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Notiziario 2017 - maggio

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In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di maggio 2017. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di aprile 2017.
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Nella foto (Credit: NASA) lo schermo stampato in 3D sulla ISS per schermare uno dei due sensori radiazioni all'interno di BEAM.

26/05/2017 - Primo anno del modulo espandibile BEAM alla ISS -

A metà strada dei due anni dimostrativi previsti presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il modulo espandibile BEAM (Bigelow Expandable Activity Module) sta dimostrando che i materiali morbidi posso avere prestazioni simili a quelli rigidi per i volumi abitativi nello spazio. Il BEAM venne lanciato, ed agganciato alla stazione grazie ad una collaborazione fra la divisione AES (Advanced Exploration Systems Division) della NASA e la Bigelow Aerospace, la cui sede centrale si trova a Las Vegas Nord, in Nevada.
NASA e Bigelow stanno valutando principalmente le caratteristiche direttamente legate alla possibilità dei moduli di proteggere gli esseri umani dall'ambiente estremo dello spazio. Gli astronauti a bordo della stazione lavorano assieme ai ricercatori al suolo per monitorare l'integrità strutturale del modulo, la sua stabilità termica e la resistenza ai detriti spaziali, radiazioni e crescita micro-biotica.
I ricercatori del Langley Research Center della NASA di Hampton, in Virginia, analizzano continuamente i dati provenienti dai sensori interni progettati per tenere sotto controllo e localizzare gli impatti esterni con detriti orbitali, e, come previsto, hanno registrato finora alcuni possibili impatti di micro-meteoriti. Il BEAM si è comportato come previsto nel prevenire la penetrazione grazie ai molteplici strati protettivi esterni superando i requisiti di schermatura della stazione spaziale.
Nel corso dei prossimi mesi, NASA e Bigelow si concentreranno nel misurare il dosaggio delle radiazioni all'interno di BEAM. utilizzando due REM (Radiation Environment Monitors) attivi posti all'interno del modulo, i ricercatori del Johnson Space Flight Center (JSC) della NASA a Houston, saranno in grado di osservare in tempo reale i livelli di radiazioni. Essi hanno scoperto che le dosi delle Radiazioni Cosmiche Galattiche (GCR) all'interno di BEAM sono simili a quelle riscontrate negli altri moduli della stazione spaziale, e continueranno ad analizzare i contributi della dose giornaliera proveniente dalle radiazioni intrappolate nelle fasce terrestri per comprendere meglio le proprietà di schermatura del modulo per le applicazioni nelle missioni a lungo termine.
La ISS e BEAM favoriscono di una significativa protezione da parte della magnetosfera terrestre. Le future missioni nello spazio profondo saranno maggiormente esposte alle particelle energetiche radioattive che sfrecciano nel Sistema Solare, così la NASA sta lavorando attivamente alla ricerca di modi per mitigare gli effetti di queste radiazioni.
A fine aprile, i ricercatori sulle radiazioni del Johnson hanno iniziato un esperimento, della durata di alcuni mesi, all'interno di BEAM installando uno schermo spesso 1,1 mm su uno dei due sensori REM del modulo. L'equipaggio della stazione ha prodotto uno scudo emisferico utilizzando la stampante 3D che si trova a bordo della ISS, e nei prossimi mesi questo primo scudo verrà sostituito con due successivi, sempre stampati in 3D, con spessori di 3,3 e 10mm, rispettivamente. Le differenze nelle misurazioni provenienti dai due sensori REM - uno con lo schermo ed uno senza - potrebbero aiutare a risolvere meglio gli spettri energetici delle particelle radioattive intrappolate, particolarmente quelle provenienti dall'Anomalia del Sud Atlantico.
L'equipaggio della stazione spaziale è entrato nel BEAM nove volte fin dalla sua espansione, nel maggio 2016. Oltre alle attività di schermatura dei REM, l'equipaggio ha sostituito i cartellini di radiazione passiva chiamati Radiation Area Monitors e raccolgono ad intervalli regolari campioni di microbi nell'aria e sulle superfici. Questi cartellini ed i campioni vengono poi inviati sulla Terra per un'analisi standard sui microbi e le radiazioni al JSC.
La dimostrazione tecnologica di BEAM aiuterà la NASA ad avanzare ed imparare sulla tecnologia degli abitacoli espandibili in orbita bassa terrestre per le applicazioni nelle future missioni di esplorazione umana. La collaborazione fra NASA e Bigelow supporta gli obiettivi NASA di sviluppare un ambiente per le missioni umane nello spazio profondo oltre la Terra mentre rafforza le capacità commerciali per applicazioni non governative.
Nella foto (Credit: NASA) Il Comandante di Spedizione 51, Peggy Whitson, assieme all'Ingegnere di Volo ESA Thomas Pesquet, all'interno del modulo sperimentale BEAM, attraccato alla ISS. Nella foto a sinistra (Credit: NASA) lo schermo stampato in 3D sulla ISS per schermare uno dei due sensori radiazioni all'interno di BEAM.

Fonte: NASA - Erin Mahoney

26/05/2017 - La NASA anticipa una missione all'asteroide -

La NASA ha deciso che la sonda Psyche, destinata ad esplorare un asteroide metallico, verrà lanciata nel 2022, un anno prima di quanto previsto e questo la porterà a raggiungere la propri destinazione nel 2026, ben quattro anni prima del previsto.
La NASA aveva annunciato a gennaio la scelta di Psyche e della sonda robotica Lucy fra le 28 missioni proposte dagli scienziati per l'ultimo, in ordine di tempo, progetto di esplorazione del Sistema Solare. La missione Psyche prende il nome dalla sua destinazione, l'asteroide metallico Psyche appunto, un mondo misterioso di oltre 200 km di diametro costituito in gran parte di ferro e nickel.
La NASA aveva fissato le finestre di lancio di Lucy e Psyche in modo da poter portare avanti entrambi i progetti, spalmando i costi di sviluppo su diversi anni nel ciclo annuale dei finanziamenti. Quando la NASA annunciò le missioni a gennaio aveva previsto di lanciare Lucy per prima, nell'ottobre del 2021, seguita a Psyche nell'ottobre 2023. Ma adesso i responsabili hanno deciso un nuovo piano di volo per Psyche che le permetterà di accorciare i tempi della missione portando a sostanziosi risparmi di denaro.
"Abbiamo sfidato il team di progettazione della missione ad esplorare se una data di lancio anticipata poteva fornire una traiettoria più efficiente verso l'asteroide Psyche, e ci sono riusciti alla grande," dice Jim Green, direttore della divisione scienza planetaria della NASA. "Questo ci permetterà di raggiungere tutti gli obiettivi scientifici prima e di ridurre i costi."
Secondo Henry Stone, capo progetto presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, invece di essere lanciata nell'ottobre 2023, Psyche ora decollerà in un periodo compreso fra il 6 ed il 26 agoto 2022. La nuova traiettoria di Psyche ora non passerà dalla Terra per ricevere una spinta gravitazionale nel 2024, come originariamente previsto, ma invece utilizzerà un sorvolo di Marte nel 2023 per una spinta gravitazionale che la farà spiraleggiare lontano nel Sistema Solare per avvicinarsi all'asteroide Psyche. L'asteroide si trova nella parte esterna della fascia principale di asteroidi che si trova fra le orbite di Marte e Giove, con una distanza media di 430 milioni di km dal Sole, tre volte più lontano della Terra.
Invece di arrivare nel 2030, come precedentemente programmato, la sonda entrerà in orbita attorno all'asteroide metallico nel 2026. "Il grande vantaggio di quest'eccellente traiettoria, è che ci permette di volare il doppio più veloci e quindi di risparmiare," ha detto Lindy Elkins-Tanton, scienziato a capo della missione Psyche per l'Arizona State University di Tempe. "Siamo estremamente emozionati che la NASA sia stata in grado di piazzare questa data di lancio anticipata. Il mondo vedrà questo affascinante mondo metallico molto prima del previsto."
La NASA non ha reso pubblico la stima dei costi risparmiati accelerando i tempi della missione Psyche, ma Elkins-Tanton afferma che siamo sui 100 milioni di dollari. Gli ingegneri della Space System/Loral, l'azienda costruttrice della sonda, aggiungeranno due grandi pannelli solari al veicolo spaziale per generare più energia. I grandi pannelli solari sono necessari per alimentare i motori elettrici agli ioni per raggiungere Psyche anticipatamente. Secondo la NASA, invece che quattro pannelli solari su ogni lato della sonda, Psyche avrà i più potenti pannelli a cinque segmenti a forma di X. "Il risparmio dei costi è dato da un anno di riduzione nel tempo di sviluppo e di circa tre anni nelle operazioni di volo," ha scritto Stone in una email. "I pannelli più grandi aggiungono massa, ma il peso complessivo è ancora nei limiti delle capacità del veicolo di lancio." La NASA non ha ancora scelto il lanciatore di Psyche, ma il razzo Atlas 5 della United Launch Alliance e il Falcon 9 della SpaceX sono in gara per aggiudicarsi il contratto di lancio.
La sonda entrerà in orbita attorno all'asteroide Psyche per studiarlo una ventina di mesi, la prima esplorazione scientifica ravvicinata di un mondo metallico. I ricercatori sono ansiosi di sapere se Psyche è il nucleo ferroso esposto di un'antico pianeta. La composizione di ferro-nickel dell'asteroide è infatti molto simile al nucleo superdenso e molto caldo della Terra, un'ambiente non raggiungibile dagli esseri umani con le tecnologie odierne.
Anche la topografia e la forma di Psyche sono ancora un mistero.
La missione Lucy, il cui lancio rimane invece fissato per il tardo 2021, sorvolerà una mezza dozzina di asteroidi Troiani, un tipo di corpo celeste resto della formazione dei pianeti interni, I Troiani, mai visitati prima d'ora, sono intrappolati in orbite che si trovano di fronte e dietro il percorso di Giove mentre gira attorno al Sole. I Troiani di Giove potrebbero fornire indizi sull'evoluzione del Sistema Solare, specialmente dei pianeti esterni e sulla formazione di Giove e delle sue lune. Secondo gli scienziati, i piccoli mondi congelati potrebbero essere come delle capsule del tempo, mantenendo le caratteristiche che avevano circa 4 miliardi di anni fa, prima che l'immensa forza gravitazionale di Giove li intrappolasse nelle loro attuali posizioni.
Le missioni Lucy e Psyche fanno parte del programma Discovery della NASA, una serie di missioni relativamente a basso costo per l'esplorazione del Sistema Solare. Il tetto di spesa per questo tipo di missioni è di 450 milioni di dollari ciascuna, non incluso i servizi di lancio.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech/Arizona State Univ./Space Systems Loral/Peter Rubin) la sonda Psyche con i pannelli solari a cinque segmenti.

Fonti: Spaceflight Now- Stephen Clark / NASA - D.C, Agle, Karim Valentine, Laurie Cantillo, Dwayne Brown e Martin Perez

Nell'immagine (Credit: NASA/SWRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran) parte di una sequenza di immagini di Giove.

25/05/2017 - Primi risultati scientifici dalla sonda Juno -

I primi risultati scientifici della missione Juno della NASA a Giove mostrano un ritratto del più grande pianeta del nostro Sistema Solare di un complesso, gigantesco, turbolento mondo con cicloni polari grandi quanto la Terra stessa, sistemi di tempeste che viaggiano in profondità nel cuore del gigante gassoso, e un mostruoso campo magnetico che potrebbe indicare che è generato più vicino alla superficie del pianeta di quanto pensavamo precedentemente.
"Siamo emozionati di condividere queste prime scoperte, che ci aiuteranno a comprendere meglio cosa rende Giove così affascinante," dice Diane Brown, responsabile esecutivo di Juno presso la sede centrale NASA di Washington. "E' stato un lungo viaggio per Giove, ma questi primi risultati già dimostrano che ne valeva la pena." Juno è stato lanciato il 5 agosto 2011 ed è entrato in orbita attorno a Giove il 4 luglio 2016. Le scoperte ottenute dai dati raccolti in questo primo passaggio, che ha portato la sonda ad appena 4.200 km dalla sommità delle nubi di Giove il 27 agosto, sono state pubblicate questa settimana in due articoli pubblicati sulla rivista Science, così come altri 44 articoli sulla rivista Geophysical Research Letters.
"Sapevamo che Giove ci avrebbe riservato delle sorprese," ha affermato Scott Bolton, ricercatore principale di Juno del Southwest Research Institute di San Antonio. "Ma ora che siamo qui stiamo scoprendo che Giove può emettere calore, così altri comportamenti particolari. C'è così tanto da fare che non ce lo aspettavamo ed abbiamo dovuto fare un passo indietro e cominciare a ripensare a questo come un nuovo Giove."
Tra i risultati che sfidano le ipotesi vi sono quelli forniti dalle immagini di Juno, la JunoCam. Le immagini mostrano che entrambi i poli di Giove sono coperti da tempeste vorticose di dimensioni terrestri che sono densamente raggruppate e scorrono assieme. ""Siamo sconcertati su come si possano formare, come sia stabile la configurazione e perché il polo nord di Giove non sembra il polo sud," ha detto Bolton. "Stiamo chiedendoci se non si tratta di un sistema dinamico e stiamo vedendo solo una fase, e nel prossimo anno, la potremmo veder scomparire, oppure è una configurazione stabile e queste tempeste ruotano una attorno all'altra?"
Un'altra sorpresa è arrivata dallo strumento MWR (MicroWave Radiometer) di Juno, che raccoglie campioni di radiazione termica nelle microonde dall'atmosfera di Giove, dalla sommità delle nuvole di ammoniaca alle profondità della sua atmosfera. I dati MWR indicano che le zone e fasce iconiche di Giove sono misteriose, con la fascia vicino all'equatore che penetra in profondità mentre quelle di zona ad altre latitudini sembrano evolvere in altre strutture. I dati suggeriscono che l'ammoniaca è molto variabile e continua ad aumentare così come scendere mentre l'osserviamo con MWR, entro poche centinaia di km. Prima della missione Juno si sapeva che Giove aveva il più intenso campo magnetico del Sistema Solare. Le misurazioni della massiccia magnetosfera del pianeta, dal magnetometro MAG di Juno, indicano che il campo magnetico di Giove è anche più forte dei modelli previsti, e più irregolare nella forma. I dati di MAG indicano che il campo magnetico supera di molto i previsti 7,766 Gauss, circa 10 volte più forte del più potente campo magnetico scoperto sulla Terra.
"Juno ci sta dando una nuova immagine del campo magnetico vicino a Giove così come non l'abbiamo mai visto prima," dice Jack Connerney, vice capo scienziato della missione ed a capo deli studi sul campo magnetico presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland. "Già possiamo vedere che il campo magnetico appare granuloso: più forte in alcuni punti e più debole in altri. Quest'inaspettata distribuzione suggerisce che il campo potrebbe essere generato da un effetto dinamo più vicino alla superficie, sopra lo strato di idrogeno metallico. Ogni sorvolo ci porta più vicini a determinare dove e come funziona la dinamo di Giove."
Juno è anche progettato per studiare la magnetosfera polare e l'origine delle potenti aurore di Giove - le luci del nord e quelle del sud. Queste emissioni delle aurore sono causate dalle particelle che rilasciano energia, sbattendo contro le molecole dell'atmosfera. Le osservazioni iniziali di Juno indicano che il processo sembra funzionare in modo differente che quello sulla Terra.
Juno si trova in orbita polare sopra Giove, e la maggior parte dell'orbita è trascorsa lontano dal gigante gassoso. Ma, una volta ogni 53 giorni, la sua traiettoria si avvicina a Giove da sopra il polo nord, dove inizia un transito lungo due ore (da polo a polo) volando da nord a sud e con i suoi otto strumenti scientifici raccoglie i dati mentre la sua JunoCam, appositamente pensata per il pubblico, scatta immagini. Lo scarico dei sei Mb di dati raccolti durante il transito richiede fino a un giorno e mezzo. "Ogni 53 giorni andiamo a urlare in faccia a Giove, cercando di carpire i suoi segreti, e c'è sempre qualcosa di nuovo," ha detto Bolton. "Nel nostro prossimo flyby dell'11 luglio voleremo direttamente sopra una delle caratteristiche più iconiche dell'intero Sistema Solare - uno che ogni ragazzo conosce - la grande Macchia Rossa di Giove. Se qualcuno può arrivare in fondo a capire quello che sta succedendo sotto quella gigantesche nuvole cremisi che roteano, è Juno, e dei suoi strumenti scientifici che possono penetrare quelle nuvole."
Il Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena, in California, gestisce la missione Juno per la NASA. Il principale ricercatore è Scott Bolton del Southwest Research Institute di San Antonio. La missione Juno fa parte del programma New Frontiers gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA di Huntsville, Alabama, per la Direzione Missioni Scientifiche dell'agenzia. La Lockheed Martin Space Systems, a Denver, ha costruito la nave spaziale.
Per maggiori informazioni sulla missione Juno, visita: https://www.nasa.gov/juno e http://missionjuno.org/.
Segui la missione su Facebook e Twitter a: http://www.facebook.com/NASAJuno ed http://www.twitter.com/NASAJuno.
Nell'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Betsy Asher Hall/Gervasio Robles) il polo sud di Giove ripreseo da 52.000 km. Le strutture ovali sono cicloni grandi fino a 1.000 km di diametro. Diverse immagini sono state scattate con lo strumento JunoCam in tre orbite separate poi combinate assieme per mostrare tutte le aree illuminate allo stesso modo, saturando i colori e con proiezione sterografica. Nell'immagine in alto (Credit: NASA/SWRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran) parte di una sequenza di immagini di Giove. La versione a piena risoluzione (oltre 30 Mb) ha un dettaglio spettacolare delle nubi di Giove.

Fonte: NASA - Dwayne Brown, Laurie Cantillo, DC Agle, Nancy Neal Jones, Deb Schmid e Karen Northon

25/05/2017 - Soyuz piazza in orbita satellite militare russo Tundra -

La Russia ha lanciato dal Cosmodromo di Plesetsk, nel nord della Russia, un razzo vettore Soyuz.2-1b, dotato dello stadio superiore Fregat, con a bordo un satellite militare di allarme Tundra.
Il decollo è avvenuto in perfetto orario alle 9:33 ora di Mosca (le 7:33 italiane) del 25 maggio 2017. Il lancio di giovedì trasporta il secondo satellite del sistema russo di primo allarme missilistico, EKS-2 (Edinaya Kosmicheskaya Sistema - Sistema Spaziale Unificato), un sostituto del sistema di era sovietica Oko che consiste in un minimo di otto satelliti su orbite ellittiche di tipo Molniya in modo da coprire tutto il globo in caso di lanci di missili.
I satelliti EKS, conosciuti anche come Tundra, sono costruiti dalla RKK Energia, e basati sulla piattaforma satellitare che la compagnia chiama Viktoria - derivati a loro volta dai quattro satelliti Yamal per telecomunicazioni costruiti da Energia fra la fine anni '90 ed inizi del 2000. I satelliti sono dotati di telescopi infrarossi per captare le sorgenti di calore - come gli scarichi dei missili - così come di sensori ottici ed ultravioletti.
Le orbite Molniya che utilizzano gli EKS utilizzano una speciale classe di orbite ellittiche con un perigeo attorno ai 1.620 km ed un apogeo di 38.500 km con un periodo di 12 ore ed inclinazione di 64,4° in modo da tenere l'apogeo del satellite sopra l'emisfero nord. I satelliti raggiungono così l'apogeo due volte al giorno, ai lati opposti del pianeta, mentre le orbite altamente eccentriche permettono di trascorrere la maggior parte del tempo vicino all'apogeo. Le orbite Molniya sono la parola russa per 'fulmine' che è il nome di una serie di satelliti per telecomunicazioni che hanno utilizzato in precedenza queste orbite.
Quello di oggi è stato il primo lancio militare russo dal 4 giugno dello scorso anno - uno dei periodi più lunghi per i russi, o ex-sovietici, nella storia dei lanci spaziali. Infatti nel corso degli ultimi dodici mesi il rateo di lanci russi, di solito il più corposo al mondo, ha subito un vistoso rallentamento a causa di problemi concernenti la produzione dei razzi vettori. Quello di oggi è stato il 29esimo lancio orbitale del 2017, il 27esimo a concludersi con successo, il quinto per i russi (in confronto agli 11 dello scorso anno alla stessa data). I quattro lanci precedenti - tutti utilizzando i razzi Soyuz - hanno visto il Progress MS-05 e la Soyuz MS-04 destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), e due lanci commerciali condotti dall'europea Arianespace dal Centro Spaziale Kourou, nella Guyana Francese. L'altro cavallo da tiro russo, il Proton, è bloccato dal giugno dell'anno scorso per problemi riscontrati nei lanci precedenti. Il Proton dovrebbe tornare operativo il mese prossimo mentre il Soyuz ha un lancio previsto il 14 giugno, con il Progress Ms-06 destinato a portare rifornimenti alla ISS.
Nella foto (Credit: Mikhail Japaridze/TASS) il decollo del razzo Soyuz-2.1b con il satellite militare da Plesetsk.

Fonti: NASAspaceflight - William Graham / Space Launch Report - Ed Kyle / Itar Tass

25/05/2017 - Ci ha lasciato Giovanni Bignami -

L’astrofisico e divulgatore scientifico Giovanni Bignami è morto a causa di un malore mentre si trovava a Madrid, in Spagna. Aveva 73 anni.
Astrofisico di fama mondiale, straordinario divulgatore scientifico e fino al 2015 presidente dell’Istituto nazionale d’astrofisica (Inaf), Giovanni Bignami si è spento improvvisamente ieri a Madrid. Ne danno l’annuncio la moglie Patrizia Caraveo, attuale direttrice dell’Inaf Iasf di Milano, e Nichi D’Amico, presidente dell’Inaf.
Ecco il comunicato INAF:
"Si è spento improvvisamente ieri a Madrid il nostro Nanni Bignami. Ne danno l’annuncio la moglie Patrizia Caraveo, attuale direttrice di una delle nostre strutture, lo Iasf di Milano, e Nichi D’Amico, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Illustre Accademico dei Lincei, chairman del Board dello Square Kilometer Array Organizazion, presidente dell’Inaf nel quadriennio 2011-2015, e già presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Nanni è stato uno dei più attivi e autorevoli astrofisici italiani. «Si tratta di una grave e inaspettata perdita per la Comunità», commenta Nichi D’Amico, «un personaggio e un amico autorevole, un instancabile artefice di tanti successi dell’astrofisica italiana».
I vertici dell’Istituto e tutto il personale esprimono alla collega Patrizia e ai familiari il proprio cordoglio."

Non possiamo che unirci al cordoglio per la scomparsa di un grande della fisica italiana che ci mancherà anche come divulgatore appassionato nel cercare di coinvolgere il più possibile le nuove generazioni a questi campi della scienza così meravigliosi.
Nato il 10 aprile 1944 a Desio, laureato in fisica nel 1968, ha partecipato attivamente alla progettazione e costruzione di numerosi satelliti scientifici. Dal 16 marzo 2007 al primo agosto 2008 è stato Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana. Tra il 2010 e il 2012 è stato il primo italiano a presiedere il COSPAR (Comitato Mondiale per la Ricerca Spaziale). Dal 10 agosto 2011 al 16 ottobre 2015 è stato Presidente dell'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). È stato presidente del consiglio di amministrazione del progetto SKA. Oltre ai vari libri scritti aveva collaborato, con Piero Angela all'interno di Superquark, alla rubrica 'Polvere di Stelle' e poi "I segreti dello spazio con Bignami" su Sky.
Nella foto (Credit: La Stampa) Giovanni Bignami.

Fonti: La Stampa - Federico Taddia / Media INAF - Redazione / Wikipedia

Nell'immagine (Credit: Rocket Lab) il veicolo di lancio Electron viene trasportato verso la rampa di lancio.

25/05/2017 - Quasi un successo il primo lancio di Electron -

Il razzo Electron, al volo inaugurale, è decollato il 25 maggio 2017 alle 16:20 ora della Nuova Zelanda (le 6:20 italiane) dal Complesso di Lancio 1 della Rocket Lab che si trova sulla Mahia Peninsula in Nuova Zelanda. Si tratta del primo razzo di classe orbitale che viene lanciato da un sito privato al mondo.
"E' stata una giornata incredibile e sono immensamente fiero del nostro team così capace," ha detto Peter Beck, amministratore delegato e fondatore della Rocket Lab. "Siamo una delle poche compagnie che hanno sviluppato un razzo dal nulla e lo abbiamo fatto in meno di quattro anni. Abbiamo lavorato senza sosta per arrivare a questo punto. Abbiamo sviluppato tutto in casa, costruito il primo poligono privato di lancio orbitale al mondo, e lo abbiamo fatto con un piccolo team."
"E' stato un gran volo. Abbiamo avuto un perfetto funzionamento del primo stadio, separazione dello stadio, accensione del secondo stadio e separazione dell'ogiva protettiva. Non abbiamo però raggiunto l'orbita e stiamo indagando sul perché, sebbene essere arrivati nello spazio al primo test ci piazza in una buona posizione per accelerare la fase commerciale dl nostro programma, portare i nostri clienti in orbita ed aprire lo spazio all'imprese," aggiunge Beck.
Nelle prossime settimane, gli ingegneri della Rocket Lab a Los Angeles ed Auckland, Nuova Zelanda, lavorerà sui 25.000 canali di dati che sono stati raccolti durante il volo. I risultati permetteranno di ottimizzare il veicolo. "Abbiamo imparato così tanto da questo test di lancio ed impareremo ancora di più nelle prossime settimane. Stiamo cercando di rendere lo spazio più accessibile e questo è un passo fenomenale nel viaggio intrapreso. Le applicazioni che potremo aprire sono senza fine. Le applicazioni conosciute comprendono il report del meteo, internet dallo spazio, previsione di disastri naturali, aggiornamenti dati marittimi così come le operazioni di ricerca e soccorso," dice Beck.
Il lancio di oggi è il primo di tre voli di prova previsti quest'anno. La Rocket Lab prevede di raggiungere l'orbita con il secondo test e vedere di massimizzare il carico utile che il razzo può imbarcare. A pieno regime, la Rocket Lab prevede di lanciare oltre 50 volte in un anno, ed è regolata per lanciare fino a 120 volte l'anno. In confronto, lo scorso anno vi sono stati 22 lanci da parte degli Stati Uniti, ed 82 internazionalmente. La fase commerciale della Rocket Lab vedrà volare l'Electron con clienti come la NASA, Spire, Planet, Moon Express e Spaceflight.
La finestra di lancio di 10 giorni si era aperta il 22 maggio ed i primi giorni vi sono stati vari rinvii nel decollo a causa delle condizioni meteo avverse al sito di lancio di Maiha Peninsula. Il razzo Electron è alto 17 metri, ha un diametro di 1,2 metri e pesa 10.500 kg a pieno carico. Il primo stadio utilizza 9 motori Rutherford elettrici che bruciano una miscela di RP-1 (kerosene raffinato) e LOX (ossigeno liquido) fornendo una spinta combinata di 15.649 kg al decollo, che arriva a 18.824 nel vuoto. Il primo stadio ha un'Impulso Specifico (Isp) di 300 secondi (5 minuti) nel vuoto. Il secondo stadio ospita un solo motore Rutherford ottimizzato per il vuoto - che brucia la stessa miscela di propellenti - e fornisce una spinta di 2.268 kg con Isp di 327 secondi (5 minuti e 27 secondi). Il razzo è in grado di piazzare un carico utile di 150 kg su un'orbita solare sincrona a 500 km di quota. I motori Rutherford sono costruiti dalla Rocket Lab utilizzando largamente la stampa 3D e l'intero processo di realizzazione richiede appena 24 ore. Altra peculiarità dell'Electron sono le pompe elettriche dei motori, alimentate da una batteria ai polimeri di Litio, che spinge i propellenti verso la camera di scoppio a circa 40.000 giri al minuto e permette un'efficenza del 95%, a differenza del 50% delle pompe a gas standard dei motori a razzo tradizionali.
Questo di oggi era il 28esimo tentativo di lancio orbitale del 2017, il secondo a non concludersi con successo. L'orbita prevista era di 300x500 km con inclinazione di 83°. La compagnia non ha dato ulteriori informazioni sulle cause del fallimento nel raggiungere l'orbita anche se ha mostrato diversi video nei quali il primo stadio sembra aver funzionato perfettamente e quindi si ipotizza un problema al secondo stadio.
Nell'immagine (Credit: Rocket Lab) tratta dal video, il momento del decollo di Electron per 'It's a test', come è stato scherzosamente ribattezzato il volo inaugurale del razzo. Nell'immagine a sinistra (Credit: Rocket Lab) il veicolo di lancio Electron viene trasportato verso la rampa di lancio.

