aggiunge Tommaso Ghidini, capo della Sezione Processi e Materiali dell'ESA, "perché integra una serie di attività che l'ESA sta intraprendendo per fornire le tecnologie per l'esplorazione a lunga distanza robotica e con equipaggio. Per tali missioni, la produzione in-situ sarà la chiave, così stiamo sviluppando una vasta gamma di funzionalità."
Lo scorso anno, sempre Ghidini, aveva spiegato durante un'incontro organizzato da Focus, la possibilità di utilizzare anche la regolite lunare per stampare edifici e strutture in 3D sulla Luna.
Nella foto (Credit: Fotec) i due modellini di strutture stampati in 3D utilizzando il suolo simulato marziano.

Fonte: ESA Space Images

22/03/2017 - L'estensione del mare ghiacciato invernale Artico ha raggiunto il record più basso -

Il mare ghiacciato artico sembra aver raggiunto il 7 marzo il minimo di estensione invernale, secondo quanto riportato dalla NASA e dalla National Snow and Ice Data Center (NSIDC) in Boulder, Colorado, sempre supportato dalla NASA. Al lato opposto del pianeta, il 3 marzo il mare ghiacciato attorno all'Antartide è arrivato al livello più basso di estensione alla fine dell'estate nell'emisfero meridionale, una sorpresa dopo decenni di moderata espansione dei ghiacci marini.
Il 13 febbraio il ghiaccio marino complessivo di Artico ed Antartico è arrivato al livello minimo di estensione fin da quando i satelliti, nel 1979, hanno iniziato le misurazioni continue. Il ghiaccio polare marino ha coperto un'area di 16,21 milioni di km quadrati, che è quasi 2 milioni di km quadrati in meno del minimo globale annuo del periodo 1981-2010 - l'equivalente di aver perduto un pezzo di calotta polare marina grande quanto il Messico.
Il ghiaccio galleggiante sulla superficie dell'Oceano Artico e nei mari limitrofi si restringe durante il ciclo stagionale che va da metà marzo a metà settembre, Quando le temperature Artiche scendono in autunno ed inverno, la copertura cresce nuovamente fino a che raggiunge il massimo dell'estensione, tipicamente a marzo. L'anello di calotta polare che circonda il continente Antartico si comporta in maniera simile, ma con il calendario invertito: di solito raggiunge il massimo dell'estensione a settembre ed il minimo a febbraio.
Qui potete vedere il grafico (Credit: Joshua Stevens/NASA Earth Observatory) dell'estensione delle calotte artiche nel tempo e la media combinata.
Questo inverno, la combinazione di temperature medie più calde, venti sfavorevoli all'espansione del ghiaccio ed una serie di tempeste hanno reso più difficile la crescita del ghiaccio nel mare Artico. Il massimo dell'estensione della calotta polare Artica è calato di una media del 2,8 percento per decennio fin dal 1979. Il minimo dell'estensione estiva segnala una perdita quasi cinque volte maggiore: il 13,5 percento a decennio. Oltre a restringersi in estensione la calotta polare diventa anche più sottile e questo la rende più vulnerabile all'azione dei mari oceanici, venti e temperature più calde.
Gli scienziati sono portati a pensare che tale record negativo visto quest'anno dimostri che il riscaldamento globale ha infine raggiunto l'Antartico. "Tuttavia, questo potrebbe essere solo un caso estremo che incrementa la variabilità di anno in anno. Avremo bisogno di avere molti più anni di dati per essere in grado di dire che vi è stato un cambiamento significativo nella tendenza." afferma Walt Meier, scienziato del ghiaccio marino presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland.
Nell'immagine (Credit: NASA Goddard's Scientific Visualization Studio/L. Perkins) il record negativo di estensione della calotta polare invernale registrato il 7 marzo 2017.

Fonte: NASA - Rob Garner

22/03/2017 - Curiosity ha 'forato', ancora... -

Durante un controllo abituale delle ruote di alluminio del rover marziano Curiosity della NASA sono stati scoperti due piccoli fori sulla ruota mediana sinistra - l'ultimo segno di usura del rover che prosegue il suo viaggio, che si avvicina ara ai 16 km percorsi.
Le due spaccature si trovano sulle costole della ruota e sono apparse in un'immagine di controllo eseguita il 19 marzo, documentando che la foratura è avvenuta dopo l'ultimo controllo, eseguito il 27 gennaio. "Tutte e sei le ruote sono più che sufficienti per funzionare per il residuo operativo del veicolo per tutte le destinazioni previste nel corso della missione," ha detto Jim Erickson, responsabile del progetto Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, in California. "Anche se non inaspettato, questo danno è il primo segno che la ruota mediana sinistra si sta avvicinando ad un punto cruciale,"
Il monitoraggio del danno alle ruote su Curiosity, più un programma di prova sulla longevità delle ruote compiuto sulla Terra, è iniziato dopo che piccole ammaccature e fori nelle ruote vennero viste nel 2013 accumularsi più velocemente di quanto immaginato. In ogni caso, i percorsi seguiti dall’instancabile esploratore sono stati sempre studiati con cura, mappando le aree di Marte potenzialmente pericolose, in modo da evitare zone molto scoscese o insidiose per la presenza di rocce affioranti.
Un problema di questo genere ad una delle ruote non giunge inaspettato, ma la sua ridotta entità non comporta né rischi né limiti per la missione: il veicolo può quindi proseguire la sua attività investigativa, al momento focalizzata sulle dune sabbiose della Murray Formation. Si tratta di un’area situata presso la parte bassa del Monte Sharp, luogo più volte al centro delle perlustrazioni di Curiosity, che presenta rocce sedimentarie con testimonianze di antichi letti lacustri. Le future destinazioni del rover prevedono anche una visita nella zona denominata Vera Rubin Ridge, ricca di ematite.
Ogni ruota, realizzata in alluminio, misura 50 centimetri di diametro, 40 di larghezza ed è ricoperta da un battistrada che presenta un disegno a zigzag per favorire l’aderenza su terreni scoscesi. Allo stato attuale, come constatato dagli addetti ai lavori, tutte e sei le ruote hanno comunque svolto egregiamente il loro compito per condurre Curiosity alle destinazioni contemplate nella tabella di marcia della missione.
Curiosity, lanciato con la sonda Mars Science Laboratory il 26 novembre 2011, è giunto a destinazione - il Gale Crater di Marte - il 6 agosto 2012. Nel 2014, dopo aver studiato gli affioramenti rocciosi vicini alla zona del landing, ha raggiunto la base del Monte Sharp.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS) i nuovi fori lasciati sul battistrada della ruota mediana sinistra di Curiosity.

Fonti: NASA - Tony Greicius / ASI - Valeria Guarnieri

Nella foto (Credit: NASA's Goddard Space Flight Center/Sandra Vilevac), un'ingegnere testa il modulo ottico di LCRD al banco prova del Goddard.

22/03/2017 - La NASA fa i primi passi verso l'internet spaziale ad alta velocità -

La NASA sta sviluppando un pionieristico dimostratore di tecnologia a lungo termine che potrebbe diventare l'internet ad alta velocità dei cieli.
L'LCRD (Laser Communications Relay Demonstration) potrebbe aiutare la NASA a comprendere quale sia il modo migliore per operare i sistemi di comunicazione laser. Questo potrebbe permettere un maggior numero di flusso dati nei collegamenti fra navi spaziali e la Terra, come lo scarico dei dati scientifici e la comunicazioni con gli astronauti.
"LCRD è il prossimo passo nell'implementazione della visione NASA di utilizzo delle comunicazioni ottiche per le missioni vicine alla Terra e nello spazio profondo," ha detto Steve Jurczyk, amministratore associato per lo Space Technology Mission Directorate della NASA, che guida il progetto LCRD. "Questa tecnologia ha il potenziale di rivoluzionare le comunicazioni spaziali, e siamo emozionati di essere partner con l'ufficio delle Comunicazioni e Navigazioni Spaziali dello Human Exploration and Operations Mission Directorate, il Mit Lincoln Labs e l'U.S. Air Force in questo sforzo."
Le comunicazioni laser, conosciute anche come comunicazioni ottiche, decodificano i dati in un fascio di luce, che viene trasmesso fra veicoli spaziali ed eventualmente verso terminali sulla Terra. Questa tecnologia offre una capacità di trasmissione che va da 10 a 100 volte meglio dei sistemi a radio frequenza (RF) attualmente utilizzati. Anche più importante, i sistemi di comunicazione laser possono essere molto più piccoli dei sistemi radio, permettendo al sistema di comunicazione del veicolo spaziale di essere meno ingombrante, meno pesante e richiedere minore energia. Queste capacità saranno cruciali quando gli esseri umani si imbarcheranno nei lunghi viaggi verso la Luna, Marte ed oltre.
"LCRD è progettato per funzionare per molti anni e permettere alla NASA di imparare come utilizzare in modo ottimale questa dirompente nuova tecnologia," dice Dow Cornwell, direttore della divisione Navigazione e Comunicazioni Avanzate dell'ufficio programmi Space Communications and Navigation della sede centrale NASA, che guida lo sviluppo dello strumento. "Stiamo anche progettando un terminale laser per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che utilizzerà LCRD per trasmettere dati dalla stazione al suolo con un flusso dati di un Gb al secondo. Prevediamo di far volare questo terminale nel 2021, ed una volta testato, speriamo di farlo volare in diverse altre missioni NASA in orbita terrestre per trasmettere i dati attraverso LCRD ed il suolo."
La missione è stata realizzata sull'esperienza ottenuta con l'LLCD (Lunar Laser Communications Demonstration), una missione dimostrativa di successo che ha volato a bordo del Lunar Atmosphere Dust and Environment Explorer (LADEE) nel 2013. Mentre LLCD è stata la prima a dimostrare la possibilità di trasmissioni dati laser ad alta velocità oltre l'orbita terrestre, LCRD dovrà dimostrare le proprie capacità in diverse condizioni ambientali e scenari operativi.
"Abbiamo imparato un sacco nel corso degli anni con le comunicazioni a radio frequenza e come funziona la gran parte di questa tecnologia." dice Dave Israel, capo scienziato di LCRD, a proposito degli attuali sistemi di comunicazione. "Con LCRD avremo l'occasione di mettere i sistemi di comunicazione laser alla prova per verificarne le prestazioni in differenti condizioni meteo e momenti del giorno per acquisire esperienza."
LCRD è progettato per funzionare fra due e cinque anni. Due terminali al suolo dotati di modem laser saranno posti a Table Mountain, in California, ed alle Hawaii per dimostrare le capacità di comunicazione da e per LCRD, la quale si si troverà su un'orbita che seguirà la rotazione terrestre, chiamata geosincrona, fra le due stazioni. LCRD consiste in due identici terminali ottici connessi con un componente chiamato unità di commutazione spaziale, che agisce come un router dati. Il commutatore spaziale è inoltre collegato con un collegamento a radio frequenza.
Il modem trasforma, alternativamente, i dati digitali in segnali laser od a radio frequenza e così via. Una colta convertiti i dati in luce laser, il modulo ottico spara il fascio verso la Terra. Per fare questo il modulo deve essere puntato esattamente per ricevere e trasmettere dati. Il modulo elettronico di controllo dei comandi (CE) aiuta a puntare e tenere fermo il telescopio nonostante ogni movimento o vibrazione del veicolo spaziale.
LCRD ha recentemente superato un punto decisionale cruciale di revisione ed è passato alla fase di sviluppo integrazione e test, durante la quale gli ingegneri si assicureranno che ogni componente agisca come previsto dopo il lancio dello strumento. Il lancio è previsto nell'estate del 2019. Il team LCRD è guidato dal Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland. I partner comprendono il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California ed il Laboratorio Lincoln del MIT.
LCRD è un progetto che fa parte delle Missioni Dimostrative Tecnologiche dello Space Technology Mission Directorate di NASA, che esegue dimostrazioni a livello sistemi di tecnologie intersettoriali e colma il divario tra le sfide scientifiche ed ingegneristiche e le innovazioni tecnologiche necessarie per superarli, consentendo robuste nuove missioni spaziali come la LCRD. Per ulteriori informazioni sul Technology Demonstration Mission della NASA, visita: https://www.nasa.gov/mission_pages/tdm/main/index.html.
L'ufficio del programma Space Communications and Navigation (SCaN) della sede centrale NASA di Washington fornisce la supervisione strategica e programmatica che permette la missione. Queste capacità sono la spina dorsale di tutte le missioni NASA, compresa LCRD, fornendo la connessione cruciale fra i veicoli spaziali ed il suolo.

Per ulteriori informazioni su SCaN, visita: https://www.nasa.gov/directorates/heo/scan/index.html.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA's Goddard Space Flight Center) l'utilizzo del laser da un satellite per trasmettere dati da Marte alla Terra. Nella foto in alto a sinistra (Credit: NASA's Goddard Space Flight Center/Sandra Vilevac), un'ingegnere testa il modulo ottico di LCRD al banco prova del Goddard.

Fonte: NASA - Ashley Hume e Rob Garner

21/03/2017 - La SpaceX amplia la sua presenza a Port Canaveral -

La SpaceX ha firmato un affitto di cinque anni per una struttura e degli uffici presso Port Canaveral, dove prevede di processare, ricondizionare e stivare i razzi per il riutilizzo futuro.
La compagnia spaziale commerciale aveva occupato un edificio, utilizzato un tempo dalla SpaceHab, di 5.000 metri quadrati, costruito sul lato nord del porto fin da agosto per un affitto mese per mese e stava ristrutturando la costruzione, che si trova a 620 Magellan Road. Ora, con la firma dell'affitto quinquennale, la SpaceX può proseguire con i propri piani, che prevedono la costruzione di un hangar adiacente di 4.000 metri quadrati su un terreno di 1,6 ettari. I responsabili della Canaveral Port Authority voteranno per la concessione dell'affitto mercoledì con inizio a partire dal primo aprile.
In base a quest'accordo la SpaceX pagherà un affitto mensile di 35.181 dollari al mese per il primo anno che andrà ad aumentare fino a 50.639 mensili al quinto anno. La SpaceX utilizzerà anche la strada adiacente per il trasporto dei razzi dal molo all'edificio ed avrà l'utilizzo esclusivo della strada per sei ore quando avverranno le movimentazioni. L'accordo inoltre prevede due opzioni di estensione dell'affitto di cinque anni alla volta.
Questo impegno della SpaceX dimostra la ferma decisione, nonostante i sempre presenti scettici sulla strada intrapresa dalla compagnia californiana, di procedere spedita con il riutilizzo dei propri razzi allo scopo di abbassare sempre di più il costo di un lancio orbitale.
La SpaceX ha recuperato i primi stadi di otto razzi Falcon 9 fin dalla fine del 2015, compiendo tre atterraggi sulla piazzola dell'Air Force Station di Cape Canaveral e cinque volte sulle 'navi drone' in mare. Degli atterraggi in mare, quattro sono avvenuti nell'Oceano Atlantico e ritorno a Port Canaveral mentre uno è avvenuta nell'Oceano Pacifico. La nave drone attracca a Port Canaveral, dopo aver recuperato il razzo in mare, ad un molo che si trova a circa 600 metri dal complesso che SpaceX ha affittato al porto.
La SpaceX spera di poter rilanciare un razzo Falcon 9 per la prima volta il 29 marzo, lanciando il satellite commerciale per telecomunicazioni SES-10 dal Kennedy Space Center. Il razzo compirà un secondo tentativo di atterraggio in mare e, se avrà successo, verrà riportato in porto alcuni giorni dopo. Un test di accensione statico dei nove motori del primo stadio del razzo è previsto per il 26 marzo.
Nella foto (Credit: Malcom Denemark/Florida Today) un razzo Falcon 9, atterrato con successo sulla chiatta nell'oceano mentre viene scaricato sul molo il 2 giugno scorso.

Fonti: Florida Today - Dave Berman / Parabolic Arc

21/03/2017 - Continua lo sciopero a Kourou, nuovo rinvio per Ariane 5 -

Il secondo lancio di un razzo Ariane 5 del 2017 è stato rinviato nuovamente a causa delle proteste dei lavoratori al centro di lancio di Kourou, nella Guyana Francese. Lo sciopero sta impedendo il trasporto del veicolo di lancio dall'edificio di assemblaggio finale alla rampa ELA-3. Un primo rinvio di 24 ore era stato costretto lunedì ma la prosecuzione delle proteste sindacali ha forzato Arianespace a rinviare di altre 24 ore almeno. La protesta, che per il quotidiano locale France Guyane vede elettricisti locali, impiegati dell'ospedale, agricoltori e lavoratori dei trasporti - compresi quelli addetti al trasporto dei razzi Ariane 5 - sarebbe stata innescata per le pessime condizioni di lavoro e di vita nella città sud Americana che ospita il centro di lancio europeo.
Ora il decollo di VA236, con a bordo i satelliti geostazionari per telecomunicazioni commerciali SDGC e KOREASAT-7 è fissato per il 23 marzo fra le 5:31 p.m. e le 8:20 p.m. locali (fra le 21:31 e le 00:20 italiane) dalla rampa ELA3 di Kourou. Il lanciatore Ariane 5 ed i due satelliti rimangono in modalità di attesa e vengono mantenuti in condizioni di sicurezza.
Nella foto di archivio (Credit: ESA) un Ariane 5 mentre viene spostato alla rampa di lancio di Kourou.

Fonti: SpaceNews - Caleb Henry / Arianespace

AGGIORNAMENTO 23 MARZO 2017 - ORE 16:19 - Arianespace ha appena comunicato che il lancio non verrà eseguito nemmeno il 23 marzo a causa del protrarsi della situazione di agitazione sindacale in corso a Kourou. Una nuova data di lancio verrà comunicata appena possibile.

Fonte Aggiornamento: Twitter Arianespace

21/03/2017 - Il Presidente Trump firma un aumento del budget NASA 2017 e conferma lo sbarco su Marte -

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato martedì 21 marzo 2017 il Transition Authorization Act 2017 per la NASA, conosciuta come legge S.442.
Il facente funzioni di Amministratore NASA, Robert Lightfoot, ha dichiarato: "Vogliamo ringraziare il Presidente Trump per il suo supporto all'agenzia nella firma del Transition Authorization Act 2017 per la National Aeronautics and Space Administration.
Vogliamo anche esprimere il nostro ringraziamento al Congresso che, bipartisan, ha considerato importante il piano per il proseguo dell'agenzia spaziale. Siamo grati al supporto di lungo corso ed alla fiducia del popolo Americano, che permette lo sviluppo continuo della nostra nazione nello spazio, nell'aeronautica, nella scienza e nella tecnologia.
Le nostre maestranze hanno dimostrato ancora una volta di poter affrontare la sfida, ed il continuo supporto della NASA assicura al nostro programma spaziale nazionale di rimanere il leader mondiale all'avanguardia delle nuove frontiere dell'esplorazione, innovazione e conquiste scientifiche."

Altre foto della firma del NASA Authorization Act 2017 in questo album di Flickr.
Nella foto (Credit: NASA) il Presidente Trump, al centro seduto, mentre mostra la propria firma sul NASA Transition Authorization Act 2017 assieme ai membri del Senato, del Congresso e della NASA nell'Ufficio Ovale della Casa Bianca a Washington D.C. il 21 marzo 2017.
Fra le novità rispetto alla richiesta di bilancio trapelata la scorsa settimana, il totale dei finanziamenti è salito a 19,5 miliardi di dollari (rispetto ai 19,3 del 2016) e sopratutto nel documento, ora diventato legge e che entrerà in vigore dal primo ottobre 2017, si cita espressamente "la NASA deve realizzare un piano per portare gli esseri umani vicini o sulla superficie di Marte entro gli anni '30." Per precisione si cita il 2033 per l'invio di esseri umani su Marte. E' la prima volta negli ultimi sette anni che il governo USA passa una visione a lungo termine per il futuro NASA.
Nonostante l'aumento di finanziamenti, per la prima volta dalla sua creazione nel 1958, la NASA vede quasi azzerato il proprio impegno per lo studio dei fenomeni atmosferici. Nonostante il consenso scientifico quasi unanime degli scienziati sull'impatto della civiltà umana nel riscaldamento globale, Trump non crede a queste prove ed ha deciso di chiudere quasi totalmente lo studio atmosferico da parte di NASA ed ha tagliato profondamente diversi campi di studio.
Nonostante la S.442 sia ora legge, rimane ancora un lungo e complesso processo prima che la NASA conosca esattamente i finanziamenti per l'anno fiscale 2018, che parte il primo ottobre 2017 e termina il 30 settembre 2018, e le pressioni dei deputati e senatori potrebbero ancora modificare qualcosa.

Fonti: NASA - Bob Jacobs e Karen Northon / Business Insider - Dave Mosher

Nell'immagine (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0.), l'outburst prodotto dal collasso del crinale Swan sul nucleo della cometa 67P.

21/03/2017 - I mille volti di Chury -

Un panorama sorprendente e in continuo cambiamento: così è apparsa la superficie del nucleo della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, nelle riprese della camera Osiris a bordo della missione Rosetta tra il 2014 e il 2016.
Crolli di pareti rocciose che portano alla luce grandi concentrazioni di ghiaccio, massi che rotolano sul fondovalle per decine di metri. È un panorama sorprendente e in continuo cambiamento quello della superficie del nucleo della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, ripreso tra il 2014 e il 2016 dalla camera a immagini Osiris (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System) a bordo della missione Rosetta dell’ESA e che emerge dai risultati di due differenti articoli pubblicati sulle riviste Science e Nature Astronomy.
Nei due team internazionali che hanno condotto le indagini sono coinvolti scienziati di varie università e istituti di ricerca italiani, tra cui gli astronomi dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) Gabriele Cremonese e Marco Fulle. Le indagini ottenute con Osiris, strumento che vede un significativo contributo italiano, il cui canale a grande angolo è stato realizzato dal Cisas (Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali dell’Università di Padova) per l’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, e INAF, hanno permesso di osservare per la prima volta le variazioni di strutture sulla superficie del nucleo di una cometa durante il suo passaggio al perielio – ovvero la porzione della traiettoria che si avvicina maggiormente al Sole – e comprendere con maggiore precisione i meccanismi che modellano la superficie stessa.
L’articolo pubblicato su Nature Astronomy, a prima firma di Maurizio Pajola, ricercatore italiano presso il centro Nasa/Ames per il Cisas-Università di Padova, descrive il distacco rovinoso di una parte di materiale del costone roccioso denominato Aswan e situato nella regione Seth del nucleo di 67P. Il 10 luglio del 2015 oltre 57 mila metri cubi di materiale sono precipitati verso valle per circa 150 metri, accompagnati da un violento getto di polvere e gas osservato dalla Navigation Camera di Rosetta. Dopo cinque giorni, le riprese della zona ottenute da Osiris hanno non solo confermato il crollo ma hanno messo in evidenza che l’evento aveva esposto una zona interna del nucleo assai brillante: oltre sei volte quella della superficie circostante, molto scura.
I ricercatori ritengono assai probabile che la regione brillante esposta dopo il crollo sia composta da ghiaccio. "Ai miei studenti dico che le comete sono tra i corpi celesti più variabili nell’universo," commenta Cremonese, astronomo dell’Inaf di Padova. "In questo caso la 67P ci ha veramente stupito in quanto in Aswan la temperatura è variata di 200 kelvin in 20 minuti. Per un corpo ricco di ghiaccio d’acqua può avere effetti realmente catastrofici."
Il secondo articolo, pubblicato sulla rivista Science e guidato da Mohamed Ramy El-Maarry, ora all’Università di Boulder in Colorado (Usa), ha passato in rassegna le trasformazioni della superficie della cometa 67P registrate dalla missione Rosetta dall’estate del 2014 fino alla sua conclusione, nel settembre del 2016, quando la sonda si è definitivamente posata sul nucleo cometario. Il team ha evidenziato l’estremo dinamismo geologico della cometa, che in un periodo di tempo così limitato ha fatto registrare crolli di fianchi rocciosi – come nell’evento di Aswan – o fratture superficiali che si aprono e si allargano, massi che cambiano posizione spostandosi di decine di metri, ma anche piogge di detriti che vanno a ricoprire alcune zone della superficie.
Episodi questi legati a fenomeni che si verificano sulla cometa: quelli di tipo erosivo, quelli legati a brusche variazioni di temperatura o legati alla sublimazione del ghiaccio intrappolato nell’interno del nucleo, fino a quelli dovuti a sollecitazioni di tipo meccanico generate dalla rapida rotazione del nucleo. "I due lavori scientifici sono i primi a descrivere i cambiamenti di superficie osservati da Osiris su 67P, che riguardano principalmente l’emisfero nord, l’unico osservato a buona risoluzione all’arrivo e due anni dopo," commenta Fulle, astronomo dell’INAF di Trieste. "I cambiamenti maggiori riguardano invece l’emisfero sud, che al perielio ha perso due metri di spessore medio – in parte disperso nello spazio, in parte trasferito nei depositi di ciottoli e massi sull’emisfero nord – ma che è stato osservato troppo da lontano e comunque su periodi troppo brevi per carpirne i dettagli. I cambiamenti osservati suggeriscono che la maggior parte della topografia del nucleo cometario sia stata modellata prima del 1959, ossia su orbite diverse dall’attuale."
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) il crinale Aswan fotografato il 26 dicembre 2015 da 77 km dalla superficie del nucleo della cometa. La risoluzione dell'immagine è di 1,41 metri per pixel. La freccia bianca indica la regione brillante dovuta a ghiaccio d'acqua esposto. Nell'immagine a sinistra (Credit: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0.), l'outburst prodotto dal collasso del crinale Swan sul nucleo della cometa 67P. Immagine ripresa il 10 luglio 2015 da 156,58 km di distanza e risoluzione 15,81 metri per pixel.

Fonti: Media INAF - Redazione / Nature - Maurizio Pajola et altri / Science - Mohamed Ramy El-Maarry

Nell'immagine (Credit: ESA/Roscosmos/ExoMars/FREND/IKI), un esempio dei dati raccolti dal rilevatore di neutroni FREND.

20/03/2017 - TGO completa il controllo strumenti ed inizia l'aerobraking verso Marte -

La sonda Trace Gas Orbiter (TGO) della missione congiunta ESA / Roskosmos, lanciata un anno fa ha appena terminato i test di calibrazione della strumentazione scientifica ed è pronta ad iniziare la campagna di aerobreaking.
La sonda era entrata in orbita attorno al Pianeta Rosso lo scorso 19 ottobre. Durante le due orbite dedicate a novembre, gli strumenti scientifici avevano eseguito le loro prime misure di calibrazione fin dall'arrivo su Marte. Gli ultimi test sono stati compiuti il 5 e 7 marzo da un'orbita differente, incluse le procedure di controllo associate con le immagini riprese ed i dati raccolti sull'atmosfera del pianeta.
Ad esempio lo strumento NOMAD (Nadir and Occultation for Mars Discovery) ha eseguito le osservazioni di prova ed aiuta a determinare il miglior settaggio per le future misurazioni delle tracce di gas nell'atmosfera di Marte. Il metano è di particolare interesse. Sulla Terra viene prodotto principalmente dall'attività biologica e con minore apporto da processi geologici, come le reazioni idrotermiche. Comprendere come viene prodotto il metano sul Pianeta Rosso potrebbe avere implicazioni molto interessanti.
Lo strumento ha anche messo alla prova l’Atmospheric Chemistry Suite che si occuperà anch’esso di misurare le componenti dell’atmosfera. FREND, invece, raccoglierà informazioni sul flusso di neutroni dalla superficie. I dati collezionati saranno utilizzati per identificare la presenza di ghiaccio o acqua al di sotto della superficie di Marte. La Colour e Stereo Surface Imaging System, la camera a bordo di TGO, continuerà a raccogliere immagini dettagliate della superficie marziana e di porzioni di spazio.
TGO orbita attualmente attorno a Marte una volta al giorno, lungo un percorso ellittico di 200 x 33.000 chilometri ma l'obiettivo è raggiungere, per il prossimo anno, un periodo orbitale di sole due ore ed una quota di 400 chilometri equidistante dalla superficie. Questa sarà l'orbita di scienza operativa, progettata anche per utilizzare la sonda come ponte per le comunicazioni tra la Terra ed i robot di superficie, compreso il lander ed il rover della seconda parte della missione ExoMars nel 2020. Per far questo, l'orbiter utilizzerà una campagna di aerobreaking (aerofrenaggio), i cui primi comandi sono stati trasmessi questa settimana ed eseguiti per la prima volta il 15 marzo.
Alle 11:56 UTC (00:56 CET), TGO ha eseguito la prima di sette accensioni del motore, programmate tra il 15 marzo ed il 6 aprile. La prima è stata anche la più importante, quella che doveva produrre un delta-V (cambio di velocità) più elevato (circa 3 metri al secondo). L'effetto di questa prima manovra sarà osservabile al periasse che verrà portato a 150 chilometri circa dalla superficie.
"A tale quota il riscaldamento e la resistenza aerodinamica non saranno abbastanza forti da causare danni alla navicella, se ci dovesse essere qualche problema," ha dichiarato Michael Khan, che fa parte del team presso l'ESOC.
"Se i primi tre giorni andranno come previsto, ci sarà un'altra manovra per abbassare ulteriormente la quota a 140 chilometri, il 18 marzo." se anche questa andrà bene, si procederà ad abbassare l'altitudine al periasse di altri 10 chilometri. Le accensioni successive, invece, produrranno variazioni minori (indicativamente, meno di 5 chilometri a manovra). Per il 6 aprile, l'aerobraking sarà completamente raggiunto alla quota minima di 113 chilometri.
Durante la manovra verranno tenuti d'occhio vari parametri, come l'attrito sui pannelli solari, che non dovrebbe scaldare oltre i 145° Celsius. La fase di aerobraking vedrà una breve pausa tra luglio ed agosto 2017 in occasione della congiunzione solare, durante la quale Marte si troverà dietro il Sole visto dalla Terra e le comunicazioni saranno gravemente limitate.
Se tutto andrà bene, all'inizio del 2018, TGO si troverà in un'orbita 120 x 400 chilometri e sarà quindi sufficiente una piccola spinta per raggiungere la traiettoria circolare programmata a circa 400 chilometri di quota. Da quel momento in poi, il periodo orbitale sarà di sole due ore e TGO dovrà fare completo affidamento sulle sue ruote di reazione per avere sempre un orientamento corretto, ora verso Marte ed ora verso la Terra per trasmettere.
"La calibrazione degli strumenti ci ha permesso di perfezionare le tecniche di acquisizione dei dati – ha detto Håkan Svedhem, project scientist della missione – così da essere pronti per l'inizio della fase scientifica vera e propria il prossimo anno."
Nella foto (Credit: ESA/Roscosmos/CaSSIS , CC BY-SA 3.0 IGO) una ripresa del cratere Mellish, compiuta con la camera ad alta risoluzione CASSIS il 5 marzo 2017. L'immagine ha una risoluzione di 38 metri per pixel. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ESA/Roscosmos/ExoMars/FREND/IKI), un esempio dei dati raccolti dal rilevatore di neutroni FREND fra il 24 febbraio ed il 2 marzo e fra il 5 e 7 marzo.

