Logo di Astronautica US 2015

Notiziario 2017 - giugno

linea gialla

In questa pagina troverete le ultime notizie dal mondo dell'astronautica del mese di giugno 2017. Assieme alla notizia anche il link originale da dove è stata tratta. Qui sotto ho inserito una ricerca interna Google su tutto il sito.

Qui le ultime notizie dal mondo dell'astronautica di maggio 2017.
Vai in fondo alla pagina

linea gialla

26/06/2017 - Si chiude qui l'avventura di Astronautica.us -

Come tutte le cose umane, anche la nostra avventura di Astronautica.us, è arrivata alla fine.
Questo sarà l'ultima notizia che apparirà sul sito Astronautica.us, che però rimarrà on-line, almeno per un altro pò, a futura memoria. I motivi di questa decisione non sono drammatici ma derivano soltanto dal naturale procedere delle cose della vita.
Abbiamo trascorso oltre 17 anni a parlarvi di astronautica e spazio iniziando in un panorama, quello italiano dell'epoca, veramente scarso, frammentato e poco rigoroso. In questi 17 anni, per fortuna, sono nati altri siti, altri protagonisti si sono affacciati, sicuramente con maggiore professionalità di quella che potevo avere io, in fondo solo un appassionato. Le vicende astronautiche stanno, ogni giorno sempre più, evolvendo in maniera per me sempre più difficile da poter seguire in modo puntuale e preciso, come meritano.
Pertanto ho preso la difficile decisione di fermarmi. Un doveroso ringraziamento va soprattutto ai miei collaboratori che hanno permesso a quest'avventura di nascere ed andare avanti: prima di tutti a Bianca Maria, la metà perfetta di una vita, che ha sopportato e 'supportato' la mia passione come nessun altra avrebbe potuto fare. Poi, naturalmente Paolo Secchi, senza il quale queste pagine sarebbero dei veri cimiteri di grammatica... Patrizio Claudio Casiraghi che non smetterò mai di ringraziare per le sue pagine sulla storia e tecnica astronautica ed Elisabetta Bonora ed il suo AliveUniverse.Today del quale, spesso, ho riportato le notizie e con il quale collaborerò a titolo personale ancora in futuro.
Ed infine un grazie veramente di cuore a tutti voi, che avete letto, commentato, dibattuto le notizie di Astronautica.us. Senza il vostro supporto quest'avventura si sarebbe chiusa, senza dubbio, molto prima di adesso.
E, dato che non sopporto gli addii, un saluto a tutti ed arrivederci.
Massimo Martini.

Nella foto (Credit: JAXA/Selene) il nostro pianeta visto dalla sonda giapponese Selene, in orbita attorno alla Luna (2008).

23/06/2017 - L'ESA finanzia Prometheus, il motore a razzo riutilizzabile del futuro -

L'Agenzia Spaziale Europea ha iniziato a finanziare il motore a razzo riutilizzabile per una prima dimostrazione di prova fissata per il 2020, lo stesso anno del primo lancio del futuro Ariane 6.
L'ESA e l'Airbus Safrane Launchers, la joint-venture composta al 50 percento fra Airbus e Safrane che è stata rinominata ArianeGroup, ha siglato un contratto per lo sviluppo di Prometheus, un motore a razzo alimentato ad ossigeno liquido e metano che costerebbe circa 1 milione di Euro ad esemplare, un decimo di quanto costa produrre il motore Vulcain 2 del primo stadio di Ariane 5. ArianeGroup sta lavorando in parallelo su Prometheus e su Ariane 6, che inizialmente dipenderà dal motore a perdere Vulcain 2.1.
Prometheus, che ha iniziato con una piccola iniziativa di ricerca fra l'agenzia spaziale francese CNES e l'Airbus Safrane Launchers, è stato adottato dall'ESA in dicembre. L'ESA guarda all'entrata in servizio di questo motore attorno al 2030 sui futuri veicoli di lancio Europei, non necessariamente l'Ariane 6. "Questa firma sottolinea la nostra determinazione a prepararci da adesso per il futuro dei lanciatori europei oltre il 2030, mentre prendiamo tutti gli accorgimenti per assicurare il primo volo di Ariane 6 nel 2020," ha dichiarato Alain Charmeau, amministratore delegato di ArianeGroup, in una dichiarazione del 22 giugno. "Questi due approcci basati sulla competitività continua ed innovazione sono perfettamente complementari."
L'ESA ha disposto oltre 80 milioni di Euro per Prometheus durante la conferenza interministeriale di dicembre 2016. L'agenzia non ha reso noto quanti soldi saranno affidati con la firma del contratto odierno. Ora che è un programma ESA, Prometheus potrà vedere collaboratori industriali ulteriori unirsi ad ArianeGroup nello sviluppo del motore. I nuovi partner comprendono l'italiana Avio, costruttrice del razzo Vega: la GKN, fornitore svedese per i componenti di Ariane 5 e 6; e la sussidiaria belga di Safran, la Safran Aerobooster. Le compagnie intendono utilizzare nuovi metodi costruttivi come la stampa 3D, la manutenzione predittiva ed il controllo digitale e testare il motore presso l'Agenzia Spaziale Tedesca DLR, nella struttura di prova motori di Lampoldhausen.
Nella foto (Credit: Philippe Stroppa / Safran) il motore Vulcain 2 che viene utilizzato nel primo stadio di Ariane 5.

Fonti: SpaceNews - Caleb Henry

Nella foto (Credit: SpaceX) decollo del Falcon 9 con il satellite Bulgariasat-1.

23/06/2017 - Nuovo spettacolare successo di un Falcon 9 di SpaceX -

La compagnia di Elon Musk ha lanciato oggi con successo un satellite in orbita, utilizzando un primo stadio del Falcon 9 già usato, compiendo l'impresa per la seconda volta in meno di tre mesi.
Il lancio è avvenuto alle 3:10 p.m. EDT (le 21:10 italiane) quando il Falcon 9 (F9-037) è decollato dalla storica rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center della NASA, in Florida, con a bordo il satellite per telecomunicazioni Bulgariasat-1. Circa 2 minuti e mezzo dopo, i due stadi del razzo si sono separati, ed il primo stadio ha iniziato la manovra di ritorno verso la Terra. Circa 8 minuti dopo il decollo, il primo stadio eseguiva l'atterraggio sul ponte della chiatta galleggiante robotica di SpaceX 'Of Course I Still Love You' che stazionava al largo delle coste della Florida. Prima del lancio Musk aveva avvisato via Twitter che "il Falcon 9 sperimenterà le più forti forze di rientro e calore nel lancio di oggi. Vi sono buone possibilità che il razzo non sopravviva.". Ma invece c'è l'ha fatta, segnando un altro successo nel recupero degli stadi da parte di SpaceX. Negli ultimi otto tentativi di rientro ed atterraggio dei primi stadi di Falcon 9, tutti hanno avuto successo, sia che si trattasse di tornare sulla terraferma che sulla chiatta oceanica. "Il razzo è molto cotto ed ha colpito il ponte con durezza (utilizzando quasi tutto il sistema di assorbimento di emergenza) ma nonostante tutto, sembra in buone condizioni." ha twittato Musk dopo l'atterraggio. La SpaceX non ha detto, al momento, se intende riutilizzare nuovamente lo stadio rientrato venerdì.
Il lancio è avvenuto un'ora dopo quanto fissato, comunque all'interno della finestra di lancio di due ore, a causa di un'ulteriore controllo dei tecnici dei sistemi di terra.
La missione era la seconda per il primo stadio del Falcon 9 (codificato come B1029.2), che era stato precedentemente lanciato, e rientrato con successo, lo scorso 14 gennaio. In quel lancio vennero inviati dieci satelliti per comunicazioni in orbita per la compagnia Iridium della Virginia, come parte della prevista costellazione di 70 veicoli spaziali Iridium NEXT. Fra l'altro questo stadio diventa il primo veicolo di lancio ad essere decollato da entrambe le coste degli Stati Uniti. Il secondo gruppo di dieci satelliti è attualmente previsto al lancio, sempre con un Falcon 9, dall'Air Force Base di Vandenberg, in Florida, domenica 25 giugno, e che segnerebbe un colpo doppio per SpaceX.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) il rilascio del satellite Bulgariasat-1. Oggi, il secondo stadio del Falcon 9 - che invece volava per la prima volta - ha fatto il proprio lavoro, portando il Bulgariasat-1, del peso di 3.669 kg, su un'orbita di trasferimento geostazionario. La SpaceX ha riutilizzato, per la prima volta un primo stadio di Falcon 9 il 30 marzo scorso, durante il successo nel lancio del satellite per telecomunicazioni SES-10. Anche quello stadio ritornò sulla Terra per un secondo atterraggio. La SpaceX possiede ora 12 razzi rientrati, così come tre voli orbitali ripetuti - due dei primi stadi del Falcon 9 ed uno della capsula cargo robotica Dragon. Un Dragon che aveva già volato ha consegnato merci alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) un paio di settimane fa, e lascerà il laboratorio orbitante (per la seconda volta) ai primi di luglio.
Quest'attività da parte di SpaceX fanno parte del loro sforzo di sviluppare e far volare un sistema spaziale riutilizzabile, una priorità per Musk, che ha fondato la compagnia nel 2002. Secondo il miliardario, questa tecnologia, permetterà di abbattere drasticamente i costi dei voli spaziali, rendendo potenzialmente possibile la colonizzazione di Marte ed altri ambiziosi piani di esplorazione economicamente fattibili.
Bulgariasat-1, costruito dalla compagnia californiana Space System/Loral (SSL), è il primo satellite di proprietà bulgara per telecomunicazioni. Il veicolo raggiungerà l'orbita geostazionaria, a circa 35.800 km dalla Terra e da questa posizione fornirà segnali televisivi e servizi di comunicazione dati per la Bulgaria, i Paesi balcanici ed altre parti dell'Europa. Questo di oggi è stato il 40esimo lancio orbitale del 2017, il 37esimo a raggiungere regolarmente l'orbita.
Nella foto (Credit: SpaceX) il decollo del Falcon 9 con il Bulgariasat-1 a bordo. Nella foto a sinistra (Credit: SpaceX) il primo stadio del Falcon 9 atterrato sulla chiatta oceanica. Nell'immagine a destra (Credit: SpaceX) il rilascio del satellite Bulgariasat-1.

Fonti: Space.com - Mike Wall / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

23/06/2017 - La Russia invia satellite segreto in orbita -

Un razzo Soyuz-2.1v con un satellite del Ministero della Difesa della Russia è stato lanciato dal centro spaziale militare russso di Plesetsk.
"Un'unità di combattimento delle Forze Aerospaziali Russe ha eseguito con successo il lancio di un piccolo razzo vettore Soyuz-2.1v con a bordo il satellite No43 del Ministero della Difesa dalla rampa di lancio n.4 del centro spaziale di Plesetsk alle 21:04 ora di Mosca di venerdì 23 giugno 2017 (le 20:04 italiane)." ha dichiarato il ministero.
Secondo il ministero, le operazioni di pre-lancio ed il lancio "Sono state condotte di routine." Si tratta del terzo lancio di un razzo Soyuz-2.1v, che è attualmente in fase di sviluppo presso il centro spaziale Plesetsk. Il primo Soyuz-2.1v venne lanciato con successo nel dicembre 2013 ed il secondo, fallito, nel dicembre 2015. Il precedente lancio di un razzo vettore Soyuz-2 è stato compiuto, sempre da Plesetsk, il 25 maggio scorso quando un Soyuz-2.1b decollò per un'altra missione del Ministero della Difesa.
La famiglia dei razzi russi Soyuz-2 comprende attualmente il Soyuz-2.1a ed il Soyuz-2.1b come classe di lanciatori medi ed il Soyuz-2.1v leggero. Essi possono essere lanciati tutti da Baikonur, nel Kazakhstan, Plesetsk, dal nuovo Cosmodromo di Vostochny e dallo Spazioporto di Kourou, nel Sud America.
Alcune ore dopo, sempre fonti del Ministero della Difesa, hanno confermato l'inserimento nell'orbita prescelta del satellite, senza divulgare altre informazioni sul carico utile e gli scopi del veicolo orbitale. Ufficialmente designato Kosmos 2519, il satellite potrebbe essere il primo di diversi satelliti geodetici '14F150 Napryazhenie' utilizzati per misurare accuratamente la forma ed il campo gravitazionale terrestre. Il lancio non era stato notificato in anticipo, ma le autorità russe avevano emesso un avviso ai piloti alcuni giorni prima di tenersi lontani dalle zone di caduta nell'Oceano Artico, dove il primo stadio del razzo e l'ogiva protettiva sarebbero caduti.
Il Soyuz-2.1v è una versione modificata del vetusto lanciatore Soyuz, ma impiega anche un differente sistema propulsivo. Il singolo motore NK-33 sostituisce il motore a quattro ugelli RD-108 nel primo stadio. Inoltre non è dotato dei classici quattro booster conici che rendono ben riconoscibile il Soyuz. I motori NK-33 erano stati realizzati per il mega razzo N1 russo che avrebbe dovuto portare i cosmonauti sulla Luna negli anni '70. Rimasti nei magazzini per oltre 40 anni, una parte era stata acquistata dalla Aerojet negli anni '90 per venderli ai fornitori di lanci USA. La Orbital ATK ne aveva acquistati alcuni con i quali aveva dotato il proprio lanciatore Antares per utilizzarlo nei rifornimenti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Uno dei due NK-33 esplose pochi secondi dopo il decollo di un Antares in Virginia, nell'ottobre 2014, distruggendo il razzo ed il veicolo cargo Cygnus imbarcato. La Orbital ATK decise quindi di sostituire i NK-33 con un nuovo sistema propulsivo, sempre russo, gli RD-181, simili agli RD-180 che spingono con grande successo il razzo Atlas 5 della United Launch Alliance.
Intanto gli ingegneri russi avevano progettato una nuova camera di combustione ed un nuovo accenditore da installare sui NK-33 per i voli dei futuri razzi Soyuz-2.1v. Il motore aggiornato ha volato con un Soyuz-2.1v per la prima volta nel dicembre 2015. Il secondo stadio del razzo, spinto da un motore RD-0124, è simile al terzo stadio del razzo Soyuz-2.1b che viene utilizzato per il lancio di satelliti russi oltre ai carichi utili commerciali internazionali dalla Guyana Francese. Uno stadio superiore Volga dovrebbe aver svolto le varie manovre per piazzare il satellite classificato nella posizione orbitale finale.
Questo di oggi è stato il 39esimo lancio orbitale del 2017, il 36esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Ministero della Difesa Russo) il razzo Soyuz-2.1v mentre viene innalzato sulla rampa di lancio del Cosmodromo di Plesestk, all'inizio di questa settimana.

Fonti: Itar Tass / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

Nell'illustrazione artistica (Credit: ISRO) il satellite Cartosat-2e.

23/06/2017 - L'India spedisce in orbita 31 satelliti in una volta sola -

Il razzo vettore PSLV (Polar Satellite Launch Vehicle) dell'India, nel suo 40esimo volo (PSLV-C38) ha lanciato su un'orbita solare sincrona di 505 km di altezza il satellite per l'osservazione terrestre della serie Cartosat-2, del peso di 712 kg, assieme ad altri 30 compagni di volo, del peso complessivo di 243 kg.
Il decollo di PSLV-C38 è avvenuto alle 9:29 a.m. locali (le 5:59 italiane) dal FLP (First Launch Pad - Prima Rampa di Lancio) del Centro Spaziale Satish Dhawan (SDSC) SHAR, Sriharikota. Si tratta del diciassettesimo volo di un PSLV in configurazione 'XL' (che vede l'utilizzo di razzi di spinta ausiliari al lancio).
I satelliti co-passeggeri comprendono 29 nano-satelliti provenienti da 14 Paesi diversi: Austria, Belgio, Cile, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappine, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Regno Unito e Stati Uniti d'America, così come un nano-satellite dell'India. Il peso totale di tutti i satelliti ospitati a bordo del PSLV-C38 era di circa 955 kg.
I 29 nano-satelliti dei clienti internazionali sono stati lanciati come parte di un accordo commerciale fra l'Antrix Corporation Limited (Antrix), una compagnia del governo indiano sotto il Dipartimento dello Spazio (DOS) ed il braccio commerciale della ISRO ed i clienti internazionali.
Il primo satellite rilasciato, nel corso della missione è stato il Cartosat-2E che si andrà a sommare alla flotta di piattaforme per la ripresa della superficie terrestre del governo indiano. Dopo il rilascio gli ingegneri hanno confermato l'apertura dei pannelli solari, come previsto. Alcuni secondi dopo vi è stato il rilascio di un altro satellite indiano, NIUSAT, ideato per il monitoraggio agricolo e del peso di circa 15 kg e sviluppato dagli studenti della Noorul Islam University nello stato indiano Tamil Nadu.
Gli altri 29 nano-satelliti si sono separati alcuni minuti dopo e l'ISRO, l'agenzia spaziale indiana, ha dichiarato il volo un successo. Questa missione di venerdì arriva ad appena 18 giorni dall'ultimo decollo spaziale da Sriharikota, segnando un record per il più breve periodo fra un lancio e l'altro per l'India. Inoltre si tratta del terzo lancio indiano fin dal 5 maggio, compresi due voli delle varianti del più potente GSLV (Geosynchronous Satellite Launch Vehicle). "Abbiamo fatto la storia nella vita di ISRO, ha dichiarato K. Sivan, direttore del Centro Spaziale Vikram Sarabhai dell'ISRO. "Negli ultimi 50 giorni, a partire dal 5 maggio e fino ad oggi, abbiano lanciato tre missioni con i vettori PSLV, GLSV Mk.2 e GLSV.Mk3 piazzando in orbita una varietà di satelliti." La missione di venerdì è stata il quarto lancio dell'anno per l'India. Quello di oggi è stato il 38esimo lancio orbitale globale del 2017, il 35esimo a concludersi con successo.
Ma la missione del PSLV-C38 non si è conclusa con il rilascio dei satelliti. Il quarto stadio è programmato per riaccendere i suoi motori ad idrazina per altre due volte nel corso di venerdì. Il volo complessivo dovrebbe durare 10 orbite, oltre 15 ore. "La missione PSLV non è una missione ordinaria," dice Sivan. "Abbiamo inserito alcune innovazioni nella missione." Il volo di lunga durata certificherà il PSLV a disporre i satelliti su orbite differenti in missioni future. Finora l'India ha dimostrato la capacità di PSLV di rilasciare i carichi utili su due orbite differenti nello stesso volo. "La caratteristica unica di questa missione è la dimostrazione del riavvio per una terza volta, dello stadio PSLV superiore, il PS4," ha detto B. Jayakumar, il direttore di missione per il lancio di venerdì. "In una missione precedente, abbiamo lanciato satelliti in due diverse orbite circolari, avviando due volte il PS4. Oggi dimostreremo anche il riavvio di una terza volta."
I responsabili della ISRO sperano che i miglioramenti renderanno il PSLV più competitivi nel mercato commerciale globale di lancio.
Diversi, dei 31 satelliti lanciati venerdì, erano stati prenotati all'inizio dell'anno dopo un lungo ritardo per il Falcon 9 della SpaceX. La compagnia Spaceflight di Seattle, un'azienda che si occupa di sistemare missioni condivise per satelliti di piccole dimensioni, aveva previsto 89 carichi utili come ospite secondario con uno speciale adattatore, chiamato Sherpa, a bordo del volo Falcon 9 che sarebbe stato condiviso con il Formosat 5, un satellite di Taiwan per l'osservazione terrestre. Al momento dell'accordo il primo lancio di Sherpa su Falcon 9 avrebbe dovuto avvenire nel 2014. Alcuni dei satelliti lanciati venerdì erano anche stati originariamente previsti per il volo con il razzo russo Dnepr, un'impresa mista russo-ucraina che però è in crisi dopo i recenti conflitti militari fra le due nazioni.
Anche l'Italia aveva tre veicoli lanciati oggi: URSA MAIOR, dell'Università Sapienza di Roma, che fa parte di altri otto CubeSat del consorzio scientifico multinazionale QB50 piazzati oggi in orbita e la missione D-Sat, gestita dalla compagnia chiamata D-Orbit di Milano. Quest'ultimo ospita un motore a propellente solido per validare un modo indipendente per far uscire i satelliti dall'orbita. Facendo affidamento sul proprio sistema di controllo interno, il motore si trova nella parte finale del CubeSat D-Sat, delle dimensioni di un tostapane. Infine il Max Valier, realizzato in collaborazione con la Germania, a scopo educativo e dotato di telescopio a raggi X ed un segnalatore radio, qui al terzo tentativo di lancio.
La lista completa dei Cubesat lanciati oggi si può trovare nell'articolo di Spaceflight Now.
Nell'immagine (Credit: ISRO) il decollo del razzo indiano PSLV C-38 con 31 satelliti a bordo. Nell'illustrazione artistica a sinistra (Credit: ISRO) il satellite Cartosat-2e.

