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Intervista esclusiva all'astronauta Paolo Nespoli

L'astronauta Paolo Nespoli all'evento in una scuola di Pietrasanta

Rilasciata direttamente a Bianca Maria Bassetti, inviata di www.astronautica.us, il 24 marzo 2012

Abbiamo avuto l'occasione di poter intervistare l'astronauta Italiano dell'ESA Paolo Nespoli durante il suo intervento presso l'ex scuole medie Padre Eugenio Barsanti di Pietrasanta (Lucca) il 24 marzo 2012. Dopo l'interessante intervento avvenuto di fronte agli studenti delle scuole medie, Nespoli ci ha dedicato un poco del suo tempo ed abbiamo potuto fargli alcune domande sulla sua esperienza e su altre questioni riguardanti l'astronautica. Ringraziamo l'amico Roberto Beltramini e Paolo Dori (entrambi componenti del Gruppo Astronomico Viareggio) e l'Associazione Radioamatori Italiani Sez. Versilia "Sergio Cassina" che ha organizzato l'evento e la preziosa occasione che ci è stata concessa. Ma soprattutto ringraziamo la cortesia e la disponibilità di Paolo Nespoli nell'averci concesso questa intervista esclusiva alla nostra inviata.

Nella foto in alto Paolo Nespoli durante l'intervento di fronte agli studenti di Pietrasanta. Nella foto in basso Paolo Nespoli con la nostra inviata Bianca Maria. Le foto sono tutte Credit: Bianca Maria Bassetti.



Ecco una breve biografia di Paolo Nespoli:



L'Ingegnere Paolo A. Nespoli; è nato 6 aprile 1957 a Milano, è sposato ed ha una figlia. I suoi hobby sono il sub, il pilota di aerei, la fotografia, costruire apparecchiature elettroniche e software per computer. Dopo aver ottenuto una laurea in Ingegneria Aerospaziale nel 1988 ed un master in Scienze Aeronautiche ed Astronautiche nel 1989 dal politecnico dell'Università di New York ha conseguito anche una Laurea in Ingegneria Meccanica presso l'Università degli Studi di Firenze, nel 1990. Dopo essere entrato nell'Esercito Italiano nel 1977 divenne istruttore di Paracadutismo presso Pisa e dal 1982 al 1984 venne assegnato al contingente multinazionale di pace in Libano. Dopo aver lasciato l'esercito riprese gli studi universitari iniziò la carriera civile di ingegnere per attrezzature ed esperimenti spaziali. Nel 1991 entrò nell'ESA (European Space Agency). Dopo aver seguito diverse missioni come supporto a Terra, Nespoli venne selezionato come astronauta Italiano nel 1998 e venne poi assorbito dal corpo astronauti Europeo. Nel 2000 ottenne la qualifica di astronauta presso la NASA, nel 2001 completò con successo il corso per utilizzare il braccio robotico e nel 2003 quello per le attività extraveicolari. Nel 2006 venne assegnato come Specialista di Missione di STS-120 che si svolse nel 2007. Nel 2008 venne assegnato come Ingegnere di Volo per la Spedizione 26 e 27 della Stazione Spaziale Internazionale ed è stato il primo Italiano ad effettuare una missione spaziale di lunga durata. Paolo Nespoli raggiunse la ISS a bordo della Soyuz TMA-20 il 17 dicembre 2010 e, sempre con questo veicolo fece ritorno sulla Terra il 23 maggio dello stesso anno. Nespoli ha totalizzato 174 giorni, 9 ore e 40 minuti nello spazio.

Ed ora le domande:


1) - Ingegner Nespoli lei ha avuto l'opportunità di partire e tornare dallo spazio con due veicoli spaziali molto diversi, lo Space Shuttle e la Soyuz. Ci potrebbe raccontare la differenza nelle sensazioni che ha provato durante queste due esperienze?