Fonti: Alive Universe Today - Elisabetta Bonora / ASI - Fulvia Croci / ESA

20/03/2017 - Il lancio di Ariane 5 rinviato di 24 ore per uno sciopero -

Il trasferimento odierno del veicolo di lancio Ariane 5 dal Final Assembly Building verso la rampa ELA-3 è stato rinviato di 24 ore a causa di uno sciopero allo Spazioporto della Guyana Francese.
Quest'attività avverrà il 21 marzo, se la situazione lo permetterà. In conseguenza di questo il Volo VA236 di Arianespace - destinato a piazzare in orbita i satelliti geostazionari SGDC e KOREASAT-7 - è ora previsto per il lancio il 22 marzo con una finestra di lancio fra le 5:31 p.m ed 8:20 p.m. (fra le 21:31 e le 00:20 italiane).
Il veicolo di lancio, così come i due satelliti, sono stati posti in modalità di attesa e vengono mantenuti in condizioni sicure. Lo sciopero è stato indetto dagli addetti del fornitore responsabile per lo spostamento dell'Ariane 5 verso la rampa. Altri scioperi in passato hanno costretto a rinviare dei lanci spaziali, l'ultima volta era accaduto nel 2011, quando gli operatori del sistema di inseguimento della Guyana Francese avevano incrociato le braccia.
Il lancio dovrebbe segnare il secondo volo di un Ariane 5 nel 2017, il quarto complessivo di Arianespace. Inoltre si tratterà del 92esimo volo di un Ariane 5 fin dal debutto del vettore pesante nel 1996.
Il satellite SGDC fornirà comunicazioni strategiche per il governo brasiliano ed i servizi militari e trasmetterà servizi a larga banda di tutto il Paese per dare accesso Internet alle comunità remote e poco servite. Il Koreasat-7, gestito dalla sud coreana KTsat, che fornirà una serie di servizi video e dati sopra la Corea, le Filippine, il Sud-Est Asiatico ed Indonesia.
Entrambi i satelliti sono stati realizzati dalla Thales Alenia Space in Francia.
Nella foto (Credit: Arianespace) il componente superiore di Ariane 5, composto dal satellite SGDC, il dispenser SYLDA e la carenatura protettiva del carico utile mentre vengono abbassate sul KOREASAT-7 per completare il montaggio del lanciatore.

Fonti: Arianespace / Spaceflight Now - Stephen Clark

19/03/2017 - Pronto il primo satellite che volerà con un Falcon 9 usato -

I preparativi per il lancio del satellite per telecomunicazioni SES 10, il primo veicolo spaziale a volare con un razzo Falcon 9 usato, sono in corso per il decollo previsto a fine marzo dalla Florida.
Il satellite, progettato per trasmettere segnali video e televisivi sull'America Latina, è stato consegnato a Cape Canaveral a gennaio dall'impianto dell'Airbus Defence and Space di Tolosa, in Francia. Fin dal suo arrivo in Florida, il SES 10 è stato preparato al decollo all'interno della sala pulita della SpaceX che si trova ad alcuni km dalla rampa 39A, dove la missione partirà a bordo di un razzo Falcon 9. Il rifornimento del veicolo con la sua riserva di propellente idrazina ed ossidante tetrossido di azoto è stato completato giovedì, poco dopo che l'ultimo volo della SpaceX decollasse dalla 39A.
I responsabili hanno detto che il satellite SES 10 verrà chiuso questo fine settimana all'interno delle due metà dell'ogiva del Falcon 9, una carenatura in composito che misura 13,1 metri e largo 5,2 metri. La carenatura proteggerà il veicolo spaziale SES 10 durante i preparativi finali di lancio ed i primi minuti di volo attraverso gli strati più densi dell'atmosfera, e che viene rilasciata una volta che il razzo raggiungerà lo spazio.
Anche il razzo si trova nelle fasi finali dei test pre-volo dopo la sua consegna in Florida dal test di prova della SpaceX a McGregor, in Texas. Il razzo, alto come un palazzo di 15 piani, è stato ripulito, rinnovato ed acceso per una prova nella sede del Texas dopo essere atterrato su una chiatta nell'Oceano Atlantico a seguito del lancio di un veicolo cargo verso la stazione spaziale l'8 aprile 2016.
Il Presidente e capo operativo di SpaceX, Gwynne Shotwell, ha detto l'8 marzo che il razzo ha impiegato circa quattro mesi per essere risistemato dopo il primo volo dello scorso aprile. La SpaceX spera di ridurre questo tempo, entro breve, a due mesi e l'obiettivo finale a meno di un giorno. Il volo SES 10 sarà il primo di sei razzi Falcon che hanno già volato in precedenza e che la SpaceX intende far ri-volare entro l'anno, ha aggiunto la Shotwell.
Due di questi razzi potrebbero essere lanciati entro l'anno con il primo volo dimostrativo del Falcon Heavy della SpaceX, che utilizza tre razzi Falcon 9 affiancati per portare carichi molto pesanti in orbita. La SES, operatore satellitare internazionale con sede in Lussemburgo, aveva annunciato quest'accordo con la SpaceX nell'agosto 2016. Invece il secondo stadio e l'ogiva del razzo sono nuovi.
Sebbene la SpaceX e la SES non abbiano reso noti i termini del contratto per il lancio del SES 10, la Shotwell aveva detto lo scorso anno che avrebbero offerto uno sconto del 10 percento al cliente che avrebbe deciso di far volare il loro carico utile con un razzo usato. Lo sconto dovrebbe aumentare ancora con i voli futuri, secondo quanto riportato dalla SpaceX. La compagnia offre un volo commerciale con un Falcon 9 al prezzo di 62 milioni di dollari.
Prima dei due giorni di ritardo con il lancio dell'EchoStar 23 a causa dei forti venti, il decollo del SES 10 era previsto per il 27 marzo. La finestra di lancio si aprirà alle 4:58 p.m. EDT (le 21:58 italiane). Ma i responsabili si aspettano che il lancio slitti di un paio di giorni a causa del ritardo di EchoStar 23. Le ispezioni alla rampa 39A, dopo il lancio di giovedì dovrebbero dare una migliore idea di quanto la SpaceX ha bisogno di essere pronta a compiere una nuova missione da quel complesso di lancio.
La torre di trasporto/elevazione alla rampa 39A è stata abbassata dopo il lancio di giovedì. Ora verrà riportata nell'hangar della SpaceX che si trova nel perimetro sud della rampa dove verrà issato il due stadi Falcon 9, poi tornerà sulla rampa per un test di accensione motori che si terrà circa quattro giorni prima del decollo.
Il razzo tornerà nuovamente nell'hangar per ricevere il satellite SES 10, e poi riportata sulla rampa 39A per il decollo. Il satellite SES 10 peserà circa 5,3 tonnellate al momento del lancio, dando al primo stadio del Falcon 9 abbastanza margine di propellente per tentare un atterraggio sulla piattaforma galleggiante della SpaceX nell'Oceano Atlantico. Il successo di questo recupero darà alla SpaceX maggiori informazioni sulle prestazioni di un razzo usato.
Nella foto (Credit: Airbus Defense and Space) il SES 10 mentre viene costruito presso l'impianto di Tolosa dell'Airbus Defence and Space.

Fonte: Spaceflight Now - Stephen Clark

19/03/2017 - Il veicolo cargo Dragon è rientrato sulla Terra -

Il veicolo da rifornimento cargo automatico Dragon CRS-10 della SpaceX è ammarato regolarmente nell'Oceano Pacifico, al largo delle coste di Baja California oggi verso le 15:48 ora italiana, dopo aver lasciato la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alcune ore prima.
Il cargo Dragon, con a bordo circa 2 tonnellate di esperimenti scientifici ed attrezzature non più necessarie all'avamposto orbitale, è stato raggiunto poco dopo dalle squadre di recupero della SpaceX. La capsula aveva lasciato la stazione nelle prime ore di domenica dopo essere stata rilasciata dall'astronauta francese dell'ESA Thomas Pesquet e l'astronauta Shane Kombrough della NASA utilizzando il braccio robotico. "Oggi diciamo addio al Dragon," aveva scritto Pesquet su un Tweet. "Ella ci porta parte di noi con se sulla Terra - importanti campioni scientifici, alcuni provenienti dall'equipaggio!"
Il veicolo cargo Dragon era stato lanciato il 19 febbraio scorso a bordo di un razzo Falcon 9 della SpaceX. Esso aveva consegnato 2.500 kg di attrezzature scientifiche e rifornimenti sulla ISS, segnando anche il primo lancio dalla storica rampa 39A del Kennedy Space Center in Florida.
A differenza delle navi cargo di smaltimento in servizio alla stazione spaziale - come il russo Progress, il veicolo Cygnus della Orbital ATK ed il giapponese HTV-2 - il Dragon della SpaceX è dotato di uno scudo termico che permette al carico di poter rientrare sulla Terra, un vantaggio per gli scienziati.
"Ogni cosa dalle cellule staminali che potrebbero aiutarci a capire come si avvia e diffonde il cancro negli esseri umani dopo essere stato esposto ad una gravità quasi-zero, fino ad attrezzature che potrebbero aprire la strada verso il rifornimento e manutenzione di satelliti mentre sono ancora in orbita si trovavano a bordo," ha scritto la NASA in un documento.
Altri esperimenti e strumentazione ritornata col Dragon comprendevano: campioni da un tessuto rigenerato e studi sul difetto osseo, che hanno studiato come l'assenza di gravità influenza la ricrescita del tessuto osseo perduto e dei tessuti dalle ferite; un prototipo di un dispositivo di comunicazione laser per la trasmissione dati più veloce; un prototipo di un computer a prova di radiazioni spaziali per missioni di lunga durata; ed un esperimento di tecnologia di rifornimento robotica per il rifornimento nello spazio e la manutenzione satellitare.
Questo volo Dragon è stata la decima missione di rifornimento sotto il contratto commerciale siglato con la NASA da parte di SpaceX. La SpaceX è inoltre una delle due compagnie (la Boeing è l'altra) scelte dalla NASA per far volare gli astronauti da e per la stazione spaziale. La SpaceX sta sviluppando una versione per equipaggio del Dragon per questi voli, mentre la Boeing sta studiando la propria capsula equipaggio CST-100 Starliner.
Nella foto (Credit: SpaceX) la capsula Dragon appesa ai tre grossi paracadute poco prima dell'ammaraggio nell'Oceano Pacifico al termine della missione CRS-10.

Fonti: Space.com - Tariq Malik / Spaceflight Now - Stephen Clark

Nella foto (Credit: ULA), il decollo del Delta 4 con il satellite WGS 9.

19/03/2017 - Lanciato un satellite militare con un razzo Delta 4 -

Con un tocco internazionale per la collaborazione, un satellite di comunicazioni militari acquistati congiuntamente da cinque alleati è stato lanciato nello spazio sabato per espandere ulteriormente la rete di comando degli Stati Uniti che serve le forze sul campo di battaglia ovunque sulla Terra.
Il Wideband Global SATCOM satellite No. 9 (WGS 9) che agirà come una specie di router per informazioni nello spazio, è stato con successo inviato in orbita da un razzo Delta IV Medium+ (5,4) della United Launch Alliance da Cape Canaveral. Il decollo è avvenuto alle 8:18 p.m. EDT (le 1:18 italiane) dal Complesso 37B dopo il carico pomeridiano di 643.520 litri di propellenti criogenici per il razzo a due stadi.
I tre bracci ruotanti della torre di lancio si sono rapidamente allontanati mentre il Delta, alto 66 metri, schizzava nello spazio. I quattro booster GEM-60 a propellenti solidi hanno dato il loro contributo al motore principale RS-68A del primo stadio. Lo stadio superiore DCSS, durante la sua ascesa, ha eseguito due accensioni del proprio motore RL10B-2. Meno di 42 minuti dopo, sopra l'Oceano Indiano, il carico utile del valore di 424 milioni di dollari è stato rilasciato su un'orbita super-sincrona di trasferimento, di 431 x 44.290 km ed inclinazione 27°, come previsto.
Lo stadio superiore DCSS ha poi eseguito un'accensione di uscita dall'orbita a circa T+1 ora 11 minuti 44 secondi, che lo hanno portato ad un rientro distruttivo a circa T+12 ore e 12 minuti dal decollo. Si è trattato del primo lancio Delta 4 del 2017 ed il 17esimo lancio orbitale globale del 2017, il 16esimo a concludersi con successo.
"Il successo nella messa in orbita del nostro satellite più cruciale, nel giusto punto al momento giusto, è stato possibile solo grazie alla forte collaborazione con il nostro fornitore del veicolo di lancio United Launch Alliance," ha detto il Colonnello Shane Clark, direttore di missione dell'Air Force per il lancio del WGS 9 e capo della divisione operazioni degli EELV presso lo Space and Missile System Center.
Questo decollo ha segnato il 108esimo lancio consecutivo per il programma Delta fin dal 1999, il 361esimo successo complessivo fin dal 1960 ed il 35esimo per il Delta 4. La United Launch Alliance ha inoltre allungato il suo record di missioni a 118 e completato la sua 47esima missione per l'Air Force nei trascorsi 123 mesi.
Il WGS 9 trascorrerà i prossimi tre mesi utilizzando il proprio sistema propulsivo convenzionale ed agli ioni di xeno per raggiungere un'orbita circolare geostazionaria a 36.000 km sopra l'equatore e scorrerà dentro una zona di prova. Il satellite entrerà in servizio nel corso dell'anno per una zona di copertura non ancora comunicata. Questo nuovo satellite è unico perché Canada, Danimarca, Olanda, Lussemburgo e Nuova Zelanda hanno pagato parte della costruzione di WGS 9 in uno sforzo collaborativo di unione con la rete di comunicazione globale militare degli Stati Uniti.
Ogni nazione riceve una larghezza di banda assegnata attraverso i satelliti WGS che fanno parte dela costellazione, in proporzione agli investimenti nel WGS 9. L'accordo del WGS 9 permette agli Stati Uniti di rafforzare le proprie infrastrutture di comunicazioni grazie ad un ulteriore satellite mentre gli alleati hanno così accesso in ogni momento, e da ogni luogo, alla connessione che il WGS fornisce in tutto il mondo.
La costellazione WGS è la versione modernizzata del sistema Defense Satellite Comunication System (DSCS) iniziato nel 1966 e che l'Air Force ha fatto funzionare con lanci fino al 2003. "Abbiamo ancora quattro satelliti DSCS che stiamo utilizzando. Essi continuano a far parte della nostra costellazione complessiva militare alla quale possiamo accedere," ha detto Robert Tarleton, direttore del Sistema di Comunicazioni Militari Satellitari dell'Air Force presso lo Space and Missile System Center.
"La trasformazione da DSCS a WGS ci permette un sacco di banda larga in più oltre all'aggiunta delle comunicazioni militari dalla Ka alla X e Ka. Questo consente ai combattenti di parlare senza soluzione di continuità tra i loro vari tipi di terminale." Un ultimo satellite WGS - il numero 10 - è stato realizzato ed attende un test pre-lancio per il decollo, entro il 2018, sempre a bordo di un razzo Delta IV. "Ci stiamo preparando al lancio del 10 per il prossimo anno. E si, questo sarà l'ultimo satellite del programma WGS," dice Tarleton. "Vi erano degli interessi di alcune nazioni per provare a finanziare un WGS 11 ma questo non si è materializzato. Noi non compreremo un altro WGS, ed abbiamo superato il punto dove avremmo potuto comprarne un altro con un costo abbordabile dato che, praticamente, la linea di produzione è stata chiusa."
Ma il futuro a lungo termine dei servizi di comunicazioni a larga banda degli Stati Uniti è incerto mentre il Pentagono studia le opzioni. Al momento il Pentagono sta valutando se proseguire sulla realizzazione di grandi satelliti costruiti a scopo militare oppure utilizzare più satelliti commerciali o affittarli oppure una combinazione di questi sistemi. "Per costruire un nuovo sistema, dobbiamo iniziare nei prossimi due anni perché l'obiettivo è la fine degli anni '20 - 2028-2029 per avere il prossimo sistema che possa prendere il posto del WGS." I primi sette satelliti WGS sono ancora operativi, l'ottavo, lanciato a dicembre 2016, ha raggiunto la posizione in orbita geostazionaria una settimana fa. "Il WGS 8 e WGS 9 dovrebbero entrambi diventare operativi nel corso di quest'anno," dice Tarleton.
Il WGS 1 venne lanciato nell'ottobre 2007 e copre il vasto Comando USA del Pacifico che si estende dalla costa ovest dell'America fino al Sud-Est Asiatico.
Il WGS 2 seguì nell'aprile del 2009 e serve il Comando Centrale USA per le forze in Afghanistan, Iraq ed altre parti del Sud-Est Asiativo.
Il WGS 3 venne lanciato a dicembre 2009 e copre il Comando Europeo USA e quello dell'Africa, più il supporto sopra il Medio Oriente.
Il WGS 4 inaugurò la serie Block 2 aggiornata per migliori comunicazioni con droni volanti e venne lanciato nel gennaio 2012 per coprire il Medio Oriente ed il Sud-Est Asiatico ed essere utilizzato dal Comando Centrale USA e del Comando del Pacifico.
Il WGS 5 estende la costellazione sulle Americhe dopo il lancio nel maggio 2013. Questo permette la copertura al Comando Nord e Sud USA, al Comando Trasporti, al Comando Stretegico, alla Missile Defense Agency ed altri utilizzatori USA dell'emisfero occidentale.
Il WGS 6 venne lanciato nell'agosto 2013 e serve come contributo dell'Australia alla costellazione Wideband Global SATCOM. Venne costruito e lanciato grazie ai finanziamenti Australiani in cambio per la fornitura di una percentuale dei servizi di comunicazione attraverso la costellazione globali. Il veicolo è parcheggiato sopra il Pacifico orientale per coprire le Americhe.
Il WGS 7 venne lanciato nel luglio 2015 per rafforzare ulteriormente le infrastrutture militari 'in ogni momento, in ogni luogo', aggiungendosi al sistema globale WGS dalla sua posizione sopra il Pacifico occidentale con una copertura che va dal Medio Oriente, Sud-Est Asiatico ed Australia.
Il WGS 8 ha raggiunto la posizione di controllo la scorsa settimana dopo il successo del lancio di dicembre. Esso dispone del primo Wideband Digital Channelizer che quasi raddoppia la capacità confrontata con i precedenti satelliti della serie WGS.
Nella foto (Credit: ULA) il momento del decollo del Delta IV con il satellite WGS 9. Nella foto (Credit: ULA), il decollo del Delta 4 con il satellite WGS 9.

Fonti: Spaceflight Now - Justin Ray / Space Launch Report - Ed Kyle

18/03/2017 - Fervono i preparativi per la Soyuz MS-04 -

Il 17 marzo 2017 la RKK Energia, l'azienda russa che realizza le capsule Soyuz, ha annunciato che la propria squadra di tecnici ha preparato la Soyuz MS-04 per un cruciale test in una camera a vuoto presso l'impianto 17T523 di Baikonur, nel Kazakhstan.
Originariamente il lancio della Soyuz MS-04 avrebbe dovuto avvenire il 27 marzo, portando due astronauti (il cosmonauta Fyodor Yurchkhin e l'astronauta NASA Jack Fisher) sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), nell'ambito della prevista riduzione degli equipaggi russi da due a tre nel corso del 2017 per motivi di risparmio. Ma il 16 gennaio la Roscosmos, annunciò che il veicolo con il numero di produzione 735 sarebbe stato utilizzato per la missione Soyuz MS-04, invece del previsto veicolo 734. La Roscosmos affermava che lo scambio di capsule non era stato causato da 'ragioni tecniche'. In realtà l'agenzia spaziale russa era stata costretta allo scambio dopo la scoperta di una perdita nel sistema di controllo termico SOTR del veicolo 734.
Alla luce di questo il lancio della missione Soyuz Ms-04 era stato rinviato dal 27 marzo al 20 aprile, nella migliore delle ipotesi, a seconda dei risultati dei test sul veicolo 735. Inoltre, anche la missione successiva con il veicolo spaziale Soyuz MS-05 era slittato dal 29 maggio al 28 luglio circa. A bordo di Soyuz MS-05 si troverà anche il nostro astronauta italiano dell'ESA Paolo Nespoli, alla sua seconda missione di lunga durata a bordo della ISS. La Soyuz MS-04 sarà la prima missione con equipaggio del 2017.
Nella foto (Credit: RKK Energia) la Soyuz 735 mentre viene inserita nella camera per i test nel vuoto.

Fonte: Russia Space Web - Anatoly Zak

Nell'immagine (Credit: OneWeb), un rendering digitale dell'impianto OneWeb in Florida.

17/03/2017 - La OneWeb avvia i lavori per l'impianto in Florida -

La OneWeb Satellites, la joint venture fra il nascente operatore satellitare OneWeb e il gigante Airbus, ha posto la prima pietra il 16 marzo dell'impianto dedicato alla costruzione di migliaia di satelliti OneWeb invece dei centinaia originariamente previsti.
Il capo esecutivo di OneWeb Satellites, Brian Holz, ha detto che la struttura Exploration Park, in Florida, del valore di 85 milioni di dollari - la cui apertura è prevista fra un anno - andrà ben oltre la produzione degli iniziali 900 satelliti del contratto OneWeb stilato a gennaio dell'anno scorso.
"Noi produrremo oltre 2.000 satelliti che voleranno in orbita bassa terrestre (LEO - Low Earth Orbit), che saranno la chiave dell'architettura," ha detto Holz durante la cerimonia. "Questi saranno le fondamenta, con le nuove tecniche di automazione, che ci permetteranno di abbassare il costo di invio dei satelliti, ed anche ridurre i tempi per il nostro cliente e la creazione di valore che non è presente oggi nel settore."
Il fondatore di OneWeb, Greg Wyler ha puntato il dito a febbraio, per quanto riguarda il piano di una costellazione più grande per OneWeb, raccontandolo al pubblico di Londra e poi affermandolo nuovamente a SpaceNews, che la società stà attivamente pensando a circa 2.000 satelliti invece dei 648 annunciati inizialmente. Da allora, OneWeb ha descritto la sua iniziale costellazione di 882 satelliti come "Gen-1", e depositato presso la US Federal Communications Commission la richiesta per il permesso di fornire al mercato statunitense altri 2.000 satelliti in più divisi fra LEO e l'orbita media terrestre.
La OneWeb Satellites ha dichiarato che l'impianto della Florida sarà in grado di produrre fino a tre satelliti al giorno. Il 16 marzo, intervistato da SpaceNews, Mike Cosentino, presidente di Airbus Defence and Space, ha espresso la fiducia che la collaborazione sarà in grado di rispondere alla domanda di produzione.
"Una volta che avremo avviato il processo produttivo, una volta che avremo la catena dei fornitori in linea e validata, potremmo operare come una vera e propria catena di montaggio. Questo non è mai successo per i satelliti, ma non vi sono ragioni per le quali non possiamo farlo come già avviene per gli aerei e le automobili." ha detto Cosentino.
I primi 10 satelliti dell'intera costellazione saranno realizzati presso l'impianto dell'Airbus, a Tolosa, in Francia. Cosentino ha detto che il raggiungimento della produzione di tre satelliti al giorno dipenderà molto dalla progettazione dei satelliti e dalla fabbrica stessa. La OneWeb Satellites validerà i processi produttivi utilizzati a Tolosa e replicherà il processo in Florida. Ogni veicolo spaziale avrà le dimensioni di una lavatrice, ha aggiunto.
La fabbrica della OneWeb Satellites in Florida, come l'impianto per la realizzazione dei lanciatori di Blue Origin, verrà costruito appena fuori dal perimetro del Kennedy Space Center della NASA. Nel comunicato del 16 marzo, Wyler ha detto che quest'impianto consentirà alla OneWeb Satellites di "migliorare costantemente il progetto dei nostri satelliti, lanciare nuovi satelliti a poche ore dal loro completamento e creare significative opportunità negli Stati Uniti."
Gran parte dei veicoli spaziali OneWeb Satellites hanno dei contratti di lancio con Arianespace che fornisce la versione europea del razzo Soyuz, mentre alcuni saranno lanciati da due razzi ancora in fase di sviluppo: il sistema aviolanciato LauncherOne della Virgin Orbit e il razzo riutilizzabile New Glenn della Blue Origin.
Il principale cliente della OneWeb Satellites è la OneWeb, ma la compagnia non è esclusivamente legata a costruire satelliti solo per loro. La compagnia dice che potrebbe essere pronta a realizzare satelliti per clienti commerciali e governativi a partire dal 2018. La prima generazione della costellazione di satelliti OneWeb dovrebbe iniziare i lanci in quell'anno.
Senza contare i fornitori, la OneWeb Satellites ha anticipato che l'impianto in Florida creerà circa 250 nuovi posti di lavoro, portando nuove opportunità alla regione che risente ancora degli effetti della chiusura del programma Space Shuttle nel 2011. La compagnia spera di creare altre migliaia di posti di lavoro - sebbene non tutti in Florida - attraverso i fornitori principali. Molti di questi fornitori saranno facilmente trovati in Florida e potranno rispondere alla richiesta di OneWeb Satellites. Holz dice che i componenti realizzati dalla Ruag Space, con sede in Svizzera, porteranno circa 50 posti di lavoro in Florida legati alla OneWeb.
Holz aggiunge che la OneWeb Satellites fornirà le connessioni per una scuola della Contea Brevard, in Florida, con le istituzioni accademiche di un'altra scuola a Tolosa nella visione della compagnia di collegare 2 milioni di scolari in tutto il mondo. Una volta che i satelliti della OneWeb saranno in orbita, le connessioni potranno passare ad utilizzare quel sistema.
La OneWeb ha l'obiettivo di annullare il 'digital divide' entro il 2025, portando internet in tutto il mondo, ed afferma che quest'obiettivo non è cambiato nonostante la prossima fusione con l'operatore globale di satelliti geostazionari Intelsat.
Nella foto (Credit: Airbus) i rappresentati di OneWeb Satellites ed i suoi partner mentre danno il via, simbolicamente, ai lavori di costruzione dell'impianto in Florida. Nell'immagine (Credit: OneWeb), un rendering digitale di come apparirà l'impianto OneWeb in Florida una volta completato.

Fonti: SpaceNews - Caleb Henry / Spaceflight Insiders - Jason Rhian

17/03/2017 - Due nuove passeggiate spaziali per Pesquet -

L'astronauta dell'ESA, Thomas Pesquet compirà altre due passeggiate spaziali nel corso della sua missione, secondo i piani NASA di manutenzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Sebbene previsti verso la fine di marzo ed aprile, le date potrebbero cambiare perché l'uscita richiede delle attrezzature che saranno lanciate con un veicolo di rifornimento Cygnus. La prima vedrà Thomas assieme all'astronauta NASA Shane Kimbrough (Comandante di Spedizione 50) uscire all'esterno della ISS per installare un nuovo computer, eseguire dei lavori sul sistema di distribuzione elettrica e disconnettere un adattatore di attracco in modo da poterlo spostare in una nuova posizione.
I due trascorreranno la maggior parte del tempo dell'attività extraveicolare (EVA) lavorando separatamente, con Thomas che ispezionerà i radiatori della stazione e passerà gran parte del suo tempo ad eseguire lavori di manutenzione della mano robotica Dextre.
Il giorno successivo, il centro di controllo al suolo, utilizzerà il braccio robotico della ISS per spostare l'adattatore scollegato verso un boccaporto del Nodo-2, costruito dall'Europa e connesso con i moduli laboratori Kibo, Destiny e Columbus , che punta verso l'alto. Shane ritornerà all'esterno assieme all'astronauta Peggy Whitson per ricollegare l'adattatore nella sua nuova posizione ed installare le coperture protettive, così come installeranno un computer di comunicazione aggiornato.
La terza EVA vedrà Thomas uscire assieme a Peggy. I due sostituiranno una scatola elettrica che alimenta gli strumenti scientifici esterni, installeranno nuove antenne e telecamere, e lavoreranno sul cacciatore di antimateria, AMS-02. Se Thomas eseguirà queste uscite arriverà ad un totale di tre durante la sua missione semestrale, raggiungendo il suo collega francese Philippe Perrin, in una singola missione.
Le tre passeggiate spaziali imporranno un grosso carico di lavoro per le centinaia di persone che lavorano a terra così come per gli astronauti nello spazio perché dovranno prepararsi e studiare ogni movimento con grande dettaglio. L'assegnazione di altre due EVA a Thomas è il segno della fiducia nell'addestramento ricevuto dagli astronauti ESA presso il centro dell'agenzia a Colonia, in Germania, e nei siti partner in giro per il mondo.
Ulteriori dettagli sul blog della missione Proxima e sui canali social media di ESA per la conferma delle date.
Nella foto (Credit: ESA/NASA) Thomas Pesquet in un autoscatto durante la sua prima EVA, tenuta il 13 gennaio 2017.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: SpaceX), un perfetto atterraggio verticale di un razzo Falcon 9.

