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Intervista esclusiva al Professor Daniele Mortari,
docente di Ingegneria Aerospaziale presso la Texas A&M University.

Rilasciata via e-mail direttamente a www.astronautica.us, il 27 marzo 2013

Il Professor Daniele Mortari (Credit: Texas A&M University)

Abbiamo avuto la preziosa opportunità di poter intervistare il Professor Daniele Mortari, docente di Ingegneria Aerospaziale presso la prestigiosa Texas A&M University. L'intervista è avvenuta a mezzo di e-mail dato che il Prof. Mortari vive e lavora in Texas. Avevo avuto modo di venire a conoscenza di un lavoro del Professor Mortari e del suo allievo Jonathan Missel che riguardava una possibile soluzione innovativa per il problema sempre più annoso dei detriti spaziali. La notizia era apparsa qui. Ma il colloquio che abbiamo avuto con il Professor Mortari ci ha portato a conoscere anche interessanti retroscena dell'astronautica, soprattutto quella Italiana. Nella foto in alto il Professor Mortari.

Ecco una breve biografia del Professor Daniele Mortari:


Il Professor Mortari, dopo essersi laureato nel 1981 in Ingegneria Nucleare presso l'Università 'La Sapienza' di Roma, segue un corso di due anni di Ingegneria Aerospaziale sempre presso lo stesso ateneo. Dal 1983 al 1987 segue vari corsi preso il Goddard Space Flight Center della NASA tutti finalizzati ai sistemi di controllo orbitale del satellite San Marco V. Il Professor Mortari è stato coinvolto, a vari livelli, nel progetto San Marco dal 1983 al 1992. Dopo varie esperienze di insegnamento universitario in Italia e negli Stati Uniti insegna stabilmente Ingegneria Aerospaziale dal 2010 presso la prestigiosa Texas A&M University. Il suo curriculum è vastissimo e pertanto vi indico l'indirizzo dove poterlo scaricare (formato pdf).

Ed ora le domande:


D. - Lei è di origini italiane. Che cosa l'ha portata ad insegnare negli Stati Uniti, presso la prestigiosa Università A&M del Texas?

R. - Due forze: una repulsiva ed una attrattiva. Ero ricercatore universitario presso la Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’universita’ di Roma. Ho sempre amato molto la ricerca ed ho avuto la fortuna di condividere questa passione con due geni: il Prof. Carlo Arduini ed il Prof. Luigi Broglio, padre indiscusso dell’astronautica Italiana. Da loro ho imparato molto, sopratutto l’amore per la ricerca. Purtoppo la loro compagnia e’ durata poco, il primo morto di cancro ed il secondo in seguito ad una caduta accidentale a pochi mesi l’uno dall’altro. Con la loro morte si e’ anche conclusa la mia carriera universitaria. Ingenuamente credevo che nella ricerca bisognava solo essere bravi … questo e’ vero all’estero, ma non in Italia dove appartenere al gruppo di comando risulta essere la qualita’ principale. Nel frattempo I miei lavori di ricerca sono stati apprezzati negli Stati Uniti, in particolare dal Prof. John L. Junkins della Texas A&M University. Con lui e’ iniziata una collaborazione intensa, produttiva, e piacevole. In questo modo ho conosciuto un ambiente di lavoro piu’ pulito in cui l’essere rispettato dipendeva dalla qualita’ del lavoro e non dal potere di 'protettori'. Inoltre l’autonomia che in italia e’ vista come un non rispetto verso la gerarchia accademica, veniva premiata! John mi voleva nel suo dipartimento e, quando ho accettato, era cosi’ contento che voleva scrivere una lettera di ringraziamento (che ho consigliato di non spedire) per avermi acquistato ad un cosi’ basso costo!

D. - E' stato difficile ambientarsi negli Stati Uniti e, soprattutto, nel Texas?

R. - Assolutamente no. La mia emigrazione era avvenuta prima del mio trasferimento fisico negli Stati Uniti, quando non volevo accettare di vivere in un paese dove veniva premiata l’arroganza e la volgarita’ (il mondo accademico e’ uno specchio di quello politico). Non sono un’emigrante perche’ non ho cambiato lavoro, ho cambiato solo l’ambiente in cui lavorare. Gli Stati Uniti stanno solo anticipando il futuro e si dirigono verso una coabitazione pacifica e intelligente in cui non si fa piu’ distinzione tra razze ed essere italiani o del Burundi non fa distinzione. Il mondo accademico italiano tende a non voler rischiare di assumere non-italiani (o persone che non siano gia’ dentro) mentre quello Americano e’ restio ad assumere chi e’ gia’ dentro perche’ capisce che alimentarsi con solo quello che si produce fa perdere competivita’ col mondo esterno, in continua evoluzione.

D. - Leggendo il suo curriculum, veramente impressionante, ho visto che la sua carriera ha spaziato in diversi campi dell'ingegneria e soprattutto in quella aerospaziale. Ci può parlare dei suoi interessi prevalenti?

R. - Mi piace la matematica e la risoluzione di problemi mediante algoritmi. Queste due passioni possono essere applicate in tutti i campi di ricerca e non sono certo limitate alla ricerca aerospaziale. In particolare, per quanto riguarda la ricerca aerospaziale, mi e’ piaciuto occuparmi di progettazione di costellazione di satelliti, di navigazione stellare, e del concetto di rotazione in qualsiasi spazio dimensionale.