Fonti: ISRO / Spaceflight Now - Stephen Clark

22/06/2017 - Ritorno al Blu -

Come ci si può preparare sulla Terra per le missioni spaziali? Un modo è quello di simulare una spedizione nello spazio sottomarino. Ieri sei acquanauti si sono immersi a quasi 20 metri sul fondo marino dove trascorreranno dieci giorni vivendo e lavorando sotto le onde.
La squadra fa parte di NEEMO 22, la 22esima missione NASA Extreme Environment Mission Operations, formata da astronauti, tecnici e scienziati che si trovano ora a bordo dell'ambiente sottomarino Aquarius, al largo delle coste della Florida.
L'ambiente agisce come una 'base spaziale' per gli acquanauti che tengono regolari 'passeggiate subacque' dotati di tute complete e, aggiustando il galleggiamento, possono simulare i livelli di gravità che si potrebbero trovare sulla Luna, Marte e gli asteroidi.
L'astronauta NASA Kjell Lindgren sarà il comandante di questa missione che si concentrerà sulle passeggiate spaziali così come i compiti basati sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Assieme a lui vi sono l'astronauta ESA Pedro Pesquet, lo scienziato planetario Trevor Gradd ed il ricercatore Dom D'Agostino, assieme a due tecnici di supporto.
Il team valuterà anche una nuova attrezzatura ESA che aiuterà ad evacuare un astronauta da un'attività extraveicolare sulla Luna. Il LESA (Lunar Evacuation System Assembly) è stato sviluppato e testato dal centro astronauti ESA di Colonia, in Germania. Quando escono nello spazio, gli astronauti escono sempre in due per motivi di sicurezza. LESA permetterà ad un astronauta di trasportare un collega fino alla base per il recupero.
Il sistema è stato testato nella struttura di galleggiamento neutrale dell'ESA e sarà ora sottoposto ad un test operativo durante NEEMO.
Una squadra di supporto di subacquei supporta la missione dalla superficie agendo come controllo missione. Assieme alla squadra NASA vi sono l'astronauta ESA Andreas Mogensen, che ha volato alla Stazione Spaziale nel 2015 e anche un aquanauta veterano, Hervé Stevenin addestratore astronauti ESA ed Eurocom Andrea Boyd, anche l'astronauta giapponese Aki Hoshide si unisce al team Capcom.
Le agenzie spaziali sono sempre alla ricerca di modi per preparare ed allenare al volo spaziale senza lasciare la Terra. L'ESA invia gli astronauti nelle grotte della Sardegna mentre la NASA li manda sott'acqua. Gli astronauti di tutti i partner della Stazione Spaziale cercano di rendere l'esperienza la più realistica possibile - lavorando efficacemente ed in sicurezza con squadre culturalmente diverse fa parte del processo.
Lo scorso anno Pedro aveva preso parte nell'allenamento in grotta dell'ESA assieme ad Aki. Andreas e Kjell lo sanno anche loro dato che provengono bene dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) durante la missione di dieci giorni 'iriss' nel 2015, nel corso di Spedizione 45.
Potete seguire la ventiduesima missione NEEMO in diretta qui: https://www.nasa.gov/mission_pages/NEEMO/index.html.
Nella foto (Credit: NASA) l'equipaggio di NEEMO 22.

Fonti: ESA / NASA NEEMO

22/06/2017 - Due scuole italiane sperimentano il 'Gemellaggio Spaziale' -

Una sessione in diretta di 'Gemellaggio Spaziale' ha avuto luogo il primo giugno, collegando il Centro ESA Erasmus di Noordwijk, Paesi Bassi, con due scuole superiori internazionali situate rispettivamente a Matera ed a Potenza.
Il punto focale dell'evento era l'esplorazione spaziale, e gli studenti delle due scuole si sono impegnati con delle presentazioni e delle sessioni di Domande e Risposte dedicate al ruolo dell'ESA per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ed al documentario web sull'Esplorazione Lunare dell'ESA. L'evento, della durata di un giorno, è stato organizzato dal Centro Erasmus nell'ambito di One Class!, un progetto sostenuto da ESA attraverso il programma ARTES Competitività e Crescita. OneClass! è dedicato allo sviluppo di una rete aperta per l'istruzione, con particolare attenzione all'uso delle comunicazioni via satellite per superare il divario digitale nelle località rurali, nonché sostenere le attività didattiche per le classi primarie multi-grado ed il miglioraramento linguistico nelle scuole superiori.
Un sistema pilota è attualmente in distribuzione nella regione Basilicata attraverso la Openet Technologies S.p.A., con sede a Matera. Come parte del progetto pilota, diverse scuole sono attualmente fornite di sistemi di videoconferenza e la rete pilota sarà commissionata entro la fine di agosto. L'inizio del progetto pilota completo è previsto per metà settembre, in coincidenza con l'inizio del nuovo anno scolastico.
"La sessione interattiva di due ore ha rappresentato una grande opportunità per gli studenti per saperne di più sull'esplorazione spaziale e, cosa più importante, per discutere tra di loro e con i propri insegnanti," ha detto Massimo Sabatini dell'ESA, capo del Centro Erasmus. "Abbiamo sentito il loro entusiasmo attraverso la video conferenza," ha detto Mankeda Papini, una giovane neolaureata praticante al Centro Erasmus. "Il riscontro veramente positivo che abbiamo ricevuto attraverso il sistema di votazione on line Kahoo.it ha confermato tutto ciò è stato utile!"
"I presidi, i docenti e le parti interessate a livello locale erano molto entusiasti dell'esperienza," ha detto Francesco Feliciani dell'ESA, Capo dei Progetti delle Applicazioni Commerciali. "Tutti guardano con entusiasmo ad una fruttifera collaborazione durante la fase pilota in arrivo per il progetto OneClass!"
Nella foto di archivio (Credit: ESA) i collegamenti satellitari per collegare i sistemi scolastici rurali.

Fonte: ESA Italia

Nella gif (Credit: NASA Johnson) accelerata, il dispiegamento di ROSA.

22/06/2017 - Sulla ISS esperimento di un nuovo tipo di pannello solare -

I pannelli solari tradizionali utilizzati per fornire energia elettrica ai satelliti sono realizzati con pannelli pesanti ripiegabili utilizzando dei meccanismi a molla. Un esperimento che recentemente è arrivato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) testerà un nuovo pannello solare progettato per essere arrotolato, come un tappeto, per formare un compatto cilindro al lancio con significativamente minor massa e volume, offrendo potenzialmente sostanziali risparmi di costo così come incremento dell'energia a disposizione dei satelliti.
Più piccolo e leggero dei tradizionali pannelli solari, ROSA (Roll-Out Solar Array), consiste in un'ala centrale realizzata in materiale flessibile che contiene celle fotovoltaiche per convertire la luce in elettricità. Su entrambi i lati dell'ala vi sono dei bracci che si estendono per l'intera lunghezza per fornire supporto, chiamati braccio composito ad alta tensione. I bracci sono come i tubi divisi in un materiale composito rigido, appiattiti e arrotolati in senso longitudinale per il lancio. L'array passa o si apre senza motore, usando l'energia immagazzinata dalla struttura e rilasciata quando ogni supporto passa da una forma di bobina ad un braccio di supporto rettilineo.
ROSA può essere adattato facilmente per dimensioni differenti, comprese quelle dei pannelli molto grandi. La tecnologia può essere anche associata ad altre applicazioni, come le antenne radar o per telecomunicazioni ed altri strumenti. L'esperimento ROSA studia come questo nuovo tipo di pannello solare si dispiega in ambiente a microgravità e temperature estreme dello spazio. Inoltre lo studio misurerà la resistenza e durata, e di come la struttura risponde alle manovre del veicolo spaziale. Lo studio monitorerà il dispiegamento del pannello in piena luce e nel buio per raccogliere dati di quante vibrazioni verranno impresse durante il movimento fra luce ed ombra. "La struttura è molto sottile, pochi millimetri e si riscalda molto velocemente, dozzine di gradi in pochi secondi," dice Jeremy Banik, a capo della ricerca presso l'Air Force Research Laboratory della Base Kirtland, in New Mexico. "Dobbiamo sapere esattamente quando e come vibra per non perdere il controllo del veicolo spaziale. Il solo modo è testarlo nello spazio."
ROSA è giunto alla ISS lo scorso 5 giugno, all'interno del 'trunk' (il modulo non pressurizzato) del veicolo cargo Dragon della SpaceX. Nel fine settimana 17/18 giugno il braccio robotico Canadarm2 della stazione, operato da terra, ha estratto ROSA dal modulo ed il 18 è stato esteso rimanendo agganciato alla parte terminale del braccio meccanico. Qui rimarrà per circa sette giorni, durante i quali verranno raccolti i dati sulle sue prestazioni.
ROSA è stato sviluppato come parte del progetto Solar Electric Propulsion per la Direzione Tecnologica Missioni Spaziali della NASA. Alcuni anni fa la NASA aveva testato ROSA all'interno di una camera a vuoto sulla Terra mentre questo è il primo test nello spazio. Questa nuova tecnologia dei pannelli solari verrà sviluppata per alimentare grandi veicoli spaziali che utilizzano propulsione elettrica altamente efficiente per missioni verso lo spazio profondo compreso Marte e la Luna.
Nella foto (Credit: NASA Johnson) ROSA dispiegato. Nella gif animata a sinistra (Credit: NASA Johnson) ed accelerata, il dispiegamento di ROSA nello spazio.

Fonte: NASA - Melissa Gaskill e Jennifer Harbaugh

22/06/2017 - Rick Mastracchio lascia la NASA -

L'astronauta veterano della NASA, Rick Mastracchio, ha lasciato la NASA il 16 giugno 2017, per entrare a far parte della Orbital ATK.
"Rick è stato mio compagno di classe ed amico facendo un gran lavoro per la NASA, sia nello spazio che a terra," ha dichiarato Pat Forrester, Capo Ufficio Astronauti, selezionato nello stesso gruppo di Mastracchio. "La sua profonda esperienza in oltre tre decenni nel volo spaziale umano gli servirà per raggiungere la sua prossima sfida."
A partire dal 1987, Mastracchio ha lavorato inizialmente per la Hamilton Standard e poi per la Rockwell Shuttle Operation Co. prima di entrare in NASA come ingegnere nel 1990. Egli ha lavorato nello Shuttle Avionics Integration Laboratory sui programmi di volo della navetta spaziale e poi nell'Ufficio Astronauti per le procedure di ascesa ed aborto per i membri dell'equipaggio. Da qui è passato controllore di volo per Guidance and Procedures, lavorando nel controllo mission per le fasi di ascesa e rientro dello Space Shuttle, prima di essere selezionato come astronauta nel 1996.
Come astronauta Mastracchio ha trascorso 228 giorni nello spazio nel corso di tre missioni Shuttle ed una permanenza di lunga durata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il suo primo volo nello spazio, STS-106, arrivò nel 2000, a bordo dello Space Shuttle Atlantis, dove lui ed i suoi compagni lavorarono per preparare la stazione spaziale all'arrivo del primo equipaggio permanente. Egli tornò a bordo della navetta Endeavour per STS-118 nel 2007, dove, con il ruolo di capo per le attività extraveicolari (EVA) partecipò a tre passeggiate spaziali per l'installazione di un nuovo segmento del traliccio principale, di un nuovo giroscopio e di una nuova piattaforma con parti di ricambio posta all'esterno della stazione.
Nel 2010, Mastracchio fece parte dell'equipaggio di STS-131 sulla navetta Discovery. Egli compì altre tre EVA ed aiutò nella consegna di 12 tonnellate di attrezzature, compresi tre armadi per esperimenti e nuovi alloggi equipaggio per la stazione spaziale. Egli utilizzò parte di quelle stesse attrezzature nel 2014, quando trascorse 188 giorni nello spazio come parte dell'equipaggio di Spedizione 38 e Spedizione 39. Durante la permanenza eseguì altre tre passeggiate spaziali, arrivando ad un totale di nove per 53 ore trascorse all'esterno della stazione spaziale.
Mastracchio è nato a Waterbury, Connecticut. Egli ha ottenuto una laurea in scienza ed ingegneria elettrica e computer dall'Università del Connecticut, e due master negli stessi campi, rispettivamente dal Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, New York, e dall'University of Houston-Clear Lake.
Potete trovare una biografia completa di Mastracchio al seguente indirizzo: https://go.usa.gov/xNwjy.
Nella foto (Credit: NASA) Rick Mastracchio.

Fonti: NASA - Brandi Dean e Christina Canales / @AstroRM

22/06/2017 - Astronautica.us intervista Nicola Pecile, pilota di Virgin Galactic -

Da sempre Astronautica.us ha un occhio particolarmente interessato per l'emergere della parte privata e commerciale del volo spaziale umano. Ed ecco quindi che non ci siamo fatti scappare l'occasione di intervistare un nostro connazionale, Nicola Pecile, che dal 2015, è entrata a far parte del gruppo di piloti della Virgin Galactic che sta sviluppando il sistema suborbitale passeggeri SpaceShipTwo.
Nicola è stato molto gentile ed ha risposto alle nostre 'solite' dieci domande con un'approfondimento ed una passione che, raramente, abbiamo incontrato nelle precedenti occasioni.
Ecco qui le sue risposte: intervista_nicola_pecile_2017.html.
Piccolo bonus: la grafica di quella pagina è stata modificata per sperimentare una migliore esperienza di lettura su tutti i dispositivi. Fateci sapere cosa ne pensate. Grazie.
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) Nicola Pecile e l'aereo madre WhiteKnightTwo con appeso il veicolo suborbitale SpaceShipTwo VSS Unity.

Nell'illustrazione artistica (Credit: ESA - P. Carril, 2013) Proba-3.

20/06/2017 - L'ESA approva le missioni LISA e PLATO -

Il terzetto di satelliti LISA per captare le onde gravitazionali dallo spazio è stato selezionato come terza missione di grande classe del programma scientifico ESA, mentre anche la missione Plato di ricerca di esopianeti va avanti.
Questi importanti passi avanti sono stati decisi durante un incontro del Comitato Programma Scientifico ESA riunitosi oggi ed assicurano la prosecuzione della Cosmic Vision di ESA per i prossimi due decenni.
L''universo gravitazionale' venne identificato nel 2013 come tema per la terza missione di grande classe, L3, alla ricerca di pieghe nello spazio-tempo create dagli oggetti celesti con molto forti campi gravitazionali, come un paio di buchi neri che si fondono assieme. Previste un secolo fa da Albert Eistein nella teoria generale della relatività, le onde gravitazionali sono rimaste elusive fino al primo segnale captato grazie a LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) nel settembre 2015. Quel segnale scaturì dalla fusione di due buchi neri che si trovavano a circa 1,3 miliardi di anni luce. Fin da allora , altri due eventi sono stati rilevati.
Inoltre, la missione LISA Pathfinder di ESA aveva dimostrato le tecnologie chiave necessarie per captare le onde gravitazionali nello spazio. Questo comprende i test con masse in caduta libera collegati da laser ed isolate da tutte le forze esterne ed interne eccetto la gravità, un requisito necessario per poter misurare ogni distorsione causato dal passaggio di onde gravitazionali.
La distorsione ha effetti sul tessuto dello spazio-tempo su scala minuscola di alcuni milionesimi di un milionesimo di metro su distanze di milioni di km e quindi devono essere misurate con estrema precisione. LISA Pathfinder concluderà la sua missione pioneristica alla fine di questo mese, e LISA, la Laser Interferometer Space Antenna, nata da una collaborazione internazionale, entrerà ora in una più dettagliata fase di studio. Tre veicoli spaziali, separati da 2,5 milioni di km in formazione triangolare, seguiranno la Terra in orbita attorno al Sole. Dopo la selezione, verranno completati i costi e la progettazione della missione. Poi verrà proposta per l'adozione prima dell'inizio della costruzione. Il lancio è previsto per il 2034.
Nello stesso incontro Plato - Planetary Transits and Oscillations of stars - è stata ora adottata dal programma scientifico, dopo la selezione del febbraio 2014. Questo significa che la missione Plato può ora passare dal progetto alla costruzione. Nei prossimi mesi verrà chiesto all'industrie di fare offerte per la fornitura della piattaforma del veicolo spaziale. Dopo il suo lancio, previsto per il 2026, Plato monitorerà migliaia di stelle brillanti su una grande regione di cielo, alla ricerca di piccoli, regolari cali di luminosità mentre i loro pianeti ci passano di fronte, bloccando temporaneamente una piccola frazione della luce stellare.
Il Comitato dei Programmi Scientifici ha inoltre accordato la partecipazione nella missione tecnologica Proba-3 di ESA, un paio di satelliti che voleranno in formazione ad appena 150 metri l'uno dall'altro, con uno che agisce come un disco che blocca il Sole, permettendo all'altro di osservare la debole atmosfera con un dettaglio mai raggiunto prima.
L'ESA parteciperà inoltre alla missione giapponese X-ray Astronomy Recovery Mission (XARM), ideata per recuperare l'attività scientifica del satellite Hitomi, perso poco dopo il lancio lo scorso anno.
Nell'illustrazione artistica (Credit: AEI/Milde Marketing/Exozet) uno dei veicoli spaziali LISA. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: ESA - P. Carril, 2013) Proba-3.

Fonti: ESA / Media INAF - Eleonora Ferroni

20/06/2017 - SpaceX pronta per due lanci in due giorni -

Con il completamento del test statico di accensione del primo stadio del razzo Falcon 9, destinato a portare 10 satelliti Iridium NEXT in orbita dall'Air Force Base di Vandenberg, in California, la SpaceX si prepara a tentare due lanci spaziali in appena due giorni.
La missione commerciale con i dieci satelliti è infatti fissata per domenica 25 giugno alle 1:25 PDT (le 22:25 italiane) dal Complesso di Lancio Spaziale 4-Est di Vandenberg. Ma questo lancio è previsto a meno di due giorni dal precedente, sempre di SpaceX, fissato per venerdì 23 giugno dalla rampa 39A del Kennedy Space Center. In quell'occasione il Falcon 9 trasporterà il primo satellite commerciale della Bulgaria, BulgariaSat-1, per le trasmissioni televisive. L'apertura della finestra di lancio di questa missione è ora fissata per le 2:10 p.m. EDT (le 20:10 italiane) di venerdì e si chiuderà dopo due ore. Inizialmente il lancio del BulgariaSat-1 era fissato per lunedì 19 giugno, ma i tecnici della SpaceX avevano scoperto, durante i controlli pre-volo, una valvola pneumatica guasta del sistema di rilascio dell'ogiva ed avevano deciso di sostituirla per sicurezza. Infatti Elon Musk, fondatore e capo ingegnere della compagnia californiana, aveva twittato che il sistema è ridondante ma che era meglio andare cauti e procedere alla sostituzione. Il test statico di accensione per questo primo stadio si era già svolto con successo lo scorso 15 giugno.
Il primo stadio del razzo Falcon 9 destinato alla missione BulgariaSat-1 è uno di quelli che ha già volato nello spazio ed è tornato atterrando e si tratterà della seconda missione di un primo stadio usato dopo il successo dello scorso 30 marzo. Riguardo alla preoccupazione di due lanci così ravvicinati, Matt Desch, capo esecutivo della Iridium, ha dichiarato lunedì che ha avuto assicurazioni dalla SpaceX che non vi è da preoccuparsi, in quanto vi sono due separati team di volo, in grado di operare indipendentemente. Anche il controllo missione di SpaceX, presso la sede centrale ad Hawthorne, è predisposto per seguire contemporaneamente due lanci spaziali
Nella foto (Credit: SpaceX) i dieci satelliti Iridium NEXT pronti per essere racchiusi nell'ogiva protettiva del razzo Falcon 9.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / NASAspaceflight - Chris Bergin

20/06/2017 - Firmati due nuovi contratti per Vega e Vega C -

Partenza a razzo per Avio al Salone Internazionale dell’Aerospazio di Parigi/Le Bourget, dove l’amministratore delegato Giulio Ranzo ha firmato due importanti contratti per Vega e Vega C.
Con l’accordo sottoscritto da OHB Italia, per conto di ASI, con Arianespace, sarà il lanciatore Vega di Avio a portare in orbita il satellite PRISMA dell'Agenzia Spaziale Italiana nel 2018. PRISMA (PRecursore IperSpettrale della Missione Applicativa) è un satellite per l'osservazione della Terra dotato di uno strumento di elettroottica innovativo, che combina un sensore iperspettrale con una fotocamera pancromatica a risoluzione media.
Costruito da OHB Italia, il satellite PRISMA sarà posizionato in un'orbita eliosincrona a un'altitudine di 615 km. Alla firma era presente anche Giulio Ranzo, AD di Avio, che ha così commentato: "Vega è stato scelto da ASI e si conferma la scelta privilegiata per questo tipo di lanci, grazie alla sua affidabilità e precisione. Avio è orgogliosa di poter fornire la tecnologia abilitante per missioni dedicate all'osservazione del nostro pianeta, finalizzate sia alla protezione ambientale sia alla sicurezza nazionale."
Airbus Defence and Space, invece, è il primo cliente commerciale per il futuro lanciatore Vega C. Questa versione evoluta del lanciatore leggero Vega, che ha già realizzato nove successi su nove lanci, è attualmente in sviluppo con il primo volo previsto a metà del 2019. Con questo contratto di lancio, il più performante Vega C dimostra di poter essere la soluzione perfetta anche per i satelliti di osservazione della Terra più avanzati.
Il nuovo contratto, inoltre, riflette la continua fiducia di Airbus Defence and Space, che fu già il primo cliente commerciale del Vega originale nel maggio 2013, con il lancio del satellite VNREDSat-1 per il Vietnam. Da allora, Airbus Defence and Space ha scelto il Vega di Avio per molte altre missioni spaziali. Ranzo: "Questo contratto firmato con Airbus Defence and Space è un grande riconoscimento per il livello di reputazione ed affidabilità di Avio, sia perché Vega C è ancora in fase di sviluppo sia perché ADS è un cliente commerciale. Le due missioni sono pianificate per il 2020, solo un anno dopo il volo inaugurale."
Nella foto (Credit: Avio) la firma del primo contratto di lancio commerciale per Vega C.

Fonte: Avio

Nell'illustrazione (Credit: Emilien Fabacher/ISAE-Supaero) lo schema del Magnetotorquer.