17/03/2017 - La Cina starebbe studiando un sistema di recupero per i razzi -

La Cina starebbe sviluppando un sistema per recuperare le parti di un razzo utilizzato nel lancio spaziale per abbassare i costi e rendere il programma spaziale più competitivo commercialmente.
Il sistema riporterebbe al suolo il motore ed il razzo in modo da poter essere riutilizzato in lanci futuri. Secondo i ricercatori coinvolti, oltre ad abbassare i costi operativi il recupero ridurrebbe anche la minaccia della caduta dei detriti al suolo. Il sistema di recupero è in fase di studio da parte dell'Accademia Cinese di Tecnologia dei Veicoli di Lancio di Pechino.
Il sistema coinvolgerebbe una serie di paracadute multipli, che sono stivati nel primo stadio del razzo, e che verrebbe sganciato dal resto del veicolo prima di bruciare nel rientro dell'atmosfera. Un airbag che si gonfia sotto la parte scartata del razzo, farebbe da cuscino una volta che colpisce il suolo.
La tecnologia differisce dal sistema utilizzato dalla compagnia commerciale SpaceX ed i suoi razzi Falcon 9. Mentre il primo stadio del Falcon 9 rientra sulla Terra i suoi motori vengono riaccesi una volta raggiunta la velocità di 3 km al secondo, rallentandolo per ridurre l'impatto mentre atterra verticalmente al suolo. In un articolo apparso sul sito web dell'accademia, Deng Xinyu, un ricercatore del programma di recupero razzi cinese, dice che l'atterraggio verticale incontra molte sfide ed è molto difficile da raggiungere.
La SpaceX ha eseguito una serie di atterraggi verticali di successo che hanno dimostrato la fattibilità della tecnologia ma i ricercatori cinesi hanno rifiutato quest'approccio. Deng scrive nell'articolo che il sistema di atterraggio verticale richiede propellente ulteriore per l'atterraggio e questo significa che il razzo può trasportare un carico minore nello spazio. Il Falcon 9 utilizza nove piccoli motori a razzo per generare la spinta, riducendo l'efficienza complessiva e l'affidabilità del sistema. "La tendenza attuale nello sviluppo dei razzi moderni è di incrementare la spinta e ridurre il numero dei motori a razzo. Questo è il motivo per il quale la Cina, così come l'Airbus, la Boeing e la Lockheed Martin non utilizzano questa tecnologia," dice Deng.
Il governo cinese ha finanziato ricerche in entrambi gli approcci prima di concentrarsi sul sistema con paracadute. Un esperimento di prova a larga scala utilizzando questa tecnologia è stato compiuto due anni fa. Bao Weimin, professore di tecnologia aerospaziale presso la Peking University e consigliere scientifico della Corporazione di Scienza Tecnologica ed Aerospaziale della Cina, ha dichiarato all'agenzia di stato Xinhua questa settimana che il riutilizzo dei razzi è essenziale per tagliare i costi.
"In confronto con la tendenza attuale dei razzi oltremare, i razzi Lunga Marcia hanno abbassato i costi, ma con l'aumento dell'esplorazione spaziale cinese, i costi devono essere tagliati ulteriormente," Secondo la Xinhua, la Cina deve ancora pronunciarsi ufficialmente sulla tecnologia di atterraggio verticale per recuperare i razzi. Una decisione finale sarà presa prima del 2020, dice il rapporto. I ricercatori dell'accademia dei veicoli di lancio cinese hanno scritto sul sito web che il sistema di paracadute ed airbag sarà assistito da sensori multipli ed un sofisticato sistema di controllo per guidare la discesa. L'obiettivo finale sarebbe quello di scendere in una piccola zona di recupero quasi precisamente come la tecnologia di atterraggio verticale ha già compiuto.
Vi sono tuttavia voci discordanti sul sistema ed il professor Sun Yi, direttore del dipartimento di scienza e meccanica aerospaziale presso l'Istituto Harbin di Tecnologia, ha detto che nutre forti dubbi che il sistema di atterraggio assistito dal paracadute possa facilmente mancare l'area bersaglio a causa dei forti venti.
"Il Falcon 9 può essere riportato sulla rampa di lancio, sia che si trovi in mare che sulla terraferma. Con un paracadute potreste colpire la cima di una montagna, o finire nella foresta o su un'isola tropicale," Sun dubita anche che gli airbag possano assorbire abbastanza energia nell'impatto al suolo durante l'atterraggio di un pesante razzo. "Anche un urto leggero potrebbe causare danni ai componenti del motore a razzo," conclude.
Nella foto (Credit: Xinhua) uno stadio di un razzo Lunga Marcia-3A caduto dopo un lancio, pericolosamente vicino a zone abitate. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SpaceX), un perfetto atterraggio verticale di un razzo Falcon 9 sulla chiatta ocenica.

Fonte: South China Morning News - Stephen Chen

17/03/2017 - La missione ESA verso Giove lascia i tavoli da disegno -

Esigenti requisiti elettrici, magnetici ed elettrici, un ambiente di forti radiazioni e rigorose norme di protezione planetarie sono solo alcune delle questioni cruciali che dovranno essere affrontate al fine di portare la sonda Jupiter Icy Moon Explorer - Juice - dell'ESA dal tavolo da disegno alla sua realizzazione.
Prevista al lancio nel 2022 con arrivo al sistema di Giove nel 2029, Juice trascorrerà tre anni e mezzo esaminando la turbolenta atmosfera del pianeta gigante, la sua enorme magnetosfera, il tenue sistema di anelli e i suoi satelliti.
Essa studierà le grandi lune ghiacciate Ganimede, Europa e Callisto, che si pensa possano ospitare oceani di acqua liquida nascosti sotto la crosta di ghiaccio - e forse anche albergare ambienti abitabili. La missione culminerà con un giro dedicato, lungo otto mesi, attorno a Ganimede, e sarà la prima volta che una luna oltre la nostra avrà in orbita un veicolo spaziale. La missione sarà equipaggiata con una decina di esperimenti scientifici, come camere ad alta risoluzione, altimetri laser, radar per penetrare la superficie ghiacciata e sensori per studiare il campo magnetico e le particelle cariche.
Per poter assicurare che la sonda risponda a questi obiettivi nella sfida all'ambiente gioviano, il progetto del veicolo spaziale dovrà far fronte a requisiti stringenti. Un importante passo avanti verso la realizzazione della missione JUICE, per l’esplorazione di Giove e del suo sistema di lune, è stato compiuto in questi giorni. Ultimato il disegno preliminare della sonda e delle sue interfacce con le strumentazioni scientifiche e con le stazioni di terra. Questo permetterà di poter iniziare la costruzione di un prototipo della sonda per sottoporlo a rigorosi test. La revisione ha inoltre confermato che Jiuce, pesante 5,3 tonnellate, sarà compatibile con il lanciatore Ariane 5.
Dovendo operare molto lontano dal Sole, la sonda avrà, inoltre, bisogno di grandi pannelli solari. Sarà dotata di due enormi 'ali' con cinque pannelli ciascuno, che copriranno una superficie complessiva di circa 100 metri quadrati e capace di fornire 820 W dalle parti di Giove al termine della missione. Dopo il lancio, JUICE effettuerà cinque flyby - uno intorno a Marte e Venere e tre attorno alla Terra - che le permetteranno di ricevere spinte gravitazionali, come delle fionde cosmiche, indirizzandola così verso Giove.
"Il design della missione è stato a lungo e positivamente revisionato e approvato. Adesso - conclude Giuseppe Sarri, project manager di JUICE -, siamo pronti a iniziare la fase di sviluppo di quest'ambiziosa missione." Una volta che il progetto sarà provato oltre ogni dubbio, il modello di volo - quello destinato a volare nello spazio - potrà iniziare la costruzione.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Airbus Defence and Space) la sonda Juice al sistema di Giove.

Fonti: ESA / ASI - Davide Patitucci

17/03/2017 - Tre studenti italiani vincono Lab2Moon -

La squadra napoletana Space4Life, unica finalista italiana, ha vinto ieri, mercoledì 15 marzo, a Bangalore (India), la gara mondiale Lab2Moon.
La gara era stata indetta da TeamIndus, uno dei cinque partecipanti finali del concorso Google Lunar X Prize, competizione spaziale organizzata dalla X Prize Foundation e sponsorizzata da Google. Se tutto andrà secondo i piani degli organizzatori, la Luna potrebbe essere raggiunta già nel 2017 dal primo veicolo spaziale privato progettato dal team vincitore, che avrà a disposizione un premio di 30 milioni di dollari.
TeamIndus – già impegnato concretamente con Google per il lancio spaziale – aveva indetto la competizione Lab2Moon per selezionare un progetto da portare con sé sulla Luna. La squadra di Space4Life – composta da tre giovanissimi studenti napoletani, Mattia Barbarossa, Altea Nemolato e Dario Pisanti – è riuscita a emergere tra i 3.400 candidati e ad arrivare alle fasi finali tra le migliori quindici proposte, sbaragliando infine gli avversari durante la finalissima nella sede di TeamIndus a Bangalore.
L’esperimento dei tre ragazzi napoletani, realizzato senza alcun sostegno pubblico o privato, potrebbe diventare il primo esperimento non solo italiano ma anche europeo a giungere sulla superficie lunare. "Il nostro esperimento, Radio-Shield, è finalizzato allo studio di uno scudo innovativo (da noi teorizzato) utilizzante biomassa per la protezione dalle radiazioni ionizzanti per future missioni di esplorazione spaziale dello spazio profondo o per basi permanenti," racconta Altea Nemolato dell’Istituto tecnico industriale statale e Liceo scientifico Francesco Giordani di Caserta. "Ora sono in corso le fasi di realizzazione di un prototipo funzionante."
Saranno questi tre studenti a portarci su Marte? "Abbiamo le tecnologie per andarci. Uno dei più grossi problemi da risolvere è la protezione per l'uomo dalle radiazioni mortali dello spazio," osserva Mattia "e i cianobatteri potrebbero essere la soluzione. Inoltre, se lo scudo si dovesse rompere sarebbe possibile ricrearlo. Andiamo lassù per restarci e colonizzare,". La giuria internazionale è rimasta impressionata dal loro progetto: "È un'idea unica, sia per l'utilità nei futuri viaggi dell'uomo nello spazio," sottolinea Sheelika Ravishankar, a capo di TeamIndus "che per l'approfondimento con cui è stata progettata. Hanno considerato ogni aspetto e ogni possibile imprevisto."
"Speriamo che il nostro successo," conclude Altea "mostri a tutti i giovani che con l'impegno si possono ottenere grandi risultati."
Nella foto (Credit: La Repubblica) da sinistra con la maglietta gialla Mattia Barbarossa, Dario Pisanti e Altea Nemolata alla consegna del premio.

Fonti: Media INAF - Rossella Spiga / Repubblica.it - Matteo Marini

17/03/2017 - L'eruzione dell'Etna ripresa dal satellite -

Questa immagine (Credit: contains modified Copernicus Sentinel data (2017), processed by ESA) della lava che scorre dal Monte Etna, in Sicilia, è stata acquisita il 16 marzo 2017 alle 11:45 (10:45 GMT) dal satellite Sentinel-2A del programma Copernicus.
L'Etna è il vulcano attivo più grande d'Europa ed ha uno dei record più lunghi al mondo per le continue eruzioni. Oggi, tuttavia, c'è stata un'esplosione improvvisa che ha causato il ferimento di diverse persone. La rossa lava incandescente che scorre dal Monte Etna è chiaramente visibile nell'immagine ripresa da Sentinel-2A. La neve circostante è stata elaborata in blu per distinguerla dalle nuvole.
Lanciato a giugno 2015, Sentinel-2A trasporta un innovativo strumento per immagini ad ampio raggio di azione, in alta risoluzione multi spettrale, con 13 bande di spettro per monitorare i cambiamenti nella copertura del suolo e della vegetazione. La missione è progettata come una costellazione di due satelliti ed il suo satellite gemello, Sentinel-2B, è stato lanciato appena pochi giorni fa, il 7 marzo.

Fonte: ESA Italia

Nell'illustrazione artistica (Credit: Orbital ATK), un avamposto cislunare che utilizza moduli derivati da Cignus.

17/03/2017 - La NASA pensa seriamente ad una stazione attorno alla Luna -

Nonostante l'incertezza sui potenziali cambiamenti politici, la NASA va avanti con il piano di un avamposto di accesso 'cis-lunare' per le missioni umane del futuro, con decisioni su come svilupparlo che verranno prese già nei prossimi mesi.
Parlando all'American Astronautical Society durante il Goddard Memorial Symposium tenutosi l'8 marzo, Bill Gersteinmaier, amministratore associato della NASA per le operazioni e l'esplorazione umana, ha detto che stanno studiando progetti per il lancio dei primi elementi dell'avamposto proposto come carico utile secondario nei primi voli dello Launch Space System (SLS).
"Iniziamo ad avere un senso di urgenza," sulla selezione di cosa far volare nelle missioni iniziali di SLS in supporto allo sviluppo dell'avamposto cis-lunare, ha detto "Stiamo veramente iniziando a prendere alcune decisioni su quale carico imbarcare." L'avamposto sarà composto da una serie di moduli fra abitativo, cargo e di altro tipo per supportare equipaggi al lavoro nell'orbita lunare o in qualsiasi altra parte nei dintorni della Luna per lunghi periodi. Il veicolo spaziale Orion trasporterà gli astronauti da e per l'avamposto, dove potranno testare le tecnologie ed eseguire altri lavori nel supporto dei previsti piani delle missioni a lungo termine su Marte negli anni '30.
Gerstenmaier ha dichiarato che l'avamposto potrebbe iniziare a prendere forma con la seconda e terza missione SLS, la EM-2 e la EM-3, che saranno i primi voli dell'SLS ad utilizzare il più potente Exploration Upper Stage (EUS). Questa versione di SLS avrà la capacità di trasportare carichi secondari pesanti diverse centinaia di kg con l'Universal Stage Adapter, un'area che separa l'EUS dall'Orion.
L'attuale tempistica di lancio prevede EM-2 al più presto nel 2021, nella quale Gestenmaier dice che spinge la NASA a prendere una decisione prima possibile su quale elemento dell'avamposto, se si deciderà di farlo, dovrà volare con quel lancio. "Stiamo per decidere su quale sarà il carico, con chi collaboreremo e come costruire quell'attrezzatura," ha detto. "Nei prossimi mesi inizieremo a prendere decisioni su cosa far volare in quelle missioni."
Un jolly in questi piani potrebbe essere lo studio in corso per mettere un equipaggio sulla prima missione di Orion/SLS, la EM-1. La missione è attualmente prevista per il lancio alla fine del 2018 senza un equipaggio, ma se la NASA deciderà di piazzare astronauti in quella missione, questa probabilmente scivolerà nel 2019, facendo arretrare EM-2 e le missioni successive.
Gerstenmaier, in un'intervista tenuta dopo la sua presentazione, dice che mettere un equipaggio su EM-1 potrebbe aprire nuove possibilità per EM-2 e quelle successive. "Questo rende EM-2 una missione più aggressiva, e potremmo fare molto con il cargo che si troverà dietro la capsula Orion di quel volo," ha detto.
Gerstenmaier ed altri avvisano però che nessuna decisione è stata ancora presa sul far volare o meno un'equipaggio su EM-1. e che lo studio è ancora in corso. "Conosciamo bene le sfide associate a questo. Non è un compito facile," sottolinea Robert Lightfoot, facente amministratore NASA, nella conferenza tenuta lo stesso giorno. "Mi aspetto che presto avremo chiaro cosa faremo."
L'idea dello studio ha le sue radici nel potenziale ritardo ulteriore di EM-1. Chris Shank, che ha guidato la 'squadra di transizione' dell'amministrazione Trump agli inizi dell'anno, ha detto nella conferenza che Gerstenmaier lo ha informato che il modulo di servizio per quella missione, fornito dall'agenzia spaziale Europea (ESA) potrebbe essere consegnato con diversi mesi di ritardo.
"Abbiamo chiesto che, se ci venisse dato più tempo, vi potrebbero essere ulteriori cose che potremmo fare con quella missione," dice Shank. Questo ha portato alla considerazione di far volare un'equipaggio su quella missione. "Come parte della transizione non abbiamo preconcetti di preclusione. Questo è sinceramente uno studio su come ottenere il più possibile con i soldi dati."
Sia che la NASA decida o meno di far volare un'equipaggio su EM-1, vi sono una marea di speculazioni nella comunità spaziale su come l'amministrazione Trump potrebbe reindirizzare gli sforzi del volo spaziale umano NASA verso le missioni lunari, compreso un ritorno umano sulla superficie lunare. Fonti ufficiali dell'industria pensano che un accesso cis-lunare potrebbe essere utile per le missioni umane sulla superficie della Luna. "Direi che niente di questo possa diventa obsoleto. Questo è destinato ad essere un primo passo, o un avamposto," a prescindere dalla destinazione finale, ha detto Matt Duggan, responsabile dell'esplorazione di Boeing, nel corso di un'intervento alla conferenza tenuto il 9 marzo.
La Boeing è una delle sei compagnie che ha ricevuto contratti ad agosto dalla NASA come parte del suo programma NextSTEP (Next Space Technologies for Exploration Partnerships). I contratti chiedono alle compagnie di sviluppare progetti per moduli abitati che potrebbero essere utilizzati in futuri avamposti cis-lunari. Alcune compagnie, come la Boeing, hanno già sviluppato dei progetti completi di avamposti cis-lunari, che Duggan dice potrebbero sviluppare il loro uso potenziale per l'appoggio alle missioni di atterraggi lunari, originariamente da parte di partner internazionali e non NASA. "Si può parlare di più ora di un viaggio americano alla superficie della Luna," ha concluso, "ma un viaggio internazionale alla superficie della Luna è sempre stato contemplato."
Intanto anche la Russia ha da tempo in mente il prossimo passo dopo la ISS, una stazione più piccola da piazzare in orbita lunare in appoggio ai piani futuri (anni '30) di proprie missioni abitate sulla superficie lunare. La stazione potrebbe utilizzare alcuni degli ultimi moduli sviluppati per la ISS e non ancora lanciati in orbita.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lockheed Martin) un concept di avamposto abitato posto nello spazio nei pressi della Luna. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Orbital ATK), un avamposto cislunare proposto dalla Orbital ATK che utilizza moduli derivati da Cignus.

Fonti: Space.com - Jeff Foust / Russia Space Web - Anatoly Zak

Nell'illustrazione artistica (Credit: S. Matsuura/p-island.com), il satellite IGS Radar.

17/03/2017 - Il Giappone lancia un satellite per l'osservazione terrestre -

Un satellite spia giapponese è stato lanciato venerdì 17 marzo con un razzo H-2A decollato dal Centro Spaziale di Tanegashima, nel sud del Paese, alle 10:20 a.m. locali (le 2:20 italiane).
Il razzo ha portato il satellite IGS Radar 5 (Information Gathering Satellite) su un'orbita di 500 km di quota e servirà principalmente per seguire i movimenti delle truppe Nord Coreane e Cinesi nei momenti di innalzamento della tensione nella regione. Dotato di un radar capace di penetrare le nubi e di vedere gli obiettivi di giorno e di notte, il veicolo spaziale segreto era racchiuso nell'ogiva protettiva del razzo H-2A per il viaggio verso l'orbita. Il lancio è avvenuto in perfetto orario all'apertura della finestra di lancio della durata di 14 minuti. I responsabili del governo giapponese non hanno rilasciato le esatte capacità del satellite spia radar, ma gli strumenti a bordo del veicolo spaziale di osservazione possono facilmente risolvere oggetti sul terreno più grandi di un metro.
IGS Radar 5 è il sesto satellite per ricognizione radar del Giappone. Il Paese asiatico dispone anche di satelliti spia con fotocamere ottiche che offrono immagini più dettagliate ma solo di giorno e quando i cieli sono sereni. Gli osservatori spaziali del governo giapponese in orbita fanno parte del programma gestito dal Cabinet Satellite Intelligence Center che fa rapporto direttamente ai capi esecutivi del governo. Il Giappone ha avviato il programma di ricognizione dallo spazio sulla scia dei test missilistici della Corea del Nord sopra il territorio giapponese nel 1998. Sebbene il programma fosse inizialmente avviato per monitorare la Corea del Nord, i satelliti possono riprendere immagini di quasi ogni luogo sulla Terra ogni giorno.
Il lancio di IGS Radar 5 era previsto ben da prima dei recenti test missilistici della Corea del Nord. I responsabili giapponesi hanno dichiarato che i dati acquisiti dai satelliti IGS potranno supportare anche applicazioni civili, come la risposta a disastri naturali. Il lancio di venerdì è stato il 33esimo volo di un H-2A ed il secondo di questo vettore nel 2017. La JAXA, l'agenzia di esplorazione aerospaziale del Giappone, che controlla il Centro Spaziale di Tanegashima, ha tenuto degli aggiornamenti sulla data di lancio del satellite IGS Radar 5 ma non ha fornito nessuna immagine video in diretta del volo, una pratica comune per le precedenti missioni di razzi del Giappone con carichi utili relativi alla difesa del Paese.
La Mitsubishi Heavy Industries, il primo fornitore del razzo H-2A, non ha rilasciato aggiornamenti del conto alla rovescia come invece fa regolarmente con le missioni scientifiche o commerciali. Le poche immagini rese pubbliche sono state inviate via Tweet alcune ore dopo il decollo dal giornalista giapponese Koumei Shibata che seguiva il lancio a Tanegashima. Il razzo H-2A, alto 53 metri, è partito verso sud dopo il decollo per raggiungere l'orbita polare, volando sopra l'Oceano Pacifico grazie alla spinta di 635 tonnellate sprigionate dal motore principale ad ossigeno ed idrogeno liquidi e dei due booster a propellente solido.
I due booster hanno funzionato per circa 1 minuto e 48 secondi prima di essere sganciati. L'ogiva protettiva del satellite è stata rilasciata a circa quattro minuti dal decollo, esponendo il satellite spia una volta che il razzo si trovava sopra gli strati più densi dell'atmosfera. A circa sei minuti e mezzo dal decollo, il motore principale LE-7A è stato spento ed il primo stadio sganciato e ricaduto nell'Oceano Pacifico. Il motore del secondo stadio, LE-5B, anch'esso con la stessa miscela di propellenti, è stato acceso per piazzare il satellite IGS Radar 5 in orbita. Il rilascio del satellite dallo stadio superiore del razzo è avvenuto circa 20 minuti dopo il decollo.
Il prossimo lancio di un H-2A porterà in orbita il secondo satellite del Quasi-Zenith Satellite System, una serie di aiuti alla navigazione in orbita ad oltre 36.000 km sopra la Terra che migliorano il segnale di posizionamento GPS sopra il Giappone.
Quello di oggi è stato il 16esimo lancio orbitale del 2017, il 15esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Koumei Shibata) il decollo del razzo H-2A (F-33) con il satellite IGS Radar 5 da Tanegashima. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: S. Matsuura/p-island.com), il satellite IGS Radar.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle / Spaceflight101.com

16/03/2017 - 42 è la risposta -

Quarantadue è la risposta, ma qual'è la domanda? Gli scienziati dell'Università di Zurigo vogliono scoprire come le cellule immunitarie si adattano all'assenza di peso in modo da poter inviare un esperimento a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Tutta la vita sulla Terra si è evoluta sotto la gravità, ma se la passa bene anche nello spazio, compresi gli astronauti. Durante la sua missione 'Futura' a bordo della Stazione Spaziale nel 2015, l'astronauta italiana dell'ESA Samantha Cristoforetti ha scongelato cellule immunitarie di mammiferi e le ha inserite nella centrifuga Biolab dell'ESA, che genera la gravità artificiale.
Nell'esperimento TripleLux-A le cellule sono state centrifugate per ricreare diversi livelli di gravità, da zero a quella che abbiamo sulla Terra, permettendo ai ricercatori di confrontare campioni ed escludendo altri fattori nei risultati. "Anche se le cellule immunitarie sono andate nel caos in assenza di peso, hanno reagito in modo ultra-rapido e si sono riprese completamente entro 42 secondi," riferisce Oliver Ullrich, professore presso l'Università di Zurigo.
Come ogni buon esperimento scientifico, la risposta solleva ancora più domande, come ad esempio possano le cellule di mammifero con nessuna esperienza evolutiva in assenza di peso sono in grado di adattarsi così velocemente ad esso. Qualunque sia la risposta, le prospettive sono positive per il volo spaziale umano di lunga durata. C'è speranza che le nostre cellule possano adattarsi molto meglio alla gravità zero di quanto precedentemente pensassimo," dice il professor Ullrich.
I risultati sono stati pubblicati dalla rivista Nature e sono disponibili grazie ad una licenza di libero accesso a questo indirizzo: http://www.nature.com/articles/s41598-017-00119-6.
Nella foto (Credit: ESA/NASA) Samantha Cristoforetti al lavoro sull'esperimento TripleLux.

Fonti: ESA / Nature - Oliver Ullrich et altri

16/03/2017 - Un 'Brindisi' a Sentinel-2B Copernicus che invia le prime immagini -

Appena una settimana dopo essere stato messo in orbita, il satellite Sentinel-2B dell'Unione Europea consegna le sue prime immagini della Terra, offrendo uno scorcio della 'visione a colori' che fornirà per il programma di monitoraggio ambientale Copernicus.
Con una fascia di azione di 290 km di larghezza, la prima acquisizione del satellite è cominciata sopra il Mar Baltico con un'osservazione di una striscia di terra attraverso l'Europa orientale, terminando sulla Libia del nord. I dati sono stati trasmessi in tempo reale alla stazione di terra di Matera, Italia, dove le immagini sono poi state elaborate.
Mentre l'Europa orientale era prevalentemente nuvolosa, i cieli assolati dell'Italia hanno permesso ai team di ottenere un primo assaggio delle capacità dello strumento multispettro sopra le regioni dell'Italia meridionale come la Calabria e la Puglia, quest'ultima anche nota come 'tacco dello Stivale'.
Una delle caratteristiche più distintive di questa prima acquisizione è la città portuale pugliese di Brindisi – il nome in questo caso appropriatamente legato al rituale di celebrazione. Altre aree acquisite in questo primo passaggio includono la città di Crotone in Calabria e parte della costa albanese.
Lo strumento per immagini multispettro viene calibrato durante la fase di messa in servizio – che dura circa tre mesi. Sentinel-2B è il secondo di una missione di due satelliti per il programma europeo Copernicus. Il suo gemello Sentinel-2A è stato lanciato a giugno 2015. Ora che entrambi i satelliti sono in orbita, Sentinel-2 fornisce copertura ripetuta ogni cinque giorni.
Oltre a dimostrare l'alta risoluzione di 10 metri per pixel, questi dati iniziali prefigurano le applicazioni di monitoraggio terrestre della missione in aree quali l'agricoltura, le acque costiere e la mappatura del territorio. "Sentinel-2B sarà uno dei cavalli di battaglia di Copernicus, in quanto permetterà un'intera gamma di applicazioni concentrandosi sul territorio," ha detto Josef Aschbacher, Direttore ESA dei Programmi di Osservazione della Terra.
"Con il secondo satellite Sentinel-2 in orbita, abbiamo ora una copertura molto migliore – che è particolarmente importante per il monitoraggio di zone spesso coperte da nubi". "Ciò permetterà di migliorare ulteriormente la disponibilità di dati dei Servizi Copernicus ed aumenterà l'utilizzo dei dati Copernicus."
"I Servizi Copernicus nel settore del monitoraggio del territorio e delle coste fa affidamento sui dati di Sentinel-2," ha detto Philippe Brunet, Direttore della Commissione Europea per la Politica Spaziale, Copernicus e Difesa. "Con il lancio dell'unità B, la qualità dei prodotti dei dati aumenterà e Copernicus potrà meglio gestire e proteggere l'ambiente e le risorse naturali, così come migliorare la sicurezza civile."
Sei famiglie di satelliti Sentinel formeranno il cuore della rete di monitoraggio ambientale Copernicus dell'Unione Europea. Iniziativa spaziale di punta dell'UE, Copernicus fornisce informazioni operative sulle superfici terrestri del globo, sugli oceani e l'atmosfera, a sostegno delle politiche ambientali e di sicurezza, ed incontra le necessità dei cittadini e dei fornitori di servizi.
Nella foto (Credit: contains modified Copernicus Sentinel data (2017), processed by ESA) la città di Brindisi, fotografata da Sentinel-2B.

Fonte: ESA Italia

16/03/2017 - Questa sera torna 'C'è Spazio' su TV2000 -

Questa sera torna in prima serata la trasmissione 'C'è Spazio' su TV2000.
Alle 21:15 del giovedì sul canale 28 del digitale terrestre un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati di spazio ed astronautica. Torna infatti la trasmissione condotta da Letizia Davoli (radioastronoma e giornalista di TG2000) che ci porterà anche in questa seconda stagione a scoprire le meraviglie di questo tema così affascinante con l'aiuto di esperti del settore e del famoso 'youtuber' Andrian Fartade di Link2Universe.
In redazione, a coadiuvare il lavoro di Letizia vi sono i giornalisti scientifici Giorgio Di Bernardo Nicolai e Fabio Di Nicola oltre alla redazione composta da Simone D’Ascenzi (grande appassionato del mondo aerospaziale) e Francesca Parlato (giornalista). La regia del programma è di Paolo Ferrazza.
La prima stagione del programma, andata in onda nel 2016 da ottobre a dicembre in dieci puntate, è nata dall’esigenza di raccontare in modo semplice ma rigoroso i tanti eventi che hanno segnato l’avventura dell’uomo nello spazio, ha come protagonista assoluto l’Universo con tutti i suoi misteri e le sue meraviglie.
Prodotto con il patrocinio della Agenzia Spaziale Europea, della Agenzia Spaziale Italiana e dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, propone in ogni puntata immagini straordinarie e inedite di stelle e pianeti descritte in modo chiaro e alla portata di tutti da chi ogni giorno dedica la propria vita alla conoscenza dello spazio. Appuntamento settimanale per raccontare in 90 minuti le teorie sull’origine dell’universo, le onde gravitazionali, la ricerca sulla vita extraterrestre: veri e propri percorsi di esplorazione fatti senza sensazionalismo, con rigore scientifico, con qualche curiosità. Insieme alla conduttrice, in studio, le eccellenze della ricerca scientifica italiana e un pubblico formato da appassionati che interagiscono con i ricercatori ponendo dubbi e domande. Disponibili sui social network immagini e interviste extra.
In questa prima puntata della seconda stagione si parlerà della propulsione spaziale con ospiti del calibro di Roberto Battiston, presidente ASI, Stefano Bianchi, responsabile Sviluppo Sistemi di Trasporto spaziale ESA, Umberto Guidoni, astronauta ed astrofisico e Franco Bernelli Zazzera del Dipartimento di Scienza e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano. Per chi si fosse perso la prima stagione basta andare sul sito di TV2000 e vedersele online.
La seconda stagione è stata richiesta a gran voce da tutte le migliaia di spettatori e TV2000 non ci ha fatto attendere troppo e per questa lungimiranza non possiamo che ringraziarli. Facciamo quindi un grosso 'in bocca al lupo' a C'è Spazio 2017!.
Nella foto (Credit: TV2000) il cast di 'C'è Spazio', al centro Letizia Davoli.

Fonte: TV2000

Nella foto (Credit: US.gov), il Presidente degli Stati Uniti, il miliardario Donald Trump.