D. - Il progetto San Marco è stato, senza dubbio, un fiore all'occhiello dell'astronautica “Made in Italy.” Ci può illustrare il suo coinvolgimento nel progetto?

R. - Avere un poligono spaziale di lancio equatoriale e’ molto importante sia perche’ dall’equatore si puo’ lanciare direttamente in orbite comunque inclinate e sia perche’ all’equatore e’ massimo il contributo al lancio fornito gratuitamente dalla rotazione terrestre. Il progetto San Marco era il poligono piu’ equatoriale al mondo. Investire in esso avrebbe dovuto avere alta priorita’ per l’italia, dato che avrebbe potuto guadagnare molto sia offrendo servizi di lancio che di comunicazione con le nostre stazioni di terra. Tra l’altro, la nostra stazione di Malindi era la prima a ricevere dati dai lanci effettuati da Cape Kennedy. Il Progetto San Marco poteva diventare la NASA europea. Ed invece e’ fallito miseramente. La storia del San Marco e’ una storia triste come quella della Olivetti. Il Prof Broglio ha combattuto una battaglia intensa per la sopravvivenza del progetto ma alla fine ha dovuto arrendersi. I quasi cento miliardi finanziati dal governo al Progetto San Marco non sono piu’ arrivati, ostacolati in tutte le maniere dal nostro ministero dell’Universita’ e della Ricerca. Il fallimento del Progetto San Marco ha favorito i francesi e la loro base spaziale di Kourou. Il Prof. Broglio sospettava che alti dirigenti del ministero avevano forti interessi nel far fallire il Progetto San Marco ... cosi’ e’ stato. Amen.

D. - Venendo all'innovativo progetto Satellite-Fionda di cui abbiamo parlato che cosa ci può dire di più?

R. - Di guardare il video in Youtube che un mio studente di dottorato ha realizzato. Lo si puo’ trovare in questa pagina dove e’ anche possibile accedere ad articoli scientifici che provano la validita’ dell’idea.

D. - Il problema dei detriti spaziali è arrivato veramente al punto di non-ritorno e rischiamo davvero un evento a catena che impedisca a breve l'utilizzo dell'orbita terrestre? Il problema dei detriti spaziali non puo’ essere continuamente posticipato.

R. - Verissimo! C’e’ un limite alla quantita’ di spazzatura che si puo’ nascondere sotto il tappeto.

D. - Pensa che il problema dei detriti spaziali sia stato pienamente compreso dalle agenzie spaziali internazionali e che esse hanno reali intenzioni di agire per mitigare la situazione?

R. - Non ne sono sicuro. Purtroppo le decisioni delle agenzie spaziali dipendono sopratutto da fattori politici ed economici (budget). Il problema e’ reale e diventera’ piu’ grave col tempo. Arriveremo al punto in cui il danno superera’ le barriere politiche e le guerre di assegnazione di budget di spesa … allora - e spero non sia troppo tardi - si prendera’ una decisione.

D. - Sempre dal suo curriculum ho trovato interessante la teoria chiamata 'Flower Constellations.' Francamente, nella mia ignoranza, non la conoscevo. Ci può illustrare, in parole semplici, di che cosa si tratta?

R. - Le Flower Constellations (FC) e’ una metodologia di progetto di costellazioni che utilizzano orbite ellittiche (in particolare orbite circolari). Questa metodologia di progetto ha avuto una evoluzione teorica molto interessante. Le prime FC costituiscono la generalizzazione del “Sistema Quadrifoglio” di Luigi Broglio, dove tutti i satelliti appartengono ad una stessa traiettoria in un sistema ruotante (ad es. La terra). La teoria si e’ poi evoluta nelle “Lattice FC” (LFC) dove le FC sono state descritte matematicamente con metodi di teoria dei numeri mediante un numero minimo di parametri e con la certezza di includere tutte le possibili soluzioni. Nelle LFC i satelliti appartengono a piu’ traiettorie relative eliminando il vincolo di compatibilita’. In seguito la teoria si e’ estesa includendo gli effetti lineari della piu’ importante perturbazione gravitazionale (J2). Infine, la “Necklace theory”, un sottocapitolo della teoria dei numeri, e’ stata applicata alle LFC per progettare costellazioni fatte di pochi satelliti con distribuzioni simmetriche e che godono di uno spazio di soluzioni il cui limite e’ dettato unicamente dalle capacita’ di calcolo di calcolatori.

D. - Lei pensa che lo sviluppo futuro dell'umanità sia imprescindibile dallo sfruttamento delle risorse spaziali e dell'espansione della nostra civiltà nello spazio?

R. - Conosco i miei limiti ed i problemi che tratto. Non ho una visione completa del tutto e tanto meno riesco a predire il futuro. "Dati insufficienti per risposta significativa" direbbe Asimov.

D. - Infine le lascio questo spazio finale a sua disposizione per parlarci di un argomento che desidera.-

R. - Penso di aver scritto tutto quello che avrei volute dire. Voglio solo terminare con un ringraziamento per lo lo spazio che mi ha concesso. Spero che quanto ho scritto non venga modificato e che venga publicato per intero.

La ringrazio Professor Mortari, è stato molto gentile per averci concesso una parte del suo prezioso tempo e la sua disponibilità! Speriamo di poterla ancora disturbare in futuro magari per altri progetti innovativi o sviluppi sul Satellite-Fionda. Un augurio di buon lavoro a Lei ed a tutti i suoi allievi.





Aggiornato il 27 marzo 2012

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a cura di

Maxi

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