VIDEO DECOLLO ELECTRON 'IT'S A TEST' - 25/05/2011 - (Credit: ROCKET LAB/SCINEWS) - dur.min. 2:14 - NO AUDIO

Fonti: Rocket Lab USA / NASAspaceflight - Chris Gebhardt

24/05/2017 - Completata l'inchiesta sullo schianto di Schiaparelli -

L'inchiesta sullo schianto nell'atterraggio del modulo Schiaparelli di ExoMars ha determinato che un conflitto di informazioni nel computer di bordo ha portato alla sequenza di discesa di concludersi prematuramente.
Il modulo dimostrativo Entry, Descent e Landing (EDL) Schiaparelli si era separato dalla sua nave madre, il Trace Gas Orbiter (TGA), come previsto, il 16 ottobre dello scorso anno, ed aveva volato verso Marte per i successivi tre giorni. Gran parte della discesa di sei minuti, il 19 ottobre, si era svolto come previsto: il modulo era entrato nell'atmosfera correttamente, con lo scudo termico che lo proteggeva dalle velocità supersoniche. I sensori posti sul frontale e nella parte posteriore dello scudo raccoglievano utili dati scientifici e tecnologici sull'atmosfera e sullo scudo termico.
La telemetria di Schiaparelli era inviata al veicolo principale, che intanto era entrato in orbita attorno al Pianeta Rosso - una prima volta che questo risultato era raggiunto nell'esplorazione di Marte. Questa trasmissione in tempo reale si è dimostrata molto importante nella ricostruzione della catena di eventi. Allo stesso tempo che l'orbiter TGA registrava le trasmissioni di Schiaparelli, anche la sonda Mars Express, sempre dell'ESA, stava monitorando il segnale portante del lander, e lo inviava al Giant Metrewave Radio Telescope, in India.
Nei giorni e settimane successive, il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA scattava una serie di immagini della superficie di Marte identificando il modulo, lo scudo frontale ed il paracadute ancora collegato allo scudo posteriore, tutti molto vicini al sito di atterraggio previsto. Le immagini suggerivano che questi pezzi di hardware si erano separati dal modulo come previsto, sebbene l'arrivo di Schiaparelli era avvenuto, chiaramente, ad alta velocità, con i detriti che erano sparsi attorno al punto di impatto.
L'indagine indipendente, con a capo l'ispettore generale dell'ESA, si è ora completata. Essa ha identificato le circostanze e le cause, indicando raccomandazioni generali per evitare questo tipo di difetti e problemi in futuro. Il sommario del rapporto può essere scaricato qui.
Circa tre minuti dopo l'ingresso in atmosfera il paracadute si è aperto, ma il modulo ha subito un'inaspettata alta velocità di rotazione. Questo ha portato ad una breve 'saturazione' - ovvero al raggiungimento di valori oltre la soglia massima consentita - della Inertial Measurement Unit (IMU), che misurava la rotazione del lander. La saturazione ha portato ad un grande errore di assetto nel sistema software di guida, navigazione e controllo. L'errata stima nell'orientamento del lander, combinato con le misurazioni radar successive, aveva portato il computer a calcolare che si trovava sotto il livello del suolo.
Questo ha portato in un rilascio anticipato del paracadute e dello scudo inferiore, una breve accensione dei propulsori (circa 3 secondi invece dei 30 previsti) e l'attivazione dei sistemi come se Schiaparelli fosse già atterrata. La serie di strumenti scientifici ha inviato una serie di pacchetti dati prima che il segnale venisse perso. In realtà, il modulo si trovava in caduta libera da un'altezza di circa 3,7 km, risultando così ad una stima della velocità di impatto di circa 540 km/h.
La Commissione d'Inchiesta ha segnalato nel rapporto che il modulo era molto vicino ad atterrare con successo nella zona prevista e che una gran parte degli obiettivi del volo dimostrativo erano comunque stati raggiunti. I risultati del volo rivelano che vi è bisogno di un aggiornamento del software ed un miglioramento dei modelli al computer per il comportamento del paracadute. "I dati in tempo reale inviati durante la discesa sono stati cruciali per fornire un'analisi così approfondita sul destino di Schiaparelli," ha detto David Parker, direttore dell'Esplorazione Robotica e del Volo Spaziale Umano dell'ESA. "Siamo estremamente grati alle squadre di scienziati ed ingegneri che hanno svolto un duro lavoro per fornire gli strumenti scientifici e preparato l'indagine su Schiaparelli, e profondamente pentiti che i risultati siano stati ridotti dalla fine precoce della missione. Vi sono certamente un gran numero di aree alle quali dobbiamo rivolgere grande attenzione nella preparazione, validazione e verifica del sistema di Ingresso, Discesa ed Atterraggio.
Metteremo a frutto la lezione mentre continuiamo i preparativi per la missione del rover ExoMars 2020 e della piattaforma di superficie. Atterrare su Marte è una sfida indimenticabile ma una di quelle che dobbiamo superare per raggiungere l'obiettivo finale."
""È interessante notare che, se la saturazione non avesse avuto luogo e che le fasi finali di sbarco avessero avuto successo, probabilmente non avremmo identificato le altre aree deboli che hanno contribuito al disastro," osserva Jan Woerner, Direttore generale dell'ESA. "Come risultato diretto di questa inchiesta abbiamo scoperto le aree che richiedono un'attenzione particolare e delle quali beneficerà la missione del 2020."
ExoMars 2020 ha da allora passato un'importante revisione che conferma che è in pista per soddisfare la finestra di lancio. Dopo essere stati pienamente informati sullo stato del progetto, gli Stati membri dell'ESA presso il consiglio del programma di Esplorazione Microgravità e Volo Spaziale Umano hanno confermato il loro impegno per la missione, che comprende il primo rover di marte dedicato alla perforazione sotto la superficie per cercare tracce di vita sul Pianeta Rosso.
Intanto il TGO ha iniziato la sua manovra di aerofrenata della durata di un anno sugli strati esterni dell'atmosfera ed inizierà a raccogliere i primi dati scientifici dall'inizio del 2018. La sonda ha già dimostrato che gli strumenti scientifici sono pronti durante due opportunità di osservazione a novembre e marzo.
Oltre all'obiettivo principale di analizzare l'atmosfera alla ricerca di gas che possano essere messi in relazione ad attività biologica o geologica, l'orbiter servirà anche come ri-trasmettitore del rover e della piattaforma di superficie del 2020. Il programma ExoMars è una missione congiunta fra l'ESA e la russa Roscosmos.
Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA/ATG medialab) Schiaparelli con il paracadute aperto.

Fonti: ESA / Media INAF - Marco Malaspina

Nell'illustrazione artistica (Credit: DARPA/Boeing) il veicolo di lancio sperimentale XS-1 sulla rampa di lancio.

24/05/2017 - La DARPA sceglie Boeing per lo spazioplano militare XS-1 -

La DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) degli Stati Uniti ha selezionato la compagnia Boeing Company per completare il progetto dell'Experimental Spaceplane (XS-1) dell'agenzia, che si prefigge di costruire e far volare un'intera nuova classe di velivoli ipersonici che potrebbero incrementare la sicurezza nazionale fornendo accesso allo spazio con breve preavviso ed a basso costo.
Il programma punta a raggiungere una capacità non ottenibile oggi - lanciare in orbita bassa terrestre nel giro di pochi giorni, a differenza dei preparativi di mesi od anni attualmente necessari per inviare un singolo satellite in orbita. Il successo dipenderà da significativi avanzamenti sia nelle capacità tecniche che delle operazioni al suolo, ma potrebbe rivoluzionare l'abilità della Nazione di riprendersi dopo una catastrofica perdita di satelliti commerciali o militari, dei quali oggi la Nazione è dipendente in modo cruciale.
"L'XS-1 non sarà ne un aereo tradizionale e nemmeno un veicolo di lancio convenzionale, ma piuttosto una combinazione dei due, con l'obiettivo di abbassare i costi di lancio di un fattore dieci e sostituire le frustranti attese odierne per un lancio su richiesta," dice Jess Sponable, responsabile del programma per DARPA. "Siamo così lieti di seguire i progressi di Boeing nella Fase 1 del programma XS-1 e guardiamo con fiducia avanti per la prosecuzione della collaborazione delle nuove Fasi 2 e 3 ora finanziate - fabbricazione e volo."
Il programma XS-1 prevede un veicolo riutilizzabile senza equipaggio, con circa le stesse dimensioni di un aereo a getto privato, che potrebbe decollare verticalmente come un razzo e volare a velocità ipersoniche. Il veicolo verrebbe lancio senza razzi addizionali, alimentato solamente dai propri propellenti criogenici, Una volta raggiunta un'altezza suborbitale, il veicolo rilascerebbe uno stadio superiore a perdere in grado di rilasciare un satellite, del peso di circa 1.360 kg su un'orbita polare. Il primo stadio riutilizzabile tornerebbe sulla Terra, atterrando orizzontalmente come un aereo, e verrebbe preparato per un nuovo volo, che potrebbe avvenire nel corso di poche ore.
La DARPA e la Boeing stanno pianificando i condurre un volo dimostrativo tecnologico di XS-1, volando dieci volte in dieci giorni. Se il programma avrà successo permettere di svolgere anche servizi commerciali con costi inferiori a 5 milioni di dollari a lancio, compresi i costi dello stadio superiore a perdere, ed assumendo un rateo di almeno dieci voli annui - una frazione dei costi dei sistemi di lancio che i militari USA attualmente spendono per simili carichi utili.
Per arrivare a questi risultati XS-1 dovrà sviluppare tecnologie di punta, come il sistema propulsivo del motore Aerojet Rocketdyne AR-22, serbatoi ultraleggeri in materiali compositi, ali ibride composite capaci di resistere allo stress fisico del volo ipersonico suborbitale e temperature oltre i 1.000° Celsius e tecnologie per il volo autonomo.
La Fase 2 prevede il progetto, costruzione e test del veicolo dimostrativo fino al 2019. Inizialmente il motore del veicolo dovrà eseguire accensioni al suolo per dieci volte in dieci giorni per dimostrare la capacità propulsiva per i voli di prova.
La Fase 3 prevede da 12 a 15 voli di prova, attualmente previsti per il 2020. Dopo di questi XS-1 dovrà superare la prova di dieci missioni in dieci giorni, inizialmente fino a Mach-5 ed in seguito fino a Mach-10, oltre a rilasciare un carico utile dimostrativo in orbita bassa terrestre.
La Boeing si è aggiudicata questo contratto battendo altri due gruppi in gara guidati da Northrop Grumman (che era in collaborazione con Virgin Galactic) e Masten Space System (in collaborazione con XCOR Aerospace). Il programma XS-1 era stato avviato nel settembre 2013 e la Fase 1 era partita nell'estate 2014 con finanziamenti a Boeing, Northrop Grumman e Masten Space System. Nuovi finanziamenti erano stati erogati nell'agosto 2015 per lavorare alla Fase B del programma. La scelta finale di Boeing sembra essere stata dettata anche dalla maggior esperienza della compagnia nella costruzione di spazioplani robotici per i militari USA. Infatti la compagnia ha costruito i due X-37B per l'U.S. Air Force, che sono stati lanciati quattro volte per missioni segrete nel corso degli ultimi cinque anni, l'ultima terminata alcuni giorni fa, dopo un volo orbitale lungo quasi due anni.
Nell'illustrazione artistica (Credit: DARPA/Boeing) il veicolo di lancio XS-1 nello spazio. Nell'illustrazione artistica a sinistra (Credit: DARPA/Boeing) il veicolo di lancio sperimentale XS-1 sulla rampa di lancio.

Fonti: DARPA / NASAspaceflight

24/05/2017 - Nuovo test del motore RS-25 per il mega-razzo NASA -

Gli ingegneri della NASA hanno condotto con successo, il 23 maggio, il secondo test di una serie, del sistema di controllo volo dei motori RS-25, avvicinandosi sempre di più all'esplorazione dello spazio profondo con il più potente razzo al mondo.
Questo test è stato compiuto dopo aver risolto un problema che aveva forzato a riprogrammare il test del 16 maggio. Il test di accensione della durata di 500 secondi - oltre otto minuti - si è tenuto presso il banco prova A-1 che si trova presso lo Stennis Space Center della NASA in Mississippi, segnando un'altra pietra miliare verso il lancio inaugurale del nuovo razzo Space Launch System (SLS) della NASA, conosciuta come Exploration Mission-1 (EM-1).
Il razzo SLS, spinto da quattro motori RS-25 che si accenderanno simultaneamente, produrranno una spinta di 907 tonnellate e funzioneranno assieme con un paio di razzi a propellente solido. I motori RS-25 per i primi voli sono i vecchi motori alimentati ad idrogeno ed ossigeno liquidi dei quali erano dotati gli Space Shuttle, modificati per raggiungere un livello di spinta più alto e dotati di un nuovo sistema di controllo. Il 'controller', o Engine Controller Unit (ECU), è la chiave delle modifiche dei motori. Il componente viene spesso definito come 'il cervello' degli RS-25 perché permette la comunicazione fra il motore ed il razzo. Prima di un volo, le specifiche delle prestazioni di un motore, come la percentuale di spinta necessaria, sono programmate dall'ECU. Il controller poi comunica le specifiche e si assicura che queste siano monitorate controllando alcuni fattori come la miscela di propellenti ed il livello di spinta.
Stennis aveva eseguito una precedente serie di test per acquisire dati dallo sviluppo del nuovo ECU, che è realizzato in collaborazione fra la NASA, il fornitore principale degli RS-25 Aerojet Rocketdyne di Sacramento, California, ed il sub-fornitore Honeywell di Clearwater, Florida. Il primo volo controller che volerà è stato testato a marzo a Stennis e sarà installato su uno dei quattro motori per EM-1. A seconda dei dati ottenuti dal test del 16 maggio, il secondo controller verrà installato sul SLS per EM-1. Un terzo controller verrà testato a luglio, sempre a Stennis. I test sono condotti da una squadra composta da personale NASA, Aerojet Rocketdyne e Syncom Space Services. La Syncom Space Services è il fornitore principale per le operazioni nella struttura di Stennis.
Nella foto (Credit: NASA/Stennis) il test del motore RS-25 al banco di prova A-1 di Stennis.

Fonti: NASA - LaToya Dean / NASAspaceflight - Philip Sloss

23/05/2017 - Samantha dona la tuta di volo indossata sulla ISS -

L'astronauta italiana dell'Agenzia Spaziale Europea e Capitano dell'Aeronautica militare, Samantha Cristoforetti, ha regalato al Museo della scienza e della Tecnologia 'Leonardo da Vinci' di Milano la sua tuta di volo indossata nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel corso della missione 'Futura' dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
Una tuta "a cui sono molto affezionata - ha spiegato Cristoforetti - perché è la tuta che avevo indosso quando ho aperto il portello e sono entrata a bordo della Stazione spaziale e ho abbracciato i colleghi che ci attendevano, per me è un oggetto molto particolare, mi fa molto piacere donarlo al museo e spero contribuirà a far sognare a far accendere una passione per la scienza e la tecnologia, per lo spazio nella mente e nel cuore di qualche bambino, di qualche bambina."
La consegna della tuta è stata anche l’occasione per visitare la mostra fotografica 'Space Girls, Space Women - Lo Spazio visto dalle Donne', creata dalla Sipa Press e allestita nel primo chiostro del Museo della Scienza fino al 20 giugno 2017 su iniziativa dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Al termine della visita la consegna della tuta e uno scambio di opinioni, davanti al pubblico che gremiva l’auditorium, con il rappresentante dell’Agenzia Spaziale Italiana, Marino Crisconio, sul ruolo dell’Italia nella Stazione Spaziale Internazionale, scambio di opinioni moderato dal giornalista del Corriere, Giovanni Caprara.
A margine dell’incontro, Samantha Cristoforetti, conversando con l’Agenzia di stampa Askanews, si è espressa sui possibili risvolti della lettera di intenti che l'Agenzia Spaziale Italiana ha, di recente, firmato un accordo con l'omologa agenzia cinese (CNSA) per una possibile collaborazione in merito alle infrastrutture orbitanti e al volo umano nello Spazio, che potrebbe aprire all’ipotesi di un’opportunità di volo per lei in Cina: "E' ancora un po' presto per dirlo, io lavoro a questa cosa a livello operativo molto basso dove cerchiamo di armonizzare alcuni aspetti della gestione dei voli abitati come astronauti - ha spiegato l'astronauta italiana - la collaborazione viene decisa a livelli molto più alti dei miei però sicuramente sarà interessante vedere come si svilupperà questa collaborazione negli anni a venire."
Nella foto (Credit: LaPresse / Piero Cruciatti) l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti con la tuta di volo donata al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Fonte: ASI - Redazione

23/05/2017 - Compiuta con successo l'EVA imprevista sulla ISS -

Alle 10:06 p.m. EDT (le 16:06 italiane) si è conclusa la breve passeggiata spaziale del Comandante di Spedizione 51 Peggy Whitson e dell'Ingegnere di Volo Jack Fisher della NASA per la sostituzione di una scatola di derivazione dati che si era guastata sabato mattina.
L'inizio dell'EVA n.43 USA era iniziata alle 7:20 a.m. EDT (le 13:20 italiane) quando i due astronauti, ancora all'interno del modulo di decompressione Quest della ISS, erano passati all'alimentazione con le batterie interne delle loro tute EMU (Extra Mobility Unit). Una volta usciti dal portello del modulo di decompressione i due astronauti si sono dedicati a compiti diversi; Whitson infatti aveva l'incarico di sostituire l'attrezzatura MDM (Multiplexer-DeMultiplexer) mentre Fisher avrebbe installato un paio di antenne wireless sul modulo laboratorio Destiny. Questo compito era inizialmente previsto durante la EVA 42 svoltasi il 12 maggio ma venne rinviato per il protrarsi della passeggiata spaziale oltre il tempo stimato per i problemi incontrati con un boccaporto.
Whitson aveva preparato una MDM di riserva domenica e ne aveva testato i componenti. La zona dove si trova una delle due scatole MDM è sul traliccio principale Z0, non lontano dal modulo Destiny. La stazione è dotata di due MDM, una operativa ed una di riserva che entra in funzione automaticamente, come avvenuto sabato, se la prima si guasta. La MDM è un particolare molto importante nella gestione dei pannelli solari, del sistema di raffreddamento ed altri delicati apparati di bordo, motivo per il quale i responsabili della stazione hanno organizzato rapidamente quest'EVA di riparazione.
Questa stessa scatola MDM era stata installata soltanto due mesi fa, durante la EVA del 30 marzo, sempre da Whitson e dal collega Shane Kimbrough, per un'aggiornamento del software. Il lavoro di Whitson si è svolto relativamente senza grossi intoppi, così come quello di Fisher, e prima del termine della EVA la MDM è già stata testata e considerata operativa dai controllori di volo. L'unico imprevisto è stato riscontrato da Whitson mentre installava la scatola di riserva. Lei notava che non si inseriva bene nella posizione e vedeva dei piccoli detriti. Così i due astronauti hanno dovuto lavorare assieme per ripulire la zona dei connettori e riconnettere la MDM. Per far questo Fisher interrompeva un momento il suo compito per portare degli strumenti necessari a Whitson. Una volta ripulita l'aerea, utilizzando uno speciale strumento, Whitson completava con successo l'installazione della scatola. L'astronauta francese dell'ESA, Thomas Pesquet, ha assistito i due spacewalker dall'interno della stazione ed ha utilizzato una telecamera per riprendere video di Fisher attraverso i finestrini.
I due astronauti hanno impiegato 2 ore e 46 minuti nell'attività extraveicolare di oggi, la 201esima nell'assemblaggio e manutenzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). In totale il tempo cumulativo è arrivato a 1.250 ore e 41 minuti. Si è trattata della decima EVA per Whitson, che si porta al terzo posto nella graduatoria degli astronauti con maggior tempo trascorso all'esterno di un veicolo spaziale con 60 ore e 21 minuti, e la seconda per Fisher.
Nella foto (Credit: NASA) Fisher saluta Pesquet che lo riprende dall'interno della ISS.

Fonti: NASA ISS blog Mark Garcia / Spaceflight Now - William Harwood / Space.com - Sarah Lewin

Nella foto (Credit: Deployable Space Systems, Inc.) il pannello solare sperimentale ROSA che verrà lanciato verso la ISS il primo giugno.

22/05/2017 - Il veicolo cargo Dragon di SpaceX consegnerà diversi strumenti di ricerca alla ISS -

La SpaceX ha previsto il lancio del proprio veicolo spaziale Dragon per la sua undicesima missione commerciale di rifornimento diretta alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il primo giugno dalla storica rampa 39A del Kennedy Space Center, in Florida. Il Dragon verrà portato in orbita, grazie ad un razzo Falcon 9, carico di rifornimenti per l'equipaggio, attrezzature scientifiche e di ricerca per i membri dell'equipaggio che vivono a bordo dell'avamposto spaziale.
Il volo consegnerà esperimenti ed apparecchiature per lo studio delle stelle di neutroni, osteoporosi, pannelli solari, strumenti per l'osservazione della Terra, ed altro ancora. Qui di seguito vediamo in maggiore dettaglio sulle ricerche che saranno consegnate al laboratorio orbitante.

Nuovi pannelli solari per mettere alla prova idee per una più efficace fonte di energia.
I pannelli solari sono un modo efficiente per generare energia, ma possono essere delicati e grandi quando vengono utilizzati per alimentare veicoli spaziali o satelliti. Essi spesso sono ripiegati per il lancio e devono essere aperti una volta che il veicolo spaziale raggiunge l'orbita. Il ROSA (Roll-Out Solar Array), è un progetto di pannello solare che è più leggero e stivato in modo più compatto per il lancio a differenza dei rigidi pannelli solari attualmente utilizzati. ROSA dispone di celle solari su un tessuto flessibile e di una struttura che ruota come un metro a nastro. La tecnologia per ROSA è uno dei due nuovi concetti di pannelli solari che sono stati sviluppati dal progetto Solar Electric Propulsion, sponsorizzato dallo Space Tecnology Mission Directorate della NASA.
Il nuovo pannello solare dovrebbe fornire energia per i propulsori elettrici da utilizzare sui futuri veicoli spaziali della NASA per le operazioni vicino alla Luna e per le missioni dirette verso Marte ed oltre. Questo sistema potrebbe anche essere utilizzato per alimentare futuri satelliti in orbita terrestre, compresi i più potenti satelliti commerciali per comunicazione. La dimostrazione del dispiegamento di ROSA sulla stazione spaziale è sponsorizzato dall'Air Force Research Laboratory.

Studi sulla composizione delle stelle di neutroni.
Le stelle di neutroni, le luminose ceneri rimaste dopo l'esplosione di grandi stelle come le supernova, sono gli oggetti più densi dell'universo, e contengono stati esotici della materia che sono impossibili da replicare nei laboratori al suolo. Queste stelle sono chiamate 'pulsar' per via del modo particolare di emettere luce - in un fascio simile a quello dei fari. Quando la stella gira, la luce passa oltre, facendo sembrare che la stella lampeggi. Lo strumento NICER (Neutron Star Interior Composition Explored), che verrà installato all'esterno della stazione spaziale, studierà la fisica di queste stelle, fornendo nuovi dettagli sulla loro natura e comportamento.
Le stelle di neutroni emettono raggi-X, che permettono alla tecnologia dietro NICER di osservare e registrare informazioni sulla loro struttura, dinamica ed energia. Oltre allo studio della materia dentro le stelle di neutroni, lo strumento ospita un dimostratore tecnologico chiamato SEXTANT (Station Explorer for X-ray Timing And Navigation Technology) che aiuterà i ricercatori a sviluppare un sistema di navigazione spaziale basato sulle pulsar. La navigazione con le pulsar potrebbe funzionare in modo simile al GPS sulla Terra, fornendo una posizione precisa ai veicoli spaziali che attraversano il Sistema Solare.

Studio sugli effetti di una nuova medicina sull'osteoporosi.
Quando le persone e gli animali trascorrono dei lunghi periodi nello spazio, subiscono una perdita di densità ossea, ovvero osteoporosi. Le contromisure in volo, come l'esercizio fisico, prevengono il peggioramento, ma non vi è una terapia sulla Terra o nello spazio che possa ripristinare la massa ossea già persa. L'esperimento per osteoporosi Rodent Research-5 (Systemic Therapy of NELL-1) testerà un nuovo medicinale che potrebbe ricostituire le ossa e bloccare ulteriore perdita ossea, migliorando la salute per i membri dell'equipaggio.
L'esposizione alla microgravità crea un rapido cambiamento nella salute ossea, simile a quella che avviene con alcune malattie delle ossa, durante lunghi periodi trascorsi a letto e durante i normali processi di invecchiamento. I risultati di questo studio, sponsorizzato dal ISS National Laboratory basato su precedenti ricerche e supportato anche dal National Institute per la Salute potrebbe portare a nuove medicine per il trattamento della perdita di densità ossea che colpisce milioni di persone sulla Terra.

Ricerca per la comprensione della materia del cuore.
Nell'illustrazione (Credit: SpaceX) lo stemma della missione SpaceX/CRS11 alla ISS. L'esposizione ad ambienti a gravità ridotta potrebbe risultare in cambiamenti cardiovascolari come lo scambio dei fluidi, cambiamenti nel volume totale di sangue, irregolarità ritmiche del cuore e nel suo battito e diminuita capacità respiratoria. Lo studio Fruit Fly Lab-02 studierà l'utilizzo della mosca della frutta (Drosophila melanogaster) per comprendere meglio i meccanismi responsabili ai diversi effetti della prolungata esposizione alla microgravità del cuore. Le mosche sono piccole e con un ben conosciuto genoma, e la rapidità di invecchiamento le rende buoni modelli per lo studio delle funzioni cardiache. Quest'esperimento aiuterà allo sviluppo di modelli di cuore delle mosche in microgravità. Questi modelli permetteranno un significativo avanzamento negli studi degli effetti del volo spaziale sul sistema cardiovascolare e faciliterà lo sviluppo di contromisure per prevenire i dannosi effetti dei viaggi spaziali sugli astronauti.

Studio sui modi di sopravvivenza degli esseri umani nello spazio.
Attualmente, i sistemi di supporto vitale a bordo della stazione spaziale richiedono speciali attrezzature per separare i liquidi ed i gas. Questa tecnologia utilizza parti rotanti ed in movimento, che se rotte o compromesse in qualche modo, potrebbero portare ad una contaminazione a bordo della stazione. Lo studio Capillary Structures investiga nuovi metodi di riciclaggio dell'acqua e di rimozione dell'anidride carbonica utilizzando specifiche strutture progettate con forme specifiche per gestire le miscele di fluidi e gas. A differenza dei costosi e basati sui processi meccanici attualmente in uso sulla ISS, l'attrezzatura Capillary Structures è composta di piccole e diverse forme geometriche stampate in 3D che stanno al loro posto.
Utilizzando la fotografia time-laps, squadre di ricercatori al suolo, osserveranno come i liquidi evaporeranno da queste strutture capillari, testando la loro validità con diversi parametri. I risultati di questo studio potrebbero portare allo sviluppo di nuovi processi che siano semplici, ben testati ed altamente affidabili in caso di un guasto elettrico o di altri malfunzionamenti.