19/06/2017 - Una calamita per la spazzatura spaziale -

I satelliti ormai fuori uso potrebbero, in un non lontano futuro, essere presi e rimossi dalle orbite attorno alla Terra grazie ad un rimorchiatore spaziale che utilizza la forza magnetica.
Questa stessa attrazione o repulsione magnetica viene anche considerata come un metodo sicuro per mantenere più satelliti in stretta formazione nello spazio. Gli sciami di satelliti vengono ipotizzati per le future missioni astronomiche - infatti se le loro posizioni relative potessero mantenersi stabili potrebbero agire come un singolo gigantesco telescopio.
Per combattere i detriti spaziali, sta crescendo l'interesse per strappare satelliti interi dallo spazio. La sfida più grande è quella di agganciare ed assicurare alcuni oggetti incontrollati e ruotanti rapidamente, del peso tipico di alcune tonnellate.
Sono stati studiati diversi metodi, compresi bracci robotici, reti ed arpioni. Ora il ricercatore Emilien Fabacher dell'Istituto Superiore dell'Aeronautica e dello Spazio, che fa parte dell'Università di Tolosa, in Francia, ha aggiunto un altro sistema alla lista: l'aggancio magnetico.
"Con un satellite che vogliamo far uscire dall'orbita è molto meglio stare a distanza di sicurezza, senza la necessità di entrare in contatto diretto e rischiare di danneggiare entrambi i veicoli spaziali," spiega Emilien. "Quindi l'idea che sto studiando è di applicare una forza magnetica che possa attrarre o respingere il satellite bersaglio, per modificarne l'orbita o farlo rientrare nell'atmosfera completamente."
Alcuni satelliti bersaglio non hanno bisogno di essere attrezzati in precedenza. Infatti, il satellite rimorchiatore influenzerebbe il satellite bersaglio utilizzando i loro magneti già trasportati dalle navicelle in orbita bassa per aggiustare il loro orientamento sfruttando il campo magnetico terrestre. "Quest'apparecchiature sono uno standard a bordo di molti satelliti che operano nelle orbite basse," aggiunge Emilien.
I forti campi magnetici necessari sarebbero generati sul satellite cacciatore utilizzando cavi superconduttori raffreddati a temperature criogeniche. Satelliti simili potrebbero inoltre mantenere flotte di veicoli spaziali in formazioni precise, commenta Finn Ankersen, esperto ESA di rendezvous, aggancio e volo in formazione.
"Questo tipo di influenza magnetica senza contatto potrebbe funzionare da circa 10-15 metri con una precisione di 10 cm ed orientamento di 1/2°," Per la sua ricerca di dottorato, Emilien sta studiando come funzionerebbero in pratica le tecniche di guida, di navigazione e di controllo risultanti, combinando un simulatore di rendezvous con i modelli di interazione magnetica, tenendo anche conto dello stato in continua evoluzione della propria magnetosfera.
La sua ricerca è stata sostenuta attraverso l'iniziativa Networking / Partnering dell'ESA, che supporta il lavoro svolto dalle università e dagli istituti di ricerca su tecnologie avanzate con potenziali applicazioni spaziali. Emilien ha anche visitato il centro tecnico dell'ESA nei Paesi Bassi (ESTEC), per consultarsi con gli esperti dell'Agenzia.
L’Agenzia Spaziale Europea sembra ora interessata anche alla nuova proposta del ricercatore su magnetismo e detriti spaziali. Pare anzi che l’idea sia nata proprio a seguito di una discussione con gli esperti del centro ESA in Olanda: "Mi sono trovato al posto giusto al momento giusto - ricorda Fabacher - e la sorpresa è stata scoprire che il progetto era teoricamente fattibile: all’inizio non ne eravamo sicuri, ma la fisica lo consente."
Nell'illustrazione artistica (Credit: Philippe Ogaki) un satellite fuori uso viene rimosso dall'orbita utilizzando le forze magnetiche. Nell'illustrazione a sinistra (Credit: Emilien Fabacher/ISAE-Supaero) lo schema del Magnetotorquer.

Fonti: ASI - Giulia Bonelli / ESA

19/06/2017 - Tianzhou-1 compie un secondo attracco al laboratorio Tiangong-2 -

Il veicolo cargo cinese Tianzhou-1 ha completato il suo secondo aggancio con il laboratorio spaziale Tiangong-2 alle 2:55 p.m. di lunedì (le 8:55 italiane), dopo aver eseguito un volo attorno al laboratorio spaziale.
Tianzhou-1 si è separato da Tiangong-2 lunedì mattina ed è rimasto ad una distanza di circa 5 km dietro il laboratorio spaziale per circa 90 minuti. Poi è stato inviato un comando da terra di compiere un volo attorno al Tiangong-2, sempre da una distanza di 5 km fino ad arrivare di fronte al laboratorio spaziale. Durante il volo, sia il Tianzhou-1 che il Tiangong-2 hanno compiuto un semicerchio su se stessi.
Secondo il China Manned Space Engineering Office, questi esperimenti permettono di testare tecniche di aggancio provenienti da diverse direzioni, fatto molto importante per la costruzione di una stazione spaziale.
Il Tianzhou-1, primo veicolo spaziale cargo automatico della Cina, venne lanciato il 20 aprile dalla provincia meridionale di Hainan, e completò l'aggancio automatico con il laboratorio spaziale Tiangong-2 il 22 aprile. I due veicoli spaziali completarono il primo rifornimento di propellente il 27 aprile ed il secondo il 15 giugno.
I due veicoli spaziali sono stati agganciati per 58 giorni e si trovano su un'orbita di 390 km sopra la Terra. Dopo il secondo aggancio, i due veicoli rimarranno ancora qualche giorno assieme prima della partenza definitiva di Tianzhou-1. I due veicoli rimarranno in orbita volando separatamente per tre mesi, durante i quali, a bordo di ogni veicolo, verranno svolti degli esperimenti. Infine vi sarà un terzo ed ultimo aggancio che utilizzerà una modalità più rapida e che potrà essere utilizzato per accorciare i tempi dal lancio all'attracco da due giorni a sole tre ore. Al termine della missione il Tianzhou-1 verrà fatto deorbitare e brucerà nell'atmosfera sopra l'Oceano Pacifico. Nelle missioni di rifornimento future il Tianzhou verrà caricato, prima del rientro distruttivo, di materiali non più necessari e rifiuti della stazione spaziale.
La Cina è il terzo Paese, dopo Russia e Stati Uniti, a poter padroneggiare le tecnologie di rifornimento nello spazio, un passo cruciale per la realizzazione di una stazione spaziale permanente. Quando la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) verrà ritirata nel 2024, la stazione spaziale cinese sarà una promettente alternativa, e la Cina diventerà la terza nazione con una stazione spaziale permanente. L'assemblaggio della CSS (China Space Station) inizierà con il lancio, nel 2019, del modulo centrale Tianhe, ormai quasi completato.
Nell'immagine (Credit: CCTV4) tratta da un video, l'avvicinamento di Tianzhou-1 al laboratorio spaziale Tiangong-2.

Fonti: gbtimes - Andrew Jones / Xinhua

Nell'immagine (Credit: NASA/Wendy Stenzel) le zone di cielo osservate da Kepler.

19/06/2017 - Altri 219 pianeti extra-solari scoperti da Kepler -

Il team del telescopio spaziale Kepler della NASA ha reso noto il catalogo della missione che vede altri 219 nuovi pianeti candidati.
Dieci di questi hanno dimensioni comparabili a quella della Terra ed orbitano nella loro zona abitabile della stella, ovvero la distanza da una stella dove l'acqua liquida potrebbe esistere sulla superficie rocciosa planetaria.
Si tratta del più completo e dettagliato catalogo di esopianeti candidati mai pubblicato, ovvero pianeti all'esterno del nostro Sistema Solare, nei quattro anni di dati di Kepler. Si tratta infine dell'ultimo catalogo che il telescopio Kepler avrà ripreso nella zona di cielo dove si trova la costellazione del Cigno.
Con la pubblicazione di questo catalogo, derivato dai dati pubblicamente disponibili su NASA Exoplanet Archive, vi sono attualmente 4.034 candidati pianeti identificati da Kepler. Di questi, 2.335 sono stati verificati essere esopianeti. Quasi 50 candidati sono delle dimensioni comparabili a quelle della Terra e si trovano nella zona abitabile, oltre 30 verificati.
Inoltre i dati ottenuti da Kepler suggeriscono che vi siano due dimensioni raggruppate per i piccoli pianeti. Entrambe sembrano avere significative implicazioni per la ricerca della vita. L'ultimo catalogo di Kepler servirà come fondamenta per ulteriori studi che possano determinare la prevalenza e la demografia dei pianeti nella galassia, mentre la scoperta di due distinte popolazioni planetarie mostra che circa la metà dei pianeti conosciuti nella galassia potrebbero non avere una superficie, oppure averla schiacciata da un'atmosfera pesante - tutti ambienti più difficili per ospitare la vita.
Le scoperte sono state presentate durante una conferenza stampa tenuta lunedì 19 giugno presso Ames Research Center della NASA nella Silicon Valley, California. "I dati di Kepler sono unici, e sono i soli a contenere una popolazione di queste simil-Terre - pianeti con circa le stesse dimensioni ed orbita della Terra," ha detto Mario Perez, scienziato del programma Kepler presso la Divisione Astrofisica della Direzione Missioni Scientifiche di NASA. "Comprendere la loro frequenza nella galassia ci aiuterà a preparare le future missioni NASA per riprendere immagini dirette di un'altra Terra."
Il telescopio spaziale Kepler dà la caccia ai pianeti rilevando i minuscoli cali nella luminosità delle stelle che avviene quando un pianeta vi passa di fronte, un fenomeno chiamato transito. Questa è l'ottava pubblicazione del catalogo candidati di Kepler, ottenuta riprocessando l'intera serie di dati delle osservazioni di Kepler durante i primi quattro anni della missioni principale. Questi dati permetteranno agli scienziati di determinare quali popolazioni planetarie - dai corpi rocciosi delle dimensioni della Terra fino ai giganti gassosi delle dimensioni di Giove - descriveranno la demografia planetaria della nostra galassia.
Per essere sicuri che non troppi pianeti siano mancati, il team ha introdotto dei segnali simulati di pianeti in transito nel set di dati per determinare quando sono correttamente identificati i pianeti. Poi hanno aggiunto dati come provenienti da un pianeta, ma essendo soltanto falsi segnali, e controllato quanto spesso le analisi venivano ingannate. Questo lavoro ha chiarito quali tipi di pianeti vengono sovrastimati e quali sottostimati dai metodi di calcolo dei dati di Kepler. "Quest'attento e misurato catalogo sarà la base per rispondere alla domanda diretta come una delle più impellenti dagli astronomi - quanti pianeti come la Terra vi sono nella nostra galassia?" dice Susan Thompson, scienziata ricercatore per Kepler per il SETI Institute di Mountain View, California, e principale autore dello studio del catalogo.
Un gruppo di ricerca, utilizzando i dati di Kepler, ha eseguito una misurazione precisa di migliaia di pianeti, rivelando due distinti gruppi di piccoli pianeti. Il team ha scoperto una chiara divisione nelle dimensioni dei pianeti rocciosi, quelli delle dimensioni della Terra e quelli gassosi ma più piccoli di Nettuno. Alcuni pianeti hanno poi mostrato di poter appartenere a dei sotto-gruppi.
Utilizzando il W.M. Keck Observatory nella Hawaii, la squadra ha misurato le dimensioni di 1.300 stelle nel campo di vista di Kepler per determinare i raggi di 2.000 pianeti di Kepler con una precisione notevole. "Ci piace pensare a questo studio di classificazione planetaria in modo simile a quella con la quale i biologi identificano nuove specie di animali," dice Benjamin Fulton, candidato dottorando presso l'Università delle Hawaii a Manoa, e principale autore di un secondo studio. "Scoprire due distinti gruppi di esopianeti è come scoprire mammiferi e lucertole come branche distinte di un albero genealogico."
Sembra comune in natura che i pianeti rocciosi siano circa il 75 percento più grandi della Terra. Per ragioni sconosciute agli scienziati, circa la metà di questi pianeti ospita una piccola quantità di idrogeno e di elio che ingrandisce drammaticamente le loro dimensioni, permettendo loro di 'saltare il divario' e di unirsi alla popolazione più vicina alle dimensioni di Nettuno.
Le osservazioni di Kepler proseguono in nuove zone del cielo, nel corso dell'estensione della missione, alla ricerca di pianeti e studio di vari interessanti oggetti celesti, dai lontani ammassi stellari fino oggetti come il sistema TRAPPIST-1 dotato di sette pianeti di misura terrestre, più vicini a casa.
Ames gestisce la missione Kepler per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, gestisce lo sviluppo della missione Kepler. La Ball Aerospace e Technologies Corporation segue i sistemi di volo con il supporto del Laboratory for Atmospheric and Space Physics presso l'Università del Colorado a Boulder. Per ulteriori informazioni sulla pubblicazione del catalogo, compresi materiali illustrativi, audio e video, potete andare a: https://www.nasa.gov/ames/kepler/briefing-materials-final-kepler-survey-catalog-of-planet-candidates-in-the-cygnus-field.
Per ulteriori informazioni sulla missione Kepler, visitate: https://www.nasa.gov/kepler.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) un sistema planetario extra-solare. Nell'immagine in alto a sinistra (Credit: NASA/Wendy Stenzel) le regioni di cielo osservate da Kepler, dal 2009 al maggio 2013 durante la missione principale, ed in seguito estendendosi all'eclittica.

Fonte: NASA - Felicia Chou, Michele Johnson, Elizabeth Landau e Karen Northon

19/06/2017 - Nuovo positivo test dei paracadute della capsula Orion -

Il team che sta sviluppando e costruendo il sistema di paracadute di Orion e che assicurerà la discesa in sicurezza del modulo equipaggio verso la Terra ha valutato come i paracadute si comportano nello scenario in cui un aborto, mentre il razzo si trova ancora sulla rampa di lancio, si renda necessario.
Quando Orion ritornerà sulla Terra dalle missioni nello spazio profondo oltre la Luna, il sistema dovrà rilasciare 11 paracadute in esatta sequenza per aiutare a rallentare il modulo equipaggio dalle alte velocità fino a quelle, relativamente, basse per l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico. Ma i paracadute dovranno anche essere capaci di mettere al sicuro il modulo equipaggio anche nel malaugurato caso di un distacco da un razzo in caduta senza che tutta la complessa sequenza di apertura possa essere svolta in tempo.
Nel test, svolto il 14 giugno scorso presso il poligono militare di Yuma, nel deserto dell'Arizona, gli ingegneri hanno fatto cadere un modello simulato della capsula Orion da un aereo C-17 a 7.620 metri di quota per testare come il sistema si comporta con soltanto i tre paracadute arancio e bianco dispiegati. Il test ha valutato le prestazioni dei paracadute a bassa quota e bassa pressione dinamica.
"Orion porterà gli astronauti più lontano di quanto sia mai accaduto prima d'ora, e la parte importante per il successo delle missioni nello spazio profondo è quella di riportare sani e salvi gli astronauti a casa, anche nello scenario dove qualcosa non va per il verso giusto," ha detto Yasmin Ali, responsabile dei sistemi di atterraggio e recupero per Orion. "Stiamo testando tutti i tipi di situazioni che i paracadute di Orion possano incontrare."
I paracadute di Orion si trovano a metà del percorso di qualificazione per i voli con astronauti e li stiamo testando in diversi scenari che vanno da quelli normali a quelli problematici nel corso di otto test totali per assicurare che i paracadute possano portare in salvo il modulo equipaggio ed i suoi astronauti all'interno.
Nella foto (Credit: NASA) il test paracadute di Orion.

Fonte: Spaceref

Nell'immagine (Credit: ChinasSpaceflight) tratta da un video amatoriale, il lancio di CZ-3B/Chinasat 9A.

19/06/2017 - Satellite cinese finisce su un'orbita sbagliata -

I controllori di volo stanno tentando il salvataggio di un satellite per le trasmissioni televisive cinese che è stato rilasciato su un'orbita più bassa di quanto previsto.
Il razzo Lunga Marcia-3B (CZ-3B) era decollato con a bordo il satellite Chinasat 9A (Zhongxing 9A) alle 0:11 a.m. di lunedì ora di Pechino (le 18:11 italiane di domenica) dalla rampa n.2 del Centro di Lancio Satelliti Xichang. Un breve comunicato della China Aerospace Science and Technology Corp., il fornitore statale per il programma spaziale cinese, ha confermato l'anomalia del terzo stadio del razzo CZ-3B, che ha lasciato il satellite per telecomunicazioni Chinasat 9A su un'orbita errata. Il CASC ha confermato che è in corso un'indagine sulle cause del fallimento. Il fornitore ha però confermato che il satellite si è separato regolarmente dal terzo stadio ed ha dispiegato antenne e pannelli solari entrando in contatto con le stazioni di terra, che stanno compiendo "rilevanti sforzi per controllare il satellite e riportarlo su un'orbita utilizzabile.
L'orbita raggiunta è di 193 x 16.350 km, con inclinazione 25,68°, molto lontana dai tipici 36.000 km di apogeo. Sembra quindi molto difficile che il Chinasat 9A possa compensare i quasi 550 m/s di delta-v mancanti per raggiungere l'orbita designata. L'orbita raggiunta sembra suggerire che il terzo stadio, spinto dal motore YF-75 a doppio ugello ed alimentato ad ossigeno ed idrogeno liquidi, abbia avuto un problema durante la seconda accensione programmata. Si tratta del terzo veicolo orbitale che va incontro ad un guasto in meno di un anno per la famiglia di lanciatori cinese. E' inoltre il primo CZ-3B, o 3C, che fallisce il lancio fin dall'agosto 2009, dopo 40 successi consecutivi.
Il satellite Chinasat 9A, basato sulla piattaforma orbitale DFH-4 realizzata dalla CASC, avrebbe dovuto operare per la China Satcom da una posizione orbitale geostazionaria a 92° Est. Il satellite, dotato di 22 trasmettitori in banda Ku e pesante 5,1 tonnellate, avrebbe dovuto fornire trasmissioni dirette televisive ed altri servizi. La vita operativa prevista del satellite Chinasat 9A era di 15 anni, ma ora, dovendo utilizzare il propellente di bordo per cercare di regolarizzare l'orbita si accorcerà sensibilmente.
Quello di oggi era il 37esimo lancio orbitale del 2017, il terzo a non concludersi con pieno successo. I media cinesi, a differenza del solito, non hanno divulgato nessuna foto e video del lancio.
Nella foto di archivio (Credit: Xinhua) il momento del decollo di un razzo CZ-3B. Nell'immagine a sinistra (Credit: ChinasSpaceflight) tratta da un video amatoriale pubblicato su Twitter, il lancio di CZ-3B/Chinasat 9A.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / NASAspaceflight - Rui C. Barbosa / Space Launch Report - Ed Kyle / Xinhua

18/06/2017 - Opportunity a Perseverance Valley ma con una ruota che non sterza -

Il rover veterano aveva raggiunto da più di un mese la "Valle della Perseveranza", e si stava apprestando ad entrare dentro il cratere Endeavour da questo canalone scavato forse da un antico corso d'acqua; tuttavia, l'esplorazione si è bloccata perchè una ruota sta dando qualche problema di mobilità.
Opportunity, il rover della NASA che si muove da quasi 13 anni sulla superficie di Marte nella pianura Meridani, comincia a mostrare, sempre più, i segni del tempo. L'ultimo problema è apparso una dozzina di giorni fa e sta seriamente preoccupando il team a Terra, perchè a quanto pare il meccanismo che fa sterzare la ruota anteriore sinistra non risponde più ai comandi.
Opportunity ha ormai percorso quasi 45 km e da quasi 6 anni sta esplorando il bordo orientale del grande cratere Endeavour. Ultimamente, dopo aver studiato 'Spirit Mound', il rover ha scalato un rilievo fino a raggiungere la sua nuova destinazione, un solco scavato da acqua milioni di anni fa e ribattezzato giustamente 'Perseverance Valley'. Il rover aveva già identificato depositi argillosi presso Esperance (indicativi di una abitabilità passata) e ne aveva cercati altri in Marathon Valley. L'idea innovativa, pianificata per questa nuova località prima che sopraggiungesse il problema tecnico, era quella di penetrare per la prima volta all'interno del cratere Endeavour, procedendo in retromarcia e seguendo appunto il solco di Perseverance Valley.
La valle si estende verso est su un pendio lungo oltre 200 metri e con una pendenza da brivido (15-17 gradi); essa si trova appena a nord di un segmento di cratere chiamato 'Cape Byron'. Ma perché andare a esplorare questa gola? "Opportunity attraverserà l'imbocco della vallata e proseguirà in discesa in uno o più calanchi per caratterizzarne la morfologia e cercare prove di depositi," spiega Ray Arvidson, vice-capo della missone. "Una volta giunto alla fine della valle, Oppy sarà diretto a Sud per esplorare il materiale ai piedi delle pareti del cratere," afferma Larry Crumpler, membro del team scientifico.
Purtroppo, il 4 giugno 2017, durante uno spostamento dall'alto di Perseverance Valley, il rover ha rilevato un guasto alla ruota anteriore sinistra, che non le permette di sterzare, rimasta bloccata a 33 gradi. Nonostante alcune prove, al momento, i tecnici non sono ancora in grado di stabilire che cosa abbia bloccato la ruota e si preparano nuovi test.
Ulteriore approfondimento, con immagini, alla pagina Alive Universe Today di Marco Di Lorenzo.
Nella foto (Credit: NASA/JPL/Cornell/Marco Di Lorenzo/Ken Kremer/kenkremer.com) Perseverance Valley in direzione sud, sul bordo del cratere Endeavour (il cui fondo è visibile a sinistra) ripresa dalla fotocamera di navigazione di Opportunity il 20 maggio (Sol 4736) e poi opportunatamente assemblate e colorizzate.

Fonti: Alive Universe Today - Marco Di Lorenzo / Universe Today - Ken Kremer / NASA - Guy Webster, Laurie Cantillo, Dwayne Brown e Tony Greicius

16/06/2017 - La Cina guida la corsa allo Spazio Quantistico -

Un team di scienziati cinesi è riuscito nell'impresa di distribuire, via satellite, una coppia di fotoni 'entangled' ad una distanza di 1.200 km. La coppia di fotoni ha dimostrato che possono essere ancora 'correlati' anche dopo aver viaggiato per lunghe distanze.
L'esperimento mostra che la 'correlazione quantistica', descritta da Albert Einstein come 'strana azione' e della quale dubitava, esiste realmente anche a distanze di questo tipo. Questa tecnologia basata sul satellite apre nuove prospettive per le comunicazioni quantistiche ed esperimenti di fisica ottica quantistica fondamentale a distanze precedentemente inaccessibili al suolo, dice Pan Jianwei, membro dell'Accademia delle Scienze della Cina.
Il traguardo è stato ottenuto con il primo satellite quantico, QUESS (Quantum Experiments at Space Scale), conosciuto anche come Micius, lanciato dalla Cina il 16 agosto 2016, ed è stato pubblicato come articolo di copertina nell'ultimo numero della rivista accademica Science. L'esperimento è stato reso possibile attraverso due collegamenti satellite-suolo con una lunghezza totale che variava da 1.600 a 2.400 km. L'efficienza del collegamento ottenuto è di molte volte superiore delle trasmissioni dirette bidirezionali di due fotoni attraverso le fibre ottiche, aggiunge Pan, che è capo scienziato di QUESS.
L'idea di un'applicazione pratica dell'entanglement è giunta al termine di un lungo percorso di ricerca durato quasi settant'anni. Il punto di partenza è una delle previsioni più affascinanti della meccanica quantistica: due fotoni, e in generale due particelle, opportunamente preparati, possono stabilire una correlazione tra i loro stati che si mantiene anche quando sono separati da una distanza arbitrariamente grande.
Il satellite è dotato di una serie di cristalli e laser che generano paia di fotoni entangled che vengono divisi e sparati su fasci diversi a due stazioni al suolo in linea di vista col satellite. Per l'ultimo test, le tre stazioni riceventi erano localizzate nelle città di Delingha d Ürümqi, sul massiccio tibetano, così come nella città di Lijiang, nell'estremo sudovest cinese. Con 1.203 km, la distanza fra Delingha e Lijiang è il record per un paio di fotoni correlati trasmessi finora.
Sebbene le applicazioni pratiche non siano ancora dietro l'angolo, le speranze di poter ottenere comunicazioni sicure, rapide e, praticamente senza limiti di distanza sono tante ed attirano l'interesse di tutti i paesi. Ed i cinesi, i più avanzati ufficialmente nel campo, non si fermano certo qui e stanno preparando esperimenti che possano arrivare, nel giro di qualche anno, a distanze anche maggiori, come fra Pechino e Vienna e, addirittura fra la Terra e la Luna.
Nella foto (Credit: Xinhua/Jin Liwang) una comunicazione quantica dalla stazione di terra di Xinglong, compiuta il 26 novembre 2016.