16/03/2017 - L'amministrazione Trump vuole cancellare la missione ARM della NASA -

L'Amministrazione Trump ha reso noto la proposta di budget 2018 per la NASA.
Si tratta di un finanziamento del valore di 19,1 miliardi di dollari, meno dell'un percento di tagli rispetto all'anno in corso. Si tratta di una buona notizia considerando i tagli pesanti proposti per molte altre agenzie federali. In base a questa proposta, la missione Asteroid Redirect Mission (ARM) del Presidente Obama verrebbe cancellata ed anche l'Ufficio per l'Educazione della NASA scomparirebbe, mentre gli altri programmi NASA sopravviverebbero quasi intatti. Anche il programma scientifico per la Terra vedrebbe dei tagli, ma non così pesanti come si temeva.
Il documento sarà reso pubblico entro alcune ore, ma il Washington Post è stato in grado di scaricare alcune copie in anticipo. Gli elementi chiave della parte NASA sono i seguenti:

- "Supportare ed espandere la collaborazione pubblico-privato come fondamenta dei futuri sforzi spaziali civili USA."
- "Preparare la strada per eventuali voli supersonici sicuri e più efficienti voli aerei," dotando l'aeronautica di 624 milioni di dollari.
- Fornire 1,9 miliardi di dollari per l'esplorazione robotica planetaria, comprese le missioni Europa Clipper e Mars 2020. Nessun finanziamento per Europa Lander.
- Fornire 3,7 miliardi di dollari per i programmi Space Launch System / Orion /servizi di terra.
- Cancellazione dell'Asteroid Redirect Mission (ARM).
- Fornire 1,8 miliardi di dollari per le Scienze della Terra, 102 milioni meno del livello annuale del 2017. Chiusura di quattro missioni previste od in fase di preparazione: PACE (Plankton, Aerosol, Cloud, ocean Ecosystem), lo strumento OCO-3 (Orbiting Carbon Observatory) da installare sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), gli strumenti per l'osservazione terreste di DSCOVR e CLARREO (Climate Absolute Radiance and Refractivity Observatory) Pathfinder. Riduzione dei finanziamenti per le ricerche su Scienza della Terra.
- Eliminazione dell'Office of Education della NASA.
- Ristrutturazione della missione di manutenzione satellitare RESTORE-L per ridurre i costi e "meglio porsi in supporto alla nascente industria commerciale di manutenzione satelliti."
- Rafforzare le capacità di sicurezza cibernetica della NASA.

Questo piano di finanziamento fa parte dei piani di budget del Presidente. Un budget dettagliato verrà sottoposto all'approvazione del Congresso entro le prossime settimane. Infatti il Presidente propone i finanziamenti ma, secondo la Costituzione degli Stati Uniti, solo il Congresso può decidere quanti soldi il Paese deve spendere e come. La richiesta è solo l'apertura di un lungo dibattito e sebbene alla NASA sarebbe andata abbastanza bene, in confronto con altre agenzie federali non della difesa, la mancanza di supporto per Europa Lander - favorito dal Senatore John Culbertson, Repubblicano del Texas, che siede nella commissione House Appropriations Subcommittee destinata a finanziare la NASA - e l'eliminazione di un settore così popolare nel Congresso come l'Office of Education, incontreranno sicuramente delle resistenze. Sebbene i tagli alla Scienza della Terra non siano da poco, il livello di supporto è migliore di quanto temuto e potrebbe generare meno clamore del previsto.
Il progetto completo di finanziamenti, come caricato dal Washington Post, descrive anche la proposta del Presidente per le altre agenzie governative come pure i programmi satellitari della NOAA. E "mantiene" lo sviluppo di JPSS-1 e JPSS-2 per "rimanere nei tempi previsti", ma "consente un risparmio annuo" dal Polar Follow-on Programma (JPSS-3 e 4).
In confronto i tagli totali richiesti per la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) sarebbero del 16 percento su quelli attuali, quelli all'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (EPA) del 31 percento e quelli per il Dipartimento di Stato del 28 percento. I tagli di budget in tutti i settori sono la conseguenza diretta degli aumenti di Difesa (10 percento) e Sicurezza interna (7 percento).
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) la missione ARM che l'amministrazione Trump intende cancellare. Nella foto in alto a sinistra (Credit: US.gov), il Presidente degli Stati Uniti, il miliardario Donald Trump.

Fonti: Space Policy Online - Marcia S. Smith / SpaceNews - Jeff Foust

Nell'immagine (Credit: SpaceX), il rilascio del satellite EchoStar 23 dal secondo stadio del Falcon 9.

16/03/2017 - EchoStar 23 regolarmente in orbita con un Falcon 9 a perdere -

La SpaceX ha completato con successo la terza missione del razzo Falcon 9 del 2017, inserendo in orbita di trasferimento geostazionaria il satellite per telecomunicazioni EchoStar 23.
Il decollo è avvenuto dalla rampa Space Launch Complex 39A del Kennedy Space Center della NASA, in Florida, alle 2:00 a.m. EDT (le 7 ora italiana). Il primo tentativo di lancio, fissato per martedì 14 marzo, era stato rinviato a causa dei forti venti in quota sopra il sito di lancio. Anche durante il tentativo odierno, che aveva una finestra di lancio di due ore e mezzo con apertura alle 1:35 a.m. EDT (le 6:35 italiane) c'è stato un ritardo di 25 minuti sempre a causa dei forti venti.
Appena dopo l'accensione dei nove motori Merlin 1D del primo stadio il razzo Falcon 9 ha lasciato la storica rampa 39A e si è innalzato nel cielo notturno della Florida illuminandolo per km. Ad un minuto dal lancio il razzo ha raggiunto la velocità del suono e pochi secondi dopo ha superato la fase definita 'Max Q', ovvero di massimo stress aerodinamico. I nove motori, alimentati da ossigeno liquido e kerosene raffinato RP-1, hanno continuato a bruciare fino a T+2 minuti e mezzo, una ventina di secondi in più di un volo con il recupero del primo stadio. Lo stadio si è separato ed ha iniziato la propria caduta verso l'Oceano Atlantico. Il motore Merlin VAC (ottimizzato per il vuoto) del secondo stadio ha eseguito una prima accensione, della durata di 5 minuti e 36 secondi, per raggiungere una prima orbita iniziale di parcheggio. Dopo 17 minuti e 48 secondi di volo inerziale, il motore del secondo stadio è stato riacceso per sessanta secondi ed al termine, a 27 minuti e 19 secondi di missione, il satellite si è separato regolarmente dallo stadio.
Con una massa al lancio di 5.500 kg, EchoStar 23 è il più pesante satellite geostazionario mai lanciato da un Falcon 9 e questo ha costretto la SpaceX a rinunciare al recupero del primo stadio che quindi ha volato nella configurazione senza zampe di atterraggio e le alette di manovra. EchoStar 23 è stato costruito dalla Space System Loral (SSL) sul modello SSL-1300. Inizialmente questo satellite avrebbe dovuto essere costruito come EchoStar 13, o CMBStar, ed utilizzato in collaborazione fra EchoStar e governo cinese per fornire trasmissioni video mobili in banda S durante le Olimpiadi Estive del 2008. Il programma venne poi abbandonato nell'aprile 2008, dopo che la costruzione era completata e divenne chiaro che non sarebbe stato pronto in tempo per le Olimpiadi.
L'EchoStar 23 venne ordinato nel 2014, per riutilizzare il veicolo spaziale che era già stato costruito. La grande antenna che sarebbe servita per le comunicazioni mobili di EchoStar 13 venne sostituita da quatto antenne in banda Ku con 32 trasmettitori, mentre il satellite è anche in grado di offrire comunicazioni in banda S e Ka. Il satellite ha una vita operativa prevista di 15 anni e verrà posizionato a 45° di longitudine Ovest, servendo il Brasile e zone limitrofe.
Echostar 23 è il primo satellite commerciale ad essere lanciato dal Kennedy fin dal gennaio 1986 - quando lo Space Shuttle Columbia rilasciò il veicolo spaziale Satcom K1, con l'aiuto di uno stadio superiore PAM-D2, durante l'ultima missione di successo prima della perdita del Challenger. Prima del Challenger i satelliti commerciali - assieme ad altri carichi utili di NASA e dei militari USA - erano frequentemente portati in orbita durante le missioni Space Shuttle. A partire dalla missione Columbia STS-5 del 1982, un totale di venti satelliti commerciali vennero piazzati in orbita. La navetta trasportava il satellite in orbita bassa terrestre e poi un apposito motore di perigeo conosciuto come PAM (Payload Assist Module) li spingeva nell'orbita di trasferimento geostazionario.
Sebbene l'invio dei satelliti commerciali venne fermato dopo il Challenger, la NASA ed i militari proseguirono a lanciare satelliti dallo Shuttle anche negli anni '90. L'ultimo carico geostazionario dello Space Shuttle fu il TDRS-G (in seguito TDRS-7) lanciato dalla navetta Discovery con l'aiuto di un IUS (Inertial Upper Stage) nel luglio 1995 durante la missione STS-70. L'ultima missione Shuttle dedicata al rilascio di un satellite fu infine la Columbia STS-93 del 1999, con il rilascio dell'osservatorio scientifico Chandra X-Ray su un'alta orbita ellittica, sempre utilizzando uno IUS. Questo lancio è stato il 96esimo dalla rampa 39A, il 155esimo dal complesso 39ed il 156esimo complessivamente dal Kennedy Space Center della NASA.
Questo di oggi è stato il 15esimo lancio orbitale del 2017, il quattordicesimo a concludersi regolarmente. Per la SpaceX si è trattato del 31esimo lancio di un Falcon 9, l'11esimo in versione FT (Full Thrust - piena spinta) l'unica utilizzata al momento, che utilizza propellenti più raffreddati e motori potenziati. Si è trattato del secondo volo dalla rampa 39A, dopo il debutto con successo a febbraio. Il prossimo volo di un Falcon 9, nell'affollatissima sequenza di missioni della SpaceX per il 2017, è fissato per il 27 marzo, sempre dalla rampa 39A del Kennedy Space Center, con il satellite per telecomunicazioni SES-10. In quell'occasione si tratterà del primo ri-volo di un primo stadio che ha giù compiuto una missione (la CRS-8 dell'aprile 2016).
Nella foto (Credit: Spaceflight Now/Walter Scriptunas II) il decollo del Falcon 9 (F31) dal KSC. Nell'immagine a sinistra (Credit: SpaceX), il rilascio del satellite EchoStar 23 dal secondo stadio del Falcon 9.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / NASAspaceflight - William Graham / SpaceX

Nella foto (Credit: Yuzhnoye), un Cyclone 4 all'interno dell'impianto di produzione ucraino.

14/03/2017 - La MLS sceglie la Nuova Scozia per il sito di lancio del Cyclone 4M -

La Maritime Launch Services (MLS) Ltd., con sede ad Halifax, Canada, ha annunciato che ha scelto il sito di lancio dopo una serie di studi sul territorio del Nord America.
La complessa operazione è stata condotta per valutare 14 potenziali siti nel corso dell'anno scorso. Il sito preferito scelto si trova nella municipalità di Guysborough, vicino a Canso e Hazel Hill, nella Nuova Scozia, in Canada ed ospiterà il complesso di lancio commerciale per il veicolo di lancio Cyclone 4M (Tsyklon-4M) dell'Ucraina.
I criteri valutati per lo studio hanno considerato l'accesso alle orbite polari e solari sincrone, molto bassa densità della popolazione, prossimità di trasporto multimodali ed interesse nella comunità, provincia e governo.
Vernon Pitts, direttore del Comune di Guysborough ha dichiarato, "Siamo lieti che la Maritime Launch Services abbia scelto di investire nella nostra comunità e guardiamo con fiducia nella prosecuzione del dialogo. Fin da quando ci è stato presentato questo progetto, alcuni mesi fa, siamo rimasti impressionati dall'approccio dei proponenti, e continueremo a lavorare collaborativamente con la MSL mentre il progetto va avanti."
Le recenti visite ed incontri in Nuova Scozia ed Ottawa, in Ontario, della delegazione della MLS e della Yuzhnoye sono state decisive nella scelta finale in gran parte per l'appoggio entusiastico della comunità, accademici e diversi livelli di governo provinciale e federale.
John Isella, amministratore delegato di MLS ha dichiarato "Abbiamo un gran numero di sfide davanti a noi per il processo di regolamentazione, approvazione e pianificazione del sito, ma siamo ottimisti di poter iniziare i lavori per il complesso di lancio entro un anno e poter rispondere alle domande del mercato con il nostro primo lancio nel 2020." La MLS prevede di raggiungere un rateo di otto lanci annui entro il 2022.
Con la crescente domanda di servizi di lancio spaziale, la MSL porterà la matura tecnologia spaziale della Yuzhnoye e Yuzhmash dall'Ucraina in Nuova Scozia. "Sulla base degli storici stretti legami tra il Canada e l'Ucraina, ed affrontando il mercato di lancio per le costellazione di satelliti con i servizi di lanci di classe media (3.350 kg a SSO) con un costo mirato a 45 milioni di dollari, sono alcuni dei punti di forza fondamentali di questo programma," ha detto Isella. "Il momento è perfetto per questa impresa. L'industria spaziale autonoma dell'Ucraina ed il mercato solido per questi servizi di lancio ci portano tutti a fondare la nostra fiducia in questo programma. Il razzo Cyclone 4M diventerà lo standard di classe media per l'industria spaziale di lancio."
Yuzhnoye e Yuzhmash in Ucraina, i fornitori del veicolo di lancio, hanno operato per 62 anni, lanciando 875 razzi e costruito e lanciato oltre 400 veicoli spaziali. I finanziamenti iniziali per quest'operazione sono stati ottenuti nel 2016 falla United PARADYNE Corporation (UPC) di Santa Maria, California. Joe Hasay, presidente ed amministratore delegato della UPC ha detto "Questo programma è proprio quello che la UPC ha cercato al fine di espandersi nelle operazioni di lancio spaziale commerciale." UPC è uno dei soci fondatori in MLS, e porterà una vasta esperienza nelle operazioni di lancio del sito e per l'assistenza ai clienti via satellite.
Lo sviluppo di questo razzo a perdere a tre stadi è iniziato nel 2002, basandosi sul Tsyklon-3, con il debutto previsto nel 2006. Inizialmente il vettore ucraino avrebbe dovuto essere lanciato dal Centro di Lancio Alcantara, in Brasile, ma il paese sud-americano ha interrotto la collaborazione con l'Ucraina nel 2015, citando problemi di budget, la brutta situazione finanziaria di entrambi i Paesi ed il futuro dei lanci commerciali. A questo punto è subentrata la compagnia americana MLS Ltd. Nell'illustrazione artistica (Credit: MLS) un razzo Cyclone 4M. Nella foto a sinistra (Credit: Yuzhnoye), un Cyclone 4 all'interno dell'impianto di produzione ucraino.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / MSL / Wikipedia

14/03/2017 - Addio Mimas -

È tempo di saluti, per la missione Cassini. A distanza di tredici anni dal suo arrivo a Saturno, la sonda della Nasa si appresta a terminare il suo cammino, e in questi mesi sta effettuando una serie di ultimi sorvoli ad alcune delle lune, tra cui Mimas.
L’ultimo incontro ravvicinato con Mimas è avvenuto il 30 gennaio scorso, quando Cassini è passata a poco più di 40.000 chilometri dalla luna. Il risultato è uno spettacolare mosaico, con una delle panoramiche a più alta risoluzione di sempre. Le prossime osservazioni dedicate a questo satellite avverranno tutte a una distanza almeno due volte maggiore.
Le occasioni per fotografare da vicino Mimas sono state piuttosto rare nel corso della missione Cassini, con un totale di sette sorvoli ravvicinati con distanze inferiori ai 50.000 chilometri. La superficie di questa luna è costellata da un grande numero di crateri, il più grande dei quali, chiamato Herschel, le conferisce il suo aspetto attuale.
Grazie ai dati raccolti durante il sorvolo del 30 gennaio è stato possibile comporre due versioni differenti dello stesso mosaico. Nel primo (qui, Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) il lato sinistro di Mimas è illuminato dalla luce riflessa da Saturno, e il contrasto dell’immagine è stato accentuato, in modo da mostrare l’intera superficie. Per la seconda (qui) sono stati mantenuti livelli di illuminazione più vicini a quelli naturali.
Per dare vita a questo mosaico gli scienziati hanno assemblato in tutto dieci immagini raccolte dalla camera ad angolo stretto. Le immagini che compongono il mosaico sono state acquisite a una distanza di circa 45.000 chilometri dalla luna con una risoluzione di 250 metri per pixel. La composizione è una proiezione ortogonale centrata su un punto del satellite, e il risultato finale è simile a quanto vedrebbe un osservatore guardando Mimas attraverso un telescopio.

Fonti: NASA - Tony Greicius / Media INAF - Elisa Nichelli

14/03/2017 - La SpaceX si aggiudica il suo secondo lancio di un GPS 3 -

La SpaceX ha battuto la United Launch Alliance aggiudicandosi un contratto del valore di 96,5 milioni di dollari per il lancio di un satellite di navigazione GPS 3 da Cape Canaveral, in Florida, nei primi mesi del 2019. Lo ha annunciato la U.S. Air Force il 14 marzo 2017.
"La SpaceX è orgogliosa di essere stata prescelta per supportare quest'importante missione per la Sicurezza Spaziale Nazionale," ha dichiarato Gwynne Shotwell, presidente e direttore generale della SpaceX in un comunicato. "Apprezziamo la fiducia che l'U.S. Air Force ha riposto nella nostra compagnia e guardiamo con fiducia al lavoro assieme verso il successo nel lancio di un'altra missione GPS-III."
Il contratto della SpaceX è il secondo per il lancio di un satellite GPS 3 con l'U.S. Air Force ma il primo che ha visto una competizione. La ULA aveva confermato lo scorso settembre, quando venne presentato il concorso, che avrebbe fatto una proposta. La ULA aveva deciso di non concorrere per un contratto Air Force lo scorso aprile, e che quindi era stato affidato alla SpaceX, per il servizio di lancio nel 2018 di un secondo satellite GPS 3. La ULA aveva detto che non avrebbe potuto scendere ad un prezzo basso e che non era sicura di avere un razzo disponibile a causa delle restrizioni del Congresso USA riguardanti il motore RD-180, di costruzione russa, del proprio razzo Atlas 5. Quel contratto venne quindi affidato alla SpaceX per un valore di 82,7 milioni di dollari, circa la metà di quanto la ULA normalmente richiede per il lancio di un Atlas 5.
In un comunicato inviato ai giornalisti, il Tenente Generale Samuel Greaves, capo dello Space and Missile System Center dell'U.S. Air Force, ha detto: "La gara per l'appalto dei servizi di lancio del GPS 3 alla SpaceX supporta direttamente la missione di SMC nel fornire le capacità spaziali resilienti e convenienti alla nostra nazione." Il primo GPS 3 è attualmente previsto per il lancio con un razzo Delta 4 di ULA nei primi mesi del 2018.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Lockheed Martin) un satellite GPS 3 in orbita terrestre.

Fonte: SpaceNews - Brian Berger

14/03/2017 - La Russia cerca cosmonauti per la Luna -

L'agenzia spaziale russa ha annunciato martedì un nuovo bando rivolto ai giovani che vogliono diventare cosmonauti e sperano di essere i primi del loro Paese a mettere piede sulla Luna. I responsabili affermano che anche le donne sono le benvenute.
Nel primo di questo tipo di bandi da cinque anni, l'agenzia spaziale Roscosmos ha detto che cerca da 6 a 8 cosmonauti che opereranno sulla nuova generazione di veicoli spaziali ora in fase di sviluppo e che "Potrebbero diventare i primi russi a volare sulla Luna." La Russia sta cercando di tornare ai trionfi spaziali dell'era sovietica dopo una serie di imbarazzanti incidenti avvenuti negli ultimi anni.
La Roscosmos ha annunciato che prevede di eseguire il primo allunaggio di cosmonauti nel 2031. "Non vi saranno discriminazioni in base al colore della pelle o del genere," ha dichiarato il direttore esecutivo dei programmi abitati, l'ex-cosmonauta Sergei Krikalyov in una conferenza stampa, segnalata dall'agenzia di notizie RIA Novosti. Le candidature saranno accolte per i prossimi quattro mesi, ha confermato il primo vice direttore della Roscosmos, Alexander Ivanov, citato dalla RIA Novosti.
Ivanov ha detto che i nuovi candidati saranno i piloti nei primi lanci del nuovo veicolo da trasporto abitato Federatsiya ('Federazione') e nel successivo programma lunare. La Federatsiya è progettata per volare fino alla Luna con quattro persone a bordo. Il primo volo di prova abitato è previsto per il 2023 dal nuovo Cosmodromo russo di Vostochny, nell'estremo oriente del Paese.
Secondo la Roscosmos i criteri per i partecipanti comprendono un'età limite di 35 anni, altezza fra 1,50 ed 1,90 ed un peso non superiore a 90 kg. Le capacità richieste sono la conoscenza di una lingua straniera (inglese) così come una laurea in ingegneria oppure esperienza di pilotaggio di aerei o nell'industria spaziale. Per un elevato livello di idoneità è d'obbligo che gli aspiranti astronauti possano fare sci di fondo per 5 chilometri. Subiranno una raffica di test psicologici e fisici, tra cui visite ginecologiche per le donne.
I candidati potranno iscriversi per posta o recarsi di persona presso il centro addestramento cosmonauti di Città delle Stelle, appena fuori Mosca, ricordando di includere nei documenti tre fotografie formato passaporto. Secondo la TASS, la Russia dispone attualmente di 30 cosmonauti, 14 dei quali non sono mai stati nello spazio. Il più anziano è il veterano Gennady Padalka, 58 anni, che detiene il record di permanenza complessiva nello spazio mentre il più giovane è il 31enne Ivan Vagner.
Il primo bando aperto di questo tipo - non solo per piloti militari e quelli che lavoravano nell'industria spaziale - si tenne nel 2012.
Nella foto di archivio (Credit: NASA) un cosmonauta russo al lavoro all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Fonti: Spacedaily - Staff Writers / Roscosmos / Sputnik News Italia

Nell'illustrazione (Credit: Zero 2 Infinity), lo schema di funzionamento del sistema Bloostar per la messa in orbita di piccoli satelliti.

14/03/2017 - La Zero 2 Infinity testa il 'razzo-pallone' -

La compagnia spagnola specializzata nei palloni di alta quota 'Zero 2 Infinity' ha completato il suo primo volo di prova di Bloostar, un lanciatore assistito da un pallone per la messa in orbita di piccoli satelliti, in fase di sviluppo da quattro anni.
Durante il test, condotto il primo marzo da un vascello situato ad alcuni km al largo delle coste spagnole, un pallone stratosferico ha sollevato il veicolo Bloostar a 25 km di quota prima che il suo motore ottimizzato per il vuoto venisse acceso. La compagnia di Barcellona, ha annunciato il 13 marzo che il test ha provato la capacità di Zero 2 Infinity di eseguire un'accensione controllata nello spazio, stabilizzare il razzo e monitorare la sequenza di lancio. Il test ha inoltre permesso alla Zero 2 Infinity la dimostrazione della telemetria di Bloostar nello spazio e recuperare il veicolo in mare dopo il dispiegamento del paracadute.
Progettato per trasportare piccoli satelliti in orbita bassa terrestre, il veicolo a tre stadi Bloostar (senza contare il pallone che funge da piattaforma di lancio) è dotato di motori a razzo che bruciano una miscela di ossigeno liquido e metano. Durante una missione standard, il pallone Bloostar lo trasporterà sopra circa il 95 percento dell'atmosfera prima che vengano attivati gli stadi propulsivi, permettendo di far arrivare un satellite del peso di 75 kg ad una quota solare sincrona a 600 km di quota.
Jose Mariano Lopez Urdiales, amministratore delegato della Zero 2 Infinity, che qualche volta si riferisce al veicolo ibrido come 'rockoon', ha dichiarato a SpaceNews che i razzi Bloostar sono stati accesi solo per alcuni secondi durante il test del primo marzo; dato che raggiungere un alto apogeo non faceva parte degli obiettivi della prova. La Zero 2 Infinity ha in vista una serie di test previsti sia al suolo che ad altezze vicine allo spazio fra i 20 ed i 100 km.
Questo è stato un test molto preliminare, ma siamo contenti con i risultati e questo è un passo importante che ci porta dalla grafica al computer ed i calcoli ingegneristici al reale hardware," ha detto. La Zero 2 Infinity ha avviato il programma Bloostar nel 2013. La compagnia ha sviluppato palloni di alta quota per circa sette anni, ma ha iniziato a spostarsi verso il settore di lancio per la crescita dei piccoli satelliti. La Zero 2 Infinity ha inoltre in programma chiamato 'Bloon' per i viaggi di passeggeri trasportati da palloni fino al confine con lo spazio, anche se Lopez Urdiales dice che la compagnia si sta attualmente concentrando su Bloostar.
Lopez Urdiales dice che Bloostar ha acceso un solo motore, dei sette dei quali è dotato, durante il test del primo marzo. La versione finale del veicolo, ospiterà 13 motori - sei al primo stadio, sei al secondo ed uno al terzo.
Abbiamo una lunga lista di voli di prova da compiere," ha detto Lopez Urdiales. "Il nostro prossimo grande passo sarà superare la 'linea Karman' con un 'rockoon', un razzo lanciato da un pallone." la linea Karman, un punto a 100 km sopra il livello del mare, segna il confine arbitrario fra l'atmosfera terrestre e lo spazio. Lopez Urdiales dice che recuperare il prototipo dopo il lancio del primo marzo permetterà alla Zero 2 Infinity di recuperare la SIM card di bordo che contiene molti più dati di volo rispetto a quelli che sono stati inviati dal veicolo durante il volo per mezzo della telemetria. Il recupero è inoltre un passo importante per il riutilizzo, sebbene questo non faccia parte del piano commerciale principale di Zero 2 Infinity, ma è insito nel design del Bloostar.
La Zero 2 Infinity ha detto che ha lettere di intenti per un totale di 250 milioni di Euro da parte di clienti che vogliono lanciare con Bloostar. Lopez Urdiales dice che lo sviluppo del lanciatore è finanziato attraverso una combinazione di investimenti interni e ricavi generati dall'attuale commercio dei palloni esistenti da parte di Zero 2 Infinity.
Ultra Magic, un costruttore di palloni ad aria calda, è anch'esso un investitore industriale di Bloostar, sebbene la Zero 2 Infinity non acquisti palloni da loro. Lopez Urdiales dice che la Ultra Magic è più interessata nella parte della tecnologia propulsiva del Bloostar. La Zero 2 Infinity prevede di eseguire il primo lancio commerciale di Bloostar nel 2019 e Lopez Urdiales dice che, questo avverrà dopo una serie finale di quattro rockoon da compiere quell'anno. La compagnia vuole un minimo di una missione dimostrativa completa su quattro prima di lanciare con il carico utile di un cliente.
Lopez Urdiales dice che la Zero 2 Infinity ha recentemente fondato una succursale negli Stati Uniti, e potrebbe anche compiere dei voli di prova da poligoni negli USA sopra il mare. Comunque la maggioranza dei test rimarrà in Europa.
Nella foto (Credit: Zero 2 Infinity) il Bloostar mentre accende il motore dopo essere stato rilasciato dal pallone stratosferico. Nell'illustrazione (Credit: Zero 2 Infinity), lo schema di funzionamento del sistema Bloostar per la messa in orbita di piccoli satelliti.

Fonti: Spacenews - Caleb Henry / Zero 2 Infinity

14/03/2017 - La vita di Neil Armstrong diventa un film -

'First Man', l'imminente film autobiografico sulla vita dell'astronauta Neil Armstrong, arriverà sugli schermi il 12 ottobre 2018.
Basato sul libro 'First Man: The Life of Neil A. Armstrong' di James Hansen, 'First Man' sarà la cronaca della vita e della carriera della prima persona che ha camminato sulla Luna. L'attore Ryan Gosling ('La La Land') interpreterà Armstrong nel film della Universal, che verrà diretto da Damien Chazelle ('La La Land'). Il libro di Hansen è stato adattato per lo schermo da Josh Singer, vincitore dell'Oscar 2017 per 'Spotlight'.
Fra le altre cose svolte alla NASA, Armstrong comandò la storica missione lunare Apollo 11, che atterrò sul suolo lunare il 20 luglio 1969. Buzz Aldrin, pilota del Modulo Lunare di Apollo 11, camminò assieme ad Armstrong sul suolo lunare mentre il loro compagno, Michael Collins, orbitava attorno alla Luna a bordo del Modulo di Comando. Cinque altre missioni Apollo portarono gli astronauti americani sulla superficie lunare.
Armstrong morì nel 2012.
Nella foto (Credit: Blair Raughley/Lionsgate / NASA via collectSPACE.com) a sinistra l'attore Gosling che impersonerà Armstrong, il primo uomo a camminare sulla Luna.

Fonti: Space.com - Tariq Malik / Deadline Hollywood - Anthony D'Alessandro

14/03/2017 - Grazie ai satelliti migliora la sicurezza aerea -

Grazie ad ESA, gli aeroporti possono adesso utilizzare i satelliti per identificare e gestire gli ostacoli che possono mettere a rischio la sicurezza al volo.
Dei quasi 48.000 aeroporti nel mondo, solo circa un quarto permette agli aerei di atterrare con brutte condizioni meteo e solo 500 aeroporti hanno un sito specializzato che segnala gli ostacoli che potrebbero superare le restrizioni di altezza all'interno del percorso di volo.
Con l'aiuto di ESA, la Ascend XYZ danese ha sviluppato un servizio per gli aeroporti che registra i potenziali ostacoli. Il servizio utilizza i dati di satelliti ed aerei combinati assieme con un intelligente software basato sul web. "Gli ultimi dati liberi provenienti dai satelliti Sentinel Copernicus rendono questi aeroporti più accessibili," ha commentato Peter Hemmungsen, amministratore delegato di Ascend.
Il servizio aiuta gli aeroporti a conformarsi alle norme di sicurezza lato aria. Utilizzando i dati aeroportuali esistenti, calcola le zone aeree soggette a restrizioni intorno all'aeroporto. "Finora gli aeroporti utilizzavano mappe ed un team di specialisti faceva questi calcoli ma il nostro servizio fa questo e fornisce la corretta documentazione per le autorità aeroportuali," aggiunge Peter.
Il software è ideato per poter essere utilizzato da non specialisti che possono facilmente registrare e monitorare gli ostacoli che penetrano nelle zone ristrette. Qualche volta un ostacolo temporaneo, come quello di una gru, che viene innalzata in prossimità dell'aeroporto. Questo può essere registrato nel software Ascend includendo le misurazioni dettagliate fornite dalla compagnia edile.
"Utilizzando l'altezza dell'ostacolo, il software Ascend può rapidamente calcolare se l'oggetto pone un potenziale problema. Non è richiesta nessuna mappa o specialista. Questo è un metodo semplice ed efficiente per evitare l'errore umano." I dati di navigazione satellitare di Ascend guidano il personale sul campo per l'aggiunta di ostacoli oppure ulteriori informazioni che possono essere inseriti attraverso il sistema di gestione con il browser o attraverso la cloud.
"In questo modo ESA ed Ascend XYZ mostrano che utilizzare i dati spaziali può veramente migliorare la vita di tutti i giorni in aree differenti - in questo caso per la sicurezza degli aeroporti," nota Arnaud Runge dell'agenzia spaziale.
Nell'immagine (Credit: ESA) i vari aspetti del volo aereo commerciale.