Struttura che fornisce una piattaforma per gli strumenti per l'osservazione della Terra.
Orbitando a circa 400 km sopra la Terra, la stazione spaziale fornisce immagini della superficie che nessun altra posizione permette di offrire. La struttura MUSES (Multiple User System for Earth Sensing) sviluppata dalla Teledyne Brown Engineering, ospita degli strumenti per l'osservazione della Terra come fotocamere digitali ad alta risoluzione, camere iperspettrali e fornisce un puntamento esatto oltre ad altri accessori. Lo studio, sponsorizzato dal National Lab, permetterà di produrre dati utilizzabili per la navigazione marittima, sicurezza del cibo, risposta ai disastri, qualità dell'aria, ricerca di petrolio e gas e scoperta degli incendi.
Questi studi potrebbero combinarsi con altre ricerche attualmente a bordo della stazione spaziale. Segui @ISS_Research per altre informazioni sulla scienza che viene fatta sulla ISS.
Nella foto (Credit: NASA) l'uragano Edoardo, osservato dall'astronauta Reid Wiseman durante Spedizione 41. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Deployable Space Systems, Inc.) il pannello solare sperimentale ROSA che verrà lanciato verso la ISS il primo giugno, a bordo di un cargo Dragon di SpaceX. Nell'illustrazione a destra (Credit: SpaceX) lo stemma della missione SpaceX/SpX11 alla ISS. Il logo ricorda il riciclo perché, per la prima volta, la capsula Dragon a volare ha già compiuto una missione in precedenza, nel 2014.

Fonte: NASA - Jenny Howard e Kristine Rainey

Nella foto (Credit: ESA, Natalino Russo www.natalinorusso.it) Luca Parmitano raccoglie compioni durante la spedizione nelle grotte CAVES-X1.

22/05/2017 - Luca Parmitano esplora le caverne aiutandosi con un drone -

L'astronauta italiano dell'ESA Luca Parmitano, lo scorso fine settimana ha aiutato ad esplorare delle caverne della Sicilia utilizzando un drone che è stato deliberatamente fatto scontrare all'interno per realizzare una mappa.
L'ESA sta testando equipaggiamenti, tecniche e metodi di lavoro per le missioni con gli astronauti nello spazio interno ormai da diversi anni. Scavare all'interno della Terra ed esplorando delle grotte offre spesso un parallelo con l'esplorazione dello spazio esterno, dalla mancanza di luce solare a lavorare in spazi ridotti e basandosi su attrezzature per la sicurezza. Un'estensione della Cooperative Adventure for Valuing and Exercising di ESA per valutare il comportamento e le prestazioni umane, questa spedizione CAVES-X1, ha visto Luca entrare a far parte di un'esplorazione scientifica in collaborazione fra La Venta Association e la Commissione Grotte Eugenio Boegan nelle cave di La Cucchiara, vicino a Sciacca, Sicilia.
Mentre tali attività sono organizzate specificatamente per la formazione degli astronauti, il curatore dei corsi Loredana Bessone afferma: "Ora vogliamo che gli astronauti partecipino alle esplorazioni scientifiche esistenti ed alle spedizioni geologiche. L'esplorazione scientifica non può essere più reale di questa." Il team è arrivato il 19 maggio ed ha trascorso due giorni ad esplorare l'area, che comprende un abisso profondo 100 metri. L'interno della caverna raggiunge i 37° Celsius e gli esploratori hanno provato a raffreddare l'abbigliamento - un'altra similarità con le tute spaziali degli astronauti.
Luca ha raccolto dei campioni geologici e provato un nuovo modo per raggiungere spazi difficili da esplorare: un drone volante della Flyability deliberatamente fatto scontrare con le pareti della grotta in modo che imparasse a navigare e mappare le aree ristrette che sono troppo pericolose per gli esseri umani. Il coordinatore ESA del corso, Francesco Sauro, un esperto speleologo e geologo sul campo, sottolinea: "Il drone utilizza una fotocamera termica per mappare come la caverna continua nelle zone inesplorate che mostrano acqua, impossibili da raggiungere per gli esseri umani. Questi test ci aiuteranno a comprendere meglio quali tecnologie potranno essere utilizzate nelle future esplorazioni, ad esempio, dei tubi di lava su Marte."
La strategia ESA prevede il lavoro di umani e robot assieme per esplorare e costruire avamposti sui corpi planetari, così come migliorare la comprensione delle nostre origini, e le origini della vita nel nostro Sistema Solare. La breve spedizioni è terminata oggi con una conferenza sull'utilizzo delle nuove tecnologie nell'esplorazione sotterranea e nella ricerca scientifica negli ambienti estremi presso l'Università di Palermo, in Sicilia. Un'intervento di Luca presso il centro ESA per la preparazione degli astronauti può essere visto qui: http://www.esa.int/ESA_Multimedia/Videos/2017/05/Luca_on_exploration.
Nella foto (Credit: ESA, Natalino Russo www.natalinorusso.it, CC BY-SA 3.0 IGO) l'astronauta Luca Parmitano lancia il drone durante la spedizione CAVES-X1 nella caverna, in Sicilia. Nella foto a sinistra (Credit: ESA, Natalino Russo www.natalinorusso.it) Luca Parmitano raccoglie compioni durante la spedizione nelle grotte CAVES-X1.

Fonte: ESA

21/05/2017 - Fissata per martedì un'EVA di emergenza sulla ISS -

I responsabili del programma Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno dato la 'luce verde' per una passeggiata di emergenza che dovranno tenere due membri dell'equipaggio di Spedizione 51 martedì 23 maggio per sostituire una scatola di derivazione dati (multiplexer-demultiplexer - MDM) andata in avaria sabato mattina e che si trova sul traliccio S0.
La causa del guasto della MDM non è nota. Dopo una revisione dei preparativi e del grado di prontezza dell'equipaggio per la passeggiata spaziale compiuti domenica, è stata presa la decisione di portare avanti l'EVA martedì che sarà condotta dal Comandante di Spedizione 51, Peggy Whitson, e dall'Ingegnere di Volo Jack Fisher, ambedue della NASA.
La scatola di derivazione è una dei due sistemi ridondanti ospitati nel traliccio e che controllano il funzionamento dei radiatori, dei pannelli solari, dei cicli di raffreddamento e di altre attrezzature della stazione. L'altro MDM del traliccio funziona perfettamente, fornendo telemetria ininterrotta ai sistemi della stazione. L'equipaggio non è mai stato in pericolo e il guasto MDM, probabilmente interno alla scatola stessa, non ha avuto effetti sull'attività della stazione.
Domenica mattina, Whitson ha preparato un scatola di derivazione di riserva e ne ha testato i componenti al suo interno. Poi ha segnalato che la MDM di riserva poteva essere portata all'esterno per sostituire l'unità guasta. Il 30 marzo scorso, sempre Whitson assieme al Comandante di Spedizione 50, Shane Kimbrough della NASA avevano condotto una passeggiata spaziale per installare la stessa MDM, con un software aggiornato, che si è guastata sabato. La scatola misura 27x38x42 cm e pesa circa 23 kg.
Una sostituzione simile di una MDM con una passeggiata spaziale era stata eseguita nell'aprile 2014 dai membri dell'equipaggio di Spedizione 39, Steve Swanson e Rick Mastracchio della NASA. L'EVA di martedì durerà almeno due ore per la sostituzione della scatola di derivazione. Un ulteriore compito potrebbe essere aggiunto per Fisher per installare un paio di antenne wireless sul laboratorio Destiny, mentre Whitson sostituisce la scatola di derivazione dati. L'installazione delle antenne era un compito originariamente previsto nella passeggiata spaziale del 12 maggio. La passeggiata di emergenza sarà la 201esima in supporto all'assemblaggio e manutenzione della Stazione Spaziale e la sesta condotta dal modulo di decompressione Quest quest'anno. Si tratterà anche della decima passeggiata spaziale nella carriera di Whitson e la seconda per Fisher. Whitson sarà designata come membro extraveicolare 1 (EV-1) ed indosserà la tuta bianca con le strisce rosse. Fisher sarà invece EV-2 ed indosserà la tuta completamente bianca.
Il guasto alla MDM e la sua sostituzione non dovrebbero avere effetti sul lancio, previsto la prossima settimana, del veicolo cargo Dragon alla ISS; lo ha affermato Dan Huot, portavoce della NASA. Il lancio del razzo Falcon 9 con il veicolo cargo Dragon è attualmente fissato per il primo giugno. Attualmente a bordo della stazione, oltre a Whitson e Fisher, si trovano due cosmonauti russi, Fyodor Yurchikhin e Oleg Novitskiy, oltre all'astronauta francese dell'ESA Thomas Pesquet
Nell'immagine (Credit: NASA) Peggy Whitson durante l'EVA del 12 maggio scorso. La passeggiata di martedì dovrebbe iniziare attorno alle 8 a.m. EDT (le 14 italiane), o prima, se l'equipaggio si avvantaggerà nei preparativi per l'EVA. La copertura televisiva della NASA inizierà alle 6:30 a.m. (Le 12:30 italiane).

Fonti: NASA ISS blog - Mark Garcia / Space.com - Irene Klotz

19/05/2017 - Il mistero della 'Stella di Tabby' è ancora lontano dall'essere risolto -

Negli ultimi anni, una lontana stella nella costellazione del Cigno, conosciuta ufficialmente come KIC 8462852 ma più famosa come 'Stella di Tabby' ha incuriosito gli astronomi per la sua irregolare ma significativa diminuzione di luminosità.
Questo comportamento così anomalo, anzi unico, ha spinto gli astronomi a cercare una spiegazione del perché la stella possa perdere fino al 20 percento della sua luminosità, prima di ritornare alla normalità. Le osservazioni, compiute con diversi strumenti e da varie località, hanno portato a varie ipotesi, fino ad arrivare alla più pazzesca, ovvero che si tratti di mega-strutture in costruzione da una civiltà aliena molto avanzata e poste fra la stella ed i nostri telescopi. Anche delle osservazioni radio del SETI sono state indirizzate verso KIC 8462852 ma, finora, non hanno portato alla scoperta di segnali intelligenti.
Venerdì la stella ha iniziato nuovamente a calare di luminosità e gli astronomi hanno lanciato una richiesta per l'utilizzo dei telescopi sparsi nel mondo per misurare con attenzione la luce proveniente da quel sistema solare. Tabetha Boyajian, ovvero l'astronoma parte del team al quale dobbiamo la scoperta delle misteriose fluttuazioni di luminosità ed alla quale si deve il nome ufficioso, ha lanciato l'allarme via Twitter alle 1:32 p.m del 19 maggio (le 19:32 italiane). In poche ore la luminosità della stella era già calata del 3 percento, abbastanza per essere sicuri che non si tratti di un flusso statistico ma di un evento reale. Seguire con attenzione la variazione di luminosità è molto importante perché si potrebbero ottenere degli spettri della luce della stella rivelatori degli elementi chimici che si trovano nel gas e se l'oggetto che sta oscurando la stella si muove verso di noi o si allontana.
Alcuni studi recenti hanno presentato nuove teorie su cosa potrebbe produrre il calo di luminosità. Una di queste prevede che si tratti di un processo interno della stella causato dal campo magnetico locale oppure, piuttosto che sciami di comete che passano di fronte alla stella, il cambiamento di luminosità possa essere causato da nubi di polvere associati a grossi corpi che orbitano attorno alla stella.
Ora non resta che attendere e sperare che più osservatori possibili al mondo, sia professionali che privati, puntino i loro strumenti su questa stella così particolare e riescano a svelarne il segreto.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL/Caltech) la 'Stella di Tabby', che manifesta inspiegabili cambi di luminosità. In quest'ipotesi un pianeta si è spezzato ed i detriti bloccano la luce della stella.

Fonti: Space.com - Calla Cofield / Ars Technica - Eric Berger

19/05/2017 - CubeSat rilasciati dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) -

Un paio di CubeSat, con il bordo della Terra sullo sfondo, pochi istanti dopo essere stati rilasciati da un dispenser per piccoli satelliti all'esterno del modulo laboratorio Kibo, della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), mercoledì 17 maggio.
I piccoli satelliti, delle dimensioni di una scatola da scarpe, orbiteranno la Terra osservando l'atmosfera superiore e le radiazioni interstellari lasciate dal Big Bang. Oltre una dozzina di CubeSat sono stati rilasciati in orbita terrestre questa settimana all'esterno del modulo Kibo per studiare i fenomeni della Terra e dello spazio per i prossimi uno o due anni.
Intanto, l'equipaggio di Spedizione 51 prosegue la propria missione. Appena dopo l'inizio della missione dei CubeSat, tre membri dell'equipaggio hanno proseguito l'esplorazione di come riportare i fluidi nel corpo degli astronauti. Gli Ingegneri di Volo Thomas Pesquet ed Oleg Novitskiy hanno testato una speciale tuta che potrebbe alleviare gli effetti della pressione dovuta alla microgravità sugli occhi e sulla testa. I due hanno inoltre condotto un controllo oculistico con l'assistenza dell'astronauta veterano Fyodor Yurchikhin e con il supporto dei medici al suolo.
Il Comandante Peggy Whitson è tornata nel laboratorio USA Destiny per studiare come le ossa si adattano all'assenza di peso. Lei ha inserito dei campioni di cellule ossee all'interno di un freezer scientifico per poter essere sottoposti ad analisi sulla Terra. Gli scienziati stanno studiando i meccanismi che portano alla perdita ossea nello spazio con potenziali benefici per il trattamento delle malattie osse sulla Terra.
Fra quindici giorni, il 2 giugno, è prevista la partenza della capsula Soyuz MS-03 con a bordo Novitskiy e Pesquet, che rientreranno sulla Terra al termine della loro missione di lunga durata. Whitson, che era giunta a bordo assieme a loro il 19 novembre 2016, rimarrà invece sulla ISS fino a settembre, per rientrare assieme a Yurchikhin e Fisher. Il primo giugno è previsto il decollo del razzo Falcon 9 con il veicolo cargo automatico Dragon CRS-11, il cui arrivo alla ISS è previsto tre giorni dopo. I responsabili della missione stanno valutando un piano dipendente dal momento del lancio del Dragon per decidere se far partire il veicolo cargo Cygnus di Orbital ATK ai primi di giugno o a metà luglio.
Nella foto (Credit: NASA) i due satelliti CubeSat appena rilasciati nello spazio.

Fonti: NASA - Mark Garcia / NASA ISS blog - Mark Garcia

19/05/2017 - LEDSAT selezionato per il programma Fly Your Satellite! di ESA -

Riceviamo da Alice Pellegrino, studentessa in Ingegneria Spaziale ed Astronautica presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, quest'interessante comunicazione che divulghiamo con piacere. Lo scorso anno ci aveva contattato per la divulgazione della notizia relativa alla selezione dell'esperimento universitario STRATONAV della Sapienza per il concorso BEXUS (http://www.rexusbexus.net/), bandito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in cooperazione con l’agenzia spaziale tedesca DLR e quella svedese SNSB, destinato a tutte le università europee. Il progetto STRATONAV è stato realizzato e lanciato con successo nella Stratosfera nei primi giorni di Ottobre 2016.
Ecco il comunicato stampa: "LEDSAT (LED-based small SATellite), proposto dal gruppo di ricerca del S5Lab della Sapienza – Università di Roma, è stato selezionato come unico satellite universitario italiano per la prima fase della seconda edizione del programma Fly Your Satellite! (FYS) dell’ESA. Nell’arco dei prossimi due anni, LEDSAT verrà realizzato, provato e lanciato dalla Stazione Spaziale Internazionale, insieme ad altri cinque piccoli satelliti realizzati da gruppi provenienti da diverse università europee.
Il progetto è nato nell’ambito di un accordo di collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Ingegneria Meccanica ed Aerospaziale (DIMA) della Sapienza – Università di Roma e l’Astronomy Department dell’Universty of Michigan. Gli studenti coinvolti appartengono ai corsi di laurea magistrale di Ingegneria Aeronautica, Spaziale ed Astronautica della Sapienza – Università di Roma. La missione di LEDSAT unisce l’esperienza nella realizzazione di CubeSats alle attività di sorveglianza spaziale, coinvolgendo numerosi osservatori astronomici, tra i quali quello del Centro di Geodesia Spaziale di Matera dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed il Zimmerwald Observatory dell’Università di Berna (Svizzera).
L’osservazione ottica di satelliti in orbita bassa (LEO) richiede che questi siano illuminati dalla luce del Sole e che la stazione di terra osservante sia in ombra. Questa condizione limita il tempo in cui è possibile osservare un oggetto orbitante attorno alla Terra. Dotando il satellite di un sistema di illuminazione proprio, si riesce ad osservarlo anche in assenza di illuminazione da parte della luce solare. LEDSAT prevede l’installazione a bordo di LEDs (Light Emitting Diode) di colori differenti in grado di lampeggiare con diverse frequenze.
La luce emessa dai LEDs, misurata dalla rete di osservatori coinvolti nel progetto, permetterà di validare ed eventualmente aggiornare gli attuali metodi di determinazione orbitale e di assetto di satelliti e detriti spaziali. Inoltre, i LEDs verranno utilizzati per provare un sistema di comunicazione ottica con il segmento di terra, che potrà essere usato da futuri satelliti come back-up della tradizionale trasmissione in radio-frequenza.
Il gruppo di studenti, selezionato per il programma Fly Your Satellite!, ha già iniziato a lavorare con il supporto di professionisti del settore spaziale per essere pronti ad affrontare questa unica ed entusiasmante avventura!

Per maggiori informazioni: Sito web del programma FYS: http://www.esa.int/Education/CubeSats_-_Fly_Your_Satellite
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/LEDSAT
Video illustrativo: https://www.youtube.com/watch?v=QlUvkp6cgGE&feature=youtu.be
Nella foto (Credit: LEDSAT Team) parte del team LEDSAT al termine della presentazione del progetto presso ESTEC. Da sinistra Prof. Fabrizio Piergentili, Sapienza - Università di Roma, Luca Maioli, Sapienza - Università di Roma, Lorenzo Frezza, Sapienza - Università di Roma, Silvia Masillo, Sapienza - Università di Roma, Alice Pellegrino, Sapienza - Università di Roma, Andrea Gianfermo, Sapienza - Università di Roma e Prof. Patrick Seitzer, University of Michigan.

Fonti: Università la Sapienza - Alice Pellegrino / ASI - Redazione

Nella foto Credit: NASA) il Telescopio Spaziale Hubble in orbita terrestre.

18/05/2017 - Hubble scopre una luna attorno al terzo più grande pianeta nano -

La potenza combinata di tre osservatori spaziali, compreso l'Hubble Space Telescope della NASA, hanno aiutato gli astronomi a scoprire una luna in orbita attorno al terzo più grande pianeta nano, catalogato come 2007 OR10. La coppia si trova ai gelidi confini del nostro Sistema Solare, chiamata Fascia di Kuiper, un regno di detriti ghiacciati resti della formazione del Sistema Solare, circa 4,6 miliardi di anni fa.
Con questa scoperta, gran parte dei pianeti nani conosciuti nella Fascia di Kuiper e più grandi di 965 km, si è visto che hanno compagni. Questi corpi forniscono spunti per comprendere come si sono formate le lune nel Sistema Solare. "La scoperta di satelliti attorno a tutti i grandi pianeti nani conosciuti - tranne Sedna - significa che questi corpi si sono formati miliardi di anni fa, dove le collisione dovrebbero essere state più frequenti, e questo è una costrizione nei modelli di formazione," dice Csaba Kiss, dell'osservatorio Konkoly di Budapest, Ungheria. Egli è l'autore principale dell'articolo scientifico nel quale viene annunciata la scoperta della luna. "Se vi sono collisioni più frequenti, è più facile che si formino questi satelliti."
Gli oggetti probabilmente si scontravano tra di loro più spesso perché abitavano una regione affollata. "Deve essere stata una densità abbastanza elevata di oggetti e alcuni di loro erano corpi massicci che disturbavano le orbite di corpi più piccoli," ha detto il membro del team John Stansberry dell'Istituto di Scienze del Telescopio Spaziale a Baltimora, Maryland. "Quest'agitazione gravitazionale ha spinto i corpi fuori dalle loro orbite e ne hanno aumentato le loro velocità relative, che potrebbero aver causato ulteriori collisioni."
Ma, secondo gli astronomi, la velocità di collisione fra gli oggetti non deve essere stata ne troppo veloce ne troppo lenta. Se la velocità d'impatto è troppo veloce, lo scontro poteva creare troppi detriti che sarebbero sfuggiti dal sistema; di contro, troppo lento e la collisione avrebbe prodotto solo un cratere d'impatto. Le collisioni nella fascia di asteroidi, ad esempio, sono distruttive perché gli oggetti viaggiano molto veloce quando si scontrano fra di loro. La fascia degli asteroidi è una regione di detriti rocciosi che si trova fra le orbite di Marte e del gigante gassoso Giove. La potente forza gravitazionale di Giove accelera le orbite degli asteroidi, generando violenti impatti.
Il team ha scoperto la luna in immagini di archivio di 2007 OR10 prese con la Wide Field Camera 3 di Hubble. Le osservazioni del pianeta nano riprese con il telescopio spaziale Kepler della NASA avevano per prime insospettito gli astronomi sulla possibilità che una luna vi orbitasse attorno. Kepler aveva scoperto che 2007 OR10 ha una lenta rotazione con un periodo di 45 ore. "I periodi tipici di rotazione per gli Oggetti della Fascia di Kuiper (KBO) sono sotto le 24 ore," dice Kiss. "Allora abbiamo spulciato gli archivi di Hubble perché il periodo di rotazione lento poteva essere causato dalla forza gravitazionale di una luna. Gli studi iniziali avevano mancato la luna sulle immagini di Hubble perché essa è molto debole."
Gli astronomi hanno scovato la luna su due separate osservazioni di Hubble spaziate di un anno l'una dall'altra. Le immagini mostrano che la luna è legata gravitazionalmente a 2007 OR10 perché si muove con il pianeta nano, come si vede bene contro lo sfondo delle stelle. Comunque le due osservazioni non forniscono abbastanza informazioni agli astronomi per determinarne l'orbita. "Ironicamente, perché non conosciamo l'orbita, la connessione fra il satellite e la lenta rotazione non è chiara," dice Stansberry.
Gli astronomi calcolano i diametri di entrambi gli oggetti basandosi sulle osservazioni nella luce del vicino infrarosso ottenute dall'Osservatorio Spaziale Herschel, che misura l'emissioni termiche dei mondi lontani. Il pianeta nano è circa 1.528 km di diametro mentre la luna è stimata da 240 a 400 km di diametro. 2007 OR10, come Plutone, segue un'orbita eccentrica, ma si trova attualmente tre volte più lontano di Plutone dal Sole.
2007 OR10 fa parte del club esclusivo dei nove pianeti nani. Di questi corpi, solo Plutone ed Eris sono più grandi di 2007 OR10. Esso venne scoperto nel 2007 dagli astronomi Meg Schwamb, Mike Brown e David Rabinowitz mentre eseguivano la ricerca di corpi lontani del Sistema Solare utilizzando il Telescopio Samuel Oschin presso l'Osservatorio Palomar, in California.
I risultati del team verranno pubblicato sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters.
Il Telescopio Spaziale Hubble è un progetto di cooperazione internazionale fra NASA ed ESA. Il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland, gestisce il telescopio. Lo Space Telescope Science Institute (STScI) di Baltimora conduce le operazioni scientifiche di Hubble. STScI è gestito dall'Association of Universities for Research in Astronomy, Inc., della NASA a Washington, D.C..
Per le immagini ed altre informazioni sullo studio ed Hubble, visitate: http://hubblesite.org/news_release/news/2017-18 - http://www.nasa.gov/hubble.
Nell'immagini (Credit: NASA, ESA, C. Kiss (Konkoly Observatory), and J. Stansberry (STScI)) 2007 OR10 con la luna osservata da Hubble. Nella foto in alto a sinistra Credit: NASA) il Telescopio Spaziale Hubble in orbita terrestre.

Fonti: NASA - Donna Weaver, Ray Villard, Csaba Kiss, John Stasberry e Kart Hille / SpaceDaily - Staff Writers

18/05/2017 - Risparmiare tempo nello spazio -

Lavorare all'interno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è, a volte, come assemblare complessi mobili ma con gli strumenti e le istruzioni su carta che continuamente galleggiano nell'aria fuori dalla portata. Gli astronauti a volte affrontano situazioni anche non previste dalle istruzioni. I ritardi nelle comunicazioni con il centro controllo per risolvere questi eventi aggiungono altro prezioso tempo perso. Ora 'mobiPV' potrebbe dare una mano.
Sviluppato dall'ESA, questo 'visore mobile di procedure' utilizza il software caricato su uno smartphone Android e permette agli astronauti di eseguire compiti manuali a mani libere mentre si collega in tempo reale con il controllo missione utilizzando video, voce e testi.
Oltre allo smartphone agganciato sul loro polso, gli astronauti sono dotati di una telecamera montata sulla fronte, una serie di cuffie ed un tablet come opzione per un display alternativo. Quando insorgono problemi, gli astronauti possono accendere la fotocamere per riprendere la situazione e ricevere immediatamente i consigli degli esperti sulla Terra.
L'astronauta Andreas Mogensen dell'ESA è stato il primo a provare mobiPV durante una simulazione subaquea della NASA, nel settembre 2014, e durante la propria missione alla Stazione Spaziale nel settembre 2015. Questi esercizi hanno portato ad un minor numero di cavi e riprogettazione del software in modo da permettere a diverse stazioni al suolo di collegarsi agli astronauti. Il software è stato inoltre migliorato ulteriormente dopo il test, compiuto nel luglio 2016 dall'astronauta ESA Matthias Maurer dell'ESA durante la più recente avventura acquatica della NASA.
Con l'intenzione di risparmiare un significativo ammontare di tempo, mobiPV diventerà parte standard della ISS. L'astronauta ESA Paolo Nespoli sarà il prossimo a provarlo durant la propria missione che inizierà quest'anno, dopo la quale l'ESA offrirà mobiPV a tutti i partner della stazione. Come tutta la tecnologia, il sistema sarà aggiornato continuativamente in base ai consigli forniti. I suoi sviluppatori stanno già guardando ad aggiungere un caschetto per la 'realtà aumentata' per una maggiore e più efficace esperienza.
E lo spazio non sarà l'ultima frontiera per mobiPV. Esso ha bisogno soltanto di una connessione Internet e si adatta a differenti procedure ed ambienti, rendendolo un modo facile ed a basso costo per connettere controllori al suolo con squadre remote. Sotto il mare, militari ed altre industrie potranno beneficiare del tempo e dei costi risparmiati con mobiPV - sebbene non sia stata ancora fatta parola di una versione casalinga che possa aiutare a montare il mobilio.
Nella foto (Credit: NASA) Luca Parmitano mentre fa pratica con il mobiPV, durante la missione subaquea NEEMO 20, tenuta nel luglio 2015.

Fonte: ESA

Nella foto Credit: Arianespace) il decollo del vettore Soyuz con SES-15.