Fonti: Scientific American - Lee Billings e Jesse Dunietz / Xinhua - Lu Hui / Le Scienze

16/06/2017 - Ultima occasione per vedere il Mercury Explorer BebiColombo dell'ESA -

I rappresentanti della stampa sono invitati ad un incontro su BepiColombo, la missione congiunta ESA e JAXA su Mercurio, e per vedere la navicella prima che lasci l'Europa per lo spazio porto di Kourou, nella Guyana francese, da cui sarà lanciata il prossimo anno.
Mercurio è il pianeta meno esplorato del Sistema Solare interno. BepiColombo è pronto a seguire molti degli intriganti risultati della missione Messenger della NASA, scavando ancora più a fondo, di quanto sia stato fatto finora, nei misteri di Mercurio. Esaminerà le peculiarità della sua struttura interna e della generazione di campo magnetico, e come interagisce con il sole e con il vento solare. Esaminerà le caratteristiche di superficie e la chimica, come ad esempio il ghiaccio nei crateri sempre in ombra ai poli. La scienza della missione aiuterà a rivoluzionare le nostre conoscenze della formazione del nostro Sistema Solare, e nell'evoluzione dei pianeti vicini alle proprie stelle madri.
Per raggiungere questi obiettivi, ESA e JAXA invieranno due veicoli spaziali in orbite complementari attorno al pianeta. I veicoli effettueranno insieme il viaggio di sette anni verso Mercurio, a bordo di un modulo di trasferimento.
Il veicolo spaziale completo è attualmente nella fase di test finale nella sua configurazione di lancio, e sarà possibile vederlo il 6 luglio nell'ambito di un incontro dedicato organizzato da ESA, JAXA, Airbus e Thales Alenia presso il centro europeo di ricerca spaziale e tecnologia, l'ESA ESTEC, a Noordwijk, nei Paesi Bassi. La navetta lascerà l'Europa a marzo del prossimo anno, in vista del suo lancio previsto ad ottobre 2018 da Kourou.
L'incontro stampa fornirà una panoramica del progetto e metterà in evidenza il profitto scientifico che si otterrà in ultima analisi da questa missione. Ci saranno ampie opportunità per interviste con esperti del settore e per foto e video della navicella nella camera pulita.
Per chi fosse interessato vi sono, sul sito della fonte, i dettagli per l'iscrizione, come raggiungere ESTEC ed il programma giornaliero. L'incontro potrà essere seguito in streaming online qui:https://livestream.com/ESA a partire dalle 11 del 6 luglio.
Anche noi di Astronautica.us abbiamo avuto l'opportunità, nell'ottobre 2015, di vedere il modulo europeo in fase di allestimento, presso il centro ESTEC, in Olanda.
Nella foto (Credit: ESA–C.Carreau, CC BY-SA 3.0 IGO) BebiColombo sottoposto al test acustico, presso il LEAF (Large European Acoustic Facility) di ESTEC nel giugno 2017. Dal basso verso l'alto: il Mercury Transfer Module (con uno dei due pannelli solari ripiegati e con le coperture protettive), il Mercury Planetary Orbiter (con i radiatori verso destra) e lo scudo solare (in cima), dove si trova il Mercury Magnetic Orbiter.

Fonte: ESA Italia

16/06/2017 - Progress 67P attracca alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) -

Viaggiando a circa 400 km sopra il Mar delle Filippine, il veicolo cargo russo senza pilota Progress ISS 67 ha attraccato alle 7:37 a.m. EDT (le 13:37 italiane) al boccaporto posteriore del Modulo di Servizio Zvezda della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il veicolo cargo Progress MS-06 era decollato due giorni fa dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakstan, a bordo di un razzo vettore Soyuz-2.1a. Il veicolo rimarrà agganciato all'avamposto orbitale fino a dicembre, quando lascerà la stazione, carico di rifiuti, per un rientro distruttivo nell'Oceano Pacifico meridionale. I portelli fra i due veicoli verranno aperti in giornata dal cosmonauta Yurchikhin. L'equipaggio della stazione scaricherà il materiale che si trova all'interno della capsula pressurizzata, nel corso delle prossime settimane, mentre i collegamenti automatici devieranno il propellente dai serbatoi del Progress per rifornire quelli del modulo Zvezda.
A bordo del Progress MS-06 si trovano circa 2,7 tonnellate di rifornimenti per la ISS. Fra questi vi sono 1.392 kg di materiali nel compartimento pressurizzato, 880 kg di propellente da trasferire sulla ISS, 420 kg di acqua e 47 kg di aria. Quattro piccoli satelliti che si trovano all'interno della cabina del Progress verranno rilasciati nello spazio dai cosmonauti durante una passeggiata spaziale nel corso dell'anno.
Inizialmente la missione del Progress MS-06 era destinata a portare via dalla ISS il modulo di decompressione/attracco Pirs per far posto al tanto atteso modulo laboratorio russo MLM 'Nauka'. Al momento l'MLM, se supererà tutti i problemi ai quali è andato incontro, potrebbe essere lanciato verso la fine del 2018. In questo caso sarà il Progress MS-09 ad occuparsi di portare via il modulo Pirs e fare spazio a Nauka.
Nell'immagine (Credit: Roscosmos) la ISS ripresa dalla telecamera di attracco del Progress MS-06. Qui la disposizione dei veicoli in visita presso la ISS dopo l'arrivo del Progress odierno.

Fonti: NASA ISS Blog - Mark Garcia / NASAspaceflight - Chris Gebhardt

15/06/2017 - Tianzhou-1 compie il secondo rifornimento spaziale -

Il veicolo cargo Tianzhou-1 ed il laboratorio spaziale Tiangong-2 hanno completato il secondo rifornimento orbitale alle 6:28 p.m., ora di Pechino, di giovedì (le 12:28 italiane).
Il secondo rifornimento, durato circa due giorni, ha testato ulteriormente la tecnologia di rifornimento del Paese e fissato i risultati tecnici del primo rifornimento. Il Tianzhou-1, il primo veicolo cargo della Cina, è stato lanciato il 20 aprile dalla Provincia meridionale Cinese di Hainan, ed ha completato l'aggancio automatico con il laboratorio spaziale Tiangong-2 il 22 aprile.
I due veicoli spaziali hanno completato il loro primo rifornimento orbitale il 27 aprile, ad una quota di 393 km sopra la Terra. Sin da quando Tianzhou-1 e Tiangong-2 sono assieme, sono stati condotti una serie di esperimenti scientifici ed applicazioni spaziali. Secondo il piano di volo, Tiamzhou-1 volerà attorno al Tiangong-2 ed eseguirà un secondo attracco.
La Cina è il terzo Paese, dopo Russia e Stati Uniti, a padroneggiare la tecnologia di rifornimento nello spazio, che è cruciale per la realizzazione di una stazione spaziale permanente. Mentre la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dovrebbe essere ritirata nel 2024, la stazione spaziale della Cina diventerà una promettente alternativa e la Cina sarà la sola nazione a possedere una stazione spaziale permanente.
Nell'illustrazione artistica (Credit: CCTV) Tianzhou-1 e Tiangong-2 agganciati in orbita.

Fonte: Xinhua

Nella foto (Credit: NASA/ESA) l'astronauta ESA Alexander Gerst con il sensore temperatura sulla fronte.

15/06/2017 - Tenere il ritmo nello spazio -

Lo spazio è un'ambiente inospitale per il corpo umano ma possiamo adattarci anche molto bene. Entro poche ore il cervello aggiusta la perdita di alto e basso, mentre galleggia in una condizione mai conosciuta prima. Ora i ricercatori stanno imparando come l'orologio interno si adatta in modo simile alle restrizioni dello spazio. Un esperimento sponsorizzato da ESA ha scoperto che mentre possiamo tenere il corpo fuori dalla Terra, non possiamo tenere i ritmi basati sulla Tera fuori dal corpo.
I ritmi circadiani descrivono i cambiamenti dei nostri corpi nel corso delle 24 ore. Questo orologio interno è regolato dalla temperatura interna, che dice ai nostri corpi quando è giorno e quando è notte ed attiva i sistemi metabolici e del ciclo del sonno. Sulla Terra, la nostra temperatura corporea interna è di circa 37° Celsius, con mezzo grado di calo nelle prime ore del mattino ed aumento nella prima sera. "Se i nostri corpi sono come un'orchestra, la temperatura interna è il direttore, che segnala quando gli ormoni e gli altri sistemi di funzionamento devono entrare in gioco," spiega il Dr. Hanns-Christian Gunga dell'Università di Berlino, responsabile capo dell'esperimento.
I ritmi circadiani sono come un'onda che ci sincronizza con la nostra giornata di 24 ore. Cosa accade a quest'onda nello spazio? I ricercatori ipotizzano che la perdita di regolare luce diurna e dell'ambiente artificiale della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) potrebbe appiattirla. In altre parole, la temperatura interna potrebbe saltare ed il corpo umano perdere il suo ritmo. Per testare questa teoria, 10 astronauti hanno misurato la loro temperatura corporea per un periodo di 36 ore, prima, durante e dopo il volo spaziale utilizzando due sensori applicati sulla fronte e petto.
I risultati finora hanno affascinato i ricercatori. La temperatura interna del corpo aumenta dappertutto, ed il mezzo grado di fluttuazione entro le 24 ore gradualmente si porta a sole due ore. Per tenere questo ritmo il corpo funziona più duramente e si mantiene più caldo. Attivato dall'alimentazione, il metabolismo e sonno, ad esempio tengono conto di questa modifica. I ricercatori non sono ancora sicuri del perché in questo caso, ma i risultati iniziali hanno implicazioni importanti. Gli astronauti sono lavoratori a turni con compiti molto precisi nel tempo. Per assicurare che lavorino con attenzione e concentrati e riposino quando ne hanno bisogno, devono capire ed anticipare i ritmi circadiani amplificati durante il volo spaziale. I controllori di missione possono pianificare con maggiore efficacia le missioni più lunghe per assicurare che l'equipaggio sia in salute ed efficiente.
Il ruolo della temperatura interna nel sintonizzare i nostri orologi suggerisce anche importanti itinerari di ricerca per studi di lavoro a turni sulla Terra. Il sensore non invasivo sviluppato per misurare la temperatura sulla stazione può anche essere utilizzato per monitorare convenientemente la temperatura interna nelle cliniche o negli studi sul campo.
L'astronauta ESA Paolo Nespoli sarà il prossimo astronauta a prendere parte a questi studi quest'anno, seguito dall'astronauta giapponese Norishige Kanai nel 2018, quando gli esperimenti avranno raccolto tutti i dati e potranno essere tratte nuove conclusioni. Rimanete sintonizzati.
Nella foto (Credit: NASA/ESA) il sensore Thermolab sulla fronte di Samantha Cristoforetti, in volo sulla ISS nel 2014. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/ESA) l'astronauta ESA Alexander Gerst con il sensore temperatura sulla fronte, mentre è al lavoro con un'esperimento all'interno dell'apposito contenitore Microgravity Glovebox, durante la Spedizione 40 sulla ISS.

Fonte: ESA

15/06/2017 - Completato un test del motore di aborto di Orion -

La Orbital ATK, assieme a NASA e Lockheed Martin, ha compiuto con successo un test al suolo del motore di aborto al lancio LAS (Launch Abort System) per il veicolo spaziale Orion della NASA.
Il test si è svolto il 15 giugno presso l'impianto della Orbital ATK di Promontory, Utah, ed è stato un passo cruciale verso la qualificazione del motore che sarà responsabile di strappare via il modulo equipaggio Orion lontano dal razzo Space Launch System (SLS) della NASA in caso di emergenza nelle fasi di lancio ed ascesa.
"Qui alla Orbital ATK siamo molto fieri di lavorare con la NASA e la Lockheed Martin sul LAS di Orion e fornire un motore che è così integrale della sicurezza degli astronauti," ha detto Charlie Precourt, Vice Presidente e General Manager della Propulsion Systems Divisione della Orbital ATK ed ex-astronauta NASA. ""L'importanza della sicurezza e del benessere dei nostri equipaggi non potrà mai essere sottolineata abbastanza."
Nella foto (Credit: Orbital ATK) il momento dell'accensione del motore di aborto di Orion durante il test QM-1 (Qualification Motor-1) del 15 giugno 2017. La fiamma ha raggiunto quasi i 30 metri di altezza.

Fonte: Orbital ATK

Nella foto (Credit: SSL) il satellite BulgariaSat 1.

15/06/2017 - Falcon 9 supera il test statico di accensione in vista del lancio di lunedì -

Il lancio del primo satellite commerciale della Bulgaria, fissato per lunedì dal Kennedy Space Center della NASA in Florida, è ora più vicino dopo il test statico di accensione del primo stadio del Falcon 9 compiuto con successo giovedì.
Il primo stadio già riciclato (identificato con il codice 1029.2), che ha già volato per il rilascio di un satellite lo scorso 14 gennaio dalla California, ha acceso i nove motori Merlin 1D alle 6:25 p.m. EDT (le 0:25 italiane di venerdì 16 giugno) per alcuni secondi mentre veniva tenuto saldamente ancorato alla rampa di lancio 39A. Una nuvola di fumo è scaturita dalla trincea sotto la rampa, e poco dopo, la SpaceX ha confermato su Twitter che il cosiddetto test statico di accensione si era svolto come previsto.
Questa procedura è una pratica consolidata di SpaceX e che viene usata come test finale del lancio, completando tutti i passi del conto alla rovescia, compreso rifornimenti dei propellenti fino ad alcuni secondi di accensione dei nove motori del primo stadio. Il test di giovedì è stato condotto senza il carico utile sul razzo, una procedura che SpaceX ha iniziato dopo l'esplosione di un Falcon 9 sulla rampa 40 di Cape Canaveral lo scorso settembre, proprio durante un test di questo tipo, e che distrusse completamente il razzo ed il satellite israeliano per telecomunicazioni che si trovava sulla sommità.
Dopo il test le squadre di tecnici della SpaceX svuoteranno i serbatoi di propellenti, ossigeno liquido e kerosene RP-1, poi lo abbasseranno in posizione orizzontale e lo riporteranno nell'hangar che si trova sul perimetro sud della rampa 39A. Il satellite per telecomunicazioni BulgariaSat 1, già racchiuso all'interno dell'ogiva protettiva del Falcon 9, verrà agganciato, questo fine settimana, al secondo stadio del razzo prima che il vettore venga nuovamente portato sulla rampa per il tentativo di lancio di lunedì 19 giugno, per le 2:10-4:10 p.m. EDT (fra le 20:10-22:10 italiane).
Costruito dalla Space System/Loral di Palo Alto, in California, BulgariaSat 1 è il primo satellite per telecomunicazioni della Bulgaria. Il satellite, pesante 4 tonnellate al lancio, si occuperà di trasmettere segnali televisivi nelle case della Bulgaria, Serbia ed altre parti dell'Europa per la compagnia BulgariaSat, un'affiliata di Bulsatcom, il più grande fornitore bulgaro di televisione digitale, per una vita operativa di 15 anni.
Dopo essere trascorsi 12 anni per la sua realizzazione, il progetto del satellite, di 235 milioni di dollari, è un grande passo per la Bulgaria, secondo quanto dichiarato da Maxim Zayakov, amministratore delegato di BulgariaSat. "Il satellite è una gran cosa," ha dichiarato Zayakov in un'intervista rilasciata il 5 maggio a Spaceflight Now. "E' un grande passo che ci da la possibilità di sviluppo regionale... così come in tutta Europa, dove abbiamo la massima copertura. E per il Paese, infine, si tratta del primo satellite geostazionario per telecomunicazioni."
La Space System/Loral si è accordata per il lancio di BulgariaSat 1 con la SpaceX per l'utilizzo di un primo stadio Falcon 9 che aveva già volato. La SSL passerà il controllo del satellite a BulgariaSat una volta che sarà stato dichiarato operativo in orbita. La SpaceX intende anche recuperare nuovamente il primo stadio del lancio di lunedì con l'atterraggio sulla chiatta 'Of Course I Still Love You' stazionata nell'Oceano Atlantico ad est di Cape Canaveral. Potrebbe essere utilizzata anche per la prima volta la speciale piattaforma robot cingolata 'OctoGrabber' (chiamata scherzosamente 'Roomba' od 'Optimus Prime'), ideata per mantenere fermo e sicuro il razzo sulla chiatta in modo che possa affrontare il viaggio verso il porto senza la necessità di saldare la base delle zampe sul ponte del vascello, come fatto finora. La missione di lunedì è la prima di tre voli Falcon 9 previsti nelle prossime tre settimane dalla Florida e California. Un test statico di accensione di un altro Falcon 9 all'Air Force Base di Vandenberg previsto per martedì, il giorno successivo al lancio del BulgariaSat 1, in preparazione per un decollo del 25 giugno con una seconda serie di 10 satelliti Iridium di nuova generazione. La prossima missione Falcon 9 dal Kennedy Space Center è invece fissata per i primi di luglio con il satellite Intelsat 35e.
Nella foto (Credit: SpaceX) il momento dell'accensione dei nove motori del Falcon 9 durante il test statico di accensione compiuto giovedì al KSC. Nella foto a sinistra (Credit: SSL) il satellite BulgariaSat 1.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / NASAspaceflight - Chris Bergin

15/06/2017 - L'ultimo lancio russo provoca una vittima Kazaka -

Un uomo di nazionalità Kazaka è morto ed un altro è stato ricoverato in ospedale dopo che sono stati investiti da un'incendio nelle steppe, scoppiato in seguito ai detriti ricaduti dal lancio spaziale russo.
Secondo un portavoce del comitato per le situazioni di emergenza, Ruslan Imankulov, l'incendio, che si è esteso per circa 15 km, è stato innescato da parti del razzo che sono ricadute sulla Terra dopo il lancio di mercoledì dal vicino Cosmodromo di Baikonur. Il razzo è stato utilizzato per lanciare, con successo, un veicolo di rifornimento destinato alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L'agenzia spaziale russa Roscosmos ha confermato il decesso in un comunicato rilasciato giovedì, attribuendolo alle "difficoltà delle condizioni meteorologiche nella regione di ricaduta," che ha riscontrato temperature estremamente alte. Il camion che l'uomo deceduto stava guidando, si è ritrovato fra le fiamme particolarmente forti a causa del vento.
Imankulov ha dichiarato all'AFP che al servizio antincendio locale è stato notificato che un cittadino era stato colto da un "incendio di erba secca" che si era scatenato a circa 40 km dalla città di Zhezkazgan, nelle steppe del Kazakhstan, attorno alle 13:25 GMT di mercoledì (le 15:25 italiane). L'incendio si era sviluppato nella "prevista zona di caduta" degli stadi utilizzato dal razzo Soyuz-2.1a, decollato da Baikonur alle 3:20 locali. L'incendio è stato spento verso le 21 GMT (le 23 italiane). Imankulov ha detto che i due Kazaki stavano lavorando per la pulizia dai detriti per la compagnia russa NPO Mashinostroyeniya. La Roscosmos ha confermato che le due vittime erano dipendenti della compagnia. La NPO Mashinostroyeniya ha reso noto in seguito i nomi del personale, Yuri Khatyushin, la persona deceduta e del ferito Vyacheslav Tyts.
Nell'immagine di archivio (Credit: Roscosmos PAO) un pezzo di primo stadio di un razzo Soyuz ricaduto nelle steppe del Kazahstan.

Fonti: AFP / Space Daily - Staff Writers

15/06/2017 - La Cina piazza in orbita un telescopio spaziale per i raggi X -

La Cina ha lanciato il suo primo telescopio spaziale per i raggi X con il quale osservare buchi neri, pulsar e lampi raggi gamma, per mezzo di un razzo Lunga Marcia-4B (Chang Zheng-4) decollato dal Centro di Lancio Satelliti Jiuquan, che si trova nel Deserto del Gobi, nel nord-ovest del Paese, alle 11 a.m. locali (le 5 italiane).
Il decollo ha avuto luogo dalla rampa di lancio 603 del Complesso di Lancio LC43.
Il telescopio HXMT (Hard X-ray Modulation Telescope, chiamato 'Intuizione', è stato inserito su un'orbita a 550 km di quota sopra la Terra ed aiuterà gli scienziati a comprendere meglio l'evoluzione dei buchi neri, e dei forti campi magnetici e l'interno delle pulsar. Attraverso il telescopio, gli scienziati studieranno inoltre come utilizzare le pulsar per la navigazione dei veicoli spaziali, e cercheranno i lampi dei raggi gamma che corrispondono alle onde gravitazionali.
Con il risultato della saggezza e degli sforzi di varie generazioni di scienziati cinesi, Intuizione, dovrebbe portare avanti in Cina lo sviluppo dell'astronomia spaziale e migliorare la tecnologia di rilevamento dei raggi X nello spazio. A bordo di HXMT vi sono tre principali carichi utili, un telescopio per i raggi X ad alta energia, uno per le medie ed uno per le basse. Utilizzando il metodo di osservazione diretto de-modulato, HXMT può ottenere immagini dei raggi X con alta risoluzione spaziale, mentre le grandi aree di cattura di questi telescopi permettono di avere osservazioni con alti livelli di segnale sul rumore.
La massa di HXMT al lancio è di 2.800 kg e le sue dimensioni sono di 2x2x2,8 metri.
Assieme al telescopio spaziale HXMT vi erano anche il satellite per osservazione terrestre Zhuhai-1, del peso di 50 kg, due OVS-1 (OVS-1a ed OVS-1b) di componenti video, il satellite argentino NuSat-3 'Milanesat', terzo satellite della costellazione Aleph-1 sviluppata e gestita da Satellogic S.A.. La costellazione Aleph-1 sarà formata da oltre 25 satelliti. Il satellite ha una massa di 37 kg e l'obiettivo principale della missione è quello di fornire immagini commerciali della Terra per il pubblico, sia nel visibile che nell'infrarosso.
Quello di oggi è stato il 36esimo lancio orbitale del 2017, il 34esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Xinhua/Zhen Zhe) il lancio del razzo Lunga Marcia-4B con il telescopio spaziale HXMT.

