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Intervista esclusiva a Pietro Aliprandi,
candidato italiano alla missione Mars One.

Rilasciata via e-mail direttamente a www.astronautica.us, il 19 febbraio 2015

Pietro Aliprandi (Credit: Pietro Aliprandi)

Fin dal suo annuncio, la missione privata Mars One, che si prefigge di inviare i primi coloni su Marte, ha destato interesse e curiosità, oltre che scetticismo fra gli appassionati di astronautica e fra gli addetti ai lavori. Il 16 febbraio un'ulteriore selezione ha portato il numero dei candidati volontari per questa missione a soli 100 (dagli oltre 200.000 iniziali iscritti da tutto il mondo). Fra questi è rimasto un solo italiano, il giovane Pietro Aliprandi che, grazie alla sua cortese disponibilità, abbiamo contattato per e-mail e ci ha concesso un'intervista che pubblichiamo integralmente qui di seguito.

Ecco le domande:


D. - Mi parli un po dei suoi studi, dei suoi interessi, un po di lei. Chi è Pietro Aliprandi?

R. - Sono nato a Trieste il 30 novembre 1989; sono cresciuto a Conegliano (TV), dove mi sono diplomato al Liceo Classico “G. Marconi” nel 2008, per poi tornare a Trieste per intraprendere gli studi di Medicina e Chirurgia. Anche questi volgono al termine, la discussione della mia tesi, in Neuropsicoanalisi, è prevista per la fine di marzo. Dallo scorso anno sono anche socio del Mensa (Il Mensa è un'associazione internazionale senza scopo di lucro di cui possono essere membri le persone che abbiano raggiunto o superato il 98º percentile del Quoziente di Intelligenza, ndr).
Oltre alla carriera scolastica, mi sono sempre interessato alla scienza da un lato, e all’arte dall’altro. Da piccolo ho sempre divorato libri di astronomia e romanzi di fantascienza, mentre al liceo mi sono unito a una compagnia teatrale come attore e successivamente regista. Durante l’università ho trovato il tempo di scrivere un romanzo fantasy (un po’ acerbo e naif, a mio avviso, ma comunque un 'mattoncino' da 830 pagine) e di trasporlo in lungometraggio (ulteriori informazioni su www.cittadibronzo.it). Lo so, ho interessi molto divergenti tra loro, ma se la mia carriera non dovesse essere quella offertami da Mars One, prevedo di frequentare un master di regia all’estero, nel tentativo di combinare la passione per lo spettacolo allo studio dell’uomo e della sua psiche, nell’idea che il cinema sia un ottimo strumento per tale ricerca.

D. - Come le è nata la passione per l’esplorazione e, soprattutto per l’Esplorazione con la ‘E’ maiuscola, quella dello spazio?

R. - Dalla passione per lo spazio ne ho sempre avuto memoria. Ho sempre inseguito il sogno di fare qualcosa di grande di memorabile. Non tanto per la fama, quanto piuttosto per sentirmi realizzato. A questo si aggiunge un'insaziabile curiosità. Perciò, l'idea di scoprire con i miei occhi e le mie mani un mondo che nessun umano ha mai visto a occhio nudo mi eccita moltissimo.

D. - Come ha conosciuto il progetto Mars One?

R. - Quasi per caso. Stavo navigando tra diverse pagine di notizie su scienza e tecnologia, quando mi sono imbattuto nel titolo "Cercasi volontari per andare su Marte". Incuriosito, mi sono letto da cima a fondo il sito web di Mars One e, appurato che non si trattava di uno scherzo, mi sono candidato.

D. - Finora le varie fasi di selezione come si sono svolte?

R. - Per partecipare al “concorso” era richiesto l’invio di un breve filmato di presentazione (il mio lo trovate qui) e di una lettera in cui si rispondeva ad alcune domande. Dei 202.586 interessati, 1.058 sono stati scelti sulla base di questo materiale, entrando così nel secondo round. Sono quindi stato sottoposto ad alcune visite mediche che certificassero la mia buona salute, e tra non idonei e alcuni rinunciatari siamo rimasti in 660. Lo scorso gennaio ho avuto un colloquio in videoconferenza con Norbert Kraft, responsabile medico di Mars One e capo del comitato di selezione. Questo colloquio mi ha dato accesso al terzo round, inserendomi tra i 100 candidati e rendendomi l’unico italiano ancora in gara.

D. - Immagino si renda conto di quanto viene considerato dai professionisti del settore ‘poco realistica’ una missione privata verso Marte, soprattutto dal punto di vista finanziario e del tempo a disposizione (fra poco meno di 10 anni). Che ne pensa? Come risponderebbe a queste critiche?