18/05/2017 - Satellite SES-15 in orbita con il razzo Soyuz da Kourou -

Questa mattina, con un perfetto decollo dallo Spazioporto nella Guyana Francese, il veicolo di lancio Soyuz di Arianespace ha consegnato con successo il satellite per telecomunicazioni SES-15 per l'operatore europeo SES, verso una sub-orbita di trasferimento geostazionario.
Il volo, designato VS17 nel sistema di numerazione della famiglia Arianespace, è durato 5 ore e 18 minuti iniziato con un preciso decollo alle 08:54:53 locali (le 13:54 italiane), fino alla separazione del carico utile. A bordo il primo satellite SES ad essere portato in orbita con il lanciatore medio Soyuz, il 40esimo complessivo lanciato dall'operatore Arianespace.
Partendo dal complesso di lancio ELS dello Spazioporto adiacente al comune di Sinnamary, il Volo VS17 ha compiuto una prestazione di carico utile di 2.447 kg, ed è stata la quinta missione Arianespace del 2017 ed il 17esimo decollo del razzo di costruzione russa Soyuz dalla Guyana Francese fin dall'introduzione di questo veicolo nello Spazioporto nel 2011.
Rilasciato su un'orbita sub-geostazionaria di trasferimento di 2.207x31.349 km con inclinazione di 5,99° dal Soyuz, il satellite per telecomunicazioni raggiungerà la sua posizione finale utilizzando la propulsione del sistema tutta elettrica - il primo satellite SES ad utilizzare questa tecnologia. Quest'atipica orbita di trasferimento geosincrono è stata scelta proprio per permettere a questo satellite, dotato di propulsori tutti elettrici a bassa spinta, di raggiungere più facilmente se stesso nell'orbita geostazionaria iniziando con un perigeo più alto per ridurre la resistenza. Il SES-15 impiegherà circa 6/7 mesi per alzare la propria orbita.
Una volta posizionato a 129° Ovest, il SES-15 servirà come primo satellite ibrido della SES, offrendo una copertura estensiva sopra il Nord America, Messico ed America Centrale, che si allunga dall'Alaska Artico fino a Sud di Panama e dalle Hawaii ai Caraibi. Il satellite fornirà larga banda Ku con capacità HTS (High Throughput Satellite), e connettività per le bande Ka ed L. Le sue trasmissioni copriranno il settore aeronautico e permetterà altre applicazioni per il traffico intensivo come per enti governativi, reti VSAT e marittime.
SES-15 imbarca anche un carico utile chiamato WAAS (Wide Area Augmentation System) per migliorare il sistema GPS (Global Positioning System), fornendo migliore precisione, integrità e disponibilità per l'industria aeronautica. Costruito dalla Boeing presso la propria struttura di El Segundo, California, il SES-15 è basato sulla piattaforma tutta elettrica 702SP della compagnia ed il 53esimo satellite costruito dalla Boeing lanciato da Arianespace.
Intanto presso lo Spazioporto, sono in corso i preparativi per le prossime due missioni del lanciatore pesante Ariane 5, il Volo VA237 e VA238 che sono, rispettivamente il 237esimo e 238esimo volo di un lanciatore della famiglia Ariane fin dall'inizio delle operazioni dei veicoli costruiti in Europa presso lo Spazioporto nel 1979.
Il Volo VA237 con il lanciatore Ariane 5 è stato spostato dall'edificio Launcher Integration Building al Final Assembly Building, dove un doppio carico utile composto dal satellite Viasat-2 ed Eutelsat E172B verrà integrato. Il decollo di VA237 è fissato per il primo giugno. Il successivo volo di Ariane 5, il Volo VA238, porterà anch'esso due satelliti: Hellas-Sat 3/Inmarsat S per ri-trasmissione ed il satellite per telecomunicazioni GSAT-17 per l'Indian Space Research Organisation (ISRO).
Quello di oggi è stato il 27esimo lancio orbitale globale del 2017, il 26esimo completato con successo.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace – Photo Optique Video du CSG – P. Piron) il decollo del vettore Soyuz 2.1a/Fregat con il satellite SES-15 da Kourou. Nella foto a sinistra Credit: Arianespace) il decollo del vettore Soyuz con SES-15.

Fonti: Arianespace / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

Nell'illustrazione artistica Credit: NASA) le sonde Van Allen.

17/05/2017 - Comunicazioni radio a bassa frequenza creano uno schermo attorno alla Terra -

La sconcertante scoperta è stata compiuta grazie alla coppia di sonde 'Van Allen' RBSP (Radiation Belt Storm Probes) della NASA, che studiano l'ambiente magnetico attorno alla Terra.
Gli esseri umani hanno sempre plasmato il panorama terrestre, ma ora gli scienziati sanno che possiamo, se vogliamo, plasmare anche l'ambiente spaziale vicino. Un certo tipo di comunicazioni - le VLF, Very Low Frequency (Frequenza Molto Bassa, ndt) - sono state osservate interagire con le particelle spaziali, modificando come e dove si muovono. A volte, quest'interazioni possono formare una barriera attorno alla Terra che protegge la Terra contro le radiazioni di particelle ad alta energia naturali che provengono dallo spazio. Questi risultati, che fanno parte di un'articolo più vasto sull'influenza dall'attività umana sul meteo spaziale, sono stati recentemente pubblicati su Space Science Reviews.
"Un certo numero di esperimenti ed osservazioni hanno dimostrato che, sotto le giuste condizioni, le comunicazioni radio di segnali nella frequenza VLF possono avere effetti sulle proprietà dell'ambiente di radiazioni in alta energia attorno alla Terra," ha detto Phil Erickson, assistente direttore per il MIT Haystack Observatory, a Westford, Massachusetts.
I segnali VHF vengono trasmessi dalle stazioni al suolo con grande potenza per comunicare con i sottomarini che si trovano nelle profondità oceaniche. Mentre queste onde vengono prodotte per eseguire comunicazioni sotto la superficie marina, esse si estendono ben oltre la nostra atmosfera, avvolgendo la Terra in una specie di bolla VLF. Questa bolla è stata osservata dai veicoli spaziali che si trovano in alto, come le sonde Van Allen della NASA, che studiano gli elettroni e gli ioni nell'ambiente vicino alla Terra.
I dati raccolti dalle sonde hanno rivelato un'interessante coincidenza - l'estensione della bolla VLF corrisponde quasi esattamente con il bordo interno della fascia di radiazioni di Van Allen, uno strato di particelle cariche tenuto al loro posto dal campo magnetico terrestre. Dan Baker, direttore del Laboratorio per l'Atmosfera e la Fisica Spaziale dell'Università del Colorado a Boulder, ha chiamato questo limite inferiore la 'barriera impenetrabile' ed ipotizza che se non vi fossero trasmissioni VLF da parte degli esseri umani, il confine sarebbe molto più vicino alla Terra. Infatti, i confronti dell'estensione moderna della cintura di radioprotezione provenienti dai dati delle sonde Van Allen mostrano che il confine interno è molto più lontano della sua posizione registrata nei dati satellitari degli anni Sessanta, quando le trasmissioni VLF erano più limitate.
Con ulteriori studi, le trasmissioni VLF potrebbero servire come un modo per rimuovere le radiazioni in eccesso dall'ambiente vicino a Terra. I piani sono già in corso per testare le trasmissioni VLF nell'atmosfera superiore e vedere se possono eliminare le particelle cariche in eccesso - che possono apparire in periodi di intenso meteo spaziale, come quando il Sole espelle nuvole gigantesche di particelle e di energia.
Nell'illustrazione (Credit: NASA) la bolla creata dall'emissioni VLF (in blu) che confina con le fasce di Van Allen. Nell'illustrazione artistica Credit: NASA) le sonde Van Allen.

Fonti: NASA - Mara Johnson-Groh, Sarah Frazier e Rob Garner / ASI - Valeria Guarnieri

17/05/2017 - La NASA chiederà strumenti per un possibile lander su Europa -

La NASA chiederà agli scienziati di considerare quali strumenti sarebbero i più efficaci per essere inclusi su una missione che atterrasse su Europa, luna ghiacciata di Giove.
La NASA mercoledì ha informato la comunità scientifica che sta preparando una competizione per scegliere gli strumenti scientifici per un potenziale lander per Europa. Sebbene la missione lander su Europa non sia ancora stata approvata dalla NASA, la Divisione Scienze Planetarie dell'agenzia ha finanziamenti nel budget 2017 per condurre la richiesta di proposte.
"La possibilità di piazzare un lander sulla superficie di quest'intrigante luna ghiacciata, toccare ed esplorare un mondo dove potrebbe essere sbocciata la vita è il cuore della missione Europa lander," dice Thomas Zurbuchen, amministratore associato della Direzioni Missioni Scientifiche NASA a Washington. "Vogliamo che la comunità sia preparata per l'annuncio di quest'opportunità, perché la NASA conosce la grande mole di lavoro che si nasconde dietro alla preparazione delle proposte per questa potenziale esplorazione futura."
Le proposte verranno poi valutate e selezionato nel corso di un processo competitivo a due fasi che dovrà stabilire il livello di finanziamento necessario e la compatibilità degli strumenti con l'idea della missione. Circa 10 proposte potrebbero essere scelte per la Fase competitiva 'A'. Questa prima fase durerà, approssimativamente 12 mesi e con un finanziamento di 1,5 milioni di dollari. Alla conclusione di questi studi, la NASA potrebbe scegliere alcuni di questi progetti per completare la Fase A e le successive fasi della missione. Le priorità di obiettivi scientifici sono i seguenti:

- Ricerca di vita su Europa.
- Valutazione dell'abitabilità su Europa attraverso tecnologie disponibili in-situ per un lander.
- Caratterizzare le proprietà della superficie e della superficie sottostante il lander.

Nei primi mesi del 2016, in risposta ad una direttiva del Congresso, la Divisione Scienze Planetarie della NASA ha iniziato uno studio di valutazione per la progettazione ingegneristica e scientifica di una futura missione lander su Europa. La NASA conduce spesso questo tipo di studi SDT (Science Definition Team) molto prima l'inizio di ogni missione, per comprendere le sfide e la flessibilità e valore scientifico di una potenziale missione. I 21 membri della squadra hanno iniziato il lavoro quasi un anno fa, sottoponendo il rapporto conclusivo alla NASA lo scorso 7 febbraio.
L'agenzia ha reso noto alla comunità scientifica lo studio Europa Lander SDT durante le recenti conferenze 2017 Lunar and Planetary Science Conference (LPSC) a Woodlands, Texas, e la Astrobiology Science Conference (AbSciCon) a Mesa, Arizona.
L'Europa lander è separato e seguirà il suo predecessore - la missione di rendezvous multipli chiamata Europa Clipper - che si trova ora nelle fasi preliminari di progettazione per un lancio previsto nei primi anni '20. Dopo essere arrivata al sistema di Giove dopo un viaggio di alcuni anni, la sonda orbiterà attorno al pianeta ogni due settimane, fornendo l'opportunità per 40/45 sorvoli durante la missione principale. La Clipper fotograferà la superficie ghiacciata di Europa in grande dettaglio, e studierà la composizione e la struttura del suo interno e della calotta ghiacciata.
Per leggere il rapporto DST per l'Europa Lander: https://solarsystem.nasa.gov/europa/technical.cfm.
Maggiori informazioni sulla missione Europa Clipper della NASA: http://www.nasa.gov/europa.
Nella foto (Credit: NASA JPL) la luna ghiacciata di Giove, Europa, fotografata dalla sonda Galileo.

Fonti: NASA - Tricia Talbert / Spacedaily - Staff Writers

Nella foto (Credit: Sergeev Pavel) Viktor Gorbatko nel 2011.

17/05/2017 - Ci ha lasciato il cosmonauta Viktor Gorbatko -

Viktor Gorbatko, uno dei primi cosmonauti dell'era Sovietica e veterano di tre voli spaziali, è deceduto mercoledì 17 maggio all'età di 82 anni.
"Roscosmos esprime profonde condoglianze ai parenti ed amici di Viktor Vasilyevich," ha scritto in un documento l'agenzia spaziale russa. Le cause della morte non sono state rese note. La TASS, l'agenzia di stato russa, ha riportato che Gorbatko è deceduto nell'unità di cura intensiva dell'ospedale di Mosca dopo il suo ricovero avvenuto nelle scorse settimane.
Nato il 3 dicembre 1934 nel villaggio di Ventsy-Zarya, regione di Kray Krasnodar, in Russia. Dopo essere entrato nell'aviazione ed aver ottenuto il brevetto di pilota militare e conseguito il diploma in ingegneria, venne selezionato come cosmonauta il 7 marzo 1960, nel primo gruppo scelto dai sovietici per volare nello spazio che comprendeva anche Yuri Gagarin. Con la morte di Gorbatko rimangono solo tre i cosmonauti di quella prima storica selezione: Valery Bykovsky, Alexei Leonov e Boris Volynov.
Dopo aver completato l'addestramento basico il 3 aprile 1961, venne assegnato come riserva della missione Voskhod-2. Ma nonostante fosse stato selezionato nel primo gruppo il battesimo dello spazio dovette attendere nove anni, quando venne lanciato il 12 ottobre 1969 come Ingegnere Ricercatore della missione Soyuz-7, assieme a Anatoly Filipchenko e Vladislav Volkov. Quel primo volo durò 4 giorni e 22 ore. Quella missione, offuscata dallo sbarco dei primi uomini sulla Luna alcuni mesi prima, sarebbe stato il primo volo in formazione di tre veicoli spaziali.
Dopo quella missione Gorbatko volò nello spazio altre due volte, nel 1977 con la Soyuz 24 e nel 1980 con la Soyuz 37. Nel secondo volo lui ed il compagno Yuri Glazkov rimasero 18 giorni a bordo della stazione spaziale Salyut-5, segnando l'ultima visita a quell'avamposto prima che venisse deorbitata sei mesi dopo. Gorbatko e Glazkov compirono esperimenti biologici e di materiali, così come attività di ricognizione terrestre. Nel terzo ed ultimo volo Gorbatko venne lanciato assieme al primo cittadino vietnamita e primo asiatico nello spazio, Phạm Tuân. Il volo di otto giorni faceva parte del programma Intercosmos segnava il 13esimo equipaggio a visitare la stazione spaziale Salyut-6. In totale Gorbatko ha trascorso 30 giorni, 12 ore e 47 minuti nello spazio nel corso delle tre missioni.
Nell'agosto 1982 Gorbatko lasciò la squadra cosmonauti per diventare vice presidente del comitato per lo sport del Ministero Sovietico della Difesa. In seguito ha insegnato Ingegneria all'Accademia delle Forze Aeree e poi ha servito come direttore generale di AA & AL a Mosca. Due volte nominato Eroe dell'Unione Sovietica e insignito con tre Ordini di Lenin, Gorbatko ha ricevuto altre medaglie dalla propria nazione e da altre, come il Vietnam.
Gorbatko si sposò due volte ed ebbe due figlie, Irina e Marina, con la sua prima moglie che però morì nel 1997. Un servizio funebre verrà tenuto venerdì 19 maggio presso il cimitero di Mytishi.
Nella foto (Credit: Spacefacts.de) Viktor Gorbatko con la tuta di lancio Orlan ai tempi del terzo volo spaziale.

Fonti: Collectspace / Spacefacts.de / Roscosmos

16/05/2017 - Celestia Aerospace PR, nuova compagnia di lancio nano-satelliti -

Il mercato dei fornitori di servizi di lancio per micro e nano-satelliti si affolla ogni giorno di più, ora è la volta di Celestia Aerospace, una compagnia spagnola a far parlare di se.
La Celestia Aerospace, una compagnia pioneristica nelle soluzioni orbitali è fiera di annunciare che Robert Lainé, ex capo del programma lanciatori europeo Ariane, è entrato nella squadra. Robert Lainé è uno dei componenti chiave che hanno reso possibile l'evoluzione dell'industria spaziale europea nel corso delle ultime quattro decadi. Egli è stato in carica per progetti di punta come la sonda Giotto, il telescopio spaziale XMM-Newton e il veicolo cargo Automated Transfer Vehicle (ATV) per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Negli ultimi anni è diventato capo del programma lanciatori Ariane presso l'ESA e capo dell'ufficio tecnico per il consorzio aerospaziale europeo EADS Space (ora Airbus Defence and Space).
Robert Lainé, un'ingegnere elettronico francese con lauree Honoris Causa dell'Università del Surrey (UK), contribuirà con la sua vasta esperienza in una vasta serie di progetti aerospaziali per consolidare ed accelerare il 'Sistema di Lancio Sagittarius', il sistema aviolanciato ideato dalla Celestia Aerospace.
Robert Lainé entra a far parte dello staff nel quale fanno già parte il Professor Adriano Camps, laureato in Ingegneria di Telecomunicazioni e professore della Scuola di Ingegneria delle Telecomunicazioni di Barcellona (BarcelonaTech - Università Tecnica della Catalogna, UPC) ed il professor Ángel Mateo, laureato in ingegneria aerospaziale e professore della Scuola di Ingegneria Aerospaziale di Madrid (Madrid Polytech).
La Celestia Aerospace si prefigge di utilizzare un caccia militare russo opportunamente modificato, un Mig-29, per portare in quota, appeso sotto la pancia, un razzo a tre stadi in grado di consegnare in orbita bassa quattro CubeSat per una massa totale di 16 kg.
Nell'illustrazione (Credit: Celestia Aerospace) i vari componenti del Sistema di Lancio Sagittarius di Celestia Aerospace.

Fonti: Celestia Aerospace PR / Parabolic Arc - Doug Messier

16/05/2017 - Soyuz pronto per il lancio del satellite SES-15 -

SES-15 si trova un passo più vicino alla sua partenza, prevista giovedì, con l'avvenuta installazione del satellite sopra il lanciatore Soyuz di Arianespace, nella Guyana Francese.
L'integrazione è avvenuta questa settimana durante le attività presso lo Spazioporto, nelle quali il veicolo di lancio di costruzione russa Soyuz a tre stadi è stato trasportato fuori dall'edificio di montaggio MIK ed eretto presso la rampa di lancio. A questo è seguito il trasferimento del 'composito superiore' della missione - che consiste nel satellite SES-15, nello stadio superiore Fregat e l'ogiva protettiva - per essere installato sulla sommità del Soyuz, racchiuso all'interno della torre mobile protettiva.
Con il Soyuz completato, tutto è ora pronto per i controlli finali e la revisione per valutare la preparazione al lancio di domani - che spiana la strada per la partenza, fissata il 18 maggio, della missione con il Volo VS17, così designato nel sistema di numerazione dei lanciatori della famiglia Arianespace.
Il Volo VS17 sarà il secondo lancio verso l'orbita di trasferimento geostazionario compiuto dal Soyuz presso lo Spazioporto Europeo della Guyana Francese. Il primo era stato eseguito all'inizio dell'anno con il successo nel rilascio del satellite Hispasat 36W-1 il 27 gennaio.
SES-15, prodotto dalla Boeing utilizza una piattaforma completamente elettrica modello 702SP, e sarà il 40esimo veicolo spaziale ad essere portato in orbita da Arianespace per il cliente SES. Esso opererà da una posizione orbitale a 129° Ovest, con il satellite che fornirà copertura estesa sul Nord America, Messico ed America Centrale - arrivando dall'Alaska artico fino a Sud di Panama e dalle Hawaii ai Caraibi.
Il veicolo ha un peso stimato al lancio di 2.302 kg, ed il Soyuz eseguirà una prestazione totale di carico di 2.447 kg, comprese le attrezzature di integrazione del carico utile ed altro materiale. Il decollo è previsto per il 18 maggio alle ore 8:54 a.m. locali (le 13:54 italiane). Ulteriori dettagli sulla missione VS17 nel Press Kit in pdf da 533 Kb.
Nella foto (Credit: Arianespace) il 'composito superiore' all'interno della Torre Mobile per essere installato sulla sommità del razzo Soyuz.

Fonte: Arianespace

16/05/2017 - Opportunity raggiunge 'Perseverance Valley' -

L'infaticabile Opportunity, il rover marziano della NASA, ha raggiunto la sua principale destinazione nell'attuale missione estesa - l’estremità superiore della Perseverance Valley, l’antica formazione presumibilmente forgiata dall’azione erosiva di un flusso che scorreva sul pendio interno del vasto cratere da 22 chilometri di diametro, chiamato Endeavour.
Mentre il rover si avvicinava, ai primi di maggio, verso 'Perseverance Valley', le immagini delle fotocamere iniziavano a mostrare l'area in grande risoluzione. "Il team scientifico non vede l'ora di iniziare a studiare in dettaglio alla ricerca di indizi che ci aiutino a comprendere meglio fra le diverse ipotesi su come la valle si sia formata," ha detto Matt Golembek, capo scienziato del Progetto Opportunity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. Infatti il processo che ha scavato Perseverance Valley nel bordo del cratere Endeavour miliardi di anni fa non è ancora stato identificato. Fra le possibilità quella che lo abbia creato un flusso di acqua che in ere remote scorreva sulla superficie allo stato liquido. In alternativa, all’origine del processo erosivo ci sarebbe una miscela di materiale formata da fango e rocce impastate con una minima quantità di liquido, che avrebbe inciso il suolo plasmando la valle. O ancora, la Perseverance Valley, simile ad una 'tacca' grande quando due campi di calcio nella cresta del cratere, sarebbe il risultato dell’azione del vento.
Le immagini stereo, restituite dalla strumentazione a bordo del rover, forniranno agli esperti dati sulla composizione sull’origine e la natura del suolo ad una risoluzione senza precedenti: inoltre le informazioni saranno utili a comporre la mappa tridimensionale del percorso che Opportunity affronterà durante la discesa, con l'evidente vantaggio di conoscere in anticipo gli ostacoli che potrà trovare sul suo percorso. Il rover NASA poi sarà guidato verso l’area immediatamente ad ovest, in cima alla Perseverance Valley, per scoprire cosa si nasconda in quei luoghi misteriosi ed ancora inesplorati lungo le creste di Endeavour.

La missione ha iniziato il suo 150esimo mese fin dall'arrivo agli inizi del 2004 con l'atterraggio di Opportunity nella regione Meridiani Planum di Marte. Per i primi tre mesi, originariamente previsti come la durata completa della missione, vennero trovare le prove, nelle rocce, che acqua acida aveva attraversato parti di Marte e bagnato la superficie nel corso della storia del pianeta. Per quasi metà della missione - 69 mesi - Opportunity ha esplorato il sito sul bordo occidentale del cratere Endeavour, dove vecchie rocce erano esposte. Il cratere è circa 22 km di diametro. Opportunity è arrivato da nord-ovest in un punto corrispondente alla posizione delle 10 su un orologio analogico con il nord a mezzogiorno. Perseverance Valley si snoda da ovest verso est nella posizione delle 8.
Opportunity si è indirizzata verso sud per raggiungere la corona della valle nelle ultime settimane. A metà aprile ha completato circa due anni e mezzo su un segmento di bordo chiamato 'Cape Tribulation'. Da allora, compiendo sette guide, e arrivanto alla destinazione il 4 maggio, ha coperto 377 yards (345 metri), portando la odometria totale della missione a circa 27.8 miglia (44.7 chilometri).
Opportunity e la nuova generazione di rover marziani, Curiosity, così come i tre orbiter attivi della NASA e le missioni di superficie che saranno lanciate nel 2018 e nel 2020 fanno tutti parte dell'ambiziosa esplorazione robotica per capire Marte, ed aiutare ad aprire la strada per l'invio di esseri umani sul pianeta nel 2030. Il JPL, una divisione del Caltech a Pasadena, California, ha costruito Opportunity e gestisce la missione per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA, a Washington. Per ulteriori informazioni su Opportunity, visitare: http://www.nasa.gov/rovers e http://marsrovers.jpl.nasa.gov/.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.) immagine ripresa il 21 aprile 2017 con la Pancam (fotocamera panoramicha) verso nord-ovest durante il percorso verso sud a Perseverance Valley.

Fonti: NASA - Guy Webster, Andrew Good, Laurie Cantillo, Dwayne Brown e Tony Greicius / ASI - Agnese Cerroni

16/05/2017 - Supernove, rivalutato il rischio per la vita sulla Terra -

Secondo uno studio, guidato da Adrian Melott dell'Università del Kansas, dovremmo rivalutare il rischio che pongono le Supernove per la vita sulla Terra.
La stima precedente indicava che l'esplosione di una Supernova a circa 300/400 anni luce dalla Terra avrebbe provocato estinzioni di massa sulla Terra. Ma i dati di questo nuovo studio, in corso di pubblicazione su The Astrophysical Journal, mostrerebbero che difficilmente, un'esplosione a queste distanze potrebbe portare a questi risultati così drammatici.
"Da stime pubblicate in un'articolo del 2003, per essere nella 'kill zone' una supernova dovrebbe esplodere a meno di 25 anni luce dalla Tera," dice Melott. Secondo noi questa soglia va un pò allargata. Gli autori dello studio avevano trascurato alcuni effetti, o non disponevano di buoni dati, dunque riteniamo che la distanza possa essere maggiore. Non sappiamo dire con esattezza di quanto, ed è ovvio che non si tratta d’una soglia netta, parliamo di cambiamenti graduali. Riteniamo, comunque, che debba aggirarsi attorno ai 40 o 50 anni luce. Dunque un evento avvenuto a 150 anni luce potrà aver prodotto qualche effetto anche qui, questo sì, ma non può certo essere stato responsabile di un’estinzione di massa." Questa stima dimezza quindi le precedenti soglie di pericolo per la vita sul nostro pianeta. Per quanto riguarda gli effetti qui la situazione diventa più complessa in quanto i raggi cosmici prodotti nell'esplosione dipendono anche dalla conformazione disordinata del campo magnetico e, comunque i raggi cosmici prodotti da una Supernova a 150 anni luce riuscirebbero a penetrare fino alla parte bassa dell'atmosfera, producendo conseguenze nella troposfera. "Ogni genere di particella elementare penetrerebbe da altitudini comprese fra i 70 e i 15 km, e molti muoni arriverebbero a terra," spiega Melott. "L’effetto di questi muoni è considerevole – magari non drammatico, ma è come se ogni organismo sulla Terra si sottoponesse a numerose Tac all’anno. E le Tac comportano un certo rischio. Il nostro medico non ci consiglierebbe mai una Tac se non fosse davvero necessaria."
Le conclusioni di Melott si basano sulle analisi di un radionuclide estinto - l'isotopo del ferro-60 - presente nei fondali oceanici. Isotopo fatto in buona parte risalire a Supernove esplose circa 2,8 milioni di anni fa. I risultati, in base ai quali la distanza di alcune Supernove esplose negli ultimi milioni di anni nella cosiddetta Bolla Locale – bolla a bassa densità di materia, che potrebbe essere stata essa stessa prodotta dalle esplosioni – era stata sovrastimata: a separarle da noi, non 100 parsec come riportato lo scorso anno su Nature, ma circa la metà, 50 parsec, vale a dire poco più di 160 anni luce.
Per quanto riguarda la biologia, quindi, la conseguenza dei raggi cosmici sprigionati da una Supernova sarebbe un aumento nel tasso delle mutazioni e dei tumori. Alcune di queste conseguenze, sempre secondo Melott e colleghi, sarebbero state riscontrate in alcuni fossili scoperti in Africa e risalenti al Pleistocene, l'era nella quale è più probabile che sia esplosa una Supernova vicina. Però, anche i ricercatori ammettono che non è facile capire se gli effetti osservati sono dovuti ai raggi cosmici o, per esempio, al cambiamento climatico, che però potrebbe essere stato innescato, a sua volta da una Supernova.
Al momento quindi, secondo questi nuovi studi, possiamo dormire sogni tranquilli, visto che la più probabile candidata a diventare Supernova nelle nostre vicinanze, la stella Betelgeuse, una supergigante rossa a circa 640 anni luce da noi, si trova "ben oltre le distanze di cui stiamo parlando," osserva Melott. "Abbastanza vicina da assicurarci lo spettacolo, d’accordo, nel senso che chi la guarderà la vedrà brillare anche durante il giorno, ma non produrrà effetti nocivi."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Jeff Darling) un pianeta simile alla Terra mentre sta per essere distrutto dall'esplosione di una Supernova.

Fonti: Media INAF - Marco Malaspina / Preprint articolo - A.L. Melott ed altri

Nella foto (Credit: SpaceX) il momento del decollo di F9-35.