Fonte: ESA

14/03/2017 - Rinviato per il forte vento il lancio di SpaceX -

A circa 40 minuti dal momento di apertura della finestra di lancio odierna la SpaceX ha interrotto il conto alla rovescia e rinviato il decollo del razzo Falcon 9 con a bordo il satellite per telecomunicazioni EchoStar 23 a causa dei forti venti in quota.
Il decollo sarebbe dovuto avvenire alle 1:34 a.m. locali (le 6:34 italiane) dalla rampa 39A del Kennedy Space Center della NASA, in Florida. Le previsioni meteo davano un 60 percento di possibilità favorevoli ma la SpaceX, nonostante la finestra di lancio si prolungasse per due ore e mezza, ha chiamato l'annullamento del tentativo di lancio odierno.
I tecnici della SpaceX hanno messo in sicurezza il razzo, che aveva appena iniziato il rifornimento dei propellenti, ossigeno liquido e kerosene raffinato RP-1. Un nuovo tentativo di lancio, secondo quanto riportato sul press kit della compagnia, potrebbe avvenire fra 24 ore, con apertura della finestra di lancio alle 6:35 italiane di giovedì 16 marzo. Per quel momento le previsioni meteo attuali danno un 90 percento di condizioni favorevoli al decollo. La SpaceX, al momento nel quale scriviamo, non ha ancora ufficializzato la nuova data di lancio.
Per questa missione il razzo Falcon 9 non dispone delle zampe di atterraggio al primo stadio perché la SpaceX ha informato che, a causa della massa del satellite EchoStar 23 non vi sarebbe rimasto propellente per tentare un atterraggio ed il relativo recupero dello stadio. Quindi il primo stadio per questa missione è destinato a ricadere ed affondare nell'Oceano Atlantico al termine del suo funzionamento. E' la prima volta dall'aprile 2015 che questo non accadeva. Il satellite EchoStar 23 che si trova a bordo del razzo Falcon 9 appartiene alla compagnia EchoStar, il quarto operatore mondiale di trasmissioni satellitari con sede a Eaglewood, in Colorado. Il satellite è dotato di quattro antenne riflettori principali ed altre minori che gli permetteranno di eseguire profili di missione multipli. La posizione finale del satellite sarà in orbita geostazionaria a 45° di longitudine Ovest.
Nella foto (Credit: SpaceX) il razzo Falcon 9 (F30) sulla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center poco prima del rinvio del lancio odierno.

Fonti: SpaceX Twitter / Spaceflight Now - Stephen Clark

13/03/2017 - La propulsione elettrica spingerà l'esplorazione nello spazio profondo -

In questa foto (Credit: NASA Bridget Caswell, Alcyon Technical Services) l'ingegnere professor Peter Peterson al Glenn della NASA mentre prepara un motore ad Effetto Hall ad alta potenza per i test al suolo all'interno di una camera del vuoto che simula le condizioni dell'ambiente spaziale.
Conosciuto come Hall Effect Rocket with Magnetic Shielding (HERMeS), questo strumento opererà a 12,5 kW, che è tre volte più potente di tutti i sistemi esistenti. Questa propulsione solare elettrica ad alta potenza è stata identificata come una parte cruciale dei piani futuri di esplorazione dello spazio profondo della NASA.

Fonte: NASA - Kelly Heidman

11/03/2017 - Arrivato al sito di lancio il razzo per il Tianzhou-1 -

Le varie parti del razzo vettore Lunga Marcia-7 Y2 sono arrivate al centro di lancio nel Sud della Cina sabato in preparazione per il lancio del primo veicolo spaziale cargo previsto per il mese prossimo.
Dopo circa una settimana di viaggio in mare e per ferrovia, il razzo è giunto a Wenchang, Hainan, dove verrà assemblato e testato prima del lancio in aprile del primo veicolo cargo spaziale Tianzhou-1, lo ha reso noto l'ufficio di ingegneria spaziale abitata della Cina. Il Tianzhou-1 dovrebbe attraccare con il laboratorio orbitante Tiangong-2 tre volte ed eseguire il rifornimento del propellente in orbita così come altri esperimenti spaziali prima di ricadere sulla Terra. Il Tiangong-2 rimarrà in orbita e proseguirà i suoi esperimenti.
Il Lunga Marcia-7 Y2 è un razzo di carico medio in grado di trasportare fino a 13,5 tonnellate di carico in orbita bassa terrestre. Il razzo è in grado di trasportare sia veicoli cargo che satelliti. Esso ha compiuto il suo volo inaugurale nel giugno 2016. Il lancio del Tianzhou-1 completerà la seconda fase del programma spaziale abitato cinese, un passo cruciale per la Cina in vista della realizzazione della propria stazione spaziale nel 2020.
Il veicolo cargo Tianzhou-1 era arrivato al centro di lancio di Wechang alla metà di febbraio ed al momento sono in corso i test finali prima dell'installazione nell'ogiva del veicolo di lancio Lunga Marcia-7 Y2.
Nella foto (Credit: CCTV) l'arrivo di uno dei booster laterali del razzo Lunga Marcia-7 Y2 a Wenchang.

Fonti: Xinhua / ShangaiDaily.com

10/03/2017 - Forse le patate possono crescere davvero su Marte -

Lo avevamo visto nel film 'The Martian' di Ridley Scott (tratto dal romanzo di Andy Weir) dove il protagonista Mark Watney, interpretato dall'attore Matt Damon, riusciva a sopravvivere da solo su Marte allestendo una coltivazione di patate e cibandosene.
Ma ora questa finzione cinematografica potrebbe presto trasformarsi in realtà grazie ai risultati preliminari di uno studio scientifico. Crescono infatti i tuberi impiantati nel 2016 con Potatoes on Mars, progetto sviluppato dall’International Potato Center (conosciuto con l'acronimo spagnolo CIP) con il supporto della University of Engineering and Technology (UTEC) di Lima e della NASA Ames Research Center, un esperimento che punta sullo sviluppo di colture in ambiente controllato che simuli condizioni estreme, con l’obiettivo di assicurare un giorno il sostentamento agli esploratori marziani.
Per farlo, i ricercatori scommettono sulla patata, perché è un ortaggio dotato di una grande capacità genetica all’adattamento, un’impareggiabile resistenza a condizioni estreme ed è ricco di nutrienti (vitamina C, zinco e ferro): dunque, inevitabilmente, il prezioso tubero è al centro dell’attenzione degli esperti del settore biorigenerativo, che lo indicano come miglior candidato per avere un ruolo in una futura colonizzazione di Marte.
"Se le coltivazioni possono tollerare le condizioni estreme alle quali le abbiamo esposte nel nostro CubeSat, vi sono buone possibilità che possano crescere anche su Marte. Dovremmo svolgere diversi cicli di esperimenti per capire quali varietà di patate si comportano meglio. Vogliamo sapere quali sono le condizioni minime alle quali le patate sopravvivono," ha detto Julio Valdivia-Silva, un ricercatore associato con il SETI Institute che ha lavorato presso l'Ames Research Center della NASA ed ora lavora presso la UTEC di Lima.
'Potatoes on Mars' è un articolato esperimento scientifico pensato dall’International Potato Center, prestigiosa istituzione peruviana che dal 1971 si occupa di ricerca e sviluppo in agricoltura, che coinvolge l’Ames Research Center e l’UTEC attraverso la realizzazione di CubeSat, i mini satelliti in cui sono stati seminati i tuberi. Queste strutture ermetiche, che monitorano le condizioni di temperatura, pressione e anidride carbonica con l'obiettivo di replicare l'habitat marziano, ospitano il terreno e i germogli di patate - nutrite con acqua ricca di sostanze nutritive utili a compensare le carenze di un ambiente ostile allo sviluppo della vita - mentre le telecamere osservano il processo di crescita.
Alla base dello studio c'è l'osservazione che in Perù i tuberi, elemento basilare nell’alimentazione delle popolazioni che vivono sulle Ande, riescono ad attecchire persino nell’ecosistema arido del deserto di Pampas de la Joya. Il suolo vulcanico e riarso di questa distesa spoglia è molto simile alla superficie di Marte e quindi ben si presta ad essere utilizzato come terreno di prova. Tra l’altro nella regione andina, ad ulteriore conferma della robustezza e della duttilità della patata, esiste un’immensa varietà di tipi di questo ortaggio (all’incirca 4.500 specie): tale fattore può essere di grande aiuto agli scienziati per individuare la qualità più resistente, che potrà essere impiegata per nutrire con prodotti freschi gli abitanti della futura colonia marziana.
L’esperimento, inoltre, condurrà a ricadute positive di studio e ricerca anche per migliorare le rese dell’agricoltura terrestre in zone particolarmente inospitali oppure che abbiano subito devastazioni o dissesti idrogeologici.
Nella foto (Credit: CIP) l'esperimento che ospita la crescita dei tuberi.

TIMELAPSE DELL'ESPERIMENTO DI CRESCITA DI PATATE IN AMBIENTE SIMULATO MARZIANO - 09/03/2017 - (Credit: CIP) - dur.min. 1:18 - NO AUDIO

Fonti: ASI - Agnese Cerroni / Space.com - Elizabeth Howell / CIP

10/03/2017 - Orbitare sotto il sole -

Dopo tre giorni di intenso lavoro, oggi (9 marzo, ndr) i controllori di volo hanno dichiarato che il satellite appena lanciato Sentinel-2B è pronto per affrontare la fase di commissionamento.
Il Sentinel, del peso di 1.100 kg, era stato lanciato martedì con un razzo Vega dallo Spazioporto della Guyana Francese. Raggiungendo in orbita il suo gemello, il nuovo satellite raddoppierà la copertura ad alta risoluzione della missione Sentinel-2 per il sistema di monitoraggio ambientale Copernicus dell'Unione Europea.
Le informazioni della missione aiuteranno a migliorare le pratiche agricole, monitoreranno le foreste mondiali, scoveranno l'inquinamento nei laghi e nelle acque costiere, e contribuiranno alla mappatura rapida di aree disastrate.
Lo stadio superiore del Vega ha portato il Sentinel-2B sull'orbita prevista appena poco dopo un'ora da un perfetto decollo e volo propulso. Poco dopo la separazione dal Vega, il satellite ha inviato il suo primo segnale radio alla stazione di terra di Yattaragga, in Australia, e da li ritrasmesso al controllo missione di Darmstadt, in Germania. Gli ingegneri hanno dovuto stabilire un collegamento completo per l'invio comandi e ricezione dati prima di passare alla parte più complessa della fase 'lancio ed orbite iniziali'
Durante questi tre giorni, la squadra del controllo missione ha lavorato su turni per 24 ore al giorno, supervisionando una serie di cruciali azioni iniziali. Queste comprendevano il portare il satellite su una modalità operativa stabile, iniziare a muoversi verso l'orbita finale e controllare lo stato di tutti i sistemi.
"Il nostro satellite è in buone condizioni e l'intero team di controllo della missione, supportato dall'industria e dai colleghi del progetto Sentinel hanno lavorato duramente per portare Sentinel-2B nella sua prevista configurazione per l'avvio della missione," ha dichiarato Pier Paolo Emanuelli, direttore di volo. "Possiamo dichiarare che questa fase è completata e, dalle 20:00 GMT di oggi, torniamo all'orario regolare per il controllo volo a partire da domattina."
Fin dal suo arrivo in orbita martedì mattina, il team ha compiuto numerose operazioni, compresa la conferma del pieno dispiegamento dei pannelli solari e della regolare produzione di energia elettrica, verificato i puntatori stellari ed il ricevitore GPS, rilasciato la copertura protettiva della sua fotocamera multispettrale e condotto un test di manovra accendendo i propulsori per nove secondi.
Questo periodo per Sentinel-2B è tanto più esigente perché parte della squadra ha dovuta anche mantenere, in parallelo, il controllo sistematico di Sentinel-2A, che si trova in orbita dal giugno del 2015. "Tutto funziona molto bene e la squadra ha completato tutti i passi del programma come previsto," ha detto Paolo Ferri, capo missioni operative di ESA. "Con il supporto degli specialisti dei nostri centri, il team ha lavorato assieme per far volare non uno ma due satelliti e sono orgoglioso del contributo da parte di tutti."
Ora che il veicolo è stabile e vola normalmente, le squadre inizieranno la fase di commissionamento per i prossimi tre mesi, iniziando con le manovre che lo porteranno alla posizione finale nel corso delle prossime settimane - la stessa del gemello Sentinel-2A ma dall'altro lato della Terra. Durante il commissionamento, i due obiettivi principali sono di controllare le prestazioni del satellite e calibrare e validare la fotocamera. Inoltre anche la cruciale abilità di trasmettere le immagini al suolo attraverso una connessione laser verrà testata e commissionata.
Nella foto (Credit: ESA/J. Mai) il centro controllo missione ESOC, a Darmstadt, in Germania.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: Boeing), l'apertura dei paracadute principali di CST-100 Starliner visti dal portello superiore della capsula.

10/03/2017 - Testato con successo il paracadute di CST-100 Starliner -

Spaceport America, il primo spazioporto commerciale al mondo situato nel sud del New Mexico, in USA, ha annunciato oggi il successo del test sul sistema di paracadute del CST-100 Starliner della Boeing lanciato dal complesso di lancio orizzontale dello Spazioporto America.
In collaborazione fra le squadre della Boeing e quelle del poligono militare White Sand Missile Range, un gigantesco pallone riempito di elio è decollato dallo Spazioporto America nel New Mexico, trasportando un modello identico, nelle misure e pesi, del veicolo spaziale Starliner fino a circa 12.190 metri dove ha sorvolato le montagne di San Andres per un atterraggio con il paracadute dall'altro lato. L'obiettivo del test era che il veicolo spaziale raggiungesse la stessa velocità che affronterà durante un ritorno dallo spazio e che l'apertura dei paracadute avvenisse come previsto.
Appeso sotto il modello dello Starliner vi era un grande e pesante stabilizzatore giallo utilizzato per orientare l'angolo di attacco del veicolo e la velocità di discesa. Mentre lo Starliner scendeva verso il deserto alla velocità di 482 km/h, una serie di eventi dinamici hanno rallentato il veicolo spaziale. Poco dopo il rilascio dello Starliner dal pallone, il veicolo ha dispiegato due paracadute di frenata a 8.534 metri di quota per stabilizzarlo, seguiti da un paracadute pilota a 3.657 metri. I paracadute principali si sono aperti a 2.438 metri dal suolo prima del rilascio dello scudo termico alla base del veicolo, avvenuta a 1.371 metri. Infine il veicolo spaziale ha toccato il suolo con leggerezza, sollevando la sabbia del deserto.
Durante le missioni verso la stazione spaziale lo Starliner sarà dotato di grandi airbag che faranno da cuscino nell'impatto al momento dell'atterraggio. In caso di emergenza il veicolo spaziale è in grado anche di ammarare nell'oceano.
Abbiamo fatto un altro passo verso il ritorno alla capacità di lancio domestica di equipaggi dagli Stati Uniti," ha detto John Mulholland, vice presidente e responsabile del programa Commercial Crew Program della Boeing. "Il nostro team sta ricontrollando i dati di questo primo test di successo e preparando gli ultimi dettagli che ci permetteranno di qualificare i nostri paracadute per il volo spaziale."
I dati raccolti da questo test saranno utilizzati per verificare le caratteristiche di apertura dei paracadute e le prestazioni del sistema di atterraggio, così come la velocità e rateo di discesa dello Starliner fino a che non ha toccato il suolo. "Siamo onorati che la Boeing abbia scelto Spaceport America come luogo per i test del CST-100 Starliner," ha detto Daniel Hicks, amministratore delegato di Spaceport America. "E' stato un privilegio supportare quest'importante impresa nel ritorno delle capacità di lancio del volo spaziale umano alla NASA ed agli Stati Uniti."
I risultati di questi test cruciali confermeranno che il sistema di paracadute dello Starliner è in grado di stabilizzare e rallentare il modulo equipaggio con una velocità terminale di discesa nominale, in modo che l'atterraggio sulla superficie terrestre possa essere eseguito in sicurezza.
Il veicolo spaziale Crew Space Trasportation CST-100 Starliner della Boeing è stato sviluppato in collaborazione con il Commercial Crew Program della NASA. Lo Starliner è progettato per trasportare fino a sette passeggeri, oppure un mix di equipaggio e cargo, per le missioni verso l'orbita bassa terrestre. Per le missioni di servizio alla NASA verso la Stazione Spaziale Internazionale, potrà trasportare fino a quattro membri dell'equipaggio della NASA ed alcuni esperimenti che hanno i tempi molto ristretti. Lo Starliner ha un'innovativa struttura saldata ed è riutilizzabile fino a 10 volte con un periodo di sei mesi fra un volo e l'altro. Inoltre il veicolo spaziale dispone di connessione internet senza fili e tecnologia tablet per l'interfaccia con l'equipaggio.
Lo Spaceport America è il primo spazioporto commerciale costruito al mondo. Il complesso di lancio ha licenza della FAA (Federal Aviation Administration) e si trova nei 72 km quadrati adiacenti al poligono dell'esercito White Sand Missile Range, nel sud del New Mexico con circa 15.500 km quadrati di spazio aereo riservato, bassa densità della popolazione, pista da 3.657 metri ed oltre 340 giorni l'anno di sole e bassa umidità. Con 38 missioni verticali ed 8 orizzontali svolte finora, alcune con le più rispettate compagnie dell'industria spaziale sono clienti dello Spazioporto America: Virgin Galactic, SpaceX, UP Aerospace ed EXOS. Visita http://spaceportamerica.com/ e http://gatewaytospace.com/ per ulteriori informazioni. Spaceport America è #NewMexicoTRUE.
Nell'immagine (Credit: Boeing) il momento del decollo del pallone con appeso il modello del CST-100 Starliner. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Boeing), l'apertura dei paracadute principali di CST-100 Starliner visti dal portello superiore della capsula.

Fonti: Spaceref / Spaceport America - Rebecca Regan e Tammara Anderton / NASA - Steven Siceloff

Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech), un esempio della localizzazione radar effettuata dalla NASA per trovare la sonda indiana.

10/03/2017 - Sonde perdute, Terra in ascolto -

Caccia aperta alle sonde perdute. Rintracciare veicoli spaziali abbandonati in orbita o rifiuti che galleggiano senza meta, minacciando la sicurezza del nostro pianeta, costituisce una sfida tecnologica di sicuro interesse per gli esperti. E se trovare tracce delle missioni oramai in pensione, che muovono in maniera confusa intorno alla Terra, è un compito difficile, il gioco si complica quando le sonde orbitano anarchiche nei pressi della Luna.
Il nostro pallido satellite infatti presenta le caratteristiche 'mascon' (contrazione dell’espressione inglese 'mass concentration'), regioni in cui la forza di gravità opera con maggior vigore condizionando il moto di un veicolo spaziale al punto da modificarne la marcia in modo imprevedibile o da provocarne, in casi estremi, lo schianto sulla superficie. Finora la ricerca delle navicelle perdute in orbita lunare veniva svolta con il supporto dei telescopi ottici con risultati poco soddisfacenti: il bagliore riflesso dal nostro satellite naturale infatti ne offuscava la 'vista.
Una nuova applicazione tecnologica, sviluppata dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, chiama ora in campo gli osservatori terrestri per svolgere l’arduo compito: grazie all’antenna da 70 metri del Goldstone Deep Space Communication Complex, in California e del Green Bank Telescope, in West Virginia, gli scienziati sono stati in grado di individuare i nuovi percorsi intrapresi dal Lunar Reconnaissance Orbiter e dal veicolo indiano Chandrayaan-1.
Nel primo caso, la sonda NASA è stata captata senza troppe difficoltà nonostante il suo moto fosse stato modificato rispetto ai piani originali dalla gravità lunare. Nel secondo, il lavoro era più arduo: la missione della Indian Space Organization non dava notizie di sé dal 2009 e le sue dimensioni – un cubo di 1,5 metri per lato, grande la metà di una vettura Smart dunque – rendevano la caccia alla mini sonda simile a quella di un ago in un pagliaio.
Nonostante infatti questa tecnologia, basata sull’utilizzo di radar terrestri – uno per l’invio del fascio di microonde, l’altro deputato all’'ascolto' dell’eco di ritorno – fosse stata impiegata per l’avvistamento di asteroidi, gli esperti non erano certi di poter reperire un oggetto tanto piccolo dalla distanza di 380.000 chilometri. Un aiuto tuttavia era dato dalla certezza che Chandrayaan-1 rispettasse ancora l’indicazione di partenza che prevedeva un 'cammino' in orbita polare: ad ogni 'giro' panoramico della Luna, della durata di 2 ore e 8 minuti, doveva obbligatoriamente sorvolare i poli.
Sapendo dunque dove 'sparare' il fascio, il 2 luglio 2016 i ricercatori del JPL hanno puntato i telescopi verso un punto collocato 160 chilometri sopra al nord del satellite: come previsto, la sonda indiana ha percorso l’orbita nei tempi, inviando segnali di ritorno captati dagli osservatori di Terra.
I dati raccolti mostrano che il veicolo indiano, classificato come perduto ma ancora all’appello, mantiene un’orbita allineata e coerente agli ultimi avvistamenti del 2009. Ha tuttavia inclinato la propria marcia di 180 gradi.
La caccia ad LRO e la riscoperta di Chandrayaan-1 mostrano come l’unione (e la condivisione) delle tecnologie spaziali di Terra a disposizione faccia la forza. E che le applicazioni sviluppate attraverso i segmenti terrestri possano un giorno svolgere un ruolo chiave nelle missioni di esplorazione robotica lunare.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ISRO) la sonda Chandrayaan-1 in orbita attorno alla Luna. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA/JPL-Caltech), un esempio della localizzazione radar effettuata dalla NASA per trovare la sonda indiana.

Fonti: ASI - Agnese Cerroni / Media INAF - Eleonora Ferroni

09/03/2017 - Super Terre in transito, mai così vicine -

E ora chi lo acchiappa più? Michaël Gillon, l’astronomo dell’università belga di Liegi protagonista, nel febbraio scorso, della sensazionale scoperta del sistema planetario con sette mondi grandi quanto la Terra in orbita attorno alla stella Trappist-1, ha aggiunto due nuovi pianeti al suo medagliere. E lo ha fatto grazie anche a un telescopio tutto italiano: il Telescopio nazionale Galileo (Tng) dell’Inaf, alle Canarie. Così come all’Inaf lavorano quattro dei ricercatori che firmano insieme lui il nuovo studio, pubblicato il 2 marzo su Nature Astronomy: Emilio Molinari del Tng, Giuseppina Micela dell’Osservatorio astronomico di Palermo, Giampaolo Piotto dell’Osservatorio astronomico di Padova e Alessandro Sozzetti dell’Osservatorio astrofisico di Torino.
Due pianeti, dicevamo. In realtà i pianeti di quel sistema sono almeno quattro (vedi grafico), e quello più interno è da un paio d’anni che lo conosciamo: ne avevamo scritto anche su Media Inaf. A differenza dei sette in orbita attorno a Trappist-1, di questi non si può certo dire che siano simili alla Terra, e non c’è alcuna possibilità che possano rivelarsi abitabili: i due descritti nell’articolo di Gillon e colleghi, i più interni e 'piccini' del sistema, sono infatti entrambi molto più caldi e molto più grandi del mondo in cui viviamo. Molto più caldi perché, pur avendo una distanza e un periodo orbitale (sei-sette giorni uno, appena tre l’altro) simili a quelli dei 'magnifici sette', la stella madre, nel caso dei due nuovi arrivati, non è una tiepida nana rossa, bensì una nana arancione – nome in codice HD 219134 – poco più piccola (l’80 per cento) del nostro Sole. E molto più grandi, dicevamo: la loro massa è circa 4 o 5 volte quella del nostro pianeta. Ma come quest’ultimo sono rocciosi. Appartengono dunque alla categoria delle cosiddette super Terre.
Super Terre con un importante primato: fra i pianeti che – dal nostro punto di vista – transitano davanti alla stella madre, con la loro distanza di poco superiore ai 21 anni luce sono di gran lunga i più vicini a noi. Un primato che non sarà semplice scippargli. "È davvero improbabile che ci sia un sistema transitante più vicino a noi di HD 219134," dice infatti uno dei coautori dello studio, Francesco Pepe, dell’Osservatorio di Ginevra.
"La rilevazione dei transiti di queste due super Terre," osserva Gillon, è un passo importante per lo studio dei mondi rocciosi che orbitano intorno ad altre stelle. La vicinanza e la luminosità della loro stella ospite, infatti, combinate con la configurazione dei transiti, consentono di caratterizzare questi pianeti in modo dettagliato. In particolare, permettono di porre vincoli accurati alle loro composizioni interne, il che potrebbe fornire informazioni nuove e importanti sull’origine dei pianeti rocciosi di grande massa e con brevi periodi di rivoluzione. Un risultato che dimostra quanto Spitzer, pur essendo stato lanciato nel 2003, sia ancora uno strumento chiave per lo studio dei pianeti extrasolari."
E a questo proposito va sottolineata l’importanza della doppia modalità con la quale i due pianeti stati individuati: sia con il metodo del transito, grazie appunto al telescopio spaziale Spitzer della Nasa, sia con il metodo delle velocità radiali, in questo caso avvalendosi dello spettrografo Harps North, quello installato al Telescopio nazionale Galileo. Un doppio metodo che ha consentito di ricostruire con un basso margine d’incertezza sia la massa che il volume dei due lontani mondi – e dunque la loro densità, parametro fondamentale per formulare ipotesi sulla loro composizione.
"Un altro passo verso la caratterizzazione del nostro vicinato compiuto anche grazie alle osservazioni con il Tng," aggiunge comprensibilmente soddisfatto Molinari, che oltre a essere coautore dello studio è anche il direttore del Telescopio nazionale Galileo.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Avet Harutyunyan / FGG-TNG 2015) il sistema planetario HD 219134.

Fonti: Media INAF - Redazione / Nature Astronomy - Michaël Gillon et altri

09/03/2017 - La NASA ufficializza 'Europa Clipper' la prossima missione verso Giove -

La prossima missione della NASA per studiare la possibilità di vita sulla luna ghiacciata di Giove, Europa, ha ora un nome ufficiale: Europa Clipper.
Il soprannome richiama ai velieri che navigavano attraverso gli oceani della Terra nel 19esimo secolo. Queste imbarcazioni a vela disponevano di tre alberi ed erano rinomati per la loro grazia e rapidità. Queste navi facevano spola di tè e altri beni avanti e indietro attraverso l'Oceano Atlantico ed in tutto il globo.
Nella grande tradizione di queste navi classiche, il veicolo spaziale Europa Clipper navigherà oltre Europa ad una rapida cadenza, con una frequenza ogni due settimane, offrendo molte opportunità per studiare la luna da vicino. Il piano di missione primaria che comprende 40 a 45 flyby, durante i quali il veicolo spaziale riprenderà immagini della superficie ghiacciata della luna ad alta risoluzione e studierà la sua composizione e la struttura del suo guscio interno e ghiacciato.
Europa è da lungo tempo un'alta priorità nell'esplorazione perché si ritiene che possieda un oceano di acqua liquida salata sotto la sua crosta di ghiaccio. Lo scopo ultimo di Europa Clipper è quello di determinare se Europa è abitabile, possedendo tutti e tre gli elementi necessari per la vita: acqua liquida, ingredienti chimici ed una fonte di energia sufficiente per innescare la biologia.
"Durante ogni orbita, il veicolo spaziale trascorrerà solo un breve periodo di tempo nell'ambiente insidiosamente radioattivo attorno ad Europa. Essa passerà velocemente, acquisirà una grande quantità di dati scientifici e poi navigherà lontano da li," ha detto Robert Pappalardo, scienziato del progetto Europa Clipper presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California.
In precedenza, quando la missione era ancora nelle fasi iniziali di ideazione, era stata chiamata informalmente Europa Clipper, ma ora la NASA ha adottato quel nome in maniera ufficiale per la missione. Il lancio della missione è previsto negli anni '20 con l'arrivo nel sistema di Giove dopo un viaggio di diversi anni. Il JPL gestirà la missione per lo Science Mission Directorate di Washington. Per ulteriori informazioni sulla missione Europa Clipper della NASA, visitate: http://www.nasa.gov/europa.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/SETI Institute) la luna Europa ripresa dalla sonda Galileo.

Fonte: NASA - Preston Dyches, Dwayne Brown, Laurie Cantillo e Tony Greicius

Nella foto (Credit: SSL), il satellite EchoStar 23 prima di essere racchiuso nell'ogiva di lancio del Falcon 9.