Fonti: Xinhua / NASAspaceflight - Rui C. Barbosa

14/06/2017 - Ti Porto la Luna (ed ESA) in Parlamento -

'Ti porto la Luna', il tour ideato e realizzato da Luigi Pizzimenti, Presidente dell'Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica (ADAA), arriva a Roma con una conferenza presso la Camera dei Deputati, giovedì 15 giugno alle 14:45.
L'evento, giunto alla terza edizione, consiste nel portare in giro per l'Italia un frammento di campione lunare raccolto dagli astronauti delle missioni Apollo, che viene messo a disposizione dal Governo degli Stati Uniti D'America solo a persone accreditate presso la National Aeronautics and Space Administration, NASA.
La Dott.ssa Simonetta Cheli, Capo dell'Ufficio di Coordinamento Programmi di Osservazione della Terra dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), parlerà delle "Ricadute del programma spaziale europeo".
Tra i relatori anche il Presidente ADAA Luigi Pizzimenti ed il Vice Presidente Dario Kubler, e l'Ing. Walter Cugno di Thales Alenia Space. Modera l'evento l'On. Maria Chiara Gadda.
L'Associazione ADAA persegue uno scopo divulgativo nel campo dell'astronomia e dell'astronautica ed è presente con delegazioni regionali in gran parte del Paese. La partecipazione alla conferenza è su invito.
Nella foto (Credit: NASA/Jeff Williams) la Luna Piena fotografata da bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dall'astronauta NASA Jeff Williams.

Fonte: ESA Italia

14/06/2017 - Progress 67P in volo verso la ISS -

Un veicolo cargo russo Progress, carico di alcune tonnellate di materiali e propellenti è decollato in perfetto orario mercoledì mattina alle 3:20 p.m. locali (le 11:20 italiane) dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, per un volo di due giorni verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il Progress MS-06 (67P nella numerazione dei veicoli cargo russi destinati alla ISS), decollato dal Sito 31 Rampa 6 con a bordo 2.739 kg di cargo, è stato inserito dal razzo Soyuz-2.1a su un'orbita di 193x240,8 km con inclinazione di 51,67°. La merce trasportata comprende 1.392 kg di materiali nel compartimento pressurizzato, 880 kg di propellente da trasferire sulla ISS, 420 kg di acqua e 47 kg di aria.
Il volo segna il ritorno dell'utilizzo del vettore Soyuz-2.1a per le Progress dopo tre lanci finali con il Soyuz-U, uno dei quali (Progress MS-04 del primo dicembre 2016) non aveva raggiunto l'orbita. Si è trattato del 69esimo lancio Progress dedicato alla ISS ed il 158esimo Progress fin dall'inizio del programma nel 1978. Quello di oggi è stato anche il 35esimo lancio orbitale del 2017, il 33esimo a concludersi con successo.
Poco dopo il rilascio dal terzo stadio del razzo, il Progress MS-06 ha aperto le antenne ed i pannelli solari. Nei prossimi due giorni diverse manovre porteranno il veicolo spaziale nei pressi della ISS. L'aggancio con il boccaporto del modulo Zvezda della ISS è fissato per venerdì alle 11:42 GMT (le 13:42 italiane).
Nell'immagine (Credit: TsENKI TV/Roscosmos) il Soyuz-2.1a in volo con il cargo Progress MS-06.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

14/06/2017 - Ufficialmente defunta la missione all'asteroide ARM -

Con i piani dell'Amministrazione Trump di cancellarla già annunciato agli inizi dell'anno, e la perdita di supporto al Congresso, la NASA ha ordinato la chiusura del programma ARM (Asteroid Redirect Mission) mentre potrà tenere in vita alcune tecnologie chiave per altre applicazioni.
La conferma, di quello che ormai circolava da tempo, è giunta il 13 giugno durante un incontro tenuto a Greenbelt, Maryland, durante lo SBAG (Small Bodies Assessment Group) quando Michele Gates, direttore del programma ARM alla sede centrale NASA, ha detto che la missione ha ricevuto il suo "avviso di morte" dai responsabili dell'agenzia in aprile, settimane dopo che i documenti per i finanziamenti per l'anno fiscale 2018 erano stati resi pubblici dalla Casa Bianca per la cancellazione della missione.
"Ci troviamo nella fase di chiusura del programma, salvando tutto il buon lavoro svolto dal team e le attività di transizione in modo da poterle utilizzare in progetti futuri," ha dichiarato Michele. ARM sarebbe stata composta da un veicolo robotico destinato ad avvicinarsi ad un asteroide vicino alla Terra, prelevare un grosso masso di alcuni metri di diametro dalla superficie del corpo celeste e trasportarlo nello spazio attorno alla Luna. Qui sarebbero giunti gli astronauti a visitare il masso, fare studi, raccogliere campioni e riportarli sulla Terra.
La missione non aveva mai avuto un grande appoggio fin dalla proposta nel 2013, particolarmente da parte del Congresso USA, che non la vedeva come propedeutica all'obiettivo a lungo termine della NASA di portare l'uomo su Marte. La NASA ha enfatizzato che le tecnologie chiave sviluppate per ARM proseguiranno, tipo la propulsione elettrica che avrebbe volato con la missione robotica, per utilizzarla in missioni future.
L'Amministratore NASA facente funzioni, Robert Lightfoot ha dichiarato l'8 giugno, durante un'audizione di fronte ad una commissione parlamentare, che la versione del sistema propulsivo solare-elettrico potrebbe volare negli anni '20 come 'modulo propulsivo' del proposto avamposto nello spazio cislunare, Deep Space Gateway.
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il veicolo spaziale robotico di ARM con il masso catturato.

Fonte: SpaceNews - Jeff Foust

Nella foto (Credit: NASA/Thomas Pesquet) la penisola della Florida sorvolata dalla ISS di notte.

13/06/2017 - Progress pronto al via -

Il veicolo cargo russo Progress 67 (67P), o MS-06, è pronto sulla rampa di lancio nel Kazakhstan, per un decollo previsto mercoledì alle 3:20 p.m. locali (le 11:20 italiane) con un razzo vettore Soyuz-2.1a.
La NASA TV trasmetterà il lancio in diretta dal Cosmodromo di Baikonur, compreso l'attracco al modulo di servizio Zvezda della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) previsto venerdì alle 7:42 a.m. EDT (le 13:42 italiane). A bordo del cargo si trovano quasi 2.700 kg fra esperimenti ed equipaggiamenti. All'interno del modulo pressurizzato del Progress si trovano anche quattro piccoli satelliti, che saranno rilasciati dai cosmonauti russi durante una passeggiata spaziale che verrà compiuta nel corso dell'anno. Il veicolo rimarrà attraccato alla ISS fino a dicembre, quando si sgancerà, carico di rifiuti, e rientrerà nell'atmosfera per bruciare sopra l'Oceano Pacifico.
Intanto a bordo dell'avamposto spaziale, due esperimenti sono stati estratti dal modulo non pressurizzato ('trunk') del veicolo cargo Dragon di SpaceX e sono stati agganciati all'esterno della ISS. I controllori di volo hanno guidato il braccio robotico Canadarm2 per raggiungere l'interno di Dragon, prendere entrambi gli esperimenti ed installarli sull'apposita piattaforma logistica EXPRESS.
Il primo esperimento, MUSES, o Multiple User System for Earth Sensing, è stato estratto il 6 giugno, il giorno dopo l'arrivo di Dragon alla stazione. L'esperimento venne installato due giorni dopo sul lato sinistro del traliccio principale della stazione. MUSES è una piattaforma per l'osservazione della Terra che potrebbe migliorare la navigazione, l'agricoltura, l'industria petrolifera e le risposte all'emergenze.
NICER, o Neutron Star Interior Composition Explorer, è stato estratto domenica pomeriggio ed è stato installato questa sera. Questo strumento cercherà nuovi indizi sulla fisica delle stelle a neutroni ed aiuterà gli scienziati a sviluppare un sistema di navigazione spaziale basato sulle stelle pulsar.
Un terzo esperimento verrà estratto dal 'bagagliaio' di Dragon il 17 giugno per testare un nuovo avanzato pannello solare. Il Roll-Out Solar Array, o ROSA, si srotola come un nastro con le celle solari poste su una coperta flessibile. ROSA, che potrebbe alimentare le future navi spaziali della NASA ed i satelliti per telecomunicazioni, verrà poi riposto all'interno del trunk di Dragon dopo aver raccolto dati per sette giorni mentre si troverà agganciato al braccio robotico della stazione.
Nel frattempo l'equipaggio di Spedizione 52, composto da due astronauti NASA ed un cosmonauta Roscosmos stanno trascorrendo la seconda settimana a bordo della ISS. L'Ingegnere di Volo Peggy Whitson ha iniziato lunedì le misurazioni delle proprie spalle, schiena, petto e fianchi per l'esperimento Body Measures. Gli scienziati stanno studiando come vivere nello spazio con le modifiche del corpo in forma e dimensioni che possono influenzare il design delle future tute spaziali. Jack Fischer ha invece studiato come le piante rispondono alla luce e crescono nello spazio per l'esperimento Seedling Growth-3. Inoltre ha lavorato alla rimozione e sostituzione di un bullone che si era bloccato dopo che l'ultimo veicolo cargo Dragon aveva lasciato la stazione a marzo. Il lavoro di manutenzione è stato eseguito prima che il nuovo veicolo cargo Dragon arrivasse il 5 giugno. Il Dragon CRS-11 rimarrà agganciato al modulo Harmony fino al 2 luglio.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il veicolo cargo Progress 67 sopra il razzo Soyuz alla rampa di lancio del Cosmodromo di Baikonur. Nella foto a sinistra (Credit: NASA/Thomas Pesquet) la penisola della Florida sorvolata dalla ISS di notte in una spettacolare foto di Thomas Pesquet.

Fonti: NASA ISS blog - Mark Garcia / Spaceflight Now - Stephen Clark

13/06/2017 - Il Presidente del Consiglio in visita ad AVIO -

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha visitato questa mattina gli stabilimenti di AVIO, l'azienda di Colleferro, vicino Roma, dove vengono preparati i componenti dei razzi Vega ed Ariane 5.
Gentiloni è stato accolto dall'Amministratore Delegato di AVIO, Giulio Ranzo, che ha sottolineato che "è partita una nuova corsa allo spazio, tesa a renderlo accessibile a tutti a costi competitivi," ha rilevato Ranzo. "AVIO è nel cuore di questa nuova corsa allo spazio."
Gentiloni è stato ricevuto dalle maestranze di AVIO e dal sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, l'amministratore delegato della Avio Giulio Ranzo e il presidente di Avio Roberto Italia, insieme al capo del direttorato dell'Esa per il trasporto spaziale Daniel Neuenschwander, all'amministratore delegato della Arianespace Stéphane Israel e all'amministratore delegato della Asl (Airbus Safran Launchers) Alain Charmeau.
Gentiloni ha potuto osservare anche i capannoni dove viene realizzato il nuovo P120 C, il motore comune di Vega C ed Ariane 6, i futuri lanciatori europei. Il motore è realizzato con una tecnica basata sull'avvolgimento di fibre di carbonio, la stessa utilizzata sul motore P80 dell'attuale razzo Vega, che lo rende particolarmente resistente. Il primo esemplare è già stato inviato nella base di lancio europea di Kourou, nella Guyana Francese, dove verrà sottoposto alla fase di test a bordo del Vega C nel 2019 e dell'Ariane 6 nel 2020.
Nella foto (Credit: La Presse), a sinistra, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in visita ad AVIO, riceve un modellino di Vega dall'AD Ranzo.

Fonti: ANSA.it / LaPresse.it - Fabio De Ponte

12/06/2017 - Fervono i preparativi per il prossimo Ariane 5 -

Il prossimo lancio del vettore pesante Ariane 5 di Arianespace, fissato per il 28 giugno dallo Spazioporto nella Guyana Francese, trasporterà due carichi utili, il satellite per telecomunicazioni dell'ISRO (l'agenzia spaziale indiana) GSAT-17 e quello multi-missione Hellas Sat-3/Inmarsat S EAN per la Hellas e la Inmarsat.
In preparazione al decollo, il GSAT-17 è in fase di test, compreso il dispiegamento dei propri pannelli solari e dei riflettori d'antenna, all'interno della grande sala test S5C dello Spazioporto. Questi test di dispiegamento sono procedure di routine con i satelliti indiani prima del lancio. Per l'apertura dei pannelli solari, vi sono dei particolari supporti in lattice che simulano le condizioni di gravità zero dello spazio. Una volta validata l'operazione, i tecnici indiani hanno ripiegato i pannelli ai lati del satellite per la configurazione finale di lancio. Dopo di questo, anche le due antenne paraboliche del satellite, sono state dispiegate in modo simile e poi ripiegate durante le attività all'interno della sala pulita.
Lanciato a bordo della prossima missione Ariane 5 - designata Volo VA238 nel sistema di numerazione della famiglia di lanciatori Arianespace - il GSAT-17 verrà rilasciato per secondo nella sequenza di volo, dopo il rilascio dell'Hellas Sat-3-Inmarsat S EAN. Il GSAT-17 si basa sulla versione estesa del veicolo spaziale I-3K, con una massa al decollo di 3.425 kg. Le apparecchiature di bordo sono composte di trasmettitori in banda Ku, Normal-C ed Extended-C. Il satellite inoltre ospita trasmettitori CxS e SxC così come DRT e SAR.
Arianespace punta ad un totale di 12 missioni nel 2017, utilizzando la sua famiglia di lanciatori composti dal vettore pesante Ariane 5, il medio Soyuz ed il leggero Vega. Finora quest'anno, i servizi di lancio della compagnia hanno compiuto sei voli dallo Spazioporto, composti da tre Ariane 5, due utilizzando il Soyuz ed uno con il Vega.
Nella foto (Credit: Arianespace) il test di apertura dei pannelli solari del satellite indiano per telecomunicazioni GSAT-17, presso lo Spazioporto di Kourou.

Fonte: Arianespace

12/06/2017 - L'ESA al Paris Air Show 2017 di Le Bourget -

Il 52esimo Salone Internazionale dell'Aria e dello Spazio di Parigi, a Le Bourget, apre le porte lunedì 19 giugno.
I rappresentanti della stampa sono invitati a partecipare agli eventi ESA presso il proprio padiglione, situato tra i due modelli in scala 1:1 dei lanciatori Ariane1 ed Ariane5, vicino al Museo permanente dell'Aria e dello Spazio. Il padiglione ESA presenterà ambiziose missioni europee e progetti che riguardano tutti i campi spaziali, con particolare attenzione ai recenti successi ed alle prossime missioni.
Centrale a questa presentazione sarà ciò che il Direttore Generale dell'ESA, Jan Woerner, definisce come 'Spazio 4.0', un'era nella quale il settore spaziale si evolve dall'essere prerogativa dei governi di poche nazioni ad una nuova realtà, con un numero maggiore dei diversi attori spaziali in tutto il mondo, dal pubblico al privato, dal locale al globale, dal mondo universitario ai cittadini.
Di conseguenza, l'ESA metterà in risalto i progetti che vanno dalla scienza e la tecnologia spaziali ai futuri progetti per il volo spaziale abitato, l'esplorazione robotica, e dai sistemi di trasporto spaziale ai servizi e le applicazioni basati sullo spazio. Colloqui a tema avranno luogo ogni giorno nel foro centrale, con Spazio 4.0 come visione globale.
Per avere una panoramica degli eventi, visitate la pagina dedicata del programma: http://www.esa.int/About_Us/Exhibitions/Le_Bourget_2017/ESA_at_the_Paris_Air_and_Space_Show_19_25_June_-_Programme_of_events
Nell'immagine (Credit: ESA/Profil Design & Stands) il padiglione ESA presso il Paris Air and Space Show 2017.

Fonte: ESA Italia

Nella foto (Credit: Roscosmos) il cargo Cygnus S.S. John Glenn si allontana dalla ISS.

11/06/2017 - Cygnus 'S.S. John Glenn termina la missione -

Orbital ATK ha annunciato che oggi, 11 giugno 2017, il veicolo spaziale Cygnus 'S.S. John Glenn' ha completato con successo la settima missione logistica cargo alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sotto il contratto Commercial Resupply Services (CRS-1) con la NASA. La missione segna anche la terza volta che un Cygnus viene utilizzato come piattaforma di ricerca per condurre esperimenti nello spazio con tutti gli obiettivi della missione eseguiti come previsto.
"La nostra partenza dalla ISS con sei settimane prima del previsto prova ancora una volta la versatilità, flessibilità e dedizione della Orbital ATK per il nostro cliente NASA," ha dichiarato Frank Culbertson, Presidente dello Space System Group di Orbital ATK. "Il perfetto completamento del nostro quarto invio cargo in poco più di un anno dimostra il nostro impegno nell'eseguire missioni di successo e rappresenta un pieno tributo alla vita ed a uno dei grandi eroi Americani dei nostri tempi, John Glenn. Siamo fieri di aver fatto volare S.S. John Glenn in suo onore."
La missione OA-7 si è conclusa ufficialmente l'11 giugno verso le 1:08 p.m. EDT (le 19:08 ora italiana) quando il Cygnus ha compiuto un sicuro, rientro distruttivo nell'atmosfera terrestre sopra l'Oceano Pacifico ad Ovest della Nuova Zelanda. Il Cygnus venne lanciato il 18 aprile dall'Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida. Quattro giorni dopo il veicolo spaziale è arrivato alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e consegnato circa 3.450 kg di cargo per gli astronauti. Le merci comprendevano un sistema di rilascio CubeSat della NanoRacks, cibo, vestiario, equipaggiamenti, parti di ricambio, imballi ed attrezzature di laboratorio.
Il veicolo spaziale è rimasto ormeggiato per 44 giorni ed ha lasciato la stazione il 4 giugno, trasportando circa 1.950 kg di materiale da smaltire, un nuovo record per Cygnus. Una volta lasciata la stazione spaziale ed al di fuori dell'orbita della ISS, S.S. John Glenn ha completato con successo la fase due della missione OA-7 - fungendo da piattaforma per ricerche avanzate nello spazio, indipendentemente dal laboratorio orbitante. Esso ha condotto il Saffire-III (Spacecraft Fire Experiment-III), rilasciando quattro CubeSat in orbita ed iniziato un esperimento per analizzare cosa accade ad una nave spaziale durante il rientro nell'atmosfera terrestre.
Progettato dal Glenn Research Center della NASA e finanziato dalla Divisione Sistemi Esplorazione Avanzata della NASA, Saffire-III è stato il terzo di una serie di test che studia come si comportano grandi incendi in microgravità. Cygnus ha ospitato l'intera serie di esperimenti Saffire finora.
I quattro CubeSat sono stati rilasciati in orbita utilizzando un deployer NanoRacks. Il veicolo spaziale si è portato ad una quota di 481 km prima di rilasciare i satelliti in orbita. Questa manovra permetterà di aumentare la vita orbitale dei satelliti a circa sette anni, comparati con solo tre di quelli rilasciati dalla ISS. Ora che i satelliti si trovano nelle posizioni previste, assisteranno nel tracciamento globale delle navi.
L'ultimo esperimento ha utilizzato tre Reentry Data Collection Flight Recorders per ottenere dati durante l'estreme condizioni che il veicolo spaziale incontra mentre rientra nell'atmosfera terrestre. Inoltre ha testato le prestazioni di differenti materiali per scudi termici che potrebbero essere utilizzati in future missioni spaziali degli USA.
A seconda degli specifici bisogni cargo della NASA, la Orbital ATK sta preparando il lancio di ulteriori due missioni CRS per quest'anno, utilizzando il razzo Antares della compagnia dalla Wallops Flight Facility della NASA in Virginia.
Nella foto (Credit: Roscosmos) il veicolo cargo Cygnus 'S.S. John Glenn' lascia la ISS. Nella foto a sinistra (Credit: Roscosmos) il cargo Cygnus S.S. John Glenn si allontana dalla ISS.

Fonti: Spaceref / Orbital ATK

09/06/2017 - La S7 Sea Launch ordina 12 razzi Zenit -

Il 28 aprile di quest'anno, è stato siglato un contratto fra la Yuzhmash, azienda spaziale ucraina, e la S7 Sea Launch per la produzione e consegna di una serie di veicoli di lancio Zenit.
In generale il contratto richiede la fornitura di 12 veicoli di lancio da utilizzare nei programmi Sea Launch e Sea Land per l'esplorazione e l'utilizzo a scopi pacifici dello spazio esterno nei confini dei progetti spaziali internazionali. Al momento in produzione vi sono due razzi, un Zenit-3SL ed uno Zenit-3SLB. La firma del contratto è un grande passo per superare la grave crisi nella quale la Yuzhmash è caduta fin dal 2013 e che ha visto un massiccio calo dei volumi produttivi.
I successivi tre anni di lavoro degli specialisti della compagnia hanno iniziato a portare risultati. Oggi il portafoglio della Yuzhmash ha ordini per i prossimi anni per un valore di 350 milioni di dollari. La Yuzhmash ha espresso la propria profonda gratitudine alle cariche legislative ed esecutive per aver fornito il loro apporto, senza precedenti, finanziario e regolamentare. Senza il loro supporto, sarebbe stato impossibile riprendere la produzione e superare la crisi.
La S7 Sea Launch, che ha rilevato la Sea Launch, operatore per la messa in orbita di satelliti commerciali che utilizza una piattaforma oceanica e razzi Zenit, nel settembre 2016, prevede di riprendere i voli commerciali nel 2018.
Questa notizia contrasta con l'affermazione di Igor Komarov, capo della Roscosmos (l'agenzia spaziale federale russa) che il primo giugno ha dichiarato che il nuovo lanciatore medio Soyuz-5 sarà lanciato dalla piattaforma oceanica della Sea Launch. "Questo progetto (Soyuz-5) sarà usato dai nostri partner privati che lo utilizzeranno sulla Sea Launch. La collaborazione con S7, che abbiamo siglato lo scorso anno, prosegue," ha dichiarato il capo della Roscosmos. Secondo Komarov, la Roscosmos intende utilizzare questo progetto sia per le necessità dello stato che per quelle civili.
Nella foto di archivio (Credit: RKA Energia) la piattaforma oceanica Sea Launch 'Ocean Odyssey' con un razzo Zenit pronto al lancio.