16/05/2017 - In orbita il satellite Inmarsat 5 F4 con il Falcon 9 -

Il sesto volo Falcon 9 dell'anno ha portato il satellite Inmarsat 5 F4 in orbita di trasferimento geostazionario (GTO), decollando dalla rampa 39A del Kennedy Space Center, in Florida, il 15 maggio 2017.
Il decollo è avvenuto alle 7:21 p.m. locali (le 1:21 italiane del 16 maggio). Il motore Merlin 1D, appositamente tarato per il funzionamento nel vuoto, ha spinto il secondo stadio con l'esecuzione di due accensioni che hanno rilasciato il satellite per telecomunicazioni, del peso di oltre 6 tonnellate, sulla prevista orbita di trasferimento geostazionario. Si è trattato del più pesante carico utile portato verso l'orbita geostazionaria da un razzo vettore Falcon 9 v1.2.
Secondo quanto riportato nel press kit della SpaceX, il primo stadio ha funzionato per 2 minuti e 45 secondi. Il secondo stadio poi è stato acceso una prima volta per 5 minuti e 42 secondi prima di iniziare una fase di volo per inerzia della durata di 18 minuti e mezzo su un'orbita di parcheggio equatoriale. Lo stadio superiore ha poi compiuto una seconda accensione, della durata di 56 secondi a 27 minuti e 55 secondi dal decollo. La separazione del satellite è avvenuta 31 minuti e 48 secondi dal decollo.
F9-35 è stato il secondo Falcon 9 v1.2 a volare nella configurazione completamente a perdere, senza zampe di atterraggio, griglie di manovra ed ogni altro strumento recuperabile del primo stadio. La modalità a perdere era resa necessaria per ospitare i carichi utili per il GTO particolarmente pesanti. La Boeing Network and Space System ha costruito la Inmarsat-5 F4, che utilizzano i trasmettitori in banda Ka per fornire servizi di comunicazioni a larga banda.
Il razzo ha utilizzato il primo stadio numerato B1034. Questo stadio ed il rispettivo secondo stadio sono stati accesi presso McGregor, Texas, nel marzo 2017. Il razzo assemblato ha poi compiuto un test di accensione statico di quasi 3 secondi presso la rampa 39A l'11 maggio senza nessun carico utile agganciato.
Inmarsat, che ha volato per la prima volta con SpaceX, sperava di veder volare in orbita il proprio satellite F4, dal valore di 250 milioni di dollari, lo scorso anno, ma il lancio venne rinviato dopo che un Falcon 9 era esploso il primo settembre sulla rampa di lancio mentre veniva rifornito per un test dei motori pre-lancio. Il ritardo era costato alla SpaceX un secondo contratto di lancio con la società britannica Inmarsat che aveva scelto il concorrente europeo Arianespace per una missione ora prevista a fine giugno a bordo di un razzo Ariane 5.
La SpaceX, che ora ha volato con il Falcon 9 per sei volte con successo fin da quell'incidente sulla rampa, ha una lista di circa 70 missioni, del valore di oltre 10 miliardi di dollari. L'Inmarsat ha un'opzione per un altro volo future con la SpaceX. Inmarsat-5 F4 ha così completato la propria costellazione Global Xpress, composta da quattro satelliti, che forniscono copertura globale, comunicazioni mobili per aerei, navi, agenzie governative ed altri clienti. I clienti dei servizi Wi-Fi in volo comprendono le compagnie aeree Lufthansa Group ed Austrian Airlines. I precedenti tre satelliti della rete erano stati lanciati a bordo di razzi Proton nel 2013 e 2015.
Quello di oggi è stato il 26esimo lancio orbitale del 2017, il 25esimo a concludersi con successo. Si è trattato del secondo volo di un Falcon 9 in un mese, dopo il successo nel lancio di un satellite spia il primo maggio scorso. Il prossimo volo di un Falcon 9 è previsto per il primo giugno con un veicolo cargo Dragon destinato a portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La missione CRS-11 sarà il 13esimo lancio di un veicolo cargo Dragon, l'undicesimo operativo. La particolarità di questa missione sarà che, per la prima volta, la capsula Dragon utilizzata ha già volato in una precedente missione.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) il decollo del Falcon 9 con a bordo il satellite Inmarsat 5 F4 nel cielo del tramonto sulla Florida. Nella foto a sinistra (Credit: SpaceX) il momento del decollo di F9-35.

Fonti: Space.com - Irene Klotz / SpaceX / Space Launch Report - Ed Kyle

15/05/2017 - Durante un test, danneggiato un motore BE-4 di Blue Origin -

La Blue Origin ha comunicato, attraverso un paio di Tweet, di aver subito, il 13 maggio, un grave guasto ad un componente importante del motore BE-4 durante una fase di test.
La Blue Origin ha tenuto a specificare che questo tipo di incidenti sono usuali durante una fase di sviluppo e che non si prevedono ritardi sui tempi del programma di sviluppo dato che la compagnia possiede quantità sufficienti di elementi di ricambio ed i test al motore potranno riprendere entro breve tempo.
Il motore BE-4 della Blue Origin verrà montato sul veicolo di lancio New Glenn della compagnia, il cui debutto è fissato per il 2020, ed anche sul nuovo lanciatore Vulcan della United Launch Alliance (ULA). Tory Bruno, presidente e capo esecutivo di ULA, ha dichiarato il 5 aprile, durante un'intervista tenuta allo Space Symposium di Colorado Spring, che il motore BE-4 rimane il più forte candidato per essere utilizzato sul Vulcan. L'altra opzione di ULA potrebbe essere il motore AR1 in fase di sviluppo da parte dell'Aerojet Rocketdyne, che utilizza una miscela più convenzionale di ossigeno liquido e kerosene e che, l'8 maggio, ha completato la revisione critica del progetto, diversi giorni dopo aver segnalato il successo nei test in scala reale del pre-bruciatore del motore. Questo traguardo, dice la Aerojet, mantiene il motore in vista della certificazione nel 2019.
Invece il motore BE-4 della Blue Origin sfrutta il metano e l'ossigeno liquido, una miscela mai utilizzata prima nel settore spaziale, ma che promette grandi sviluppi.
Nella foto (Credit: Blue Origin) una parte del motore BE-4 durante un fase di test sul banco prova della Blue Origin in Texas.

Fonti: SpaceNews - Jeff Foust / Parabolic Arc - Doug Messier / @blueorigin

Nella foto (Credit: Rocket Lab) il razzo Electron sulla rampa durante alcuni test.

14/05/2017 - La Rocket Lab farà debuttare Electron dal 21 maggio -

La Rocket Lab, la compagnia della Nuova Zelanda che sta sviluppando il piccolo veicolo di lancio Electron, prevede di compiere il primo volo durante una finestra di tempo che si apre il 21 maggio.
La compagnia ha annunciato il 14 maggio che una finestra di lancio di dieci giorni si aprirà il 21 maggio per il debutto del razzo Electron, che la compagnia definisce 'un test'. La finestra si aprirà il 22 maggio alle 9 locali (la mezzanotte del 21 maggio ora italiana) per un decollo dal sito di lancio della compagnia che si trova su Mahia Peninsula, nell'isola settentrionale della Nuova Zelanda.
"Siamo incredibilmente emozionati a questo punto," ha dichiarato Peter Beck, capo esecutivo di Rocket Lab, nel comunicato del previsto lancio. "La nostra squadra talentuosa si sta preparando da anni per quest'opportunità e vogliamo fare del nostro meglio perché vada nel verso giusto." Il primo razzo completo Electron era arrivato presso il sito di lancio a febbraio.
La compagnia chiarisce che, trattandosi di un test di lancio, potrebbe subire dei ritardi e finire anche con un'insuccesso. Il lancio, che la compagnia indica come 'volo prova', con nessun satellite a bordo. Il lancio sarà il primo di una serie di tre di prova che la Rocket Lab prevede prima di iniziare i lanci commerciali entro la fine dell'anno. La Rocket Lab ha chiarito che al lancio non sarà ammesso il pubblico e che non sarà prevista una trasmissione web del lancio sebbene abbia chiarito che riprese video saranno rese note 'dopo il successo del lancio'.
Sebbene la Rocket Lab lanci dalla Nuova Zelanda, la compagnia ha sede centrale negli Stati Uniti, e questo costringe a richiedere licenza di lancio alla Federal Aviation Administration (FAA) degli USA per le future missioni Electron. Al momento la FAA non ha ancora concesso la licenza per il primo volo di prova.
Electron è un piccolo veicolo di lancio capace di piazzare 150 kg su un'orbita solare sincrona a 500 km di quota. Il primo stadio del razzo è spinto da nove motori Rutherford, che bruciano una miscela di ossigeno liquido e kerosene per due minuti e mezzo. Un solo Rutherford modificato viene utilizzato per il secondo stadio, che rilascerà il carico utile in orbita sette minuti e mezzo dopo il decollo.
La Rocket Lab prevedeva di lanciare Electron lo scorso anno, ma i ritardi incontrati, sia con il veicolo di lancio che con la preparazione del sito hanno costretto a rinviare fino ad oggi. Durante un'intervista tenuta a marzo, Beck ha dichiarato che spera ancora di eseguire dai cinque ai sette lanci entro il 2017, compresi i tre lanci di prova e le prime missioni commerciali. Fra queste vi è il cliente Moon Express, una compagnia con sede in Florida, che lotta contro la data di scadenza del 31 dicembre 2017 per il lancio di un lander lunare per la gara Google Lunar X Prize. Fra gli altri clienti vi sono la NASA, che aveva siglato un contratto con la Rocket Lab nel 2015 per i servizi di lancio Venture Class e la Planet e Spire, due compagnie che stanno sviluppando una costellazione di satelliti CubeSat per il monitoraggio della Terra.
A marzo la Rocket Lab aveva raccolto altri 75 milioni di dollari durante la Serie D di raccolta finanziamenti, guidata da due imprese con capitale di rischio, la Data Collective e Promus. Rocket Lab ha racimolato finora 148 milioni di dollari e la compagnia ha detto che l'ultima serie di finanziamenti permetterà di incrementare la capacità produttiva degli Electron.
Nella foto (Credit: Rocket Lab) il primo razzo Electron presso l'hangar della compagnia al sito di lancio in Nuova Zelanda. Nella foto a sinistra (Credit: Rocket Lab) il razzo Electron sulla rampa durante alcuni test.

Fonti: SpaceNews - Jeff Foust / Rocket Lab

12/05/2017 - Il Giappone inizia i test dei motori dell'H-III -

Il Nikkei Asian Review segnala che la JAXA (l'agenzia spaziale giapponese) sta per iniziare i test di accensione del motore a razzo LE-9, che spingerà il nuovo veicolo di lancio H-III. La prima serie di 11 accensioni si terrà a giugno.
Il nuovo razzo dovrà sostituire i lanciatori H-IIA ed H_IIB, che sono la spina dorsale della flotta di razzi del Giappone. La Mitsubishi Heavy Industries al IHI stanno guidando lo sviluppo del nuovo veicolo di lancio a due stadi. L'H-III è progettato per lanciare carichi utili a costo inferiore. La configurazione base potrà trasportare fino a 4 tonnellate di carico utile in orbita solare sincrona. Aggiungendo due o quattro booster di spinta iniziale al primo stadio, l'H-III sarà in grado di portare fino 6,5 tonnellate in orbita di trasferimento geo-stazionario.
Il nuovo razzo avrà un costo base di circa 5 miliardi di Yen (quasi 44 milioni di Euro). In confronto l'H-IIA costa circa 10 miliardi di Yen (quasi 88 milioni di Euro) mentre il più potente H-IIB costa 10 miliardi di Yen (poco sopra i 135 milioni di Euro). L'entrata in servizio dell'H-III è fissata per il 2020 e con esso il Giappone spera di poter essere concorrenziale ed entrare nel mercato di lancio commerciale dei satelliti
Nell'illustrazione (Credit: JAXA) le quattro varianti del veicolo di lancio H-III.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / Nikkei Asian Review

12/05/2017 - La Cina testa sulla Terra il 'Palazzo Lunare' -

Sebbene non sia ancora chiaro esattamente quanto a lungo i primi esploratori lunari cinesi si tratterranno sulla superficie, il Paese ha già previsto permanenze più lunghe.
Otto volontari cinesi vivranno fino al prossimo anno all'interno di 'Yuegong-1', un habitat spaziale simulato che si trova a Pechino, rafforzando le conoscenze cinesi sul bagaglio tecnico ed aiutando gli scienziati del Paese a comprendere esattamente quello che è richiesto perché gli esseri umani possano trattenersi sulla Luna nel medio e lungo termine.
I volontari, tutti civili e studenti post-laureati in Aeronautica ed Astronautica dell'Università Beihang, sono divisi in due gruppi. I primi quattro, sono entrati in Yuegong-1 mercoledì. Due uomini e due donne rimarranno nella cabina per 60 giorni, e poi verranno sostituiti dal secondo gruppo, sempre di due uomini e due donne, che vi rimarranno per 200 giorni. Dopo di questo, il primo gruppo rientrerà nel modulo per i restanti 105 giorni.
L'esperimento, nome in codice 'Yuegong-365', è il secondo tentativo della Beihang per vedere come funziona un Sistema Bio-Rigenerativo di Supporto Vitale (BLSS) nell'ambiente lunare. Un precedente esperimento, si era svolto con successo nel 2014. Il BLSS è un sistema dove animali, piante e microorganismi convivono. L'acqua ed il cibo saranno riciclati dal sistema, creando un ambiente simile a quello terrestre.
"Il BLSS è assolutamente cruciale per testare la possibilità di vivere sulla Luna o Marte," dice Liu Zhiheng dell'Accademia Cinese delle Scienze. "Gli ultimi test sono vitali per il futuro delle missioni cinesi sulla Luna e su Marte che verranno eseguite dopo che avremo la garanzia della sicurezza e salute dei nostri astronauti."
Liu Hong, capo progettista di 'Yuegong-1' ha detto che lo scopo del nuovo programma è quello di testare la stabilità del BLSS quando gli astronauti con differenti metabolismi vivono a turno nella cabina e quando dovranno affrontare situazioni improvvise come la mancanza di energia elettrica.
'Yuegong-1 consiste in uno spazio abitabile e due cabine per le piante, le serre. La cabina principale copre circa 42 metri quadri ed è simile ad un piccolo appartamento urbano mentre ogni serra è alta fino a 3,5 metri ed offre un'aerea dai 50 ai 60 metri quadrati. La cabina principale ospita quattro cubicoli con il letto, una sala comune, un bagno, una stanza per il trattamento dei rifiuti ed una per gli animali. Il sistema permette a quattro 'astronauti' di condurre ricerche mentre i loro bisogni basilari vengono accuditi.
Nella foto (Credit: Xinhua/Ju Huanzong) i primi quattro volontari pronti ad entrare nel 'Palazzo Lunare'.

Fonti: SpaceDaily - Redazione / Xinhua

12/05/2017 - Problemi per un serbatoio di ossigeno liquido di SLS -

NASA e Boeing stanno indagando su un recente incidente occorso presso il Michoud Assembly Facility che potrebbe aver danneggiato una parte di un serbatoio dell’ossigeno liquido del mega-razzo Space Launch System (SLS).
Kim Henry, portavoce del Marshall Space Flight Center della NASA, ha riferito il 10 maggio che NASA e Boeing, il primo fornitore per la costruzione del primo stadio di SLS, hanno costituito due team di indagine indipendenti per analizzare un incidente accaduto presso lo stabilimento di assemblaggio di Michoud una settimana fa e che avrebbe coinvolto la sezione inferiore del serbatoio di qualifica dell’ossigeno liquido del nuovo razzo NASA. L'incidente era stato segnalato per primo da NASA Watch.
L’agenzia non ha fornito ulteriori dettagli sull'incidente, avvenuto presso il Vertical Assembly Center di Michoud, utilizzato per saldare i grandi componenti di SLS. Il centro di assemblaggio verticale era fuori servizio al momento dell’incidente, ha detto Kim Henry. "La NASA sta valutando i prossimi passi per riprendere le operazioni in tutta sicurezza."
Il danno è limitato ad una sezione a cupola del serbatoio, non ancora saldata al resto della struttura. "Valutazioni sono ora in corso per determinare l’estensione del danno." ha specificato Kim. Henry ha detto che l’incidente è stato classificato come 'tipo B' e secondo la documentazione NASA ricade nella classe di inconvenienti tecnici con valore compreso tra i 500.000 e i 2 milioni di dollari. Non sono stati segnalati feriti nell'incidente.
Il serbatoio coinvolto nell’incidente è utilizzato come modello di qualificazione, appositamente realizzato per i test e non per volare. La portavoce Kim Henry ha aggiunto che al momento non è ancora noto quanto tempo richiederanno le indagini congiunte di NASA e Boeing. L'incidente arriva in un momento dove altri fattori, alcuni al di fuori dal controllo NASA, mettono a rischio lo sviluppo di SLS. Un tornado aveva colpito Michoud a febbraio, danneggiando alcuni edifici utilizzati per SLS ed Orion e l'agenzia aveva stimato a marzo che le riparazioni avrebbero ritardato i lavori di due o tre mesi.
Il mese scorso la NASA aveva dovuto riconoscere che SLS, assieme ad Orion ed i relativi sistemi al suolo, non sarebbero stati pronti per il lancio a novembre 2018. Anche questi fattori hanno portato alla decisione, ufficializzata venerdì 12 maggio, di rinviare alla prima metà del 2019 il lancio di EM-1 e confermarlo senza equipaggio.
Nella foto (Credit: NASA/Michoud/Steven Seipel) un serbatoio di ossigeno liquido simile a quello danneggiato il 3 maggio a Michoud, qui fotografato nel 2016.

Fonti: SpaceNews - Jeff Foust / AstronautiNews - Massimo Orgiazzi

12/05/2017 - La prima missione SLS/Orion confermata senza equipaggio e slitta al 2019 -

La NASA, durante una conferenza stampa tenuta venerdì pomeriggio, ha confermato che l'Exploration Mission-1 (EM-1) verrà compiuta senza equipaggio a bordo.
A febbraio scorso era stato chiesto alla NASA di valutare la possibilità di imbarcare un equipaggio a bordo della prima missione integrata del razzo Space Launch System (SLS) con la capsula Orion per la missione EM-1, prevista per la fine del 2018. Dopo aver valutato i dati e tutte le implicazioni l'agenzia ha deciso di procedere con il piano originale per il primo lancio, che si tratterà di un volo di prova dell'intero sistema integrato ma senza equipaggio a bordo. Nonostante questa decisione la NASA conferma che si avvantaggerà di questo volo per rafforzare l'impegno di estendere la presenza umana nello spazio profondo.
La NASA ha valutato le capacità tecniche di lanciare un equipaggio su EM-1, ma dopo aver valutato i costi, i rischi ed i fattori tecnici in un progetto di queste dimensioni, sarebbe difficile eseguire le modifiche necessarie per aggiungere un equipaggio in questo momento di preparazione della missione. Lo sforzo ha confermato che il piano base di EM-1 senza l'equipaggio sarà l'approccio migliore per permettere agli esseri umani di muoversi in modo sostenibile oltre l'orbita bassa terrestre.
Come parte della valutazione la NASA ha anche rivisto la tempistica di EM-1, compresi i processi produttivi, i finanziamenti ed i fornitori, come la consegna del Modulo di Servizio Europeo, i problemi con la realizzazione del primo stadio così come le tecnologie innovative utilizzate per non dimenticare il tornado di febbraio che ha colpito direttamente il Michoud Assembly Facility in Louisiana. Il risultato di queste considerazioni ha costretto a spostare la data di lancio prevista per EM-1 nel 2019.
I componenti di volo di SLS ed Orion per la prima e seconda missione sono attualmente in produzione ed i progressi vanno avanti in tutte le strutture del Paese coinvolte. La sezione strutturale dei motori del primo stadio è attualmente in viaggio verso il Marshall Space Flight Center in Alabama dove verrà sottoposto a prova. Una serie di test motori verranno condotte nel Mississippi mentre il sistema di emergenza di Orion è stato testato nel Maryland. I sistemi avionici del Modulo di Servizio Europeo (ESM) saranno integrati nel laboratorio vicino Denver. Intanto al Kennedy Space Center, lo scudo termico di Orion è stato installato, ed i sistemi al suolo ed il software continua lo sviluppo. Inoltre lo sviluppo di sistemi di propulsione e moduli abitativi proseguono e verranno testati a 400 km sopra la Terra a bordo della ISS.
Inizialmente la missione EM-2, la prima con equipaggio era prevista per il 2021, ma nella conferenza stampa Bill Gerstenmaier, amministratore associato NASA, ha detto che ci vorranno almeno 33 mesi fra EM-1 ed EM-2 e che la data esatta di EM-2 non verrà annunciata fino a dopo lo svolgimento di EM-1.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il decollo del razzo SLS con la capsula Orion.

Fonti: NASA - Kathryn Hambleton / Space.com - Calla Cofield

Nell'immagine (Credit: ESA) l'astronauta ESA Thomas Pesquet assiste i due astronauti, già nelle tute spaziali, durante il problema con il sistema ombelicale.

12/05/2017 - Eseguita la 200esima passeggiata spaziale sulla ISS -

Gli astronauti NASA Peggy Whitson, Comandante di Spedizione 51, e Jack Fisher hanno indossato le loro tute spaziali venerdì e si sono recati all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per diversi compiti di riparazione e manutenzione in quella che è la 200esima attività extraveicolare condotta per l'assemblaggio e manutenzione dell'avamposto orbitale dell'umanità.
I controllori di volo di Houston hanno segnato l'avvio ufficiale della EVA USA-42 alle 09:08 a.m. EDT (le 15:08 italiane), quando la pressione atmosferica all'interno della camera stagna Quest della stazione è scesa sotto i 453 grammi per 6,5 cm quadrati. La NASA ha modificato il momento di avvio normale dell'EVA - di solito fissata quando gli astronauti passano alle batterie interne della tuta - dopo che un problema al sistema ombelicale di raffreddamento aveva costretto i due astronauti ad utilizzare la loro energia elettrica interna alle tute durante i preparativi finali per la passeggiata spaziale e la depressurizzazione del modulo.
Il sistema ombelicale non fa parte delle tute spaziali, dice la NASA, ma si tratta di una parte dell'attrezzatura di supporto che si trova all'interno della stazione. Esso fornisce energia, comunicazioni e raffreddamento alle tute prima che gli astronauti escano dalla stazione. Il team di terra aveva notato una piccola perdita di acqua nel sistema ombelicale nelle prime ore di venerdì.
La passeggiata di venerdì è stata la nona nella carriera di Whitson e la prima per Fisher. I controllori di missione hanno comunicato via radio agli astronauti che sarebbero stati costretti ad accorciare la passeggiata spaziale al limite delle quattro ore, invece delle sei e mezzo originariamente previste, a causa del problema riscontrato. L'accorciamento della EVA 42 avrebbe significato che Whitson e Fisher avrebbero probabilmente avuto il tempo per completare solo uno dei compiti previsti per venerdì - la sostituzione di una grossa scatola di derivazione che smista la telemetria e l'energia elettrica agli esperimenti e parti di ricambio che si trovano montati in un deposito all'esterno della stazione. Invece, alla fine della passeggiata spaziale, i due sono riusciti a completare gran parte dei compiti inizialmente assegnati.
Il primo lavoro è stato quello di rimuovere e sostituire la ExPRESS Carrier Avionics situata sul traliccio S3 di destra della stazione. Un'unità sostitutiva era arrivata all'avamposto a bordo del veicolo cargo Cygnus di Orbital ATK il mese scorso. Whitson e Fisher hanno eseguito rapidamente la sostituzione della scatola di derivazione ed il controllo missioni ha dato il via libera per i compiti successivi, il bloccaggio di un pezzo di materiale isolante sul braccio robotico giapponese ed il lavoro con un connettore dati dell'Alpha Magnetic Spectrometer (AMS), un sensore di particelle ed esperimento di fisica che si trova all'esterno della stazione.
Fisher ha riparato l'isolamento termico del braccio robotico giapponese, mentre Whitson installava un tappo terminale sullo strumento AMS, un grosso strumento agganciato sul traliccio della stazione e progettato per studiare la materia oscura e l'antimateria. Il tappo terminale permetterà il passaggio della telemetria da AMS, permettendo agli ingegneri di studiare le prestazioni delle pompe di raffreddamento all'interno dello strumento che potrebbero essere riparate o sostituite nel corso di uscite future.
Fisher ha poi eseguito un compito extra con l'aggancio di uno scudo antimeteoriti sul Pressurized Mating Adapter n.3 (PMA-3) che è stato recentemente riposizionato dal modulo Tranquillity ad Harmony, e che è predisposto per ricevere un nuovo meccanismo di attracco il prossimo anno in vista degli arrivi delle future navi commerciali con equipaggio sviluppate da Boeing e SpaceX.
A questo punto i due astronauti non avevano più tempo per eseguire gli altri compiti previsti dal piano della EVA. La coppia di astronauti avrebbe dovuto sistemare una nuova telecamera ad alta definizione ed un paio di antenne wireless all'esterno del complesso di ricerca, ma questi compiti sono stati rinviati ad un'altra passeggiata spaziale.
Peggy Whitson e Jack Fisher della NASA hanno completato la loro passeggiata spaziale alle 1:21 p.m. EDT (le 19:21 italiane) per un totale di 4 ore e 13 minuti. In totale gli astronauti, nel corso di questi 19 anni, hanno trascorso 1.247 ore e 55 minuti all'esterno della stazione nel corso di 200 EVA, la quinta del 2017. La prima passeggiata spaziale in supporto all'assemblaggio e manutenzione della ISS avvenne il 7 dicembre 1998, da parte degli astronauti Jerry Ross e Jim Newman durante la missione Space Shuttle Endeavour STS-88. In quell'occasione gli astronauti completarono l'aggancio e la sistemazione dei primi due componenti della stazione, il modulo russo Zarya ed il modulo USA Unity.
Nell'immagine (Credit: NASA TV) Jack Fisher al lavoro all'esterno della ISS durante la 200esima passeggiata spaziale della stazione orbitale. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: ESA) l'astronauta ESA Thomas Pesquet assiste i due astronauti, già nelle tute spaziali, durante il problema con il sistema ombelicale, prima dell'avvio della passeggiata spaziale.

VIDEO PARTI SALIENTI EVA42 DI WHITSON E FISHER - 12/05/2011 - (Credit: NASA/JSC) - dur.min. 2:15 - LINGUA INGLESE

Fonti: NASA ISS Blog - Mark Garcia / Spaceflight Now - Stephen Clark

11/05/2017 - Le ultime parole di Rosetta -

Come ricorderete, Rosetta ha terminato la sua missione il 30 settembre 2016, impattando sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ma i suoi strumenti hanno lavorato fino alla fine.
La sonda aveva toccato il suolo all'interno dell'ellisse designata di 700x500 metri tra due pozzetti nella regione Ma'at. L'obiettivo principale era Deir el-Medina, un pozzo considerato di età intermedia (gli scienziati stimano la datazione in base alla quantità di polveri e detriti che nel tempo hanno parzialmente riempito i buchi e alla loro topografia più o meno ripida ed acuta). La ricostruzione della traiettoria ha mostrato che Rosetta ha toccato Chury alle 10:39:34 UT appena dentro un buco poco profondo e antico, successivamente denominato Sais, come un'antica città egizia che avrebbe custodito la stele da cui la missione ha preso il nome. Poco prima dell'impatto uno degli star tracker della sonda aveva segnalato la presenza di un 'grosso oggetto' nel campo visivo che era probabilmente l'orizzonte locale. Il segnale è andato perso non appena la sonda ha toccato il suolo, forse a causa del successivo orientamento dell'antenna ad alto guadagno e per il subentro della modalità di sicurezza prevista con cui sono stati disattivati i sistemi principali compreso il trasmettitore per "soddisfare le normative finalizzate ad evitare interferenze sui canali di comunicazione nello spazio profondo."
L'ultima immagine era stata catturata dalla fotocamera OSIRIS circa 20 metri sopra la superficie ma tutte le foto scattate durante la discesa sono riuscite a restituire incredibili dettagli per gli scienziati, a cominciare dalle pareti interne del pozzo Deir el-Medina, utilizzate per comprendere la geologia della cometa e la sua storia.
Maggiori dettagli su questa interessantissima notizia sul sito Alive Universe Today, scritto da Elisabetta Bonora, che ringraziamo per la collaborazione.
Nella foto (Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA) le regioni della cometa riprese nelle immagini OSIRIS durante la discesa. Nella fase iniziale l'obiettivo primario era la regione 'Deir el-Medina' (riquadri blu), mentre nelle fasi finali il soggetto è stato il punto di impatto di 'Sais', in rosso.