Direi che la sensazione più grossa, quella che schiaccia tutto, è la sensazione di andare nello spazio. Ora come uno ci va è sicuramente importante ma la sensazione primaria che uno sente è proprio la sensazione di arrivare nello spazio. I due veicoli Soyuz e Shuttle hanno sicuramente delle diversità: lo Shuttle direi che parte un pochettino più violentemente, un pochettino più forte, invece la Soyuz nella partenza è un pochettino più lenta ci mette un pò a carburare. Entrambi però ti portano in orbita dopo 8 minuti e mezzo più o meno. Il rientro invece è sostanzialmente differente. Il rientro dello Shuttle è quasi benigno, è quasi il rientro di un aereo, di un aereo commerciale. L'atterraggio è morbido e si sente poco, certo uno arriva dallo spazio debilitato, quindi sente le forze un pochettino di più ma l'atterraggio è normale. Se non fosse per la tuta pressurizzata che dobbiamo avere, le procedure, queste cose così, è più o meno normale. L'atterraggio della Soyuz invece è una sequenza di 'eventi catastrofici' uno dietro l'altro che ti portano poi a trovarti attaccato ad un paracadute e qualche minuto dopo hai un impatto sul terreno che è piuttosto violento. I Russi lo chiamano atterraggio morbido ma ti assicuro che di morbido c'è poco o niente. E poi sei nel Kazakistan e quindi ti portano con un elicottero all'aeroporto più vicino ad un'ora e mezza e poi un'altra ventina di ore di volo per tornare ad Houston. Per cui la cosa è abbastanza impegnativa e sostanzialmente diversa. Ma ripeto la sensazione più grossa, e più bella, è quella finalmente di andare in orbita.

2) - Ha qualche curioso aneddoto della sua permanenza a bordo della ISS?

Mah... ci sto pensando... E' un pochettino strano perché uno sta sei mesi, lavora, fa ,disfa, fa tante cose. Di lezioni di vita ne succedono in continuazione perché uno almeno io mi sono sempre sentito confrontato con fare gli esperimenti far delle procedure… cose che da un lato erano complesse ma che dall'altro erano anche semplici ed ogni tanto mi confrontavo col fatto che si, in effetti, siamo umani non siamo supereroi ne supergeni. Quindi… non so… dopo 15 giorni che ero in orbita da Terra mi hanno chiesto di lavorare con le tute per le passeggiate spaziali e mi ricordo che nel giro di due ore ho fatto due errori importanti e grossi per cui ad un certo punto ho anche pensato che da Terra mandassero una navicella per riportarmi indietro… Invece poi le cose sono andate sempre meglio. Quando uno impara a lavorare in questa situazione di microgravità che è veramente sconvolgente. Quando uno impara a lavorarci uno ci si diverte anche. Io mi sono divertito. Mi sono sentito un bambino alla scoperta di questo mondo. Ecco questo forse è un aneddoto… è che io mi sono sentito un bambino. Mi sono sentito, quando sono riuscito a dimenticare di essere terrestre cioè di non forzarmi a fare le cose, come le avevo sempre fatte per tutta la mia vita ma ho veramente avuto questo approccio di guardare una cosa e guardarla come tabula rasa, allora lì veramente mi sono divertito. Perché son saltate fuori delle cose veramente belle, veramente interessanti, veramente soddisfacenti.

3) - Con l'equipaggio con il quale ha trascorso la sua missione sulla ISS con quale idioma vi parlavate per la maggior parte del tempo, Russo o Inglese?

Mah, sulla stazione per la stragrande maggioranza dei casi si parla inglese. I Russi parlicchiano inglese ma è lasciato un pochettino a livello personale. Come o quanto bene un cosmonauta parla l'inglese e come e quanto bene un astronauta parla Russo. Diciamo che c'è una richiesta minima di intendimento però in effetti va da persona a persona. Direi che sostanzialmente quando sei nella parte non Russa si parla inglese e quando sei nella parte Russa si parla Russo. Poi ci si adatta.

4) - Dopo il rientro sulla Terra al termine della lunga permanenza sulla ISS come ha reagito il suo fisico? E soprattutto la vista?