09/03/2017 - Il Falcon 9 compie il test statico di accensione -

Giovedì nel tardo pomeriggio, mantenuto saldamente al suo posto, un razzo Falcon 9 ha acceso i suoi nove motori Merlin per circa tre secondi durante un test chiave prima del lancio dalla Florida, previsto per la prossima settimana con un satellite commerciale per le trasmissioni televisive.
I nove motore Merlin 1D sono stati accesi alle 6 p.m. EST (la mezzanotte italiana) presso la rampa 39A del Kennedy Space Center, propagando un rombo attraverso il paesaggio palustre dello spazioporto della Florida. Il test è un passo obbligato nelle campagne di lancio della SpaceX, offrendo la possibilità di far emergere ogni possibile problema del razzo Falcon 9 e dei sistemi al suolo, compiendo una simulazione di conto alla rovescia per il team di lancio e verificare lo stato di preparazione del sistema propulsivo principale del razzo.
Il razzo verrà ora riportato nell'hangar che si trova presso la rampa 39A dove gli verrà installato il satellite commerciale EchoStar 23, destinato a trasmettere segnali televisivi verso le case e le aziende in Brasile. Il decollo è previsto durante una finestra di lancio della durata di 2 ore e mezza con inizio alle 1:34 a.m. EDT (le 6:34 italiane) di martedì 14 marzo.
I tentativi di test statico di martedì e mercoledì sono stati rinviati per ragioni sconosciute. La SpaceX ha declinato di commentare i preparativi prima del test statico, ma i rinvii hanno costretto a spostare la data di lancio da domenica a martedì. La compagnia ha confermato con un tweet eseguito giovedì sera che il test statico era stato completato. Ora gli ingegneri analizzeranno i dati del test di accensione per verificare che tutti i sistemi funzionino come previsto, poi compiranno una riunione finale per dare il via al conto alla rovescia finale, che dovrebbe iniziare lunedì notte.
EchoStar 23 si trova già racchiuso all'interno dell'ogiva protettiva del Falcon 9, dopo essere stato rifornito all'interno di una 'sala pulita' nelle vicinanze dell'Air Force Station di Cape Canaveral. Il complesso verrà installato sul razzo una volta che il Falcon 9 sarà stato riposto in posizione orizzontale e riportato all'interno dell'hangar di SpaceX.
Costruito dalla Space System/Loral di Palo Alto, in California, l'EchoStar 23 verrà rilasciato in orbita di trasferimento geostazionario, un giro ellittico attorno alla Terra favorito come punto di partenza per i satelliti per telecomunicazioni che operano a 36.000 km sopra l'equatore. A quella quota, un veicolo spaziale in orbita si muove attorno alla Terra alla stessa velocità di rotazione del pianeta, permettendo così al satellite di rimanere fisso sopra lo stesso punto della superficie terrestre.
EchoStar 23 utilizzerà i propri propulsori per raggiungere la posizione geostazionaria a 45° Ovest di longitudine, dove i suoi strumenti per telecomunicazioni trasmetteranno i segnali televisivi diretti verso le case ai clienti in Brasile. La SpaceX ha sospeso la pratica di condurre alcuni test statici di accensione con il satellite della missione già a bordo del razzo dopo l'esplosione avvenuta durante il rifornimento per un test lo scorso settembre, distruggendo il lanciatore ed il satellite israeliano per telecomunicazioni Amos 6.
Le indagini svolte hanno individuato le cause dell'esplosione in un problema con il sistema di pressurizzazione del secondo stadio, e la SpaceX da allora ha modificato le modalità di carico dell'elio e del propellente nel razzo per evitare il ripetersi del problema. Modifiche all'hardware per rettificare in modo permanente il problema verranno messe in opera successivamente.
La SpaceX non ha escluso del tutto la possibilità di eseguire i test statici di accensione con razzi completamente assemblati in futuro, anche perché questa pratica permette di risparmiare uno o due giorni nella campagna di lancio. L'esplosione del primo settembre ha danneggiato la principale rampa di lancio della SpaceX in Florida - Complex 40 - forzando la compagnia a spostare le operazioni di lancio alla vicina 39A, un sito storico che ha ospitato in passato i razzi lunari Saturno 5 e le missioni Space Shuttle fino al pensionamento nel 2011.
La SpaceX ha affittato la rampa 39A dalla NASA nel 2014 per un periodo di 20 anni, e le squadre hanno proceduto ad accelerare le modifiche alla struttura per supportare i voli dei Falcon 9 a seguito dell'esplosione al Complex 40. La compagnia ha ripreso i lanci il 14 gennaio con una missione dall'Air Force Base di Vandenberg, in California, con la messa in orbita di 10 satelliti di nuova generazione per la Iridium. Il 19 febbraio, la SpaceX ha riportato la rampa 39A in servizio con il successo nel decollo di un Falcon 9 con a bordo il veicolo cargo di rifornimento Dragon diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il lancio di martedì prossimo sarà il terzo volo Falcon 9 dell'anno, ed il secondo dalla rampa 39A. La missione commerciale sarà il 31esimo lancio di un razzo Falcon 9 fin da quando la compagnia ha sviluppato privatamente il razzo che ha debuttato nel giugno 2010. Si tratterà infine del primo volo di un Falcon 9 senza le zampe di atterraggio fin dall'aprile 2015. Il razzo infatti non tenterà il recupero del primo stadio in mare o sulla terraferma perché il satellite EchoStar 23 richiede tutta la capacità del propellente del Falcon 9.
Nella foto (Credit: SpaceX) il test statico di accensione svoltosi giovedì pomeriggio. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SSL), il satellite EchoStar 23 prima di essere racchiuso nell'ogiva di lancio del Falcon 9.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / Spaceflight101

09/03/2017 - Il Cygnus OA-7 della Orbital ATK onora John Glenn -

La Orbital ATK rende onore dando al veicolo spaziale Cygnus OA-7 il nome dell'ex-astronauta e senatore degli Stati Uniti John Glenn, il primo americano ad entrare in orbita attorno alla Terra, per tutta la sua vita un pioniere del volo spaziale umano.
Glenn spianò la strada al programma spaziale americano, dalle missioni lunari, allo Space Shuttle fino alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il suo impegno nel programma del volo spaziale umano e la sua illustre carriera militare e politica lo rendono ideale per essere ricordato dalla missione OA-7. Glenn è scomparso l'8 dicembre 2016, ed ha lasciato la moglie di 73 anni, Annie, ed i suoi figli John e Carolyn.
La partenza della missione OA-7 è prevista per il 19 marzo con un razzo Atlas 5 della ULA da Cape Canaveral. A bordo della settima missione cargo della Orbital ATK per la ISS rifornimenti per l'equipaggio che si trova a bordo dell'avamposto dell'umanità nello spazio.
Maggiori informazioni su John Glenn, qui.
Nella foto (Credit: NASA) John Glenn durante le sue due missioni spaziali.

Fonte: Orbital ATK

09/03/2017 - Cassini svela la strana forma della luna Pan -

La sonda Cassini della NASA ha inviato una serie di immagini ravvicinate non elaborate della piccola luna Pan, riprese il 7 marzo 2017.
Il sorvolo ha avuto nel momento di massimo avvicinamento a circa 24.572 km. La serie di immagini di Pan, di appena 35 km ed una delle molte lune di Saturno, sono le più ravvicinate mai ottenute finora e permetteranno di caratterizzare la sua singolare forma e geologia.
Alcune immagini della serie si trovano alla pagina NASA della fonte della notizia mentre altre, sempre grezze, sono disponibili qui: https://saturn.jpl.nasa.gov/galleries/raw-images/.
La missione Cassini-Huygens è una collaborazione fra la NASA, l'ESA (European Space Agency) e l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, California, gestisce la missione per la Direzione Missioni Scientifiche di Washington. Il centro operativo per le immagini di Cassini sono basate sullo Space Science Institute di Boulder, in Colorado. Il Caltech di Pasadena, gestisce il JPL per la NASA.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) una delle immagini ravvicinate di Pan che mostrano tutta la sua forma peculiare.

Fonte: NASA - Preston Dyches e Tony Greicius

08/03/2017 - Nuovo successo nei test dei paracadute di Orion -

Gli ingegneri hanno testato con successo i paracadute del veicolo spaziale Orion della NASA mercoledì 8 marzo presso il poligono militare di Yuma, in Arizona.
Si è trattato del secondo test (il primo era stato svolto con successo il 30 settembre 2016) di una serie di otto che certificheranno i paracadute di Orion per il volo spaziale umano. Il test, che ha visto il rilascio di un modello ingegneristico di Orion da un aereo da trasporto C-17 alla quota di 7.620 metri, ha simulato la discesa che gli astronauti sperimenteranno in caso di aborto della missione poco dopo il decollo.
Orion, che verrà lanciato con il razzo Space Launch System (SLS) della NASA dal Kennedy Space Center dell'agenzia in Florida, è costruito per portare gli astronauti più lontano nel Sistema Solare di quanto mai fatto prima d'ora. Il veicolo spaziale trasporterà gli equipaggi nello spazio, fornirà capacità di fuga di emergenza, sosterrà l'equipaggio durante le loro missioni e verrà utilizzato per dare un rientro sicuro attraverso l'atmosfera terrestre.
Nell'immagine (Credit: NASA) l'attimo prima che il modello ingegneristico tocchi il suolo del deserto dell'Arizona appeso ai suoi tre giganti paracadute.

Fonte: NASA - Kindra Thomas

Nella foto (Credit: SpaceX), l'esterno del veicolo Crew Dragon di prova durante i test del Modulo ECLSS.

08/03/2017 - La NASA testa i sistemi vitali per le missioni commerciali con equipaggio -

Ampie valutazioni sono in corso sui sistemi di supporto vitale in vista del successo dei test di volo che la NASA intende fare in preparazione al ritorno del volo spaziale umano negli Stati Uniti.
Uno dei sistemi più intensamente studiati è chiamato ECLSS. Abbreviazione di controllo ambientale e sistema di supporto vitale e pronunciato 'e-Cliss,' il sistema è una complessa rete di apparecchiature, tubi, serbatoi e sensori che lavorano assieme per fornire gli astronauti assieme all'aria altre cose essenziali durante le missioni per il Commercial Crew Program (CCP) della NASA a e dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
"L'ECLSS ed i relativi sottosistemi rappresentano una sfida unica per uno sviluppatore," dice Brina Daniel, capo della squadra sistemi per il Commercial Crew Program. "Sistemi di questo tipo devono assicurare un controllo stretto dei parametri che sono importanti per la sicurezza umana come la temperatura, i livelli di anidride carbonica, i livelli di ossigeno e la pressione della cabina. Le varie funzioni dei sistemi di supporto vitale devono non solo essere a prova di guasto e resistenti, ma anche in grado di compiere le loro funzioni per l'intero svolgimento della missione, dal conto alla rovescia all'ammaraggio."
La SpaceX ha costruito una versione di prova del proprio veicolo Crew Dragon solo per valutare il sistema di supporto vitale. Il Modulo ECLSS, come è conosciuto nel prototipo del veicolo spaziale, è stato realizzato il più possibile simile alle specifiche del veicolo spaziale operativo. La SpaceX ha detto che le conoscenze acquisite durante la sua costruzione e test permetteranno di passare senza problemi alle versioni di volo del veicolo spaziale.
La complessa rete che fornisce anche l'aria per le tute spaziali, mantiene anche la pressione della cabina e regola tutte le condizioni all'interno della nave spaziale come la temperatura e l'umidità. Inoltre provvede al sistema di spegnimento delle fiamme e ripulisce l'aria dall'anidride carbonica che gli astronauti espirano. Il sistema dipende profondamente dal software del computer per aggiustare automaticamente le condizioni per l'equipaggio nel corso della missione.
Gli astronauti indosseranno le tute spaziali di lancio e rientro una volta all'interno del veicolo spaziale durante certe fasi delle loro missioni per salvaguardarsi contro le perdite in cabina oppure altre emergenze come un aborto al lancio. Durante le prime fasi dello sviluppo, gli ingegneri si sono chiusi all'interno del Modulo ECLSS per quattro ore mentre il sistema forniva una miscela di ossigeno ed azoto. Le condizioni erano molto vicine a quelle che la nave spaziale e gli astronauti sperimenteranno in volo.
"A differenza del basarsi unicamente sulle simulazioni al computer ed alle analisi, il Modulo ECLSS permette di testare ed osservare i sistemi di supporto vitale di Crew Dragon mentre controlla autonomamente un vero e proprio ambiente di cabina," ha detto Nicolas Lima, un ingegnere dei sistemi di supporto vitale alla SpaceX. "Le prove condotte sul Modulo ECLSS contribuiranno al miglioramento nella progettazione e nel funzionamento del Crew Dragon, che alla fine porterà ad una maggiore sicurezza per l'equipaggio".
I veicoli spaziali Crew Dragon trasporteranno gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in missioni per il Commercial Crew Program della NASA. Il veicolo spaziale andrà in orbita con un razzo Falcon 9 che partirà dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center, in Florida.
Separatamente la Boeing stà realizzando una linea di veicoli spaziali chiamati CST-100 Starliner che porterà gli astronauti alla ISS per missioni CCP. La NASA ha affidato i contratti ad entrambe le compagnie per i voli di prova e missioni operative di rotazione equipaggi della stazione.
Il Modulo ECLSS del Crew Dragon comprende un pavimento trasparente che non verrà utilizzato sulla nave spaziale operativa. Mentre il resto della nave spaziale è stato costruito il più simile possibile al Crew Dragon di volo, il pannello per vederci attraverso è stato piazzato solamente sul modulo di prova in modo che gli ingegneri possano osservare il cuore del sistema ECLSS mentre compie il proprio lavoro.
I sistemi ECLSS - assieme a tutti gli altri necessari per un veicolo spaziale sicuro - vedranno i loro test finali in orbita una volta che gli esperti della NASA certificheranno il veicolo spaziale, il vettore di lancio ed altri sistemi per il volo.
Nella foto (Credit: SpaceX) il Modulo ECLSS del Crew Dragon di prova visto attraverso il pannello trasparente del pavimento della cabina. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SpaceX), l'esterno del veicolo Crew Dragon di prova durante i test del Modulo ECLSS.

Fonte: NASA - Steven Siceloff

08/03/2017 - La NASA chiede un passaggio a chi va verso Marte -

La NASA ha pubblicato un annuncio rivolto alle aziende che intendono spedire dei veicoli spaziali verso Marte nel 2020 per chiedere di poter ricevere un passaggio per propri strumenti scientifici.
Chiaramente il primo nome che viene in mente è quello della SpaceX, che sta pianificando la prima missione Red Dragon, che dovrebbe scendere sul Pianeta Rosso proprio per il 2020. La NASA era già disponibile a collaborare in quella missione però l’agenzia americana punta ora ad ampliare il pool di candidati privati a cui attingere per raggiungere Marte, prima di tutto con una navicella senza equipaggio. Da qui la richiesta pubblica, tecnicamente chiamata request for information (RFI), che scadrà il prossimo 28 marzo.
"Portare avanti il nostro obiettivo di esplorazione umana dello spazio profondo – dichiara l’annuncio NASA che ha accompagnato la RFI – richiederà una significativa quantità di ricerca scientifica. Le opportunità di raccogliere dati legati a Marte sono state rare, e le crescenti potenzialità del settore privato hanno aperto per la NASA la possibilità di trarre vantaggio dalle operazioni commerciali per mandare carichi utili sulla superficie del Pianeta Rosso."
Questi strumenti ospitati a bordo delle navicelle private avranno diversi obiettivi, primo tra tutti analizzare le caratteristiche del suolo marziano. La NASA sta infatti considerano la possibilità di testare le tecnologie per lo sfruttamento di risorse in situ (ISRU), con lo scopo di generare acqua, ossigeno e metano per il combustibile: tutti elementi essenziali per future missioni umane. Un traguardo che l’agenzia spaziale americana punta a raggiungere intorno al 2030: per questo aumentare la sinergia con il settore privato diventerà sempre più cruciale.
Nell'illustrazione artistica (Credit: SpaceX) la capsula di SpaceX, la Red Dragon, atterrata su Marte.

Fonti: ASI - Giulia Bonelli / NASA

Nella foto (Credit: NYT), Tereshkova in posa di fronte alla sua Vostok 6.

07/03/2017 - Valentina Tereshkova, prima donna nello spazio, compie 80 anni -

Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio e simbolo sovietico dell’emancipazione femminile, ha compiuto 80 anni il 6 marzo scorso.
Il 16 giugno 1963 Valentina Tereshkova trascorse 70 ore nello spazio a bordo della navicella Vostok 6, diventando il primo cosmonauta donna della storia. Inoltre è l'unica donna in Russia ad aver ottenuto il grado di generale maggiore. Oggi è deputata della Duma di Stato.
Nel 1963, a causa del vuoto informativo relativo ai dati tecnici della missione, i media occidentali celebrarono l'impresa della Tereshkova concentrandosi soprattutto sulla sua fisionomia. "Il primo cosmonauta donna del mondo è una ragazza carina, atletica, con gli occhi grigi e i capelli ondulati castano scuro," scriveva allora il New York Times.
Altre testate statunitensi si atterranno a questo schema per annunciare il volo delle prima donna nello spazio. "La televisione di Mosca ha mostrato verso le due del pomeriggio le immagini del primo cosmonauta donna: è una ragazza con i riccioli che le cadono davanti agli occhi e la fossetta sul mento. Il sorriso e l'infinita loquacità di Valentina — Valya per gli amici — sembrava dissipare il grigiore del cielo moscovita," scriveva il New York Herald Tribune nel 1963.
I dettagli emotivi ebbero maggiore spazio anche sulle testate europee. Molti quotidiani spagnoli, per esempio, si concentrarono sulla conversazione tra la Tereshkova e l'allora leader sovietico Nikita Krusciov. Krusciov chiese alla cosmonauta se ci fossero stati degli incidenti durante il volo. "No", rispose la Tereshkova, "ho solo sbattuto il naso." Krusciov le promise che avrebbe ricevuto l'adeguato aiuto medico e aggiunse: "quando arriverà a Mosca, l'accoglieremo con lo sfarzo che si merita."
Altre pubblicazioni, invece, cercarono di dare una spiegazione al perché sia stata l'Unione Sovietica a mandare per prima una donna nello spazio, a scapito della NASA americana e del suo programma femminile. "Dal 1917 la Russia sovietica… cerca di praticare il principio della parità tra uomini e donne," scriveva Life spiegando che tutte le sfere della vita pubblica — dal lavoro fisico alla scienza — erano accessibili alle donne.
"L'impresa di Valentina è il simbolo dell'emancipazione delle donne comuniste," sottolineava Life.
Nata e cresciuta a Maslennikovo, piccolo paesino nella regione di Yaroslavl, Tereshkova rimase orfana di padre da piccola e sua madre, operaia in un'industria tessile, fu costretta a crescere i tre figli - un fratello minore e una sorella maggiore - da sola. Valentina a soli 17 anni fu costretta a interrompere gli studi e ad affiancare la madre in fabbrica. A portarla nello spazio fu la passione per il paracadutismo - effettuò il suo primo lancio il 21 maggio del 1959 - e l'ardore politico, che la portarono a diventare segretario della locale sezione del Komsomol, la lega dei giovani comunisti.
Così, realizzato con successo lo storico lancio di Yuri Gagarin, Kamanin, il capo del programma spaziale, convinse le autorità sovietiche ad avviare un programma femminile. Tereshkova venne allora scelta, probabilmente grazie alla sua esperienza nel paracadutismo. La navicella Vostok era infatti completamente automatizzata e dunque non servivano doti di pilotaggio, ma il cosmonauta veniva espulso dalla capsula in fase di rientro. Una procedura rischiosa che necessitava di doti particolari. Valentina, in quello storico volo, si trovò ad affrontare imprevisti di ogni tipo - vomitò ad esempio mentre si trovava in orbita e la sua missione venne prolungata di due giorni, pare per correggere l'orientamento della navicella che la stessa Tereshkova aveva notato essere non corretto - e alla fine totalizzò più ore nello spazio che tutti gli astronauti americani messi insieme.
Peccato che, dopo essere stati i primi ad inviare una donna nello spazio l'Unione Sovietica prima, e la Russia di oggi, sono rimasti molto indietro in questo campo. Le donne cosmonaute sono state una rarità negli ultimi 50 anni (in tutto quattro sono andate nello spazio contro le 46 degli Stati Uniti e le 10 degli altri Paesi fra cui l'Italia con Samantha Cristoforetti) e, forse proprio per la mentalità russa, questo divario con l'occidente sembra essere destinato a rimanere invariato per lungo tempo.
Attualmente sono in servizio un totale di 19 astronaute: 15 statunitensi, 2 cinesi, 1 italiana ed 1 russa.
Nella foto (Credit: Sputnik) Valentina Tereshkova con la tuta spaziale per la missione Vostok 6. Nella foto in alto a destra (Credit: NYT), Tereshkova in posa di fronte alla sua Vostok 6 durante la mostra 'Cosmonauts' tenuta allo Science Museum di Londra dal 2015 al 2016.

Fonti: Sputnik News Italia / ANSA - Mattia Bernardo Bagnoli / Space Facts - Joachim Wilhelm Josef Becker e Heinz Hermann Janssen

07/03/2017 - BepiColombo dispiega le ali -

La missione BepiColombo verso Mercurio si trova nelle fasi finali di test presso il centro tecnico dell'ESA, in Olanda, prima del suo lancio previsto dallo Spazioporto Europeo di Kourou, Guyana Francese, nell'ottobre 2018.
Per la prima volta il Mercury Planetary Orbiter (MPO) dell'ESA ha visto il montaggio dei tre pannelli solari lunghi 7,5 metri e poi il loro dispiegamento. E' stata la prima volta che il pannello è stato dispiegato una volta montato sull'orbiter. I pannelli erano sostenuti da cavi per simulare l'assenza di peso nello spazio. L'apertura sarà ripetuta anche dopo che il veicolo spaziale sarà stato sottoposto alle vibrazioni per simulare le condizioni di lancio, ed ancora dopo il suo arrivo al sito di lancio.
Nell'immagine (Credit: ESA), il pannello solare è parzialmente aperto. Il 'retro' del pannello è in vista, mostrando i cavi che verranno collegati al corpo principale, mentre il lato riflettivo solare dei pannelli si trova dall'altro lato e non è visibile. Uno dei pannelli posteriori è riflettente in modo da allontanare la luce dal corpo principale.
Il pannello sarà ripiegato contro il corpo dell'orbiter una volta all'interno del veicolo di lancio Ariane 5 e verrà dispiegato solo una volta che si troverà nello spazio. Il Mercury Planetary Orbiter sarà agganciato al Mercury Magnetospheric Orbiter del Giappone, che troverà posto dentro uno schermo solare protettivo. I due veicoli spaziali scientifici verranno trasportati verso il pianeta più interno del Sistema Solare grazie al Mercury Transport Module, che utilizzerà una combinazione di propulsione elettrica e multiple fionde gravitazionali con la Terra, Venere e Mercurio.
Dopo un viaggio di 7,2 anni, i due veicoli si separeranno e faranno misurazioni complementari dell'interno, della superficie, dell'esosfera e della magnetosfera di Mercurio. I dati ci diranno molto sull'origine e sull'evoluzione di un pianeta situato così vicino alla sua stella, fornendo una migliore comprensione dell'evoluzione complessiva del nostro Sistema Solare così come dei sistemi di esopianeti.

Fonte: ESA

07/03/2017 - Eutelsat sarà la prima compagnia a volare con il New Glenn della Blue Origin -

La Eutelsat Communications ha annunciato oggi, durante la convention Satellite 2017 che si tiene a Washington D.C., negli Stati Uniti, la firma di un contratto con la Blue Origin per il lancio di un proprio satellite con il razzo New Glenn che dovrebbe iniziare i voli nel 2020.
La nuova collaborazione con la Blue Origin riflette la strategia di lungo corso di Eutelsat per utilizzare molteplici fornitori di lancio per assicurarsi l'accesso allo spazio e collaborare con agenzie di lancio che combinino i più alti livelli di prestazioni, flessibilità e competitività.
L'accordo con la Blue Origin copre il lancio di un satellite geostazionario nel periodo 2021-2022. Il lanciatore New Glenn sarà compatibile con ogni satellite Eutelsat, data la possibilità e flessibilità di allocare la missione ad appena 12 mesi dal lancio. Rudolphe Belmer, amministratore delegato di Eutelsat ha così commentato la nuova collaborazione con Blue Origin: "Blue Origin è stata vicina ad Eutelsat nella sua strategia e ci ha convinto di avere la giusta mentalità per competere nel settore dei servizi di lancio. Il loro approccio di ingegneria è solido, e la loro politica di sviluppare tecnologie che costituiranno la base di un'ampia generazione di lanciatori, corrisponde a quello che ci aspettiamo dai nostri partner industriali. Includendo il New Glenn nella nostra lista continuiamo a perseguire la nostra strategia di lunga data di innovazione che spinge verso il basso il costo di accesso allo spazio e fa salire le prestazioni. Questo non può che essere una buona notizia per la redditività e la sostenibilità del nostro settore."
"Eutelsat è uno dei maggiori operatori satellitari più esperti e innovativi al mondo, e siamo onorati che abbiano scelto Blue Origin e il nostro veicolo di lancio orbitale New Glenn," ha affermato Jeff Bezos, fondatore di Blue Origin. "Eutelsat ha lanciato satelliti su molti nuovi veicoli e condivide sia il nostro approccio metodico per l'ingegneria e la nostra passione per la guida verso il ribasso dei costi di accesso allo spazio. Benvenuti nella lista di lancio, Eutelsat, non vedo l'ora di volare insieme a voi."
Sempre durante la manifestazione la Blue Origin ha dato qualche altro dettaglio sulle prestazioni del New Glenn. Avrà capacità di carico per orbite geostazionarie fino a 14 tonnellate e circa 40 per l'orbita bassa. Il primo stadio sarà riutilizzabile ed è stato mostrato un video dove, una volta lanciato nello spazio il secondo stadio, rientra nell'atmosfera ed atterra su una grossa nave in movimento nell'Oceano, in modo quasi identica a quello che riesce già a fare il Falcon 9 di SpaceX.
Fondata nel 1977, la Eutelsat Communications (Euronext Paris: ETL, codice ISIN: FR0010221234) è uno dei leader a livello mondiale e gli operatori più esperti nei satelliti di comunicazione. L'azienda fornisce una capacità di 39 satelliti per i clienti che includono le emittenti radiotelevisive e le associazioni, operatori di pay-TV, video, dati e Internet service provider, aziende e agenzie governative.
la flotta satellitare Eutelsat desidera fornire una copertura completa dell'Europa, Medio Oriente, Africa, Asia-Pacifico e Americhe, consentendo video, dati, banda larga e di governo delle comunicazioni da stabilire a prescindere dalla posizione di un utente.
Con sede a Parigi, con uffici e teleporti in tutto il mondo, Eutelsat rappresenta una forza lavoro di 1.000 uomini e donne provenienti da 37 paesi che sono esperti nei loro campi e lavorano con i clienti per fornire la massima qualità del servizio.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Blue Origin) il razzo vettore New Glenn in volo.

Fonti: Eutelsat - Vanessa O’Connor e Marie-Sophie Ecuer / Blue Origin

07/03/2017 - Jeff Bezos mostra i primi motori BE-4 di Blue Origin -

Jeff Bezos, il magnate americano di Amazon e fondatore della compagnia di razzi Blue Origin, ha svelato con due tweet i primi motori BE-4 della sua compagnia Blue Origin ad essere completati e pronti per i primi test.
I BE-4 sono potenti motori a razzo alimentati ad ossigeno e metano liquidi con una spinta prevista di oltre 249 tonnellate (per confronto i Merlin 1D della SpaceX hanno una spinta di 'appena' 90 tonnellate, anche se il futuro Raptor - anch'esso ad ossigeno e metano liquidi - promette oltre 300 tonnellate di spinta) e che saranno installati sul nuovo razzo pesante orbitale semi-riutilizzabile New Glenn che la Blue Origin prevede di lanciare a partire dal 2020 per la messa in orbita di satelliti commerciali da Cape Canaveral. Ma, sebbene inizialmente previsti solo per l'utilizzo con i razzi della compagnia, ora potrebbero anche essere montati sul nuovo veicolo di lancio Vulcan della United Launch Alliance (ULA), il successore del vettore Atlas 5, dove sono candidati a sostituire gli attuali motori RD-18 di costruzione russa.
Lo sviluppo del BE-4 è iniziato nel 2011 da parte di Blue Origin. Nel settembre 2015 la BO aveva completato circa 100 test degli elementi dei motori. Il primo motore assemblato è stato presentato oggi. Il BE-4 è stato progettato per essere riutilizzabile e per una vita operativa che comprende almeno 25 voli ed atterraggi.
Nella foto (Credit: Jeff Bezos/Blue Origin) il primo BE-4 presentato al mondo. Qui una seconda immagine.

Fonte: Tweet - Jeff Bezos

07/03/2017 - Dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) rilasciati altri CubeSat -

Quattro CubeSat sono stati rilasciati la mattina del 6 marzo mentre l'equipaggio di Spedizione 50 compiva ricerche sullo spostamento dei fluidi verso la testa che potrebbe essere la causa del danneggiamento della visione negli astronauti. Inoltre sono stati sistemati ed organizzati gli attrezzi che potrebbero essere utilizzati durante una passeggiata spaziale di manutenzione.
Quattro CubeSat sono stati lanciati lunedì mattina all'esterno del modulo giapponese Kibo utilizzando il CubeSat Deployer della NanoRacks. I quattro satelliti LEMUR-2 aiuteranno il monitoraggio globale marittimo e miglioreranno le previsioni meteo.
Il cosmonauta russo Sergey Ryzhikov della Roscosmos ha partecipato alla scansione ad ultrasuoni della testa e collo per il lungo studio 'Fluid Shift'. Thomas Pesquet dell'Agenzia Spaziale Europea ha raggiunto Ryzhikov per l'esperimento ed imparare come prevenire il flusso dei fluidi verso l'alto che potrebbe causare danni alla vista.
Il Comandante Shane Kimbrough ha invece lavorato oggi all'interno della camera stagna Quest preparando gli strumenti per la passeggiata spaziale. I responsabili di missione stanno valutando una potenziale passeggiata spaziale per continuare l'aggiornamento dei sistemi elettrici della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Intanto, nei giorni scorsi, il 3 marzo per essere esatti tre membri di Spedizione 50 hanno superato i 100 giorni in orbita e si preparano a tornare a giugno sulla Terra. L'astronauta Peggy Whitson ha vissuto nello spazio assieme ai suoi colleghi da oltre 100 giorni. Lei e Pesquet dell'ESA e Oleg Novitskiy della Roscosmos torneranno sulla Terra il 2 giugno dopo aver trascorso 197 giorni nello spazio. Il trio era stato lanciato il 17 novembre iniziando un volo di due giorni verso la stazione.
Nella foto (Credit: NASA) cinque dei sei astronauti ora a bordo della ISS, in senso orario partendo dal basso vi sono l'astronauta NASA Peggy Whitson, i cosmonauti Andrey Borisenko e Oleg Novitskiy, l'astronauta ESA Thomas Pesquet ed il cosmonauta Sergey Ryzhikov.

Fonte: NASA ISS blog - Mark Garcia

Nella foto (Credit: Arianespace), il razzo Vega VV09 sulla rampa di lancio a pochi secondi dal decollo.