Fonti: Alive Universe Alive - Elisabetta Bonora / ESA Rosetta Blog - emily

11/05/2017 - Falcon 9 compie il test statico di accensione -

Appena dieci giorni dopo il decollo dalla storica rampa di lancio 39A in Florida, un altro razzo Falcon 9 della SpaceX ha acceso i propri motori principali Merlin giovedì per diversi secondi in preparazione per il volo a perdere della prossima settimana con un satellite per telecomunicazioni Inmarsat.
Il razzo a due stadi è stato rifornito giovedì con kerosene RP-1 ed ossigeno liquido super-raffreddati durante una simulazione di conto alla rovescia. Gli ingegneri della SpaceX hanno monitorato il conto alla rovescia, controllato dal computer, mentre i motori a razzo ed i serbatoi venivano pressurizzati per l'accensione. I nove motori Merlin 1D si sono accesi per circa tre secondi alle 12:45 p.m. EDT mentre i fermi mantenevano bloccato il lanciatore alla rampa 39A. Una nube di scarico è fuoriuscita dalla trincea parafiamma posta a nord della struttura che si affaccia sulla costa presso il Kennedy Space Center della NASA. Per questa missione, dato il peso del carico utile ed il tipo di orbita da raggiungere, non è previsto il recupero del primo stadio, che infatti non è dotato delle zampe di atterraggio e delle griglie di controllo per il rientro atmosferico.
La SpaceX ha confermato su Twitter che il test pre-volo, chiamato 'accensione statica' è stato compiuto con successo. Gli ingegneri controlleranno i dati delle prestazioni dei motori e si riuniranno per decidere se dare il via libera per il lancio, previsto lunedì sera. Il prossimo passo nella campagna di lancio sarà la rimozione e il rientro del razzo Falcon 9 nell'hangar della SpaceX che si trova a circa 400 metri a sud della rampa 39A. La struttura è stata costruita sopra il percorso che veniva compiuto dai razzi Saturno 5 e Space Shuttle prima di salire verso l'orbita.
Il satellite Inmarsat 5 F4, costruito dalla Boeing e destinato a collegare aerei e navi attraverso la banda larga, all'interno dell'ogiva protettiva della SpaceX verrà ruotato in orizzontale e connesso con il Falcon 9 all'interno dell'hangar questo fine settimana. Di proprietà della compagnia londinese, il satellite raggiungerà la flotta di tre altre piattaforme di trasmissione in orbita geostazionaria fornendo connettività globale a larga banda agli aerei, jet commerciali, navi, clienti dell'industria petrolifera e del gas ed unità militari. L'Inmarsat ha ordinato il satellite alla Boeing nel 2014 come riserva per la rete Global Xpress. A quel tempo, l'Inmarsat prevedeva un costo fra i 220 ed i 250 milioni di dollari per Inmarsat 5 F4.
Dopo un controllo delle interfacce meccaniche ed elettriche fra il lanciatore ed il satellite l'Inmarsat 5 F4, le squadre della SpaceX trasferiranno il Falcon 9 orizzontalmente sulla rampa 39A domenica o nelle prime ore di lunedì. I pistoni idraulici alzeranno il razzo, alto 70 metri, in verticale per il conto alla rovescia di lunedì. La finestra di lancio si aprirà lunedì alle 7:20 p.m. EDT (le 1:20 italiane di martedì) e si prolungherà per 50 minuti. Il Falcon 9 volerà verso Est dallo spazioporto di Cape Canaveral per piazzare il satellite Inmarsat su un'orbita ellittica di trasferimento geostazionario che si trova a decine di migliaia di km sopra la Terra. I propulsori di bordo dell'Inmarsat 5 F4 guideranno il satellite verso l'orbita finale circolare a 35.800 km sopra l'equatore.
La missione imminente sarà il sesto lancio di SpaceX dell'anno, il quinto volo di un Falcon 9 dalla rampa 39A fin dal 19 febbraio. Questo segnerà il 99esimo lancio dal complesso di lancio, che è entrato in servizio nell'era Apollo ed ha ospitato la maggior parte dei lanci degli Space Shuttle, compreso la prima e l'ultima partenza della nave spaziale alata della NASA. Il lancio di lunedì sarà il 34esimo volo di un razzo Falcon 9 fin dal suo debutto nel giugno 2010. La più recente missione di un Falcon 9 era decollata dalla rampa 39A il primo maggio con un carico segreto per il National Reconnaissance Office, l'agenzia governativa degli Stati Uniti che si occupa dei satelliti spia.
Nella foto (Credit: SpaceX) il momento del test statico di accensione del razzo Falcon 9 per la missione Inmarsat 5 F4.

Fonte: Spaceflight Now - Stephen Clark

Nell'illustrazione (Credit: ESA) il CubeSat MoonCARE.

11/05/2017 - Idee vincenti per CubeSat sulla Luna -

Se voleste far volare un CubeSat sulla Luna, che cosa vorreste che facesse il piccolo satellite lassù? L'ESA ha posto questa domanda - ed ora quattro proposte saranno studiate con maggior dettaglio per un possibile volo da compiere nel prossimo decennio.
Queste missioni in miniatura spaziano dal sondare la radiazione lunare, osservare il cielo nelle onde radio sopra il lato nascosto della Luna, mappare i minerali ed i gas ghiacciati all'interno dei crateri in ombra e catturare i lampi dei meteoriti che colpiscono la superficie.
"Costruiti con unità standard da 10cm di lato, i CubeSat stanno già testimoniando le loro capacità vicino alla Terra," spiega Roger Walker dell'ESA. "Ora stiamo considerando il loro utilizzo ulteriore come parte della futura esplorazione lunare." Quattro squadre sono state finanziate dall'ESA fino a questo autunno per sviluppare le loro idee.
MoonCARE, un trio di CubeSat da sei unità, che misureranno le radiazioni ambientali ed i loro effetti sui microorganismi con un occhio alla realizzazione di un sistema di supporto vitale a ciclo chiuso per i futuri equipaggi umani.
Il CubeSat Low-frequency Explorer con tre satelliti da 12 unità che formerebbero il primo radio telescopio sopra il lato silenzioso nella parte nascosta della Luna per riprendere il cielo nei 30 MHz - non misurabili dalla Terra - come primo passo per uno schieramento più grande.
Il Volatile and Mineralogy Mapping Orbiter da 12 unità mapperebbe la superficie lunare alla scoperta di minerali e gas gelati come il ghiaccio d'acqua con una risoluzione di 10 metri utilizzando un 'laser radar' per sondare in profondità nelle regioni in ombra sui poli.
Il Lunar Meteoroid Impacts Observer, sarebbe un CubeSat singolo da 12 unità che ospiterebbe una sofisticata fotocamera per catturare i lampi degli impatti dei meteoriti sul lato nascosto per completare il monitoraggio, già esistente, del lato visibile, e realizzare così un'immagine completa dei pericoli ai quali andranno incontro i futuri astronauti sulla superficie.
Roger aggiunge, "Come modo per riunire i ricercatori dell'esplorazione lunare con la comunità dei CubeSat, abbiamo avviato una chiamata aperta a società europee, università e centri di ricerca. Abbiamo ricevuto una risposta molto ampia da team accademico-industriali di tutta Europa, evidenziando il forte interesse per questo tema e sono state ricevute molte proposte di alta qualità - e quindi la concorrenza è stata dura."
La sfida assume l'invio dei CubeSat nell'orbita lunare mentre la trasmissione dei dati sulla Terra sarà a cura di una più grande 'nave madre', permettendo alle squadre di concentrare le loro risorse sulle scoperte. Le squadre sono in competizione per il premio finale che verrà consegnato a dicembre, avendo l'opportunità di progettare la loro missione in dettaglio con la collaborazione di esperti ESA presso la struttura Concurrent Design Facility.
"Riguardo al vincitore, la sfida permetterà all'Europa di essere in grado di allestire con rapidità un volo lunare al momento che l'opportunità si presenterà," aggiunge Rogers. "Queste opportunità potrebbero presentarsi con i futuri voli circumlunari della NASA con Orion o con quelli degli operatori commerciali."
"Questa sfida - costruita sulle precedenti sfide di proporre Cubesat per lo spazio profondo nel quadro della missione Asteroid Impact Mission - spiana anche la strada per l'esplorazione diretta nello spazio profondo di CubeSat solitari."
Clicca qui per una dettagliata guida interattiva sul passato, presente e futuro dell'esplorazione lunare.
Nella foto (Credit: JAXA/NHK) un'immagine ad alta definizione della pianura Mars Australe, sulla Luna, ripresa dalla sonda Kaguya nel novembre 2007. Nell'illustrazione in alto (Credit: ESA) il CubeSat MoonCARE, proposto dal Von Karman Institute, Centro Aerospaziale Tedesco, Tyvak International, Politecnico di Torino, e OHB.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: Affari Italiani) i presenti all'esordio in borsa per AVIO.

09/05/2017 - Avio ha raccolto 60 milioni di Euro nel debutto in borsa -

Il produttore italiano di veicoli di lancio AVIO, ha raccolto 60 milioni di Euro vendendo oltre i due terzi delle azioni della compagnia sulla Borsa di Milano.
AVIO, con sede a Colleferro, Roma, dove produce il lanciatore leggero Vega per Arianespace, ha iniziato la vendita delle proprie azioni sulla Borsa italiana il 10 aprile scorso ed attualmente ha piazzato il 68 percento delle proprie azioni sul mercato.
Nel primo giorno di negoziazione sul segmento Star, il gruppo aerospaziale aveva chiuso a +6,6 percento. A Palazzo Mezzanotte l’azienda è stata tenuta a battesimo da Samantha Cristoforetti, la prima donna astronauta italiana. AVIO, è leader nel settore dei lanciatori spaziali, nella propulsione solida e liquida e nel trasporto spaziale. È presente in Italia, Francia e Guyana Francese con 5 insediamenti produttivi e conta circa 800 dipendenti altamente qualificati, il 30 percento circa impiegati in attività di ricerca e sviluppo.
In un'intervista a SpaceNews, l'amministratore delegato di AVIO, Giulio Ranzo, ha detto che la decisione di piazzarsi sul mercato è stata fatta in base alla forte richiesta di lanci Vega. Durante lo scorso anno di risultati della compagnia pubblica, AVIO hanno raggiunto i 292 milioni di fatturato, con un 13,4 percento superiore al 2015. ""L'apertura verso il mercato dei capitali in un momento in cui l'attività sta crescendo evidentemente attraverso la nuova domanda commerciale richiede che disponiamo di flessibilità per raccogliere nuove risorse finanziarie in modo da accelerare i nostri investimenti," ha dichiarato Ranzo. "Di conseguenza, ci è sembrato un passo molto naturale rispetto a quello che sta accadendo nel nostro settore al momento."
Ranzo ha detto che AVIO dovrà decidere come investire i 60 milioni di Euro raccolti attraverso l'offerta pubblica, ma che la compagnia potrà utilizzarli per ogni necessità. "Si tratta di contante in banca," ha detto. Queste risorse andranno verso i nuovi progetti dopo che il comitato dirigente AVIO avrà deciso sulle applicazioni. Ranzo dice che le offerte sono state "un grande successo" e convalida la lunga preparazione di un anno di AVIO prima del debutto in borsa.
Come parte di un listino pubblico, la compagnia aerospaziale e difesa Leonardo ha raddoppiato le proprie azioni in AVIO dal 14 al 28 percento. Ranzo ha detto che Leonardo mantiene il ruolo di azionista minoritario e non di controllo sulla compagnia dei razzi. Un altro 4 percento delle azioni AVIO è di proprietà di 44 membri della squadra gestionale della compagnia, due dei quali fanno parte del consiglio di amministrazione. Il restante 68 percento è stato diviso fra imprenditori italiani, piccole banche privare italiane ed alcuni investitori internazionali istituzionali, dice Ranzo.
Vega, il razzo di AVIO, venduto all'Arianespace di Envry, Francia, è stato lanciato la prima volta nel 2012, dopo nove anni di lavoro di sviluppo, ed ha eseguito nove lanci in totale, tutti di successo. La maggior parte di queste missioni sono state per l'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea), una situazione che Ranzo descrive come unica e causata dalla novità del sistema di lancio e dalla necessità di industrializzare il prodotto.
"Ora siamo entrati nella fase dove abbiamo un numero maggiore di clienti commerciali e quello che io definisco clienti internazional," dice Ranzo riferendosi ai lanci di Vega del 2016 con PeruSAT-1, quattro SkySat di Google-Terra Bella e del Gokturk-1 della Turchia. Vega è entrato in pieno nel servizio commerciale dal 2015.
Ranzo dice che AVIO sta attualmente organizzandosi per tre lanci annui, ma potrebbe compierne di più se la domanda dei clienti aumenterà. Per ora il razzo è stato lanciato, in media, una o due volte l'anno, e si prepara a tre lanci per il 2017. Il mercato dei piccoli satelliti è uno di quelli che AVIO definisce "estremamente interessante". Con ESA, AVIO sta preparando un nuovo sistema di rilascio, un dispenser, che sarà in grado di consegnare da 20 a 30 piccoli satelliti su orbite differenti. Questa missione è attualmente prevista per il 2018.
Ranzo dice che lo sviluppo di Vega C, il successore a breve termine di Vega capace di portare in orbita bassa terrestre fino a 2,3 tonnellate di carico, è in vista del debutto nel 2019. AVIO ha completato il contenitore del propellente del razzo P120 utilizzato per il primo stadio di Vega C così come i booster di spinta iniziale per il futuro Ariane 6, ed al momento li sta sottoponendo a test con i raggi X. Il contenitore del motore forma la parte esterna della struttura. AVIO ha inoltre completato anche il secondo stadio di Vega C, Zefiro-40, aggiunge Ranzo.
La compagnia sta realizzando un nuovo impianto per i motori P120 il cui completamento è previsto per la fine dell'anno. Ma anche prima di questo, dice Ranzo, AVIO inizierà in estate le prime operazioni in quella struttura. Fino al 2021/2022, AVIO sarà il solo produttore del contenitore di P120, dopo di che la OHB, una sussidiaria di MT Aerospace, in Germania, avvierà un'altra linea produttiva. Ranzo precisa che, sebbene la Germania abbia il contratto per costruire altri contenitori dei motori, la responsabilità tecnica della loro produzione rimane ad AVIO, rendendo così la MT Aerospace, un fornitore della compagnia italiana.
Vega E, la visione a lungo termine di Vega, è ideato per portare fino a tre tonnellate in orbita bassa terrestre utilizzando un progetto a tre stadi invece dei quattro di Vega C. Il suo debutto è previsto nel 2024, e Ranzo dice che Vega E utilizzerà i motori P120 e Zefiro-40 abbinati ad un motore per lo stadio superiore completamente nuovo ed alimentato ad ossigeno liquido e metano. Questo stadio superiore avrà la capacità di rilasciare molteplici satelliti su orbite diverse rispetto alle precedenti versioni del razzo.
Ranzo dice che al momento il design dei razzi di AVIO rimane di tipo a perdere, ma che la compagnia rimane pronta a cambiare rotta nel caso il riutilizzo diventi vantaggioso economicamente. "Per Vega non crediamo che vi siano benefici nel portarlo verso una tecnologia riutilizzabile, ma la natura del tipo di tecnologia che stiamo sviluppando con il motore ad ossigeno liquido e metano, potrebbe essere, in ogni caso, pronta a considerare anche questa via se venissero dimostrati dei benefici economici," ha aggiunto Ranzo.
Ranzo ha concluso dicendo che AVIO ha già un prototipo del nuovo motore a propellenti liquidi dello stadio superiore, dal quale deriverà il progetto finale.
Nella foto (Credit: AVIO) il contenitore in fibra di carbonio del motore P80, del primo stadio di Vega, in costruzione a Colleferro. Nella foto in alto a sinistra (Credit: Affari Italiani) alcuni dei presenti all'esordio in borsa per AVIO: il secondo da sinistra l'ad di AVIO Giulio Ranzo, l'ad di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi, il presidente dell'Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston e l'astronauta dell'ESA, Samantha Cristoforetti.

Fonti: SpaceNews - Caleb Henry / Euronews - Simona Volta

09/05/2017 - Già 200 le candidature per i nuovi cosmonauti russi -

Il Centro Addestramento Cosmonauti della Russia ha ricevuto circa 200 candidature per avviare la carriera di cosmonauta.
"Ad oggi il centro ha ricevuto circa 200 candidature. Tre dozzine di gruppi di documenti sono stati elaborati finora," ha dichiarato il servizio stampa del centro. La corporazione di stato della Russia, Roscosmos, ed il centro addestramento cosmonauti ha aperto il concorso per l'ammissione alla squadra di esploratori spaziali il 14 marzo scorso. Ogni candidato deve presentare un voluminoso pacco di documenti, compresi questionari, documenti identificativi, una copia del curriculum, un certificato di buona condotta che certifichi che non vi sono trascorsi criminali, un certificato di sicurezza che permetta l'accesso a segreti di stato ed una pila di certificati medici.
Il servizio stampa dice che la raccolta di questi documenti, in particolare i certificati medici, sono un processo che richiede molto tempo. "L'esperienza dimostra che la gran parte delle candidature sono arrivate durante il mese scorso," ha dichiarato il centro cosmonauti. La scadenza per l'inoltro delle candidature termina il 14 luglio. I risultati saranno resi noti a dicembre e ci si attende che saranno promossi da sei ad otto persone. Si tratta della 17esima sessione di reclutamento cosmonauti. La precedente si era tenuta nel 2012 e ne erano usciti 7 uomini ed una donna. Due uomini sono usciti dal corpo cosmonauti poco dopo il termine dell'addestramento, rispettivamente, nel 2014 e nel 2016. Ad oggi, ancora nessuno dei sei restanti è stato affidato ad una missione spaziale.
Nella foto (Credit: Stanislav Krasilnikov/TASS) due cosmonauti si avviano al simulatore della capsula Soyuz che si trova presso il Gagarin Center, vicino Mosca.

Fonti: ITAR-TASS / Spacefacts.de

09/05/2017 - Primo test di accensione dello stadio centrale del Falcon Heavy -

La SpaceX ha pubblicato un breve video su Twitter nel quale mostra il test statico di accensione dei nove motori Merlin 1D dello stadio centrale che farà parte del volo inaugurale del Falcon Heavy, previsto a fine estate.
Il test è stato compiuto presso il centro di prova della SpaceX a McGregor, in Texas. Una volta completati i test, questo stadio centrale, nuovo, verrà inviato in Florida per il lancio. La missione inaugurale del più potente vettore al mondo prenderà il via dalla rampa 39A del Kennedy Space Center della NASA. I due stadi laterali del Falcon Heavy sono invece due razzi che hanno già compiuto un volo e verranno così riutilizzati. A bordo di questo primo volo non sarà presente un carico utile pagante ma la SpaceX non ha chiarito che cosa imbarcherà. In quel volo è previsto inoltre il rientro ed atterraggio di tutti e tre i razzi, i due laterali sulle apposite piazzole a Cape Canaveral mentre quello centrale sulla chiatta oceanica posta al largo della Florida.
Nell'immagine (Credit: SpaceX(YouTube) il test dei motori dello stadio centrale del razzo Falcon Heavy a McGregor.

Fonte: SpaceX/Twitter

09/05/2017 - Le nuvole sopra Titano -

La sonda Cassini della NASA ha ripreso quest'immagine (Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute) delle chiare nubi di metano della luna Titano di Saturno il 7 maggio 2017.
La ripresa è stata ottenuta durante un sorvolo distante, nel quale la sonda è passata a 488.000 km sopra la superficie della luna. Sebbene Cassini non avrà altri sorvoli ravvicinati di Titano, la sonda continua ad osservare la gigantesca luna e la sua atmosfera da lontano. Le regioni scure sulla parte alta di Titano sono laghi e mari di idrocarburi. Qui sono presenti due versioni di quest'immagine, una con un più forte contrasto (Figura A) ed una con uno minore (Figura B). Potete vedere la PIA21610 per un'altra ripresa di queste nubi.
L'immagine è stata scattata il 7 maggio 2017, da una distanza di 508.000 km. La ripresa è una proiezione ortografica centrata sui 57° di latitudine Nord, 48° di longitudine Ovest. Una visione ortografica si presta meglio ad essere vista da lontano. La scala dell'immagine è di circa 3 km per pixel. La sonda si stava avviando verso il terzo tuffo fra gli anelli interni e Saturno al momento della ripresa. Durante questo terzo tuffo la sonda, per la prima volta, è rimasta in collegamento con la Terra. Cassini eseguirà altri 19 tuffi all'interno degli anelli di Saturno, con il prossimo fissato per il 15 maggio. Ormai terminando il propellente, la missione si concluderà il 15 settembre con un rientro distruttivo nell'atmosfera di Saturno.
La missione Cassini/Huygens è un progetto in collaborazione fra NASA, ESA ed Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, gestisce la missione per lo Science Mission Directorate della NASA di Washington. Il JPL ha progettato, sviluppato ed assemblato l'orbiter Cassini.
Ulteriori informazioni della Cassini a: http://www.nasa.gov/cassini e http://saturn.jpl.nasa.gov/. La pagina web del team che si occupa delle immagini di Cassini si trova a http://ciclops.org/.

Fonti: NASA - Tony Greicius / Spaceflight Now - Stephen Clark

08/05/2017 - Le nuove missioni nel Sistema Solare proposte alla NASA -

La NASA ha ricevuto e sta valutando 12 proposte per future missioni esplorative senza equipaggio nel Sistema Solare. Le missioni sono state proposte sotto il programma New Frontier della NASA - che le sottoporrà a controllo nel corso dei prossimi sette mesi. L'obiettivo è quello di selezionare una missione e prepararla al volo entro due anni, e poterla lanciare nella metà degli anni '20.
"Il programma New Frontiers vuole dare una risposta ai grandi quesiti che interessano il nostro sistema solare – ha commentato Thomas Zurbuchen, della direzione scientifica NASA di Washington – e non vediamo l’ora di andare avanti con queste missioni." L’esito delle selezioni relative alla fase iniziale di studio, verrà annunciata alla fine di novembre e il concept prescelto potrà andare avanti nel processo di valutazione.
La selezione di una o più proposte per lo studio della Fase A verrà annunciato a novembre. Alla conclusione degli studi della Fase A, verrà pianificato un nuovo studio New Frontiers e verrà compiuta la scelta finale che accederà alle successive fasi della missione. Le proposte di missione sono state scelte dopo un'intensivo e competitivo processo di revisione.
Le proposte sono limitate a sei campi di missione:

- Ritorno di campioni dalla superficie di una cometa.
- Ritorno di campioni dal Polo Sud lunare.
- Mondi con oceani (Titano e/o Encelado).
- Sonda per Saturno.
- Rendezvous di oggetti Troiani.
- Esplorazione sulla superficie di Venere.

Il Programma New Frontiers si svolge nel campo della ricerca scientifica del Sistema Solare con un costo inferiore al miliardo di dollari. Questa sarà la quarta missione della serie New Frontiers: le precedenti sono la missione New Horizons a Plutone, la missione Juno a Giove e la OSIRIS-REx, che prevede un rendezvous ed il ritorno di campioni dall'asteroide Bennu.
Il Programma New Frontiers è gestito dall'Ufficio Programma Missioni Planetarie presso il Marshall Space Flight Center della NASA per la Divisione Scienze Planetarie. Per saperne di più sul programma New Frontiers della NASA, visita: https://discoverynewfrontiers.nasa.gov/index.cfml.
Nell'immagine (Credit: NASA) il Sistema Solare (non in scala).

Fonti: ASI - Fulvia Croci / NASA - Bill Keeter

08/05/2017 - Guido Tonelli vince il Premio Galileo -

Si è conclusa a Padova il 5 maggio la finale dell’XI edizione del Premio Galileo per la divulgazione scientifica. Guido Tonelli è stato proclamato vincitore tra i cinque finalisti selezionati dalla giuria scientifica del Premio il 18 gennaio scorso, presieduta dal chimico Dario Bressanini.
L’Istituto nazionale di astrofisica patrocina il Premio Letterario Galileo già da diverse edizioni, e anche quest’anno annovera due astrofisici nella Giuria: Massimo Turatto, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Padova, e Patrizia Caraveo, direttrice dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica cosmica di Milano.
Il Premio Galileo per la divulgazione scientifica, ormai un’istituzione a Padova, si propone da undici anni stimolare l’interesse per il pensiero scientifico coinvolgendo i giovani anche nella prospettiva del loro futuro percorso di studi. A presentare l’evento c’erano Massimo Polidoro, giornalista e divulgatore scientifico, ed Elisa Billato, giornalista di RAI 3 Veneto. Lo spoglio dei voti è avvenuto in diretta durante la manifestazione, presso gli imponenti spazi del Palazzo della Ragione di Padova, alla presenza delle delegazioni di cinquantasette classi appartenenti a scuole dislocate in tutte le regioni italiane, che hanno composto la Giuria degli Studenti 2017 che ha letto e discusso i cinque libri tra cui è stato scelto il vincitore.
Dopo una breve presentazione dei libri, i cinque autori finalisti hanno risposto alle domande del pubblico. Partiva in pole position il libro di Andrea Grignolio, 'Chi ha paura dei vaccini?', Codice Edizioni, 2016, che affronta il delicato al tema dei vaccini tuttora al centro di un acceso dibattito pubblico. Con pochissimo distacco seguivano: 'Sotto i nostri piedi', Alessandro Amato, Codice Edizioni, 2016; 'La nascita imperfetta delle cose', Guido Tonelli, Rizzoli Editore, 2016; "E’ la medicina, bellezza!', Silvia Bencivelli e Daniela Ovadia, Carocci Editore, 2016; "Gli africani siamo noi. Alle origini dell’uomo', Guido Barbujani, Editori Laterza, 2016.
L’ultima votazione ha rimescolato la classifica, premiando alla fine il volume del fisico Tonelli, responsabile al Cern dell’esperimento che, insieme a quello di Fabiola Gianotti, ha permesso di scoprire il bosone di Higgs, la 'particella di Dio'.
Nella foto (Credit: YouReporter.it), al centro, Tonelli con il Premio Galileo.

Fonti: Media INAF - Rossella Spiga / Premio Letterario Galileo 2017 / Padova Oggi

08/05/2017 - Millennium Falcon in vetta al podio -

Si è conclusa oggi nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana la finale della competizione italiana del Campionato Zero Robotics, programma educativo per studenti di scuole superiori. Ad aprire la giornata il direttore generale dell’ASI, Anna Sirica, che nel suo messaggio di saluto si è rivolta ai ragazzi evidenziando l’importanza del promuovere programmi educativi nel settore aerospaziale per invogliare le giovani generazioni a studiare materie scientifiche e a intraprendere una professione nel settore spaziale.
Di trentadue squadre partecipanti solo sei sono arrivate in finale: Millennium Falcon del Liceo scientifico Cecioni di Livorno, ZeRo LSA Robotics Team dell'IIS Avogadro- Liceo scientifico di Vercelli, SpaceWarriors dell'I.I.S L. Da Vinci di Trapani, JvNeumann_POLLENZA dell'I.I.S.S. "J.Von Neumann" di Roma, Pablitis e Clashtronauts dell'ITI R.Elia di Castellammare di Stabia.
La sfida consisteva nello scrivere un codice informatico per pilotare gli SPHERES (Synchronised Position Hold, Engage, Reorient, Experimental Satellites) mini-satelliti robot che si trovano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e hanno le dimensioni di una palla da bowling. A conquistare il primo posto sul podio il team 'Millennium Falcon' seguito da ZeRo LSA Robotics Team in seconda posizione e da Pablitis in terza.
Nato nel 2009 negli Stati Uniti e approdato nel resto del mondo nel 2011, Zero Robotics è stato ideato dal Laboratorio di Sistemi Spaziali del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ed è stato concepito come un gioco a squadre per rendere lo spazio accessibile ai giovani. Il programma Zero Robotics gode di un ampio e vivace seguito presso gli istituti del nostro Paese, al punto che l’Italia è l’unica nazione ad organizzare un suo campionato nazionale per il numero elevato di scuole coinvolte Dal 2012 l’Agenzia Spaziale Italiana coordina il progetto in Italia insieme al Politecnico di Torino, l’Università di Padova, Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, Rete Robotica a Scuola, USR Piemonte.
Nell'immagine (Credit: ASI TV) i vincitori del campionato Zero Robotics italiano 2017, il team 'Millennium Falcon' del Liceo scientifico Cecioni di Livorno.

Fonte: ASI - Ilaria Marciano

07/05/2017 - Il Telescopio Spaziale James Webb è arrivato al Johnson Space Center -

Il James Webb Space Telescope (JWST) della NASA ha raggiunto il Johnson Space Center della NASA ad Houston, nel Texas, dove verrà sottoposto ai suoi ultimi test criogenici prima del lancio nello spazio previsto nel 2018.
Il telescopio è stato caricato sul rimorchio di un camion al Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland, e poi spostato lentamente sull'autostrada dal team Webb fino alla Joint Base di Andrews nel Maryland. Qui, l'intero rimorchio, con il telescopio all'interno, è stato imbarcato su un aereo da trasporto C-5C dell'U.S. Air Force che ha volato fino all'aeroporto Ellington Field di Hoston, Texas.
Quando il C-5C è atterrato ad Ellington, il carico è stato scaricato con cura e trasportato al JSC della NASA, dove, all'interno di una sala pulita il telescopio verrà rimosso dal suo speciale container di trasporto. Nelle prossime settimane il telescopio sarà preparato per un test criogenico decisivo che si protrarrà per quasi 100 giorni.
Per assicurarsi che le ottiche del telescopio funzioneranno nella gelida destinazione a 1,6 milioni di km nello spazio, dovrà completare un test a temperature criogeniche nel vuoto. Il più grande e finale test criogenico/vuoto si terrà nella Camera A del JSC, la stessa camera a vuoto dove sono state messe alla prova le capsule Apollo. Questo test è cruciale in quanto verificherà le prestazioni dell'intero telescopio e di tutti i sistemi a temperature operative estremamente fredde. In seguito, il telescopio proseguirà il suo viaggio fino alla sede di Redondo Beach, in California, della Northrop Grumman Aerospace Division, dove verrà sottoposto all'assemblaggio e test finale con il veicolo spaziale e lo scudo solare, prima del lancio nel 2018 con il razzo europeo Ariane 5.
Il James Webb Space Telescope sarà il più avanzato osservatorio spaziale al mondo. Questa meraviglia ingegneristica è progettata per svelare alcuni dei più grandi misteri dell'Universo, dalla scoperte delle prime stelle e galassie che si sono formate dopo il Big Bang allo studio delle atmosfere dei pianeti attorno ad altre stelle. Si tratta di un progetto congiunto fra NASA, ESA ed Agenzia Spaziale Canadese (CSA). Per ulteriori informazioni sul JWST, visita: http://jwst.nasa.gov/ e http://www.nasa.gov/webb.
Nella foto (Credit: NASA/Chris Gunn) il JWST viene spinto nella sala bianca dell'Edificio 32 che ospita la Camera A.