Come uno si sente è molto soggettivo perché dipende molto dall'altezza, dalle condizioni fisiche, dipende da tanti fattori. Io personalmente mi sento sempre molto bene quando arrivo in orbita, cioè rispetto alla media ho molte meno problematiche o comunque soffro meno dell'arrivo in orbita. Questo però lo pago al rientro perché risento moltissimo invece il passaggio dalla microgravità ad 1g. Quindi non nego che sono stato male, ho avuto nausea, ho vomitato, tornare sulla Terra mi sembrava di essere più fuori dal mondo di quanto ero prima. Ci sono voluti un giorno, un giorno e mezzo, prima che riuscissi a camminare anche barcollando. Mi hanno fatto male le gambe, la schiena per giorni, mi sembrava di aver fatto la maratona di notte. C'è voluto tempo prima che mi riadattassi ma questo è un processo che è risaputo. Nelle tre settimane dopo l'arrivo a Houston abbiamo fatta tanta fisioterapia, tante attività, e diciamo che tre settimane dopo sono tornato più o meno normale. Non ho avuto grossi problemi con la vista. Ho ripreso quelle che erano le mie capacità visive prima del volo. In orbita, in effetti, la vista si era molto abbassata. Ma una volta tornato a Terra non ho avuto grossi problemi al contrario di qualcuno dei miei colleghi Americani, non molti ma qualcuno, che ha avuto dei danni permanenti al nervo ottico. Ma questo non per me.

L'astronauta Paolo Nespoli (Photo Credit: Bianca Maria Bassetti) assieme alla nostra inviata a cui ha rilasciato l'intervista in esclusiva



5) - Lei ha lavorato, in passato, ad alcuni dei componenti utilizzati dal sistema del 'satellite a filo' . Perché questa così innovativa e promettente tecnologia è stata completamente abbandonata?

Ma non direi che questa tecnologia è stata abbandonata, direi che una quindicina di anni fa quando sono stati fatti questi esperimenti si sono provate le cose alla base che rendevano interessante questa idea del satellite al guinzaglio. Si è visto, per esempio, che il sistema di sviluppo di questo rocchetto di filo funzionava, che il satellite non sarebbe andato ad incagliarsi attorno allo Shuttle. Si è visto che c'è stata la produzione di energia elettrica come era stato previsto dai nostri fisici. Insomma si sono viste tutte le potenzialità di questo sistema ma, secondo me, questo sistema è molto avanzato rispetto a dove siamo oggi. Tutte le varie possibilità sono molto davanti a noi. Quindi oggi come oggi è difficile riuscire a vedere un'applicazione pratica al di là del provare le capacità tecniche e provare i concetti. Però in futuro questo sistema è così variegato, promette tante possibilità, che sono sicuro verrà utilizzato quando ci lanceremo nell'esplorare l'universo in una maniera un pochettino più consistente di quello che stiamo facendo adesso.

6) - Adesso una domanda sulla sua carriera. Cosa c'è nel futuro professionale di Paolo Nespoli?

Adesso come adesso sto cercando di capire cosa fare da grande. Che è una cosa che forse facciamo un pochettino tutti sempre. Ci sarebbe la possibilità di volare ancora, almeno teoricamente. La NASA ha dato un giudizio molto positivo sui risultati della missione e quindi addirittura ha detto che se l'Agenzia Spaziale Europea dovesse assegnarmi un'altra missione probabilmente mi darebbero il comando della Stazione. Il fatto è che, in effetti, come Agenzia Spaziale Europea e come Agenzia Spaziale Italiana abbiamo pochissime opzioni di volo. Quindi è una questione di priorità, una questione di decisioni tecnico politiche e quindi vedremo un attimino. Insomma è possibile ma detto così - terra terra - la vedo dura riuscire a volare un'altra volta. E non mi dispiacerebbe. Ad essere sincero sei mesi in orbita son tanti e sono pesanti ma mi sono veramente divertito e comunque il tempo mi è passato velocemente. Mi sono sentito utile. Quindi se dovessi avere l'opportunità di volare ancora lo farei ancora con piacere. Mi sto guardando attorno. Sto vedendo un pochettino quali sono le cose che posso fare che da un lato mi diano piacere e dall'altro siano utili. Vedremo cosa salterà fuori in futuro. Però se c'è una opzione di tornare su va bene!

7) - Per quanto riguarda invece il futuro dell'esplorazione spaziale umana in generale pensa che ci troviamo in un momento di stallo?