07/03/2017 - Vega, nono successo di fila -

Proseguendo la serie di successi del razzo Vega, il nono volo del lanciatore leggero di Arianespace ha portato in orbita il satellite da osservazione terrestre Sentinel-2B durante una missione notturna compiuta dallo Spazioporto della Guyana Francese.
Si è trattato del nono lancio consecutivo di successo per il Vega fin dalla sua introduzione presso lo Spazioporto nel febbraio 2012 e segna il terzo decollo di Arianespace per il 2017 - durante il quale la compagnia prevede di arrivare a 12 missioni con la sua famiglia di lanciatori composta dal Vega assieme al lanciatore medio Soyuz e quello pesante Ariane 5.
Il carico utile di stanotte, il Sentinel-2B, fa parte di un sistema satellitare sviluppato dal programma Copernicus della Commissione Europea per fornire l'Europa con dati dell'osservazione della Terra continui, indipendenti e di facile accesso. Il Sentinel-2B è il quarto satellite del programma Copernicus portato in orbita da Arianespace dopo il successo del Sentinel-1A con un Soyuz nell'aprile 2014, il decollo del Sentinel-2A a bordo di Vega il giugno 2015 ed il dispiegamento del Sentinel-1B con un Soyuz nell'aprile 2016. Un altro satellite del programma Copernicus, il Sentinel-3A, venne lanciato nel febbraio 2016 con un veicolo di lancio Eurockot Rokot dal Cosmodromo di Plesetsk, in Russia.
"Attraverso Copernicus, l'Europa sta sviluppando il proprio sistema di monitoraggio globale per rispondere meglio ai problemi ambientali e di sicurezza," ha detto Luce Fabreguettes, vice presidente anziano delle missioni di Arianespace. "Quest'obiettivo è pienamente in linea con la nostra missione di fornire accesso indipendente ed autonomo allo spazio per l'Europa, e per servire nel miglior modo la vita sulla Terra."
Sentinel-2B è stato rilasciato durante una missione della durata di appena 58 minuti, con il Vega decollato dallo Spazioporto esattamente alle 10:49:24 p.m. locali (le 2:49 italiane) dalla rampa Vega Launch Complex (ZLV) della Guyana Francese. Dopo che la propulsione a propellente solido ha fornito la spinta del primo, secondo e terzo stadio, è toccato allo stadio superiore AVUM a bi-propellente che, eseguite due accensioni, ha permesso al satellite di essere rilasciato nell'orbita solare sincrona prevista di 786 km con inclinazione 98,57° sull'equatore.
Il motore a propellente solido P80 del primo stadio di Vega ha funzionato per 1 minuto e 55 secondi. Il motore a propellente solido Z23 del secondo stadio è stato acceso alcuni secondi dopo ed ha bruciato per 3 minuti e 39 secondi. Dopo 12 secondi di volo inerziale è stato acceso il motore a propellente solido Z9 del terzo stadio che ha funzionato per altri 2 minuti e 41 secondi. L'ogiva protettiva del carico utile si è separata alcuni secondi dopo l'avvio del terzo stadio. Dopo 1 minuto e 52 secondi di volo inerziale, il quarto stadio a bi-propellenti liquidi AVUM ha iniziato una prima accensione della durata di 7 minuti e 4 secondi per entrare in un'orbita di parcheggio ellittica. Lo stadio ed il carico utile hanno poi proseguito d'inerzia sopra l'Artico prima di eseguire una seconda accensione di 2 minuti, iniziata 55 minuti e 7 secondi dopo il lancio. Quest'accensione ha circolarizzato l'orbita. Il Sentinel-2B si è separato circa 50 secondi dopo il termine dell'accensione. AVUM ha poi eseguito, un'ora dopo, una terza accensione per uscire dall'orbita ed evitare la proliferazione dei detriti spaziali.
Alle 3:52 italiane gli operatori del centro operazioni dell'ESA a Darmstad, Germania, hanno stabilito i parametri della telemetria ed il controllo di assetto, permettendo di dare inizio all'attivazione dei sistemi del Sentinel. Il pannello solare del satellite è stato già dispiegato. Dopo questa prima fase di 'lancio e messa in orbita', che normalmente dura tre giorni, gli operatori cominceranno a controllare e calibrare gli strumenti per rendere operativo il satellite. La missione dovrebbe cominciare le operazioni tra tre o quattro mesi.
Il carico utile totale sollevato dal Vega per la missione di stanotte è stato di 1.208 kg, con il satellite Sentinel-2B pesante 1.130 kg. Il Sentinel-2B è stato costruito da un consorzio di compagnie guidato dallì'Airbus Defence and Space con il supporto dell'agenzia spaziale francese CNES e della tedesca DLR. Grazie agli strumenti di cui è dotato la missione del satellite è focalizzata principalmente sul monitoraggio delle terre emerse e delle zone costiere nel mondo. I suoi dati saranno utilizzati per applicazioni concernenti il monitoraggio della vegetazione, tipi di suolo e zone abitate.
La missione Sentinel-2 ad immagini ottiche è basata su una costellazione di due satelliti identici: Sentinel-2A, che è stato lanciato a giugno 2015, e Sentinel-2B. Anche se lanciati separatamente, i satelliti vengono messi sulla stessa orbita, volando separati a 180 gradi l'uno dall'altro. Ogni cinque giorni i satelliti coprono congiuntamente tutte le superfici terrestri, le grandi isole e le acque interne e costiere alle latitudini comprese tra 84 gradi Sud e 84 gradi Nord, ottimizzando la copertura globale e la consegna dei dati.
Ogni satellite Sentinel-2 ha a bordo un'innovativa fotocamera multispettro ad alta risoluzione con 13 bande di spettro, per una nuova prospettiva della superficie e della vegetazione. La combinazione delle nuove capacità dello spettro, un raggio di visione che copre 290 km e frequenti passaggi sullo stesso punto, forniranno una vista senza precedenti della Terra.
La messa in orbita di Sentinel-2B, designato Volo VV09 nel sistema di numerazione della famiglia di lanciatori di Arianespace - è stata eseguita sotto gli auspici della Commissione Europea e gestita con un contratto affidato all'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Arianespace prosegue i suoi servizi di lancio per la Commissione Europea, con altri otto satelliti del sistema di navigazione Galileo da piazzare in orbita - quattro dei quali verranno lanciati prima della fine dell'anno con una missione Ariane 5.
L'Agenzia Spaziale Europea prosegue inoltre ad essere il cliente chiave di Arianespace, con altre sei missioni attualmente nella lista dei servizi di lancio. Arianespace proseguirà questo 2017 pieno di impegni con il prossimo lancio di un Ariane 5, previsto per il 21 marzo con il satellite duale SGDC per il Brasile ed la piattaforma di telecomunicazioni coreana KOREASAT-7. Entrambi i veicoli spaziali sono stati realizzati da Thales Alenia Space.
Quello di oggi è stato anche il 14esimo lancio orbitale del 2017, il tredicesimo a raggiungere regolarmente l'orbita. Nella foto (Credit: Arianespace) il decollo del Vega per la missione VV09 con il satellite Sentinel-2B. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Arianespace), il razzo Vega VV09 sulla rampa di lancio a pochi secondi dal decollo.

VIDEO DEL LANCIO DI VEGA MISSIONE VV09 CON IL SATELLITE SENTINEL-2B - 07/03/2017 - (Credit: SPACE VIDEOS) - dur.min. 5:00 - LINGUA INGLESE

Fonti: Arianespace / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle / ESA Italia

Nella foto (Credit: Ball Aerospace & Technologies Corp.), il JPSS-1 durante una serie di test per l'interferenza elettromagnetica.

06/03/2017 - La NASA sceglie il razzo Atlas 5 per la missione JPSS-2 -

Il Programma Servizio Lanci della NASA ha annunciato il 3 marzo che ha scelto il ben provato razzo Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) di Centeninial in Colorado, per il lancio della missione Joint Polar Satellite System (JPSS-2), il terzo satellite operativo di nuova generazione per il controllo ambientale. Questo è il risultato di una gara valutata attraverso il Launch Services II della NASA.
Il lancio di JPSS-2 costerà in totale alla NASA circa 170,6 milioni di dollari, compresi i servizi di lancio ed altri costi relativi alla missione.
"Siamo onorati che la NASA abbia fiducia nella ULA per il lancio di un satellite ambientale così importante," ha detto Laura Maginnis, vice presidente del Government Satellite Launch di ULA. "L'incredibile eredità di 70 lanci consecutivi di successo per l'Atlas 5, assieme alla grande certezza dei tempi e dell'affidabilità di ULA fornisce il miglior valore per i nostri clienti. Ora ci attende il lavoro assieme ai nostri partner in questa missione presso il Kennedy Space Center della NASA, il Goddard Space Flight Center e la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) per l'integrazione ed il lancio di questa cruciale missione per la nostra nazione."
La missione JPSS-2 è prevista per il lancio nell'estate del 2021 dalla rampa Space Launch Complex-3 Est dell'Air Force Base di Vandenberg, in California. Questa missione verrà lanciata con un Atlas V in configurazione 401.
La ULA dovrà lanciare la missione JPSS-1 della NASA per settembre di quest'anno sempre da Vandenberg, a bordo di un razzo Delta II. Il JPSS-2 sarà il 34esimo lancio con la squadra del Goddard Space Flight Center della NASA che utilizza veicoli ULA o di eredità ULA, ed il 42esimo per la NASA sotto i contratti Launch Services Program.
Il programma JPSS è una collaborazione multi-satellite fra la NASA e la NOAA per progettare, sviluppare e far volare la prossima serie di satelliti civili in orbita polare per l'osservazione ambientale. Il programma JPSS implementa le richieste NOAA per la raccolta globale di radiometria multi-spettrale ed altri sistemi specializzati per la meteorologia, oceanografia e dati solari-geofisici attraverso l'osservazione di terre, mari e proprietà atmosferiche.
JPSS-2 disporrà delle tecnologie sviluppate nei precedenti satelliti POES (Polar-orbiting Operational Environmental Satellites) della NOAA fino ai più recenti Suomi NPP e JPSS-1. Il programma JPSS fornirà la copertura polare fino agli anni '30 assicurando la continuità delle cruciali osservazioni satellitari ambientali.
Con oltre un secolo di esperienza combinata, la United Launch Alliance è il più longevo ed affidabile fornitore di servizi di lancio degli Stati Uniti. La ULA ha consegnato in orbita oltre 115 satelliti che hanno fornito capacità cruciali alle truppe sul campo, aiuto ai meteorologi per seguire l'evoluzione delle tempeste, permesso la navigazione personale attraverso il GPS e svelato i misteri del nostro Sistema Solare.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Orbital ATK) il satellite JPSS-2 in orbita. Nella foto a sinistra (Credit: Ball Aerospace & Technologies Corp.), il JPSS-1 durante una serie di test per l'interferenza elettromagnetica.

Fonti: United Launch Alliance / NASA - Steve Cole, George Diller, Rob Gutro e Kay Grinter

06/03/2017 - Mai così vicino -

Gli scienziati dell’Università di Manchester, nel Regno Unito, hanno dato il via ad un nuovo progetto per portare satelliti di telerilevamento in orbita molto vicini alla Terra, in grado di operare ad altitudini comprese tra i 200 e i 450 chilometri, a dispetto di quelli attualmente in orbita tra i 500 e gli 800 chilometri.
Il progetto - finanziato dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea per un totale di 5,7 milioni di dollari – avrà una durata prevista di quattro anni e porterà alla realizzazione di satelliti più piccoli e più economici in grado di schivare con maggior facilità i detriti spaziali e di fornire immagini del nostro pianeta in una qualità maggiore rispetto a quelli attualmente in uso.
"I satelliti di telerilevamento sono ampiamente utilizzati per ottenere immagini per uso ambientale o di sicurezza, come ad esempio per la gestione dei terreni agricoli, per la sorveglianza marittima o per la gestione dei disastri," spiega Peter Roberts, coordinatore scientifico del progetto. "Se saremo in grado di portare i satelliti più vicini alla Terra, allora potremmo ottenere gli stessi dati utilizzando telescopi o sistemi radar più piccoli e meno potenti. Tutte cose che ridurrebbero la massa e il costo degli stessi satelliti. Ma questo rappresenta una grande sfida tecnica."
Infatti, i nuovi satelliti che andranno ad osservare la terra ad altitudini minori dovranno essere sviluppati con materiali innovativi per contrastare la maggiore densità dell’atmosfera. Per fare questo, il team di ricercatori testerà tali materiali in una 'galleria del vento' che riprodurrà le condizioni nelle quali i satelliti andranno ad operare e in seguito saranno collaudati su un vero satellite che verrà lanciato nello spazio.
In programma anche lo sviluppo di un sistema sperimentale di propulsione elettrica, che utilizzerebbe proprio l’atmosfera residua come propellente, permettendo ai satelliti di rimanere in orbita a tempo indeterminato.
I partner nella ricerca sono l'Università di Manchester, Elecnor Deimos Satellite System, GomSpace AS, Università di Stoccarda, Universitat Politecnica de Catalunya, University College di Londra, The TechToybox, Euroconsult e concentris gestione della ricerca. Il progetto è previsto per una durata di 51 mesi a partire dal gennaio 2017.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Manchester University) uno di questi satelliti a 'bassa quota'.

Fonti: ASI - Ilaria Marciano / University of Manchester -

04/03/2017 - L'amministrazione Trump vuole forti tagli alla NOAA -

Secondo un promemoria di quattro pagine ottenuto dal 'The Washington Post', l'amministrazione Trump sta cercando di tagliare del 17 percento i fondi di una delle agenzie scientifiche più importanti degli Stati Uniti, imponendo soprattutto pesanti cali nei finanziamenti dei programmi di ricerca e nei satelliti.
I tagli proposti alla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) potrebbero portare anche all'eliminazione di finanziamenti per una serie di programmi più piccoli, compresa la ricerca interna, la gestione costiera, le riserve degli estuari e la 'resilienza costiera', che cerca di incrementare la possibilità delle aree costiere di sopportare le grandi tempeste e l'aumento del livello dei mari.
La NOAA fa parte del Dipartimento del Commercio, che sarebbe colpito anch'esso del 18 percento di riduzione in confronto dell'attuale livello di finanziamento. Questi tagli porterebbero anche un calo dei dipendenti. Solo l'Ufficio di Ricerche Atmosferiche ed Oceaniche della NOAA perderebbe 126 milioni di dollari, pari al 26 percento, dei fondi attuali. La divisione satelliti perderebbe addirittura 513 milioni di dollari, pari al 22 percento di quelli odierni.
A questa decisione, appoggiata anche dalla maggioranza Repubblicana del Senato USA, vi sono molti commenti negativi, soprattutto da parte della comunità scientifica. "Le operazioni e le ricerche della NOAA, compresa la gestione dei dati satellitari, supportano cruciali bisogni di sicurezza. Una riduzione degli investimenti metterà a rischio la sicurezza del pubblico americano." ha dichiarato Rick Spinrad, ex-capo scienziato della NOAA. Aggiungendo che gli avvisi per i tornado e gli uragani potrebbero essere compromessi e che le capacità di navigazione utilizzate per aiutare nel guidare le navi commerciali ed altre imbarcazioni potrebbero soffrirne. Inoltre potrebbe diventare anche più difficile l'avviso degli tsunami e le previsioni meteo che potrebbero causare mancanze di energia elettrica.
David Titley, docente di meteorologia presso la Pennsylvania State University e che ha servito come capo ufficio operativo della NOAA durante l'amministrazione Obama, ha detto che "stranamente" l'ufficio del bilancio della Casa Bianca, nonostante l'impegno del presidente per la costruzione di infrastrutture, vorrebbe tagliare il bilancio del NOAA per le navi e satelliti. "Questi tagli avranno un impatto nei posti di lavoro del settore privato negli Stati Uniti," ha detto Titley. "La perdita di capacità renderà l'America più debole, sia nello spazio che sul mare - una strana cosa per l'amministrazione che ha fatto una campagna elettorale con lo slogan 'fare di nuovo grande l'America'"."
Nell'immagine satellitare (Credit: NOAA via AP) una perturbazione che si avvicina alla costa Ovest del Nord America.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / The Washington Post - Steven Mufson, Jason Samenow e Brady Dennis

04/03/2017 - Rinvio del lancio per il Delta 4 col satellite WSG-9 -

La data di lancio del razzo Delta IV della United Launch Alliance (ULA) con il satellite WSG-9 dell'U.S. Air Force, programmato inizialmente per l'8 marzo, è stato spostato a non prima del 14 marzo.
La squadra sta attivamente lavorando per risolvere un problema sorto con il primo stadio durante le ispezioni standard pre-lancio. Questo tempo ulteriore permetterà al team di ULA di assicurare che tutti i sistemi operino nominalmente prima del lancio. Una nuova data di lancio verrà rilasciata prima possibile. Il Delta IV decollerà dalla rampa Space Launch Complex-37 presso l'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida.
Il razzo della ULA è un Delta 4 Medium + (5.4) destinato a piazzare in orbita il nono satellite Wideband Global SATCOM (WGS-9) per l'U.S. Air Force. I satelliti WGS sono un elemento importante del nuovo sistema di comunicazioni ad alta capacità per migliorare le capacità delle truppe sul campo. Il WGS possiede 19 aree indipendenti di copertura, 18 delle quali possono essere posizionate orientando il suo punto di vista. Questi comprendono otto antenne orientabili in banda X con separati ricevitori e trasmettitori; 10 segnali in banda KA sono antenne indipendenti ed orientabili, ed una trasmette e riceve una copertura terrestre in banda X. WGS può essere adattato per le aree di copertura e connesso sia in banda X che Ka con utilizzatori in ogni luogo che ricada sul punto di vista del satellite. Le antenne in banda X sono dotate di funzionalità anti-disturbo senza penalizzare le prestazioni.
Il WGS-9 sarà il settimo volo di un Delta IV in configurazione Medium + (5.4): tutti i lanci con questa configurazione hanno portato le missioni WGS in orbita. Questa missione sarà inoltre il 35esimo lancio di un Delta IV fin dal suo volo inaugurale del 2002.
Nella foto di archivio (Credit: ULA) un razzo Delta IV Medium + (5.4) sulla rampa SLC-37 di Cape Canaveral.

Fonti: United Launch Alliance / Spaceflightinsider.com - Jason Rhian

Nelle illustrazioni (Credit: NASA), la differenza di Marte, a sinistra, senza campo magnetico e la Terra.

03/03/2017 - Uno scudo per l'atmosfera di Marte -

Secondo uno studio della Planetary Science Division della NASA uno scudo magnetico tra Marte e il sole permetterebbe al Pianeta Rosso di ricostituire e conservare la propria atmosfera, innescando una serie di effetti positivi per l'abitabilità.
Jim Green, direttore della Planetary Science Division NASA e del suo team hanno pensato che, installando uno scudo megnetico dipolare nel punto Lagrange L1 di Marte per creare una magnetosfera artificiale attorno al pianeta in grado di contrastare il vento solare. Ciò permetterebbe a Marte di conservare la propria atmosfera innescando una serie di effetti a catena 'positivi' per l'abitabilità.
Lo studio di Green e colleghi, presentato durante il workshop Planetary Science Vision 2050 che si è tenuto a Washington dal 27 al 1° marzo, parte dalla teoria scientificamente accettata, e confermata anche dalle sonde Mars Express e MAVEN, che Marte, come la Terra, in origine possedesse un proprio campo magnetico, scomparso improvvisamente 4,2 miliardi di anni fa.
Ciò avrebbe causato la graduale e inesorabile fuga di atmosfera sul pianeta, processo che nel giro di 500 milioni di anni ha trasformato un Marte caldo e umido nel luogo freddo e inospitale che conosciamo oggi. Un mondo in cui la vita non può prosperare, estrememente difficile da conquistare e colonizzare per l'uomo anche a causa delle forti radiazioni a cui questo sarebbe esposto.
Secondo il team di Green, la soluzione per portare in sicurezza l'uomo su Marte, permettergli di vivere come in una 'seconda casa', passa per la creazione di una magnetosfera artificiale generata da uno scudo dipolare magnetico, abbastanza forte da contrastare il vento solare. Sembrerebbe uno dei tanti, irrealistici, progetti di terraformazione di Marte. Da parte loro, Green e colleghi, affermano che il concetto alla base dell'idea deriva dall'applicazione dei codici della fisica del plasma. Stando alle simulazioni effettuate in laboratorio dagli scienziati, una struttura gonfiabile potrebbe essere in grado di generare un campo magnetico dipolare di 1 o 2 Tesla, funzionando come uno scudo attivo contro il vento solare.
Come risultato, l'atmosfera di Marte troverebbe un nuovo equilibrio. In primo luogo, secondo i calcoli, si registrerebbe un aumento medio della temperatura superficiale di circa 4 gradi centigradi. Ciò sarebbe sufficiente a sciogliere il rivestimento di ghiaccio di anidride carbonica sopra la calotta polare settentrionale. L'evaporazione della CO2 innescherebbe un effetto serra, riscaldando ulteriormente l'atmosfera e causando lo scioglimento dell'acqua ghiacciata nelle calotte polari, dove si stima sia imprigionato circa un settimo degli oceani che una volta scorrevano su Marte. Il pianeta rosso potrebbe così tornare ad essere un mondo abitabile più simile alla Terra.
Il prossimo passo per il team di Green sarà quello di riesaminare le simulazioni per produrre una valutazione sui tempi necessari a innescare questi cambiamenti e, allo stesso tempo, di avviare uno studio di fattibilità per la realizzazione dello scudo.
Nell'illustrazione (Credit: NASA/J.Green) la rappresentazione del metodo ideato da Green e colleghi. Nelle illustrazioni in alto (Credit: NASA), la differenza di Marte, a sinistra, senza campo magnetico e la Terra.

Fonti: ASI - Manuela Proietti / NASA Planetary Science Division - J. L. Green et altri

03/03/2017 - Spaceflight ri-programma il lancio di 89 satelliti -

Mentre Elon Musk aggiunge missioni sulla Luna e Marte alla lista di lanci della SpaceX già ingolfata, una compagnia di Seattle è stata costretta a trovare alternative per portare nello spazio 89 satelliti originariamente previsti al lancio su di un razzo Falcon 9.
I piccoli veicoli spaziali avrebbero dovuto essere rilasciati utilizzando il dispenser SHERPA della Spaceflight, che sarebbe stato un carico utile secondario del satellite Formosat-5 di Taiwan. Il lancio era originariamente previsto per la fine del 2015, ma recentemente ha subito un nuovo rinvio.
"Abbiamo trovato ai nostri clienti un lancio alternativo che dovrebbe avvenire nello stesso periodo," ha scritto Curt Blake, Presidente della Spaceflight. "Abbiamo dovuto affrontare un grosso sforzo, ma entro due settimane la squadra è riuscita a dare conferma a tutti i nostri clienti in altri lanci!" La Spaceflight aveva anticipato che il lancio sarebbe avvenuto verso maggio o giugno, ma Blake ha detto che la SpaceX, "ha recentemente comunicato la lista lanci 2017 e l'impatto sulla missione Formosat-5 è stato significativo."
"Abbiamo appreso così che il nostro lancio sarebbe slittato di molto oltre le nostre attese," ha detto. Secondo alcune fonti, la missione Formosat-5 sarebbe slittata al 2018. Questo ha costretto la Spaceflight a cercare delle alternative. I carichi utili il cui rilascio è previsto dal dispenser SHERPA comprendono sei satelliti Arkyd della Planetary Resources, dedicati a testare un sistema di immagini nell'ifrarosso medio e il satellite Pathfinder-2, un veicolo spaziale per l'osservazione della Terra che funge da prototipo per la costellazione BlackSky della Spaceflight Industries.
Nell'illustrazione artistica (Credit: Spaceflight Industries Inc.) il dispenser SHERPA rilasciato dallo stadio superiore di un razzo Falcon 9.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / Spaceflight Industries Inc. - Jodi Sorensen

03/03/2017 - Lo stadio di crociera di ExoMars-2020 arriva in Russia -

Alla fine di gennaio 2017, un modello strutturale dello stadio di crociera (conosciuto ufficialmente come ExoMars Carrier Module), che guiderà la missione ExoMars-2020 fra la Terra e Marte, è arrivato alla NPO Lavochkin, il principale fornitore del progetto in Russia.
La NPO Lavochkin ha detto che il modello è stato assemblato dalla RUAG Space (azienda Svizzera specializzata in attrezzature spaziali) sotto contratto con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA), e verrà integrato con il lander, di costruzione russa e con un adattatore per una serie di prove termiche e di vibrazione.
Il vice direttore per la produzione presso la NPO Lavochkin, A.P. Tyutyunnikov ha inoltre dichiarato che durante gennaio e febbraio 2017, la compagnia ha migliorato un modello di antenna per il veicolo spaziale ExoMars-2020 in base alle ultime modifiche nella documentazione del progetto.
La missione Europa/Russia, ExoMars-2020, verrà lanciata il 5 agosto 2020 con un razzo vettore Proton/Briz-M dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan. L'arrivo attorno al Pianeta Rosso è previsto per il 19 aprile 2021. A bordo del veicolo che scenderà sulla superficie marziana si troverà un rover, di costruzione ESA, con a bordo diversi strumenti scientifici, forniti anche dalla Russia, per lo studio chimico del suolo, la ricerca dell'acqua nel terreno fino alla profondità di un metro e l'analisi dell'atmosfera.
Nella foto (Credit: NPO Lavochkin) il modello strutturale di crociera poco dopo il suo arrivo in Russia, nel gennaio 2017.

Fonte: Russia Space Web - Anatoly Zak

Nella foto (Credit: ISRO), il capo dell'agenzia spaziale indiana A S Kiran Kumar.

03/03/2017 - L'India punta al 2018 per la seconda missione lunare -

A S Kiran Kumar, capo dell'agenzia spaziale indiana ISRO, ha dichiarato che i test del veicolo spaziale Chandarayaan-2 per l'atterraggio morbido sulla Luna sono in corso all'interno di un ambiente simulato.
Parlando ai giornalisti durante la settima convocazione annuale della Vels University, vicino a Chennai, la capitale dello stato meridionale Tamil Nadu, egli ha detto: "L'ISRO svilupperà il motore che permetterà l'atterraggio controllato sulla Luna, una missione attualmente prevista per il primo quadrimestre del 2018." Egli ha aggiunto che la sonda Chadarayaan-2 potrebbe essere differente perché "avrà un sistema di discesa controllato verso la superficie della Luna e per questo il motore che stiamo sviluppando è regolabile in potenza."
Kumar ha detto che è stato realizzato un cratere artificiale per simulare le condizioni della superficie lunare per gli esperimenti di atterraggio. Una serie di test al suolo sono inoltre in corso presso la struttura ISRO di Mahendragiri, nel distretto di Tirunelveli, ed a Challakere, del distretto di Chitradurga, vicino Bengaluru. "Il satellite comincia ad essere pronto," ha aggiunto.
Il capo dell'ISRO aveva detto in precedenza che, a differenza della Chandarayaan-1, che era soltanto entrata in orbita attorno alla Luna nel novembre di nove anni fa, la seconda missione disporrà di un rover, lungo 1,8 metri che condurrà analisi del suolo sul posto dopo aver eseguito un atterraggio morbido sulla superficie lunare. Al momento, gli scienziati del Centro Spaziale Satish Dhawan a Sriharikota stanno preparando il lancio di un satellite Saarc a bordo di un razzo GLSV MK-II per la fine di marzo ed il primo debutto al volo del GLSV MK-III per aprile.
Sulla prossima missione inter-planetaria di ISRO, Kumar ha detto che dovrebbe ottenere le necessarie autorizzazioni dal Centro sulla base dei risultati di una squadra che attualmente sta conducendo discussioni e studi e dal parere del comitato consultivo.
La scorsa settimana, Kumar aveva detto che l'India aveva la capacità di sviluppare una propria stazione spaziale e che il Paese avrebbe dovuto supportarla per i benefici a lungo termine contro le miope critiche delle visioni per un'immediato beneficio. Le critiche erano rivolte sul perché l'India avrebbe dovuto spingere per il volo spaziale umano quando Stati Uniti, Russia e gli altri hanno ridimensionato i loro programmi e congiuntamente gestiscono una stazione spaziale internazionale. Anche se la Cina è più avanti nel perseguire questo sogno, la ISRO è ancora in attesa di una tabella di marcia chiara e di un orientamento in questo senso da parte del governo.
Sui piani indiani di una missione verso Venere, Kumar ha detto che se ne parla ma niente è ancora stato finalizzato.
Il presidente della Commissione per l'energia atomica, Sekhar Basu, presente alla manifestazione, ha detto che sono in procinto di ottenere le approvazioni degli enti normativi per il Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO-India) che verrà realizzato vicino a Pune.
Nella foto (Credit: ISRO) un prototipo di rover lunare indiano presentato nel 2010. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ISRO), il capo dell'agenzia spaziale indiana A S Kiran Kumar.

Fonti: Space Daily - Staff Writers / Sputnik News / The Times Of India

03/03/2017 - La Cina lancia il satellite sperimentale TK-1 -

La Cina ha lanciato venerdì il satellite sperimentale 'TK-1', dal Centro Lancio Satelliti Jiuquan, nella parte nord-occidentale del Paese.
Il satellite, portato nello spazio dal veicolo di lancio KT-2, è decollato dal centro di lancio alle 7:53 a.m. di venerdì (le 1:45 italiane) e poco più tardi è entrato nell'orbita prevista. Il TK-1 è il primo satellite sviluppato indipendentemente dalla CASIC (China Aerospace Science & Industry Corp.) e verrà utilizzato per l'osservazione remota, telecomunicazioni e tecnologie basate sui mini-satelliti.
Il razzo KT-2 (conosciuto anche come Kaituozhe-2) è uno dei cinque sistemi di lancio che fanno parte del piano commerciale del CASIC. Secondo il CASIC, il KT-2 dotato di tre stadi a propellente solido permettendo alta efficienza ed adattabilità ed è in grado di portare in orbita carichi utili fino a 350 kg in orbita bassa terrestre e 250 su orbite alte 700 km.
Il Kaituozhe-2 (KT-2) ha capacità di lancio leggermente superiori al Kuaizhou-1A, utilizzato per la prima volta il 9 gennaio 2017. Questo di oggi è stato il 13esimo lancio orbitale del 2017, il dodicesimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ChinaSpaceflight) il decollo del razzo KT-2 con il satellite sperimentale TK-1

Fonti: Xinhua / NASAspaceflight - Rui C. Barbosa / ChinaSpaceflight

03/03/2017 - Blue Origin potrebbe spedire merci sulla Luna -

Jeff Bezos, il proprietario (fra le altre cose) di Amazon, vuole iniziare ad inviare merci sulla Luna.
Secondo il quotidiano USA 'The Washington Post, anch'esso di proprietà di Bezos come del resto la compagnia di razzi Blue Origin, l'idea sarebbe quella di istituire un servizio di spedizioni rapide dirette a rifornire un funzionante avamposto lunare, come una specie di 'Amazon Prime' spaziale.
Nel documento interno alla Blue Origin, rivelato dal giornalista Christin Davenport al quale lo ha, presumibilmente, passato Bezos stesso, la Blue Origin spera di poter spingere la NASA a sviluppare degli incentivi per dimostrare la capacità di inviare rifornimenti sulla Luna per il 2020. Il veicolo utilizzato sarebbe il nuovo 'Blue Moon che trasporterebbe fino a 4,5 tonnellate di cargo atterrando al polo sud lunare sempre illuminato dal Sole.
Il documento è stato consegnato anche alla squadra di transizione della nuova Amministrazione Trump alla NASA. La notizia arriva in un momento di rinnovo del particolare interesse per la Luna, che era stato momentaneamente accantonato durante l'Amministrazione Obama in favore di Marte. Si è detto più volte, anche se al momento non vi è niente di certo, che la nuova Amministrazione potrebbe cambiare l'obiettivo della NASA per un più rapido e poco costoso ritorno sulla Luna prima del termine del mandato di Trump.
Queste voci sono state alimentate dalla recente notizia che è stato chiesto alla NASA di valutare un'accelerazione del primo volo abitato con il mega-razzo Space Launch System (SLS) (ora fissato non prima del 2021) e della capsula Orion verso la Luna e ritorno. Inoltre il fondatore di SpaceX, Elon Musk, ha annunciato alcuni giorni fa di poter inviare due misteriosi turisti in viaggio verso la Luna e ritorno entro il 2018.
La Blue Origin non si interessa all'invio di persone sulla Luna, ma è invece molto interessata a realizzare un'infrastruttura di trasporto per rifornimenti ed attrezzature che sarebbero necessarie per qualsiasi avamposto umano sulla superficie lunare. Il lander Blue Moon potrebbe incorporare le stesse tecnologie di atterraggio che hanno permesso al razzo New Shepard della Blue Origin di essere lanciato nello spazio e di essere atterrato con successo cinque volte dalla fine del 2015 ad oggi.
Nel documento Bezos vorrebbe una propria piazzola di atterraggio nei pressi del cratere Shackleton, vicino al polo sud lunare, perché è un luogo ideale sempre illuminato dal Sole e che permetterebbe di ottenere energia solare continua per i pannelli solari e sfruttare il ghiaccio d'acqua nel cratere come fonte di idrogeno per il propellente del razzo.
"Ogni credibile primo avamposto lunare richiederà queste capacità," ha concluso Bezos al Washington Post.
Nella foto (Credit: TWP) Jeff Bezos, fondatore e capo di Blue Origin, ispeziona la struttura di lancio nel Texas Occidentale prima del volo inaugurale del razzo New Shepard.