Fonte: NASA - Laura Betz, Jenny Knotts e Mark Garcia

Nella foto (Credit: USAF) l'X-37B rientrato in Florida.

07/05/2017 - Rientrato al Kennedy lo spazioplano militare X-37B -

La missione OTV-4 dell'Orbital Test Vehicle X-37B, lo spazioplano riutilizzabile senza equipaggio dell'U.S. Air Force, è atterrato presso la pista Shuttle Landing Facility (SLF) del Kennedy Space Center della NASA, in Florida, il 7 maggio 2017.
L'OTV-4 ha completato gli esperimenti in orbita nel corso di 718 giorni di missione, portando il totale complessivo di giorni trascorsi nello spazio da parte del programma OTV a 2.085. "L'atterraggio di OTV-4 segna un altro successo per il programma X-37B e per la Nazione," ha dichiarato il Tenente Colonnello Ron Fehlen, a capo del progetto X-37B. "Questa missione fissa, ancora una volta, un record di durata e segna il primo atterraggio del veicolo in Florida. Siamo incredibilmente contenti delle prestazioni del veicolo spaziale e siamo emozionati sui dati raccolti in supporto della comunità scientifica e spaziale. Siamo estremamente fieri della dedizione e del duro lavoro compiuto dall'intera squadra."
Nelle prime ore del mattino, il veicolo aveva ricevuto il comando per il ritorno sulla Terra, avviando così la sequenza autonoma di eventi con l'accensione del sistema propulsivo per frenare ed uscire dall'orbita. Attraversando l'atmosfera per un rientro super-caldo, lo spazioplano eseguiva una serie di virate per dissipare la velocità residua mentre volava verso Cape Canaveral. Un boom sonico annunciava l'arrivo del veicolo nei cieli sopra il Kennedy Space Center. Mentre la pista si avvicinava rapidamente, il volo senza motore proseguiva con l'apertura dei carrelli ed il tocco delle ruote sulla pista appena prima delle 8 a.m. locali (le 14 italiane). L'atterraggio è stato compiuto completamente con il pilota automatico seguendo i segnali GPS.
L'USAF non ha preannunciato il rientro ed atterraggio, che sono così avvenuti di sorpresa, ed ha diramato soltanto due foto che testimoniano l'avvenuto atterraggio del veicolo spaziale automatico.
I veicoli X-37B a disposizione dell'USAF sono due ma i militari non hanno mai specificato quale di loro abbia compiuto questa missione. Anche il carico utile a bordo è classificato e le uniche rivelazioni sono di un esperimento sui propulsori elettrici e di campioni di materiali, forniti dalla NASA, esposti all'ambiente spaziale per studiarne le prestazioni. Il lancio della missione OTV-4 era avvenuto il 20 maggio 2015, con un razzo Atlas 5 decollato dal Complesso di lancio 41 di Cape Canaveral. Le tre precedenti missioni (OTV-1, OTV-2 ed OTV-3) erano tutte rientrate a Vandenberg, in California. La nuova sede di atterraggio conferma l'interesse dell'USAF nell'utilizzare al meglio meglio la struttura di preparazione, uno degli hangar usati in passato dagli orbiter Space Shuttle, vicina al sito di lancio per velocizzare i tempi fra una missione e l'altra.
Lo scorso 25 marzo, OTV-4 aveva superato il precedente record di permanenza orbitale, detenuto da OTV-3 con 674 giorni. Nel comunicato rilasciato oggi dall'Air Force si dichiara che la quinta missione dell'X-37B partirà, sempre da Cape Canaveral entro il 2017.
Nella foto (Credit: USAF) l'X-37B della missione OTV-4 appena atterrato sulla pista del Kennedy Space Center con attorno i tecnici che compiono le prime ispezioni. Nella foto a sinistra (Credit: USAF) l'X-37B rientrato in Florida.

VIDEO ATTERRAGGIO X-37B AL RIENTRO MISSIONE OTV-4 - 07/05/2011 - (Credit: USAF/SCINEWS) - dur.min. 3:15 - AUDIO AMBIENTE

Fonti: Spaceflight Now - Justin Ray / USAF

05/05/2017 - Il primo satellite per telecomunicazioni bulgaro volerà con un Falcon 9 usato -

Un satellite per telecomunicazioni costruito negli Stati Uniti ma acquistato dalla Bulgaria verrà lanciato a metà giugno dal Kennedy Space Center, in Florida, a bordo di un razzo Falcon 9 che ha già volato in precedenza a gennaio.
Il satellite BulgariaSat 1 sarà la seconda missione ad essere lanciata con uno degli stadi recuperati dalla SpaceX, dopo che il veicolo per telecomunicazioni SES 10 era stato il primo carico utile a volare con un razzo commerciale riutilizzato lo scorso 30 marzo. In un comunicato il capo esecutivo di BulgariaSat, Maxim Zayakov ha detto che i razzi riutilizzati sono una tecnologia d'avanguardia che può rendere possibile anche ai Paesi più piccoli ed a compagnie private di lanciare i propri satelliti. "Elon Musk e la sua squadra della SpaceX mi hanno convinto che le persone come loro ci possono portare più vicini ad una nuova qualità di vita fornendo l'accesso a tecnologie di punta," ha detto Zayakov. "Questa è un'occasione per la Bulgaria di unirsi agli sforzi per lo sviluppo di questi nuovi aspetti dell'industria spaziale."
BulgariaSat ha detto che il veicolo spaziale decollerà con lo stesso primo stadio di Falcon 9 che ha già volato il 14 gennaio dall'Air Force Base di Vandenberg, in California. Quella missione portò 10 satelliti in orbita per la nuova generazione della rete voce, e dati mobile di Iridium. Dopo aver rilasciato il secondo stadio nell'atmosfera superiore, il primo stadio del Falcon 9 discese verso un'atterraggio verticale sulla piattaforma nell'Oceano Pacifico, a sud di Vandenberg, per poi rientrare al porto di Los Angeles. Gli ingegneri della SpaceX ispezionarono e sistemarono lo stadio prima di una nuova serie di test pre-volo per poi inviarli a Cape Canaveral per il lancio del mese prossimo.
BulgariaSat non ha reso noto se ha ricevuto un qualche tipo di sconto passando da un nuovo razzo Falcon 9 ad uno già utilizzato. Fonti industriali dicono che il BulgariaSat 1 sarebbe passato recentemente avanti ad altri carichi utili nella lista del Falcon 9, forse proprio in cambio dell'accordo per il lancio con un razzo già utilizzato. BulgariaSat 1 fornirà trasmissioni televisive ed altri servizi di telecomunicazioni sui Balcani ed altre regioni europee. Il satellite dovrebbe entrare in servizio sull'orbita geostazionaria circa un mese dopo il lancio.
Il fondatore di SpaceX, Elon Musk, aveva dichiarato ai giornalisti, dopo il lancio del 30 marzo di SES 10, che la sua compagnia intendeva far volare fino a sei razzi riutilizzati Falcon 9 entro l'anno. Due di questi verranno lanciati come booster laterali nel volo inaugurale del nuovo Falcon Heavy di SpaceX in cui lancio è previsto per quest'estate. Il Falcon 9 è formato da tre primi stadi di Falcon 9 affiancati. Il razzo centrale, per il volo inaugurale, sarà un primo stadio nuovo e sarà soltanto una dimostrazione del lanciatore pesante. Musk aveva aggiunto che il volo di prova sarà una missione ad 'alto rischio'. Musk ha detto inoltre che dopo il 30 marzo tre o quattro clienti hanno siglato accordi per volare su razzi Falcon 9 parzialmente utilizzati.
Invece i prossimi due lanci per SpaceX utilizzeranno razzi completamente nuovi. Un potente satellite per telecomunicazioni Boeing per la Inmarsat verrà lanciato il 15 maggio dal Kennedy Space Center. L'Inmarsat 5 F4 verrà inviato verso l'orbita di trasferimento geostazionario con un peso al lancio di circa 6.100 kg, il carico utile geostazionario più pesante mai lanciato da SpaceX. Proprio per questo la compagnia non tenterà il recupero del primo stadio sulla terraferma o in mare dopo il lancio di Inmarsat, assicurandosi che tutto il propellente del Falcon 9 vada utilizzato per l'inserimento in orbita del satellite. Un altro lancio di Falcon 9 è fissato per il primo giugno con un veicolo cargo Dragon per un volo di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il BulgariaSat 1 sarà il successivo nella lista di lancio, dopo la missione Dragon, seguito da un altro lancio di 10 satelliti Iridium dalla California e poi dal decollo di un satellite per telecomunicazioni Intelsat dalla Florida, sempre con un Falcon 9, fissato per la fine di giugno.
Nella foto (Credit: BulgariaSat/SSL) il satellite BulgariaSat 1 durante il test dei pannelli solari presso l'impianto di produzione della SSL, a Palo Alto, in California.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / BulgariaSat

05/05/2017 - L'India mette in orbita il satellite per telecomunicazioni GSAT-9 -

Il razzo Geosynchronous Satellite Launch Vehicle (GSLV) Mark 2 è decollato dal Centro Spaziale Satish Dawn alle 16:57 locali (le 13:27 italiane).
L'agenzia spaziale Indiana ISRO, che per ragioni sconosciute non ha trasmesso il lancio in diretta, ha dichiarato che il volo è stato un successo. A bordo del razzo si trovava il satellite per telecomunicazioni GSAT-9, conosciuto anche come South Asia Satellite. Questo undicesimo volo di un GLSV, il quinto in versione Mk2 che utilizza lo stadio superiore criogenico sviluppato in India ed alimentato ad ossigeno ed idrogeno liquidi, era anche indicato come F09.
Il satellite GSAT-9 si è separato dal razzo a circa 17 minuti dal decollo, dopo che il terzo, ed ultimo stadio superiore, aveva funzionato per quasi 12 minuti. Il GSAT-9, pesante 2,23 tonnellate al decollo, è stato costruito dall'ISRO. A bordo del satellite, con una vita operativa stimata in 12 anni, si trovano 12 trasmettitori in banda Ku che serviranno per la copertura di India, Bangladesh, Bhutan, Maldive, Nepal e Sri Lanka.
Il programma South Asia Satellite nasce da una collaborazione fra l'India e la gran parte dei Paesi che fanno parte del SAARC: Bangladesh, Bhutan, Maldive, Nepal e Sri Lanka. L'Afghanistan non ha ancora firmato per il programma ma è in procinto di farlo mentre il Pakistan ha deciso di non essere coinvolto. Il programma, proposto dal Primo Ministro Indiano Narendra Modi, è in linea con i suoi obiettivi di politica estera per il rafforzamento delle relazioni e cooperazioni con i Paesi vicini. L'India ha finanziato lo sviluppo ed il lancio del satellite, per un valore totale di 4,5 miliardi di rupie (circa 70 milioni di Euro). Modi ha descritto il satellite come un 'regalo' alla regione.
Il lancio di oggi è il secondo dell'anno per l'India, dopo il lancio di un PSLV a febbraio con il satellite militare per l'osservazione terrestre Cartosat-2D. Il prossimo lancio di ISRO è previsto per fine maggio, inizi giugno, con un PSLV destinato a portare in orbita un altro Cartosat, il 2E.
Questo di oggi è stato il 25esimo lancio orbitale globale del 2017, il 24esimo conclusosi con successo.
Nella foto (Credit: ISRO) il decollo del razzo GLSV Mk2 F09 con il satellite GSAT-9.

Fonti: SpaceNews - Jeff Foust / Space Launch Report / NASAspaceflight - William Graham / HindustanTimes

Nell'illustrazione (Credit: REL) il flusso d'aria nel motore SABRE.

04/05/2017 - Reaction Engines avvia la costruzione di una struttura di prova per il rivoluzionario motore SABRE -

Sono iniziati i lavori per la costruzione, nel Regno Unito (UK), di una nuova struttura di prova per i motori a razzo, progettata appositamente per testare il sistema propulsivo SABRE, finanziato dall'ESA, entro tre anni.
Il Synergistic Air-Breathing Rocket Engine (SABRE) ha un design unico che gli permetterà di utilizzare l'ossigeno atmosferico nella prima parte del volo verso l'orbita. Questo riduce fortemente la necessità per il veicolo di trasportare il pesante ossigeno liquido per questa prima parte dell'ascesa, prima di passare alla modalità razzo che utilizza i propellenti interni per la sua ultima salita verso lo spazio.
Motori di questo tipo hanno il potenziale di rivoluzionare i lanci spaziali, spingendo i veicoli che possono così decollare ed atterrare come un aeroplano. Capace di volare utilizzando l'aria atmosferica fino a cinque volte la velocità del suono, potrebbe anche dominare i viaggi aerei ipersonici.
La compagnia Reaction Engines Ltd (REL) del Regno Unito sta lavorando a questo motore da diversi anni, mentre l'ESA ha iniziato a gestire un importante ruolo tecnologico fin dal 2008. Oggi sono iniziati i lavori di costruzione della nuova struttura di prova presso il Westcott Venture Park, nel Buckinghamshire, Regno Unito, un sito storico per la ricerca a razzo nel corso dei sette decenni scorsi. Ad esempio i motori dei razzi Blue Streak e Black Arrow sono stati testati qui.
"L'apertura di questa nuova struttura di prova segna un momento storico per l'industria aerospaziale europea e per la ricerca e sviluppo della propulsione a razzo nel Regno Unito," ha sottolineato Franco Ongaro, direttore di tecnologia, qualità ed ingegneria di ESA. Questa struttura permetterà di testare il ciclo del motore, aprendo la strada ai primi voli di prova, ed a una nuova era. L'ESA è orgogliosa di collaborare con l'industria e l'agenzia spaziale del Regno Unito, che ha portato la nostra competenza tecnica, con la quale abbiamo sostenuto lo sviluppo fino a questo stadio, e siamo fiduciosi, per il successo dei suoi voli futuri."
L'ESA ha investito 10 milioni di Euro nel SABRE, che vanno a sommarsi ai 50 milioni di Sterline dell'Agenzia Spaziale UK (UKSA). L'ESA ha eseguito nel 2010 una revisione indipendente per la fattibilità del motore, aprendo così la strada agli investimenti del governo UK. La Reaction Engines Ltd ha successivamente ottenuto un'investimento privato dalla BAE System, finalizzato all'accelerazione dello sviluppo.
Per poter permettere al motore di utilizzare il flusso di aria superveloce come ossidante, l'aria deve essere raffreddata da 1.000° C a -150° C in appena un centesimo di secondo, e nello stesso tempo evitare la formazione pericolosa del ghiaccio. Nel 2012 l'ESA aveva supervisionato i test del prototipo di un 'precooler' (pre-raffreddamento, ndr), necessario per raffreddare l'aria, seguito dalla ricerca e dallo sviluppo del progetto che copriva altri elementi come un nuovo tipo di ugello razzo, il design della presa d'aria e la camera di spinta raffreddata.
In questa nuova struttura potranno essere testati i sottosistemi cruciali del cuore di SABRE, che inizieranno nel 2020. Il banco prova sarà in grado di ospitare diversi tipi di motori a razzo mentre la struttura sarà dotata di edifici di assemblaggio, uffici e sale controllo. La posizione delle strutture di supporto vicine al banco prova permetteranno di modificare le configurazioni del motore nel sito in modo rapido accelerando così il programma di sviluppo del motore SABRE. Entro i primi mesi del 2018 la Reaction Engines Ltd prevede di testare ulteriormente il precooler ad alta temperatura.
Il motore SABRE potrebbe essere montato sullo spazioplano riutilizzabile Skylon, sempre ideato dalla REL del tipo SSTO (Single Stage To Orbit) per portare nello spazio carichi utili, anche abitati, ad un costo molto inferiore di quello di un normale razzo.
Nell'illustrazione (Credit: REL) l'impianto di prova che verrà realizzato per il motore SABRE in Inghilterra. Nell'illustrazione in alto a sinistra (Credit: REL) il flusso d'aria nel motore SABRE.

Fonti: Reaction Engines / ESA

Nella foto (Credit: Arianespace) il rilascio dei due booster durante il lancio Ariane 5/VA236.

04/05/2017 - Ripresi i voli dalla Guyana Francese con il lancio di un Ariane 5 -

Ripartendo dopo oltre sei settimane di ritardo a causa delle proteste sociali scoppiate nella Guyana Francese e che avevano costretto la chiusura della base di lancio europea che si trova nella giungla amazzonica, un razzo commerciale Ariane 5 (VA236) è decollato giovedì appena dopo il tramonto con a bordo un paio di satelliti per telecomunicazione.
Il meteo inclemente di giovedì ha ulteriormente ritardato l'avvio del conto alla rovescia, e le squadre di tecnici di Arianespace hanno dovuto risolvere un problema con le attrezzature della rampa di lancio dell'Ariane 5 che hanno spostato il lancio di un'ora oltre l'apertura della finestra di lancio odierna.
Ma poi i temporali si sono calmati ed i responsabili di lancio hanno dato il via alle operazioni del countdown poco dopo il tramonto presso la base spaziale tropicale. I serbatoio di propellenti criogenici del razzo alto 55 metri, contenenti idrogeno ed ossigeno liquidi, sono stati pressurizzati per il volo nei momenti finali del conto alla rovescia controllato dal computer e le valvole del motore principale Vulcain 2 si sono aperte, mentre il conteggio alla rovescia arrivava allo zero alle 6:50 p.m. locali (le 23:50 italiane).
Sette secondi dopo, i due booster a propellente solido montati su ogni lato dello stadio centrale si sono accesi spingendo immediatamente Ariane 5 verso il cielo della sera. Le telecamere di inseguimento del centro spaziale hanno seguito l'ascesa dell'Ariane 5 verso Est, sopra l'Oceano Pacifico. I due razzi laterali sono stati rilasciati dopo due minuti e 21 secondi di funzionamento, seguiti dall'ogiva protettiva, costruita in Svizzera, che protegge il carico utile nell'attraversamento degli strati più densi dell'atmosfera terrestre.
Mentre il veicolo proseguiva il suo volo, il direttore delle operazioni di lancio indicava che tutto proseguiva regolarmente segnalando quota, velocità e distanza del razzo. Il motore principale Vulcain 2 è stato spento a circa 9 minuti dal decollo, e pochi secondi dopo il primo stadio si è sganciato dal resto del razzo ed ha iniziato a cadere verso il Golfo di Guinea, al largo delle coste occidentali dell'Africa. Lo stadio superiore, con il motore HM7B, è stato acceso per circa 16 minuti in modo da piazzare i due carichi utili della missione nell'orbita prevista.
Lo stadio superiore ha funzionato egregiamente ed il razzo ha rilasciato per primo il satellite brasiliano SGDC (Geostationary Satellite for Communications and Defense) dopo 28 minuti e 11 secondi di volo. Alcuni minuti dopo la copertura in materiale composito sulla quale era piazzato il primo satellite è stata rilasciata, lasciando scoperto il secondo satellite della missione. Il KOREASAT-7 è stato quindi rilasciato a sua volta.
Sia SGDC che KOREASAT-7 sono stati prodotti in Francia dalla Thales Alenia Space utilizzando la piattaforma satellitare Spacebus. Basato sulla configurazione Spacebus 4000C4, SGDC, del peso di 5.735 kg e con una vita operativa stimata di 18 anni, è il primo satellite ad essere lanciato da Arianespace per Telebras S.A. eseguito all'interno di un contratto con l'appaltatore principale di SGCD, la VISONA Tecnologia Espacial S.A.. Operando da una posizione orbitale di 75° Ovest con i trasmettitori in banda Ka e X, che forniranno comunicazioni strategiche per il governo del Brasile così come servizi internet di alta qualità sul 100 percento del territorio brasiliano come parte del Piano Nazionale di Larga Banda.
Il KOREASAT-7, del peso di 3.680 kg e con una vita operativa stimata di 21 anni, è stato costruito utilizzando la piattaforma Spacebus 400B2, e sarà il terzo satellite del tipo KORESAT lanciato da Arianespace per ktsat - una consociata della KT Corp. della Corea del Sud. Una volta posizionato a 116° Est, KOREASAT-7 verrà utilizzato per una vasta serie di applicazioni dati e video, compreso l'accesso Internet, la trasmissione televisiva diretta nelle case (DHT), le comunicazioni governative e la connessione per la rete VSAT (Very Small Aperture Terminal). La sua zona di copertura comprenderà la Corea, le Filippine, la penisola Indocinese, India ed Indonesia.
Arianespace ha dichiarato il successo completo della missione. Quello di oggi era il 236esimo volo di un razzo della famiglia Ariane fin dal 1979, e la 92esima missione di un Ariane 5 fin dal debutto nel 1996. Quello di oggi è stato inoltre il 24esimo lancio orbitale del 2017, il 23esimo a concludersi con successo.
Nonostante i ritardi per le proteste in Guyana, Arianespace ha confermato che prevede di rispettare i 12 lanci fissati per quest'anno. Con quello di oggi, cinque sono già stati eseguiti con successo. Il prossimo volo di un razzo Arianespace è fissato per il 18 maggio, quando un vettore Soyuz di costruzione russa, Volo VS17, decollerà sempre da Kaourou per consegnare in orbita il satellite per telecomunicazioni SES-15. Un terzo volo di Ariane 5 è fissato per il primo giugno con i satelliti per telecomunicazioni ViaSat 2 ed Eutelsat 172B.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace – Photo Optique Video du CSG – S. Martin) il decollo di Ariane 5 VA236. Nella foto a sinistra (Credit: Arianespace) il rilascio dei due booster durante il lancio Ariane 5/VA236, a circa 2 minuti e 21 secondi dal decollo.

Fonti: Arianespace / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

03/05/2017 - Mattoni di polvere lunare stampati utilizzando il calore del Sole -

Sono stati stampati in 3D dei mattoni composti di polvere lunare simulata utilizzando la luce concentrata dal Sole - fornendo una base che i futuri coloni lunari potrebbero utilizzare un giorno per costruire abitazioni sulla Luna.
"Abbiamo preso del materiale lunare simulato e lo abbiamo cotto in una fornace solare," spiega l'ingegnere dei materiali, Advenit Makaya, che supervisiona il progetto per l'ESA. "Questo è stato fatto utilizzando una tavola di stampa 3D, che aggiunge strati successivi di 0,1mm di polvere lunare a 1.000° Celsius. Noi possiamo completare un mattone di 20x10x3cm in circa 5 ore."
Come materiale grezzo, il test ha utilizzato la polvere lunare simulata commercialmente disponibile, basata sul materiale vulcanico terrestre, processato per assomigliare nella composizione e nella grandezza dei grani, nella vera polvere lunare.
La fornace solare presso il Centro Aerospaziale Tedesco (DLR) di Colonia ha due settaggi di lavoro. Come base, 147 specchi curvi che focalizzano la luce del Sole in un fascio ad alta temperatura che permette di fondere i grani di suolo assieme. Ma il meteo nel nord Europa non sempre collabora, così a volte il Sole viene simulato da una serie di lampade allo xenon come quelle che si trovano nei proiettori cinematografici.
I mattoni ottenuti hanno la consistenza equivalente del gesso, e verranno sottoposti a dettagliati test meccanici. Alcuni mattoni mostrano degli angoli rialzati, aggiunge Advenit, perchè i loro bordi si raffreddano più rapidamente del centro. "Stiamo guardando come gestire quest'effetto, forse accelerando occasionalmente la velocità di stampa in modo che minor calore si accumuli all'interno del mattone."
"Ma per ora questo progetto è solo una dimostrazione dell'idea, mostrando che alcuni metodi di costruzione lunare possono essere comunque flessibili." Dopo questo studio General Support Technology Programme di ESA, il seguente progetto RegoLight verrà sostenuto attraverso il programma Horizon 2020. Aggiunge Advenit: "La nostra dimostrazione è avvenuta in condizioni atmosferiche standard, ma RegoLight testerà la stampa dei mattoni in condizioni lunari: vuoto ed estremi di temperatura."
Lo sforzo ESA segue un precedente progetto di stampa lunare 3D, ma quell'approccio richiedeva la presenza di un sale legante. Questa nuova tecnica invece ha bisogno solo della stampante 3D più il concentratore solare che possono essere inviati sulla Luna. Questa ricerca continua fa parte della serie di studi intrapresi dall'ESA alla ricerca di tecniche per utilizzare le risorse del posto (in-situ, ndr) per la costruzione di infrastrutture ed attrezzature.
Tommaso Ghidini, a capo della sezione Materiali e Processi di ESA, segnala, "Per una missione come quella di costruire una base sulla superficie lunare, l'utilizzo delle risorse in-situ saranno certamente una delle tecnologie più importanti. Questo risultato offre l'opportunità di completare un approccio sostenibile. Tornando sulla Terra, la stampa 3D di strutture civili utilizzando la luce solare e le risorse del posto, potrebbero sostenere la rapida costruzione di rifugi di emergenza post-disastro, rimuovendo la lunga, costosa e le spesso inefficienti catene di approvvigionamento."
Nella foto (Credit: ESA–G. Porter, CC BY-SA 3.0 IGO) un mattone triangolare stampato in 3D con polvere lunare simulata utilizzando luce solare concentrata.

Fonte: ESA

Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace – Photo Optique Video du CSG – S. Martin) l'ogiva del razzo Ariane 5 che contiene i due satelliti.