Fonti: Parabolic Arc - Doug Messier / ITAR TASS

Nell'illustrazione (Credit: PSS/Massimo Martini) il motore a fusione potrebbe rendere possibile una missione su Plutone in 4 anni.

09/06/2017 - Piccoli reattori a fusione per il futuro del volo spaziale -

Una piccola compagnia aerospaziale statunitense, la Princeton Satellite System, si è aggiudicata un contratto NASA per lo sviluppo di sistemi necessari alla realizzazione di motori a fusione nucleare compatti per uso spaziale.
L'ambiziosa compagnia afferma che potrebbe spingere razzi nello spazio con motori a fusione nucleare delle dimensioni di alcuni frigoriferi. Altri utilizzi di questi razzi a fusione potrebbero essere la deflessione di asteroidi in rotta di collisione con la Terra o ausili nella costruzione di basi abitate sulla Luna o Marte. Oggi i principali metodi di propulsione spaziale sono quello chimico, facendo bruciare un propellente i cui gas combusti vengono fatti uscire da un ugello per fornire la spinta oppure un motore ad ioni che genera spinta utilizzando l'elettricità per accelerare ioni di un propellente caricato elettricamente. I motori ad ioni sono molto più efficienti di quelli chimici, ma sono limitati dalla quantità di energia elettrica che può essere generata tramite i pannelli solari oppure utilizzando il decadimento di materiali radioattivi.
Invece la fusione nucleare, la stessa che mantiene accese le stelle, sono, non solo molto efficienti ma producono anche molta energia elettrica. Finora un reattore a fusione nucleare non ha mai prodotto più energia di quanta ne consumi. Inoltre i reattori a fusione in fase di realizzazione sono giganteschi, rendendoli difficili da ospitare su una nave spaziale.
Ma ora la NASA ha finanziato delle ricerche per piccoli motori a fusione nucleare. "E' una tecnologia che permetterebbe missioni robotiche ed umane a Marte e Plutone, e che potrebbe, potenzialmente aprire la via dello spazio interstellare," dice Michael Paluszek, presidente della Princeton Satellite System di Plainsboro, New Jersey. I grandi reattori a fusione allo studio oggi, come ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) sono progettati per generare centinaia di megawatt di energia. A differenza, Paluszek e colleghi della PSS stanno progettando reattori che potrebbero produrre soltanto una dozzina di megawatt. Questo riduce i reattori di molto e li rende più semplici da costruire e lanciare nello spazio.
Inoltre, questi piccoli reattori a fusione sono molto meno costosi di strutture più grandi. Paluszek sottolinea che, mentre un moderno esperimento di fusione può arrivare a costare 20 miliardi di dollari, un prototipo di razzo a fusione che i ricercatori prevedono di realizzare potrebbe costare appena 20 milioni di dollari. Per ora la compagnia ha ricevuto tre finanziamenti NASA per il progetto. L'obiettivo è quello di ottenere circa un 1Kw di energia per 1 kg di massa. Un razzo a fusione da 10 megawatt potrebbe pesare circa 10 tonellate. "Potrebbe avere le dimensioni di 1,5 metri di diametro e da 4 ad 8 metri di lunghezza," dice Paluszek. La fusione nucleare richiede temperature e pressioni estremamente alte per forzare gli atomi a fondersi, un processo che converte una parte della massa degli atomi in energia. I reattori a fusione che la PSS sta sviluppando utilizzano onde radio a bassa frequenza per riscaldare una miscela di deuterio ed Elio-3, con i campi magnetici che confinano il plasma ottenuto in un anello. Il deuterio è fatto da atomi di idrogeno che hanno un neutrone in più; mentre l'Elio-3 è fatto di atomi di elio , ognuno con un neutrone mancante; ed il plasma è lo stato della materia che si trova nelle stelle, nei fulmini e nelle luci al neon.
Mentre il plasma ruota nell'anello, una piccola parte spiraleggia fuori e viene diretta dall'ugello per ottenere la spinta. "Possiamo ottenere velocità molto alte di uscita, fino a circa 25.000 km/secondo," aggiunge Paluszek. Con queste velocità di espulsione le velocità raggiunte da una nave spaziale permetterebbero di raggiungere Marte e tornare indietro in appena 310 giorni (contro gli oltre due anni con i motori chimici).
Questo tempo minore di viaggio permetterebbe anche di ridurre il rischio di radiazioni che gli astronauti subiscono dal Sole e dallo spazio profondo, così come si potrebbe risparmiare sui rifornimenti da portarsi appresso nella missione. Inoltre un motore a fusione generebbe molta energia elettrica utilizzabile dall'astronave per le comunicazioni e gli strumenti scientifici. Un motore a fusione da 10 megawatt potrebbe anche deviare un asteroide di 160 metri di diametro in rotta di collisione con la Terra e potrebbe persino permettere i viaggi interstellari verso i sistemi più vicini. Raggiungere Alpha Centauri richiederebbe 'soltanto' dai 500 ai 700 anni, contro le decine di migliaia con i sistemi propulsivi attuali.
I contro a questo sistema che utilizza le onde radio sono le dimensioni del reattore, che non possono superare i 10 metri di diametro oltre che generare mortali radiazioni di neutroni, così come i raggi X. Inoltre l'Elio-3 è raro sulla Terra anche se è possibile generarlo utilizzando reattori nucleari a fissione. La PSS non è la sola compagnia a perseguire la via della fusione nucleare su piccola scala. Anche la Helion Energy di Redmond, Washington, intende fondere deuterio ed Elio-3 mentre la Tri Alpha Energy di Foothill Ranch, California, vuole fondere boro e protoni. Anche la più famosa compagnia aerospaziale Lockheed Martin aveva annunciato nel 2014 di stare lavorando su un reattore a fusione così compatto da poter essere trasportato sul rimorchio di un camion. Però gli ultimi sviluppi, purtroppo, hanno visto la stima delle dimensioni e della massa del reattore sottostimata di un fattore 100.
Nell'illustrazione artistica (Credit: University of Washington, MSNW) un razzo spinto da un motore a fusione vola verso Marte. Nell'illustrazione a sinistra (Credit: PSS/Massimo Martini) il motore a fusione potrebbe rendere possibile una missione su Plutone in quattro anni, contro gli oltre dieci impiegati dalla New Horizons.

Fonti: Space.com - Charles Q. Choi / Princeton Satellite System / NASA SBIR/STTR- Gina Anderson e Kimberly Williams

08/06/2017 - Trappist-1: ecco dove cercare la vita -

Secondo delle recenti simulazioni effettuate con uno dei computer più potenti del mondo, dei pianeti a 40 anni luce da noi, solo Trappist-1e potrebbe essere abitabile: è roccioso e la sua temperatura, almeno per i nostri canoni, sarebbe accettabile.
I sette pianeti che orbitano attorno alla stella nana rossa ultra-fredda Trappist-1, che si trova ad appena 40 anni luce da noi, sono quelli che - più di tutti - hanno attirato l'attenzione mediatica degli ultimi mesi. Per poter sapere però se sono abitabili molti gruppi di ricerca stanno studiando il sistema da diverse angolazioni e Billy Quarles (University of Oklahoma) insieme ad alcuni colleghi avrebbe identificato la loro composizione.
Comparando la densità della Terra ai pianeti attorno a Trappist-1, Quarles può determinare come sono composte queste 'terre' fornendo informazioni sulla loro potenziale abitabilità. La conclusione è che sei dei sette pianeti sono di tipo terrestre (cioè presentano una composizione rocciosa simile alla Terra). L’eccezione sarebbe Trappist-1f, che per il 25% è composto d’acqua. Dalle simulazioni effettuate è emerso che Trappist-1e (cioè il pianeta centrale) possa essere il miglior candidato per studi futuri sull’abitabilità di questo sistema.
Collaborando con ricercatori del Goddard Space Flight Center della NASA, Quarles ha utilizzato una delle macchine di calcolo più potenti al mondo, cioè il Supercomputer Pleiades (dell’High-End Computing Program dell'agenzia spaziale americana). Dai calcoli è venuto fuori che la massa di Trappist-1f è il 70% di quella della Terra, ma ha le stesse dimensioni del nostro pianeta e poiché il raggio è così grande, la debole pressione atmosferica induce con facilità l’acqua a evaporare. Oltre a questo, Trappist-1f è probabilmente anche troppo caldo per ospitare la vita come noi la conosciamo.
I mondi extrasolari di Trappist 1 sono stati fonte di ispirazione per due scienziati del Caltech, Robert Hurt e Tim Pyle, che hanno realizzato una serie di rappresentazioni artistiche dei pianeti ispirandosi alle caratteristiche di alcuni corpi celesti del Sistema Solare, creando un insolito connubio tra arte e scienza.
Solo per citarne alcuni, TRAPPIST-1b è stato ritratto prendendo come ispirazione le caratteristiche fisiche di Io, la luna di Giove. Per il pianeta più remoto, TRAPPIST-1h, sono state utilizzate invece altre due lune gioviane Ganimede e Europa, coperte di ghiaccio. Per gli autori delle illustrazioni, l’obiettivo del loro lavoro è fornire uno strumento visivo che possa stimolare la curiosità del pubblico verso la scienza: "Se si guarda indietro fino a i primi esempi di arte spaziale – ha concluso Hurt – possiamo affermare che quest’ultima è stata utile alla comprensione del nostro Universo, diventando una parte importante della ricerca."
Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA/JPL-Caltech) la possibile superficie dell'esopianeta TRAPPIST-1f.

Fonti: Media INAF - Eleonora Ferroni / ASI - Fulvia Croci / NASA - Pat Brennan, Elizabeth Landau, Felicia Chou e Tony Greicius

Nella foto (Credit: ILS) il trasporto del razzo Proton Breeze M/EchoStar XXI verso la rampa di lancio.

08/06/2017 - Dopo un anno il Proton M ritrova la via dello spazio -

A quasi un anno dall'ultima missione, oggi un razzo Proton/M ha di nuovo preso la via dello spazio ed ha portato in orbita un satellite per telecomunicazioni.
Il decollo del razzo Proton/Breeze M è avvenuto alle 9:45 a.m. locali (le 5:45 italiane) dall'Area 81, Rampa 24 del Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakstan con il satellite EchoStar XXI a bordo. I primi tre stadi del razzo Proton hanno utilizzato un profilo di ascesa standard per piazzare lo stadio superiore Breeze M ed il satellite EchoStar XXI su una traiettoria suborbitale. Poi il Breeze M ha eseguito le previste manovre della missione, la prima per circolarizzare l'orbita di parcheggio, poi per raggiungere l'orbita intermedia, seguita dall'orbita di trasferimento ed infine l'orbita di trasferimento geosincrono. La separazione fra EchoStar XXI è avvenuta circa 9 ore e 13 minuti dopo il decollo. In totale lo stadio superiore ha compiuto cinque accensioni nel corso di quasi nove ore.
Si è trattato del 413esimo lancio di un Proton fin dal volo inaugurale nel luglio 1965, il 94esimo lancio Proton per la International Launch Services (ILS). Il veicolo di lancio Proton Breeze M è sviluppato e costruito dal Centro Spaziale Khrunichev di Mosca, uno dei pilastri dell'industria spaziale della Russia e maggiore azionista di ILS. Il satellite EchoStar XXI, gestito della EchoStar, uno dei principali fornitori di soluzioni satellitari con sede centrale ad Englewood, Colorado, ha una massa al lancio di quasi 7 tonnellate, il più pesante satellite mai lanciato da un Proton.
EchoStar XXI è stato realizzato dalla SSL utilizzando la piattaforma ben collaudata 1300. EchoStar XXI è un satellite in banda S allo stato dell'arte progettato per fornire connettività mobile sopra l'Europa e sarà piazzato nella posizione orbitale di 10,26° Est. "Siamo onorati di servire EchoStar da quasi vent'anni, dato che il lancio di EchoStar IV con un Proton risale al 1998. Il team di ILS è molto fiero di aver giocato un ruolo importante nell'espansione della flotta satellitare di EchoStar ed aver permesso la connettività sull'Europa, con il successo nel lancio di EchoStar XXI. I nostri sinceri ringraziamenti a tutti i membri del team EchoStar XXI che hanno svolto un ruolo decisivo nel successo di questa missione," ha detto Kirk Pysher, presidente di ILS.
Questo di oggi è stato il 34esimo lancio orbitale del 2017, il 32esimo a concludersi con successo.
Si è trattato del primo decollo di un Proton Breeze M quest'anno. Il precedente decollo di un razzo della famiglia Proton risale al 9 giugno 2016. Quella volta il razzo portò in orbita il satellite Intelsat-31, ma uno dei quattro motori del secondo stadio di erano spenti nove secondi prima del previsto, causando una mancanza di velocità che, fortunatamente, era stata compensata dallo stadio superiore Breeze M. EchoStar XXI sarebbe dovuto essere lanciato poco dopo ma venne rinviato più volte dopo che gli specialisti scoprirono dei difetti nei motori del secondo e terzo stadio. I rapporti hanno rivelato che il costruttore aveva utilizzato un materiale differente per le saldature della produzione di 71 motori. Sebbene fosse stato più costoso, non rispondeva ai requisiti generali tecnologici.
Nella foto (Credit: © Sergei Savostyanov/TASS) il decollo del Proton Breeze M con il satellite EchoStar XXI. Nella foto a sinistra (Credit: ILS) il trasporto del razzo Proton Breeze M/EchoStar XXI verso la rampa di lancio.

VIDEO LANCIO PROTON BREEZE M CON IL SATELLITE ECHOSTAR 21 - 08/06/2017 - (Credit: ILS/SCINEWS) - dur.min. 2:53 - LINGUA RUSSO/INGLESE

Fonti: ILS / ITAR TASS / Space Launch Report - Ed Kyle

07/06/2017 - Lo spazio si vede a Pechino -

Si è aperta a Pechino l’edizione 2017 di GLEX, il convegno internazionale Global Space Exploration, organizzato dalla IAF, l'International Astronautical Fondation.
Giornata di apertura con i rappresentanti delle principali agenzie spaziali, dal francese Jean-Yves Le Gall, a capo del CNES, a Jan Woerner DG dell’ESA, passando per Pascale Ehrenfreund della DLR, Roberto Battiston dell’ASI, e poi il Giappone, il Sud Africa, il Canada e ovviamente la Cina, padrona di casa. Sul palco i leader delle agenzie spaziali si sono cimentati nel commentare un sondaggio realizzato in tempo reale di dodici domande sul ruolo che devono avere le agenzie spaziali, il contesto di riferimento e i campi di attività da prediligere. È prevalsa la necessità di una maggiore coesione a livello strategico e si è sottolineato come sia importante l’apporto finanziario oltre che tecnologico delle aziende private.
Numerosi i momenti di confronto nel corso della tre giorni, dal 6 all’8 giugno, dedicata all’esplorazione spaziale: domani sarà la volta del convegno organizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana, che sarà moderato da Cristina Falvella, responsabile strategie dell’ASI e vedrà la partecipazione del Presidente Battiston. Nella mattinata di martedì partecipazione ASI nella plenaria dedicata all’importanza delle collaborazioni internazionali, con Silvia Ciccarelli.
Nella foto (Credit: ASI) una foto di gruppo all'apertura del GLEX 2017 a Pechino, il 6 giugno 2017.

Fonti: ASI - Redazione / GLEX

07/06/2017 - La NASA presenta dodici nuovi candidati astronauti -

Oggi il vice-presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, era al Johnson Space Center della NASA ad Houston, Texas, per la presentazione ufficiale dei dodici nuovi candidati astronauti, cinque donne e sette uomini, usciti da una selezione di oltre 18.300 partecipanti, più del doppio di quella record del 1978 dove furono circa 8.000.
In ordine alfabetico i dodici candidati sono i seguenti: Kayla Barron, Zena Cardman, Raja Chari, Matthew Dominick, Bob Hines, Warren Hoburg, Jonny Kim, Robb Kulin, Jasmin Moghbeli, Loral O'Hara, Frank Rubio, e Jessica Watkins. Ed ora conosciamo meglio questi futuri esploratori del cosmo:

Nell'immagine (Credit: NASA), da sinistra in alto: Barron, Cardman, Chari, Dominick, Hines e Hoburg. In basso da sinistra, Kim, Kulin, Moghbeli, O'Hara, Rubio e Watkins Kayla Barron - 29 anni, Tenente della U.S. Navy, originaria di Richland, Washington. Laurea in ingegneria dei sistemi ed un master in ingegneria nucleare nell'Università di Cambridge. Ufficiale di sottomarini, facente parte della prima classe di donne prescelte nella comunità subaquea.

Zena Cardman - 29 anni, di Willisburg, Virginia. Laurea in Biologia e master in Scienze Marine presso l'Università del Nord Carolina. Il suo campo di studi riguarda i microorganismi dell'ambiente sotterraneo, dalle caverne ai sedimenti nelle profondità del mare. Ha eseguito diverse missioni Antartiche, lavorato a bordo di vascelli di ricerca e con missioni di simulazioni NASA nella Columbia Britannica, Idaho ed Hawaii.

Raja Chari - 39 anni, Tenente Colonnello dell'U.S. Air Force, viene da Waterloo, Iowa. Laurea in Ingegneria astronautica e master in aeronautica ed astronautica al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e pilota collaudatore della Scuola Navale. Chari ha servito come comandante del 461esimo Flight Test Squadron e direttore dei test integrati per l'F-35 presso l'Edwards Air Force Base in California.

Matthew Dominick - 35 anni, Tenente Comandante di U.S. Navy, nato a Wheat Ridge, Colorado. Laura in Ingegneria Elettronica e master in Ingegneria di Sistemi presso la Naval Postgraduate School, oltre al brevetto di pilota collaudatore della Scuola Navale. Dominick ha servito in mare sulla USS Ronald Reagan, come capo dipartimento Strike Fighter Squadron 115.

Bob Hines - 42 anni, di Harrisburg, Pennsylvania. Egli ha ottenuto una laurea in ingegneria aerospaziale alla Boston University ed un master nello stesso campo. Poi ha ottenuto il brevetto di pilota collaudatore dell'U.S. Air Force e poi un master in Ingegneria Aerospaziale nell'Università dell'Alabama. Egli ha servito nell'U.S. Air Force e Air Force Reserve per 18 anni. Negli ultimi cinque anni Hines ha servito come pilota ricercatore NASA presso il JSC.

Warren 'Woody' Hoburg - 31 anni, originario di Pittsburg, Pennsylvania. Egli ha ottenuto un laurea in ingegneria aerospaziale dal MIT ed ha proseguito con un dottorato in ingegneria elettronica e computer dall'Università della California, Berkley. E' un pilota privato ed ha esperienza in ricerche e recupero in zone impervie. Al MIT stava guidando un gruppo di ricerca come assistente professore in Aeronautica ed Astronautica.

Dr. Jonny Kim - 31 anni, Tenente U.S. Navy, nato e cresciuto a Los Angeles. Entrato in marina è stato addestrato ed ha operato come Navy SEAL, completando oltre 100 operazioni di combattimento ed ottenendo una medaglia Silver Star ed una Bronze Star con il Combat V. Dopo di questo ha ottenuto una laurea in matematica presso l'Università di San Diego ed un dottorato in medicina presso l'Harvard Medical School. Kim lavora come medico al pronto soccorso del Massachusetts General Hospital.

Robb Kulin - 33 anni, di Anchorage, Alaska. Possiede una laurea in ingegneria meccanica presso l'University of Denver e poi ha completato un master in scienza di materiali e dottorato in ingegneria presso University of California, San Diego. Egli ha precedenti esperienze di trivellazione del ghiaccio in Antartico così come pescatore commerciale a Chignik, Alaska. Fin dal 2011, Kulin ha lavorato presso la SpaceX dove guida il gruppo Launch Chief Engineering.

Jasmin Moghbeli - 33 anni, Maggiore dei Marines di Baldwin New York. Ha ottenuto una laurea in ingegneria aerospaziale ed informatica presso il MIT seguito da un master in ingegneria aerospaziale presso la Naval Postgraduate School. Jasmin possiede il brevetto di pilota collaudatore presso la U.S. Naval Test Pilot School ed attualmente testa elicotteri H-1 come ufficiale sulla qualità ed avionica presso Yuma, in Arizona.

Loral O’Hara - 34 anni, di Sugar Land, Texas. Ella ha ottenuto una laurea in ingegneria aerospaziale presso l'Università del Kansas ed un master nello stesso campo dalla Purdue University. Come studente ha partecipato al programma di volo sui KC-135 della NASA, alla NASA Academy presso il Goddard Space Flight Center ed un programma di tirocinio al Jet Propulsion Laboratory. Attualmente O'Hara è ingegnere ricercatore presso l'Istituto Oceanografico Woods Hole, Massachusetts.

Dr. Francisco “Frank” Rubio - 41 anni, Maggiore U.S. Army, originario di Miami. Egli ha una laurea in relazioni internazionali presso l'Accademia Navale di West Point ed un dottorato in medicina dalla Uniformed Services University of the Health Sciences. Rubio ha accumulato oltre 1.100 ore di volo su elicotteri, comprese 600 ore sul campo di battaglia. Egli attualmente serve come medico presso il terzo battaglione del 10mo Special Forces Group dell'Esercito di Fort Carson, Colorado.

Jessica Watkins - 29 anni di Lafayette, Colorado. Laureata presso la Stanford University in geologia e scienze ambientali, ha poi ottenuto un dottorato in geologia presso l'University della California, Los Angeles. Watkins ha lavorato presso Ames Research Center ed il JPL della NASA ed attualmente sta seguendo un post-dottorato alla California Institute of Technology dove collabora con il Mars Science Laboratory rover, Curiosity.