Fonti: The Verge - Rachel Becker / The Washington Post - Christian Davenport / SpaceNews - Jeff Foust

Nell'immagine (Credit: AVIO), il veicolo di lancio Vega VV09 completo racchiuso nella torre mobile di lancio.

03/03/2017 - Sentinel-2B pronto al lancio -

Con il decollo fra pochi giorni, il prossimo satellite Sentinel del programma di monitoraggio ambientale Copernicus è stato posizionato nella torre di lancio presso lo Spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana Francese.
Con a bordo una fotocamera multispettrale per riprendere i cambiamenti delle terre e della vegetazione, il Sentinel-2B è pronto per il lancio previsto il 6 marzo alle 22:49 locali (le 2:49 italiane del 7 marzo). Esso raggiungerà il suo gemello, Sentinel-2A, che si trova in orbita fin dal giugno 2015. Con loro che orbiteranno ai lati opposti della Terra ed ognuno con una copertura di 290 km di larghezza, il tempo di ripresa del globo verrà accorciato della metà a cinque giorni, e solo tre per l'Europa.
Il satellite è stato inviato a Kourou ai primi di gennaio, qui è stato testato, rifornito e racchiuso nell'ogiva protettiva del razzo Vega, portato alla rampa di lancio ed ora ospitato nella torre. Lo stadio superiore del razzo è stato anch'esso rifornito e le squadre di tecnici si stanno ora preparando per il conto alla rovescia.
Ieri, Arianespace, il team di Sentinel-2 a Kourou e il controllo missione ESA di Darmstadt, in Germania, hanno eseguito una simulazione completa. Paolo Laberinti, responsabile della campagna di lancio di Sentinel-2, ha detto: "Sono stati un paio di mesi molto intensi per ESA per le squadre dell'Airbus Defence and Space qui a Kourou, ma tutti i controlli ed i preparativi del satellite per il decollo sono andati molto bene ed ora ci troviamo a dire addio al nostro 'bambino' in vista del decollo di lunedì notte."
Francois Spoto, project manager di Sentinel per ESA, aggiunge, "Siamo molto orgogliosi di aver visto il lancio di Sentinel-2A due anni fa ed ora essere arrivato il momento per il Sentinel-2B di raggiungere il suo gemello. La missione non dipende ora solo da noi, però, è grazie alla stretta collaborazione che abbiamo con la Commissione europea, un consorzio industriale di circa 60 aziende guidate da Airbus Defence and Space, l'agenzia spaziale francese CNES e dei fornitori di servizi Copernicus - e sono sicuro che tutti sono emozionati come lo siamo noi."
Come per tutte le missioni Sentinel, anche i Sentinel-2 sono stati costruiti per il programma Copernicus, questa volta concentrati in gran parte sulla vegetazione terrestre. Assicurare che le terre siano utilizzate in modo sostenibile mentre le richieste crescenti di cibo e legno per la popolazione globale sono una delle sfide odierne più grandi. I servizi di Copernicus forniscono informazioni che aiutano a risolvere i problemi globali come questi, così come per le aree locali che affrontano sfide specifiche.
Le missioni allo stato dell'arte come Sentinel-2 forniscono non solo informazioni per migliorare le pratiche agricole o le modifiche delle mappe nella copertura del suolo, ma anche aiuta a monitorare le foreste mondiali e scoprire l'inquinamento nelle acque dei laghi ed in quelle costiere. Inoltre, immagini di alluvioni, eruzioni vulcaniche e frane possono contribuire alla mappatura dei disastri ed aiutare gli sforzi umanitari nell'emergenze.
Molte di queste applicazioni si basano sulle immagini da satelliti ripetute molto velocemente - specialmente nella stagione della crescita. Una volta che Sentinel-2B sarà in servizio, gli utilizzatori avranno le immagini della superficie del suolo terrestre, delle grandi isole, dell'interno e delle acque costiere fra le latitudini di 84° Sud e 84° Nord ogni cinque giorni.
Il programma Copernicus è guidato dall'Unione Europea e della Commissione Europea mentre l'ESA coordina la componente spaziale di Copernicus.
Questo sarà il nono lancio del vettore leggero Vega e la terza missione Arianespace del 2017, su dodici previste.
Nella foto (Credit: CNES) il satellite Sentinel-2B (racchiuso nell'ogiva protettiva del razzo Vega) mentre viene piazzato sulla torre di lancio prima dell'accoppiamento con il vettore. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: AVIO), il veicolo di lancio Vega VV09 completo racchiuso nella torre mobile di lancio.

Fonti: ESA / Arianespace

03/03/2017 - Selezione privata per la prima astronauta tedesca -

Uno sforzo privato per reclutare la prima donna tedesca ad essere lanciata nello spazio ha ristretto la scelta a sei candidate, compresa la figlia di un astronauta veterano.
'Die Astronautin' (Astronauta Donna, ndt), che è stata avviata dall'agenzia privata aerospaziale HE Space nel marzo 2016, ha annunciato le sei finaliste - compresa Insa Thiele-Eich, la figlia dell'astronauta tedesco Gerhard Thiele che ha volato con la missione STS-99 Endeavour nel 2000 - durante un evento tenutosi a Brema, in Germania, mercoledì primo marzo. Delle sei, la HE Space prevede di sceglierne due per farle iniziare l'addestramento per un volo finanziato privatamente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
La potenziale futura astronauta tedesca e la sua riserva verranno annunciate il 19 aprile prossimo.
Selezionate da un gruppo iniziale di 400 volontarie, le sei candidate sono state scelte da un gruppo più ristretto di 80 donne altamente qualificate che hanno superato un'esame medico presso l'agenzia spaziale tedesca DLR. Per poter entrare nella selezione per Die Astronautin, le donne dovevano essere di nazionalità tedesca ed un'età compresa fra 27 e 37 anni, con una laurea in ingegneria o scienza (o l'equivalente delle credenziali militari). Le applicanti dovevano essere in perfetta forma fisica e psicologica ed avere interesse personale o professionale nell'aerospazio oppure aviazione.
Oltre alla Thiele, metereologa di 33 anni, le altre finaliste sono la 37enne Suzanna Randall, astrofisica che aveva partecipato alla selezione ESA del 2009, Nicola Baumann, 31 anni, pilota di caccia dell'aviazione militare tedesca, la ventottenne Magdalena Pree, austriaca ma di nazionalità tedesca che lavora come ingegnere al centro controllo satellitare Galileo di Monaco, Lisa Marie Haas, 33 anni, ingegnere sviluppatrice e la sola finalista a non avere una carriera professionale nell'aerospazio alle spalle e Susanne Peters, 31 anni, che lavora come ricercatrice associata con il dipartimento astronautica della Bundeswehr University di Monaco.
La HE Space ora dovrà raccogliere i finanziamenti necessari per l'addestramento ed il lancio verso la ISS, previsto prima del 2020, da sponsor e da una campagna di raccolta fondi presso il sito Starnext, lanciata mercoledì. La speranza è quella di raccogliere almeno 50.000 Euro per iniziare. La speranza di HE Space con la missione Die Astronautin è quella di ispirare le ragazze a seguire le professioni tecniche e studiare le scienze naturali. Il programma intende condurre esperimenti a bordo della stazione spaziale per ulteriori studi di come i corpi femminili reagiscono alla micro-gravità.
Nella foto (Credit: Die Astronautin/Klampäckel) le sei finaliste di Die Astronautin. Da sinistra: Insa Thiele-Eich, Susanne Peters, Magdalena Pree, Lisa Marie Haas, Suzanna Randall e Nicola Baumann.

Fonte: Space.com - Robert Z. Pearlman

03/03/2017 - Porte aperte per l'ESRIN Open Day 2017, anche per lo streaming in diretta -

Ogni primavera l'ESRIN (European Space Research INstitute) apre le porte agli studenti delle scuole elementari e medie, di età compresa tra 8 e 13 anni, con una varietà di attrazioni per istruire ed intrattenere. Per la nostra sede ciò rappresenta una valida opportunità per ispirare i giovani visitatori ed i loro docenti, e per presentare loro i progetti europei di ricerca spaziale attraverso una selezione di attività interattive.
Il programma della settimana 6-10 marzo incoraggerà il ragionamento scientifico ed il lavoro di gruppo. Nella giornata di mercoledì 8, la sessione dedicata prevalentemente agli scolari delle scuole elementari sarà trasmessa in diretta web, per permettere a tutti di seguire l'evento, che è su prenotazione (e purtroppo già esaurito da fine gennaio, ndr).
Diretta web a partire dalle 13:10 e fino alle 16:20.
Conformemente agli articoli 96 e 97 della legge sul diritto d'autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633), relativi alla riproduzione, esposizione o messa in commercio di immagini personali, l'evento Open Days ad ESRIN del 6-10 marzo 2017 è un evento svolto in pubblico a fini scientifici, didattici e culturali.
Nell'immagine (Credit: ESA) il logo degli Open Days ESRIN dell'Agenzia Spaziale Europea.

Fonte: ESA Italia

02/03/2017 - La sonda MAVEN evita la piccola luna Phobos -

Il veicolo spaziale MAVEN della NASA ha eseguito questa settimana una manovra non prevista in precedenza per evitare una collisione nell'immediato futuro con la luna Phobos di Marte.
MAVEN (Mars Atmosphere and VolatileEvolutioN) si trova in orbita attorno a Marte da oltre due anni, studiando l'atmosfera superiore del Pianeta Rosso, la ionosfera e le sue interazioni con il Sole ed il vento solare. Martedì il veicolo spaziale ha compiuto un'accensione del proprio motore a razzo che ha aumentato la velocità di 0,4 metri al secondo. Sebbene si tratti di una piccola correzione, è sufficiente per evitare una collisione certa con il bitorzoloso corpo celeste di almeno 2 minuti e mezzo - che sarebbe avvenuta la settimana successiva - se non fosse stata eseguita in tempo.
Questa è la prima manovra evasiva che la sonda MAVEN ha compiuto per evitare Phobos. Le orbite di MAVEN e Phobos sono ben conosciute e vi è sempre il tempo per assicurare che non coincidano. MAVEN, su un'orbita ellittica attorno a Marte, incrocia quella di altre sonde e della luna Phobos molte volte nel corso di un anno. Quando le orbite si incrociano, gli oggetti hanno la possibilità di scontrarsi se arrivano all'intersezione nello stesso momento. Questi scenari sono conosciuti molto in anticipo e vengono attentamente tenuti d'occhio dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena, California, che lancia l'allarme riguardo alla possibilità di collisioni.
Con una settimana di anticipo, vi era una buona possibilità che MAVEN e Phobos si scontrassero lunedì 6 marzo, arrivando al punto di incrocio delle loro orbite con circa 7 secondi di differenza una dall'altra. Date le dimensioni di Phobos (per semplicità calcolato come fosse una sfera di 30 km di diametro, un pò più grande della reale luna per essere cauti), vi erano alte probabilità di collisione se non fosse stata presa nessuna misura preventiva.
Come ha detto Bruce Jakosky, capo scienziato MAVEN dell'Università del Colorado a Boulder, "Complimenti alle squadre di navigazione e tracking del JPL nel tenere d'occhio eventuali collisioni tutti i giorni dell'anno, e alla squadra della sonda MAVEN per aver eseguito la manovra in modo impeccabile."
La sede principale delle ricerche di Maven è presso il Laboratorio dell'Università del Colorado per l'Atmosfera e la Fisica dello Spazio, a Boulder. L'università ha fornito due strumenti e conduce le operazioni scientifiche, così come l'educazione e la sensibilizzazione della missione per il pubblico. Il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, gestisce il progetto MAVEN e ha fornito due strumenti scientifici per la missione. La Lockheed Martin ha costruito il veicolo spaziale ed è responsabile per le operazioni di missione. L'Università della California presso il Laboratorio di Scienze Spaziali di Berkeley ha inoltre fornito quattro strumenti scientifici per la missione. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, offre il supporto per la navigazione e l'aiuto del Deep Space Network, così come l'hardware Electra relè di telecomunicazioni e per le operazioni.
Nella foto (credit: NASA) la piccola luna di Marte, Phobos.

Fonte: NASA - Nancy Neal Jones, Laurie Cantillo e Karl Hille

02/03/2017 - Nasce Virgin Orbit -

Oggi, 2 marzo 2017, Sir Richard Branson, il magnate fondatore della compagnia aerea Virgin, ha svelato il nome di una terza compagnia che si occuperà dello spazio.
Infatti, dopo la Virgin Galactic fondata agli inizi degli anni 2000 e dedicata all'invio di persone nello spazio in voli suborbitali a bordo dello spazioplano SpaceShipTwo in fase di sviluppo, e la The Spaceship Company, che si occupa di progettare e costruire i vari veicoli, ecco che nasce la Virgin Orbit.
Questa terza compagnia, già al lavoro dal 2009 sotto la Virgin Galactic, si occuperà del lancio di piccoli satelliti utilizzando il sistema di lancio chiamato LauncherOne. Questo sistema è composto da un aereo madre, un grande Boeing 747-400 adattato chiamato Cosmic Girl, che porterà in quota un razzo a due stadi, il quale, una volta rilasciato alla quota prevista, accenderà i propri motori a razzo alimentati a propellente kerosene RP-1 ed ossigeno liquido e volerà in orbita.
Una volta rilasciato il satellite, o i satelliti, imbarcati a bordo, gli stadi esausti rientreranno nell'atmosfera per lo smaltimento e l'aereo madre tornerà sulla pista di partenza per essere pronto ad una nuova missione. Questo sistema promette di abbassare drasticamente i costi di inserimenti in orbita per i mini e micro-satelliti. Nel comunicato di Branson viene anche presentato il presidente di questa nuova compagnia, si tratta di Dan Hart, 34 anni, veterano della Boeing. La sede centrale di Virgin Orbit si trova presso l'aeroporto di Long Beach, in California dove viene realizzato il razzo, completamente ideato, costruito e testato dai circa 200 tecnici della compagnia.
Nella presentazione Branson non cita possibili date dei primi voli di questo sistema aviolanciato (simile all'ormai ben testato Pegasus di Orbital ATK o dello Stratolaunch della Vulcan Inc. in fase di realizzazione) anche se voci non confermate indicano entro quest'anno. Il motore del primo stadio del razzo, NewtonThree, svilupperà una spinta fra 260 e 335 KiloNewton mentre il secondo stadio disporrà del motore NewtonFour di potenza inferiore. NewtonThree ha iniziato i test di accensione sul banco prova nel marzo 2015.
Nella foto (Credit: Virgin Orbit) il personale di Virgin Orbit all'interno del capannone dove si assembla il razzo di LauncherOne.

Fonti: Virgin - Sir Richard Branson / Wikipedia/LauncherOne / SpaceNews - Jeff Foust

Nell'immagine (Credit: NASA MGS MOLA Science Team), la regione di Marte dove il Kasei Valles sfocia nella grande Chryse Planitia.

02/03/2017 - Resti di una mega-inondazione su Marte -

La sonda Mars Express ha ripreso le immagini di una delle più grandi reti di canali di inondazione sul Pianeta Rosso.
Il canale Kasei Valles, si estende per circa 3.000 km dal suo punto di inizio, nella regione Echus Chasma - che si trova ad est della regione vulcanica Tharsis, ed appena a nord del sistema di canyon Valles Marineris - fino a dilagare nella vasta pianura Chryse Planitia.
Una combinazione di vulcanismo, tettonica, frane e subsidenza nella regione Tharsis ha portato a diversi massicci rilasci di acqua da Echus Chasma, con successiva inondazione della regione Kasei Valles circa 3,6/3,4 miliardi di anni fa. Queste antiche mega inondazioni hanno lasciato segni nelle strutture che vediamo ancora oggi.
Le sezioni della Kasei Valles sono già state riprese dalla Mars Express durante i suoi 14 anni attorno al Pianeta Rosso, ma questa nuova immagine, presa il 25 maggio 2016, cattura una porzione proprio all'imboccatura. Un cratere di impatto di 25 km di diametro - Worcester - si trova appena al centro sinistro della principale immagine a colori, ed ha fatto del suo meglio per rimanere in piedi nonostante le forze erosive delle mega inondazioni.
Mentre gran parte della coltre di materiale che circonda il cratere - che in origine è stato espulso da dentro il cratere durante l'impatto - è stata erosa, la sezione a valle dell'inondazione è sopravvissuta. Nel corso del tempo questo ha portato alla comparsa complessiva di un'isola snella, e la sua topografia intensificata a valle forse suggerisce variazioni nei livelli di acqua o episodi di piena differenti.
Per contrasto, la coltre di detriti che circonda il cratere adiacente è rimasta intatta. Questo suggerisce che l'impatto che ha prodotto quel cratere è avvenuto dopo l'inondazione principale. Inoltre, l'aspetto dello strato di detriti racconta una storia sulla natura del sottosuolo: in questo caso rivela che la pianura era ricca di acqua o ghiaccio d'acqua.
In effetti, il modello ricorda una 'spruzzata': i detriti espulsi dal cratere erano ricchi di acqua, fluendo così più facilmente. Una volta rallentato, i detriti dietro di esso si sono ammucchiati, spingendo verso l'alto il materiale e formando dei bastioni ai margini.
La vista prospettica mostra un primo piano di questa funzione di baluardo e punta verso il cratere Worcester eroso, che si trova sullo sfondo. Il grande cratere nella parte più a nord (a destra, in alto) dell'immagine principale non sembra aver penetrato in profondità quanto il cratere Worcester ed il suo vicino. In effetti, si trova su un altopiano di almeno 1 km sopra la pianura sottostante.
Tuttavia, vi è una piccola depressione nel centro del cratere, che implica di solito che uno strato debole - come il ghiaccio - venne sepolto al momento dell'impatto. Ispezioni ravvicinate rivelano anche il debole profilo di getti provenienti dal cratere, tra cui una parte che è estesa sulle pianure sottostanti.
Il materiale espulso mostra un modello interessante di scanalature che gli altri crateri in questa vista sembrano essere carenti. Questo suggerisce una differenza nella natura dell'impatto stesso, forse sia come energia impartita durante l'urto, sia nel modo con il quale il materiale espulso è stato posto dal cratere o nella composizione del materiale di fondo.
Piccoli canali dendritici possono essere visti in tutto il pianoro, facendo capire il livello dell'imponenti diverse inondazioni durante i numerosi episodi di allagamento. Anche un certo numero di crateri più piccoli si possono trovare nelle pianure. Questi sembrano avere 'code' meno colorate che puntano nella direzione opposta al flusso di acqua proveniente dal Kasei Valles.
Questi crateri sono stati formati da impatti che hanno avuto luogo dopo la catastrofica inondazione, le loro code delicate sono state create da venti che soffiano in direzione ovest verso la valle. I loro bordi sollevati influenzano il flusso del vento sul cratere in modo tale che la polvere immediatamente 'dietro' il cratere rimane indisturbata rispetto alle pianure, più esposte, circostanti.
Questo panorama conserva quindi una registrazione di attività di geologiche che coprono miliardi di anni di storia del Pianeta Rosso.
Nella foto (Credit: ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO) l'imbocco della Kasei Valles, mentre sfocia nella Chryse Planitia. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA MGS MOLA Science Team), la regione di Marte dove il Kasei Valles sfocia nella grande Chryse Planitia. La zona racchiusa nel grande rettangolo bianco indica l'area ripresa durante l'orbita 15714 di Mars Express, con quello più piccolo all'interno che ritrae l'immagine associata. In quest'immagine il nord è in alto. Nella pagina della fonte altre immagini, topografiche ed anaglifo 3D.

Fonte: ESA

02/03/2017 - Nuovo obiettivo spaziale cinese: un asteroide -

Dopo aver inviato una sonda su Marte nel 2020, la Cina prevede di esplorare tre asteroidi ed atterrare su di uno per condurre ricerche scientifiche, secondo un esperto ricercatore di asteroidi cinesi.
Il documento 'China's Space Activities nel 2016', redatto dall'Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato recentemente, menziona l'esplorazione di un asteroide come principale obiettivo dell'industria spaziale nei prossimi cinque anni. Ji Jianghui, un ricercatore dell'Osservatorio Montagna Porpora dell'Accademia Cinese per le Scienze e membro di un comitato di esperti per gli obiettivi scientifici dell'esplorazione nello spazio profondo della Cina, ha preso parte nella discussione di esperti sui principali obiettivi scientifici dell'esplorazione spaziale cinese nei prossimi due decenni.
Il comitato ha deciso che le prossime esplorazioni nello spazio profondo, dopo Marte, debbano riguardare gli asteroidi e poi le lune di Giove. "Il piano degli esperti di far volare una sonda verso un asteroide, volare fianco a fianco con un asteroide per un certo periodo ed atterrare su di un terzo per condurre analisi dei campioni della sua superficie," dice Ji.
Finora, solo gli Stati Uniti ed il Giappone hanno fatto atterrare sonde su un'asteroide. La sonda giapponese Hayabusa 1 è atterrata sull'asteroide Itokawa e ne ha riportato dei campioni sulla Terra. "La Cina invierà la sonda lunare Chang'e-5 sulla Luna per il recupero di campioni nel 2017. Se questa missione avrà successo, vorrà dire che la Cina, come il Giappone, saranno in grado, in futuro, di riportare campioni da un asteroide per studiarlo nei laboratori della Terra."
Gli scienziati vogliono dare la priorità a scoprire gli asteroidi che incrociano da vicino l'orbita della Terra per analizzare le loro probabilità di colpire il nostro pianeta. Allo stesso tempo, sono ansiosi di studiare la formazione ed evoluzione degli asteroidi, che potrebbero svelare le origini del Sistema Solare, così come le origini della vita e dell'acqua sulla Terra.
Gli scienziati prevedono di far volare una sonda fianco a fianco con l'asteroide chiamato Apophis per un periodo di osservazioni ravvicinate, e poi atterrare sull'asteroide 1996 FG3. La sonda dovrebbe inoltre condurre un sorvolo di un asteroide selezionato al momento del periodo di lancio. Secondo Ji, l'intera missione dovrebbe durare circa sei anni.
Scoperto nel 2004, Apophis ha le dimensioni di due campi di calcio, con il diametro maggiore di circa 394 metri. Le analisi hanno mostrato che egli si avvicinerà molto alla Terra nel 2029, mancando il nostro pianeta di appena 30.000 km. Questa distanza, un capello in termini astronomici, è all'interno dell'orbita lunare ed anche più vicino di alcuni satelliti costruiti dall'uomo. Si tratterà dell'asteroide di queste dimensioni che si avvicinerà di più alla Terra nella storia documentata. L'asteroide dovrebbe inoltre tornare nei pressi della Terra nel 2036.
Sebbene Apophis abbia solo 1 probabilità su un milione di colpire la Terra nel 2029, là fuori vi sarebbero almeno 300.000 corpi celesti simili con un diametro superiore ai 40 metri e solo il 3 percento di loro sarebbe stato individuato finora. Una rete internazionale di allarme asteroidi è in funzione dal dicembre 2013 per monitorare le potenziali minacce.
La Cina ha già condotto un'osservazione fly-by di un asteroide chiamato Toutatis. Il 13 dicembre 2012, la seconda sonda lunare della Cina, Chang'e-2, dopo aver completato con successo la sua missione, eseguì un rendezvous con Toutatis ad una distanza di appena 700 metri, mentre il sasso spaziale, grande come un isolato di una città, sfrecciava ad una distanza di 7 milioni di km dalla Terra. Si trattò della prima osservazione ravvicinata di Toutatis e la sonda riprese immagini ad alta risoluzione dell'asteroide che permisero di compiere diverse scoperte.
Nelle immagini (Credit: Boyle (SASTIND via Weibo / UMSF)) l'asteroide Toutatis ripreso dalla sonda cinese Chang'e-2 il 13 dicembre 2012.

Fonte: Xinhua - Yu Fei

Nella foto (Credit: ULA), il razzo Atlas 5 (AV-068) lascia la rampa di Vandenberg per iniziare la missione NROL-79.

01/03/2017 - Nuovo satellite spia USA lanciato con un Atlas 5 -

Un nuovo satellite americano è schizzato in orbita terrestre oggi, primo marzo, dando il via ad una missione di ricognizione che è avvolta nella segretezza.
Il satellite NROL-79 è stato lanciato nello spazio a bordo del razzo a due stadi Atlas 5 (AV-068) della United Launch Alliance (ULA) decollato alle 9:49 a.m. WST (le 18:49 italiane) di oggi dalla rampa Space Launch Complex 3 East, presso l'Air Force Base di Vandenberg, in California.
NROL-79 sarà gestito dalla National Reconnaissance Office (NRO) degli Stati Uniti, che supervisiona la flotta dei satelliti spia degli USA. Non è chiaro che cosa NROL-79 farà o dove andrà in orbita: i dettagli sul veicolo spaziale e la missione stessa sono infatti materiale classificato.
Dopo il decollo, il razzo Atlas 5 ha virato verso sud, sorvolando la costa della California e lo stato messicano di Baja California mentre saliva nel cielo. Le prime fasi si sono svolte come previsto ed il razzo ha raggiunto la velocità di Mach 1 - la velocità del suono, circa 1.234 km/h - 81 secondi dopo il decollo. Il motore principale RD AMROSS RD-180 del primo stadio è stato spento a 4 minuti e 3 secondi dal decollo, ed i due stadi si sono separati sei secondi più tardi. Il motore Aerojet Rocketdyne RL10C-1 dello stadio superiore Centaur si è acceso e, dopo pochi secondi l'ogiva protettiva del carico utile NROL-79 è stata sganciata a 4 minuti e 27 minuti di volo.
La diretta di ULA della missione si è conclusa qui, in fondo si tratta di una missione classificata. Gli esperti pensano che lo stadio superiore Centaur abbia eseguito due accensioni separate da un lungo periodo di volo inerziale per raggiungere un'orbita di 63° per il rilascio del carico utile, che dovrebbe essere composto da due satelliti che opereranno a circa 1.126 km sopra la Terra. Lo stadio esaurito dovrebbe poi aver compiuto un'uscita dall'orbita sopra l'Oceano Pacifico, diverse centinaia di km al largo del Cile, per evitare di lasciare della spazzatura spaziale ed un futuro rientro incontrollato.
Secondo l'appassionato di satelliti Ted Molczan, NROL-79 potrebbe essere un veicolo spaziale della serie NOSS, che si occupano di tracciare i movimenti delle navi in mare analizzando le loro trasmissioni radio. Solitamente i NOSS vengono rilasciati a gruppi di due con lo stesso razzo e lavorano in tandem, con una stima del loro peso al lancio di 6.350 kg. La precedente generazione di NOSS, lanciati dal 1976 al 1996 operavano a gruppi di tre.
NROL-79 era inizialmente previsto al lancio per il primo dicembre 2016. Ma una serie di incendi a Vandenberg, a settembre, e poi un problema con lo stadio superiore di Atlas 5, aveva costretto al rinvio del decollo per tre mesi. Il lancio di oggi è stato il primo di un satellite della NRO per il 2017. Tre missioni NRO vennero eseguite lo scorso anno - NROL-45 il 10 febbraio, NROL-37 l'11 giugno e NROL-61 il 28 luglio. La missione di oggi è stata la 70esima di un Atlas 5, che fece il suo debutto nell'agosto del 2002. I responsabili ULA sottolineano che tutte queste missioni hanno avuto successo.
Il decollo di oggi è stato anche il 35esimo per un Atlas 5 in configurazione 401, che non incorpora nessun booster di spinta iniziale (SRB) a propellente solido. Altre varianti di Atlas 5 possono avere fino a 5 SRB. Infine quello di oggi è stato il 12esimo lancio orbitale del 2017, l'11esimo a concludersi con successo.
Il prossimo volo di un razzo della United Launch Alliance sarà con un vettore Delta 4 con il satellite per telecomunicazioni WSG-9 dell'U.S. Air Force, il cui lancio è previsto per l'8 marzo dallo Space Launch Complex-37 di Cape Canaveral, in Florida. Invece il prossimo Atlas 5 è previsto per il 19 marzo, sempre da Cape Canaveral, con il veicolo cargo commerciale Cygnus OA-7 della Orbital ATK diretto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Nell'immagine (Credit: ULA) il decollo del razzo Atlas 5 V401 da Vandenberg con a bordo il carico utile classificato NROL-79. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ULA), il razzo Atlas 5 (AV-068) lascia la rampa di Vandenberg per iniziare la missione NROL-79.

Fonti: Space.com - Mike Wall / Spaceflight Now - Justin Ray / ULA

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Ultimo aggiornamento il 25 marzo 2017 - ore 16:23

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a cura di

Massimo Martini

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