03/05/2017 - Ariane 5 pronto per la seconda missione del 2017 -

Un mese e mezzo dopo che uno sciopero generale nella Guyana Francese ha bloccato i preparativi di lancio, un razzo Ariane 5 è arrivato alla rampa di lancio sulla costa nordoccidentale del Sud America, un giorno prima dell'invio di due satelliti per telecomunicazioni in orbita per il governo brasiliano ed una compagnia Sud Coreana.
Con a bordo i satelliti SGDC e KOREASAT-7, il razzo Ariane 5 è stato trasferito oggi dall'edificio di assemblaggio finale verso la zona di lancio ELA-3, dove il decollo è previsto per il 4 maggio durante una finestra di lancio, della durata complessiva di 168 minuti, che si apre alle 5:31 p.m. locali (le 22:31 italiane) della Guyana Francese.
Designato Volo VA236 nel sistema di numerazione della famiglia di lancio di Arianespace, il carico utile totale di Ariane 5 per questa missione di trasferimento in orbita geostazionaria è stimato in 10.289 kg. L'SDGC (Geostationary Satellite for Communications and Defense) è il passeggero che occupa la posizione superiore e verrà rilasciato 28 minuti dopo il decollo. Inserito nella posizione di carico inferiore, il KOREASAT-7 verrà rilasciato in orbita dopo 36 minuti di missione.
Sia SGDC che KOREASAT-7 sono stati prodotti in Francia dalla Thales Alenia Space utilizzando la piattaforma satellitare Spacebus. Basato sulla configurazione Spacebus 4000C4, SGDC, del peso di 5.735 kg e con una vita operativa stimata di 18 anni, è il primo satellite ad essere lanciato da Arianespace per Telebras S.A. eseguito all'interno di un contratto con l'appaltatore principale di SGCD, la VISONA Tecnologia Espacial S.A.. Operando da una posizione orbitale di 75° Ovest con i trasmettitori in banda Ka e X, che forniranno comunicazioni strategiche per il governo del Brasile così come servizi internet di alta qualità sul 100 percento del territorio brasiliano come parte del Piano Nazionale di Larga Banda.
Il KOREASAT-7, del peso di 3.680 kg e con una vita operativa stimata di 21 anni, è stato costruito utilizzando la piattaforma Spacebus 400B2, e sarà il terzo satellite KORESAT lanciato da Arianespace per ktsat - una sussidiaria della KT Corp. della Corea del Sud. Una volta posizionato a 116° Est, KOREASAT-7 verrà utilizzato per una vasta serie di applicazioni dati e video, compreso l'accesso Internet, la trasmissione televisiva diretta nelle case (DHT), le comunicazioni governative e la connessione per la rete VSAT (Very Small Aperture Terminal). La sua zona di copertura comprenderà la Corea, le Filippine, la penisola Indocinese, India ed Indonesia.
Questo lancio era stato pianificato per il 21 marzo ma lo sciopero totale e le proteste degli abitanti della Guyana Francese aveva impedito il trasferimento del razzo sulla rampa. Le proteste della popolazione e dei lavoratori erano state innescate dalle pessime condizioni di vita, sanità e sicurezza della regione oltremare della Francia. Solo il blocco totale dello Spazioporto europeo aveva destato l'attenzione dei politici europei. I rappresentanti del governo francese e gli attivisti locali avevano poi firmato un accordo il 21 aprile per porre termine allo sciopero generale ed alla rimozione delle barricate che bloccavano le strade. Il governo francese si è impegnato a disporre di una serie di aiuti multi-miliardari alla Guyana Francese per combattere il crimine, riparare ed ammodernare le infrastrutture ed aumentare le scuole nella regione.
Nella foto (Credit: ESA/CNES/Arianespace – Photo Optique Video du CSG – S. Martin) il trasporto di Ariane 5 VA236 sulla rampa di lancio ELA-3 dello Spazioporto di Kourou, nella Guyana Francese. Nella foto a sinistra (Credit: ESA/CNES/Arianespace – Photo Optique Video du CSG – S. Martin) l'ogiva del razzo Ariane 5 che contiene i due satelliti.

Fonti: Arianespace / Spaceflight Now - Stephen Clark

Nell'illustrazione (Credit: Vector Space/Massimo Martini) le caratteristiche principali di Vector-R.

03/05/2017 - Vector Space compie il primo volo di prova -

Un piccolo razzo a due stadi, costruito specificatamente per l'invio di piccoli satelliti nello spazio, ha compiuto il primo volo di prova da Mojave, in California.
Il fornitore di lanci commerciali Vector Space System ha lanciato con successo un modello ingegneristico del proprio vettore Vector-R poco dopo le 12:00 p.m. PDT (le 21 italiane) dal sito FAR (Friends Amateur Rocketry) in Mojave, California. Il modello consisteva nel motore del primo stadio del Vector-R e dell'iniettore stampato in 3D. Il razzo avrebbe raggiunto un'altezza di circa 1.370 km.
Il razzo Vector-R è progettato per portare carichi utili pesanti fino a 60 kg in orbita bassa terrestre, che rende il veicolo ideale per il lancio di 'microsatelliti', una sottoclasse di piccoli satelliti che pesano fra 10 e 100 kg, secondo la NASA. La compagnia prevede di iniziare i lanci commerciali nel 2018, e dovrebbe condurre ulteriori test di volo quest'estate. Il modello completo sarà dotato di tre motori alimentati da ossigeno liquido e propilene al primo stadio e di uno per il secondo stadio.
"Il 2017 è già un anno che si dimostra eccezionale per Vector mentre proseguiamo i test dei modelli ingegneristici a scala reale per dimostrare la funzionalità e le operazioni di volo," ha dichiarato Jim Cantrell, co-fondatore ed amministratore delegato della compagnia nel documento per la stampa. "Il successo di questo test non solo fissa lo standard per lo sviluppo del nostro sistema di lancio mobile per i nostri veicoli, ma permetterà anche alle nostre missioni di rivoluzionare l'industria aerospaziale ed incrementare la velocità per raggiungere l'orbita."
Le capacità dei piccoli satelliti - come i CubeSat, alcuni dei quali non più grandi di una scatola da scarpe - sta aumentando rapidamente, con compagnie ed agenzie spaziali interessate nell'utilizzo di veicoli per applicazioni quali la ripresa terrestre e le comunicazioni. Ma questi piccoli satelliti raggiungono lo spazio prendendo dei 'passaggi' da missioni che trasportano carichi utili più grandi con razzi più potenti. Le compagnie come Vector vogliono rendere possibile per gli operatori dei piccoli satelliti l'invio nello spazio più frequentemente ed in modo indipendente dai carichi utili più grandi.
"Vector è il primo veicolo di lancio costruito esclusivamente per il mercato dei microsatelliti," secondo quanto è scritto sul sito web della compagnia. "Questo veicolo ha le 'misure giuste' per la nuova generazione di microsatelliti e permette un affidabile e frequente accesso all'orbita."
La compagnia prevede di eseguire 12 lanci commerciali con il Vector-R nel 2019, ed arrivare fino ad una capacità di 100 voli annui. Vector sta lavorando inoltre sul razzo Vector-H (Vector Heavy) che sarà in grado di inviare carichi utili pesanti fino a 125 kg in orbita bassa terrestre. La Vector ha recentemente annunciato il proprio piano di lanciare il Vector-R dal Complesso di Lancio 46 (LC 46) presso l'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, gestita dalla Space Florida, un'agenzia di sviluppo economico statale.
Vector ha sviluppato gli iniettori stampati in 3D con l'aiuto della NASA. La compagnia ha vinto una concessione attraverso il programma Opportunità di Volo dello STMD (Science, Technology and Mission Directorate) della NASA che "estende i laboratori di ricerca nell'ambiente di rilevanza spaziale collaborando con piccole compagnie di lancio satelliti." secondo quanto riportato dal documento stampa della Vector.
L'accordo ha permesso alla Vector di progettare e testare l'iniettore in un solo pezzo, che è stato realizzato utilizzando la tecnica di manifattura additiva (conosciuta anche come stampa 3D). Invece di realizzare pezzi differenti dell'iniettore e poi saldarli assieme per completare lo strumento, la produzione additiva permette la produzione dell'iniettore come un singolo componente.
"Il successo delle operazioni in volo di un iniettore prodotto in modo additivo, dimostra la maturità di questa tecnologia verso il successivo livello per i piccoli veicoli di lancio," dice John Peugeot, responsabile del progetto per la produzione additiva (AM - Additive Manufacturing) che lavora con la Vector per questo componente. "Questo rappresenta un passo cruciale nel far avanzare i componenti AM dai test di laboratorio verso la qualificazione per le applicazioni nel mondo reale."
Nella foto (Credit: Vector Space Systems) il razzo Vector-R accende il motore prima di schizzare verso il cielo nel primo volo di prova da Mojave. Nell'illustrazione a sinistra (Credit: Vector Space/Massimo Martini) le caratteristiche principali di Vector-R.

Fonti: Space.com - Calla Cofield / PR Newswire

02/05/2017 - Orbital ATK testa con successo il motore di aborto di Orion -

Il primo maggio 2017 la Orbital ATK ha testato con successo il motore di aborto di Orion. Le riprese video del test - avvenuto in una la località che non è stata resa nota - mostrano le fiamme uscire, come previsto dal motore prima di terminare con uno sbuffo di fumo bianco.
Il motore di assetto mostrato nel test è ideato per deviare rapidamente il modulo equipaggio di Orion lontano dal veicolo di lancio nel caso di un'emergenza. Orion è il veicolo spaziale che la NASA sta sviluppando per portare gli esseri umani lontano dalla Terra, verso destinazioni come l'orbita lunare od un'asteroide. "Con il veicolo spaziale Orion e lo Space Launch System (SLS), la NASA ha intrapreso la sfida, non solo di aprire all'esplorazione spaziale, ma anche di farlo nel modo più sicuro per gli astronauti," scrive Pat Nolan, vice presidente e direttore generale della divisione produzione missili del gruppo sistemi difesa della Orbital ATK, nel documento pubblicato.
"La Orbital ATK è fiera di supportare questa visione con la nostra innovativa ed affidabile tecnologia," ha aggiunto. "Il successo del test di oggi ci porta molto più vicino a vedere realizzata questa visione." Il recente test del motore fa parte di una serie che dovrebbe qualificare il motore per le missioni con equipaggio. La Orbital ATK sta anche producendo il motore di aborto principale che dovrà spingere lontano il modulo equipaggio dal veicolo di lancio.
Il veicolo spaziale Orion è stato sottoposto ad un primo test di volo senza equipaggio nel 2014, chiamato Exploration Flight Test-1 (EFT-1). I motori saranno testati durante il secondo volo, chiamato Exploration Flight Test 2 (forse Exploration Mission-1, ndr?), che metterà alla prova sia Orion che lo Space Launch System il prossimo anno. Recentemente alla NASA è stato chiesto di considerare di aggiungere un equipaggio per il nuovo test di volo, che dovrebbe fare un giro attorno alla Luna prima di ritornare sulla Terra.
"Lo studio esaminerà le opportunità presenti per accelerare questo sforzo di un primo volo con equipaggio e sarebbe anche il primo passo per portare gli esseri umani più lontano nello spazio," aveva scritto in una dichiarazione la NASA a febbraio.
Nella foto (Credit: Orbital ATK) il test del motore di assetto del sistema di bordo di Orion (LAS).

Fonti: Space.com - Elizabeth Howell / Orbital ATK

02/05/2017 - Quel vuoto incolmabile tra Saturno e gli anelli -

La fase più emozionante, spericolata e pericolosa (è il caso di dirlo) della missione Cassini è cominciata da pochi giorni con il primo tuffo tra gli anelli del pianeta Saturno come parte di quello che tutti chiamano il gran finale di una delle missioni più longeve e proficue della storia dell’esplorazione spaziale.
In queste ore la sonda, in orbita attorno a Saturno dal luglio 2004, sta effettuando il secondo di 22 tuffi tra il sottile spazio che separa gli anelli (per la precisione l’anello D) e l’atmosfera del sesto pianeta del Sistema Solare. I primi dati sono attesi per domani, mercoledì 3 maggio. Gli scienziati sono particolarmente interessati a queste operazioni di volo, non solo perché si tratta di fasi molto delicate, ma anche perché questa regione di spazio (o divisione) di appena 2.400 km di larghezza (che in inglese viene chiamata gap) sembra essere priva di polvere – secondo quanto appurato durante la prima delle orbite finali.
Si tratta di tratta di un vero e proprio mistero a cui gli esperti del Jet Propulsion Laboratory della Nasa cercano di trovare una soluzione: perché i livelli di polvere sono così bassi? Eppure gli stessi anelli non solo altro che densi agglomerati di polvere e grani di diverse grandezze. Ma questa sezione interna, che la sonda attraverserà più volte nel corso dei prossimi mesi (fino al 15 settembre, quando la missione sarà terminata), sembra esserne priva. È un puzzle da risolvere, ma non è detto che sia un risultato negativo, anzi: il fatto che non ci siano detriti vaganti è una novità dal punto di vista scientifico, ma sta anche a significare una maggiore sicurezza per la sonda ormai ventenne (lanciata nel 1997).
Durante il volo dello scorso 26 aprile, lo strumento Radio and Plasma Wave Science (Rpws) e il magnetometro di Cassini hanno individuato centinaia di particelle di polvere in prossimità del piano dell’anello principale, ma davvero pochissime durante l’attraversamento della divisione, e tutte di dimensioni estremamente ridotte, nell’ordine del micron (Pm1), dunque paragonabili al particolato di cui è fatto il fumo. I dati rilevati dai sensori di Rpws sono stati poi convertiti in audio per studiarli con più facilità. In questa forma, le particelle di polvere che colpiscono le antenne dello strumento hanno il suono di un tanti crepitii e piccoli scoppi, ma all’interno del gap questi suoni sono attutiti o quasi assenti. Le particelle presenti nella sottile divisione non dovrebbero superare il micrometro.
Nella foto (Credit: NASA/JPL-Caltech) l'elaborazione grafica delle ultime 22 orbite di Cassini attorno a Saturno.

Fonti: Media INAF - Eleonora Ferrari / NASA - Preston Dyches, Jia-Rui Cook e Jon Nelson

01/05/2017 - Orion, la NASA rinvia il primo lancio con SLS -

La NASA è pronta ad ufficializzare il rinvio del primo lancio del mega-razzo Space Launch System (SLS) al 2019, mentre, riguardo al piazzare un equipaggio a bordo della capsula Orion per quel volo non è ancora stato deciso niente.
Dopo il rapporto diffuso due settimane fa dal NASA Office of Inspector General (OIG), che parlava di possibili ritardi dell’Exploration Mission 1 e 2 a causa di ‘sfide tecniche’, ora la conferma arriva direttamente dal Government Accountability Office (GAO) degli Stati Uniti.
Il report del GAO, rilasciato il 27 aprile 2017, include anche una lettera dell’amministratore NASA dell’esplorazione umana Bill Gerstenmaier. "Siamo d’accordo con il Government Accountability Office che mantenere novembre 2018 come data del lancio non è nell’interesse del programma, e siamo nel processo di stabilire un nuovo traguardo nel 2019," scrive Gerstenmaier nella lettera, datata al 12 aprile.
La tabella di marcia originale dall’agenzia spaziale americana prevedeva infatti il lancio inaugurale di SLS-Orion con la Exploration Mission 1 (EM-1) entro novembre 2018, seguita nel 2021 dalla EM-2 che dovrebbe portare un equipaggio di astronauti a bordo. Secondo Gerstenmaier, la NASA sta ora rivedendo le tempistiche delle due missioni alla luce di una serie di elementi, compresi il tornado che lo scorso febbraio ha danneggiato la Michoud Assembly Facility di New Orleans e le revisioni di budget in corso per il 2018.
Tra i motivi di rinvio c'è la valutazione dei rischi tecnici connessi con il cambiamento nella progettazione dello scudo termico della navetta e il ritardo nella consegna del modulo di servizio EDM fornito dall’ESA: la struttura, consegnata da TAS-I al primo contraente Airbus, si trova ora nella sede quest'ultimo per le integrazioni finali. Anche i sistemi di terra del Kennedy Space Center, in particolare lo sviluppo e la verifica di alcuni software, sono responsabili dei rinvii, come già si leggeva nel rapporto dell’OIG.
Questa riprogrammazione dell’EM-1, che porterà probabilmente il ritardo a catena anche dell’EM-2, non tiene però conto dell'opzione di aggiungere un equipaggio già nel primo volo di Orion, eventualità che da sola farebbe già slittare la missione, a prescindere dalle difficoltà tecniche sopra citate. La proposta è stata oggetto di uno studio di fattibilità, avviato a febbraio e ora concluso. Il rapporto è ora sul tavolo del funzionari della Casa Bianca e della NASA, ma l'Agenzia non ha ancora annunciato una decisione in proposito. Una posizione ufficiale su entrambe le questioni, probabilmente, arriverà solo dopo la proposta da parte della Casa Bianca del budget 2018, prevista per metà maggio.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il decollo del primo SLS slitta ancora.

Fonti: ASI - Giulia Bonelli / SpaceNews - Jeff Foust

Nella foto (Credit: Virgin Galactic) VSS Unity si avvia all'atterraggio dopo il test del primo maggio.

01/05/2017 - La SpaceShipTwo compie nuovo test del sistema di rientro -

Il secondo velivolo SpaceShipTwo della Virgin Galactic ha preso il volo nei cieli sopra Mojave, California, lunedì primo maggio 2017 per il primo test di volo che ha utilizzato il sistema di rientro atmosferico, che è stato modificato dopo il fatale volo di prova del 2014 che distrusse la nave originaria.
"E' una gran bella giornata qui a Mojave," ha scritto in una email a Space.com il capo esecutivo di Virgin Galactic George Whitesides. La nuova nave spaziale, chiamata VSS Unity, era decollata appesa sotto l'aereo madre WhiteKnightTwo, con ai comandi i piloti Nicola Pecile e l'ex astronauta Sturckow, attorno alle 10:40 a.m. locali (le 19:40 italiane) dallo Spazio Porto del Mojave Air and Space per il quarto volo planato. Circa 40 minuti dopo, con a bordo i piloti Mark Stucky e Mike Masucci ai controlli, Unity è stata rilasciata ad una quota attorno ai 15.500 metri per iniziare il quarto volo planato senza motore.
Una volta operativa, la SpaceShipTwo è progettata per portare fino a sei passeggeri paganti e due piloti per brevi voli suborbitali oltre l'atmosfera. La Virgin Galactic vende i biglietti al prezzo di circa 250.000 Euro ciascuno. L'obiettivo principale del volo di lunedì era quello di testare nuovamente il sistema di rientro, che vede ruotare gli impennaggi di coda sopra la fusoliera, fornendo molta più area e facendola assomigliare più ad una capsula per un più lento e sicuro rientro nell'atmosfera.
La prima SpaceShipTwo, chiamata Enterprise, venne distrutta durante durante un volo col motore a razzo il 31 ottobre 2014, a causa del rilascio prematuro del meccanismo di bloccaggio che teneva ferma la coda fino a che le forze atmosferiche facessero il loro lavoro. La nave, costruita e testata dal partner di Virgin Galactic a quel tempo, la Scaled Composites, si spezzò a mezz'aria, uccidendo un pilota della Scaled e ferendo gravemente l'altro. Il National Transportation Safety Board (NTSB), che indagò sull'incidente, determinò che il sistema di bloccaggio che manteneva la coda al suo posto, mancava delle sicurezze necessarie per evitare un dispiegamento prematuro e che i piloti non erano addestrati in modo approfondito.
Il sistema di rientro, chiamato 'feather' ('piuma' in inglese proprio perchè il velivolo sembra affrontare la fase di rientro con la stessa delicatezza di una piuma) è stato modificato su VSS Unity includendo un 'inibitore di controllo' che previene un'improvviso rilascio anticipato. "Il successo del test di oggi del sistema feather in volo per la prima volta sul veicolo VSS Unity, sebbene sia stato già dimostrato molte volte al suolo," ha detto Whitesides. "Il nostro nuovo inibitore di controllo per il feather era istallato ed attivo, così come è stato fatto prima dei voli di prova. Esso è progettato per prevenire l'apertura del sistema feather troppo presto. Come previsto, nel volo di oggi, il veicolo non era nelle condizioni per necessitare l'inibitore. Nel complesso il test ha risposto a tutti gli obiettivi, ed ora stiamo aspettando di passare al prossimo passo nel programma dei test di volo." ha concluso Whitesides.La scorsa settimana, durante un'audizione congressuale è stato dichiarato che la Virgin si aspetta di iniziare i primi servizi commerciali prima della fine del 2018.
Nella foto (Credit: Virgin Galactic/www.MarsScientific.com & Trumbull Studios) VSS Unity mentre testa il sistema di rientro feather, il primo maggio 2017, sopra il deserto del Mojave, in California. Nella foto a sinistra (Credit: Virgin Galactic) VSS Unity si avvia all'atterraggio dopo il test del primo maggio.

Fonti: Space.com - Irene Klotz / Virgin Galactic

Nella foto (Credit: SpaceX) l'atterraggio sulla piazzola di Cape Canaveral del primo stadio del Falcon9/NROL-76.

01/05/2017 - Il Falcon 9 piazza in orbita il suo primo satellite classificato -

Lunedì un razzo Falcon 9 della SpaceX è stato lanciato dalla costa della Florida con un carico utile segreto per l'agenzia governativa USA che è poi rientrato a Cape Canaveral per un atterraggio di precisione.
Decollando dalla rampa 39A del Kennedy Space Center alle 7:15 a.m. EDT (le 13:!5 italiane) i nove motori Merlin 1D del primo stadio hanno dato al Falcon 9 una spinta di 771 tonnellate, che gli hanno fatto attraversare il basso strato di nubi circa mezzora dopo il sorgere del Sole sulla Costa Spaziale della Florida. Le onde sonore del razzo alimentato ad ossigeno liquido e kerosene hanno fatto tremare i vetri del centro stampa dello spazioporto che si trova a circa 5 km dalla rampa, e la scia lasciata dietro dal Falcon 9 è stata attorcigliata dai venti in quota mentre il razzo sfrecciava nella stratosfera e virava verso nord-est da Cape Canaveral.
I nove motori del primo stadio si sono spenti attorno a T+2 minuti e 18 secondi, e la parte più bassa del razzo si è separata dal secondo stadio del Falcon 9 alcuni secondi dopo. Un singolo motore Merlin, appositamente tarato per il funzionamento nel vuoto, del secondo stadio si acceso e portato alla massima potenza per guidare il satellite segreto in orbita. La copertura aerodinamica del carico utile è stata rilasciata a circa 3 minuti dal decollo.
A questo punto la trasmissione in diretta del lancio da parte di SpaceX ha smesso di inquadrare il secondo stadio in viaggio verso l'orbita e le telecamere a lungo raggio hanno iniziato a seguire il viaggio del primo stadio verso la Terra. Il National Reconnaissance Office (NRO), che gestisce il carico utile lanciato lunedì, ha infatti richiesto l'interruzione delle informazioni per il resto della sequenza di lancio per mantenere segreto lo scopo e l'orbita finale raggiunta dal satellite.
Le spettacolari immagini video riprese dalle telecamere a Terra e da quella a bordo del razzo Falcon 9 hanno mostrato i gas freddi dei propulsori ad azoto che, con regolarità pulsavano per ribaltare il razzo per orientarlo con la coda in avanti. I dati telemetrici forniti dalla SpaceX indicavano che il razzo ha raggiunto il picco di altezza ad oltre 166 km sopra l'Oceano Atlantico prima di ricadere verso la Terra.
Tre dei nove motori Merlin che si trovano alla base del lanciatore si sono accesi per frenare il razzo durante la discesa mentre le griglie di orientamento aiutavano a stabilizzare il primo stadio nel momento in cui ha incontrato gli strati più spessi dell'atmosfera. Il motore centrale del razzo si è infine acceso a pochi secondi dal suolo per la frenata finale, mentre le quattro zampe di atterraggio si estendevano dal vettore mentre si avvicinava alla zona di atterraggio Landing Zone 1 presso l'Air Force Station di Cape Canaveral.
Il razzo è atterrato a circa nove minuti dal decollo, fermandosi sulla piazzola di cemento che si trova a circa 15 km a sud da dove il Falcon 9 era partito. La SpaceX intende ispezionare il razzo, un veicolo completamente nuovo, per prepararlo ad un'altra missione. La prima missione commerciale della compagnia dedicata ad un carico utile della sicurezza nazionale USA è stato dichiarato un successo. Il capo esecutivo di SpaceX, Elon Musk, ha confermato il buon lancio e l'atterraggio su Twitter circa 20 minuti dopo il decollo, mentre la NRO ha pubblicato un documento in tarda mattinata.
"Grazie al team della SpaceX per il bel viaggio, e per lo splendido lavoro di squadra e l'impegno che hanno dimostrato," ha scritto Betty Sapp, direttore dell'NRO. "Essi sono parte integrale della nostra squadra governativa/industriale per questa missione, e provato a loro stessi di essere degli eccellenti partner."
Nell'immagine (Credit: SpaceX) spettacolare il primo stadio del Falcon9/NROL-76 che ricade verso la Terra. Il lancio è stato il 33esimo volo di un razzo Falcon 9, e la quinta missione di SpaceX nel 2017. Trentadue lanci di Falcon 9 hanno avuto successo, non tenendo conto l'esplosione sulla rampa dello scorso anno che ha distrutto il satellite commerciale per telecomunicazioni, durante i preparativi pre-lancio. Con l'atterraggio assistito dai motori a razzo di lunedì la SpaceX ha recuperato intatti 10 primi stadi su 15 tentativi. I tentativi di atterraggio a Cape Canaveral, che sono possibili solo con missioni che hanno carichi utili più leggeri o sono diretti verso orbite basse, hanno un record di quattro su quattro.
Il Falcon 9 avrebbe dovuto decollare domenica, ma la squadra della SpaceX ha bloccato il lancio a meno di un minuto dal decollo, a causa di un guasto ad un sensore del primo stadio del razzo. La SpaceX ha poi detto che i tecnici hanno sostituito il sensore in tempo per un altro conto alla rovescia lunedì.
L'identità del carico utile dell'NRO rimane un segreto ma l'organizzazione spionistica ha rivelato domenica alcune informazioni sulla missione. Un portavoce della NRO ha confermato a Spaceflight Now che il lancio, nome in codice NROL-76, ha trovato un accordo con la SpaceX. La NRO ha dichiarato che la Ball Aerospace, un costruttore aerospaziale con sede a Boulder, in Colorado, si è accordata con la SpaceX per un contratto di 'consegna in orbita' con l'agenzia governativa spionistica USA.
Documenti ottenuti da Spaceflight Now suggeriscono che il carico utile sia stato immesso su un'orbita bassa terrestre, a poche centinaia di km sopra la Terra. I parametri esatti dell'orbita non sono stati dichiarati, ma gli avvisi rilasciati ai piloti ed ai marinai lasciavano intendere che il volo del razzo sarebbe andato verso nordest da Cape Canaveral, indicando un'orbita con alta inclinazione che permetterà al veicolo spaziale di passare sopra oltre la maggior parte delle zone popolate mentre vola sopra la Terra.
Ted Molczan, un esperto osservatore dei movimenti dei satelliti, ha detto che, dalle informazioni disponibili il satellite lanciato lunedì potrebbe essere un piccolo veicolo spaziale per l'osservazione radar. I satelliti commerciali e governativi per l'osservazione terrestre con fotocamere ottiche volano tipicamente vicino ai poli su orbite chiamate solari sincrone. Gli strumenti radar non sono soggetti alle restrizioni delle fotocamere ottiche, e sono capaci di vedere attraverso le nubi e riprendere immagini giorno e notte.
Una rete di osservatori amatoriali di tutto il mondo è in attesa di scovare il veicolo spaziale dopo il lancio di lunedì, un'esercizio che richiede di solito una stima accurata dell'altezza del satellite e della rotta. I militari USA non rilasciano i dati orbitali dei satelliti classificati gestiti dagli Stati Uniti o dai suoi alleati. Gran parte delle missioni NRO vengono lanciate con razzi Atlas 5 e Delta 4, e la SpaceX sarà in grado di vincere altri contratti di lancio NRO entro l'anno. L'Air Force gestisce le gare fra la ULA e la SpaceX per i diritti sui lanci per la sicurezza nazionale, e sei lanci imminenti con carichi utili NRO verranno messi a gara nel corso dei prossimi due anni, assieme a sette missioni dell'Air Force.
La SpaceX ha già vinto due contratti di lancio per due satelliti di navigazione GPS grazie alla nuova strategia dell'Air Force per procurarsi i voli. Il lancio di lunedì spiana la strada per due altri lanci di SpaceX entro questo mese. Un satellite commerciale di comunicazione, costruito dalla Boeing, ed acquistato da Inmarsat di Londra è pronto al decollo non prima del 15 maggio dalla rampa 39A mentre la prossima missione Dragon di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) della SpaceX è previsto al lancio per il 31 maggio.
Altre tre missioni NRO verranno lanciate entro l'anno, tutte con razzi ULA. Le missioni NROL-42 e NROL-52 sono previste, rispettivamente, con razzi Atlas 5 il 14 ed il 31 agosto dall'Air Force Base di Vandenberg, in California e da Cape Canaveral. Un lancio Delta 4 è invece fissato con il carico utile NROL-47 per il 20 dicembre da Vandenberg.
Quello di oggi è stato il 23esimo lancio orbitale globale del 2017, il 22esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: SpaceX) il decollo del razzo Falcon 9 con a bordo il satellite segreto NROL-76. Nella foto in alto a sinistra (Credit: SpaceX) l'atterraggio sulla piazzola di Cape Canaveral del primo stadio del Falcon9/NROL-76. Nell'immagine a destra (Credit: SpaceX) spettacolare il primo stadio del Falcon9/NROL-76 che ricade verso la Terra.

VIDEO LANCIO ED ATTERRAGGIO DEL FALCON 9/NROL-76 - 01/05/2011 - (Credit: SPACEX/SCINEWS) - dur.min. 10:02 - LINGUA CINESE

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / SpaceRef / NRO

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Ultimo aggiornamento il 27 maggio 2017 - ore 16:42

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