Con l'aggiunta di questi 12 membri della classe 2017 di candidati astronauti, la NASA ha ora selezionato 350 astronauti fin dagli originali Mercury 7 nel 1959. "A queste donne ed uomini faccio le mie più entusiastiche congratulazioni," ha detto il direttore del JSC, Ellen Ochoa. "I bambini di tutti gli Stati Uniti ora sognano di essere nei loro panni. Qui alla NASA siamo emozionati e diamo il benvenuto nella squadra e guardiamo al lavoro che ci aspetta assieme a loro per ispirare la prossima generazione di esploratori."

Ora i dodici candidati torneranno presso il Johnson in agosto per iniziare due anni di addestramento. Dopo questo potranno essere assegnati ad una serie di missioni, che comprendono: ricerche a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), lancio dal suolo americano con i veicoli spaziali costruiti dalle compagnie commerciali SpaceX e Boeing, e la partenza per missioni verso lo spazio profondo a bordo della nuova nave spaziale Orion e del razzo Space Launch System (SLS) della NASA.
Per immagini ed ulteriori informazioni sui nuovi candidati astronauti: https://www.nasa.gov/2017Astronauts.
Segui gli astronauti NASA su Twitter a: https://www.twitter.com/NASA_Astronauts.
Nella foto (Credit: NASA/Robert Markowitz) i 12 candidati astronauti della classe 2017, da sinistra Zena Cardman, Jasmin Moghbeli, Jonny Kim, Francisco 'Frank' Rubio, Matthew Dominick, Warren 'Woody' Hoburg, Robb Kulin, Kayla Barron, Bob Hines, Raja Chari, Loral O’Hara e Jessica Watkins. Nell'immagine in alto (Credit: NASA), da sinistra in alto: Barron, Cardman, Chari, Dominick, Hines e Hoburg. In basso da sinistra, Kim, Kulin, Moghbeli, O'Hara, Rubio e Watkins

Fonte: NASA

Nella foto (Credit: Paolo Lazzarotti) il Monte Rumker, sulla Luna.

07/06/2017 - Scelta la zona di atterraggio della sonda lunare cinese Chang'e-5 -

La sonda lunare Chang'e-5 dovrà atterrare nella regione Mons Rumker, e prenderà campioni da riportare sulla Terra entro la fine dell'anno, secondo quanto riportato dai responsabili cinesi.
Liu Jizhong, direttore del Centro di Ingegneria Spaziale ed Esplorazione Lunare dell'agenzia spaziale cinese CNSA (China National Space Administration), per la prima volta ha svelato il sito di atterraggio della sonda, una formazione vulcanica isolata nella parte nord-occidentale del lato illuminato della Luna. Liu ha inoltre menzionato la sonda lunare Chang'e-4. Citando un rapporto presentato alla Global Space Exploration Conference, che si è aperta a Pechino martedì, ha detto che la sonda lunare Chang'e-4, che dovrebbe essere il primo veicolo spaziale costruito dall'uomo ad atterrare sul lato nascosto della Luna, sarà lanciata nel 2018, trasporterà 11 strumenti scientifici, compresi quattro sviluppati da altri Paesi.
Liu ha poi dichiarato che l'esplorazione lunare ha molte occasioni di collaborazione e che la costruzione di un villaggio lunare internazionale o di una stazione di ricerca internazionale, proposta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA), è uno degli obiettivi a lungo termine per la Cina. "La Cina sta preparando e progettando un programma di futura esplorazione lunare. Ci stiamo concentrando sulla regione polare sud della Luna. La ricerca dell'acqua e delle aree permanentmente in ombra delle regioni polari sud lunari porteranno grandi scoperte scientifiche." dice Liu.
Egli ha inoltre detto che la Cina spinge verso una collaborazione internazionale nell'esplorazione del polo sud lunare, per la costruzione di una stazione di ricerca scientifica e per l'installazione di produzione di energia ed infrastrutture autonome nel lungo termine. Liu propone di esplorare congiuntamente le regioni polari lunari e la costruzione di stazioni scientifiche di ricerca come guida per il villaggio, o stazione, lunare internazionale seguendo le leggi internazionali.
Egli ha inoltre proposto la creazione di una piattaforma aperta alla cooperazioni in accordo con il principio di 'condividere i rischi ed i risultati' e preparare l'Unione Internazionale degli Scienziati Planetari e l'Unione Internazionale di Studenti Universitari di Scienze Planetarie. Egli ha detto che gli scienziati provenienti da Paesi diversi potrebbero formulare obiettivi scientifici comuni, sviluppare carichi utili scientifici e raccogliere dati scientifici delle ricerche. "I partner potrebbero sviluppare sonde e strutture indipendentemente, che si potrebbero completare le une con le altre. Anche le imprese commerciali potrebbero essere incoraggiate a partecipare attivamente nell'esplorazione lunare," dice Liu. "La cooperazione intergovernativa dovrebbe essere rafforzata, ed i governi dovrebbero coordinare le esistenti infrastrutture per l'esplorazione dello spazio profondo per condividere le risorse e migliorare l'efficenza degli investimenti."
Alla conferenza, Wu Yanhua, vice amministratore della CNSA, ha ringraziato i partner internazionali della missione Chang'e-4, che ospiterà carichi utili provenienti da Olanda, Germania, Svezia ed Arabia Saudita. Fin da quando, lo scorso anno, la Cina ha proposto la collaborazione per la missione Chang'e-4, sono arrivate proposte da altri 20 Paesi. Noi appoggiamo una maggior collaborazione internazionale nel futuro lunare e marziano cinese, mentre anche l'esplorazione del sistema di Giove e degli asteroidi è in fase di discussione," ha detto Wu. "E' esattamente quello che stavamo cercando," ha detto Jan Woerner, direttore generale dell'ESA. "Questo si allaccia perfettamente al villaggio lunare, una visione ESA della collaborazione internazionale sulla Luna."
Nell'illustrazione artistica (Credit: CNSA) il decollo, dalla superficie lunare, del modulo di Chang'e-5 con i campioni per il ritorno sulla Terra. Nella foto a sinistra (Credit: Paolo Lazzarotti) il Monte Rumker, sulla Luna.

Fonti: Xinhua - MJ

Nell'immagine (Credit: NASAspaceflight) il Segretario dell'USAF, Heather Wilson durante l'audizione mostra il modellino dell'X-37B.

06/06/2017 - Ad agosto un Falcon 9 lancerà l'X-37B -

Un mese dopo che una navetta X-37B è atterrata sulla pista del Kennedy Space Center, in Florida, l'U.S. Air Force ha annunciato martedì che la prossima missione dello spazioplano verrà lanciata ad agosto a bordo, per la prima volta, di un razzo Falcon 9 di SpaceX.
La notizia a sorpresa è arrivata martedì durante un'audizione del Segretario dell'U.S. Air Force Heather Wilson al Comitato della Difesa del Senato. Con l'ausilio di un modellino di X-37B, ha annunciato la quinta missione dello spazioplano senza pilota. "Questo è un modello dell'X-37, che stà per volare ancora," ha detto Wilson. "Si tratta di un veicolo riutilizzabile e si troverà sulla sommità di un lanciatore di SpaceX ad agosto." Gestito dal Rapid Capabilities Office dell'U.S. Air Force, l'X-37B è grande circa un quarto di un orbiter Space Shuttle. Costruito dalla Divisione Phantom Works della Boeing, ogni veicolo spaziale ha un'apertura alare di appena 4,5 metri ed è lungo quasi nove metri.
L'X-37B pesa circa 5 tonnellate ed orbita attorno alla Terra fra i 320 ed i 400 km. L'X-37B, conosciuto anche come Orbital Test Vehicle (OTV) al decollo è racchiuso dentro l'ogiva protettiva di un razzo convenzionale, poi, una volta in orbita, apre i portelloni del vano di carico ed estende dei pannelli solari per generare l'elettricità necessaria alla missione. Un volta terminato i propri compiti rientra sulla Terra atterrando come un aliante su una comune pista aeroportuale.
Le precedenti quattro missioni sono state tutte portate in orbita con i razzi Atlas 5 della United Launch Alliance (ULA) da Cape Canaveral ed ogni missione è stata sempre più lunga della precedente fino ad arrivare ai 718 giorni di OTV-4, conclusasi il mese scorso.
L'Air Force ha dichiarato che il quinto volo di X-37B comprende diverse 'prime'. "La missione sarà il primo della SpaceX con il veicolo di lancio Falcon 9 potenziato," ha dichiarato l'Air Force. "Inoltre il programma continua gli sviluppi ottenuti nel quarto volo in collaborazione con i nostri partner." La maggior parte degli esperimenti che verranno svolti a bordo dell'X-37B rimangono comunque segreti.
Il razzo Falcon 9 di SpaceX è stato certificato per i voli Air Force militari già dal 2015 e prima di allora tutti i contratti di lancio erano aggiudicati dalla ULA. La SpaceX ha una mezza dozzina di missioni previste prima del lancio X-37B di agosto, principalmente per il rilascio di satelliti per telecomunicazioni. La compagnia spera di poter riprendere i lanci dalla rampa SLC-40 di Cape Canaveral a settembre, dopo il completamento dei lavori di ripristino a seguito l'esplosione di un Falcon 9 avvenuta lo scorso anno. Fino ad allora tutti i Falcon 9 lanciati dalla Florida decolleranno dalla rampa 39A del KSC, il punto storico di partenza delle missioni Apollo e di gran parte dello Space Shuttle.
Nella foto di archivio (Credit: U.S. Air Force) il velivolo X-37B mentre viene racchiuso all'interno dell'ogiva protettiva in vista del primo volo, nell'aprile 2010. Nell'immagine a sinistra (Credit: NASAspaceflight) il Segretario dell'USAF, Heather Wilson durante l'audizione mostra il modellino dell'X-37B.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / SpaceNews - Phillip Swarts

Nell'illustrazione (Credit: NASA) la disposizione dei veicoli in transito sulla ISS dopo l'arrivo di Dragon.

05/06/2017 - Dragon catturato dopo un volo di due giorni verso la ISS -

Per la prima volta nella storia dell'astronautica, un veicolo spaziale privato è tornato per la seconda volta a visitare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Mentre il complesso orbitale viaggiava a 400 km di quota sopra l'Oceano Atlantico meridionale al largo delle coste Argentine, l'Ingegnere di Volo Jack Fisher ed il Comandante Peggy Whitson dalla NASA, catturavano Dragon alcuni minuti prima del previsto, alle 9:52 a.m. EDT (le 15:52 italiane).
Dopo la sua cattura, il veicolo cargo Dragon è stato spostato dai controllori di volo, operando con il braccio robotico Canadarm2 della ISS per installarlo sul boccaporto che guarda verso la Terra del modulo Harmony.
Fin dal suo lancio, avvenuto sabato dalla Florida a bordo di un razzo Falcon 9 della SpaceX, il veicolo cargo Dragon, missione CSR-11, ha completato una serie di accensioni dei motori per aggiustare l'avvicinamento alla stazione spaziale. Il rendez-vous automatico è apparso normale. A bordo del veicolo vi sono circa 2.708 kg di attrezzature ed esperimenti, compreso un contenitore con 40 topi che aiuteranno gli scienziati a valutare gli effetti benefici di una medicina terapeutica ideata per promuovere la crescita ossea.
I ricercatori studieranno la risposta dei topi al trattamento, chiamato NELL-1, e rimanderanno 20 degli animali vivi sulla Terra a bordo del Dragon, quando questo ripartirà dalla stazione il 2 luglio. Gli altri 20 rimarranno sulla stazione, permettendo agli scienziati di condurre studi comparativi sulle loro ossa e tessuti.
Fra gli altri esperimenti a bordo del Dragon vi è un'apparecchiatura per osservare, ai raggi X, le stelle a neutroni, gli oggetti più densi dell'Universo, che si formano quando certi tipi di stelle esplodono in Supernova al termine della loro vita. Inoltre gli ingegneri testeranno un nuovo tipo di pannello solare per generare elettricità imbarcato dentro la zona non pressurizzata di Dragon. ROSA (Roll-Out Solar Array) è stato ideato per rendere più leggeri e compatti i pannelli solari piuttosto che i convenzionali pannelli ripiegati utilizzati dalla maggior parte dei satelliti. Inoltre, a bordo di Dragon, sono arrivate anche delle mosche della frutta per un'esperimento cardiaco, miglioramenti per il microscopio della stazione, una piattaforma di osservazione terrestre, cibo e rifornimenti per l'equipaggio della stazione.
Il Dragon è anche il primo veicolo riutilizzabile a raggiungere la stazione spaziale fin dall'arrivo della navetta Atlantis, durante la missione finale del luglio 2011. Questo è un momento molto trafficato per la ISS, solo ieri il veicolo cargo Cygnus della Orbital ATK aveva lasciato l'avamposto ed il 14 giugno è previsto il lancio di un veicolo cargo russo Progress.
Nell'immagine (Credit: NASA TV/Spaceflight Now) il veicolo cargo Dragon appena catturato dal braccio robotico della ISS. Nell'illustrazione a sinistra (Credit: NASA) la disposizione dei veicoli in transito sulla ISS dopo l'arrivo di Dragon, mission CRS11.

Fonti: NASA ISS Blog - Mark Garcia / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

Nell'immagine (Credit: ISRO) il GSLV MkIII-D1 pronto al decollo.

05/06/2017 - Un successo il primo volo orbitale del vettore indiano GSLV MkIII-D1 -

Il primo volo di sviluppo (GSLV MkIII-D1) del veicolo di lancio pesante dell'India, il GSLV MkIII, è stato un successo.
Il lancio, che ha preso il via oggi 5 giugno 2017 alle 5:28 p.m. locali (le 13:58 italiane) dal Second Launch Pad del Centro Spaziale Satish Dhawan SHAR, ha portato in orbita il satellite per telecomunicazioni GSAT-19. Si tratta della prima missione orbitale per il veicolo GSLV MkIII intesa a valutare le prestazioni del veicolo con lo stadio criogenico sviluppato in India, e qui per la prima volta in volo. L'India aveva fatto debuttare il GSLV MkIII nel dicembre 2014, ma quella volta si era trattato di un volo suborbitale con uno stadio superiore fittizio.
Dopo 25 ore e mezza di conto alla rovescia senza problemi, la missione è iniziata con l'accensione dei due grossi booster laterali a propellenti solidi S200, che forniscono una spinta complessiva di 1.050 tonnellate. Il doppio motore dello stadio centrale, alimentato a propellenti criogenici (ossigeno ed idrogeno liquidi) è stato acceso a T+1 minuto e 54 secondi, circa 26 secondi prima dello spegnimento dei booster ed il loro rilascio. Questo elemento, che agisce in pratica come un secondo stadio, ha fornito una spinta di 140,7 tonnellate per 3 minuti e 23 secondi. La separazione si è avuta a T+5 minuti e 20 secondi, quando il veicolo aveva già raggiunto un'altezza di 168 km ed una velocità di 4,43 metri al secondo.
A quel punto è stato acceso il nuovo stadio criogenico superiore (C-25), completamente progettato e realizzato in India che, con una spinta di 20 tonnellate in un'unica accensione della durata di 10 minuti e 43 secondi, ha spinto il satellite GSAT-19 nella propria velocità di inserimento orbitale di 10,26 metri al secondo. La separazione del veicolo spaziale è avvenuta a T+16 minuti e 20 secondi. Poco dopo la separazione dal GSLV, la stazione di controllo MCF (Master Control Facility) di Hassan, nella regione del Karnataka, ha assunto il controllo del satellite. Nei prossimi giorni l'orbita del GSAT-19 verrà innalzata dall'attuale GTO (Geosynchronous Transfer Orbit) fino alla circolare finale GSO (Geostationary Orbit - orbita geostazionaria), grazie all'accensione degli stadi LAM (Liquid Apogee Motor) dei quali è dotato il satellite. Durante la fasi finali dell'operazione, i pannelli solari e le antenne riflettenti saranno dispiegate. Il satellite entrerà in servizio dopo che avrà raggiunto la propria posizione orbitale e si saranno conclusi i test delle apparecchiature di bordo.
Il satellite GSAT-19, la cui vita operativa è di 10 anni, è dotato di trasmettitori in banda Ku e Ka che supporteranno programmi televisivi, reti dati ed altri servizi a larga banda sopra l'India. Il GSAT-19 è inoltre fornito di uno spettrometro per le radiazioni in modo da monitorare l'ambiente nell'orbita geostazionaria. Pesante 3.136 kg al lancio, il GSAT-19 è il più pesante satellite mai lanciato dal suolo Indiano. Il prossimo lancio dell'India è fissato per il 23 giugno quando un PSLV (Polar Satellite Launch Vehicle) trasporterà il satellite per l'osservazione della Terra Cartosat 2E, oltre ad una ventina di piccoli satelliti da piazzare in orbita per università e compagnie private di Stati Uniti, Giappone e diversi stati europei. Il GSLV MkIII, conosciuto anche come LVM3, è il più potente razzo indiano, capace di trasportare in orbita GTO un carico utile di 4 tonnellate, che diventano 10 per l'orbita bassa terrestre. I responsbili dell'ISRO, l'agenzia spaziale indiana, sperano di poter rendere operativo il GSLV MkIII entro un 'paio di anni' con l'intenzione di poter entrare nel mercato dei lanciatori commerciali internazionali, dichiarando un costo inferiore rispetto ai concorrenti. Nonostante questo le prestazioni attuali del GSLV MkIII sono ancora inferiori alla versione più potente dell'Atlas 5, dell'Ariane 5 e del Falcon 9 di Space. Intanto gli ingegneri indiani stanno studiando un modo per incrementare la capacità di carico in orbita geostazionaria a 6 tonnellate.
Quello di oggi è stato il 33esimo lancio orbitale del 2017, il 31esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: ISRO) il momento del decollo di GSLV MkIII-D1. Nell'immagine a sinistra (Credit: ISRO) il GSLV MkIII-D1 pronto al decollo.

Fonti: ISRO / Spaceflight Now - Stephen Clark / Space Launch Report - Ed Kyle

04/06/2017 - Il veicolo cargo S.S. John Glenn lascia la ISS -

L'Ingegnere di Volo di Spedizione 52, Jack Fisher, ha comandato il braccio robotico Canadarm2 della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha rilasciato il veicolo spaziale Cygnus alle 9:10 a.m. EDT (le 15:10 ora italiana) mentre l'avamposto orbitale stava volando sopra l'Oceano Atlantico meridionale. In precedenza, i controllori di volo avevano sganciato Cygnus dalla stazione e lo avevano manovrato nella posizione di attesa per la partenza.
Il veicolo spaziale ha trascorso 44 giorni ormeggiato alla ISS dopo aver consegnato circa 3.175 kg di rifornimenti ed esperimenti scientifici alla stazione spaziale ed ai membri dell'equipaggio di Spedizione 51 e 52 per la settima missione della Orbital ATK sotto il contratto stipulato con la NASA.
Nominato 'S.S. John Glenn', in onore dell'iconico astronauta della Mercury e Shuttle, ed in seguito Senatore Ohio degli Stati Uniti, Cygnus rimarrà in orbita per una settimana in supporto dell'esperimento SAFFIRE ed il rilascio dei quattro piccoli satelliti Nanoracks, prima che i controllori di volo della Orbital ATK inviino, l'11 giugno, i comandi per deorbitare il veicolo spaziale per il suo rientro nell'atmosfera terrestre, dove brucerà sopra l'Oceano Pacifico con a bordo 1.950 kg di rifiuti ed attrezzature non più necessarie. La NASA non fornirà una diretta streming dell'esperimento SAFFIRE o dell'accensione motori per l'uscita dell'orbita e del rientro, ma le immagini di SAFFIRE saranno postate sul sito NASA.gov appena disponibili.
I veicoli cargo Cygnus hanno già ospitato i primi due esperimenti per lo studio di un incendio controllato nello spazio. SAFFIRE è infatti dedicato alla comprensione del comportamento delle fiamme e della combustione in un ambiente a micro-gravità che potrebbe essere utile per i progettisti delle future capsule spaziali. I precedenti esperimenti SAFFIRE hanno bruciato durante due voli compiuti da cargo Cygnus lo scorso anno. Quest'ultimo test utilizzerà un pezzo più grande di materiale da bruciare ma vi verranno applicate le lezioni intraprese nei precedenti esperimenti. SAFFIRE è un contenitore ospitato all'interno della parte pressurizzata di Cygnus dove sensori e telecamere registreranno i dati dell'esperimento per poi inviarli sulla Terra. La prossima generazione di quest'esperimento è stato progettata per volare nel 2019, con SAFFIRE 4, 5 e 6.
Altro obiettivo scientifico finale per questo Cygnus - conosciuto come Thermal Protection Material Flight Test and Reentry Data Collection (RED-Data2) - previsto durante il tuffo atmosferico della prossima settimana. Si tratta di un esperimento di rientro atmosferico di una compagnia privata che vuole sviluppare un sistema di veicoli di rientro per campioni scientifici dalla ISS. Per questo esperimento si tratteranno di tre diverse sonde, del peso di circa 5,5 kg e di 22 cm di diametro, con nuovi materiali per lo scudo termico. Le tre sonde saranno rilasciate da uno speciale dispenser durante il rientro atmosferico di Cygnus. Ogni sonda registrerà dati sulla posizione, velocità, temperatura, accelerazione e pressione. Mentre Cygnus lascia la ISS, il veicolo spaziale Dragon della SpaceX lanciato ieri si avvicinerà alla stazione spaziale per essere catturato lunedì da Fisher e dal Comandante di Spedizione 52 Peggy Whitson, sempre utilizzando il Canadarm2.
Nell'immagine (Credit: NASA/TV) il Cygnus lascia la ISS.

Fonti: NASA - Mark Garcia / Spaceflight Now - Justin Ray

Nell'immagine (Credit: SpaceX) l'atterraggio del primo stadio sulla LZ-1 di Cape Canaveral.