Ah! Questo bisognerebbe avere la palla di cristallo per rispondere… Secondo me non è solo una questione di soldi. Certo la questione dei soldi c'è perché le cose costano care. Ma secondo me è una questione di priorità. Perché quando sono andati sulla Luna il costo è stato notevole ma era una priorità alta per cui il cosiddetto gioco vale la candela. Oggi c'è una questione di priorità: che cosa andiamo a fare nello spazio, che cosa riceviamo eccetera eccetera. Perché ci vanno i governi quando potrebbero andare le ditte private? Per cui c'è una discussione che, a parere mio, è molto sana e ci deve essere sull'utilizzo delle risorse che sono a disposizione ed il cercare di utilizzarle nel miglior modo possibile. Nel far questo i grossi programmi come nel passato e che, non nego, in alcuni casi erano un modo per sponsorizzare l'industria aerospaziale, questi sono un poco più difficili da fare. Secondo me è importante continuare nell'esplorazione. Nell'esplorazione non vuol dire fare solo esplorazione umana ma non vuol dire fare solo esplorazione robotica. Queste due cose si devono unire perché ci sono delle cose che i robot fanno benissimo, molto meglio degli umani, ed è quindi inutile che sprechiamo delle energie per far andare un umano per fare una cosa che un robot può fare benissimo. Al contrario ci sono tante cose che i robot ancora non riescono a fare e per le quali abbiamo bisogno degli umani. Quindi dobbiamo stare un attimino attenti perché con i robot non si risponde a tutte le domande ma nemmeno con gli umani si risponde a tutte le domande. Dobbiamo lavorare assieme, robot ed umani, per continuare l'esplorazione, questo è vero, ma attenzione alle risorse. Non necessariamente dobbiamo coinvolgere solo ed esclusivamente i governi che usano le tasse dei contribuenti ma coinvolgere l'industria. Probabilmente è arrivato il momento di coinvolgere l'industria in un ruolo molto più attivo. Come tutte le cose quando facciamo qualcosa dobbiamo sempre cercare di farlo al meglio. Quello che dobbiamo cercare di fare in futuro è, si continuare l'esplorazione, ma farla nel miglior modo possibile.

8) - Lei quando era in orbita ha visto niente di strano? Quello che si chiama comunemente Oggetto Volante non Identificato? Chiaramente non il disco volante. Però qualcosa che non avrebbe pensato di poter vedere lassù?

A parte i miei colleghi… no scherzo! No, non c'è… Vorrei vedere qualcosa di strano… vorrei ma non… Una volta io e Cady (Coleman, astronauta NASA che, assieme a Paolo, ha trascorso sei mesi sulla ISS. ndr) stavamo facendo un'operazione con il braccio meccanico ed abbiamo visto qualcosa all'orizzonte sulla Terra ma poi, sostanzialmente, abbiamo deciso che fosse un aereo che avesse questi lampettini così perché era vicino a Terra. Però vorrei essere preciso e non lasciare dei dubbi. Non ho visto, purtroppo, nessuna cosa non identificata, nessuna vita extraterrestre niente di tutto questo e mi piacerebbe, vorrei essere io il primo a fare questa scoperta. Però detto questo sostanzialmente io credo, se non altro dal punto di vista statistico, che nell'universo ci siano dei pianeti che abbiano le condizioni uguali a quelle che ci sono sulla Terra oggi. Ci sono così tante stelle nell'Universo che è impossibile che non ci siano pianeti. Sono convinto che, da qualche parte, ci sia qualche forma di vita. Ma ci dobbiamo rendere conto che le distanze astronomiche sono veramente, veramente grandi. E' un po come essere, che ne so, a Genova seduti davanti al mare, guardare e dire 'non ci sono navi in mare'. Vediamo solo cinque km… e dire con sicurezza 'non ci sono navi in mare!' solo perché non le vediamo è un po riduttivo. Io sono convinto che di 'navi' ce ne siano tante, così come ci siano altri pianeti e altre forme di vita. Dobbiamo solo scoprirle.

La ringraziamo, è stato molto gentile per averci concesso una parte del suo prezioso tempo.

'Grazie a voi.'


QUI POTRETE SCARICARE IL FILE AUDIO INTEGRALE DELL'INTERVISTA. ATTENZIONE! MISURA CIRCA 11 MB.



Aggiornato il 24 marzo 2012

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a cura di

Maxi

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