R. - L'aspetto finanziario è uno dei punti più vulnerabili delle missioni che, come Mars One, non hanno avuto precedenti. Tuttavia Mars One prevede di impiegare tecnologie che siano già oggi reperibili sul mercato, riducendo al minimo i costi di sviluppo. Inoltre, la strategia di vendere i diritti televisivi mi sembra semplice quanto geniale. La missione Apollo 11 ha tenuto il mondo intero incollato al televisore (o alla radio), e i reality show riscuotono tuttora un grande interesse nel pubblico.
Per quanto riguarda il tempo, ricordiamoci che le missioni Apollo furono messe in campo in tempi simili, se non addirittura minori, e che furono sottoposte a forti pressioni politiche a fini di propaganda, cosa che per Mars One non avviene.

D. - La sua scelta di imbarcarsi in quella che sarebbe, per ora, una missione senza ritorno, avrà portato sicuramente a degli attriti in ambito familiare e sentimentale. Come pensa di gestirli?

R. - In famiglia non ci sono stati particolari problemi. E' naturale che l'idea di una separazione prolungata - forse eterna - comporti una grande sofferenza tanto in me quanto nei miei familiari, ma è ampiamente compensata dalla soddisfazione e dall'orgoglio di partecipare ad un progetto simile.
L'aspetto sentimentale è più spinoso, soprattutto quando si avrebbe la possibilità di fare dei progetti a lungo termine. Temo che questa situazione non si possa risolvere del tutto con mezze misure. Mi dispiace dirlo, ma la verità è che alla fine dovrò prendere una decisione drastica e definitiva.

D. - La spaventa la possibilità di essere un partecipante ad un reality per tutta la durata dell’addestramento e, se prescelto, della missione?

R. - Non ho problemi a stare davanti alle telecamere, e anzi il mondo dello spettacolo mi attira molto. Inoltre, ci tengo a precisare che le parole "reality show" sono fuorvianti: si tratterà piuttosto di un documentario che seguirà molto da vicino, e possibilmente in diretta, le fasi più interessanti e "didattiche" dell'addestramento e della missione.

D. - Facendole tutti i miei migliori auguri, come crede che la questione psicologica del lungo viaggio, della permanenza sul Pianeta Rosso e dell’impossibilità di tornare indietro possa essere superata?

R. - Su questo avrei potuto scriverci la tesi di laurea. L'aspetto psicologico è, dal mio punto di vista, uno dei rischi maggiori in quest'impresa. Nessun essere umano ha mai affrontato una simile sfida, quindi non sappiamo con esattezza cosa aspettarci. Senza dubbio la motivazione è il punto di partenza su cui lavorare, e infatti i candidati vengono scelti principalmente in base alla motivazione e all'attitudine psicologica. La fase critica, secondo Norbert Kraft, sarà il viaggio, nella fase in cui nè la Terra nè Marte saranno visibili dall'oblò. Poi, una volta sulla superficie, le numerose mansioni ci aiuteranno a tenere la mente occupata per i primi anni, finché non avremo trovato una giusta armonia con il nuovo ambiente e la comunità, ormai numerosa, non avrà offerto l'opportunità di stringere solidi legami affettivi (in effetti, proprio nella mia tesi di laurea, che discuterò il mese prossimo, spiego anche come i rapporti sociali abbiano un effetto determinante sulla sopportazione dello stress).

D. - Quanto c’è di curiosità e quanto di sfida nell’ignoto nel poter essere uno dei primi esseri umani a poter mettere piede su un altro pianeta?

R. - 50 e 50. La curiosità di vedere un tramonto su Marte, o di ammirare il panorama dalla vetta dell'Olympus Mons. Poi c'è la sfida personale, la voglia di scoprire quanto lontano mi posso spingere, e in generale quanto lontano può spingersi l'uomo.

D. - Infine le chiedo se Lei crede che possa esistere la vita extraterrestre e cosa potrebbe accadere se voi coloni di Marte foste i primi ad incontrarla?

R. - Ogni volta che viene scoperto un pianeta simile alla Terra, il risultato dell'Equazione di Drake aumenta. Anche i dati preliminari giunti da Philae suggeriscono che, altrove nella galassia, possano essere presenti le stesse molecole da cui è originata la vita sulla Terra. Non so se saremo così fortunati da incontrare forme di vita già su Marte, ma se ciò accadesse penso che la conseguenza sarebbe la più temibile: un'infezione batterica, dal momento che i batteri sono i migliori candidati per resistere al duro ambiente marziano.

La ringrazio Sig. Aliprandi, è stato molto gentile per averci concesso una parte del suo prezioso tempo e la sua disponibilità! Speriamo di poterla ancora disturbare in futuro magari per aggiornarci sui progressi nell'addestramento. Un augurio di buon lavoro a Lei e al progetto Mars One.

(Image Credit: Pietro Aliprandi)





Aggiornato il 19 febbraio 2015

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a cura di

Maxi

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