03/06/2017 - Una Dragon usata in volo verso la ISS -

Per la prima volta nella storia del volo spaziale commerciale, un veicolo spaziale usato è partito per una missione di consegna merci verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Dopo che un fulmine aveva costretto al rinvio del lancio il primo giugno, le nubi si sono dissolte abbastanza per permettere al razzo Falcon 9 v1.2 della SpaceX di decollare dalla storica rampa 39A del Kennedy Space Center in Florida oggi 3 giugno. Il razzo è decollato alle 5:07 p.m. EDT (le 23:07 ora italiana) con il primo veicolo cargo Dragon che ha già volato nello spazio con la missione CRS4 nel settembre 2014. Circa 8 minuti dopo il decollo, il primo stadio del razzo (numero di matricola B1035) è rientrato sulla Terra per un atterraggio verticale nella vicina Cape Canaveral Air Force Station, sull'apposita piazzola Landing Zone-1.
Dopo circa 10 minuti di volo, il veicolo cargo Dragon si è separato regolarmente dal secondo stadio del Falcon 9, dispiegando i propri pannelli solari ed iniziando i tre giorni di viaggio verso la ISS. Il secondo stadio ha poi eseguito un'accensione del motore per uscire dall'orbita e ricadere, per una distruzione programmata nell'atmosfera su una zona disabitata dell'Oceano Pacifico a sud-est dell'Australia. Lunedì 5 giugno il veicolo spaziale verrà catturato dal braccio robotico della stazione ed ormeggiato al modulo Harmony, consegnando circa 2.700 kg di rifornimenti ed esperimenti scientifici per l'equipaggio di Spedizione 52. Il lancio di oggi segna la 100esima missione che decolla dal Complesso di Lancio 39A, da dove le missioni Apollo e dozzine di navette Shuttle sono partite. Per la SpaceX si tratta del settimo lancio dell'anno e della prima volta che anche una capsula Dragon, per l'esattezza quella codificata come la C106, viene riutilizzata. Si tratta anche del decimo primo stadio ad essere recuperato intatto, e di questi, uno ha volato nuovamente.
La capsula non è 100% recuperabile, certe parti devono essere sostituite per una serie di ragioni, come l'esposizione all'acqua salata durante l'ammaraggio e lo scudo termico che deve essere sostituito per motivi di sicurezza.
Assieme con gli alimenti, acqua, vestiario ed altre attrezzature per gli astronauti della stazione spaziale, il Dragon consegnerà diversi esperimenti che spaziano in diversi campi scientifici.
Quello di oggi è stato il 32esimo lancio orbitale del 2017, il 30esimo a concludersi con successo.
Nell'immagine (Credit: SpaceX) il momento del decollo del razzo Falcon 9 (F9-036) per la missione cargo CRS-11. Nell'immagine a sinisra (Credit: SpaceX) l'atterraggio del primo stadio sulla LZ-1 di Cape Canaveral.

VIDEO LANCIO E RIENTRO PRIMO STADIO FALCON 9/DRAGON CRS11 - 03/06/2017 - (Credit: SPACEX) - dur.min. 8:45 - LINGUA INGLESE

Fonti: Space.com - Hanneke Weitering / Space Launch Report - Ed Kyle

02/06/2017 - Eseguita la prima uscita dall'hangar del gigantesco Stratolaunch -

Il 31 maggio scorso, per la prima volta, il velivolo Stratolaunch è uscito dall'hangar nel quale è stato costruito nel corso di questi ultimi anni.
La Stratolaunch si presenta come un nuovo sistema aviolanciato per l'immissione in orbita di carichi utili di massa media. Nel corso delle settimane passate, come indicato dal comunicato rilasciato dal capo ufficio esecutivo della Stratolaunch System Corporation, i tecnici della compagnia hanno rimosso le infrastrutture, comprese le impalcature che circondavano il velivolo ed hanno poggiato il pieno peso dell'aereo, per la prima volta, sulle sue 28 ruote. Si tratta di un passo cruciale nella preparazione dell'aereo per i test al suolo, accensione motori, rullaggio ed infine volo di prova.
Il peso totale, poggiante per la prima volta sulle sue ruote, è di circa 226 tonnellate. Questo potrebbe sembrare molto ma vale ricordare che Stratolaunch è il più grande aereo al mondo, con un'apertura alare di 110 metri (oltre un campo di calcio!). Il velivolo è lungo 72 metri dal muso alla coda ed è alto 15 metri alla sommità della coda posteriore.
Il progetto prevede che Stratolaunch sia in grado di alzarsi al decollo con un peso totale di 590 tonnellate, quindi capace di trasportare un carico utile di circa 250 tonnellate. Come annunciato lo scorso autunno, i lanci iniziali prevedono un solo veicolo Pegasus XL della Orbital ATK fino ad arrivare a tre veicoli simili nella stessa missione. La compagnia inoltre sta preparandosi per l'invio del veicolo di lancio presso la struttura di Mojave. Infine, sempre secondo il comunicato di Stratolaunch, vi sarebbero degli studi per ospitare una vasta serie di veicoli di lancio che potrebbero permettere di fornire una maggiore flessibilità ai clienti.
Nelle prossime settimane e mesi, la Stratolaunch sarà impegnata nelle prove al suolo e nei test presso il Mojave Air and Space Port. Questo è il primo veicolo di questo tipo e quindi le prove ed i test saranno rigorosi per salvaguardare la sicurezza dei piloti, degli equipaggi e dello staff. La Stratolaunch si dice in linea per eseguire il primo lancio dimostrativo orbitale ai primi del 2019.
Questo rollout (l'uscita dall'hanagar, ndr) segna un passo storico nel lavoro che ha, come obiettivo finale, la visione di Paul G. Allen (il fondatore della compagnia Stratolaunch, famoso perchè ha creato, assieme a Bill Gates, la Microsoft) di normalizzare l'accesso all'orbita bassa terrestre. Il velivolo viene realizzato in collaborazione fra la Stratolaunch Systems Corporation e la Scaled Composites del genio aeronautico Burt Rutan.
Qui una galleria di immagini di Stratolaunch sul sito web della compagnia.
Nella foto (Credit: Stratolaunch) il rollout del gigantesco velivolo dall'hangar a Mojave, in California.

Fonte: Stratolaunch - Jean Floyd

02/06/2017 - Quinto volo planato per la SpaceShipTwo 'Unity' -

La Virgin Galactic ha eseguito un altro volo planato del velivolo SpaceShipTwo il primo giugno mentre la compagnia suggerisce che siamo vicini ad una fase nel programma di prova dello spazioplano suborbitale.
Il volo, nei cieli sopra il Mojave Air and Space Port in California, è stato il quinto volo planato della seconda SpaceShipTwo, chiamata VSS Unity, ed il primo in un mese. Il veicolo, con alla guida i piloti Dave Mackay e CJ Sturckow, è stato rilasciato dall'aereo madre WhiteKnightTwo e poi ha planato per un atterraggio sicuro sull'aeroporto. La compagnia ha detto che utilizzerà questo volo per testare le caratteristiche delle condizioni del veicolo più vicine a quelle di un volo tipico. Un serbatoio di zavorra, carico di 450 kg di acqua, è stato piazzato nella parte posteriore della fusoliera per simulare il serbatoio di propellente. L'acqua è stata poi rilasciata durante il corso del volo planato, permettendo ai piloti di studiare come lo spazioplano vola mentre il proprio centro di gravità cambia.
In una dichiarazione, la compagnia ha suggerito che ci troviamo vicino alla fine di una fase iniziale di voli planati che sono serviti per testare le prestazioni aerodinamiche della SpaceShipTwo, compreso l'utilizzo del sistema di 'feathering' che alza i timoni di coda del veicolo durante il rientro, testati lo scorso primo maggio.
"Gli eventi di oggi rappresentano un altro importante passo avanti per la conclusione della fase iniziale di voli planati del programma in modo da poter dedicare la nostra attenzione al sistema di propulsione della nave spaziale," scriveva la compagnia il primo giugno. "Alla fine, analizzeremo i dati del volo odierno e potremo così passare in un periodo di attività al suolo concentrate sui preparativi per il rifornimento e poi i voli propulsi." La compagnia non ha specificato quanti voli planati saranno eseguiti con SS2 prima di passare a quelli propulsi. Durante un'intervista ad ottobre scorso, il Presidente della compagnia, Mike Moses, aveva detto che l'obiettivo erano 10 voli planati ma che potrebbero essere anche di più o di meno, a seconda dei risultati ottenuti.
Nella foto (Credit: Virgin Galactic) la SS2 Unity mentre rilascia una scia d'acqua durante il quinto volo planato del primo giugno 2017.

Fonti: SpaceNews - Jeff Foust / Virgin Galactic

Nella foto (Credit: ESA–Stephane Corvaja, 2017) Thomas Pesquet, appena rientrato sulla Terra, telefona ai familiari.

02/06/2017 - Rientrato sulla Terra l'equipaggio della Soyuz MS-03 -

L'astronauta dell'ESA, il francese Thomas Pesquet, di Spedizione 51 è atterrato nelle steppe del Kazakhstan assieme al comandante russo Oleg Novitsky a bordo della loro Soyuz MS-03 dopo sei mesi trascorsi nello spazio. Il touchdown (il momento nel quale il modulo di rientro della Soyuz ha toccato il suolo) è avvenuto alle 17:10 ora di Mosca (le 16:10 italiane) del 2 giugno 2017, dopo un volo di quattro ore dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il ritorno si è svolto come al solito - quanto normale possa esserlo fare un viaggio che richiede di frenare da 28.000 km/h a zero. Lo scudo termico si è riscaldato fino ai 1.600° Celsius mentre la capsula entrava nell'atmosfera, ed infine i paracadute ed i retrorazzi fornivano il rallentamento finale, e gli speciali seggiolini attutivano l'impatto - ma è sempre un viaggio selvaggio.
Il successivo viaggio è stato molto più tranquillo per Thomas mentre raggiungeva direttamente in volo aereo il centro astronauti ESA di Colonia, in Germania, per il de-briefing ed i test medici. I ricercatori sono ansiosi di studiare come il suo corpo si è adattato per vivere in assenza di peso per sei mesi. Thomas ha preso parte ad oltre 60 esperimenti durante la sua missione Proxima e fissato un nuovo record per le ore trascorse in attività scientifiche in una settimana da parte di un membro dell'equipaggio di una Spedizione. I suoi esperimenti aiuteranno a comprendere meglio il cervello umano, le correnti oceaniche e le radiazioni nello spazio, come gli atomi si comportano e mettere alla prova nuovi materiali nello spazio. Altri momenti salienti della missione lo hanno visto protagonista di due passeggiate spaziali per la manutenzione e miglioramento della Stazione Spaziale.
"Lieto di vedere Thomas ed Oleg rientrati a Terra dopo un'eccezionale missione," ha commentato David Parker, Direttore del Volo Spaziale Umano ed Esplorazione Robotica di ESA. "La Stazione Spaziale permette ai ricercatori ed alle agenzie spaziali operazioni continue mentre i team al suolo, in tutto il mondo, lavorano 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Il prossimo astronauta ESA ad essere lanciato sarà Paolo Nespoli il mese prossimo, assicurando così che la scienza e le dimostrazioni tecnologiche nello spazio possano proseguire per il beneficio dell'intera umanità."
Thomas ed Oleg hanno trascorso 196 giorni nello spazio. Le squadre di recupero russe hanno poi aiutato l'equipaggio ad uscire dal veicolo Soyuz ed acclimatarsi alla gravità dopo la loro permanenza in orbita. Al momento che la Soyuz MS-03 ha lasciato la ISS, sganciandosi dal modulo Rassvet alle 6:47 a.m. EDT (le 12:47 italiane), è iniziata ufficialmente Spedizione 52 con al comando il cosmonauta Fyodor Yurchikhin e gli astronauti NASA Peggy Whitson e Jack Fischer. Peggy venne lanciata verso la ISS assieme a Thomas ed Oleg il 16 novembre 2016 ma rientrerà in seguito. I tre rimasti a bordo saranno raggiunti il 28 luglio da altri tre membri dell'equipaggio: Randy Bresnik della NASA, Sergey Ryazanskiy della Roscosmos e l'astronauta italiano Paolo Nespoli dell'ESA.
Thomas terrà presto una conferenza stampa dal Centro Europeo Astronauti.
Nella foto (Credit: ESA–Stephane Corvaja, 2017) il momento del 'touchdown' della capsula Soyuz MS-03 nella steppa del Kazakhstan. Nella foto in alto a sinistra (Credit: ESA–Stephane Corvaja, 2017) Thomas Pesquet, appena rientrato sulla Terra, telefona ai familiari.

Fonti: ESA / NASA ISS Blog- Mark Garcia / Roscosmos

Nella foto (Credit: Arianespace) l'Ariane 5 VA237 lascia la rampa di lancio.

02/06/2017 - Ariane 5 porta in orbita altri due satelliti -

Il razzo Ariane 5 ECA, gestito da Arianespace, ha trasportato il suo più pesante carico utile per telecomunicazione portando nelle orbite previste i satelliti ViaSat-2 ed Eutelsat-172B.
Il decollo è avvenuto alle 20:45 locali del 1° maggio (le 01:45 italiane del 2 maggio) dalla rampa ELA-3 dello Spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana Francese, per una missione della durata di circa 41 minuti.
Il ViaSat-2, con una massa al lancio di 6.148 kg e realizzato sulla piattaforma 702HP di Boeing, è stato il primo ad essere rilasciato dopo circa 29 minuti dal decollo. L'Eutelsat-172B, di 3.551 kg, è stato rilasciato 12 minuti dopo. Il ViaSat-2, di proprietà dell'operatore satellitare ViaSat, fornirà una maggiore copertura a larga banda sopra il Nord e Centro America, i Caraibi, la parte settentrionale del Sud America, e sulle rotte nautiche ed aeronautiche dell'Oceano Atlantico fra il Nord America e l'Europa. Il satellite ha una vita operativa di oltre 14 anni e verrà posizionato in orbita geostazionaria a 172° Est.
L'Eutelsat-172B, il primo satellite completamente propulso da energia elettrica lanciato da un Ariane 5 e costruito in Europa da Airbus per Eutelsat su piattaforma Eurostar E3000 EOR (Electric Orbit Raising), fornirà comunicazioni e servizi di trasmissioni sia per connettività a larga banda in volo sugli aerei che per le imbarcazioni nella regione Asia-Pacifico. Il satellite ha una vita operativa di oltre 15 anni.
La massa totale del carico utile in questo lancio è stata di 10.865 kg, un vero record, solo i satelliti erano circa 9.969 kg mentre l'adattatore del carico utile e le strutture di supporto facevano parte del resto della massa. La missione odierna, definita Volo VA237 nel sistema di numerazione di Arianespace, è stata la 93esima missione di un razzo pesante Ariane 5, il sesto lancio di successo del 2017. "Con questa nuova missione, Arianespace ancora una volta dimostra la capacità e versatilità di questa famiglia di veicoli di lancio ai nostri clienti," ha dichiarato Stéphane Israël, amministratore delegato di Arianespace. "Per la terza volta quest'anno e la 79esima di fila, Ariane 5 (il 62esimo volo della versione più potente ECA) ha svolto il proprio lavoro con successo. Ben fatto! Congratulazioni a tutti!"
Parlando dallo Spazioporto, Israël ha sottolineato che la capacità di carico utile del razzo Ariane 5 ECA ha aggiunto un totale di oltre 1,5 tonnellate fin dall'inizio del programma e sarà ulteriormente incrementato fino ad arrivare ad altri 250 kg entro il 2019 - permettendo ad Arianespace di venire incontro alle richieste in continua evoluzione della clientela. Questo miglioramento viene supportato dall'ESA, dall'agenzia spaziale francese CNES e dal principale fornitore industriale di Ariane 5 - l'Airbus Safran Launchers. Il prossimo volo del lanciatore pesante Ariane 5 è fissato per il 28 giugno , assieme con altri tre decolli di Ariane 5 e due del vettore leggero Vega previsti nel corso della seconda metà del 2017.
Quello di oggi è stato anche il 31esimo lancio orbitale del 2017, il 29esimo a concludersi con successo.
Nella foto (Credit: Arianespace) il momento del decollo del razzo Ariane 5 ECA per la missione VA237. Nella foto a sinistra (Credit: Arianespace) l'Ariane 5 VA237 lascia la rampa di lancio.

Fonti: ESA / Arianespace / Space Launch Report - Ed Kyle

Nell'illustrazione artistica (Credit: Mitsubishi Electric Corp.) i quattro satelliti della costellazione QZSS sopra il Giappone.

01/06/2017 - Il Giappone invia in orbita un proprio satellite di navigazione regionale -

Il Giappone ha rilasciato il primo di tre satelliti per la navigazione che saranno inviati nello spazio entro il prossimo anno, spedendo un veicolo spaziale del peso di 4,4 tonnellate su un'orbita altamente ellittica grazie ad un razzo H-2A.
Il satellite di navigazione giapponese Michibiki 2, ha iniziato la sua corsa verso l'orbita alle 9:17 a.m. locali del 1° maggio (le 2:17 italiane) a bordo di un razzo H-2A lanciato dal Centro Spaziale di Tanegashima, nella parte sud-occidentale del Giappone. Il vettore H-2A (F-34) si è innalzato nel cielo sopra lo spazioporto dell'isola, virando verso ovest sopra l'Oceano Pacifico sganciando prima i due booster a propellente solido e poi l'ogiva protettiva del carico utile a cinque minuti dal decollo.
Il motore principale LE-7A del primo stadio, che brucia una miscela di ossigeno ed idrogeno liquidi, è stato spento circa sei minuti e mezzo dopo il decollo, ed il motore LE-5B dello stadio superiore, che utilizza gli stessi propellenti criogenici, è stato acceso per due volte in modo da piazzare Michibiki 2 su un'orbita altamente ellittica. Il computer di guida del vettore H-2A doveva piazzare Michibiki 2 su un'orbita che va da 250 a 36.140 km, inclinata di 31,9° sull'equatore. I dati dell'orbita raggiunta non sono stati resi noti ma l'agenzia spaziale giapponese JAXA e la Mitsubishi Heavy Industries, costruttore di H-2A ed operatore di lancio commerciale, hanno dichiarato il successo della missione. La missione "si è svolta come previsto, e la separazione del satellite è stata confermata 28 minuti e 21 secondi dopo il momento del lancio," ha scritto la JAXA in una dichiarazione.
Il volo di giovedì è il 33esimo successo su 34 lanci per il vettore H-2A sin dal suo debutto nell'agosto 2001.
Michibiki 2 è il secondo membro di una rete regionale di satelliti per la navigazione che il governo giapponese sta dispiegando sopra la zona Asia-Pacifico. Michibiki 2 va a raggiungere un satellite simile lanciato nel settembre 2010 ed aiuterà i clienti che utilizzano i servizi di posizionamento globale GPS a stimare meglio le loro posizioni, specialmente nelle città e nelle regioni remote, dove grattacieli, alberi e montagne possono bloccare i segnali dei satelliti GPS. Due altri satelliti del Quasi-Zenith Satellite System (QZSS) verranno lanciati, sempre con vettori H-2A, nel corso dei prossimi 10 mesi. La flotta completa di quattro satelliti, interamente compatibili con la rete GPS, sarà posizionata in orbite sopra il Giappone. I satelliti GPS, gestiti dall'U.S. Air Force, orbitano attorno alla Terra a quote basse, e questo comporta che differenti veicoli spaziali sono visibili nel cielo in momenti differenti.
Costruito dalla Mitsubishi Electric Corp, il Michibiki 2 orbiterà attorno alla Terra con un angolo di 44° sull'equatore, simile a quella occupata dal primo satellite di navigazione giapponese lanciato quasi sette anni fa. Il suo punto più alto nell'orbita finale sarà di 38.500 km sopra l'emisfero nord e quello più basso 33.100 km. Questo tipo di orbita permetterà a Michibiki 2 di completare un giro attorno alla Terra in quasi 24 ore, mantenendo una posizione sopra il cielo di Asia-Pacifico. Proiettato sulla superficie terrestre, la traccia al suolo di Michibiki sarà simile ad una figura di un otto asimmetrico che si estende dal Giappone all'Australia alternandosi a nord e sud dell'equatore. Michibichi 2 sarà quasi allo Zenit, sopra la testa, nel cielo del Giappone per circa otto ore al giorno. Con il lancio dei due satelliti successivi e di quello già in orbita, le quattro postazioni della costellazione permetteranno una continua copertura del Giappone.
Michibiki significa 'guida' o 'seguire la strada' in giapponese. Ci vogliono quattro satelliti GPS per calcolare una posizione precisa sulla Terra, ma la trasmissione di un satellite Michibiki degli stessi segnali in banda L darà al ricevitore una stima anche se non vi sono abbastanza satelliti GPS visibili, oppure fornirà una posizione calcolata più precisa anche con il servizio GPS completo. "Il Quasi-Zenith Satellite System è il primo al mondo a trasmettere segnali a livello sub-metrico e centimetrico," ha detto Hiromichi Moiyama, direttore esecutivo del Segretario per la Politica Nazionale Spaziale dell'Ufficio del Gabinetto del Giappone. "Questo permetterà di essere utilizzato per le comunicazioni fra i rifugi di evacuazione e centri direttivi per la risposta all'emergenze in caso di disastri."
Il secondo satellite QZSS è più leggero del primo, grazie ad una maggiore compattezza dei pannelli solari e gli ingegneri sono così stati in grado di imbarcare maggior quantità di propellente nel Michibiki 2 incrementando la vita operativa da 12 a 15 anni. Mentre la Russia, Cina ed Unione Europea hanno i loro sistemi di navigazione globale quasi completamente sviluppati - analoghi alla flotta militare USA GPS - il Giappone e l'India hanno optato per sviluppare un servizio che migliorasse i segnali di posizione e tempo sopra i loro territori. Il sistema regionale indiano è dotato di sette satelliti, e l'Ufficio del Gabinetto del Giappone, un dipartimento del governo giapponese, prevede di espandere QZSS a sette veicoli spaziali, se la proposta riceverà i finanziamenti richiesti. I responsabili giapponesi prevedono di rendere operativo il sistema regionale di navigazione QZSS nel 2018.
Questo di oggi è stato il 30esimo lancio orbitale del 2017, il 28esimo a concludersi con successo ed il terzo di un vettore H-2A giapponese.
Nella foto (Credit: JAXA) il decollo del razzo H-2A (F-34) con il satellite Michibiki 2. Nell'illustrazione artistica in alto a sinistra (Credit: Mitsubishi Electric Corp.) i quattro satelliti della costellazione QZSS sopra il Giappone.

Fonti: Spaceflight Now - Stephen Clark / JAXA / Space Launch Report - Ed Kyle

Vai in cima alla pagina

linea gialla

Archivio Notizie
(fra parentesi il numero di notizie pubblicate in quel periodo)

linea gialla

Glossario Minimo

linea gialla

Ultimo aggiornamento il 28 giugno 2017 - ore 19:11

Torna alla pagina iniziale del sito

a cura di

Massimo Martini

Valid XHTML 1.0 Transitional

Valid CSS!